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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Isabella Conticello grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Fabiola Giuliani fotografa Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: MAROCCO | GRAZIANO PEROTTI. Pag. 4 SALINE | GIOVANNI TAGINI Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014 2


EDITORIALE L’ARIA DEI TEMPI

La notizia è di quelle che dovrebbero atterrire. Ma non è una notizia, nel senso che non è nuova, il che peggiora ulteriormente la questione. Se in Campania brucia la “terra dei fuochi”, nella pianura padana a bruciare è il respiro. Almeno secondo la WHO (l’Organizzazione mondiale della Sanità – OMS) che ha pubblicato i dati dell’inquinamento dell’aria nel mondo dove il 92% delle persone respira aria inquinata, che ne danneggia la salute. Milioni di morti a causa degli ossidi di zolfo e di azoto, del monossido di carbonio, dell’ozono e delle polveri sottili, quotidianamente accumulate nei polmoni. A portarne le conseguenze peggiori sono soprattutto i soggetti più deboli, anziani, bambini e donne in stato interessante in testa. L’allarme generale, diffuso da molti giornali e ripreso da diversi siti web, paradossalmente ne esce depotenziato, perché troppo generico e lontano, quasi confinato alle asettiche stanze del palazzo di Ginevra, dove il WHO ha sede. Come contromisure da adottare si preferisce parlare di riduzione di emissioni, di Piano 20-20-20 – riduzione delle emissioni di gas serra del 20%, alzare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20% il risparmio energetico entro il 2020 - e di ulteriore significativa 3

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riduzione entro il 2030. Ma ora di quelle date ci potrebbero essere altre centinaia di migliaia di morti, soprattutto in Italia, perché - e questa è la notizia - abbiamo l’aria peggiore di tutta l’Europa occidentale, senza neppure l’ombra di un’area pulita, come invece ne possiedono i Paesi Scandinavi, primi della classe, ma anche Gran Bretagna (Scozia e Irlanda soprattutto) e perfino Francia e Spagna. Il peggio del peggio è rappresentato dalla Pianura padana, il cui grado di inquinamento è paragonabile a quello che si riscontra in Cina e in India, e che in Europa si trova solo in alcune zone meridionali della Romania e settentrionali della Serbia. Nel 2012 su un totale di 491 mila decessi in Europa dovuti a questa causa, ben 84.400 sono avvenuti in Italia. Ma stampa e televisione non ne parlano perché è un argomento scomodo, che ha bisogno di grandi investimenti con risultati non immediati, e quindi di scelte spesso impopolari di una politica lungimirante. Quindi occorre rimboccarsi le maniche e, ciascuno nel proprio privato, iniziare a modificare in senso green il proprio stile di vita, senza aspettare l’arrivo di misure coercitive dall’alto, che nessuno avrà il coraggio di prendere e mettere in atto. Perché ne va della nostra vita e non è un modo di dire.


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S O M M A R I O EDITORIALE di Federico Klausner MAROCCO Chefchaouen, nel blu dipinto di blu

Foto e testi di Graziano Perotti gIAppONE Hakone, un caldo abbraccio

Foto di Bruno Zanzottera Testi di Marta Ghelma SPAGNA Frizzante Catalogna

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NEWS

SCOzIA Skye, l’isola vicina al cielo

Foto e testi di Federico Klausner ITALIA Trapani, un sale accecante

Foto e testi di Giovanni Tagini

Foto e testi di Giovanni Tagini

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LEGENDA

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M E N T E C U O R E N AT U R A G U S TO CORPO


PASQUA E DRAGHI

BRASILE

Il 16 e il 17 aprile 2017, i bambini diventano i cavalieri di Mago Merlino alla ricerca dell’uovo di drago, per una Pasqua e una Pasquetta speciali, al Castello di Gropparello. Un’avventura che prevede una magica caccia al tesoro alla Ricerca dell’uovo del Drago, per sconfiggere gli eserciti nemici. L’attività, alla scoperta delle Gole del Vezzeno e delle popolazioni di draghi che ancora le abitano, si svolgerà nei boschi e nelle valli che circondano il castello. Info e prenotazioni

A Rio de Janeiro esiste una realtà che organizza viaggi alla scoperta delle antiche tradizioni spirituali del Brasile, diverse e intrecciate, come le popolazioni che hanno abitato questo Paese. Una strada di ricerca per ritrovare il benessere interiore: canti sciamanici, pittura corporale ed escursioni porteranno a una profonda conoscenza del sé. Prezzi a partire da 1480 € per 9 giorni. Favela Para Ti Tour

MALDIVE

PAROLE OSTILI

Per spiriti avventurosi e amanti del mare, un’immersione con le mante e gli squali balena è immancabile. Così Four Seasons Resorts Maldives ha preparato il catamarano più chic dell’Oceano Indiano, il Four Seasons Explorer, per solcare il mare e partire verso due grandi avventure targate Manta Trust Expeditions 2017. In collaborazione con The Manta Trust, l’organizzazione benefica per la protezione delle mante, le spedizioni avranno un accompagnatore d’eccezione, Guy Stevens, fondatore dell’organizzazione e grande studioso. Info

Parole Ostili non è solo un evento che si è svolto a febbraio a Trieste, ma un modo di pensare e comunicare. Parole Ostili vuole far capire il potere delle parole e noi di TravelGlobe non possiamo che approvare e aiutare a divulgare il manifesto della comunicazione non ostile. Cosa puoi fare tu? Oltre a sostenere il progetto, impegnarti a non ferire verbalmente, sia online che offline. Perché la realtà è una sola e le parole sono importanti. Info

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CIOCCOLATO

Lady Blue è il caffè, distribuito da Mogi, coltivato e lavorato da una cooperativa esclusivamente femminile in Guatemala. Queste donne, mentre si prendono cura delle piantagioni, riescono a supportare anche economicamente le proprie famiglie, migliorandone fattivamente le condizioni di vita. La coop SAMAC è una comunità di Maya Q’eqchì che vive in un ambiente incontaminato seguendo i ritmi delle antiche tradizioni. Per supportare il progetto, si può acquistare il caffè su MOGI Shop.

La Collezione Pasqua 2017 del celebre cioccolatiere Guido Castagna è con l’uovo Honduras, realizzato con l’omonimo cioccolato maturato per 24 mesi, capace di sprigionare notevoli note aromatiche. Se questo, però, è il regalo per i veri intenditori, non mancano le offerte adatte a tutti i palati. Tornano, infatti, i piccoli ovetti ripieni e l’immancabile uovo Bigiuinott (cioccolato fondente ricoperto di gianduiotto realizzato senza latte né grassi animali). Info

WIFI IN VOLO

NEW YORK

Eurowings è la prima compagnia aerea low cost ad offrire ai propri passeggeri la connessione internet in volo col sistema satellitare Inmarsat. Nel corso della prima metà del 2017 circa 69 dei suoi Airbus verranno dotati del collegamento internet a banda larga. Le prime installazioni sono pronte e i test sono in corso.

La partenza per la Grande Mela è vicina, ma non hai ancora organizzato la visita? C’è una guida che può fare al caso tuo: New York in 7 giorni. Perfetta per essere sfogliata prima e durante il viaggio. Nell’edizione 2016 sono state aggiornate le informazioni, aggiunta una guida con consigli utili sulla prenotazione di un hotel e tanti altri per andare alla scoperta delle attrazioni più importanti, completati da interessanti aneddoti e curiosità. Scarica la guida a 0,99 euro qui

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CAFFÈ ROSA


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| CHEFCHAOUEN Nel blu dipinto di blu

Una città antica, considerata sacra e per secoli chiusa al turismo, dove il tempo si è fermato. Affogato nel blu delle sue case, dal 2000 protette dall’UNESCO.

MAROCCO

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In apertura: donne dagli abiti con gli stessi colori della maggior parte delle vie del centro storico, sembrano fondersi nelle tante tonalità dell’azzurro di Chefchaouen. Pagina precedente: un panorama di Chefchaouen, la città blu, fondata da esuli provenienti dall’Andalusia.

A sinistra una delle porte di una casa del centro storico con i tipici disegni. Sopra: una donna alle prese con la tinteggiatura annuale della sua casa. La tradizione vuole che le case siano tinteggiate con l’arrivo della primavera.

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Nella doppia pagina precedente: una suggestiva immagine di un cortile interno della cittĂ blu. Entrando nei cortili ci si sente come rapiti tra cielo e mare, invece che in una piccola cittadina custodita dalle montagne del Rif. Sotto: la famiglia di Hamid ha appena steso i panni nel tipico cortile interno della sua casa.

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Chefchaouen viene chiamata la città blu perché questo è il colore predominante; ma alcune trasgressioni la rendono ancora più bella. Al visitatore non resta che bearsi della solarità delle sfumature e perdersi in esse.

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Le donne rientrano dalla moschea, un bimbo si affaccia incuriosito: la vita nella città blu ha ritmi lenti. Neppure il crescente interesse dei turisti, che negli ultimi anni percorrono le sue vie, è riuscito a modificarlo.

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La cittĂ blu, essendo circondata da montagne, non ha grandi spazi per i giochi dei bambini, che scorrazzano numerosi per le strette e colorate vie.

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Una donna, nella parte alta della cittĂ blu, scende i ripidi scalini verso la zona bassa, piĂš commerciale.

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Gli abitanti di Chefchaouen non amano essere fotografati e spesso alla vista di una macchina fotografica si coprono il volto, oppure esprimono tutta la loro irritazione.

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Chefchaouen è capitale della provincia omonima, nella regione di Tangeri-Tetouan. I suoi abitanti appartengono a tribù berbere del Rif e a popolazioni arabe. La città è famosa anche per le sue splendide fontane pubbliche: ogni quartiere ne ha una spesso arricchita da disegni arabeggianti.

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Chefchaouen fu fondata dagli spagnoli e l’urbanistica ce lo ricorda. Per secoli l’ingresso è stato vietato gli stranieri e il turismo di massa non è ancora arrivato. Nel turistico Marocco soggiornare tra stradine e saliscendi dei gradini colorati è una parentesi che ha il sapore della scoperta.


L’aspetto delle vie della città ricorda i piccoli villaggi andalusi, ma con un tocco in piÚ di azzurro, il colore dell’islam e Il colore della casa della donna che, appoggiata al muro, ascolta la terza chiamata giornaliera del muezzin alla preghiera.

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Una donna diretta alla moschea tra i giochi di luce e ombre che esaltano l’azzurro, nelle ore che precedono il tramonto.

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Uno struzzo è portato per le vie della città per attirare locali e turisti: una fotografia in cambio di una piccola offerta.

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Il fornaio della città si trova in una delle vie principali. Dopo due giorni di accanito corteggiamento ha accettato di farsi fotografare nel suo trionfo di azzurro, con il fuoco del forno ad attendere il pane appena impastato che le donne gli portano di prima mattina. Sembra di assistere a un vero e proprio rito: escono di casa con il pane da cuocere su un vassoio di legno, si incontrano e si fermano a scambiare quattro chiacchiere, parlano di figli all’estero e di figlie da sposare. Dei problemi di tutti i giorni che sembrano uguali ma uguali non sono. Ed è in questi attimi che la città blu diventa più vera; non solo una fotografia colorata ma un attimo di vita, condiviso da spettatore, nel teatro più autentico dove si possa prenotare una poltrona: quello della vita di un punto blu, avvolto dalle montagne del Rif del Marocco.

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Le donne provenienti dalle montagne del Rif portano prodotti del loro orto e manufatti in cotone al mercato della cittĂ .

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L’azzurro, che predomina su tutti gli altri tenui colori nell’antica Medina è oggetto di diverse ipotesi. La principale è che l’azzurro è il colore del paradiso. Ma ne esiste anche un’altra, molto meno romantica, che sostiene che il colore funga da repellente contro le zanzare in certi periodi dell’anno, ingannandole con il colore dell’acqua profonda.

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Una donna berbera proveniente dalle montagne si dirige verso piazza Uta el Hammam, la principale della città. Veste il tipico abbigliamento dei berberi del Rif L’economia locale non è solo basata sul turismo e sui prodotti della terra, ma anche sui campi di cannabis nei dintorni, in cui si coltiva il 40% della marijuana del mondo e l’80% di quella fumata in Europa. È considerata la migliore in assoluto anche dai vari istituti di sanità, che la vogliono utilizzare per scopi terapeutici.

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Lo scorcio di una piccola piazza ombreggiata da viti che, oltre a una nota di colore diverso dall’azzurro, dà frescura nelle calde giornate estive.

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Il nome di Chefchaouen significa “Le due corna” e deriva dalle cime delle due montagne che la sovrastano: il Jebel Kela e il Tissouka. La città dalle mille sfumature d’azzurro ha avuto la sua consacrazione nel 2010, quando l’Unesco l’ha inserita nella lista dei luoghi patrimonio dell’umanità.

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Una bimba al ritorno da scuola, nel sottopasso verso le mura domestiche, anche qui in un trionfo di azzurro.

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INFO UTILI Foto e testi di Graziano Perotti Quando andare I mesi migliori sono aprile maggio e settembre - ottobre: non fa troppo caldo e piove pochissimo. Come arrivare Città situata nord-ovest del Marocco, a 600 metri sul livello del mare, Chefchaouen ha poco più di 42 000 abitanti. Ci si arriva da Tangeri, la strada più comoda (110 km – 1h) in auto o in autobus, ma anche da Rabat (250 km- 3h) o da Casablanca.

Dove dormire Ampia offerta alberghiera per tutte le tasche a ottimo livello. Si passa dai 120 € del Lina Ryad & Spa, ai 59 del Dar Meziana e del Dar Echchaouen, ai 34 dell’hotel Koutoubia. Tutti raccomandati. Dove mangiare Restaurant Beldi Bab Ssour, No 5 Rue El Kharrazin, tel +212 660-261128 Link utili Ente Nazionale Turismo del Marocco Via Larga, 23 20122 Milano. Tel. 02-58303633 Info utili per visitare il Marocco

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| Skye. L’isola vicina al cielo

Isola della nebbia, per il suo clima. Isola alata per le sue ali di roccia, che dividono la terra dai loch. Sono molti i nomi poetici dedicati a questa gemma delle Ebridi, incanto di verde e di blu. Dove le stagioni durano un giorno.

SCOZIA

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In apertura: Isola di Skye. Neist Point, il punto più occidentale dell’isola vicino alla cittadina di Glensdale, su cui sorge il celebre faro. Venne costruito nel 1900 e prevedeva la manovra da parte di un guardiano. Ora è stato automatizzato. Dall’altezza dei suoi 43 m. s.l.m. è visibile fino a 16 miglia marine di distanza (30 km). Si raggiunge con una camminata di 45 minuti, inagibile in caso di nebbia o forte vento, da cui nei mesi estivi si possono avvistare regolarmente balene e squali elefante. Nella doppia pagina precedente: il porto di Portree con le sue pittoresche casette colorate. Capitale dell’isola, si trova lungo la costa orientale, affacciata su una baia protetta. In questa pagina da sopra e in senso orario: il cartello di benvenuto sull’isola di Skye posto al termine del ponte che la collega a Kyle of Lochalsh in Scozia. Due ciclisti sulla strada B8083 nei pressi di Elgol, nella zona sud occidentale dell’isola. Skye è un paradiso per le attività outdoor. Pescatori a Loch Pooltiel, a ovest, non lontano da Neist Point.

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L’ Eilean Donan Castle a Kyle of Lochalsh, sull’ultimo promontorio scozzese prima di imboccare il ponte per Skye. È uno dei più famosi castelli medievali di tutta la Scozia, la cui immagine è presente su innumerevoli calendari e scatole di biscotti. Sorge su un’isoletta rocciosa alla confluenza di tre grandi Loch (fiordi o laghi). L’edificio venne edificato dall’arcivescovo Donan nel 643 d.C. per farne un monastero. Alessandro II lo convertì in un grande castello, occupato nel 1719 da ribelli giacobiti appoggiati da una guarnigione spagnola, e liberato pochi mesi dopo da tre fregate della Royal Navy che, pur non riuscendo ad abbatterne a cannonate le mura spesse fino a 5 metri – lo conquistarono e lo fecero saltare con le centinaia di barili di polvere da sparo in esso contenuti. Per 200 anni rimase in rovina finché tra il 1912 e il 1932 venne acquistato e ricostruito dal colonnello John MacRae-Gilstrap, alla cui famiglia tuttora appartiene.

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Loch Dunvegan, un fiordo nella parte centrale dell’isola, su cui affacciano minacciosi i cannoni dell’omonimo castello, è stato colonizzato dai leoni marini, che a centinaia escono dalle gelide acque per scaldarsi al sole. Abituati alla presenza umana, possono essere avvicinati fino a pochi metri con delle piccole imbarcazioni, durante un’escursione di un’oretta.

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Immagini della distilleria Talisker a Carbost, sulla sponda del Loch Harport, fondata nel 1830 dai fratelli Hugh e Kenneth MacAskill, tra le proteste del reverendo Roderick MacLeod. È la più antica distilleria dell’isola ancora in attività, che produce il premiato Talisker Single Malt Scotch Whisky. Il suo nome ha origini vichinghe: Thalas Gair (roccia inclinata), che poi è la Cnoc nan Speirag, la Collina del falco, da cui sgorgano le 14 sorgenti sotterranee che alimentano la produzione, che in caso di siccità si blocca.

Possiede ancora attrezzature tradizionali, come i 5 alambicchi distillatori in rame, i fermentatori in legno, i worm tubs (particolari tipi di scambiatori - condensatori situati fuori dalla distilleria, in cui il tubo, che trasporta il distillato, segue un percorso a zig-zag sul fondo di una vasca di acqua fredda a ricambio continuo) e schiere di botti di quercia in cantina. Per visitare la distilleria si segue una visita guidata della durata di un paio di ore. Il fornitissimo shop vende whisky tradizionali invecchiati dai 10 ai 30 anni, whisky rari e whisky aromatizzati dalla flora locale. 48


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A sinistra: colori, colori e ancora colori. Le tinte delle case affacciate sul porto di Portree sopperiscono all’assenza di colore delle giornate nuvolose. Le condizioni metereologiche a Skye cambiano di continuo, tanto che scherzosamente – ma neppure tanto - gli abitanti affermano di vedere passare spesso le 4 stagioni in una sola giornata. Portree, la capitale dell’isola conta circa 2700 abitanti, il 40% dei quali parla il gaelico scozzese. Una curiosità: la città è la sede del club Pride of Portree, squadra professionistica di Quidditch, il gioco immaginario con la palla, presente nei libri di Harry Potter. A destra: un muro dipinto a Stornoway, appena fuori dalla famosa Stornoway Smokehouse dove si affumicano pesci, sull’isola di Harris, che si raggiunge in traghetto da Skye.

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Una fattoria affacciata sul mare a Loch Greshornish. Tra le cose che colpiscono maggiormente di Skye è l’incredibile colore verde scintillante dei prati, che si tuffa nel blu del mare e del cielo. Le case sono rare e gli spazi di conseguenza così vasti da respirare libertà.

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I colori accesi che caratterizzano il Dunvegan Hotel, sulla Duirinish Peninsula, affacciato sull’omonimo Loch e sul paesaggio caratterizzato dalle cime appiattite della catena montuosa delle MacLeods’ Tables. Qui il tempo scorre lento e silenzioso. Perfetto per gli amanti della natura, per i bird watchers e per chi si incanta a inseguire le nuvole solcare veloci i cieli.

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Sotto: una delle innumerevoli pecore dal muso nero dell’isola di Skye. Scherzando si dice che ci siano più pecore che abitanti, ma è la verità. L’allevamento degli ovini è una delle principali risorse economiche delle Ebridi, insieme al turismo, alla pesca e alla distillazione del whisky. Il famoso tessuto tweed viene confezionato col pelo particolarmente arricciato delle pecore di razza black face.

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Un bovino della razza highlander, dal pelo lungo, originaria degli altipiani della Scozia. Si tratta di animali che hanno subito un processo di selezione naturale, che permette loro di resistere perfino alle temperature glaciali dell’Alaska (-40 °C), e di rimanere in alta quota anche durante le stagioni piÚ fredde.

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In alto: plaid di pura lana vergine dai motivi tartan in un negozio di Portree. Sotto: esposizione di morbide pantofole in pelle di pecora rovesciata della conceria Skyeskins a Lochbay Waternish, una delle ultime due tradizionali rimaste sull’isola.


Sopra: i grandi arcolai per la preparazione del filato della tessitura Skye Weavers a Glendale. Il telaio è accoppiato invece a una sorta di bicicletta e azionato dall’addetto con i pedali. La piccola fabbrica è di proprietà di una giovane coppia tedesca, Roger e Andrea che, con il loro impiegato Paul, si alternano ai pedali. Sotto: pelli di pecora conciate e divise per colore naturale nella conceria Skyeskins a Lochbay Waternish. La produzione è di 43 pelli a settimana e gran parte del lavoro viene eseguito a mano. Il loro costo si aggira sulle 4550 £ a seconda del colore (più care le nere).


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In alto a sinistra: dimostrazione di tessitura su una antica macchina presso il Gearrannan Black house Village, una comunitĂ contadina costiera le cui abitazioni sono state recuperate e restaurate a partire dal 1989 dalla fondazione Urras nan Gearrannan. Sotto: Carloway weaving mill, uno dei tre soli lanifici al mondo a produrre la famosa stoffa Harris Tweed, che viene tessuta a mano su telai a larghezza singola (e doppia, i piĂš moderni) dagli isolani nelle loro case delle Ebridi esterne. Nella foto a destra: Dave addetto alle vendite e ai tour guidati della conceria Skyeskins.

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Una classica cabina telefonica rossa isolata spicca nel verde dei prati, lungo la A855 che porta a Tulm Bay, sulle cui sponde sorge il Duntulm Castle. Le strade di Skye sono asfaltate ma molto strette, tanto che spesso passa un veicolo per volta. A distanze piĂš o meno regolari ci sono degli spiazzi per consentire il traffico alternato quando si incontra un altro veicolo.


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In alto a sinistra: un panorama di Tulm Bay, Trotternish, all’estremità settentrionale dell’isola di Skye con l’omonimo hotel. In basso: il MacKenzie Store a Staffin, tra Portree e Uig, affacciato sulla Staffin Bay e sull’isola di Flodigarry. È una rifornitissima stazione di servizio, stipata di prodotti di ogni tipo e semplice cibo takeaway.

Sopra: una guida locale in kilt racconta a un turista la storia e le caratteristiche del Gearrannan Black house Village.

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Il traghetto Hebrides della Caledonian Mac Brayne Lines (CalMac), che collega Skye alle isole di Lewis & Harris, a nord ovest di Skye, all’imbarco dal porto di Huig. La compagnia ha un fitto network di rotte tra le isole che tocca 49 destinazioni, con aggiornamenti in tempo reale per quanto riguarda le condizioni metereologiche.

A destra in alto: un peschereccio incrocia vicino alla costa di Harris. La pesca insieme al turismo e all’allevamento è una delle risorse più importanti di Harris. A destra in basso il sistema di spedizione postale degli abitanti di St. Kilda, l’arcipelago più occidentale delle Ebridi esterne. La cassetta di legno veniva fatta partire quando il vento arrivava da nord-ovest. I messaggi raggiungevano – non sempre - le coste scozzesi o, in alcuni casi, la Norvegia. Pur abitato da 2000 anni la sua popolazione non ha mai superato le 180 unità. Scese sotto le 100 dopo il 1851, per poi essere definitivamente abbandonato nel 1930. È uno dei 4 patrimoni UNESCO scozzesi, contemporaneamente naturale, marino e culturale, luogo ideale per la nidificazione degli uccelli acquatici. 64


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Doppia pagina precedente: i megaliti di Callanish 1 sull’isola di Lewis e Harris. Consistono in un cerchio principale di 13 pietre con al centro una pietra più alta, che tocca quasi i 5 m. di altezza e 1,5 di larghezza, del peso di 7 tonnellate, orientata perfettamente nord-sud. Vi sono diversi altri cerchi di dimensioni minori sparpagliati nell’area, numerati con numeri progressivi. A sinistra: due immagini di Stornoway, sull’isola di Harris nelle Ebridi esterne, una città di 8.000 abitanti fondata nell’ 800 d.C. dai Vichinghi, importante porto e centro amministrativo delle isole di Lewis & Harris. Vi ha sede il Comhairle nan Eilean Siar, il Consiglio delle Isole Occidentali, unico in UK ad avere un nome in gaelico.

Il micro ufficio postale con cabina telefonica di Ness, una comunità di 16 villaggi all’estremità settentrionale dell’isola di Lewis, a 40 km da Stornoway, abitata da 1.000 persone, la maggior parte delle quali parla gaelico. Il suo nome deriva dall’antico norvegese e significa appunto “promontorio”. Vi si trova la Teampall Mholuaidh (la chiesa di S. Moluag del XIII secolo) che si dice abbia proprietà curative per molte malattie, soprattutto mentali. Ogni anno, a fine agosto, 10 uomini di Ness si recano sull’isola di Sula Sgeir (64 km a nord di Lewis) e in due settimane catturano circa 2.000 giovani sule (guga), che lì nidificano, considerate una prelibatezza. 69


Sotto: il Gearrannan Black house Village, sull’isola di Lewis. Una comunità contadina costiera, le cui abitazioni sono state recuperate e restaurate a partire dal 1989 dalla fondazione Urras nan Gearrannan. Sono case basse, costruite con un doppio muro di pietre a secco, la cui intercapedine veniva riempita di terra, con piccole aperture per porte e finestre e con il tetto in paglia, particolarmente adatte al clima delle Ebridi. All’interno trovavano riparo sia uomini che animali, alle due estremità dell’edificio, mentre il riscaldamento era fornito da un camino alimentato a torba.

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Sopra: la stanza da letto di una Black house. Il nome ha origine incerta, ma recente (150 anni), e pare riferirsi al colore scuro delle pietre utilizzate per costruire la casa, per differenziarlo dalle più recenti White house, intonacate. Furono abitate fino al 1970, quando l’ultima famiglia si spostò in una dimora più confortevole, senza bisogno di manutenzioni annuali ai muri e soprattutto al tetto. Alcune abitazioni del Gearrannan Black house Village sono adibite a museo, caffè, negozio di souvenir e laboratorio dimostrativo della tessitura del tweed sul telaio tradizionale. In altre si può soggiornare, come in un normale hotel, respirando l’atmosfera dei tempi andati. A poca distanza vi sono le spiagge di Dalmore e Dalbey.


Ambienti dell’Arnol Black house museum sull’isola di Harris vicino a Bragar. Costruito intorno al 1880, fu la residenza di una famiglia di artigiani e dei loro animali, che ven72


ne abbandonata nel 1966 e preservata praticamente cosÏ come venne lasciata, con la stalla, il fienile, lo steccato in pietra, il camino alimentato a torba e i mobili dell’epoca. 73


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Doppia pagina precedente: Skye. Un panorama del placido Loch Mor, vicino a Neist Point Lighthouse a nord ovest dell’isola, uno specchio di acqua dolce a poca distanza dal mare. Qui sotto: aringhe affumicate con metodo tradizionale presso la Stornoway Smokehouse di Ranald Fraser & Son a Stornoway sull’isola di Harris.

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La Stornoway Smokehouse non limita la sua attività alle aringhe, ma affumica anche altri pesci, come salmoni e sgombri. È l’ultimo stabilimento di affumicatura tradizionale esistente nelle Ebridi. La sua particolarità sta nell’utilizzo di un forno a bassa temperatura (20°), con i mattoni anneriti da 150 anni di utilizzo ininterrotto, in cui il fumo, sprigionato del legname che brucia, sale lentamente ad affumicare il pesce. È un processo per cui sono necessari 8-10 giorni, che lascia il pesce più morbido e gradevole al gusto, meno aggressivo rispetto a quello nei forni ad alta temperatura, in cui il salmone è esposto al fumo per 20’ a 120° e poi per 3-4 h a 80°. Il pur minuscolo stabilimento artigianale condotto da Ranald e Alasdair, padre e figlio, esporta in tutto il mondo salmoni di qualità straordinaria.

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Pagina precedente: la splendida spiaggia di Sgarasta Morh, lungo la A859 tra Rodel e Borve, nei pressi di Northoton, nella parte meridionale dell’isola di Harris. Qui sopra: panorama nei pressi di Borve, dove le rocce, coperte di soffice prato e seminate nel mare, paiono nuvole posate nel cielo.

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Sotto: un’altra vista del famoso Eilean Donan castle, edificato da Alessandro II di Scozia su una isola rocciosa del Loch Dutch (Kyle of Localsch), appena prima di imboccare il ponte automobilistico che porta a Skye. Il castello è collegato a terra da un ponte di pietra pedonale.

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Sotto: Skye. A Fort Augustus, nei pressi delle chiuse del Loch Ness, celebre per la presunta esistenza del mostro, tutto parla di Nessie, come confidenzialmente viene chiamato. Qui una divertente scultura in filo di ferro nei giardini.

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Sopra: il Loch Ness al tramonto, quando il sole dora i pendii delle montagne che lo racchiudono. Questo lago, situato a sud ovest di Inverness è lungo 37 km e profondo 230 m. Intorno alla sfuggevole presenza di Nessie si è sviluppato un fiorente turismo, difeso con molta determinazione dai residenti, che non sopportano che si dubiti della sua presenza.

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La cucina delle Ebridi è fatta di piatti dai sapori robusti, di semplice realizzazione e spesso ipercalorici. In queste pagine da sinistra in alto e poi in senso orario: aringa affumicata con champignons e pomodoro servita la mattina a colazione. Delizioso salmone affumicato con insalatina, dadolata di ortaggi, cetrioli, pomodori e patate in camicia. Un altro robusto breakfast: uovo fitto, pancake, pomodori grigliati, champignon, fagioli stufati in salsa e hash browns (frittelle di patate). Un dolce: crumble di mele con gelato. 84


Il piatto nazionale scozzese, per soli stomaci forti, è però l’haggis, un insaccato riempito con interiora di pecora (cuore, polmone, fegato), macinate insieme a cipolla, grasso di rognone, farina d’avena, sale e spezie, mescolati con brodo. Il ripieno viene insaccato, secondo tradizione, nello stesso stomaco dell’animale, che poi viene sottoposto a bollitura per circa tre ore. La tradizione prescriverebbe che fosse tagliato rigorosamente con una spada. 85


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Nella doppia pagina precedente: Il traghetto della Caledonian - Mac Brayne Lines (CalMac) si prepara a salpare dal porto di Uig (Skye) verso Tarbert (Harris), una traversata di circa 2 ore. A sinistra: i distillatori in rame della Isle of Harris Distillers, in testa al porto dell’East Loch a Tarbert, che produce The Hearach Single Malt Whisky. Più recentemente è iniziata anche la produzione dell’Isle of Harris Gin, un liquore distillato da 8 specie diverse di piante (ginepro, cilandro, angelica norvegese, radice di giaggiolo, cubebe, scorza di arance amare, liquerizia, cassia) e dall’alga kelp (laminaria saccharina) raccolta manualmente su profondi fondali, che esprime l’intimo spirito dell’isola e il suo carattere: forte, selvaggio, intenso legato al mare. Aperta nel 2015 è in un certo senso un progetto sociale, che impiega personale locale, offrendo possibilità di impiego che sull’isola scarseggiano.

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L’Harris Tweed (Clò Mòr in gaelico) è un tessuto di lana caldo e resistente, utilizzato anticamente da pastori e pescatori per proteggersi dal freddo clima di queste isole. Prodotto di eccellenza mondiale e orgoglio delle Ebridi, è realizzato esclusivamente sulle isole di Lewis e Harris, protetto da un marchio di origine certificato (ORB Mark) e dalla legge, che ne autorizza la produzione solo qui. La pura lana vergine utilizzata è in realtà una miscela composta da lana scozzese, a cui viene aggiunta in primavera quella della tosatura delle


pecore locali. La lana viene quindi portata nelle fabbriche, dove viene lavata, cardata e tinta, per poi essere ordita e tessuta rigorosamente a mano. I vari fili, colorati e ritorti insieme, danno una gamma di colori infiniti e indefinibili. Seguono finissaggio, pressatura e rigido controllo di qualità da parte di un ispettore della Harris Tweed Authority, che autorizza la stampa del marchio sul prodotto finale. Tutto il ciclo della lavorazione segue una tradizione secolare, da cui è escluso l’impiego di nuove tecnologie.


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Doppia pagina precedente: isola di Harris, panorama selvaggio lungo la A859 tra Grosebay e Borve, tra scogli e Loch. Sopra in alto: un tappeto di alghe tinge di giallo la sponda del mare lungo la costa meridionale di Harris. Qui sopra: l’incantevole vista dall’Ardbuidhe Cottage Gallery, 3 Drinishader, nella Bays area dell’isola di Harris, lungo la Golden Road, dove la vista corre fino all’isola di Scalpay.


Sopra: gli artisti Willie e Moira Fulton, proprietari dell’Ardbuidhe Cottage Gallery tra le loro opere. Sotto: la pittrice Margarita Williams nella sua Holmasaig Gallery a Quidinish, in una stupenda posizione che domina Loch Finsbay, dove dipinge e ospita anche opere di altri artisti.


A sinistra: una guida turistica in kilt tradizionale visita lo shop della Island of Skye Brewing & co. a Uig. Una sera del 1992, in un pub, un gruppo di insegnanti amici si ritrovò a lamentarsi della mancanza di una buona birra a Skye. A quel tempo c’erano solo sei piccoli birrifici indipendenti in tutta la Scozia e nessuno sull’isola. Tre anni dopo il birrificio da loro realizzato e gestito, quasi per gioco, produceva la prima Ale, premiata nel 1997 dalla CAMRA (Campaign for Real Ale) come migliore birra scozzese e tra le migliori dello UK, a cui seguirono altri 60 premi. Lo stabilimento produce ora 8 differenti qualità di birra. A destra: due immagini che rappresentano la colorata, semplice ma intensa vita delle isole. In alto l’Edinbane Inn sull’isola di Skye a Edinbane all’inizio del Loch Greshornish tra Portree e Dunvegan. Si compone di 6 stanze, un bar e un popolare ristorante. Originariamente una fattoria, la domenica vi si tengono session di musica tradizionale scozzese. Sotto: il MacKenzie store a Staffin, tra Portree e Uig, un negozietto a conduzione familiare che vende di tutto, dai combustibili ai piatti takeaway, passando per cibi inscatolati, verdura e frutta fresca, latticini, carne, surgelati, prodotti da forno, giornali, sigarette, alcolici e articoli per la casa, il tutto stipato in pochi mq. Dai suoi tavolini all’aperto si può ammirare la Staffin Bay e la Flodigarry Island.

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Sopra: lo Stornoway Golf Club nell’isola di Lewis. Fondato nel 1890 e requisito per la costruzione dell’aeroporto, venne rilocato nel terreno del Lews Castle nel 1947, dove ora si trova. È un 18 buche non molto lungo (5252 yards), ma pieno di ostacoli e con vista panoramica sul porto di Stornoway e sul Minch, il canale che separa l’isola di Lewis da Skye.

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Sotto: interno del Dunvegan Castle, sull’isola di Skye, uno dei castelli più grandi delle Ebridi e l’unico occupato continuativamente dalla stessa famiglia per 800 anni. La sua costruzione, iniziata nel XIII secolo, subì continui rinnovamenti fino XIX secolo, che gli conferirono l’aspetto attuale. Venne aperto al pubblico nel 1933 dal 27° proprietario, Sir Reginald MacLeod, inizialmente per due giorni a settimana per scopi benefici. Ora è visitabile tutti i giorni tra aprile e ottobre. Sorge in riva al Loch Dunvegan e da esso si salpa per incontri ravvicinati con la amichevole colonia di foche che ne ha colonizzato le sponde.

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Sotto: isola di Harris lungo la B 895 per Stornoway vicino a Gress. In giugno i prati sono in fiore e aggiungono un nuovo colore oltre al verde e al blu. Qui una fioritura di ginestrella (Lotus corniculatus).

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Sopra: isola di Skye. Il cimitero di Kilmuir dove si trova la tomba di Flora MacDonald, conosciuta e ricordata in Scozia come un’eroina giacobita. Fu grazie a lei e al suo coraggio che il Bonnie Prince Charlie, Carlo Edoardo Stuart nipote ed erede del deposto re Giacomo II Stuart, riuscÏ a sfuggire ai cannoni di Lord Cumberland, dopo la disfatta di Culloden nel 1746, mentre cercava di riconquistare la Scozia. Grazie a una fuga rocambolesca travestito da cameriera, il principe riuscÏ a raggiungere la Francia, mentre Flora MacDonald venne imprigionata nella Torre di Londra per tre anni, prima di essere graziata da Giorgio II e di ritornare a Skye.

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Nell’AROS Cultural centre di Portee, un pannello di antiche foto racconta la storia di St. Kilda, un arcipelago isolato a 64 km da North Uist, il più occidentale delle Ebridi Esterne. Dopo l’evacuazione degli ultimi 36 abitanti, spostati nel 1930 a Movern in Scozia, su loro richiesta, sono ora un’area ideale per la riproduzione di molte specie di uccelli acquatici: 30.000 coppie di sula bassana, il 24% della popolazione mondiale, 49.000 coppie di uccelli delle tempeste codaforcuta e136.000 coppie di pulcinella di mare.

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INFO UTILI Foto e testi di Federico Klausner

li, una delle migliori è Arnold Clark presente sia a Edimburgo che a Glasgow.

Come arrivare Ottime tariffe con Easy Easy jet a partire da 120 € a/r. Si vola su Edimburgo o Glasgow, da dove si procede in auto. Skye è collegata alla Scozia da un ponte automobilistico. Le distanze nelle Ebridi sono modeste e ci si sposta da una località all’altra agevolmente.

Dove dormire Tir Alainn Kidonan a Edinbane. Strath Eden Bed and Breakfast a Borve, Isle of Harris. The Old Pier House a Fort Augustus. Dove mangiare Edinbane Hotel a Edinbane. Stein Inn The Anchorage a Leverburgh.

Quando andare Il periodo migliore, considerando sia le temperature che le precipitazioni è tra aprile e settembre (min 4°- max 18°). Aprile, maggio e giugno sono i mesi più soleggiati e meno piovosi, ma sempre oltre i 100 mm. Da dove credete che venga lo splendido verde? S p ostamenti (ferry ) La compagnia Caledonian MacBrayne assicura i collegamenti ferry tra le diverse isole con una fittissima rete di 50 destinazioni. Si tratta di traghetti larghi, comodi e stabilissimi. Tra Skye e Harris (Uig - Tarbert ) si impiegano 1h e 40’ (84 £). S p ostamenti (auto ) Molte le compagnie disponibi-

Cosa visitare Talisker Distillery Carbost, Skyeskyns, Isle of Skye Brewery, Uig, Carloway Weaving Mill (Harris tweed), Gearrannan Black Village, Skyeweavers, Calannish Standing Stones, Smokehouse Stornoway, Taobh Tuath Tweeds, Isle of Harris Distillery. Link utili Visit Britain, Visit Scotland, Mappa delle Ebridi esterne, Mangiare e bere, il giornale di Stornoway.


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| HAKONE. Un caldo abbraccio

Le sorgenti di Hakone, sulle rive del lago Ashi, sono uno dei luoghi preferiti dai giapponesi per immergersi negli onsen, fantastiche spa naturali in incantevoli giardini, circondati da ryokan e case da tè.

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In apertura: Relax nell’onsen del lussuoso ryokan Gora Kadan ad Hakone Machi. Le numerose sorgenti termali ricavate intorno al placido lago Ashi di Hakone forniscono acqua calda agli onsen, (le terme giapponesi), dei ryokan (alberghi tradizionali) e dei sento (bagni pubblici), già popolari nel periodo Edo (1603-1868). Pagina precedente: una romantica visione del monte Fuji innevato, poco prima del tramonto. Quando è coperta dalle sue leggendarie nuvole, si


può ammirare comunque la montagna più sacra del Giappone attraverso le fotografie esposte all’Hakone Museum of Photography di Hakone Machi. In questa pagina: l’Hakone Sightseeing Cruise, il curioso battello vintage che riproduce nelle forme un vascello medievale e naviga sul lago Ashi. Collega i tre porti di Togendai, Hakone Machi e Moto Hakone offrendo alcune delle migliori vedute sul monte Fuji.


La funivia Hakone Ropeway conduce al centro della valle di Owakudani, il cosiddetto “Grande Inferno�. Qui, accompagnati dai fumi e dagli odori dello zolfo, si cammina sulle passerelle di legno che attraversano il cratere del vulcano Kamiyama. Un viaggio tra vapori bollenti e fanghi gorgoglianti, che solcano le profonde crepe del terreno.

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Le bancarelle allungate alla base della stazione della funivia di Owakudani vendono le famose kuro tamago, le uova di gallina bollite nell’acqua vulcanica il cui guscio, a contatto con lo zolfo e il ferro, si colora di nero.

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Secondo una leggenda locale, ma molto popolare in tutto il Giappone, mangiare almeno un uovo nero allungherebbe la vita di addirittura sette anni.

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Per approfondire la conoscenza del “Grande Inferno”, l’Hakone Geomuseum di Owakudani fornisce una panoramica completa sulla storia, la geologia e gli ambienti che caratterizzano la valle e l’intera area vulcanica di Hakone.

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Pagina precedente: dalla funivia Hakone Ropeway, che conduce al centro della valle di Owakudani si osservano le tubature che incanalano le acque delle sorgenti calde verso i vari onsen presenti in tutto il territorio di Hakone. Sopra: fondamentale tappa di riposo per i viandanti in cammino tra le attuali città di Kyoto e Tokyo, l’Old Tōkaidō Highway è un piacevole percorso lastricato, percorribile in un facile saliscendi, che separa le località di Moto Hakone e Hakone Yumoto.

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Sosta lungo l’Old Tōkaidō Highway. Sugli antichi sentieri usurati dal tempo, così come nel palpabile misticismo dei suoi discreti luoghi di culto, Hakone sa ancora custodire segreti preziosi.

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Pagina precedente: lo spettacolare ingresso al santuario di Hakone-jinja, eretto nel 757 d.C. dall’Imperatore Kōshō, è annunciato da un imponente torii rosso, il classico portale d’accesso dei templi shintoisti, fermamente piantato nelle calme acque del lago Ashi.

In queste pagine: la salita al santuario di Hakone-jinja, attraverso una foresta di cedri costantemente avvolta nella nebbia. I fedeli shintoisti compiono il loro pellegrinaggio rispettando un rigoroso silenzio. I cedri anticamente fiancheggiavano tutte le strade giapponesi. Un tempo, infatti, l’unico mezzo a disposizione per spostarsi erano le gambe e i cedri offrivano un po’ di ombra dal sole e un riparo dalla neve.

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L’Open Air Museum di Chokoku-no-Mori ha aperto i battenti nel 1969 e ospita più di 120 sculture create da artisti moderni e contemporanei di fama internazionale, quali Medardo Rosso, Arnaldo Pomodoro e Henry Moore. Tra i cinque padiglioni espositivi è da non perdere lo spazio dedicato a Pablo Picasso, che ospita una ricca collezione di opere e documenti riguardanti la sua vita privata. Dedicato ai bambini c’è un originale parco giochi mentre, per gli adulti, non manca l’onnipresente pediluvio a base di acqua termale calda.

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Giovani visitatori si fanno ritrarre tra le statue dell’Open Air Museum di Chokoku-no-Mori. Tra i musei più “bizzarri”, Hakone annovera il Little Prince Museum di Hakone Machi, dedicato a Saint-Exupery e il Lalique Museum, che colleziona più di 1.500 creazioni firmate dal famoso orafo francese René Jules Lalique.

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Un fedele realizza un ex voto nel cortile del santuario di Hakone-jinja. Ăˆ tradizione che i numerosi pellegrini che si recano in visita a questo antico tempio, scrivano dei desideri e li appendano su questa parete nella speranza di essere esauditi.

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Realizzato originariamente sulla cima del monte Komagatake, il santuario di Hakone-jinja venne successivamente spostato sulle rive del lago Ashi. Una leggenda narra che il trasferimento del tempio si deve ad un monaco di nome Mangan, per calmare le ire del drago a 9 teste che viveva negli abissi del lago Ashi.

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Tavolette di preghiera al santuario scintoista di Hakone-jinja. La religione scintoista, originaria del Giappone, prevede l’adorazione di kami, essenze spirituali presenti in natura. Alcune di queste sono semplicemente dei guardiani del territorio circostante, ma altre rappresentano entità universali come il sole.

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La parola Shinto ha origine nel VI sec., quando si pose il problema di separare la religione originaria del Giappone dal Buddismo di recente importazione. Shinto è formato dall’unione di shin che significa divinità , spirito, e to, via, sentiero. Quindi, Shinto rappresenta letteralmente la Via del divino.

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l ristorante dell’Okada Museum of Art, nella località di Hakone Kowakudani, è immerso in uno splendido giardino di 15.000 mq. Tra le opere d’arte e i tesori collezionati dall’uomo d’affari Okada Kazuo, ci sono preziosi dipinti e ceramiche cinesi, coreane e giapponesi appartenenti all’era moderna e contemporanea.

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Le grandi vetrate del resort Gora Kadan di Hakone Machi. Questo ryokan tradizionale è il luogo ideale per sperimentare l’omotenashi, un termine intraducibile che esprime il complesso concetto di accoglienza insito nel paese del Sol Levante.

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Il foot bath dell’Open Air Museum di Chokoku-no-Mori. La maggior parte dei musei di Hakone propone agli ospiti, come breve sosta durante il percorso di visita, questo piacevole pediluvio a base di acqua termale calda.

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Le aree wellness dell’Hakone Yuryo di Hakone Machi, uno degli onsen piÚ popolari e con il migliore rapporto qualità -prezzo di tutta Hakone.

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Una delle vasche termali private dell’Hakone Yuryo di Hakone Machi. L’etichetta dell’onsen è rigida: prima di entrare lentamente nell’acqua, la cui temperatura oscilla tra i 39°C e i 42°C, bisogna spogliarsi, lavarsi e sciacquarsi con cura portando con sé una salvietta. Dopo qualche minuto, si esce per rinfrescarsi con una doccia fredda e poi ci si reimmerge contemplando il rilassante scenario naturale che circonda l’onsen. Nelle vasche, separate tra uomini e donne, si entra nudi.

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A sinistra: una delle sale massaggi dell’onsen Hakone Yuryo di Hakone Machi. La fusione pressoché totale tra uomo e natura è uno degli elementi fondamentali del concetto di benessere in Giappone. Sotto: lungo l’Old Tōkaidō Highway s’incontra l’Amazake-jaya, un’originale casa da tè vecchia di 350 anni. Intorno al fuoco vivo che illumina la stanza centrale, le due anziane signore che gestiscono il locale servono agli ospiti infreddoliti l’amazake, il tradizionale saké dolce da bere tiepido. Questa “tea house” offre l’opportunità di sperimentare in prima persona la tradizionale cerimonia del tè, in giapponese cha no yu. Al termine del rituale, si gusta il matcha, il tipico tè verde finemente lavorato, leggermente amaro, ma ricco di antiossidanti.

Al ristorante del Palace Hotel Hakone di Hakone Machi, tra le altre specialità, si gustano le ricette della cucina kaiseki, il pasto tradizionale fatto dall’insieme di piccole portate, e teppanyaki, un genere di cottura tipica giapponese tramite una piastra speciale chiamata teppan.

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Pagina precedente: la nebbia mattutina avvolge gli alberi ed i prati dell’Hakone Country Club, lo spettacolare campo da golf posizionato sulle rive del lago Ashi. Sotto: a un’ora di treno veloce da Tokyo e con una vista impareggiabile sull’iconico Monte Fuji, Hakone è la meta ideale per trascorrere un week-end di relax invernale, lontano dallo stress metropolitano della capitale. In un’area geografica relativamente limitata, ma servita alla perfezione da un sistema di treni, funicolari, autobus, funivie e battelli, si può abbandonare l’automobile per immergersi in un viaggio slow che, in cinque tappe, riscopre i costumi e le atmosfere del Giappone d’altri tempi.

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INFO UTILI Foto di Bruno Zanzottera Testi di Marta Ghelma Periodo Hakone è visitabile tutto l’anno. Per godere al meglio dei benefici dell’onsen, il periodo invernale è l’ideale. Come arrivare e muoversi La località di Hakone si raggiunge in 90 minuti di treno dalla stazione Shinjuku di Tokyo a bordo del comodo Romance Car. La fermata per raggiungere la stazione termale è Hakone-Yumoto. Per muoversi nell’area di Hakone, poi, si possono utilizzare il treno a scartamento ridotto da Hakone-Yumoto e Gora. Da Gora la funicolare per Soun-zan, da Soun-zan la funivia per Owakudani, Ubako e Togendai. Da Togendai, per navigare sul lago Ashi, le imbarcazioni per Hakone-machi e Moto-Hakone. Numerose anche le linee di autobus e i taxi. L’Hakone Free Pass è una conveniente card

che permette di risparmiare sulla rete dei trasporti locali di Hakone. Dove fare l’onsen Hakone Yuryo, 4 Tonosawa, Hakone-machi, tel. +81 460858411. Per provare l’esperienza dell’onsen, questa location offre senz’altro la soluzione con il migliore rapporto qualità-prezzo di tutta Hakone. Hakone Yumoto Tenseien, 682 Yumoto, Hakone-machi, tel. +81 460838511. L’hotel di Hakone che vanta una tra le più affascinanti spa-onsen all’aria aperta della stazione termale, immersa in un giardino giapponese. Hakone Kowaki-en Yunessun, 1297 Ninotaira, Hakone-machi, tel. +81 460824126. Ideale per le famiglie, questo spa-resort combina le attrazioni tipiche del parco acquatico all’onsen tradizionale. Ente Nazionale del Turismo Giapponese (JNTO).

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| TRAPANI Un sale accecante

In Sicilia nello Stagnone di Marsala resistono le celebri saline. E chi vi lavora con fatica, bruciato dal sole e dal sale, con ritmi antichi. Per restituire un prodotto di altissima qualitĂ , ricco di elementi nutritivi.

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Nella pagina d’apertura: la raccolta del sale ancora oggi si effettua con un faticosissimo lavoro fisico, i salinari si spostano di bacino in bacino raggruppandolo dapprima in piccoli mucchi per favorirne l’asciugatura e successivamente accatastandolo in grossi cumuli. Nelle pagine precedenti: una motobarca dell’operatore Mozia Line accompagna i turisti alla scoperta dello Stagnone di Marsala, navigando lungo i canali delle saline fino all’isola di Mozia. Sotto: uno dei pochi mulini a vento ancora funzionanti si trova al museo del sale Ettore e Infersa, un’antica fortezza-fattoria del seicento. Ogni giorno alcuni uomini si arrampicano sulle pale per montare le vele e permettere il ciclo rotatorio.

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Sopra: l’acqua del mare, che in questa zona è particolarmente salata, viene canalizzata nei bacini più grandi chiamati vasche fridde. Grazie a lunghi canali e numerose chiuse, in tempi differenti, prosegue il suo percorso verso vasche sempre più piccole e meno profonde, che ne favoriscono la completa evaporazione.

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Sopra: in attesa di essere trasportato e lavorato, il sale raccolto è adagiato in grossi cumuli che possono raggiungere un peso di 400 tonnellate. Nei mesi invernali, queste enormi montagne di sale sono ricoperte da tegole di terracotta come fossero tetti adagiati sul terreno, per proteggerle dalla pioggia. Oggi, grazie alla rivalutazione del sale marino e a un’attenta analisi della Regione Sicilia, che ne ha istituito una riserva naturale, le saline di Trapani godono di una nuova rinascita, esportando il proprio sale in tutto il mondo. A detta degli esperti è tra i piÚ pregiati del Mediterraneo.

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Sotto: all’interno del mulino del museo del sale, un operaio usa tutta la sua forza per girare le vele a favore del vento, questa operazione permette di innescare il movimento di una grossa macina in pietra che sminuzza i grossi cristalli di sale trasformandoli nel comune sale fino.

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Sotto: un operaio esperto uniforma e compatta il sale accatastato, trasformando un cumulo disordinato in una perfetta struttura a forma piramidale. La luce forte e candida del sale, crea contrasti violenti e rièproduce un paesaggio surreale dai colori saturi e brillanti.

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Sopra: usando semplici pale e carriole, sotto un sole cocente, la squadra di salinari procede con ritmo incalzante e preciso alla raccolta del sale. Questi gesti si ripetono da secoli con piccole differenze: in passato si iniziava a lavorare alle 2 di notte (oggi alle 4 del mattino) e al posto delle carriole, per trasportare il sale si utilizzavano delle ceste di latta, dalla capienza di 30 Kg da caricare sulle spalle, chiamate cartedde. Per compattare il fondo delle vasche venivano utilizzati dei rulli di pietra tirati a mano.

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A sinistra: dettaglio di una chiusa che, una volta aperta, permette all’acqua di mare di essere canalizzata di bacino in bacino passando in vasche sempre più piccole fino ad arrivare all’ultima vasca detta di calda, dove viene raccolto il sale. Si stima che per ogni litro d’acqua di mare se ne ricavino poco meno di 40 grammi. A destra: un operaio mostra con orgoglio i cristalli di sale appena raccolti. I costituenti naturali contenuti, ricchi di sostanze biologiche, vitamine, minerali e preziosi oligoelementi marini, integrano il nostro regime alimentare prevenendo carenze del metabolismo tiroideo. Aiutano anche a rendere più elastici i nostri vasi sanguinei, combattono l’osteoporosi e migliorano la memoria grazie all’altissimo contenuto di magnesio (il sale trapanese ne ha il contenuto maggiore nel mondo). Ovviamente se utilizzato senza eccessi.

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Nella pagina precedente: un vecchio mulino a vento, non più funzionante, si specchia nelle vasche delle antiche saline dell’Isola Grande, la più estesa tra le isole dello Stagnone di Marsala. Sopra: navigando tra le acque basse dello Stagnone, si costeggia l’Isola La Scuola, la più piccola tra le isole presenti. Durante il periodo romano vi si trovava una scuola di retorica, dalla quale deriva il suo nome. Oggi sorgono tre edifici abbandonati risalenti agli anni trenta. Da poco è nato un progetto per la riqualificazione dell’isola e la sua trasformazione in un’attrazione turistica unica nel suo genere.

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Sotto: fichi d’India coltivati sull’Isola Grande. Anticamente era composta da cinque isolette (Frati Janni, Altavilla, Burrone, Sorci e San Todaro) che, per aumentare lo spazio per la lavorazione del sale, furono unite formando un’unica e lunga isola che ha dato origine allo Stagnone di Marsala.

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La splendida villa Manzo sull’Isola Santa Maria. Fino a pochi anni fa era l’unica dello Stagnone non accessibile in quanto privata. Dall’anno scorso ha aperto le porte al pubblico e sono numerosi i tour che organizzano escursioni sull’isola che, a detta di molti, è la più bella del bacino.


Sotto: un dettaglio di una delle numerose statue che si trovano nel grande giardino che circonda villa Manzo. L’isola di Santa Maria è famosa per la splendida spiaggia di Punta Maggio, la fresca ed estesa pineta e per la coltivazione di uva, ulivi e fichi d’india.


Sopra: sempre sull’isola Santa Maria, nella piccola fattoria di campagna, si trova u muru d’inciurii (il muro d’ingiurie) dove, su mattonelle in ceramica vengono ironicamente dati soprannomi piÚ o meno simpatici ai contadini e agli amici delle isole vicine. Sono scritti in stretto dialetto siciliano e, anche se molti termini sono incomprensibili, altri sono facili da capire e risultano molto divertenti.

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Sotto: il volto segnato dal sole di un “lavoratore del sale”. Il sale marino disinfetta, lenisce, pulisce e purifica la pelle. Per questo viene utilizzato nei bagni termali e ne favorisce una profonda depurazione. A destra in alto: due turisti ammirano il panorama sul pontile dell’isola Santa Maria.

A destra sotto: un gruppo di amici gioca a carte. Nella superstizione popolare il sale fu per secoli simbolo d’amicizia, veniva posto in una coppa davanti ai commensali ospiti, finché un giorno un invitato lo fece cadere suscitando l’ira del padrone di casa che, con un colpo di spada lo uccise immediatamente. Per questo motivo nasce il detto: “versare il sale porta sfortuna”. Se sventuratamente doveste rovesciarlo prendetene un pizzico e lanciatelo alle vostre spalle.

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Nella pagina precedente: un vecchio furgoncino viene usato per portare gli operai e gli attrezzi da lavoro nelle vasche più lontane. Il sale per secoli è stato utilizzato come merce di scambio e addirittura come moneta, la parola salario deriva dal fatto che i soldati romani ricevevano come compenso proprio del sale. Sotto: alcuni scavi sull’isola di Mozia, una delle colonie fenicie più floride nel mediterraneo fino al 397 a.C quando venne distrutta. Fu Giuseppe Whitaker che nel XIX secolo iniziò i primi scavi archeologici riportando alla luce referti unici e di rara bellezza, che ora sono raccolti nel museo di Mozia.

A destra: uno stretto canale che separa le vasche. In Sicilia si segue ancor oggi un’antica tradizione propiziatoria per inaugurare una nuova casa, ponendo dei mucchietti di sale agli angoli delle pareti. Si crede che porterà fortuna e bene.

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Nella pagina precedente: il tipico colore rosato che assume l’acqua nelle vasche d’evaporazione è dovuto alla presenza di microscopici organismi monocellulari di colore rosso intenso. Sotto: nella zona occidentale della Sicilia, in provincia di Trapani, si estende un museo a cielo aperto di notevole interesse naturalistico, culturale ed economico. Un’armoniosa coesione di terra, mare e cielo, elementi che si fondono in un unicum ambientale, dando vita a una riserva naturale dall’estensione di circa mille ettari, con una produzione annua di 100 mila tonnellate di sale marino.

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Sopra: ai piedi dei grossi cumuli di sale si trovano centinaia di tegole in terracotta, che vengono utilizzate nei mesi invernali per coprire e proteggere il sale dalle piogge. La storia delle Saline Trapanesi è antichissima: risale al popolo dei Fenici, che detennero per secoli il monopolio del sale, utilizzato come integratore alimentare, per conservare i cibi, per la concia delle pelli e come moneta di scambio. Alla fine del cinquecento le Saline Trapanesi erano considerate le piÚ importanti d’Europa, raggiungendo una produzione di circa 200 mila tonnellate di prodotto all’anno e rappresentando economia e potere.

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Alcuni pescatori tirano le reti sfruttando l’antica strada Fenicia, oggi sommersa, che collegava l’isola Grande con la terraferma. Larga una decina di metri e lunga circa 300, è ancora usata per raggiungere l’isola a piedi.

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Il tramonto è sicuramente uno dei momenti migliori per ammirare le saline in tutto il loro splendore. Ill sole basso tinge le vasche e i cumuli di un colore dorato acceso e le ombre creano silhouette geometriche e sinuose. Le peculiarità di questo sale sono molteplici, mantiene inalterati gli elementi necessari per la salute del nostro organismo: solfati, magnesio, calcio, potassio, fluoro e iodio e garantisce una salatura migliore rispetto al salgemma di miniera.

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INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini D ove man giare Ristorante Mamma Caura C. da Ettore Infersa sn, Marsala tel. 3888772499 Ristorante Lidia Renda C. da Ettore Infersa 101, Marsala tel. 0923966303 Ristorante Le Lumie C.da Fontanelle 178b, Marsala tel.0923995197 Ristornte il gallo e l’innamorata via Stefano Bilardello 18 Marsala tel. 09231954446

Dove dormire Resort Santa Maria C. da Birgi vecchi 390, Marsala tel. 0923733064 Baglio Donna Franca C. Florio 1, Marsala tel.0923967240 Hotel Rainbow C. da pispisia, Marsala tel 0923995576 Antica dimora la Portazza C. dammusello 624, Marsala tel. 3405545895 I nfo Saline Ettore e Infersa Marsala turismo Trapani welcome Mozia Line Fondazione Giuseppe Whitaker

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| Frizzante Catalogna

Stretta tra il Mediterraneo e la sierra, la regione del Cava produce straordinari e pluripremiati vini e spumanti. Ma è tutta la tradizione enogastronomica, coltivata da grandi chef, che ne fa una meta privilegiata per palati raffinati.

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Nella pagina d’apertura: le gallerie sotterranee della bodegas Segura Viudas con sede a Torrelavit non lontano da Barcellona. In queste cantine si trova un sancta sanctorum che custodisce vini speciali vecchi anche cent’anni. Nel dettaglio, un’infilata di bottiglie di Cava riposano sdraiate per invecchiare sui propri lieviti. Nella pagina precedente: in primavera, nel Penedès, regione catalana nota per la produzione di vini pregiati spagnoli, si lavorano i terreni dei vigneti di uve Macabeo, usate per produrre il Cava. Questa zona sorprende per l’incantevole armonia, le chiese, i palazzi in stile gotico catalano e le sue cantine vi racconteranno la civiltà e l’amore per il vino.

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Nella foto a sinistra: un antico borgo sovrasta le vigne lungo la strada che da Vilafranca conduce a Sant Pere de Riudebitlles. Nella zona del Cava sono presenti ben sette Strade del Vino, tutte ben segnalate e con splendidi paesaggi collinari. Sotto: lo stemma della cantina Torres fondata nel 1870, l’azienda è considerata la prima produttrice di vini Doc di Spagna.

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Nella pagina precedente: un tipico esempio di vigneti del Penedès con la caratteristica coltivazione ad alberello. Questa tecnica si utilizza in zone con un clima estremamente arido. Le piante sono mantenute il più possibile vicino al terreno - non superano mai i 50cm d’altezza - così che la vite sfrutti al meglio le risorse del terreno. Sopra: un affresco del tardo Ottocento presente nella collezione della cantina Segura Viudas di St. Pere de Riudebitlles. Nel 2015 il The Vinari Awards, ha premiato tre vini di questa piccola cantina, classificandola tra le migliori del Penedès.

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Sotto: una vecchia fotografia in bianco e nero esposta nel museo delle culture del vino della Catalogna (VINSEUM), dedicato al modo del vino. Si trova a Vilafranca nell’ex Palazzo Reale, appartenuto alla famiglia Alvarez-Cuevas. All’interno si possono ammirare importanti collezioni di utensili applicati alla viticoltura, vasi in ceramica, anfore e preziosi calici in argento o in cristallo di Murano e Bohemia. Molto suggestiva la riproduzione di una vecchia cantina.

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In queste pagine: istantanee scattate nell’azienda vinicola Joan Sardà nel comune di Castellbisbal. Questa piccola cantina è ospitata in una romantica dimora di campagna in stile catalano risalente al XVIII secolo. Nel 2004 il suo Cava è stato scelto dalla famiglia reale per il brindisi del matrimonio tra Felipe, l’infante di Spagna, e la bella giornalista Letizia Ortiz.

Il Cava, lo Champagne spagnolo, ha un bouquet ispirato alla freschezza mediterranea; è realizzato con uve autoctone (Macabeo, Xarel.lo e Parellada), che vengono miscelate in percentuali variabili a seconda della ricetta di ogni singolo produttore.

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Sotto: nelle gallerie sotterranee della cantina Segura Viudas, si trovano nicchie difese da inferiate di ferro battuto con catenaccio e lucchetto, dove vengono conservate, ben protette da muffe e ragnatele, le bottiglie migliori di ogni annata.

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Sopra: alcune barrique di rovere nelle cantine de Il Can Bonastre di Masquefa, il primo wine resort di Spagna. Nella regione, oltre al Cava, vengono prodotti anche numerosi vini rossi da meditazione, vinificati con uve Garnacha e Cariùena, che passano un breve periodo nelle botti di rovere per arricchirsi con l’inconfondibile sapore di legno.

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Come da tradizione, ad accompagnare un buon vino non può mancare una gloriosa e gustosa cucina. Per merito di Ferran Adrià la cucina catalana è entrata a pieno titolo nel firmamento dell’alta gastronomia mondiale. La cucina del Penedès, in questi ultimi anni, tocca livelli d’eccellenza grazie alla grande attenzione per gli ingredienti tipici del territorio, abbinati a un tocco d’inventiva nella preparazione.

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A sinistra: una millefoglie croccante con formaggio fresco e spuma di Cava, servito al ristorante Mercerino di Vilafranca del Penedès. Nella foto in centro: un dolce realizzato da Bubò: biscotto speziato all’olio d’oliva, pan di spagna con crema di vaniglia bourbon e una gelatina di frutta adagiata su lastra di cioccolato bianco. Sopra: un piatto di mare servito al ristorante El Raco De La Cigonya: seppie ripiene alla catalana su verdure saltate.

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La cucina Catalana utilizza quasi esclusivamente prodotti freschi di stagione: aglio, pomodori, carciofi e melanzane sono le verdure piÚ usate. Ceci e fagioli sono quasi sempre abbinati alla carne di maiale (la Catalogna è il principale produttore di prodotti suini di tutta la Spagna) o al baccalà . Molti piatti della tradizione mescolano il dolce al salato.

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Nello specifico partendo da sinistra: crema bianca di fagioli con carciofi fritti, un piatto tra i piĂš rinomati del famoso ristorante El Raco De La Cigonya di Santa Margarida i els Monjos. A seguire, un dettaglio della tradizionale Paella Catalana di mare. A destra alcune tapas di terra servite come entrĂŠe al ristorante Sumoll, inserito nella tenuta della bodegas Castell del Mirall di La Granada.

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Sotto: la sede della cantina Torres è composta da edifici eco-compatibili, che utilizzano soltanto energia pulita. Questa azienda, tra le piÚ grandi e importanti di Spagna, coltiva, solo nel Penedès, 1300 ettari di terreno, dando lavoro a circa 1000 persone. Famosa per la produzione di vini rossi, solitamente è associata al suo cavallo di battaglia, il brandy Torres.

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Sopra: una casa di campagna tra i terreni dell’azienda Torres. Questa cantina acquisì una fama mondiale quando, nel 1979, vinse le Olimpiadi del vino organizzate a Parigi dalla guida gastronomica Gault-Millau. In una degustazione alla cieca, il suo Gran Coronas Reserva si aggiudicò il primo premio, battendo il famosissimo Château-Latour Premier Grand Cru Classé di Pauillac.

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A sinistra: durante la visita guidata della cantina Torres, dopo aver visitato le cave dove riposa e invecchia il vino, subito prima di raggiungere la sala di degustazione, si passa per il museo di famiglia, dove si possono ammirare preziosi oggetti, strane bottiglie e una collezione dei famosi e tipici decanter spagnoli. A destra in alto: un set composto da due caraffe in argento esposte al museo del vino VINSEUM di Vilafranca. Sotto: le particolari pareti della sala da pranzo Tribia del Resort Can Bonastre, che propone una cucina mediterranea-catalana, con il tocco creativo dello chef Laura Clols.

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Sotto: le vetrate dell’Acbua, la grande spa del Can Bonastre Resort concepita per il benessere e la salute dei propri ospiti e specializzata in trattamenti a base di vino che, grazie alle proprietà antiossidanti, rigenera la pelle.

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Sopra: la bellissima piscina naturale del Can Bonastre, che si trova su una collina del piccolo comune di Masquefa, è interamente circondata da vigne e offre una splendida vista delle vicine montagne di Montserrat. Questo boutique hotel si propone a un turismo enogastronomico. L’edificio principale è un tipico maniero del XVI secolo, restaurato nel rispetto dei suoi valori architettonici originali.

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A sinistra: una bottiglia di Cava è pronta per essere stappata e offerta agli ospiti della cantina Sardà . Questo nettare deve riposare e fermentare da uno a quattro anni, a una temperatura constante tra i nove e gli undici gradi, prima di essere commercializzato. A destra: l’ingresso alle gallerie sotterranee della bodega Segura Viudas, piccola azienda produttrice di Cava. Con il suo La Vit, vinse il primo premio tra i metodi champenois al Vinitaly 2006.

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Nella foto centrale: nella sala degustazione dell’azienda Segura Viudas, un’utile installazione, mostra agli ospiti il processo di fermentazione del Cava sui lieviti. Alcune bottiglie trasparenti sono retroilluminate per mostrare il deposito dei lieviti nei vari stadi di riposo e di inclinazione delle bottiglie.

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Nelle foto a sinistra e sopra: se si parla di alta gastronomia catalana, non si possono non citare i dolci Bubò del grande cioccolatiere Carles Mampel. Nel 2000 è stato premiato come miglior pasticcere di Spagna, è il capitano della squadra di pasticceri spagnoli e nel 2005 il suo dolce Xabina ha vinto come miglior torta al cioccolato nel Grand Prix di Lione.

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Un dettaglio di un affresco dei primi del novecento ricorda quando, il 17 aprile del 1904, don Miguel Torres organizzò nella sua tenuta un suntuoso banchetto per re Alfonso XIII. Per stupire tutti, don Miguel allestì la tavola regale all’interno di una botte di rovere da cinquecentomila litri, la più grande mai realizzata al mondo. Fu un enorme successo e ancora oggi gli abitanti del Penedès lo ricordano come il giorno più importante della storia della regione, che vide la consacrazione della qualità del suo vino e della cucina tradizionale.

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INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini D ove man giare Restaurante El Raco De La Cigonya av. Catalunya, 26 Els Monjos tel. +34 938981101. Restaurante Mercerino Rambla Sant Francesc 24, Vilafranca tel. +34938174755. Restaurante Sumoll Carretera de Sant Sadurni, La Granada tel. +34938975098. Restaurante Il Picarolo C/ de la Industria, 54, Sant Sadurni d’Anoia tel. +34938910527

Dove Dormire Hotel Mastinell Ctra.de Vilafranca, Sant Martì Sarroca tel. +34931156132. Can Bonastre Resort Masquefa y Piera tel. +34932202057. Hotel Catalonia Bristol Carretera de l‘Esport,4 tel. +34936821177. Hotel Sol i Vi Carretera de Sant Sadurni d’Anoia, Vilafranca tel +34938993204 Link utili Ente del turismo catalano Ente del Turismo spagnolo

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