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QUANDO LA MORTE CHIAMA (When The Reaper Calls)

Comedy-Thriller di

PETER COLLEY

Traduzione italiana [unofficial version] Jessica Cenciarelli

*** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


PERSONAGGI 1.

Professore Victor Pierce, tra i 20 e i 40 anni

2.

Dora Pierce, sua moglie della stessa età di Victor

3.

Professore Harlan Brandstater, della stessa età di Victor

4.

Colleen Brandstater, sua moglie, sulla ventina.

5.

Agente McGuire, una poliziotta sui vent’anni.

L’azione si svolge in una vecchia e spettrale casetta convertita in un cottage estivo, sulla Costa della British Columbia, in Canada.

SINOSSI

DELLE SCENE

ATTO I 6. SCENA 1 – Primo pomeriggio di un venerdì estivo 7. SCENA 2 – Tarda serata, quello stesso giorno

ATTO II 8. SCENA UNICA - Quella notte

EPOCA Presente *** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


ATTO I SCENA 1 Soggiorno di un rustico cottage su una remota insenatura della selvaggia e accidentata costa della British Columbia, in Canada. Estate. Primo pomeriggio. Il cottage è stato edificato sulle rovine di una antica “dimora” indiana del tipo costruito dagli Haida e dagli Nootka sulla costa nord occidentale del Pacifico. Per questo l’intelaiatura è fatta di tronchi irregolari e le pareti di tavolati erosi dalle intemperie. Il cottage è stato raffazzonato alla meno peggio molti anni prima come riparo di un cacciatore ed è stato convertito in una residenza estiva molto spartana. In un secondo momento sono stati aggiunti (fuori scena) una cucina altrettanto primitiva e un bagno, ma tranne quello nulla è cambiato. Il vento ancora sibila tra le pareti come le vecchie ossa essiccate di una balena. IN FONDO AL PALCO, se possibile, un panorama mobile dovrebbe mostrare le variazioni del tempo. Nuvole, tramonti, tempeste e stelle potrebbero essere drammaticamente visibili attraverso la finestra del soggiorno. In alternativa, un fondale dipinto potrebbe mostrare come l’insenatura abbraccia il mare, circondato in lontananza da colline lussureggianti. Il soggiorno è dominato da una grande finestra che si affaccia sul mare: non ha vetri, ma solo una zanzariera (poiché il vetro tremerebbe durante i temporali). Una grande porta a doppia anta tagliata in modo rozzo conduce fuori su una passerella. Quest’ultima continua sotto la finestra e attraverso la finestra si possono vedere le spalliere di alcune sedie a sdraio, rivolte verso l'insenatura. Alcuni cespugli sono visibili attraverso la porta e la finestra. Un viottolo spunta tra i cespugli e si collega alla passerella. La *** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


porta della camera da letto (di Harlan e Colleen) è visibile sulla DESTRA e sempre a DESTRA c'è un corridoio che conduce alla cucina (FUORI SCENA). A SINISTRA c’è la porta della camera da letto di Victor e Dora. Nel soggiorno ci sono un divano sgangherato e un tavolinetto da caffè. Sul PROSCENIO A DESTRA c’è un tavolino fatto con un ceppo d'albero o un cassetta di legno: sopra c’è una scacchiera e una partita di scacchi rimasta evidentemente in sospeso; intorno ci sono una poltrona e un’altra cassetta di legno su cui i giocatori possono sedersi. A SINISTRA DEL PROSCENIO c’è un bancone grezzo con sopra alcune bottiglie, bicchieri e un vecchio telefono, giornali, sgabelli da bar e un cestino della spazzatura; una lista di numeri del telefono è stata appuntata lì sopra. Una luce pende sopra il bar. Nella stanza c’è una catasta di legna per il fuoco e una grossa ascia, la maggior parte dei libri sono ancora impacchettati dentro alcune scatole, e ci sono delle valigie che non sono ancora state svuotate; inoltre c'è uno schiacciamosche e accanto alla porta alcuni ombrelli. Le pareti sono abbellite con dei manufatti primitivi indiani inclusi un arco e delle frecce, una fiocina degli indiani aleutini, una cartina della costa appesa al muro e un grande termometro a mercurio su un sostegno di legno, poi scaffali fatti con delle vecchie cassette di legno che mostrano pile di libri universitari. Su una mensola c'è poi una collezione di erbe raccolte recentemente e messe dentro dei barattoli di vetro (usati come vasi) e anche varie teiere per fare thè aromatici eccetera. Prima che la commedia inizi, si sente della musica; dovrebbe evocare le melodie degli indiani della costa nord occidentale e far presagire come il cottage possa essere un posto remoto e pieno di brutti presagi. Quando la commedia inizia, la luce estiva si riversa nella stanza. La musica di sottofondo va a calare lasciando spazio al suono gentile del mare. Si sente il verso di una gavia echeggiare nella baia. *** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


Il professor Victor Pierce entra dal fondo del palco: lo vediamo attraversare la passerella (fuori della finestra). Potrebbe avere tra i venti e i quarant’anni, è un uomo affascinante ed è vestito con cura con abiti moderni adatti alle zone boschive, ciò include anche una giacca da pescatore con molte tasche. Victor è un’adorabile canaglia. Ha un modo di parlare che rende difficile capire quando stia scherzando, e racconta le sue varie scappatelle con grande convinzione. La sua natura è fondamentalmente giocosa e maliziosa, tranne in quei brevi e improvvisi momenti di tristezza. Porta con sé una scatola con l’attrezzatura per la pesca. Si guarda alle spalle per vedere se qualcuno lo segua e poi entra furtivamente in casa attraverso la porta a doppia anta [la porta d’ingresso principale]. Apre la scatola [che ha in mano] e ne tira fuori una grossa pistola argentata. Controlla il caricatore per assicurarsi che sia funzionante. Ridacchia tra sé. Entra Colleen Brandstater dalla porta d’ingresso. È una donna molto carina, sulla ventina, i capelli arruffati e una lieve abbronzatura per la giornata trascorsa all’aperto. Indossa una tenuta da mare con pantaloncini e maglietta; ha con sé una vecchia maschera indiana semi dipinta e una scatola di colori. Ha una dolce aria di innocenza. Dal momento che non mente mai, presume che nessun altro menta – una convinzione pericolosa dati i suoi attuali compagni di viaggio. Colleen prende Victor di sorpresa.

COLLEEN

- Ciao Victor! Victor rimette la pistola nella scatola, ma è troppo tardi.

COLLEEN

- (vedendo la pistola) Buon dio!

VICTOR

- Ah, ciao Colleen!

COLLEEN

- Quella che ho visto, era una… vero?

VICTOR

- Ah… tu che cosa pensi che fosse?

COLLEEN

- Una pistola.

*** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


VICTOR

- Una pistola?

COLLEEN

- Sì! Quella cosa che hai appena messo nella scatola! Sembrava… beh… una pistola!

VICTOR

- Ah quella! Beh, sì. Dal momento che me lo chiedi. È una pistola. Una 44Magnum.

COLLEEN

- Ah! (colpita) Ti preoccupano gli orsi?

VICTOR

- Gli orsi? No, no… La pistola è per Harlan.

COLLEEN

- Harlan?

VICTOR

- Sì. Vedi, stanotte ha intenzione di spararmi.

COLLEEN

- Come, prego?

VICTOR

- Harlan, il tuo caro maritino, ha intenzione di assassinarmi stanotte. Ecco a cosa mi serve la pistola. Promettimi che non glielo dirai... è una specie di sorpresa.

COLLEEN

- Harlan ha intenzione di assassinarti…?

VICTOR

- Sì. Un crimine passionale. È una cosa davvero tragica, a dir la verità. (Nota qualcosa fuori dalla finestra) Maledizione! Lo sta facendo di nuovo! (Grida verso qualcuno fuori dalla finestra) Non ti azzardare a toccare quel pesce! (Esce di corsa dalla porta d’ingresso e passa come una furia sulla passerella). Rimetti quel pesce nella rete, Harlan! Victor esce. Colleen ha un’aria molto sconcertata. Dora Pierce entra dall’ingresso. Dora è una donna severa della stessa età di Victor. È vestita con abiti austeri, un “saggio” completo di tweed grigio e marrone. Una volta era una donna attraente ma dopo tanti anni di completa scontrosaggine è invecchiata prematuramente. Il suo umore è un lento sobbollire di rabbia, a stento celata, e diretta soprattutto contro Victor. Quando entra ha con sé una borsa da medico e alcuni libri di medicina. Intanto da litigare.

VICTOR

FUORI SCENA

si sentono Victor e Harlan

- (fuori scena) Rimettilo giù! Ti avverto Harlan!

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Harlan replica qualcosa di incomprensibile sempre da fuori scena.

VICTOR

- Ho intenzione di mangiarlo, che abbia un'anima o no! Si sentono i rumori di una lotta da fuori scena.

DORA

- (lanciando un’occhiata stanca in direzione della lite) Che cosa sarà successo stavolta?

COLLEEN

- (ancora pensando a Victor; risponde distrattamente) Cosa? Scusa… (guarda fuori dalla finestra) Ah, è il pesce che Victor ha catturato. Credo che Harlan voglia liberarlo.

DORA

- (fiacca) Oh no. Già vedo che andrà a finire con un dibattito straordinario sulla metafisica della trota. Dora posa la sua borsa da medico e ripone i libri su uno scaffale. La baruffa fuori scena cresce di intensità.

VICTOR

- (f.s.) La sto mettendo da parte per la mia cena, Harlan! No… No… Si sente uno “splash” da fuori scena...

VICTOR

- (f.s.) Dannazione!

DORA

- Stupefacente, non è vero? Vengono qui per sfuggire le pressioni della vita universitaria e spendono la maggior parte del tempo a cercare di strangolarsi l’un l’altro. Il professor Harlan Brandstater entra dal fondo del palco: lo vediamo, attraverso la finestra, attraversare la passerella e dirigersi verso la porta d’ingresso. È un uomo dall’aspetto posato della stessa età di Victor, non è attraente ma evidentemente dolce. Indossa occhiali bifocali, un paio di bermuda color kaki forse troppo grandi, una maglietta scura di maglina, scarpe nere, calzini neri, e una striscia di crema solare sul naso. Ha una parlata pacata da accademico che diligentemente evita di mostrare emozioni violente. Victor lo segue dappresso, tutto bagnato.

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VICTOR

- Che ne dici dello yogurt? Ho visto che quello lo mangi! Anche quello è un organismo. Quello non ce l’ha un’anima? Non lo senti gridare mentre lo ingoi? Harlan e Victor entrano nella stanza dalla porta.

HARLAN

- Non è la stessa cosa, Victor. Quello è un organismo primitivo!

VICTOR

- Ah sì? Beh, Quel pesce non mi sembrava così intelligente! (vede Dora) Ciao dolcezza! Sei riuscita a fare un po’ dei tuoi studi? (Va a dare un bacio sulla guancia di Dora).

DORA

- Non ti avvicinare! Sei bagnato fradicio! Vado a prenderti un asciugamano. Dora esce dal corridoio. All’inizio, Victor sembra un po’ ferito per il rifiuto. Colleen lo guarda interrogativamente, ancora confusa per la sua chiacchierata sull’omicidio. Victor vede che Colleen lo guarda e torna velocemente al suo solito atteggiamento, facendole l'occhietto maliziosamente.

COLLEEN

- (turbata) Chi vuole un thè? (va verso i suoi barattoli di erbe e ne prende un po') Ho raccolto proprio stamattina un po’ di Erba di Sant’Antonio. Silenzio.

COLLEEN

- Harlan?

HARLAN

- (evasivo) Che c’è, cara?

COLLEEN

- (facendo ondeggiare un ramoscello bagnato verso di lui) Un po’ di thè con le Erbe di Sant’Antonio? È il tuo preferito.

HARLAN

- (evidentemente odia quella roba) Ah… il thè alle erbe…

VICTOR

- (per liberarlo da quella situazione) Che ne dici di un caffè Colleen? Me ne prenderei volentieri una tazza.

HARLAN

- Sì… una tazza di caffè. Quella sì che andrebbe bene.

COLLEEN

- (capendo che è una battaglia persa) OK. Preparerò un po’ di caffè! Ma le erbe di Sant'Antonio sono molto più salutari. Colleen aspetta ma nessuno dei due cambia idea. Riluttante esce e va in cucina.

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HARLAN

- (A Victor) Grazie. Credo che quei thè alle erbe mi stiano facendo imputridire l’intestino. Harlan va a sedersi per finire la partita a scacchi.

VICTOR

- Non capisco perché continuo ad aiutare proprio te... quel verme schifoso che ha gettato via la mia trota! Era della misura giusta per la padella.

HARLAN

- Non credi che fosse crudele tenerla in quella rete?

VICTOR

- Crudele!? È un pesce!

HARLAN

- Beh, io non riuscivo a guardarla mentre nuotava in tondo condannata in quella piccola cella, pronta per essere fatta a pezzi per soddisfare i tuoi istinti brutali. Dora entra con un asciugamano.

VICTOR

- Harlan, la fame non è un istinto brutale. Non possiamo neanche venire al cottage senza portarci dietro le tue teorie idiote!? Spero che se ti rincarnerai sarai una trota, magari io un orso: e ti giuro che non avrò rimorsi nel mangiarti!

HARLAN

- Ah aha! Allora reincarnazione!

VICTOR

- Niente affatto!

HARLAN

- Lo hai appena detto!

VICTOR

- Io ho detto “se” ... “Se”! (A Dora) Non ho detto “se”?

DORA

- No.

ammetti

che

esiste

la

possibilità

della

Dora getta l’asciugamano contro Victor e si dirige verso il corridoio.

VICTOR

- (Ad Harlan) Che cosa meravigliosa avere il sostegno di una moglie, eh? Scherzosamente Victor colpisce Dora con l’asciugamano mentre sta uscendo, ma lei si volta e lo afferra mentre lo fa.

DORA

- Victor, se tu ti rincarnassi, torneresti come un ratto. Dora esce dal corridoio.

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VICTOR

- Beh, per lo meno sto avanzando nella catena alimentare! La scorsa settimana ero uno scarafaggio. (Reagisce vedendo una zanzara volare per la stanza e va a prendere lo schiacciamosche). Harlan, la tua filosofia è pura superstizione.

HARLAN

- Le superstizioni di oggi sono la scienza di domani.

VICTOR

- Non c’è niente di scientifico nel credere che un pesce abbia un’anima! Victor dà la caccia alla zanzara durante quanto segue.

HARLAN

- Non è mai stato provato che non ne abbiano una.

VICTOR

- Immagino che abbiano delle piccole chiese di pesci giù in fondo all'oceano. Il sacerdote scombro e la Santa Chiesa dei Fondali. (Imitando la voce di un parroco) "Ed il sermone di oggi sarà «Porgi l'altra branchia»."

HARLAN

- Dai smetti di scherzare…

VICTOR

- Ok, Harlan, e se uno squalo di nove metri ti attaccasse? In quel caso lo uccideresti?

HARLAN

- No, da stoico accetterei la mia sorte.

VICTOR

- E se uno squalo di nove metri attaccasse la tua adorabile giovane moglie? (Fa per schiacciare la zanzara ma la manca, quindi riprende a inseguirla).

HARLAN

- Victor, un principio è un principio.

VICTOR

- Ti sbagli, Harlan! Tutti sono in grado di uccidere nelle giuste circostanze! E comunque non solo per autodifesa.

HARLAN

- Se tu credi nell’anima – così come fanno alcuni di noi – non potrai uccidere nessuno. Se tu credi che ci sia un tempo e un posto dove le tue azioni saranno giudicate, come potresti uccidere una creatura qualsiasi? Harlan istintivamente si colpisce la guancia come se la zanzara lo avesse punto. Victor non vede che Harlan ha ucciso la zanzara. Quando Harlan capisce cosa ha fatto, con aria colpevole spalma la carcassa della zanzara sotto il bracciolo della poltrona.

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VICTOR

- Nella tua argomentazione manca una cosa, Harlan. La passione! In un momento di passione i nostri istinti naturali prendono il sopravvento e possiamo fare di tutto, non importa quanto sia orribile! Tutti siamo capaci di uccidere! Tutti quanti!

HARLAN

- Non ci credo. Come disse una volta Zenone di Cizio…

VICTOR

- Lascia perdere Zenone… non hai niente di più moderno? Che ne dici di Wittgenstein?

HARLAN

- Che devo dire di Wittgenstein?

VICTOR

- Vogliamo prendere come esempio il fatto dell’attizzatoio?

HARLAN

- Non avrai intenzione di ritirare fuori quella storia?

VICTOR

- Perché no? Il preminente filosofo di etica del momento attacca a Cambridge un professore rivale con un attizzatoio. E dove si svolge questo assalto violento? Nel Club delle Scienze Morali! Dimostra perfettamente il mio punto di vista.

HARLAN

- Non fu Wittgenstein ad attaccarlo. Stava solo ondeggiando l’attizzatoio in quella direzione. Anzi alcuni dicono che si trattava di un forchettone.

VICTOR

- Ah, improvvisamente sei diventato un relativista!

HARLAN

- Niente affatto. Attizzatoio o forchettone, il colpo non venne mai sferrato veramente, cosa che dimostra il mio punto di vista.

VICTOR

- La sola ragione per cui il colpo non andò mai a segno fu perché non c’era una donna coinvolta. Ti ricordi il motivo per cui Wittgenstein lo aveva seguito?

HARLAN

- Poiché erano in disaccordo sul positivismo logico.

VICTOR

- Il positivismo logico! Questo sì che è un argomento che ti fa ribollire il sangue. Ma se ci fosse stata di mezzo una donna, dico, se quel professore avesse avuto una relazione con la moglie di Wittgenstein invece di un mero disaccordo sulla sua etica perbenista, [sta’ sicuro che] quel colpo non si sarebbe fermato, gli avrebbe spaccato la testa! Vedi, Harlan, il problema con il tuo amico Zenone era che lui non aveva alcuna guida sessuale. Nel mondo reale, tutto ciò di cui uno ha bisogno è un po’ di intrigo, lussuria, tradimento, noi stessi potremmo tentare di farci a pezzi prima della fine del weekend.

HARLAN

- Dai Victor...

VICTOR

- Che ne dici della tua cattedra? Scommetto che mi uccideresti per quella!

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HARLAN

- (Con un sorriso) Ah!

VICTOR

- Infatti! Quella ha stimolato il tuo interesse, vero? Dopotutto, io ti precedo per anni di insegnamento. Fammi fuori e otterrai quella sicurezza finanziaria che brami così tanto.

HARLAN

- (ridendo) Non mettermi certe idee in testa!

VICTOR

- Se tu sapessi di poterla passare liscia, lo faresti! Dora entra con un vassoio di muffin e si dirige verso Harlan.

DORA

- Ho comprato dei muffin freschi giù al villaggio. Ne vuoi uno, Harlan? Dora oltrepassa Victor e va direttamente da Harlan.

VICTOR

- (rubando un muffin dal vassoio) Grazie! È così premuroso da parte tua! (Ad Harlan) Tutti abbiamo qualcosa per cui uccideremmo. Victor esce nella sua camera da letto, a sinistra, togliendosi la maglietta bagnata.

DORA

- (osserva Victor uscire) Non è la verità. Dora offre a Harlan il vassoio dei muffin. Harlan prende un muffin.

DORA

- Non aspettarti il caffè da un momento all’altro. Colleen sta ancora cercando di trovare il vecchio manuale della caffettiera.

HARLAN

- Cos’è che non va con quella elettrica?

DORA

- (Imitando la voce di Colleen) "Sai quante bellissime valli sono state allagate per produrre l’elettricità che usiamo?". Ovviamente cito.

HARLAN

- Ha ragione.

DORA

- Tua moglie sta salvando il mondo una tazza alla volta, mentre per me è già difficile salvare me stessa. (Va a prendere la borsa, guarda dentro, all’inizio in modo casuale e poi spaventata) Oh no!

HARLAN

- Che succede?

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DORA

- Le mie pillole! Ho lasciato quelle maledette pillole a casa! Dio… ora mi ricordo, erano sulla credenza…! (Corre al telefono e guarda alla lista di numeri appuntati sulla parete) Farmacia… farmacia…

HARLAN

- Stai bene?

DORA

- No! Sono i tranquillanti! Divento matta senza! (trova il numero sulla lista e lo compone sul telefono) Salve… Ho bisogno di una prescrizione…. Che significa… lunedì? Che razza di farmacia siete?... “L'Esca di Joe – Alimentari e Munizioni”? Beh, dov’è quella più vicina?... Oh dio! No, non è un’emergenza… non ancora… (Chiude con violenza il ricevitore). Un farmacista viaggiatore… non tornerà fino a lunedì! Adesso capisco perché lo chiamano landa desolata.

HARLAN

- Tutto ok?

DORA

- Sì. No. Non lo so.

HARLAN

- Non sapevo che avessi bisogno di tranquillanti.

DORA

- Bisogno? Non riesco a vivere un solo giorno senza… grazie a quell’essere disgustoso di mio marito.

HARLAN

- Ho notato un po’ di tensione tra te e Victor. Capita a tutti.

DORA

- Un po’ di tensione? Direi piuttosto rabbia omicida.

HARLAN

- Ma perché?

DORA

- Tu che pensi? Ha un’altra relazione.

HARLAN

- Non di nuovo! Chi è stavolta?

DORA

- Non lo so! È importante? Sarà una studentessa svitata del primo anno, senza dubbio. È una umiliazione costante, Harlan! Ci sono dei momenti in cui vorrei torcergli il collo!

HARLAN

- Sei sicura che lui…?

DORA

- Posso dirtelo con certezza per una cosa: inizia ad essere carino con me. Mi bacia sulla guancia tante volte... mi chiama dolcezza tutto il tempo. Ho già visto questi segnali prima d'ora. Sta cercando di capire se l’ho scoperto.

HARLAN

- Oh cara, cara. (Si siede accanto a Dora e con fare rassicurante le prende la mano).

DORA

- Uomini! Perché non possono essere tutti come te, Harlan? Così fidàti e prevedibili!

HARLAN

- Beh, bisogna lavorarci su.

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DORA

- Perché sono finita con un selvaggio professore epicureo, invece che con uno stoico, dolce e gentile come te?

HARLAN

- Non so che cosa abbia portato Victor a farsi coinvolgere da quella specie di filosofia. Un giorno era normale, un essere umano razionale… il giorno dopo è entrato danzando e ha iniziato a farneticare cose del tipo “Nietzsche aveva ragione… Dio è morto… ogni uomo basta a se stesso!” Pensavo che mi stesse prendendo in giro… che fosse un altro dei suoi scherzi.

DORA

- Non lo era. Avevamo un bel matrimonio... era gentile… premuroso… adorabile… e poi “bang”!

HARLAN

- Dovevi parlarne con lui.

DORA

- Ci ho provato… ma è impossibile. Può parlare per sempre di filosofia, ma è completamente muto sui suoi problemi personali.

HARLAN

- È tutto così strano. Platone diceva che quando un uomo è giovane è ossessionato dall'inseguire la bellezza fisica, svolazzando da una caccia passionale ad un’altra. Poi realizza che la bellezza fisica è comune e inizia a cercare la bontà e la costanza. Ma Victor sembra fare tutto al contrario.

DORA

- Forse sono io a non andare bene? Non mi sento bene. In effetti mi sento veramente perfida questi giorni.

HARLAN

- Tu vai bene, Dora. Fidati di un vecchio amico.

DORA

- Beh, al diavolo Platone! Non posso continuare in questo modo, Harlan! Non posso semplicemente starmene qui e guardarlo mentre saltella da una relazione all’altra davanti a me! Sono così arrabbiata a volte che non mi sento più razionale. E adesso non ho neanche le mie pillole… ci aspetta un weekend sfrenato!

HARLAN

- Perché non ne parli con Colleen? Prepara un thè alle erbe che dovrebbe essere un tranquillante.

DORA

- Non dici sul serio.

HARLAN

- La farebbe sentire meglio se qualcuno bevesse quei suoi intrugli.

DORA

- Ho notato che tu non lo fai.

HARLAN

- Io non sono teso.

DORA

- Non ancora, ma la notte è giovane. Scusa Harlan. Vorrei essere più aperta verso quella roba alle erbe, ma non lo sono.

HARLAN

- Fai come vuoi. I nervi sono i tuoi, non i miei. Quei suoi libri dichiarano che è un rimedio efficace.

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DORA

- Un mucchio di stronzate, Harlan… non c’è un briciolo di scienza in quella roba! È ora che io lo dimostri a Colleen prima che avveleni se stessa e noi altri. (prende uno dei libri di Colleen dallo scaffale) Guarda questo libro sull’olio di serpente: “Medicine della foresta – Metodo sciamanico del auto-controllo”. (Guarda un altro titolo) “SpiritWalker – La via delle Erbe per l’Illuminazione” Ah! Riesci a credere a queste stupidaggini? (mette i libri nella sua borsa da medico) Un piccolo romanzo di evasione sarà una bella pausa dai miei studi.

HARLAN

- Non essere troppo severa con Colleen, lei ci crede veramente. Fai qualche respiro profondo… perché non fai una passeggiata sulla spiaggia? Ultimamente hai studiato parecchio.

DORA

- (prende un paio di libri di medicina dallo scaffale dove li aveva poggiati precedentemente e se li mette sotto il braccio) Non devi preoccuparti: sono la sola persona alla facoltà di medicina che si diverte veramente solo quando lavora sodo. Mi distrae dal desiderio sconvolgente di strangolare mio marito. Dora prende la sua borsa da medico ed esce dalla porta d’ingresso. Harlan si siede di nuovo davanti alla scacchiera. Victor fa capolino dalla porta della camera da letto.

VICTOR

- Se n’è andata?

HARLAN

- Sì. È andata a studiare giù alla rimessa delle barche. Victor entra nella stanza. maglietta con una asciutta.

Si

è

cambiato

la

VICTOR

- Che cosa ha detto?

HARLAN

- Dai, Victor. Lo sai che non posso dirti che cosa mi ha detto in confidenza.

VICTOR

- Non ce n’è bisogno, vecchio mio! Lei crede che io abbia una relazione. Victor si siede davanti alla scacchiera e fissa i pezzi.

HARLAN

- E non è così?

VICTOR

- No! Niente di più lontano dalla verità! Io sto cercando di avere una relazione e fallisco miseramente!

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HARLAN

- Victor, Victor! Perché fai così?

VICTOR

- Beh mi sembra ovvio, no? Dora non è esattamente una con cui ti schianti dal ridere ultimamente. Credo che il suo sguardo corrucciato sia permanente.

HARLAN

- Non dimenticare che sei tu quello che è cambiato, Victor.

VICTOR

- Io? Io non sono cambiato! Victor inizia a muovere una pedina, ma poi cambia idea e si ferma.

HARLAN

- Non ti ricordi? Il giorno che hai deciso che tra Epicuro e Nietzsche tu avevi tutte le risposte.

VICTOR

- Ah quello. Sono solo rinsavito, tutto qui. Ma se vogliamo parlare del “dipartimento del cambiamento”, allora tu sì che sei il Decano della Facoltà.

HARLAN

- Che vuoi dire?

VICTOR

- Hai perso completamente il senso del divertimento. Addirittura hai smesso di scherzare. Durante quanto segue, Victor va al mobile bar: versa da bere per sé e per Harlan.

HARLAN

- Siamo troppo vecchi per certe cose. D’altronde, i tuoi scherzi sono diventati macabri e strani recentemente. È per colpa di quel tuo tremendo nichilismo.

VICTOR

- Tu lo chiami nichilismo. Io lo chiamo realismo.

HARLAN

- Come fai ad essere certo che non ci sia niente dopo la vita?

VICTOR

- Harlan, non posso sapere tutto, ma sono certo di non conoscere niente finché non lo vedo. Siamo stati tutti ingannati; non c’è niente oltre questo se non una casa di polvere… il pasto per i vermi! Victor va da Harlan, gli dà da bere e si risiede davanti alla scacchiera.

HARLAN

- Non capisco che cosa ti sia successo! Eri un idealista dalla mente aperta… non saresti mai stato infedele verso tua moglie e improvvisamente esci e hai una relazione con quella ragazza di Hanley.

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VICTOR

- Ah quindi sono io ad aver cominciato? Come sempre sono io il farabutto. Ma non è andata così, Harlan.

HARLAN

- E allora com’è andata? Victor fa per dire qualcosa ma si ferma. C’è una pausa.

VICTOR

- Lascia perdere, Harlan! Diciamo solo che tutti siamo schiavi dei nostri istinti fondamentali.

HARLAN

- Noi non siamo schiavi… noi possiamo scegliere… tu puoi scegliere…

VICTOR

- Non credo proprio. E poi, a chi importa? Siamo semplicemente un mero riflesso della vita… caotica, irrazionale, omicida e completamente priva di speranza.

HARLAN

- Omicida?

VICTOR

- Ho detto omicida? Beh, sono certo che c’entri in qualche modo. Nel senso che tutto questo è stata una vera liberazione. Adesso vedo la vita per quello che è veramente. Noi tutti siamo animali... corriamo in tondo in un'orgia di auto-gratificazione finché non cadiamo stecchiti per un eccesso o per la noia. E ora la mia sfida più grande è dimostrarti questo semplice fatto.

HARLAN

- E la mia sfida più grande è dimostrare che ti sbagli. In effetti devo citare Kierkegaard che anche tu troveresti appropriato. Harlan va verso la sua camera da letto.

VICTOR

- Kierkegaard! Non pensavo che tu leggessi libri che avessero meno di 200 anni.

HARLAN

- (si ferma) Mi piace sapere contro cosa combatto.

VICTOR

- Ne sei proprio certo, vero? Ecco perché sei così antico. La filosofa moderna inizia con il dubbio.

HARLAN

- Lo so: “Dubito ogni cosa che può essere dubitata”. Cartesio pone un punto interessante, ma si dà il caso che io creda che tutto inizi con la fede. Poi dubito se la fede fallisce.

VICTOR

- Quando la fede fallisce.

HARLAN

- Lasciami fare quella citazione.

VICTOR

- Non troverai la risposta in nessuno di quei libri! Solo nella vita.

*** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


Harlan esce nella sua camera da letto. Victor si alza e si guarda intorno per assicurarsi di essere solo. Prende la pistola dalla sua scatola della pesca, e la maneggia come un cowboy, la mette in tasca e poi la estrae velocemente.

VICTOR

- Po, po, po! (Guarda la pistola) Tutte le tragedie sono finite con una morte… tutte le commedie con un matrimonio! (Si punta la pistola alla tempia) Bang! Colleen entra dal corridoio, destreggiandosi orgogliosamente con un vassoio con varie tazze di caff��.

COLLEEN

- Ho preparato il caffè! Ho aggiunto anche un po’ di cicoria appena raccolta. Si guarda intorno nella stanza vuota. Victor posa la pistola sulla scacchiera.

VICTOR

- Sono entrambi occupati, come al solito. Siamo solo tu ed io.

COLLEEN

- (posando il vassoio del caffè) Dai Victor, di che diavolo stavi parlando? Omicidio? Harlan che ti vuole sparare? Adesso che hai in mente?

VICTOR

- Ah, quello! Mi dispiace avertelo detto in quel modo, ma comunque avevo intenzione di parlartene. Si tratta di un mio piccolo esperimento. È assolutamente sicuro... Ho messo dei proiettili a salve nella pistola, ovviamente. Ma stavolta Harlan dovrà smettere di deludere se stesso e vedrà la verità.

COLLEEN

- Victor non posso starmene qui così a guardare mentre tu gli fai qualche scherzo crudele.

VICTOR

- Non è crudele! Lui si divertirà più di chiunque altro! Dovresti aver visto in quante imprese rischiose mi ha coinvolto negli anni. Era un giocatore straordinario prima di trasformarsi in un vaso di fiori. Victor va a prendere la maschera indiana che Colleen ha portato in casa precedentemente e la guarda come il teschio in “Amleto”.

VICTOR

- “Ahimé, povero Harlan! Lo conoscevo, Orazio. Era un uomo dagli scherzi infiniti”. Colleen c’è stato un tempo in cui lui era uno dei più grandi mattacchioni che tu abbia mai incontrato. Ai tempi

*** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


dell’università era ispirato… aveva una immaginazione veramente contorta… COLLEEN

- Stai parlando del mio Harlan?

VICTOR

- In persona. Ma negli ultimi anni è diventato un cadavere come questo personaggio qui. (Si rivolge alla maschera nello stile shakespeariano) “Dove sono i tuoi lazzi adesso? Le tue capriole? I tuoi lampi di allegria che avrebbero fatto scoppiare dalle risate tutti quanti.” Victor sospira e lancia la maschera sul divano. Colleen cerca di afferrare la maschera, nervosa perché è un oggetto fragile.

VICTOR

- Mi manca, Colleen. E mancherebbe anche a te se lo avessi conosciuto prima. Pezzo a pezzo, tutte le parti della mia vita a cui tenevo mi abbandonano.

COLLEEN

- (mettendo la maschera in un posto sicuro) E tu credi che questo scherzo farebbe tornare Harlan ciò che era?

VICTOR

- È la nostra sola possibilità. Una terapia shock.

COLLEEN

- La nostra sola possibilità?

VICTOR

- Sì! Anche tu sei coinvolta. Questo stoicismo lo sta rovinando. È così ossessionato dalla prossima vita che ha smesso di vivere questa. Guarda come ti tratta... tu sei giovane, bellissima e così piena di vita e lui a mala pena sembra accorgersi che esisti!

COLLEEN

- Questo non è vero!

VICTOR

- Ok, quand’è stata l’ultima volta che ti ha portato fuori per una cena romantica? Quand’è stata l’ultima volta che ti ha scritto una folle poesia? Quand’è stata l’ultima volta che ti ha detto di amarti?

COLLEEN

- Beh… ehm.. ecco, ma gli stoici non fanno certe cose.

VICTOR

- Ma Harlan non è uno stoico! È questo il punto! È un uomo volubile e passionale come me… anche di più!

COLLEEN

- No, mi dispiace, Victor, non posso andare avanti così. Si allontana da Victor e va a prendere un libro dalla mensola. È un grosso volume intitolato "Erbe del Nord Ovest" con delle piante colorate sulla copertina. Si siede e lo apre.

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VICTOR

- Non avrai intenzione di curarlo con una delle tue miscele alle erbe, come tenti di fare. Colleen lo guarda.

VICTOR

- Sì, ti ho beccato, cara mia. C'è molto più che l'erba di Sant'Antonio dentro i tuoi thè. (Le toglie il libro dalle mani) Dimmi, che cosa fa di solito quando torna a casa! Ti salta addosso e ti bacia come un pazzo?

COLLEEN

- (afferra nuovamente il libro) Sai bene che non lo fa!

VICTOR

- A volte non ti dice neanche ciao. Se ne va dritto nello studio e inizia a lavorare. Ci sono stato… l’ho visto.

COLLEEN

- (Rapidamente sfoglia le pagine del libro) A volte.

VICTOR

- Allora immaginiamo un Harlan che torna a casa. È alla fine di una giornata di lavoro. Tu sei rimasta a casa tutto il giorno da sola. Ti sei data da fare con le tue maschere e i tuoi colori, hai tagliato le erbe in giardino, hai fatto yoga, ma ti sei annoiata… sei sola. Vedi la macchina di Harlan avvicinarsi da fuori. Victor si precipita fuori sulla passerella e finge di essere Harlan durante quanto segue. Le parla attraverso la finestra.

VICTOR

- Scende dalla macchina… si affretta sul vialetto, si slaccia la cravatta… (lo mima)… si toglie la giacca. Con un calcio sfonda la porta! (Con un calcio apre la porta d’ingresso) Ha il desiderio negli occhi... il respiro corto... sta sudando... (Si asciuga il sudore della fronte) Mentre i suoi occhi si fissano su di te, senti l’elettricità di un animale in calore! Si precipita accanto a te (si precipita accanto a Colleen)... ti stringe tra le braccia. E ti dice... Dora intanto entra dal fondo, cammina sulla passerella ed è visibile dalla finestra. È chiaro che sente quello che segue.

VICTOR

-… Ti amo Colleen. Sei la più bella donna che io abbia mai visto. Dora si ferma e fissa Victor e Colleen inorridita da dietro la finestra.

VICTOR

-… Non ho pensato ad altro per tutto il giorno. Non vedevo l’ora di essere qui, così potremo fare l’amore per tutta la notte. Da adesso in poi noi faremo l’amore sotto le stelle … nuoteremo nudi

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nell’oceano. Basta con i libri, basta con le carte… solo tu ed io e una vita di passione sfrenata! Che ne pensi? Victor recitando ha sollevato i sentimenti che Colleen tiene repressi da tanto tempo. Le scivola il libro dalle mani e cade a terra. Dora ritorna tra i cespugli dietro la passerella.

VICTOR

- (riferendosi all’espressione assente di Colleen) Colleen? Colleen?

COLLEEN

- (distrattamente) Co… cosa? Scusa…

VICTOR

- Che pensi? Non è meglio in questo modo? (indica la pistola sulla scacchiera).

COLLEEN

- (Confusa) Ah... sì... (vede la pistola) No... dio, non lo so... Colleen raccoglie il libro dal pavimento. Il volto di Dora appare lentamente da un angolo della finestra.

VICTOR

- Allora non dirai a Harlan che ho messo dei colpi a salve nella pistola?

COLLEEN

- Sei assolutamente certo che sia un metodo sicuro?

VICTOR

- Che cosa potrebbe andare storto? Tutto ciò che voglio è dimostrare ad Harlan che lui sarebbe capace di premere il grilletto! Io sono il solo che rischia qui... punterà la pistola contro di me!

COLLEEN

- Non lo so…

VICTOR

- Sarà un bene per entrambi. Lui capirà chi è veramente… tu capirai chi è lui veramente… e poi potremo tutti quanti mettere fine a questa stupida farsa e riprendere le nostre vite. Tu meriti di avere dei nuovo dei momenti romantici nella tua vita e se me lo permetti ci penserò io a riportarli.

COLLEEN

- Sì ma le pistole mi terrorizzano… e se…? Colleen si volta dall’altra parte e va verso la finestra. Dora velocemente si ritira all’ombra dei cespugli.

VICTOR

- Il suo stoicismo non fa altro che peggiorare. Questa potrebbe essere la nostra ultima occasione per fare una azione di sfondamento. Ti prego non dirglielo. Per favore!

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Colleen sembra esitare.

VICTOR

- (prendendo la sua esitazione come un “sì”) Grazie! Victor bacia Colleen sulla guancia, prende la pistola dalla scacchiera e la ripone nella scatola da pesca.

COLLEEN

- Victor! Adesso smettila. Io non ho detto…

VICTOR

- Non te ne pentirai! Victor se ne va entusiasta verso la sua camera ed esce. Colleen cerca di rimettersi insieme, poi esce dal corridoio. Dopo un momento, entra Dora silenziosa, dalla porta d’ingresso.

DORA

- Allora ecco chi è! Colleen! (Guarda verso la camera da letto di Victor) Quel disgustoso, due volte viscido! (Va verso la scatola da pesca e prende la pistola) Colpi a salve, eh? Dora apre il caricatore e lo fa rotare con una risata gelida. Harlan entra dalla sua camera da letto, con in mano un libro di filosofia. Dora nasconde velocemente la pistola dietro la schiena.

HARLAN

- Tutto ok?

DORA

- (reprimendo una risata) Sì. Bene. (Scoppia di nuovo a ridere) Harlan abbassa lo sguardo per vedere se per caso ha la zip dei pantaloni aperta.

DORA

- Non è per te Harlan. (ride di nuovo) È solo che stavo pensando a qualcosa di divertente. (Ride di nuovo cattiva) Calano le luci. Una musica inquietante segna la fine della scena, continuando durante il BUIO.

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SCENA 2 Stesso posto. Alcune ore più tardi, quella sera. Si alzano le luci. La luce brillante della SCENA 1 adesso è cambiata in una luce dorata del tramonto; durante la scena le luci cambieranno per lasciare spazio alla notte con la luna piena. Le luci all'interno della casa sono accese come anche la luce sopra il mobile bar. Le scatole mezze svuotate e le valige sono state portate via. Adesso c’è una busta di plastica nel cestino della spazzatura con la scritta “L’Esca di Joe – Alimentari e Munizioni” e sul ponticello una copia della rivista “Fatti di Pesce – mensile” e una canna da pesca. Harlan si è addormentato velocemente sul divano con un enorme volume della “Apologia” di Platone aperto sullo stomaco. I suoi occhiali bifocali sono ancorati sulla fronte e la testa è reclinata all’indietro, la bocca spalancata e russa leggermente. Victor entra dal fondo del palco sulla passerella. Sbircia nella stanza dalla zanzariera e vede Harlan. Entra nella stanza dalla porta d’ingresso e cammina in punta di piedi verso la sua scatola da pesca per prendere la pistola. Victor guarda la pistola con un sorriso, poi va in punta di piedi verso Harlan e lancia uno sguardo al libro che tiene aperto sulla pancia.

VICTOR

- (leggendo il titolo) “Apologia” di Platone. Beh, Platone sì che dovrebbe scusarsi. Guarda che cosa ti ha fatto! (Sussurra nell’orecchio di Harlan) Tu hai intenzione di uccidere Victor! Lui è tuo nemico. Tu lo odi! Prenderai una pistola argentata e gli sparerai dritto al cuore! (Ride tra sé) “Se tu credi nell’anima, non puoi uccidere nessuno”. Lo vedremo! Victor si guarda intorno cercando un buon posto dove mettere la pistola. La colloca strategicamente sulla scacchiera. Victor quindi esce nella sua stanza a sinistra.

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Si sente una porta aprirsi e chiudersi FUORI SCENA a destra, dalla camera da letto di Harlan e Colleen: ciò significa che la loro stanza ha una porta che si apre sull’esterno. Colleen entra dalla sua camera da letto portando con sé il suo libro di pittura e la maschera indiana su cui stava lavorando; la maschera adesso è quasi completamente dipinta e ha un ghigno malizioso. Colleen vede Harlan addormentato e poi nota la pistola sulla scacchiera e reagiste nervosamente. Tossisce per attirare l’attenzione di Harlan. Ma non funziona. Torna verso la porta e la sbatte. Harlan si sveglia con un grugnito improvviso e ricomincia a leggere da dove si era interrotto.

COLLEEN

- Harlan?

HARLAN

- Oh ciao! Stavo giusto leggendo. Harlan socchiude gli occhi per leggere meglio il testo e poi si guarda intorno cercando gli occhiali che sono poggiati sulla fronte. Alla fine li trova.

COLLEEN

- Devo parlarti, Harlan.

HARLAN

- Certamente.

COLLEEN

- C’è una cosa che dovresti… ecco vedi, Victor è… Ecco, noi eravamo… ah… (perdendo coraggio) Ti piace la mia maschera? (gli mostra la maschera)

HARLAN

- (senza quasi guardarla) Sì, sì molto carina. (Torna a immergersi nella lettura)

COLLEEN

- Harlan, tu non mi stai ascoltando!

HARLAN

- (alzando lo sguardo) Scusa. Cosa stavi dicendo?

COLLEEN

- La mia maschera...

HARLAN

- Ah sì… (La guarda socchiudendo gli occhi) Graziosa. Molto graziosa.

COLLEEN

- (offesa) Graziosa?!

HARLAN

- Ah… forse non è davvero la parola giusta… è… (guarda la maschera da vicino) molto… drammatica?

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Colpita. Colleen lancia uno sguardo ad Harlan.

HARLAN

- Che cosa… ehm… chi rappresenta?

COLLEEN

- Lo spirito di un farabutto... Puk-wudji, credo. Colleen posa la sua scatola di colori sulla mensola e si guarda intorno per cercare un posto sulla parete dove appendere la maschera, durante quanto segue.

HARLAN

- (Cercando di mostrarsi interessato) Puk-wudji?

COLLEEN

- È il nipote di Guguyni, il Corvo… adorava fare scherzi e raccontare segreti. Sapeva anche trasformarsi... riusciva a tramutarsi in qualunque cosa... quindi dovresti tenerlo d'occhio.

HARLAN

- Dove l’hai presa? Sembra davvero vecchia.

COLLEEN

- Era sulla parete del negozio di elettronica giù in paese… hanno detto che era stata trovata qui nei paraggi. Era in condizioni tremende, la vernice era tutta scrostata.

HARLAN

- È stato saggio… ridipingerla, voglio dire. Non dicevano che tutte quelle vecchie maschere abbiano degli spiriti? Armeggiare con quella roba potrebbe essere pericoloso.

COLLEEN

- Ho fatto qualche rito per allontanare gli spiriti maligni.

HARLAN

- Ah i tuoi riti yoga, sì. Molto prudente.

COLLEEN

- No, ho usato un vero rito indiano. Ricordi quella classe di shamanesimo che ho frequentato? E poi ho dipinto con dei colori tratti da piante prese qui sul posto… sto cercando solo di restaurarla secondo le condizioni originarie. D’altronde, mi hai detto che tutto questo cottage è stato ricostruito sulle rovine di una antica dimora Nootka e a nessuno è mai capitato niente di male qui. (Colpita) Vero?

HARLAN

- Non che io sappia. Anche se spesso mi sono domandato perché l’affitto qui sia molto più basso rispetto agli altri cottage.

COLLEEN

- Cosa?! (Si guarda intorno preoccupata)

HARLAN

- Eppure, siamo venuti qui per anni senza alcun problema. Sì, sono sicuro che siamo tutti assolutamente al sicuro.

COLLEEN

- Gli spiriti sono molto pazienti. Potrebbero essere in attesa del momento giusto. Andrò a cercare dei rituali per le case… non si sa mai.

HARLAN

- Buona idea. (Contento) Bene, torniamo a lavoro.

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Harlan torna a immergersi nel suo lavoro. Colleen trova un gancio vuoto sulla parete e vi appende la maschera.

COLLEEN

- Harlan… pensi che io sia “graziosa”?

HARLAN

- Tutti pensano che tu sia graziosa, Colleen.

COLLEEN

- Non mi interessa che cosa pensano gli altri, voglio sapere che cosa pensi tu!

HARLAN

- Certo, penso che tu sia graziosa, ma non ti ho sposato per qualcosa di così superficiale come la bellezza.

COLLEEN

- Questo lo so, Harlan… non volevo dire… (Colpita) Perché mi hai sposato?

HARLAN

- Lo sai perché ti ho sposato. C’erano molte, molte ragioni. Sì, infatti. (pensando di averla soddisfatta, ritorna al suo libro)

COLLEEN

- Bene, dimmene una!

HARLAN

- Oh perbacco… vuoi dire proprio adesso?

COLLEEN

- Non è una domanda a trabocchetto, sai.

HARLAN

- Benissimo. (Ci pensa su per un po’) Quando ti ho conosciuta, tu eri come una… (fatica a trovare la parola giusta)…

COLLEEN

- Sì?

HARLAN

- Una boccata di aria fresca. Eri... corroborante.

COLLEEN

- Mi fai sembrare un aerosol.

HARLAN

- Non sono bravo con questo genere di cose. Ho bisogno di un po' di tempo per pensarci.

COLLEEN

- Quanto tempo? Un paio di minuti? Aspetterò. (Si siede accanto ad Harlan in attesa)

HARLAN

- Tesoro non è davvero il momento migliore. Sono nel bel mezzo della preparazione di questo corso sui filosofi di Megara e sulle loro proposizioni condizionali.

COLLEEN

- Harlan, ti prego! Non interromperei i tuoi studi se non fosse importante! È solo che… a volte non sono sicura… non sono davvero sicura di quanto tu mi ami veramente!

HARLAN

- Ehi, che cosa ti sei messa in testa?

COLLEEN

- Io devo sapere che ami! Devo!

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HARLAN

- Ah! L’amore? beh, è un’emozione complessa, parlando in modo metafisico. Già solo la parola è probabilmente quella adoperata peggio e anche l’espressione più pericolosa della nostra lingua.

COLLEEN

- Pericolosa! Sto parlando di te e me, Harlan, non di… (pausa) non di quello che è accaduto nel tuo passato.

HARLAN

- (si accorge di un'ingerenza) Che vuoi dire?

COLLEEN

- Io non sono Helen.

HARLAN

- No, grazie a dio.

COLLEEN

- Quindi non sono pericolosa. Perciò puoi dirmi “Ti amo” senza mettere a rischio la tua intera psiche. Allora, non voglio metterti parole non spontanee in bocca, ma una moglie ha bisogno di sentirselo dire ogni tanto. E adesso sarebbe un momento meraviglioso. Se te la senti, ovviamente. (Pausa) Ciò che voglio dire è che se vuoi aspettare un momento più opportuno di questo per dirlo… (con rabbia) non farlo!

HARLAN

- (in imbarazzo sotto l’intensità dello sguardo di lei) Hai ragione. Mi dispiace. Tutte quelle sciocchezze con (trova difficile anche dire il suo nome)… Hel… Hel… Helen… mi hanno reso un tantino timoroso nell'esprimere le mie emozioni. Amore. Sì. Questo posso farlo. Perché no? (Si alza prende un respiro profondo, ma poi perde coraggio, parla a Colleen come se si rivolgesse ai suoi studenti) Cominciamo dalla definizione: amore. Usiamo la teoria di Aristofane, la replica di Socrate o la definizione di Platone?

COLLEEN

- Per favore, Harlan! Non ora!

HARLAN

- Ma “amore" significa così tante cose diverse che non si può semplicemente usare una parola così potente come quella senza assicurarsi che la nostra terminologia sia compatibile. Anche Platone non è così chiaro come molti pensano; per esempio il francese – e quelli sì che ne sanno qualcosa sull’amore – hanno distinto tra “amour platonique” e “amour platonicien”…

COLLEEN

- Oh dio! Colleen si alza e fa per uscire.

HARLAN

- Colleen! Aspetta! Che c’è? Sembri triste.

COLLEEN

- Non è niente. A volte faccio degli strani pensieri. È solo una cosa di cui stavamo parlando io e Victor.

HARLAN

- (Stringe lo sguardo) Victor?

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COLLEEN

- Harlan, da quando ci siamo sposati, tu sei stato impegnato nel preparare questo o quell’altro corso… o a scrivere delle carte. Ho cercato di essere comprensiva… non ho mai fatto domande sul tuo conto, ma… c’è mai stato un momento in cui tu non sia stato impegnato?

HARLAN

- Nel mondo accademico o pubblichi o muori. Devo lavorare parecchio.

COLLEEN

- Quindi le cose non cambieranno?

HARLAN

- Che cosa c’è da cambiare, carissima?

COLLEEN

- Lascia perdere… Colleen fatica a nascondere la sua angoscia, poi si volta ed esce velocemente dal corridoio.

HARLAN

- (seguendola) Colleen! Colleen! Harlan esce dal corridoio. Dora sbircia dalla porta d’ingresso, quindi entra silenziosamente nella stanza portando con sé una borsetta. Lancia un’occhiata intorno per assicurarsi di essere sola e poi va alla scatola da pesca. Scoprendo che la pistola è sparita la cerca per la stanza. Poi la vede sulla scacchiera e la prende. Va verso il mobile bar, apre il caricatore e – i suoi gesti sono nascosti dal mobile bar – rimuove i proiettili di Victor e li sostituisce con qualcosa che prende dalla borsetta.

HARLAN

- (da fuori) Stai per avere una grossa sorpresa, cara la mia micetta! Harlan appare sulla passerella esterna, visibile attraverso la zanzariera, guardandosi intorno disperatamente. Quindi fa capolino dalla porta d'ingresso. Sentendo la porta aprirsi, Dora velocemente posa la pistola sul mobile bar e rimane in piedi lì davanti.

DORA

- Ah! Sei tu.

HARLAN

- Colleen è passata di qui?

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DORA

- No.

HARLAN

- (sospirando) Oh cara! Cara! (fa per andarsene)

DORA

- Che succede? Harlan si ferma ed entra nel soggiorno.

HARLAN

- Come al solito, ho detto la cosa sbagliata.

DORA

- Che cosa è stato stavolta?

HARLAN

- È quella cosa dell’“amore”. È una parola così complicata.

DORA

- No, per una donna non lo è.

HARLAN

- Stavo semplicemente cercando di definire…

DORA

- (perde la pazienza) OH STA’ ZITTO HARLAN! Dimenticati di quelle stupide definizioni e dille semplicemente che la ami. Sono sicura vorrebbe solo questo. Uomini! Mi farete diventare matta, tutti quanti! Non è una grossa fatica! (Afferra Harlan e lo scuote) Lei vuole solo che tu le dica una cosa semplicissima: lei vuole che tu le dica: “Io ti amo Colleen” Ecco tutto! (Gli dà un pugno sul petto) ”IO TI AMO COLLEEN!” Che cosa c’è di così maledettamente difficile?

HARLAN

- (la guarda tranquillante?

DORA

- DALLE 9 DI STAMATTINA! (Si calma e lascia andare Harlan) Scusa, Harlan, hai ragione. Sono un tantino irrazionale. Ma questa mancanza di passione da parte di voi altri è molto pericolosa. Pericolosa per tutti quanti.

HARLAN

- Pericolosa?

DORA

- Sì. Permettere che una giovane moglie, molto attraente, si allontani da sola, lì fuori in quella commovente landa desolata, una donna che muore dalla voglia di sentirsi amata, di sentirsi desiderata... che brama con tutta se stessa qualcosa... qualunque cosa... purché le riempia quel senso di vuoto. La natura detesta il vuoto, Harlan.

HARLAN

- Mmm, capisco che cosa intendi.

DORA

- Ti sei parato il culo restando in panchina. È arrivato il momento che tu entri in campo.

HARLAN

- Certo, hai ragione.

DORA

- Allora sei d’accordo? Lo farai?

HARLAN

- Certo, che lo farò.

scioccato)

Da

quanto

tempo

non

prendi

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un


DORA

- Allora va là fuori! Harlan obbedientemente trotterella fuori, uscendo dal corridoio.

DORA

- (tra sé) Certo, potrebbe ormai essere troppo tardi per alcuni di noi. L’agente McGuire, una giovane poliziotta, entra dalla passerella in fondo al palco; è visibile dalla zanzariera. Sembra quasi troppo giovane per essere già arruolata nella polizia e l’uniforme sembra un po’ troppo grande per lei. Ha rimediato a tutto ciò essendo estremamente intelligente e del tutto priva di humour ha una postura eretta ed è determinata ad apparire inflessibile. La verità è che muore dalla voglia di fare il suo primo arresto in quella che lei si aspetta essere una carriera illustre nel far rispettare la legge. L'agente bussa pesantemente alla porta d'ingresso. Dora si volta nervosamente e vede l’agente McGuire fuori sulla passerella. Improvvisamente è presa dal panico, corre al mobile bar, afferra la pistola e (nascosta dal mobile) toglie i proiettili dalla pistola e li rimette nella borsetta. Si guarda intorno disperatamente cercando un posto in cui nascondere la pistola. L’agente McGuire bussa di nuovo, sonoramente, con molta più fretta di prima. Presa dal panico, Dora, mette la pistola sul mobile bar e la copre con un giornale. Poi va ad aprire con cautela la porta d'ingresso.

DORA

- Salve! Posso aiutarla?

McGUIRE

- Sono l’agente McGuire. È lei la proprietaria del cottage?

DORA

- No. Lo abbiamo solo affittato. C'è qualche problema?

McGUIRE

- Stiamo avvertendo tutti i cottage: ci sono stati dei furti nella zona… finora un triciclo e due pagaie di una canoa.

DORA

- (sarcasticamente) Davvero? Sono sorpresa che non lo abbiano ancora comunicato al telegiornale.

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McGUIRE

- Il ladro non andrà lontano, ci penserò io.

DORA

- Certo che no: con un triciclo e due pagaie!

McGUIRE

- (guarda freddamente Dora) Signora, lei non sembra prendere molto seriamente le azioni criminali.

DORA

- Lei è abbastanza grande per potersi arruolare in Polizia?

McGUIRE

- (Seccata… poiché glielo chiedono tutti) Sono abbastanza grande per votare, sono abbastanza grande per combattere e per uccidere per il mio paese, se è questo che mi sta chiedendo!

DORA

- Era proprio ciò che mi chiedevo! (Lancia uno sguardo preoccupato verso la pistola) L’agente McGuire percepisce la tensione nell’aria che stimola i suoi istinti da poliziotta, esattamente come ha provato un istantaneo disprezzo nei confronti di Dora.

McGUIRE

- (Si guarda in giro sospettosa) Allora… è tutto apposto qui?

DORA

- Sì. È tutto apposto. In effetti è fantastico. Non potrebbe andare meglio.

McGUIRE

- Ah-ah. Da dove venite voi altri?

DORA

- Vancouver. Siamo gente di città.

McGUIRE

- (cammina lentamente in giro e scansiona con lo sguardo la stanza) Siete consapevoli che la boscaglia intorno al cottage sarebbe dovuta essere eliminata?

DORA

- Davvero?

McGUIRE

- Allarme incendi. Sa, la siccità.

DORA

- Ah, la siccità.

McGUIRE

- Quando vede il proprietario gli dica che si guadagnerà una multa se non la farà pulire entro la prossima settimana.

DORA

- Sì… glielo dirò. L’agente McGuire si sposta verso una mensola piena di libri e lancia uno sguardo ai titoli.

McGUIRE

- Non le solite letture di un cottage.

DORA

- I nostri mariti sono professori universitari.

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McGUIRE

- (con un grugnito di derisione) Teste d’uovo, eh? (Guarda un libro) Ah, “L'età della ragione”.

DORA

- Filosofia.

McGUIRE

- Ah-ah. (vede un altro libro) “Le erbe del Nord-ovest”. Filosofia?

DORA

- Erbe.

McGUIRE

- (si volta con aria accusatoria verso Dora) Che tipo di erbe?

DORA

- Per il thè. Non le fumiamo.

McGUIRE

- (Vede un altro libro) Gray’s Anatomy?

DORA

- Solo “Anatomy”. Studio medicina. L’agente McGuire lancia uno sguardo apatico alla partita rimasta a metà sulla scacchiera.

DORA

- Scacchi.

McGUIRE

- Grazie. (Vede l’arpione sul muro; tocca le punte) Questo potrebbe essere pericoloso nelle mani sbagliate.

DORA

- È un arpione. Credo che sia indiano. È antico. L’agente McGuire annusa la stanza e vede la canna della pistola emergere da sotto il giornale, sul mobile bar.

McGUIRE

- Ehilà! Cos’è questa? (Sposta il giornale, prende la pistola e la ammira - ovviamente è una che ama le armi). Una 44-Magnum, revolver con funzionamento a singola azione, canna da 5 pollici, finiture cromate, tacca di mira regolabile. (La accarezza con fare erotico) Carina… molto carina… (riemerge dalle sue fantasticherie) Ma non è antica.

DORA

- È di mio marito.

McGUIRE

- (apre e fa rotare il caricatore: è vuoto) Ha il porto d'armi?

DORA

- Certo. Siamo canadesi.

McGUIRE

- Mi piacerebbe dargli un’occhiata. Sa, non tutti possono usare un’arma come questa. Bisogna essere soci di un poligono riconosciuto.

DORA

- … oppure un collezionista registrato. Lui è entrambe le cose. Ama le sue pistole.

McGUIRE

- Lui dov’è?

*** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


DORA

- Dio solo lo sa. Sono solo sua moglie. comunque non è carica. Davvero, è solo un giocattolo per lui. Non porta mai le munizioni. L’agente McGuire posa la pistola sul bancone, poi vede la busta “Munizioni di Joe” nel cestino. Prende la busta e la mostra a Dora.

McGUIRE

- Niente munizioni, eh?

DORA

- “L’esca di Joe - Alimentari e Munizioni”. I vermi sono in offerta speciale. Se si sbriga magari ne trova ancora.

McGUIRE

- Lei ha comprato dei vermi?

DORA

- Cosa? Non le sembro un tipo da vermi? Ne sarei sorpresa. Ho molta dimestichezza con i vermi.

McGUIRE

- Allora le piace pescare?

DORA

- No. L’agente McGuire scribacchia qualcosa.

tira

fuori

un

taccuino

e

McGUIRE

- Tornerò più tardi. Gli chieda di trovare quella licenza. Voglio vederla. (va verso la porta) E non si dimentichi di dire agli altri di non lasciare le cose fuori la notte.

DORA

- Certamente. L’agente McGuire dà un’ultima rapida occhiata alla stanza, scribacchia ancora qualcosa sul suo taccuino e poi esce dalla porta d'ingresso e quindi dalla passerella. Dora fa un respiro di sollievo, chiude la porta, si precipita alla pistola. L’agente solleva la canna da pesca dalla passerella, la tiene in mano, bussa di nuovo alla porta. Dora va ad aprire. L'agente consegna a Dora la canna da pesca e le fa l’occhietto: come a dire “Non lasciate niente di fuori la notte" ed esce nuovamente sulla passerella, si volta per lanciare uno sguardo sospettoso attraverso la zanzariera. Dora la saluta con un enorme sorriso falso. L’agente McGuire scompare fuori scena.

scende

dalla

passerella

e

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Dora torna di corsa alla mobile bar, afferra la pistola, rimette i proiettili nel caricatore – nuovamente nasconde le sue azioni dietro il mobile bar. Quindi posa nuovamente la pistola sul mobile. Entra Victor dalla camera da letto.

VICTOR

- Era un poliziotto? Victor guarda fuori dalla finestra

DORA

- Una donna. Una delle nostre coraggiose ragazze in divisa. Molto coraggiosa. Sono sorpresa che tu te la sia persa.

VICTOR

- Beh, non posso mica catturarle tutte. Che cosa voleva?

DORA

- Dice che non dovresti lasciare il triciclo fuori la notte.

VICTOR

- Che?

DORA

- A quanto parte c’è un astuto furfante che sta facendo tremare l’intera costa, ma la coraggiosa agente McGuire è alle sue calcagna. Victor nervosamente lancia uno sguardo alla scacchiera dove aveva lasciato la pistola l’ultima volta.

VICTOR

- Non ha visto la mia pistola, vero?

DORA

- (dopo una pausa, colpita) No. L’ho nascosta dietro il bancone del bar. Puoi spararti a volontà.

VICTOR

- Bene. Tutto ciò che voglio fare è catturare qualche coniglio. Il vero crimine al giorno d’oggi è il modo in cui sono i poliziotti! Victor si siede davanti alla scacchiera e fissa i pezzi.

DORA

- Stai attento a come ti muovi. Stasera resterò di fuori insieme ai conigli.

VICTOR

- (sorpreso) Fuori?

DORA

- Sì. Al villaggio ci sarà una serata di lettura in una associazione femminile: "Uomini che sono maiali e le donne che li amano". Non vorrei proprio perdermela.

VICTOR

- Ne sono sicuro, tesoro. Il fenomeno è molto più comune di quanto le persone credano.

DORA

- Così mi dicono. Probabilmente durerà fino a tardi.

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VICTOR

- Senza dubbio.

DORA

- Temo che resterai solo con i tuoi piani.

VICTOR

- Sono certo che troverò qualche guaio in cui cacciarmi.

DORA

- Sei un tale maestro in questo. Tu ed Harlan potreste cimentarvi in qualche dibattito mentre sarò via. È almeno un'ora che non discutete.

VICTOR

- Ho la sensazione che affronteremo il nostro più grande dibattito una volta per tutte e che durerà tutta la notte. (Muove un pezzo sulla scacchiera e sorride)

DORA

- Non vedo l’ora di tornare e vedere come sarà andato a finire. (Guarda la scacchiera) Se muovi in quel modo potresti perdere la regina. In effetti potresti perdere tutta la partita.

VICTOR

- (Fissa la scacchiera) Non riesco a vederlo, Dora!

DORA

- Lo so. Ci vediamo dopo. (Va verso la porta principale)

VICTOR

- Dora?

DORA

- Sì? I due si guardano per un momento. Pare che Victor voglia dirle qualcosa ma non ci riesce.

VICTOR

- No, niente. Divertiti! Il meteo prevede un temporale. Faresti meglio a prendere un ombrello. Dora rimane per un momento sorpresa da quel breve attimo di carineria. Prende un ombrello di lato alla porta e poi esce. Victor fissa la scacchiera per vedere che cosa Dora intendesse – ma non ci riesce. Va al mobile bar e prende la pistola, con cura la posa sulla scacchiera. Da questo momento le luci calano disegnando prima il tramonto e poi la notte. Da fuori scena si sentono Dora e Harlan parlare in lontananza. Poi entrano avvicinandosi al cottage dalla passerella. Victor sente le voci e vede Dora e Harlan attraverso la zanzariera. Va alla finestra per origliare.

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Dora esce. Harlan si avvicina al cottage camminando sulla passerella. Victor corre la centro della stanza. Harlan apre la porta di ingresso ed entra.

VICTOR

- Stavi parlando con Dora, vero? Scommetto che parlavate di me.

HARLAN

- No, parlavamo di Colleen.

VICTOR

- Colleen? Ci sono problemi?

HARLAN

- (sulla difensiva) No.

VICTOR

- Che bugiardo! Che vecchio, ipocrita stronzo sei diventato.

HARLAN

- Victor!

VICTOR

- Harlan, ti è mai passato per la testa che non mi sei mai davvero piaciuto?

HARLAN

- No, certo che no.

VICTOR

- Beh, credo che “mai piaciuto” non sia esattamente la parola giusta. Sarebbe più preciso dire: io ti disprezzo… così è più chiaro? Harlan guarda Victor da vicino: sta scherzando? Durante quanto segue, Victor manovra Harlan in modo da farlo trovare vicino alla scacchiera dove c’è la pistola.

HARLAN

- Senti, mi dispiace di aver dovuto liberare il tuo pesce…

VICTOR

- Il pesce non c’entra niente! Non mi sei mai piaciuto. Pesce o non pesce!

HARLAN

- Lo so, stai passando un brutto momento con Dora…

VICTOR

- Non c’entra niente neanche Dora! Riguarda totalmente te.

HARLAN

- (vedendo la pistola sulla scacchiera rimane scioccato) Quella è una pistola?

VICTOR

- Sì. Pensavo di fare uno stufato di conigli per quelli che tra noi sono carnivori. E non iniziare con le tue stronzate su piccoli fantasmi pelosi che mi inseguiranno fino nella tomba.

HARLAN

- Non sono i piccoli fantasmi pelosi di cui dovresti preoccuparti… ma della polizia. Non avresti dovuto portare qui le pistole. Sai che non mi piacciono e andare a caccia di qualunque cosa è illegale.

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VICTOR

- Al diavolo i poliziotti! D’altronde chi lo scoprirà? A meno che tu non pensi di fare la spia.

HARLAN

- Victor, qual è il problema? Ho fatto qualcosa che ti ha dato fastidio?

VICTOR

- Ciò che mi è successo, Harlan, è più simile ad una rivelazione. La rivelazione che tu sei il più disprezzabile dei filosofi… un ipocrita. Harlan rimane senza parole per un attimo.

HARLAN

- Aaah… Non mi incastrerai, Victor! Conosco i tuoi giochetti.

VICTOR

- Nessun giochetto! Per la prima volta, ti vedo per quello che veramente sei. Sei un impostore! Tutti riuscivano a capirlo tranne me! Per anni ti ho difeso all’Università. Ti ho difeso quando ho visto i tuoi studenti ridere alle tue spalle. Immagino che tu non te ne sia mai accorto.

HARLAN

- Lo so che mi sei stato accanto e l’ho apprezzato. Sono ben consapevole che ho i miei detrattori. Credo di essere demodé. Non insegno un corso popolare come il tuo. Ma cerco di insegnare loro la verità.

VICTOR

- Quindi non ti importa che tu sia una barzelletta?

HARLAN

- Che cosa posso fare?

VICTOR

- (lo prende in giro) “Che cosa posso fare?” “Che cosa posso fare?” È tutto qui quello che sai dire? Sai di essere un impostore, vero? Ecco perché non combatti mai per quello in cui credi! Ecco perché non ti difendi mai! Credi di potertela cavare dichiarando semplicemente di essere uno Stoico. Cristo, non mi stupisce che Helen ti abbia lasciato!

HARLAN

- (scioccato) Victor!

VICTOR

- Cosa? Ah, giusto... non ti piace che menzioni le tue "ex".

HARLAN

- Non vedo che cosa c’entri lei con tutto questo.

VICTOR

- C'entra invece. Tesi: la tua intera filosofia si basa sul tuo nasconderti dalla verità!

HARLAN

- Sai perfettamente bene che ho dedicato tutta la mia vita alla ricerca della verità. Lo abbiamo fatto tutti e due.

VICTOR

- La verità. OK, esaminiamola. Tu dichiari di credere nella non violenza. Allora lascia che ti ricordi di un piccolo incedente che tu potresti esserti dimenticato. Circa tre anni fa… credo che fosse il 23

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maggio. Sai di che cosa sto parlando, vero? Oppure, nel tuo nuovo universo relativista, te ne sei convenientemente dimenticato? HARLAN

- Non me lo sono dimenticato.

VICTOR

- Sono stato testimone di una cosa molto spiacevole! Un professore che aggredisce uno studente.

HARLAN

- Non era una aggressione… non ho mai avuto intenzione di fare del male a quel ragazzo.

VICTOR

- No… intendevi ucciderlo! E ti ricordi come mai improvvisamente hai aggredito quello studente?

HARLAN

- Te l’ho detto, non l’ho aggredito… è stato insolente, ecco tutto… c’erano delle parole… poi sono iniziati gli spintoni…!

VICTOR

- Sei proprio come Wittgenstein… (imitando Harlan) “Oh no, non era un attizzatoio, era un forchettone”. Lascia che ti parli di quegli "spintoni"! Ti ho quasi dovuto rompere le dita per toglierti le mani dalla gola del ragazzo! Stavi cercando di spingerlo, sì, nella tomba!

HARLAN

- No! Non è andata così!

VICTOR

- Ma quel ragazzo su che cosa è stato insolente, Harlan? Qual è stato l’argomento della sua insolenza?

HARLAN

- Smettila, Victor! Harlan cerca di allontanarsi da Victor sedendosi accanto alla scacchiera. Victor incombe alle spalle di Harlan: adesso lo ha portato esattamente dove voleva che fosse: con la pistola proprio davanti a lui.

VICTOR

- Forse dovrei rinfrescarti la memoria! Era il giorno dopo quello in cui Helen ti aveva lasciato. Era scappata con un ragazzo della squadra di calcio. O era uno della pallavolo? Comunque, il ragazzo che hai attaccato ti aveva fatto saltare i nervi menzionando quell’episodio. (Si sposta davanti ad Harlan: un bersaglio perfetto) Com’è che si chiamava? Tomlins, vero? Riesco ancora a sentirlo. (imitando una voce nasale) Professor Brandstater, è da un po’ che non vediamo in giro la sua affascinante signora. Si è ammalata o che altro? Io e gli altri ragazzi del campus ce lo stavamo chiedendo: significa che non verrà più a rimboccarci le coperte come faceva di solito? Ci mancherà davvero!”

HARLAN

- È una dannata bugia! Non ha mai detto niente del genere!

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VICTOR

- Vedi, quel ragazzo sapeva – come lo sapevamo tutti – che la tua affascinante Helen sarebbe saltata addosso a qualunque cosa respirasse – perché era, in una parola, una putta…

HARLAN

- Non dirlo, Victor…!

VICTOR

- E adesso tu sei troppo terrorizzato per impegnarti con Colleen, o anche con ogni filosofia che includa il “vivere” … e hai congelato anche me fuori dalla tua maledetta vita... e tutto perché Helen era una puttana!

HARLAN

- Sta’ zitto! STA’ ZITTO! Harlan in un accesso di rabbia afferra la pistola dalla scacchiera facendo cadere i pezzi dappertutto e la punta direttamente al cuore di Victor. C’è un momento di tensione in cui pare che Harlan sparerà da un momento all’altro, ma poi bruscamente egli riprende il controllo.

HARLAN

- Lo pensi davvero per Colleen e me?

VICTOR

- Sì.

HARLAN

- Allora siamo fatti l’uno per l’altra. Tu sei solo un edonista a causa della tua rabbia smodata contro Dora.

VICTOR

- Non è vero!

HARLAN

- Avrei potuto spararti, sai. La sola cosa che mi ha fermata è stata la consapevolezza della mia rabbia. Io sono uno stoico. Se mai dovessi spararti, lo farò razionalmente. Harlan rimette la pistola sulla scacchiera ed esce per il corridoio.

VICTOR

- Dannazione! (Cammina arrabbiato) Dannazione! Colleen entra dalla porta principale.

COLLEEN

- Victor, devo parlarti! Devi smetterla.

VICTOR

- Stavi origliando?

COLLEEN

- No, ero di fuori a raccogliere erbe, ma ho sentito Harlan gridare. Devi smetterla di pungolarlo! Non è giusto! Victor ci pensa su un attimo.

VICTOR

- Hai ragione. Sono andato troppo oltre. Mi dispiace.

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COLLEEN

- Non ha cercato di spararti, vero? Vedi! Sapevo che non era quel tipo di persona.

VICTOR

- Forse l’ho giudicato male. Proprio come Wittgenstein e il suo attizzatoio. Si è fermato in tempo.

COLLEEN

- Chi?

VICTOR

- Niente. (Colpito) Dannazione!

COLLEEN

- Allora è finita?

VICTOR

- (con disgusto) Finita! (colpito. Odia perdere) Sì credo di sì. Victor ci riflette un attimo e raccoglie uno degli scacchi caduto a terra.

COLLEEN

- La stai prendendo bene. Solo un grande uomo sa ammettere quando sbaglia.

VICTOR

- (la cosa lo sta uccidendo) Sì. Non ho problemi ad ammettere di sbagliare. La tensione che egli prova nel dire l’ultima parola lo porta a rompere con un colpo secco il pezzo degli scacchi che ha in mano. Cerca di rimettere insieme i due pezzi. Non ci riesce e li posa sulla scacchiera. Cercando di pensare a un modo per uscirne.

VICTOR

- Allora… forse Harlan ha veramente superato del tutto questa cosa di Helen.

COLLEEN

- Cosa? Che c’entra Helen?

VICTOR

- Beh sai… questa incapacità di amare. Credo che adesso gli sia passata. (Astuto) Non c’è alcun bisogno di provare a cambiarlo.

COLLEEN

- Non ho mai conosciuto questa Helen, ma mi sembra come se stessimo convivendo.

VICTOR

- Infatti. Una sola donna distrugge un equipaggio. Quella è Helen. Ma bada che Harlan se l’è cercata. La trascurava. Essere trascurati più trasformare anche le brave persone in dei mostri.

COLLEEN

- Non ci sono scuse per quello che lei gli ha fatto. Avrebbe dovuto chiedere il divorzio piuttosto che scappare. Certo lui era ferito e geloso… ma chi non lo sarebbe stato?

VICTOR

- Era veramente geloso. Ragazzi, se era geloso! (Guarda Colleen e ha un’idea) Senti, Colleen, tu vuoi che io smetta questo gioco? È quello che vuoi davvero?

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COLLEEN

- Non so che cosa voglio! Non voglio che lo ferisci eppure… se sapessi che in questo modo lui cambierebbe davvero... Ci deve pur essere un modo più gentile per far uscire Harlan dal guscio. Così mi sembra brutale.

VICTOR

- Ho un’idea… una idea davvero migliore. Sì… deve funzionare per forza. (Si guarda intorno) Ma questo non è il posto giusto per discuterne, potrebbe sentirci. Andiamo a fare una passeggiata e ti dirò i dettagli, ma prima dovrei appianare le cose con Harlan. Victor accompagna Colleen alla porta di ingresso.

VICTOR

- Ci vediamo qui tra… (controlla l’orologio) cinque minuti. E porta quella lanterna dalla rimessa delle barche. È veramente buio là fuori.

COLLEEN

- Stavolta non lo ferirai, vero?

VICTOR

- Ferirlo? No, no, no! Questo piano è la gentilezza in persona. Perché usare l’aceto quando abbiamo il miele?

COLLEEN

- Miele?

VICTOR

- Torna tra cinque minuti e ti spiegherò tutto. Ho solo bisogno di tempo per scusarmi con Harlan.

COLLEEN

- Va bene. Ehm, grazie Victor. (gli dà un bacio sulla guancia) Colleen esce dalla porta principale. Victor prende la pistola dalla scacchiera e si guarda intorno. La posa con cautela sopra il mobile bar. Poi chiama in direzione dell’ingresso dove è uscito Harlan.

VICTOR

- Harlan! Harlan! Harlan entra alle spalle di Victor, dalla porta principale.

HARLAN

- Mi dispiace di aver perso la pazienza, Victor! Non so che mi ha preso.

VICTOR

- Dispiace anche a me. Sono andato troppo oltre. Non avrei mai dovuto nominare Helen. Avevi ragione… era tutto uno scherzo... ti stavo mettendo alla prova. Volevo vedere quanto tenesse la tua filosofia messa sotto pressione. Spero che mi perdonerai.

HARLAN

- E tutto quello che mi hai detto…?

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VICTOR

- Me lo sono inventato man mano.

HARLAN

- Grazie a dio! Quell’incidente con quel ragazzo è un momento di nebbia nella mia mente. Non so che cosa sia vero e cosa non lo sia più. Sai Victor sai essere proprio farabutto a volte! Vorrei che ti limitassi ai cari vecchi dibattiti.

VICTOR

- I dibatti sono noiosi. E anche privi di significato. Ricordi che cosa dicevi di solito: “Il vero carattere si rivela solo sotto pressione”.

HARLAN

- Sì, ero io a dirlo, vero? Beh, per stasera sono stato messo sotto pressione quanto basta. Possiamo rilassarci e tornare alla nostra partita?

VICTOR

- Certo. Ciascuno raccoglie i pezzi della scacchiera da terra.

VICTOR

- Ricordi a che punto eravamo?

HARLAN

- Credo che fossimo così. (rimette i pezzi sulla scacchiera e vede che uno è rotto) Ah, questo si è rotto.

VICTOR

- Davvero? Si siedono ai lati opposti davanti alla scacchiera e riflettono sulle mosse successive.

VICTOR

- Sono stato di pessimo umore tutto il giorno. Ecco perché mi sto comportando così. Credo che sia perché devo togliermi un peso dal cuore. Ti ricordi il vecchio detto: "La verità vi renderà liberi"? Beh, voglio sentirmi libero. Sono stato sottoposto a parecchia tensione ultimamente. Dora è stata – beh, conosci Dora – ed io non sono riuscito a catturare neanche un pesce da quando siamo arrivati e come se ciò non bastasse ho una relazione con tua moglie.

HARLAN

- Capisco. Colpito.

HARLAN

- (Mentre fissa ancora lo sguardo sulla scacchiera) Sì, quello può essere davvero stressante. Hai provato ad usare un’esca diversa? Victor guarda Harlan.

VICTOR

- Ho detto: ho una relazione con tua moglie Colleen.

HARLAN

- Che buffo… mi sembrava che l’avessi detto.

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Harlan guarda fisso la scacchiera, muove un pezzo e poi si ferma.

VICTOR

- È quello che ho detto.

HARLAN

- Che cosa intendi dire esattamente?

VICTOR

- Intendo dire che ho una relazione con Colleen. Tua moglie. È la mia donna. Di solito significa questo.

HARLAN

- So quello che significa… ma tu che cosa intendi?

VICTOR

- Aspetta, ci riprovo. Intendo, tua moglie ed io ci appartiamo alle tue spalle e facciamo sesso. Cioè lei ti sta ingannando e io sto ingannando Dora e tutti e due vi stiamo ingannando insieme nello stesso letto. I nostri corpi nudi e sudati che si intrecciano in una frenesia lasciva. In una parola, Harlan, noi scop…

HARLAN

- (lo interrompe) Sì… sì… credo di potermelo immaginare.

VICTOR

- Non ho alcun piacere nel dirtelo, Harlan. La verità è che sono distrutto dal senso di colpa… e per salvare la nostra amicizia ti sto confessando tutto e imploro il tuo perdono.

HARLAN

- Certo. Silenzio. I due uomini si guardano l’un l’altro. Lentamente Harlan inizia a tremare e il viso gli si contorce. Quindi scoppia a ridere.

HARLAN

- Oh Victor! Tu non rinunci mai! Proprio quando sono convinto che stai diventando serio, tu te ne esci con un altro numero. Sei un personaggio! Non riuscirò mai a dire che cosa combinerai la prossima volta! (ride sguaiatamente) Certo, sei andato troppo oltre con questa cosa di Colleen. La ragione per cui ho sposato Colleen è perché lei è l’essere umano più onesto e leale che io abbia mai incontrato. Non riesco neanche a pensare che possa essere infedele! Non posso biasimarti per averci provato, ma temo che la cosa non sarà credibile. Non puoi farmela due volte di fila! (ride così tanto che deve togliersi gli occhiali e asciugarsi gli occhi. Muove un pezzo sulla scacchiera) Comunque, ti ho appena mangiato la regina! (Si contorce dalle risate)

VICTOR

- Abbiamo appuntamento qui… (controlla l’orologio) tra due minuti. Questo fa ridere Harlan ancora di più. Egli continua a ridere per tutta la scena.

VICTOR

- Faremo l’amore nel bosco.

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Harlan si piega in due dalle risate. Si colpisce le gambe. È tutto molto divertente.

VICTOR

- Le ho chiesto di incontrarci qui una volta che mi fossi sbarazzato di te. Ho sempre amato il suo aspetto sotto la luna: così virginale… non corrotta… sacrificale. Proprio non riuscirei a fermarmi. Vedi, Harlan, le donne sposano noi uomini credendo che cambieremo, ma ovviamente noi non cambiamo mai. E noi uomini siamo così stupidi che... quando sposiamo una donna ci aspettiamo che lei non cambi mai, e ovviamente, loro cambiano sempre. (Amaramente) Cambiano a causa nostra, Harlan. Harlan si tiene alla sedia; è piegato in due dalle risate.

HARLAN

- Avanti, Victor! Ti sei divertito. Mi hai già mandato fuori di me una volta. Dovresti essere soddisfatto.

VICTOR

- Mi dispiace, Harlan. Mi dispiace davvero. Victor lancia un’occhiata fuori della finestra per vedere se Colleen stia arrivando. Indica ad Harlan di andarsi a nascondere dietro il mobile bar.

HARLAN

- Va bene! Starò al gioco. Ma mi vendicherò per tutto questo, Victor. Sei avvertito. Harlan va a nascondersi dietro il bancone. Victor spegne le luci della stanza, lasciando accesa solo la lampadina sopra il bancone. Victor prende una candela da dietro il bancone, l'accende, mette lì accanto al pistola, poi la sistema accanto a Harlan che è dietro al bancone… vediamo solo le loro teste.

VICTOR

- Sai una cosa Harlan? Nessuno dei due avrebbe dovuto sposarsi. Nietzsche diceva che un filosofo sposato è una personaggio da commedia. Il fatto è che tu hai costruito tutto il tuo universo su un falso dio, vecchio mio. L'"aldilà" è un mito tanto quanto la fedeltà di Colleen.

HARLAN

- Cosa cerchi di dirmi?

VICTOR

- Il tuo dubbio in una cosa potrebbe portarti a dubitare anche in un’altra.

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HARLAN

- Potrebbe. Ma io sono tanto sicuro di Colleen come lo sono che non c’è un altro livello di esistenza al di fuori di questo. Entrambe le cose sono una stella polare della mia fede.

VICTOR

- Allora contempla un collasso cosmico! Victor tira la cordicella della luce che pende sopra il bar facendo piombare la stanza nella penombra. La sola luce è quella della luna fuori dalla finestra e la candela che illumina la pistola. Harlan continua a ridacchiare tra sé. Colleen lanterna.

COLLEEN

entra

sulla

passerella

una

- Victor! Victor! Harlan guarda scioccato Improvvisamente smette di ridere.

VICTOR

portando

verso

Colleen.

- Vedi, Harlan, avevamo organizzato di fare l’amore sotto le stelle, dal momento che Dora non ci sarà stasera. Colleen attraversa la passerella e si dirige alla porta di ingresso con la lanterna.

HARLAN

- No! Non è assolutamente possibile… manca qualcosa… qualcosa che non so!

VICTOR

- Ancora non ci credi, vero? Beh, a onor del vero, te lo dimostrerò. Colleen entra dalla porta di ingresso.

COLLEEN

- Victor? Sono pronta. (Si guarda intorno nell'oscurità alla ricerca di Victor)

VICTOR

- (andando da Colleen) Colleen.

COLLEEN

- A eccoti! È così buio qui dentro. Vediamo Victor e Colleen in controluce stagliati contro la luce della luna che proviene dalla porta di ingresso aperta. Improvvisamente Victor prende Colleen tra le braccia e la bacia. La cosa prende Colleen alla sprovvista e per un attimo lei non oppone alcuna resistenza.

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COLLEEN

- mmmmmmmm.... Vict....! Victor inorridito.

continua

a

baciarla;

Harlan

li

guarda

HARLAN

- Noooooooooooooooooooo!

COLLEEN

- (allontanando Victor con una spinta) Oh mio dio! Harlan!

VICTOR

- (A Harlan) Non prenderla così male, vecchio mio. È esattamente come ti ho detto: per poter cercare sinceramente la verità, ci deve essere un momento tremendo nella vita in cui un uomo deve dubitare di tutto.

HARLAN

- TU LURIDO FIGLIO DI PUTTANA! Harlan afferra la pistola dal bar, la punta contro Victor e spara. C’è uno forte colpo dalla pistola e Victor colpito indietreggia.

VICTOR

- Ehi! Fa male! (Barcolla, si aggrappa a qualche mobile) Ragazzi... mi ha ferito davvero! (Lotta per restare in piedi) Pare che qualcosa sia andato storto… (Barcolla per qualche istante e poi cade a terra) Harlan guarda inorridito la pistola che ha in mano.

HARLAN

- Oh mio dio! Che cosa ho fatto! Colleen accende la luce e si precipita sul corpo di Victor. Gli apre la giacca da pescatore e vede il sangue.

COLLEEN

- Gli hai sparato dritto al cuore!

HARLAN

- No! Colleen posa la mano sul collo di Victor per sentirgli le pulsazioni, e poi ascolta il respiro.

COLLEEN

- È morto! Oh dio, è morto!

HARLAN

- Non può essere! (Va verso il cadavere) No! No! Victor! Amico mio! Perché lo hai fatto? Sapevi che avrei premuto il grilletto! Perché?

COLLEEN

- Non capisco… mi aveva detto di aver caricato la pistola a salve… e di aver tolto i proiettili veri!

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HARLAN

- A salve? Ecco perché continuava a mettermi la pistola sotto il naso! Avrei dovuto saperlo che si trattava di uno dei suoi scherzi perversi.

COLLEEN

- Deve aver lasciato erroneamente un proiettile dentro! Oh no… no! Oh Dio! È tutta colpa mia! Avrei dovuto dirtelo! Avrei dovuto dirtelo!

HARLAN

- Come ho fatto a essere così stupido?

COLLEEN

- Mi aveva chiesto di incontrarlo qui in modo che potessimo parlare. Per parlare di te, Harlan! Non mi sarei mai aspettata che mi baciasse in quel modo!

HARLAN

- Non importa che cosa è successo! Ormai non conta più niente! Una vita di riflessioni e ragionamenti e sono finito… come un comune assassino. Ecco. È questa la verità. Posso uccidere chiunque. Forse ha ragione lui su tutto. Siamo solo degli animali. Mi sbagliavo... mi sbagliavo! (Sospira) Vado a chiamare la polizia.

COLLEEN

- La polizia!

HARLAN

- Certo… l’ho ucciso.

COLLEEN

- Non è un omicidio! Te l’ho detto, è stato un incidente!

HARLAN

- Per lui forse, non per me. Quando ho premuto il grilletto non volevo altro che vederlo morto!

COLLEEN

- Non devi dirlo alla polizia!

HARLAN

- Che altro potrei dire?

COLLEEN

- Digli solo… oh dio, non lo so! Come ho fatto a metterci in questo incubo?

HARLAN

- Va tutto bene, Colleen. È stata tutta colpa mia. Avevo una scelta e l’ho fatta. A modo mio, sono un uomo morto tanto quanto il povero Victor, qui. (Va al telefono) Facciamola finita.

COLLEEN

- No! Aspetta! Harlan si ferma.

COLLEEN

- Non è stato un omicidio, Harlan! È stato uno scherzo finito male! È stato un incidente! Lui ti ha provocato! (Indicando con rabbia verso Victor) È stata sua la colpa di non aver controllato la pistola con più attenzione.

HARLAN

- Interessante argomentazione. Ne parlerò con il giudice. Confesserò tutto e mi rimetterò alla clemenza della corte. (indietreggia) Oh no… Verrà fuori l’incidente con Tomlins. Sono una

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minaccia per la società, non c'è dubbio. È una vergogna che non impicchino più le persone! COLLEEN

- Smettila! Smettila! Io sono la sola responsabile qui! Se solo te l’avessi detto, non sarebbe mai successo niente. Il fatto che tu finisca in galera non riporterà Victor in vita! E che ne sarà di noi? Io ti amo! Non posso buttare via tutto così!

HARLAN

- Ti amo anch’io Colleen.

COLLEEN

- Tu…? Davvero?

HARLAN

- (L’abbraccia teneramente) Qualunque sia la definizione di questa parola. (Bruscamente) Ma ormai è troppo tardi per pensarci. (Inizia a comporre il numero della polizia)

COLLEEN

- Aspetta! Possiamo ancora inventarci una storia!

HARLAN

- Una storia?

COLLEEN

- (Agitata) Diremo loro che è stato un incidente. Non stavate discutendo di niente. Tu stavi giocando con la pistola (Prende la pistola)… scherzavate… eravate di buon umore. (Agita la pistola per la stanza selvaggiamente come una persona che non ne ha mai tenuto in mano una.) Ogni volta che la pistola viene rivolta verso Harlan, lui si nasconde dietro il bancone.

COLLEEN

- Nessuno pensava che la pistola fosse carica… è solo partito un colpo…

HARLAN

- Colleen! La pistola! Sta’ attenta!

COLLEEN

- (frenetica) Succede continuamente!

HARLAN

- Ma stavolta non è successo!

COLLEEN

- (Disperatamente) Nessuno deve saperlo!

HARLAN

- La polizia se ne accorgerà!

COLLEEN

- No, se noi abbiamo un piano!

HARLAN

- Per favore… la pistola…!

COLLEEN

- Stammi a sentire: tu ed io siamo i soli a saperlo!

HARLAN

- Non mi lascerò coinvolgere con altre bugie. (Ricomincia a fare il numero sul telefono)

COLLEEN

- STAI FERMO LÌ! (Punta la pistola direttamente contro Harlan)

HARLAN

- Che cosa pensi di fare?

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COLLEEN

- Non ti permetterò di farlo!

HARLAN

- (Guarda Colleen attonito) Non credevo che tu ci stessi ancora pensando.

COLLEEN

- POSA… QUEL… TELEFONO! Harlan la guarda per un attimo, prima pensa di posare la cornetta e poi cambia idea e ricompone il numero. Colleen gli punta contro la pistola durante quanto segue…

HARLAN

- (al telefono) Pronto, parlo con la polizia? Voglio denunciare uno sparo.

COLLEEN

- La userò se sarò costretta!

HARLAN

- (al telefono) No, non credo che sarà necessario. È morto.

COLLEEN

- Ti avverto! Non dirgli una parola!

HARLAN

- (al telefono) Non abbiamo un indirizzo… siamo in un cottage sulla baia di Matagami… Siamo in quello di legno con la canna fumaria…

COLLEEN

- Te lo ordino per l’ultima volta… (perdendo la pazienza) Posa quel telefono!

HARLAN

- (al telefono) No, conoscevo benissimo il defunto. Era il mio migliore amico… Il mio nome? Sono il prof… Colleen preme il grilletto e spara. Colpisce la base del telefono che vola via cadendo per terra dietro il mobile bar. Harlan ha ancora in mano la cornetta e abbassa lo sguardo scioccato quando vede il filo penzolare inutile a mezz’aria.

COLLEEN

- Non hanno sentito il tuo nome… possiamo ancora pensare a qualcosa!

HARLAN

- (fissa Colleen, attonito) Colleen! Questa non è la donna che ho sposato!

COLLEEN

- Ci puoi scommettere il culo! Se non sai badare a te stesso, allora dovrò farlo io per te! Il bagliori dei fari di una macchina brillano da dietro la finestra.

COLLEEN

- Arriva una macchina! Forse è la polizia!

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HARLAN

- Qualcuno deve aver sentito gli spari. Si sente un tuono.

COLLEEN

- Il cadavere!

HARLAN

- Il cadavere?

COLLEEN

- Il cadavere! Dobbiamo nasconderlo!

HARLAN

- Perché? Io intendo dire la verità!

COLLEEN

- (perdendo anche quel po’ di pazienza che le era rimasta) Noi… nasconderemo…il… cadavere… finché… non… se … ne… andranno!

HARLAN

- No, Colleen! Adesso diamoci un taglio! Colleen punta la pistola alla testa di Harlan. Lei sembra impazzita e fuori controllo.

HARLAN

- Dove vogliamo metterlo?

COLLEEN

- Nella nostra camera da letto, laggiù! Harlan trascina il cadavere di Victor in camera da letto. Colleen gli tiene la pistola puntata contro. Lei lancia uno sguardo fuori della finestra.

HARLAN

- È pazzesco... pazzesco!

COLLEEN

- Più veloce! Stanno arrivando dal vialetto! Harlan è in difficoltà: il corpo è pesante e scomodo da trasportare.

COLLEEN

- Muoviti! Colleen lancia anche la cornetta del telefono dietro il bancone del bar. Nasconde velocemente la pistola dietro il bar, soffia sulla candela per spegnerla, poi afferra una bottiglia di brandy e inizia a tracannarla. Harlan porta il cadavere di Victor in camera da letto, esce dalla stanza e chiude la porta sbattendola. Entra Dora dalla porta principale nell’esatto momento in cui Harlan ha sbattuto la porta.

COLLEEN

- Oh sei tu!

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Harlan va a prendere un libro dallo scaffale con nonchalance e va a sedersi fingendo di leggere.

DORA

- Ciao, Colleen. Harlan. Si sente un altro tuono.

DORA

- Pare che la tempesta si stia avvicinando. Dora mette via l'ombrello, si guarda intorno con lo sguardo di un falco. Percepisce che è successo qualcosa. Colleen beve un altro bel sorso di brandy, cosa che Dora nota.

DORA

- Dov’è Victor? Improvvisamente la porta viene spalancata di botto e l’agente McGuire balza nella stanza con la pistola in pugno. Tutti indietreggiano di colpo terrorizzati. Il libro di Harlan vola per aria.

McGUIRE

- Fermi tutti! Mani in alto! Gli altri la guardano attoniti. Harlan va a raccogliere il libro, ma l’agente lo calpesta con lo stivale e punta la pistola contro la faccia di Harlan.

McGUIRE

- Ho detto mani in alto!

DORA

- Perché?

McGUIRE

- Non si preoccupi del perché! Lo faccia e basta! L’agente McGuire appare molto pericolosa, perciò gli altri alzano velocemente le mani. Durante la scena seguente l'agente li perquisisce.

McGUIRE

- Ci hanno appena denunciato uno sparo dall'inquilino di uno dei cottage lungo la baia.

DORA

- Uno sparo? Molto strano.

COLLEEN

- Qui nessuno ha sparato a nessuno. È stata una serata molto tranquilla.

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McGUIRE

- Il vostro vicino ha sentito una violenta discussione provenire da qui e poi uno sparo. Naturalmente ha chiamato la polizia. (Ha finito di perquisirli, quindi ripone la pistola nella fondina) Molto bene! Perché non mi dite che cosa è successo qui? Potete abbassare le mani. (Tira fuori il block notes) Colleen si scola un altro sorso abbondante di brandy.

McGUIRE

- (a Colleen) Lei si chiama?

COLLEEN

- Sono la moglie di Harlan Brandstater. (amichevole ed ubriaca) Ma tu puoi chiamarmi Colleen.

McGUIRE

- (scrivendo) La signora Brandstater. E lei è rimasta qui tutta la sera?

COLLEEN

- Sì.

McGUIRE

- (Ad Harlan) E il suo nome signore?

HARLAN

- Har…

COLLEEN

- (interrompendolo) Lui si chiama Harlan Brandstater. (Si sposta al fianco di Harlan) Il professor Harlan Brandstater. Lui è mio marito. Insegna filosofia alla U.B.C. è specializzato in Stoicismo… sa, un approccio alla vita pacifico e non violento. Anche lui è rimasto in casa per tutta la sera.

McGUIRE

- (ad Harlan) È esatto?

COLLEEN

- Sì.

McGUIRE

- (a Colleen, con tono sarcastico) Spero che non le dispiaccia se faccio qualche domanda a suo marito.

COLLEEN

- Certo che no. Non abbiamo niente da nascondere. (arcigna) Vero Harlan?

McGUIRE

- Grazie infinite. (Ad Harlan) È lei il proprietario della pistola che ho visto prima?

COLLEEN

- No quella è di Victor.

McGUIRE

- Victor?

COLLEEN

- Il Professor Victor Pierce. Il marito di Dora.

McGUIRE

- E lui dov’è? Colleen ed Harlan l'agente McGuire lo nota.

si

scambiano

un'occhiata:

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COLLEEN/HARLAN – (insieme) Fuori. L'agente McGuire prende un appunto sul suo taccuino su ciò che ha visto.

McGUIRE

- Professor Brandstater, ha sentito qualche sparo nei paraggi? Harlan sta per dire qualcosa.

COLLEEN

- Ah, mi ricordo! Sì! Adesso so di che cosa sta parlando! Non era uno sparo… è stato il gas nella stufa in cucina. L’accenditore del forno non funziona bene… sempre più spesso si spegne con un botto. (Ad Harlan) Dovremmo proprio farlo aggiustare.

McGUIRE

- Quindi stavate cucinando?

COLLEEN

- Esatto. L’agente McGuire si guarda intorno ma non vede traccia della cena.

McGUIRE

- Non si sente odore di cibo.

COLLEEN

- È finito. Delizioso, se posso dirlo.

McGUIRE

- E dove avete detto che è andato il professor Pierce? Si sente un altro tuono, stavolta un po’ più lontano.

McGUIRE

- (vedendo qualcosa sul pavimento) Aspettato un attimo… cos’è quello?

COLLEEN

- Cosa?

McGUIRE

- Lì. Sul pavimento. Sembra una goccia di sangue!

COLLEEN

- È impossibile! L’agente McGuire si inginocchia e fissa la goccia rossa.

McGUIRE

- Sì. È sangue! McGuire si alza e istintivamente estrae la pistola e in modo piuttosto idiota la punta contro la macchia di sangue. Rendendosi conto di averla puntata verso la cosa sbagliata, si gira e la punta contro Harlan e Colleen.

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McGUIRE

- State indietro! (Vede un'altra goccia di sangue) Aha! Ci sono altre gocce! Sembrano portare verso quella porta… McGuire segue le tracce di sangue fino alla camera da letto e fa per aprire la porta.

COLLEEN

- (balzando davanti all’agente McGuire) Non guardi lì dentro!

McGUIRE

- (fermandosi) Perché no, signora Brandstater?

COLLEEN

- (dopo una pausa) È un casino!

HARLAN

- (capendo che stanno per essere scoperti) Oh mio dio...!

McGUIRE

- Signora Brandstater, questa è un’indagine su uno sparo… probabilmente anche su un omicidio.

DORA

- Omicidio?

McGUIRE

- Se sta cercando di proteggere qualcuno…

COLLEEN

- (ci rinuncia) Va bene! Confesso!

HARLAN

- (Avanzando) Basta così, Colleen! Lascia che mi tolga questo peso dal cuore!

McGUIRE

- Raccoglierò le vostre dichiarazioni dopo aver guardato che cosa c’è qui dentro… L’agente McGuire apre la porta della camera da letto, la pistola tesa pronta a sparare. Si precipita nella stanza e scompare all’interno. Mentre l’agente McGuire è nella stanza, un lampo illumina la stanza e si sente un tuono. La porta di ingresso si apre di colpo. Victor entra dalla porta principale in una coltre di nebbia. Il suo volto è leggermente più pallido del solito e la sua entrata ha qualcosa di pauroso e spettrale. Harlan vede Victor e grida! Dora e Colleen si voltano per vedere Victor. Colleen sviene. Victor si volta per vedere che cosa gli altri stiano fissando.

VICTOR

- Che c’è? Che succede? Sembra che abbiate visto un fantasma!

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C’è una altro lampo e la raffica di vento che fa tremare l'intero cottage. Colleen si riprende, indica con un dito tremante Victor e sviene di nuovo. Calano le luci. Musica.

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ATTO II Stessa ambientazione. Pochi secondi dopo. Victor è ancora in piedi sull’uscio della porta principale circondato dalla nebbia. Harlan aiuta Colleen a riprendersi dallo svenimento. C’è un altro lampo seguito dal boato di un tuono.

VICTOR

- Va tutto bene Colleen?

COLLEEN

- Sì! Io… devo essermi presa l’influenza o qualcos’altro. Harlan aiuta Colleen a sedersi. Lei si sventola e si siede. L’agente McGuire rientra dalla camera da letto, sembra confusa.

McGUIRE

- Che diamine… (Vede Victor e gli punta contro la pistola) Tu chi sei?

HARLAN

- Lui è il Professor Pierce.

McGUIRE

- (delusa) Ah. L’agente McGuire rimette la pistola nella fondina. Victor si sposta sul proscenio ma la sua andatura è maldestra. Sembra che le gambe non riescano a sostenerlo. Pare stordito.

VICTOR

- (allegramente) Salve, agente! È sulle tracce del ladro del triciclo, vero?

McGUIRE

- Veramente mi stavo domandando dove fosse lei, professore. L’agente estrae il taccuino e, durante la scena seguente, prenderà appunti.

VICTOR

- Davvero?

DORA

- Ti senti bene, Victor? Sembri un po’ pallido.

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VICTOR

- Sì sto bene. Devo essermi addormentato giù in spiaggia… quel tuono mi ha svegliato. Sai, ho fatto un sogno straordinario… era strano. Stavo camminando lungo un sentiero, in fondo c’era un cancello… era bellissimo, ma mi faceva male il petto. Stavo per attraversare il cancello quando ho sentito delle voci gridare. Mi sono voltato e ho visto Harlan e Colleen gridare verso di me: “Fermati! È stato un incidente”. Ho visto che c’era anche Dora, ma tu non ha detto niente. Improvvisamente qualcuno ha gridato: “Non guardi lì dentro!”. Sono tornato indietro e bang il cancello si è chiuso davanti a me. Poi mi sono svegliato. Gli altri lo fissano.

VICTOR

- Beh, vi avevo detto che era strano. L’agente McGuire smette di scrivere sul taccuino.

McGUIRE

- Credo di non poter arrestare nessuno perché ha fatto un brutto sogno, anche se si tratta di un sogno tanto stupido come questo. (Si volta verso Colleen) Allora che cosa stava per confessarmi, signora Brandstater?

COLLEEN

- Cosa?

McGUIRE

- Prima che entrassi in camera da letto lei mi ha detto di voler confessare.

COLLEEN

- Ah! Ecco… Io… mi ero dimenticata di rifare il letto.

McGUIRE

- Si era dimenticata di rifare il letto?

COLLEEN

- Lo so, lo so, è terribile! Ho fatto un pisolino oggi pomeriggio e dal momento che non aspettavamo visite… (angosciata) Oh dio… è solo che non l’ho rifatto! (Scoppia a piangere)

McGUIRE

- Si calmi. Non posso arrestarvi neanche per questo. (Si volta verso Harlan) E qual era il peso che lei doveva togliersi dal cuore, professor Brandstater?

HARLAN

- (ancora sotto shock, fissando Victor) Avevo un peso da togliermi dal cuore?

McGUIRE

- Infatti. Sembrava che le pesasse qualcosa sulla coscienza.

HARLAN

- La mia coscienza è stata guarita! È un miracolo!

McGUIRE

- Cosa? Tutto qui?

COLLEEN

- Il fulmine deve aver creato un campo di energia cosmica. (All’agente) Non sente il potere guaritore della Natura?

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HARLAN

- Alleluia!

McGUIRE

- Appartenete a qualche setta religiosa?

COLLEEN

- No. (saltellando per la stanza) Noi adoriamo gli alberi e le piante e il cielo e le nuvole e tutte le piccole creature che si trascinano sulla terra…

McGUIRE

- Va bene, va bene! Certa roba non mi interessa.

DORA

- (Guardando Victor da vicino) Sei sicuro di sentirti bene Victor? A me non sembra che tu stia bene.

VICTOR

- Mi sento un po’ fatuo. Non avrei dovuto mangiare quel pezzo di formaggio dopo pranzo. (Si sposta tremante verso la poltrona e vi si lascia cadere)

McGUIRE

- Qui sta succedendo qualcosa di molto strano. Ci abita qualcun altro oltre voi quattro?

DORA

- Beh, agente. Mi dispiace: niente cadaveri. L’agente McGuire guarda di sospettosamente il sangue sul pavimento.

nuovo

Colleen va a prendere la sua scatola di colori.

COLLEEN

- Devo aver fatto cadere un po’ di tempera. (Mostra la scatola di colori all’agente) Vede?

McGUIRE

- (strappa tristemente le pagine dal taccuino) Ah beh! Andrò a fare qualche domanda all’inquilino del cottage che ha presentato la denuncia. L’agente McGuire esce. Dopo un attimo rientra.

McGUIRE

- E un’altra cosa. Tagliate qui maledetti cespugli intorno al cottage! Esce. Dora osserva Victor da vicino. Lui prende un giornale, poi si accorge che Dora lo sta fissando.

VICTOR

- C’è qualcosa che non va? Sembra che qualcosa ti abbia deluso, carissima.

DORA

- No, no! La lettura non è stata bella come speravo.

VICTOR

- Eh? Quella sugli “Uomini che sono…” (pare dimenticarsi il resto)

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DORA

- “Maiali”. Pare che sia molto difficile sbarazzarsi di uomini del genere. (Scruta attentamente Victor).

HARLAN

- Beh… adesso che tutto questo trambusto è finito, credo che… (guarda Colleen con aria interrogativa: che cosa faranno adesso?) … finirò la stesura del programma del mio nuovo corso. Colleen torna a guardare Victor. Dora nota il loro scambio di sguardi. Harlan attraversa la stanza, ma il suo sguardo è ancora su Victor.

DORA

- Quindi ti senti proprio bene?

VICTOR

- Sì! Te l’ho già detto, probabilmente è qualcosa che ho mangiato. Niente di serio.

DORA

- Sei sicuro che non vuoi che ti visiti?

VICTOR

- Sì, sono sicuro!

DORA

- Ci vorrebbe solo un minuto… Dora va a prendere la sua borsa da medico e prende lo stetoscopio. Guarda Victor negli occhi mentre lo visita.

VICTOR

- Dannazione Dora! Non ho niente che non vada! Stai leggendo troppi libri di medicina. So che ami mettermi termometri e sfigmomanometri in tutti gli orifizi, ma si dà il caso che io sia sano come un pesce.

DORA

- Sono solo preoccupata della tua salute, tesoro.

VICTOR

- Voglio solo starmene spaparanzato e in completo relax. Vai a fare pratica di medicina su qualcun altro. Victor riprende a leggere il giornale. Dora si allontana da Victor, posa la borsa con lo stetoscopio che penzola fuori. C’è un silenzio di disagio. Harlan si immerge in un libro anche se è evidente che non lo sta leggendo. Colleen cammina nervosamente per la stanza cercando qualcosa da fare.

COLLEEN

- (Stridula) Qualcuno vuole un caffè? Harlan?

HARLAN

- Ehm… certo!

VICTOR

- No grazie.

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COLLEEN

- E tu Dora?

DORA

- No grazie. (Prende i suoi libri) Credo che andrò alla rimessa delle barche a studiare.

COLLEEN

- (Con un entusiasmo eccessivo) Che bella idea!

HARLAN

- Sì! Davvero una bellissima idea! Harlan si precipita alla porta di ingresso e la tiene aperta per Dora.

HARLAN

- Noi resteremo qui a difendere il forte... e tu puoi... studiare lontano! Dora guarda attentamente gli altri.

DORA

- Probabilmente starò via per un po’. Non aspettatemi svegli. Dora esce. Victor getta il giornale da una parte, si alza e si guarda intorno.

VICTOR

- Avete per caso visto la mia rivista "Fatti di Pesce"? Quello con l'articolo su “Come pescare il pesce persico”.

HARLAN

- Credo di averlo visto… fuori sul viale! Victor con passo incerto lascia la stanza ed esce dalla porta principale. Possiamo vederlo mentre cerca il libro sulla passerella, barcollando cammina avanti e indietro durante quanto segue.

HARLAN

- (Sussurra) Oh dio, lo hanno rispedito indietro!

COLLEEN

- (Sussurra) Deve essere in una specie di limbo!

HARLAN

- Credo che tu abbia ragione.

COLLEEN

- Ma perché? Perché uno rimane bloccato nel limbo?

HARLAN

- Non lo so… questo non è decisamente il mio campo.

COLLEEN

- Dobbiamo fare qualcosa per lui! Forse si tratta di questa casa! No! La maschera! Gli spiriti dei Nootka sono arrabbiati con noi e non lo lasceranno andare! È tutta colpa mia! Devo aver usato i rituali sbagliati!

HARLAN

- Smetti di prenderti la colpa per quello che è successo! Sono io quello che gli ha sparato!

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COLLEEN

- Beh, non possiamo lasciare che se ne vada in giro in quel modo! Devi parlargli!

HARLAN

- Che cosa potrei dirgli? Non ho mai visto un fantasma prima e adesso dovrei farlo sedere e dargli dei consigli?

COLLEEN

- Non è un fantasma qualunque! È Victor!

HARLAN

- Non so che cosa dirgli!

COLLEEN

- Sei un professore di filosofia! Ci sarà pur qualcosa…

HARLAN

- Non è così facile! Ho studiato la vita, ho studiato la morte, ma questo non è… nessuno dei due! Victor zanzariera.

sta

con

il

naso

premuto

contro

VICTOR

- Siete sicuri di averlo visto sulla passerella?

HARLAN

- Sì

la

Victor torna a cercare il libro.

COLLEEN

- (Ad Harlan) Deve pur esserci qualcosa in uno dei tuoi libri!

HARLAN

- Sì è possibile! Mi sono portato alcuni testi da consultare… (va alla libreria) Evans-Pritchard… Middleton… No… NO… (Tira fuori un libro) Ahah! Qui potrebbe esserci qualcosa… (Lo sfoglia velocemente) Fantasmi... spettri... presenze... Ecco qui: "La relazione tra lo spirito e il corpo." (Esamina attentamente il testo) Mmmm. Deve esserci qualcosa per una situazione come questa… (leggendo) “…La visione di uno spirito dopo la sepoltura…” No, questo no… Ah, ecco, ci siamo... senti qui: (leggendo) "Ci sono state molte testimonianze di un cadavere che è stato trasformato di incanto in uno spirito. Questi casi non lasciano un corpo visibile perché il cadavere stesso diventa uno spettro e durante le ore della notte lo spettro può camminare come un umano..." eccetera, eccetera… (leggendo) “…Questo fu il celebre caso di Sir Robert Banastre di Passenham..."

VICTOR

- (gridando dalla passerella con la rivista in mano) Trovata! Avevate ragione! Victor si siede su una sedia sulla passerella, rivolgendo loro le spalle e leggendo. Durante quanto segue viene attratto dai bisbigli di Harlan e Colleen, quindi si alza e va a guardarli dalla zanzariera.

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COLLEEN

- (sussurra ad Harlan) Ti dice perché diventano spiriti? C’è niente che possiamo fare?

HARLAN

- Mmmm. Fammi vedere… (esamina la pagina; leggendo) “Le dialettiche trascendentali e la teologia…” Ecco, ecco… potrebbe essere questo! (leggendo) “Alcuni esperti, come Hofmeister e Rhees-Jones, teorizzano che il potere della luce e il potere delle tenebre stiano ancora combattendo per il possesso dell’anima! In tali casi, anche se il fantasma non è consapevole del suo stato di ectoplasma, le sue azioni durante il tempo possono influenzare il risultato finale di questa battaglia.”

COLLEEN

- Vuoi dire che non hanno deciso se debbia andare … (indica prima “su”) o… (indica “giù”).

HARLAN

- Esattamente.

COLLEEN

- Povero Victor!

HARLAN

- Hai ragione, dobbiamo aiutarlo in qualche modo.

COLLEEN

- Non sa neanche di essere morto.

HARLAN

- Dovremo dargli la notizia bomba. (indietreggia) Oh dio! Tutte quelle relazioni che ha avuto lo manderanno all’inferno. Ma a parte quello ha condotto una buona esistenza. Se noi potessimo convincerlo che è morto, forse riuscirà a fare pace con Dora e questo potrebbe essere il massimo con… Tu-Sai-Chi… Harlan si accorge che Victor li sta guardando dalla finestra.

HARLAN

- Ci ha sentiti! Lasciami parlare con lui. Prima gli daremo la notizia e più possibilità avrà.

COLLEEN

- Sei sicuro di volerlo fare da solo?

HARLAN

- Sarà meno scioccante se glielo dirà un vecchio amico.

COLLEEN

- Hai ragione. Cercherò dei riti diversi. Lui ha bisogno di tutto l’aiuto possibile. (Si volta per andarsene)

HARLAN

- Colleen! Mi dispiace di non essermi fidato di te. Sono stato un tale idiota. Devi avere ormai una pessima idea di me.

COLLEEN

- Dimostra solo che sei umano, ecco tutto. (In lacrime) Non come il povero Victor. Colleen esce dall’ingresso.

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Victor entra dalla porta principale con la rivista in mano mentre Colleen esce.

VICTOR

- Cos’era tutto quel bisbigliare? (Si gratta) Dannazione! Devo essere stato punto dalle formiche mentre dormivo. Harlan cammina per sapendo da dove iniziare.

qualche

momento

non

HARLAN

- Victor…?

VICTOR

- Sì?

HARLAN

- Aaah… (perde coraggio) Ti andrebbe… un brandy?

VICTOR

- No grazie.

HARLAN

- Beh, io ho bisogno di bere. Harlan prende la bottiglia di brandy dal bar. Sta per versarsi un bicchiere quando invece si attacca alla bottiglia e ingoia un bel sorso.

HARLAN

- Allora Victor… (Sale l’effetto del brandy) aaaargh! (si riprende) Questo sogno che hai fatto… riesci a ricordarti altro? Dicevi che c’era un cancello…

VICTOR

- Sì.

HARLAN

- Un grosso cancello?

VICTOR

- Medio.

HARLAN

- Fatto di legno?

VICTOR

- Sì. Perché mi fai tutte queste domande? (Sarcastico) Immagino che starai per dirmi che questo sogno ha dei profondi significati psicologici?

HARLAN

- Non psicologici, no. Però è molto interessante. Non trovi? Sia la religione cristiana che le religioni orientali parlano di un cancello. Le porte del Paradiso… Le Scritture Vediche dell’India dicono che la nostra anima passa attraverso un cancello... Gli sciamani tra gli Indiani Lakota Sioux si riferiscono al Cancello dello Spirito che accoglie i defunti....

VICTOR

- Qual è il punto, Harlan?

HARLAN

- Il punto è che… questo sogno potrebbe essere un simbolo… un indicatore… una rappresentazione del tuo stato attuale.

VICTOR

- (alzando le spalle) È solo un sogno!

*** ATTENZIONE Quest’opera è sottoposta al diritto d’autore. Non è autorizzata alcuna modifica al testo o riproduzione anche parziale in qualunque forma o modo. Non è consentita alcuna messa in scena senza il consenso scritto (autorizzazione) da parte degli aventi diritto. ***


HARLAN

- Forse no! Voglio dire… esaminiamolo! Per esempio… ti ricordi che cosa stavi facendo prima di morire… ehm, prima di addormentarti?

VICTOR

- È buffo, ma non ricordo granché di quello che è successo oggi pomeriggio.

HARLAN

- Niente?

VICTOR

- La pesca! Mi ricordo della pesca!

HARLAN

- Ti ricordi di una… pistola?

VICTOR

- Una pistola? Sì, la mia 44-Magnum. E allora?

HARLAN

- Ha sparato.

VICTOR

- Davvero?

HARLAN

- Contro di te.

VICTOR

- Capisco.

HARLAN

- Con dentro un proiettile. Un proiettile vero.

VICTOR

- Ah.

HARLAN

- (camminando nervosamente) Non so bene come dirtelo, Victor, ma io credo che dovresti saperlo... voglio dire, sei il mio più caro amico... o almeno, sarebbe meglio dire che lo eri… quindi credo che sia mio dovere dirti che… ehm…

VICTOR

- Ma di che stai parlando?

HARLAN

- Il fatto è, Victor… (prende un respiro profondo) tu sei morto. Una pausa.

VICTOR

- È vero. Mi sento un po’ intorpidito.

HARLAN

- No, Victor! Morto! Morto e sepolto.

VICTOR

- Senti, non fare così! Sono un uomo vitale e sono quello che vi anima le serate! E poi, non è che tu sia proprio il signor Vitalità.

HARLAN

- (frustrato) Non sto usando il termine in modo metaforico, ma letteralmente, sei deceduto, trapassato… non sei più con noi! (mima di strozzarsi e spira)

VICTOR

- Ah! Morto in quel senso. (Pausa) Mi sono perso qualcosa? Chi hai detto che era… (rifacendo il verso alla pantomima di Harlan) ... trapassato?

HARLAN

- TU! È solo che non sei trapassato del tutto. Sei ancora qui.

VICTOR

- (Si guarda) Certo che sono qui!

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HARLAN

- Victor! Io so che sei morto perché… sono io quello che ti ha ucciso!

VICTOR

- Ah! Sai mi sembra un gesto molto poco amichevole, Harlan, e spero che tu non ti offenda. Perché lo hai fatto?

HARLAN

- Pensavo che stessi seducendo Colleen. Ho avuto un piccolo attacco di gelosia. Davvero imperdonabile.

VICTOR

- Io che seduco Colleen? (Sorride come se si ricordasse) Ah sì… e tu hai preso…

HARLAN

- … la tua pistola…

VICTOR

- … e mi hai sparato. Sì…. Sì… adesso inizia a tornare tutto…

HARLAN

- A quanto pare credevi che ci fossero dentro dei proiettili a salve.

VICTOR

- Sì! Esatto! Un colpo a salve! Me lo ricordo! (Pausa) Che significa “a quanto pare”.

HARLAN

- C’è stato un errore. Un grosso errore.

VICTOR

- (lo guarda da vicino) Non dici sul serio, vero? (ridendo) Stai scherzando! Adesso credi che io sia un fantasma. (Guarda Harlan negli occhi) È così, vero? Harlan… mio povero, povero Harlan. Quella tua logica superstiziosa alla fine ti ha fatto uscire di senno. (Scherzoso inizia a tendere le braccia e a muoversi come uno zombie verso Harlan) Guardami! Toccami! Sono io in carne e ossa! E sto benissimo. Harlan mobilio.

arretra

terrorizzato,

inciampando

sul

HARLAN

- Senti, capisco che sia un po’ sconcertante all’inizio ma cerca di guardare il lato positivo! Credo che abbiamo fatto una scoperta! Se tu potessi aspettare un po' di tempo... se noi potessimo documentare tutto questo... potrebbe cambiare il modo in cui tutti noi ci consideriamo! L’eterna lotta tra fede e ragione… tra dialettica cosmologica e dura scienza… potrebbe finire! Pensa al suo significato profondo!

VICTOR

- Il suo significato profondo è che sei diventato matto, ecco cosa significa! Credo che mi prenderò un brandy. Victor va al bar e si versa un goccetto. Sentiamo Colleen cantare dei riti fuori scena.

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VICTOR

- Che diamine è? (Guarda fuori della finestra) Ah è Colleen. Non credi che sia un po’ tardi per i canti magici?

HARLAN

- Speriamo di no! Tu sei in un libro, Victor! Sei diventato quello che i vecchi alchimisti chiamavano “Spiritus Merculialis”, la più ricercata connessione corporea con l’aldilà! Ora che mi sto riprendendo dal fatto di averti ucciso, inizio a capire che questa potrebbe essere la scoperta più stupefacente della storia! Dobbiamo guardarla in una prospettiva accademica. (Con eccitazione) Non credo alla mia fortuna! Harlan va a prendere un taccuino e una matita da una mensola.

VICTOR

- Credo che tu abbia perso qualche rotella nella sabbia, Harlan. Intanto fuori scena i rituali di Colleen si smorzano durante quanto segue.

HARLAN

- (Tra sé con eccitazione) “Arcanum arcanorum”! Il segreto dei segreti! È a portata di mano! Ci viene data la possibilità di condurre il primo esperimento psico-effimero al mondo! (Controlla l’orologio e scrive la data e l’ora in cima alla pagina) C'è una buona possibilità che il tuo destino venga deciso mentre parliamo! Allora, credo che tutto dipenda dal ripulire tutti … diciamo… gli aspetti negativa della tua vita. Non si può cambiare il passato, ma c'è qualcosa che potresti cambiare prima di andartene.. potresti riconciliarti con Dora! Se lo facessi, credo che avresti delle possibilità in più...

VICTOR

- Oh, sta’ zitto! Ho fatto solo uno strano sogno… per un momento mi sono dimenticato un paio di cose… ma ciò non significa che io sia uno zombie in decomposizione che vi sta perseguitando dalla tomba, per amor di Dio!

HARLAN

- Victor, non voglio che tu creda che non sia dispiaciuto di averti ucciso… davvero. Avrei dovuto essere in grado di controllarmi. Il lavoro della mia vita è stato cercare di frenare la rabbia e la passione, e tu mi hai dato una magnifica lezione... è stato brillante... te lo concedo. Hai fatto esplodere la mia debolezza con un colpo da maestro. Come essere umano sono stato un meschino fallimento... eppure, allo stesso tempo, devi ammettere che la mia filosofia... la mia filosofia ha avuto un magnifico successo!

VICTOR

- Successo? Ah ah! Mi piacerebbe capire come puoi tirare fuori il successo dalla sconfitta filosofica che ti ho appena inflitto!

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HARLAN

- Victor, Victor! Non capisci? Ho dimostrato… Abbiamo dimostrato… fuori ogni ombra di dubbio… che c’è vita dopo la morte! Questo cambia tutto! (Eccitato scribacchia qualcosa sul taccuino)

VICTOR

- Non hai dimostrato proprio un bel niente! Era solo uno scherzo! Stavo solo cercando di provare il mio punto di vista! Non c’erano dei veri proiettili nella pistola… erano a salve! Lo capisci? A salve! Tu non mi hai ucciso!

HARLAN

- Sì invece! Ti ho sparato dritto al cuore!

VICTOR

- OK, se sono morto, dovrebbe esserci un foro di proiettile nella mia giacca. (Si guarda la giaccia e non ci sono fori) Allora?

HARLAN

- Aspetta! Avevi le mani nelle tasche dei pantaloni, quindi la giacca era tirata all’indietro.

VICTOR

- Allora dovrei avere un foro nella maglietta. Victor si apre la giacca; e la maglietta ha una grossa macchia di sangue proprio all'altezza del cuore. Victor tossisce inorridito quando vede la macchia.

HARLAN

- (gli saltella intorno felice. Allegramente) Vedi! Vedi! Non è meraviglioso?

VICTOR

- No! No, no… no! Velocemente Victor si chiude nascondere la macchia di sangue.

HARLAN

la

giacca

per

- Avanti Victor... vedila così. Potresti probabilmente trapassarti con un dito da parte a parte attraverso il foro. Harlan fa per accostare il dito al petto di Victor.

VICTOR

- (balzando all’indietro, schifato e inorridito, si riabbottona la giacca) Sta’ lontano da me!

HARLAN

- Era solo un’idea… il fatto è che tu non riesci ad affrontare di essere mortale.

VICTOR

- No… Scordatelo, Harlan! Non ci casco! Non riuscirai a imbrogliarmi tanto facilmente! Ti stai vendicando per quello che ti ho fatto. Ah ah… è così, vero? Vero? Vero?

HARLAN

- No, Victor! Devi affrontare i fatti! Sei in una fase di negazione. Ti ricordi della teoria di Kubler-Ross sui 5 stadi della morte? Il primo stadio è quello della negazione, poi viene la rabbia, poi la contrattazione sul tempo…

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VICTOR

- (perdendo fiducia in sé stesso) Avanti Harlan! Smettila! Ho scoperto i tuoi piani! Come hai fatto a metterci del sangue? Qualche gioco di prestigio? Molto astuto, ma io so che cosa hai in mente! Avanti dimmelo! Tu vuoi che io ammetta che c’è una vita dopo la morte, vero? Vuoi semplicemente sentirmi dire: "Sì, c'è vita dopo la morte... io mi sbagliavo e tu avevi ragione" e poi tutti quanti usciranno fuori gridando "Ci sei cascato… ci sei cascato!” (Si guarda intorno) Beh, il gioco è finito! Nessuno prende in giro Victor Pierce e questo è quanto! Avanti… Potete uscire tutti fuori! (Apre la porta principale e guarda fuori. Dopo un attimo di silenzio) Io non sono morto!

HARLAN

- Per comprendere la verità, ci deve essere un momento terribile nella vita di ciascuno per cui si dubita di tutto. Non è così che dicevi?

VICTOR

- Bastardo! Non si scherza con la vita delle persone!

HARLAN

- Tu lo hai fatto con la mia!

VICTOR

- Hai architettato tutto questo scherzo perché io avevo dimostrato che tu eri in grado di uccidere! E tu odi quando dimostro che hai torto, vero?

HARLAN

- Non tanto quanto te, Victor.

VICTOR

- Una macchia rossa sulla mia maglietta non prova niente! Potrebbe essere ketchup o vernice! Ti sei avvicinato di soppiatto mentre dormivo giù in spiaggia, vero, vero, vero? Sì! Certo! (Ridendo sollevato) Per un momento mi hai fatto preoccupare... Non mi importa che tu lo ammetta! Adesso capisco com’è andata! Ketchup! Ah! (Guarda la macchia e respira sollevato) E quel cancello nel sogno… Era proprio il cancello della rimessa delle barche… sì, quel vecchio cancello di legno… e non le Porte del Paradiso! (Appare anche più sollevato e si gratta) Dannato prurito! Mi farà diventare matto.

HARLAN

- Quella non è la tua pelle! Sta iniziando a decomporsi. Harlan afferra il taccuino, controlla l’ora sul suo orologio e scribacchia un po’ di appunti.

VICTOR

- Smettila! È solo colpa delle formiche e del ketchup!

HARLAN

- Abbiamo bisogno di qualcosa di più scientifico per dimostrarti che sei morto.

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Harlan si guarda intorno e vede un grosso termometro di mercurio appeso al muro. Lo prende e va da Victor.

HARLAN

- Apri bene! Harlan cerca di mettere il termometro in bocca a Victor, ma ovviamente il supporto di legno dimostra che è troppo grande.

VICTOR

- Che diavolo stai facendo?

HARLAN

- Ti prendo la temperatura.

VICTOR

- Non funzionerà, idiota!

HARLAN

- Hai ragione. Harlan si guarda intorno e vede lo stetoscopio pendere fuori dalla borsa da medico di Dora.

HARLAN

- Ah guarda! Lo stetoscopio di Dora!

VICTOR

- Sì! Lo stetoscopio di Dora! Quello metterà fine a questa tua stupida idea una volta per tutte! (Afferra lo stetoscopio) Ascoltiamo il vecchio ticchettio. (si aggiusta lo stetoscopio nelle orecchie e posa il sensore sul petto. Ascolta) Questo te lo dimostrerà! Non puoi avere un fantasma con il battito cardiaco, no? (L'espressione di trionfo si muta velocemente in preoccupazione) Mmmm. Sembra che non funzioni molto bene. Deve avere le batterie scariche.

HARLAN

- Non va a batterie. Victor aggrotta le sopracciglia e muove il sensore sul petto… prima lentamente e poi in modo sempre più disperato.

VICTOR

- Deve essere un errore! Io... io non riesco a sentire niente.

HARLAN

- Ovvio che non riesci a sentire niente. Il sangue non viene più pompato nelle vene.

VICTOR

- Maledizione! Che cos’ha che non va questo stupido affare! Victor si batte il petto con il sensore e poi se lo mette al polso per sentire le pulsazioni. Niente! Alla fine lo mette alla carotide. Ancora niente.

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HARLAN

- Muto come un tomba, eh?

VICTOR

- (Togliendosi lo stetoscopio e scaraventandolo dall’altra parte della stanza) No! Non può essere vero! Non può!

HARLAN

- Sì invece, Victor!

VICTOR

- No! NO! NO! Non mi sento tanto bene!

HARLAN

- Mi dispiace Victor, mi dispiace veramente.

VICTOR

- Questo è peggio di quando ti dicono che sei un malato terminale! Mi stai dicendo che io sono…

HARLAN

- Oltre il malato terminale. Oltre ogni cosa. Semplicemente e inequivocabilmente morto!

VICTOR

- (Si affloscia in una sedia) Sono morto! (Piagnucolando) Non sono pronto per questo! Avevo iniziato un corso su questo argomento, ma mi sono addormentato a metà della lezione. Allora è così! La fine di tutto! Oh no! (reagisce quando un pensiero gli attraversa la mente)

HARLAN

- Che c’è?

VICTOR

- Vedo la vita scorrermi come dei flash davanti agli occhi! È proprio come dicono! Riesco a vedermi bambino… mentre gioco al parco… a scuola... il baseball... quella casa base che ho conquistato facendo vincere la mia squadra durante la MacIntosh Cup! Sì! Sì! Adesso sono un adolescente… il giorno che ho distrutto la macchina… il viso di mio padre, oh merda... ah... ed ecco Dora... il ballo di fine anno... (Con affetto) aaah, aveva un'aria così intelligente... l'Università... Harlan, ma questo sei tu, sei tu! Il giorno in cui ci siamo arrampicati sulla torre dell'orologio e abbiamo appeso un reggiseno e delle mutande alle lancette dell'orologio... (ride rauco a quel ricordo) Quanto ci siamo divertiti... oh oh... adesso sono a tre anni fa! Oh no, questo non riesco a guardarlo...

HARLAN

- So che deve essere molto difficile per te, ma devo dirti che c’era un proiettile vero nella pistola.

VICTOR

- (quasi in lacrime) Ma Harlan, com’è potuto succedere? Come? Non avrebbero dovuto esserci proiettili lì dentro!

HARLAN

- Eppure c’erano e questo è quanto! Devi aver lasciato un proiettile nel caricatore per sbaglio!

VICTOR

- Io non lascio dentro un proiettile per sbaglio! Non sono così scemo! (Capendo) Qualcun'altro deve averci messo dentro un proiettile!

HARLAN

- È ridicolo! Perché qualcuno avrebbe lo avrebbe fatto?

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VICTOR

- (mutando dall’auto-commiserazione alla rabbia) Qualcuno che mi voleva morto!

HARLAN

- Nessuno ti voleva morto! È stato un incidente!

VICTOR

- No, Harlan! Avevo controllato la pistola con grandissima attenzione! Sono stato assassinato!

HARLAN

- Sì! Sei stato assassinato! Sono pronto a confessarlo. Ma non posso farlo finché sarai ancora qui. La polizia ha bisogno di un cadavere e nessuno ti rilascerà un certificato di morte finché te ne stai seduto qui a leggere “Fatti di Pesce”.

VICTOR

- Non sto parlando di te, stupido! Io volevo che tu mi sparassi! Però qualcuno deve aver sostituito i proiettili nella pistola! Qualcuno che sapeva dello scherzo e che ha sostituito i proiettili! Ma chi?

HARLAN

- Non pensare a come è successo! Adesso non è importante! Dovresti piuttosto pensare al tempo che ti resta… dire addio alle persone che ami. Potresti iniziare con il riconciliarti con Dora… Questo potrebbe davvero aiutare la tua causa...

VICTOR

- Dora! Sì! Forse è stata lei… ha scoperto lo scherzo e…! (Una pausa di meditazione) No, non è davvero il tipo. D’altronde prende talmente tanti tranquillanti da stendere una tigre. Ho bisogno di scoprire la persona che avrebbe ottenuto di più dalla mia morte. Qualcuno la cui vita… o la cui carriera… (inizia a trovare un senso al ragionamento) sarebbe notevolmente migliorata se si fosse sbarazzato di me (Guarda verso Harlan) Qualche insegnante i cui corsi andavano male da diversi anni poiché un altro professore era diventato più popolare. Qualcuno che si trovava dietro di me per il rinnovo della cattedra. Riesci a pensare a una persona così, Harlan?

HARLAN

- Victor… tu non dirai sul serio…?

VICTOR

- (Si avvicina ad Harlan minacciosamente) Colleen ti ha detto dello scherzo, vero? E tu hai capito che sarebbe stato più facile dichiarare che avevo lasciato dentro un proiettile vero per errore. Sarebbe stato archiviato tutto come una disgrazia! Avresti potuto dire che si era trattato… di un incidente di caccia! Sì! E quindi saresti stato il primo sulla lista per riottenere la cattedra! Mio dio, che stupido sono stato! Ti ho persino dato io l'idea! Adesso capisco! Tu hai pianificato il mio omicidio!

HARLAN

- È ridicolo! Tu sei il mio migliore amico!

VICTOR

- L’amicizia non vale mai tanto quanto una cattedra… tu lo sai bene! Tutto quadra perfettamente! Alla fine ti vedo per quello che

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sei veramente! Sei un assassino! Un omicida a sangue freddo!! (Vede un’ascia sulla pila dei ciocchi. Fa per prenderla) HARLAN

- Che stai facendo?

VICTOR

- (Prende l’ascia) Vendetta, Harlan! Voglio vendetta! Victor si avvicina ad Harlan con l’ascia.

HARLAN

- Non prenderla così, Victor! Stai solo attraversando una fase. Ti ricordi di Kubler-Ross e dei cinque stadi della morte? Prima la negazione, e poi la rabbia… Victor insegue Harlan. Harlan scappa e cade dietro il divano. Victor ondeggia l’ascia su Harlan che rotolandosi si allontana; l’ascia lo manca e rimane conficcata nel divano.

HARLAN

- Sarò felicissimo quando questa fase sarà finita! Harlan corre per la stanza e va verso la scacchiera

VICTOR

- (alle sue calcagna) Avevo una vita… avevo un futuro! E tu mi hai tolto tutto!

HARLAN

- Ma tu hai un futuro! Forse non su questa terra, ma è ancora un futuro, una specie!

VICTOR

- Grazie di niente! Victor ondeggia l’ascia di nuovo contro Harlan. Lo manca ma colpisce la scacchiera poggiata sul tronco che le fa da tavolino. I pezzi degli scacchi volano dappertutto. Victor cerca di estrarre l'ascia dal tronco; Harlan lotta con lui per impadronirsi dell'ascia.

HARLAN

- Victor, questa cosa è andata troppo oltre! È arrivato il momento di fare un paio di respiri profondi e di calmarsi.

VICTOR

- Grazie a te non posso più respirare! Victor rinuncia a estrarre l’ascia dal tronco. Vede l’arpione sul muro, lo afferra e si volta contro Harlan.

HARLAN

- Victor!

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VICTOR

- Questo fa proprio al caso nostro, non credi? Un arpione! Come il capitano Ahab e Moby Dick, annegheremo insieme... (Scaglia l’arpione contro Harlan) Harlan si getta di lato e l’arpione lo manca. Victor torna a riprendere l’ascia cercando di estrarla dal tavolo. Harlan approfitta del momento per precipitarsi nella camera da letto a sinistra, e si chiude dentro. Victor riesce ad estrarre l’ascia e corre alla porta. Victor sente che Harlan si è chiuso dentro e si ferma. Indietreggia, prende la rincorsa e si prepara a sfondare la porta. Proprio quando Victor arriva davanti alla porta, Harlan la apre e Victor vola dentro la stanza; sentiamo rumore di mobilio. Harlan esce di corsa, chiude la porta, si precipita al centro della stanza, si guarda intorno e poi corre alla camera da letto di destra. Victor esce dalla camera da letto di sinistra con l’ascia, ma Harlan è scomparso. Victor corre alla porta principale e scompare tra gli arbusti. Colleen entra di corsa dal corridoio.

COLLEEN

- Che sta succedendo qui dentro? Harlan? Victor? (Si guarda intorno e vede i mobili sottosopra e l’arpione) Oh mio dio! Harlan entra dal fondo, correndo sulla passerella e rientra dalla porta principale.

HARLAN

- Colleen, va via di qui! Victor è impazzito! È infuriato! Victor entra dal fondo, avanza dal sentiero fino alla passerella, con l’ascia pronta. Harlan e Colleen lo vedono avvicinarsi.

HARLAN

- Sta arrivando! Svelta! Nasconditi! Si guardano intorno presi dal panico. Non c’è tempo per nascondersi quindi si attaccano alle pareti ai

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lati della finestra. Victor arriva dalla passerella e rimane inquadrato da dietro la finestra con l’ascia in mano. Sbircia nella stanza attraverso la zanzariera. Per un momento terribile pare che Victor percepisca la presenza dei due. Si sente un fruscio di foglie provenire dal bosco. Victor le sente, si volta e corre nell’oscurità.

COLLEEN

- Harlan, che cosa gli hai detto? Non avresti dovuto farlo sentire meglio?

HARLAN

- Gli ho solo detto che era morto. Ma non l’ha presa molto bene. Victor torna visibile all’esterno mentre devasta gli arbusti con l’ascia alla ricerca di Harlan. Colleen e Harlan osservano Victor nervosamente. Non trovando niente, Victor ritorna sulla passerella e si guarda intorno.

COLLEEN

- Sta tornando! Harlan e Colleen si nascondono: Harlan dietro il bancone, Colleen sotto qualche mobile. Victor sospesa.

VICTOR

rientra

dalla

porta

principale,

l’ascia

- Dove sei Harlan? (si guarda intorno) Harlan? Non ha senso scappare! Tanto ti prendo! Non me ne andrò all’altro mondo da solo! Victor reagisce sentendo qualcosa nella stanza e minacciosamente serra la porta di ingresso. Poi in punta di piedi attraversa la stanza.

VICTOR

- Ehi Harlaaaan! Victor resta immobile al centro della stanza, in ascolto. Si sente Harlan respirare con affanno. Victor reagisce sentendolo ansimare; si muove per la stanza furtivamente.

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VICTOR

- Ma è un topo? Un topolino disgustoso e puzzolente? Victor improvvisamente si volta e colpisce con l’ascia il bancone. Harlan schizza da dietro il bancone e corre ai ripari; corre in modo scomposto.

VICTOR

- Non ci sarà bisogno di chiamare la disinfestazione. Di questo qui posso occuparmene io stesso. Victor incombe su Harlan con l’ascia alzata.

COLLEEN

- (Sgusciando dal suo nascondiglio) Victor! Non farlo! Victor si ferma.

VICTOR

- Allora ne fai parte anche tu! Proprio come pensavo! Gli hai detto il mio piano, vero?

COLLEEN

- No!

VICTOR

- E io che avevo sempre pensato che tu fossi così innocente! Beh, sei fortunata; tu sei una donna, ma per Harlan... (Incombe su Harlan che intanto è caduto a terra) sarà fatta giustizia! Occhio per occhio, e testa per testa!

COLLEEN

- Io non gli ho detto niente!

HARLAN

- È la verità Victor! Stammi a sentire.. è tutto un grosso equivoco!

VICTOR

- Devi averlo trovato così divertente: lo stupido vecchio Victor che cerca in tutti i modi di farsi ammazzare! Che risate! Deve essere stato difficilissimo resistere! Beh, ti porterò con me, Harlan! Tu e io entreremo nella grande università celeste! La terra della cattedra eterna! (Solleva l’ascia per colpire Harlan prostrato)

HARLAN

- Noooooo! Colleen si precipita con grido contro Victor con un grido di guerra e gli salta sulla schiena stringendogli le braccia intorno al collo e agganciandosi con le gambe sulla sua vita. Harlan vede la possibilità di alzarsi e cerca di togliere l’ascia dalle mani di Victor; tutti lottano per prenderla. I tre diventano un groviglio di corpi che combattono.

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Improvvisamente la porta di ingresso si apre di colpa e sulla passerella nell’oscurità e nella nebbia c’è una figura coperta di un orrendo sudario nero logoro e che tiene una falce.

VICTOR

- AAAAAAAAAAAAHH! Che diavolo è quello? Harlan spalanca gli occhi inorridito. Lascia andare l’ascia nelle mani di Victor.

HARLAN

- Oh mio dio! È… è…

COLLEEN

- È la morte! È venuta… è venuta per Victor!

VICTOR

- Oh merda! E che vuole?

HARLAN

- Credo che sia venuta a prenderti perché tu venga giudicato! La Morte indica un punto nell’oscurità come a dire a Victor che deve andare con lei.

VICTOR

- Oh no! (nota l’ascia nella sua mano) Non è proprio un buon momento. (Lascia cadere l’ascia come una patata bollente) So che tutto questo può sembrare brutto… ma ultimamente non sono più stato in me. Non so davvero che cosa mi sia preso! Cercare di uccidere il mio amico qui… (togliendo la polvere di dosso a Harlan e accarezzandogli la testa) Assolutamente non è da me! È solo una fase che sto attraversando, non è vero Harlan?

HARLAN

- (Alla Morte) Sì! Solo una fase! Lei deve essere molto abituata a questo tipo di cose, sa i cinque stadi della morte: la negazione, la rabbia, mercanteggiare per avere altro tempo, i lamenti e poi l'accettazione... capita a tutti...

COLLEEN

- È vero! Lui è veramente un bravo ragazzo!

VICTOR

- (implorante) Ho solo bisogno di un altro po’ di tempo!

HARLAN

- (alla morte) Visto? Mercanteggia per avere altro tempo! (A parte a Victor) Dille che devi parlare con le persone che ami!

VICTOR

- Sì! (colpito) Perché?

HARLAN

- Sai… per rimettere in ordine la tua vita.

VICTOR

- Ah sì, giusto. (Alla Morte) Senti, non sono perfetto e sono il primo ad ammetterlo! Ma non si potrebbe rimandare questa faccenda del giudizio per un po’? Dammi la possibilità di rimettere apposto alcune cose prima di andarmene. Righerò dritto da adesso in poi. Ho imparato la lezione! Sono uno che impara in fretta – ho sempre

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preso 10 a scuola – e credimi ho ricevuto il messaggio! (implorante) Ti sto solo chiedendo un altro po’ di tempo! C’è qualcuno con cui devo parlare! E non l’ho ancora fatto! Si sente tuonare e la Morte indica l’oscurità

VICTOR

- (cade in ginocchio e supplica) No! Per favore… ascoltami! Non sono buono rosolato! Non stiamo mica parlando di un paio di brutte settimane in Tijuana, qui parliamo dell’eternità! La Morte resta impassibile con la mano indica ancora l’oscurità.

COLLEEN

- (a Victor) Dille perché sei diventato cattivo! È la tua sola possibilità!

VICTOR

- Sì! (Alla Morte) Senti! Ammetto di aver sbagliato ad avere tutte quelle relazioni! Sono stato cattivo! Cattivo! (Si dà uno schiaffo sul polso) È stato sbagliato… adesso lo capisco! Ma c’era una ragione! Sono stato tradito! La Morte abbassa il braccio teso e si volta verso Victor.

HARLAN

- Ti ascolterà! Coraggio, Victor… è la tua grande occasione! (Trascina Victor davanti alla Morte) Dille che cosa è successo!

VICTOR

- Non posso! Victor scappa da quella orribile apparizione.

HARLAN

- (afferrando Victor e trascinandolo di nuovo davanti alla Morte) Devi! È la tua sola speranza.

VICTOR

- Non serve! Sono condannato! Mi cuoceranno!

HARLAN

- Victor, non rinunciare adesso! (dà uno schiaffo a Victor) Torna in te! Lo schiaffo rende Victor lucido ma durante quanto segue non ha il coraggio di sostenere lo sguardo della Morte.

VICTOR

- Ok! Perché sono diventato cattivo? Fammi pensare… tutto è iniziato tre anni fa. Dora – mia moglie – disse che sarebbe andata ad una mostra di arte alla Backmann Gallery. Si stava comportando in modo strano da un po’ di tempo – in modo reticente – non era

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da lei. L’ho seguita. Ma lei non andò mai a quella mostra quella notte. Andò in un bar e si incontrò con un uomo. Non vidi mai il suo volto, indossava un cappello e un cappotto... ma hanno parlato per ore... lo ha incontrato ancora ... sempre di notte in posti fuori mano dove non potevano farsi riconoscere. HARLAN

- Tre anni fa?

VICTOR

- (Ad Harlan) Shhh! (Alla Morte) Due anni e undici mesi fa, per essere esatti. Harlan inizia a contare sulle dita.

VICTOR

- Quel giorno ce l'ho stampato nella memoria! Io l'amavo e lei mi ha tradito!

HARLAN

- Al Pickwick Pub?

VICTOR

- Harlan la vuoi smettere di interrompere…? (Capisce) Sì, al Pickwick pub! E allora?

HARLAN

- E al Bar del Quartiere Latino?

VICTOR

- Sì!

HARLAN

- Ah, ma quello ero io, Victor!

VICTOR

- Tu? Tu!

HARLAN

- Sì. Ero io. C’ero io con Dora. Colleen si afferra il cuore e sviene di nuovo.

VICTOR

- Tu due volte serpente! (Afferra Harlan al colletto)

HARLAN

- Aspetta! Aspetta! Non è come credi! Era durante il periodo in cui Helen mi stava lasciando! Avevo bisogno di qualcuno con cui parlare, e questo è tutto! Avevo bisogno di un consiglio! Colleen si riprende, barcolla fino ad una sedia e si sventola.

VICTOR

- Un consiglio? Non ti credo! Perché avresti voluto un consiglio da Dora? Ero io il tuo migliore amico… perché non sei venuto da me? (Stringe la presa sul collo di Harlan)

HARLAN

- Non potevo! Mi sentivo così umiliato! Mi dispiace Victor, ci sono alcune cose di cui gli uomini non possono parlare con altri uomini.

VICTOR

- Non avevate una relazione?

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HARLAN

- Certo che no! Ti sembro il tipo d’uomo con cui Dora vorrebbe avere una relazione?

VICTOR

- Hai ragione. (lascia la presa dal collo di Harlan e poi lo stringe di nuovo) E allora quello stupido cappello e cappotto?

HARLAN

- Non volevo che tutta la facoltà e il corpo studentesco sapessero che Helen mi stava lasciando. (tristemente) Non che sarebbe cambiato qualcosa.

VICTOR

- (Lasciando il collo di Harlan) Saresti dovuto venire da me. Io ti avrei capito. (Colpito) Allora sei stato il mio rivale immaginario? Victor guarda Harlan e ride.

HARLAN

- Sì. (Ride anche lui) Improvvisamente scoppiano a ridere entrambi come due pazzi per quanto è ridicola quella situazione.

VICTOR

- Tu!

HARLAN

- Sì! Io! (ridendo) E tu hai pensato… Tutti e due ridono a crepapelle. Poi improvvisamente si sente un tuono. Tutti sobbalzano; si erano del tutto dimenticati della Morte.

VICTOR

- (Alla Morte) Oh per favore! Sicuramente hai sentito abbastanza! Tuoni e fulmini. Mentre il vento fa tremare il cottage.

VICTOR

- Per favore… deve esserci qualcosa… non puoi portarmi via adesso…! (Cade in ginocchio e striscia verso la Morte che nel frattempo si è spostata sulla passerella) Non prima che abbia spiegato tutto questo a mia moglie. (Striscia ai piedi della Morte) Il vento ulula ancora più impetuoso e la Morte indica lì oscurità… la via che Victor deve seguire.

VICTOR

- Per favore! Abbi pietà di me! Abbi un po’ di pietà! Victor singhiozza e afferra il mantello della Morte, lo tira mentre implora pietà.

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Il mantello scivola sul pavimento rivelando che la Morte è in realtà Dora.

DORA

- Ciao Victor!

VICTOR

- (Fissa Dora) Che diamine! Dora?

DORA

- (ghignando) Ti piace il mio costume? È solo una delle vecchie cose che ho trovato nella rimessa delle barche. Un vecchio telo da barca e credo che questo... (indica la falce) serve per pulire quella maledetta sterpaglia. Dora entra nella stanza e posa la falce.

VICTOR

- (saltando in piedi) Santo Dio, Dora!

DORA

- (Indignata) Non riesco a credere che tu abbia potuto pensare che io avessi una relazione!

VICTOR

- Che cosa avrei dovuto pensare? Prima non avevi mai avuto segreti!

DORA

- Perché non mi hai affrontato, deficiente? Perché non hai detto niente?

VICTOR

- Beh, perché… anche un filosofo ha delle verità che non sopporta ascoltare.

COLLEEN

- Questo significa che Victor non è morto?

VICTOR

- Sì! Adesso mi avete confuso del tutto! Sono vivo o la Morte quella vera arriverà da un minuto all’altro? (Sbircia nervosamente nell’oscurità e serra la porta di ingresso).

DORA

- C’è una cosa che dovresti sapere a proposito di quella pistola. Dora va al mobile bar, prende la pistola dal suo nascondiglio e la punta verso Victor.

VICTOR

- Dora! Che stai facendo?

DORA

- La rivelazione finale della serata, Victor! Dora preme il grilletto. C’è uno sparo. E un liquido rosso cola dalla parete dietro a Victor. Victor è assolutamente convinto di essere stato colpito. Ma non è così. Si guarda alle spalle e vede il liquido rosso. Dora ovviamente ha mirato in modo da mancarlo.

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VICTOR

- (Riferendosi al liquido rosso) Che diamine...? Che succede?

DORA

- È solo ovatta imbevuta di vernice rossa che ho preso dalla scatola dei colori di Colleen. Ho messo dell’ovatta nei tuoi proiettili a salve, Victor.

VICTOR

- Vernice? (Va a toccare la macchia con il dito)

DORA

- Non toccarlo!

VICTOR

- Eh?

DORA

- A meno che non voglia stramazzare di nuovo a terra. Ho aggiunto alla vernice l’Aconitum Napellus.

VICTOR

- In nome di dio, che cos’è l’Aconitum Napellus?

DORA

- Solo una cosetta che ho scoperto in una dei libri di Colleen. Ripaga essere di mente aperta su certe cose. Anche detto Aconitus Somnifera. Cresce qui intorno come un'erba infestante. È molto potente… basta il contatto… Gli Indiani Aleutini la spalmavano sulle punte degli arpioni per paralizzare le balene.

VICTOR

- Balene! Buon dio! Improvvisamente la porta di ingresso viene spalancata con un calcio e l’agente McGuire entra nella stanza con la pistola tesa.

McGUIRE

- Fermi tutti! Ci manca poco che tutti abbiano un infarto, solo dopo capiscono che è l'agente McGuire.

HARLAN

- Agente, la vuole smettere di fare così!

McGUIRE

- (Puntando la pistola vero tutti) Va bene! Che succede qui? Stavo uscendo da casa del vostro vicino dopo averlo interrogato quando ho sentito un altro sparo! Tutti si guardano.

HARLAN

- Uno sparo?

McGUIRE

- Sì uno sparo! Stavolta l’ho sentito anche io, quindi niente scherzi! Che diamine sta succedendo in questa gabbia di matti? L’agente vede tutti i mobili sottosopra e vede l’ascia che giace in mezzo al pavimento. Punta la

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pistola contro l'ascia... ha la strana abitudine di puntare la pistola contro gli oggetti.

McGUIRE

- Aha! Che ci fa lì quel coso? (Vede l’arpione e gli punta contro la pistola) E quello?

HARLAN

- A che serve? Perché non le diciamo la verità?

McGUIRE

- Questo mi piace di più. L’agente rimette la pistola nella fondina ed estrae il taccuino. Prenderà appunti durante quanto segue.

DORA

- Va bene. Io ho sparato a Victor… almeno, ho fatto in modo che gli sparassero. Dora indica Victor e Victor indica la macchia di sangue sulla sua maglietta.

DORA

- Devo ammetterlo che per un breve momento di follia ho pensato di usare un proiettile vero…

VICTOR

- Stai scherzando! E sono stato io a spingerti a questo?

DORA

- Sì, tu… ma quando sono andata al negozio di Job e ho visto tutti quei vermi in vendita, ho avuto questa tremenda visione di te disteso in una bara e quelle orribili creature che ti mangiavano. La cosa mi ha riportato alla realtà. Puoi essere stato un mascalzone negli ultimi anni però non ti meritavi un destino simile. E poi abbiamo trascorso anche dei momenti meravigliosi insieme prima che tu iniziassi a dare di matto. Perciò, ho comprato solo una grossa bottiglia di brandy e sono tornata a casa. Ma ero ancora folle. Non riuscivo a concentrarmi sui miei studi. Allora mi sono ricordata degli stupidi libri alle ebre di Colleen e ho pensato che avrei potuto sfogare la rabbia sui libri… invece ho trovato una soluzione perfetta. (All’agente McGuire) Perciò ho usato dell'ovatta corretta con l’aconito.

McGUIRE

- Con che? Dora prende una pallina di ovatta rossa dalla sua borsa. Il cotone è all'interno di una busta di plastica per alimenti e stretta con un sacchetto. Le palline sono abbastanza grandi da entrare nel caricatore di una pistola come le munizioni usate nelle battaglie simulate. Dora dà il sacchetto all’agente che guarda il proiettile come un ratto morto.

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DORA

- L'aconitum Napellus ti stende.

McGUIRE

- Di che sta parlando?

COLLEEN

- (Disinvolta) Schiacci la radice e la spremi attraverso il filtro della macchina del caffè. Veramente è piuttosto facile. Dora prende il libro "Erbe del Nord-Ovest" dallo scaffale e lo apre dove c'è il segnalibro.

DORA

- Lasci che le legga la definizione ufficiale. (Leggendo) “L’aconitus somnifera causa anche intorpidimento della lingua e della bocca, una sensazione di formicolio per tutto il corpo…”

VICTOR

- (Ricordando) Il formicolio…

DORA

- “... Pulsazioni lente e irregolari, pelle fredda e viscida..."

VICTOR

- Aspetta un attimo! Non avevo il polso debole… era proprio andato! Ho controllato con lo stetoscopio. (Va a prendere lo stetoscopio) Non avevo battito!

DORA

- Oh quello! Avevo messo l’ovatta nei tubi.

McGUIRE

- (appunta tutto come una matta) … niente battito….

DORA

- E gli altri effetti dell’aconito sono… (leggendo) “pallore, capogiro, barcollamento, collasso fisico, ma…” e questo era la parte pericolosa… “la mente solitamente rimane lucida” Gli sciamani indiani di solito la usano nelle loro cerimonie per la pulizia dell’anima e per l’illuminazione. Così ho pensato, ehi, se funziona per loro potrebbe funzionare per Victor. (A Victor) Quindi, capisci, non sapevamo quanto saresti stato cosciente e quindi abbiamo recitato tutta questa sciarada presumendo che tu potessi sentire tutto. È stata una faticaccia.

VICTOR

- Quindi i miei sogni erano solo frammenti di cose che avevo sentito… (Improvvisamente capisce) Che significa: abbiamo? (Si volta verso Harlan) Eri coinvolto anche tu?

HARLAN

- Io? Assolutamente no. Gli stoici stupidi non si fanno coinvolgere in questi scherzi infantili. (Fa un ghigno) Scaccomatto! Gioco, set e match! (fa delle buffe movenze di danza) Schiacciata! Ho perso il tocco? Non credo proprio! (Offre a Victor il cinque) Gimme five, vecchio mio.

VICTOR

- Verme!

McGUIRE

- (scribacchia sul taccuino cercando di stare al passo) barcollamento... collasso fisico.

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...


DORA

- (A Victor) Volevo solo spaventarti… la roba metafisica è stata un’idea di Harlan.

HARLAN

- Vedi, dopo che Dora si è calmata, mi ha raccontato che cosa aveva visto e non c'è voluto molto per immaginare che tu non avevi veramente una relazione con Colleen. Almeno, io ne ero sicuro.

COLLEEN

- (Indignata) Harlan!

HARLAN

- No, ne ero sicurissimo! All’inizio non volevo essere coinvolto nello scherzo, ma Dora mi ha convinto che la mia vita sarebbe trascorsa apatica fino all’oblio eterno. Che dovevo alzare il culo e entrare in gioco, così mi ha detto, e aveva ragione. Ma soprattutto, abbiamo capito che avevamo l'occasione perfetta per darti una lezione... forse anche per scoprire che cos'era che ti dava tanto fastidio. Volevamo che potessi imparare dall’esperienza, Victor. Sarebbe stata una bella lezione per tutti quanti.

McGUIRE

- (sta ancora scrivendo) Come si scrive "metafisica"?

VICTOR

- Per tutti quanti? Non mi starete dicendo che era coinvolta anche Colleen? (A Colleen) Ti prego, dimmi che è rimasta in questo modo una veste di innocenza. Ti prego! Collen resta in silenzio per un momento poi alza le braccia.

COLLEEN

- Taaa-daaaa!

VICTOR

- No!

COLLEEN

- Era per il tuo stesso bene, Victor. Una specie di terapia shock, ricordi?

VICTOR

- La terapia shock era per lui, non per me! Colleen, come hai potuto farmi questo? Non è da te!

COLLEEN

- (Allegramente) Era quello che pensavo anche io, ma sai, è stato molto eccitante. Non avevo mai neanche tenuto in mano una pistola prima… (All’agente) e quando lei è entrata con la pistola spianata e tutto il resto... wow... ho pensato che non ce l’avremmo fatta… e invece ci siamo riusciti! Non mi sono mai sentita così felice in tutta la mia vita!

HARLAN

- Siamo stati grandi! Hai sparato al telefono proprio sotto il mio naso! E quello non faceva parte del piano! Mi hai spaventato a morte, mentre te ne andavi in giro con quella pistola… ma dovevi fare attenzione a quei mucchietti di ovatta!

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COLLEEN

- Scusa, mi sono fatta prendere dall’eccitazione. Non mi avete dato il tempo di prepararmi.

HARLAN

- Beh, non ci pensare. (L’abbraccia) Sei stata magnifica, Colleen. Hai raggiunto i livelli dei più grandi burloni della storia. (Indica la maschera sul muro) Puk-wudji sarebbe fiero di te.

McGUIRE

- Chi diavolo è Puk-wudji?

VICTOR

- (Ad Harlan riferendosi a Colleen) Spero che tu capisca che hai creato un mostro. Non saremo mai più al sicuro.

HARLAN

- Su col morale! Abbiamo imparato tutti quanti la lezione. Mi ero dimenticato che spasso potesse essere la vita con un amico come te, Victor. Erano anni che non mi sentivo tanto vivo quanto stanotte. Eravamo al limite, stavamo rischiando il tutto per tutto… avevo il polso che andava all’impazzata… dio mio, e tu hai iniziato a inseguirmi con l’ascia! Quanto tempo era che non lo facevi più?

McGUIRE

- (Scrive furiosamente) …a inseguirmi con l’ascia…

VICTOR

- Te la farò pagare per tutto questo… che momenti!

HARLAN

- Devi! Non mi aspetto niente di meno da uno come te! Ma prima che tu inizi a programmare il prossimo scherzo, ti suggerisco di considerare cosa hai imparato oggi. Se la mia vita con Colleen fosse finta, la tua con Dora sarebbe un completo casino.

VICTOR

- Hai ragione! Ho visto la mia vita scorrermi davanti e non è stato un bel vedere! (Si volta verso Dora) Dora, so di essermi comportato… ehm… male… ma non ho mai smesso di… sai… mi stavo chiedendo se tu… ehm… ancora… ecco… Pausa

DORA

- Sì?

VICTOR

- Mi stavo chiedendo se tu ancora… Beh, dopo tutto quello che è successo… sai…

DORA

- Sì? Victor non riesce a dirlo.

HARLAN

- Oh, per amor di Dio, Victor! (A Dora) Vuole sapere se lo ami ancora.

DORA

- È questo quello che vuoi sapere?

VICTOR

- Ho bisogno di sapere se possiamo ricominciare… se è rimasto abbastanza amore…?

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DORA

- Certo che ti amo ancora! Credi che avrei fatto tutto questo casino cercando di farti sparare se non ti amassi?

VICTOR

- Ma è meraviglioso! Rimedierò Dora! (la prende tra le braccia e la fa ruotare in una danza romantica) Andremo in vacanza… una seconda luna di miele! Andremo ovunque tu voglia andare! Solo tu ed io! Victor trascina Dora in un abbraccio drammatico propria davanti all’agente McGuire.

McGUIRE

- Prima di vomitare, lasciate che vi ricordi, piccioncini, che il solo posto in cui andrete è la galera!

DORA

- E con quale accusa, esattamente?

HARLAN

- Sì! È stato tutto un gioco.

McGUIRE

- Mi state dicendo che non è morto nessuno? E dov’è questo Pukwudji?

HARLAN

- (indicando la maschera) Eccolo lì, sul muro. L’agente McGuire estrae la pistola e la punta contro il muro… poi vede che è solo una maschera.

HARLAN

- Mi dispiace agente. Forse sarà per un'altra volta. L’agente McGuire ripone frenetica il suo taccuino.

la

pistola

e

sfoglia

McGUIRE

- Deve esserci qualcosa…! (Controlla disperatamente i suoi appunti) Pistole… asce... droghe... arpioni... macchie di sangue... Non c'è verso non riesco ad inchiodarvi per niente.

DORA

- Quando ci riesce, ce lo faccia sapere.

McGUIRE

- Mi state dicendo che è stato tutto uno scherzo?

HARLAN

- Sì. È quello che stiamo cercando di dirle. L’agente McGuire lentamente strappa le pagine dal taccuino, li accartoccia e li getta via disgustata.

DORA

- Allora è tutto agente? L’agente McGuire li guarda seccata. Getta via tutto il taccuino. Fa per uscire, poi si ferma e si volta.

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McGUIRE

- (esplode con la frustrazione) Sapete una cosa...

VICTOR

- Sì?

McGUIRE

- (furiosa) Siete degni gli uni degli altri! L’agente McGuire si volta per andarsene, va verso l’ascia che giace per terra e la fa volare. Con rabbia si ricompone ed esce, sbattendo la porta dietro di sé. Tutti ridono. Victor abbraccia Dora e Harlan stringe Colleen. Improvvisamente l’agente McGuire apre la porta d’ingresso con un calcio.

McGUIRE

- (gridando) E tagliate quella maledetta sterpaglia! L’agente esce. Tutti ridono. Calano le luci a parte una piccola luce che illumina la maschera di Puk-Wudji il Burlone sulla parete. La maschera ride, quella che era precedentemente una solida mascella di legno si muove istericamente: le sue risate riempiono il teatro. Buio. Musica. Sipario.

FINE

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When the reaper calls di Peter Colley