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Introduzione I problemi fondamentali che saremo costretti ad affrontare nel prossimo futuro sono: -

Inquinamento ambientale in aumento Risorse energetiche fossili in esaurimento

Questi due temi toccano, gioco forza, tutto il comparto edilizio, il territorio e la mobilità. Inquinamento ambientale La Pianura Padana, da rilievi satellitari, è divenuta nel corso degli ultimi anni l’area con la maggior diffusione del carico d’inquinamento ambientale d’Europa.

La mancanza di una progettazione integrata della mobilità e l’assenza di un sistema realmente funzionante di certificazione energetica degli edifici ha influito in maniera determinante all’aumento di concentrazione della CO2 e delle altre sostanze inquinanti.


Qualsiasi attività umana comporta un dispendio di energia e di conseguenza il rilascio di sostanze nocive.

Ovviamente sarebbe sensato migliorare l’efficienza dei prodotti/sistemi più inquinanti: l’auto e la casa. Faccio notare che il miglioramento dell’efficienza di un’auto si può ottenere anche aumentando i chilometri percorsi procapite; quindi si ottiene una diminuzione dell’impatto ambientale quando si trasportano più passeggeri contemporaneamente (car sharing). Altro aspetto: un’auto è molto più inquinante quando utilizza le marce basse. Soluzione: non farle circolare nel centro storico. Lo fanno in molte città (inutile dirlo, soprattutto nel nord Europa). Ci sono anche paesi molto meno diplomatici: la Finlandia permetterà l’acquisto dal 2015 di sole auto elettriche. Dal 1990 ad oggi l’immissione di CO2 nell’atmosfera è aumentata a livello mondiale del 45%. Questo continuo peggioramento del carico d’inquinamento sta sconvolgendo il clima ed il territorio in cui viviamo. Non c’è purtroppo modo di arrestarlo: se teniamo conto che un americano consuma mediamente 11 litri di petrolio al giorno ed un indiano solamente 0,37 è facilmente intuibile che su scala globale siamo destinati a prevedere un continuo peggiorare della situazione.


Forse però siamo “fortunati”: le risorse carbon-fossili si stanno esaurendo!

Il problema Energia Il 31% dell'energia elettrica e il 44% dell'energia termica prodotta vengono utilizzati in ambito residenziale, uffici e aree commerciali. Buona parte di queste fonti energetiche sono destinate alla climatizzazione dei locali (riscaldamento invernale e raffrescamento estivo). Sul 100% di energia finale consumato in casa, soltanto il 2% serve all'illuminazione, il 5% per cucinare e per gli elettrodomestici, il 15% per il rifornimento di acqua calda e il 78% per il riscaldamento ed il raffrescamento. Attualmente in Italia il fabbisogno energetico negli edifici complessivo è quantificabile mediamente in 250 kWh/m²anno. L'attuale sistema energetico italiano è essenzialmente basato sulle fonti primarie di origine fossile che coprono circa l' 83% dell'attuale fabbisogno energetico globale e sono costituite essenzialmente da petrolio, carbone e gas naturale (metano), un altro 6% è coperto da materiale fissile (essenzialmente uranio 235, ricavato dall'uranio naturale) utilizzato in centrali nucleari, per cui circa il 90% del fabbisogno energetico globale è coperto da fonti primarie esauribili, poco più del 10% è coperto da fonti di energia rinnovabili, idroelettrico circa 6%, biomasse, geotermico ed eolico insieme coprono il 5%. Se una fonte è esauribile significa che è destinata ad esaurirsi e questo accadrà in un tempo che in scala storica è relativamente breve (30 anni?). Attualmente il picco di produzione del petrolio è già stato superato perciò tra breve il prezzo del greggio comincerà a salire fino a diventare economicamente insostenibile per il nostro sistema, andamento simile è previsto per il gas naturale e per il carbone di alta qualità mentre per il carbone di qualità inferiore e per gli scisti bituminosi ci sono tempi di approvvigionamento nell'ordine di uno o due secoli ma con maggiori problemi di rendimento energetico e di immissioni in atmosfera già oggi al limite della sostenibilità ambientale. Bisogna considerare anche che gli idrocarburi non servono solo per fini energetici ma anche per la produzione di innumerevoli articoli industriali di uso comune per i quali spesso sono insostituibili materie prime. Riscaldare e raffrescare le case diventerà perciò a breve un lusso che la maggior parte della popolazione non potrà più permettersi.


Direttive europee sul risparmio energetico La direttiva europea 2010/31/UE, che verrà conosciuta come direttiva per la progettazione di edifici a energia quasi zero, obbliga tutti gli edifici che verranno costruiti a partire dal 2020 ad essere “Near Zero Energy” cioè a consumo quasi nullo. Per quanto riguarda gli edifici pubblici tale data è anticipata al 2018. Inoltre il fabbisogno energetico rimanente dovrà essere coperto da fonti rinnovabili. L’edificio ad “Energia Quasi Zero” è un edificio ad altissime prestazioni energetiche con fabbisogno quasi nullo e dotato di sistemi propri di produzione dell’energia necessaria al funzionamento dei sistemi elettrici e termici. La prestazione termica di un edificio è individuata dalla quantità di energia richiesta per riscaldare o raffrescare un edificio; tale quantità viene determinata dall’efficienza dell’involucro edilizio. Più è prestante meno energia viene richiesta. L’energia necessaria indica la classe energetica dell’edificio qualunque sia la tipologia di approvvigionamento. La novità della direttiva sta nel fatto che questo approvvigionamento deve avvenire da fonti rinnovabili e sostenibili. Se invece si vuole ottenere un “edificio passivo” bisogna far sì che la somma degli apporti passivi di calore, come l’irraggiamento solare attraverso le finestre ed il calore generato da elettrodomestici ed occupanti, siano sufficienti a compensare le perdite di calore dell’involucro durante la stagione fredda e, viceversa, che non avvenga un surriscaldamento nel periodo estivo; in questo modo si può rinunciare ai tradizionali impianti termici. Proposta per il comparto edilizio e di tutela del territorio La soluzione perciò non sta nello spegnere le caldaie tradizionali.

La soluzione risiede nel concepimento di un nuovo modo di costruire gli edifici; questi dovranno essere dotati di un involucro edilizio altamente efficiente, prodursi autonomamente la poca energia necessaria e produrla con fonti rinnovabili. Questa non è una scelta ma un’imposizione: di legge ed ambientale. Le norme di certificazione nazionale esistono; se ne trovano di migliori ma esistono. Bisogna solamente farle concretamente applicare.


Attualmente, secondo uno studio effettuato da Legambiente (http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/tuttiinclasseaper_sito.pdf), l’Italia è il paese che vanta il maggior numeri di classi A. Perché siamo bravi? No. Perché si tratta di autocertificazioni! Quasi tutte sbagliate. I controlli vanno eseguiti direttamente in cantiere da un supervisore terzo, incaricato per conto del comune. Si deve istituire uno sportello energia con incaricati competenti per la raccolta e la verifica delle pratiche. In alcuni comuni (es. Udine, Vigonovo, Mira) sono state stipulate convenzioni con agenzie semi pubbliche (vedi CasaClima). Una volta verificata la correttezza della pratica bisogna far eseguire almeno due controlli direttamente in cantiere da un supervisore terzo, incaricato per conto del comune. A cantiere ultimato si rende necessaria la verifica con il Blower Door Test; un non superamento della prova significa declassamento totale del certificato energetico. A Bolzano è obbligatorio il superamento di tale test; se non si supera l’impresa deve sistemare e rifare la prova. Bisogna obbligare, a partir da subito, chi costruisce (ex novo o ristrutturazione poco cambia) a far rientrare entro il parametro dei 50 kWh/m²anno l’involucro degli edifici. Inoltre l’energia che necessita al funzionamento del “sistema edificio”deve venir, in tutto o in parte, autoprodotta. Dal 2020 la soglia del fabbisogno energetico dovrà risultare invece inferiore a 10 kWh/m²anno. Risparmio energetico, tutela del clima, benessere abitativo e sostenibilità ambientale ed economica sono i cinque fattori che si prendono in considerazione adottando la proposta appena illustrata. L’efficienza energetica è infatti un aspetto fondamentale nella tutela dell’ambiente e del clima. Esiste però anche un altro aspetto molto importante: un edificio termicamente efficiente apporta un benessere abitativo nettamente migliore rispetto ai fabbricati dispersivi. Se si utilizzano risorse e materiali a ridotto impatto ambientale nel loro ciclo di vita (LCA) si contribuisce anche alla sostenibilità ambientale. In ultima analisi un edificio concepito seguendo i criteri illustrati mantiene nel tempo un elevato valore di mercato a differenza di quanto accade per gli attuali immobili. Riassumendo i passi sono: 1- Redarre un Regolamento Energetico partendo da quello in vigore, se esistente, o stipulando una convenzione con un ente terzo. 2- Formare il personale del comune o redigere un contratto di consulenza con professionisti del settore che verranno pagati grazie agli introiti delle certificazioni energetiche. 3- Aprire uno Sportello Energia per la raccolta e la verifica delle pratiche. 4- Informare e sensibilizzare la popolazione ed i progettisti riguardo i temi ambiente ed energia e riguardo ai provvedimenti presi dal comune. 5- Pubblicare un preziario delle tariffe relative alla certificazione energetica ed agli incentivi individuati. Ovviamente verranno maggiormente premiate le classi più efficienti. Andrea Zambon architetto


Le ricchezze sulla soglia di casa