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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Maddalena De Bernardi redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Isabella Conticello grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Fabiola Giuliani fotografa Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: Graziano Perotti - Hampi Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it ® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014 2


EDITORIALE

La Siria si sta svuotando la gente scappa dalla guerra, disposta a rischiare la vita. Che rischia comunque. Ma non è solo dalla Siria e dalle bombe che si fugge. Anche dalla povertà e da situazioni di vita insostenibili. E a guardar bene la colpa ricade sui Paesi occidentali. Che in un caso hanno cercato di rovesciare in modo miope regimi ritenuti poco duttili ai propri interessi, con la scusa di “esportare la democrazia”, senza dare alcun peso alla successiva sorte dei civili. Nell’altro hanno depredato cinicamente risorse, foraggiando governi corrotti e affamando interi popoli. Siamo noi, solo noi la causa di questa catastrofe. Noi che ora vogliamo difendere il nostro benessere respingendo migranti e profughi con muri e barriere di filo spinato, chiudendo stazioni e gallerie, bloccando convogli e schierando contro di loro cordoni di poliziotti. Vergognose campagne razziste fanno leva sulla parte più deteriore e oscura delle coscienze per alimentare diffidenza e odio verso il diverso, con discorsi che neppure nel bar si possono più ascoltare. Riunioni a livello UE, prese di posizioni di politici appelli papali non sortiscono effetto alcuno.

Poi, potenza delle immagini, la foto del corpo di un povero bimbo curdo affogato su una spiaggia fa il giro del mondo e scuote le coscienze. E un tredicenne siriano alla TV afferma la verità più evidente: “ Fate cessare la guerra e non scappiamo più”. Improvvisamente l’Ungheria, che aveva costruito centinaia di km di odiose barriere, metta a disposizione dei migranti una colonna di autobus verso l’Austria e la Germania. Quelli che non riescono a salire vengono raccolti da una colonna di auto di volontari austriaci e trasportati oltre confine. Arrivano in Germania e trovano la celebre squadra del Bayern che li festeggia allo stadio con uno striscione e investe un milione in un campo da calcio, scuola e accoglienza per i bambini. Alla stazione di Monaco applausi, cartelli di benvenuto e regali. Perfino la Gran Bretagna fa i primi sforzi di accoglienza. In Italia le parrocchie ricevono l’ordine di ospitare almeno una famiglia ciascuna. A Portogruaro, nel Veneto che di immigrati non vuole sentire parlare, 63 profughi vengono ospitati in una palestra e, per tutto agosto i cittadini provvedono a portare loro cibo, vestiti e doni, tra la rabbia delle autorità. Ci siamo finalmente riscoperti un po’ più umani e questa è una gran bella notizia. 3

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Una vita in fuga


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S O M M A R I O EDITORIALE di Federico Klausner MALI Nel nome della Terra Foto e testi di Bruno Zanzottera

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NEWS

PERÙ Barranco, l’arte abita qui Foto e testi di Bruno Zanzottera

INDIA Hampi, la capitale del mistero Foto e testi di di Graziano Perotti

ITALIA Terre di indaco e d’oro Foto e testi di Vittorio Giannella

Francia

FOTOGRAFO DEL MESE

Lione, la cultura dipinta Foto e testi di Giovanni Tagini

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Paola Congia

LEGENDA

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M E N T E C U O R E N AT U R A G U S T O CORPO


MOSTRE

MUSEI

Come è viva la città. Mostra a villa Olmo (CO). Fino al 29/11, nella splendida cornice di Villa Olmo (CO) affacciata sul lago di Como a pochi km dal capoluogo, continua la mostra “Come è viva la città”, che raccoglie oltre 50 opere che indagano i modi del vivere quotidiano attraverso lo sguardo di artisti italiani e internazionali, tra cui De Chirico, Warhol, Pistoletto, Roy Lichtenstein, Chia e Cattelan. “Com’è viva la città” non mostra la città come organismo unitario, ma guarda soprattutto al suo interno e quindi alla sua vitalità. A cura di Giacinto Di Pietrantonio, Direttore della GAMeC, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Mostre Villa Olmo

Il Museo della Seta di Como, aperto nel 1990 per illustrare la storia del ciclo completo della lavorazione del tessuto di seta, dall’allevamento del baco, alla nobilitazione attraverso torcitura, tessitura, tintoria e stampa, è un museo unico al mondo. Al suo interno è custodito un patrimonio di macchine, attrezzature, strumenti, collezioni di abiti e campioni di tessuto, testimonianze della produzione serica della città, in continua evoluzione e ai vertici qualitativi della produzione mondiale. Notevole anche la documentazione storica cartacea, digitale e fotografica dello sviluppo della città, influenzato dalla industria tessile. Museo della Seta

BENESSERE

SHOPPING

Avvolti dalla colline umbre, tutto è semplice e rilassante, soprattutto se si sceglie di soggiornare nell’hotel con la Spa più grande della regione: Borgobrufa Spa Resort. Tante le proposte d’autunno: olio di oliva, uva e cioccolato sono solo un esempio dei trattamenti da sperimentare. Inoltre, a fine giornata, niente di meglio che concedersi una gustosa cena nel ristorante dell’hotel sorseggiando un calice di Nobile del Borgo: blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Info e prenotazioni: Borgobrufa Spa Resort

Eisbar® progetta cappelli prodotti esclusivamente in Austria utilizzando materiali di prima qualità, filati naturali e tessuti di ultima generazione. I cappelli di Eisbar®, a catalogo centinaia di modelli per adulto e bambino in ogni nuova collezione, sono un must sulle piste da sci, come nell’après-ski e in città per chi ama indossare un copricapo tecnico, confortevole, sempre originale ed estroso. Eisbar

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CENE GOURMET

L’India è forse uno dei Paesi più raccontato nei libri. Sarà per le emozioni che provoca, per i colori o per le contraddizioni, ma le parole intorno a questo Paese si sprecano. “Indimenticabile India” di Serena Puosi, giovane e talentuosa blogger, è un diario di viaggio fresco che, nella sua semplicità, accompagna il lettore lungo stradine polverose, incontri divertenti e fotogrammi di vita. Un testo che scorre velocemente e che, visto il non elevato numero di pagine, non intimidirà i curiosi. Indimenticabile India | Edito da GoWare | ebook a 4,99 euro – print on demand a 14,99 euro

A Milano, nel ristorante Visconteo del Klima Hotel, sono in programma numerose cene gourmet per raccontare le tipicità stagionali. Fino al 31 dicembre 2015 si susseguiranno tavole imbandite a suon di formaggi, filetti, zuppe, funghi e castagne, tra le molte proposte. Le cene cambiano tema ogni settimana per offrire un vero viaggio nei sapori. Klima Hotel Milano Fiere

AURORA BOREALE

BIMBI

Norama T.O., dal 22 al 26 ottobre 2015, vi porta in Islanda per un viaggio alla scoperta dei colori dell’autunno di una terra dalla grande ricchezza naturalistica, geologica e storica in cerca dell’aurora boreale. Con accompagnatore in italiano e voli speciali da Roma Fiumicino, quota a partire da 1.395 euro per adulto e da 955 euro per bambini fino a 12 anni in camera con due adulti. La quota comprende i voli, l’assistenza, i trasferimenti, i pernottamenti e le visite come da programma. Info e prenotazioni

Merlino, Signore dell’Immortalità alla ricerca di un nuovo salvatore del regno al Castello di Gropparello (Pc). Nelle domeniche del 18 e 25 ottobre, 1, 8 e 15 novembre 2015, il più famoso Mago di tutti i tempi aspetta i bambini tra le mura del maniero sulle colline piacentine, con un’indimenticabile giornata nelle leggende di un’altra epoca, per vivere l’avventura, candidarsi a diventare Artù per un giorno e salvare il Regno. Il biglietto d’ingresso costa 18,50 euro per gli adulti e 15 euro  per i bambini ed è comprensivo di battaglia per la ricerca del Sacro Graal, percorso di Merlino e visita al Castello. Info 7

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LIBRI


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| nel nome della terra

Nel delta del Niger, i pastori Peul e gli agricoltori Songhay e Bambara si dividono lo stesso territorio con una simbiosi indissolubile, che supera bibliche rivalitĂ . Ma indispensabile alla sopravvivenza delle due comunitĂ .

MALI

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Il delta interno del Niger è un ecosistema unico al mondo. Si tratta di un vasto territorio solcato da uno dei più grandi fiumi africani che, all’altezza del Mali centro meridionale, si apre in un complesso sistema di corsi d’acqua. Durante la stagione delle piogge questi trasformano la 10


pianura in una gigantesca palude, che offre alle popolazioni una ricca possibilitĂ di alimentazione con la pesca. Quando le acque si ritirano il territorio diventa una vasta pianura particolarmente fertile, che viene sfruttata dagli agricoltori Songhay e Bambara. 11


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La principale coltivazione di questo territorio è il miglio, un cereale particolarmente resistente ai climi torridi del Sahel. Settembre e ottobre sono i mesi del raccolto. Le spighe di miglio vengono pestate dalle donne in grandi mortai per raccoglierne i chicchi, che a loro volta verranno trasformati in farina e successivamente in polenta. La polenta di miglio, condita con salse di vario genere, è l’alimento base di molte popolazioni di queste regioni.

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A sin: una volta raccolte le spighe e separati i chicchi, le donne Bambara li sistemano nelle calebasse (contenitori ricavati da grandi zucche svuotate e tagliate a metà ) per separarli dalle impurità, prima di pestarli per farne la farina. Sotto: Al termine dei raccolti, quando nei campi rimangono solo le stoppie, entrano in scena i pastori Peul in viaggio verso nord. Durante la loro annuale transumanza, alla guida di gigantesche mandrie di zebÚ dalle corna imponenti, i pastori si riparano dal sole sotto ampi cappelli di pelle di vacca e attraversano i campi fino a poco tempo prima ricoperti di miglio. Gli zebÚ ripuliscono il terreno dalle stoppie, lo fertilizzano con i loro escrementi e i due popoli si scambiano farina e latte, indispensabili all’integrazione alimentare. Ma se una mandria entrasse in un campo prima del raccolto sarebbe un disastro: gli animali mangerebbero il miglio degli agricoltori con la conseguente nascita di una faida difficile da sanare. Allo stesso tempo, le mandrie non possono aspettare a lungo sui pascoli ormai ridotti a spianate di sabbia: gli agricoltori devono sbrigarsi a tagliare il miglio.

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A destra: Introdotto dall’Oriente, lo zebù (bos indicus) è un animale robusto e resistente, che ben si adatta alle dure condizioni ambientali del Sahel. Durante le feste, che si svolgono nei punti strategici di incontro delle mandrie in viaggio, gli zebù più belli vengono dipinti con l’indaco e decorati con coccarde e specchietti per sfilare, come vere e proprie modelle, sotto lo sguardo ammirato degli altri pastori e soprattutto degli abitanti dei villaggi di Peul sedentarizzati, che in queste occasioni possono ricordare le proprie origini nomadi. Sotto: Durante l’annuale transumanza, i pastori Peul attraversano i campi del delta interno del Niger con centinaia di migliaia di capi di bestiame. Si tratta di giorni epici governati e gestiti dai capi tribù locali, a cui la popolazione fa riferimento.

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L’apice della transumanza dei Peul è il passaggio delle mandrie attraverso il fiume Niger. Deve avvenire quando le acque del fiume sono sufficientemente basse per non sfiancare troppo gli animali, che verrebbero altrimenti trascinati dalla corrente. Per guidare gli zebÚ, che nuotano verso la riva opposta del fiume, si lanciano anche i giovani pastori, che in questa prova impegnativa non devono e non vogliono perdere il contatto con i propri animali.

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Assieme agli zebÚ, si radunano lungo le rive del fiume le intere famiglie in movimento. Donne e bambini scaricano tutte le proprie masserizie, in attesa di caricarle sulle piroghe per raggiungere l’altra sponda del Niger. Si calcola che ogni anno oltre 500.000 capi di bestiame attraversino il fiume sul lato nord-occidentale del delta interno, per raggiungere i terreni di pascolo invernali nella regione del Macina.

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A sinistra: nonostante l’impegno dei giovani pastori per accompagnare le mandrie in salvo sulla sponda opposta del Niger, non tutti gli animali riescono in quest’impresa sfiancante. La morte anche di un solo capo di bestiame rappresenta una tragedia per i Peul, che pongono la salute dei propri zebù davanti a tutto, anche alla propria famiglia. Per questo motivo gli altri popoli li canzonano in questo modo: Tuo padre è morto, ma non hai pianto. Tua madre è morta ma non hai pianto. Ma se muore il più piccolo dei tuoi vitelli, gridi Yoo. Sono rovinato. In alto a destra: Insieme agli zebù, che per i Peul rappresentano i capi più preziosi, viaggiano anche greggi di capre e pecore, utilissime all’economia pastorale perché più adattabili all’ambiente arido rispetto ai bovini. Nella cultura peul però non rivestono alcun ruolo rituale e vengono allevate unicamente a scopo alimentare. In basso: Ogni anno tra ottobre e novembre, quando le acque del Niger iniziano ad abbandonare i campi per ritornare nel proprio alveo, le famiglie di pastori, disperse nei luoghi più reconditi del Sahel alla disperata ricerca di qualche ciuffo d’erba che possa sfamare il bestiame, sanno che è tempo di partire. Gli uomini radunano le mandrie, le donne iniziano a smontare le capanne, raccolgono i propri averi, caricano tutto sugli asini e si mettono in cammino.

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Nei giorni successivi al passaggio del fiume tutti i giovani, compresi i ragazzini, curano il proprio aspetto nei minimi particolari per partecipare al Djaral, la festa tradizionale in cui mostrare la propria abilità di mandriani di fronte ad anziani e ragazze in cerca di marito. Gli ospiti d’onore della festa sono però proprio gli zebù. I migliori capi della mandria vengono dipinti come quadri d’arte astratta. Le corna vengono pitturate con l’indaco e le teste ornate di specchi e coccarde. Quindi vengono fatti sfilare nei villaggi dei Peul sedentarizzati in modo da suscitare ammirazione e invidia.

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L’attraversamento del fiume è uno delle pochi momenti di incontro per le famiglie, che vivono disperse durante l’anno. Si tratta di un’importante occasione di vita sociale durante la quale si celebrano feste e cerimonie. E’ l’attimo fuggente, il momento che i giovani non devono perdere per essere considerati 32


dal clan grandi allevatori. Il momento di dare il meglio di sÊ per conquistare i cuori delle ragazze dalle teste ricoperte d’ambra. Il momento del gioco e del divertimento, prima di riprendere il cammino nell’eterna ruota della vita, che vedrà le mandrie impegnate a districarsi tra le paludi del delta interno. 33


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Il cappello tradizionale usato dai Peul é un ampio cono di paglia ricoperto di pelle di vacca, ideale per ripararsi dal torrido sole delle pianure saheliane. Alcuni di loro però preferiscono sostituirlo con un grande chech (una striscia di tessuto annodata in modo elaborato che può raggiungere svariati metri di lunghezza), altrettanto valido contro i raggi del sole, ma iconograficamente più vicino alle popolazioni Tuareg, i guerrieri berberi del Sahara con cui i Peul si sono spesso scontrati in passato. L’acconciatura infine può essere resa più contaminata e intrigante con l’aggiunta di un moderno paio di occhiali da sole.

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Durante il Djaral le ragazze si decorano con l’henna (la pianta utilizzata per le decorazioni del corpo e la colorazione dei capelli), indossano i gioielli e abiti migliori per ammirare le evoluzioni dei propri beniamini, alle prese con i capi di bestiame lanciati in una sorta di corrida improvvisata. Saranno proprio le ragazze, in una di queste occasioni, a scegliere i partner per un incontro occasionale oppure, se le famiglie saranno d’accordo, per una relazione piÚ importante che sfocerà nel matrimonio.

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l ragazzo al centro della foto si sta preparando al proprio matrimonio, che si celebrerà nei giorni successivi all’attraversamento del fiume Niger. I Peul sono un’etnia di pastori nomadi nota anche con altre denominazioni (Fulani, Pullo, Fulbe). Di origine sconosciuta, i loro tratti somatici sono propri del ceppo etnico Nilotico. Molti studiosi ipotizzano che si tratti di discendenti di popolazioni sahariane preistoriche, che intorno all’anno 1.000 a.C. iniziarono una lenta, ma inesorabile, migrazione verso sud ovest. Durante questa lunga marcia raggiunsero i territori del delta interno del Niger intorno al XIV sec. e furono sorpresi dall’abbondanza di pascoli. Proprio in questa regione, agli inizi del XIX sec., si convertirono all’Islam e, sotto la guida di Sékou Amadou, fondarono il regno teocratico di Macina, con la conseguente sedentarizzazione di parte della popolazione.

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A sinistra: durante le feste come il Djaral, le ragazze indossano i migliori gioielli di famiglia. Le treccine vengono impreziosite con anelli d’oro e la testa ricoperta da preziosissimi zucchetti d’ambra. Oggi solo le famiglie più ricche possiedono grosse perle dell’ambita e costosa resina fossile. In alternativa si sta affermando anche l’uso dell’ambra sintetica. La vita nomade non permette il possesso di molti beni materiali e i gioielli sono una delle ricchezze principali delle donne. A destra: anche i maschi si acconciano con grande ricercatezza. I Peul sono una tra le popolazioni africane più vanitose, al punto da meritarsi l’appellativo di ‘Narcisi della Savana’. I giovani di uno dei clan che abita le pianure del Sahel nigerino, durante la festa del Gerewol si dipingono il volto di rosso, le labbra e i contorni degli occhi di nero e portano piume di struzzo sulla testa. Tutto per apparire più avvenenti ed essere selezionati dalle ragazze come i più belli del proprio clan.

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Le capanne dei Peul, che continuano la propria vita nomadizzando tra i terreni di pascolo sparsi in tutto il Sahel, sono realizzate con rami curvi ricoperti da stuoie. Quando la famiglia decide di spostarsi, rimuove le stuoie abbandonando lo scheletro, che potrà riutilizzare il giorno in cui tornerà in questa zona di pascolo. L’arredamento delle capanne consiste in altre stuoie, che servono da letto (solo il capofamiglia e sua moglie possiedono un letto più alto realizzato con sostegni in legno), in un corredo di vasellame e di calebasse decorate. Queste sono necessarie per il latte, l’alimento principale della loro dieta.

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‘Tu non meriti di morire con la vacca, tu non hai passione per la mucca, quando fa freddo tu ti stendi accanto al fuoco; quando c’è il latte, tu prendi sei cucchiai, noi uno’ recita un brano dell’epopea di Silâmaka, una sorta di Odissea Peul, in cui si individuano i modelli di comportamento del nobile pastore nomade: conoscenza del bestiame, simbiosi con esso, resistenza all’ambiente e autodisciplina. Per ognuno di loro il solo bene immaginabile è la mandria e poter camminare fieri davanti agli zebù è una delle poche cose importanti della vita. I punti d’acqua disseminati lungo i percorsi di transumanza sono tappe obbligate per ogni pastore e luoghi di incontro dove potersi scambiare informazioni per il viaggio.

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Nel corso dell’anno i Peul nomadi si disperdono con le mandrie in vaste zone del Sahel, costretti a una perenne migrazione in cerca di pascoli. Un gruppo familiare può possedere fino a 300 capi di bestiame e i componenti della famiglia li sanno riconoscere uno a uno, dando loro dei veri e propri nomi di battesimo. Dopo l’attraversamento del Niger i clan si disperdono di nuovo in attesa delle piogge primaverili, che riporteranno i pastori verso il grande fiume. Il ciclo della transumanza ricomincerà in senso contrario, ogni anno sempre uguale, in una comunione mistica tra uomo e natura, che sembra sfidare le regole del progresso tecnologico.

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INFO UTILI Foto e testi di Bruno Zanzottera COME ANDARE Air France, e Royal Air Maroc, effettuano voli giornalieri su Bamako con scali rispettivamente a Parigi e Casablanca. Prezzi a partire da 500 Euro. DOVE E QUANDO ANDARE Il primo e principale passaggio annuale delle mandrie dei Peul sul Niger avviene presso il villaggio di Diafarabé. I giorni degli attraversamenti vengono decisi dal Ministero delle Acque, ma vengono comunicati con preavvisi piuttosto ridotti, perché sono sottoposti a diverse variabili quali l’altezza del fiume e i tempi del raccolto del miglio. Comunque il periodo varia tra la fine di ottobre e la fine di novembre. Chi perdesse questo momento non disperi perché nelle settimane successive si svolgono altri importanti attraversamenti in di-

versi punti del Niger o del Bani (l’affluente che passa da Djenné e si unisce al Niger nei pressi di Mopti, la città che funge da importante porto fluviale). I passaggi possono continuare fino alla prima parte di dicembre. SICUREZZA Oggi il Mali, a causa delle attività di gruppi terroristici legati all’estremismo islamico nel nord del Paese, è segnalato come a rischio per i turisti. La zona dell’attraversamento del fiume Niger si trova nella parte centrale, quindi in territorio relativamente sicuro, anche se il condizionale in questi casi è d’obbligo, visto che attentati e rapimenti sono avvenuti anche nella capitale Bamako. CLIMA Tra settembre e dicembre il clima maliano è caldo e secco. Nel nord le notti possono essere fresche per l’accentuata escursione termica delle zone predesertiche.

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| barranco, l’arte abita qui

Il quartiere di Barranco, ex meta prediletta dell’aristocrazia limeña, si scopre fucina d’arte. Nelle splendide ville coloniali gallerie e laboratori creativi rivivono a due passi dall’oceano.

PerÙ

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L’artista Nani Cárdenas fotografata nel suo studio nel quartiere di Barranco, circondata dai personaggi di Cromoterapia, una delle sue opere di maggior impatto visivo. Nata a Lima nel 1969 ha studiato Belle Arti alla Pontificia Universidad Catòlica del Perù. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali. In questi ultimi anni ha sviluppato la sua ricerca artistica creando delle installazioni con cavi elettrici. In Cromoterapia Nani Cárdenas non ricicla i cavi solo per la loro duttilità, leggerezza e colore, ma questi diventano la traccia di un incontro virtuale. Ogni personaggio diventa una riproduzione del disegno nello spazio. Ogni contorno si trasforma in figura umana, animale o vegetale, per poi tornare ad essere linea libera, forma e colore puri.

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Agli inizi del secolo scorso, il quartiere di Barranco era un piccolo e tranquillo villaggio sul mare, pochi chilometri a sud di Lima. Intorno agli anni ‘20, molti peruviani ricchi lo elessero a meta balneare e vi costruirono case sontuose. Con l’allargamento della città i ricchi se ne andarono e il villaggio, ormai conglobato nell’area metropolitana, subì un progressivo degrado, fin quando gli artisti iniziarono a riqualificarlo, spostandovi i propri studi e abitazioni. Nella foto Anne Kesch, gallerista belga, che proprio a Barranco ha aperto la sua galleria d’arte Amaranto.

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Belinda Tami e Eduardo Cochachin Gonzáles fotografati nella galleria d’arte Amaranto durante la mostra collettiva Cosmovision, che esponeva alcune loro opere. Artista plastica, Belinda Tami ha studiato presso la Scuola d’Arte Edith Sachs di Lima e ha partecipato a numerose mostre in Perù e all’estero. Attualmente sta lavorando al progetto Chancay (una civiltà precolombiana semi sconosciuta, che fu inglobata dall’impero Inca) che le permette di relazionarsi in maniera diretta con una delle molte civiltà sorte in Perù prima dell’arrivo degli Spagnoli. Eduardo Cochachin Gonzáles é un avvocato prestato alla pittura che ha partecipato a varie mostre collettive.

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A sinistra: un musicista di strada rende omaggio alla statua in bronzo della famosa cantante Chabuca Granda, situata in uno dei luoghi più caratteristici di Barranco. María Isabel Granda Larco, conosciuta con il nome d’arte di Chabuca Granda, fu una cantante melodica che incorporò i ritmi afro-peruviani all’interno delle melodie convenzionali del valzer. Popolarissima anche oltre i confini del suo Paese, Chabuca Granda ha composto molte canzoni, tra cui la celeberrima ‘La flor de la Canela’, che evocano l’atmosfera romantica e un po’ bohemienne del quartiere di Barranco. Sotto: oltre agli artisti ormai famosi, il quartiere di Barranco pullula di artisti di strada, come questa famiglia afro-peruviana, che si esibisce in una strada del quartiere cercando di attirare l’attenzione dei passanti con uno spettacolo di musica e danza,. Anche se numericamente meno importanti rispetto ad altri Paesi dell’America Latina, gli abitanti del Perù di origine africana rappresentano una comunità piuttosto consistente, la cui cultura ha profondamente influenzato la musica e l’arte peruviane.

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A sinistra: se Barranco si è ormai ritrasformata in luogo di tendenza, in una metropoli di quasi 8,5 milioni di abitanti come Lima sopravvivono moltissimi altri quartieri degradati e vere e proprie favelas. Uno di questi è senz’altro il barrio San Cristobal, situato lungo le pendici dell’omonimo monte, con le sue abitazioni popolari dai vivaci colori, che ne attenuano lo squallore. Sotto: un tassista improvvisato nel quartiere di Barranco. Sebbene non numerose come a Cuba, anche a Lima sopravvivono vecchie auto americane degli anni ‘60, che i proprietari riescono miracolosamente a mantenere in attività.

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Un’anziana india vende dei poveri souvenir sulla scalinata che porta al Puente de los Suspirios (Ponte dei Sospiri). Nonostante il quartiere stia tornando un posto alla moda, continuano a sopravvivere sacche di povertà, soprattutto nella popolazione di origine indigena. Il Puente de los Suspirios è un punto di riferimento di Barranco. Fu inaugurato il 14 febbraio 1876 e la sua struttura originaria in legno sopravvisse a guerre e terremoti. Fu però abbattuto e ricostruito verso la metà del XX sec. La tradizione vuole che chi esprima un desiderio e attraversi il ponte per la prima volta, in tutta la sua lunghezza di 31 m. senza respirare, vedrà esaudito il proprio desiderio. Al ponte ha dedicato una canzone anche la celebre cantante Chabuca Granda.

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Barranco fu fondata da coloni spagnoli nel XIX sec. Inizialmente venne soprannominata la “città dei mulini a vento”’ perché gli abitanti li utilizzavano per attingere acqua dai pozzi. Agli inizi del XX sec. si trasformò in una località balneare alla moda per l’alta società di Lima. Fu in questo periodo che vennero costruite la maggior parte delle residenze estive in stile coloniale dove i Limeños benestanti trascorrevano i lfine settimana.

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Nel 1940 un forte terremoto colpÏ la regione e anche Barranco venne gravemente danneggiato. Negli anni successivi il quartiere subÏ un forte degrado. Solo nell’ultimo decennio, inizialmente con l’arrivo di collettivi di artisti in cerca di un luogo tranquillo ed economico dove poter vivere e lavorare, le case sono state restaurate e riportate al loro antico splendore.

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Un ragazzino sbircia dalla porta della sua casa lungo la ‘Bajada a los BaĂąos’ (la discesa al mare). Questo piccolo sentiero che scende dal borgo, posto sopra la falesia (Barranco in spagnolo significa proprio dirupo), fino alla spiaggia, venne realizzato nel 1870 per permettere agli abitanti di recarsi al mare. Attorno al sentiero vennero costruite molte abitazioni, in parte scavate nella roccia della falesia. Oggi molte di queste case sono state trasformate in piccoli e accoglienti ristoranti con vista panoramica sul mare, dove pranzare in tutta tranquillitĂ lontano dal caotico trambusto della metropoli.


Assieme alle vecchie case restaurate, a Barranco sono sorti una serie di moderni palazzi in stile californiano con fantastiche terrazze, dove ammirare il tramonto sull’oceano e la città di Lima che si estende verso nord. Anche Barranco sta vivendo in parte quel fenomeno di “gentrificazione”’ che ha colpito altri quartieri degradati di metropoli sparse in tutto il mondo. Prima arrivano gli artisti che ridanno vitalità al quartiere e poi i costruttori realizzano nuove abitazioni di lusso per l’alta società, che vuole fuggire dal caos della metropoli.

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Le grandi onde del Pacifico, che lambiscono Lima, rendono la città uno dei luoghi più gettonati per il surf. Lungo le coste da nord a sud si contano più di 40 siti per gli appassionati della tavola, compresi luoghi di fama mondiale come Pico Alto, la Herradura, Punta Rocas o Cerro Azul. Il surf è uno sport molto popolare in Perù. Nel 1965 Felipe Pomar si laureò campione del mondo a Punta Rocas, diventando una sorta di eroe nazionale. Nel 2004 Sofia Mulanovich é stata la prima donna latino americana a vincere un campionato del mondo di surf.

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Poco a nord di Barranco sorge il lussuoso quartiere di Miraflores, anch’esso situato sulla falesia di fronte all’Oceano Pacifico. Si tratta di uno dei quartieri piÚ esclusivi di Lima, con moderni palazzi affacciati sul mare e molti parchi. 70


Particolarmente scenografica 猫 la striscia verde denominata El Malec贸n che si snoda per 10 km lungo la scogliera. Si tratta di un luogo perfetto per passeggiate, jogging e bicicletta. 71


I 10 km di parchi affacciati sulla scogliera di fronte al mare conosciuti come El Malecón, sono punteggiati di statue realizzate da artisti peruviani famosi. Una delle più imponenti mostra una coppia impegnata in un intenso abbraccio, creata dall’artista Victor Delfin. La scultura è il pezzo centrale di una sezione del Malecón noto come Parque del Amor, le cui panchine ricoperte da ceramiche sono profondamente ispirate ad Antoni Gaudí. Si tratta di uno dei luoghi preferiti dalle giovani coppie per incontri romantici.

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Un altro dei luoghi prediletti dai giovani innamorati sono le panchine di Plaza De Armas o Plaza Mayor. La piazza è il luogo dove Francisco Pizarro fondò la città di Lima nel 1535. La sua storica grandezza si riflette negli edifici situati tutto intorno, come il Palazzo del Governo, fatto costruire da Pizarro nel luogo dove sorgeva la reggia dell’ultimo imperatore Inca, il Palazzo Arcivescovile e la Cattedrale.

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Il Monastero di San Francesco si trova all’interno del centro storico di Lima, diventato patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO nel 1991. La chiesa e il convento vennero consacrati nel 1673, sopravvissero a diversi terremoti, ma furono seriamente danneggiati da quello del 1970. All’interno del monastero si trovano una biblioteca con circa 25.000 testi antichi e delle catacombe che servirono da luogo sepolcrale fino al 1808, quando si realizzò un cimitero fuori dalla città.

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La Cattedrale di Lima è uno dei luoghi prescelti dalle coppie di giovani sposi per le foto dell’album matrimoniale. In questo caso il marito vigile del fuoco, ha voluto farsi immortalare con la moglie a fianco di uno dei mezzi che in genere utilizza per gli interventi di pronto soccorso.

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Verso sera, la scenografica Plaza De Armas, con i suoi grandiosi edifici storici illuminati a giorno, diventa un posto molto frequentato dai giovani di Lima. La Cattedrale è dedicata a San Giovanni Apostolo ed Evangelista. La sua costruzione venne iniziata da Francisco Pizarro nel 1535, in quella che allora si chiamava Ciudad de Los Reyes. Distrutta da un paio di terremoti nel 1609 e nel 1746, venne ricostruita e ristrutturata diverse volte. Nella facciata sono presenti due torri campanarie settecentesche e tre portali. Sulla sinistra si affiancano la chiesa del Sagrario e il palazzo arcivescovile.

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L’artista Elena Candiotte (a ds.) fotografata con un’amica nel ristorante El Canta Rana a Barranco. Inizialmente influenzata dal pittore espressionista Victor Humareda, Elena Candiotte ha vissuto in varie parti dell’America Latina e in Europa. Nell’ultimo decennio si è trasformata in artista poliedrica, realizzando gioielli, cappelli e corsetti in terracotta, bronzo, vetro, chiodi, stoffe, particolarmente audaci e stravaganti, che rievocano le atmosfere felliniane.

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Il ristorante El Canta Rana è uno dei locali maggiormente frequentati dai giovani abitanti di Barranco. Una delle sue specialità è il ceviche, un piatto a base di pesce e frutti di mare crudi marinati nel limone. In Perù è diffuso su tutto il territorio nazionale e i Peruviani lo considerano un vero e proprio patrimonio culturale. La sua origine risale all’epoca precolombiana. Già durante la civiltà Mochica, circa 2.000 anni fa, si preparava un piatto di pesce crudo marinato nel succo fermentato di passiflora. Gli Inca lo marinavano nella birra. Il limone e la cipolla vennero poi aggiunti dagli Spagnoli.

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La piazza dove sorge la Biblioteca Municipale di Barranco ‘Manuel Bengolea’ è uno dei punti nevralgici del quartiere e un ottimo punto di partenza per una visita. L’edificio in stile neoclassico, venne inaugurato il 1 ottobre 1922 e per molti anni ospitò la municipalità di Barranco, prima di essere trasformato in biblioteca comunale. L’Instituto Nacional de Cultura l’ha classificato come monumento storico.

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Al calar della sera, la tranquilla Barranco si trasforma in un luogo di divertimento. Iniziano ad affollarsi le strade attorno al Parque Municipal e si accendono le luci dei molti ristorantini che offrono cucina tipica peruviana. Nelle pe単as vanno in scena spettacoli di musica folcloristica e concerti di musica creola e afro-peruviana.

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A Barranco si trovano molti edifici in stile coloniale chiamati ranchos. Uno tra i più rappresentativi di questo genere è la Casa Rosell Rios costruita tra il 1909 e il 1912, quando il quartiere si avviava a diventare il luogo di villeggiatura dell’aristocrazia limeña. La casa venne realizzata dall’architetto francese H. Ratouin per la famiglia Rios, mischiando elementi decorativi vittoriani, art nouveau e neoclassici, senza dimenticare simboli preispanici come il mare, i pesci, il sole e la luna, tipici della cultura Inca.

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Lungo il Malecón, poco lontano dal Parque del Amor, si trova la scuola di parapendio. Sfruttando le correnti ascensionali provenienti dall’oceano, è possibile lanciarsi dalla scogliera per ammirare il panorama sopra il quartiere di Miraflores. Anche se non siete esperti di volo libero, potete provare l’emozione di volare accompagnati da una guida qualificata.


INFO UTILI Foto e testi di Bruno Zanzottera COME ARRIVARE Iberia - Voli per Lima via Madrid a partire da 780 €. American Airlines - Voli per Lima via Miami a partire da 750 €. QUANDO ANDARE Lungo la costa il periodo da ottobre ad aprile corrisponde alla stagione secca estiva con temperature abbastanza elevate. Durante la stagione invernale da maggio a settembre, si hanno temperature più miti e il rischio della garua, una foschia creata dall’evaporazione marina a contatto con il clima secco del deserto, che ad intervalli irregolari avvolge le spiagge sull’oceano. Le piogge sono rarissime. GALLERIE D’ARTE Galeria Lucia de la Puente, Paseo Sáenz Peña 206, Barranco, Lima. Esposizioni: Sandra Gamarra – 14-10-2015 / 14-11-2015 Julia Navarrete – 18-11-2015 / 30-12-2015 Yvonne Sanguineti Galería de Arte, Av. Grau 810 Barranco, Lima. Galeria de arte y café Amaranto, Jr. Ayacucho 269, Barranco, Lima.

SPECIALITÀ Il ceviche è un piatto tipico della costa del Perù e di altri Paesi latino americani. E’ composto da pesce o frutti di mare crudi, con una marinatura che permette una “cottura” naturale delle carni, che vengono così ingentilite dal sapore del limone o del lime, a cui vengono aggiunte delle spezie quali peperoncino o coriandolo. Curiosa e controversa è l’origine della parola ceviche: lo storico peruviano Javier Pulgar Vidal lo deriva dal termine quechua “siwichi”, che significa pesce fresco o pesce tenero, mentre un altro studioso Juan José Vega sostiene che il termine abbia un’origine araba Sibesh, perché le donne moresche, catturate durante la Reconquista dalle milizie Cattoliche, mescolavano il pesce crudo con il succo di limone o d’arancia. Il Pisco Sour è invece il cocktail nazionale peruviano a base di pisco, un’acquavite di vino proveniente dall’omonima cittadina del Perù centro-meridionale. La sua composizione prevede: 40 grammi di pisco, il succo di mezzo lime, mezzo cucchiaio di zucchero o sciroppo di gomma arabica, bianco d’uovo battuto a neve, una goccia di angostura, ghiaccio in cubetti.


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| Hampi, la capitale del mistero

Hampi la città delle rovine, patrimonio UNESCO, si trova fra i resti dell’antica città di Vijayanagara, capitale dell’omonimo antico impero, nello stato meridionale del Karnataka.

INDIA

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Pagina precedente: Badami è una delle perle del Karnataka. La città è situata all’interno di una scogliera semicircolare ed è famosa per le sue numerose grotte dedicate a varie divinità e religioni. Pellegrini al tempio dedicato a Vitthala, un’ incarnazione di Vishnu, il preservatore. Divinità indiana che nell’antica religione vedica aveva caratteri cosmici e solari. Costituisce insieme a Brahma e Shiva la triade indiana; in essa Vishnu rappresenta il principio conservatore, intervenendo ogni volta che l’ordine universale è minacciato.

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Il suggestivo tempio posto al centro del piccolo lago.

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Pellegrini attraversano il fiume Tungabhadra per dirigersi verso alcuni templi posti sulle sue rive. 95


Pellegrini in viaggio sulle strade del Karnataka, diretti ad Hampi. Una donna dalle vesti colorate porta sulla testa contenitori d’acqua, prelevata al fiume Tungabhadra. Ogni giorno deve percorrere molta strada per portare l’acqua al villaggio.

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Nella pagina precedente: scene di vita quotidiana nel piccolo suggestivo lago di Badami, con il tempio dedicato a Shiva sullo sfondo. Shiva, lo sposo di Kali, rappresenta il mito ambivalente per eccellenza. Invirtù dei suoi molteplici aspetti, benevoli e terrifici a un tempo, assume forme ed epiteti diversi. Al tempio di Ganesh, una gigantesca statua in pietra monolitica del dio dalla testa di elefante. L’enorme statua di pietra è molto venerata dagli artisti.

India. Karnataka. Hampi. Il tempio dedicato a Vitthala, una delle incarnazioni di Vishnu il preservatore. Il tempio è famoso per le sue colonne in pietra che suonano ed è uno dei più grandi esempi dell’arte dell’impero Vijanagar.

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Nella pagina precedente: l’impero di Vijanagar fiorì tra il XIV e il XVII secolo sulle rive del fiume Tungabhadra. Il sito, sotto tutela UNESCO, è costellato di templi, statue e alloggi tra cui spicca il tempio Virupaskha con l’imponente Gopura, che domina l’entrata del tempio. Un Sadhu in attesa dei pellegrini che gli chiederanno la lettura dei mantra. Durante la festa della Dussehra due pellegrini si calano nei ruoli di Rama, il settimo avatar di Vishnu, e sua moglie Sita. Rama è la personificazione del bene che sconfigge il male.

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Scene di vita quotidiana in una via di Badami, trasformata in un ruscello dalla pioggia monsonica. Ăˆ abitudine indiana lavare i panni nei fiumi o nei laghi, visto che spesso le case non hanno acqua corrente.

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Pellegrini nella vasca sacra del villaggio durante un bagno purificatore.

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Un bramino prega il toro Nandi in un tempio dedicato al dio Shiva. Il toro Nandi è considerato il protettore del dio Shiva. Ogni divinità, infatti, è sempre accompagnata da un “veicolo” animale: Ganesh ha il topo, Durga il leone, Vishnu l’aquila, Murugan un pavaone e Shiva il toro Nandi. Il toro rappresenta la forza selvaggia, non completamente addomesticabile e la potenza sessuale.

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Un monaco di fede Jaina Svetambara - Colui che veste di solo bianco - sulla sommitĂ del tempio a Shravanabelagola.

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Un Bramino custode del tempio dedicato al dio Shiva. In molti templi nell’antica regione del Deccan è vietato l’ingresso ai non induisti.

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Una donna anziana prepara il pane di prima mattina. Alcuni dei templi in rovina nei dintorni del sito archeologico sono stati trasformati in abitazioni dai locali. Un Bramino mentre legge testi sacri della religione induista.

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Nella pagina precedente: Rashid è uno dei traghettatori che porta i pellegrini da una sponda all’altra del fiume Tugabhadra. Nella foto è con la sua barca circolare in spalla mentre si reca al lavoro di prima mattina. Una famiglia al mercato, luogo di incontri e commerci. All’interno del tempio Virupaksha fervono i preparativi per una festa locale in onore del dio Shiva.

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Particolare di uno dei templi a Pattadakal. Qui centinaia di bassorilievi raccontano la fede induista, con le sue molteplici divinitĂ .

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INFO UTILI Foto e testi di Graziano Perotti

QUANDO ANDARE Il periodo migliore per visitare Hampi e la regione del Karnataka va da Ottobre a marzo, ma il sito è visitabile tutto l’anno. DOCUMENTI Passaporto in corso di validità di almeno sei mesi dalla data d’ingresso e richiesta del visto che può avere una validità sino a tre mesi. FUSO ORARIO + 4 ore e 30 minuti (3 ore e 30 minuti con in vigore l’ora legale). ELETTRICITÀ 220 volt. Nella regione del Karnataka le prese sono circolari a tre poli e bisogna munirsi di adattatore. Tutte le informazioni per un viaggio in Karnataka e ad Hampi si possono trovare al link dell’Ente Nazionale del Turismo Indiano.

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| TERRe DI INDACO E D’ORO

Sono gli altipiani silenziosi e remoti del Gran Sasso dove si coltiva lo zafferano. Spezia d’oro per colore e costo.

ITALIA

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A Santo Stefano di Sessanio (foto di apertura), da qualche anno albergo diffuso, con numerose trattorie e taverne celate nell’intrico delle viuzze in pietra, arrivano le prime folate di aria gelida che spogliano alberi e prati e la prima neve ricopre i tetti di borghi silenziosi.

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Sulla Piana di Navelli, ai piedi dell’imponente massiccio del Gran Sasso, gigante calcareo alto quasi tremila metri, l’aria tersa settembrina è già un lontano ricordo. Si fanno avanti le atmosfere brumose novembrine, che fanno apparire le rovine del castello di Rocca Calascio, il più alto d’Abruzzo, come dei muri fantasma annegati nel biancore della nebbia.

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Basta lasciarsi guidare dal profumo per scoprire paesaggi mozzafiato, colorati da alberi in abiti autunnali, cascate e torrenti gonfi di pioggia. Luoghi ed echi di un’Italia antica, quasi scomparsa, per chi va alla ricerca di tradizioni, emozioni e sapori in questo spicchio d’Abruzzo impervio e nascosto, abitato da svariati animali. Tra questi il falco pellegrino, elegante rapace che nidifica sulle pareti rocciose piÚ verticali.

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Sono rari i posti al mondo dove i Crocus sativus crescono spontanei. I terreni ideali, simili a quelli d’origine, devono avere condizioni ottimali perchÊ il bulbo dia il suo fiore blu con i preziosi

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bastoncelli rossi: praterie d’altitudine battute da un sole torrido d’estate e inverni freddi, come quelle che si incontrano quassÚ.

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I primi bulbi sono arrivati dall’Oriente, ben nascosti e custoditi nei sacchetti di cuoio di ladri e mercanti, che avevano intuito l’enorme possibilità di arricchimento con la vendita di questa preziosa spezia. Volete vedere campi fioriti in autunno inoltrato? Si può. Ogni anno su questi altipiani battuti da folate gelide, accade un miracolo. Migliaia di crochi blu fioriscono per regalare una spezia tra le più pregiate e usate al mondo: lo zafferano. Il tesoro rosso di Navelli e Civitaretenga, piccolo borgo di 200 anime, tra la fine di ottobre e inizi novembre per due settimane circa, dà lavoro a una novantina di soci della cooperativa, per compiere il gesto più semplice al mondo: cogliere fiori. Tra i petali de Crocus si nascondono i tre stimmi rossi che, tostati, diventeranno una prelibatezza per bongustai.

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La raccolta dei fiori viene effettuata all’alba, quando la campana della chiesa di Civitaretenga rintocca sei volte e i fiori sono ancora chiusi. Perchè con il sole il bocciolo si apre e rovina gli stimmi. Il tutto dura due ore ogni giorno. Il prezioso carico viene riposto con delicatezza in canestri ben aerati e portati in casa.

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Quando fuori si annusa l’arrivo della prima neve e il sole al tramonto non da più calore i soci della cooperativa di Civitaretenga si riuniscono in casa per la pratica della “sfioratura”.

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Le mani esperte sfiorano, danzano, staccano con precisione millimetrica i tre stimmi rossi penduli, e cosĂŹ per ore davanti al camino acceso raccontandosi storie di una vita, in compagnia di parenti e amici.

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“Per avere un’ idea di quanti boccioli si devono sfiorare per ottenere un chilo di stimmi bisogna ragionare sulle 200 mila corolle” ci dice un socio. Una novantina di agricoltori raccolgono alla fine della breve stagione cinquanta chili circa di zafferano. È molto più costoso di quello che si trova già confezionato nella grande distribuzione, quasi sempre proveniente dalla Spagna, il paese che ne esporta di più al mondo ma spesso di scarsa qualità perché “tagliato” con altre spezie meno nobili.

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A portare per la prima volta su questa piana arida e sterile i preziosi bulbi era stato nel XIII secolo il monaco dominicano Santucci, inquisitore sotto Filippo II, originario proprio di Navelli. Al contrario di altri luoghi dove il bulbo viene coltivato perennemente, qui gli stessi vengono dissotterrati, selezionati e reimpiantati ad agosto. Una procedura più lunga e faticosa per la schiena e uno dei motivi del declino di questa tradizione tenuta in vita solo qui. Quando a novembre anche l’ultimo fiore è stato raccolto sulla piana, e i campi messi a riposo, gli stimmi rossi vengono posati su una retina fine e messi a essiccare vicino al fuoco di un camino. Solo l’esperienza acquisita negli potrà trasformare questi bastoncelli in spezia preziosa, pesata con strumenti da gioielleria, visto che il prezzo attuale si aggira sui 12 mila euro al chilo.

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Pagina precedente: il borgo mediceo di Santo Stefano di Sessanio, nel cuore del parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, appare dopo un tornante ben mimetizzato tra le rocce circostanti. A quasi 1400 metri d’altitudine, è stato dichiarato tra i dieci borghi più belli d’Italia. Da qualche anno è stato trasformato in albergo diffuso dall’imprenditore italo svedese Daniel Elow Kihlgreen, che ha ridato vita a vecchi palazzi, logge, abbandonati dagli abitanti, emigrati nel mondo in cerca di fortuna. Ogni anno decine di chili di zafferano della Cooperativa di Civitaretenga e Navelli partono per impreziosire piatti d’Italia e del mondo con il loro inconfondibile sapore. Che sia risotto giallo o il piatto di polpette di vitello e piselli allo zafferano delle foto, assaporati con un buon vino rosso, avranno un effetto straordinario sul nostro umore.

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Piatto di gnocchi alla crema di zafferano e l’ottimo formaggio canestrato di Castel del Monte, presidio Slow Food, ottenuto nel territorio del parco nazionale del Gran Sasso con latte ovino crudo. Le pecore pascolano sull’altopiano di Campo Imperatore fino all’inizio dei primi freddi, poi, con la transumanza vengono trasferite nelle più miti terre della Puglia settentrionale.

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La torta alla crema di zafferano, un dolce dal colore inconfondibile e molto apprezzato. Qui la cucina casalinga, con prodotti locali, è ben radicata e si sfruttano tutti i prodotti della terra montana abruzzese.

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INFO UTILI Foto e testi di Vittorio Giannella Come arrivare Autostrada A25 Roma-L’Aquila-Pescara, uscire a Popoli e seguire per Navelli. Dove dormire Sexantio albergo diffuso a S.Stefano di Sessanio, t 0862 899112. Casa verde, agriturismo dei soci della Cooperativa zafferano a Civitaretenga. Con loro è possibile organizzare una giornata di raccolta dei boccioli. t 0862 959163. Rifugio della Rocca a Rocca Calascio, si dorme in camerate o in piccoli appartamenti, posti in posizione invidiabile, con la vista che spazia fino alle cime del Gran Sasso. t 338 8059430, 340 4696928.

Dove mangiare Antica Taverna a Navelli, locale che vanta anni e anni di attività, interno a volta con sassi a vista. Da non perdere assolutamente un piatto di pasta alla chitarra con gamberi e zafferano, o tagliatelle al cioccolato con polpa di cinghiale. Chiuso il mercoledì. Ristorante Il Cantinone di via Boragno a S.Stefano di Sessanio, nel cuore del suggestivo borgo. Piatti della tradizione abruzzese, come zuppe di lenticchie, formaggi DOP come il canestrato di Castel del Monte. Tel. 0862 899112. Ristorante agriturismo I sapori di campagna a Ofena, dove gustare zuppe di farro e lenticchie, gnocchetti alle erbe o le sagnette con ceci e zafferano. t 0862 954253

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| lione, LA CULTURA DIPINTA

Terza città della Francia, o seconda se si considera l’area metropolitana, Lione ama la cucina raffinata e la cultura. Tanto da dipingere con libri e librerie interi stabili.

FRANCIA

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Poche città al mondo vantano un numero di dipinti su muro così elevati (oltre 150). Insieme a Berlino, Lione è l’indiscussa capitale europea della pittura murale: affreschi, dipinti e trompe-l’oeil raccontano storie del passato e del presente, sempre legate al proprio quartiere e alla propria storia. Non è solo una questione ornamentale. Osservare questi dipinti, infatti, significa apprendere l’identità lionese, le differenti classi sociali dei numerosi quartieri cittadini, i suoi simboli, i suoi valori e i suoi abitanti. Un modo unico per vivere e capire appieno la città, che da oltre trentacinque anni si “riempie” dei colori dell’arte, dando spazio a nuovi concetti d’urbanizzazione e abbellendo quartieri altrimenti spenti.

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Ogni angolo di Lione, anche quello piÚ popolare e di periferia, possiede almeno un dipinto che racconta una storia legata al proprio quartiere, passata o presente che sia. La cosa incredibile è che le persone ritratte sono reali e in molti casi ogni dieci anni vengono ridisegnate con l’aspetto recente; quindi una bambina ritratta 30 anni fa, oggi è ridisegnata adulta, magari a sua volta con dei figli: un disegno che cresce con i propri soggetti!

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I cittadini sono così orgogliosi e fieri dei propri dipinti che la richiesta di raccontare, modificare e disegnare nuove storie quotidiane sui muri delle proprie abitazioni è in continuo aumento, tanto che a Lione è nata la prima scuola al mondo di pittura murale che si chiama EcohlCité. Il fondatore Gilbert Coudène spiega: “Noi siamo al servizio di un progetto, al servizio di un ambiente, al servizio delle persone. Non facciamo quello che abbiamo davvero voglia di fare, facciamo quello di cui il luogo o l’ambiente ha bisogno. I muri sono la pelle degli abitanti e noi cerchiamo di soddisfare le loro richieste.”

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Nel quartiere popolare Etas-Unis, un’intera facciata è dedicata al visionario Tony Garnier, noto architetto urbanista dalle marcate idee socialiste. Nato nel 1869 proprio in questo angolo di Francia, è diventato famoso per aver progettato e costruito negli anni 20 i primi quartieri operai di Lione (oggi considerati l’inizio dell’architettura moderna), rifacendosi ai suoi studi sulla “Città Industriale”. Un bell’esempio sulle concezioni urbanistiche innovatrici dei primi del 900. Nel dipinto, oltre al suo ritratto, sono stati inseriti i grandi progetti che Garnier ha realizzato a Lione.

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Nel Rinascimento Lione era un importante centro di scambi e grazie al commercio della seta divenne ben presto una delle realtà economiche più fiorenti d’Europa. Nel quartiere Croix-Rousse, il cuore storico della città, oggi dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, si trovavano artigiani, stampatori e tessitori della seta, tutto gravitava intorno a questo tessuto animale. Oggi è uno dei quartieri più eleganti e ambiti della città e, anche se il mercato della seta è drasticamente crollato, si possono ancora trovare vecchie tessitorie che lavorano questa fibra, per lo più laboratori-musei, dove vedere all’opera i rumorosi e giganteschi telai. Importante ricordare che proprio qui, nel 1831, ci fu la prima rivolta operaia della storia operata dei setaioli contro lo sfruttamento e i salari da fame.

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Nella pagina precedente: Uno scorcio del quartiere Cité Internationale, realizzato da Renzo Piano e completato nel 2006 Per ogni cinefilo che si rispetti, non può mancare una visita alla casa museo dei fratelli Lumière, considerati gli inventori del cinema. Il museo si trova all’interno della villa appartenente alla famiglia Lumière e ospita una ricchissima cinemateca con i primi girati della storia (1400 film originali restaurati e il primissimo film della storia “L’uscita dalle officine Lumière”), nonché le prime macchine da ripresa, proiettori, libri, immagini e oggetti strettamente legati alla storia del cinema. Un patrimonio che, nel 2005 è stato definito “memoria del mondo” dell’UNESCO.

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Usanze hollywoodiane a Lione. In rue Primier-Film, sul muro di cinta dell’Institut Lumière, si trova Le “Mur des Cineastes”, ben allinate centinaia di targhe in metallo dorato riportano i nomi di celebrità da tutto il mondo che hanno reso famosa la settima arte. Durante il mese d’ottobre si svolge il festival Lumière, nelle scorse edizioni sono stati premiati registi e attori come Almodòvar, Tarantino, Clint Eastwood e Depardieu. Un’ampia ala del museo è dedicata alle miniature con opere iperrealistiche dell’artista Ohlmann, mentre una stanza è dedicata all’arte della scenografia.

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La Passarelle du Collège è tra i ponti pedonali sospesi più famosi e amati della città, costruito nel 1845 univa la riva destra al collegio cittadino.

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Una magnifica abbazia reale, nel cuore della città, è la sede del Muséè des Beaux-Arts de Lyon, uno dei principali e importanti musei francesi ed europei. Un percorso espositivo che parte dal chiostro e si sviluppa nelle settanta sale, propone ai visitatori opere dall’antichità all’arte moderna. Trentacinque sale sono dedicate alla pittura occidentale dal Trecento fino agli anni Ottanta, un ampio spazio è dedicato alla pittura italiana con opere di Tintoretto, Perugino, Tiepolo e Canaletto. Nove sale sono dedicate all’arte antica, un’esposizione di oltre 14000 reperti provenienti dall’antica Roma, l’antica Grecia e dall’antico Egitto, fiore all’occhiello la magnifica teca dei sarcofagi egiziani. Si finisce con una vastissima raccolta di sculture, presenti opere di Modigliani, Rodin, Picasso e Fiesole.

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Lione, insieme a Torino e Praga forma il triangolo della magia bianca, non a caso è soprannominata “città del leone” che per l’esoterismo significherebbe “città del mistero e della magia”. Come Torino e Praga, è attraversata da due fiumi con caratteristiche energetiche opposte, la Saona femminile e il Rodano Maschile. Il leone era il simbolo del dio celtico del sole e delle messi, venerato nel periodo dell’imperatore Claudio. Si suppone che a Lione nacque Ponzio Pilato e nel 1786 venne fondata la prima Loggia “la saggezza trionfante” del Rito Egizio della Massoneria. Per un appassionato di misteri Lione è la città giusta!

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Lione è considerata la culla della nouvelle cuisine, ovvero la grande gastronomia francese. Potete scegliere tra le numerosissime trattorie e i ristoranti stellati, in entrambi i casi troverete una cucina capace di deliziare i palati più esigenti. Per non sbagliare scegliete quelli che espongono il marchio “bouchon lyonnais” creato dalla camera di commercio al fine di garantire la tipicità lionese, con qualità e servizio impeccabile. Lione è la città di Paul Bocuse, considerato uno dei più grandi chef mondiali, l’unico che ha saputo tenere per cinquant’anni le tre stelle Michelin. Talmente amato e venerato che gli hanno intitolato il mercato Halles de Lyon-Paul Bocuse dove da sempre acquista i prodotti per il suo ristorante.

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Una barca a vela naviga sulla Saòne, il fiume che insieme al Rodano attraversa Lione. Sullo sfondo il ponte pedonale Passarelle du Palais de Justice, costruito nel 1984 dall’architetto Charles Delfante.

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INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini

DOVE DORMIRE Grand Hotel De La Paix 2 place Francisque Regaud 69002 tel 0478371717 La Tour Rose 22 rue du Bœuf 69005 tel 0478926910 Kyriad Lyon Centre Croix-Rousse 48 rue Hénon 69004 tel 0472002222 DOVE MANGIARE Bouchon Comptoir Brunet 23 rue Claudia 69002 tel 0478374431 Daniel et Denise 156 rue de Créqui 69003 tel 0478606653 Le Poêlon D’Or 26 rue des Remparts d’Ainais 69002 tel 0478376560

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UN FOTOGRAFO AL MESE

In questo numero vi presentiamo il nostro fotografo Paola Co gioco semplicissimo: creare. La passione è stata accantonata per diversi anni fino all’avvento del digitale, che ben si accorda con la mia impazienza. Ho ripreso nel 2006 con la prima “compattina” Canon e ora, a fasi alterne, continua con spirito diverso. 2) Quale corredo usi? Uso fotocamera e obiettivi Canon. Faccio spesso foto di scena: a teatro uso un 100/400, che mi permette di stare defilata rispetto al pubblico e mi toglie il peso dell’invadenza … ma non il peso sul braccio, che comincia a risentirne. Uso un 50 macro per le foto floreali e lo still life, un 24/105 e un 12/24 per tutto il resto. 3) Preferisci le foto in bianco e nero o colore?

1) Quando e come è iniziata la tua passione per la fotografia? È iniziata molto tempo fa, con una Pentax ME Super acquistata con i primi stipendi, quando ancora il digitale era impensa-

bile e la fotografia era fatica: ricavarsi una camera oscura nel bagno di casa ed emozionarsi a veder emergere le immagini dal nulla. Fare centinaia di diapositive e divertirsi a inventare ciò che oggi col digitale è un

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Non ho preferenze, come non ho preferenze di genere. Alcune foto nascono in BN già nella macchina. Per altre, come le foto floreali, non posso prescindere dalle sfumature di colore, per quanto spesso mi piaccia giocare con il BN anche quando fotografo i fiori. 4) Per te la fotografia è arte o un modo di comunicare?


ongia. Ultimamente la parola “comunicazione” ha assunto accezioni ambigue, che faccio fatica ad accostare all’arte (vedi marketing e immagini che tendono a indirizzare o condizionare il gusto e le opinioni). Preferisco considerare la fotografia un modo per esprimersi. 5) Se potessi fotografare un luogo per te perfetto, quale sarebbe?

voglia di riguardarla trovandoci ancora qualcosa di nuovo, quella è sicuramente una fotografia riuscita.

Non esiste per me un luogo perfetto da fotografare. Esiste la foto perfetta del luogo perfetto che, per fortuna, devo ancora continuare a cercare. Spero di saper riconoscere quel luogo, quando lo vedrò, e di esserne all’altezza, fotograficamente parlando.

8) Qualche nota biografica

Niente trucchi e niente magie. Dovrei sostenere l’ipotesi che ci sia magia nelle mie foto. Invece credo che dovrò lavorare ancora molto per ritenermene almeno soddisfatta.

Non essendo fotografa professionista, da tempo immemorabile (più o meno dal cenozoico), mi sono guadagnata il pane lavorando in altro ambito: insegnando musica fino al raggiungimento della laurea in medicina e, ora, esercitando la professione di medico oculista. Divido il tempo libero tra fotografia, lettura e musica.

Posso dire cosa mi piace in una fotografia: la forza ottenuta con l’essenzialità, il rigore formale, l’espressività. Cerco i giochi di luce quando fotografo i fiori o i paesaggi, cerco di rubare suggerimenti dalle foto dei Grandi Fotografi. Se si riesce ad osservare una fotografia per più dei 4 secondi canonici e poi vien

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6) Cosa cerchi in una fotografia?

Svela un trucco della magia delle tue foto


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NEL PROSSIMO NUMERO

cuore

corpo gusto

CUBA Sulle orme di Hemingway

TANZANIA La dura vita degli Hamda

DANIMARCA Copenaghen è servito

mente natura ITALIA Ferrovie del Sud Est: il finestrino racconta

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Numero di Ottobre 2015 MALI • PERÙ • INDIA ITALIA • FRANCIA • Fotografo del Mese: PAOLA CONGIA

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