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Anno 4 numero 1

16 gennaio 2010

Cambiare e Vivere Labico News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

C’era una volta una maggioranza... di Tullio Berlenghi L’ultimo consiglio comunale si è tenuto il 26 novembre del 2009. Sono quindi quasi due mesi che il più importante organo del Comune non si riunisce. Le ragioni sono abbastanza semplici. Da un lato ci sono molte questioni spinose su cui l’opposizione ha presentato delle mozioni e sulle quali non sanno proprio che pesci prendere e quindi preferiscono sottrarsi al confronto. Questioni che si trascinano irrisolte da mesi, se non da anni. Qualcuna anche banale, come la nostra richiesta di spiegarci il perché del loro ingiustificato privilegio di avere un posto auto personale sul suolo pubblico 24 ore su 24, giorni festivi compresi. E’ dal 2007 che su questo punto giace un’interrogazione al Sindaco a cui non è mai stata data risposta. Qualche altra di maggior rilievo, come il nostro tentativo di fare chiarezza sulla singolare vicenda dei certificati di agibilità delle abitazioni, che i

proprietari fanno molta fatica ad ottenere, come dovrebbe invece essere loro pieno diritto. Dall’altro lato c’è l’irrisolto problema della giunta “monca”, che si trascina in modo ridicolo da ormai otto mesi. Siamo nella piena illegalità e l’abbiamo fatto presente sia al Sindaco sia al segretario comunale, ma a quanto pare sono convinti che nel nostro piccolo paese sia consentita un’applicazione molto spigliata delle leggi e dei regolamenti. Non è un caso che il costoso giornale autocelebrativo dell’amministrazione (oltre tremila euro un solo numero) si sia “dimenticato” di inserire la composizione della giunta, come aveva fatto con il numero precedente (risalente al 2006). Del nuovo strumento di propaganda della maggioranza avremo modo di parlare in modo più dettagliato nel prossimo numero, ma è evidente che tutto lo si può definire tranne uno strumento di comunicazione istituzionale. E mentre campeggia in prima pagina la foto di un sindaco raggiante all’inaugurazione dei locali della dirigenza scolastica, negli edifici scolastici si continua a patire tutto il disagio di ciò che non va, a cominciare dall’impianto di riscaldamento della nuova scuola elementare che continua a non funzionare come si deve. Noi abbiamo scritto ben due volte al Sindaco, ma non si è certo degnato di risponderci, né, evidentemente, di preoccuparsi di risolvere il problema. D’altronde non è che possiamo pretendere che la salute ed il benessere dei suoi piccoli concittadini (e delle loro insegnanti) possano stare in cima ai suoi pensieri. Ha ben altro a cui badare. Ad esempio deve cercare di capire come tenere in piedi una maggioranza in cui tutti decidono su tutto, uno decide per tutti e l’unico che non decide per nessuno, neppure per se stesso, è proprio lui e adesso comincia pure a rendersene conto.


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Le promesse dimenticate al futuro del nostro paese di Benedetto Paris Un altro anno è andato e così ripartono gli orologi, si aggiornano, si vedono le date, i compleanni, gli appuntamenti e le ricorrenze e si fanno i bilanci. Per le singole persone come per la politica. E’ così anche a Labico e allora il “timing” labicano non può non far ricordare alcune date e alcune scadenze. Era il 28 febbraio del 2007, quasi due anni fa, quando in un consiglio comunale, dopo numerose richieste, si approvarono due importanti proposte di delibere della minoranza: il Consiglio dei Giovani e la realizzazione dell’Ufficio Informagiovani. Avevamo ottenuto, condividendone l’importanza con la maggioranza in Consiglio Comunale, il riconoscimento della creazione di spazi di rappresentanza e partecipazione dei giovani alla vita della comunità e la necessità di un servizio di informazione dei giovani sulle opportunità che gli ruotano attorno, sulla scuola, sull’università, sulla Formazione Professionale, sulle opportunità di lavoro nel territorio, questo sono nella loro sostanza i due progetti approvati e su cui il Sindaco aveva messo la sua parola. Dopo due anni nulla è stato fatto e l’Amministrazione neanche partecipa più ai bandi emanati dalla Regione Lazio per avere i fondi, e così i giovani del nostro paese perdono queste opportunità, questi strumenti. Era giugno del 2009 quando il nostro Consiglio Comunale all’unanimità approvava una nostra mozione per la realizzazione del servizio Wi Fi a Palazzo Giuliani, che avrebbe permesso la diffusione senza fili di internet in tutta piazza Mazzini e negli spazi di Palazzo Giuliani e nel suo parco. La mozione impegna l’Amministrazione ad adempiere a tutti gli atti necessari per realizzare il servizio, considerando che non avrebbe speso neanche un euro essendo tale intervento a carico della Provincia di Roma. In un anno sono stati realizzati dalla Provincia più di 50 punti di rete nel territorio di competenza, ma il Comune di Labico non ha neanche mandato un fax di richiesta alla Provincia per sapere quali sono le procedure, facendo perdere un servizio come questo a tutti i cittadini, giovani e meno giovani. Un anno fa nasceva il Centro Giovanile grazie al lavoro e all’impegno di numerosi ragazzi di questo comune e in particolar modo a Marco Marcelli, Marco Aurelio Marcelli e Alberto Di Cola. Avevano ottenuto, dopo mesi, gli spazi del terzo piano di Palazzo Giuliani, avendo così una grande opportunità. In un pochi mesi sono stati risolti i pochi inconvenienti naturali quando si ritrovano in un posto 20/30 ragazzi, ma si è formato un 2 gruppo attivo che va dai 14 ai 23 anni. Una ricchezza

per Labico. Eppure, oltre l’assegnazione degli spazi, poco e nulla è stato fatto, poco o nulla è stato messo a disposizione dei ragazzi per fare attività, tanto da dover autotassarsi. Non solo. Con un lavoro positivo e unitario in Commissione Consiliare è stato fatto, grazie anche alla mediazione del Cons. Prestipino, Presidente della Commissione Competente, un regolamento del Centro Giovanile Comunale, approvato all’unanimità, che prevedeva per fine giugno le elezioni degli organismi dirigenti e, così, il riconoscimento di un gruppo ufficiale che guidasse il centro e avesse la titolarità per gestirlo e spendere le somme a disposizione. Le elezioni non sono state ancora indette, non rispettando quindi la delibera consiliare, e a fine anno è stata tolta anche la parte rimanente dei fondi messi a disposizione del centro nel Bilancio Provvisorio. Infine, la ricorrenza più dolorosa. Sono anni ormai, quasi cinque, che si aspetta di avere una decorosa Biblioteca nel nostro comune. Tante volte il Sindaco Giordani e l’alter ego Galli promettono la riapertura immediata di questa, addirittura in bilancio a marzo stanziarono fino a 5.000 euro, salvo poi toglierli a fine anno per coprire il buco di bilancio. E’ così che a Labico ragazzi, giovani, cittadini tutti, non hanno uno spazio in cui studiare, leggere, accedere a internet, ai libri, alla “conoscenza” in modo gratuito. Ormai si dà per scontato tutto: tutti hanno il computer, tutti possono permettersi un libro e così via. La crisi sta a ricordarci che non è così, che la biblioteca è uno dei servizi minimi offerti da una comunità. Ma Labico, per i nostri amministratori non è degna neanche di questo. Se questi erano impegni presi ufficialmente e mai rispettati, ci sono bandi invece che attendono gli esiti e ragazzi e associazioni che aspettano di vedersi riconoscere un diritto. Si tratta delle borsa di studio del 2009 per gli studenti meritevoli, per cui ancora non si conosce la ripartizione dei fondi e i vincitori ufficiali solo perché l’Ass. Scaccia ancora non convoca, a un mese e mezzo dalla presentazione delle domande, la Commissione Consiliare competente che lui presiede. E’ la stessa causa, l’immobilismo di Scaccia, a bloccare l’esito delle richieste di finanziamento delle associazioni per le attività del 2010. Per entrambe le situazioni, per conto di tutto il gruppo Consiliare Cambiare e Vivere Labico, ho presentato il 30 dicembre due lettere di sollecitazione al Sindaco e all’Ass. Scaccia. I cittadini (non la minoranza) aspettano risposte.


Anno 4 numero 1

L’incontro fantasma con l’ass. Di Carlo Non capita tutti i giorni di avere a Labico un assessore regionale. Di solito, in questi casi, le amministrazioni locali cercano di dare il massimo risalto possibile all’evento. Invece, a Labico, il Comune è riuscito ad organizzare un’iniziativa pubblica per illustrare i contenuti del “piano casa regionale” senza che nessuno ne sapesse niente. Non un manifesto in giro per il paese, non un avviso sul sito internet (pagato coi soldi dei contribuenti, ma in cui le informazioni vengono date con il contagocce). Inutile dire che si sono ben guardati non dico dall’invitare, ma nemmeno dall’informare i consiglieri dell’opposizione. Anzi siamo convinti che il loro intento era quello di preparare – come spesso fanno – una bella cosettina privata. Da una parte gli “attenti a quei due” dei poveri – al secolo al secolo Andrea Giordani e Alfredo Galli –, l’assessore Di Carlo, il responsabile tecnico dell’urbanistica alla Regione Lazio e un non meglio identificato personaggio con il ruolo di “moderatore”. Dall’altra parte del tavolo una nutrita schiera di tecnici e costruttori (preferibilmente amici). Non erano previsti né graditi i cittadini e, tantomeno, lo erano i consiglieri comunali di opposizione. Noi siamo venuti a saperlo ugualmente e ci siamo presentati numerosi all’appuntamento. L’argomento è di grande importanza per il paese e abbiamo ritenuto doveroso partecipare. Prende la parola l’anonimo moderatore, ma senza preamboli la passa immediatamente al Sindaco. Giordani parla per pochi minuti, durante i quali riesce nella non agevole impresa di infilare tre o quattro sciocchezze una dietro l’altra - sostenendo, ad esempio, che grazie al piano casa si potranno ristrutturare gli immobili abbandonati (come se prima fosse vietato) o che l’attuazione della legge non comporterà nuovo consumo del suolo (gli ampliamenti si presume verranno fatti sottoterra, visto che le sopraelevazioni sono esplicitamente vietate) -, dando piena dimostrazione di non essersi neppure preso la briga di leggersi la legge. Poi viene il turno dell’arch. Iacovone, della Direzione territorio e urbanistica della Regione Lazio, il quale finalmente spiega con competenza e chiarezza il contenuto delle nuove norme. Lo stesso vale per l’assessore Di Carlo, che preferisce concentrarsi sulla parte dell’edilizia sociale. Poi viene il momento delle domande del pubblico ed io ne approfitto per fare qualche considerazione. Il vicesindaco è visibilmente contrariato e dopo pochi minuti comincia ad agitarsi. Non è cattivo, è che proprio non tollera che qualcuno si presenti nelle sue proprietà (in questo caso a Palazzo Giuliani) e che nientemeno si arroghi il diritto di esprimere un’opinione. Manco fosse un incontro pubblico organizzato da una pubblica istituzione, diamine. E così, dopo aver tentato di interrompermi, è riuscito a rivitalizzare il moderatore dell’incontro – che fino ad allora aveva pronunciato solamente le otto parole introduttive (chissà se si

di Tullio Berlenghi

era scritto l’intervento) – il quale è prontamente accorso per sentenziare che io non avevo diritto di intervenire, specie se per fare affermazioni sgradite al padrone di casa. Eppure stavo semplicemente e responsabilmente esprimendo la mia preoccupazione per la difficoltà di applicazione di quella legge in un comune, la cui amministrazione era stata incapace negli ultimi quindici anni di portare avanti una politica urbanistica che non fosse quella della speculazione edilizia e fondiaria dei soliti noti. Un’amministrazione che si è distinta per avere sistematicamente disatteso gli obblighi di realizzazione degli standard urbanistici previsti dal vecchio piano regolatore. Un’amministrazione che già nella fase di approvazione delle osservazioni ha cancellato disinvoltamente interi ettari di standard urbanistici, senza preoccuparsi di ricollocarli. Un’amministrazione che dubitiamo possa (e voglia) realizzare davvero quelli residui. In mano a questa amministrazione uno strumento molto duttile come il piano casa rischia di diventare un’arma impropria di devastazione del territorio. Il mio intendimento è stato semplicemente quello di segnalare ai competenti referenti regionali (sia sul piano politico, che su quello tecnico) le possibili conseguenze negative di una scorretta applicazione della norma. Un’applicazione però che quanto più è disinvolta tanto più potrebbe arricchire qualche speculatore con gli artigli già bene affilati. Che poi si rischi di degradare ulteriormente il tessuto urbanistico di Labico e, di conseguenza, la qualità della vita dei labicani è effetto collaterale di modesto interesse tanto per gli speculatori quanto per gli amministratori, due categorie che talvolta presentano curiose affinità.

Cronache da Tramezzate Puledro rosso è un personaggio assai noto di Tramezzate di Sopra. Nessuno si ricorda bene se e che lavoro abbia mai svolto in vita sua. Di lui si sa solo che da tempo campa di politica. Non certo una politica ad alti livelli e di conseguenza con retribuzioni modeste, ma un qualche incarico lo riesce sempre a rimediare. Ultimamente pare che riesca a portare a casa qualcosa come 1200 euro al mese. Non certo una cifra da nababbo, ma comunque uno stipendiuccio decoroso se uno è bravo a risparmiare. E puledro rosso è un grande risparmiatore. Pensate che è stato capace di comprarsi una bella macchinetta dal valore di 50mila euro, l’equivalente di 4 anni del suo stipendiuccio. Certo sarà costretto a risparmiare un tantino sul vitto e sul vestiario, ma la sua capacità di gestire le proprie risorse sono innegabili e tutti, a Tramezzate, lo guardano con ammirazione. Uno così, immaginano, chissà quante belle cose potrà fare gestendo i soldi del comune. E, in un certo senso, hanno proprio ragione. Leo Vitro


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Il dialogo e la responsabilità politica di Danilo Giovannoli e Nello Tulli Sentiamo spesso parlare, da parte del fronte di maggioranza, di opposizione giustizialista che utilizza la cosiddetta carta bollata per raggiungere i propri obiettivi. A questo punto, però, abbiamo la necessità di chiarire questo aspetto in modo deciso ma soprattutto esaustivo per i cittadini di Labico. A noi tutti piacerebbe confrontarci nelle sedi deputate alla politica, discutere e raggiungere obiettivi importanti per il paese, avere risposte e collaborare in modo costruttivo, ma - credeteci - con questa maggioranza è praticamente impossibile: abbiamo di fronte un muro, una sordità assoluta e una indifferenza nei nostri confronti che genera un clima politico assolutamente negativo. Le nostre sollecitazioni agli organi come la magistratura sono, in primo luogo, frutto di mancate risposte nei nostri confronti o di atteggiamenti spocchiosi, quasi a dire “scrivete, scrivete ci fate una !!!!!!!!!!!”. Questa è la verità. I tempi sono cambiati, la politica deve essere di confronto e non di asso pigliatutto o di arroganza, vogliamo parlare dei buoni pasto di Fantasilandia? Parliamone. Prima che noi facessimo l’esposto alla magistratura, in consiglio comunale facemmo notare che vi era stata un’anomalia nella gestione di questa vicenda ed è chiaro che la stessa fosse spesa politicamente da noi, ma solo politicamente. Dopo due giorni, invece, a caratteri cubitali e con manifesti altrettanto cubitali la maggioranza ci scrive “VERGOGNA”. E di cosa? Avevamo rilevato un illecito nella gestione di questa vicenda e ci saremmo dovuti vergognare? E quindi dalla ragione dichiarata e riconosciuta in consiglio comunale sono passati all’offesa pubblica in pasto ai labicani come delinquenti? No, non si fa politica in questo modo, caro Sindaco, non sappiamo chi abbia avuto la brillante idea di scrivere quel manifesto, ma possiamo sostenere con certezza che chi l’ha avuta di politica ne mangia poco e niente. Andiamo avanti e ci soffermiamo su un altro caso in cui purtroppo siamo dovuti ricorrere ad organi diversi da quelli deputati alla politica, vale a dire “Il Fabbro nella Piazza del Mercato”. Facciamo una semplice interrogazione al Sindaco nella quale mettiamo in evidenza la necessità di verificare la situazione

rispetto alla gestione di questa attività artigianale sotto il profilo ambientale e sanitario, per sollecitazioni pervenuteci da alcuni cittadini. Risposte? Nessuna. Non vi è traccia di una risposta da parte del Sindaco, solo silenzio che si è tradotto per quanto ci riguarda in un comportamento della maggioranza vergognoso che, di fatto, ha voluto che noi andassimo avanti nella questione per liberarsi di un problema spinoso che si portavano sulle spalle da anni. Non era normale che il Sindaco chiamasse un rappresentante della opposizione e intorno ad un tavolo si risolvesse la questione magari proponendo alla proprietà una proroga di 24/36 mesi per lo spostamento? Vi sembra che noi abbiamo sbagliato qualcosa? Questa è la verità e l’unico dispiacere che abbiamo di questa vicenda che abbiamo perso l’amicizia di un amico di infanzia, il quale però deve sapere che se lui oggi ha sofferto per quanto accaduto i veri responsabili sono altri, ossia questa maggioranza e questo Sindaco che, con la loro arroganza e prepotenza, non vogliono confrontarsi con noi in maniera civile e democratica. Noi quindi non abbiamo altra strada se non quella della magistratura laddove la maggioranza non risponde alle nostre legittime istanze. Mi dispiace di cuore, ma il nostro mandato ci impone di fare il nostro lavoro a garanzia della popolazione, ecco perché il Sindaco recita un ruolo fondamentale in una amministrazione pubblica, perché deve avere le qualità del saper coinvolgere, del saper rispondere alle interrogazioni della minoranza e non trincerarsi nei suoi silenzi che dimostrano la sua impotenza e la sua incapacità di svolgere il ruolo di Sindaco.

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News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 2 6 febbraio 2010

LABICO NEWS: il (dis)informatore

TA A R IGE TATOI... R E RR LE E’ SSOLD A RI O RN OST O C O GI OI N T C ES T O QU G A PA

di Tullio Berlenghi Lo attendevamo con una certa trepidazione. Erano circa tre anni che la maggioranza non ci allietava con una sua pubblicazione (a parte un’indimenticabile meteora autoprodotta dal consigliere De Martino, disconosciuta dai suoi stessi alleati e di cui tutti noi serbiamo gelosamente una copia per rinfrancarci nei momenti tristi) e la nostra pazienza cominciava a vacillare. Poi, finalmente, è arrivato. Lui, il foglio di propaganda della maggioranza, spacciato come “bollettino di informazione istituzionale” per poterne scaricare il costo sui cittadini: tra redazione, stampa e invio infatti non sarà costato meno di 4000 euro. L’aspetto iniziale è obiettivamente accattivante. Ricorda un po’ quelle brochure che pubblicizzano luoghi esotici per fantastiche vacanze. Anche in quei casi talvolta si rischia di andare incontro a spiacevoli sorprese ed ogni tanto si sentono notizie di turisti raggirati da meravigliosi depliant e che poi si sono ritrovati in fetide topaie. Non è certo questo il caso, ma sarà meglio fare la tara tra le appassionate descrizioni del nostro organo (dis)informativo e la realtà. Chi non ricorda che un quartiere privo di sedi stradali adeguate, di marciapiedi, di verde pubblico e degli standard urbanistici minimi previsti dalla legge era stato paragonato ad una “piccola Svizzera”? Ecco l’impostazione del nostro “Labico News” è esattamente quella: spararle grosse, con ammirevole sprezzo del ridicolo e puntando sulla rassegnazione di chi si avventura a leggerlo. L’obiettivo dell’amministrazione era di fare arrivare il giornaletto nelle case dei labicani entro Natale, in modo da agevolarne una rilassante lettura in famiglia davanti al caminetto. Forse anche per favorirne l’immediata termovalorizzazione. E, infatti, a pagina 3, quella che tradizionalmente i giornali dedicano alla cultura, spiccavano – puntuali come l’influenza stagionale – gli auguri del Sindaco. Un sindaco troppo impegnato nell’attività amministrativa (un consiglio comunale negli ultimi tre mesi, roba da stroncare anche uno stacanovista del calibro di Brunetta) per avere il tempo per scrivere di proprio pugno gli auguri e così ha pensato bene di scopiazzare qua e là frasi ad effetto. In pratica gli auguri

che abbiamo avuto noi nel 2009 i cittadini di Villachiara (BS) li avevano già ricevuti nel 2006. Sarà l’entusiasmo del porta a porta, ma la svolta ecologista del nostro sindaco l’ha portato a riciclare persino gli auguri di Natale. La lettera prosegue con una serie di affermazioni senza né capo né coda, da cui si intuisce che un vero e proprio progetto per il paese non c’è. Da un lato, infatti, si celebrano forme di sviluppo ad alto impatto ambientale, come le infrastrutture per i mezzi pesanti (ed inquinanti) e la crescita delle aree industriali e commerciali e dall’altro si ipotizzano scelte che in quel contesto avrebbero vita breve, come la valorizzazione dell’enogastronomia. In compenso, sia nell’editoriale, sia in tutto il giornalino, è scomparso ogni riferimento alla sagra della nocciola. Quando l’hanno fatta, sembrava l’evento clou dell’amministrazione (e, in effetti, ci era costata un bel po’ di soldi, anche se ancora non siamo riusciti ad avere il resoconto delle spese) poi forse hanno pensato che la tutela della produzione agricola non era compatibile con lo scempio del territorio e, soprattutto, che non fosse il caso di celebrare una festicciola privata del sindaco organizzata nella sede comunale e hanno “dimenticato” le nocciole, la sagra e i nobili quanto fasulli propositi di rivalutare i prodotti tipici. Nella parte finale della lettera di auguri il Sindaco dà il meglio di sé. Affronta con commossa e tangibile partecipazione il problema delle difficoltà economiche delle famiglie. E coglie l’occasione per comunicare l’esistenza di “nuove disposizioni amministrative” per aiutare chi ne ha bisogno. Cavolo. Noi leggiamo sempre gli atti e queste disposizioni ci erano sfuggite. Corriamo ai ripari e chiediamo notizie agli uffici competenti. Nessuno sa niente. Le fantomatiche “disposizioni amministrative” non esistono. Esclusa fermamente l’ipotesi di un subdolo escamotage per recuperare consensi attraverso “mirati” interventi di sostegno sociale, rimangono due possibilità: o il sindaco parla a vanvera oppure il livello entropico della maggioranza ha raggiunto il livello di guardia. In entrambi i casi c’è di che preoccuparsi.


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CENTRO STORICO Vicolo del Carbonaro e dintorni... di Benedetto Paris Leggere sul “bugiardino” comunale i meriti dell’amministrazione comunale per il rifacimento di Vicolo del Carbonaro non ci ha stupito. Ce lo aspettavamo che questa amministrazione, questa Giunta, rivendicasse per sé uno dei più importanti lavori di recupero realizzati nel nostro comune, ma non è un problema: a noi di Cambiare e Vivere Labico interessa il risultato e sappiamo che i cittadini sono consapevoli che il nuovo volto di Vicolo del Carbonaro si deve alla minoranza. Del resto lo dicono gli atti comunali. Il primo atto comunale in cui si parla di vicolo del carbonaro e di Via della Fontana è un’interrogazione consiliare del gruppo Consiliare Cambiare e Vivere Labico del settembre 2007, nella quale si chiedeva proprio di inserire nel Piano Triennale delle Opere Pubbliche il rifacimento di pavimentazione e fognature delle due vie più antiche del nostro comune (non considerando Piazza della Chiesa, vera culla del nostro paese). Infatti, nel Piano triennale precedente nessun accenno si faceva a questo recupero, pertanto segnalammo l’urgenza di questo intervento e il 14 ottobre la Giunta Comunale deliberò il nuovo Piano triennale delle opere inserendo la nostra richiesta. In verità non eravamo soddisfatti perché della nostra richiesta avevano dimenticato Via della Fontana, così, per la prima volta nel nostro comune, sfruttai una disposizione legislativa che permette a ogni cittadino di fare osservazioni al Piano triennale delle Opere Pubbliche e così ottenemmo l’inserimento anche di Via Della Fontana nel Piano Triennale. Questo piano è fondamentale: solo i lavori previsti in questa programmazione possono essere finanziati dalla Regione se hanno importi superiori ai 100.000 euro. Purtroppo siamo dovuti intervenire anche l’anno passato (bilancio 2009) per evitare il rinvio dei lavori in Via della Fontana: non si capisce perché ma sembra gli siano proprio ostici i lavori a Via della Fontana, eppure è una delle vie più antiche e più importanti perché è da qui che si accede alla campagna, al fontanile, alle tante sorgenti naturali, all’area naturalistica forse più rilevante del nostro comune, chiusa al traffico da più di un decennio ormai con presenze archeologiche e naturali rilevanti. Un’area da preservare, conservare e valorizzare…mentre invece la nostra amministrazione voleva farci una strada e lasciare nello stato di abbandono strada e aree verdi! Tolto Vicolo del Carbonaro, tante sono state le nostre segnalazioni e proposte per recuperare veramente il nostro centro storico, per salvaguardarlo, eppure basta passeggiarci, guardarsi attorno per vedere lo stato di abbandono in cui versa. Il Piano di Recupero è stato adottato nel 2006, 2 ma ancora non vengono discusse le osservazioni fatte legittimamente dai cittadini né quelle apportate da noi

consiglieri neoeletti con l’intento di migliorare il Piano. Tre anni sono passati, ma niente viene fatto, anzi, possiamo dire che viene fatto rispettare, per la sua parte vincolante già in vigore, a fasi alterne, per alcuni si e per altri no: quante sono le cantine diventate appartamenti in questi tre anni? Quanti i lavori contro il piano? Eppure per qualcuno si è chiuso l’occhio. Ma il Piano di Recupero non è solo vincoli. Lì sono previste aree verdi da acquisire e realizzare, sono previsti accordi con la banca per sostenere chi vuole ristrutturare la propria casa, chi la vuole adeguare alle nuove necessità senza distruggere l’aspetto “storico” di questa, eppure nulla è stato fatto in tal senso. Il piano sta lì, fermo nel dimenticatoio benché siano state presentate più interrogazioni a questo riguardo. Ma non c’è solo il piano. Da due anni il comune ha a disposizione 200.000 euro per recuperare Piazza della Chiesa e, dopo tante promesse, ancora non si vede niente. Anche qui noi non ci siamo limitati alla critica: abbiamo proposto di non spendere a pioggia quei soldi trasformandoli in una compartecipazione del 30% alle spese per interventi di rispetto e applicazione del piano di recupero e per recuperare l’area di Piazza della Chiesa, facendo lievitare l’intervento dai 200.000 euro ai 600.000. Nessuna risposta e tutto rimane lì, fermo, mentre l’abbandono dei vicoli più antichi di Labico (1100) avanza inesorabile (qualche mese fa l’erba era alta un metro davanti ai ruderi delle case/mura!). La nostra attenzione al centro storico non si è fermata a questo. Recuperare il centro storico non è solo vincolare i cittadini o ristrutturare gli appartamenti. Innanzitutto è riportarci la vita sociale ed economica. Per questo abbiamo contestato, ancora senza risultati, la delibera che vieta alle associazioni di fare manifestazioni culturali nel centro storico (ora si può solo a piazza del mercato!), e per questo abbiamo proposto agevolazioni per i giovani commercianti e per i giovani residenti nel centro storico, ottenendoli per i primi. Poi viene la parte del comune: i cittadini ancora aspettano la realizzazione dei box di Corso Garibaldi e il completamento di quello di Via Ficoroni, che giace in condizioni di abbandono e degrado. Il problema dei parcheggi rimane uno dei principali e dopo tante promesse nulla di concreto viene fatto, per adesso solo promesse e delibere al vento. Infine ricordiamo l’ultima nostra richiesta non accolta dall’Amministrazione: il recupero del Pilo Pilaro, il rifacimento del manto stradale, delle scale (addolcendole), la sua impermeabilizzazione. I lavori da noi richiesti non sono stati inseriti nel Piano Triennale e ora aspettiamo di vedere la risposta alla nostra ulteriore richiesta di inserimento. Se veramente tiene al Centro storico la Giunta Galli/Giordani lo dimostri coi fatti!


Anno 4 num 2

La politica della fontanella di Benedetto Paris Scrivendo l’ultima lettera al Sindaco e agli uffici per sollecitare l’intervento per ripristinare il corretto deflusso delle acque della fontanella di Via Ficoroni, otturata da quasi tre mesi, non ho potuto non pensare alla solita definizione umoristica della politica amministrativa nei piccoli comuni “la politica della fontanella”, solitamente usata per denigrare l’attenzione alle piccole cose superflue tralasciando i temi più caldi del vivere civile. Se questo spesso è vero (il rifugio nelle piccole cose per timore di toccare quelle grandi) è altresì vero che il corretto e sereno vivere civile dipende anche dalla cura e dalla manutenzione del bene pubblico, strade fontane, marciapiedi o servizi che siano. Per questo, oltre alle grandi battaglie fatte in consiglio comunale, molte volte ci siamo soffermati nell’attività di sollecito di interventi per la manutenzione e la cura del nostro territorio: dalla fontanella di Via Ficoroni alle ringhiere di protezione del parcheggio della stessa via (dopo due anni ci siamo riusciti!), dai dossi di vicolo del cipresso all’illuminazione dello “stradone”, dalla nostra azione con successo verso l’ASTRAL per avere il rifacimento dell’asfalto della Casilina (nel silenzio dell’Amministrazione) a quella per il marciapiede dell’ex Via dello Sport per la quale stiamo ancora lavorando. Proprio per questa azione certosina di tutto il gruppo consiliare, fa sorridere leggere sul giornale di mezzo mandato dell’Amministrazione che il suo impegno quest’anno sarà rivolto allo sport, alle scuole e alla viabilità. Sullo sport, dopo tre anni di richieste, stiamo ancora aspettando che sia terminato lo spogliatoio del campo di calcetto, oramai abbandonato, rovinato, utilizzato senza permesso a qualsiasi orario (con relativi schiamazzi e molestie). Ricordiamo ai cittadini/lettori che il comune per quattro anni aveva i soldi per fare i lavori, ma l’aveva dimenticato e li riesumarono solo dopo le proteste della squadra di Calcio a 5 A.S. Labico e le nostre interrogazioni. Peccato che oramai era troppo tardi per avere finanziata la parte restante del progetto e così, per non perdere i finanziamenti provinciali già in cassa, il Comune ha dovuto realizzare solo lo scheletro degli spogliatoi promettendo, senza accenderlo, un mutuo con cui completare l’opera. Nel frattempo la società ha chiuso (dopo aver vinto per due anni il proprio girone nel campionato amatoriale) e il campo produce solo costi di ammortamento non essendo utilizzabile in quanto area di cantiere. Quando vedremo la fine dei lavori? Speriamo però che l’impegno sullo sport valga qualcosa per la palestra polivalente e per il campo sportivo nel quale, con luci rotte e senza riscaldamento negli spogliatoi, giocano e si allenano più di cinquanta bambini con ottimi successi nei rispettivi campionati. Intanto abbiamo ottenuto con un’attenzione continua il rifacimento degli spogliatoi dopo gli atti vandalici dell’estate passata e il rifacimento del cordolo degli spalti, da cui prima sporgevano pericolosamente le armature in ferro del cemento armato! Il resto che vedete (viottoli, impermeabilizzazione, allarme ecc ecc) è opera e

soldi della società. Sulla viabilità poi, dopo aver ricordato il silenzio totale dell’Amministrazione sulle richieste fatte da noi agli enti preposti per asfaltare e mettere in sicurezza Via Casilina e Via dello Sport (oggi Via Marcigliana), non possiamo dimenticare le tante richieste di manutenzione e messa in sicurezza del centro storico e delle nuove aree del paese, la maggior parte senza esito. Di chi è la colpa di questo immobilismo? A sentire l’Amministrazione è sempre degli uffici…come se non ci sia la responsabilità politica su di essi, ma non c’è solo questo. Oggi i nostri uffici non hanno a disposizione personale sotto gestione diretta per eseguire le opere. Infatti, attraverso una convenzione stipulata nel 2005, l’allora giunta Galli/Giordani (cambiato poco vero?) delegò gli interventi di manutenzione ordinaria di viabilità e illuminazione a una ditta esterna, ottenendo, positivamente, l’assunzione di alcuni LSU del nostro comune. Peccato però che la ditta debba garantire gli interventi nel nostro comune solo alcuni giorni al mese e ogni volta gli uffici devono chiedere alla ditta di intervenire, ditta che può scegliere sostanzialmente quando farlo e in che tempi. Chi ha stipulato e approvato la convenzione? Gli uffici? Non loro, ma un sindaco, un vicesindaco e i consiglieri della maggioranza, più o meno gli stessi di oggi. Non accettiamo scarica barili, ma solo assunzioni di responsabilità! La convenzione sta per scadere: sarà forse il caso di cambiarla assicurando ai nostri cittadini un rapido intervento?

Associazioni A Labico non esiste solo la Protezione Civile, ma tante associazioni che danno l'anima per il nostro paese, che hanno il gravoso compito di supplire alla mancanza di idee della maggioranza. Malgrado questo in fretta e furia, dopo un'estate e un autunno caratterizzati da bei momenti di socialità in piazza, la solerte giunta ha pensato di togliere spazi all'attivismo di tanti ragazze e ragazzi, e non solo, che credono nella vita associativa, con una delibera che limita l'utilizzo della piazza e degli spazi in genere. Uno schiaffo in faccia alla libera creatività giovanile e un limite alle tante associazioni, che si vedranno condannate a non operare, malgrado la voglia di farlo e la mancanza di interesse particolaristico. Nel bugiardino non si fa menzione di tutto questo, non si sono sentiti in dovere di dire una sola parola di incitamento a tutte queste persone. Perfino l'elenco delle associazioni è sbagliato, citandone ben tre che non esistono più da anni, omettendo invece tutte le altre che si sono dimostrate particolarmente attive. Bel modo di fare informazione e stupendo metodo di trasparenza amministrativa. A proposito, ma i fondi alle associazioni, quando saranno destinati? Il presidente di commissione continua a dormire o ha intenzione di lavorare per il paese? Se non è in grado di fare bene il proprio lavoro, che si dimetta, tanto nessuno sentirà la sua mancanza. MS


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SCUOLA Scuola e bugie AUTONOMIA SCOLASTICA, AMPLIAMENTO E BUGIE Avete mai pensato di trasformare una 500 in una Ferrari? Non credo, perché le persone di buon senso escludono a priori questa possibilità per ragioni sia dinamiche che strutturali. A Labico, venendo meno alle leggi della dinamica e della logica, si sta tentando questa operazione assurda con la scuola: trasformare una struttura scolastica ormai vecchia in una sorta di scuola spezzatino, attaccando svariati pezzi a un corpo allo stremo, un po' come ha fatto l'autore che ha creato il personaggio di Frankenstein. Ripercorrendo la storia delle strutture scolastiche labicane si può tranquillamente sostenere che esse siano superate nel/dal tempo e risultano inadeguate allo scopo per cui sono nate 40 e passa anni fa, quando il paese contava meno di 2000 abitanti. Alla luce dell'aumento vertiginoso della popolazione e delle avvenute nuove esigenze della scuola, ostinarsi e perseverare nella realizzazione di quel mosaico di aggiunte e contro aggiunte è da persone poco serie e per nulla sensibili ai bisogni di una scuola moderna e funzionante. Eppure senza provare un briciolo di vergogna, a partire dal sindaco velina - che regge il nastro il giorno della inaugurazione dell'avvenuta autonomia, al vicesindaco narcisista che si felicita della sua bravura sui giornali locali un giorno sì e l'altro pure, alla delegata all'istruzione - che fa finta di ascoltare con un solo orecchio per lasciare l'altro libero di far uscire ciò che ha sentito; è un continuo accanirsi contro strutture che hanno fatto il loro tempo e che hanno bisogno di una sola cosa: essere abbattute per fare posto a un nuovo plesso. Ricordo che dal giorno del mio arrivo a Labico mi sono sempre occupato delle scuole, a partire dall’ opuscoletto redatto da un nutrito team di persone che pubblicammo circa sette anni fa, che avrebbe potuto essere un ottimo strumento per affrontare seriamente il problema dei plessi scolastici. Le conclusioni a cui eravamo giunti erano perentorie: Labico aveva/ha bisogno di una nuova/vera struttura scolastica. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, molti soldi sono stati buttati per aggiungere nuovi "pezzi" all'esistente, con un solo risultato: il problema è rimasto insoluto nella sua gravità e la mancanza di spazi viene tamponata da aule provvisorie che non risolvono niente. Se in questi sette/otto anni in cui il problema è esploso nella sua complessità si fosse lavorato per affrontare e risolvere con decisione la questione forse non ci troveremmo in questa paradossale situazione: i genitori e l'intero paese a preoccuparsi della fatiscenza della scuola e dell'insufficienza di spazi, mentre i nostri vanitosi amministratori a tessersi da soli le lodi per aver risolto il problema. Per fortuna le bugie hanno le gambe corte e i cittadini intelligenza lunga, per cui non è difficile guardare alla realtà delle cose. Una vecchia massima recita più o meno così: Le bugie ripetute un'infinità di 4 volte diventano una verità. Sarà vero, perché a furia di ripetere in continuazione che il problema scuola è stato

di Maurizio Spezzano risolto, forse qualche genitore ci crederà pure. Ma tutti gli altri dal personale docente, agli ausiliari, ai genitori, agli alunni notano i disagi e li vivono per intero: mancanza di spazi comuni sia per il personale che per gli alunni; malfunzionamento dell'impianto di riscaldamento; fatiscenza dei bagni e porte rotte; infiltrazioni d'acqua al quadro generale della corrente; infiltrazioni d'acqua piovana in alcune aule; infiltrazioni d'aria fredda dalle finestre; vie di fuga ostruite da muri forse abusivi; insufficienza di una sola linea telefonica; intermittenza della linea internet; precarietà dell'impianto di rete dei computer; mancato allaccio degli asciugamani elettrici all'impianto generale; mancanza di una biblioteca scolastica a causa dell'esiguità degli spazi; intenso inquinamento di gas di scarico nelle ore di entrata e uscita scuola.... Questi e altri disagi li abbiamo segnalati un’infinità di volte in Consiglio Comunale, ma i (finti) sordi non hanno sentito. Aver raggiunto l'autonomia non significa aver risolto i problemi, l'autonomia di per sé è l'aspetto legale del problema. Ciò che deve essere fatto ora è far diventare l'autonomia operativa con tutto ciò che ne consegue, dall'organizzazione didattica, compito dei docenti, all'organizzazione strutturale, compito dell'amministrazione che ne è responsabile. L'obiettivo secondo noi di Cambiare e Vivere Labico, ma anche secondo i cittadini utenti, è quello di pensare ad una vera scuola e non allo spezzatino previsto dalla maggioranza. Se un plesso è oramai fatiscente, non è con un altro ampliamento che si riduce il disagio, anzi lo si aggrava, perché si interviene su un pezzo lasciando l'altro inalterato e privo dei fondi utili per la manutenzione, cosa avvenuta con l'assestamento di bilancio a novembre. Il risultato? Nella parte vecchia della scuola primaria hanno dovuto spostare delle classi perché ci pioveva dentro! E' una sorta di accanimento terapeutico contro strutture allo stremo delle forze. L'ho detto in più di un'occasione: la scuola è un argomento troppo importante per essere messo in mano a gente che non ha sensibilità per la scuola e la cultura, a cui non interessa l'avvenire dei nostri figli, intenti come sono a progettare case e ancora case, ad esclusivo interesse dei propri famigliari, parenti e amici. Invito i cittadini a riflettere su questa problematica. Noi in tutte le occasione utili abbiamo dato la disponibilità a lavorare insieme per la scuola. Loro per viltà hanno sempre evitato la nostra collaborazione. La scuola sta vivendo un momento terribile di ristrutturazione da parte del governo centrale, se a questo si aggiungono anche i disagi causati dall'incapacità degli uomini che presiedono le amministrazioni locali di progettare un futuro migliore per le nuove generazioni, vuol dire che siamo allo sbando e ai nostri figli, chiamati a guidare in futuro questa nazione, lasceremo solo macerie. Allora rimbocchiamoci le maniche, il futuro è ora e le macerie non ci sono ancora. LA SCUOLA SUL GIORNALE E BUGIE Malgrado le problematiche quotidiane del pianeta scuola, hanno avuto il coraggio di tentare di imbrogliare i cittadini con tutta


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una serie di menzogne, pubblicate sul bugiardino del comune. L'opuscoletto che avrebbe dovuto tesserne le lodi in realtà si è rivelato lo strumento per mettere alla luce la pochezza morale e il disgusto che si può provare per amministratori che usano i soldi della collettività per pubblicizzare le loro bugie, dimenticando che a novembre, a conti sbagliati, hanno tagliato svariate migliaia di euro destinate alla scuola e alla cultura. Vi segnalo qualche piccola chicca per farvi comprendere al meglio le menzogne di questi esibizionisti della carta stampata. A pag. 2 del bugiardino medesimo, sulla prima colonna, il sindaco velina dichiara: "Entro dicembre partiranno i lavori per la costruzione di sei nuove aule che saranno disponibili a partire dal prossimo anno". Si dichiara poi che “la Scuola media è in via Francesco Ficoroni, dove dall'inizio dell'anno hanno trovato sede l'ufficio di presidenza e la segreteria”. A me risulta che la scuola media sia ubicata in via Leonardo da Vinci e che nello stesso plesso ci sia anche l'esigua presidenza (sic) e la segreteria (sic, sic). Evidentemente, il sindaco di facciata oltre ad essere assente dal comune e a non frequentare la scuola, non sa dove sia ubicata la presidenza. Proseguendo si dichiara ancora: “Entro gennaio l'inizio dei lavori”. Prima dichiara inizi di dicembre, poi inizi di gennaio, siamo agli inizi di febbraio e non si vede ancora niente. A questo punto due le cose: o non conosce i mesi dell'anno (probabile) o non ha cognizione di quello che si andrà a fare (molto più probabile). BUONI PASTO E BUGIE La storia è nota: il 9 settembre, durante i lavori della IV Commissione, abbiamo presentato una mozione per ridurre il costo dei buoni pasto di 1Euro. Dopo trattative si decide di ridurre il costo di 50centesimi. Visto che il servizio mensa sarebbe iniziato ad ottobre, abbiamo ingenuamente pensato che un atto così importante avrebbe trovato una strada preferenziale anche in Giunta e Consiglio. Ci siamo sbagliati. I nostri avidi amministratori, che nel corso dell'anno si erano già aumentati le indennità (poveri figli! il sindaco imprenditore, l'altro commercialista, l'altro pensionato di lusso, l'altro che ha sempre vissuto di politica), si son ben guardati di dare attuazione a quanto votato all'unanimità in commissione. In Consiglio comunale abbiamo fatto di tutto per cercare di rendere operativo questo indirizzo. Sordi come campane! A parole d'accordo, nei fatti contro, inventandosi addirittura che non si poteva fare, che forse si sarebbe fatto, che l'avrebbero fatto, che dovevano predisporre la delibera, prendendosi il solenne impegno, il sindaco, che avrebbe portato la proposta nel consiglio successivo. Così non è stato. Il consiglio è passato, è passato anche l'anno ed è passato anche gennaio. Siamo a febbraio e fra tre mesi l'anno scolastico terminerà, vanificando l'eventuale riduzione che dovrà esserci. Ma se questa avverrà il merito, e scusate la presunzione, è nostro che l'abbiamo fortemente voluto, li abbiamo marcati e costretti a discuterne. Duole dover constatare ancora una volta la loro capacità di sfuggire ai problemi e nascondersi dietro le bugie. Ridurre il costo dei buoni pasto a fronte del risparmio che l'amministrazione ha incassato con il nuovo appalto sarebbe stato a costo zero per le casse comunali. Così facendo si sarebbe dato un piccolo sollievo alle tante famiglie che non hanno la possibilità di aumentarsi da sole le

indennità, che sanno di non essere imprenditori, commercialisti, pensionati di lusso e uomini che vivono di sola politica. (L'assurdo? Il Presidente di Commissione, l'assessore Scaccia, ha dato vita a una pantomima sulla data del voto in commissione, arrivando al punto di dire che lui non aveva votato nulla, mettendo in dubbio la memoria degli astanti e a me a rischio il sistema nervoso.) MESSA IN SICUREZZA E BUGIE In questi mesi abbiamo presentato in più di un'occasione richieste per verificare la staticità delle strutture pubbliche, in modo particolare delle scuole, soprattutto a seguito del terremoto in Abruzzo. Non abbiamo mai avuto risposte certe, ma sempre nebulose o a metà. Abbiamo presentato allora una mozione consigliare che rimbalza di consiglio in consiglio come fosse di gomma, e che non abbiamo mai discusso, malgrado i solenni impegni del sindaco fantasma e della sua giunta. Da altre parti lo si sarebbe fatto di corsa. Da noi no, perché discutere e confrontarsi si chiama democrazia e qui non è di casa. Abbiamo presentato per ben due volte nel corso di pochi giorni una richiesta al sindaco per sapere i motivi per cui l'impianto di riscaldamento non funziona o funziona male, lasciando i nostri bimbi a soffrire il freddo. Questo signore, imprenditore a tempo pieno e sindaco di facciata a tempo perso, non si è degnato di dare risposta alle legittime preoccupazioni dei consiglieri e dei genitori preoccupati per la salute dei propri figli. Meriterebbe tutta una serie di improperi da parte nostra, intendo i genitori, ma credo che come in ogni cosa il tempo è galantuomo e ci darà ragione non appena l'incapacità di costui diventerà cronica più di quanto non lo sia già. Di cose da dire ce ne sarebbero parecchie, a partire dal fatto che questa fasulla amministrazione non ha previsto uno straccio di assessore all'istruzione, come abbiamo denunciato dal primo consiglio comunale del giugno 2007. Capisco però che le esigenze di spazio e di costi di questo piccolo opuscolo che ci paghiamo da soli, con le nostre indennità e con i risparmi delle nostre famiglie, ci costringe a limitare le pagine da stampare. Limitiamoci ai fatti, guardiamo al futuro e pensiamo all'eredità culturale che lasceremo ai nostri figli se simile andazzo dovesse continuare. Invito tutti a fare una riflessione seria sui fatti inconfutabili che ho posto alla vostra attenzione, ma ancor di più vi invito a fare una attenta analisi su quello che sto per riportare. Immaginate gli alunni di una scuola, già problematica; immaginate ora che a due metri di distanza dalle loro aule si stiano eseguendo dei lavori di costruzione di un'intera ala dello stesso palazzo, mentre dalla parte opposta, ci sia un continuo via vai di persone e mezzi, per più di 220 giorni di lavoro (così è scritto sul capitolato). Secondo voi, la capacità di concentrazione degli alunni a quanto sarà pari? Gli insegnati riusciranno a fare lezione? A quanto sarà pari la sicurezza di un cantiere aperto? Come si tamponeranno i rumori delle macchine del cantiere? E le probabili urla degli operai? E della gru sopra la testa dei bambini? Siamo sicuri che i lavori non si protrarranno oltre i tempi previsti?Io non rispondo e non suggerisco. Vi invito però a ricreare con la fantasia un 5 simile ambiente per più di 220 giorni consecutivamente. Feste comandate incluse


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LabiCopenaghen: città a misura di bici di Tullio Berlenghi e Danilo Giovannoli

Sarebbe sin troppo facile fare dell’ironia sulla magnificazione della costruenda pista ciclabile lungo la Casilina. Già declassata dalla più lunga, come in un precedente comunicato, ad “una delle più lunghe” (in effetti dovrebbe riuscire a classificarsi entro le prime 200). Il vero problema è che chi l’ha pensata non ha – in tutta evidenza – molta competenza in materia di pianificazione urbanistica e territoriale e, soprattutto, di mobilità ciclistica. L’idea, un po’ ingenua e approssimativa, è quella di tracciare una riga da qualche parte sulla mappa e dire “questa è la pista ciclabile”, senza un minimo di valutazione. Il primo requisito di una ciclabile destinata alla mobilità in ambito urbano dovrebbe essere quello della funzionalità, per non rischiare di diventare un’opera inutile. Per essere funzionale deve mettere in collegamento le abitazioni ai centri di interesse e, preferibilmente, fare parte di una rete ciclabile. In parole povere deve servire ed essere fruibile. Questa pista ciclabile così come si sta delineando “a che serve”? E quanto è fruibile? Allo stato attuale, infatti, si prevede la realizzazione di un primo lotto di 300 metri. Un moncone di ciclabile che collegherà il palazzetto dello sport al nulla passando per il nulla. Ci chiediamo quanti, anche quelli animati dal più convinto entusiasmo ciclofilo, se la sentiranno di mandare i propri figli al palazzetto dello sport facendo loro percorrere i primi due chilometri lungo la pericolosissima casilina, per poi fare in sicurezza gli ultimi trecento metri. Ci chiediamo quanto tempo ci vorrà ad ultimare l’opera e se, nel frattempo, il primo tratto non rischierà di diventare già inservibile, considerata la cura con cui abitualmente si occupano delle strutture pubbliche. E l’intero tratto di pista ciclabile verrà a costare quasi un milione di euro. Oltre trecentomila euro al chilometro. Trecento euro al metro. Un importo decisamente al di sopra dei costi standard delle ciclabili. Col verosimile rischio di assistere all’ennesimo spreco di soldi pubblici. L’unico settore (quello dello spreco di denaro pubblico) nel quale ci sentiamo di dover riconoscere a chi ci amministra una maestria ineguagliabile.

Gli ascensori mobili Affascinante la notizia dell’imminente installazione di “ascensori mobili” di collegamento con la rocca. Sembra infatti che, in una prima ipotesi, si stesse valutando la proposta di mettere degli ascensori fissi. Fortunatamente l’incomparabile sagacia dei nostri amministratori è emersa con prepotenza e, dopo un’attenta analisi del progetto, si è stabilito che gli ascensori fissi consentivano indubbi risparmi alle casse comunali, ma erano oggettivamente inadatti a rispondere alle esigenze di collegamento. Siamo veramente in buone mani.

Colle Spina: la grande esclusa "Quartiere dall'incerta destinazione urbanistica", queste le parole utilizzate dal consigliere Prestipino il giorno delle sue dimissioni per definire Colle Spina. Sul bugiardino neanche una parola su questa importante realtà del nostro comune. Si parla solo del fatto che il quartiere sarà investito da una nuova colata di asfalto, frutto della megalomania di Galli e C. Eppure molti nostri compaesani vivono lì e soffrono di tutti i disagi dovuti alla lontananza dal centro urbano, non ultimo l'isolazionismo indotto da anni di dimenticanze e di promesse mancate. Noi abbiamo sollevato il problema in Consiglio Comunale, chiedendo un dibattito sul quartiere, invitando i cittadini a proporre soluzioni per i propri problemi rispetto alla realtà in cui vivono. E' tempo di far emergere le problematiche relative al consorzio, agli standard urbanistici, alla destinazione urbanistica stessa del quartiere. Non possiamo fare finta di non vedere, o peggio ancora, non si può fare finta che non esista o che esista solo in prossimità delle elezioni, quando gli stessi esponenti di maggioranza passano di casa in casa a violentare le coscienze dopo cinque anni di silenzio assordante. Vogliamo sapere, ad esempio, di tutti i permessi a costruire; del perché agisce un solo tecnico; di chi sono i terreni fabbricabili; se è vero che è partita una caccia alla cubatura non utilizzata o da trasformare; se siano mai stati eseguiti, con la complicità di tecnici compiacenti abusi edilizi. Insomma, si ha l'impressione che il quartiere sia mantenuto in silenzio, affinché qualcuno possa fare i propri comodi senza far sollevare polveroni. MS

Parco della Moralità: la nostra A pag. 5, il nostro duce e nostro re ci annuncia l'ampliamento del Parco della Moralità delle Vignole. Sono saltato sulla sedia. Lì non è possibile nessun ampliamento, tranne se non si decide di abbattere la palazzina dove abitano Ciro e Franca o quella dove abitano Giuseppe e Concetta. Eppure ha ragione lui e torto io: si può ampliare, basta prevedere un ampliamento in verticale, cioè in altezza. Sul deserto e scacazzato parco esistente, costruire dei grossi pali di cemento armato, magari dallo stesso benefattore che lo regalò alla comunità con il vincolo del bel nome, Parco dell'Integrità morale, e anche con il sotto nome, Contro ogni forma di calunnia e contro i calunniatori, me cojomberi. Stendere una colata di cemento e una volta asciugato qualche camionata di terreno da riporto, tanto è stato già fatto in quartiere. Una volta conclusa questa operazione ripeterla altre volte a piacimento, come il sale in cucina, quanto basta. Mescolare bene bene e il parco su più piani è fatto. Che ci vuole, un po' di fantasia e tanta faccia tosta. Invece di sproloquiare e dire amenità, con il rischio di inaugurarlo altre tre o quattro volte, trovate i soldi per attrezzarlo con i giochi per bambini e qualche albero decente che faccia ombra, ché così com'è ora non fa rabbia, fa pena. A busciardi. MS


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La variante al PRG: gli interessi nascosti

PRG inclusivo delle opere di urbanizza-

di Maurizio Spezzano zione che ancora sono da realizzare. Per Sulla variante al PRG abbiamo detto quasi tutto, l'unica cosa che ancora vi abbiamo taciuto sono gli interessi di alcune sole persone, che hanno concepito l'intero assetto territoriale allo scopo di favorire se stessi. A rigor di logica non è difficile risalire alle singole particelle catastali, ma molte volte il giochino è stato fatto di nascosto, con procure o tentativi di aggirare i vincoli imposti dalla legge. Di contorno ci sono poi le briciole che crescono o diminuiscono a seconda della vicinanza al potere o al padrone del vapore. La trasformazione che è stata effettuata da questa variante, al di là dei singoli interessi dei furbetti del mattoncino, sarà un vero disastro ambientale perché mancano in tutto gli standard urbanistici che devono essere scrupolosamente rispettati. Invece, malgrado le nostre proteste e le nostre prese d'atto, è stato licenziato un atto di per sé fuori da ogni logica normativa: sulla cartografia gli standard non sono stati individuati. Quei pochi individuati sono stati ridimensionati dalle troppe osservazioni presentate ed accolte. Ad oggi, ad esempio, non sappiamo con certezza il numero previsto di abitanti, l'ampiezza degli standard, aree pubbliche, parcheggi, aree comuni, verde pubblico, i servizi, ecc. Su 161 osservazioni, quelle respinte sono state pochissime, solo quelle degli avversari dichiarati, o di qualcuno da "punire" perché non allineato, per il resto sono state accolte tutte, incluse quelle che noi reputavamo, forti della norma di legge, non accogliibili. Per un territorio piccolo come il nostro, 11 Km quadrati, questa variante significa la fine di ogni tutela, spingendo molti a vendere per andare altrove, andamento già avviato (basta guardare in giro i cartelli vendesi). Dall'altro l'impatto che avranno lo svincolo autostradale e la Cisterna-Valmontone sarà il colpo mortale inferto a un territorio già penalizzato: Casilina, rete ferroviaria regionale, alta velocità, autostrada. Il tasso d’inquinamento acustico e ambientale salirà inevitabilmente. Le scelte effettuate all'insaputa di tutti noi, e forse fuori dagli uffici comunali, rappresentano una fonte di ricchezza per alcuni che sapevano in anticipo. Ad esempio: sulle zone commerciali, chi sarà il vero beneficiario dei vantaggi economici? I proprietari o qualcuno che ci ha messo gli occhi e le mani addosso? La zona turistico ricettiva, siamo sicuri che sarà un affare per la collettività e non piuttosto per qualcuno che agisce nell'ombra? Qual è l'atto che prevede che al comune saranno donati gratuitamente i due ettari per la scuola? Quale luminare ha spinto per identificare come zona di ampliamento le porzioni di territorio intorno alla zona sportiva? Il verde privato identificato in alcune parti "specifiche" del territorio, non ha il sapore del favore? L'ampliamento delle zone di recupero non ha il sapore elettoralistico? La non inclusione delle vere zone di recupero non ha il sapore della punizione? Alcune strade fatte passare di proposito su alcune particelle non sono un po' sospette per non dire punitive? L'identificazione della zona industriale non sarà stata effettuata in previsione di altri sviluppi? Le zone di ampliamento a macchia di leopardo non hanno il sapore del favore? E via discorrendo. Sia in commissione che in consiglio ci siamo mossi su due direttrici: tutelare i piccoli proprietari evitando le speculazioni dei costruttori e portare a compimento l'attuale

il primo caso, malgrado le nostre puntuali osservazioni, è stata una battaglia senza pari, perché il loro intento è stato quello di fare cassa, cioè colate di cemento in modo disordinato e diffuso, a vantaggio della speculazione palazzinara. Mentre sarà molto difficile per il privato costruire autonomamente in quanto il lotto minimo richiesto per la realizzazione di un manufatto è stato alzato in modo tale da costringere i piccoli a consorziarsi con i costruttori, che hanno i capitali per fagocitare ogni cosa. Questa norma si scontra con la parcellizzazione della proprietà fondiaria diffusa, che è tipica di Labico. Abbiamo tentato di indurli alla ragione, ma non è stato possibile, perché il padrone del vapore, cioè colui che tira le fila di questa sgangherata maggioranza, probabilmente si è messo di traverso, con la complicità dell'intero sistema. Sul secondo caso, ci siamo battuti affinché nelle zone antropizzate si portassero a compimento le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. L'esempio più eclatante è sicuramente Santa MariaVignole, meglio nota come piccola Svizzera, e nello specifico la lottizzazione Vignole, che versa da dieci anni in una situazione al limite dell'accettabile. In più di un'occasione ho invitato il sindaco, il vicesindaco, l'assessore all'urbanistica a voler risolvere il problema, frutto d’imbroglio e di speculazione. Insieme ci siamo recati nelle case dei residenti, insieme ci siamo incontrati in comune, insieme siamo andati a fare ricognizioni sul posto, hanno sempre promesso e mai mantenuto. Vivere perennemente con la polvere e con il fango non è una cosa gradevole, ma evidentemente questo a loro non interessa, i soldi li hanno avuti e i lavori possono anche non farli. Colpevoli di questa situazione sono gli amministratori: per prima il sindaco attuale, allora assessore all'urbanistica, che ha firmato la convenzione, poi il vicesindaco, allora sindaco che ne è stato l'artefice, poi l'assessore all'urbanistica, veloce di lingua e debole con tutto il resto, e poi l'ufficio tecnico e tutti coloro che sanno e hanno taciuto. Oltre che per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, ci siamo battuti affinché venisse rilasciato il certificato di agibilità, documentazione di cui sono sprovvisti quasi tutti i nuovi immobili. Da mesi giace in qualche cassetto di qualche ufficio una nostra mozione su tale argomento che non ha avuto la dignità di essere affrontata, presumo per paura che possano emergere le vere responsabilità. Il nostro operato lo abbiamo sempre reso pubblico, cosa che si sono guardati bene dal fare loro. Certo non era facile venire incontro ai cittadini sostenendo che a loro interessa poco lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, cosa che a noi preme in modo particolare. A loro basta scriverlo in qualche opuscolo e il gioco è fatto. Mi immagino la faccia del sindaco, del vicesindaco e degli assessori quando leggono l'enunciato sviluppo sostenibile: giù a sganasciarsi dalle risate. Non è un’esagerazione sostenere che è dalla progettazione del territorio che si vede la differenza della gestione amministrativa locale. Noi per Labico abbiamo un altro progetto, fatto di sviluppo e di rispetto per il territorio, riconoscendo i diritti del singolo tutelando i diritti della cittadinanza, primi fra tutti i bambi- 7 ni che hanno necessità di vivere in armonia con l'ambiente e non in contrapposizione ad esso.


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MISSING - LA STRADA SCOMPARSA

Numeri (in)utili Il bollettino di disinformazione istituzionale del nostro Comune si chiude con una pagina dedicata ai numeri utili, quelli – per capirci – da chiamare “in caso di necessità”. Dagli uffici comunali alle scuole, dai carabinieri ai medici di famiglia, dalla protezione civile alle associazioni. Beh, non ci crederete, ma non c’è niente di più inutile dei numeri utili del nostro Labico News. Assemblata in fretta e furia e scopiazzata dal – purtroppo altrettanto inutile – sito web istituzionale “a servizio dei cittadini”, questa pagina è il festival dell’errore. Volete qualche esempio? Bene. Supponiamo di aver bisogno, per un motivo o per l’altro (magari per informarci sulle suddette, quanto al momento inesistenti, disposizioni amministrative per aiutare chi ne ha bisogno), di parlare con i Servizi Sociali. Non abbiamo idea di quale sia il numero così prendiamo il nostro Labico News (ce n’è uno in ogni casa, cercatelo o reclamate se non l’avete ricevuto, poiché tutti l’abbiamo pagato) e, grazie alle sue preziose informazioni, chiamiamo il centralino del Comune. Risponde una voce metallica e un po’ inquietante. Ascoltiamola: “premere 4 per parlare con i Servizi Sociali”. Ah… che bello… è stato semplice. Ma… un momento… cade la linea. Riproviamo. Niente, di nuovo silenzio. Non disperiamo, c’è un numero diretto. Squilla. Squilla. Squilla. Squilla. A qualsiasi ora proverete lui continuerà a squillare… senza che nessuno, e dico nessuno, vi risponda. Vabbé… è solo una svista. Ai Servizi Sociali ci andremo di persona. Proviamo allora a cercare tra il personale del… Dipartimento Economico… mah, abbiamo bisogno di parlare con una certa persona eppure non la troviamo… possibile che se ne sia andata e noi non ne sappiamo niente? Può essere. Ma lasciamoci assalire da un dubbio: non è che per caso – sull’utilissimo elenco - ci sia scritto un nome per un altro? Ebbene sì, è proprio così. Vabbé… è solo una svista. Allora cerchiamo il numero del nostro medico di famiglia. Ehi… siamo sicuri che il nostro sia un medico di famiglia? Non sarà per caso un medico di amici? Un medico di single? Un medico di altro, sicuramente, perché sulla pagina dei numeri (in)utili non c’è ombra del nostro medico… di famiglia. Ok, ok… decidiamo di informarci su qualche cosa di meno necessario ma più divertente. Per esempio… un’associazione giovanile! Sappiamo che ce n’è una che ha organizzato un’intera estate tra i vicoli del centro storico, ci piace. Ma non la troviamo. E quella dei bambini? Non c’è. E quella dei corsi di decoupage? Non c’è. E quella delle donne? Ops… non c’è nemmeno quella. E quella che ha organizzato il convegno sul disagio sociale? Niente. Allora quella che il nome ci ricorda una connessione internet? Ancora niente. Un momento… Ma stiamo guardando la pagina dei numeri utili oppure questa è solo una divertente caccia al tesoro? Effe

Esattamente un anno fa i consiglieri comunali ricevevano un’integrazione “urgente” all’ordine del giorno del consiglio comunale. La delibera inserita in fretta e furia riguardava la cessione – da parte del comune – di una piccola particella alla società IRICAV, a seguito della realizzazione dell’alta velocità ferroviaria. Noi chiedemmo chiarimenti. “Tutto tranquillo - ci rispose il sindaco rassicurante – si tratta di una semplice formalità. Non dovete preoccuparvi di nulla”. A parte il tono non c’era niente di rassicurante nelle parole del sindaco e abbiamo preteso di poterci leggere tutta la documentazione. Dalle carte sono emerse un sacco di cose interessanti: che nella tenuta del sindaco passava una strada pubblica di cui il sindaco si era indebitamente appropriato; che “qualcuno” ha declassato la strada; che grazie alla cessione all’IRICAV della particella la strada sarebbe passata “di fatto” nelle mani del sindaco. Nemmeno quelli della maggioranza se la sono sentita di approvare un simile obbrobrio e l’atto è stato rinviato. Noi abbiamo colto l’occasione per chiedere delucidazioni su quello e sugli altri casi di “scomparsa” delle pubbliche vie. L’atto non è stato più portato in consiglio (alla faccia dell’urgenza) e la questione sembrerebbe tuttora irrisolta. Almeno alla luce del sole, ché se nel chiuso delle loro stanzette hanno sistemato tutto a noi non è dato saperlo… TB

Nota a margine... A pagina 7 del bugiardino c'è una foto che ritrae i lavori del primo consiglio comunale. Risalta agli occhi il taglio dell'opposizione, come a voler indicare che c'è solo la maggioranza. Questo subdolo stratagemma, che qualifica chi l'ha ideato, mostra ancora una volta il mancato rispetto di un gruppo che rappresenta circa la metà della popolazione labicana. La mancanza non è nei nostri confronti, a cui non interessa apparire, ma a quella metà e ora oltre di popolazione che si riconosce nel nostro operato. La Storia è fatta di pazienza; anche i più grandi sono caduti, più si sentivano grandi e maggiore era il boato della loro caduta. A Labico sarà la stessa cosa: sarete seppelliti dalla vostra stessa vanagloria e quando avverrà se ne sentirà parlare per molto tempo. MS

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Cambiare e Vivere Labico

News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 3 19 febbraio 2010

Un paese ingessato e una maggioranza acefala. Gruppo consiliare Cambiare e Vivere Labico

Il surreale ed imbarazzante consiglio comunale di oggi

da quando Di Stefano si è dimesso da assessore, che la

dà la misura, più di ogni altra cosa, dello stato comatoso

maggioranza non trova una quadra e si trascina goffa-

di una maggioranza che ormai non c’è più e che, comun-

mente, procedendo a tentoni nella ricerca di una via d’u-

que, non è in grado di amministrare un paese abbandona-

scita. L’ultimo consiglio comunale – risalente a novem-

to a se stesso ormai da quasi un anno. E’ da maggio in-

bre dello scorso anno - si era concluso con una precipito-

fatti che le loro tensioni interne si ripercuotono sulla qua-

sa fuga del sindaco che non era in grado di dare risposte

lità dell’amministrazione (già in partenza piuttosto mo-

ai quesiti delle nostre mozioni consiliari. Non che non

desta) e ogni tentativo di superare i problemi si rivelato

volesse: non era in grado, non conosceva i problemi, non

inutile se non controproducente. Da tempo amministrato-

sapeva neppure di cosa si stesse parlando. Allora prese,

ri con un minimo di senso di responsabilità avrebbero

d’accordo con il presidente del consiglio, il solenne im-

preso atto della situazione e rassegnato le proprie dimis-

pegno che ci sarebbe stato consiglio comunale il 15 di-

sioni. Non “questi” amministratori, troppo legati alla

cembre. Poi non abbiamo più avuto notizie dalla maggio-

propria poltrona e al relativo potere, disposti a coprirsi di

ranza. Non riuscivano a trovare un accordo per ricostitui-

ridicolo pur di non rinunciarvi. Sono molti mesi ormai,

re una giunta ormai ridotta a soli tre membri. Nel frattempo la prefettura chiedeva conto di questa anomalia. Le settimane scorse sembrava che la soluzione fosse quella di cambiare lo statuto e riportare in giunta il solo Di Stefano, ormai disposto a rinunciare alla competenza sull’urbanistica. Il consiglio comunale serviva dunque a ratificare i nuovi equilibri. Equilibri talmente instabili da dare l’im-


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pressione di essere saltati la sera prima del consiglio stes- sconvocazione non è stato consegnato nei modi dovuti e so.

alcuni consiglieri si sono recati all’appuntamento. Per

Proviamo a ricostruire i fatti. A quanto risulta nel pome- fortuna il Presidente del Consiglio – gliene va dato atto – riggio di ieri c’era un corso una riunione di maggioranza, ha avvertito il senso di responsabilità istituzionale e si è a cui partecipava anche il segretario. In quella sede pro- presentato in consiglio, permettendone così il regolare babilmente si decideva di mandare due punti aggiuntivi svolgimento. Regolare per modo di dire visto che la poco all’ordine del giorno (tra cui la nostra richiesta di ridu- onorevole assenza di gran parte della maggioranza non zione del costo dei buoni pasto). Fino a quel momento si ha consentito di deliberare e la seduta è stata riconvocata può supporre che il segretario godesse di ottima salute: per domani, sabato 20 febbraio, come stabilito dal regopartecipava ad una riunione “strategica” di un gruppo lamento del consiglio comunale. consiliare e concordava l’inserimento di due punti in un Non è dato sapere se si presenteranno alla seconda conconsiglio comunale che avrebbe dovuto verbalizzare. vocazione, ma il quadro clinico della maggioranza appaPoco dopo sembra abbia avuto un problema di salute tale re ad occhio molto più preoccupante di quello del segreda avere la certezza di non poter più essere presente al tario (al quale formuliamo comunque i migliori auguri di consiglio. Proviamo a vedere la situazione sotto due a- pronta guarigione). Tra i tanti problemi di questa magspetti. Preoccupiamoci prima di tutto del segretario. Una gioranza il principale è quello di non avere un punto di persona non più giovane che accusa problemi di salute riferimento, una persona (che normalmente è il sindaco) insorti improvvisamente andrebbe portata immediata- che ne coordini l’attività politica e guidi quella amminimente al pronto soccorso. Non ci risulta che questo sia strativa, che si assuma le proprie responsabilità e si conavvenuto e, nel caso, è stato tenuto un comportamento fronti con l’intero consiglio comunale e con la cittadipoco responsabile nei confronti dell’interessato.

nanza. Chi invece comanda davvero continua a rimanere

Vediamo però la vicenda anche sotto il profilo ammini- nell’ombra e, con grande cinismo politico, ad appropriarstrativo. La legge consente la “sconvocazione” del consi- si dei meriti (quando ci sono) e a scantonare la responsaglio comunale per pochi e gravissimi casi. Non rientra tra bilità di tutto ciò che non funziona. Tutti, o quasi, però questi l’impedimento del segretario. Bisogna ricordare quando si tratta di affrontare i problemi veri del paese o che quando è mancato il segretario e la maggioranza do- confrontarsi con l’opposizione conoscono una sola straveva approvare in fretta e furia il piano regolatore cucito tegia: quella, non troppo onorevole, della fuga. su misura “ad personas” ha risolto brillantemente il problema: ha chiamato un altro segretario. Difficile pensare che gente che ha trascorso un quarto di secolo dentro il

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comune non conosca l’ABC del funzionamento della

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macchina amministrativa. La malattia del segretario, vera o presunta che fosse, ha tutta l’aria di essere un alibi per sfuggire nuovamente alle proprie responsabilità. Purtroppo (per loro) le cose sono andate diversamente da come avevano programmato. L’illegittimo avviso di

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News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 4 26 febbraio 2010

In bilico Chi ha avuto la pazienza di assistere al consiglio comunale di sabato scorso si è potuto rendere conto di quanto fosse comprensibile il disperato tentativo – da parte della maggioranza – di impedire che quel consiglio si svolgesse. La sensazione è stata, infatti, quella di assistere ai sintomi di una crisi difficilmente reversibile. Cerchiamo, dunque, di ricostruire il quadro politico della vicenda, tenendo sempre nella debita considerazione che le crisi non vengono mai da sole, ma sono in qualche modo “condizionate” da pressioni esterne. Nella fattispecie appare indubbio che sia stata l’azione dell’opposizione a mettere in luce contraddizioni e limiti di un’amministrazione che, pur con i suoi enormi difetti, sarebbe riuscita a vivacchiare fino alla fine della consiliatura. Ebbene il primo tangibile segnale di crisi sono state le dimissioni di Di Stefano, risalenti a maggio dello scorso anno, che hanno messo in piena luce l’incapacità di Giordani di gestire i problemi, adottando pavide tecniche dilatorie. E così, rinvio dopo rinvio, il problema di Giordani è raddoppiato e, ad ottobre, gli assessori dimissionari sono diventati due (Prestipino). Da quel momento in poi l’attività consiliare – già molto ridotta – si è praticamente fermata, in attesa che qualcuno riuscisse a dipanare l’ingarbugliata matassa. Uno dei limiti della maggioranza è però quello di non saper valutare la complessità delle questioni e di cercare, di volta in volta, il modo per tirare a campare. La questione della giunta non è, in tutta evidenza, esclusivamente un problema di numero di membri, di assegnazione di incarichi e via dicendo. E’ questione che dovrebbe riguardare l’organizzazione politica e amministrativa del nostro comune, è questione che dovrebbe tenere conto delle capacità e delle competenze, è questione che dovrebbe rappresentare un fattivo e gratificante coinvolgimento delle persone che, in un modo o nell’altro, hanno creduto davvero che ci fosse un progetto politico. L’approccio miope con cui vengono valutati i problemi ha fatto sì che l’unica esigenza diventasse quella di salvare la forma e, per farlo, hanno pensato bene di modificare lo statuto comunale per adeguarlo al fatto che non si riusciva a nominare il quarto assessore senza rompere gli equilibri interni. Sarebbe stato indubbiamente più accettabile che dicessero esattamente questo, anziché venire a raccontarci la favoletta del risparmio per le casse comunali o l’adeguamento

di Tullio Berlenghi a norme che non entreranno in vigore prima di un paio d’anni. Invece il Sindaco è venuto in consiglio armato degli strumenti più pericolosi e perversi: la retorica e la demagogia. Da una parte ci ha accusato di mancanza di rispetto per la malattia del segretario, visto che abbiamo preteso il regolare svolgimento del consiglio (pare che al termine la maggioranza si sia recata tutta in blocco al capezzale del segretario a portare affetto e conforto). Dall’altra ha tirato fuori l’esigenza di destinare alle spese sociali i risparmi derivanti dalla riduzione degli assessori. Nel dibattito che ne è seguito abbiamo sistematicamente smontato le già deboli argomentazioni del Sindaco e, nonostante la dichiarazione di voto favorevole espressa da Nadia Ricci, in qualità di capogruppo di maggioranza, Remo Di Stefano ha proposto il ritiro del punto. Una proposta accolta all’unanimità e senza apparente motivazione. Per quale ragione pochi minuti dopo che il primo cittadino e il capogruppo di maggioranza hanno argomentato la bontà e la necessità di una proposta, questa viene ritirata? Ci hanno messo tre mesi a costruire quella che loro consideravano la “soluzione” – al punto da avere inviato una lettera al prefetto in cui annunciavano questa modifica – e poi azzerano tutto? Proviamo a valutare le opzioni attuali della maggioranza. Riproporre la modifica dello statuto sembra una strada non più percorribile. Come si potrebbe spiegare una nuova giravolta senza perdere ulteriore credibilità? Nonostante il ritiro non sia stato motivato, riteniamo si possa considerare definitivamente archiviata la proposta. Non è il caso di entrare nelle questioni interne della maggioranza, ma è chiaro che a questo punto dovranno individuare in tempi stretti il nome del quarto assessore. Operazione non semplice e che potrebbe logorare ulteriormente gli equilibri della coalizione. Nel frattempo, però, la composizione della giunta continua a non rispettare il dettato statutario. Il Sindaco scriverà nuovamente al prefetto per aggiornarlo sulla situazione o, come è facile intuire, si limiterà a fare finta di niente, come se la questione non lo riguardasse? Noi propendiamo per la seconda ipotesi, in ottemperanza alla regola del nostro primo cittadino, secondo cui “I problemi non si risolvono, si evitano”. Peccato che a Labico il problema principale ormai sia lui. Evitarlo è possibile, ma “risolverlo” sarebbe di gran lunga meglio. Per lui e per noi.


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Buoni pasto e buona politica di Maurizio Spezzano Finalmente. Dopo sei mesi di gestazione, possiamo dare l'annuncio dell'avvenuta riduzione del costo del buono pasto. Una buona notizia per le famiglie e una buona notizia per la buona politica: la nostra. A tutti abbiamo fatto conoscere la storia di questo travaglio, ma mai avremmo pensato di metterci così tanto tempo. Avremmo preferito che la riduzione partisse con il nuovo anno scolastico, dal primo di ottobre, ma così non è stato; per l'incapacità del gruppo di maggioranza che ha boicottato l'iniziativa, mal tollerando che ne fossimo noi i “padri”. Dispiace che sia avvenuto con ritardo e dispiace ancora di più che, le argomentazioni da noi sostenute, loro le abbiano trovate pretestuose a novembre, per poi farle divenire all'improvviso praticabili a febbraio perché riproposte allo stesso modo da loro (non ultima, la proposta di retroattività del valore della deliberazione). Fino alla fine hanno cercato di fare i furbi, e in questo si è distinto l'assessore Scaccia, che con il suo intervento ha spazientito gli stessi esponenti di maggioranza, dopo che il nostro sistema nervoso era prossimo a scoppiare, perché in un giochino al ribasso, ha cercato di prendersi meriti che non aveva, ergendosi a paladino di non sappiamo cosa. Riassumendo: i buoni pasto sono stati ridotti di 60 centesimi, venendo a costare € 2,40 e tutti coloro che dal primo di gennaio hanno già provveduto ad acquistarli, possono recarsi presso gli uffici dei servizi sociali per riavere indietro la differenza, presentando regolare ricevuta di versamento. Questa è una buona notizia, frutto del lavoro che abbiamo svolto sia in commissione che in sede di consiglio. Credo cha anche questo serva a dimostrare che sappiamo essere forza di opposizione e forza di governo, perché siamo riusciti a riaffermare i diritti dei cittadini e non il favore come ha cercato goffamente di dire il sindaco vistosi in difficoltà. La buona politica si vede anche da questi piccoli passi che riusciamo a far fare a una maggioranza ingolfata e poco propensa a confrontarsi. Sarebbe bastato pochissimo per anticipare di qualche mese questa decisione. E' mancata la volontà politica di questo gruppo che arranca da quasi un anno, trascinandosi dietro una verifica che non vede la fine e dimenticandosi dei problemi che affliggono i nostri concittadini, attenti come sono a trovare la quadra della loro instabilità interna e degli interessi anche personali che devono conseguire.

Noi continueremo nella nostra azione politicoamministrativa con l'unico obiettivo di salvaguardare i diritti di tutti, perché animati da scopi trasparenti e per nulla compiacenti con questa maggioranza affaccendata a ritrovarsi e inconcludente negli scopi. Il nostro impegno continuerà affinché Labico possa avere una guida capace, attenta ai bisogni e al progresso di tutti, a maggior ragione per chi è in difficoltà.

Acqua: rivedere le tariffe Con una dettagliata lettera che ripercorre tappe e numeri della vicenda acqua a Labico abbiamo, all’inizio di questo mese, sollecitato il Sindaco ad intervenire al più presto sulle tariffe del servizio idrico integrato. L'anno scorso abbiamo fortemente criticato l'aumento delle tariffe dell'acqua nel paese. Insostenibili per molti cittadini ed aumentate senza nessun distinguo tra tariffe agevolate o eccedenze. In pratica chi viene a Labico solo in estate e chi vive a Labico tutto l’anno pagano allo stesso modo, oppure piccole attività commerciali pagano come se fossero grandi attività! Con questa lettera, abbiamo inteso sollecitare l’amministrazione ad avviare quanto prima una discussione nella Commissione Consiliare Permanente competente per la definizione dei nuovi costi per l’ente comunale del servizio idrico integrato; per la valutazione del Programma di Manutenzione Ordinaria, Straordinaria e Programmata presentato dal soggetto gestore in adempimento del contratto d’appalto su citato; per verificare l’aderenza alla realtà delle categorie assegnate alle attività economiche e per individuare un nuovo sistema di tariffazione del servizio idrico integrato che si basi sul consumo effettivo, sia effettivamente progressivo, tuteli le fasce sociali più deboli, privilegi le prime case e gli immobili in affitto per uso abitativo. Riteniamo che la Commissione Consiliare sia a sede più idonea a discutere e decidere insieme su un tema così complesso e delicato per arrivare ad avere un nuovo sistema di tariffazione del servizio idrico integrato che si basi su consumi reali e tuteli tutte le fasce sociali.

Benedetto Paris


Anno 4 num 4

La scuola: questa sconosciuta di Maurizio Spezzano

Adeguamento strutture Anche nell'ultimo consiglio abbiamo messo in risalto le difficoltà della nostra scuola. Abbiamo continuato a denunciare ciò che da sempre sosteniamo: le strutture non sono idonee al compito che devono svolgere, sia per carenze croniche di spazi, sia per inadempienze da parte di chi deve risolvere i problemi connessi alla fruibilità degli stessi. Sta di fatto che la scuola non è a misura di disabile perché non predisposta a tale compito. Manca tutto, dai bagni ai banchi, manca addirittura uno scivolo che permetta un facile accesso a chi è in carrozzella. Addirittura l'unico scivolo esistente, quello del secondo plesso, è stato smantellato con l'ampliamento, quando la legge invece impone di adeguare le strutture in caso di ristrutturazione. L'accoglienza per i diversamente abili è possibile solo se si intraprende una politica di integrazione e le barriere architettoniche sono il primo fatto che impedisce una tale sana politica. Eppure basta poco, anche una struttura mobile che permetta l'accesso ai portatori di handicap va bene per tamponare una situazione che va risolta. Ci vuole un po' di impegno, ma tanta sensibilità ad affrontare tale argomento. Naturalmente noi vigileremo affinché anche questo sia fatto, perché il rispetto per noi stessi inizia nel momento in cui rispettiamo gli altri, e nel caso dei diversamente abili questo rispetto deve essere doppio.

Mensa Durante la riunione tenutasi a scuola con la componente genitori del Consiglio d'Istituto era emerso il problema dei pasti e della mensa. Abbiamo fatto presente in Consiglio questa problematica, denunciando ancora una volta l'inadeguatezza della struttura preposta a locale mensa. E' chiaro che tale locale deve avere in dotazione alcuni servizi minimi, come ad esempio l'acqua corrente, uno scalda vivande, una adeguata areazione, facilità di fruizione, e poco altro ancora. Purtroppo costatiamo che tutto questo da noi non c'è a dimostrazione che anche l'ampliamento realizzato è insufficiente e non idoneo. Tutto è stato fatto con faciloneria senza pensare che non basta un locale in più a fare la differenza. Mi viene da pensare che il locale mensa, forse non era stato concepito a tale scopo, ma che si ritrova a ricoprire un ruolo non suo, un po' come se a un portiere facessimo fare l'attaccante solo

perché indisposto il giocatore di ruolo. Non è la stessa cosa: a ogni cosa il proprio ruolo. Noi ripeteremo fino alla nausea che le strutture scolastiche di Labico non sono sufficienti e non sono idonee al ruolo che devono svolgere, cioè essere luogo d’istruzione, di crescita e di aggregazione. Ad oggi si sono sperperati milioni di Euro per gli ampliamenti ma il problema è rimasto insoluto. Insomma non hanno assolto al loro compito di buoni amministratori. Forse sarebbe il caso di bocciare il sindaco, la giunta e la maggioranza. Meglio fargli ripetere l'anno che mandarli avanti e incontrare maggiori difficoltà. Esattamente come si fa a scuola. Ma quella vera.

Fondi per la scuola Nell'ultimo Consiglio comunale ci siamo ritrovati con 2000,00 Euro prelevati dal fondo di riserva e che rischiavano di essere annoverati tra i residui. Abbiamo proposto che tale cifra fosse destinata alla scuola in virtù del fatto che i fondi non vincolati previsti dall'amministrazione per il 2010 ammontano a un quasi niente - solo 995,00 Euro, non sufficienti neanche per l'acquisto di cancellini e gessetti. Pensiamo che sia una buona destinazione, perché andrà a coprire qualche buco che inevitabilmente si aprirà nel corso dell'anno nel bilancio scolastico. Anzi ad essere precisi, abbiamo proposto che 1500,00 vadano alla scuola, istituendo con i restanti 500 una borsa di studio per i bimbi che frequentano la scuola dell'obbligo. Ci è sembrato che anche la maggioranza abbia dimostrato una certa attenzione a questa proposta. Alla fine si è deliberato di far trovare alla commissione bilancio la destinazione più idonea, con il vincolo che vadano indirizzate a favore della scuola e dei servizi sociali. La paura è che anche questa possa essere una delle solite promesse non mantenute, ma vogliamo essere ottimisti e lanciare l'ennesimo sasso nell'acqua, per vedere fino a che punto riesce a provocare movimento e smuovere la loro apatia. Una sola proposta aggiuntiva: sarebbe preferibile, qualora si istituisse la borsa di studio, che ai bambini non andassero soldi, ma l'equivalente in libri scelti da loro stessi. Un modo per farli crescere sani e senza il mito dell'oro.


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La composizione della Giunta dal 19 maggio 2009 Il 26 novembre 2009 il sindaco si era formalmente impegnato a fornire il dato cronologico delle variazioni della composizione della Giunta intervenute da maggio 2009. Il 20 febbraio non era ancora riuscito nella titanica impresa. Per agevolarne il compito l’opposizione ha predisposto una tabella che il Sindaco dovrà semplicemente compilare, sostituendo i punti interrogativi. Lanciamo un sondaggio tra i nostri lettori per sapere se, secondo loro, Andrea Giordani riuscirà a risolvere l’intricato enigma. Ecco le possibili risposte. Al prossimo numero i risultati del sondaggio. • • • • •

Sì, al prossimo consiglio comunale Sì, al massimo in otto mesi DATA No, non senza suggerimenti No, è al di sopra delle sue 19 maggio 2009 possibilità Giordani chi? ?

Atto giuridico

COMP. GIUNTA

Dimissioni Di Stefano

5

?

?

16 ottobre 2009

Dimissioni Prestipino

?

?

?

3

28 gennaio 2010

Nomina nuovi assessori

4

Un fulmine nella tempesta

di Tullio Berlenghi

“Un fulmine a ciel sereno”. Così il sindaco ha commentato l’uscita di Mariolina Saviano dalla maggioranza, confermando – se mai ce ne fosse bisogno - l’alterata percezione che ha della realtà il nostro primo cittadino. La maggioranza è una nave da mesi in balia di una tempesta di inaudita violenza. Ha il timone rotto ed è senza nocchiero. Il “fulmine” dell’uscita della consigliera Saviano è arrivato proprio durante il temporale e solo lui, col suo candore, poteva stupirsene. L’elemento più interessante non è nelle dimissioni in sé, ma nell’apprezzabile coraggio di averle motivate. E non con spiegazioni di circostanza o in criptico politichese (verifica, opportunità, convergenza...). No. Mariolina Saviano ha scritto una breve quanto pregevole lettera in cui conferma senza mezzi termini che a comandare nella maggioranza è Alfredo Galli, definito “burattinaio”, senza tanti giri di parole. Ed è lui che sembra il vero responsabile del disastro politico-amministrativo che sta vivendo Labico. E’ stato lui, da buon burattinaio, a scegliere un candidato sindaco agevolmente “manovrabile”. E’ stato lui, nei numerosi momenti di difficoltà, a lasciare che fosse il sindaco a fare da parafulmine di tutte le colpe e di tutti gli sbagli, dimostrando così un modesto senso di responsabilità politica e istituzionale. Il problema - non certo di Giordani, ma suo - è che nella maggioranza si sta diffondendo un pernicioso virus con cui dovrà fare i conti. Questo virus si chiama “dignità” e, se continua così, non sarà più tanto facile trovare burattini disposti a farsi manovrare.

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Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico 

Anno 4 num 5 1 marzo 2010

Dagli amici mi guardi Iddio... Finalmente discusse le nostre mozioni di Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano La prima importante novità è che, questa volta, ci hanno messo veramente poco a decidere e a nominare Nadia Ricci assessore alla pubblica istruzione. A quanto pare la situazione di stallo che si era creata - e aveva portato la maggioranza a ridurre il numero degli assessori pur di non dover scegliere il quarto - è stata brillantemente risolta dall’uscita di Mariolina Saviano, che ha preferito salvaguardare la propria dignità umana e politica piuttosto che partecipare all’ignobile teatrino a cui si stava assistendo. Straordinario il comportamento del nostro Sindaco bivalve che, nelle vesti del dottor Jekyll, aveva proferito parole di amore e di commozione all’indirizzo di Mariolina, annunciando, col cuore lacerato e sanguinante, che il suo primo pensiero sarebbe stato quello di cercarla, di parlarle, di chiarire e di ricucire, ma che, indossati i panni di mister Hyde, provvedeva prontamente ad accoltellare (politicamente, si intende) l’oggetto del suo smisurato affetto, riempiendo in men che non si dica la casella vuota della giunta. Comprensibile lo stupore dell’interessata che ha chiesto come mai – a fronte delle toccanti dichiarazioni di buoni sentimenti – non si era degnato di farle neppure una telefonata. Memorabile la rispo-

ne o i e iz Ed ecial Sp

sta del Sindaco: “ho delegato una persona”. Funziona così, a quanto pare, nel celestiale mondo del bene e dell’amore descritto dal nostro Sindaco, che si vanta di avere una maggioranza legata dall’amicizia prima che dalla politica. Un’amicizia così vera, così diretta, così sincera, da poter essere gestita per interposta persona, con il semplice esercizio della delega. Il dato positivo è che finalmente si ha un quadro politico chiaro. Il Sindaco continua ad essere in minoranza nella sua giunta e ad avere la stesso potere decisionale e politico di un due di coppe quando regna bastoni. Come dimostra il suo convinto “no” alla nostra mozione per chiedere la riduzione delle indennità della giunta in modo da mantenere l’impegno del risparmio di spesa annunciato solo sei giorni prima. Ci avevamo già pensato noi – era stata la motivazione – quindi io voterò contro. Pochi minuti dopo alzava prontamente la manina a favore della nostra mozione. La velocità della scelta dell’assessore dà un’altra importante informazione. Il “decisore finale” (che non è Gordani, ovviamente) non aveva altri nomi nel taccuino. Se qualcuno si era fatto delle illusioni è stato elegantemente servito. La cosa più significativa del consiglio comunale era però che, per la prima volta, si dedicava un intero consiglio alle istanze dell’opposizione. Erano questioni in parte datate e sulle quali si era sempre registrata un’assoluta mancanza di disponibilità al confronto da parte della maggioranza ed è stato il senso di responsabilità del presidente del consiglio ad imporne la calendarizzazione. Proviamo a vedere com’è andata, argomento per argomento. 1. Sicurezza edifici scolastici Noi dell’opposizione siamo preoccupati da tempo per lo stato di salute del patrimonio edilizio pubblico, in particolare degli edifici scolastici. Ci sono molte situazioni critiche che vorremmo venissero affrontate e avvertiamo l’esigenza che tutti gli edifici vengano sottoposti ad una attenta valutazione tecnica, anche sotto il profilo del rischio sismico, alla luce dei drammatici eventi dello scorso anno in Abruzzo. Questa mozione è stata approvata all’unanimità. 2. Situazione zona industriale Per l’incapacità di programmazione degli amministratori noi ci troviamo con un territorio dove le zone produttive sono a stretto


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contatto con quelle residenziali, creando non pochi disagi. In più abbiamo l’invidiabile primato di una zona industriale dove manca la corrente elettrica e si ricorre ad un gigantesco, quanto inquinante gruppo elettrogeno. E perché nessuno si preoccupa di eliminare questa situazione? Semplice, rispondono dal Comune, alle aziende conviene così. Tutto il resto, salute dei cittadini compresa, non conta. Mozione ovviamente bocciata. 3. Parcheggi riservati La nostra domanda era semplicissima. Perché qualche superprivilegiato dispone di uno spazio pubblico 24 ore su 24, sette giorni alla settimana? Perché quello spazio viene gestito come se fosse una proprietà privata e, di conseguenza, ceduto, prestato, concesso a parenti, amici, altri consiglieri, amici degli amici e via dicendo? Il Sindaco (sì, sì, lo stesso dei discorsi strappalacrime sulla necessità di preoccuparsi della difficile situazione economica in cui versano molte famiglie) ha sostanzialmente detto che dovremmo ringraziarlo perché non si è fatto dare un’auto blu. Ma la vera risposta è venuta da Aldo Delle Cese, per sua stessa ammissione uno dei “beneficiari di secondo grado” del borbonico privilegio, il quale ha riassunto in poche parole il pensiero politico di questa maggioranza: “Noi siamo maggioranza e facciamo come cazzo ci pare” (testuale, sic). No, non è l’indimenticabile battuta del programma satirico “Avanzi”, è proprio la cultura politica di questa maggioranza. Una maggioranza che perde tutto – assessori, consiglieri, credibilità, dignità, senso del ridicolo – tranne l’arroganza. Mozione bocciata: i privilegi non si toccano. 4. Ordinanze urgenti Qui la situazione è molto semplice. Nel 2007, in piena campagna elettorale, l’allora Sindaco Galli aveva pensato bene che fosse ora di affrontare e risolvere un problema imputabile alla sua (cattiva) amministrazione: lo stato di incuria e degrado di alcune strade. Visto che non c’era tempo (le elezioni erano alle porte) ha pensato bene di bypassare ogni procedura per l’affidamento dei lavori pubblici e ha commissionato i lavori di rifacimento delle strade con ordinanze urgenti. Tutto fuori dalla legge e dalle regole. La nostra mozione chiedeva semplicemente di fare chiarimenti sulla correttezza delle procedure. Chiarire qualcosa? Giammai. Mozione bocciata. 5. Appalto chiesa Qui si verificano una serie di coincidenze piuttosto inquietanti. La giunta delibera lavori di manutenzione della chiesa. Gli uffici scelgono di avvalersi di una procedura di gara ristretta (quindi meno trasparente), inviando persino un numero di inviti inferiore al minimo stabilito dalla legge. Alla fine si presenta una sola ditta. Il caso vuole che la ditta sia legata a chi potrà speculare sulla trasformazione di 8 ettari da zona agricola a commerciale, nonché di un'altra particella da agricola a edificabile proprio nel bel mezzo della zona degli impianti sportivi. Sicuramente è un caso, ma il beneficiario di tutto questo è indubbiamente molto fortunato. La mozione propone di valutare che sia avvenuto tutto nel pieno rispetto delle regole. La sola parola “regole” fa

venire l’orticaria alla maggioranza che boccia compatta e convinta la mozione. 6. Agibilità Anche questo è un problema causato dalla malagestione di questo paese. La politica urbanistica è sempre stata finalizzata ad un solo obiettivo: agevolare gli imprenditori amici. Tutto il resto non conta. E così abbiamo avuto lottizzazioni scadute, opere di urbanizzazione non consegnate, garanzie fideiussorie svincolate. Anziché impedire la vendita di un solo appartamento prima di completare tutti i lavori previsti, l’amministrazione ha chiuso un occhio o forse entrambi e ha lasciato che i costruttori vendessero case prive del certificato di agibilità, dispensando così solenni fregature. Risolvere il problema? Non se ne parla nemmeno, in fondo un cittadino in difetto (tecnicamente molte case non sarebbero abitabili) è più facilmente ricattabile. Mozione bocciata. 7. Delibera spazi pubblici Era una delibera scritta in fretta e furia (e anche piuttosto male) per impedire lo svolgimento in piazza dell’iniziativa di un’associazione “non allineata”. Peccato che sono così pasticcioni da non essere riusciti a renderla esecutiva e la festa si è tenuta lo stesso. Da allora la delibera è stata disattesa più volte e persino chi l’ha pensata ha capito che era una boiata. La mozione, che chiede il ritiro della delibera e l’elaborazione di un regolamento, è stata quindi approvata all’unanimità. Quando sono quasi le tre i consiglieri di maggioranza, che avevano iniziato a dare segni di insofferenza sin dall’una, proprio non ne possono più: un’intera giornata di lavoro è al di sopra delle loro possibilità. Chiedono quindi la chiusura del consiglio, anche se non abbiamo finito di esaminare le mozioni. Noi non siamo d’accordo. Si va al voto. Sei a sei. Il Sindaco pretende che il suo voto valga doppio (è fatto così, pensa di essere tanto più figo degli altri). Facciamo presente che non funziona così. Allora, con la nota fermezza con cui notoriamente padroneggia le situazioni più ingarbugliate, si cimenta nella specialità che gli permette di esprimere al meglio le sue innegabili qualità: la fuga. Magari come statista lascerà un po’ a desiderare, ma sui cento metri non lo batte nessuno.

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Anno 4 num 6 19 marzo 2010 Caso Fantasilandia/Buoni Pasto

Il processo va avanti

Alfredo Galli accusato di abuso d’ufficio Gruppo Consiliare CVL La notizia è presto detta: Alfredo Galli è stato rinviato a giudizio. Il giudice dell’udienza preliminare ha infatti ritenuto che gli elementi acquisiti durante le indagini preliminari fossero idonei a sostenere l’accusa in giudizio. Si è pertanto ritenuta ragionevolmente fondata la tesi del pubblico ministero, il quale contestava al nostro vicesindaco il reato di abuso d’ufficio. Nella sostanza è ciò che anche noi dell’opposizione stiamo affermando da tempo: non si può confondere l’amministrazione di un ente pubblico con la gestione delle proprie private faccende. L’investitura popolare incontra un limite invalicabile che è quello del rispetto delle leggi. Bisogna ricordare che, nella circostanza su cui adesso si è avviato un procedimento penale, noi avevamo chiesto all’amministrazione una cor-

rezione di rotta ed un’ammissione di responsabilità. La risposta è stata quella dell’arroganza e della protervia, al punto da ribaltare le nostre ineccepibili critiche in un’accusa nei nostri confronti, culminata in un famoso volantino (e manifesto) in cui campeggiava a caratteri cubitali la scritta “VERGOGNA”. Ossia chi aveva violato la legge chiedeva di vergognarsi a chi della legge auspicava il rispetto. S’è girato i monno, verrebbe da dire alla labicana. Non è mai un buon segno quando la contesa politica intraprende la via giudiziaria, una strada che non piace a nessuno ed il cui ricorso non può che essere l’ultima spiaggia, dopo averle provate tutte (come noi abbiamo fatto) per riportare la dialettica politica nel giusto alveo. E speriamo sinceramente che il risultato possa essere esclusivamente un’attribuzione di responsabilità nei confronti di chi ha violato la legge, senza che nessuno possa avere debiti con la giustizia. Soprattutto chi, realmente immune da colpe, si è ritrovato a sedere sul banco degli imputati. Purtroppo a noi non è stata data alcuna scelta e irresponsabilmente la maggioranza si è arroccata su posizioni indifendibili ed è chiaro che, di fronte ad illeciti acclarati, il nostro silenzio avrebbe potuto essere letto come connivenza e noi avevamo detto sin dall’inizio che vogliamo dare una scrollata al “sistema”. L’unico modo indolore perché questo avvenga è una seria presa di coscienza da parte dell’attuale maggioranza, che dovrà ripensare la propria azione amministrativa in una cornice di legalità e trasparenza, possibilmente affrancandosi dai personaggi maggiormente compromessi. Ormai i cittadini cominciano a rendersi conto di quali fossero le dinamiche politiche e si aspettano che qualcosa cambi. Chi da quelle dinamiche ha tratto o spera di trarre vantaggi in futuro sa che adesso non sarà più così facile fare promesse e accordare favori. Il nostro obiettivo è quello di garantire alla pubblica amministrazione alcuni requisiti minimi in termini di correttezza ed imparzialità. Chi si candida a governare dovrà confrontarsi sulla competenza, sulle proposte e sui programmi. Ed è su quello che i cittadini dovranno essere chiamati a scegliere.


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Distrazioni amministrative di Maurizio Spezzano Mentre loro continuano in questa assurda farsa della crisi strisciante che non vede fine, noi continuiamo a chiedere soluzioni per i problemi di Labico, denunciando in Consiglio le "dimenticanze" verso il territorio di questa amministrazione "distratta", che tutto vede tranne i problemi che assillano i nostri quartieri, venendo meno al proprio dovere di amministratori. Nel corso degli ultimi consigli abbiamo fatto l'ennesima lista delle cose "dimenticate", ma che per noi sono importanti e che non possiamo passare sotto silenzio. 1) Abbiamo denunciato per la centesima volta l'inopportuno e inappropriato impianto di illuminazione della scuola elementare, nella parte ampliata. Un impianto con la cellula a infrarossi che si accende e si spegne in base al rilevamento di movimenti. Gli alunni e le maestre mi dicono che a momenti diventa snervante e ogni volta che succede suscita l'ilarità della classe. Lo abbiamo denunciato decine di volte, ma ancora non riescono a risolvere la questione. Dalle dichiarazioni in Consiglio pare che la soluzione sia a portata di mano: stanno attendendo il rientro dell'astronave da Marte, là dove sono depositati, per distrazione, i progetti dell'impianto elettrico della scuola elementare di Labico. 2) Abbiamo fatto presente che via San Benedetto e le altre strade dell'Agrolatino sono senza illuminazione stradale, penalizzando in modo spropositato i cittadini di quel quartiere. Abbiamo fatto rilevare che si rischia di provocare qualche incidente con chi le percorre a piedi, soprattutto in alcune serate particolarmente buie. Naturalmente staremo lì a ricordarglielo periodicamente, in modo da illuminare a intermittenza almeno la loro mente. 3) Sempre in campo elettrico, abbiamo fatto rilevare, e non è la prima volta, che in via Leonardo da Vinci ci sono dei lavori di illuminazione da portare a termine. In periodo elettorale in fretta e in furia hanno fatto asfaltare la strada dimenticandosi, sempre nella fretta, di portare i lavori a termine nella parte riguardante l'illuminazione, limitandosi a lasciare scoperte le postazioni dei pali, diventati nel frattempo utili cestini della spazzatura. Se tutto va bene, in prossimità delle prossime elezioni amministrative del 2012 ci sarà la seconda puntata con la posa dei pali, magari senza lampade, in attesa delle elezioni del 2017. Ecco un caso emblematico di quando la gatta frettolosa partorisce gattini ciechi. 4) Sempre in via Agrolatino, abbiamo segnalato che ci sono intere famiglie in attesa dell'impianto e della fornitura del gas ad uso domestico. Lo avevamo già fatto, ma abbiamo dovuto ricordarlo perché da un orecchio avevano sentito, dall’altro evidentemente no. Sono convinto che se i tempi per la realizzazione del servizio sono veloci come quelli del loro comprendonio passeranno anni e anni e anni ancora. Fanno prima a fare richiesta al comune di Palestrina, perché i nostri sono noti nel circondario per aver inventato i "tempi biblici". Ne abbiamo dette molte altre, ma l'elenco sarebbe lunghissimo, dalla scuola ai servizi, dalla cultura, ai servizi sociali, al bilancio. Ancora una volta abbiamo dimostrato di essere una

vera formazione di governo, perché noi siamo attenti ai bisogni dei cittadini, alle loro esigenze. Il nostro compito in Consiglio lo svolgiamo al meglio, sotto ogni punto di vista, non soltanto mettendo a nudo la loro impreparazione, ma anche proponendo soluzioni ai problemi che segnaliamo, non limitandoci ad elencarli. E' giusto allora guardare a noi fiduciosi affinché Labico cambi in meglio e cresca serenamente, uscendo dalla palude di fango in cui si trova, la cui responsabilità peserà come un macigno su questa maggioranza litigiosa e incapace, attenta al loro interesse e distratta sui nostri diritti. Per crescere ancora di più abbiamo bisogno del vostro aiuto. Noi non abbiamo un solo uomo al comando, ma una intera comunità di spiriti liberi che lotta per la crescita e l'emancipazione.

Non toccate il gallinaio In un paese “normale”, governato da un’amministrazione “normale”, ossia da un’amministrazione che si occupa e si preoccupa del benessere dei propri cittadini, se c’è qualcosa che non va, il cittadino si rivolge alla propria amministrazione per segnalare il problema e rimanere fiducioso nell’attesa che chi di dovere risolva la questione. E’ quanto ha fatto un abitante di Colle Spina per nulla contento della presenza, in pieno centro abitato, di un bel pollaio con tutti gli annessi e connessi tra gradevoli effluvi e una spropositata concentrazione di mosche e zanzare. Un’amministrazione seria agisce immediatamente e provvede ad eliminare un’attività incompatibile con una zona residenziale. La nostra no. La nostra “finge” di occuparsi del problema e predispone una bella quanto virtuale ordinanza di sgombero. La finalità non è lo sgombero, tutt’altro, ma l’esonero da ogni responsabilità. Per poter dire, in un qualunque momento: “ma io ci ho provato”. Nulla di più falso. Se uno è davvero capace di governare, di amministrare un paese, quando decide di fare una cosa, la fa. Nel rispetto della legge, è ovvio, ma la fa. Una volta presa una decisione, si hanno il potere e gli strumenti di portarla a compimento. A meno, appunto, che l’obiettivo non sia reale. In questa circostanza abbiamo ragione di pensare che, in fondo, al sindaco (e magari al vicesindaco) poco importi se quel qualcuno stia gestendo un’attività molesta. Si fa finta di intervenire e poi ci si lava le mani. A nulla sono serviti dunque gli appelli dei cittadini. E alla nostra interrogazione – datata 1 dicembre 2009 – hanno pensato bene di non rispondere. Intanto nel gallinaio abusivo ci si dedica anche alla macellazione dei suini. Non sappiamo se e con quali autorizzazioni. Sappiamo solo che il sindaco continua a ignorare la questione. Nell’ultimo consiglio abbiamo sollecitato la risposta alla nostra interrogazione. Sia chiaro: non abbiamo nulla contro galli e galline. Pensiamo solo che debbano stare in posti dove non possano causare fastidi. A quel che ne sappiamo ci sono posti dove determinati pennuti, dell’ordine dei galliformi, fastidi ne hanno dati sin troppi e sarebbe ora che si levassero di torno.

Tullio Berlenghi


Anno 4 num 6

L’insostenibile leggerezza dei debiti di Tullio Berlenghi Cerchiamo subito di chiarire una questione. Quando un ente locale è chiamato a “riconoscere” l’esistenza di debiti fuori bilancio vuol dire una cosa molto semplice: sotto c’è qualche magagna. Quando la gestione contabile è fatta in modo impeccabile questo tipo di strumento non serve. Invece è la seconda volta che il nostro comune vi ricorre in pochi mesi. Proviamo a partire dall’inizio. Tutto nasce nel 2007 dagli errori commessi nella procedura seguita per la fornitura della pavimentazione degli impianti sportivi, per la quale, anziché seguire le procedure stabilite dalla legge, l’allora sindaco, Alfredo Galli, fece direttamente l’ordine alla ditta, in assenza degli adempimenti per l’assunzione degli impegni di spesa che impone la legge. Questa “leggerezza” ha anche fatto perdere le risorse stanziate dalla regione Lazio per coprire la spesa. Così la ditta, che correttamente aveva fornito la pavimentazione, ha inviato al Comune le fatture per il pagamento. A questo punto c’è l’avvicendamento tra le poltrone e, come nella quadriglia, sindaco e vicesindaco si scambiano di posto. Cambia la massima carica del comune, ma ne resta immutato il (discutibile) senso di responsabilità. Infatti, il nuovo sindaco, anziché porre rimedio alle negligenze del proprio predecessore e sodale, ha pensato bene di non rispondere alle richieste di pagamento ed ai solleciti che venivano dalla ditta fornitrice, peggiorando ulteriormente la situazione. Comprensibile l’avvio di un’azione legale da parte della ditta e inevitabile il pronunciamento del tribunale civile, prima con un’ingiunzione di pagamento (nel 2008) e poi con un atto di precetto. Ovviamente di tutto questo noi consiglieri dell’opposizione siamo stati tenuti all’oscuro per tre lunghi anni, fino a quando la maggioranza non si è resa conto che l’unica possibilità per uscirne era quella di portare il riconoscimento dei debiti fuori bilancio in consiglio, appellandosi al nostro senso di responsabilità. In pratica prima combinano guai, violano la legge, fanno tutti i sotterfugi possibili, poi chiedono a noi di essere responsabili. Senso di responsabilità che, comunque, noi abbiamo cercato di applicare, chiedendo però il rispetto di due condizioni minime: trasparenza e ripristino della legalità. Trasparenza perché, come spesso capita, avevano “dimenticato” di mettere tutte le carte nel fascicolo e, ad esempio, si scopre che c’era un avvocato che – senza alcun mandato – stava trattando con la ditta una “via d’uscita” al limite della legalità. In pratica – a leggere la corrispondenza intercorsa – sembra di capire che qualcuno si era preso la briga – a nome del comune – di proporre la stesura di un contratto che potremmo definire “postumo”, accompagnato da una “scrittura privata riservata”. Insomma un piccolo imbroglio. Con nobili finalità, per carità. Anzi se la ditta non avesse risposto qualcosa del tipo “Ma siete matti?” probabilmente non avremmo mai saputo nulla. Legalità perché la norma parla chiaro: sono riconoscibili i debiti solo nei limiti di effettiva utilità ed arricchimento dell’ente. In pratica soltanto la pavimentazione. Non si possono mettere certo le

spese legali della ditta che si sta affannando da tre anni per vedere riconosciuto il proprio credito, né tantomeno le spese legali dell’amministrazione comunale, rese necessarie dall’incompetenza ed incapacità di chi amministra. Per pochi che siano, ma siamo comunque nell’ordine di diverse migliaia di euro, sono sempre soldi dei cittadini che vengono sperperati per sanare i guai che combinano i nostri sedicenti amministratori. Noi abbiamo chiesto, nel rispetto della legge, quanto segue: riconoscere i debiti solo per la parte della pavimentazione; far pagare a sindaco e vicesindaco le maggiori spese che, sempre a rigor di legge, erano imputabili alla loro negligenza. Con queste condizioni abbiamo dato la nostra disponibilità a votare a favore della delibera. Superfluo dire che i soldi pubblici si possono sperperare senza ritegno, ma gli stipendi di sindaco e vicesindaco (pagati sempre coi soldi pubblici) proprio non si toccano. Proposta, dunque, bocciata (anche col voto di Alfredo Galli, parte in causa). Questo sì che è il senso della responsabilità. Lo stesso senso di responsabilità dimostrato dal principale artefice del pateracchio, il sindaco, che ha preferito attendere che il consiglio licenziasse l’atto prima di fare capolino, come se la questione non lo riguardasse.

Rispondiamo ai cittadini Ciao, sono curioso di sapere se esiste un organo che controlli il funzionamento del nostro depuratore vicino alla stazione FS. Andate a controllare il colore e la puzza dell'acqua la mattina presto. La notte il depuratore è fermo: per quale motivo? Con quello che ci costa la depurazione è lecito pretendere un buon servizio? Il depuratore di via Fontana Marchetta funziona? Dall'acqua che scorre nel fosso che costeggia la ferrovia mi pare di no o sbaglio? Ciao Caro concittadino, quello dei depuratori è l’ultimo stadio di una sistema che a Labico fa acqua da tutte le parti. Purtroppo non solo acqua. A causa dell’inadeguatezza di chi amministra, abbiamo una rete di acque chiare e di acque scure in piena di crisi di identità, con acque scure che vanno nelle chiare e viceversa ed entrambe finiscono con l’utilizzare un’altra rete, quella stradale, che già ha i suoi bei problemi (essendo figlia degli stessi amministratori incompetenti) a sopportare il traffico veicolare, possiamo immaginare quello di liquidi e liquami. Amare ironie a parte, siamo consapevoli della necessità di intervenire sull’intero sistema fognario e di vigilare affinché gli impianti di depurazione funzionino correttamente. A breve presenteremo un’interrogazione consiliare e cercheremo di avviare una piccola indagine. Su questo giornale informeremo i cittadini dei risultati.


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E la nebbia calò sull’appalto misterioso di Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano Appalti pubblici. Sembra che da anni i nostri amministratori, non certo di primo pelo, si chiedano come mai ci sia la parola “pubblici” vicino ad appalti. Saranno le stravaganze dei legislatori – si saranno detti - che hanno pensato bene di produrre un corpo normativo di qualcosa come 257 articoli per disciplinare procedure e modalità di affidamento dei lavori e delle forniture pagati con i soldi dei cittadini (per la cronaca si chiama “Codice degli appalti”). Infatti, da noi l’evidenza pubblica degli appalti sembra essere piuttosto limitata e le procedure adottate hanno talvolta caratteristiche piuttosto singolari. Vediamo, ad esempio, l’ultimo appalto di cui abbiamo avuto modo di occuparci. Leggendo un giornale locale scopriamo che il nostro vicesindaco si fa un gran vanto di aver appena fatto partire il bando per un ingente appalto per l’ampliamento della scuola media, per un importo pari a 711mila euro. “Perbaccolina!”. Ci diciamo stupiti noi dell’opposizione. Possibile che noi, assidui frequentatori degli uffici comunali e indefessi osservatori dell’albo pretorio, non ci siamo accorti di nulla? E’ presto detto: andiamo a vedere di cosa si tratta. E così, la mattina successiva ci rechiamo nella sede comunale per chiedere un po’ di informazioni. Notiamo subito alcune cosette strane. Un’anomalia nella pubblicazione all’albo pretorio. Un’alterazione del registro dell’albo, confermata con dichiarazione autografa dallo stesso comandante dei vigili. Alcune irregolarità procedurali nell’applicazione della norma richiamata dal bando. Una, a dir poco singolare, serie di coincidenze nelle richieste di invito alla gara. Presumibilmente tutte scritte dalla stessa mano e consegnate tutte direttamente all’ufficio protocollo nel giro di pochi minuti. Persino il sindaco, immediatamente informato, aveva mostrato perplessità e sembrava intenzionato a chiarire bene la situazione. Noi, per sicurezza, abbiamo mandato una bella lettera per segnalare la delicatezza della situazione e per chiedere un suo immediato intervento ed una tempestiva risposta (che, ovviamente, non è mai arrivata). Alla fine però non se ne è fatto nulla e l’amministrazione ha ritenuto di poter affidare un lavoro del valore di oltre 700mila euro con un ribasso di gara ridicolo (intorno al 4 per cento) ad una ditta “fantasma” e apparentemente priva di ogni requisito minimo per dare garanzie sulla qualità (e sulla sicurezza) delle opere da realizzare. A quanto ci risulta chi ha vinto l’appalto non dispone né di risorse umane né di mezzi per realizzare l’ampliamento della scuola media. Molto probabilmente sarà costretto a ricorrere al subappalto, elevando ulteriormente il rischio di andare incontro a spiacevoli sorprese per quanto riguarda il valore dell’opera dal punto di vista qualitativo e funzionale. Preoccupati di tutto ciò e, soprattutto, preoccupati per i bambini che quella struttura scolastica dovranno frequentare, abbiamo presentato una mozione per chiedere di fare chiarezza sulle modalità di affidamento dei lavori pubblici e per chiedere che venga avviata

un’attenta vigilanza sulla regolarità delle procedure seguite. Inutile dire che la sola idea di dare un senso alla parola “pubblici” messa vicino alla parola “appalti” ha mandato in profonda crisi la maggioranza, che ha bocciato senza se e senza ma una banalissima richiesta di trasparenza. Se non avessero avuto niente da nascondere sicuramente avrebbero accolto la nostra proposta. Probabilmente l’hanno bocciata solo per farci un dispetto. O per farlo ai cittadini di Labico. Non osiamo pensare che l’abbiano fatto perché hanno qualcosa da nascondere. Fatto sta che i consiglieri di maggioranza, raramente in grado di argomentare con efficacia le tesi che sostengono, sono stati efficacissimi nel produrre l’effetto voluto: ridurre al minimo la visibilità sugli appalti pubblici. Con la stessa efficacia della nebbia e, forse, con la stessa impalpabile consistenza.

Il sondaggione Nel numero 4 del nostro giornale abbiamo lanciato un sondaggio tra i nostri lettori. La domanda era “Riuscirà il nostro sindaco a dare la composizione della giunta comunale dal 19 maggio scorso?”. Dai risultati sembra proprio che il nostro primo cittadino non goda di grande fiducia...

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Anno 4 num 6

Le frane… tutto intorno a te! E' notizia di questi giorni che anche a Gallicano c'è stata una frana che ha interrotto il passaggio dalla prenestina al paese. Ennesimo costone che viene giù dopo quello di Cave. E' forse il caso che iniziamo a preoccuparci seriamente della cosa? Noi di Labico ci siamo già passati e, sinceramente, penso sia un caso e una fortuna che non sia successo ancora nulla. Infatti, qualche annetto fa (3 se non erro) abbiamo avuto una grande frana sul nostro territorio: una parte del costone di Tufo all'altezza di Cecco si è staccata ed è precipitata sulla ferrovia. Di danni ne ha procurati parecchi la frana, ma un pregio lo ha avuto: ci ha costretti a guardare ai problemi di origine geologica del nostro territorio e agli effetti dell'attività urbanistica se non controllata e ponderata. Infatti proprio dove è crollato il costone avevano costruito, disboscato e scaricato terra di riporto...una serie di fatti singoli che combinati hanno portato il terreno a riempirsi d'acqua e cedere. Sì perché questo è quello che accade alle parti verticali del nostro tufo, ai nostri speroni: tendono ad assorbire acqua (è o non è umido il nostro comune?) e se non viene "bevuta" (dagli alberi o dal cemento?) il terreno si gonfia a tal punto di "sciogliersi" e cadere giù. Questo è quanto spiegato in un concitato consiglio comunale tre anni fa dal tecnico di parte del comune. Lo stesso tecnico spiegò che ci sono altre zone di Labico con lo stesso problema: le aree a strapiombo di v. L da Vinci verso la ferrovia, quelle di Circ. Falcone verso la valle della Marcigliana, quelle di S. Maria verso la stessa valle che corre in parallelo alla Casilina. Caso strano tre aree da poco fortemente

Che amarezza! Rubo un’espressione di un amico per esternare quel che ho provato dopo aver letto la delibera di giunta che riguarda l’intestazione del piazzale della stazione ferroviaria al Capitano dei Carabinieri Raffaele Aversa, eroe trucidato alle Fosse Ardeatine, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, nato a Labico. Amarezza perché un anno fa io e Leonardo Saracini, nella festa del 25 Aprile, volevamo apporre una lapide in ricordo del nostro concittadino ma questa amministrazione ci ha chiesto di rinviare tutto di un anno con la promessa di istituire una commissione ad hoc che si sarebbe occupata di festeggiare l’eroe con le più alte onorificenze. Tale proposta ci ha reso felici ed entusiasti perché crediamo che una persona, nata a Labico, che ha dato la vita per l’Italia meriti tutto questo. Come potete leggere dall’articolo che scrissi su un vecchio numero (http:// www.cambiareeviverelabico.it/giornale/CVL3_11.pdf), con il vice sindaco Galli ed il presidente del consiglio comunale Galli avevamo individuato anche la data in cui celebrare la commemorazione e cioè il 25 Aprile perché quella data segna il traguardo della realizzazione degli ideali per cui è morto. Abbiamo atteso ogni giorno la convocazione per la nascita della commissione. Ma il governo di questo comune dovendosi prodigare alla tenuta della maggioranza ha tralasciato tutti i problemi del paese ivi compreso quello per far nascere la commissione. Dopo che nel penultimo consiglio comunale il sindaco ha ufficializzato la composizione della giunta (con, tra l’altro, il ritorno di Di Stefano che sulle pagine del quotidiano locale “Cinque” del 10 febbraio affermava “…meno personalismi della cosa pubblica e cosa ancor più fondamentale maggiore collaborazione… …con tutte le forze presenti in consiglio”) ho pensato che la macchina amministrativa si sarebbe rimessa in moto e sarebbe ripartita con tutte le cose tralasciate. Invece, cosa fa la giunta in uno dei primi atti? Senza pensare ai cittadini che avevano promosso l’evento, ed in barba alla “collaborazione” con le istituzioni, fa una

di Benedetto Paris

"edificate". Nel consiglio comunale del 26 febbraio ho chiesto lumi su cosa ne sia stato dei lavori di recupero e messa in sicurezza di queste aree da anni scritti nella programmazione delle opere pubbliche ma di cui non si vede traccia. Così Galli ha dovuto ammettere che il Ministero dell'Ambiente ha bloccato i fondi stanziati (1,5 mln di euro) e così si è intervenuti solo nel punto dove è stata creata la frana (basta vedere il nuovo muro di contenimento lungo la ferrovia) e nulla è stato fatto per le due aree del paese, i cui cittadini rimangono ignari di tutto ciò. Ora non è mia intenzione allarmare troppo i cittadini che lì vivono, ma sollecitare ancora una volta e di più l'Amministrazione a intervenire, perché la sicurezza della casa in cui dormiamo o della strada in cui passiamo (la frana c'è stata alle 4 di mattina) viene prima di ogni cosa. Non solo. Quanto avvenuto dovrebbe essere di insegnamento e dovrebbe portare a fare molta attenzione nel dare i permessi a costruire o approvare i progetti. Per esempio si potrebbe pensare a questi problemi quando l'anno passato sono state approvate alcune osservazioni al prg con cui sono state estese fino al limite del vincolo idrogeologico (ma va là esiste!) aree di urbanizzazione. Lo stesso vale per il tema del rimboschimento e della gestione delle acque piovane: non può finire tutto nel cemento, non può essere tutto ricoperto dal cemento. Non abbandoniamo il nostro territorio, prima o poi si farà ricordare...e non ci piacerà!

di Maurizio Picchio delibera in cui dice che il giorno 11 Aprile verrà messa una corona al monumento presso “Lo spallato” (e al milite ignoto no???) e verrà scoperta una lapide alla memoria presso il piazzale della stazione ferroviaria (ma non dovevamo intitolarlo a lui???). Che amarezza! Come ho scritto sul vecchio articolo, si è avverato quello che non avrei voluto: l’amministrazione comunale ha guardato all’evento come ad una medaglietta da apporsi per dire “questo l’ho fatto io” scegliendo di farlo in una data che come direbbe qualcuno: che c’azzecca? Ma al di là delle date (che ovviamente abbiamo capito che per loro il 25 Aprile è una data da non festeggiare visto che non mettono mai una corona al milite ignoto) la cosa che sconforta è che usano una commemorazione, una cosa di tutti, per farsi belli agli occhi della gente. Non credo sia questo il modo. Se volevano ben apparire dovevano prendere esempio dalla sezione dell’MSI dove “in occasione delle celebrazioni indette in tutta Italia per la ricorrenza del “25 aprile”, la Sezione di Atripalda del Movimento Sociale Italiano, movimento non ancora all’epoca confluito ufficialmente in Alleanza Nazionale, chiese con un pubblico documento inoltrato al Commissario Prefettizio della Città del Sabato, dottoressa Carla Pallante, di adoperarsi affinché il Comune restituisse al ricordo della cittadinanza la figura del Capitano Aversa. Nel documento del Msi - datato 18 aprile 1994 - veniva tra l’altro riportato: “Nel rispetto di coloro che su opposte barricate immolarono la vita per la Patria, anche la nostra città deve testimoniare concretamente il desiderio di pacificazione che pervade l’intero popolo italiano”(testo tratto dal sito http:// www.atripaldaonline.it/Gente/aversa.html). Chiedo perdono a tutte le persone che leggendo questo articolo provano, come me, un profondo senso di amarezza -.-


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Braccia rubate all’agricoltura di Tullio Berlenghi Come si fa a costruire in zona agricola senza essere imprenditori agricoli e senza disporre del lotto minimo stabilito dalla normativa vigente? La risposta è semplice: basta ricoprire l’incarico di primo cittadino ed il gioco è fatto. E’ quello che è successo ad Alfredo Galli, il quale, alla fine del 2004, ha avuto un regolare permesso di costruire per ben due immobili. Uno destinato ad abitazione ed un altro destinato a ricovero degli attrezzi. E, a guardare i progetti, uno dei più lussuosi ricoveri per attrezzi che la millenaria storia dell’agricoltura ricordi. Ma, potrebbe chiedersi qualcuno bene informato, come è possibile che il comune abbia rilasciato un permesso di costruire quando da oltre un anno era stata approvata una legge che elevava a 30mila metri quadrati il lotto minimo per la costruzione di immobili ad uso agricolo? Una norma – si badi bene – che aveva come ratio ispiratrice proprio quella di evitare che i furbi sfruttassero norme di settore per costruirsi ville faraoniche. Il principio della norma è (sarebbe): sei agricoltore? lavori la terra? bene, è giusto che tu possa edificare in zona agricola, perché bisogna incentivare quel tipo di economia e la valorizzazione dei terreni agricoli. Non fai l’agricoltore? Allora non fare il furbo e comprati un terreno edificabile. Invece ecco che, da qualche parte, spunta una bella richiesta di permesso di costruire che risale addirittura al 2000. La domanda - siglata dal padre del sindaco, poi deceduto - è rimasta nel cassetto dell’ufficio tecnico per oltre quattro lunghi anni. Di quel periodo non si ha traccia di un sollecito, di una lettera, di una richiesta di riscontro. Nulla. La domanda del primo cittadino non trova alcuna risposta. Ora, chi conosce le norme in materia di edilizia e di urbanistica sa bene che, in assenza di risposta, le domande si intendono respinte (silenzio-diniego) e l’inerzia del richiedente comporta l’automatica decadenza della domanda. Non nel caso del nostro sindaco. In questo caso la domanda, della cui effettiva presentazione qualcuno più malizioso di noi potrebbe dubitare, pare potesse valere ad libitum. Ma, potrebbe obiettare il solito noioso conoscitore di leggi e codici, anche se la domanda fosse davvero ancora valida, il fatto che sia intervenuta una norma a modificare i requisiti per il rilascio del titolo edificatorio dovrebbe comunque produrre i suoi effetti e, in assenza di quei requisiti, il permesso non l’avrebbero dovuto rilasciare. Tempus regit actum salmodiavano i latini, che di diritto se ne intendevano alquanto. Ma i tempi, rispetto a Cicerone, sono cambiati parecchio (e in peggio, purtroppo) e adesso le leggi non si applicano, si interpretano. E’ così – ha spiegato con accalorata convinzione il responsabile dell’ufficio tecnico (sì, lo stesso che ha scritto le osservazioni al piano regolatore un anno dopo averle protocollate) – che bisogna interpretare la norma transitoria della legge del 2003. Ma se uno decide di andarsi a leggere davvero il testo, scopre che la norma richiamata dal tecnico fa riferimento – e sulla base di una serie di condizioni che non devono co-

munque confliggere con la norma nazionale (di rango superiore) – ad un arco temporale ben preciso: 31 gennaio 2002, 30 luglio 2002. E’ sufficiente leggere il combinato disposto delle due leggi regionali in questione. Non sono previste deroghe, neppure per i sindaci che, con la scusa di realizzare un fabbricato agricolo, vogliono tirare su due belle ville. Non contento l’azzeccagarbugli dei nostri tempi decide di tirare fuori l’asso dalla manica: una domanda di permesso di costruire del 1999 e il relativo permesso del 2000. A parte la gravità di tirare fuori le carte all’ultimo momento - ché se si chiede “l’intera documentazione”, intera deve essere, altrimenti si mettono i consiglieri nella condizione di dare giudizi sbagliati sulle questioni che vengono esaminate - in questa circostanza il coniglio tirato fuori dal cappello appare un po’ malaticcio e non risolve affatto la questione anzi, forse, la aggrava. Infatti, se davvero c’era un permesso di costruire nel 2000 per quale ragione, sempre nel 2000, l’interessato avrebbe avvertito l’esigenza chiedere un nuovo permesso di costruire? Al limite avrebbe avuto senso una variante o comunque un qualsivoglia atto che facesse riferimento al diritto già acquisito. Invece nella richiesta del 2000 non c’è nulla di tutto questo. La sensazione è che, come spesso capita, chi ha (e dà) le carte giochi scorretto. Noi, chiedendo di affrontare la questione in consiglio comunale, speravamo di levarci qualche dubbio, invece a quelli che avevamo se ne sono aggiunti di nuovi. Invidiamo quindi la granitica certezza dei consiglieri di maggioranza, i quali, nonostante le evidenti discrepanze della ricostruzione dei fatti, davano per buona qualunque versione legittimasse l’edificazione dei due imponenti edifici in zona agricola. Anzi tutti a gridare contro l’accanimento giustizialista nei confronti del povero (ex) sindaco e a prendere per oro colato tutto quello che diceva il tecnico. La nostra proverbiale diffidenza però ci ha portato a chiedere i documenti tirati fuori all’ultimo momento (domanda e permesso del 1999 e del 2000) e, indovinate un po’, quegli atti non esistevano. Il consiglio comunale si è quindi espresso dando per buona una ricostruzione dei fatti basata sul nulla. Del rispetto della legge, dell’imparzialità della pubblica amministrazione, della legalità, dei diritti, in realtà non interessava nul-

la a nessuno. La vera tesi sostenuta dalla maggioranza è, seppur stravagante, di grande efficacia: ma, insomma, in questo paese tutti fanno i furbi e uno – solo perché, poverino, è il primo cittadino – dovrebbe rinunciare a praticare lo sport nazionale? Quella sì che sarebbe una vera e intollerabile ingiustizia.


Cambiare e Vivere Labico

News

Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 7 26 marzo 2010

L’arma finale

di Tullio Berlenghi

E così è arrivata. La minacciavano da tempo e alla fine l’hanno usata. Con la stessa determinazione del dott. Stranamore nel celebre film di Stanley Kubrick, ecco che Alfredo Galli ha premuto il bottone dell’“arma fine di mondo”: la denuncia. Che poi – attesa la tipologia di reato, perseguibile solo a querela della parte offesa – sia tecnicamente, per l’appunto, una querela è questione di marginale importanza. L’importante è che ormai il vaso era colmo e bisognava passare alle “maniere forti”. Fa sorridere questo analfabetismo giuridico, grazie al quale si considera il ricorso alla magistratura come uno strumento da usare nella contesa politica. E, sempre facendo ricorso all’analogia bellica, da utilizzare in risposta al “nemico” che si suppone abbia fatto uso della medesima arma. Peccato che queste armi abbiano bisogno di alcuni requisiti per poter svolgere in modo efficace la propria funzione. Nel caso in cui si indichi una persona come colpevole di un presunto reato, si devono poter fornire gli elementi per ricondurre la concretizzazione

e n o izi iale do d E ec Alfre hi Sp ncia diBerleng

u o del reato alla reden Tulli a sponsabilità dell’accul l Su alli a sato. Altrimenti si riG schia di fare – quantomeno – una brutta figura. Proviamo a vedere quindi quale sarebbe il reato com- messo dal sottoscritto. Il reato che mi si vuole attribuire è quello della diffamazione “a mezzo stampa”. Partiamo dai valori democratici e costituzionali che sono in gioco. Da una parte c’è il diritto a manifestare il proprio pensiero – con la parola, lo scritto o altro mezzo di diffusione – sancito dall’articolo 21 della Costituzione e dall’altra c’è la reputazione della persona, che merita, giustamente, piena tutela ed è quello che fanno gli articoli 594 e 595 del Codice Penale su ingiuria e diffamazione. Spesso non è semplice individuare la linea di confine, oltrepassata la quale ciò che era un diritto di rango costituzionale diventa una lesione del diritto altrui alla propria onorabilità. Non vale, evidentemente, la valutazione soggettiva della persona offesa, ma è necessario individuare criteri di giudizio che permettano un corretto bilanciamento tra diritto di critica e/o di cronaca e tutela della sfera individuale. Su questo punto c’è, vivaddio, una corposa produzione giurisprudenziale che permette di avere un quadro abbastanza chiaro su quali siano gli elementi del reato e per capire su quali basi si fonda l’addebito contestato. Purtroppo, quarantotto ore dopo aver saputo di essere oggetto di una querela, non so ancora su quali elementi si basi. Infatti, Alfredo Galli (attualmente imputato in un procedimento penale per un reato contro la pubblica amministrazione) con l’obiettivo di tutelare la propria onorabilità, comincia sparando subito una bella balla. “Ho sporto denuncia per diffamazione a mezzo stampa presso la locale stazione dei carabinieri”, si legge su Cinque del 24 marzo 2010. Peccato che questa “denuncia” ancora non esista e lui stesso si corregge su Cinque e su “Il resto” del 25 marzo 2010. La ragione è piuttosto semplice da comprendere. Galli si è molto infastidito per l’articolo sul suo permesso di costruire e l’ha ritenuto offensivo. Nessuno però ha fatto in tempo a spiegargli che il reato di “lesa maestà” è stato abrogato da tempo dal nostro ordinamento giuridico e, in pre-


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senza di alcune condizioni esimenti, l’esercizio del diritto di critica non integra alcuna fattispecie di reato. L’importante è che vengano rispettati determinati limiti. Ovviamente non bisogna raccontare frottole (ma, nel caso, sappiamo chi ci può dare lezioni) e non devono esserci termini ed affermazioni insultanti. Una volta narrati i fatti, a seguito di un diligente lavoro di ricerca delle notizie, si ha pieno ed incontestabile diritto ad avere, su quei fatti, un’opinione, anche non condivisibile, perfino scomoda. Ed è esattamente quello che è successo nel mio articolo, nel quale ricostruisco con grande rigore – sulla base della documentazione fornita dagli uffici comunali – una singolare procedura di rilascio di un permesso di costruire. Ed è proprio su quella singolarità e su quelle che, a mio avviso, costituivano delle anomalie che ho espresso delle perplessità. La circostanza che la maggioranza - anziché accettare la nostra proposta di fare piena luce sulla vicenda, nell’interesse dello stesso Alfredo Galli, che avrebbe potuto fugare così ogni dubbio in proposito – abbia preferito mettere tutto a tacere, la dice lunga sulla voglia di trasparenza dei nostri amministratori. A questo punto mi è sembrato legittimo – dopo aver atteso per mesi il dibattito in consiglio comunale, che costituisce la sede naturale del confronto politico-istituzionale - spiegare tutta la vicenda in un articolo ed esprimere una serie di dubbi sulle “stranezze” della vicenda; a partire dagli atti citati dal responsabile dell’ufficio tecnico come prova pressoché inoppugnabile sulla regolarità della procedura, non inseriti nella documentazione, e che – una volta richiesti – nessuno è stato in grado di ritrovare. Tra le argomentazioni a supporto della sua tesi il vicesindaco fa anche un piccolo harakiri. Incurante del fatto che io abbia fatto rilievi esclusivamente sulla procedura di rilascio di un permesso di costruire in zona agricola, si spertica a spiegare che quegli immobili – la cui edificazione, secondo la norma in base alla quale sono stati autorizzati, dovrebbe essere consentita “soltanto se necessaria alla conduzione del fondo e all’esercizio delle attività agricole e di quelle ad esse connesse” – hanno rapidamente visto cambiare la propria destinazione d’uso, prima attraverso una pratica ASP (Agenzia sviluppo provincia) e poi con la legge n. 104 del 1992. In pratica, quindi, l’utilizzazione degli edifici per la conduzione del fondo non si è mai verificata e, prima ancora di essere terminati, hanno già mutato la propria funzione. Ed è proprio Galli a dirlo, non io. Ammettendo, non so quanto consapevolmente, che la propria vocazione ad occuparsi di agricoltura è durata veramente poco. E di questo non possiamo che dolercene. Infatti, pur riconoscendone “passione ed amore” dei suoi trent’anni di operato politico, siamo convinti che potrebbe fare di più e meglio come lavoratore della terra. Se non per lui, almeno per noi tutti.

Nota congiunta del Gruppo Cambiare e Vivere Labico sulla “denuncia” di Galli I consiglieri: “Se non l’ha ancora fatto, denunci tutti noi!” “E’ un banalissimo caso che l’articolo incriminato sia

firmato solamente dal nostro Capogruppo – dichiarano i consiglieri di Cambiare e Vivere Labico – poiché tutti noi, in consiglio comunale, commissione, o altra sede istituzionale, abbiamo messo in evidenza le stesse identiche perplessità sull’autorizzazione a costruire concessa ad Alfredo Galli. L’articolo non è una denuncia – strumento che abbiamo utilizzato quando strettamente necessario; vedi il caso dei buoni pasto – ma una riflessione scaturita dalla nostra insoddisfazione in merito alle spiegazioni date in consiglio comunale”. “E’ evidente che ci sono delle anomalie nella procedura, nemmeno un esperto potrebbe negarlo, e appellarsi semplicemente ad un presunto arco temporale per smentire le nostre parole, le nostre ricerche ed i nostri fatti ci sembra banale e di poco peso. Inoltre – prosegue il gruppo di minoranza – non riusciamo a trovare, nell’articolo del consigliere Berlenghi, alcuna frase che possa far pensare ad un reato di diffamazione nei confronti del vicesindaco, che evidentemente insofferente (perché poco abituato ad avere un’opposizione che controlli il suo operato), agitato e nervoso per altre (false!?) denuncie o per problemi di equilibri interni, si è lasciato un po’ prendere la mano”. “A dir poco curioso, poi, il fatto che sia stato inviato il comunicato stampa prima di aver realmente sporto denuncia, tipico atteggiamento avventato di chi non sa che pesci pigliare ed ha il solo obiettivo di “spaventare” con le minacce. In ogni caso – concludono Giovannoli, Paris, Spezzano e Tulli – chiediamo ad Alfredo Galli, qualora non l’abbia ancora fatto, di denunciare anche noi per questo presunto reato, poiché sottoscriviamo, con questa stessa nota, tutte le parole dell’articolo del nostro Capogruppo”.

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Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico 

Anno 4 num 8 25 aprile 2010

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In occasione del 25 aprile, come ogni anno, Cambiare e Vivere Labico deporrà una corona sotto il monumento dei caduti in Piazza Mazzini. Siete tutti invitati a partecipare a questa piccola cerimonia dedicata a quei grandi uomini morti per liberare il nostro Paese dal regime fascista e regalarci la Democrazia.

Buon 25 aprile a tutti!

In memoria del capitano Raffaele Aversa, martire del fascismo, eroe della resistenza. di Tullio Berlenghi Sono ormai oltre 48 ore che penso a come impostare le mie con‐ siderazioni sull’iniziativa organizzata dall’amministrazione labica‐ na per ricordare la figura del capitano Raffaele Aversa, valoroso  ufficiale dei carabinieri che ha dedicato gli ultimi mesi della sua  vita all’organizzazione delle forze di resistenza alla dittatura na‐ zifascista  e  che  è  stato  trucidato  insieme  ad  altre  334  persone  nel  tristemente  famoso  eccidio  delle  fosse  ardeatine.  Il  valore  dell’iniziativa  è  troppo  alto  per  rischiare  di  intorbidire  queste  riflessioni con notazioni critiche che potrebbero facilmente inne‐ scare sgradevoli polemiche. Mi asterrò quindi dal rilevare qual‐ che  inciampo diplomatico  e cercherò  di  parlare  esclusivamente  delle ‐ non marginali, va riconosciuto – sensazioni positive che la  giornata di domenica 11 aprile mi ha lasciato. Da troppo tempo,  infatti,  il  nome  di  Raffaele  Aversa  campeggiava  in  modo  anoni‐ mo sulla targa di una piccola strada di Labico. Nulla, fino a qual‐ che tempo fa, era stato fatto per renderne viva e consapevole la  memoria. Probabilmente, sempre fino a poco tempo fa, nessuno  aveva la più pallida idea di chi diavolo fosse quel “Raffaele Aver‐ sa”  a  cui  era  stata  intitolata  quella  traversa  della  via  Casilina.  Senza  ombra  di  dubbio,  il  primo  a  “sollevare  il  caso”  era  stato  Leonardo Saracini, il quale, dopo un’accurata ricerca aveva scrit‐ to un breve articolo in cui ricordava l’importanza della figura del  capitano  Aversa  e  in  cui  si  chiedeva  come  mai  nessuno  avesse  mai sentito il dovere di onorarne degnamente la memoria. Sono  passati tre anni e l’appello di Leonardo ha avuto finalmente una  doverosa  risposta.  L’amministrazione  comunale  ha  deciso  di  intitolare il piazzale della stazione ferroviaria a Raffaele Aversa e  di apporre una targa che ne ricordasse l’elevato valore di uomo  e di militare. E cosa ha fatto il capitano dei carabinieri, morto a  38 anni, per meritarsi la nostra riconoscenza? Ha fatto qualcosa  di  veramente  importante  e  che,  proprio  in  questa  fase  storica,  viene drammaticamente sottovalutato se non proprio irriso an‐ che da autorevoli esponenti politici: ha dato un contributo fon‐ damentale alla lotta che ha permesso al nostro Paese di liberarsi  dal giogo della dittatura nazifascista e di ritornare ad essere un  paese libero. Il capitano Aversa, infatti, non solo ha partecipato  alla cattura di Benito Mussolini ‐ ossia di colui il quale ha gettato  l’Italia nel più sanguinoso e cruento conflitto che la storia dell’u‐ manità  ricordi  ‐  ma  ha  anche  partecipato  attivamente  all’orga‐

nizzazione della Resistenza (con la R maiuscola), colpa per la quale  è stato catturato, torturato e ucciso. E’ stato uno dei tanti che ha  pagato con la vita la scelta di stare dalla parte della libertà e della  democrazia,  permettendo  al  nostro  Paese  –  dopo  venti  lunghi  anni di regime autoritario – di affermare una nuova forma di Sta‐ to, quella della Repubblica, fondata sull’inviolabilità di alcuni prin‐ cipi  e  valori  fondamentali.  Quei  principi  e  quei  valori  che  sono  stati  sanciti  con  l’approvazione  –  da  parte  dell’assemblea  costi‐ tuente  –  della  nostra  Carta  Costituzionale.  Non  so  descrivere  il  piacere  che  ho  provato  per  avere  avuto  il  privilegio  di  premiare  proprio Gigliola Merusi, presidente della sezione ANPI di Frascati  e Grottaferrata, ossia della persona che in quella circostanza rap‐ presentava il valore della Resistenza opposta dai partigiani all’op‐ pressione del fascismo e del nazismo. Un valore in cui ho sempre  creduto al punto da iscrivermi – diversi anni or sono ormai – pro‐ prio all’ANPI (non per meriti diretti, ovviamente, ma grazie al fatto  che  lo  Statuto  dell’associazione  consente  ai  non  partigiani  l’iscri‐ zione,  purché  se  ne  condividano  i  principi).  E  così  domenica  ho  avuto il piacere di premiare proprio la “mia” presidente ed è stato  per me un momento di emozione vera, condivisa da tutto il grup‐ po di Cambiare e Vivere Labico, forse di commozione, sicuramen‐ te di gratitudine, perché sentivo in me la consapevolezza che gra‐ zie  alle  persone  come  lei  e  come  il  capitano  Aversa  godiamo  di  alcuni  diritti  inalienabili,  che  diamo  per  scontati,  ma  che  tanto  scontati non sono, visto che sono costati sofferenze e vite umane.  Troppe  sofferenze  e  troppe  vite  per  poter  essere  dimenticate.  E  per questo noi, anche quest’anno, il 25 aprile saremo in piazza a  rendere omaggio alla memoria di quelle vite.

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Raffaele Aversa, un eroe labicano di Benedetto Paris Sulla manifestazione dell’11 aprile, tolta la dovuta cronaca della giornata e dei mesi precedenti, rimane di sicuro l’importanza dell’aver ricordato una  figura come quella di Aversa. Far conoscere la sua vita, far imparare a memoria la digressione dei fatti che hanno portato alla sua morte, il loro  contesto ed i valori che ne trapelano ‐ responsabilità del singolo per la collettività, sacrificio per gli altri, obbedienza allo stato, lotta al nazifascismo  nel momento in cui il fascismo non determina più i suoi obblighi di soldato  ‐ deve essere ed è l’unico obiettivo di una manifestazione come quella  alla quale abbiamo preso parte. Per noi Labicani ha una importanza in più: insieme ai morti dei bombardamenti, la figura di Aversa può essere uno  dei tasselli fondamentali di una memoria collettiva, base di una comunità e Labico,  per  crescere  veramente,  ha  bisogno  della  formazione  di  una  comunità nuova, che fondi anche su queste vicende e su questi uomini il senso di una memoria collettiva, di storie, di luoghi, di valori da ricostruire 

come condivisi. Partire da una martire della Liberazione dal Nazifascismo è sicuramente un ottimo inizio.

TARIFFE ACQUA 2010: +15% di Benedetto Paris

Avevamo chiesto  la  riduzione,  invece  in  due  anni  molto  poco  attraverso  la  riduzione  del  canone  fisso,  che  co‐ sterà ora solo 63 euro, ma per tutti gli altri c’è un aumento,  sono aumentate del 38%!  Dopo  il  +20%  del  2009  quest’anno  le  tariffe  dell’acqua  per  il  servizio acquedotto e per la depurazione aumenteranno ben  del 15% , apportando un aumento in due anni (dal 2008) del  38%  sul  consumatore  medio  labicano.  Il  4  febbraio  avevo  mandato una lettera al Sindaco a nome di tutto il gruppo con‐ siliare per chiedere una seria discussione per ridurre le tariffe  dell’acqua, aumentate nel 2009 del 20% (a breve molti se ne  renderanno conto con la seconda bolletta!). Questo aumento  però non era dovuto all’aumento dei costi, ma alla scelta della  Giunta di prendere dalle nostre tasche 20.000 euro per com‐ pensare i tagli dell’ICI del governo. Così chiedevamo per que‐ st’anno di riequilibrare i conti con i cittadini, prevedendo una  riduzione  delle  entrate    dall’acqua  riducendo  le  tariffe,  ma  non  solo.  Infatti,  il  nostro  sistema  di  tariffazione  del  servizio  acquedotto  è fortemente iniquo:  non esiste nessun canone  sociale, nessuna riduzione per chi è in difficoltà economiche,  ma  è  basato  tutto  sul  consumo,  con  un  canone  fisso  molto  alto,  per  cui  comunque  tutti  abbiamo  pagato  almeno  121  euro (pari a 182 mc usati) anche se abbiamo consumato mol‐ to  poco  perché  soli  o  anziani;  superata  la  soglia  del  canone,  come è giusto, paghiamo tutti in base al consumo, ma in nes‐ sun caso si considerano le esigenze di questo consumo, ovve‐ ro se consumo tanto perché ho tre bambini oppure perché ho  un grande giardino da annaffiare, die bisogni ben diversi!  Così  avevamo  chiesto  da  una  parte  la  riduzione  del  canone  fisso  (riducendo  a  100  mc  il  valore  di  riferimento),  dall’altra  l’introduzione di una sorta di sconto percentuale per le fami‐ glie  numerose  che  consumano  molto  per  necessità,  non  per  spreco.  Nella  riunione  della  commissione,  invece,  abbiamo  appreso la volontà dell’Amministrazione di ridurre, come ave‐ vamo chiesto, il canone fisso da 182 mc a 100 mc (con la tarif‐ fa del 2009 per chi consuma meno di 100 mc sarebbe signifi‐ cato  da  120  euro  a  55  euro),  ma  di  aumentare  allo  stesso  tempo tutte le tariffe del 15% e di introdurre una nuova tarif‐ fa sull’eccedenza, superati i 250 mc.  Così le nuove tariffe so‐ no: da 0 a 100 mc fisso per tutti a € 0.63/mc (quindi tutti pa‐ gheremo  la  prima  bolletta  63  euro),  poi,  in  base  esclusiva‐ mente al consumo, da 100 a 182 mc € 0.76/mc (era 0.67), da  182 a 250 mc € 0.99/mc (era 0.86) e la nuova tariffa da 250  mc in su a € 1.14/mc. Naturalmente di sconti per le famiglie  numerose neanche a parlarne. Cosa comporta questo?  Come  avevamo  chiesto  c’è  una  riduzione  per  chi  consuma 

sul 2009 del 15%, rispetto al 2008 del 38%!  Per spiegarlo faccio tre esempi:   ‐ Chi consuma 182 mc o poco più (quindi pagava solo il ca‐ noneo poco di più) passa dai 100 euro del 2008 ai 137,85 del  2010 (compresa iva al 10%), + 38%;   ‐  Chi  consuma  230  mc  passa  dai  139,81  euro  del  2008  ai  192,30 del 2010 (compreso iva), ovvero +38%, in soldoni  un  aumento di ben 52 euro!   ‐ Chi consuma 282 mc per paradosso passa solo dai 179,41  ai 214,63, solo il 24% in più. Considerando che la grande maggioranza delle famiglie labi‐ cane ha almeno tre componenti e spesso uno è minorenne,  moltissime famiglie del nostro comune invece di usufruire di  una riduzione delle tariffe continuerà a pagare di più, anche  in una fase di crisi come questa. 

Appalti: finalmente trasparenza! di Tullio Berlenghi La notizia che il Comune abbia finalmente deciso di  proseguire  l'intervento di ristrutturazione degli spogliatoi del campo di cal‐ cetto ha una duplice valenza positiva. La prima è evidentemente  quella che, finalmente, dopo quasi due anni, gli amministratori si  sono resi conto della situazione di degrado in cui versavano sia il  parco Tulli, sia gli impianti sportivi. La seconda, meno evidente,  ma  non  per  questo  di  minore  importanza,  è  che,  forse  per  la  prima  volta,  si  è  fatto  ricorso  ad  una  procedura  "aperta"  per  l'affidamento  dei  lavori,  ossia  una  procedura  che  garantisce  il  massimo  di  trasparenza  e  correttezza  nonché  una  più  ampia  possibilità di partecipazione a tutte le ditte interessate, a tutela  dei  principi  della  concorrenza.  Da  tempo  noi  dell'opposizione  contestavamo  le  discutibili  modalità  con  cui  erano  stati  affidati  alcuni  importanti  lavori  pubblici  ‐  tra  cui  l'appalto  della  scuola  media,  la  cui  procedura  di  assegnazione  presentava  vistose  e  preoccupanti  incongruenze  ‐  e  crediamo  non  sia  un  caso  che  si  sia registrato un cambio di rotta. Se in passato erano stati affida‐ ti  lavori  di  svariate  centinaia  di  migliaia  di  euro  con  procedure  ristrette  o  negoziate,  mentre  in  questa  circostanza,  per  un  im‐ porto  di  64mila  euro,  si  è  scelto  di  utilizzare  una  procedura  di  massima evidenza pubblica vuol dire che qualcosa sta cambian‐ do e abbiamo ragione  di credere che il  merito sia di  un'opposi‐ zione  determinata  e  rigorosa  che  sta  esigendo  trasparenza  e  rispetto della legalità. 


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News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 9 22 maggio 2010

Labico: amministratori coscienziosi cercansi di Tullio Berlenghi La maggioranza somiglia sempre di più a quei simpatici animaletti che circolano preferibilmente di notte, agiscono con abilità e decisione protetti dalle tenebre per procurarsi ciò di cui hanno bisogno e poi vanno rapidamente a rintanarsi. Qualche volta capita che debbano uscire alla luce del sole per qualche necessità e lì noti che il loro comportamento cambia. Sono a disagio, impacciati, nervosi. Non vedono l’ora di tornare al sicuro della propria tana. Nel nostro caso la luce del sole è il consiglio comunale, il confronto con l’opposizione e di fronte alla cittadinanza. Non amano i consigli comunali e li convocano solo quando costretti, come nell’ultima circostanza – necessità di approvare il bilancio -, per la quale abbiamo dovuto attendere ben due mesi. E’ ovvio poi che, in due mesi, i problemi – magari irrisolti da prima – si accumulino, le questioni si sommino, le richieste si moltiplichino. Se a questo aggiungiamo l’esame di un documento complesso come il bilancio di previsione, non ci si dovrebbe né stupire né irritare se il consiglio dura dieci ore. Invece la tensione e l’insofferenza degli esponenti della maggioranza aumentavano man mano che passavano le ore. Non entrerò nel merito di una discussione lunga e importante, che ci ha permesso anche di portare a casa qualche piccolo risultato nell’interesse del paese, ma provo a fare qualche considerazione sulla situazione politica locale. Il ritardo con cui il bilancio è arrivato in consiglio è un primo segnale di difficoltà: se il Governo non avesse fatto slittare all’ultimo momento il termine (già molto dilatato) per l’approvazione del bilancio, il nostro comune sarebbe finito fuori tempo massimo. Quello che si vantava di essere un comune virtuoso sotto il profilo contabile comincia ad avere un bel

po’ di problemini. Per ben due volte siamo stati costretti ad usare lo strumento del riconoscimento dei debiti fuori bilancio, poi si arriva spesso con l’acqua alla gola ad approvare i bilanci, che siano di previsione o di assestamento, infine ci si accorge che l’aver dilapidato le risorse nel periodo preelettorale porterà il comune a dover stringere la cinghia per rispettare il patto di stabilità. Senza contare i continui aumenti di tasse e tariffe imposti dal 2007 ad oggi. Dal raddoppio dell’addizionale IRPEF, ai continui aumenti della TARSU, del servizio idrico e dei servizi a domanda individuale. Solo il costo dei buoni pasto è stato ridotto, su nostra proposta, anche grazie ai notevoli risparmi ottenuti con il nuovo appalto della mensa. Un appalto svolto nel rispetto della normativa vigente e il cui effetto è stato quello di aver abbassato il costo unitario del pasto di circa un euro. Proprio sul tema degli appalti abbiamo ottenuto una significativa vittoria politica. Per settimane siamo stati duramente attaccati perché avevamo messo in discussione il “sistema” con cui venivano affidati i lavori. Abbiamo segnalato – con le nostre interrogazioni – molte anomalie nelle procedure usate, non solo nella scelta del tipo di procedura (sempre ristretta), ma, soprattutto, nelle modalità con cui veniva gestita. Abbiamo ascoltato il vicesindaco Galli – competente, si fa per dire, sull’argomento – che replicava, con fare annoiato e indisponente, che “così fan tutti” e che non c’era nulla di male nel gestire gli appalti come fanno loro. Siamo stati anche accusati di chissà quali nefandezze solo per aver chiesto il rispetto della legalità. E poi scopriamo che gli ultimi due appalti di lavori pubblici sono stati affidati addirittura con la procedura aperta. A spanna – ancora non sappiamo come andrà la gara – possiamo dire che solo grazie a questi due appalti la pubblica amministrazione potrebbe risparmiare qualcosa come 40-50mila euro. Non male, se teniamo conto che abbiamo discusso ore a parlare di emendamenti per poche migliaia di euro. Ancora una volta la seduta è stata sciolta al momento in cui il Sindaco avrebbe dovuto rispondere alle nostre interrogazioni. Stavolta la scusa era perché il consiglio era durato troppo. Però il Sindaco è sempre fuggito, anche quando i consigli terminavano alle due. Il vero problema è l’incapacità di dare delle spiegazioni convincenti sul comportamento dell’amministrazione. Sono mesi, ad esempio, che alcuni abitanti di Colle Spina chiedono il rispetto della normativa in materia ambientale e sanitaria e il sindaco continua a fare le orecchie da mercante. O sulle modalità di scelta del personale dello sportello antiusura, che – secondo i maligni – sarebbero basate su rigidi criteri di selezione genetica. O sul malfunzionamento del depuratore, i cui amabili effluvi tra non molto inizieranno ad allietare le calde serate dell’estate labicana (tra l’altro al momento è l’unico “evento” in programma). Insomma, gli argomenti interessanti, per degli amministratori coscienziosi, non mancherebbero. Quello che manca, a quanto pare, sono proprio gli amministratori coscienziosi.


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Bilancio 2010: cinghie strette e tagli a scuola, cultura e giovani Paghiamo oggi il bilancio elettorale del 2007 mentre aumentano acqua e TARSU di Benedetto Paris Per descrivere il Bilancio per l’anno 2010 del Comune di Labico bisogna partire da due aspetti principali: i vincoli del Patto di stabilità e la forte crescita del costo del rimborso dei mutui. Infatti, il Patto di stabilità (serie di vincoli di spesa e obiettivi di finanza locale introdotti dal Governo Berlusconi) impone al nostro comune per il 2010 di stringere le cinghia mentre per il 2011, per dirla come una battuta “a microfoni spenti” dell’Ass. Di Stefano, ci porta dritto verso il dissesto finanziario. Ciò che a noi più interessa è la causa: il bilancio elettorale del 2007. Infatti, il Patto di stabilità impone per i prossimi due anni dei risparmi fortissimi e per il 2011 una durissima riduzione di spesa. Questi calcoli sono fatti per tutti i comuni italiani sulla base del bilancio 2007 e quello Labicano fu tutto particolare: era l’anno delle elezioni e l’amministrazione spese come meglio credeva, in particolar modo attingendo a mutui ad hoc per realizzare tante piccole opere elettorale, sulla cui urgenza e legittimità più volte abbiamo chiesto lumi in consiglio comunale. Fatto sta che proprio quelle spese esagerate ora impongono e imporranno dei tagli durissimi. Sempre l’anno 2007, stavolta con il 2006, ci porta al secondo problema: in un solo anno la spesa per il rimborso dei mutui cresce di 43.000 euro, in tutto 128.231 euro, e questo perché ai numerosi mutui dell’anno elettorale (2007) quest’anno secondo le previsioni della maggioranza si sommeranno ulteriori mutui per realizzare quelle opere pubbliche per cui non riescono a prendere finanziamenti. Per questi due motivi il bilancio di quest’anno si caratterizza per essere duro, a cinghie strette, ma in tutto questo non possiamo non notare alcune cose. L’acqua. Dal passato aprile 2009 con un nuovo appalto il servizio idrico integrato (acquedotto e fognature) ha una nuova gestione congiunta ad una unica ditta. Solitamente questo porta con sé dei risparmi, ma a Labico no: costo ordinario della gestione aumenta di 160.000 euro, senza considerare la manutenzione straordinaria che noi riteniamo fortemente sottostimata e che il nuovo appalto fa cadere concretamente in buona parte sull’amministrazione e non sull’impresa vincitrice. All’aumento del costo del servizio si è aggiunta la scelta dell’amministrazione di far pagare alle utenze medie dei labicani le poche riduzioni tra quelle che noi avevamo chiesto sulla tariffa dell’acqua: chiedevamo di ridare ai cittadini parte dei soldi presi in più del necessario dai cittadini l’anno passato (+20% le tariffe nel 2009) attraverso la riduzione del canone fisso, delle tariffe e l’introduzione di uno sconto per le famiglie numerose che consumano tanto per necessità e non per spreco. Invece l’amministrazione ha ridotto il canone fisso, ma ha aumentato tutte le tariffe (anche delle fogne e depurazione) del 15%, tanto che nello stesso bilancio c’è scritto che quest’anno dalle tariffe dell’acqua entreranno 3.500 euro in più rispetto al 2009. I rifiuti e la TARSU. Come da contratto con il GAIA l’amministrazione ancora una volta aumenta la Tassa per i Rifiuti Solidi Urbani. Ancora una volta aumentano le entrate da questa voce (+86.000 euro), ma ciò che stupisce è che non si vedono affatto gli obiettivi annunciati con la differenziata: dovevano ridursi i costi del conferimento in discarica, invece aumentano di 1.000 euro (33.000 euro). Per questo abbiamo chiesto lumi, che non abbiamo ricevuto, ma soprattutto chiediamo che, specie se utile per avere dei risparmi, si allarghi quanto prima la differenziata ai nuovi quartieri del comune, cosa del resto che doveva già iniziare a marzo e che nessuno di noi ha visto! Intanto vediamo l’aumento della tassa.

Ciò che aumenta invece sono le multe. Confrontando le cifre presentate nei bilanci di previsione del 2009 e questo del 2010 per quanto riguarda la voce delle entrate dalle sanzioni amministrative si nota un forte incremento. Ancora una volta, ci viene da dire, l’Amministrazione vuole sopperire alle difficoltà finanziarie e di gestione della spesa con le entrate dalle multe e dall’autovelox. In modo particolare ci siamo soffermati in consiglio su quest’ultimo: costa il 33% di quanto fa incassare e rimane, secondo noi, uno strumento subdolo di fare cassa. Il Sindaco rispetti gli impegno annunciati in consiglio comunali e sempre disattesi, NOI VOGLIAMO L’AUTOVELOX FISSO, all’altezza delle scalette della scuola elementare, questo sì che può dare sicurezza stradale, senza trarre in inganno i cittadini. In più anche quest’anno abbiamo denunciato che di tutti questi soldi solo 3,500 euro vanno a finire nella copertura dell’acquisto di materiale per la sicurezza stradale, il resto serve a pagare chi deve fare le multe e ad affittare l’autovelox che serve a se stesso e a coprire qualche buco. E’ ora di pensare alla vera sicurezza stradale, a specchi, a dossi, segnalatori di velocità, a marciapiede. Questa è la nostra sicurezza stradale! Se aumenta e quasi tutte le altre spese rimangono stabili ce ne sono due che invece subiscono i tagli: scuola e cultura. Le due aree di intervento della neo assessore Ricci subiscono la sforbiciata. La scuola. Grazie ad una annunciata e programmata lotta all’evasione di mensa e scuolabus (che abbiamo chiesto non consideri tale la situazione di neo disoccupati o cassaintegrati) si prevedono maggiori entrate di 9.000 euro che vanno ad aggiungersi ai risparmi dovuti al minor costo del nuovo appalto della mensa, arrivando a 35.000 euro di maggiori soldi disponibili. Quanti ne vanno a coprire spese maggiori nella scuola? 4.000!!! I soldi risparmiati nella scuola vanno a coprire spese di altri interventi e così, invece di sostenere le attività scolastiche (pre scuola e dopo scuola vi dicono qualcosa? contributo per cancelleria e carta igienica “familiare”?) davanti ai tagli tremontiani, la nostra amministrazione smette di investire e usa la scuola come cassa. La cultura. I fondi per iniziative culturali dirette dell’amministrazione si riducono di altri 2.500 euro, mentre un vero mistero avvolge i fondi per finanziare attività di altri soggetti (associazioni) nel settore cultura: di 27.000 euro (+1.800 euro sul 2009) 8.000 sono per le associazioni (2.000 euro rispetto al 2009) e sempre 2.500 per S. Maria e 7.000 euro per S. Rocco...e gli altri? Non si sa e a quanto apre né l’assessore Ricci (con deleghe cultura e istruzione) né il consigliere neo delegato Giuliani (passato dai rapporti con ACEA per l’acqua al turismo e allo spettacolo) riescono a capire per cosa sono....fatto sta che tagliano i fondi per le attività delle associazioni, le uniche che hanno garantito una vita culturale e sociale nel 2009, specie nel periodo estivo. I giovani. Infine i giovani: ricordate le mozioni approvate all’unanimità per l’informagiovani, il wi fi e il Consiglio dei giovani? Belle parole, nel bilancio non c’era un euro! Infine una nota di merito: nel bilancio è stato creato un fondo per interventi sociali per lavoratori colpiti dalla crisi. Vi diranno che sono soldi loro e dei tagli delle loro indennità. Belle parole. In realtà gran parte della riduzione delle spese per l’indennità è dovuta al fatto che l’Ass. Ricci lavora e quindi ha diritto a metà dell’indennità assessorile, il resto è una inezia, mentre invece se ci si vanta dell’operazione (per carità più che positiva), ancora nulla si sa di come si vogliano spendere questi soldi, per chi siano e con quali modalità vengano erogati. A noi puzza di clientelismo, a loro l’onere della prova.


Anno 4 num 9

Note sul consiglio

di Maurizio Spezzano

Molti gli argomenti dibattuti nell'ultimo Consiglio Comunale. Non per niente la sessione di bilancio è il momento topico di ogni amministrazione, perché si fanno scelte politiche e si indica il percorso che un gruppo intende fare. E' chiaro che la nostra posizione è diametralmente opposta a quella della maggioranza. Due le linee guida che ci siamo dati noi di Cambiare e Vivere Labico: tutela dei diritti e rispetto per la cosa pubblica, a partire dalle tariffe e dalle varie voci di bilancio. La maggioranza, invece, si è mossa verso un'unica direttrice: spalmare soldi dove è più facile sfuggire al controllo dell'assemblea e delle commissioni. Come spiegare, altrimenti, l'innalzamento del 33 % del fondo di riserva? Come spiegare l'aumento della cifra controllata direttamente dall'assessore alla cultura? Come spiegare i 20.000 Euro destinati a uno studio sugli insediamenti produttivi (sic!)? Come spiegare i tagli ripetuti alla scuola di ogni ordine e grado? E gli aumenti della spazzatura e dell'acqua? Sicuramente leggerete l'analisi dettagliata sugli altri articoli. Mi limito a mettere in evidenza qualche dato sulle varie voci. LAVORO Abbiamo fatto una battaglia decisa per tutelare la dignità del lavoro, come avrete modo di leggere su un altro mio articolo. Ma la stessa battaglia l'abbiamo fatta per le borse lavoro dei dipendenti GEA. Ricorderete che già due anni fa fummo promotori di un aumento delle indennità. La stessa cosa l'abbiamo fatta quest'anno. Abbiamo presentato un emendamento al bilancio di 10.000 Euro, tale da far percepire qualcosa in più. Dopo una disputa molto accalorata, il fondo è stato ridotto a 6.000 Euro. E' sempre poco, perché la dignità del lavoro si misura anche con l'equa retribuzione, ed è impensabile che ci siano lavoratori che percepiscano meno di 300 Euro al mese. Volevamo lanciare un segnale che andava in questa direzione: salvaguardare i lavoratori, migliorando la loro condizione contrattuale. Adesso vigileremo affinché la distribuzione tenga conto di alcuni parametri, tra cui le ore lavorative e la tipologia di incarico. Anche qui, non favori ma diritti. La stessa cosa abbiamo fatto per tutelare i commercianti, soprattutto del centro storico, che continuano a chiudere e versano in una condizione di vera criticità. Noi crediamo che vadano aiutati con sgravi sugli affitti e sulle concessioni, ma anche rivalutando il centro storico. Anche qui un nostro emendamento è stato accolto, ma rinviando ogni decisione in Commissione. Lì misureremo la volontà della maggioranza. INCARICHI Altro momento di acceso scontro si è avuto quando abbiamo trattato le consulenze che la nostra amministrazione "elargisce" con una certa allegria. E' emerso che nel nostro comune c'è un signore che da 14 anni si vede riconoscere 10.400 Euro (la cifra di quest'anno) per fare non si sa che cosa. Teoricamente dovrebbe essere un esperto di cose ambientali. Io, per quanto assiduo frequentatore del comune e lettore di carte comunali, mai mi sono imbattuto in una sua pur minima relazione. Né in entrata né in uscita, se non per i mandati di pagamento. Mi credete se vi dico che davanti alle nostre obiezioni non avevano parole per giustificare il loro operato? Sembrava quasi che nessuno lo conoscesse. Hanno provato a farfugliare qualcosa, ma ho colto poco di ciò che sostenevano, perché la vicenda mi sembrava ridicola. Comunque, se l'efficienza di questo "esperto" si misura con il numero delle discariche a cielo aperto sparse nel territorio, allora siamo fritti (ho allegato foto). Se dovesse, invece, essere misurato con il funzionamento del depuratore (su cui abbiamo presentato un’interrogazione urgente) allora siamo zuppi (ma non vi dico di cosa).

E' emerso, inoltre - costume di questa amministrazione - che le deliberazioni di consiglio contino quanto il due di briscola. Nella delibera consigliare 8/2008, che trattava di consulenze, avevano accolto un nostro emendamento che impegnava il Sindaco e la Giunta a riferire semestralmente sull'operato dei consulenti. Mai, e dico mai, abbiamo avuto l'onore di leggere qualcosa. Lo abbiamo ricordato, ma non essendo consumatori di merluzzo difettano in memoria. Sono caduti tutti dalle nuvole e anche senza paracadute. Qualcuno sicuramente in buona fede, su altri preferisco non esprimermi. SANTA MARIA - VIGNOLE Questo quartiere, dimenticato da Dio e dalla maggioranza, presenta una serie di criticità che abbiamo cercato di far emergere con forza. Per il terzo anno consecutivo, malgrado gli impegni "solennemente assunti" e i suggerimenti forniti negli anni passati, si sono dimenticati di prevedere, tra le opere triennali, la messa in sicurezza di via Fioramonti, autentica periferia di un quartiere sviluppato male e gestito peggio. Ho fatto notare che si rischia di essere investiti dalle macchine in corsa, di essere trascinati dalle piene nei giorni di pioggia, di essere derubati nelle sere d'inverno a causa dell'insufficiente illuminazione e di perdersi nella savana d'erba che continua a non essere tagliata. Hanno farfugliato due parole di circostanza, due. Della lottizzazione Vignole tratterò in seguito, perché merita un capitolo a parte. Avevamo proposto un emendamento di 20.000 Euro per attrezzare il parco della Moralità, dono di Robin Hood. Naturalmente è stato respinto, forse in attesa del periodo elettorale, quando faranno portare, così come hanno fatto prima delle elezioni regionali, un altro trespolo, provando a buttarci negli occhi un altro po' di fumo. Solo che noi ora, conoscendoli meglio, siamo vaccinati e il trespolo glielo daremo in testa (in senso metaforico, inteso come voto). Abbiamo posto il problema della strada di piano, sulla salita di via Fioramonti, su cui tempo fa hanno posto i tubi per le acque scure, se non sbaglio. Anche qui, nessuna risposta. Ho il sospetto che ci sia sotto qualcosa, forse nel pezzo conclusivo della strada. Proverò a vigilare e vi farò sapere. Abbiamo posto il problema delle fogne, del depuratore, della puzza che si diffonde in tutta Santa Maria e oltre. Qui è stato magnifico il Sindaco, che ci ha messo al corrente di aver fatto predisporre ben due ordinanze sindacali per far distaccare i discendenti perché, sembra, che le acque chiare confluiscano con le acque scure. Capito? Insomma, quando in questi otto anni di vita labicana ho posto il problema mi davano addosso, accusandomi di essere bugiardo e di non avere le prove; ora che il Sindaco lo ha ammesso candidamente cosa bisogna fare? Io credo che come minimo debbano fare autocritica e inviare una lettera di scuse a tutti gli abitanti che vivono in lottizzazioni e non solo. Mi chiedo: perché, malgrado il Sindaco ne fosse a conoscenza, al punto da prevedere due ordinanze, non ha previsto il rifacimento delle fogne nel piano triennale delle opere pubbliche? Forse perché è un lavoro che devono fare i costruttori che hanno usurpato il territorio ma non hanno rispettato i parametri per le opere di urbanizzazione? Forse, questa domanda merita una risposta. Una cosa è certa, man mano che il tempo passa i nodi, da noi denunciati, vengono al pettine. E' preferibile serbare memoria di tutto questo, in modo da ricordarsene al momento propizio.


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Il porto delle nebbie

di MS

Nella letteratura di genere, il porto delle nebbie è un luogo misterioso dove avvengono strani episodi senza giustificazione: sparizioni, ritrovamenti, misteri. Nel linguaggio corrente, è il luogo prestabilito che serve per nascondere ogni cosa, affinché non se ne parli e tutto venga dimenticato, nell'indifferenza. Non so se ho reso l'idea. L'Ufficio Tecnico di Labico è il punto di incontro della letteratura e la realtà. E' un luogo ameno. Infatti, la lettura amena ha per fine più il divertimento che l'educazione. Voglio dire che avvengono cose che teoricamente non dovrebbero avvenire. Qualche esempio. Nel mese di marzo, su nostra sollecitazione, viene convocata la Commissione urbanistica per discutere della lottizzazione Sassi Grossi e della lottizzazione Vignole. Discutiamo, dibattiamo, anche in tono piuttosto acceso, ma il buon senso ci porta a deliberare per una lettera da inviare ai lottizzanti di Sassi Grossi, invitandoli, nel tempo perentorio di due settimane, a trovare una mediazione e cedere gli standard previsti nel piano di lottizzazione, in modo da procedere con il picchettaggio e portare a termine i lavori. Scadenza prevista lunedì 29 marzo, pena l'esecuzione dei lavori da parte dell'amministrazione comunale, con addebito ai lottizzanti. Sembra cosa fatta. Il secondo punto, la lottizzazione Vignole, non viene trattato perché il tecnico non aveva avuto modo e tempo per leggere le carte. Ci autoconvochiamo per le ore 18.00 della settimana successiva. Il giorno prestabilito, alle ore 17.00, un'ora prima dei lavori, ricevo una telefonata in cui mi si comunica che la Commissione non si riunisce. Nessuna giustificazione. Sono andato su tutte le furie, avendo dovuto rinunciare ad altro impegno per essere presente alla seduta. Da allora, trascorsi altri due mesi, non si è saputo più nulla, né sappiamo qual è la volontà circa le decisioni da prendere. A me è venuto un sospetto: forse, essendoci implicati anche famigliari, qualcuno gioca sporco e non vuole far emergere eventuali responsabilità. Forse, è il caso di scegliere il metodo più efficace: d'accordo con i residenti a questo punto inviteremo la magistratura a fare il proprio dovere. Qualcuno dovrà pagare le inefficienze, le lacune e gli errori di ciò che è stato e non è stato fatto. Ho provato in tutti i modi a farli arrivare a un compromesso. Evidentemente sono stato troppo morbido. Spero che a nessun consigliere venga in mente di fare sceneggiate come nell'ultimo Consiglio, accusandoci di mettere in mezzo la magistratura. Dico solo che il tempo è finito e la pazienza anche. E di Sassi Grossi, direte voi? Come è finita? Come sempre. Sembra, che il responsabile dell'Ufficio Tecnico, incaricato di inviare la missiva ai lottizzanti, non l'abbia mai fatto; ma, sembra, che abbia trovato il tempo per convocare qualche diretto interessato della lottizzazione, per parlare di cosa non si sa. Aggiungo solo che presso il Tribunale di Velletri pende una denuncia per omissioni d'atti d'ufficio nei confronti dei responsabili di questa "ridicola" sceneggiata, sindaco incluso. E dei nuovi pannelli pubblicitari impiantati da un mesetto ne vogliamo parlare? Nessuno in Consiglio ne sapeva nulla, inclusi coloro i quali ne avevano autorizzato l'installazione con una delibera di Giunta, a cui faceva seguito, nel luglio del 2008, l'autorizzazione a firma del responsabile dell'Ufficio Tecnico. Sapete qual è l'inghippo? che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La ditta che ha impiantato i pannelli è la famosa Arte e Sponsor. Dice nulla? Quella invitata per il restauro del campanile della chiesa e che ha vinto; della pista ciclabile; dell'Città dell'Arte; della zona di espansione intorno alla nuova zona sportiva; ecc. ecc. Peccato che si siano dimenticati di una prescrizione: prima di installare bisognava avere il parere della Polizia Municipale. Peccato che nessuno l'abbia richiesto, né tantomeno la Polizia ha mai rilasciato. Però, malgrado la dimenticanza i pannelli sono tutti lì, allineati e coperti, in bella mostra. E' un errore imperdonabile per chi da anni svolge attività in questo settore. Tranne se ...

Attività commerciali di Benedetto Paris SOSTEGNO. Tutti in consiglio ci hanno riconosciuto il merito di aver portato nella discussione il problema delle attività commerciali di Labico, la loro crisi, la loro funzione sociale nel centro storico, perché un centro storico senza attività commerciali muore! Per questo abbiamo proposto una delibera consiliare che, dopo una lunga discussione, è stata approvata all’unanimità e ha dato mandato alla I commissione consiliare di determinare in tempi brevi per l’anno 2010 una proposta di incentivi e forme di sostegno alle attività commerciali, di proprietà o in locazione. Oltre a questa c’è stata anche la proposta di coprire gli interessi di prestiti o mutui accesi dai commercianti per ristrutturazioni o adeguamenti che tesi a migliorare l’offerta della propria attività. Queste sono solo le prime proposte. Pensiamo che sia necessario un intervento a tutto tondo a sostegno delle attività commerciali, che includa nuovi parcheggi, l’accesso dalla Casilina del parcheggio di via ficoroni, sostegni diretti e incentivi al loro miglioramento, perché poi è sulla qualità della loro offerta che le attività commerciali vinceranno la sfida della concorrenza.

Rispondiamo ai cittadini Cari consiglieri di opposizione vi scrivo per chiedere cosa ne pensate del “centro giovanile” e di come il comune lo fa funzionare. Non so se è giusto che dei ragazzi stanno in un luogo pubblico (quindi pagato con i nostri soldi) a perdere tempo, giocare a carte, fumare (ma non è vietato?) e bere. Dentro e fuori dal centro c’è sempre un sacco di confusione e la maleducazione e la sporcizia sono molto fastidiosi. E’ tutto qui quello che siamo capaci di fare? E’ questo l’insegnamento per i ragazzi? Voi siete d’accordo? Grazie per la risposta. Un cittadino labicano Caro cittadino labicano, Siamo convinti che un’amministrazione comunale che si rispetti debba impegnarsi molto sulle politiche sociali, muovendosi in tutti gli ambiti, compreso quello – assai importante e delicato – dei ragazzi. Purtroppo a Labico non c’è quasi nulla per gli adolescenti e sarebbe utile e necessario costruire un progetto destinato ai giovani. Un progetto che deve essere qualcosa di più valido e adeguato della mera cessione gratuita di un locale comunale. Senza obiettivi, senza regole e senza una mutua collaborazione tra i ragazzi e l’amministrazione. In questo modo viene a mancare la valenza positiva che la – più che giusta – attribuzione di spazi e risorse ad un gruppo di ragazzi potrebbe e dovrebbe avere. I ragazzi hanno enormi potenzialità, ma a volte hanno bisogno di un’azione di stimolo e di incoraggiamento. Un’azione che dovrebbe venire proprio dalle istituzioni, che invece, nel nostro caso, sono completamente assenti. Per loro è stato sufficiente rendere disponibile una stanza, pensando così di accattivarsi le simpatie dei ragazzi e scaricando nello stesso tempo coscienza e responsabilità. Speriamo solo che siano proprio i ragazzi a dimostrare di avere più coscienza e più responsabilità e provino a trasformare la loro sede in un luogo che sia, ovviamente, di aggregazione e di svago, ma che possa diventare anche un punto di riferimento culturale e sociale. Se ne hanno voglia noi di Cambiare e Vivere Labico siamo disposti a dare loro una mano.


Anno 4 num 9

Sportello antiusura: raccomandazioni di rito di Maurizio Spezzano Una vera vergogna! Questo il giudizio lapidario che si può dare dello sportello antiusura di Labico. Non per le funzioni che svolge, su cui abbiamo espresso un giudizio positivo, soprattutto in una fase recessiva come questa, ma per le vicende che riguardano il funzionamento e l'uso mercantilistico e familistico che se ne fa dal punto di vista occupazionale. Resto ai fatti, perché forse non tutti sono informati su questa vicenda, anche se in paese non si sente parlare d'altro. Il comune chiede e ottiene un contributo dalla Regione Lazio per prevenire fatti di usura, ammontante a € 34.535,00, della durata di un anno. Per svolgere al meglio il servizio si avvale della collaborazione dell'associazione CODICI-ONLUS, associazione di tutela dei consumatori, riconosciuta dalla Regione Lazio, con esperienza nel campo dell'assistenza di soggetti danneggiati da attività estorsiva e di usura. Fino a qui tutto nella norma. La fase successiva, come sempre in questo comune, è avvolta nella nebbia, come sempre in questo comune. Bisogna individuare le persone addette allo sportello e relativi incarichi. Veniamo a sapere, come sempre in questo comune, da altre fonti, come sempre in questo comune, che sono state individuate tre persone con mansioni diverse, indennità diverse, numero di ore diverse e costo orario diverso. Dopo una prima verifica, si scopre che due delle tre sono riconducibili a famigliari del consigliere De Martino e dell'assessore Scaccia. Che strano! Su una popolazione di 6.000 abitanti, è toccato proprio a loro! Non finisce qui, perché i due su tre hanno anche le retribuzioni orarie migliori. Volendo applicare la statistica e fare il calcolo delle probabilità, i dati non sarebbero a loro favore; ancor di più non lo sono in loro favore se la dea bendata centra due famigliari di consiglieri su tre. Un bel culo!!!! Non c'è che dire. La prima cosa che abbiamo fatto per fare chiarezza su questa "sfacciata fortuna famigliare", è stata la via istituzionale: abbiamo presentato un’interrogazione urgente per chiedere lumi sull'accaduto. Si chiedevano poche cose: i criteri di assunzione, costi, monte ore, ma soprattutto si chiedeva di annullare il tutto e procedere all'individuazione del personale con un pubblico bando, in modo di garantire trasparenza, pari condizioni e dignità del lavoro. Non abbiamo avuto nessuna risposta. Nel Consiglio di martedì 11 maggio abbiamo posto la questione. Nel silenzio più totale, nessuno della maggioranza ha avuto l'ardire di controbattere alle nostre puntuali argomentazioni. Dei due parenti consiglieri, De Martino era già uscito per impegni e l'assessore Scaccia ha ascoltato imperturbabile ogni nostra accusa, come se non fosse successo niente o come se l'accaduto rientrasse nell'ordine voluto dalla dea fortuna. Uno schifo. Una barbarie nei confronti di chi, in questa fase di crisi, non riesce a mettere insieme pranzo e cena. Uno schiaffo all'onesta e alla laboriosità dei tanti che forse avrebbero

avuto maggiori diritti se il tutto si fosse svolto nel modo più trasparente. Un pugno allo stomaco a chi aveva i requisiti per aspirare al quel lavoro se tutto fosse avvenuto alla luce del sole. L'ennesima delusione per tanti giovani alla ricerca di un lavoro e che sovente guardano a questi progetti per sbarcare il lunario. Qui non è il caso di prendersela con chi ha avuto l'incarico, che coincide di solito con l'anello debole della catena. No, non sono loro l'obiettivo della nostra critica. Noi critichiamo il metodo e la sfacciataggine di chi ha inscenato questa ennesima pantomima, sputtanando l'istituzione che rappresenta e la politica in generale. Chi, fregandosene della moltitudine, ha pensato al proprio orticello. Può anche darsi che in un bando pubblico le stesse due persone avrebbero avuto i requisiti per aspirare a quel posto, ma questo non ci è dato saperlo, perché le procedure seguite sono state quelle familistiche, per un verso, e di disprezzo per la moltitudine, per l'altro. Qual è, dunque, la morale che bisogna trarre da questa vicenda? Intanto, quella di non generalizzare: ci sono amministratori e amministratori; i primi disprezzano le istituzioni, perché pensano di piegarle ai propri scopi (una prassi dura a morire a Labico, basti pensare agli affari di famiglia e a quella degli amici e degli amici degli amici); gli altri, invece, che hanno il coraggio di non tacere davanti a queste arroganze e di non voler essere complici di un sistema cancrenoso come questo, che mortifica, sconforta, disillude, generalizza. Noi aspiriamo ad essere il cambiamento vero e reale in questo nostro paese. Noi siamo intenzionati a porre fine definitivamente a questo sistema di potere che vige sul principio del capo e dei suoi scagnozzi. Noi siamo a favore di un sistema che rispetta le regole, a partire dal lavoro, dagli appalti pubblici, dall'urbanistica. Noi cambieremo questo paese e lo faremo insieme a voi, insieme a tutti coloro che vogliono essere liberi e che rivendicano parità di trattamento e dignità. E' vero, noi non siamo come loro: noi siamo diversi e ve lo dimostreremo. La nostra indignazione monta ogni giorno di più e continueremo con maggiore incisività a controllare e a porre in essere tutte le azioni per smascherare questa truffa ai danni di tutti noi, a maggior ragione se onesti e operosi.


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Opere Pubbliche e Via Marcigliana di Benedetto Paris PIANO OPERE PUBBLICHE: Per prima cosa è stato discusso il piano delle opere pubbliche. Discusso da noi, perché neanche è stato presentato dall’ass. Galli, competente, così abbiamo fatto noi la discussione. Il piano è fatto di spot, senza una idea delle priorità del comune e i problemi veri del paese. Noi abbiamo ricordato alcuni interventi fortemente necessari:

L’esecuzione della delibera già approvata in consiglio comunale all’unanimità per l’acquisto e la realizzazione del manto stradale di un tratto di via C. A. Dalla Chiesa, senza aspettare interessi di altri riconoscendo quelli che oggi sono diritti dei cittadini e doveri per l’amministrazione per non far vivere un’altra estate tra la polvere e le buche a chi abita nell’area.

La messa in sicurezza con dossi e altri accorgimenti di alcune strade importanti come via fioramonti e vicolo del cipresso, oltre a quelle previste dall’amministrazione; Il completamento di opere pubbliche della passata amministrazione come i parcheggi di via ficoroni, corso garibaldi, il plateatico (chi l’ha vista la vantata e fondamentale scala?), l’illuminazione di via l. da vinci; L’attuazione del piano di recupero del centro storico con l’intervento per il “pilo pilaro” e l’utilizzo dei 200.000 euro per piazza della chiesa, il cui progetto è stato abbandonato dalla Giunta, con il “licenziamento” del progettista; La soluzione del problema delle fogne nelle nuove zone di insediamento, che ad ogni pioggia si saturano inondando strade e scantinati; La realizzazione di interventi per la sicurezza stradale di Colle Spina, denunciando il suo pieno abbandono;

MESSA SICUREZZA E MARCIAPIEDE. Da un anno come gruppo Cambiare e Vivere Labico chiediamo alla Provincia di Roma di intervenire per la manutenzione e la messa in sicurezza del tratto urbano di Via Marcigliana (ex via dello sport), in particolare attraverso la realizzazione di dissuasori orizzontali, un indicatore di velocità e la realizzazione di un marciapiede. Ogni lettera è stata sempre comunicata e inviata al nostro sindaco, ma mai dal Comune è stato inviato qualcosa alla Provincia a sostegno della nostra richiesta. Per questo abbiamo presentato una mozione consiliare che impegna l’Amministrazione a richiedere un intervento alla Provincia ed a espropriare l’area necessaria per realizzare un marciapiede nel tratto che va dal bivio di circ. falcone a Via Roma, intervento che la Provincia è disposta a fare. A tal fine abbiamo presentato un emendamento al bilancio per trovare le risorse necessarie all’esproprio e questo, come la mozione, sono stati approvati all’unanimità

SCUOLA - L’Assessore masochista

di Maurizio Spezzano

Capita raramente di trovare un assessore che va contro se Ci dispiace molto, perché pensavamo di aiutare la scuola in stesso. A Labico è possibile anche questo. E' appunto quello che è successo durante la presentazione degli emendamenti sul bilancio. Noi abbiamo proposto in più di un'occasione, nel corso del dibattito, di aumentare le risorse per la scuola drasticamente tagliate. Ma le tre proposte da noi formulate non hanno trovato riscontro né accoglimento da parte della maggioranza, che si è arroccata in una chiusura miope, sostenuta dalla stessa assessora, che avrebbe fatto meglio a votare i nostri emendamenti, in quanto le avrebbero dato la possibilità di gestire risorse più corpose. Abbiamo proposto di ridurre il fondo di riserva, fonte di favoritismi e di mancata trasparenza amministrativa, destinando alla scuola la parte eccedente di 9.000 Euro, 3.000 per ogni ordine scolastico. Noi a favore e loro contro. Lo stesso dicasi di un altro fondo che come negli anni passati non verrà utilizzato, sia perché manca la volontà politica, sia perché non ci sono gli strumenti per realizzarla: l'apertura della biblioteca. Abbiamo proposto con un ordine del giorno di destinare il fondo alla scuola qualora la biblioteca, 6.000 Euro, non dovesse essere realizzata. Noi a favore e loro contro. La gravità del caso consiste nel fatto che non hanno addotto giustificazioni, hanno votato no a prescindere, nel silenzio e nella fretta di finire. In realtà è un modo per poter gestire, in fase di assestamento di bilancio, ben 16.000 Euro a piacimento, senza che noi possiamo incidere in qualche modo.

questa fase di difficoltà, dovuta per un verso dai tagli del governo centrale, per l'altra dalla miopia di consiglieri e assessora masochisti, che pur di non darci la soddisfazione di votare emendamenti da noi proposti hanno preferito votare in fretta e male. Questa è l'ennesima dimostrazione della chiacchiera che si fa a parole e i fatti che si fanno nel concreto. Noi siamo per l'aumento dei fondi per la scuola, pur nel rispetto del bilancio e del patto di stabilità; loro sono per l'affossamento della scuola, perché non produce consenso e perché non possono essere destinati a pioggia per questo o quell'amico. Provate a chiedere una giustificazione e vediamo cosa hanno il coraggio di rispondere! Se si fosse trattato di qualche affare di famiglia, forse, non ci sarebbero stati ostacoli, un po' come avviene quotidianamente.

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News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 10 12 giugno 2010

Autostrade, lamponi e corbezzoli di Tullio Berlenghi Non siamo abituati a ragionare sulla complessità delle cose. Vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di una specifica conoscenza del tema, tendiamo a circoscrivere i problemi a ciò che in quel dato momento ci sembra più evidente. E così ci improvvisiamo in qualunque ruolo, da commissario tecnico della nazionale (categoria che conta svariati milioni di praticanti) ad economista, da medico ad urbanista. Finché lo facciamo nelle chiacchiere al bar o sul treno, poco male. Un po’ più preoccupante è quando questo approccio superficiale è il verbo dei pubblici amministratori, a tutti i livelli. Pensiamo agli interventi di trasformazione del territorio che riguardano Labico e occupiamoci del più significativo, in termini di impatto, che si prevede verrà realizzato da qui a dieci anni: la bretella CisternaValmontone. L’opera, inserita nel piano nazionale delle opere pubbliche del Governo, ha un suo significato ben preciso, che non può essere ignorato. Chi ha deciso di farla – insieme alle altre decine di opere previste – ha già fatto una chiara scelta sulle politiche infrastrutturali e trasportistiche, una scelta che allontana l’Italia dagli obiettivi sanciti dal Protocollo di Kyoto, una scelta che rende difficile l’attuazione degli impegni assunti alla conferenza del clima di Copenaghen, una scelta che è in netto contrasto con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La scelta è quella di privilegiare il trasporto su

gomma rispetto a quello su ferro, la scelta è quella di far viaggiare le merci aumentando i costi economici, ambientali e sociali. La scelta è quella di aumentare le tensioni e i problemi legati al mercato dei combustibili fossili. In questa sede non mi interessa neppure giudicare se la scelta sia giusta o sbagliata. Mi interessa solo che sia chiaro che chi ha sostenuto e sostiene – ancorché con diverse sfumature – la realizzazione di “quell”’opera sostiene implicitamente “quel” modello di sviluppo, “quella” filosofia di consumo del territorio, “quelle” strategie trasportistiche. Il resto sono chiacchiere da bar. Mi stupisce quindi lo stupore di chi ha letto le linee programmatiche del Consorzio di sviluppo industriale e produttivo dell’area labicana e ha scoperto che quel che resta di verde e agricolo del territorio di Labico potrebbe diventare una bella distesa di cemento, asfalto, capannoni industriali, per tacere di piattaforme logistiche e impianti di trattamento rifiuti. Davvero qualcuno poteva ingenuamente pensare che si investissero 800 milioni di euro per costruire un’arteria stradale al solo fine di arrivare qualche minuto prima al mare o di raggiungere più agevolmente i campi di fragole e i noccioleti? Pensavo che solo il nostro sindaco, Andrea Giordani, fosse così ingenuo da credere davvero che l’avida politica di sfruttamento del territorio messa in pratica dal suo predecessore fosse in qualche modo compatibile con la valorizzazione dei prodotti agricoli di qualità, come la nocciola labicana. Eppure basta leggere le prime tre righe della delibera per capire che la bretella è il motore di questa devastazione. E sarebbe stato sufficiente leggersi la relazione tecnica al piano regolatore per accorgersi dei pericoli che si annidavano in determinate scelte. Io ero già abbastanza preoccupato per l’operazione di trasformazione di un paese in una borgata. Invece si sta riuscendo a fare di peggio: si tramuta il paese in una borgata industriale. Riducendo la qualità della vita sia sotto l’aspetto urbanistico, sia sotto l’aspetto ambientale e sanitario. Eppure siamo sufficientemente vicini a Colleferro per sapere quali potrebbero essere le conseguenze, visto che andremmo a contendere ai nostri amici della valle del Sacco il poco invidiabile primato della città più inquinata del Lazio, con dati epidemiologici spaventosi sull’insorgenza di alcune gravissime patologie, tumorali e respiratorie. Un prezzo altissimo da pagare in cambio della chimera del posto di lavoro. Un posto di lavoro che, nella migliore delle ipotesi, sarà di modesto livello, sottopagato e precario. In questi casi l’unica risposta dignitosa è “No, grazie. Abbiamo già dato”.


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Colle spina: l’inceneritore dentro casa di Maurizio Spezzano Zona industriale quasi quadruplicata; inserimento di altre zone industriali confinanti con i comuni di Palestrina (Carchitti), Valmontone e Artena; casello autostradale; strada a scorrimento veloce di collegamento con il casello e la ValmontoneCisterna; via vai continuo di mezzi pesanti; e per finire un bell’inceneritore al centro di tutto questo. Allucinazioni? No, è la futura realtà labicana qualora dovesse andare in porto il progetto, ancora in fase embrionale, della maggioranza. Questo è quello che intendono far nascere a Labico, in prossimità di Colle Spina, un quartiere che ha già tanti problemi e a cui vogliono affibbiare anche questo, così come a Labico e al territorio circostante. Questo ha deliberato la maggioranza dei consiglieri, spalleggiata anche da Prestipino che non ha fatto mancare il suo contributo. E' veramente inaudito pensare di voler realizzare una vasta zona industriale nell'unico polmone verde dei nostri 11 KMQ con annessi "... impianti per lo smaltimento di rifiuti speciali, piattaforme polifunzionali per l'inertizzazione o per la termodistruzione, ..." (Protocollo di intesa per la costituzione del CO.S.I.P.A.L. e dello Statuto, Art. 3, comma g, terzo punto). Tradotto, significa che i rifiuti prodotti, anziché essere smaltiti, ad esempio dal GAIA o altre società specializzate, vengono trattati in proprio, costruendo un inceneritore destinato a bruciare anche i rifiuti di provenienza diversa. Noi abbiamo contestato l'impianto e la scelta per più ragioni e non solo di natura ambientale. L'inceneritore produce veleni nell'aria e comporta un costo sociale altissimo. Basta consultare una qualsiasi statistica prodotta da Enti pubblici - non le solite associazioni ambientaliste - per fare chiarezza e mettere in relazione il tasso di mortalità da tumori e la presenza di questi impianti. Di solito il tasso di tumori è molto più alto tra i bambini e l'incidenza tumorale sulla popolazione è di gran lunga superiore alla media nazionale. Credo che uno studio analogo sia stato prodotto dalla ASL di Colleferro e dall'Università di Roma. Noi puntiamo su uno sviluppo sostenibile che tenga conto delle caratteristiche del nostro territorio, senza seguire le chimere o i miraggi di una facile ricchezza, puntando sul lavoro sporco. Uno sviluppo che punta sulla ricettività, in previsione dell'apertura del Parco tematico di Valmontone, sull'albergo diffuso e al consequenziale recupero del centro storico, alla valorizzazione della nocciola labicana. Prodotti che già abbiamo e che vanno solo valorizzati. Il volano per tutto questo c'è già. A noi e alla nostra intelligenza il resto. Uno sviluppo, insomma, che faccia i conti con ciò che c'è e ciò che non dobbiamo rovinare. In consiglio ho suggerito al sindaco di indignarsi lui per primo, visto che è proprietario della più grande azienda agricola del circondario, che è la sua fonte di ricchezza. L'indignazione dovrebbe partire da lui, ma in realtà difende a spada tratta l'intero impianto del progetto, anche con imprecisioni e contraddizioni, citando, ad esempio, il sindaco di Roma, che vieterà ai mezzi pesanti di entrare in città e vedendo in tutto questo un’opportunità per il nostro territorio. È evidente che abbiamo visioni opposte e conflittuali. Non si può ricattare il nostro territorio con la scusa del lavoro, della gran-

de opportunità, dello sviluppo. Sono parole trite e ritrite. L'esempio di sviluppo lo abbiamo visto con il PRG, vecchio e nuovo, in cui le fogne fanno acqua, il depuratore fa puzza, i servizi sono carenti, la viabilità è tortuosa, gli standard sono inesistenti, il verde è pura fantasia, ecc. ecc. L'esempio di lavoro lo abbiamo visto con lo sportello antiusura e gli incarichi distribuiti ai parenti. L'opportunità la conosciamo, è rivolta ai soliti noti e ai loro fiancheggiatori. Per una volta facciamo un discorso egoistico: pensiamo a noi e alla nostra salute, al rispetto che dobbiamo al nostro territorio e ai nostri concittadini. Questo modello di sviluppo è in crisi ovunque, anche in Italia, basta guardare ai distretti industriali del Nordest, di Solofra, di Prato, e di tutti gli altri. Basta spostarsi di pochi chilometri e andare a San Cesareo per vedere che la zona industriale non decolla e che gran parte di quei capannoni sono chiusi. Eppure l'uscita autostradale è lì a due passi, molto più vicina che al casello progettato per Labico. Perché i prodotti agricoli di Fondi dovrebbero essere stoccati a Labico e non piuttosto a San Cesareo che già dispone di tutto o a Colleferro che ha già una vocazione industriale? Colleferro è in crisi e anche lì, guarda caso, si procede con la costruzione di termovalorizzatori. La verità è che a loro interessa l'inceneritore: l'affare è quello. Bruciare e consumare; consumare per bruciare. E' uno strumento che mette paura al solo pensiero. Labico non lo vuole, ne siamo sicuri e noi siamo con i labicani e i loro figli.

Quattro motivi per dire NO di Benedetto Paris Il progetto dell’area industriale getta le basi sulla realizzazione del casello autostradale e sulla Valmontone - Cisterna, opere che da qui a dieci anni non vedremo completate, mentre già da subito il consorzio comporterà spese per il nostro comune, 40.000 euro che noi preferiremmo spendere in servizi ai cittadini e riduzione di tasse comunali. Non siamo contrari allo sviluppo del nostro territorio, ma vogliamo che questo sviluppo sia legato alla domanda di servizi alberghieri e nel settore della ristorazione che dal prossimo anno (non tra dieci anni) segnerà l’evoluzione di tutta la nostra area, in particolare pensiamo alla valorizzazione di un’agricoltura di qualità legata ai prodotti tipici e a strutture ricettive di basso impatto ambientale come gli agriturismi. Nello statuto del consorzio votato dalla maggioranza come bozza è previsto l’impegno dei comuni consorziati a realizzare servizi per la produzione di energia, la gestione di rifiuti, il trattamento di rifiuti speciali e per la inertizzazione e la termodistruzione, avendo così un impatto distruttivo su tutta l’area di verde oggi esistente, noi non vogliamo che Labico diventi la discarica del comprensorio! Infine vediamo la realizzazione di questo polo industriale come l’ennesimo colpo alla vivibilità di un’area come Colle Spina che, non solo viene lasciata senza servizi al cittadino, ma si ritroverà con un’area industriale e logistica (con il suo andirivieni di mezzi di trasporto delle merci) a cento metri dalle case, per non parlare della vicinanza con gli impianti di gestione rifiuti previsti dal consorzio.

Vogliamo un altro sviluppo per Labico e abbiamo bisogno del vostro sostegno!


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Labico al bivio... di Benedetto Paris Non si tratta di un termovalorizzatore. O meglio, non si tratta solo di un termovalorizzatore, o in generale di impianti di produzione di energia e gestione dei rifiuti, perché questa è solo la punta di un iceberg, una punta nerissima, di smog, malattie e interessi malavitosi (pensate a Colleferro), ma pur sempre la punta di un iceberg. L’iceberg è fatto di 186 ettari di area industriale, artigianale, logistica, floristico - vivaistica (un miscuglio che dice bene quanto siano poco chiare le idee dell’amministrazione e quanto poco valga questo progetto) che sostituirebbe l’attuale campagna dei “Casali” e più specificatamente l’area che va dall’autostrada a Colle Spina, lambendo Carchitti, verso Artena e Valmontone. Si tratta della mutazione totale di un’area di pregio del nostro territorio, ma ancora di più della mutazione della vocazione economica del nostro territorio. Per realizzarlo l’Amministrazione sta promuovendo la formazione di un Consorzio tra i comuni interessati e la bozza del progetto è stata votata dalla maggioranza nel consiglio comunale del 28 maggio. E’ a questo che abbiamo detto no e l’abbiamo fatto per più di una ragione, ma quella principale è che non vogliamo questo tipo di sviluppo per il nostro paese. Di questo si tratta, su questo siamo chiamati tutti a riflettere: che futuro vogliamo per Labico? Quale tipo di sviluppo vogliamo? Quale vocazione per il nostro territorio? Oggi il nostro paese è ad un bivio. Dopo aver consumato buona parte del territorio con l’attività edilizia, fattori esterni stanno coinvolgendo tutta la nostra zona, trasformandola, dandole una nuova centralità: il parco a tema di Valmontone porterà frotte di turismo a pochi passi da noi, mentre sulla carta l’area di Valle Fredda è interessata dal progetto del casello autostradale e della Valmontone Cisterna (un’opera per ora solo sulla carta senza un euro di finanziamento che non vedremo mai prima di dieci anni!), il tutto mentre sempre più forte è l’interazione e l’interdipendenza tra i comuni del territorio, in special modo con Roma, e ormai non ha senso parlare di servizi e sviluppo se non nella logica della città metropolitana, ovvero superando i confini dei nostri comuni. Questo è il contesto in cui ci troviamo a dover immaginare la Labico del futuro e quella che sarà la sua funzione, in particolar modo dell’area oggi rimasta intatta dalla logica edificatrice della lobby Galli, quella appunto dei “Casali” (sopra la stazione), di Valle Fredda e al di là dell’autostrada. Il progetto dell’Amministrazione è quello di rendere quella zona un grande polo industriale e snodo di merci, puntando tutto sul casello dell’autostrada e sulla (futuribile!) Valmontone (Labico) – Cisterna, rendendo Labico la periferia industriale di Valmontone e interconnessione tra gli interessi di Palestrina e l’arteria autostradale. Insomma un luogo di passaggio per merci, fatto di asfalto e cemento. Posti di lavoro diranno (dicono), con la visione miope per cui ogni paese deve avere le sue industrie, senza rendersi conto che oggi siamo e sempre più domani saremo parte di una città metropolitana in cui i cittadini si spostano secondo le necessità, con un sistema di interconnessione sempre più sviluppato. Noi

abbiamo un’altra idea in testa. Vogliamo puntare sulla qualità dell’ambiente e del paesaggio di quella zona, vogliamo puntare sulla costruzione di un rapporto stretto tra Labico e Valmontone cercando di portare a Labico la parte migliore del turismo che lì arriverà (e arriverà tra un anno non tra dieci!), offrendo servizi ricettivi legati alla qualità dei prodotti alimentari (ancora meglio se coltivati sul nostro territorio, ancora meglio se prodotti tipici di Labico, coltivati lavorati e venduti a Labico), sul modello dell’agriturismo in quella zona e sull’albergo diffuso nel centro storico. Così avremmo posti di lavoro, sviluppo, investimenti sulla zona della campagna che sarebbe salvaguardata dall’abusivismo e anzi riceverebbe interventi per il miglioramento anche ambientale, e allo stesso tempo potremmo recuperare una parte del centro storico con l’albergo diffuso (servizio alberghiero in cui piccoli appartamenti del centro storico costituiscono le “stanze” dell’albergo), tipologia realizzata con grande successo in un paese meno attraente (per collegamenti e siti di interesse) come Montelanico. Il tutto unito ad una idea dell’abitare e del vivere legato all’offerta culturale, ai servizi all’infanzia e alle famiglie, alla qualità della vita che contraddistingua Labico. Il nostro paese, noi amministratori di maggioranza e minoranza, i cittadini, siamo tutti davanti a questo bivio: sviluppo industriale con annesso progetto di produzione di energia e trattamento dei rifiuti oppure sviluppo legato al turismo e alla produzione agroalimentare locale, connesso con lo sviluppo dei servizi. Maggioranza e minoranza l’hanno già fatto, loro per la prima, noi per la seconda. Sta ai cittadini fare la loro di scelta.

DOMENICA 13 GIUGNO ORE 18 IL GRUPPO CONSILIARE “CAMBIARE E VIVERE LABICO” DIBATTERA’ SUL FUTURO DEL PAESE

“VERSO IL 2012, IDEE PER UN’ALTRA LABICO” PARCO G. TULLI - VIA DELLO SPORT LABICO


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La fogna salterina: chi paga? di Maurizio Spezzano Lunedì 31 maggio 2010, alle ore 19,05, giorno di pioggia di intensità lieve e della durata di pochi minuti - come si può vedere collegandosi su questa pagina di facebook, http:// www.facebook.com/home.php?#!/video/video.php? v=1310391244651 - ho assistito in diretta allo "scoppio" di una fogna. Il tombino di fronte alla stazione ferroviaria è saltato come un tappo al primo scroscio d'acqua (in paese, mi è stato riferito da altre persone che hanno visto il filmato, ce n'erano almeno un'altra decina nelle stesse condizioni, a cominciare da quello su via Roma, all'altezza, della casa canonica). E' dall'inverno del 2002 che denuncio questa situazione: le acque chiare e le acque scure confluiscono su un unico collettore, causando quello che si vede. Ne ho avuto conferma involontaria in Consiglio Comunale, quando il Sindaco rispondendo a una mia sollecitazione ha dichiarato di aver predisposto due ordinanze in cui ordina il distacco dei discendenti, onde evitare che le acque chiare e scure possano confluire sullo stesso collettore, intasando ancor di più il già fatiscente depuratore, perennemente guasto e puzzolente. In realtà l'ordinanza è una, la numero 33, in cui il Sindaco, in uno slancio da vero cabarettista, ordina: Il distacco di tutti i discendenti dei tetti collegati alla fognatura delle acque nere, eliminando così il pericolo della fuoriuscita di liquami misti ad acque bianche per il troppo carico della fognatura acque nere. I vigili urbani e le Forze dell'Ordine sono incaricati di far rispettare la presente ordinanza. Non ho parole. Chi provvede a staccare i discendenti? Come faccio a sapere se i discendenti non sono in regola, visto che quando ho comprato la casa me l'hanno venduta come regolare? Chi ha autorizzato i costruttori a vendere e far abitare le case se le fogne non erano in regola? Ma avete capito cosa ha dichiarato questa specie di Sindaco: che lui sa che i discendenti delle acque chiare sono collegati alle acque nere. E' pazzesco. Significa che il Sindaco è a conoscenza di una palese illegalità ed è stato in silenzio per tutti questi anni, permettendo ai vari costruttori di allacciare le fogne come meglio hanno voluto e lui, che doveva vigilare è stato complice, perché non è mai intervenuto. Questo signore, prima di indossare la fascia tricolore (di pura rappresentanza…), è stato assessore all'urbanistica, cioè colui che doveva vigilare sulla regolarità anche degli allacci, oltre che alla realizzazione di tutti gli altri standard. Per una strana combinazione di causa-effetto, i problemi che lui ha coperto allora stanno venendo a gala oggi e basta una pioggia di pochi minuti per mandare all'aria ogni tombino del paese e riempire le case di liquami, esattamente come è successo in via Roma qualche giorno fa. Il disordine urbanistico che contraddistingue il nostro paese, vista l'ordinanza, ha un nome e un cognome, ha dei responsabili che sapevano e hanno taciuto. Aver costruito nel disordine

delle norme causa problemi che ricadranno su tutta la collettività. C'è chi si è arricchito, passando per benefattore, e chi è costretto a pagarne dazio, inconsapevolmente. Questa vicenda deve farci riflettere su ciò che è accaduto, deve indurci, finalmente, a fare chiarezza sul falso progresso a vantaggio dei pochi soliti noti. Dobbiamo aprire una riflessione su ciò che sarà il nostro paese qualora dovesse andare in porto un PRG che non assicura niente e nessuno, se non gli interessi di chi sa di arricchirsi e farla franca. Due considerazioni. La prima, perché quando denunciavo questa situazione sono stato deriso dai nostri beneamati amministratori e al cui coro ha partecipato uno stuolo di servi, sciocchi complici di questo sistema? Chi, fra tutti gli sciocchi coristi, deve chiedermi scusa per primo? La seconda, quando i costruttori eseguivano i lavori, il responsabile dell'Ufficio Tecnico da che parte guardava, se mai ha guardato? E i direttori dei lavori, sono stati loro ad autorizzare l'allaccio delle fogne su un unico collettore di acque chiare e scure? Le spese di ripristino fognario su chi cadranno? Su che capitolo graverà la spesa dei nuovi collettori fognari? La faranno franca anche questa volta i responsabili di questo disservizio? Queste domande meritano una risposta. Una cosa è certa: mandiamoli a casa il prima possibile e ripristiniamo la legalità, calpestata da questa banda di opportunisti e amici dei costruttori, meglio se famigliari. Una domanda, però, è d'obbligo: ma quel signore a cui generosamente elargiamo ogni anno 10.400 Euro di consulenza, da anni e anni e anni, ne ha mai avuto sentore di questa anomalia labicana? Si sarà mai chiesto il motivo per cui il depuratore andava in tilt ogni qualvolta venivano giù due gocce di pioggia? Rientra nelle sue mansioni il controllo delle condotte fognarie, visto che è un consulente ambientale o dobbiamo farci carico di un altro consulente a 10.400 Euro all'anno per occuparsi di fogne e fognature? Ora capisco il motivo per cui si sono sempre opposti a una commissione consigliare di indagine sulle lottizzazioni da noi proposta!! C'era il rischio che potesse venire fuori la verità, cosa che il Sindaco ci ha fatto avere a sua insaputa, come nei film comici.

E’ nato il TG LOV … una voce di opposizione! Guarda Labico On Video su http://www.youtube.com/user/ LabicoOnVideo oppure su http://vimeo.com/12468752


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Labico-Visioni di Stefano Simonelli Nelle nostre “visioni” sogniamo un paese a dimensione umana, una collettività fatta da persone che si frequentano, che condividono scelte ed obiettivi comuni. Che si incontrano nella loro piazza nei giorni di festa, che organizzano eventi per conoscersi e dar spazio ai talenti o ai desideri della comunità stessa. Che proteggono il proprio territorio consapevoli della ricchezza di cui sono custodi e non padroni. Non vi è nulla di utopistico in tutto ciò, ne è riprova l’attività del nostro gruppo, che formatosi dal nulla non più di tre anni fa, ha continuato a crescere, a creare occasioni di incontro, a pianificare un futuro meno grigio, a realizzare uno zoccolo duro (oggi ben allargato) per riappropriarsi del proprio paese e del suo futuro. Capita spesso di tornare finalmente a casa, esausti per essere stati in giro un’intera giornata o anche solo parte di essa. E capita di chiedersi il perché di tanta stanchezza, in fondo siamo stati quasi sempre seduti! Non ci stanca il lavoro, non quanto riesca a sfiancarci la società dell’Italia di oggi. Torniamo a casa esausti per le ore di file in macchina, per il miraggio del parcheggio, per il malfunzionamento di tutti i servizi, per la maleducazione, l’arroganza, l’indifferenza e l’intolleranza della gente. Dobbiamo stare attenti, essere vigili, non abbassare la guardia. L’Italia di oggi è assai faticosa. Le città, in particolare, offrono condizioni di vita realmente alienanti ed i centri minori cominciano a soffrire di analoghe patologie. Io vengo dalla città e quando devo tornarci, fortunatamente non troppo spesso, mi si attivano tutti i più reconditi meccanismi di rifiuto. Ma poi bisogna andare… Perciò la sera mi piacerebbe tornare in un luogo accogliente, distante nel tempo, a misura più umana. Pensate che sogno perfino di incontrare gente che sorride, disponibile, che si incontra con gioia in piazza, che condivide la vita della comunità tutta. Ma poi mi sveglio e mi dico che bisogna impegnarsi per raggiungere i propri desideri. Questo paese, quando ci trasferimmo 13 anni fa, contava 2000 abitanti. Era il nostro obiettivo raggiunto. Un obiettivo a lungo incompleto perché per diversi anni mia moglie ed io non abbiamo fatto granchè per integrarci nella comunità locale, solo sporadiche conoscenze e poche frequentazioni. Errore! Labico è piena di gente in gamba, gajarda direi. Ce ne siamo accorti però solo quando il traffico di betoniere era divenuto assordante. Il cemento avanzava fieramente, in nome dello sviluppo e del benessere. Fu lì che cominciammo ad incontrare altri Labicani, vecchi e nuovi, che provavano le nostre stesse preoccupazioni. A questi copreoccupati ci unimmo per creare una opposizione fattiva e

determinata contro la Giunta-cementificatrice. L’amministrazione Galli&Giordani infatti, di qui in poi G&G, ci ha portato in poco più di 10 anni da quei 2000 abitanti agli attuali 6000 e più. Ci ha regalato un pessimo record: siamo stati assieme a Guidonia il paese a più alta crescita demografica d’Italia. Il risultato di questa operazione è stato l’avvilimento del nostro territorio. Abbiamo perso, o stiamo per perdere, perfino l’autosostentamento. L’antropizzazione del territorio, il consumo del suolo, portano alla scomparsa di terreni per l’agricoltura e l’allevamento, e la comunità che vi risiede perde l’autosufficienza alimentare. Bel capolavoro! Ciò è tanto più grave se consideriamo l’antica vocazione agricola del nostro paese e la presenza di alcune aziende eccellenti, una delle quali rappresenta una vera punta di diamante per l’agricoltura biodinamica italiana. La nostra intenzione è quella di fermare questo tentativo, purtroppo in fase avanzata, di trasformare una perla di paesetto immerso nel verde a due passi da Roma in un quartiere dormitorio della capitale. E non basta, il piano regolatore voluto da G&G prevede di continuare a perseguire questa strada già oggi impervia e dolorosa. Al di là di ogni programma elettorale, quello che davvero noi tutti intimamente vogliamo, è preservare quanto rimane di questa antica e rara perla. L’attuale amministrazione, che da tempi immemori rimane azzeccata alle mura dei locali municipali come il più solido e tenace intonaco veneziano, ha tentato, con ripetute lottizzazioni ed altre operazioni di speculazione edilizia, di strappare al nostro paese l’antica vocazione di piccola comunità rurale. Probabilmente ciò ha portato ricchezza, ma solo ad alcuni. Tutti gli altri subiscono gli effetti negativi dell’ingigantimento troppo rapido e pilotato da logiche di profitto, non certo di vivibilità o di qualità della vita. Non starò a descrivere come i nuovi quartieri sono stati realizzati. Voi ci vivete ed avete una vostra percezione della bellezza, la funzionalità, gli impianti fognari, il verde, l’illuminazione, le strade, i servizi, i parcheggi, le buche, i marciapiedi, etc. etc. etc. E stendiamo un velo pietoso sul bilancio, le scuole, lo sport, i servizi sociali, etc. etc. etc. Vogliamo parlare di legalità, trasparenza, procedure virtuose, iniziative culturali, economiche o sociali? Meglio di no, ve lo assicuro. Se avete dei dubbi, venite ad assistere ad un consiglio comunale. Non sarà facile perché G&G si rifiutano di tenerli di sabato o in altre occasioni di libertà per chi lavora. Ci hanno anche bocciato la proposta di videoregistrare i consigli per poi metterli in rete. L’unica grande abilità che si può riconoscere ai nostri amministratori storici, G&G, è costruire e traccheggiare. Mi sbaglierò, ma sono convinto che un paese la cui ruralità, l’ambiente naturale e sociale, sia stato preservato sia un luogo appetibile, attrattivo. E’ vero oggi e lo sarà sempre di più in futuro. Questa è la vera ricchezza, non solo in termini di qualità della vita (il vero faro di un‘amministrazione illuminata),


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ma anche, se vogliamo, in termini brutalmente economici: un luogo in cui fa piacere vivere darà alla nostra casa un valore molto maggiore. La casa è un diritto, certo, ma sembra improbabile che i 2000 labicani di 12 anni fa abbiano avuto 4000 figli. Non si è costruito per necessità. L’attenzione, pardon, la disattenzione all’ambiente, alle persone che sarebbero andate ad abitare quei nuovi quartieri, a fruire di quei servizi, lo dimostra ampiamente. Mentre i comuni più fortunati si organizzano per limitare il consumo del territorio, nei pensieri dei nostri amministratori circolano solo progetti cementificatori. In un comune di appena 11kmq. Che tristezza. Il più ampio coinvolgimento della comunità, la trasparenza amministrativa, la riqualificazione e pianificazione del

territorio e del tessuto sociale che oggi viene privato di servizi, luoghi di incontro, di occasioni, di stimoli, sono le nostre intenzioni. Quando saranno anche le vostre, di tutti, forse Labico avrà un futuro migliore, i nostri figli avranno scuole, servizi sportivi e sociali migliori. Ed avremo anche la più lunga pista ciclabile della Provincia, il cui merito va attribuito però agli attuali amministratori. [Ndr: la lunghezza di questo fiore all’occhiello dell’amministrazione G&G sarà senz’altro maggiore di 3.000.000.000.000 nanometri. Una vera Grande Opera]. Da ultimo, un consiglio ai neolabicans, i nuovi Labicani: non chiudetevi in casa come ho fatto io nei primi anni in cui giunsi in codeste remote lande, scoprirete un sacco di splendide persone come voi. Se staremo insieme sapremo costruirci il nostro futuro. Più semo e mejo stamo - dice il saggio.

Storie di ordinario degrado L’amministrazione comunale non dispone certo di un patrimonio immenso e chiunque conosca un po’ Labico sa bene quali siano gli spazi ed i locali di proprietà del Comune. Tra questi va indubbiamente annoverata la zona denominata “I Cerchi”, uno spazio tradizionalmente utilizzato dai ragazzi per incontrarsi e passare insieme pomeriggi e serate, soprattutto nel periodo estivo. Un’amministrazione comunale seria che dispone di un posto come quello de “I Cerchi” sa di avere a disposizione due strade: la prima è quella di gestire in proprio lo spazio, fornendo un servizio di carattere sociale, offrendo un’opportunità di lavoro a qualche persona e valorizzando una zona così vicina al centro storico; la seconda è quella di affidarne – con procedura di evidenza pubblica – la gestione ad un altro soggetto, individuando una formula che garantisca al privato di trarne il giusto vantaggio economico e al comune di avere sia un equo corrispettivo sia la manutenzione dell’area. Spetterà sempre al comune il compito di vigilare sul rispetto dell’accordo siglato. Non a Labico, ovviamente. Il bando di appalto, infatti, ha lo stesso sapore di altri bandi che abbiamo visto in passato. Una fugace pubblicazione nell’albo pretorio (la cui effettività non è più verificabile), delle condizioni decisamente favorevoli alla controparte privata e – guarda la combinazione – una sola proposta presentata. La “base d’asta” era di 600 euro annui e l’offerta è stata di 700. Ben 100 euro in più, che hanno fatto balzare l’importo mensile da 50 euro a circa 58. Una cifra da capogiro per quello che è, a tutti gli effetti, un locale commerciale di un discreto pregio, se si tiene conto della potenzialità offerta dagli ampi spazi a disposizione e che il gestore dovrebbe tenere puliti, ma che – in tutta evidenza – sono invece preda dell’incuria e del degrado. Un degrado a cui è stato il comune stesso a dover provvedere a proprie (e quindi a nostre) spese per rendere il luogo appena appena decente per la recita di fine anno delle scuole elementari (a proposito: complimenti alle maestre, al preside e a tutti coloro che, col loro disinteressato

di Tullio Berlenghi impegno, hanno permesso la straordinaria serata). Possiamo anche sorvolare sugli aspetti più controversi sulle modalità di affidamento dell’area e possiamo anche fare finta che la convenzione stipulata tra l’ente locale e il privato sia ragionevolmente equa, ma per quale ragione, a fronte del totale abbandono della zona, l’amministrazione non interviene con l’immediata risoluzione del contratto? Cosa c’è dietro questa incomprensibile inerzia? Perché ogni volta è la collettività che deve rimetterci – con la negazione di uno dei pochi spazi pubblici – a causa dell’incapacità di chi governa? Queste sono le domande che abbiamo posto al Sindaco e sulle quali vorremmo avere una risposta. Il Presidente del Consiglio, Luciano Galli, aveva promesso che si sarebbe tenuto un consiglio comunale venerdì 4 giugno proprio per rispondere alle nostre interrogazioni. La promessa non l’ha mantenuta ed ha lasciato passare un’altra settimana. Quando tempo dovrà trascorrere ancora perché il proprio orgoglio e la propria dignità prevalgano sulle immaginabili pressioni di chi continua a voler fuggire di fronte alle proprie (ir)responsabilità?

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Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4, numero 11 10 luglio 2010

Le risposte dell’ultimo consiglio di Tullio Berlenghi Spero non dispiacerà troppo a Luciano Galli – ché, secondo lui, i miei apprezzamenti nei suoi confronti ne minano il consenso – ma sento il dovere di esprimere il riconoscimento del suo, non facile peraltro, ruolo di garante politico dell’istituzione. C’era l’impegno di portare in consiglio comunale le interrogazioni che giacevano da mesi in attesa di risposta e lui ha fatto del suo meglio per mantenerlo, pur attraversando una delicata situazione personale, per la quale desidero formulargli i miei migliori auguri. La principale qualità della maggioranza è la refrattarietà. La capacità di lasciare scivolare via questioni e problemi con invidiabile indifferenza. Almeno fino a quando il problema non assume dimensioni tali da non poter più essere ignorato. Era successo solo pochi mesi prima con i debiti fuori bilancio, trascurati per circa due anni, ma che alla fine hanno presentato un conto, molto salato, pagato non dai responsabili (sindaco e vicesindaco), ma dai cittadini labicani. E così è stato anche per il revisore dei conti nominato appena un anno fa e che aveva lamentato più volte difficoltà di accesso agli atti – almeno non siamo i soli – per poter svolgere al meglio la propria funzione. A quanto abbiamo potuto apprendere appena due giorni prima del consiglio, il problema si trascinava dall’inizio dell’incarico. L’interessato aveva in più occasioni fatto presente il suo disa-

gio, ma i suoi appelli erano rimasti inascoltati e, alla fine, si è trovato costretto a dimettersi. Peccato che l’esperienza non abbia insegnato nulla e, esattamente come un anno fa, hanno portato in consiglio una finta rosa di nomi (due) e una decisione già presa. Patetico il tentativo di dare all’operazione un’apparente correttezza procedurale, cercando di farci credere che la scelta sia stata del tutto casuale e basata esclusivamente sulle caratteristiche professionali della persona scelta. Alla quale, comunque, sentiamo il dovere di dare il benvenuto, auspicando una maggiore interlocuzione con l’opposizione di quanto non sia avvenuto fino ad ora. Ci sarebbe stato tutto il tempo per rispondere alle nostre interrogazioni. Con un unico altro punto all’ordine del giorno – la cui trattazione è durata meno di un’ora – sarebbe bastata la buona volontà del Sindaco e dei componenti della giunta per affrontare tutte le questioni poste dall’opposizione. Non era neppure necessario che rimanessero i consiglieri comunali la cui principale funzione è quella di alzare la mano al momento del voto. Però il Sindaco – che percepisce un vero e proprio stipendio per ricoprire l’incarico – aveva altri impegni e all’una doveva andare via (probabilmente si sarà dovuto occupare dell’organizzazione dei grandi eventi di Fontana Chiusa) e quindi hanno deciso di non dare risposta a molte delle nostre domande. Tra le questioni rimaste in sospeso segnaliamo: un “gallinaio” abusivo a Colle Spina; l’allegro finanziamento ad un’associazione a cui è stato anche concesso l’uso di Palazzo Giuliani, in piena violazione dei regolamenti che vengono fatti valere solo per le associazioni labicane invise all’amministrazione; lo stato di degrado e di abbandono della zona dei cerchi (ma sembra che adesso si stiano muovendo); i mille dubbi sui lavori di realizzazione della pista ciclabile; la sicurezza stradale in Circonvallazione Falcone, sollecitata da numerosi abitanti della zona. Qualche risposta però è stata data. Qualcuna più convincente, altre un po’ meno. Proviamo a vederle.


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poi parliamo di intoccabili si offendono. Movimento terra Casali Da diversi giorni si poteva notare uno strano movimento di terra in località Casali. Decine di camion portavano tonnellate di inerti in un terreno a ridosso della ferrovia. L’amministrazione, tanto per cambiare, dormiva. Ci siamo fatti carico della questione e abbiamo scritto un’interrogazione, subito dopo la quale il movimento è stato bloccato. Nella risposta però il sindaco ha affermato che era tutto in regola e che l’interessato aveva fatto la DIA (dichiarazione di inizio attività). Ma come? Per portare in giro tonnellate di terra di riporto basta la DIA? A noi non risulta. Spieghiamo al sindaco che questa attività non è regolata dalla normativa urbanistica, ma da quella sui rifiuti. E poi, se davvero era tutto in regola, perché hanno fermato tutto? C’è sicuramente qualcosa di strano, ma a noi non l’hanno voluto spiegare. Lottizzazione La Selvotta 2 L’esame di questa interrogazione ha avuto dei risvolti molto divertenti. Sono state pronunciate affermazioni come “Quei bastardi dei costruttori”. Qualcuno penserà che siamo stati noi dell’opposizione, dipinti come quelli cattivi e sempre pronti a colpevolizzare la categoria. Invece non è così. Gli epiteti ingiuriosi nei confronti dei costruttori sono stati pronunciati da esponenti dell’amministrazione. Noi ci siamo limitati – come nel caso della Selvotta 2 – a segnalare le inadempienze dei costruttori per quanto riguarda la realizzazione delle opere di urbanizzazione e la connivenza dell’amministrazione che non si è preoccupata di vigilare sul loro operato. La “difesa” dell’amministrazione è stata invece tutto uno scaricabarile. Prima i costruttori, perché non hanno mantenuto gli impegni assunti in convenzione. Poi l’ufficio tecnico, a cui è stata attribuita la responsabilità dell’invenzione di un “prototipo di certificato di agibilità” (definizione del sindaco) in sostituzione del vero certificato che non poteva essere rilasciato in assenza dei requisiti stabiliti dalla legge. Poi dei notai che hanno comunque permesso la compravendita degli immobili. Loro, che da trent’anni amministrano questo Paese, non c’entrano nulla, non sanno nulla, non hanno colpe. Persino l’assessore Scaccia, i cui interventi sono piuttosto rari, ha voluto dire la sua, per derubricare la questione ad un fatto privato tra i cittadini e i costruttori. Loro se ne lavano le mani. Liquami fognari Una sintesi della vicenda si può esprimere così. Può un costruttore deviare il corso della fogna, provocando, in caso di forte pioggia, la fuoriuscita dei liquami e “sigillare” il tombino di ispezione, in modo che i liquami escano nel terreno adiacente? No, secondo il responsabile dell’ufficio tecnico. Eppure a Labico è successo. Cosa succede nei paesi normali? Arriva l’ufficio tecnico e fa ripristinare la normalità. A meno che il direttore dei lavori sia il fratello del vicesindaco. In tal caso il tombino rimane sigillato. Nega con vigore il vicesindaco e il sindaco promette che il lunedì successivo il tombino verrà riaperto. Sono passate due settimane e il tombino è esattamente come prima. Se

Uso improprio di Palazzo Giuliani La questione è nota. Andrea Giordani ha deciso di diventare cavaliere templare. Sin qui nulla da eccepire. Nel proprio privato ognuno fa quello che meglio crede. Il problema nasce quando per l’investitura decide di utilizzare la più prestigiosa delle sale di cui dispone il Comune: la sala consiliare. Una sala, va ricordato, il cui uso è rigidamente disciplinato da un regolamento da noi molto contestato che preclude alle associazioni labicane la possibilità di utilizzare quella sala. Se serve ad un’altra associazione – ché i templari giuridicamente altro non sono che un’associazione di diritto privato, come le associazioni di volontariato labicane – però il sindaco “deroga” al regolamento. Secondo noi il sindaco, così agendo, ha abusato della propria posizione per poter utilizzare per ragioni private un luogo di proprietà pubblica che a tutti gli altri non viene concesso. Il sindaco, però, anziché scusarsi, si è arrampicato sugli specchi farfugliando di una presunta equiparazione tra matrimonio civile e investitura a cavaliere templare. Ora, che io ricordi, il matrimonio civile è regolato da uno dei capisaldi del nostro ordinamento giuridico: il codice civile. Ho chiesto al sindaco di indicarmi in quale parte del codice si parla di cavalieri templari. O, eventualmente, quale disposizione di legge sancisce questa equivalenza. Non è stato in grado di rispondere. Però sono state date argomentazioni inoppugnabili. Dall’assessore Ricci, ad esempio, che ha detto che l’associazione è a carattere nazionale. Che non vuol dire niente, ma fa molto figo. Oppure, sempre da parte del vulcanico Giordani, che alla cerimonia c’erano sette generali. Qui mi sono arreso. Ai sette generali avrei dovuto contrapporre sette samurai. In loro assenza ho alzato bandiera bianca. La sala di Palazzo Giuliani è tua, Andrea.

E’ nato il TG LOV … una voce di opposizione!

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Anno 4, numero 11

Centro Storico: 13 anni di abbandono e qualche buona idea di Benedetto Paris "il Gruppo Consiliare indica anche alcune priorità, lanciando

alcune proposte: il rifacimento del selciato e delle fogne di Via della Fontana e di Vicolo del Carbonaro; il recupero architettonico dell’area di P.za della Chiesa, incentivando e contribuendo all’attuazione delle disposizioni previste nel Piano Particolareggiato del Centro Storico con i 206.000 euro di finanziamento della regione Lazio; il finanziamento degli interventi del Piano di recupero, specie per l’insediamento delle giovani coppie e l’agevolazione di attività culturali all’interno del Centro storico; la realizzazione di un’area di verde pubblico, come previsto nel Piano del Centro storico, su Via Ficoroni all’altezza dell’acquedotto comunale; l’interramento dei cavi delle reti elettrica e telefonica e l’applicazione del regolamento circa l’installazione delle antenne paraboliche, per il rispetto del corredo urbano. Inoltre l’opposizione ha chiesto chiarimento sullo stato dei lavori alla Rupe di Via della Fontana e di P.za della Chiesa iniziati nel 2003 e non ultimati." Questo era il comunicato stampa pubblicato i primi di settembre 2007. Dopo neanche 2 mesi di consiliatura a nome e per conto di tutto il gruppo consiliare avevo appena presentato le prime interrogazioni consiliari, proprio sul centro storico. Con quelle, in tutto, ne ho presentate 8 e con me gli altri consiglieri. Non abbiamo mai abbandonato il centro storico, i suoi problemi, le sue risorse. Ancora oggi, in un certo senso, le battaglie per le attività commerciali (a fine luglio forse i provvedimenti discussi in commissione) o per le associazioni sono fatte nell'ottica del recupero del centro storico, perché da tempo c'è la convinzione che per recuperare il centro storico non basti un recupero architettonico o dei suoi arredi, ma serva un vero recupero STORICO, ECONOMICO e SOCIALE. Abbiamo scritto nel nostro programma amministrativo che volevamo portare la vita nel centro storico. Rimane questo il filone principale. Oggi dopo tre anni e mezzo dall'adozione del Piano di Recupero (di cui ancora non si discutono le osservazioni) è ancora tutto fermo e l'abbandono continua, con il suo degrado, con le cantine diventate case "minimal" per immigrati, ma ancora di più con le case abbandonate e fatiscenti. Tante sono le proposte e le idee emerse in questi anni: - il recupero del percorso delle fonti e la trasformazione dell'area di via della fontana in area giochi e pic nic, insieme al vecchio mattatoio; - l'albergo diffuso (dove i piccoli appartamenti costituiscono le stanze dell'albergo) nell'area di piazza della chiesa recuperando gli edifici abbandonati; - il recupero di vicolo del carbonaro, GRANDE CONQUISTA DOVUTA ALLE NOSTRE INTERROGAZIONI E SOLLECITAZIONI!; - la creazione di uno spazio di verde con vista sulla valle delle canapine a vicolo del carbonaro; - la destinazione a spazi sociali e servizi del Palazzo EX Eca,

oggi abbandonato e senza lavori dopo aver cacciato chi ci viveva; - l'apertura del parco di Palazzo Giuliani; - una conversione a servizi della struttura della scuola materna; - il recupero e la risistemazione dei parcheggi oggi fatiscenti di Via Ficoroni e Garibaldi. Noi le nostre idee le abbiamo e vogliamo condividerle e riempirle di dettagli con i cittadini, l'Amministrazione invece brancola nel buio. Intanto ci prendiamo quello che potete vedere nelle foto oppure fatevi una passeggiata che è meglio: troverete un paese niente male, dove passeggiare, vivere, stare bene in comunità, ma potrete così vedere con i vostri occhi come l'incuria e l'assenza politica dell'Amministrazione in questi 13 anni lo ha ridotto lasciandolo a se stesso! Per finire una domanda: chi deve tagliare l'erba a sciacqua patacche? Eì uno spazio pubblico, possibile che è così abbandonato? Oppure facciamo come se fosse "sotto il tappeto", non lo vediamo e quindi non ci fa male? Il Sindaco e il suo capo, il Vice Sindaco, dove stanno? Il consigliere all'efficienza Delle Cese? Il delegato all'ambiente Galli? Serve uno scatto d'orgoglio di tutti per rendere degno di se stesso e dei suoi cittadini questo centro storico!

Acqua pubblica e WI FI In una mozione ed una interrogazione, il Gruppo Cambiare e Vivere Labico continua nella sua azione di sollecito alle azioni di una maggioranza sempre meno reattiva. Due le tematiche prese in considerazione in questi due nuovi atti consiliari: l'acqua pubblica e la mancata messa a punto dell' hot spot che avrebbe permesso la connessione WI FI per il centro del paese. "Nella mozione chiediamo al Sindaco di avviare un controllo periodico della qualità e della potabilità dell'acqua delle due principali fonti del paese, in Via della Fontana e al Pantano, chiedendo che i dati delle analisi vengano resi pubblici anche nell'ottica di una maggiore diffusione della cultura dell'acqua come bene comune, oltre ovviamente, alla possibilità di recuperare due fonti che oggi si trovano in una situazione di abbandono e spesso di degrado". L'interrogazione sul WI FI invece rappresenta un obbligo "in quanto, prima la maggioranza ha votato a favore, poi non ha fatto niente per realizzare un servizio innovativo ed importante per abbattere il digital divide permettendo l'accesso, per lo più gratuito, ad internet ed ai servizi della rete… così come avviene in moltissimi altri paesi che hanno aderito al progetto "Provincia WI-FI". Altra questione strettamente legata alla mancata realizzazione dell'hot spot è quella della sala computer di Palazzo Giuliani che resta ancora inutilizzata, con nove computer praticamente nuovi ed inaccessibili.


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L’estate labicana nel borgo di Labico...o a quello di Fontana Chiusa? di Benedetto Paris L’estate labicana di quest’anno assomiglia tantissimo a quelle precedenti, soprattutto per un carattere: l‟assenza totale delle attività culturali e ricreative organizzate dal Comune. Infatti, anche quest’anno il calendario estivo del nostro paese è fatto di appuntamenti organizzati dalle associazioni: ha iniziato Villaggio locale con Rock „n comics, per cui ha dovuto implorare l’ultimo giorno utile vossignoria il Sindaco per avere l’ok al permesso dell’uso della piazza (richiesta fatta un mese prima); ci hanno pensato poi Banda Larga e tutte le associazioni unite con “Insieme è già festa” organizzando tre serate come non se ne vedevano da tempo, per partecipazione e qualità dell’offerta ricreativa e culturale; darà ancora il suo contributo Villaggio Locale con la rassegna teatrale “Teatrinpiazza” che vedrà realizzare spettacoli teatrali in tre piazze diverse del centro storico i prossimi tre venerdì sera (9 – 16 – 23), probabilmente si uniranno anche altre associazioni. Rimane però una domanda ma il comune dov‟è? Eppure di soldi non mancano nel capitolo dei finanziamenti alle attività culturali, addirittura abbiamo ben due delegati per questi temi: Giuliani per lo spettacolo e il turismo, l‟Ass. Ricci per la cultura, ma non si capisce cosa stiano facendo di concreto vista l’assenza dell’istituzione comunale. Gli altri paesi, anche i più piccoli, hanno cartelloni pieni di piccole e grandi attività, noi il nulla. Un esempio? Andate a Carpineto Romano e vedete un manifesto zeppo di attività solo per il mese di luglio…e Carpineto non ha neanche 5.000 abitanti, forse però ha un’amministrazione illuminata… Ma l’assenza dei nostri amministratori non si ferma al campo culturale. Sappiamo bene quanti problemi nascano con la chiusura delle scuole mentre i genitori lavorano, e quindi il problema dell’intrattenimento di questi bambini e ragazzi, la necessità di non lasciarli alla noia. L‟unica attività fino adesso svolta è stato il GREST, organizzato dalla Parrocchia, che tanti problemi ha avuto per essere organizzato e per usare locali COMUNALI e le loro attrezzature. Problemi ce l‟avrà il campo scuola, che quest‟anno ha ricevuto 1000 euro in meno rispetto all’anno precedente, vedendosi quindi costretto ad aumentare il costo di iscrizione. Allora torna la domanda: dove sono i nostri amministratori? Dove i delegati a cultura, spettacolo e sociale? Dove sono Giuliani, Ricci e Scaccia? Dov‟è il Sindaco? Dei nostri consiglieri e assessori poco si sa, ma del Sindaco sappiamo tutto: è nel suo “borgo” di Fontana Chiusa, “un borgo a Labico” come è scritto sul manifesto e sui volantini che pubblicizzano le sue strabilianti serate nella sua attività privata. Troppo facile sottolineare con amarezza la differenza tra il borgo vivo e ben sistemato di Fontana Chiusa e quello vero, del centro storico di Labico, abbandonato a se stesso, morto, ravvivato solo dalle manifestazioni delle associazioni che con la Del. 95/2009 loro avevano anche vietato e che ora sono stati costretti a rimuovere. Non voglio criticare il Sindaco per la sua attività privata, ci mancherebbe. Anzi, la qualità dell’offerta ricettiva, gastronomica e produttiva della sua azienda è un

vanto per il nostro territorio. Quello che però non si può non notare è la differenza tra l’impegno, la presenza e la dedizione posti verso l’estate a Fontana Chiusa, e quelli verso la vita culturale, ricreativa e civile del nostro comune, del nostro paese, dei suoi cittadini e del suo centro storico. Quando si dice conflitto di interesse….

Note a margine… L‟arroganza del potere non ha limiti. Il nostro “Sindaco” ha perso l‟ennesima occasione per tacere.

Dopo aver letto la comunicazione del Sindaco protocollata al numero 4088, sono rimasto basito e subito dopo ha preso il sopravvento lo sconcerto. Non sapevo se ridere o piangere di fronte a cotanta arroganza ed ignoranza. Il nostro sindaco (?) vuole stigmatizzare il comportamento del capogruppo dell’opposizione che ha osato mettersi sulla stessa linea della Giunta Comunale durante la processione del Corpus Domini, ma non si preoccupa di stigmatizzare il comportamento del vice sindaco (?), il primo a dare vita a una gazzara indegna spintonando volutamente un consigliere di maggioranza affinché venisse addosso a Tullio Berlenghi. Scorrendo ancora la comunicazione del primo cittadino labicano mi rendo conto che è piena di scempiaggini, sì scempiaggini. La signoria vostra, infatti, ha un modo di concepire il governo del nostro paese che ricorda gli antichi feudi medievali – il sindaco, che sicuramente ha studiato storia, sa di cosa sto parlando - ma ai nostri giorni, visto che siamo in democrazia, le istituzioni sono rappresentate anche da chi fa opposizione, tanto che anche la loro elezione avviene grazie al popolo e non chissà grazie a quale entità sconosciuta. Vorrei inoltre dire al nostro “signore e padrone” che una processione non è una manifestazione qualsiasi e non lo è soprattutto il Corpus Domini Corpo di Cristo - in quanto non è una reliquia quella che viene portata in processione ma è Cristo vivo che scende tra la gente nella forma venerata dai cristiani, quella del pane consacrato. Il Sindaco queste cose dovrebbe saperle visto che si professa “cattolico apostolico romano”, ma forse si è confuso. Le ricordo anche, caro sindaco, che per Cristo quelli che stanno in prima fila spesso vengono retrocessi all’ultimo posto. Sicuro che farà tesoro di questa mia, la saluto. Forse dovrei usare un tono più consono alla sua maestà ma purtroppo i comunisti fanno molta fatica a riconoscere la grandezza, io poi ho anche il difetto di essere cristiano e quindi di riconoscere solo la grandezza di Gesù Cristo. Giovanni Fasani Federazione Comunista di Labico

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Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 12 31 luglio 2010

Ectoplasmi al potere Come fanno i cittadini a valutare l’operato della propria amministrazione? Un elemento imprescindibile è che l’amministrazione ci sia. Se l’amministrazione è assente, latita, si nasconde, è inerte, non è possibile giudicarla. Come gli studenti che non vanno mai a scuola che si ritrovano la sigla NC sulla pagella: non classificato. Ecco i nostri eterei amministratori non sono classificabili. Non solo per l’incapacità conclamata che hanno dimostrato in questi ultimi tre anni di operato (termine un po’ forte per descrivere il poco che hanno combinato fino ad ora), ma anche per l’inconsistenza del loro agire. Non c’è neanche – proseguendo la metafora scolastica – l’attenuante dell’impegno (si dà tanto da fare, poverino, ma proprio non ci arriva…). Qui il disimpegno è totale e assoluto. Negli ultimi due mesi si è tenuto un solo consiglio comunale, per nominare il nuovo revisore dei conti. Il sindaco non si è neppure degnato di rispondere a tutte le

di Tullio Berlenghi interrogazioni che giacevano da tempo immemore sul suo tavolo. Aveva da fare. Il consiglio, difatti, si è sciolto all’ora di pranzo. Tre ore di lavoro. Eppure il sindaco lo stipendio da primo cittadino lo percepisce per intero. Nella logica della legge questo significa che dovrebbe lavorare per il comune – e per noi cittadini – a tempo pieno. Invece, a quanto pare, si dedica con molta più passione alla sua attività imprenditoriale. Forse perché più redditizia. E forse perché lo stipendio da sindaco gli viene accreditato comunque, anche se non si fa mai vedere. Resta il fatto che non siamo riusciti ad ottenere la convocazione del consiglio comunale per luglio. Nonostante il grave ritardo con cui stiamo approvando il rendiconto del bilancio 2009, che, è il caso di ricordarlo, la legge impone entro aprile. Il sindaco, a quanto pare però, ha di meglio da fare. E così il paese è abbandonato a sé stesso. Le iniziative dell’estate labicana sono affidate esclusivamente all’impegno delle associazioni, le quali devono anche superare le assurde pastoie burocratiche imposte da un’amministrazione incapace di fare, ma bravissima a ostacolare il lavoro degli altri. Ci si chiederà come mai la maggioranza si è impantanata così. Le ragioni sono diverse. Da un lato è evidente l’assenza di una capacità di pianificazione e programmazione, che fa il paio con l’indifferenza per l’interesse della collettività. Quello che fa l’amministrazione avviene quasi sempre per caso e mai a seguito di una visione organica. Arriva la richiesta di finanziamento di qualche associazione vicina all’amministrazione. Pronta una bella delibera di giunta. E non fa niente se c’è un regolamento che stabilisce i criteri per l’assegnazione delle risorse. I regolamenti servono solo a penalizzare i non allineati. Per gli amici si va in deroga. Giace, ad esempio, un’interrogazione su una vera e propria elargizione per una mostra di cui non si è saputo praticamente nulla. Un’amministrazione seria avrebbe dato immediatamente spiegazioni. Noi invece abbiamo sciolto in fretta e furia il consiglio comunale per evitare di rispondere. Così come non si è risposto all’interrogazione con cui si chiedevano chiarimenti sui lavori della ciclabile, che ha tutta l’aria di volersi iscrivere al club delle cattedrali nel deserto. E così come non si è data spiegazione alcuna sulla gestione dei cerchi, per mesi e mesi lasciati in stato di abbandono e degrado. Dall’altro lato ci sono problemi di carattere “politico”. Una maggioranza in stato di decomposizione come la nostra fa fatica ad amministrare serenamente un paese. Tentenna quando deve confrontarsi con l’opposizione. E, ad aggravare il quadro, c’è anche un problema di delicati equilibri interni, sui quali non intendo soffermarmi adesso, ma è evidente il clima di diffidenza e di tensione. C’è il problema di cambiare cavallo, cercando di non offenderne la suscettibilità. Che il cavallo in questione non sia adatto è uno dei pochi punti che mette d’accordo in modo quasi unanime maggioranza ed opposizione. Però è sconsigliabile creare situazioni di agitazione: un cavallo imbizzarrito può essere sempre pericoloso.


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Bilancio 2009: sotto di 96mila euro! di Benedetto Paris Tutti i comuni di Italia nella settimana passata hanno fatto un consiglio comunale con all’ordine del giorno il rendiconto di bilancio del 2009. Tutti, dal più piccolo al più grande (Roma in questi giorni prima ha votato il rendiconto e poi il 2010 facendo una pazza maratona)…tranne Labico. A Labico si decide che si può rimandare a fine agosto, superando il limite di legge del 31 luglio. Non si tratta però di forma. La questione non è la scadenza, ma il contenuto, la sostanza, del rendiconto del 2009. Infatti emerge che il nostro bilancio di competenza è andato in rosso di ben 146.000 euro, diventate 96.000 grazie all’utilizzo del guadagno fatto l’anno passato. A questo punto come non ricordare il buco di 120.000 euro che avevamo denunciato nell’assestamento del bilancio? Come non ricordare la denuncia delle multe come strumento di cassa? Come dimenticare i tagli fatti su cultura e soprattutto scuola fatti per coprire buona parte di questo buco? Ma da dove viene questo buco? Cosa è stato tagliato? Se compariamo le previsioni con quanto effettivamente è entrato e abbiamo pagato abbiamo delle belle sorprese. Innanzitutto le entrate: 60.000 euro in meno di ICI 40.000 euro in meno di Addizionale IRPEF (a Labico è al massimo!) 190.000 euro in meno da sanzioni amministrative e sanatorie, come infatti avevamo denunciato un anno fa!

A questo c’è da aggiungere l’aumento di costi di alcuni servizi che sono stati scaricati sui cittadini: L’acquedotto comunale, che con il nuovo contratto di gestione ci è costato 64.000 euro in più rispetto al 2008; Il Gestione dei Rifiuti, che in un anno ha aumentato i suoi costi addirittura di 100.000 euro!

In tutto fanno 340.000 euro in meno di entrate rispetto alle previsioni, ridotte a 280.000 euro grazie al boom delle multe che ha portato 60.000 euro in più rispetto alle previsioni. Alle minori entrate si aggiungono quelle dovute ai minori finanziamenti di opere pubbliche (-1.918.000 euro) e alle minori entrate da concessioni cimiteriali (-160.000 euro). Chi ne ha fatto le spese? Cosa è stato tagliato? La scuola ha ricevuto un taglio di 35.000 euro (considerando anche gli interventi di manutenzione straordinaria tagliati) La biblioteca è stata de finanziata (-4.500 euro) Lo sviluppo economico e commerciale (- 5.000 euro) La pubblica amministrazione , che ha fatto la parte grossa con tagli per 46.000 euro.

Il controllo del potere a Tramezzate si basa su un meccanismo molto semplice: la collocazione del diritto (e dei diritti) in una sorta di nebulosa, dove non è dato sapere cosa sia legittimo, cosa no, dove si collochi la linea di confine tra il diritto del singolo e il favore del potente. Prendiamo, ad esempio, una civile abitazione o un esercizio commerciale. Se un ignaro cittadino entra in possesso della prima o del secondo pensa di avere acquisito il bene nella sua interezza, compresa, che so, l’agibilità. Chi c’era prima, infatti, abitava in quella casa o svolgeva un’attività commerciale in quel locale. Però a Tramezzate non sempre è così. Ed è meglio non fare troppe domande. L’importante è avere la consapevolezza che quello che si pensava fosse un diritto diventa una gentile concessione. E sarà opportuno dire sempre grazie al potente quando lo si incontra e poi, possibilmente, dargli il voto alle elezioni. Per stare tranquilli. Altrimenti si corre il rischio di vedere applicare una legge che ci vede – inspiegabilmente - dalla parte del torto. Certo, è strana la sensazione di dover provare gratitudine per chi ci ha prima messo nella condizione di violare la legge e poi ci fa la grazia di non applicarla. Però a Tramezzate funziona proprio così e conviene farsene una ragione. Leo Vitro

Infine, un’ultima riflessione sulla gestione finanziaria del nostro comune: molte delle opere che vediamo realizzate o dei servizi realizzati sono sostenuti con i mutui, ma hanno un costo: in tre anni il costo annuo dei mutui è raddoppiato, arrivando a 140.000 euro l’anno, mentre continuano a mettere grandi numeri in previsione nei finanziamenti di opere pubbliche per poi arrivare all’accertamento con poche briciole in mano (solo l’8% rispetto alle previsioni!!!). Questa è la gestione del nostro comune: zero programmazione, indebitamento (molto fatto nel 2006 per preparare le elezioni), costo dei servizi gettato addosso ai cittadini e offerta di servizi al cittadino ridotta all’osso oppure alle esigenze di nepotismi e clientele personali come il caso dell’ufficio antiusura!

Cronache da Tramezzate

A questi si aggiungono una serie di minori spese dovute al non finanziamento di attività o costi fissi che si sono ridotti (pubblica illuminazione). Insomma, c’avevamo azzeccato: avevano gonfiato le entrate da sanzioni amministrative e hanno tagliato su quello che non gli interessa (scuola e cultura). 2


Anno 4 num 12

Pedaggi autostradali: solo

Due pesi e due misure…

Labico non fa ricorso al Tar

un uomo solo al comando

di Benedetto Paris

di Tullio Berlenghi

Dal primo luglio tutti noi cittadini paghiamo una tassa in più: l’obolo che il Governo Berlusconi con un decreto ha imposto su tutti quei pendolari che entrano a Roma per lavoro attraverso il casello autostradale di Roma Sud. Per noi labicani l’obolo varia dai 40 centesimi (entrando a S. Cesareo) agli 80 centesimi (Valmontone) al giorno, che in un anno lavorativo (300 giorni) valgono 120 o 240 euro in più di spesa.

A Colle Spina le feste private del sindaco creano qualche disagio. Il frastuono notturno sembra davvero intollerabile. Ci facciamo carico del problema e scriviamo una bella lettera all’amministrazione e – per conoscenza – ai carabinieri. La risposta – caso più unico che raro – arriva in tempi rapidissimi. Non ci risponde il sindaco (troppo impegnato a causarli i disagi, per aver tempo per risolverli) ma il vicesindaco, il quale, con encomiabile zelo, si attiva per garantire il rispetto della legalità. Un meraviglioso corto circuito amministrativo e politico sul quale vorremmo aprire qualche rapida riflessione.

Non solo, questo avviene mentre il Governo taglia del 50% i fondi per il trasporto pubblico alle Regioni, e così a cascata, a breve e sicuramente per il 2011 ci sarà una forte contrazione dei fondi ai comuni per il trasporto pubblico locale (salterà quasi sicuramente il collegamento Colle Spina/Casilina – Zagarolo) e per il Co.Tra.L. e per il contratto con Trenitalia, ovvero peggiorerà il servizio dei treni, che già ha tanti problemi tra ritardi, treni sporchi e treni soppressi sistematicamente (vi dice qualcosa quello delle 06.55?).

Prima ipotesi. Il vicesindaco agisce con il convinto proposito di tutelare gli abitanti di Colle Spina. Decisamente lodevole, anche se qualche malizioso potrebbe pensare che, sotto sotto, ci sia la lotta intestina per la prossima candidatura a sindaco, a cui Alfredo Galli punta senza troppi infingimenti. Seconda ipotesi. E’ uno studiato gioco delle parti. Il vicesindaco fa sue le ragioni dell’amministrazione e dei cittadini, ben sapendo che le feste del sindaco sono ormai terminate e quindi guadagna un bel figurone attivandosi immediatamente.

Secondo un recente studio della Provincia di Roma, Labico è uno dei pochi comuni dove più del 30% della popolazione è pendolare, quindi noi cittadini labicani saremo tra i più colpiti da questo assurdo obolo. Per noi labicani il pendolarismo è un carattere specifico e naturale: ci muoviamo per andare a scuola alle superiori (quest’anno anche per la materna…e non è la prima volta!), ci muoviamo per divertirci, appena possiamo prendere un motorino, ci muoviamo per l’università e per il lavoro…ci muoviamo per avere una vera “estate” con eventi e intrattenimento culturale. Questo tema deve essere al centro di una programmazione di servizi (pre-scuola, asilo nido, dopo-scuola, attività sportive, parcheggi, collegamenti pubblici), e invece nulla viene fatto dall’Amministrazione, manca totalmente questa sensibilità.

Altra considerazione. Quando il conflitto di interessi riguarda il sindaco, il vicesindaco è estremamente sollecito, ma quando il conflitto di interessi riguarda lui? Nell’ultimo consiglio comunale, a seguito di un’interrogazione, che a sua volta era intervenuta dopo svariate lettere, per una vicenda che si trascina dal 2004, sindaco e vicesindaco all’unisono avevano dichiarato che da lì a pochi giorni sarebbero intervenuti per correggere un’irregolarità – acclarata dall’ufficio tecnico - commessa nel cantiere diretto dal fratello del vicesindaco (era stato alterato il tracciato della condotta fognaria e “sigillato” il tombino di ispezione). Ovviamente non è successo nulla. L’irregolarità e sempre lì. L’intervento dell’amministrazione non c’è stato. Avevo scritto che sembra esserci una categoria di intoccabili a Labico. L’ho ribadito in consiglio comunale, incorrendo nella reazione stizzita del vicesindaco. A quanto pare, però, i fatti sembrano darmi ragione.

Intanto contro questa nuova tassa, la Provincia di Roma ha presentato ricorso e la Provincia di Rieti e moltissimi comuni della nostra zona hanno presentato un ricorso ad adiuvandum, tranne Monte Compatri e Labico. Il TAR ha dato ragione alla Provincia, ma adesso bisognerà aspettare il pronunciamento del Consiglio di Stato. Noi sosteniamo fortemente la contrarietà a questo provvedimento che penalizza i nostri concittadini, ma soprattutto rimaniamo sconcertati dalla scelta di Giordani e di Galli di non ricorrere contro questa scelta, di non difendere così gli interessi dei Labicani. Ancora una volta possiamo dire che pensano solo ai loro affari e non curano gli interessi di tutta la collettività!

E’ nato il TG LOV … una voce di opposizione! Guarda Labico On Video su http://vimeo.com/Labico 3


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Lavoro e lavoratori

di Maurizio Spezzano

Concentro la mia attenzione su tre fatti, tutti riguardanti il lavoro e i lavoratori, argomento sempre meno dibattuto e quasi scottante, soprattutto da questa maggioranza, attenta ad altro ma non ai diritti e al rispetto di chi lavora e degli impegni presi, solennemente.

torto di trovarsi in un posto sbagliato, occupato da famigliari, senza che lei famigliare lo fosse. La rabbia monta il doppio se penso a tutte le volte che hanno invece tutelato egregiamente i propri interessi. Penso, ad esempio, limitandomi per ora al solo cavalier sindaco, che in quattro e quattr'otto ha subito creato dal nulla una commissione grandi eventi con il compito di non so cosa fare per le sue belle iniziative private: festa privata, commissione pubblica; penso, ad esempio, alla sagra della nocciola, alla strada pubblica che attraversa le sue proprietà, all'individuazione della zona turistico ricettiva nel nuovo PRG, etc, etc, etc. Di esempi ne potrei fare a iosa, anche su tutti gli altri, a partire dal vice, dagli assessori, per finire ai singoli consiglieri. Lo dico senza arrabbiarmi e senza imprecare: a Labico si pone il problema della questione morale, che è grande come una casa, non di quelle da loro costruite. E' un problema reale e da recidere alla radice, e questa radice ha nomi e cognomi.

Sportello antiusura

Tutti conoscete le avventure di questo sportello clientela ma forse non tutti conoscete i risvolti che si sono succeduti nell'ultimo periodo. Eravamo rimasti alla denuncia da noi fatta sulle assunzioni famigliari ordite da esponenti di maggioranza con un’interrogazione che chiedeva di fare piena luce e un mio intervento molto duro in Consiglio Comunale, in cui denunciavo l'abuso di potere da parte di alcuni che avevano abusato della carica per "premere" sulle assunzioni di propri famigliari. In occasione dell'ultimo Consiglio hanno risposto all'interrogazione, ma a modo loro, lasciandoci del tutto insoddisfatti, pur ammettendo - e di questo do atto all'assessore Di Stefano - l'utilizzo di procedure poco trasparenti e scorrette e promettendo maggiore attenzione in avvenire, senza però prendere provvedimenti su quanto da noi denunciato e avallando, di fatto, un caso di vera illegalità e ingiustizia. Faccio un esempio: è come dire che un ladro ammette di aver rubato, ma si tiene la refurtiva. E' chiaro che chi ha commesso un reato deve essere perseguito, soprattutto sottraendogli ciò di cui si è impossessato indebitamente, magari concedendogli le attenuanti generiche, ma non la refurtiva. Passata la risposta, è arrivato in men che non si dica il licenziamento di uno dei tre lavoratori, dopo averle fatto intorno terra bruciata. Mi è stato riferito che, a seguito di un diverbio, questa lavoratrice abbia fatto ricorso al pronto soccorso per un forte attacco di tachicardia. La risposta è stata il licenziamento in tronco per raccomandata e senza margini di manovra, facendo venire meno ogni diritto o tentativo di conciliazione tra le parti, come si è soliti fare. Quasi nessuno, sembra, si sia minimamente interessato di sapere o conoscere i motivi di una sì grave decisione, convocando, ad esempio, la parte debole, il lavoratore, contro l'arroganza di chi pensa di avere il coltello dalla parte del manico, il datore di lavoro, accettando, di fatto, come buona una lettera durissima di licenziamento senza un minimo di contraddittorio o il dubbio che ciò potesse essere eccessivo. Eppure stiamo parlando di soldi pubblici, gestiti da un privato per nostro conto, a cui non compete di licenziare in tronco, dopo aver scelto di seguire logiche clientelari e famigliari inconfutabili. Né mai il sindaco o il vicesindaco, con delega al personale, hanno convocato il lavoratore per sapere o informarsi, se non un incontro informale con il segretario, che avrebbe dovuto essere il preludio di un incontro con gli amministratori. Se volevano dimostrare di essere forti, hanno dimostrato tutta la loro debolezza, sbarazzandosi, come di un giocattolo oramai logoro, di una lavoratrice che ha avuto l'unico

Lavoratori GEA

Anche su questi lavoratori abbiamo avuto da dire, impegnandoci per una retribuzione giusta, almeno in parte, e per la tutela della loro dignità. Ma il tempo passa e qualcuno si dimentica degli impegni e delle scadenze. Si dà il caso, ad esempio, che il loro contratto sia scaduto il 30 aprile e che sia stato prorogato per altri trenta giorni dal responsabile dei servizi sociali. Alla scadenza dei trenta giorni si sarebbe dovuto approvare in Consiglio Comunale una nuova convenzione. Ma ciò non è successo, perché quel punto non è mai arrivato in Consiglio, anzi alla scadenza, con delibera di giunta, è stata decisa una nuova proroga di trenta giorni, scadenza 30 giugno. Siamo alla fine di luglio e all'orizzonte non c'è nulla, almeno fino a questa mattina (29 luglio 2010). Nel frattempo, il 28 maggio, in sede di approvazione del bilancio passa un mio emendamento, sottoscritto dall'intero gruppo, che chiede di ridurre il fondo di riserva di € 10.000 finalizzandoli all'adeguamento dei compensi dei lavoratori GEA, che continuano a percepire compensi ridicoli, soprattutto il lavoratore esterno, impegnato in lavori che teoricamente non dovrebbe fare. La maggioranza fa maretta, ma non può dire di no, chiedendoci di ridurre l'emendamento a € 6.000. Accettiamo con dolore la proposta e votiamo all'unanimità. Ora vengo a sapere che l'aumento non sarà per tutti, come votato in Consiglio ma solo per uno o alcuni, dividendo ancora una volta i lavoratori in categorie, facendo venire meno il principio solidaristico e l'efficacia giuridica dell'emendamento. E' chiaro che questo non potrà passare, anche perché sono intenzionato a seguire tutte le vie legali per far prevalere il rispetto della legge sulle camarille da cortile che contraddistingue questo pollaio, chiedendo che venga rispettato il voto e la volontà del Consiglio, mettendo in guardia i lavoratori e i loro famigliari di questa ennesima truffa, frutto dell'arroganza e del poco rispetto che si ha del lavoro altrui e delle problematiche sociali. Chiederò, inoltre, che gli aumenti partano dalla stipula della nuova 4


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convenzione, quindi a fare data dal 1 maggio 2010, partenza naturale della nuova convenzione. Volevo chiarire che l'emendamento era volutamente di € 10.000, perché si sarebbe potuto usare una parte, quella cassata, per far partire delle borse stagionali per famiglie indigenti o persone segnalate dai servizi sociali. Ma a questa maggioranza manca la sensibilità umana e lo sguardo fiero di chi vuole affrontare i problemi, a partire dalla tutela dei diritti degli ultimi. Innocenzo Nuzzi, detto Cencio Ultima questione. Innocenzo Nuzzi, amichevolmente detto Cencio, va in pensione dopo anni e anni di lavoro. Giusto che anche lui si goda la sua meritata pensione. Non so con certezza quanti anni abbia lavorato per il nostro comune, trenta, quaranta, forse più o forse meno. Per ragioni che si fatica a comprendere, Cencio non ha avuto la considerazione che qualunque lavoratore prossimo alla pensione merita. Avreb-

bero dovuto rendergli i giusti onori, ad esempio, ringraziarlo ufficialmente dei tanti, pure troppi, servizi resi, a volte resi ad esclusivo vantaggio di alcuni, ma fatti perché non poteva dire di no. Sono convinto che nella sua semplicità si aspettava questo "onore": ricordarsi di lui e del suo lavoro, dei servizi resi e della fatica versata. Invece, niente. Un trafiletto di due righe, dicansi due righe, banalmente scritte, giusto perché Innocenzo Nuzzi, detto Cencio, ha manifestato la sua delusione per questa triste dimenticanza. Le occasioni non sono mancate e altre ancora ce ne saranno. Allora gli auguri glieli faccio io a nome di tutto il gruppo di Cambiare e Vivere Labico, dei labicani onesti e di chi rispetta il lavoro altrui: goditi la pensione e non pensarci, lavoratore Cencio, sei stato e sarai un'icona di questo paese, con tutti i limiti umani che ognuno di noi ha, ma anche tu nel tuo piccolo e con la tua semplicità hai contribuito ad arricchire questa comunità.

Guarda chi si rivede? Il Sindaco… Fa sempre piacere scoprire di avere un sindaco (il desaparecido dell’estate), anche solo per leggerne gli affannosi e farseschi tentativi di replica alle nostre critiche. Prendiamo l’ultima uscita di Andrea Giordani, che – grazie a qualche compiacente titolista – annuncia “Giordani sbugiarda l’opposizione”. Peccato che, leggendo bene l’articolo, ci si accorge che Giordani riesce solo a sbugiardare sé stesso. La prima cantonata la prende citando la legge sugli appalti. La chiama legge “Merloni”. Per carità, una legge che regolava le procedure di affidamento dei lavori pubblici soprannominata “Merloni” l’abbiamo avuta: era la legge n. 109 del 1994. Peccato che sia stata abrogata con l’approvazione dell’attuale codice degli appalti (d.lgs. n. 163 del 2006). Vabbé, poco male, in fondo perché chi non è abituato a rispettare le regole dovrebbe conoscerle? Poi se ne esce ad affermare (non a spiegare) la differenza tra “albo dei fornitori” ed “elenco delle ditte di fiducia” (sì, sì, proprio lui, la stessa persona che equipara l’investitura a cavaliere templare al matrimonio civile), quasi come se fosse la ragione del contendere o avesse un qualche rilievo. L’unico elemento degno di nota è che a Labico non c’era nulla che somigliasse né al primo né al secondo e solo a maggio – quindi dopo le nostre rimostranze sulle modalità di affidamento dei lavori pubblici - si è avviata una procedura per istituire un elenco “pubblico” delle imprese di fiducia (uno “privato” si presume l’avessero già). Come se non bastasse, si avventura in un insidioso sentiero riguardante presunte indagini della magistratura, cosa su cui io farei disinformazione, affermando “con certezza” che non c’è nessun procedimento giudiziario in corso. Anche qui non ha le idee chiare. Cosa intende per “procedimento giudiziario”? Se intende il processo in senso stretto, allora le indagini ne costituiscono la fase precedente, e pertanto possono tranquillamente essere in corso, che a lui piaccia o no (e poi come fa ad essere così certo…). Del resto qualche indagine sul loro operato è già stata avviata in un recente passato e il suo sodale Alfredo Galli è al momento sotto processo, accusato di un reato contro la pubblica amministrazione (e per un amministratore non è

di Tullio Berlenghi

proprio un bel biglietto da visita). E questo lo posso dire con piena cognizione di causa, visto che in quel procedimento noi dell’opposizione ci siamo costituiti parte civile in vece del sindaco, che se n’è guardato bene. Ha ragione a dire che non spetta a me trarre le conclusioni (e, infatti, non ne traggo), ma certo è un mio diritto/dovere controllare l’operato della pubblica amministrazione ed è un mio preciso diritto avere (ed esprimere) delle opinioni. E la mia opinione è che quell’appalto (ma non è l’unico) ha diversi elementi oscuri, che a noi dell’opposizione sarebbe piaciuto chiarire. Perché, ad esempio, non si è preoccupato di rispondere alla mia principale obiezione? Ossia al fatto che quei lavori sono stati affidati con un ribasso del 3%, quando le medie degli appalti pubblici superano il 20%? Visto l’importo dei lavori ci saremmo trovati di fronte ad un risparmio (solo per quell’appalto) di qualcosa come centomila euro. Esattamente la cifra che il rendiconto di bilancio reca come disavanzo. Ma che ci importa, noi il rendiconto neanche lo approviamo. E, comunque, a pagare quei centomila euro sono sempre i cittadini. Un’altra questione mi ha particolarmente colpito dei distinguo di Giordani. Il nostro primo cittadino, infatti, ci tiene a far sapere che non bisogna confondere le responsabilità degli amministratori e quelle del personale amministrativo. La sensazione è che il suo intento non sia tanto quello di spiegare a me la differenza – ma ne ascolterei estasiato la lectio magistralis in merito – quanto quello di mettere in chiaro che, in caso di irregolarità, a pagarne le spese con la giustizia sarebbero in primis i dipendenti comunali. Problemi loro, dunque. Un vero gentleman. Infine, visto che il sindaco mi ha definito ironicamente “tuttologo”, vorrei proporgli un bel dibattito pubblico in cui ci si possa confrontare sui temi dell’amministrazione, magari solo per spiegarmi come funziona la macchina amministrativa: ruoli, funzioni, appalti, trasparenza, ecc. ecc. Dubito che accetterà, ma posso assicurare che, anche se dovesse fare una figuraccia, mi tratterrò dalla tentazione di chiamarlo “nullologo”. 5


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Le giuste considerazioni Si potrebbe scrivere di molti argomenti, perché molti sono i problemi insoluti a Labico con altri che si sommano, mentre il sindaco, cieco di tutto questo, nel chiuso del suo castello, continua a rallegrarsi con se stesso per gli eventi organizzati nella sua azienda, con il paese che si avvia mestamente all'agonia e con la piazza che continua a svuotarsi sempre di più, i commercianti ad impoverirsi e gli adolescenti ad annoiarsi. Gli unici che hanno dato un po' di colore a quest'estate labicana, a costo zero, sono stati i suoi giovani e qualche associazione, che hanno ben pensato di recuperare il borgo labicano, con le sue piazze e la sua fontana - non il borgo privato, tra noccioleti e musica assordante per i soli paganti, incuranti del malessere sociale e lo stato di crisi che attanaglia le famiglie. Una maggioranza talmente malmessa che non riesce a convocare più un consiglio comunale, mentre il rendiconto, da approvare a giugno, slitterà in altro periodo; commissioni svuotate di ogni potenzialità e convocate sempre più di rado, mentre quella urbanistica non viene più convocata da mesi, malgrado gli impegni solenni e la mole di lavoro che potrebbe svolgere. C'è da vergognarsi di tutto questo, sarebbe il caso di tirare una linea e fare il totale, e a conti fatti mandare a casa questo gruppo di menefreghisti che non ha a cuore la nostra comunità. Una maggioranza che gestisce il comune come se fosse cosa privata, per non dire loro, in cui tutto viene assoggettato ai propri interessi o ai gruppi di domestici che genuflessi li acclamano, accontentandosi di qualche ossicino da leccare. Non hanno visione dei bisogni dei cittadini, un po' come Maria Antonietta che suggeriva al popolo di mangiare le brioches in mancanza di pane. Vivono in un'altra dimensione, fuori dal normale, dalla quotidianità, dai disagi, dalle paure, dalle debolezze di chi arranca per arrivare a fine mese. La loro è una società a misura di portafoglio e non di umanità, di ricchezza ma non di amore, di egoismo e nessuna generosità.

di Maurizio Spezzano

Questo modo di amministrare è tipico del sistema padronale, che regala il pane senza insegnare a produrlo, tale da essere indispensabile ogni giorno, assoggettando chi ha fame e abbrutendolo l'anima di chi è costretto a fare loro ricorso. Ma i tempi sono cambiati e sono maturi per un salto di qualità. Una comunità che possa fare a meno di chi ci affama e che sia in gradi di riaffermare un briciolo di giustizia sociale e attenzione nei confronti di tutti i cittadini, in modo particolare dei più deboli. C'è bisogno di una svolta politica e morale: mandare in soffitta questo sistema e azzerare clientele e consulenze, favori e ricatti, paure ed intimidazioni, per costruire insieme un percorso che punti a una primavera duratura, in cui i soggetti chiamati a reggere le redini dell'amministrazione guardino al futuro, progettando una comunità a misura d'uomo, senza selezione di parte, ma che abbia al centro la persona e i suoi bisogni. In questi giorni di vacanza, leggendo mi sono imbattuto su una frase di Enrico Berlinguer che calza a pennello alla realtà labicana: "Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia". E' il momento di dare seguito a questo auspicio abbattendo un potere stantio e fine a se stesso, egoista e privo di scrupoli, che fa di Labico una prigione in cui in pochi decidono per tutti, in base ai propri interessi e al proprio tornaconto. Noi continuiamo a credere che tutto questo sia possibile. Oggi i cittadini hanno la possibilità di poter esprimere un giudizio sul nostro operato di opposizione e sulla serietà della nostra proposta amministrativa. Noi siamo diversi da loro, lontani dagli affari, anche di famiglia, ma propensi a creare i presupposti per una nuova comunità di benessere e di felicità. Sì, anche di felicità, condizione trascurata da chi è intento solo ad accumulare soldi e ricchezze.

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Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico   

Anno 4 num 13 28 agosto 2010

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E se qualche volta si ammettessero gli errori? di Tullio Berlenghi Il confronto tra maggioranza e opposizione è spesso serrato, talvolta volano parole grosse, altre volte gli animi si infervorano, il confronto diventa scontro, contrapposizione quasi fisica, al punto da perdere di vista l’oggetto del contendere. Tra noi (opposizione) e loro (maggioranza) si sono avuti spesso momenti tesi e aspri. Nei quali ognuno è rimasto fermo nella propria tesi. Però, talvolta, non si aveva a che fare con semplici opinioni, le quali, per definizione, possono serenamente differire. Qualche volta gli scontri tra noi e loro vertevano su questioni ben precise, “fatti” per così dire, su cui non c’era né ci poteva essere una lettura diversa. O era in un modo o in un altro. Qualcuno dei due sbagliava, anche se non voleva ammetterlo. Per rispetto della verità storica credo sia giusto fare un piccolo (ancorché incompleto) elenco di alcune delle questioni su cui ci siamo accapigliati, cercando di capire chi aveva le idee chiare e chi stava prendendo una cantonata. 1. Forma degli atti. Per cercare di nascondere il congelamento delle dimissioni di Di Stefano avevano cominciato a fare gli atti di giunta senza dire quale fosse la composizione dell’organo. Abbiamo detto che la procedura era illegittima. Loro hanno negato fortemente. Recuperato Di Stefano hanno di nuovo predisposto correttamente gli atti. Un figurone.

2. Questione centro d’infanzia privato. Ci accorgiamo di un’irregolarità nell’erogazione gratuita dei pasti da parte del comune e chiediamo spiegazioni. Replica stizzita e arrogante, con tanto di manifesto con cui si gridava “VERGOGNA” al nostro indirizzo. Intanto proprio per quella vicenda il vicesindaco è sotto processo penale per abuso d’ufficio. Chi si dovrebbe vergognare? 3. Assunzioni facili. All’inizio sono partiti con la minaccia di querela per diffamazione. Poi qualcuno – non tutti – ha ammesso pubblicamente in consiglio comunale che, in effetti, la questione era stata gestita in modo poco corretto. Certo i due raccomandati dalla maggioranza restano saldamente al proprio posto. Però della querela neanche l’ombra. 4. Appalti. Quella degli appalti è una nostra grande vittoria. Abbiamo espresso dubbi e perplessità sulle modalità con cui gestiscono l’affidamento dei lavori pubblici e delle forniture e del fatto che mancasse l’elenco dei fornitori e delle ditte di fiducia. Addirittura sia Galli che Giordani hanno provato ad inoltrarsi in un terreno a loro completamente ignoto, il diritto amministrativo, cercando di dare lezioni in proposito. Ovviamente solo attraverso i comunicati stampa, ché un confronto pubblico in materia dubito che abbiano voglia di sostenerlo. La cosa divertente è che adesso – finalmente – gli appalti vengono fatti con delle gare “vere”, con procedure aperte, e con ribassi degni di questo nome. In più, da pochi mesi, abbiamo anche l’istituzione dell’elenco delle imprese di fiducia. Come mai? 5. Sagra delle nocciole. L’anno scorso venne organizzata, con i soldi pubblici, una bella festicciola privata con tanto di cena di gala a numero chiuso riservata al sindaco, al vicesindaco ed ai loro amici. Vennero completamente ignorati quasi tutti i produttori di nocciole di Labico, grandi e piccoli. Criticammo duramente la gestione privatistica della sagra e il mancato coinvolgimento dei produttori labicani e la risposta fu ancora una volta all’insegna del “comandiamo noi e facciamo come ci pare”. Quest’anno l’invito, seppur tardivo, è esteso a tutti i produttori. Ci vuole sempre un po’, ma alla fine ci arrivano anche loro.


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La realtà dei fatti… ché a Labico a volte resta nascosta! Dal fabbro ai “porchettari”, le bugie che fanno comodo alla maggioranza di Tullio Berlenghi

Ci sono almeno due strade per fare informazione (e disinformazione). Una è quella della chiarezza, della trasparenza, dell’assunzione di responsabilità. Ed è quella che abbiamo intrapreso noi sin dall’inizio della consiliatura. Affidiamo il nostro pensiero ad affermazioni pubbliche (nelle iniziative, nei consigli comunali, coi comunicati stampa, sul nostro giornale, nei siti e nei blog). L’altra strada è quella del passaparola. Delle mezze frasi. Delle allusioni. Delle chiacchiere. Ora, non è chiaro quale strada perseguano i nostri amministratori, che dicono poco e niente in consiglio comunale, non hanno un proprio giornale (non fa testo “notizie dal comune”, l’organo istituzionale con cui fanno propaganda, ma la cui frequenza triennale lo rende poco credibile) e tendono il più possibile a rimanere nell’ombra. Sappiamo però che la seconda strada è comunque molto battuta, visto che arrivano anche alle nostre orecchie “notizie”, fatte girare ad arte da qualche nostro zelante detrattore, difficili da smentire, proprio perché prive di fonte, di ufficialità, di concretezza, ma che producono – in tutta probabilità – l’effetto denigratorio voluto. Faccio un esempio tangibile. Proprio mentre molti di noi erano in vacanza, è stata avviata un’operazione di controllo che ha portato alla chiusura dei due “porchettari”. Non conosco con esattezza i termini della questione. Non so sulla base di quali violazioni di legge siano state disposte le misure, né da dove sia partita l’iniziativa. Quando l’ho saputo, ho semplicemente preso atto, auspicando personalmente una positiva conclusione della vicenda, sperando che le irregolarità riscontrate non fossero troppo gravi. Al mio ritorno dalle vacanze però qualcuno mi ha posto una semplice domanda: “E’ vero che avete fatto chiudere i porchettari?”. Trasalgo. “Cosa avremmo fatto?”. “Sì, sì, i porchettari”. “Li hanno fatti chiudere e si dice che sia stata l’opposizione”. “Chi lo dice?”. “Gira la voce”. Ecco questa si chiama cattiva informazione. La più perniciosa. Perché non è contestabile se non con il diretto interlocutore. Ma, intanto, la stessa voce sta girando di bocca in bocca e non si sa chi ne sia la fonte. E’ come un virus. Difficile da fermare, difficile da controllare. Proviamo allora ad affrontare questa nuova pandemia, spiegando – ancora una volta – che bisogna diffidare di chi non ha il coraggio di fare affermazioni in prima persona, assumendosi la responsabilità di quello che dice. Se c’è qualcuno che è convinto che noi “abbiamo fatto chiudere i porchettari”, abbia il coraggio di dirlo pubblicamente, magari in mia presenza. Personalmente non amo diffusa cultura che attribuisce alla “delazione” un disvalore maggiore del mancato rispetto delle leggi (è la stessa cultura delle organizzazioni criminali), ma vorrei che fosse chiaro che il nostro compito non è quello di andare in giro a fare controlli. Questo è un lavoro dei vigili urbani e delle forze dell’ordine e ogni cittadino che ritiene vi sia una violazione di legge ha il diritto/dovere di segnalare il caso alle autorità, che, a loro volta, hanno il dovere di sanzionare l’illecito. Questo in uno stato di diritto. Noi, come opposizione, cerchiamo di occuparci delle questioni che riguardano l’interesse della collettività. Colgo l’occasione per tornare all’unico caso in cui una nostra segnalazione diede vita a forti polemiche. Mi riferisco ad un’attivi-

tà, definita “insalubre” dalla nostra normativa, che si svolgeva nel nostro centro storico. Avevamo chiesto al sindaco di farsi carico della situazione e di trovare una soluzione con gli interessati per far spostare l’attività in un luogo più adatto, dando eventualmente il tempo necessario. Niente da fare. Quando è intervenuta l’ASL non ha potuto fare altro che riscontrare l’assenza delle condizioni di sicurezza sanitaria e ha intimato la chiusura dell’attività. Un’altra amministrazione si sarebbe fatta carico del problema “prima” e non avrebbe lasciato trascorrere tanti anni in una situazione di ambiguità e incertezza, per poi scaricare sull’opposizione la “colpa” della chiusura. Per completezza di informazione credo sia utile dire chi aveva – ben prima di noi – vietato lo svolgimento dell’attività all’aperto: l’allora sindaco Alfredo Galli, con propria ordinanza, nel lontano 2003. Un modo davvero poco elegante per scaricare le proprie responsabilità, mantenere il consenso e lasciare che siano gli altri a passare i guai.

Per non smarrire il senso di Tullio Berlenghi della comunità Nei giorni scorsi è stata diffusa una lettera, firmata da alcune mamme, con cui si lamentava il fatto che il centro anziani, che ha ospitato le due settimane di centro estivo organizzato dalla parrocchia, avesse negato la disponibilità delle cucine per preparare un primo piatto caldo per i ragazzi. L’amministrazione comunale non ha cercato una soluzione razionale e ha “risolto” il problema ordinando i primi piatti all’esterno, ovviamente a carico del bilancio comunale (paga sempre pantalone). Questo semplice episodio merita una duplice riflessione. La prima è che abbiamo a che fare con un’amministrazione molto attenta e solerte quando sono in ballo interessi speculativi, ma svogliata e distratta quando si tratta di occuparsi degli interessi della collettività. In questi casi, quando proprio non si può far finta di niente (la tecnica preferita), si cerca la soluzione meno impegnativa. Nella fattispecie si è voluto “accontentare” le mamme e gli organizzatori del campo estivo fornendo direttamente i pasti, ma senza urtare le suscettibilità del centro anziani, da sempre serbatoio di voti da curare con attenzione. La seconda riflessione riguarda il rapporto che tutti noi abbiamo con la cosa pubblica. Ed è un rapporto distorto, che non tiene conto del fatto che la “cosa pubblica” è uno degli elementi fondanti di quella che dovrebbe essere la nostra comunità. Una comunità sociale, che può esistere solo se ognuno di noi contribuisce a tenerla viva. Altrimenti diventa un’arida sommatoria di individualità, del tutto priva di quel senso di unione e di appartenenza che invece costituisce la vera ricchezza di un paese. Un senso di appartenenza magistralmente interpretato dai ragazzi del centro giovanile, i quali hanno dedicato due settimane del proprio tempo per aiutare il parroco a realizzare il centro estivo. Certo l’esempio che viene dai nostri amministratori non aiuta a consolidare questo aspetto sociale. Un’amministrazione che confonde il mandato elettorale con l’acquisizione e libera disponibilità delle proprietà e degli spazi pubblici non invoglia certo i cittadini a


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contribuire alla costruzione di un modello sociale basato sull’altruismo e sulla solidarietà. Però è necessario fermarsi e riflettere. Da un lato dobbiamo riprendere consapevolezza del fatto che i pochi spazi e le poche strutture pubbliche che abbiamo non appartengono a chi ne è affidata la gestione. Che si tratti dei campi sportivi, della piazza, del centro anziani o del centro giovanile. Quegli spazi sono comunque di tutti noi e chi li gestisce non è beneficiario di un privilegio, ma è il custode di un bene pubblico. Un ruolo importante, che va rispettato e che comporta grande senso di responsabilità, ma che sarebbe sbagliato trasformare in esercizio arbitrario del potere. Conosco molte persone che frequentano il centro anziani, a cominciare dal presidente, che da diversi anni sta dedicando il proprio tempo e le proprie energie a tenere viva una realtà che svolge in ogni caso una funzione fondamentale per il paese, e sono convinto che la sensibilità dei singoli non è certo quella che è emersa dallo spiacevole episodio di qualche settimana fa. In fondo – a ben guardare – si era trattato della visita di alcuni bambini ai propri nonni. E proprio non riesco ad immaginare un nonno o una nonna che negano un piatto di pasta al proprio nipotino. Men che mai a Labico.

Estate labicana, chi l’ha vista? di Danilo Giovannoli

Avrei potuto tranquillamente riproporre gli articoli delle estati 2007-0809, perché di fatto siamo arrivati alla quarta di questa amministrazione e ancora una volta il paese è stato dimenticato. È chiaro e lampante che da parte di questi amministratori non c’è volontà di programmazione, di rivalutazione delle nostre tradizioni e come al solito la nostra gente è obbligata a trascorrere i fine settimana di giugno, luglio ed agosto nei paesi limitrofi dove almeno uno straccio di manifesto del programma estivo c’è. Ma come si può concepire un comportamento del genere? Come si può pensare di sistemare la pratica di un intera estate con una cover band di Rino Gaetano - tra l’altro molto brava - e lavarsene le mani? Prima le responsabilità erano della consigliera Mariolina Saviano che, nonostante un boicottaggio della maggioranza, attraverso le poche risorse disponibili riusciva a mettere su 3 o 4 eventi, adesso che abbiamo un Assessore, che dovrebbe avere una maggiore disponibilità economica e possibilità di gestione, stiamo peggio. Sono deluso ed amareggiato perché ancora una volta ho sperato in una estate frizzante, dinamica, allegra e invece nulla di tutto questo… solito pressappochismo e solite risposte: “ i sordi do i pigli?”. Alcuni gruppi di ragazzi, alcune associazioni vi hanno dimostrato che con il lavoro e con l’impegno si sono realizzate serate magnifiche. Quella fatta al lavatoio, per esempio, carica di emozioni e di rispetto per le tradizioni del nostro paese, avrebbe meritato da parte dell’amministrazione comunale attenzione e partecipazione. Non sono i soldi che fanno la cultura a Labico. La cultura si fa con l’impegno, con la voglia di fare, di coinvolgere, di scoprire, di partecipare. La cultura a Labico si fa anche con un piatto di “gnocchi a coda de sorica e nà zazzicchia”, basta avere la voglia e il senso di appartenenza al proprio paese. E’ proprio questo mancato senso di appartenenza in alcuni esponenti di maggioranza che sta distruggendo Labico. In questa maggioranza non c’è entusiasmo, non c’è grinta, sembra solo che si aspetti con ansia il 2012, ma altri 2 anni non sono pochi!

Vandalismo e giovani: rischio esplosione tra cinque anni di Benedetto Paris E’ ormai almeno un anno che in Consiglio comunale denunciamo il problema vandalismo a Labico: il fontanile, il centro storico, gli spogliatoi del campo sportivo, il parco di Palazzo Giuliani, il parco P. Tulli… tanti sono gli esempi di luoghi deturpati da tanti piccoli atti vandalici che vengono compiuti nel nostro territorio, per lo più da ragazzi tra i 12 e i 18 anni, l’attuale piena adolescenza. Il problema è serio perché riguarda beni pubblici (e i costi per la loro manutenzione), riguarda i privati cittadini danneggiati, riguarda i bambini stessi e le loro famiglie. In questo anno abbiamo più volte sollecitato un intervento dell’amministrazione, chiedendo di agire su più fronti: il controllo del territorio (con il passaggio dei carabinieri presso i parchi e il campo sportivo nelle ore della notte), ma soprattutto azioni sociali per far uscire dalla noia i ragazzi e le ragazze di Labico. L’Amministrazione dal canto suo ha annunciato un piano per la videosorveglianza del territorio aderendo ad un progetto del Comune di Lariano (di cui però si sono perse le tracce!) e ha realizzato lo sportello sicurezza, che dovrebbe intercettare i casi di disagio, segnalarli affinché vengano seguiti. Noi pensiamo serva altro, o meglio serva qualcosa in più, in quanto in linea di massima queste due azioni possono avere un valore positivo, ma non bastano. Ai ragazzi del nostro comune servono servizi, stimoli, spazi, impegno. Serve innanzitutto uscire dalla noia. Uno di questi ragazzi, appena beccato a rubare una merendina in un alimentari e ad accendere petardi davanti il portone di una casa, dopo un mio “duro“ rimprovero mi rispose: “ci cacciate da qua (il centro storico), ci hanno cacciato da santa maria, ci hanno cacciato dal parco (P.Tulli), dove andiamo? Che facciamo?” Per quanto furba come risposta, questa aveva un fondo di verità. Se consideriamo l’età maggiore ai dodici anni per un ragazzo (diverso per le ragazze) non c’è nulla: non c’è attività sportiva (solo per le ragazze c’è pallavolo e danza), non c’è attività culturale, non c’è uno spazio, non c’è uno stimolo. Se vogliono qualcosa devono andare fuori, devono sperare di avere un genitore “libero” che possa accompagnarli in uno dei comuni vicini, oppure aspettare di avere 14 anni e andare con il motorino. Il centro giovanile è sicuramente una prima importante risposta a questa domanda di spazi e servizi, ma si rivolge ai ragazzi maggiori di 15 anni e comunque deficita di operatori con una preparazione pedagogica in grado di intervenire davanti ai casi di devianza o comunque di disagio che un adolescente può soffrire. E allora serve di più e prima: serve lo sport (ottima notizia la scelta della scuola calcio di aggiungere un anno in più con una nuova formazione arrivando a coinvolgere i bambini maggiori a 10 anni), serve l’attività post scolastica (che oggi non è stata finanziata all’associazione che la fa), serve una biblioteca vera (che fine ha fatto assessore? Non doveva aprire a giugno? Per quanto ci prendete in giro?), serve addirittura una ludoteca! E ancora di più serviranno nei prossimi anni: al 17 agosto i bambini tra i 0 e i 4 anni sono la metà di quelli tra i 5 e i 14 anni, che sono 673, il che significa che tra cinque anni avremo poco meno di 1000 bambini in età pre o adolescenziale. Bisogna iniziare a rispondere ai loro bisogni e a quelli dei loro genitori, spesso pendolari (Labico è uno dei pochi comuni della Provincia di Roma con più del 30% dei residenti pendolare) e che quindi hanno maggiore bisogno di servizi veri all’infanzia e all’adolescenza che li sostenga nella loro funzione genitoriale e educativa, se vogliamo avere un paese migliore e più sicuro.

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Nocciole non fa rima con zona industriale Anche quest’anno torna la sagra delle nocciole. Personalmente l’augurio è che questo appuntamento, liberato dall’approccio padronale e personalistico dell’anno passato, diventi un’occasione periodica per stare insieme, ma soprattutto di valorizzazione del principale prodotto tipico del nostro territorio, quanto meno per quella che è l’attuale produzione. Infatti a Labico sono molti gli ettari coltivati a nocciole, così come i quintali raccolti, ma soprattutto solo a Labico, tolta l’area dei Monti Cimini nel viterbese, si coltiva la nocciola gentile, quella più pregiata, più piccola e con maggiore sapore. E’ quindi giusto e opportuno che le nostre istituzioni avvino una seria valorizzazione di questo prodotto, ma una sagra non basta. Oggi il settore è in forte difficoltà a causa dell’immissione nel mercato di ingenti quantità di prodotto a prezzi fortemente ridotti da parte della Turchia, con l’effetto di ridurre sempre di più il ricavo dei produttori, sia piccoli che grandi, e così ridurre i loro margini di guadagno e la sostenibilità del loro investimento e della loro produzione agricola. Questo problema non riguarda solo la grande produzione del sindaco, ma tutti e con essa l’aspetto di “interesse pubblico” per Labico: maggiore è la produzione, maggiore è la difesa del territorio, dell’ambiente, del paesaggio. Ecco allora che è interesse di tutti capire come dare sostenibilità a questo settore produttivo. Purtroppo l’amministrazione oltre alla sagra non fa nulla. Ha creato più problemi che forme di sostegno quando bisognava aderire ai progetti di area per arrivare ai contributi comunitari, addirittura disorientando i produttori locali aderendo a ben due progetti diversi, rischiando di far perdere la possibilità di richiedere contributi ai pochi che ci avevano provato. Bisogna fare di più: si potrebbe iniziare dal sostenere l’aggregazione tra produttori, senza unire interessi produttivi e interessi edificatori come fatto nel PRG attuale, ma pensare iniziative e investimenti che soggetti aggregati del settore potrebbero mettere in campo per aumentare la qualità del prodotto coltivato a Labico. Carchitti l’ha fatto con la creazione di una cooperativa e la partecipazione a progetti comunitari e della comunità montana, progetti di cui mai l’Amministrazione comunale, amministra tata da un produttore di nocciole, aveva dato pubblicità tra i coltivatori. Oppure si potrebbe iniziare a pensare allo sviluppo che verrà nel territorio, fatto di ristorazione e recettività, e così pensare come unire agriturismo e aziende agricole, ancora meglio come creare una filiera tra produttori di nocciole, forni e rete di distribuzione commerciale sul territorio, avvicinando produttori e consumatori, creando un marchio legato alle nostre nocciole e ai prodotti che le contengono, consentendo così ai produttori di avere un valore aggiunto e di vendere a un prezzo maggiore la nostra nocciola, senza passare per gli Stilliferi di turno (il magna(n)te grossista del settore), almeno per una fetta di produzione. Ma qui a Labico si va verso altri lidi e non possiamo non chiederci come sia possibile realizzare la sagra delle nocciole e, allo stesso tempo, progettare ai margini delle aree oggi coltivate un’area industriale, artigianale (con il suo inquinamento), logistica (con il via vai dei suoi

di Benedetto Paris

camion), ma soprattutto un impianto di produzione di energia elettrica e uno di gestione di rifiuti, tra cui l’incenerimento. E’ impensabile che le cose possano convivere, quanto meno con la stessa qualità e lo stesso valore del prodotto. O si valorizza la nocciola e il territorio, o si realizzano i 180 ettari di zona industriale e smaltimento dei rifiuti voluto dal duo Galli Giordani. Ai cittadini la scelta.

Riflessioni a margine…

Scenario dell’attuale maggioranza. Da una parte c’è il sindaco di fatto, ossia quello che prende le decisioni, affronta (e qualche volta persino risolve) i problemi e, insomma, gestisce il potere. Nel bene e nel male. Più nel male che nel bene a nostro avviso, ma svolge effettivamente un ruolo. Sia politico, sia istituzionale, sia amministrativo. Dall’altra parte c’è il sindaco di diritto. Quello scelto per la non ricandidabilità di Galli e che dava più garanzie, proprio per la sua apparente malleabilità. Uno da mettere lì in bella mostra, mentre le decisioni continuavano ad essere prese da altri, e da sostituire al termine del mandato. Qualcuno sostiene che ci fosse un vero e proprio accordo, ma poco importa. Poi c’è qualcun altro che avrebbe qualche segreta ambizione, ma forse non ha né le capacità, né il peso politico e tantomeno il coraggio per proporsi. E rimane lì, in attesa di tempi migliori pur con la consapevolezza che difficilmente arriveranno. C’è chi sostiene che Giordani intenda correre per il secondo mandato, scombussolando i programmi di Galli, il quale però potrebbe preferire questa soluzione – in cui comunque continuerebbe a dettare legge – piuttosto che rischiare una frattura. Ovviamente nessuno si sbottona pubblicamente, ma è certo poco edificante che la coalizione che amministra il paese non abbia ufficialmente un leader. Un ruolo che nessuno dei consiglieri di maggioranza riconosce a Giordani, ma che – per pudore – non viene neppure attribuito a chi lo ricopre davvero, ossia Alfredo Galli. Si vivacchia così, in questa impalpabile ambiguità, senza un vero progetto politico, ma continuando a basare le proprie prospettive sulla mera sommatoria algebrica dei consensi dei singoli. Per quanto alcuni godano di un largo consenso non è detto che questo sia sufficiente. La mancanza di un progetto politico, la predilezione per le politiche speculative e finalizzate al soddisfacimento degli interessi di pochi, l’assenza di chiarezza, informazione e competenza potrebbero portare una parte dell’elettorato a fare una scelta diversa. Soprattutto se dalla parte opposta non troveranno queste dinamiche bottegaie, ma un progetto concreto e una proposta politica limpida e cristallina, e – soprattutto – un enorme lavoro svolto sia sul piano dell’elaborazione, sia sul piano della contrapposizione e che non si è limitato al contrasto delle scelte più devastanti, ma che ha anche dato un enorme contributo sul piano propositivo, candidandosi a pieno titolo come forza di governo, competente e responsabile. TB


Cambiare e Vivere Labico

News

Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 14 18 settembre 2010

www.cambiareeviverelabico.it mail. cambiareevivere@libero.it cell. 3208597261 - 3283789894

Se quattro minuti vi sembran pochi… di Tullio Berlenghi mesi estivi e ho messo insieme le ore di consiglio comunale fatte in questi quattro mesi. Ho diviso il totale per il numero di giorni. Ne è uscita la quantità di tempo che il nostro sindaco ha dedicato al confronto con noi cittadini. Il risultato: quattro minuti. Andrea Giordani ci dedica quattro minuti al giorno del suo tempo. Non fa meglio il vicesindaco che ci ha dedicato solo due minuti del suo tempo in questi quattro mesi. Si dirà che questa è demagogia e che i nostri amministratori lavorano alacremente per il paese nelle altre 23 ore e 56 minuti di cui si compone la giornata. Può darsi. Peccato che i risultati non si vedano. A partire dai conti, che non tornano, come dimostra il rendiconto del bilancio che ha evidenziato un disavanzo di cassa di 146mila euro, ridotti a circa 96mila, grazie all’attivo dell’anno precedente. Ma il dato contabile è solo la cartina di tornasole di un paese completamente fermo e abbandonato a sé stesso. Tornando all’estate e fatte salve le iniziative legate ai festeggiamenti di S. Rocco, l’unica iniziativa che ha visto una massiccia partecipazione ed operosità dell’amministrazione – con il sindaco in prima linea, ovviamente – è stata la sagra delle nocciole: un vero e proprio trionfo dell’ipocrisia sul buonsenso. L’avevo già denunciato alla prima edizione e il mio giudizio non può certo essere mitigato dal tardivo, quanto fasullo invito ai produttori labicani di nocciole. Per non parlare della cena di gala, sulla quale ho affidato la mia valutazione alla lettera (che trovate su questo numero) con cui ho cortesemente declinato l’invito a parteciparvi. Ritengo un insulto all’intelligenza delle persone disquisire per due ore sull’importanza dell’agricoltura, sulla necessità di tutelare il territorio, sul valore dei prodotti agricoli di qualità e poi perseguire un modello di sviluppo che si basa proprio sulla cancellazione di queste prospettive. Le stesse chiacchiere che si sono sentite nel dibattito blindato della seconda sagra – blindato e falso, perché, non ammettendo voci fuori dal coro, più che un dibattito era un’autocelebrazione solipsistica di dubbio gusto – si erano sentite – tali e quali – nel (finto e blindato) dibattito della prima sagra. E in un anno (non in tre giorni) vogliamo provare ad immaginare cosa sia stato fatto per dare seguito ai tanti buoni propositi dichiarati? Qualcuno starà pensando – ingenuamente –: “Nulla! Non è stato fatto nulla”. Magari! Invece, ad aggiungersi ad altre piacevolezze di devastazione del territorio, come la variante al piano regolatore che farà

Ho fatto un conto. Ho preso in considerazione quanto tempo ha dedicato il nostro sindaco ai suoi cittadini, nell’unico momento di confronto pubblico previsto dal nostro ordinamento: il consiglio comunale. Un momento importante, un momento nel quale si dibatte in presenza dei cittadini sulle scelte da operare nell’interesse del Paese e ogni consigliere comunale, che rappresenta la collettività, esprime le proprie valutazioni, motiva le scelte, manifesta le proprie perplessità. Inutile dire che nei comuni dove non temono questo momento di partecipazione democratica i consigli si convocano nel tardo pomeriggio o il sabato. Da noi i consigli si tengono rigorosamente nei giorni feriali, con l’evidente – anche se non dichiarato – intento di tenere il più possibile i cittadini all’oscuro di quanto viene deciso nel Palazzo. E questo importante appuntamento è talmente mal digerito dal nostro sindaco che vi dedica ben poco del proprio tempo. Ho fatto un conto, dicevo. Ho preso in considerazione i quattro

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raddoppiare la popolazione labicana, hanno pensato bene di destinare un bella fetta di territorio agricolo alla realizzazione di un polo industriale, con buona pace delle nocciole e della produzione agricola di qualità. Un anno dopo il nostro sindaco - con la spigliatezza tipica di coloro per i quali non sono facilmente distinguibili i glutei dalle guance – sale sul palco a discettare con rinnovato candore su quant’è buona la nocciola labicana. Sarebbe quasi divertente se – per farlo – non avesse attinto generosamente alle casse pubbliche. Ovviamente nei quattro minuti quotidiani che ci ha dedicato non ha trovato il tempo per spiegare alcune cose su cui abbiamo chiesto delucidazioni. Per esempio ci siamo chiesti come sia stato possibile decidere di realizzare un’opera pubblica come la ciclabile, già posizionata in modo tale da avere una modesta fruibilità e che avrebbe dovuto essere terminata da dieci mesi, ma che rimane lì a simboleggiare l’incapacità di portare a termine un lavoro. Abbiamo fatto un po’ di domande su questioni che riguardano gli interessi privati del sindaco: dalla strada che attraversa la sua proprietà e di cui si sono perse le tracce all’istituzione di una commissione personalizzata per permettere l’avvio degli spettacoli di Caput Lucis, solennemente celebrati dall’assessore alla cultura, a cui sfugge di ricoprire l’incarico per il comune di Labico e non per il borgo di Fontana Chiusa. In compenso l’assessore ha risposto alla nostra interrogazione in cui chiedevamo come mai si destinassero in men che non si dica 1780 euro ad un’associazione di Cave (però, ha tenuto a specificare, non era di Cave, ma di un paese del frusinate) per una mostra di quadri che non ha visto quasi nessuno. Nella risposta ha ammesso che era tutto già concordato (evviva la faccia) e ha aggiunto che io e Spezzano non capiamo nulla d’arte. In sostanza essere contrari alle pratiche clientelari denota uno scarso senso artistico. Buono a sapersi. Se vale questa correlazione possiamo dire, con convinta fierezza, di essere amministrati dall’accademia delle belle arti. Sono soddisfazioni.

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Perché ho detto “no” alla cena di gala di Tullio Berlenghi Labico, 3 settembre 2010 Al Sindaco di Labico Oggetto: invito cena di gala Gent.mo Sindaco, desidero ringraziarla per l’invito al dibattito ed alla cena di gala di questa sera, arrivato a meno di 24 ore dall’iniziativa. La sensazione che ho avuto è che l’idea di estendere la partecipazione a me – ed all’opposizione tutta – non sia stata del tutto spontanea e convinta. E la tardiva comunicazione – gli inviti erano partiti da diversi giorni – ne è una chiara conferma. Comprendo che l’intensità dello scontro politico renda talvolta difficili i rapporti istituzionali, ma non può portare al punto di mettere in discussione la dignità ed il ruolo dell’intero consiglio comunale, i cui membri – per la legge e per la logica – sono tutti uguali. Ho molte perplessità sul modo in cui è organizzata questa iniziativa che, quest’anno come l’anno scorso, assomiglia più alla celebrazione ed alla promozione di un’azienda agricola privata che non ad una vera e propria sagra di paese; festa che avrebbe dovuto coinvolgere l’intera cittadinanza, a cominciare dai produttori di nocciole, anch’essi confinati nel ruolo di spettatori e non di protagonisti come sarebbe stato doveroso. Non mi soffermo ulteriormente sugli elementi di perplessità, che avrò modo di esporre in altre sedi ed in altre occasioni, a cominciare dal consiglio comunale, se avrà la compiacenza di lasciare che se ne svolga uno, dopo oltre due mesi di vuoto amministrativo. Non verrò alla cena di gala. Non per le ragioni che ho in parte accennato o, perlomeno, non soltanto per quelle. Non verrò alla cena perché non mi convince una sagra di paese in cui si prevedono due livelli. Due livelli ben sottolineati da una involontaria fusione della metafora e della realtà, con un piano alto destinato ai potenti e agli amici dei potenti ed un piano terra per il volgo. Per cultura e per sensibilità – e magari un po’ per la pigrizia di inforcare le scale - mi trovo sempre più a mio agio al livello del suolo, dove ho anche la certezza di essere in buona compagnia. Declino quindi garbatamente il suo invito e le auguro una piacevole serata. Cordiali saluti. Tullio Berlenghi

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Anno 4 num 14

Notizie dal Comune: problemi e soluzioni Lavoro e licenziamenti E' difficile mettere la parola fine al licenziamento della lavoratrice dello sportello antiusura. Ne ho riparlato venerdì in Consiglio Comunale, visto che tutto quanto scritto e detto ha attraversato senza colpo ferire le menti di chi era chiamato a correggere un torto e non l'ha fatto. Resto sempre convinto che non si possa licenziare una lavoratrice senza giusta causa e senza contraddittorio, venendo meno a quanto sottoscritto dal contratto, che prevede, espressamente, la possibilità del tentativo di conciliazione. Invece, si è avuta la sensazione che i diritti, per i nostri amministratori, non sono di tutti, ma solo degli amici e che chi non si inginocchia al padroncino di turno non può avere questa possibilità. Ho contestato il fatto che il contratto fatto sottoscrivere alla lavoratrice è privo della firma del responsabile della società CODICI; che è privo di un qualsiasi timbro; che non reca numero di repertorio; che non fa riferimento a nessuna tipologia di contratto in auge; che in tale specie di contratto è previsto il tentativo di conciliazione a cui non è stato dato mai corso; che l'atteggiamento arrogante e prevaricatore della responsabile in loco della società CODICI andava stigmatizzato ed eventualmente sanzionato con la rescissione della convenzione, posizione condivisa, tra l'altro, dall'assessore Di Stefano, che pur avendo criticato i modi spicci e per nulla rispettosi della responsabile del progetto, nulla ha fatto, se è vero che ad oggi la stessa continua a ricoprire lo stesso incarico, credendosi il cavallo vincente di questa vicenda; che la stessa responsabile ha fatto stilare una lettera dai toni duri ed arroganti, permettendosi addirittura di mettere in dubbio la professionalità dei medici del pronto soccorso; che la nostra maggioranza non può lavarsi le mani girandosi dall'altra parte come se nulla fosse successo; che se è vero che l'assessore Di Stefano ha condiviso le mie argomentazioni, è giusto che dia corso a forme di tutela della dignità della lavoratrice, ignorata da chi aveva il dovere di convocare le parte e dare vita al tentativo di conciliazione, senza scaricare le responsabilità sulla lavoratrice, come ha fatto il sindaco; che non c'è un atto, che sia uno, ufficiale della volontà dell'amministrazione di convocare le parti e chiarire la questione, senza fermarsi all'ascolto dell'unica campana, quella stonata; che l'amministrazione comunale si è fatto prendere a pesci in faccia da chi gestisce questo sportello con i nostri soldi e nel nostro comune, segno evidente che sindaco e assessori non contino un cippa lippa e basta una qualsiasi persona a mettergli la museruola; che la lavoratrice ha scritto una lettera all'amministrazione chiedendo un incontro per chiarire gli avvenimenti e che questo non è mai avvenuto. Ma al danno si unisce la beffa: non solo licenziata, ma anche non pagata, mentre gli altri due, "beneficiari della spintarella famigliare", hanno già riscosso in parte il loro compenso, come previsto dal contratto e dalla convenzione, avendo la nostra

di Maurizio Spezzano

amministrazione provveduto a versare il 50% del dovuto. Lei invece no, a sommo sfregio del suo comportamento e tutti zitti, come se tale comportamento rientrasse nella norma contrattuale. Conclusioni: c'è una lavoratrice licenziata, due parenti che continuano a lavorare perché beneficiari di fortune famigliari e già pagati, un altro posto previsto dalla convenzione ma mai assegnato malgrado la nostra segnalazione, una amministrazione debole con i forti e forte con i deboli che non comanda neanche a casa propria e una comunità che comincia ad alzare la testa, perché troppi sono le ingiustizie e le prepotenze a cui sono sottoposti. Noi vogliamo essere non solo la loro voce ma la speranza di un governo vero e tenace, che ribalti i lassismi e clientele di questa banda. Come ho avuto modo di dire in più occasioni in Consiglio Comunale: noi dobbiamo vincere per ridare fiducia e fare tabula rasa di questi comportamenti immorali, ridando dignità e orgoglio ai nostri concittadini, applicare la legge e combattere le arroganze e le clientele, ma soprattutto, gestire con oculatezza le risorse economiche del nostro comune, senza permettere che altri li "manovrino" contro la nostra comunità e non a favore. Lavoratori Gea Ancora un pugno di mosche per i lavoratori Gea. Per il quinto mese consecutivo la convenzione non è stata ancora rinnovata, facendosi beffa della situazione sociale ed economica di questi lavoratori. Certo che quando si tratta dei loro interessi, tutto e subito!! Questi lavoratori, invece, non contano, a loro non interessano più di tanto, anzi, se potessero li sostituirebbero molto volentieri con altri più utili dal punto di vista elettorale. Ma così non è. Il previsto punto all'ordine del giorno è stato ritirato perché abbiamo fatto rilevare che gli atti, secondo il nostro punto di vista, ma confortati dalla dichiarazione del Segretario, non erano completi. Alla luce di ciò è partita una salva di accuse al responsabile dell'ufficio, l'unico, secondo il nostro punto di vista, a non avere colpa, o meglio, l'unico a cui addossare responsabilità non proprie, il classico parafulmine atto a coprire responsabilità che sono politiche, da attribuire interamente agli esponenti di Giunta, l'organo che ha predisposto la proroga per cinque mesi consecutivamente. Anche questo è un atto che fa emergere la pochezza di chi è chiamato a governare il nostro paese, non quindi il solo sindaco, ma l'intera Giunta, distratta su tutto ma non sui propri interessi, inclusi quelli personali e dei propri famigliari. Anche qui, faremo tabula rasa di questi comportamenti, che sminuiscono l'importanza dei vari organi comunali, umiliando chi quotidianamente cerca di correggere errori e dimenticanze della politica. Prendersela poi con il più debole e tipico dei pavidi, incapaci di assumersi responsabilità proprie. Noi, come sempre, abbiamo difeso il responsabile del dipartimento e abbiamo chiesto che pari durezza semantica e morale sia 3


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riservata a tutti i responsabili degli uffici, soprattutto quelli più vicini alla politica e al governo del territorio, che coprono o aggirano abusi perpetrati a danno della collettività. Aspettiamo il ritorno in aula del punto, sarà la quarta volta, per vedere cosa succederà e cosa verrà proposto per questi lavoratori, trattati come un parente povero di cui vergognarsi e disfarsi al più presto e la cui sorte non interessa a nessuno, ma sopportati per mero tornaconto elettorale. Vuol dire che saremo noi a tutelarne la dignità e l'uguaglianza agli occhi della comunità labicana. Violenza verbale e intimidatoria A inizio dibattito abbiamo commemorato il sindaco di Pollica, barbaramente ucciso dalla malavita a causa della sua onesta e laboriosità, cosa per altro indigesta a chi percepisce il territorio come proprietà assoluta di cui disporre a piacimento. Tutti abbiamo condannato la violenza ed esaltato le legalità. Nel mio intervento mi sono volutamente soffermare su atti verbalmente intimidatori che stanno succedendo anche a Labico e di cui siamo vittime noi dell'opposizione. Ne sono stato vittima io e recentemente il consigliere Tulli, ad opera di sodali di esponenti di maggioranza. La colpa a noi attribuita, se tale può essere, è quella di svolgere il nostro mandato con imparzialità e nell'unico interesse della cittadinanza, rimproverandoci la correttezza formale e sostanziale delle regole del vivere civile. Sia detto per inciso: non sarà una coppia di "stallieri" ad intimorirci o a frenare la nostra azione moralizzatrice. Abbiamo dietro un intero gruppo consigliare che la pensa esattamente come noi, e poi ci sono i cittadini che ci chiedono di tirare dritto a tutela della salute pubblica, degli interessi collettivi e dell'applicazione della legge, anche se questa risulta essere dolorosa e indigesta per alcuni. Il nostro impegno non verrà mai meno e avrà come stella cometa i diritti uguali per tutti. Dispiace constatare, però, come alcuni esponenti di maggioranza anziché prendere le distanze da tali comportamenti li incentivano, quasi a volerci dimostrare la potenza e l'invincibilità. La doppiezza in politica non ha mai pagato: non si può pensare di avere un comportamento pubblico e uno privato. La moralità, l'onestà, l'altruismo, la generosità non si acquisiscono con giochi di poltrone e di palazzo, ma sono doti individuali che marcano il confine fra l'uomo di governo e la presa del potere. Noi puntiamo al governo di questa cittadina, il potere non ci interessa, lo lasciamo ad altri. Malati oncologici Nell'ambito della discussione sull'approvazione del bilancio 2009, ho reso edotto il Consiglio su una missiva che mi è stata recapitata ad opera di un cittadino in cura oncologica. Venivano denunciate una serie di carenze, non ultimo il vuoto di aiuti da parte dell'amministrazione comunale alle persone con tale problema in famiglia. Di suo è un fatto triste e doloroso, ma al di là delle parole ho proposto che nel prossimo bilancio venga prevista una voce che aiuti i cittadini nelle cui famiglie si riscontrano tali problematiche. Io credo che una delle funzioni dell'amministrazione locale sia questa: dimostrare vicinanza umana ed economica verso chi 4

soffre. Non ci vuole molto a farlo, basta eliminare sprechi e spese non giustificate. Cito, ad esempio, un "pacco regalo", confezionato espressamente e in men che non si dica, a un'associazione di Cave, che oltre ad aver avuto la fortuna di utilizzare Palazzo Giuliani a titolo gratuito per una mostra pittorica, ha usufruito di un contributo di ben 1870 Euro di fondi comunali, che forse avrebbe giovato non poco a chi ha la sfortuna di ammalarsi di tumore. Nulla da togliere alla cultura, settore in sofferenza a Labico che va incentivato in tutte le forme, ma nello specifico, non poteva bastare il solo utilizzo di Palazzo Giuliani? Perché regalare a un "privato amico", che chiede e non giustifica, quasi 2000 Euro senza spiegarci l'uso che ne fa? Trovo tutto questo molto doloroso, soprattutto se rapportato alla richiesta del cittadino in sofferenza. Da persona di buon senso, io credo che vadano tutelati gli indigenti, gli ammalati, i sofferenti, i disadattati, e non piuttosto gli amici e gli amici degli amici. Ma a Labico viviamo in un mondo capovolto, rovesciato nei suoi principi fondanti, in cui si abbandona al proprio destino chi ha bisogno e diritto, che reclama il suo ma non è ascoltato; si coccola e si tutela, di converso, chi diritto non avrebbe, ma lo si accontenta ugualmente, togliendo a chi non ha, per accontentare chi può essere utile all'occorrenza. Questo è quello che noi non vogliamo e per cui siamo disposti a lottare senza guardare in faccia nessuno. Alla fine della mia esposizione, comunque, mi è sembrato di capire che nel prossimo bilancio c'è l'impegno dell'amministrazione di prestare cura alla problematica che ho sollevato. E' chiaro che tale impegno vada ora trasformato in fatti concreti, cioè in moneta sonante.

Scuola e soldi

di Maurizio Spezzano

Per l'ennesima volta abbiamo posto in Consiglio Comunale il problema dei 2000 Euro da destinare alla scuola, soldi già prelevati dal fondo di riserva dello scorso anno, la cui destinazione ha subito una decisa variazione, e ritornate quindi tra le disponibilità dell'amministrazione. C'era un impegno reale, strappato con le unghie alla maggioranza, affinché quei soldi fossero destinati alla scuola, la cenerentola del bilancio. E' passato molto tempo, ma non sappiamo ancora dove siano andati a finire, nessuno ha risposto al quesito posto in Consiglio, se non con una generica risposta che non ci ha fatto capire esattamente dove si trovano ora. Riformulo, allora, la domanda da questo periodico: i 2000 Euro da destinare alla scuola, soldi che in caso contrario mai avremmo saputo del loro reale utilizzo, dove e a chi sono stati riservati? C'era un impegno da parte di tutti, perché allora non sono stati destinati all'istruzione? Perché la scuola è tenuta in così bassa considerazione? Spero di avere una risposta certa che metta fine a questo nascondiglio: la trasparenza prima di tutto.


Anno 4 num 14

Bilancio: la soluzione non è il salasso dell’ICI per il nuovo PRG di Benedetto Paris Con due mesi di ritardo rispetto alla normalità, all’ultimo consiglio comunale abbiamo discusso finalmente il rendiconto del Bilancio per l’anno finanziario 2009. Nel numero precedente di questo nostro bollettino informativo ho già dato i dettagli: un buco di 96.000 euro dovuto sostanzialmente a tre fattori: • alcune previsioni gonfiate ad arte o sbagliate come i 300.000 euro da sanatorie (in realtà 110.000 euro!!!) oppure i proventi dalle concessioni cimiteriali ( - 160.000 euro!); • la riduzione di entrate meno controllabili dal comune ma con forte impatto ( -60.000 euro da ici e – 40.000 euro da Addizionale IRPEF); • aumento dei costi di alcuni servizi. Proprio su questo ci siamo soffermati: l’acquedotto comunale con il nuovo contratto di gestione ci è costato 64.000 euro in più rispetto al 2008 e ben 130.000 euro di manutenzione straordinaria, tutto a carico dei cittadini che hanno pagato il 20% in più di tariffa sull’acqua!La Gestione dei Rifiuti, che in un anno ha aumentato i suoi costi addirittura di 100.000 euro e che stenta a dare risultati in bilancio che dovrebbero arrivare con la differenziata, che non capiamo perché ancora non parta nelle altre zone, differentemente da quanto annunciato! In particolar modo, rispetto al servizio dei rifiuti abbiamo chiesto all’Amministrazione di dirci quale è la sua posizione sul GAIA, sulla sua crisi, sulla sua vendita, insomma abbiamo chiesto al Sindaco di renderci noto cosa dice “in rappresentanza” di tutti noi cittadini, che ogni anno paghiamo di più ma non campiamo perché e per quale servizio! Naturalmente nessuna risposta! Altro elemento caratterizzante il nostro bilancio: zero programmazione = zero finanziamenti = indebitamento! Infatti è stato stanziato solo l’8% dei finanziamenti previsti da Regione e altri enti per opere pubbliche. Pochissimo. E come risolvono il problema i nostri amministratori? Mutui! Mutui che poi paghiamo noi, insieme a tutti quelli degli anni elettorali 2006 e 2007, così che nel 2009 ben 85.000 euro se ne sono andati per i mutui e nel 2010 se ne stanno andando 140.000, il triplo rispetto al 2008! In merito alle opere pubbliche abbiamo ricordato quelle attese (via della Fontana, Pilo Pilaro, spogliatoi, scuole), quelle per cui si sono impegnati votando nostre mozioni (wi fi, marciapiede via Marcigliana - ex via dello Sport), quelle promesse (Piazza del Mercato, via Ficoroni, marciapiede via Roma), quelle millantate (pista ciclabile), ma tutte (tutte!) ferme!!! Oltre ai tagli, alle promesse non mantenute (dopo scuola, biblioteca e tanto altro) adesso forse hanno trovato la soluzione: applicando la legge che prevede il pagamento dell’ici sulla base dei nuovi valori di mercato per i terreni presumibilmente edificabili (PRESUMIBILMENTE!!! Il prg ancora non viene neanche aperto in Regione, è tutto fermo e

almeno 9 mesi di ritardo sono colpa del Comune che non ha allegato alcuni atti!) in base al PRG adottato nel gennaio 2007. E’ così che ai proprietari di quei terreni ora l’amministrazione sta scrivendo chiedendogli di portare la documentazione per determinare le nuove rendite catastali ai fini dell’ici da pagare per gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010!!! Naturalmente il Comune DOVRA’ dare indietro i soldi, qualora, dopo il passaggio in Regione, i terreni cambiassero destinazione diminuendo il loro valore....staremo a vedere se e quando il Comune potrà permettersi di dare indietro soldi che intanto avrà speso, magari per “preparare” le elezioni del 2012! Rimane un serio dubbio sulla tempistica di questa operazione (il comune di Zagarolo ha mandato la stessa lettera solo dopo il passaggio in Regione, in modo che il valore dei terreni fosse veramente vicino a quello definitivo) e sugli effetti: quanti pagheranno l’ici per un terreno dove non potranno comunque edificare da soli (ricordiamo che servono 10.000 metri per poter edificare con il nuovo PRG!) e quanti venderanno al miglior offerente che caso strano è quasi sempre il solito? E a quale prezzo? Infine la ciliegina sulla torta: i terreni che sono passati da zona agricola a agrituristica (Sindaco?) hanno un valore a mq edificabile che è 1/3 (un terzo) di quelli edificabili per zona residenziale (12 euro contro la media di 35 euro)...continuano a spiegarcela questa cosa, Sindaco e Architetto...ma sinceramente ci convince veramente poco! Rimane il fatto che non può essere questo il rimedio ai mali finanziari del nostro comune, segnato da sprechi enormi (140.000 euro in un anno per opere di manutenzione straordinaria), da una totale assenza di programmazione, visione dei problemi e delle priorità del nostro comune!

COMUNE DI LABICO. SELEZIONE PUBBLICA PER ESAME PER LA FORMAZIONE DI UNA GRADUATORIA PER ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO, TEMPO PIENO E PART TIME, DI ISTRUTTORI DI VIGILANZA, CAT. C, POSIZ. EC. C1 Scaricate il bando su: http://www.labico.com/bc.php? id=6&bcid=38 5


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Vassallo: un ricordo e un monito BP

La mia verità sul fabbro

Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo ricordato con un minuto di silenzio Angelo Vassallo, il sindaco ucciso dalla Camorra nel Cilento. Dopo il giusto momento di formale raccoglimento chiesto dal Presidente del Consiglio comunale, come da indicazioni ANCI, abbiamo aperto un piccolo ma doveroso dibattito. Doveroso perché è con la rottura del silenzio che si ricorda veramente Vassallo, è con la parola di chi si ribella alle logiche, alle prepotenze criminali e mafiose. Vassallo è ormai un esempio e un monito per tutti noi amministratori. Esempio perché non si è fermato davanti le pressioni, perché ha salvaguardato il suo territorio, perché ha saputo trasformare un piccolo paese in una perla della campania, perché se è stato ammazzato con nove pallottole significa che era un ostacolo troppo grosso per lasciarlo vivo, libero di lottare per la libertà della sua terra. Un monito, perché il Cilento, Pollica il suo comune, non sono territori mafiosi, erano divenuti un interesse della criminalità organizzata proprio per il valore che da poco avevano acquisito, eppure la mafia quando ha deciso di intervenire l’ha fatto in modo plateale, senza problemi, senza timori. Oggi il nostro territorio non vive la dinamica criminale, non la sente sul collo, ma è indubbio che camorra e ‘ndrangheta facciano affari a pochi chilometri da noi: Aprilia è uno dei centri regionali dello spaccio di cocaina; Nettuno è stata sciolta per mafia nel 2005, mentre Ardea ci è andata vicina; Fondi è controllata da un accordo tra Camorra ‘ndrina locale e mafia siciliana; quest’anno è stato sequestrato un bene mafioso a Lariano, mentre qualche anno fa il ristorante I Butteri a Valmontone è stato sequestrato per riciclaggio di denaro sporco della ‘ndrangheta, e voci sempre più diffuse (solo voci!) dicono che la Camorra sia la vera proprietaria di alcuni negozi dell’Outlet. Il nostro territorio, tra Bretella Valmontone Cisterna, SLIM e Parco giochi sarà sicuramente una grande forza di attrazione per la malavita che vuole investire i suoi soldi. E’ un rischio e dobbiamo prenderne atto. Sta a noi intervenire prima, prenderne coscienza, combatterla già ora che non c’è, fare educazione alla legalità, rendere la nostra pubblica amministrazione una “casa di vetro”, fatta di trasparenza e correttezza istituzionale. Proprio queste ultime sono il primo antidoto alle infiltrazioni mafiose. Nessuna volontà di spaventare in queste poche righe come sempre prolisse, ma la manifestazione della necessità di non pensare il nostro comune, il nostro territorio, come qualcosa di inattaccabile, di lontano per natura da certi interessi, da certe violenze. Lo pensavano i cittadini di Nettuno, lo pensavano a Fondi, lo pensavano a Pollica....amaramente hanno scoperto che non è così!

di Danilo Giovannoli Caro Antonio è troppo facile,sparare a zero su di me e pensare che non abbia rispettato la nostra amicizia, è arrivato il momento di fare chiarezza e soprattutto di fare nomi e cognomi di chi con un diabolico disegno è riuscito nel giro di pochi mesi a risolvere un problema che si portava sul groppone da anni. Su segnalazione di un cittadino comune che tu stesso hai nominato, il gruppo di minoranza fa una semplice interrogazione alla quale in un paese democratico e civile corrisponde una risposta, bene questa risposta non è mai , mai arrivata, in tutti i consigli comunali dell’estate 2007 e sono tanti, ho implorato il Sindaco e la maggioranza a parlare di quella interrogazione al fine di trovare insieme una soluzione. Niente da fare, anzi, all’uscita di uno dei consigli comunali di quel periodo parlando di questa storia con i consiglieri comunali Galli Luciano e Delle Cese Aldo loro stessi sostenevano che quella era una situazione da rimuovere e si doveva trovare congiuntamente una soluzione. Passano i giorni ,le settimane ,capisco che la vicenda si sta facendo pesante , la maggioranza non risponde alla nostra interrogazione, chiamo il Sindaco Giordani che fortunatamente nell’ultimo consiglio comunale del 10 Settembre 2010 non ha negato l’esistenza dell’incontro e ci diamo appuntamento precisamente al Palazzetto dello sport di Via Agrolatino. Porto la mia proposta, a nome del gruppo di opposizione che è la seguente: “ 24 mesi di tempo con l’opzione di altri 12” per trovare una nuova collocazione alla Ditta, e lo prego vivamente di convocare la proprietà per discuterne insieme e soprattutto per fare un documento firmato dalle parti che di fatto sarebbe stata la risposta alla nostra interrogazione e soprattutto la risoluzione del problema. Non so, se avrei potuto fare di più di quello che ho fatto, ma caro Antonio i tuoi amici della maggioranza cosa hanno fatto ? Sono nato in questo paese, voglio bene a questo paese e laddove ho potuto fare qualcosa per aiutare i miei concittadini io l’ho sempre fatto , questo è Danilo Giovannoli.

Rugby e calcio… di Danilo Giovannoli Il Consigliere comunale di Cambiare e Vivere Labico Danilo Giovannoli minaccia di legarsi ai cancelli del campo sportivo comunale se il Rugby Preneste non torna a svolgere l’attività sportiva nella sua Città cioè Palestrina. E’ impensabile e scandaloso che l’amministrazione comunale sostiene Danilo Giovannoli abbia concesso la disponibilità a svolgere il campionato e gli allenamenti ad una Società di un'altra Città, quando a Labico dopo 20 anni si riformava una Società di Calcio per lo più di giovani e che nel giro di pochi mesi è riuscita a coinvolgere circa 40 atleti labicani. Coesistere con uno sport diverso dal calcio è impossibile, a breve nel campo

sportivo dovranno essere fatte delle buche per i pali che verranno tolti i quando si allena e gioca la squadra di calcio. Queste buche verranno chiuse con chiusini di acciaio e successivamente ricoperte con la terra , vi sembra una cosa normale? Perché tutto questo il Rugby Preneste non lo fa nei campi sportivi di Palestrina? Il campo sportivo di Labico non è privato è di tutti i labicani ed è giusto che ad usufruirne siano i labicani. Chiedo all’amministrazione comunale di farsi carico di questo annoso problema e di risolverlo al più presto, rispedendo il Rugby Preneste dove ha svolto l’attività fino a che non arrivasse a Labico ( mi sembra Carchitti). 6


Cambiare e Vivere Labico

News Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 num 15 1 ottobre 2010

Speciale ASI

ASI: il piano fallito della maggioranza Sabato 25 settembre si è tenuto il primo di una serie di incontri con la popolazione labicana per “spiegare” l’ambizioso progetto dell’ASI (area di sviluppo industriale) ai cittadini. Il sospetto che l’iniziativa non sia stata del tutto spontanea, ma sia nata dalla campagna di informazione svolta dal gruppo consiliare di Cambiare e Vivere Labico, è più che fondato. Non è certo nella cultura di questa amministrazione la cosiddetta politica “dal basso”, con il coinvolgimento preventivo dei cittadini. E, in effetti, il coinvolgimento non è stato preventivo, ma è avvenuto dopo quasi un anno dall’avvio dell’iter per la realizzazione dell’ASI e due delibere di giunta ed una di consiglio. La manovra era chiaramente di ben altro tipo: convincere i cittadini della bontà del progetto attraverso una conferenza monocorde in cui si puntava soprattutto sul ricatto occupazionale, lo stesso ricatto con cui troppo spesso si stanno giustificando le compressioni dei diritti dei lavoratori. La maggioranza contava in uno sparuto numero di cittadini, da abbagliare con una bella presentazione in power point sulle piacevolezze di un’area produttiva industriale a pochi metri da casa. Noi consiglieri di opposizione avevamo già deciso di partecipare all’incontro e di dire la nostra e, grazie all’intuizione di Maurizio Spezzano, abbiamo coinvolto attivamente gli abitanti di Colle Spina attraverso una lettera (incassettata in tutto il quartiere) con cui si invitavano i cittadini ad essere presenti e ad ascoltare le valutazioni di tutti, compresa l’opposizione. La nostra presenza – e qualche cittadino in più del previsto – ha scompaginato non poco i piani della maggioranza, che puntava ad una platea bendisposta e ad una ben precisa strategia. La tecnica di comunicazione adottata, infatti, nella sua semplicità, poteva risultare efficace. Da un lato bisognava evitare l’utilizzo di parole che potessero portare qualche preoccupazione, come chimica, rifiuti, emissioni inquinanti, polveri sottili. Dall’altro lato bisognava porre l’accento su altre locuzioni; tra queste – a parte “posti di lavoro”, ovviamente – si caldeggiava l’uso di termini rassicuranti come: prodotti agricoli, attività florovivaistiche, logistica (solo perché non è a tutti chiaro che logistica può voler dire movimentazione di migliaia di TIR che avvelenano l’aria circostante). Il trucchetto però non è riuscito. E, va detto, non per merito nostro. Il trucchetto non è riuscito soprattutto per merito dei cittadini presenti, che avevano già le idee abbastanza chiare ed erano consapevoli di due cose: la prima era che la tardiva convocazione di una conferenza informativa era tutt’altro che spontanea, ma un goffo tentativo di imbrogliare le carte; la seconda era una ap1

di Tullio Berlenghi

prezzabile conoscenza delle possibili conseguenze per la loro qualità della vita di una scelta di sviluppo di quel tipo. Sono stati loro, infatti, a chiedere che fosse un vero confronto e non il comizio a senso unico della maggioranza con informazioni incomplete o manipolate. All’inizio Alfredo Galli, che presiedeva la conferenza, aveva fermamente negato ogni possibilità di intervento, come è costume di questa amministrazione che rifugge come la peste ogni ipotesi di confronto, vuoi per carenza di argomenti, vuoi per manifesta incapacità. Per fortuna il presidente del consorzio di Colle Spina, Giovanni Olivo, non ha accettato questa impostazione. La conferenza – per lui e per i tantissimi cittadini intervenuti – serviva ad avere delucidazioni e non come passerella per qualche esponente della maggioranza e si è speso per garantire a tutti – persino agli esponenti dell’opposizione – il diritto di intervenire. Il risultato è stato che, dopo le vuote chiacchiere degli amministratori, fatte delle solite promesse di posti di lavoro (e quei pochi li gestirebbero loro per garantirsi il consenso), di risorse economiche (che gestirebbero sempre loro) e, persino, di zone verdi, qualcuno ha cercato di spiegare i veri pericoli che la creazione dell’ennesimo carrozzone (la delibera prevede già gli stipendi per il consiglio di amministrazione) potrebbe portare al territorio ed ai cittadini. Avremo modo di spiegare in modo più approfondito le conseguenze – sull’ambiente e sulla salute - della realizzazione di una nuova zona industriale a Labico, quando in Italia c’è una crisi industriale senza precedenti e si registra la costante chiusura di attività produttive ed il progressivo abbandono di capannoni e zone industriali, sottratte alla produzione agricola e rimaste a fare le cattedrali nel deserto. E il fallimento del tentativo di suggestionare gli abitanti di Colle Spina con qualche bella parola è dato dall’assenza, nel ridicolo comunicato di commento all’iniziativa - in cui anziché raccontare quello che è successo, si sono riportate solo le illusorie affermazioni del sindaco Giordani e dell’assessore Di Stefano -, del vicesindaco. Alfredo Galli, infatti, pur avendo condotto la conferenza ha capito che non era il caso di associare la sua immagine ad un boomerang così clamoroso e, come per la sagra delle nocciole, ha pensato bene di defilarsi in gran fretta. Noi del gruppo consiliare Cambiare e Vivere Labico siamo sempre a nostro agio quando il confronto è concreto e sul merito delle questioni e siamo disponibili sin da ora a nuovi appuntamenti con i cittadini per spiegare la nostra posizione sulle prospettive di sviluppo del nostro territorio. La principale differenza rispetto alla maggioranza è che noi siamo ben lieti di poter dialogare con i cittadini e di ascoltare le loro considerazioni. Così come non abbiamo problemi ad avere un contraddittorio


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diretto e pubblico con la maggioranza. Non a caso abbiamo proposto di riportare la delibera in un consiglio comunale da tenersi di sabato a Colle Spina, in modo da consentire la più ampia partecipazione dei cittadini. Ma siamo abbastanza certi che non si farà, così come non si faranno più le iniziative pubbliche promesse sull’ASI. La trasparenza della pubblica amministrazione è per questa maggioranza qualcosa per cui non sono ancora pronti. Bisogna capirli.

I motivi del “no” all’ASI di Danilo Giovannoli Sabato 25 Settembre presso i locali del consorzio di Colle Spina si è svolta la conferenza per la presentazione del “progetto – mostro” che la maggioranza intende insediare nel nostro paese. Il mio, in questo piccolo articolo è l’ultimo appello al Sindaco Andrea Giordani e alla sua maggioranza. “Caro Sindaco, colleghi consiglieri quanto accaduto sabato ha messo in evidenza come ormai la gente sia stufa di accettare passivamente le decisioni della politica, sia essa di destra che di sinistra. Un insediamento industriale di questa portata alle porte di Colle Spina - ma che evidentemente avrà gli stessi effetti anche su Labico - non ha senso di esistere. Il nostro è un territorio piccolo che da ora in avanti va garantito e coccolato come un bambino; abbiamo ancora un polmone di verde che forse ci permette di respirare un po’ di aria buona… e per uno come me che lavora in una città come Colleferro da 21 anni questo ha un valore speciale. Tornare indietro, non è una sconfitta politica ma è una presa di coscienza e una grande opportunità che il paese potrebbe avere attraverso una mutazione del territorio a vocazione ricettivo – turistica, vista anche l’imminente apertura del parco giochi di Valmontone. Non è una provocazione, ma a sostegno di quanto scritto, al fine di verificare la bellezza della nostra adorata campagna, vi invito tutti, amministratori compresi, a partecipare alla Pedalata Ecologica che si terrà Domenica 3 ottobre con appuntamento alle ore 9,00 in Piazza Mazzini, evento che si terrà nell’ambito della manifestazione dell’Ottobrata Labicana. Vi aspetto!”

E’ nato il TG LOV: una voce di opposizione! Guarda Labico On Video su http://vimeo.com/Labico

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ASI: cos’è?

La delibera “ASI” è stata votata dall’amministrazione con nel maggio 2010, senza essere mai stata portata all’attenzione della commissione competente. Si tratta di un progetto che prevede di sostituire a circa 190 ettari di terreno verde un’area di sviluppo industriale che, tra le altre cose, prevede la possibilità di realizzare al suo interno un impianto per termodistruzione dei rifiuti. L’area al momento individuata è limitrofa a Colle Spina (vedi foto). Il progetto sarà realizzato attraverso un consorzio intercomunale (Labico, Palestrina, Artena, Valmontone). Finora solo i comuni di Labico e Palestrina hanno aderito.

Quale sviluppo per Labico? di B. Paris Non si tratta di un termovalorizzatore, questo è solo la punta di un iceberg. L’iceberg è fatto di 186 ettari di area industriale, artigianale, logistica, floristico - vivaistica che sostituirebbe l’attuale campagna dei casali. Per realizzarlo l’Amministrazione sta promuovendo la formazione di un Consorzio tra i comuni interessati e la bozza del progetto è stata votata dalla maggioranza nel consiglio del 28 maggio. E’ a questo iceberg che abbiamo detto no e l’abbiamo fatto perché non vogliamo questo tipo di sviluppo per il nostro paese. Che futuro vogliamo per Labico? Oggi il nostro paese è ad un bivio. Dopo aver consumato buona parte del territorio con l’attività edilizia, fattori esterni stanno coinvolgendo tutta la nostra zona dandole una nuova centralità (vedi parco a tema di Valmontone) il tutto mentre sempre più forte è l’interazione e l’interdipendenza tra i comuni del territorio. Questo è il contesto in cui ci troviamo a dover immaginare la Labico del futuro, specie dell’area rimasta intatta dalla logica edificatrice della lobby Galli, quella appunto dei casali. Il progetto dell’Amministrazione è quello di rendere quella zona un grande polo industriale, un luogo di passaggio per merci. Noi abbiamo un’altra idea in testa. Vogliamo puntare sulla qualità dell’ambiente e del paesaggio, vogliamo puntare sulla costruzione di un rapporto stretto tra Labico e Valmontone cercando di portare a Labico la parte migliore del turismo che arriverà, offrendo servizi ricettivi legati alla qualità dei prodotti alimentari, sul modello dell’agriturismo in quella zona e sull’albergo diffuso nel centro storico. Così avremmo posti di lavoro, sviluppo, investimenti e potremmo recuperare anche una parte del centro storico. Il nostro paese è davanti a questo bivio: sviluppo industriale con annesso progetto di produzione di energia e trattamento dei rifiuti oppure sviluppo legato al turismo e alla produzione agroalimentare locale, connesso con lo sviluppo dei servizi. Maggioranza e minoranza l’hanno già fatto, loro per la prima, noi per la seconda. Sta ai cittadini fare la loro scelta.


Anno 4 num 15

Cui prodest? Già, a chi giova? Senza il tanto osannato casello non staremmo qui a parlarne, così come non parleremmo dell'insediamento industriale con annesso inceneritore. Si può partire da qui per contrastare con decisione, la votazione scriteriata di questa maggioranza senza testa. Il nostro è un paese che ha già tanti problemi, molti creati da chi ha dissanguato il territorio, puntando sulla ricchezza di pochi contro i torti ai tanti, gli stessi che comandano il ballo da decenni. Una politica che ha ridotto drasticamente il territorio utile da usare a fini diversi da quelli urbanistici. Basta fare un confronto fra le mappe pre e post PRG, fra quelle antecedenti la prima variante e quella successiva: uno scempio. Un territorio di pochi KM2 eroso in continuazione da colate continue di cemento, incontrastato in molti casi e coperto da chi avrebbe dovuto vigilare e non l'ha fatto, perché complice. A chi giova? Oggi si aggiunge un'ulteriore ferita: non basta la nuova variante, non basta la zona Eiffel, non basta la mancanza di servizi, non basta la mancanza di spazi di aggregazione, ci si aggiunge, quadruplicandola dalle indicazioni iniziali, una zona industriale che massacrerà il territorio e comprometterà la qualità della vita. Gli ingordi non si accontentano mai, hanno sempre nuova fame, una fame atavica che li porta a mordere ovunque, al solo scopo di ingozzarsi a crepapelle. L'ingordo è vorace, ghiotto, avido, bramoso. Non per niente, Dante, considerando il fatto che essi si sono resi schiavi dell'istinto più primordiale dell'uomo, per legge del contrappasso, li riduce a bestie nell’inferno, squartati da Cerbero, personaggio mitologico famoso per la fame mai soddisfatta e caratterizzato dall’essere una fiera “diversa” perché mezzo uomo e mezzo bestia. A chi giova? Ricattare un'intera comunità con il miraggio del lavoro significa inquinare i pozzi, sapendo bene che senza acqua non si va da nessuna parte. Ricattare con il lavoro è l'arma eternamente carica: fa presa e non costa nulla, però stronca, illude, prostra, indebolisce. Aumenta il potere di chi sta ai comandi, seleziona, divide buoni e deboli, cattivi e forti; dà l'alone dell'invincibilità del potente che decide i destini delle bocche da sfamare. L'eterno ricatto del lavoro, il motore di 3

di Maurizio Spezzano ogni debolezza. A chi giova? Determinare la morte delle colture pregiate (la nocciola per esempio…), eredità dei nostri padri. Ettari ed ettari di piantagioni costate sacrifici e miserie, privazioni e impegno, volano via perché in due decidono che è giusto così. Altrove si punta sulla qualità dei prodotti della terra, da noi si punta sulla qualità della terra per costruire. Eppure molti ancora oggi ne traggono ricchezze. Più di tutti, a Labico, il sindaco che, pavoneggiandosi dal palco, esalta la qualità della "sua" nocciola, per poi assestarle il colpo definitivo recitando il requiem senza comprenderne la portata. Pilato è stato un falso perché non ha deciso malgrado potesse, lui si comporta da falso perché cita la falsità mascherandola di vero. A chi giova? Non lo so. Mi riesce difficile capire la svolta veloce impressa a tutto questo. Non so se per bramosia di potere ulteriore, di ricchezza ulteriore o di interesse ulteriore. Di certo queste sono decisioni che può prendere solo chi non ama, chi è talmente arido da non essere capace di voltarsi indietro a guardare il vuoto che lo circonda. Sentirsi solo pur essendo accompagnato da schiere di genuflessi, pronti però a tradire alla prima occasione. Sostituire il freddo calcolo alla passione, il motore che spinge ad impegnarsi per il meglio non di se stesso, ma di chi si ama. Ma è giusto così, chi non ama, non può capire: è preso da altre cose. A chi giova? Io credo che non sia un fatto di contrapposizione politica, ma di vedute sul futuro di Labico e del suo territorio. Labico ha un senso fino a quando riusciremo a salvaguardare il suo territorio, coniugando, il “giusto” progresso e la “giusta” salvaguardia ambientale. Il futuro non è un fatto dell’oggi, ma è dell’oggi e del domani, perché le scelte incideranno sull’avvenire dei nostri figli e dei nostri nipoti. Un “sano” amministratore deve porsi questi dubbi: stolto è colui che crede di non averne, solo perché accecato dal denaro e dal potere. Cui Prodest? Non lo so a chi giova o almeno voglio restare nel dubbio. Nessuno ha la verità in tasca. E' possibile, però, abbozzarne una. Non è di prima mano, già usata nell'antichità da Seneca: "cui prodest scelus, is fecit", cioè "colui al quale il crimine porta vantaggi, egli l'ha compiuto". Alla luce dell'accelerazione è l'unica risposta possibile.


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Io c’ero Tiziano

Cambiare e Vivere Labico

Il fatto è che tutti noi, presenti all’assemblea, abbiamo avuto

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la netta impressione di avere a che fare con “il gatto e la volpe” (alias sindaco e vicesindaco), che nell’evidente imbarazzo di dover spiegare qualcosa di improponibile al pubblico, (il campo dei miracoli per l’appunto) si sono fin da subito sottratti a quello che il loro ruolo di pubblici (e stipendiati)dipendenti e rappresentati della comunità gli impone, il confronto con i cittadini, sostenendo che quella era una conferenza in cui avrebbero esposto il loro progetto, e non un dibattito. Comunque, nella confusione generale un certo dott. vattelappesca ha illustrato, aiutato dalla proiezione di una serie di slide, un confuso e furbescamente mascherato progetto, privo di ogni certezza e riferimento, torturando i presenti a suon di articoli di legge e complicate procedure, spiegando che l’unica cosa da fare per evitare il peggio, visto che verrà realizzato uno svincolo autostradale, è convertire oltre 180 ettari di verde, pregevole, salubre, coltivata oltre che paesaggisticamente meravigliosa campagna, in un insediamento industriale che dovrà bruciare i rifiuti che produce. Immolare un territorio invidiabile a qualcosa che a regime porterà, udite udite, 200, forse 300 posti di lavoro (quanti un magazzino IKEA). L’unico grande vantaggio che hanno saputo prospettarci è che i nostri figli avranno occasione di cercare la giusta raccomandazione, per soddisfare l’ambizione di lavorare come operai in un’area industriale. I grandi uomini (ma non pretendiamo tanto), gli amministratori illuminati, sanno guardare lontano (?), qui si sta decidendo (se non si è già deciso), che il nostro è un futuro di sviluppo industriale, d’altronde l’occasione è ghiotta: gestire un flusso enorme di finanziamenti regionali, statali, europei. Obnubilati da tanta grazia, non vi rendete conto piccoli politicanti, che noi siamo già nel futuro, che il contesto ancora quasi vergine in cui viviamo è una risorsa che pochi altri hanno, che preservare, valorizzare l’ambiente e la natura in cui si vive è l’inevitabile presupposto per andare lontano, lo sviluppo industriale lasciamolo fare alla Cina. Ma soprattutto cari Andrea Giordani, Alfredo Galli, Remo di Stefano, non vi rendete conto che vi assumerete la RESPONSABILITA’, che dovrete e rispondere ai vostri figli, ai nipoti, alle generazioni che verranno, alla memoria che il tempo inevitabilmente porterà di voi, della indelebile, insanabile ferita, che nel tempo diventerà un’infezione mortifera per l’intero territorio. Spero, in un ultimo accorato appello, che saprete ritrovare la forza e il coraggio che vi e ci salverà. 4


Cambiare e Vivere Labico

News Anno 4 num 16 23 ottobre 2010

Bollettino autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Cambiare e Vivere Labico

Bufale, cigni, tacchini e altri animali Straordinario il nostro sindaco. Non aveva nemmeno finito di scrivere un surreale comunicato in cui si vantava di aver ricevuto il riconoscimento della prestigiosa testata di informazione economica “Il Sole-24 ore” per la sua (presunta) “buona amministrazione”, che gli è arrivata tra capo e collo la diffida da parte della prefettura ad approvare gli equilibri di bilancio, onde evitare lo scioglimento del consiglio comunale. Eh, sì, perché dal tenore del comunicato si aveva la sensazione che Gianni Riotta (direttore de “Il Sole”) si fosse recato personalmente al borgo di Fontana Chiusa a congratularsi vivamente col sindaco, mentre in realtà l’articolo del quotidiano fa ben altre considerazioni e non certo lusinghiere. Ognuno è libero di sfidare il senso del ridicolo e raccontare le fandonie che meglio ritiene. Sta di fatto che il consiglio comunale è stato convocato in fretta e furia e, visto che a forza di ignorare i problemi, questi si accumulano, ci siamo ritrovati con otto punti all’ordine del giorno, a cui hanno cercato di aggiungerne un altro paio fuori tempo massimo. Ormai ha davvero poco senso parlare di “contenuti” dell’operato di un’amministrazione che annaspa nel vuoto come gli astronauti alle prese con l’assenza di gravità. I documenti di bilancio – il cui impianto è noto al solo responsabile del dipartimento economico, che è costretto a fare i salti mortali per tenere in piedi i conti – fotografano impietosamente lo stato di immobilità della giunta Giordani, troppo impegnato tra templari, spettacoli pirotecnici e promozione commerciale del suo “splendido borgo” (che non è Labico, se qualcuno avesse dei dubbi). Il consiglio comunale, iniziato con una discreta correttezza, ha però avuto qualche momento di tensione, con un consigliere di maggioranza che ha perso le staffe, bestemmiato e poi minacciato i colleghi dell’opposizione. Ora, entrambi i comportamenti sarebbero persino punibili alla luce del nostro Codice Penale, ma ben più biasimevoli se pronunciati da un consigliere comunale nel pieno esercizio del suo ruolo elettivo, ossia durante una seduta consiliare. Questo episodio ha creato un po’ di comprensibile confusione anche tra il pubblico. In questa – non facile, bisogna riconoscere – situazione, il Presidente del Consiglio ha preferito, anziché proporre l’allontanamento del consigliere (o dei consiglieri) che turbava il regolare svolgimento della seduta, far espellere un cittadino che esprimeva il proprio disappunto per la situazione che si era creata. Certo, con una maggioranza così traballante e che poteva contare a malapena sul numero legale, ogni decisione doveva essere ponderata con la massima attenzione. Uno dei provvedimenti portati all’esame del consiglio riguardava l’adesione della nostra biblioteca al polo bibliotecario prenestino. Siamo talmente rassegnati di fronte al disinteresse di questa amministrazione per tutto ciò che riguarda la cultura da non avere più 1

di Tullio Berlenghi

nemmeno troppa voglia di fare dell’ironia. Votiamo quindi compatti a favore della delibera. Sarà un problema dei nostri amministratori spiegare al polo bibliotecario che Labico porterà in dote il nulla. Ovviamente non c’è mai il tempo per affrontare le interrogazioni e la maggioranza risponde solamente a tre di esse. Nella prima si poneva il problema dell’abbandono incontrollato di rifiuti nel territorio comunale. Questione delicata e spinosa su cui le responsabilità non sono tutte dell’amministrazione, visto che c’è più di qualche cittadino con uno scarso senso civico, ma è evidente che l’assenza di sensibilità, informazione e controlli è la situazione ideale per chi non intende rispettare le leggi. A parole si sentono sempre impegni per il futuro, ma nei fatti il territorio continua ad essere considerato terra di nessuno (per la tutela ambientale) o di conquista (per le speculazioni immobiliari). Poi sono arrivate due risposte ad importanti interrogazioni: quella sulla gestione dei Cerchi, nella quale Alfredo Galli ha sostanzialmente ammesso che la gestione è stata completamente sbagliata e, in tutta evidenza, se non ci fosse stata la nostra interrogazione sarebbe rimasto il degrado e l’abbandono che abbiamo visto tutti quest’estate. Hanno promesso un nuovo bando per l’affidamento dell’area. Speriamo che – questa volta – si faccia un vero bando pubblico. L’altra interrogazione importante riguardava la pista ciclabile. Lì la situazione è deprimente. Un tratto di pista ciclabile di dubbia utilità potrebbe non essere completato. Le responsabilità si rimpallano tra comune, regione e ditta appaltatrice. I dubbi restano tutti: le anomalie nella gara d’appalto, il ribasso minimo, la mancata consegna dei lavori, il mancato pagamento della penale, la mancanza di una programmazione infrastrutturale che dia un senso all’opera. Ci sarebbe da ridere se non avessimo già buttato 200mila euro di soldi pubblici in questa vicenda. Poi, come al solito, il sindaco ha iniziato a dare vistosi segnali di impazienza. Vuoi per la fame, vuoi perché stavano arrivando un paio di interrogazioni che riguardavano la sua gestione “personale” della cosa pubblica, ha cominciato a fissare con insistenza la porta. Ad un certo punto si è alzato e ha iniziato con noncuranza (se non sbaglio fischiettava pure) a guadagnare la via di fuga. Richiamato al suo dovere istituzionale, è tornato indietro. Per poi riprendere nuovamente la direzione della libertà. E poi ancora una nuova retromarcia. Uno, due, tre, quattro, giro. Uno, due, tre, quattro, giro. Era dai tempi di “A Chorus Line” che non si vedeva una coreografia così ben costruita. L’uscita di scena poi è stata magistrale. Ricordava la scena finale della celeberrima opera di Tchaikovsky. Anche se il protagonista ricordava più un altro volatile, quello che normalmente viene celebrato negli Stati Uniti il giorno del ringraziamento. Un ringraziamento al quale – in senso metaforico – vorremmo poterci unire anche noi.


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Non c’è trippa per Galli La discussione in consiglio comunale degli equilibri di bilancio ha avuto pochi aspetti interessanti, per lo più all'interno di un consiglio che in troppi tratti non è stato degno dei compiti che la legge gli assegna: documenti incompleti, urla, bestemmie, confusione e su tutto un'amministrazione che, da sola, su più di un argomento si è fatta trovare impreparata e con idee poco chiare. L'unica cosa certa, emersa grazie al gruppo Cambiare e Vivere Labico, è il blocco politico e economico del nostro comune: zero investimenti realizzati e ancora meno realizzabili! Infatti la relazione sugli equilibri di bilancio è inequivocabile: sui 10 milioni di euro che il comune dovrebbe e vorrebbe spendere in investimenti e opere pubbliche (5 milioni di euro per debiti e 4 milioni di euro messi in bilancio per il 2010) la cifra effettivamente spendibile non supera i 700.000 mila euro! Non solo, di questi 700.000 euro solo 400.000 sono per nuove opere finanziabili, di cui 300.000 euro già assegnati e per cose di poco impatto, tranne i 114.000 euro appena arrivati per la metanizzazione. Il resto se ne va in opere realizzate e ancora da pagare. Allora la considerazione è che c'è poca carne al fuoco dei nostri amministratori per la prossima campagna elettorale, ma soprattutto per i bisogni dei cittadini. E' il patto di stabilità, bellezza! Quel patto di stabilità che ci impone dei serissimi risparmi a causa dello spreco di risorse pubbliche e di indebitamento effettuato dal Sindaco Galli negli anni 2006 e 2007, i bilanci elettorali, quelli delle strade asfaltate in un batter d'occhio a un mese dalle elezioni, proprio quei bilanci! E ora tutta la comunità paga gli sprechi elettorali di Galli e Giordani e allora non si lamentino i loro elettori se oggi tante piccole opere necessarie non vengono realizzate: hanno sprecato prima, hanno sperperato prima per piccoli interessi di bottega! Il problema è che Galli questa cosa ancora non la capisce a pieno: in consiglio continuava a promettere opere davanti alla nostra richiesta di interventi per alcuni problemi urgenti, peccato che non potrà mai spenderli quei soldi. A meno che non si metta a fare scelte oculate di bilancio, a meno che non tagli gli sprechi che ancora oggi ci sono nel nostro bilancio, legate a piccole sacche di potere e di interesse presenti nel nostro comune. In Consiglio poi non abbiamo potuto non rispondere al comunicato stampa di Giordani di qualche giorno fa: addirittura aveva avuto la faccia tosta di gloriarsi per non aver aumentato le tasse dando una interpretazione tutta sua di un articolo del Sole 24 Ore. Peccato che in Consiglio comunale ha una opposizione sveglia e quindi, con Tullio, abbiamo ricordato un po' di dati: in soli due anni (2006 e 2007) è stata raddoppiata e portata al massimo della legge l'addizionale irpef nel nostro comune (soldi tolti in busta paga!), è aumentata del 40% la Tarsu, è aumentata del 30% la tariffa per l'acquedotto e quella per la fognatura, per non parlare dell'aumento di scuolabus, mensa e altri servizi. Insomma senza vergogna e soprattutto con spregiudicatezza il Sindaco ha fatto quel comunicato. Altro aspetto delicato del bilancio è sicuramente l'aumento del 20% del peso del conferimento in discarica del nostro comune, che comporta già per quest'anno 126.000 euro in più di spesa. Bene, ci sia2

di Benedetto Paris mo chiesti come sia possibile tale aumento considerando la differenziata. Oggettivamente si pongono dei dubbi sulla modalità di applicazione e di comunicazione del servizio e quindi sulla sua efficacia. Dappertutto quando parte la differenziata si riduce la quantità di rifiuti che viene scaricata in discarica dai camion che la raccolgono nel paese, assurdo che a Labico ciò non avvenga. C'è qualcosa che non va e su questo dovremmo subito ragionare con attenzione, perché questo maggiore costo, come del resto già avviene per gli altri errori e costi nei servizi, ricadrà sui cittadini con la prossima TARSU.

I pali della discordia

di Danilo Giovannoli

“Strumentalizzazione sulla questione del campo sportivo comunale per accattivarmi le simpatie dei ragazzi del calcio”. Di questo sono stato accusato nell’ultimo Consiglio Comunale da parte della maggioranza, ma se qualcuno pensa che io smetta di lottare per questa questione, si è sbagliato di grosso. I labicani debbono sapere che ad una richiesta sulle autorizzazioni per la messa in opera dei pali di rugby, protocollata il 14 ottobre, non ho ancora ricevuto risposta. Né i Vigili Urbani, né l’Ufficio Tecnico sono stati messi al corrente che dentro un campo sportivo comunale sabato 9 ottobre è entrata, alle 7 di mattina, una trivellatrice che ha realizzato delle buche. Peccato che quel giorno non ero a Labico, altrimenti avrei voluto vedere come avrebbe reagito chi, senza un autorizzazione, può permettersi di entrare dentro un campo comunale e iniziare a bucare, cose da matti che forse solo in questo paese accadono. Non vorrei che a distanza di tempo qualcuno s’inventasse qualche strana autorizzazione perché ho appurato tramite l’ufficio tecnico e i VV.UU. che ad oggi non vi è niente. Ma vorrei tornare al nocciolo del problema e vorrei fare una domanda specifica a chi ha voluto tutto questo: la maggioranza si è domandata perché negli impianti sportivi in cui contemporaneamente si svolgeva la pratica del calcio e del rugby, una delle due ha dovuto lasciare la struttura? Qualche consigliere di maggioranza ha mai visto un allenamento di rugby? Qualche consigliere di maggioranza ha constatato la rigatura del campo in una partita di rugby? Io l’ho fatto e vi dico che la convivenza tra questi due sport nello stesso campo è insostenibile. Ho avuto modo di parlare con chi negli anni precedenti - a Carchitti - ha dovuto soffrire per quello che sta capitando a noi, una persona autorevole, che durante la settimana spesso si muniva di rastrello per risistemare il campo dopo gli allenamenti del rugby e che, essendo un amico, ha pensato bene di mettermi in guardia. A quelli che pensano che io stia facendo tutto questo per ottenere la simpatia dei ragazzi del calcio, rispondo che il sottoscritto lo sport lo ha sempre fatto anche quando per 10 anni - dal 97 al 2007 - non rivestiva nessuna carica politica, e quello che sto facendo è svincolato da qualsiasi tipo di interesse. Continuo a convincermi sempre di più che quanto fatto da questa maggioranza è un errore clamoroso ed un serio problema da cui il Comune di Palestrina ha pensato bene di disfarsi a discapito dello sprovveduto comune di Labico, complimenti !!


Anno 4 num 16

Pillole amministrative

di Maurizio Spezzano

Sembra che si siano invertiti i ruoli: noi vogliamo governare e loro ci fanno opposizione; questo il quadro che emerge dagli ultimi consigli comunali, chiaro sintomo dell'incapacità amministrativa della maggioranza. Tutte le volte che poniamo questioni si trovano in difficoltà e non riescono a darci risposte, malgrado siano tutte importanti e riguardino i cittadini nella loro globalità e non i singoli. Forse sta esattamente qui la differenza: per noi è importante il generale, per loro solo gli affari e i favori privati. E' palese il loro imbarazzo, come dimostra la crescente aggressività e il sempre più utilizzato ostruzionismo.

possa essere ignorata. Soprattutto, la scuola non ha una connotazione politica e siamo ben contenti di contribuire con idee o proposte al miglioramento del servizio. Evidentemente non tutti la pensano così. Abbiamo l'impressione, provata, che la nostra collaborazione non sia gradita, individuandoci come intrusi, o magari come strumento di risoluzione dei problemi urgenti, ma oggetto da abbandonare appena risolta l'emergenza. Forse sarebbe il caso di rivedere questa posizione che non giova alla scuola e all'intelligenza di chi ne fa uso.

Scuola

Urbanistica

A inizio consiglio ho posto più di una domanda riguardante la scuola - problemi che mi sono stati segnalati dai cittadiniutenti. Ad esempio, ho chiesto lumi sul blocco dei lavori dell'ampliamento alla scuola media. Se ben vi ricordate c'era l'impegno "solenne" del sindaco e dell'assessore ai lavori pubblici di concludere i lavori in men che non si dica, tanto da aver accelerato le stesse procedure d'appalto, ricorrendo agli inviti piuttosto che al bando aperto. I lavori sono partiti, malgrado il ritardo sulla tabella di marcia prevista, ma si sono fermati e non ne sappiamo il motivo. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta, facendo scena muta, come tutte le volte che non riescono a trovare le giustificazioni. Se si procede con questi ritmi l'inaugurazione ricadrà in prossimità delle elezioni, cosa tutt'altro che improbabile. Ho fatto presente che i bagni non sono del tutto funzionanti e che quelli già oggetto di ristrutturazione presentano varie problematiche, tanto da averne inibito l'utilizzo, facendo ricorso ai bagni del piano terra. Una situazione di tale natura è fuori da ogni normativa vigente. Nessuna risposta, neanche una battuta di spirito. Ho fatto notare che siamo l'unico paese d'Italia a non avere una vigilanza all'uscita di scuola: i nostri figli escono e non c'è nessuno che gli permetta l'attraversamento stradale in sicurezza. Parliamo di bambini dagli undici ai quattordici anni. Non so se tale comportamento da parte del sindaco e dell'assessore rientra nel reato di abbandono di minore, di certo rientra nella condizione di limite intellettivo, tradotto in romanesco je' rimbarza, tanto sono figli nostri e non loro. Bocche cucite anche in questo caso. Last but not least, la vigilanza pomeridiana della classe dell'infanzia a tempo ridotto. Come commissione abbiamo lavorato alla risoluzione del problema, con l'impegno di far partire il servizio dal primo lunedì utile, cioè il 4 ottobre. In realtà ciò non è avvenuto se non con due settimane di ritardo. Ci saremmo aspettati almeno una telefonata che ci comunicasse lo slittamento, visto che siamo stati della partita. Una mezza risposta da parte dell'assessore, che ha attribuito la responsabilità al Dirigente, che ne ha chiesto lo spostamento, e all'assenteismo dei membri di Bambini senza Frontiere per la stipula del contratto. Questa politica di ostracismo nei nostri confronti non conduce da nessuna parte, se non ad allargare il solco tra loro e noi. L'opposizione è la voce degli utenti e pensiamo che non 3

Continua a restare il vero problema di questa amministrazione: è un territorio off limits a cui non è possibile metterci naso, malgrado gli impegni (sempre) "solenni" fossero altri. Abbiamo chiesto che la commissione presieduta dal vice sindaco Galli fosse convocata con regolarità. Invece sono mesi e mesi che non lavora e non viene convocata. Abbiamo anche prodotto richiesta scritta a cui non è pervenuta risposta, fino all'assurdo di doverla convocare io, in qualità di vice presidente (si fa per dire), ma andata deserta sia in prima che in seconda convocazione, perché l'imperativo era la non partecipazione. Come comunicato in Consiglio, ciò che abbiamo prodotto verrà inviato al Prefetto di Roma per le decisioni del caso. Non possiamo permettere che continui lo stillicidio del territorio a nostra insaputa e sulle nostre spalle: abusi edilizi, sanatorie, lottizzazioni non portate a termine nelle parti degli standards, applicazione della L.R. 21/2009 in modo del tutto allegro, mancato recupero del centro storico, previsione di trasformazione del territorio senza contraddittorio o confronto sulla zona industriale (ASI) e realizzazione dell'inceneritore, avanzamento dei LL.PP. (scuola e pista ciclabile), ecc. Così non va e su questo saremo intransigenti. Per noi la difesa del territorio è una discriminante importante, che pone un confine certo tra loro e noi: la salvaguardia del territorio e della salute dei cittadini non necessitano di compromessi, ma di ridimensionamento di decisioni che reputiamo sbagliate e dannose per il paese e la sua storia, per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia di Vallefredda, polmone verde del territorio. Restiamo convinti che vada invertita la politica che punta sull'uso indiscriminato del territorio, per adottarne un'altra più rispettosa e di salvaguardia. Fedeli a questo impegno, abbiamo fatto ritirare un punto all'ordine del giorno, redatto da un consulente, che presentava più di un errore. Per fortu-

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na, la nostra posizione è stata condivisa da ampi settori della maggioranza, ma non dal sindaco e da Scaccia, che sono rimasti soli a perorare una causa già persa: sindaco sconfessato dalla sua stessa maggioranza e abbandonato al suo destino. Perché incaponirsi a difesa di un tecnico, profumatamente pagato, che non porta a termine correttamente l'incarico avuto? Perché assumersi responsabilità che devono ricadere su altri? Sarebbero dovuti essere proprio loro ad alzare la voce per il lavoro eseguito male e non noi dell'opposizione! Si vede che hanno una strana cognizione del pubblico, ma più ancora dei soldi pubblici. Amministrare non è comandare o dimostrare di essere forti, semmai è la capacità di ragionare e di confrontarsi, atteggiamenti su cui la nostra maggioranza avverte una certa allergia. Abituati da sempre a comandare e non a ragionare. Ci è stato assicurato l'impegno della convocazione della Commissione Urbanistica per discutere dei problemi posti. Restiamo fiduciosi, sperando di non dover aspettare la fine del mandato o schiarite meteoropatiche difficili in periodo invernale.

Lavoratori GEA Finalmente!! Dopo tre rinvii, tre delibere di giunta e una proroga dirigenziale siamo riusciti a far approvare la convenzione dei lavoratori GEA con i lievi aumenti previsti dal nostro emendamento al bilancio. E' sempre poco, ma dagli iniziali 200 Euro agli odierni quasi 400 un piccolo salto è stato realizzato; ancora più importante è il salto fino ai 650 Euro di un altro lavoratore. C'è ancora molto da fare e ci impegneremo a portare a termine quanto abbiamo iniziato. Averlo fatto dall'opposizione ci riempie di orgoglio, perché la nostra sensibilità ha fatto emergere un problema serio ma trascurato per troppo tempo. Sul lavoro non permetteremo scambi dal sapore elettoralistico o famigliare, come per lo sportello antiusura, ma lotteremo per il diritto contro il favore, affinché tutti possano concorrere partendo alla pari, senza clientelismi o favori di sorta. La politica del lavoro deve ampliare le possibilità di accesso e tutelare chi già svolge mansioni lavorative. Noi saremo dalla parte di chi l'ha conquistato con il sudore, non certo di chi l'ha avuto per donazione clientelare o altri fini che nulla hanno a che vedere con la dignità.

Viva l’acqua di Labico!

PS: Mi sono molto indignato ad inizio consiglio per l'ennesima sceneggiata commemorativa dei morti in Afganistan. Preciso che è una cosa che sento in modo particolare, avendo avuto ben due morti in famiglia per fatti di guerra, come scolpito sul monumento al Milite Ignoto nel mio paese di origine; e sento le morti di guerra molto di più di chi è felice di esportare la democrazia con la punta del fucile o con le bombe a grappolo o quelle antiuomo, sopratutto io che da una vita mi batto per la pace, sentendo come una sconfitta personale ogni morto in teatro di guerra, fosse civile o militare. Chi come me rifiuta la guerra, le armi e chi ne fa uso, trova deplorevole la retorica politicista della lacrima a comando. Perché ci si dimentica dei tanti, molti caduti per una causa ancor più nobile e quotidiana: il lavoro? Perché i morti in guerra sì e le migliaia di morti per cause di lavoro no? Perché non commemorare ad inizio seduta anche le morti quotidiane di padri di famiglia che escono da casa la mattina per guadagnare il pane senza farne ritorno la sera? Perché non ricordare le centinaia di vittime che cadono dalle impalcature? Perché non coloro che muoiono per imperizia dei datori di lavoro in tutti i cantieri? E perché non commemorare coloro che muoiono perché incastrati nelle cisterne? Chi commemora la generosità di compagni di lavoro morti nel vano tentativo di salvarne altri? Chi commemora genitori e figli che muoiono per meno di 1000€ al mese e quasi sempre in nero? Non sono forse eroi anche questi o c'è una gerarchia anche per la morte? Perché? Che bisogno c'è di questa retorica ricorrente ogni volta che torna una bara dai luoghi di guerra e non ci si indigna quando un bambino perde il proprio genitore per una causa ancor più nobile che è quella della libertà? E' stato uno sfogo, perché queste commemorazioni stanno diventando alo su abico d r a la regola e non più l'ecceu G om/L c . zione. Ci stiamo abituando o e im lentamente all'agonia della ttp ://v h memoria e della speranza, senza avere più la forza e l'energia per invertire tale tendenza. Se non si cambia registro rischiamo di tornare al tempo della clava. Gloria eterna per chi perde la vita per cause di lavoro, ovunque avvenga e indipendentemente da chi esso sia.

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di Benedetto Paris L’approvazione della nostra mozione è un piccolo passo in avanti per la valorizzazione e la tutela dell’acqua come bene comune. La mozione consiliare, presentata il 1 luglio 2010, e stata votata all’unanimità con un astenuto (il cons. Delle Cese). Con questa importante mozione si impegna l’Amministrazione comunale di Labico a verificare mensilmente la potabilità e le caratteristiche organolettiche dell’acqua delle fonti del Pantano e di Via della Fontana e a dare a queste la necessaria pubblicità. Con questa verifica periodica e la giusta pubblicità della qualità della nostra acqua si possono ottenere tre risultati: la sicurezza dei cittadini che bevono l’acqua, il risparmio per i cittadini che potranno in sicurezza prelevare l’acqua dalle fonti invece che acquistarla, la presa di coscienza tra i cittadini dell’importanza e qualità delle nostre fonti, evitando così atti vandalici e deterioramento delle condizioni igienico sanitarie. Ma non ci fermiamo a questo. In consiglio abbiamo chiesto un vero recupero delle fonti, di tutte le fonti, che riguardi anche le aree inerenti, come già richiesto e ottenuto per Cento Gocce e come necessario per il Pantano, per non parlare del completo abbandono di “Pischerelli” e “La Forma”. Insomma vogliamo valorizzare il percorso delle fonti come itinerario naturalistico e sportivo per i cittadini e come luoghi da vivere tutti i giorni. Abbiamo una grande ricchezza, è necessario renderla fruibile e valorizzarla 4


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News Bollettino, non periodico, autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Consiliare Cambiare e Vivere Labico

NO ALLA CENSURA. IL GRUPPO CONSILIARE CAMBIARE E VIVERE LABICO SI DIFENDERA’ DALLO SQUALLIDO TENTATIVO DELLA MAGGIORANZA DI METTERE IL BAVAGLIO ALLA VOCE DELL’OPPOSIZIONE ED ALL’AZIONE DI INFORMAZIONE E DI TRASPARENZA CHE DA TRE ANNI E MEZZO STA PORTANDO AVANTI, NELL’INTERESSE DEI CITTADINI E NEL RISPETTO DELLA LEGALITA’. IL NOSTRO BOLLETTINO CONTINUERA’ AD USCIRE E A NULLA SERVIRANNO LE INTIMIDAZIONI.

Il bavaglio mancato di Tullio Berlenghi per Cambiare e Vivere Labico Immaginiamo la scena. “Avvocato cerchi qualcosa. Un appiglio, un pretesto, un cavillo. Noi non ce la facciamo più”. “Dunque, vediamo… a, abigeato, no, non va bene, b, b, c, c, d, disfattismo politico mmm, no, peccato, non è tempo, e, f, g, h, i, insider trading, no, no, l, m, n, o, omissione di soccorso?, no, non è credibile, p, q, s, s, sottrazione di minorenni, oddio qui si va su altre cariche istituzionali, meglio lasciar perdere, ecco, trovato: stampa clandestina. Perfetto”. “E’ sicuro, avvocato?” “Tranquilli, con questo li facciamo a pezzi”. La vicenda è persino divertente. Sono talmente terrorizzati dal fatto che c’è qualcuno che fa informazione, da tentare di impedirlo con un rozzo ricorso ad una denuncia penale. Il reato su cui si basa l’impianto accusatorio pone la situazione a metà tra il ridicolo ed il patetico: stampa clandestina. Una fattispecie di reato – che, non a caso, vide il massimo fulgore durante il ventennio fascista con il codice Rocco - la cui ratio origina dall’esigenza di perseguire chi – clandestinamente, appunto – pubblica uno stampato senza che sia possibile risalire a chi ne è responsabile. La cosiddetta “clandestinità” sta tutta lì. Peccato che, nel nostro bollettino, ci siano nomi, cogno1


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mi, telefoni, posta elettronica, e qualsivoglia elemento utile a capire chi ne cura la redazione. E i molti cittadini che in questi anni ci hanno contattato ne sono la piena conferma. La surreale circostanza ci permette di fare qualche considerazione: •

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Il nostro giornale fa paura. Fa paura perché pone in essere il più odioso – agli occhi dei nostri amministratori – dei misfatti: fare informazione. La sola idea che ci sia uno strumento attraverso cui passano le notizie, le informazioni, le opinioni, le critiche turba i sonni di chi governa il paese e che vorrebbe che a dormire fossero i cittadini. Peccato che così non è e i cittadini sono ben lieti di leggerci. Perché sono consapevoli che non è in gioco la loro autonomia e sceglieranno con grande serenità i propri rappresentanti istituzionali, ma apprezzano il fatto che noi, del nostro operato, rispondiamo con la massima trasparenza. La scala delle priorità della maggioranza è riprovevole. Non si curano certo di intervenire per garantire la sicurezza dei bambini che vanno a scuola, non si preoccupano di intervenire per i diffusi casi di allarmante illegalità che preoccupano i cittadini, non esercitano un minimo di controllo e repressione sui tanti reati a danno del nostro territorio e del nostro ambiente, però mettono la magistratura e la polizia giudiziaria in condizione di doversi occupare della divulgazione di un bollettino di informazione politica, come se rappresentasse chissà quale sconvolgente pericolo per il paese. Va sottolineato che – sulla base della loro denuncia – anche la redazione del giornalino della parrocchia rappresenta una pericolosa condotta eversiva e, ai sensi della norma invocata nella loro denuncia, il povero don Antonio rischierebbe due anni di galera. Che facciamo? lo denunciamo subito o lo invitiamo ad andarsi a costituire? A meno che il problema non sia nei contenuti. Ma sui contenuti non interviene la legge – in ossequio all’articolo 21 della Costituzione, che sancisce la libertà di espressione – e ci sono altre fattispecie di reato da prendere in considerazione, come la diffamazione. Proprio sulla diffamazione il vicesindaco Alfredo Galli per ben due volte ha dichiarato di avere denunciato il capogruppo dell’opposizione, salvo poi venire a scoprire che era tutta una bufala. E non era vero per una semplice ragione: qualcuno gli avrà spiegato che querelare una persona

per aver detto il vero significa dover inevitabilmente soccombere in giudizio. •

Non è in discussione il principio di legalità, che – da pulpiti un po’ più plausibili – potrebbe rappresentare una motivazione ragionevole. Un’amministrazione comunale che pretende il rispetto delle regole - anche quelle “minori” - da parte di tutti, avrebbe dovuto cominciare con denunciare illeciti ben più gravi di quelli che ci vengono contestati. Ma, soprattutto, dovrebbe avere comportamenti ineccepibili, mentre la realtà è ben diversa, come dimostrano i numerosi casi in cui gli interessi della collettività sono stati subordinati ad altre, non troppo nobili, esigenze.

In gioco c’è la comunicazione politica. Quella loro, fatta con i soldi dei contribuenti, che, avvalendosi del logo dell’amministrazione, esalta l’operato della maggioranza (e, talvolta, attacca l’opposizione) con manifesti, comunicati stampa, costosissime pubblicazioni patinate. Quella nostra, fatta con i soldi nostri, che – pur essendo dichiaratamente di parte – fa informazione, stimola il dibattito, dà spazio alle critiche e alle opinioni e non si lascia intimidire da volgari tentativi censori.

Proviamo però a vedere i possibili scenari della loro geniale mossa strategica. Ci sono due eventualità. La prima, la più probabile, è che la magistratura, già nella fase delle indagini preliminari o, eventualmente, nell’udienza preliminare decida di archiviare la questione. La maggioranza fa una pessima figura, perché non riesce a fermare la nostra pubblicazione (che è evidentemente il loro obiettivo) e riconosce implicitamente la preoccupazione delle conseguenze che può avere sulla credibilità e la competenza di chi ci governa. La seconda, piuttosto remota, è che si riscontri qualche irregolarità formale nel bollettino. In questo caso non faremo altro che correggere l’errore e continueremo, con maggiore entusiasmo ed energia, la nostra azione di informazione. Il loro tentativo di tapparci la bocca è talmente puerile che il loro bavaglio non funzionerà: più che un bavaglio sembra un bavaglino.

ARTICOLO 21 della Costituzione Italiana “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure…”.


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News Bollettino, non periodico, autonomamente stampato e diffuso dal Gruppo Consiliare Cambiare e Vivere Labico

Anno 4 Num 17 12 novembre 2010

Speciale Revoca ASI

Tanto paga Pantalo’… Sono passati tre anni e mezzo da quando ho iniziato a svolgere il mio ruolo di eletto in consiglio comunale. Un ruolo che – in qualunque veste e in qualunque schieramento – presuppone a mio avviso un preciso obbligo di impegno e di responsabilità. Le scelte che passano attraverso le decisioni degli organismi del comune, sono scelte importanti, che riguardano l’intera collettività e che non possono e non devono essere affrontate con eccessiva disinvoltura. Quando si prende una decisione, votando ad esempio per una delibera, bisogna informarsi, capire, sapere cosa comporta quella scelta. Perché un sì o un no possono avere conseguenze importanti per i cittadini e per il paese. In questi tre anni e mezzo mi sono reso conto che non è così. Continuo ingenuamente a stupirmi per la faciloneria con cui troppo spesso si affrontano questioni anche di grande rilievo. La clamorosa dimostrazione l’ha data l’ipotesi di realizzare un

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di Tullio Berlenghi consorzio per lo sviluppo industriale a cui affidare la gestione di un’enorme area in prossimità di Colle Spina. Un’ipotesi che già confliggeva con il proposito di valorizzare la produzione agricola locale, tanto sbandierato dal sindaco, dando immediatamente la misura di come si possa essere affetti da schizofrenia amministrativa e dare vita a progetti diametralmente opposti. Eppure sulla realizzazione del polo industriale la maggioranza è andata avanti per quasi un anno senza dare alcun segnale di dubbio, di perplessità, di incertezza. Tutti granitici a sostenere il progetto riempiendosi la bocca con le parole d’ordine: sviluppo, occupazione, opportunità, ricchezza. L’informazione sulla reale portata del progetto e sulle possibili conseguenze l’abbiamo fatta noi dell’opposizione. Con i nostri giornali, con i manifesti, con i siti web. Abbiamo spiegato cosa voleva dire creare un’area di sviluppo industriale, quali attività potevano insediarsi, quali pericoli comportava – per la salute e per l’ambiente – un simile scenario. Evidentemente qualche cittadino avrà cominciato a farsi delle domande, ad esprimere le proprie preoccupazioni. Per tacitare ogni possibile inquietudine l’amministrazione decideva di convocare un’assemblea pubblica a Colle Spina per illustrare il progetto (che, fino a poche settimane fa, non era minimamente in discussione). L’assemblea, nella mente


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degli organizzatori, doveva consistere in una semplice operazione di propaganda: guardate quant’è bella una zona industriale a pochi metri da casa vostra. Possibilità di contraddittorio: nessuna. Il copione dei registi, però, non è stato rispetto e il contraddittorio i cittadini se lo sono presi comunque e più di qualcuno ha preso la parola per dichiarare la propria contrarietà. A quel punto la voglia di capirci meglio e di saperne di più ha iniziato a diffondersi e - vista la fattiva collaborazione di un’opposizione che mette sempre a disposizione dei cittadini informazioni, carte e documenti – stava diventando davvero difficile l’opera di controinformazione che cercava di smentire gli stessi documenti approvati. Emblematico è stato il caso del manifesto pagato con i soldi dei contribuenti con cui si accusava l’opposizione di raccontare bugie sulla vicenda. E le nostre bugie erano talmente madornali da essere state usate poi tra le motivazioni della revoca della delibera. Provo a spiegarmi con una metafora. Giordani, che guida la macchina comunale, decide di attraversare l’incrocio col semaforo rosso. Io provo a dire “non credo sia il caso di farlo”. Lui chiede: “perché?”. “Perché è rosso”, rispondo. Giordani a questo punto mi accusa di raccontare un sacco di bugie e di voler rallentare il glorioso cammino di tutti noi. Io mi limito ad indicare il semaforo agli altri passeggeri. “Cavolo, è rosso” confermano e chiedono spiegazioni. Giordani, a questo punto, decide di recedere dall’insano proposito e si ferma. Io chiedo: “Perché ti sei fermato?”. “Che domande – ribatte - è rosso”. Le motivazioni della revoca però sono disarmanti. In sostanza, si legge nella premessa dell’atto, il progetto era ottimo, però, visto che stava creando preoccupazione nella cittadinanza, abbiamo deciso di non portarlo avanti. Se l’impostazione – anche condivisibile se vogliamo, perché prevede il coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte importanti - è questa, forse sarebbe più logico consultare i cittadini prima di investire risorse. Sì perché di soldi ne abbiamo già buttati parecchi in questa operazione. Si tratta di quasi ventimila euro. E i soldi non ce li rimetterà chi ha fatto la scelta sbagliata, ma i cittadini che, se consultati prima, avrebbero detto subito cosa pensavano della proposta. A confermare la fitta nebbia in cui si muove (a tentoni) la maggioranza ci ha pensato l’assessore Di Stefano, il quale - forse per captatio benevolentiae – ha rilanciato: non solo revochiamo l’ASI, ma cancelliamo l’area industriale prevista dalla variante al PRG e la trasformiamo in turisticoricettiva. Salvo poi aggiungere “stoccaggio merci”. Come se le due finalità potessero allegramente convivere. Nel giro di poche settimane, insomma, la nostra operosa maggioranza ha promosso - nel medesimo ambito territoriale – la produzione di nocciole col marchio DOP, una devastante arteria di scorrimento veicolare, un’enorme area industriale, con tanto di impianti per la termodistruzione dei rifiuti, un piacevole e accogliente sito agrituristico, una bella piattaforma logistica per lo scambio merci da migliaia di TIR al giorno. Mancano solo l’aeroporto e la centrale nucleare e abbiamo fatto tombola. Forse farei meglio a tacere, sia mai che qualcuno lo prenda come un suggerimento... 4

Forza di lotta e di governo di Maurizio Spezzano Una grande vittoria. E' stata una grande vittoria. Se il popolo si indigna non ce n'è per nessuno, neanche per gli arroganti e i prepotenti. Questo è il sunto del Consiglio Comunale di giovedì 4 novembre. La revoca della delibera n°20 che istituiva l'ASI, il consorzio industriale e l'inceneritore, è la migliore notizia che potevamo dare ai cittadini. Tutto questo è stato possibile perché la scelta del consorzio non è stata un'idea condivisa ed è stata presa sulla testa dei cittadini ignari. La riprova di ciò si è avuta il 25 settembre a Colle Spina, quando si sono resi conto da soli di aver fatto un autogol: tutti hanno avuto la sensazione che l'incontro aveva il sapore della truffa. Le volpi avevano indetto l'incontro, dimenticandosi di invitare i residenti. Peccato per loro che ci avevamo pensato noi. La lezione è stata esemplare, perché i cittadini non sono pecore da condurre allo stazzo a piacimento, ma persone intelligenti che usano la testa e sanno esattamente ciò che è bene e ciò che è male. Sono finite le epoche in cui si poteva pensare di fare scempio dei diritti solo perché funzionali al potente di turno. Ma di pari passo alla soddisfazione per il risultato raggiunto, c'è anche la delusione per le motivazioni utilizzate nel corso del dibattito da parte dei consiglieri di maggioranza. Per tutto il dibattito è mancata una parolina semplice semplice che avrebbe reso tutto più semplice: scusate, abbiamo sbagliato. Nessuno di loro lo ha detto. Nessuno che abbia trovato il coraggio di fare seriamente autocritica davanti ai cittadini che numerosi assistevano al dibattito. Chi si è definito buon padre di famiglia (sic), il sindaco; chi ha rivendicato meriti su Colle Spina, Scaccia; chi a ribadito ancora una volta che l'idea era giusta, Galli Alfredo; chi ha proposto modifiche sulla zona ma senza intaccarne la sostanza, Remo Di Stefano. Ma di costoro, nessuno si è sentito di chiedere scusa o rendere conto del 20.000 Euro spesi per questo insano progetto. Il vero intento non è stata l'autocritica sincera per aver perorato una causa persa e deleteria, il vero motivo ha il sapore elettorale. L'ho detto più di una volta: a loro interessa il consenso elettorale, del il resto non gli interessa assolutamente nulla. Sono cinici, spietati, arroganti e felloni. Non hanno mai avuto a cuore i diritti dei cittadini, ma hanno guardato solo e solamente agli affari, meglio se di famiglia, inclusi i nuovi innesti di maggioranza, che hanno da subito imparato i vizietti dei vecchi soci, basta vedere allo scambio di favori, soprattutto quando si tratta del ricatto del lavoro. Loro non hanno a cuore il nostro paese, non lo amano, altrimenti non avrebbero permesso lo scempio edilizio e lo scempio dei diritti. Noi nei nostri interventi abbiamo messo in risalto l'insensatezza del progetto, smontando letteralmente ogni loro argomento, cosa d'altronde non difficile, perché usare la testa al posto del portafogli dà la possibilità di guardare alla cosa da più angoli.


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Loro hanno guardato solo all'affare; noi, abbiamo allargato lo sguardo anche alle ricadute: l'inquinamento, la distruzione del territorio, l'incidenza delle malattie mortali, la salvaguardia delle colture, la qualità della vita, il rispetto per gli equilibri storico-ambientali. Cose troppo lontane dal loro sentire quotidiano. Loro hanno maggiore dimestichezza con il suono della moneta, l'unica ragione della loro vita. Ma non ci siamo fermati qui. Abbiamo rilanciato proponendo quattro punti su cui discutere e confrontarci: 1) ritirare la variante al PRG per aprire una stagione che porti a un PRG condiviso e a misura di Labico; 2) ritirare il progetto del casello autostradale, ricadente totalmente su Valle Fredda, diventato oramai inutile e dannoso, per ragionare su una nuova viabilità; 3) rivedere il progetto della Città dell'Arte, perché siamo convinti che i conti tornano e che sotto ci siano interessi edilizi speculativi e degradanti del territorio; 4) progettare il futuro di Labico insieme, maggioranza, opposizione e attività produttive per individuare una specificità peculiare su cui puntare. Non abbiamo avuto nessuno risposta, come sempre avviene quando chiediamo il confronto su proposte concrete. Loro non sono abituati a ragionare ma ad ingozzarsi. Allora partiamo da qui: noi siamo convinti di essere una vera forza di governo. Abbiamo dimostrato di saper fare opposizione dura, quando serve, ma anche a non fermarci al solo no, cosa quasi scontata, ma rilanciare con idee nuove e di vera amministrazione. Noi vi chiediamo di giudicarci non solo per la nostra ottima opposizione,

Oltre l’edilizia… il buio Come è stato possibile? Perché “appena gli avete fatto bau se la sono data a gambe levate”? Come è possibile che il “padrone” di Labico abbia fatto una ritirata di queste dimensioni? E poi: e ora? Cosa fare di quell'area? Queste sono le principali domande che ci sono state fatte in questi giorni subito prima e dopo il consiglio comunale. Effettivamente, oltre i dovuti ringraziamenti a tutti quelli che hanno alzato la testa, che sono usciti dall'assuefazione, che hanno detto di no al mostro della zona industriale da 186 ettari e all'inceneritore conseguente, la politica ora deve dare queste risposte, cercarle e trarne le conseguenze. Perché? Sicuramente perché la mobilitazione è stata grande a Colle Spina: 400 firme in due settimane, male parole nell'incontro pubblico, addirittura il consorzio contro, la costituzione di una sorta di commissione di cittadini e consorzio che si è dichiarato contro la zona industriale, non solo l'inceneritore. Troppo per Galli che vede in Colle Spina il suo regno, ma anche, da politico navigato, la base numerica del suo elettorato, buona parte dei novecento voti che vanta di muovere e destinare a chi vuole. Troppo poi vedere gli accoliti nel progetto (Calvano, Lena, il Pdl di Artena) uscire sulla stampa dichiarandosi contro l'inceneritore, conditio sine qua non per l'area industriale. Ma non parliamo poi dell'aria cambiata nel contatto con i cittadini 5

ma anche perché conosciamo il funzionamento della macchina amministrativa, non siamo legati da interessi di parte, ma soprattutto perché abbiamo pronto un progetto di riscatto morale e di idee per Labico. Giudicateci per i nostri comportamenti, le nostre idee, i nostri progetti. Oggi tutti voi sapete chi siamo e cosa intendiamo fare per Labico. Abbiamo dimostrato un amore sconfinato per questo nostro paese e la battaglia contro la zona industriale e l'inceneritore sta lì a dimostrare la bontà del nostro agire politico. Abbiamo coinvolto i cittadini in ogni nostra decisione, abbiamo messo a nudo le furberie della maggioranza. Siamo un vero gruppo che partecipa, si confronta e decide; l'esatto loro opposto, il cui potere sta nelle mani di alcuni e tutti gli altri sono da contorno, incapaci di incidere in modo determinato sulle decisioni, perché come tutte le comparse hanno un valore fino a quando la scena è occupata dai protagonisti. La nostra forza sta nell'unità e nella responsabilità del ruolo che rivestiamo. Rappresentiamo i cittadini ed è giusto confrontarci con loro, perché ci danno la giusta spinta per agire meglio. Allora grazie ai cittadini di Colle Spina, grazie a tutti i labicani, grazie a chi ci ha dato la forza per continuare questa bella battaglia. Labico merita di meglio e noi stiamo lì ad aspettare le vostre proposte per effettuare il vero cambiamento che Labico aspetta, ad iniziare dalla questione morale.

Di Benedetto Paris per lui, per il geometra Galli, per l'imprenditore Galli. Troppo vedersi acquirenti che ritirano l'acquisto delle case a Colle Spina ritirato, forse perché gli era arrivata la voce dell'inceneritore...TROPPO PER LUI. E del resto, è l'area industriale il core business, il centro degli affari e degli interessi dell'accolita Galli – Giordani? No, che non lo è! E' l'edilizia, è il nuovo PRG. E allora perché mettere a rischio il rapporto con i cittadini quando tra qualche anno magari arriva la ripresa, gli investimenti immobiliari e finalmente sarà approvato il SUO Piano Regolatore? Insomma, Galli non è ingordo e sa aspettare, sa fare le scelte giuste (per se stesso) e probabilmente anche questa volta è così! Ed è così, probabilmente per qualcuno di questi motivi (non venite a dirci che credete nella barzelletta dei buoni amministratori che sanno riconoscere i propri errori!), che Galli si è imposto sui suoi commensali e la delibera è stata ritirata, con buona pace di Lena che si sta ancora mordendo le mani. Rimane, oltre le speculazioni politiche delle nostre due parti, la certezza di aver salvato il territorio, di aver evitato che l'unico pezzo non cementificato (ma comunque martoriato tra tav autostrada e futura bretella) di Labico diventasse una grande area industriale fonte di posti di lavoro, ma anche di cemento, rifiuti industriali, rifiuti speciali e smog.


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E ora? Eh si perché il tema vero della politica labicana è sempre più questo: quale futuro, quale forma di sviluppo? Su questo, oltre appunto agli interessi edili ed alle annesse speculazioni, la maggioranza brancola nel buio. L'ass. Di Stefano, positivamente, nella discussione ha raccolto le istanze da noi portate avanti lanciando la proposta, addirittura, di convertire anche l'area industriale presente nel PRG in un'area agrituristica, proponendo però, nel finale, anche una destinazione ad area di stoccaggio, carico e scarico delle merci. Abbiamo colto subito la positività della prima parte della proposta, rilanciandola benché fosse fuori tempo massimo rispetto al PRG e benché tante volte l'abbiamo contestata e lui, da Assessore all'Urbanistica, abbia sempre rigettato le nostre proposte e bocciato i nostri emendamenti che andavano proprio nel senso da lui oggi indicato. Quindi abbiamo chiesto chiarimenti sulla sua concretezza e soprattutto sulle parole poco chiare della seconda parte, quella delle merci. Lì è entrato in campo Galli AL, con il sottofondo di Delle Cese, che ha chiarito bene che si trattava sempre dell'area di stoccaggio merci, insomma in piccolo una parte del progetto dell'ASI. Da qui la sensazione di come la maggioranza brancoli nel buio: come proporre insieme una vera e propria area logistica (sempre stata nei piani di Galli) e un'area agrituristica? Come coniugare la necessità di tranquillità e qualità dell'aria con l'andirivieni dei camion e dei tir? Come far convivere un paesaggio agricolo (agrituristico...) con i capannoni dell'area di stoccaggio merci?

Non solo. Abbiamo sfidato la maggioranza, abbiamo chiesto che metta subito in campo provvedimenti chiari e concreti a sostegno dei produttori di nocciole e di castagne, che li metta in rete con i trasformatori, che inizi veramente a promuovere il territorio di Labico, il suo centro storico, i suoi prodotti. Perché il futuro di Labico, come di tutta questa zona, è adesso, inizia la prossima primavera e crescerà meglio e di più chi saprà cogliere prima il meglio dalla nascita del parco a tema di Valmontone. Noi la nostra idea l'abbiamo: vogliamo che Labico resti un buon posto dove vivere, fuori dal traffico, con servizi a portata di cittadino, equilibrati con la sua crescita demografica, che sia un Giardino alle porte di Roma (rubo l'espressione a Nello Tulli), che ci sia una vita sociale piena grazie alle sue associazioni e ad una amministrazione che le sostenga e le stimoli. Vogliamo che quella zona di Labico oggi risparmiata dall'urbanizzazione modello Galli (A. o P. fate voi tanto è uguale) diventi il fiore all'occhiello del nostro comune, un luogo dove impiantare un sistema di offerta alberghiera di qualità, legata al suo contesto agricolo e ambientale, che lo rispetti e lo tuteli, che offra posti di lavoro (pensate a chi pulisce, a chi cucina, a chi serve, a chi coltiva, a chi amministra), un luogo dove coltivare i nostri prodotti più pregiati, mettendoli in contatto e in ciclo con trasformatori, forni, pasticcerie, alberghi del territorio, creando insomma quella filiera agricola e produttiva che dia un senso alla nostra campagna senza doverla trasformare in cemento e alluminio. Noi non brancoliamo nel buio, al massimo nel verde. Scegliete voi!

Non solo ASI: di Centro storico, wi-fi e raccolta differenziata di Benedetto Paris Il Consiglio comunale di giovedì 4 novembre non è stato importante solo per la revoca dell'area industriale. Altro aspetto nuovo e degno di attenzione è stata la discussione delle interrogazioni e, in particolare, di quelle che ho presentato a giugno, per conto di Cambiare e Vivere Labico, sul centro storico, sul wi-fi e sulla differenziata.

Sciacquapatacche e Centro Storico. L'abbandono del centro storico è conclamato e sin dal 26 giugno 2007 scriviamo interrogazioni e lettere per il suo recupero. L'interrogazione era inerente l'area di Piazza della Chiesa, il suo abbandono e in particolar modo il degrado totale del piazzale che dà sulla rupe, alla fine del vicolo oscuro, dove ci sono le uniche “case-mura” recuperate e restaurate e dove l'erba cresce spontaneamente, senza nessun intervento di pulizia o taglio da parte del pubblico, ma solo dei pochi abitanti del vicolo. Eppure quello è uno spiazzo comunale, se recuperato di pregio, in quanto ospita la torre e le mura, per non parlare della vista: se Labico ha avuto un senso è stato proprio per il controllo che da questa posizione si aveva sia della casilina, sia della valle delle canepine. 6

Inoltre abbiamo chiesto che fine avessero fatto i 206.000 euro della Regione assegnati a Labico nel 2004 e mai utilizzati, destinati al recupero dell'area di Piazza della Chiesa, nucleo più antico (XII sec.) del nostro paese. A tal proposito ho rilanciato una proposta già fatta in una interrogazione del settembre 2007: utilizzare questi fondi per partecipare alle spese dei privati per applicare il Piano di Recupero del Centro Storico, importantissimo strumento il cui iter in consiglio è iniziato nel novembre 2006 e solo ora è stato riportato in auge dopo tante richieste di intervento da parte mia e del gruppo consiliare. Utilizzando in questo modo il contributo, questo darebbe un incentivo ed un sostegno ai cittadini e permetterebbe di recuperare in blocco un primo comparto del centro storico, altrimenti abbandonato al suo lento e avanzato degrado. La risposta è stata a dir poco evasiva, con le solite generiche dichiarazioni di impegno, ma anche con strane affermazioni, in particolar modo di Alfredo Galli che, mentre rivendica di essere natio dell'area, afferma che l'area è abbandonata e non avrebbe senso intervenire, tantomeno prevedere che sia spazzata da operatori del Gaia (come il resto del paese).


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Inoltre sempre Galli non ha saputo dirci se il Comune ha perso o meno il contributo, se sia utilizzabile o meno, ha solo detto che il progetto, per cui erano stati convocati più volte i cittadini, è fallito e che quindi non ha una posizione sull'uso del contributo, sempre se ci sia ancora nelle nostre disponibilità! E' assurdo che il centro storico di Labico sia amministrato in questo modo, con questo pressappochismo, senza strategie, senza una visione comune, senza capire che è centrale nella formazione di una comunità! Sempre per il centro storico a inizio consiglio comunale ho posto, d'accordo con il gruppo consiliare, l'urgenza di un intervento di riqualificazione del pilo pilaro e l'assenza di una pulizia ordinaria e quotidiana da parte degli operatori GAIA, interventi fondamentali considerando che questo passaggio unisce la via casilina con l'area della scuola materna e con il centro abitato più antico...e invece di essere pulito è nauseabondo, sostituendo secchi, cassonetti e bagni pubblici!

Wi-Fi. La discussione sulla mancata applicazione della mozione consiliare di giugno 2009, che ha impegnato l'amministrazione a presentare richiesta alla Provincia di Roma per installare un hot spot collegato alla rete della Provincia di Roma per internet wi-fi gratuito a Palazzo Giuliani (coprendo piazza Mazzini e Piazza del Mercato), è stata surreale. Non si è capito bene a quanti importasse il fatto che Labico è ormai l'unico comune dell'area a non avere questo servizio offerto dalla Provincia, ma fatto sta che sembrava che il responsabile del ritardo fossi io...io unico che, di mia sponte, ho già informato da più di un anno la Provincia di Roma dell'approvazione della mozione. Se l'amministrazione avesse presentato subito la richiesta a Labico già da un anno sarebbe stato erogato il servizio..e invece niente, invece ora, con il mio accompagnamento, finalmente l'amministrazione andrà in Provincia a chiedere l'installazione dell'hot spot che, usando la rete già presente a Palazzo Giuliani, irradierà il segnale per cento metri e tutti, per un'ora al giorno, potranno collegarsi gratuitamente alla rete, dai giardinetti, come da uno dei bar, oppure dal parco di Villa Giuliani, se qualcuno lo aprisse al pubblico invece di lasciarlo al degrado!

Differenziata. Finalmente si è discusso di rifiuti a Labico! Unico vero motivo di soddisfazione della discussione. Mai si era riusciti a discutere approfonditamente di Gaia, TARSU, differenziata e gestione dei rifiuti. L'interrogazione risaliva a marzo e chiedeva il perché del ritardo dell'estensione della differenziata, i suoi costi e soprattutto i suoi risultati, visto che l'amministrazione se ne vanta sui giornali senza dare cifre. Così abbiamo appreso molte novità: il costo della TARSU probabilmente aumenterà ancora, perché Colleferro ha aumentato di 13 euro/tonnellata il costo dell'immondizia portata in discarica; a Labico la differenziata è SOLO del 10%, bassissima quindi rispetto agli obiettivi della raccolta porta a porta, benché abbia avuto in primavera dei picchi di crescita positivi; il Gaia ha chiesto in Regione l'aumento del 15% della TARSU; finalmente il Comune di Labico ha intenzione di riaprire un'isola ecologica (chi butta i rifiuti ingombranti di venerdì? È così che si combat7

tono le discariche abusive!); se ci saranno i soldi è intenzione estendere ancora di più la differenziata. Questo e altro si è detto, come la proposta di prendere in seria considerazione l'uscita da Gaia. C'è da dire che Luciano Galli ha dimostrato tutta la sua sensibilità e volontà sul tema. C'è da dire che solitamente negli altri comuni la differenziata produce riduzione del conferimento in discarica e quindi risparmi economici per il comune, con cui si finanzia l'estensione! C'è da dire che serve educazione e sensibilizzazione continua alla cittadinanza e non bastano due riunioni, sebbene positive, e tutto questo deve partire da progetti con le scuole. C'è da dire che forse il progetto aveva più senso e maggiori risultati se la differenziata fosse partita dai quartieri residenziali, impostati su lottizzazioni, per poi estenderla al centro storico con i risparmi di gestione. Con il se non si cambia un paese, ma si danno suggerimenti. Questo abbiamo voluto fare e ora aspettiamo di vedere i fatti!

Cronache da Tramezzate Il sindaco di Tramezzate di Sopra – lautamente retribuito per il suo incarico istituzionale - è un facoltoso signore che, pur dedicando la maggior parte del suo tempo alle sue redditizie attività imprenditoriali, è orgoglioso della straordinaria efficienza dell’amministrazione da lui guidata. Gli serve uno speciale nulla osta? Solerte si riunisce la giunta per dare vita all’organismo che lo possa rilasciare. Ha bisogno di un permesso, un’autorizzazione, un documento? Lesti gli uffici provvedono alla bisogna. Gli serve una segretaria particolare? Pronta una delibera di giunta per ampliare la pianta organica. Certo, può succedere che gli stessi uffici – così efficienti quanto si tratta del primo cittadino – diventino più lenti e macchinosi per i semplici cittadini. Può succedere, ad esempio, che una famiglia monoreddito da mille euro al mese chieda, e a buon diritto, la corresponsione della borsa di studio necessaria per acquistare i libri di testo del proprio figlio e che si senta rispondere di ripassare dopo un mese. Il sindaco, appresa la notizia, è rimasto sinceramente stupito. Ma davvero – ha chiesto basito – anche i cittadini possono rivolgersi al comune?

Leo Vitro

Non perdete il TG LOV... una voce di opposizione! http://vimeo.com/Labico


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Questioni sparse SCUOLA A inizio consiglio ho riproposto alcune questioni che non avevano ricevuto risposta la volta precedente: conoscere i motivi del blocco dei lavori di ampliamento della Scuola Media; avere certezza sulla sicurezza ora che inizieranno i lavori di ampliamento nella scuola del primo ciclo, visto che i nostri bimbi saranno nelle classi; i motivi per cui i bambini che escono alle 14,10 dalla scuola media sono sprovvisti di vigilanza nell'attraversamento della Casilina; se non sia il caso di impiantare delle pensiline a Colle Spina e in altre parti del territorio per i bambini che aspettano il passaggio dello scuolabus. Come sempre hanno fatto orecchie da mercante. Evidentemente hanno problemi di udito o di cerume. Il sindaco ha abbozzato una mezza risposta, ma solo perché c'erano gli abitanti di Colle Spina, rivendicando a sé il merito di aver sollevato il problema delle pensiline in quel quartiere. Però è strano, ogni volta che sollevo una questione l'hanno già fatto loro, solo che i risultati non si vedono mai! Sperando che non sia la solita "solenne" promessa del sindaco, altrimenti stiamo freschi. Aspetteremo fiduciosi anche ora. Chiedo però ai genitori di farsi sentire, perché le questioni che ho posto non hanno una valenza elettorale, ma di certezza di diritti. I nostri figli non possono attraversare la Casilina da soli. Invitiamoli a trovare 20.000 Euro, come per la zona industriale, in modo da garantire la vigilanza e le pensiline. SEGRETARIA DEL SINDACO Abbiamo posto all'attenzione del Consiglio un'altra gigantesca ingiustizia: la segretaria del sindaco. I fatti. Con delibera di Giunta n° 77 del 14 ottobre 2010, viene modificata la pianta organica del nostro comune, prevedendo una figura di riferimento per lo staff del sindaco; ancor prima che la delibera venga pubblicata, con il Decreto Sindacale n° 74, del 18 ottobre 2010, il sindaco dà seguito alla delibera di Giunta, individuando, intuitu personae, chi sarà la predestinata; lo stesso giorno, quindi in contemporanea al Decreto Sindacale inizia il rapporto di subordinazione. Prima questione. Quello che emerge a una prima lettura è la velocità delle operazioni. Se un comune cittadini chiede di avere lumi su questioni importanti, i nostri cari non riescono mai a trovare il tempo e le parole, ad esempio le mie richieste sulla scuola; quando si tratta dei loro affari o di persone a loro vicine, i tempi si accorciano, anzi si annientano e le risposte sono già confezionate. Seconda questione. Se il sindaco vuole dotarsi di una segretaria nessuno lo può vietare, purché pagata con soldi propri, piuttosto che con quelli dei contribuenti. Ma visto che così non è stato, poniamo qualche questione. Perché inserirla in pianta organica? Se è un lavoratore in pianta organica, perché deve essere di esclusiva "fiducia del sindaco"? Perché solo ora e non ad inizio mandato? Qual è stato il criterio di se8

di Maurizio Spezzano lezione? Quanti altri curricula sono stati vagliati o presentati? Perché non è stata effettuata una selezione pubblica? Perché affidarsi al naso, intuitu personae, forse perché è quello che permette di individuare al meglio le bugie? Considerato che il sindaco è dotato di poteri iure proprio, perché non far valere i diritti di tutti i cittadini? Ad esempio, perchè non obbligare i costruttori ad eseguire le opere di urbanizzazione dove mancanti? Perchè, iure proprio, non costringere i costruttori ad emettere i certificati di agibilità? Perché, iure proprio, non provvedere alla vigilanza dei nostri figli quando escono da scuola? Eccetera, eccetera. Questo è l'ennesimo scandalo di questa amministrazione cannibale e arrogante, che scambia il pubblico con il privato e i diritti con i favori. Spero che tutti ne tengano conto, a partire dai giovani, ché fra tutte le categorie sono le più vituperate del paese. Sono convinto che ci sia bisogno di indignazione e di rabbia, perché non si può pensare che chi ha un po' di comando si stenta un intoccabile che arrogantemente abusa della nostra pazienza. Ripeto, a Labico c'è la necessità di una nuova questione morale, che spazzi via questi individui che fanno scempio dei diritti e delle istituzioni.

Il concetto di democrazia… Galli ha finalmente spiegato le ragioni del tentativo di negare la parola durante l’assemblea di illustrazione del progetto di sviluppo industriale a Colle Spina. Non aveva nessuna intenzione di impedire ai cittadini di parlare, per carità. Lui è un sincero democratico e riteneva più che giusto che chiunque potesse esprimere la propria opinione. Chiunque? Certo! Qualunque cittadino? Tutti? T U T T I! Anche i consiglieri di opposizione? Adesso non esageriamo. Democrazia, va bene, ma fino a un certo punto… TB

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Siamo in buone mani, anzi bucate di Tullio Berlenghi In una situazione normale la dialettica politica si limiterebbe ad un confronto tra differenti visioni su “come” governare, sulle priorità, sul modello di sviluppo economico ed urbanistico, su come utilizzare le risorse per il settore sociale, la scuola, la cultura e via dicendo. In una simile situazione ogni scelta sarebbe pienamente legittima e i cittadini deciderebbero da chi essere governati sulla base del tipo di proposta avanzata. A Labico la situazione normale non è e l’unica certezza programmatica della nostra amministrazione è quella della speculazione sul territorio. Per il resto le idee sono poche e confuse. Basti pensare alla rapida retromarcia sull’area di sviluppo industriale, la cui creazione sarebbe stata una svolta epocale (in negativo dal mio punto di vista) per un comune che, fino a pochi anni fa, aveva una vocazione spiccatamente agricola. L’anomalia labicana però sta in buona parte nell’incapacità

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amministrativa di una maggioranza che non riesce a pianificare la propria attività e si ritrova, costantemente, con l’affanno a gestire situazioni che diventano inesorabilmente indifferibili, perché è mancata la capacità di affrontarle nei tempi dovuti. Gli equilibri di bilancio, approvati alla fine di novembre, hanno evidenziato in modo lampante i limiti di una compagine che vivacchia perché la macchina amministrativa va avanti quasi esclusivamente grazie al lavoro degli uffici. Ma dove c’è bisogno dell’impulso della politica ecco che si finisce nel pantano. E il paradosso è che i conti del Comune si salvano proprio grazie all’inerzia dell’amministrazione che, riuscendo a fare una minima parte di quanto promette, lascia molti residui nei capitoli di bilancio, che il ragioniere “rastrella” per evitare di andare in deficit. Il vero guaio è che si risparmia sulle cose importanti, come la scuola, la cultura, il sociale per bilanciare gli enormi sprechi a cui questa amministrazione ci ha abituato. Sprechi piccoli e grandi, la cui somma però incide sensibilmente sulle casse di un’amministrazione che non naviga certo nell’oro. Il nostro comune, ad esempio, non è nemmeno in grado di dirci quale sia la consistenza del proprio patrimonio, la cui gestione – ancorché molto approssimativa – ha un costo per la collettività, mentre in qualche caso potrebbe rappresentare un possibile gettito. Pensiamo, solo per fare un esempio, alla zona dei cerchi, il cui locale è stato affidato per una somma irrisoria (peraltro nemmeno pagata) ad un gestore che ha lasciato l’area nel degrado e nell’incuria. E se non fosse stato per un’interrogazione dell’opposizione la situazione


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sarebbe rimasta immutata. Adesso dovrebbero fare un nuovo bando per l’affidamento. Quanto ci metteranno? Il capitolato sarà tarato sull’interesse del privato (come nel bando precedente) o sarà più equilibrato? Nel frattempo continuiamo ad avvertire una sgradevole sensazione di irrispettosa indifferenza nei confronti del ruolo che gli amministratori sono chiamati a svolgere. Un altro fulgido esempio del pressapochismo dei nostri amministratori riguarda un servizio, di competenza comunale, fino ad ora affidato ad un soggetto privato: le pubbliche affissioni. Negli ultimi anni la gestione del servizio è stata a dir poco fallimentare. Completamente disattesi sia il regolamento comunale che il precedente capitolato d’appalto, qualità del servizio inadeguata, assoluta mancanza di informazione e di trasparenza, mancanza di controllo delle infrazioni (soprattutto se commesse dagli esponenti della maggioranza, per i quali l’affissione selvaggia era considerata lecita), introiti ben al di sotto delle potenzialità. Di fronte ad uno scenario così ci si sarebbe aspettato l’impegno a cercare di avere garanzie di miglioramento, nell’interesse della pubblica amministrazione (penalizzata per le mancate entrate) e dei cittadini. L’impegno invece ce l’ha messo solo il responsabile dell’ufficio competente che ha predisposto nei tempi il capitolato d’appalto sul quale si sarebbe dovuto lavorare. Peccato che le priorità della maggioranza siano sempre altre e, soprattutto, i consiglieri di maggioranza hanno così tanti impegni da non poter protrarre i consigli comunali oltre l’ora di pranzo. Ed è così che, rinvia oggi, rinvia domani, sono venuti a mancare i tempi per l’approvazione dell’atto prima della scadenza dell’attuale concessione. Questa superficialità porterà l’ennesimo danno economico al bilancio del Comune. Per non farci mancare nulla la maggioranza ha infine deciso di sperperare, ancora una volta, qualche altro migliaio di euro (2500 solo per redazione e stampa) per il giornalino di propaganda della maggioranza, spacciato per informazione amministrativa. Noi, anche alla luce delle evidenti difficoltà economiche in cui versa l’amministrazione, abbiamo chiesto di rinunciare alla pubblicazione dell’inutile bollettino autocelebrativo e utilizzare quelle risorse per uno dei settori più trascurati dalla nostra amministrazione: la scuola. Proposta ovviamente bocciata. E, per restare in tema di cultura, l’ultima dimostrazione di sciatteria l’hanno data con l’organizzazione di una fantomatica “mostra del libro” nei locali di Palazzo Giuliani, gli stessi locali che ospitano l’altrettanto fantomatica biblioteca comunale, della quale, periodicamente, gli esponenti della maggioranza promettono l’imminente apertura. Ecco, questa volta la biblioteca l’hanno aperta nel vero senso della parola e ce ne siamo accorti proprio andando a visitare la “mostra del libro” pubblicizzata con i manifesti stampati e affissi dall’amministrazione comunale (sempre tutto a nostre spese). Siamo entrati a Palazzo Giuliani e abbiamo trovato porte aperte, luci accese e tutti i locali della biblioteca completamente accessibili, con i libri mezzi ammuffiti accatastati a casaccio sui tavoli. L’unico problema era che non c’era nessuno e chiunque avrebbe potuto approfittare della situazione per sottrarre qualcosa. I locali lasciati in stato di desolante abbandono sono gli stessi che vengono concessi con disinvoltura alle associazioni vicine 2

alla maggioranza, come nel caso della precedente mostra, organizzata dall’assessorato alla cultura (in quel caso noi cittadini abbiamo anche dovuto sborsare 1780 euro), ai cavalieri templari per il nuovo gioco di ruolo del sindaco, ma che invece sembrano preclusi proprio alle associazioni culturali labicane, le quali possono solamente sperare in una gentile concessione da parte di chi gestisce il potere. Resta la desolante immagine del più importante palazzo storico del paese trascurato e abbandonato a sé stesso a simboleggiare l’indifferenza di questa giunta e di questa maggioranza per la cultura, per Labico e per i suoi abitanti. Non è un bello spettacolo: speriamo di arrivare in fretta ai titoli di coda.

I tempi della pubblica amministrazione di Tullio Berlenghi La pubblica amministrazione è regolata da alcuni importanti principi. Tra questi ci sono l’imparzialità, nel senso che tutti i cittadini dovrebbero essere trattati allo stesso modo, e la certezza dei tempi sulle istanze promosse. Entrambi questi principi sono completamente disattesi a Labico. Sappiamo, infatti, che per un normale cittadino non è facile avere una risposta dalla pubblica amministrazione, però se la questione riguarda il primo cittadino i tempi si accorciano incredibilmente. Per esempio lo scorso anno è stata portata in consiglio una delibera come punto aggiuntivo per ragioni di “urgenza” con il sospetto intento di far passare in fretta e furia una permuta tra il comune e la TAV per nascondere la presenza di una strada pubblica nel terreno del sindaco. Purtroppo il giochetto non è riuscito e hanno ritirato l’atto, cercando di insabbiare la vicenda. E’ stata necessaria un’interrogazione consiliare e numerosi solleciti per ottenere l’ammissione dell’indebita sottrazione della strada e la promessa che la collettività verrà in qualche modo risarcita. Noi abbiamo qualche dubbio, ma aspettiamo con vivo interesse la proposta della maggioranza. L’altra questione sulla quale l’amministrazione ha dimostrato una solerzia rara è stata l’organizzazione dell’evento Caput Lucis nella tenuta del sindaco. A pochi giorni dall’inizio si sono accorti che era necessario il nulla osta della commissione provinciale per il pubblico spettacolo. Troppo poco tempo per preparare le pratiche e creare le necessarie condizioni di sicurezza. Molto più facile istituire al volo una bella commissione comunale, infilandoci dentro un po’ di gente e facendo una pseudo riunione per la concessione del nulla osta richiesto. L’iter burocratico è durato quattro giorni, compresa la delibera di giunta che istituiva la commissione. Un vero capolavoro di uso del proprio ruolo pubblico per soddisfare un interesse privato. La cosa divertente è che, a quanto pare, non è così grave che il sindaco abusi in questo modo del suo potere, ma raccontarlo. Però, visto che non abbiamo paura, abbiamo pensato bene di riportare anche in video le memorabili gesta del nostro sindaco. Per ammirarle basta andare su www.vimeo.com/labico. Buona visione.


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Caro Sindaco… ti scrivo Oggetto: Incuria e imperizia dell'Amministrazione comunale. In data 11 dicembre 2010, avrebbe dovuto tenersi, presso Palazzo Giuliani, una mostra del libro, patrocinata e finanziata dalla pubblica amministrazione, così come annunciato e pubblicizzato da manifesti affissi in più parti nel paese. Ma recatomi sul posto, ho amaramente constatato che di tale iniziativa non c'era neppure l'ombra, se non infissi aperti e porte spalancate ovunque. L'intero Palazzo era abbandonato a se stesso e alla mercé di chiunque avesse avuto cattive intenzioni, potendo contare sulla protezione dell'uscita sicura che dà ai giardini e all'assoluta mancanza di ogni forma di vigilanza. La stessa stanza che ospita i libri dell'agognata biblioteca era incustodita, ma ben illuminata, e i pochi volumi ammassati su un tavolo e pieni di polvere, pronti per essere trafugati da chiunque avesse avuto l'interesse o il capriccio di farlo. Al un primo sentimento di sconcerto è sopraggiunto un moto di rabbia verso i responsabili di tale situazione e ancor più forte un sentimento di disgusto verso chi non ha a cuore il patrimonio della nostra collettività e i libri, uniche forme di memoria e tesoro della storia. Mi chiedo, come possa essere stato possibile il verificarsi di tale situazione? Come possa essere stato possibile pubblicizzare un evento che non si è mai tenuto e a cui nessuno ha tenuto, neanche coloro che ne hanno patrocinato l'evento? Come possa essere stato possibile abbandonare un intero Palazzo e tutto ciò che esso contiene? E' una situazione veramente grottesca. Se ciò si è verificato è perché ci sono responsabilità gravi, non tanto di chi ha aperto il Palazzo, ma di chi ne ha impartito l'ordine, e questo non può essere imputato che alla politica di cui voi siete portatori. Voi non agite perché mossi da interessi di benessere collettivo o di utilità culturale, ma spinti solo da scopi propagandistici e faciloneria amministrativa. Non avete mai amato la cultura, né la amerete mai, voi la detestate, perché è l'unico strumento che non potete controllare e che vi è ostile, perché la cultura ha la forza e la capacità di deridere il potere e sbeffeggiarlo in ogni dove. Essa non si fa mettere le pastoie né può servire a nascondere la mediocrità di chi non la capisce. Non ubbidisce a nessun comando, ma è libera e senza vincoli. Purtroppo voi siete portatori di mediocrità e il vostro unico credo politico amministrativo è il clientelismo. Segno tangibile di ciò sono le vicende legate allo sportello antiusura, all’individuazione della segretaria del sindaco e ai vostri interessi personali. Dispiace dover constatare ancora una volta come ciò che travalica il cemento non sia di vostro interesse. La cultura non porta benefici monetari immediati, ma i suoi frutti si hanno nel lungo corso della storia umana. Labico, purtroppo, è un microcosmo di un macrocosmo, è in piccolo ciò che succede in grande. L’abbandono di Palazzo Giuliani è emblematico di un disastro culturale che non ha eguali nel circondario e se la politica che voi perseguite è questa il solco tra chi ha e chi è ostaggio tenderà ad allargarsi, con il rischio che non possa più essere colmato. La buona politica punta sulla cultura e sul sapere, conscia che l’arricchimento delle intelligenze e dello spirito porta benefici a tutti. Voi in pochi anni state distruggendo tutto questo, colpendo, dopo aver impoverito il territorio, anche il settore non 3

di Maurizio Spezzano propriamente materiale, ma che risulta vitale per tutte le società. Come oramai si ripete da quattro anni, periodo della mia elezione, avete sempre previsto una voce di bilancio per la biblioteca e sempre l’avete rimossa per l'incapacità di utilizzarne i fondi, spostando su altri capitoli le somme indicate; oppure, l’avete prevista al solo scopo di crearvi una riserva da utilizzare a piacimento, cosa abbastanza normale nei vostri usi amministrativi. Tutto ciò mi rammarica come uomo e come docente. Non basta leggere o saper leggere un libro per sentirsi con la coscienza a posto, bisogna con i fatti dimostrare amore per ciò che arricchisce lo spirito. Leggere è ricostruire una simbiosi culturale con la propria intelligenza, con se stessi, per ritrovare nelle parole di un libro il senso di pieno, contrapposto al vuoto di una società sempre più sciatta e attaccata a fasulli miti proposti da televisioni commerciali che fanno di noi merce di scambio ed esseri da centri commerciali. E’ veramente doloroso constatare come voi non vi discostiate da questa realtà finta e di pura immagine. Chi come voi agisce in funzione del consenso non può comprendere la programmazione legata all’istruzione o alla cultura. Essi non portano né voti e né fama, né è possibile attuare politiche di clientelismo, perché sono voci legate alla capacità, al merito e alla sensibilità: un raccomandato, in questo ambito, sarebbe un pesce fuor d’acqua. Invertire la tendenza, questo è l’imperativo per una sana amministrazione. Io sono certo che di questo voi non ne siate all’altezza. Non basta aderire ad un sistema bibliotecario qualsiasi, né prevedere l’acquisto di libri che poi marciscono e nessuno legge, se non addirittura essere sottratti, per convincersi di aver attuato una sana politica culturale. Poco c’è da aggiungere se non lo sdegno per l’accaduto che rafforza, qualora ce ne fosse bisogno, la poca stima politica che ho di voi e dei vostri metodi. Spero di cuore che da qui ad un anno e mezzo si possa realizzare quel cambiamento necessario che ridia vigore alle speranze di rinnovamento, non solo politico ma culturale, e che al centro ci siano vere politiche sociali, culturali e di sviluppo sostenibile. Abbiamo bisogno di un nuovo Rinascimento dopo la barbarie del vostro passaggio, e affinché ciò possa realizzarsi servono donne e uomini coraggiosi, motivati e pronti a mettersi in gioco, per Labico e la sua crescita diffusa. Cons. Maurizio Spezzano PS: A mo' di prova, dell'abbandono in cui versava Palazzo Giuliani sabato, ho portato con me otto libri. Mi sono fermato a conversare con alcuni con disinvoltura. Ho salutato e sono rientrato a casa. Ora i libri li restituisco, perché il mio è stato un intento dimostrativo di ciò che sarebbe potuto succedere se a fare la stessa cosa fosse stato un malintenzionato. I libri si comprano, si leggono, ma non si sottraggono. La grande sorpresa l'ho avuta a casa, quando ho controllato i testi che avevo portato con me. Tra essi c'erano alcuni classici, Virgilio, Sallustio, Cesare, Ma la mia attenzione è ricaduta su Seneca, Dialoghi morali. Ecco, sarebbe il caso che voi lo leggeste. Vi potrà essere di aiuto nel futuro.


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In poche battute

di Maurizio Spezzano

Una rapida carrellata su alcuni temi degli ultimi due consigli comunali. Prima della discussione dei vari punti, abbiamo proposto un nostro ordine del giorno contro la violenza sulle donne e per l'adesione alla giornata mondiale contro tale crimine indetto dall'ONU, il 25 di novembre. Per noi non è stato un atto simbolico, ma una presa di posizione forte, perché siamo convinti che le donne continuano ad essere discriminate e tale discriminazione trascina violenza e sopraffazione. L'atto è stato votato all'unanimità. Ora ci aspettiamo che la Giunta e il Sindaco facciano la loro parte e che ciò che abbiamo votato non restino parole scritte su dei fogli ma trovino piena applicazione. Ringrazio di cuore Argia che ha lavorato sulla stesura e si è molto adoperata affinché tale ordine fosse votato dal Consiglio Comunale, così come ringrazio tutte le altre donne che ci hanno dato un contributo fattivo e ci hanno fatto sentire la loro vicinanza. Si è discusso di bilancio, o meglio, si è discusso di tagli di bilancio. Come sempre a farne le spese sono stati i settori più sensibili: la scuola, la biblioteca, i servizi sociali. Ma sono rimaste le sacche di privilegio, come alcune indennità che avremmo tranquillamente potuto risparmiare, come quelle del Direttore Generale, figura di cui il nostro comune non ne sente il bisogno. Avremmo preferito che in questo continuo taglia e cuci di economie, tutti avessero potuto contribuire, limitando i danni alla solita voce ridimensionata, quella della cultura. Ma il privilegio è il privilegio e scusate se è poco. Tra le pieghe delle varie voci di bilancio, abbiamo trovato anche la chicca, cioè i soldi che l'amministrazione dovrà versare al signor Mattu, cioè colui il quale ci stava preparando la sorpresa dell'inceneritore (ASI). Questo signore ci costerà quasi 20.000 Euro. Era proprio necessaria la spesa? E perché appena posto il problema, ci hanno prima accusati di dire menzogne e poi hanno dovuto ammettere davanti alle fredde cifre? Morale: le bugie hanno le gambe corte o il naso lungo. A scelta. Altro punto all'ordine del giorno da noi presentato è stato sull'adeguamento delle tariffe ICI sulle varie zone edificabili previste dal nuovo Piano Regolatore. Noi pensiamo che si stiano compiendo dei torti a coloro che dovranno anticipare le tariffe previste, anche se queste sono al momento ridotte al 30%. Noi pensiamo che anticipare le tariffe determinate dalla Giunta comunale porti a processi speculativi, costringendo qualche indigente a svendere la propria terra perché impossibilitato a pagare il dovuto, soprattutto se è anziano e di salute cagionevole. Il nostro ordine del giorno è stato votato all'unanimità, con l'estensione del consigliere Delle Cese. Ci aspettiamo che tale tariffazione arrivi in Commissione per essere rideterminata e porre degli aggiustamenti per non favorire la speculazione. Abbiamo presentato un altro ordine del giorno per chiedere la sospensione della pubblicazione del giornale patinato del comune, destinando i soldi alla scuola pubblica, pesantemente colpita dai tagli di bilancio. Abbiamo consigliato loro di pagarselo con i soldi propri, così come facciamo noi con il nostro. Hanno risposto picche. Per loro è molto meglio che pagare siamo noi. Anche questo è un altro privilegio che avremmo voluto tagliare. Noi dell'opposizione favorevoli al taglio, maggioranza compatta a favore 4

e due astenuti. Anche quest'anno potremmo ridere sotto l'albero leggendo le barzellette pubblicate della maggioranza. Finalmente, dopo 18 anni di gestazione abbiamo votato il Piano di recupero del centro storico. Va detto che il tecnico, ing. Galiano, ha fatto un buon lavoro, l'esatto opposto del tecnico che ha redatto la variante al PRG. E' stato puntuale anche nel preparare le controdeduzioni alle poche opposizioni preparate dei cittadini. Come membri della Commissione, prima, e consiglieri di minoranza, poi, abbiamo dato un nostro fattivo contributo. L'abbiamo votato all'unanimità per ribadire, almeno da parte nostra, che quando le intenzioni vanno nella giusta direzione noi ci siamo e collaboriamo. Ci auguriamo solo che quanto è stato previsto venga poi realizzato, impedendo di perpetrare abusi o realizzare in difformità dal Piano di recupero. Le avvisaglie non sono delle migliori, anche perché qualcosa l'abbiamo già segnalata. Unica nota stonata: i tempi di realizzazione del Piano, aspetto che lo stesso amico Zelli aveva presentato in una sua opposizione, ma anche qui siamo giunti a un giusto compromesso. Ci siamo impegnati a lavorare tutti affinché si programmino interventi mirati per settore e con giusti finanziamenti. Il centro storico rappresenta la vera memoria di una comunità ed essa non può andare perduta, anzi deve essere recuperato con criteri corrispondenti alla salvaguardia della storia e non al mero maquillage delle facciate. Ci auguriamo che il centro storico torni a nuova vita, anche con attività artigianali che valorizzino le tradizioni, facendolo diventare il fulcro della nuova Labico, che unisca nella sua storia vecchi e nuovi labicani, legati da una scelta che guarda al futuro senza dimenticare il suo passato. Mi sia consentita una piccola polemica che ho già avuto modo di esprimere in Consiglio: se sul PRG ci fosse stata la stessa volontà di lavorare insieme, come abbiamo fatto per il Piano di recupero del centro storico, le cose sarebbero andate diversamente. Invece, nei nostri confronti c'è stata una forte ostilità da parte della maggioranza, siamo stati dipinti per quello che non siamo. Sono stati drasticamente ridotti i tempi del confronto e della discussione, a vantaggio di scelte clientelari accelerate che hanno partorito una variante al PRG scandalosa. Abbiamo ribadito ancora una volta di ritirare quella variante e rivederla insieme, esattamente come più volte ci è stato promesso in Consiglio. Noi siamo convinti di essere ancora in tempo per evitare il sacco del territorio. Se c'è la volontà politica di farlo, noi siamo disponibili a confrontarci con la maggioranza e con i cittadini, ma questo deve avvenire alla luce del sole e senza posizioni preconcette. Si ragiona alla pari, così come abbiamo fatto per il Piano di recupero del centro storico, e i benefici saranno di tutta la comunità labicana e non solo di alcuni. Buon ultimo. Per ben due consigli comunali consecutivi, il Sindaco si è trovato senza maggioranza politica e gli atti sono stati votati solo grazie al nostro senso di responsabilità. Ma una cosa è certa: il sindaco dovrebbe trarne le dovute conclusioni e rimettere il mandato, perché anche da noi è partito il mercato dei voti, nel tentativo estremo di salvare una consigliatura deludente, disastrosa e senza idee. Circola voce che qualcuno potrebbe rientrare in maggioranza. Noi ci auguriamo che non corrisponda al vero e che sia solo una chiacchiera, ma se ciò dovesse avvenire, non resterebbe altro da pensare che la vergogna non ha limite, a conferma che anche la dignità ha un prezzo. Bisogna solo stabilire quanto.


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Bilancio 2010: 288.000 euro di tagli e "porta fortuna", ma sprechi e privilegi non si toccano! di Benedetto Paris 288.000 euro. E' la somma che il nostro Responsabile della Ragioneria ha dovuto in qualche modo trovare all'interno del nostro bilancio perché venuti a mancare rispetto alle previsioni. Infatti il nostro Comune ha dovuto pagare 188.000 euro in più del previsto per il conferimento in discarica dei rifiuti e ha visto (come temuto e annunciato tante volte da noi) la riduzione di 100.000 euro di entrate dalle sanzioni per abusi di tipo amministrativo sulle case. Bel giochino questo: prima, caso strano, si fanno gli abusi e, pare, nessuno ne sappia niente, addirittura , sembra, sentendo gli spifferi, che gran parte delle case realizzate in questi anni non fossero a norma, sapete quelle cose assurde e mai pensate prima tipo le mansarde accatastate come lavatoi? oppure le sale hobbies accatastate come garages? poi il Comune, una volta che la casa è stata venduta, chiede al cittadino compratore di sanare questo abuso pagando salato...naturalmente è tutta colpa del notaio e del cittadino che non controlla! Bello vero? Tragicomico nel paese dove per vent'anni nei cantieri c'era un canto ogni mattina all'alba. Però succede che i cittadini non ce la fanno a pagare e allora il comune, che è magnanimo come un buon padre di famiglia, rateizza la sanzione (magari chiedendo anche un “grazie”), e così vengono meno 100.000 euro di entrate. E come le recuperiamo? Bhè "per fortuna" c'è L'ICI da P.R.G., che fa entrare 70.000 euro in più del previsto (e magari incentiva a vendere i terreni ai soliti noti), e ancora con più fortuna ci sono 20,000 euro in più di entrate dai diritti di segreteria (i nuovi loculi cimiteriali assegnati) e maggiori entrate da oneri di urbanizzazione per 30.000 euro...non sia mai ci scordassimo che Labico si regga sull'edilizia... Però non bastano. Serve usare quella sacca di risparmio accumulato in passato per le emergenze che sta fuori i bilanci, l'avanzo di bilancio, applicato per ben 85.000 euro, il doppio rispetto all'anno scorso. Ma ancora non ce la si fa....e allora si taglia! E' stato tagliato di tutto e di più: scuola (8.000 euro), Biblioteca (4.500 euro), Consorzio per il Trasporto Pubblico Locale (€ 5.000), Protezione Civile (€ 3.000) e così via. Tutto quello non speso e non “spendendo” è stato tolto. Allora possiamo dire che c'è una gestione di sacrifici al Comune? Magari! Nella mia relazione al Bilancio durata trenta minuti (comprensivi di interruzioni varie) non ho potuto mettere in risalto i piccoli grandi sprechi di questo comune e porre delle questioni serie al Sindaco: è facile dire è colpa del Gaia (attenzione alla stangata pazzesca che arriverà l'anno prossimo sulla TARSU), ma il Comune di Labico che parte prende nella commedia del Gaia? Cosa fa e dice il Sindaco? Niente, si limitano a chiedere i soldi dell'affitto dell'ex area ecologica che il comune ancora non espropria ai proprietari! Los tesso per il TPL. Ok togliere i soldi, (che saranno comunque pagati in bilanci successivi perché quota di partecipazione ad un consorzio), ma cosa fa l'Amministrazione per risolvere il problema dell'esigenza di un servizio di 5

Trasporto Pubblico Urbano nel nostro comune e con quelli limitrofi e le stazioni di Zagarolo e Valmontone? Facile togliere i soldi ad un consorzio che voleva esserne la soluzione, ma poi li vogliamo afforntare i problemi? Lo stesso vale per gli altri consorzi (Castelli della Sapienza e Colline Romane): ok se servono, altrimenti o proviamo a dare il nostro contributo per migliorarli o cerchiamo le adeguate alternative! Gli sprechi. Tanti, scottanti. Il primo affrontato è stato quello della segretaria. Non La segretaria (non entro nel merito della persona scelta essendo di fiducia del Sindaco), ma l'opportunità di spendere solo quest'anno circa 3.500 euro per la segretaria del Sindaco quando se ne tagliano contemporaneamente € 8.000 alla scuola! Poi il segretario. Non valuto la qualità del suo operato, ma la qualifica di Direttore Generale, che comporta una lauta indennità di funzione, non serve a Labico, dove basta il Segretario Generale. Solo questo farebbe risparmiare un po' di soldini in un momento in cui tutti fanno sacrifici. Poi i 40.000 euro spesi ogni anno per il gasolio acquistato per far funzionare il depuratore che serve lotti e colle spina, solo perché non si riesce ad allacciarlo alla cabina dell'E.N.E.L e questa storia va avanti da anni. Infine i 12.000 euro già pagati per l'Area Industriale, che rischiano di divenire € 19.000, per un'opera sbagliata e per fortuna non realizzata. Più del taglio alla scuola, sempre per prendere un esempio a caso. Questo è il loro bilancio: zero programmazione politica, zero visione, piccoli sprechi e privilegi tutelati, belle promesse a inizio anno e poi solito richiamo a necessità e urgenza novembre. Ma non è colpa loro: sono semplicemente inadeguati! Unfit diceva l'economist... E' ora che una nuova generazione, nuove persone con nuove esperienze, più cultura, più formazione e visione progettuale, slegata dalla edilizia, prendano il loro posto e abbiano l'opportunità di provare a cambiare questo paese. Noi ci proviamo con la speranza di essere all'altezza.

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ICI P.R.G.: Torna in commissione la delibera dopo l'intervento in consiglio di Benedetto Paris Quella dell'I.CI. per i nuovi valori commerciali dei terreni interessati dalla variante generale al Piano Regolatore è una delle questioni più complesse mai affrontate in Consiglio comunale, ma anche quella che più peso potrà avere nelle tasche dei cittadini labicani coinvolti e nel bilancio comunale. Per quello che è stato spiegato in commissioni consiliari e la settimana passata in consiglio il Comune per legge DEVE comunicare ai cittadini l'avvenuta variazione dei valori immobiliari al metro quadrato spronandoli ad autodenunciare i nuovi valori dei propri terreni, in quanto se i cittadini vendessero i terreni, al momento della registrazione, pagherebbero il nuovo valore dell'ici e gli sarebbe richiesto per intero più sanzioni il nuovo valore dell'i.c.i. Ma chi lo definisce il valore? L'ufficio tecnico area Urbanistica, con delibera approvata dalla Giunta. E così è stato. Infatti con apposita delibera (n. 58 del 02/07/2010) sono stati approvati i nuovi valori e l'invio delle lettere ai cittadini. Sui nuovi valori da tempo abbiamo mosso critiche (appurata l'”obbligatorietà” della comunicazione), specialmente sulla difficile comprensione del valore dei terreni ad aree agrituristiche (pensate a chi ce l'ha....), solo 12 euro e qualche spicciolo al m2, mentre un'area residenziale vale dai 30 ai 38 euro. Non solo. Nell'ultimo consiglio comunale abbiamo posto la questione delle aree a destinazione servizi sportivi. Queste, benché siano state individuate dalla maggioranza con il fine di realizzare un impianto sportivo comunale, valgono ben € 30 al metro quadrato, come le aree edificabili residenziali. Capite bene che è molto differente il valore concreto di un'area residenziale e di una sportiva: la prima appena approvato il P.R.G. Può essere venduta o edificata, rivendendo subito la casa e avendo un buon guadagno; la seconda, fino a quando il comune non decide di fare il campo e quindi di espropriarmela, non mi porterà mai reddito. Pecco che entrambe, per capire di quanti soldi stiamo parlando, costano al proprietario 2.100 euro ogni ettaro!!! 2.100 euro all'anno per un'area che non utilizzerò mai e che mi sarà pagata molto di meno, in quanto l'esproprio sarà fatto per pubblica utilità! Almeno l'amministrazione ha pensato bene di ridurre del 30%, fino ad approvazione definitiva della variante al P.R.G. (altri 2 anni?), i valori indicati in delibera....bel sollievo: il proprietario dell'ettaro di edificabile paga almeno 1.470 euro per ogni anno, dal 2007 al 2012, così come quello dell'area sportiva! Ma se poi mi cambiano la destinazione d'uso o la Regione mi riduce la cubatura? Peccato, perché, come abbiamo appreso in Consiglio giovedì scorso, quei soldi rimangono al Comune, o, meglio, nessun diritto di rimborso ha il cittadino mentre il comune può decidere di restituirli...peccato che Labico naviga in acque nere circa la disponibilità economica! Dopo una lunghissima discussione, abbiamo ottenuto, anche 6

con l'approvazione di un ordine del giorno all'unanimità, che la delibera sia riaffrontata in commissione, specialmente circa i valori delle aree sportive. Speriamo bene. Noi continueremo a vigilare.

TANTISSIMI AUGURI DI BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO da CAMBIARE e VIVERE LABICO

Non perdete il TG LOV... una voce di opposizione! http://vimeo.com/Labico

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