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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Isabella Conticello grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Fabiola Giuliani fotografa Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: ORCHIDEE DEL GARGANO | VITTORIO GIANNELLA Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014 2


EDITORIALE

UN BRUCO CI SALVERÀ Si chiama Galleria mellonella, al secolo tarma maggiore della cera o camola del miele e ai più non dirà granché. Ma il suo nome volgare racconta già molto dei suoi gusti particolari. Pur non essendo bellissima – un lepidottero dal colore bianco panna con la testa marrone – è buonissima per tutti gli animali insettivori, che la considerano particolarmente prelibata per il suo sapore dolciastro, dovuto al miele di cui si nutre. Non è neppure che faccia una bella vita: il suo destino è di finire infilzata sugli ami dei pescatori, dopo un trattamento termico che ne impedisce il naturale sviluppo in farfalla. Nonostante il suo aspetto dimesso e la sua fine ingloriosa, la Galleria mellonella è diventata una star da quando si è scoperto che, in assenza di cera e miele, non disprezza il polietilene. Sì proprio la onnipresente plastica di cui è composto il trilione di sacchetti della spesa e bottigliette usato ogni anno, che intasa le discariche, forma isole negli oceani e impiega ben 450 anni ad autodistruggersi. Come molte grandi scoperte è stata casuale: un’apicultrice amatoriale aveva l’abitudine di riporre, durante l’inverno, gli alveari vuoti all’interno della propria casa. In primavera, apprestandosi a riportarli fuori, li trovò pieni di questi bachi, che raccolse in una borsa di plastica pensando di eliminarli al ritorno dal lavoro. Grande fu la sua sorpresa quando, rientrando in casa, trovò la busta forata come 3

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un colabrodo, diminuita di peso e la casa invasa dai voraci insetti. Il meccanismo con cui la Galleria mellonella degrada il polietilene è di due tipi: meccanico, sminuzzandolo con l’azione delle mandibole e biologico, digerendola. Ovviamente la ricerca non verte tanto sull’allevamento intensivo delle larve necessarie per l’operazione, che devasterebbe il Pianeta, ma sul loro meccanismo di digestione del polietilene. Infatti spalmando una poltiglia delle povere larve su un pezzo di plastica, questo degrada anche senza l’intervento meccanico della masticazione. La scommessa è trovare l’enzima che agisce e che, questo sì, potrebbe essere prodotto sinteticamente in larga scala, per ripulire le discariche e gli oceani. Come si vede lo studio non è che all’inizio e il problema lungi da essere risolto. Un’incertezza connessa è, per esempio, lo smaltimento dei residui della vorace larva, che contengono alcune sostanze tossiche, che vanno neutralizzate. Però la strada è promettente. Per tutti tranne che per la 49enne ricercatrice Federica Bertocchini, biochimica italiana a contratto presso il CNR spagnolo a Santander, per cui, pur investita dalla fama, il 28 aprile sarà l’ultimo giorno di lavoro. La caccia ai finanziamenti per continuare i suoi importanti studi, o a una offerta di lavoro dall’Italia, è aperta e speriamo si concluda felicemente.


Shri Ganesh (o Ganesha) è una divinità induista molto amata, poiché è il Signore del buon auspicio, che dona prosperità e fortuna, e il Distruttore degli ostacoli, di ordine materiale o spirituale. Figlio primogenito di Śiva e Parvati, deve il suo curioso aspetto a una storia: Parvati, infastidita dalle precedenti improvvisate del marito Siva durante le sue abluzioni, creò un ragazzo dalla farina di grano di cui si era cosparsa il corpo, gli chiese di fare la guardia e di non far entrare nessuno. Śiva, trovando sulla porta uno sconosciuto che gli impediva l’accesso, si arrabbiò e lo decapitò con il suo tridente. Parvati ne fu molto addolorata; Per consolarla, Śiva inviò le proprie schiere celesti (Gana) a prelevare la testa della prima creatura trovata, addormentata con la testa rivolta a nord. Trovarono un elefante e Śiva provvide a riattaccarne la testa al corpo del ragazzo, chiamandolo Ganapathi, o capo delle schiere celesti, adorato da chiunque stia per iniziare un’attività importante.

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S O M M A R I O

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EDITORIALE di Federico Klausner

ITALIA

Polvere di stelle Foto e testi di Giovanni Tagini COSTIERA AMALFITANA

Il mare degli dei Foto e testi di Graziano Perotti IRLANDA DEL NORD

La quiete dopo la tempesta Foto e testi di Giovanni Tagini

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NEWS

KENYA

La magia del lago Foto e testi di Bruno Zanzottera ITALIA

Le orchidee del Gargano Foto e testi di Vittorio Giannella

LEGENDA

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M E N T E C U O R E N AT U R A G U S TO CORPO


TACCUINO

OFFICINE DEL GUSTO

Bianco, rosso o nero, MY BOOK può raccogliere la storia di ognuno di noi. Nato della creatività del designer Denis Guidone per il brand italiano Nava Design, è un contenitore di pensieri ed esperienze. Un’occasione per rendere immortali pezzi di vita. 192 pagine numerate in carta di altissima qualità e copertina in raffinato cartoncino nei colori bianco, nero o rosso: semplice ma unico. È il libro della vita, o di una vacanza, o di un’avvincente esperienza: ogni pagina una giornata da vivere, scrivere e ricordare. Ogni giorno la possibilità di partire da zero, con emozioni e occasioni sempre nuove. MY BOOK aspetta la tua storia ancora da raccontare, già divisa in capitoli, che solo tu potrai riempire della cosa più preziosa. MY BOOK è una proposta Nava, brand leader nelle borse, negli accessori e nello stationery “made in Italy”. My Book A5 | Misure: cm 15x21 | Prezzo da: € 16 | Info

La zona di Merano e dei suoi dintorni per ragioni geografiche, storiche e climatiche, da sempre è caratterizzata da un tipo di cucina molto varia, nata dalla fusione di tradizione alpina e mediterranea. Vanta un duplice influsso culturale e beneficia di un clima particolarmente mite, poiché si trova lungo il versante meridionale delle Alpi. La varietà di prodotti, che il clima favorevole consente di coltivare, ha favorito la vivacità culinaria di questa zona dell’Alto Adige e l’evento che la mette in risalto è “Officine del Gusto”, che, attraverso l’utilizzo dei prodotti regionali e di stagione, promuove l’ideazione di pietanze creative e la reinterpretazione di antiche ricette, rispecchiando il carattere allo stesso tempo alpino e mediterraneo della zona. “Officine del Gusto” è incentrato su tre pilastri: Artefici del gusto, Officine per assaporare, Officine per creare. SI tratta di incontri ed esercizi gastronomici organizzati dalle strutture ricettive per diffondere il vero gusto altoatesino. Info

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Da giovedì 18 maggio a sabato 3 giugno 2017 il quartiere parigino di Saint-Germain-des-Prés si trasforma in un museo diffuso, per la gioia dei turisti e dei collezionisti provenienti da tutto il mondo. “I grandi artisti di ogni tempo e le centinaia di gallerie hanno contribuito a creare il mito di Saint Germain in tutto il mondo” spiega Bernard Dulon, grande esperto di Arte primitiva e Presidente dell’associazione Art Saint-Germain-des-Prés “Il tradizionale appuntamento di primavera è diventato nel tempo un evento che attira esperti d’arte, ma anche visitatori e giovani. Per questo è stato prolungato da una a tre settimane”. 
Un impegno significativo per le oltre 60 gallerie, che aderiscono all’evento, e che le vincola ad orari di apertura straordinari e a un cartellone di eventi, aperitivi, mostre e conferenze. Porte aperte ai visitatori in questo animato museo con oltre 25.000 opere esposte. Info

FESTA ALLE TERME

Due proposte per rilassarsi alle Terme di Saturnia a partire da 1.175 € per camera doppia Superior. Dal 12 al 14 maggio, “Festa della Mamma” offre a tutte le mamme l’occasione di dedicarsi a se stesse, abbandonandosi al trattamento snellente Phytoslim nella pluripremiata Spa del Resort. Ma anche i papà, in viaggio con la famiglia, potranno approfittare di questa fuga dedicandosi al Long Massage “per lui”. Immancabile una “cena a due” nel ristorante stellato All’Acquacotta con il menu degustazione toscano. Non le solite rose dunque, bensì l’opportunità di concedersi un weekend speciale fuori porta. Dal 1 al 4 giugno, invece, in occasione delle celebrazioni per il Tricolore, Terme di Saturnia Spa & Golf Resort propone lo “Speciale Festa della Repubblica”, dove al ristorante Aqualuce il tema “Tricolore” sarà protagonista per la cena del 2 giugno; mentre il 3 giugno il Grand Lunch Buffet sarà servito all’aperto, con una divertente grigliata. Imperdibile l’occasione di immergersi nella fonte fino a mezzanotte il 2 e il 3 giugno, non prima di essersi abbandonati alla “pioggia” aromatica del Raindrop Massage. Info Info 7

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ARTE A PARIGI


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| POLVERE DI STELLE

Viaggio nel gusto sopraffino accompagnati da famosi chef. Che prima di deliziare il palato riempiono gli occhi di colori e il nostro senso estetico di strabilianti equilibri cromatici.

ITALIA

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Nella pagina d’apertura: al ristorante Villa Crespi di Orta San Giulio, sulle sponde del lago d’Orta, a tutti gli ospiti viene servito come piatto di benvenuto, un colorato e delizioso pre-antipasto. Nella pagina precedente: lo chef Antonio Cannavacciuolo, due stelle Michelin, scherza con la sua numerosa brigata fuori dalla cucina. Sopra: un dettaglio della facciata di Villa Crespi, relais di classe gestito dalla moglie di Antonio, Cinzia. Questa villa fu costruita nel 1879, dall’industriale Cristoforo Benigno Crespi che, dopo aver visitato Baghdad, rimase talmente ammaliato dalle bellezze architettoniche del Paese, che decise di costruirla in stile moresco.

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Alcuni tavoli tra le palme del magnifico giardino di Villa Crespi. In uno dei Relais et Châteaux più belli d’Italia, si cura ogni cosa nei minimi dettagli e si ricerca l’eccellenza per rendere gli ospiti protagonisti indiscussi.

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Nella pagina precedente: uno dei piatti culto dello chef Cannavacciuolo: insalata liquida di riccia, stracciatella di bufala e crudo di scampi con l’aggiunta di trucioli di pane Fobello e acciughe. Secondo lo chef il cibo è il teatro che si mette in scena per regalare al cliente emozioni vere, con un percorso gastronomico fatto di ricordi e sapori preziosi, con l’intento di richiamare alla mente quelli provati da bambini.

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In queste pagine: la cura maniacale degli ambienti e della mise en place è il punto di forza dell’eccellente servizio offerto a tutti gli ospiti di Villa Crespi. È questa la sfida di Antonino: tutto dev’essere perfetto, il cliente deve stare bene, da quando entra a quando esce; bisogna agire non solo sulla qualità del cibo, ma su qualcosa di più profondo e ancestrale.

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A sinistra: pasta e fiori, ravioli con ripieno di crema fresca di capra, accompagnati con insalatina cruda di seppie e colatura di insalata di pomodoro. Questo piatto, ci racconta Antonino, nasce dal ricordo di quando era bambino e amava intingere il pane nell’acqua dei pomodori conditi. Dopo la delicatezza della colatura di pomodoro arriva il gusto deciso del ripieno, con una nuova percezione dei sapori. Queste sono le magie della cucina di Cannavacciuolo. Sotto: una delle magnifiche sale interne del ristorante.

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Sotto: un grande classico proposto da Antonino: suprema di piccione, fegato grasso, capesante al gruĂŠ di cacao e salsa al Banyuls. I punti di forza dello chef sono caratterizzati da piatti perfettamente calibrati nei sapori, cucinati con prodotti di altissima qualitĂ . A Villa Crespi il pesce arriva freschissimo dalla Sicilia, la carne da allevamenti selezionati piemontesi e le erbe coltivate direttamente nel giardino.

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Sopra: Antonino intento a cucinare nella sua grande cucina. Nato a Vico Equense nel napoletano, figlio d’arte, arriva in Piemonte portando la cultura e i sapori della sua terra; pasta e pane, abbinati a un talento innato, lo hanno portato a diventare uno degli chef di riferimento dell’alta cucina internazionale. Nella pagina successiva: una variazione di Antonino Cannavacciuolo sul tema del cioccolato composta da un globo dorato ripieno di una crema alla vaniglia.

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Sopra: nel cuore delle langhe, immerso tra le colline coltivate a Nebbiolo, si trova uno dei resort piĂš eleganti e lussuosi del territorio: Il Boscareto Resort & Spa. Nel grande e curato giardino, che circonda la tenuta, regna la quiete. Il luogo giusto dove passare momenti in completo relax godendo di una vista mozzafiato sui vigneti e i borghi medievali.

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Sotto: una vista del ristorante La Rei del Boscareto Resort. L’elegante sala dispone di 70 coperti e nel periodo estivo si avvale di altri tavoli disposti nella luminosa terrazza. affacciata direttamente sul castello medievale.


Lo chef Pasquale Laera posa divertito, circondato dal suo staff. Di origini pugliesi, Pasquale ha frequentato la scuola di cucina di Gualtiero Marchesi e, prima di approdare come Executive chef al Boscareto, ha lavorato con grandi nomi della cucina italiana. La sua arte culinaria


riflette una forte personalitĂ . Vengono proposti i piatti della tradizione piemontese elaborati con un tocco personale e affiancati da ricette con i sapori della sua regione. Segnatevi il suo nome, ben presto lo troverete fra i grandi chef stellati.


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Nella pagina precedente: uno dei grandi classici proposti dallo chef Pasquale: cannolo di melanzane affumicate con spuma di ricotta di bufala, pomodoro e basilico. A sinistra e sotto: lo chef Pasquale mentre impiatta un secondo a base di carne piemontese. Nella pagina a seguire: cubi di tonno crudo con mousse di peperone giallo, polvere di capperi e gocce di salsa bernese e crema di acciughe.

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Sopra: un ritratto di Carlo Cracco. Prima di aprire il suo ristorante in centro a Milano, guadagnarsi due stelle Michelin e diventare personaggio televisivo molto amato e seguito, Carlo ha trascorso la sua gavetta collaborando con grandi nomi della gastronomia mondiale: da Marchesi, che lo ha voluto nel suo ristorante L’Albereta, a Ducasse e Lucas Carton.

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Sotto: un dettaglio di una delle due sale del suo ristorante, predisposte per accogliere circa 60 ospiti. L’ambiente e gli arredi seguono uno stile moderno ed elegante, perfettamente in linea con la sua cucina innovativa e creativa. In una piccola nicchia si trova un tavolo per quattro fortunati ospiti che si affaccia direttamente sulla cucina, cosÏ da poter osservare Carlo e il suo staff all’opera.

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Nella pagina precedente: prezzemolo bollito, orchidea e ricci di mare. Questo antipasto gioca con vari gradi di acidità e gusti: una base iodata è data dal riccio, che si integra con gusti a volte amari, a volte dolci, conferiti dal prezzemolo e dalle varie salsine e semi che compongono il piatto. A sinistra: un piatto a base di pasta di Gragnano, profumato e coreografico, fusilli con scorzone primaverile e caviale Beluga con scorza di limone.

Sopra: Lo chef Cracco mentre compone il piatto. Dal 2007 il suo ristorante è entrato a far parte del gruppo d’élite dei cinquanta migliori ristoranti al mondo. La sua cucina propone piatti rivisitati della tradizione milanese, giocando sui contrasti e i sapori in chiave contemporanea.

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In queste pagine: due tra i grandi piatti che hanno reso famoso lo chef Cracco: a destra, crema bruciata all’olio di vaniglia e garusoli (lumache di mare) con germogli di piselli. Sotto: una deliziosa Insalata russa racchiusa in due cialde di zucchero caramellato e polvere di capperi.

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Dopo anni passati in tv, Carlo Cracco ha deciso di prendersi una pausa e tornare a tempo pieno ai fornelli. Dopo il successo del suo secondo ristorante milanese Carlo e Camilla, sta seguendo un nuovo progetto che prevede l’apertura di un ristorante nella centralissima galleria di piazza Duomo. Nei prossimi anni s’impegnerà al massimo per ottenere la terza stella.

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Sopra: l’ingresso del Grand Hotel Villa Feltrinelli, sulla sponda occidentale dal Lago di Garda. Edificata dall’architetto Alberico Barbiano in stile neo-gotico come dimora estiva della famiglia Feltrinelli, la villa ospita preziose boiserie, affreschi, soffittature in legno intagliato e antichi specchi veneziani: ogni angolo regala particolari unici e raffinati.

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Sotto: la villa è circondata da un lussureggiante parco: giardini all’italiana, una storica limonaia, un uliveto e un orto privato, dove lo chef stellato Stefano Baiocco coltiva oltre 180 piante officinali, che utilizza per creare i suoi piatti. Anche l’olio extravergine usato in cucina è prodotto con le sue olive. All’insegna del chilometro zero.

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In queste pagine: lo chef Stefano Baiocco intento nella preparazione di uno dei suoi piatti storici, a base di tonno marinato con olio e semi di sesamo, acciughe ed erbe di campo in contrasto con il nero antracite del pane croccante e del piatto su cui è adagiato. Se le forme e i colori incantano gli occhi, il sapore stimola i sensi. Stefano tiene a precisare che il discorso estetico è sempre subordinato al palato: se un piatto è bello ma non è buono è inutile.

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Nella pagina precedente: un sorprendente pre-dolce con pezzi di meringhe di Fisherman’s Friends
colorate con carbone vegetale per assomigliare il più possibile ai blocchi d’argilla dove sono adagiati. Al gourmet il divertimento di capire cosa è vero e cosa è inventato. In queste pagine a sinistra: ravioli di carbonara con ripieno d’uovo e formaggio, accompagnati da crema di broccoli e guanciale. In centro: una semplice insalata. Non si trova nel menù: è un omaggio a tutti gli ospiti, che lo chef impiatta meticolosamente utilizzando oltre cento tra foglioline, fiori e germogli del proprio orto. A destra: filetto al sangue con erbe e brodo, una rivisitazione del classico piatto giapponese Shabu Shabu. 50


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Nella pagina precedente: un antipasto croccante con cialda al sapore di bosco adagiata su un letto di muschio, ghiande e foglie. Sotto: la dispensa di spezie nella cucina. Stefano ci tiene a sottolineare che ogni piatto ha i suoi aromi, ogni ricetta prevede un particolare tipo di spezia e tutto è segnato con precisione. Qui non sentirete mai dire: “Passami il basilicoâ€?, perchĂŠ le varianti sono numerose. Bisogna specificare, come per la menta e per la salvia.

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Sopra: lo chef due stelle Michelin nella serra invernale, mentre riflette sulle erbe da cogliere. Stefano è conosciuto come “il signore dei germogli” e i suoi piatti, oltre che squisiti, sono un capolavoro d’estetica in cui trionfano fiori, verdure e germogli, che lui stesso coltiva e raccoglie ogni mattina prima di passare in cucina.

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Siamo in Piemonte, nel ristorante stellato Al Sorriso a Soriso, a due passi dal lago D’Orta, uno dei templi della cucina classica italiana. Nella foto di sinistra. Nulla è lasciato al caso: il servizio è impeccabile, come lo sono i cristalli Spiegelau, i bicchieri e i sottopiatti che riflettono le luci della sala arredata in stile classico. A destra: un ritratto della regina dei fornelli del ristorante, Paola Valazza, una delle prime donne italiane ad aggiudicarsi le tre stelle Michelin. Le sue creazioni non seguono le mode o le tendenze del momento, Paola segue le ricette tradizionali reinterpretandole con moderna creatività .

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Nelle pagine precedenti: a sinistra una delle specialità servite Al Sorriso, ravioloni verdi con formaggio Bettelmatt al burro d’alpeggio, aromatizzato alle erbe di montagna. A destra: un dettaglio di erbe profumate che accompagnano un piatto di carne di fassone piemontese.


Sopra: basta assaggiare una delle ricette simbolo de Al Sorriso, come il porcino farcito con aglio e prezzemolo, per capire la chiave del successo di questo ristorante, fatto da una clientela fissa che a ogni stagione ritorna per assaggiare il nuovo menĂš.


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Nelle pagine precedenti: a sinistra una capasanta farcita di funghi su burrata all’olio d’oliva e basilico. A destra, uno stinco di maialino alla birra e miele di castagno con peperoni al forno.


Sopra: uno tra i classici dolci Piemontesi presenti nel menÚ, un semifreddo di cioccolato bianco e nocciola tonda gentile con pera martin al barolo e scorza d’arancia.


Ci racconta Angelo Valazza, patron e marito di Paola: “Le etichette di vini che proponiamo nel nostro ristorante sono più di mille, con un’attenzione particolare per la nostra regione e per i vitigni autoctoni come il Barbaresco e il Barolo”.


INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini

Villa Crespi via G.Fava, 18 Orta San Giulio tel. 0322 911902. Il Boscareto via roddino, 21 Serralunga d’Alba tel. 0173 613036. Ristorante Cracco via Victor Hugo, 4 Milano tel. 02 876774. Villa Feltrinelli via rimembranza, 38 Gargnano tel. 0365 7980000. Al Sorriso via Roma 18 Soriso tel. 0322 983228

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| LA MAGIA DEL LAGO

Un crogiolo di etnie attorno allo spettacolare lago Turkana al centro della Great Rift Valley. Un viaggio a ritroso nel tempo in un luogo che non pare essere sfiorato dal suo scorrere.

KENYA

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In apertura: un giovane di etnia Turkana in cammino verso il villaggio di Loyangalani, il centro più importante sul lato orientale del lago. Doppia pagina precedente: dalla collina sovrastante, il villaggio El Molo di Layeni appare come una serie di punti gialli, disposti sopra una distesa di rocce laviche e cenere, sulla riva di un lago dalle acque verde intenso. Nessun albero in vista. Con la luce dell’alba questa visione può sembrare idilliaca, ma appena il sole si arroventa ci si accorge immediatamente della difficoltà di vivere qui. Sopra: la Great Rift Valley africana è la più larga, lunga e cospicua frattura della crosta terrestre. Si sviluppa per oltre 5.500 km dall’Etiopia al Mozambico con straordinari paesaggi, che spaziano dalle depressioni saline della Dancalia, situate alcune centinaia di metri sotto il livello del mare, agli oltre 5.000 m delle cime innevate del monte Ruwenzori, passando attraverso vulcani tuttora in attività, foreste primarie, savane e grandi laghi. Il lago Tukana, nel Kenya settentrionale, è uno dei luoghi più inospitali e spettacolari del Rift. Qui si intrecciano le vite di varie tribù nomadi: Turkana, Samburu, El Molo, Rendille. 72


Tra le varie etnie che abitano attorno al lago, i pescatori El Molo sono conosciuti come la più piccola tribù d’Africa. Una popolazione talmente piccola da poter essere ritratta in un’unica fotografia, come fece l’inviato del Sunday Times nel 1959. Da allora gli El Molo sono cresciuti di numero, grazie ad una serie di matrimoni misti che li hanno salvati dall’estinzione, a scapito di alcune loro caratteristiche, quali la lingua, ormai scomparsa.

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A causa dei matrimoni misti, principalmente con i pastori samburu, un po’ alla volta gli El Molo hanno assunto i costumi e la lingua di questi ultimi. Curiosamente il termine El Molo deriva proprio dalla lingua dei Samburu, che spregiativamente li chiamavano loo molo onsikirri - ‘la gente che mangia pesce’ -, cosa assolutamente da evitare per un popolo di pastori quali sono i Samburu.

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Nei primi decenni del secolo scorso gli El Molo parlavano ancora una lingua cuscitica molto simile a quella di altri gruppi (i Dhaasanac e gli Arbore) dell’estremo sud dell’Etiopia. Negli anni ’20 del secolo scorso gli El Molo avrebbero preso la formale decisione di abbandonare la propria lingua, non insegnandola più alle nuove generazioni, per adottare la lingua del gruppo pastorale dominante, i Samburu. Nonostante questa decisione collettiva gli El Molo hanno continuato il loro stile di vita basato sulla pesca, piuttosto che l’assorbimento nel mondo pastorale circostante.

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Primo piano di un anziano El Molo con un orecchino realizzato dalle zanne di un ippopotamo. Oltre che alla pesca, in passato gli El Molo si dedicavano alla caccia di ippopotami e coccodrilli, oggi vietata dal governo del Kenya. L’orecchino fatto con le sue zanne dimostra che il cacciatore ha ucciso almeno un ippopotamo nella sua vita.

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Leokulo, un anziano El Molo battezzato con il nome cattolico di Egidio, addormentato all’alba nel luogo di Moite, un sito sacro alla tribù, da dove gli El Molo dicono di essere originari. ‘Là dove oggi c’è il lago Turkana, un tempo non c’era neppure uno stagno. Tutto era arida pianura, con pochi cespugli e qualche palma’. La voce narrante è quella di Kaayo, l’ultimo uomo che sapesse parlare la lingua degli El Molo. Kaayo morì nel 1999 e gli El Molo persero l’ultimo legame con la propria cultura. La parziale perdita di identità ha suscitato la preoccupazione di alcuni membri della tribù, che hanno chiesto ad Alberto Salza, un antropologo italiano che ha trascorso gran parte della sua vita sulle rive del lago Turkana, di sviluppare un progetto per rivitalizzare il linguaggio perso.

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Uno dei tratti principali della cultura El Molo era la pericolosa caccia agli ippopotami. Le uniche armi utilizzate erano degli arpioni affilati, inseriti su lunghi pali che venivano lanciati a


mano. Una corda legata al palo permetteva al cacciatore di recuperare facilmente l’arma nel caso il colpo non fosse andato a segno, o di trattenere l’animale in caso di successo.


Oltre alla caccia agli ippopotami, nella tradizione El Molo vi era anche quella ai coccodrilli, numerosi nelle acque del lago Turkana. Qui due El Molo danno una dimostrazione di come avveniva questa caccia, fatta con gli arpioni, prima del divieto imposto dalle autoritĂ kenyote, che hanno inserito i coccodrilli tra le specie protette.

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Una tradizione locale narra le origini dell’uomo: ‘Al tempo vi erano solo due esseri umani, senza case o vestiti. Erano come scimmie: avevano pure la coda. Un giorno litigarono con le scimmie per il cibo; e persero la coda. Le scimmie giurarono che gliel’avrebbero restituita. Ma non l’hanno ancora fatto’. Il mito introduce un concetto di sostanza per l’antropologia postmoderna: il cambiamento. Popolazioni e individui, al Turkana come altrove, vivono in un flusso di aggiustamenti di vita e cultura. Il cambiamento non sempre va a buon fine (gli uomini muoiono e le culture possono svanire), ma non è necessariamente una rovina. Il cambiamento è un modello di vita, lontano dai pii desideri degli antropologi del “c’era una volta”.

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Foto sotto: una famiglia El Molo, del villaggio di Layeni, svolge le reti recuperate al mattino, dopo averle calate in acqua la sera precedente. La pesca continua ad essere la principale, quando non unica, fonte di sopravvivenza per la tribù.

A fianco: pescatori El Molo con le rudimentali zattere realizzate con tronchi di palma, che ancora utilizzano per calare le reti. I fattori di stress locali sono molteplici: lo sviluppo della pesca commerciale ha compromesso la pesca di sussistenza degli El Molo. Il clima, a causa del fenomeno del Niño, dei primi anni ‘90, ha diminuito la salinità del lago, alterando catena alimentare e habitat delle uova di pesce. Il programma etiopico di dighe sul fiume Omo ha messo in crisi l’intero sistema del lago Turkana di cui l’Omo è unico immissario e il lago sta subendo un drastico abbassamento delle sue acque.

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Doppia pagina precedente: Il Lago Turkana viene romanticamente chiamato dagli Europei Il mare di giada, a differenza delle popolazioni locali che, in lingua maa, lo indicano come basso narok ovvero l’acqua nera. Provenendo con un piccolo aereo da turismo da Nairobi, dopo aver lasciato alle spalle le pareti rocciose e i ghiacciai del Monte Kenia, il paesaggio sottostante inizia a inaridirsi, i campi coltivati lasciano spazio a una savana dalle tonalità sempre più simili al marrone e i letti dei fiumi, che assomigliano a enormi serpenti dalla pelle inaridita, annunciano l’approssimarsi della gigantesca colata lavica rappresentata dalla Suguta Valley, conosciuta come il luogo più caldo della terra. Sotto: una processione di donne El Molo, convertitesi al cristianesimo, trasporta una statua della Madonna alla chiesa di Loyangalani

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Una ragazza di etnia El Molo agghindata alla moda dei pastori Samburu, di cui gli El Molo hanno condiviso lingua e acconciature.

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Un giovane guerriero El Molo impasta con l’ocra rossa la futura sposa di un suo fratello. L’invasione dei pastori (Samburu, Turkana e Rendille), nei territori attorno al lago, fu una catastrofe per gli El Molo: immediatamente marginalizzati (“mangia-pesce” è un insulto tra i nomadi), assunsero i costumi degli invasori Samburu (abbigliamento, circoncisione e classi di età), pur mantenendo l’economia di pesca -un’anomalia per l’antropologia.

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Le mani completamente rosse di un impasto di ocra e burro, le ragazze si spalmano vicendevolmente il viso, il cranio quasi completamente rasato e le innumerevoli collane di perline, per una danza preparatoria del matrimonio, che avverrà più tardi al calar del sole. È incredibile l’attenzione dedicata all’estetica del corpo in una popolazione che quotidianamente lotta per sopravvivere, in un territorio tra i meno abitabili della Terra

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Doppia pagina precedente: il lago Turkana si trova al centro della Great Rift Valley. Questa gigantesca spaccatura, che taglia l’Africa, fu creata milioni di anni fa, quando l’inarcamento della crosta terrestre finì col crollare su di uno stesso punto. Tale depressione parte dalla Valle del Giordano, attraversa il Mar Rosso, l’Etiopia, il Kenya e la Tanzania, fino a raggiungere il delta dello Zambesi, in Mozambico. Sul fondo della depressione, con il tempo, si sono venuti a creare una catena di laghi, mentre le rocce più dure hanno formato innumerevoli coni vulcanici. Sotto: giovani morani (guerrieri) di etnia turkana al villaggio di Loyangalani. I Turkana, nonostante abbiano dato il nome al lago una volta liberatosi dalle nostalgie coloniali, sono gli ultimi arrivati sulle sue rive. Provengono dai territori dagli altopiani dell’Uganda, dopo essersi separati dai loro cugini Karimojong. Pastori nomadi per necessità, il loro territorio è composto da innumerevoli vulcani e il terreno è un ammasso di rocce laviche nere e taglienti, ricoperte in parte da cenere e sabbia dove le temperature superano spesso i 50° e le piogge non superano i 200 mm annui.

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Un giovane guerriero di etnia El Molo si sta truccando per una danza di matrimonio nel villaggio di Layeni, mentre un suo compagno lo fotografa con un telefono cellulare. Il lago Turkana vanta la più elevata cronodiversità al mondo. Il concetto è analogo alla biodiversità: in un’area ristretta, si inciampa in fossili di 4 milioni di anni fa, si risale l’evoluzione umana, si incontrano graffiti rupestri, si aggirano tumuli preistorici e si vive accanto a uomini che hanno le piume in testa e la lancia. Con il cellulare attaccato all’orecchio.

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Un gruppo di etnia turkana, appartenente alla classe degli ‘anziani’, indossa i copricapi con le piume di struzzo, utilizzati esclusivamente nelle occasioni importanti. In questo caso si sta celebrando il matrimonio di due membri della tribĂš.


Per festeggiare un matrimonio le donne Turkana utilizzano uno strumento musicale realizzato con tappi di bottiglia. In un ambiente come quello del lago Turkana la mobilità totale è l'unica possibilità di sopravvivenza. Per vivere, infatti, bisogna camminare con il bestiame alla continua ricerca di erba e acqua, un Turkana è in grado di percorrere a piedi 60 km al giorno e anche per i bambini è del tutto naturale marciare per decine di chilometri alla ricerca dei pozzi.

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Questo bisogno di spazio per il bestiame con il quale vivono in simbiosi - “I numeri turkana si fermano al 999, ma esistono 700 espressioni per dire mucca” racconta l’antropologo Alberto Salza che ha vissuto a lungo con loro - e la siccità degli ultimi decenni hanno spinto i Turkana sino alle rive del lago a stretto contatto con popolazioni storicamente ostili.

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Un consiglio degli anziani di etnia turkana è riunito per decidere la dote che un giovane guerriero dovrà portare alla sua sposa, per essere accettato dalla famiglia di lei.


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A sinistra: anche le danze praticate oggigiorno dagli El Molo sono mutuate da quelle dei pastori samburu e del tutto simili a quelle di altri gruppi pastorali, quali i Maasai, che abitano i territori più meridionali tra Kenya e Tanzania.

“La danza comincia all’improvviso, come per caso, cresce di frenesia e intensità, quindi ancora una volta come per caso cessa di colpo. Segue una pausa piena di parlottamenti, di sussurri, di tramestii indecifrabili e poi ecco, la danza riprende con rinnovato fervore… L’aspetto più significativo di questa maniera di sfogare il gioco con la danza, è la partecipazione dei bambini, i quali benché piccolissimi si studiano di saltare o girare in tondo anche loro, come se sapessero che la danza, nel loro futuro, sarà altrettanto necessaria e importante del cibo e del sonno” Alberto Moravia

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Elementi di contaminazione dei giovani morani (guerrieri) di etnia El Molo. L’arrivo al villaggio di Loyangalani di uno stock di calzettoni sportivi ha contribuito a creare una nuova moda.

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Pagine precedenti: l'antropologo Alberto Salza, che ha passato molti anni sulle rive del lago Turkana, alle prese con il guasto di un moto taxi che lo stava portando al villaggio El Molo di Layeni. Ragazze turkana cercano l'acqua scavando la sabbia di un uadi (fiume in secca) nei pressi del villaggio di Moite, situato sulle rive del lago.


Un' altra testimonianza dell'arrivo della modernità sulle rive del lago Turkana è la presenza di questa antenna parabolica per guardare un televisore alimentato dalla batteria di un camion all'interno di una capanna del villaggio di Komote.


LE PO PO LA ZIO NI DEL T URKANA Il “terreno umano” attorno al Turkana è a logica incerta. Il lago prende nome dai Turkana, pastori nomadi. In realtà, fino a una devastante carestia dei primi anni sessanta, i Turkana, provenienti da una scissione dei Jie-Karamojong dell’Uganda, mai si avvicinavano alle rive. Molta toponomastica della zona, in compenso, è di origine samburu, un clan lasciato indietro durante la migrazione dei Maasai. Più inseriti sulla riva orientale sembrano i Rendille, che parlano una lingua cuscitica di origine somala. Etiopici sono i Gabbra, pastori di capre e dromedari nel deserto; in realtà sono un sottogruppo degli Oromo, così come i Borana, pastori di vacche; di origine etiopica sono i Dhaasanac (simili agli El Molo), che uniscono la pastorizia alla pesca. A concludere si trova l’unico gruppo stanziale, i pescatori “puri” El Molo, in un numero così esiguo (la prima volta che li visitai erano 92; oggi il loro numero è di circa 500) da sembrare irreale. In effetti si tratta di un coacervo di “profughi” (dall’apparenza paleonigritica) sfuggiti ai pastori e costretti alla pesca; molte delle loro tecniche di sussistenza sono mediate dai cacciatori-raccoglitori Okiek, gli unici autoctoni dell’area. Gli El Molo sono pescatori per necessità, come testimoniato dalla caccia all’ippopotamo e dall’orecchino di osso di vacca (non di pesce), che caratterizza l’eroico uccisore di questa ambitissima preda. Così mi ha raccontato Michael Basili, titillando la corda di fibra d’alga per l’arpione che gli avevo riportato dopo quasi 40 anni: ‘Gli ippopotami sono per gli El Molo ciò che il leone è per i Maasai: la vita della tribù gravitava intorno a loro. Un uomo solo può uccidere un coccodrillo, ma per l’ippopotamo occorrono venti cacciatori, e molto coraggio. Se riusciamo a organizzare una battuta all’ippopotamo, sarà l’occasione per far rivivere la nostra cultura’. Alberto Salza

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Un giovane turkana davanti al piccolo lago circondato da colate laviche, che si trova all’estremità meridionale del lago Turkana.

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INFO UTILI Foto e testi di Bruno Zanzottera QUA N DO A N DA R E Le ‘grandi piogge’ cadono tra aprile e maggio, mentre tra ottobre e novembre si hanno le ‘piccole piogge’, costituite principalmente da rovesci temporaleschi. I mesi più freschi sono giugno, luglio e agosto, mentre gennaio e febbraio sono quelli più caldi, con temperature molto alte nelle regioni semidesertiche settentrionali attorno al lago Turkana. DOCUMENTI E FORMALITÀ Passaporto con sei mesi di validità. Visto che si può ottenere all’arrivo in aeroporto. Per guidare è necessaria la patente internazionale, la guida è a sinistra. NO R ME SA N ITA R IE Arrivando dall’Europa non è richiesta nessuna vaccinazione, mentre è obbligatoria la vaccinazione contro la febbre gialla, attestata sul libretto sanitario, arrivando via terra da un altro paese africano. L’altopiano e i laghi della Rift Valley non sono una zona malarica,

ma potrebbe essere consigliata la profilassi antimalarica, soprattutto se prevedete un soggiorno anche sulla costa. Consigliate anche le vaccinazioni antitifica e antitetanica. FARM AC I A DA VI AGGI O Utili i medicinali attivi contro i germi della diarrea del viaggiatore, antipiretici contro la febbre, antisettici per le piccole ferite, analgesici. VALUTA Lo scellino keniano. 1 Euro equivale a 108 scellini. LI NGUA Le lingue ufficiali sono l’inglese e lo swahili. Attorno al lago Turkana si parlano le lingue delle varie etnie che vi abitano. F USO ORARI O Due ore in più rispetto all’Italia. COSA PORTARE Indumenti leggeri, un maglione per la sera soprattutto sull’altopiano e una giacca a vento leggera, se prevedete di viaggiare durante le stagioni delle piogge, occhiali da sole, collirio, burro cacao, creme per la pelle. 113


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| IL MARE DEGLI DEI

Patrimonio dell’Umanità, la Costiera amalfitana è un gioiello di mare e di sole. Di profumi mediterranei, di antiche ville aggrappate alla roccia affacciate su un eterno blu.

COSTIERA AMALFITANA

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In apertura Positano, la famosa località prende il nome dalla più spettacolare villa romana edificata nella Costiera amalfitana ai tempi dell’impero romano: “Posides Spado”. Pagina precedente: la stupenda vista della Costiera amalfitana dalle alture di Ravello. In questa pagina una vista di Amalfi dal mare, da uno dei numerosi traghetti che portano milioni di turisti nelle splendide cittadine della Costiera, tutta sotto tutela Unesco e Patrimonio dell’Umanità.

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La Costiera è frequentata da molti vip come la bravissima regista Lina Wertmuller nella foto con il marito al porto di Amalfi.

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Nella doppia pagina precedente due viste della meravigliosa Costiera amalfitana con ville antiche affacciate sul mare e scorci, che sono diventati un’icona dell’intera Costiera nel mondo. Come le due cupolette del Complesso Monumentale dell’Annunziata, che si compone di due edifici uniti ad angolo retto: il più antico è la chiesa vera e propria, chiamata “Annunziata vecchia”, mentre l’altro, adiacente, che era un oratorio per la Congrega dei Flagellanti costruito nel XV secolo, è detto “Annunziata Nuova”. Nessun turista può sottrarsi al suo fascino architettonico e stilistico, che sembra sposarsi con il mare. In questa pagina in alto la spiaggia Marina Grande di Positano vista da uno dei numerosi locali affacciati sulla battigia. Nella pagina a destra: uno scorcio della spiaggia “La Praia “a Praiano.

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Nella doppia pagina precedente una vista dall’alto di una spiaggia incastonata tra le rocce, nelle vicinanze di Praiano. In questa pagina, Ravello: una turista nei giardini di Villa Cimbrone, un luogo straordinario, pieno di fascino e storia, abbellito da antiche statue che sembrano accompagnare in uno degli affacci più belli d’Italia. I giardini sono ben curati e il panorama mozzafiato.

Una terrazza sull’infinito dove cielo e mare si fondono e pure le tue emozioni davanti a tanta bellezza. A destra: lo stupendo chiostro di Villa Ruffolo è uno dei sortilegi di Ravello e del suo patrimonio storico architettonico; una sintesi perfetta di architettura araba e normanna.

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A sinistra: la splendida e famosa cattedrale di Amalfi, dedicata a Sant’Andrea, è il principale luogo di culto di Amalfi e un’altra delle icone della Costiera. In origine le basiliche di Amalfi erano due, entrambe a tre navate. La basilica fu trasformata nei primi decenni del XII secolo in un unico luogo di culto a cinque navate. La Porta maggiore, in bronzo, fu fusa a Costantinopoli e portata ad Amalfi. La facciata attuale, neo moresca con influenze neogotiche, è stata costruita nel XIX secolo da Errico Alvino. A destra: uno scorcio di Vietri sul mare: in un cortile il sentimento religioso di un luogo ancora ricco di valori e tradizioni, che si tramandano nel tempo.

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Un pescatore porta in spalla una pesante preda, destinata a diventare fresca prelibatezza in uno dei tanti famosi ristoranti di Positano, attenti alla tradizione. Nella pagina a destra: un chiosco in piazza vende ‘O père e ‘o musso, un piatto povero tipico della tradizione campana, il cui nome, in italiano, significa il piede e il muso: piedino di maiale e musetto di vitello. Per stomaci forti e individui non impressionabili, si gusta condito con sale e uno spruzzo di limone.

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Nella pagina precedente: Positano in pieno sole, aggrappata alle rocce e vista dal mare. A sinistra: uno scorcio di Positano percorrendo un tratto della famosa “Scalinatella” diventata anche una canzone simbolo del luogo, la “Scalinatella, longa, longa “, magistralmente interpretata da Roberto Murolo.

Sopra: il ristorante “Chez Black “ luogo di ritrovo di vip e turisti in cerca della foto ricordo con star del cinema, come Denzel Washington e altri personaggi illustri.

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La vita a Positano scorre tra un’escursione, un bagno in mare e una passeggiata per le vie dello shopping, quest’ultime molto frequentate da turisti provenienti da tutto il mondo, che non possono rientrare senza almeno un capo della ormai famosa” Moda Positano”. Già nell’800 Positano era famosa per la tessitura della tela di juta, che era tinta artigianalmente in casa con colori vivaci. Ma fu dopo la fine della seconda guerra mondiale che la cittadina creò la sua moda, grazie ad alcune sarte del posto che realizzarono bikini all’uncinetto, arricchiti da decorazioni e applicazioni speciali, che presto coinvolse altri capi di abbigliamento, riscuotendo un grande successo tra i vip, come Jackie Onassis e Brigitte Bardot. Persino John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura nel 1962, s’innamorò della moda Positano e diede un grosso contributo a farla conoscere nel mondo, quando scrisse sulla famosa rivista di moda americana Harperr’s Bazar un testo su Positano. Nella foto qui sotto una turista si gode Positano seduta in un famoso ristorante affacciato sulla Marina Grande.

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Pagina precedente: Positano by Night. La notte a Positano trascorre tra i numerosi ristoranti, gli aperitivi in luoghi esclusivi e le vie dello shopping. Oppure semplicemente a far nulla, accompagnati da una granita al limone, passeggiando e godendo dell’incanto di quella cascata di case colorate, affacciate sul mare. In questa pagina un bouquet fatto con coloratissimi peperoncini: forse un augurio un po’ piccante per le notti in uno dei luoghi piÚ romantici al mondo.

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INFO UTILI Foto e testi di Graziano Perotti Positano oltre ad essere la località più bella della Costiera amalfitana è il posto ideale per rilassarsi lontani dal trambusto e caos della città, ma allo stesso tempo offre tutto ciò di cui il turista ha bisogno, dallo shopping alla ristorazione, dal mare alla montagna. D OV E DO R MIR E Ci sono tantissime soluzioni per il pernottamento, per tutte le esigenze e per tutte le tasche. Tutte le strutture offrono un elevatissimo livello di ospitalità e hanno particolare attenzione per i loro ospiti, coccolandoli e accontentandoli in tutte le loro esigenze. Sia a Positano sia nelle frazioni di Montepertuso e Nocelle le strutture ricettive offrono spesso una bella veduta sulla Costiera Amalfitana e sul meraviglioso mare. A Montepertuso, che domina Positano, si distingue il B&B Mammarosa. D OV E MA N GIA R E Anche i ristoranti di Positano sono tutti di buon livello, of-

frendo una varietà di cucina, che va da quella tipica e tradizionale fino a quella più elaborata. Raccomandati: Next 2 e da Vincenzo. SHOPPI NG Per lo shopping sono caratteristici del posto i coloratissimi vestiti, che hanno reso famoso il paese fin dagli anni ‘60. La Moda Positano fatta di “pezze” colorate e variegate si è rinnovata nel tempo e offre oggi semplici e raffinati abiti in lino. Anche la ceramica è diventata nel tempo un prodotto tipico della Costiera, forte della vicinanza geografica di Vietri Sul Mare. COM E ARRI VARE A Positano la società Travelmar offre il servizio di trasposto via mare da Positano verso Amalfi e Salerno e viceversa. Visitandone il sito è possibile consultare gli orari e il costo del trasposto, che parte da € 8 a persona per Amalfi e arriva a € 12 per Salerno. Positano e tutta la Costiera amalfitana si possono raggiungere facilmente da Napoli con il “metrò del mare” che collega tutte le località. 141


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| LE ORCHIDEE DEL GARGANO

Ben 90 specie di orchidee crescono sul promontorio garganico. Alcune delle quali endemiche. Non solo: ogni anno ne vengono scoperte di nuove. E tempestano con i loro colori gli occhi di chi le sa cercare.

ITALIA

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In apertura: la corolla di una Anacamptis pyramidalis, un’orchidea frequente nelle praterie incolte del Gargano. Ai primi dell’Ottocento si pensava che questi gioielli floreali proliferassero solo nell’umidità equatoriale, avvinghiati ai giganteschi tronchi della giungla. Per i loro colori e le stravaganti forme, le orchidee nostrane non devono invidiare le sorelle tropicali; sono solo più piccole.

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A sinistra: Ophrys promontorii, endemica del Gargano. Al centro: Cephalanthera rubra degli ambienti ombrosi. A destra: Orchis quadripunctata. Per gli appassionati orchidofili il Gargano è il promontorio dei record. Ben 90 specie crescono su questo territorio poco coltivato, con pietre affioranti e ricco di garighe e praterie. Ma nuove specie ogni anno vengono scoperte.

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Nella pagina precedente: le eleganti forme della Serapias lingua. Le piccole orchidee nostrane sono esemplari colorati e semplici, ma dalla biologia complicata. Hanno bisogno di un terreno particolare, con dei funghi simbionti. Ogni specie necessita, per la fecondazione, di un certo tipo di ape, con il pericolo sempre incombente della distruzione dei loro delicati habitat. Sopra: Ophrys bertoloniformis, poco comune.

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A giugno l’aria inonda i sensi con i suoi profumi di terra e di mare. Il Gargano è un promontorio affascinante, che dà ospitalità a ben il 35% dell’intera flora italiana e a tante specie di animali e farfalle. Nella foto una Pavonia minore, tra le più grandi d’Europa.

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Pagina precedente: Il fiore dell’orchidea è una sorta di pista di atterraggio per le api impollinatrici. La natura ha dato il meglio di sé per ingannare gli insetti: infatti ogni orchidea deve attirare i maschi di una particolare specie di api e lo fa emanando un profumo simile alla femmina della stessa specie. Addirittura, con la disposizione dei peli sul labello simile a quello dell’addome femminile. Sotto: l’interno del promontorio garganico è ammantato da foreste silenziose, con alberi di faggi giganteschi come nel vallone degli Sfilzi, che formano la più estesa foresta unitaria d’Italia: la foresta umbra (il cui nome deriva da ombrosa, non dalla regione), che dà rifugio a molti animali, come il raro capriolo garganico.

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Le vertiginose pareti calcaree, che caratterizzano la costa tra Vieste e Mattinata, offrono rifugio al rapace piĂš veloce, il falco pellegrino, che qui nidifica negli anfratti piĂš irraggiungibili.

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La posizione geografica e la morfologia del territorio, con le tante varietà di ambienti, hanno favorito lo sviluppo di molte specie autoctone, protette gelosamente nei 125.000 ettari del Parco Nazionale, che ha sede a Monte Sant’Angelo (nella foto), noto per il quartiere medievale di Junno, con le case bianche addossate le une alla altre.

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La primavera risveglia la voglia di viaggiare. Scoprire sapori, arte e luoghi in cui si condividono cultura e bellezza fa bene all’anima; come il santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo. La grotta dell’apparizione è un antro scavato nella dura roccia, dove pare di sentire l’eco dei milioni di preghiere delle persone passate di qui nei secoli.

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Pagina precedente: la severa bellezza di Baia delle Zagare con un mare in burrasca che, da milioni di anni, cerca di abbattere i due faraglioni. La numerosa famiglia delle Orchidacee è una delle più interessanti del regno vegetale. Comprende 20.000 specie suddivise in 500 generi. In Europa crescono 500 specie, in Italia 284, e in particolare solo in Puglia, 100. Ai tropici le orchidee vivono con le radici attaccate ai fusti o ai rami e vengono denominate epifite, al contrario quelle italiane sono geofite, con i loro tuberi e rizomi ben ancorati nel terreno. Foto a sinistra: Ophrys parvimaculata, molto rara.

Foto sopra: ci vogliono tre ore di cammino per raggiungere la vetta del Monte Sacro, e il sentiero sovrasta a destra il canyon della Vecchia, il più grande del Gargano, tra le zone più ricche di specie di orchidee, ma anche di volpi, che qui si riproducono senza problemi nel folto lecceto che copre tutto il vallone. Da una tana i volpacchiotti di poche settimane si affacciano all’esterno.

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Nella pagina precedente: la rara ed endemica Ophrys sipontensis, un’orchidea che cresce nei dintorni della omonima località, Siponto, ricercata spasmodicamente dagli appassionati anche perché, oltre che rara è anche la più grande e colorata. Foto sotto: olivi secolari sulle rive del lago di Varano, un luogo suggestivo che richiama quanto, nel XI secolo, scrissero frate Bono e frate Orso che, sul Gargano, scelsero di vivere il loro percorso di preghiere, solitudine e contemplazione: “il sole sorgeva sul mare, l’erba emanava un profumo da stordire, gli uccelli si libravano liberi nel cielo, per questo, per così poco eravamo contenti”. Come dargli torto.

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INFO UTILI Foto e testi di Vittorio Giannella R ACCO MA N DA ZIO N E È inutile, oltre che vietato dalla legge, sradicare le orchidee selvatiche perché, come accennato nel testo, i rizomi devono vivere in simbiosi con microscopici funghi, che vivono solo in determinati terreni. AP P R O FO N DIME N TI Per approfondimenti www. orchideedelgargano.it Il libro Orchidee spontanee nel parco Nazionale del Gargano, volume di Angela Rossini e Giovanni Quitadamo, Grenzi Editore. CO ME A R R IVA R E In auto da nord prendere l’autostrada A14 Adriatica (Bolo-

gna-Taranto) e uscire a Poggio Imperiale, imboccare la superstrada garganica indicazioni per Rodi Garganico-Peschici-Vieste. Da sud uscire a Foggia e imboccare la superstrada per Manfredonia-Vieste. DORM I RE La locanda del Carrubo sulla strada costiera tra Mattinata e Vieste. Tel. 0844 550276 M ANGI ARE Ristorante Li Jalantumene a Monte Sant’Angelo, Piazza De Galganis,5 Tel. 0884565484 LI NK Sito del parco Orchidee d’Italia APT Vieste

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| LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

Archiviati da tempo i conflitti religiosi e i contenziosi economici con la Gran Bretagna, l’Irlanda del nord è un irresistibile mix di natura e storia, luoghi deserti e affollati pub. Nel segno della musica.

IRLANDA DEL NORD

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Nella pagina d’apertura: uno dei murales simbolo della resistenza, con i ritratti di cinque membri dell’IRA, commemorati a Belfast. Sopra: una delle attrazioni principali dell’Irlanda del Nord è il ponte sospeso di corda che collega la terraferma con l’isolotto Carrick Island.


Lungo circa 20 metri e sospeso a 30 metri dal mare, il ponte che collega la terraferma con l’isolotto Carrick Island viene ogni giorno attraversato da centinaia di turisti, desiderosi di provare l’ebbrezza di questo precario passaggio.

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Sotto: il campo da golf Royal Portrush è considerato dagli esperti come uno dei più spettacolari di tutto il mondo, l’unico al di fuori dell’Inghilterra e della Scozia ad aver ospitato l’Open Championship. La sua peculiarità è di trovarsi direttamente sulle scogliere di Antrim con paesaggi e scorci mozzafiato.

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Doppia pagina precedente: nel quartiere nazionalista-popolare di Whiterock a Belfast, si trova questo murales in memoria di Joe Cahill, considerato uno dei maggiori esponenti repubblicani del secolo scorso. Insieme al suo ritratto si trovano quelli di altri 13 repubblicani e la bandiera irlandese sovrastata dalla scritta “live free�.

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In queste pagine: alcuni studenti della Queen’s Univerity Belfast, con la classica divisa, vanno a spasso per le strade della capitale. Questa antica università, considerata tra le migliori, ha visto laurearsi nomi famosi come l’attore Liam Neeson, lo sceneggiatore nominato agli Oscar Stephen Rea e il poeta premio Pulitzer Paul Muldoon.

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La maggior concentrazione di murales si trova nella zona di Gaeltacht, nella West Belfast, quartiere operaio famoso per i numerosi scontri e battaglie durante i Troubles dovuti alla Peace Line che, nel 1970, divise in due la città . Fino a qualche anno fa era considerata una zona pericolosa, mentre adesso è tra i luoghi piÚ sicuri e visitabili della capitale.

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Sono piĂš di duemila i murales a tema politico sparsi per la cittĂ , una parte pro lealisti e altri a sostegno dei repubblicani. Molti di questi raffigurano Bobby Sands, un attivista e politico irlandese morto in carcere dopo uno sciopero della fame durato sessantasei giorni.

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Sopra: un gruppo di studenti gioca a calcio durante l’intervallo della scuola. Il football è uno degli sport più amati e seguiti in Irlanda del Nord. La NIFL Premiership è la prima divisione del campionato irlandese, comprende 12 squadre ed è la seconda lega nazionale al mondo per anno di fondazione.

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Sotto: il tratto di costa tra Belfast e Ballycastle è tra i piÚ belli e vari: si passa da lussureggianti colline, che degradano dolcemente fino al mare, ad alte scogliere rocciose, che si alternano a lunghe spiagge. La strada, lunga 116 km, costeggia quasi interamente il mare e attraversa numerosi villaggi come Glenarm, il piÚ antico d’irlanda, e Glenariff, un pittoresco borgo costruito ai piedi di una parete di arenaria rossa.

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Nella doppia pagina precedente: l’ingresso del The Crown Liquor Saloon di Belfast, sicuramente il più bel pub irlandese. Fu costruito nel lontano 1826 in stile barocco. Molti artigiani italiani furono ingaggiati per intagliarne i pannelli di legno e decorarne le vetrate. Il miglior esempio del lusso vittoriano presente nell’intera isola.

In queste pagine alcuni scorci di Belfast, città colorata, viva e dinamica. Proprio nel cantiere navale dove fu costruito il Titanic, nel 2012 è stato inaugurato il più grande memoriale al mondo dedicato al famoso transatlantico. Un museo tecnologico nato per far rivivere ai visitatori tutte le fasi, dalla costruzione al primo e unico viaggio.

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Sotto: deliziosi borghi, tanta natura, paesaggi verdi, scogliere e tranquillità sono quello che l’Irlanda del Nord offre. In particolare Rathlin Island, il punto più a nord d’Irlanda, una piccola isola abitata da poco più di un centinaio di persone. Il modo migliore per visitarla è a piedi o in bicicletta.

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Sopra: una vista di White Park Bay, una delle spiagge più belle e frequentate d’Irlanda. Nei mesi estivi è tra i posti più affollato dagli irlandesi e dai turisti per nuotare e rilassarsi al sole. Quando le onde sono alte viene invasa dai surfisti. Tra le scogliere si trova un piccolo villaggio di pescatori, considerato uno dei primi insediamenti dell’uomo in Irlanda.

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Nelle pagine precedenti: alcuni tra i più bei murales, con riferimenti storici-politici che si possono ammirare a Belfast. Sopra: il porto di Ballycastle, una piccola cittadina dell’Antrim. Tra le banchine si trova un monumento a Guglielmo Marconi, che proprio da questa cittadina fece la sua prima trasmissione radio fino all’isola di Rathlin. L’ultimo lunedì e martedì di agosto, da ormai 400 anni, si svolge la Ould Lammas Fair, un mercatino di oggetti antichi, tessuti e cibo.

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Sotto: sicuramente lo spettacolo naturale più bello di tutta l’irlanda e Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. La Giant’s Causeway è costituita da 40.000 colonne basaltiche a forma esagonale, formatesi durante un’eruzione lavica ben sessanta milioni di anni fa. Il momento migliore per visitarle è al tramonto, quando i blocchi si colorano di sfumature giallo oro.

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Una delle numerose chiese in stile gotico, con cimitero annesso, che si trovano lungo la strada che da Belfast costeggia il mare fino a Londonderry.


Sotto: un’anziana signora porta a passeggio i suoi cani nei Botanic Gardens, uno dei parchi pubblici piÚ belli e visitati di Belfast. Al suo interno si trova la famosa Palm House, una serra costruita in ghisa e vetro nel 1840, che ospita una grande varietà di piante tropicali.

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Sopra: nelle belle e calde giornate di sole, i giardini della City Hall si riempiono di persone. Nelle ore centrali della giornata i cittadini di Belfast ci vengono per pranzare o semplicemente per rilassarsi. L’imponente struttura dell’edificio in stile rinascimentale, costruita con pietre bianche provenienti da Portland, rappresenta il periodo florido della capitale, durante la rivoluzione industriale.

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Sopra: un anziano signore si preoccupa di gestire il traffico, mentre due ragazzini stanno recandosi a scuola.

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Sotto: la splendida strada panoramica che conduce alle Giant’s Causeway. Un’antica leggenda narra di un gigante dell’Ulter di nome Fion Mc Cumhaill, perdutamente innamorato di una gigantessa dell’isola di Staffa in Scozia e per raggiungerla costruì con le sue mani una strada in pietra così da poterla incontrare e corteggiare tutti i giorni.

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Pagine precedenti e qui a sinistra: la vivace vita notturna della capitale sostenuta da un’ampia offerta di locali, ristoranti, discoteche e pub, destinati all’intrattenimento e allo svago, con molti spettacoli e musica dal vivo.

Sopra: la facciata del Belfast Waterfront Hall, un centro congressi e d’intrattenimento affacciato sul fiume Lagan. Votato nel 2002 come secondo miglior centro congressi del mondo. Al suo interno si trovano bar e ristoranti.

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L’interno della Grand Opera House, il piÚ famoso teatro di Belfast, inaugurato nel 1895 in stile orientale.

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INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini D OV E DO R MIR E Balmoral Hotel Blacks Road, Dunmurry, Belfast tel. +442890301234. The Fitzwilliam Great Victoria Street, Belfast, tel. +442890442090. Marine Hotel 1-3 North Street, Ballycastle, tel. + 442820762222. Causeway Lodge 52 Moycraig Road, Bushmills, tel. +442820730333. City Hotel Queens Quay, Londonderry, tel. +442871365800.

DOVE M ANGI ARE The Ginger Bistro 8 Hope Streeet, Belfast, tel. +442890244421. Mollys Yard 1 college Green Botanic Avenue, Belfast, tel. +442890322600. Mourne Seafood 36 Bank Street, Belfast, tel.+442890248544. Hunters Ballyvoy 106 Cushenall road, Ballycastle, tel.+442820762343. Browns Restaurant 1 Bonds Hill, Londonderry tel. +442871345180 LI NK Sito ufficiale dell’Ente del Turismo irlandese Visit Britain Guida sull’Irlanda

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