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Anno 10, n. 3 - ottobre 2004 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova

un altro mondo è possibile

Il “gran progetto” del Sacro Cuore pag 17

Il beato Carlo I d’Asburgo pag 19

L’assalto omosessualista pag 25


Un altro mondo è possibile ’11 settembre del 2001 il mondo smise di essere quello che era stato fino a quel giorno”. Ecco quanto scriveva sulla prima pagina del Corriere della Sera il suo direttore Stefano Folli. E continuava: “Tre anni dopo, un altro settembre in una sperduta repubblica russa ha fatto capire a tutti fino a che punto il mondo sia cambiato. [...] Quale sarà il prossimo passo?”.

“L

Quest’ultima domanda lascia trasparire l’angoscia che attanaglia settori sempre più ampi dell’umanità. Ormai viviamo in una situazione non del tutto diversa da quella della fine dell’impero romano, all’epoca delle grandi invasioni barbariche, quando le persone si chiedevano angosciate: quando ci piomberà addosso la prossima orda? Crollava un mondo... Il comunismo sarà pure morto, ma invece dell’era di pace e di progresso da tutti giustamente auspicata, è succeduta una confusa situazione di violenza che non è esagerato definire caotica. “Caos” e “post-modernità” sono infatti concetti che si avvicinano sempre di più, al punto di tendere a confondersi l’un l’altro. L’uomo è stato creato da Dio per vivere nella pace e nella tranquillità. Tutta la sua natura vi tende. Quando invece è costretto a vivere nell’incertezza, nello smarrimento e nella violenza, le sue fibre più intime si tendono, si torcono, si lacerano... Ecco la causa profonda di quello che molti psicologi chiamano il “malessere contemporaneo”, di cui il vertiginoso aumento del consumo di psicofarmaci, perfino fra i giovani, è un sintomo drammatico.

La sinistra ha saputo cogliere questa sensazione di disagio, lanciando lo slogan propagandistico “un altro mondo è possibile”, vale a dire c’è una via d’uscita da questa situazione. Visto da vicino, però, questo nuovo mondo proposto dalla sinistra non sarebbe che l’ulteriore inasprimento dei fermenti rivoluzionari che ci hanno portato all’attuale situazione. Noi cattolici dobbiamo invece proclamare ad alta voce: Sì, un’altro mondo è possibile, anzi c’è già stato, si tratta solo di restaurarlo. È l’ordine della civiltà cristiana, come spiega S. Pio X: “La civiltà non è più da inventare. (...) Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana. Si tratta unicamente d’instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà”. Ecco il tema della V Università estiva delle TFP europee, svoltasi nella Certosa di Gaming, in Austria: Restaurare la Civiltà cristiana, unica via d’uscita dal caos contemporaneo. Un tema quanto mai attuale che proponiamo ai nostri cari lettori nelle pagine che seguono. Ma cos’è la civiltà cristiana? Scriveva il prof. Plinio Corrêa de Oliveira: “Se la Rivoluzione è il disordine, la Contro-Rivoluzione è la restaurazione dell’Ordine. E per Ordine intendiamo la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Ossia la civiltà cristiana, austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale”. Sì, un’altro ordine è possibile!


Restaurare la Civiltà cristiana

Università estiva delle TFP

el mese di agosto la Certosa di Gaming, in Austria, ha di nuovo ospitato l’Università estiva promossa dalle TFP europee, che questa volta ha visto la partecipazione di giovani provenienti da 13 Paesi. La delegazione più numerosa era quella polacca, con ben 22 membri, mentre erano 14 quelli della rappresentanza italiana.

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“Sono sicuro che questi giorni di preghiera, studio e riflessione all’Università estiva offriranno forze spirituali ed argomenti nuovi per affrontare le correnti dominanti — scriveva nella lettera d’invito il principe Dom Bertrand d’Orleans e Bragança — Essi ci avvicineranno pure alla straordinaria figura del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, vero crociato del secolo XX, fondatore e ispiratore della nostra causa”.

Preghiera, studio e riflessione... ecco ciò che sintetizza questi giorni di intenso e fecondo convivio. Punto centrale di ogni giornata, la Santa Messa celebrata da S. E. Mons. Juan Rodolfo Laise, O.F.M.cap., vescovo emerito di San Luis, Argentina, attualmente residente a San Giovanni Rotondo. Le sue omelie hanno punteggiato l’intero incontro, offrendo ai giovani spunti di riflessione e stimoli alla virtù. Diversi sacerdoti austriaci hanno pure onorato l’assise con la loro presenza, confortando i partecipanti col sacramento della confessione.

Civiltà o caos? In un mondo sempre più caratterizzato da instabilità, da incertezza e da violenza, le TFP hanno scelto come tema del proprio incontro “Restaurare la Civiltà cristiana, unica via d’uscita dal caos odierno”. Di fronte ad un’epoca in cui tante persone sembrano aver smarrito perfino l’idea di ordine,

L’incontro è stato presieduto dalla statua pellegrina internazionale della Madonna di Fatima. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2004 - 3


Restaurare la Civiltà cristiana la conferenza inaugurale, tenuta da S.A.I.R. il principe Dom Bertrand d’Orleans e Bragança, ha voluto mostrare come l’ordine è possibile, anzi c’è già stato: è la Civiltà cristiana, fondata sull’armonia e la pace. È questo il punto di riferimento obbligatorio, al quale dobbiamo sempre tornare per trovarvi la soluzione allo smarrimento del mondo moderno. Ma tutto questo sarebbe poco più di un inutile esercizio di nostalgia storica se non ci fosse la certezza che, al di là delle sciagure del mondo odierno, esiste la reale possibilità di una restaurazione cattolica. Certezza fondata, oltre che su ragioni storiche, sulle parole della Madonna, che a Fatima ha promesso il trionfo del Suo Cuore Immacolato. Sopra: vista dell’auditorio durante una conferenza. Sotto: gita in montagna guidati da un Bergführer. Nella pagina precedente: la grande chiesa abbaziale della Certosa di Gaming in mezzo alle Alpi: una cornice perfetta per una settimana di preghiera, studio e riflessione.

Attività culturali In un ambiente tipicamente giovanile, l’Università estiva delle TFP aveva in programma anche diverse attività culturali e ricreative. Dalla visita guidata al castello di Schönbrunn e alla fortezza di Kreuzenstein, per finire al pellegrinaggio all’abbazia benedettina di Göttweig. Non sono mancate le serate musicali animate da tipiche orchestre di musica popolare austriaca, e perfino una gita in battello sul Danubio e una passeggiata sulle Alpi, guidati da un tipico Bergführer. Alla fine, un solenne Pontificale celebrato da mons. Laise ha felicemente coronato una settimana destinata a restare scolpita nella memoria di tutti coloro che vi hanno partecipato, con l’impegno di ritornare il prossimo anno ancor più numerosi. 

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La Cristianità

di

S.A.I.R. Dom Bertrand d’Orleans e Bragança

La terribile decadenza del mondo moderno, frutto di più di cinque secoli di processo rivoluzionario, è quasi riuscita a cancellare dalla mente di molte persone perfino l’idea che un ordine fondato sulla legge divina e naturale sia possibile. Senza questa idea, senza cioè la consapevolezza e, soprattutto, la ferma speranza che i principi cristiani possono e debbono trovare un’incarnazione storica, i cattolici vengono privati da una delle motivazioni più potenti per impegnarsi alla costruzione di un mondo migliore. Solo una tale speranza potrà accendere il sacro fuoco dell’entusiasmo, capace di contrastare efficacemente l’offensiva rivoluzionaria. È possibile stabilire il Regno di Cristo sulla terra? A questo riguardo riproponiamo il testo della conferenza inaugurale dell’Università estiva delle TFP, tenuta da S.A.I.R. Dom Bertrand d’Orleans e Bragança.

el Medioevo i crociati sparsero il loro sangue per liberare dalle mani degli infedeli il Santo Sepolcro di Nostro Signore Gesù Cristo e, quindi, per fondare un regno cristiano in Terra Santa. Oggi, il sangue dei figli della Chiesa scorre di nuovo in terre islamiche come Sudan, Malesia, Arabia Saudita, Iran, Iraq, nonché sotto regimi comunisti in Cina, Vietnam, Cuba, Corea del Nord...

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Perché scorre questo sangue? Per dare testimonianza di Cristo di fronte all’islam radicale e al comunismo rivoluzionario e, quindi, per instaurare il Regno di Cristo sulla terra. Ma, cos’è il Regno di Cristo, ideale

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Restaurare la Civiltà cristiana

“Nei disegni della Provvidenza esiste un nesso intimo fra la vita terrena e quella eterna. La vita terrena è il cammino per la vita eterna, che è il fine. Il Regno di Cristo non è di questo mondo, ma è in questo mondo che noi troviamo il cammino per arrivarci”. A sin., il principe Dom Bertrand.

Il Regno di Cristo

supremo dei cattolici? Come operare per la sua instaurazione nei giorni nostri? San Pio X insegna al riguardo: “No, Venerabili Fratelli, bisogna ricordarlo energicamente in questi tempi di anarchia sociale e intellettuale, in cui ciascuno si atteggia a dottore e legislatore. Non si costruirà la città diversamente da come Dio l’ha costruita; non si edificherà la società, se la Chiesa non ne getta le basi e non ne dirige i lavori; no, la civiltà non è più da inventare, né la città nuova da costruire sulle nuvole. Essa è esistita, essa esiste; è la civiltà cristiana, è la civiltà cattolica. Si tratta unicamente d’instaurarla e di restaurarla senza sosta sui suoi fondamenti naturali e divini contro gli attacchi sempre rinascenti della malsana utopia, della rivolta e dell’empietà: ‘omnia instaurare in Christo’”.

La Chiesa Cattolica è stata fondata da Gesù Cristo per perpetuare fra gli uomini i benefici della Redenzione. La sua finalità si identifica, dunque, con la stessa Redenzione e mira alla salvezza delle anime. Questa finalità trascende assolutamente tutto ciò che è meramente naturale, terreno, effimero. È quanto afferma Nostro Signore quando risponde a Ponzio Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”. La vita terrena si differenzia profondamente dalla vita eterna, ma non ne è affatto scollegata. Nei disegni della Provvidenza esiste un nesso intimo fra la vita terrena e quella eterna. La vita terrena è il cammino per la vita eterna, che è il fine. Il Regno di Cristo non è di questo mondo, ma è in questo mondo che noi troviamo il cammino per arrivarci. Così come la scuola militare è il cammino per la carriera delle armi, o il noviziato il cammino per il sacerdozio, così la terra è il cammino per il Cielo. La vita terrena è un vero noviziato nel quale dobbiamo preparare le nostre anime per il fine

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ultimo: vedere Dio, amarLo e servirLo per tutta l’eternità. È in questa vita che noi impariamo a conoscere, amare e servire Dio. Se non amiamo adesso la virtù, come potremo amare Dio che è il Bene per eccellenza? Dio deve essere adorato in spirito e verità (Gio. 4, 25). Dobbiamo anzitutto essere puri, giusti, forti, buoni nell’intimo delle nostre anime. Se la nostra anima è buona, tutte le nostre azioni saranno poi necessariamente buone, poiché l’albero buono produce buoni frutti. Per conquistare il Cielo dobbiamo, dunque, non solo amare il bene e rigettare il male nell’intimo delle nostre anime, ma anche compiere buone azioni ed evitare quelle cattive. È questo il senso profondo della festa di Cristo Re, istituita da Papa Pio XI nel 1925. Cristo è indubbiamente un Re celeste, ma il cui governo si esercita anche in questo mondo: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Il re legifera, dirige e giudica. La sua regalità diventa effettiva quando i sudditi riconoscono i suoi diritti ed obbediscono alle sue leggi. Gesù Cristo possiede su di noi tutti i diritti. Egli ha promulgato leggi, dirige il mondo e giudicherà gli uomini. Egli è un Re con supre-


Nostro Signore Gesù Cristo, le Sue virtù, i Suoi insegnamenti, le Sue azioni, ecco l’ideale di perfezione al quale l’uomo deve tendere.


Restaurare la Civiltà cristiana

“I santi hanno praticato la virtù in grado eroico e pertanto raggiunto la perfezione. Per esempio, la santità di S. Luigi Re di Francia era così eclatante che perfino un empio come Voltaire dovette esclamare: ‘Non è possibile spingersi più lontano con la pratica della virtù’”. A sin., statua lignea di S. Luigi Re, sec. XIV.

e l’armonia. In un certo senso, sono valori che si confondono con la nozione stessa di perfezione.

ma e piena autorità. Spetta a noi rendere effettivo il Suo regno riconoscendo questa autorità ed obbedendo alle Sue leggi. D’altronde, il Regno di Cristo non può restare appena come un fatto individuale. L’uomo è socievole per natura, egli è stato creato per vivere in società. L’uomo deve dare gloria a Dio anche nel suo convivio sociale, oppure dovremmo ammettere l’assurdo che la società umana è al di fuori dell’autorità divina. Possiamo dire che il Regno di Cristo diventa effettivo sulla terra, sia individualmente che socialmente, quando l’insieme degli uomini, nell’intimo delle loro anime come nelle loro azioni, nonché le società nelle loro istituzioni, leggi, costumi, manifestazioni culturali e artistiche, si conformano alla legge di Cristo.

Ordine, armonia, pace Le caratteristiche essenziali di ogni anima ben formata, e quindi di ogni società umana ben costituita, sono l’ordine, la pace

L’ordine è la disposizione delle cose secondo la loro natura. Così un orologio sarà in ordine quando ogni sua parte sarà ordinata, secondo la sua natura, al fine che gli è proprio. Esiste armonia quando i rapporti fra due esseri sono secondo le rispettive nature e fini. L’armonia è l’operare delle cose secondo l’ordine.

re questo precetto. Gesù Cristo è, infatti, la somiglianza assoluta alla perfezione del Padre celeste, il modello supremo che tutti dobbiamo imitare.

Gesù Cristo, modello di perfezione Nostro Signore Gesù Cristo, le Sue virtù, i Suoi insegnamenti, le Sue azioni, ecco l’ideale di perfezione al quale l’uomo deve tendere.

Quando un essere è interamente disposto secondo la sua natura, è in stato di perfezione. Così una persona con grande capacità di studio, con grande voglia di studiare, posta all’interno di un’università con tutti i mezzi per poter studiare serenamente, sarà, dal punto di vista degli studi, in condizioni perfette.

Le regole per attingere la perfezione si trovano nella Legge di Dio, che Nostro Signore “non [è] venuto ad abolire ma a completare”, cioè si trova nei precetti e nei consigli evangelici. E, affinché l’uomo non cadesse in errore nell’interpretare questi precetti e questi consigli, Egli ha istituito una Chiesa infallibile, che conta sull’aiuto divino per non sbagliare mai in materia di fede e di morale. Come possiamo, dunque, conoscere e praticare l’ideale di perfezione indicato da Gesù Cristo? Restando fedeli al Magistero della Chiesa ed obbedendo ai suoi precetti secondo la volontà di Cristo.

Nostro Signore ci ha insegnato un ideale di perfezione: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Egli stesso ci ha poi mostrato come realizza-

Non è altro l’atteggiamento dei santi, che hanno praticato la virtù in grado eroico e pertanto raggiunto la perfezione. Per esempio, la santità di S. Luigi Re

L’ordine genera la tranquillità. La tranquillità dell’ordine è la pace. Non è qualsiasi tranquillità che merita il nome di pace, ma unicamente quella risultante dall’ordine. Il riposo di un malato imbottito di psicofarmaci non è vera pace.

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“Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato. (...) La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare” (Leone XIII). A d. e sotto, illustrazioni tratte dalle Très riches heures du Duc de Berry, 1412.

di Francia era così eclatante che perfino un empio come Voltaire dovette esclamare: “Non è possibile spingersi più lontano con la pratica della virtù”.

Il peccato Tutto questo è molto bello, ma non prende in considerazione un fatto fondamentale: il “mistero d’iniquità” chiamato peccato. In conseguenza del peccato originale, è rimasta nell’uomo

una propensione a praticare azioni contrarie alla sua natura, una propensione all’errore nel campo intellettuale e al male nel campo della volontà. Questa propensione è così veemente che, senza l’ausilio della grazia, non è possibile all’uomo praticare integralmente i precetti dell’ordine naturale. RivelandoSi nell’alto del Monte Sinai, istituendo nella Nuova Alleanza una Chiesa per proteggere l’uomo dai sofismi e dalle trasgressioni, stabilendo i sacramenti ed altri mezzi per ottenere la grazia, Dio ha rimediato a questa manchevolezza dell’uomo. La grazia è un ausilio soprannaturale per irrobustire l’intelligenza e la volontà dell’uomo, permettendo loro di praticare la perfezione. La grazia è a disposizione di chiunque, Dio

non la rifiuta a nessuno. La perfezione è, dunque, alla portata di tutti.

La civiltà cristiana Se ammettessimo che in una certa società la generalità degli uomini praticano la Legge di Dio, quali conseguenze ne potremmo dedurre per quella società? Ecco come S. Agostino descrive una società cristiana: “Ci diano un tale esercito, quale la dottrina di Cristo volle che fossero i soldati; ci diano tali provinciali, tali mariti, tali sposi, tali genitori, tali figli, tali padroni, tali servi, tali re, tali giudici, infine tali contribuenti e tali esattori del fisco, quali prescrive che siano la dottrina cristiana, e poi osino chiamarla nemica dello Stato e non esitino piuttosto a confessare che, se essa fosse osservata, sarebbe la potente salvezza dello Stato”. Ma questo ideale è storicamente realizzabile? Sì. È quanto insegna Leone XIII circa la cri-

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Restaurare la Civiltà cristiana stianità medioevale, realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell’unico vero ordine tra gli uomini, ossia della Civiltà cristiana:

“La Cristianità era una realtà molto ricca. Dalle placide sponde del Tago alle gelide steppe polacche, dal sole di Sicilia alle brume della Scandinavia, il tessuto di popoli e di nazioni che formavano la Cristianità era enormemente variegato. Ogni realtà locale era fortemente conscia della propria individualità, e allo stesso tempo della sua appartenenza ad una superiore unità, la Cristianità appunto”.

“Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare. “Il fatto che l’Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà; che abbia sempre saputo offrirsi agli altri popoli come guida e maestra per ogni onorevole impresa; che abbia donato veri e molteplici esempi di libertà ai popoli; che abbia con grande sapienza creato numerose istituzioni a sollievo delle umane miserie; per tutto ciò deve senza dubbio molta gratitudine alla religione, che ebbe auspice in tante imprese e che l’aiutò nel portarle a termine”.

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Fu questa luminosa realtà, basata su un ordine e una perfezione più soprannaturali e celestiali che naturali e terrene, che si chiamò civiltà cristiana, prodotto della cultura cristiana, la quale a sua volta è figlia della Chiesa cattolica. La cultura cattolica proviene dalla coltivazione dell’intelligenza, della volontà e della sensibilità secondo le norme morali insegnate dalla Chiesa. Abbiamo già visto come essa si identifichi con la stessa perfezione dell’anima. Se la generalità dei membri d’una società intraprendono questa via, la cultura cattolica sarà un fatto sociale e collettivo, costituendo un elemento essenziale della perfezione sociale. La civiltà è lo stato d’una società che possiede una cultura e crea, secondo i principi fondamentali di quella cultura, tutto un insieme di costumi, leggi, istituzioni, sistemi letterari ed artistici propri. Una civiltà è cattolica quando proviene da una cultura cattolica e, quindi, quando lo spirito della Chiesa è il principio normativo e vitale dei suoi costumi, leggi, istituzioni, sistemi letterari ed artistici, e via dicendo. Se Gesù Cristo è il vero ideale di perfezione, una società che metta in pratica tutte le Sue leggi sarà necessariamente una società perfetta. La civiltà nata dalla Chiesa di Cristo sarà necessariamente non solo la migliore civiltà, ma l’unica vera civiltà. È quanto insegna S. Pio X: “Non esiste vera civiltà senza civiltà morale, e nessuna civiltà morale senza la vera religione: è una verità dimostrata, si tratta di un fatto storico”. Da dove si conclude, con evidenza cristallina, che non vi è vera civiltà se non come frutto della vera religione.

Si ingannerebbe in modo speciale chi supponesse che l’azione della Chiesa sugli uomini sia meramente individuale, e che Essa formi persone, ma non popoli, né culture, né civiltà. Dio ha creato gli uomini naturalmente socievoli, e ha voluto che, vivendo in società, lavorassero gli uni per la santificazione degli altri. Perciò Egli li ha creati influenzabili. Per via del loro istinto di esseri sociali, gli uomini hanno una naturale tendenza a comunicare le loro idee agli altri, ed a esserne a loro volta influenzati. Questo si può affermare riguardo ai rapporti fra individui, nonché ai rapporti fra individui e società. Gli ambienti, le leggi, le istituzioni che ci circondano esercitano su di noi un’azione pedagogica. La cultura e la civiltà sono, dunque, potenti mezzi per agire sulle anime. Il cattolico deve perciò operare per l’edificazione e la conservazione d’una cultura e d’una civiltà che siano cristiane, combattendo la cultura e la civiltà di fatto neopagane. Questo è vero soprattutto per la Chiesa. Come può la Chiesa tralasciare l’azione culturale e civilizzatrice senza grave danno per le anime? Ogni anima sulla quale agisce la Chiesa, e che corrisponda con generosità all’appello della grazia, diviene perciò come una semente della civiltà cristiana. La virtù traspare e contagia. Contagiando si propaga, propagandosi tende a creare una cultura e una civiltà cristiana.

La Cristianità medievale Nel Medioevo l’Europa, omogeneamente cattolica, formò una famiglia di nazioni sotto la potente direzione spirituale dei

Papi, e la presidenza temporale degli imperatori del Sacro Impero. Era la Cristianità. Spesso questa famiglia agì come un solo corpo, per esempio per difendersi dagli attacchi dei musulmani. Possiamo dire che la Cristianità è la trasposizione temporale di questa ammirevole realtà che è il Corpo Mistico di Cristo. Questa Cristianità era, d’altronde, una realtà molto ricca. Non possiamo averne una visione globale considerando uno solo dei popoli che la costituivano. Dalle placide sponde del Tago alle gelide steppe polacche, dal sole di Sicilia alle brume della Scandinavia, il tessuto di popoli e di nazioni che formavano la Cristianità era enormemente variegato. Ogni realtà locale era fortemente conscia della propria identità ed individualità, e allo stesso tempo della sua appartenenza ad una superiore unità, la Cristianità appunto. In altre parole, mantenendo le proprie caratteristiche trovavano l’unità nella comune appartenenza al Corpo Mistico di Cristo. Questa unità era, anzitutto, religiosa e mistica, derivava cioè dall’appartenenza alla Santa Chiesa. Ma era anche un’unità culturale e psicologica, un’unità temporale.

Papato e Impero Questo ci porta a un tema centrale a allo stesso tempo molto complesso: i rapporti fra Chiesa e Stato, fra Papato e Impero. Nella famosa lettera Apud Urbem veterem, del 27 agosto 1263, a Roberto re eletto dei romani, Papa Urbano IV scrisse: “Colui che regge i cieli e la terra [...] così come ha creato nel fir-

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Restaurare la Civiltà cristiania nesimo sembra essere tornato sulla terra.

mamento celestiale due astri affinché illuminassero alternamente il mondo, nel firmamento terreno della Chiesa Universale ha istituito due grandi doni, Sacerdozio e Impero, affinché unitamente reggessero l’insieme delle cose spirituali e mondane. Egli ha siffatto stabilito la discriminazione delle rispettive funzioni, che l’uno e l’altro non si dovrebbero mai contraddire ma, anzi, nello svolgimento dei rispettivi governi devono avere unità di vedute”. Nello stesso senso si manifestava Papa Bonifacio VIII nella bolla Unam Sanctam, del 18 novembre 1302: “Al tempo del diluvio invero una sola fu l’arca di Noè, raffigurante l’unica Chiesa; era stata costruita da un solo braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante. [...] In questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale ed una temporale. [...] Una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri”.

La restaurazione della Cristianità Duemila anni dopo la nascita di Nostro Signore sembra di essere tornati al punto di partenza. L’adorazione del denaro, la divinizzazione delle masse, l’esaltazione dei piaceri carnali, il dominio dispotico della forza, le superstizioni, il sincretismo religioso, lo scetticismo, insomma il neo-paga-

“P ossiamo opporci a questa decadenza? Dove sono i nostri mezzi?

“La domanda è ingenua. La nostra forza deriva essenzialmente e prima di tutto da Nostro Signore Gesù Cristo. L’unico fattore veramente indispensabile è la fiducia soprannaturale in Cristo Gesù per mezzo di Maria. “Con gli occhi posti in Lei, uniti a Lei, per mezzo di Lei, chiediamo l’unica grazia che veramente conta: il Regno di Dio in noi e attorno a noi. Tutto il resto ci verrà dato in sovrappiù”. (Sopra, statua pellegrina della Madonna di Fatima che ha presieduto l’Università estiva delle TFP.)

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Bestemmierebbe gravemente contro Nostro Signore Gesù Cristo chi affermasse che questo confuso inferno che si mostra ai nostri occhi sia la Civiltà Cristiana, il Regno di Cristo sulla terra. Di esso restano appena vestigia. Siamo in una situazione ibrida, in cui quelli che potremmo quasi chiamare resti mortali della civiltà cristiana coesistono con una situazione essenzialmente rivoluzionaria. La Cristianità come famiglia di Stati ufficialmente cattolici, ha da molto tempo cessato di esistere. Dalla grande luce soprannaturale che cominciò a irradiarsi a Betlemme, appena alcuni pochi raggi continuano a brillare. Qualcuno potrebbe domandarsi: ma possiamo opporci a questa decadenza? Dove sono i nostri mezzi? I nostri cinema, i nostri eserciti, i nostri giornali? La domanda è ingenua. La nostra forza deriva essenzialmente e prima di tutto da Nostro Signore Gesù Cristo. Banche, giornali, forza militare e via dicendo sono strumenti a volte molto utili per dilatare il Regno di Cristo. Ma non sono indispensabili. L’unico fattore veramente indispensabile è la fiducia soprannaturale in Cristo Gesù per mezzo di Maria. Con gli occhi posti in Lei, uniti a Lei, per mezzo di Lei, chiediamo l’unica grazia che veramente conta: il Regno di Dio in noi e attorno a noi. Tutto il resto ci verrà dato in sovrappiù. 


L’impegno per la Civiltà cristiana di S. E. Mons. Juan Rodolfo Laise

i ritroviamo nuovamente nella Certosa di Gaming per l’Università estiva organizzata ogni anno dalle TFP europee. E ci ritroviamo nel luogo più importante: attorno all’altare dove si sta celebrando la Santa Eucaristia, cioè il sacrifico del Figlio di Dio, rinnovato in modo incruento con le parole della consacrazione, per le quali il pane e il vino diventano alimento divino condiviso poi nella comunione.

C

Nelle conferenze che sentirete nei prossimi giorni verranno ricordati principi importanti. Principi che poi vi saranno utili nella vita quotidiana quando, al termine di questo incontro, farete ritorno nei vostri rispettivi paesi. Nella vita quotidiana bisogna avere principi molto chiari e forza sempre nuova per portare avanti l’apostolato che vi siete prefissi. Principi e forza, ecco ciò che riceverete in questi giorni, sempre nella spiritualità e nel carisma che il dottor Plinio Corrêa de Oliveira ha lasciato alle TFP. Oggi celebriamo la memoria o festa di santo Alfonso Maria de Liguori. Nel nostro calendario francescano si celebra anche Nostra Signora degli

Angeli, in ricordo dell’incontro della Vergine con san Francesco nella Porziuncola. Conversando con la Madre di Dio, il Serafico Padre gli chiese la grazia più importante: la salvezza per tutti coloro che fossero entrati devotamente in quella cappella, la prima dell’Ordine francescano. Ma nel calendario della Chiesa ricordiamo, come ho detto, santo Alfonso Maria de Liguori, grande santo italiano che combatté strenuamente per la causa di Dio contro gli errori del tempo. I suoi libri si contano fra i classici della letteratura cattolica, assieme all’Imitazione di Cristo e agli Esercizi spirituali di S. Ignazio. La sua dottrina non è tramontata, ma resta anzi più attuale che mai perché è fondata sulla parola di Cristo. Un tema ricorrente nelle sue prediche era la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. All’epoca del seminario francescano, mi ricordo che ogni mattina meditavamo la Passione. Questa è una meditazione molto importante per ricavarne l’ispirazione e la forza necessarie per poter affrontare le sfide di ogni giorno. Solo

così potremo vivere nel tempo con un occhio all’eternità, come faceva il dottor Plinio. *

*

*

Il tema di questa Università estiva, “Restaurare la civiltà cristiana”, è molto importante e tocca in ciò che potremmo definire il carisma delle TFP. Spesso trascurato in tanti ambienti cattolici, il problema della civiltà cristiana è invece fondamentale. L’ordine delle realtà temporali è condizione essenziale affinché le verità soprannaturali vengano vissute pienamente dalla generalità degli uomini che vivono, appunto, in società. Nella enciclica Immortale Dei Papa Leone XIII stabilisce chiaramente: “Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati

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Restaurare la Civiltà cristiana

Legittimità della Civiltà cristiana di Plinio Corrêa de Oliveira n generale, la nozione di legittimità è stata messa a fuoco soltanto in relazione a dinastie e a governi. Intanto, secondo gli insegnamenti di Leone XIII nell’enciclica Au milieu des sollicitudes del 16 febbraio 1892, non si può fare tabula rasa della questione della legittimità dinastica o governativa, poiché si tratta di una questione morale gravissima, che le coscienze rette devono considerare con ogni attenzione.

I

Però il concetto di legittimità non si applica soltanto a questo genere di problemi. Vi è una legittimità più alta, quella che caratterizza ogni ordine di cose in cui divenga effettiva la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, modello e fonte della legittimità di tutte le regalità e di tutti i poteri terreni. Lottare per l’autorità legittima è un dovere, anzi, un dovere grave. Ma è necessario vedere nella legittimità delle persone investite dell’autorità non solo un bene eccellente in sé, ma un mezzo per raggiungere un bene di gran lunga superiore, ossia la legittimità di tutto l’ordine sociale, di tutte le istituzioni e di tutti gli ambienti umani, che si ha con la disposizione di tutte le cose secondo la dottrina della Chiesa. L’ideale della Contro-Rivoluzione consiste, dunque, nel restaurare e nel promuovere la cultura e la civiltà cattolica. Queste tesi sarebbero enunciate in modo insufficiente, se non comprendessero una definizione di che cosa intendiamo con “cultura cattolica” e “civiltà cattolica”. Sappiamo che i termini “civiltà” e “cultura” sono usati in molti significati diversi. Non pretendiamo in questa sede, è chiaro, di prendere posizione su una questione di terminologia, e ci limitiamo a usare questi vocaboli come etichette di precisione relativa per indicare certe realtà, più preoccupati di dare un’idea vera di queste realtà, che di discutere sulle parole.

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Un’anima in stato di grazia è, in grado maggiore o minore, in possesso di tutte le virtù. Illuminata dalla fede, dispone degli elementi per formarsi l’unica visione vera del mondo. L’elemento fondamentale della cultura cattolica è la visione del mondo elaborata secondo la dottrina della Chiesa. Questa cultura comprende non solo l’istruzione, che è il possesso dei dati di informazione necessari a una tale elaborazione, ma un’analisi e un coordinamento di questi dati secondo la dottrina cattolica. Essa non si limita al campo teologico, o filosofico, o scientifico, ma abbraccia tutto il sapere umano, si riflette nell’arte e implica l’affermazione di valori che impregnano tutti gli aspetti dell’esistenza. Civiltà cattolica è l’ordinamento di tutte le relazioni umane, di tutte le istituzioni umane, e dello stesso Stato, secondo la dottrina della Chiesa. È implicito che un tale ordine di cose è sacrale nei suoi fondamenti, e comporta il riconoscimento di tutti i poteri della santa Chiesa, e in particolare del Sommo Pontefice: potere diretto nelle cose spirituali, potere indiretto nelle cose temporali, nella misura del loro rapporto con la salvezza delle anime. In concreto, il fine della società e dello Stato è la vita virtuosa in comune. Ora, le virtù che l’uomo è chiamato a praticare sono le virtù cristiane, e fra queste la prima è l’amore a Dio. La società e lo Stato hanno, quindi, un fine ultimo sacrale. Sicuramente alla Chiesa appartengono i mezzi specifici atti a promuovere la salvezza delle anime. Ma la società e lo Stato hanno mezzi che possono servire allo stesso scopo, mezzi cioè che, mossi da un agente più alto, producono un effetto superiore a loro stessi. Da tutti questi dati si può facilmente dedurre che la cultura e la civiltà cattolica sono la cultura


nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli”.

Plinio Corrêa de Oliveira (1908 - 1995)

per eccellenza e la civiltà per eccellenza. È necessario aggiungere che possono esistere soltanto in popoli cattolici. Infatti, sebbene l’uomo possa conoscere i princìpi della legge naturale per mezzo della ragione, un popolo non può mantenersi durevolmente nella completa conoscenza di essi, senza il Magistero della Chiesa . E, per questo motivo, un popolo che non professi la vera religione, non può praticare durevolmente tutti i comandamenti. Date queste condizioni, e poiché senza la conoscenza e l’osservanza della legge di Dio non vi può essere ordine cristiano, la civiltà e la cultura per eccellenza sono possibili soltanto nel seno della santa Chiesa. Infatti, secondo quanto ha detto san Pio X, la civiltà “tanto è più vera, più durevole, più feconda di frutti preziosi, quanto è più nettamente cristiana; tanto declina, con immenso danno del bene sociale, quanto dall’idea cristiana si sottrae”. (Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Roma, Luci sull’Est, 1988, p. 60.)

Oggi non possiamo dire la stessa cosa. Anzi, il mondo di oggi è guidato da una mentalità diametralmente opposta a quella descritta da Leone XIII. Esiste uno spirito di ribellione, di emancipazione da ogni legge, a cominciare da quella divina. Uno spirito che, purtroppo, si manifesta anche in non pochi ambienti cattolici nel movimento di contestazione al Magistero. Questo spirito ha ispirato, per esempio, l’elaborazione della Carta fondamentale dell’Unione Europea. Facendo tabula rasa di tutto un passato, che perfino una persona di media cultura dovrebbe conoscere, la Carta non fa nessun riferimento alle radici cristiane d’Europa. Piaccia o non piaccia a questi signori, è stato lo spirito del Vangelo che, per mezzo della civiltà cristiana, ha realizzato un’opera potentissima di trasformazione di tutta l’Europa. Prima con gli Apostoli, poi con i missionari e con gli imperatori. Ad ottobre, per esempio, Giovanni Paolo II proclamerà beato Carlo I d’Asburgo, ultimo imperatore di Austria-Ungheria. Vuol dire che, fino a non molto tempo fa, c’erano ancora resti di ciò che Leone XIII indicava come qualcosa di molto positivo, vale a dire l’intima unione fra società temporale e società spirituale. Stato e Chiesa sono due società perfette, ognuna nel suo

ambito. Ma, in un certo modo, dipendono l’una dall’altra per il migliore conseguimento dei loro rispettivi fini. La Chiesa si giova del sostegno temporale di una civiltà cristiana, cioè della possibilità di una realizzazione concreta delle verità soprannaturali che insegna. Da parte sua, lo Stato si giova della possibilità di governare un popolo sottoposto ad un’alta autorità morale e spirituale, e che quindi risulta docile alla legge. D’altra parte, l’influenza della Chiesa esercita un freno salutare sui possibili eccessi del potere temporale. Ecco l’esempio di Santa Rosa di Viterbo che, appena diciottenne, affrontava l’imperatore Federico II ricordandogli i propri doveri. Questa fanciulla seppe essere forte a motivo della sua santità. È da questa dimensione spirituale che dobbiamo trarre la forza per difendere la buona causa in qualsiasi epoca della storia. *

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Purtroppo, a partire del secolo XV la Cristianità è stata colpita da un virus che cerca in ogni modo di distruggerla. È la

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Restaurare la Civiltà cristiana

“È per la Contro-Rivoluzione che noi esistiamo. È per questo che abbiamo ricevuto l’immensa grazia di essere chiamati a far parte delle TFP. La gioventù non fu fatta per il piacere ma per l’eroismo, per la lotta. Ogni vita umana deve avere come finalità il servizio di Dio. Ecco come farlo nei nostri giorni”.

aspetto fondamentale della pastorale della Chiesa nei giorni nostri.

Rivoluzione, sviluppatasi in diverse tappe: protestantesimo, rivoluzione francese, comunismo e adesso questa nuova fase chiamata dal dottor Plinio di “IV Rivoluzione”. Questo processo rivoluzionario pretende cambiare l’uomo stesso quasi nella sua essenza per cancellare dall’universo qualsiasi somiglianza delle creature col Creatore. A questo processo deleterio, secondo quanto proclamava il dottor Plinio Corrêa de Oliveira, dobbiamo far fronte con una Contro-Rivoluzione. Egli spiegava come questa azione controrivoluzionaria fosse anzi un

Sin da quando ero piccolo mi è rimasto impresso un punto del Catechismo, la triplice divisione della Chiesa: la Chiesa trionfante, cioè quella che è già in Cielo; la Chiesa purgante, cioè quella che è nel purgatorio in attesa di andare in Cielo; e la Chiesa militante, della quale noi facciamo parte. Il dottor Plinio dava grande rilevanza soprattutto a quest’ultimo aspetto. Di fronte alle sfide poste dalla Rivoluzione, dobbiamo rimarcare l’aspetto militante, combattivo della Chiesa, impegnata in una vera guerra, appunto la Contro-Rivoluzione. Ma per poter lottare dobbiamo conoscere il processo rivoluzionario. E dobbiamo soprattutto conoscere quello che la Rivoluzione vuole distruggere, ossia la Civiltà cristiana. È proprio quello che faremo nei prossimi giorni. Pregheremo e studieremo insieme per imparare a lottare, con consapevolezza e perseveranza, nella ControRivoluzione. Questo è un aspetto

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essenziale di ogni apostolato, sanamente moderno. Ecco il modo, nei giorni nostri, di conoscere, amare e servire Dio. È per questo che noi esistiamo. È per questo che abbiamo ricevuto l’immensa grazia di essere chiamati a far parte delle TFP. La gioventù non fu fatta per il piacere ma per l’eroismo, per la lotta. Ogni vita umana deve avere come finalità il servizio di Dio. Ecco come farlo nei nostri giorni. Questa Santa Messa inaugura in modo solenne l’Università estiva del 2004. Chiediamo a Nostro Signore nell’Eucaristia che essa raggiunga i suoi scopi, sotto lo sguardo amorevole di Maria Santissima, e che serva soprattutto da guida per i numerosi giovani che, con tanta gioia da parte nostra, sono convenuti da tanti Paesi. Che la grazia divina ci illumini e ci indichi, come al dottor Plinio a suo tempo, il cammino della nostra vocazione. Quando, con l’aiuto della Madonna, giungeremo finalmente in Cielo, potremo essere felici di aver ricevuto questa vocazione e di essere stati ad essa fedeli. È questo che io chiedo alla Madonna degli Angeli della Porziuncola nel giorno della Sua festa. 


Il “gran progetto” del Sacro Cuore di Gesù di Guido Vignelli

Dal 1673 al 1689 Santa Margherita Maria Alacoque ricevette le ormai note rivelazioni del Sacro Cuore di Gesù. Di contenuto essenzialmente religioso e mistico, queste rivelazioni contenevano anche un forte messaggio “sociale”, non sempre messo a fuoco dai commentatori. Il Sacro Cuore voleva, infatti, “regnare, nonostante i miei nemici (...) nei cuori dei fedeli e nella società”. Questo carattere sociale, e perfino politico, del messaggio del Sacro Cuore viene ulteriormente avvalorato dal fatto che esso era rivolto originariamente al Re Luigi XIV, chiamato di “figlio primogenito”. Nostro Signore voleva che gli consacrasse se stesso e la sua famiglia, e poi svolgesse un ampio apostolato sulle élites. È da questo contesto che nasce la festa di Cristo Re, istituita da Pio XI nel 1935 con l’enciclica Quas Primas, nella quale il Pontefice tratta del “Regno universale e sociale di Cristo”. Riproduciamo di seguito alcuni brani dell’eccellente libro di Guido Vignelli Il Sacro Cuore, salvezza delle famiglie e della società (Roma, Luci sull’Est, 2004).

omunemente si pensa che il messaggio del Sacro Cuore a Margherita Maria abbia un carattere esclusivamente religioso. Invece contiene anche una richiesta sociale di portata epocale, sebbene ben poco conosciuta.

C

L’anno prima della morte, nel 1689, la santa ricevette da Gesù una ultima rivelazione, con il compito di trasmettere una sua precisa richiesta al Re francese, il celebre Luigi XIV, detto “il Re

sole”. Ella la pubblicizzò in due lettere, inviate alla madre De Saumaise, sua antica superiora, di famiglia altolocata e con legami negli ambienti di corte. La richiesta doveva essere tramessa mediante il padre gesuita De La Chaise, confessore del sovrano, che ben conosceva il messaggio di Paray-le-Monial. Nelle due lettere, la santa rivelò una sorta di strategia divina che mirava a realizzare la rinascita spirituale dell’epoca. Nell’ardente desiderio di conver-

tire le anime, il Sacro Cuore voleva essere venerato in modo speciale dalle élites, le quali, mediante il loro esempio, potevano facilitare la diffusione della fede e delle virtù nell’intera società. Con l’irraggiamento del suo esempio su tutta la Francia e sugli altri regni europei, Luigi XIV poteva diventare una guida di questa apostolica imprese, come in altri tempi lo fu suo antenato san Luigi IX. Ma quale era la richiesta? Nella prima lettera, Margherita Maria scrisse che Gesù le aveva detto, riferendosi al Re: “Fà sapere al figlio primogenito del mio Sacro Cuore che, come la sua nascita temporale fu ottenuta grazie alla devozione ai meriti della mia santa Infanzia, così la sua nascita alla grazia e alla gloria eterna verrà ottenuta mediante la consacrazione che egli farà di se stesso al mio adorabile Cuore, che vuole trionfare sul suo e, mediante questo, sui cuori dei grandi della terra”. Il Redentore chiedeva dunque al Re di consacrarsi al Sacro Cuore, convertendosi sinceramente. Ma gli proponeva anche d’impegnarsi in una missione di apostolato sulle élites e, tramite queste, sul popolo francese e sull’intera Cristianità. Così continuava infatti il messaggio divino: “Il Sacro Cuore desidera entrare con pompa e magnifi-

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Restaurare la Civiltà cristiana

“Il Sacro Cuore vuole regnare nella reggia del figlio primogenito, essere raffigurato sui suoi stendardi e inciso sulle sue armi, per renderle vittoriose su tutti i suoi nemici, abbattendo ai suoi piedi le teste orgogliose e superbe, per farlo trionfare su tutti i nemici della Santa Chiesa”.

A sin. il Re Sole nel celebre quadro di Rigaud. A d., statua del Sacro Cuore che apparteneva Plinio Corrêa de Oliveira.

cenza nei palazzi dei principi e dei Re, per esservi oggi onorato tanto quanto venne oltraggiato, umiliato e disprezzato durante la sua Passione. Egli desidera di vedere i grandi della terra tanto abbassati e umiliati ai suoi piedi, quanto allora venne annichilito”.

Nella seconda lettera alla madre De Saumaise, del 28 agosto 1689, Margherita Maria descrisse gli omaggi religiosi che il Re doveva compiere. Ella scrisse: “L’Eterno Padre vuole stabilire il suo impero nella Corte del nostro gran sovrano,

Va notato che la consacrazione non doveva restare confinata nel suo aspetto privato, ma doveva ridondare sulla vita pubblica del regno. Aggiungeva infatti il messaggio a Luigi XIV: “Il Sacro Cuore vuole regnare nella sua reggia, essere raffigurato sui suoi stendardi e inciso sulle sue armi, per renderle vittoriose su tutti i suoi nemici, abbattendo ai suoi piedi le teste orgogliose e superbe, per farlo trionfare su tutti i nemici della Chiesa”. 18 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2004

servendosi di lui per eseguire un gran progetto, da realizzare in questo modo: far costruire un tempio nel quale venga esposto un quadro raffigurante il Cuore divino, affinché Esso possa ricevervi la consacrazione e gli omaggi del Re e di tutta la Corte. “Gesù ha scelto lui (ossia il Re Luigi XIV) come suo fedele amico, per ottenere dalla Santa Sede Apostolica l’autorizzazione della Messa in suo onore, con tutti i privilegi che devono accompagnare la diffusione di questa devozione. In questo modo, Egli vuole dispensare i tesori delle sue grazie di santificazione e di salvezza, cospargendo di benedizioni tutte le imprese di questo Re, rivolgendole a sua gloria e rendendone vittoriose le armi”. 


Il beato Carlo d’Asburgo, ultimo imperatore dell’Austria-Ungheria ei sposerà l’erede al trono. Vi do volentieri la mia benedizione!”. Meravigliata, la diciottenne principessa Zita di Borbone-Parma fissò il volto, allo stesso tempo paterno e solenne, di Papa S. Pio X. Si trattava sicuramente di un lapsus, giacché lei era la fidanzata del giovane arciduca Carlo e non del principe ereditario. Abbozzando un lieve sorriso, tentò di replicare: “Ma, Santità, l’erede al trono è l’arciduca Francesco Ferdinando e non...” Papa Sarto insistette: “Io ne sono profondamente compiaciuto. Carlo è la ricompensa che Dio ha riservato all’Austria per tutto ciò che essa ha fatto per la Chiesa”. Uscendo dall’udienza, la principessa commentò con sua madre: “Meno male che il Papa non è infallibile in materia politica!” Era il 24 giugno 1911.

“L

Il 3 ottobre Giovanni Paolo II ha proclamato beato Carlo d’Asburgo-Lorena, ultimo imperatore dell’AustriaUngheria. In questo modo è giunta a una fine gloriosa la millenaria storia del Sacro Impero, realtà spirituale e morale prima di essere politica e sociale, punto di riferimento ideale per coloro che auspicano una rinascita della Civiltà cristiana.

Tre anni dopo l’attentato di Sarajevo, nel quale persero la vita l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie, conferiva un carattere profetico alle parole di Papa Sarto: Carlo di Asburgo-Lorena era diventato

Secondo Papa S. Pio X, “Carlo è la ricompensa che Dio ha riservato all’Austria per tutto ciò che essa ha fatto per la Chiesa”. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2004 - 19


Restaurare la Civiltà cristiana

“Il fondamento della ‘pietas austriaca’ è l’idea che le prerogative del potere politico provengono da Dio. Si governa, cioè, per grazia di Dio. Il bene del Paese dipende dal grado di fedeltà del Sovrano a Dio, nonché alla Chiesa che Dio Figlio ha fondato sulla terra. La religiosità personale degli imperatori in rapporto agli interessi pubblici dello Stato, ecco l’essenza della ‘pietas austriaca’, vera chiave di lettura per capire l’Impero”. A sin. l’imperatore Francesco Giuseppe (1830-1916) in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Tutta la Corte partecipava alla tradizionale processione del Corpus Christi a Vienna.

ipso facto l’erede al trono dell’Austria-Ungheria. Aveva appena ventotto anni.

La pietas austriaca Gli storici hanno coniato l’espressione pietas austriaca per designare la virtù religiosa su cui poggiavano le fondamenta dell’impero asburgico. Non si tratta propriamente della pietà, intesa come devozione, ma di un principio religioso che orientava il governo della res pubblica, conferendo all’Impero una sacralità che ne era la nota caratteristica. Il fondamento di questa pietas è l’idea che le prerogative del potere politico provengono da Dio. Si governa, cioè, per grazia di Dio. Il bene del Paese dipende dal grado di fedeltà del Sovrano a Dio, nonché alla Chiesa che Dio Figlio ha fondato sulla terra. La religiosità personale degli imperatori in rapporto agli interessi pubblici dello Stato, ecco l’essenza della pietas austriaca, vera chiave di lettura per capire l’Impero.

Descrivendo questa realtà, lo storico di corte Johann Ludwig Schönleben annotava nel 1680: “La felicità terrena del regno è sorretta dalle tre colonne austriache: lo zelo per la Fede cattolica, l’adorazione all’Eucaristia e la lotta in favore dell’Immacolata Concezione. Ecco le fondamenta sulle quali si è edificato e si è sviluppato l’Impero austriaco-asburgico”. Nei documenti pubblici Ferdinando II (1578-1637) chiamava la Madonna “Vincitrice di tutte le battaglie di Dio”, “Generalissima”, “Arci-Stratega e Conduttrice degli eserciti cristiani”, “Paladina della giusta causa”. Suo figlio, Ferdinando III, consacrò l’Impero all’Immacolata Concezione, stabilendone la festa l’8 dicembre. La Madonna di Zell (Mariazell), che non è altro che l’Immacolata Concezione, fu proclamata Magna Mater Austriae. La sovranità della Madonna sull’Impero fu ulteriormente consolidata da Leopoldo I che La proclamò “Imperatrice e Regina d’Austria”.

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Questa identità cattolica dell’Impero asburgico si affermò nella lotta prima contro i turchi e poi contro il protestantesimo. Nel secolo XVII, l’Austria era la roccaforte del cattolicesimo in Europa. Dalla Rivoluzione francese, in contrasto con l’effervescenza liberale, l’Austria divenne il bastione del legittimismo, la potenza cattolica e controrivoluzionaria per eccellenza, una “monarchia papista” per usare le parole non certo elogiative del giacobino Clemenceau. Agli inizi del XX secolo, l’Impero Austro-Ungarico rappresentava ancora una vestigia di Cristianità, una continuazione del Sacro Romano Impero.

Una coppia devota Il beato Carlo I (1887-1922) si inserisce perfettamente nella tradizione della pietas austriaca. Il giorno prima del suo matrimonio con Zita di Borbone-Parma, egli scrisse alla fidanzata: “Stiamo unendo le nostre vite per meglio santificarci e per aiutarci a vicenda ad andare in cielo”. Sulle fedi matrimoniali,


A d., un ritratto di famiglia: Carlo e Zita con il loro primogenito Otto, oggi novantenne. Sopra, l’imperatore Francesco Giuseppe si congratula con l’allora erede al trono.

la coppia fece incidere: “Karl von Österreich - Zita von Bourbon-Parma. Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix (Noi ci rifugiamo sotto la tua protezione, Santa Madre di Dio)”. La religiosità di Carlo era così palese, che gli ambienti liberali di Vienna subito gli affibbiarono epiteti quali “bigotto”, “clericale” e “ultramontano”. Era l’eredità della mamma, l’arciduchessa Maria Josefa, della quale Papa Benedetto XV disse: “È una santa”. Carlo e Zita assistevano quotidianamente alla Santa Messa, non di rado servita dallo stesso Imperatore come chierichetto. In famiglia si pregava ogni giorno il Rosario. Questa religiosità è andata crescendo fino alla morte, avvenuta nell’esilio e nella miseria a Madeira (Portogallo). Sentendo l’avvicinarsi del tragico esito, Carlo fece chiamare Otto “per

mostrargli come un cristiano ritorna dal suo Creatore”. Rivolgendosi al suo erede gli disse: “Pensa unicamente al tuo Salvatore. Abbandonati totalmente a Lui”. Dopo aver ricevuto la Comunione, esclamò: “Santissimo Salvatore, se è volontà Vostra Vi prego di guarirmi. Santissimo Salvatore Vi prego...” Prima di entrare in agonia, il beato offrì la sua vita: “Divino Salvatore, proteggete i miei cari bambini Otto, Adelaide, Roberto, Felix, Carlo-Luigi, Rodolfo, Carlotta e anche il piccolino che sta per nascere. Proteggeteli nel corpo e nell’anima. Non permettete che abbiano a commettere un peccato mortale. Fateli morire prima di commettere un solo peccato mortale!”. Ormai privo di forze, adorando il Santissimo Sacramento che gli era presentato da padre Zsamboki, egli mormorò: “Gesù, vieni, vieni! Signore, sia fatta la

Tua volontà! Gesù mio, sono pronto, vieni!” Alla fine, un rantolo: “Gesù!”, e reclinando il capo consegnò l’anima a Dio. Davanti al corpo, ormai privo di vita, l’Imperatrice in lacrime iniziò la recita del Santo Rosario accompagnata dai figli. Nella Pasqua 1923 Wilhelm Miklas, futuro presidente d’Austria, scrisse a mons. Friederich Piffl, cardinale-arcivescovo di Vienna: “È trascorso appena un anno da quando l’Imperatore è tornato dal Padre, e già si contano a migliaia le persone, non solo in Austria ma in tutto il mondo, che non parlano di lui se non come di un santo del cielo”. Nel 1948, il Vaticano apriva il processo informativo preliminare. L’11 luglio 1949, il cardinale Theodor Innitzer, di Vienna, firmava il decreto introducendo ufficialmente la causa di Carlo d’Asburgo. Il 1 aprile 1972, una

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Restaurare la Civiltà cristiana commissione ecclesiastica procedette all’apertura della bara dell’allora Servo di Dio: il suo corpo fu trovato incorrotto. Conclusosi positivamente il processo, il 3 ottobre 2004 Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato.

Santità e nobiltà Questo accostamento fra santità e nobiltà, addirittura in questo caso maestà imperiale, può forse sorprendere alcuni contemporanei influenzati dai miti egualitari disseminati dalla propaganda rivoluzionaria. Eppure, è un fatto storico che la classe nobile è quella che, proporzionalmente, ha dato più santi alla Chiesa. Consultando l’imponente Bibliotheca sanctorum, diretta dal cardinale Pietro Palazzini, già Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi, si giunge alla conclusione che ben il 21,7% dei santi, il 12% dei beati nonché il 31,8% delle persone con culto confermato appartengono ai ceti nobili1. Se consideriamo che, per definizione, la nobiltà costituisce una piccola parte della popolazione, possiamo farci un’idea dell’enorme merito della santità prodotta da questa classe. I dati mostrano che in ciascuna delle categorie (santi, beati, conferme di culto) la percentuale dei nobili è notevolmente maggiore rispetto al resto della popolazione. Si tratta di una clamorosa confutazione delle calunnie rivoluzionarie sulla pretesa incompatibilità tra

l’appartenenza al ceto nobiliare e la pratica della virtù cristiana.

Austria delenda est Mentre l’alto livello morale di Carlo I è universalmente riconosciuto, il suo operato come imperatore è tuttora oggetto di dibattito. Di temperamento assai diverso sia da Francesco Giuseppe che da Francesco Ferdinando, Carlo diede alla Corte, e quindi allo Stato, un

taglio decisamente più “liberale”. Egli abolì usi secolari, come l’abito di gala nelle udienze imperiali e la reverenza alla sua persona, preferindo invece una stretta di mano. Semplificò il cerimoniale di Corte, sostituendo la “vecchia guardia” con giovani del suo entourage. Il tutto per “adeguarsi ai tempi”. Egli era infatti convinto che bisognava “far entrare la Monarchia nel secolo XX”. In campo politico egli intrapresse una profonda riforma

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dell’Impero, conferendole un carattere federale, e incorporando perfino diversi meccanismi di suffraggio universale. Queste riforme in extremis avrebbero potuto impedire la distruzione dell’impero AustroUngarico, tornandolo più accettabile alle moderne democrazie, oppure hanno solo affrettato l’esito fatale? Al nostro parere, la discussione è quasi futile. La destruzione della monarchia duale era già stata decisa: Austria delenda est! Carlo fu chiamato a regnare nel periodo forse più difficile della quasi millenaria storia degli Asburgo. Baluardo della legittimità cattolica di fronte agli errori della Rivoluzione francese e delle sue filiazioni, contro l’Austria si era scatenata nel ‘800 una delle più impressionanti campagne di odio che la storia ricordi. Campagna che, tra l’altro, prese di mira anche il beato Pio IX. Nulla era stato risparmiato per demolire questo “Stato retrogrado, simbolo dell’oscurantismo”, nelle parole del Presidente del Consiglio francese, Alexandre Ribot. Alla fine del 1918, con l’Austria ormai moribonda sia sul piano militare che su quello politico, i fautori di questa campagna colsero l’occasione per sferrare il colpo finale. “Dobbiamo convincere gli Alleati della necessità di distruggere l’Austria”, spiegava Thomas Masaryk, creatore della Cecoslovacchia. “Dobbiamo distruggere questa monarchia papista!”,


Nobiltà e santità L’odierna incomprensione nei confronti della nobiltà e delle élites tradizionali risulta, in gran parte, dalla propaganda abile, seppure priva di obiettività, fatta contro di esse dalla Rivoluzione francese. Questa propaganda - alimentata continuamente durante i secoli XIX e XX dalle correnti ideologiche e politiche succedanee di quella Rivoluzione - è stata combattuta, con crescente efficacia, dalla storiografia seria. Vi sono però settori dell’opinione in cui essa perdura ostinatamente.

urlava a sua volta Georges Clemenceau, Presidente del consiglio francese. Nel documento conclusivo del “Congresso delle nazioni oppresse”, tenutosi a Roma nell’aprile 1918, leggiamo: “Dobbiamo inserire fra i punti dell’Armistizio la distruzione dell’Austria-Ungheria”. Ma l’imperatore non avrebbe potuto o dovuto fronteggiare adeguatamente questa furibonda ondata rivoluzionaria? Il tema è ancora oggetto di acceso dibattito tra gli storici. Molto criticata, per esempio, la sua eccessiva prudenza — alcuni dicono debolezza — nella fallimentare gestione della restaurazione monarchica in Ungheria nel 1921. Sarebbe, infatti, bastata un po’ di fermezza per farlo tornare sul trono di Santo Stefano, mettendo così fine all’effervescenza rivoluzionaria con innegabili ripercussioni anche sull’Austria.

Questa versione, dannosa al buon nome della classe nobiliare, è falsa. Lo prova fra l’altro la stessa storia della Chiesa, con il gran numero di nobili che Essa ha elevato all’onore degli altari, attestandone la pratica in grado eroico dei Comandamenti e dei consigli evangelici. San Pier Giuliano Eymard ha così potuto dire che “gli annali della Chiesa dimostrano che un gran numero di santi, e fra i più illustri, portavano un blasone, possedevano un nome, una famiglia illustre: alcuni erano perfino di sangue reale”. (Plinio Corrêa de Oliveira, Nobiltà ed élites tradizionali analoghe, p 255.)

Ma quello che si può senz’altro dire è che Carlo si mostrò all’altezza della situazione quando, ci ricorda un interessante servizio de Il Giornale, si prospettò l’idea di applicare all’Italia la soluzione adottata per la Russia, dove venne inviato Lenin nel vagone piombato con il beneplacito del Kaiser di Germania. Ma Carlo si oppose strenuamente all’idea di infiltrare rivoluzionari di professione per fomentare la rivolta interna e quindi propiziare il crollo dell’Italia e la sua uscita dalla guerra, esattamente come poi accadde in Russia.

Chissà se non fu proprio questa sua opposizione la goccia che fece traboccare il vaso agli occhi dei circoli rivoluzionari anti-cristiani.

Col senno di poi ci si può domandare da quanti lutti e rovine Carlo abbia salvato l’Italia, l’Europa e il mondo con la sua ferma decisione di opporsi al folle progetto tedesco!

1. Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Nobiltà ed élites tradizionali analoghe, Marzorati Editore, Milano, 1993, p. 258.

In extremis, egli si appellò pure al presidente americano Thomas W. Wilson. Ma invano. Il 27 ottobre 1918 arrivava la risposta definitiva: “I diversi popoli debbono rigettare il giogo dell’impero austro-ungarico”. La sorte dell’Impero era ormai segnata. Non restava che la triste via dell’esilio.  Note______________________________

L’imperatore assiste devotamente alla Santa Messa prima di partire per l’Ungheria, nel 1921, dove tenterà invano di restaurare la monarchia. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2004 - 23


Restaurare la Civiltà cristiana

Regno di Dio e Cristianità In queste pagine si è parlato di “Regno di Dio” e di “Cristianità” come due realtà intimamente connesse. Al fine di evitare spiacevoli equivoci, bisogna chiarire alcuni concetti. Cos’è il Regno di Dio? In quale senso si può dire che la Cristianità ne sia una realizzazione storica? Nel Manualis Theologiae Dogmaticae, il canonico J.M. Hervé spiega che “l’annuncio e lo stabilimento del regno di Dio o del regno del Cielo occupa il posto centrale nella missione di Cristo, l’Inviato di Dio”. L’espressione “Regno di Dio” ha diversi significati, ovviamente connessi fra di loro. L’espressione si riferisce propriamente al Regno del Cielo. Dopo la seconda venuta di Cristo ed il Giudizio Finale, Dio regnerà eternamente nella pace perfetta fra gli angeli e i santi. Gli uomini che muoiono in stato di grazia meritano di entrare in questo regno. Questo è il cosiddetto elemento escatologico del regno, cioè quello dopo la morte e dopo la fine del mondo. Solo allora avverrà il trionfo finale del bene. Ma questo Regno ha due fasi: comincia sulla terra e si completa in Cielo. In altre parole, il Regno di Dio è già in costruzione sulla terra. Anzitutto nelle anime — “Il regno di Dio è dentro di voi” (Lc. 17,21) — nella misura in cui le persone abbiano fede e si aprano alla grazia di Dio, creando in questo modo le condizioni, hic et nunc, per entrare nel regno del Cielo. È il dominio di Dio sulle anime, il Suo regno sui cuori. Questo è il cosiddetto elemento interiore del regno. Secondo la dottrina cattolica, però, il Regno non è meramente interiore. Esso comprende anche manifestazioni visibili o esteriori. Vale a dire, il Regno di Dio è già in costruzione sulla terra anche in modo visibile. Questo è vero in riferimento alla Chiesa cattolica, nel senso che Nostro Signore regna in 24 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2004

essa in modo speciale per la fede, la grazia e le virtù. La Chiesa è semente del Regno di Dio anche nel senso che essa santifica e guida le anime alla salvezza eterna, costituendo pertanto il cammino del Cielo. Il capo supremo della Chiesa, il Papa, è il rappresentante visibile del Re invisibile che è Cristo. Questo è il cosiddetto elemento sociale o visibile del regno. La caratteristica essenziale del Regno di Dio, presente in tutti gli elementi sopra menzionati, è quindi la sua natura religiosa e spirituale. Quanto all’origine ed alla natura, il Regno di Dio non è di questo mondo (Gio, 18, 36). Esso deve, però, svilupparsi in questo mondo nelle anime e, in modo visibile, nella Chiesa. In quale senso possiamo dire che la Civiltà cristiana partecipa del Regno di Dio? Quando permeata dallo spirito cattolico e ispirata alla dottrina della Chiesa, possiamo in un certo senso considerare la società temporale, con le sue varie strutture (governo, società, economia, cultura), un frutto del Regno di Dio, nonché un potente ausilio per il suo sviluppo. Quando Dio regna pienamente nelle anime delle persone, le istituzioni sociali ed i costumi che esse produrranno ne saranno naturalmente un riflesso. Inoltre, una civiltà cristiana può contribuire allo stabilimento e allo sviluppo del Regno di Dio. Una tale civiltà può favorire e proteggere la pratica sociale della virtù e, in questo modo, influenzarne anche la pratica individuale. Può inoltre contenere istituzioni secondo l’ordine naturale e la morale cristiana e, in questo modo, predisporre i cittadini alla virtù, offrendo alla grazia occasioni di azione sulle anime. In questo senso possiamo parlare di una vera e propria “sacralità”, nonché di una “ministerialità” della società temporale nei confronti della Chiesa e, quindi, del Regno di Dio. (Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Note sul concetto di Cristianità. Carattere spirituale e sacrale della società temporale e sua “ministerialità”, Palermo, Thule, 1996.)


L’assalto omosessualista

Polonia: il lupo perde il pelo ma non il vizio di Slawomir Olejniczak *

Nei Paesi dell’Est il comunismo è crollato da parecchi anni. Ma certe cattive abitudini sedimentatesi durante il periodo sovietico stentano a scomparire, ed anzi sembrano riprendere forza. Tra queste spicca una vera e propria allergia nei confronti della libertà di opinione, tipica della mentalità dittatoriale. Purtroppo, nonostante alcuni evidenti passi nella giusta direzione, il governo del Presidente polacco Aleksander Kwasniewski (foto) non si è sempre mostrato immune da questa insidia. Lo dimostra la censura calata su alcune associazioni impegnate nella diffusione della dottrina cattolica in tema di omosessualità, all’interno di una campagna di allerta dell’opinione pubblica riguardo ai rischi di un progetto di legge presentato in Parlamento e che equipara le unioni omosessuali al matrimonio tradizionale.

el novembre 2003, un piccolo gruppo di deputati excomunisti, sostenuti da ben finanziate lobby omosessualiste, hanno presentato un progetto di legge che intendeva equiparare le unioni omosessuali al matrimonio tradizionale. Il progetto era stato presentato in Commissione alla chetichella, senza che l’opinione pubblica ne fosse stata minimamente informata. Oltre a questi deputati, infatti, soltanto la leadership omosessualista ne era al corrente. Ovviamente temevano un dibattito pubblico. Un procedimento ben poco democratico...

N

Una provocazione inaudita

due principali città: Cracovia e Varsavia. Spingendo la provocazione ai limiti del tollerabile, il corteo di Cracovia era stato indetto per il 9 maggio, tradizionale festa di S. Stanislao, patrono della Polonia. In questa solenne ricorrenza, Cracovia si addobba a festa per accompagnare la grande processione che, con la partecipazione di quasi tutti i vescovi, si snoda per il centro storico. La voglia di umiliare i cattolici era evidente. Al fine di opporsi a questa incredibile provocazione e aprire ulteriormente gli occhi dei cattolici sulle conseguenza della sfida omosessualista, l’Associazione Pietro Skarga distribuiva 280.000 volantini in tutta Cracovia, invitando i cittadini a protestare presso il Sindaco e chiedere pure di revocare l’autorizzazione per il corteo. Fonti interne hanno confermato che egli ha ricevuto non meno di 40.000 lettere.

Un mese dopo, con la notizia ormai resa pubblica dagli Atti del Parlamento, l’Associazione Pietro Skarga per una Civiltà Cristiana (vicina alle TFP, n.d.r.) pubblicava un manifesto su alcuni giornali, avvertendo del pericolo di una tale legge, sia per la morale che per la società. A questo seguiva una massiccia campagna di mailing (cioè invii postali) in tutto il Paese.

Il cattolici reagiscono

Parallelamente, le lobby omosessualiste stavano organizzando cortei “gay pride” nelle

Di fronte a questa valanga di proteste, le lobby omosessualiste hanno semplicemente anti-

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L’assalto omosessualista

Campagna di protesta organizzata dall’Associazione Pietro Skarga per la civiltà cristiana contro il corteo omosessualista a Cracovia. Fonti interne hanno confermato che il Sindaco ha ricevuto più di 40.000 lettere di biasimo. Una grande vittoria per i cattolici.

anche a deplorevoli atti di violenza, come il lancio di bottiglie vuote. Ovviamente le organizzazioni cattoliche, che avevacipato la manifestazione, che si è svolta il 7 maggio con la partecipazione di 500 omosessuali protetti da 300 poliziotti. Il percorso prevedeva un passaggio per il Wavell, la cittadella murata che racchiude il Palazzo Reale e la Cattedrale dove è seppellito S. Stanislao. Un folto gruppo di 1.000 persone però sbarrava l’accesso ai manifestanti e a quel punto la Polizia decideva di sciogliere la manifestazione, per evitare il rischio che degenerasse in atti di violenza. Molti omosessuali, ormai senza la protezione delle forze dell’ordine, si sono comunque aperti la strada fino alla piazza centrale di Cracovia, la Rynek Glowny, dominata dall’imponente facciata della Mariatska, la basilica della Madonna. Ma a questo punto la misura era colma e il pubblico, scandalizzato oltre ogni dire dalla spudoratezza dei manifestanti, nonché dalle orribili bestemmie da loro scandite, si scagliava contro di essi abbandonandosi

sessualiste allora dichiaravano di voler organizzare un corteo ancor più massiccio a Varsavia. Si parlava di 5.000 partecipanti. Per niente memori dalla lezione di Cracovia, gli omosessualisti hanno convocato il “Warszawa gay pride” in coincidenza della tradizionale processione del Corpus Christi, l’11 giugno. Intendevano anche recarsi in Parlamento per consegnare una petizione a sostegno del progetto di legge sopra menzionato. Al fine di impedire questa ennesima provocazione nei confronti della Chiesa, l’Associazione Pietro Skarga riusciva a distribuire 700.000 manifesti a Varsavia. L’Associazione chiedeva ai cittadini di protestare presso il (alla pag. 29 )

no organizzato la protesta presso il Sindaco prendevano immediatamente le distanze da queste azioni, mentre gli omosessuali erano costretti a fuggire, inseguiti per un po’ da una folla di giovani indignati. Lamentando l’“intolleranza” dei cittadini di Cracovia, le lobby omo-

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Le unioni omosessuali sono l’antitesi della famiglia Intervista al prof. Plinio Corrêa de Oliveira

l 29 ottobre 1992, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira concesse un’intervista al quotidiano brasiliano O Globo sul problema delle cosiddette “unioni omosessuali”. Ne riportiamo di seguito alcuni brani.

I

O Globo: Qual è la sua opinione riguardo l’aumento dell’omosessualità nella società brasiliana? Lei crede che il fenomeno nuoccia all’integrità della famiglia?

cioè da condizioni fisiche per le quali i coniugi non siano minimamente responsabili. Ma se anche uno dei coniugi decidesse coscientemente di evitare la fecondazione, allora saremmo in presenza di un assalto alla famiglia. Lei può quindi desumere cosa pensi dei rapporti omosessuali, sterili per definizione. Secondo l’ordine naturale, l’atto sessuale è orientato alla fecondità e quindi alla moltiplicazione della specie. Il precetto di Dio all’inizio della creazione è stato chiaro: “Prolificate, moltiplicatevi e riempite la terra”. I rapporti sessuali, d’altronde legittimi solo all’interno del matrimonio, devono essere fecondi. Non essendovi matrimonio né fecondità nelle unioni omosessuali, queste sono di conseguenza totalmente contrarie all’ordine naturale e, dunque, alla famiglia.

Plinio Corrêa de Oliveira: Le conseguenze dell’omosessualità sulla famiglia sono devastanti. Sterile per definizione, il rapporto omosessuale è distruttivo della famiglia, è l’antitesi della famiglia, è il principale nemico della famiglia.

O Globo: Cosa pensa dell’ostentazione dell’omosessualità nella televisione e nel cinema? Lei crede che incida negativamente sulla formazione dei bambini?

Ritengo che, di per sé, la sterilità nei rapporti sessuali sia un male. A volte può non essere colpa dei coniugi; può risultare

Plinio Corrêa de Oliveira: Per molti secoli l’omosessualità è stata considerata con avversione. Questo non era frutto né di

un capriccio né di una moda. Risultava anzi dei principi stessi dell’ordine naturale che ho appena spiegato, accolti poi nella dottrina della Chiesa Cattolica. Nei tempi in cui la Fede permeava profondamente con la soavità e lo splendore dei suoi principi tutta la vita sociale, e quindi anche la vita familiare, le persone naturalmente rigettavano ciò che era contrario alla Fede, compresa l’omosessualità. Per misurare la profondità di questo rigetto, dobbiamo tenere in mente che, secondo la dottrina cattolica, la pratica omosessuale è fra i pochi peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”. L’altro giorno, sistemando vecchi documenti a casa mia, mi è capitato fra le mani il Catechismo che usavo da bambino. Sfogliandolo ho trovato l’elenco dei peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”. V’era l’omosessualità insieme all’omicidio. In altre parole, l’omosessualità dovrebbe provocare un rigetto simile a quello suscitato dall’omicidio. Questo rigetto è anche una normale reazione della società contro ciò che sente come una

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L’assalto omosessualista

“A un ragazzo con tendenze omosessuali ma che resiste e quindi riesce a controllarsi, io direi che lo rispetto e lo ammiro, che prego Dio affinché continui ad aiutarlo a mantenersi puro, evitando qualsiasi pratica sessuale riprovevole. Gli consiglierei pure di sposarsi. Se riesce a mantenere questa linea, non avrei per lui altro che elogi”.

danneggi la crescita demografica che Lei ritiene così importante per il nostro Paese?

minaccia. Ogni essere vivo respinge ciò che lo distrugge. In un movimento paragonabile all’istinto di conservazione, le società umane modellate secondo i principi cattolici sono profondamente e manifestamente anti-omosessuali. Purtroppo, a causa della crescente paganizzazione dei costumi e delle idee nel corso del secolo XX, l’influenza della Fede ha gradualmente perso molto del suo vigore e del suo significato. Di conseguenza, è venuto scemando anche il rigetto dell’omosessualità. Venti, trent’anni fa, questa ostentazione di omosessualità nella televisione e nel cinema avrebbe suscitato un’ondata di indignazione. Anzi, non sarebbe stata nemmeno permessa. Come brasiliano non posso non deplorare la crescente accettazione di questo costume profondamente anti-sociale. O Globo: Lei pensa che la diffusione dell’omosessualità

Plinio Corrêa de Oliveira Come potrei pensare in modo diverso? Nelle unioni omosessuali manca la fecondità del matrimonio legittimo. L’omosessualità allontana le persone da rapporti normali e fruttiferi. O Globo: Lei crede che l’omosessualità abbia una cattiva influenza sull’educazione dei bambini? Plinio Corrêa de Oliveira: Non di rado l’omosessualità va pari passu con la pedofilia, cioè i rapporti sessuali fra adulti e bambini. La pedofilia è una piaga ed è comprensibile che sia universalmente messa al bando. O Globo: Le TFP accettano membri omosessuali? Plinio Corrêa de Oliveira: No, perché le TFP sono associazioni di ispirazione cattolica. Le TFP non sono associazioni cattoliche nel senso canonico. Non sono state fondate dalla gerarchia, ma da laici. Ai sensi del Diritto Canonico, le TFP sono associazione private, anche se ovviamente di ispirazione cattolica, apostolica, romana anche nei minimi dettagli.

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Per tutto ciò che ho detto sulla dottrina morale cattolica riguardo l’omosessualità, Lei capirà che se noi accettassimo persone che praticano un atto così opposto alla morale, la nostra libertà religiosa sarebbe gravemente violata. O Globo: Lei crede che gli omosessuali siano oggi più accettati dalla società? Plinio Corrêa de Oliveira: Non è un gioco di parole, ma io credo che siano meno rigettati. O Globo: E questo è pericoloso? Plinio Corrêa de Oliveira: Si, poiché rappresenta la scomparsa della censura sociale di un costume contrario all’ordine naturale. O Globo: Cosa pensa dell’unione sessuale fra un uomo e una donna sterili? Sarebbe pure condannabile? Plinio Corrêa de Oliveira: Non necessariamente. Sarebbe condannabile se la coppia facesse qualcosa per renderla sterile. Per esempio un intervento chirurgico che rendesse la donna incapace di concepire. È biasimevole perché provoca artificialmente la sterilità dell’atto. Il caso è totalmente diverso quando la sterilità non è indotta. Se una coppia scopre che i suoi


rapporti non producono frutti, non vi è nessuna violazione della legge naturale perché la fecondità non è stata coscientemente impedita. I coniugi praticano un atto di per sé fecondo, reso sterile solo a causa di circostanze naturali al di fuori del loro controllo. Hanno quindi tutto il diritto di continuare i loro rapporti, nonostante la loro sterilità. Ripeto, ciò che è inammissibile è l’induzione artificiale della sterilità. O Globo: Se dovesse consigliare un ragazzo omosessuale, che pratica l’omosessualità, cosa gli direbbe? Plinio Corrêa de Oliveira: Dobbiamo distinguere fra un ragazzo con tendenze omosessuali ma che resiste e quindi rie-

( dalla pag. 26)

Sindaco, nonché presso il Presidente della Camera, manifestando la loro opposizione al progetto di legge in questione. Temendo atti di violenza come quelli verificatisi a Cracovia, il Sindaco ha deciso di negare l’autorizzazione per il corteo, il che non ha impedito a un gruppetto di 200 omosessuali di manifestare davanti al Comune, per fortuna senza conseguenze. In seguito alla campagna dell’Associazione Pietro Skarga, il Presidente della Camera ha ricevuto più di 10.000 lettere di protesta. Normalmente, egli ne riceve 600 al mese sui temi più svariati.

Cala la censura Tutto questo si è dimostrato troppo indigesto per le lobby omosessualiste e per i loro complici in Parlamento, forse abituati ad un’opinione pubblica catto-

sce a controllarsi, e un ragazzo che invece cede e pratica l’omosessualità. Al primo io direi che lo rispetto e lo ammiro, che prego Dio affinché continui ad aiutarlo a mantenersi puro, evitando qualsiasi pratica sessuale riprovevole. Gli consiglierei pure di sposarsi. Se riesce a mantenere questa linea, non avrei per lui altro che elogi. Al secondo direi che vedo in lui una creatura di Dio, e che voglio il suo bene, compresa la sua salvezza. Debbo trattarlo con dignità e con rispetto. Io gli direi: “Amico mio, capisco che per una persona che ha ormai abbandonato la pratica della purezza e si è lasciata trascinare a questi peccati sia difficile e

lica atona, o quantomeno “buonista” e, quindi, inoffensiva. Il 9 agosto, con una notifica ufficiale, le Poste Polacche informavano l’Associazione Pietro Skarga che non avrebbero più distribuito nessun tipo di protesta anti-omosessualista. Le associazioni gay, spiegava la missiva, si sentivano “ingiuriate” dai documenti pubblicati, che altro non facevano che ripetere la dottrina cattolica in materia. L’ukase proveniva direttamente dal Ministro delle Infrastrutture, nonché Vice Primo Ministro, noto per le sue simpatie di sinistra. Tutto ciò dimostra come i principi di democrazia e di libertà che la Polonia, specialmente dopo il suo ingresso nell’Unione Europea, ha promesso di tutelare, siano invece considerati da taluni una sorta di “optional”, da invocare quando favoriscono il processo di scri-

dunque eroico cambiare. Ma l’esperienza mostra che è possibile uscirne compiendo certi passi. Allontanati dalle persone e dagli ambienti che ti spingono a peccare. Cerca di evitare di guardare o di pensare a questi atti peccaminosi. Se ci riesci, avrai vinto una brillante battaglia, degna di ogni plauso. Io ti scongiuro di cominciare subito a combattere. “Se invece scegli di non intraprendere questo grande e nobile sforzo, se scegli di continuare a godere dei piaceri illegittimi delle tue tendenze disordinate, allora non posso che dolermene e continuare a pregare Dio affinché abbia misericordia di te, sperando che un giorno Egli ti tocchi con la grazia e ti affranchi dal peccato”. 

stianizzazione ormai molto avanzato anche in queste terre, ma da calpestare tranquillamente ogniqualvolta i cattolici pretendano servirsene per difendere la morale della Chiesa. L’Associazione Pietro Skarga ha inviato una lettera al Primo Ministro Marek Belka, protestando per l’utilizzo di questi metodi che ricordano i metodi tipici del totalitarismo. L’Associazione propone invece un ampio e pacifico dibattito pubblico, al fine di conoscere la vera opinione dei polacchi su questa spinosa questione.  ______________ * Presidente della Stowarzyszenie Kultury Chrzeπcijanskiej im. Ks. Piotra Skargi. Titolo e sottotitoli sono redazionali. Pietro Skarga (1536-1612), teologo e missionario gesuita, fu un grande apostolo della Contro-Riforma, tanto che riuscì perfino a riportare in seno alla Chiesa di Roma parte della chiesa scismatica ucraina. Cfr. www.piotrskarga.pl.

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Contro-Rivoluzione

Riprese da un vescovo tesi di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione uscito di recente il libro di mons. Andrea Gemma, vescovo di Isernia-Venafro: Io, vescovo e esorcista. Opportuno e provocatorio nel suo contenuto, il volume tocca un punto intimamene relazionato con la tematica trattata in questo numero di Tradizione Famiglia Proprietà: la descrizione della crisi contemporanea in termini quasi identici in cui viene spiegata dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo capolavoro Rivoluzione e Contro- Rivoluzione.

È

Secondo mons. Gemma, “l’insieme delle varie forme di non credenze, dall’indifferenza sino all’ateismo esplicito, determina nel mondo postmoderno quel clima culturale e sociale che chiamiamo secolarizzazione. (...) È un processo di progressiva emarginazione della religione dalla vita culturale, sociale e politica della comunità umana. (...). “La secolarizzazione della nostra società è il frutto di un lungo e complesso processo durato circa cinque secoli e sviluppatosi in tre tappe fondamentali, tre ‘rivoluzioni’ nel campo culturale e sociale, ma con risvolti anche cruenti, che hanno portato alla progressiva trasformazione del mondo cristiano antico, tradizionale, nella attuale società, appunto postmoderna e secolarizzata. “La prima tappa è costituita dalla cosiddetta riforma protestante, che in realtà dovrebbe essere chiamata ‘rivoluzione’ protestante: ha comportato infatti una trasformazione di elementi sostanziali, dottrinali e strutturali e non

solo una riforma di quelli disciplinari. (...) È il primo grande strappo con la tradizione precedente. (...) “La seconda tappa è costituita dal pensiero illuminista, che sfocerà poi nella rivoluzione francese. L’illuminismo apre la strada al rifiuto del cristianesimo come religione rivelata. (...) Inizia un processo di relativizzazione della propria connotazione religiosa in favore di una progressiva apertura alle altre religioni, specialmente orientali, e all’occultismo. “La terza tappa, infine, è costituta dalla rivoluzione marxista, che porta alle estreme conseguenze i presupposti già contenuti nel pensiero illuminista. Questa terza tappa, la più radicale, porta alla negazione di Dio e della religione, considerati contrari al bene dell’uomo, e all’affermazione del più rigido materialismo. (...) “La quarta tappa, infine, è costituta dai fermenti giovanili degli anni 1960-1970. La contestazione nei confronti della società, della religione, della scuola e della famiglia è la caratteristica dominante di quel movimento, e la sintesi che esprime bene la radicale avversione per l’ordine costituito e il totale rifiuto della tradizione.(...) Quel periodo fu segnato fra l’altro (...) dal rifiuto della paternità in ogni sua forma, compressa la paternità di Dio. “Sbocco apparentemente inevitabile di questo processo doveva essere la pressoché totale estinzione del sentimento religioso”.

Tradizione Famiglia Proprietà Anno 10, n. 3 ottobre 2004 Dir. Resp. Alberto Carosa. Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova — Abbonamento annuo Euro 15,00 Stampa LA Bottega Creativa, via Montecassino, 8 - 20050 - Monza 30 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / OTTOBRE 2004


In senso orario: lo estendardo delle TFP sventola sopra la Certosa di Gaming; intervento di Nicolas Pavillon, della TFP francese; gita in batello sul Danubio; incontro conviviale fra le diverse nazionalità ; Ignacio Garcia parla per la Spagna; i partecipanti discutono i punti dell’ultima conferenza; al microfono John Horvat, della TFP americana.


La soave intimità cerimoniosa di una piazzetta di Venezia

di Plinio Corrêa de Oliveira

l Campo Santa Maria Formosa a Venezia suscita nell’osservatore una prima impressione di intimità. La disposizione delle case intorno alla piazzetta sembra denotare una sorta di fratellanza fra di loro, come sorelle adagiate una sull’altra. Le persone che vi si trovano conducono una vita alquanto soave, intima, simile a quella delle case. La loro intimità è, però, molto cerimoniosa. Qui non vi è spazio per volgarità come, ad esempio, uscire di casa in vestaglia.

I

Vi si percepisce una specie di calma raffinata, figlia della tradizione. Ogni elemento rivela un’arte raffinata, distillata in secoli di buon gusto. La facciata del palazzo a destra è proprio bella, ad un tempo piccola e molto pomposa. Possiamo immaginare l’imponente stemma nobiliare sul portone. In fondo c’è la chiesa, molto graziosa soprattutto per la sua torre, che è molto elegante. I disegni della torre sono belli, molto armonici, distinti. A mio parere, la piazza sarebbe monca senza il pozzo. Verrebbe a mancare una sorta di centro psicologico che

dà un senso all’insieme. Senza il pozzo, la piazza diverrebbe una spianata sconfinata. Da notare, la presenza di persone che chiaramente appartengono al popolino. E dove esiste il popolino c’è il calore umano. Possiamo quasi dire che il popolino rappresenta l’elemento “calorifico” delle relazioni umane. Una società senza popolino diventa inumana! Ebbene, in questa piazza vi sono alcune cose che indicano la presenza del popolino. Ad esempio, il camino della piccola casa a sinistra. Posso perfino immaginare un tipico veneziano che canta mentre lo pulisce, poi interrompe il lavoro e se ne va a consumare un bel pranzo. Tutto questo mi sembra molto pittoresco! A forza di guardare questa piazzetta, si finisce col formasi un’idea dell’insieme, come una nota dominante che ne sintetizza gli svariati elementi. Secondo me, questo è un valore dello spirito. In questo caso, direi che è una nota di soave intimità cerimoniosa, di un’intimità spirituale piena di armonia e di distinzione, che costituisce una componente dell’anima veneziana. (Tratto da Catolicismo, maggio 1961)

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Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", Ottobre 2004  

Rivista dell'Associazione "Tradizione Famiglia Proprietà", Ottobre 2004. Per ottenerne una copia cartacea, scrivete a info@atfp.it

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