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www.trantran.net | n. 33 mensile | 27 novembre 2012 | Distribuzione gratuita

con il patrocinio di:

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13 incontriamo il direttore del carcere di Monza

Libri: Fabio Cinti Un anno d’amor(gan)

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Luoghi: il castello dell’Innominato

diciamo no al Circo con animali

Miguel Bosè tra Picasso e la musica Violante Placido aka Viola e Lele Battista la strana coppia


NOVEMBRE - 2012

Sommario

VIOLANTE PLACIDO e Lele batista Quelli che amano complicarsi la vita. Pag.10

MIGUEL BOSé Se la musica è buona, la tua anima vola alto. Pag. 7

EDITORIALE La libertà: un parolone che si nutre con piccole cose

reportage CARCERE Via San Quirico Incontriamo il direttore del carcere di Monza.

RACCONTIAMOCI Un anno d’amor(gan) di Fabio Cinti

IN CUCCIA Kyria quelle quattro lettere maledette che mi rendono diversa

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BIS

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BIS

Spettacoli al teatro Manzoni

Il Porno Groove di Immanuel Casto

37 VERDISSIMO Il frutto dell’autunno: la castagna

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ALtrOVE

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speciale FORMAZIONE

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comune di Monza

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brigantia

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psicologia oggi

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cosa succede in città

Calolziocorte il castello dell’innominato

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il commercialista risponde

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SPECIALE SALUTE

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LE SCIURE

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BIS

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spunti di vista La libertà è uno stato della mente

TEATRO MANZONI

Bali: Liveri di amarla

Sonhora

Yuri Beretta la gentilezza è la cosa che manca

32 Sportivamente Mattia Galbiati: l’orgoglio italiano del Judo

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REALITY

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SU LA TESTA

Fondatori Marta Migliardi, Elena Gorla, Adriana Colombo, Guido Bertoni

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PENDOLARE fuori orario

Si ringraziano per questo numero:

Vice Capo Redattore Elena Gorla

Mirko Ballardin, Silvia Veraldi, Pier Cinghio Prandini, Marco Santoro, Marina Petti, le Nuove logiche e tutte le persone ci hanno sopportato (grappa o meno) durante la realizzazione del manoscritto. Ringraziamo di cuore Enzo Pulitanò, Lisa Lozio, Myriam Pessina, Gaetano Petronio. Grazie anche a Dominga, Asia la bella Alice e Rocco. Un ringraziamento particolare a Umberto Grasso, Gianluca Sauro e Michele Ventrutri.

Inviata Speciale Adriana Colombo

Foto di Copertina

Direttore Alfredo Rossi

Anno III - Numero 33 - 27 Novembre 2012 Editore: Trantran Editore S.r.l. Sede: Via Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro C.F./P.I./RIMB 06774520966 REA MB 1864900 Reg. Trib. di Monza n.1995 del 29/06/2010

Capo Redattore Marta Migliardi

Per Contattarci direzione@trantran.net redazione@trantran.net segreteria@trantran.net

Redazione Juri Casati, Guido Caimmi, Gabry, Gaber (UTGaber), Niccolò Rossi, Alberto Zanardo, Francesca Fawn Masperi, Jacopo Rossi, Luca Vanni e il misterioso Redo Alfossi.

Grafica e Fotografi Ufficiali Alberto Zanardo e Francesca Fawn Masperi

Violante Placido di Zanardo Alberto

Stampa REGGIANI S.p.A. 20126 Gavirate (VA) Tiratura 26.000 Copie

Raccolta Pubblicitaria

Direttore Commerciale Paola Scappatura paola.scappatura@trantran.net commerciale@trantran.net Trantran Editore s.r.l. Sede Via Cesare Battisti 121 Vedano al Lambro (MB) direzione@trantran.net

NOVEMBRE 2012, trantran 3


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EDITORIALE

IL DIRETTORE ALFREDO ROSSI NOVEMBRE - 2012

La libertà: un parolone che si nutre con piccole cose ALFREDO ROSSI Foto di Gabriele Benini

O dio, in che guaio mi sono cacciato! Scrivere della liberta’. Ci hanno provato, nel corso dei secoli, centinaia di filosofi, politologi, scrittori, esperti di comunicazione: che posso dire io? Potrei cavarmela citando il testo della omonima canzone di Giorgio Gaber, cantautore di culto degli Anni ‘70-‘80-‘90, che nel ritornello faceva cosi’: “La liberta’ non e’ star sopra un albero / non e’ neanche il volo di un moscone / la liberta’ non e’ uno spazio libero / liberta’ e’ partecipazione”. Potrebbe essere un’idea, anche se Gaber, quando scrisse quei versi (era il 1972, praticamente mezzo secolo fa), probabilmente intendeva dire che la liberta’ e’ tale quando la si vive partecipando alla cosa pubblica in prima persona, impegnandosi, dandosi da fare. Ma ai nostri giorni, per la maggioranza delle persone, la cosa pubblica ha due facce: quella avida di chi fingendo di occuparsi di quella passa il tempo a riempirsi allegramente le tasche (rendendola cosi’ cosa scandalosamente propria e di pochi altri amici, o meglio, complici) oppure quella arcigna di chi non sembra saper far altro che imporre nuove tasse e nuove gabelle che tutti subiamo ma che ci rendono piu’ poveri (e non solo perche’ abbiamo meno soldi in tasca, ma soprattutto perche’ questa emorragia personale ci fa venir meno la speranza per il futuro). Forse ci siamo. La liberta’ probabilmente e’ proprio questo, la

possibilita’ e la voglia di guardare avanti con la sicurezza di poter continuare a crescere, anche se con fatica, anche se qualche volta sembra che invece di andare avanti stiamo andando indietro. Se e’ cosi’, tutti noi siamo un po’ meno liberi: perche’, rispetto a pochi anni fa, abbiamo perso questa voglia. E se e’ vero che le circostanze esterne (la mancanza di lavoro, la crisi economica mondiale, gli errori dei politici ecc ecc) ci hanno dato una mano a perdere un po’ della nostra liberta’, la colpa pero’ e’ anche nostra. Nostra perche’ abbiamo perso il senso dell’ottimismo, nostra perche’ il bicchiere non lo vediamo ne’ mezzo pieno ne’ mezzo vuoto: non lo vediamo proprio. Sia chiaro: non voglio dire che basta essere ottimisti per risolvere tutto. Dirlo e basta, magari urlando “Tout va bien, madame la marquise” mentre il palazzo sta bruciando, e’ solo un atto di stupidita’. No, l’ottimismo, quello vissuto, quello che ti fa sentire davvero libero, e’ quello che ti porta a essere attento ai segnali che qualcosa sta andando anche per il verso giusto, che il treno e’ arrivato in orario, che uno ti e’ corso dietro non per scipparti ma per chiederti se il portafogli che lui ha in mano, e che avevi dimenticatoi distrattamente sul bancone di un bar, e’ il tuo... Si’, la liberta’ probabilmente e’ un parolone, ma si nutre con piccole cose. Forse e’ il caso di provarci. Tutti insieme.

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Alfredo Rossi

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SPUNTI DI VISTA

L’INNOCENZA DEL PRINCIPIO RELATIVO

La libertà è uno stato della mente L

a libertà è la più grande forma di responsabilità che abbiamo. Converrete con me che sarebbe ridicolo associare questa nobile parola ad atteggiamenti anarchici o strafottenti, alla banalità giovanile (e non) di potersi contraddire sempre e comunque sbandierando la stessa come valore e come baluardo che diviene una banale scusa per poter semplicemente infrangere le leggi o disinteressarsi degli altri. In realtà, specie nella nostra società occidentale e consumistica, essere liberi è molto difficile. L’apparenza inganna. Spesso non abbiamo la libertà di fare il lavoro che ci piace o per cui abbiamo studiato, talvolta non abbiamo neanche il diritto e la libertà di lavorare, nel senso che il lavoro non c’è. La libertà, concretamente intesa è cosa ardua, ma forse anche in quest’altro aspetto “materialista” è ciò che si avvicina meno al concetto stesso della parola. Quindi procediamo per esclusione: la libertà non è strafottenza, la libertà non può essere legata solo ad aspetti materiali.

Freedoom is a state of mind, qualcuno diceva: la libertà è uno stato della mente. Secondo me questa è la definizione che meglio si addice a questa parola, a questo immenso valore che dovremmo nutrire dentro di noi. Avete mai letto 1984 di Orwell? Il mondo governato dal Grande Fratello aveva capito che, per dominare il pianeta, la cosa essenziale era domare le menti e appiattire gli individui, cancellare le idee. Ed è un po’ quello che, io credo, cercano di fare con noi, magari in maniera più sottile e meno romanzata. Ci distraggono con ballerine e paiette, le notizie sono spesso veicolate al servizio del potere. Un

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Di - Marta Migliardi

esempio? L’uragano Sandy. Per una settimana siamo stati bombardati dalle immagini di New York, dalle dichiarazioni del sindaco e dei Presidenti in piena campagna elettorale. Immagini apocalittiche, trasmesse dal solito sensazionalismo americano. Con tutto il rispetto per la tragedia e per le vittime dell’uragano, forse non tutti sanno che prima di giungere nello stato di New York, Sandy aveva fatto una capatina a Cuba e a Haiti dove ha seminato il triplo delle vittime rispetto allo stato americano. Un altro esempio? I casi di cronaca morbosamente trattati (Cogne, Sarah Scazzi, ecc…) che servono a distrarci dai problemi reali del paese. Come facciamo, allora a essere liberi, almeno nella nostra mente? In primis l’informazione rende liberi. Sapere cosa accade magari non cambierà il nostro status quo ma ci permette di assumere una posizione critica e una libertà mentale, di scelta d’ideali e di comportamenti. Questa libertà la possiamo veicolare, ad esempio, nei nostri consumi. Questo è il

nostro piccolo e prezioso potere: spostare i consumi secondo quello in cui crediamo, perché è pur vero che siamo formichine in un mondo schifosamente ingiusto e dominato dal Dio Denaro, ma messi insieme, tutti e singolarmente, siamo molto forti. Io, ad esempio sostengo la causa degli animali. Quindi sono vegetariana. Non consumo carne, non la compro al supermercato. Non consumo uova, latte e derivati. Se tutte le persone che credono all’antispecismo (o che vantano un grande amore per gli animali) indirizzassero i consumi in questo senso, ci sarebbe meno richiesta di carne sul mercato e, si presume, gli allevamenti diminuirebbero. Sono processi lunghi intendiamoci, ma trovare scuse per pigrizia o ingordigia (“cosa cambia se mangio una bistecca, è una sola…”) non solo contribuisce a far andare il mondo sempre più verso il materialismo e la crudeltà, ma priva anche l’individuo della possibilità di scelta. Azzarderei nel dire che si tratta di una vera e propria auto privazione di libertà. Ovviamente quello degli animali è il mio personale esempio, ve ne sono tanti (favorire il commercio artigianale e non industriale, rifiutare prodotti che comportano il lavoro dei bambini, favorire il fotovoltaico e il rispetto ambientale, ecc.). Il mondo è questo. Ed essere liberi è una grande responsabilità, più impegnativa del lasciarsi trascinare come pecoroni da masse informi e senza individualità, con l’effetto placebo dell’agiatezza dato da quattro lucine e due sederi in Tv. E’ faticoso essere liberi. TT


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INTERVISTE A VOLTI NOTI IN GIRO PER LA BRIANZA

Miguel Bosé : Se la musica è buona, la tua anima vola alto. Di- Alfredo Rossi

Foto di - Ricky Davila / Tonino Muci

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egli Anni ’80 faceva impazzire milioni di ragazzine, grazie a un bel viso incorniciato da un caschetto di capelli castano chiaro e da un fisico da atleta, oggi a 56 anni (è nato infatti a Panamà il 3 aprile 1956) non fa niente per nascondere i suoi anni: né un capello tinto, neanche un po’ di collagene o di acido ialuronico per nascondere le rughe, come invece fanno a profusione tante star della musica italiane e straniere. No, lui è così, prendere o lasciare. Ben educato, gentile e rispettoso degli altri, Miguel Bosè ha però dalla sua la decisione di chi crede fermamente in quello che fa. E sa di farlo bene, perché ci mette, in ogni cosa, tutte le sue capacità senza risparmiarsi. Tanto per dirne una, prima del suo tour d’esordio frequentò per sei mesi una scuola di danza moderna a Los Angeles: una specie di galera dove si ballava, ballava, ballava fino alla sfinimento, fino a quando i passi non erano perfetti. NOVEMBRE 2012, trantran 7


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Del resto non potrebbe essere altrimenti. Luis Miguel Luchino Gonzalez Borloni (questo quello che c’è scritto sul suo passaporto), figlio dell’attrice italiana Lucia Borloni (nota come Lucia Bosé) e di Luis Miguel Gonzalez (vale a dire Luis Miguel Dominguin, di professione torero), quando era bambino faceva vedere i suoi disegni a Pablo Picasso, amico di famiglia, che glieli “correggeva” come fa ogni nonno premuroso. E le storie per farlo addormentare, gliele raccontava un altro amico di famiglia, lo scrittore americano Ernst Hemingway, autore di capolavori che resteranno per sempre nella storia della letteratura mondiale. E un altro che girava per casa (una casa bellissima ed enorme, dato che a quell’epoca il padre era una delle persone più note di Spagna) era il regista italiano Luchino (a cui lui deve il suo terzo nome, visto che fu il suo padrino di battesimo) Visconti, uno dei padri del neorealismo italiano, di quel modo di fare cinema che in quegli anni era ammirato in tutto il mondo. E poi scrittori, poeti, musicisti con contorno di belle donne e affascinanti playboy che hanno punteggiato la sua crescita fino ai 10 anni, vale a dire fino a quando i suoi genitori si separarono. Insomma Miguel Bosé ha respirato e inglobato come una spugna (e nel modo totalizzante che solo i bambini riescono a fare) lingue, modi di fare e culture eccellenti, quasi come fosse un gioco. A questo aggiungete la voglia di rischiare e un grande impegno (forse eredità del padre che nell’arena ogni volta rischiava la pelle e doveva essere sempre lucido e attento) e avrete come risultato lui, Miguel Bosé, uno che sa sempre essere mastro di fascino e che oggi può dire che “i miei primi fan sono rimasti ancora miei fan, pur se adesso sono diventati nonni”. Dal 1979 a oggi, è passato attraverso il pop rock, la disco, la new wave, il pop latino, la musica elettronica, inanellando successi su successi, milioni e milioni di dischi venduti. Da poche settimane è uscito il suo nuovo album, Papitwo che propone 14 duetti di sue canzoni con artisti di tutto il mondo, così come il precedente Papito uscito cinque anni fa. Come è cambiato il tuo modo di fare musica dagli anni degli esordi a Papitwo? «Quando avevo vent’anni facevo la 8 trantran, NOVEMBRE 2012

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musica in un certo modo, era un divertimento, voglia di scaricare energia, di buttarmi sul palco. Oggi invece la mia passione è lo studio, la ricerca sui suoni per trovare qualcosa che coinvolga me stesso e poi, di conseguenza, gli altri ». Come scegli le persone con cui reinterpretare i tuoi brani di maggior successo? «Prima di tutto devono essere degli amici, perché è con gli amici che nasce qualcosa di veramente speciale, che coinvolge anche l’anima e non solo le qualità tecniche. Perché se è solo un incontro tra due ‘tecnici’ ne esce comunque un bel pezzo, ma è fatto soprattutto di testa e non coinvolge anche il cuore e l’anima. E questo è quello che voglio ottenere. Ho pensato quindi a una festa tra amici, ho invitato le persone più care: sono stati loro a scegliere i brani. Da qui nasce la magia dell’incontro, fatto di calore, libertà, piacere ». Nel disco ci sono anche due artisti italiani, Ferro e Jovanotti… «Appunto, due grandi amici. Ho conosciuto Tiziano in Messico, dato che lui ha vissuto per otto anni a Puebla.

Ha scelto la canzone Amiga, un brano del 1977, perché gli ricordava una sua storia d’amore legata proprio a quella canzone: e la sua voce è davvero speciale. Con Jovanotti ci conosciamo da una vita: ha scelto Mirarte, un pezzo che non ho mai inciso primo ma che faccio sempre nei concerti. E’ una canzone insolita, faticosa e lui l’ha resa speciale. Più che un mio brano, sembra suo. Con un ritornello incalzante, fortemente rock ». Avresti voluto qualche altro italiano con te? «Franco Battiato, già da Papito. Ma se allora ci riuscii con Mina, anche questa volta gli impegni di Franco, assommati ai miei, ci hanno impedito di trovare il tempo per metterci assieme a cantare. Già, perché fare un disco come questo ci vuole un sacco di tempo e di fatica: ho fatto più di 100 ore di volo in aereo su e giù per i continenti per mettere assieme questi brani. Spero di riuscire a combinare le cose per Papito 3. Insomma, prima o poi ce la faremo ». Qualche altro italiano nel mirino per il futuro? «Mi piacerebbe moltissimo con Raffaella


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Carrà. La ‘Raffa’è un vero mito in Italia e nell’America Latina.. E poi, e per lui sarei felice di fare un’eccezione perché neppure lo conosco, Adriano Celentano. Mi intriga il suo modo di cantare e un duetto con lui sarebbe davvero fantastico ». In Papitwo duetti anche con l’attrice Penelope Cruz, una tua cara amica. A proposito, il cinema è ormai un periodo dimenticato? «Ho avuto la fortuna di girare con grandi registri e di fare, oltre che qualche film non proprio da cineteca, anche delle pellicole importanti. Ho iniziato quasi per gioco, poi quando ho capito bene cosa dovevo fare sul set, me ne sono andato. Non sono un attore, sono bravo a cantare ». E la vita privata, come va? «Non se ne parla. E’ il mio tempio

segreto e me lo tengo per me. Non ne ho mai parlato e mai ne parlerò». (Miguel un anno fa, il 26 marzo, è diventato papà di Diego e Tadeo, due gemelli nati da una donna che ha accettato di metterli al mondo e poi di scomparire, come ha fatto prima di lui anche il cantante Ricky Martin, suo grande amico. Di se stesso una volta ha detto: “Più che bisessuale mi considero trisessuale”. In questo periodo il gossip che lo riguarda è che faccia coppia anche nella vita con Tiziano Ferro, ma nessuno dei due ha voluto dire nulla in proposito). Una domanda su Diego e Tadeo: ti hanno cambiato la vita? «Immensamente. Sono diventato papà tardi, ma se potessi tornare indietro la diventerei molto prima. Certo, la mia vita ora è più incasinata: se devo partire non prendo una sacca con dentro lo spazzolino, ma ho bisogno di una valigiona, biberon, pannolini,

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latte in polvere e tata al seguito. Ma è una gioia indescrivibile vederli crescere. Ho un’energia nuova: ora i progetti non valgono solo per me o per la coppia del momento, hanno un valore assoluto e la mia forza deriva da questa straordinaria responsabilità: Spero molto di poter essere un buon padre per loro, così come lo è stato il mio con me ». Un’ultima domanda? E’ vero che sei stato contattato per X Factor? «Sì, è vero, ma poi non se n’è fatto niente per i miei impegni. Ma nella vita mai dire mai. Potrebbe succedere, perché dove c’è musica io mi trovo bene» . Cos’è la musica per te? «Quando senti la musica, se è bella, se è piena di sentimento, ti senti dolcemente intrappolato. E senti suoni e vedi colori straordinari e tutta la tua anima vola alto. Questa è la musica ». TT

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INTERVISTE A VOLTI NOTI IN GIRO PER LA BRIANZA

Quelli che amano complicarsi la vita. Quattro chiacchiere con Violante Placido e Lele Battista. Di - Elena Gorla

Foto di - Alberto Zanardo e Francesca Fawn Masperi

Un insolito connubio di voci, una strana coppia di cantautori che, al di là delle differenze musicali di partenza riesce a dare vita ad uno spettacolo davvero ben riuscito in cui le differenze si valorizzano in un’alchimia perfetta. Le affinità profonde prendono il sopravvento sulle differenze manifeste e le due voci si integrano con grande armonia anche nell’interpretare l’uno i brani dell’altro. Lele Battista e Violante Placido aka Viola sono stati una bella sorpresa sul palco del Tambourine di Seregno dove si sono esibiti con il loro Nel mentre…Live.

C

ome’è nato il vostro incontro e come siete approdati a sviluppare il progetto Nel Mentre…Live che porterete in scena questa sera sul palco del Tambourine di Seregno.

Violante «Ci siamo conosciuti alle aperture dei concerti di Mauro Ermanno Giovanardi col quale avevo fatto un duetto, Bang Bang, nel suo album Ho sognato troppo l’altra notte?. Dopo questo duetto Joe mi ha coinvolta spesso, riportandomi sul palco per duettare nei live. Così durante gli spettacoli di Joe ho conosciuto Lele che apriva i suoi concerti. Ci siamo ritrovati a parlare e a scoprire i rispettivi lavori, i rispettivi mondi. Il lavoro di Lele mi aveva colpito subito moltissimo, soprattutto per la sua scrittura, tanto diversa dalla mia. Innanzi tutto io ho sempre scritto e fatto musica in inglese, ma avevo moltissima voglia di approfondire la lingua italiana anche se scrivere nella mia lingua non mi viene istintivo anche perché l’italiano è una lingua più complessa e richiede sicuramente maggiore impegno, maggiore cerebralità. Lele, invece, scrive sempre in italiano, e scrive benissimo. Ho subito sentito che la sua sensibilità mi era molto affine, perché ciò che scrive riesce a toccarmi nel profondo, anche se veniamo da mondi molto diversi e abbiamo un approccio alla musica molto diverso. Poi lui è stato così generoso da voler condividere con me la sua scrittura». Lele «Per onestà devo dire che io scrivo sempre in italiano per il semplice motivo che non conosco l’inglese…quindi sono abituato a scrivere in italiano da sempre e per me scrivere in Inglese sarebbe uno sforzo decisamente superiore! Quando ho conosciuto Viola mi trovavo in un momento in cui avevo voglia di provare a scrivere per altri artisti e il suo modo di cantare, di interpretare le canzoni mi ha colpito molto perché è molto sobrio, totalmente privo di fronzoli e versi che personalmente non sopporto. Trovo siamo già abbastanza pieni di cantanti che farciscono le proprie canzoni di 10 trantran, NOVEMBRE 2012

versi! La dizione di Viola, invece, è molto pulita ma particolare e quando abbiamo provato a cantare insieme cose scritte da me, ho notato subito che i miei testi le calzavano davvero bene: aveva un approccio che mi piaceva molto, innanzi tutto perché rende ben comprensibili tutte le parole. Così abbiamo provato a fare qualcosa insieme, a passare pomeriggi in studio per mettere insieme alcuni provini da cui sono uscite alcune canzoni che ora vedremo che fine faranno…se finiranno in un disco. Per me è stato molto interessante anche perché sono sempre stato piuttosto solitario sul lavoro, avevo difficoltà nel condividere con altri la mia musica ma questa condivisione mi ha dato molto». Violante «Insomma, c’è stata da subito una qualche affinità! Per me avere accanto nell’esplorazione della mia lingua una persona come Lele, che stimo, di cui ho fiducia e che mi dà molta fiducia è stato davvero

un forte slancio nel portare avanti questo progetto live che stiamo portando avanti contemporaneamente ai nostri lavori in studio per i nostri prossimi album solisti. Era davvero parecchio tempo che cercavo uno slancio nell’esplorazione della lingua italiana, da quando, alcuni anni fa, andai in America… un pochino per “cercare me stessa”! Facevo un po’ di tutto: scuola di chitarra, scuola di recitazione e fra le altre cose, capitai in questo corso di canto tenuto da un’anziana signora, piccolissima e con il rossetto rosso, che era stata una cantante d’Opera ed era finita con l’insegnare canto a tantissimi cantanti…su questo scrisse anche un libro, From Opera to Pop Rock. Ebbene, pur insegnando canto a cantanti di tutti i generi lei insegnava sempre in italiano perché sosteneva che per saper cantare bisogna prima saper cantare in italiano. Per me quindi cantare in italiano era doveroso dato che è la mia lingua! Sono contenta perché in questo insolito spettacolo che stiamo portando avanti, mi sento di entrare sempre più nelle canzoni di Lele, di farle sempre più un po’ mie, e questo perché mi sento sempre più a mio agio con la mia lingua! ». Prima accennavate al fatto che provenite da ambienti musicali differenti, che musica ascoltate? Che autori vi hanno maggiormente influenzato? Lele «Devo dire che Violante ha davvero delle buone antenne e in questi mesi mi ha passato molti dischi che non conoscevo e che ho trovato molto interessanti come quello di Anna Calvi o quello di Sufjan Stevens, e questo in un periodo in cui anch’io avevo iniziato ad ampliare in quella direzione i miei ascolti con artisti come Feist o i Bon Iver… anche se non rinnego la mia formazione che è essenzialmente molto più dark e new wave con artisti come Cure, Joy Division, Depeche Mode…nella mia formazione ho ascoltato molto anche tutti i cantautori anche se cerco di sfuggire il più possibile a certi cliché del cantautorato».


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INTERVISTE A VOLTI NOTI IN GIRO PER LA BRIANZA

Al di là di questo progetto live quali sono gli altri vostri lavori già “in cantiere”? Lele «Stiamo entrambe lavorando al nostro prossimo album, anche se forse Violante è un po’ più avanti nei lavori rispetto a me… io sono ancora in una fase di scrittura e pre produzione. Detto questo, però, mi piacerebbe molto se il lavoro nato da questa nostra collaborazione sfociasse in una collaborazione reciproca ai rispettivi album, con qualche bel duetto». Torniamo allo spettacolo di questa sera: perché avete deciso di chiamare il vostro spettacolo Nel Mentre…Live? Violante «Questo nome nasce pensando a una frase di una canzone di John Lennon, Beautiful Boy, che dice che la vita è quello che ti accade mentre stai facendo altri progetti…e questo è esattamente un po’ quello che è accaduto a noi, stavamo facendo altro. Io stavo cantando con Joe (NDR. Mauro Ermanno Giovanardi), stavo lavorando alle mie canzoni… mentre incontro Lele e iniziamo a scrivere delle cose e così ci viene l’idea di portare, contemporaneamente ai nostri progetti individuali, in anteprima i miei pezzi sperimentati sul palco e le sue canzoni. Così ci alterniamo fra palco e studio anche con la collaborazione imprescindibile di Gabin (NDR al secolo Alessandro Gabini, cantante dei Giuliodorme) che sta facendo un grande lavoro sia nella produzione artistica del mio disco sia accompagnandoci nei live». Cosa nasce prima, la musica o le parole? Lele «Se ci fosse uno schema ne sarei ben felice, purtroppo, però, non è mai così! La nascita di una canzone è ogni volta diversa, non ho un vero e proprio metodo di lavoro. Spesso parto dai testi, anche perché, avendo sempre scritto in italiano, non mi viene proprio di scrivere un “nananana” o una strofa in finto inglese sulla quale lavorare in un secondo momento per metterci delle parole! Il mio problema, in realtà, è che talvolta nelle mie musiche finisco con il metterci un po’ troppe parole e in questo

devo ringraziare Violante che è, invece, molto brava a “tagliare”, troncando un po’ di sillabe e semplificando un po’ il tutto. Spesso mi accade di scrivere dei piccoli racconti dai quali poi ricavo una musica o una poesia che poi diventa il testo di una canzone, ma tutto sempre senza un metodo definito». Violante «Anch’io non ho assolutamente alcun metodo per scrivere ma spesso, forse, nasce prima la musica perché è la musica perché sono le note e una determinata atmosfera che mi conducono verso una determinata emozione che poi traduco in parole, è la musica che mi mette in contatto con me stessa. A ben pensarci il mio modo di procedere è proprio quello di mettermi a suonare e tirare fuori delle emozioni, per questo ho l’abitudine di registrarmi sempre. Poi quando mi sembra sia uscito qualcosa d’interessante ci lavoro su, ci costruisco. E’ come se mi fidassi più del mio istinto e del mio inconscio che di un lavoro nato da un ragionamento strutturato». Che cosa cercate nelle persone, negli amici? Lele «Cose ovvie ma sempre importanti: la complicità e la contaminazione. Trovo, inoltre, che l’abbinamento amicizia e musica sia molto interessante perché la condivisione permette di instaurare legami molto forti anche con persone che non vedono per molto tempo. Io ho sempre avuto una scrittura molto intimista ma negli ultimi anni la condivisione di esperienze con altri musicisti ma ha dato modo di capire che le cose condivise sono davvero più belle perché nella condivisione acquistano valore e giungono su strade inaspettate». Violante «Uscendo dall’ambito strettamente musicale io nell’amicizia ricerco libertà d’espressione, la possibilità di essere sé stessi, con le proprie debolezze e virtù, ed anche un appoggio, perché io spesso mi sento di avere bisogno di un appoggio sincero e sicuro. Per questo le persone a cui mi appoggio sono pochissime e preziose».

Puoi dirmi un pregio e un difetto di Lele? Violante «Un suo grande pregio è che è una persona capace di infondere in me grande fiducia, e questa cosa è rara, specie in una persona meticolosa come lui, che deve sempre avere il controllo delle situazioni. Lele, invece, pur essendo un preciso è anche una persona che mette molto a proprio agio, che infonde grande tranquillità! Un difetto? …beh, è molto meticoloso, se gli cambi un programma ci mette un po’ a metabolizzare il cambiamento! » Un pregio e un difetto di Violante? Lele «Un difetto è sicuramente il suo aspetto fisico perché è così bella che mette sempre un po’ di soggezione! Un suo grande pregio è che è una ragazza molto amichevole e, sotto molti aspetti, anche semplice, pur essendo una ragazza complessa che, un po’ come tutti noi musicisti, è avvezza a ricercare la complicazione. Diciamo che ama complicarsi la vita!». TT

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“JOB o la tortura dagli amici”

La Fondazione AVSI è una organizzazione non governativa, ONLUS, nata nel 1972 e impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in 37 paesi del mondo. BIGLIETTI posto unico: INTERO € 15,00 e RIDOTTO under 25 anni € 10,00 All’interno della STAGIONE PROSA IN ABBONAMENTO DA GIOVEDì 13 A DOMENICA 16 DICEMBRE ore 21.00 (domenica anche ore 16.00) MASSIMO DAPPORTO e MAURIZIO DONADONI in

���OTELLO” di W. Shakespeare

Otello è sceso nell’abisso, ha vissuto l’esperienza umana della gelosia fino all’estremo. In questa tragedia Shakespeare incalza lo spettatore contemporaneo nel continuo interrogarsi sulla fragilità della natura umana. BIGLIETTI da € 11,00 a € 25,00 + prevendita / RIDUZIONI per convenzionati, disabili e under 18 anni All’interno della STAGIONE FUORI ABBONAMENTO - Rassegna danza GIOVEDì 20 DICEMBRE ore 21.00 COMPAGNIA BALLETTO CLASSICO LILIANA COSI E MARINEL STEFANESCU in

“GALA’ DI BALLETTO”

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REPORTAGE CARCERE

VIA SANQUIRICO:

INCONTRIAMO IL DIRETTORE DEL CARCERE DI MONZA Di - Juri Casati

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appiamo bene tutti dove sia via Sanquirico e sappiamo bene tutti che cosa ci sia in fondo a via Sanquirico, anche se nessuno di noi – a meno che non sia un avvocato, un agente di polizia o non abbia qualche conto in sospeso con la Giustizia – ha mai provato a percorrerla fino in fondo e arrivare davanti al carcere di Monza. Il vecchio carcere di via Mentana, come tutti i vecchi penitenziari, era ubicato all’interno della città. Invece le strutture carcerarie più recenti sono state tutte edificate in aree periferiche o comunque isolate, e quella di Monza non ha fatto eccezione. Ciò ha probabilmente garantito una maggior sicurezza, ma ha anche comportato il fatto che tutti noi abbiamo perso di vista il carcere. Anzi, per essere onesti, dobbiamo riconoscere che tutto quello che oggi sappiamo del carcere lo dobbiamo al cinema. Facciamo un esempio: provate a pensare a un detenuto che esce dal carcere. Ok: come avete immaginato la scena? Ve lo dico io. Avete pensato a una

persona in attesa dentro un’auto solitaria ferma davanti al penitenziario; si apre un grande portone blindato e ne esce il detenuto. Bella scena, non c’è che dire, ma che arriva direttamente dai Blues Brothers o da altri mille film analoghi. E se pensate all’interno di un carcere, sono sicuro che penserete all’interno di qualche penitenziario hollywoodiano. Abbiamo deciso di recuperare qualche informazione di prima mano, e abbiamo percorso fino in fondo via Sanquirico per fare quattro chiacchiere con la Dr.ssa Maria Pitaniello, che da un anno e mezzo dirige il carcere di Monza. Mettiamo subito sul tavolo i due problemi che pensiamo siano i più gravi: l’edificio che, nonostante sia stato costruito solo vent’anni fa, non è in buone condizioni e il sovraffollamento. A proposito delle condizioni dell’edificio, le chiediamo di commentare le notizie apparse sulla stampa negli ultimi mesi e relative – da un lato – a gravi problemi alle tubature e – d’altro lato – alle infiltrazioni d’acqua dal tetto che avrebbero reso

inagibili molte celle. Partiamo dall’acqua: «Il problema era con l’acqua calda, non c’è mai stato un problema di acqua corrente». Situazione indubbiamente spiacevole, ma meno peggio di quello che ci aspettavamo che fosse, dato che sembrava che per giorni e giorni i detenuti non avessero avuto a disposizione l’acqua corrente. Per quanto riguarda le infiltrazioni la situazione al momento è questa: «Le infiltrazioni sono localizzate solo in una parte del tetto. Esse hanno reso inagibili diverse stanze detentive, la palestra, il teatro e la chiesa, nonché gli alloggi destinati al personale. Ciò ha comportato una riduzione della capienza della struttura con evidenti disagi per chi ci lavora. Sono tuttavia in corso lavori di adeguamento per risolvere il problema». Il problema del sovraffollamento è chiarito con analoga schiettezza: «La casa circondariale di Monza era stata progettata per avere due letti per ogni stanza detentiva. Oggi in ogni stanza detentiva ci sono due letti e una brandina pieghevole. Il carcere di NOVEMBRE 2012, trantran 13


Monza avrebbe una capienza cosiddetta “tollerabile” di 730 detenuti, ma di fatto ne può contenere anche 880». Tuttavia qualche miglioramento in tema di sovraffollamento ultimamente c’è stato. In particolare il Direttore ci segnala l’efficacia – di cui si è giovata anche la struttura monzese – del recente intervento legislativo che ha previsto che i brevi periodi di detenzione a seguito di determinati reati di non particolare gravità, possano essere trascorsi nelle camere di sicurezza dei Comandi di Polizia. Chiediamo qualche informazione in più sul “nostro” carcere, e veniamo a sapere che la casa circondariale di Monza non è un istituto di massima sicurezza, ma è un istituto di tipo promiscuo. Ciò vuol dire che al suo interno sono presenti vari “circuiti” distinti (e così impariamo un nuovo termine), cioè sezioni separate le une dalle altre, ma omogenee al loro interno: detenuti in attesa di giudizio; detenuti già condannati; detenuti in alta sicurezza; detenuti protetti (si tratta di detenuti protetti da possibili ritorsioni da parte di altri detenuti, perché per esempio accusati di reati sessuali o collaboratori di giustizia) e il circuito femminile. 14 trantran, NOVEMBRE 2012

Vogliamo saperne ancora di più, ma è impossibile in questa sede dare conto in dettaglio di tutto ciò che è in realtà il carcere di Monza. Ci rendiamo infatti conto di essere di fronte ad una realtà più complessa di quella che ci aspettavamo di trovare. Dalle parole del Direttore emerge che il carcere di Monza non è un altro mondo rispetto alla città, ma una parte integrante di Monza – certo collocata alla sua estrema periferia – che mantiene molteplici e proficui rapporti con il resto della città e della Brianza. Non è solo una parte di città dove c’è un oggettivo sovraffollamento e dove è mancata l’acqua calda (e dove ci sono altri mille e gravi problemi), ma è anche una parte di città dove si può ottenere un titolo di studio, anche universitario; una parte di città che ha una convenzione con l’Università Bocconi; una parte di città che è stata visitata da un gruppo di studenti dell’Università Cattolica; una parte di città dove sono stati concessi degli encomi a detenuti meritevoli; una parte di città in cui è stata allestita una rappresentazione teatrale che è andata in scena nella casa di reclusione di Bollate; una parte di città dove ci sono due biblioteche, e anche abbastanza frequentate, all’interno delle quali sono possibili presentazioni di libri

e discussioni tra detenuti ed esterni; una parte di città dove si può imparare a lavorare nei laboratori di lavanderia, falegnameria e legatoria (e qui riusciamo a sentire nelle parole del Direttore una punta di orgoglio); una parte di città dove i detenuti possono lavorare all’esterno: «Abbiamo il dovere e l’obbligo di offrire un’opportunità riabilitativa al detenuto che ha sbagliato e che deve confrontarsi con la società a testa alta» ci dice, ma attenzione: «non è un regalo, è un’opportunità. La persona deve dimostrare a sua volta di avere responsabilità». Alla fine noi – che per la prima volta in vita nostra siamo seduti nell’ufficio di un direttore di un carcere – non resistiamo alla tentazione e le chiediamo se in quell’ufficio si sia mai svolto un colloquio tra lei e qualche detenuto particolarmente riottoso come Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz. Lei ci guarda un po’ stupita della domanda, poi risponde. Ma noi non vi diciamo la risposta. Capiamo comunque che noi certamente in via Sanquirico dovremo tornarci. TT


ALTROVE

RACCONTI E CONSIGLI DI VIAGGIO

Bali: liberi di amarla Un viaggio alla scoperta dell’isola degli Dei. Di - Giulia La Rocca

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i dice che non siano le persone a fare i viaggi, bensì i viaggi a fare le persone.

Bali viene da anni considerata l’Eden dell’oceano indiano, un paese ricco di magia e spiritualità che da decenni ormai incanta e fa innamorare tutti i suoi visitatori. Dall’arrivo all’aeroporto di Denpasar l’atmosfera inizia a farsi magica catapultando il turista, soprattutto se occidentale, in un mondo lontano, in un mondo al profumo di gelsomino. Infatti poco dopo l’atterraggio ogni visitatore viene accolto da un rumoroso “gong” e da un gruppo di bellissime balinesi ornate di vestiti dorati e corone floreali che dopo una danza di benvenuto pongono sul capo di ognuno una collana di fiori. La cultura balinese la si respira: senza nemmeno accorgersene entra nelle vene camminando per le strade tipiche e venendo a contatto con i meravigliosi abitanti di quest’isola. Ciò che maggiormente colpisce di Bali, oltre agli stupendi paesaggi come le risaie che ricoprono la quasi totalità dell’isola, è proprio la sua gente: nelle periferie del paese, che ne costituiscono poi gran parte,

ci si ritrova a essere circondati da persone sempre sorridenti, che nonostante non posseggano niente cercano di trasmettere tutto. A Bali infatti la vita non è facile per tutti: dalla visione del mondo dei balinesi, profonda e sensuale, scaturiscono le privazioni giornaliere di uno stile di vita che in molte zone resta immutato da trecento anni. All’interno di questa cultura si può riconoscere il significato straordinario dello spirito di comunità spirito che va oltre i nostri e quasi obsoleti ideali occidentali fatti di individualismo spirito di comunità dove la cooperazione è al primo posto, dove i bambini vengono considerati doni da proteggere… purtroppo ben poche sono oggi le comunità, nel mondo intero, delle quali si possa dire altrettanto. La cultura di Bali si è sviluppata da un nucleo attorno al quale poi si sono stratificati secoli di civilizzazione, dalle popolazioni vicine alla lontana Olanda. E’ proprio per questo che dopo anni di lotta per l’indipendenza il profumo di libertà è onnipresente in quest’isola, è

proprio per questo che fu denominata “ mattino del mondo”. Negli ultimi anni Bali ha riscosso grandi successi per quanto riguarda il turismo, infatti offre vari luoghi che per la loro diversità si adattano alle esigenze più differenti : C’è Kuta beach che da anni raccoglie i surfisti di tutto il mondo in spiagge chilometriche dove è possibile nuotare tra gli spettacoli della barriera corallina e dove si può assistere, al tramonto, a uno spettacolo unico nel suo genere: verso le 17.00 infatti l’acqua comincia a ritirarsi ed è possibile camminare per metri e metri tra le gigantesche conchiglie e la coloratissima fauna. C’è Nusa Dua che è una zona sorta recentemente che ospita i villaggi più belli e accoglienti, adatta alle famiglie di ogni cultura e provenienza (offrendo poi servizi a cinque stelle al costo di una “bettola” sul mar ligure). C’è poi Ubud, centro culturale dove è possibile ammirare tutta l’arte e la magia balinese e perché no visitare il tipico “tempio delle scimmie”, luogo in cui adulti e piccini possono venire a contatto con la natura accompagnati da simpatiche scimmiette che ti prendono per NOVEMBRE 2012, trantran 15


ALTROVE

mano e frugano nelle borse sperando in un sacchetto di noccioline. E’ davvero un’ isola adatta a tutti i gusti e a tutte le età. Se si potesse catturare l’essenza di Bali in un’unica immagine si sceglierebbe quella di una danzatrice di legong, ritta in una posa felina davanti a un tempio con dei boccioli tra i capelli e i piedi scalzi tra le pieghe di un abito color oro: questa danza fu concepita come uno spettacolo per gli dei ed è proprio in questi piccoli rituali, che ricorrono continuamente se si visita il paese, che si può comprendere

RACCONTI E CONSIGLI DI VIAGGIO

l’importanza delle religione in questa piccola isola, essendo essa il loro bene più prezioso. Come tante meravigliose zone del mondo, l’integrità e la bellezza di Bali sono continuamente in pericolo, sia per fattori naturali come lo tsunami che ha devastato le zone dell’Indonesia pochi anni fa, sia per la lotta personale dell’uomo verso l’autoaffermazione. Nel 2005 infatti Kuta è stata distrutta da un’autobomba piazzata a pochi metri dal ristorante dove personalmente mi recavo ogni sera. Spero che questi attentati con il passare del tempo svaniscano a Bali

come ovunque e consiglio vivamente di visitare almeno una volta nella vita questo magnifico posto; consiglio di staccarsi per qualche settimana dalla nostra attrazione verso il materiale e avvicinarci a un luogo magico con una cultura che noi occidentali possiamo solo immaginare lontanamente. Si dice che possiamo dire di amare un luogo solo quando, recandoci lì, ci sentiamo a casa: beh posso affermare con certezza che chiunque si recherà a Bali potrà dire di averlo provato almeno una volta. TT


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BRIGANTIA

STORIA ED ESCURSIONI NEL NOSTRO TERRITORIO

Calolziocorte:

il Castello dell’Innominato Di - Adriana Colombo Chi non si ricorda dall’Innominato: «…un terribile uomo. Di costui non possiam dire né il nome, né il cognome, né un titolo, e nemmeno una congettura sopra nulla di tutto ciò. […] un tale che, essendo de’ primi tra i grandi della città, aveva stabilita la sua dimora in una campagna, situata sul confine; e lì, assicurandosi a forza di delitti, teneva per niente i giudizi, i giudici, ogni magistratura, la sovranità; menava una vita affatto indipendente; ricettatore di forusciti, foruscito un tempo anche lui; poi tornato, come se niente fosse […]. Fare ciò ch’era vietato dalle leggi, o impedito da una forza qualunque; esser arbitro, padrone negli affari altrui, senz’altro interesse che il gusto di comandare; esser temuto da tutti, aver la mano da coloro ch’eran soliti averla dagli altri; tali erano state in ogni tempo le passioni principali di costui…». Questo personaggio, uno dei più complessi e affascinanti tra gli attori de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

I

n questo numero parliamo di libertà, intesa nel suo senso più ampio e con tutte le sue sfaccettature e, come d’istinto a me è venuto in mente come in un flash l’Innominato, un uomo che, nel momento in cui lo conosciamo nel romanzo è alla spasmodica ricerca della libertà: prigioniero di sé stesso e del suo ruolo. Quella libertà di essere e vivere, di affrancarsi dalle brutture, che inizia a farsi largo in lui con la parola compassione detta dal Nibbio (Ndr. Il capo dei suoi bravi) nei confronti di Lucia; a diventare sempre più una necessità ascoltando la frase di quest’ultima detta, non come supplica a lui ma, come propria certezza e, speranza per lui: «Dio perdona molte cose per un atto di misericordia». Quel senso di libertà e di

18 trantran, NOVEMBRE 2012

non costrizione che proverà solo il giorno seguente durante l’incontro con Federigo Borromeo e la sua definitiva conversione. L’Innominato «Era quell’uomo che nessuno aveva potuto umiliare e che s’era umiliato da sé». Bene, io, come molti altri credo, non ero mai stata nel Castello dell’Innominato e, nemmeno sapevo dove fosse; mi ci sono trovata per una felice occasione, il matrimonio di un carissimo amico. Sono rimasta affascinata da questo luogo e, mi sono tornate in mente, non so da quale cassetto della memoria le parole del Manzoni: «Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse

posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto.» e, in effetti guardare il panorama da questo luogo ti fa sentire come un’aquila in volo. Il Castello tradizionalmente chiamato dell’Innominato si trova a Rossino, frazione di Calolziocorte, in Val San Martino. Il castello è situato in posizione sopraelevata rispetto a Calolziocorte e, sorge lungo il tracciato di un’antica strada romana che collegava gli antichi insediamenti di Brescia, Bergamo e Como e presidiava il passaggio di persone e merci. Pare che all’origine la fortificazione avesse più torri, addirittura sei, collegate da mura difensive. La torre più alta a quattro piani, tutt’ora molto ben conservata, è la migliore testimonianza dell’antico castello


STORIA ED ESCURSIONI NEL NOSTRO TERRITORIO

medievale, insieme a parte delle mura in pietra e al maniero, riattato nella forma originale nel cinquecento con l’apposizione di uno splendido cappuccio in mattoni. Nel borgo del castello vi sono ancora testimonianze di altre 2 torri. Il Castello passò nel corso dei secoli nelle mani di varie famiglie: nel ‘300 pare fosse della famiglia Benaglio; passò poi nelle mani della famiglia Rota e nel ‘700 lo ritroviamo tra le proprietà dei marchesi Solza. Oggi il Castello di Rossino (o dell’Innominato) è di proprietà privata e non è aperto al pubblico se non in occasione di eventi, o per scolaresche o, previo appuntamento con la proprietà, per visite per appassionati di Storia dell’Arte. (Per info www.castellodirossino.it) A Rossino, potrete anche ammirare la Chiesa di San Lorenzo Vecchio, con un pregevole ciclo di affreschi e una struttura architettonica tipica della prima metà del XII secolo. Di fronte alla chiesa, nella medesima piazza, vi è l’attuale parrocchia, costruita nel 1615, di cui rimane una porzione muraria con affreschi del 1400-1500. Da segnalare nella frazione di Lorentino la chiesa di S. Brigida, con primitiva struttura romanica e la facciata con portale principale ricavato

da una torre d’avvistamento medioevale. Per gli appassionati di storia è poi da sottolineare come le prime tracce di presenza umana nel territorio di Calolzio sembrano risalire addirittura alla preistoria: appare infatti di un certo rilievo la presenza di un insediamento riferibile all’età del ferro e alla cultura celtica di Golasecca (IXV secolo a.C.) individuato presso la vicina rocca di Somasca. La prima testimonianza scritta di una località calolziese, ovvero Corte, risale all’anno 774, quando Rado de Curte compare come testimone in una pergamena bergamasca. Il personaggio sarebbe il più antico abitante di Calolziocorte di cui esista prova documentata. Tra le altre cose da vedere segnaliamo la neoclassica chiesa arcipresbiterale di San Martino, costruita a partire dal 1818 su progetto di Giuseppe Bovara, e il giardino botanico di Villa de’ Ponti. Molto importante dal punto di vista artistico e storico è l’ex monastero del Lavello con l’attigua chiesa di Santa Maria. A cui è legata una piccola curiosità e, cioè che nel XV secolo fu scoperta una fonte miracolosa che portò ad una grande devozione religiosa, perpetuata nei secoli dai padri Serviti. Due chiostri rinascimentali completano il complesso. All’interno della

BRIGANTIA

chiesa si conservano affreschi del XV-XVII secolo. Per gli amanti della natura, ricordiamo che Calolziocorte è ubicata sulla riva sinistra dell’Adda e ha alle spalle colline e poi montagne che creano un paesaggio affascinante e offre la possibilità di effettuare lunghe e rilassanti passeggiate immersi nella natura. TT

Appuntamenti: Sabato 8 dicembre “Vetrina del gusto” P.zza Regazzoni Pro Loco e Confcommercio Sabato 8 dicembre Festa della Madonna di Casale “Fera di Pomm”


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20 trantran, NOVEMBRE 2012


BIS

TEATRO, MUSICA ED EVENTI

SoNhora non solo musica: i nuovi testimoni dell’ente Nazionale Protezione Animali Di - Adriana Colombo

L

lancio per l’estero. Da questo successo scaturito dopo la partecipazione di Sanremo del 2008 la Sony BMG si è interessata a noi, siamo usciti col nostro primo album anche in sud America, con uno sforzo notevole anche dal punto di vista promozionale da parte di Sony BMG e, anche l’uscita in sud America per noi è stata fondamentale».

uca e Diego Fainello, nati a Verona rispettivamente nel 1982 e nel 1986, sono I Sonhora. Sono i vincitori dell’edizione 2008 del Festival di Sanremo nella categoria Giovani con il brano L’amore, il cui video è divenuto uno dei quattro più visti a livello europeo su YouTube. L’ultimo disco di inediti dei Sonohra, La storia parte da qui, uscito a maggio, è composto di tredici brani, sette in italiano, quattro in inglese e due strumentali, che trattano d’amore e di temi sociali, come la violenza sui minori e la crisi di valori della società. Ora i Sonohra sono anche testimonial dell’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali.) Ma facciamoci raccontare qualcosa di più da Luca. Parlaci del vostro nuovo lavoro La storia parte da qui. «Questo è album, per noi fondamentale, rappresenta la svolta dal punto di vista musicale, perché è decisamente più rock rispetto ai precedenti, ma, c’è anche tantissima sperimentazione. Poi è anche una svolta rispetto alle tematiche affrontate che sono estremamente attuali per esempio: Il cielo è tuo, la stessa La storia parte da qui, L’aria. L’altra fondamentale differenza che contraddistingue questo nuovo lavoro è che ci sono molte collaborazioni musicali con vari artisti di diversi generi Hevia, la band americana dei Secondhand Serenade e il giovane rapper Michael Adrian. Poi ci sono delle collaborazioni dal punto di vista autoriale con Enrico Ruggeri, Eugenio Finardi e Roberta Di Lorenzo e Alex Giardini che è anche lui un giovane autore». Il singolo uscito a fine giugno Il cielo è tuo affronta un tema impegnativo, come mai avete deciso di trattarlo? «Sì, affronta un tema abbastanza delicato perché tratta di abuso sui minori. Già, purtroppo al giorno d’oggi è abbastanza d’attualità perché basta accendere un qualsiasi notiziario per sentirne parlare. Diciamo che non c’è un motivo preciso per cui abbiamo deciso di affrontare questo determinato argomento ma, è stata la musica stessa che ci ha portato un po’ su questa strada. Quando mio fratello ha composto la musica e la ha arrangiata l’abbiamo ascoltata e abbiamo deciso di affrontare questo

Anche in Sud America, infatti, avete mietuto successi, nel 2009 siete stati nominati Artista Revelacion «Esattamente, è un premio molto prestigioso la finale si è svolta a Los Angeles, c’erano tantissimi artisti internazionali e, già il fatto di avere vinto un premio così prestigioso per una band italiana è davvero motivo di grande orgoglio, siamo davvero onorati di avere questo premio qua tra le nostre mani».

tema ed è nata Il cielo è tuo». Quando è nata la vostra passione per la musica? «La nostra passione per la musica è nata da giovanissimi anche perché in casa si è sempre fatta della musica dai nostri nonni, dai nostri genitori, quindi è sempre stata parte di noi e, sin da bambini abbiamo iniziato a studiare uno strumento; questa passione è sempre stata parte di noi e, poi, è diventata fortunatamente per noi una professione». Fino a portarvi alle 100.000 copie vendute di Liberi da sempre… «Sì che per noi è stato un grandissimo traguardo anche perché era il primo disco e, non si sapeva ancora come sarebbe andata ed è andato benissimo, oltre le aspettative e, ci ha permesso di affrontare anche in modo diverso i lavori successivi». Cosa vi hanno lasciato le esperienze di Sanremo? «Per noi, soprattutto il primo Sanremo, è stato fondamentale perché, per noi che arrivavamo dal localino piccolo dove suonavamo abitualmente, ci ha dato la possibilità di farci sentire e vedere da un pubblico vastissimo, perché Sanremo è un programma nazionalpopolare seguitissimo. Questo per noi è stato molto importante, non solo per l’Italia ma, anche come trampolino di

Diciamo che non vi siete fatti mancare niente e siete sbarcati anche al cinema…. «Sì, abbiamo avuto la fortuna di essere notati anche da Twenty Century fox che ci ha scelti come interpreti italiani della colonna sonora del film Le Cronache di Narnia 3, colonna sonora scritta da Carry Anderson che è una cantautrice americana. Anche questo ci ha portato tantissimo, perché comunque tantissima gente andando a vedere il film al cinema che è anche un film di produzione internazionale, ha sentito anche la nostra interpretazione e questo, sicuramente ha fatto sì che la nostra musica, per riflesso potesse andare fuori dai confini italiani, non solo in Sud America ma, in altri paesi come, ad esempio la Francia, dove sono nati dei fan club proprio grazie a questa avventura con Twenty Century Fox». Voi siete giovanissimi (Ndr. 30 e 25 anni) per avere un passato così. Il successo quanto ha cambiato la vostra vita? «L’ha cambiata relativamente, nel senso che siamo sempre in viaggio e, questo è bellissimo, e viviamo facendo il lavoro che abbiamo sempre sognato sin da bambini. Per quanto riguarda i rapporti personali e la vita sociale è cambiata ben poco, perché già prima di arrivare alla notorietà suonavamo tutte le sere nei locali, quindi più o meno è la stessa cosa; solo che invece che suonare di fronte a 40/50 persone fai un concerto». TT

NOVEMBRE 2012, trantran 21


BIS

TEATRO, MUSICA ED EVENTI

YURI BERETTA

la gentilezza è la cosa che manca… Di - Adriana Colombo

Y

uri Beretta è un, musicista e poeta milanese, ma anche cantante-attoredanzatore dalla presenza istrionica e contagiosa. L’esercizio della gentilezza è il suo secondo lavoro da solista ma, il quinto se si contano le uscite con la sua band, i Genialando Minimamente.

sfida più grande fosse quella di riuscire a fare un atto liberatorio se non all’altezza, ispirato al ritornello di Volare. Perché secondo me il ritornello di Volare è la cosa più catartica che ci sia da cantare. Mi interessava anche come c’era arrivato perché io con la mia canzone ho cercato di riprodurre anche i livelli emotivi di Volare, con un incipit parlato, tenendo il pezzo molto fermo, seguito da una strofa un po’ melodica per poi esplodere nel ritornello».

Il tuo nuovo album si intitola L’esercizio della gentilezza. Cos’è per te la gentilezza? «Mi riferisco a quella cosa semplicissima che conosciamo tutti. È proprio il sorridere, l’essere gentile verso gli altri: quel gesto semplice, base che, secondo me, può avere una grande forza, può risolvere tanti problemi. Secondo me, la gentilezza è la cosa che manca tanto oggi, gente gentile ce ne è ma, abbiamo intorno un mondo molto violento ed è per questo che ho sentito la necessità di sottolineare l’importanza dell’esercizio della gentilezza.» Yuri, tu sei un cantautore, ci parli del rapporto tra parole e musica? «È, sicuramente un argomento complesso. L’obiettivo di ogni cantautore è quello di far sì che la musica dia forza alle parole e viceversa. Che ci sia un rapporto armonioso tra le due componenti; a me, piace a volte, giocare anche sul contrasto tra le due cose; a volte, anziché giocare sul fatto che siano armoniose, può essere divertente, ad esempio avere una melodia triste dicendo delle cose allegrissime, giocando proprio sul contrasto; anche questa può essere una modalità. Tu sei un solista ma, avete fatto l’esperienza de Il gruppo Corrente. Che cosa c’è di diverso tra l’esperienza del gruppo e da solista? «in realtà la dimensione del gruppo è molto bella perché la condivisione rende sempre tutto più interessante. L’energia di ognuno interviene sui vari pezzi, si scoprono nuovi colori ed è sempre più leggero lavorare. La dimensione della solitudine, invece e, interessante proprio perché non è così leggera e ti impone una disciplina invece lavorando in gruppo non è così necessaria perché la voglia di ognuno dà forza a tutti gli altri. Da soli bisogna essere molto disciplinati perché se no non si riesce a combinare niente. Bisogna essere sempre presenti a quello che si fa e, a volte non è facilissimo».

22 trantran, NOVEMBRE 2012

Come è nata la tua passione per la musica? Il tuo nuovo disco è coprodotto con Lele Battista. Ci parli di questa vostra collaborazione? «Io e Lele ci siamo conosciuti da giovanissimi, avevamo 15 anni. Abbiamo subito apprezzato, reciprocamente, il lavoro dell’altro; poi, ognuno ha fatto la sua strada. Nel 2008 abbiamo prodotto insime il mio disco La Forza. È un piacere lavorare insieme, anche perché, abbiamo insistito e, adesso c’è un’intimità sufficiente a lavorare con leggerezza, capirsi velocemente, ad avere degli obiettivi comuni; non ci sono tensioni quando si lavora, lavoriamo con gioia, con divertimento e, per me, è fondamentale sia così. Non credo nelle opere che scaturiscono dalla tensione o, per lo meno, a volte sono anche dei capolavori ma, non è il mio modo di lavorare. Io tengo tantissimo al fatto di portare un’energia che sia dolce, che sia “gentile”. Sono contento di avere continuato a lavorare con lui proprio per questo perché a volte si fanno dei lavori, non si ottiene quello che si voleva e si cambia strada invece, proprio conoscersi e continuare per correggere anche quello che si è sbagliato la volta precedente». Yuri, il tuo rapporto con la Brianza? «Io abito a Cinisello Balsamo. Per me la Brianza è la campagna più vicina. È il posto dove posso andare a rilassarmi a fare passeggiate nel verde. I musicisti coi quali ho lavorato vivono tutti e due in Brianza. Io ho molto bisogno della natura e la Brianza è sicuramente il polmone verde più vicno, mi viene incontro in questo». Con Cos’è hai voluto fare quasi un inchino a Modugno, ce lo racconti? «Modugno è uno dei miei artisti preferiti, amo moltissimo il suo lavoro. Credo che la

«È nata sin da bimbo. Già quando avevo 5 anni cantavo e anche da piccolo mi affascinava molto pensare al come si faceva? Come si faceva a mettere insieme le parole cn la musica. Sembrava un lavoro difficilissimo. Sono sempre stato affascinato dalle canzoni più che dalla musica. Quando sono stato un po’ più grande ho iniziato con la chitarra e subito a scrivere. Ricordo ancora la grande emozione quando composi la prima canzone che mi sembrava avesse un senso. Scrivere canzoni è sempre un gioco sorprendente». Parlavi di Modugno, dicci a chi altro si può dire che Yuri Beretta si sia ispirato nel suo lavoro? «Io conosco e apprezzo tutti i cantautori che hanno fatto la storia della musica italiana, si può dire che conosco molti repertori a memoria da Dalla a Paolo Conte a De André ecc…. Ma credo di avere un gusto un po’ beffardo che si può avvicinare a Rino Gaetano o a Buscaglione, anche se ho un modo un po’ diverso di esprimerlo. Questi modi un po’ più paradossali di esprimersi, le voci fuori dal coro sono quelle che mi affascinano di più ultimamente sto collaborando con Edda che è sicuramente un altro molto strambo e infatti ci troviamo bene (Ndr. Ride) ». TT

TRANTRAN CONSIGLIA

IL TEATRO DEGLI ORRORI LIVE 08/12/12 Marghera (VE) @ Rivolta 14/12/12 Verona @ Auditorium Malkovich 15/12/12 Milano @ Leoncavallo


BIS

TEATRO, MUSICA ED EVENTI

Il Porno Groove di Immanuel Casto Di - Niccolò Rossi

I

mmanuel Casto, cantante di musica elettronica con ispirazione alla dance anni 90 ed esponente assoluto del “porno groove”, è uno di quelli che non ti lasciano indifferenti. La sua fama la deve sicuramente a You tube, dove i video delle sue canzoni (le più note hanno per titolo Che bella la cappella, Bondage, 50 bocca/100 amore, Escort 25, Anal Beat) sono stati cliccati oltre un milione di volte! Riferimenti sessuali precisi, senza troppi giri di parole. Lui dice: “Io fotografo la società e la descrivo, ma con ironia. I miei spettacoli sono ludici, perché ci vuole anche il divertimento: non inseguo solo la critica sociale, non è la missione. Dentro mi sento un artista e così mi piace –e mi diverte- esprimermi”.

Un po’ di biografia. Nasce, con il nome di Manuel Cuni, nel settembre 1983 ad Alzano Lombardo (Bergamo). Come arriva Immanuel Casto? Spiega lui: ”Immanuel perché al liceo ne sapevo più del professore di filosofia e i compagni mi chiamavano con il nome del grande filosofo tedesco Kant. Casto viene da ‘Casto divo’, contaminazione della celebre aria ‘Casta diva’, tratta dall’opera Norma di Vincenzo Bellini, resa immortale dalla grande Maria Callas”. Prima di approdare alla musica (ma non solo…) Immanuel ha studiato arti visive e grafica. Dieci anni fa si è trasferito a Bologna e là ha cominciato a lavorare come art director. Spiega: “E non ho abbandonato questa attività, che continuo per spot pubblicitari e videogiochi. Quello che guadagno con la musica, lo reinvesto in ambito artistico perché voglio esprimermi sempre meglio”. Già, perché oltre a cantare Casto ha mille altri interessi. Ha inventato anche un gioco

TRANTRAN CONSIGLIA

UNA SERATA SPECIALE al Binario 7 Che cosa vi viene subito in mente al nome Gorgonzola? Il formaggio? Corretto. Ma Gorgonzola ha anche un festival biennale che la rende unica, il “Festival del cinema nuovo” Ancora un festival del cinema? Ce n’era proprio bisogno? E poi cosa vuol dire “Festival del cinema nuovo”? A spiegare tutto può servire il sottotitolo: “Concorso internazionale cortometraggi

di strategia con le carte che si chiama Squillo game. E anche per questo, mille polemiche, con addirittura un’interrogazione parlamentare della senatrice brianzola Emanuela Baio Dossi che chiedeva ne fosse vietata la vendita perché con quel gioco di carte “si istiga allo sfruttamento e all’induzione alla prostituzione e si incita all’omicidio, alla vendita di organi” (parole dell’onorevole). Spiega lui: “Un’esagerazione: come a dire che Risiko istiga a fare la guerra e a invadere gli altri stati! Certo, è una provocazione ma anche, e soprattutto, un gioco in cui bisogna saper sfruttare le abilità di squillo, escort e giovani ragazze per diventare ricchi, un po’ come succede con il Monopoli. Ma è un gioco di carte, disegnate con ironia,

non ci sono neanche le foto! Chi le vuole, se maggiorenne, le può ordinare per internet”.

INTERPRETATO DA DISABILI”. Infatti il “Festival del Cinema nuovo” è una rassegna concorso di cortometraggi realizzati “da e con” disabili inseriti in centri a favore dei portatori di handicap, esteso all’intero territorio nazionale e non solo. Tra i tanti partecipanti c’era anche il “Gruppo intervento” che è una realtà solida del nostro territorio e che si occupa appunto dei portatori di handicap e che nella scorsa edizione del festival aveva vinto il terzo premio. Al festival di quest’anno si sono iscritti 79 gruppi da tutta Italia e 11 gruppi dall’estero. Il lavoro del “Gruppo intervento” ha per titolo “Armi e

bagagli” e richiama la trama: tutto parte da un SMS che fa mollare tutto, per un viaggio che rilegge la storia personale per riscriverne altre. Se volete vederlo, il 27 novembre ci sarà una serata, a partire dalle ore 21, al Binario 7 in cui il corto sarà presentato. L’ingresso è libero ed è una splendida occasione per incontrare gli attori e gli ideatori di questo corto. “Armi e bagagli” ha avuto il prestigioso “Premio del Direttore”, il premio da parte della persona che, da anni, con pazienza e determinazione, organizza il “Festival del cinema nuovo”, una manifestazione unica nel suo genere. Sergio Cavassi

Immanuel, che è stato la star dell’ultimo Gay Pride svoltosi a Bologna, è regista oltre che interprete di un cortometraggio, A wonderful life, che ha già partecipato alle finali di qualche concorso riservato ai “corti”. Puntualizza lui: “Amo la musica, le esibizioni dal vivo, ma il cinema in questo momento sta esercitando su di me un fascino particolare, perché racchiude tutto: le immagini, il suono, il gusto delle luci. Risentirete parlare di me anche in quest’ambito”. E non è detto che sia l’unica novità: Casto scrive i testi delle sue canzoni e scrivere è una sua grande passione. Che qualcosa stia bollendo in pentola? TT


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RACCONTIAMOCI

LIBRI, RACCONTI, SCRITTURA E POESIA

UN ANNO D’AMOR(GAN) di fabio cinti

I

l 30 Novembre uscirà per Trantran Editore, il libro Un anno d’amor(gan) di Fabio Cinti. Un romanzo di fantasia liberamente ispirato all’amicizia tra l’autore stesso e Marco Castoldi, in arte Morgan. Tenetevi aggiornati per presentazioni sul sito www. trantran.net e sul sito www.fabiocinti.it Vi segnaliamo in anteprima che il 23 Dicembre, presso il Teatro Binario 7 di Monza, alle 17.00 Fabio Cinti si esibirà in un concerto/ presentazione del libro. Per chiarezza d’intenti e per dissipare ogni malignità, pubblichiamo una disanima dell’autore che vede l’avallo anche della casa editrice. «Ho scritto questo libro con l’intento di produrre un romanzo di formazione liberamente ispirato ad alcune vicende condivise durante la convivenza con Morgan. Convivenza che, seppur turbolenta per gli aspetti legati alle caratteristiche di una vita intensa tipica dello starsystem, ha avuto per me un valore di crescita indelebile. Così come credevo fosse indelebile l’amicizia tra me e Morgan, al secolo Marco Castoldi, al quale dedico il romanzo. Mi preme specificare che, in virtù di questa amicizia, alla fine del mese di settembre ho chiamato Morgan per informarlo della proposta da parte di Trantran di pubblicare il libro. Gli ho fatto sapere che sarebbe stato un dono in forma di racconto, romanzato e metaforico, il racconto fantasioso e spesso surreale di alcune delle nostre avventure. Mai e poi mai mi sarei sognato di mettere nelle mani di un editore uno scritto che contenesse fatti che potessero ledere la sua immagine o che rappresentassero calunnia nei suoi confronti. Questo anzitutto per il bene che gli ho voluto, per la natura del romanzo e, infine, perché non ho quel tipo di interesse: non sono avvezzo al gossip, nella vita faccio altro, ho altre visioni. Ai tempi degli scandali provocati dalle sue dichiarazioni sulla droga, quando ancora vivevo con lui, mi è stato spesso proposto di raccontare le vicende di cronaca, non senza ricompense di denaro. Non l’ho fatto: non è un vanto, mi è sembrato un comportamento obbligatorio da parte

di un amico. A quella telefonata Marco mi ha risposto con entusiasmo, era felice, abbiamo scherzato, come sempre, si fidava di me anche se mi ha chiesto di inviargli qualcosa via mail. Gli ho detto che stavo finendo di scrivere e che gli avrei inviato, man mano, tutto. Alle mail inviategli, con parti del romanzo, però non ho mai ricevuto riposta. Nemmeno a quella dove chiedevo di poterlo condividere tutto. Ho provato a chiamare, a inviargli sms: nessuna risposta, nessuna chiamata da parte sua. Considerando i suoi impegni la cosa non mi è parsa più di tanto strana e alla luce anche della nostra chiacchierata telefonica sono andato avanti con entusiasmo. A due settimane dalla pubblicazione del romanzo, mentre tento ancora di contattare Morgan, arriva una lettera di diffida dal suo avvocato dove leggo che io gli avrei detto che avrebbe avuto il libro solo se “fosse andato a comprarselo in libreria” e che io starei sfruttando il suo nome per farmi pubblicità. Sono rimasto gelato e colpito dalla freddezza con cui è capace di sferzare colpi così violenti. Contro cosa? Un libro che gli è stato dedicato da un amico.

Dopo tutte le sue dichiarazioni su se stesso, dopo aver più volte messo la sua vita in mano ai giornali, anche per fatti familiari (Il Corriere, 17 luglio 2009, di Elvira Serra), quali calunnie si aspetta da me? Perché ha questo pensiero negativo? Gli ho parlato di “regalo”, conosce la mia stima nei suoi confronti: che idea ha dell’amicizia? Forse l’ha dimenticata? Cos’è che vuole in realtà, allora? Sono usciti, nel tempo, decine di libri che lo riguardano o che lo citano e mi pare si sia spesso prodigato a seguire perfino alcune presentazioni, con larghi sorrisi e inchini col cilindro in mano, di fronte a elogi dai fiocchi rosa e dagli occhioni lucidi, più per il ciuffo che per altro. Questo libro, oltre ai suoi (per la riedizione di Dissoluzione ho scritto anche una prefazione dove, se non ricordo male, si percepisce il mio rispetto), sarebbe potuto essere il più vicino, il più serio, parlo di musica e delle metafisiche che procura, un punto di partenza per nuove riflessioni o per chiudere un percorso. Leggo, poi, giudizi preventivi in cui qualcuno si chiede quale sia stata l’esigenza di scrivere un romanzo così: mi sembra una domanda che non tiene conto dei movimenti sensibili che portano alla creazione di opere, che non sopporta l’idea di andare a scomodare la forma del mito cristallizzata in testa, quella certezza adolescenziale, il senso di protezione verso un poster. Morgan è un personaggio controverso ma io non sono certo il ghost writer di qualche avvizzita scrittrice di romanzi rosa, né l’ultimo sfigato autore di canzonette che suda sulla scrivania di una major. Ho i miei demoni che non mi lasciano riposare mai e loro, più di me, hanno le loro esigenze e i loro bisogni. Non sarò io a giudicare il mio romanzo che potrà essere buono o cattivo, così come ogni opera o produzione artistica e umana. Era però doveroso da parte mia far luce su una vicenda così spiacevole, testimoniata da fatti e prove e da un doloroso rammarico. TT

Buona lettura, Fabio Cinti»


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Circo Il tuo bambino ha veramente bisogno di questo per divertirsi?

Diciamo basta! Il circo con gli animali è crudele e diseducativo. ENTE NAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI

onlus Sezione Provinciale di Monza e Brianza

28 trantran, NOVEMBRE 2012


IN CUCCIA

DUE CHIACCHIERE A QUATTRO ZAMPE

Kyria quelle quattro lettere maledette che mi rendono diversa Di Gabriella in collaborazione con ENPA sez. Monza e Brianza

Nonostante l’autunno, la stagione delle cucciolate purtroppo non è ancora terminata e la stagione degli SfiGatti è solo iniziata! Le persone interessate in questo periodo ad accogliere un micio in casa sembrano farsi commuovere solo dai piccolini. Certo, la tenerezza che fanno è irresistibile, non lo mettiamo in dubbio, ma i volontari e gli operatori dell’ENPA monzese cercano casa anche per numerosi mici più grandi di cui alcuni hanno qualche problema. Una di questi è la dolce Kyria, alla quale passiamo subito la parola….

«I

l mio nome Kyria è semplice da chiamare, il mio colore nocciola tigrato è comunissimo, il mio carattere un po’ timido ma con energia da vendere per giocare - è simile a quello di tutti i mici della mia età, la mia storia non è diversa da quella di molti felini che nascono in una colonia di città. Anzi, a un certo punto, ho pensato di essere più fortunata degli altri, perché ho incontrato i Volontari dell’ENPA di Monza e sono entrata a far parte del “famoso“ Asilo dei Cuccioli! È come la scuola materna degli umani, ma ci sono delle mamme senza pelliccia che si prendono cura dei piccoli come me che si trovano in brutte situazioni e ci salvano; ci danno le medicine se siamo ammalati; ci danno la pappa buona che aiuta a crescere sani; ci riempiono di coccole; ci insegnano le buone maniere e ci preparano ad andare nelle nuove famiglie con cui speriamo di restare per tutta la vita. La mia maestra dell’asilo si chiama Tiziana e con me è stata proprio una Mamma con la M maiuscola e, con la sua fantastica famiglia, mi ha sempre fatto sentire una micetta speciale. Dopo tanto studio e con grande emozione, mi stavo preparando a lasciare l’Asilo dei Cuccioli. Avevo superato tutti gli esami con ottimi voti, tutti dicono che sono molto educata, ed ero pronta ad entrare nella mia nuova famiglia dove mi aspettava anche una sorellina: già mi immaginavo quante corse, quanti giochi e quante

nanne insieme! E invece ecco ciò che ha cambiato davvero il corso della mia vita: quattro semplici lettere, che messe insieme formano la parola FELV (leucemia felina), che per noi mici non ha poi un gran significato perché, anche dopo i risultati degli esami del sangue, sembra che sia tutto uguale a prima, mentre al contrario fa spaventare gli umani in un modo per noi incomprensibile - peggio che trovare un fantasma nell’armadio! Così cominciano a guardarci diversamente, a dirci “poverini”, e i Volontari fanno per noi appelli speciali perché diventa difficile che qualcuno voglia adottarci e farci entrare nella loro famiglia. Io all’Asilo dei Cuccioli forse mi distraevo un po’ alle lezioni sulle malattie ma sono sicura che questa FELV (alla quale io sono solo risultata positiva ma che per ora è lì al suo posto quieta quieta) non è per niente contagiosa per gli umani. Io ora sto benissimo e nonostante sia cresciuta sono la stessa micetta di prima, con la stessa voglia di giocare, di

essere coccolata, di avere un fratellino o una sorellina (anche se dovranno essere come me: avere anche loro quelle quattro maledette lettere stampate sul curriculum) e soprattutto vorrei dei bravi genitori adottivi, molto coraggiosi e senza paura di vivere con me, che mi diano la possibilità di essere felice nel presente e la speranza e che mi stiano vicini anche nel futuro.» Per informazioni, scrivere a gattile@enpamonza.it. TT

NOVEMBRE 2012, trantran 29


IN CUCCIA

DUE CHIACCHIERE A QUATTRO ZAMPE

CIRCO CON GLI ANIMALI: NONOSTANTE TUTTO LO SPETTACOLO CONTINUA

D

al 26 ottobre al 19 novembre si è attendato a Monza il tristemente noto Circo Martini-Orfei, conosciuto anche come Circo della Pantera Rosa. Il circo, che utilizza nei propri “spettacoli” animali esotici e non, e che ha al suo seguito anche un piccolo zoo itinerante, è stato recentemente protagonista delle pagine della cronaca per la drammatica vicenda della fuga e della morte a Imola, il 21 settembre scorso, di una giovane giraffa di nome Aleksandre (nell’immagine). L’episodio ha suscitato rabbia e amarezza (non solo nelle associazioni animaliste) e riportato all’attenzione della pubblica opinione il tema dello sfruttamento degli animali negli spettacoli circensi. Le leggi nazionali non danno ai Sindaci il potere di vietare ai circhi l’attendamento (gli spettacoli circensi ricadono sotto le normative previste dal Ministero degli Spettacoli e del Turismo). Se la documentazione prevista dal regolamento CITES relativa agli animali facenti parte del circo, che comprende anche i piani di sicurezza in caso di fuga, è completa e in ordine, il Sindaco può fare valere solamente il regolamento comunale per il benessere degli animali in quei comuni,

30 trantran, NOVEMBRE 2012

come Monza, dove tale regolamento è in vigore. Così ha fatto il Sindaco di Monza Roberto Scanagatti: l’articolo 18 del Regolamento, infatti, vieta «spettacoli o intrattenimento che comportino l’utilizzo di animali in maniera tale da arrecare loro situazioni di stress o eccessive sollecitazioni da parte del pubblico». Il Sindaco ha chiesto alla direzione del Circo di rispettare il regolamento e di procedere a svolgere gli spettacoli senza l’uso gli animali. Ma i circensi sono scesi in scena lo stesso con la partecipazione (involontaria) degli animali - un coccodrillo, tre cammelli, alcuni grossi serpenti e una decina di cavalli - e l’Ente Nazionale Circhi ha diffidato il Comune di Monza dal tentativo di impedire gli spettacoli circensi. Gli animali detenuti nei circhi soffrono. Lo dice il buon senso (la pianura padana non è la savana) e lo dice un’imponente letteratura scientifica che illustra l’ovvio: prigionia e “lavoro” sotto il tendone sono assolutamente incompatibili con le caratteristiche etologiche delle specie coinvolte. Fino a quando non sarà possibile vietare gli spettacoli con gli

animali, l’unica soluzione per risolvere il problema sarà di cercare di convincere strati sempre più vasti e più giovani di opinione pubblica della totale diseducazione che deriva dall’andare a vedere (portandoci anche bambini e ragazzi) spettacoli di questo genere. Oltre a fermare l’uso di qualsiasi animale nei circhi, occorre al tempo stesso dare risalto a tutte quelle realtà che nel nostro Paese sanno divertire e intrattenere senza sfruttare alcun essere vivente. Va premiato il divertimento moralmente giusto fatto da acrobati, trapezisti, giocolieri e altre meravigliose prove di abilità che non si basa sulla violenza né sulla schiavitù di altri esseri viventi, costretti a un’esistenza crudele, piegati all’obbedienza da maltrattamenti sia psicologici che fisici. TT

I mercatini Natalizi dell’ENPA Ogni sabato e domenica di dicembre, fino a domenica 23 dicembre, troverete numerose idee regalo al tradizionale mercatino natalizio ENPA, allestito in via Italia in centro Monza, con orario continuato dalle 9 alle 18.30. Anche presso la sede operativa dell’ENPA di via Lecco 164 i volontari allestiranno un bellissimo mercatino che potete visitare tutti i martedì e giovedì sera dalle 21,00 in poi, fino a giovedì 20 dicembre; e tutti i pomeriggi, escluso il sabato e la domenica, dalle 14,30 alle 17,30, fino a lunedì 24 dicembre. TT


PSICOLOGIA OGGI

LA NOSTRA ESPERTA RISPONDE

“Sono depresso?” Come riconoscere i sintomi della depressione per affrontarla

I

l termine depressione indica in generale uno stato di sofferenza psichica, caratterizzata da un’alterazione del tono dell’umore, un senso di tristezza continuo e pervasivo ed una mancanza di fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità. I sintomi della depressione possono essere associati ad una componente ansiosa, alla fatica a pensare e ad agire e ad un diffuso senso di malessere fisico come, ad esempio, emicrania, disturbi gastroenterici e altre manifestazioni somatiche. Esistono dei segnali di allarme dell’inizio di una depressione? Sì, ecco i principali: •Stanchezza: nonostante la giusta quantità di riposo la persona può sentirsi esausta regolarmente, senza aver sostenuto sforzi eccessivi; •Squilibrio dell’umore; •Mancanza di interesse e difficoltà ad affrontare la vita: la routine quotidiana dell’alzarsi, andare a lavorare e tornare a casa diventa difficile da mantenere; •Difficoltà ad addormentarsi e insonnia; •Difficoltà di concentrazione, ansia e irrequietezza; •Perdita o eccessivo aumento dell’appetito e del peso, diminuzione del desiderio sessuale; •Senso di colpa, tendenza a rimuginare sul passato e sentirsi colpevole per aver commesso errori, e credere di non meritare più la fiducia degli altri. Come si distingue la depressione dalla tristezza? Per fare questa distinzione occorre che le sensazioni non siano episodiche, ma compaiano stabilmente. Ma non solo: per fare diagnosi di depressione è necessario che si verifichi una caduta o flessione marcata del tono dell’umore per la maggior parte della giornata, per un periodo che può andare da un minimo di due settimane a molti mesi. Ci

sono

degli

eventi

o

situazioni

particolari che possono indurre una depressione? Nella maggior parte dei casi la depressione sorge in seguito ad un evento importante quale un lutto, un licenziamento improvviso, una separazione traumatica. In questi casi si parla di depressione reattiva. In generale la depressione può essere determinata da un insieme di diversi fattori, esistenziali, affettivo-relazionali,

I sintomi sono come un semaforo rosso che ti dice“Fermati e trova una soluzione”

persona in crisi. In che cosa consiste la psicoterapia per la depressione? È importante specificare che spesso la depressione è accompagnata da ansia e attacchi di panico. Pertanto, personalmente, conduco un tipo di terapia integrata, che considera gli aspetti sintomatologici, gli aspetti personologici ma anche le dinamiche familiari in cui la persona sofferente è inserita, così da ottenere un quadro di insieme più chiaro e completo della sua condizione. Spesso la crisi è come un tunnel, a volte non si vede la luce e ci si scoraggia. È importante perciò darsi una speranza concreta: il percorso di psicoterapia aiuta a guarire. Il tipo di terapia che conduco anche insieme alla mia équipe consente di sviluppare strategie utili per raggiungere i propri obiettivi e per sentirsi bene. Il percorso permette di elaborare dei contenuti emotivi, migliorare le relazioni affettive, sciogliere i blocchi, i pensieri ripetitivi e sviluppare nuove comunicazioni e comportamenti. Ognuno possiede una chiave di svolta e le risorse per aprirsi a nuove possibilità e per migliorare. TT

biologici e genetici, che convergono e si intersecano. Ci sono dei test scientifici che permettono di diagnosticare la depressione? Sì, certamente. In quanto esperta nell’area psicodiagnostica ritengo che sia necessario non solo effettuare un colloquio, ma anche poter utilizzare dei test in modo da approfondire gli aspetti legati alla depressione e alla personalità. Se un famigliare presenta uno stato depressivo ma non vuole affrontare il problema con un esperto, come si può aiutarlo? Nella mia esperienza i familiari possono affrontare i colloqui con lo psicologo, in modo da capire meglio le strategie e il tipo di comunicazione da adottare per aiutare la

Psicologa psicoterapeuta della coppia e della famiglia da 26 anni. Esperta in psicodiagnosi e psicologia clinica.

Per chi volesse contattare la dott.ssa Ornella Convertino:

SEDE: Monza-Lissone | Tel: 039.2301179 | ornella.convertino@libero.it | www.studio-convertino.it

NOVEMBRE 2012, trantran 31


SPORTIVAMENTE

MONZA E BRIANZA IN MOVIMENTO

Mattia Galbiati: l’orgoglio italiano del Judo Di - Guido Caimmi

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iplomato al Liceo classico e al più presto, al massimo in un anno, laureato in Storia. Appassionato di letteratura, contemporanea ma anche classica, e di cinema in particolare di B-movie ovvero la produzione cinematografica di nicchia costituita dalla realizzazione di pellicole a basso costo. Adora leggere e quando può non si nega una passeggiata per i boschi di Inverigo dove abita. Tutto questo forse non aiuta a mettere a fuoco il personaggio, ma Mattia Galbiati è il judoka più promettente d’Italia e il suo obiettivo è rappresentare l’Italia alle Olimpiadi di Rio del 2016. Sin dall’età di sei anni pratica il judo e già a dodici ottiene i primi successi su scala nazionale. Oggi è un membro del Corpo Forestale dello Stato, ma il suo percorso da judoka è iniziato qui dalle nostre parti, precisamente ad Arosio. Come fa un ragazzino di 6 anni ad appassionarsi al Judo? «Il mio rapporto con il judo è nato quasi per caso. Durante un giorno di scuola, quello che poi diventò il mio maestro, ovvero Ermanno Quaranta, entrò in aula e distribuì delle brochure che invitavano a partecipare ai corsi presso

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il Judo club Virtus di Arosio. Io fino ad allora avevo praticato il nuoto, ma non mi appassionava. Passione che invece provavo nei confronti della lotta, che sin li praticavo per gioco con gli amici. Chiesi così a mia madre di farmi provare e iniziai praticamente subito. Fino ai dodici anni facevo gli allenamenti canonici, poi dai dodici in avanti ho cominciato ad allenarmi tutti i giorni perche Ermanno che si prendeva personalmente cura di seguire i miei allenamenti era intenzionato a farmi partecipare al campionato nazionale. Da li in avanti mi sono allenato tutti i giorni per 4- 5 ore al giorno, cosa che non ho smesso di fare nemmeno quando ho frequentato il Liceo classico. Addirittura mi svegliavo alle 5 del mattino per fare un’oretta di allenamento prima di iniziare le lezioni » Quanti sacrifici! Che cosa ti spinge a tanto? «La soddisfazione di fare delle cose per cui vengo stimato e rispettato. E naturalmente le vittorie. Anche se mi piace credere che il vero motivo d’orgoglio di un atleta come me, prima ancora delle medaglie vinte, sia il percorso di allenamento che faccio e tutte le esperienze che accumulo

prima di arrivare a disputare un incontro. Lo spremersi e il dare tutto me stesso ogni giorno è la cosa che mi fa sentire più realizzato. Naturalmente quando poi arrivano i risultati la gioia è ancora più grande. E altro motivo di vanto personale è sapere che nel mondo del judo sono noto come uno che quando sale sul tatami dà tutto se stesso, perché è vero, sono uno che non molla mai. Sono ammirato e temuto e questo è motivo di grande orgoglio per me ». Dunque il rispetto altrui. E tu chi stimi? «Sicuramente il maestro che mi ha cresciuto, Ermanno Quaranta, senza il quale non avrei probabilmente ottenuto i risultati fin qui conseguiti. È stato Ermanno poi che mi ha permesso di entrare nel Corpo Forestale dello Stato e di scegliere il mio attuale allenatore, Diego Brambilla, olimpionico italiano di Judo, uno dei più forti italiani a praticare questo sport. E poi ovviamente ci sono tutti gli avversari con cui combatto. Durante la lotta cerchiamo tutti di seguire i dettami del nostro sport, ma giù dal tatami si possono creare anche rapporti di amicizia vera. Personalmente ho più legami con atleti dell’estero perché con i ragazzi


SPORTIVAMENTE

MONZA E BRIANZA IN MOVIMENTO

italiani con i quali devo poi sfidarmi faccio fatica a legare. Mentre al di fuori dell’Italia sfrutto i rapporti anche per ampliare la mia cultura e la conoscenza del mondo. Anche perché adoro viaggiare ». Qual è il tuo obiettivo? «Le Olimpiadi di Rio, nel 2016. È per quelle che mi alleno e che ce la metto tutta ogni giorno. Il mio è uno sport di grande sacrificio basti pensare al numero di ore che quotidianamente devo dedicare agli allenamenti. E poi ci sono le diete. I combattenti sono sempre divisi per categorie di peso. Attualmente io combatto per la categoria dei 66kg ma il mio peso corporeo standard si aggira intorno ai 70kg per cui ogni volta in prossimità delle gare oltre agli allenamenti devo sottopormi a diete davvero ferree. Ne vale la pena però. Mi ricordo per esempio la prima volta che indossai la maglia della nazionale, nel 2004 a Madrid. Vinsi subito la medaglia d’oro e quando salii sul podio e sentii suonare l’inno di Mameli capii che tutti i miei sforzi avevano avuto senso ». L’inno Nazionale. Ti accorgi, quando vinci in Italia e nel Mondo, di rappresentare il tuo paese e, un po’ più in piccolo, la Brianza? «Sicuramente. L’orgoglio di indossare la divisa azzurra è qualcosa di impareggiabile. Mi fa sentire veramente importante ». TT

Vanessa Origgi, campionessa regionale 2012, atleta del Virtus Judo Club di Arosio

Virtus Club Judo Arosio La “fabbrica” dei campioni Il Virtus Judo Club di Arosio è coordinato da Ermanno Quaranta, primo allenatore di Mattia Galbiati, e si occupa di scoprire e allenare talenti per quello che è uno sport in cui pochi ragazzi decidono di cimentarsi. Lo scopo di persone come Ermanno, che è un sottufficiale della Guardia di Finanza, è quello di scovare e crescere i talenti più puri proiettandoli verso successi di

scala internazionale. Non solo, perché gli atleti più meritevoli, attraverso il canale del Judo, trovano poi sbocchi importanti in tutto quello che è il mondo delle forze dell’ordine come è capitato a Mattia Galbiati attualmente arruolato nel Corpo Forestale dello Stato. Al Virtus Judo club di Arosio, gli atleti partecipano a progetti atti a verificarne le capacità e le attitudini. Le sessioni di allenamento si dividono tra corsi canonici e corsi per professionisti che possono arrivare ad allenarsi anche tutti i giorni. TT


REALITY

venti domande per vedere la brianza con gli occhi dei brianzoli

Nome: Antonello Adolfo Età: 39 Dove sei nata? Monza Dove vivi? Vedano al Lambro Vivi da solo o con la famiglia? Convivo con una casa editrice! Che lavoro fai? Imprenditore e impiegato (due lavori sono meglio di uno!) Cosa ti piace di Monza e della Brianza Il parco e lo spirito dei brianzoli Associazione di idee. Se ti dico verde... Irlanda Tu vai qualche volta al parco? Si spesso con Alice Chi è Dario Allevi? Il Presidente della provincia di Monza e Brianza Dai un voto a Monza e alla Brianza 7 e mezzo Trasporti? 6 Commercio? 7 Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere? San Francisco Esprimi un desiderio. Vorrei una società meno egoista (me compreso)

Metropolitana a Monza: favorevole o contrario? Favorevole Dimmi un proverbio La verità sta sempre nel mezzo Dì qualcosa ai nostri lettori Seguite i vostri sogni e non mollate mai!

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Nome: Krizia Età: 21 Dove sei nato? Carate Brianza Dove vivi? Lissone Vivi da solo o con la famiglia? Con la famiglia Che lavoro fai? Studentessa di Design e assistente bagnanti Cosa ti piace di Monza e della Brianza? Il Parco, le strade e i “pratoni” della Brianza Associazione di idee. Se ti dico verde... Kawasaki, il Parco, Allunaggio Tu vai qualche volta al parco? Si spesso con Alice Chi è Dario Allevi? Il sindaco della provincia Dai un voto a Monza e alla brianza 8 Trasporti 6 Commercio 7 Se non a Monza e Brianza dove vorresti vivere?

In Franciacorta o Milano

Esprimi un desiderio. Desidero fare un’esperienza all’estero: capire come gira il mondo e imparare a cavarmela totalmente da sola, lontano da mamma e papà. Metropolitana a Monza: favorevole o contrario? Favorevole Dimmi un proverbio Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco! Dì qualcosa ai nostri lettori Osservate con attenzione ciò che vi circonda: siate curiosi!


sù la testa

MERCURIO: Il pianeta più vicino al Sole

N

ella mitologia greco-romana Mercurio era il messaggero degli Dei e, allo stesso tempo, il protettore del commercio, dei viaggi e dei… furti.

Comunque il pianeta era già conosciuto al tempo dei Sumeri (III millennio a. C.) e i greci gli diedero due nomi: Apollo quando compariva come stella del mattino (a est) e Hermes come stella della sera (a ovest). Le osservazioni più antiche di Mercurio risalgono probabilmente agli astronomi Assiri nel XIV secolo a. C. riportate nelle tavolette MUL.APIN redatte in scrittura cuneiforme. Gli astronomi greci, profondi conoscitori della materia, avevano però capito che si trattava di un solo oggetto astrologico: MERCURIO, appunto. Pensate che a quel tempo Eraclito (535-475 a. C.) già credeva che Mercurio ruotasse intorno al Sole e non alla Terra, anticipando di circa 2000 anni, la moderna teoria eliocentrica, che mette appunto il Sole al centro del nostro sistema. Mercurio è il pianeta più vicino al Sole ed è però il più piccolo di dimensioni. Ci appare pesantemente craterizzato e per questo suo aspetto ci ricorda da vicino quello del nostro satellite naturale, la Luna. L’orbita di Mercurio è fortemente ellittica, caratteristica che condivide solo con Plutone (oggi, ahimè, declassato dagli

astronomi a semplice “pianetino”. Poiché tutti gli altri pianeti si muovono su orbite pressoché circolari, su Mercurio il sole si leva a est per sei settimane per poi tornare indietro per otto giorni descrivendo una sorta di cappio. Chiaramente gli Assiri, Sumeri e Greci non potevano comprendere queste anomalie orbitali di Mercurio che fecero ipotizzare nel 1859 al matematico e astronomo francese Urbain Le Terrier, addirittura l’esistenza (mai confermata) di un fantomatico pianeta Vulcano orbitante all’interno dell’orbita stessa di Mercurio. Solo nel 1915, grazie alla teoria della relatività enunciata da Albert Einstein, venne finalmente risolto il mistero di queste anomalie orbitali. La mancanza pressoché totale di atmosfera fa sì che sulla superficie illuminata dal Sole si superino i 300 gradi centigradi e su quella oscura si scenda rapidamente a 185° sotto lo zero! Mercurio ha un diametro di 4878 km, dista mediamente dal sole circa 38 milioni di km e rivoluziona attorno alla nostra stella

in 88 giorni, molto più velocemente della terra (365 gg.). Al contrario Mercurio ruota su se stesso in 58,6 gg. quindi 58 volte più lentamente della Terra (24 h.) Mercurio, il pianeta più ricco di ferro del sistema solare, possiede un nucleo ferroso di circa 1800 km., molto rilevante se comparato al suo diametro, che gli conferisce un debole campo magnetico e una densità pari quasi a quella terrestre. Da misure radar effettuate risulterebbe che al polo nord di Mercurio esista una regione ghiacciata estesa per qualche centinaia di chilometri e così dicasi, anche se meno estesa, al polo sud. Acqua che sarebbe stata portata da meteoriti o comete ed essersi dunque conservata alla stato solido sino ad oggi. I piani per l’esplorazione di Mercurio si svilupparono all’indomani dei primi sbarchi umani sulla luna (1969) con l’impiego di sonde Mariner e Messenger. Malgrado queste missioni, Mercurio resta comunque un pianeta ancora in parte da scoprire con interessi scientifici molto rilevanti che purtroppo si scontrano con il fatto di aver bisogno investimenti economici anch’essi molto rilevanti. Attimo TT


PENDOLARE

IL VIAGGIO QUOTIDIANO è PER ME UNA VOCAZIONE

FUORI ORARIO Di - Juri Casati

U

n’esperienza che vivono sempre più persone – e, tra esse, tu – è quella di dover lavorare qualche ora in meno a settimana per via della crisi, e quindi di dover entrare o uscire dall’ufficio a ore diverse dal solito. Le sensazioni si accavallano dentro di te che sei costretto a vivere con una certa rassegnazione quest’esperienza diversa dal solito e non del tutto inaspettata, ma che ha anche un sapore agrodolce, da un lato perché il fatto di non essere l’unica persona a trovarsi in queste condizioni ti conforta, d’altro lato perché questa esperienza ti concede del tempo libero che non sai ancora bene come impiegherai: forse coltiverai un hobby, forse seguirai un corso, forse farai tutte quelle cosette che fino ad oggi non hai mai avuto tempo di fare in settimana e che sei sempre stato costretto a fare nei week end. Comunque sia, il tempo libero ti consente anche di fare ordine tra le tue sensazioni e tra le tue osservazioni. La prima cosa che noti quando esci dal lavoro prima del solito è che c’è ancora una bella luce. Ti viene in mente la battuta del film La classe operaia va in paradiso, quando all’entrata di una fabbrica alcuni operai venivano apostrofati con un leggendario: «Voi entrate che è ancora buio e uscite che è già buio. Per voi oggi non esiste». Ok, ne prendi atto. L’oggi dunque è tornato ad esistere anche per te. Continui però a provare una strana sensazione. Proust osservava che anche il semplice atto di assaggiare un biscotto era in grado di evocare antiche sensazioni. A te questa luce evoca il ricordo dei tempi – tanti anni fa – in cui uscivi da scuola più o meno alla stessa ora. Ma questa luce ha il potere di risvegliare dentro di te anche un riflesso pavloviano che ti fa provare lo stesso languorino che provavi allora, quando uscivi da scuola e ti avventavi sulla merenda per poi metterti davanti alla TV. La sensazione di essere tornato indietro nel tempo è poi corroborata anche dal fatto che mentre ti avvii con tutta la calma possibile verso la stazione – d’altronde non hai 36 trantran, NOVEMBRE 2012

niente da fare –, incroci un crocchio di giovani donne che chiacchierano in attesa davanti ad un palazzo: sono madri che aspettano i figli all’uscita da scuola. La calma e la luce ti permettono di goderti la passeggiata, ma ti consentono anche di guardarti attorno. Solo adesso ti accorgi di quanti negozi liquidino tutto «per cessata

attività», e ti rendi anche conto di come ci siano persone che stanno peggio di te che l’attività devi solo ridurla. Noti però anche una cosa a cui avevi prestato solo una vaga attenzione durante i rari permessi pomeridiani di cui avevi goduto nella tua vita precedente, e che solo adesso riesci a mettere a fuoco definitivamente, e cioè il fatto che c’è un sacco di gente in giro per la strada a fare non si sa che: possibile che siano tutti studenti, disoccupati, pensionati o casalinghe? Mah. Puoi rallentare fin che vuoi, ma alla fine – complice anche il traffico fluidissimo del pomeriggio – alla stazione per prendere il treno ci arrivi lo stesso. La stazione, al contrario delle strade lì fuori, è vuota. I pochi viaggiatori presenti si muovono quasi con grazia, senza la determinazione che hanno quelli che passeranno di lì poche ore dopo. Scruti il tabellone delle partenze per guardare gli orari di partenza – i tuoi nuovi orari, almeno per un po’ – perché non li conosci. Ti accorgi però che sono gli stessi tuoi soliti orari, solo spostati qualche ora indietro. Meglio così – concludi –: almeno non dovrai fare nessuno sforzo per impararli a memoria. Sul treno ti senti un po’ un intruso perché non riconosci nessuna faccia degli sconosciuti pendolari che frequenti di solito. Ma il disagio dura proprio un secondo: hai l’abbonamento e l’abbonamento vale per qualsiasi orario, e così ti siedi. Sul treno non ci sono tanti impiegati. Anzi, praticamente non ce ne è nessuno. Forse è troppo tardi per quelli che hanno fatto parttime, ma è ancora troppo presto per quelli che fanno full-time. Dunque sei in un limbo, ma non sei solo perché il treno è pieno di universitari che tornano a casa. Parlano di lezioni e orari; hanno bottigliette d’acqua, sottolineano libri e parlano di birre. Sono simpatici. Sono sorridenti. Intercetti qualche discorso a caso. Apprendi che non vanno più di moda i palestrati. Un po’ te ne compiaci anche se poi pensi che, se le cose stanno proprio così, una delle attività che sarà inutile fare nel tempo libero sarà proprio quella di andare in palestra. TT


CURIOSITà, proprietà e usi delle piante intorno a noi

VERDISSIMO

Il frutto dell’autunno: la castagna

L

e castagne si possono raccogliere nei boschi da settembre a dicembre, periodo nel quale sono regine indiscusse di sagre e feste locali. Apprezzate per gli alti valori nutrizionali paragonabili a quelli dei cereali, offrono alla nostra dieta amido, fibre, potassio, sali minerali, oligoelementi e vitamine del gruppo B, specialmente B1 e B6. La castagna in realtà non è un frutto ma un seme, il seme del castagno, albero dalla longevità millenaria originario dell’area mediterranea e diffuso fino al nord dell’Europa, il cui nome potrebbe derivare da quello della città greca Kastanìa, in Tessalia. Vitaminiche, riminalizzanti e nutrienti, le castagne, con qualche accorgimento, si possono conservare per mesi: si possono

seccare in un luogo ventilato o lasciarle a bagno qualche giorno scartando quelle che vengono a galla per poi asciugarle e consumarle nei mesi successivi, oppure, possono semplicemente essere congelate, sia crude che già cotte. In cucina si possono consumare in moltissimi modi: bollite, al forno, arrostite alla brace o nella classica padella forata, avendo cura di inciderne un lato affinché la pressione della cottura non le faccia scoppiare; si sposano con zuppe e minestre e la farina di castagne può essere usata nella preparazione di pasta fresca, crepes, gnocchi, frittelle e polenta. Altra caratteristica a favore di un più ampio consumo di castagne in cucina e che sono un frutto quasi sempre biologico e naturale: non solo, infatti, il riccio protegge il frutto dagli inquinanti ma i castagneti

sono tutt’oggi quasi completamente spontanei e crescono in zone lontane dall’inquinamento industriale. Andare a raccogliere castagne può essere un piacevole diversivo per trascorrere qualche ora all’aria aperta nelle assolate giornate di fine autunno, ecco i posti migliori, non distanti dalle nostre case, per la raccolta delle castagne: In provincia di Lecco, il Parco Regionale di Montevecchia, nella zona settentrionale, si caratterizza per la vasta presenza di castagneti. In provincia di Como sono, invece, da menzionare i boschi tra San Fermo della Battaglia e il Monte Croce; ma anche la zona di Canzo, Asso e Valbrona, oppure i dintorni di Magreglio e del Ghisallo. TT


Politiche giovanili

parla l’Assessore Egidio Longoni Partecipazione, semplificazione e innovazione Partecipazione, semplificazione e innovazione. Sono queste le tre parole chiave per interpretare e attuare le deleghe che mi sono state affidate dal Sindaco. Partecipazione significa avvicinare e rendere partecipi i cittadini delle scelte amministrative, ma significa anche creare spazi di protagonismo e cittadinanza attiva nei futuri centri civici polifunzionali in ogni quartiere. Questi saranno, da un lato, spazi di discussione su temi e progetti specifici che implicano una scelta amministrativa, e dall’altro luoghi di servizio e sportelli aperti per i cittadini, che potranno evitare di recarsi in centro ogni volta che necessitino di un documento. Conserveremo l’esperienza positiva delle ex circoscrizioni, con i corsi civici, le assemblee pubbliche, gli eventi e i progetti di quartiere. La città di Monza deve diventare città dei luoghi, delle piazze, dell’accoglienza e dell’integrazione: in un momento in cui la crisi economica mette a dura prova le famiglie, cercheremo di mettere a punto gli strumenti per favorire la solidarietà e il mutuo aiuto da parte dei cittadini, e, nel far questo, partiremo proprio dai quartieri. In autunno il bando per il wi-fi pubblico Il termine innovazione racchiude una serie di progetti che metteremo a disposizione della città e che vedranno coinvolti soprattutto i giovani: ripensare e progettare con loro gli spazi urbani e i servizi è fondamentale per investire nella società di domani e superare gli ostacoli della crisi occupazionale e il senso di precarietà perenne che oggi li travolge. Sempre in tema di innovazione, infine, possiamo confermare il nostro impegno a favore di un sistema di wi-fi pubblico: in autunno verrà pubblicato un bando per gli operatori tecnologici di settore, perché l’accesso a Internet sia davvero garantito gratuitamente a tutti. 38 trantran, NOVEMBRE 2012

I progetti per le politiche giovanili È in arrivo Monzagiovani2015: un programma territoriale dedicato ai giovani. Aree tematiche da costruire insieme, su: lavoro, casa, partecipazione, formazione, mobilità sicura, smartcity, ovvero tutte le occasioni di innovazione, opportunità offerte dall’Unione Europea, giovani ed Expo. Un programma a cui collaborano tutti gli uffici comunali, partner esterni del territorio che si occupano già di queste tematiche e i giovani cittadini. Una modalità innovativa per rendere i monzesi davvero partecipi dei processi decisionali. Un “Progetto per Monza” a cui ciascuno potrà fornire suggerimenti e osservazioni grazie a nuove modalità di interazione che saranno adottate: a breve sarà infatti possibile “votare” i 9 punti attraverso un questionario on-line che verrà pubblicato sul portale del Comune e verrà avviato un Forum giovani a cui l’Amministrazione sta lavorando. Cittadinanza attiva La partecipazione attiva dei giovani alla vita della città ha come punto di partenza la conoscenza del Comune: quali sono gli uffici? Cosa fanno? Come posso dare il mio contributo? Quali competenze posso acquisire? Servizio civile volontario nazionale, dote comune: percorsi con rimborso spese per affacciarsi al mondo del lavoro subito dopo il diploma e per inserire i ragazzi direttamente nelle strutture comunali, permettendo loro di entrare a contatto diretto con l’Amministrazione. Novità di questi ultimi mesi è la Leva Civica Volontaria Regionale, un nuovo strumento di cittadinanza attiva grazie al quale dal 31 ottobre, 16 giovani tra i 18 e i 35 anni svolgono 20 ore settimanali nelle strutture comunali. Un’opportunità possibile grazie a un finanziamento di 40 mila euro di Regione Lombardia e altrettanti del Comune. Un anno

per formarsi, scoprire, conoscere e acquisire conoscenze spendibili nel mondo del lavoro. Guida in sicurezza Mettersi alla guida sicuri di poterlo fare è un dovere di tutti! Sono in arrivo una serie di interventi a favore della sicurezza stradale volti a prevenire sulle strade del nostro territorio incidenti causati da assunzione di alcool e droghe. Guidare sicuri è un diritto oltre che un dovere. Grazie alla sinergia tra diversi soggetti tra cui Comune, Prefettura, Polizia Locale e Asl verranno infatti aumentati i controlli sulle strade e verranno proposti percorsi di prevenzione e recupero. Centro Servizi giovani Un servizio riprogettato per i giovani di Monza. E’ stata pensata anche una nuova location per lo Sportello che nei prossimi mesi si trasferirà negli spazi del Nei. Un servizio di informazione a 360 gradi. Tutto quello che riguarda i giovani: lavoro, formazione, volontariato, imprenditoria, eventi, tempo libero! Esperti di settore a disposizione su appuntamento. Un ambiente polifunzionale per incontri formativi, laboratori, sala studio e tanto altro. L’inizio di un progetto in cui l’Amministrazione vuole essere presente in un luogo già frequentato dai giovani e che permetta quindi un accesso più facilitato alle informazioni e alle opportunità. Un filo diretto per essere sempre aggiornati su quello che succede nel tuo Comune. Forum-sondaggio On line dal 15 novembre su ww.comune.monza. it un forum - sondaggio per dire la tua sui progetti per i giovani promossi dall’amministrazione comunale TT


2012-2013

SEREGNO

Teatro Sant’Ambrogio

1 dicembre

IL MALATO IMMAGINARIO Teatrando Produzioni Di Moliére Regia Marco Schiatti

BOVISIO MASCIAGO

Teatro La Campanella

5 gennaio

IL MERCANTE DI VENEZIA

Compagnia Il Contato del Canavese - i Demoni Compagnia Teatro Libero Di William Shakespeare Con Mino Manni, Stefano Cordella, Francesco Meola, Davide Palla, Valeria Perdonò Scene e costumi Guido Buganza Musiche originali Bruno Coli Regia Alberto Oliva

CONCOREZZO

Teatro San Luigi

11 gennaio

RAIN MAN

SEREGNO

SEREGNO

Teatro San Rocco

Teatro San Rocco

OTELLO

TI SPOSO MA NON TROPPO

L’UOMO LA BESTIA E LA VIRTU’

19 gennaio

5-6-7 febbraio

Teatrando Produzione Di William Shakespeare Regia Mario Ercole

Gabriele Pignotta e Fabio Avaro Scritto e diretto da Gabriele Pignotta

MONZA

Teatro Nuovo

24-25-26-27 gennaio

ANIMA ERRANTE

ARCORE

Teatro Manzoni

6 marzo

SERVO DI SCENA

Di R. Cavosi Con M. Crippa, S. Romano, C. Viscovo Regia di C. Rifici

Teatro de Gli Incamminati e CTB Teatro Stabile di Brescia Di Ronald Harwood Con Franco Branciaroli, Tommaso Cardarelli, Lisa Galantini, Melania Giglio, Daniele Griggio, Giorgio Lanza, Valentina Violo Regia Franco Branciaroli

NOVA MILANESE

Auditorium Comunale

25 gennaio

Orazione civile per la resistenza.

AGRATE BRIANZA

Cineteatro Duse

9 marzo

TETE A TETE: PASSIONI STONATE

Produzione Parmaconcerti Testi di Giovanna Gra Con Veronica Pivetti e Alessandro Nidi (pianoforte)

BRUGHERIO

Compagnia della Rancia Di Dan Gordon Con Luca Lazzareschi, Luca Bastianello, Valeria Monetti Regia di Saverio Marconi

LA ROSSA PRIMAVERA

BRUGHERIO

Teatro Excelsior

Beppe Rosso Di Remo Rostagno

15 gennaio

NEL NOME DEL PADRE

Teatro Binario 7

Di Daniele Biacchessi Con Daniele Biacchessi e Michele Fusiello

CESANO MADERNO

Teatro San Giuseppe

1 febbraio

APOCALISSE

Con Margherita Buy e Patrick Rossi Gastaldi Regia di Patrick Rossi Gastaldi

Lucilla Giagnoni Di Lucilla Giagnoni

CESANO MADERNO

Teatro Excelsior

16 gennaio

L’ARTE DEL DUBBIO Con Ottavia Piccolo Regia Sergio Fantoni

5

spettacoli a scelta

SEREGNO

Teatro Sant’Ambrogio

CONCOREZZO

Teatro San Luigi

5 febbraio

NON SPARATE SULLA MAMMA Di Carlo Terron Con Stefania Pepe e Roberta Petrozzi Regia di Marco Rampoldi

40€

Con la collaborazione dei Comuni di: Agrate Brianza, Arcore, Bovisio Masciago, Brugherio, Cesano Maderno, Concorezzo, Monza, Nova Milanese, Seregno

Teatro San Giuseppe

12 marzo

DEI LIQUORI FATTI IN CASA

15-16-17 marzo

Teatro degli Incamminati / Diablogues Di Luigi Pirandello Regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi

MONZA

Teatro Manzoni

11-12-13-14 aprile

IL FU MATTIA PASCAL

Compagnia Cooperativa T.T.R. Di Luigi Pirandello Con Tato Russo, Adriana Ortolani, Renato De Rienzo, Marina Lorenzi, Massimo Sorrentino, Francesco Ruotolo, Sara Falanga, Francesco Acquaroli, Carmen Pommella, Antonio Rampino, Giulio Fotia Regia Tato Russo

MONZA

Teatro Binario 7

16-17-18-19 maggio

MOZART OVVERO IL RE SCOREGGIONE Compagnia La Danza Immobile Uno spettacolo di Corrado Accordino

MONZA

14-15-16-17 marzo

SHAKESPEARE IN LOVE(S) ovvero La Dodicesima Notte

Compagnia La Scuola delle Arti Da Wiliam Shakespeare Con Antonino Anelli, Roberto Arrigoni, Luigi Bertacchi, Francesca Cattaneo, Laura La Licata, Morena Miglionico, Filomena Pagana, Lucia Rea, Sabrina Visconti Regia Corrado Accordino

Un abbonamento aperto a tutti senza limiti di età Punti vendita: tutti i Teatri del Circuito Per informazioni: www.provincia.mb.it


NOVEMBRE 2012, trantran 41


cosa succede in città

MONZA MERCATINI DI NATALE dal 1° dicembre al 6 gennaio P.zza Trento e Trieste

eventi in giro per la brianza

1 Dicembre 2012 ore 21,00 La Montagna Canta Concerto con i cori di montagna Fior di Montagna e Amici della Montagna. Santuario delle Grazie Vecchie via Montecassino 18 Monza

Monzamontagna 2012

Galleria Civica Monza

28 Novembre 2012 ore 21,00 Non così lontano Serata con la guida alpina valdostana Hervè Barmasse. Teatro Binario7 via Turati, 8.

LEONARDO SPREAFICO 1907-1974 MATURITA’ DEL COLORE dal 1 dicembre 2012 al 6 gennaio 2013

30 Novembre 2012 ore 21,00 L’Alpinismo Monzese degli anni 60 Serata sugli anni d’oro dell’alpinismo monzese con l’accademico del C.A.I. Ferdinando Nusdeo. Circolo Libertà viale Libertà, 33 Monza

INAUGURAZIONE VENERDI’ NOVEMBRE 2012 ORE 18

Mangano De Filippo e Sebastiano Lo Monaco. Informazioni e prenotazioni: Ufficio Cultura (presso la Biblioteca Civica) il martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 9:30 alle ore 12:30; telefono 0362 / 43.498 - ufficio. cultura@novamilanese.it

LAZZate

30

NOVA MILANESE Domenica 9 dicembre 2012 alle ore 17:30 presso l’Auditorium Comunale di Piazza Gio.I.A.: Non è vero, ma ci credo di Peppino De Filippo, regia di Michele Mirabella con Lelia

I mercatini natalizi In attesa della festa più amata dell’anno, Sabato 8 e Domenica 9 Dicembre 2012 le vie del Borgo di Lazzate torneranno a dipingersi della calda ed accogliente atmosfera natalizia, curata nel dettaglio di luci, colori, musiche ed addobbi, dei famosi Mercatini di Natale, divenuti ormai un appuntamento fisso pre-natalizio per decine di migliaia di interessati.

Nuove povertà: la sfida dei Lions Una doverosa riflessione del “Monza Corona Ferrea“ Il Lions Club Monza Corona Ferra ha segnato un passo importante nel percorso di crescita sociale e culturale dei suoi associati. La conviviale del mese di ottobre, alla luce del codice etico che contraddistingue i Lions, è stata infatti interamente dedicata alla formazione dei Soci. Ne è scaturito un momento importante, di incontro e conoscenza con Lions che operano in ambito anche internazionale, particolarmente apprezzato da tutti. Relatori sono stati gli officer Lanfranco Roviglio, referente per il Comitato Distrettuale di Lions Club International Foundation; Umberto Di Bari, del Comitato Distrettuale per le Nuove povertà e Roberto Bongini, Socio del L.C. Gallarate Insubria e con una notevole esperienza pregressa proprio in un settore delicato quali i Servizi Sociali; Bongini ha ricoperto per ben dieci anni la carica di assessore del comune di Gallarate. Tra gli ospiti del presidente Ernesto Gandini anche il Lions Alberto Paleari, attivo nel gabinetto distrettuale. I dati forniti sulle nuove povertà e sui propositi messi in campo dal distretto 108 Ib1 per affrontare questa emergenza sono stati quelli che hanno destato maggiore attenzione, all’interno di relazioni tutte validissime ed estremamente ampie, che hanno spaziato dalle modalità di cofinanziamento di apprezzabilissimi progetti internazionali ai resoconti dell’attività lionistica in campo sanitario negli ultimi 10 anni circa. Osservando però quanto accade oggi in Italia e in un tempo in cui i dati Istat del 2011 segnalano in ambito nazionale ben l’11% di poveri relativi e un 5 % di poveri assoluti (con emergenze concentrate nelle separazioni familiari e negli anziani, anche se non manca chi ha vissuto ben al di

42 trantran, NOVEMBRE 2012

sopra delle proprie possibilità, trascinato in ciò da una “moda” molto più estesa di quanto possiamo immaginare) l’opera dei Lions non può esimersi dall’intervenire anche su questo fronte. Attualmente sono più che mai auspicabili services in cui la ricaduta sia immediata e concreta, a favore di chi davvero non sa come tirare avanti. La questione, come hanno ricordato i differenti relatori, può investire tutti: abbienti e meno. Le dinamiche economiche di questi anni sono così imprevedibili che non lasciano aree “franche” nella compagine sociale in cui viviamo, davvero eterogenea e complessa. La mappatura delle emergenze e la conoscenza di quanti già intervengono nel settore delle nuove e vecchie povertà sono le prime operazioni indispensabili per capire come agire. Oltre alla raccolta di fondi e all’erogazione di buoni pasto è stata prospettata la possibilità di offrire buoni lavoro (vera novità per quasi tutti i Lions presenti). Sulla funzione sociale di questo strumento, acquistabile mediante conto corrente postale e con tagli differenziati e anche minimi, si è percepito chiaramente l’interesse di tutti, perché è una proposta che va nella direzione della sussidiarietà e introduce una forma di soccorso pienamente dignitosa e confacente alla natura dell’uomo. Che anche se disoccupato, povero e per questo emarginato, resta pur sempre una persona con caratteristiche uniche. Al pari di tutti. Nella foto di gruppo i relatori delle serata di Paolo Paleari


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APPUNTAMENTO DAL COMMERCIALISTA

Buon giorno a Voi tutti, Cari lettori purtroppo un’analisi sull’economia brianzola ha riportato un numero notevole di chiusure di aziende ed anche un aumento del numero dei fallimenti, dove il tribunale di Monza è sempre più protagonista. Molte volte, nella storia, ci siamo trovati di fronte a crisi e recessioni, ma la fantasia, il coraggio e l’intraprendenza dei nostri imprenditori hanno portato a nuove attività, prodotti innovativi ed in generale nuovi benefici e nuovo benessere. Questa volta non sembra proprio così! C’è anche da dire che negli ultimi anni, molti imprenditori hanno smesso di fare “impresa” puntando sulla “ finanza e dunque su investimenti speculativi ”. È ora necessario tornare all’economia reale, alla produzione; cose di cui la Brianza può dirsi leader! È anche il momento di cambiare radicalmente politica! In momenti di crisi, bisogna “spendere” per aiutare l’economia a ripartire. Questa austerità ha messo in ginocchio un’Italia già zoppicante. Lo Stato deve dare l’esempio, anche, se necessario, aumentando il debito pubblico (il Giappone o l’America hanno circa il

IL COMMERCIALISTA INFORMA

300% di debito pubblico rispetto al P.I.L.) Non è riducendo le detrazioni che riparte l’economia! Quanto alla diminuzione delle detrazioni al momento è in corso di modifica la relativa normativa e dunque non sono in grado di darvi delucidazioni precise. Così come non sono in grado di darvi delucidazioni circa il saldo I.M.U. e la relativa dichiarazione. Ma per assurdo tutti abbiamo la piena consapevolezza che sarà circa il 200% in più rispetto alla vecchia ICI. Viviamo in un momento di totale incertezza; incertezza aumentata anche e soprattutto dalla politica. In America è appena stato rieletto Obama Presidente; lui come quasi tutti i suoi predecessori, resterà in carica per due mandati, così da poter concludere ciò che ha iniziato. In Italia, in una legislatura, ci sono almeno due governi! Passando a qualcosa di più tecnico, le imprese possono cominciare ad emettere obbligazioni, dalla durata massima di tre anni e con la possibilità di dedurre gli oneri finanziari dal reddito di impresa. Al di là di come si svilupperà il sistema, però, quello che conta davvero è mettere a disposizione delle piccole e medie imprese un canale di finanziamento diverso da quello bancario che, dall’inizio della crisi in poi, è andato sempre più in difficoltà. Con conseguenze

potenzialmente peggiori rispetto ad altri Paesi visto che in Italia, dipende esclusivamente dal credito bancario circa il 40% delle aziende contro una media europea del 20%. Una boccata d’ossigeno alle imprese, insomma. Nel mese di novembre vi sono le seguenti principali scadenze: - 16/11 Iva mensile, Iva Trimestrale, Ritenute d’acconto, Contributi dipendenti, Rateizzazione Imposte dell’Unico, INPS gestione Artigiani e Commercianti - 30/11 Rateizzazione Imposte dell’Unico, Secondo acconto Imposte 2012 Basta restare alla finestra ad aspettare! Bisogna reagire prendendo l’iniziativa. Chi ne ha la possibilità, deve spendere; comprate qualsiasi cosa vi serva, in modo da rimettere in circolazione il denaro. Quest’anno il 07/12 inizieranno i “saldi”. Approfittatene per acquisire ciò di cui necessitate a prezzi scontati. E se avete qualche idea, provate a metterla in pratica, magari con il sostegno, la guida e l’indicazione di un esperto di settore. A presto. TT

Umberto Grasso

LE SCIURE

LA REDAZIONE RISPONDE

LE SCIURE L E V O S TRE L ETTERE Gentile Direttore, Buongiorno Sciure, mi chiamo Claudio e, sono un vostro lettore ormai da più di 2 anni. Ho seguito con interesse come, credo, tutti i brianzoli, sulla stampa e in internet tutta la questione sulla nostra Provincia e i vari accorpamenti ipotizzati. Non nascondo la mia delusione alla notizia che torneremo sotto la Provincia di Milano. Lungi da me farne una questione politica, solo non credo ci siano molte cose in comune tra il nostro territorio e e quello di Milano, idem sulle tradizioni. Ma, subito ho pensato a voi. Trantran…Intorno a Monza & Brianza, diventerà Trantran… intorno a Milano & Brianza o, resterete bandiera della nostra Provincia?

Colgo l’occasione per fare a tutta la squadra di Trantran i miei complimenti, devo dirvi che secondo me siete in continua crescita sia come contenuti che come grafica. Tra l’altro, ho molto apprezzato il vostro primo libro Osso e la Luna, aspetto l’uscita del vostro prossimo libro. Sono felice che una piccola casa editrice brianzola riesca a regalarci libri di pregio. Vi ringrazio e vi auguro buon lavoro e di continuare in questo continuo percorso di crescita. Claudio – Seregno Buongiorno Claudio, intanto la ringraziamo per la sua mail. Nelle nostre prospettive c’è sicuramente un ampliamento del

nostro bacino d’utenza ma, resta che il nostro motto è, e resterà: dalla Brianza una finestra sul mondo! La Brianza è un territorio molto ampio ma con una forte connotazione culturale e un’identità propria.La ringraziamo per i complimenti che, da un lettore affezionato come lei, fanno sempre piacere e, cercheremo di migliorarci sempre di più. Per quanto riguarda l’Editoria, come avrà potuto vedere nello scorso numero e meglio in questo uscirà a giorni il nostro secondo libro, il primo di narrativa; ci auguriamo le piaccia quanto il precedente. Grazie della lettera e un abbraccio. Le Sciure.

NOVEMBRE 2012, trantran 45


CI VEDIAMO PRESTO

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Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare tempo (Henry Ford, imprenditore statunitense)

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D O V E T R O VA R E L A R I V I S TA Viene distribuita tramite hostess la mattina dell’uscita nelle stazioni ferroviarie di Monza, Lissone, Arcore, Desio, Meda , Seregno, Seveso e presso la fermata MM di Cologno Monzese/Brugherio Nelle 13 sedi presenti sul territorio provinciale di APA Monza e Brianza Confartigianato Imprese

Monza via GB Stucchi, 46 Carate Brianza via Matteotti, 19 Cesano Maderno via Matteotti, 16 Desio via Garibaldi, 258 Giussano Largo Europa, 7 Lissone via San Rocco, 97 Meda viale Francia, 15 Muggiò via I° Maggio ang. via San Rocco  Nova Milanese via Berlinguer, 2 Seregno via Rismondo, 28 Seveso via Solferino, 16 Triuggio viale Rimembranze, 3 Vimercate via Ronchi, 12 Bar La Piazzetta via San Bernardo, 5 - Carate

Brianza EXPO Cafè via E. Toti, 41- Carate Brianza Vista Caffè via John Kennedy, 2 - Correzzana Tennis Concorezzo via Libertà, 1 Concorezzo Enoteca Brambilla via C. Cattaneo, 57Lissone Bar Borgo Caffè via Bergamo, 9 - Monza Buffetti c.so Milano, 38 - Monza Edicola Siria via Solferino (davanti Ospedale Vecchio)- Monza Info Point Comune di Monza Piazza Roma - Monza Speedy Bar via Appiani, 22 - Monza Tabacchi Ambrosini piazza Carducci, 2 Monza Turné trattoria e bistrot via Bergamo, 3 Monza Baby College-Oxford Group via Verdi, 83 Seregno Edicola Enrico via Cavour, 12 - Seregno Osteria dei Vitelloni via Garibaldi, 25 Seregno Panificio Corti via Garibaldi - Seregno Studiofluido via Leonardo da Vinci, 30 Seregno

Tambourine via C. Tenca, 16 - Seregno Bar Boulevard viale C. Battisti, 121 - Vedano al Lambro Ottica Mottadelli via Preda, 13 - Verano Brianza Panetteria Duca via IV Novembre, 33 Zoccorino (Besana) Cosval via Porta D’Arnolfo, 87/89, Biassono Edicola Di Enrico Giannone, via Monte Amiata, Monza ( zona Triante) Piscina comunale di Desio Clinica del sale, via Sempione 13/g, Monza. In tutte le biblioteche Comunali di Monza e in tutte le biblioteche locali della rete provinciale Brianza Biblioteche.All’interno della Galleria Auchan di via Lario a Monza, collocate in appositi espositori, a disposizione dei numerosi clienti che vi transitano. … e inoltre presso principali bar, parrucchieri, studi medici di base dei comuni di Monza, Vedano al Lambro, Lissone, Desio, Seregno, Brugherio

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