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Franco Docchio

EDITORIALE

Chissà...

Who knows... Cari lettori! Ho atteso fino a oggi (chiedendo venia all’editore impaziente di comporre il numero) per scrivere questo Editoriale, poiché nei giorni scorsi confesso di essere stato “preso” dagli eventi giudiziari di un cittadino italiano condannato in via definitiva per frode fiscale. Volevo vedere come sarebbe andata a finire, e quali sarebbero state le reazioni a livello politico e sociale. Nello scorso numero ho detto che stiamo attendendo l’aurora. Dopo questo evento è chiaro un aspetto: i bisogni degli italiani, la crisi, la perdita dei valori, la ripresa della produzione, la disoccupazione, tutto ciò viene relegato in secondo (ma che dico secondo…) piano perché in primo piano restano, e resteranno ancora per un po’, i problemi di una singola persona. E poi, consentitemi, il fatto che il coordinatore del secondo partito italiano abbia anche solo evocato lo spettro di una guerra civile dovrebbe far riflettere sul livello di abbrutimento cui gli ultimi vent’anni hanno condotto. Ma tant’è. Questo è il Paese in cui viviamo. Pazienza se all’estero ridono di noi (o ci compatiscono). Due sono gli aspetti che mi stanno a cuore oggi. Il primo riguarda la condizione del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca. In questi mesi in Europa si discutono i temi focali di Horizon 2020. A ciascun tavolo di lavoro siedono, oltre a scienziati e ricercatori, anche funzionari ministeriali che sono delegati a rappresentare gli interessi del loro Paese, data l’importanza della ricerca europea per il progresso industriale a livello delle singole nazioni. Ebbene, che c’è di nuovo (o di antico)? Un’autorevole collega, membro del board di Photonics 21, mi confessa che l’Italia non ha ancora nominato nessuno dei delegati ministeriali. E che l’unico dirigente ministeriale che potrebbe, con la sua influenza e la propria formazione scientifica, agire in Europa in modo proficuo, è una possibile vittima dello “spoiling system”, ormai diventato una prassi a ogni cambiamento di ministro. Visto che in Italia gli avvicendamenti ministeriali avvengono piuttosto di frequente, le competenze dei funzionari vengono mortificate. Se posso fare un appello al Ministro Carrozza da questa pagina, è opportuno che affretti le nomine a livello europeo, in modo che si possa fare lobby anche per difendere gli interessi della ricerca nel nostro Paese. Il secondo argomento riguarda la fine del processo

di valutazione della qualità della Ricerca (VQR) operato dall’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca, ANVUR. È stato uno sforzo poderoso, conclusosi nel tempo previsto. Confesso che in altro Editoriale ero pessimista sul fatto che il processo avrebbe avuto la sua conclusione. I colleghi Betta, Gasparetto e Paone ne riportano in questo numero della Rivista, a proposito dell’esito della valutazione per i Settori scientifico-disciplinari legati alle misure. Oggi ciascun gruppo di Ricerca (o, per meglio dire, ciascun Settore scientifico Disciplinare, SSD) può meditare su come la sua produzione scientifica è stata valutata a livello nazionale. Da settembre ogni ricercatore avrà anche il proprio “score” individuale e potrà cercare di migliorarsi scientificamente con una scelta più oculata delle riviste su cui pubblicare, che tenga conto degli indici bibliometrici delle riviste e del numero di citazioni. Tutto bene? Sicuramente l’aver privilegiato pubblicazioni su riviste prestigiose a pubblicazioni su riviste di second’ordine o su atti di convegni, o ancora a pubblicazioni di più scarso interesse per la comunità scientifica, è finalmente un passo avanti notevole. Quello che dispiace è che, con questa classificazione, anche i Brevetti siano in qualche modo stati sviliti e penalizzati. Il risultato dei “warning” che sono stati distribuiti al momento dell’immissione delle pubblicazioni di ciascun ricercatore nel sistema per la valutazione (“attenti ai Brevetti”) è evidente: per l’area dell’Ingegneria solo lo 0,5% delle pubblicazioni inserite dai ricercatori sono Brevetti. Ciascun ricercatore ha il diritto di pensare che brevettare una sua ricerca, d’ora in poi, sia più una perdita di tempo che altro. Quindi ho il sospetto che, in futuro, il ricercatore, nell’intento di migliorare le sue “performance” nei confronti dell’ANVUR, cercherà di focalizzare la sua produttività a livello di riviste internazionali, penalizzando ancor di più la sua produttività brevettuale, a tutto scapito dell’utilità della sua ricerca per il progresso industriale. E il lettore che ha scritto la lettera pubblicata in questo numero, e lamenta lo scarso ascolto da parte delle Università delle esigenze delle imprese, ha le sue brave ragioni. La ripresa di settembre si preannuncia problematica. Per le imprese, per la stabilità dell’esecutivo, per tutti noi. Teniamo duro, e, nonostante tutto, un caro augurio di buon lavoro a tutti! Buona lettura!

Franco Docchio

T_M

N.

3/13 ƒ 165

Tutto_Misure 03/2013  

L'unica Rivista Italiana interamente dedicata alle misure e al controllo di qualità - Direttore Franco Docchio

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