Page 6

6

Maurizio Ascari

romanziere. Come provocazione, ti chiedo: tu ti riconosceresti nell’etichetta di graphic novelist? E cosa mi potresti dire da un lato sull’ispirazione che porta a scrivere un romanzo per immagini come Jonas Fink e dall’altro sulla documentazione che c’è dietro questo romanzo. VG: Vorrei cominciare col dirti che dietro la trilogia non c’è nessun progetto complesso, ma banali ragioni editoriali… Esiste però un secondo livello, che contraddice quel che ti ho appena detto, poiché io questa storia l’ho pensata fin dall’inizio divisa in tre parti distinte, però il fatto che siano state pubblicate a tanto tempo di distanza dipende solo dalla mia lentezza nel lavorare. Invece a proposito del graphic novel vorrei precisare due o tre cose che forse non tutti sanno, e cioè: la patria del fumetto propriamente detto sono gli Stati Uniti, dove i primi veri fumetti nascono negli anni Novanta dell’Ottocento, più o meno in parallelo al cinema. Nascono per un’esigenza pratica sui grandi quotidiani americani rivolti alla grande massa di immigrati che arrivano a fine Ottocento e che non hanno una conoscenza così buona della lingua inglese. Quindi una lingua più semplificata, molto parlata, aiutata dalle immagini, permette di seguire le storie e nello stesso tempo svolge una funzione didattico-sociale, insegnando l’inglese a queste persone giunte da tutti i paesi del mondo. Per molti anni la patria del fumetto sono gli Stati Uniti. Negli anni Sessanta, invece, negli Stati Uniti si verifica una stasi editoriale e creativa, mentre in Europa c’è un enorme rinascimento. Nasce cioè il fumetto d’autore, che in parte accoglie in Europa alcuni autori americani, cui negli Stati Uniti viene dato molto meno ascolto. In quegli anni Eisner era molto più famoso in Europa che negli Stati Uniti, e io ricordo, quando lo vidi la prima volta a un festival di Lucca in cui ricevette una standing ovation, la sua sorpresa perché negli Stati Uniti era quasi uno qualunque… La rivista Linus fu la prima rivista di fumetto d’autore al mondo e questo è uno dei pochi vanti dell’Italia in questo settore editoriale. Naturalmente esisteva anche in Europa un fumetto più popolare, che ha un’altissima dignità ma che ha caratteristiche editoriali diverse, poiché nasce dall’idea di produrre un certo numero di pagine ogni mese per essere presente in edicola. Quindi è qualcosa che ha a che fare con le pubblicazioni periodiche e come tale non si può permettere, se non molto raramente, un vero lavoro di scrittura, per ragioni ovvie di tempo. Non si tratta di dare un giudizio di qualità, ma è una maniera diversa di lavorare. Dunque, negli anni Sessanta si ha un rinascimento del fumetto europeo, con grande varietà di stili e di tematiche, cui l’Italia dà un notevole contributo con Hugo Pratt, Crepax, Battaglia… Nello stesso momento, negli Stati Uniti esistono solo i comics, che pubblicano Super-eroi, e queste serie nate molto prima conoscono un momento di

Maurizio Ascari intervista Vittorio Giardino  

Vittorio Giardino è oggi uno dei più noti romanzieri a fumetti italiani, celebrato per il suo uso della “linea chiara”. Le sue numerose oper...

Advertisement