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Maurizio Ascari

Però hai centrato in pieno una cosa che per me è importante – non in tutte, ma forse nelle più impegnative cose che ho fatto – e cioè il tentativo di indagare sulle cause degli avvenimenti dietro le apparenze, sia nella storia – con la S maiuscola o minuscola, come vuoi –, ma soprattutto di mostrare analogie e differenze con quel che succede oggi. Non è una fuga nel passato, ma è un servirsi del passato per indagare sul presente, e chissà, forse anche sul futuro. MA: Questo tuo porre l’accento sulla storia mi porta verso la successiva domanda. No Pasarán – una trilogia dedicata alla guerra civile spagnola – è lo sviluppo più recente della saga di Max Fridman. Mi hanno colpito molto le tue prefazioni, dove mescoli le fotografie in bianco e nero di Robert Capa con tue tavole che imitano le foto dell’epoca, presentandoci i personaggi che hai creato. Per di più, affianchi a queste immagini un tuo testo che ha un valore anche documentario perché descrive e discute eventi storici, dando ai lettori alcune coordinate fondamentali per affrontare il racconto che segue come una riflessione sul passato. Mi sembra qui importante il tema della memoria, anche perché la prefazione al primo volume si conclude con la frase “Io non li ho dimenticati”, riferita ai combattenti della guerra di Spagna e al loro eroismo, scaturito da vite che prima potevano essere magari comuni, ma che sono passate attraverso un processo di metamorfosi. C’è dunque un messaggio forte nel tuo racconto per immagini… VG: Sono domande complesse e, ahimè, non sono capace di dare risposte lapidarie… Intanto, voglio dirti che un certo intento “didattico” nei miei libri c’è sempre, soprattutto nelle prefazioni, dove posso essere didattico senza annoiare troppo, ma anche nella narrazione vera e propria c’è da parte mia la voglia di raccontare cose che sono spesso ignorate o mistificate. Si dice che oggi la gente non ha più la capacità di indignarsi, ma io mi indigno anche troppo… Mentre ero all’inizio di questo lavoro, lessi la prefazione di Sergio Romano a un libro sulla guerra civile spagnola, in cui Romano sosteneva che Franco – per quanto dittatore – aveva avuto il grande merito di aver evitato alla Spagna un destino simile a quello che avrebbero conosciuto i paesi dell’Est dopo la seconda guerra mondiale. Credo che sia un incredibile falso storico, non un’interpretazione personale, poiché esistono lettere di Stalin ai propri referenti in Spagna, come il console sovietico accreditato presso la Repubblica, in cui Stalin si raccomanda che non venga instaurata assolutamente una dittatura del proletariato. Anche se il partito comunista spagnolo aveva sempre più peso verso la fine della guerra, in quel momento Stalin era preoccupato di conservare buoni rapporti con le democrazie occidentali per arginare Hitler. Siamo ancora ben lontani dal patto Ribbentrop-

Maurizio Ascari intervista Vittorio Giardino  

Vittorio Giardino è oggi uno dei più noti romanzieri a fumetti italiani, celebrato per il suo uso della “linea chiara”. Le sue numerose oper...

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