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Anno 24, n. 80 - Dicembre 2018 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova

La sua voce risuona ancora?

Natale 2018


Si hodie vocem eius audieritis

Editoriale

I

l mondo moderno sta scricchiolando da tutte le parti.

Ne sono sintomi i vari terremoti politici, piccoli e grandi, che hanno segnato l’anno appena trascorso: l’exploit della Lega in Italia, l’elezione di Jair Bolsonaro in Brasile, la sorprendente tenuta di Donald Trump, il sorpasso nei sondaggi di Marine Le Pen su Macron, e altri ancora.

Pur nelle loro peculiarità, questi terremoti presentano due componenti comuni:

- travolta da una reazione tanto vasta quanto profonda, la sinistra politica sta scomparendo ovunque e, concretamente, in Europa;

- questa reazione è oggi maggiormente capitalizzata da realtà non fondate sull’idea di restaurazione della Chiesa e della Civiltà cristiana, bensì su valori laici come identità e sovranità.

Ciò solleva un quesito primordiale: fino a che punto i soggetti che stanno guidando la reazione – cioè i movimenti identitari, sovranisti, populisti, nazionalisti – traducono fedelmente questo spirito di reazione? Fino a che punto vogliono portarla a compimento, o invece la travisano, almeno in parte? Fino a che punto presentano un progetto veramente alternativo di conversione morale e di restaurazione della Civiltà cristiana, oppure offrono una mera variante della stessa modernità che dicono di contrastare?

L’unica vera soluzione può venire solo da Cristo.

Le tenebre coprivano la terra quando è nato il Salvatore. Fu nella più profonda oscurità di quelle tenebre che Gesù Cristo apparve come una luce. Quale è la missione della luce? Evidentemente, dissipare le tenebre. Difatti, a poco a poco, esse cedettero. E, nell’ordine delle realtà visibili, la vittoria della luce consistette nell’instaurazione di una civiltà cristiana che, al tempo del suo apice e mal2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

grado le imperfezioni inerenti a ciò che è umano, fu un autentico regno di Cristo sulla terra.

Non c’è dimora più povera di una grotta. Non c’è culla più rudimentale di una mangiatoia. Eppure quel Bambino, in quella grotta, su quella mangiatoia, avrebbe modificato il corso della storia! La nostra epoca è come una valle tenebrosa fra due sommità: la civiltà del passato, dalla quale siamo decaduti attraverso successive catastrofi, e la civiltà del futuro, verso cui avanziamo. E anche questa civiltà dovrà essere fondata sulla luce di Cristo, sulla Sua verità, sulla Sua Persona. Sarà il regno di Cristo, la nuova civiltà cristiana profetizzata da tanti santi: da San Luigi Grignon da Montfort a San Massimiliamo Kolbe e San Luigi Orione. Anche questa volta, in occasione del Santo Natale, la voce di Cristo risuona nel cuore delle genti, chiamandole alla conversione. Una conversione che non può essere parziale, a rischio di ricascare nelle sciagure che ci hanno portato fin qui. Una conversione che non può non essere totale. A questo ci invita oggi il Bambino Gesù.

Hodie si vocem eius audieritis nolite obdurare corda vestra! Se oggi sentite la sua voce, non chiudere i vostri cuori!

Per aiutarci ad accogliere questa voce, abbiamo Maria Santissima, inginocchiata a fianco alla mangiatoia, pregando il suo Divin Figliolo per ognuno di noi.

Ecco perché i santi chiamano questa nuova civiltà cristiana Regno di Maria. Sarà il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, promesso a Fatima.

Possa questo Santo Natale 2018 segnare per noi un momento di vera conversione spirituale. È l’augurio che rivolgiamo a tutti i nostri cari amici e lettori. Insieme agli auspici di Anno Nuovo 2019 pieno delle benedizioni divine, per voi e per le vostre famiglie. 


Sommario Anno 24, n° 80, dicembre 2018

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Editoriale Brasile: a tutta destra Un soffio nella casa dell’islam Continua il “cambio di paradigma” Gli iGen: nuove sfide per Chiesa e società Il mito dell’arte islamica L’infallibilità pontificia, due commenti di Plinio Corrêa de Oliveira Il five o’clock tea e l’anima del popolo inglese Nobiltà, eroismo e santità Lettera aperta ai commercianti in occasione del Natale Don José Garibaldi, ciudadano peruano Speciale Natale Il mondo delle TFP L’ultima cartolina di Natale di Plinio Corrêa de Oliveira

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Copertina: Una notte nordica, una chiesetta rurale, un alberello di Natale sfavillante di luce... La voce del Divino Bambino Gesù risuona ancora nel nostro mondo secolarizzato?

Tradizione Famiglia Proprietà Anno 24, n. 80 dicembre 2018 Dir. Resp. Julio Loredo

Offerta annua suggerita Euro 15,00

Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Everprint s.r.l., Via Guido Rossa, 3 — 20061 Carugate (MI) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 3


Attualità

Brasile: a tutta destra

I brasiliani mettono un punto fermo al socialismo del PT L’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, custode e continuare in Brasile dell’epopea di questo leader cattolico, ha diramato un comunicato stampa sull’ampia vittoria del candidato della destra, Jair Messias Bolsonaro, nelle recenti elezioni politiche.

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omenica 28 ottobre, festa di Cristo Re, si è conclusa con una intensa gioia salita da ogni angolo del Brasile. Scegliendo come presidente Jair Bolsonaro, i brasiliani hanno confermato il loro totale rifiuto dell’ideologia socialista e comunista che per quattordici lunghi anni, con il succedersi dei governi del Partito dei Lavoratori (PT), ha devastato il nostro immenso Paese.

L’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, i suoi direttori, soci, amici e simpatizzanti:

a) Ringraziano la Madonna Aparecida, Regina e Patrona del Brasile, per aver esaudito le preghiere di milioni di fedeli brasiliani, impedendo che il Paese cadesse nella terribile situazione di schiavitù della setta rossa, che oggi opprime il Venezuela;

b) Si rallegrano che i propri concittadini, aggrediti dal socialismo dei governi passati, abbiano deciso di sbarazzarsi di coloro che intendevano precipitare il Brasile nel caos, nella miseria e nella 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

fame tipici di tutte le nazioni dominate dal comunismo, alle quali hanno dato il buon esempio, incoraggiandole a fare altrettanto;

c) Ricordano l’appropriato avvertimento del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira apparso in un articolo pubblicato sulla Folha de São Paulo il 14 febbraio 1984: “Se la sinistra si mostrerà implacabile nell’applicare le rivendicazioni ‘popolari’ e livellanti con cui è arrivata al potere; se si mostrerà amareggiata e permalosa quando riceverà critiche dall’opposizione; se perseguiterà l’opposizione attraverso meschini cavilli legislativi, arbitrarietà amministrative o l’oppressione della Polizia, il Brasile si sentirà frustrato nella sua aspirazione di una vita rilassata e spensierata. All’inizio prenderà le distanze dalla sinistra. Poi comincerà a mostrare insofferenza. Infine si solleverà furioso. La sinistra avrà perso la partita della popolarità. [...] In altre parole, se la sinistra, ora così influente nello Stato e nella Chiesa, non capirà il carattere fondamental-


mente pacato del popolo brasiliano, smetterà di attrarre e finirà per inabissarsi nell’isolamento. Prima parlerà a moltitudini silenziose, poi queste moltitudini gli si ritorceranno contro”.

Questa previsione, fatta 44 anni fa, si è avverata alla lettera!

d) Si congratulano con i cattolici che hanno rifiutato l’influenza del cattocomunismo, vero artefice del Partito dei Lavoratori e della loro agenda sinistrorsa. Lo stesso ex presidente Lula ha dichiarato: “Il PT non esisterebbe senza l’aiuto di migliaia di sacerdoti e delle Comunità cristiane di base. Il PT deve molto al lavoro della Chiesa, alla teologia della liberazione, ai sacerdoti progressisti. Tutto ciò ha contribuito alla mia formazione politica, alla costruzione del PT e al mio arrivo al potere”. e) Allertano i gentili e cordiali concittadini, sempre pronti a perdonare, che i comunisti non rinunceranno a riprendersi il potere. Raccomandano di non dimenticare la frase dell’ex ministro José Dirceu: “È solo questione di tempo prima che il PT riprenda il potere!”. E di non abbassare la guardia, perché i comunisti conservano ancora molte posizioni influenti nel governo.

f) Chiedono ai brasiliani, oltre all’imprescindibile dovere di vigilanza – ‘Vegliate e pregate’, ha insegnato Nostro Signore Gesù Cristo – di pregare la Madonna Aparecida per ottenere dal suo Divino Figlio luci di saggezza, tatto e fermezza per il Presidente eletto, in modo che possa guidare il Brasile sulle vie della civiltà cristiana, in particolare nei seguenti punti:  abolizione definitiva nelle scuole dell’ideologia gender, che sta corrompendo i nostri figli;

 rifiuto del cosiddetto “matrimonio” omosessuale, i cui seguaci discriminano e accusano di “omofobia” chiunque osi opporsi a loro;  eliminazione della pratica criminale dell’aborto;

 rispetto della libertà individuale, a condizione che sia conforme ai Dieci Comandamenti della Legge di Dio;  protezione dei legittimi proprietari, impedendo l’invasione di terreni e fabbricati, nelle campagne e nelle città;  estinzione di qualsiasi legge di riforma agraria socialista e confiscatoria;

 soppressione delle nuove demarcazioni di terre indigene;  eliminazione dell’ambiguo concetto di “lavoro schiavile”, spesso usato dalla sinistra come pretesto per espropriare le terre;

 eliminazione di tutte le leggi socialiste che opprimono i brasiliani con tasse abusive;

 cessazione di qualsiasi assistenza finanziaria alle dittature bolivariane di Venezuela, Bolivia, Cuba e altre;

 onorare le nostre Forze Armate e la Polizia Militare, che mettono a rischio le proprie vite per fermare il crimine e la violenza. Così facendo, i nostri governanti attireranno le benedizioni di Dio su sé stessi e sulle loro famiglie, così come sull’intero popolo brasiliano. Allora potremo contemplare con gioia il nostro cielo stellato, ringraziando il Creatore per aver disegnato in esso la Croce del Sud, simbolo benedetto della Redenzione.

San Paolo, 31 ottobre 2018 Istituto Plinio Corrêa de Oliveira

“Se la sinistra si mostrerà implacabile nell’applicare le rivendicazioni ‘popolari’ e livellanti con cui è arrivata al potere, il Brasile si sentirà frustrato nella sua aspirazione di una vita rilassata e spensierata. All’inizio prenderà le distanze dalla sinistra. Poi comincerà a mostrare insofferenza. Infine si solleverà furioso”

Plinio Corrêa de Oliveira, 14/02/1984 TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 5


Attualità

Un soffio nella casa dell’islam

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econdo un articolo pubblicato nel blog francese «Jésus ou Mohamed», l’islam starebbe crollando nei paesi musulmani. Il fenomeno non è molto visibile dai paesi non musulmani. Eppure, ovunque si avverte un “grande respiro nella casa dell’islam”. Questo il titolo di un libro dedicato al fenomeno (1), che descrive l’immenso movimento di conversioni al cristianesimo nelle comunità musulmane di tutto il mondo. Si tratta di un fenomeno senza precedenti nella storia: da quando è nato l’islam, mai prima si erano visti così tanti musulmani convertirsi o tornare alla fede cristiana.

L’entità del fenomeno è difficile da valutare con precisione: la legge della Sharia, che alcuni paesi applicano, prescrive la pena di morte per chi lascia l’islam. I convertiti rischiano persecuzioni più o meno gravi, dalla morte all’esclusione sociale. Per esempio, un musulmano convertito deve automaticamente lasciare la moglie musulmana e perde i diritti sui figli. Molte persone devono sopportare la tortura. Il convertito è fonte di disonore per la propria famiglia e non è raro che venga ucciso dai propri parenti. Questo è il motivo per cui così pochi convertiti si dichiarano pubblica-

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mente cristiani. Dal punto di vista musulmano, la conversione a Cristo è molto peggiore dell’ateismo, è paragonabile al tradimento e, quindi, va repressa e, per quanto possibile, mantenuta segreta. Le autorità, d’altronde, tacciono sul fenomeno, per non provocare l’effetto contagio. Le informazioni sulle conversioni nei paesi musulmani sono pertanto rare. Tuttavia, è possibile farsene un’idea: - dalle testimonianze dei convertiti stessi, o delle chiese che li accolgono;

- dai servizi giornalisti o di osservatori stranieri nei paesi musulmani, meno sensibili alle pressioni; - dal successo inaudito dei programmi televisivi cristiani che trattano questo argomento, o che si occupano di criticare l’islam, come quelle del sacerdote copto Zakaria Boutros;

- dalla proliferazione e dal successo delle emissioni su internet di critiche nei confronti dell’islam, realizzate da ex-musulmani; - dalla reazione delle autorità nei paesi islamici, essenzialmente repressive e diffamatorie.

Purtroppo, commentiamo noi, molte di queste conversioni avvengono al protestantesimo. Il che solleva la questione: invece di proseguire testardamente con l’ecumenismo oltranzista, non farebbero meglio le autorità della Chiesa a favorire il rientro di queste anime nell’unico ovile di Cristo? 

1. David Garrison, «Un souffle dans la maison de l’islam», Éditions Première Partie, Parigi 2015.


Chiesa

Continua il “cambio di paradigma”

Nel precedente numero, abbiamo dato notizia della pubblicazione del libro di José Antonio Ureta «Il ‘cambio di paradigma’ di Papa Francesco. Rottura o continuità con la missione della Chiesa? Bilancio quinquennale del suo pontificato». Da allora, passati appena sei mesi, molte novità sono intervenute, rendendo necessaria un’appendice.

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e c’è stato un papato che, secondo un noto vaticanista, ha reso la Santa Sede una fabbrica di novità, è proprio quello del pontefice argentino. Così, nei mesi che sono seguiti alla prima stesura di questo lavoro, la cronaca della vita della Chiesa non è stata certo priva di avvenimenti decisivi. È sembrato quindi necessario esaminare se questi eventi abbiano confermato, smentito o almeno alterato in modo significativo il quadro generale delineato da questo libro e se quindi le sue conclusioni rimangano ancora valide. Si può tranquillamente asserire che la tesi centrale dello studio - riassumibile nell’idea di un cambiamento di paradigma implicante una nuova concezione del cattolicesimo e della Chiesa - viene nettamente rafforzata dagli eventi di questi ultimi mesi; così come viene confermata pure l’intenzione di inseguire la visione della cosiddetta Modernità, anziché cercare di indirizzarla e di convertirla secondo i principi insegnati dalla Tradizione cattolica.

Quali sono le principali novità che hanno segnato gli ultimi mesi e in che senso possiamo dire che confermano o rafforzano le tesi di questo lavoro? Vanno segnalati in modo speciale il cambiamento del Catechismo sulla pena di morte; le tre “testimonianze” con le quali mons. Carlo M. Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti, ha imputato a Papa Francesco la responsabilità di aver ignorato gli abusi commessi dall’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick e ha denunciato la rete di complicità che nasconde certe pratiche immorali nella Chiesa; gli accordi stipulati tra il Vaticano e la Cina; e, infine, il Sinodo sui giovani.

La modifica del Catechismo

La modifica all’insegnamento del Catechismo sulla pena di morte è un primo esempio che conferma un cambio di paradigma nell’ottica di una “rivoluzione culturale”. Se finora il Magistero ammetteva la liceità della pena capitale, la modifica del n. 2267 del testo, ufficializzata il 1° agosto 2018, afferma:

“Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi. (...) Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che ‘la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona’ e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo”. (1)

Come si può ben notare, asserendo che la pena di morte è ‘inammissibile’ in quanto attenterebbe alla dignità umana, si introduce un autentico cambio di paradigma dottrinale. Nonostante gli sforzi compiuti dal prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis Ladaria (2), per cercare di convincere che il cambiamento sia uno “sviluppo coerente della dottrina cattolica”, a ben pochi sarà sfuggito che ci si trova invece di fronte ad una rottura con l’insegnamento di sempre della Chiesa. Basti solo pensare che nel giugno 2004, nella lettera inviata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger ai vescovi statunitensi (3), il porporato specificava che tra i cattolici vi possono essere legittime diversità di vedute sull’applicazione della pena capitale, ritenuta dunque lecita in principio. Le domande sorgono spontanee: come è stato possibile che la Chiesa in tutta la sua storia abbia TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 7


Chiesa Capovolgendo duemila anni di Magistero, è stata introdotta nel Catechismo una modifica che dichiara la pena capitale “moralmente inammissibile”

sempre ritenuto ammissibile ciò che in realtà non lo è? Cosa resterà dell’indefettibilità della Chiesa, soprattutto se a questa modifica dovessero seguirne altre, fondate sull’idea di una “sempre più viva consapevolezza della dignità della persona”? E come possono giustificarsi i passi biblici in cui non solo non si condanna la pena di morte, ma è Dio stesso a infliggerla in alcune circostanze? Si può accettare un cambio di paradigma così radicale da porre l’esigenza di adeguamento alla cultura dominante al di sopra della stessa Parola di Dio? Peraltro, quanto stabilito in merito alla pena capitale sembra paradossale vista la caparbia volontà della Santa Sede di stringere accordi con la Cina, dove Amnesty International registra ogni anno migliaia di condanne a morte. Sì, proprio con quella Cina di cui uno stretto collaboratore del Papa, il vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, ha avuto la sfrontatezza di dichiarare che “in questo momento, quelli che meglio mettono in pratica la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”. (4)

L’accordo con la Cina

E veniamo così a un altro avvenimento: dopo mesi di polemiche, aspettative, paure e speranze, il 22 settembre 2018 la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese hanno firmato a Pechino un Accordo Provvisorio sulla nomina dei vescovi.

Tutto ciò mentre i principali organi di stampa specializzati continuano a denunciare una persecuzione in atto contro i cattolici e i membri di altre denominazioni religiose in Cina (5). Sembra trattarsi di un salto di qualità in negativo rispetto alla già nefasta Ostpolitik casaroliana, che forse non avrebbe osato tanto davanti a un avversario che neppure si sforza di apparire distensivo. In tempi in cui si fa un gran parlare di trasparenza, l’accordo è curiosamente rimasto segreto. 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

Nessuno sa cosa prevede e questo è molto strano, come ha fatto notare l’arcivescovo emerito di Hong Kong, il cardinale Joseph Zen. Il porporato si domanda: “Allora qual è il risultato della lunga fatica? Qual è la risposta alla nostra lunga attesa? Non si dice niente! [L’accordo] è segreto!? Tutto il comunicato (della Santa Sede) si riduce a queste parole ‘C’è stata la firma di un accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei Vescovi’. Tutto il resto sono parole senza senso. Allora quale messaggio la Santa Sede intende mandare ai fedeli in Cina con questo comunicato? (…) E che cosa dirà il governo ai cattolici in Cina? (…) Siamo particolarmente preoccupati di sapere: ‘la nomina dei Vescovi’ include anche la legittimazione dell’Associazione Patriottica? Include anche la rinomina dei Vescovi della Comunità ‘clandestina’ presentati questa volta dal Governo? E a quelli che non accettano tale rinomina, non rimane che essere grati al governo per riconoscerli finalmente come Vescovi Emeriti?”. (6)

I fatti successivi ai dubbi espressi dal cardinale Zen hanno mostrato che papa Francesco ha riabilitato tutti i vescovi dell’Associazione Patriottica e addirittura ha accettato che due di loro, evidentemente imposti dal governo cinese (7), partecipassero al Sinodo sui giovani svoltosi in Vaticano dal 3 al 28 ottobre 2018. Inoltre, nel Messaggio inviato ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale (8) per spiegare il senso degli accordi, il Papa ha semplicemente invitato i fedeli a fidarsi di lui ‘a scatola chiusa’ lasciandosi alle spalle il passato. Molti dunque si domandano: quali sono per la Chiesa i vantaggi degli accordi, e perché dovrebbero rimanere segreti se non per nasconderne la debolezza di fronte al governo comunista? E tutti i martiri del regime che per decenni hanno testimoniato col sangue e con la prigionia la loro fedeltà a Roma e alla fede cattolica, forse hanno sofferto e sono morti invano? Tutto questo in fondo non rivela che si è operato un altro radicale cambio di paradigma rispetto alla condanna del comunismo, definito “ideologia intrinsecamente perversa” (enciclica Divini Redemptoris, del 1937) e “vergogna del nostro tempo” (Istruzione Libertatis Nuntius su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione, del 1984)?


Negli accordi con la Cina, peraltro, per anni ha giocato un ruolo molto attivo l’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick (9). L’allora porporato in varie occasioni si è lasciato andare a dichiarazioni a dir poco sconcertanti. Comparando il Pontefice con il dittatore cinese Xi Jinping, in un’intervista al Global Times del 2016 (10) ha affermato che l’affinità tra i due è un regalo speciale per il mondo.

Il “caso McCarrick”

Si tratta dello stesso arcivescovo McCarrick finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo perché, a seguito di una denuncia per abuso sessuale su un minorenne avvenuto anni fa, si è dimesso dal collegio cardinalizio. Francesco ha accettato le sue dimissioni il 28 luglio 2018 (11), invitandolo a una vita ritirata di preghiera e sospendendolo dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico.

Con questo gesto simbolico, il Pontefice ha voluto mostrare ancora una volta la sua tolleranza zero nei confronti della pedofilia nella Chiesa. Una linea dura ribadita con la pubblicazione della Lettera al popolo di Dio, il 20 agosto 2018 (12). Sorprende però che nel testo il Papa non parli nemmeno una sola volta di omosessualità, anche se notoriamente molti dei cosiddetti episodi di pedofilia sono in realtà casi di abusi omosessuali di sacerdoti con giovani e, nel caso di McCarrick, anche con seminaristi e sacerdoti adulti. Non a caso, nella sua terza importante testimonianza, l’ex nunzio negli Stati Uniti, mons. Carlo M. Viganò, avverte che non si può “deprecare l’abuso, dire di piangere per le vittime, e però rifiutare di denunciare la causa principale di tanti abusi sessuali: l’omosessualità” (13).

metterebbe di aprire la strada a una sorta di rivoluzione che finalmente capovolga la struttura gerarchica della Chiesa. Ma se è assolutamente vero che possono esistere sacerdoti che abusano del loro potere ministeriale, come di fatto è spesso accaduto, trasformando dei fedeli, minorenni o maggiorenni che siano, in oggetti di soddisfazione dei propri vizi, non è meno vero che gli studi più autorevoli rivelano che negli ultimi decenni è esistita ed esiste ancora una vasta pratica dell’omosessualità nel clero e nei seminari, che però nessuno sembra voler affrontare seriamente. Per citare ancora mons. Viganò nella sua terza testimonianza, sebbene sia “accertato che i predatori omosessuali sfruttano il loro privilegio clericale a loro vantaggio”, attribuire il male solo a questo abuso significa confondere “un mezzo, uno strumento” con “la causa principale” (14). Infatti, vi è una chiara dicotomia tra la manifesta volontà di tolleranza zero con gli abusi sessuali commessi dal clero e la rinuncia a mettere bene a fuoco la causa più profonda del problema, ovvero la relativizzazione morale che domina in ampi settori della Chiesa circa la dottrina e la pratica del Sesto Comandamento, con la loro conseguente apertura e benevolenza verso la mentalità moderna plasmata dalla Rivoluzione sessuale.

Infatti, l’omissione di una severa condanna della rete omosessualista nella Chiesa va di pari passo con le crescenti aperture ecclesiastiche nei confronti delle persone che praticano anche pubblicamente l’omosessualità. Significativa, ad esempio, è la notevole influenza esercitata da un personaggio come il gesuita americano James Martin, consulente per la Comunicazione della

Eppure, per il Papa la radice di tutti i mali sembra essere il ‘clericalismo’, ossia l’abuso di potere da parte del clero. Una buona parte dei mass media e della teologia neo-modernista si compiace di questa accusa, giacché si presta a una interpretazione dal sapore marxista della “lotta di classe”, con fedeli “oppressi” contro sacerdoti “oppressori”, che perMentre nel Catechismo si condannava la pena capitale, la Santa Sede stringeva un accordo con la Cina, che ogni anno esegue più di quattromila condanne a morte

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 9


Chiesa In tre successive testimonianze, mons. Carlo Maria Viganò, ex Nunzio a Washington, ha denunciato, documenti alla mano, la complicità di alte cariche vaticane con le lobby omosessuali

Santa Sede e oratore al recente Congresso Mondiale delle Famiglie a Dublino. Padre Martin, forte dei suoi altolocati patrocini, impernia la sua attività sul tema dell’‘accoglienza’ verso le comunità LGBT, idea che ha trovato riscontro nello stesso Instrumentum laboris del Sinodo sui giovani (15).

La denuncia di mons. Viganò

In questa cornice, la prima testimonianza pubblicata il 26 agosto 2018 su vari media cattolici da mons. Carlo M. Viganò (16), ex nunzio negli Stati Uniti, mentre papa Francesco si trovava al summenzionato Congresso Mondiale delle Famiglie a Dublino, ha impresso una svolta clamorosa allo scandalo McCarrick e a tutta la problematica dell’offensiva omosessualista nella Chiesa.

In estrema sintesi, l’ex nunzio ha rivelato che il Pontefice sapeva bene chi fosse e quale condotta tenesse l’ex cardinale McCarrick, che per la sua vita scandalosa aveva ricevuto da Benedetto XVI l’ordine – a quanto pare solo verbale – di ritirarsi a vita privata (ordine che l’arcivescovo comunque non seguì alla lettera). Tuttavia, secondo mons. Viganò, Francesco lo avrebbe scelto tra i suoi consiglieri e addirittura gli avrebbe permesso di tornare alla ribalta, anche perché McCarrick sembra aver giocato un ruolo rilevante nell’elezione del cardinale Bergoglio.

La testimonianza dell’ex nunzio, comunque, va ben al di là del caso McCarrick. Si occupa molto più ampiamente del summenzionato problema dell’omosessualità all’interno della Chiesa, citando alcuni nomi di alte cariche vaticane che sarebbero state e continuerebbero ad essere quanto meno complici 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

della ‘lobby’ omosessuale. Di fronte a queste accuse e addirittura a una richiesta di dimissioni, Papa Francesco ha preferito non rispondere. Ciò però non ha fermato le polemiche, che soprattutto negli Stati Uniti risultano molto accese e per nulla soggette a quel tono “ecclesialmente corretto”, di cui invece si fa gran uso nei Paesi europei e altrove. Dal canto suo, mons. Viganò non si è lasciato intimorire, ma ha rilanciato le accuse il 29 settembre 2018 con un’altra testimonianza (17), in cui ha criticato il Papa per il suo silenzio e ha trascinato nel dibattito il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi. Di fronte a questi attacchi, alcuni giorni dopo papa Francesco ha infatti modificato la precedente linea di condotta impostata sul completo silenzio, dapprima diramando un comunicato della Santa Sede (18) per affermare che le indagini su McCarrick continueranno e poi autorizzando il cardinale Ouellet (19) a rispondere a mons. Viganò. Tuttavia, entrambe le reazioni non vanno al punto centrale della testimonianza dell’ex nunzio negli Stati Uniti: papa Francesco sapeva o no di quanto chiesto da Benedetto XVI a McCarrick? E se sapeva, perché ha permesso che continuasse a viaggiare ed operare tranquillamente? Queste incalzanti domande vengono riproposte nella terza testimonianza di mons. Viganò, in realtà una replica al cardinale Ouellet, che è stata resa pubblica il 19 ottobre 2018. La questione non è destinata a chiudersi facilmente e in breve tempo. Non è stata certo la denuncia di mons. Viganò, bensì il nuovo atteggiamento disciplinare e dottrinale in campo morale a indebolire l’immagine della Chiesa nel mondo, ad aumentare le profonde divisioni al suo interno e a far crescere lo sconcerto e la perplessità di moltissimi fedeli. È una situazione drammatica, come forse non si è mai registrata nella storia. Per questo si fa sempre più largo la consapevolezza della necessità di una riforma morale e spirituale all’interno della Chiesa.

Il Sinodo sui giovani

In tale contesto si è giunti al Sinodo sui giovani tenutosi nell’ottobre 2018.


Prima della sua apertura, l’aspettativa sulla possibilità di un cambio di paradigma rispetto all’omosessualità era grande, simile e parallela a quella avvenuta dopo i due Sinodi sulla Famiglia in materia di accesso all’Eucaristia per i cosiddetti divorziati risposati. Ci si domandava cioè se sarebbe stato compiuto un ulteriore passo avanti nell’adattare la morale cattolica alla mentalità dominante, magari invocando la stessa giustificazione già data per modificare la dottrina sulla pena di morte, ovvero che un eventuale cambiamento sull’insegnamento in tema di omosessualità sarebbe stata da attribuire a una “sempre più viva consapevolezza della dignità umana”. Se il Sinodo sui giovani ha compiuto o meno questo passo, sarà il tempo a dirlo.

Comunque, è interessante riportare quanto affermato prima dell’evento dall’arcivescovo di Philadelphia Charles Chaput, membro del Consiglio permanente del Sinodo dei Vescovi. Dopo aver chiesto al Santo Padre di rimandare il Sinodo a seguito degli scandali riguardanti McCarrick e il Vaticano, ha sposato la severa critica di un teologo suo connazionale all’Instrumentum laboris, ovvero il documento preparatorio al Sinodo, in cui ancora una volta si delineava la prospettiva di una “rivoluzione culturale”. “Un Sinodo che ha a che fare con i giovani e la sessualità dovrebbe anche affrontare – in modo onesto e completo – le radici degli abusi sessuali sui minori”, ha detto il presule americano, affermando poi che “né al Papa né alla Chiesa viene reso un servizio – in particolare in un’epoca di crisi e umiliazione – da un eccesso di sentimento, di compiacimento e di sociologia. Le fede richiede di più” (20).

Come prevedibile, la richiesta di rimandare a un momento più propizio il Sinodo sui Giovani non è

stata accolta e l’evento si è tenuto secondo il programma prestabilito. L’assise sinodale si è conclusa emanando un lungo documento finale, ampiamente approvato dalla maggioranza dei suoi membri. Tuttavia, ancora una volta si è tornato a parlare di imposizioni e di sorprese apparse all’ultimo momento nelle bozze che hanno portato alla redazione e alla votazione conclusive (21).

Come già accennato, l’evento aveva destato un forte interesse nei media soprattutto perché l’Instrumentum Laboris, presentato previamente dalla Segreteria del Sinodo, introduceva persino il linguaggio ideologico omosessualista, fatto senza precedenti in documenti di tale calibro.

Sebbene l’acronimo Lgbt presente nell’Instrumentum Laboris abbia suscitato una considerevole reazione fra alcuni Padri sinodali – e ciò spiega perché sia stato escluso dal documento conclusivo - è altrettanto vero che, nella sostanza, nel testo finale latita il chiaro obbligo alla castità per le persone omosessuali finora vigente nella dottrina cattolica. Il documento dà l’impressione che si auspichi un ammorbidimento della posizione della Chiesa sul tema, laddove lascia intendere che l’insegnamento sulle “inclinazioni sessuali” è un processo in corso, che avrà bisogno di “una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale” (22). Anche nei riguardi del Catechismo, che condanna le “ingiuste discriminazioni” provocate dalle cosiddette “inclinazioni sessuali”, il documento finale (par. 150) fa un passo avanti affermando che bisogna condannare “ogni discriminazione”, non solo quelle ingiuste. Nella sua analisi del documento, il noto vaticanista Edward Pentin si domanda se ad esempio una istituzione cattolica potrà licenziare un dipendente o espellere uno studente che manifesta

Sinodo sui giovani: “La vaghezza sarà sempre interpretata nei peggiori dei modi”

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Chiesa

comportamenti morali in contraddizione con l’insegnamento cattolico. Il giornalista britannico si chiede inoltre se l’accompagnamento alle persone omosessuali raccomandato dal documento non sarà quello predicato dal gesuita James Martin, che si traduce in pratica nella normalizzazione della condotta omosessuale anziché nell’incentivare la vita casta. Eppure, Pentin scrive che il testo finale di questo paragrafo sull’omosessualità è stato significativamente migliorato rispetto alla bozza presentata ai Padri, grazie all’intervento di alcuni di loro (23).

Considerate le numerosissime iniziative svoltesi ultimamente in diocesi e parrocchie per ‘accogliere’ la comunità LGBT, Riccardo Cascioli, direttore della Nuova Bussola Quotidiana, a proposito del documento finale ha scritto che esso conferma la tendenza in atto di cambiare la dottrina con la prassi. “Malgrado la forte pressione che c’è anche nella Chiesa per normalizzare l’omosessualità – scrive Cascioli -, il documento del Sinodo evita di dire una parola chiara sull’argomento, magari citando il Catechismo e ribadendo, pur nell’accoglienza della persona, il giudizio sul disordine oggettivo rappresentato dalla tendenza omosessuale”. “L’aver evitato di inserire nel testo l’acronimo Lgbt - conclude - è soltanto una mossa strategica per evitare che il paragrafo fosse bocciato, ma la sostanza rimane e non passerà molto tempo che vedremo magicamente rispuntare quell’acronimo in qualche documento ufficiale” (24).

Come riferisce Pentin, a diversi Padri il documento finale del Sinodo ha dato adito anche ad altre preoccupazioni, come l’inserimento, del tutto sproporzionato rispetto a quanto discusso nei dibattiti, del concetto di sinodalità. Col pretesto della sinodalità, vari vescovi temono si produca una decentralizzazione e democratizzazione anche in campo magisteriale, con la conseguente possibile introduzione di insegnamenti eterodossi. Altri Padri invece hanno manifestato al vaticanista inglese “che non importa quanto meritevoli siano le parti buone del documento se poi i passaggi ambigui potranno venire utilizzati per presentare un apparente cambiamento nell’insegnamento della Chiesa”. Pentin inoltre aggiunge che una fonte vicina alla macchina sinodale gli ha confidato che “la vaghezza sarà sempre interpretata nel peggiore dei modi” (25).

E se questa vaghezza si legge alla luce di quanto avrebbe confessato Papa Francesco a mons. Bruno Forte, dopo il secondo Sinodo sulla Famiglia, ovvero: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati-risposati, questi (i padri sinodali, ndr) non sai 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa’ in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”, potremo aspettarci grandi novità in una eventuale esortazione post-sinodale, come è accaduto con Amoris Laetitia.  Note_________________________________________________ 1. https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/08/02/0556/01209.html#it. Da rilevare che per giustificare il cambiamento, il Papa nel testo cita se stesso, ovvero il discorso tenuto ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione dell’11 ottobre 2017. 2. https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/08/02/0556/01210.html 3. http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7055.html 4. http://www.lastampa.it/2018/02/02/vaticaninsider/es/vaticano/chinos-quienes-mejor-realizan-la-doctrina-social-de-la-iglesiamBmGrdwCpUt2VVswtlkeuN/pagina.html 5. Cfr. ad esempio http://www.asianews.it/notizie-it/Come-primapi%C3%B9-di-prima:-Wenzhou,-Henan,-Hubei,-continua-lapersecuzione-dopo-laccordo-Cina-Santa-Sede-45185.html 6. http://www.asianews.it/notizie-it/Card.-Zen-sull'accordo-CinaVaticano:-Dire-niente-con-tante-parole-45013.html 6. https://www.aldomariavalli.it/2018/10/10/attenti-a-quei-due-chiha-nominato-i-vescovi-cinesi-al-sinodo/ 7. http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2018/documents/papa-francesco_20180926_messaggiocattolici-cinesi.html 8. http://www.catholicherald.co.uk/news/2018/09/17/archbishopmccarricks-unofficial-role-in-vatican-china-relations/ 9. http://www.globaltimes.cn/content/970460.shtml 10. https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/07/28/0548/01187.html 11. http://w2.vatican.va/content/francesco/it/letters/2018/documents/papa-francesco_20180820_lettera-popolo-didio.html 12. Cfr. terza testimonianza di mons. Carlo M. Viganò, 19 ottobre 2018, in https://www.aldomariavalli.it/2018/10/19/monsignor-vigano-ecco-come-rispondo-al-cardinale-oullet-e-il-momento-diuscire-allo-scoperto/ 13. Ibidem 14. https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/06/19/0458/00978.html 15. https://www.aldomariavalli.it/wp-content/uploads/ 2018/08/ CMV-TESTIMONIANZA-CORRETTO.pdf 16. https://www.aldomariavalli.it/2018/09/27/vigano-papa-francesco-perche-non-rispondi-chi-tace-acconsente/ 17. https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2018-10/santasede-papa-francesco-mccarrick-abusi.html 18. https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2018-10/letteracardinale-ouellet-accuse-santa-sede-vigano-mccarrick.html 19. https://www.ilfoglio.it/chiesa/2018/09/29/news/un-sinodo-senza -fede-216226/ 20. Cfr. Edward Pentin, Youth Synod Final Document: Five Areas of Concern, in National Catholic Register, 27.10.2018. 21. Documento finale, n°150, https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/10/27/0789/01722.html 22. Cfr. Edward Pentin, Youth Synod Final Document. 23. Riccardo Cascioli, Lgbt o no, l’omosessualismo avanza, in La Nuova Bussola Quotidiana, 29.10.2018. 24. Edward Pentin, Youth Synod Final Document. 25. cfr http://zonalocale.it/2016/05/03/- nessuno-si-deve-sentireescluso-dalla-chiesa-/20471


Tendenze della post-modernità

Gli iGen: nuove sfide per Chiesa e società Chi non ha visto gruppi di giovanissimi incollati ai propri iPhone, incuranti del mondo che li circonda? Cosa passa loro per la testa? Quali sono i loro interessi, le loro passioni, le loro preoccupazioni? Come si divertono? È vero che studiano meno? Uno studio rivela alcuni aspetti sorprendenti della nuova generazione.

J

ean M. Twenge è una docente di psicologia dell’adolescenza presso l’Università di California a San Diego. Con meticolosità tutta anglosassone, da anni studia il passare delle generazioni negli Stati Uniti: dai “baby boomer” (i nati tra il 1946 e il 1964), alla “generazione X” (1965-1979) ai “millennial” (1980-1994). Finora, tutti gli indicatori psicologici e sociali mostravano cambiamenti gene- razionali graduali. All’improvviso, intorno al 2012, gli indici hanno cominciato a oscillare all’impazzata. Mentre alcuni – come l’indice dei suicidi – sono schizzati in su, altri – come l’indice di soddisfazione per la propria vita – sono invece crollati. Niente sembra come prima. Cosa è mai successo nel 2012?

Dopo aver scartato una ad una le ipotesi alternative, la professoressa Twenge è arrivata a una conclusione sorprendente: “Il biennio 2011-2012 è stato quello in cui la maggioranza degli americani ha cominciato a utilizzare i telefoni cellulari in grado di connettersi a internet”. Agganciandosi anche alla ricerca di altri studiosi, Twenge ha coniato il termine “iGeneration” per riferirsi alla generazione post-millennial: “La iGeneration è stata la prima generazione a raggiungere l’adolescenza con uno smartphone già in mano, e questo è un fatto importantissimo, con ripercussioni di vasta portata”. Frutto delle sue ricerche è il libro, recentemente pubblicato da Einaudi, «Iperconnessi. Perché i ragazzi oggi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e del tutto impreparati a diventare adulti». Le sue, va sottolineato, non sono elucubrazioni, bensì analisi scientifiche basate su dati analitici. L’opera è corredata da ben novantacinque grafici, frutto di altrettanti studi scientifici. Twenge sintetizza le caratteristiche di questa generazione con otto “i”: immaturità, iperconnessione, incorporeità, instabilità, isolamento e disimpegno, incertezza e precarietà, indefinitezza, inclusività.

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Attualità

Immaturità

La prima cosa che salta agli occhi negli adolescenti dell’iGen è la loro immaturità. Crescono con lentezza, ci mettono più tempo ad accettare le responsabilità e i piaceri dell’età adulta. Può sorprendere, ma i teenager iGen si concedono di rado un’uscita tra coetanei. Hanno quindi meno occasioni di sperimentare il senso di libertà che nasce dal trovarsi fuori casa senza i genitori. I diciottenni di oggi escono meno di casa di quanto non lo facessero i tredicenni di qualche anno fa. Chi di noi non ricorda la sensazione di libertà e indipendenza quando abbiamo cominciato a guidare una macchina. Ebbene, oggi gli iGen preferiscono essere portati in giro dai genitori. Sempre meno adolescenti prendono la patente.

Un altro dato sorprendente: rispetto ai loro coetanei delle generazioni precedenti, i teenager iGen hanno meno esperienza del sesso. Presi dallo smartphone, hanno una quantità di interazioni in carne e ossa non sufficienti a tessere relazioni sentimentali che possano portare al sesso. Di conseguenza, il tasso di natalità tra i teenager si è più che dimezzato negli ultimi vent’anni. Anche l’età del matrimonio, o comunque della convivenza e, dunque, dei figli si progetta sempre più in avanti.

Ancora un dato: il numero di adolescenti che hanno la chiave di casa è crollato. Qualche anno fa era normale per un tredicenne avere la chiave, il che gli permetteva di andare in giro in modo indipendente. Oggi, il 71% degli adolescenti non possiede la chiave di casa. Provano sempre meno gusto nell’uscire, preferendo invece restare a casa incollati allo schermo.

Collegato a questo, ecco un altro dato sorprendente: sempre meno adolescenti fanno le ferie. E chi li trascorre è normalmente in famiglia. Non, però, per divertirsi: mentre gli adulti si divertono, per esempio al mare, loro preferiscono chattare su internet.

Nel 1980, il 70% degli adolescenti aveva un lavoretto estivo. Questa percentuale è crollata al 43%.

Un dato che sembrerebbe positivo ma è, invece, segno di immaturità: gli iGen consumano alcol sempre di meno. Dagli anni ottanta, il numero di diciottenni che consuma alcol regolarmente si è dimezzato.

Tutto questo, secondo la professoressa Twenge “è un indizio del rallentato sviluppo degli adolescenti iGen. Nel bene e nel male, gli iGen non hanno fretta di crescere. (…) L’infanzia si prolunga perché gli adolescenti sono trattati come bambini. (…) L’intera traiettoria dello sviluppo è rallentata. (…) Invece di un preludio alla maturità, l’adolescenza è diventata un’estensione dell’infanzia”.

Instabilità

Tutto ciò non avviene senza gravissimi ricadute sulla salute mentale degli adolescenti. “Questa generazione è sull’orlo della più grave emergenza di salute psicologica giovanile da decenni”, sentenzia la dottoressa Twenge. “Con l’arrivo dell’iGeneration – scrive la docente di psicologia – la felicità dei teenager è cominciata a vacillare. (…) Mentre i ragazzi trascorrono sempre meno tempo con gli amici in carne e ossa e sempre più tempo con lo smartphone, la loro soddisfazione di vita cala a una velocità impressionante. (…) Il colpevole è lo smartphone poiché accresce la solitudine”. I sintomi depressivi negli adolescenti sono aumentati in maniera vertiginosa: “I dati dei sondaggi sono raggelanti”.

Uno studio mostra, per esempio, che gli studenti universitari più attivi su Facebook sono anche i più depressi. Facebook, e in generale i social, mostrano un’immagine delle persone lontana dalla realtà. A Fra gli adolescenti, il possesso di uno smartphone è direttamente proporzionale ai sintomi depressivi: “I dati dei sondaggi sono raggelanti”

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“Con l’arrivo dell’iGeneration la felicità dei teenager è cominciata a vacillare. Il colpevole è lo smartphone poiché accresce la solitudine”

vedere certi profili, si direbbe che la persona è felice e soddisfatta. Invece, constata la Twenge, “ottimismo e sicurezza online nascondono una profonda vulnerabilità e perfino la depressione”. “Se volevano creare l’ambiente ideale per sfornare persone davvero angosciate, ci sono riusciti – dice Janis Whitlock, ricercatrice della Cornell Univesity – [Gli utenti dei social] sono immersi in un calderone di stimoli da cui non riescono a uscire”.

Dal 2010, il numero di adolescenti che ha avuto un episodio grave di depressione è aumentato del 56%. Gli episodi di autolesionismo sono più che raddoppiati. Il numero di tentati suicidi è aumentato del 43%. Il problema è più accentuato nelle ragazze. Le femmine tra i dodici e i quattordici anni che si sono tolte la vita nel 2015 sono il triplo rispetto al 2007. Il consumo di antidepressivi è più che raddoppiato dal 1990 fino a oggi.

C’entra anche la diminuzione del tempo del sonno. Un adolescente dovrebbe dormire 8-9 ore al giorno. A causa, però, della maggiore quantità di tempo trascorsa di fronte allo schermo, oggi non dormono più di 6-7 ore, con tutte le conseguenze negative sulla salute, fisica e psicologica. “Non possiamo affermare con certezza che la colpa sia degli smartphone – scrive la Twenge – ma il tempismo è alquanto sospetto. [In sintesi] più tempo-schermo ha portato direttamente a più infelicità e depressione”.

Inclusività

Gli adolescenti iGen sono sempre meno propensi a formarsi e a esprimere giudizi, soprattutto morali. Cresce dunque la tolleranza in materia di orientamento sessuale (LGBT), la non-discriminazione razziale e via dicendo. Dal 2000 si vede un cambiamento radicale nell’atteggiamento verso le persone omosessuali, bisessuali e transgender. Perfino tra gli adolescenti che mostrano una propensione conservatrice in politica (voterebbero il Partito Repubblicano), la tolleranza nei confronti degli LGBT è in continuo aumento.

Jean Twenge

Di conseguenza, cresce esponenzialmente il numero di adolescenti che ha avuto esperienze omosessuali. Tra le ragazze, l’indice è quasi quadruplicato dal 1989.

Metti giù il telefono

Quando, nel 2010, il New York Times intervistò Steve Jobs, cofondatore e amministratore delegato dell’Apple, gli domandò se ai suoi figli piacesse l’iPad. “Non l’hanno ancora usato – rispose Jobs – A casa i nostri figli possono usare la tecnologia solo entro certi limiti”.

Per quanto scioccante sia, il fatto è che i big della high-tech non usano indiscriminatamente la tecnologia da loro stessi inventata e commercializzata né, tantomeno, la lasciano usare ai propri figli. Essi sono ben consapevoli dei rischi che ciò comporta. Jean Twenge nell’ultimo capitolo del suo libro – intitolato “Capire e salvare gli iGen” – propone diverse soluzioni: monitorare gli account dei propri figli, ecc. Tutte, però, sono meramente palliative. La soluzione? Molto semplice: “Esiste un modo semplice e gratuito per migliorare la salute mentale: mettere via il telefonino e fare qualcos’altro”.

Più che protagonisti, gli adolescenti iGen sono vittime delle nuove tecnologie. Tutti gli studi mostrano che una porzione consistente di essi ne farebbe a meno se solo potesse staccarsene. “La vita è più bella offline. Tutti lo sappiamo”, diceva una ragazzina quattordicenne. Purtroppo, la dittatura della connessione è così soggiogante, che pochi riescono a sottrarsene. Tutto questo suppone una sfida senza precedenti per la Chiesa: come predicare il vangelo a una generazione iperconnessa e sempre meno capace di raziocinare?  TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 15


Il mito dell’arte islamica

Arte e civiltà cristiana

di Ida Rovira

Oggi va di moda esaltare l’arte musulmana. Senza sottovalutare le innegabili qualità dello spirito arabo, è anche innegabile che l’arte islamica ha dato il meglio di sé in contatto con la Civiltà cristiana bizantina ed europea.

L

a fede cristiana ha conosciuto nei secoli momenti di grande fioritura culturale. Tale progresso è potuto avvenire per l’essenza delle Sacre Scritture, secondo cui Dio è principio di ogni cosa. Tutto ciò che è stato da Lui creato, non avendo un carattere soprannaturale, è materia di scienza, nel senso dello studio delle cose. La scienza, per grazia di Dio, con la presenza imprescindibile della carità cristiana, è accostata alle virtù e alle capacità umane: saggezza, prudenza, istruzione, riflessione, disciplina, sapienza, gioia, ragione, lume dell’intelligenza, medicina, educazione. La Bibbia contiene inoltre gli aspetti relativi a costruire, creare, ideare, realizzare, alla cultura in generale. Tra le attività dell’essere umano, nei testi sacri si cita l’arte in vari modi: dell’intagliatore, del profumiere, 16 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

di incidere sigilli, di fortificare, di ben disporre l’argomento, di suonare la cetra, di cantare inni, dell’arte, di lavorare oro e argento, di riprodurre le sembianze, di saper rendere la bellezza, della guerra, del parlare. La Bibbia tratta pure di medicina, che cura il dolore e guarisce i malati, e di musica, che serve a cantare inni sacri, a rallegrare il cuore, ad addolcire il canto e la vita.

Nell’Islam, invece, per arte s’intende la magia, in quanto “chi avesse acquistato quell’arte non avrebbe avuto parte nell’aldilà” (Corano, sūra 2, 2). L’arte, considerata una magia per la sua natura peccaminosa, è tentatrice degli uomini. La scienza nel Corano riguarda unicamente la conoscenza della lettura coranica. Infatti, coloro che sono “saldi nella scienza” sono i credenti musulmani. Per scienza s’in-


Come nei vari campi del sapere, anche in architettura sono state attribuite erroneamente opere al mondo islamico, in modo univoco. Si prenda il caso della cultura ellenica, pervenuta nel vecchio continente, non tanto tramite i testi religioso-legislativi islamici quanto dalla città greco-romana di Bisanzio, denominata poi Costantinopoli durante l’Impero Romano d’Oriente. È stata questa congiuntura tra il mondo ellenico della filosofia e della scienza e la fede cristiana a creare la civiltà che oggi conosciamo. Molte moschee, ad esempio, sono state costruite da architetti o su santuari cristiani. Lo stile architettonico della cosiddeta Moschea della Roccia di Gerusalemme (foto a sin.), del VII secolo, è quello di un martyrium cristiano grazie all’intervento di architetti cristiani bizantini. La cupola è una riproduzione della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, del IV secolo (foto sotto).

La basilica romana di epoca costantiniana di Damasco, edificata nel IV secolo per ospitare le reliquie di Giovanni il Battista, è stata invece rinominata, nell’VIII secolo, Grande Moschea degli Omayyadi. Lo stesso è avvenuto per la basilica costantiniana di Santa Sofia del VI secolo, trasformata in moschea nel XV secolo da Maometto II, e poi in museo. Lo stile è infatti quello delle basiliche bizantine, come si nota dalla similitudine architettonica con la chiesa di Sant’Irene del IV secolo, dove ora è proibito celebrare liturgie, e con la basilica di Sant’Antonio di Padova, iniziata nel 1232.

tende la conoscenza del Corano, come si legge, tra gli altri, nel versetto 68 della sūra 12 a proposito di Giacobbe “possedeva la scienza che Noi gli avevamo insegnato”. E ancora, “la scienza è solo presso Dio” (sūra 46, 23), mentre la scienza umana è quella dei maghi (sūra 20, 66). Per i musulmani, ad esempio, “gli Israeliti medinesi, infatuati delle loro scritture, sono paragonati agli asini, in quanto detengono un sapere che non capiscono e che è per loro lettera morta. Agli occhi del Corano, infatti, gli ebrei si sono allontanati dall’insegnamento di Abramo, restaurato da Muhammad” (1). Le parole “medico” e “musica” sono del tutto assenti nel Corano. Così anche il termine “architetto”.

I dettagli architettonici della ex basilica visigota di San Vincenzo di Cordova, oggi cattedrale del-

La cosiddetta Moschea della Roccia, a Gerusalemme (sopra), il più antico monumento islamico, è stata costruita nel VII secolo da maestranze bizantine, che hanno copiato l’impianto della basilica del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, del IV secolo (a dx.) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 17


Arte e civiltà cristiana A sin., la Grande Moschea degli Omayyadi, a Damasco, è, in realtà, la basilica bizantina di S. Giovanni Battista, costruita nel IV secolo dall’imperatore Teodosio Sotto, la magnifica cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, a Cordova, Spagna, costruita da maestri spagnoli sulla moschea del secolo X, a sua volta edificata sulla basilica di San Esteban, del VII secolo

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Cattedrale di Santa Maria della Sede, Siviglia

l’Immacolata Concezione di Maria Santissima, sono rimandi alla ex basilica romana di Damasco. La moschea, essendosi insediata due secoli dopo la costruzione della basilica di San Vincenzo, avvenuta nel VII secolo, non puntava verso la Mecca. La Puerta di San Esteban, dell’821, risente dell’influenza della scuola cordovana. Nel 1236, Ferdinando III di Castiglia riconquista Cordova e riconverte la moschea in cattedrale. Nonostante l’invasione islamica, l’interno della cattedrale rimanda all’estetica delle basiliche paleocristiane, con file di colonne lungo le navate sovrastate da capitelli romani. La disposizione delle colonne della basilica dell’Immacolata Concezione si ritrova in molte chiese precedenti alla morte di Maometto, avvenuta nel 632.

Come per le moschee, lo stesso è avvenuto con i minareti. Le prime torri ad uso religioso sono quelle campanarie. Il più antico campanile è del VI secolo, costruito con lo scopo di richiamare i fedeli alla Messa, successivamente anche di segnare le ore. Quando, nell’VIII secolo, papa Stefano II fa erigere il campanile per l’antica basilica di San Pietro in Vaticano, già molte chiese ne erano dotate. I minareti, che derivano dai campanili, nascono solo nel VII secolo con la dinastia califfale degli Omayyadi.

Un altro pregiudizio vuole che la cattedrale di Santa Maria della Sede di Siviglia e il suo campanile della Giralda (foto sopra) siano opere musulmane.

Dal 1172 sul posto sorgeva la moschea di alMoharren. Passata nel 1248 a mani cristiane, fu rimaneggiata come chiesa in stile mudéjar. A seguito di un terremoto nel 1356, questa cattedrale viene abbattuta. I lavori della nuova cattedrale, in stile gotico, iniziano quasi subito. Il primo Maestro Maggiore, così chiamato l’architetto, è Alonso Martínez. I successivi architetti che vi lavorano sono spagnoli e qualcuno fiammingo. Sono di artisti spagnoli anche le opere interne, tra cui il coro.

Una parola sull’Alhambra di Granada. Sulla collina della Sabika esistevano costruzioni di epoca romana. Nel IX secolo, la comunità ebraica del quartiere adiacente di Albaicín si stabilisce sulla collina, chiamata successivamente dai musulmani Hisn alHamra, Fortezza rossa, per il colore dei mattoni utilizzati dai romani. La cittadella, chiamata Alhambra, si sviluppa grazie all’influente e poliedrico ebreo Samuel ibn Naghrela (993-1056). Egli fa innalzare sulle rovine degli edifici romani il suo palazzo. Suo figlio Joseph, capo della comunità ebraica andalusa e visir del Re ziride Badis ibn Habus, prosegue il progetto TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 19


Arte e civiltà cristiana

del padre secondo la tradizione decorativa ebraica, impiegata tra il III e VI secolo nelle sinagoghe e nelle case private di Sephoris, Tiberiade e Scitopoli. Joseph viene assassinato dai musulmani e il progetto si arena fino al XII secolo, quando viene conclusa la costruzione del palazzo di ibn Naghrela. Nel 1526, Carlo V d’Asburgo (15001558), imperatore del Sacro romano Impero e re di Spagna, ordina l’edificazione del suo Palazzo all’Alhambra e altre modifiche in stile gotico. Gli eredi di Carlo V proseguono il lavori fino a Carlo IV di Borbone (17481819).

La composizione dell’Alhambra è riconducibile a templi ebraici e a fortezze medioevali cristiane. In particolare, la struttura ricorda il Tempio di Gerusalemme, iniziato nel IX secolo a. C., e i monasteri cristiani orientali nati nei primi secoli del cristianesimo.

Si tratta quindi di una commistione di stili architettonici ebraico-cristiani.

Per quanto riguarda il linguaggio architettonico del palazzo di ibn Naghrela, è lo stesso di quello espresso in altri palazzi cristiani. Per esempio, il Patio de los Leones è quasi identico al Patio de las Doncellas a Siviglia. Si direbbe quasi che siano stati realizzati dagli stessi architetti, artisti e artigiani, chiamati da Samuel Ha-Levi, tesoriere del re cattolico Pietro I. Nel Patio de los Leones si trova una fontana con statue in pietra raffiguranti leoni, descritti nei versi ebraici di uno dei racconti sull’Andalusia di Samuel ibn Naghrela, di epoca molto precedente alla nascita dell’Islam. La fontana, che potrebbe essere stata incorporata nel Patio, rispecchia la scuola romanica, caratterizzata da elementi provenienti dalla cultura cristiana bizantina del IV secolo. In conclusione, la presenza dell’Islam in Spagna, come in altre nazioni europee, continua a far dichiarare ad alcuni che siano stati i musulmani gli autori originari di molte opere architettoniche e artistiche. E ciò è palesemente falso. Si è trattato, in realtà, di una commistione in cui l’elemento cristiano ha fatto da ispiratore.  (Ida Rovira è dottoressa in conservazione dei Beni Culturali)

L’Alhambra (sotto) una commistione di stili architettonici ebraici e cristiani

A sin., il Tempio di Gerusalemme (sec. IX a.C.). A dx., il monastero di San Saba (sec. V)

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Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

L’infallibilità pontificia: due commenti di Plinio Corrêa de Oliveira Da quando ne venne a conoscenza, nel Catechismo, Plinio Corrêa de Oliveira fu uno strenuo difensore del dogma dell’infallibilità pontificia. Riportiamo la trascrizione di due conversazioni in cui il celebre leader cattolico brasiliano racconta come è nato in lui tale entusiasmo.

Il mio precoce entusiasmo per l’infallibilità pontificia

Dall’età di 4-5 anni, possedevo già una certa idea che la Chiesa avesse un’autorità docente. Ma non avevo ancora una nozione precisa della sua infallibilità. Avevo, questo sì, una sorta di esperienza viva, molto forte, di cosa fosse la coerenza e di cosa fosse l’incoerenza. Le coerenze mi piacevano molto, come una bella canzone. Così come un individuo con spirito musicale si compiace nell’ascoltare una bella canzone, io assaporavo la musicalità della logica quando sentivo un buon raziocinio. Non c’è musicalità più bella di quella della logica! È una sorta di orecchio interiore che si diletta con la musicalità della logica.

Nonostante questo gusto innato per la logica, mi assaliva una certa insicurezza quando cercavo di formarmi un’opinione personale. A volte mi rendevo conto di aver sbagliato. Altre volte ero nel dubbio se non stessi sbagliando già mentre pensavo. In altre occasioni credevo di essere arrivato a una certezza trionfante, salvo poi scoprire che non era così. Quindi, provavo insicurezza. Quando ho sentito parlare dell’infallibilità pontificia alle lezioni di Catechismo, ne sono rimasto folgorato. Pensai: “È proprio questo di cui avevo bisogno! Io sono nato per ammirare l’infallibilità!

Se non fosse per l’infallibilità, io diventerei pazzo, anzi non vorrei nemmeno vivere!”.

Se io mi orientassi esclusivamente con i miei pensieri, sono sicuro che mi sfracellerei sugli scogli. Nessuno mi toglie dalla testa questa convinzione. Dico di più. Credo che possano possedere fermezza di principi soltanto coloro che ancorano il proprio pensiero a un principio infallibile, insegnato dal rappresentante infallibile del Dio infallibile.

La miseria della condizione umana è tale che, in molti casi, posso perfino non comprendere le ragioni di un certo insegnamento della Chiesa. A causa di un mio difetto morale o intellettuale a volte non sono capace di capire le ragioni di una certa dottrina insegnata dalla Chiesa.

Qualcuno potrà dire, semplicisticamente: “È la Chiesa di Dio, quindi ha ragione. Punto e basta!”. Va bene, ubbidisco, ma io vorrei capire meglio. Qual è il fondamento criteriologico per cui io dovrei sottomettermi alla Chiesa? Secondo me è questo:

Non è possibile, senza un vero miracolo, che un insieme di uomini, tutti fallibili, durante duemila anni pieni di vicissitudini, siano riusciti a insegnare la stessa dottrina, traendone nuove conclusioni e costruendo un castello di certezze. Io stesso ho esaminato questo castello con somma attenzione, in ogni suo aspetto, arrivando sempre alla conclusione che fosse una meraviglia, chiara, limpida, sempre giusta. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 21


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

“Io sono nato per ammirare l’infallibilità! Io mi pregio di essere il più clericale degli uomini, e sono onorato di essere stato qualificato dagli studenti di Yale ‘alla destra di Carlo Magno’” ovviamente con molta sofferenza, con molto dolore e anche con qualche battuta d’arresto. La sua vita è stata colma di sacrifici e di sofferenze, ma egli ha portato la sua opera fino all’inimmaginabile. Egli pose le fondamenta del Sacro Impero e del feudalesimo, cioè della Civiltà cristiana medievale.

Da dove proveniva tutto ciò? Ovviamente dall’azione della grazia, che ha come matrice la Santa Chiesa Cattolica. L’espressione non è corretta ma, per gli uomini, la Chiesa è una sorta di cellula mater della grazia, è il Corpo mistico di Cristo. Coloro che ne fanno parte ricevono la grazia divina finché restano attaccati al corpo. Lo sfondo dello spirito di Carlo Magno, il fondamento di tutta la sua epopea è lo spirito della Chiesa, è la Chiesa stessa.

Il genio umano non produce questo. Ora, se questo è un miracolo, c’è Dio.

È impossibile sfuggire a questa conclusione. (1)

Infallibilità pontificia: la più alta espressione dell’autorità

Io mi pregio di essere il più clericale degli uomini, e sono onorato di essere stato qualificato dagli studenti di Yale “alla destra di Carlo Magno”.

Carlo Magno è stato un grande imperatore. Ciò che io ammiro di più in lui, però, non è il magnifico lavoro imperiale compiuto quanto un certo stato di spirito di altissima sacralità, frutto di una comunione con la grazia divina, che conferiva un carattere trascendentale ad ogni suo atto, senza paragone con quanto sia stato pensato o fatto in questa materia. Questa impregnazione del soprannaturale gli conferiva una visione delle cose che nessun genio poteva dargli.

Questa trascendenza nella visione di Carlo Magno conferiva anche una grande efficacia alle sue azioni. Tutte le sue imprese hanno avuto successo, 22 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

Io vedo in Carlo Magno una sorta di ultra-quintessenza dello spirito della Chiesa, così come è dato ai laici. Carlo Magno è il laico cattolico per eccellenza, è l’esempio per eccellenza del laico cattolico. Vedo nella sua anima una sorta di sorgente da dove tutto procede, questa sorgente è lo spirito della Chiesa. Se non fosse per la Chiesa, Carlo Magno non sarebbe nulla di tutto ciò.

E nella Chiesa, il cuore è il clero. Se la Chiesa perdesse tutti i laici, ma continuasse ad avere clero, sarebbe ancora viva. Se, per assurdo, si estinguesse il corpo sacerdotale, la Chiesa cesserebbe. Nostro Signore Gesù Cristo ha contratto con il corpo sacerdotale una tale unione, che se questo cessasse di esistere, la Chiesa morirebbe. Finirebbe la successione apostolica, i sacramenti, il magistero. Finirebbe l’infallibilità pontificia, e con essa la stessa possibilità di un ordine sociale. Non c’è ordine possibile fra gli uomini se non c’è ordine nei rapporti fra loro, di anima con anima. E questo presuppone un ordine interno nelle anime. Se non c’è ordine nelle anime, lo stesso ordine sociale diventa impossibile. Ora, l’ordine nelle anime può esistere solo se esiste un’autorità sulle anime. Questa autorità dev’essere per forza universale, per-


ché il campo delle anime è universale. Questa autorità dev’essere poi infallibile, altrimenti non sarebbe autorità. Dunque, perché esista vero ordine fra gli uomini, è necessario che vi sia l’infallibilità pontificia. La più alta autorità fra gli uomini, da cui tutto dipende, sia nel campo spirituale sia in quello temporale, è quindi l’infallibilità pontificia. Dotando la sua Chiesa di tale autorità, Nostro Signore Gesù Cristo fece l’opera più perfetta che poteva fare in materia di autorità. In un certo senso – capite cosa voglio dire – l’infallibilità pontificia è più bella della visione beatifica. Nel cielo, gli angeli ubbidiscono a Dio perché Lo vedono direttamente. Non hanno bisogno di un angelo infallibile che insegni loro la verità.

“Perché esista vero ordine fra gli uomini, è necessario che vi sia l’infallibilità pontificia. La più alta autorità fra gli uomini, da cui tutto dipende, sia nel campo spirituale sia in quello temporale, è quindi l’infallibilità pontificia”

In certo senso è più bello che, per gli uomini, esista un uomo infallibile. È qualcosa che porta l’idea di autorità ad un tale auge che dignifica tutto il genere umano.

Io mi domando se, senza il peccato originale, l’infallibilità pontificia sarebbe necessaria. Se non lo fosse, potremmo dire: O felix culpa! La misericordia divina avrebbe dato all’umanità qualcosa di molto più eccelso. Perché è un onore senza precedenti per l’umanità che un uomo riceva il carisma dell’infallibilità. (2) 

1. Da una riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana, 9 luglio 1974. 2. Da una conversazione del 17 maggio 1980. Tratte dalle registrazioni magnetofoniche, senza revisione dell’autore.

“Carlo Magno è stato un grande imperatore. Ciò che io ammiro di più in lui, però, non è il magnifico lavoro imperiale compiuto quanto un certo stato di spirito di altissima sacralità, frutto di una comunione con la grazia divina, che conferiva un carattere trascendentale ad ogni suo atto, senza paragone con quanto sia stato pensato o fatto in questa materia”

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 23


Il five o’clock tea e l’anima del popolo inglese

di Plinio Corrêa de Oliveira

Nel 1950, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira si recò a Londra per rinvigorire i contatti con l’ambiente cattolico conservatore. Uno dei suoi ricordi più vividi è il celebre five o’clock tea, allora ancora molto in voga.

M

i ricordo un five o’clock tea, a Londra, nel salotto dell’albergo dove alloggiavo.

Stavo conversando con un ospite britannico. D’un tratto, tutto si è fermato, e le persone hanno cominciato ad affluire tranquillamente verso il salotto, sedendosi ai tavolini, con quella puntualità che presuppone un certo stato d’animo e, una certa mentalità. Vedendo arrivare tutta quella gente, chiesi al mio anfitrione se stesse succedendo qualcosa. Forse, un ricevimento? “No, professor, it’s the five o’clock tea!”, mi rispose flemmatico.

Erano persone comuni, che avevano interrotto ciò che stavano facendo per sedersi nel salotto. I camerieri ci servirono il tè, leggermente aspro e piuttosto forte, al quale andava aggiunto un goccio di latte. Nel five o’clock tea si mangia poco, la quantità sufficiente perché il tè non faccia male. Non è assolutamente l’occasione per mangiare succulenti panini di pane nero con tacchino e senape. No! Si consumano biscottini molto delicati e piuttosto secchi, che bisogna bagnare nella tazza. 24 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

Si potrebbe vedere in questo rituale una certa unilateralità, una certa esagerazione. Esso mostra, tuttavia, una qualità del popolo inglese, che sarebbe perfettamente organica se non fosse protestante.

Ad esempio, l’idea di sorseggiare una bevanda calda mangiando poco mostra un certo primato dello spirito. Io personalmente sono fatto in un altro modo, mi piace mangiare. Riconosco volentieri, però, che ciò rappresenta innegabilmente un primato dello spirito. Poi è da notare il fatto di essere una bevanda analcolica, innocente, nella cui preparazione si possono combinare sfumature di ogni tipo. Saper cogliere queste sfumature mostra uno spirito fine e superiore: tale è la giusta quantità di tè, tale quella di acqua alla tale temperatura, tale la dose di zucchero che si mescola in tal modo, e via dicendo. Poi, ci sono le preferenze personali: la Duchessa tale o il Lord tale prende il tè esclusivamente in tal modo, ecc.

Il caffè è più povero, più diretto, più semplice. Il tè inglese va invece gustato in mille sfumature molto discrete, che solo uno spirito superiore riesce a cogliere pienamente.


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

Sono rimasto molto colpito anche dalle conversazioni. Sempre con toni molto discreti, con mezze parole, per comunicare più che frasi sensazioni vellutate, in un’atmosfera molto pacata, dove una risata sonora sarebbe assolutamente fuori posto.

Tutto questo mi dava l’impressione di un mondo di cristallo. Il cristallo è la dimora appropriata per questo spirito. Il five o’clock tea è una tradizione in cui l’intera nazione compie un rituale che mostra un tratto molto profondo della propria anima. È come se tutti mettessero i propri cristalli allineati in un certo ordine per far splendere un aspetto del lumen della nazione. In quell’occasione, il lumen della Gran Bretagna brillò ai miei occhi.

Queste considerazioni, che parlano di un ordine di cose molto elevato, hanno a che fare con la terra? Io dico che questo è il succo della realtà. Per esempio, il popolo britannico è anche molto guerriero. Aveva, infatti, conquistato un impero di portata mondiale. Nelle sue guerre c’era lo scontro del suo lumen con altri popoli. A volte era lo scontro tra fratelli, con sfumature armoniche temporaneamente in lotta. Altre volte era, invece, lo scontro con qualcosa di disarmonico, di incompatibile, senza mirare a una possibile combinazione o soluzione, ma alla distruzione dell’avversario.

In quale misura la consapevolezza del proprio lumen determina la force de frappe in battaglia? In quale misura la contemplazione di queste realtà elevate determina il corso degli avvenimenti sulla terra? Io credo che chi non riesce a comprendere queste realtà non capisce la storia.

In fondo, sono perfezioni divine che si rispecchiano negli uomini. Nella misura in cui gli uomini mettono in pratica queste perfezioni, attirano le grazie divine. Se tutti gli uomini mettessero in essere le perfezioni che sono chiamati a riflettere, il Cielo si rallegrerebbe.

Ecco perché il mondo angelico è così bello. Gli angeli sono puri e cristallini, tanto da irradiare luce. I vizi e le virtù degli uomini respingono o attirano l’azione angelica. E ciò ha delle conseguenze profonde sugli avvenimenti. 

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 25


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

N

Nobiltà, eroismo e santità

di Plinio Corrêa de Oliveira

elle sue allocuzioni alla nobiltà e al patriziato romano, Pio XII prende in esame il contributo che i laici sono chiamati a fornire ai sacerdoti, sale della terra e luce del mondo. Egli si riferisce specialmente al nobile, che occupa la posizione di maggiore spicco nelle file del laicato. Il Papa dà per scontato che il nobile sia pio e che dia quindi il buon esempio. Quando il nobile parla, è come se lo facesse non dall’alto di un pulpito, ma dall’alto di cinquecento, ottocento, mille anni di tradizione. Se il nobile porta un nome celebre negli annali di un paese, quando egli parla è la storia che si manifesta per mezzo delle sue labbra. E quando egli è un buon cattolico, è la Fede che parla con le labbra della storia.

l’immagine della Provvidenza di Dio appaia più chiara agli uomini.

Tuttavia, la nobiltà raggiunge il suo vero apice nell’immolazione per il bene comune. L’elemento più importante della nobiltà non è quello di avere un bel nome, né quello di avere storia, né di possedere ricchezze e potere. Innanzitutto il nobile si distingue per un genere speciale di coraggio. La nobiltà vive per la Chiesa e per il bene comune della società. Essa vive per la difesa della Cristianità, per il combattimento, per la guerra, per il rischio e per l’avventura.

La nobiltà deve influenzare il paese. Come? Insegnando una delle arti più nobili che esista: l’arte del vivere. È l’arte del buon gusto, dell’ordine, delle buone maniere, della distinzione, infine l’arte di elaborare un profilo umano che assume successivamente un carattere sociale. Non si tratta del profilo umano fisico, anatomico, ma del tipo umano. È un qualcosa che le famiglie aristocratiche modellano con la tradizione, plasmando un tipo umano che tutti vogliono imitare perché ritengono che sia così che si debba essere. Questa “distillazione” del tipo umano di ogni nazione è uno dei principali doveri storici della nobiltà.

Come Papa Pio XII afferma, sotto questo aspetto il nobile è un’immagine della Provvidenza divina. Così, impegnarsi nel mantenimento e, più ancora, nella restaurazione dell’aristocrazia è adoperarsi perché

Cioè, l’avventura autentica: non un’azione sconsiderata, in cui l’individuo si getta senza riflettere. L’avventura è un rischio calcolato, in cui l’individuo si lancia perché vuol lottare per il bene per cui vive, ossia, in questo caso, la Chiesa e la civiltà cristiana.

Il nobile non ha la vita confortevole del borghese. Egli vive per una causa immensamente più grande di se stesso, che ammira e della cui grandezza egli in qualche modo partecipa proprio in virtù della sua ammirazione. Perciò il nobile affronta la morte, conscio che nell’olocausto egli realizza una sorta di unione con ciò che ammira. Il che è sopratutto vero trattandosi di cause sante, poiché la suprema forma della bellezza e della nobiltà è la santità.

Il re San Ferdinando di Castiglia, vetrata in una chiesa nel Buckinghamshire, Inghilterra

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Il profilo morale del nobile cristiano si definisce in funzione dell’eroismo, che può giungere fino alla morte, accettata volontariamente come immolazione per il bene della collettività; una collettività amata per amore di Dio, una collettività intesa religiosamente, in una parola la Cristianità. 


Lettera aperta di Plinio Corrêa de Oliveira ai commercianti di San Paolo, Natale 1940 San Paolo, 5 dicembre 1940

Gentile signore,

Si avvicinano le celebrazioni di Natale e di Capodanno. Gli stabilimenti commerciali della nostra città si stanno già preparando per affrontare le feste incrementando le scorte, ampliando le strutture e addobbando le vetrine per soddisfare l’enorme numero di clienti che, nella festa del Dio Bambino, vuole assicurare all’ambiente domestico quell’abbondanza, quella gioia e quella serenità propria delle felici riunioni di famiglia.

Tra queste famiglie, che contano di spendere ai piedi del Salvatore qualche ora di tranquilla soddisfazione, vi è sicuramente la sua, caro commerciante. Per tutti noi la vita riserva, insieme a qualche vera gioia, anche non pochi dispiaceri. Non c’è una sola famiglia che, mentre ripercorre l’anno appena trascorso ai piedi dell’albero di Natale o del Presepio, non rammenti alcune soddisfazioni, ma anche qualche cruccio. E non c’è una famiglia che non si ricordi di ringraziare il Bambino Gesù per i favori ricevuti e per chiedere, per il 1941, la conservazione delle grazie ottenute e la mitigazione dei dolori e dei problemi che sono purtroppo capitati.

Quale speranza non brilla con una luce più intensa nel celebrare il Salvatore benigno e misericordioso, che viene nel mondo per riscattare gli uomini! Quale lacrima non è lenita dalla convinzione che il buon Dio, che governa tutti gli eventi, sa come trarre il bene dal male e trasformare in gioie, terrene o eterne, le nostre sofferenze! Tutto questo, riceve lei da Dio, gentile signore. Ma, lei, che cosa fa per Dio?

Il Santo Natale si sta avvicinando. Tutti ci stiamo preparando per la grande festa della Cristianità. Quale sarà il suo contributo alla festa? Lei consentirà che i suoi dipendenti allestiscano le vetrine senza nemmeno un accenno a Dio? Con la pretesa di profitti più facili che leciti, lei esporrà articoli o figure che costituiscano la negazione dei principi che la festa di Natale invece santifica? Invece di vetrine che non hanno nulla a che fare con il Natale, e che traducono solo il desiderio di vendere, perché lei non allestisce vetrine che, insieme ad articoli e figure lecite, espongano anche un bellissimo Presepio, o qualsiasi altro oggetto che ricordi il Santo Natale? Perché non associa al suo negozio, dal quale lei trae arduamente il sostentamento per la sua famiglia, anche un tributo a Colui che, facendosi Uomo, ha dato una prova suprema di amore per gli uomini? Renda omaggio a Dio: escluda dalle sue vetrine ogni oggetto o figura contraria ai principi cristiani, e metta invece un bellissimo omaggio al Dio Bambino.

Sarà, prima di tutto, un gesto di adorazione a Dio. Ma sarà anche, per lei, per la sua famiglia e anche per i suoi affari, una benedizione che darà frutti già in questo mondo, e poi le farà guadagnare l’eternità. Plinio Corrêa de Oliveira, Presidente della Giunta Arcidiocesana dell’Azione Cattolica

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 27


La vera storia

Don José Garibaldi, ciudadano peruano

di Augusto de Izcue

Si suole rilevare il fatto che Giuseppe Garibaldi fosse nizzardo e che, di solito, non comunicasse in italiano. Il fatto è che egli non avrebbe potuto nemmeno essere considerato europeo, avendo rinunciato nel 1851 alla cittadinanza savoiarda per assumere quella peruviana.

A

differenza delle ex-colonie spagnole in America che, con la sola eccezione del Messico, si erano frantumate in decine di repubbliche più o meno liberali, i possedimenti portoghesi erano invece rimasti uniti sotto l’egida di Dom Pedro I, fondatore del gigantesco Impero brasiliano. Approfittando della minore età del suo successore, Dom Pedro II, nel 1835 scoppiò la cosiddetta “Guerra dos Farrapos” (Guerra degli stracci), una ribellione nella provincia di Rio Grande do Sul (capitale, Porto Alegre) di carattere repubblicano e separatista alla quale presero parte alcuni immigrati italiani, affiliati alla Carboneria. I suoi seguaci erano chiamati farroupilhas, straccioni.

Inizialmente vittoriosa — nel 1836 venne perfino proclamata un’effimera Repubblica Rio-Grandense — questa ribellione fu successivamente stroncata dalle truppe imperiali, in una guerra per terra e per mare. La Repubblica venne sciolta e la pace sancita nel 1845 dal Trattato di Poncho Verde. Bisogna registrare che questo conflitto ebbe anche carattere di guerra civile, poiché i monarchici riograndensi combatterono con gli imperiali. 28 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

Nel 1837, nella prigione di Santa Cruz di Rio de Janeiro, Livio Zambeccari, massone aderente alla Giovine Italia nonché segretario della Repubblica riograndense, incontrò un giovane esiliato ligure chiamato Giuseppe Garibaldi desideroso di partecipare alla ribellione insieme ai “fratelli”. Presentandosi come esperto marinaio, Garibaldi chiese e ottenne subito una “patente di corsa”, cioè un’autorizzazione per dare la caccia e affondare le navi imperiali. In altre parole, per fare il pirata. Garibaldi ottenne il comando della lancia Mazzini, dando inizio alla sua avventura farroupilha, nella quale accumulò praticamente solo sconfitte di fronte alla Marina Imperiale.

Dopo la disfatta finale dei riograndensi, Garibaldi fuggì in Uruguay con alcuni sopravvissuti. Per strada sequestrarono un carico di stoffa rossa con cui confezionarono le camicie che poi avrebbero contraddistinto i suoi seguaci. In Uruguay era in corso una guerra civile che opponeva il governo costituzionale di Manuel Oribe a quello de facto di Fructuoso Rivera, appoggiato dall’Inghilterra.

Garibaldi si mise al servizio degli interessi britannici, ottenendo il comando di una flotta, ma venne sconfitto dall’ammiraglio Guillermo Brown nella battaglia del fiume Paraná. Finita prematuramente la sua carriera marinara, Garibaldi formò la “Legión


Italiana”, tristemente nota per gli efferati saccheggi, dei quali lo stesso Garibaldi si vantava chiamando anzi i suoi mercenari “virtuosi saccheggiatori”. Si pensa che fu col frutto di questi saccheggi che egli comprò Caprera.

Nel corso di questa guerra Garibaldi riuscì anche a fare le “prove generali” dello sbarco a Marsala, prendendo d’assalto la città di Colonia nel 1845, con l’appoggio delle flotte britannica e francese.

È interessante notare che, mentre in Europa Garibaldi caldeggiava l’unificazione dell’Italia, in Sudamerica egli lottava invece per la frammentazione delle antiche colonie spagnole e portoghesi. Ciò solleva il sospetto che il suo disegno unitario non fosse tanto patriottico quanto strumentale alla diffusione del giacobinismo.

Don José Garibaldi

Esiliato ancora una volta dall’Italia, nel 1851 Garibaldi giunse in Perù proveniente dall’America Centrale. Prima di arrivare alla capitale Lima, fece scalo nel porto di Paita, dove incontrò Manuelita Sáenz, amante ormai appassita del “Libertador” Simón Bolívar. Tutti gli storici, tra cui Victor von Hagen («Las cuatro estaciones de Manuela», Sudamericana, 1989), coincidono nel sottolineare l’importanza di questo incontro. Garibaldi passò un’intera giornata ad ascoltare il racconto delle gesta di Bolívar, massone e giacobino come lui, da chi le aveva vissute in prima persona, si commosse fino alle lacrime e trasse dall’esperienza un rinnovato slancio nei suoi aneliti rivoluzionari.

Sopra, l’ammiraglio Guillermo Brown, irlandese di nascita, che sconfisse Garibaldi nella battaglia del fiume Paraná

In Perù v’era una fiorente colonia italiana. Dei centomila abitanti della capitale Lima, ben cinquemila erano italiani, e soprattutto liguri. Pullulavano cellule della Giovine Italia, della Carboneria e della Massoneria. Molti, infatti, vi si erano trasferiti, oltre che per tentare fortuna anche per gustare l’aria di libertà nella giovane repubblica peruviana. Arrivato a Lima, Garibaldi venne subito accolto in questo ambiente. Tramite un cugino di Mazzini, Manuel Solari, anch’esso immigrato in Perù, Garibaldi viene

A dx., Gaston d’Orléans, Conte d’Eu, figlio del Re Luigi Filippo di Francia, Principe Consorte del Brasile, Comandante delle forze imperiali che sconfissero Garibaldi nella Guerra dos farrapos TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 29


La vera storia

Una veduta della Calle Bodegones, centro storico di Lima, a metà dell’Ottocento. Vi fioriva una dinamica colonia italiana, formata soprattutto da liguri

messo sotto la protezione del ricco commerciante ligure Pietro Antonio Denegri Vasallo.

È curioso notare come sia una costante nella vita di Garibaldi la facilità con la quale, ovunque, trovasse gente disposta ad aiutarlo, a finanziarlo, a appoggiarlo e perfino a proteggerlo. Il ché scalfisce non poco la sua fama di “eroe”, visto che il vero eroe è colui che supera difficoltà apparentemente insormontabili, e non colui che trova davanti a sé strade sempre spianate. Questa gente, oltre all’appoggio, offriva anche consigli che orientavano la vita del rivoluzionario. Nella sua «Historia cronológica del Perú 1850-1878», lo storico peruviano Lázaro Costa Villavicencio racconta, per esempio, l’incontro di Garibaldi a Lima con lo studioso milanese Antonio Raimondi che gli disse con tono profetico: “Il destino vuole che Lei sia il liberatore dell’Italia”. Ovunque arrivasse, Garibaldi era sempre sotto la protezione della massoneria, specialmente delle cellule della Giovine Italia e della Carboneria, molto diffuse in America del Sud

30 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018


A Lima Garibaldi lasciò l’immagine di un tipo violento e vendicativo, soprattutto quando era in ballo il suo smisurato ego. Il celebre scrittore peruviano Ricardo Palma racconta un tipico episodio di iracondia garibaldina, del quale fu testimone. Il giornalista Carlos Ledos, di “El Correo de Lima”, si era permesso di criticare Garibaldi. Cieco di rabbia, questi si presentò nella redazione del giornale e prese Ledos a bastonate, lasciandolo sanguinante e tramortito. Portato in carcere con l’accusa di lesioni aggravate, egli se la cavò solo grazie alla puntuale intercessione del Console di Sardegna Giuseppe Canevaro, un noto monarchico.

Questo episodio fece riflettere Garibaldi, aiutandolo a convincersi che doveva fare un patto con la monarchia sabauda, per portare avanti i suoi disegni rivoluzionari. Più tardi, nel 1854, inviò una lettera a Mazzini cercando di convincerlo di accantonare, almeno per il momento, gli aneliti repubblicani, e di appoggiare invece la politica di Vittorio Emanuele II.

Pietro Denegri aveva una piccola flotta con la quale commerciava con l’Oriente. Offrì a Garibaldi il comando della “Carmen”, di 400 tonnellate. A tal fine, Garibaldi dovette però rinunciare alla sua cittadinanza savoiarda per assumere quella peruviana. Appena quindici giorni dopo il suo arrivo a Lima — la burocrazia si faceva veramente in quattro per questo nizzardo! — il capitano Manuel de la Haza (massone affiliato alla Loggia “Concordia Universal 2” del Callao) — rilasciava la patente di capitano a “Don José Garibaldi, natural de Génova (sic) y ciudadano peruano”.

Garibaldi trafficante di “semi-schiavi”

Fioriva in Perù il commercio del guano, prodotto dalle deiezioni degli uccelli marini sulle isole e allora molto pregiato come fertilizzante. Il lavoro era durissimo e le condizioni igieniche pessime. Gli imprenditori, per lo più stranieri, erano costretti a utilizzare lavoro schiavile. Fu così che, dal 1849, cominciò a svilupparsi l’importazione di contadini cinesi, chiamati coolie, destinati alle isole. Un articolo dell’“Illustrated Times” di Londra, del 5 marzo 1859, racconta di condizioni così inumane che i coolie si suicidavano in massa. La minima mancanza di disciplina era castigata con 24 colpi di frusta. Il già menzionato Ricardo Palma, testimone oculare, racconta che i coolie avevano le spalle lacerate: non appena le ferite di un castigo cominciavano a rimarginarsi, erano di nuovo flagellati.

Coolie cinese come quelli che Garibaldi importò in Perù per il lavoro schiavile sulle isole del guano

Nell’ottobre 1851, Pietro Denegri affidò a Garibaldi un carico di guano per l’Oriente. Dopo aver imbarcato la merce al sud, Garibaldi partì dal Callao il 10 gennaio 1852 con destinazione Manila e Canton, facendo ritorno il 28 gennaio 1853 con un carico di coolie per le aziende del guano. I difensori di Garibaldi, specialmente le logge massoniche peruviane, cercarono di scagionare il loro “fratello” affermando trattarsi non di schiavi ma, in realtà, di “traffico di semi-schiavi destinati a essere venduti alle aziende” (“Un masón peruano llamado Garibaldi”, Gran Logia Occidental del Perú, 28 giugno 2008). A noi, francamente, ci sfugge la sfumatura...

Con grande sollievo dei limensi, sempre più turbati dall’irrequieto personaggio, Garibaldi rientrò in Italia nel 1854, dove ovviamente seppelì i suoi documenti peruviani. Il resto è storia.  TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 31


Speciale Natale

Irlanda: l’Isola smeraldo dove la Fede nasce spontanea

di Mary Murphy

I

In ogni epoca, il Santo Natale apre una schiarita di allegria e di pace nel duro affanno della vita quotidiana. Come si celebra il Natale in altri paesi europei? Ecco, cari lettori, alcuni pezzi che descrivono, con semplicità e leggerezza, alcune tradizioni natalizie. A cominciare dall’Irlanda.

l Natale è la festa più importante del calendario irlandese, attesa con grande fervore da anziani e piccini. Le preparazioni iniziano con mesi di anticipo, a cominciare dal cibo.

La Christmas cake, la torta natalizia – fatta con frutta, spezie e un impasto di farina e noci inzuppato nel whisky irlandese –, si comincia a preparare già dai primi di ottobre, affinché abbia tutto il tempo di maturare correttamente prima del Natale. La tradizione vuole che tutti in casa partecipino alla preparazione dell’impasto prima che vada in forno. La torta va quindi lasciata riposare al caldo, affinché tutti i sapori si possano amalgamare. Una settimana prima del Natale, la torta viene ricoperta da uno strato di pasta di mandorle. Un paio di giorni prima, si copre ancora con della glassa, che va poi decorata secondo le usanze di ogni famiglia. Non possono mancare l’agrifoglio verde, simbolo della vita eterna e anche della nostra Isola, né le bacche rosse, che simboleggiano il sangue del nostro Divino Salvatore fattosi Uomo.

Cinque settimane prima si comincia a preparare anche il Christmas pudding, il budino di Natale. È una torta di frutta e noci, bollita e poi lasciata a macerare nel brandy. Il pudding va servito caldo. Durante il pranzo di Natale, viene bagnato con brandy e introdotto trionfalmente flambé nella sala da pranzo lasciata al buio. È un momento di grande esultanza. Su ogni singolo piatto si aggiungono poi burro e crema al brandy. L’Irlanda dei nostri bisnonni era un Paese fiero di sé ma piuttosto povero. Si viveva in modo assai austero. In attesa delle festività natalizie, già da ottobre si cominciava a risparmiare. Le signore organizzavano il Christmas Savings Clubs (Club di risparmio natalizio), e vendevano vecchi oggetti in modo da poter acquistare il tacchino, il prosciutto, il maiale e le spezie. Questa tradizione, ormai in un ambiente di relativo benessere, si continua oggi col Christmas Hamper.

Ad ottobre iniziavano pure le prove dei cori religiosi per prepararsi a cantare alle varie Messe di Natale. Nelle chiese, però, si cantava poco durante l’Avvento, poiché era considerato un periodo penitenziale e di attesa.

All’inizio di dicembre si respirava già un’aria natalizia. Nella Festa dell’Immacolata Concezione, dopo aver partecipato alla Santa Messa, di solito solenne, le famiglie che abitavano in campagna si recavano in città per fare acquisti. Le piazze erano affollate di gente. Le donne si scambiavano segreti di cucina e suggerimenti per i regali ai bambini e la decorazione della casa. La sera del 24 dicembre, al calar del buio, il membro più giovane della famiglia accendeva una candela, che era poi posta dal genitore sul davan-

32 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018


zale della finestra che dava sulla strada. La candela era un cenno di benvenuto a Maria e Giuseppe, in altre parole, un annuncio che in quella casa c’era posto per loro. Non avere una candela sulla finestra implicava assumere la colpa dei giudei di Betlemme che rifiutarono ospitalità alla Sacra Famiglia.

Il Natale iniziava con la Messa di mezzanotte. Tutti erano vestiti col Sunday best, l’abito migliore. Le musiche, sia liturgiche sia popolari, allettavano i fedeli, proclamando la tanto attesa venuta del Nostro Salvatore. Alla fine, il sacerdote portava in processione il Bambino Gesù deponendolo nel presepio, che era quindi benedetto. Prima di tornare a casa, i fedeli si inginocchiavano davanti al presepe, in preghiera silenziosa, e prendevano alcuni fili di paglia benedetta per portarli a casa.

Le decorazioni delle case erano allora molto semplici, con rametti di agrifoglio ed edera appesi alle finestre e sopra le cornici dei quadri. Le cartoline di Natale ricevute erano infilate con uno spago e appese ai muri.

L’albero di Natale era decorato da tutta la famiglia, fino alla vigilia di Natale. Ma il centro delle attenzioni era, ovviamente, il presepe, nel quale il giorno di Natale veniva deposto il Bambino Gesù. Le famiglie povere si potevano permettere appena qualche statua: Gesù Bambino, Maria e San Giuseppe. Quelle più agiate avevano presepi più elaborati. Curiosamente, i tre Re Magi erano molto difficili da trovare.

Nel secolo XIX ebbe inizio nelle case aristocratiche un’usanza che poi fu adottata da tutte le classi sociali: i Christmas crackers. Erano rotoli di carta legati alle due estremità da nastri e contenenti piccoli regali: una penna, una matita, dei dolci e via dicendo. I crackers sono facili da confezionare e ognuno li può personalizzare come vuole. Erano messi su ogni piatto a tavola e segnati col nome della persona, che così sapeva anche quale fosse il suo posto. I cracker vanno aperti da due persone tirando ciascuna da un’estremità del pacco. Questo si rompe, producendo un rumore tipico (crack!) che è motivo di grande allegria per tutti.

pranzo variava da famiglia a famiglia. Le portate classiche, comunque, erano rappresentate sempre dal tacchino al forno ripieno, il prosciutto arrosto, la carne speziata, verdure, patate, ecc. Il tutto servito con gravy (sugo di carne). Alla fine appariva il pudding, la cake e anche lo sherry triffle, una sorta di tiramisù ai frutti di bosco. Il tutto rigorosamente innaffiato con la tradizionale birra Guinness per gli adulti e bevande analcoliche per i più giovani.

Il pomeriggio era normalmente dedicato a visitare parenti e amici, assaggiando le delizie preparate in quella casa.

Il 26 dicembre, festa di Santo Stefano, i ragazzi si vestivano con vecchi vestiti e si coprivano il capo con paglia per mascherarsi. Andavano poi in gruppi di casa in casa e, cantando, suonando musica, ballando raccoglievano qualche spicciolo (foto sotto). La canzone più comune era “The wren, the wren, king of all birds”. 

L’indomani, l’intera giornata di Natale era di solito trascorsa in casa. In quel tempo nemmeno ci si sognava di aprire i negozi. Perfino i tradizionali pub restavano chiusi. Le famiglie erano felici di trascorrere il tempo senza preoccuparsi né del lavoro né dell’orologio, godendosi vicendevolmente la compagnia. Il

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 33


Speciale Natale

St. Avold: Natali d’altri tempi

di Pascal Flaus

Siamo in Francia, ma si parla molto il tedesco. La zona attorno a St. Avold, nella Lorena, nota come pays naborien, è sul confine tra Francia e Germania. Zona bilingue e biculturale, attinge le sue tradizioni natalizie da due grandi Paesi. Abbiamo chiesto a un noto esperto della storia locale come fossero i Natali d’altri tempi.

I

nostri antenati davano alla celebrazione natalizia, o “Chrichdaa”, un’importanza capitale. Il Natale era preceduto dall’Avvento, un periodo di riflessione spirituale e di introspezione, digiuno e astinenza. Fino al Concilio Vaticano II, non si celebravano matrimoni durante questo periodo, e tutte le attività ludiche erano proibite. Questo messaggio di attesa e di preparazione spirituale è simboleggiato dal colore liturgico viola. Ogni sabato, all’alba, con la chiesa illuminata solo da candele in onore della Vergine Maria, si celebravano le “Rorate Messen”, cantando il “Rorate coeli”. 34 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

Le nostre tradizioni religiose secolari sono state arricchite da certe usanze importate dai protestanti. La corona d’Avvento, fatta di quattro candele, è una tradizione di Amburgo, concepita nel 1839 da Johann Heinrich Wichern, un pastore protestante, e in seguito accettata dalla Chiesa cattolica nei paesi germanici. La corona è adornata con tre candele viola e una rosa per la domenica di “Gaudete”.

La vigilia di Natale

Fino al 24 dicembre, i nostri antenati praticavano il digiuno. Quel giorno era piuttosto normale,


con gli adulti che preparavano le celebrazioni. La sera, le famiglie si riunivano attorno al caminetto nella stanza principale. Nella regione di Bouzonville si aggiungevano tre sedie simboliche perché Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù potessero venire a scaldarsi. La sera si mangiava poco: una zuppa e un piatto leggero, seguiti dai biscotti di Natale accompagnati da Glühwein, vino caldo speziato. Il padre di famiglia benediva, con acqua santa e vino, un ceppo di legno scelto durante l’estate, chiamato “Christbrand”, che veniva bruciato nel camino. Le sue ceneri erano poi sparse nella casa e nei campi. I contadini mettevano un sacco di grano di frumento davanti alla porta per essere benedetto da Gesù Bambino. In attesa della mezzanotte, i bambini giocavano al “Kohlespiel”: appendevano un pezzo di legno carbonizzato al soffitto e soffiavano su di esso in modo che toccasse il viso del vicino, annerendolo. Il perdente doveva cedere il suo pezzo di torta. Gli animali erano nutriti con fieno e sale. Nel mio villaggio, a Rosbruck, gli animali erano liberati durante la Messa di mezzanotte in modo che potessero comunicare tra loro e venerare il Bambino Gesù. Questa tradizione, persa intorno al 1880, causava un grande disordine perché verso le due di notte era necessario ritrovare il proprio bestiame, cosa non facile soprattutto in condizioni di neve!

Alle 11,30 suonavano le campane chiamando i fedeli alla Messa di mezzanotte, che durava fino alle due. Restavano a casa solo i malati, i bambini troppo piccoli e alcune persone di servizio. La scena era meravigliosa: tutti si recavano portando lanterne accese, che scintillavano sulla neve creando un’atmosfera magica. La chiesa brillava con mille candele. I colori liturgici erano bianco e giallo. Molti canti natalizi erano eseguiti in tedesco, tra cui il famoso “Stille Nacht”, composto nel 1840.

Dopo il servizio, i fedeli si scambiavano gli auguri e tornavano a casa per mangiare prosciutto, secondo la parola biblica “Und das Wort ist Fleisch” (il Verbo si fece carne). Era anche il momento di scoprire cosa si nascondeva nei calzini appesi al camino e anche sotto l’albero di Natale: dolci, mele, noci e qualche giocattolo. Erano stati portati, mentre tutti erano fuori alla Messa, da “Christkindche” (Gesù Bambino). Anche questo personaggio proviene dalla tradizione protestante, creato nel secolo XVIII per sostituire San Nicola. In seguito, però, fu assunto dalla Chiesa cattolica in Germania, Austria, Alsazia e Lorena. In alcuni luoghi il “Christkindche” appariva di persona. Era di solito una giovane ragazza vestita di bianco, con il volto velato all’orientale e con una

Strasburgo, capitale dell’Alsazia TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 35


Speciale Natale

corona in testa, metà angelo metà Gesù Bambino, che avvisava del suo arrivo suonando una campana. I bambini cadevano in ginocchio e recitavano una preghiera o una poesia. “Christkinche” lodava chi si era comportato bene, e ammoniva invece i più monelli. Poi distribuiva giocattoli in legno. In alcuni villaggi nel paese di Bitche, chierichetti travestiti da pastori, chiamati “Weihnachts Buben”, vagavano per le strade nella notte di Natale, dopo la Messa, esclamando: “O Christ wach auf!” (Signore, svegliati!).

Tramandando la tradizione

La parrocchia era il cuore della società rurale tradizionale. Il calendario religioso e quello agrario si compenetravano, scandendo le feste civiche e religiose, momenti di riposo, convivialità e affermazioni identitarie.

Il 25 e il 26 dicembre erano festivi, come oggi. Malgrado si dovesse preparare i vari pasti e ricevere gli ospiti, si cercava di mantenere un ambiente di festa religiosa. Ci si recava numerosi alla Messa la mattina e ai Vespri la sera. Molti assistevano alle tre Messe natalizie. Una Messa, la “Hirtenmesse”, era dedicata ai pastori. Il pranzo di Natale era copioso.

Abbondavano la selvaggina, il pollame e gli affettati, accompagnati da patate e verdure. Alla fine si mangiavano diversi dolci fatti in casa e si beveva Spritz zuccherato. A tavola c’era sempre un posto in più per un eventuale viaggiante di passaggio per il paese.

Il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano (“Stefensdaa”), patrono della Diocesi di Metz, si benediva l’avena. Il 28, “aux Saints Innocents”, si benedivano i bambini nati quell’anno. Le giovani madri offrivano i propri pargoli al Bambino Gesù.

Di ritorno a casa, le famiglie cantavano canti natalizi, di solito canzoni religiose tedesche, lette da libri o tramandate oralmente dalla tradizione.

Il Natale ha avuto un ruolo chiave nel repertorio musicale della Mosella di lingua tedesca. La maggior parte delle canzoni ricorda i misteri del Medioevo, e mettono l’accento su due temi principali: la povertà del Bambino nella mangiatoia, e Cristo che si è fatto uomo per condividere il nostro destino. Queste canzoni popolari sono conformi al vangelo di San Luca. Erano certamente interpretati in chiesa molto prima della diffusione dei messali diocesani.

L’albero di Natale

La tradizione dell’albero di Natale si diffuse nel mondo germanico nel secolo XIV, e arrivò in Alsazia nel 1521. All’origine, esso non aveva un senso cristologico. Per le tribù germaniche, prima dell’avvento del cristianesimo, l’abete era il simbolo della luce e del rinnovamento. Il suo verde perdurava anche nel periodo più buio dell’anno, intorno al solstizio di inverno, il 21 dicembre. Era la promessa della primavera, ancora lontana. Nel Medioevo, la Chiesa lo accettò come segno della luce del Bambino Gesù. La tradizione degli abeti fu introdotta in Lorena dai tedeschi intorno al 1880. I primi alberi che decoravano i salotti della borghesia erano pieni di noci avvolte in carta lucida, capelli di angeli, biscotti, ghirlande tagliate in carta d’argento e candele. Era allestito il 24 dicembre nel salotto, e tenuto nascosto ai bambini fino all’arrivo di “Christkindche”. L’albero rimaneva fino alla “Maria Lichtmess” (Candelora), il 2 febbraio. Una volta smantellato, era gettato dalla finestra, e non portato fuori dalla porta, poiché si credeva che ciò portasse sfortuna.  36 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018


Tallin, la capitale

Estonia: nel buio della notte artica brilla la luce di Cristo

I

n Estonia, il Natale è il periodo più buio dell’anno. Nell’era pre-cristiana in questi giorni si celebrava la festa del sole, poiché le giornate cominciavano a diventare più lunghe e la luce iniziava a vincere l’oscurità. Anche la parola estone per Natale - jõul - viene dal vecchio scandinavo hjul, cioè “sole”.

Poco sappiamo sulle abitudini pagane in quel periodo dell’anno. Si sa, comunque, che i poveri si mascheravano come animali e andavano di casa in casa urtando le persone e spruzzandole con acqua. Per far cessare questo scherzo dovevano ricevere un

di Varro Vooglaid

regalo, per esempio una mela, una pagnotta di pane, un paio di calzini o una manciata di noci. Questa usanza è persistita fino alla fine del XIX secolo.

Un’altra abitudine pagana sopravissuta fino a non molto tempo fa è la costruzione di figure di paglia con fattezze umane. Queste figure erano poi introdotte segretamente nelle case e nei cortili dei vicini. Il gioco consisteva nello scoprirle e portarle fuori quanto prima. Altrimenti, la famiglia sarebbe stata infettata dalla pigrizia. Chi le trovava poteva portarla in altre case. E così il gioco andava avanti con grande gioia di tutti. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 37


Speciale Natale

Il cristianesimo ha poi introdotto molti bei costumi natalizi nell’Estonia rurale, oggi per lo più dimenticati con la scomparsa della cultura del villaggio. Naturalmente, il cuore delle celebrazioni di Natale erano le Sante Messe. Le cronache raccontano che le chiese erano così affollate che, nel secolo XIX, hanno dovuto costruire balconi e strutture adiacenti per accogliere tutti.

Si trascorreva il mese di Dicembre, tempo di Avvento, nell’attesa del Natale. C’erano tantissime piccole usanze, come quella di addobbare il cavallo e la slitta con motivi natalizi, per portare in chiesa tutta la famiglia, anche in luoghi assai lontani. Uno dei più bei momenti dell’anno era proprio quando le famiglie, ognuna nella sua slitta adornata e illuminata, e suonando campanelli mentre avanzavano, si indirizzavano verso le chiese per la Messa di mezzanotte, e poi facevano ritorno (foto sotto).

Persiste ancor oggi il costume di visitare i cimiteri il giorno di Natale, accendendo candele sulle tombe dei parenti defunti. Fino alla fine del secolo XIX, si usava mettere un po’ di fieno nel salotto di casa per commemorare la nascita di Gesù in una stalla, e la sua mangiatoia. Le persone costruivano anche corone di fieno decorate con gusci d’uovo,

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piume e pezzi di stoffa. Queste corone erano ispirate ai candelabri delle chiese.

Nel secolo XIX arrivò dalla Germania l’uso dell’albero di Natale, posto nel salotto principale poco prima della festa e tenuto fino all’Epifania. Erano splendidamente decorati con candele e pezzi di vari colori. Ancor oggi la famiglia si riunisce ai piedi dell’albero per cantare canzoni natalizie. Invece, il pomeriggio del 25, giorno di Natale, le famiglie si visitano a vicenda. Ci sono dei giochi sociali che si usa fare in quell’occasione, mentre si sorseggia qualcosa e si mangiano biscotti.

Un’altra bella usanza: rientrando a casa dopo la Messa di Natale, si serviva agli animali nella stalla pane con un po’ di sale, segno di augurio per il Natale. In questo modo anche loro erano invitati a prendere parte alla gioia della nascita del Salvatore. Addirittura alcune persone portavano cibo nelle foreste, per condividere la loro gioia con le bestie feroci.

D’altronde, per tutto il Natale era severamente proibito ogni lavoro manuale non direttamente legato alle celebrazioni. Si doveva mantenere un clima di raccoglimento spirituale in attesa che la luce di Cristo brillasse nella notte artica. 


Catalogna: el cant de la Sibil·la

“L

di Jordi Fonxols

o jorn del Judici parrà el qui haurà fet servici. Jesucrist, Rei universal, home i ver Déu eternal, del cel vindrà per a jutjar i a cada u lo just darà”.

“Il giorno del giudizio apparirà Colui che avrà servito. Gesù Cristo Re universale, uomo e vero Dio eterno, dal Cielo verrà per giudicare e per dare ad ognuno ciò che gli spetta per giustizia”.

Nella cattedrale di Palma di Maiorca, la notte di Natale, dall’alto del pulpito, una giovane vestita da Dama medievale, in mano una grande spada, proclama in gregoriano antico la venuta del Salvatore e l’imminenza del Giudizio Finale. I tamburi, le trombe e l’organo sottolineano ogni sua frase con suoni maestosi, creando un ambiente quasi surreale che sembra uscire dalla notte dei tempi. Oggi questo antichissimo dramma liturgico, chiamato il Canto della Sibilla, è rappresentato solo in alcune chiese del mondo catalano, nonché ad Alghero in Sardegna.

Il Canto della Sibilla altro non è che la versione in lingua volgare (provenzale e catalano) del Judicii signum, cioè la traduzione al latino fatta da Sant’Agostino delle vecchie profezie sul Giudizio Finale. Viene usato nella liturgia medievale provenzale come parte della Procession des prophètes come anche in quella mozarabica, in Spagna. Nella sua forma attuale sembra sia stato eseguito per la liturgia di Natale per la prima volta nel Monastero di Ripoll, nei Pirinei catalani, nel secolo X. Trecento anni dopo, Giacomo I lo introdusse a Maiorca durante la conquista delle Isole Baleari e, successivamente, in Sardegna. Caduta in disuso all’epoca della Contro-Riforma, questa tradizione è stata ripresa negli ultimi anni, soprattutto nella cattedrale di Palma di Maiorca (sotto), nella chiesa di Santa Maria a Ontiyent, a Valenza e nella basilica di Santa Maria del Mare a Barcellona. 

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 39


Speciale Natale Intervista al prof. Clemens Cavallin

Svezia: come si distrugge il Natale Il socialismo vuole distruggere il Natale. In Svezia ci è quasi riuscito con un mix di paganesimo, socialismo e americanismo. Lo spiega per noi un professore cattolico, docente di Storia delle religioni. Prof. Cavallin, Lei è un cattolico che vive in un Paese protestante e, soprattutto, molto secolarizzato. Sussistono ancora tradizioni natalizie?

Purtroppo, le tradizioni svedesi di Natale, o Yule per usare il vecchio linguaggio scandinavo, non sono più quelle di una volta. Il Natale svedese richiama alla mente immagini di una mattinata ancora avvolta nella silenziosa oscurità di metà inverno, con campi rigorosamente coperti di neve sopra la quale scorrono veloci slitte con fuochi raggianti, affrettandosi verso la chiesa per la Messa festiva, chiamata julotta. O forse richiama tradizioni che risalgono a uno stile di vita agricolo, in cui natura e cultura si mescolavano, con lo gnomo invisibile (tomten) che aiutava ad accudire gli animali nel fienile, e la madre che metteva fuori un piatto di porridge (avena cotta) in segno di gratitudine, ma anche per evitare di incorrere nella sua facile ira.

Purtroppo, questi tempi sono finiti da un bel po’!

La modernità ha puntato la sua luce al neon sulla vita sociale svedese con una completezza e un bagliore senza pari nella maggior parte delle società moderne. Governando ininterrottamente il Paese dagli anni Trenta fino agli anni Settanta, la socialdemocrazia rimodellò la società svedese secondo la sua visione costruttivista del futuro, con angoli squadrati e proporzioni inumane. Gli architetti del nuovo ordine demolirono i vecchi centri storici, risanarono le aree ritenute antiquate, e cercarono di imporre una completa eguaglianza, per esempio 40 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018

abolendo il pronome Ni, usato in segno di rispetto, e sostituendolo per du.

Questo progetto costruttivista e razionalista fu finanziato con un costante aumento delle tasse. L’idea era: più guadagni, più paghi. Si arrivò a estremi assurdi. Nel 1976, per esempio, Astrid Lindgren, famosa autrice di libri per bambini, dopo aver scoperto che avrebbe dovuto pagare il 102% delle sue entrate in tasse, scrisse una fiaba che ridicolizzava il ministro delle Finanze. Quell’anno, dopo ben quattro decenni al potere, il Partito Socialdemocratico perse le elezioni.

Si dice, però, che il socialismo svedese fosse piuttosto umano.

In realtà era molto impositivo. Al fine di portare avanti la “modernizzazione” del popolo svedese, il Governo esercitava uno stretto controllo sui media. Durante la mia infanzia, negli anni ‘70 e ‘80, c’era solo una TV di Stato con due canali, e una Radio di Stato con tre frequenze. E basta! Inoltre, i social democratici avevano bandito dalla TV qualsiasi spot pubblicitario. Quindi, l’unica cosa che potevamo guardare in TV erano le informazioni governative: non dimenticare il salvagente quando esci in barca! Non dimenticare di inviare in tempo la tua dichiarazione dei redditi! E via dicendo. C’erano, inoltre, brevi spot pubblicitari del Governo, rammentandoci della sua presenza totalitaristica. Ne ricordo uno che mostrava due agenti


governativi che andavano di porta in porta con una grande antenna che fiutava la presenza di un televisore in casa. Questi agenti, chiamati pejlare, avevano una lista con i nomi di chi non aveva pagato il canone obbligatorio per la televisione pubblica svedese. Era una sorta di lista di proscritti. Nel video, il momento più temuto era quando gli agenti governativi bussavano alla porta dello sfortunato colpevole che, naturalmente, cercava di filarsela con ogni sorta di pretesto, subito però confutato dai preparatissimi agenti. Lo spot finiva con una minaccia: “Attenzione! La prossima settimana verremo nei seguenti quartieri...”. Il messaggio era chiaro: meglio pagare, altrimenti l’uomo dell’antenna potrebbe bussare alla tua porta, e saranno guai amari… Il monopolio dei media ha portato a eccessi tragicomici. L’unica occasione in cui potevamo guardare i film della Disney in TV era proprio il giorno di Natale, alle tre del pomeriggio. Ogni anno, la televisione di Stato mandava in onda lo stesso film natalizio della Disney con il Grillo Parlante che, alla fine, cantava “I wish on a star”. E, per la grande eccitazione del popolo socialista, c’era una novità ogni anno: il trailer del prossimo film della Disney che sarebbe uscito nei cinema. Un vero lavaggio del cervello!

Esatto! Per noi oggi, che abbiamo facile accesso a migliaia di canali, anche online, è difficile immaginare l’impatto sulla psiche svedese di questo programma ripetuto anno dopo anno. Questo potpourri natalizio americano, identico ogni anno, con Ferdinando il Toro, Biancaneve e Cip & Ciop, divenne la principale tradizione natalizia svedese, introducendo un’aria hollywoodiana.

vava Babbo Natale, rosso e rotondo, con i doni. I veri gnomi della Vecchia Svezia erano grigi e piccoli e, per quanto ne sappia, non salivano su per i camini. Ed era la Capra Yule a portare i doni.

Ancor oggi, nella Svezia settentrionale, nella città di Gävle, ogni anno viene fabbricata una gigantesca capra di paglia, che poi viene bruciata, anche se questa pratica è strettamente illegale, in un Paese ormai fortemente sorvegliato dalle telecamere e pieno di materiale ignifugo. Non ho idea di cosa possa simboleggiare questo gesto, sicuramente niente di cristiano.

Quindi, oggi il Natale in Svezia, o se vogliamo la celebrazione dello Yule, è una miscela di elementi pagani, vecchi e nuovi, il tutto rimpastato nello scintillante format commerciale americano, non più ristretto alla TV, ma alla miriade dei piccoli schermi dei cellulari e degli iPad. C’è qualche speranza?

Da cattolici, dobbiamo sempre avere totale fiducia nell’azione della grazia divina. Secondo me, però, per evangelizzare una tale situazione servono misure forti, uguali a quelle di San Bonifacio che abbatté con vigore la sacra quercia di Thor. Quando penso, però, a questi giovani che, sfidando le pesanti sanzioni del Governo, ancor oggi bruciano la Capra Yule, significa che forse potrebbe esserci ancora speranza nel profondo Nord, non totalmente stregato dalle storielle della Disney. 

Il giorno di Natale, tutti si sistemavano di fronte allo schermo, con gli occhi lacrimosi dopo aver mangiato un copioso smorgasbord di zampone bollito, prosciutto e polpette, e bevuto un’abbondante quantità di snaps (vodka). Quando finiva il film, invece del tradizionale gnomo jultomten, arri-

“Per evangelizzare una tale situazione servono misure forti, uguali a quelle di San Bonifacio che abbatté con vigore la sacra quercia di Thor”

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 41


Il mondo delle TFP

L’OCSE zittisce il rappresentante delle TFP

L

’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OCSE) è un ente regionale per la promozione della pace, del dialogo politico, della giustizia e della cooperazione in Europa. Nella 7a sessione di lavoro sul tema “Tolleranza e nondiscriminazione”, tenutasi lo scorso 10 settembre a Varsavia, in Polonia, ha parlato un rappresentante delle TFP.

Egli ha denunciato come, sotto il segno della “tolleranza”, le lobby LGBT stiano in realtà imponendo una dittatura che discrimina pesantemente i difensori della famiglia tradizionale, e specialmente i cristiani, impediti a predicare la dottrina della Chiesa. Caso insolito, il moderatore ha interrotto il rappresentante delle TFP, chiedendogli di non “discriminare” la lobby LGBT. Un caso clamoroso di intolleranza, in un forum dedicato alla tolleranza... 

“Pensare in modo diverso a come pensano i tolleranti, ecco ciò che il partito della tolleranza non tollera”

Louis Veuillot

Milano: aggressione lgbt

L

o scorso 20 ottobre, un gruppo di attivisti profamiglia si è riunito a piazza Oberdan, a Milano, per protestare contro le decorazioni “arcobaleno” della stazione metropolitana di Porta Venezia. Vi hanno preso parte pure alcuni volontari della TFP italiana.

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Pochi minuti dopo, un gruppo di militanti lgbt ha cominciato prima a inveire e poi ad aggredire i manifestanti, richiedendo l’intervento delle Forze dell’ordine, che hanno dovuto fare un perimetro di sicurezza intorno al gazebo. È questa la tolleranza che predicano? 


USA: 21.145 Rosari in pubblico

L

o scorso 13 ottobre, anniversario dell’ultima apparizione di Fatima, la TFP Americana ha promosso ben 21.145 “Public Square Rosaries”, cioè Rosari pregati nelle piazze, in tutti i cinquanta Stati dell’Unione. L’iniziativa, leggiamo in un manifesto, intende “implorare le benedizioni di Dio sulla nostra nazione, specialmente in riparazione per i tanti peccati commessi”. Intende anche impedire che la Fede sia confinata al campo individuale, come vogliono i laicisti.

Proprio i laicisti reagiscono spesso in malo modo, insultando e perfino assalendo i partecipanti ai Public Square Rosaries. “C’è molta ostilità – riferisce John Horvat, dirigente della TFP – non sempre siamo i benvenuti sulle piazze. Chiaramente, la piazza va ritenuta oggi ‘territorio nemico’, luogo di tante manifestazioni blasfeme, libertine o di sinistra, che non trovano nessuna opposizione. I cattolici devono riappropriarsi dello spazio pubblico”.

Pochi giorni dopo, la TFP americana ha tenuto la sua tradizionale National Conference, nella propria sede in Pennsylvania (a dx.). I diversi relatori hanno presentato una panoramica della situazione attuale, denunciando i nuovi pericoli ma segnalando anche i segni di speranza. 

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 43


Il mondo delle TFP

Estonia: in difesa della famiglia naturale e cristiana

I

l ramo estone del movimento contro-rivoluzionario “Tradizione, Famiglia e Proprietà”, chiamato “Fondazione per la protezione della famiglia e della tradizione”, ha realizzato una serie di campagne pubbliche in dieci città: Haapsalu, Pärnu, Viljandi, Valga, Voru, Tartu, Paide, Turi, Rapla e, ovviamente, la capitale Tallinn.

Guidati dal presidente della Fondazione, Varro Vooglaid, i volontari della TFP estone hanno distribuito un manifesto in cui chiedono al Parlamento di introdurre nella Costituzione la definizione di “famiglia” quale “unione tra un uomo e una donna”, per evitare ogni possibile manipolazione in questo tema così delicato. La campagna ha richiamato l’attenzione di molti cittadini che hanno contattato la TFP per manifestare la loro solidarietà. Ma ha provocato anche alcuni episodi di odio e di furia da parte della sinistra, provocazioni ridicole e prive di ogni argomento. “Queste campagne di strada

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hanno per noi un alto valore simbolico perché è stata la prima volta che abbiamo fatto questo tipo di azione, nella tradizione delle TFP. L’esperienza è tanto più preziosa perché ci ha dato una chiara comprensione della dimensione spirituale delle campagne di strada”, ha dichiarato Varro Vooglaid. “Questa comprensione è fondamentale per noi, soldati della Contro-Rivoluzione. Manifestare in strada è anche una scuola di umiltà. È qualcosa che molti intellettuali non fanno perché impone di uscire dal guscio e mettere in pratica i propri ideali, vivendoli non solo con le parole, ma con le azioni nella vita reale. Questa esperienza deve essere al centro del nostro spirito militante e diventare la nostra seconda natura, così da essere sempre pronti a difendere i nostri ideali non solo a parole ma con le opere, per quanto scomodo, sgradevole o pericoloso”, ha concluso Vooglaid.

Nel 1215, Papa Innocenzo III consacrò l’Estonia e la Livonia come “Terra di Maria”. Possa la nostra campagna in difesa della famiglia continuare la vera battaglia contro-rivoluzionaria in queste terre messe sotto la protezione della Regina Celeste. Regina Terrae Marianae, ora pro nobis! 

(Markus Järvi)


Olanda: ancora un assalto lgbt La Biblioteca comunale di Nimega, nei Paesi Bassi, ha avviato un programma di indottrinamento sessuale per i bambini in età prescolare che prevede l’utilizzo di testi ispirati all’ideologia gender letti da travestiti. I volontari della TFP olandese hanno realizzato una protesta, nel corso della quale sono stati attaccati da militanti lgbt. La Polizia di Nimega non è intervenuta, nonostante fosse stata chiamata. Trascriviamo di seguito un comunicato della TFP olandese

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iente di più innocente che portare un pomeriggio i bambini alla Biblioteca comunale, dove poter ascoltare fiabe e racconti infantili letti da attori professionisti. Di recente, però, la Biblioteca di Nimega ha avviato un programma che prevede la lettura di testi ispirati all’ideologia gender, da parte di travestiti e militanti omosessuali. Tutto ciò non ha nulla di innocente. Implica, anzi, l’indottrinamento sessuale dei bambini in tenera età. La TFP non poteva rimanere in silenzio.

Siamo andati di fronte alla Biblioteca e, portando i nostri caratteristici simboli, dopo aver pregato tre Ave Maria alla Madonna, abbiamo iniziato la distribuzione di volantini protestando contro questo assalto all’innocenza infantile. All’inizio, la campagna è andata avanti tranquilla. Mentre molte persone accettavano volentieri i depliant, incoraggiandoci a continuare con l’azione, altre lo rifiutavano in modo educato.

Erano presenti diversi media locali, reti televisive, che hanno ripreso la campagna. L’iniziativa dei pomeriggi di lettura LGBT aveva attirato molta attenzione sulla città. Ci hanno intervistato ampiamente sul pericolo che suppone l’ideologia LGBT e l’indottrinamento dei bambini da parte dei travestiti.

La sera, vandali mascherati, presumibilmente militanti lgbt, si sono introdotti nella sede della TFP, a Nimega, imbrattandola e danneggiando alcuni arredi del giardino

Abbiamo anche spiegato che il prossimo passo della rivoluzione sessuale sarà l’accettazione della pedofilia. Recentemente, durante il Gay Pride di Amsterdam, i militanti LGBT hanno distribuito volantini che dicevano: “Anche i bambini hanno il diritto di amare”.

Non era trascorsa nemmeno mezz’ora, quando sono sopraggiunti i militanti LGBT, con cartelli, sirene e spray di brillantina. Hanno cominciato a spintonarci facendo gesti osceni. Un’ora dopo, i nostri vestiti erano tutti sporchi e stracciati. Uno dei nostri è stato buttato a terra. Ci spruzzavano brillantina negli occhi. Cercavano anche di provocarci con atteggiamenti volgari. La situazione non è degenerata solo per la gran calma che abbiamo mantenuto, con l’aiuto della Madonna, senza mai reagire per le rime di fronte a una

TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / DICEMBRE 2018 - 45


Il mondo delle TFP

tale aggressione. Molti passanti si sono schierati dalla nostra parte, inveendo contro i militanti LGBT. Una signora ha detto: “L’aggressività di questi attivisti è ridicola! Siamo con voi!”.

Abbiamo già realizzato campagne in difesa della famiglia in tutto il Paese, ovunque contando sulla protezione della Polizia locale. Ad Amsterdam, per esempio, un ufficiale ci ha detto: “Siete benvenuti, siete pacifici e ordinati. Per noi è importante difendere la libertà di parola”. Anche a Gouda, il comandante ci ha rincuorato: “Molte persone a Gouda sono d’accordo con voi”. Invece, la Polizia di Nimega si è dileguata… Era già successo a marzo, quando un gruppo di dodici volontari della TFP era stato attaccato da alcune decine di militanti LGBT sotto lo sguardo indifferente della Polizia. In quell’occasione hanno anche fatto a pezzi i Rosari che tenevamo in mano.

Quando la situazione di fronte alla Biblioteca rischiava di andare fuori controllo, abbiamo chiamato il numero di emergenza 112. La Polizia, però, non si è presentata. Dopo, in modo privato, un ufficiale ci ha confidato che non possono toccare un militante LGBT, anche quando costui si comporta in modo aggressivo. Rischiano un procedimento disciplinare per “omofobia”, che può risultare anche in una denuncia penale. In altre parole, hanno le mani legate.

Qual è il valore della libertà di parola quando i cattolici non possono difendere pubblicamente la legge divina e naturale? Noi della TFP olandese, con l’aiuto della Madonna, non abbandoneremo mai la battaglia, né qui a Nimega né in altri luoghi. Vale la pena difendere la famiglia. Il futuro dei Paesi Bassi dipende dal nostro rispetto per i comandamenti di Dio. 

Brasile: anche i monarchici presenti

I

l movimento monarchico non poteva mancare all’appuntamento con la storia, partecipando attivamente all’immensa ondata antisocialista che ha spazzato via il governo del Partito dei Lavoratori in Brasile. Ricordiamo che gli ultimi sondaggi hanno evidenziato un 35-40% della popolazione favorevole alla restaurazione dell’Impero. I giovani monarchici, insieme al principe imperiale del Brasile, Dom Bertrand d’Orleans e Braganza, hanno partecipato alle varie manifestazioni (sotto). Il Principe è anche intervenuto alla grande sfilata pro-vita realizzata a San Paolo (a sin.). 

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Un’idea diversa per il Natale! Questo Natale faccia un regalo originale, offra un’opera del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, il cui pensiero è stato qualificato dalla Sacra Congregazione per i Seminari e le Università “un’eco fedelissima del Supremo Magistero della Chiesa”.

Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (Sugarco, 2008, 494 pp, € 15)

Il capolavoro di Plinio Corrêa de Oliveira sulla genesi della crisi attuale, edizione del cinquantenario arricchita da testi integrativi.

Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo (Cantagalli, 2013, 366 pp, € 15)

La conoscenza di Dio attraverso la contemplazione dell’universo, la via pulchritudinis.

Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (Luci sull’Est, 1998, 196 pp, € 10)

Note sul concetto di Cristianità (Thule, 1996, 57 pp, € 5)

Nobiltà ed élite tradizionali analoghe nelle allocuzioni di Pio XII al Patriziato ed alla Nobiltà romana (Marzoratti, 1993, 260 pp, € 15)

Trasbordo ideologico inavvertito e Dialogo (Il Giglio, 2004, 130 pp, € 15)

Un uomo, un ideale, un’epopea. Vita e opera di Plinio Corrêa de Oliveira

Breve biografia illustrata del prof. Plinio Corrêa de Oliveira

Edizione del 1998, con Prefazione sulla vita dell’autore.

La nobiltà e le élite hanno ancora un ruolo nella società odierna?

DVD, 35 min. Contiene anche biografia e cronologia. € 5.

Brillante saggio sulla Cristianità, il suo carattere sacrale e la sua funzione apostolica.

Denuncia della guerra psicologica rivoluzionaria attraverso la manipolazione delle “parole-talismano”. (TFP, 2005, 112 pp, € 5)

Per richieste e informazioni:

— inviare una mail a info@atfp.it — chiamare al telefono 06/8417603 — sul sito www.atfp.it, Menu “Richiedi il materiale” Materiale fuori commercio, le cifre sono indicate a titolo di suggerimento, come libera offerta all’Associazione, compresa di abbonamento annuo alla rivista “Tradizione Famiglia Proprietà”.


L’ultima cartolina di Natale di Plinio Corrêa de Oliveira

Ogni anno, rispondendo agli auguri che gli arrivavano da ogni parte del mondo, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira inviava una cartolina di Natale. Trascriviamo il testo dell’ultima cartolina, scritta nel dicembre 1994.

a

ella notte di Natale, calma e sublime, nella notte di Capodanno, carica di timori e di speranze, posiamo tutti i nostri desideri ai piedi di Gesù Bambino, che sorride misericordioso sotto lo sguardo rapito di Maria e di Giuseppe. Chiediamo Loro che, per la grazia di Dio, i giorni a venire possano conoscere una profonda rigenerazione della moralità pubblica, oggi in catastrofica decadenza, e che di nuovo si possa levare il soave profumo della Fede vittoriosa. Che la Santa Chiesa possa finalmente liberarsi dalla drammatica crisi che la attanaglia in questi giorni di confusione e di angoscia, affinché sia riconosciuta da tutti i popoli come l’unica vera Chiesa dell’unico vero Dio, come ispiratrice e Madre di ogni bene spirituale e temporale. Chiediamo a Gesù Bambino che, aprendo gli uomini il cuore alla Chiesa, Essa possa illuminare con la sua luce sfolgorante ogni persona, ogni famiglia, ogni istituzione, ogni nazione.

Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2018  

Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2018

Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2018  

Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", dicembre 2018

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