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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Maddalena De Bernardi redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Ilaria Bianchi grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: Vittorio Giannella Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it ® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014


EDITORIALE Con il mese di maggio inizia Expo. L’evento, centrato sul tema dell’alimentazione proietterà fino al 31 ottobre Milano al centro del mondo. Un mondo sempre più affollato di individui e sempre più povero di aree coltivabili, che per questo motivo devono aver rendimenti altissimi in termini di raccolto. TravelGlobe sviluppa il tema centrale di EXPO suggerendo una riflessione sulla fatica che comporta procurarsi cibo sufficiente. Perché non è lo sviluppo di nuove tecnologie, l’utilizzo di OGM e fertilizzanti chimici sempre più raffinati che salverà il mondo aiutandolo a sfamarsi. Nutrire il pianeta significa innanzitutto limitare le emissioni nocive responsabili dei cambiamenti climatici, della desertificazione di alcune aree e delle alluvioni che ne flagellano altre. Dell’innalzamento di temperatura del pianeta, che aumenta la evaporazione e riduce le riserve idriche. Significa limitare la cementificazione delle aree agricole, che riduce le superfici coltivabili, lo spreco di risorse, l’inquinamento chimico e di prodotti non biodegradabili. Significa smettere di tagliare le foreste con il rischio di asfissiare il pianeta e promuovere coltivazioni sostenibili. E da ultimo, se saremo sempre più numerosi, ridurre le nostre esigenze: un po’ meno ma per tutti, senza le incredibili sperequazioni che oggi affliggono un mondo, dove a fronte di 805 milioni di persone che soffrono la fame ce ne sono 2,1 miliardi obese o in sovrappeso. Per nutrire il pianeta prendiamoci innanzitutto cura di esso. Perché come recita un proverbio aborigeno australiano “Siamo tutti visitatori di questo tempo, di questo luogo. Siamo solo di passaggio. Il nostro scopo qui è osservare, imparare, crescere, amare ... poi facciamo ritorno a casa”.

TRAVELGLOBE

Nutrire il pianeta. Sì ma come?


Giordania

terra di straordinaria armonia

Tel 0125-44818, +39 331 3140601 italy@visitjordan.com


S O M M A R I O EDITORIALE di Federico Klausner

NUTRIRE IL PIANETA Sì ma come?

CORSICA L’isola della bellezza e delle bontà Testo e foto di Giovanni Tagini

GINOSTRA Fascino senza tempo e cuore di fuoco Testo di F. Sciannamea e foto di Emanuela Ricci 5

06 50 98 146

NEWS

ETIOPIA Il salto del toro Testo e foto di Monica Mietitore

IRLANDA

Sulle tracce del poeta Testo e foto di Vittorio Giannella

ll nostro fotografo del mese Bruno Zanzottera LEGENDA

03 10 76 122

M E N T E C U O R E N AT U R A G U S T O CORPO


T-SHIRT DA VIAGGIO Ink Your Travel è una linea di magliette a tema viaggio realizzate da Silvia e Irene, la mente e la mano del progetto. Per ora i temi raccontati sono quattro: Pack, Wear, per viaggiatori organizzati, Scrapbook per quelli che non partono senza taccuino, Wanderlust per i sognatori, e Just go, per i viaggiatori on the road. Le trovate, a 22 euro, sullo shop di Ink Your Travel

HOTEL FOR EXPO In cerca di un hotel durante Expo 2015? A pochi km dal quartiere fiera di Milano c’è un’oasi eco dove rigenerarsi lontano dal caos. È il Romantik Hotel Mulino Grande di Cusago che propone esperienze con biglietto Expo incluso. Un albero scultura con i rami che salgono fino al tetto rende omaggio alla natura, mentre dall’orto bio arrivano gli approvvigionamenti al ristorante. La Spa, infine, rende il soggiorno completamente rilassante. Info e prenotazioni: Romantik Hotel Mulino Grande

B&B A ROMA A pochi passi da San Pietro ha da poco aperto un bed&breakfast dotato di tutti i comfort, elegante e curato nei minimi dettagli. Offre quattro splendide suites a prezzi accessibili: pernottamento e colazione, a camera, intorno agli 85 euro per notte. La posizione è perfetta per visitare la Città Eterna e per ammirare dalla finestra la Cupola di San Pietro. Rome Suites

TOP RESTAURANT Il Quilon di Londra è stato eletto il miglio ristorante indiano della città. Situato all’interno di Taj 51 Buckingham Gate Residences & Suites e St James’ Court, a pochi passi da Buckingham Palace, è fruibile anche da chi non è ospite dell’hotel. Il ristorante guidato dal re delle spezie, Chef Sriram Aylur, ed è l’unico stellato al mondo a proporre cucina tipica dell’India meridionale. Quilon


VESPA TOUR Napolinvespa Tour è il progetto di due giovani napoletani, che della loro passione per la città e le vespe d’epoca hanno fatto una piccola impresa. Wanna be napuletano? è il loro slogan. Perché della città partnenopea fanno vivere l’essenza più vera: le voci dei vicoli, l’atmosfera indolente e vibrante al tempo stesso, la gestualità verace e gli scorci più belli. Vengono proposti tre itinerari cittadini e due nelle zone limitrofe. Info e prenotazioni: Napolinvespa Tour

BENESSERE A Castello del Nero, in Toscana, si trova ESPA, la Spa più grande d’Italia. Con una superficie di 1000 mq e 10 cabine trattamenti, che si sviluppano in uno spazio realizzato in legno, cotto e pietra serena, la Spa dell’hotel è stata concepita per offrire agli ospiti autentici momenti di pausa dalla frenesia quotidiana. L’esperienza del personale e la ricca gamma di massaggi si uniscono all’utilizzo di prodotti naturalmente ricchi di estratti, piante, oli botanici essenziali e principi attivi marini. ESPA

FUGA IN SUDAFRICA Voglia di avventura e di emozioni? Una fuga nella natura del Sudafrica è quel che ci vuole. Tutto questo e molto altro è disponibile alla vantaggiosa tariffa di 1.590 €, grazie alla campagna a prezzo speciale lanciata da South African Tourism in collaborazione con sette tour operator. Volo, 10 giorni/7 notti con trattamento di b&b, noleggio auto e tasse aeroportuali. Un’occasione da non perdere per un’estate da non dimenticare! Sudafrica per te

TEMPORARY RESTAURANT Food Genius Academy, scuola di formazione professionale di Alta Cucina, dall’inizio di maggio per tutti i weekend durante il periodo di Expo 2015, si trasformerà in un Bio Temporary Restaurant in partnership con Almaverde Bio Market, il nuovo retail total bio italiano, di cui la Scuola ha curato l’area Bistrot. “Al Cortile”, questo il nome del temporary, verrà condotto dai migliori alunni della scuola e per maggio prevede un ricco programma animato da chef stellati italiani e internazionali. Via Giovenale 7, Milano.


Graziano Perotti - Cina, Guangxi

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SĂŒ MA COME?

Una riflessione dei fotografi di TravelGlobe sul significato profondo del tema dell’Expo, il grande evento che pone Milano al centro del mondo.

NUTRIRE IL PIANETA.

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Bruno Zanzottera - Tanzania


BRUNO ZANZOTTERA Quando ho raggiunto gli Hadza ero molto scettico sul fatto che loro continuassero a vivere come cacciatori raccoglitori. La strada per raggiungerli era senz’altro impervia ma si trattava di non piÚ di una giornata in fuoristrada. Inoltre erano entrati in contatto con le popolazioni di pastori nilotiche e di agricoltori bantu da molto tempo. Come era possibile che continuassero ancora a vivere e a nutrirsi cacciando e raccogliendo tuberi e radici ? Mi chiedevo se non fosse l’ennesima invenzione di un gruppo finto primitivo di cui spesso ci Ê capitato di incontrare sulle pagine delle riviste. Stando con loro per diversi giorni alla fine mi sono reso conto che sebbene fossero ancora poche famiglie a vivere in questo modo e che a volte si procuravano cibo scambiando oggetti da loro realizzati con sacchi di cereali la maggior parte della loro dieta era composta dai frutti della caccia e della raccolta.

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alle conversazioni, anche quando andavano nella foresta in cerca di cibo sembrava sempre fosse un gioco. Oggi lo spazio necessario a nutrire la popolazione mondiale se tutti fossero cacciatori/raccoglitori equivarrebbe ad almeno 50 volte la superficie terrestre. Nessuno immagina di voler tornare a questo tipo di ricerca di cibo, ma sicuramente, come scrive Jared Diamond, da queste popolazioni avremmo senz’altro qualcosa da imparare.

Come mai non avevano mai cambiato stile di vita? La loro risposta fu in effetti molto semplice. Continuavano ad essere cacciatori raccoglitori perché gli piaceva. Era molto più divertente per loro andare a cercare le piante per realizzare il veleno per le frecce. Inseguire gli animali, rubare il miele alle api e passare il resto del tempo chiacchierare e fumare marjuana piuttosto di spaccarsi la schiena sopra un campo di patate o dover badare a mandrie di mucche. La stessa cosa l’avevo notata tra i pigmei nella foresta dell’Ituri in Congo. Molto tempo era dedicato alla danza ed

Bruno Zanzottera - Tanzania

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Federico Klausner - Kyrghizstan

FEDERICO KLAUSNER Nutrire il pianeta è solo un aspetto di un discorso a mio parere molto più vasto: prendersi cura della nostra casa comune, take care direbbero gli americani. Prendendo spunto dalla medicina orientale vedo la Terra come un grande corpo. Non c’è solo lo stomaco.

L’individuo è uno e prima di curare i sintomi di un singolo organo (affamato) occorre prenderlo in esame nel suo complesso, verificare che tutto funzioni a dovere e che sia in armonia con l’ambiente che lo circonda.

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Così ci accorgeremmo che le emissioni nocive, che causano il surriscaldamento, del pianeta, desertificazioni, siccità e inondazioni, vengono prima e determinano il problema alimentare.

Federico Klausner - India, Tezpur

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E che “ nutrire il pianeta” deve coinvolgere prima di tutto i nostri stili di vita, completamente da ripensare.


Federico Klausner - Cina, Guanxi


Giuliana e Antonio Corradetti - Piceno


Giuliana e Antonio Corradetti Castelluccio di Norcia

Pastori di etnia Dinka rientrano nel loro accampamento al tramonto. Le razzie di bestiame tra le varie popolazioni sono all’ordine del giorno e all’origine di molti conflitti tribali, che a volte si trasformano anche in forti tensioni politiche. Oggi in Sud Sudan è in corso una nuova guerra civile che vede contrapporsi l’etnia Dinka del presidente Salva Kiir ai Nuer di cui fa parte il vicepresidente Riek Machar.

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Giuliana e Antonio Corradetti - Piceno

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GIULIANA E ANTONIO CORRADETTI Il cibo è vita, non è merce. Non ce ne ricordiamo più. Non abbiamo più rispetto per questo principio. Nella cecità della nostra parte di mondo fortunata, diamo troppe cose per scontate. Acquistare alimenti in ipermercati straripanti di prodotti, riempire il frigorifero, gettare nell’immondizia tutto quello che avanza.

Di sicuro abbiamo perso la rotta e abbiamo dimenticato che la Terra è la nostra unica fonte di vita. Per poter godere tutti dei suoi frutti e lasciare buoni semi ai nostri figli, dobbiamo difenderla e proteggerla, uscire dalla spirale del superfluo, dalla convinzione folle e arrogante di essere i padroni del mondo e

Giuliana e Antonio Corradetti - Piceno

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Giuliana e Antonio Corradetti - Piceno

capire finalmente che la natura, il pane, la fatica dell’uomo, l’acqua, gli animali sono sacri. Tornare all’intelligenza illuminata della cultura contadina che ogni popolo possiede nella sua storia, è forse l’unica salvezza possibile, la vera civiltà del futuro.

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“La bellezza non è mai separata da un concetto etico del mondo. Rispettare la bellezza vuol dire rispettare l’altro, il territorio, l’ambiente. La bellezza è integrità e misura, armonia e rispetto per ciò che ha vita e cresce sul nostro pianeta.” Dacia Maraini


Batum publis; hossessum erors sa in vem sermistrudes virtum demquam perei porum oma, contere, C. Is ereo, sinpracio Cat Catifec esignat iesimul todienium quam omnitandem cat, quam sentique dicaudam pulicum inamqua int? Immo vere contra? Ad me pra L. Iviri se, omnemque inverfit et quam. Ad patiam intrae fica vissimulem se tessidic mo menihili perum mur liquo vivis audemurnum publin norditem hos stio unti, nihilist vis et fur iaes se mantem et; et? Ibus hem audes convocu ltodit, Ti. Octesedium ta, vivit. Immo vere contra? Ad me pra L. Iviri se, omnemque inverfit et quam. Ad patiam intrae intrae.


Graziano Perotti - India


Graziano Perotti - Cina

GRAZIANO PEROTTI Nutrire il pianeta. Una semplice ma bellissima frase che contiene in sé un mondo di ingiustizie che ho toccato con mano e cuore in tanti paesi che ho fotografato. Basterebbe poco per cambiare

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quella frase e farla diventare “Un pianeta uguale per tutti“. Basterebbe volerlo veramente e non farne l’ennesimo spot solidale che sistematicamente poi viene dimenticato.


Graziano Perotti - India

Ridistribuire la ricchezza si può e questo senza che gli stati più ricchi se ne accorgano, senza modificare il tenore della loro vita ma dare il necessario a quella altrui. Una volta in India nel deserto del Thar vidi una tavolata al centro di un piccolo villaggio, mi invitarono a pranzo. In quel villaggio il momento del pranzo e della cena era come un rito sacro e non un giorno con festività di particolare importanza.

Nel villaggio convivevano famiglie con differenti situazioni economiche, ma il cibo era sacro e annullava le differenze. Chi più aveva più portava in tavola, questo non modificava il tenore di vita di ognuno dei partecipanti, ma portava giustizia in un piccolo villaggio.

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Graziano Perotti - India

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Monica Mietitore - India

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Tramonto in un cattle camp di etnia Dinka. I Dinka sono circa due milioni di persone e rappresentano il 25% dell’intera popolazione del Sud Sudan. Sono suddivisi in una decina di sottogruppi e abitano un territorio molto vasto, bagnato dai fiumi Bahr el-Ghazal, Nilo Bianco e Bahr el-Jebel. Sono in parte cristianizzati, ma mantengono forti riferimenti alla religiosità tradizionale.


Monica Mietitore - India

MONICA MIETITORE La povertà più grande che c’è nel mondo non è la mancanza di cibo ma quella d’amore. C’è la povertà della gente che non è soddisfatta da ciò che ha, che non è capace di soffrire, che si abbandona alla disperazione.  La povertà di cuore spesso è più difficile da combattere e sconfiggere. - Madre Teresa di Calcutta -

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GIOVANNI TAGINI Per noi accedere all’acqua è alquanto semplice, basta ruotare il rubinetto e la magia si compie! Spesso ne usiamo troppa lasciandola scorrere anche se non necessario (mentre ci laviamo i denti, durante la rasatura o per docce infinite e rilassanti…), difficilmente

ci soffermiamo sulla fortuna che abbiamo e su quanto sia prezioso e spesso raro questo elemento vitale. In molti posti del pianeta, sfortunatamente ancora troppi, raggiungere l’acqua oltre che di vitale importanza è impegnativo, una vera odissea.

Giovanni Tagini - Capo Verde

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Giovanni Tagini - Mozambico

Ci sono villaggi africani dove le donne percorrono fino a 30 km al giorno per raggiungere un pozzo, aspettare il proprio turno e rientrare trasportando un contenitore ricolmo d’acqua dal peso eccessivo caricato sulla testa che deve bastare per tutta la famiglia. Questo si ripete tutti i giorni e per tutta una vita.

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Non ho la bacchetta magica e non saprei proprio come gestire la situazione, però sono convinto che essere a conoscenza di quanto accade in molte aree del mondo, possa servire a farci risparmiare acqua e stimolare l’opinione pubblica per aiutare chi è meno fortunato di noi.


Batum publis; hossessum erors sa in vem sermistrudes virtum demquam perei porum oma, contere, C. Is ereo, sinpracio Cat Catifec esignat iesimul todienium quam omnitandem cat, quam sentique dicaudam pulicum inamqua int? Immo vere contra? Ad me pra L. Iviri se, omnemque inverfit et quam. Ad patiam intrae fica vissimulem se tessidic mo menihili perum mur liquo vivis audemurnum publin norditem hos stio unti, nihilist vis et fur iaes se mantem et; et? Ibus hem audes convocu ltodit, Ti. Octesedium ta, vivit. Immo vere contra? Ad me pra L. Iviri se, omnemque inverfit et quam. Ad patiam intrae intrae.

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Batum publis; hossessum erors sa in vem sermistrudes virtum demquam perei porum oma, contere, C. Is ereo, sinpracio Cat Catifec esignat iesimul todienium quam omnitandem cat, quam sentique dicaudam pulicum inamqua int? Immo vere contra? Ad me pra L. Iviri se, omnemque inverfit et quam. Ad patiam intrae fica vissimulem se tessidic mo menihili perum mur liquo vivis audemurnum publin norditem hos stio unti, nihilist vis et fur iaes se mantem et; et? Ibus hem audes convocu ltodit, Ti. Octesedium ta, vivit. Immo vere contra? Ad me pra L. Iviri se, omnemque inverfit et quam. Ad patiam intrae intrae.

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Giovanni Tagini - Kerala

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Giovanni Tagini - Mozambico

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VITTORIO GIANNELLA La spesa militare mondiale, oggi, è di 1750 miliardi di dollari all’anno (fonte SIPRI). Un dato scandaloso se pensiamo alla crisi che stiamo attraversando, ancor di più di fronte agli 805 milioni di affamati, ai 2 miliardi di malnutriti. E penso che un Paese che investe più in armi invece che in ricerca per combattere

la povertà alimentare, sia un Paese che si impegna nel perseguire valori immorali. Così, pensando ad EXPO, ragiono sul fatto che in Lombardia, a pochi chilometri dalla sede di questo avvenimento mondiale sul cibo, precisamente nel bresciano, si producono e commerciano armi che alimentano non le persone

Vittorio Giannella - Laos

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Vittorio Giannella - Madagascar

bisognose, ma le guerre. Le milioni di mine antiuomo della famigerata Valsella, provocano tuttora migliaia di vittime nei campi di riso vietnamiti, laotiani e di tanti altri posti, dove pur di coltivare un fazzoletto di terra per poter mangiare bisogna

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ancora fare i conti con questa maledizione. Di questo vorrei che si parlasse e si riflettesse: dove vanno a finire queste armi prodotte a pochi chilometri dalla città che ospiterà l’evento clou dell’anno sul cibo e problemi connessi.


Vittorio Giannella - Sardegna, Orgosolo


Vittorio Giannella - Umbria, Sibillini national park

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Vittorio Giannella - Laos


Vittorio Giannella - Genova

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Giuliana e Antonio Corradetti - Piceno

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IL PANE Se io facessi il fornaio, vorrei cuocere il pane così grande da sfamare tutta, tutta la gente che non ha da mangiare. Un pane più grande del sole, dorato, profumato come le viole. Un pane così verrebbero a mangiarlo dall’India e dal Chili i poveri, i bambini, i vecchietti e gli uccellini. Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame! Il più bel giorno di tutta la storia. Gianni Rodari

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IL SALTO DEL TORO

Tra gli Hamer la cerimonia di iniziazione del giovane Ukuli , UklĂŹ BulĂ , consiste in una corsa in equilibrio precario sulla schiena di un gruppo di tori. Tra fustigazioni e scarificazioni in un rito millenario.

ETIOPIA.

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Cerimonia lunga e complessa, il Salto del Toro, è un rito d’iniziazione che segna il passaggio dell’adolescente (naala) all’età adulta (maza). La prova richiesta, quindi il passaggio vero e proprio, consiste nel saltare e camminare per quattro volte avanti e indietro, sulla schiena di una fila di tori. Arriviamo a Turmi, un piccolo villaggio di etnia Hamer, nelle prime ore del pomeriggio. Il caldo è opprimente e il cielo d’agosto minaccia tempesta. Lasciamo le autovetture al bordo della radura, che raggiungiamo a piedi seguendo un frastuono di voci e di suoni.


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Alcuni uomini sono impegnati a tenere uniti gli animali, altri stanno scegliendo gli esemplari che dovranno essere poi messi in fila e allineati per la prova del salto. Le donne hanno ripreso a danzare intorno alla mandria accompagnate dal suono di piccole trombette di metallo che loro stesse suonano e dal tintinnio dei campanelli (“warawara�) che portano legati stretti al polpaccio.

Dopo aver assistito alle danze delle donne e al rituale della fustigazione, ci spostiamo al passo veloce degli Hamer, verso un’arena naturale dove è stata radunata la mandria dei tori.

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Le donne Hamer indossano indumenti di pelle di capra impreziositi da perline colorate e piccole conchiglie cipree provenienti dal Mar Rosso. La parte superiore dell’abito è chiamato kasci e viene infilato dal collo lasciando la schiena scoperta. La gonna è composta da due pezzi, una anteriore e una posteriore chiamate rispettivamente schikiniè e pallanti.

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Un momento del salto: il giovane, completamente nudo e ornato solamente da una sottile corda vegetale incrociata attorno al petto, salta sul dorso dei tori.

Prima di spostarci all’arena dove si stanno svolgendo gli ultimi preparativi per il salto, assistiamo a un rito che ai nostri occhi di occidentali appare cruento e brutale. Le donne parenti dell’iniziato si raccolgono intorno ai padrini della cerimonia (i Maz) e si fanno frustare sulla schiena e sulle spalle – prima spalmate di burro per attutire i colpi – riportando sulla pelle ferite profonde e sanguinanti. Apparentemente indifferenti al dolore e senza mai emettere il minimo gemito o dimostrare segno di sofferenza, queste donne incitano i giovani a colpirle in un apparente gioco di provocazione e complicità .


Una ragazza si prepara per una cerimonia augurale al futuro nascituro, tra la curiosità delle sue compagne. Alle ragazze, che rimangono segregate all’interno della casa comune che la dott.sa Patel ha affittato per loro durante la gravidanza, vengono impartite lezioni di yoga, informatica, cucina, ricamo ed inglese.

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La tipica acconciatura femminile degli Hamer è ottenuta dall’intreccio di sottilissime treccine spalmate di burro, resina polvere di ferro e argilla rossa. Donna Hamer con alcuni dei suoi preziosi ornamenti, grossi bracciali in ottone o nichel di nome gau.


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Le ferite inferte sulla schiena e sulle spalle si trasformeranno in cicatrici perenni (madĂ ) e verranno portate con orgoglio dalle donne come segno di fedeltĂ , forza, coraggio e devozione verso il ragazzo il clan e le sue tradizioni.


Le scarificazioni presenti sul ventre sulle braccia o le gambe prendono il nome di pala e sono una tipica forma d’arte corporale comune a molte culture africane. Si ottengono mediante punture e incisioni nelle quali vengono introdotte cenere o sostanze minerali che, ritardando la rimarginazione della ferita, aumentano il volume della cicatrice (pala).


Un momento di pausa e di stanchezza durante le danze. La donna Hamer indossa l’ Esente: collare di ferro che viene portato tutta la vita.


“…laggiù il tempo sembrava passare nell’indifferenza dell’eternità.. il passato e il presente dialogavano avendo come vocabolario il silenzio e il vento, che ogni sera sembrava voler spazzare via tutto, continuava instancabile ad accatastare, da qualche parte, ore, giorni mesi e anni a formare secoli, lasciando tutto magicamente intatto autentico, quasi irreale..” Claudio Tomatis

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Anche gli uomini fanno bella mostra di perline e conchiglie, bracciali, orecchini, collane e scarificazioni: simbolo del loro valore e coraggio.

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INFO UTILI Testi e foto di Monica Mietitore

Per assistere al Salto del Toro è bene affidarsi a una guida locale che sappia in quale villaggio è previsto. La stagione in cui si svolge, normalmente, è quella estiva con conseguente clima caldo e piovoso.

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L’ISOLA DELLA BELLEZZA E DELLE BONTÀ

Kalliste, la più bella per gli antichi Greci , conserva intatta la macchia mediterranea e le coste rocciose che si gettano nel mare blu. E sulla tavola i profumi del mare.

CORSICA.

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Cenare godendosi il tramonto a bordo mare con i piedi nella sabbia a pochi metri dall’acqua? È consuetudine farlo nelle tradizionali Paillote: piccoli ristoranti derivati da ex capanni di pescatori dal tetto in paglia, da cui prendono il nome. In Corsica non c’è spiaggia che non ne abbia almeno una; alcune molto semplici, altre più ricercate e di design, ma il concetto “pieds dans l’eau” le accomuna tutte.


Una delle numerose strade panoramiche che conducono a piccole calette protette. Nella zona adiacente ad Ajaccio, la costa è frastagliata, formazioni rocciose a picco sul mare regalano scorci davvero unici. La tipica vegetazione mediterranea crea contrasti cromatici forti e tipici di questo tratto di mare.

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La spiaggia di Saleccia è considerata da molti la più bella dell’isola. Un chilometro di sabbia bianca finissima, bagnata da acque calde e poco profonde, abbracciata da rocce che la proteggono dal vento. Si trova nell’area protetta Desert des Agriates e si può raggiungere solo a piedi tramite sentieri sterrati o via mare. È per questo motivo che anche in pieno agosto non troverete mai la calca che affolla le altre spiagge, l’ideale per chi cerca un angolo di relax.

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Anche i formaggi di capra o pecora sono rinomati quanto i salumi, tra i più famosi c’è sicuramente il brocciu che i corsi definiscono “casgiu naziunale” (formaggio nazionale). Questo formaggio, più o meno stagionato, viene usato come base per realizzare zuppe, farcire le sarde o le verdure ripiene, inserito in omelette o semplicemente aggiunto a insalate fresche, magari avvolto da un sottile strato di sfoglia e scaldato in forno, nonché per la realizzazione del “fiadone” il dolce tradizionale corso.

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La cucina corsa ha subito più influenze da quella italiana che da quella francese. Tra i prodotti tipici più famosi ci sono sicuramente i salumi di maiale. Sono così prelibati perché vengono prodotti solo con animali allevati allo stato brado, che si nutrono quasi esclusivamente di ghiande e castagne, conferendo alla carne un sapore unico. Tra tanti meritano una citazione il “prisuttu” prosciutto essiccato per 18 mesi, il “salamu” salsiccia speziata e il “lonzu”, un filetto di maiale affumicato e ricoperto di grasso.

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Ajaccio è il capoluogo culturale della costa ovest ed è considerata a tutti gli effetti la “capitale”corsa, famosa in tutto il mondo per aver dato i natali a Napoleone Bonaparte. L’architettura delle abitazioni, i colori, le strette viuzze e le numerose chiese della città vecchia ricordano tantissimo quelle liguri: la città, infatti, ha origini genovesi.


Trovandosi su un’isola non possono certo mancare ricette a base di pesce. Una delle più popolari è l’aziminu, una zuppa a base di pesce di scoglio con l’aggiunta di frutti di mare e le famose aragoste di Capo Corso, pescate tutti i giorni nel borgo marinaro di Centuri o a Saint-Florent. Altre delizie tipiche corse sono la murena grigliata, le sarde farcite con il brocciu o le triglie al forno. In ogni ristorante della costa che si rispetti non mancheranno mai le ostriche, i ricci e frutti di mare, sempre freschissimi e di qualità. Tra i pesci più usati per le grigliate ci sono: cernie, spigole, orate, triglie di scoglio e gamberi.

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Una piccola spiaggia di Ajaccio con le mura di cinta e torretta d’avvistamento della Citadel Miollis, all’ingresso del porto.


Il ristorante la Marinuccia di Saint Florent è tra i locali piÚ suggestivi della costa nord, situato a due passi dal porto in una piccola insenatura della città vecchia, oltre alla splendida vista offre piatti a base di pesce. Da provare sono: le cozze ripiene gratinate, l’aragosta alla griglia, sardine farcite con broccio e menta, medaglioni di coda di rospo ai porri e naturalmente crostacei e frutti di mare freschissimi.

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Il ristorante Le Tire Bouchon si trova sul lungomare di Calvi, è specializzato nella preparazione di piatti della tradizione corsa, ha un menu detto “territoireâ€? con ricette e prodotti esclusivamente provenienti dalla costa occidentale. Punto di forza sono gli affettati e i formaggi, da assaggiare la lasagna con il ragĂš di cinghiale, il flan di castagne e la zuppa di pesce.

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La Corsica ha una ricca tradizione vinicola, i principali vitigni autoctoni sono il vermentino e il moscato per i bianchi, e lo sciacarello, il nielluccio e il barbarossa per i rossi. Una delle regioni più vocate è sicuramente la zona collinare di Ajaccio che produce uno dei vini DOC più antichi e prestigiosi dell’isola, premiato e riconosciuto in tutto il mondo.


U Stazzu di Ajaccio è considerata una delle migliori gastronomie corse. Il proprietario, Paul Marcaggi, premito come miglior macellaio di Francia nel 2008, cerca, seleziona e affina i prodotti gastronomici del territorio. Nel suo negozio si possono acquistare salumi, formaggi, olio d’oliva, miele, marmellate e vini, tutti rigorosamente artigianali. Negli anni ha vinto vari premi per il miglior norcino corso e il prosciutto al sapore di nocciola.

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INFO UTILI Testi e foto di Giovanni Tagini

DO RMIRE Maison Rorqual, Plage de la Roya, Saint-Florent Hostellerie De L’Abbaye, Route De Santore, Calvi Cala di Sole, Route Sanguinaires, Ajaccio

INDIRIZZI GOURMET U Stazzu rue Bonaparte, 1, Ajaccio Domaine Lazzarini Place Doria, Saint Florent

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SULLE TRACCE DEL POETA

In Irlanda per festeggiare i 150 anni dalla nascita di William Butler Yeats, i cui versi esprimono lo spirito e l’orgoglio della nazione.

IRLANDA.

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Se il vostro sogno è un viaggio in Irlanda questo è l’anno giusto. Grandi eventi tutti da godere, si stanno preparando per commemorare degnamente i 150 anni dalla nascita del poeta William Butler Yeats ( 13/6/186528/1/1939), premio Nobel per la Letteratura nel 1923. Di Sligo il poeta diceva; “È la terra dei desideri del cuore”. La costa frastagliata, scabra e rocciosa del Donegal, contrasta da millenni le furiose tempeste atlantiche. Le ripide scogliere sferzate perennemente dal vento oceanico alte più di trecento metri, e la torre di Glen Head, dimora attuale di corvi e gufi, sembra ancora voler fare la guardia a una delle contee più scenografiche del nord ovest irlandese.


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Già da secoli il piccolo borgo di Ardara, con le case addossate sulla via principale, è riconosciuta come capitale irlandese del tessile. Qui è stato tessuto per la prima volta con telai di legno manuali il tweed, caldo e confortevole, adatto a questi climi. Tutti i giorni si può visitare l’Ardara Heritage Centre dove è possibile ammirare telai di legno di tutte le epoche, consumati dal lavoro manuale di donne e uomini. In centro è possibile bere la leggendaria Guinness in una delle birrerie più antiche d’Irlanda.


“ Perché sono infedeli, quando la forza che essi posseggono proviene loro dalle sacre ombre che vagano nella roccia grigia e nella luce piena di vento?”

È tardo pomeriggio e gli ultimi raggi di sole illuminano la piramide rocciosa grigia del monte Errigal, immortalato in un raro momento in cui non è avvolto dalla nebbia. Emozioni pure davanti a questi paesaggi che riempiono gli occhi d’incanto e intense sensazioni. La torbiera gialla zuppa di acqua, il paesaggio duro, glabro, selvaggio, è di grande fascino.

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Il Ben Bulben è una montagna particolare, unica, che rappresenta Sligo come la Table Mountain lo è per Cape Town. Ai piedi di questa strana montagna, limata, appiattita dai ghiacciai milioni di anni fa, c’è la tomba di William Butler Yeats che riposa nel cimitero di Drumcliff, il poeta che è stato sempre affascinato da questo scenario unico, ha dedicato molte liriche e versi indimenticabili. Sulla lastra di calcare scuro nel piccolo cimitero tra croci celtiche, le parole incise per sua volontà; “Getta uno sguardo freddo sulla vita e sulla morte. Cavaliere prosegui il tuo cammino”.

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“Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree, e costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: nove filari a fave voglio averci, e un alveare, e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape”. Queste alcune rime della poesia che Yeats ha dedicato alla piccola isola, Innisfree, posta al centro del lago Gill ora dimora di cigni reali e anatre. Il lago è a pochi chilometri da Sligo dove il poeta ha vissuto molti anni della sua infanzia, tra scogliere e acque dove affiorano antiche leggende.


Le brughiere sulle alture che circondano la cittadina di Sligo. Un paesaggio sconfinato dove Eolo soffia senza sosta non trovando ostacoli sul suo cammino, e piega nella sua direzione, gli alti steli d’erba. Su queste colline nel passato vivevano alcuni animali predatori come lupi e aquile reali, ma da molto tempo sono stati sterminati. Da qualche anno però, esiste un piano per reintrodurre l’aquila reale nel parco nazionale di Glenveagh.

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“Il posto che più di ogni altro ha influenzato la mia vita è Sligo”scrive Yeats. Città natale della madre Susan, qui William passò parecchi anni dell’infanzia e in particolare a Strandhill (nella foto) andava spesso con il padre a leggere Shelley o Shakespeare. Da qui vedeva tornare la barca di suo nonno materno, uomo e figura mitica per il poeta, figura temprata dai lunghi viaggi di pesca nelle tempestose acque dell’Atlantico che provocava numerosi naufragi. E il nonno gli insegnò a comprendere il tempo e le stagioni che mutavano.”Sligo e il suo cielo furono la mia scuola” scriveva Yeats.

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Una moltitudine di esili cannucce dondolano in un piccolo lago nei dintorni di Sligo. In Irlanda la fiaba fa ancora parte del vivere quotidiano. Tra le più raccontate ai piccoli c’è quella a proposito dei riflessi sulla superficie dei laghi calmi, che sarebbero stati inventati dalle fate, per evitare che gli umani possano vedere le loro dimore in fondo ai laghi.

Intrisa di leggenda è anche la montagna di Knocknarea, simile alla gobba di un’enorme balena, sulla cui cima si trova la tomba della regina Maeva, eroina della mitologia irlandese che intorno al 100 avanti Cristo, regnò su queste terre, una donna forte e coraggiosa. Ai bambini si racconta che, quando morì, volle farsi seppellire in piedi quassù per poter fronteggiare i nemici anche dall’oltretomba.

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La costa prima di arrivare a Glencolumbkille è ricca di golfi e promontori, torbiere ed eriche fiorite, di tanto in tanto minuscole case bianche con la loro provvista di torba, per riscaldarsi nei lunghi mesi invernali. Quando la marea si ritira gli abitanti del minuscolo paesino approfittano per portare i figli a giocare con la sabbia mentre i mariti si divertono a fare windsurf. Da qui si può prendere un piccolo sentiero che, in meno di un’ora, sale a Glen Head . Yeats passò spesso al largo di queste coste con la barca del nonno citando spesso nei suoi racconti “l’aspetto delle grandi scogliere del Donegal”.


La lunga spiaggia di Stocker, resa ancora piÚ ampia dalla bassa marea, e in fondo i promontori che celano il Lough Swuilly. Nelle giornate limpide sembrano cosi vicine da poterle toccare con mano. A pochi chilometri da qui si arriva al villaggio di Rathmullan dove è possibile visitare le rovine dell’abbazia dei Carmelitani.

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INFO UTILI Testi e foto di Vittorio Giannella

COME ARRIVARE Sligo e Donegal sono raggiungibili in auto tramite la N4, che le collega con Dublino, e in treno con un intercity. EVENTI Per scoprire tutti gli eventi organizzati per l’occasione consulatere il sito: Yeats 2015

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FASCINO SENZA TEMPO E CUORE DI FUOCO

Un’isola, cento storie. Mille scorci da scoprire rapiti. Finestre che affacciano sul mare e tende abbandonate al vento. E nelle sue viscere il fuoco del vulcano.

GINOSTRA.

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Eccolo: un colpo di martello sul cuore: Efesto fabbro è proprio un dio! Un fiotto rosso di sangue vomita al cielo la sua rabbia verso l’Umanità scellerata e crudele.


Ruggisce furioso e maestoso, sputa rivoli sanguinolenti da polmoni potenti e indomiti, come un vecchio soldato che ha visto mille guerre. La BELLEZZA mi travolge e stordisce. Fa persino male per quanto fortemente mi possegga. Ecco sono posseduta dalla bellezza.


Stordita e felice mi arrampico per saggi gradini in pietra su cu si affaccia il limite fra dentro e fuori.

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Dalla terrazza di casa, sotto il fragile e temerario cannucciato che si oppone a Eolo, immergo la mia anima dentro di te Mediterraneo e divento mare.

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Iddu è un poeta in fondo. Un artista che usa lapilli e sputi di fuoco per marchiare con laviche rose di sangue le bianche facciate delle case a sottolineare continuamente: ”Io sono qui!”.

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La Terra, sua compagna e suddita, lo ama e partorisce per lui grappoli di straordinari e piccoli folletti rossi e piccanti.

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... che offre, impudico e sfrontato, l’immagine dei suoi fondali a IDDU e lo sfida attraverso la limpida trasparenza della sua abbagliante e liquida veste azzurra.


Poco lontano le quinte di un teatro si chiudono sul Giorno per fare entrare in scena dal mare come una primadonna lei, la Notte.

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Incrocio di travi lignee rimandano a croci lontane, a dolori mai sopiti, a chiodi piantati nel costato, a sale sulle ferite dell’Umanità . Mentre il Cielo e il Mare si abbracciano compassionevoli davanti a tutto ciò.

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Ginostra ruvida e gentile , selvaggia e familiare, luogo dove le anime si fondono con il fuoco e il respiro di Iddu e si trasformano in bouquet di fiori in pietra lavica, che sembrano fatti di fragile porcellana, ma sono robusti e carnosi.

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Tutto qui è forte e deciso, anche l’azzurro della porta che si apre su spazi freschi e odorosi di zolfo.

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... e la mia anima galleggia fra mare e cielo, fra sogno e realtà , avviluppata da corde di memorie, sensazioni, bellezza e emozioni‌ qui... solo qui A GINOSTRA

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INFO UTILI Testi F. Sciannamea e foto di Emanuela Ricci

LIBRI Gianluca Giuffrè. Ginostra, Storie - Racconti - Tradizioni. Guida alla scoperta di un villaggio eoliano tra sogno e realtà. © Bazar Ginostra di Gianluca Giuffrè Via San Vincenzo, 98050 Ginostra di Lipari (ME). Contatti: Bazar Ginostra di Gianluca Giuffrè, Via S. Vincenzo 98050 Ginostra di Lipari (Me). t. 0909813161, 3388388725. gianluca.eolie@gmail.com . www.bazarginostra.com PATRIMONIO DELL’UMANITÀ Le isole eolie sono nella lista UNESCO del Patrimonio dell’Umanità dal 2000. Il pertuso (buco, foro, fessura in italiano) di Ginostra è il porto più piccolo del pianeta secondo il Guinness dei primati. VACANZE A GINOSTRA Gianluca Giuffrè affitta anche case vacanze.

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UN FOTOGRAFO AL MESE In questo numero vi presentiamo il nostro fotografo Bruno Zanzottera

1 – Come e quando è iniziata la passione per la fotografia ? Da ragazzo iniziai ad essere affascinato da luoghi esotici e mondi lontani nello spazio e nel tempo. Contemporaneamente alla passione per il viaggio si sviluppò l’interesse per le immagini e la fotografia divenne il collegamento perfetto tra il piacere di viaggiare e un lavoro che mi permettesse di farlo durante l’intero arco dell’anno. Così raggiunti i 20 anni iniziai a impostare i miei primi viaggi/ reportage e a proporli alle riviste. La cosa funzionò e nel corso del tempo divenne un vero e proprio lavoro a dispetto di chi mi diceva ‘Sì fai le foto ma di lavoro cosa fai?’. A 23 anni partii per l’Africa e da allora non mi sono ancora stancato di viaggiare e fotografare 2 – Quale corredo usi ? Attualmente lavoro con 2 corpi Canon Eos 5 Mark III. Come obbiettivi utilizzo un 16/35 mm, un 28/70 mm , un 70/200 mm e sal-

tuariamente un 300 mm. Di tutti questi l’obbiettivo che uso per la maggior parte dei miei scatti é il 16/35 perché come diceva Robert Capa “Se le tue foto non sono abbastanza buone è perché non sei sufficientemente vicino al soggetto”. Comunque per quanto riguarda l’attrezzatura, penso che sia una delle cose di cui un fotografo si debba preoccupare di meno. La cosa più importante e l’occhio di chi guarda. Poter vedere cose che altri non riescono a notare e a trasformare in una buona fotografia. 3 – Preferisci b/n o colore ? Non ho particolari preferenze. Certi reportage possono rendere al meglio in b/n perché tutto viene immediatamente più drammatizzato e l’osservatore è portato a concentrarsi completamente sulla composizione dell’immagine, sulle forme e sui contrasti. Il nostro occhio percepisce gli oggetti a colori quindi vederli in b/n ci dà l’impressione di osservare cose da un punto di vista diverso. Il colore ha la stessa capacità di rendere al meglio certi soggetti, l’importante è saperlo usare con sapienza senza farsi troppo influenzare dalle mode. 4 – Per te la fotografia è arte o modo di comunicare ?

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Non vedo differenze: l’arte è un modo di comunicare. Se l’arte non comunica nulla a cosa serve. Gli artisti non sono tali perché riescono a mettere una bella immagine sopra un foglio di carta, ma perché quell’immagine riesce a comunicare delle emozioni a un elemento esterno, perché con le proprie opere riescono a raccontare il mondo in cui viviamo riescono ad anticipare i tempi e in qualche modo a far pensare la gente. 5 – Se potessi fotografare un luogo perfetto quale sarebbe per te ? Più che di un posto perfetto da fotografare io parlerei di situazione perfetta. Tra i reportage più recenti che ho realizzato cito una storia che mi ha molto arricchito, soprattutto da un punto di vista umano. Si è svolta in Olanda quando per una settimana ho seguito una ragazza colpita da sindrome di Down. Lize è una ragazza eccezionale sotto molti aspetti, è quasi completamente indipendente, lavora, fa l’attrice, è testimonial di campagne fotografiche sulla sindrome di Down e il prossimo anno si sposerà con il suo attuale fidanzato. 6 – Cosa cerchi in una fotografia? Una volta il direttore di un


7 – Svela un trucco della magia delle tue foto. A questa domanda risponderei con i dieci consigli che do durante i miei workshop per aspiranti fotogiornalisti: STUDIARE. Osservate le immagini dei grandi fotografi, cercate di capire come le hanno realizzate. Studiate anche i grandi pittori Caravaggio e il loro uso della luce. PROGETTARE. Datevi un tema da fotografare, individuate uno scopo da raggiungere, un progetto. A medio o lungo termine, che tocchi uno o più luoghi. E seguitelo, facendo in modo che diventi il vostro obiettivo. Elaboratelo a tavolino e fate anche una lista delle cose che volete fotografare. ESERCITARSI. Certe immagini vanno perse per sempre solo perché non si ha la prontezza di fermarle, di cogliere l’attimo, spesso per motivi tecnici, perché non si conoscono i principi base. Conoscere bene la propria macchina significa non dover perdere tempo a sistemare il tutto ogni volta che dovete scattare. VAGABONDARE. Andate a

zonzo per la città, per il teatro, alla festa alla quale siete invitati (o non invitati). Bighellonate, entrate in stanze chiuse, sbirciate il dietro le quinte delle cose. Tenetevi del tempo per vagare senza meta: le foto più belle arrivano spesso casuali e inaspettate. USCIRE. Non state fermi. Uscite di casa quando il sole non è ancora sorto, al mattino, o quando sta tramontando la sera. AVVICINARE. Non dovete essere timidi. Dovete avvicinare – senza essere invadenti - il soggetto che volete fotografare. Raggiungere con lui una certa intimità. SPARIRE. L’ideale sarebbe essere invisibili, aggirarsi tra i soggetti che vogliamo fotografare senza essere visti, senza che essi si mettano in posa o si irrigidiscano, per cogliere le loro espressioni più spontanee e genuine. Se questo è impossibile, non lo è invece cercare di calarsi nella realtà e mimetizzarsi. ATTENDERE. Siate ostinati ma pazienti, se la foto non c’è vedrete che prima o poi arriverà. Basta cercarla costantemente, senza fretta. RACCONTARE. Fate in modo, se potete, che la vostra immagine racconti qualcosa, sia il simbolo di una storia, di un sen-

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timento, di una passione. SPERIMENTARE. Studiate le regole base della fotografia ma non abbiate timore a infrangerle, regole assolute in fotografia non esistono. Sperimentate di tutto. RITORNARE. Se lo scatto non vi ha soddisfatto, tornate sul luogo, magari in altri momenti della giornata quando la luce è diversa, quando quel particolare monumento è illuminato diversamente, quando una festa rende dinamica una piazza altrimenti insipida. Bruno Zanzottera Nasce a Monza l’11 dicembre 1957. Affascinato dalla cultura celtica, dall’età di 17 anni inizia a compiere alcuni viaggi nell’arcipelago britannico da cui, in seguito, usciranno i suoi primi reportage fotografici. Alla fine del 1979, parte per il suo primo viaggio africano che lo porterà fin sulle sponde dell’Oceano Atlantico. Sarà amore a prima vista. Nel 2008 ha creato assieme ai fotografi Alessandro Gandolfi, Davide Scagliola e Sergio Ramazzotti l’agenzia fotogiornalistica Parallelozero.

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giornale mi disse “Lei riesce a trovare il bello nelle situazioni drammatiche”. Fu il più bel complimento che ricevetti relativo al mio lavoro.


Völlan • Vigiljoch • Tscherms Burgstall •Gargazon IM MERANER LAND Foiana • Monte S.Vigilio • Cermes Postal • Gargazzone A MERANO E DINTORNI

Monte San Vigilio 1.486-1.814 m Dove l’orologio pare essersi fermato Un’area dall’atmosfera romantica Per gli amanti della natura…

www.lana.info/monte-san-vigilio


mente cuore MESSICO Maya nella giungla

GIORDANIA Una terra incantata

natura CILE L’Incanto del Norte Grande

gusto

corpo

ITALIA Salento Jonico goloso

ISRAELE Le spiagge

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Numero di Maggio 2015 NUTRIRE IL PIANETA • ETIOPIA • CORSICA • IRLANDA • GINOSTRA • I nostri fotografi: BRUNO ZANZOTTERA

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