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Anno 2, numero 1

19 gennaio 2008

Cambiare e Vivere Labico News Speciale “Bretella” La bretella? Parliamone. Con questo primo numero del 2008 di “Cambiare e Vivere Labico News” vogliamo introdurre l’iniziativa di approfondimento che abbiamo promosso sulla bretella Cisterna-Valmontone e che qualche malumore ha creato, in particolare tra le fila della maggioranza. Non entro nel merito della questione, anche perché le vicende sono state egregiamente riassunte da Maurizio nel suo articolo. Vorrei semplicemente descrivere come vi sia tra noi e chi ci amministra una profonda differenza di impostazione, culturale prima ancora che politica, sul rapporto tra amministratori e cittadini. Per noi è più che naturale l’idea del dialogo e del confronto su temi anche delicati e complessi. Anche quando neppure al nostro interno c’è un’identità di vedute. Non abbiamo paura di mettere sul piatto opinioni e posizioni diverse, valutarne i pregi e i difetti, permettere ai cittadini - con i quali cerchiamo sempre di avere un canale aperto di comunicazione – sia di essere informati nel modo più ampio possibile, sia di esprimere a loro volta eventuali contributi, osservazioni e anche, perché no, critiche e perplessità. Pensiamo al contrario che questa opportunità sia una ricchezza e un valore a cui non vogliamo rinunciare. E questa opportunità

di Tullio Berlenghi l’abbiamo estesa, come è giusto che sia, all’amministrazione comunale che – nella persona del Sindaco – è stata invitata a prendere parte al confronto e al dibattito, esprimendo le proprie opinioni. Il pensiero dei nostri amministratori è differente. Per loro la formula ideale era quella di trovare un accordo tra maggioranza e opposizione e poi presentarlo ai cittadini con un’iniziativa pubblica. Una bella passerella in cui era prevista solo la posizione assunta e nessuna possibilità di voci fuori dal coro. Per i cittadini non vi sarebbe stata altra possibilità che “prendere atto” dell’intesa raggiunta, con grande compiacimento di tutti. Invece noi, che abbiamo fatto della democrazia la base della nostra azione politica, sentiamo l’ìnsopprimibile esigenza di parlarne con chiunque avrà voglia di parlare o, semplicemente, di ascoltare. Uno degli errori tipici quando si parla di un’opera pubblica di interesse regionale o nazionale, come quella che potrebbe riguardare il nostro territorio nei prossimi anni, è quello di limitarsi agli aspetti locali, senza tenere conto in modo adeguato del ben più ampio Segue a pag 2…


Cambiare e Vivere Labico News

Segue da pag 1… contesto che ha dato vita all’idea di realizzare l’opera in questione. C’è spesso una certa miopia che impedisce una visione complessiva della questione, portando a valutazioni talvolta scorrette delle ricadute dell’intervento. Bisogna pertanto distinguere i due livelli dell’intervento, quello più ampio, che attiene alla politica delle infrastrutture e della mobilità che viene stabilito a livello nazionale e comunitario, e quello che riguarda l’impatto sul territorio (sociale, ambientale, economico) e che invece deve essere valutato a livelli territoriali più ridotti. Ma i due aspetti sono inscindibilmente connessi e occuparsi di un aspetto senza tener conto dell’altro costituisce un errore metodologico che giudico piuttosto grave. Errore che nasce anche da una pessima legge dello Stato – la famigerata legge obiettivo – che, con l’intento di ridurre “lacci e lacciuoli” della burocrazia, intendeva accelerare la realizzazione delle opere pubbliche, infischiandosene delle conseguenze sui territori e sulle popolazioni. Più volte ho espresso le mie forti perplessità sulla realizzazione di una bretella di collegamento tra l’asse del corridoio tirrenico e il nodo viario della Roma-Napoli. Le mie considerazioni partono da lontano e quindi dagli aspetti della macroprogrammazione delle infrastrutture, che spesso non tiene adeguatamente conto di tutte le componenti. In particolare non si è tenuto conto – per la bretella Cisterna-Valmontone – delle linee di indirizzo in materia di programmazione infrastrutturale che - a livello comunitario, attraverso il libro bianco sulla mobilità e sui trasporti, e a livello internazionale, attraverso il protocollo di Kyoto e i molti provvedimenti attuativi, tra cui una legge dello Stato - indicano in modo molto chiaro la strada da seguire. Questa strada è il riequilibrio modale tra gomma e ferro (e l’Italia è tra i primi paesi del mondo a far viaggiare le merci su gomma) e la drastica ridu-

zione delle distanze da far percorrere alle merci (attraverso una revisione dei nostri modelli di vita e di consumo, ormai insostenibili alla luce della crescente scarsità delle fonti non rinnovabili). Realizzare quindi un’opera che va in tutta evidenza nella direzione opposta significa consumare inutilmente risorse e territorio, che potrebbero trovare un’utilizzazione di gran lunga più valida. Le considerazioni da fare sul secondo livello, ossia sul piano territoriale locale, pur tenendo conto di parametri differenti, portano comunque ad una valutazione fortemente negativa dell’opera. Perché le conseguenze per il territorio e la collettività sono tutt’altro che positive, al di là di quello che affermano i sostenitori dell’opera e mente chi sostiene che si avrà una riduzione del carico veicolare sulle nostre strade, soprattutto se è la stessa persona che afferma di voler realizzare uno degli interporti più grandi d’Italia nel nostro piccolissimo territorio. Chiunque abbia visto una qualunque analisi del rapporto causa-effetto della realizzazione di interventi infrastrutturali di questo tipo – definiti “attrattori di traffico” – sa bene che l’effetto è quello di un moltiplicatore della domanda di mobilità e che l’aumento degli spostamenti lungo un qualunque asse viario determina, come conseguenza indiretta, un proporzionale aumento degli spostamenti lungo la viabilità di connessione. E la presunta “ricchezza” che porterà l’opera sarà la ricchezza tipica del modello di sviluppo labicano, ricchezza per pochi (in questo caso il sistema trasportistico su gomma nel suo insieme e quei pochi che lucreranno sulla realizzazione delle strutture di servizio individuate sul territorio) e conseguenze negative per molti che, tanto per cambiare sarà la collettività labicana. Poi perché stupirsi se si fa di tutto per impedire che di queste cose si parli pubblicamente?

Per conoscere la nostra attività e quella dei cinque consiglieri www.cambiareeviverelabico.it www.cambiarelabico.splinder.it benedettoparis.ilcannocchiale.it www.tullioberlenghi.it cambiareeviverelabico.blogspot.com mail. viverelabico@libero.it cambiarelabico@tiscali.it cell. 3208597261 - 3283789894


Anno 2, numero 1

Valmontone-Cisterna e censura. E’ da più di un mese che stiamo lavorando sull’iniziativa della Valmontone-Cisterna, opera votata dalla Giunta Regionale che avrà ricadute soprattutto sul nostro territorio. Ora, al di là delle posizioni e delle diverse valutazioni che possono emergere, e che sicuramente emergeranno, si pone un problema di legittimità: il gruppo consigliare di Cambiare e Vivere Labico è libero di confrontarsi con i cittadini su argomenti scelti in piena autonomia? E’ libero di organizzare un confronto pubblico per discuterne e arrivare ad una valutazione dopo aver ascoltato il parere dei cittadini? Apparentemente la risposta è scontata: sì, siamo liberi di organizzare qualsiasi iniziativa, così come avviene ovunque in Italia. Non a Labico, però. Lo si capisce dal putiferio che ne sta venendo fuori: abbiamo l’impressione che qualcuno stia facendo di tutto per osteggiare questo confronto. Senza voler entrare nel merito dell’argomento e della validità dell’opera - cosa che mi riservo di fare in sede pubblica sabato 19 p.v., in cui esporrò le mie ragioni, condivisibili o meno - riassumo brevemente i fatti. Avendo deciso di organizzare un incontro con la popolazione per discutere della Valmontone-Cisterna, abbiamo fatto richiesta al sindaco per avere la disponibilità di utilizzare Palazzo Giuliani, sede del Consiglio Comunale e prestigioso palazzo del nostro comune, in considerazione del fatto che è il luogo deputato per gli incontri pubblici e poi per la caratura degli ospiti - esponenti politici di primo piano. Abbiamo inoltre esteso l’invito anche al primo cittadino di Labico, non certo per metterlo in imbarazzo, ma per un confronto diretto su questa questione… il tutto all’insegna del rispetto per le altrui posizioni, così come deve essere in questi casi. Abbiamo tranquillamente pensato che non ci sarebbero stati problemi. Invece no. La decisione è stata rimandata di continuo, ignorandone i motivi. C’è stato un susseguirsi di telefonate sia da parte mia, che di Tullio, con il Sindaco ed altri esponenti della Giunta. Martedì 15 u.s., alla fine della riunione della Commissione Consigliare per le osservazioni al PRG, ho posto nuovamente il problema ed è venuta fuori la verità. Il Sindaco e parte della Giunta non erano d’accordo sulla legittimità dell’iniziativa di Cambiare e Vivere Labico, contestando il fatto che non potevamo parlare di questo problema perché avremmo messo in difficoltà l’amministrazione comunale. In più, mi è stato riferito che sarebbe stato meglio se l’iniziativa fosse stata comune. Quindi l’aut aut: o si annullava l’iniziativa, oppure in caso contrario ci veniva sì concesso l’uso di Palazzo Giuliani, ma nel contempo veniva sciolta di imperio la Commissione incaricata delle osservazioni sull’opera in questione, votata nel Consiglio Comunale del 21 dicembre. Insomma veniva censurata l’iniziativa con il ricatto dello scioglimento della Commissione.

di Maurizio Spezzano E’ chiaro che il piano di discussione è stato ricondotto non sulla legittimità o meno per un gruppo politico di parlare di un determinato problema, ma di entrare nel merito e decidere loro gli argomenti da trattare. Non era in discussione la concessione di Palazzo Giuliani, ma il fastidio per l’argomento in sé. Se avessimo chiesto Palazzo Giuliani per parlare della laboriosità dello stercorario nano non ci sarebbero stati ostacoli, diverso averlo chiesto per la Valmontone-Cisterna. Legittimo da parte della maggioranza votare o non votare l’opera; legittimo il fatto che la maggioranza consigliare voglia organizzare un incontro per parlare di questo problema; legittima la riserva sulla nostra posizione relativamente all’opera: Ma è altrettanto legittima la nostra intenzione di organizzare un incontro e discutere con i cittadini su argomenti da noi scelti. Non può essere la maggioranza a decidere su cosa devono vertere le nostre iniziative politiche, come dire che io di Rifondazione Comunista imponga a Forza Italia gli argomenti di discussione al loro interno. Se così stanno le cose è di una gravità assoluta. Se non è un atto di censura questo, mi dite allora che cos’è la censura? Non c’è cosa più spregevole poi se alla censura segue il ricatto. Noi, intanto, faremo l’incontro, in quanto è nostro diritto parlare con i cittadini di qualsiasi argomento, poi, respingiamo con determinazione il ricatto dello scioglimento della Commissione che non è di competenza della Giunta in quanto mancante di motivazione. Anzi, siamo noi che invitiamo il Sindaco e gli altri consiglieri comunali a partecipare all’incontro ed esporre liberamente e democraticamente le loro posizioni. Spesso si parla a sproposito di confronto, di mediazione, lo si dice con parole e lo si nega con i fatti. Questa è una buona occasione di confronto, anche perché non c’è niente di preordinato né deciso. La cosa migliore, così come impongono le regole della democrazia, è quella di ascoltare le ragioni di tutti e di trarne le conclusioni. Con questa iniziativa è nostra intenzione, al di là delle posizioni dei singoli - tutte legittime - dare corso all’applicazione del concetto di democrazia partecipata. O forse è un concetto troppo difficile da capire? Sono convinto, da sempre, che le opinioni altrui si combattono con il confronto e le argomentazioni motivate, anche da posizioni diverse, anche in modo aspro ma corretto, e non con il ricatto e la censura, in questo specifico caso del tutto esente da motivazioni legittime… se mai il ricatto ha avuto una sua legittimità. Questo è un principio che deve sempre valere e non solo quando è conveniente e interessa la nostra sfera.


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Valmontone-Cisterna: alcune riflessioni

L’incorniciato qui sopra è stato estratto dal documento della Regione Lazio che traccia in sintesi gli obiettivi di progetto del Sistema Intermodale Integrato Pontino. La questione che stiamo per affrontare nasce quindi da “lontano”, dall’inadeguatezza della Pontina, ma giunge sino a noi (quasi) perché il progetto prevede una viabilità complementare del tutto nuova: la Cisterna Valmontone. Appunto. In un altro estratto del documento leggiamo infatti: “Questa opera è complementare alla Cisterna—Valmontone: una nuova viabilità di 34 km che permetterà l’aggancio tra la nuova Pontina e l’A1, dunque la possibilità, per chi deve viaggiare tra Nord e Sud d’Italia, di proseguire sul tracciato autostradale A1, depotenziando così parte del traffico che oggi transita sul tratto terminale della Pontina e, poi, sul Grande Raccordo Anulare”. Quanto visto sin qui è già sufficiente a sollevare numerosi dubbi sulla validità ed in particolare sui presupposti dell’opera. Primo fra tutti è l’assenza di quel piano di trasferimento del trasporto merci da gomma a ferro di cui qui non troviamo traccia. In secondo luogo, l’inserimento dell’opera complementare Cisterna -Valmontone, appare come una forzatura visto che, al contrario della parte Roma-Latina che prevede l’allargamento della Pontina e il potenziamento della ferrovia parallela, questa è un tracciato realizzato ex novo nelle campagne tra Cisterna e Valmontone, senza ulteriori supporti, alternative o complementi. Segno evidente di continuità nella pessima consuetudi-

di Stefano Simonelli e Ruggero Mariani

ne di costruire nuove strade invece di avviare in maniera decisa e convinta il piano “merci su ferro”. La Pontina si alleggerisce, i mezzi gommati, in particolare gli autotreni, possono raggiungere il nord (o il sud) senza passare per il GRA, ma utilizzando la bretella Valmontone-Fiano. Dal mio punto di vista è già un ottimo risultato: del “ferro” neanche l’ombra e, nella parte di A1 che attraversa il nostro territorio, vedremo aumentare notevolmente il traffico, l’inquinamento ambientale e quello acustico. Non so se di debbano ringraziare le lobby del petrolio, dei costruttori, dell’autotrasporto, o le difficoltà, ma spesso, anche la mediocrità e la miopia più bieca, sia di chi assume certe decisioni, sia di chi dovrebbe opporvisi. Fatto sta che questo Paese non perde occasione per ostentare la totale assenza di strategie a medio e lungo termine.A questo punto il panorama è piuttosto oscuro: finchè avremo governi che non possono (semprechè sappiano) affrontare programmi più lunghi di una settimana, continueremo a tamponare le emergenze allargando qua, tappando di là, cementificando o asfaltando dappertutto. Quando l’Italia sarà una lingua di asfalto nero, più o meno liscio, finalmente smetteremo di costruire strade (gioco-forza) ed avremo realizzato (male) il sogno di Fassino (invero piuttosto sano e ben pensato) di fare dell’Italia il molo o il porto d’Europa.. Scusate la divagazione e torniamo al Corridoio Intermodale. Vediamolo in grossa approssimazione ...


Anno 2, numero 1 Come detto, quest’opera si presta a numerose obiezioni. Tullio Berlenghi ne è da anni strenuo oppositore. Ma i danni non finiscono qui…, vediamo dove arriva la Cisterna-Valmontone e cosa prevede il progetto regionale nel nostro territorio.

L’immagine illustra schematicamente il territorio di Labico. Non bastassero le 4 direttive principali che attraversano longitudinalmente i nostri poveri 11km2, il raccordo A1-SS 6 si propone di trafiggere, stavolta con una bella sinusoide, trasversalmente, l’ultima zona verde, bella e con vincoli agricoli e archeologici, che rimane a Labico. Se l’opera nella sua interezza incontra le obiezioni già dette e le molte che ho dimenticato, questa parte terminale, lascia senza parole. Così pensata, perfino l’Amministrazione in carica la rifiuta. Quella stessa Amministrazione che chiede da tempo e intensamente un casello autostradale labicano, perché, secondo loro, sarebbe una grande opportunità di sviluppo, di ricchezza e lavoro. Nuove strade, come abbiamo visto, nuovi insediamenti produttivi, nuove costruzioni per il lavoro e soprattutto case e terreni da costruire vendere e comprare. “Molto eccitante!”. Ma… fossero costruttori? La nostra idea di sviluppo di un territorio non è certo quella che vede nell’asfalto e nel cemento la soluzione di tutti i problemi. Asfalto e cemento sono strumenti di crescita se utilizzati per il bene pubblico e solo quando non se ne può fare a meno. Non abbiamo le “mani libere” come in passato poteva sembrare. Oggi siamo pienamente consci dello stato di salute del pianeta, delle conseguenze che la malagestione del territorio ha su di esso. Siamo 6-7miliardi di persone contro le quattro tribù di pochi secoli fa, disponiamo di una tecnologia così avanzata e globalizzata che eventuali danni sarebbero proporzionatamente gravi e planetari. Deve valere un principio imprescindibile, ovvero un approccio cauto, prudenziale e conservativo. Nel dubbio, evito. La nostra idea di sviluppo e ricchezza prevede un ripensamento profondo della civiltà usa e getta. Pensiamo che lasciare ai nostri figli un territorio il più verde possibile sia la vera ricchezza, non solo in termini di salute e qualità della vita, ma anche, proprio, come ricchezza economica. Queste constatazioni devono imprimere un atteggiamento prudente verso nuove cementificazioni massicce, una certa attenzione nei confronti della preservazione del pianeta, almeno finché non avremo capito bene cosa fare, quali sono gli effetti nel tempo di certe procedure o di certi prodotti. Non ci si dica che siamo contro per partito preso. E’ l’opera che è contro il bene comune. Se il progetto in esame realizzasse un potenziamento o un nuovo insediamento di linea ferroviaria, per avviare il piano “ferro” prima accennato, sarebbe assai difficile opporvisi, troveremmo anzi, argomenti di supporto. La nostra posizione non può essere considerata contro. Contro tutto e tutti. Siamo contro ciò che ci sembra essere sbagliato, non contro tutto il cemento e l’asfalto del mondo. Sgomberato

il campo da questo pregiudizio infame, (solo in qualche momento di esaltazione verde possiamo intravederne l’origine), procediamo. Immaginiamo già fra 20-30 anni quanto sarà ambito vivere in comune a due passi da Roma, in cui si riesca ancora a respirare, mangiare, vivere in maniera sana, umana. Se decidiamo oggi di puntare ad un futuro di questo tipo non possiamo non immaginare un piano di sviluppo che contrasti l’attuale PRG e vada piuttosto a favorire l’agricoltura di qualità (Labico può vantare una eccellenza assoluta tra le aziende di agricoltura biodinamica, quella di C. Noro, distrutta dal progetto regionale), la gastronomia di qualità (di nuovo Labico ospita uno fra i più noti ed apprezzati chef italiani: A. Colonna, che non a caso si serve dei prodotti super di Noro), di ricettività agri-turistica, che, in virtù dei nuovi sviluppi ed in particolare del parco divertimenti di Valmontone al rush finale, potrebbe ricevere un notevole impulso). La solarizzazione del paese sia pubblica che privata, nonché la messa in regola delle nostre case rispetto alle nuove normative energetiche, realizzano un humus ottimale per la nascita di aziende di servizi operanti in quella direzione. Raccolta differenziata, trattamento acqua. Sono alcuni esempi. Mi sentirei di rassicurare anche chi lavora nell’edilizia: abbiamo così tanto da aggiustare, mettere in sicurezza, isolare, rivedere, ottimizzare. che non mancherà lavoro ai costruttori. La crescente sensibilità per le questioni ambientali ci è di supporto in questo, ma non è ancora sufficiente. Le tesi ambientaliste che pochi anni fa erano ritenute catastrofistiche e di nicchia, supportate oggi dalla comunità scientifica internazionale tutta, sono entrate a far parte del sentire comune. Sono nei programmi dei governi di tutto il mondo come prima o tra le prime priorità. L’Italia, l’Europa, la quasi totalità dei membri delle Nazioni Unite, hanno ratificato degli accordi, forse timidi ma planetari, in direzione di uno sviluppo sostenibile. Non ci sono più scuse. Spero anche che non vi siano, per i motivi prima esposti, atteggiamenti prevenuti, in particolare tra le due frange estreme: i costruttori da una parte e gli ambientalisti, che peraltro avevano ragione, dall’altra, considerando i primi come i malvagi ed i secondi come “Signor No!”. pronti ad opporsi a qualsiasi iniziativa. Non intendo approfondire questa questione così , basti sapere che il nostro atteggiamento è assolutamente propositivo, c’è tutto il desiderio di conoscere, capire e discutere democraticamente qualsiasi iniziativa di buon senso, che sappia distinguere il proprio piccolo interesse da quello superiore, generale, della collettività. All’interno di noi stessi, del nostro gruppo politico di opposizione, esistono posizioni diverse. In un primo momento abbiamo creduto che presentarsi al pubblico con diverse posizioni fosse un male, un segno di debolezza ma poi la discussione ha evidenziato il contrario. Possiamo, ed infatti consideriamo, un vantaggio, una ricchezza accessoria, disporre di molte teste pensanti e ragionevoli. Posizioni differenti hanno sollecitato il dibattito, hanno preteso approfondimenti, hanno voluto il confronto politico e di merito, hanno innescato insomma, nel discutere e nel confrontarsi civilmente, il più virtuoso degli esercizi democratici, la partecipazione. Per questo abbiamo deciso di estendere questo esercizio di democrazia applicata al maggior numero di cittadini ed istituzioni implicate, organizzando l’incontro pubblico del 19 Gennaio e continuando in quella sede il dibattito apertosi all’interno del gruppo, cercando di stimolare la partecipazione dei labicani ed offrendo un modello di approccio alle questioni di più profondo impatto il più possibile partecipato e condiviso.


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Labico-Cisterna: il tempo delle scelte

di Benedetto Paris, Nello Tulli e Danilo Giovannoli

La discussione sull’impatto della Valmontone (Labico) – Cisterna sul nostro territorio è una delle più grandi e più importanti degli ultimi anni. Essa prospetta una serie di servizi e interconnessioni stradali, sociali, economiche di una portata tale da caratterizzare non solo l’aspetto e la vivibilità del nostro paese, ma anche la funzione e il senso, economico, geografico, sociale. Rispondere alle domande “uscita si o no”, “uscita come”, “uscita per cosa”, significa disegnare in un modo o in un altro il futuro di Labico, di rispondere a quella domanda che è alla base delle politiche del nostro comune: quale sviluppo per Labico? E’ difficile rispondere in modo chiaro e definito. Proviamoci. “Uscita si o no?” Non c’è risposta a questa domanda, né per il si, né per il no, ma essa deriva dal risultato del rapporto tra i costi ed i benefici e quindi dal come e dal “per cosa” si realizza questa uscita. Per cui è necessario rispondere prima a queste domande. “Uscita come?” Su questo punto importante è stata già la risposta che è stata data dal Consiglio Comunale. La proposta emersa dalle carte della Regione era semplicemente terribile: avrebbe distrutto realtà economiche esistenti e future, sarebbe stato costruito un viadotto proprio sulla Valle delle Canapine, con una uscita su Via di Fontana Marchetta, ovvero nel bel mezzo della programmata zona di Recupero urbanistico, quindi al centro dell’effettivo centro abitato, con il casello a pochi metri dalla Casilina, rischiando quindi di congestionarla. Il Consiglio comunale su questo è stato compatto mandando un chiaro no alla Regione, che su questo tema da più di un anno come partiti e come forza politico-amministrativa avevamo informato e sensibilizzato e che già aveva dimostrato disponibilità in attesa di un atto formale. Quale proposta allora per l’uscita? Come gruppo consiliare abbiamo chiesto in Consiglio la formazione di un gruppo di lavoro ad hoc che da zero partisse per formulare una proposta e discutere. L’amministrazione è stata ferma e, senza permetterci di votare separatamente i due punti della delibera, ci ha imposto di votare insieme al no anche l’invio alla Regione della proposta che aveva già mandato nel 2004, con l’impegno però di formare una commissione per eventuali aggiustamenti e modifiche. Sulla base della necessaria compattezza nel No alla proposta regionale e per incidere, attraverso la commissione, sulla proposta del comune nell’interesse dei cittadini, abbiamo votato a favore della delibera, con la sola astensione di Tullio, la cui posizione è conosciuta e fortemente rispettata. Quali modifiche? La realizzazione dell’uscita può essere un’importante opportunità per il nostro comune. Infatti è possibile realizzare, a cura e onere della Regione, una vera e propria tangenziale, che, sulla base del tracciato proposto dalle giunte Galli – Giordani, partirebbe dall’incrocio con la Via Olmata, per formare un arco, che impatta in egual misura su tutti i proprietari della prima parte, terminando con l’innesto sulla Via Casilina nel rettilineo tra Labico e Valmontone. In questo modo: si metterebbe in sicurezza l’accesso a Colle Spina; si metterebbe in sicurezza con un apposito svincolo l’accesso alla zona di Santa Maria; il tracciato sarebbe tutto adiacente all’autostrada, senza intaccare quindi le aree di Valle Fredda, Vignani o in generale del’area della campagna ancora rimasta a Labico; soprattutto si potrebbe deviare il traffico pesante che oggi passa nel centro abitato su questa tangenziale, rendendo più sicura e meno trafficata la Casilina nel tratto urbano e dirigendo il traffico di accesso e uscita della Valmontone Cisterna direttamente verso Nord o Sud senza entrare nel centro cittadino. C’è da dire poi che la maggior parte del traffico pesante della Valmontone – Cisterna si orienterà direttamente verso l’autostrada e in misura fortemente inferiore verso la Casilina.

“Uscita per cosa?” Questa proposta di uscita ha il grande merito di evitare la distruzione di Valle Fredda prospettata nelle carte della Regione, di rendere equa la proposta del Comune e di liberare finalmente dal traffico pesante il tratto Labicano della Casilina. Tutto però verrebbe vanificato con la proposta dell’Amministrazione comunale di prevedere una grande area industriale tra l’autostrada e Colle Spina, specie se questa diventasse un’area di stoccaggio merci. Il ragionamento economico dell’Amministrazione può avere un senso: con l’uscita Labico sarebbe a 30 min dall’area Pontina, a 30’ da Frosinone, a 20’ da Roma Sud, a 30’ da Roma Est, 5’ dall’Outlet di Valmontone o da centri culturali e turistici come Palestrina, Genazzano. Sarebbe uno “snodo centrale” (come dicono loro). Ma qui sta il punto: come vogliamo sfruttare questa situazione geografica? La proposta dell’Amministrazione produce due grandi effetti: la formazione di posti di lavoro, di bassa qualifica e bassi stipendi, diventando Labico non solo “albergo” di cittadini, ma anche di merci, che vengono depositate di notte da grandi tir, per essere riprese di giorno per la distribuzione locale e romana, l tutto riassumibile nel risultato di aver vanificato il salvataggio dell’area di Valle Fredda, che non sarebbe più distrutta dall’asfalto, ma da un traffico pesante e inquinante come pochi. Quale alternativa? L’alternativa è quella di dare finalmente un senso a tutta l’area rurale del nostro paese, oggi abbandonata alla passione o all’inerzia di pochi che continuano a gestire le loro vigne, destinata alle speculazioni coperte da progetti ASP, oppure agli abusi che saltuariamente vengono realizzati. Bisogna dare un’idea su cui sviluppare quell’area, che sfrutti il verde che ancora la impregna, che può ancora offrire qualcosa al nostro paese. E allora perché non mettere in atto una serie di politiche (commerciali, culturali, economiche, urbanistiche) per la creazione di una filiera basata su uno dei pochi prodotti agricoli che ancora è coltivato più o meno intensivamente nel nostro territorio come la nocciola, sviluppando sinergie con il consorzio di Carchitti, con i comuni di Artena e Valmontone per la nascita di un distretto agricolo, con imprenditori del settore per farli investire sul nostro territorio, incentivando la realizzazione e la commercializzazione a Labico di prodotti tipici realizzati con questo frutto. La posizione geografica strategica non vale solo per merci e industria, ma anche per le persone e quindi per attività turistiche che potrebbero ospitare un turismo di qualità. Del resto di quanto Labico sia appetibile ai fini turistici gli amici dell’Amministrazione lo sanno bene: l’unica area a fini ricettivi (alberghi) individuata nel PRG è quella delle proprietà del Sindaco Giordani. Diamo a tutti la possibilità di creare ricchezza e valorizzare il nostro territorio, e facciamolo magari in un’area che ben si presta ad un turismo di qualità, che sempre più si avvicinerà alla nostra zona. Per il connubio tra collegamenti e qualità (in quell’area) nessun territorio è appetibile come il nostro. Labico ci guadagnerebbe in attività economiche ed in risparmio di traffico, inquinamento, e distruzione del territorio. Ecco perché, se legata a questi obiettivi e a questo tracciato, l’uscita della Labico – Cisterna può essere positiva per il nostro territorio, portando opportunità e riducendo alcuni gravi disagi che oggi viviamo. E’ il tempo delle scelte, di quelle scelte che determineranno il futuro del nostro paese. Facciamole e non lasciamole fare agli altri.


Anno 2, numero 2

28 febbraio 2008

Cambiare e Vivere Labico News

Osservazioni al PRG: a chi giova? Abbiamo impiegato 5 estenuanti sedute per discutere di 29 osservazioni al PRG. Non sarebbe di per sé un cattivo risultato, se si fosse proceduto per logica. Invece navighiamo a vista e non certo per colpa nostra, quando dico nostra intendo quella mia e di Danilo. La colpa, se mai, è da ricercare nel gruppetto di maggioranza: il sindaco, Giordani, il vicesindaco, Galli, l’assessore all’Urbanistica, Di Stefano, l’assessore ai servizi sociali, Scaccia. Già, che c’entra Scaccia, mi direte voi? Non lo so, potrei rispondervi io! Forse - vado ad intuito - l’assessore Scaccia ha la funzione di guardiano di qualche interesse specifico. Anzi ad essere ancora più preciso, non solo lui, ma tutti i componenti di maggioranza hanno il medesimo compito: restituire qualche favore elettorale promesso durante la campagna per le amministrative. Già alla riunione preliminare abbiamo capito qual era l’antifona: non sapevano neanche loro il motivo per cui si trovavano lì. Noi abbiamo cercato di esporre le nostre motivazioni e il nostro criterio di lavoro: bisognava individuare una vocazione del nostro territorio e proseguire su quel percorso. Tutto sarebbe diventato più facile: le osservazioni sarebbero state accettate o rifiutate in base a ciò che il nostro territorio sarebbe stato in grado di offrire. Invece, nulla. Su nostra specifica domanda non hanno saputo rispondere, anzi ci hanno detto che Labico non ha più una vocazione. A noi è parso subito chiaro che mentivano, perché dall’accoglimento delle osservazioni ci siamo accorti che la vocazione la conoscevano benissimo: quella degli affari, se degli amici ancora meglio. E’ veramente scandaloso il modo senza logica di procedere. Secondo noi, sarebbe stato importante dividere le osservazioni per zona o per attinenza, avremmo avuto in tal modo un maggiore quadro d’insieme. Avremmo potuto accogliere o respingere in blocco osservazioni spinte da un unico obiettivo. Invece, il fatto di procedere in ordine di protocollo, cioè in base alla data di presentazione, non ci permette di sapere quante osservazioni sono indirizzate su un territorio o su territori attigui, rischiando di accoglierne una e respingerne altre o viceversa. Forse è stato architettato ad arte, proprio per fare in modo di accoglierne una, per poi creare un precedente ed accogliere tutte le altre della stessa tipologia, anche se prive di logica e svincolate dal contesto urbanistico. Forse, la cosa è fatta di proposito, in modo da non darci la possibilità di

di Maurizio Spezzano

capire il giochetto, quello cioè di svelare in anteprima la volontà di costoro di dividere le osservazioni in buone e cattive: buone quelle degli amici, cattive tutte le altre. Abbiamo avuto la prova provata che sia così, da un episodio accaduto in una seduta e che mi riservo di rendere pubblica alla prima occasione utile. La verità è che mancando di una visione complessiva del paese, cioè di un progetto per Labico, si procede a tentoni, in previsione di un’ulteriore colata di cemento. Anche questa potrebbe essere una vocazione per il nostro paese: fare di Labico un paese dormitorio (più di quanto già non sia) con edilizia a basso costo, che intercetti tutti i fuoriusciti dalla città di Roma. Ma se si vuole che sia così, devono avere il coraggio di dirlo e di non mascherarlo sotto le spoglie del falso progresso. Ora che ho la possibilità di studiare più a fondo la variante al PRG, ho la sensazione che chi l’ha redatta non aveva cognizione di ciò che faceva. O meglio l’avevano coloro che hanno saputo mascherare i propri interessi, trasformandoli nel disegnino senza capo né coda della cartografia. Faccio solo qualche esempio: verde pubblico a macchia di leopardo, disseminato sulla zona più lontana e tale da non poter essere fruito; zona di recupero con alcune particelle catastali di notevoli ampiezze, ma che non hanno nulla da recuperare; zone di espansione edilizia, incastonate in altre zone senza logica alcuna, se non quella di far fare soldi a palate a qualcuno, anche se al momento non abbiamo capito chi, o meglio, lo abbiamo capito ma ci sfuggono alcuni particolari; errori seminati in quantità industriale; e, colmo dei colmi, cartografia risalente al 1997 e quindi non aggiornata, che non tiene conto di ciò che è avvenuto a Labico negli ultimi anni. Infatti, per poter comprendere appieno alcune osservazioni, bisogna fare ricorso ad una fotogrammetria, cioè una foto scattata dall’alto che ci indica con precisione la presenza o meno di costruzioni su un determinato territorio. Nell’ultimo incontro, io e Danilo, abbiamo depositato una dichiarazione scritta, chiedendo una sospensione dei lavori, affinché si aggiorni la cartografia, che fino a prova contraria è l’unico documento ufficiale di lavoro per la Commissione, la stessa cartografia su cui sono state avanzate le osservazioni. Ora se questa non corrisponde al vero, è chiaro che chiunque fra i citSegue a pag 2…


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Segue da pag 1… tadini che veda respinta la propria riormente particelle già di per sé minime pur di acconten-

osservazione, potenzialmente può fare ricorso e vincere la causa contro l’amministrazione; inoltre, il tecnico che ha redatto la variante di Piano, avrebbe già dovuto farlo autonomamente l’aggiornamento, pena la mancata corrispondenza tra il disegno e la realtà, con pregiudizio per l’analisi precisa del territorio. Come è possibile, ad esempio, recuperare parte delle zone O, se non appaiono case da sanare in cartografia? Ancora una domanda: com’è possibile, ad esempio, inserire in questa variante zone da recuperare, completamente sprovviste di abitazioni lontane dalla Casilina, ed escludere intere zone antropizzate da lungo tempo a ridosso della stessa strada? Mi spiego meglio: sono state inserite zone da recuperare completamente sprovviste di case, su cui non c’è altro se non terreno agricolo, e sono state escluse, intere zone a ridosso della Casilina, con tantissime abitazioni da recuperare e stabilmente abitate da famiglie. Errore? Svista? Furbata? Malafede? Ripicca? Interessi? A noi non è dato di sapere. Forse altri lo sanno. Allora, torno al titolo dell’articolo: a chi giova tutto questo? Non certo a noi e di certo non alla stragrande maggioranza dei cittadini labicani, giova sicuramente a una piccola casta: agli amministratori e agli amici degli amministratori, ai tecnici vicini, alle società di costruzione, a qualche parente. Noi come opposizione stiamo facendo il nostro dovere, cioè stiamo controllando per bene le carte cercando di capire che cosa c’è sotto questa smania senza logica di accogliere gran parte delle osservazioni, anche le meno razionali, come quelle interessate da vincolo idrogeologico, una pura follia, o come la pazzia di frazionare ulte-

tare almeno in parte gli amici, in modo da essere complici involontari di qualche costruttore, che con procure o altri marchingegni possa proporsi per edificare un intero comparto. D’altronde la variante va in questa direzione: tutela dell’edilizia consorziata contro il diritto dei cittadini di costruire anche autonomamente per sé e i propri famigliari. Noi ci stiamo battendo per cercare di dare uno sviluppo razionale al paese, accogliendo quanto è indirizzato verso questo obiettivo e respingendo quanto manca di omogeneità. In questo non vorremmo essere soli, ma ci piacerebbe che i cittadini, per amore di quel bene superiore che è l’interesse della collettività, ci dessero una mano a scompaginare i giochi di alcuni che vogliono mettere le mani sulla città, facendo credere artatamente che la colpa è dell’opposizione che dice no e non piuttosto della maggioranza che dice sì in ogni occasione, al solo scopo di favorire alcuni, dopo aver adottato un PRG che fa acqua da tutte le parti. Sarebbero tantissime le cose da raccontare, come le strade pubbliche chiuse da cancelli, concessioni edilizie su vincoli, zone sportive collocate su parcheggi o su case abitate, spazi comuni su giardini privati, parcheggi dove non c’è bisogno e assenza degli stessi dove servirebbero ecc. ecc. ecc. Termino ricordando agli ignari cittadini che hanno sborsato dai trecento ai cinquecento Euro per osservazione, che sono stati gabbati alla grande, infatti, queste osservazioni sembrano fotocopie una dell’altra, ciò che cambia è la particella ma non la motivazione, come dire che su una matrice sono stati lasciati degli spazi bianchi riempiti in un secondo momento con nome, cognome e particella. Un bel modo di guadagnare senza sudare! Certo che il costo delle fotocopie in questo paese ha raggiunto cifre esorbitanti, fuori da ogni mercato! Se fossi in loro, andrei a reclamare giustizia e mi farei restituire i soldi, con la crisi che ci attanaglia, questi duecento, trecento o cinquecento Euro diventano pesanti, esclusa l’ipotesi in cui l’osservazione non sia andata a buon fine, in quel caso si ammortizza con maggiore facilità il costo del servizio. Ma almeno la fattura è stata rilasciata o è stato incassato tutto in nero? Ma questa è un’altra storia che vi spiegheremo fra qualche giorno e lì ci divertiremo da matti.


Anno 2, numero 2

Una democrazia di seconda categoria Il termine democrazia significa, letteralmente, “governo del popolo”. E’ evidente che questo termine, nel corso dei secoli ha assunto sfumature di significato diverse e più rispondenti alle esigenze di una società complessa e con una pluralità di organi politici e amministrativi. Due dei caratteri rilevanti di questa più estesa accezione della parola “democrazia” sono quelli della trasparenza e dell’informazione da un lato e del corretto funzionamento degli organismi elettivi che fungono da raccordo tra la collettività e la macchina amministrativa dall’altro. Con ciò intendendo quell’avvicinamento tra cittadino ed istituzioni che, con i ritmi convulsi che caratterizzano la nostra epoca, diventa essenziale per consentire una reale partecipazione democratica. Ciò vale, e a maggior ragione, per la politica locale, spesso considerata ingiustamente una “cenerentola” del nostro ordinamento, ma che invece riveste un ruolo cruciale soprattutto perché è quella più vicina ai problemi e alle esigenze dei cittadini. Ecco allora che un’amministrazione illuminata e consapevole dovrebbe fornire ai propri amministrati quegli strumenti necessari per metterli a conoscenza delle scelte prese e delle decisioni assunte che inevitabilmente sono destinate a ripercuotersi sulla loro esistenza. Questo purtroppo non avviene o avviene in modo insufficiente nel nostro comune e gli strumenti che dovrebbero rafforzare e sviluppare l’assetto democratico sono spesso ignorati o sottoutilizzati. Proviamo a citarne alcuni e a fare una verifica del loro stato di salute: •

In primis il consiglio comunale, ossia l’organo per eccellenza di confronto democratico e trasparente sui temi e sulle problematiche che interessano una comunità. Per una sua efficace utilizzazione è necessario il rispetto di alcuni requisiti: convocazioni frequenti, esame e valutazione delle più importanti decisioni amministrative, massima pubblicità dei lavori. Nessuno di questi requisiti è rispettato a Labico. Per quanto riguarda la frequenza basti pensare che l’ultimo consiglio comunale risale a prima di Natale, ben due mesi fa, quindi. Sulla competenza c’è poco da dire: passano in consiglio quasi esclusivamente gli atti “dovuti”, ossia quelli per la cui approvazione è la legge stessa ad imporre il passaggio consiliare. Sulla pubblicità dei lavori sindaco e assessori si ostinano non solo a non voler provvedere ad un’adeguata diffusione pubblica dei dibattiti consiliari, ma pretendono di proibire anche ad altri di farlo. Un altro strumento è quello delle commissioni consiliari. Sono previste dalla legge e dal nostro statuto.

di Tullio Berlenghi

Però, a dieci mesi dalle elezioni, non sono ancora state costituite. Noi abbiamo segnalato la questione al prefetto. Il prefetto ha chiesto spiegazioni e il sindaco – mentendo – ha dichiarato che la colpa era dell’ostruzionismo dell’opposizione. Peccato che nessuno dei consigli comunali convocati fino ad oggi abbia mai avuto tra i punti all’ordine del giorno le commissioni consiliari. •

E, infine, un comune che si rispetti cerca di mettere a disposizione dei cittadini tutta la documentazione possibile, riducendo quella distanza tra amministratori e amministrati che tanto alimenta quella disaffezione che è causa della crisi della politica nel nostro paese. Eppure, nell’anno 2008, è molto semplice e a costi decisamente accessibili anche per un piccolo comune rendere pubbliche – magari attraverso il proprio sito internet – le più importanti documentazioni relative all’attività amministrativa. Tanti comuni lo fanno e i cittadini sono ben lieti di risparmiare inutili viaggi e attese per ottenere molte informazioni. Nel suo piccolo Cambiare e Vivere Labico cerca di mettere in rete tutte le informazioni di cui dispone attraverso il proprio sito internet. Anche il comune ha un sito, pagato con i soldi dei contribuenti. Peccato che non sia proprio il massimo dell’efficienza e della tempestività. Basti pensare che alla pagina “Il saluto del Sindaco”, ad accoglierci è Alfredo Galli. E’ sicuramente una svista, ma si aggiunge a quella messe di piccole e grandi leggende metropolitane che inducono i più maliziosi ad ironizzare sulla differenza tra mandato elettivo e potere decisionale reale.

Sul delicato rapporto tra democrazia e trasparenza la partita più importante si giocherà sull’esame delle osservazioni alla variante al piano regolatore generale. Una variante che è nata nel peggiore dei modi e che, come ha egregiamente spiegato Maurizio nel suo articolo, ha attivato un sistema di interessi e clientele non proprio cristallino. Questo secondo passaggio però non sarà altrettanto semplice e noi metteremo in evidenza tutto ciò che, a nostro avviso, è in contrasto con un corretto governo del territorio e con gli interessi dei cittadini e della collettività. Saranno poi proprio i cittadini a dare un giudizio sulla bontà delle scelte fatte. Noi ci limitiamo semplicemente a metterli in condizione di poter valutare con la massima cognizione di causa.


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Il 28 febbraio Consiglio comunale dedicato alle osservazioni al Prg Un consiglio pomeridiano e con pochissimi punti all’ordine del giorno, ma che si preannuncia molto interessante per tutti i cittadini di Labico.. È stato convocato giovedì 28 febbraio alle ore 15 presso i locali di Palazzo Giuliani, il nuovo consiglio dell’amministrazione labicana. Sarà affrontata infatti la delicata questione della variante al piano regolatore generale, accolta in sede di consiglio poco prima delle amministrative dello scorso maggio. Dopo l’approvazione dei verbali delle precedenti sedute e dopo la comunicazione del sindaco in ordine ai prelievi dal fondo di riserva (art 166 del dlgs 18/08/200 n. 267), è previsto infatti l’esame delle osservazioni al piano regolatore elaborate dai cittadini in seguito all’approvazione della variante. Moltissimi i documenti presentati e altrettanto diverse e complesse le situazioni.

Varie anche le polemiche che hanno accompagnato e accompagnano la questione urbanistica labicana nel suo complesso. Ricordiamo infatti che proprio la variante al Prg è stata una delle tematiche al centro della passata campagna elettorale. Da segnalare che le prime osservazioni saranno discusse nel consiglio del 28 febbraio dopo essere già state esaminate da una Commissione ad hoc (composta da tre membri della maggioranza - Scaccia, Di Stefano e Galli- e due dell’opposizione – Spezzano e Giovannoli) nata per studiare e analizzare esigenze e motivazioni di tutti quei cittadini che, in qualche modo, si sono sentiti penalizzati dalla nuova variante. A conclusione del consiglio sono previste, come ormai consuetudine, le risposte alle interrogazioni della minoranza… ad oggi si tratta di 27 quesiti, nessuno dei quali ha mai ricevuto risposta.

Per conoscere la nostra attività e quella dei cinque Consiglieri www.cambiareeviverelabico.it www.cambiarelabico.splinder.it benedettoparis.ilcannocchiale.it www.tullioberlenghi.it mail. viverelabico@libero.it cambiarelabico@tiscali.it cell. 3208597261 3283789894


Anno 2, numero 3

8 marzo 2008

Cambiare e Vivere Labico News Speciale consiglio Resoconto dell’ultimo consiglio Consiglio Comunale pieno di patos quello del 28 febbraio. I punti non erano tantissimi, ma il punto sulle osservazioni ha fatto emergere, chiaramente, così come leggerete in altri articoli, tutte le contraddizioni di questa maggioranza e la nostra diversa visione di Labico. A differenza delle altre volte, il pubblico era più numeroso e questo è sicuramente un buon segnale. Iniziato il Consiglio e prima di passare al primo punto all’ordine del giorno, Danilo Giovannoli, a nome del gruppo, solleva la questione della scuola. Malgrado i proclami, i manifesti affissi quest’estate e le pompe magne, l’autonomia ce la possiamo scordare anche quest’anno. Addirittura, non sapevano neanche che era stata respinta, e tuttora si ignorano le motivazioni. Questo è successo il 21 dicembre 2007 e alla scadenza dei 60 giorni, l’Amministrazione non si è degnata neanche di fare ricorso. Danilo ha accusato la maggioranza e il consigliere delegato, di non aver mai convocato quel gruppo di lavoro, votato all’unanimità dal Consiglio Comunale il 3 agosto, che doveva occuparsi del problema scuola e impegnarsi per la risoluzione del problema. Risultato? Urla e insulti reciproci per parecchio tempo, fino a quando, nel tentativo di strozzare il dibattito è intervenuto il vicesindaco, a mettere la museruola, dichiarando che non era un punto all’ordine del giorno. Il Sindaco, tanto per non smentire se stesso e le sue prese di posizione, ha detto che inserirà il punto in un prossimo Consiglio. C’è da non crederci. Infatti, aveva promesso la costituzione delle Commissioni Consiliari, come da Statuto, e stiamo ancora aspettando; aveva promesso risposte alle interrogazioni, e sono ancora in alto mare; avevamo chiesto di inserire la discussione sulle lottizzazioni, e non si sa niente; avevamo chiesto di inserire discussione su Colle Spina, e il silenzio continua; ecc. ecc. Non sono credibili: se un’amministrazione non è capace neanche di parlare dei problemi reali del paese, sarebbe opportuno togliere il disturbo. Però loro non lo fanno perché gli interessi in ballo sono tantissimi, non ultimo e più importante il PRG. Speriamo solo che i cittadini/utenti prendano coscienza di questa situazione e trovino il coraggio di sfiduciarli. Noi per conto nostro lo abbiamo già fatto. Primo punto: verbali della seduta precedente. Nessuna sorpresa, voto all’unanimità. Secondo punto: comunicazioni del Sindaco circo il prelievo dal fondo di riserva. Abbiamo chiesto lumi sui 19.000 Euro prelevati. Poche le risposte e incerte. Forse

di Maurizio Spezzano

avevano prelevato senza sapere cosa. Qui non si votava. Terzo punto: istituzione del Consiglio dei giovani. Il punto è stato presentato da noi, perché fortemente voluto. Ma su questo rimando all’articolo di Benedetto, che ne spiegherà le motivazioni e l’importanza. Mi preme sottolineare che è passato con un voto unanime. Stessa sorte il quarto punto. Anche questo proposto e voluto da noi: l’istituzione di una Commissione per l’attuazione dello sportello Informagiovani. E’ passato all’unanimità anche. L’altro punto, il quinto, che non è stato portato a termine, non per colpa nostra, ma per l’incapacità di costoro di saper governare il territorio, è stato quello relativo alle osservazioni alla variante al PRG. Siamo arrivati alla 17° osservazione e poi, d’imperio, il Sindaco e con lui altri, ha deciso di chiudere la seduta, malgrado la contestazione da parte del nostro gruppo e la messa agli atti di una nota di protesta da parte di Cambiare e Vivere Labico. Questo è un modo assurdo di governare. Non è pensabile che appena l’opposizione scopre gli altarini della maggioranza, questa decide di interrompere i lavori, e non è la prima volta. E’ un atteggiamento intollerante e di disprezzo verso la comunità che ci ha eletti. I cittadini ci hanno chiesto di fare la nostra parte e di controllare tutti gli atti. E’ quello che facciamo ogni volta e puntualmente, appena le magagne vengono fuori, si mette fine al confronto democratico, duro, ma democratico e dialettico. Ci sarebbe piaciuto che alle nostre osservazioni si fosse risposto con le motivazioni della maggioranza ma questa, non avendone, sceglie sempre il metodo peggiore: il bavaglio o la minaccia di scioglimento degli organi eletti dal Consiglio, come ad esempio la Commissione che deve valutare le osservazioni al PRG. Non mi dilungo oltre, di seguito troverete gli atti che abbiamo presentato e sul blog www.cambiarelabico.splinder.com un resoconto dettagliato sulla questione. Come sesto punto, rinviato a causa della sospensione dei lavori, c’erano le risposte alle interrogazioni, che giacciono oramai da un anno e che non hanno avuto ancora una risposta, pregiudicando tematiche che andrebbero approfondite e su cui è necessario un confronto dialettico. A conclusione di questo resoconto, mi preme ricordare una frase del Sindaco, che ha lasciato tutti un po’ sorpresi per l’audacia, ma che noi che abSegue a pag 2…


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Segue da pag 1… biamo letto già i conti sapevamo. Pensate, talmente vera la frase che ne abbiamo chiesto la ripetizione: l’Amministrazione è in seria difficoltà di bilancio. Firmato: l’Amministrazione comunale per bocca del suo Sindaco. Avete capito bene: ‘n ce so’ sordi. Hanno sbandierato ai quattro venti la solidità di bilancio e ora ci vengono a dire che non ci sono soldi di nessun tipo.

Vorrei fare due conticini: Abbiamo votato, noi contro, 100.000,00 Euro prelevati forzosamente alle casse comunali, a causa di un ricorso risalente al 1997; non abbiamo mai votato i soldi per il primo trimestre dell’a.s. 2007/2008, per coprire 4 posti di collaboratore scolastico non di competenza dell’Amministrazione comunale, 25.000, 00 Euro, forse anche qualcosa di più; attualmente le stesse quattro persone, senza averne diritto, continuano a lavorare fino a giugno, in barba a tutti i concorsi, presumo, per un totale di non so quante migliaia di

Euro. In più, aggiornamento del personale, aumento della TARSU del 30/33 %, e ci dicono che non hanno soldi? Buono a sapersi. Forse quei quattro soldi che avevano sono andati a coprire i buchi aperti con le spese elettorali. Vi ricordate, le strade, i parchi, le inaugurazioni, le pulizie, le strisce pedonali, ecc? Questa è l’Amministrazione comunale di Labico. Non credo di dover aggiungere altro. Spero solo che davanti a tante nefandezze i cittadini aprano gli occhi e inizino ad alzare la voce, soprattutto per la grave situazione in cui versa la scuola e i servizi in genere. Questi non hanno soldi, però partecipano al BIT di Milano per pubblicizzare Eiffel, che si trova rinchiuso in un container nella proprietà del Sindaco. E’ possibile sapere quanto è costato il viaggio, il pernottamento, le spese varie della megalomania di questa Giunta? Perché non ci è stato mai riferito nulla di questo viaggio di piacere a Milano? Volete farci almeno un resoconto, visto che i soldi spesi sono anche nostri?

Autonomia scolastica? Per Labico è un sogno. La maggioranza non ha gestito bene la vicenda l’opinione di Danilo Giovannoli A circa sette mesi dal consiglio di agosto, i cui si votò all’unanimità per l’autonomia scolastica, ecco la risposta da parte degli organi competenti: “Per Labico, no”

Si, è così, ma va detto che proprio nell’ambito di quel consiglio la minoranza avanzò delle proposte assolutamente disattese dalla maggioranza. Fui proprio io a chiedere al sindaco di accompagnare quell’atto deliberativo con una lettera da indirizzare al Ministero della Pubblica Istruzione. Cosa mai fatta. Ancor più grave poi è la mancata convocazione in tutto questo periodo del gruppo di lavoro votato nello stesso consiglio, in cui i consiglieri Spezzano e Tulli avrebbero rappresentato la minoranza, e che avrebbe dovuto seguire l’iter procedurale di questa vicenda. Tutto questo non è stato fatto ed oggi, nonostante i parametri numerici (oltre 500 studenti) sono abbondantemente superati, Labico dal punto di vista scolastico continua a dipendere da Valmontone. È un duro colpo inflitto ad una scuola che è letteralmente dimenticata da questi amministratori, i quali non riferiscono ancora dell’accaduto e che nell’ultimo consiglio comunale hanno pensato bene - per loro - di troncare la discussione perché l’oggetto in questione era fuori dall’ordine del giorno. Abbiamo ricevuto la notizia del mancato inserimento nell’autonomia scolastica da parte di tanti genitori e non certo da chi che governa il nostro paese. Perché ora non mettono i manifesti come hanno fatto per il tempo pieno? Forse non hanno il coraggio di dire che hanno fallito in una missione che avrebbero potuto e dovuto condurre insieme a noi? Gradiremmo che il Sindaco, l’Assessore competente o il delegato venissero nel prossimo consiglio a raccontarci cos’hanno combinato… o non combinato a questo punto! Rimane un unico fatto comunque: anche per il prossimo anno la scuola labicana dovrà continuare ad essere dipendente da altri, nonostante abbia ormai tutti i requisiti per non esserlo.


Anno 2, numero 3

Riflettendo sul consiglio Peccato che a Labico i consigli comunali si tengano così di rado. Sono invece estremamente interessanti ed istruttivi e ogni volta che il Sindaco decide di ricorrere a questo fondamentale momento di partecipazione democratica si ha la possibilità di imparare cose nuove. Proviamo a fare una breve analisi degli episodi più significativi del consiglio comunale del 28 febbraio. Il consiglio prevedeva originariamente solo quattro punti, nonostante Benedetto Paris avesse fatto notare che fosse necessario approvare gli atti presentati sull’ufficio Informagiovani e sul Consiglio dei giovani per non rischiare di far slittare di un anno l’opportunità di avviare questi strumenti amministrativi (finanziati dalla regione) che rappresentano un’importante opportunità per le nostre ragazze e i nostri ragazzi. Non c’era una ragione particolare che impedisse di mettere i due punti all’ordine del giorno, ma - e questo deve far riflettere - non ce n’era una “a favore”. Ossia, per i nostri amministratori qualcosa che fosse semplicemente “utile” per il paese e per i cittadini non suscitava alcun interesse, quindi perché preoccuparsene e, soprattutto, perché occuparsene? Solo a consiglio convocato e dopo le reiterate pressioni di Benedetto - e l’impegno ad approvare i due punti in poco tempo (insomma non ci si può trastullare con queste sciocchezze?) - i due punti sono stati inseriti. Poi accolti all’unanimità e riducendo al minimo il dibattito sugli argomenti. Secondo elemento di riflessione. Il Consiglio comunale non è - nella testa dei nostri amministratori - il luogo “principe” del dibattito politico locale e il luogo dove si affrontano le questioni più delicate ed importanti che riguardano la nostra collettività. Il consiglio comunale è un passaggio (purtroppo obbligato dalla legge sugli enti locali) di alcuni atti amministrativi. Si prega quindi di limitarsi a quelli e senza disturbare troppo il manovratore. Il nostro era solo un dubbio. Ma il dubbio è diventato certezza quando Danilo Giovannoli ha sollevato un problema di grande importanza come la situazione scolastica nel nostro paese. In particolare Danilo ha denunciato il mancato ottenimento dell’autonomia scolastica da parte di Labico. Una questione importante quindi. Una questione che forse avrebbe dovuto sollevare autonomamente l’amministrazione o, almeno, la maggioranza (il capogruppo è tra l’altro consigliere delegato competente) e avviare di sua sponte il dibattito politico in consiglio. Invece la disarmante risposta del vicesindaco (a cui si è immediatamente conformata l’opinione del sindaco) è stata: “non è all’ordine del giorno”. Ossia una questione per essere importante deve essere prevista dal burocratico elenco di questioni, altrimenti non è argomento di discussione. Faccio un parallelo per rendere l’idea. Seduta parlamentare (Camera o Senato non importa). All’ordine del giorno

di Tullio Berlenghi c’è la ratifica del trattato bilaterale con Malta sulla etichettatura delle palline colorate. Nottetempo c’è stato un terremoto di vaste dimensioni che ha interessato diverse regioni. Un parlamentare (deputato o senatore, di maggioranza o di opposizione, è del tutto irrilevante) esprime preoccupazione, chiede un’informativa del Governo, apre in buona sostanza un dibattito. Secondo voi come risponderà il presidente di quel ramo del Parlamento? Dirà: “Non è all’ordine del giorno”, come gli illustri statisti nostrani o riterrà l’argomento meritevole dell’attenzione dell’assemblea? Terzo spunto di riflessione. L’interminabile saga della pianificazione urbanistica. Le puntate precedenti recavano i seguenti titoli: “La variante trappola. Chi ci casca è perduto” Anno di uscita 2004. “La variante prelettorale. Si aprono le danze”. Anno di uscita 2007. Memorabile. Subito seguito da “Il mercato delle osservazioni. Come intascare soldi e consensi da alcuni e garantire il profitto ad altri”. Sempre 2007. Nel 2008 abbiamo “I buoni e i cattivi. Le osservazioni approvate è merito nostro, quelle respinte è colpa degli altri”. Questo film sta venendo meno bene, perché il nostro impegno per chiedere la massima trasparenza e chiarezza nelle valutazioni e, soprattutto, la richiesta di un criterio uniforme ed un metodo razionale di esame, stanno sparigliando le carte alla maggioranza. Su questo punto non intendo dilungarmi, visto che Maurizio Spezzano, che, insieme a Danilo Giovannoli, ha presidiato la commissione ad hoc sulle osservazioni, ha spiegato in modo chiaro quali siano le dinamiche che regolano la questione. Vorrei soffermarmi però su alcuni aspetti. Intanto la confusione che viene fatta sul significato del termine “collaborazione”, che noi continuiamo ad offrire alla maggioranza e alla giunta per confrontarci con la massima correttezza. Il vicesindaco (e di conseguenza il sindaco) si è lamentato perché, a suo avviso, non abbiamo rispettato “gli accordi” e mantenuto l’impegno alla collaborazione. Credo sia utile chiarire un aspetto. Collaborazione - sul piano istituzionale - non significa accettare supinamente quanto stabilito dalla maggioranza. Collaborazione per noi significa evitare inutili ostruzionismi e dilazioni dei lavori, ma quando le questioni di merito giustificano richieste di approfondimento e di chiarimenti, non vogliamo sentire ragioni. Prima di approvare o bocciare un qualsiasi atto vogliamo sapere cosa c’è scritto e cosa comporta. E se vi sono dei dubbi se ne discute. Senza considerare che buona parte del tempo utilizzato per l’esame delle osservazioni è stato utilizzato dagli stessi membri della maggioranza. Più che legittimamente. Anzi, personalmente, considero un segnale positivo e di autonomia il tentativo da parte di alcuni di “capire” quello che succede e di non accettare acriticamente le deciSegue a pag 4...


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sioni prese dai maggiorenti della coalizione. Peccato che tutto ciò sfugga ai nostri amministratori che considerano i consigli comunali inutili perdite di tempo e se una seduta si protrae oltre i tempi da loro giudicati equi, ecco che arriva puntuale la “rappresaglia”. Non si dà risposta alle interrogazioni, lasciando in primo luogo i cittadini senza risposta su quesiti, spesso suggeriti proprio da loro e si minacciano ulteriori provvedimenti di tipo “punitivo”. Uno di questi è la mancata costituzione delle commissioni consiliari. Organo ritenuto inutile (nella scorsa consiliatura nessuno si è preoccupato di attivarle) e che il Sindaco avrebbe permesso di costituire quasi come se fosse una cortesia nei confronti dell’opposizione, a patto che, ovviamente, i suoi componenti si comportassero bene, altrimenti niente commissioni, anzi, si cancella anche quella creata per esaminare le osservazioni sul prg. Così imparate. La manfrina poi, sulle difficoltà a portare a termine i Segue da pag 3...

punti all’ordine del giorno, è sempre quella: l’ostruzionismo dell’opposizione. Peccato però che noi siamo disponibili a proseguire i lavori consiliari e loro hanno sempre “impegni più importanti” che li portano a dover chiudere prematuramente il dibattito. Perché, invece di accusare l’opposizione di voler bloccare i lavori non dedicano un po’ più del loro tempo al consiglio comunale? Si convoca il consiglio alle otto di mattina (possibilmente di sabato o domenica come abbiamo chiesto più volte) e si prosegue fino alla sera, invece di convocarlo alle 15 e di chiuderlo alle 20, oppure convocarlo alle 9 e chiuderlo alle 13. Tutti noi abbiamo preso un impegno con la cittadinanza e allora cerchiamo di svolgerlo al meglio, senza considerarlo un’attività marginale, da inserire, nell’ordine delle priorità tra la briscola e il corso serale di origami. Noi, come sempre, siamo disponibili a garantire il nostro massimo impegno, purché sia chiaro che questa “disponibilità” è a lavorare e a confrontarsi, ma non certo ad assistere remissivamente alle scelte dell’amministrazione.

Riportiamo di seguito il

Documento allegato alle prime osservazioni alla variate del Prg e messo agli atti del consiglio del 28 febbraio scorso La maggior parte delle osservazioni che oggi andiamo ad analizzare scaturisce da una serie di richieste che hanno come fine non tanto il miglioramento degli aspetti più incongrui di questa variante, quanto, se accolte in toto o parzialmente, quello di incidere negativamente e in misura ancora più dannosa su un impianto da rigettare totalmente. C’è da fare una premessa: il rifiuto o l’accoglimento di una osservazione alla variante del PRG in esame, dovrebbe essere il frutto di un progetto urbanistico complessivo indirizzato a valorizzare o salvaguardare o potenziare la vocazione di un territorio. Il PRG in questione non ha nulla di tutto questo, in quanto né la relazione tecnica, né la volontà politica della maggioranza, sono stati in grado di individuare una vocazione specifica per il nostro territorio. Il PRG non nasce da un lavoro indirizzato allo sviluppo della comunità, ma sembra piuttosto un atto interessato a coprire gli appetiti di qualche costruttore o di qualche cittadino un po’ più scaltro che si è inserito nel gioco a tutela dei propri interessi a discapito di quelli comuni.La gran parte delle osservazioni odierne sono frutto del tentativo, ancorché comprensibile, di trarre qualche beneficio individuale dalla revisione dello strumento urbanistico. Non è un caso che esse siano state predisposte da chi ha promesso comunque un accoglimento totale o parziale della richiesta, in modo che si potrebbe presumere finalizzato alla soddisfazione di un proprio simpatizzante. Non si capisce altrimenti la volontà della maggioranza di accogliere in sede di Commissione alcune osservazioni di per sé improponibili. 4

Il vero è che si è navigato a vista, essendo la maggioranza priva di bussola e di disegno appropriato, intendendo in questo caso la cartografia di Piano. Si è discusso e si sta discutendo del nostro territorio su una cartografia che, per stessa ammissione di qualche autorevole esponente della maggioranza, è del 1997, cioè di un’epoca in cui molto del costruito ancora non c’era a Labico. Oggi, dalle osservazioni si scopre che nel frattempo alcune particelle che in cartografia risultano sprovviste di fabbricati, sono in realtà provvisti di case e di residenti. Se ciò è avvenuto è perché la maggioranza consigliare mai si è peritata di effettuare quei controlli utili a salvaguardia del territorio e degli interessi dei cittadini, per via dei mancati introiti degli oneri urbanistici. Da una pubblicazione dell’Agenzia del Territorio, del 26 ottobre 2007, consultabile anche su internet, sono stati rilevati a Labico, ad oggi, ben 340 fabbricati non dichiarati e 30 fabbricati ex rurali, cioè a cui sono venuti meno i requisiti della ruralità. Se si calcola la superficie su un solo piano, quindi per difetto, si può asserire che con i soli abusi si è superato abbondantemente, in m3, le previsioni della variante al PRG. Questi sono dati incontrovertibili e accertabili da chiunque. Noi restiamo fermi al principio che la civiltà e il progresso di un popolo, e nel nostro caso di una comunità piccola come Labico, passano innanzitutto dal rispetto verso il luogo in cui si vive, della sua storia e della sua tradizione, e il compito di un buon amministratore è quello di salvaguardare questo patrimonio senza sven-


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derlo agli interessi di parte. Non aver individuato una vocazione specifica per il proprio paese e investirlo di solo cemento, significa non tenere in considerazione i trascorsi della comunità e l’ostinazione di non identificare una vocazione aggrava e mortifica ancora di più le donne e gli uomini chiamati ad amministrare la comunità stessa. Accogliere un’osservazione svincolata dalla visione unitaria del territorio impoverisce l’osservazione stessa e la rende solo merce di scambio, a vantaggio di avventurieri politici che non hanno a cuore lo sviluppo reale del territorio, mascherando tutto con il cemento. Secondo un principio urbanistico elementare, le osservazioni per essere rispondenti agli interessi di un territorio devono essere valutate per affinità o per trasformazione di una data porzione di territorio, cioè devono essere inserite in un contesto più ampio, tale da respingerle o accoglierle in base alle convergenze sul territorio oggetto dell’osservazione, e non dall’interesse di tutela della singola particella catastale. In questo modo si avrebbe una visione d’insieme che permetterebbe di lavorare in serenità, senza il fardello di accontentare o scontentare qualcuno, assolvendo corOrdine del giorno allegato alla documentazione sul Prg Il Consiglio comunale, Accertato che la cartografia è piena di errori e di incongruenze; Accertato che la stessa non è aggiornata, risalente al 1997, per ammissione degli stessi esponenti della Giunta Comunale; Appurato che in tal modo si rischia di valutare erroneamente le osservazioni presentate; Considerato che si rischia di vanificare il lavoro fin qui svolto dalla Commissione Consigliare; Considerato che in sede di Commissione Consigliare alle osservazioni è stata depositata richiesta di sospensione dei lavori a causa dei troppi errori presenti in cartografia; Determinato che la redazione della cartografia comporta un considerevole costo per le casse comunali e deve di conseguenza riprodurre in modo fedele il contesto territoriale a cui fa riferimento; Considerato che la Commissione Regionale all’Urbanistica può respingere la variante al PRG per i motivi adotti prima; Considerato altresì che la palese presenza di significative e numerose imprecisioni ed inesattezze rischia di alterare profondamente il quadro complessivo e la certezza del diritto dei singoli cittadini su cui lo strumento urbanistico va ad incidere; Ritenuto che, alla luce di quanto esposto, la variante in esame comporta finanche il rischio di essere affetta da vizi formali tali da poterne causare l’annullabilità qualora eventuali titolari di interessi lesi decidano di impugnarlo di fronte al giudice amministrativo; impegna il Sindaco a sospendere l’analisi delle osservazioni per il tempo necessario per procedere all’adeguamento della cartografia e alla correzione degli errori, da parte del tecnico incaricato, riprendendo solo a lavoro concluso il vaglio delle osservazioni. Labico, 28 febbraio 2008

rettamente al compito di amministratori che pensano al bene comune e non invece alla tutela dell’interesse immediato. Invece, il fatto di procedere in ordine di protocollo, così come anche il Consiglio Comunale fa, cioè in base alla data di presentazione, non permette di sapere quante osservazioni sono indirizzate su un territorio o su territori attigui, rischiando di accoglierne una e respingerne altre o viceversa, creando pregiudizio nei confronti degli amministratori da parte degli osservanti non soddisfatti dalle scelte effettuate. Al di là di queste considerazioni, di carattere teorico e frutto del lavoro degli urbanisti, ciò che emerge ad occhio è la mancata organicità e uniformità delle scelte effettuate dall’estensore di questa variante di PRG, che non può aver agito da solo, se non con le indicazioni e il concorso della parte politica, cioè dagli amministratori della passata legislatura, gli stessi di oggi, anche se con ruoli diversi in Giunta, con inclusione dei consiglieri di maggioranza. Solo per fare qualche esempio: verde pubblico a macchia di leopardo, disseminato in zone lontane e tale da non poter essere fruibile da tutta la cittadinanza; zona di recupero con alcune particelle catastali di notevoli ampiezze, ma che non hanno nulla da recuperare, ma inseriti per puri fini speculativi; zone di espansione edilizia, incastonate in altre zone senza logica alcuna, se non quella di far arricchire qualche personaggio; errori grafici e di legenda seminati in quantità industriale; mancanza di spazi di aggregazione; invasione di zone di espansione senza logica e senza un indirizzo certo; periferizzazione di Colle Spina; zona industriale disseminata in più punti; mancata tutela delle zone agricole di pregio; edilizia consorziata a discapito del privato; ecc. Dall’analisi della cartografia, ad esempio, non si comprende il motivo per cui, si è omesso di recuperare parte dell’Agro Latino, specificatamente la zona di via Fontana Marchetta, abbondantemente antropizzata, a vantaggio di zone scarsamente o per nulla popolate e prive di fabbricati. Una tale mancanza di attenzione verso la parte esclusa, non può che essere ricondotta che alla volontà precisa e diretta a penalizzare una parte della popolazione, colpevole di chissà quale colpa. Come lista e come consiglieri di opposizione adegueremo i nostri comportamenti, in seno alla Commissione e in Consiglio Comunale, non in base alla logica amico/ nemico, come qualcuno tenta di fare, ma in base alla nostra visione della realtà labicana. La nostra vuole essere una critica forte verso questo modo di concepire lo sviluppo, che non è reale, né tanto meno diffuso. L’accoglimento o il respingimento delle osservazioni avverrà in coerenza con il disegno che abbiamo di Labico: città da tutelare economicamente, ecocompatibile e solidale, privilegiando gli interessi complessivi della comunità, contro una piccola casta intenta a mettere le mani sulla città. 5


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Finalmente i giovani !!! Giovedì 28 febbraio finalmente sono stati realizzati e mantenuti gli impegni che avevamo preso con i ragazzi di Labico in campagna elettorale: sebbene in opposizione, siamo riusciti a far discutere e approvare l’istituzione del Consiglio dei Giovani e la realizzazione dell’Ufficio Informagiovani. Bella e importante è stata la discussione in Consiglio, in cui tutti abbiamo riconosciuto l’importanza delle politiche giovanili, la particolarità di Labico, dove i giovani sono il doppio degli over 65, e quindi la necessità di dare servizi e spazi a questa categoria. Il Consiglio dei Giovani è l’organismo di rappresentanza e partecipazione che la Regione Lazio sta promuovendo. E’ composto da 11 membri scelti dai ragazzi tra i 15 e i 25 anni attraverso vere elezioni. Compito del Consiglio sarà quello di fare proposte o esprimere pareri su tutti gli atti che riguardano i giovani, oltre a poter gestire un vero e proprio bilancio in totale autonomia e finanziato dalla Regione Lazio. Per ottenere questi finanziamenti sarà importante che l’Amministrazione destini un locale al Consiglio dei Giovani e parte, anche piccola, del proprio bilancio, dimostrando che crede davvero a questi strumenti di partecipazione dei ragazzi per dare voce alle loro esigenze. L’Ufficio Informagiovani dovrà essere un servizio di qualità, accessibile a tutti, punto di riferimento dei ragazzi di Labico per conoscere le opportunità di lavoro, i corsi di formazione della Regione Lazio, le pratiche per avviare un’impresa, come le forme di sostegno economico o sociale che mette in atto la Regione, piuttosto che l’Unione Europea, così come informazioni rispetto ad attività ricreative o culturali. Da martedì la Commissione formata dal Sindaco, da me e dal consigliere De

di Benedetto Paris Martino si sta riunendo e sta discutendo come realizzare l’ufficio, la localizzazione, il personale, rispettando le linee guida della Regione Lazio che mette a disposizione ingenti fondi. E’ giusto affermare e riconoscere l’ interesse del delegato alle politiche giovanili De Martino per queste proposte, ma allo stesso tempo è dovuta la sottolineatura dell’origine, pratica e politica, di queste idee. Personalmente parlo di Ufficio Informagiovani dal 2003, quando abbiamo inserito questo servizio tra le proposte per il candidato Ds alle Provinciali, così come di Consulta giovanile, oggi diventata vero e proprio Consiglio. Sono battaglie di cui tante volte abbiamo parlato con i ragazzi ed è una grande soddisfazione aver rispettato le promesse fatte. Le proposte sono state presentate i primi di ottobre e mai discusse. A gennaio ho mandato al Sindaco una lettera per sollecitarne l’inserimento all’odg, non solo per rispettare lo Statuto (per cui le mozioni e proposte di delibera devono essere inserite al primo consiglio utile), ma anche perché se non approvate entro febbraio sarebbe stato impossibile richiedere i fondi alla Regione e prevedere forme di finanziamento nel bilancio preventivo del 2008. E invece la lettera non e è bastata e ci siamo trovati il Consiglio comunale con un ordine del giorno che non le prevedeva: a chi rivendica con articoli l’impegno per questi servizi e per i giovani ricordo che se oggi li abbiamo è perché c’è stata un’attenzione costante da parte del gruppo Cambiare e Vivere Labico, che non ha mai smesso di premere su Sindaco e delegato, che alla fine (alla fine!) ci hanno ascoltato ed hanno inserito i due punti nella discussione dell’ultimo consiglio.

Per conoscere la nostra attività e quella dei cinque Consiglieri www.cambiareeviverelabico.it www.cambiarelabico.splinder.it benedettoparis.ilcannocchiale.it www.tullioberlenghi.it mail. viverelabico@libero.it cambiarelabico@tiscali.it cell. 3208597261 - 3283789894


Anno 2, numero 4

22 marzo 2008

Cambiare e Vivere Labico News Speciale consiglio e… Buona Pasqua! Resoconto dell’ultimo consiglio Giovedì 13 marzo. L’ordine del giorno prevede la prosecuzione della burrascosa seduta sospesa (per impegni della maggioranza, tanto per cambiare) il 28 febbraio. Erano rimasti da smaltire due punti, quello sulle osservazioni al piano regolatore (ne erano state esaminate soltanto una parte) e le interrogazioni. Ne hanno approfittato per inserire tre nuovi punti e, tanto per cambiare, anziché aggiungerli in fondo li hanno messi “prima” delle interrogazioni. Niente di nuovo, quindi. La novità è costituita dalla presidenza dell’assemblea che, in assenza del sindaco, era svolta dal vicesindaco. La seduta inizia con 35 minuti di ritardo (tanto se poi non si fa in tempo a finire l’ordine del giorno si può sempre attribuire la colpa all’opposizione) e si ha la sensazione che ci sia un certo nervosismo. Subito dopo l’avvio della seduta Maurizio Spezzano chiede la parola nel tentativo di avere alcuni chiarimenti in merito alla procedura avviata dal comune a seguito dell’atto approvato sulla bretella Cisterna-Valmontone e sui rapporti intercorsi con la Regione Lazio in proposito. Domanda lecita per chi svolge una funzione di controllo caratteristica di ogni eletto (e in particolare di quelli dell’opposizione). Non la pensa così Alfredo Galli che ha l’aria di chi vuol far capire a tutti – compresi (in primis?) gli assenti – come si fa a condurre un consiglio comunale. Secondo un’audace interpretazione del regolamento del Consiglio comunale durante le sedute è consentito intervenire solo ed esclusivamente in merito ai punti all’ordine del giorno. Spezzano a quanto pare sta violando questa elementare regola di democrazia e quindi il presidente vuole togliergli la parola. Spezzano insiste (è fatto così), il presidente minaccia di cacciarlo.

di Tullio Berlenghi

Incredibilmente le forze di pubblica sicurezza compaiono in sala. Non le avevo mai viste in un anno di sedute, mentre stavolta erano lì, pronte ad intervenire. Misteri. Tornata la calma si ricomincia l’esame delle osservazioni. Ancora una volta siamo costretti a denunciare l’impraticabilità di un metodo che rischia di creare una disparità di trattamento e una disomogeneità nella pianificazione. Il principio – argomentiamo noi, alternandoci negli interventi – è (o dovrebbe essere) quello di un corretto governo del territorio nell’interesse della collettività e nel rispetto della vocazione e dell’identità di un paese. Ci guardano come se fossimo marziani. Il vero principio probabilmente è quello nominale. Di chi è l’osservazione? A chi appartiene la particella? Bene, teniamone conto. Il resto sono chiacchiere. In alcune circostanze, facciamo presente, è evidente che l’approvazione di una richiesta crea legittime aspettative da parte di persone che si trovano in circostanze analoghe. Non fa niente. Chi vivrà vedrà. Altre volte proviamo a ricordare che il criterio stabilito dalla legge è che l’osservazione si accoglie o si rigetta e non sono consentite operazioni di mercanteggiamento del tipo “gliene diamo un pezzo”, perché l’urbanistica un tanto al chilo va tanto di moda in alcuni contesti (ma poi qualcuno considera noi dei “mercanti in fiera”). Ad un certo punto provo a fare una domanda all’assessore all’urbanistica. Parto da una riflessione molto semplice: sono state presentate circa 150 osservazioni. La stragrande maggioranza di queste a quanto risulta consiste in una richiesta di maggiore edificabilità (cambiamento di zona, inserimento in una zona edificabile, eliminazione di uno standard, ecc.). L’amministrazione le conosce e le ha esaminate tutte. E’ facile immaginare che, alla fine dell’esame delle osservazioni, aumenterà la quantità di metri cubi edificabili, l’incremento demografico conseguente, nonché la quantità di standard e servizi necessari per far fronte alle aumentate esigenze della popolazione. Un assessorato all’urbanistica che si rispetti in una simile circoSegue a pag 2…


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Segue da pag 1… stanza si preoccupa di quantificare questi aumenti, soprattutto avendo la consapevolezza di quale sia l’orientamento dell’amministrazione su ogni singola osservazione. Chiedo quindi se sia in grado di fornirmi questi dati. La risposta però è un’altra. “Non siamo in grado”. Perché non siete in grado? Incalzo. Perché mica possiamo sapere quale sarà il risultato del voto. Mi sfugge un sorriso che sta a significare: “Ma come? La nostra granitica maggioranza, che sembra esprimere un assenso bulgaro e acritico ad ogni refolo di galliana provenienza, nutre dei dubbi sull’esito di qualche voto?”. Se era una battuta ho fatto bene a sorridere, era una bella battuta. Se non la era c’è da preoccuparsi. Prendiamola come battuta. Si chiude la parte urbanistica e si passa agli altri punti all’ordine del giorno. Tra noi c’è l’accordo di chiedere una modifica dell’ordine del giorno, anticipando il punto sulle osservazioni (nel rispetto della prosecuzione “naturale” della precedente seduta). Non faccio in tempo a chiedere la parola che il vicesindaco annuncia il ritiro del punto n. 2 (senza specificarne il contenuto). Chiedo la parola. Colgo l’occasione per commentare la decisione e provo a spiegare cosa prevedesse la delibera frettolosamente ritirata. Galli cerca di impedirmelo. “Non è all’ordine del giorno”. Sostiene. “Bella, questa” (le battute inconsapevoli si sprecano). A parte la modesta rilevanza dell’asserzione di Galli, il punto è all’ordine del giorno ed è legittimo approfondire la questione. Insisto (sono fatto così). Galli si altera. Alza la voce. Anche io alzo la voce. Rivendico il diritto di esprimermi e di spiegare che il punto prevedeva un aumento dell’addizionale IRPEF (faccio presente che la coppia Galli-Giordani tra il 2007 e la delibera “rinviata” raddoppierà la quota parte comunale del prelievo IRPEF) e avanzo il dubbio che la decisione di ritirare (provvisoriamente immagino) la delibera abbia a che vedere con la candidatura di Galli alle provinciali. Apriti cielo. Galli mi vuole buttare fuori dall’aula. Chiede la messa ai voti della mia espulsione. Lesa maestà, dovrebbe essere la motivazione. Mi unisco alla richiesta di Galli. Guardo i consiglieri di maggioranza e chiedo a loro di approvare o bocciare la mia proscrizione per avere espresso un giudizio politico (che poi sarebbe la ragione della mio incarico istituzionale). Mi sembrano tutti piuttosto preoccupati. E’ evidente che non possono esimersi, ma sanno bene di rendersi corresponsabili di una gravissima violazione democratica. Galli intuisce l’arrivo del boomerang e lo schiva abilmente. Rinuncia al dispotico proposito. Riprendo la parola. Chiedo l’inversione dell’ordine dei lavori. Bocciata. Qualcuno aveva dubbi? Passiamo quindi ai due punti successivi. Il primo riguarda il piano di zona. Giovannoli presenta a questo proposito un documento – pubblicato nel box - in cui si chiede all’amministrazione di vigilare sul buon funzionamento della macchina amministrativa in tema di politica sociale. Approvato all’unani-

mità. Il secondo è una delibera di attuazione di una norma della finanziaria 2008. L’obiettivo della norma è quello di ridurre i costi amministrativi legati ad incarichi e consulenze, attraverso i quali, troppo spesso, vengono elargite risorse al di fuori di criteri e controlli. La delibera, così come formulata dall’amministrazione, ci sembra troppo vaga e fumosa. Proponiamo alcuni emendamenti. Tra questi: uno per abbassare del tetto al di sopra del quale sono necessarie ulteriori cautele (accolto parzialmente); uno per chiedere un rapporto semestrale degli incarichi, comprensivo di costi, motivazioni e nominativi (accolto); uno per chiedere un codice etico di assegnazione degli incarichi in modo che non vengano assegnati a chi ha pendenze giudiziarie (accolto); uno per rendere obbligatoria la pubblicizzazione sul sito web, come prevede la legge (accolto); un altro per impedire l’assegnazione di incarichi a persone che svolgano un ruolo di controllo degli atti del comune (questo lo bocciano e forse bisognerebbe chiedersi come mai). Con questi aggiustamenti l’atto, pur perfettibile, è sensibilmente migliorato. Per senso di responsabilità votiamo a favore, a parte Maurizio Spezzano che si astiene. Ultimo punto le interrogazioni. I consiglieri di maggioranza scalpitano. Cominciano a ricordarsi di avere impegni inderogabili. Chiediamo il rispetto degli accordi. Sembra sempre che se si perde tempo è colpa nostra. Peccato che c’è ancora tutto il pomeriggio e noi siamo disposti a trascorrerlo in aula. Loro, a quanto pare, no. Ci accordiamo su una prima tranche e sulla promessa che le interrogazioni restanti saranno il primo punto della prossima seduta. Sulle interrogazioni la parola la lascio a Benedetto.

Non ci resta che ridere Strepitoso ritrovamento negli archivi comunali. Dopo accurate ricerche e, avvalendosi di studiosi di conclamata fama, sono stati riportati alla luce due antichi documenti di enorme valore storico. Sembra che, nonostante gli anni, siano ancora in un buono stato di conservazione e dalle prime indiscrezioni ci sentiamo di poterne anticipare i titoli: Statuto del Comune e Regolamento del Consiglio Comunale. Qualche tempo fa, proprio in consiglio comunale, qualche esponente della minoranza aveva provato ad asserirne l’esistenza, ma l’amministrazione aveva sempre fermamente negato. A quanto pare invece, alla vista degli atti, i maggiorenti si sono ricreduti e hanno deciso non solo di riesumarli, ma addirittura di applicarli. L’unico problema è che sembra non ne abbiamo colto del tutto il significato e l’ambito di applicazione. Voci non confermate narrano che ai giardinetti Galli, di fronte ad un cittadino che lo salutava asserendo che fosse una bella giornata, abbia risposto che la questione non era all’ordine del giorno e abbia chiamato le forze dell’ordine per cacciare il malcapitato dalla piazza.


Anno 2, numero 4

Scuola, Valmontone-Cisterna e urbanistica: senza vergogna! Il Consiglio di giovedì non ha mancato di offrirci sorprese. Intanto, la presenza delle forze dell’ordine, fatto inusuale a Labico. Evidentemente ad arte qualcuno ha pensato di metterci paura o voleva provocare incidenti, attribuendo presso l’opinione pubblica la colpa all’opposizione. Appena messo sul tappeto la questione scuola, qualcuno non ha tollerato che l’argomento tabù fosse pronunciato e, iracondo e prepotente, mi ha ammonito, spalleggiato dai consiglieri di maggioranza. Da buoni soldatini, ignorando il regolamento che prevede l’intervento di qualsiasi consigliere ad inizio dibattimento, hanno difeso a braccio levato il solco che era stato tracciato dal sindacovicesindaco, che fulminando con lo sguardo i suoi consiglieri, a capo chino si sono rimessi alla sua volontà, come sempre. Amen. Ma andiamo per ordine. Considerato che dalla Regione ci hanno fatto sapere di non aver ricevuto nessun atto riguardante eventuali osservazioni alla ValmontoneCisterna, ho preso la parola per verificare se corrispondevano al vero le nostre informazioni. Tutto vero. Ci è stato confermato che da Labico non è partito nulla per la Regione, adducendo scuse talmente banali, che mio figlio, se sorpreso a mangiare di nascosto la nutella, si difende meglio. E’ un fatto gravissimo questo. E’ impensabile che un atto votato dal Consiglio Comunale non arrivi agli organi preposti in tempo utile. Ricordo che a dicembre è stata votata una delibera consigliare avente per oggetto le osservazioni alla Valmontone-Cisterna e che nel frattempo si è riunita una Commissione per studiare eventuali altre proposte alternative alla viabilità prevista. Di quella Commissione non si sa più nulla, malgrado l’unica volta in cui si è riunita ha prodotto due documenti da parte nostra. Questo atteggiamento è alquanto discutibile, perchè qualcuno potrebbe interpretare il tutto come un tacito accoglimento dello scempio che stanno perpetrando ai danni del nostro territorio; oppure, non si vuole far arrivare in Regione le nostre osservazioni, forse per paura della loro fondatezza. Stiamo verificando se ci sono gli estremi per il reato di omissione di atti di ufficio. Per la scuola invece, sensibilizzati dai genitori, abbiamo cercato di porre una serie di questioni importanti, relativi soprattutto alla sicurezza. E’ finita, come dicevo, con l’ammonizione nei miei confronti. Naturalmente di quello che ho detto sulla scuola loro non ne sapevano nulla, neppure, ad esempio, che la tapparella di una finestra è rotta da una ventina di giorni e nessuno la ripara; che la scuola fa acqua da tutte le parti, in senso vero e non figurato, nel senso che ci sono infiltrazioni di acqua piovana; che c'è una finestra pericolante che rischia di cadere in testa agli alunni; che ci sono fili elettrici scoperti; che il deposito

di Maurizio Spezzano

dei detersivi è a portata di bambino e senza custodia; che manca il passaggio diretto con il resto della scuola; che i laboratori non sono raggiungibili dall'interno; che la scala che porta al piano inferiore non ha gli antiscivoli previsti dalla legge; che la mensa non ha acqua corrente e che bisogna utilizzare i bagni dei bambini; che il piano di evacuazione in caso di incidente non è affisso alle pareti come prescrive la legge; che la porta di ingresso in realtà è l'uscita di emergenza; che l'impianto di illuminazione è ad infrarossi e si spegne in continuazione; ecc. Spesso mi sono chiesto chi fosse la mente che ha progettato questa scuola; chi l'intellettuale che ha effettuato le perizie opportune, controllando che tutto fosse a norma; chi il responsabile che ha verificato la funzionalità dei disastri elencati prima. Mi piacerebbe sapere inoltre, se il Dirigente Scolastico è stato informato di questa situazione. Non vorrei sbagliare, ma la competenza è dell’Assessore ai Lavori Pubblici. E indovinate chi è l’Assessore in questione? Neanche a dirlo! Il sindaco-vicesindaco, Alfredo Galli. Evidentemente non piace che noi discutiamo di problematiche vere e non di interessi particolari, pena l’ammonizione, seguita da espulsione non per gioco pericoloso ma per gioco pulito. Il sindaco in più di un'occasione ha dichiarato che avrebbe inserito un punto all’ordine del giorno per discutere della scuola, ma un anno è passato e noi stiamo ancora aspettando. Che i cittadini sappiano di chi sono le responsabilità e non si facciano abbindolare da questi mercanti nel tempio. L'istruzione, l'incolumità dei nostri bambini, le condizioni minime di apprendimento, a noi stanno a cuore, a loro no. Per loro sono importanti solo gli affari, quelli del PRG sono ancora più buoni, perchè oltre alla ricchezza individuale portano consenso elettorale. Anche di questo abbiamo trattato nell’ultimo Consiglio, finendo di votare il gruppo di osservazioni alla variante al PRG, rimasti in sospeso l’altra volta. Sono venute fuori, ancora una volta, tutte le contraddizioni. Abbiamo cercato di far emergere le incongruenze presenti in alcune osservazioni, non per mero spirito di opposizione, ma perché il metodo, le promesse e le interpretazioni di parte non corrispondono alla volontà razionale di un lavoro sano. L’obiettivo era quello di migliorare, se possibile, alcune storture, ma abbiamo trovato dei mercanti per nulla intelligenti, ostinati a proseguire a costo di fracassarsi la testa, anche davanti all’impossibilità di difendere scelte sbagliate, errori palesi ed evidenti incongruità. A loro non interessa del paese e dello sviluppo vero che ne può venire ai suoi cittadini, inSegue a pag 4...3


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fatti, hanno intrapreso politiche elitarie, come l’edilizia consorziata per gli amici costruttori, che nulla hanno a che spartire con il diritto di poter costruire per se stessi. Spero solo che i cittadini capiscano questo concetto: una cosa è il diritto di vedersi tutelato dagli organi preposti, altra è quella di raccomandarsi ai santi di parte. Noi difendiamo i primi, i secondi, purtroppo, hanno esigenze che noi non possiamo condividere, perché contrarie al nostro modo di fare Politica (mi sono permesso la P maiuscola). Spero che le questioni che ho cercato di mettere sul tappeto siano interpretate nel modo dovuto. Qui non è questione di schieramento politico, ma di buon senso e di civiltà. La scuola, i trasporti, l’assetto territoriale, travalicano l’appartenenza partitica e diventano elementi di qualità della vita. Sono convinto che bisogna individuare i bisogni primari e rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla fruizione. Dare strutture adeguate all’istruzio-

ne, creare una viabilità non invasiva, organizzare il territorio in base ai servizi e al rispetto della natura, credo che sia dovere di ogni buon amministratore. Peccato che Labico abbia carenza di persone di tale spessore culturale e politico. Un paese non è accogliente solo se ha le case a buon mercato, ci vuole altro, intanto uomini in gradi di essere in sintonia con i cittadini, che fungano da volano di sviluppo non solo urbano ma culturale e sociale. Approfitto di questo articolo per augurare ad ognuno di voi serene festività pasquali e momenti di vera gioia, senza dimenticare di rivolgere un pensiero ai disagi degli ultimi della terra, a cui deve andare il nostro proposito di un pronto riscatto sociale. Auguri sinceri e di cuore.

A noi aumentano le tasse e a loro gli stipendi Non vogliamo usare termini e modi tipici dell’antipolitica, anzi, vogliamo proprio richiamare la nostra amministrazione alla Buona politica, alla Politica con la P maiuscola. Ogni volta che parliamo con i nostri amministratori, che chiediamo interventi o servizi, ci viene risposto che quest’anno il bilancio sarà tosto, che ci saranno pochissimi soldi….e piano piano vengono fuori le novità sulle entrate e le spese previste. La prima novità, portata nel passato consiglio comunale, ma ritirata e rinviata a dopo le elezioni, è quella dell’aumento dell’addizionale IRPEF dallo 0.6% allo 0.8%, il massimo permesso, ma soprattutto il doppio dell’addizionale imposta fino al 2006 che era il 0.4%. In soli due anni è stata doppiata l’addizionale IRPEF. La risposta, informale in questo caso, era stata sempre la solita: riduzione dei finanziamenti, superamento dei 5.000 abitanti e tant’altro..ma poi alcune cose non tornano. Infatti le novità sono anche altre. Indiscrezioni ci dicono che solo la spesa per la struttura amministrativa (uffici, personale, amministratori, ecc ecc) l’anno prossimo crescerà di 200.000 euro, di cui uno dei più grandi aumenti è quello delle indennità dei nostri amministratori(Sindaco, Vice Sindaco e Assessori): arriverà a 75.000 euro, con un aumento rispetto all’anno passato di 37.000 euro. L’aumento deriva dall’adeguamento delle indennità a quelle dei comuni sopra i 5.000 abitanti, già approvata in Giunta. Niente di anomalo, ma certo ci chiediamo se c’era proprio l’esigenza per i nostri amministratori di adeguarsi, aumentandolo, lo stipendio mensile, visto proprio l’allarme per le poche entrate. Ma anche su queste abbiamo qualche dubbio. Infatti ogni volta che proponiamo di ridurre l’edificabilità prevista nel PRG in alcune aree, ci rispondono solerti che da quest’anno i cittadini che hanno terreni previsti in variante

come edificabili, da quest’anno pagheranno l’i.c.i. in base all’edificabilità. Vista la variante, che aumenta a dismisura le aree edificabili, ci immaginiamo un grande balzo dell’I.c.I. di quest’anno….e allora serviva proprio aumentare l’addizionale IRPEF? E se c’è tutto questo allarme, perché alzarsi lo stipendio? Non potevano aspettare “tempi migliori”?

LA GIUNTA GALLI – GIORDANI A NOI AUMENTA LE TASSE Addizionale IRPEF in due anni dallo 0.4% allo 0.8% TARSU in due anni +38%

A LORO GLI STIPENDI 37.000 euro in più di spesa per le indennità di Sindaco, Vice e Giunta


Anno 2, numero 4

Finalmente le interrogazioni…. Nell’ultimo Consiglio comunale finalmente si è iniziato a discutere delle interrogazioni consiliari presentate dall’opposizione. In particolare hanno avuto risposta le prime 6 interrogazioni, quelle presentate il 26 giugno 2007… e pensare che dovrebbero rispondere entro 30 giorni! Ci auguriamo che il prima possibile sia possibile rispondere a tutte le 27 interrogazioni (il Vice Sindaco si è impegnato all’inserimento al primo punto all’o.d.g. per il prossimo consiglio), così da permettere la discussione nei tempi previsti per le interrogazioni future. Queste le risposte: Interrogazione n.1. La biblioteca. Volutamente è stata dedicata la prima nostra interrogazione alla biblioteca comunale a alla sala computer. Abbiamo lamentato l’impossibilità di utilizzare la sala computer, di prelevare i libri, l’assenza di un figura di responsabilità nella pianta organica (questo permetterebbe la riscossione di un finanziamento di 1000 euro all’anno dalla provincia), la totale assenza di pubblicizzazione della sala computer e l’assenza di corsi di informatica per giovani (due ne sono stati fatti per gli over 60 con i finanziamenti dei progetti per il centro anziani). Ha risposto il Vice Sindaco con alcuni dati e posizioni politiche interessanti: la biblioteca oggi è aperta e comporta una spesa per l’apertura e il personale di 35.000 euro l’anno; al suo interno vengono svolte attività varie, come i corsi di informatica con la scuola media, lezioni di chitarra e l’attività di decoupage, ma i libri non possono essere consultati perché non vi è una catalogazione da più di due anni, sono lì ma non possono essere presi; si sta pensando di dare in gestione ad associazioni la biblioteca, mentre non si è capito bene se ci sia l’intenzione di individuare un responsabile all’interno dell’amministrazione pubblica. Sconcertante il fatto che la sala computer, collegata sempre a internet, sia utilizzabile solo legata a progetti specifici, ovvero corsi programmati dall’amministrazione, mentre invece potrebbe essere una perfetta sala comunale, sempre accessibile per ragazzi e cittadini, che potrebbero usufruire gratuitamente di un collegamento internet e dell’uso di un computer. Per fortuna è stata ammessa la non realizzazione di corsi per i ragazzi, ma nessun corso è stato annunciato. Continuiamo quindi a chiedere un serio investimento per la biblioteca, la realizzazione, finalmente, della nuova catalogazione (bastano 500 euro!!!), l’acquisto di nuovi libri, l’individuazione di una responsabilità amministrativa e un comitato di direzione o di una associazione che gestisca le attività interne alla biblioteca, che sia spazio culturale e sociale. Interrogazione n.2. Il parcheggio di Via Ficoroni. Si trattava della richiesta di messa in sicurezza del parcheggio, vista la caduta dei muretti di protezione, ma non solo. Infatti chiedevamo perché non fossero mai stati completati i lavori, che prevedevano una pavimentazione adeguata al centro storico, ma soprattutto il collegamento con il vicolo

di Benedetto Paris sottostante e così la piazza. Il Vice Sindaco ha provato a liquidare la questione con semplice “abbiamo già provveduto”, riferendosi alla realizzazione dei muretti. Noi l’abbiamo stoppato. Ho ricordato che ancora oggi non sono stati collegati tra loro i muretti e quindi permane la pericolosità del parcheggio, ma soprattutto che non può passare come poco rilevante lo stato d’abbandono, specie se si pensa alla collocazione nel centro storico, ma soprattutto la necessità del collegamento con la Casilina. Interrogazione n.3 Spogliatoi Campo di Calcetto e parco pubblico. A Giugno e poi a Dicembre abbiamo posto il problema delle scarsissime condizioni degli spogliatoi del campo di calcetto comunale (realizzato dalla Provincia di Roma!), della sua fruibilità e dei problemi del parco pubblico G. Tulli. Gli spogliatoi del campo versano in condizioni pietose, con scaldabagni che non funzionano, intonaco cadente, porte rotte e maniglie staccate. Dopo le numerose proteste, da parte della squadra e nostre, in questo autunno finalmente sono stati realizzati alcuni interventi di recupero, ma ancora insufficienti. Soprattutto è emerso che da due anni c’è un finanziamento di 35.000 euro per il rifacimento totale degli spogliatoi che però scade a maggio di questo anno. I nostri amministratori sono così attenti ai problemi dei giovani e delle sport, che in questi anni non hanno mai chiesto finanziamenti alla Regione per i restanti 40.000 euro necessari e così, quando a dicembre abbiamo posto il problema, abbiamo scoperto che era impossibile ottenere finanziamenti, perché sarebbero arrivati troppo tardi, e così è stato necessario accendere un mutuo da parte del comune. Quindi saremo noi cittadini a pagare per i ritardi e la poca attenzione dell’Amministrazione Comunale. Ma questo non è l’unico problema. Il campo stesso necessita manutenzione, troppo spesso vengono rotti i lucchetti per usarlo abusivamente, con i lucchetti cambiati dalla società che usa il campo per il torneo amatoriale di calcetto, oppure il problema delle ultraburocratiche pratiche per la richiesta del campo e il suo utilizzo. Speriamo, come abbiamo chiesto, che il campo sia dato in gestione, mantenendo i costi contenuti del campo, con un forte aumento degli spazi, ma soprattutto dell’attenzione, oggi totalmente assente. Infine il problema dell’assenza di illuminazione del parco, con tutti i problemi di sicurezza che comporta. Interrogazione n.4 la viabilità e i dossi. L’interrogazione chiedeva la realizzazione di dossi artificiali in Via L. Da Vinci (realizzati), in Via Verdi e in Via dello Sport per la sicurezza dell’accesso al parco pubblico dei bambini. Da qui si è sviluppata una discussione sull’esigenza di rivedere la sicurezza stradale nel comune, con una discussione più ampia, che Segue a pag 6...


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riguardi anche Circ. Falcone, Via Puccini, Vicolo del Cipresso, e più in generale la viabilità cittadina. Interrogazione 5. Riguardava i 5 euro pagati per la raccomandata della TARSU, problema già discusso nel consiglio comunale del 3 agosto, in cui si è chiarito che la causa è stato il mancato rinnovo della convenzione per la riscossione, per cui si è applicata la norma vigente sul tema. Se l’amministrazione Galli uscente fosse stata più accorta noi cittadini non avremmo pagato quei soldi, che saranno restituiti ai cittadini attraverso un conguaglio. Interrogazione n.6. Il campeggio estivo per ragazzi. La passata estate non è stato realizzato il campeggio estivo per ragazzi fino ai 17 anni perché l’amministrazione non è riuscita ad organizzarlo ed i soldi sono stati discutibilmente utilizzati per finanziare la gita di settembre a Venezia e Gardaland. Non è così per noi che si fanno le politiche giovanili, non spendendo gli unici 6.000 euro dedicati ai giovani in una gita o in un campeggio di 12 giorni, ma in servizi continui, per tutti i giovani, 360 giorni l’anno. Poco ci convincono poi i viaggi dell’amministrazione, dove prima che si pubblichino i manifesti già ci sono i prenotati… sta succedendo proprio in questi giorni!

Affissione selvaggia da parte del vicesindaco. L'affissione abusiva è disdicevole per chiunque, ma se a farlo è chi amministra il paese è un segnale di mancanza di rispetto molto preoccupante. Ad aggravare la situazione c'è la certezza dell'impunità, visto che gli organi competenti, talvolta solerti a sanzionare i comportamenti illeciti dei cittadini normali, diventano improvvisamente "distratti" quando a violare la legge è il primo cittadino, anzi secondo

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Anno 2, numero 5

7 aprile 2008

Cambiare e Vivere Labico News Speciale elezioni Nell’interesse dei cittadini Questo numero “straordinario” di Cambiare e Vivere Labico ha come principale obiettivo quello di fare un piccolo bilancio a quasi un anno di presenza in consiglio comunale e di informare il maggior numero possibile di cittadini di Labico. Lo spazio ovviamente non è sufficiente per fare un resoconto esaustivo del nostro impegno - dettagliatamente descritto nei numeri del nostro giornale, scaricabili da www.cambiareeviverelabico.it – e pertanto ci limiteremo a qualche cenno sul lavoro svolto nell’ultimo anno. Un anno trascorso all’interno di un’istituzione, la più piccola del nostro ordinamento, ma non per questo di scarsa importanza, tutt’altro. Come gruppo consiliare abbiamo scelto di impostare la nostra azione politica basandoci su due capisaldi: nel metodo cercare sempre il dialogo e il confronto con la maggioranza; nel merito, non rinunciare mai ai propri contenuti e, soprattutto, avere come obiettivo gli interessi della collettività. Certo, non è stato facile, però, nonostante tutto, siamo riusciti a svolgere un’azione, di stimolo da una parte e di controllo dall’altra, che qualche risultato l’ha sicuramente prodotto. Il primo importante risultato è stato quello di garantire a tutti i bambini la possibilità di andare a scuola. Abbiamo segnalato la questione sin dal primo consiglio comunale e abbiamo incalzato sindaco e vicesindaco ricordando loro le promesse fatte e gli impegni assunti in proposito. Certo, i problemi scolastici sono tutt’altro che risolti e su molte importanti questioni – a cominciare dalla mancata concessione dell’autonomia scolastica, dovuta all’inerzia dei nostri amministratori – dovremo ancora lavorare molto (soprattutto considerata la poca considerazione che ha la maggioranza su questi temi). Altre “battaglie” le abbiamo fatte su questioni legate alle scelte in materia urbanistica. E sono state indubbiamente quelle più difficili, perché sono quelle che denotano in modo più evidente la differenza di impostazione tra noi e la

di Tullio Berlenghi maggioranza. Noi proviamo ad orientare le scelte in modo che gli interventi non creino disagio ai cittadini e che anzi possano migliorare il loro benessere. Da parte loro si cerca di privilegiare soprattutto l’interesse e il profitto di chi trae vantaggio economico dalle trasformazioni urbanistiche. Qualche risultato l’abbiamo ottenuto, come l’obbligo di individuare una adeguata viabilità di collegamento della zona produttiva di Colle Alto, però la sensazione è quella che alcune materie siano decisamente tabù e infatti a nulla è servita la nostra netta opposizione a consentire una speculazione edilizia in prossimità dei cavi dell’alta tensione, con gravi pericoli per la salute dei cittadini che vi andranno ad abitare. E un’ulteriore conferma viene dalle osservazioni al piano regolatore sulle quali Spezzano e Giovannoli nella commissione competente e tutti noi in consiglio comunale stiamo dando vita ad un serrato confronto nel tentativo di limitare i danni che vogliono produrre al nostro territorio. Sempre in materia di governo del territorio abbiamo affrontato la delicata questione della bretella Cisterna-Valmontone, vagliandone prima le problematiche in consiglio comunale e poi organizzando un’iniziativa pubblica per spiegare alla cittadinanza (ognuno con la propria sensibilità) i pro e i contro dell’infrastruttura. Abbiamo invitato anche il sindaco che però ha preferito – come spesso avviene – sottrarsi al confronto. L’ultimo scontro l’abbiamo avuto su una delibera riguardante l’aumento dell’addizionale IRPEF, portato in consiglio, ma non affrontato, negli stessi giorni in cui la giunta ha approvato un aumento delle proprie retribuzioni. Vano il nostro tentativo di un chiarimento. Ad alcuni, forse maliziosi, è venuto il dubbio che il goffo tentativo di “congelare” la delibera sia legato alle imminenti elezioni. Quei maliziosi la risposta l’avranno dopo il 14 aprile.

Per il centro storico labicano Un finanziamento importante arriva dalla Regione Lazio al nostro comune. Un aiuto nel quale abbiamo sperato e per ottenere il quale abbiamo fatto molto. La notizia ci arriva direttamente dall’Assessorato all’Ambiente della Regione. Quasi 300mila euro destinati al rifacimento della rete fognaria nel centro storico labicano. Per il nostro gruppo è una conquista e un risultato importante che dimostra ancora una volta il nostro interesse ed il nostro impegno reale per il recupero del centro storico del paese. Centro storico che è stato il tema di diverse battaglie avviate come gruppo d’opposizione (vedi il pacchetto di interrogazioni presentate ad hoc lo scorso agosto) e che non ci stancheremo mai di voler rivalutare e recuperare, in tutti i suoi aspetti. Esprimiamo quindi tutta la nostra soddisfazione e ringraziamo in particolare l’Assessore all’Ambiente Filiberto Zaratti per la disponibilità e la sensibilità dimostrata.


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Dieci mesi di scuola e di casa

di M. Spezzano

Sono dieci mesi che si è insediata la nuova amministrazione e non si vedono grandi differenze rispetto al passato (opposizione a parte!!!). Su alcune questioni, forse, il peggio può peggiorare, le cose hanno preso una china senza ritorno. Mi riferisco in modo particolare alla scuola e all’urbanistica. SCUOLA E’ la nota dolente da sempre di questa amministrazione e delle precedenti. Edifici scadenti, mancanza di spazi, mancanza di laboratori, mancanza di spazi di aggregazione all’interno della scuola, mancanza di una palestra vera, e visto lo stato degli edifici, mancanza di sicurezza: queste alcune delle carenza principali. Alla luce di questo disastro, il nostro comune è privo di un Assessore che possa prendere di petto la questione e cercare di risollevare le sorti di questo importantissimo settore. Il consigliere delegato non ha grande cognizione del problema perché scarsamente interessata e l’insufficienza dei mezzi economici fa il resto. Basti pensare che l’allegra finanza pre elettorale sta portando le casse comunali verso la bancarotta, ecco quindi giustificato l’aumento dell’addizionale comunale che raddoppia rispetto a due anni fa. In questo contesto ci sta rimettendo la scuola che manca di investimenti e quelli effettuati sono già insufficienti. Inoltre, il tentativo di tamponare la questione con l’ampliamento ha dimostrato limiti evidenti di programmazione e di capacità amministrativa. Non solo, l’essersi sostituiti al Ministero, assumendo a spese del bilancio comunale, quindi soldi nostri, quattro collaboratori senza titolo, ha distratto fondi che potevano essere dirottati verso ben altri scopi. Noi abbiamo sostenuto, e sosteniamo, che per risolvere il problema c’è bisogno di un nuovo plesso scolastico moderno e funzionante, che accolga l’intera popolazione scolastica, eliminando alla radice le carenze fin qui dimostrate, ma soprattutto battersi per l’autonomia scolastica che non può essere rimandata oltre. URBANISTICA Questi mesi sono stati assorbiti quasi tutti dalle osservazioni al PRG, la grande pappa elettorale. E’ noto che noi avversiamo non il PRG, strumento necessario alla pianificazione, ma la forma urbana che le si vuole dare e l’uso indiscriminato che se ne fa del territorio labicano. Per essere chiari: questo PRG è fatto ad uso e consumo di amici e famigliari, guarda solo al cemento e non alla pianificazione urbanistica razionale del territorio. Un paese senza vocazione non esiste e il cemento da solo non risolve il problema, né crea benessere. Manca tutto, dagli spazi di socializzazione al rispetto per l’ambiente, dalla viabilità ordinaria a quella di sicurezza, si pensi alla Casilina, ai servizi, al verde pubblico attrezzato, ecc. Noi stiamo conducendo una battaglia vera per Labico e per il suo territorio. In Commissione e in Consiglio Comunale stiamo cercando di far emergere le contraddizioni di questa amministrazione e dell’uso personalistico che se ne fa. Il metodo usato per le osservazioni, ad esempio, è dannoso verso gli stessi cittadini, che non hanno la possibilità di poter incidere al cambiamento vero dello strumento urbanistico. Ora, dopo aver condotto questa battaglia con grande dignità, ci è stato dato ragione e sembra che l’intenzione sia quella di adottare il metodo da noi proposto, cioè, l’analisi per affinità di territorio. Una piccola grande soddisfazione per noi che ci abbiamo lavorato molto. Continueremo a batterci per cambiare questo PRG, perché lo reputiamo dannoso per gli interessi dei cittadini.

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I Giovani: un impegno continuo

di B. Paris

Cambiare e Vivere Labico è stata l’unica lista che un anno fa presentò candidati dei giovani, precisamente tre, e uno di questi è stato eletto. Quelle candidature, quell’elezione, il nostro programma erano il segno chiaro di un impegno per i ragazzi e le ragazze di Labico, per il loro futuro e per quello di Labico. In un anno abbiamo fatto tanto per i ragazzi, sin dalla fine di giugno, pochi giorni dopo l’insediamento del Consiglio comunale, con le prime interrogazioni consiliari, fino alle proposte di mozione e delibera consiliare che sono state formulate ad ottobre e finalmente approvate a febbraio. Abbiamo lottato per chiarire l’utilizzo dei fondi per il campeggio estivo non realizzato; per una biblioteca che funzioni, che sia accessibile, scoprendo che i libri da tre anni non possono essere presi perché manca solo la catalogazione e allo stesso tempo si spendono 35.000 euro l’anno per tenerne aperti gli spazi. Ci stiamo battendo per dare a tutti i cittadini, specie i più giovani, il diritto all’utilizzo della sala computer e internet di Palazzo Giuliani, oggi utilizzata solo in progetti che hanno riguardato over 65 e adesso le classi della scuola media. Abbiamo appoggiato le richieste dei ragazzi della società di calcetto amatoriale per avere degli spogliatoi più sicuri, sfruttando i finanziamenti provinciali da due anni ottenuti e mai usati per ricostruire l’edificio che presenta ancora il tetto in ethernith. Questi i temi delle nostre interrogazioni, ma la nostra azione più importante è rappresentata dalle due proposte di mozione e delibera consiliare approvate nel consiglio comunale del 28 febbraio: abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione di una commissione per realizzare un ufficio Informagiovani, per dare informazioni ai giovani di Labico su tutte le opportunità lavorative, formative, ricreative e culturali che li possano riguardare; abbiamo chiesto e ottenuto l’istituzione del Consiglio dei Giovani, che sarà chiamato ad esprimere propri pareri su tutti gli atti dell’Amministrazione che riguardano i ragazzi. Ma non finisce qui la nostra azione, perché non finiscono qui i bisogni ed i problemi dei ragazzi di Labico. Vogliamo sostenere i ragazzi che investono sulle proprie capacità studiando, come quelli che scommettono su se stessi avviando una attività privata, ma soprattutto vogliamo spazi per i ragazzi con un centro giovanile e un centro culturale. Insomma il Comune deve aiutare i ragazzi a crescere e accompagnarli nella loro formazione di cittadini e lavoratori. Questa è la nostra idea di politiche giovanili, non 10 giorni di vacanza per 50 ragazzi su 800.


Anno 2, numero 6

10 maggio 2008

Cambiare e Vivere Labico News Dopo le elezioni… Labico, l’isola felice (ma non troppo) del centrodestra Sull’esito delle elezioni politiche nazionali e amministrative di aprile è stato già detto molto. Chiara ed innegabile la vittoria del centrodestra. Perdenti le scelte operate da Veltroni. Preoccupante che una larga fetta del Paese non sia rappresentata in Parlamento. Dal nostro punto di vista è sicuramente più utile fare qualche riflessione sul risultato del voto a livello locale. Che a Labico ci sia una forte maggioranza di centrodestra (che è quella che amministra il Paese da molti anni) non è certo una novità e i numeri, soprattutto per quel che riguarda le elezioni politiche, hanno sostanzialmente confermato questa supremazia. Sulla base di questa forza nei consensi il nostro vicesindaco ha deciso di candidarsi alle elezioni provin-

di Tullio Berlenghi

ciali. Una candidatura piuttosto agevole in un collegio in cui tre comuni su quattro sono amministrati dal centrodestra e grazie anche alla semplificazione del partito unico imposto da Berlusconi ai suoi alleati. Ammirevole prova di forza la sua in quella circostanza: non si è nemmeno degnato di fare una telefonata. I suoi dirigenti di partito e i capi delle forze alleate lo hanno appreso dai giornalisti che li intervistavano. L’unico ad avere avuto un briciolo di dignità è stato Casini, che non ha accettato il diktat. Ma non vorrei divagare. Insomma la situazione era davvero favorevole e meritava di essere sfruttata. La campagna elettorale è stata fatta con grande spiegamento di forze e ci si è beffati di ogni minima regola di comportamento. Affissione selvaggia di manifesti ovunque (neanche a dirlo inutilmente segnalata al sindaco) e l’attività del consiglio comunale bloccata per oltre un mese e mezzo per poter meglio concentrare le forze sulla promozione del candidato. Si è fatto ricorso anche ad espedienti di qualunque genere, come quello di assoldare un congruo numero di finti rappresentanti di lista al solo scopo di spostarne l’indicazione di voto da un altro collegio. Incredibilmente finanche la figlia del sindaco si è ritrovata ad essere rappresentante di lista. Peccato che, a parte al momento del voto, nessuno di questi garanti della regolarità si sia visto durante tutte le operazioni ai seggi, in particolare durante gli scrutini, il momento in cui l’azione dei rappresentanti di lista è più delicata e importante. Anche il sindaco si è dato molto da fare e, incurante del suo ruolo super partes, ha fatto bella mostra del simbolo del suo nuovo partito in qualità di Segue a pag 2…


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rappresentante di lista, pronto ad accogliere con affettuosi abbracci, baci e sorrisi tutti i cittadini. Insomma ogni cosa studiata fino al minimo dettaglio. Addirittura nel mio seggio gli scrutatori disponevano delle penne con simbolo e nome del candidato Galli. Trovo la cosa un po’ fuori luogo e sostituisco la prima penna con un’altra (mia, tra l’altro). Dopo un po’ ne vedo una seconda. Faccio notare alla scrutatrice che forse non è il caso. Lei replica affermando che la penna le appartiene. Non lo metto in dubbio, però forse non è il caso di utilizzarla in quella circostanza. Mi giro intorno e incrocio lo sguardo di un consigliere comunale di maggioranza, rappresentante di lista come me nonché consorte della scrutatrice in questione. Mi appello al suo buonsenso (e forse pecco di ottimismo) pensando di chiudere la vicenda senza troppo clamore. La reazione invece è del tutto inaspettata. Alza la voce. Infila una serie di frasi del tipo “vi attaccate a tutto”, “più fate così e più per noi le cose vanno bene” (si è visto…) e altre affermazioni del tutto prive di una connessione logica con quanto da me sollevato. Alla fine interviene il segretario di seggio affermando che in effetti quelle penne lì non ci potevano stare. Punto. La cosa divertente è che un rappresentante di lista del popolo della libertà in quel di Arezzo ha fatto togliere un disegno di un bambino raffigurante un arcobaleno, perché – a suo avviso – avrebbe potuto influenzare gli elettori. Applicazione ferrea delle regole (al limite del ridicolo) in alcune circostanze e disprezzo delle stesse in altre. Non che io pensassi davvero che i gadget elettorali di Alfredo Galli avrebbero potuto suggestionare i cittadini, ma ho sempre la sensazione che qualcuno abbia una visione un po’ distorta del ruolo di amministratore. Un ruolo che prevede respnsabilità e la consapevolezza di svolgere un ruolo al servizio della collettività, mentre invece qualcuno lo interpreta come un’appropriazione di qualcosa, come un modo per porsi al di sopra e al di fuori delle regole, che continuano a valere per tutti gli altri, ma non per quelli che fanno parte della “casta”. Ed è stato davvero imbarazzante vedere, alle 15 in punto, al momento della chiusura dei seggi per le operazioni di voto, il nostro sindaco, che fino ad allora era stato adibito al lavoro di portineria, levarsi il contrassegno di rappresentante di lista e rimettersi i panni di garante di tutti.

Nonostante tutto questo però il risultato elettorale di Alfredo Galli è stato inferiore alle aspettative. Galli non è riuscito a riconfermare i voti delle amministrative e si è verificata una significativa differenza tra i voti delle politiche e quelli delle provinciali, in barba all’enorme pressione psicologica di tutto il politburo labicano all’ingresso dei seggi. Quando si riprenderanno dalla botta è probabile che il consiglio comunale ricominci a lavorare, ma si sa che gli interessi dei cittadini non sono esattamente il primo dei pensieri dei nostri amministratori.

Non ci resta che ridere

Leggendo i giornali locali durante la campagna elettorale spiccava una mirabile dichiarazione di un candidato, il quale, per evidenziare le sue innegabili qualità, dichiarava di non aver continuato a fare il sindaco solo a causa di una iniqua legge elettorale che non glielo consentiva. Così un certo paese si è ritrovato ad avere un altro sindaco non per merito, ma per caso. Una dichiarazione po’ imbarazzante nei confronti dell’occasionale sindaco, ad avere un minimo di dignità. A meno di non essere consapevoli della casualità del proprio ruolo.


Anno 2, numero 6

Riflessioni a margine di Maurizio Spezzano Sembra che la macchina amministrativa labicana si sia fermata. Non so se ci avete fatto caso, ma da un po’ di tempo Labico sembra più trascurata del solito. C’è come un senso di abbandono che si percepisce facilmente: strade più sporche, cassonetti sempre pieni e sporchi, nessun tipo di manutenzione, erba alta ovunque, lavori lasciati a metà, cantieri funzionanti ma senza controllo, colate di cemento lungo le strade perse da betoniere piene fino all’orlo, ecc. Ne ignoro il motivo, né riesco a farmene una ragione, fatto sta che non è certo una bella immagine. Se fate un giro per il territorio labicano, forse mi darete ragione. Strade che sembrano una grande groviera, in cui i buchi continuano ad aumentare a dismisura e le pezze per tapparli sono ancora peggiori dei buchi stessi. In questi giorni di pioggia per le strade era un continuo scorrere di torrenti fangosi e di tombini intasati, manifesti elettorali staccati dai muri e che svolazzavano impuniti, per il paese, come foglie spinte dal vento, quando qualcuno avrebbe dovuto provvedere a staccarli per tempo ed eventualmente elevare qualche multa per affissione abusiva. Non so cosa stia succedendo, ma si avverte una sorta di menefreghismo amministrativo. Si sono tutti rintanati nello loro stanze a cullarsi dei propri interessi, fregandosene del nostro paese. D’altronde le elezioni sono oramai passate e quindi si ritorna al dolce far niente. Che tristezza! In queste condizioni, Labico ricorda un paesaggio autunnale di un posto dimenticato e lontano, una location di vecchi film western, perennemente battuti dal vento, con il sibilo che fa da sottofondo all’inquadratura. Poca vita, solo qualche diligenza che fa il cambio dei cavalli e poi di nuovo in partenza, con gli abitanti, a passo veloce, che si salutano appena, affrettandosi a fare ritorno nelle proprie case. Ecco, questo credo che possa essere l’immagine giusta. Non ci voleva molto e ridurla così. Hanno impiegato meno tempo del previsto. Sarà il caso avvisare Barbara D’Urso per premiarli con il Word Record Champions, nella categoria “Fenomeni al posto giusto”? Se oggi Labico è già così, una comunità di perfetti sconosciuti, mi piacerebbe sapere come diventerà fra qualche

hanno, qualora, per disgraziata ipotesi, il PRG dovesse essere approvato. Altro che immagini da vecchio West! Diventerà un paesaggio lunare fatto di crateri e montagne di cemento, in cui ognuno chiuso nella propria tuta spaziale, non si accorgerà neppure del vicino di casa, evitando il tormento del –Buongiorno-, - Buonasera -. Noi una Labico così non la vogliamo e lavoreremo per cambiare le cose. Abbiamo cercato in questi mesi di collaborare per migliorarne alcune, proponendo soluzioni e non arroccandoci sulle nostre posizioni. Non siamo stati ascoltati. L’esempio più importante è quello della Commissione alle osservazioni alla variante al PRG. E’ vero che abbiamo vedute opposte sull’impianto urbanistico generale, ma tutte le proposte che abbiamo avanzato sono state respinte, anche quelle di buon senso, dote di ogni buon amministratore. E’ stato accettato solo il nostro metodo di lavoro, cioè la forma, ma non il contenuto. Abbiamo la certezza che il loro unico interesse sia quello di costruire a iosa, senza valutare l’impatto deleterio che questa ipotesi avrà sul nostro territorio. Non chiediamo l’azzeramento totale del PRG, ma almeno la rivisitazione in chiave compatibile con la nostra realtà e l’individuazione delle priorità. Anche perché a furia di accogliere e di accettare anche parzialmente le osservazioni, non ci si rende conto che sommando metri cubi su metri cubi, bisogna ricalcolare tutte le previsioni di piano, con il rischio di far schizzare in alto il numero degli abitanti e in basso quello degli standard urbanistici. La smania cementizia che li pervade li rende ciechi fino a perdere di vista chi gli sta intorno, cioè noi cittadini, inghiottiti in questo vortice di cemento di cui non si conosce la fine, ma che arricchisce chi ha avuto “l’intuito” di fare incetta di terreni e arricchirsi alle spalle di tutti noi. E forse quando ci accorgeremo del disastro sarà troppo tardi, con il rischio che noi saremmo costretti ad abitare fra quattro mura circondati da altre mura e qualcuno a godersi il frutto del cemento arrogante. 3


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Amnesie democratiche… In un normale sistema istituzionale democratico, parlamentare o consiliare, ci sono due organi principali: l’esecutivo (il Governo, la Giunta) e quello assembleare rappresentativo dei cittadini (Parlamento o Consiglio Comunale), che ha di solito il compito di fare proposte, controllare l’Amministrazione attraverso interrogazioni o commissioni speciali, partecipare all’attività politica, legislativa o amministrativa con emendamenti e proposte di legge o delibere. Solitamente quando una cosa viene approvata dall’organo assembleare questa diventa “legge”, nel senso che diventa obbligatoria per il Governo o l’Amministrazione e per i cittadini che devono rispettarne le decisioni. A Garanzia di tutto questo solitamente c’è un testo base ovvero la Costituzione o lo Statuto per i comuni. Bene, tutto questo a Labico non accade. A Labico uno Statuto prevede delle Commissioni permanenti, che dovrebbero “naturalmente” essere costituite al primo consiglio comunale… ma questo a Labico non succede! Succede però che i consiglieri comunali di minoranza, che hanno il ruolo di controllo della pubblica amministrazione, chiedono lumi e ne chiedono l’istituzione come punto all’ordine del giorno del primo consiglio, come previsto

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di Benedetto Paris dallo Statuto. Ma questo non succede. Si conviene con il Sindaco Giordani, con spirito costruttivo, di fare una commissione che riveda le norme dello Statuto, e Sindaco e Vice prendono l’impegno di terminarla entro febbraio, così da nominare le Commissioni e il Presidente del Consiglio Comunale (figura nel frattempo istituita senza eleggerla). Ad oggi solamente 3 riunioni sono state realizzate, e quella in cui si dovevano presentare le proposte di modifica è saltata, senza avvisarci, per impegni elettorali del Vice. Succede così che una commissione votata dal consiglio comunale non viene più convocata e da un anno si aspetta di avere le Commissioni consiliari. Succede poi che in consiglio si discute di ValmontoneCisterna. Era metà dicembre. Sempre per lo spirito costruttivo, 3 su 4 dei Consiglieri comunali di minoranza presenti, approvano con la maggioranza le critiche al progetto della Regione Lazio per l’uscita della Valmontone-Cisterna, con l’impegno, votato all’unanimità dal Consiglio comunale, di costituire una Commissione ad hoc per fare modifiche alla proposta del Comune. Bene. Ci vediamo ed i consiglieri Paris e Giovannoli fanno delle proposte (tangenziale per liberare la casilina dal traffico pesante, rilancio agricolo e agrituristico dell’area rurale, riduzione della zona industriale che incide su Colle Spina) mentre, coerentemente, il consigliere Spezzano ribadisce la sua posizione contraria all’opera. Rimaniamo che ci saremmo aggiornati per avere i contropareri. Erano i primi di gennaio. Succede a Labico che da quella volta nessuno si è più visto e un’altra volta una votazione del Consiglio comunale è stata disattesa e, ad oggi, non ci sono proposte dell’Amministrazione in Regione. Infine succede a Labico che una mozione del consigliere Paris per avere un Ufficio Informagiovani viene approvata all’unanimità. Inoltre, come da mozione, si costituisce una commissione formata dai Consiglieri De Martino e Paris più il Sindaco, con il compito di studiare le modalità del servizio, fare una relazione entro sei mesi, avviare il servizio e relazionare ad un anno. Succede a Labico che questa commissione non viene mai convocata. L’Ufficio Informagiovani, votato all’unanimità, è fermo al palo e non si sa quando ripartirà. Viene da chiedersi quale sia la concezione di democrazia di Giordani e Galli, visto che il massimo organo democratico è il Consiglio comunale, non la Giunta. Non rispettare il Consiglio comunale significa non avere rispetto dei cittadini che quell’organismo rappresenta, non fare uno smacco alla minoranza! Le istituzioni non sono proprietà del Sindaco o del Premier, a livello nazionale, ma dei cittadini. Non rispettarle e non applicare le decisioni degli organismi rappresentativi è una delle cose più gravi e antidemocratiche che possano essere messe in atto da chi amministra una comunità. Giordani non sei il padrone, né il Re, ma un servo dei cittadini. Rispettali!


Anno 2, numero 7

31 maggio 2008

Cambiare e Vivere Labico News Il bilancio labicano

Resoconto dell’ultimo consiglio Dopo due mesi di interruzione dell’attività consiliare – interruzione curiosamente coincisa con la candidatura del vicesindaco alle elezioni provinciali – viene finalmente convocata l’assemblea degli eletti in comune. Non certo per la voglia di confronto democratico che anima i nostri amministratori, ma per approvare in tempo utile un atto che la legge obbliga al vaglio del consiglio comunale. Il primo punto all’ordine del giorno è, come consuetudine, relativo all’approvazione dei verbali precedenti. Io contesto il verbale relativo al ritiro della delibera sull’addizionale IRPEF, su cui avevo espresso una mia valutazione politica. In quella circostanza il vicesindaco cercò - illegittimamente - di levarmi la parola. Nacque un’accesa discussione durante la quale espressi comunque il mio giudizio, ossia la stretta connessione tra la decisione del ritiro della delibera (un aumento di tasse è sempre una misura impopolare) e le incombenti elezioni provinciali. Di tutto questo però nel verbale non trovo traccia. Lo faccio presente e

BILANCIO 2008

LORO GUADAGNANO I CITTADINI PAGANO: STIPENDI GIUNTA: + 37.000 euro COSTI UFFICI: + 200.000 euro AUMENTO TARSU + 38% SERVIZI SCOLASTICI + 2,5% SERVIZIO IDRICO (acqua) + 10% ADDIZIONALE IRPEF + 100% (in due anni)

Questo è il bilancio della Giunta Giordani - Galli.

GRAZIE A CAMBIARE E VIVERE LABICO: •

fondi per consiglio dei giovani, informagiovani e borse di studio per gli studenti meritevoli. impegni su sport, cultura, biblioteca, centro anziani.

di Tullio Berlenghi

chiedo un’integrazione. Il sindaco e qualche consigliere comunale si trovano d’accordo. Il vicesindaco esita. Poi, con senso di responsabilità, decide di approvare la mia proposta. Gesto decisamente apprezzabile. L’ho detto in consiglio e lo ribadisco in questa sede. Comunque quattro i contrari nella maggioranza. Tra questi anche chi ambisce a svolgere proprio il ruolo di presidente del consiglio comunale. Il segnale sembra quello di voler far capire che non ha intenzione di essere “super partes” e, soprattutto, che ritiene lecito ridurre al silenzio il dissenso. E non è un bel segnale. Spezzano chiede – e ottiene - la corretta scrittura dei verbali relativi all’esame delle osservazioni alla variante al PRG, che pertanto verranno integrati e riportati in consiglio. Io chiedo che nel verbale relativo alle risposte alle interrogazioni venga inserito il testo delle risposte, nell’interesse dei cittadini che vogliono essere messi a conoscenza di quanto avviene, ma anche dell’amministrazione stessa. Secondo punto. Addizionale IRPEF. Prevedibile e prevista questa delibera, solo temporaneamente congelata due mesi prima. Il contenuto è ben noto. L’addizionale comunale IRPEF passa da 0,6% al 0,8%, con un sostanziale raddoppio dal 2006 a oggi (era lo 0,4%) e raggiunge il massimo possibile. Noi di Cambiare e Vivere Labico contestiamo la misura. Inoltre chiediamo chiarimenti sulle effettive entrate che dovrebbe comportare, visto che, stando agli atti di bilancio, l’incremento sembra modesto rispetto alle entrate dello scorso anno. Il chiarimento del responsabile dell’ufficio è puntuale e soddisfacente. Viene anche applicato – correttamente – un principio di cautela contabile per evitare “sorprese” in fase di assestamento. Chiediamo la massima trasparenza su come verrà gestito l’eventuale extragettito. Al voto dieci favorevoli e cinque contrari. I punti tre e quattro sono atti legati all’approvazione del bilancio e servono a “fotografare” la situazione esistente. Il punto tre riguarda i servizi a domanda individuale. Nasce un piccolo dibattito sull’esigenza, da noi sottolineata, di garantire servizi di qualità a costi accessibili, in particolare per quel che riguarda i servizi legati alla scuola (trasporto bambini e mensa). A causa del “rigore” con cui il Sindaco decide di cronometrare gli interventi dei consiglieri di minoranza, prima Spezzano e poi Tulli si allontanano dalla sala consiliare per protestare di fronte alle numerose pause forzate (anche attraverso lo smodato uso di un campanello!) e alla fine non partecipano al voto. Quindi: 10 favorevoli, 3 astenuti e 2 “auntoesclusi”. Il punto quattro è una semplice presa d’atto. Approvato con 14 voti favorevoli. Il punto cinque, come i due precedenti, serve alla completezza del bilancio. Contiene il piano triennale delle opere pubbliche del paese. Opere che, essendo inserite nei capitoli di spesa delle uscite in conto capitale, vanno approvate contestualmente al bilancio (insieme ovviamente alle entrate previste per la loro


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realizzazione). Su questo elenco eravamo riusciti ad ottenere qualche piccolo miglioramento con alcune osservazioni presentate in precedenza. Cogliamo l’occasione per evidenziare come la realizzazione di opere pubbliche nel nostro paese avvenga in assenza di una vera e propria programmazione. Sottolineiamo in particolare la questione dell’edilizia scolastica, le cui esigenze di ampliamento avrebbero dovuto essere ben note sin dal 1991 quando venne approvato un piano regolatore che prevedeva di triplicare (come è regolarmente avvenuto) la popolazione residente. Purtroppo invece si è atteso troppo tempo prima di iniziare ad occuparsi della questione ed è sempre stato necessario inseguire l’emergenza ampliando man mano gli edifici esistenti. Facciamo presente che anche per l’anno prossimo ci sono molte preoccupazioni nell’ambiente scolastico e che vorremmo vedere alcune tematiche sociali così importanti inserite tra le priorità dei nostri amministratori e non nella categorie “varie ed eventuali”. Si va al voto e si approva. Dieci favorevoli e 5 astenuti. Sesto punto. Il bilancio preventivo per il 2008. Si tratta di un atto fondamentale dal quale si può individuare la politica di un’amministrazione. Ci siamo studiati la documentazione con la massima cura, abbiamo chiesto chiarimenti sulle questioni più complesse, abbiamo preparato una serie di emendamenti per chiedere degli aggiustamenti. La discussione è durata molto ed è stata anche accesa in alcuni momenti. La sensazione è stata però di una maggiore disponibilità reciproca a voler ascoltare le ragioni degli altri. Noi abbiamo fatto poche proposte, calibrate e basate sul buonsenso. Avremmo potuto chiedere ingenti risorse da distribuire un po’ ovunque per dimostrare la nostra attenzione alle tematiche più disparate. Abbiamo scelto invece la strada della responsabilità. Abbiamo chiesto poco. Su temi importanti. E abbiamo sempre individuato una copertura finanziaria ragionevole e praticabile. Tutti i temi sollevati hanno incontrato l’attenzione e, talvolta, la disponibilità da parte di alcuni esponenti della maggioranza. In particolare sono state accolte le richieste (in realtà pressoché obbligate visti gli impegni assunti) di finanziamento del consiglio dei giovani e dell’ufficio informagiovani. Ci è stato chiesto di ritirare due emendamenti per finanziare il funzionamento della biblioteca in cambio dell’impegno formale assunto dal sindaco di farsi carico di reperire le risorse adeguate. E’ stata accolta la nostra richiesta di prevedere dei premi per gli studenti più meritevoli, opportunamente ampliata (anche dal punto di vista finanziario) su suggerimento del capogruppo della maggioranza. Le altre nostre richieste di finanziamento delle società sportive, di ripristino del finanziamento per la protezione civile, di cancellazione del taglio operato ai danni del centro anziani (riduzione di 2/3), per la manutenzione del parco giochi e la gestione del campo di calcetto e l’agevolazione ICI per i giovani imprenditori e commercianti, sono state bocciate con la promessa – per alcune di esse – di utilizzare “eventuali” risorse reperite in fase di assestamento di bilancio. Il sindaco avrebbe voluto che, per questa disponibilità, l’opposizione desse il proprio voto favorevole. Abbiamo ringraziato il sindaco, ma facciamo notare che le nostre richieste (tra accolte, parzialmente accolte, affidate al destino e bocciate) ammontano a circa lo 0,2 per cento del bilancio complessivo del comune. Un po’ poco per chiederci di approvare un documento contabile così importante. Per approvare il bilancio bisognerebbe concorrere alla sua redazione e non

limitarsi a poche e circoscritte proposte di modifica. Per cui si vota: dieci a favore e cinque contrari. Inoltre abbiamo proposto alla giunta, con un ordine del giorno, di rinunciare agli aumenti (per un importo complessivo pari a 37mila euro) che si sono attribuiti e di destinare le risorse ad interventi di carattere sociale. Ovviamente niente da fare: proposta prontamente bocciata.

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Per il centro storico... Cari concittadini, A seguito di una nostra sollecitazione, nel Piano triennale delle Opere Pubbliche 2008/2010, è stato inserito il rifacimento delle fogne e della pavimentazione, omessa dalla maggioranza comunale. Infatti per la prima volta, grazie alla proposta contenuta nell’interrogazione consiliare presentata nel settembre scorso, è stato inserito e programmato il rifacimento delle fogne e della pavimentazione di Vicolo del Carbonaro e, a seguito di un’ulteriore sollecitazione, fatta il 27 dicembre, anche Via della Fontana avrà gli stessi benefici, prima esclusa dalle aree dei lavori previsti. A breve partiranno i lavori di recupero della pavimentazione originaria di Vicolo del Carbonaro e per il 2009 di Via della Fontana. Vigileremo sui tempi e la qualità dei lavori eseguiti, in modo da consolidare i risultati previsti dalla nostra azione politico-amministrativa. Inoltre, ci preme sottolineare che l’impegno profuso da noi presso la Regione Lazio, ha spinto l’Assessorato all’Ambiente, a finanziare i lavori per il rifacimento delle fogne nel centro storico per 280.000 euro. Continueremo a batterci per il recupero di tutto il Centro Storico. Un recupero non solo delle strade o delle fogne, ma anche della qualità della vita, delle attività culturali e commerciali del centro storico, della sua storia e delle bellezze architettonico-archeologiche, affinché torni ad essere il cuore della vita sociale della nostra comunità. L’inserimento delle nostre proposte nella programmazione amministrativa ci conferma la possibilità di incidere sulle scelte dell’Amministrazione anche dall’opposizione, confortandoci sull’importanza del nostro lavoro per il bene di tutto il paese, di tutti i cittadini, vecchi e nuovi, anche proponendo interventi e miglioramenti, non solo controllando il suo operato. Tutto questo può riuscire al meglio se a queste azioni di controllo, contrasto e proposta partecipa anche ogni cittadino e se tra consiglieri e cittadini si instaura un rapporto di trasparenza e collaborazione. Questo è il nostro impegno! I Consiglieri Comunali di Cambiare e Vivere Labico


Anno 2, numero 7

Un anno di totale fallimento Il Consiglio Comunale di venerdì 23 maggio è stato pirotecnico: nove ore, nove, di vivace dibattito. Era d’obbligo, si è votato il bilancio e i documenti correlati, che avranno una ricaduta considerevole sui cittadini labicani. Non so se altri lo faranno, ma se devo esprimere una valutazione secca di questo bilancio, al di là del fatto di essere un semplice consigliere, non posso che bocciarlo in tutte le sue parti: nessuna novità, molti zeri per settori importanti, nessuna prospettiva futura per Labico. Questo in sintesi il giudizio. •Scuola: solo 22.000,00 Euro per tutti gli ordini scolastici, di cui 19.000,00 per il personale aggiunto; saldo, appena 3.000,00 Euro in un anno per tutti gli ordini scolastici; •Cultura: solo 1.350,00 Euro per le associazioni, per il resto nulla; •Sport: 16.300,00 Euro, non sufficienti a coprire le sole spese di gestione del Palazzetto dello Sport (lo scorso anno, anzi metà anno, sono stati necessari circa 30.000,00 Euro); •Turismo: 300,00 Euro in meno rispetto al 2007 (evidentemente la tour Eiffel labicana non tira); •Viabilità e trasporto pubblico locale: zero Euro, zero (non c’è bisogno di strade, stanno aspettano l’arrivo di Mosè e la sua capacità di separare il Mar Rosso, vedi alla voce Colle Spina); •Parchi e Tutela Ambientale: 5.000,00 Euro in meno (sono passate le elezioni e il Parco della Moralità con Robin Hood al momento non servono. Ci vediamo alla prossima tornata elettorale!); •Gestione del Territorio: 65.000,00 Euro in meno (alla faccia del territorio e di chi lo vuole salvaguardare); Servizi Sociali: 4.000,00 Euro in meno al Centro anziani, 6.150,00 Euro in meno all’assistenza alla persona. Aumentano solo le spese per il personale, per la Giunta, e per noi cittadini, comuni mortali, aumentano, sentite, sentite, le tasse e imposte comunali. Tutti i servizi comunali hanno subito un aumento sostanziale, più del tasso di inflazione programmato. Solitamente i cittadini, non la gggente, pagano le tasse perché in un paese civile bisogna pagarle, indipendentemente da quel che sostiene il Presidente del Consiglio che giudica immorale pagarle. Sarebbe opportuno, però, che all’aumento corrispondesse anche un miglioramento dei servizi. Io sono convinto che questi non solo non migliorano, ma peggiorano: sulla scuola abbiamo già detto e molto ancora avremo da dire, sulla qualità della mensa, molto è stato detto e molto si dirà; sugli impianti sportivi, meglio tacere, considerato che il campo di calcio diventerà un bel palazzo da riempire con altri cittadini che arriveranno credendo di stare nell’Eden, prima di scoprire che si trovano in una bolgia dantesca; sul sistema idrico con annessi e connessi, meglio stare zitti, fra poco arriverà l’estate e ce ne accorgeremo da soli; sulla TARSU preferisco tacere, ma ugualmente mi faccio una domanda: quanto mancherà prima di diventare come Napoli? Avete visto i cassonetti dell’immondizia? Avete visto come sono sempre pieni? Avete visto le strade di Labico, non quelle del centro, ma quelle che dovrebbero essere pulite con il mezzo meccanico? A proposito, è stato bocciato un nostro emendamento al bilancio che chiedeva l’acquisto di qualche cestino. Vi rendete conto? E sull’addizionale IRPEF, vogliamo parlare della furbata pre elettorale, con presentazione e ritiro della deli-

di Maurizio Spezzano bera, facendo scatenare un putiferio nel Consiglio di marzo? Dei circa 335.000,00 Euro previsti, stima al ribasso, così come tutte le entrate, che ne faremo visto che è difficile individuare la destinazione finale? L’altra chicca è il Programma Triennale delle Opere Pubbliche, che accompagna il bilancio di previsione. Quante sviste, quante dimenticanze, quanta polvere! Ce ne sono alcune che si trascinano da anni, senza aver ancora visto la posa della prima pietra, ad esempio, la messa in sicurezza della Casilina, altezza stazione ferroviaria, Altre sono altisonanti, come la pista ciclabile, con relativo ampliamento, citata più di una volta. Altre sono state concepite sotto effetto di sostanze allucinogene: Sottopasso, Scala Plateatico e Scala Piazza della Chiesa. Si è dimenticato l’ovvio, che noi abbiamo fatto presente: •la conclusione di via Leonardo da Vinci asfaltata in fretta e furia due giorni prima delle elezioni e ancora ferma, con relative postazioni dei lampioni che ad oggi fungono da cestini della spazzatura; •la messa in sicurezza di via Fioramonti, promessa in uno dei tanti incontri avuti in quartiere con l’allora sindaco e vice sindaco, non ricordo bene i nomi, ma mi sembra si chiamassero uno Galli e l’altro Giordani (a proposito, qualcuno ha notizie dei due?); •la messa in sicurezza di via Santa Maria, con marciapiedi, canale di raccolta dell’acqua piovana e quanto altro utile a svolgere la funzione di strada, anche questa promessa al solo fine di prendere voti; la costruzione di un nuovo plesso scolastico, e non l’ennesimo ampliamento che non risolve il problema, ma aggrava le condizioni di vita dei residenti di via Leonardo da Vinci e di tutto il centro storico. Ultima cosa del bilancio: l’avanzo di amministrazione, pari a 313.000,00 Euro, non c’è più. Sparito. Volatilizzato. Si vede che per vincere le elezioni hanno raschiato il barile con tutti quei lavori da iniziare, ma le opere sono rimaste a metà, altre addirittura all’inizio. Mi fermo qui. Se un bilancio si deve fare di questo primo anno di vita amministrativa, credo che non sia una menzogna sostenere che ad oggi, l’amministrazione Giordani-Galli è FALLIMENTARE sotto ogni aspetto. A un anno dall’insediamento non c’è una sola opera che possa essere annoverata a questa amministrazione, se non l’aumento delle tasse per i cittadini e le spese per Sindaco e Assessori. Dimenticavo di dire che le previsioni d’entrate sono tutte sottostimate. Volete saperlo perché? Perché in questo modo, in fase di assestamento di bilancio, all’incirca nel mese di novembre, avendo riscontrate maggiori entrate le utilizzano per fare contento qualche amico. E’ un vecchio trucco utilizzato da amministratori furbetti, che usano il tesoretto a piacimento, senza che questo possa essere discusso a tempo debito, dando la possibilità a costoro di apparire virtuosi, senza esserlo. Nel frattempo, l’anno passa e nulla si è fatto e nulla può essere fatto, se non coprire qualche falla dell’ultimo minuto, magari per tappare la bocca a qualcuno che reclama lavori da fare e mai fatti, promesse non mantenute, impegni dimenticati. Che facciamo, continuiamo a dare credito a costoro? Meglio cambiare.

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I nostri emendamenti Abbiamo sempre interpretato il nostro ruolo di opposizione come una azione di contrasto, controllo e proposta nei confronti della pubblica amministrazione, anteponendo gli interessi dei Labicani a quelli di posizioni strumentali per l’opposizione. E’ così che abbiamo fatto interrogazioni, proposte di mozioni, delibere e abbiamo sempre partecipato costruttivamente all’azione amministrativa con le nostre idee. La maggior parte delle volte queste sono state respinte, non considerate, minimizzate, oppure accettate senza dargli seguito: è questo il caso dell’Ufficio Informagiovani, che è stato votato all’unanimità in Consiglio comunale, ma non è mai stata convocata la commissione consiliare che dovrebbe delinearne caratteristiche e sue modalità di funzionamento e gestione. Non solo. Delle due proposte fatte dall’opposizione ed approvate in Consiglio comunale a febbraio, né il Consiglio dei Giovani, né l’Ufficio Informagiovani erano stati finanziati in bilancio, dimostrando così tutto l’ “interesse” per i giovani che ha la Giunta Galli e Giordani (o viceversa…cambiano gli addendi ma non il risultato) . Grazie ai nostri due emendamenti al bilancio siamo riusciti a dare un finanziamento di mille euro ciascuno dei servizi, mettendo a nudo in Consiglio comunale il poco impegno per i giovani nel Bilancio. Infatti gli unici fondi per le politiche giovanili sono stati destinati al campeggio estivo, che però coinvolge per 12 giorni solo una quarantina di ragazzi fino ai 17 anni, mentre invece i ragazzi di età tra i 15 e i 29 anni a Labico sono 890! Abbiamo voluto sostenere il campeggio, che grazie al lavoro dei volontari va avanti con importanti effetti sulla socializzazione tra i ragazzi partecipanti, e così abbiamo impostato tutti gli emendamenti per portare maggiori risorse sulle politiche giovanili e non eliminando l’unico impegno che l’amministrazione aveva preso. Con gli emendamenti però abbiamo deciso andare oltre: da una parte abbiamo fatto proposte nuove, da un’altra abbiamo voluto recuperare i tagli effettuati su alcuni capitoli dall’Amministrazione. Così abbiamo proposto due interventi importanti a favore dei giovani, sostenendoli nella costruzione del proprio futuro: abbiamo proposto una borsa di studio per gli studenti più meritevoli e una delibera che riducesse subito l’I.C.I. sugli immobili commerciali e produttivi di ragazzi Under 35 e istituisse una commissione per delineare, sulla base delle indicazioni della legge 431/1998, misure a sostegno di giovani in affitto per usi civili oppure per attività commerciali, da far partire il prossimo anno. La prima proposta è stata accettata e, dai 1900 euro per i maturati con 100 proposti da noi, si è arrivati a 3000 euro per Borse di studio, destinando una parte anche a studenti delle medie inferiori e dell’università. Abbiamo votato all’unanimità. L’altra proposta è stata ritenuta troppo complessa è stata bocciata. Altra proposta che abbiamo portato avanti con gli emendamenti è stata quella sulla gestione del Campo di Calcetto: in tre anni le entrate sono passate dai 6000 ai 1500 euro, a causa di un pessimo sistema di prenotazione, pagamento e controllo della struttura. A questo si aggiunge il problema degli spogliatoi: l’Amministrazione sin dal 2004 ha fondi provinciali per la ricostruzione degli spogliatoi e adesso, solo grazie alle pressioni della squadra locale e di alcuni consiglieri di opposizione, finalmente questi soldi sono stati impegnati e, a breve, inizieranno i lavori. Tutto ok? No! Perché a settembre avremo sola-

di Benedetto Paris mente una struttura in cemento, visto che fino a pochi mesi fa, sempre dietro le pressioni di cui sopra, l’Amministrazione Galli Giordani non aveva mai chiesto finanziamenti alla Regione o acceso mutui per avere tutti i fondi necessari e così, salvo sorprese, a settembre gli spogliatoi non saranno completati, alla faccia della squadra che il prossimo anno passerà dalla categoria amatoriale alla serie D. Squadra a cui vanno tutti i complimenti per la stagione passata e gli auguri per la prossima. Il nostro emendamento, alla luce di tutto questo, voleva affidare la gestione del campo e del parco alla squadra, disponibilissima, in modo da avvicinare chi usufruisce del campo e i soggetti a cui rivolgersi per prenotare e pagare, passando dal pagamento via conto corrente postale (assurdo ma oggi è così!) ai ticket , comportando, per come era strutturato il nostro emendamento, anche risparmi da investire su interventi di miglioramento delle attrezzature del parco e del campo, come del resto proposto in altri due emendamenti. Alla Giunta tutto questo non è interessato. Figurarsi che siamo stati noi a informare il Sindaco che nessun mutuo è stato acceso per il campo, ma è stata fatta solo ora una richiesta alla Regione Lazio! Il campo, a quanto pare dagli annunci di Galli, sarà dato in gestione a privati, e si è sentito un assordante silenzio quando mi sono permesso di chiedere di inserire nella convenzione la previsione della gratuità delle strutture per la società labicana. Non solo. Lo scarso interesse per le associazioni sportive è palese se guardiamo i numeri: dai 5000 euro si è passati ai 3000! Complimenti! Naturalmente, il nostro emendamento per portare a 10.000 euro questi finanziamenti è stato bocciato. Gli ultimi due emendamenti sono quelli per la Biblioteca: abbiamo provato, simbolicamente visti gli importi, a dare un sostegno alle attività della Biblioteca, che ora passeranno sotto la gestione dell’Ass. Bambini senza Frontiere, ma per cui mancano del tutto finanziamenti. Il nostro emendamento non è stato approvato e l’Amministrazione ha cercato di mascherare il suo scarso impegno su questi settori (protezione civile, biblioteca, associazioni sportive) con un ordine del giorno con cui si vincola a destinare lì eventuali maggiori risorse in sede di assestamento di bilancio. Una vera presa in giro! Le scelte e quelle della Giunta Galli sono state chiare: meglio spendere 37.000 euro in più per i propri stipendi, invece che per finanziare in modo adeguato servizi importantissimi per i cittadini come lo sport, la cultura, la scuola. La nostra mozione, che proponeva di tornare alle indennità precedenti e di finanziare così sia gli emendamenti bocciati sia la riduzione delle rette per asili nido per famiglie con ISEE inferiore ai 20.000 euro, è stata bocciata senza neanche essere approfondita: sulle loro tasche non si discute!

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Anno 2, numero 8

14 giugno 2008

Cambiare e Vivere Labico News Speciale Consiglio

Resoconto dell’ultimo consiglio Il consiglio viene convocato alle otto di mattina, probabilmente per dare più tempo allo svolgimento dei lavori. Qualcuno, come il sottoscritto, si presenta puntualmente all’appuntamento. Il portone di Palazzo Giuliani è chiuso. C’è il tempo di andare a prendere il giornale, di fare un salto al bar per un caffè, due chiacchiere in piazza. Insomma alla fine la seduta inizia alle nove. Manca, probabilmente per la breve distanza con il consiglio precedente, l’approvazione dei verbali della seduta precedente. Ci limitiamo a farlo presente. Subito il sindaco chiede l’inversione dei primi due punti all’ordine del giorno, in modo da poter affrontare subito la controproposta del comune su tracciato e casello della bretella Cisterna-Valmontone, attesa la presenza in consiglio del tecnico della Società Autostrade. Tutti d’accordo. Si passa all’esame della proposta che viene illustrata prima dal sindaco, poi dal consigliere delegato alla viabilità, Prestipino, e infine dal tecnico della Società Autostrade. A sentire gli interventi sembra la panacea

di Tullio Berlenghi

di tutti i mali, un’infrastruttura dall’impatto ambientale insignificante, ma che porterà al paese ricchezza e benessere, libererà miracolosamente la Casilina dal traffico e dallo smog. Insomma un’occasione unica, irripetibile e che sarebbe sciocco farsi sfuggire. Nella minoranza molte sono le perplessità sulle conseguenze che l’intervento determinerebbe sul territorio, anche da parte dei più favorevoli all’opera. Infatti sia Tulli che Giovannoli esprimono forti riserve sul tracciato individuato dal comune e sulla collocazione del casello, che, va sottolineato, devasterebbe irrimediabilmente una delle poche aree quasi intatte del nostro territorio: la zona dei Casali. Anche io intervengo. La mia posizione è nota e, con un pizzico di autoironia, mi definisco come il giapponese che al termine della seconda guerra mondiale prosegue imperterrito la sua battaglia inconsapevole del fatto che la guerra è perduta e che da tempo è stata firmata la resa incondizionata. Mantengo un giudizio negativo. In primo luogo sull’opera in sé, inutile, devastante ed in contrasto con un modello di sviluppo razionale ed equilibrato, nonché anacronistico in virtù del costante aumento dei costi energetici che costringeranno tutti noi a rivedere le scelte in materia di produzione e trasporto delle merci. In secondo luogo faccio una valutazione più specifica su quali sarebbero le conseguenze sul territorio labicano e contesto vivamente le rosee previsioni sul traffico fatte dai nostri amministratori. Il traffico aumenterà inevitabilmente ed inesorabilmente. Chiedo come mai nessuno si sia mai degnato di fare uno studio serio sui flussi di traffico che attraversano il nostro paese. Come mai nessuno si sia mai chiesto che tipo di traffico interessa i nostri assi viari. Che genere di domanda potrebbe soddisfare la bretella e quanta nuova domanda di mobilità andrebbe a stimolare. Nessuna risposta. Nessuno sa bene cosa potrebbe succedere. Eppure basta vedere la situazione di San Cesareo – peraltro portata ad esempio positivo – dove c’è un ingresso autostradale a un chilometro dall’abitato e dove la principale via di scorrimento del paese è completamente intasata nelle ore di punta. Osservo che la zona di Valle Fredda e dei Casali verrebbe irrimediabilmente compromessa tra casello, viabilità di


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connessione, rotatorie sparse (ben 14!) e tutta l’edificazione – spontanea o programmata che sia – che ne conseguirebbe. La realizzazione di un interporto (auspicata in più circostanze dai nostri amministratori) rappresenterebbe infine la pietra tombale sulle residue speranze di un paese che voglia essere davvero vivibile. Considerazioni analoghe sono svolte da Spezzano e le riporta sul commento pubblicato in questo stesso giornale. Alla fine si vota. Dieci favorevoli. Due astenuti (Tulli e Giovannoli). Due contrari (Berlenghi e Spezzano). Si passa al secondo punto: aggiornamento condizioni contratto di servizio con il consorzio Gaia. L’illustrazione di Giordani fa riferimento alla difficile situazione di Gaia, all’aumento dei costi di raccolta e di smaltimento (trasferiti puntualmente sulla TARSU) e alla conseguente necessità di modificare il contratto di servizio con l’ente gestore. Interviene anche il consigliere delegato all’ambiente, Luciano Galli, che, confermando la complessa situazione, anticipa l’intenzione dell’amministrazione di aumentare la raccolta differenziata, di controllare e sanzionare i comportamenti “incivili” ed invita l’opposizione ad un’assunzione di responsabilità. Noi consiglieri della minoranza interveniamo tutti sul punto. Ci sembra troppo importante la questione e cerchiamo di affrontarla con spirito di collaborazione. Rileviamo però che non abbiamo elementi per poter valutare correttamente il quadro complessivo. Sottolineiamo che stiamo parlando di una Società per Azioni, di cui il comune di Labico fa parte in qualità di “socio”. Una società che, a causa di una gestione a dir poco “sconsiderata”, si trova ad essere in “amministrazione straordinaria” e che di fatto è ad un passo dal fallimento. Un fallimento che coinvolgerebbe e danneggerebbe Labico e, ovviamente, i suoi abitanti. Proviamo a ricordare che, al di là delle belle parole che si dicono sempre in queste circostanze sulla necessità di aumentare la raccolta differenziata, la normativa italiana da oltre dieci anni attribuisce ai comuni degli obiettivi da raggiungere, che il comune di Labico non ha mai rispettato. Chiediamo chiarimenti sui dati riportati dagli atti e su una certa incongruenza tra le entrate e le spese previste. Ricordiamo ancora una volta – ormai non si contano più – al sindaco che l’appello alla responsabilità sarebbe stato molto più credibile se si fossero costituite le commissioni consiliari e se in quella competente in materia si fosse affrontato il problema. Spieghiamo infine che non ci è possibile dare un voto favorevole visto che non abbiamo neppure potuto vedere il programma di ristrutturazione (obbligatorio in situazioni di sofferenza come quella in cui versa Gaia), di cui il comune dispone, ma che non è stato portato a conoscenza della minoranza. Il nostro primo orientamento era di votare contro, ma decidiamo di accogliere l’invito del consigliere delegato all’ambiente e ci asteniamo. 10 favorevoli e 4 aste-

nuti quindi il risultato finale. Il terzo punto è una semplice rettifica riguardante usi civici a causa di un errore materiale. Si vota senza dibattito. 11 favorevoli 2 astenuti (Berlenghi e Spezzano). Il quarto punto riguarda lo schema di convenzione con la cooperativa sociale GEA. La relazione di Scaccia spiega a grandi linee le finalità della convenzione e il ruolo della cooperativa. In pratica la GEA, sovvenzionata dal comune, retribuisce alcune persone che svolgono dei lavori per l’amministrazione comunale. Presentiamo un emendamento con cui chiediamo una maggiore chiarezza e trasparenza del rapporto con la GEA. Segnaliamo alcune imprecisioni nella redazione della convenzione (che fa riferimento ad una tipologia contrattuale non più esistente) e chiediamo di dare più dignità ai lavoratori chiedendo di aumentare la loro – modesta – retribuzione. Dopo una lunga trattativa la nostra proposta viene accolta. La delibera viene approvata all’unanimità. Quinto punto. La formulazione burocratica è “programmazione degli incarichi per l’anno 2008”. Per rendere più familiare il concetto basta una sola parola: “consulenze”. Se ne prevedono due. Una di 4800 euro e una di 15.000 euro. Sulla seconda, che serve a retribuire un esperto in pianificazione urbanistica per un lavoro di supporto all’ufficio tecnico della durata di 24 mesi, non abbiamo molti elementi di valutazione. E’ possibile che il carico di lavoro degli uffici sia tale da giustificare questo “rinforzo”, ma non possiamo certo dirlo, soprattutto tenendo conto della vaghezza dell’atto che non dice nulla sull’impegno richiesto all’esperto in termini di tempo: un’ora alla settimana, dieci, trenta? Le perplessità aumentano rispetto alla prima. Dietro la formula “lo dice la legge” si cela un incomprensibile esborso di 4800 per pagare qualcuno che ci dica se a Labico si può o meno aprire una seconda edicola. Si parla di redazione di piano rivendita riviste e giornali. Si spiega che serve un esperto in programmazione commerciale del territorio. Si afferma la delicatezza ed importanza di un siffatto incarico. Faccio notare che in un paese dove senza criterio si fanno strade, scuole, marciapiedi, fogne, piazze (lì non manca il criterio mancano proprio le piazze), e via dicendo, si decide che serve uno studio profumatamente pagato per capire se è il caso di aprire un’attività commerciale. Misteri. Anche Luciano Galli esprime qualche perplessità sull’opportunità di spendere soldi pubblici per qualcosa che interessa l’economia privata. Al voto però nessuna sorpresa: 10 favorevoli e 4 contrari.

Errata corrige: Nel precedente resoconto avevo erroneamente attribuito 10 voti favorevoli al punto sull’aumento dell’addizionale IRPEF. In realtà i favorevoli erano 9, perché il consigliere Francesconi si era astenuto. Me ne scuso con i lettori e con l’interessato.


Anno 2, numero 8

Non ci resta che ridere

Apodittica affermazione del vicesindaco Alfredo Galli in consiglio comunale: “Labico è uno dei pochi paesi in Italia ad essere tagliato in due da una statale”. Come al solito il nostro autorevole amministratore si fa apprezzare per la discrezione. Avrebbe potuto dire: d’Europa, del Mondo, dell’Universo. Invece no, sobrio, come sempre, ha preferito non esagerare. Non ha neppure detto “l’unico”, ma “uno dei pochi” dando così anche a qualche altro la possibilità di iscriversi a questo sparuto club. Eppure a me non me ne vengono in mente molti altri. Uno o due. Anzi dieci. Mi sa un centinaio. O duecento. Forse cinquecento. Comunque a mille non ci si arriva.

Casello, Rifiuti, Lavoro e Incarichi di Maurizio Spezzano Il Consiglio Comunale di venerdì 6 giugno aveva pochi punti all’ordine del giorno, ma troppa carne sul fuoco. Volevo scrivere qualcosa di leggero, ma gli argomenti non me lo permettono, anche perché bastano questi quattro punti da soli a dare l’immagine della pessima gestione della cosa pubblica da parte della maggioranza. CASELLO Sulla Valmontone-Cisterna abbiamo detto tutto ciò che era possibile dire, forse ci siamo dimenticati del fatto che in realtà la bretella in questione c’entri poco o nulla: qui si tratta solo del casello autostradale di Labico. Un’opera costosa e dall’impatto ambientale devastante per il già fragile territorio comunale, voluta fortemente da chi ha già provveduto a farne scempio con il cemento, consumando il territorio nel silenzio più assordante, con la complicità di una parte dell’opposizione passata. La messa in sicurezza della Casilina è la foglia di fico per coprire la realtà vera dell’opera: creare un interporto nella zona di Colle Spina, rendendo impossibile la vita dei residenti del quartiere, attirando una quantità esorbitante di automezzi pesanti e sventrando da parte a parte l’unico polmone verde del paese: Fontana Marchetta e i Casali. Là dove oggi ci sono prati e alberi, domani c’è la concreta possibilità di veder circolare solo mezzi pesanti e un andirivieni di tir, con il rischio di ulteriori costruzioni invasive.

Sono convinto che ci possa essere benessere e ricchezza a prescindere dal solo cemento e dalla devastazione del territorio. Molti comuni stanno recuperando i centri storici e stanno tutelando i prodotti tipici: a Labico è possibile fare la stessa cosa, avendo un bel centro storico da salvare e prodotti tipici che non mancano. Il costo dell’opera resta molto alto, destinato con gli anni a crescere sempre di più, ma per renderla più appetibile hanno eliminato qualche parte che giudicano al momento superflua. Resta alta, anzi altissima, la spesa per gli espropri e la costruzione del solo casello, che da soli assorbono più dei due terzi del costo complessivo dell’opera. Mi piace ricordare che anche la parte del nostro gruppo favorevole al casello, si è dichiarata non più disposta a sostenere l’opera così invasiva, avendo intravisto il danno irrevocabile al nostro territorio. RIFIUTI Napoli non è poi così lontana da Labico. Resta da scoprire quanto tempo occorrerà prima che ciò avvenga. La gravità della situazione è data dal fatto che la prevista ristrutturazione della società GAIA, comporterà il licenziamento di una parte di maestranze. Non siamo riusciti a capire il motivo per cui il nostro comune continui ostinatamente a perorare il contratto con GAIA, considerato che il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe stato importante scoprire le cause di tale disastro. Di questo non se n’è parlato, forse perché il baraccone è stato terreno di caccia elettorale per più di una persona e palestra di sprechi e speculazioni finanziarie che l’hanno condotta al disastro. Comunque il contratto non è conveniente, perché oltre alle parole non c’è niente di concreto, se non le solite promesse di un ente destinato comunque a morire, così come si evince dal dispositivo di delibera. Una cosa è certa: sono aumentate le tariffe, destinate anch’esse ad aumentare ancora, ma il servizio non solo non è migliorato, ma addirittura peggiorato. Inoltre, non si capisce chi dovrebbe controllare la inadempienze contrattuali, considerato che del passaggio settimanale del mezzo meccanico non c’è traccia, con le strade che sono sempre più sporche e i secchioni sempre più pieni. LAVORO E’ stata la nostra vittoria. Abbiamo condotto con passione una battaglia incentrata più che sugli aspetti economici, sulla dignità umana. La delibera proposta ha messo in luce la scarsità dei mezzi, messi a disposizione dall’amministrazione, destinati al lavoro. Per anni si è tenuti sotto la soglia della dignità sette lavoratori che percepivano al netto qualcosa come 250 euro al mese. Abbiamo giudicato tutto questo immorale e abbiamo costretto la maggioranza a votare un nostro emendamento che ha raddoppiato la cifra percepita fino ad oggi. Nessuno di noi sogna di mettere il cappello su questa vittoria, ma siamo convinti che ciò non sarebbe accaduto se, caparbiamente, non avessimo puntato i piedi. L’inclusione al lavoro di persone svantaggiate e una più giusta retribuzione sono elementi distintivi del fare politica vera del nostro gruppo. Abbiamo avuto la certezza di ciò che andiamo a denunciare da tempo, cioè che le delibere sono approssimative, quando a una prima lettura ci siamo accorti che veniva menzionata la forma contrattuale del CO.CO.CO, oramai superata da altre forme contrattuali, facendola cassare dalla convenzione.

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Certo, la vittoria non risolve il problema della precarietà, ma almeno dà sollievo a chi da ora si sente maggiormente tutelato da ciò che stiamo facendo in Consiglio Comunale, che ci vede in prima linea nella difesa dei diritti, a partire dal lavoro e dai servizi al cittadino, ma soprattutto dalla serietà della nostra opposizione, non chiusa ma attenta ai bisogni reali dei cittadini. INCARICHI Il punto più dolente della giornata è stato l’ultimo: l’affidamento di due incarichi esterni. Si è sfiorato il ridicolo oltre che la farsa. Il resoconto dei lavori del Consiglio di Tullio è più che esaustivo. Qui mi preme rilanciare la questione morale che sembra non interessare più nessuno. E’ inaccettabile, inammissibile, vergognoso che si deliberi di regalare 20 mila euro a due “esperti?” esterni, con il solo compito di redigere una relazioncina di mezza paginetta, quando per racimolare qualche centinaio di euro, per l’aumento dei salari dei lavoratori di prima, si è dovuto ricorrere a ogni sorta di giustificazione. Evidentemente gli “esperti?” rispondono a logiche spartitorie che sfuggono alla mia intelligenza. Possibile che in Comune non ci siano persone con tale alta specialità da redigere una relazione e risparmiare 20 mila euro? Possibile che tra i destinatari dell’aumentato capitolo di spese del personale del comune, pari a 200.000 euro, non ci sia uno che possa prendersi la responsabilità di decidere a chi dare la licenza per aprire la nuova edicola? Mi sarei aspettato dai consiglieri di maggioranza un sussulto di orgoglio, un atto di coraggio, una presa di distanza, almeno dalla delibera sugli incarichi, anche perché aveva poco di politico e molto dell’affaristico. Sarebbe stato un gesto vero, sarebbe stato il segnale necessario a far capire che siamo eletti dal popolo e che il nostro compito è quello di tutelare gli interessi dei cittadini e non sperperare denaro pubblico al solo scopo di fare clientela. 20 mila euro che avremmo potuto impegnare in bel altro modo. Tutto questo non c’è stato, dimostrando ancora una volta che l’indirizzo politico di questa amministrazione viene individuato fuori dal Palazzo Comunale e che basta uno sguardo minaccioso di qualche caporione e tutti abbassano la testa e alzano il braccio. Resto convinto che sarebbe stato un bel segnale: avrebbero potuto dimostrare che la dignità ha più valore dello scambio, il coraggio più peso della paura, gli interessi degli elettori più importanza di chi vuole fare i propri interessi. Ma io resto un illuso; un testardo, un cocciuto, un ostinato, un romantico illuso. Non voglio e non posso arrendermi; caparbiamente devo continuare a credere che la Politica sia un’altra, che non guarda al proprio orticello, ma che ha il coraggio di prendere decisioni anche gravi, quando ci si rende conto che i propri compagni di viaggio stanno sbagliando. La Politica - come io la intendo - è servizio, è abnegazione, è un compito difficile perché implica anche dei no. Ma il compito nostro, eletti dal popolo, è quello di dare segnali alla collettività: se noi continuiamo a perpetrare lucidamente nell’errore, legittimiamo anche gli altri a fare la stessa cosa. La deriva o la rinascita di un Paese si misura anche da ciò che si riesce a trasmettere. Forse, nel nostro piccolo, è proprio da questi comportamenti omertosi che si comprende il motivo per cui l’Italia è un paese destinato a una lunga decadenza.

HA VINTO TUTTA LABICO di Danilo Giovannoli

“Il volley Labico va in B2” E’ stato bellissimo , emozionante arrivare a Labico e respirare in piazza un’aria di felicità per aver ottenuto un successo di grande prestigio per la nostra comunità. Ha vinto tutta Labico, in un giorno indimenticabile. “8 Giugno 2008”: è il caso di ricordarlo visto che coincide con il più importante risultato sportivo della storia del nostro paese, infatti mai fino ad ora una squadra labicana aveva raggiunto l’accesso ad una competizione nazionale. La partecipazione a questa finalissima in quel di Ostia è stata superlativa, circa 300 labicani hanno gremito il Pala Assobalneari, incitando a gran voce queste brave ragazze che hanno saputo mantenere la concentrazione anche quando le cose non stavano andando particolarmente bene. Infatti dopo un iniziale vantaggio per 2 set a 0 si è arrivati al 2 a 2 ed infine al tie break finale con la vittoria di Labico. Lo sport quindi trionfa nel nostro paese, la vittoria è di tutti, maggioranza e opposizione. Diffondere attraverso lo sport il nome di Labico è senza dubbio un elemento di grande soddisfazione, comparire su quotidiani nazionali come il Messaggero e la Repubblica rappresenta un viatico fondamentale per la conoscenza della nostra cultura e quindi ribadisco insieme “damose da fa”. Incentiviamo lo sport, e non solo la pallavolo, a crescere perché ha dimostrato anche con questa vittoria che lega molto il cittadino labicano a Labico. Mettiamo da parte le nostre idee politiche, le nostre divergenze - che ci sono e ci saranno sempre, e uniamo le forze per far sì che questo sogno divenuto realtà continui nel tempo e crei aspettative legittime per tanti bambini del nostro paese.Spero che almeno questa volta questo mio intervento non venga frainteso e non diventi frutto di squallide strumentalizzazioni, sosteniamo ora più che mai questa Società che dovrà affrontare una stagione difficilissima sotto tutti gli aspetti in particolar modo sotto quello economico, non lasciamoli soli a confrontarsi con una realtà più vasta e più elaborata. Forza Labico !!!!!!!!!!!!!!

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5 luglio 2008

Cambiare e Vivere Labico News Info. cambiarereevivere@libero.it Tel. 3208597261

Giugno di consigli: protagonista il Prg Noi di Cambiare e Vivere Labico abbiamo sempre criticato la modesta disponibilità al confronto istituzionale dei nostri amministratori. Dopo le elezioni del 27 maggio 2007 si è tenuto un solo consiglio prima della pausa estiva (quello del 16 giugno era esclusivamente di insediamento) il 3 agosto. Per una successiva convocazione è stato necessario attendere quasi due mesi (28 settembre). Gli intervalli successivi sono stati mediamente di un mese e mezzo. Il record è stato battuto durante il periodo delle elezioni amministrative, complice probabilmente la candidatura del vicesindaco alle provinciali, durante il quale l’intera amministrazione comunale è stata mobilitata per la campagna elettorale e quindi non c’era certo tempo da perdere in attività amene come i consigli comunali. Settanta i giorni di inattività in quella circostanza. In passato noi avevamo provato a chiedere la convocazione di un consiglio per affrontare alcune questioni, abbiamo chiesto di dare spazio pubblico alle risposte alle interrogazioni consiliari, abbiamo chiesto momenti di dibattito sulle principali esigenze della collettività. Niente da fare. Il tempo non si trovava. Ci si limitava agli argomenti indifferibili (come il bilancio comunale) o a quelli che rivestivano un interesse “particolare” (vedi lottizzazioni). Le osservazioni alla variante al piano regolatore generale erano state depositate da tempo e, con un po’ di buona volontà, si sarebbe potuto iniziare ad esaminarle già dall’estate scorsa. Non si è fatto. E’ trascorso più di un anno e, adesso, ai nostri amministratori è venuta una improvvisa fretta. Così, a partire dal 6 giugno, stiamo facendo un consiglio comunale ogni settimana. Si lavora male, spesso senza la documentazione, e non c’è mai tempo per la redazione dei verbali. La loro intenzione sarebbe quella di approvare frettolosamente i pareri sulle osservazioni, senza dibattito e senza approfondimento, e si stupiscono del fatto che noi sentiamo l’esigenza di valutare ogni singola osservazione e di chiedere quali siano i criteri che ispirano le scelte della maggioranza. Per questo nostro desiderio di applicarci con serietà e completezza all’esame delle osservazioni veniamo tacciati di ostruzionismo. Non lo è invece, a quanto pare, iniziare la seduta con un’ora e un quarto di ritardo (ma la media è intorno ai 40 minuti) o sospenderla per “impegni del sindaco” alle ore 14, quando ci sarebbe ancora tutto il tempo di proseguire i lavori. Noi avevamo proposto un criterio per esaminare le osservazioni: prima quelle di carattere generale, poi quelle relative ad aree circoscritte riunite per ambiti territoriali. All’inizio non ci hanno dato retta e hanno iniziato a crea-

di Tullio Berlenghi

re una gran confusione con notevoli difficoltà di una valutazione complessiva. Poi hanno finalmente capito e hanno adottato la nostra impostazione, salvo escludere le osservazioni di carattere generale, con l’evidente intento di vanificarne le finalità. Appare difficile fare un vero e proprio resoconto delle ultime sedute del consiglio comunale, attesa la grande quantità di osservazioni esaminate e l’acceso dibattito che è scaturito da molte di esse. Alcune cose però meritano di essere riportate, proprio perché danno la misura di come la visione dei nostri amministratori dipenda in modo pressoché esclusivo da considerazioni di tipo particolaristico. In primo luogo va sottolineato che l’impostazione complessiva del piano è finalizzata ad interessi ben precisi, che non sono quelli della collettività. I primi a guadagnare dall’elaborazione del piano sono i costruttori, poi, via via, si sono affermate piccole logiche di bottega che hanno dato vita ad un piano sconclusionato e disarticolato, privo di ogni criterio urbanistico. Tutto questo lo stiamo dicendo da un anno e mezzo e continueremo a farlo. Ovviamente partendo da questi presupposti i miglioramenti diventano difficili, perché la quasi totalità delle osservazioni sono orientate alla tutela di interessi individuali e pertanto ognuna di esse determina – in caso di accoglimento - una contrazione di quelli collettivi. Bisognerebbe pertanto avere un quadro di quanto ogni singolo accoglimento fa aumentare la cubatura complessiva, il numero di abitanti potenziale, la quantità e qualità di servizi e di standard che si rendono necessari, soprattutto se si tiene conto che questi aumenti comportano inevitabilmente la riduzione proprio di quegli standard che bisognerebbe aumentare per far fronte alle mutate esigenze del paese. Questa domanda la pongo ogni volta all’assessore all’urbanistica. Mi sembra una prassi di elementare buonsenso fare un po’ di conti prima di avviare qualsiasi programmazione. Se un albergatore ha camere in grado di accogliere un certo numero di clienti (la popolazione) e dei locali destinati al benessere della clientela - bagni, cucina, ristorante, hall, sala TV, ecc. – (standard urbanistici) e decide, per aumentare il proprio fatturato di aumentare il numero di stanze a scapito dei servizi, deve capire fino a che punto può rinunciare a determinati spazi per evitare di ridurre la qualità. Altrimenti rischierà di raddoppiare il numero delle stanze, ma di perdere tutti i clienti, poco attratti da un albergo scadente. Certo per gli abitanti di Labico è un po’ più difficile andarsene, ma qualche conto l’assessore dovrebbe farlo. Lui continua a dire che non lo sa e che mica può sapere cosa deciderà il


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consiglio sulle singole osservazioni. La mia reiterata richiesta di una programmazione territoriale più attenta lo infastidisce. Afferma esplicitamente che se non capisco è un problema mio. Eh no, caro assessore, non è un problema mio: è di tutto il paese se viene amministrato con questo pressappochismo. Non abbiamo certo lo spazio per fare un resoconto di tutte le osservazioni esaminate, ma credo sia utile citare sinteticamente alcuni passaggi importanti: Una prima questione riguarda una zona destinata ad area commerciale che si estende per circa seimila metri e che il ricorrente chiede di ampliare ulteriormente. Un discreto vantaggio economico per chi già era stato beneficiato dalla variante (il resto dell’area è rimasto agricolo). Faccio al sindaco alcune domande specifiche. Si parla di zona ricreativa e ricettiva. Di che genere? Ci sono già progetti? Cosa si prevede esattamente? Il sindaco non risponde. Brutto segno. O non sa le cose (e qualcuno gliele deve ancora spiegare) o si rifiuta di rispondere. Che sia per incompetenza, arroganza o volontà di nascondere alla collettività i propositi dell’amministrazione il silenzio del sindaco è un segnale inquietante e non va sottovalutato. Su Colle Spina succede qualcosa di molto divertente. Un “errore” della cartografia inserisce tre particelle edificabili (con tanto di permesso di costruire) tra gli standard, mentre quelle dove dovrebbero esserci gli standard sono considerate edificabili. I cittadini si ritrovano quindi con degli interessi legittimi da tutelare (e i ricorsi vanno in questa direzione) mentre la collettività probabilmente dovrà rinunciare agli standard. Con l’occasione si fa un gran disquisire sul fatto che gli spazi ad uso pubblico verranno individuati nella pianificazione di secondo livello. Si userà spesso questa argomentazione per giustificare la continua eliminazione degli standard. Non ci crede nessuno, loro per primi. Anche perché basta vedere come hanno condotto le lottizzazioni fino ad ora per capire in che considerazione tengano gli interessi della collettività: strade strette, parcheggi quasi inesistenti, marciapiedi fantasma, giardini pubblici chimera e via dicendo. Come facciamo a fidarci? Un altro punto interessante riguarda una richiesta di inserimento di un’area nella zona ad uso turistico ricettivo. La commissione consiliare, presieduta dal sindaco, boccia senza appello la richiesta. La motivazione è avvincente: “in quanto esiste, senza dover operare alcun cambiamento della variante al PRG, la possibilità concreta di avvalersi degli organi regionali competenti i quali, dietro presentazione di un serio studio di fattibilità possono approvare attività agrituristiche recettive”. Al netto dell’incerto uso della lingua italiana e dell’uso di formule burocratiche sembra di poter affermare che la variante al PRG la si può fare solo per la proprietà del sindaco (nella quale ricadono i 58mila metri quadrati di attività turistiche-ricettive dell’intero comune). Gli altri, i citta-

dini normali, se proprio ci tengono, possono provare a presentare un progetto in Regione. La questione è troppo scandalosa per poter passare inosservata e lo facciamo presente a chiare lettere. Utilizzano il poco pudore residuo per decidere di ritirare l’osservazione e riportarla in Commissione. Dopo tre settimane non hanno avuto ancora il coraggio di riportarla in consiglio. Notevole il parere su una specifica osservazione in cui si evidenzia la presenza di un “accordo bonario” tra un osservante e l’amministrazione, con cui si giunge ad una specie di compromesso su come modificare la destinazione urbanistica di una particella. Ci sembra una procedura quantomeno singolare e al limite dell’ammissibilità. Chiedo chi e a che titolo abbia concluso questo fantomatico accordo a nome dell’amministrazione. Ovviamente nessuna risposta. Solo qualche sguardo imbarazzato. Abbiamo chiesto formalmente tutti gli atti relativi a questa inedita procedura amministrativa. Inutile dire che stiamo ancora aspettando. Altro passaggio interessante è quello relativo all’area di Colle Alto, ossia una parte dei cosiddetti “lotti”. Una zona dove si è sviluppata una “edificazione spontanea” e che la variante al PRG ha incluso in gran parte nella zona “di recupero” per inserirla più compiutamente nel tessuto urbanistico, tenendo conto dei numerosi provvedimenti di sanatoria che si sono succeduti negli anni. Questo è avvenuto quasi dappertutto, tranne nella zona di Colle Alto che, per insondabili ragioni, è rimasta agricola, pur essendo ormai destinata di fatto ad uso prevalentemente abitativo. Facciamo presente l’irragionevolezza della decisione e la diversità di trattamento che non viene giustificata da alcun criterio. Sottolineiamo che non solo ci sono particelle escluse che hanno gli stessi requisiti di quelle inserite, ma si è anche accolto l’inserimento di particelle non contigue e prive di edificazioni. Insomma tutto senza una logica apparente. Nel respingere le numerose richieste la commissione aveva stabilito che le aree potevano essere considerate “sature e saturabili”. Prendiamo le norme tecniche e facciamo notare che questo significa sostanzialmente considerarle zone di recupero, come richiesto dagli osservanti. Tentennano. Non hanno le idee chiare. Non hanno neppure le norme tecniche. Le prestiamo noi. Guardano le carte. Il vicesindaco propone di lasciarle come zone agricole. Il sindaco non è d’accordo. Sospendono la seduta per riflettere (quando siamo noi a chiedere la sospensione di solito ce la negano). Quando rientrano il vicesindaco sembra contrariato. Si vota l’osservazione specificando il significato da attribuire alle zone “sature e saturabili”. La maggioranza vota a favore. Il vicesindaco non partecipa. E’ proprio contrariato. A questo punto si rinvia alla seduta successiva. Il commiato tra sindaco e vicesindaco non è propriamente amichevole. Non è dato sapere se questa improvvisa autonomia abbia causato più sorpresa o più irritazione. E nemmeno se e quanto sia destinata a durare. I bookmakers dicono “poco”. Si accettano scommesse.


Anno 2, numero 10

30 agosto 2008

Cambiare e Vivere Labico News W San Rocco Consigli comunali estivi e patologie L’ininterrotta attività consiliare dei mesi di giugno e luglio (fino al primo agosto) e la pausa estiva ci hanno costretti ad una interruzione della pubblicazione del giornale piuttosto lunga. Ci dispiace, anche perché crediamo sia importante far sapere ai cittadini cosa succede all’interno del Consiglio comunale e le numerose sedute che si sono succedute dalla fine di maggio stanno a significare che quando si parla di strumenti urbanistici l’amministrazione diventa improvvisamente attiva ed operosa. Ovviamente non ha molto senso fare un resoconto dettagliato di tutti i consigli né abbiamo il tempo e le energie per farlo adesso. Però crediamo sia utile, ricollegandoci alla sintesi pubblicata nel numero di luglio, ripercorrere alcune delle questioni più significative. Intanto bisogna purtroppo registrare che anche nelle ultime sedute non è mutata l’incoerenza delle scelte sia sotto il profilo urbanistico sia sotto il profilo procedurale. Per cui in alcune circostanze si è deciso che si poteva solo approvare o respingere un’osservazione, perché non era prevista la possibilità di proposte alternative (che avrebbero significato la formulazione di una nuova osservazione da parte del consiglio comunale), ma in altre si è allegramente “mercanteggiato” sui contenuti concedendo un centimetro (in scala ovviamente) di qua o di là sulla base di valutazioni molto ruspanti e approssimative. Spesso e volentieri osservazioni del tutto analoghe hanno avuto risposte di segno opposto, ingiustificabili sul piano della programmazione territoriale, ma che probabilmente trovano una loro spiegazione in riferimento alla titolarità delle particelle catastali interessate. Da questo punto di vista va segnalata l’ellittica dichiarazione del capogruppo della maggioranza: “I nostri elettori, i vostri elettori”. Dal contesto una possibile interpretazione potrebbe essere che le scelte urbanistiche si fanno in funzione dell’orientamento di voto dell’osservante. Mi auguro che non sia così, ma, nel caso, faccio presente che la nostra impostazione è decisamente differente: la pianificazione urbanistica non è, né può essere, il mercimonio di consensi e favori, in funzione del proprio tornaconto personale (di potere per alcuni e di concessione di favori per altri), ma risponde ad esigenze di benessere dell’intera collettività, possibilmente cercando di salvaguardare l’integrità del territorio. Non pretendiamo che sia così anche per gli altri, ma almeno vorremmo che

di Tullio Berlenghi

sia chiara la differenza. Questo aspetto però è finanche secondario rispetto ad altri fattori che intervengono ad alterare quelli che potremmo definire i “criteri ispiratori” della programmazione urbanistica labicana. Il fatto che, in qualche circostanza, si rinunci a qualche servizio, a una strada, ad una piccola piazza per dare qualche contentino qua e là, potrebbe sembrare già sufficientemente biasimevole, ma – e bisogna aggiungere “purtroppo” – la questione non si esaurisce lì. Ben più rilevante è l’influenza di altri parametri, come l’interesse di qualche costruttore o di qualche amministratore (e a volte tra le due categorie la distanza è misurabile in micron). Faccio qualche esempio, tanto perché le considerazioni non sembrino campate in aria. Invito chi ne abbia voglia a dare un’occhiata alla mappa generale del piano regolatore. Ovviamente sul sito del Comune (pagato con i soldi dei contribuenti) non è reperibile, ma sul nostro sito www.cambiareeviverelabico.it, autofinanziato dai consiglieri e simpatizzanti dell’opposizione) sì. Ebbene, se si guarda bene la zona dove sono stati individuati gli impianti sportivi ci si trova di fronte ad una sorprendente stranezza. La forma dell’area assomiglia vagamente ad una H. Nessun problema a prevedere l’esproprio per i comuni cittadini di vasti terreni, lasciando magari una piccola zona edificabile sotto i cavi dell’alta tensione, ma guai a toccare un solo centimetro quadrato (reale, non in scala) ai costruttori proprietari dell’area che sta esattamente all’interno della H, creando non pochi problemi di omogeneità dell’area e di collegamento tra le due zone. Possibile che il costruttore abbia comprato l’area intuendo che il Comune avrebbe scelto di realizzare una zona sportiva con quella singolare forma? O forse, nel momento in cui si disegnano le zone si guarda bene a chi appartengono i terreni? Addirittura in corso d’opera l’amministrazione ha deciso che l’estensione della zona sportiva non era sufficiente ed ha deciso di individuare altri terreni, da destinare a vincolo (preordinato all’esproprio) per impianti sportivi. Qualcuno pensa che si sia potuto solo minimamente pensare di utilizzare la parte interna della famigerata H (di proprietà del costruttore)? Spero che nessuno sia così ingenuo. L’area reperita è ancora più esterna, rende ancora più “artistica” la forma della zona sportiva ed appartiene ovviamente a privati cittadini. Come volevasi dimostrare.


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L’altro importante discrimine riguarda l’interesse degli amministratori. Ad esempio, quando è dovuto uscire dall’aula, per “conflitto di interessi”, l’assessore al bilancio, la sua maggioranza, opportunamente istruita, ha prontamente approvato tutte le osservazioni che lo riguardavano, modificando criteri e valutazioni a seconda della circostanza. L’unico comune denominatore era rappresentato dalla assordante assenza dell’interessato. Alla faccia dell’amministrazione corretta e imparziale, come dovrebbe esserci scritto da qualche parte nella nostra Costituzione. Un altro esempio riguarda il Sindaco. Ne avevo parlato nel mio ultimo articolo. C’era un’osservazione in merito all’individuazione dell’area turistica ricettiva tutta – e dico tutta! – all’interno della proprietà del Sindaco. Qualche cittadino ha pensato bene di chiedere che parte di quell’individuazione fosse collocata nel proprio terreno (avendone le caratteristiche e la funzionalità). In prima battuta la maggioranza, di fronte alle nostre pressioni, aveva provato un po’ di imbarazzo e aveva ritirato la proposta di bocciatura dell’osservazione formulata dalla commissione. Io avevo detto che non avevano avuto ancora il coraggio di riportarla in aula dopo tre settimane. Ebbene non solo hanno trovato il coraggio di riportare l’osservazione, ma hanno avuto anche la faccia tosta di riproporre tal quale il parere della commissione. Complimenti. In compenso il Sindaco è uscito e a ha lasciato che a votare fosse la sua maggioranza (sempre opportunamente istruita). Peccato che si sia dimenticato di uscire quando la stessa questione l’abbiamo sollevata con una nostra osservazione. Un’osservazione che hanno rifiutato di discutere per singoli punti (come chiedevamo noi) e hanno votato allegramente tutto quanto tutti quanti, sindaco compreso. Anche perché altrimenti non avrebbero avuto il numero legale. Ovviamente ci sono gli estremi per invalidare l’atto. Un altro elemento di folklore è stata la partita delle osservazioni dell’ufficio tecnico. L’ufficio tecnico ha presentato circa dieci osservazioni con delle modifiche “in corso d’opera” per correggere alcuni errori e alcuni problemi evidenziati durante l’esame del piano (molti erano stati segnalati proprio con la nostra osservazione, che hanno bocciato…). Quando arrivano le osservazioni ci accorgiamo che sono del tutto prive di numeri di protocollo e recano un numero progressivo assegnato dall’ufficio tecnico. Chiediamo spiegazioni. Il Sindaco è del tutto ignaro di quanto sia avvenuto e chiede lumi al responsabile dell’ufficio, il quale, candidamente, spiega di aver preso un po’ di numeri “in bianco” (testuali parole) da utilizzare in seguito. Faccio presente che è una procedura illegittima e chiedo di ritirare immediatamente gli atti. Sono sconcertati, ma, nel dubbio, li ritirano. Li ripresentano (con lo stesso numero progressivo) una settimana dopo, accompagnati da un

numero di protocollo relativo ad una lettera interna tra ufficio tecnico e ufficio protocollo. Sostengo che è un metodo del tutto privo di senso e di dubbia regolarità. Stavolta non sentono ragioni. Si passa oltre, ma almeno è chiaro che l’amministrazione soffre di una preoccupante patologia: allergia alle regole. Non vorremmo che rischiassero di andare incontro – se gliene arrivasse qualcuna tra capo e collo – ad uno shock anafilattico. Segnalateci possibili terapie.

Qualche settimana fa sono stati affissi dei manifesti “istituzionali”, con tanto di logo del comune e affissi dall’apposito servizio competente, i quali, con la scusa di svolgere la loro funzione informativa, erano sostanzialmente una propaganda politica bella e buona. Da un lato c’era in bella evidenza il ringraziamento all’assessore regionale che avrebbe consentito un miglioramento dei collegamenti con Frascati, dall’altro c’era l’esaltazione dell’operato di un assessore comunale, che avrebbe svolto i suoi buoni uffici a tal fine. L’episodio, di per sé piuttosto marginale, merita qualche considerazione: 1. L’assessorato competente avrebbe dovuto attivarsi per risolvere il problema, nulla proibisce di avvalersi dei buoni rapporti di un collega con l’assessorato regionale, ma da qui a farci un manifesto autoincensante il passo è lungo. 2. Il “grande risultato” ottenuto rientra in quelli che dovrebbero essere i compiti istituzionali di un amministratore, niente di più. Legittimo decidere di farne pubblico vanto, ma possibilmente non a spese dei contribuenti. I manifesti di propaganda si pagano con i propri soldi, non con quelli pubblici. 3. Chi contesterà l’affissione selvaggia dei manifesti istituzionali? E chi pagherà la relativa sanzione amministrativa? Se il buon esempio deve venire dalle istituzioni siamo messi piuttosto male.


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L’estate è finita… i problemi restano! E’ arrivato settembre. E’ arrivato dopo un’estate deserta e soporifera a Labico. Un ‘estate dove, tranne i consigli comunali, la pubblica amministrazione ha fatto veramente poco: una bellissima serata a Palazzo Giuliani, con il contributo determinante di una giovane associazione labicanae poi niente più, riducendo l’estate labicana solamente ai festeggiamenti per S. Rocco. E così noi labicani rimasti siamo stati a girovagare tra i comuni limitrofi, che almeno loro organizzano attività, serate, feste da fine giugno a tutto settembre. A Labico invece no, a Labico si creano complicazioni e ostacoli anche ai privati che qualcosa provano a organizzare. Settembre arriva e con lui le ripartenze, i bilanci, le inaugurazioni e si ripensa a come ci eravamo fermati prima dell’estate. I mesi di Maggio e Giugno 2008 sono stati mesi importanti per il nostro comune, per i giovani e per lo sport: mesi di impegni presi, bilanci, festeggiamenti e vittorie. La vittoria. Quella di un gruppo di ragazzi che per divertimento e piacere si impegnano in un campionato amatoriale di calcetto e riescono a vincerlo, che vengono invitati a giornate di beneficenza, a gare, a tornei, che in questo modo si prendono delle soddisfazioni e fanno gruppo, divertono, insomma fanno sport. Un gruppo, quello della A.S. Calcio a 5 Labico che pensa di fare il grande salto: dall’amatoriale alla serie D. Non tutto si può fare però e non tutto scorre sempre liscio. Succede che da tempo ci si lamenta per un campo che non viene manotenuto come si deve, di spogliatoi assolutamente inagibili, per cui i ragazzi si sono anche rimboccati le maniche, con proprie spese e il proprio lavoro. Da quasi una anno chiedono un intervento, spogliatoi risistemati, decenti, niente di che. Noi dell’opposizione abbiamo fatto il nostro dovere: sollecitazioni, due interrogazioni consiliari, l’appoggio tecnico e politico che potevamo offrire, non solo a Labico. Poi si scopre che da tre anni il Comune aveva a disposizione dalla Provincia di Roma 35.000 euro e un progetto per gli spogliatoi, ma rimanevano lì nel cassetto, i soldi non si riuscivano ad avere e neanche si chiedevano per la parte restante delle spese per i nuovi spogliatoi. I ragazzi, noi dell’opposizione, veniamo rassicurati: si fa il la richiesta

di Benedetto Paris

di finanziamento o si prende un mutuo e per settembre del prossimo anno avrete gli spogliatoi! Così Sindaco e altri amministratori e consiglieri comunali. Risultato? Solo ad agosto è stata individuata la ditta che farà la prima parte dei lavori, quella realizzata con i soldi nelle casse da tre anni, ma ancora nulla si sa su come finanziare la parte restante, ovvero la trasformazione del nuovo fabbricato da quattro mura a spogliatoi e bagni pubblici adeguati. Purtroppo a causa di questi ritardi, tutti dell’Amministrazione Giordani – Galli, la squadra della A.S. Calcio a 5 Labico, non potrà partecipare alla Serie D, un sogno, un obiettivo infranto a causa della cattiva amministrazione. I Festeggiamenti. Quelli della A.S. Volley Labico, di una società fiore all’occhiello del nostro comune, che riesce a conquistarsi l’accesso ad un campionato nazionale, la serie B2. Grandi feste a Ostia, a Labico, in piazza, poi la cena offerta. Ma ad un campionato nazionale non è facile partecipare: aumentano i rischi, aumenta la visibilità del nostro piccolo paese, ma aumentano anche i costi. E’ così che la società chiede sostegno alle autorità, che prontamente si impegnano a parole nel sostegno alla società. Poi arriva però il bilancio comunale e si scopre che i fondi per le società sportive diminuiscono nel nostro bilancio da 5000 a 3000 euro, proprio quando due società (A.S. Volley Labico e A.S. Calcio a 5 Labico) vincono e provano a fare i loro grandi salti. In Consiglio comunale abbiamo posto la questione, chiediamo sostegno alle società, non solo a queste, perché più fondi per lo sport significa e deve significare per tutti gli sport. Per esempio: da almeno due anni la manifestazione di atletica organizzata durante i festeggiamenti per S. Rocco riscuote un grande successo, non sarebbe il caso di cercare di portare a Labico società, attività, spazi per questo tipo di sport? Ma come si fa a fare questo se addirittura riduciamo le risorse per lo sport? Fatto sta che anche questo impegno preso a parole in Consiglio dall’Amministrazione non è stato rispettato e nessun finanziamento particolare, anche per sfruttare la “pubblicità” che la squadra fa in giro per il centro Italia, è stato erogato! 3


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Ma non solo. A Giugno, dopo 4 mesi dalla sua istituzione, era stata finalmente riunita la commissione sull’Ufficio Informagiovani e in quella sede si annunciava la volontà dell’Amministrazione di aprire lo sportello istituito su nostra proposta per gli inizi del mese di settembre. Benissimo. Felice (sono io per il gruppo consiliare a partecipare alla commissione) ho sollecitato Sindaco e consigliere delegato alla formazione dei dipendenti, a pensare l’Ufficio Informagiovani come un servizio interattivo, non come uno sportello dove si consegnano dei fogli, ma dove si faccia accompagnamento al ragazzo che lì si rivolge per informazioni lavorative, scolastiche, ricreative, professionali. Inoltre ho suggerito uno spazio internet autonomo, impostato per una utenza giovanile, con servizi adeguati e anche più semplici, come e-mail o sms. Ci siamo lasciati con l’accordo di rivederci a breve, anche perché la mozione consiliare approvata prevede una relazione a sei mesi…ovvero ora, i primi di settembre. Peccato però che la commissione non è stata più riconvocata e dell’Ufficio Informagiovani non se ne sappia più niente. Sempre per i Giovani a Maggio è stato approvato un nostro emendamento al Bilancio consiliare per istituire borse di studio per i migliori ragazzi che si fossero diplomati quest’anno. L’emendamento fu accolto e modificato, portando da 1900 a 3000 euro lo stanziamento e estendendo anche ai migliori studenti della terza media e laureati. Successivamente

avremmo dovuto individuare i criteri e i limiti per e delle corse di studio, ma fino ad ora niente. Il fine del nostro emendamento era quello di sostenere i ragazzi, specie se bisognosi, nella scelta dell’università, coprendo il costo medio della prima rata delle università pubbliche. Era importante la vittoria della borsa fosse comunicata il prima possibile, specialmente per rassicurare le famiglie degli studenti vincenti rispetto ai costi dell’università. Forse siamo ancora in tempo per ottenere questo risultato, ma….. Consigliera Ricci batta un colpo e ci convochi per far sapere ai ragazzi e alle famiglie che questo comune li premia se investono se stessi nello studio! Siamo a settembre. In questi tre mesi l’Amministrazione si è occupata solo di Piano regolatore. Abbiamo fatto interrogazioni consiliari, ma non siamo riusciti a farle discutere in Consiglio comunale. Lì si può parlare solo di Piano regolatore, solo di interessi dei pochi e non di tutta la comunità, perché nella discussione finora sono solo gli interessi dei pochi che l’hanno avuta vinta davanti a quelli di tutta la comunità. Speriamo che finalmente si riesca a discutere nei prossimi consigli anche dei problemi dei Labicani, dei servizi, della sicurezza delle strade, delle fogne che torneranno a intasarsi nel prossimo inverno, delle scuole, degli asili nido che mancano, della cultura che è totalmente dimenticata come politica, ma si manifesta solo come evento estemporaneo.

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20 settembre 2008

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Movimenti di bilancio: resoconto dell’ultimo consiglio Come al solito il consiglio comunale viene convocato in un giorno feriale. Ormai abbiamo smesso di chiedere di individuare giorni e orari in cui ai cittadini interessati sia possibile assistervi. Se poi per caso la maggioranza non dispone di un adeguato numero di consiglieri - come è avvenuto il 13 settembre, quando per mancanza del numero legale si è rinviata la seduta alla seconda convocazione - allora il consiglio si può anche fare di sabato. Peccato però che nessun cittadino lo sapesse, visto che la convocazione ufficiale era per il venerdì. Fortuna che il Sindaco ci ha avvisato per tempo dell'eventualità che non ci fossero abbastanza consiglieri di maggioranza... Si comincia con appena 35 minuti di ritardo e i punti all'ordine del giorno sono solamente due. Sul primo non è neppure prevista una deliberazione assembleare. Si tratta di una comunicazione del Sindaco sull'utilizzazione dei fondi di riserva del bilancio. Va detto che i fondi di riserva rappresentano una sorta di ciambella di salvataggio da utilizzare in particolari momenti e in situazioni di urgenza. La normativa prevede in linea generale che in materia di bilancio le decisioni devono essere assunte dal Consiglio comunale e il fondo di riserva costituisce un'eccezione alla regola generale. Eccezione che va ovviamente utilizzata con moderazione e sulla base di effettive ed improrogabili esigenze amministrative. Noi chiediamo per l'appunto la ragione per la quale ci si sia avvalsi di questa procedura straordinaria e quali ragioni giustificassero una simile disposizione. La risposta data dall'assessore Scaccia è stata che alcune esigenze di spesa per la scuola sono emerse solo ad agosto e non c'era più il tempo di un passaggio formale in consiglio prima di deliberare la variazione di bilancio. A confortare la tesi dell'assessore è intervenuta la consigliera Ricci, delegata in materia di scuola, che ha ribadito che i problemi sono sorti proprio ad agosto. Nel mio intervento esprimo il mio stupore e un pizzico di ammirazione per le capacità della giunta di leggere il futuro, visto che la deliberazione di giunta con cui viene decisa l'utilizzazione del fondo di riserva risale al 17 luglio, circa un mese prima che i problemi – secondo le dichiarazioni dell'assessore Scaccia e della consigliera Ricci – sorgessero. Esprimo la preoccupazione che si utilizzi un meccanismo previsto per le situazioni di emergenza come scorciatoia per sottrarsi al dibattito consiliare. Certo, di fronte alle

di Tullio Berlenghi

esigenze della scuola – che rimane per noi una priorità – facciamo fatica ad assumere posizioni negative, ma affermo che sarebbe doveroso da parte dell'amministrazione dare più informazioni su come vengano utilizzate le risorse, in virtù dei principi di correttezza e di trasparenza dell'amministrazione. Chiedo inoltre che venga portata quanto prima in consiglio un'ulteriore delibera approvata con la medesima procedura e sulla quale chiediamo fin da subito di dare la più ampia conoscenza dei fatti e delle motivazioni che l'hanno giustificata. Si passa quindi al secondo punto: la variazione di bilancio giustificata da motivi di urgenza. Anche in questo caso l'atto viene illustrato dall'assessore competente, Giorgio Scaccia, che spiega a grandi linee come siano intervenute esigenze di spesa che hanno reso necessaria l'individuazione di nuove risorse da destinare al centro anziani e per il contributo per canoni di locazione per le famiglie bisognose. Per queste due voci sono state reperite risorse a livello regionale. Ben più cospicuo è l'importo relativo alle due voci successive, relative alla sistemazione degli impianti sportivi e ad ulteriori lavori da effettuare per le strutture scolastiche. Qui l'assessore parla di una "partita di giro", evidenziando come entrate e uscite siano equivalenti, quasi a dimostrare che la variazione di bilancio sia del tutto indolore per le casse comunali. Ancora una volta siamo costretti ad intervenire per cercare di fare un po' di chiarezza e per esprimere le nostre valutazioni. In primo luogo sentiamo la necessità di sottolineare l'imprecisione delle affermazioni dell'assessore: non si può mascherare la variazione di bilancio come una banale operazione contabile a saldo zero. Quella che viene definita "entrata" per complessivi 100mila euro (il mutuo acceso con la cassa depositi e prestiti) è indubbiamente un'entrata per l'attuale esercizio di bilancio, ma comporterà un costo a carico della collettività per gli anni a venire. Un costo che forse, con un po' più di capacità programmatoria, si poteva anche evitare, visto che si poteva ricorrere a finanziamenti regionali quantomeno per l'adeguamento delle strutture sportive. Su questo punto evidenziamo come un'importante realtà sportiva labicana - quella del calcetto, che aveva ottenuto un importante successo a livello provinciale - non abbia potuto proseguire la propria attività proprio a causa della mancanza degli spogliatoi che, con grande ritardo, il comune si appresta


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a mettere a norma solamente adesso. Inoltre chiediamo ancora una volta di avere una più ampia conoscenza delle questioni. Le spese per la scuola e per lo sport sono sempre accolti con un pregiudizio favorevole, ma sarebbe meglio sapere "come" vengono spesi i soldi, perché non è detto che più aumentano le risorse e più aumenta la qualità dell'intervento e allora è meglio conoscere modalità e obiettivi, per poter valutare le scelte disponendo di tutte le informazioni necessarie. Analoghe considerazioni possono essere fatte per la scuola, su cui si interviene sempre con la logica dell'emergenza e creando sempre qualche disagio alla popolazione scolastica. Su questo punto Spezzano segnala che la consegna dei lavori sia prevista per il 6 ottobre e questo spiega il tradizionale ritardo dell'avvio del tempo pieno e dell'erogazione dei pasti a scuola, con l'inevitabile perdita di preziose ore di insegnamento. Pur giudicando negativamente il comportamento dell'amministrazione al momento del voto decidiamo di astenerci, per senso di responsabilità verso questioni di grande rilievo sociale, sulle quali avremmo preferito ci fosse una migliore attenzione e capacità di programmazione da parte della maggioranza. Al voto 10 favorevoli e 4 astenuti. Terminati i punti all'ordine del giorno il Sindaco decide di consentire che venga dato spazio al dibattito su alcuni temi segnalati dai consiglieri, così come prevede lo Statuto. Non era mai successo è nonostante sia prassi abituale nelle assemblee elettive, riteniamo di dover comunque ringraziare il Sindaco per aver finalmente concesso un po' di spazio alla democrazia. La prima questione sollevata riguarda proprio il rapporto tra l'amministrazione e le realtà sportive. Si affronta il problema del calcetto e della mancata iscrizione al campionato. Remo Di Stefano contesta l'accusa di "scarsa sensibilità" sull'argomento e si dice disposto ad impegnarsi per risolvere il problema. Peccato che, a quanto pare, per il campionato sia ormai troppo tardi. Sulla scarsa sensibilità interviene Giovannoli chiedendo conto della mancata risposta ad una lettera dell'associazione della pallavolo inviata a luglio su cui si chiedeva un immediato riscontro e per la quale dopo ben due mesi non era arrivata nessuna risposta. Grande imbarazzo del Sindaco, ma alla fine si riesce a strappare un impegno per le più importanti trasferte previste. Un'altra questione la solleva Luciano Galli a proposito del nostro trafiletto (vedi numero di agosto) sui manifesti selvaggi affissi dal Comune, sostenendo che allora avremmo dovuto criticare anche quelli di due consiglieri di minoranza dello stesso tenore. Premesso che, per altre ragioni, ho espresso una personale disapprovazione sull'episodio, faccio notare alcune differenze fondamentali: i manifesti della maggioranza li ha pagati il comune, quindi i cittadini, quelli di Paris e Tulli se li sono pagati con le proprie tasche; i manifesti

della maggioranza sono stati affissi da operatori pubblici, pagati dal comune e non hanno pagato la tassa per le affissioni (che comunque avrebbero pagato i cittadini…) mentre quelli di Paris e Tulli hanno pagato la tassa di affissione; i manifesti della maggioranza sono stati affissi in modo selvaggio (la foto pubblicata lo dimostra), quelli di Paris e Tulli hanno rispettato le regole. Ce n'è abbastanza perché il Sindaco si scusi a nome dell'amministrazione. Ma, ovviamente, le scuse non arrivano. Il messaggio è "noi siamo al di sopra delle regole". Infine Spezzano solleva una questione di una certa gravità su un'interrogazione a cui il Primo Cittadino di Labico non voleva dare risposta, adducendo argomentazioni a dir poco pretestuose. Lascio a Maurizio le considerazioni sul caso, anche perché avremo modo di riparlarne, visto che il Sindaco ha promesso che porterà l'interrogazione al prossimo consiglio comunale.

Interrogazioni, mozioni, delibere: il nostro impegno per Labico In questo primo mese dopo le vacanze estive abbiamo già ripreso appieno la nostra attività e, oltre al consiglio comunale della scorsa settimana, ecco i nostri “movimenti” per Labico: • 2 settembre; interrogazione del consigliere Spezzano per chiedere numi su un presunto abuso edilizio. Il Sindaco risponde sommariamente ed impropriamente. Durante l’ultimo consiglio si riserva comunque di fare delle verifiche e di discutere l’interrogazione al prossimo consiglio; • 15 settembre; proposta di delibera consiliare per ottenere spazi di lavoro per i consiglieri di minoranza all’interno del comune; • 15 settembre; richiesta di convocazione di un nuovo consiglio comunale per l’istituzione delle Commissioni, la nomina del Presidente del Consiglio Comunale, la risposta alle interrogazioni; • 19 settembre; mozione sulla sicurezza stradale a Labico: marciapiedi inesistenti, traffico insostenibile negli orari scolastici in Via L. Da Vinci, mancanza di dossi in alcune zone del paese e molto altro; • 19 settembre; interrogazione sulla sicurezza pubblica nel centro storico per chiedere se il comune è a conoscenza di alcuni episodi di violenza che si sono verificati nel paese in queste settimane; • 19 settembre; interrogazione per sollecitare la nomina revisore dei conti.

La lettera... Siamo un gruppo di mamme di Labico che portano tutti i giorni i loro figli a giocare nel parco di Via dello Sport. Purtroppo siamo costrette ad usufruire di panchine con barre di legno mancanti e con ferri sporgenti e pericolosi perché taglienti e arrugginiti. È già successo che qualche mamma e bambino si sono feriti alle gambe solo sfiorando questi ferri. Dopo vari solleciti – inutili - fatti alla vigilessa, all'ufficio tecnico, due volte al Vicesindaco e due volte al Sindaco ci rivolgiamo a voi. Speriamo che questa volta saremo ascoltate. Le mamme del parco di Labico


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Diritti e palliativi: sport, scuola e urbanistica In ogni seduta di Consiglio Comunale, inesorabilmente, noi di Cambiare e Vivere Labico abbiamo posto tre questioni: la scuola, lo sport e l’urbanistica. Perché facciamo questo? Perché non si può prescindere da questi tre elementi che sono alla base di ogni convivenza civile e che sono fondamentali per lo sviluppo di ogni comunità. Ora si dà il caso che da noi, a Labico, questi tre elementi hanno destini diversi: i primi due, scuola e sport, trascurati, mentre la terza, l’urbanistica, osannata ed incentivata ad un punto tale che ogni decisione è subordinata a questo aspetto, non nel senso di benessere diffuso dell’intera comunità, ma come elemento di potere di poche, pochissime persone che tirano le fila e un codazzo di altre persone che gravitano intorno, accontentandosi delle briciole. In sei anni che sono a Labico non ho mai rinunciato a porre il problema scuola e con me tante altre persone, inclusi gli altri quattro consiglieri di opposizione. Abbiamo sempre denunciato il fatto che gli ampliamenti e le fugaci ristrutturazioni non avrebbero risolto i problemi della scuola, ma che anzi, l’incremento annuo di popolazione scolastica, avrebbe aggravato ancora di più la situazione. Infatti, siamo alle solite, è iniziato l’anno scolastico e si sono riproposti pari pari i problemi di sempre: carenze di spazi, carenze di sicurezza, carenze di laboratori, carenze di servizi (la mensa non è ripresa, non per inadempienze del gestore, ma perché l’amministrazione ha preferito risparmiare un po’, facendo iniziare il servizio presumibilmente il 29 settembre). Perché è successo questo? Perché l’amministrazione è inadempiente. I lavori di ampliamento avrebbero dovuto iniziare a giugno, quindi a conclusione dell’anno scolastico passato. Sono iniziati invece il 4 luglio e la consegna è prevista per il 6 ottobre. Un’amministrazione attenta al servizio e meno alle inaugurazioni avrebbe dovuto preventivare questa situazione ed attivarsi affinché ciò non si verificasse; invece succede, che il senso di dovere del Dirigente Scolastico dà l’autorizzazione all’apertura della scuola per non penalizzare gli studenti e per non pregiudicare l’anno scolastico, l’amministrazione, invece, porta in Consiglio una delibera di Giunta di accensione di un mutuo, di 40.000,00 Euro, perché, udite udite, si sono dimenticati di preventivare nell’appalto la tinteggiatura dei muri e qualche altro piccolo lavoro. Sapete qual è la differenza tra un mutuo e un finanziamento? Il finanziamento viene erogato da qualche ente superiore, Provincia, Regione, ecc, gravando sul loro bilancio, mentre il mutuo dobbiamo pagarcelo noi. Come? Con le imposte comunali, quindi andrà a gravare sul bilancio interno del Comune. Capito i furbi? Altro elemento grave, gravissimo è che anche per quest’anno niente autonomia scolastica, malgrado sia stata sbandierata già da diverso tempo. Sapete come

di Maurizio Spezzano

pensano di avere l’autonomia scolastica i nostri? Con un’altra delibera di Giunta, che prende atto dell’aumento della popolazione scolastica. Non voglio essere presuntuoso, e gli atti del Consiglio me ne danno atto, ma ho suggerito in più di un’occasione lo strumento per arrivare all’autonomia: bisogna convocare una Conferenza dei Servizi con gli Enti interessati, perché l’autonomia scolastica non è solo un atto amministrativo, ma anche politico. Picche anche in questo caso. Il problema va affrontato nella sua globalità e gli ampliamenti da soli non bastano a risolvere queste disfunzioni. Non è solo il numero dei bambini a concorrere alla concessione dell’autonomia, ma anche la globalità degli spazi. Prendiamo atto, allora, che gli spazi sono insufficienti, che non c’è possibilità per una presidenza, per la segreteria didattica, per la segreteria amministrativa, per un’aula magna dove tenere le riunioni del collegio docenti, una sala professori, una biblioteca, un laboratorio informatico, i laboratori didattici, una palestra seria, una mensa, un cortile interno, un parcheggio, ecc. A margine, per carità, liberiamo il centro storico da quel continuo via vai di macchine e macchinoni, che rendono l’aria irrespirabile e che ingolfano l’intero paese e buona parte della Casilina. Per porre fine a questi disagi che si ripresenteranno anche il prossimo anno, bisogna affrontare il problema alla radice, cioè, realizzare un nuovo plesso scolastico che raccolga tutti gli ordini scolastici e che sia il volano all’autonomia tanto agognata. Gli stessi problemi si ripropongono per lo sport e ne abbiamo avuto prova nell’ultimo Consiglio Comunale. Non difendo nessuno sport in particolare, perché qualsiasi attività sportiva è interessante ed educativa, ma faccio un discorso generale. Da qualche anno, la popolazione cresce e gli spazi sportivi diminuiscono, eccezion fatta per il Palazzetto dello Sport e il campo di calcetto, doni della Provincia di Roma. Dieci/quindici anni fa, quando Labico contava poco più di 2.000 persone gli spazi potevano dirsi quasi sufficienti: due campi di calcio, due campi da tennis, una gloriosa società di ciclismo, una squadra di calcio che ha militato, credo in Eccellenza, la squadra di pallavolo, per un numero di praticanti tra le 150/180 persone. Oggi la popolazione si è triplicata e gli spazi non solo si sono ridotti, ma sono aumentati i praticanti che possono utilizzare un Palazzetto dello Sport, un campo di calcetto, un campo di calcio(?) destinato a breve ad accogliere villini al posto dei piccoli atleti. E’ aumentata l’offerta sportiva ma sono diminuiti gli spazi, costringendo le varie società a sgomitare per avere la possibilità di utilizzare la palestra (?) della scuola media. Eppure abbiamo una squadra di pallavolo che 3


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milita in serie B e partecipa a 13 campionati diversi per un totale di 150/170 atleti di tutte le età; una squadra di calcetto, 20/25 tesserati, che ha vinto il campionato provinciale ma ha dovuto ritirare l’iscrizione per mancanza di strutture (gli spogliatoi con tettoia in eternit); una società di scuola calcio per i più piccoli con 50/60 iscritti in un campo vergognoso pieno di erbacce e spogliatoi al limite del colera; una società di mini basket con 50 tesserati che non sa dove andare ad allenarsi, per non dire dove giocare, visto che la palestra della scuola non è omologata; due società di ballo e danza per un totale di 70/80 iscritti; una società di ginnastica con altri 30/35 iscritti; poi, abbiamo un piccolo campione di judo che l’anno scorso si è classificato secondo nella categoria esordienti del campionato nazionale e che quest’anno debutta fra i cadetti, partecipando ai campionati europei, ma che pur avendo chiesto uno spazio è costretto a tesserarsi presso altre società; dispiace, e lo dico con sincerità, che la squadra di ciclismo non ci sia più a causa delle ingenti spese di gestione, così come si rimpiange la squadra di calcio che ha cessato l’attività da anni. Ora tutte queste squadre e questi tesserati cercano spazi, ma a Labico non ci sono, costringendo alcuni ad emigrare, altri a fare i turni. Come prima: perché? Perché a Labico non si è mai programmato per lo sport, si sono limitati a costruire case su case, senza pensare ai servizi, anzi alcuni spazi sportivi sono stati trasformati in altro: un campo di calcio è diventato per metà parco e per metà campo di calcetto; un campo da tennis è diventato per metà parcheggio e per metà spazio all’aperto del centro anziani; l’altro campo da tennis per metà è crollato e l’altra metà sta crollando. Non voglio dare soluzioni, ma credo che ognuno potrà farsi un’idea della vita sportiva del nostro comune e dell’insipienza dell’Amministrazione comunale, che ha consentito che ciò avvenisse, a vantaggio di palazzinari che si limitano a violentare il territorio. L’ultimo elemento è l’urbanistica. Sia in Consiglio Comunale, che negli incontri avuti, abbiamo avuto modo di denunciare tutti i limiti e gli abusi di questo comparto. Non abbiamo mai contestato il diritto di costruire, ma abbiamo sempre sostenuto che ciò deve essere fatto nel rispetto della legge, nel rispetto del territorio e nel rispetto dei singoli cittadini. Sfido chiunque a sostenere il contrario. Ma da noi non è così. Un manipolo di costruttori decide cosa fare e cosa non fare. Decide alle spalle dell’intero paese le sorti di questa comunità, senza che i benefici siano di tutti. Questo è stato possibile non solo per l’ingordigia di pochi, ma anche per gli omessi controlli di chi avrebbe dovuto controllare che ciò non avvenisse e di alcuni amministratori complici di questo sistema.

Lo scempio è sotto gli occhi di tutti, perché è stata perpetrata una politica di rapina del territorio, martoriandolo con colate continue di cemento, senza il pensiero che lasceremo in eredità ai nostri figli un paesaggio di macerie. 11 Km2 di territorio antropizzati per due terzi e il restante terzo messo in serio pericolo dalla smaniosa megalomania di un paio di persone, che vogliono costruire a nostre spese un casello autostradale da quasi trenta milioni di Euro (30.000.000,00) da regalare alla società Autostrade. Si vuole approvare un PRG scandaloso, le cui norme tecniche previste sono scritte a vantaggio dei costruttori e dell’edilizia speculativa e non dei piccoli proprietari che magari vogliono costruire per loro stessi. Noi continueremo a fare le nostre battaglie sia in Consiglio Comunale che fuori, decidendo per il bene del paese e non contro di esso, continueremo a denunciare la stolta amministrazione di questa classe politica, che si è trasformata in casta, e gli interessi che ci sono sotto. La nostra idea di comunità è diversa dalla loro, perché noi guardiamo ai cittadini e al futuro, senza dimenticarci del passato storico di Labico; loro guardano alla tasca e al modo di riempirla. Le nostre posizioni sono inconciliabili con le loro e continueremo a lottare per cambiare l’esistente. Una cosa sono i diritti, altra cosa i palliativi, il nostro agire politico guarda ai primi, i secondi li lasciamo a chi non ha un disegno chiaro per Labico.

Labico-Palestrina: migliorare il collegamento si può! Abbiamo inoltrato una lettera all’Assessorato ai Trasporti della Provincia di Roma chiedendo un intervento per il potenziamento della linea di autobus nella tratta LabicoPalestrina. La richiesta è stata fatta soprattutto per venire incontro alle esigenze dei ragazzi che ogni giorno si recano a Palestrina studiare e che possono usufruire di due sole corse (7.30 e 7.45…tra l’altro sovraffollate). Tempestiva è arrivata la risposta della Provincia che ci fa sapere che il miglioramento della linea è possibile e che si sta già muovendo per chiedere alla Co.tra.l la verifica della situazione e gli eventuali provvedimenti da prendere. I nostri più sentiti ringraziamenti alla Provincia per l’interesse dimostrato e l’impegno che sta già mettendo in campo per risolvere questa, ormai insostenibile, situazione.

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4 ottobre 2008

Cambiare e Vivere Labico News Speciale Consiglio Resoconto del consiglio del 26 settembre Terminata la pausa estiva l’attività consiliare sembra voler riprendere con una certa regolarità. La principale ragione di questa convocazione è il rispetto della norma che prevede la presentazione dello stato di attuazione del programma e degli equilibri di bilancio entro il 30 settembre di ogni anno. I punti all’ordine del giorno però sono ben sette ed è chiaro sin dall’inizio che questo consiglio non sarà breve. Il primo punto dell’ordine del giorno reca un generico “approvazione verbali sedute precedenti”, formulazione che andrebbe bene in un qualunque comune d’Italia dove i verbali vengono approvati nella seduta immediatamente successiva o, al limite, in quella dopo. Non a Labico dove l’approvazione dei verbali è puramente incidentale e dove i verbali si approvano con una certa discontinuità. Tra i verbali da approvare ci sono infatti quelli relativi alla correzione ed integrazione di due verbali risalenti a febbraio e marzo di quest’anno. Verbali fatti talmente male, nonostante i molti mesi trascorsi, da risultare non approvabili. E’ stato sufficiente segnalare alcune delle numerose incongruenze per indurre il sindaco a ritirare i due verbali incriminati. Cogliamo l’occasione per ricordare che da circa un anno e mezzo stiamo chiedendo la registrazione delle sedute, in modo che nessuno abbia dei dubbi sull’andamento dei consigli comunali. Parole che sono sembrate al vento per lungo tempo, ma che pare siano riuscite a creare una breccia. Anche il segretario

di Tullio Berlenghi

comunale ormai sembra condividere le nostre posizioni e chi aveva comicamente parlato di “violazione della privacy” (si tratta dell’assessore Scaccia) in merito alla registrazione delle sedute è servito. Gli altri quattro verbali registrano un evidente eccesso di sintesi, ma, alla luce delle rassicurazioni sulle buone intenzioni per il futuro, decidiamo di non sollevare eccezioni, salva la richiesta di integrazione del verbale relativo ad un atto ritirato con le motivazioni per le quali si disponeva il ritiro. L’atto in questione era la convenzione con un centro per l’infanzia privato, che peraltro veniva riproposta proprio nell’attuale seduta. Si approvano quindi quattro verbali con l’astensione del gruppo dell’opposizione. Il secondo punto riguarda l’obbligo, previsto dal Testo Unico degli Enti Locali, di approvare in sede consiliare lo stato di realizzazione dell’attività programmata e la verifica degli equilibri di bilancio. Il documento all’esame si compone quindi di due parti, la prima – relativa agli equilibri di bilancio – di carattere meramente contabile e che fotografa lo stato dei conti con l’obiettivo di evitare ogni possibile squilibrio tra i saldi, la seconda, con un valore indubbiamente più politico, perché permette di farsi un’idea sullo stato dell’arte di quanto previsto dai programmi dell’amministrazione. Apre la discussione l’assessore Scaccia che legge una soporifera relazione che mette a dura prova anche i più volenterosi. Per fortuna i volenterosi si erano già letti il documento e avevano quindi le idee sufficientemente chiare. Per le questioni dubbie è bastato interpellare il responsabile del settore che ha fornito con competenza le necessarie spiegazioni. Nel dibattito siamo intervenuti tutti per contestare il dato “politico” che è emerso dalla lettura del documento, visto che, al di là della salvaguardia formale degli equilibri di bilancio, si è registrato un preoccupante livello di incertezza sulle entrate, con conseguente riduzione della capacità di spesa ed investimento dell’amministrazione, ma


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soprattutto il modo in cui le risorse vengono investite. Ed è proprio sotto questo aspetto che concentro il mio intervento, scorrendo la parte che riguarda l’analisi dei singoli programmi ed evidenziando come il settore di maggior rilievo economico, quello relativo al funzionamento della macchina amministrativa, preveda quasi due milioni di euro di spesa, senza prevedere alcunché per garantire ai consiglieri di opposizione lo svolgimento del proprio lavoro, come chiediamo dall’inizio della consiliatura. Mi soffermo anche sul problema dell’istruzione pubblica, ricordando che, nonostante i toni trionfalistici del documento, la questione della scuola è tutt’altro che risolta e che, a causa della mancanza di programmazione da parte dell’amministrazione, l’erogazione dei pasti partirà con un mese di ritardo rispetto all’inizio delle lezioni, con decine di ore di lezione perse e con inevitabili difficoltà per il rispetto dei programmi scolastici. Affronto la questione della cultura, che, a leggere il documento, sembra uno dei principali pensieri della giunta municipale. Questione talmente importante da non aver neppure istituito un assessorato alla cultura e da non prevedere quasi nessuna iniziativa culturale. Per non parlare dello stato di abbandono della biblioteca, per la quale il bilancio prevedeva fino allo scorso anno una cospicua cifra per il pagamento del personale addetto. La biblioteca però non funzionava lo stesso e nel bilancio di quest’anno la cifra è stata semplicemente cancellata. Anziché decidere di far funzionare la biblioteca si è deciso di ufficializzare la sua inesistenza, azzerando completamente i fondi (salvo poi, come vedremo, approvare un regolamento…). Continuo ricordando che anche sullo sport i nostri amministratori non brillano per sensibilità e ricordo la questione del mancato adeguamento del campo di calcetto, ragion per cui la squadra locale non è riuscita ad iscriversi al campionato. Parlo anche della viabilità e del problema della sicurezza stradale, di cui forse bisognerebbe preoccuparsi un po’ di più e per il quale abbiamo presentato una mozione con la richiesta di avviare un serio programma di prevenzione. Anche sul programma relativo alla gestione del territorio e dell’ambiente ho molto da dire, visto che il nostro territorio è preso in considerazione dai nostri amministratori solo quando può essere utile per spalmarci qualche tonnellata di cemento. Ricordo che il consigliere delegato all’ambiente aveva preso l’impegno di aumentare, per frequenza di svuotamento e quantità, le campane per la raccolta differenziata, ma che di questo impegno non si è vista traccia. Il dubbio è che i nostri amministratori la raccolta differenziata proprio non la facciano, altrimenti si sarebbero resi conti dello stato in cui versano i contenitori. Per non parlare – ma ne parlo – delle discariche abusive disseminate sul territorio, di cui lascio da mettere agli atti una

documentazione fotografica, sottolineando la presenza di un considerevole quantitativo di eternit, invitando il sindaco a provvedere immediatamente alla sua bonifica. Termino il mio intervento ricordando che anche sotto l’aspetto quantitativo l’attenzione dell’amministrazione su temi come lo sport e la cultura è davvero modesta: circa lo 0,5 per cento del bilancio per ognuno dei due settori. Questo è un caso in cui i numeri parlano da soli. Il terzo punto riguarda l’approvazione dello schema di convenzione con un centro per l’infanzia ritirato ad agosto. La delibera e lo schema di convenzione sono scritti “male”, caratterizzati da eccessiva vaghezza, mancanza di principi chiari, formulazioni ambigue (non si sa se e quanto volutamente). Interviene subito Maurizio Spezzano che fa notare alcuni degli aspetti più controversi, anche per quanto riguarda il profilo contabile. Il sindaco ed alcuni membri della giunta cominciano a scambiarsi sguardi di preoccupazione. Il sindaco chiede subito una sospensione di dieci minuti. Viene accolta. La pausa dura oltre venti minuti. Sembra che l’argomento abbia creato qualche problema nella maggioranza. Si rientra in aula. Qualcuno nella maggioranza cerca una semplificazione della questione che sfocia nella sua banalizzazione: da una parte c’è un atto che prevede interventi di solidarietà per i meno abbienti, dall’altro c’è chi vuole contestare quell’intervento. Sono costretto ad un intervento preliminare e chiarificatore per evitare facili strumentalizzazioni. Al di là delle questioni di merito dell’atto – su cui c’è molto da dire – rilevo un’anomalia nella procedura seguita. Stiamo esaminando un atto, del quale avevamo contestato vizi di forma già due mesi fa. L’atto era stato ritirato, ma non si è cercato di affrontare insieme i nodi della questione. Addirittura la giunta ha approvato una delibera per l’utilizzazione di 1500 euro dei fondi di riserva da destinare alla materia. Di quella delibera noi abbiamo chiesto conto già nella seduta di quindici giorni prima, ma il sindaco ha pensato bene di non portarla all’attenzione del consiglio, nonostante i fondi di riserva debbano essere utilizzati per ragioni di urgenza e il cui uso andrebbe quindi fatto con molta cautela. Ho lamentato l’assoluta mancanza di trasparenza nel metodo e la volontà di imporre al consiglio un atto solo con la forza dei numeri, senza tenere conto della correttezza del contenuto. Colgo l’occasione per esprimere la stima nei confronti del lavoro e dell’impegno dei privati che sono parte in causa, chiarendo che non siamo contrari all’intervento di sostegno delle famiglie bisognose, ma che desideriamo che le scelte che vengono fatte rispondano a criteri di trasparenza e di equità. Nel prosieguo della discussione vengono sottolineati i principali elementi di critica da parte nostra. La scelta di una sola fascia oraria destinataria del beneficio, privando quindi dell’opportunità proprio chi probabilmente ne ha più bisogno perché ha orari di lavoro più lunghi. La


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mancanza di criteri per l’individuazione dei possibili beneficiari dell’incentivo. La mancanza di chiarezza sull’erogazione dei pasti che, leggendo la delibera, sembrerebbe già a carico del comune, senza che nessuno ne sapesse niente. Sul punto in questione, nonostante una puntuale e diretta richiesta di chiarimento, il sindaco preferisce non rispondere. Ormai ci siamo abituati. La maggioranza chiede una nuova sospensione. Al rientro propongono di eliminare tutte le parti dubbie della delibera e lasciarla “in bianco” e di nominare una commissione per decidere i criteri. La toppa peggio del buco. La delibera diventerebbe ancora più vaga. Chiediamo noi una sospensione. Al rientro la nostra proposta: formale ritiro della delibera, un atto di indirizzo con le finalità condivise e l’affidamento alla commissione consiliare competente (ancora non istituite da un anno e mezzo, nonostante le nostre continue sollecitazioni) della predisposizione dell’atto, da portare di nuovo in consiglio. A quanto pare le commissioni statutarie provocano l’orticaria alla maggioranza. Vogliono una commissione ad hoc. Su questo cediamo. Il sindaco “per l’imbarazzo creato”, ritira la delibera. Si approva l’atto di indirizzo. Si nomina la commissione ad hoc. I membri della maggioranza sono sempre i soliti, Ricci, Galli, Di Stefano, Scaccia, quelli della minoranza sono il sottoscritto e Giovannoli. Al voto tutti a favore tranne Spezzano, che si astiene. Quarto punto. Regolamento della biblioteca. Sul principio siamo d’accordo. Anzi proviamo a proporre alcune modifiche ed integrazioni con l’obiettivo di migliorare l’impianto. Così come eravamo d’accordo nell’affidare la gestione della biblioteca ad

un’associazione come “Bambini senza frontiere” che si era già distinta in passato per l’impegno e la capacità nel programmare iniziative ed attività di interesse culturale per i ragazzi. Però ci chiediamo e, soprattutto, chiediamo al sindaco, perché la biblioteca sono anni che non funziona? Come si può pensare che cambi qualcosa solo per l’adozione di un regolamento, senza stanziare un solo centesimo per il funzionamento? Chiediamo che non ci si limiti alla realizzazione del contenitore, ma che si lavori anche e soprattutto sui contenuti. Attendiamo (non troppo) fiduciosi. Al voto, per la cronaca, si registra l’unanimità. Ormai è tardi e alcuni esponenti della maggioranza hanno degli impegni. Il sindaco vuole proporre il rinvio della seduta. Spezzano ricorda che Giordani si era impegnato a discutere dell’interrogazione su un presunto abuso edilizio. Si crea un po’ di confusione e si comincia ad entrare nel merito della questione. Io chiedo che, se si passa ad affrontare l’argomento, si formalizzi l’inversione dell’ordine del giorno. Nel frattempo il responsabile dell’ufficio non c’è e Di Stefano se ne va. Rimane il Sindaco che, con tutta probabilità, non è a piena conoscenza della questione. Prova a forzare la mano chiedendo di votare il rinvio della seduta. La maggioranza stavolta non è compatta e la proposta non passa. Il Sindaco si accascia preoccupato sulla sedia. Spezzano incalza. Propongo una conciliazione. Si rinvia la seduta con l’impegno del Sindaco a mettere l’interrogazione al primo punto della prossima seduta. Il Sindaco accetta, ma vuole che l’argomento sia trattato a porte chiuse. E sia. Si vota il rinvio all’unanimità. Tutti a casa. Qualcuno ha l’aria preoccupata.

Ecco alcune delle discariche abusive labicane

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Abusi e abusivismo Che il Consiglio Comunale di venerdì sia stato scoppiettante lo avete capito dal resoconto di Tullio e dalla cronaca pubblicata sul giornale Cinque Giorni, quello che voglio segnalare è l’incapacità da parte degli esponenti di Giunta di giustificare le accuse che muoviamo. C’erano due punti che reputavamo molto interessanti e che presentavano vizi sostanziali: la convenzione con l’asilo privato e la risposta all’interrogazione presentata il 2 settembre, che segnalava un abuso edilizio. Il primo caso è eclatante: la delibera respinta già il primo agosto, è stata ripresentata pari pari una seconda volta con gli stessi vizi di forma e di sostanza della volta precedente, senza che questa suscitasse scandalo nel proponente. L’abbiamo demolita in fase di discussione, ricorrendo addirittura all’analisi grammaticale, visto che le argomentazioni addotte sembravano vane. Malgrado ciò e davanti alla prova provata, così come è emerso immediatamente e confermata con gli atti nei giorni successivi, ci sono stati tentativi maldestri, da parte di un esponente politico di primissimo piano della maggioranza che ha mostrato da subito di tenerci all’approvazione della delibera in questione, di giustificare un operato alquanto allegro e, una volta scoperto, nel tentativo di salvare se stesso, attribuire colpe ad altri, usando la tecnica collaudata per troppi anni dello scaricabarile. Comportamento che ha suscitato scandalo nei banchi della stessa maggioranza, visto che tutti i consiglieri ne erano all’oscuro, ignorando cifre e modalità. Il secondo caso riguarda un grave abuso edilizio in Agrolatino. Anche in questo caso si è cercato di evitare la discussione, tentando di sospendere la seduta. Ma un sussulto di orgoglio di alcuni consiglieri di maggioranza ha impedito che ciò si verificasse, mandando sotto il Sindaco. Alla fine si è addivenuti di discuterne venerdì 3 ottobre, su proposta del nostro gruppo. L’aspetto più paradossale è che si è cercato di minimizzare i fatti denunciati, invitando l’estensore dell’interrogazione a non intromettersi, dimenticando però che le prerogative dei consiglieri comunali travalicano la sfera privata per diventare pubblica. Se un consigliere segnala un probabile abuso, gli uffici competenti e il sindaco, a cui l’interrogazione è rivolta, provvedono ad effettuare i controlli del caso e a prendere i giusti provvedimenti, piuttosto che rifugiarsi dietro norme giuridiche che non esistono, inventate di sana pianta e utili al caso. L’abuso edilizio è qualcosa di abietto, perché significa farsi beffa dei diritti della collettività e della legge che regola l’urbanistica, ma ancor di più esecrabile è il comportamento di chi, chiamato a controllare, non solo si gira dall’altra parte, ma insinua il sospetto che a fare l’infrazione sia il proponente l’interrogazione, che si

di Maurizio Spezzano interessa di fatti non di sua competenza. Non entro nel merito della questione perché l’interrogazione sarà argomenti del prossimo Consiglio Comunale, riservandomi in sede dibattimentale di far emergere tutte le incongruenze e le illegalità presenti negli atti, ma alcune considerazioni di carattere generale mi preme farle. Anche se apparentemente distanti, cosa hanno in comune le due cose? Intanto l’arroganza di chi giustifica tali episodi, da una parte la convenzione e dall’altra l’abuso; in secondo luogo, il tentativo di salvare se stessi individuando altri colpevoli, che seppur mendaci e complici, hanno responsabilità secondarie. Non lo dico perché voglio giustificare, ma in tutte le amministrazioni le scelte di indirizzo sono di natura politica: gli amministrativi hanno la mansione di preparare gli atti ma non di decidere su di essi. E’ la politica che sceglie la strada da seguire ed indica il percorso, perché sa già dove andare a parare, conosce già la meta e sa cosa realizzare. Quando avvengono simili episodi è perché si pensa che si è tutti uguali, che tutti hanno un prezzo, che tutti sono complici, oppure perché, evidentemente, si è abituati ad amministrare in questo modo, pensando di disporre dei beni pubblici come dei beni privati: un tanto a testa. Sia nel primo che nel secondo caso a rimetterci è sempre la collettività; nel primo caso, con quel tipo di convenzione si sottraggono solo soldi alle casse pubbliche per tutelare un singolo privato, privando il pubblico delle ricchezze necessarie per migliorare altri servizi (la scuola pubblica); nel secondo caso, viene meno il controllo e la tutela del territorio, depauperando la collettività di introiti previsti dalla legge. E’ il sistema di governo che non funziona, perché sostituisce ai diritti (la scuola pubblica, l’asilo nido, il permesso di costruire, il rispetto della legge, i controlli del territorio, ecc), il favore, la concessione magnanima (la convenzione, il permesso amichevole, tutela dei forti, ecc). non si spiega allora, ad esempio, come sia stato possibile a Labico, far nascere dal nulla, come funghi, interi quartieri sprovvisti degli elementi minimi: il certificato di abitabilità, gli standard urbanistici, i servizi primari, ecc. Sono anni che denunciamo questi fatti, malgrado ciò si continua nell’errore, facendo finta che nulla è cambiato. Intanto, è cambiata l’opposizione e con lei in senso comune di appartenenza di un popolo che non vuole più avere i piedi in faccia, ma rivendica rispetto e osservanza delle regole, che devono essere uguali per tutti e non adattate ai soli amici. Allora, non è vero che noi siamo contro la convenzione o l’edilizia. E’ vero il contrario, siamo a favore delle convenzioni e dell’edilizia, ma siamo ancora più rispettosi delle regole e del diritto, patrimonio di tutti, in primis della pubblica amministrazione, chiamata a regolare i rapporti fra i cittadini e a far godere a tutti i benefici previsti.


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Il Presidente fantasma Qualcuno dei nostri lettori più affezionati sicuramente se ne ricorderà. Esattamente un anno fa la maggioranza impose una modifica statutaria per creare la figura del Presidente del Consiglio Comunale. Provo a riassumere brevemente la vicenda. Pur consapevoli della necessità di una completa revisione dello Statuto, i nostri amministratori decisero di effettuare da subito questa prima modifica, per evidenti ragioni di equilibri interni. La determinazione era tale che diedero vita ad un imbarazzante pasticcio al momento della votazione, visto che, a nostro avviso, non era stato raggiunto il quorum necessario per l’approvazione della modifica. Il Sindaco disse “non è approvata”. Poi venne ritrattato tutto con uno scandaloso verbale che capovolgeva la vicenda e tutti i consiglieri di maggioranza si trincerarono dietro affermazioni del tipo “non ricordo”, “ero distratto”, “non saprei”. Questa protervia era giustificata (secondo loro) da straordinarie ragioni di necessità e urgenza che impedivano una più ponderata e serena riflessione da effettuare insieme alla minoranza, che – detto per inciso – sul punto in questione era sostanzialmente d’accordo. In pratica serviva subito la figura del Presidente del Consiglio Comunale e non era possibile attendere oltre, anche a costo di qualche “forzatura” (chiamiamola così) politica e istituzionale. Con queste premesse ci si sarebbe aspettati una rapida attuazione della modifica. Ad esempio la stampa e distribuzione in tempi brevi del nuovo Statuto e del nuovo Regolamento, come modificati dal Consiglio Comunale. E poi, soprattutto, l’elezione del Presidente, come da nuovo Statuto. Magari non proprio la prima seduta successiva, ma magari la seconda, o, al limite, la terza. Bene, di sedute ne sono passate 15. E un anno di tempo. Della nomina del Presidente del Consiglio nessuna traccia. In pratica i nostri amministratori hanno usato tutta la loro arroganza per effettuare una modifica al regolamento su cui adesso risultano inadempienti da un anno. Un

Comunicati stampa e falsità Su Cinque Giorni ho letto il comunicato del Sindaco e del gruppo Rinnovare per Labico. Sono rimasto incredulo per ciò che c’era scritto. Un comunicato pieno di falsità, imprecisioni e omissioni che dovrebbe spingere l’estensore dell’articolo a vergognarsi e mettersi in castigo dietro la lavagna da solo. Infatti, né io, né Tullio, Danilo, Nello e Benedetto abbiamo mai dichiarato di essere contro la convenzione, tanto meno ci siamo schierati contro i “meno abbienti” e la battaglia che abbiamo combattuto in Consiglio Comunale, a favore dei lavoratori della GEA, sta lì a testimoniare la nostra sete di giustizia sociale e a favore dei bisognosi. La nostra è stata una lotta alla luce del sole, atta a smascherare una delibera piena di contraddizioni ed omissioni da mettere paura. Infatti, se la stessa è stata respinta per la seconda volta, sicuramente avrà avuto alla base delle giuste motivazioni. Si dà il caso, invece,

di Tullio Berlenghi vero capolavoro. Bisognerebbe chiedersi come mai abbiano deciso di fare questa pessima figura. Certo la scarsa dimestichezza con le regole non li aiuta. Pensano che sia sufficiente imporre la loro volontà con la forza dei numeri per sistemare tutto. In realtà la democrazia non è fatta solo di numeri, ma è necessario anche rispettare alcuni principi. Certo potrebbero imporre un nuovo cambiamento per ripristinare lo status quo ante. Ma questo significherebbe coprirsi di ridicolo e ne sono consapevoli. Però non nominano il Presidente e questo fa sorgere qualche domanda. Temono forse che la nuova figura potrebbe creare più problemi di quanti non possa risolverne? Oppure pensano che l’attribuzione di un significativo potere ad una persona possa alterare i già difficili equilibri interni? O magari ritengono che in fondo nessuno dei consiglieri (sono ovviamente esclusi i membri della giunta) abbia la capacità e l’autorevolezza necessarie? Tutte domande per le quali non sarà facile avere una risposta. Noi intanto continuiamo a chiedere dall’inizio della consiliatura il rispetto dello Statuto e del Regolamento e, coerentemente, chiediamo che, insieme alle commissioni consiliari, venga nominato anche il Presidente del Consiglio Comunale. E, inoltre, chiediamo che la commissione nominata per le modifiche statutarie termini il suo lavoro. Sono più di sei mesi che non viene convocata. L’ultima volta l’accordo era quello che ogni gruppo avrebbe dovuto presentare un pacchetto di proposte di modifica su cui confrontarsi. Noi, diligentemente, ci siamo presentati all’appuntamento col nostro compitino pronto. Gli altri non si sono presentati, né ci hanno comunicato alcunché. Ed è da allora che attendiamo notizie. Anche in questo caso sembra di assistere ad un vero e proprio ripensamento: quello che un anno fa sembrava urgente ed inderogabile adesso è diventato un elemento del tutto trascurabile. Solo a seguito delle nostre insistenze il Sindaco si è impegnato a riconvocare la commissione. Attendiamo fiduciosi. di Maurizio Spezzano che il Sindaco o chi per lui, scrive o fa scrivere da persone servili, tutta un’altra verità, attribuendoci atteggiamenti e comportamenti che non abbiamo avuto. Considerato che gli atti comunali parlano chiaro, chiediamo al Sindaco di smentire a mezzo stampa le dichiarazioni fatte e di raccontare gli avvenimenti come realmente sono avvenuti, inclusi i risvolti che sono emersi nel corso del dibattimento, avendo l’umiltà, per una volta nella sua vita, di fare mea culpa e di non caricare di ulteriori gravami una situazione già grave di per sé, che rischia di travolgere più di una persona. PS: Oltretutto, il comunicato era pieno di infrazioni sintattiche, con testo frammentario, mancante di punti di unione, visione d’insieme e nesso logico. Lessico non appropriato


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Bilancio di un anno di lavoro A distanza di un anno dall’inizio reale dell’attività amministrativa, possiamo tracciare un primo bilancio del nostro agire in Consiglio Comunale. Ad inizio mandato, avevamo chiesto un anno di tempo per capire il funzionamento della macchina amministrativa labicana. In questo periodo ci siamo documentati, abbiamo chiesto gli atti che ci servivano, abbiamo creato un discreto archivio, abbiamo individuato le competenze di ognuno di noi, ci siamo divisi i compiti, ma soprattutto abbiamo saputo creare un gruppo compatto e coeso che intende tenere fede al mandato avuto dai cittadini: fare chiarezza sull’attività amministrativa di questo gruppo di potere. Dall’ultimo Consiglio Comunale è iniziata la nostra vera attività politico-amministrativa. Abbiamo individuato i loro metodi, a cui sapremo contrapporre le nostre giuste rivendicazioni. Abbiamo avuto certezza di ciò che abbiamo sempre denunciato, quasi sempre inascoltati: a Labico i diritti non esistono, esistono solo i favori per gli amici, i parenti, per la cerchia ristretta di peones che si prestano a questo gioco sporco, attuato da una cricca all’insaputa della stragrande maggioranza di cittadini; esistono favori solo per chi si accontenta delle briciole, perché la parte sostanziosa è già in buone mani. Non è uno spettacolo bello, vedere costoro comportarsi come un gruppo di reduci da guerra fredda disposto a morire pur di giustificare l’ingiustificabile al solo scopo di ingraziarsi i signorotti. Abbiamo capito che non si amministra per il bene della collettività, per la crescita complessiva di Labico, per l’accesso ai servizi, per il miglioramento della qualità della vita; a Labico, si fanno favori, solo favori, chiedendo in cambio fedeltà assoluta e servizi da rendere con il voto a tempo debito. La vanagloria, la superbia e il sentimento diffuso di invincibilità sono le caratteristiche principali di questi signorotti medievali che mantengono in ostaggio l’intera cittadinanza. Venerdì scorso in Consiglio Comunale, quando il vicesindaco cercava di giustificare l’ingiustificabile, a proposito di una “elargizione” di soldi pubblici a un privato, mi si è aperto un altro mondo, mi è sembrato di tornare ai tempi andati, quando chi decideva lo faceva per compiacere se stesso e mostrare la propria potenza e intollerante, contrapponeva alle nostre giuste osservazioni la calunnia e il sospetto, insinuando comportamenti che non appartengono al nostro agire politico, mal tollerando la possibilità di vedersi respinto il “regalo” preparato ad arte. Lì ho compreso chiaramente le distanze abissali fra loro e noi, fra il loro modo di fare e il nostro progetto per Labico. Mi è tornato in mente un libro di qualche anno fa scritto

di Maurizio Spezzano da un prigioniero politico cileno, al tempo di Pinochet: spiegava la differenza che intercorre fra la gestione del potere e il Governo: governare è una prassi politica positiva, atta a risolvere i problemi dei cittadini nel migliore dei modi, con l’impegno di migliorare la condizione di vita di tutti, a prescindere dalla fede politica di chiunque; prendere decisioni favorevoli ai cittadini, educare alla legalità e al rispetto, indipendentemente dal suo credo politico, rispettare la cosa pubblica tutelandola dagli egoismi di parte. La gestione del potere, invece, è fine a se stessa e giustifica il controllo su tutto, vincolando l’agire pubblico agli interessi di parte; infatti, esercitare un potere significa esercitare un controllo, limitare la partecipazione, premiare le fasce di appartenenza al di là del merito o della capacità; dividere per gruppi e usare ogni mezzo per mantenere rapporti di forza a proprio vantaggio. Questa è la differenza. A Labico da una parte ci sono loro, abbarbicati al potere, disposti a difendere la loro rendita ad ogni costo, ricorrendo alla menzogna e all’infamia, pur di apparire puri, fare uso della falsità come arma, adoperare gli altri a proprio piacimento, scaricandoli, però, nel momento di salvare se stessi. Un anno fa ci siamo posti un obiettivo primario ed irrinunciabile: ripristinare la cultura della legalità e il rispetto del diritto. Ci stiamo battendo con ogni mezzo affinché ciò si realizzi. Siamo convinti di riuscirci, così come siamo convinti della possibilità di ridare fiducia a una cittadinanza ferita per troppo tempo da un gruppo di senza scrupoli, attenti solo ai propri interessi di casta. Un anno fa ci eravamo posto questi obiettivi, siamo stati di parola: la nostra caparbietà e il nostro impegno cominciano a dare i primi frutti.

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18 ottobre 2008

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Consigli d’ottobre: interrogazione “blindata”, osservazioni ritirate di Tullio Berlenghi Gli ultimi due consigli comunali sono stati decisamente

aspetto ovviamente diamo piena delega e fiducia a Nello

brevi. Quello del 3 ottobre è stato monopolizzato dall’in-

Tulli, che abbiamo designato a rappresentarci nell’ambi-

terrogazione di Maurizio Spezzano, il cui dibattito, che si

to del Consorzio. Il punto successivo riguardava una de-

è svolto a porte chiuse, è stato molto lungo ed articolato.

liberazione finalizzata a dare seguito ad una richiesta di

Non entro nel merito e lascio a Maurizio la possibilità di

affrancazione dagli usi civici, che viene rapidamente ap-

riassumere e commentare la discussione sul punto, durata

provata. L’ultimo punto prevedeva invece la nomina del

quasi due ore. L’esame dei tre punti successivi è stato

collegio dei revisori previsto dallo statuto del centro an-

invece piuttosto rapido. Si è trattata la revisione dello

ziani. Bisognava individuare due consiglieri di maggio-

Statuto del Consorzio dei Castelli della Sapienza, con

ranza ed uno di opposizione. Per noi svolgerà il compito

l’obiettivo di alleggerire gli organismi. Da parte nostra

Nello. La seduta è tolta.

abbiamo dato il nostro assenso all’intervento di modifica,

La settimana successiva nuovo consiglio. Si torna a par-

ma abbiamo voluto sottolineare che ci aspettiamo di ve-

lare di osservazioni alla variante al P.R.G.. Era dall’1

dere qualcosa di concreto da parte del Consorzio, la cui

agosto che non si affrontava l’argomento. Le osservazio-

esistenza altrimenti rischierebbe di non trovare alcuna

ni previste sono solo cinque. Quasi tutte esaminate e rin-

giustificazione e di comportare ulteriori ed inutili costi

viate in sedute precedenti. Manca il sindaco. Sembra che

per le casse dei comuni che ne fanno parte. Sotto questo

sia in Sardegna. Andiamo avanti e occupiamoci delle osservazioni. Per un loro corretto esame bisognerebbe sapere cosa si è deciso in precedenza. Lo facciamo notare e chiediamo per l’ennesima volta di poter avere i verbali dei consigli comunali precedenti. In particolare io chiedo anche quante e quali osservazioni siano rimaste da esaminare, se finalmente si sia proceduto ad aggiornare le stime del piano sulla base delle osservazioni accolte, valutando quindi le nuove previsioni di incremento demografico e ridefinendo gli standard urbanistici. Esprimo preoccupazione per il possibile squilibrio finale, visto che la tendenza è stata quella di aumentare le zone edificabili e di ridurre gli spazi destinati a verde e servizi. Rilevo inoltre che andrebbe valutato il progetto urbanistico alla luce del piano territoriale paesistico regionale e


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chiedo come mai non sia stato ancora fatto. Galli a que- merosi che l’osservazione viene ritirata. sto punto propone una sorta di tavolo congiunto per ri- Si passa ad un’osservazione predisposta dal Consorzio di vedere il piano sulla base di principi condivisi e comun- Colle Spina. L’osservazione è molto ben fatta e segnala que afferma che debba essere garantita la compatibilità numerosi errori del piano. La discussione sul punto va del piano con la pianificazione regionale. Di Stefano avanti a lungo e l’atteggiamento della maggioranza semconcorda e ritiene necessario un nuovo passaggio in bra piuttosto schizofrenico. Da un lato si concorda con commissione per elaborare una sintesi. Per quanto ri- gran parte di quanto asserito nell’osservazione, riconoguarda la mia richiesta dichiara di aver dato mandato al scendo i molti errori riguardanti Colle Spina contenuti nel tecnico che ha redatto il piano per fare una relazione in piano (alcuni dei quali corretti a seguito dell’esame di albase alle osservazioni approvate.

cune delle osservazioni presentate), dall’altro però l’orien-

Giovannoli giudica tardiva l’apertura della maggioranza, tamento è quello di respingere l’osservazione. Fatta ecceconsiderato che sono state esaminate oltre 150 osserva- zione per l’assessore Prestipino, che annovera proprio il zioni e non sembra molto razionale pensare di rimetterle quartiere di Colle Spina tra le sue competenze, che vorrebin discussione. Analoghe considerazioni le fa Tulli che, be accogliere l’osservazione. Di Stefano però lo convince pur ringraziando il sindaco per l’apertura, afferma che il in fretta a cambiare opinione. Noi invece vorremmo che si piano manca di omogeneità e stravolge l’assetto territo- riconoscesse al Consorzio di Colle Spina di aver colto nel riale, facendo scivolare lentamente il paese verso l’ano- segno con l’osservazione e che si tenesse conto del fatto nimato.

che questa è stata predisposta nell’interesse dei cittadini

Per quanto riguarda le osservazioni la prima mirava ad del quartiere e della loro qualità della vita. Niente da fare. includere alcune particelle nella zona edificabile e, come L’osservazione viene respinta, anche se, ad onor del vero, le altre di analogo tenore nella stessa area, viene accolta la motivazione cerca di ammorbidire la negatività della parzialmente. Il tentativo di risolvere un problema di decisione. Il concetto è in pratica: “avete ragione voi, ma disomogeneità riesce solo in parte, visto che rimangono l’osservazione la bocciamo”. “buchi” con destinazione d’uso differente del tutto irra- Terminiamo con l’esame di un’osservazione con la quale zionali. L’osservazione successiva era già stata oggetto si chiede di non individuare tutta la zona turistica ricettiva di particolare attenzione, visto che – a detta dell’osser- all’interno della proprietà del sindaco. E’ la seconda volta vante – potevano esserci delle irregolarità nella lottizza- che viene esaminata. La prima volta avevamo sottolineato zione limitrofa. In quella circostanza avevamo chiesto l’incongruità (e la parzialità) della decisione, portando il tutta la documentazione che potesse fare chiarezza sulle sindaco, peraltro interessato personalmente alla questione, affermazioni dell’interessato. Tra gli atti però mancano a ritirarla. La riproposizione prevede lo stesso giudizio: ancora documenti importanti e di conseguenza la mag- negativo. Se ne avvede immediatamente l’assessore Di gioranza decide di ritirarla e rinviarne l’esame.

Stefano, il quale, prima ancora che noi cominciamo le no-

Passiamo all’osservazione seguente, che interviene nuo- stre riflessioni, si dichiara disposto a ritirarla. Si dibatte un vamente sulla zona di Colle Alto. Anche in questo caso po’ sul merito, ma ormai l’orientamento è chiaro. L’ossersarebbe utile conoscere con esattezza cosa era avvenuto vazione infatti viene ritirata. Ed è la terza su cinque. Il quando erano state esaminate altre osservazioni ricaden- consiglio è chiuso. ti sul comparto. I dubbi sulla vicenda sono talmente nu-


Anno 2, numero 13

Arrosto e Fumo Nell’ultimo mese sono successe parecchie cose in Consiglio Comunale, o meglio siamo riusciti a scoprire parecchie cose che non vanno. Gli argomenti sono tantissimi, si va dalla scuola alla convenzione con l’asilo privato, dall’abuso edilizio alle interrogazioni, dalle osservazioni al PRG al lavoro delle commissioni, dalle dichiarazioni sulla stampa agli addetti stampa, dalla parola data a quella non mantenuta. Su ognuna di esse si potrebbe scrivere un articolo e aprire un contenzioso. Cercherò di mettere insieme le cose e far capire come si riesce a bruciare l’arrosto facendo restare solo il fumo. Intanto il comportamento di questa maggioranza è scandaloso, perché quando li scopriamo con le mani in pasta, la prima cosa che fanno è quella di attribuire la responsabilità ad altri; è successo così con la convenzione, la scuola, l’abuso edilizio, le dichiarazioni alla stampa, ecc.. Riescono a trovare sempre qualcuno che si presta a trasformarsi in foglia di fico. Ora la foglia di fico può essere consapevole o inconsapevole. Nella maggioranza dei casi è consapevole e se si presta al giochino lo fa perché è convinta che le briciole, prima o poi, potrà raccoglierle anche lui. Quando ho presentato l’interrogazione, la prima

POTENZIATO IL COLLEGAMENTO LABICO - PALESTRINA

Dopo la nostra lettera alla Provincia L’intervento è stato tempestivo e concreto. Assessorato provinciale ai Trasporti e Co.tra.l hanno reso possibile il miglioramento del collegamento autobus tra Labico e Palestrina. Da lunedì scorso i ragazzi di Labico possono usufruire di una corsa in più in orario scolastico per lo spostamento verso Palestrina. . Siamo molto felici di questa notizia e soprattutto di questa vittoria importante per i ragazzi di Labico e di questo ringraziamo l’Assessore ai Trasporti Amalia Colaceci e lo stesso Co.tra.l, che non solo hanno risposto alle nostre sollecitazioni ma hanno concretamente realizzato il potenziamento in tempi brevissimi.

di Maurizio Spezzano reazione di costoro è stata di stupore, invitandomi, per iscritto, di non interessarmi, perché atti tra privati. I fatti hanno dimostrato che non era così; infatti, l’interrogazione è stata portata per ben due volte in Consiglio Comunale, a significare che la cosa era grave e che si era alla ricerca non della verità, ma della foglia di fico. Il giorno della discussione tutti interessati, tutti attenti, ma attenti a non sbilanciarsi. Sulla stampa, invece, in una delle sue mitiche sbandate, il sindaco dichiara che il fatto è questione tra privati e che secondo le sue considerazioni le carte sono in regola. Si dà il caso, però, che un abuso edilizio è atto amministrativo e non privato, e che le carte non sono in regola per niente visto che la Polizia Municipale ha presentato regolare denuncia alla Procura della Repubblica per abuso edilizio. Inoltre, lo stesso responsabile dell’Ufficio tecnico ha intimato il blocco dei lavori e ha comminato una multa all’incauto proprietario dell’immobile. Tutto questo l’ho fatto presente nell’ultimo Consiglio Comunale, assente il sindaco per motivi privati, chiedendo alla maggioranza di querelare me per calunnia e contestualmente licenziare in tronco i dipendenti della Polizia Municipale per abuso di potere, visto che hanno rilevato l’abuso e l’hanno contestato. Altro caso di arrosto venuto male è la mancata convenzione con l’asilo privato. Anche qui, al volantinaggio davanti scuola in cui si chiedeva, a parziale risarcimento del danno recato all’erario e ai cittadini, di presentare un buono pasto farlocco, la nostra maggioranza ha risposto con un altro volantino e un manifesto, in cui si saltava a piè pari il problema e si cercava di sviare l’attenzione, buttandola sulla “povera gente”, i “bisognosi”, i “servizi”, i “poveri bambini affamati”, le “rette abbassate per tutti” e altre menate del genere. La verità è una sola: sono stati erogati 5 pasti quotidiani alla struttura privata senza atti amministrativi, senza voci di bilancio, tenendo all’oscuro di tutto i consiglieri di maggioranza e di opposizione e i cittadini ignari che hanno continuato a pagare per i propri figli i buoni pasto. Se così non fosse, ci devono spiegare il motivo per cui, in fretta e furia, è stato intimato alla Vivenda, società che eroga per il Comune di Labico i pasti alle scuole, dal responsabile dell’ufficio, il blocco immediato della


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fornitura dei pasti e la contestuale fatturazione all’asilo privato. Tutto questo è avvenuto immediatamente dopo che in Consiglio Comunale abbiamo scoperto la magagna. Abbiamo gli atti e ne forniremo copia a tutti. Anche in questo caso l’arrosto è andato in fumo. Parlare di scuola a Labico è quasi lapalissiano. Avevamo già denunciato in Consiglio Comunale che i lavori non sarebbero terminati per tempo, cioè all’inizio del nuovo anno scolastico. Ma smentendo loro stessi, ci avevano assicurato che questo non sarebbe successo. Invece è successo. Abbiamo contestato il fatto che i termini previsti sarebbero scaduti il 6 ottobre, ben oltre l’apertura dell’anno scolastico. Ma loro, ancora una volta, pur a denti stretti ci hanno assicurato che prima di quella data tutto sarebbe stato fatto. Nel frattempo si è acceso un mutuo da 40.000,00 Euro per portare a termine i lavori, ma i lavori sono ancora da portare a termine. Bisogna capire ora se le manchevolezze sono da rintracciare nella società appaltatrice o del Comune di Labico. Io che sono cattivo penso che la colpa è dell’Amministrazione comunale, perché anziché far iniziare i lavori a giugno, a chiusura della scuola, li ha fatti iniziare nel mese di luglio. A questo punto, spero che avvengano due cose: la prima,

che nel tentativo di salvare se stessi, non attribuiscano responsabilità a chi non le ha, ad esempio, agli uffici; la seconda, che applichino alla lettera le penali previste dal contratto, cioè la decurtazione di 100,00 Euro per ogni giorno di ritardo. Calcolando, da contratto, che i lavori dovevano terminare il 6 ottobre e che oggi è già 17, significa che abbiamo risparmiato, ad oggi almeno 1100,00 Euro, più tutto quello che si aggiungerà fino alla consegna dei lavori eseguiti a regola d’arte. Vigilerò su questo e vi terrò informati, anzi lo faremo pubblicamente. Mi auguro che quanto prima possa essere data l’autonomia alla nostra scuola, perché se noi avessimo un Dirigente Scolastico sul posto molte cose andrebbero diversamente, sarebbe una spina nel fianco e sveglierebbe dal torpore questa classe di cementificatori. A proposito, vogliamo parlare anche di osservazioni al PRG? La cronaca vi è già stata fatta da Tullio, sappiate comunque che sono venuti in Consiglio ancora più impreparati di prima, non sapevano neppure che cosa sono le Zone Sature o Saturabili. E ho detto tutto. Pensavano di venire a mangiare l’arrosto, invece sono tornati a casa digiuni e intossicati dal fumo.

Piccoli campioni crescono… Tempo addietro, avevo accennato al fatto che gli spazi sportivi sono esigui e si rischia di sacrificare eventuali campioncini. Avevo citato a tal proposito Daniele D’Anna, giovane judoista di Labico, che per mancanza di spazi e di strutture, si allena a San Cesareo. Beh… questo campione in erba si è classificato secondo in un torneo internazionale a Ravenna, nella categoria Cadetti. Eppure, il papà, che con estremi sacrifici allena e accompagna il figlio in giro per l’Italia e da quest’anno anche in Europa, aveva chiesto la disponibilità di uno spazio, in modo da mettere su una scuola di judo. L’amministrazione, sempre solerte con costruttori, progettisti, direttori dei lavori, amici, parenti e portatori di voto, si è disinteressata della richiesta, anzi, ha “accusato” D’Anna di gareggiare per un altro paese. La solita storia: non potendo difendersi, accusa. Mi spiego: quando Danilo D’Anna ha chiesto lo spazio per gli allenamenti, ha chiesto anche che ci fosse uno spazio adibito a deposito,

di Maurizio Spezzano in modo da riporre gli attrezzi utili all’allenamento. Avendo costatato che mancava il deposito, si è visto costretto a rinunciare, non potendo viaggiare per il paese, tre volte la settimana, con il materassino sul tettuccio della macchina. Oggi ci troviamo con un campione in erba che vince tornei in continuazione, ma lo fa con il San Cesareo, una società molto più intelligente dei nostri amministratori, che può vantare tra le sue fila un atleta di sicuro avvenire, che gira l’Italia e da quest’anno anche l’Europa, abbinato al nome di un paese che non gli ha dato i natali. Concludendo: non sarebbe il caso di fare marcia indietro e predisporre un locale per gli allenamenti, fornito di un piccolo deposito? Forse di Daniele a Labico ce n’è più di uno, ma non saremo mai in grado di saperlo se la politica sportiva continua ad essere latitante ed inesistente. Noi nel frattempo continueremo a diffondere le gesta di Daniele, fiduciosi delle sue capacità.

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Anno 2, numero 14

8 Novembre 2008

Cambiare e Vivere Labico News Consiglio del 31 ottobre: convenzioni e osservazioni di Tullio Berlenghi Dell’idiosincrasia per la trasparenza dei nostri amministratori abbiamo già avuto modo di dire e l’ultimo consiglio comunale non ha fatto che confermare la nostra tesi. Già a partire dalla convocazione si intuiva che c’era qualcosa che non andava: l’ordine del giorno recava solo due punti. Il primo relativo al rinnovo di una concessione cimiteriale, il secondo riguardante due osservazioni alla variante al piano regolatore. Ben poca cosa per giustificare un consiglio comunale. Ed infatti, puntualmente, è arrivato a casa dei consiglieri (ma solo a loro) l’avviso che vi sarebbero stati ben tre punti integrativi dell’ordine del giorno. In apertura di seduta faccio subito presente la scorrettezza di una simile procedura, evidenziando che in questo modo si potrebbero aggirare le norme sulla corretta pubblicità dei lavori consiliari, impedendo ai cittadini di venire a conoscenza degli argomenti in discussione. Né potevano valere le ragioni di urgenza che la legge prevede per simili circostanze, visto che si trattava di argomenti ben noti (e in parte già affrontati), la cui programmazione sarebbe potuta avvenire nel pieno rispetto delle procedure. Ovviamente, neanche a dirlo, il sindaco non risponde alle eccezioni sollevate. Lo fa spesso e non me ne preoccupo più di tanto. Cerco solo di intuirne la ragione. O si tratta di un solenne senso di superiorità che lo induce ad ignorare le istanze dei consiglieri comunali, anche quando il suo dovere istituzione imporrebbe comportamenti più rispettosi. Oppure semplicemente non sa cosa rispondere, preferendo la brutta figura del silenzio alla figuraccia di dire qualche sciocchezza. Sul primo punto il dibattito è brevissimo ed interviene solo Spezzano a denunciare la delicata situazione delle nostre aree cimiteriali e l’anomalia dell’individuazione di una nuova area in prossimità di Carchitti

con aspetti poco chiari sulla determinazione dei costi per i residenti. Al voto comunque dieci favorevoli e noi ci asteniamo. Si passa a due osservazioni che erano già state portate in consiglio altre volte, riguardanti la richiesta di eliminazione di una strada di piano che avrebbe causato non pochi disagi agli osservanti. Giordani approfitta dell’argomento in esame per sostenere la tesi dell’inutilità delle commissioni consiliari, convinto che servano a persuadere l’opposizione della bontà delle proposte della maggioranza e non perdere troppo tempo in consiglio. Peccato che non sia così, provo a spiegare, parlando dei meccanismi della democrazia, dei suoi strumenti e dell’obbligatorietà di alcuni di essi. Dopo una lunga discussione si perviene comunque ad una posizione condivisa. Si elimina la strada di piano, che rimarrà come servitù di passaggio fino a quando non verrà realizzata la nuova viabilità di collegamento. Il parere così riformulato viene accolto all’unanimità. Il punto successivo è il primo di quelli integrativi ed è ancora una volta la delibera per la convenzione con il centro infanzia privato. Delibera portata per ben due volte in consiglio e per ben due volte ritirata per oggettivi problemi di contenuto. Si era deciso di costituire una commissione ad hoc per una sua rielaborazione, ma non si è riusciti a trovare un accordo. Si sono scontrate due posizioni: da un lato quella di chi si ostinava a voler gestire la questione in modo clientelare e particolaristico, da un lato quella di chi chiedeva l’adozione di principi di carattere generale puntando su trasparenza, correttezza ed equità. Immagino non sia difficile intuire su quale versante si fossero schierate maggioranza ed opposizione. In consiglio abbiamo depositato una memoria per


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ripercorrere le tappe della vicenda, evidenziando i gravi illeciti amministrativi riscontrati, e abbiamo presentato pochissimi emendamenti nel tentativo di migliorare il testo elaborato dalla maggioranza. Ovviamente non è passato nulla di ciò che abbiamo chiesto, nonostante fossero proposte basate soprattutto sul buonsenso e nell’interesse delle famiglie (come ad esempio l’estensione a dieci famiglie dei benefici previsti dalla delibera). E’ stato divertente notare che la maggioranza ha perfino modificato il testo che aveva proposto in commissione, introducendo una incomprensibile differenziazione tra gli aventi diritto: il contributo non era più uguale per tutti, ma variava da un massimo di 120 ad un minimo di 80 euro (figli e figliastri). Noi chiediamo spiegazioni. Ci rispondono “In preconsiglio abbiamo deciso così”. Provo a far notare che il preconsiglio è una riunione di carattere privato che non ha alcun valore giuridico sul piano istituzionale. Fiato sprecato. Anche l’erogazione dei pasti diventa un’elargizione che non comporta alcun beneficio tangibile per le famiglie. Infatti le tariffe della struttura non diminuiranno. Sostengono che la rette sono già ridotte. Peccato che non vi siano atti a comprovarlo. La sensazione è che si faccia un uso molto allegro delle risorse pubbliche. Da parte nostra c’è il rammarico per il comportamento della maggioranza, insensibile alle nostre istanze e alle nostre proposte finalizzate esclusivamente all’adozione di un vero intervento di carattere sociale e che avesse una validità generale e prevedesse concrete garanzie nell’interesse sia dei cittadini, sia delle strutture private, sia della pubblica amministrazione. Abbiamo citato le esperienze dei comuni più attenti alle questioni sociali, facendo notare l’adozione di regolamenti di carattere generale. Tempo perso. Si va al voto. Proprio non ce la sentiamo di avallare il comportamento miope della maggioranza. Sul principio eravamo tutti d’accordo, ma sulla sua applicazione le nostre posizioni sono davvero troppo distanti e votiamo contro. Il punto successivo riguarda una comunicazione relativa all’utilizzazione dei fondi di riserva fatto con una delibera del 4 settembre. Chiedo di intervenire. Il

sindaco cerca di impedirmelo. Diamo vita ad una penosa querelle che dura venti minuti. Il sindaco, a quanto pare ignora il fatto che è diritto dei consiglieri intervenire sulle questioni all’ordine del giorno e cerca di impedirmi di parlare. E’ una violazione gravissima delle regole di convivenza democratica. Io insisto in tutti i modi. Alla fine sono l’assessore Di Stefano e il vicesindaco a far notare che questo irrigidimento è del tutto fuori luogo. Io volevo solo far notare di aver chiesto per ben due volte di portare la comunicazione in consiglio, visto che era noto a tutti che serviva per coprire i costi della delibera appena votata. Ovviamente invece la comunicazione è stata data allo scadere dei sessanta giorni previsti dalla legge. Contesto l’uso della procedura, che rappresenta a mio avviso un modo per aggirare le norme contabili, quando mancano i requisiti di urgenza previsti dalla legge. “Cazzate” (testuale) interviene l’assessore al bilancio, secondo il quale questo è l’unico modo per trovare le risorse per finanziare interventi non programmati. Magari qualcuno dovrebbe spiegare all’assessore al bilancio che la procedura contabile corretta è la variazione di bilancio, che necessita del voto consiliare. Il punto successivo è, per l’appunto, una variazione al bilancio. Arrivano risorse da parte della Regione e vanno inserite nel quadro contabile. Si vota e si chiude.

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15 novembre 2008

Cambiare e Vivere Labico News Consiglio dell’11 novembre: CAL, verbali e (ancora) osservazioni di Tullio Berlenghi Consiglio inusuale questa settimana. Convocazione di martedì, imposta dalla Regione Lazio per l’elezione dei membri del Consiglio delle Autonomie Locali. Con l’occasione si inseriscono all’odg alcuni dei verbali relativi alle famigerate sedute estive sulle osservazioni alla variante al PRG e tre delle rimanenti osservazioni. All’inizio della seduta prendo la parola per segnalare una grave irregolarità amministrativa commessa sul bando del centro infanzia, emanato in violazione del Testo Unico sulle Autonomie Locali. A volte la fretta è davvero una cattiva consigliera e porta a commettere delle disastrose leggerezze. Se qualcuno aveva il sospetto che i beneficiari della delibera fossero già stati in qualche modo individuati troverà, nel modus operandi degli amministratori, ulteriori elementi di perplessità. Uno degli elementi importanti di un bando sociale è quello della sua massima conoscibilità. Lo stesso sindaco aveva dichiarato nel consiglio comunale precedente. “Già stasera ci sarà il bando on line”. In realtà il bando sul sito non c’era neppure dieci giorni dopo. L’unica forma di pubblicità erano i quattro manifesti affissi nella zona del centro. Il resto della popolazione labicana si arrangi. Il Sindaco prende comunque atto dell’irregolarità e si impegna a risolvere la questione (che significa annullare il bando e riproporlo nei termini di legge). La votazione del Consiglio delle autonomie locali si svolge senza problemi. Per la cronaca la lista di destra prende 8 voti, quella di centro 1 voto e quella di centrosinistra 5 voti. Si passa all’esame dei verbali. Io avevo inviato un corposo pacchetto di modifiche ed integrazioni, che non c’era stato il tempo di inserire. Si decide pertanto di rinviare l’approvazione alla seduta successiva. Si passa quindi alle osservazioni. Una riguarda la viabilità di una zona che è stata trasformata in zona ad alta densità abitativa. Sarà la quarta volta che torna in consiglio, ma il problema è sempre lo stesso: dove si fa passare la strada tenendo conto della presenza di un’area boschiva (una delle poche sopravvissute alla smania cementizia di Galli e Giordani) e di una morfologia del terreno non

proprio adatta? Tutti a chiedersi dove si fa passare la strada, ma nessuno (della maggioranza almeno) che si faccia venire il dubbio che il problema non è la strada, ma il fatto di creare le condizioni perché la strada diventi necessaria. Se la zona è inadatta ad una massiccia edificazione forse sarebbe più opportuno costruire meno case, di una tipologia meno invasiva, riducendo così le esigenze di viabilità. Niente da fare. A quanto pare una volta che si individua una zona (e si scatenano interessi ed appetiti) è impossibile tornare indietro, anche quando sarebbe la scelta più ragionevole. Alla fine si decide di rinviare ancora una volta con l’impegno di un ulteriore sopralluogo. La seconda osservazione era stata ritirata per ben due volte perché noi avevamo chiesto che venisse fatta chiarezza su alcune affermazioni dell’interessato, che facevano pensare che fossero state commesse delle irregolarità di carattere urbanistico ai suoi danni. Questa volta Sindaco e responsabile dell’ufficio tecnico hanno affermato che non c’erano state irregolarità. Chiedo comunque l’inserimento di tutta la documentazione necessaria. L’ultimo punto era stato discusso almeno altre tre volte. E ogni volta un’imbarazzatissima amministrazione si era ritrovata a dover ritirare l’osservazione per una palese inconsistenza delle motivazioni per le quali intendevano bocciarla. In pratica l’osservante chiedeva che una parte del proprio territorio venisse destinata a zona turisticoricettiva. Tipologia che nella variante al piano regolatore si trovava solo ed esclusivamente nei terreni di proprietà del Sindaco e per ben 5,8 ettari. Negare questa opportunità ad altri non poteva avere alcuna giustificazione, se non quella di creare una sorta di monopolio il cui beneficiario era proprio Andrea Giordani. Alla fine è prevalso il buonsenso e l’osservazione è stata accolta. E’ un ottimo risultato, anche perché è stato uno dei pochi casi in cui si è seguita la strada di una pianificazione del territorio rispettosa dei valori ambientali e che potrebbe portare alla valorizzazione di un’economia di pregio e sostenibile. Peccato che per la stragrande maggioranza del territorio non sia stato così. 1


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Premiamo i meritevoli: a Labico un bando per gli studenti di medie, superiori e università di Benedetto Paris Con grande soddisfazione domenica pomeriggio ho letto il bando per le borse di studio per gli studenti meritevoli appena emesso dal Comune di Labico. La soddisfazione è molteplice: innanzitutto perché è nato da una nostra proposta portata al Consiglio Comunale sul Bilancio preventivo, secondo poi perché ha rappresentato un ottimo esempio di collaborazione politica e tecnica tra minoranza e maggioranza. Infatti, come gruppo consiliare Cambiare e Vivere Labico abbiamo proposto vari emendamenti al Bilancio comunale, tutti legati al filo che unisce cultura, servizi sociali, merito e opportunità, nello studio, come nell’attività privata, con un unico obiettivo che era quello di sostenere i ragazzi che “scommettono su se stessi”. Il primo di questi emendamenti era quello per destinare 1900 euro ai ragazzi diplomati di Labico con il massimo dei voti, che la maggioranza consiliare ha voluto accogliere aumentando la somma di 1100 euro, portando il tutto a 3000, ed estendendo la platea dei beneficiati alle lauree e alle scuole medie. Da lì un lavoro continuo, a dire il vero intermittente, dei due capigruppo ha portato la passata settimana all’accordo sulle modalità tecniche del bando e delle somme da erogare, con una buona integrazione delle nostre proposte. L’intento con cui abbiamo proposto questo contributo agli studenti diplomatisi con 100, ora esteso ai laureati con 110 nell’anno accademico 2006/2007 (comprese le sessioni di laurea nell’anno 2008), e agli studenti promossi con ottimo dalle scuole medie, era quello di far divenire questo premio sia uno stimolo agli studenti per lo studio, soprattutto facendo passare il messaggio che chi si impegna nello studio, con lo studio, viene premiato dalla società e dalle istituzioni. Ma non solo. Volevamo in questo modo anche sostenere economicamente quei ragazzi con minori possibilità economiche che si sarebbero dovuti iscrivere all’università, con lo spirito di sostenere, non solo premiare, chi merita, chi si impegna, chi investe sulle proprie capacità. E questo però non riguarda solo lo studio. Lo stesso principio per noi valeva per le giovani coppie o i giovani, anche singoli, che uscivano di casa, magari ripopolando il centro storico, e per quei ragazzi, sotto i 35 anni, che investivano tempo soldi e capacità nell’apertura di una attività commerciale. Per questi avevamo proposto di ridurre l’I.c.I. dal 7 per mille al 5.45 per mille, per loro, se direttamente proprietari, oppure per i proprietari che gli affittassero locali o abitazioni con contratto regolare e a costi vantaggiosi, che il Comune avrebbe definito poi come parametri. Insomma volevamo sostenere, riducendo i costi fissi come l’affitto o l’I.c.I., quei 2

ragazzi che escono dal guscio, che scommettono, che investono, che provano a farsi una “loro” vita, senza aspettare che arrivi qualcuno a offrirgli di legarsi mani e mente “politicamente” per un posto di lavoro. Purtroppo tutto questo non è stato bocciato, con grande dispiacere. Intanto c’è un bando e tutti i ragazzi e le ragazze che hanno ottenuto il massimo dei voti nella Licenza media, nel Diploma o nella Laurea, possono entro il 30 novembre presentare richiesta per la borsa di studio. Certo ci sarebbe voluta una maggiore e migliore pubblicità. Noi abbiamo chiesto il manifesto, è stato fatto…ma ne abbiamo viste solo 4 copie in tutta Labico. Ai ragazzi/e e alle famiglie di Colle Spina, Circ. Falcone o S. Maria chi glielo dice che sono stati premiati per il loro impegno????

VIZI PRIVATI E PUBBLICHE VIRTÙ Il bando è lo strumento attraverso il quale una pubblica amministrazione informa la collettività rispetto ad alcune opportunità. Spesso i bandi sono riferiti all’erogazione di servizi o altri benefici di carattere sociale e la loro conoscibilità ne costituisce l’elemento essenziale. Un comune che vara un bando e poi non ne diffonde il contenuto si comporta in modo anomalo. Se poi il bando viene scientemente predisposto in modo da ridurre al minimo la sua diffusione il sospetto è che ci sia qualcosa che non va. Recentemente il Comune ha varato due bandi. Uno riguarda la convenzione con il centro di infanzia – che tra l’altro è viziato da un’illegittimità formale, per cui l’amministrazione dovrà annullarlo e ripresentarlo – ed uno per le borse di studio per gli studenti più meritevoli. In entrambi i casi si è pensato solamente di attaccare qualche manifesto nel centro storico. E’ chiaro che la stragrande maggioranza dei labicani non sarà messa nelle condizioni di poterne conoscere il contenuto, col rischio che il bando da pubblico diventi privato, nel senso che solo in pochi fortunati avranno la possibilità di partecipare. Forse i manifesti andrebbero affissi in tutto il territorio comunale e forse il sito del comune, per la cui gestione si spendono soldi pubblici e dovrebbe contenere tutte le informazioni utili ai cittadini, dovrebbe mettere in bella evidenza queste opportunità. Questo è il nocciolo della questione: i bandi sono virtuosi se pubblici, ma quando diventano (affari) privati si trasformano in vizi. E la differenza tra vizi privati e pubbliche virtù è nota da tempo.


Anno 2, numero 15

I fantastici regali della Giunta Galli - Giordani di Maurizio Spezzano Come saprete dal resoconto di Tullio, della settimana scorsa, in Consiglio Comunale è passata la delibera per la convenzione con la struttura privata, Fantasylandia. Sapete anche che noi abbiamo votato contro, non perché non fosse condivisibile la finalità di fondo, ma per il fatto che con quella delibera si toccava il fondo. E abbiamo avuto ragione, ma per farvelo capire meglio, vorrei ripercorrere le tappe della vicenda. I primi di agosto ci viene sottoposta una delibera per una convenzione con una struttura privata, operante sul territorio labicano, che svolge mansione di asilo nido. Da una prima lettura emerge chiaramente che quella è una forzatura, infatti tra le tante cose, manca la copertura finanziaria e mancano le firme utili alla convalida della delibera. La smania di approvare in fretta la delibera è stata cattiva consigliera. Facciamo presente tutto questo e, con somma vergogna e tanto imbarazzo, la delibera viene ritirata, perché mancante dei requisiti minimi di validità. Intanto, i primi di settembre, la Giunta preleva dal fondo di riserva, che solitamente si usa per spese urgenti e non previste, la cifra di 1.500,00 Euro da destinare ad un asilo nido privato, tentando in questo modo di aggirare l’ostacolo non previsto di una opposizione attenta. Sempre a settembre, in Consiglio Comunale viene riproposta la delibera ritirata ad agosto, con la sola aggiunta della firma del responsabile dell’area, che a loro giudizio doveva essere sufficiente a far passare il tutto. In realtà, leggendo meglio il dispositivo di convenzione emergono tutte le incongruenze dell’atto, riuscendo a scoprire gli altarini nascosti, cioè, che il Comune di Labico eroga già dei buoni pasto alla struttura medesima, ma il tutto in modo poco trasparente e all’insaputa di tutti, compresi alcuni esponenti di maggioranza. In Consiglio Comunale succede di tutto e di più, noi che chiediamo lumi in modo deciso, ricorrendo alla grammatica e loro che provano a nascondere la verità, ricorrendo alla menzogna. Sta di fatto che per la seconda volta sono costretti a ritirare la delibera, perché improponibile e perché si innesca un meccanismo di scaricabarile pietoso e di improvvise amnesie. Addirittura, emerge che molti consiglieri di maggioranza ignorassero gli aspetti torbidi della delibera, e che ne erano venuti a conoscenza solo perché da noi denunciati. Addirittura ignoravano l’importo esatto della delibera, che non era di 1.500,00 euro, come qualcuno aveva fatto credere ad arte, ma di circa 35.000,00, euro più euro meno, come emergeva di nostri conti. Tutto questo ci è stato utile, in quanto abbiamo potuto constatare che i consiglieri di maggioranza non solo non leggono le proposte di

delibera, ma votano a scatola chiusa qualsiasi atto venga presentato in Consiglio dalla maggioranza stessa, senza chiedersi se sia giusto o motivato. Dopo vari rinvii, si delibera l’istituzione di una Commissione ad hoc, con la finalità di predisporre una delibera e arrivare ad una scelta condivisa. Io che sono cattivo e sospettoso non condivido la decisione e decido di non partecipare, puzzandomi la Commissione di bruciato ancor prima di essere istituita. La Commissione si incontra, ma si scopre subito che essa è una copertura per la maggioranza che detta i tempi e i modi. I nostri cercano di apportare dei miglioramenti alla proposta ricevuta, ma restano inascoltati, perché, come se nulla fosse successo, questi continuano sulla loro strada, peggiorando ancora di più quanto era stato portato in Consiglio le altre due volte, arrivando addirittura a diversificare il contributo per ogni singolo minore avente diritto, non stabilito in nessun luogo deputato, se non al loro interno e all’insaputa dei membri della Commissione stessa. Prima che la Commissione si riunisca, il responsabile d’area intima alla Vivenda la sospensione della fatturazione dei pasti al Comune, chiedendo che l’importo sia fatturato all’asilo privato; contestualmente, il titolare della struttura protocolla una lettera che conferma quanto noi abbiamo denunciato in Consiglio Comunale. Nel frattempo rendiamo pubblico il fatto con un volantinaggio davanti le scuole e loro diffondono un manifesto e un volantino pieno di menzogne e di carità pelosa. Molti restano allibiti davanti a ciò che noi denunciamo, ricorrendo alla disubbidienza civile, quando un gruppo di genitori decide di stampare un ulteriore volantino, con allegato un buono mensa da consegnare al posto di quello del Comune. Ad ottobre la delibera, uscita dalla Commissione ma votata solo da loro, torna in Consiglio per la terza volta. Ancora una volta contestiamo i modi e la forma, entrando nel merito della delibera, obiettando sulle cifre, sulle discriminazioni e sul fatto che il contributo verrà versato al centro per l’infanzia e non alle famiglie, cioè sarà il Comune a versare la cifra pattuita alla struttura privata, invece che alla famiglia avente diritto, inoltre verranno erogati cinque pasti al giorno alla struttura senza capirne il nesso, giustificandosi che in tal modo la struttura effettuerà uno sconto a tutte le famiglie, senza che ciò possa essere effettivamente quantificato, visto che le tabelle dei costi non sono allegati alla delibera. Contestiamo i tempi previsti dalla delibera, perché 3


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secondo noi, non è possibile erogare il contributo già da dicembre, in considerazione del fatto che bisogna espletare tutti i passi previsti dal bando ed eventuali ricorsi. Alleghiamo agli atti anche un promemoria, che ripercorre le tappe della vicenda, e decidiamo di presentare degli emendamenti migliorativi. Un emendamento, ad esempio, chiedeva di estendere il contributo a dieci bambini e non a cinque, ecc. Tutti i nostri emendamenti sono stati respinti, senza giustificazione, considerando il fatto che non incidevano sulla spesa complessiva. Come al solito, quando dall’altra parte c’è un muro, è inutile tentare di arrivare ad una mediazione e se questo muro è in vena di regalie la situazione è ancora peggiore. Si va ai voti e la delibera passa con il voto della sola maggioranza, inclusi coloro che la volta prima si erano scandalizzati per essere stati tenuti all’oscuro della vera entità della cifra e per i buoni pasto erogati indebitamente, noi cinque, coerentemente e con chiarezza, abbiamo votato contro. Epilogo. Nei giorni scorsi un paio di manifesti affissi in paese annunciavano l’apertura del bando, presumo con somma gioia di chi si era battuto in prima persona per mettere su questo splendido regalo natalizio alla struttura privata (del bando, intanto, non c’era traccia all’Albo Pretorio, né sul sito del Comune). Ma come al solito la fretta è cattiva consigliera! Infatti, cosa è successo di così grave da prendersi l’ennesimo cazziatone dai consiglieri di minoranza nel Consiglio di martedì 11 novembre, costringendoli ancora una volta a fare dietro-front? E’ successo che abbiamo contestato la validità del bando, perché come dicevo prima, la fretta del favore ha offuscato i benefici dell’atto: avendo dimenticato di votare l’immediata eseguibilità, l’atto non può essere esecutivo e deve prima essere redatto, pubblicato all’Albo Pretorio per i giorni stabiliti dalla legge, e solo dopo si può bandire il bando. Intanto i giorni passano e non sarà possibile erogare nessun contributo alla struttura nel mese di dicembre, perché i tempi necessari alla svolgimento di tutti gli adempimenti, faranno slittare ogni cosa a gennaio, se non a febbraio. Comunichiamo quindi, che il bando e la relativa data di scadenza non sono validi e che bisogna aspettare un nuovo bando che espliciti modalità e scadenze. Cosa ci insegna l’ennesimo schiaffone in faccia a questa maggioranza allo sbando, che non sa più come parare i colpi che le vengono da ogni dove? Che non scherziamo più. Che siamo intenzionati a fare la nostra parte e che l’epoca dei regali alle spalle dei cittadini è finita. La nostra vuole essere una opposizione costruttiva, e lo abbiamo dimostrato in più di un’occasione, indirizzata alla salvaguardia dei diritti dei cittadini e non alla tutela dei privilegi. Stiamo lavorando al cambiamento di que4

sta classe dirigente arruffona e impreparata, ferma all’epoca dei favori, che guarda ancora al passato, e mentre la civiltà corre a mille e i cambiamenti rischiano di travolgere ogni cosa, loro non sanno cosa fare, non rendendosi conto che un’epoca è conclusa e se n’è aperta un’altra. Allora chiediamo il concorso di tutti i cittadini, chiediamo di guardare avanti e di non aspettare oltre, di non continuare a fidarsi di chi amministra solo per i propri amici e non si accorge della valanga del cambiamento che viene dal basso. Non più favori allora, soprattutto se hanno un costo per la collettività, ma diritti per tutti da rendere certi a prescindere dalle parentele o e dalle congreghe. Noi ce la stiamo mettendo tutta, stiamo lavorando con scrupolo e impegno e siamo certi che i frutti matureranno prima di quanto si possa credere. PS: A specifica domanda sulle colpe dell’erogazione impropria dei buoni pasto in questi due anni, ci è stato risposto che è stata “una dimenticanza del responsabile”. E alla domanda su quanti fossero i buoni erogati impropriamente, i costi esatti e su chi dovesse fare fronte pecuniariamente della cifra sottratta alla collettività, sapete cosa ci è stato risposto? Che eventualmente a saldare il tutto sarà …….! Se volete saperlo ve lo diciamo a voce, ma non è difficile, un po’ di fantasia e uno sguardo intorno. Buon appetito a tutti.

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6 dicembre 2008

Cambiare e Vivere Labico News Amministrare… e comandare! Ormai quello che dovrebbe essere il momento più importante di esercizio della democrazia in ambito locale sta diventando qualcosa di straordinariamente surreale. Per i pochi – troppo pochi – cittadini che decidono di assistervi e di farsi una propria personale opinione su chi e come amministra il paese c’è la possibilità di capire che è in atto un cambiamento di non poco rilievo. La maggioranza che governa Labico sta finalmente cominciando a rendersi conto della differenza tra “comandare” e “amministrare”. Sta iniziando a fare i conti con delle regole che non possono essere interpretate a piacimento. Tutto ciò ha ovviamente delle conseguenze. Ad esempio abbiamo l’anomalia di approvare a dicembre i verbali delle sedute consiliari di giugno. E questo perché in passato i verbali, come del resto tutti gli adempimenti di carattere giuridico, venivano considerati un inutile quanto fastidioso orpello e quindi ci si limitava a poche righe e probabilmente anche gli interventi erano pochi e contenuti. Fu molto divertente la risposta del sindaco alla nostra richiesta di registrare le sedute consiliari: non si può, si viola la privacy. Un vero e proprio nonsenso. Adesso, a più di un anno di distanza, è stato dato l’incarico agli uffici di predisporre la registrazione e trascrizione delle sedute consiliari. La mancanza di chiarezza e di organizzazione su alcune questioni porta a perdere molto tempo in consiglio. Si sono perse ad esempio circa due ore per risolvere la questione posta da Spezzano sull’infedele trascrizione delle sue dichiarazioni. Per fortuna sulle sedute di giugno relative alle osservazioni alla variante di PRG avevamo predisposto un tavolo di verifica per evitare discussioni in aula. Con un po’ di buona volontà le cose si riescono a fare, però è necessario avere rispetto del ruolo e delle prerogative della minoranza, che invece, secondo una visione arrogante di qualche amministratore, dovrebbe essere esclusa dalla macchina amministrativa. Anche la lettura dell’assestamento di bilancio è stata resa difficile da un metodo studiato ad arte per impedire all’opposizione – e ai cittadini – di sapere come e con quali criteri vengano spesi i soldi pubblici. Si mette a disposizione per poche ore la documentazione di bilancio due giorni prima della seduta. E da lì uno dovrebbe farsi un’idea delle politiche di bilancio. Certo molti amministratori non lavorano e non hanno problemi ad andare in orario di ufficio in comune a leggersi le carte. Per chi un lavoro ce l’ha, tutto diventa più difficile ed è evidente che questi sono mezzucci per rendere più gravoso il ruolo del consigliere. Che è un ruolo di controllo.

di Tullio Berlenghi Nell’interesse di tutti i cittadini. E la necessità del controllo è stata dimostrata dal modo allegro con cui a volte vengono gestite le risorse. Il raggruppamento per macroaree, spesso con denominazioni vaghe e fumose, rende difficile una valutazione accurata della gestione delle risorse. Indubbiamente alla fine “i conti tornano”, nel senso che il bilancio è a saldo zero. Ma ci sono molti elementi di preoccupazione su “come” vengano utilizzate le risorse. Io posso dire di aver rilevato l’anomalia dell’assegnazione di 500 euro per la biblioteca comunale. Una cifra ridicola, considerando che, nel 2007, alla voce biblioteca compariva un importo di circa 40mila euro per non funzionare. Chiedo un chiarimento. Il Sindaco dice che è solo per dicembre. “Ma dicembre è la prossima settimana”. Ribatto. Il Sindaco a questo punto annuncia solennemente che la biblioteca entrerà in funzione a partire dal 2 dicembre. “Per farle prendere aria?” Replica ironicamente Nello Tulli. Tutti a ridere. Peccato che ci sia poco da ridere visto che oggi, 5 dicembre, sono andato in biblioteca e l’ho trovata chiusa. Sembra che aprirà entro dicembre. Vi terremo informati. Chiedo ancora una volta spiegazioni su come mai non vengano messi sul sito internet gli avvisi dei bandi. Ad esempio quello delle borse di studio. La cosa è grave sotto due aspetti. Il primo è che questo sembra un metodo per consentire a pochi di essere informati e di poterne beneficiare. La seconda è che non si capisce perché spendere soldi pubblici per un sito che non svolge la sua funzione istituzionale: quella di informare i cittadini. Chiedo anche all’assessore al bilancio quanto costa il sito ai cittadini. Ovviamente l’assessore si guarda bene dal rispondermi. A questo punto dovrei parlare del punto relativo alla concessione di una tomba. Non descrivo la vicenda perché è arrivata in redazione una lettera che dà una lettura molto chiara dell’episodio. Spezzano aveva sollevato alcune perplessità sui costi molto favorevoli della concessione. Io avevo rilevato una preoccupante anomalia sulla gestione privatistica di un bene pubblico. Rilevavo che sul piano giuridico era molto discutibile la procedura seguita. Un consigliere di maggioranza mi dà ragione sostenendo che da tempo svolge una battaglia contro questo tipo di procedure. Anche il Sindaco dice che le mie affermazioni sono fondate. Però… però alla fine mette in votazione. Lui vota a favore. Con lui altri sette consiglieri di maggioranza. Manca un solo voto per ottenere il numero legale. E alla fine ci pensa il consigliere battagliero (di cui poco sopra) a far quadrare i conti …


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Ordinaria tensione E’ stato un Consiglio Comunale scoppiettante quello del 28 novembre. All’apparenza niente di importante, con un unico punto impegnativo, quello relativo all’assestamento di bilancio, gli altri punti possiamo definirli oramai routine: verbali, variazioni di bilancio e le immancabili osservazioni al PRG. Ma ci è voluto poco per dare fuoco alle polveri. E’ bastato leggere i verbali dei Consigli precedenti per capire che non tutto era stato riportato fedelmente. Tre i punti controversi: i primi due riguardavano i verbali relativi alla convenzione con la struttura privata Fantasylandia, l’altro, il verbale relativo all’interrogazione N° 5, quella sull’abuso edilizio. Il Regolamento prevede che nella stesura del verbale si deve tenere conto delle opinioni dei singoli Consiglieri e che vanno riportate il più fedelmente possibile le dichiarazioni riguardanti il punto all’ordine del giorno, in modo che i cittadini o chi ne è interessato possano comprendere l’andamento del dibattito e le opinioni espresse. Qualora dovessero emergere mancanze o dichiarazioni incomplete, si può chiedere l’integrazione. Si dà il caso, che abbia constatato che le argomentazioni a me attribuite risultavano troppo sommarie e non lasciavano trasparire la mia posizione in merito alle questioni trattate. Ho chiesto la parola per fare presente questa situazione, chiedendo di sospendere l’approvazione dei verbali interessati, perché nella fretta avevo lasciato a casa il blocchetto degli appunti che uso sovente durante i Consigli, in cui annoto l’andamento del dibattito e appunto le mie dichiarazioni. Ho fatto notare che le dichiarazioni forti, che avevano costretto la stessa maggioranza a ritirare il punto per ben due volte, non erano state verbalizzate, non per colpa del Segretario comunale, a cui rinnovo la stima, ma a causa della confusione venutasi a creare in quel frangente, chiedendo quindi di integrare con le dichiarazioni che avevo appuntato sull’altro block notes . Sinceramente non mi aspettavo una reazione così sproporzionata alla legittima richiesta da me formulata. Appena chiaro il mio intento, apriti cielo. Quando ho capito l’andazzo, visto che qualcuno voleva mettere ai voti le mie dichiarazioni, ho perso il lume della ragione, ed è iniziato un battibecco vibrante, con me che insistevo nella richiesta e loro che cercavano di buttarla in caciara. Visto che la situazione non si sbloccava, a norma di regolamento, ho preteso la lettura integrale del verbale, minacciando di far leggere anche tutti gli altri se le mie osservazioni non venivano accolte. Dopo una buona ora di duro confronto, ho fatto mettere a verbale la dichiarazione e non l’integrazione, che tutti sanno, cioè il segreto di Pulcinella, che l’Amministrazione comunale ha erogato per due anni, cinque pasti al giorno in forma del tutto illegittima al centro per l’infanzia 2 Fantasylandia, senza che questa forma di finanzia-

di Maurizio Spezzano mento fosse regolata da atti pubblici che impegnavano il bilancio comunale, ma tutto alle spalle dei cittadini ignari. Sarebbe bastato usare il buon senso, invece, dall’alto della loro presunta superiorità e convinta invincibilità hanno interpretato un mio diritto come un’ingerenza al loro potere. A seguire, ho fatto presente che anche gli altri due verbali risultavano incompleti o parzialmente fedeli, soprattutto quello relativo all’interrogazione sull’abuso edilizio. Quel giorno ho parlato per più di un’ora, ma nel verbale il mio intervento è stato sintetizzato in poco più di dieci righe. Fortuna che avevo allegato un promemoria, altrimenti chiunque avrebbe potuto pensare che si era fatto tanto rumore per nulla.

LA LETTERA “Chi se rizza pe’ primu commanna” Sembra veramente questa la legge più applicata nel nostro comune. E io non finirò mai di stupirmi! C’è un’antichissima tomba nel cimitero di Labico. Tutti i bambini di Labico ci hanno giocato mentre i genitori facevano la fila per l’ultimo saluto a un parente o ad un caro amico. Sulla parete tantissimi rettangoli grigi con un nome, due date, su alcuni c’è una foto, in qualche caso ci sono dei fiori (qualche fiore di plastica ormai scolorito lasciato da chissacchì tanti anni fa). Le corse intorno a quell’altro cippo grigio con tua madre che strillava sottovoce “Fai attenzione, ci caschi dentro”. Beh! Un privato cittadino, evidentemente conoscendo i regolamenti cimiteriali, ha chiesto di poter prendere in concessione quella tomba (cioè il terreno con il diritto di seppellire un certo numero di feretri). Gli esperti del nostro comune, diligentemente, si sono messi al lavoro. Pare che abbiano cercato gli eredi della tomba, che non sono stati trovati. Hanno studiato i regolamenti cimiteriali e hanno scoperto che dopo un certo numero di anni la proprietà torna al comune, che può dare la tomba nuovamente in concessione. Hanno fatto una valutazione economica e ne hanno stabilito il prezzo (sembra piuttosto vantaggioso per il privato) … e l’hanno assegnata al cittadino “che s’è rizzatu pe’ primu” (scusate il latinismo!). Premessa: non so neanche chi sia il privato cittadino, potrebbe anche essere mia sorella… Riflessioni. Mi spiace per lui che ha avuto la magnifica idea, ma penso che una proprietà del comune non possa essere concessa ad un cittadino senza che tutti gli altri sappiano (o almeno vengano messi in grado di sapere). Ci vengono cattivi pensieri… Penso che degli amministratori seri (come i buoni padri di famiglia) debbano cercare di ricavare il massimo dalle cessioni dei beni comuni. Quel chissacchì che tanti anni fa ha lasciato i fiori di plastica, chissà…, quel bambino che ha corso intorno al cippo, chissà…, magari sarebbe stato disposto ad offrire di più. TR


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Scuola cadente di Maurizio Spezzano Quante volte abbiamo detto che la scuola di Labico è un problema? Quante volte abbiamo volantinato per denunciare mancanze o inadempienze della Giunta Galli- Giordani? Quante volte ci avete sentiti dire che c’è bisogno di risolvere definitivamente il problema provvedendo a costruire un nuovo plesso scolastico e fermarsi con gli ampliamenti? Da settembre di quest’anno, quante volte abbiamo sostenuto che l’ampliamento del secondo plesso della scuola primaria non sarebbe terminato nei tempi stabiliti? Tutto vero. Tutto già detto e ridetto. E’ successo - ma la speranza è che ciò non accada mai a nessuno in nessuna parte del mondo - che a Rivoli abbia perso la vita un ignaro alunno a causa della fatiscenza di un controsoffitto. A causa di questo luttuoso fatto è scattato l’allarme anche da noi. Ed è un allarme fondato, se è vero che è stato deciso lo sgombero di due classi delle scuole medie di Labico, quelle collocate al primo piano. Da una ricognizione sullo stato di degrado di questo plesso sono emerse fatiscenze risapute, ma colpevolmente ignorate, perché la maggioranza era attenta alle lottizzazioni e alla ricerca di utili finanziamenti da erogare a privati, previa convenzione, lasciando marcire le strutture pubbliche, limitandosi a tamponare con ampliamenti inutili e costosi. I ragazzi e i genitori, molto saggiamente, hanno deciso di manifestare davanti al Comune, perché le aule cui erano destinati, nel frattempo si erano allagate a causa della pioggia. Queste disfunzioni erano già state segnalate, ma erano rimaste inascoltate, perché l’amministrazione non poteva fare fronte alla spesa. Beh, certo, soldi per la scuola pubblica non ci sono mai, ma per organizzare festicciole a Colle Spina per pochi intimi invece si trovano! Per ristrutturare e arredare elegantemente le stanze del Sindaco e degli Assessori soldi ce ne sono a iosa, ma se le lavagne sono appoggiate per terra non fa niente, e se i gradini nella scuola del secondo plesso sono senza antiscivoli, chi se ne fotte, tanto loro mica hanno figli piccoli, e se anche mancasse il campanello, basto un fischio del bidello per far capire che l’ora è finita. Se, poi, i lavori dell’ulteriore ampliamento sono interminabili succede! - e se gli operai girano nei corridoi della scuola, gli stessi che mettono in comunicazione le due ali dell’edificio, non fa niente, in questo modo gli alunni possono apprendere il lavoro da manovali. Do un suggerimento al Sindaco e al vicesindaco: se provvedessimo,

ad esempio, ad applicare alla lettera il contratto d’appalto dell’ampliamento e le relative multe, avremmo già recuperato la modica cifra di seimila Euro, risultato che si ottiene moltiplicando sessanta (giorni di ritardo nella consegna dei lavori) per cento (gli Euro previsti dal contratto per ogni giorno di ritardo). Voi che ne pensate? Con seimila euro si possono cambiare due finestre e relative imposte evitando così di far allagare ancora la scuola? Ma io sono convinto che non lo faranno, rischierebbero di perdere la faccia con la ditta appaltatrice. Si inventeranno le solite scuse, metteranno la sordina alle proteste, ci accuseranno di vergognarci perché speculiamo su questi fatti, come se non fossero fatti nostri. Anzi, a ben pensarci sono fatti miei: lì dentro ci sono i miei figli e i figli dei miei amici e i figli degli amici dei miei amici, a sua volta amici dei miei conoscenti, e i figli dei miei compaesani, e i colleghi di lavoro, e i bidelli e tutti coloro che hanno a cuore la sorte della cultura di questo paese. Considerato quanto ho appena affermato, faccio così: io comprerò di tasca mia le strisce antiscivolo da applicare sui gradini e farò una donazione alla scuola dei miei figli e dei figli dei miei amici, ecc. ecc. Se non hanno nessuno che li attacca, lo farò di persona. Voi, però, provate ad organizzare una colletta, non si sa mai riuscissimo a raccogliere qualcosa per aggiustarle noi da soli le finestre della nostra scuola! Io mi impegno a trovare un falegname.

Scuole labicane

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La questione morale E ci risiamo. L’attività amministrativa è ripresa copiosa,

ma non si annunciano atteggiamenti nuovi dalle parti della maggioranza. Continuano sul binario morto della loro arroganza e non riescono a discostarsi di un centimetro. Sempre le stesse cose e sempre gli stessi comportamenti. Eppure dovrebbero aver capito che le cose stanno cambiando, anzi sono in fase di trasformazione radicale. In questo anno e mezzo, abbiamo più volte teso la mano, sperando in un loro approccio diverso, più disponibile al confronto, soprattutto per le scelte importanti. Invece il malcostume politico che ha contraddistinto le amministrazioni passate, rappresentate sempre dalle medesime persone, è duro a morire. Non hanno ancora capito che l’opposizione odierna è di gran lunga diversa da quella del passato, quando al solo Armando era lasciato l’onere di contrastare questa banda e di mettersi di traverso ai loro giochini, ai piccoli favori, ai grandi affari. Noi, oggi, con la nostra azione stiamo imprimendo un’accelerazione a quell’ordine nuovo di cui il nostro paese ha bisogno. Chi ha assistito ai Consigli Comunali si sarà reso conto che non facciamo né sconti e né inciuci, ma soprattutto stiamo dimostrando una competenza amministrativa che loro non hanno. Ogni atto viene vagliato e discusso con scrupolo, questo perché la politica politicante non alberga dalle nostre parti, cosa di cui la maggioranza non può fare a meno, avendo improntato l’azione politica sempre e solo sulla calunnia verso l’avversario, le bugie a piene mani, l’arroganza verso i deboli e la debolezza verso gli amici. Gli atti consiliari ne sono testimonianza e l’opera sistematica di disinformazione e discredito nei nostri confronti ne sono la conferma. Le stanno provando tutte, incluso servirsi di persone senza credito né futuro, falliti politici che in modo subdolo insinuano dubbi sull’azione meritoria del nostro agire politico. Si accreditano come virtuosi: tutto ciò che va bene è merito loro, tutto ciò che va male è colpa nostra. Solo i disperati fanno questi errori, servendosi di persone di così basso acume intellettivo e dignità morale. Usare questi mezzucci significa non avere argomenti forti da usare contro di noi e la nostra onestà; ed ecco allora attingere alla menzogna, alla facile promessa, perseguitare i deboli per lanciare segnali a chi non vuole essere succube delle angherie, minacciare con ritorsioni chi può essere di intralcio al loro gioco sporco. Se dovessi esprimere una opinione non di parte, da osservatore, sosterrei l’opinione che loro sono per la stagnazione, per la rassegnazione, perché non riescono ad andare oltre il piccolo favore, non hanno le capacità per andare oltre l’ordinaria amministrazione. A Labico c’è bisogno di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, di non ragionare più con le mascelle, ma iniziare quell’opera di cambiamento di cui la nostra comunità ha necessario ed impellente bisogno. 4

di Maurizio Spezzano Io sono convinto che riusciremo a terremotare questo modo di fare bassa politica, con l’azione incessante delle nostre idee che farà emergere le loro contraddizioni. Ci sono cittadini che attendono risposte, che vogliono che si ponga fine a questo gioco sporco che limita le capacità progressiste della maggioranza della popolazione labicana. Persone ingannate per lungo tempo, promesse mai mantenute verso chi vive nei disagi quotidiani, dalla casa senza abitabilità al quartiere senza servizi, dalla scuola fatiscente allo sperpero di denaro per i privati, dall’impossibilità di tirare avanti al ricatto per il lavoro, dalle ingiustizie subite all’arroganza del potere. Il problema vero, in conclusione, è la questione morale, mai risolta a Labico; cioè, è la necessità di procedere a una radicale rivoluzione del fare Politica; è prestare ascolto alle istanze che vengono dai cittadini; è la fine della politica clientelare e affaristica; è scoperchiare la pentola dove il torbido si confonde con il chiaro; è la capacità di interrompere il giro vizioso del voto inquinato in cambio dei favori; è la capacità di guardare al generale e non al particolare; è la capacità di saper fermare per tempo l’arroganza di chi si sente invincibile; è la bellezza della Politica che scende dal piedistallo e si mescola alle persone comuni. Questa è la Politica, questo è il nostro intento. Ma queste sono cose che la gente piccola non può capire: chi è stato abituato da sempre a raggirare, camuffare, imbrogliare, assecondare, accontentare, non capisce il verbo nuovo che i cittadini reclamano. La rivoluzione culturale è alle porte e questi non se ne sono ancora accorti.

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Anno 2, numero 17

19 dicembre 2008

Cambiare e Vivere Labico News Tanti auguri di Buon Natale e Felice 2009 Consiglio sospeso per assenza della maggioranza. Rinviata l’assise del 19 dicembre. Spodestato l’assessore al Bilancio. Ci sbagliamo, o qualcosa scricchiola??? Un anno di opposizione Il 2008 è stato il primo anno “intero” di consiliatura. Un anno importante, durante il quale sono emerse alcune indicazioni utili per capire il quadro politico locale e per fare qualche utile riflessione. Intanto va sfatato un luogo comune che andava tanto per la maggiore prima delle elezioni: “chi va all’opposizione può solo stare lì a guardare gli altri decidere, perché non ha strumenti per condizionare le scelte”. Le cose non stanno esattamente così. Gli strumenti sono pochi e non del tutto efficaci, ma con un po’ di impegno e di determinazione si può incidere anche dai banchi dell’opposizione e noi lo stiamo dimostrando. Non è il caso di fare l’elenco della spesa dei risultati ottenuti, ma solo il fatto che nel 2008 si sia battuto ogni record di convocazione di consigli comunali la dice lunga sul fatto che l’opposizione c’è e fa sentire la sua voce. Noi ci studiamo gli atti e cerchiamo sempre di capire cosa c’è dietro le scelte della maggioranza e se c’è qualcosa che non quadra chiediamo chiarimenti. Non è un caso che più di una volta abbiamo costretto il sindaco a ritirare delibere o ad apportare modifiche sostanziali agli atti. Non con la forza dei numeri, ma con la forza delle nostre argomentazioni. Certo, la tentazione di sfruttare la superiorità numerica ogni tanto l’hanno avuta, ma noi abbiamo sempre fatto valere le nostre ragioni utilizzando tutte le opportunità che la legge ci consentiva. Magari ci abbiamo messo un anno e mezzo, come per la costituzione delle commissioni consiliari, ma alla fine siamo riusciti a vincere l’arroganza di chi pensa che, una volta vinte le elezioni, si comanda. Invece si amministra. E sempre nel quadro di un confronto demo-

di Tullio Berlenghi cratico. Anche sul piano regolatore pensavano di poter gestire la partita delle osservazioni portandone in consiglio trenta o quaranta per volta e approvarle nel giro di poche sedute. Peccato che noi invece abbiamo chiesto un metodo e un confronto sulle questioni, cercando di avere come punto di riferimento l’interesse del paese e non le dinamiche dello scambio che invece sembrano animare l’operato di questa giunta. La conseguenza è stato un confronto serrato che ancora non ha visto la parola fine. Alcune osservazioni le hanno portate in consiglio quattro o cinque volte, compresa quella “personale” del sindaco (che avrebbe voluto aggiudicarsi l’intera zona turisticoricettiva) sulla quale, di fronte alla minaccia di un eventuale ricorso al TAR, alla fine hanno dovuto cedere al buonsenso. Abbiamo avuto modo di fare luce su vicende di dubbia regolarità, come l’erogazione a spese della collettività di pasti gratuiti ad una struttura privata decisa dall’attuale vicesindaco e senza l’ombra di uno straccio di atto amministrativo. Abbiamo ottenuto qualche piccolo risultato anche in materia di bilancio comunale, tra cui l’istituzione delle borse di studio per gli studenti più meritevoli e maggiori finanziamenti per settori legati al sociale, alla cultura e allo sport. Stiamo dimostrando di essere una forza di governo, seria e responsabile quando si tratta di fare proposte politiche, ma dura e intransigente quando bisogna arginare un malcostume amministrativo che per troppo tempo si è affermato a Labico. Nel bel messaggio di auguri pubblicato su questo giornale c’è una frase di enorme valore, tratta dal Concilio Vaticano II “Non avvenga che si offra come dono di carità qualcosa


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che è già dovuto a titolo di giustizia” – il cui profondo significato dovrà essere ben chiaro a tutti i labicani: da quando ci siamo noi non bisognerà più chiedere come cortesia ciò che è un diritto. Se questo diritto qualcuno proverà a negarlo noi ci prenderemo carico di garantire il rispetto della legalità. Ed è stata sufficiente questa nostra azione politica, così cristallina e così incisiva, a mandare in corto circuito il “sistema”. Per carità un meccanismo di potere di tale portata non è facile da scalfire, ma anche le strutture più solide, sottoposte ad un’azione continua, prima o poi danno segni di cedimento. E qualche segnale si comincia a vedere. Per ben due volte sono stati sconvocati consigli comunali di cui era arrivato l’avviso ai consiglieri, come per il consiglio previsto per il 19 dicembre e che è stato sconvocato in gran fretta per non meglio precisati motivi. Per non parlare dello spostamento degli equilibri tra gli assessorati con il passaggio del bilancio da Scaccia a Di Stefano. Il quadro è sin troppo evidente. Il potere a Labico è in mano soprattutto ai due assessorati “di serie A” (Di Stefano e Galli), col sindaco sempre più in balia di una maggioranza che fa fatica a controllare. Poi ci sino gli assessorati minori (attribuiti a Prestipino e Scaccia), il cui ruolo si andato progressivamente ridimensionando. Infine ci sono i consiglieri, la cui principale competenza sembra essere quella di alzare la mano in consiglio comunale, i quali, pur accusando qualche maldipancia, sembrano ancora allineati e coperti. L’opposizione invece – sulla cui tenuta in pochi avrebbero scommesso – gode di ottima salute e sta portando avanti un progetto politico di grande respiro. Ci sono questioni che vedono tra noi posizioni diverse, ma sulle quali non abbiamo problemi a confrontarci pubblicamente e serenamente. Quello che ci unisce invece è una diversa visione della gestione di una pubblica amministrazione, improntata alla correttezza, all’imparzialità ed alla trasparenza, nonché la volontà di avere un paese vivibile, in cui gli interventi vengono realizzati nell’interesse e a beneficio di tutti. Questo è il nostro progetto politico, sul quale contiamo di trovare nuovo consenso e, ci auguriamo, anche nuova partecipazione. E questo augurio non può che unirsi a quello di un felice 2009 a tutti i labicani.

FINALMENTE LE COMMISSIONI Nel Consiglio comunale di venerdì 12 dicembre sono state costituite le Commissioni Consiliari permanenti. Queste adesso avranno il compito di discutere prima del Consiglio i principali atti consiliari, di elaborare proposte, di approfondire le questioni al centro della politica locale. Con la costituzione delle commissioni, è aumentata la democrazia nel nostro comune, dopo più di sette anni di mancato rispetto dello Statuto Comunale, dopo un anno e mezzo di battaglia in consiglio e nella commissione statuto, dove sono state approvate le proposte di Cambiare e Vivere Labico, rappresentato in Commissione dal sottoscritto e da Tullio Berlenghi. Altre proposte ancora devono essere discusse e mi auguro siano approvate a breve. Tra queste: la costituzione della Consulta delle associazioni, i comitati di quartiere, il bilancio partecipato, la proposta di delibera consiliare di iniziativa popolare, la riduzione delle firme necessarie per richiedere referendum cittadini, il Consiglio dei Giovani. E' nostra volontà avvicinare i cittadini alle istituzioni, farli partecipare, renderli attori della vita pubblica cittadina. Noi ci batteremo per questo.

Bilancio e Programmazione, Tributi e servizi comunali, partecipazioni e consorzi Di Stefano (neoassessore al Bilancio oltre all'Urbanistica) , Delle Cese, Francesconi; Paris, Berlenghi;

Ambiente e territorio, Urbanistica, Attività Produttive, Edilizia pubblica e privata, Lavori pubblici Galli A., Galli L., Giuliani; Spezzano, Berlenghi;

Statuto, Partecipazione popolare e referendum, Rapporti con la collettività, Pol. Giovanili, Sport e tempo libero Prestipino, De Martino, Delle Cese; Giovannoli, Paris;

Cultura, Scuola, Servizi sociali, Anziani, Pari Opportunità Scaccia, Ricci, Saviano; Tulli, Spezzano.

B. Paris 2


Anno 2, numero 17

Resoconto dell’ultimo consiglio di Tullio Berlenghi Per la seconda volta consecutiva il consiglio inizia con un intervento dell’opposizione per segnalare le problematiche della scuola. Materia che sappiamo bene gode di modesta considerazione da parte della maggioranza, con le conseguenze che tutti conosciamo per i disagi di studenti e famiglie. Segnaliamo pertanto, oltre a varie questioni relative allo stato di salute delle strutture scolastiche, che gli alunni del nuovo plesso hanno dovuto sospendere le lezioni per circa una settimana e che analoghi problemi ci sono nella scuola d’infanzia. Nel primo caso per la rottura dell’impianto di riscaldamento, nel secondo per problemi all’impianto elettrico. Nel mio intervento sottolineo che, oltre a creare un problema per la didattica, viste le numerose ore di lezione perdute, questa situazione porta enormi disagi alle famiglie, visto che la quotidianità è organizzata sapendo di poter contare sulla presenza delle istituzioni scolastiche. Una menzione particolare merita la risposta del consigliere delegato alla cultura e alla scuola (materie che a Labico, come sappiamo, non meritano un assessorato) che ha detto testualmente “La scuola non è un parcheggio!”. Credo che sia utile che le famiglie labicane sappiano che il nostro delegato alla scuola pensa che sia deprecabile aver vissuto anche il disagio “pratico” del malfunzionamento della scuola come il problema di dove “parcheggiare” i propri figli. La scuola diventa un parcheggio se fa un cattivo servizio didattico. Ma le famiglie labicane mandano i propri figli a scuola a Labico convinti che dia una formazione dignitosa, non perché non sanno dove mandarli. Se il consigliere delegato all’istruzione nutre così poca stima nelle istituzioni scolastiche locali ce lo faccia sapere, perché tutti noi vorremmo dare una buona formazione ai nostri figli e magari, guidati dalle sue autorevoli perplessità, potremmo cercare ipotesi alternative. Nel mio intervento ho anche ricordato che il servizio di fornitura dei pasti è iniziato con tre settimane di ritardo. Il sindaco mi ha interrotto per dire che non era vero e che il ritardo era di una sola settimana. E’ evidente che in pochi nella maggioranza hanno figli in età scolare e non stupisce che neppure sappiano le cose. Io ovviamente insisto, visto che parlo con piena cognizione di causa, ma il sindaco non recede. Pensa che valga sempre la regola secondo la quale per fare passare una bugia come una verità sia sufficiente ripetere innumerevoli volte il concetto. Vale forse per Berlusconi ed il suo potere mediatico. In piccole realtà le bugie hanno le gambe corte e ci ha pensato il vicesindaco a spiegare che sì, in effetti, le settimane di ritardo erano tre. Uno dei momenti più interessanti del consiglio è stata la comunicazione, da parte del sindaco, del cambio di competenze di due assessorati. Non c’è una comunicazione ufficiale, ma un annuncio in sede consiliare. Direi politi-

camente un fatto molto rilevante. In pratica una parte fondamentale delle competenze dell’assessorato di Scaccia – il bilancio – passa nelle mani di Di Stefano. Il primo punto all’ordine del giorno è la modifica statutaria che consente finalmente – dopo un anno e mezzo di attesa e continue sollecitazioni da parte nostra – la costituzione delle commissioni consiliari. La modifica statutaria era stata approvata all’unanimità dalla commissione statuto. L’unico punto di divisione riguardava la nostra proposta che consentiva ai consiglieri di partecipare (senza diritto di voto) ai lavori delle commissioni di cui non si era membri. Ci sembrava semplicemente l’applicazione di un principio di democrazia, ma la maggioranza ha visto con sospetto la nostra proposta e l’ha bocciata, sia in commissione, sia in consiglio. Al voto per la modifica statutaria il consiglio approva all’unanimità. Vengono poi nominati i membri delle commissioni, che troverete nel dettaglio fatto da Benedetto nelle pagine che seguono. Si passa così ad esaminare alcune delle residue osservazioni. La prima (che poi sarà anche l’unica) è l’osservazione n. 106. Un’osservazione che era stata esaminata e votata il 13 giugno senza che fosse stata messa all’ordine del giorno. Nell’esame dei verbali avevo segnalato al segretario la questione. Per risolvere il problema il sindaco prova a portare l’osservazione in consiglio come “presa d’atto”, una sorta di sanatoria di un atto formalmente illegittimo. Sotto il profilo giuridico l’idea non è del tutto peregrina: con l’assenso dell’intero organismo assembleare si può sanare un vizio procedurale (il mancato inserimento all’ordine del giorno). Ci vuole però l’assenso di tutto il consiglio comunale. Il nostro – evidentemente – non c’è e chiediamo di poter discutere dell’osservazione. Il sindaco si rassegna e passa all’esame. La questione non è semplice. Intanto ancora una volta anziché esaminare le osservazioni per aree omogenee si mettono in discussione quando capita, impedendo una visione d’insieme. In questo caso siamo nell’area industriale che qualche poco accorto amministratore del passato aveva pensato bene di collocare in piena zona residenziale. Un colpo di genio non c’è che dire. Peccato che siano gli stessi che governano ancora adesso. Dopo quindici anni (i tempi di elaborazione sono quelli che sono) hanno capito che forse la zona industriale attaccata alle case non è proprio una grande idea. Lo hanno capito bene anche i proprietari delle zone interessate, che hanno intuito il possibile “affare” e propongono la trasformazione tout court della zona da industriale a commerciale. Dal punto di vista del valore immobiliare si tratta di un extraprofitto dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Con un tratto di penna su un piano regolatore. Al di là dei lauti guadagni di chi possiede i terreni però bisognerebbe cercare di immaginare le conseguenze sul tessuto urbano (e sulla vita dei cittadini) di alcune operazioni. 3


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Una zona industriale è evidentemente un problema. Soprattutto se le produzioni sono di quelle che generano inquinamento acustico o atmosferico. Ma neanche una zona commerciale è uno scherzo. Considerata la vastità dell’area interessata possiamo dire che c’è posto per qualcosa che si può definire “centro commerciale”. E sappiamo tutti che i centri commerciali sono normalmente collocati in zone periferiche proprio per il grande flusso di traffico che determinano. Metterne uno in un centro abitato è operazione folle. Tra l’altro sappiamo bene che i centri commerciali danneggiano i piccoli commercianti, che non sono in grado di competere con la grande distribuzione. Che senso ha allora questa enorme speculazione fondiaria, in cui all’attore pubblico si concedono poche decine di metri quadrati da destinare a pubblica utilità? Chi ci guadagna, oltre ovviamente ai proprietari delle aree? Perché se la speculazione ha come conseguenza esclusivamente l’enorme disagio per i cittadini di Labico credo che sia una pessima (e stolta) gestione della cosa pubblica. Altrimenti c’è qualcosa di cui né io né i labicani siamo a conoscenza, ma che sia a me sia ai labicani (immagino) piacerebbe conoscere e capire. In ogni caso proviamo a proporre dei correttivi ad un accoglimento così generoso dell’osservazione proposta, ma il sindaco, dopo aver levato la parola a Spezzano – reo di aver fatto notare quanto fosse eticamente discutibile il proposito della maggioranza -, ci impedisce di mettere in votazione un ordine del giorno col quale cercavamo di introdurre alcune garanzie nell’interesse della collettività. Io e Paris usciamo dall’aula. Spezzano e Tulli votano contro. A questo punto, nonostante sia appena l’una, alcuni consiglieri di maggioranza devono andare via e il sindaco è costretto a chiudere la seduta. A quanto pare la partita sul piano regolatore non è ancora finita.

La lettera… Problema parcheggi Gentile redazione, Vi invio questa lettera per mettervi al corrente di un problema che interessa tutti i cittadini e che non si è riuscito ancora a risolvere, malgrado le prese di posizione da parte di molti. Ricordo un articolo di Maurizio Spezzano, di qualche tempo fa e pubblicato sull’opuscolo Liberamente, che lamentava il privilegio di alcuni nell’occupazione dei parcheggi di Piazza del Mercato, via Matteotti e Piazza Libertà, senza che la polizia municipale intervenisse in proposito, se non addirittura girarsi dalla parte opposta, facendo finta di non vedere per non sanzionare i portatori di tali privilegi. Allora la colpa veniva attribuita a un ausiliario che oggi si è trasferito altrove, ma da quella segnalazione nulla è cambiato e tutto è rimasto irrisolto. Infatti, si assiste quotidianamente a soprusi da parte di questi personaggi, che hanno l’ardire di parcheggiare senza ne-

anche esporre il disco orario, tanto sanno che nulla verrà loro contestato, essendo i favoriti di alcuni personaggi politici che stanno alle loro spalle pronti alla difesa. Sarebbe buona cosa che la Polizia Municipale sanzionasse tali comportamenti, non limitandosi però solo a questo, ma facesse anche opera di sensibilizzazione in merito. Reputo decisamente penalizzante il fatto che la quasi totalità della popolazione possa essere multata, mentre a questo gruppetto di ipocriti venga garantita l’impunità. Adesso, poi, con l’arrivo delle festività natalizie e di fine anno, sarebbe opportuno non inasprire le pene per i malcapitati di turno, rischiando di penalizzare le attività commerciali del centro, perché i parcheggi sono occupati sempre dalle stesse autovetture, alcune in sosta in zone di divieto, come il posto per portatori d’handicap in prossimità della farmacia o davanti al Comune. Questa situazione di occupazione continua, costringe chi viene da fuori il centro a cercare la sosta in doppia fila, con il risultato di pagare un caffé non 70 centesimi, ma l’importo della multa, rischiando di fargli andare di traverso la voglia di venire in centro, privilegiando, magari, altre attività commerciali poste al riparo da sgradite sorprese. Anche se tentato, evito di dare l’elenco delle macchine parcheggiate sempre negli stessi posti e sempre dalle stesse persone, sarebbe lungo e la lettera assumerebbe il carattere delatorio, da cui mi guardo bene e che non rientra nei miei pensieri, ma basta guardarsi intorno e notare che sono sempre le stesse. Segnalo ancora che la segnaletica stradale è un po’ datata e non sempre correttamente aggiornata, in quanto non tiene conto delle modifiche del Codice della Strada e che sarebbe opportuno provvedere con apposite ordinanze. Ciò non vuole criminalizzare il corpo della Polizia Municipale, ma chi la usa in modo consapevole allo scopo di elargire piccoli privilegi come il risparmio della multa, che a Labico ha un valore, quello della riconoscenza da ricambiare in periodo elettorale. Segnalo ancora che sotto il Comune l’Amministrazione comunale ha provveduto a riservare per se stessa posti parcheggio non previsti dal codice della strada. Ho verificato che il Codice della Strada, aggiornato al 27 giugno 2008, non prevede questa tipologia di parcheggi. L’art. 7, Regolamento della circolazione nei centri urbani, riserva la sosta per altri motivi, ma non menziona i privilegi di chi amministra. Infatti con ordinanza, il sindaco può riservare spazi di sosta, ma per le forze della polizia stradale, vigili del fuoco, i mezzi di soccorso, alle persone con limitata o impedita capacità motoria, munite di contrassegno. Non credo che sindaco, vicesindaco e assessore anziano rientrino in queste categorie. Sarebbe buona cosa se questi privilegi fossero aboliti e i tre di prima si comportassero come normali cittadini, che parcheggiano dopo la ricerca di un posto vuoto. Grazie per l’attenzione e spero di aver contribuito con questa lettera a rendere questo paese un po’ migliore e invito l’amministrazione comunale a mostrarsi più attenta verso queste cose, perché il ripristino delle regole serve a rendere Labico più democratico. B.M.N.M. 4


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106 e dintorni

Qualcuno penserà che sia ammattito e dia i numeri; o che in un sussulto di nostalgia indichi la strada da percorrere per arrivare al mio paesello calabro. Niente di tutto questo: il 106 è il numero che corrisponde ad un’osservazione alla variante al PRG, discussa nell’ultimo Consiglio Comunale. Vi spiego sinteticamente: questa osservazione chiede che l’unica zona autenticamente industriale di tutto il territorio labicano, essendo già ubicate industrie che svolgono questa mansione, ricadenti in prossimità del centro urbano, venga trasformata in zona commerciale. Premetto che una osservazione analoga, riguardante la restante parte, di fatto è già stata accolta dal Consiglio Comunale e trasformata in commerciale. L’accoglimento anche di questa osservazione di fatto trasforma la zona industriale in commerciale, creando un comparto unitario. Questa la nuda cronaca. Ma per comprendere appieno il vero significato bisogna raccontare i fatti così come sono avvenuti. Leggendo il parere delle Commissione, a cui noi eravamo assenti per i noti impegni di lavoro nei mesi di giugno e luglio, si scopre che viene accolta a due condizioni: che il titolare si impegni nella realizzazione di una rotonda sulla casilina e ceda gratuitamente al Comune 300 mq di un capannone già realizzato, da adibire a magazzino, suppongo. Se facciamo i conti, indicati dallo stesso Sindaco, siamo su una cifra di circa 700.000,00 Euro (100.000,00 la rotonda e 600.000,00 il costo dei 300 mq del capannone). Io prendo la parola a nome del gruppo argomentando che il compito degli amministratori è quello di tirare gli interessi alla collettività e in questo caso il Comune avrebbe avuto ben poca cosa rispetto al valore globale garantito al privato dalla trasformazione dell’intero comparto in commerciale da industriale. In questo caso l’utilità sociale di questa trasformazione sarebbe stata ad esclusivo ed indubbio vantaggio del privato, ma non della pubblica amministrazione, cioè noi cittadini, che ci saremmo dovuti accontentare di un po’ di briciole. In soldoni significa che

di Maurizio Spezzano il privato avrebbe visto aumentare di tantissimo il valore del suolo a discapito dei diritti sociali di un intero paese. Noi, in linea di principio, non eravamo contro la trasformazione dell’intero comparto, tanto da prevedere nel nostro programma elettorale l’ubicazione della zona industriale altrove, ma reputavamo importante, in questa tornata, mettere qualche paletto sulla trasformazione a difesa dei diritti dei cittadini. Abbiamo posto tre condizioni imprescindibili: 1) Una clausola sociale che obbligava gli imprenditori a mantenere le unità produttive in paese, senza trasferirle altrove; 2) Cedere una parte consistente del comparto al Comune di Labico da destinare alla realizzazione di opere di pubblica utilità; 3) Una striscia per la realizzazione di un parco pubblico con funzioni di separatore con l’eventuale zona commerciale. Il restante 60 % circa dell’intero comparto da destinarsi a zona commerciale, con tipologie merceologiche atte a salvaguardare le attività commerciali nel paese storico. La prima condizione nasce dal fatto che la giustificazione utilizzata dal richiedente era la volontà di voler ampliare la produzione, reputando insufficienti gli spazi attuali. In considerazione del fatto di non aver manifestato nell’osservazione la volontà di restare a Labico, abbiamo suggerito che prima di procedere alla trasformazione del comparto, l’imprenditore dimostrasse di non voler spostare altrove la produzione acquistando da subito spazi adeguati nella nuova zona industriale, come gesto dimostrativo di voler restare in paese, salvaguardando l’occupazione attuale ed eventualmente accrescerla nel futuro, soprattutto in questa fase di recessione che rischia di peggiorare l’economia cittadina. La seconda condizione è un risarcimento ai diritti della pubblica amministrazione, una compensazione per l’extravalore del comparto a seguito della trasformazione in commerciale. In questo modo l’amministrazione avrebbe avuto uno spazio per realizzare opere di interesse pubblico di cui ne è carente, nel cuore del paese, ponendo fine al calvario dei servizi fatiscenti. La terza condizione, una striscia di terra per la realizzazione di un parco in modo da attutire l’impatto ambientale del futuro centro commerciale e polmone verde a ridosso del centro. Abbiamo reputato che tali condizioni fossero un giusto equilibrio fra la salvaguardia dei diritti dei privati e la salvaguardia dei diritti della pubblica amministrazione. Davanti a queste nostre ragionevoli motivazioni, hanno fatto valere la legge dei numeri, incuranti del fatto che se fosse passata la nostra posizione ci saremo trovati nella condizione di svolgere un importante servigio alla comunità. Devo dire che le loro motivazioni le abbiamo trova5


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te identiche a sempre: deboli con i forti. Non sono riusciti a darci uno straccio di motivazione di una certa validità, se non la soddisfazione di aver accolto la prima condizione da noi posta, che forse riusciranno a spacciare come loro, ma basta leggere gli atti per rendersi conto che come al solito a loro della condizione dei lavoratori non importa. Invece noi l’abbiamo posta come prima condizione, perché il lavoro emancipa, è sinonimo di crescita umana e culturale, è indipendenza e benessere personale e collettivo. Come sempre l’attivo è in perdita, perché se passa questa impostazione significa che i diritti della collettività sono secondari rispetto ai diritti dei privati, che possono tranquillamente chiedere ogni cosa, perché dall’altra parte l’interlocutore non è credibile e fortemente permissivo. Pensate cosa significa trasformare circa 6 ettari e mezzo di zona industriale in zona commerciale e ricordatevi che un ettaro sono 10000 metri quadrati. Non voglio fare conti, provate a farli da soli, chiedendo magari il prezzo di mercato a qualche esperto del settore. Se poi volete fare un raffronto degli spazi in questione, fate un giro sopra Labico con Google Earth e avrete chiara tutta la zona. Una cosa è certa, noi in Consiglio Comunale abbiamo tentato seriamente di difendere gli interessi della collettività, senza penalizzare il privato, cioè abbiamo cercato di sintetizzare le doti del buon amministratore, dote che loro non hanno. Alla luce di tutto questo, com’è possibile pensare di avere la nostra collaborazione, se quando si tratta di tutelare gli interessi dei cittadini loro stanno sempre dall’altra parte? Abbiamo mostrato disponibilità al dialogo e al confronto, ma loro non l’hanno mai voluto, si sono sempre presentati con un piatto di lenticchie bruciacchiate pensando di avere il nostro appoggio. Se hanno veramente intenzioni di ragionare lo devono fare su tutto, a cominciare dall’urbanistica, ma dall’inizio e non dalla fine. Con questa presa di posizione e le proposte da noi sostenute dimostriamo, ancora una volta, che non solo sappiamo fare opposizione, ma siamo in grado di essere forza di governo attenta ai diritti della collettività. In più occasioni abbiamo sostenuto che siamo pronti al confronto, ma non a richiesta e solo per togliere loro le castagne dal fuoco. Chi si vuole confrontare con noi deve mettersi alla pari e senza presentarsi con le carte già pronte. Il confronto presuppone due proposte diverse che si confrontano da cui esce fuori la sintesi e non la tesi da loro sostenuta. Vogliamo dimostrare che tutto il fango che ci hanno buttato addosso circa la nostra visione massimalista, non solo non corrisponde al vero, ma è vero il contrario: i massimalisti reazionari sono loro, perché tutelano i poteri forti contro i diritti dei cittadini; noi, invece, stiamo dalla parte dei diritti, dei deboli e della giustizia sociale, cose talmente semplici da apparire utopiche. 6

Ancora scuola… Questo è l’ordine del giorno, da noi presentato, approvato nell’ultimo consiglio comunale (12 dicembre 2008). Il Consiglio comunale di Labico, premesso che: •

in questi giorni le strutture scolastiche di Labico sono interessate da forti disagi dovuti in parte alle condizioni meteorologiche e in parte alle cattive condizioni generali dei plessi, compreso l’ultimo ampliamento;

in particolare nel nuovo plesso da martedì 9 dicembre l’impianto di riscaldamento è fuori uso, pregiudicando anche la funzionalità della mensa; per questa ragione gli alunni del nuovo plesso hanno dovuto interrompere le lezioni da mercoledì 10 fino a lunedì 15 dicembre;

la scuola media presenta carenze in tema di sicurezza, considerato che due aule del secondo piano sono state giudicate inidonee e gli alunni sono stati spostati negli spazi residui;

a causa di problemi legati alla fornitura di energia elettrica analoghi disagi si stanno verificando nella scuola d’infanzia ed è probabile che il personale docente sarà costretto ad interrompere la didattica;

malgrado avessimo già segnalato queste problematiche, comprese le strisce di sicurezza antiscivolo e le luci azionate da fotocellule, no risulta che siano stati adottati i necessari provvedimenti;

giudicato del tutto inadeguato il comportamento dell’amministrazione comunale nell’affrontare questi problemi;

impegna l’amministrazione comunale, il Sindaco e la Giunta ad intervenire prioritariamente per garantire agli studenti il normale svolgimento delle lezioni, •

a spiegare in che modo si prevede verranno recuperate tutte le ore di didattica perdute a causa dei disagi descritti.


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Che fine ha fatto il centro storico? Dopo un anno e mezzo di nuova Amministrazione Comunale, il Centro storico e le radici storico-culturali del nostro Comune permangono in uno stato di oblio e abbandono: aspettiamo ancora iniziative culturali per la rivalutazione e informazione sulla storia, la cultura e le presenze archeologiche del nostro comune; aspettiamo ancora iniziative di recupero vero di tutto il Centro storico; aspettiamo ancora una idea dei nostri amministratori su come far tornare il centro storico il cardine della vita pubblica locale, dell’identità di labicani, di come farlo tornare a pulsare di cuori giovani con voglia di futuro; aspettiamo ancora che si faccia qualcosa per i piccoli commercianti del nostro paese. Anche per questo abbiamo lavorato in questo anno e mezzo di minoranza, ottenendo qualcosa, ma per lo più rimanendo delusi dalla mancanza di prospettiva dell’Amministrazione Giordani – Galli. Per quanto riguarda il recupero architettonico qualcosa si è mossa: finalmente, con la partecipazione dei cittadini, si sta dando corso al finanziamento di 200.000 euro ricevuto dalla Regione Lazio per il bando del 2004, bando che l’allora Amministrazione Galli stava eludendo e di cui informò i Labicani solo dopo una interrogazione promossa da chi oggi siede nelle fila dell’opposizione. Grazie a quelle domande oggi sarà possibile recuperare l’area di Piazza della Chiesa. Ma per il resto? Per il resto ci dovrebbe pensare il Piano di Recupero del Centro storico. L’ultima volta che abbiamo affrontato la questione è stato il dicembre del 2007, discutendo alcune delle proposte fatte dal nostro gruppo attraverso le interrogazioni consiliari presentate a settembre di quell’anno. Da lì emerse la promessa di Sindaco e Ass. all’Urbanistica di rivederci e discutere possibili modifiche condivise al Piano di Recupero insieme all’architetto progettista, ma, vuoi per problemi di salute di quest’ultimo, vuoi per ritardi non imputabili certo a noi, ancora non siamo riusciti a discutere del Piano. Eppure sarebbero tante le cose: gli spazi di verde, le strade, le parabole, l’interramento dei fili, ma soprattutto le forme di finanziamento e agevolazione dei privati che il Piano obbliga a intervenire per sanare gli abusi perpetrati negli anni. Infatti, ancora nulla di nuovo sotto il sole su questo punto, che è il più controverso. Noi abbiamo proposto di cofinanziare al 33%, come amministrazione comunale, i privati che realizzano gli interventi previsti dal Piano meno onerosi e di più diretto impatto visivo (intonaci, piano del colore, ringhiere, balconi, interramen-

di Benedetto Paris to dei fili, persiane e così via). Purtroppo ancora nessuna risposta, ma rimane il fatto che senza risolvere il problema del finanziamento qualsiasi Piano di Recupero non sarà realizzabile. Altro passo in avanti si sta facendo con i lavori di Vicolo del Carbonaro, per cui ci siamo tanto battuti. Lavori che dovevano iniziare a giugno, ma cominciati solo a settembre inoltrato, comportando ora notevoli disagi ai cittadini che vi abitano a causa della stagione autunnale e invernale segnata dalle piogge. Oltre all’intervento su Vicolo del Carbonaro abbiamo chiesto il rifacimento di pavimentazione e fogne anche di Via della Fontana. A Gennaio 2008 l’Amministrazione approvò anche questa nostra richiesta, prevedendo l’esecuzione dei lavori nell’anno 2009. Oggi ai cittadini di Via della Fontana arriva però una doccia fredda: nel nuovo Piano Triennale delle Opere Pubbliche i lavori a Via della Fontana sono previsti nell’anno 2010, portandoci a dubitare delle vere intenzioni di Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici. Intanto la Fontana di Via della Fontana (appunto!) è in totale degrado, con tegole rotte e atti vandalici realizzati indisturbatamente, con i muri graffittati, per non parlare di via di Cento Gocce, percorribile solo grazie all’intervento di alcuni cittadini che gli sono ancora affezionati. Ma non solo con opere pubbliche si ridà vita il Centro storico! Ci vogliono persone, attività, commercio, cultura, conoscenza! Una comunità non è tale se non ha una memoria comune dei luoghi, se non li vive, se non li conosce. Se questo non accade continueremo ad essere un paese e quartieri dormitorio. E’ per questo che da tempo chiediamo una rivalutazione delle presenze artistiche e archeologiche nel nostro territorio, che chiediamo che si superi la piazza, per entrare nel Centro storico nella realizzazione degli eventi: un neolabicano passa per alcuni luoghi del nostro paese solo in processione!!! A questo si aggiungono le nostre proposte, bocciate, per incentivare i giovani a vivere nel centro e ad aprire attività private e commerciali, riducendo l’I.c.I. a loro, se proprietari dei locali, o agli affittuari se affittano i locali a giovani entro una determinata somma. Si tratta di pochi soldi da stanziare, che possono però dare un segnale forte e chiaro ai giovani per investire su se stessi, ma soprattutto possono riportare vitalità e voglia di fare nel centro storico. Bisogna riportare la vita nel Centro storico e rimetterlo al centro della vita locale se vogliamo recuperarlo davvero. Quando accadrà? 7


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Auguri e… Approfitto di queste pagine per inviare gli auguri di buone feste a tutti i labicani. Prendo lo spunto dalle parole che il nostro Sindaco ha pronunciato in un discorso in chiesa, nella primavera 2007, subito dopo la sua elezione. Disse qualcosa del tipo “Sarà una consiliatura cristiana”… Da cristiano io ci spero molto e vorrei provare a dare qualche spunto di riflessione in più. Paolo VI

“La politica è l’espressione più alta della carità”

Compendio Dottrina Sociale della Chiesa pag. 169

“La responsabilità di governo compete solo a coloro che sono in grado di interpretare i bisogni di tutti, non soltanto di chi è in maggioranza.”

Hans Ionas, filosofo tedesco (1979)

“Due categorie di persone hanno una responsabilità asimmetrica (cioè a senso unico): i genitori e i politici (politico inteso come statista, grande uomo politico). Essi devono progettare a lungo termine, oltre la propria legislatura. E tutto ciò che si fa per il futuro è GRATIS, non può avere un ritorno personale”

Concilio Vaticano II

“Non avvenga che si offra come dono di carità qualcosa che è già dovuto a titolo di giustizia” “Il bene comune è l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi come ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”

Gaudium et Spes

Enzo Bianchi (Comunità di Bose)

“Se da un lato la politica abbisogna oggi di darsi spessore culturale, essa necessita anche di ricevere e darsi spessore morale ed etico. Il proprio della comunità cristiana nelle attuali contingenze, il suo compito profetico, consiste forse in un lavoro di profondità e di lungo periodo che getti le basi per una convivenza possibile e praticabile, che dia senso, che apra al futuro e che, suscitando attese e progettualità, renda vivibile l’oggi”.

Benedetto XVI (Messaggio per la giornata della Pace 2009)

“Solo la stoltezza può indurre a costruire una casa dorata ma con attorno il deserto o il degrado”

Tanti auguri per un sereno Natale e Felice 2009 da Cambiare e Vivere Labico

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