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In questo numero I giovani che lottano contro la violenza zionale Workshop interna per formatori


1 A Space to Speak Up


Uno Spazio per Parlare 2

Contents Benvenuti al primo numero della rivista A Space to Speak Up! Uno Spazio per Parlare!

Questa rivista è il primo di almeno Quattro numeri nei quali il progetto Transpace presenterà una vetrina su quello che fanno e raggiungono i giovani partecipanti. Transpace è per giovani con bisogni speciali, vittime di violenza e aggressioni nella vita quotidiana. Ha l’obiettivo di offrire loro degli strumenti per lottare contro questi comportamenti. Il partner capofila del progetto, Fundacion Intras, ne parla più approfonditamente a pagina 3. Noi ci concentreremo su quello che i giovani nel progetto vogliono dire e mostrare di quello che stanno facendo. La maggior parte di quello che leggerete saranno le loro storie, riflessioni, fotografie, immagini e osservazioni su quello che sperimentano e imparano. I giovani faranno anche una Mostra artistica nel 2014 per esprimere la loro creatività. Argomenti ricorrenti nella rivista saranno i profili delle organizzazioni partner e di alcuni formatori che lavorano con i giovani partecipanti. Ogni numero, inoltre, offrirà alle organizzazioni partner e agli stakeholder una piattaforma per far emergere e discutere problematiche riguardanti il loro lavoro. Una sezione che sarà sempre presente sarà una storia raccontata attraverso un fumetto. Non saranno storie ricercate, come potrete vedere in questo numero, e dovremo incoraggiare i giovani a provare. A Space to Speak Up - Uno spazio per parlare sarà disponibile in tutte le lingue dei paesi partner – bulgaro, inglese, Tedesco, ungherese, italiano e spagnolo – come PDF dal sito di Transpace: www.transpaceproject.eu Ma questo è il nostro primo numero. Abbiamo bisogno del vostro aiuto e dei vostri suggerimenti per sviluppare e migliorare. Roy Smith

Production team

Editor – Roy Smith Design and graphics – The MRS Consultancy Illustrations and editorial assistant – Jack Robert Smith

We would like to hear from you, the readers, about what you thought of our magazine – and – do you have anything that might help us spread our message.

If so email Roy Smith at info@transpaceproject.eu

18 Profilo di un formatore: 3 Che cos’è il progetto Martin Transpace? - 21 Prepararsi per Transpace 19 4 - 15 i Vittime e violenza: tor – il workshop dei forma la ricerca sull’aggressività a Sofia e la violenza 23 Profilo di un formatore: 16 - 17 Profilo di un Partner: Sabine pro mente Alta Austria

Pages 24 to 25

Profilo di un Partner: Fundacion Intras

24 - 25

27 - 28 Cartoni animati e fumetti – I giovani ci dicono come si sentono

26 Laboratorio con i Prossimamente giovani in Spagna

29

Pages 19 to 21

Things are GO!


3 Uno Spazio per Parlare

Transpace è un partenariato europeo finanziato attraverso il programma Daphne del Direttorato Generale Giustizia della Comunità Europea. E’ nato come risposta a una crescente preoccupazione sull’ampiezza e la varietà delle tipologie della violenza di cui sono vittime bambini e giovani con problemi di salute mentale. L’obiettivo centrale del progetto Transpace è quello di dare degli strumenti a questi giovani per combattere con efficacia la violenza di cui sono vittime nella loro esperienza quotidiana. Il programma ha come focus l’uso dello spazio come concetto fluido e positivo, che permette ai giovani di sviluppare uno spazio intermedio tra la loro realtà interna e il mondo esterno. Possono usare lo spazio per lavorare su concetti come la risoluzione non-violenta dei conflitti, il pensiero divergente, l’interazione sociale, l’autoriflessione e la crescita.

lavorare sul concetto di risoluzione non-violenta dei conflitti

Il programma è stato sviluppato ascoltando le esperienze che i giovani vittime di violenza hanno raccontato sulle loro esperienze e preoccupazioni. Il programma utilizza anche degli strumenti e delle metodologie multi-disciplinari che rese disponibili da ciascuno dei partner europei. Con la conclusione di Transpace, ai giovani partecipanti sarà stata offerta un’opportunità sentirsi orgogliosi di gestire delle difficoltà che altri giovani della loro età non hanno. Capiranno che occorre forza di carattere per chiedere e accettare supporto. Saranno consapevoli che hanno il controllo su come si comportano e avranno degli strumenti per affrontare positivamente atteggiamenti aggressivi e bullismo, sentendosi più forti. Fundacion Intras Sara Marcos Ispierto Manager di progetto Intras Foundation


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Victims and Violence

Uno studio sull’aggressività e la vittimizzazione tra bambini e giovani con bisogni speciali Di Sara Tement, Bojan Musil, Ajda Šoštarič and Karin Bakračevič Vukman

Questo studio ha come obiettivo una valutazione della prevalenza di atteggiamenti aggressivi tra i giovani con bisogni speciali. Abbiamo paragonato la prevalenza del tasso di aggressività tra i diversi paesi che prendono parte al progetto Transpace e aumentato la nostra comprensione attraverso delle interviste con i giovani. La nostra comprensione delle dinamiche degli atti aggressivi e delle risposte delle vittime ha permesso al progetto di costruire una metodologia innovativa che può essere utilizzata per aiutare i giovani a sviluppare strumenti per combattere l’aggressività.

Alcuni membri dell’équipe del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Maribor che hanno compilato e scritto la relazione.

L’équipe di studio ha attinto a materiale teorico estensivo in quest’area per sviluppare un questionario – lo Strumento di Aggressività e Vittimizzazione. Questo strumento è stato attentamente tradotto in tedesco, spagnolo, bulgaro, italiano e ungherese e applicato in sei paesi europei nel periodo maggio-giugno 2013. Il lavoro è stato guidato dal Dipartimento di Psicologia, Università di Maribor, Slovenia, con la ricerca sul campo condotta dai partner di Transpace.


5 Uno Spazio per Parlare

Che cosa succede e perché Che cosa intendiamo per atti violenti e aggressivi Definiamo la violenza o gli atti aggressivi o di bullismo a scuola come dei fenomeni nei quali una persona è “esposta, ripetutamente e nel corso del tempo, ad azioni negative da parte di una o più persone, attraverso il contatto fisico, le parole o in altri modi” (Olweus,1993). Ciò che intendiamo, quindi, parlando di atti aggressivi, non è un evento singolo ma una esposizione prolungata – e può essere diversa in contesti diversi.

Violenza nel contesto scolastico L’aggressione fisica è caratterizzata da violenza fisica diretta contro altri, attraverso spinte, colpi o calci. L’aggressione verbale può essere definita come un atteggiamento negativo verso qualcuno espresso

direttamente attraverso dei contenuti (es: dire cose che feriscono o usare nomignoli offensivi) e attraverso un particolare registro (es: urlando a qualcuno o minacciandolo). L’aggressione relazionale è più indiretta e comprende la manipolazione volontaria e tentativi di mettere in pericolo le amicizie di un altro ragazzino o il suo senso di inclusione da parte del gruppo di pari (es: incoraggiare gli altri a non essere amici con dei compagni di classe o con altri bambini, raccontare bugie). Cyber-bullying: “Aggressione che si manifesta attraverso l’uso del computer (es: e-mail e messaggi istantanei) o il telefono cellulare (es: sms).”

Violenza nel contesto familiare: La vittimizzazione psicologica è caratterizzata dal dire o fare cose che fanno sentire in imbarazzo o in colpa un bambino o un adolescente. Il trascurare comprende un’assenza di cura adeguata nei confronti di un bambino o di un adolescente e l’ignorarne i bisogni. Lo studio ha come focus i bambini che si sono identificati come vittime di atti aggressivi. Le interviste con questi giovani hanno toccato delle situazioni nelle quali sono avvenuti atti aggressivi (negli ambienti scuola e famiglia), la percezione delle vittime di queste situazioni, l’auto-stima delle vittime e il loro benessere generale. Da queste interviste si è ottenuta una comprensione più profonda delle realtà soggettive dei giovani che hanno avuto esperienza di violenza. Nove cornici tematiche e una cornice trasversalesono emerse:


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Bassa auto-stima

Una bassa auto-stima sembra essere il problema più prevalente e complesso riportato dagli intervistati, apertamente o in modo tacito. Questo può essere considerato come il punto nevralgico che silenziosamente giace alla base della maggior parte delle ragioni o conseguenze relative alla violenza. Il problema appare ampiamente presente in bambini che hanno sofferto varie forme di violenza da parte dei pari e sembra essere altamente correlata a umori depressivi, attacchi di panico, vergogna e addirittura auto-lesionismo. La sfida maggiore nell’affrontare

Esperienza: Seb ammette di avere un’autostima molto bassa, che sembra essere la causa della sua incapacità di allontanare dalla sua vita gli aggressori. Se avesse acquisito un meccanismo per aumentare l‘auto-stima, la sua capacità di far fronte alle intrusioni nel suo spazio sarebbe certamente migliorata.

il problema della bassa auto-stima e del conseguente “comportamento da vittima” è quello di offrire uno strumento a questi ragazzini per pensare a se stessi, articolare se stessi, riflettere su se stessi e asserire se stessi.


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Tutti ce l’hanno con me Questo tema è estremamente comune e molto importante perché introduce il fattore delle dinamiche di gruppo e la sua funzione nel perpetrare violenza contro una vittima isolata. Le numerose segnalazioni che un gruppo di giovani ha commesso atti di bullismo,fatto molestie o ridicolizzato un altro giovane indicano che questo è un tema fondamentale da affrontare in qualsiasi tipo di intervento.

Il punto principale da affrontare è la debolezza di un singolo quando aggredito collettivamente da un gruppo. Come può proteggersi contro un gruppo di individui che s’incoraggiano l’un l’altro e che sono protetti socialmente e in altri modi dal carattere anonimo di un gruppo ampio?

Esperienza:

Loretta vive un momento difficile con i compagni di classe; racconta di una serie di episodi successi a scuola. Alcuni compagni una volta le hanno abbassato i pantaloni; c’è stato poi un episodio in cui la sua borsa è stata nascosta e, infine, racconta che alcuni compagni parlano male di lei alle sue spalle. Dice di non stare bene in classe, perché ci sono troppi intrighi e litigi.


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Si dice che... Un altro tema importante, percepito come una fonte di incidenti violenti tra ragazzini, è il mettere in giro dei pettegolezzi intenzionalmente. Il pettegolezzo non è fisicamente violento se paragonato a un pugno in faccia, ma può avere un’influenza distruttiva fortissima nella vita e, sotto questo aspetto, va considerato chiaramente violento.

Esperienza:

Quando Anna si è trasferita, è iniziato a circolare il falso pettegolezzo che avesse rubato o rotto qualcosa e che per questa ragione avesse dovuto andarsene. Questo falso pettegolezzo l’ha molto turbata, fino al punto di dover cambiare numero di telefono per poter chiudere i contatti con tutti. Quello che è apparso positivo nella risposta di Anna è che ha provato ad affrontare la cosa apertamente con le persone che avevano creato il pettegolezzo. Loro però non si sono presentati e ora lei li vede come dei codardi.


9 Uno Spazio per Parlare

Essere un fantasma Un altro tema di violenza che compare in molte interviste è quello dell’esclusione sociale attiva: molti giovani raccontano di essere completamente esclusi dai gruppi sociali. L’esclusione sociale generalmente opera come un meccanismo

Esperienlazama: ncanza

Joe avverte di uno spazio suo, uno spazio nel quale abitare e dal quale parlare. Si lamenta di non essere incluso nel gruppo di pari e di non essere ascoltato quando cerca di parlare, come se abitasse in uno spazio invisibile, che non gli permette di produrre suoni o immagini. Inoltre, l’invisibilità di Joe si estende alla vita familiare, dove non è invitato a prendere parte alle decisioni della famiglia e sente di dover spartire la madre con quattro fratelli più piccoli, cosa che produce in lui anche un senso di colpa con il quale convivere.

aggiuntivo di accompagnamento di altri atti violenti e riconferma lo status della vittima come soggetto indifeso e isolato.


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Evasione dalla realtà

Esperienza:

Patricia ammette che a volte desidera andare lontano, molto lontano, specie quando non riesce a trovare una soluzione. Questo sembra avvenire a volte al lavoro.

L’evasione dalla realtà è un importante tema legato alla violenza, poiché va oltre l’episodio violento e funziona come meccanismo per fronteggiare le difficoltà nella vita in generale, piuttosto che strettamente come semplice meccanismo di difesa, in particolare contro la violenza. Fuggire, allontanarsi dal mondo o spingere il pulsante “spento” emerge frequentemente nei giovani come reazione alla violenza.

L’evasione dalla realtà è considerata molto di più che semplicemente un chiudersi al di fuori di un episodio violento. E’ piuttosto un modo di essere e, in questo senso, funziona come difesa dalla realtà; contro il lasciare scorrere la vita; contro il sentire la vita per quello che è; e contro il costruire qualcosa di significativo attraverso l’esperienza del positivo e del negativo della realtà.


11 Uno Spazio per Parlare

Il potere sovversivo dell’umorismo Questo tema è diverso dai precedenti, poiché non racconta di un particolare tipo di violenza ma suggerisce una soluzione molto lucida, plausibile e altamente creativa. Per questa ragione, appare un tema importante da includere, anche se soltanto tre degli intervistati ne hanno parlato. Ciascuno di loro a suo modo ha suggerito che vorrebbe rispondere a episodi violenti con l’umorismo invece di non dire nulla. Applicare il senso dell’umorismo come scudo di difesa contro l’aggressività non ha l’obiettivo di mantenere la vittima al sicuro, ma va oltre, nel senso di penetrare nello spazio dell’aggressore e cambiarne la struttura. La vittima diviene un soggetto attivo nella risposta alla violenza, compiendo un passaggio fondamentale dall’essere oggetto (dell’aggressione) al divenire soggetto (della reazione contro l’aggressione).

Esperienza:

Boris dice che vorrebbe rispondere alla violenza con il senso dell’umorismo, ma quando si trova al centro di una situazione violenta non riesce a pensare a niente di divertente da dire. E’ soltanto dopo che le parole gli vengono alla mente.


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La violenza fisica non contrastata Ci sono stati un paio di racconti di forme molto gravi di violenza fisica. L’enfasi in ogni intervento dovrebbe essere centrata sull’insegnamento al gruppo di una sensibilità verso la natura intollerabile della violenza fisica e sulla responsabilità di ogni individuo di intervenire in atti di violenza per cercare di fermarli.

Esperienza: I compagni di classe di Katy la picchiano regolarmente e lei non ne conosce il motivo. Sembrano anche essersi verificati degli episodi a casa, nei quale il patrigno le ha versato addosso del liquido caldo e la sorella l’ha bruciata con un cucchiaio bollente. Se questi due episodi siano o meno stati intenzionali non risulta chiaro dall’intervista.


13 Uno Spazio per Parlare

L’ (auto-) Aggressore?

Esperienza:

Anton ammette di avere colpito un altro ragazzino e averlo ferito alla testa in modo grave, perché il ragazzino aveva usato nomignoli contro di lui e sua madre. Anton dà l’impressione di avere delle tendenze potenzialmente aggressive, dice di non essere sempre di buon umore, in particolare quando le persone non sono gentili con lui e che a volte si comporta male.

Anche se la maggioranza dei giovani intervistati sono vittime di violenza, c’è un’indicazione che un numero sorprendentemente alto di loro abbia delle tendenze violente, in particolare sotto l’aspetto di rapida perdita del controllo. Un ampio numero di tendenze aggressive riportate dalle ragazze si manifesta con urla, l’arrabbiarsi con delle persone senza un motivo e l’essere impazienti. I ragazzi, invece, parlano di comportamenti fisicamente

violenti in alcuni casi, anche se questa violenza è a sua volta provocata frequentemente da episodi violenti. E’ importante prestare attenzione al problema di mantenere il controllo in una situazione aggressiva e quando al centro di un’interazione intensa.


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Casa dolce casa In generale, la violenza in famiglia rimane limitata a urla e pianti in casa, cosa che sembra riflettere le esperienze e l’approccio educativo di genitori e figli. In alcuni casi, i giovani esprimono il desiderio di maggiore indipendenza dai genitori, che sono

Esperienza:

naturalmente più protettivi nei confronti dei figli di quanto non sarebbero se questi non avessero bisogni speciali.

Carlos si sente a volte a disagio a casa perché il padre è una persona irritabile che si offende facilmente e si arrabbia. In seguito, quando la tensione cresce, tutti cominciano a urlare contro gli altri.


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Essere l’altro In conclusione La cornice tematica finale comprende l’intero spettro dei temi relativi alla violenza, in relazione alla salute mentale ed ha uno spettro concettuale che eccede i singoli temi di cui si è parlato sopra. L’“alterità” è a volte strettamente collegata a difficoltà di salute mentale o disabilità cognitive e deve essere affrontata come tema separato. Tutti coloro che non rientrano nell’immagine di rappresentazione dominante sono l’”altro”, in particolare persone con problemi di salute mentale e disabilità cognitive. E’ dunque cruciale per loro imparare a conoscere l’”alterità”, in qualunque forma e incarnazione, in modo da poterla incorporare nella propria realtà emotiva e cognitiva e poter diventare capaci di esprimere l’”alterità” come una posizione soggettiva legittima che merita e ha diritto a un suo spazio.


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Profilo Partner

Pro mente Alta Austria ......

Problemi di salute mentale : l’inclusione è la risposta .... Aiuto per le persone con problemi di salute mentale Una malattia psichiatrica non è un destino a cui rassegnarsi. Più di una su quattro persone in tutto il mondo si trova ad affrontare problemi di salute mentale. Pro mente Alta Austria gestisce circa 150 strutture che forniscono assistenza nella provincia dell’Alta Austria. Per più di 45 anni Pro mente Alta Austria, Associazione per la salute mentale e sociale, ha fornito consulenza e assistenza a persone affette da problemi di salute mentale, con un organico di circa 1500 dipendenti professionali e di ulteriori 260 volontari. Le persone che contattano le strutture di Pro mente Alta Austria sono mediamente di circa 30 000. I servizi sono forniti gratuitamente ai pazienti.

Counselling, alloggio, lavoro e tempo libero

Le attività di Pro mente Alta Austria includono consulenza per le persone con problemi di salute mentale e problemi sociali e per le loro famiglie. Inoltre, alcune strutture in Alta Austria forniscono un’ulteriore assistenza in materia di alloggio, lavoro e tempo libero, e su problematiche relative alle dipendenze. Obiettivo centrale è quello di facilitare l’integrazione di persone con problemi mentali nelle comunità locali. I servizi sono forniti il più possibile in prossimità della zona di residenza del paziente.

Prevenzione e intervento sulla crisi

Attività di informazione e prevenzione aiutano a bloccare lo sviluppo di problemi psichiatrici prima che si manifestino. A questo proposito, l’esistenza di linee telefoniche per l’assistenza personale in momenti di crisi mentale è molto importante. La nostra hotline di emergenza psicosociale è disponibile 24 ore 7 giorni alla settimana.

Empowerment - la promozione di indipendenza Il nostro staff aiuta i pazienti a scoprire i propri punti di forza e a prendere parte attiva nel plasmare la propria vita. Vengono loro offerti conoscenze e strumenti che permettono loro di comprendere la loro situazione e prendere decisioni per se stessi. Le persone con problemi di salute mentale sono spesso oggetto di discriminazione e sperimentano l’esclusione sociale. “Empowerment” significa che imparano a gestire la loro vita, diventando consapevoli delle loro capacità, sviluppando competenze e facendo uso delle proprie risorse individuali e collettive al fine di condurre una vita indipendente. In Transpace stiamo lavorando con i giovani provenienti da Pro mente. Stiamo anche collaborando con organizzazioni del settore socio-sanitario, come ospedali per la salute mentale, scuole e altre istituzioni che lavorano anche con giovani con bisogni speciali.


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Il KUK, il reparto creativo di Pro mente ha portato in scena la commedia “Stepping Out” di Richard Harris. Questo lavoro mostra la ballerina di poco successo Mavis che, con la sua pianista,la signora Fraser, conduce un corso di danza per amatori. Una volta alla settimana, otto donne e un uomo, che si sente frustrato, solitario e infelice, si riuniscono per ballare con l’anima. L’impegno di questo gruppo di partecipare a un evento di raccolta di fondi scaccia l’invidia e mette a tacere dispute e litigi. C’è un obiettivo comune in cui si sviluppano non solo il talento, ma anche nuovi atteggiamenti. Ottimismo e gioia ritornano.


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Questo sono io, Martin Kroeber dalla Germania Il motto del mio lavoro nel Progetto Transpace è: “Molti partecipanti, strategie diverse, un unico obiettivo: sostenere

e promuovere giovani disabili così che non subiscano violenza “,

Sono nato nel 1955 a Mönchengladbach . E ‘una città noiosa vicino al confine olandese nella parte occidentale della Germania. Ma almeno c’è un’attrazione: la grande e famosa squadra di calcio “ Borussia Mönchengladbach “. Oltre a guardare il “Borussia” sono andato a scuola in città - ma non mi è piaciuto molto. Ero molto più interessato a chiacchierare con i miei amici. Nel 1974 ho terminato i miei esami finali della scuola secondaria, rifiutato il servizio militare obbligatorio, e invece ho lavorato in una casa di riposo per anziani.

Sto insegnando ormai da più di 25 anni. Dal 2001 ho lavorato come insegnante nel centro vocazionale della CJD - Frechen. Si tratta di un istituto che offre una seconda possibilità per gli alunni che hanno fallito nelle loro scuole. Mi piace lavorare lì, anche se devo guidare 41 chilometri per andare a scuola! Il tempo in autostrada e insegnare agli studenti sono una sfida, ma si sviluppano strategie . Per me parte di questo sviluppo è stato quello di intraprendere un corso di formazione per combattere la violenza, il razzismo, l’aggressività e il bullismo. Essere un insegnante e un allenatore è una combinazione perfetta per me.

Nel 1976 era giunto il momento di dire addio a Mönchengladbach e mi sono trasferito a Bonn

A parte il lavoro amo fare sport. Gioco a tennis,

- l’ex capitale è ancora il mio posto preferito in

pallavolo e faccio corsi di giocoleria. E più

Germania - per iniziare la mia vita di

invecchio e più mi piace scalare le montagne

studente. Ho apprezzato molto la mia

con la mia moto. La scorsa estate sono stato

nuova libertà e sono ancora felice della

un po’ orgoglioso di arrivare sulla cima

decisione di diventare un insegnante.

del “Mont Ventoux “, una tappa del “ Tour de France”, e farlo senza doping e di sicuro non in “maglia gialla “.


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Ci prepariamo per Transpace Il workshop dei formatori a Sofia ... Tutti i partner del progetto che lavoreranno direttamente con gruppi di giovani nel progetto Transpace si sono incontrati a Sofia, Bulgaria, dal 24 al 27 settembre 2013. E’ stata loro presentata una metodologia innovativa di psicodramma e tecniche spaziali transitorie che daranno ai giovani partecipanti degli strumenti per combattere l’aggressività. Oltre a passare piacevolmente del tempo insieme, grazie all’ospitalità della Dott.Galabina Tarashoeva e del’équipe del Centro di Salute Mentale “Prof. Nikola Shiokovenski”, i formatori si sono concentrati sulla discussione della metodologia che avrebbero usato e su quello che potevano imparare gli uni dagli altri.

imitazione e attraverso la pratica imparano a liberarsi dai loro ruoli rigidi ed esplorare nuove possibilità. Il contesto del teatro prevede la credibilità sia per il protagonista sia per la sua storia, e fornisce strumenti per riflettere sulla violenza e su come lo spazio può promuovere l’auto protezione “.

Gabi Tarashoeva, che ha guidato il workshop, ha spiegato: “Ogni bambino ha bisogno di un posto sicuro per sperimentare sicurezza, calore e ammirazione. Ma ogni bambino ha bisogno anche di lasciare questo paradiso ed esplorare il mondo. I giovani hanno bisogno di sperimentare: per essere piccoli e grandi, fragili e forti. Per

Capire le problematiche

Dr. Gabi Tarashoeva

Prima di cominciare la formazione, ai partecipanti al workshop è stata anche presentata la ricerca condotta in ogni paese partner, che ha esaminato come si manifestano la violenza e l’aggressività. Per maggiori informazioni, vedere la sezione “Vittime e violenza”, p. 4-15 di questa rivista. Dr. Bojan Musil


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Bojan Musil ha spiegato ai formatori che la ricerca aveva identificato nove diversi temi di comportamento aggressivo, e che aveva guidato lo sviluppo della metodologia sulla quale avrebbero lavorato durante il workshop. I nostri insegnanti sono stati coinvolti in tutti i tipi di esercizi e discussioni. Vedrete che cosa sono e come i nostri giovani potranno essere coinvolti nei prossimi numeri “A Space to Speak Out” - Uno spazio per parlare. Qui di seguito alcuni degli esercizi utilizzati nella formazione:

Creazione di un luogo sicuro

Il problema La bassa autostima sembra essere molto diffusa e appare come il problema più complesso, che si trova in qualche modo silenziosamente al centro della maggior parte delle ragioni della violenza o delle sue conseguenze. La natura latente di bassa autostima in relazione alla violenza ha molto a che fare con il fatto che essa abbraccia un paesaggio cognitivo ed emotivo complesso il cui “centro” è difficile da individuare, soprattutto in considerazione del fatto che “ il nucleo” di bassa autostima è diverso da un individuo a un altro. Alcuni di questi giovani sembrano aver già vissuto episodi di aggressione domestica/abuso, che non hanno mai imparato ad affrontare, e che quindi persistono. Ogni nuovo atto di violenza ribadisce quindi la normalità di tali episodi e il ruolo. Mantenere il controllo della situazione aggressiva e mantenere la calma è una sfida, come lo è escogitare un modo per creare un rifugio mentale, uno spazio che permetta di riflettere su una situazione intensa come se dall’esterno per poi agire in maniera controllata.

L’attività Una tecnica che i formatori hanno esaminato a Sofia è quella del “Castello Magico”. Eva, Letizia, Natalia e Gustavo sono stati invitati a pensare a un luogo sicuro in cui sono stati o dove vorrebbero essere per sentirsi al sicuro, protetti, amati e stimati. Sono stati invitati a fare i seguenti esercizi: “Immagina questo posto come il tuo castello, immagina di vederlo e trovare qualcuno (reale dalla tua vita o di fantasia) che verrà a vivere con te in esso: l Chi potrebbe proteggerti / difenderti? “ l “Chi potrebbe ammirarti? “ l “Chi potrebbe amarti e soddisfare tutte le tue esigenze? “ E’ stato poi chiesto loro di organizzare una parte della stanza come questo castello e di disegnarne i confini con una corda. Gabi Tarashoeva, che ha guidato l’attività, ha poi visitato ogni castello a turno. Ha assunto il ruolo di un giornalista, ponendo domande per aiutare il proprietario del castello a presentare se stesso e aumentare le fantasie e le immagini interiori. Le domande ruotavano intorno a come ognuno di loro si sentiva rispetto alla protezione e alla cura nel nuovo spazio disponibile. Poi Eva, Letizia, Natalia e Gustavo sono stati invitati a comunicare tra loro, sulla base della nuova esperienza di forza e autostima. L’atto finale è stato quello di interiorizzare questo luogo sicuro e di tornare alla realtà portando dentro di sé questo Castello Magico.


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Ulteriori informazioni su come affrontare ed evitare l’evasione il problema

Scappare, chiudendo fuori il mondo o premendo un pulsante mentale “spento” è una risposta frequente dei giovani che affrontano l’aggressione e la violenza. L’evasione dalla realtà è un tema importante da affrontare all’interno del programma di formazione e la sua importanza deriva dal vederlo come una gruccia, che impedisce di vivere la vita pienamente, evitando lo scontro a tutti i costi. La sfida è quella di trovare uno strumento per i giovani che impedisca loro di scegliere il rifugio nel momento in cui la vita “si mette di mezzo”. La vita va vissuta e un primo passo è quello di sviluppare una strategia per affrontarla invece di ritirarsi. I formatori hanno esaminato come i giovani possano sviluppare strumenti - apprendere che ci sono non solo persone forti e deboli, che ognuno di noi ha due parti: dare valore e mostrare le parti forti e non vergognarsi delle proprie parti deboli.

L’attività Questo dimostra solo una parte di ciò che è stato fatto alcuni esercizi fisici a confronto. Si vedranno altri aspetti di come i ragazzi esplorano l’evasione nei prossimi numeri di “ A Space to Speak Up” - Uno Spazio per Parlare. I formatori si sono divisi in coppie circa della stessa altezza/peso. In piedi, faccia a faccia, e toccandosi solo con i palmi delle mani. Quando il leader del corso ha dato il segnale, ognuno ha iniziato a premere e spingere le mani del partner. Nessuno aveva il permesso di muovere le gambe. Il compito era quello di far spostare le gambe del partner senza spingere il compagno a terra. Dopo questo gioco, i formatori hanno cambiato partner, ma ancora una volta con qualcuno di stazza simile. I due partner ora stavano in piedi di spalle l’uno all’altro e toccandosi la schiena. Al segnale dovevano spingere per far spostare il partner in avanti, senza mani, solo spingendo con la schiena e le gambe.

Dopo ogni esercizio il gruppo si è distribuito in cerchio e i partecipanti hanno condiviso la loro esperienza e quello che hanno scoperto o appreso nei loro diversi ruoli. Questi esercizi hanno lo scopo di stimolare la discussione e dei cambiamenti nel comportamento. Quando si lavorerà con i giovani, il gruppo verrà separato in due sottogruppi: 1. Mettiti nei panni di bambini fisicamente deboli, vittime 2. Mettiti nei panni di bambini fisicamente forti e aggressivi Nei loro sottogruppi rifletteranno su: 1. - “Qual è la loro forza non fisica? “ “ Come hanno potuto usarla”? 2. - “Qual è la loro debolezza non dal punto di vista fisico?” “Cosa li fa avere paura”? Dopo le discussioni nei sottogruppi, ai giovani verrà chiesto di alzarsi in piedi uno di fronte all’altro e, usando il loro nuovo apprendimento, di impegnarsi in un confronto verbale. I sottogruppi si scambieranno poi di ruolo dopo essersi uniti per condividere e riflettere.


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Passaparola

Dire agli altri quello che facciamo Una parte fondamentale del progetto coinvolge anche i formatori che incoraggiano i giovani e i bambini a utilizzare tecniche artistiche e giornalistiche per esprimere i loro sentimenti e descrivere il proprio spazio. Ai formatori sono state presentate delle tecniche di reporting di comunità che guideranno gli studenti - e i formatori! E per presentare la loro storia a modo loro scegliendo tra scrittura, fotografia, video o audio. Il lavoro svolto dai ragazzi sarà mostrato in queste pagine nei prossimi numeri. Parleranno di ciò che fanno e queste storie si troveranno in “Uno Spazio per Parlare”, nel sito web del progetto e sulle nostre pagine Facebook e Twitter.

Fateci sapere cosa pensate di quello che i nostri giovani stanno facendo e se conoscete qualcosa di simile fatecelo sapere.

I giovani con difficoltà di apprendimento diventano Reporters comunitari

Link a Isabel Canale YouTube http://www. youtube.com/user/ ISABELPROJECT

Blog : Associazione di ecuadoriani che vivono in Cantabria


23 Uno Spazio per Parlare

Il mio nome è Sabine Lavoro come formatore a BorgoRete (Italia)

Sono nata in Olanda, ma vivo in Italia

nello stesso tempo ho studiato recitazione.

dal 1985. Dopo i miei studi in Olanda per

Ho anche iniziato a lavorare con un’altra

diventare una logopedista, ho lavorato presso

compagnia teatrale chiamata ‘Fonte

la Scuola di Arte drammatica di Amsterdam

Maggiore’ e ho partecipato a molti spettacoli

e Arnhem per alcuni anni, nella gestione di

teatrali e gestito laboratori espressivi per i

seminari su ‘Formazione Voice’ .

bambini nelle scuole.

In seguito, in cerca di avventura, ho lasciato il mio paese nel 1984 con il mio ragazzo, il mio cane e il mio camper. Il programma era di viaggiare per un anno in giro per l’Europa, facendo teatro di strada qua e là. Nei nostri viaggi abbiamo incontrato una compagnia teatrale italiana che faceva “teatro in piazza” in giro per l’Italia e ci siamo uniti a loro. Questo era il modo più affascinante di vedere e conoscere l’Italia da nord a sud, con tutti i suoi meravigliosi borghi e i paesini dove recitavamo le nostre commedie . L’esperienza si è conclusa nel 1985, ho iniziato a lavorare con un lavoro stabile come insegnante di canto presso il Teatro Centro Universitario (CUT - Centro Universitario Teatrale), un centro di corso di teatro , dove

Dopo questo periodo emozionante, creativo ma molto impegnativo, le cose sono cambiate quando ho dato alla luce mia figlia nel ‘94. Una nuova avventura, molto bella e colorata, si è avviata. Nel 1995 ho iniziato a lavorare con ‘ BorgoRete ‘ nel settore della salute mentale, dove sto tuttora lavorando. Mi sono sposata, trasferita in campagna dove vivo ancora oggi con la mia famiglia, due gatti, alberi da frutta e un orto. I giochi si sono fermati ma l’insegnamento del teatro sta proseguendo ... Infine quello che era iniziato per durare un solo anno ..... tornare alle mie radici un giorno? ...... Non si può mai sapere!”


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Il nostro partner da Valladolid in Spagna Fundacion INTRAS è una organizzazione non-profit dedicata alla ricerca di alta qualità e di intervento nel campo della salute mentale. Si compone di otto centri di formazione in tre province della Spagna con oltre novanta dipendenti tra personale amministrativo, psichiatri, psicologi, assistenti ai bisogni speciali e professionisti nei settori della salute mentale e dell’educazione speciale. Il nostro personale altamente qualificato svolge attività di ricerca e formazione e fornisce pratica clinica. INTRAS pone un forte accento sulla formazione, lo sviluppo di tecniche didattiche innovative e la fornitura di servizi di supporto per i giovani che soffrono di problemi di salute mentale, disturbi comportamentali e difficoltà di apprendimento.

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mo nel prog

etto

Fundacion IN TRAS ha un duplice ruolo TranSpace, in nel progetto primo luogo funge da coo garantire il su rdinatore per ccesso dell’a ttuazione del focus sul man progetto, co tenere vivi i le n un gami consort un reale svilu ili, consenten ppo reciproco do d i attività e tras conoscenze, garantendo l’e ferimento di cc fasi del prog ellenza nella etto. Oltre al qualità di tutt coordinamen e le prenderà par to del proget te attiva nello to , IN sv TRAS iluppo e nell’a metodologia , assicurando pplicazione d si el ch la tutti i paesi p e il progetto artner, nonch prenda vita in é a Valladolid un gruppo d (Spagna), do i 40 giovani ch ve e soffrono di mentale imp problemi di sa arerà a prote lute g g er competenze si dalla violen tecniche e cr za, acquisen eative. do

Le comunità

con le quali

sti

amo lavoran Collaboriamo do con organizza zioni nazional locali che lavo i e internazio rano per mig nali liorare la qual persone con ità della vita problemi di sa d el le lu te mentale e piena reinteg lottano per la razione nella so lo ro cietà. Fundac con centri ed ion INTRAS la ucativi e di fo rmazione e co vora e centri sport n scuole, pal ivi, organizza estre zioni culturali imprese soci e associazio ali, centri pro n i, fe ss l’occupazion ionali, centri e e la formaz di consulenza ione, aziende per associazioni private, centr familiari e altr i sa e n itari, fo INTRAS colla ndazioni. Ino bora con la re ltre la Fondaz io te ne collabora co pubblica di sa n l’ospedale lute mentale di psichiatria e di Zamora.


25 Uno Spazio per Parlare

Innovazione nella riabilitazione delle persone con malattie mentali gravi attraverso la musica Calle 61 è un gruppo musicale composto da cinque pazienti dell’Ospedale Mental Health Service in Zamora, Castilla y León, Spagna. Ciò che è più singolare di questa band è che i membri condividono una caratteristica – hanno in comune problemi di salute mentale. I sei membri del gruppo: Toni, Emilio, Juan Luis, Philip, Mikel e Quique, hanno tutti una malattia mentale grave e prolungata. Supportato da Care Complex Dipartimento di Psichiatria presso la Fondazione INTRAS a Zamora e la gestione di servizi sociali Castiglia e León, il gruppo musicale è stato costituito con l’intento di essere uno strumento di riabilitazione. I professionisti della salute mentale presso l’ospedale hanno ritenuto che fossero necessari ulteriori programmi/attività creative e artistiche che agissero come strumenti riabilitativi e terapeutici per le persone con problemi di salute mentale. Incorporando l’amore per la musica dei soci all’interno del loro programma riabilitativo, gli individui sono stati autorizzati a partecipare attivamente e progettare la loro attività. L’équipe di supporto ha ritenuto che fosse indispensabile per il gruppo adattare il servizio alle loro esigenze, in quanto ciò promuove ed esprimere creatività, motivazione e ispirazione, che potrebbe creare inoltre un effetto a catena su vari ambiti della loro vita, compresa l’auto- autostima, il funzionamento cognitivo, la fiducia, le abilità sociali e di elaborazione creativa. Ancora più importante è che il gruppo ama fare musica e questo ha reso la loro musica un successo. I sei membri del gruppo hanno tutti ruoli

diversi ma ugualmente importanti. Toni e Juan Luis suonano la batteria, ma Toni è il cantante. Compito di Emilio è quello di fornire i cori e Filippo suona la chitarra. Mikel e Quique sono responsabili per il suono e la sicurezza. Calle 61 ha creato con successo un album intitolato “Hotel senza stelle” ( “Albergo Sin Estrellas”), che è composto da dieci tracce. Ogni brano è stato scritto e composto da sei membri . Calle 61 ha suonato in concerti locali a Castilla y León, dove l’album può essere acquistato da Fondazione INTRAS e nei negozi online di Buenacompra. Un sito web (http:// calle61.intras. es), è stato progettato, che dispone di regolari aggiornamenti e notizie su Calle 61, informazioni, la storia del gruppo, brevi clip delle loro canzoni e il loro album.


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Officina Giovani popoli in Spagna - il nostro primo giorno Nella seduta di oggi , abbiamo guardato un video che mostrava come appare il comportamento aggressivo verso gli altri. Il protagonista di questo video si chiama Fito; è una persona che tende a prendere in giro altri, spesso umiliandoli. Dopo aver guardato il video siamo giunti alla conclusione che Fito non è qualcuno a cui vogliamo somigliare.

Non vogliamo

essere come FITO

Il suo comportamento lo ha portato a sentirsi solo e a non avere amici, la sua situazione familiare e il rapporto con i genitori è difficile e il suo futuro non sembra brillante, c’è un’alta possibilità che diventerà un criminale. Le frasi e le idee che ci piacevano e che attueremo da ora in poi sono le seguenti: ‘Essere consapevoli ciò che abbiamo intorno, cooperiamo in modo da non avere più persone come Fito. Ma se non siamo in grado di gestire le cose da soli, chiediamo aiuto ai nostri genitori e insegnanti». Dobbiamo aiutare le persone come Fito. E ‘ importante non essere semplicemente uno spettatore in situazioni di bullismo. Fito ha bisogno di aiuto, ma anche le vittime di bullismo e molestie ne hanno bisogno.

‘Non essere uno spettatore passivo’

arete”

“Non saremo , s


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Cartoni animati e fumetti possono aiutare i giovani a raccontare una storia.

Inviateci i vostri!


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29 Uno Spazio per Parlare

Novembre 2013

i Lavorare con i giovan i loro per aiutarli a trovare strumenti per la vita. Sessioni iniziali iniziano Spagna e Germania

in

Dicembre 20 a aprile 2 13 014 Labora

tori per i giovan svolgon i che si o in Aus tria, Bulg Ungheria aria, e I t a li a Giovan i e bamb ini di ogn esploran i pa o che co sa posso ese durante no fare “Un gior no nella spazio”

Gennaio 20 14

I partner s i incontran o in Frechen , Germania , per valutar e i progres si, riflettendo sulle loro esperienze , mentre si preparano le future a ttività

014 2 io g Mag 2014 io l g u i L i dagl

li un are g scambio r a p i Im isite d nali v i r alt azio re intern partne no ia entre

ri m amb agli alt visite e sc d e r a Impar scambiano tiche pra ni si giova buone spazio i nello n r io g Altri

Ottobre 2014

l Conferenza finale de l progetto si svolge ne Regno Unito

i risultati del I partner presenteranno r. L’obiettivo progetto agli stakeholde azioni è di fornire alle organizz e condividere interessate esperienze o applicare e pratiche che si posson e con i loro sviluppare altrove, anch . partecipanti e studenti

Luglio 2014 Ottobre 2014

Imparare dagli altri e stessi

fare noi

e applicano metodi Partners e formatori ch zione di altri partner ed esperienze di forma o giovani per laboratori con i lor i giovani, per Laboratori creativi per il re loro senso dello incoraggiarli ad esprime spazio vani nel progetto in Mostra d’arte per i gio pitate sul sito web ogni paese saranno os in “A Space to Speak Transpace e presenti rlare). Up” (Uno spazio per pa



Magazine Issue 1 - Italian