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PRIME LUCI Luoghi dell’archeologia nel novarese

Lagoni di Mercurago Castelletto Sopra Ticino

Romagnano Sesia

Fontaneto d’Agogna

Sizzano

Caltignaga

www.sitinet.org www.provincia.novara.it/sitinet/sitinet.php

Novara


Elenco siti archeologici Iniziativa promossa dalla Provincia di Novara nell’ambito di “SITINET Progetto per il censimento, la messa in rete e la valorizzazione turistica di siti geologici e archeologici nella Regione Insubrica”, finanziato dal Programma Operativo di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Svizzera 2007/2013

Progetto scientifico e coordinamento generale: Giuseppina Spagnolo Garzoli con la collaborazione di Francesca Garanzini (Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte) Testi di: Angela Deodato, Francesca Restano, Gruppo Storico Archeologico Castellettese Traduzioni: Valentina Bellomo Revisione traduzioni: Angela Spagnolo Mazzuchelli Documentazione fotografica: Archivio fotografico della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, Archivio fotografico del Museo Civico Archeologico di Arona, Archivio Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara, Giacomo Gallarate, Valter Garzoli Cartografia: Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara Coordinamento della pubblicazione, raccolta dati e revisione generale: Agenzia Turistica Locale della Provincia di Novara © Provincia di Novara Si desidera ringraziare per la preziosa collaborazione le Amministrazioni comunali, i privati, i reverendi parroci, i Musei Civici di Arona, Oleggio e il Museo Lapidario della Canonica di Santa Maria di Novara che con la loro disponibilità hanno permesso la realizzazione dell’iniziativa

ARONA BARENGO BELLINZAGO NOVARESE CALTIGNAGA Isarno CASTELLETTO SOPRA TICINO CUREGGIO DORMELLETTO FONTANETO D’AGOGNA GHEMME GOZZANO NOVARA OLEGGIO ORTA SAN GIULIO PARCO DEI LAGONI Mercurago - Oleggio Castello - Comignago PARUZZARO POMBIA ROMAGNANO SESIA SAN NAZZARO SESIA SIZZANO SUNO


PRIME LUCI Luoghi dell’archeologia nel novarese

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La nostra provincia dispone di una ricchezza storico-culturale talvolta ancora poco valorizzata, come nel caso specifico del patrimonio archeologico. È da questa consapevolezza che è nato Sitinet, inserito in un più ampio progetto europeo di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera che coinvolge tutta la Regione Insubrica, di cui la Provincia di Novara è partner. Obiettivi principali di Sitinet sono il censimento e la valorizzazione dei siti archeologici, permettendone innanzitutto la fruizione da parte del pubblico, in un’ottica di messa in rete dei beni che va di pari passo con lo sviluppo del Sistema Culturale Integrato Novarese. Un punto di forza di questo progetto è l’approccio integrato e sostenibile, che ci ha permesso di realizzare in questi anni molte azioni, tra le quali vogliamo ricordare: l’aggiornamento della Carta Archeologica della provincia di Novara; gli interventi di valorizzazione e miglioramento della fruizione di alcuni siti archeologici nel Comune di Castelletto Sopra Ticino; la realizzazione del video Le prime luci. Itinerari nell’archeologia dell’Alto Novarese; l’organizzazione di una giornata di studio; la messa on line sul sito www.sitinet.org delle schede relative alle aree archeologiche fruibili turisticamente; la realizzazione della segnaletica stradale e informativa, coordinata in tutto il territorio provinciale, con taggatura QR code per accedere alle informazioni direttamente dal proprio cellulare; infine, la realizzazione della presente pubblicazione quale strumento per la scoperta e la conoscenza del ricco patrimonio archeologico del nostro territorio. La volontà di valorizzazione dei siti archeologici si fonda su un processo di comunicazione e interpretazione che deve portare il fruitore a guardare con occhi diversi ciò che lo circonda. Questo patrimonio viene tuttora spesso percepito come monumento, singolarità, mentre la condivisione della sua conoscenza e la sua fruizione, siamo convinti che possano trasformarlo in risorsa scientifica ed economica: questi siti possono, infatti, costituire un valore aggiunto ed un’integrazione nello sviluppo del turismo locale.

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Luca Bona

Alessandro Canelli

Assessore al Turismo della Provincia di Novara

Assessore alla Cultura della Provincia di Novara


Questo volume si pone sulla scia del successo ottenuto e dell’interesse suscitato da alcuni tentativi di rendere fruibile un patrimonio, talvolta nascosto o non accessibile, che si distribuisce sul territorio provinciale, organizzandolo in percorsi di visita turistica. La sensibilizzazione delle comunità locali era stata avviata dalla pubblicazione, nel 2004, della Carta Archeologica della Provincia di Novara cui era seguita una prima edizione di Itinerari Archeologici in Provincia di Novara che rendevano conto della enorme crescita del quadro delle conoscenze archeologiche, dalla più antica preistoria fino all’alto Medioevo, apportata dalla intensa attività della Soprintendenza sul territorio. A fronte di una sempre crescente richiesta di diffusione e divulgazione dei risultati, anche in termini di valorizzazione pubblica, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie ha ancora una volta voluto essere parte attiva nella promozione culturale del territorio, aderendo al Progetto SITINET di cooperazione transfrontaliera italo-svizzera di cui è stata partner tecnico scientifico. Nell’ambito del Progetto, oltre all’aggiornamento della carta archeologica, di grande importanza sono state le attività di promozione e valorizzazione di siti e musei in un’ottica di realizzazione di sistemi integrati sostenibili in accordo con il Sistema Culturale Integrato Novarese che si va sempre più delineando, seppure con ambiti di necessario, ulteriore approfondimento. In mancanza della predisposizione di un articolato sistema museale per l’archeologia su scala provinciale e del riallestimento delle collezioni archeologiche del Museo Civico di Novara, riorganizzato come centro di rete, per cui si sta ancora lavorando, si è concentrata l’attenzione sulla promozione di quel patrimonio “diffuso”, che costituisce la caratteristica di questo territorio e su cui ci si è confrontati in una Giornata di studio a Novara nella primavera scorsa. Si sono così costruiti percorsi imperniati attorno ad alcune aree monumentali urbane e ai parchi regionali con forti valenze archeologiche, come il Parco del Ticino e del Lago Maggiore, accompagnando il visitatore attraverso l’intero territorio provinciale alla scoperta delle più antiche testimonianze della sua storia, nella certezza che l’attività di tutela dimostra tutta la sua efficacia se crea consapevolezza e partecipazione nelle comunità locali. Egle Micheletto Soprintendente per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

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Arona Civico Museo Archeologico Il Museo Civico Archeologico di Arona offre un quadro completo della presenza umana nel basso Verbano, dal Neolitico alla tarda antichità, fino all’età rinascimentale, con particolare attenzione al territorio aronese. L’esposizione documenta le più antiche tracce a noi note di presenza umana sul territorio attraverso una selezione di reperti in selce e in pietra verde. In particolare, si segnalano un anellone in pietra verde di età neolitica, reperti di industria litica da Comignago, una cuspide in pietra levigata da Arona. Sono presenti rinvenimenti provenienti dall’insediamento perilacustre dell’età del Bronzo del Parco dei Lagoni, fra cui il noto calco di ruota di carro. Seguono numerosi corredi tombali della prima età del Ferro, in particolare della cultura di Golasecca, da Castelletto Ticino e Motto dei Lagoni, tra cui urne cinerarie, scodelle e bicchieri decorati a stralucido, oltre a elementi di ornamento personale del defunto, vaghi di collana in pasta vitrea e ambra, anelli bronzei e fibule (spille) a sanguisuga. Degni di nota anche i pregevoli corredi femminili della necropoli di Dormelletto (III - I secolo a.C.) che attestano, con gli splendidi bracciali e le cavigliere in bronzo ad ovoli di tipo celtico, l’arrivo di popolazioni transalpine. La romanizzazione del territorio è documentata da materiali di tipo domestico da Paruzzaro, mentre ampio spazio è dedicato alle produzioni locali e alle importazioni di età repubblicana e imperiale, con vasellame a vernice nera, terra sigillata e vetro, offrendo un ampio panorama sui commerci lungo l’asse Verbano-Ticino. La tarda romanità è illustrata da ritrovamenti di necropoli riferibili agli insediamenti di Comignago, Nebbiuno, Gattico e Paruzzaro. Su richiesta, tutti i visitatori possono usufruire del servizio di visite guidate tenute gratuitamente da operatori archeologi. Previa prenotazione viene offerto il servizio di visite guidate e attività didattiche per le scuole. Orari: martedì 10 - 12; giovedì 9 - 12 (su prenotazione); sabato e domenica: 15.30 - 18.30. Tel e fax +39.0322.48294; archeomuseo@comune.arona.no.it; www.archeomuseo.it

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Arona

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Arona Mercurago • Chiesa di San Giorgio • Epigrafi romane All’interno della chiesa di San Giorgio, inserite nella muratura che separa la navata minore destra da quella centrale vi sono due frammenti di ara in serizzo grigio, la cui iscrizione originaria non è conservata. Presso questa chiesa fu rinvenuta, intorno al 1870, una lastra con dedica alle matrone, dee della fertilità di origine celtica, ora conservata a Novara al Lapidario della Canonica di Santa Maria. Nel 1888 fu rinvenuta la stele in serizzo con epitaffio di Sucesus, figlio di Lovivius, decorata con rosa celtica ed attualmente conservata ad Arona nel quadriportico della Collegiata, dove sono murate altre epigrafi provenienti dal territorio.

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Barengo Cimitero • Ara romana Il territorio del comune di Barengo ha restituito numerose testimonianze di frequentazione in età romana. In località Solarolo, infatti, sono stati rinvenuti resti di strutture insediative e produttive oltre che sepolture di epoca tardoromana. All’interno del cimitero, di fronte alla chiesa, si trova un interessante reperto di epoca romana imperiale, oggetto di un’operazione di riutilizzo. La colonna presente sul piazzale, impiegata fino in tempi recenti a sostegno di una croce, sfrutta come basamento un’ara di epoca romana imperiale, riconosciuta come tale nel 2003. Realizzata in marmo iscritto, era utilizzata in origine come altare, funzione suggerita anche dagli oggetti di carattere cultuale raffigurati sulle facce laterali. Su queste sono, infatti, presenti rispettivamente una brocca, con lungo beccuccio versatoio ed una patera, la coppa poco profonda utilizzata per versare liquidi nel corso delle libagioni rituali. La faccia principale dell’ara presenta un’epigrafe con invocazione a Giove, individuato nella formula d’apertura DOM (deo optimo maximo), apposta da un dedicante di nome Iustinus. L’iscrizione ha subito una rilavorazione successiva in epoca cristiana, che ha adattato il testo al nuovo utilizzo rendendo in parte ardua la lettura del contenuto originario. Accesso all’ara negli orari di apertura del cimitero

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Bellinzago Novarese Badia di Dulzago • Sarcofago romano Il sarcofago in serizzo grigio conservato nel primo cortile della Badia di Dulzago è mancante del coperchio e, fino a pochi decenni fa, era adibito ad abbeveratoio; ora è una fontana. Presenta, infatti, quattro fori su tre lati e presso il fondo, per lo scarico dell’acqua. È lungo 2,38 metri, alto 66 centimetri e largo 58. Sul fronte conserva un’iscrizione funeraria, non incorniciata e disposta su tre righe: Verviciae/D(is) Q(uinti) Fil(iae)/ Quartulae. Il possessore del sepolcro è una donna, figlia di Quinto, il cui nome Vervicia rivela l’origine celtica, mentre il cognome, Quartula, appartenente al gruppo dei Cognomina derivanti da numerali ordinali, frequente in ambito cisalpino. Non è nota la provenienza originaria del sarcofago, anche se si presume rinvenuto nei dintorni. Tale ipotesi è suffragata dal fatto che nel territorio del comune di Bellinzago sono stati effettuati importanti rinvenimenti archeologici che attestano la fitta frequentazione della zona in età romana, e di cui il più noto è una fornace per ceramica comune nei pressi del Cimitero di Cavagliano. Dalla Badia, reimpiegata nella muratura di un edificio, proviene anche una testa in pietra locale, ora al Museo Lapidario della Canonica di Santa Maria a Novara, rarissima espressione scultorea di età preromana (III - II secolo a.C.). Sul posto è attualmente visibile il calco della testa. Ingresso libero alle aree cortilizie della Badia

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Caltignaga Isarno • Acquedotto romano Provenendo da Novara, lungo il lato ovest della SS 229, nei pressi della località Isarno, si possono ammirare i resti di un lungo tratto dell’unico acquedotto romano per ora individuato nella provincia di Novara e già noto dal Settecento. Scavi archeologici, effettuati nel 1964 e negli anni Ottanta a monte del canale Maioni, ne hanno portato in luce un tratto di circa 1,800 chilometri a partire dalla statale verso ovest. Della struttura originaria resta un tratto del condotto (specus) con fondo costituito da mattoni sesquipedali accostati e muretti laterali in ciottoli leg ati da malta idraulica. La copertura non doveva essere voltata, come più frequentemente nel mondo romano, ma piana. In genere gli acquedotti romani attingevano direttament e da sorgenti, meno frequente era la pratica di captazione da fiumi, come nel caso dell’infrastruttura novarese che probabilmente era collegata al torrente Agogna. Il condotto fu cancellato da una colmata di conglomerato di ciottoli, effettuata poco dopo la realizzazione, forse per un errore nella progettazione. Questa infrastruttura, riconosciuta come l’acquedotto che riforniva presumibilmente la città di Novaria, conferma, accanto ad altri esempi piemontesi, tra cui il più noto acquedotto di Aquae Statiellae (Acqui Terme - AL), il grande interesse degli antichi Romani per l’approvvigionamento idrico. L’erogazione delle acque, infatti, era esclusiva prerogativa del potere statale ed in età romana imperiale esistevano magistrati addetti a tale compito (curatores aquarum). L’alimentazione della struttura era assicurata da un punto di captazione non individuato lungo il torrente Agogna o in corrispondenza di una risorgiva nelle immediate vicinanze.

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Castelletto Sopra Ticino Parco Comunale G. Sibilia • Area archeologica L’area archeologica documenta un momento particolare della storia del centro golasecchiano: tra il 750 e il 680 a.C., viene riorganizzata un’embrionale urbanistica dei villaggi golasecchiani cresciuti a controllo della via fluviale del Ticino. L’élite guerriera celebra i propri antenati in una necropoli monumentale con tombe a circolo, che destina ad area sacra e luogo di culto, dismettendo gli altri sepolcreti ad ovest del Rio Valleggia o sulla sponda sinistra del fiume. L’area sacra per il culto degli antenati è caratterizzata da grandi stele monolitiche, poste al margine dello spazio santuariale o in corrispondenza delle tombe più importanti. All’interno del Parco Comunale sono visibili due stele, l’una decorata a coppelle, l’altra a coppelle e segni ad ascia, provenienti da via Beati, databili al VII secolo a.C., oltre che la ricostruzione di alcune tombe a circolo. Al medesimo contesto sono attribuibili anche due rilevanti testimonianze epigrafiche: la stele della Briccola, decorata con la rappresentazione di un disco-corazza di ascendenza centroitalica (prima metà del VII secolo a.C.), e la più antica iscrizione su pietra proveniente da Castelletto Ticino, località Belvedere, datata genericamente al VII secolo a.C.. Quest’ultima, la cui lettura, seppur incerta, sembra recitare Kothios, ovvero il figlio dell’anziano, riveste particolare importanza, dal momento che rappresenta la prima iscrizione europea in lingua celtica. Per esigenze di tutela, le stele sono conservate presso l’atrio della Biblioteca del Comune di Castelletto Ticino. I reperti sono visibili negli orari di apertura della Biblioteca. Biblioteca di Castelletto Sopra Ticino, tel. +39.0331.962655 Comune di Castelletto Sopra Ticino – Via Gramsci, 12, tel. +39.0331.962655.

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Castelletto Sopra Ticino Collezione Giani L’Amministrazione Comunale di Castelletto Sopra Ticino nel 1999 entrò in possesso di alcuni reperti, che costituivano una piccola parte della Collezione Giani, di proprietà del Dr. Santagostino, discendente dell’Abate Giani, primo studioso della Cultura di Golasecca, posti in vendita nell’anno precedente. La Collezione Giani, consta di 4 manufatti ceramici: due urne biconiche, di cui una con decorazione incisa, una ciotola-coperchio troncoconica e un raro esemplare di coppa a vasca rettangolare, tutti provenienti da necropoli dell’Età del Ferro. La Collezione è esposta presso la Biblioteca civica. È possibile effettuare visite guidate ai reperti esposti presso al biblioteca con esponenti del Gruppo Storico Archeologico Castellettese. Centro di documentazione sulla Cultura di Golasecca Allestito in via Beati, nella sala multimediale della ex scuola di Pozzola, sul sito che conserva un tumulo del VI secolo a.C., si propone di sensibilizzare la cittadinanza e soprattutto gli studenti, sulle problematiche culturali locali, con particolare riguardo per le origini celtiche di uno dei più antichi centri protourbani dell’area subalpina occidentale. Inaugurato nel 2005, consta di diciotto pannelli fotografici ed illustrati attraverso i quali è possibile ricostruire gli aspetti più significativi della Cultura di Golasecca, dalle abitudini di vita ai commerci, dall’alimentazione ai riti funebri.

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Cureggio Battistero di San Giovanni Nel corso di recenti scavi archeologici, condotti in occasione del restauro interno dell’edificio, attualmente di forme romaniche (XII secolo), sono stati identificati i resti di un precedente battistero di forma ottagonale, che ha conosciuto numerose trasformazioni e due distinte fasi edilizie. Il primo impianto del fonte battesimale a vasca incassata risale all’epoca paleocristiana, circa alla metà del V secolo, su modello del coevo battistero della sede diocesana a Novara. Nel corso della prima metà del VII secolo, in età longobarda, l’edificio, sigillato da uno strato organico nero d’abbandono, vede l’inserimento di sepolture all’interno del vestibolo, che erano assenti invece per tutta la fase altomedievale. Spicca, tra le altre, la ricca tomba di un dignitario longobardo, deposto con corredo d’armi completo; si sono anche rinvenute tracce dei fili d’oro dalle decorazioni in broccato dell’abito. La riedificazione romanica comporta la ricostruzione del fonte fuori terra e dell’intero edificio, con la ripresa della manica di collegamento tra chiesa e battistero. All’inizio dell’XI secolo il complesso battesimale è attestato come pieve, come accade per analoghi impianti nella diocesi novarese.

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Cureggio

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Dormelletto Via San Rocco • Necropoli celtica L’indagine archeologica iniziata nel 1987 e terminata nel 2006, scaturita dai lavori edili per l’edificazione della palestra della scuola media di via san Rocco, ha portato alla scoperta di un totale di 130 tombe riferibili ad una necropoli celtica utilizzata dalla seconda età del Ferro (III secolo a.C.) al periodo della romanizzazione (I secolo a.C.). Si tratta di un ritrovamento eccezionale che consente di analizzare le dinamiche culturali dei gruppi celtici stanziati lungo le sponde del Ticino fino alle soglie della romanizzazione. Nella necropoli il rituale dell’inumazione si protrae fino all’avanzato I secolo a.C. (La Téne D1), quando viene affiancato dalla cremazione indiretta dei defunti. Le strutture tombali, perlopiù orientate NO-SE, sono costituite da fosse molto profonde rivestite di ciottoli e spezzoni di pietra, coperte con terra e mucchi di ciottoli, una sorta di tumulo che costituisce, nella necropoli, l’unica segnalazione della presenza tombale. Tra i numerosi corredi di pregio eccellono le sepolture femminili con i caratteristici bracciali ad ovoli in bronzo, le fibule (spille) in bronzo e ferro con tracce di tessuto ed il vasellame celtico decorato a fasce tra cui una ricca campionatura di vasi a trottola, i recipienti tipici da vino presso le popolazioni celtiche. Nelle inumazioni gli oggetti del corredo personale sono stati rinvenuti nella posizione originaria; ciò ha permesso, in assenza della conservazione delle ossa, di definire la posizione del defunto all’interno della fossa e di capire come erano portati gli oggetti di ornamento, fissati sugli abiti non più conservati. Quando si afferma il rito crematorio, grandi ciotole ad impasto grossolano vengono impiegate come cinerario, ma spesso i resti ossei combusti erano anche sparsi direttamente all’interno delle fosse. Ristretto è il numero di tombe di armati, una delle quali conserva, nel corredo, parte della struttura in ferro dello scudo (umbone), accanto ad una lancia da parata; compaiono anche attrezzi in ferro, evidente indizio dell’attività agricolo-pastorale della comunità. I corredi della necropoli di Dormelletto sono esposti presso il Museo Civico Archeologico di Arona: archeomuseo@comune.arona.no.it; www.archeomuseo.it e al Museo di Antichità di Torino: http://museoarcheologico.piemonte.beniculturali.it. E-mail: sba-pie.museoantichita@beniculturali.it

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Dormelletto Dormello • Chiesa della Madonna della Fontana • reimpiego di reperti romani Nelle murature della chiesa, a destra rispetto alla facciata, sono reimpiegati un mattone romano e un’ara (altare) in marmo bianco. Nonostante il cattivo stato di conservazione su un lato dell’ara è appena visibile una patera, la coppa poco profonda utilizzata per le libagioni nelle celebrazioni religiose e sull’altro lato una brocca (urceus), nascosta da due figure stanti, ma poco identificabili in quanto sovraddipinte in rosso e ricoperte da uno strato di calce. L’interessante reperto, meritevole di un accurato restauro e studio, proviene verosimilmente dall’area della chiesa, sorta in corrispondenza di una sorgente venerata probabilmente già in età antica, o dal territorio, ricco di testimonianze archeologiche di età romana, quali un’ara dedicata al culto delle Matrone (dee della fertilità), visibile presso il Museo Archeologico di Arona e numerosi contesti tombali rinvenuti durante i lavori sulla linea ferroviaria Milano-Domodossola, conservati presso le Civiche Raccolte di Novara e al Civico Museo Archeologico di Arona.

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Fontaneto d’Agogna Chiesa di San Sebastiano • Reperti romani e altomedievali Quanto rimane della chiesa abbaziale di San Sebastiano è un oratorio seicentesco, ora proprietà privata e non visitabile, che è stato oggetto di scavi archeologici tra il 1999 e il 2001. Ad un primo edificio altomedievale ad aula unica (inizio IX secolo) si sostituisce una chiesa romanica a tre navate (prima metà XI secolo), orientata come la precedente ed oggetto di ricostruzioni già dalla seconda metà del XII secolo. Nel 1967, lavori fognari hanno intercettato presso il lato occidentale della chiesa un’area cimiteriale con semplici sepolture in fossa terragna. Un’unica tomba maggiormente elaborata, coperta da una lastra in scisto decorata con una croce a rilievo, suggerisce un uso funerario del sito già in età longobarda avanzata (VII-VIII secolo), forse da parte di un gruppo familiare elitario. Nelle murature esterne dell’oratorio si riconoscono elementi architettonici romani di reimpiego, di fattura e datazione eterogenee: si tratta di tre capitelli e di tre fusti di colonne, inseriti in diverse parti dell’edificio. Quanto ai capitelli, l’esemplare più antico è corinzio, in marmo bianco e data al I secolo d.C. (piena età giulio-claudia); il secondo è di tipo corinzio asiatico e si data nella prima metà del IV secolo. Il terzo esemplare, anch’esso corinzio, poco leggibile perché pesantemente rilavorato ed usurato, è databile genericamente alla seconda metà del II secolo. Le colonne sono di due tipi: un esemplare di scanalata corinzia in marmo e due lisce in calcare rosso. I reperti provengono, verosimilmente, dalla decorazione architettonica di uno o più edifici pubblici, forse provenienti dal municipio di Novaria, poi spogliati dei materiali di pregio. Sono, inoltre, riutilizzati elementi dell’arredo liturgico della chiesa altomedievale: due basi di colonna, forse pertinenti alla recinzione presbiteriale, oltre a quattro frammenti scultorei in marmo, decorati con tralci vegetali stilizzati a rilievo. Si segnalano un frammento di pluteo marmoreo reimpiegato nel cleristorio come architrave per una finestra ed un rilievo riutilizzato in un pilastro della struttura dell’XI secolo. I frammenti sono entrambi databili alla fine del IX secolo, sulla base del confronto con analoghi materiali dalla cattedrale di Torino.

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Ghemme Il vicus romano di Ghemme e il pagus degli Agamini Scavi archeologici sistematici effettuati nei territori dei comuni di Sizzano, Ghemme e Romagnano hanno permesso di individuare tracce conservate fino ai giorni nostri, di un paesaggio agrario appartenente al territorio del pagus (gruppo di villaggi) degli Agamini, documentato da un’epigrafe proveniente dalla chiesa di San Vittore a Sizzano. Molteplici rinvenimenti archeologici documentano invece a Ghemme un nucleo compatto di insediamento, probabilmente identificabile con un vicus (villaggio) degli Agamini, in coincidenza con il centro attuale. Questo abitato si struttura all’inizio del I secolo d.C. con un orientamento legato all’andamento della centuriazione, la suddivisione agraria del territorio in età romana, mantenendo una floridezza economica per tutto il periodo imperiale romano con sopravvivenza ancora nel IV e VI secolo. Le strutture più evidenti emerse nel quartiere Fontanelle, largo Gianoli, via Pralini e presso il Biscottificio Rossi, per citare alcuni esempi, evidenziano strutture abitative con annesse aree produttive o pars rusticae, articolate lungo assi viari di servizio. In coincidenza con momenti di parziale abbandono degli edifici si registra, come in via Novara, già nel corso del III secolo d.C., l’impostarsi di sepolture nel tessuto insediativo a denuncia di una parziale contrazione dell’abitato.

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Ghemme La chiesa paleocristiana e il vicus in età tardoantica I recenti scavi archeologici eseguiti all’interno della Parrocchiale (anno 2008), i cui risultati sono ancora in corso di studio, hanno evidenziato come il luogo di culto mostri continuità di frequentazione fin dall’epoca paleocristiana. Il primo edificio è conservato, a livello planimetrico, al di sotto dell’attuale pavimentazione della chiesa. Questo primo impianto è stato successivamente rimaneggiato e ricostruito in forme più ampie fino ad essere completamente compreso all’interno dell’attuale edificio secentesco. La comunità cristiana sorta presso l’antico pagus Agaminus mostra ancora, tra la fine del IV e l’inizio del VI secolo, il medesimo dinamismo manifestato dal centro di prima età imperiale. Le strutture insediative presentano continuità di vita e d’uso almeno fino al VI secolo; pur nella mancanza di peculiarità o tratti caratteristici a livello strutturale, questa è la quota cronologica suggerita dallo studio dei materiali rinvenuti in vari scavi condotti sul territorio comunale, in particolare nell’area sud-orientale dell’insediamento.

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Ghemme

Ghemme vicus romano, distribuzione rinvenimenti

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Gozzano Chiesa di San Lorenzo Secondo la tradizione agiografica, la chiesa di San Lorenzo a Gozzano sarebbe stata edificata da San Giuliano per ospitarvi la propria sepoltura, ma, già nel corso del IX secolo, le reliquie furono trasferite nella pieve di San Giuliano. Portato alla luce nel corso di scavi archeologici, l’originario edificio paleocristiano si è rivelato sostanzialmente coincidente, nella planimetria, alla struttura successiva; il primo impianto si data tra la fine del V e gli inizi del VI secolo. In epoca romanica la tomba del santo venne monumentalizzata con la realizzazione di un cenotafio. Questa potrebbe essere stata il motivo primo del sorgere, in epoca longobarda, di un nucleo cimiteriale ad sanctum, che finisce presto a sfruttare tutto lo spazio della chiesa, con l’eccezione delle aree di banco e presbiterio. Gli individui inumati presentano per lo più caratteristiche omogenee; si tratta, infatti, quasi esclusivamente di adulti o anziani di sesso maschile, di tipo germanico e provenienti da un gruppo ad alto tasso di endogamia, in cui sarebbero da riconoscere i capi del gruppo longobardo. I materiali associati consentono di datare le sepolture alla seconda metà del VII secolo. Le sepolture hanno evidenziato abbondante materiale lapideo di reimpiego, tra cui epigrafi funerarie romane ed un’importante stele celtica, con dedica a una divinità, a copertura di una tomba che conteneva una bottiglia vitrea di un tipo diffuso nei cimiteri longobardi da fine VI -VII secolo. La stele, ora al Museo di Antichità di Torino, presenta un’iscrizione a caratteri leponzi (fine III – II secolo a.C.), con dedica ad Autesa ed elementi simbolici, quali la ruota quadriraggiata e la figura a doppio semicerchio affrontato (trono o sedia magistratuale). Anche le strutture murarie della chiesa inglobano materiale di riutilizzo: frammenti ceramici, mattoni sesquipedali e tegole con marchio di fabbrica Albine, di epoca tardo-romana. L’attuale aspetto romanico della chiesa risale alla fase edilizia di XII secolo.

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Novara Museo Lapidario della Canonica di Santa Maria Tappa cittadina obbligata per il visitatore alla ricerca della storia del passato novarese, il museo fu costituito nel 1813 allo scopo di raccogliere, per l’esposizione pubblica, le iscrizioni provenienti dalle demolizioni cinquecentesche della vecchia Basilica di San Gaudenzio e dai ritrovamenti avvenuti nella città e nel territorio. Questo nucleo originario venne sempre più incrementandosi anche con la raccolta di parte dei materiali lapidei preromani e romani custoditi nel museo di Suno, reperti che, riutilizzati nella chiesa di San Genesio, furono recuperati in occasione della sua ristrutturazione nell’Ottocento. Nel quadriportico (riproduzioni in calco) ed al primo piano della manica settentrionale della Canonica sono attualmente visibili, a seguito di un riallestimento (1999), elementi architettonici e soprattutto epigrafi sacre, pubbliche e funerarie, are votive e sarcofagi, databili fra la seconda età del Ferro e l’età tardoantica. Particolare interesse riveste la stele celtica di S. Bernardino di Briona: si tratta di un’iscrizione sacra in alfabeto leponzio recente, precedente l’89 a.C., anno in cui Novaria diventa una comunità di diritto latino; i simboli del tuono (le ruote) di Taranis pongono sotto la sua protezione un giuramento della comunità a cui si riferisce l’iscrizione. Da segnalare anche una testa in pietra dalla Badia di Dulzago, che sembrerebbe derivare da modelli lignei celtici a soggetto religioso (III-II secolo a.C.). Indispensabili per conoscere l’onomastica latina della zona e le principali divinità del pantheon romano, venerate in epoca imperiale, sono le innumerevoli iscrizioni funerarie e votive, mentre, tra i rilievi romani risaltano, per qualità artistica, il coronamento di un’ara funeraria con i ritratti dei defunti (II secolo d.C.) e quello raffigurante una nave, pertinente ad un sarcofago cristiano. Chiostro della Canonica di S. Maria, vicolo Canonica 9/14 Tel. +39.0321.661635 - www.novaria.org - musei@novaria.org

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Novara Largo Cavour, Via Passalacqua, Via Gallarini, Piazza dei Martiri Uno dei tratti noti della cinta muraria della Novaria romana è visibile in largo Cavour: apparteneva al settore settentrionale delle mura ed è realizzato in opera a sacco di ciottoli fluviali intervallati, a distanza regolare di 0,80 metri, da doppi ricorsi di mattoni. Nel 1970, durante lo scavo archeologico, in corrispondenza di tale struttura si rinvenne anche un drenaggio di anfore di vario tipo, alcune recanti il marchio del fabbricante. Questo tratto murario, unitamente ad altri facenti parte del settore meridionale e rinvenuti nell’area del Castello e nelle piazze Gallarini e Martiri e in Via Passalacqua, ha permesso di ipotizzare un perimetro poligonale della cinta muraria romana, delimitante uno spazio di circa 35 ettari e di cui per ora non si conoscono le porte di accesso. Le torri addossate alle mura sono da riferire a rifacimenti medievali.

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Castello visconteo-sforzesco L’Amministrazione civica novarese ha attivato dal 2002, dopo l’acquisizione in comodato d’uso dal demanio militare dell’intero complesso, una serie di iniziative finalizzate al restauro e alla riqualificazione funzionale del castello visconteo-sforzesco, tra cui scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici, che si sono concentrati prevalentemente nel settore occidentale del cortile interno a ridosso della cortina muraria in un’area identificata come “manica ovest”. Qui furono compiute le più grandi devastazioni con la quasi totale demolizione dei fabbricati seguita all’abbandono del complesso dopo l’uso carcerario. Obiettivo prioritario delle verifiche è stata la ricostruzione delle varie fasi insediative succedutesi in questo settore. Il quadrilatero fortificato medievale si inserisce in un’area caratterizzata da un ampio aggetto, verso la campagna, del circuito murario di età romana, di cui resterà visibile un tratto che si riconosce inserito nelle strutture successive per la tecnica costruttiva, in opera listata mista di ciottoli di medie e grandi dimensioni e laterizi, documentata in tutti i tratti di cinta romani posti in luce in città.


Novara Tracce di tale muratura sono visibili nell’angolo sud-est e all’angolo opposto della manica sud, in alcuni tratti con interventi di risistemazione medievali. È stato documentato il suo continuo riuso come limite occidentale del circuito fortificato del castello, mentre le murature di fondazione di due torri inserite nel quadrilatero fortificato, a ridosso della cinta romana sono di età medievale e si confrontano con la struttura a torre individuata in via Passalacqua. Gli scavi hanno portato ulteriori elementi di conoscenza delle varie fasi di sviluppo dell’impianto della fortezza, che si inserisce su strutture monumentali di età romana tra cui si segnala una torre quadrangolare all’esterno della cortina occidentale e i resti, completamente spogliati, di un vastissimo edificio a probabile destinazione pubblica. Corso Cavour angolo Corso Italia In seguito a scavi archeologici effettuati nel 2005 e ai lavori di valorizzazione del 2007, sono oggi visibili, all’incrocio tra Corso Cavour e Corso Italia, resti di una struttura muraria in ciottoli legati da malta, riferibili ad una torre quadrangolare. La realizzazione della torre ha compromesso una stratigrafia di età romana testimoniata dalla presenza di una struttura che oblitera un condotto fognario, una muratura ed un livello di frequentazione di un asse viario della Novaria di età imperiale. In assenza di elementi certi di cronologia legati a livelli di frequentazione della torre, andati perduti, per confronto con altre strutture architettoniche simili, l’edificazione è riferita ad età medievale.

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Novara Duomo • Battistero paleocristiano Alla Novara tardoantica risale il battistero visitabile di fronte al Duomo. Uno dei maggiori monumenti paleocristiani dell’Italia settentrionale, è costruito nel settore sud-ovest della città, su un’area in precedenza occupata da edilizia privata. Si tratta di un’abitazione (domus) parzialmente indagata, in corrispondenza del quadriportico del Duomo e dei cortili laterali del Battistero, i cui resti furono inglobati nella struttura cristiana. Il Battistero, a pianta ottagonale, risalente al V secolo d.C., era originariamente preceduto da un vestibolo a braccia rettangolari. L’ingresso è posto in corrispondenza della cappella orientale, dove si conservano alcune parti della porta originaria. Caratteristico dell’edificio è l’ampio riutilizzo di materiali di pregio di epoca romana, come i capitelli e le colonne delle nicchie interne. In epoca altomedievale l’originaria vasca battesimale fu sostituita da un monumento funebre, cilindrico, della prima metà del I secolo d.C., dedicato dalla liberta (schiava liberata) Doxa alla padrona Umbrena Polla (visibile nella nicchia di fronte all’ingresso). Aperto sabato e domenica dalle 15.15 alle 18.15; chiuso agosto, tel. +39.0321.661635; www.novaria.org - musei@novaria.org

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Oleggio Chiesa di S. Michele • Reperti romani e longobardi Presso l’angolo sud-occidentale dell’edificio è reimpiegato un frammento di stele funeraria romana in calcare (II-III secolo d.C.). La porzione conservata presenta il busto del defunto inquadrato in una lunetta, al di sopra di un’iscrizione funeraria di incerta lettura. Il cattivo stato di conservazione della stele non consente più di apprezzare i dettagli fisionomici del personaggio. La presenza della stele nella muratura della chiesa è nota dal 1950. Scavi eseguiti presso l’angolo meridionale della facciata hanno consentito interessanti rinvenimenti, con la scoperta di strutture preesistenti all’edificio romanico. Successivamente alla dismissione di una palificata impiantata nei livelli d’interro di un rigagnolo, di epoca tardoantica, in una zona non utilizzata viene realizzato il primo impianto della chiesa. Questa si presenta a navata unica con abside semicircolare e transetto espanso e si data, anche in base alla dedica a San Michele Arcangelo, in avanzata età longobarda (seconda metà del VII secolo). La fondazione della chiesa riflette la progressiva conversione al cattolicesimo dei Longobardi, anche se non si sono rinvenute evidenze strutturali relative alla presenza di un battistero. Parte dell’abside originaria risulta parzialmente obliterata dall’angolo dell’attuale chiesa, che ne conserva anche una porzione al suo interno. Nell’area antistante la basilica si è rinvenuta una quarantina di sepolture; altre quattordici deposizioni sono emerse negli scavi perimetrali dietro le absidi e lungo la parete nord della chiesa. Le prime tombe sono del tipo con muretti laterali in ciottoli oppure a cassa rettangolare di tegole piane di modulo romano, un tipo che si associa spesso alle più diffuse tombe alla cappuccina dell’età tardoantica fino al VI-VII secolo. Accesso libero negli orari d’apertura del cimitero.

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Oleggio Museo Civico Archeologico Etnografico “C. G. Fanchini” Il Museo Civico Archeologico Etnografico di Oleggio, istituito nel 1974 per esporre la documentazione storico-etnografica di Oleggio e del suo territorio, dal 1999 si è arricchito di una sezione archeologica, attualmente ospitata al piano terreno. Il percorso espositivo segue un criterio cronologico ed è formato essenzialmente da due nuclei di materiale, a partire dai reperti golasecchiani relativi alla necropoli a cremazione di Pombia a quelli della tarda età del Ferro e di età romana di Oleggio. I corredi tombali costituiscono una documentazione molto importante del passaggio dal VI al V secolo a.C., particolarmente complesso in quanto segnato dalla crisi del sistema economico che ha come elemento accentratore l’abitato proto urbano di Castelletto Ticino. Corredi caratterizzati da ricche parures femminili con collane in ambra e fibule (spille) appartengono ancora alla Prima Età del Ferro. Il secondo nucleo espositivo è rappresentato da prestigiosi corredi della vasta area sepolcrale relativa ad una comunità appartenente all’areale insubre, insediatasi ad Oleggio in frazione Loreto in età preromana e successivamente romanizzata. Il villaggio ebbe continuità di vita fino all’età tardoantica, come attestano i materiali dei corredi. L’esaustivo apparato didattico permette di cogliere, attraverso i corredi, lo sviluppo culturale susseguitosi nei secoli: dall’areale insubre, caratterizzato da guerrieri seppelliti con le ricche panoplie ed il vasellame di tradizione celtica (vasi a trottola), alla romanizzazione con l’arrivo di utensili e ceramiche ad imitazione di quelle prodotte in Italia centrale, le monete e gli utensili per il banchetto di acquisizione romana. Orari di visita: tel +39.0321.91429; museocivico@comune.oleggio.no.it

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Oleggio

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Orta San Giulio Isola di San Giulio • Basilica La basilica romanica dedicata a San Giulio sorge su un luogo pluristratificato e prescelto, fin dall’antichità, come area di culto. Scavi effettuati al di sotto del pavimento ottocentesco della basilica hanno individuato lembi di strutture relative al primo edificio di culto, conservato per brevi tratti e caratterizzato da un abside, rivolta a settentrione, in cui sono reimpiegati mattoni romani. L’edificio, molto disturbato dalle strutture successive è da interpretarsi come la primitiva struttura di culto cristiano, forse un oratorio o una memoria edificata da maestranze locali tra la fine del IV secolo e il secolo successivo. Sul medesimo luogo sorgerà la chiesa paleocristiana, voluta da San Giulio, tra la fine del V e la metà del VI secolo d.C., e poi ancora la cattedrale romanica (XII secolo d.C.). Dai rinvenimenti effettuati durante gli scavi è possibile avere una sintesi, completata dall’esposizione dell’apparato decorativo, in un locale attiguo alla cripta.

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Parco dei Lagoni Arona (Mercurago) Lagone • Abitato palafitticolo L’abitato palafitticolo dell’età del bronzo (XVIII-XIII secolo a.C.) fu rinvenuto in maniera casuale, alla metà dell’Ottocento, nel corso di scavi per l’estrazione della torba. Ne emersero strutture lignee, associate ad abbondante materiale archeologico, anche di natura organica, parzialmente conservato dalle particolari caratteristiche anaerobiche della torbiera. Lo scavo non venne eseguito secondo le tecniche scientifiche utilizzate oggi. Tuttavia, Bartolomeo Gastaldi ne seguì lo svolgimento, raccogliendo parte del materiale ed annotando su taccuini preziose osservazioni. Le abitazioni non dovevano essere edificate su palizzate sopraelevate nell’acqua, bensì appoggiate sul terreno molle consolidato da un’operazione di bonifica. Si è, infatti, osservato uno strato realizzato con pali, fascine, tronchi e tavole zavorrate da pietre, funzionale alla creazione di un piano di calpestio compatto. Tra i materiali recuperati, si segnala l’eccezionale presenza di reperti lignei. In particolare, di tre ruote e due piroghe scavate in tronchi d’albero, di cui furono realizzati calchi in gesso. Le scarse conoscenze dell’epoca in materia di conservazione di resti organici non hanno consentito la sopravvivenza dei reperti, che si sono disseccati e sbriciolati poco dopo l’esposizione all’aria. Il sito ha restituito anche vasellame ceramico, alcuni oggetti metallici, come armi (lame di pugnali) ed ornamenti personali (spilloni bronzei per abbigliamento), utensili in selce. I materiali sono esposti al Museo di Antichità di Torino: http://museoarcheologico.piemonte.beniculturali.it e uno dei calchi delle ruote al Museo Civico Archeologico di Arona: archeomuseo@comune.arona.no.it; www.archeomuseo.it;

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Parco dei Lagoni Arona (Mercurago) Motto Lagoni • Necropoli golasecchiana Nel corso degli anni Settanta è stata scavata, in più riprese ed in maniera non sistematica una piccola necropoli riconducibile alla cultura di Golasecca, costituita da una decina di sepolture ad incinerazione, utilizzata durante un ridotto arco cronologico (fine del VI secolo a.C.). Le tombe, realizzate con cassoni litici o con pareti rivestite da ciottoli, conservavano in alcuni casi, nonostante qualche violazione antica, le coperture in lastre di pietra, talvolta sormontate da cumuli di ciottoli. Il rito funerario osservato prevedeva la dispersione delle ceneri del defunto sul fondo della fossa. I corredi associati alle tombe rivelano differenze di rango tra gli individui e sono formati da vasellame ceramico ed elementi di ornamento personale, quali vaghi di collana in ambra o pasta vitrea, anellini, ganci di cintura e fibule bronzee con piccoli inserti decorativi in legno. L’unica eccezione al rito era rappresentata da una singola sepoltura ad inumazione, che conteneva una fibula di tipo tardo-halstattiano, indizio di una recenziorità della tomba rispetto al nucleo principale (prima metà del V secolo a.C.). I corredi della necropoli di Motto Lagoni sono esposti presso: Museo Civico Archeologico di Arona: archeomuseo@comune.arona.no.it; www.archeomuseo.it.

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Parco dei Lagoni Oleggio Castello • Insediamento romano Nel 2010 scavi condotti dalla Soprintendenza per I Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie hanno messo in luce i resti murari qui visibili con fondazioni in ciottoli e rari laterizi (mattoni) e parte degli elevati realizzati blocchi in lapidei di pietra locale, associati a ciottoli e rare tegole. I vani delimitati dalle strutture murarie sono riferibili ad un insediamento di età romana a carattere abitativo-produttivo. L’assenza di piani pavimentali strutturati induce ad ipotizzare l’utilizzo di tavolati di legno poggianti su travi dormienti. Fosse per interrare olle, probabili recipienti per contenere granaglie o altri aridi, in analogia a quanto già evidenziato in un complesso rurale di Ghemme, indicherebbe l’utilizzo dell’ambiente, davanti al quale sono state rinvenute, come magazzino per derrate alimentari. Un’area a destinazione artigianale, caratterizzata da fosse di riempimento con scorie ferrose, è stata individuata sul margine dell’insediamento, la cui frequentazione occidentale é da collocarsi nella media e tarda età imperiale. Al di là del sentiero del Parco che funge da limite tra i comuni di Arona e Oleggio Castello, un ampio livello di crollo indica l’estensione dell’insediamento, anche verso occidente.

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Parco dei Lagoni Comignago • Motto Caneva • Necropoli età tardo antica Nei primi anni Settanta fu identificato e recuperato un gruppo di dieci tombe, già in precedenza violate. Tra il 1985 e il 1987 seguì un successivo intervento di recupero, attuato dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte, nell’ambito di un piano di valorizzazione dell’area del Parco dei Lagoni. Le strutture tombali erano a cassa, realizzate in tecnica mista sia con ciottoli e lastre di pietra, sia con embrici interi e frammentari. La copertura era costituita da grosse lastre di serizzo o da tegoloni a risvolto. Le sepolture erano allineate per file parallele, orientate NE-SO con rito esclusivo dell’inumazione. Tre presentavano un ripostiglio quadrangolare per la deposizione del corredo, posto a lato della struttura e ad essa collegato. Dei materiali dei corredi, in gran parte ritrovati nel terreno violato dai clandestini, si sono recuperati un bracciale in bronzo a testa di serpente, un beccuccio di lucerna e due monete bronzee di Magnenzio e Costanzo II. È possibile che questa necropoli sia riferibile all’insediamento individuato in località Costone e attualmente visitabile all’interno del percorso archeologico del Parco Naturale dei Lagoni. I materiali sono conservati presso il Civico Museo Archeologico di Arona: archeomuseo@comune.arona.no.it; www.archeomuseo.it

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Parco dei Lagoni Comignago • Rio Caneva • Necropoli romana Negli anni Settanta vennero individuate e scavate circa sessanta sepolture, in parte sconvolte, ad incinerazione diretta ed indiretta, entro urne cinerarie con coperture ad embrice. Una sola tomba presentava l’urna inserita in una sorta di pozzetto di ciottoli. Di questa necropoli, sita non distante da quella di Motto Caneva, non è più possibile cogliere eventuali elementi strutturali in situ. Il periodo di frequentazione della necropoli si può restringere al II e III secolo d.C.. Durante la fase più antica di utilizzo sembra prevalere il rituale dell’incinerazione diretta, cioè con defunto cremato sul luogo della sepoltura, testimoniato da fosse con pareti rubefatte e forte presenza di elementi lignei combusti. Il rinvenimento di numerosi chiodi è da collegare alla presenza di barelle funebri su cui era adagiato il defunto. Il corredo di accompagnamento è costituito da vasellame da mensa, esclusivamente ceramico, soprattutto coppe e olpi (bottiglie) fittili, legate al consumo di bevande. La fase più tarda, del III secolo d.C., è caratterizzata da sepolture a cremazione indiretta, cioè con luogo di combustione del defunto lontano dal luogo di sepoltura, di cui l’unico elemento è costituito da olle con funzione di cinerario. Le caratteristiche dei materiali recuperati soprattutto nei corredi più antichi permettono di riferire la necropoli ad un insediamento rurale, con modeste risorse economiche, non ancora individuato con certezza.

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Paruzzaro Borgo Agnello Borgo Agnello, sorto nel XIII secolo su iniziativa novarese come punto d’appoggio economico-militare, deve probabilmente la sua denominazione a Zucono de Agnello, quattro volte potestà tra il 1227 e 1237. Saccheggiato nel 1258 durante gli scontri tra guelfi e ghibellini novaresi, venne poi smantellato cent’anni dopo, per evitare che cadesse in mani nemiche; già alla metà del XVI secolo risultava spopolato. Il borgo, a pianta quadrata e suddiviso in quattro quartieri, era protetto da terrapieni sormontati da palizzata e dotato di quattro torri-porta in muratura. Oggi l’antica fortificazione è testimoniata dalla presenza di due delle quattro torri nonché da brevi tratti del terrapieno e del fossato. Le porte del borgo, fornite di ponte levatoio, erano inserite in torri scudate, cioè prive di chiusura verso l’interno e protette da due ali esterne. La tecnica muraria, apprezzabile particolarmente nella regolarità dell’arco esterno a grossi conci, è coerente con una datazione al XIII secolo. L’area a sud del borgo restituisce testimonianze di frequentazione già per l’età romana: in località Ca’ Nova sono state rinvenute alcune sepolture inquadrabili tra I e III sec. d.C., mentre nella porta meridionale è reimpiegata la lapide funeraria di un tal Almodius Albuci (I sec. d.C.). Al Museo Civico Archeologico di Arona sono, inoltre, conservati gruppi di sesterzi da Paruzzaro, da contesti di reperimento incerti (verosimilmente necropolare) ed inquadrabili nel III secolo. Uno scavo del 2007 presso l’incrocio tra via IV Novembre e la Strada Provinciale per Oleggio Castello, infine, ha consentito l’individuazione di un’area abitativa databile alla prima metà del III sec. d.C.. Le strutture, per quanto residuali, paiono riferirsi all’abitazione di un personaggio agiato, come suggerito dai materiali rinvenuti (un coltello bronzeo di foggia peculiare e uso non definibile, tre monete bronzee di Alessandro Severo e Giulia Mamea, una piccola gemma incisa). Accesso libero all’area delle fortificazioni.

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Pombia Cimitero • Necropoli celtica e aree artigianali di età romana All’interno dell’area cimiteriale è presente la ricostruzione di una delle tombe facenti parte di una vasta area di necropoli golasecchiana (fine VI – V secolo a.C.). Due di queste furono rinvenute nel 1987 durante i lavori di scavo per una tumulazione e sono riferibili a sepolture a cremazione del periodo di Golasecca IIb (525-480 a.C.). Successive indagini archeologiche nell’area prossima al cimitero (via Vittorio Veneto), effettuate dal 1987 al 1995, dimostrarono l’esistenza di un’ampia necropoli, costituita da distinti gruppi di deposizioni, all’interno dei quali sono documentate in larga prevalenza tombe a cremazione con struttura a pozzetto in lastre di pietra e ciottoli, oltre a due tombe ad inumazione. È stata anche indagata un’area all’aperto per la deposizione di offerte combuste (Brandopferplatz) e recinti funerari. Le ceneri dei defunti erano custodite in olle globulari decorate a stralucido e coperte da scodelle, mentre il corredo era costituito da bicchieri, con segni alfabetici graffiti, ceramica di produzione etrusco-padana e numerosi oggetti di abbigliamento e ornamento in ambra e bronzo. La necropoli ha restituito anche un eccezionale rinvenimento all’interno di un bicchiere: i residui essiccati di una bevanda, forse la più antica birra rossa finora conosciuta. Gli scavi hanno documentato una successiva frequentazione del sito, inquadrabile tra il I secolo a.C. e la prima età imperiale (I secolo d.C.). In parte impostato sulla precedente necropoli golasecchiana, l’edificio presentava i caratteri dell’edilizia rurale e artigianale di età romana. I corredi della necropoli di Pombia sono esposti presso: Museo Civico Archeologico Etnografico “C. G. Fanchini” di Oleggio: museocivico@comune.oleggio.no.it, tel. +39.0321.91429.

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Pombia Oratorio di San Martino • Reperti romani L’oratorio romanico di San Martino (X-XI secolo), ora sconsacrato e di proprietà privata, conserva abbondante materiale lapideo romano di reimpiego, sia all’interno dell’edificio che nei pressi della cascina. Una delle colonne che delimitano la navata sinistra poggia su parte di una stele funeraria in calcare di età romana. La lastra presenta nella fascia inferiore tre tazze con manico e versatoio (modioli, misure di capacità) ed in quella superiore le lettere finali di tre righe (F F F). Nell’edificio, inoltre, sono reimpiegati diversi frammenti relativi a materiale da costruzione di epoca romana: nelle murature si riscontra la presenza di frammenti di tubature in terracotta (fistulae), così come nel tetto dell’abside sono riutilizzati tegoloni; un ulteriore frammento di cippo in granito è, poi, inserito in un muro della vicina abitazione. Nel cortile era impiegato come abbeveratoio per il bestiame un sarcofago rettangolare in granito, privo di coperchio. Questo presenta un’iscrizione funeraria, priva di cornice, di cui è ancora leggibile il nome del defunto, un Crispinus Crescens vissuto per dieci anni. Sia la stele reimpiegata nella chiesa sia il sarcofago utilizzato come abbeveratoio sono verosimilmente provenienti da una necropoli del territorio da cui sono nate tombe a inumazione di epoca tardoantica e altomedievale. L’oratorio è visitabile per concessione della proprietà ogni ultimo weekend del mese.

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Pombia Chiesa di San Vincenzo in Castro • Reperti romani Presso la chiesa romanica di San Vincenzo in Castro sono conservati alcuni reperti databili all’età romana imperiale. Alla base della parete nord-occidentale dell’esonartece (portico aggiunto al nucleo originario della basilica) si trova un’ara (altare) di forma tricuspidata, realizzata in granito grigio; originariamente reimpiegata nella muratura e recentemente smurata, si è rivelata anepigrafe, non presentando apparato decorativo né iscrizioni. I lavori di restauro di cui la chiesa è stata oggetto tra gli anni sessanta e settanta hanno consentito il riconoscimento di un grande coperchio di sarcofago in granito a forma di tetto a doppio spiovente. Il reperto presenta un’iscrizione, al di sopra del bordo di uno dei lati lunghi, ormai praticamente illeggibile. Ne è stata proposta la provenienza dalla vicina regione S. Giorgio. La fitta occupazione in età romana del territorio di Pombia è testimoniata anche da altri rinvenimenti, quali un’ara con dedica a Nettuno, unica per il momento nel Novarese, ed ora conservata presso il Museo Lapidario della Canonica di Novara. L’abbondanza di acque, che da sempre caratterizza il territorio di Pombia, sembra confermata anche da un probabile luogo di culto rinvenuto in regione Castello, nella zona detta “Porta di Ferro”; forse dedicato a divinità femminili (ninfe o dee Matrone).

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Romagnano Sesia Abbazia di San Silano • Reperti romani Di San Silano, in origine chiesa dell’abbazia benedettina di Santa Croce e fondata in epoca romanica (XI secolo), non si conoscono le fasi di vita; l’edificio, infatti, non è stato interessato da attività di scavo archeologico sistematico. Presso la chiesa si conservano materiali di epoca romana di provenienza ignota. Sulla facciata dell’edificio è affissa la riproduzione di un fronte di sarcofago in serizzo (ora al Lapidario di Novara), del tipo a cassa rettangolare liscia, con cornice e listello terminante in due anse laterali. La lastra presenta la dedica funeraria alla madre Vinicia da parte del figlio Euthychianus (II secolo d.C.). Un’ara (altare) votiva in marmo, attualmente utilizzata come pulpito, è decorata, in corrispondenza degli angoli, da colonne tortili che fungono da sostegno per una sorta di trabeazione con decorazioni vegetali. Sui lati si osservano figure ammantate, stanti, che reggono in mano un rotolo e che consentono di datare il reperto al II-III secolo d.C.. La diversa resa stilistica delle decorazioni vegetali su uno dei lati brevi, unitamente alla rilavorazione del volto del personaggio, sembra indicare una ripresa della decorazione nel periodo della sua rifunzionalizzazione. L’attuale altare della chiesa inoltre poggia su un sarcofago paleocristiano di produzione urbana milanese che, sul fronte principale, presenta schematiche riproduzioni di architetture e un chrismón.

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Romagnano Sesia Cantina dei Santi • costruzione romanica con affreschi quattrocenteschi La struttura, col tempo divenuta ipogea, costituisce, insieme alla parrocchiale, testimonianza superstite dell’abbazia romanica di San Silano. Si tratta di un vasto atrio a doppio portico, da cui si accede a due ampi locali. L’edificio, caratterizzato da soffitti voltati, presenta paramenti murari con ciottoli fluviali disposti “a spina di pesce”, con sottile strato di malta. L’analisi della tessitura muraria rivela una vicenda edilizia complessa ed articolata, caratterizzata da rifacimenti e restauri concentrati in un lasso temporale abbastanza breve, come indiziato dagli ampi rifacimenti in opera laterizia (anteriori al XV secolo). Uno dei due ambienti presenta volta e pareti decorati da un ricco ciclo di affreschi, databili alla seconda metà del XV secolo, che rappresentano le storie del re David (e non dei Santi, come a lungo ritenuto e da cui è derivato il nome al complesso). Si ipotizza che, in origine, qui si trovasse uno degli ambienti importanti per la vita dell’abbazia quali il refettorio, la sala capitolare o le stanze riservate all’abate. Gli affreschi stessi sono verosimilmente stati commissionati da un abate, Pietro Tizzoni, in carica negli anni tra il 1452 e il 1487.

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Romagnano Sesia Ponte medievale e resti di ponte romano Il ponte medievale sul fiume Sesia, di cui sopravvivono le tre campate oggi visibili, era collocato poche centinaia di metri a valle del ponte odierno ed era fondamentale per la viabilità antica. Qui il tracciato viario proveniente da ovest si raccordava con quello proveniente da Novara e poi svoltava verso est all’altezza di quella che ancora oggi compare come “Antica via per l’Ossola”, risalendo le colline e giungendo nella zona di Borgomanero, lungo l’odierno itinerario della Strada Provinciale 142. I resti del ponte mostrano una tessitura muraria in ciottoli fluviali di piccole e medie dimensioni disposti accuratamente a “spina di pesce”, legati da malta grigiastra tenace, con giunti sottili e conci molto ravvicinati. I pilastri che reggono il ponte, realizzati “a prua di nave”, sono costituiti da conci di porfido e di serizzo ben squadrati e da ciottoli fluviali di grosse dimensioni e sbozzati, messi in opera a filari paralleli orizzontali, secondo una tecnica che potrebbe essere compatibile con realizzazioni di età romana. I tre archi superstiti presentano luci differenti. Partendo dal primo a est, quasi a tutto sesto, fino all’ultimo esse appaiono di misura sempre più ampia, tali da aumentare la distanza delle campate. Le ghiere degli archi sono rifinite con blocchi ben squadrati di porfido e di serizzo e con uso di materiale laterizio disposto di taglio. Il ponte presenta una carreggiata piuttosto ristretta (2,40-2,60 metri) con sponde molto basse, per cui è ipotizzabile la presenza di balaustre o altro tipo di sovrastrutture in legno oggi scomparse. L’andamento della struttura del ponte appare obliquo, da nord-est verso sud-ovest, per adeguarsi così all’antico corso del Sesia, che fino al 1655 scorreva più a oriente del suo corso attuale, lambendo a occidente l’abitato di Romagnano. La presenza di questa struttura è nota da un documento del 13 aprile 1190 che elenca i danni subiti dal ponte. Era probabilmente legata alla presenza di una strada che giungeva dalla località Quinto e proseguiva verso Borgomanero, dopo aver attraversato la stazione di sosta per cambio di cavalli e per la ristorazione (mansio). Si scende per via Ludovico il Moro, prima dell’intersezione a destra con via Fra’ Dolcino, si parcheggia e si prende la passerella a sinistra sopra il canale, proseguendo lungo il canale stesso.

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Romagnano Sesia Chiesa di San Martino di Breclema La chiesa romanica di San Martino di Breclema (XI secolo), sorta presso il castrum coevo noto come “Recetto di San Martino”, è stata interessata da scavi archeologici che hanno fornito dati certi sul territorio di Romagnano in età altomedievale. L’edificio, in origine a navata unica desinente in un’abside semicircolare, è stato, in un periodo di poco successivo all’edificazione, completato con una seconda navata, addossata alla prima sul lato nord della chiesa. Le fondazioni delle due absidi sono visibili in corrispondenza dell’attuale ingresso, poiché l’orientamento della chiesa è stato ribaltato in occasione della ricostruzione romanica. L’area circostante l’edificio restituisce materiali che spaziano dal Bronzo medio o recente all’età del Ferro, quali frammenti ceramici e di ornamento personale, a cui si aggiungono resti di due scheletri, verosimilmente da sepolture protostoriche sconvolte in epoca medievale. Il materiale di recupero di età romana si data tra I secolo a.C. e I secolo d.C., tranne un unico asse repubblicano degli anni 150-140 a.C.. Non si sono rinvenute evidenze strutturali per la fase romana; tuttavia, nelle murature della chiesa sono inseriti frammenti laterizi di riutilizzo. Lungo il lato occidentale dell’edificio si è individuato un nucleo cimiteriale, probabilmente utilizzato prima dell’impianto della chiesa. Un gruppo di tombe, caratterizzate da due ciottoli posti presso il capo del defunto, si data ai secoli VII-IX, mentre sepolture successive, con pareti di ciottoli, tegole e mattoni legati con malta, con o senza copertura litica, sono da ricondurre ai secoli X-XII. Nella fase finale del cimitero le tombe sono strutturalmente più semplici e di difficile seriazione cronologica per mancanza di materiale associato.

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San Nazzaro Sesia Abbazia dei Santi Nazario e Celso • Reperti romani Presso l’abbazia, sorta nell’XI secolo nel sito che, secondo la tradizione, ospitava una precedente struttura monastica benedettina, sono conservati alcuni reperti databili all’epoca romana tardo imperiale. All’interno del chiostro si conservano un sarcofago integro, del tipo a cassa parallelepipeda, con pareti lisce prive di decorazioni ed iscrizioni ed un coperchio pertinente a sarcofago, dal profilo a doppio spiovente con acroteri, uno dei quali non conservato. Altri due frammenti di sarcofago, in questo caso entrambi caratterizzati dalla presenza di resti di epigrafi, sono reimpiegati alla base del campanile e nelle murature dell’abbazia. Tutti e quattro i sarcofagi sono realizzati in serizzo e le epigrafi sono inserite all’interno di uno specchio con cornice. Le due iscrizioni, di cui una entro tabula ansata, hanno un testo distribuito su quattro righe e presentano lettere di fattura regolare. Il frammento murato presso uno spigolo del campanile conserva il nome del defunto, Cornelio Corneliano, mentre l’altra iscrizione è troppo lacunosa per proporne un’interpretazione.

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Sizzano Chiesa di San Vittore e villa romana Presso il margine nord del territorio comunale è stata indagata una grande villa rustica, dotata di impianti termali e nuclei produttivi, che rimane in uso dall’età imperiale almeno fino al V secolo, quando viene dotata, presso il margine sud-ovest, di un oratorio. L’edificio sacro, un’aula rettangolare con abside ad est racchiuso tra due pastofori simmetrici, deriva da modelli planimetrici di origine orientale e ravennate. Probabilmente a causa dell’ostilità vescovile per i luoghi di culto privati, in età altomedievale la chiesa della villa viene abbandonata e l’area viene occupata da un piccolo cimitero, verosimilmente destinato ai proprietari del complesso (VI - VII secolo). Al declino dell’oratorio privato pare corrispondere la creazione, poco lontano, della chiesa pubblica di San Vittore, sorta su iniziativa della diocesi e destinata poi a diventare pieve in piena età medievale. Gli scavi condotti all’interno dell’edificio hanno messo in luce i resti di una basilica paleocristiana edificata su un edificio precedente, ad aula con esedra, di epoca tardoantica (prima metà V secolo), la cui originaria funzione appare tuttora problematica, ma che potrebbe avere già avuto in origine destinazione pubblica, se non cultuale. L’edificio basilicale a tre navate mostra una tecnica costruttiva di rara qualità nel panorama regionale coevo, come nell’interessante conformazione a ferro di cavallo del banco presbiteriale e nei lacerti degli appoggi marmorei della recinzione presbiteriale stessa. Per quanto riguarda richiami formali di tipo architettonico, i modelli di riferimento sono da ricercare nell’area altoadriatica, da Ravenna ad Aquileia. L’aspetto odierno della chiesa è Seicentesco; l’altare attualmente in uso risale all’epoca romanica ed è stato rivenuto nel corso degli scavi archeologici. Dalla chiesa proviene un’interessante iscrizione funeraria di età paleocristiana, dedicata a una giovane di nome Aucusta morta nel 519; il testo è stato inciso sul retro di una precedente epigrafe di epoca romana, che commemora il finanziamento evergetico di un’opera pubblica per i pagani Agamini da parte di Caius Atilius. L’iscrizione e la presenza della villa nell’attuale territorio comunale di Sizzano indicano l’estensione dell’antico vicus degli Agamini oltre il centro di Ghemme. Accesso alla chiesa: il primo sabato del mese al pomeriggio; 8 maggio, l’ultima domenica di giugno, la terza domenica di ottobre, sempre al pomeriggio e al di fuori dell’orario delle funzioni.

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Sizzano

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Suno Pieve di San Genesio In questa antica chiesa, posizionata nella zona sud del paese e costruita nel secolo X in stile romanico, con annessi il campanile costruito verso il secolo XIII, e resti delle strutture murarie del battistero romanico, furono raccolte e murate, fino agli anni Venti, molte iscrizioni romane, ora tutte asportate e collocate presso il Lapidario della Canonica di Novara. Le epigrafi provengono probabilmente da un santuario rurale, presente in età romana nell’area collinare di Suno e collegato all’antico sistema viario dell’Alto Novarese. Le molte divinità citate nelle epigrafi si riferiscono in parte al pantheon tradizionale romano come Giove, Ercole, Mercurio, Fortuna e alle Matrone, dee di tradizione celtica, protettrici della fertilità dei campi, a conferma della presenza di un importante luogo di culto. Un’altra ara (altare) con dedica a Ercole è attualmente conservata e visibile all’ingresso del palazzo Municipale di Suno. La fitta occupazione del territorio in età romana è documentata anche da altri rinvenimenti archeologici, come quello in prossimità della pieve, a prati delle Oche che, nel corso di lavori per il metanodotto, ha messo in luce una strada romana e un’area adibita a necropoli. Le epigrafi provenienti dalla pieve sono attualmente esposte presso: Novara, Museo Lapidario della Canonica di Santa Maria, vicolo Canonica 9/14; www.novaria.org; musei@novaria.org;

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Suno Palazzo Municipale • Ara romana Nell’atrio del Palazzo Comunale è custodita un’ara (altare) romana, trovata nel 1866 nel coro della Pieve di San Genesio di Suno, un’antica chiesa nelle cui murature furono inserite, a partire dagli anni Venti, molte epigrafi romane provenienti probabilmente da un vicino santuario rurale non più localizzato. Sulle epigrafi compaiono dediche apposte sia dal personale addetto al culto, sia da numerosi fedeli; tra le divinità del pantheon romano più citate sono Giove, Mercurio, Vittoria e le Matrone, divinità protettrici della fertilità dei campi. La dedica ad Hercules, divinità che conta il maggior numero di attestazioni tra quelle restituite dalla Pieve, compare anche nell’ara di marmo bianco qui custodita, con iscrizione votiva da parte di Braunius Valens. Ai lati dell’ara sono presenti una brocca ed una patera, vasi utilizzati durante le libagioni sacre.

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ARONA • MUNICIPAL ARCHAEOLOGICAL MUSEUM The Municipal Archaeological Museum of Arona offers a complete view of the human presence in lower Verbano, from the Neolithic Age to the Renaissance one. The cast of the famous wheel, found in the area around the Lagoni di Mercurago, dating back to the Bronze Age, is exibited, as well as the stunning outfits of the Dormelletto Celtic necropolis (dated to the Iron Age), and many items from settlements and necropoles of the Roman Age of the above said area. ARONA • SAN GIORGIO’S CHURCH Inside the San Giorgio’s church two fragments of Roman altars are embedded in the wall. At the end of the 19th Century, nearby this church, a slab dedicated to the Matrone, Celtic goddesses of fertility, was found. It is now preserved in Novara. BARENGO • CEMETERY • ROMAN ALTAR In the Barengo territory a large number of evidences of dwellings of the Roman Age, such as remains of settlement structures and burials dating back to the Late Roman Age, have been found. Inside the cemetery, there’s a marble altar from the Roman Imperial Age, used as a base; it shows designs of cult objects on its sides (a jug with long spout and a ritual goblet called patera). On the main side, an inscription, later modified, dedicated by a certain Iustinus to Giove, known as DOM (deo optimo maximo), can be observed. BELLINZAGO • DULZAGO ABBEY A sarcophagus of grey serizzo-stone with inscription is kept in the first court-yard of the Dulzago Abbey, a monastery built in the 12th Century. In the past the tomb was used as trough. On the front of the sarcophagus there’s an unframed funeral inscription indicated the tomb’s owner: a woman called Vervicia Quartula, daughter of Quinto. A local stone head, now on show at the Museo Lapidario of Novara, comes from the territory of Dulzago too. CALTIGNAGA • ROMAN AQUEDUCT The visible remains belong to a section of approximately 1.800 km of a Roman aqueduct which probably supplied the town of Novaria and withdrew water from the Agogna stream or from a source nearby. What remains of the original structure are parts of the duct made of close placed sesquipedalian bricks and side walls made of pebbles fixed together with hydraulic mortar. The cover is no longer preserved. CASTELLETTO TICINO • ARCHAEOLOGICAL AREA OF THE “G. SIBILIA” CIVIC PARK The archaeological area aims to evidence a particular moment in the history of the Golasecca culture centre. Between 750 and 680 B.C. a pre-urban site grew in order

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to guard the river Ticino waterway. The warriors elite decided to celebrate their ancestors in a monumental necropolis with circle graves; the other burial grounds were located to the west of Rio Valleggia and on the left side of the river. The Civic Park features the reconstruction of some circle graves and two stele (stones) coming from Via Beati, dating back to 7th Century B.C.: both show cup-shaped carvings and one also exhibits symbols. Two remarkable epigraphic finds can be also ascribed to the same context: the stele of Briccola decorated with the representation of a disc armour (first half of the 7th Century B.C.), and the oldest stone inscription coming from Castelletto Ticino, Belvedere site, which is dated back to 7th Century B.C..This is the first European inscription in Celtic language and more or less likely says, even uncertainly, “Kotios, the son of the old man”. The stele are kept in an exhibition room of the Castelletto town hall. CUREGGIO • ROMANESQUE BAPTISTERY Recent diggings have revealed the remains of a previous octagonal baptistery built in two different periods. The first embedded font dates back to the Early Christian Age (about the middle of 5th Century); in the 12th Century a new Romanesque font was built on the ancient one. In the Lombardic Age (first half of 7th Century) new burials are built inside the building, among which the rich tomb of a dignitary buried in his brocade clothes patterned in golden thread and with his weapons. DORMELLETTO • VIA SAN ROCCO • CELTIC NECROPOLIS Some refurbishment works of the school revealed 130 tombs belonging to a Celtic necropolis used from the second Iron Age (3rd Century B.C) to the period of the Roman settlement (1st Century B.C.). It’s an important discovery also for the presence of a great number of valuable sets in women‘s tombs with bronze egg bracelets, and many peculiar vases, typical Celtic containers of wine. These materials are on show at the Museum in Arona. DORMELLO • MADONNA DELLA FONTANA’S CHURCH A Roman brick and a valuable white marble altar are embedded in the walls of the church. A patera, a vase used during the libations, is hardly visible on one side of the altar; on the other one you can see a urceus, a jug, hidden by two portrayed standing figures. The interesting finds come from the church area or from the surroundings, rich in Roman evidences, such as an altar dedicated to the Matrone, Celtic goddesses of fertility, now exibited in the Archeological Museum of Arona.

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FONTANETO D’AGOGNA • SAN SEBASTIANO’S CHURCH • ROMAN AND HIGH MIDDLE AGE ARCHAEOLOGICAL FINDS Today only a 17th Century oratory remains of the original Saint Sebastian Abbey (9th


Century) which is on a private property and not open to visitors. In the external walls you can see the insertion of reused tombstone fragments belonging both to the Roman Age (three columns with three capitels) and to the High Middle Age (fragments from sculptures and from liturgical objects). The Roman materials, coming from one or more unknown public structures, are dated back between 1st Century A. and the first half of 5th Century; the medieval ones belong to the end of 9th Century. GHEMME • THE ROMAN VICUS (VILLAGE) AND THE PAGUS OF AGAMINI PEOPLE In Ghemme many archaeological discoveries in the village centre show the existence of a Roman settlement that has structured itself at the beginning of the 1st Century oriented on the basis of the centuriazione method (the rural land division of a territory in the Roman Age). It’s probably to be identified with the vicus in the pagus (a group of villages) of the Agamini people, known from an inscription found in Sizzano. The village centre has maintained its prosperity all along the Roman imperial period, so that it still survives in 4th and 5th Centuries. GHEMME • THE VICUS (VILLAGE) AND THE EARLY CHRISTIAN CHURCH In Ghemme a lot of archaeological excavations have found out and located the presence of the ancient Roman village “vicus Agaminus”, also known from historical sources. The vicus has played an important role for all the first Christian Age (between late 4th and early 5th Century) until the 6th Century. Recent archaeological excavations in the parish church (2008) have shown the first early Christian foundation of the building, up to now still preserved at plan level, which was later refurbished and enlarged. GOZZANO • SAN LORENZO’S CHURCH The Romanesque church of San Lorenzo (12th Century) has a long and complex history. Archaeological excavations have identified its original early Christian founding (late 5th - early 6th Century). Between the second half of 7th and the early 8th Century leaders of the dominant Lombardic aristocracy were buried in the church. Among the reused materials in the building of the tombs, a Celtic stone written in Leponzia language and devoted to Autesa (late 3rd – 2nd Century B.C.), acquires outstanding importance together with ancient materials such as fragments of pottery, sesquipedalian bricks and tiles with Albine trademark, belonging to the late-Roman Age. NOVARA • MUSEO LAPIDARIO DELLA CANONICA DI SANTA MARIA The Museum was established in 1813 to collect and exhibit the inscriptions coming from the 16th-Century demolitions of the old Saint Gaudenzio’s Basilica and the findings occurred in the town and surrounding territory. Recently reorganized (1999), architectural elements and chiefly sacred, public and funeral epigraphs, votive altars

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and sarcophagus datable between the second Iron age and the late-ancient age are today exhibited in the four-sided portico and at the first floor of the north wing of the Canonica. The Celtic stone of San Bernardino di Briona assumes a particular importance as it is a sacred inscription in recent Lepontian alphabet, prior to the year 89 B.C.. A stone head from the Badia di Dulzago is worth a mention. It likely derives from Celtic wooden religious models (3rd-2nd Century B.C.). The numberless funeral and votive inscriptions are essential to know the local Latin onomastics and the main gods of the Roman Pantheon, which were hallowed in Imperial period. Both the one depicting a ship and pertaining to a Christian sarcophagus, and the crowing of a funeral altar with the portraits of the dead (2nd Century A.D.) stand out among the Roman relieves for their artistic quality. NOVARA • LARGO CAVOUR • VIA GALLARINI • VIA PERRONE • PIAZZA MARTIRI • ROMAN WALLS One of the well-known stretches of the city walls of the Roman Novaria can be seen in Largo Cavour. It belonged to the northern sector of the wall belt and is a concrete core made up of river pebbles alternated with double brick courses at a regular distance of 0.80 metres. NOVARA • VISCONTI-SFORZA CASTLE The medieval fortress is part of an area characterized by a wide belt course of the Roman Age wall ring facing the countryside. Part of the wall was made up of middle and large sized pebbles and bricks. The “west wing” underwent great destructions over the centuries. NOVARA • CORSO CAVOUR ANGOLO CORSO ITALIA • MEDIEVAL TOWER As result of archaeological diggings carried out in 2005 and of the works for their promotion in 2007, remains of a wall structure in pebbles concreted through mortar can be seen nowadays; they can to be referred to the presence of a four sided tower. The building up of this tower has damaged some Roman structure such as a sewer and a ground to a street. The tower dates back to the Middle Ages.

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NOVARA • CATHEDRAL • EARLY CHRISTIAN BAPTISTERY The baptistery is one of the greatest early Christian monuments in Northern Italy from the late ancient Novara and enclosed a domus (Roman house) partially dug out. The octagonal planned baptistery was originally preceded by a hallway with rectangular shape. The building characteristic is the plentiful reutilization of Roman Age valuable materials: capitals and columns of the interior niches, bricks of the chapel vaults, large roofing tiles. In the early Middle Ages, the original baptismal font was replaced by a cylinder-shaped funeral monument from the 1st Century B.C. dedicated by the liberta (freed female slave)


Doxa to her domina Umbrena Polla (visible in the niche facing the doorway). OLEGGIO • SAN MICHELE’S CHURCH • ROMAN AND LOMBARD FINDS In the side wall of the church a fragment of a Roman burial stone (2nd-3rd Century) was reused; it shows a funerary bust and an inscription dedicated to a “brother Marciano” (Marciano frati pientissimo). The first foundation of the structure of the building, dating back to the Lombardic Age (second half of 7th Century), was discovered during archaeological excavations, together with about fifty graves of a type in use from Late old Age until 6th-7th Centuries. OLEGGIO • MUNICIPAL ARCHAEOLOGICAL MUSEUM “C.G. FANCHINI” Findings of the Celtic necropolis of Pombia and Oleggio are on show at the Museum, on the ground floor: sets of rich female parures, with amber necklaces and fibulae (pins) belonging to the Early Iron Age. To the same period (late 6th - early 5th Century B.C.) it is to be dated the extraordinary finding inside a round shaped rimmed cap: the dried residue of the oldest known red beer. The necropolis of Oleggio is shown through valuable grave sets coming from a social group, probably of the Insubri, as we have buried warriors with rich complete suit of weapons and pottery of Celtic tradition (spinning vases), but also tools and pottery of the Roman Age. ORTA SAN GIULIO • SAN GIULIO ISLAND • SAN GIULIO’S BASILICA The Romanesque Basilica stands on a stratified site that has been chosen as cult area since ancient times. Remains of structures relating to the first cult have been discovered below the Basilica floor, especially a north-facing apse in which some Roman bricks were reused. The building must be interpreted as the primitive structure of a Christian cult, perhaps an oratory or a memorial built up by local workers between the end of 4th and 5th Century. The early Christian church was bilt on the same place for will of Saint Giulio, between the end of the 5th and the middle of the 6th Century It was eventually rebuilt in the form of the Romanesque Basilica in the 12th Century. ARONA • MERCURAGO • LAGONE AREA • PILE-DWELLING SETTLEMENT • LATE BRONZE AGE (18th – 13th Century B.C.) The piles-dwelling settlement of the Bronze Age (18th – 19th Century B.C.) was by chance discovered in the middle 19th Century, during excavations in a peat-bog which has partially kept some wooden structures. The houses must have been placed on the ground strengthened by laying wooden beams and stones. Among the findings three wooden wheels and two pirogues carved out of a tree trunk are worth a mention; since they dried after the air exposition, they are now known through their rebuilt using plaster casts. Pottery, some metal object and tools made of flint were also found on this site.

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ARONA • MERCURAGO • MOTTO LAGONI AREA • GOLASECCA NECROPOLIS (end 6th – first half 5th Century B.C.) During the 70s a small necropolis related to Golasecca culture was discovered; it consists of about ten cremation burials (late 6th century B.C.). The tombs, with stone boxes or walls built with pebbles and covered with stone slabs, gave back grave sets that reveal differences in social rank among the dead. They consist of pottery and items of personal ornaments (beans of necklaces, ringlets, belt buckles and bronze fasteners/fibulae with wooden embeddings). The only exception is represented by a single inhumation burial, containing a late halstattian fibula dating back to the first half of 5th Century B.C. OLEGGIO CASTELLO • ROMAN SETTELMENT In 2010, excavations carried out by the Superintendence for Archaeological Heritage of Piedmont revealed remains of a Roman settlement together with a nearby craft area used as a foundryas witnessed by the presence of residuals of fusion. The lack of floor structures may suggest the idea of the existence of a series of beams with wooden planking. COMIGNAGO • MOTTO CANEVA • LATE-ANTIQUE NECROPOLIS The visible tomb structures, NE-SW oriented, with exclusive burial ritual, are made up of pebbles, slabs of stones and bricks. The cover consisted of large slabs of gneiss or large flapped tiles. Three of them exhibited a square closet for the grave set, in which we can see a bronze bracelet and coins dating back to 3rd - 4th Century Maybe this was the necropolis of the village located in the Costone area and currently it can be visited at the Natural Park of Lagoni. The materials are on show at the Civic Archaeological Museum in Arona. COMIGNAGO • RIO CANEVA • ROMAN NECROPOLIS Remains of this necropolis, consisting of about 60 tombs, aren’t present in this site. The tombs were both of direct and indirect incineration carried out inside cinerary urns covered by flat roof tiles. Among the grave sets, many of which were not well preserved, a large number of coins was collected. Perhaps this was the necropolis of the rural settlement later located in an area known as Costone; currently it can be visited at the Natural Park of Lagoni.

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PARUZZARO • MIDDLE-AGE STRONGHOLD OF BORGO AGNELLO The Medieval hamlet was built in 13th Century for economic and military reasons and demolished in the 14th Century, to avoid its falling into enemy hands. It was square shaped and divided into 4 quarters, surrounded by earthwork and equipped with defensive towers, still visible nowadays. Some Roman evidences were found in the


southern area of the stronghold, such as tombs dated back to 1st and 3rd Century and some coins, now shown in the Archeological Museum of Arona. Recent excavations uncovered a well-off man’s house, as the finds suggest: a bronze knife, three bronze coins and a little chiselled gemstone. POMBIA • CEMETERY • CELTIC NECROPOLIS AND ROMAN CRAFTSMANSHIP AREAS The reconstruction of one of the tombs is present inside the cemetery; it was part of a Golasecca necropolis of late 6th-5th Century B.C. The cremation tombs, with a pit structure, were made up of slabs of stones and pebbles. An open area was used for the leavings of burnt offerings (Brandopferplatz). The round shaped ollas contained the ashes of the dead and the grave set was also composed by many items of clothing, amber and bronze ornaments. An outstanding find inside a round shaped rimmed cup relates perhaps to an old red beer till now known. The excavations have supplied evidences of a subsequent use of the site between the romanization (1st Century B.C.) and the first Imperial Age (1st Century) POMBIA • SAN MARTINO’S ORATORY • ROMAN FINDS The Romanesque San Martino oratory (10th-11th Century), now private and no longer sacred, preserves many stone reused Roman materials: a funerary stone embedded in a pillar and various building materials (fragments of terracotta pipes and large tiles) in the walls. A fragment of tombstone was walled in the nearby house; in the courtyard, a sarcophagus with a funerary inscription was used as a trough for cattle. The funerary stone and the sarcophagus probably belonged to an unknown necropolis; in the surrounding fields, in fact, tombs of Late Antiquity and Early Middle Ages were found. POMBIA • SAN VINCENZO IN CASTRO’S CHURCH • ROMAN FINDS In the Romanesque church of San Vincenzo in Castro some findings of the Roman Imperial Age are preserved. In the exonarthex (porch added to the original structure of the basilica) there is a tricuspidal not decorated altar, a large sarcophagus cover, with an inscription almost unreadable, was used upside down as the trough for pigs. ROMAGNANO SESIA • SAN SILANO’S ABBEY • ROMAN FINDS (2nd – 4th Century) In the Romanesque church of San Silano (11th Century), originally the Benedictine abbey of Santa Croce, Roman materials of unknown origin are preserved. On the front wall, a reproduction of a sarcophagus with a funerary inscription dating back to 2nd Century was affixed. A marble votive altar with decorations, belonging to 2nd-3rd Century, is used as a pulpit. The church’s altar consists of an early Christian sarcophagus decorated with schematic architectures and a chrismón.

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ROMAGNANO SESIA • CANTINA DEI SANTI • ROMAN BUILDING WITH 15th CENTURY FRESCOES The structure, now in the basement, is the only surviving evidence of the Romanesque Abbey of San Silano. It is an atrium with a double porch, which leads to two large rooms. One of them shows vault and walls decorated with a rich series of 15th Century frescoes, representing the stories of King David. Originally, this might have been an important place for the life of the abbey: refectory, chapter house or private rooms reserved to the abbot. ROMAGNANO SESIA • MEDIEVAL BRIDGE AND RUINS OF ROMAN BRIDGE Sources, dating back to 12th Century, listing the suffered damages say that the remains belong to a medieval bridge. It still preserves part of the facciavista made of pebbles in a herringbone style, with rows of bricks at the corners and along the edge of the arches. The bridge is, perhaps, a later refurbishing of a previous existing Roman bridge, located at the coming of the Sesia river to the plain, whose remains are visible in the base of one of the pillars, made of what was once a funding block built in pebbles and mortar. ROMAGNANO SESIA • SAN MARTINO DI BRECLEMA’S CHURCH (BRONZE AGE – 12TH CENTURY) The church was interested by various archaeological excavations. Originally it had a single nave, later it was completed with a second one on the north side. Around the church there were two groups of burials (7th-9th and 10th-11th). The scattered collected materials give evidence of use of the area from the middle or recent Bronze Age to the Iron Age and, in Roman Age, between 1st Century B.C. and 1st Century The Romanesque reconstruction (11th Century) has overturned the orientation of the church. SAN NAZZARO SESIA • SS NAZARIO E CELSO ABBEY • ROMAN FINDS At the Abbey (11th Century) some archaeological remains, dating back to the late Roman Imperial Era, are preserved. In the cloister a complete sarcophagus and a sarcophagus cover with gabled acroterions are located, while other two fragments of a sarcophagus, both with tracks of inscriptions, are reused at the base of the bell tower and in the walls of the abbey. The fragment walled up in the bell tower preserves the funerary inscription of Cornelius Cornelianus.

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SIZZANO • SAN VITTORE’S CHURCH AND ROMAN MANOR HOUSE Recent archaeological excavations showed, below the existing church, a great hall with exhedra of Late Roman Age; it was probably of public use previous to the early Cristian church. An important roman epigraph comes from this church: it features a


donation for public works by a certain Caius Attilius to the pagani Agamini. It was later reused as a tombstone in 519. On the northern border of Sizzano a large Roman villa was found and studied; it was inhabited from the Imperial Age until at least 5th Century, period in which it is equipped with an oratory eventually abandoned in the early Middle Ages. SUNO • SAN GENESIO’S PARISH CHURCH This ancient church, built in 10th Century in Romanesque style and located in the southern area of the village, has a bell tower, dated back to 13th Century, and the remains of the walls of the Romanesque baptistery. It has been a gathering place until the 20s for many Roman inscriptions, now all removed and kept at the Lapidario of the Canonica in Novara. Probably the epigraphs come from a near rural sanctuary and figured many Roman gods such as Jupiter, Mercury, Fortune, besides the Matrone (goddesses of fields fertility of Celtic tradition). SUNO • TOWN HALL • ATRIUM The Roman altar here preserved comes from the church of San Genesio in Suno, an ancient Romanesque church. Many Roman inscriptions, apparently from an unknown rural sanctuary nearby, were bricked up in the church’s walls. The dedication to Hercules, the god that here has the largest number of ex voto among the found ones at the small church, is also written on the white marble altar kept here, with a votive inscription by Braunius Valens. On the sides there are a jug and a patera, used during the libations.

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Indice pag. 4 pag. 6 pag. 7 pag. 8 pag. 9 pag. 10 pag. 11

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ARONA Civico Museo Archeologico ARONA Mercurago Chiesa di San Giorgio Epigrafi romane BARENGO Cimitero Ara romana BELLINZAGO NOVARESE Badia di Dulzago Sarcofago romano CALTIGNAGA Isarno Acquedotto romano CASTELLETTO SOPRA TICINO Parco Comunale G. Sibilia Area archeologica CASTELLETTO SOPRA TICINO Collezione Giani Centro di documentazione sulla Cultura di Golasecca CUREGGIO Battistero di San Giovanni DORMELLETTO Via San Rocco Necropoli celtica DORMELLETTO Dormello Chiesa della Madonna della Fontana reimpiego di reperti romani FONTANETO D’AGOGNA Chiesa di San Sebastiano Reperti romani e altomedievali GHEMME Il vicus romano di Ghemme e il pagus degli Agamini GHEMME La chiesa paleocristiana e il vicus in età tardoantica GOZZANO Chiesa di San Lorenzo NOVARA Museo Lapidario della Canonica di Santa Maria NOVARA L.go Cavour, Via Passalcqua, Via Gallarini, P.zza Martiri, Castello Visconteo- Sforzesco NOVARA Corso Cavour angolo Corso Italia NOVARA Duomo Battistero paleocristiano OLEGGIO Chiesa di San Michele Reperti romani e longobardi


Indice pag. 26 OLEGGIO Museo Civico Archeologico Etnografico “C.G. Fanchini” pag. 28 ORTA SAN GIULIO Isola di San Giulio Basilica pag. 29 PARCO DEI LAGONI Arona (Mercurago) Lagone Abitato palafitticolo pag. 30 PARCO DEI LAGONI Arona (Mercurago) Motto Lagoni Necropoli golasecchiana pag. 31 PARCO DEI LAGONI Oleggio Castello Insediamento romano pag. 32 PARCO DEI LAGONI Comignago Motto Caneva Necropoli età tardo antica pag. 33 PARCO DEI LAGONI Comignago Rio Caneva Necropoli romana pag. 34 PARUZZARO Borgo Agnello pag. 35 POMBIA Cimitero Necropoli celtica e aree artigianali di età romana pag. 36 POMBIA Oratorio di San Martino Reperti romani pag. 37 POMBIA Chiesa di San Vincenzo in Castro Reperti romani pag. 38 ROMAGNANO SESIA Abbazia di San Silano Reperti romani pag. 39 ROMAGNANO SESIA Cantina dei Santi costruzione romanica con affreschi quattrocenteschi pag. 40 ROMAGNANO SESIA Ponte medievale e resti di ponte romano pag. 42 ROMAGNANO SESIA Chiesa di San Martino di Breclema pag. 44 SAN NAZZARO SESIA Abbazia dei Santi Nazario e Celso Reperti romani pag. 46 SIZZANO Chiesa di San Vittore e villa romana pag. 48 SUNO Pieve di San Genesio pag. 49 SUNO Palazzo Municipale Ara romana pag. 51 English text

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