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Tesi di diploma di primo livello

Susanna Luna Bellandi e Gloria Giangrande Relatore: Prof.ssa Michela Deni Correlatore: Prof. Mario Lovergine A.A. 2006/2007 Istituto Superiore Industrie Artistiche Firenze

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In questa introduzione cercheremo di illustrare quali sono state le motivazioni che ci hanno spinto ad intraprendere questo progetto, i presupposti teorici e culturali dai quali siamo partiti per cercare di fare un’analisi critica dell’esperienza concreta che abbiamo vissuto. Le ragion d’essere di un progetto come questo può essere trovata in ambiti completamente diversi delle nostre esperienze culturali, ”professionali”, umani; se un approccio così personale può sembrare eccessivamente relativistico, è in realtà fondamentale per conferire ad un insieme così eterogeneo di esperienze una coerenza di fondo che rende la nostra esperienza unica, ma al tempo stesso gli attribuisce un valore di verità per quelle che erano le esigenze alla quale doveva dare una risposta. Inizialmente abbiamo cercato di definire un approccio programmatico. Il nostro lavoro in primo luogo cerca di ridefinire l’idea di “spazio condiviso”. Per circoscrivere l’ambito in cui muoverci e i riferimenti per svolgere la nostra analisi non in maniera vincolante, ma consapevole siamo partite dal cercare di dare una definizione a concetti sicuramente molto astratti e ai quali si può dare significati, come confine, barriera, luogo, identità locale, mappa mentale, che chiaramente portavano a confrontarci con una doppia dimensione, geografica e sociale. Il passaggio da questo tentativo di definizione concettuale delle tematiche generali ha portato poi a stabilire uno spazio di azione concreto: quello dell’Europa unita, nel quale pur sentendoci direttamente coinvolte riteniamo ci sia ancora ampio spazio per un discorso riguardo ai temi di identità ed confine. Spiegheremo poi come ci siamo mosse a livello pratico e come l’idea iniziale si è progressivamente evoluta e concretizzata in quello che sarà il progetto finale.

INTRODUZIONE TESI

L’uomo per organizzare sé stesso, per poter legittimare la sua stessa identità dovunque si ha bisogno di creare intorno a sé un labirinto, che lo contestualizzi, lo significhi in quello spazio in quel momento,altrimenti di fronte alla infinite possibilità di identificazione finisce per sentirsi smarrito. L’uomo deve costruire intorno a sé un gabbia di sensi (una struttura direbbe Kant ) grazie alla quale possa ordinare tutto ciò che accade intorno a lui. La geografia, che può essere considerata l’applicazione pratica di questa struttura, risponde ad un’esigenza di sintesi grazie alla quale lo spazio, pur caricandosi di significati diversi, agli occhi del soggetto mantenga una sua oggettività; Marc Augé nel suo libro Non-lieux evidenzia appunto la diretta casualità tra la realtà geografico/geometrica di un luogo e la sua “qualificazione” a luogo antropologico.( Augé 1992: 55 tr.it.) “Se ci soffermiamo un momento sulla definizione di luogo antropologico osserviamo che esso è prima di tutto geometrico.(...) Concretamente nella geografia che ci è quotidianamente più fa-

Il luogo come situazione di confine

di vista dal quale lo si osserva, essere considerato tesi o antitesi di una dialettica tra i due stati di “IN luogo” e “fuori dal luogo”, dall’interno risulterà principio di senso della nostra presenza hic et nunc e dall’esterno come principio di intellegibilità di coloro che vi si trovano all’interno. Resta sicuramente il dubbio se in questo duplice punto di vista il luogo si costituisca come sintesi o se invece coesistano due luoghi mentali incomunicabili fra loro ovvero se il luogo resti un termine di paragone solo e soltanto con la nostra identità. La dualità tra le dimensioni spaziali (esistenziali) di dentro e fuori presentano il luogo come uno spazio chiuso,delimitato, il luogo per determinarsi e differenziarsi ha bisogno di confini presuppongono due specifiche azioni “l’ingresso” e “l’uscita” . “Una volta incardinato lo spazio del proprio abitare,lo si può percorrere. Esso non è vuoto, non è fermo ma non è neanche pieno uniformemente. Come si è detto, è pieno di presenze, di forze di campi, di domini diversi (...) di alcuni di questi campi, domini percepisco la soglia come qualcosa di attraversabile, di altri sento che essa è una barriera, che è pericoloso, non consentito attraversarla.” (La Cecla 2005: 109) Lo spazio del proprio abitare non è vuoto, ma neanche uniforme, ci sono delle soglie, ma anche delle barriere. Il temine confine si declina quindi in due differenti costruzioni, “semantico/ architettoniche”, la soglia e la barriera, che comportano due diverse azioni, il superamento e l’abbattimento. Nella prima prioritario è l’atto di attraversamento, il confine come limen non corrisponde tanto ad una porta di uscita quanto di ingresso, un confine così inteso può essere concepito come una frontiera aperta, l’atto di passaggio comporta l’abbandono di determinati aspetti della propria identità collettiva, ma al tempo stesso porta ad un rafforzamento di quella individuale. Pubblico e privato, mondo laico e religioso,due nazioni che confinano tra loro: in un contesto “altro da sé” i caratteri identitari verranno fuori in negativo, tramite un continua messa in discussione, tuttavia proprio per la natura aperta del “confine appena superato” questa dialettica non si presenta come il manicheo confronto tra due

è interessante a questo punto analizzare anche la terminologia di questa geografia di confine cercando di definire anche il differente valore semantico di questi luoghi, differente come lo sono i luoghi ai quali è applicato.

di alcuni confini può portare al senso di appartenenza ad un luogo che risulta più ampio, ma anche estremamente omogeneo, nel quale la capacita di identificazione è estremamente più astratta.


uoi sfogliare questo libro in tanti modi: puoi utilizzarlo come una guida alle realtà creative sparse per l’Europa o lasciarti trascinare nei meandri di Maicity, un posto estremamente reale, ma che non esisterà mai, un posto dove ognuno arriva come straniero, ma nella quale ritrova un pò della sua casa. Puoi chiudere gli occhi, sfogliarlo, scegliere una pagina a caso e da lì iniziare la tua scoperta della città, lasciarti ispirare dalle sue storie e dal modo in cui sono raccontate. Puoi giocare a scovare gli indizi di ciò che è vero e di ciò che a volte è solo immaginabile, oppure puoi fidarti...noi ci siamo state. Una volta esaurite le funzioni per cui è stato realizzato lo puoi usare per costriure la tua città di carta, puoi annotarci sopra le tue impressioni, strappare le pagine e rimetterle nell’ordine che ti pare, puoi tenerlo accanto all’elenco del telefono per ricordarti che devi partire, puoi staccare le pagine e tappezzarci la tua stanza, puoi utilizzarlo per impedire al tuo tavolo di traballare, per proteggersi dalla pioggia, per riempire un buco nella tua libreria, puoi arrotolarlo e usarlo come cannocchiale per guardare lontano...

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Welcome to Maicity N

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Montagne

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Epsilon point 196 Il teatro 134

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Come arrivare a Maicity

Scuola

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Folkform

Redazione di Merge 122 Magazine

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Skatepark

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Lauri 88 Supermarket 90

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NOTES At home in the World THE MAP-MAKERS ON HIS OWN ART After the bronzed, heroic traveler Returns to the television interview And cocktails at the Ritz, Iin my turn Set forth across the clean, uncharted paper. Smiling a little at his encounters with Savage, bugs, and snakes, for the most part Skipping in his nights thoughts, philosophic notes, Rainy reflexions, I translate his trip Into my native tongue of bearings, shapes, Directions, distances. Myfluent pen Wanders and cranks as his great river does, Over the page, making the lonely voyage Common and human. This my modest art Brings wilderness well done into the range Of any budget; under the hunted mountain Where he lay in delirium, deserted By his safary they will build hotels In a year or two. I make no claim that this Much matters ( they will name a hotel for him And none for me), but lest the comparison Make me appear a trifle colorless, I write the running river a rich blue And-let the imagination range!-wild green The jungles with their tawny meadows and swamps Where, till the day I die, I will not go. Howard Nemerov

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Sembra che per ogni città data esista un’immagine pubblica, che è la sovrapposizione di molte immagini individuali. O forse vi è una serie di immagini pubbliche, possedute ciascuna da un certo numero di cittadini. Tali immagini di gruppo sono indispensabili perchè un individuo possa agire con successo nel suo ambiente e possa collaborare con gli altri. Ciascuna immagine individuale è unica, e alcuni contenuti che vengono comunicati raramente o forse mai, eppure essa approssima l’immagine pubblica, che è più o meno rigorosa, più o meno comprensiva in ambienti diverse. Nelle immagini urbane i contenuti riferibili alle forme fisiche possono venire strumentalmente classificati in 5 tipi di elementi: PERCORSI, MARGINI, QUARTIERI, NODI e RIFERIMENTI. Trust me, I’ve been there

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Percorsi: Percorsi sono i canali lungo i quali l’osservatore, occasionalmente o potenzialmente. Essi possono essere strade, vie pedonali, linee di trasporti pubblici, canali, ferrovie. Per molte persone, questi costituiscono gli elementi preminenti dell aloro immagine. La gente osserva la città mentre si muove lungo di essi, e gli altri elementi ambientali sono disposti e relazionati lingo questi percorsi.


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Margini: Margini sono gli elementi lineari che non vengono usati o considerati come percorsi dall’osservatore. Essi sono confini tra due diverse fasi, interruzioni lineari di continuità:rive,linee ferroviarie infossate, margini di sviluppo edilizio, mura. Piuttosto che coordinate assiali, essi sono riferimenti esterni. Margini di questa natura posson costituire barriere, più o meno penetrabili che dividono una zona dall’altra, o possono essere suture, linee secondo le quali due zone sono messe in relazione e unite l’una all’altra. Questi elementi di margine benchè probabilmente meno dominanti di percorsi, per molti costituiscono importanti caratteristiche nell’organizzazione, particolarmente per il ruolo di tenere assieme aree generalizzate, come fanno l’acqua o le mura che circondano la città.


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Quartieri: Quartieri sono le zone della città, di grandezza media o ampia, concepite come dotate di un’estensione bidimensionale in cui l’osservatore entra mentalmente “dentro”, e che sono riconoscibili in quanto in esse è diffusa qualche caratteristica individuante. Sempre indentificabili dal di dentro essi sono anche usati per riferimenti esterni, se visibili dal di fuori. La maggior parte delle persone struttura a questo modo la propria città, con divergenze individuali sul fatto che percorsi o quartieri siano gli elementi dominanti. Ciò sembra dipendere non soltanto dagli individui, ma anche dalla città considerata.


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Riferimenti:Riferimenti sono un altro tipo di elementi puntiformi, ma in questo caso l’osservatore non vi entra, essi rimangono esterni. Sono generlamente costituiti da un oggetto fisico piuttosto semplicemente definito: edificio, insegna, negozio, o montagna. I l loro uso implica la separazione di un elemento da un coacervo di possibilità. Qualche riferimento è lontano, visibile di solito da una pluralità di angolazioni e di distanze, al di sopra gli elementi più piccoli, viene impiegato come riferimento radiale. Possono essere interni alla città o a una distanza tale da simbolizzare in pratica una direzione costante. Tali sono torri isolate, cupole dorate, grandi colline. Persino un punto mobile come il sole, il cui movimento è sufficentemente lento e regolare può venire usato. Altri riferimenti sono principalmente localizzati, visibili soltanto in aree ristrette e chi le avvicina secondo certe direzioni. Tali sono le innumerevoli insegne, fronti di negozi, alberi, maniglie di porte e altri dettagli urbani, che riempiono le immagini di gran parte degli osservatori. Sono frequentemente usati come indizi di identità e persino di struttura e sembrano offrire affidamento crescente, mano a manoche un intinerariodiviene più familiare.


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Ci sono tanti modi per arrivare a Maicity, dipende tutto da quanto tempo hai e che segno vuoi lasciare quando ripartirai.

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Se arrivare a Maicity in bicicletta potrebbe risultare un po’ faticoso, spostarsi all’interno della città con questo mezzo è sicuramente la maniera migliore per visitarla mantenendola intatta, non dimenticate però che qui trovare parcheggio per il votro mezzo si potrebbe rivelare un impresa più difficile e fantasiosa del previsto!

Passare dalle alte montagne che circondano la parte sud della città non è certo la via più semplice per arrivare a Maicity, ma sicuramente la funivia è un ottima via di fuga se volete passare qualche ora lontani dal traffico cittadino. Ecologica e silenziosa vi porta direttamente sulla cima più alta. Scendendo quando rivedrete da lontano lo skyline di della città vi renderete conto che in fondo un po’ vi mancava già.

Arrivare a Maicity dal mare è sicuramente un’esperienza suggestiva,unica ed irripetibile. Irripetibile, fortunatamente. L’enorme spostamento d’acqua causato dalla grandezza delle pale,le polveri sottili che escono dagli scarichi delle numerose navi da crociera che attraversano il golfo stanno progressivamente distruggendo l’ecosistema marino. Fortunatamente per più di due mesi in inverno la superficie del mare è completamente coperta di ghiaccio e i pochi che vi sia avventurano lo fanno a piedi!

L’Aeroplano è sicuramente il mezzo più comodo,veloce e sicuro se venite da lontano, Grazie all’aumento di voli low cost l’aeroporto a 50 km dalla città è diventato un’importante nodo di traffico aeroportuale. Il “basso costo” non riguarda certo l’ambiente, si calcola che l’inquinamento che l’aeroporto crea, equivale a quello di 250.000 auto al giorno. Per far fronte a questo problema è stato creato un sito www.chooseclimate.org, che permette di valutare e scegliere il volo per raggiungere la città a minor impatto ambientale.

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Maicity è efficientemente servita da mezzi pubblici. Per muovervi all’interno della città potete contare su Autobus,filobus, tram e metropolitana. Sopra e sotto la città è avviluppata da una ragnatela di cavi, binari, tralicci elettrici. Ma è meglio vedere spicchi di cielo, che non vederlo affatto. Usare i mezzi pubblici permette infatti ad ogni abitante di maicity di non immettere nell’atmosfera circa un kg. e mezzo di Co2 al giorni.

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Transport Of Maicity

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All’inizio qualcuno disse che sembrava una coccinella.

A qualcuno sembrò col tempo ricordare una costellazione.

Poi tutti concordarono che sembrasse una chiocciola.

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Alla fine diventò una ragnatela così complicata, ma così complicata che ognuno cominciò a perdervisi dentro.

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Con le 23 lettere dell’alfabeto latino usate tutte insieme senza ripetizioni si possono formare 25.852.016.738.983.700.000.000 parole. In media la lingua parlata a Maicity è composta da circa 150.000 vocaboli. Questo vuol dire, nella migliore delle ipotesi, che usiamo sono lo 0,5% delle parole che ipoteticamente potremmo comporre. Due persone che parlano lingue diverse riescono a comprendersi usando una percentuale di vocaboli di gran lunga minore. Creare una lingua comune potrebbe risultare meno complicato del previsto, ovviamente grammaticalmente e non culturalmente, parlando.

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Benvenuti all’ Istituto centrale per l’apprendimento di Maicity! La nostra scuola, anche se non ci piace chiamarla così, si fonda su un’idea omogenea e democratica del sapere, offriamo un servizio, anzi tanti servizi, grazie ai quali lo studente potrà decidere cosa e in che misura apprendere da noi. Abbiamo ricevuto molte critiche negli anni passati, ma è la qualità dei nostri studenti e professori, e la lunga lista di attesa che si ripresenta ogni anno testimonia la nostra qualità e successo. Invia anche tu la tua domanda di ammissione a www.ica.edu.mc.eu, ma non prima di essere venuto a visitare il nostro istituto! Mr.Stephen Biggs-Director of ICA

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Ci sono tante cose che puoi provare a fare nella scuola di maicity tante esperienze nuove, basta non perdersi nei corridoi!

[ [ Spegnete le stampanti! In tipografia anche un biglietto si San Valentino può diventare un ‘opera d’arte

Trasforma un’idea in un prodotto! Metallo, plastica, legno, vetro. Ogni materiale è un esperienza polisensoriale che puoi conoscere solo sperimentandola direttamente.

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[ [ Quando è che un segno su un foglio o un pixel su uno schermo diventa grafica? Quando serve a raccontare una storia...

[ Qual’é il punto di incontro tra la grafica e la moda? Risposta: la T-shirt!

[ [ Dall’arte applicata all’arte pura, pittura, scultura, incisione, oggi c’è la prima lezione di disegno dal vero inizia tra poco...

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Tutto incominciò con un filo colorato, che diventò un ricamo, un vestito da sera, un pon pon ed infine, un lungo mantello.

Stanco di una lunga giornata di lezioni? Fai una sosta alla caffetteria!

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Come saprai se sei stato ammesso o meno alla scuola di Maicity? Non aspettarti lettere a casa o estenuanti attese in segreteria. Fermati all’ingresso e cerca tra i palloncini azzurri quello con il tuo nome. Alcuni studenti lo hanno conservato per anni anche dopo che avevano terminato gli studi. Questo buffo personaggio è nato come un gioco, ma è ormai diventata una buffa tradizione.Eccetto per coloro che il proprio palloncino non riescono a trovarlo.

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9. Mikka Wikkela

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6. Sabor Demski

5. Ana Kramer

4.Viktor Sjostrom

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2. Alexandru Balci

1.Martin Kakur


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FOUNDATION COURSE- This is everything you will need for your first year at ICA 52

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New interpretation of todayʼs

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Folkform is a design studio owned and run by industrial designers Chandra Ahlsell and Anna Holmquist. They work on their own independent projects as well as with clients. Folkform has a strong focus on new areas of application for material and m a t e r i a l - e x p e r i m e n t a t i o n .

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CHANDRA AHLSELL Industrial designer MFA Studied at Pratt Institute of Design in New York before moving back to Stockholm and Konstfack Industrial Design Department in 2001. Previously worked at the MarchOne arkitekter. ANNA HOLMQUIST Industrial designer MFA Studied industrial design at Goldsmiths University, London, before moving back to Stockholm in 2001 to complete her MA studies at Konstfack. Previously worked at the Saatchi Gallery and the Interactive Institute in Stockholm. Founded Folkform together with Chandra Ahlsell 2003.


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BUON APPETITO!

Avete fame? una ricca colazione? uno spuntino di metà giornata? Maicity propone un locale per ogni eseprienza e desiderio QUesta città non possiede una sola tradizione culinaria, ma infinite tradizioni diverse che si sono contaminate fra di loro dando vita ad esperienze culinarie uniche ed impensabili in altre parti del mondo. Non siate diffidenti, sospettosi o abitudinari, altrimenti una volta ripertiti rimpiangerete di non aver assaggiato tutto. E ricordatevi che per un pasto ben riuscito siete voi l’ingrediente più importante. TOTALE .....................................................0 Grazie e arrivederci!

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SOMEONE HAS TO DO IT

 The excessive consumption of clothes creates, every season, tons of secondhand clothes. Charities get back these worn clothes. This surplus is used by several manners: a part is given to their beneficiaries in cloakrooms and fairs, and the other one is resold to make some paper and rags . The rest is thrown. It is this material that we revalue by transforming it, by offering it a new cycle of exploitation and distribution. Andrea Crews's project bases on the use and the reinterpretation of the second-hand garment, it is a social, economic and ethical choice. Andrea Crews transforms tons of secondhand clothes into unique pieces, chic and trendy. Within the workshop, around the heap of clothes, the raw material, Andrea Crews settles sewing machines and creates experimental collections. Beyond a simple craze for the vintage, the concept " post-vintage " of Andrea Crews is more than ever of current events. More than a simple appropriation, she proposes a reinterpretation. Andrea Crews crystallizes a way of action which originality lies in its process of creation. This secondhand raw material encourages experimentation. Andrea Crews proposes an alternative on the fashionmarket and the ready-to-wear clothing. The force of its clothing resides in their difference, because wearing a piece of ANDREA CREWS, is representing another way of consuming, esthetical and ethical, a contemporary need. 116

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WE ARE SO PROUD TO BE ABLE TO SHARE WITH YOU NOT ONLY THE THINGS THAT INTEREST YOU MOST, BUT ALSO YOUR HOPES,CONCERNS DREAMS AND BATTLES.IT’S WHAT WE’RE CALLING OUR COMMON CONSCIOUSNESS- - A CONSCIOUSNESS FOR THE WORLD WE LIVE IN WICH IS COMMON TO TO

US

ALL. THIS

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3 call more people as you Johan/Adela/Robin/Agnes/Fredrik/Anastasija/Kristoffer/Markus/Andreas/Daniel/ Astrid/Niklas/Erik/Simon/Mattias/Alexander/Viktor/Joakim/Ava/Astrid/Martin/ Mikael/Britta/Tobias/Camilla/Emil/Jonas/Christine/Sebastian/Oskar/David/Patrik/ Anton/Denis/Karl/Henrik/Kristian/Jimmy/Annika/Eveline/Fanny/Eleonore/Adam/ Jonatan/Rikard/Filip/Donia/Aisha/Emily/Cajsa/Ella/Frederika/Jesper/Robert/Ester/ Freja/Gustav/Jakob/Lisen/Gabriel/Matilda/Eveline/Fanny/Eleonore/Adam/Greta/ Anja/Dennis/Kim/Gloria/Anders/Arvid/Parnilla/Ted/Emanuel/Mårten/Anders/ Krister/Nicolina/Rebecka/Pontus/Magnus/Isabel/Heidi/Joel/Irma/Rasmus/Per/ Christian/Leo/Micaela/Anton/Karl/Henrik/Kristian/Jimmy/Jonatan/Rikard/Filip/ Linus/Jesper/Robert/Adam/Gustav/Jakob/Dennis/Kim/Anders/Pontus/Magnus/Joel/ Naemi/Noelle/Ophelia/Alexsandra/Joanna/Peter/Tomas/Jens/Hedvig/Helen/Björn/ Stefan/Adda/Hampus/Judith/Mia/Tim/Johannes/Max/Julia/André/Axel/Emelia/Olof /Lena/ Junia/Ludvig/ Valentina/Ulrika/ Sean/Pette/Lars /Tava/Regina/Anja /Pierre/ Nils/Samuel/Leonora/Albin/Izabelle/Janina/William/Judith/Isak/Olle/Susanna/Lotte/ Lukas/Elias/Dan/Hannes/Felicia/Karl/Henrik/Kristian/Jasmin/Nathalie/Nadine/ Josef/Kalle/Kenny/Klas/Melissa/Selin/Madelen/Felix/Oliver/Gabriel/Matilda/Eveline /Fanny/Eleonore/Adam/Jonatan/Olga/Selin/Mille/Petronilla/Benjamin/Liliana/Ola/ Arvid/Parnilla/Ted/Emanuel/Merven/Mårten/Krister/Henriette/Linnea/Håkan/Lisa/ Eveline/Fanny/Olia/Eleonore/Adam/Emile/Jens/Hedvig/Helen/Björn/Stefan/Victoria/ Nedja/Erik/Ella/Frederika/Jesper/RobertGustav/Jakob/Lisen/Maria/Natasha/Ingrid/ Ester/Greta/Jon/Astia/Kevin/Charlie/Karolin/Lejila/Morgan/Eddie/Aida/Marika/ Disa/Nathalie/Josef/Kalle/Kenny/Klas/Doris/Alenya/Caroline/Judith/Lukas/Sabina/ Jill/Tommy/Pipilotti/Adna/Adrian/Elwira/Philippa/Isolde/Celine/Julka/Tobias/Emil/ Olivia/Jonas/Sebastian/Oskar/David/Patrik/Niki/Anton/Karl/Henrik/Kristian/Jimmy /Jonatan/Rikard/Filip/Linus/Jesper/Robert/Adam/Gustav/Jakob/Dennis/Kim/Dan/ Hannes/Anders/Pontus/Magnus/Joel/Naomi/Noelle/Ophelia/Martin/Mikael/Mum/Dad /me.

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TALK ALL TOGHETER At the same time

place my stuff meaningless it’s rainy Why are you looking for me? travelling worldwide late at night Politics i’ve bring all my stuff thousands words meaningless i’ve bring all my stuff Where? that’s what really matterjob opportunities travelling worldwide question fanzine Politics Where? tautologic What are you looking for? thousands words Whatrules are you looking for? place Where? there something wrong unlukyness magazine that’s not my hometown morge What are you looking for? inspiration source isand like met sun ireligion live in the seaside Politics i’ve bring all my stuff morge i’d like to be there as a compromise thousands words magazine meaningless place Where? i don’t really care about my stuff question early morning that’s what really matter place i’d like to be there there something wrong that’s not my hometown my stuff travelling worldwide meaningless Why are you looking forpolitheistic me? i’ve bring allany my stuff fanzine travelling worldwide Iit’s have never tryed late at night rainyPolitics thousands words What are you looking for? experience Itautologic amunemployed where i should be Where? isyou shame What are looking for? place magazine morge isand like met sun iest live in the seaside I like the letter zzzzzzzzzzzzzzzz is best my sister olivia is ashop assistant Isand had a dog called benny I have never tryed any politheistic II like arthave but i don’t understand itbackground don’t a great cultural experience Itautologic am where i should be Where? What are you looking for? place magaziee of coursemorge NOT!

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O. Les belles, les sublimes ruines ! (…) Qu’on me dise à qui ces ruines appartiennent, afin que je les vole : le seul moyen d’acquérir quandon est indigent (…). Propriétaire indolent, quel tort te fais-je lorsque je m’approprie les charmes que tu ignores et que tu négliges. Diderot – «Salons », 1767


Pourquoi Théâtre ? Peut-être parce que d’une certaine manière le théâtre est le jumeau de la démocratie, que ces deux-là sont nés au même moment, dans la Grèce antique, et que ce sont des références que nous avons envie de suivre. Peut-être aussi parce que le théâtre réuni toutes les formes d’art, qu’il fait appel à la littérature, aux arts plastiques, à la danse, à la musique, à l’architecture...Mais surtout, parce que pour nous le théâtre est un espace de liberté, d’échange et de construction, et que dans cet espace surgit la rencontre des artistes du collectif entre eux, d’une part, et avec le public, les adhérents d’autre part. Notre théâtre se veut théâtre ouvert, jettant des ponts par-dessus le fossé creusé par la politique culturelle entre la scène et la salle; un espace global ..de questionnement et de dialogue.

Pourquoi de Verre ? Parce que nous ne voulons surtout pas nous isoler, nous barricader derrière les murs et les lourds ride aux des théâtres et autres lieux de création institutionnels. Nous sommes en quête de transparence, de fenêtres ouvertes vers la diversité et la richesse du monde. Notre théâtre est de verre aussi parce qu’il est fragile, que nous sommes toujours des occupants sans droit ni titre, et que l’institution ne nous reconnaît pas. Parce que, comme les premiers travailleurs du verre, nous ne pouvons à ce jour compter que sur notre souffle pourmener à bien nos luttes et nos créations.

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DUCA, RIGOLETTO: Tutto è gioja! BORSA: Sì vendetta! MARULLO: Sì, vendetta! CEPRANO: Sì, vendetta! DUCA, RIGOLETTO: Tutto è festa! TUTTI: Tutto è gioja, tutto è festa; tutto invitaci a godere! Oh guardate, non par questa or la reggia del piacere! Oh guardate, non par questa, oh guardate, non par questa or la reggia del piacer! Oh guardate, non par questa or la reggia del piacer!

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GILDA: commosso mi diceva, (Ciel dammi coraggio!) e con ardente palpito Tutte le feste al tempio amor mi protestò. mentre pregava Iddio, Partì... il mio core aprivasi bella e fatale un giovine a speme più gradita, offriasi al guardo mio... quando improvvisi apparvero se i labbri nostri tacquero, color che m'han rapita, dagl'occhi il cor, il cor parlò.e a forza qui m'addussero Furtivo fra le tenebre nell'ansia più crudel. sol ieri a me giungeva... Sono studente, povero,

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Mirror Phase Огледална фаза performance пърформанс Idea: Iva Sveshtarova; Directing: Iva Sveshtarova in co-operation with the Идея: Ива Свещарова; Режисура: Ива Свещарова в сътрудничество с performers; With the participation of: Ralitsa Kashova, Mila Odazhieva, Iva участниците; Участници: Ралица Кашова, Мила Одажиева, Ива Sveshtarova; Visual surrounding: Mаrio Bessa – Portugal; Свещарова; Визуална среда: Марио Бесса - Португалия; Costumes: Neli Mitewa Костюми: Нели Митева The idea of the Mirror Phase performance was inspired by Идеята за спектакъла „Огледална фаза” е провокирана от картините Egon Schiele’s paintings: his auto-portraits and his painting на художника Егон Шиле: неговите автопортрети, както и рисунките му of nude women’s bodies. A methodological work, based on на голи женски тела. Методологическо изследване, базирано на the research of Schiele’s paintings (especially his self-portraits and his erotic множество физически действия, чрез взаимодействието на drawings) that generate physical actions. The physical actions are created by спазматичните тела от рисунките на Шиле, излъчващи както наслада, the interaction of Schiele’s bodies, emanating delight as well as anguish, така и дискомфорт, изразени често пъти в гротесков план, и тяхната expressed very often in a lascivious way; and their transformation in the body трансформация в живото тяло. “Телата притежават собствена of the performers. “Bodies have their own light that accompanies them throu светлина, която ги съпровожда през целия им живот. Те изгарят или ghout their life. They burn up, or they will do so one day. Positive and negative все някога ще изгорят. Положителното и отрицателното електричество electricity complement each other as a new whole.” Egon Schiele се допълват едно с друго като едно ново цяло.” Егон Шиле

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In uno dei quartieri più vivaci di Maicity, la boutique-atelier di Henry Launay ha un insegna di “toute poésie” : “Répare-service”. Henry Launaylavora sui soui quattro banconi di quercia da quasi mezzo secolo tra gli articoli di pelletteria e gli ombrelli.

Questa qui aveva la testa spaccata in dieci pezzi. Ho impiegato venti ore di lavoro per scrostare, rincollare e ridipingere il viso. Non resta che l’ombra di una traccia di questo lavoro, l’aspetto un pò rugoso della materia mostra che questa porcellana porosa è di minore qualità. I pezzi più belli sono del 1860: sono francesi, in “biscuit de porcelaine” cotti due volte.”

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Henry Launay dal 1964 è il medico delle bambole di porcellana rotte. Le troviamo nelle nostre soffitte, sciupate, sporche e rotte...

...Henry Launay raschia, incolla, ridipinge e dona loro nuova vita.

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Nel mercato di Maycity non hai bisogno delle pagine gialle per

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trovare cio che cerchi, basta che tieni gli occhi aperti

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Welcome to the greenhouse


Nel corso della propria vita, ogni individuo contribuisce a “consumare” grandi quantità di alberi. Per ogni nascituro, viene raccolta qualche goccia di liquido amnoitico che i genitori il decimo giorno dopo la nascita del piccolo dovranno portare alla sede della serra centrale. Questo unito a componenti di altra natura andranno a nutrire e a far crescere la stessa quantità di alberi e piante che nel periodo della sua vita la persona consumerà in termini di legno, carta, derivati e ossigeno.


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In seguito ad un rovinoso terremoto avvenuto piÚ di tre decenni fa, la zona est della insediarvicisi e di continuare a condurre le loro giornate. Un organizzazione segrecittà delle buste contenenti una certa quantità di semi di diversa natura. Le confeLe bustine vengono lasciate in luoghi molto comuni, in modo che il cittadino ci si un qualcosa di cui neppure si conosce la forma, ma che è simbolo di possibile ri-


città è andata completamente distrutta. Una sfilza di incerti edifici sono sorti velocemente per dare modo alle famiglie di ta probabilmente un gruppo di convinti lavoratori della serra che si fa chiamare “water my plant”, sta distribuendo nella zioni non svelano che pianta ne nascerà, invitano solo ad aspettare, chiedere, domandare, aspettarsi, dubitare, desiderare... imbatta durante le normali azioni della giornata. E’ un invito alla speranza, alla perseveranza, alla disinteressata cura di nascita. Un modo per invitare alla pazienza, alla fiducia che il grigio sarà ricoperto da qualcosa di nuovo, di verde…

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something new


A distanza di qualche anno si sono iniziati a vedere i primi risultati. Attualmente esiste una via nella quale i tetti degli edifici, delle case sono completamente ricoperte di un fitta vegetazione. Ăˆ la cittĂ giardino nata dalle crepe del cemento.

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just a blue shape I wish I was a bunny

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Los Angeles, primi anni settanta. La siccità ha lasciato senz’acqua la città. Innaffiare è vietato. Per un’estate intera, decine di migliaia di piscine restano a secco, ma non inutilizzate. Lo skateboarding era nato negli anni cinquanta come fenomeno da baraccone, roba per acrobati chic. Vent’anni dopo surfer radicali di LA devono trovare qualcosa da fare quando le onde dell’oceano smettono di battere il litorale. Un giorno contempalndo il mare dall’alto di una collina di cemento, uno di loro ha un’idea. Traffica un paio d’ore in garage, tra tavole di legno e rotelle di plastica. Mentre si getta giù dalla collina, le onde scompaiono, sostituite dal più grande playground mai visto: il cemento, quello dei parcheggi e delle piazze, ma soprattutto quello delle piscine rimaste vuote, levigato, adatto alle evoluzioni pià rischiose. Nello spazio di un’estate lo skate diventa l’esproprio proletario di un’intera città, la più ardita realizzazione fisica dell’estetica anarco-punk. Questa è la storia. 190

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Si pensa che ogni città sia nata intorno ad un fulcro, si sia sviluppata in maniera circolare o lineare partendo da una piazza, un monumento, un luogo sacro, il letto di un fiume. A Maicity c’è tutto questo, e molto di più, ma se la si guarda dall’alto questa città appare disomogenea quasi anarchica nella sua disposizione,come se ognuno nel costruirla avesse deciso il suo punto di riferimento, la su Mecca personale alla quale rivolgere la propria attenzione. In realtà Maicity come tutte le città ha avuto un punto di partenza: la grande fabbrica della luce ai piedi delle montagne. Quando è stata costruita vi erano solo poche case intorno, adesso questa centrale elettrica, non solo illumina tutta Maitcity e le aree circostanti, ma è diventata una delle più importanti esportatrici di energia al mondo. Vista la sua posizione geograficamente favorevole, questa fabbrica è la prima produttrice a “costo zero” in quanto usa esclusivamente energia rinnovabile. Provate guardare nelle pagine seguenti questa città sotto una “nuova luce”.

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DARKNESS FLASHLIGHTS: this is a small collection of flashlights, biking-lights and flashing LED lights they all work with batteries so that you are mobile you also get nice results with fireworks & torches . there are 3 different type of lights they use: xenon: makes a warm golden light. LED: makes a thin precise line. cold cathode: thick line. but the best results you get by experimenting, use filters and things witch reflect light.

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The task of the architects is to give the right presence in the space. They propose a way to reflect on the place that we call home, on its regular shape, its empty - full form. It is enormously tiny in its artificial naturalness.

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.ATURAVENTURA #INQUEELEMENTI #ICLIEMETAMORFOSI #OLORISOLARIOLUCEDIVINA #RISTALLIEPIETRE ,AGHICHECANTANO 4RAMONTIEAURORA !UREOLEEARCOBALENO 4REPIDANTENATURA !CQUASORGENTE .ASCITABOSCHIVA !LBERIMEDIATORI%SSENZEEFIORI0ASCOLAREESALTARE 5CCELLIEVOLISONANTI#ITTÜ MONTAGNA 0ARADISO 3OLCOMONTANOECITTÜNATURALE #ONTRADEALPINEECIVILTÜIDEALI-ONTEDELLAPACE#ULTUREEFESTEALTE 3PAZIPERDIRESØ%SSERDOC$EBOLEFORZADELLALINGUAIEROESVOLTA PASSOETRACCIA $IFFERENZAECOMUNIONE 4RAORIZZONTALEEVERTICALE H˜ROSE˜ROS #OLTIVARE AMARE PREGARE 2ADICAMENTOELIBERAZIONE !SCENDEREEDISCENDERE 2ITORNOALMONDO 'RAVITÜTERRESTREERAPIMENTI CELESTI 3ILENZIOEPAROLA 2ESPIROECAMMINO 3PIRITOEFORZA 0ESANTEUREGRAZIA

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What is home?


ÂŤ ...piccola ma sufficiente per me e non soggetta a nessuno, decorosa e comprata con denaro mio Âť L. Ariosto


#FDBSFGVMM JOTPNFQMBDFPGUIFDJUZ ZPVDBOCFNJTVOEFSTUPPE 5IF HFTUVSFT  MJLF UIF NPWFNFOUT PG UIF IFBE IBWF EJGGFSFOUNFBOJOHTEFQFOEJOHPOXIJDIRVBSUFSZPV BSFDSPTTJOH

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a new common pictograhic language for the eastern and the western part of the city

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THANK YOU MERCI DANKE BLAGODARJA KIITOS TACK GRAZIE!

Grazie a : La professoressa Michela Deni, i professori Mario Lovergine, Apostolos Petratos, Mirco Tattarini, il tecnico del laboratorio di foto-video, le custodi e il loro probizionismo, le segretarie e la la loro ammirabile pazienza, Frankie, Milons, Sbresciamo, Massimo, Wysan, le Twins, Musa e tutti gli studenti dell’Isia e della Saint Martins, il cugino di Andrew, Liliana Giardini, Alfio, Scandicci Cultura, lo studio W.N.D, la casa editrice Volo, Jens, gli studenti della scuola di Coburg, in particolare Marcus, André ed il suo compleanno, i gadget di Myair, i noodle a 3 euro, l’automobile che ci ha portato a Parigi, Jamale, il direttore dell’école maternelle di Belleville, Maria D.F., Gianni, Spliff Gachette e la sua crew, Sany per averci dedicato il free style in quel di Belleville, la chanteuse, le ragazze dai capelli rosa ad Amsterdam, assolutamente la signora nella foto, i Sans papier, la signora dei bottoni, le mani di cioccolata di Anversa, Maroussia e il fucsia, il giallo, il verde e i technicolor, Meji, Davide del teatro di vetro, Epsylon Point, Konzé Tipé nonostante non siamo mai incontrati, Henry Launay, i canel bulle, il redattore di Merge, gli studenti di Konstfack, le studentesse di Beckmanns, le spagnole dell’ostello, l’autista del bus n°37 che ci condusse oltre la foresta fino Stora Skuggans citando vecchi film italiani, Anna e Chandra di Folkform, mmh il gourmetrulle, l’insalata della gita di tedeschi e la tazza di unguento, la viking line per averci “cullato” dolcemente per due notti, Lauri, la sua fidanzata per averci scannerizzato e la zuppa di salmone, i mercatini di natale, Le Beat, Lichtfaktor crew, Matti, Julia, Lili, Mitch, Grec, Verena, Anatoli, Boris, lo studio Plus Architechture, le signore del Red Star hostel, Isotta, il pane bulgaro con la paprika, il tassista che ci ha accolto nel suo taxi abusivo,Viviana e la sua lezione di vita, papà e il suo sosia di Sofia, il babbo, le mamme, Ire, la Pimbols, Matteone, l’Olivia, Blu e i suoi morsi, la zia Franca, Chiara, Matteo, zia Rossella, il Tato, Peppo, Ila, Silvia e il suo viso, Enrica per i momenti di follia, Christopher uniti nella sventura, Maddalena per esserci dove io non ci fui e non solo lì, Laura, Filippo, Giacomo per le telefonate internazionali, Cami e le sue corone, Carlo, Madkime e i suoi tentativi di sito, Veronica e il russare di Etruria, Francesca e lo studio di rue Louis Bonnet, Erica e il telefono, Barbara e il cuscino col cavallo, Simone, Andrea, Matteo, Dassino, Vale, Giulio e il suo amico, la Lizza e le conversazioni notturne, le compagnie low cost, Trenitalia e tutte le persone che abbiamo dimenticato ma che hanno reso possibile il nostro progetto... e poi Susanna per le ricerche dell’oggetto perduto in fondo alla borsa e per essere stata una compatta, tascabile, complementare, nunziata compagna di giochi e di adventure. e poi Gloria per avermi fatto affrontare tante paure e per avermi confidato le sue, per essere stata la mia compagna di viaggio (lungo un sogno:) di questi due anni. 268

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A bio-photo-graphic diary of a trip across the Europe

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