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dal castello di Pratica alla fortezza di Nettuno


Secondo alcuni autori e studiosi una torre doveva aver preceduto la costruzione del castello, per opera dei Benedettini , al tempo di Gregorio VII (1073-1075), che circondarono l'intera rupe con robuste murate difensive. . Successivamente, forse sotto i Capranica, la torre venne inglobata nel castello.

L’ingresso del castello doveva avere un ponte levatoio, come si nota da una fessura sulla destra guardando la porta, attraverso la quale passava la catena che alzava o abbassava il ponte stesso. Sullo stipite del portone esisteva un bassorilievo in marmo che venne trafugato dalle truppe tedesche, nel corso dell’ultima guerra, prima di lasciare Pratica.

Un primo progetto di ristrutturazione fu di Antonio da Sangallo che era al servizio di Paolo III Farnese il quale, oltre al decadimento di tutto lo Stato Pontificio, era molto preoccupato delle continue incursioni dei pirati Turchi ed Algerini che potevano trasformarsi in una vera e propria invasione. Pensò quindi di allargare le difese di Roma, già in parte garantite dalle mura aureliane e dalla fortificazione della città Leonina, fortificando i centri litoranei che più frequentemente erano meta delle imprese piratesche. Per questa sua idea Paolo III consultò diversi architetti fra i quali Michelangelo, ma la scelta cadde sul progetto presentato dal Sangallo, tenuto conto della sua esperienza quale architetto militare nei restauri in Roma dopo l'invasione di Carlo V (con il sacco di Roma) e per la realizzazione del mausoleo dove trovò sepoltura il precedente pontefice Clemente VII. Con il breve pontificio del 14 gennaio 1538 relativo alla fortificazione di Roma, iniziarono gli studi del Sangallo che nel suo progetto comprese anche i territori di Pratica e di Ardea. Ma vedremo in seguito che dei due solo per Ardea il progetto si materializzò con l'aggiunta di un bastione alle già esistenti mura ben fortificate. . Pratica era in quel periodo di proprietà dei Massimi, e Luca de Massimi venne a far parte di


quel gruppo di nobili che Paolo III Farnese incaricò per gli acquisti dei materiali occorrenti per terminare i lavori del palazzo Farnese a Roma e a Caprarola, lavori che erano stati affidati . ad Antonio da Sangallo. Dai continui contatti che Luca aveva con il Sangallo, e dalle pressioni che riceveva dal Papa, scaturì l'idea di far restaurare il castello di Pratica e chiese quindi all'architetto di mettere in atto il progetto che già faceva parte dei suoi studi sulla fortificazione del litorale romano. La funzione di Pratica nel progetto del Sangallo era quello di dare un supporto militare alla complessa difesa litoranea costituita principalmente dalle numerose Torri di avvistamento che, in caso di invasioni, potevano comunicare con la cittadella militare di Pratica per ottenere un rapido intervento a protezione dei territori. Si voleva pertanto, con Pratica, costituire un presidio militare fra quelli di Ostia e Nettuno, provvedendo nel frattempo a salvaguardare . quella via di accesso a Roma costituito dalla Laurentina. Dalla teoria si passò alla pratica e per effettuare tutti i rilevamenti topografici venne inviato Giovan Battista da Sangallo, fratello di Antonio, che essendo anch'esso architetto e topografo, . misurò e riportò su carta tutti gli edifici e le mura di cinta del borgo. Sullo stesso foglio, il Sangallo completò il progetto che aveva le seguenti caratteristiche: Come prima cosa vennero presi in considerazione i venti dominanti, che vennero riportati al centro del disegno in un cerchio attraversato da una linea principale rappresentante il Nord ed intersecato da altre che rappresentavano i diversi punti cardinali. . Tutta la collina doveva essere circondata da nuove mura bastionate che si estendevano oltre le precedenti fortificazioni (lato Nord-Ovest) moltiplicando in tal modo lo spazio dell'intero presidio. Nella parte centrale del disegno sono rappresentati gli alloggiamenti per gli ufficiali superiori e per il comandante del presidio che necessariamente doveva trovarsi di fronte alla parte ancor più fortificata e già esistente contenente la torre. La facciata dell'edificio centrale era formata da un elegante porticato che introduceva ad un ampio scalone centrale che si divideva sulla sommità in due rampe gemelle che conducevano al piano superiore alloggio del comandante. Alle spalle di questo edificio un secondo fabbricato diviso in 4 alloggiamenti che erano riservati agli ufficiali. Sulla sinistra parallelamente a questo primo complesso, una seconda aggregazione di edifici conteneva altri 12 alloggiamenti riservati alle milizie con sottostanti stalle per i cavalli. Sulla destra e alle spalle degli edifici appena descritti, appaiono i perimetri di altri otto complessi che probabilmente dovevano avere le stesse caratteristiche dei precedenti per cui la cittadella fortificata poteva contenere un totale di circa 60 alloggiamenti. Purtroppo questo ingegnoso progetto non fu mai iniziato, a causa dell'elevato costo che i Massimi non potevano sostenere e che il Papa, preso dalle spese per la difesa di Roma, non poteva di certo anticipare. Solo più tardi, verso il 1675, Carlo Rainaldi, architetto di casa Borghese, effettuò un sostanziale restauro, rafforzando con muri e terrapieni i lati di levante e mezzogiorno, inglobò la vecchia torre dei Benedettini nel corpo del palazzo, consolidandola e restaurandone gli archi delle finestre e il cornicione; decorò alcune sale, inserì un fabbricato sulla porta d’ingresso. Al centro del palazzo si ergeva una nuova torre, costruita in laterizio, ed era di un sol blocco dal piano terra fino a 7 metri di altezza. Da quel punto partiva il vero corpo della torre, quadrangolare,che si innalzava fino a 40 metri. Sul culmine la così detta piazza d’armi, che era coronata da merli guelfi.


Internamente era suddivisa in cinque piani: . al primo si accedeva dal bastione e una scaletta mobile permetteva l’accesso, attraverso una botola praticata sulla volta, al secondo piano. In questo modo gli assediati potevano ritirare la scala, chiudere la botola e rimanere isolati dagli assalti del nemico che si fosse eventualmente . introdotto fino a quel punto. Al terzo piano erano praticate delle feritoie che si ripetevano anche su quelli successivi fino a raggiungere la terrazza o piazza d’armi, dove la guarnigione operava contro il nemico. Il castello, a forma di pentagono irregolare, gira attorno alla torre ad una altezza pari alla metà della torre stessa. Nel corso dell'ultima guerra, durante la ritirata delle truppe tedesche, anche la torre del castello venne fatta saltare come avvenne per la torre del Vajanico e la torre serbatoio di Pomezia.

Pratica nella carta dell'Ameti Il Borgo nel catasto Gregoriano

Pratica nel catasto Alessandrino


Il Guglielmotti cosĂŹ descrive Ardea: (P.A.Guglielmotti - ... fortificazioni.... pag. 479)

.... a circa 5 miglia (dalla torre di San Lorenzo), spiccano eminenti da una collina le mura di Ardea....L'antica capitale dei Rutuli, giĂ reggia di Turno, e poi nobilissimo municipio dei Romani, adesso ( siamo nel 1870 circa) oscura ed insalubre borgata, conserva ancora sopra un poggetto tra gli alberi, qualche parte dell'antico vallo, simile all'aggere romano di Servio, dove resta ancora visibile l'imbasamento di una torre pentagona col saliente alla campagna, due fianchi di metri sette, e due facce di sei, che merita essere ricordata tra le raritĂ ... . Il palazzo baronale bastionato alla moderna non molto lungi dal mare, poteva benissimo nel cinquecento concorrere alle difese della spiaggia contro sbarchi e minute infestazioni di pirati: e molto piĂš poteva dar calore alle difese della torre a san Lorenzo.

Ardea nelle mappe del catasto alessandrino


Nel 1420 il papa Martino V assegnò Ardea a Giordano Colonna, e durante tale secolo i Colonna costruirono sulla rocca, al posto della “Torre di Ardia” il palazzo fortezza che oggi è quasi del tutto distrutto. Come tutti i palazzi-fortezze aveva nel bel mezzo una torretta merlata che dominava tutta la vallata antistante fino al mare. Nel 1501 Alessandro VI assegnò Ardea a Rodrigo Borgia, ma nel 1503, Ardea tornò ai Colonna. Nel1509, Ambrosina di Piero Astalli, vedova di Gio. Andrea Colonna, donò il feudo di Ardea al cardinale Giuliano Cesarini e ai suoi fratelli e Giangiorgio Cesarini ereditario della famiglia, sposò Maria Sforza. Nel 1564 Marcantonio Colonna per soddisfare i creditori, vendette Ardea e Civita Lavinia a Giuliano Cesarini per la somma di 105.000 scudi, con i quali costituì la dote delle sorelle Vittoria, Girolama e Agnese. A seguito di un breve di Pio V del 22 gennaio del 1568, in cui il papa di nuovo insisteva per l'ampliamento del sistema difensivo costiero, i Caffarelli, realizzarono la torre di San Lorenzo su disegno di Michelangelo Buonarroti. Antonio il giovane da Sangallo, nella galleria di Firenze ha lasciato i disegni dei baluardi intorno alla torre rotonda del predetto palazzo (Vasari ediz. Le Monnier - Commentario alla vita di Antonio da Sangallo " Ardea ") .

Foto Thomas AHSBY- 1894


S. LORENZO [NYBBY pag 269]

" Tenimento dell'Agro Romano di circa 705 rubbia di terra, il quale confina colla spiaggia del mare, col territorio di s. Appetito, Gogna, Focignano, e Solfarata. . Esso è distante circa 27 miglia da Roma, e vi si va direttamente per la strada di Ardea, dalla qual terra è lontano circa 4 miglia. . Il casale ed il procoio di questa tenuta meritano di essere particolarmente notati, e sopratutto il procoio, il quale può dare agli stranieri una idea più giusta de' costumi pastorizii della campagna di Roma, sovente così travisati dagli scioli (saputelli -termine non comune) che trascinano nelle loro false opinioni gli stranieri, che non volendo le van propagando. . Alcuni avanzi di opera mista che si osservano sotto il casale attestano l'esistenza di qualche fabbrica in questo punto, lungo la via severiana e probabilmente di una stazione costrutta nel seco. lo IV. Poco più oltre si traversa un rivo, e quindi a destra si vede il granaio del tenimento fondato ancora esso sopra ruderi di opera mista, ed in parte di opera saracinesca. Di là da esso è la chiesa ad onore di s.Lorenzo che dà nome al tenimento ed a tutta la contrada, e fu causa ne' tempi passati del gravissimo errore prodotto dalla somiglianza del nome, che fece credere in questo punto il sito di Laurento, il quale era almeno undici miglia più verso Roma, a Capocotta siccome fu notato nell'articolo LAVRENTVM. Questa chiesa che è moderna ricorda quella che l'anno 1074 era in questo luogo ed apparteneva ai monaci di s. Paolo per metà, siccome ricavasi dalla bolla di Gregorio VII. riferita dal Margarini: et iuxta mare medietatem ecclesiae s. Laurentii positam in territorio ardeatino. Di là da questa chiesa è una imponente torre littorale dello stesso nome costrutta dopo la metà del secolo XVI. sui disegni del Buonarroti per testimonianza dell'Eschinardi. Il tenimento di s. Lorenzo nel secolo XVII. apparteneva in parte ai Caffarelli, in parte ai Bartoli: nel secolo XVIII. divenne proprietà dei Di Pietro, ed oggi appartiene ai Pallavicini di Genova che in questi ultimi anni l'hanno acquistato dai Di Pietro ". Nel 1566 21 giugno, fu stipulata una concordia tra Marcantonio suddetto e Ascanio Caffarelli, nella quale a costui viene ceduto il tenimento di Tor S Lorenzo, gia degli Annibaldi e poi dei Colonna . [TMS p.455] (not. Cesare Colonna, Acol. Istr.94, 6 stampato) Nel 1576 (7 feb.), fu fatta divisione della tenuta tra Fabio Santacroce con Giulia sua sorella e Prospero Caffarelli . (Istr. Caffarelli in AST., v. II, 318) Nel 1632 Agostino Cicuzza prendeva in affitto la caccia delle palombe eleggendo il domicilio nella osteria del Cavalletto a piazza Giudia . (carte Caffarelli presso il Duca) Nel 1650 il cav. Baldassare e il duca Gaspare Caffarelli dichiararono che la strada del ponte dell'Incastro conducente a Tor S. Lorenzo, è pubblica e di dogana. Nel 1750 il detto Baldassare e suo fratello Michelangelo venderono le tenute di Tor S. Lorenzo e Castagnola al capitano Pietro Bartoti. (Not. Maccari, lstr. C., 1750, f. 552)


Nel 1576 (7 feb.), fu fatta divisione della tenuta tra Fabio Santacroce con Giulia sua sorella e Prospero Caffarelli . (Istr. Caffarelli in AST., v. II, 318) Nel 1632 Agostino Cicuzza prendeva in affitto la caccia delle palombe eleggendo il domicilio nella osteria del Cavalletto a piazza Giudia . (carte Caffarelli presso il Duca) Nel 1650 il cav. Baldassare e il duca Gaspare Caffarelli dichiararono che la strada del ponte dell'Incastro conducente a Tor S. Lorenzo, è pubblica e di dogana. Nel 1750 il detto Baldassare e suo fratello Michelangelo venderono le tenute di Tor S. Lorenzo e Castagnola al capitano Pietro Bartoti. (Not. Maccari, lstr. C., 1750, f. 552)

LA POMPOSA [Tomassetti p.455] Furono i Caffarelli che edificarono la bellissima torre, di cui dà una esatta descrizione il GUGLIELMOTTI che ne riporta anche la epigrafe, ora scomparsa e sostituita da una moderna della Casa Torlonia (oggi è una tenuta di 1786 ettari di D. Maria Torlonia in Cesarini). . Mette il conto di riferire il testo di questa lapide dei Caffarelli, che diceva: . EX . AVTORITATE . PII . V . PONT . MAX . ASCANIVS . ET . PROSPER . CAFFARELLI IOANNIS . PETRI . FILII TVRRIM . HANC . IN . AVITO . AGRO . LAVRENTINO ORAE . MARITIMAE . LATII CONTRA . PIRATAS . PROPVGNACVLVM DE . SVO . FECERUNT . MVNIVERVNTQ . AN . MDLXX

Per autorità di Pio V pontefice massimo, Ascanio e Prospero Caffarelli, figliuoli di Giampietro, nelle avite campagne laurentine sulla marittima spiaggia del Lazio a guardia contro i pirati a loro spese fabbricarono questa torre e l'armarono l’anno 1570

Nel liber instrum. Cameralium (in AV., arm. LVIII, t. 39, fol. 303) si legge che Ascanio e Prospero di Ciampietro Caffarelli ottennero un tratto di spiaggia dalla Camera Ap. per costruirvi una torre nel . 1568. Nel motuproprio del 22 gennaio 1568 di Pio V a favore dei suddetti, riportato dal cit. GUGLIELMOTTI , non si parla di questa concessione di spiaggia, bensì di privilegi ed altri compensi. Ecco il documento (P.A.Guglielmotti - ... fortificazioni ... pag. 472) : Pio pp. V Motu proprio, sub die 22 januarii, MDLXVIII Avendo noi grandissimo desiderio di fabbricare alcune torri o propugnacoli vicino o almeno non lungi dal nostro lido ardeatino, e di mettervi armi e soldati per guardia della nostra spiaggia latina, presso alla città di Roma, e verso Ardea e Nettuno, al fine di impedire che gli infedeli, e gli altri nemici della romana Chiesa, i ladroni e i pirati non facciano danni: e perchè da una parte le nostre rendite non bastano a tutto quello che ci incombe, e dall'altra ci si presentano i fratelli Ascanioe Prospero Caffarelli, diletti figli e nobili romani, offrendosi pronti a costruire una torre sul lido del mare, ed a fare altre cose utili in una delle loro tenute nel territorio di Ardea, volgarmente chiamato santa Lorenza, e però essendosi essi accordati col nostro tesoriere generale e figlio diletto Bartolomeo Bussotti sopra certi capitoli; cioè gli stessi fratelli Ascanio e Prospero da una parte, e dall'altra esso Bartolomeo tesoriere, a nome nostro e per Noi premettendo l'approvazione, ne è venuto il seguente concerto o trattato coi capitoli seguenti scritti come appresso in linguaggio volgare di questo tenore:


Volendo la Santità di Nostro Signore Papa Pio V fare qualche provisione di alcune guardie dietro alle marine del Latio di Roma per ostare alli corsari che non siano così sicuri al smontare in terra et fare dietro alle marine del Latio bottini d'anime, di carne et d'altre cose; et levarli questa occasione per la quale più frequentano questo mare; et non si possendo mettere et tenere quelle guardie se non si fanno dietro alle dette marine fra un luogo e l'altro alcune torri et propugnacoli, nelle quali le dette guardie si possano sicuramente tenere; et il voler fare queste torri di quello della Camera saria dispendioso et si edificariano in fondi di Privati. Per questo Sua Santità con maturo consiglio ha deliberato di far fare queste torri dietro le marine ad alcuni privati, et fra gli altri alli nobili uomini et Sig.ri Ascanio, et Prospero Caffarelli figlioli del quondam Sig. Giampietro Caffarello, in la Tenuta di Santa Lorenza del Tenimento d'Ardea con la quale per commissione et ordine di Sua Santità monsignor Bartolommeo Bussotto, tesoriere generale di Sua Santità, a nome di sua Beatitudine, per la quale sua Signoria promette che ratificherà, li presenti capitoli per un suo Moto proprio, da una parte, et li signori Caffarelli dall'altra, sono convenuti e vengono nelle infrascritte reciproche conventioni et capitulationi: . cioè in primis che detti signori Caffarelli accettano il peso che Sua Santità l'impone di fare in la detta Tenuta di santa Lorenza a canto alla marina dove li sarà designato et ordinato per mandato della Camera Apostolica, una torre quadrata in quattro faccie, larga per faccia palmi 40 et di altezza di canne nove, ben fondata et fabbricata, et quella applicare all'uso et servitio de la Camera per le dette guardie in perpetuo, et fare questa fabrica in mesi otto, cioè di due invernate, cominciando da hoggi; et questo si è perchè una invernata va a fondare il paese arenoso, et l'altra invernata in tirarla su a perfettione; e questo per causa che l'estate non si può lavorare, si per il mal aere, come per timore de li turchi. Et viceversa detto monsignor Tesoriere promette che Sua Santità concederà per ajutare la fabbrica la tratta libera e franca di mille rubbia di grano per terra o per mare; cioè adesso per rubbia cinquecento, et per l'altre rubbia cinquecento quando la detta torre sarà fondata e situata sopra terra a mezzo tratto; et inoltre pagargli dieci scudi il mese ogni volta che la torre sarà finita et messa in guardia per tre uomini; quando essi signori Caffarelli ve li tengano per guardia di detta torre; et darli l'artiglieria e munitioni necessarie; o vero se piacerà alla reverenda Camera Apostolica, habbia la cura lei di detta provvisione di scudi dieci il mese. Et in più, perchè le macchie che sono in questi luoghi sono lacciuoli che invitano i corsari et ladroni a venire più animosamente a fare delle prede in questo Latio, per questo sua Beatitudine ha deliberato di fare smacchiare et schiocare dette tenute e loro selve et macerie; et perchè non è expediente fare questi tagli a spese della reverenda Camera apostolica, sebbene fosse il beneficio della sicurezza di questi paesi tanto in terra quanto in mare, però sus Santità si contenta che li detti signori Caffarelli facciano loro tagliare, et smacchiare, et schioccare dette selve o poste; et per invitarli a questo sua Beatitudine li da et concede in ricompensa di quello alli detti Sig.ri Caffarelli et loro heredi et successori in perpetua licenza di potere estrarre per mare et per terra per qualsivoglia banda et transito della detta tenuta tutto, grano, biade et legumi, che loro et loro heredi et successori predetti riccoglieranno delli terreni di detta tenuta, che in vista della presente capitulazione taglieranno, smacchieranno, schioccheranno, in questo senza peso di nessuna gabella o tratta, imposta o da imporsi, le quali se gli rimettono per questa causa onerosa, perché


detti signori Caffarelli non avrebbero altrimenti fatto impresa di tagliare smacchiare et schioccare dette selve; riservando però che quando per mala annata o per guerra o per altro bisogno il Papa o la Camera se ne valesse per bisogno del corpo di Roma, che in quel caso li detti signori Caffarelli non lo possino estrarre, ma condurlo a Roma per beneficio della città: con questo però che la detta Camera sia tenuta restituire ad essi signori Caffarelli l'anno seguente che lei non havesse bisogno pel corpo di Roma, come di sopra, tanta tratta quanto importerà il grano et l'altro che havessero condotto in Roma per beneficio della città, dia la tratta per altri grani, biade e legumi che si raccoglieranno nelle altre loro tenute del loro territorio d'Ardea. Adesso avendo noi letto i predetti capitali, e consideratili con attenzione e diligenza, persuasi chiaramente della utilità e del massimo beneficio ridondante da essi alla guardia delle marine, e volendo in perpetuo rendere sicuri e tranquilli i predetti fratelli Ascanio e Prospero ed i loro eredi e successori intorno alle concessioni dei capitoli, che a loro dallo stesso Bartolomeo tesoriere furono promesse di parola, e non ancora sottoscritte dalle due parti, per simile Moto proprio ....... di certa scienza in perpetuo approviamo i detti capitoli, e le cose in essi contenute confermiamo, e loro aggiungiamo la fermezza di perpetua stabilità proveniente dal consenso nostro e della apostolica Sede; di più vogliamo che siano suppliti tutti i difetti di diritto e di fatto, se mai ce ne fossero; e che i detti Ascanio e Prospero, e il tesoriere Bartolommeo in nome nostro e in nostra vece, sottoscrivano i detti capitoli, e ne lascino un esemplare presso alcun notaro della detta Camera, e roghino l'istrumento sopra tutte le cose contenute negli stessi capitoli da essere osservate e adempite in perpetuo con solenne promessa, e obbligando Noi e l'istessa Camera, i beni nostri e di lei coll'ipoteca con tutte le cautele necessarie et opportune, e facciano pubblicare l'istrumento: imperciocchè fin da ora tutte le cose in esso contenute abbiano per ferme ed accette, e vogliam che in perpetuo siano osservate e inviolabilmente mantenute. Comandiamo che così da qualunque giudice.... Tolta via ..... Ed irrito .... Quel che sia in contrario .... vogliamo, deliberiamo, e così diciamo essere immutabilmente la nostra mente e volontà: così dichiariamo, così in parola di Romano Pontefice attestiamo. Non ostante qualunque costituzione e ordinazione apostolica, o statuti, riformazioni o decreti della Camera, e qual altra si voglia cosa in contrario. Vogliamo altresì che la sola sottoscrizione nostra delle presenti lettere per le consuete parole: Piace, di motu proprio: basti e faccia fede in giudizio e fuori, non ostante qualunque regola contraria. Placet, Motu proprio Datum Romae apud Sanctum Petrum, undecimo Kal. februarii, anno tertio. Die vigesima sexta mensis januarii 1568, admissa et registrata ex decreto Camerae. Collat. et concordat. Hier. de Tarano

Con fogli a parte vennero indicate le caratteristiche costruttive che i Caffarelli dovevano rispettare come di seguito indicato : (Patti per la torre di S.Lorenzo - MSS presso Guglielmotti - Carta e caratteri del XVI sec. - Dono dell'Abate Pasquale Adinolfi. ( .. fortificazioni... Pag.445)


La torre... deve essere quadra. Lunga per ogni quadro 45 palmi; alta sopra il livello della platea, palmi 91; con tre volte dentro. Sopra nell'alto le sue cannoniere, e piombatoi per tutto. Grosso il muro fino al cordone palmi 15; il quale cordone deve essere di travertino; et alto so. pra la soglia palmi 25. De lì in su, fino alla sommità, lungo palmi 10, con la sua scala allumaca de palmi 4 e mezzo larga nel luogo; come particolarmente li sarà designato dalli deputati di sua Santità et archi. tetto. Devono pagare le spese del fabbricarla gli stessi Caffarelli, per essere il territorio suo. Deve contribuire Gianfilippo de Serlupis per la tenuta che tiene presso al Castro. Da questo documento possiamo ricavare le misure esatte della torre originaria, tenuto conto che questa torre, in epoche successive, ha subito qualche modifica nel corso di restauri: (Misure di canna e palmo romano ridotte a metri)

Altezza della torre p. 91 = m. 20,320 Larghezza d'ogni lato p. 45 = m. 10,050 Spessore del muro al cordone p. 15 = m. 3,350 Altezza del cordone p. 25 = m. 5,580 Spessore del muro superiore p. 10 = m. 2,234 Diametro scala interna p. 4½ = m. 1,000 Diboccamento lungo il mare c. 200 = m. 446,800 It. dentro terra c. 600 = m. 1340,52 Secondo l'Eschiardi la torre venne fatta su disegno di Michelangelo Buonarroti, ma di questo non abbiamo prova certa.


Rimangono di Tor San Lorenzo alcuni disegni del Meluzzi (1850 circa ) che vediamo di lato e sotto.

Foto Thomas AHSBY- 1910

Oltre al piano ricavato sotto l'ingresso principale (scarpa ), s'innalzano altri 3 piani. Sul lato destro (posizione nord-est) della torre stessa figura solo una finestra per piano, mentre sul lato sinistro (lato sud-est) le finestre per . piano sono tre. I piani sono comunicanti fra loro per mezzo di una scala a chiocciola, che termina sul terrazzo o piazza d'arme. L'ingresso, posto sopra la cordonatura della scarpa, era accessibile mediante una lunga rampa gradinata, che si collegava con la porta d'ingresso mediante un ponticello levatoio.


ISPEZIONI, ARMAMENTI E TORRIERI Lungo tutto il litorale periodicamente venivano effettuate delle visite di controllo per conoscere lo stato di efficienza delle torri per poter stimare il grado di difesa che potevano produrre. Il Capitano Giulio Cesare Grillo (G.C. Grillo Relazione sulle fortificazioni litoranee dello Stato Ecclesiastico), nel suo resoconto delle visite effettuate nel 1617-1620 così ci informa della torre: ..... questa torre di S.Lorenzo, altrimenti detta dai corsari la Pomposa per essere la più bella torre che sia in tutta la spiaggia, non solo bella de architettura ma comoda de habbitazione, è delli Sig.ri Caffarelli, posta in spiaggia assai pericolosa chè li corsari possono far del male assai, e guardata dal suo custode con un soldato admovibile da essi Signori Caffarelli. La Camera li paga per detto custode e soldato scudi dieci il mese ..... Nel 1631 responsabili della torre erano Curzio e Gaspare Caffarelli. Nel 1634 oltre al torriere stazionava il Caporale Carlo Constabile. Successivamente, nel 1635 (14 maggio), il Comandante della Rocca di Nettuno, Agapito Petitto, nel corso di una ispezione così relazionava: ..... la torre di San Lorenzo, quale la guarda Carlo Constabile, vi ho trovato le arme tutte pronte e ben tenute come moschetti, fiasche, polvere, palle di moschetti, miccio et palle di arteglieria et sopra detta torre ci sono tre pezzi, una colobrina di 24 libre di palla, un altro pezzo di 13 libre di palla, et un sagretto di tre in quattro libre di palla. Mi resta solo da dar un recordo a V.S.Ill.ma che se li detti pezzi fossero coperti di un tavolato per rispetto dell'acqua, conserverebbero più longo tempo le casse dell'arteglieria chè lasciandole stare così scoperte patiscono assai et volendole sparare potriano le dette casse rompersi per esser il legname mezzo marcio dalla pioggia.

1641 - 3 aprile. Un vascello corsaro francese assalì, di fronte a Tor S.Lorenzo, due navi da carico provenienti da Sorrento. La torre non poté impedire che venissero depredate le mercanzie, riuscì però, con una serie di cannonate, a mettere in fuga i pirati salvando così gli equipaggi. 1687 - Una guarnigione di stanza presso la Tor S.Lorenzo cattura 70 pirati la cui nave si era arenata a riva per il mare in tempesta.


1691 ispezione di Giuseppe Miselli detto Burattino

San Lorenzo Gionto nella torre san Lorenzo del Rev. Duca Caffarelli ho trovato Marcaurelio Scaccheglino torriero con totolo di Cap. Tenente di S.E.; e pagato dal medesimo con provvisione di scudi 10 il mese, e Francesco Fantini suo soldato: Questa torre è situata distante dall'acqua marina 140 passi in circa e per entrarvi si deve passare per un Ponte Levatore ben condizionato. Vi sono dentro diverse buone camere, e particolarmente dalla banda di ponente due ottime per dormire, et un'altra da scirocco; Nell'estremità della torre la Piazza d'armi ben all'ordine, guarnita delle qui sottoscritte armi, monizioni et altro necessario alla sua difesa di che il detto Torriero promette tenere, e rendere conto, et in fede ha sottoscritto il presente foglio di sua mano questo dì 26 giugno 1691.

Armi, e Monitioni n quarto cannone da lb. 19 con arma di Pier Luigi Farnese un falcone da lb. 9 con'arma simile un' smiriglio da lb. 1 con arma di Giulio Monte Spingarde grosse a' draga num. 2 spingarde a cavalletto num 5 mortaletti di metallo num. 3 mortaletti di ferro num. 2 moschetti num. 8 cucchiare e garagolli per le palle Palle di ferro da lb 19 num 26 palle di ferro da lib 9 num 16 palle di ferro da lib 1 num 25 Palle da moschetto num 200 Palle da spingarda num 60 Polvere barrili num 4 e sua Campanella di Metallo - tutto della Rev. Camera

Bisogna In questa torre di san Lorenzo vi sono li seguenti Bisogni cioè po Bacchette con suoi Battipalle, Forcine per detti Moschetti num 8 o 2 Casse e Ruote allo smeriglio da lb 1 Marcaurelio Scaccheglino


Nel 1705 la torre fu ispezionata dal Capitano Leonardo Forlini che scrisse nel suo rapporto: .... si è trovato un quarto cannone da 15 con armi di Luigi Farnese , un sagro quadro da 8 ...., un smeriglio di lib. 1 con arme di Giulio III, un smeriglio di ferro d'once 8. Tre mortaletti di bronzo, cinque spingarde, otto moschetti. Bandoliere n.6, tre cucchiare, et una piccola. Tre battipalle, tre cacciapeli. Un cacciapelo di ferro per la spingarda. Palle per il quarto cannone da 15, n.49. Palle per il sagro, n. 29. Palle per lo smeriglio n. 44. Palle per lo smeriglietto di ferro n. 250. Palle per le spingarde n. 145. Palle da moschetto n. 215. Polvere lib. 380. Miccio mazzi 10, una campanella di metallo e tutte queste cose sono in consegna del torriere chiamato Domenico Melchiorri, con patente dell'Ill.mo Sig. D. Pietro Caffarelli, provisionato di scudi 10 il mese, con obligo di mantenere un soldato chiamato Carlo Varese.... Nel 1790 circa stazionava nella torre un drappello di 6 uomini sotto il comando di Vincenzo Saba. L'Armamento era cosÏ composto: 1 cannone da 15, 15 palle, 15 casse di mitraglia e 70 di polvere; 1 cannone da 1 con 15 palle, 15 casse di mitraglia e 70 di polvere. 1800 - 22 marzo. In una nota di lavori ordinati al falegname Filippo Amiraglia cosÏ si legge: Torre S. Lorenzo Al cannone di llb. 5 si debbono fare le due ruote nuove rimettervi li ferramenti vecchi da rifarvicisi Occorre un tavolino delle solite misure per il Corpo di Guardia Per li letti delli soldati vi vogliono tre tavole Ad una delle finestre fare il telaro nuovo con n. 4 Sportelli foderati di tavola con telaietti e vetri


E.Martinori - Lazio Turrito - 1929


Nel corso dell’ultima guerra, prima dello sbarco delle truppe alleate ad Anzio, tutta la costa fu oggetto di un continuo cannoneggiamento proveniente dalle navi in procinto di sbarcare e la torre, come la vicina torre della Moletta, nell’entroterra, che vedremo di seguito, fu colpita e in parte danneggiata.

La torre come si presenta oggi, completamente restaurata


Torre della Moletta

Era una delle antiche torri vedette della via Severiana nel tratto Ardea - Tor S. Lorenzo. Era a protezione della mola ad acqua per macinare le granaglie e dal forno poco distante. Il fosso che passava ai piedi della struttura veniva chiamato "fosso di Fusignano" perchè proveniente dalla tenuta di Fossignano, successivamente prese il nome di "Fosso della . Moletta". Distava dal mare circa 2 chilometri e 4 da Ardea ed aveva alle spalle la pineta delle . Salzare. Nel corso dell'ultima guerra, prima dello sbarco di Anzio, un forte cannoneggiamento investÏ tutta la zona al fine di colpire le truppe tedesche che si celavano sotto la fitta . pineta. Anche la torre venne colpita e ridotta ad un cumulo di pietre che nel dopoguerra vennero utilizzate per nuove costruzioni.


Catasto Alessandrino

Augusto Iandolo


La torre prende il nome ( delle Caldane o torre del Solfo) da alcuni laghetti di acque solfuree calde e fumanti che per mezzo di un acquedotto, alimentavano le Terme Imperiali di Anzio. Marcantonio Colonna, proprietario di queste terre, aveva costruito una raffineria dello zolfo ricavato dagli stessi laghetti. G.Tomassetti - La campagna Romana - Vol.2° - pag 332

E.Martinori - Lazio Turrito parte I - pag.102 Il 10 Agosto 1565 Pio IV con la Litterae in forma brevis domino M. Ant. Columnae pro constructione turrium in littore maris, ordinava la ricostruzione di questa torre, che probabilmente già esisteva ma in completa rovina. A questa ed alle altre torri in territorio Colonnese, Pio IV assegnò le artiglierie, le munizioni e 100 scudi al mese . per lo stipendio dei soldati. La torre di forma cilindrica non era molto alta, ed era costituita da un piano raggiungibile con una scala esterna, sul quale era posta la piazza d’armi con un casotto per il . riparo delle armi e munizioni.

Una bolla del Papa Pio V° autorizzava, a partire dall’aprile 1569, i Principi Colonna, che ne erano i proprietari, a sfruttare il giacimento solfifero fino al 1594, quando lo vendettero alla Camera Apostolica per 400.000 scudi che, a sua volta, l'affittò per circa 14 - 15.000 scudi (Mantero, 1995). 1626 - maggio. Da Tor Caldara vengono avvistati sei vascelli di pirati, ma le artiglierie della torre, a cui si aggiunsero quelle di Tor S.Lorenzo richiamate dai colpi, riescono a mettere in fuga le navi dei predoni.


1691 - Dal manoscritto di Giuseppe Miselli detto Burattino, la torre viene così descritta: Gionto alla torre delle Caldare della R.C. vi ho trovato Andrea della Corte torriero provvisionato di (scudi) 8 il mese con patente di Mons. Imperiale, e Giuseppe Signori suo soldato: Questa torre è situata vicino all’acqua Marina in luogo di pessim’aria dove è la miniera del solfo di Nettunno molto abbondante; Tiene sua porta da mezzogiorno con scala di legno p salirvi malissimamente ridotta, et è guarnita dalle quì sottoscritte armi monitioni, et altre cose necessarie alla sua difesa consegnate al detto Torr ro che promette tenerne, e renderne conto in fede di che ha sottoscritto il pr.nte foglio di sua p.pria mano questo di 26 giugno 1691 Armi e monitioni Un falcone da lb. 6 con arma d’Urbano 8o Spingard’ a cavalletto num: 1 Moschetti num: 4 Moschetti di metallo num: 2 Cucchiara e garagollo p il Pezzo Palle di ferro da lb 6 num: 40 Palle da spingarda num: 49 Palle da moschetto num: 100 Polvere Barrili num: 1:1/2 Bisogni In questa Torre delle Caldare vi sono li seguenti bisogni cioè: o p La Cassa alla spingarda 2 Rifare la porta nova in Santa Barbara e rivederle il tetto 3 Rimettere li grani alli due moschetti di metallo 4 rimettere un Calcano nella porta della Piazza d’armi 5 Un altro Calcano nella porta del Corridore con un peperino impiombato, acciò sostenga 6 L’asta della cucchiara e garagollo con suo stivatore 7 La cataratta e la scala della Cortina 8 La scala principale p salire alla Torre 9 Si deve provedere che il Torriero habbia l’intiera paga che gli dà la R.C. perchè gli viene minuita dal ministro senza ragg ne Andrea della Corte mano propria

Carta del Cingolani


1800 - 22 marzo. In una nota di lavori ordinati al falegname Filippo Amiraglia cosĂŹ si legge: Per li due cannoni fare n 4 letti a 8 zeppe, e a 8 cugni, a 4 mancelle e a due mancelloni Per li spingardi si faranno due cavalletti nuovi Al tavolino del Corpo di Guardia farvi il tiratore, che manca

Torre della Solferata ( Tor Caldara) veduta da terra e da torre d'Anzio (Montenovesi Ottorino La difesa del litorale romano .... - giugno 1939)


Nel 1813 la flottiglia inglese che manteneva il blocco delle spiagge pontificie e che distrusse le torri di Anzio, mise a tacere anche questa torre. Rimangono alcuni disegni del Meluzzi (1850 circa ) :

Con legge regionale del 26 agosto 1988 n° 50 tor Caldara è inclusa nell'area di 44 ettari facente parte della Riserva naturale regionale Tor Caldara.

mappa del 1714 di Sebastiano Cipriani


Da non confondere con la torre Santa Anastasia posta a sud di Terracina.

Giuseppe Tomassetti - La campagna romana vol. 2° - pag. 303/304 « Giovedì, il aprile 1839. ....... Giunti alle cave di pozzolana, volgiamo a destra, ed attraversando un gran campo di cioccati, cioè selva tagliata, nuotando quasi in un mare d'ingratissima felce, giungiamo alla torre di Sant'Anastasio. . Questa la più interna delle torri littoranee della nostra maremma, perché non fu edificata per fine strategico, ma di semplice osservazione. Certamente, quantunque ora diroccata, è la più interessante delle torri littoranee, perché la sola immune da trasformazioni posteriori. Un ruscello che passa vicino alla torre e sbocca nel mare, portò lo stesso nome. Oggi si denomina fosso di cavallomorto : ruscello importante, segna il confine tra l'antico territorio dei Rutuli con quello degli Anziati. Del nome si fa' ragione se si consideri l'entusiastico culto, ch'ebbe nell'alto medio evo questo santo orientale monaco e martire del 627 sotto il regno Persiano di Cosroe. Le sue reliquie, regalate a Roma dall'imperatore Eraclio, approdarono in questo luogo, donde venne la denominazione; e furono trasportate nella chiesa ad aquas salvias, sulla via Laurentina (detta delle tre Fontane). Questo santo mutava sesso, divenendo santa Anastasia nell' istromento del 1569, 28 giugno, in cui il glorioso Marcantonio Colonna creava su questa tenuta e sulla vicina, detta le Comunanze, indicate tra Nettuno e Ardea, un censo di scudi 5000 in favore di donna Felice Orsini sua moglie; istromento che ratificava poi nel 1573 ai 20 di aprile (ACol., perg. XLV, 8 e 9). Nell'a. 1532, 22 giugno: Istromento con cui Ascanio Colonna libera il casale e il tenimento di Sant'Anastasio posto nel territorio di Nettuno dal censo di scudi 30 annui, che trasferisce al casale di Borghetto in partibus transtiberinis comperato da Cesare Muti. Notaio S t e f a n u s d e A m a d y n i s ( I v i , p e r g . X LV I , 1 2 6 ) . La torre si trova alla quota di metri 45 sul mare. Il NIBBY non la descrive affatto ( 1, pag. 139 ). Essa consiste in una costruzione quasi quadrata di metri 6.50 e 7.50 nei lati, con antemurale o recinto parallelo. . E' fatta con rettangoletti di pietra nella parte inferiore e di peperino nella superiore. Per l'altezza di circa 14 metri essa è antica; negli altri 4 o 5 metri è stata ristaurata nell'età, modena con mattoni antichi. Un tetto deforme ne ricuopre la cima. Nell'interno, ho notato uno zoccolo alzato intorno alle pareti e, in alto le tracce della impalcatura di tre piani.


Vi sono sei fenestre per parte, ma nessuna con cornice di pietra . L'antemurale è irregolare perché secondante la rupe; ora è sfasciato in alcuni punti. Vi è un residuo di porta con anello di pietra per la relativa incardinatura. Vi è qualche indizio di un oratorio; ma è totalmente rovinato.

E.Martinori - Lazio Turrito - 1929

Carta dell’Ameti

Carta del Cassini

Carta de’ Blaeu

Carta del Mercator


detta anche MATTONARA

Questa torre assume il nome di Materna per volere di Marcantonio Colonna che in tal modo voleva onorare la memoria della madre donna Giovanna principessa d’Aragona, con la quale visse con amoroso . affetto. Anche questa torre fu voluta da Pio IV con lettera inviata a Marco Antonio Colonna in data 10 agosto 1565, ma la costruzione avvenne molto dopo, e lo testimonia l’elenco redatto da Giuseppe Miselli del 1692, in occasione della sua visita ed ispezione delle torri del litorale romano, dove non cita in alcun modo questa torre. Solo nella carta del Cingolani ( 1696 circa) viene indicata la torre, di forma quadrata. Venne distrutta nel 1813 dagli stessi vascelli inglesi che colpirono la torre d’Anzio e quella delle Caldane.

Don Giovanni d’Austria, Marcantonio Colonna, Sebastiano Venier - I vincitori di Lepanto


E’ una delle torri più antiche del litorale, e la sua prima costruzione risale forse al 900 ( sec X) per volere dei Frangipane, ma il sito su cui sorgeva, nelle vicinanze di Anzio e Nettuno, che in epoca romana era territorio ricco di importanti ville, ci fa pensare che i Romani non poterono far meno di elevare in tal sito una modesta vedetta.

1630 - 24 giugno. In un rapporto che il comandante della torre di Capo d’Anzio Bartolomeo Segnere inviò alla Camera Apostolica così descrive un episodio: .... sette galere di Biserta..., a dieci hore, allo mare assai sopra Capo d’Anzio si sono scoperte, e ad 1 tiro di detta torre hanno ammainato, et unitase assieme in un quarto d’hora, et al secondo tiro hanno poi fatto di nuovo vela et tirato alla larga verso l’isole di Ponza.... 1645 - Innocenzo X , considerando le precarie condizioni della torre di Capo d’Anzio, di massima importanza per gli avvistamenti, decise di ricostruirla, tenuto conto che la precedente struttura risaliva all’anno 1000-1100. . Per reperire i fondi vennero tassati i principali centri che potevano ricavare un’utilità dalla funzionalità della torre, e in un documento Comunità della Provincia di Campagna Marittima, Latio e Sabina (tassate) per il residuo della fabrica della torre d’Anzo, il Tesoriere della Provincia Sig. Filippo d’Aste provvedeva alla riscossione così ripartita: Anticoli in Camp. Scudi 32,2 Asmara 8,95 Castel Gandolfo 7,48 Castro 48,39 Cave 39,90 Ceccano 19,65 Colle Pardo 21,45 Falvaterra 14,30 Frascati 27,8 Gennazzano 32,00 Giuliano 32,2 Marino 44,0 Morolo 21,2 Nettuno 500 Paliano 39,0

Piglio Scudi 44,62 Pofi 21,45 Pratica 19,88 Ripi 28,62 Rocca Antica 18,70 Rocca di Papa 32,20 S.Lorenzo 22,12 S.Stefano 32,2 Scurcola 30,40 Serrone 32 Sonnino 22,12 Supino 44,62 Vallecorsa 32 Vico 32,2

Tutte queste tasse, però, nen furono riscosse interamente per cui, dopo qualche anno, per recuperare le somme mancanti, venne formulato un nuovo elenco formato da ben 150 località.


1691 - Dal manoscritto di Giuseppe Miselli detto Burattino, la torre viene così descritta: Capo d’Anzo Gionto nella Torre di Capo d’Anzo della R.C. vi ho trovato Tomasso Miletti torriero provvisionato di (scudi) 8 il mese con patente di Mons. Imperiale e Tiberio Amedeo suo soldato: Questa torre è situata in buon luogo discosso dall’onda marina passi 100 in circa e da Nettunno un miglio e mezo, et è atta a qualsiasi combattimento: Tiene sua Porta da Levante con scala e Palchetto di legno p salirvi e vi si conservano le quì sottoscritte armi, monitioni, et altre cose necessarie alla sua difesa consegnate al sudd to Torriero che promette tenerne e renderne conto et in fede ha sottoscritto il p.nte foglio di sua propria mano questo dì 26 giugno 1691 Armi e Monitioni Un falcone da lb. 8 con arma d’Urbano 8o un’altro da lb 4 con arme simile Spingarde con suo cavalletto num :1 mortaletti num: 2 moschetti num: 4 Brandistocchi num: 2 Cucchiare e Garagolli p li pezzi Palle da lb 8 num: 30 Palle da lb 4 num: 31 Palle da spingarda num: 23 Palle da moschetto num: 40 Polvere Barrili num: 1 Bisogni In questa torre di Capo d’Anzo vi sono li seguenti bisogni cioè: o p Due cucchiare l’una da lb 8 e l’altra da lb 4 con suoi battipalle et aste 2 La scala principale della Torre, e suo Palchetto di legno 3 Bacchette con suoi Battipalle pp moschetti num: 3 4 Li grani alli sud due mortaletti La serratura nuova nella Porta della Torre Tomaso Miletti mano P pria

Artiglierie che sono nella Torre di Capo d’Anzo


1719 - Nelle vicinanze della Torre di Capo d’Anzio viene catturata una nave pirata con cinquanta uomini a bordo. I 25 schiavi che si trovavano incatenati ai remi venivano così liberati. . 1732 - ottobre. Due galere pontificie intercettano al largo di capo d’Anzio una nave di pirati algerini e dopo un lungo combattimento la costringono ad allontanarsi. 1792 - 20 agosto. Il caporale di cavalleria Carlo Ferrari, che prestava vigilanza costiera con una pattuglia a cavallo, così inviava il suo rapporto dopo aver preso servizio presso il porto d’Anzio . .... per adempiere in parte al mio dovere rendo inteso V.S.Ill.ma esser giunti in Porto d’Anzo il giorno venti del caduto mese, ed essermi subito portato a ricevere gli ordini di questo sig. Castellano, dove mi ordinò di fare la mia pattuglia, una notte alla torre d’Astura e l’altra alla torre di S. Lorenzo, soggiungendomi dover fare la mia pattuglia anche sino alle torri ulteriori... 1793 - La guarnigione di Porto d’Anzio comprendeva 3 caporali e 24 soldati. In un rapporto venne registrato il seguente fatto: ... Francesco Tonietti... riferì che in distanza da quì di circa quattro miglia verso la parte di ponente eragli stato predato da una galeotta turca il di lui bastimento... nominato la Madre di Dio...... prove. niente da Livorno con carico di zuccaro..

1800 - 22 marzo. In una nota di lavori ordinati al falegname Filippo Amiraglia si legge:

Giornale del Dipartimento di Roma - anno 1813 1813 - 13 ottobre. Una squadra inglese di 4 legni di guerra scioglieva da Ponza e veniva ad Anzio per vendicare certi insulti veri o supposti della guarnigione napoleonica contro un loro palischermo dell'anno addietro. Il vascello capofila si abbozzo' a giusto tiro tra Anzio e Nettuno per dirigere e sostenere l'attacco. Una fregata e una corvetta piu' da presso contro i due fortini del molo ed un brigantino contro la torre del Capo. Alle due pomeridiane da una parte e dall'altra aprirono il fuoco. La fregata malconcia dovette ritirarsi. Ma gli altri tre continuando infino a notte, costrinsero prima al silenzio e poi alla ritirata la guarnigione. Allora i marinai sbarcarono in terra, saccheggiarono il paese, vi stettero due giorni, e dopo aver minato e fatto saltare all'aria le torri del Capo e dei Costaguti e della Materna, i fortini e le batterie del porto, rinvertirono a Ponza. (tratto da P. Guglielmotti - Fortificazioni ... - pag 471)


... Similmente ( alla torre del Capo d’Anzio) basterà ricordare un’altra torre fabbricata nel medesimo tempo a sinistra del renale, tra Anzio e Nettuno, presso al casino dei Costaguti d’onde prese il nome . P.A.G. - .. Fortificazioni ... pag 470 Giambattista Rasi - Il porto d’Anzio - Pesaro 1832 - p. 33 Lodovico Linotte - sul porto d’Anzio - Roma 1824 Carlo Fea - Della città d’Anzio e del porto Neroniano - Roma 1835

Villa Bell'Aspetto (chiamata anche Villa Borghese o Villa Costaguti); stupendo esempio di villa cardinalizia eretta su un colle con vista sul mare e dotata di un vasto parco con giardino all'italiana, voluta dal Cardinale Vincenzo Costaguti ( esponente della famiglia ligure dei Costaguti o Costaguta) nel 1648 e poi diventata proprietà dei Borghese.

Venne distrutta nel 1813 dagli stessi vascelli inglesi che colpirono anche altri torri.


1500 - 20 maggio. Il pericolo delle invasioni Turche si fa sempre più pressante. Marcantonio Colonna così scriveva ai suoi sudditi: Alli magnifici Massari di Nettuno, nostri carissimi. Dovete sapere come l'Armata del Turco ha rotto l'armata del Re nostro in Barberia, et hanno già preso circa ventotto galere et molte navi; per il che potrebbe accapitare da codeste bande. Per tanto vi ordiniamo che dobbiate subito fare sgombrare tutte le vostre robbe, donne et putti da Nettuno; et li manderete dove meglio vi parerà. Et farete fare le guardie a quelli che vi resteranno, con quella diligenza che vi conviene: acciò venendo ( il che Dio non permetterà) ve possiate salvare tutti. Et medesimamente farete stare vigilante la guardia di Astura e della torre di Anzio. State sani. Il 20 agosto 1501, con la bolla Constitutio contra Columnenses, Alessandro VI Borgia (1492-1503) confiscò i beni dei Colonna, tra cui l'intero territorio di Nettuno, e li assegnò a suo nipote Rodrigo d'Aragona. Lo stesso anno ha inizio la costruzione del Forte di Nettuno, come testimoniato dallo stemma pontificio all'interno del Forte stesso. L'edificio, del cui progetto viene incaricato Antonio da Sangallo il Vecchio (1455-1534), su progetti messigli a disposizione dal fratello Giuliano, è a pianta quadrata (42 m. circa per lato), spesso oltre i 4 metri e realizzato in pietra arenaria rivestita da laterizi con bastioni angolari dalla forma cosiddetta a orecchioni. Lungo i bastioni si aprono numerose postazioni per il fuoco difensivo con le troniere da ogni lato, che assicuravano la difesa del forte. 1624 - 15 maggio. Bartolomeo Segnere, Comandante della Rocca di Nettuno, in un rapporto alla Camera Apostolica riporta: ….questa notte a sei hore doi Galere, et un Bregantino de Turchi hanno messo in terra parte alla fornace de Galletti, loco tra la torre delle Caldane et Anzio, dove ci hanno preso cinque homini, uno di Nettuno et doi altri che andorno hiersera a caricare de mattoni.

Il giorno dopo, il capitano Giovanni Masonari, comandante della pattuglia a cavallo di stanza a Nettuno, così scriveva: … sto aspettando ordine di V.E. per il far battere la spiaggia di questa marina a soldati archibugieri a cavallo della mia compagnia… parendomi urgente il caso successo questa notte passata a hore sette circa, discosto da Nettuno doi miglia, essendo sbarcati alcuni corsari di conserva da tre galere, et haver fatto schiavi cinque persone che sin hora si san sicuro et si dubbita non sia maggior numero et haver anco li corsari tagliato a pezzi molte rete di quaglie et messi in fuga molta gente … .


1624 - 25 settembre. Il comandante della fortezza di Nettuno Banolomeo Segnere così relazionava alla Camera Apostolica: .... questa notte a sett 'hore se sono scoperte da soldati a cavallo che scorrono la spiaggia e da torrierì doi galere turchesche che vengono da levante e volevano dare in terra ma perché bone guardie e diligenze s'usano, se sono allargate tirando a levante, e tengo aviso che questa mattina habbian presa una felluca de Napoli verso il lago Fogliano. Ma le cronache ci rivelano che oltre alla felluca i pirati depredarono anche un'altra nave. Le notizie dell'accaduto giunsero a Roma enormemente ingrandite e vennero mosse accuse al comandante della fortezza che con una lettera così rispose: …chi ha scritto a V. E. che le torri nell 'occasione delle doi galeotte no le si sia dato socorso, mostra esser poco pratico delle cose di mare, perché mentre stavamo alla foce di Fogliano dove si haveria da fare la torre quindici miglia discosto da ciascheduna di dette torri, consideri la S. V. s 'avevano bisogno di soccorso, e poi mai dette Galeotte si vanno accostando sotto di esse perché più ci possono perdere che guadagnare. Hanno messo ben in terra in mezzo a doi posti dei miei soldati, quali seben pochi, mentre navigorno s 'andarono sempre traccheggiando per la spiaggia, ma quando poi messero la proda in terra se retirorno per salvare perché n 'erano solo cinque... 1627 - 20 giugno. Il comandante di Nettuno Andrea Segnere, (forse parente del precedente comandante Bartolomeo Segnere, che venne sostituito da Vincenzo de Bellis nel 1625) così scrive nel suo rapporto datato 20 giugno 1627: Questa mattina sabbato 19 del corrente, sulI 'alba, sono capitate per questo mare sei galere di Biserta, e dopo haver fatta la mia diligenza possibile con haverli tirati sei tiri di colombrina con palla, sono passati avanti, ma hanno fatto acqua al territorio di S.Ànastasio discosto da Nettuno cinque miglia incirca, et ivi discorendo per quella spiaggia sono arrivati in S.Lorenzo dove hanno preso, dicono, l'ortolani di detto loco, saccheggiato il Casale e tirato poi avanti hanno preso un giovane Nettunense chiamato Giobatta Guercio.. . 1630 - giugno. Simone Ornano, Comandante della fortezza di Nettuno, così scrive in un suo rapporto: . questa notte... le torri di S. Lorenzo, le Caldane, Anzo e Nettuno hanno di molti botti tirato, del che feci mettere subbito la soldatesca in armi ché già il giorno havevo havuto aviso che le galere di Biserta erano viste all 'isole di Pontio.... nel far del giorno è venuta la scoperta che sette galere di Biserta habbiano dato fondo poco discosto dalla torre di S.Lorenzo e la notte . hanno preso nel porto d'Anzo un vascello... 1630 - 13 luglio. Il comandante della fortezza di Nettuno, Simone Ornano, scrive in un suo rapporto: alle 21 hore, da un soldato a cavallo hebbi nova che le Galere di Biserta havevano dato fondo tra Fogliano e la Torre di Pavola et hanno sacchegiato doe barche e doi filuche... 1688 - maggio. Alcuni pirati provenienti da Tripoli attaccano la fortezza di Nettuno, ma le segnalazioni delle varie torri costiere richiamano la flotta Pontificia che proveniente da Civitavecchia, al comando di Camillo Ferretti, intercettano e catturano un vascello nemico mettendo in fuga il resto dei pirati.


1692 - Nel corso della ispezione che Miselli detto Burattino fece per conto di Papa Innocenzo XII cosi' viene descritta la situazione della torre (Biblioteca Provinciale, G45): Fortezza di Nettunno "Giunto nella fortezza di Nettuno della R. C. ui ho trovato il Sig.r Capitan 'Luigi Monte Gobert Castellano prouisionato di sc.17:50 il Mese con Patente di Mons. Imperiale, e Tiburio Serangnoli, Gio Batta Rosero, e Ferdinando Battista suoi soldati; Di piu' ui sono ancora in questo Luogo altri 38 tra' officiali, e soldati, i quali deuono soggiacere al comando del d.o Castell.o all'occorrente, e questi non hanno prouisione alcuna, ma' solo godono i Previleggi degl'Aiutanti di Castel Sant'Angelo di Roma, et i loro nomi, e cognomi, et offitjj sono destintamenta descritti aĂŹ pie di questo foglio. La Fortezza sta' situata fuori della CittĂ con quattro Baloardi, et ha sua Porta di mezo giorno radente l'acqua marina, malconsiderata da chi la fece, mentre oltre d'essere alla despositione de Nemici, e ancora molto soggetta alle burrasche del Mare, che spesse uolte impediscono a' soldati d'entrare in Fortezza: onde conuerebbe chiudere questa, e farne un'altra uerso terra con suo Ponte Leuatore, e cosi sarebbe piu' sicura detta Fortezza: come anche armare i due Baloardi, e le facciate della Cortina uerso Terra con due pezzi di Cannone p.parte, e nelle Testate della detta cortina due smerigli che si guardino l'un :L'altro, accio' la Piazza sia secura do non potere essere attaccata da quella parte ne da' Turchi, ne da altri, che in altra maniera come sta' presentemente disarmata, ne detti baloardi; e facciate della di terra resta intieramente perico . losa: Per altro uerso Mare e' ben armata d'Artiglieria, e d'altre armi, munizioni, et altre cose necessarie alla sua difesa, qui sotto notate, e consegnate al sud.o Castella.o, che promette tenerne, e renderne conto, in fede chiede ha' sottoscritto il pnte foglio di sua propria Questo di 26 Giugno 1691"


1793 - La guarnigione del presidio di Nettuno era sotto il comando di Franco Pini che aveva 6 uomini a disposizione. 1800 - Lavori eseguiti nella fortezza di Nettuno

PIANTE E DISEGNI DELLA FORTEZZA


G.B.Cingolani - 1704

pianta di Iudocus Hondius (1627)

Pianta del XVI sec.

G.Tomassetti - La campagna Romana - Vol.2째 - pag 319 pag 332

Difese del litorale - parte 2  

Difese litoranee dal castello di Pratica di Mare alla fortezza di Nettuno

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