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2012

EXCHANGE TO

CIPA A S FORUM PARTE S E IN S U B R O F ART 012

NO BOOK CITY MILA

INNOVATE

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TEMA E PROMUOVE IL LOGO SCAMBIO E DIA

16-17 NOVEMBRE 2012

www.artforbusiness.it/forum2012

Nello scambio ha luogo l’incontro con l’altro. La parola mercato ha evocato per lungo tempo il legame virtuoso tra scambio e incontro: la nostra specie ha inventato i mercati per rispondere al desiderio di incontrare gli altri, coloro che sono diversi da noi e che proprio per questo hanno qualcosa da offrirci e nutrono interesse per la nostra offerta. Oggi il mercato ha smarrito la sua originaria funzione di ponte tra le diversità ed è diventato un banale meccanismo di regolazione delle compravendite. Così siamo passati dal desiderio dell’incontro al bisogno della merce. E quando il bisogno prevale sul desiderio le cose si mettono al peggio.

INFORMAZIONI, ISCRIZIONI E AGGIORNAMENTI

L’arte non ha il potere di ripristinare una condizione virtuosa nella quale lo scambio sia fonte di emozione prima ancora che di profitto; tuttavia può rendere evidente ciò che si è perduto nella interpretazione triviale dello scambio e offrire spunti per immaginare un mercato diverso. Dopo quattro anni di esplorazione, Art For Business Forum vede finalmente nello scambio il luogo di una progettualità promettente, capace di restituire valore alle forme più interessanti della reciprocità, quelle cui il mercato delle merci ha bisogno di tornare a orientarsi.

LO/0444/2010


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ART FOR BUSINESS

FORUM 2012

EDITORIALE di Valeria Cantoni Presidente di Art For Business

Noi siamo relazioni più che identità; le organizzazioni sono sistemi di relazioni, insiemi di connessioni spesso invisibili e del tutto indipendenti dalle gerarchie formalizzate negli organigrammi. Se si parte da questo presupposto diventa lampante quanto sia importante che ogni elemento della relazione, ogni cellula del sistema connessa alle altre, diventi consapevole di questo suo stato. Lo scopo è poter essere in relazione con gli altri e con il sistema in maniera attiva e propositiva e passare da una condizione di complessità subìta a una condizione di scambio cosciente e proficuo. Siamo unici nel nostro essere molteplici e ciò che siamo lo dobbiamo alle relazioni con il contesto che ci circonda e con le persone con cui ogni giorno entriamo in contatto, direttamente o indirettamente, consapevolmente o in maniera automatica. In questa vita relazionale abbiamo la possibilità di scambiare sempre qualcosa, dare e ricevere come accade al sistema della natura, dove le piante assumono anidride carbonica e offrono ossigeno in nome di un bisogno individuale di sopravvivenza e di un interesse comune più grande. A differenza delle piante, che agiscono meccanicamente, noi esseri umani abbiamo l’onore e l’onere di fare una scelta, di agire con un atto di volontà. Scambiare è agire con consapevolezza per il bene individuale e per il bene del sistema di cui siamo parte. Il tema della quinta edizione di Art For Business Forum è di certo ambiguo, lo scambio, ma parte proprio dalla consapevolezza che è venuto il momento di aprire un’istanza nel sistema organizzativo in maniera drastica. Un’istanza che ormai è assodata nella fisica e nella biologia: l’ineluttabilità dello scambio, la fine dell’identità individuale, dell’atomo isolato e separato dal contesto e dagli altri. Scambiare è una necessità di sopravvivenza, l’atto di volontà sorge nel grado di consapevolezza e nel modo in cui possiamo e vogliamo scambiare.  Che cosa? Significato, innanzitutto, perché è solo attraverso questo scambio che possiamo riacquistare un senso in ciò che facciamo. Visione, perché non siamo mai soli nel vedere; i nostri occhi si incrociano con quelli degli altri che ci aiutano a guardare il mondo, il passato, il presente e il futuro con sguardo nuovo. Beni, perché in scarsità di risorse ciò che è mio può essere messo in comune con ciò che è dell’altro e viceversa. Così si diventa più ricchi. Esperienze, perché abbiamo tanto bisogno di rielaborare l’esperienza e imparare dagli altri e perché i giovani hanno la possibilità di apprendere dai vecchi e viceversa. Narrazione, perché senza il racconto di ognuno non si può creare racconto collettivo, condizione necessaria per avere una storia e per sentirsi in patria al di là di ogni confine geografico. Amore, non solo per la famiglia ma anche per gli altri, per chi ci sta antipatico, per chi ci vuole rubare il posto, perché se non si dà amore non lo si riceve; se la solitudine irrompe la vita diventa più arida. Fiducia, perché senza fiducia reciproca non si può condurre un sistema al suo sviluppo e al suo benessere, che sia famiglia, comunità o organizzazione. La lista potrebbe andare avanti, ma il mio auspicio è che grazie a te il Forum si possa arricchire e diventare il punto di partenza per un maggiore benessere all’interno del contesto professionale in cui operi, per te e le persone che ti stanno accanto.

OCCUPARSI DELLE PERSONE SIGNIFICA GARANTIRE LA CRESCITA ECONOMICA INTERVISTA A CLAUDIO DE ALBERTIS, PRESIDENTE DE LA TRIENNALE DI MILANO Art For Business> A un anno di distanza ritorna Art For Business Forum alla Triennale di Milano. Il 2012 è stato un anno difficile per il sistema economico del nostro Paese e non solo. Se dovesse riassumere in pochi passaggi gli ultimi dodici mesi, quali sono le principali difficoltà che devono affrontare le nostre aziende in questo momento? Claudio De Albertis> La domanda interna è in continuo calo, così pure i consumi e l’occupazione. Il rapporto con gli istituti di credito manifesta problemi evidenti, il numero delle aziende in default è sempre crescente. Questa è la situazione di fatto. La novità più sconcertante, però, è la mancanza di fiducia: se l’anno scorso si poteva ipotizzare una ripresa alla fine del 2012, adesso gli imprenditori non sanno neppure se questa ripresa ci potrà essere alla fine del 2013. AFB> Quali prospettive si aprono in un simile scenario? CDA> Le aziende che vogliono sopravvivere sono costrette oggi a ripensare il proprio business, non solo i loro prodotti e i servizi che offrono ma soprattutto i processi che sottendono il modello di business. Occorre sperimentare nuovi modelli aziendali che favoriscano il rapporto con i clienti e con tutti gli stakeholder. Ed è qui che entrano in gioco le arti. AFB> Perché i linguaggi dell’arte possono svolgere un ruolo così importante? CDA> Le arti possono contribuire in modalità differenti, non solo in quanto rappresentano una fonte di business, ma anche perché costituiscono un’opportunità per ripensare prodotti e sistemi di comunicazione di un’azienda. In questo modo il linguaggio dell’arte si mette al servizio dell’impresa e soprattutto delle sue persone. Indirettamente l’arte diventa uno strumento per occuparsi delle persone. E che cosa significa occuparsi delle persone se non garantire una crescita economica e dunque imprenditoriale? AFB> Sotto questo profilo che ruolo gioca lo scambio, tema al centro della quinta edizione del Forum? CDA> Attivare meccanismi di scambio significa generare proposte che sono accessibili a un pubblico più vasto e quindi hanno anche un effetto, un risultato migliore da questo punto di vista. Perché si creino questi meccanismi la città deve diventare prima di tutto attrattiva per le persone. In questo senso, se una città diventa capace di attirare coloro che non hanno paura dell’innovazione, che guardano avanti, i cosiddetti creativi, allora vuol dire che ha vinto la sua scommessa. AFB> Quale funzione svolge all’interno di una città come Milano La Triennale, attenta da sempre ai cambiamenti in atto nella società e precorritrice delle tendenze future? CDA> Io non appartengo alla schiera dei pessimisti. Credo però ci sia un problema evidente. Milano soffre della mancanza di una rete tra i suoi diversi poli culturali e artistici. Eppure dovrebbe essere evidente a tutti che il sistema delle istituzioni che fa rete genera anche un sistema della conoscenza e dell’accessibilità. Così facendo l’offerta non diventa competitiva, ma cresce e produce valore a partire dallo scambio e dalla collaborazione.


IL VALORE DELLE ARTI PER LE ORGANIZZAZIONI

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ART FOR BUSINESS

FORUM 2012

Paolo Antonini, socio fondatore di Art For Business

PROPOSTA EDITORIALE

Quando le crisi culturali diventano crisi economiche che incrinano anche le certezze più solide, si ha un vantaggio: il percorso si semplifica e la complessità dei sentieri che si biforcano si riduce forzatamente a un unico bivio. Da una parte il ripristino, dall’altra l’invenzione. A chi si sente attratto dalla prima direzione, Art For Business ha pochissimo da dire. Nel sistematico venire meno dei riferimenti tradizionali, la nostalgia appare a molti una soluzione preferibile all’esplorazione. Costoro si danno da fare in ogni modo per ripristinare le condizioni precedenti, per ricollocare al proprio posto tutto quello che è stato spazzato via dalla crisi, si tratti dell’impiego, del potere d’acquisto o della posizione sociale. A noi pare proprio il caso di non guardare indietro, non certo perché la retrovisione non ci piaccia, al contrario: la nostra passione per il passato si è rafforzata in questi anni, durante i quali abbiamo capito che la memoria è una strategia che offre risultati incoraggianti soltanto se sa radicarsi nella lettura attenta e paziente della storia. Tuttavia, la storia recente non offre granché di nuovamente praticabile perché in essa hanno avuto la meglio i separatori, coloro che mettevano le arti da una parte e il business dall’altra, distinguevano il divertimento dall’apprendimento, il gioco dal lavoro, la bellezza dal profitto. Perciò a noi non pare questo sia il tempo dei ritorni; sarebbe come riportare alla vita un cadavere, nel migliore dei casi se ne ricaverebbe uno zombie. Non rimane che l’altra direzione, quella dell’invenzione.* A cinque anni dalla prima edizione di Art For Business Forum, grazie a Vita e Pensiero e all’Università Cattolica di Milano abbiamo avuto la straordinaria opportunità di fermarci a osservare la strada percorsa. Una strada viva degli errori compiuti e delle lezioni apprese. Guardando indietro non possiamo ignorare i volti di tutte le persone che hanno - quasi sempre - generosamente offerto un contributo alla nostra ricerca. Con piacere abbiamo scoperto che quei volti, anche a distanza di anni, ci piacciono proprio tanto. E non potrebbe essere altrimenti. È grazie a quei volti che la nostra ricerca ha potuto avere luogo e che questo libro può nascere. Persone abituate a stare sul confine, artisti che hanno messo un piede e mezzo nelle imprese, imprenditori che scelgono gli artisti per parlare alle loro persone, manager che hanno portato l’arte nei loro programmi di formazione e nelle loro strategie di comunicazione. In mezzo a questi volti non possono non trovare cittadinanza anche quelli di chi, molto spesso dietro le quinte, ha contribuito a costruire questi cinque anni di Art For Business. Cinque anni in cui, come veri esploratori,

ART FOR BUSINESS IL VALORE DELLE ARTI PER LE ORGANIZZAZIONI -

CURATO DA

ART FOR BUSINESS -

EDITO DA

VITA E PENSIERO -

IN LIBRERIA

DAL 7 NOVEMBRE -

SI RINGRAZIA

UNIVERSITÀ CATTOLICA DI MILANO

abbiamo vissuto più nella domanda e nella sperimentazione che nel tentativo di distillare ricette per piatti sempre uguali. Ma come spesso accade, rileggendo il nostro percorso ci siamo resi conto che in realtà di cose ne abbiamo imparate tante e che di risposte da offrire, a chi come noi ha voglia di immaginarsi un modo differente di fare impresa, ne abbiamo raccolte molte. Sempre con l’unica certezza che Art For Business possiede: ovvero che ogni risposta vada costantemente pesata, messa alla prova, convalidata o accantonata per partire verso una nuova ricerca. In questo libro trovate tutto questo. Dalle domande che ci siamo posti e che continuiamo a porci, agli incontri che in questi anni ci hanno arricchiti e a tutto quello che abbiamo imparato vivendo il terreno di confine in cui l’arte e le imprese hanno trovato un linguaggio comune nella differenza.

* Tratto da Che cosa abbiamo imparato di Leonardo Previ, in Art For Business. Il valore delle arti per le organizzazioni, a cura di Art For Business, Vita e Pensiero, 2012.


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ART FOR BUSINESS

FORUM 2012 WORKSHOP

THE SAFETY INSTINCT: ARTE, COMPORTAMENTI, SICUREZZA -

CHI

PAOLA GIGLI E LEONARDO PREVI -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 15.00 - 18.00 -

DOVE

TEATRO AGORÀ, LA TRIENNALE DI MILANO In collaborazione con Golder Associates (A NUMERO CHIUSO)

PER ISCRIZIONI

www.artfrobusiness.it/ forum2012

THE SAFETY INSTINCT INTERVISTA A PAOLA GIGLI, MANAGING DIRECTOR GOLDER ASSOCIATES, SOCIETÀ DI CONSULENZA, PROGETTAZIONE E COSTRUZIONE NEI SETTORI DELLA SCIENZA DELLA TERRA, DELL’AMBIENTE E DELL’ENERGIA Art For Business> Lavorare in sicurezza in un ambiente che presta cura al benessere fisico e intellettuale del lavoratore è l’aspettativa, molto spesso il sogno, di ognuno di noi. Da diversi anni Golder Associates ha promosso un Health and Safety Program dedicato ai propri dipendenti in tutto il mondo. Qual è il vostro approccio a questo tema? Paola Gigli> In Golder la sicurezza è al primo posto in ogni cosa che facciamo, il nostro obiettivo primario è “zero infortuni”. Da molti anni ormai il nostro impegno è dedicato alla creazione di un ambiente di lavoro sicuro e interdipendente, dove ogni lavoratore è impegnato a salvaguardare la salute e la sicurezza propria e di chi gli sta attorno. Siamo consapevoli che la sicurezza sul lavoro e la salute dei lavoratori non arrivano in “automatico” ed è nostra convinzione che conformità legislativa e procedure non siano sufficienti per il risultato finale. Allo stesso modo sappiamo che la sicurezza e la salute dei lavoratori non si ottengano agendo singolarmente e in maniera isolata: Caring e Teamwork (Cura e Lavoro di squadra) sono i valori fondamentali che guidano le nostre persone ad adottare una cultura di leadership della sicurezza, che coinvolga tutti e permei tutti i livelli dell’organizzazione. Sotto questo profilo parliamo di Work Safe, Home Safe ovvero Sicuri sul Lavoro, Sicuri a Casa: abbiamo realizzato uno specifico programma di formazione affinché il personale sia in grado di svolgere ogni compito tecnico con la massima sicurezza, acquisendo consapevolezza e competenze spendibili non soltanto sul lavoro, ma anche nelle altre dimensioni della sua quotidianità. AFB> Imparare a valorizzare gli errori è un mantra che riecheggia nelle aule di formazione e nei corridoi delle imprese da molti anni. Quali indicazioni può offrire per capire come fare a mettere in pratica davvero questo approccio? PG> Sono ricorrenti in bibliografia stime pari a 70-80% d’incidenza del fattore umano tra le cause più comuni di incidente. È facile comprendere come, operando con efficacia su questo fattore, si possano ottenere rilevanti risultati nel miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro. Mettere in pratica un approccio che consenta l’eliminazione o la riduzione degli incidenti imparando dagli errori significa in primo luogo saper rilevare tutti i segnali, anche quelli deboli, che si manifestano ogni qualvolta questi errori si verificano indipendentemente dalla entità delle conseguenze dell’evento causato.

tanto necessario che alle segnalazioni corrisponda la condivisione delle informazioni e l’attivazione delle risposte utili all’eliminazione delle cause alla base delle carenze osservate. Questo significa capacità di apprendere da eventi che, sebbene abbiano avuto conseguenze minori o nulle, possedevano il potenziale di causare gravi danni a persone, all’ambiente o alle cose. Per sviluppare queste capacità l’organizzazione è chiamata a compiere un’evoluzione culturale rispetto alla gestione degli errori. Una cultura dove la segnalazione dell’errore è vista positivamente perché costituisce un’opportunità che privilegia l’attenzione al contesto, inteso come ambiente mutevole, al quale occorre adattarsi costantemente. Solo riconoscendo le trasformazioni, anche quelle più silenziose che caratterizzano la quotidianità dentro le organizzazioni, è possibile continuare ad apprendere evitando la brutalità delle conseguenze di un accadimento catastrofico. Disattivando comportamenti “automatici” può prendere vita quel processo di apprendimento che è individuale e collettivo allo stesso tempo con il risultato finale di migliorare la sicurezza di tutti.

THE SAFETY INSTINCT: ARTE, COMPORTAMENTI, SICUREZZA Trivioquadrivio presenta al Forum un workshop Art-Based Learning progettato in collaborazione con Golder Associates, un’occasione per comprendere l’efficacia dell’intelligenza estetica nell’orientamento dei comportamenti umani dentro le organizzazioni. Il workshop introduce la metodologia Behaviour Driven H&S che si fonda sull’idea che non si possa ottenere un cambiamento significativo dei comportamenti delle persone senza attivare un processo di apprendimento che sia, contemporaneamente, individuale e organizzativo. 

Il ruolo chiave dell’efficacia di quest’approccio è dunque basato sulla capacità dell’organizzazione di rilevare i segnali che preludono all’incidente/infortunio. È necessario che l’organizzazione acquisisca la capacità di attivare una cultura della segnalazione e registrazione di anomalie, comportamenti difformi, situazioni di pericolo. È altret-

Progettiamo un mondo sostenibile. Da 50 anni.

www.golder.com Golder Associates S.r.l. - Via Antonio Banfo , 43 - 10155 Torino - Telefono (+39) 011 23 44 211 - Fax (+39) 011 85 69 5 0


DALLE OLIMPIADI AL FORUM

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INTERVISTA A MARCO BALICH, PRESIDENTE DI FILMMASTER EVENTS, SOCIETÀ INCARICATA DELLA PROGETTAZIONE E PRODUZIONE DELLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI DI RIO 2016

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DIALOGO

LA PAROLA AL BUSINESS: SCAMBIARE INTELLIGENZE ED ESPERIENZE -

CHI

MARCO BALICH E LEONARDO PREVI -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 10.30-11.30 -

DOVE

SALONE D’ONORE, LA TRIENNALE DI MILANO

Cerimonia di chiusura Olimpiadi Londra 2012, foto di Luca Parisse

Art For Business> Nel suo lavoro si mescolano capacità progettuale, gestione dell’imprevisto ed efficacia produttiva. Quali suggerimenti ci può offrire per abitare con successo la complessità? Marco Balich> Senza passione e amore nei confronti di ciò che si fa, a nulla valgono gli sforzi. Per fare il mio lavoro, bisogna stupirsi ed emozionarsi sempre, impossibile essere cinici. La vera vittoria è emozionare il pubblico con uno spettacolo e riuscire a far sentire unita un’intera nazione. Ho avuto la fortuna di collaborare con un team meraviglioso che come me è sempre stato innamorato del suo lavoro. AFB> Il suo lavoro l’ha portata a essere un giramondo, con il difficile compito di raccontare, attraverso i suoi spettacoli la cultura di un Paese a tutto il resto del mondo. Un lavoro che trae valore dagli scarti e dagli scambi tra culture differenti. Come si sta avvicinando alla scoperta della cultura brasiliana per la Cerimonia di apertura di Rio 2016? MB> Quando il Comitato Olimpico di Torino 2006 mi ha selezionato come Executive Producer delle Cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi Olimpici, ho avuto la gioia di trascorrere circa due anni in viaggio per assistere ai più sofisticati show ed eventi nel mondo. Da allora sono diventato addicted ai grandi eventi. Insieme a Filmmaster Events lavoro con un team internazionale di persone che come me sono innamorate di questo lavoro. Ho lavorato dal Turkmenistan al Messico, da Dubai all’Egitto e in programma ho due continenti in media al mese come agenda di base. Nei prossimi mesi incontreremo gli autori del teatro dell’ Opera di Manaus vicino alla foresta amazzonica, i capi del Carnevale di Rio, i musicisti di Salvador de Bahia e parleremo con tutti per selezionare i temi chiave della cerimonia. Dal prossimo gennaio fino a fine 2014 sarò in Brasile una settimana ogni due mesi, poi mi trasferirò a Rio insieme ai miei quattro figli.

A VOLTE BASTA AGGIUNGERE UNA “S” Paolo Antonini, socio fondatore di Art For Business

“Cambiamento, c’è bisogno di cambiamento, bisogna governare il cambiamento, le nostre imprese necessitano di un cambio di rotta…” Usiamo spesso la parola cambiamento. Sovente dopo averne parlato, quello che agiamo è solo un ri-cambio. Sostituzione del vecchio e usurato con un surrogato, magari aggiornato nella forma, ma non nella sostanza. Per decenni la letteratura ha spronato manager e imprenditori a prendere coscienza di un cambio di velocità in atto. Il cambiamento delle pratiche lavorative e la complessità da fronteggiare quotidianamente hanno subito una radicale accelerata negli ultimi decenni. Potremmo dire, forzando un po’ la mano, dal 1991 quando al Cern di Ginevra ha visto la luce l’Internet per come lo conosciamo oggi. Da allora molti studi, molte ricerche, molte sperimentazioni si sono raccolte sotto un’unica etichetta: Change Management. Come recita Wikipedia: “un approccio strutturato al cambiamento negli individui, nei gruppi, nelle organizzazioni e nelle società che rende possibile (e/o pilota) la transizione da un assetto corrente a un futuro assetto desiderato”. In due parole: governare il cambiamento. Ma come si fa a governare il cambiamento? Come si fa a orientare nella direzione che desideriamo l’incomprimibile complessità dei sistemi in cui viviamo e lavoriamo? Molto spesso è proprio qui che casca l’asino. In Art For Business siamo convinti che il cambiamento, come ogni pratica che ha a che vedere con sistemi complessi, non si governi ma, molto più umilmente, si abiti. Questo è quello che abbiamo affermato con Imparare il presente, l’edizione 2011 del Forum. Il cambiamento si asseconda o si ostacola giorno dopo giorno come membri di un sistema che ci offre la possibilità di influenzarlo ma quasi mai di dirigerlo appieno.

E allora come si fa? A volte basta aggiungere una “S” per vedere le cose in modo differente e provare ad abbozzare una risposta.Il Forum 2012 si aprirà provando a dare corpo a queste riflessioni, lasciando da parte il Cambio (Change) per occuparsi di Scambio (Exchange). L’etimologia della parola ci offre due interpretazioni. Da un lato lo scambio è sostituzione. Dall’altro è la possibilità di ottenere qualcosa in cambio di ciò che abbiamo da offrire. Durante il Forum andremo alla ricerca di tracce che ci aiutino ad approfondire entrambe queste piste. Dapprima per capire che cosa è arrivato il momento di sostituire all’interno delle credenze e delle abitudini più radicate nel contesto economico italiano e parallelamente per comprendere quale valore si può generare attraverso una più consapevole attenzione nei confronti dello scambio fra le persone. Scambio tra giovani e anziani, scambio tra persone di diverse nazionalità o aree geografiche, scambio fra ambiti divergenti del sapere, scambio tra business che apparentemente non hanno nulla in comune. Lo faremo servendoci anche di una piccola indagine. In questi mesi abbiamo coinvolto alcuni manager di importanti organizzazioni italiane con i quali abbiamo costruito riflessioni sul ruolo che lo scambio sta avendo come strumento di rilancio e ripensamento dei loro business. Sarà con noi al Forum Marco Balich al quale chiederemo come si fa ad abitare progetti complessi dove lo scambio fra individui, che molto spesso offrono il loro lavoro volontariamente, è la discriminante per l’ottenimento dei risultati sperati.


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ART FOR BUSINESS

FORUM 2012 SEMINARIO

TRASFERIMENTI CREATIVI: AFFIDARSI ALL’ESPERIENZA PER FAR VOLARE LE IDEE -

CHI

SIMONETTA CONSIGLIO, MARCO GHEZZI E PAOLO ROSA INTRODUCE E MODERA VALERIA CANTONI -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 16.30-18.00 -

DOVE

SALONE D’ONORE, LA TRIENNALE DI MILANO In collaborazione con SISAL

GIOVANI, CREATIVITÀ E SCAMBIO INTERVISTA A SIMONETTA CONSIGLIO, DIRETTORE MARKETING E COMUNICAZIONE DI SISAL Art For Business> Per il secondo anno SISAL partecipa ad Art For Business Forum, un progetto che crede che il pensiero delle arti possa offrire nuove possibilità a coloro che si trovano a fronteggiare ogni giorno bisogni e difficoltà apparentemente lontani dalle pratiche artistiche. Quali opportunità intravede in questo progetto SISAL, in linea con le sue strategie di CSR e di Corporate Communication? Simonetta Consiglio> La collaborazione con Art For Business si colloca all’interno del nostro programma di Responsabilità Sociale che mette i giovani al centro del suo piano di azione e si declina nelle aree della Formazione, dell’Arte e dello Sport. Abbiamo scelto di incentivare le idee innovative riconoscendo, in sintonia con la filosofia di Art For Business, l’esperienza dell’arte come agente di cambiamento in grado di trasmettere un modello culturale, etico e relazionale che possa essere trasferito nelle imprese come fattore competitivo e di successo. AFB> Exchange to Innovate: con questo titolo si apre la quinta edizione del Forum, consapevoli che per innovare nelle organizzazioni è necessario attivare meccanismi di scambio e di collaborazione. Quali declinazioni dà SISAL alla parola scambio? Come può prendere vita lo scambio nelle pratiche professionali messe in atto ogni giorno all’interno dell’organizzazione? SC> Scambio vuol dire “darsi reciprocamente”, generando un arricchimento che deriva dall’incontro e confronto di esperienze, culture e capacità differenti. SISAL, come molte aziende leader, sostiene e coltiva la cultura dello scambio attraverso strumenti che favoriscono il dialogo e la collaborazione e che lavorano su piani diversi: le relazioni interpersonali, considerate una competenza individuale da premiare e sviluppare; la collaborazione tra funzioni organizzative; il dialogo e il coinvolgimento con i nostri stakeholder. Abbiamo colto poi la sfida di guardare anche fuori dal mondo del business e interagire con ambiti diversi, come appunto l’arte, in grado di offrire nuovi modelli e idee innovative.

AFB>Al Forum SISAL presenta un nuovo progetto di tutorship che crede nello scambio tra generazioni, esperienze e visioni diverse, all’interno di precisi linguaggi artistici. Quale valore riconosce SISAL nell’offrire a giovani creativi un’opportunità per realizzare le loro idee progettuali? SC> L’investimento sui giovani è un impegno che SISAL realizza sia all’interno dell’azienda che come contributo alla collettività, sostenendo occasioni di formazione personale e professionale utili alla valorizzazione dei talenti e allo sviluppo delle competenze. Alcuni programmi tendono proprio a favorire l’incontro tra competenze consolidate ed esperienza da un lato e l’energia innovativa delle nuove generazioni dall’altro, in un percorso di tutorship che accompagna i giovani nel processo di realizzazione di idee e progetti. La creazione di nuove idee genera di per sé valore, ma pensiamo che la vera sfida sia nella loro trasformazione in progetti concreti e il nostro contributo a questa iniziativa va appunto in questa direzione.

AFFIDARSI ALL’ESPERIENZA PER FAR VOLARE LE IDEE Quale scambio si attiva tra l’eccellenza di chi può contare su un lungo percorso alle spalle e chi si deve ancora affacciare al mondo? Nasce così Affidarsi all’esperienza per far volare le idee, un progetto di collaborazione e scambio lanciato da Art For Business in occasione del Forum: due maestri del mondo dell’arte e dell’imprenditoria incontrano due giovani creativi che hanno un progetto da sviluppare e condividono con loro idee, metodi e passione in un percorso che li accompagnerà per sei mesi. Un’occasione unica e imperdibile per fare esperienza dello scambio nel suo più alto valore umano, di conoscenza e di trasferimento del sapere. Accompagnano i due giovani creativi Paolo Rosa e Marco Ghezzi. Paolo Rosa è fondatore di Studio Azzurro, collettivo di artisti che in tutto il mondo ha realizzato videoambienti, ambienti sensibili e interattivi, percorsi museali, performance teatrali e film, sperimentando l’integrazione tra immagine elettronica e ambiente fisico perseguendo l’intento di rendere centrale lo spettatore e i percorsi percettivi in cui è inscritto. Marco Ghezzi è fondatore di Bookrepublic, la prima libreria italiana online che vende libri in formato digitale, dai bestseller alle novità, ma anche percorsi di lettura e bibliografie ragionate con un occhio di attenzione all’attualità. Da quasi 20 anni opera all’incrocio tra editoria e tecnologia.

SISAL, DAL 1946 UN IMPEGNO SEMPRE NUOVO NELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE. La responsabilità sociale è parte integrante della strategia di Sisal. L’impegno nella promozione del gioco sicuro e responsabile guida il nostro programma di Corporate Social Responsibility assieme ad un’attenzione alla Comunità, con particolare focus sui Giovani. Le aree fondamentali di intervento sono l’Arte e la Cultura, la Formazione e lo Sport.

Corporate Social Responsibility


THE INDIAN APPROACH

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INTERVISTA A ANIRBAN BHATTACHARYA, FONDATORE E DIRETTORE DI THE PAINTED SKY, TRA LE PRINCIPALI SOCIETÀ DI CONSULENZA ESPERTE IN PROGRAMMI DI FORMAZIONE ART-BASED IN ASIA

FORUM 2012

l’india è un paese inclusivo. tutte le culture che sono arrivate qui sono state integrate con la nostra, scambiando valori e conoscenze.

Art For Business> Negli ultimi 30 anni l’economia asiatica è cresciuta notevolmente. In questo contesto di business così vantaggioso, in che modo le imprese asiatiche si sono aperte al mondo dell’arte? Anirban Bhattacharya> Negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a una rapida crescita in Asia. In India le opere d’arte venivano acquistate solo dalle aziende perché erano le sole che potevano disporre di un capitale adeguato a questo tipo di operazione. Quando nel 1991 l’economia indiana è stata liberalizzata, anche le singole persone hanno cominciato ad arricchirsi, diventando improvvisamente potenziali acquirenti di opere d’arte. Questa situazione ha accresciuto notevolmente il mercato e ha portato all’apertura di moltissime gallerie e collezioni. I bravi artisti oggi continuano ad avere successo e le buone gallerie ad avere un business fiorente. Siamo dunque in un contesto ottimale: da un lato ci sono artisti e importanti acquirenti con un forte potere d’acquisto; dall’altro gallerie molto serie. In questo modo il mercato dell’arte continua a crescere. AFB> The Painted Sky è una delle più importanti società asiatiche di formazione alle imprese tramite l’arte. In che modo oggi le imprese guardano al mondo dell’arte e qual è il ruolo di The Painted Sky? AB> Le imprese continuano a comprare opere d’arte perché per loro è un buon investimento. Usano l’arte anche nelle occasioni di festa o di divertimento. Ciò che The Painted Sky prova a fare è legare l’arte con gli obiettivi di apprendimento aziendali. Dal momento in cui l’economia indiana ha cominciato a crescere si è assistito all’aumento della necessità di professionisti qualificati. La maggior parte delle persone veniva selezionata direttamente nei college o nei campus universitari, ma non possedeva capacità di management. Le organizzazioni stavano dunque cercando partner che le aiutassero nella formazione delle loro persone. The Painted Sky da otto anni lavora nel campo della formazione, diversificandosi grazie ai suoi programmi di apprendimento artbased. Noi usiamo l’arte come strumento di simulazione per aiutare le persone a sviluppare capacità manageriali (leadership, intelligenza emotiva, capacità creative, comunicative e comportamentali). Oltre agli approcci art-based, usiamo anche strumenti psicologici e tecniche di Executive Coaching, per offrire alle imprese una gamma completa di soluzioni formative. AFB> Quali sono le reazioni e le resistenze che ha dovuto affrontare in termini di coinvolgimento e apprendimento? AB> La maggior parte delle persone con cui lavoriamo ha un medio o alto livello di seniority. La maggior parte di loro non dipinge da quando frequentava le scuole superiori, perciò la prima reazione è la resistenza per paura di fallire. Attraverso una buona facilitazione, aiutiamo manager e dirigenti a superare questa resistenza e a mettersi in gioco. Sono felice di poter dire che, nonostante la resistenza iniziale, le persone si dimostrano molto eccitate e felici di sperimentare questi nuovi strumenti. L’arte è infatti uno strumento molto potente per risolvere problemi legati alle capacità comportamentali. Attraverso queste attività, abbiamo l’opportunità di osservare come le persone reagiscono a un nuovo medium e come si relazionano tra loro. The Painted Sky è anche specializzato in moduli che permettono di customizzare gli outcome dei workshop. Questo tipo di moduli permette alle persone di vedere cosa stanno facendo, come lo stanno facendo, condividerlo con gli altri e discutere su ciò che hanno imparato da questa esperienza. Noi usiamo l’arte e gli strumenti psicologici per permettere alle persone di capire il motivo che sta alla base di un conflitto o quanto loro stessi sono responsabili di quel conflitto. Questo tipo di coinvolgimento, non minaccioso o invasivo, li aiuta a riflettere, apprezzare e apprendere. Sotto questo punto di vista, l’art-based lear-

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ART FOR BUSINESS

ning è molto flessibile e può essere facilmente adattato agli obiettivi di formazione delle imprese. AFB> Quali sono i risultati e come possono essere misurati? AB> Uno dei problemi più importanti dell’art-based learning è la necessità delle organizzazioni di quantificare i risultati. Le aziende hanno bisogno di vedere qual è il beneficio tangibile che ricevono da questo tipo di processo. Noi rispondiamo loro che i cambiamenti comportamentali hanno bisogno di tempo: le persone che lavorano nelle imprese hanno dedicato lunghi anni allo sviluppo di un comportamento e perciò non possiamo aspettarci che esso cambi in un giorno. Il nostro approccio aiuta le aziende a capire e apprezzare il fatto che sia necessario un lungo periodo di investimento per lo sviluppo delle loro persone. Per questo motivo organizziamo programmi di follow-up e ������� assessment centre per verificare quanto di ciò che è stato appreso è stato applicato nelle pratiche lavorative delle persone e quanto invece non lo è stato. Le buone organizzazioni stanno capendo che, se desiderano ottenere buoni risultati dai workshop, è necessario prevedere un lungo periodo di investimento. Lentamente e costantemente stiamo assistendo a molti cambiamenti sotto questo punto di vista. La resistenza iniziale sta lentamente scomparendo perché le persone stanno iniziano a capire sempre di più l’efficacia degli approcci art-based.

AFB> CHE COSA SIGNIFICA LA PAROLA SCAMBIO NELLA CULTURA INDIANA? AB> L’India ha una lunga storia di inclusione e assimilazione delle influenze straniere. L’India è stata una colonia inglese per 250 anni, ma ha una storia di oltre di 5.000 anni. Fin dai tempi più antichi abbiamo ospitato viaggiatori, commercianti e invasori stranieri. Abbiamo subito le influenze dagli antichi greci e dai persiani, poi dai cinesi e dagli arabi, e infine dai francesi, dai tedeschi e dagli inglesi. Tutti hanno avuto colonie in India. L’India è sempre stata un Paese inclusivo: abbiamo accolto ogni tipo di influenza da ogni parte del mondo. Tutte le culture che sono arrivate in India sono state integrate con la nostra cultura. Abbiamo scambiato valori, visioni e conoscenze con loro. Gran parte della crescita economica degli ultimi venti anni è dovuta a investimenti stranieri. Molte società straniere hanno investito in India e professionisti e studenti indiani hanno iniziato a migrare verso l’Occidente. Oggi il mondo del business indiano sta uscendo dai nostri confini e il mondo del business straniero sta entrando in India. Le motivazioni che hanno portato a questo scambio sono prima di tutto commerciali, ma non guardano solo al profitto, altrimenti non saremmo in grado di innovare. In The Painted Sky crediamo che la creatività e l’innovazione siano alla base del successo, per questo motivo costantemente innoviamo il nostro business. Quando dipingi non guardi al prodotto finale, ma al processo: quali sono le tue emozioni? Quali i tuoi sentimenti, paure e sfide? Questi sono gli aspetti a cui guardiamo. Attraverso i nostri programmi di formazione art-based lavoriamo con i sentimenti e le emozioni delle persone perché solo se le persone sapranno portare quel tipo di emozione nell’ambiente di lavoro e scambiare le proprie idee con quelle degli altri, allora potranno innovare e trovare nuove soluzioni per il loro business e la loro crescita personale. Exchange to innovate, il tema di Art For Business Forum 2012, è un concetto molto vivo in India. Noi siamo ancora un’economia in crescita e mentre cresciamo impariamo dagli altri e gli altri imparano da noi.

TESTIMONIANZA INTERNAZIONALE

THE INDIAN APPROACH: ART-BASED LEARNING IN INDIA -

CHI

ANIRBAN BHATTACHARYA E LEONARDO PREVI -

QUANDO

VENERDI 16 NOVEMBRE ORE 11.30-12.30 -

DOVE

SALONE D’ONORE, LA TRIENNALE DI MILANO In lingua inglese


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EXCHANGE TO INNOVATE

ART FOR BUSINESS

FORUM 2012 LECTIO MAGISTRALIS

THE SUPREME ART OF DIALOGUE -

CHI

ANTHONY BLAKE -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 19.00-21.00 -

IL DIALOGO È UNA PRATICA NON UNA SOLUZIONE INTERVISTA A ANTHONY BLAKE, OSPITE D’ONORE DELLA QUINTA EDIZIONE DI ART FOR BUSINESS FORUM. FISICO, MATEMATICO E FILOSOFO DELLA SCIENZA, HA DEDICATO LA SUA RICERCA A SPERIMENTARE IL DIALOGO COME STRUMENTO DI CONOSCENZA E APPRENDIMENTO, UNICO VIATICO VERSO L’INNOVAZIONE

lo scambio è dialogo. il dialogo non può essere insegnato, ma solo sperimentato e appreso.

DOVE

TEATRO DELL’ARTE, LA TRIENNALE DI MILANO In collaborazione con CFMT Si ringrazia OXO

WORKSHOP

FARE ESPERIENZA DEL DIALOGO -

CHI

ANTHONY BLAKE -

QUANDO

SABATO 17 NOVEMBRE ORE 10.00 - 12.00 -

DOVE

SEDE DA DEFINIRE In lingua inglese (A NUMERO CHIUSO, 20 POSTI DISPONIBILI)

PER ISCRIZIONI

www.artfrobusiness. it/forum2012

Art For Business> In uno dei suoi libri definisce il dialogo come un’arte suprema. Da dove deriva questa idea? Anthony Blake> Innanzitutto vorrei soffermarmi sul significato della parola dialogo. È una parola comune, ma nasconde differenti possibili interpretazioni. Per alcuni può essere lo scambio codificato fra due attori su un palco o sullo schermo di un cinema o della televisione. Taluni possono associarlo allo scambio di conoscenze e informazioni fra due amici o conoscenti. Altri addirittura possono pensare a una particolare forma letteraria. Mi viene in mente ad esempio Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei. Queste lecite e tutto sommato comuni interpretazioni hanno qualcosa che le unisce: pensano il dialogo come sistema binario di scambio. Ciò che io e i miei maestri David Bohm e Patrick de Mare proponiamo parlando di dialogo ha a che vedere con un superamento di questa doppia polarità. Significa che non ci sono solo due campane, o due persone, ma un sistema di relazioni più complesso. Quando questo succede accadono sempre cose molto interessanti. L’idea per il titolo del mio libro mi è venuta leggendo un testo di de Mare in cui sosteneva che il primo a parlare di dialogo come arte suprema fosse Platone. Di sicuro i dialoghi Platonici sono stati una risorsa fondamentale per la cultura occidentale, non solo perché hanno reso disponibile a tutti il genio di Socrate, ma anche perché sono stati uno strumento per tracciare una strada che mettesse in crisi la dipendenza dall’autorità e dagli automatismi del nostro pensiero. Le persone possono raggiungere nuove conoscenze solo dialogando fra di loro come uguali. Ma la cosa più difficile è staccarsi dalla convinzione di sapere già cosa sia giusto e cosa no. Noi siamo costantemente inseriti all’interno di dialoghi anche se la maggior parte delle volte non ne siamo consapevoli. In larga parte i nostri dialoghi sono contaminati da convenzioni sociali, abitudini e gerarchie che ne inibiscono la genuinità. Banalmente in contesti pubblici siamo chiamati ad agire ruoli che siano adeguati con il contesto che stiamo vivendo, che sia l’ufficio, la scuola, il pub. È come se giocassimo dei language games con le persone che ci circondano. Giochi che risultano particolarmente efficaci per portare a termine funzioni molto pratiche, ma che sono del tutto inadeguati per la produzione di un pensiero nuovo nato dalla comprensione reciproca. Quindi per imparare a dialogare non abbiamo bisogno di acquisire nuove skill, ma dobbiamo semplicemente scacciare alcune abitudini o convenzioni sociali che ci distraggono o che si rivelano addirittura dannose. Dobbiamo coltivare il dialogo. È uno strumento che abbiamo a disposizione quotidianamente, ma come per un giardino è necessario prestargli la giusta cura per raccoglierne i frutti e veder sbocciare i fiori. In questo senso ritengo che dialogare sia un’arte. AFB> Ma perché è dunque così importante imparare a dialogare? AB> Uno dei miei maestri, Patrick de Mare, una volta fu chiamato a Washington per aiutare alcuni dipendenti di banca a dialogare con più profitto fra di loro. Durante un workshop gli venne chiesto: “perché dovremmo imparare a parlare?”. Lui rispose: “perché dovremmo imparare a respirare?” Per prima cosa dialogare offre un’occasione per risettare la nostra mente, in modo che possa aprirsi a nuove conoscenze e sperimenta-

re nuovi approcci. Il dialogo è nostro alleato perché dà nutrimento alla nostra mente, salvandoci dalla cieca fiducia nelle nostre più profonde convinzioni e abitudini. Secondariamente il dialogo semplifica un concetto caro alla cibernetica: quello dell’adeguata variabilità. In altre parole i cibernetici ritengono che sia necessaria la presenza di un elevato numero di persone con differenti punti di vista, esperienze, background e desideri per creare un gruppo che non sia auto-riferito, ma al contrario sia capace di riflettere la complessità delle comunità, territoriali o aziendali, che viviamo quotidianamente e che sia dunque in grado di apprendere. Credo di essere sceso anche troppo nel dettaglio nel rispondere a queste prime domande, ma è importante capire che il dialogo è la principale via d’accesso alle opportunità concesse all’uomo. Per accedervi la cosa più difficile da fare è imparare ad ascoltarsi l’un l’altro. AFB> I nostri dialoghi spesso si trasformano in discussioni. Qual è la differenza tra queste due tipologie di incontro? AB> Se sei in grado di accorgerti quando un dialogo si è trasformato in una discussione hai già la risposta. Bohm aveva un interessante punto di vista su questo argomento. Lui dava alla parola dialogo un’interpretazione letterale: (la via) attraverso il significato [dia attraverso; logos significato], escludendo del tutto un rapporto relazionale tra due persone. In seguito ha associato alla parola discussione le parole percussione, concussione e così via, mettendone così in luce l’aspetto conflittuale. Nella sua visione dialogo significava entrare in un flusso che contribuisce a costruire il significato, non la volontà di afferrare la verità partendo da una posizione ben definita e in cerca di conferme. Quello che io penso relativamente a questa differenza è che nel dialogo non ha nessuna importanza chi ha detto cosa, mentre nella discussione ne ha eccome. Questo è stato anche espresso da de Mare quando sosteneva che il senso non sta all’interno di un cervello solo, ma nella relazione tra differenti cervelli. Come si può vedere un dialogo può trasformarsi in discussione in ogni momento. Queste due parole rivelano l’attitudine con cui le persone si approcciano a un incontro. La consapevolezza di questo scarto è fondamentale e molto difficile da raggiungere. Per me il dialogo è l’opportunità per sviluppare una maggiore consapevolezza sulle nostre relazioni e dunque renderle più profittevoli. C’è una perifrasi che mi sembra molto significativa su questo tema: purposeless purpose (scopo senza scopo). Questo gioco di parole ci dice che possiamo osservare un’azione come frutto di finalità di differenti livelli. Addirittura, molto spesso i livelli più alti ci sembrano talmente lontani da non rappresentare l’obiettivo delle nostre attività. Provare a sospendere il modo in cui stabiliamo abitualmente i nostri obiettivi e provare a estenderli può portarci a pensare in modo differente le nostre attività. AFB> Un dialogo può fallire. Come possiamo apprendere da un fallimento? AB> Facendo in modo che non esista il fallimento. Certamente ci sono dialoghi che riteniamo noiosi e poco produttivi e dialoghi che sono stimolanti e molto divertenti. Ma nel dialogo non c’è fallimento perché non ci sono obiettivi definiti a priori che devono essere raggiunti se non la volontà stessa di dialogare e confrontarsi con l’altro. Ora dirò una cosa che potrà sembrare molto forte: il dialogo non può condurre a un punto prestabilito. Questo può sembrare come qualcosa di terribile. Come posso sapere se sto facendo la cosa giusta?


Come posso confrontarmi con gli altri per farlo meglio? Potremmo dire che abbiamo bisogno di un approccio più femminile e meno maschile alle situazioni. Soprattutto in Occidente, siamo sempre alla ricerca di qualcosa. Vogliamo sempre ottenere qualcosa che non c’è in quel momento, è nel futuro, è frutto di pianificazione o semplicemente sta da un’altra parte o in possesso di qualcun altro. Non siamo abituati a stare nel tempo presente, vivere il momento e trarne il massimo profitto per quello che può effettivamente dare. Non ci resta che accettare il tradimento delle aspettative. Questa cosa deve sempre succedere all’interno di un vero dialogo. Le aspettative derivano sempre da condizionamenti e abitudini precedenti e non possono che essere destinate a essere messe in discussione. Il tradimento delle aspettative genera frustrazione o peggio ancora sentimenti di rabbia. Ma è grazie a ciò che si può arrivare a un apprendimento molto più profondo. Ad esempio tutti noi sappiamo che il modo peggiore per risolvere un problema è credere che qualcuno sappia come farlo. Lo sappiamo, ma facciamo fatica a non metterlo in pratica. È solo quando smettiamo di cadere in questo tranello che stiamo davvero cominciando a pensare.

FARE ESPERIENZA DEL DIALOGO Dopo la lectio magistralis, Anthony Blake ha dato la sua disponibilità a guidare, la mattina di sabato 17 novembre, una sessione di dialogo. Fare esperienza del dialogo è un workshop/ dialogo che Blake porta in diverse comunità sociali e di business in tutto il mondo e che Milano ospita per la prima volta. L’obiettivo è offrire un’occasione unica per imparare a dialogare e sperimentare le dinamiche e le difficoltà dell’incontro con l’altro.

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EXCHANGE TO INNOVATE

ART FOR BUSINESS

FORUM 2012

QUAL È IL VALORE DEL DIALOGO? Michelangelo Patron, Direttore Generale CFMT

Scambiare significa mettere a confronto, raccontare e condividere al fine di produrre valore. Questo aspetto, che caratterizza qualsiasi dimensione della comunicazione, assume un ruolo chiave in un momento in cui siamo chiamati a rinnovare i nostri modelli di business evitando di ripristinare il modus operandi precedente alla crisi. Le organizzazioni oggi non possono più sopravvivere perseguendo la sola logica della funzionalità. Occorre entrare nell’ottica in cui le organizzazioni sono organismi viventi: le persone sono al centro di questo organismo in quanto ne gestiscono la complessità. Quanto più le persone trovano energie e stimoli diversi da mettere in connessione, tanto più facilmente riescono a leggere tale complessità e trovare soluzioni adatte alle loro aspettative. Ecco perché lo scambio, sia esso caratterizzato da informazioni o esperienze, può diventare una componente fondamentale per uscire dagli schemi tradizionali e porre in relazione mondi apparentemente distanti. Uno degli strumenti attraverso i quali prende vita lo scambio è il dialogo. In che modo possiamo dialogare? Nella maggior parte dei casi ci serviamo del dialogo per trovare soluzioni rapide ai nostri problemi e integrare posizioni diverse. Questa modalità, però, non basta più. Nel mondo dell’impresa, che sta vivendo un processo di forte cambiamento per nulla adattativo o evolutivo ma caratterizzato da momenti di forte discontinuità, il dialogo deve offrire un’opportunità in più: attraverso il dialogo dobbiamo generare nuovo valore. Così facendo non solo mettiamo in comune, ma ci rendiamo conto che un preciso problema può essere affrontato in un modo nuovo, diverso rispetto al passato e adatto ai risultati che vogliamo raggiungere. In un simile contesto anche il concetto della competenza cambia radicalmente. Questo non significa che dobbiamo abbandonare il bagaglio di tecnicismi, conoscenze professionali ed esperienze acquisite nel tempo, ma riutilizzarle con modalità diverse. Non possiamo limitarci alla ricerca ma dobbiamo aumentare la qualità dei nostri scambi. Dentro le organizzazioni le persone oggi devono possedere non solo competenze, ma anche avere visione: come posso utilizzare ciò che so o so fare bene rimettendolo in gioco insieme ad altre competenze? La cassetta degli attrezzi è costituita dalle mie competenze professionali. A partire da qui, attraverso lo scambio, aggiungo altri strumenti per trovare le chiavi e aprire mondi che prima mi sembravano inaccessibili o inutili, ma che oggi è diventato vitale conoscere ed esplorare.


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ART FOR BUSINESS

FORUM 2012

LA CONOSCENZA È LA CHIAVE PER STARE SUL MERCATO INTERVISTA A MARCO CARMINATI, PRESIDENTE OXO ITALIA E LUCA SANGALLI, DIRETTORE COMMERCIALE OXO

LECTIO MAGISTRALIS

THE SUPREME ART OF DIALOGUE -

CHI

ANTHONY BLAKE -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 19.00-21.00 -

DOVE

TEATRO DELL’ARTE, LA TRIENNALE DI MILANO In collaborazione con CFMT Si ringrazia OXO

AFB> OXO è un gruppo composto da Ottici Optometristi che opera dal 1993 attraverso 475 punti vendita. Che cosa caratterizza il prodotto che OXO offre sul mercato? Luca Sangalli> Più che sul prodotto, vorrei porre l’attenzione su chi vende il prodotto ovvero la merce dello scambio. Il prodotto, a nostro avviso, va oltre l’oggetto fisico. Gli associati si trasformano metaforicamente nel prodotto stesso. La loro professionalità, tutto ciò che sanno e che hanno vissuto in passato entra a far parte del prodotto. Per questo la conoscenza ha un ruolo fondamentale in questo contesto. La conoscenza è la chiave di volta per continuare a stare sul mercato e innovare. AFB> Esiste una relazione tra la produzione di conoscenza da un lato e, dall’altro, i meccanismi di scambio, tema al centro della quinta edizione di Art For Business Forum? Che cosa significa co-produrre conoscenze in aggregazioni quali il consorzio? Marco Carminati> Il nostro obiettivo è coinvolgere le persone che lavorano con noi all’interno di un percorso di conoscenza. In questo senso Internet e i social network hanno un ruolo fonda-

mentale dal momento che facilitano la condivisione e lo scambio di conoscenza e allo stesso tempo arricchiscono il valore del prodotto. In un consorzio questo meccanismo, se ben condotto, si può attuare più facilmente visto il numero altissimo di persone coinvolte, ciascuna con il proprio bagaglio culturale. Se la ricchezza di ciascuno è messa a disposizione degli associati e dei consorziati contribuisce alla crescita culturale collettiva. In un consorzio come OXO, al quale partecipano docenti universitari e figure professionali di spicco nel mondo dell’ottica e dell’optometria italiana, poter disporre di esperti che mettono al servizio degli altri consorziati le proprie conoscenze contribuisce a innalzare la professionalità e il servizio offerto agli associati e di conseguenza all’utente finale. La condivisione di conoscenze genera così effetti positivi sull’utente finale e un ricavo economico per il consorzio stesso. AFB> Per la prima volta OXO partecipa a un progetto come Art For Business Forum, basato sulla convinzione che il pensiero delle arti possa offrire nuove possibilità a coloro che si trovano a fronteggiare ogni giorno bisogni e difficoltà apparentemente lontani dai linguaggi

artistici. Che cosa vi ha spinto a partecipare? Quali opportunità intravedete in questo progetto? LS> L’arte è sperimentazione e in questo senso vive attraverso la sua continua trasformazione. Ciò che già esiste si trasforma in qualcosa di diverso grazie alla visione dell’artista. Credo non esista nessuna attività commerciale e imprenditoriale che non possa e non debba sperimentare cose nuove, perché è nel nuovo che sta la possibilità di crescere. Solamente attraverso la sperimentazione e i fallimenti riusciamo a trovare nuove strade che prendono il sopravvento su quelle vecchie e si affermano nel panorama artistico ma anche, come nel nostro caso, imprenditoriale. L’arte ci dà coraggio per percorrere nuove strade. AFB>Al Forum accadrà qualcosa di molto speciale durante la serata al Teatro dell’Arte... MC> Già, ma non vogliamo svelare nulla, lasciamo i lettori con una domanda: come ci serviamo degli strumenti di cui disponiamo solitamente? Abbiamo mai provato a dare loro una funzione opposta a quella per cui sono stati creati?

INTELLIGENZA ESTETICA AL LAVORO Leonardo Previ, Presidente di Trivioquadrivio

Foto di Leonardo Previ

L’intelligenza estetica è una delle molte intelligenze di cui disponiamo, quella di cui ci serviamo per negoziare con la realtà attraverso i nostri sensi, quella che ci fa prendere sul serio le nostre percezioni, prima che vengano ridimensionate dal nostro raziocinio. Sappiamo da tempo, anche grazie alle ricerche di Howard Gardner, ospite di Art For Business Forum nel 2010, che il nostro patrimonio cognitivo è assai più articolato di quanto non credano gli estensori dei test sul quoziente intellettuale, interamente concentrati su un’unica forma d’intelligenza, quella astratta, che risulta particolarmente adatta a chi ama gli standard, apprezza l’organizzazione scientifica del lavoro e non riesce proprio a capire cosa dovremmo farcene dell’arte. A questi ordinati paladini della consuetudine l’intelligenza estetica non ha molto da offrire. Sono ancora numerosi i manager che non hanno bisogno di vedere le cose in modo differente perché sono stipendiati da imprese che fanno soldi attraverso prodotti standardizzati e servizi di routine - ne sono davvero sopravvissuti alcuni? Se invece un’azienda è alla ricerca di “new business”, nell’accezione più ampia del termine, allora i suoi addetti hanno un disperato bisogno d’intelligenza estetica. Tutti i risultati cruciali nella storia del business provengono dalle intersezioni, dagli attraversamenti disciplinari, dall’esplorazione di territori ignoti. L’intelligenza estetica aiuta le organizzazioni a riconoscere “il nuovo” perché ci consente di familiarizzare con l’ambiguità, insegnandoci a vivere su due piani alla volta (quello che si vede e quello che si nasconde dietro le apparenze), frequentare i paradossi, riconoscere l’ineffabile valore che si annida nelle opportunità che ai più risultano impercettibili. Allenare adeguatamente la propria intelligenza estetica significa divenire capaci di un’azione professionale più originale ed efficace, in grado di generare valore attraverso la moltiplicazione delle opzioni disponibili, sempre ulteriori rispetto alle astrazioni delle discipline tradizionali. Il nostro lavoro sulle applicazioni dell’intelligenza estetica nelle organizzazioni d’impresa ha avuto inizio nel 2003, quando abbiamo diffuso in Italia Lego Serious PlayTM (www.triq.it/lsp) ed è proseguito con la fondazione dell’Associazione Art For Business (2006), con la commercializzazione di MAPPS (www.triq.it/mapps), con il tour formativo motociclistico Bello Giusto Efficace (www.bellogiustoefficace.org) realizzato insieme a Cfmt, con l’approccio formativo Jazz For Business (www.triq.it/jazz).


4X4: ESPLORARE LE PAROLE CONTAMINAZIONE | PAROLA | DONO | IMMAGINAZIONE

Quattro esponenti di quattro differenti linguaggi artistici si interrogano sul significato di quattro parole comuni all’arte e al business, per offrire a imprenditori e professionisti stimoli e visioni che li aiutino ad affrontare in modo più consapevole le loro scelte. Al termine alcuni rappresentanti del mondo del business intervengono per arricchire il confronto sul tema dello scambio.

POSSIBILITÀ DI SCAMBIO

Art For Business> Exchange to Innovate: con questo titolo si apre la quinta edizione del Forum, con l’idea che per innovare e cambiare nelle organizzazioni sia necessario attivare maggiori meccanismi di collaborazione di conoscenze ed esperienze tra intelligenze diverse e punti di vista non omogenei. Per questo Art For Business ha scelto quest’anno di mettere al centro del Forum la parola scambio. A partire dalla sua esperienza professionale, che cosa significa scambiare conoscenze ed esperienze all’interno di un contesto organizzativo? Mara Leporati> Scambiare - nell’etimologia del termine - significa dare qualcosa in cambio di qualcos’altro, tuttavia nel contesto all’interno del quale mi muovo significa soprattutto condividere. La condivisione è la condicio sine qua non affinché si realizzino le opportunità di confronto basilari per lo sviluppo di nuove idee e progettualità; si tratta di una condizione irrinunciabile, soprattutto in un Gruppo Industriale Cooperativo multibusiness come CCPL. AFB> Quali difficoltà deve affrontare chi attua meccanismi di scambio in aggregazioni come CCPL, impegnata contemporaneamente in sei diverse aree strategiche di affari? ML> Mi piace pensare a CCPL come a una grande orchestra con sei sezioni differenti. Le difficoltà che si incontrano sono le stesse che incontra il direttore d’orchestra nella guida di un concerto: è necessario trovare (e a volte inventare) gli strumenti indispensabili per garantire quell’armonia e quell’equilibrio necessari a salvaguardare la pluralità delle voci nel perseguimento di un obiettivo comune. AFB> CCPL ha creduto in Art For Business sostenendo fin dalla sua prima edizione il Forum, un progetto che negli anni è cresciuto coinvolgendo alcuni tra i principali rappresentanti del mondo dell’arte e dell’economia e che nell’edizione 2011 ha visto circa 1800 partecipanti alla Triennale, tra manager, imprenditori, liberi professionisti, studenti e accademici. Che cosa vi ha spinto a partecipare? Ovvero: in che modo chi lavora in campi lontani dal mondo dell’arte può servirsi di questi spazi di confronto? Quali opportunità intravedete oggi in questo progetto, a cinque anni di distanza dalla sua nascita? ML> CCPL crede che la cultura e l’arte siano valori fondanti per lo sviluppo e il benessere dell’uomo e della comunità. L’arte è un’occasione di riflessione e crescita soprattutto per chi non se ne occupa strettamente. È per questo che abbiamo sostenuto il Forum dalla sua nascita: perché crediamo che siano contesti come questi a favorire lo scambio, l’apertura e la contaminazione e da cui trae nutrimento l’embrione dell’innovazione e dello sviluppo.

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FORUM 2012

IL PUNTO DI VISTA DI STEFANO ARIENTI, ARTISTA 4X4: ESPLORARE LE PAROLE CONTAMINAZIONE PAROLA DONO IMMAGINAZIONE -

COME PER UN DIRETTORE D’ORCHESTRA INTERVISTA A MARA LEPORATI, DIRETTORE DIPARTIMENTO PERSONALE, ORGANIZZAZIONE, COMUNICAZIONE E SISTEMI INFORMATIVI DI CCPL, GRUPPO INDUSTRIALE COOPERATIVO MULTIBUSINESS

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CHI

STEFANO ARIENTI, NANNI BALESTRINI, CLAUDIO MADIA E STEFANO PILATI -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 14.00-16.00 -

Stefano Arienti durante la produzione di una sua opera

“L’arte è un luogo di proposta e ascolto all’interno del quale ognuno dei soggetti coinvolti deve mantenere una propria libertà critica d’azione. L’artista lancia una proposta e cerca qualcuno che gli risponda. In questa risposta si trova la via per aumentare la qualità di quello che viene prodotto, e dalla condivisione di questo processo nasce un patrimonio diffuso utilizzato da diverse persone, ognuna a modo suo. È un lavoro possibile soltanto se si esce dal ruolo di artista rinchiuso nel proprio solipsismo e si accetta un scambio continuo all’interno della comunità di appartenenza [...].”* Scambio 1: Arte e funzioni - Personalmente penso che l’arte sia slegata da una funzione o da una necessità precisa ed è molto più importante che chi la frequenta trovi le proprie necessità: quale impatto genera l’arte verso la mia quotidianità? Ci sono opere d’arte che sono fatte apposta per vivere con noi, altre che invece troviamo sgradevoli e cerchiamo di rimuovere. Non sono necessariamente due modalità, una meglio dell’altra. Dal mio punto di vista non esiste una formula precisa, l’incontro con l’opera d’arte è sempre una scoperta e ognuno di noi trova quello che pensa sia più utile, più interessante per sé.  Scambio 2: Pubblici - Un artista è sempre influenzato dal proprio pubblico. Non solo: l’opera d’arte non esiste se non con un pubblico anche solo potenziale che la può fruire. Spesso si tratta di un dialogo a distanza nel quale l’artista cerca di identificare coloro che si confronteranno con il suo lavoro. In realtà, più propriamente accade che sia l’opera d’arte a discutere con il pubblico. Il pubblico può essere costituito da poche persone appassionate o distrattamente coinvolte che reagiscono a quello che l’artista realizza.  Scambio 3: Errori - Gli errori spesso sono inevitabili. Un artista tende a migliorare il più possibile la gestione degli errori perché un’opera sbagliata ovvero un’opera che contiene elementi incoerenti rispetto a un’aspettativa iniziale abbassa la sua qualità. Un artista cerca di usare il tempo anche per minimizzare gli errori. Allo stesso tempo ci sono errori che producono novità all’interno del processo di creazione. Gli errori non sono dunque per forza negativi. Quindi da un lato c’è una costante vigilanza per eliminarli, dall’altro c’è una costante vigilanza per trasformarli in qualità a vantaggio dell’opera che si sta realizzando.  Scambio 4: Imprevisti - Gli imprevisti sono sempre rischiosi perché possono trasformare la ricetta di produzione di un’opera d’arte in qualche cosa di indesiderato e di disastroso. Proprio come quando si cerca di cucinare un buon dolce, si segue una ricetta molto precisa e quindi si cerca di evitare che ci siano elementi accidentali che distruggono il buon risultato del piatto che si vuole realizzare. Anche un artista lavora spesso con la stessa aspettativa e quindi cerca di minimizzare gli imprevisti. Imprevisti che da questo punto di vista sono più pericolosi rispetto agli errori. Mentre un errore, se ho a disposizione tempo sufficiente, diventa addirittura un elemento prezioso e positivo, l’imprevisto, se non c’è l’elemento tempo a disposizione per poter eseguire una correzione o un esame sulla qualità dell’elemento artistico che viene portato dentro, rischia di essere solo negativo.

* Tratto da Metri d’Arte - Mixing Art and Textile, Miroglio Textile. Il libro è disponibile nella versione digitale su: http://mirogliotextile.com/metridarte/

DOVE

SALONE D’ONORE, LA TRIENNALE DI MILANO


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IL VALORE DI TOGLIERE CIÒ CHE È SUPERFLUO UN DIALOGO CON CLAUDIO MADIA, EQUILIBRISTA E ACROBATA, FONDATORE DELLA PICCOLA SCUOLA DI CIRCO DI MILANO

4X4: ESPLORARE LE PAROLE CONTAMINAZIONE PAROLA DONO IMMAGINAZIONE -

CHI

STEFANO ARIENTI, NANNI BALESTRINI, CLAUDIO MADIA E STEFANO PILATI -

QUANDO

VENERDÌ 16 NOVEMBRE ORE 14.00-16.00 -

DOVE

SALONE D’ONORE, LA TRIENNALE DI MILANO

Piccolo Circo di Milano, fotografia di Antonio Lazzarin

Art For Business> Il circo rappresenta un mondo magico, un luogo dove la poesia e il coraggio si incontrano. Da più di trent’anni questo mondo è diventato la sua vita. Con quali parole descriverebbe oggi l’arte del circo? Claudio Madia> Se dovessi riassumere il circo in una parola forse direi leggerezza. Solitamente chi si butta in questo percorso ha voglia di sognare perché i sogni che offrono la famiglia o gli amici spesso non bastano. E allora il circo diventa un luogo per andare oltre l’immaginario che ci siamo costruiti, uno spazio fisico ma anche di pensiero dove non ci sono limiti. Il circo ci pone in un’ottica diversa rispetto a quella a cui siamo abituati. Nel circo ognuno riconosce quello che sa fare e offre quello che possiede. AFB> Qual è il ruolo delle persone nel circo, individui singoli e gruppi che lavorano per costruire qualcosa insieme? CM> Io parlo di piccolo circo, che non ha nulla a che vedere con il circo elefantesco o con il circo equestre, dove i militari rappresentano il coraggio e la forza, dove si primeggia e bisogna arrivare primi. Il nostro piccolo circo è il posto dove tutti possono stare e gli spettatori sono parte dello spettacolo. Nel piccolo circo è importante e giusto fermarsi ad aspettare l’altro, non correre per arrivare primi, ma rallentare per aspettare chi è rimasto un passo indietro perché solo quando siamo tutti insieme possiamo realizzare la “piramide massima”. Il giocoliere, anche il più bravo, può lanciare in aria al massimo dieci palline. Se noi siamo dieci giocolieri, anche se non siamo i più virtuosi, possiamo lanciarne in aria molte di più e il risultato è infinitamente più spettacolare. AFB> Come si può raggiungere questo obiettivo? CM> Il nostro lavoro sta nel togliere ciò che è superfluo. Lo facciamo nei movimenti, per questo mi piace parlare di economia motoria. Partendo dal corpo e dai gesti che solitamente siamo abituati a compiere impariamo a ricercare l’essenziale. In questo senso il silenzio per noi è fondamentale, per poter dare spazio all’ascolto e dunque poter entrare in relazione con gli altri. La danza, il teatro e sicuramente il circo sono discipline che si basano sulla sintesi. Come il poeta sperimenta diverse possibilità per cercare di raggiungere il suo obiettivo usando meno parole possibile, così anche noi non possiamo permetterci di fare gesti superflui. Ogni azione che compiamo è e deve essere fondamentale, per cui dobbiamo imparare a togliere ciò che non serve. AFB> Imparare a togliere significa riconoscere il senso di quello che si sta facendo e dunque essere consapevole... CM> Questo è l’arrivo. Mi viene in mente un esercizio che rappresenta bene questo aspetto e può essere fatto semplicemente chiedendo a chi sta lavorando con te di sedersi. Una volta che le persone si sono sedute le invito a rialzarsi e subito dopo chiedo loro di sedersi

nuovamente, magari facendo un movimento inverso rispetto a quello che hanno compiuto poco prima oppure nello stesso modo. Nessuno è in grado di ricordarsi il processo che ha adottato precedentemente. Questo accade perché non siamo abituati a economizzare, perché facciamo molti movimenti inutili anche nelle cose più semplici della nostra quotidianità. AFB> Ad Art For Business Forum è stato chiamato a interpretare la parola dono. Qual è lo spazio del dono oggi? CM> In questo mondo la parola io e la parola mio hanno più successo, mentre noi e nostro sono contemplate raramente. Nel circo accade diversamente, gli esercizi che facciamo coinvolgono tutti. Per esempio siamo obbligati a renderci conto dei modi diversi in cui le persone si muovono nello spazio. Ci guardiamo intorno, impariamo a osservare per evitare di scontrare o intralciare la strada di chi sta lavorando con noi. In questo senso dono è mettere qualcosa davanti a qualcun altro, assumersi responsabilità e prendersi cura dell’altro. La nostra presenza è il nostro dono, così facendo poniamo noi stessi totalmente in relazione con gli altri. Nel circo questo si vede molto bene perché tutto accade in diretta. La responsabilità è di tutti. Se anche uno solo si defila tutto crolla e ciò che accade è sotto gli occhi di tutti. Chi non sta al gioco, magari perché non ha accettato la regola o non ha ascoltato bene le indicazioni, causa un crollo che coinvolge tutti. AFB> Come si può gestire l’errore in questo contesto? CM> Io devo essere disponibile a ricominciare e ad accettare l’errore dell’altro e, magari, anche a valorizzarlo. Chi non accetta questo impedisce al processo di compiersi. Occorre ricominciare, anche se questo implica sbagliare ancora. Tutte le volte nelle quali ci diamo questa opportunità scopriamo alla fine come il gioco funziona. Se hai l’attitudine ad accettare l’errore tuo e altrui i passi avanti si vedono.


QUAL È IL LUOGO DI MILANO CHE AMI DI PIÙ?

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ART FOR BUSINESS

FORUM 2012

CARTOLINE DA MILANO AL FORUM: CONDIVIDERE L’IMMAGINE DI UNA CITTÀ Camilla Bettiga, Art For Business

EVENTI COLLATERALI

È possibile diffondere un’immagine bella di Milano, diversa dai cliché kitsch, da quella nostalgica delle vecchie foto storiche in bianco e nero, da quella patinata, efficiente, modaiola della “Milano da bere”? Dov’è il bello di Milano per chi la abita e la frequenta tutti i giorni? Quali luoghi di Milano i milanesi amano di più? Quali vie, piazze, parchi, angoli del proprio quartiere amano frequentare? Di quali sono più orgogliosi? Quali immagini di Milano ai milanesi piacerebbe inviare ad amici e parenti lontani? È capitato a tutti, almeno una volta, di alzare il naso al semaforo e rimanere piacevolmente sorpresi davanti a uno scorcio inaspettato, un luogo della città al quale magari non si era mai fatto caso e che in un preciso momento, quasi all’improvviso, si manifesta in tutta la sua bellezza. Cartoline da Milano nasce con l’idea di moltiplicare e condividere gli sguardi sulla città, invitando i cittadini a fermarsi a osservare i luoghi che li circondano, che ogni giorno abitano o semplicemente attraversano. Obiettivo? Raccogliere i punti di vista dei milanesi sulla città, a partire dai luoghi ai quali sono più legati. Cinque grandi fotografi selezionati nel circuito della fotografia d’autore - Luca Campigotto, Stefano De Luigi, Alex Majoli, Franco Pagetti e Alessandro Scotti - restituiranno le immagini degli scorci di Milano scelti dai suoi abitanti attraverso gli scatti fotografici che diventeranno le nuove cartoline della città.

CARTOLINE DA MILANO

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UN PROGETTO DEL COMUNE DI MILANO -

CURATO DA

La testimonianza del Sindaco Giuliano Pisapia

Qual è il luogo di Milano che ami di più?

“L’immagine della Rotonda della Besana mi accompagna da tutta la vita. Quando ero bambino, la stanza dove dormivo aveva una finestra che si affacciava proprio sulla Rotonda, un luogo che per me rappresentava un autentico mistero. Lo vedevo dall’alto, bellissimo, affascinante, ma anche pieno di sterpaglie e chiuso al pubblico. Ero incuriosito, volevo capire che cosa fosse quel luogo così trasandato e inaccessibile. Mi capitava spesso di chiedere spiegazioni ai miei genitori e ai loro amici, le risposte che ricevevo apparivano, come è naturale per un bambino, sempre incredibili”. * * L’intervista integrale su http://cartolinedamilano.corriere.it/

ARTISTIC ALLEYCAT OSSERVARE LA CITTÀ DA UNA SEDIA Sara Angelini, Art For Business

Mi aspettavo di poter finire in un ufficio di fronte a una scrivania o al sicuro tra le pareti domestiche; mi sarei anche aspettata di poter stare all’aperto, in un bel giardino o attorno ai tavolini di un bar. Mai avrei pensato di fare viaggi a bordo di una bicicletta con un look rifatto, rosso fuoco. Mai l’avrei pensato, ma è proprio quello che è successo. E non ero sola, molte mie compagne hanno condiviso la mia stessa sorte. Poi, una dopo l’altra, siamo state lasciate in giro per la città. Il momento del distacco è stato memorabile: brindisi in nostro onore, artisti di ogni genere che si sono esibiti attorno a noi e che, nell’accomiatarsi, ci hanno lasciato un fumetto con scritte due righe: “A noi qui piace… a te?” Le mie guide, i membri della Art For Business Community, sostengono che così facendo si dà ai cittadini la possibilità di osservare la propria città in modo efficace, invitandoli a interrogarsi sul valore del pensiero artistico nella vita di tutti i giorni. L’arte, infatti, non è fatta solo di opere, ma anche di luoghi, di scorci e di angoli urbani che spesso sfuggono ai passanti frettolosi. Io, la sedia rossa simbolo di quest’iniziativa, sono molto felice di ospitare per qualche minuto sulla mia seduta chiunque voglia osservare con occhi nuovi la realtà che ci circonda. Mi piace il mio nuovo look rosso, mi piace poter incontrare così tante persone diverse, molte di più di quante ne avrei viste in un ufficio o in un giardino. È bello poter essere lo strumento scelto per dare alle persone la possibilità di allargare i propri orizzonti, di scoprire nuovi aspetti della propria metropoli in continua evoluzione e l’opportunità di confrontarsi con punti di vista sempre diversi.

ART FOR BUSINESS E CAMILLA INVERNIZZI PHOTOGRAPHY COMMUNICATION PROJECT -

STARTING PARTNER ENI -

CON IL CONTRIBUTO DI

FONDAZIONE CARIPLO -

IN COLLABORAZIONE CON

IL CORRIERE DELLA SERA


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EXCHANGE TO INNOVATE

ART FOR BUSINESS

FORUM 2012

SCAMBIARE CONOSCENZE IN AZIENDA. LA LEZIONE DEL JAZZ DARIO VILLA, RESPONSABILE DELLE ATTIVITÀ DI FORMAZIONE MANAGERIALE DI TRIVIOQUADRIVIO E IDEATORE DELL’APPROCCIO FORMATIVO JAZZ FOR BUSINESS

PROPOSTA EDITORIALE

In questo estratto da Trading Fours. Il jazz e l’organizzazione che apprende, scritto a quattro mani con Michael Gold di Jazz Impact, Dario Villa affronta il tema dell’apprendimento organizzativo come dinamica di “animazione delle conoscenze”. Come praticarla? L’ispirazione viene dal mondo del jazz.

TRADING FOURS. IL JAZZ E L’ORGANIZZAZIONE CHE APPRENDE -

EDITO DA

ART FOR BUSINESS EDIZIONI DISPONIBILE COME E-BOOK SCARICABILE GRATUTITAMENTE DA

Fernand Léger La partie de campagne, 1954 © by SIAE 2008

WWW.TRIQ.IT/JAZZ

Vorrei parlare di uno strumento che, ancor più delle incisioni, è stato specificamente pensato per trasmettere la conoscenza fra musicisti: il cosiddetto Real Book. Con questo nome si indica una raccolta di spartiti semplificati (in inglese: lead sheets) di standard jazz. Venne compilato negli anni Settanta dagli studenti di una delle prime e più importanti scuole di jazz, il Berklee College di Boston. Anche se è oggi ufficialmente pubblicato e distribuito, il Real Book è stato a lungo considerato illegale, tanto che veniva passato di mano in mano in maniera nascosta e segreta. Mi è capitato di parlare con uno dei jazzisti italiani che per primi portarono il Real Book dagli USA all’Italia, fotocopiandolo e traducendolo in differenti chiavi per strumenti diversi. Nelle sue parole quel libro fotocopiato ha dato inizio a una vera rivoluzione nel modo di imparare a suonare il jazz. Ora il Real Book è un riferimento e una base riconosciuta in tutto il mondo, tanto per studiare quanto per le jam session. Se qualcuno “chiama” un brano standard che non si conosce, basta aprire il Real Book e iniziare a suonarlo. Una volta a casa, ci si può esercitare su altri brani. Le cose che mi piacciono del Real Book sono molte.Anzitutto, il fatto che non sia stato creato dall’industria musicale ma dagli stessi musicisti, con un obiettivo molto pratico e non commerciale che si può descrivere come un modo “bottomup” - dal basso all’alto - di condividere la conoscenza musicale. In secondo luogo, questo strumento rappresentava una maniera clandestina, non ufficializzata - e quindi più eccitante - di divulgare

Copertina del libro, illustrazione di Alessandra Botto

la conoscenza musicale. Infine, i brani non sono presentati in spartiti rigorosi ma con strutture aperte, il che si sposa perfettamente con il modo di approcciare la musica tipico del jazz. A ben vedere queste tre caratteristiche sono le stesse che qualsiasi organizzazione che abbia a cuore trasformare la conoscenza da tacita in esplicita dovrebbe considerare. Molte iniziative di knowledge management, seppur animate da buone intenzioni, sono destinate al fallimento perché percepite come “top-down” e perché ingessate da procedure troppo complesse. Ogni funzione HR che voglia lavorare seriamente sui propri asset intangibili dovrebbe anzitutto ricordarsi che a gestire la conoscenza non devono essere i database ma le persone. Queste ultime devono essere lasciate libere di scrivere i propri Real Book, per spostarsi dalla conoscenza tacita a quella esplicita in una maniera aperta e creativa.

Insieme.

Il nostro modo di fare impresa.

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GUARDA IL FILMATO Attiva l’applicazione di lettura dei QR sul tuo telefonino e fotografa questo codice per vedere il video “Insieme. Il nostro modo di fare impresa”

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CONCRETEZZA E IMMAGINAZIONE

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EXCHANGE TO INNOVATE

ART FOR BUSINESS

Leonardo Previ, Presidente di Trivioquadrivio

FORUM 2012 PROPOSTA EDITORIALE LEGO STORY -

CURATO DA

M. LINDHOLM, L. PREVI, F. STOKHOLM -

EDITO DA EGEA -

IN LIBRERIA DA NOVEMBRE

Modello realizzato durante un workshop Lego Serious Play TM

Nella mentalità economica, concretezza e immaginazione non si trovano esattamente sulla stessa pagina. Siamo abituati a credere che le azioni più efficaci, soprattutto nel campo degli affari, provengano dalla calibrata integrazione di osservazione analitica e decisione razionale. Al contrario, i voli pindarici di cui sono capaci i sognatori meritano l’attenzione dell’uomo d’azione per soli scopi ricreativi. Quando si tratta di affari le cose si fanno serie, ovvero molto concrete e poco immaginative. L’apostrofe che istantaneamente raggiunge il businessman incline a una immaginazione particolarmente creativa è invariabile: “Non fare il bambino!”. Vi è una traccia di radicata sapienza in questa esclamazione: i bambini fanno proprio così, sono davvero capaci di slanci immaginativi che conducono improvvisate comunità di giocatori in territori inaccessibili anche ai migliori pianificatori di prodotti per il divertimento infantile. Ma in ragione del percorso scolastico che abbiamo tutti seguito, si è perduta memoria del legame indissolubile che tiene insieme l’immaginazione e la concretezza. Per poter immaginare qualsiasi cosa i bambini devono

dapprima costruirla. Il gioco infantile - non molto diversamente dal gioco adulto - è una pratica nella quale l’astrazione ha un rilievo del tutto marginale e in ogni caso subordinato alla preponderanza del fare. Per capire su cosa si basa l’efficacia di un workshop Lego Serious Play™ occorre partire da questo rovesciamento della prassi comportamentale, un cambio di prospettiva che si trova alla base della metodologia e che ne costituisce il principio ispiratore: le difficoltà che il mondo ci pone incessantemente possono venire affrontate con maggiore risolutezza e superate con maggiore efficacia se la teoria viene dopo l’esperienza [...]. Mi è stato chiesto più volte quale fosse il modello più eloquente, più bello o più incisivo tra i molti che ho potuto osservare nel corso della mia decennale attività di facilitatore Lego Serious Play™ all’interno delle organizzazioni d’impresa. Sino a oggi sono sempre riuscito a risultare evasivo ma questa è forse l’occasione per stabilire un primato.

quadri intermedi, provenienti da cinque diverse divisioni aziendali di una delle più grandi imprese italiane. Per rappresentare quella che, a suo avviso, era la caratteristica principale della “comunicazione”, così come essa veniva praticata quotidianamente all’interno della sua azienda, un giovane manager che rimarrà ignoto ha realizzato il modello che qui vedete rappresentato. Pochi pezzi di plastica per dare vita a una indimenticabile rappresentazione teatrale, un lampo di vita organizzativa più eloquente di un intero faldone di ordini di servizio. Sei colleghi attorno a un tavolo, uno dei tanti meeting ufficiali convocati in sala riunioni. Sembriamo tutti qui ma siamo tutti altrove: la comunicazione in azienda.*

*Tratto da: Pensare con le mani, in M. Lindholm, L. Previ, F. Stokholm, Lego story, Egea, 2012

Il modello in questione è stato realizzato nel corso di un workshop di una giornata cui hanno partecipato venti

SENZA NUOVE MAPPE NON SI POSSONO CREARE NUOVI MONDI

MAPPS ®

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Valorizzare il capitale umano

www.triq.it/mapps


VENERDÌ 16 NOVEMBRE PROMOSSO DA

MATTINA SCAMBIARE PER INNOVARE Come ripensare radicalmente alcuni concetti e comportamenti consolidati e dominanti nell’immaginario dei mercati, delle organizzazioni, delle imprese per passare a un nuovo paradigma basato sulla collaborazione, sull’attenzione al benessere delle persone, al valore delle differenze e allo scambio di esperienze?

ORE 10.00 SALONE D’ONORE -

APERTURA DEI LAVORI

Valeria Cantoni, Presidente di Art For Business, Claudio De Albertis, Presidente Fondazione La Triennale di Milano e i rappresentanti delle Istituzioni.

LA PAROLA AL BUSINESS: SCAMBIARE INTELLIGENZE ED ESPERIENZE Qual è il valore dello scambio e della collaborazione tra le diverse intelligenze, esperienze e punti di vista all’interno dell’organizzazione contemporanea? E come prendere spunto dalle arti per arricchire questo scambio e migliorare le prestazioni professionali?

ORE 10.30 SALONE D’ONORE DIALOGO

IN CONCOLLABORAZIONE IL PATROCINIO CON DI

Leonardo Previ, presidente di Trivioquadrivio e socio fondatore di Art For Business, introduce il tema dello scambio in un dialogo con Marco Balich, Presidente Filmmaster Events.

THE INDIAN APPROACH: ART BASED LEARNING IN INDIA Anirban Bhattacharya, fondatore e direttore di The Painted Sky, principale società di consulenza esperta in art based training in Asia, scambierà idee e suggestioni sulle nuove esigenze di formazione in campo creativo da parte delle principali multinazionali che investono oggi in India e in Asia. Un’imperdibile occasione per indagare su quale ruolo stanno giocando le arti nell’evoluzione di un mercato in forte espansione come quello asiatico.

ORE 11.30 SALONE D’ONORE TESTIMONIANZA INTERNAZIONALE

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In lingua inglese

POMERIGGIO 4X4: ESPLORARE LE PAROLE

CONTAMINAZIONE | PAROLA | DONO | IMMAGINAZIONE

Quattro esponenti di quattro differenti linguaggi artistici si interrogano sul significato di quattro parole comuni all’arte e al business, per offrire a imprenditori e professionisti stimoli e visioni che li aiutino ad affrontare in modo più consapevole le loro scelte. Segue debrief e dibattito a partire dallo scambio con alcuni rappresentanti del mondo del business.

ORE 14.00-16.00 SALONE D’ONORE -

IN COLLABORAZIONE CON

SEMINARIO

Con Stefano Arienti, artista visivo, Nanni Balestrini, poeta e artista, Claudio Madia, fondatore della Piccola scuola di circo di Milano, Stefano Pilati, Head of design di Ermenegildo Zegna e Creative Director di Agnona.

TRASFERIMENTI CREATIVI:AFFIDARSI ALL’ESPERIENZA PER FAR VOLARE LE IDEE Due maestri del mondo dell’arte e dell’imprenditoria incontrano due giovani creativi che hanno un progetto da sviluppare e condividono con loro idee, metodi e passione in un percorso di tutorship che parte dal Forum e li accompagna per sei mesi. Un’occasione unica e imperdibile per fare esperienza dello scambio nel suo più alto valore umano, di conoscenza e di trasferimento del sapere.

ORE 16.30-18.00 SALONE D’ONORE SEMINARIO

In collaborazione con SISAL

IN PARTNERSHIP CON

Paolo Rosa, artista tra i fondatori di Studio Azzurro e Marco Ghezzi, editore, fondatore di Bookrepublic e Simonetta Consiglio direttore marketing e comunicazione di SISAL.

SERA

ANTHONY BLAKE

THE SUPREME ART OF DIALOGUE

Fisico e filosofo della scienza, esperto di processi di apprendimento, con forti interessi nelle arti e nel pensiero sistemico, Anthony Blake è fondatore e Director of Studies di Duversity, un centro ricerche internazionale che indaga sui processi di dialogo attraverso seminari, pubblicazioni, video conferenze, studi.

ORE 19.00-21.00 TEATRO DELL’ARTE LECTIO MAGISTRALIS

In collaborazione con CFMT Si ringrazia OXO

WORKSHOP - SU ISCRIZIONE E A NUMERO CHIUSO VENERDÌ 16 NOVEMBRE

SABATO 17 NOVEMBRE

THE SAFETY INSTINCT: ARTE, COMPORTAMENTI, SICUREZZA Un workshop partecipativo, arts based, dedicato a tutti i responsabili Health & Safety, a imprenditori e manager HR. Un’occasione unica per comprendere l’efficacia dell’intelligenza estetica nell’orientamento dei comportamenti umani di tutti gli addetti attivi in azienda.

FARE ESPERIENZA DEL DIALOGO Anthony Blake conduce un dialogo con l’obiettivo di offrire un’occasione unica per imparare a dialogare assieme a persone simili e diverse da noi. L’esperienza è un’opportunità per sperimentare le dinamiche e le difficoltà dell’incontro con l’altro. Un workshop/dialogo che Anthony Blake porta in diverse comunità sociali e di business in tutto il mondo.

SI RINGRAZIA ORE 15.00-18.00 TEATRO AGORÀ -

WORKSHOP

In collaborazione con Golder Associates

ORE 10.00-12.00

IN COLLABORAZIONE CON

(SEDE DA DEFINIRE)

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WORKSHOP

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In lingua inglese

IL FORUM È ANCHE SU FACEBOOK - AFB PERSONE ARTI ORGANIZZAZIONI E TWITTER - ARTFORBUSINESS INFO ART FOR BUSINESS FORUM 16-17 NOVEMBRE 2012 SEDE

La Triennale di Milano, viale Alemagna, 6 | Milano

INCONTRI

gratuiti, su iscrizione

ISCRIZIONI E INFO

www.artforbusiness.it/forum2012 | info@artforbusiness.it

UFFICIO STAMPA

Maria Chiara Buffoni, buffoni@triq.it | Antonella La Seta, press@triennale.org


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