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Franco Docchio

EDITORIALE

Università: SOS al Paese

University: “mayday” to the Country Cari lettori! Ho riscontri chiari che, se nel mio editoriale scrivo d’Industrie o Enti, o anche solo esprimo pareri d’interesse generale, l’indice di lettura del mio Editoriale è elevato, mentre se tratto temi di pertinenza delle Università, l’audience si riduce. Certo è che non si può parlare d’innovazione tecnologica, progresso scientifico e industriale, progresso culturale, senza tener conto che le Università sono le sedi preposte alla ricerca scientifica e alla formazione dei protagonisti dell’evoluzione delle imprese (i laureati, i Dottori di Ricerca e gli studenti di Master). E allora fa male leggere, su queste colonne (v. pag. 313) l’intervento del Past President del Gruppo Misure Meccaniche e Termiche, Prof. Michele Gasparetto (cui auguro un sereno collocamento a riposo dopo tanti anni di lavoro), con il carnet de doleances relativo al taglio dei Fondi FFO, all’insufficienza del turnover, che di fatto “stritola” la potenzialità dell’erogazione della didattica, alla cancellazione delle immissioni in ruolo dei Ricercatori, alla diminuzione sistematica dei Fondi di Finanziamento Ordinario (FFO) a livelli ante - 1996. Fa ancora peggio (per Docenti Universitari ormai “attempati”, come il sottoscritto) avere la consapevolezza che la propria figura professionale sia drammaticamente svilita e umiliata. Siamo infatti rimasti l’unica categoria di lavoratori dello Stato i cui scatti stipendiali di carriera sono rimasti bloccati da molti anni (in tutti gli altri comparti, inclusi quelli del sistema della Ricerca, sono stati via via sbloccati). Il perdurare di questa situazione, ovviamente, non penalizza molto i Docenti anziani, ma penalizza moltissimo i Ricercatori, costretti a stipendi e a progressioni di carriera che impallidiscono in confronto a quelli dei loro omologhi inquadrati in Università americane o tedesche. E questo è un vero peccato, stante il fatto che i nostri ricercatori, nonostante le ristrettezze dei fondi destinati alla ricerca con cui si devono confrontare, sono in posizione apicale in termini di pubblicazioni scientifiche, e che la nostra didattica (a parte qualche scollamento con le esigenze del sistema produttivo, delle quali i Ministeri sono

ugualmente o più responsabili di noi) consente comunque di “sfornare” laureati ambiti in Italia e all’estero. È di questi giorni l’iniziativa di “disobbedienza civile” dei Docenti Universitari, che protestano contro il blocco degli scatti stipendiali congelando la propria partecipazione al processo di Valutazione della Qualità della Ricerca, avviato per la seconda volta dall’ANVUR (la cosiddetta “viquerre”). Con interi Dipartimenti e Senati Accademici che appoggiano l’iniziativa. Chi vuole leggere questa presa di posizione come un rifiuto di farsi valutare dal sistema, sbaglia: nel mio Ateneo ho fior di colleghi allineati su queste posizioni, la cui produzione e immagine scientifica non hanno nulla da temere rispetto a una valutazione nazionale o internazionale. E allora? Siamo veramente inefficienti? Siamo veramente socialmente inutili, tanto da non meritare attenzione riguardo al ricambio generazionale della nostra “forza lavoro” e al nostro trattamento retributivo? È così superflua e priva di valore la nostra ricerca di base, se i Fondi di Finanziamento diminuiscono costantemente? Dicevo all’inizio che quando scrivo dell’Università pochi mi leggono. E dunque questa volta mi sono lanciato con un titolo che dovrebbe attirare l’interesse di imprese ed Enti. L’Università ha bisogno di sentirsi parte del mondo produttivo, ha bisogno di sentirsi viva e apprezzata dal comparto industriale, delle professioni e degli Ordini. I Docenti e i Ricercatori (o almeno la stragrande maggioranza di essi) vogliono contribuire al progresso culturale, scientifico e sociale del nostro Paese e del mondo, e vogliono (nonostante giudizi d’inefficienza del passato, espressi anche da esponenti governativi!) cercare solidarietà e appoggio nel mondo produttivo. Per questo spero vivamente che non vi fermiate alle prime righe o addirittura al titolo ma, se arriverete fin qui, accogliate il mio invito a commentare l’articolo o a inviarmi “Lettere al Direttore”. Detto questo (negli ormai completati sei anni di Direzione questa è la prima richiesta di aiuto!), auguro ancora una volta a chi mi legge sotto l’albero, in compagnia dei suoi cari, un felice Natale e un proficuo 2016, sperando che sia la volta buona per un deciso cambio di rotta rispetto al passato. E… arrivederci ad A&T! Buona lettura! Franco Docchio

T_M

N.

4/15 ƒ 245

Tutto_Misure 04/2015  

L'unica rivista Italiana nel settore delle misure e del controllo di qualità - Direttore Franco Docchio

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