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La «Cesòta» di Candriai - Acquerello originale di Franca Tomasi

Cordialissimi Auguri per un Felice Natale e un Sereno 2010

il Malgone E la comunità di Candriai Paolo Curcu


il Malgone E la comunità di Candriai Questo libretto, a cura dell’Associazione Iniziative Turistiche Candriai Monte Bondone, vuole essere innanzitutto il ringraziamento di tutta la Comunità di Candriai alla Provincia Autonoma e al Comune di Trento, all’Azienda Forestale Trento Sopramonte, all’Azienda di Promozione Turistica Trento, Monte Bondone, Valle del Laghi e a tutti coloro che hanno contribuito al recupero, restauro e alla riconsegna all’utilizzo pubblico del Malgone di Candriai. Nel contempo, ripercorrendone la storia, abbiamo voluto anche ricordare quanto fatto, dai primi Anni ’60 in poi, dalla Comunità di Candriai per interessare e sollecitare l’Ente Pubblico affinché il vecchio e abbandonato Malgone diventasse un punto di ritrovo e d’aggregazione per la stessa Comunità. E questo, naturalmente, si intreccia e sovrappone con la storia stessa di Candriai. Associazione Iniziative Turistiche Candriai Monte Bondone Il Presidente Paolo Curcu


Il territorio di Candriai nella mappa del Tirolo Circolo di Trento del 1860. (Archivio Storico Servizio Catasto della P.A.T.) In primo piano, il cippo confinario che marca la divisione fra il comune catastale di Sopramonte (SO.) e quello di Sardagna (SA.).

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algrado approfondite ricerche non si è riusciti a stabilire con precisione in che anno fu costruito il Malgone di Candriai. Nel 1860, data di un rilevamento austriaco, sicuramente non c’era, poiché in Candriai si rileva una sola costruzione, definita come “Cascina con cortile”. Lì, oggi, c’è la casa di Sandro Nichelatti e, sul muro perimetrale a nord dell’edificio, fa ancora bella mostra di sé il cippo confinario, sempre di quel periodo, che marcava la divisione fra il comune catastale di Sopramonte (SO.) e quello di Sardagna (SA.). Sembra, comunque, che il Malgone sia stato costruito nei primi anni del ‘900, in concomitanza con la costruzione della strada. Al tempo, fra Vaneze e Candriai,

di malghe ce ne erano due. La prima era appunto il Malgone e la seconda più in alto, a Vaneze. Fra le due, a servizio, in località Pozza Vecchia, c’era e c’è ancora un abbeveratoio. Certo è che verso la fine degli anni ’50, la malga di Candriai venne abbandonata. Infatti, a partire dalla fine degli anni ’40 ed in particolare dai primi anni ‘50, a Candriai si stavano costruendo le prime casette. Essendo posta a monte dell’abitato, i liquami della malga scendevano a valle passando proprio davanti all’attuale casa Bianchini e quindi invadendo il prato antistante. Le mucche al pascolo, inoltre, non raramente si mangiavano, oltre alla rigogliosa erba, maglie, lenzuola e quant’altro messo cortesemente a disposizione dai disattenti nuovi abitanti. Anche

(1955)

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Anni ‘20: la casàra e le Colonie Regina Margherita, ex depositi munizioni austriaci.

Anni ‘40/50: la casàra e le ex colonie, ristrutturate e alz

1958: a sinistra il malgone e in basso a destra, in primo piano, la casàra

Primi anni ‘60: il malgone con la nuova canonica

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zate di un piano

1957: il malgone, l’abbeveratoio, la piccola costruzione in sassi e la porcilaia

Carta personale del Generale Steinhart (direttore del Genio militare austroungarico di Trento del 1915) dove si vedono i due GMM (GĂźrtelmunitionsmagazin = magazzini di munizioni) del sotto settore Candriai

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La nuova Malga Candriai costruita nel 1958 e ristrutturata nel 1991

per questi motivi, oltre per il fatto principale che la malga era fatiscente, nel 1958 si iniziò la costruzione della nuova Malga Candriai, a valle dell’abitato ed in ottima posizione strategica. Nel 1959 furono anche acquistati i terreni limitrofi per garantire il pascolo alla malga stessa. L’inizio esatto dell’attività della nuova malga non è dato sapere ma, evidentemente, si fa risalire ai primissimi anni ’60, con la gestione del mitico malgaro Paolo. Come detto, nello stesso periodo, il Malgone, per tutti noi “el malgòn”, venne abbandonato. E così la vicina porcilaia e la casàra, posta in bellissima e panoramica posizione a monte di Candriai. Il nuovo insediamento intanto cresceva e le case, soprattutto d’estate, si riempivano di nuovi villeggianti. E, dati tempi in cui possedere una autovettura non era cosa da tutti, per tre mesi abbondanti torme di ragazzini con relativi genitori, zii, nonni e parenti vari, stazionavano in loco. Le case, in effetti, visto che i proprietari erano in gran parte e al massimo dei piccolo borghesi (il sarto, il commesso, il militare, il vigile urbano, il falegname, il geometra…), erano in perenne costruzione e quindi la mano d’opera, gratuita, più che gradita, era proprio indispensabile. La necessità, almeno la domenica, di celebrare una

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messa, fece sì che a Candriai, dal convento dei frati di via Grazioli, salisse una persona eccezionale: padre Renato Bregantini. Dotato di grande carisma e di un’energia inesauribile, padre Renato divenne rapidamente il punto di riferimento della nascente comunità. Iniziò a dire messa in Conca, davanti all’ex rifugio Sosat, (la prima vera costruzione di Candriai, inaugurata dai sosatini il 16 ottobre 1927 – Anno V, e divenuto nel frattempo albergo Candriai alla Posta con la gestione di Rino Sartori che lo aveva acquistato, il 4 agosto 1959, proprio dalla Sosat) utilizzando un altare improvvisato e il necessario che portava fin lì, in una cassa, dal convento di Trento.

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La situazione, naturalmente, non poteva durare e padre Renato, con autoinviti a pranzo e a cena presso tutti i capifamiglia, sollecitò e promosse la costituzione del primo Comitato di Candriai. Trovò la grande diponibilità di tutti e tutti parteciparono attivamente al primo grande obiettivo del neonato e volontaristico Comitato che, dato il promotore, non poteva che essere la costruzione della chiesa. La scelta cadde, e non poteva essere diversamente, sulla vecchia casàra (caseificio) abbandonata, poco sopra la malga. La posizione era bellissima e, dato che ai tempi permessi, Dia e licenze varie si aggiustavano spesso con una telefonata, soprattutto per una buona causa, restava un solo piccolo problema: trovare i soldi necessari.

questa costruzione, piuttosto grande e solida, che sovrasta il complesso delle costruzioni sottostanti, ossia delle Colonie Regina Margherita, istituite a partire dal 1925 e di proprietà della Società Colonie Alpine e Marine del Comune di Trento, e che, come si evince da un rilievo austriaco del 1915, avevano sfruttato precedenti magazzini munizioni austriaci. Questi magazzini erano a supporto delle varie batterie facenti parte della Fortezza di Trento, disseminate a Candriai e su tutto il Bondone. Comunque sia, nel 1934 la proprietà della casàra, così come le ex Colonie Alpine, passò alla Federazione dei Fasci di Combattimento di Trento, e nel 1941 alla G.I.L., Gioventù Italiana del Littorio. Nel 1968 passò alla Gioventù Italiana e quindi al Comune di Trento, che ne è l’attuale proprietario. Le ex colonie, invece, divennero, e sono, proprietà della Provincia Autonoma di Trento.

Curiosa, peraltro, la storia di quella che, per noi, è sempre stata la casàra della malga. Tale edificio, probabilmente, fu costruito contemporaneamente alla malga e alla piccola porcilaia, poste più in basso. Però, contrariamente al terreno dove venne costruita la malga, di proprietà comunale, il terreno sul dosso dove venne costruita la casàra era, fino al 1925, di proprietà demaniale. In una cartolina degli anni ‘20, si nota Foto aerea del 1939

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Iniziarono allora, oltre a varie collette fra i residenti, quelli che sarebbero diventati una costante delle lunghe estati a Candriai: i vasi della fortuna. Durante l’anno, molti erano impegnati nella raccolta delle centinaia, migliaia di premi necessari: il Comitato inviava adepti nei vari magazzini e negozi della città questuando di tutto e di più. Naturalmente non si andava molto per il sottile e si era di bocca piuttosto buona. Fatto sta che, per quasi tutto il mese di agosto, alla Conca si allestiva una poderosa struttura con esposizione di centinaia di premi, più o meno accattivanti, ma magistralmente e… magicamente mescolati fra le migliaia di quei fogliettini di carta bianca, arrotolati e infilati rigorosamente a mano in un anellino di pasta di grano duro, su cui si stampava, sempre a mano e con appositi timbri, il frequentissimo “NULLO” e gli altrettanto frequenti “CARTOLINA” e “CARAMELLE”. Ma tant’è. L’importante era il fine, la buona causa. Che si realizzò in breve tempo. La casàra, infatti, venne demolita, di sabato e domenica, naturalmente, perché durante la settimana gli impegni erano altri. Ricordo ancora le travi marce del tetto, con enormi, o almeno così mi parevano allora, insetti che le avevano praticamente divorate. Sorse la chiesetta, con annesso campanile, che altro non era (e non è) che un traliccio dell’alta tensione che l’instancabile Padre Renato si era fatto regalare dalla SIT. E lì si celebravano le messe. Nacque, allora, il problema della canonica. Padre Renato doveva salire da Trento e l’unico mezzo disponibile era la corriera, azzurra e piuttosto puzzolente, visto che il grosso motore era all’interno, a fianco del povero autista. Era indispensabile un posto dove l’officiante potesse dormire e trasferirsi stabilmente per tutta la stagione estiva. La zona ove costruirla fu individuata

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La chiesetta di Candriai

fra il Malgone e la chiesetta, praticamente a fianco della minuscola porcilaia. Il terreno fu donato dal Comune di Trento, con atto del 30 giugno 1961, alla “Provincia Tridentina di San Vigilio dei Frati Minori” (attuali proprietari) per costruire su detto terreno “un ospizio per rifugio dei religiosi che si recano o si trattengono in località Candriai per i sacri ministeri di Cura d’anime, con l’obbligo per la stessa parte donataria, di costituire su detto terreno l’onere perpetuo di destinare l’erigendo ospizio e rifugio dei religiosi, ai quali è affidata la Cura d’anime in Candriai”. Fu così, a forza dei soliti vasi della fortuna e di donazioni varie, che si progettò e costruì, quella che doveva essere la canonica e anche oratorio: ricovero per Padre Renato e altri fratelli e punto di aggregazione per adulti e giovani. La struttura, che era esattamente come la vedete ora, divenne la sede anche del Comitato. Durante il mese di agosto, oltre all’immancabile vaso della fortuna, si iniziarono ad organizzare tornei di briscola e di bocce. Nella grande sala da pranzo, quando il tempo era inclemente, si proiettavano film. Ma, se la temperatura lo permetteva, si preferiva proiettarli all’esterno, anche per questione di posto, proprio in testa al Malgone. Il tendone bianco si posizionava davanti all’ingresso sud mentre la conformazione del

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terreno permetteva alla vasta platea, dotata comunque di coperte, materassini e maglioni, di godere lo spettacolo. Padre Renato, intanto, se n’era andato, fisicamente ma non moralmente, ed era arrivato, dopo altri, un altro frate, padre Giacomo. Decisamente meno carismatico, ma gran lavoratore, adocchiò il Malgone e pensò che i film e quant’altro era molto meglio farli all’interno della struttura. Il pavimento della malga era quello originale, fatto di sassi piuttosto sconnessi e diviso da due canali paralleli dove, in origine, scolavano i liquami delle vacche. Padre Giacomo chiamò a raccolta tutta la forza lavoro disponibile e si iniziò a gettare, per circa dieci metri verso l’ingresso sud, il nuovo pavimento. Cemento, sabbia, acqua e via di badile e carriole. Un lavoro massacrante che ci

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impegnò per buona parte di quell’estate. Intanto il Comitato si convinse che era giunto il momento di metter mano all’intero Malgone, per adibirlo ad oratorio parrocchiale e luogo di aggregazione. All’interno si ipotizzarono una sala giochi e una sala riunioni e, all’esterno, un campo di pallavolo e uno di pallacanestro. Il geom. Francesco Chemolli, con 7 Agosto 1971: bolla di consegna data 1 luglio 1971, stilò il primo di una betoniera di calcestruzzo progetto di recupero della struttura, con allegato preciso e dettagliato computo metrico estimativo per un importo totale dei lavori da eseguire di 18.000.000 di lire. Non so, di preciso, quando e a chi fu presentato il progetto. Comunque, esattamente il 24 luglio dello stesso anno, la prima delle 11 betoniere di cemento 325 arrivò a Candriai. Si costruì, sempre con l’aiuto manuale di tutta la comunità, il campo da pallavolo delimitato, per due lati, da gradinate abbellite da sassi di fiume Agosto 1972

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a facciavista. Un bel lavoro. L’estate successiva, il campo divenne utilizzabile e lì si svolsero le prime accanite e combattute partite di pallavolo e ping pong con la rappresentativa di Vaneze e quindi, negli anni a seguire, le varie feste e braciolate della comunità. I lavori all’interno del Malgone, quelli più o meno imposti da padre Giacomo, non servirono praticamente a nulla. In effetti, i tempi cambiavano rapidamente e il richiamo parrocchiale svaniva negli anni della contestazione postsessantottina, mentre, per realizzare il progetto degli interni, non si riuscì mai a trovare il denaro sufficiente. Col finire degli anni ’70, il Comitato composto dai “fondatori” di Candriai, tutti con età oltre i 60 anni, passò la mano ad una nuova entusiasta compagine di 30/40enni. La sede operativa e logistica era il bar Erica gestito dalla famiglia Muhlbach. L’attività estiva era frenetica e partecipatissima: tornei di tennis (128 coppie!), Minilimpiadi per i più piccoli, auto e moto gimkane al campo sportivo (provate ad immaginarle ai giorni nostri…), serate con cene e balli. Il Mal-

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Le Miniolimpiadi al campo sportivo di Cesana

gone, però, se ne stava sempre lì, abbandonato. Al massimo dava ricovero agli intirizziti spettatori delle Trento Bondone meteorologicamente più inclementi. Tanto intirizziti che, una notte, si fregarono anche il cancello in legno di Ferruccio Bianchini per usarlo come combustibile… Solo il campo antistante era utilizzato, come detto,

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per varie attività ludiche. Sempre a spese del Comitato, si erano anche acquistati alcuni giochi: lo scivolo, la giostra ecc. Il tetto in lamiera ormai corrosa fu prima verniciato e poi sostituito, evitando così che la struttura collassasse. Il Comitato Candriai era impegnatissimo nelle attività citate e, stante l’impegno finanziario necessario ad un eventuale recupero del Malgone, l’ipotesi non venne mai presa in considerazione. Arriviamo così a fine anni ’80. Per il Monte Bondone era già crisi nera. Dopo un decennio disastroso, Giovanni Graffer, l’inventore del Bondone sciistico, stava per cedere la gestione dei suoi impianti a Ernesto Bertoli. Non ci pare il caso, qui, di scrivere quello che successe poi e che si ripercuote anche sull’attuale situazione. Non basterebbe un libro di 300 pagine! Comunque, anche Candriai soffriva e il Comitato, divenuto frattanto Società Cooperativa Candriai M. Bondone, nell’estate del 1987 investì lo studio Architetti Associati di Trento dell’incarico di redigere la “Proposta di rivitalizzazione di Candriai”. La proposta,

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suddivisa in due fasi, prevedeva nella fase B al terzultimo punto la “ristrutturazione della malga a monte dell’abitato in una struttura polifunzionale”. Nell’estate del 1988 la proposta fu presentata alla comunità, presso l’albergo Erica, alla presenza dell’allora vicesindaco Fernando Guarino. Questa prima analisi, accurata e particolareggiata, convinse la Provincia Autonoma di Trento e il Comune di Trento ad incaricare lo stesso Studio di redigere, nell’aprile del 1989, un ben più ampio “Progetto di sistemazione ed arredo

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di Candriai”. Il progetto fu presentato dal Comitato in una partecipata assemblea presso l’albergo Bellaria il 10 settembre 1989, alla presenza dell’assessore provinciale al turismo Tononi, del nuovo vicesindaco Visintainer, degli assessori comunali Pietracci, Oliver, Cappelletti e Bozza, del presidente dell’Apt Lorenzi e dei rappresentanti di consigli circoscrizionali e dell’azienda forestale. C’erano praticamente tutti. Si sentì allora l’esigenza, oramai improrogabile, di sostituire il Comitato con un soggetto legalmente rappresentativo ed operativo. Il 4 ottobre 1989, davanti al notaio Carlo Defant, venne così costituita l’Associazione Iniziative Turistiche Candriai Monte Bondone con lo scopo sociale “di contribuire alla creazione, promozione, organizzazione e gestione di servizi turistici per il rilancio turistico di Candriai in particolare e del Monte Bondone in generale”. Ai

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cinque fondatori, in breve tempo si affiancarono quasi tutti i proprietari degli immobili di Candriai, e non solo. Negli anni successivi, le proposte presentate nel progetto furono quasi tutte realizzate a cura delle varie Amministrazioni: la generale sistemazione dei percorsi e collegamenti interni all’abitato, la costruzione del primo tronco di marciapiede, seguito a distanza dal secondo e terzo tronco, l’ampliamento e sistemazione del campo sportivo e del Parco didattico di Cesana, il parco giochi attrezzato, la costruzione di un nuovo campo pluriuso in sintetico con illuminazione,

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1990: il nuovo campo da tennis in sintetico con illuminazione

la rimessa a nuovo del campo tennis in terra rossa, la sistemazione del Parco di Bellaria e della relativa illuminazione, il posizionamento di alcuni giochi alla Conca, l’illuminazione dell’attuale via del Refletor. Il 21 giugno 1990 l’associazione stipulava con il Comune di Trento anche una convenzione per cui si affidava alla stessa “il completamento impianti e gestione dei medesimi siti sull’area verde in località Cesana di Candriai”. L’associazione riuscì anche a convincere l’assessore Claudio Visintainer a proporre alla giunta comunale una modifica al nuovo PRG, dato che questo prevedeva per Candriai l’impossibilità di qualsiasi, anche minimale, ampliamento delle costruzioni esistenti, oltre che, naturalmente, la possibilità di nuove costruzioni. Le casette di Candriai, però, quasi tutte costruite a partire dai primi anni ’50, erano assai modeste e comunque di piccole dimensioni, senza riscaldamento e con bagni microscopici. Necessitavano quindi di ristrutturazione e soprattutto della possibilità di piccoli ampliamenti. Grazie all’intervento dell’Associazione, il PRG fu modificato e Candriai fu inserito nel nuovo PRG come zona a verde privato con la possibilità per gli immobili esistenti di essere aumentati del 20%, percentuale sufficiente per poter rendere vivibili anche d’inverno case nate solo per essere vissute

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d’estate, o perlomeno di costruire bagni decenti. Anche i lotti di terreno erano piccolissimi (300/400 mq) e, nel 1993, l’associazione incaricò il geom. Claudio Gardelli di redigere il “Piano di ridefinizione delle proprietà fondiarie ed edificiali nell’abitato di Candriai”, un lavoro accuratissimo che rilevava e metteva a confronto la situazione reale con quella effettiva, nell’intento di sottoporre all’Amministrazione Comunale e con cognizione di causa le richieste di ampliamento di alcuni lotti.

modeste possibilità, avevamo confidato molto su una concessione in comodato. Stante però la risposta dell’Arcidiocesi, interessammo l’amministrazione comunale sulla possibilità di un riacquisto. La compravendita si concretizzò solo l’11 marzo 1994. Fiduciosi, a quel punto, in un possibile intervento comunale di recupero dell’immobile di sua proprietà, nel gennaio 1996 facemmo stilare e presentare, sempre dagli Architetti Associati, il progetto di ristrut-

Già nella prima proposta degli Architetti Associati del 1988, come detto, c’era anche l’ipotesi della ristrutturazione del Malgone. Nel 1989 scoprimmo però che il Malgone, con i 3000 mq. circostanti, era di proprietà dell’Arcidiocesi di Trento. Fino al 25 gennaio 1963 la proprietà del Malgone e dei terreni circostanti era stata del Comune di Trento – Frazione Sardagna. In quella data, in base ad un contratto di compravendita, la proprietà era passata alla Fondazione di religione “Charitas Trentina” che, il 24 febbraio 1969 la donava alla Chiesa Parrocchiale r.c. dei S.S. Filippo e Giacomo in Sardagna di Trento. Il 12 maggio 1987, in base al decreto arcivescovile del 24 gennaio 1987, la proprietà era stata intavolata, infine, all’Arcidiocesi di Trento. Il 1 dicembre 1989 ci informammo sulle intenzioni dell’Arcidiocesi, che peraltro manco si ricordava di quell’immobile, e che, il 14 febbraio 1990, ci rispondeva semplicemente che era disposta a rivenderlo al Comune di Trento declinando cortesemente la nostra prospettata ipotesi di una concessione pluriennale. Non essendo evidentemente l’acquisto nelle nostre

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turazione. Tuttavia, anche questa volta e malgrado tutta la nostra buona volontà, la proposta non trovò, al Comune di Trento, sostenitori. L’assessore ai lavori pubblici Silvano Grisenti, non ritenne mai di inserire la prospettata ristrutturazione nei progetti comunali. Per la cronaca, nel 1998 ci informò che un privato intendeva prendere in affitto la struttura per adibirla a ristorante. Della cosa non si fece nulla e il Malgone, così, restò, internamente, sempre inutilizzato ed abbandonato. All’esterno, già qualche anno prima, l’Associazione aveva rifatto totalmente il campo di pallavolo dotandolo anche delle strutture metalliche per la pallacanestro. La crisi del Bondone era progressiva ed inarrestabile e l’amministrazione pubblica, dopo dibattiti e discussioni infinite, individuò nei Patti Territoriali del Monte Bondone il modo per una proposta organica e complessiva di rilancio.

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Il 30 giugno 2000, fra i comuni di Trento, Garniga Terme, Cimone, Lasino, Calavino, Cavedine e la Provincia Autonoma di Trento si sottoscrisse la “proposta preliminare per il patto territoriale del Monte Bondone”. Questa la sostanza del progetto, come riportato dal sito internet del Comune di Trento: Il Patto Territoriale è un innovativo strumento di programmazione locale partecipativo che vuole coinvolgere tutti gli attori pubblici e privati del territorio (profit e no-profit) in una nuova fase di sviluppo sostenibile dell’area attraverso la valorizzazione e la mobilitazione integrata di tutte le risorse e le opportunità del territorio. Obiettivi: L’obiettivo generale del progetto è promuovere una nuova fase di sviluppo sostenibile dell’area del Monte Bondone valorizzando e mobilitando in maniera integrata tutte le risorse e le opportunità del territorio attorno alla funzione trainante svolta dall’attività turistica. Esecuzione: Il progetto si articola in interventi pubblici, agevolazione agli investimenti privati, marketing e formazione. Le attività vengono programmate e realizzate in modo partecipato attraverso incontri, riunioni, gruppi di lavoro che coinvolgono i principali attori economici e sociali del territorio. Effetti: Diffuso coinvolgimento degli attori locali nel processo di sviluppo del territorio, nuova progettualità pubblica nell’area, ingenti investimenti privati, stesura del piano di marketing territoriale e turistico e di parte del piano di mobilità dell’area, incremento della capacità ricettiva dell’area. Partecipanti: Comuni di Trento, Calavino, Cavedine, Cimone, Garniga Terme, Lasino; Circoscrizioni di Bondone, Sardagna e Ravina – Romagnano.

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Il progetto venne approvato dalla Giunta Provinciale con delibera del 30/12/2002. Convinti che anche per il Malgone fosse arrivato il momento della tanto sospirata ristrutturazione, scoprimmo che, incredibilmente, nel lungo elenco degli interventi, per un importo totale di oltre 20 milioni di Euro, del Malgone non c’era traccia. L’unica cosa che riguardava Candriai era la “copertura della vasca deiezioni di malga Candriai”. Piuttosto avviliti ma ancora determinati, non ci restò, per l’ennesima volta, che rimboccarci le maniche ed iniziare il nostro pressing sull’Assessore allo sviluppo economico del Comune di Trento Franco Grasselli, responsabile del Patto Territoriale, affinché anche il Malgone fosse inserito fra gli interventi del Patto. La nostra proposta indicava anche e dettagliatamente cosa si poteva fare del Malgone. A Candriai aveva chiuso l’Albergo Erica, e il relativo bar. L’albergo Bellaria, dopo la morte del titolare Danilo Boniatti, era gestito dalla moglie che però era intenzionata a vendere, stante anche l’improrogabile ristrutturazione e messa norma dell’ormai vecchio albergo. Anche l’Albergo Candriai alla Posta doveva essere ristrutturato. In poche parole, si rischiava che a Candriai non rimanesse più un locale pubblico. Per questo, per il Malgone avevamo pensato, oltre a spazi più o meno “istituzionali”, anche ad un piccolo ristorante - bar, il cui gestore, per il quale si era riservato un piccolo appartamento, avrebbe potuto anche essere il custode della struttura stessa. Si era anche pensato ad un piccolo negozio, visto che quello esistente era ormai chiuso, a servizio della comunità e dove poter vendere anche prodotti tipici della montagna. Insomma, un punto di aggregazione e riferimento

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Albergo Candriai alla Posta prima e dopo la ristrutturazione

per la nostra comunità, ma anche un progetto con valenza turistica con una propria sostenibilità economica. Eravamo talmente convinti della nostra idea che, su nostra richiesta, il 5 febbraio 2004 la ditta arredo bar Tonolli di Brentonico ci sottopose la sua offerta per “l’arredamento locale bar pizzeria in località Candriai”. Con grandissima nostra soddisfazione, nel 2004, lo Studio A.I.A. Engineering stilò il progetto preliminare per la ristrutturazione del Malgone in cui si leggeva testualmente: Il Comune di Trento, in occasione della variante 2003 al Patto territoriale per il rilancio turistico del Monte Bondone ha inserito nel proprio programma di interventi la ristrutturazione dell’edificio denominato “Malgone di Candriai”, corrispondente alla p.ed. n. 295 in C.C. di Sardagna, di cui è previsto l’utilizzo come centro didattico e ricreativo. Nell’ambito del patto territoriale sopra menzionato, l’opera in progetto consentirà di soddisfare moltepli-

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COMUNE DI TRENTO Provincia di Trento Gara esperita - Appalto per i lavori di risanamento e ristrutturazione Malgone di Candriai - p.ed 295, CC Sardagna - Art. 28, LP 10 settembre 1993 n. 26 e s.m. Licitazione ex art. 39, comma 1, lettera a), LP 10.9.1993 n. 26.
 Imprese invitate: n. 30. Imprese partecipanti: n. 21.
 Impresa aggiudicataria: Costruzioni Iobstraibizer Srl con sede in Trento, via Brennero 139.
 Offerta: importo complessivo offerto di Euro 515.993,07, che maggiorato degli oneri per la sicurezza evidenziati dall’Amministrazione determina un totale generale di Euro 547.676,51. ci esigenze, sia di tipo “istituzionale” che legate alle richieste di nuovi spazi di aggregazione ed a servizio dell’utenza turistica. Per quanto riguarda il primo aspetto si evidenzia che è prevista la realizzazione di un nuovo spazio adibito ad Uffici e di una sala espositiva con attigua sala polifunzionale; per quanto concerne il secondo è prevista la collocazione, in corrispondenza della porzione nord dell’immobile, di un esercizio pubblico in cui potranno essere collocati un bar, un locale ristorazione ed un punto vendita di prodotti tipici locali. Non c’era l’appartamento per il gestore/custode, ma per il resto era esattamente la nostra proposta! Quasi non ci credevamo. Nel 2008, dal Comune di Trento, fu indetta la gara per il lavoro di risanamento e ristrutturazione del Malgone per un importo base d’asta di Euro 639.671,72. Il Bollettino Ufficiale n. 35/III del 29.8.2008 della Regione Trentino Alto Adige riportò l’aggiudicazione:

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Nel 2009 iniziarono i lavori, però nel progetto esecutivo e definitivo, sempre a cura dello Studio A.I.A. Engineering, la parte nord del Malgone non contemplò più l’ipotizzato bar-ristorante-negozio, ma semplicemente una ampia zona esposizione. Oggi Evidentemente, l’Amministrazione Comunale non ha ritenuto, o potuto, dare seguito alle ipotesi iniziali. L’architetto Paolo Penasa del Comune di Trento, gentile e disponibile come sempre, ci ha spiegato che il contributo provinciale non avrebbe potuto riguardare anche un aspetto commerciale. Peccato. I lavori sono terminati nel 2012 con una spesa complessiva di Euro 865.000 e oggi, dopo varie ipotesi gestionali (Centro Didattico delle Risorse del Monte Bondone, sede dell’ipotizzato Parco del Monte Bondone) la struttura è stata affidata all’APT di Trento, Monte Bondone Valle dei Laghi che qui ha aperto il 1 luglio 2012 l’ufficio turistico estivo. Nella sala esposizioni è prevista una prima mostra itinerante sulla

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storia delle ASUC, mentre nella zona sud, una sala è stata attrezzata per conferenze, riunioni, proiezioni e anche la nostra Associazione, per le varie attività, ha la possibilità di usufruirne. Con un ricco programma. Dopo quasi 50 anni il progetto di ristrutturazione del Malgone è stato portato a compimento. Come noi, anche tutti i nostri Cari, che per Candriai hanno lavorato appassionatamente e disinteressatamente, ne sono felici. Paolo Curcu Trento, 10 luglio 2012

P.s.: Per questo scritto ho visitato alcune volte l’Ufficio Tavolare ed il Catasto di Trento. Ringrazio, per la gentilezza e la pazienza, il personale addetto. Ringrazio anche l’amico Franco Zobele per le cartoline d’epoca. Sarei felice e grato, se qualcuno avesse osservazioni o correzioni in merito a quanto scritto, nonché magari qualche fotografia d’epoca, di farmele avere. paolo@curcuegenovese.it

Candriai Origine del topònimo Andrea, abitante di Sardagna, aveva ottenuto un terreno sul monte Bondone, con il diritto di dissodarlo («roncarlo» in dialetto), per cui quel terreno divenne «Roncandriai», cioè il «Ronco di Andrea» che, per aferesi, divenne Candriai. Carlo Battisti scrive: «Anno 1455 Ronchandriay, Andreay, Ronchandreae». Si tratta di campi e case in possesso di Andrea, la C iniziale è quanto rimane di ronCo». Ernesto Lorenzi scrive: «Processo per il Monte Vasone; al (nel?) 1455 in Runchandriay... sunt inclusa et contenta dicta loca Vasoni et Runchandriay..., in capite Runchandriay... de ipso monte Summi, Vasono et Runchandriay. Item dico, sententio, laudo, arbitro et pronuntio in hijs scripturis quod via vetus qua transitur per Runchhandriaijum. Et via nova che est supra dictam via versus Ovenum, sive versus montem predictum in eodem loco Andreay... in capite Ronchandreae... - Designatione 1339: certos campos quos tenebat antiquitus Andreas de Sardagna... propre ipsum pratum ubi olim erat fornaz vetera quam possidebat Andreas de Sardagna». Oveno era il nome dell’attuale sobborgo di Sopramonte, topònimo oggi scomparso; in passato Sopramonte era la denominazione di tutta la vasta plaga che comprendeva gli abitati di Oveno, Cadine, Baselga di Bondone, Vigolo Baselga, Covelo, Terlago e Sardagna. Summi, l’antico Monte Mugone, ora Monte Palón. Elio Fox

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il Malgone E la comunità di Candriai


il Malgone E la comunitĂ  di Candriai

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Malgone  

Malgone di Candriai

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