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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Isabella Conticello grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Fabiola Giuliani fotografa Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: Antonio Corradetti Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014 Questo testo è realizzato con il font: Carattere ad alta leggibilità per tutti. Anche per i dislessici. www.easyreading.it

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E DITOR IAL E NON S OLO ZANZAR E

24 alle 48 ore dopo la morte del pesce, per cui la pericolosità resta, anche toccando un esemplare morto da tempo. Un altro inquilino indesiderato è il pesce palla maculato, meno pericoloso del pesce scorpione (perché è tossico solo se viene mangiato). I giapponesi, che amano evidentemente il rischio, considerano una prelibatezza un’altra razza di pesce palla, che contiene un veleno 1200 volte più potente del cianuro. I cuochi per poterlo preparare devono avere una licenza speciale, che richiede un tirocinio pluriennale. Tra gli altri invasori vengono segnalati il pesce coniglio bruno, originario dell’Oceano Indiano e Pacifico, oggi presente nello Stretto di Sicilia, in Albania e in Croazia e quello striato (entrambe con spine velenose), il pesce flauto dai puntini blu, il pesce serra e il pesce pappagallo. Le specie aliene costituiscono un grave rischio per la biodiversità, come certificano i numeri contenuti nel Life Asap (Alien Species Awareness Program), il progetto cofinanziato dalla Commissione Europea di cui in Italia sono promotori Ispra e Legambiente. Al centro dell’attenzione sono le dimensioni che il fenomeno della migrazione ha assunto sotto la spinta della globalizzazione e del cambiamento climatico. Quello stesso cambiamento contro cui si è mobilitato il mondo, cercando di limitare le emissioni con l’accordo di Parigi, osteggiato dal presidente USA Donald Trump, che se ne è incoscientemente chiamato fuori, o che cerca di limitarne la portata. Come se gli Stati Uniti non avessero figli cui lasciare in eredità il mondo.

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All’inizio di settembre abbiamo letto sui giornali il drammatico caso della bambina morta per le complicanze della malaria, contratta non si sa come, né dove. Questa malattia endemica in moti Paesi, infatti, si trasmette solo attraverso la puntura della zanzara anofele, oppure con lo scambio di sangue infetto. Ipotesi quest’ultima da scartare in un ospedale dove si utilizzano solo siringhe monouso. Resta in campo l’ipotesi di un involontario trasporto nei bagagli. Una volta liberato l’insetto avrebbe potuto sopravvivere grazie alle torride temperature estive. Non è questo l’unico caso di specie aliene che invadono il nostro habitat. Nelle ultime settimane nel Lazio si sono verificati 17 casi di Chikungunya, una malattia infettiva assai meno pericolosa della malaria, trasmessa dalla zanzara tigre, che dà sintomi simili a quelli di un’influenza, con una bassa infettività e un tasso di mortalità di solo lo 0.4%. Anche il mare non ne è esente: il Mediterraneo è invaso da 800 nuove specie fra alghe, invertebrati e vertebrati, in parte trasportate passivamente dalle acque di zavorra delle navi (quelle che servono per stabilizzare le grandi navi da carico, che vengono aspirate all’imbarco e scaricate con il materiale) e in parte per le mutate condizioni climatiche, che rendono le temperature del Mediterraneo adatte alla sopravvivenza di specie tropicali. Il pesce scorpione è una delle specie più invasive e pericolose al mondo, visto che la puntura delle lunghe spine, che convogliano il veleno di alcune ghiandole sul dorso, può essere letale. Inoltre il loro veleno si mantiene attivo dalle 3


Vinci una Vacanza di 3 giorni a Helsinki all'insegna dell'Arte Cultura nelle Isole Nordiche Vivi una vacanza all'insegna dell'Arte a Helsinki con un solo Pass Vai su visitfinland.com/it/nordicislandsculture e raccontaci cosa vorresti vedere nella terra dei Finlandesi 7

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TO TICKET H NIS 250 FIN MS MUSEU Customer number

Museum Week Card

Date of first use

Full name

List of museums and attractions – Museums.fi

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Ateneum, Museo d'Arte

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Kiasma, Museo di Arte Contemporanea

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HAM, Museo d'Arte di Helsinki

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Museo d'Arte Amos Anderson e nuovo Museo d'Arte Amos Rex

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Sinebrychoff, Museo d'Arte

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EMMA - Museo di Arte Moderna di Espo

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Artsi Museo d'Arte di Vantaa, museo di street art e performance

Per ulteriori informazioni sul Pass settimanale dei Musei finlandesi e sulle vacanze culturali in Finlandia: visitfinland.com/it/nordicislandsculture

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S O M M A R I O

03 11 75 129

06 41 105

EDITORIALE di Federico Klausner

MAROCCO

Kasbah e dune Foto e testi di Graziano Perotti CREMONA

Accordi divini Foto e testi di Giovanni Tagini ZAMBIA

Una bici dell’altro mondo Foto e testi di Bruno Zanzottera

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NEWS

SPAGNA

È qui la festa? Foto e testi di Vittorio Giannella LE VITE DEGLI ALTRI

Foto e testi di Giuliana e Antonio Corradetti


VOLI RYANAIR

FORMAGGI CHE PASSIONE

Ryanair ha annunciato la cancellazione di 50 voli al giorno per 6 settimane, lasciando appiedati 400.000 passeggeri. Anche a costo di rimborsi milionari (si parla di 35 milioni). La motivazione pare risieda nella mancanza di comandanti migrati verso altre compagnie che offrono stipendi più allettanti e da un errato calcolo della turnazione delle ferie, poiché per la legge irlandese i piloti devono smaltire le ferie annuali in un periodo di 9 mesi (aprile-dicembre) anziché di 12 (calendario che verrà adottato dal 2018). Ryanair assicura che oltre il 98% dei passeggeri non sarà coinvolto grazie all’accorgimento di assegnare alle basi più grandi della compagnia le cancellazioni, che quindi incidono percentualmente meno, e per offrire ai malcapitati che restano a terra più alternative o il rimborso. Il periodo va dal 21/9 al 31/10.Ad ogni modo l’elenco delle cancellazioni è il seguente: Barcellona 1 di 12 successioni di voli, Bruxelles 1/13, Dublino 1/23, Lisbona 1/4, Londra Stansed 2/41, Madrid 1/13, Milano Orio al Serio 1 /14, Porto 1/8, Roma Fiumicino 1/3. Ryanair assicura che a essere coinvolti saranno il 2% dei passeggeri complessivi.Per informazioni

Dal 27 al 29 ottobre a Milano presso lo storico Palazzo delle Stelline si terrà la prima edizione di FormaggItalia, una manifestazione interamente dedicata ad alcuni tra i migliori formaggi tipici italiani. Nella splendida cornice del Chiostro Magnolia 40 espositori attentamente selezionati, provenienti da tutta Italia, presenteranno prodotti unici. Il gusto e gli aromi saranno esaltati da prodotti di alta, garantiti dai marchi DOP - IGP - STG – PAT e dalle specialità casearie vero patrimonio culturale e gastronomico del nostro territorio. Alla manifestazione parteciperanno anche gli affinatori e i consorzi. Realizzata in collaborazione con ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi), FormaggItalia permetterà al grande pubblico, agli operatori, distributori e ristoratori milanesi, di conoscere i migliori produttori italiani, anche grazie alle degustazioni guidate, che permetteranno di scoprire i formaggi in abbinamento con una selezione di prodotti complementari attentamente studiati. Al convegno del 27 in qualità di relatore parteciperà anche il nostro giornale. Orari e biglietti Programma

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A tempo di record Miami (USA) ha quasi del tutto cancellato le tracce del drammatico uragano, si ricorda uno dei più forti degli ultimi 10 anni. Il Greater Miami Convention & Visitors Bureau (GMCVB) fa il punto della situazione, riscontrabile anche in tempo reale sul sito. Hotel: quasi tutti hanno subito minimi danni o nessuno. Molti essi stanno promuovendo tariffe speciali a seguito della tempesta. Il Miami International Airport è completamente riaperto e le compagnie aeree hanno ripreso a operare la maggior parte dei voli della loro normale programmazione. PortMiami: le operazioni sono tornate alla normalità. 21 dei 22 Visitor Centers sono attualmente aperti. Il Miami Beach Convention Center (MBCC): è attualmente sottoposto a un’imponente ristrutturazione da 615 milioni di dollari, il MBCC non ha subito danni esterni. La maggior parte dei ristoranti è operativa. Molti stanno estendendo tariffe speciali a seguito della tempesta fino al 31 ottobre 2017. La maggior parte delle attrazioni tra cui le incontaminate spiagge sono già state sistemate. Per gli ultimi aggiornamenti consultare il sito oppure @ Miamiand Beaches su twitter

UN VIAGGIO SLOW NELLA NATURA CON . IL TRENO DEL FOLIAGE Torna il “Treno del foliage”: un viaggio nell’autunno, con gusto. Un percorso lento, circondati dalle montagne colorate d’autunno. Tra Italia e Svizzera un biglietto speciale che abbina viste spettacolari a omaggi e degustazioni di prodotti tipici. Foliage e sapori: binomio perfetto per chi, nel cuore dell’autunno, vorrà intraprendere un viaggio lungo i binari di una delle tratte più apprezzate dai viaggiatori di tutto il mondo, tra Piemonte e Canton Ticino. La Ferrovia Vigezzina-Centovalli, linea internazionale a scartamento ridotto che collega Domodossola a Locarno, Italia a Svizzera, attraverso la Valle Vigezzo e le Centovalli, dopo il grande successo del 2016, rinnova questa proposta unica a bordo dei caratteristici trenini bianchi e blu. I nuovi biglietti, acquistabili online sul sito della Ferrovia avranno validità dal 16 ottobre al 19 novembre 2017. Il 20/10 anche TravelGlobe parteciperà al viaggio insieme ai lettori che si sono prenotai e trasmetterà in diretta l’evento sulla sua pagina fb. Per Info, e Facebook. 7

TRAVELGLOBE

MIAMI DOPO IRMA


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| KASBAH E DUNE

Un viaggio nel sud del Paese tra le kasbah ai margini del deserto. Dove la sabbia sfiora le cittadelle fortificate di terra e scorre una vita semplice e antica.

MAROCCO

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In apertura: una scena di vita quotidiana in un villaggio fortificato della provincia di Erfoud. Doppia pagina precedente: un paesaggio tipico dell’alto atlante con case in fango e paglia. Qui il tempo sembra essersi fermato e la giornata scorre tra il lavoro nei campi, una visita alla moschea e le chiacchiere serali. A sinistra: uno scorcio della Kasbah a Ouarzazate, qui sopra: il famoso Ksar di Ait Benhaddhou, splendido castello di sabbia e fango adagiato come per magia in un campo di mandorli e perfetto set per numerosi famosi film come ”Lawrence d’Arabia”, “Un tè nel deserto” e ”Il Gladiatore”. Lo Ksar è sotto tutela Unesco e patrimonio dell’umanità.

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Nella doppia pagina precedente: la stupenda Kasbah di Ouarzazate, perfettamente restaurata. La moderna cittadina si è espansa negli anni ‘20 a opera dei francesi e si trova nella valle del Dadès, all’incrocio con la valle del Draa. Qui sopra e a fianco: scene di vita al mercato di Kobat, nella provincia di Erfoud. Il mercato è il centro di ritrovo in tutto il sud del Marocco, ci si scambiano merci e si acquista il necessario per tutta la settimana. Spesso s’incontrano famiglie di berberi con i loro costumi tipici provenienti dalle alte montagne.

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Sulle antiche piste della valle delle mille Kasbah, nei dintorni della Kasbah di Amridil, contadini che si recano al mercato si fermano per parlare.

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L’interno della stupenda kasbah di Amridil con l’antico pozzo. La kasbah è la più ammirata del Marocco, ora anche museo; un suo scorcio è anche sulle banconote locali. Risale al XVII secolo e si trova sulla strada per l’oasi di Skoura, verso le famose gole del Dades. La guida monsieur Reda attende i turisti all’entrata. Parla perfettamente italiano e una visita con lui in questo vero e proprio museo vivente diventa un’esperienza indimenticabile.

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Nella doppia pagina precedente: una famiglia proveniente dall’Alto Atlante si reca alla Kasbah di Telouet. A sinistra: spaccato di vita rurale tra le palme dell’oasi di Skoura. Sotto: nella verdissima oasi della cittadina di Tinhrir, tra immensi palmeti, una contadina con il suo asinello si incammina verso le gole del Todra. Oggi come il secolo scorso, nulla è cambiato.

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All’interno dell’antica Kasbah di Amridil esiste una stanza chiamata “delle cinque luci”. Da sempre i proprietari della kasbah pregano in questa stanza spoglia a una certa ora del giorno, quando la luce filtra formando cinque fasci, che rappresentano le cinque volte che un buon musulmano deve pregare durante la giornata. In quegli attimi si respira un’atmosfera carica di pathos e di misticismo.

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In un villaggio della provincia di Erfoud la luce che filtra tra le antiche pietre illumina una madre con il suo bambino, che si sta recando al pozzo del villaggio.

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Hmad, la nostra guida locale si affaccia da una antica finestra della kasbah di Telouet, internamente la meglio conservata del sud del Marocco. La vista spazia sulla valle sottostante e sul villaggio berbero di Telouet.


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Nella doppia pagina precedente: la provincia di Erfoud e Rissani è costellata da piccoli villaggi, alcuni fortificati e di rara bellezza, che donano al viaggiatore curioso il gusto della scoperta. Nella foto uno scorcio di vita quotidiana viene illuminato come una scena teatrale dalla luce che filtra. Qui sopra: la moschea di Moulay Ali Sherif, a Rissani, è la perla imperdibile dell’antica capitale del Tafilalet ed è intitolata al fondatore della dinastia Alaouita, che qui ha soggiornato nel XIII secolo.

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La grande porta d’entrata riccamente lavorata della moschea di Moulay Ali Sherif.

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Nella doppia pagina precedente e in questa pagina: attimi indimenticabili sulle alte dune dell’erg Chedi. Una giornata e una notte nel deserto accompagnati da esperte guide berbere, perchÊ il deserto non perdona, è una delle piÚ belle esperienze che un viaggiatore possa desiderare.

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Nel crepuscolo il deserto si colora di tante tonalità di giallo e rosso. Tutto diventa magico e surreale: è un’esperienza dell’anima, con il cuore che batte forte. Se si sa godere dello spettacolo della natura incontaminata è una delle esperienze che ad un viaggiatore non dovrebbe mai mancare. Poi scende la notte con i suoi sortilegi, un tetto di miliardi di stelle mai viste così brillanti e vicine, che sembra di toccarle. E anche la Via Lattea è una compagna di viaggio.

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Merzouga: l’attesa del sorgere del sole nel deserto del Sahara. L’alba nel deserto è un rito iniziatico irrinunciabile: dal nulla della sabbia alle mille emozioni dello sguardo.

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INFO UTILI DOCUMENTI È richiesto il passaporto con almeno sei mesi di validità dopo la data d’ingresso. In caso di viaggi di gruppo organizzato è sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio. Ai cittadini italiani non è richiesto il visto: all’arrivo in Marocco è apposto sul passaporto un timbro valido 90 giorni. I minori devono essere in possesso di un proprio passaporto o iscritti su quello dei genitori.

M O N E TA L’unità monetaria del Marocco è il dirham. 1 Euro = 11 Dirham. Per cambiare valuta è necessario rivolgersi alle banche o agli uffici di cambio autorizzati. È illegale cambiare il denaro per strada. Le carte di credito sono accettate nei grandi alberghi, ristoranti, negozi e spesso persino nei souk. È vietato uscire dal Marocco con Dirham: alla fine del soggiorno in Marocco si possono convertire in Euro o altra valuta straniera solo i Dirham acquistati regolarmente presentando le relative ricevute.

LINGUA UFFICIALE L’arabo è la lingua ufficiale, ma diffusi sono anche i dialetti berberi, soprattutto nelle campagne e nelle zone montuose, il francese, lo spagnolo e l’inglese L’arabo parlato dai marocchini (“darija”) è molto diverso da quello parlato nel Medio Oriente.

E L E T T R I C I TÀ Il voltaggio più diffuso è 220 v, anche se in alcune zone c’è ancora la corrente a 110 v. Spesso le prese hanno solo due buchi, mancando quello di messa a terra: prestate quindi attenzione quando usate gli apparecchi elettrici. Non è necessario l’adattatore.

Foto e testi di Graziano Perotti

LINK UTI LI Agenzie specializzate con guide locali parlanti italiano.


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| È QUI LA FESTA?

A metà tra uno spettacolo pirotecnico e una sfilata di carri, Las Fallas di Valencia sono uno evento coloratissimo e imperdibile. Opere d’arte effimere sono bruciate il giorno successivo alla loro creazione.

SPAGNA

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Il 17 e 18 marzo migliaia di cittadini si recano nella bella piazza della basilica per l’offerta dei fiori alla Virgen de los Desamparados, la patrona di Valencia. I falleros e le falleras nei loro abiti migliori sfilano e offrono fiori per tappezzare - pagina d’apertura - l’enorme immagine della Madonna, posizionata al centro della piazza che porta il suo nome. Nella pagina precedente: l’incanto della splendida volta affrescata della parrocchia di San Nicolàs (1238), nel cuore del centro storico di Valencia, che racconta la vita dei due santi Nicolas e San Pedro.

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Nella doppia pagina precedente: i tessuti utilizzati per tutti gli abiti dei falleros e falleras, ricordano l’abbigliamento che sfoggiavano i valenzani nei secoli XVIII e XIX. Costano 1200 € al metro quello in seta puro, 800 euro quello misto seta. A sinistra: un elegante palazzo a due passi da Plaza del Ayuntamiento. Sotto: la splendida edicola votiva che contorna l’entrata al Museo Nazionale della Ceramica “Gonzalez Martì”, in onore dell’industria della ceramica valenziana. Si trova in quello che è stato considerato il miglior esempio del barocco in Spagna: il palazzo del Marques de Dos Aguas, con pezzi che vanno dal VIII secolo a opere di Picasso e Calatrava.

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Nella doppia pagina precedente: la gente si affolla sui balconi con affaccio su Plaza del Ayunamiento per assistere alla mascletà , uno spettacolo pirotecnico che dura da 5 a 7 minuti, con le esplosioni in crescendo e una chiusura spettacolare. Nei giorni 17 e 18 marzo, 55.000 donne in costume (falleras) e oltre 44.000 uomini (falleros) sfilano per le vie del centro storico, un infinito corteo che anima Valencia fino a notte fonda. Le falleras indossano vestiti tipici valenzani con molti complementi dell’abito regionale e una gran varietà di forme e colori.

A destra: in attesa della primavera, alcuni giorni prima, Valencia si trasforma in un grande museo all’aperto di opere d’arte effimere, che durano solo i giorni del Festival, ma attirano centinaia di migliaia di turisti, che intasano le vie del centro storico. Circa 800 monumenti in cartapesta e altri materiali ideati e costruiti nei sei mesi precedenti verranno poi bruciati.

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C’è tutto un indotto attorno ai vestiti e ai monili pregiati della falleras. Grazie alle fallas coesistono e si sviluppano una serie di mestieri artigianali locali, che creano oggetti unici al mondo: parrucchieri, cesellatori, orefici, fabbricanti di ventagli dalle piÚ svariate forme e colori, gioiellieri, che rendono bellissime le partecipanti, una ricchezza artigianale, tramandata da padre in figlio nei secoli.

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Quando in primavera le giornate cominciavano ad allungarsi, le cronache del tempo raccontano che la gente improvvisava falò con legna e vecchi mobili in disuso. A volte, i più bravi, confezionavano bambolotti, e altri oggetti, per sbeffeggiare e mettere alla gogna governanti o anche semplici vicini. Nel XVIII secolo si cominciarono a festeggiare las fallas come le conosciamo oggi. Grazie ai suoi valori creativi e i suoi rituali, questo festival popolare è stata dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.

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Il 15 marzo gli artisti della Fallas assembrano e completano le loro opere, nelle piazze (nella foto scultura in Plaza Mercado Central) e nelle vie, per essere visitate. Ora comincia la grande settimana del festival a Valencia che la trasforma in un grande museo aperto a tutti.

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A dare la sveglia alla primavera ci pensano i ragazzi con un gran consumo di bomberos e polvere da sparo che dura parecchi giorni, e che mette Valencia letteralmente a ferro e fuoco. Fino alla spettacolare Nit del Foc (notte del fuoco) che si tiene nei Jardin del Turia, tra il 18 e il 19 marzo e serve da premessa al gran giorno della Fallas.

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Doppie pagine precedenti: una Fallas coloratissima in Plaza dell’Ayuntamiento I numerosi musei, i concerti, le feste spettacolari, fanno di Valencia una città dinamica, la terza località spagnola più visitata dopo Madrid e Barcellona. Nella successiva: la folla accorsa nella stessa piazza per assistere alla rumorosa mascletà lo spettacolo pirotecnico giornaliero, alle 14, che dura da 5 a 7 minuti. Nella foto, sotto, un momento della “danza del fuoco” con danze e balli nel quartiere di Ruzafa.

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Durante la mascletà un denso fumo avvolge i palazzi e gli spettatori riuniti in Plaza dell’Ayuntamiento.

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Quando fa buio il Paseo Colon si illumina con la spettacolare “danza del fuoco�, una lenta processione, dove sculture e personaggi in movimento raggiungono la bella Plaza Porta de la mar. A destra: la enorme scultura di Ribera Santa Clara, in calle Marques del Sotelo, viene data alle fiammedavanti a migliaia di persone, alle 23.


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In queste pagine: il clou della festa popolare valenzana: la cremà , la fase finale che dà pieno senso alla Fallas. Tutte le sculture vengono bruciate durante la notte tra il 19 e il 20 marzo. Come affermano gli artisti, i primi ad appiccare il fuoco, questo è il loro scopo e allo stesso tempo la loro magnificenza.

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Doppia pagina precedente: Le splendide luminarie nel quartiere Ruzafa, che si illuminano a ritmo di musica, sono opera del maestro delle luci salentino Mariano di Lecce. Qui sotto: Valencia città del futuro. I due chilometri prosciugati e deviati del fiume Turia, sono diventati lo spazio di architettura d’avanguardia della città. La città delle arti e delle scienze (nella foto), l’Hemisferic e l’Oceanogràfic si riflettono per giochi prospettici e stimolano la mente del visitatore. Un immenso complesso architettonico nato dalla geniale mente dell’architetto valenzano Santiago Calatrava.

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INFO UTILI Foto e testi di Vittorio Giannella D OV E M A N G I A R E Ristorante La Lola, all’ombra della cattedrale in Subida del Toledano, 8. Tel.+34 963918045. Ristorante Orio, di design raffinato, in Calle de Sant Vicente Martir, 1. Tel.+34 933425411

P E R U N A P E R I T I VO El Cafè de Las Horas, locale per un aperitivo in centro storico assolutamente da non perdere. P E R I N OT TA M B U L I Fryda INFO Ente Spagnolo del Turismo Sito di Valencia La festa della Fallas

D OV E D O R M I R E Ilunion Valencia Hotel, sopra fermata metro, comodo.

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| ACCORDI DIVINI

Cremona: un accordo armonioso che si libera dalle storiche liuterie che riproducono celebri, antichi violini settecenteschi e che delizia anche il palato, con gli straordinari prodotti gastronomici tradizionali.

CREMONA

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Nella pagina d’apertura: nella Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona alcuni violini sono appesi ad asciugare. dopo la stesura di una delle 30 mani di vernice gialla e colorata che servono, prima di essere lucidati e assemblati. Nelle pagine precedenti: vista dalle finestre del municipio. La maestosa facciata della Cattedrale di Santa Maria Assunta è rivestita di marmo bianco di Carrara e rosso di Verona, un grande rosone centrale, una loggia a due piani e due leoni che reggono le colonne del protiro.

In queste pagine: in alto a sinistra: Palazzo Trecchi in stile neogotico è tra i più famosi della città: simbolo di potere e prestigio, ospitò re, imperatori e cardinali. Oggi è luogo di esposizioni e ricevimenti. In basso a sinistra: il chiostro in stile rinascimentale della chiesa di Sant’Abbondio. Sopra: l’imponente scalinata di un palazzo storico privato nel centro di Cremona.

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Nelle pagine precedenti: il liutaio Carlos Roberts nel suo laboratorio in piazza Sant’Antonio Maria Zaccaria a due passi dal Duomo. Di origini argentine, si trasferì a Cremona nel 1987 per perfezionare e praticare questo mestiere. Oggi è specializzato nella realizzazione di fedeli copie di violini antichi. A sinistra: una giovane studentessa dell’accademia Cremonensis mentre realizza lo scavo del canale del filetto, una decorazione che fa risaltare le linee e la bellezza del violino. Sopra: Stefano jr. Conia, figlio e allievo del padre Stefano Conia, mentre osserva una cassa di risonanza in fase di costruzione.

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Sotto: un sorridente Carlos Roberts, orgoglioso di mostrare una sua fedele riproduzione del violino du Diable costruito da Guarnieri del GesÚ nel 1734. Le sue opere sono identiche in ogni dettaglio alle originali, anche le venature del legno e la sua particolare colorazione sono esattamente come nell’originale.

A destra sopra: sotto la supervisione del maestro giapponese Ichiro Tsutsumi uno studente completa la la fase di finitura di un archetto presso l’accademia Cremonensis, una scuola/ museo di liuteria, dove vengono insegnate le tecniche di costruzione degli strumenti ad arco. Sotto: un professore della Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona mentre mostra ai suoi allievi come applicare una mano di vernice a un violino.

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Sopra: il cortile della liuteria cremonese Stefano Conia, uno dei laboratori piĂš famosi della cittĂ . Gli strumenti prodotti hanno vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali, che hanno reso il laboratorio famoso e apprezzato in tutto il mondo.

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Sotto: Stefano Conia e suo figlio Stefano jr. lavorano fianco a fianco nel piccolo laboratorio, una delle mete obbligate per gli amanti della liuteria. Ogni giorno curiosi e appassionati bussano alla porta che Stefano apre volentieri per far respirare il fascino di questo straordinario mestiere. I Conia, utilizzando legni accuratamente scelti e stagionati, costruiscono straordinari strumenti ispirandosi a modelli classici e cimentandosi nella realizzazione di opere personali. Ogni pezzo che esce da questo laboratorio è accuratamente controllato e corredato di certificato d’originalità .

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Una sala interna dell’Hosteria 700, uno dei ristoranti storici di Cremona. Si trova nella centralissima Piazza Gallina in un antico palazzo della famiglia Bardò. Le stanze sono sontuosamente decorate dai pittori cremonesi Motta e Gallina e arredate con specchiere in stile barocchetto.

In una piccola sala, la piĂš semplice delle tre, sulle pareti spiccano quadri dedicati al violino e alla sua storia, i pochi tavoli, con le classiche tovaglie da osteria a quadretti bianchi e rossi, sono quasi sempre riservati ai maestri liutai che si ritrovano a pranzo e discutono del proprio lavoro.

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I piatti nella pagina precedente e in queste, sono serviti dall’Hosteria 700 e sono: tortelli di zucca al burro fuso e granella di amaretti, le crepes ripiene di fonduta, gnocchi con castagne

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e crema di parmigiano, una selezione di formaggi della zona serviti con una marmellata di zucca e il classico dei classici, cotechino con lenticchie e polenta abbrustolita.

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Nelle pagine precedenti: la pasticceria Duomo, una delle più antiche della città. Nasce nel XVII come offelleria (fabbrica di pasticcini ripieni di crema) e nel secolo scorso fu trasformata da due pasticceri che la affidarono all’ebanista Luigi Guastalli per renderla un elegante “patisserie” in stile liberty. A sinistra: uno dei prodotti tipici di Cremona, la mostarda. Usata per accompagnare formaggi, bolliti e arrosti. Sotto: un dettaglio di sfogliatine della Pasticceria Duomo.

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Nelle pagine precedenti: contenitori in latta in stile retrò per mostarda e torrone. Si trovano all’interno del negozio Sperlari, la bottega più antica della città, punto di riferimento per gli appassionati del buon cibo. Sotto: un dipinto della vetrina del negozio Sperlari realizzato nel 1911 all’apertura del punto vendita, ma potrebbe essere stata dipinto l’altro ieri, perché il negozio è rimasto inalterato nel tempo.

A sinistra: una particolare confezione del torrone Vergani. Nel 1441, una leggenda racconta che questo dolce fu realizzato per la prima volta in occasione delle nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Un successone! Da allora Cremona è universalmente riconosciuta come patria storica del torrone.

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Un affresco del pittore Giuseppe Diotti decora il soffitto di un lussuoso salone dell’ottocentesca residenza nobiliare della famiglia Mina-Bolzesi, oggi sede dell’Accademia Cremonensis.

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INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini D OV E M A N G I A R E Hosteria 700 Piazza Alessandro Gallina, 1. Tel. 0372 36175 Trattoria Liberty Via degli Opifici, 14, Cremona. Tel. 0372 434290. Ristorante Il Violino Via Sicardo Vescovo, 3, Cremona. Tel.0372 461010.

D OV E D O R M I R E Hotel Impero Piazza della Pace, 21. Tel. 0372 413013. Hotel Continental Piazza della libertà, 26, Cremona. Tel. 0372 434141 Delle Arti Design Hotel Via Bonomelli, 8, Cremona. Tel. 0372 23131. INFORMAZIONI UTI LI Turismo Cremona Circuito Città d’Arte Turismo in Lombardia

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Le finestre raccontano tante storie di persone, di luoghi e di momenti di vita. Basta camminare per la strada con gli occhi alzati e il cuore aperto per riuscire ad ascoltarle.

LE VITE DEGLI ALTRI

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La Chaise-Dieu, Francia. Dall’altra parte della strada aspettavo il suo sorriso. La finestra al piano terra aveva catturato l’incendio del cielo. Era come se il tramonto fosse dentro la casa. Se Claire avesse chiuso le imposte, sull’intero paese e sul mio cuore sarebbe caduta la notte. A sinistra: Roussillon, Francia. In apertura: Thann, Francia.


Lavaudieu, Francia. Quando era bambino aveva sentito parlare di nuvole passeggere e aveva immaginato si trattasse di nuvole speciali, che trasportavano gente in giro per il cielo. Aveva imparato a riconoscerle.


Erano quelle piÚ veloci, con il fondo piatto e i bordi rigonfi per impedire che le persone cadessero giÚ. Rapito, le guardava passare dall’osservatorio speciale della sua finestra.


Espasante, Spagna. La casa dei nonni è sempre lì, appena fuori paese, su una collina davanti al mare. Spesso compare nei miei sogni, dipinta di azzurro pallido, come era allora. Giro intorno alla casa. Cerco tracce di quell’azzurro sui muri, ma non ne trovo più. Il tempo ha cancellato tutto con la carta vetrata dell’oblio. Ora la casa è come uno scoglio, una conchiglia sgretolata, un sasso della spiaggia. Se non fosse per quell’unica finestra spalancata e quella tenda nel vento a sbandierare ricordi sfilacciati.

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Castelo Melhor, Portogallo. I paesi che preferivamo in assoluto, avevano case colorate dalle nuvole di pioggia venute da oltremare, dal sale soffiato dall’oceano e dal vento che rotolava giÚ dalle montagne pietrose. Pareti su cui il tempo, come un writer temerario, aveva disegnato storie di aria e acqua. Intonaci scrostati da cui affioravano tinte antichissime, colori fradici di umidità o calcinati dal sole, fioriti come muschio grasso sulla calce sgretolata. E finestre che si affacciavano innocenti sulla strada a benedire con la croce degli infissi lo spazio sacro della vita quotidiana.

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Albufeira, Portogallo. Camminando per vicoli dai nomi pieni di grazia: rua do vento, rua das ondas, rua da saudade, ci lasciavamo guidare dal richiamo di un colore intravisto a un incrocio, da un gatto che correva a nascondersi tra i malandati vasi di un giardinetto, dal profumo di bucato che si mischiava a quello delle sardine arrostite fuori della porta di casa, dal blu sognante di due finestre addormentate.

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Vila do Bispo, Portogallo. Tutti i paesi lungo la costa avevano un’anima marina. Quasi per bilanciare l’onnipresente, mobile e ondulata visione del mare, erano fatti di case su cui la geometria ricomponeva il mondo in linee ferme, facendosi anche ornamento. Alcuni si perdevano in uno sconcertante delirio di maioliche e piastrelle colorate, che invadevano ogni superficie con fantasie da caleidoscopio impazzito. In altri il bianco era una tela vuota da dipingere, in cui le finestre si spalancavano alla luce, dentro cornici di colore denso.

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Bremerhaven, Germania. Pulire i vetri non è il mio forte, ma è il mio lavoro ed è la mia ossessione. Portare limpidezza nella visione degli altri mi sembra tempo sprecato, visto che chi lavora in questo palazzo guarda solo lo schermo di un computer e non alza mai lo sguardo.


D’altronde cosa si potrebbe mai guardare da queste finestre? Solo altri palazzi con altre finestre tutte uguali. Un gioco di specchi senza fine, in un mondo freddo di cemento e cristallo.


Schleswig, Germania. Lotte viveva da sola in una casa a mattoni nel cuore del vecchio quartiere di pescatori di Holm. Una piazza rotonda, un giro di casette, un cerchio di alberi e un piccolo cimitero al centro, dove riposava Hans. Tra due finestre dipinte di bianco una pianta di rose gialle fioriva, un po’ selvatica, incurante dei giardinetti vicini che sfoggiavano tutti rose rosse ben potate. Le amiche non capivano la fissazione di Lotte per il giallo e perchÊ mai lasciasse che la pianta invadesse coi suoi rami lo spazio davanti ai vetri. Ma Lotte non raccontava i suoi segreti. Tanto meno a loro, le chiacchierone. Cosa ne potevano sapere del nome che Hans le aveva dato? CosÏ Lotte si proteggeva dietro rami spinosi e da dietro la finestra guardava fiorire le rose di Hans.

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Gent, Belgio. Quando cammino per il Korenlei, a Gent, non ho bisogno di guardarmi attorno come fanno i turisti. A me basta guardare i riflessi sulle finestre dei palazzi. Si ha a disposizione la scena intera spezzettata in tessere di mosaico. Anzi, è un quadro cubista in cui l’immagine si scompone e si distorce, mostrando una realtà diversa. Un puzzle prezioso e folle che non voglio ricomporre. Mi siedo sull’opposta riva del Graslei fino a che i colori non cambiano. Il fuoco del tramonto diventa cenere pallida, dietro i vetri si accendono le luci e le finestre tornano finestre. Tutto riprende il suo posto. Lo spettacolo è finito.

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Praga, Repubblica Ceca. Mala Strana, la Parte Piccola, coagulo di strade, chiese e palazzi. Non la si può lasciare senza aver scoperto una a una tutte le insegne delle sue taverne e tutti i frontoni, i bassorilievi, i portoni, i giardini. Su per la Nerudova, in salita, fumando di nuvolette di vapore ad ogni respiro. Cercare vicoli nascosti, dettagli evidenziati dalla neve, segreti sussurrati. Una finestra come uno sguardo stupito, una tenda che si agita nell’aria. Un vetro aperto, nonostante il gelo. E fiori gialli in un vaso, nonostante l’inverno.

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Cicmany, Slovacchia. È sempre così. Proprio mentre sto per acchiappare Jozef il Lentigginoso oppure sto per riuscire a convincere il mio cane Tatras a buttarsi nella melma del fosso per riprendere la palla, ecco che la mamma si affaccia alla finestra e mi ordina di rientrare... Pagina successiva: Rusné, Lituania. L’avevo consumata quella finestra a forza di aspettarti. Facevo tutto di fretta per arrivare prima che potevo a quell’appuntamento quotidiano con l’attesa di te. Era un rifugio provvisorio, il più vicino possibile al momento del tuo ritorno. Ogni altro luogo della casa era troppo, troppo lontano.

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Toender, Danimarca. Ci fu un periodo in cui Anne aveva sofferto di insonnia. Si metteva alla finestra e guardava fuori per ore. Dopo un po’ si alzava anche lui. Vuoi che andiamo a fare una passeggiata? No, restiamo qui. E rimanevano appoggiati al davanzale, stretti nello stesso plaid, ad osservare la notte. E quando finalmente l’alba arrivava, il livello del sonno era salito come un’acqua scura e muta. Allora chiudevano le persiane e si addormentavano abbracciati sul letto, mentre il mondo là fuori si svegliava e il sole entrava a strisce nella stanza.

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Riga, Lettonia. Non pensavo fosse possibile abitare dentro un monumento e invece Sergejs vive in un appartamento proprio in Alberta jela, una delle vie liberty più eleganti di Riga. Appartiene alla sua famiglia da generazioni. Lui non ci trova nulla di strano ma a me fa un certo effetto affacciarmi tra le cariatidi e vedere i turisti sotto che scattano foto al palazzo. Quelle sono finestre speciali, non è che puoi stenderci il piumone a prendere aria, o appendervi delle tende a scacchi rossi. Ti danno una certa responsabilità. Ti fanno sentire un po’ come il guardiano di un’opera d’arte, il custode di qualcosa che appartiene a tutti. Foto successiva. Rusné, Lituania. Tomas era un uomo dell’Ovest. Amava il sogno, la frontiera, il cammino sconosciuto. Per questo motivo le finestre della sua casa erano tutte rivolte al tramonto e non avevano imposte. Quando s’innamorò di Alba, capì subito che lei invece era una donna dell’Est. Per farle piacere, costruì delle nuove finestre a oriente, in modo che potesse guardare nascere il giorno. Il sole aveva fatto il suo giro.

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Rumsiskes, Lituania. Le anziane del villaggio me lo dicevano. Irina non dormire con le imposte aperte! Se il chiaro di luna tocca il tuo viso nel sonno, diventerai pazza. Mia madre mise delle tendine di carta alla finestra, come era uso dalle nostre parti. Ma io, per far entrare la luna nella mia stanza, vi intagliai con le forbici dei piccoli fiori. E la luna passò e stampò su di me delle rose d’argento. Per questo ora posso parlare con le pecore e i lupi, conosco i segreti della semina e della pioggia, del pane che lievita e del latte che caglia. A ogni plenilunio ritaglio un nuovo fiore e aspetto la luna.

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Foto e testi di Giuliana e Antonio Corradetti

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| UNA BICI DELL’ALTRO MONDO

“Non costruiamo bici ma cambiamo vite”, dicono i costruttori di queste incredibili biciclette. Mentre da noi spopolano modelli ipertecnologici, le Zambikes sono fatte di bambù, ecologiche e sostenibili. E non sfigurano.

ZAMBIA

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In apertura: appunti del corso di meccanici per bicicletta svolto dalla Zambike per i ragazzi sordomuti della città di Kabwe. “Non costruiamo bici, ma cambiamo vite” è lo slogan della Zambikes, un’idea di 4 giovani intraprendenti (2 zambiani e 2 americani). Oltre alle classiche bici in acciaio, i 4 hanno realizzato delle biciclette uniche al mondo, con il telaio in bambù. Biciclette leggerissime in grado di affrontare qualsiasi tipo di percorso, come ha dimostrato l’italiano Matteo Sametti, che proprio con una bici in bambù ha pedalato per 8.400 km da Lusaka a Londra per un’iniziativa umanitaria.

“Di bambù ne sono ricche le nostre foreste, è un elemento naturale, leggerissimo e molto resistente. È un materiale eccellente per costruire telai di bicicletta. I telai in bambù sono più leggeri e resistenti rispetto a qualsiasi corrispettivo in acciaio che si trova generalmente in Africa. Biciclette in acciaio importate dalla Cina, dall’India o da altri paesi asiatici”. Sono le parole di Wayson (Eagle), supervisore per la realizzazione delle bici in bambù Zambikes, ritratto mentre mostra una pianta di bambù nel terreno della ditta a Lusaka.

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Una giovane operaia della Zambikes impegnata nel taglio del bambù. La produzione di queste biciclette uniche nel loro genere è iniziata nel 2010, in un piccolo capannone alla periferia di Lusaka. Oggi ne vengono costruite 45 al mese, che vengono esportate in tutto il mondo, ma l’obbiettivo è quello di raggiungere una produzione di 100 esemplari ogni mese.

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Tronchi di bambù tagliati e utilizzati per i telai delle biciclette. Il bambù per la costruzione di una bicicletta fu utilizzato per la prima volta nel 1894, quando a una fiera di Londra, un originale produttore presentò 12 modelli di questi esotici veicoli a 2 ruote. La sua ditta però scomparve nel nulla 5 anni più tardi e per oltre un secolo nessuno pensò più a questo materiale per realizzare una bicicletta.

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I tronchi di bambù da utilizzare per i telai della Zambikes vengono immersi per 48 ore in una sostanza chimica per aumentarne la resistenza. Una bicicletta in bambù è costruita completamente in maniera artigianale. Per realizzarla sono necessarie da 40 a 60 ore di lavoro. Il costo del telaio è di 450 dollari americani a cui bisogna aggiungerne altri 1.000/1.500 a seconda delle diverse componenti che vengono montate (tipo di cambio, manubrio, cerchi) – per ottenere la bicicletta completa.

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Per unire le parti in bambù dei telai delle biciclette viene utilizzata una fibra vegetale. Esistono telai in bambù per mountain bikes, biciclette da corsa e da città. La maggior parte della produzione viene esportata in varie parti del mondo. Oggi dagli Stati Uniti all’Europa e al Giappone sempre più persone pedalano in sella a biciclette di bambù.

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Alcuni ragazzi sordomuti, che hanno partecipato al corso di meccanici per biciclette realizzato dalla Zambikes, al lavoro nel laboratorio di Kabwe gestito da Sarah e Roy Mwansa. Il corso è stato organizzato da Danny, il capo-meccanico della Zambikes, che ha passato oltre un mese con i giovani per insegnare loro a diventare meccanici in grado di riparare le biciclette.

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“È stato un lavoro entusiasmante” racconta Danny “i ragazzi hanno preso la cosa molto sul serio e oggi, a corso da poco terminato, molti di loro sono già in grado di ricevere dei clienti”.

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Un operaio della Zambikes sta levigando il telaio di una bici in bambĂš. 139


Il mattino della mia visita alla fabbrica, dove lavorano 24 persone, un camion aveva da poco scaricato un grosso quantitativo di bambù. Tiki, il responsabile vendite e tutto fare della Zambikes, ha viaggiato l’intera notte dalle regioni della Copper Belt nell’estremo nord del Paese, dove si trovano le coltivazioni di bambù, per consegnare il materiale alle prime luci dell’alba.

La disponibilità del bambù come materiale locale non solo permette ai produttori di evitare alti costi di importazione, ma anche le emissioni di CO2 prodotte dal trasporto dei beni importati. Inoltre, il bambù è organico, riciclabile e, a differenza del metallo, non richiede alti livelli di energia durante l’estrazione e la fabbricazione. Per questo motivo possono essere costruite anche in aree povere, prive delle infrastrutture necessarie agli impianti di produzione tradizionali. Doppia pagina successiva: un operaio della Zambikes mostra come si presenta un telaio in bambù pronto per essere assemblato con gli altri componenti per la realizzazione della bicicletta. 140


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Vedere i giovani sordomuti impegnati in un lavoro d’equipe sotto la supervisione di Danny e con l’aiuto di Sarah, che traduce nel linguaggio dei segni i suoi insegnamenti, è un’esperienza di vita alquanto significativa. Cambi, ruote, manubri vengono smontati e rimontati in continuazione. I ragazzi e le ragazze sono impegnatissimi nelle riparazioni e discutono tra loro ogni singola operazione, terminando tra gli applausi generali ogni operazione riuscita. A fianco: attrezzi utilizzati dai ragazzi sordomuti per le riparazioni.


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Nelle pagine precedenti: Wewa Chilamba, uno degli ideatori delle bici in bambù e direttore della Zambikes, fotografato con una bici in bambù insieme agli operai all’interno della ditta a Lusaka. Obert Chembe, 22 anni campione di ciclismo dello Zambia, fotografato per le strade di Lusaka con una bici in bambù. Da ragazzo è stato invitato in Europa, dove ha partecipato a varie competizioni. Quest’anno ha vinto la classifica a punti che gli ha permesso di laurearsi campione dello Zambia nella squadra della Zambikes. Non è un professionista, e al suo impegno agonistico aggiunge il lavoro come meccanico nella fabbrica di biciclette. Ma la sua aspirazione è quella di potersi dedicare esclusivamente alle gare, magari in una squadra europea.

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Il progetto Zambulance, le ambulanze composte da una bicicletta con una lettiga al seguito, prodotte dalla Zambikes è nato nel 2009. “Finora ne abbiamo consegnate 1.000 sparpagliate sull’intero territorio nazionale.” dice il responsabile della ditta. Il ruolo delle zambulance è quello di recarsi nelle case di persone che necessitano di cure in ospedale e non hanno nessun mezzo per poterci andare. La bicicletta con lettiga si districa tra gli angusti vicoli in terra battuta circondati da case sorte nella più totale anarchia. Più volte il conducente deve scendere dalla bicicletta per superare le asperità del terreno, prima di raggiungere l’abitazione dei pazienti. Doppia pagina successiva: un infermiere della clinica di Chipata, una delle bidonville di Lusaka, si reca a prendere un malato con una Zambulance.


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Nella pagina precedente: il gruppo di ragazzi sordomuti che ha partecipato al corso di meccanici per bicicletta della Zambikes fotografato nel loro centro di Kabwe, con i responsabili Sarah e Roy Mwansa. A sinistra in alto: Danny Ndihorn capo-meccanico al negozio di Lusaka della Zambikes, con un cliente che sta acquistando un cerchione. In basso: Peter Oerlemans, giovane olandese acquista una Zambike con cui viaggerĂ tra Zambia, Malawi e Mozambico. A destra: Taurai, uno dei ragazzi sordomuti che hanno partecipato al corso di meccanici per biciclette realizzato dalla Zambikes, nella camera che divide con altri giovani, nel centro di Kabwe.

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Vaughn Spethmann (USA), uno dei creatori della Zambikes: “Le biciclette di bambù rispettano l’ambiente e servono anche per lottare contro il cambiamento climatico. Infine, l’iniziativa si impegna nella sostenibilità ambientale, lavorando con i produttori di bambù nelle comunità rurali, creando nuove coltivazioni e preservando quelle già esistenti. Se tagliamo un bambù, ci assicuriamo di piantarne almeno più di 3 o 5. Una bicicletta di bambù è molto resistente. Un test di prova in Germania ha dimostrato che i telai di bambù possono essere 10 volte più leggeri di quelli di metallo e hanno una maggiore resistenza al peso. Il bambù è fibroso e, pertanto, resistente ai colpi. Ammortizza naturalmente le vibrazioni, quindi i telai non necessitano di ammortizzatori in acciaio o titanio. Il bambù viene anche trattato contro le screpolature e le termiti, per cui è molto forte.”


INFO UTILI Foto e testi di Bruno Zanzottera topiano a oltre 2.000 m toglievano il respiro. Al confine tra Sudan ed Egitto la temperatura raggiungeva i 57 graUn italiano con una bici di di, un supplizio.” Otto ore al bambù da Lusaka a Londra giorno per due mesi e mezzo di pedalate. È stata dura ma Matteo Sametti, un italiano ce l’ha fatta. La sua bici in di 46 anni con una laurea di bambù non l’ha mai tradito. economia nel cassetto e tan“Malgrado i tanti imprevisti, ta passione per la solidarietà è stata una straordinaria come per lo sport, nel 2006 ha pagna di viaggio: mai un prolasciato un lavoro da commerblema serio” aggiunge Matteo. cialista a Milano e si è trasfeL’occorrente per sopravvivere rito a Lusaka in Zambia. Qui era agganciato al telaio della si occupa di gestire progetti bicicletta: “una piccola tenda, sportivi a favore dell’infanzia un mini sacco a pelo, un macon l’associazione Sport2buterassino, un paio di pantaloni ild, che ha fondato assieme corti, una giacca di pile, due alla moglie Serena. Nell’estamagliette” E poi una macchite del 2012 ha pedalato per na fotografica e un computer 8.000 km in sella ad una bici portatile per raccontare e ilin bambù, attraverso sette nalustrare il mio viaggio in presa zioni africane per raggiungere diretta”. Dopo la sua impresa Londra in concomitanza con Matteo ha messo all’asta la l’inizio delle Para-olimpiadi. sua indistruttibile bici in bam“In Tanzania – racconta – ho bù. Il ricavato servirà per la mangiato la polvere della sacostruzione di una scuola in vana per 700 km di sterrato. Zambia. In Etiopia le salite verso l’al-

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ITALIA Venezia, i ponti dei sospiri

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