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Federico Klausner direttore responsabile Federica Giuliani direttore editoriale Devis Bellucci redattore Silvana Benedetti redattore Francesca Spanò redattore Paolo Renato Sacchi photo editor Isabella Conticello grafica Willy Nicolazzo grafico Paola Congia fotografa Antonio e Giuliana Corradetti fotografi Vittorio Giannella fotografo Fabiola Giuliani fotografa Monica Mietitore fotografa Graziano Perotti fotografo Emanuela Ricci fotografa Giovanni Tagini fotografo Bruno Zanzottera fotografo Progetto grafico Emanuela Ricci e Daniela Rosato Indirizzo: redazione@travelglobe.it Foto di copertina: LETTONIA | BRUNO ZANZOTTERA Tutti i testi e foto di questa pubblicazione sono di proprietà di TravelGlobe.it® Riproduzione riservata TravelGlobe è una testata giornalistica Reg. Trib. Milano 284 del 9/9/2014 2


EDITORIALE

UN PASSO NELLA GIUSTA DIREZIONE

Un grande passo per la protezione delle eccellenze enogastronomiche italiane: dal 19 aprile è scattato l’obbligo di inserire l’origine della materia prima nella etichetta dei prodotti lattiero-caseari venduti nel nostro Paese. Quindi, oltre che in quella del latte fresco, anche in quella del latte UHT, dello yoghurt, del burro e dei formaggi, con la esclusione dei prodotti DOP e Igp, la cui etichetta ne specifica già la provenienza. Non tutti sanno che l’Italia è il maggior importatore mondiale di latte (24 milioni di latte “equivalente” al giorno, cioè inclusi semilavorati, formaggi, cagliate e caseina in polvere). Ben tre quarti del latte venduto in Italia non ha provenienza italiana, ma europea ed extra europea. Sia chiaro: con questo non si vogliono introdurre classifiche di qualità e/o squalificare Paesi o prodotti, ma rendere un servizio di trasparenza ai consumatori, che hanno diritto di scegliere cosa acquistare. Inoltre si rende un ottimo servizio anche ai produttori che vedono riconosciuti i livelli superiori di controlli qualitativi, a cui devono sottostare i loro prodotti, effettuati dalla rete di veterinari più estesa di Europa. L’impatto che pare ininfluente è in realtà enorme: prima di tutto consolida i disci3

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plinari di produzione dei nostri 49 formaggi DOP (primato europeo) e poi salva l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali, riconosciuti a livello regionale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni, che aiutano a sostenere la biodiversità delle razze bovine. Considerando l’attrattività anche alimentare del made in Italy è un passo decisivo per la sua salvaguardia. Ma questo è appunto solo un passo: per difendersi dall’invasione dei prodotti made in China la UE ha allo studio una etichettatura simile per il grano, i succhi di frutta, il concentrato di pomodoro e il riso, che seguono quella della carne bovina, dell’ortofrutta fresca, delle uova e del miele. Latitano ancora, invece analoghe iniziative sui salumi (2 prosciutti su tre vengono da maiali allevati all’estero). Come già per il vino e l’olio extra vergine di oliva, non si tratta di chiusura di frontiere o di razzismo alimentare, ma della difesa della nostra enogastronomia, una delle eccellenze italiane che il mondo ci invidia, inimitabili, avvolte da secolari tradizioni, e dei nostri produttori tenuti a osservare standard di qualità altissima, cui molti all’estero si sottraggono.


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S O M M A R I O

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EDITORIALE di Federico Klausner ITALIA

Taormina, la bella e la bestia Foto e testi di Giovanni Tagini FRANCIA

Riquewihr, come in una favola Foto e testi di Giuliana e Antonio Corradetti GRECIA

Skopelos, Mamma mia che isola! Foto e testi di Vittorio Giannella

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NEWS

LETTONIA

Il solstizio d’estate degli ultimi pagani Foto e testi di Bruno Zanzottera CIAD

La mandria che scandisce la vita Foto e testi di Monica Mietitore


DIGITAL DETOX

ORGANIC PIZZA

È uscito da poco, ma fa parlare molto di sé. Digital Detox è il libro scritto da Alessio Carciofi per aiutare le persone a ritrovare l’importanza del tempo. Ti addormenti con lo smartphone tra le mani? Vivi e programmi la tua vita secondo le dinamiche del multitasking? Ti lamenti di non avere mai tempo? Allora fermati a leggere questo libro dove si parla di FOMO, Fear Of Missing Out, e di Digital Felix. Come dice Alessio, il vero lusso è il tempo e bisogna imparare a utilizzare bene il digitale, senza lasciarci sopraffare da quello che deve essere solo un utile strumento, non qualcosa da cui farci condizionare la vita. Legati al progetto, ci sono anche dei viaggi utili a ritrovare la creatività, il pieno controllo di sé e, perché no, migliorare la propria vita lavorativa. Info

Ambrosia, Organic Restaurant&Pizza è un progetto dal nome ricco di significato; un omaggio non solo al patrono di Milano e alla città stessa nella sua storicità, ma un progetto che esalta la natura delle proposte culinarie. Nasce dalla collaborazione tra Gruppo Ethos e NaturaSì e propone ingredienti biologici e selvatici, erbe, fiori e spezie: proposte innovative e sperimentali che si legano ad un concetto di cucina moderna, che esalta la qualità delle materie prime, promotrice di un ambiente pulito e libero dal consumismo industriale. In menù sono presenti piatti vegetariani, plant based, di terra e di mare, dagli antipasti ai dessert, con una scelta di pizze gourmet e classiche. Per i bimbi un menù dedicato che renderà l’offerta del ristorante adatta ai grandi e ai più piccoli. A pranzo possibilità di comporre il proprio menù, scegliendo tra diverse proposte di verdure, proteine e cereali. Info

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Take My Things è il primo delivery network, attivo anche in Europa, che mette in contatto attraverso la rete chi deve spedire un pacco e chi è disposto a portarlo a destinazione. Se abiti all’estero, ma ti manca la conserva della mamma puoi trovare qualcuno, in viaggio verso la tua città di residenza, che sia disposto a portartela. Complici anche i voli low cost e i treni ad alta velocità, ogni giorno miliardi di persone si spostano e capita che abbiano a disposizione lo spazio per trasportare piccoli oggetti. Take My Things diventa così anche una possibilità di guadagno che è piaciuta soprattutto ai giovani: la transazione è lineare e l’accordo avviene in fase di incontro. L’offerta è chiara ed è il trasportatore a decidere se accettarla. Take My Things ha una struttura smart, non ci sono dipendenti, il mercato è libero, si autoregolamenta e la piattaforma in quest’ottica è un’opportunità figlia di un utilizzo intelligente delle nuove tecnologie. Scarica la app

MUSEO DEL CINEMA

La collaborazione tra il Museo Nazionale del Cinema di Torino e il Gruppo Air France KLM, che dura ormai da otto anni, è stata rinnovata e sarà estesa alle più importanti manifestazioni del 2017. Air France e KLM saranno Vettori Ufficiali, con i rispettivi marchi, dei prossimi eventi in calendario: Lovers Film Festival (15 - 20 giugno), Festival CinemAmbiente (31 maggio – 5 giugno), Torino Film Festival (24 novembre - 2 dicembre) e TorinoFilmLab. In particolare Air France sarà Vettore Ufficiale del Torino Film Festival, del TorinoFilmLab, mentre KLM sarà Vettore Ufficiale di Lovers Film Festival e del Festival CinemAmbiente. Grazie a questa importante collaborazione, i soci del programma frequent flyer Flying Blue possono eccezionalmente usufruire, fino al 31 dicembre 2017, di un’entrata gratuita al Museo Nazionale del Cinema a fronte di un biglietto pagante (2x1), oppure del biglietto cumulativo (Museo + ascensore panoramico) al costo ridotto di 11 euro. Sarà sufficiente mostrare in biglietteria la propria tessera Flying Blue.

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DELIVERY PER EXPAT


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| TAORMINA, LA BELLA E LA BESTIA

Ai piedi del profilo incombente e tonante dell’Etna, Iddu come viene con deferenza e timore chiamato dai locali, Taormina è un gioiello indimenticabile per gli occhi, il profumo e il palato.

ITALIA

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Nella pagina d’apertura: uno spettacolare arcobaleno abbraccia la splendida Taormina mentre un raggio di sole illumina l’Antico Teatro Greco, il monumento piÚ importante e simbolo della città . Nelle pagine precedenti: un particolare del tratto di costa che da Taormina arriva fino a Messina: la lunga spiaggia di Mazzeo e sullo sfondo, in lontananza, la costa calabrese. Sopra: il viso segnato dal sole e dalla fatica di un anziano giardiniere di Casa Cuseni.

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Sotto: la terrazza e il giardino di Casa Cuseni affacciati sul Mar Ionio. Quest’antica e storica casa, edificata nei primi anni del novecento, è stata per molti anni un importante ritrovo di artisti internazionali. Oggi è uno dei musei più visitati di Taormina e un bellissimo ed esclusivo B&B.

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Una magnifica vista dell’Etna. Nelle giornate con cielo terso sembra vicinissimo, con la sensazione di poterlo toccare con una mano. Iddu, come lo chiamano da queste parti, è tra i pochi


vulcani attivi in Europa. Da Taormina partono escursioni giornaliere per poterlo visitare da vicino in tutto il suo splendore.


Il principe di tutti i mari: il tonno. In Sicilia c’è una lunga tradizione legata a questo pesce: nei mesi di maggio e giugno, ancora oggi come da secoli, i pescherecci navigano al largo delle coste siciliane per pescarlo. Le ricette siciliane lo vogliono appena scottato e condito con olio sale e finocchietto (come da foto) o preparato al forno alla “Sicilianaâ€? con acciughe, pomodori, semi di finocchio, vino bianco e aromi.

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Sopra: una rivisitazione gourmet della squisita e famosa pasta con le sarde siciliana. Nella ricetta classica si prepara il condimento per i bucatini con sarde fresche, finocchietto selvatico, zafferano, pinoli e uva passa. Prima di servirli si cospargono con pan grattato abbrustolito.

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Sopra: nel catenese le chiamano masculini cunzati, che, per chi non conosce il dialetto, sono semplicemente alici marinate crude. Probabilmente uno degli antipasti piÚ semplici e buoni che la cucina siciliana sappia offrire. Si preparano marinando per alcune ore i filetti di alici con succo di limone, aceto di vino bianco, olio d’oliva extravergine, peperoncino aglio e sale.

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Sotto: la splendida terrazza di Casa Cuseni. Il famoso scrittore inglese Jocelyn Brooke, parla di questa Villa nel suo libro biografico “The Dog at Clambercrown”, descrivendola così: “Taormina può essere o non essere il posto più bello del mondo, certamente però Casa Cuseni è la casa più affascinante di Taormina”. E come dargli torto?

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Nella famosa piazza IX Aprile, in stile architettonico tardo-gotico, si trova l’ex chiesa di Sant’Agostino. Una facciata semplice, con una piccola torre merlata, che costituisce il campanile,


e un portale costituito da un architrave in marmo bianco di Taormina. Oggi questo edificio sconsacrato è adibito a biblioteca e spazio polivalente.


Sopra: uno scorcio delle mura di cinta dell’Antico Teatro Greco di Taormina, il secondo centro di rappresentazione teatrale classico per dimensione in Sicilia e uno dei meglio conservati. Fu costruito in cima alla collina nel punto panoramico migliore, da cui si può ammirare la costa e l’Etna. Da molti anni, questo teatro è la splendida cornice di eventi culturali internazionali.

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Sotto: Taormina vista dal porticciolo di Giardini Naxos, punto di partenza per escursioni in barca che costeggiano questo tratto di costa passando per l’isola Bella, entrando nella Grotta Azzurra e navigando fino allo Scoglio di Zio Gennaro. Nei mesi estivi è d’obbligo fermarsi nella cala di Mazzarò per un tuffo nelle acque calde e limpide.

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Sopra: la rivisitazione di uno dei dolci piÚ amati e famosi della Sicilia, la cassata. Una torta a base di ricotta di pecora zuccherata, pan di spagna, frutta candita e pasta reale. In questi ultimi anni è stata ufficialmente riconosciuta e inserita nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. Per chi non ama i dessert troppo dolci, esiste la versione cotta al forno, senza canditi, nÊ pasta reale.

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Sotto: la facciata in stile barocco neo classico di ispirazione francese, dell’Hotel Villa Riis. A Taormina ci sono moltissimi edifici e monumenti in stile barocco con richiami rinascimentali. Sicuramente una delle opere più apprezzate e visitate è il Duomo e la sua bella fontana, che prende il nome di “quattro fontane”.


Il cannolo siciliano è probabilmente una specialità della pasticceria italiana tra le più conosciute e famose nel mondo. Inizialmente veniva preparato nel periodo invernale per festeggiare il carnevale, ma ben presto si iniziò a prepararlo durante tutto l’anno.


Ăˆ composto da una cialda fritta, successivamente riempita con ricotta di pecora zuccherata con l’aggiunta di pistacchi tritati, granella di cioccolato o canditi.


Sopra: in Corso Umberto, la centralissima area pedonale di Taormina, soprannominata anche via dello shopping, si concentrano i migliori negozi di moda e d’artigianato locale. Tra i prodotti piÚ amati e ricercati dai turisti di tutto il mondo ci sono le famose ceramiche. Nonostante le influenze dei vari dominatori, le ceramiche siciliane si differenziano dalle altre perchÊ tendono a raffigurare gli elementi storici e naturali dell’isola.

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Sotto: Il tavolo in marmo bianco di Taormina incorniciato da un pergolato di vite, è posto nel giardino di Casa Cuseni. Nei mesi estivi viene usato per servire la prima colazione o semplicemente per rilassarsi e riposarsi. Questo giardino all’inglese, che ospita piante tipiche mediterranee, fu disegnato da importanti paesaggisti britannici ed è considerato il piÚ antico della cittadina.

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Sopra: gli interni di Casa Cuseni. Questa villa è un monumento nazionale protetto dal “Victoria and Albert Museum” uno dei più prestigiosi musei d’arte e design di Londra. Nel primo dopoguerra era uno dei “salotti” più famosi e frequentati da artisti internazionali. Greta Garbo, Tennessee Williams e David Herbert Lawrence sono alcuni di questi.

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Sotto: al suo interno si possono ammirare le collezioni private di Robert Hawthorn Kitson, un facoltoso mecenate inglese. Tra le molte opere presenti una delle piÚ importanti è sicuramente la dining-room, l’unico interno al mondo progettato e realizzato da Sir Frank Brangwyn, uno dei piÚ celebri artisti britannici di tutti i tempi.

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Nella pagina precedente: un ceppo d’ulivo scavato è il contenitore dei limoni siracusani IGP. Questa varietà di limone, in dialetto femminiello, è la specie più rappresentativa in Italia per l’alto contenuto di succo e per la qualità degli oli essenziali presenti nella sua buccia. Sopra: un balcone affacciato su Corso Umberto, con le classiche e colorate ceramiche siciliane e alcuni alberelli d’agrumi.

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Sotto: un angolo del giardino di Casa Cuseni dedicato alla coltivazione di agrumi. Questo giardino a terrazze ospita piante da frutto, rose, glicini e numerose piante decorative. Da notare la lavorazione della pavimentazione in ciottolato bianco e nero. Sul terrazzamento piĂš vicino alla villa si trova la primissima piscina di Taormina.

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Nella pagina precedente: un vassoio con alcuni formaggi siciliani. Questa regione produce molti formaggi D.O.P. Tra i piÚ famosi ci sono: il Ragusano, il piÚ antico di Sicilia, preparato con di latte di vacca e una lunga stagionatura; il Belicino preparato con latte di pecora e olive Nocellara del Belice; il Piddiato, formaggio fresco a forma di piccola ciambella realizzato con latte di capra e per concludere diverse ricotte, dall’affumicata a quella stagionata sotto sale.

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A sinistra: una delle numerose statue usate come decoro nel giardino all’inglese di Casa Cuseni. Sotto: sul roof-garden dell’hotel Piccolo Giardino si trova una piccola piscina panoramica dove potersi rinfrescare nelle calde giornate estive, godendo di una memorabile vista a 360° sul mare, sulla cittadina e sull’Etna.

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Sopra: la facciata della chiesa di San Giuseppe è un altro esempio di architettura barocca. Fu costruita all’inizio del ‘700 in piazza IX Aprile di fianco alla famosa e storica Torre dell’Orologio. Una doppia rampa di scale conduce a un grande portale realizzato con marmi di diversi colori, fiancheggiato da due colonne e sovrastato da un timpano in stile barocco.

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Sotto: l’interno della chiesa di San Giuseppe è costituita da una sola navata principale, decorata con stucchi a motivi floreali e angeli alati. Il grande altare è stato realizzato usando marmi pregiati di Taormina. Sotto: al tabernacolo si può ammirare una figura intarsiata della Madonna che si erge sopra le anime del purgatorio.

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Nella foto in alto a sinistra: l’ingresso del Belmond Grand Hotel Timeo, considerato uno degli alberghi più belli d’Italia e il primo hotel di lusso costruito a Taormina. In basso a sinistra: la facciata d’ingresso del San Domenico Palace, un cinque stelle situato nell’edificio che fu un antico monastero domenicano. A destra: un secondo piatto con i famosi gamberi di Mazzara del Vallo cucinati alla piastra e adagiati su una fetta d’ananas e misticanza. Questo crostaceo vive nei profondi fondali sabbiosi tra la Sicilia e la Tunisia. Le temperature miti e il grado di salinità maggiore dell’acqua, conferiscono al gambero un sapore unico.

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Sopra: la splendida terrazza dell’Hotel NH Collection è il punto panoramico migliore di Taormina. La posizione rialzata, rispetto alla città, permette di vedere in tutto il suo splendore il centro storico, il teatro Greco, l’Etna e il Mar Ionio. Luogo ideale per l’aperitivo al tramonto.

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Sotto: la vista da Piazza IX Aprile, si estende sul tratto di costa dalla baia di Giardini Naxos fino ad Acireale. Questo tratto di mare è probabilmente tra i piÚ famosi dell’intera Sicilia, caratterizzato da spiagge di sabbia fine o con piccole pietre, un mare caldo e cristallino con servizi balneari impeccabili.

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Piazza IX Aprile di Taormina è tra le piÚ belle e frequentate della cittadina. Complice il panorama mozzafiato, gli artisti che dipingono il paesaggio e i numerosi bar e ristoranti all’aperto dove rilassarsi e godersi la brezza marina.


INFO UTILI Foto e testi di Giovanni Tagini D OV E DO R MIR E NH Collection Taormina Via Circonvallazione, 11. tel. + 390942625202. San Domenico Palace Piazza San Domenico, 5. tel. + 39094261311. Belmond Grand Hotel Timeo Via Teatro Greco, 59. tel. +3909426270200. Casa Cuseni Via Leonardo Da Vinci, 59. tel. +39094228222

DOVE M ANGI ARE Ristorante Zagara Via Circonvallazione, 11. tel. + 390942625202. Osteria rosso divino Vico De Spuches, 8. tel. +390942628653. Ristorante Nettuno Salita Santippo, 5. tel. +390942626023. Ristorante Granduca Corso Umberto I, 172. tel. +39094224983 LI NK UT I LI Comune di Taormina Distretto Taormina-Etna Travel Taormina Ufficio del Turismo di Taormina * I piatti fotografati in questo servizio sono stati realizzati dallo chef stellato Fabio Baldassarre

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| IL SOLSTIZIO D’ESTATE DEGLI ULTIMI PAGANI D’EUROPA

Un’antica religione dell’età del bronzo sopravvive in Lettonia. In occasione del solstizio si tengono riti di fuochi, offerte di cibo, doni e bagni sacri nei laghi. Coperti soltanto di ghirlande di fiori.

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Apertura: due giovani seguaci della religione pagana Dievturiba danzano nei campi. Pagina precedente: paesaggio lacustre di uno dei molti laghi della regione della Latgalia nella Lettonia sud-orientale, una delle regioni dove la cultura tradizionale è più importante che altrove. Sopra: Kapustz suona una cornamusa guidando la cerimonia in onore di Janis nei pressi della cittadina di Malpils. La Lettonia fu l’ultima nazione europea ad essere cristianizzata. L’opera di conversione fu compiuta verso la fine del XIII sec. dalle spade del potente Ordine dei Cavalieri Teutonici, monaci guerrieri che, una volta cacciati dal Medio Oriente assieme a tutti gli altri crociati, rivolsero il loro fanatismo religioso verso i paesi baltici. Probabilmente per questo motivo l’antica religione lettone, basata sulle divinità naturali, è rimasta profondamente radicata nella cultura attraverso leggende, canzoni popolari e festival, come quello di Jani che celebra il solstizio d’estate ed è la festa più importante del Paese, anche più del Natale.

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Una seguace della religione pagana Dievturiba raccoglie fiori, da utilizzare per le ghirlande femminili, nella veglia per il solstizio d’estate (21 giugno), in un campo della Latgalia. Sulla base di una prima trascrizione di migliaia di dainas - brevi racconti e detti cantati, che insegnano comportamenti virtuosi e parlano di dei - presenti nel folclore locale, lo storico lettone Ernests Brastinu e un gruppo di intellettuali locali ricostruirono, all’inizio del novecento, le coordinate della religione pagana tradizionale: i nomi e il ruolo delle divinità , l’etica e la visione del mondo. Chiamarono questa religione Dievturiba, da dievturis, coloro che ricevono da Dievs.

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La festa continua la notte tra il 23 ed il 24 giugno, giorno di San Giovanni, qui chiamato Janis, festa nazionale della Lettonia. Ma è la festa di San Giovanni più pagana del mondo. Qui il santo imposto dalla chiesa fu adottato dalla tradizione locale: la festa della luce c’era da molto prima che si parlasse di cristianesimo. I Cavalieri Teutonici, nonostante il loro ardore messianico, scalfirono solo la corazza delle antiche religioni. Fino al XVII-XVIII sec. la grande maggioranza degli abitanti non accettò la religione cristiana. Legati all’antica tradizione, i contadini non volevano essere come i loro padroni germanici, che con i sudditi non si comportavano affatto ‘cristianamente’.

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Aida Rancane e Gunte preparano le corone di fiori, che indosseranno per le cerimonie del solstizio d’estate, in una vecchia casa di contadini, nella regione della Latgalia (Lettonia sud-orientale). Il rifiuto del cristianesimo fu una resistenza di popoli sfruttati, che si cementò condividendo canti popolari in cui erano mantenuti in vita la devozione per i propri dei e i valori di solidarietà della comunità contadina: l’idea che l’uomo non fosse il padrone, ma solo uno degli elementi della natura, nel rispetto dei suoi ritmi.

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A sinistra: “Alcuni credono nella reincarnazione, ma la nostra religione non ne parla. La nostra fede è un sistema di vita. Anche se il destino di una persona è dato dall’inizio, nel quadro tracciato da Laima sono ampi i margini di manovra per rendere la vita felice e virtuosa, vivendo bene con gli altri, in equilibrio con la natura” Sono le parole di Olğerts Auns il membro più anziano della religione Dievturiba, che morì poco dopo la realizzazione di questo reportage. Sotto: the “White Father”, un anziano professore dell’università di Riga, che si è ritirato in eremitaggio tra i boschi della Latgalia, dove dice di aver scoperto un antichissimo calendario in pietra. La lingua lettone è considerata una delle più antiche della famiglia indoeuropea, da cui derivano quelle moderne come il portoghese, l’italiano, il francese, il tedesco e l’inglese. Ad esempio diev (in latino deus, diva) corrisponde al sanscrito diev, che significa splendore, luce, quindi sole. Da diev viene infatti la divinità locale Dievs. In lettone non esiste il verbo “avere”, i lettoni dicono “essere a me. Ciò deriva dall’idea originale che l’uomo riceve i beni della natura, non li possiede.

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Doppia pagina precedente: la religione Dievturiba divenne fondamento del nazionalismo lettone. Stalin fece di tutto per perseguitare i dievturis, ma il corpus dei dainas e la ritualità radicata nel folclore sono rimasti intatti. La religione è poi diventata legale con l’indipendenza dall’Unione sovietica. A sinistra: un giovane seguace della religione pagana con una corona di foglie di quercia (divinità maschile) durante le cerimonie per Janis. Sotto: “Laima, la dea del fato” spiega Valdis Celms, autorevole membro della religione dievturiba “fa da mediatrice, in una trinità, fra Dievs e Mara. Quest’ultima è responsabile della costruzione e dell’equilibrio del mondo materiale. Si manifesta nelle cose, negli eventi naturali e negli esseri viventi”. Mara presiede alla nascita, al corso della vita e alla morte. Insomma, una Grande Madre di probabile provenienza neolitica.

Le ragazze che partecipano alla cerimonia per il solstizio d’estate in una vecchia fattoria della Latgalia, tengono in mano corone di quercia (divinità maschile), che metteranno sulla testa dei maschi partecipanti al rito per Janis nella notte del solstizio d’estate. 63


Sotto: nella cittadina di Malpils, i partecipanti alla cerimonia per Janis si spostano di casa in casa per scambiarsi offerte (formaggio, pane, birra, orzo non fermentato e fiori) e auguri di salute e fecondità. La cittadina offre un esempio di come si sono conservati i riti arcaici. Qui vi è anche la scuola per la diffusione della cultura popolare e l’antica religione lettone, diretta da Andris Kapustz e dalla moglie Ida Rancane, entrambi studiosi di folclore e musicisti.

A destra: in questa festa si nota la continuità fra la cultura popolare contemporanea lettone e quella dell’Età del Bronzo. Sono elementi di una cultura europea già a quel tempo globalizzata. La parte centrale del rito è la costruzione, in legno, della ‘Porta di san Giovanni’, orientata in modo da inquadrare il Sole all’alba del solstizio. È la stessa pratica astronomica rituale che fu consacrata a Stonehenge, l’equivalente di una basilica di San Pietro in una diffusa religione europea dell’Età del Bronzo. La cuspide della porta forma una sorta di X. È il simbolo dello junis, la coppia di gemelli che portano fertilità, continuità e armonia, ancora presente nelle case rurali dei lettoni.

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Una ragazza che ha partecipato alla cerimonia per il solstizio d’estate suona uno strumento tradizionale nei boschi attorno a Malpils. Questa cerimonia, per molti lettoni, va ben oltre all’elemento folkloristico, ma si trasforma in una vera e propria religione, che si richiama alle antiche origini pagane e alle divinità della natura presenti nella mitologia pre-cristiana.

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Dopo avere partecipato alla cerimonia per il solstizio d’estate, una ragazza lancia la sua corona di fiori sopra i rami di una quercia (divinità maschile) sperando che rimanga appesa ad un ramo. Ogni tentativo fallito corrisponde ad un altro anno di nubilato.

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Una vecchia casa di contadini nella regione della Latgalia. Al centro di queste feste ci sono i dainas. Nel corpus di 500 mila dainas raccolti dagli studiosi, 4 mila si riferiscono a Dievs, il dio supremo. Seguendo la loro variazione si può pensare che il dio fosse all’inizio impersonale, una forza che pervade tutte le cose, e sia poi diventato dio del cielo e della luce.

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I partecipanti alle cerimonie pagane per il solstizio d’estate intrecciano ghirlande di fiori ed erbe che vengono appese attorno alle case per tenere lontani gli spiriti maligni. Preparano birre speciali, formaggi, torte e intonano canti, detti Ligo, intorno a un fuoco purificatore, in attesa dell’alba e camminano in processione brandendo rami infuocati.

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Andris Kapustz con una falce con cui ha tagliato l’erba per preparare il tempio pagano nella notte del solstizio d’estate. Il movimento Dievturi è nato nel 1925 e letteralmente significa ‘persone che vivono in armonia con Dievs, la divinità primordiale da cui nacquero tutte le altre divinità rappresentate dagli elementi della natura.

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Al termine del rito per Janis, nella notte del solstizio d’estate, quando ormai sta spuntando l’alba, alcuni partecipanti saltano le braci della pira cerimoniale tra i campi della Latgalia.

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Sulla base di una prima trascrizione di migliaia di dainas presenti nel folklore locale, lo storico lettone Ernests Brastinu e un gruppo di intellettuali locali ricostruirono, all’inizio del Novecento, le coordinate della religione pagana tradizionale: i nomi e il ruolo delle divinità , l’etica e la visione del mondo. Chiamarono questa religione Dievturiba, da dievturis, coloro che ricevono Dievs.

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Pagina precedente: una partecipante alla cerimonia per il solstizio d’estate si asciuga gli abiti bagnati dopo il bagno rituale.


Sopra: partecipanti alla cerimonia per il solstizio d’estate recano offerte alle divinità delle acque facendo il bagno nudi in uno dei molti laghi della Latgalia.


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Pagina precedente: la notte del 21 giugno, solstizio d’estate, rappresenta il giorno dell’anno in cui la luce solare vince sulle tenebre. Uomini con corone di foglie di quercia e donne con ghirlande di fiori campestri invocano Dievs, Laima e Mara divinità della natura, con canti e danze. Si accendono fuochi sacri e si fanno offerte di cibo a querce, laghi e sorgenti. Sopra: giunti su una collina si accende una pira sacra, che brucerà per tutta la notte. I fedeli bruciano le corone del solstizio precedente e fanno offerte al fuoco. Viene quindi incendiata una ruota che rappresenta il Sole e fatta rotolare da un pendio. Più lontana andrà, migliore sarà il prossimo raccolto.

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In questa notte si fanno bagni rituali nudi, in un lago. Tutto questo accade oggi, nell’anno 2017, fra gli ultimi pagani d’Europa, in Latgalia, regione agricola della Lettonia, piccola repubblica ex sovietica, che si affaccia sul mar Baltico.

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Pagina precedente e a sinistra: è quasi l’alba quando i partecipanti alla cerimonia per il solstizio d’estate mettono delle offerte su una piccola zattera per donarle a Upes mate, una delle madri delle acque, mentre gli officianti più coraggiosi danzano nudi tra le acque. Si celebra in questo modo il matrimonio tra fuoco e acqua, fra maschile e femminile.

A destra: in occasione del solstizio d’estate molte famiglie lettoni si recano in luoghi naturali tra laghi e foreste. Intrecciano ghirlande di fiori ed erbe, che vengono appese attorno alle case per tenere lontani gli spiriti maligni. Preparano birre speciali, formaggi, torte e intonano canti, detti Ligo, intorno ad un fuoco purificatore in attesa dell’alba. Durante la notte, dedicata alla magia, si può incontrare Laima, la madre fortuna, e le giovani coppie partono alla ricerca del fiore di felce che, secondo la leggenda, sboccia solo questa notte.

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A sinistra: Andris Kapustz incendia la pira rituale all’inizio della cerimonia per il solstizio d’estate. Le foglie, i fiori e i funghi hanno una specifica madre: in ordine, Lapu mate, Ziedu mate e Senu mate. Poi, madre delle strade e protettrice dei viandanti (Cela mate), della fertilità (Zemes mate), dei campi (Lauku mate), del lino (Linu mate), del bestiame (Lopu mate), del mare (Juras mate), dei morti (Velu mate o Kapu mate) ... e così via, fino a 60 madri.

Sopra: un ricco pasto a base di cibi naturali precede la cerimonia del solstizio d’estate, che discende in linea diretta dal modello ancora vivente dei riti agrari, che si praticavano già migliaia di anni fa.

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Doppia pagina precedente: il sole tanto invocato, quest’anno fatica a mostrarsi. Rimane ostaggio della coltre di nubi di una settimana di pioggia. Ma questa rimane la sua festa, la festa della luce: dopo un inverno rigido e con troppe ore al buio, il sole sorge alle 4 del mattino e irradia da dietro le nuvole la sua luce, pallida ma preziosa. Tempo di risveglio della natura e cresce la voglia di uscire, di stare insieme. Sotto: una scultura megalitica scoperta nelle campagne della Lettonia, oggi conservata nel museo della cattedrale di Riga, a cui la gente lascia piccole offerte in denaro.

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INFO UTILI Foto e testi di Bruno Zanzottera I P R ECE TTI DE LLA R EL I G IO N E DIE V TU R IB A Nel calendario lettone sono 8 le feste pagane, 2 per stagione. Solstizi ed equinozi i principali appuntamenti. Nel giorno più lungo, 21-23 giugno, la festa della luce (Janis); per il più corto, 21 dicembre, il Ziemassvetki. Per gli equinozi, Liela (21 marzo) e Mikeli (21 settembre). I riti di passaggio dievturiba, oltre al matrimonio e al funerale, sono il fidanzamento e il ricevimento del nome, che sostituisce il battesimo. Secondo i dievturi una persona è fatta di tre parti: augums (corpo),

dvesele (anima) e velis (spirito). Ne decidono il destino, prima della nascita, Laima e le sorelle Karta e Dekla (come le tre Moire greche o le Norme nordiche). Con la morte, le tre parti si separano: il corpo torna alla terra e l’anima a Dievs. Lo spirito è una sorta di ombra (alla greca) che ha memoria del pensiero del defunto. Per un periodo resta vicino ai vivi. Nel Veli, festa dei morti, gli spiriti sono invitati a entrare nelle case. Più tempo passa, più il ricordo si attenua nelle nuove generazioni e lo spirito di un defunto sale a quote superiori fino a raggiungere l’altro mondo (Vinsaule), situato dietro il Sole, dove continuerà a esistere.

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| RIQUEWIHR, COME IN UNA FAVOLA

“La gemma dei vigneti” si trova in Alsazia. È uno dei più bei villaggi di Francia e sembra uscito da una fiaba dei fratelli Grimm.

FRANCIA

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In apertura: appena varcammo le porte ci ritrovammo dentro una fiaba. Camminammo per viuzze solitarie che sembravano scenari teatrali. Poi un portone si aprì e, in un alone di profumo di caffè e pain d’épices, ne uscì una signora. Indossava uno di quei bei grembiuli di cotone che sanno tanto di casa e di cucina. Era piuttosto preoccupata, guardava in fondo alla via e cercava il suo gatto ma si interessò a noi e ci augurò buon soggiorno. Sentimmo di non essere turisti ma viaggiatori di passaggio in cerca di accoglienza, come tanti passati di qui da tempi immemorabili. Alla pagina precedente: prove di tinteggiatura. Quale colore si potrebbe scegliere per contrastare un infinito sfondo monocromatico? Riquewihr li ha scelti tutti, e quelli che non esistevano, li ha inventati, e quelli che erano troppo comuni, li ha cambiati. Per questo le sue belle, antiche case non sono banalmente rosse, blu, gialle o verdi, ma declinano questi colori nelle sfumature e nelle fusioni più insolite e rare. La trama ripetitiva dei filari delle vigne è un incantesimo ipnotico a cui ci si sottrae cercando la varietà. L’uniformità di colore strega lo sguardo e l’anima. I colori delle case di Riquewihr sono l’antidoto.

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Immaginate un paesaggio di morbidi rilievi che si estenda senza interruzioni, interamente coperto di ordinati vigneti e, immerso in questo mare ondulato, come un’isola sospesa nella corrente dei filari, un piccolo paese antico e laborioso, dalle case dipinte nei più vari colori. Aggiungete doppie mura di cinta, porte turrite e case a graticcio. Se vi accomoderete a un tavolino all’aperto per degustare il pregiato Riesling locale, nessun passaggio di auto disturberà la vostra pace. Solo rumore di passi sull’acciottolato, profumo di fiori e tempo dilatato che il vecchio orologio della torre del Dolder tenta invano di spezzettare in ore coi suoi rintocchi. Tanto basterà per farvi innamorare di Riquewihr. Un cavaliere errante in cerca di riparo si avvicinò ai bastioni e oltrepassò il fossato. Non appena varcò la porta ed entrò in paese, l’anello delle mura lo imprigionò nel suo cerchio fatato. Riquewihr, la perla delle vigne, ammalia col suo vino, stordisce con i suoi colori di farfalla. È un fiore colorato che cattura col suo miele ogni viandante.

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Angoli appartati in un piccolo mondo a parte, irreale come una favola, misterioso come una saga, semplice come un gioco da bambini, oscuro come un racconto gotico.

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Non ha senso considerare Riquewihr come paese a sé stante. Esso è tutt’uno con il suo ambiente. È evidente che l’uno non esisterebbe senza l’altro. Il mare di vigneti non è un semplice sfondo, è la linfa vegetale che fa vivere questa piccola cellula galleggiante sulle sue morbide onde. Esistono sicuramente paesaggi più grandiosi e sensazionali di questo, ma trovarsi in un paese perfetto, dentro un unico infinito vigneto, suscita sensazioni di euforia e vertigine, inebrianti come vino. La consapevolezza che tale meraviglia sia completamente frutto dell’opera umana, fino all’ultimo tralcio di vite, accomuna questo luogo a un capolavoro d’arte, lo rende addirittura epico.

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Case da elfi, case da fate, case fiabesche, costruite con la materia dei sogni e dipinte coi colori della fantasia. Muti testimoni del passato e degli eventi storici, hanno attraversato i secoli e le tempeste per arrivare fino al nostro tempo, con incredibile grazia e trasognata bellezza.

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Un’intelaiatura lignea portante a formare uno scheletro a vista capace di resistere al vento e alla neve. Materiali diversi di riempimento, come ciottoli, laterizi e argilla, per colmare i vuoti tra le travi. A partire dal Medioevo, questa è la geniale metodologia costruttiva di origine germanica delle Fachwerkhäuser (case a graticcio), che tanto profondamente caratterizza l’architettura urbana e rurale alsaziana. Gli eleganti giochi grafici sulle pareti delle case di Riquewihr, formati da travi e montanti, sono dunque il telaio stesso che sostiene la casa, la sua anima messa a nudo. Struttura e decorazione sono la medesima cosa.

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Rombi, croci, quadrati, trapezi. Sotto la discesa vertiginosa dei tetti, le geometrie si moltiplicano e si intersecano, generando sofisticati motivi estetici e indecifrabili codici di simboli e figure.


Abbiamo camminato a lungo per le vie di Riquewihr, senza mai dimenticare che il paese andava ben oltre il giro chiuso delle sue mura e proseguiva al di là delle ultime case, estendendosi nel suo rigoglioso mondo vegetale tutt’attorno a 360°. Era come muoversi avendo sempre aperta nella mente una piccola schermata di Google Earth a fornirci una visione dall’alto, che ci desse l’esatta realtà e dimensione del luogo in cui eravamo immersi.

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Fantastiche composizioni casuali di pareti, muri, pietre e colori saturano la vista e sbarrano ogni via d’uscita dai vicoli di Riquewihr. Prigionieri del suo incantesimo, scoprimmo piccole corti e angoli nascosti, dove il silenzio faceva il nido e nessuna finestra si apriva piÚ da secoli.

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L’indole di Riquewihr è l’attitudine alla cura. Deve essere un comportamento indotto dall’incessante e meticoloso lavoro, che la cultura del vino richiede a chi a scelto di dedicarsi ad essa. Non esistono vie di mezzo. L’impegno deve essere totale e non potrà fare a meno di riflettersi in ogni altra attività umana. Per questa ragione ogni angolo di questo straordinario paese è così ben mantenuto e curato con amore e dedizione. Riquewihr tende alla perfezione. Non possiede il fascino della decadenza, ma la bellezza ideale della compiutezza. Pagine successive: nulla è lasciato all’abbandono e all’incuria. Ogni strada, ogni finestra, ogni minimo dettaglio del passato ha diritto a un amore incondizionato, che lo protegga come un tesoro prezioso e lo custodisca come un’eredità da tramandare.

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Riquewihr è parte di un paesaggio naïf e minimalista fatto di pochissimi elementi e per questo di straordinaria potenza visiva. Questo lembo di Alsazia, protetto dai Vosgi e circoscritto dal Reno, è al limite settentrionale dell’area di coltivazione della vite e ad essa si è consacrato totalmente. Il lavoro costante e ostinato dell’uomo, attraverso i secoli, ha modificato e plasmato il territorio creando un’involontaria, struggente bellezza.

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L’Alsazia ha il fascino delle terre di confine e del confine ha subito il destino e i travagli. Questa linea capricciosa, disegnata dalla storia e dalle vicende umane, si è spostata spesso verso est o verso ovest, includendo Riquewihr dall’una o dall’altra parte e mutando i colori della sua bandiera. Ma nessuna legge, nessun trattato potrà mai separare l’anima francese da quella germanica, che naturalmente convivono in questo territorio, nell’identità e nelle radici di questa gente. L’Alsazia ha la fierezza delle terre contese, quelle tenaci e caparbie che invece di spezzarsi si rafforzano, diventando crocevia di mondi e di culture.

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Era estate quando siamo arrivati a Riquewihr. L’esercito immenso dei vigneti assediava la cinta di mura medioevali e una luce verde dorata si alzava dalle vigne tutt’attorno, aleggiando nell’aria insieme all’odore di acqua ramata. La strada centrale, ampia, dritta e in salita, animata di gente e di negozi di vini e souvenir per turisti, risuonava di piacevoli rumori e vocii di gente che si godeva la quiete del tardo pomeriggio, tra i tavolini dei caffè e il sereno ozioso passeggiare.


La fontana era uno specchio magico in cui il cielo precipitava nero e senza fondo e il riflesso delle case si distorceva, si disfaceva e si ricomponeva senza sosta. Il gocciolio ipnotico dell’acqua scandiva un tempo immobile disegnando lenti cerchi in movimento.

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La grande via ci catturò per breve tempo. La vera Riquewihr, si nascondeva dietro gli angoli e nelle ombre dei vicoli silenziosi che, come tanti rami contorti, si diramavano dal tronco principale. Essi ti illudevano portassero lontano, ma in realtà spesso andavano a morire bruscamente contro il sipario verticale degli onnipresenti vigneti.

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Le antiche case mettono a nudo le loro ossa. Robuste intelaiature di legno a vista disegnano trame geometriche che si ripetono sul fondo dipinto degli intonaci, in un complesso gioco di linee, forme e colori.

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Il ritmo dei graticci è un filo conduttore che va da casa a casa, si snoda e si spezza, appare e scompare, avviluppando l’intero paese in un intreccio di linee inestricabile.


I lenti pomeriggi di Riquewihr, cosĂŹ innocenti e incantevoli, cosĂŹ rosei, trasparenti e intrisi di dolcezza, sotto pergole di viti sussurranti, dentro una luce delicata, nella pigra quiete di una strada, intima come una casa.

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Il pozzo è un elemento importante nella mitologia dell’Alsazia. Esso è spesso presente nel suo universo leggendario, legato al mondo germanico. Dai pozzi nascevano i bambini e in fondo al pozzo era la casa di Frau Holle, la vecchia dai denti aguzzi, divinità femminile della Terra. Frau Holle, che faceva fiorire il sambuco. Frau Holle, che faceva nevicare sprimacciando i suoi piumoni. Frau Holle, che coprì d’oro la fanciulla laboriosa e di pece la pigra sorellastra.

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È scesa la notte. Nella fontana ora dondola una luna di stagnola. Le piccole case si serrano le une alle altre dentro l’abbraccio sicuro delle mura. Il zig-zag dei tetti è una cucitura sghemba, imbastita sull’orlo del cielo,affinché Riquewihr non prenda il volo e svanisca nel sogno.


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Sopra e doppia pagina successiva: la notte non ruba i colori di Riquewihr. Li vela di umidità e mistero. Li fa balenare con sprazzi di luce vacillante. Il fantasma della sentinella sulla torre scrutava nel buio. Alla luce delle stelle scorse schiere infinite di guerrieri immobili in un silenzioso assedio. Il cuore vacillò. Attese, contando le ore e le preghiere, fino a che un’alba pallida illuminò la distesa dei vigneti a perdita d’occhio, serrati come eserciti attorno a Riquewihr addormentata.


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Come in tutte le favole si arriva alla parola fine. A malincuore una mattina lasciammo il villaggio. Quando ci voltammo indietro, le finestre delle case ricavate nelle vecchie mura sembravano fissarci come tanti occhi stupiti. Le colline sfumavano all’orizzonte in una nebbiolina verde azzurra. Presto Riquewihr fu solo un piccolo grumo di colori, che si scioglieva nel mare smeraldino delle vigne.

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INFO UTILI Foto e testi di Giuliana e Antonio Corradetti CO ME A R R IVA R E Riquewihr dista 49 km dall’aeroporto di Strasburgo e appena 8 km dall’aeroporto di Colmar. QUA N DO A N DA R E Riquewihr seduce in ogni stagione: in primavera ed estate per le temperature più piacevoli e il verde del paesaggio, in autunno in occasione della vendemmia e in inverno per la più pittoresca e suggestiva atmosfera natalizia che si possa immaginare.

DOVE SI T ROVA Riquewihr si trova lungo la più antica strada del vino di Francia, “La route des vins d’Alsace”, che corre per 170 km da Thann fino a Marlenheim. I vini prodotti sono di altissima qualità e provengono da sette vitigni: Sylvaner, Pinot bianco, Riesling, Moscato d’Alsazia,Tokay, Pinot grigio, Gewurztraminer LI NK UT I LI Sito ufficiale del turismo in Francia.

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| LA MANDRIA CHE SCANDISCE LA VITA

Viaggio ai confini meridionali di questa enorme nazione figlia del colonialismo ottocentesco. Dove, nel cuore della boscaglia africana, si compiono gli eterni riti della transumanza, secondo ritmi e tempi ancestrali.

CIAD

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Alle pagine precedenti: i Wodaabe (o Bororo o Mbororo) sono un piccolo sottogruppo del gruppo etnico Fulani (o Peul o Fula). Tradizionalmente pastori nomadi, secondo alcuni etnografi il più vasto gruppo nomade del mondo, allevano principalmente mucche, zebù, capre e asini. A sinistra: lo stile di vita dei pastori nomadi Wodaabe è dettato dalle necessità delle mandrie e regolato dalle precipitazioni stagionali. Le loro variazioni creano tre grandi zone geografiche, con tre diversi climi: desertico a nord, semi-arido nella zona centro-meridionale e tropicale nella parte più a sud. In quest’ultima zona la lunghezza della stagione umida estiva, fra maggio e ottobre, e della stagione invernale secca si equivalgono. Sopra: l’esigenza di abbeverare regolarmente e abbondantemente il bestiame obbliga i pastori nomadi Woodabe a continui spostamenti da una sorgente d’acqua all’altra.

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Un clan che si prepara alla partenza è una piccola città viaggiante. Uomini animali e pochi beni materiali: utensili, calebasse, provviste e le piccole capanne/tende. Tutto deve essere facilmente smontabile e trasportabile sul dorso di asini e zebÚ, i bovini dal mantello color mogano con grandi, elegantissime corna bianche.

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Le donne Wodaabe non partecipano ai preparativi degli uomini, ma si riuniscono per cantare e danzare tra loro in attesa del grande momento. Saranno proprio le giovanni donne, al termine del Gerewol, a scegliere l’uomo piÚ seducente, quello con cui trascorreranno liberamente una notte o il resto della vita. I Wodaabe sono poligami e solo il primo matrimonio è combinato.

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Sopra: “Sono figlio del cammino, la carovana è la mia casa e la mia vita è la più sorprendente avventura” Amin Maalouf, Leone l’Africano. A destra: momenti che precedono la transumanza: nel giorno stabilito dal capo clan, tutte le famiglie si preparano al nuovo cammino. Il campo viene smontato in meno di due ore e già dalle prime ore del mattino, prima che il sole sia alto e il caldo insopportabile, la carovana si sposta alla ricerca di un nuovo pascolo.

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Sotto: piccole donne Wodaabe. Sotto il velo si scorge il vaporoso chignon che caratterizza l’acconciatura tradizionale femminile. Una curiosità: una donna Wodaabe, Hindou Oumaru Ibrahim, è stata scelta per rappresentare la società civile alla firma del protocollo di Parigi il 22 aprile 2016. A destra: nella lingua Fula, “woda” significa “ tabù “, e Wodaabe significa “popolo del tabù” ossia coloro che aderiscono al codice di comportamento tradizionale, il Pulaaku. Questo codice, che viene insegnato fin dall’infanzia, si fonda su quattro principi fondamentali: Munyal (pazienza, l’autocontrollo, la disciplina, la prudenza), Gacce / Semteende (modestia, rispetto per gli altri (compresi i nemici), Hakkille (saggezza, lungimiranza, responsabilità personale, l’ospitalità), Sagata / Tiinaade (coraggio, duro lavoro). Nella foto un altro momento della danza delle donne. Pagine successive: la tenda è uno straordinario elemento della cultura dei popoli nomadi. Smontabile e trasportabile, è leggera, pulita e pratica. “È uno spazio che umanizza il deserto, che tiene ombra, ripara dalle intemperie e dai venti. Accogli i sospiri dell’uomo e della donna: il nido segreto dell’uomo nomade oltre che il suo riparo di riferimento. “E. Turri, 1983

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Foto delle pagine precedenti: ogni anno, al termine della stagione delle piogge e prima dell’inizio della stagione secca i nomadi Wodaabe, si riuniscono per celebrare il Gerewol, la festa della bellezza del corpo e dell’amore. Durante la danza, gli uomini avanzano in punta di piedi per mostrare la loro altezza. Strabuzzano gli occhi, roteano le pupille, intonano canti ipnotici e ripetitivi, digrignano mostrando i denti bianchissimi. In queste pagine: la preparazione del trucco richiede molte ore di lavoro. I maschi dovranno essere bellissimi e danzeranno tutta la notte fino al mattino per affascinare le giovani donne, che li sceglieranno per la vita o per una notte soltanto. Una linea tratteggiata lungo il naso ne sottolinea lunghezza e affilatezza, qualità che accrescono la bellezza del ragazzo e la probabilità di essere favorito.

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Mentre per l’uomo ricchezza e fonte di prestigio sono nel possesso del bestiame, per le donne la ricchezza è calcolata nella quantità di monili posseduti.

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Le calebasse sono ciotole ricavare dalle zucche. Vengono utilizzate per il burro, il latte e come contenitori in generale. Quelle piĂš decorate non vengono utilizzate, ma donate in dote dalla madre alla figlia ed esibite durante il Gerewol.

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A sinistra: sulla pelle del volto viene inizialmente stesa una crema color ocra rossa o gialla (pura). Successivamente vengono tracciati elaborati disegni geometrici floreali fatti di linee, cerchi e puntini bianchi. L’attaccatura molto alta dei capelli viene ottenuta con la rasatura, mentre il bianco delle pupille e dei denti viene fatto risaltare con l’applicazione di una polvere nera (khol) sulle labbra e sulle palpebre. A destra: anime libere, nomadi irriducibili, i Wodaabe non rivendicano il possesso di terre o pozzi o sentieri. Non danno alcun valore alla terra, ritengono che il lavoro sia un ostacolo alla loro libertà e considerano indegno fabbricare oggetti, che non siano finimenti per il loro bestiame, calebasse (ciotole ricavate dalle zucche) e i caratteristici cappelli conici (nella foto).

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A sinistra: l’abito della festa è lungo e fluente, la stoffa preziosa e finemente ricamata. Perline, merletti, piastrine, specchietti e amuleti arricchiscono l’abito e il prestigio di chi lo indossa. È una gara di bellezza e i Wodaabe sono convinti di essere le creature umane più belle della terra.

Sopra: Dettagli di abiti e calzature durante un momento della danza.

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I popoli nomadi seguono con sapienza il ciclo delle stagioni e gli itinerari del loro infinito andare sono tramandati di bocca in bocca, di padre in figlio. Nella transumanza non servono mappe, non serve il satellitare. I nomadi conoscono la via, il giorno per partire, il tempo per arrivare. Nessuno si perde. Nella foto, una mandria di ZebĂš durante un momento della transumanza.

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INFO UTILI Foto e testi di Monica Mietitore Il Ciad, con capitale N’Djamena, ha una popolazione di circa 10 milioni di abitanti. Ha una superficie di 1.284.000 kmq: 4 volte l’Italia. FU S O O R A R IO Stessa ora rispetto all’Italia; -1h quando in Italia vige l’ora legale. QUA N DO A N DA R E Il clima è secco e la stagione monsonica (maggio-ottobre) interessa solo il centro- sud del Paese. Da maggio ad agosto le temperature variano tra 25° e 42° mentre tra dicembre e febbraio stanno tra 14°e 29 al nord. Spostandosi verso sud le massime scendono e le minime si alzano. D OCU ME N TI E V ISTO Passaporto: necessario. Visto di ingresso: necessario. Si consiglia di contattare il Consolato Onorario italiano

a N’Djamena per verificare la possibilità di ottenere un visto d’ingresso direttamente all’aeroporto internazionale in loco. AM BASC I AT E E CONSOLAT I Nel Paese non è presente un’Ambasciata italiana. Vice-consolato onorario d’Italia N’Djamena: t. 00873764597613, Tel.: (+235) 66236984. Ndjamena.onorario@esteri.it. NORM E SANI TARI E Vaccinazioni obbligatorie: Il certificato di vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatorio per i viaggiatori provenienti dai Paesi a rischio di trasmissione della malattia. ALT RE I NF O UT I LI Prima di ogni partenza è sempre utile consultare il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina LI NK Chadian Tourism Office

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| SKOPELOS, MAMMA MIA CHE ISOLA!

Nell’arcipelago delle Sporadi settentrionali è una delle isole greche più belle: mare cristallino, pinete che si tuffano in mare, vigneti e frutteti, poco cemento. Scelta dagli Abba per alcune scene del celebre film.

GRECIA

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In apertura: un pescatore appena rientrato vende il pesce lungo la banchina del porticciolo di Skopelos.


Sopra: la riparata baia di Ghlisteri, a pochi chilometri dalla cittadina, col suo mare smeraldo è ideale per splendide nuotate quando soffia forte il meltemi (vento secco e fresco che soffia nell’area del mar Egeo, particolarmente in estate) e le altre spiagge sono impraticabili.


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Doppia pagina precedente: una porta dal caratteristico colore azzurro nella chora di Skopelos, un intrico di vicoletti dove è facile perdersi. Nel punto piÚ alto della scogliera, dove il vento è sempre presente, appare la piccola chiesetta di Pirgou, seicentesca, con il tetto lastricato di ardesia, costruita con le fondamenta su uno sperone roccioso, a picco sul mare profondo.

Sopra: le stradine che, come un reticolo permettono di raggiungere le diverse baie di Skopelos, attraversano spesso piccoli uliveti colorati da papaveri e dalla macchia mediterranea, come i grandi fiori lilla del cisto, che emanano un profumo inebriante.

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Doppia pagina precedente: come un palcoscenico, le case addossate le une alle altre della chora, costruita con tenacia e perfezione dall’uomo, senza stravolgere la bellezza del luogo. A sinistra: sulle pareti più impervie dell’isola, in primavera, nidificano i gabbiani reali, sempre attenti ai pericoli che possono arrivare dall’alto, come gli attacchi dei falchi pellegrini, che a volte nidificano vicino ai loro. A destra: non è raro vedere, sul promontorio di Limnonari, uno dei più grandi rapaci dell’isola: il nibbio bruno. Sotto: nel piccolo porticciolo di Agnondas, colorato da decine di gozzi da pesca, un pescatore libera dalla rete la sua preda. Al rientro delle imbarcazioni, nel tardo pomeriggio, si acquista pesce fresco a prezzi modici.

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Doppia pagina precedente: nel piccolo borgo marinaro di Panormos ci sono molte taverne specializzate in piatti di pesce freschissimo. Qui sopra: la costa di Panormos è ideale per fare bagni. Lunghe spiagge coperte da fitte pinete, alcune attrezzate come quella vicino l’hotel Adrina dove piccole calette sono lambite da acque cristalline.

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Proseguendo lungo la costa di Panormos, dopo qualche chilometro si arriva alla piÚ bella delle spiagge isolane: Milia. Appare tra i pini, con la sua sabbia candida, ma ha un difetto: è perfetta solo in condizioni di mare calmo, ma essendo esposta ai forti venti di meltemi la cosa non è frequente.

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Doppia pagina precedente: il piccolo promontorio di Capo Amarandos, molto scenografico, dove il silenzio è interrotto solo dalle folate di vento. A sinistra: il borgo di Agnondas, avvolto letteralmente dalla pineta, reso famoso dalle cronache perché, qualche anno fa, divenne una delle location del film “Mamma mia”, con Meryl Streep, tratto dal celeberrimo musical degli Abba, che tanta notorietà ha regalato a Skopelos. Qui, al tramonto, molte taverne direttamente sulla baia preparano ottimi piatti marinari.

A Skopelos non si incontra la vita brulicante della vicina e più mondana Skiatos, ma non si fatica a trovare ottime e caratteristiche taverne, molte delle quali immerse in giardini, o con i tavoli lungo la banchina del porto, all’ombra di frondosi platani, dove gustare gyros e tzatziki a volontà.

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Il cielo terso e la colazione a picco sul Mar Egeo a Glossa, un altro piccolo borgo marinaro dell’isola, con le viuzze abbellite da edicole votive, porte e finestre colorate di bianco e azzurro, gli stessi colori che troviamo nella bandiera nazionale.

A destra: sui muri sbrecciati dalla salsedine cresce spontanea la pianta di cappero che, in primavera, si adorna di uno splendido fiore. Nei campi incolti invece cresce l’asfodelo, che in piena fioritura colora di bianco vaste zone a macchia.

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Un pino contorto dal vento cresce su una roccia vicino alla spiaggia di Kastani. A destra: sulla sommità di Skopelos, nel kastro, inaspettatamente e quasi mimetizzata tra una casa e l’altra si incontra una moltitudine di chiesette, alcune davvero piccole, altre, come la Agios Nikolaos, grande e piena di fedeli.

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Doppia pagina precedente: sulla sommità delle montagne dell’isola svettano secolari carrubi, alberi abituati a crescere in terreni poveri e aridi. Di sera da non perdere una cena alla taverna Anatoli dove, a lume di candela e riparati dalle maestose mura del kastro, si cena ascoltando la tipica musica locale, epica e melodiosa: la rembetika, portata dai profughi greci che lasciarono l’Anatolia turca nel 1922. Sotto: un negozietto nei vicoli della chora.

La Grecia, da qualche anno sta attraversando un periodo di tensioni sociali, crisi economica e scontri politici, ma, nonostante tutto, la culla della cultura europea è da sempre una delle mete preferite dai turisti di mezza Europa e le Sporadi, da un po’ di tempo, stanno brillando in quanto a presenze e ospitalità. Nella foto una galleria d’arte di un’artista locale a Skopelos.

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Una piastrella artistica, col volto di un re greco, abbellisce il muro di un vicolo nella parte alta del kastro, a Skopelos. Abitata anticamente dal popolo minoico, l’isola fu governata da Staphilos, figlio dei leggendari Dioniso e Arianna.

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INFO UTILI Foto e testi di Vittorio Giannella

DOVE DORM I RE Hotel Denise Hotel Ionia DOVE M ANGI ARE Taverna ouzeria Anatoli, da non perdere, un attico sul mare di Skopelos, si mangia con le note della musica rembetika a lume di candela. Tel. +30 2424022851. Taverna Korali: La signora Maria e Dmitris cucinano piatti a base di pesce freschissimo e aragoste in un luogo idilliaco con i “piedi in mare”a Agnondas. LI NK UT I LI Compagnia aerea Trasporto in traghetti, aliscafi e bus Informazioni sull’isola

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