Issuu on Google+

ZENOBIA FOTOGRAFIE DI ANDREA BERETTA LORENZO BERTINI VITTORIO MARUCCI GIULIA PIERMARTIRI FRANCESCA ZAGNI A CURA DI TRIAL VERSION & CHIARA RUBERTI


PROGETTO GRAFICO VERONICA VIOTTI


03

È inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non è in queste due specie che ha senso dividere le città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati. (Italo Calvino, Le città invisibili)

I progetti fotografici di questa pubblicazione appartengono a cinque giovani fotografi che con i loro scatti hanno documentato il trasformarsi del paesaggio urbano contemporaneo. Tra le pagine scorrono immagini di luoghi abbandonati, caduti in disuso o continuamente trasformati, che da tempo aspettano in silenzio qualcuno che sappia ascoltarli. Sono spazi che hanno perso la loro funzione originaria, trasformati profondamente dalla mano dell’uomo e dalla natura. Lo sguardo dei fotografi è quello di chi quei posti non li ha vissuti. Alcune immagini si soffermano sul loro stato di abbandono e sul fascino che con il tempo hanno acquisito, altre, invece, hanno la capacità di dar vita a nuovi scenari e di immaginare nuove possibilità.


04

Andrea Beretta

Via dei Conciatori 2 r - 4 r, Firenze

Via dei conciatori 2 r - 4 r, Firenze

Andrea Beretta (Firenze, 1983) ha una laurea in Psicologia, frequenta la scuola di fotografia Fondazione Studio Marangoni e si sta specializzando in Psicoterapia. Ha partecipato a diversi convegni in ambito psicoanalitico e ha pubblicato nel 2012 Il mondo interno del bambino: l'uso della fiaba per la ricerca di significato, “Psicoanalisi Neofreudiana” (Anno 2012, n. 1).

Il 19 gennaio del 2012 l’immobile in via dei Conciatori è stato sgomberato. La storia di questo luogo di proprietà comunale e sede delle ultime concerie presenti nel quartiere di Santa Croce, inizia l’8 dicembre del 1980 con l’occupazione da parte di Democrazia Proletaria (riconosciuto e regolarizzato su richiesta del DP con una concessione del 1988 e successivamente con il pagamento di una indennità di occupazione da parte del PRC e della Casa dei Diritti Sociali ). Nei trent’anni successivi si sono susseguite numerose associazioni al suo interno, dalle residenze protette dell’associazione Artemisia alla Lega degli Obiettori di Coscienza. Le ultime a trovare accoglienza sono state: l’associazione Casa dei Diritti Sociali sorta nel ’93, dal ’94 la federazione fiorentina di Rifondazione Comunista (PRC) e dei giovani comunisti, il circolo centro storico del PRC, il Collettivo anti-psichiatria Violetta Van Gogh, gruppi di cittadini senegalesi che si riunivano per la preghiera, il collettivo anarchico fiorentino, il comitato di sostegno al popolo indiano Stop Green Hunt, gruppi teatrali ed artigianali, ed il GAS Allegri, il gruppo di acquisto solidale di Santa Croce. Il 13 dicembre 2010 alla seconda asta (la prima è andata deserta) l’edificio storico è andato alla società Tosco 3 srl con un’offerta di 1161,1 euro al metro quadro ( in totale 1.912.000 euro per 1646 metri quadri), in una zona i cui prezzi di mercato degli immobili sono anche 5 volte superiori e nonostante il parere contrario del Consiglio di Quartiere 1. Questo reportage vuole raccontare gli ultimi giorni di vita di questa esperienza trentennale, non attraverso i volti e le parole delle persone, ma dando voce al luogo stesso e alla sua memoria, carica di valenze e ricordi rimasti inascoltati.

Andrea Beretta


Andrea Beretta

Via dei Conciatori 2 r - 4 r, Firenze

05


06

Andrea Beretta

Via dei Conciatori 2 r - 4 r, Firenze


Andrea Beretta

Via dei Conciatori 2 r - 4 r, Firenze

07


08

Andrea Beretta

Via dei Conciatori 2 r - 4 r, Firenze


Andrea Beretta

Via dei Conciatori 2 r - 4 r, Firenze

09


010

Lorenzo Bertini

Vite di Banti - Gennaio 2012

Vite di Banti - Gennaio 2012

Lorenzo Bertini (Firenze, 1992) frequenta il corso triennale di fotografia della Fondazione Studio Marangoni e studia Economia e Commercio all’Università di Firenze. Nel 2012 ha partecipato alla mostra degli studenti del Primo e Secondo anno del Corso Triennale di Fotografia 2012 alla Fondazione Studio Marangoni.

Quando si comincia a conoscere un luogo, questo ci racconta delle storie, a volte piacevoli altre tristi. Questi racconti sono la manifestazione dei desideri del passato che prendono vita e compiono il loro destino. Ho documentato con il mezzo fotografico quello che ho visto, vissuto e immaginato all’interno dell’ex-ospedale Banti nei giorni che vi ho trascorso, quello che l’ospedale stesso mi ha silenziosamente raccontato. Allora ho riutilizzato questa struttura come un grande palco sul quale hanno recitato i protagonisti indiscussi di questo momento dell’anno, il Carnevale. Ciò che ne è risultato sono i percorsi di tre maschere, protagoniste di altrettante storie ambientate nella struttura dell’ex-ospedale, rappresentazioni di tre diversi destini, amari, insapori o dolci.

Lorenzo Bertini


Lorenzo Bertini

Vite di Banti - Gennaio 2012

Giardino interno

011


012

Lorenzo Bertini

Vite di Banti - Gennaio 2012

La torre


Lorenzo Bertini

Vite di Banti - Gennaio 2012

Sala caldaie

013


014

Lorenzo Bertini

Vite di Banti - Gennaio 2012

Sala vetrate


Lorenzo Bertini

Vite di Banti - Gennaio 2012

Scale

015


016

Vittorio Marucci

Ramazzini il padiglione nascosto

Ramazzini il padiglione nascosto

Vittorio Marrucci (Firenze, 1985) dal 2010 frequenta il corso triennale della Fondazione Studio Marangoni. Lavora sul campo sia come assistente che come fotografo tra progetti di moda presso l’accademia Polimoda, still life e interni. Porta avanti poialcuni progetti personali: The Wall, un reportage nel mondo underground dei graffiti e L’italia sono anch’io (Campagna per i diritti di cittadinanza) un progetto a sfondo sociale. Attivo nell’associazione Libera Espressione Creativa come fotografo e coordinatore di mostre e eventi.

Il 13 maggio 1978 il parlamento italiano approvava la legge n. 180, “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, rimasta nella memoria storica italiana sotto il nome “Legge Basaglia”, nome dello psichiatra promotore dell’iniziativa. La legge n. 180 rappresentò un nodo di svolta cruciale nel sistema sanitario nazionale e nella normativa sull’assistenza psichiatrica, imponendo la chiusura dei manicomi a livello nazionale, quelle strutture che, secondo le parole di Basaglia, erano divenute abitazione forzata, luogo di perpetua istituzionalizzazione dove il malato è costantemente “sotto processo, condannato - come dice Focault - ad essere posto sotto un atto di accusa il cui testo non è mai mostrato perché è segnato nell’intera vita dell’asilo”. Testimone di un retaggio passato di confinamento e alienamento, rimane una costellazione di strutture ospedaliere abbandonate sparse sul territorio italiano come giganti addormentati. Da decenni migliaia di persone visitano e immortalano i resti dell’ormai diroccato Centro Psichiatrico di Volterra, adagiato su una collina a pochi passi dalla città. I padiglioni centrali, abbandonati all’incuria, sono stati martoriati e saccheggiati da visitatori e vandali; nonostante ormai sia rimasto ben poco delle loro caratteristiche originali, continuano ad essere un richiamo per turisti e fotografi. Ai margini degli edifici principali, dimenticato e di difficile accesso, è rimasto nascosto il Centro Ramazzini, struttura una volta dedicata alle camerate di degenza. Qui i ricoverati del manicomio dormivano, soggiornavano durante le pause dal lavoro, passeggiavano nel cortile protetto da reti e cancelli. Discosto da altre strutture più famose, non ha subito negli anni l’invasione e il saccheggio dei curiosi; anzi, utilizzato come magazzino per manichini e altri oggetti ha amplificato l’atmosfera teatrale di ansia e incubi spezzati. Il Ramazzini è rimasto un edificio di innegabile fascino e suggestione, monumento innalzato alla imperfezione umana, testimone di angosce, incubi, sogni e ansie. Altamente rappresentativa è la destinazione della struttura una volta manicomiale a deposito di manichini, beffarde rappresentazioni di uomini e donne che, per il loro essere diversi, per la loro malattia, dovevano subire ogni giorno la custodia, il condizionamento, l’annullamento.

Vittorio Marucci


Vittorio Marucci

Ramazzini il padiglione nascosto

017


018

Vittorio Marucci

Ramazzini il padiglione nascosto


Vittorio Marucci

Ramazzini il padiglione nascosto

019


020

Vittorio Marucci

Ramazzini il padiglione nascosto


Vittorio Marucci

Ramazzini il padiglione nascosto

021


022

Giulia Piermartiri

Area 240

Area 240

Giulia Piermartiri (Civitanova Marche, 1990) è iscritta al secondo anno della scuola di fotografia Fondazione Studio Marangoni. Ha lavorato nel campo della fotografia di moda (Pitti Bimbo 2013, Fornarina) e di interni (AGAPE). Ha seguito vari workshop di fotografia e nel 2012 ha pubblicato per la rivista “Mappe”, Luoghi percorsi progetti nelle Marche, un lavoro sullo spazio di una ex serra agricola. 

240 sono i chilometri che ho percorso nella zona di Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, mia regione d’origine. Sono rimasta impressionata dalla grandissima quantità di aziende e attività cadute in disuso o, addirittura, ormai ridotte in stato di completo abbandono e deterioramento, che ho incontrato in quell’itinerario di 240 chilometri. Con la crisi, che in Italia sembra non voler finire mai, i casi di aziende in fallimento o in chiusura volontaria sono in continua crescita. Le mie fotografie vogliono mostrare la natura di questi luoghi abbandonati, perduti e all’apparenza impenetrabili, che raccontano di un mondo passato rimasto come cristallizzato nel tempo. A volte immagino che così saranno le città in un futuro prossimo: desolate, disseminate di stabili decadenti. Città che resteranno in silenzio, ma avranno molte storie da raccontare; come quelle località del Paese che vengono chiamate “città fantasma”, un tempo abitate e che sono state abbandonate e i cui edifici sono in rovina. Gli edifici abbandonati sono ovunque sul territorio: nei centri urbani, nelle periferie, nelle campagne, nelle località montane e in quelle balneari. Vengono lasciati lì, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Perdono ogni giorno un pezzo, finché non ci rendiamo conto che stanno crollando sotto i nostri occhi e non resta altro da fare che abbatterli. La maggior parte delle volte si preferisce lasciarseli alle spalle e costruire nuovi edifici: un approccio conveniente nel breve termine ma sicuramente non nel lungo periodo. Queste fotografie non sono solo l’immagine di un tempo passato, ma voglio che siano la testimonianza di un errore da non ripetere.

Giulia Piermaritiri

Luoghi visitati: Ex FIM, vecchio concimificio - Porto Sant’ Elpidio Ex concimificio - Porto Recanati Ex Montedison, vecchio concimificio - Falconara Marittima Villa Moroni - Sant’ Elpidio a Mare Hotel - Grottammare Parco acquatico - Pedaso Fornace Koch - Recanati


Giulia Piermartiri

Area 240

Ex FIM - Porto Sant’Elpidio

023


024

Giulia Piermartiri

Area 240

Parco acquatico - Pedaso


Giulia Piermartiri

Area 240

Hotel - Grottammare

025


026

Giulia Piermartiri

Area 240

Ex Montedison - Falconara Marittima


Giulia Piermartiri

Area 240

Ex concimificio - Porto Recanati

027


028

Francesca Zagni

Roveta

Roveta

Francesca Zagni (Firenze, 1990) da due anni studia fotografia alla Fondazione Studio Marangoni. Ha realizzato book fotografici e reportage per diversi eventi, come Pitti Immagine Bimbo, e dal 2011 è parte dell’associazione Artis Florence con cui ha partecipato a diverse mostre sul territorio di Firenze e provincia. Nel 2012 ha realizzato la locandina per lo spettacolo Donne per La Compagnia dei Nove e ha partecipato alla Mostra degli Studenti del primo anno della Fondazione Studio Marangoni presentando un lavoro sul tema “ritratto”.

Circa dieci anni fa due grandi amici dei miei genitori decisero di acquistare e ristrutturare la vecchia abitazione del custode della fabbrica Sorgente Roveta. A volte, dopo essere andati a fargli visita, mia madre portava a casa alcune bottigliette di vetro dalle forme particolari trovate integre nei dintorni dello stabilimento, le stesse bottiglie le ho viste poi nelle composizioni di natura morta del Liceo Artistico che ho frequentato. Inevitabilmente mi hanno incuriosita e sono venuta a sapere che la Sorgente Roveta era un’importante fabbrica attiva dalla fine dell’800 fino al 1975, caduta in declino dopo la morte del suo fondatore Scotti. Oggi è totalmente abbandonata: l’esterno si presenta coperto da piante rampicanti, e camminando lungo il perimetro della struttura si sente lo scricchiolio degli strati di vetro sotto i piedi. Un tasso ha scelto come tana uno degli scompartimenti in alto lungo un vecchio corridoio, ovunque si trovano macchinari arrugginiti e bottiglie rotte.

Francesca Zagni


Francesca Zagni

Roveta

029


030

Francesca Zagni

Roveta


Francesca Zagni

Roveta

031


032

Francesca Zagni

Roveta


Francesca Zagni

Roveta

033


con il contributo di

CREATIVITĂ€ IN AZIONI 2012

in collaborazione con

sponsor tecnico


TRIAL VERSION

www.trialversionproject.com info.trialversion@gmail.com


Bando Zenobia, a cura di Trial Version, 2013