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Franco Docchio

EDITORIALE

Offerte formative e Ordini: come armonizzare?

Academic curricula and Associations: how to harmonize Cari lettori! Con le prime avvisaglie di perturbazioni post-ferragostane sta iniziando a “mollare” la grande e persistente ondata di caldo, che ci ha avvolti da fine giugno a questa parte e tanti disagi ha portato in tutto il Paese, incluse le sporadiche ma letali manifestazioni di maltempo (tromba d’aria in Veneto, alluvioni a Firenze, in Puglia e Calabria). Con altrettanta veemenza si sono scatenate nello scenario economico-finanziario globale le “tempeste” che tutti abbiamo seguito con il fiato sospeso. La prima è stata quella greca, a luglio, con le Banche e la Borsa chiuse e le riunioni fiume dell’Eurogruppo, con le diatribe tra i falchi e le colombe. La seconda, meno avvertita ma forse di maggiore impatto per le economie mondiali, è stata (ed è ancora) la quella relativa alla serie di svalutazioni della moneta cinese, legata anche al “rallentamento” della crescita del PIL della Cina. Anche se non occupa più le prime pagine dei giornali, la vicenda greca è lungi dall’essere chiusa: non è per nulla certo che i nuovi prestiti accordati alla nostra dirimpettaia d’oltremare possano innescare quel processo di risanamento economico che tutti si aspettano, come garanzia per il permanere della Grecia nella zona Euro. Per quanto riguarda la Cina, oggi è certo che il grande Stato asiatico sta terminando il suo ciclo di “fabbrica del mondo”, e dovrà imbarcarsi in un difficile compito di stimolo della propria domanda interna e di miglioramento del benessere dei suoi cittadini (v. incendio di Nanjin). Dedico queste poche righe del mio Editoriale a un tema che credo di sicuro interesse per i lettori di questa Rivista, sia quelli di matrice universitaria sia quelli del mondo industriale. È di recente pubblicazione il Rapporto del Centro Studi dell’Ordine degli Ingegneri “Esercizio della professione d’Ingegnere e formazione universitaria: un legame da rinsaldare”. Si tratta di un’indagine condotta sui piani di studio di tutte le Università Italiane nelle aree d’Ingegneria: l’indagine cerca di rispondere al quesito se, e in che misura, le Università Italiane soddisfino, con la loro offerta formativa dalla L. 509/99 in poi, le esigenze derivanti dalla necessità dell’esercizio di una Profes-

sione con competenze omogenee in tutto il territorio nazionale. Ebbene, lo studio sembra evidenziare un certo numero di criticità e fa suonare più di un campanello di allarme. La liberalizzazione dell’offerta formativa (di cui ho già parlato in passato nei miei Editoriali) è stata, da un lato, “liberatoria” per ammodernare i contenuti più obsoleti. Dall’altro, tuttavia, ha portato, a detta degli autori del Rapporto, a un’”elevata difformità dei contenuti nei percorsi formativi” tra sede e sede, e a una carenza crescente della rispondenza tra le competenze acquisite e quelle richieste dal profilo professionale che si intende formare. Da qui la mancanza di una completa formazione di base, sulla quale dovrebbe fondarsi “la versatilità che dovrebbe consentire agli Ingegneri di confrontarsi con problematiche articolate”. Concausa di questo processo è anche, dal lato degli Ordini Professionali, il DPR. 328/2001, che ha cambiato in modo sostanziale l’accesso agli Albi, “aprendo” anche ad altre categorie di Laureati la possibilità di accedere (il Decreto non è stato, peraltro, aggiornato dopo l’entrata in vigore dei Dottori Magistrali con la L. 240/2010). Il dubbio che deriva dall’analisi, articolata in una sessantina di pagine di tabelle comparative, dei diversi Corsi di Laurea di primo e secondo livello, è che le Riforme dell’Università succedutesi negli anni, complici anche i continui tagli alle Università, non abbiano avuto un esito positivo nella realizzazione di una figura dell’Ingegnere coerente con quella richiesta dagli Ordini. L’auspicio è quello di un “monitoraggio continuo dell’offerta formativa”, in accordo con la Conferenza per l’Ingegneria, per “individuare le principali incongruenze e suggerire i possibili rimedi”. Leggendo questo rapporto ho ripercorso con il pensiero tutte le occasioni in cui amici imprenditori, che periodicamente mi chiedono di segnalare loro neolaureati meritevoli di assunzione, hanno espresso concetti del tutto simili, lamentando quello che a loro avviso è lo scollamento tra Università e Impresa. Mi piacerebbe stimolare, con questo Editoriale, una discussione tra le varie tipologie di lettori, sotto forma di lettere al Direttore, o “post” sulla pagina Facebook o sul Gruppo LinkedIn della Rivista! Buona lettura! Franco Docchio

T_M

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