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Preferite il brivido di scoprire un assassino, quello più adolescenziale di vivere un nuovo amore, o quello di conoscere l’uomo o la donna che cambierà letteralmente la vostra vita? I brividi sono diversi, ma il piacere di leggere è sempre unico e autentico con i libri in uscita a Luglio

James Ellroy e la Hollywood del peccato Una storia racconta in prima persona direttamente dalla bocca di Fred Otash, investigatore di dubbia morale, che ormai anziano e malridotto si ritrova a raccontare la sua vita, rievocando le glorie del passato nel racconto dei vizi e delle miserie dei divi hollywoodiani. In "Ricatto" (Einaudi), James Ellroy ci regala una perla della letteratura, utilizzando un protagonista che difficilmente riusciremo a dimenticare.

L’attesissimo capitolo conclusivo della saga di Manuel Loureiro

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Dopo "Apocalisse Z" e "Apocalisse Z. I giorni oscuri", arriva finalmente in Italia il terzo e ultimo capitolo della saga di Manuel Loureiro, "Apocalisse Z. L’ira dei giusti" (Nord). Non racconteremo


professore e la studentessa, in "Gabriel’s Rapture. Redenzione e tormento" (Nord) di Sylvain Reynard. Le cose sembrano andare al massimo tra i due innamorati, liberi ormai dai tormenti del passato, ma improvvisamente accade quello che non doveva accadere: la loro relazione viene scoperta. I due ora sono a un bivio: sacrificare la propria carriera o la propria felicità?

Federico Moccia e i nuovi amori cosa è successo nei capitoli precedenti per non rovinare la sorpresa a chi ha aspettato proprio questo volume per iniziare a leggere i primi due: quel che dovete sapere è che qui troverete un nemico forse ancora più pericoloso dei classici zombi a cui siamo abituati. Le rievocazioni di Remo Guerrini Bambini che giocano per le strade di un paesino del Monferrato e raccolgono le gioie e i divertimenti dell’infanzia in una caldissima estate del 1962. La loro vittima preferita è Beniamino, un matto che impreca e urla. Poi una domenica agostana, mentre imperversa un terribile temporale, accade qualcosa di imprevisto. E le vite dei bambini cambiano. Quando dopo trent’anni vengono ritrovati i resti del matto, i bambini ora divenuti adulti si ritrovano per un’imprevista resa dei conti. Questa

la trama di "L’estate nera" (Newton Compton), di Remo Guerrini. I suicidi misteriosi di Antonio Hill Tre suicidi che hanno come minimo comune denominatore il laboratorio Alemany, un’azienda dove si producono cosmetici. Ma per l’ispettore Hector Salgado c’è qualcosa che non quadra. Contemporaneamente, l’agente Leire Castro si ritrova a cercare Ruth, l’ex moglie di Salgado sparita sei anni prima. In "Il suicidio dei buoni" (Mondadori), di Antonio Hill, ambientato in una Barcellona enigmatica e invernale, s’intrecciano le due indagini, tra misteri, intrighi e difficoltà.

Torna Federico Moccia, che in "Quell’attimo di felicità" ci racconta la storia di Nicco, giovane problematico appena mollato inaspettatamente dalla ragazza, e Ciccio, genio del computer e "pirata" della rete, che ama le scorribande e non si fa problemi di nessun tipo. Quando nelle loro vite entrano due turiste americane, Nicco dovrà lasciare spazio ai suoi sentimenti e liberarsi dai rimpianti del passato. Ci riuscirà?

La fonte di riferimento di questa classifica è il sito classifica-libri.it

Sylvain Reynard ritorna sul luogo del piacere Dopo "Gabriel’s Inferno. Tentazione e castigo", proseguono le avventure tra Gabriel e Julia, il

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Zambelli Orvieto, “work in progress” in vista della B2 La Zambelli Orvieto scrive alla Polivalente la pagina più importante della sua storia. La vittoria in garatre della finale di serie C femminile schiude alle biancoverdi le porte della categoria nazionale. Data storica quella del 5 giugno 2013 che corona i notevoli sforzi economici compiuti dal club e centra l’obiettivo promozione. Appuntamento ancora rimandato per la New Font Prep Mori Gubbio che ha disputato una stagione fantastica ma sul più bello è stata privata di uno dei suoi elementi di forza (Pascolini), nonché della gioia più grande. Le orvietane hanno sfoderato una prestazione tutta cuore e nervi, rimontando due set di svantaggio e battendo le rivali laddove sembravano meno vulnerabili. Buona battuta (otto ace) mentre il muro è stato dominato dalle eugubine che però hanno commesso qualche errore di troppo. Un fiume di tifosi ha invaso l’impianto sportivo per assistere alla partitissima, non c’era uno spazio libero neanche prima del fischio d’inizio e molti si sono accontentati di guardare la partita dalle vetrate esterne delle porte di sicurezza. Un finale di stagione col botto insomma, che consacra la squadra con la meritata Serie B2. Terminati i festeggiamenti e spenta l’adrenalina per il meritato successo il team della Rupe è già al la-

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Dopo un finale coi fiocchi, il team del presidente Flavio Zambelli inizia ad ingaggiare rinforzi per la prossima stagione.

voro per riorganizzare la nuova stagione, che la vedrà impegnata in questa esaltante avventura. Al momento si fortificano le fondamenta del team biancoverde con l’entrata di nuovi volti: Dirigenti, staff sanitario, preparatore atletico e Direttore Sportivo, figure indispensabili per il campionato nazionale. E' ufficiale la guida tecnica della squadra, che rimane saldamente nelle mani di Coach Francesco Petrangeli, artefice di questo importante traguardo. Ma non è solo il team dirigenziale che andrà a rafforzarsi, in questo pazzo mese di Luglio sono stati messi a segno importanti colpi in fase di mercato, giovani atlete che andranno a rafforzare una già competitiva rosa. I primi due colpi

messi a segno alla fine di Giugno portano i nomi di Ilenia ed Eleonora Scarpa, due forti schiacciatrici che dopo tanti anni di militanza e di vittorie con la Pallavolo Ternana , hanno scelto Orvieto come loro nuova destinazione per trovare nuovi stimoli e nuove soddisfazioni agonistiche. Successivamente, dalla Fortitudo Città di Rieti (B2) arriva Erica Lestini. La ventenne centrale, di 186 cm, sarà sicuramente un valore aggiunto in un roster che sta prendendo sempre più forma. Qualche giorno dopo è stata chiusa la trattativa per l’ingaggio del centrale Chiara Lorio e la schiacciatrice Silvia Rossit, entrambe provenienti dal Bastia B1. Proprio quest'ultima ha affermato di essere molto felice


- Zambelli Orvieto di aver fatto questa scelta: “Ho trovato una società molto ambiziosa e il progetto davvero stimolante. Spero di riuscire a formare un gruppo affiatato e di avere con questo ottimi risultati”. Continua senza trovar sosta il lavoro dello staff dirigenziale per portare a termine le ultime mosse di mercato. Altri due elementi importanti ingaggiati portano il nome di Andrea e Chiara Sacco (in basso), seguite da diverso tempo dal team della Rupe. Andrea, palleggiatrice e Chiara, schiacciatrice, sono state per diverse stagioni molto vicine a vestire la maglia dell’Orvieto, entrambe sono state sempre ammirate dallo staff orvietano ed ora, proprio in questa storica stagione, le sorelle Sacco vestiranno la maglia dell’Orvieto in B2. Oltre ad inserire nuovi elementi nella squadra, è giusto guardare anche nel proprio vivaio, alle atlete di prospettiva futura, per questo anche

Caterina Macari (foto a fianco), classe 97, giovane dal valore tecnico importante, è entrata ufficialmente nella rosa della Zambelli Orvieto. Nell'aria si respira voglia di vincere, quest'estate, anche se più piovosa del solito, si sta dimostrando veramente bollente per la Zambelli Orvieto, che sembra non volersi fermare. Manca ancora un po' all'inizio della prossima stagione, quindi... abbiamo l'impressione che ne vedremo ancora delle belle... ERRATA CORRIGE: Titolo errato sul precedente numero. Il quartiere vincitore è L’Olmo e non il Corsica.

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La magistratura sta portando avanti un'inchiesta sulle cause che determinarono quel grave disservizio per comprenderne le motivazioni tecniche e capire se ci sia stata imperizia da parte della direzione sanitaria dell'ospedale. Recentemente la polizia giudiziaria, dopo aver acquisito molto materiale, ha anche sentito la testimonianza del personale tecnico incaricato delle manutenzioni. Sul registro degli indagati sarebbero stati iscritti anche i dirigenti dell'azienda sanitaria. Era il 25 luglio dello scorso anno, quando si è registrato un guasto improvviso sulla rete dell'alimentazione elettrica Enel ed il sistema di emergenza non è entrato in funzione. Per fortuna è stato scongiurato qualunque problema nelle sale operatorie.

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La procura vuole fare chiarezza sul black out dell'ospedale Aveva creato allarme e suscitato inevitabili interrogativi il black out che, esattamente un anno fa, aveva lasciato senza energia elettrica l'ospedale di Orvieto per oltre mezz'ora. L'inchiesta è ancora in corso. In particolare, avrebbe dovuto attivarsi il generatore che ha però bisogno di qualche minuto per l'avvio. Nel tempo che intercorre tra la caduta della rete elettrica e l'avvio del generatore entrano in funzione tre

gruppi di continuità, ognuno costituito da numerose batterie il cui intervento consente di non restare mai senza corrente. Uno dei gruppi però non si è attivato, stessa sorte per un altro che sembrava essere perfetta-


-BlackOut Ospedale mente funzionante, mentre il terzo si è attivato ma da solo non ha retto la tensione e il generatore non è entrato in funzione. E' stata dunque necessaria l'attivazione manuale, ma a quel punto il guasto dell'Enel era stato riparato. L'ex direttore generale della Asl Vincenzo Panella era poi intervenuto sull'impiantistica per evitare il ripetersi dell'accaduto. L'inchiesta della procura era partita ufficialmente all'inizio dell'anno quando i vigili del fuoco avevano depositato nelle mani del procuratore Francesco Novarese la relazione tecnica sulle cause del guasto. Recentemente, il nuovo direttore generale della Asl, Sandro Fratini ha fatto sapere che entro luglio sarà completata la messa a norma del Santa Maria della Stella. Le carenze sulla sicurezza rilevate dai controlli dei vigili del fuoco

sono state colmate con una serie di lavori sul sistema antincendio, sui percorsi di sicurezza e sull’impiantistica. Non è però escluso che il brutto episodio del luglio scorso

non possa comportare conseguenze giudiziarie per chi avrebbe dovuto garantire il funzionamento degli impianti elettrici anche in caso di emergenza.

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Orvieto ambisce ad essere tutelata dall'Unesco

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Oltre ad Assisi con i suoi luoghi francescani, anche Orvieto ambisce ad essere inserita nel prestigiosissimo e super ambito elenco delle località (ma più in generale, i beni culturali) considerate patrimonio dell'umanità da difendere con strumenti legislativi particolari e ai quali destinare anche speciali contributi economici. L'assessore all'ambiente Claudio Margottini che per l'Unesco ha in passato lavorato anche come consulente, spiega a che punto sia il tortuoso e complicato iter a cui ci si deve sottoporre per cercare di entrare nel prestigiosissimo club internazionale. “Abbiamo avviato la fase di redazione della documentazione necessaria

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Orvieto non rinuncia al sogno di essere inserita tra le città tutelate dall'Unesco.


- Orvieto/Unesco - Evasione fiscale per l’inserimento nella tentativ list di carattere nazionale, documento che verrà presentato entro breve ai funzionari del Ministero per cominciare a valutare e verificare con loro la correttezza dell’impostazione spiega Margottini - Abbiamo già contattato i vari sindaci dei Comuni più importanti che ne fanno parte e che si sono detti favorevoli. Siamo in attesa di un report dell’università di Perugia per identificare i luoghi che verranno inseriti. Sono state individuate le specifiche di carattere storico-archeologico che caratterizzano l’area. Per settembre speriamo di rispettare i tempi che ci eravamo dati per l’inserimento nella tentativ list”. La "lista tentativo" è comprensibilmente molto lunga e per molte località entrare nel club rassomiglia più ad un miraggio che a un progetto.

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L'epoca dei furbetti che non pagavano questi servizi sembra finita ed il giro di vite impresso dall'amministrazione comunale ha consentito di recuperare risorse preziose. Fino a qualche anno fa si trattava di un atteggiamento nei confronti del quale si era manifestata una certa indulgenza, ma i tempi cambiano. "La gestione dei servizi scolastici nell’anno 2012/2013 si è chiusa con un risultato che dimostra il radicale cambio di passo in materia di lotta all’evasione tributaria - dice con entusiasmo il capogruppo del Pdl Stefano Olimpieri - l’ottimo lavoro messo in campo in questi anni dall’assessore ai servizi sociali, Roberta Tardani, ha determinato un miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi erogati, oltre ad aver definito un sistema di pagamento che ha stroncato alla radice qualunque forma di evasione. Quel modello ha prodotto esclusivamente danni, sia in termini finanziari sia soprattutto in termini culturali perché il lassismo e il permissivismo dei tempi passati hanno legittimato un sistema fondato sulla

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Recuperata evasione fiscale dai servizi scolastici Un'evasione fiscale di circa 180 mila euro dai servizi scolastici, mense e trasporti, in larga misura recuperata. L'ha recuperata il Comune. pretesa di avere servizi senza pagare. Oggi fortunatamente si è cambiato passo e si è superato in via definitiva quel modello assistenzialista che troppi danni ha prodotto alla città. L’azzeramento della evasione in materia di servizi scolastici è la riprova di come anche in questo settore si sia messa in campo un’azione riformatrice e di rinnovamento che ha prodotto elementi positivi per l’intera città".


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Circa tre mesi fa ho rilevato una discreta perdita d’acqua in un pozzetto tra via Cesare Battisti e Via delle Mimose, proprio all’ingresso della proprietà della parrocchia di santa Maria Assunta in Montecchio adibita a centro pastorale e abitazione del parroco - scrive Don Giuliano Pagliaricci - appartenendo alla mia competenza amministrativa il terreno su cui si trova il tombino, ho avvisato immediatamente il sindaco e l’amministrazione comunale che si sono dichiarati non competenti. Per scrupolo viene commissionata una ulteriore verifica. Nel frattempo viene allertata la ditta Sii, che gestisce l’acquedotto, per la quale è immediata la dichiarazione: non di mia competenza. Il compito di riparare il danno è di un'altra ditta di Amelia. Nel momento in cui scrivo non ricordo il nome, ma so che al di là di

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Montecchio, il parroco del paese contro lo spreco d'acqua Un parroco impegnato contro lo spreco dell'acqua. Accade a Montecchio dove Don Giuliano Pagliaricci scende in campo indignato contro lo sperpero di sorella acqua e lo fa con una lettera aperta.


-Spreco dell’acqua un numero telefonico esiste una voce. Non proprio cortese, ma esiste. Intanto l’acqua lustrale continua a fuoriuscire, acqua che si potrebbe bere, che potrebbe dissetare, acqua che nel frattempo viene portata in

altre zone del paese con le autobotti. Questa è l’ultima cosa di mia competenza che posso fare, scrivere perchè l’opinione pubblica sappia e i politici si diano da fare. Dopo viene la competenza del Padre Eterno, ma

non voglio neanche pensarci" conclude sconsolato il prete, speranzoso che il buon senso degli uomini sia sufficiente a scomodare per così poco chi si trova così in alto, di certo con più gravosi pensieri.

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“Chiare, fresche et dolci acque” sulla Rupe. Non quelle al sapore di alluminio e arsenico, i cui valori impazziti qualche anno fa fecero scattare la corsa alla ghirba e la psicosi da emergenza idrica. Né quelle, altrettanto minacciose, del Paglia, che a novembre scorso, riempirono di un invadente marrone l'Orvieto bassa. Sia pure nell'atipica estate in corso, la città del Duomo si riscopre così disseminata di fontane e fontanelle antiche come risorsa non solo idrica ma anche architettonica e artistica da rivalorizzare. Da quella che ha per vasca un sarcofago, situata proprio all'inizio della strade delle Piagge fino a quella, assai poco valorizzata, in prossimità dell'attuale parcheggio di Campo della Fiera e poi ancora il lavatoio in disuso delle Conce, la fontanella della Gonfaloniera che ha dissetato molti orvietani, quella nel vicolo dei Dolci e in piazza Duomo, ma anche la fontana di San Zero e del Leone. E di un acquedotto con sorgente ad ovest della città, la cui inaugurazione è

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Quando l’acqua non fa paura ma è risorsa Fonti, fontane e fontanelle antiche. E l'acquedotto potabile arrivò in città di Davide Pompei


- Risorse idriche

datata 1863. Ancora prima, però, in una città groviera fatta di cavità tufacee, la presenza di pozzi e cisterne venne avvertita come esigenza. Attingendo, assettati dopo tanto camminare, alle fonti – quelle storiche, s'intende – si scopre così che “onde provvedere la città di acqua potabile nel 982 la Rappresentanza Comunale ordinò che in ogni casa si facesse un pozzo, per raccogliervi, e conservarvi le acque piovane. Nel 1273 essendo in Orvieto Papa Gregorio X col Re Carlo di Napoli, ordinò che con le elemosine, che si facevano per il Corporale, si costruisse un acquedotto, per portare dall'Astiva l'acqua in Orvieto. Terminata la conduttura, nel 1279 venne l'acqua in Orvieto; e nel 1280 fu condotta alla fonte di San Giovenale, innanzi alla casa dei Monaldeschi. Alla distanza di 3 kilometri circa dalla città, nella contrada la Cacciata esiste tutt'ora quella parte del condotto, che traversando un bosco, riunisce due sorgenti in una vasca, dalla quale partiva il con

dotto cavato nella pietra, della circonferenza di 6 centimetri per portare l'acqua in città. Questo fu nel 1351, da una fazione dei Monaldeschi, quasi totalmente distrutto. L'insalubrità dell'acqua dei pozzi, l'insufficienza al consumo, faceva sentire il bisogno di condurre in città quella sorgente. Dalle polle della rupe di Sugano distante 4 Kilometri dalla città, nel 1865 fu con

dotta l'acqua in Orvieto. La conduttura è in tubi di ghisa del diametro di 152 millimetri, entra per porta Maggiore, e per la via del Cordone e del Corso va alla Torre del Moro. Sale all'altezza di 18 metri per versare nella vasca distributrice cinquantaquattromila litri di acqua all'ora. Da questa ridiscende per diramarsi in tutta la città con una conduttura di 7 kilometri”.

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TORRE ALFINA: UBI FEUDA, IBI DEMANIA Conoscere la storia per comprendere il presente e progettare il futuro Ubi feuda, ibi demania alla lettera dove ci sono beni feudali, là ci sono i demani fu un principio introdotto nel diritto intermedio, ma diffusosi come concetto soprattutto nel settecento nel regno di Napoli che più degli altri sentiva la necessità della riforma del diritto feudale. La proprietà feudale, anche se sentita come nobilitante a differenza di quella allodiale non era però una proprietà piena, perché coesisteva con antichi diritti delle popolazioni locali: i più diffusi erano il pascolo e il legnatico, che coprivano le esigenze elementari della popolazione rurale, soprattutto delle classi più umili. L'origine feudale di un suolo, e il legame tra feudi e uso civico può essere tuttora utilizzato nella giurisprudenza dei Commissariati agli usi civici, delle Corti d'appello di Roma e Palermo e della Corte di Cassazione perché il diritto italiano vigente riconosce ancora, almeno parzialmente e in maniera regolamentata, l'istituto dell'uso civico. La collettività di Torre Alfina esercitò sicuramente diritti civici nel territorio del feudo fin dalla sua istituzione, quali concessioni del feudatario ai sudditi “ubi feuda ibi demania”, anche se a rigore, la prima documentazione scritta che ne abbiamo, è rintracciabile solo negli Statuti . Prima dell’emanazione della Notificazione del 1849, lo Stato Pontificio esegue una ricognizione dei diritti ancora esercitati nel territorio di Acquapendente, Torre Alfina e Tre-

vinano e da ciò risultò che solo a Torre Alfina, esistevano usi in esercizio che esistono ancora oggi, amministrati da una Associazione Separata. Dalla lettura dello Statuto di Torre Alfina del 1575 abbiamo notizia che nel territorio è organizzato il “distretto delle vigne”, quindi vi sono terreni così detti “industriali”, che per loro stessa natura sono esclusi dal diritto di pascolo. La collettività ha diritti di semina, pascolo, legnatico, caccia, pesca, spigatico, e di fare riserve. Il legnatico è esercitato nella Bandita della Comunità, i cui limiti iniziano “….. alle petrischie et tirando giù per la via vecchia del molino vecchio fino al fossatello di ciechi et tirando giù per dicto fossatello fino al fosso del molino e venendo su per dicto fosso fino al qua forte et tirando su per il poggio ballare sopra alla veduta di Prete Marcho et sotto la chiusa dell’Illustrissimo Signor Monaldo fino alle pietrischie “ nel cui distretto delle Coste è proibito dal 1576 , per dieci anni “….. tagliare in alcun modo cerratti ne sorte alcuna d’arbori ne legname verde di sorte alcuna …….. ne fare roij ne comprare ne vendere ne affittare ne impegnare ne concedere dicto legname et arbore di qual sorte sia per causa alcuna ..” e le ginestre per tutto il mese di novembre, anzi coloro che vi hanno “roij” sono obbligati a partire dal 1576 a “insitare e fare insitare almeno due peri o mele per quarthengo di terra”. Particolare attenzione è posta agli animali


che non possono accedervi ed è possibile oltre la legna secca , con l’autorizzazione della Comunità fare “travi, travicelli o stechioni “ necessari per la realizzazione o il mantenimento delle abitazioni; nei boschi erano presenti i lupi e per la loro uccisione erano previste ricompense. I campi per la semina possono essere ricavati dalla Bandita, ma si è obbligati per ogni “staro” di terra a salvare 4 alberi grandi, come querce e cerri e 4 alberi minori come “peri meli o sorbi o olmi, stitochi e corgnole”. E’ la Comunità ad indicare i luoghi a porre i confini e ad indicare gli alberi da tagliare e da lasciare. Particolare tutela è volta anche ai Castagneti, “domestici che d’altri… o …selvatici”, sia per la raccolta delle castagne, che per il taglio del legno o per la rovina dei polloni giovani, a Cerri e Querce, sia per la raccolta delle ghiande che per il taglio della legna distinguendo il danno nei boschi, riserve o Bandite da quelli nei campi non seminati, a ulivi poiché “sono arbori di bon fructo et in questo distrecto sono rari et pochi”. Nel territorio sono presenti alberi da frutto come vite, fichi, ciliegie, pere, mele, castagne, olive, prugne, noci, nespole, cotogne, melograni, sorbe, corniole, accanto a querce e olmi. E’ altresì menzionata la coltivazione di grano,“orzo fieno”, “biade”, piselli, ceci , cavoli oltre che della canapa. Non si creda comunque che il reddito fosse elevato, visto che, la concimatura era fatta o con il fuoco (bruciatura delle stoppie) o con il letame, e che i mezzi a disposizione dei contadini erano scarsi e riassumibili in pratica in: zappone, pala,vanga, falcetto, falce, accetta, ronca ed era anche possibile che non si possedessero tutti contemporaneamente. A forza di braccia e con aratri non sempre trainati da animali, era realizzata una maggese e la coltivazione era regolata con turni triennali o quadriennali.(Caterina Zannella) Lo statuto di Torre Alfina, elaborato da quattro statutarii appositamente eletti, è diviso in cinque libri (I Delle cose apartenente alla comunità et suoi offitiali; II Del podestà et cose apartene<n>te a suo ofitio et suo salario; III De’ malefitii; IV Del danno dato; V Di cose varie et stravagante). Come in ogni statuto, il contenuto

mette in luce i molteplici aspetti dell’organizzazione istituzionale e giudiziaria, della vita economica e sociale. Gli organi di governo erano formati da un podestà, nominato dal Comune di Orvieto (Lib. II, cap. II e sgg.), dal consiglio generale (cap. Lib. I, cap. II e cap. VI), dai priori, dal camerlengo (Lib. I, cap. 19), da un balivo o castaldo (Lib. II, cap. VII) e da altri ufficiali deputati a vigilare sui beni del comune e sulle vie (Lib. IV, cap. V, Lib. I, cap. XXI), a stimare i danni dati (Lib. IV, cap. III), a organizzare la fiera di San Bartolomeo, a occuparsi dell’ospedale (Lib. I, cap. XXI). Nessun ruolo è assegnato nel testo ai Monaldeschi, che pure in quel periodo sono ben presenti nel castello già ampliato da Sforza della Cervara. Sotto il profilo economico, l’immagine che riflette la fonte normativa è quella di un centro basato su un’economia essenzialmente agricola e sul commercio interno dei prodotti alimentari di prima necessità.(Laura Andreani)

Questo piccolo viaggio nella storia della comunità di Torre Alfina ci aiuta a comprendere le nostre radici, ci permette di capire meglio il presente e progettare il futuro. Così è meglio comprensibile lo spirito “indipendente” della nostra comunità. Tuttavia quel territorio così bene normato allora, c’è giunto, fortunatamente, integro e lo dobbiamo proteggere, conservare e quale cosa migliore si può fare se non quella di valorizzarlo culturalmente? Da nove anni Ponti nel Tempo si propone appunto di fare questo.


Ponti nel Tempo 30 Agosto - 1 Settembre 2013 253° festa in onore della Madonna del Santo Amore Fiera delle Arti, dei Sapori e dei Mestieri Sotto la volta del ponte scorre il passato che or si fa presente per poi sfuggire rapido verso un futuro ignoto, in un flusso continuo che si rinnova, come le nostre carezze. Parole tratte dalla poesia Il Ponte Autore: Enrico Riccardo Spelta

Un momento come una carezza, bello e piacevole, è comunque fuggevole, rimane il ricordo di un attimo che diviene subito passato ma che può essere rinnovato, ripetuto in futuro in un divenire perpetuo ma sconosciuto. Allora che cosa possiamo fare per ritrovare la vita che scorre sull’onda del tempo? Diceva Joseph Joubert: il tempo della festa è un tempo che adempie. Ovvero, non è contrassegnato dall’esperienza vissuta, non dalla compagnia degli altri, ma è propriamente un tempo fuori dal tempo, perché include in sé l’affiorare, il manifestarsi dell’infinito. In certi momenti dell’anno, gli antenati, gli antichi, fermavano il lavoro, chiudevano i negotia, facevano festa per aprirsi ad uno spazio/tempo di cui sentivano necessità per completare, restituire senso e pienezza al tempo dell’attività, del lavoro, del giorno dopo giorno. È in questa necessità d’interruzione della consuetudine, il significato del fare festa. Quest’anno la festa in onore della Madonna del Santo Amore, oltre a celebrarne il significato re-


ligioso, ci invita a spezzare la quotidianità per riflettere con la voce dell’anima, con la contemplazione che l’arte creativa può suscitare, con gli odori e i sapori della tradizione da degustare. Con messaggi semplici e diretti ci vuol spronare a riappropriarci del tempo per riappropriarsi di sé e arrivare alla vera libertà che è quella interiore. Si è scelto il titolo di Fiera nel significato moderno: incontro e scambio di conoscenze, come oggi sono i centri commerciali, i padiglioni della cultura, dell’arte e dello spettacolo che rappresentano tutte realtà che integrano il tessuto urbano. Per questo si curerà l’arredamento del borgo di Torre Alfina tenendo conto della relazione che la fiera deve stabilire con il paese, nel tempo limitato della durata della manifestazione ma anche dell’immagine esperienziale che deve rimanere impressa sia al visitatore, sia all’espositore. L’offerta prevede stands degustativi rappresentativi della terra di Tuscia, rappresentanti di arti e mestieri con propri banchi di lavoro, concorsi internazionali di poesia e narrativa ed escursioni guidate alla conoscenza del territorio. In questo

modo si cura l’offerta turistica e d’immagine volta a implementare i processi di incoming verso i nostri luoghi, confidando anche sulla collaborazione con organizzazioni e operatori del settore (e-tul, commercianti, agriturismi e strutture dell’accoglienza).


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Questo 2013 sembra davvero volerci far impazzire! Come ci abituiamo al caldo africano, quello bello, che sfiora le punte dei 40 gradi e ci fa sentire il vero sapore dell'estate, ecco che l'imprevedibile tempo cambia faccia, facendoci ricadere nel freddo e nel bel mezzo degli acquazzoni tipici dei paesi tropicali. Di certo, la rubrica più amata dal popolo giovane, che ogni mese prende ispirazione da queste pagine per degustare qualche nuova bevanda, non poteva non notare questo dettaglio stagionale, così ha deciso di giocarci un po' su. Per questo numero di Luglio/Agosto andremo a fare la conoscenza della storia di un cocktail che, a nostro modesto avviso, è perfettamente in tema con l'estate di quest'anno: l'Hurricane (tradotto: “L'Uragano”)

Se sia davvero un uragano questo

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Preparatevi ad un Uragano di sensazioni! In questo numero un cocktail che affonda le sue radici nel periodo della II Guerra Mondiale


- L’Hurricane

cocktail lo scoprirete solo dopo averlo assaggiato, di certo stiamo parlando di uno storico long drink che ha origine a New Orleans nel periodo della seconda guerra mondiale. A quei tempi il whisky, molto utilizzato nella miscelazione, scarseggiava ed i fornitori di alcolici imponevano, ai gestori dei locali, l'acquisto di molte casse di rum per poter avere in cambio qualche bottiglia di whisky. La stessa cosa succedeva anche al locale dove lavorava il barman di origine irlandese Pat O' Brien che dovette ingegnarsi per smaltire le cospicue scorte di rum in magazzino. Decise così di creare nuovi miscelati a base di rum tra cui l'Hurricane che ben presto raccolse il consenso dei suoi avventori attirati inizialmente dall'invitante colore e dall'arrembante nome, ma poi sempre più convinti dalla sua piacevolezza.Il “Pat O' Brien's bar” è tuttora aperto e lo trovate nella Peter Street di New Orleans, quartiere ricco di locali storici, dove potrete farvi travolgere dal più originale degli Hurricane.

Ed ora, vogliamo che un uragano ci colpisca in pieno petto, facendoci sentire tutta la sua forza? Si? Bene, muniamoci di: - 12 cl. rum scuro Jamaicano - 6 cl. sciroppo di frutto della passione (succo di maracujà) - 6 cl. succo fresco di limone

Versiamo tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio tritato, agitiamo per pochi secondi e versiamo senza filtrare in un bicchiere da Hurricane o in un capiente tiki mug. Guarniamo infine il drink con una ciliegina e una fetta d'arancia.

Contest La tua faccia dopo 2 cocktail “Zombie” Il mese scorso avevamo sfidato gli avventori dei bar orvietani a bere più di 2 cocktail “Zombie” e ad inviarci una foto del risultato. Siamo orgogliosi di annunciare che nessuno ha avuto il fegato di bere questo cocktail in doppia dose, forse la paura di non reggere era troppa!

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Bar Pizzeria Rosticceria I PORTICI

Pub - American Bar LAS VEGAS

Situato ad Orvieto Scalo, a circa 400 metri dalla stazione Fs e dalla funicolare. Il locale offre un ottimo servizio di ristorazione. E’ specializzato in primi piatti, secondi, essendo anche una rosticceria, contorni, fritti, insalate e verdure grigliate, anche da asporto. Per un pasto veloce troverai i classici panini, tramezzini o piadine e pizza al taglio e al piatto di tutti i tipi. Ogni secondo Giovedì del mese il locale propone un “Giropizza”, antipasto, pizza e dolce a sole 13,00 €.

A Monterubiaglio potrete trovare un bar in stile tutto americano che di sera si trasforma in un autentico pub: il LAS VEGAS. Aperto tutti i giorni fino a notte fonda, il venerdì la fa da padrone la musica live, mentre il sabato è interamente dedicato alla musica disco e dj set. Il locale offre, oltre ai classici prodotti di bar e pub, un buon repertorio di specialità tipiche americane, come l’ottimo Ansburger, il Chicken Sticks o il Chicken Rocks. Esclusiva del locale la birra artigianale “La Geppa”, American Pale Ale. Chiuso il Martedì.

Orvieto Scalo, Viale Primo Maggio, 73H 0763.301068

Monterubiaglio Via Dante Alighieri, 1 393.9576166

Bar Pasticceria NANDO

CAFFE’ COSTANZI

CAFFE’ PLAZA

Ad Orvieto Scalo, a pochi passi dalla Stazione FS, trovate la Pasticceria NANDO, un’attività che vanta oltre trent’anni di esperienza nel settore. La Pasticceria Nando si occupa di realizzazione di torte nuziali, anche monumentali, e personalizzate per tutte le occasioni, dal compleanno alla cerimonia, inoltre offre un ottimo servizio per quanto riguarda i rinfreschi, anche a domicilio, e coffee break.

Bar storico dello scalo propone fino a tarda notte il servizio di bar caffetteria e la pizzeria al piatto e da asporto.

Il locale dispone inoltre di Wi-Fi Zone. Completa l'offerta una sala giochi con slot e videolotteries con jackpot fino a 500.000.

Ampio bar situato ad Orvieto Scalo, provvisto di tabacchi, gratta e vinci, sala VLT e un ottimo servizio di consegna colazioni. Tutti i Venerdì, una specialità del locale è “L’Apericena”, pagando la prima consumazione 5€, potrai servirti al nostro ricco buffet, ricco di prelibatezze che variano di volta in volta. Ogni Domenica sera inoltre, il Caffè Plaza ospita il “Dr. Why”. Dr.Why è un gioco a quiz dal vivo ideale per Locali, Pub, Eventi Speciali presente in 6 nazioni.

Orvieto Scalo, Via Sette Martiri, 68 0763 302013

Orvieto Scalo, Via Monte Nibbio 35/37 - 0763.301997 facebook.com/barplaza.snc

Orvieto Scalo, Via Sette Martiri, 68 0763 302013

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Sono visibili tutti gli eventi Sky/Mediaset, dove potrai gustare la tua partita preferita con una birra in buona compagnia.


OSTERIA DEL GRILLO

SFIZIO’ Food & Beverage

Ristorante - Pizzeria L’ANTICA RUPE

Ai piedi del centro storico, a 5 minuti dall'Autostrada e facile da raggiungere, è un caldo ed accogliente salotto divenuto un punto di riferimento ad Orvieto e dintorni per la carne alla brace, esposta, pesata e cotta a vista sul braciere in sala. Propone originali antipasti con prodotti locali e dolci fatti in casa. Aperto anche a pranzo con primi piati artigianali e menù per specifici per una pausa pranzo di qualità, veloce ed al giusto prezzo. Adatto anche per presentazioni letterarie, incontri o cene private.

Sfiziò Food & Beverage è un locale che riesce a conciliare la ristorazione con la cucina tipica orvietana, pizzeria, enoteca-winebar per la degustazione dei vini con possibilità di essere consigliati dal sommelier, caffetteria con pasticceria secca e dolci preparati esclusivamente dal nostro chef. E’ l’ideale per gustare la tipicità della cucina di una volta o semplicemente per un pranzo veloce di lavoro. Aperto anche la sera, dove l’ampia sala e lo splendido palco si offrono per serate di musica live.

La cuoca per passione “Mamma Angela” si basa su ricette tradizionali, usando prodotti freschi e genuini per creare piatti non troppo elaborati, ma che racchiudono tutto il gusto e i sapori della cucina tradizionale Orvietana e Umbra. Per questo il Ristorante L’Antica Rupe, grazie anche alla sua gestione familiare, si distingue in cortesia, bontà e garanzia, come a casa vostra. - Chiuso il lunedì.

Orvieto, Via Sette Martiri, 7 0763.393721 - 347.3442509 www.osteriadelgrilloorvieto.it

Orvieto, Via Garibaldi, 20 0763.344315 facebook.com/sfizio.orvieto

Orvieto, Vicolo S.Antonio 2/A 0763.343063 anticarupe@live.it

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minerali e vitamine, ma può essere trattata con diossido di zolfo, quindi se ne sconsiglia il consumo ai soggetti allergici; da ricordare, inoltre, che i frutti essiccati sono più calorici di quelli freschi. Dalle albicocche si ricavano ottimi prodotti per la cosmesi con proprietà emollienti e stimolanti per l’abbronzatura: con la polpa si ottengono tonici per il viso mentre l’olio estratto dai semi è efficace per smagliature e rughe.

Torta rovesciata alle albicocche e miele L’Albicocca L’albicocca, oltre ad essere dolce e golosa possiede numerose proprietà benefiche: ricca di carotene, potassio e vitamine, soprattutto A,B,C e PP, con solo 200 grammi di questo frutto si soddisfa il fabbi-

sogno quotidiano di vitamina A negli adulti, prevenendo inoltre, le malattie della pelle, della vista e dell’intestino. Le albicocche stimolano le difese immunitarie e l’appetito, pur avendo un basso apporto calorico; inoltre i frutti freschi sono dei buoni astringenti mentre quelli secchi possiedono proprietà lassative. La versione disidrata mantiene lo stesso contenuto di

Ingredienti per 6 persone - 500 gr. di albicocche - 3 uova - 150 gr. di farina - 100 gr. di zucchero semolato - 30 gr. di zucchero vanigliato - 170 gr. di burro ammorbidito - 3 cucchiai di miele - 1 bustina di lievito Difficoltà: minima Preparazione: 20 minuti Cottura: 45 minuti Calorie ogni 100 gr.: 260 Imburrare generosamente con 40 gr. di burro i bordi e il fondo di una teglia rettangolare antiaderente e metterla in frigorifero per 10 minuti, in modo che il burro si solidifichi e aderisca bene alle pareti. Nel frattempo lavare le albicocche e privarle dei noccioli. Quindi versare il miele sul fondo della teglia e distribuirvi le mezze albicocche ben adagiate sul fondo e ben strette, l’una vicina all’altra. Scaldare il forno a 180°. In una terrina sbattere con le fruste elettriche il rimanente burro ammorbidito con lo zucchero semolato e quello vani-

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- L’Albicocca gliato, fino a che risulteranno ben spumosi, poi aggiungere le uova, uno alla volta, e infine incorporate la farina e il lievito fino ad ottenere un impasto molto morbido ed omogeneo. Versate l’impasto nella teglia sopra la frutta e infornare per 45 minuti. Sfornare e capovolgere la torta su un piatto da portata, lasciandola in questa posizione finchè non sarà completamente raffreddata. Rimuovere con cautela lo stampo e servitelo freddo in una bella serata d’estate, abbinato ad un dorato passito o ad una vendemmia tardiva.

Albicocche aromatizzate al miele ed erba cedrina

gnandole a piacere con del sorbetto all’albicocca. Abbiniamolo ad un passito che ha lo stesso dolce sentore di frutta ed agrumi. L’erba cedrina o limoncina, è molto usata in cucina per aromatizzare le

insalate o le macedonie, grazie al suo caratteristico sapore acidulo e al tipico profumo di limone. Le foglie possiedono proprietà sedative e per questo vengono usate per realizzare infusi e tisane. (A Tavola)

Ingredienti per 4 persone - 18 albicocche - 3 cucchiai di miele liquido - 50 gr. di burro - 2 rametti di erba cedrina - Per accompagnare sorbetto all’albicocca Difficoltà: facile Preparazione: 10 minuti Cottura: 13 minuti Calorie ogni porzione: 220 Lavare e asciugare le albicocche. Lavare, asciugare e sfogliare l’erba cedrina, quindi tritare sottilmente le foglie. Sciogliere il burro in una padella e soffriggervi le albicocche per 2-3 minuti a fuoco dolce, quindi aggiungere il miele, 200 ml di acqua e l’erba cedrina, coprire e cuocere a fuoco basso per 10 minuti. Dividere le albicocche in sei piattini da portata e condirle con lo sciroppo ottenuto, Servire le albicocche calde o fredde, accompa-

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... e “nell’occhio del ciclone”... ancora il clima

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Non ci sono più le mezze stagioni! Una frase che ormai ci ripetiamo da qualche anno, sembra diventata un’abitudine infatti passare dal caldo, morbido maglione invernale, alle amate “bretelline”estive nel giro di un giorno o, addirittura, di poche ore. Già … sembra dunque essere un dato di fatto aver quasi del tutto dimenticato, seppur rimpiangendolo, il nostro caro, vecchio, clima mediterraneo, lasciando spazio ad uno che si potrebbe definire tropicale, del tutto nuovo, con cui ci ritroviamo per forza o per amore, a dover fare i conti. Per rimanere in tema, questo mese tratteremo i “tornado”, augurandoci, in un certo senso di esorcizzare, in modo scaramantico, il mal tempo che, in questi mesi, proprio non ci dice nulla!

Che cosa sono e come nascono i tornado?

Un tornado è un fenomeno meteorologico improvviso e violento:

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dove passa rade al suolo edifici di uno - due piani, sradica alberi secolari e solleva automobili. Nell’epicentro del tornado, il vento raggiunge i 600 chilometri l’ora e l’aria ha una pressione bassissima, inferiore ai 900 millibar.Il vortice può avere un’ampiezza di 300 metri e si sposta in linea retta coprendo di solito un percorso di una trentina di chilometri. Il tornado si origina durante forti temporali e quando si forma è visibile un caratteristico “imbuto”, che esce al di sotto di una nube. Perché si svi-

luppi sono necessarie elevata umidità e instabilità dell’aria. Durante un temporale infatti, la pressione atmosferica si abbassa: normalmente il calo è di 2-3 millibar, mentre quando si crea un tornado la pressione scende improvvisamente di 60-70 millibar in pochi minuti. In queste condizioni, l’aria viene “risucchiata” violentemente verso il centro della perturbazione, ma a causa della forza di Coriolis (che influisce sul moto delle masse d’aria e che dipende dalla rotazione della Terra), ruota verso destra e si trasforma in un vortice.

Italia, penisola dei tornado e delle trombe d'aria In Italia, le trombe d'aria provocano spesso vittime e danni e sono frequenti con una stagionalità che


- I tornado varia da regione a regione. In base ai dati presentati al convegno sui fenomeni atmosferici violenti (Spagna 2004) è emerso, quasi a sorpresa, che in molte regioni italiane i tornado sono frequenti, anche se di intensità minore rispetto agli Stati Uniti, poichè sono diversi la morfologia del territorio, l'interazione tra i principali motori del sistema climatico e la temperatura delle correnti in gioco. Nelle grandi pianure degli Stati Uniti la differenza di temperatura tra le correnti è molto maggiore e questo forte contrasto rende i tornado americani più violenti. Nell'arco di pochi anni, in Italia, si sono verificati alcuni tornado di grado f3, cioè di intensità quasi pari a quelli che si abbattono nelle grandi pianure americane, e parecchi altri di forza considerevole, con venti intorno ai 200 km/h. Uno dei tornado più violenti mai abbattutisi sul nostro paese, è quello che ha colpito la zona di Broni (Pavia) il 16 giugno 1957: in base alle testimonianze raccolte all'epoca dei fatti potrebbe essersi trattato addirittura di un f4 in moto lungo una direttrice di una decina di chilometri - da Robecco Pavese a Valle Scuropasso distruggendo case e uccidendo ben 7 persone, con venti di 400 km/h.

Dove e quando si concentrano i tornado? La Lombardia è a rischio nel periodo che va da giugno a ottobre, con un picco ad agosto; il Friuli e il Veneto da giugno a novembre con un picco a settembre; l'Emilia Romagna da aprile ad agosto; in Puglia il massimo del rischio è a ottobre; in Sicilia a novembre. Infine, sulla

costa del basso Tirreno la massima probabilità di tornado si ha in ottobre e novembre, mentre nell'alta Toscana e in Liguria da giugno a dicembre. Le differenze tra regione e regione sono determinate dalle diverse condizioni in cui si formano i tornado. Sul versante tirrenico le infiltrazioni di aria in quota non sono abbastanza secche e dunque i tornado sono più deboli. In Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia Romagna invece le trombe d'aria si formano quando i venti freddi dell'arco alpino si scontrano con le correnti calde che si sono arricchite di umidità scorrendo lungo l'Adriatico. In Sicilia e in Calabria le correnti calde arrivano invece dall'Africa e quelle fredde da nord-ovest, e il contrasto nella temperatura e nell'umidità tra i venti è massimo. “Dall'osservatorio meteorologico regionale del Friuli-Venezia Giulia (Osmer).”

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Ci capita spesso di non essere d'accordo con gli altri e abbiamo la percezione di subire un'ingiustizia, ma non sempre sappiamo cosa fare e come reagire. Talvolta siamo portati a soccombere durante una discussione ma altre volte ci ostiniamo a far valere le nostre idee. Da piccoli ci viene insegnato a perdonare e a mantenere o raggiungere

Il Perdono: una forza positiva o una debolezza e un limite? la pace tramite un compromesso, ma una tale posizione non è sempre considerata positiva e produttiva. Perdonare in modo non selettivo potrebbe incoraggiare le persone a ritenerci dei deboli e potrebbero tentare di approfittarsi di noi, tutto ciò non andrebbe che a minare la nostra autostima. “Scegliere di perdonare e non subire il perdono”, fondamentale principio di cui si può avvalere un adulto portato al rispetto di sé e capace di riconoscere quando ha subito un torto. Se subiamo urla o critiche e scegliamo di tenere un comportamento distruttivo

verso di noi è perchè non permettiamo a nessuno di invadere il nostro territorio e di farci male. Non sempre perdonare è la cosa migliore, ma una sana reazione è utile per fermare e contenere la rabbia dell'altro e per rafforzare la nostra autostima. Alcune persone sono prepotenti ed altre non sanno difendersi. Nel rapporto di coppia o di amicizia è facile identificare il prevaricatoretrice e il debole, incapace di difendersi e reagire ai soprusi. La ricerca del rispetto reciproco porta ad accettare le diversità dell'altro e a non approfittarsene. Tuttavia,


- Il perdono l'aver vissuto in contesti particolari improntati più sul potere che sul rispetto non aiuta e non sviluppa la capacità di capire i limiti propri e dell'altra persona. Bisogna insegnare soprattutto ai bambini a farsi rispettare e a non fare male agli altri, ad essere responsabili dei loro pensieri, intenzioni, e a non prendersi la responsabilità dei sentimenti altrui, altrimenti da adulti saranno facilmente manipolati dai sensi di colpa.

UNO, DEBOLE E FORTE La mia anima mi ha mostrato che non sono ne più di un pigmeo ne meno di un gigante. Prima vedevo l'umanità come divisa in due uomini: uno debole, che commiseravo; e uno forte, che seguivo o al quale resistevo sfidandolo. Ho imparato, ormai, d'essere come l'uno e l'altro, fatto degli stessi elementi. La mia origine è la loro origine, la mia coscienza è la loro coscienza e il mio pellegrinaggio è il loro pellegrinaggio. Se peccano, anch'io sono peccatore se agiscono bene sono fiero del loro agire. Se si alzano, mi alzo con loro. Se rimangono inerti, la loro inerzia è anche la mia. Da “ My Soul preached to me” Thoughts and meditations di Kahlil Gibran

Vuoi porre una domanda alla Dr.ssa Sandra Flammini? Contatta la redazione alla mail info@kreatorfactory.it

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Indici di Menzogna Viviamo in un mondo in cui le bugie sono il nostro pane quotidiano, sono una parte preponderante della nostra vita. Si pensi quando da bambini si voleva nascondere i “pasticci” che si erano combinati o quando da grandi si è costretti a mentire per non far soffrire le persone a noi care (le così dette “bugie a fine di bene”). Gli indici di menzogna sono oggetto di studio per noi esperti in criminologia ed il contesto in cui maggiormente si altera la realtà dei fatti è il colloquio criminologico. Prima di analizzare i vari tipi di menzogna e i metodi utilizzati per identificarli è doveroso dare una definizione di colloquio criminologico: “una tecnica di comunicazione, che si svolge in una situazione istituzionale, che ha come antecedente il fatto che l’intervistato abbia commesso un reato, e che ha come scopo quello di fornire, ad altri che hanno su di lui autorità, informazioni sulla sua personalità in relazione alla genesi e alla dinamica del reato, alle indicazioni per il suo trattamento, ed alla previsione del comportamento futuro”. F. Ferracuti e L. Abbate, criminologi, hanno stilato una classificazione per capire quali tipi di bugie esistono: Menzogna volontaria (“manifestazione cosciente e utili-

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taristica di un’idea o il resoconto di un fatto non rispondenti al vero; di ciò il soggetto è consapevole, ma in tale atteggiamento persevera nel tentativo di falsare la realtà e ingannare”); Bugia psicogena (“può essere considerata come il risultato di un conflitto psicologico affrontato falsando alcuni aspetti della realtà. Un conflitto conseguente ad un complesso di inferiorità può essere compensato con l’invenzione di situazioni o avvenimenti eroici mai accaduti”); Bugia patologica (“si può trovare negli stati di ritardo o insufficienza intellettivi, nelle psicosi o in alcune alterazioni della struttura di personalità”); Bugia nel debole di mente (“essa è povera o poco verosimile, la versione dei fatti può cambiare spesso e senza alcuna ragione, o, al contrario, es-

sere ostinatamente sostenuta contro ogni esame di realtà”); Bugia dello psicotico (“si trova nelle fasi di eccitamento maniacale della ciclotimia, e allora abbiamo la menzogna fantastica, lucida; nella depressione endogena, in cui si può assistere ad autoaccuse calunniose; nella schizofrenia, come espressione di ambivalenza ed autismo; nelle psicosi organiche, nelle quali i deficit di memoria vengono colmati dalle confabulazioni”); Mitomania (“condotta caratterizzata dalla tendenza sistematica e non problematizzata alla menzogna, alla simulazione e invenzione di fatti ed eventi in cui l’immaginifico e lo stupefacente sono elementi integranti il bisogno di attrarre su di sé l’attenzione e di eludere la realtà. Questa è una condotta che si os-


- Menzogne serva in particolare negli isterici e nei deboli di mente, ma è anche comune nei bambini e in soggetti adulti che inseguono e propongono un’immagine ideale del proprio Sé (ritenuto insoddisfacente)”). Bisogna, per prima cosa, distinguere i due modi di mentire: dissimulazione (chi mente nasconde o omette certe informazioni) o falsificazione (chi mente non solo tace, ma presenta il falso come vero e viceversa). Quando si mente, sapendo di mentire, ci si trova in una situazione psicodinamicamente conflittuale: la mente elabora parole false mentre il corpo si lascia scappare gli indizi di questa falsità. Questo conflitto traspare attraverso quattro tipi di segni: lapsus (comunicazione verbale), tirate oratorie incontrollate con cambiamento di tono (comunicazione paraverbale), gesti emblematici involontari e microespressioni del volto (comunicazione non verbale). Anna Maria Franzoni, Mario Alessi, Amanda Knox, Michele Misseri… sono solo alcuni dei nomi di assassini, o presunti tali, dove gli indici di menzogna sono elevati. Analizzando alcuni indicatori dell’ultimo dei

nomi citati si può notare, nelle interviste da lui rilasciate, come egli scrolli spesso le spalle o dinieghi con la testa: dire qualcosa scuotendo la testa significa negare con il corpo ciò che la bocca dice. La direzione dello sguardo è un elemento importante da considerare; Misseri, nel parlare del ritrovamento del cellulare della nipotina Sarah Scazzi, inizialmente tiene lo sguardo basso, in particolare rivolto a destra, segno che ricorda i fatti che racconta perché li ha vissuti, successivamente rivolge lo sguardo in alto a destra, sintomo di menzogna poiché presuppone che l’occhio sia mosso dall’emisfero sinistro, deputato all’invenzione e alla costruzione (chiaro indicatore di dissimulazione in quanto omette alcuni particolari importanti del racconto). Un’altra espressione che Michele Misseri presenta spesso è il sorriso falso. Perché chiamato falso? Perché coinvolge solo metà del viso (espressione asimmetrica), non interessa i muscoli degli occhi (espressione non sincronizzata) e ha una durata superiore ai 5-10 secondi (le espressioni genuine durano pochissimi secondi). Se i quattro tipi

di segni sopra citati, affiancati ad altri indizi di falso, consentono di tralasciare la precauzione di avere un termine di paragone, ciò non vale per l’inverso; ossia, il ritenere che l’assenza di questi segni costituisca prova di sincerità. Da qui hanno origine due tipi di errori non di poco conto: il falso positivo, ritenere mentitore chi dice il vero, e il falso negativo, ritenere veritiero chi dice il falso. Per evitare quindi di incappare in uno di questi errori sarebbe necessario integrare il colloquio criminologico con molte altre informazioni, quali la testimonianza di persone che hanno una qualsiasi relazione con il sospettato, il suo stile di vita antecedente al fatto per cui è indagato e soprattutto tale colloquio deve essere scevro da qualsiasi pregiudizio iniziale di chi lo conduce.

Dott.ssa Martina Vincenti, esperta in criminologia clinica e psicopatologia forense Via degli Ulivi 2/C, Orvieto (TR) - 338 4771113 - 0763 450721 - info@servizivincenti.it

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Salve Ragazzi, grazie per questa breve intervista, cominciamo! Spiegateci subito l’origine del nome della manifestazione.

Abbiamo cercato di improntare l’evento su un principio fondamentale, che è stato poi il leitmotive di tutti questi anni, la “musica” come mezzo sociale di unione e divertimento. Ovviamente non c’è cosa migliore ad un concerto Rock di bere dell’ottima birra… da qui il nome “Rock & Birra”. Nasce quindi l’associazione culturale musicale "Rock & Birra Party”: per promuovere la musica come collante per la creazione di momenti di aggregazione nel territorio della Tuscia cercando di valorizzare l’amore per il rock e per le varie forme di espressione artistica. Da quanti anni esiste “Rock & Birra?

La manifestazione nacque nel 2005 grazie alla volontà di alcuni amici con la passione per la musica e con l’intento forte di creare un evento che spiccasse per originalità tra le varie sagre estive e Feste della Birra organizzate fino a quel momento in loco e nei paesi limitrofi. Nei vari anni il festival è cresciuto molto, soprattutto raccogliendo consensi in tutto l’alto Lazio, Umbria e bassa Toscana. Quattro sere in cui si alternano sul palco dai due a i tre gruppi così da creare almeno tre ore di musica live ogni sera.

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Quando Rock fa rima con Birra Quando l'estate fa il suo ingresso, il binomio “rock” e “birra” la fa da padrone, ne sa qualcosa Acquapendente con la manifestazione estiva “Rock & Birra”.

Che genere di musica e che tipi di band promuovete? Il nostro Festival è una festa prettamente Rock. Ovviamente strizza l’occhio a tutti i generi musicali ma cerca di variare mantenendo sempre un impronta ben definita. Per esempio quest’anno suoneranno tribute dei KISS, AEROSMITH, IRON MAIDEN e SUBOSNICA. Oltre alle “tribute band” di tutta Italia, diamo ampio spazio anche ai gruppi del nostro territorio. Cerchiamo di far suonare band locali e delle zone limitrofe. Quest’anno per la prima volta un gruppo di Orvieto suonerà sul nostro palco.. sono gli HANDS OF TIME. Che tipi di birra si possono trovare? Al Rock & Birra potete trovare ogni tipo di birra… chiara, doppio malto, rossa e weiss. Inoltre per chi non

fosse un amante delle “bionde” avrà la possibilità di sorseggiare dei rinfrescanti cocktail di ogni tipo. Com’è andata la manifestazione negli ultimi anni? Gli anni passati sono andati alla grande! Ogni anno di più! Più passa il tempo e più iniziano a conoscerci nel territorio e questo crea un tam tam molto proficuo sia per i fan, che ogni hanno vengono a trovarci, sia per i gruppi che vogliono venire a suonare da noi. Quest’anno il numero dei gruppi che ci ha contattato per proporre la loro musica è triplicato rispetto all’anno scorso. Questo ci inorgoglisce perché è la riprova che stiamo lavorando nella giusta direzione. Buona musica e gente che si diverte sono le nostre priorità.

www.rockebirra.it


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Partiamo dal nome del vostro gruppo, come nasce l'idea di chiamarvi "Cherries on a Swing Set", forse dal fatto che siete musicalmente freschi e vivaci come le ciliegie?

Beh indubbiamente anche questo, nel senso che la musica che scegliamo e il modo di arrangiarla vuole avere un impatto immediato e fresco con la gente. In realtà questo nome così particolare, viene dal fatto che facendo una delle prime prove, stavamo studiando uno spiritual e ci e' venuta in mente l'immagine tipica della mammy afroamericana sull'altalena con un vestito bianco decorato da ciliegie rosse.

- Rock & Birra - Cherries On a Swing Set

Il sapore delle ciliegie Intervista esclusiva ai Cherries on a Swing Set, uno dei gruppi più freschi e divertenti del momento di Valentino Saccà

Come ha preso il via la vostra formazione, da un'amicizia che già vi legava in precedenza, oppure e' la grande passione per il canto e

la musica che avete in comune che vi ha fatti conoscere? L'idea e' partita da Davide Simoncini e da Stefano Benini, che già si

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mentare tra noi. Poi fin dal primo concerto che abbiamo eseguito a Porano ci siamo accorti del successo che può scaturire questo genere, sia in auditorium che in luoghi più informali.

conoscevano perché' Davide cantava nel coro del Duomo mentre Stefano lo dirige. Da qui abbiamo deciso di fare delle audizioni e abbiamo conosciuto Veronica, Daniele, mentre Sara ha iniziato per prova e poi ha deciso di rimanere. Ho notato con grande piacere, che oltre al pop internazionale, riproponete degli evergreen della musica popolare italiana anni quaranta, come il Trio Lescano. Che riscontro ha con il pubblico questo intelligente rispolvero retro', in tempi di ormai irrimediabili immondizie musicali? In realtà l'impatto con il pubblico e' bellissimo, ad esempio ci siamo ritrovati nel 2011 ad aprire un concerto di Giusy Ferreri, di cui il pubblico medio e' composto da ragazzini. Eppure questi ragazzini che erano li Per Giusy Ferreri si sono divertiti tantissimo con due midley che abbiamo fatto sul Trio Lescano e sul Quartetto Cetra, partecipando attivamente cantando insieme a noi, e' stata una bellissima esperienza! Adorno parlava di regressione nell'ascolto, oggi questa regressione mi pare si sia spinta fin troppo in la, all'interno di un panorama musicale spento e monocorde (soprattutto in Italia), quindi la scelta di fare canto a cappella può anche essere quella di creare un'alternativa rivitaliz-

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zante per i codici dell'ascoltare? Sicuramente c'e' un tentativo di riportare la musica ad uno studio vocale, poi noi siamo nati con una forma musicale che sostanzialmente ci piace molto, amando il genere a cappella e polifonico, generi molto di nicchia in Italia e molto più praticati all'estero ad esempio in America. Quando ci siamo costituiti, non sapevamo nemmeno l'impatto che potesse avere sul pubblico questo tipo di musica e ci divertivamo a speri-

Ed ora "Noi Pinocchio senza fili" al teatro Mancinelli, ovvero voi canto libero senza i fili di una comunicazione troppo impostata, a favore di una sperimentazione vocale sempre in atto? Questo senz'altro, noi fin dall'inizio abbiamo sperimentato molto con l'uso della voce, arrivando anche all'imitazione strumentale, e in questo spettacolo su Pinocchio ci e' possibile ulteriormente giocare su vari effetti vocali che solitamente non facciamo e poi c'e' tutto il discorso teatrale e recitativo, ampliando così a tutto tondo la nostre capacita'.


Secondo appuntamento con questa pazza rubrica, che svela le somiglianze di alcuni volti orvietani con ben noti personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport. Questo mese abbiamo scovato il sosia di un famoso allenatore di Serie A e il sosia di un giovane attore conosciuto a tutti. A sinistra: Elijah Wood, attore statunitense che è stato uno dei protagonisti de Il Signore degli Anelli e del recente Maniac. A destra: Federico Cenci, nato il 28 Settembre del 1989, barista presso Il Buffet della Stazione. A sinistra: Zdeněk Zeman, allenatore di calcio ceco. Fra le sue squadre la Roma, dalla quale è stato esonerato questo febbraio. A destra: Adelio Bonino, pensionato orvietano ed ex autista dell’ATC.

Se anche tu pensi di somigliare fortemente ad un personaggio del mondo dello spettacolo, oppure conosci qualcuno che è identico ad una celebrità, inviaci una foto in primo piano alla mail

redazione@tuttorvieto.it specificando a chi, e in quale circostanza, siè notata la somigilanza. I più somiglianti verranno pubblicati sulla rivista mensile Tuttorvieto!


Crema pasticcera e Pasta frolla fine CREMA PASTICCERA Vi piace la crema pasticciera? Conoscete il modo più veloce e semplice per farla? Basta possedere un forno microonde. Vi spiego tutto. Questi gli ingredienti: Crema Pasticcera al Micro - Latte 800g - Panna 200g - Rossi 300g - Zucchero 300g - Amido di mais 35g - Amido riso 35g

Metto tutti gli ingredienti in una ciotola di vetro. Li amalgamo con una frusta. Il latte e la panna possono essere sia freddi che caldi. Se caldi impiegherò ancora meno tempo. Mixo gli ingredienti con una frusta.Pongo la ciotola nel micro, imposto la massima potenza, accendo e dopo 50 secondi, tiro fuori la ciotola e frusto il contenuto. Rimetto il contenitore nel micro e ripeto l'operazione per 4/5 volte fino a raggiungere la consistenza perfetta per una crema pasticciera da manuale. In 4/5 minuti la crema sarà pronta sporcando una ciotola di vetro e una frusta.Provare per credere.

PASTA FROLLA FINE Con questa ricetta della pasta frolla potrete realizzare ottime crostate di frutta ed altre molteplici sfiziosissime preparazioni. Con la crema pasticciera che vi ho descritto nell'altro articolo potrete preparare una splendida crostata con la frutta fresca da servire ben fredda e quindi adattissima al periodo estivo sia per la colazione dei vostri ragazzi che per il piacere vostro e di tutta la famiglia in qualsiasi ora della giornata. Le quantità degli ingredienti che mi accingo a darvi sarà suffi-

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- Crema pasticcera - Pasta frolla fine ciente per 3/4 tortiere da 24/26 cm di diametro. Ma una volta messe le mani in questa preparazione conviene farla un po' di più e poi tranquillamente congelarla in panetti per poi utilizzarli ogni volta che ne abbiamo voglia, conservandola fino a 2 mesi in congelatore. Ingredienti: - Zucchero a velo 400g (anche quello normale può andare) - Tuorlo d'uovo 160g - Burro 600g - Farina 1Kg - 1 bacca di vaniglia bourbon (evitate assolutamente aromi tipo vanillina) - Buccia di un limone grattata possibilmente bioBuccia di un arancio grattata anche questo se bio meglio (se stagione) - Sale 3g

pellicola e gli altri direttamente in congelatore per un uso successivo. Quello in frigo ce lo lascio per 30/40 minuti e poi posso utilizzarlo facendolo di nuovo ammorbidire, una volta tolto dal frigo, maneggiandolo con le mani. Lo spiano di nuovo con il matterello fino a formare un cerchio di diametro leggermente più grande della tortiera che ho a disposizione, come detto di circa 24/26cm. Imburro il fondo della tortiera (in questo modo facilito la cottura del fondo stesso). Con il matterello arrotolo la pasta frolla spianata adagiandola sopra la tortiera. Con le mani, delicatamente, faccio assestare la pasta frolla nella tortiera e con un coltellino taglio l'eccesso ad un cm dal bordo in-

terno. Bucherello abbondantemente con la forchetta il fondo. Con della carta stagnola rivesto la tortiera internamente e riempio di sale grosso o fagioli secchi per procedere alla cottura cosiddetta "in bianco". Cuocio per 20/25 minuti a 180º.Una volta ultimata la cottura lascio raffreddare, riempio con crema pasticciera e decoro tutta la superficie con frutta fresca mista. Preparo una gelatina di frutta o ne compro una neutra pronta e spennello la superficie rendendo lucida e più invitante la torta evitando allo stesso tempo l'ossidazione della frutta.Per qualsiasi richiesta, chiarimento o curiosità visitate il nostro sito www.osteriadelgrilloorvieto.it. Buon divertimento e buon appetito.

Procedimento: Ammorbidisco il burro, setaccio la farina, metto tutto in planetaria insieme agli altri ingredienti e faccio girare con l'utensile a gancio.Se non posseggo la planetaria, faccio semplicemente la classica fontana con la farina, al centro metto lo zucchero ed il burro ammorbidito e con le mani schiaccio il burro unendolo allo zucchero alle uova e tutti gli altri ingredienti ed infine con la farina che man mano raccolgo fino a creare la classica palla. Questo composto lo spiano con il matterello (o anche con le mani) tipo pizza alta 2cm (ne farò quindi 2/3). Metto i panetti che devo utilizzare in frigo avvolti nella carta forno o

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RECENSIONE Arca Russa è un film che non conosce trama nell'accezione più consolidata del termine. Il film di Sokurov si dà piuttosto come un saggio sul concetto di rappresentazione. Troviamo una voce fuori campo intenta a dialogare con uno straniero che si aggira per l'Hermitage di San Pietroburgo attraversando varie epoche storiche ed incontrando i personaggi più disparati. Un peregrinare senza meta in un luogo dove lo spazio ed il tempo si contraggono. Se in Arca Russa non c'è trama è perché qui il concetto di trama è recuperato in un'altra accezione. Si tratta di penetrare nel significato più originario, di natura tessile, del termine. La trama

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come tessuto, come intreccio puro di elementi quali la parola e l'immagine. La trama come pura rappresentazione. La trama che coincide con la rappresentazione. A chi appartiene la voce fuori campo che all'inizio del film dichiara l'oblìo della propria condizione? Chi è lo straniero che si aggira per il museo? Domande che non trovano risposta. L'Hermitage diviene per Sokurov un non luogo atto a rappresentare quel punto d'incrocio fra spazio, tempo e forma che solo un museo, per sua natura, può manifestare. La forma, come direbbe

Titolo originale: Russki Kovcheg - Russian Ark Paese: Russia, Germania Anno: 2002 Durata: 96 min. Genere: Storico Regia: Aleksandr Sokurov Interpreti: Maria Kzsnetsova, Leonid Mozgovoy, Alexander Chaban, Sergej Dreiden Trama: Invisibile agli altri, un regista contemporaneo si ritrova magicamente all'interno dell'Hermitage di San Pietroburgo. E' l'occasione per un viaggio nel tempo lungo tre secoli compiuto in compagnia di un ironico diplomatico francese del secolo scorso, legato alla Russia da un rapporto di amore e odio. Ora separati ora insieme, i due incontreranno senza soluzione di continuità i protagonisti della Russia zarista, da Pietro il Grande fino alla famiglia di Nicola II alla vigilia della rivoluzione. Al termine il cineasta tornerà all'oggi, il diplomatico deciderà invece di rimanere.

Adorno riferendosi all'opera d'arte, è contenuto sedimentato. Ma, a volte, i contenuti si sedimentato nella forma in modo tale da donarci una rimandatività infinita. Forse, nel film di Sokurov, la voce fuori campo e lo straniero che peregrina sono l'incarnazione di quello smarrimento che ci sorprende nella ricerca del significato assoluto. Forse...forse.


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RECENSIONE Perché recensire un classico come Suspiria? Perché è uno dei pochi film del terrore in grado di restituire la paura come luogo dell'anima. Le geometrie dello spazio all'interno del quale si svolge la vicenda contribuiscono inesorabilmente alla creazione di un'atmosfera allucinata e allucinante. Lo spettatore viene trascinato insieme alla protagonista della pellicola in una dimensione dominata dalla presenza forte di una cromia che è traghettatrice dell'inconscio. In Suspiria il colore recupera quel valore originario che risiede nella capacità di evo-

- Arca Russa - Suspiria care una sensazione, squarciare un velo, metterci in contatto con un mondo che è altro dal visibile. L'accademia di danza di Friburgo, mentre la pellicola scorre, perde la connotazione architettonica che la vorrebbe identificare come luogo fisico, finendo per simboleggiare quelle suggestioni che hanno contribuito a creare nell'animo umano il vago concetto di magia. Suspiria è un dipinto gotico dalle tinte forti, un film nel quale la celluloide si è trasformata in un materiale di difficile catalogazione. Potremmo forse pensare ad una tela spugnosa, porosa e trasparente in grado di restituire allo spettatore i colori e le forme che quest'ultimo ha deciso di utilizzare per dare corpo alle proprie inquietudini. Questa è, signori, operazione di magia.

Titolo originale: Suspiria Paese: Italia Anno: 1977 Durata: 97 min. Genere: Horror Regia: Dario Argento Interpreti: Flavio Bucci, Alida Valli, Stefania Casini, Jessica Harper, Miguel Bosè Trama: La giovane americana Susy Banner si reca a Friburgo, in Germania, per iscriversi ad un'accademia di danza. La notte del suo arrivo assiste alla fuga di un'allieva, Patty Newman, che il giorno seguente verrà ritrovata barbaramente uccisa. In seguito muore, dilaniato dal proprio cane, Daniel, il pianista cieco dell'accademia. Una strana sonnolenza ed inspiegabili malori colpiscono la stessa Susy.

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La fotografia nacque come figlia minore (e un po’ bastarda) della pittura. Per molti anni gli uomini cercarono di registrare, su materiali diversi, scene della realtà senza riuscirci. Poi qualcuno si accorse che dei materiali erano in grado di rispondere alle radiazioni luminose, manifestando un annerimento proporzionale alla quantità di luce ricevuta. Proprio in quel momento, con la prima foto della storia prodotta dal signor Nicèphore Nièpce, nacque la fotografia. Si trattava, tuttavia, di una riproduzione della realtà piuttosto particolare, espressa attraverso i toni del bianco, del nero e del grigio. La fotografia si perfezionò nel tempo ma, di fatto, rimase in bianco e nero almeno sino agli anni trenta del secolo scorso. Poi, grazie a menti geniali, furono inventati supporti in grado di registrare il colore. Ma si trattava di colori tutt’altro che reali. Con l’eccezione delle immagini riprodotte con una pellicola positiva particolarissima, il Kodachrome, nata nel 1925 e destinata a impieghi poco diffusi tra la popolazione generale. La fotografia seria (quella dei reporter e dei corrispondenti di guerra) rimase in bianco e nero almeno sino a tutti gli anni sessanta del secolo scorso e servì per docu-

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Il Bianco e Nero e altre cose realismo a ciò che viene ripreso. Senza la distrazione del colore obbliga ad osservare ciò che veramente c’è di consistente in ogni ripresa. Dall’altra, essendo la realtà senza alcun dubbio a colori, è inevitabile dover considerare il bianco e nero una riproduzione non fedele del reale e, pertanto un’interpretazione. mentare l’intera epopea della guerra del Vietnam. Tolte le immagini oniriche, che potevano anche essere rappresentate con i colori slavati delle pellicole di allora, se si voleva dare credibilità ad una foto essa doveva essere ripresa in bianco e nero. Dopo gli anni sessanta, l’arrivo di nuovi materiali di migliore qualità e un abbassamento dei costi di produzione, aprì la strada alla fotografia a colori di massa. I bellissimi rulli della Kodak, dell’Agfa, della nostra Ferrania entrarono nelle vita delle famiglie e cominciarono a documentare mille compleanni, comunioni, cresime mentre i fotografi professionisti si occupavano dei matrimoni. Che senso ha, oggi, in piena era digitale, parlare di immagini in bianco e nero? Considerando che è di gran lunga più facile ottenere un’immagine a colori. Il bianco e nero, per chi lo ama, vive da sempre una forma di dualismo antitetica e strana, quasi uno sdoppiamento di personalità che finisce per colpire chi lo frequenta. Da una parte ha la capacità, ancora oggi, di dare un senso estremo di

Esprimersi in bianco e nero, nell’era digitale, è forse tecnicamente più facile di ieri, quando l’amatore evoluto doveva entrare in camera oscura e destreggiarsi con la chimica. Produrre una bella immagine in bianco e nero, invece, resta ancora una sfida non facile. L’associazione fotografica FOTOAMAORVIETO ha interpretato con una buona quota di immagini in bianco e nero (ma non sono mancate bellissime foto a colori) la mostra ospitata all’interno della ex caserma Piave in occasione della Festa nazionale del Turismo ( 27 Giugno – 17 Luglio ) Ma l’estate si era già aperta con la partecipazione dell’associazione alla mostra fotografica tenutasi in occasione dei festeggiamenti di Santo Antonio, nel quartiere di San Giovenale. La mostra è stata ben organizzata e di eccezionale valore ed ha visto piazzare tra i primi classificati le immagini di alcuni attivi membri del club. Un grazie al comitato dei festeggiamenti di San Giovenale e agli organizzatori della festa nazionale del turismo.


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Per chi ama i videogiochi, l’estate è il periodo ideale per andare a spulciare tra i giochi usati e ripescare le glorie del recente passato che non si ha avuto il tempo di giocare prima. Questo perché le nuove uscite sono piuttosto rarefatte, almeno fino alla seconda metà di agosto. A partire dal 22 agosto, con l’uscita di Splinter Cell Blacklist (per PS3, X360 e WiiU), ricomincia la baraonda che ci risveglierà dal torpore estivo. Oltre all’attesissimo ritorno sulle scene di Sam Fisher, infatti, ci terranno compagnia nell’ultima settimana del mese uscite del calibro di Killer is Dead (il nuovo action del genio ribelle del game design Suda51, per PS3 e X360); il quarto episodio della saga di Saints Row (in cui protagonisti hanno guadagnato poteri fuori dall’ordinario; PS3, X360); un nuovo sparatutto in terza persona a marchio X-Com, The Bureau: X-Com Declassified, ambientato in un 1962 alternativo (per PS3 e X360); e poi si torna online con Final Fantasy XIV A Realm Reborn, il MMORPG che trasporta nei reami incantati della saga di Final Fantasy (PS3). E non finisce qui, attesissimo dai fan del manga e del cartone animato, arriva One Piece Pirate Warriors 2 (PS3), in cui gli eroi della ciurma di Cappello di Paglia affronteranno le insidie del “Nuovo Mondo” per poi

Ripartenza col botto Il rientro dalle vacanze estive sarà di quelli memorabili!

passare, senza sosta, alle divertentissime acrobazie platform di Rayman Legends (per PS Vita, PS3, X360, Wii U) e alle scorribande su pianeti alieni di Lost Planet 3 (per PS3 e X360), per concludere con l’annunciato capolavoro per Wii U The Wonderful 101, l’incredibile gioco sui super eroi dagli autori di Bayonetta e Metal Gear Rising. In

somma, per chi ha fatto vacanza anche dai videogiochi, lo attende una ripartenza piena di brio! Per rimanere sempre aggiornato sul calendario delle uscite e non perderti quella dei tuoi giochi preferiti, vieni a trovarci nel punto vendita GameUP e porta i tuoi giochi usati per una valutazione al prezzo più alto di mercato! Ti aspettiamo

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EGT giovane autore orvietano: come nasce l'idea di scrivere un libro? L'idea in realtà è nata da una passione, quella per il fantasy, che coltivo da molto tempo. Tutti i lettori vivono il momento in cui la storia diverge dalle loro aspettative, in cui vorrebbero vedere la trama continuare quando finisce, oppure seguire un corso diverso da quello che l'autore le ha imposto. E così una volta ho deciso di scrivere una mia storia in cui per la prima volta la trama-quella presa da un lavoro non mio-seguisse il mio percorso. Il tentativo mi è piaciuto, mi sono divertito a riscrivere quello che non mi piaceva così, poco tempo dopo, mi sono messo a disegnare una mappa. Disegnando immaginavo i luoghi, gli odori, i colori, i personaggi. Così, finito quello che era un brutto schizzo su un foglio a righe, mi sono messo a scrivere, senza la precisa intenzione di dare una forma a quello che facevo, solo per divertirmi. Il risultato

sono stati tre anni abbastanza improduttivi (ride) e settanta pagine di lavoro. Poi con un po' di metodo sono riuscito ad arrivare alla fine. Ogni fantasy che si rispetti è denso di nomi, sia toponimi che di persona, hai preferito inventarli o trarre ispirazione da qualcosa di già esistente? Per quanto riguarda i nomi non nascondo che i


cultori potrebbero trovare delle similitudini con qualcosa di già scritto, ma ho provato a essere il più possibile lontano dal già detto in tutti i sensi.

un'impressione, una sensazione a chi legge. Con il desiderio di fare qualcosa che piaccia a qualcun altro oltre che divertire me.

Nel libro l'intreccio è ricco e denso, personaggi e storie si affollano pagina dopo pagina, c'è nulla di autobiografico da notare tra le righe?

Il Signore degli Anelli di Tolkien è il punto di partenza per chiunque affronti questo genere, in qualunque modo decida di farlo, è stato centrale come modello oppure ne hai avuti altri più importanti nella tua formazione?

Qualunque cosa sia il prodotto del lavoro di una persona ne porta l'impronta, alcune in modo evidente, altre in modo un po' più nascosto. È innegabile che per scrivere si debba attingere a quello che si è visto, costruire un repertorio di espressioni, movimenti, parole, sguardi, luoghi, impressioni, idee e cercare di farlo restando nascosti dietro lo schermo della pagina senza farsi vedere troppo e mantenendo il risultato realistico e comprensibile. Almeno per come volevo apparisse quello che ho scritto. Il che non significa lasciarsi prendere la mano da sé stessi o eliminare del tutto la propria voce, ma cercare di dare una versione credibile di fatti inventati, e quindi una versione raccontata dall'opinione, "vissuta" dall'autore e "vivibile" dal lettore. Non ci dimentichiamo che tu sei uno studente del liceo classico, hai dei progetti per il futuro, quale corso vorresti dare ai tuoi studi? (sorride) Ho ancora un anno per decidere, comunque ho la (s)fortuna di essere interessato a molte cose contemporaneamente, sia in ambito umanistico che scientifico. E dato che anche al liceo l'impostazione che ho avuto è molto ampia, ora quasi non riesco a decidere cosa approfondire. Mi piacciono molto la filosofia e la storia dell'arte, ma sono anche appassionato di matematica e di recente ho conosciuto ambiti della biologia molto affascinanti. Sono ancora lontano da un progetto certo al cento per cento. Iritrean parte I: non si può fare a meno di chiedersi se continuerai a scrivere e se proseguirai questo progetto. La mia intenzione è di mantenere questa passione viva finché mi divertirà e avrò qualcosa da dire, ringrazio i miei editori per aver pubblicato il primo lavoro intero e spero di avere dei lettori che mi chiedano un seguito. Il mio obbiettivo quando scrivo è di comunicare qualcosa, di dare un'idea,

Al Signore degli Anelli devo il primo incontro con il fantasy. Quando vivevo a Roma mia madre mi portò al cinema che avevo quasi quattro anni per vedere la prima proiezione de La Compagnia dell'Anello. Ricordo pochissimo di quella prima volta che lo vidi, salvo il dolby surround che faceva un frastuono incredibile, specie nella prima fila, dove stavamo noi, le luci forti dello schermo enorme a quella distanza così ravvicinata e l'odore penetrante dei pop corn col burro fuso. Poi alcune scene come l'arrivo a Gran Burrone, lo scontro tra Gandalf e Saruman, le miniere di Moria. Ho visto e rivisto ciascuno dei tre film molte volte, sebbene un po' distanti dai libri. I miei principali modelli, gli inarrivabili cui aspirare in qualsiasi cosa faccia, sono ovviamente Paolini, lo stesso Tolkien e Licia Troisi, che per me sono i grandi maestri di genere. Nel libro sono presenti moltissime similitudini, alcune anche piuttosto estese, come si costruisce un paragone, quanto lavoro di rifinitura occorre per renderlo incisivo? In genere quando scrivo e voglio trasmettere una mia sensazione riguardo a un evento, a un'immagine, ricorro alla prima impressione, cercando di semplificare il più possibile il paragone, la piccola fotografia che mi serve a spiegare qualcosa di non evidente. Rileggo spesso e volentieri ma in modo frammentario, preferisco rileggere appena ho scritto, così ho più vivo nella mente il risultato che volevo ottenere e quello che effettivamente vedo scritto, a volte chiedendomi "ma che cavolo vuol dire?" (sorride). Bene. L'intervista è finita, al prossimo libro allora? Prometto che ci metterò molto impegno per scriverlo, e che sarò più veloce a finire le prime settanta pagine, stavolta.


A cura di Gloria Fedeli (fonte: “leonardo.it”)

In questo numero:

Oroscopo di Agosto

Ariete

Toro

Gemelli

Cancro

Leone

Vergine

Mese tempestoso, stancante in cui scarseggeranno le energie. La tua impulsività potrebbe portarti fuori rotta. Mercurio, uno dei pochi pianeti a sostenerti, ti suggerirà le mosse migliori per scansare ostacoli e avversari. Ne avrai tanti da superare e non sempre ne avrai la forza, specie se saran ostacoli d'amore. Riprenderai vigore a fine mese. L'estate proseguirà all'insegna della fortuna, dell'amore, dei piaceri che il destino ti offrirà sotto forma di benessere generale. Sarà un mese che felicemente unirà importanti influenze astrali con le forze personali di quasi tutti i nativi. Radiosa la sfera sentimentale nella seconda metà del mese, ideale per realizzare i tuoi progetti. Le tue già innate doti di persuasione e la dialettica creativa raggiungeranno livelli strepitosi. Per un osservatore esterno ascoltarti sarà come lasciasi stregare da un incantatore di serpenti. La quadratura di Venere (fino al 16) potrà relegare i sentimenti in secondo piano. Ma nella seconda metà di agosto ti rifarai alla grande. In amore vivrai momenti magici. I rapporti esistenti si consolideranno. Se per situazioni personali fosse necessaria una separazione avverrà in modo civile e senza strascichi psicologici. Single? Sarà uno dei momenti migliori per incontrare il partner giusto. Cuore, sensi e cervello viaggeranno di pari passo.Viaggi ben strutturati e riusciti. Socievolezza, loquacità e fascino. Relazioni sociali in primo piano. Ti muoverai con un po' di opportunismo, ma non sarà mai fuori luogo. In amore lascerai parlare il cuore, seguirai i consigli dell'istinto e in vacanza o sul posto di lavoro la tua love farà scintille. Possibilità di instaurare un rapporto importante per single e non. Nessun ostacolo per trascorrere agosto magnificamente. Più in forma e seducente che mai non avrai nessuna difficoltà a piegare gli altri ai tuoi progetti e desideri. Per la sfera sentimentale, qualunque sia il tuo stato civile, le previsioni non potranno che essere eccellenti. Fascino magnetico. Successo tra gli amici e nei viaggi. Approfittane!

Bilancia

Scorpione

Sagittario

Capricorno

Acquario

Pesci

Marte e Giove disturberanno parecchio, ma Mercurio e Venere ti aiuteranno a riportare in alto le tue quotazioni, specie in amore e nelle amicizie. Gentilezza, disponibilità, fascino e intelligenza e qualche sfogo violento. Bene le vacanze, ma molti Bilancia saranno alle prese con problemi di lavoro e preferiranno stare sul posto a risolverli. Stabile, corretto, pronto a inabissarti là dove l'esortazione all'avventura si farà più forte. Non ti mancherà la forza del gesto determinante e la giusta dose di orgoglio per portare avanti certe scelte. Cuore sereno. Fisico scattante, tonico. Calo di concentrazione tra l'8 e il 22. Eccellenti intese con tutti nella prima e ultima settimana. Dopo aver svolto i duri compiti professionali il successo sarà evidente o lo sarà a breve. La tua forte personalità, che non manca mai di angoli positivi e ottimistici, sarà al top. Brillerai in società, tra gli amici. In amore momenti molto intensi, ma anche rilassanti al punto giusto. Single? Non ti mancheranno gli appuntamenti. Vacanze ben riuscite. Mese ingarbugliato. Avrai tante situazioni contro e l'intelligenza per intuire che le cose non stanno andando per il verso giusto. Ti riprenderai a fine mese, periodo in cui potrai cogliere opportunità piacevoli, ma non esaltanti. Ti fiderai della logica e della strategia ma quando si tratterà di cogliere il momento favorevole ascolterai i consigli del tuo cuore. Dopo una prima parte all'insegna di possibili rancori inespressi e incomprensioni, dal 16 potrai ritornare a vivere dei bei momenti di tenerezza e complicità con il tuo amore di sempre. Il periodo che andrà dall'8 al 23 sarà da considerarsi off limits per incontri top secret. Occhi indiscreti saranno puntati su di te da ogni lato, con conseguenze immaginabili. Venere in opposizione fino al 16 ti renderà insofferente alla routine. Altre stelle ti doneranno uno spirito avventuroso. Sarà tempo di muoverti e di farlo sull'onda di piacevoli ed emozionanti novità. Dovrai solo imparare a credere in te stesso e a non tenere troppo sotto controllo l'immaginazione. Sì a un viaggio a metà mese.



Tuttorvieto Magazine - Luglio/Agosto 2013