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SOMMARIO DEL NUMERO 9

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Mensile Anno VII - Ottobre 2007 € 5,00

Direttore Edlioriale LUCIANO LUCARiÈII

PICCOLA POSTA, 2 GLI ARTICOLI

Rivoluzioni d'Ottobre. 3 A6ica addio, di Muuro Mclpu. 4 Va Ha.

va ffa. alslA,di Franco Jappelli, 5 La mano rossa sulla cultura, di Michele Lo Fmo, 7 i~ notte della Repubblica. di Gennam MalgieH. 8 Un anno di governo. di Salvatore Sfreccala, 10 Il Gatto e la Volpe di Palaao Altieri, di Federico M d e i . 1 I

Liberi cittadini o servi della gleba?. di Francesco M.D'A~uIo,13 Nessuna politica per la famiglia, di Paola Maria Zennan. 14 Faremo la spesa nei cassoneni?.di Alessanth P. Benini, 1 5 Al Senaìo. voti i n cerca d'autore, di AdaIbeno BaIhni, l 6 LE0 LONGANES I - L'AVVENTURA DELLA LIBERTA'. 17 La rivoluziorie biscscevica novant'anni h(2): E fu subito il agulig»,

di Silvio h r e n g o . 33 Servire lo Stato anche senza divisa, di Anronio PuppalaMid,44 Scuola: Torniamo a pariare di «sensodel doverw, dì Alessandw Cesureo,47 Da Mamcllo a Palazzo Chigi, di

Anronio De Pascali, 48 ll vero volto dell'aniipolitica, di Gian AaanIio Gimturco. 50 Ci vuole cultura per servire lo Stato, di Rosario Scallri La Polizia ringrazia, di Maria Grazia Condito. 54

Obiaiivo Bitmania!, di A l e s a n h Fucci, 55

I I vero pericolo t la migistrama, di Maty Pace, 56

D i r e l e Rmpomabile

CLAUDIO TEDESCHI Hanrso c o l l h t a : RhIberlo. BaIdoni, A h & P.

B s n i n i , Ruggiero Capone, Alessaridro P,

Cesareo, Morio Grmio Condilo, Anfonh De Pasmii, Alessandro Fucci, Gian Mtmlio Giannirco, Fmnw Jappll i, Mlckele LQ Focrr,Federim &&i Gmmm Malgieri. Siivio Matmgo, Mty Pace. Antonio Pappa/&. Ram-lo ScuIiu, Saìva~ore Sfrecola, Paola Mwia Zmtan

Redazioae cd Amministrazione Via Gualiisrr, !hafino, 8

00 1 36 Roma

te1 W 4 5 4 6 W Fax 06139738771 e-l -hmaf&@mine.~ NUOVE IDEE S.R.L. Aui. Trib. di Roma a3871;1000 D ~2mnm I

(in cmm di variazione)

LE r n V I S E Gib Stajano - Vivere e sognare nella Roma di Feliini. di Antonio De Parcali, 8

Stampato prezm la

POLIGRAFICA LAWAtE S A L .

Piazza della Siazioue, 4

IL GWDM

00044 F m t i (RM) DEI SUPPLIZI

Nostra Signora Tetevisim: L'eterna &i ceoliti mir di T. Kmrto. 57 La voce &l padrone: In Radio, mgligeirza dolosa del Polo. di A. Baldoni. 58 Fumo di Londra: Il Iato &>i della Radiofonia, de La Tebvidiotu, 59 - Il cqjrillo~parlante: La satira ed i poieri forti, di R.

Cupone, 63 - Ex libris, & II Libraio

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Per gli a b b o m t i scrivere a:

IL BORGHESE Ufficio Abbnamenti

Viri Gdtiero

Smfiisa, 8 00136 Roma

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La vita di un giornale libero dipende dal

pubblico Abbonatevi al

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Piccola Posta NASCE IL «CENTROSTUDI CARLO PANZARASA»

Ho letto, nel numero 7/8 deI Borghese, la solidarieth espressa dal Gruppo editoriate dell'amico Luciano Lucarini al «Centro studi RSI», a fuma di Letizia Lucdni. Legittima e condivisibile solidarieth verso chi intende sottrarre alla dimenticanza e, sovente, alla falsificazione un aspetto forte e mobile della stona italiana. Infatti al di là dell'analisi storica o delle interpretazioni di valore, raro t accaduto che in Italia decine di rnigliaia di giovani andassero a combattere volontari d'una guerra perduta. Vorrei, però, rilevare che vi sono altre iniziative che, per spessore e autonomia statutaria, meritano alkettanta o superiore attenzione. Mi riferisco al «Centro Studi Cado Panzarasa», che inaugurerà la propria sede,

con annesso archivio e bibliotexa a Trieste nella metà del mese di novembre. Cado P m a s a , nato in Francia da genitori italiani, si armo10 nel battaglione Fulmine della Y Mm, combattendo sul confine orientale. Furono tanti i figli di italiani che dalla Francia - alcuni di loro non parlavano neppure la lingua d'origine o provenivano dall'emigrazione antifascista - decisero di battemi e morire, dopo la vergogna de11'8 settembre, per una P& sconosciuta. A Tarnova della Selva, nel gennaio 1945, furono decimati dal IX Kopus titino, ma seppem impedire che Gorizia cadesse in mano slava. Nei sessant'anni ed oltre dalla fine del conflitto, Carlo Panzarasa, residente a Lugano, ha raccolto una ricca documerrtazione cartacea e oggettistica, riconosciuta di rilevante interesse storico della Sovrintendenza degli Archivi della regione Friuli Venezia Giulia. Soprattutto, grande rilievo hanno le fotografie scattate da Panzarasa durante la sua esperienza nella k" &, originali e in gran parte inedite. Lo stesso dicasi per l'archivio del Comandante Eugenio Wolk, creatore di nuotatori subacquei della Marina Militare e figura, poco o nulla nota, in Italia, mnire di assoluto prestigio presso inglesi e in Americrt Latina. Materiale portato a Trieste, dove si è appunto istituito il Centro Studi sotto

la praidenza dello stesso Panzarasa e la collaborazione delIiAss. Cal. Novecento. Materiale che sarh posto disponibile a studiosi e ricercatori. Va, infine, sotto1ineato che lo statuto del Centro studi e l'autonomia finanziaria garantiscono la fedeltà ai motivi ispiratori dell'iniziativa, fedete ad una storia altra ed alta rispetto alla vulgtita ufficiale, ambiguità ed equilibrismi di vario genere. PROF.-10 M. M ERLMO Roma GLI ISLAMICI FANNO PAURA

che Stalin, idolatrato dai comunisti come Napolitaraa («addà venl Baffone,)), voleva sterminare 4 milioni di ebrei russi, ma fu avvelenato prima; né pare curarsi del fatto che a sostenere il governo, insieme a lei, ebrea, ci sono coloro che harmo ricevuto voti anche dai sostenitori e fautori (bruciando bandiere con la stella di Davide) di Humas ed HezboIIak che vogliono d i g g e r e Israele e tutti gli ebrei che vi abiiano. LUCIODI NISIO

Montesiivano (Pescara)

PIO ENTRATE,PIÙTASSE

Borghezio protesta contro l'islamizzazione dell'Europa prendendoci insieme ad altri politici un bel po' di mazzaie. Intanto in Svezia i ragazzi di una scuola non possono indossare la maglia oon la bandiera della Svezia perché la croce sulla bandiera offende i ragazzi islamici. Ma che belle cose succedono in questa Europa sempre più ostaggio del mondo islamicol Se a Bruxelles ci fosse stata una manifestazione p i s l a m , tutto questo non sarebh successo perchd noi occidentaii ci stiamo abituando ad avere pura degli islamici e di conseguenm a m i a m o tutto quello che loro h, come nel caso della Svezia, dei crocifissi nei luoghi pubblici e delle moschee abusive. ALBERTO ANTOGNOZZI

Montedinove (Ascoli Piceno)

((Pagaretutti per pagare meno». Lo slogan anti-evasori dei quadmviri Prodi-Bersani-TPS-Vira dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, un patente truffildino mendacio, dato che appena si scopre un differenziale positivo di gettito tributario, l'ultima cosa che gli viene in mente è proprio quella di diminuire le tasse. Anzi: l'appetito vien mangiando! Per cui al contrario sul nuovo extra gettito si appuntano le voglie scomposte di questo o quel ministro, di questa o quella componente della variopinta maggioranza che ci (s)governa. Ergo: pih tasse ci estorcano, piii aumenta la spesa pubblica, per il presente ed il futuro. GIUSEPPE TRAINA Vittorha (Ragwa)

SDEGNO A SENSO UNICO

Esclama Napolitanb: (Mancare di rispetto e tentare di intimidire la senatrice Rita Levi Montalcini, che ha fatto e fa onore all'Italia, t semplicemente indegno)). Francesco Storace, senatore de La Destra, l'aveva definita «strumento micidiale di sostegno del governo Prodi» e ((personadi parte^, athcxandola assieme agli altri senatori a vita per i suoi voti favorevoli al g o v e m che in diverse m s i o n i hanno evitato la sconfitta della maggioranza al Senata. Rita Levi Montalcini: «NapoIitano mi ha commosso. Non so come esprimere la mia gratitudine. Non mi aspettavo un tale riconoscimento da una personaliid di tale e formidabile importanza». Rita pensa sempre al fascismo, morto 62 anni fa, ma non ricorda che Napolitano nel 1956 approvò i carni armati sovietici in Ungheria; ignora

(Giuliano Nistri, rvil Borghesm 20febbraio 1977)


MENSILE

- ANNO VI1 - NUMERO 9 - OTTOBRE 2007

RIVOLUZIONI

D'OTTOBRE

S U ((PANORAMA)) n. 40 del 4 ottobre, in vista del referendum fra gli iscritti ai sindacati circa il pacchetto del welfare, fu pubblicato un articolo dal titolo «Retroguardia operaia)). Dopo una breve descrizione dell'ingresso della porta 2 di Mir~$ori, tra operai che entravano ed uscivano scuri in volto, il cronista scambiava quattro chiacchiere con un tumista: <d)iecio 15 anni fa al cambio turno della porta 2 era come essere al mercato. Il piazzale era pieno di ambulanti che vendevano di tutto, scarpe, orologi, anche salami)).Oggi non è più così. 11 cronista annota che, oggi, si è passati dai 40mila addetti ad appena 14mila. Risposta secca: ( d o n è questo che conta. Qui in un'ora passeranno 2 mila persone. Ma nessuno ha un soldo in tasca. Cosa vuoi che possano comprare)). Interpellati sul prossimo referendum voluto dal Sindacato, tra mugugni, facce storte ed alzate di spalle, la risposta è semplice: (dai operai non contiamo più un cazzo)).

11 cronista, poi, si recava in Corso Unione Sovietica, al

n. 35 1, sede della quinta lega della Fiom, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil. Là lo aspettava il segretario che, usando parole che sapevano di '68, '77 ed anche di fumoso '17, confermava che ormai la «classe operaia))il paradiso se lo poteva anche scordare. Per lui, il <<no)) della Fiom di Mirajori era certo, ma non sarebbe servito a nulla. La loro era una ((battagliadi testimonianza)),in nome di una ideologia contro un sindacato «di governo)). La concretezza di queste parole si è vista sui giornali <<governativi» all'indomani del referendum. In una intervista su l'Unità del 12 ottobre, il segretario generale della Cgil dichiarava: (Bene, molto bene. Stiamo superando i cinque milioni di votanti, il sì arriva a11'80 per cento ...I numeri dicono che il sindacato confederale esce più forte e unito dalla più vasta consultazione tra i lavoratori che sia mai stata realizzata nel dopoguerra. Questo referendum è un fatto storico per la grande partecipazione e, anche, per l'esito del voto. Vince il sindacato confederale, non massimalista, capace di dare risposte concrete e credibili ai bisogni della gente. I dati sono impressionanti: è stata una prova di democrazia, trasparente e corretta, in cui milioni di lavoratori e pensionati hanno espresso il loro voto su un accordo proposto dal sindacato». Al termine dell'intervista, Epi fani dichiarava: «Prodi è più forte se è in grado di governare bene e in maniera più solidale. Dipende dalla sua maggioranza. Il centrosinistra dimostri ora di saper governare. La forza del sì e l'unità del sindacato potrebbero diventare un problema per un governo debole, incapace di rispondere alle attese di milioni di lavoratori e pensionati. Il governo ha davanti due prove importanti: la trasformazione in legge del protocollo welfare, il percorso

della Finanziaria. Il protocollo può essere corretto solo per dare più eficacia ai punti sottoscritti, ma le eventuali modrfiche vanno concordate con Cgil, Cisl e Uil)). Le parole di Epifani sono significative, lette alla luce delle cifre ((bulgare))sui risultati: più de11'80 per cento ha detto di sì, mentre la percentuale dei no, a livello nazionale, è stata del 18,4 per cento, sui 5 milioni dei votanti. Da rimarcare il 93 per cento dei si da parte dei pensionati iscritti al sindacato unitario. Tutto questo va inserito in un cammino, iniziato qualche giorno prima a Capri, quando il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ex Potere Operaio, ha «schiaffeggiato» il Governo: d'ate, fate subito e non rinviate. E se non vi muovete vi conviene, secondo me, portarci alle urne al più presto)).Lo stesso Mieli che nel 2006, prima delle elezioni, pubblicò un atto d'amore verso l'Unione sulla prima del Corriere, precisa che ora è tempo di voltare pagina: «Fatelo subito, fatelo domani mattina, altrimenti è meglio che non facciate tutte quelle chiacchiere sui tagli dei parlamentari e dei ministri)). Sempre a Capri, un altro personaggio, considerato il primo iscritto al nuovo Partito democratico di Veltroni e da sempre legato ad un governo in simbiosi con una certa ((confindustria)),Carlo De Benedetti. Quello stesso De Benedetti che, in scadenza il mandato di Montezemolo, paventa un ritorno a Viale dell'Astronomia dei falchi di scuola romitiana, poi legati agli interessi di Berlusconi, come i Fossa e i D'Amato. Davanti alla platea, tra citazioni di «alto respiro))e lodi alla Fiat, «alla quale si deve riconoscere di aver fatto un miracolo, io non ci credevo e mi sono sbagliato, dobbiamo tutti esserne orgogliosi)),l'Ingegnere loda alla grande 1'1talia che «non è solo moda, vini, arredo, ma anche macchine, elicotteri, navi, motociclette, come quelle del mio grande amico Roberto Colaninno che sta costruendo una fabbrica in Vietnam)).I1 finale, però, è determinante. Dopo aver definito «una porcata)) l'attuale legge elettorale, De Benedetti invita ad uscire «dall'intreccio delle istituzioni che non dialogano tra loro)),dalla «capacità decisionale che si perde in una matassa inestricabile)). E anche le imprese facciano la loro parte, ((mica possiamo dire che noi siamo già o h . Alle parole di De Benedetti risponderà poche ore dopo lo stesso Montezemolo. «Yotare domani? No, non sipuò. Andare a votare con la legge attuale sarebbe una vergogna per il Paese, un 'oflesa ai cittadini. Prima mettiamo il Paese in grado di essere governato: bisogna fare una nuova legge che consenta ai cittadini di scegliere gli eletti, di diminuire il numero dei partiti, di garantire la governabilità senza piegare le maggioranze ai ricatti delle ali estreme)). L'ideale sarebbe il sistema maggioritario a doppio turno della Francia, «ma se non c'è il consenso)) anche il modello tedesco va bene. L'importante «è evitare una nuova legge elettorale all'amatriciana che ci porterebbe diritti al disastro)).


Ottobre 2007 A Montezemolo, a stretto giro di posta, risponde il neo «Duca Valentino)), Veltroni, che manda in pensione il modello tedesco. Auspicando in una legge «che interpreti lo spirito referendario e dia stabilita ai governi)). In ogni caso, per il nuovo ((signore della politica italiana)), la scelta dovrà farsi tra il modello francese e quello spagnolo. In caso contrario si vada al referendum. Memore delle parole di Capri, il Governo, nei giorni che sono passati tra la vittoria della Triplice sindacale e I'incoronazione del nuovo «Duca Valentino)), ha cercato di far passare il ddl legato al protocollo del 23 luglio, modificato sotto la pressione dell'ala radicale della maggioranza. Immediata la reazione, sia di Confindustria, sia della Triplice, che hanno richiesto un incontro al fine di riconcordare le modifiche effettuate. Secondo Prodi, sono soltanto ((aspettipiù tecnici che di contenuto)). In un'intervista al Sole 24 Ore, Epifani, si è detto indispettito, perché nelle numerose deleghe al governo contenute nel disegno di legge non si dice mai che i prowedimenti saranno presi «sentite le parti sociali)). Sull'altro fronte, il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, è così arrabbiato col governo che ha preferito mordersi la lingua piuttosto che fare dichiarazioni pubbliche. Alla Confindustria replica il segretario di Rfondazione, Franco Giordano, accusando gli imprenditori di avere una

AFRICA ADDIO

di Mauro Mazza Chissà se, nelle notti d'insonnia, il leader del Partito democratico, Walter Veltroni, pensa ancora alla sua Africa, a quel Continente Nero che per anni aveva immaginato potesse diventare la sua nuova terra, dove poter scrivere, ma soprattutto vivere un nuovo inizio. Chissà se ci pensa ancora, a quella mancata partenza per un viaggio senza ritorno, ora che è alle prese con il bilancino intercorrentizio del nuovo partito, con la difficoltà di un governo ((amico))che non ce la fa più ad andare avanti, con le pretese di quella sinistra irriducibile con cui, presto o tardi, dovrà fare i conti, e rompere. Magari, per lui, meglio, se Fassino e D'Alema quel maledetto giorno non avessero pensato di affidare, proprio a lui, la patata bollente chiamata Partito democratico; a lui, l'americano ((kennedyano mai-statoMancavano pochi giorni alle primarie di metà ottobre, quando gli dissero che Al Gore aveva vinto il premio Nobel per la pace. L'americano battuto da George Bush per una manciata di contestatissimi voti e rinato a nuova vita grazie all'impegno in favore dell'ambiente, pianeta da salvare, ghiacciai da preservare, specie da tutelare. Ecco, pensò Veltroni mentre correva da un capo all'altro della penisola a far comizi; ecco uno che ce l'ha fatta, trasformando una sconfitta cocente nella voglia matta di ricominciare, rimettendosi in discussione e tirando su le maniche. Vuoi mettere la statuina più prestigiosa del mondo con la poltrona bollente di segretario del Pd italiano, tra Fioroni e Bersani, Pollastrini e Lusetti, Parisi e Dal giorno della vittoria nel Nobel, Al Gore viene in-

(posizione sconcertante)), che punta a ((imporre il loro

programma a l governo)). Invece, per Casini, «la modz9ca dell'accordo rappresenta una nuova resa al1'ala più radi-

cale ed estremista della coalizione)).

Raffaele Bonanni è stato il primo a chiedere al governo di riconvocare sindacati e imprese sul protocollo del welfare, perché, sostiene Bonanni, il governo, che venerdì ha tradotto in legge il protocollo del 23 luglio, (csta cercando difregare anche noi)). Bonanni, con il sangue agli occhi, afferma: (dlgoverno ha concluso con sindacati e imprese I'accordo, che è stato approvato con oltre 4 milioni di voti dai lavoratori e dai pensionati. Questo è quello che conta. Invece mi pare che Prodi e il ministro del Lavoro Damiano abbiano subito la pressione delle sinistre che volevano prendersi la rivincita dopo aver perso nelle fabbriche. Ma non permetteremo a nessuno di scavalcare il sindacato. Quanto a l Parlamento, se si mantiene integro l'accordo, c'è la maggioranza p e r approvarlo)). A Bonanni ed a tutto il sindacato, oltre che a Confindustria, risponde Paolo Ferrero, ministro in quota Prc. Le critiche al disegno di legge che traduce l'accordo del 23 luglio «aprono una fase nuova)), attacca Ferrero. «Ormai, l'uovo intero non c'èpiù. La frittata è fatta e quindi vale la pena di aprire una discussione politica, innanzitutto nella vocato dai molti americani che ne vorrebbero un ritorno alla politica, anzi un'immediata conquista della Casa Bianca, contro il sindaco della ((tolleranza zero)) Rudy Giuliani e dopo essersi sbarazzato della signora CIinton nelle primarie del Partito democratico. Dal giorno delle primarie del Pd italiano, Veltroni vive nella sua prigione dorata: discontinuità con passato anche recentissimo; ma anche sostegno senza esitazioni al governo Prodi. Poveretto. (Faremo un pressing rformista a l governo Prodi)), ripete. E finge di non leggere i sondaggi che registrano il crescente tracollo di consensi per il centrosinistra, compresa la sua neonata, inconsapevole creatura politica. Per Al Gore, qualche ironia nei talk show americani che lo prendono in giro per la sua obesità ormai incontrollabile. Per il Nostro, l'irridente imitazione del comico Crozza, che ne sbeffeggia, con il ricorrente ma anche quel suo voler mettere tutti assieme: madre Teresa ma anche Veronica Berlusconi; la sinistra per Veltroni ma anche la destra e perfino Berlusconi medesimo («non si può lasciare Berlusconi a... Berlusconi))). Finge di sorridere di fronte a quella caricatura, e avrebbe voglia di piangere. Ripensa spesso a quella volta (era l'inizio del 2006) da Fazio (non l'ex governatore, l'altro), quando giurò davanti alla telecamera che, esaurito il secondo mandato da sindaco di Roma, se ne sarebbe andato dawero in Africa. Era serissimo, quella sera: ((Quando lo dico tutti mi guardano comepensando, questo vuole fare ilfurbacchione ... Ne parleremo tra cinque anni. E si vedrà se è vero o no». Non è stato necessario attendere molto. Da segretario del Pd mantiene anche l'incarico di sindaco. ((Basta con la vecchia politica)),è il suo slogan. Ha ragione, la vecchia politica gli avrebbe proibito il doppio incarico. Ai tempi della Dc sarebbe stato impensabile mettere su un simile teatrino e cominciare questo mesto «giro di Walter)). l.


Ottobre 2007

IL.BORGHESE

maggioranza e poi in Parlamento, p e r vedere come deve venire questafrittata)). Intanto, dopo la «marcia su Romano)) da parte di Veltroni, il nuovo ((Duca Valentino)) ha iniziato a preparare la sua squadra. Ora che ha il potere assoluto, potrà mettere mano alla spada, a cominciare dal gruppo dirigente. «Vi spiazzerò: sarà una vera e propria rivoluzione». Infatti, non tutti sanno che, dietro la sua aria di «buonismo democratico)), Veltroni nasconde uno spirito feroce e cattivo. Naturalmente, un «voipino» come Veltroni farà fare il lavoro sporco a qualcun altro. Ecco perché bisognerà tenere d'occhio Bettini e Realacci, (((Walter ha avuto un'ottima aflermazione perché la gente voleva da lui l'innovazione e anche perché c'era sfiducia in questo governo. Ora lui deve accelerare, deve preparare un partito che sia pronto anche ad andare alle elezioni già il prossimo anno))), designati a fare i «bravi» per conto del Don Rodrigo nazionale. Veltroni non ostacolerà Prodi ed il suo Governo, ma farà pressione per un ((cambiamento radicale)) nella politica e nella rappresentativita, di fronte all'elettorato che lo ha incoronato. Veltroni, d'altronde, in caso di politiche l'anno prossimo, non esclude di correre da solo. Lo scopo è quello di troncare le velleità della sinistra radicale e di portare il Partito democratico oltre la soglia del 40 per cento. A quel punto l'unico limite è il cielo. Ecco entrare in gioco, a questo punto, il referendum sindacale. Con i suoi 5 milioni di voti, la Trimurti sindacale rappresenta un alleato di ferro per Veltroni. Si sa che nessuna legge economica può essere approvata senza che siano state ascoltate le «parti sociali)). In pratica, il sindacato ricatta da sessant'anni la vita pubblica del Paese, il tutto alla faccia dell'articolo 39 della Costituzione. Questo Veltroni lo sa, quindi in una prossima tornata elettorale l'alleanza politica tra il Partito democratico e la Confederazione sindacale, sarà la diga della ((sinistra riformista)) contro il radicalismo di (uifondaroli» e «liberazionisti». Il programma di Veltroni, lo si può intravedere in alcune parole pronunciate alla vigilia del 14 ottobre. Basta con un Paese inchiodato da tredici anni allo scontro tra Berlusconi ed i comunisti. Occorre porgere l'altra guancia, anche se dall'altra parte ancora demonizzano la sinistra. Non esisterà più la frase «io conosco qualcuno che ti può aiutare)). La storia del Paese, politica, economica e sociale, «cambieràfaccia» grazie a un partito che si propone di ((unire anziché dividere)), che deve introdurre ((elementi di sobrietà perché tanto è insopportabile l'antipolitica quanto la politica quando si fa casta...)). No a «un partito del marketing, dello spettacolo, della W», si all'assunzione delle responsabilità e a recuperare «il divertirnento della politica che è quello di andare a convincere le persone direttamente)), il Pd dovrà (<fartornare il buonumore alla gente)). Per chi ha memoria, tutto questo ricorda un film di tanti, tanti anni fa, diretto da Frank Capra ed interpretato da James Stewarì, «Lavita è meravigliosa». Ricordate, come alla fine tutto si sistema, grazie ad un angelo custode di terza classe? Veltroni sta portando avanti una politica pericolosa per l'Italia. Nel nome del buonismo e del conformismo democratico, diverremo una grande fattoria di animali felici, guidata dal Partito democratico e dal Sindacato confederato. In pratica, avremo un partito unico, guidato da un capo unico, con le parti sociali riunite in un soviet dei lavoratori. Non sembra strano che tutto questo succeda in ottobre, novant'anni dopo?

VAFFA, VAFFA, . ALALA di FRANCO JAPPELLI SINO a qualche settimana fa era soltanto un insulto, un invito sconcio e triviale, decaduto, per l'uso e l'abuso, a semplice e banalissima interiezione. Poi, grazie a Beppe Grillo, è diventato molto di più: una bandiera, un sintetico programma rivoluzionario, un mantra modulato e cantato nel corso di oceaniche terapie di massa. I1 vecchio e familiare ((Vaffanculo)) (che è ora doveroso scrivere con la «V» maiuscola) è così uscito dall'alveo di un consunto turpiloquio, in cui lo aveva relegato una secolare e nobile tradizione plebea, per diventare simbolo allo stato puro, dotato di una sua filologica dignità e di una riIevante dimensione politica e culturale. Eh sì, ne ha fatta di strada in pochissimi mesi il nostro ((Vaffanculo))! Prima è stato sdoganato dalla magistratura (e questo consente oggi a Grillo di usarlo senza pagare dazio) che lo ha derubricato da insulto, qual era ed è sempre stato considerato, ad abituale modo di dire. A questo punto le mura di Gerico sono crollate ed il «Vaffanculo», levigato ed affilato come una spada, era pronto per essere usato nella sua nuova versione onnivora e letale. Sulle piazze d'Italia Grillo ha urlato i suoi «Vaffanculo» (a proposito, esisterà il plurale di ((Vaffanculo)) o la circostanziata e minuziosa esortazione è indeclinabile?) e questi, tonitruanti e gongolanti, si sono librati verso il cielo come i fumi di un'eruzione vulcanica. Hanno indugiato a lungo nell'aria tersa e luminosa di fine estate e poi, trasformatosi in roventi lapilli sono riprecipitati a terra investendo i sacri palazzi della politica ed i santuari del potere. L'operazione, per la verità, ha avuto scarsissimi risultati. Come sempre avviene in

(Gianni lsidori, ((11Borghese)) 23 gennaio 1977)


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CON L'AVVENTO DI VELTRONT

LA MANO ROSSA

SULLA CULTURA

di MICHELE LO FOCO NON una novita che la sinistra e Veltroni. in particolare, hanno costantemente presidiato il mondo della cultura e dello spettacolo, al punto da farli diventare principali smmenti di penetrazione politica. Ma k sorprendente che oggi, questo atteggiamento, abbandonata ogni prudenza ed ogni riservatezza, sia diventato esercizio sfacciato e illegittimo di potere. Cinema. Velironi e la Melandn sono stati gli artefici di una delle più brutte pagine della tegislazione italiana, pagine nelle quali chiunque può leggere lo sperpero di circa 500 milioni di Euro, in una farsa culturale della quale hanno gioito prevalentemente cialtroni e azzeccagarbugli produttivi. Tele e stato il disastro e tale l'imbarazzo delle strutture delegate alla gestione del disastro che Rutelli, dopo aver gridato ai quattro venti che questo Governo era contrario ai condoni, ha dovuto trovare un sistema per nascondere nel più breve tempo possibile i risultati negativi della politica culturale. Ha pertanto introdotto un condono che non soltanto cancella il passato, ma, già che ci siamo, anche un po' di futuro, in modo da favorire clamorosamente società del mondo della sinistra. Ecco che l'arroganza supera ogni forma di prudenza e di professionalità: il decreto Rutelli introduce concetti che un qualunque tecnico non potrebbe non definire infantili e che alla prova dei fatti sono invece inapplicabili. Lo Stato non recupererà nk soldi né autorevolezza ed prowedimenti vari, quelli che consentirebbero di esistere in Europa, restano nel cassetto perchd la sinistra non li vuole adottare. Esempio ulteriore e conferma ulteriore dell'amoganza sono i festival: Venezia, con una gestione ormai mirata a far da anticamera a Roma, e la Festa di Roma con i principi consorti Veltroni e Bettini seduti sugli scranni di una macchina elettorale che produce pochi iemi cinematografici ma molte chiacchiere mondane. La sinistra, quella più autentica e onesta, comincia soltanto ora ad accorgersi che le sue ragioni sono state calpestate. Dandini, Centoautori, Jacona, alcuni critici, hanno detto apertamente nella trasmissione «W l'Italia»: ((Ma che sistema è questo nel quale la politica gestisce le idee attraverso dirigenti che sono incapaci e diretta emanazione dei singoli onore voli?)^ «Dov'è>b,dicono «la liberti d'espressione? Cosa ci ha portato il Governo di sinistra?))

Eppure. un tempo, il fronte era compatto: autori. atrori, registi, tutti di sinistra e tutti all'altare di Veltroni. Benigni

era l'ambasciatore piii autorevole, grato di aver ricewio con il suo ((film oscarn miliardi di contributi governativi che non gli spettavano, mentre oggi Bertolucci, senza alcuna vergogna, confessa che lui e Gianluigi Rondi, 25 anni fa, hanno imbrogliato tutto il mondo per far vincere un regista francese. Nessuno dice niente, perchd il reato è prescritto, ma la vergogna dovrebbe sotterrare sia i protagonisii dell'imbrogli0 di allora sia quelli di oggi, che portano in concorso

film italiani che meriterebbero al massimo un passaggio al Festiva1 di Salerno. Televisione: Il balletto dei ricorsi per il controllo di RAI sembra destinato ad una soluzione che soltanto in Italia pud essere tollerata: il Ministro Padoa Schioppa riesce a convincere i Tribunali che il c<suo»Ministero deve avere un rappresentante di fiducia, come se prima il «Ministero» fosse altro da quello che è oggi e come se ogni direttore dovesse cambiare quando arriva un nuovo Ministro. Ma tant'è: Padoa Schioppa nomina il suo tecnico, che invece t un politico come Fabiani, da SO anni uomo della sinistra e da 30 di Veltroni. Qualcuno pero si ricorda che, quando Urbani divenne Ministro, Fabiani era Amministratore Delegato di Cinecittà Holding? Quando Urbani gli chiese gentilmente di lasciare il posto, visto che il quadro politico era mutato, cosa rispose Fabiani? Fece il gesto dell'ombrello e rimase seduto due anni con lo stesso Direttore Generale. Non soltanto, nominb anche More Amministratore Unico dell'lstituto Luce, insensibile al nuovo quadro politico. Ecco cosa intende la sinistra per educazione nel settore. Inoltre il C.d.A RAI e palesemente contra-legem, hanno la maggioranza ed il Presidente Petniccioli non vuo-

le lasciare, ed è pronto a barricarsi dentro. Ecco, di nuovo,

un esempio di educazione.

La sinistra vuole tutto: eppure ha già Sky, che ha contribuito a far diventare leader in Italia. Qualcuno ricorda che la sinistra ha liberalizzato per Sky la trasmissione dei film vietati e pomo con un articoletto inserito nella promozione del cinema italiano all'estero? Certo che no, è stata una delle operazioni politicolegislative più furbe e silenziose che si ricordino! Oggi Sky & monopolio potente, invulnerabile, estero-diretto con regole inflessibili, carico di pubblicità e onnipresente. Altro

OGGETTI S M A W T I


IL BORGHESE