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DICEMBRE DICEMBRE 2014 STAY HUNGRY,

LICEO

TOUSCHEK

LICEO SCIENTIFICO ANNO SCOLASTICO 2014/2015

STAY FOOLLISH

REDAZIONE:

DIRETTORE: TOMMASO GRILLO 5F CODIRETTORE: MATTEO MEME’ 4B CAPOREDATTORE: MATTEO SANTI 5F REDATTORE: ARIANNA BARIA 4D IMPAGINATORE: MIRKO BUTTAGLIERI 4I GRAFICO: TIZIANO PISCIARELLI 4D

ANCHE IN FORMATO E-BOOK AL SITO: WWW.LICEOTOUSCHEK.IT


INDICE: 02

ESSERE E DIVENTARE

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STAY HUNGRY, STAY FOOLISH

04

POESIE

05

LUDENDO DOCERE

06

GREEN /ASSURDITA’ DA RECORD

07

PETROLIO

08

WAKE UP!!

09

RIVENDICA TE STESSO

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WOMEN’S RIGHTS ARE HUMAN’S...

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THEODORE ZACZYNSKI

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SAPERE AUDE!

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YEAR IN THE USA

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FOTOGRAFIE

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FILM E LIBRI

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ESSERE E DIVENTARE È bello vivere, è bello illudersi ed immaginare, è bello fare e realizzare, è bello tenere tutto in equilibrio. È sorprendente come una persona cambi nel corso della vita, come prima abbia un determinato carattere e dopo aver conosciuto persone o vissuto esperienze, diventi una persona diversa, più ricca, nuova e forse migliore. Si cambia più spesso di quanto si voglia ammettere. Si può cambiare anche senza volerlo perché senza neanche accorgersene subentrano nella nostra vita persone che aggiungono un po’ del proprio essere al nostro, insegnandoci a vivere, facendoci notare e scoprire aspetti di noi stessi che prima tenevamo repressi o perlomeno nascosti. Questo non significa che una persona debba lasciarsi influenzare da chiunque, ma che debba esser capace di attingere dall’altro aspetti ed aggiungerli al suo modo di vivere. Non è detto che una persona sensibile, altruista, indecisa e ansiosa debba diventare temeraria e menefreghista, trascurando le persone che ha attorno, ma sicuramente imparerà a scegliere, dando importanza alle cose che davvero meritano di esser ritenute essenziali, imparando a tralasciare le cose di poco conto per focalizzarsi sul presente. Cambiare non è un processo intenzionale perché non tutto ciò che accade è sotto il controllo della nostra volontà. È probabile che per quanto ci si sforzi, non ci si riesca, neanche impegnandosi, perché spesso accade che ci si fermi a riflettere dopo un particolare periodo

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per ragionare e ci si ritrovi una persona nuova, migliore della vecchia versione. Saper vivere significa saper fare delle scelte ogni volta che la vita lo richieda, senza esser troppo dubbiosi, nascondendosi dietro l’incertezza e la paura di esser troppo affrettati. Bisogna saper prendere delle decisioni, e provare a seguire un percorso per capire ciò che si desidera. Non a tutto si può trovare una spiegazione logica e razionale, bisogna lasciarsi andare perché non sempre, come ci insegnano, la cosa “giusta” da fare rientra nella razionalità, talvolta serve un po’ più d’impulsività, è necessario saper prendere decisioni all’istante, d’istinto, uscendo dai propri schemi mentali. La vita non è fatta di felicità assoluta, perfezione, monotonia… è una strada su una corda sospesa in aria dove l’unica cosa importante è mantenere l’equilibrio per non cadere, tenendo conto che, durante il percorso, potrebbe accadere qualsiasi cosa imprevista. Dovremmo accettare ed amare l’imprevedibilità, tenendoci sempre pronti perché, come si dice, la vita è ciò che accade mentre si è intenti a fare altri piani. ARIANNA BARIA IV D


STAY HUNGRY, STAY FOOLISH

PICCOLI CONSIGLI DI UN SOGNATORE QUALUNQUE... Solita domenica da routine in cui il tempo mi sembra non passare mai. Soliti incarichi scolastici di uno studente del quinto che, in fin dei conti, neanche mi importa tanto di riuscire a sbrigarli tutti. Spesso però, per fortuna o per sfortuna, (vedetela nel senso che preferite...) sono le cose più inaspettate, quelle che non ci saremmo mai davvero potuti immaginare, a dar valore ad ogni nostra futura azione. Così accesi senza pensarci la Tv, ed al Tg stavano mandando in onda un servizio per “ricordare” e “onorare”(e tutti i bei paroloni usati dai media...) il genio di Steve Jobs, una fra le più grandi menti dell’informatica del secolo scorso, morto esattamente 3 anni fa, il 5 Ottobre 2011, nella sua casa a Palo Alto, California. Durante il reportage, colpirono particolarmente la mia attenzione le scene che riguardavano uno dei suoi discorsi più celebri, pronunciato il 12 giugno del 2005 ai neolaureati dell’università californiana di Stanford, pochi km a sud di San Francisco. “Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi altrui, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario.” Le tre o quattro frasi appena citate sono un estratto del lungo discorso che invito vivamente ognuno di voi a cliccare su youtube in un momento in cui altro di meglio da fare magari non lo trovate proprio. Perché dopotutto cos’è la vita senza la nostra voglia di guardare “oltre”, senza la spinta interiore nel seguire il nostro più grande sogno? Quello della nostra vita è un viaggio che comporta vie lunghe, spesso e volentieri tortuose, (e mettiamoci anche in salita...), ma ciò che stentiamo sempre a ricordare è che ci offre anche mille opportunità, che ci possono dare un grande aiuto nel diventare chi davvero desideriamo e, se vogliamo dirlo in questo modo, nell’affrontare meglio la salita. E la cosa più straordinaria e affascinante di tutte è che le possiamo toccare concretamente con mano, queste opportunità; sono intorno

a noi, dalla prima persona con cui prendiamo il caffè la mattina mentre ci apprestiamo ad iniziare un’altra giornata di scuola, fino al gran numero di incontri e conversazioni che possiamo avere ogni giorno con le persone più disparate. Come dice Jobs, sebbene il tempo a nostra disposizione sia relativamente limitato, la nostra “voce interiore” è la nostra luce che non si spegne mai, e lei sa chi siamo e cosa vogliamo realmente. Ciò che conta è infatti non tanto quanto tempo abbiamo a disposizione, ma in che modo riusciamo ad usufruirne. Non conta quanto, ma come viviamo. In un mondo attuale nel quale il vero valore delle parole e dei pensieri di un essere umano sta venendo a mancare, abbiamo il dovere, in primis come studenti, di creare i nostri spazi di condivisione e di confronto, di cui un ragazzo può sentire il vivo bisogno, perché personalmente sono ancora fortemente convinto dell’immensa ricchezza e crescita personale che può derivare da una conversazione libera e aperta. Dicendo ciò,non osando tralasciare il fondamentale peso che rivestono le materie che studiamo ogni giorno, vorrei solo ( grazie di aver letto fino a questo punto,pensavo la voglia vi fosse passata molte molte righe prima...) riuscire nell’intento di far capire a molti di voi che dovranno,con piacere o a malincuore, passare ancora un par d’anni al Liceo, che la scuola non è solo quell’edificio arancione spaventoso in cui ogni giorno siamo costretti a stare 5-6 ore della nostra giornata a sentire cose delle quali penseremmo di poter fare a meno; la scuola è una vera e propria palestra di vita, e l’augurio che vi faccio è di far crescere ogni giorno un poco di più quel briciolo di curiosità, che sono certo voi abbiate dentro, che può spingervi ad allargare i vostri orizzonti ed il vostro modo di rapportarvi a ciò che vi circonda. In conclusione,come Jobs ci fa notare,non dovete mai smettere di portare avanti un qualcosa, obiettivo o azione, di cui siete innamorati. E, se non avete ancora trovato quello che fa per voi, cioè quello che amate, continuate a cercare, non fermatevi, perché, come capita per tutte le faccende di cuore, saprete con certezza di averlo trovato quando ce l’avrete davanti. “ Stay Hungry,Stay Foolish” da uno di voi. LORENZO FONTANELLI V G

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POESIE EPIGRAMMA I Venne per un sentier un contadino pose lo palmo sul suo capo chino “che cosa succede, vossignoria?” “È morta Vita, è morta Utopia”

Woland CHIARA VUOLE SCRIVERE Emozioni vuote Sensazioni diverse Come se stessi correndo Tra mille foreste C’è solo buio Niente più luce Ecco da lontano Una fioca voce Come uno specchio in lontananza Vedo me in una nube che avanza.

Chiara Miranti V A 4

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LUDENDO DOCERE

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ersonalmente, mi sono annoiato mortalmente a scuola e sono stato un pessimo studente. Tutti coloro che si occupano di insegnamento dovrebbero ricordare continuamente l’antico motto latino “ludendo docere”, cioè “insegnare divertendo”PIERO ANGELA

Abbiamo mai perso un attimo della nostra giornata a chiederci cosa vogliamo veramente dalla scuola e cosa debbano realmente insegnarci tutte queste ore trascorse tra le mura bianche di una classe il più delle volte poco accogliente? Magari facendo finta di ascoltare un prof. spassionato che cerca di farci entrare nella testa nozioni su nozioni, senza minimamente chiedersi se ci interessino o se le stiamo assorbendo passivamente per puro dovere. Tredici anni di scuola ci lasceranno soltanto un gran cervello pieno di nomi, date e numeri? La parola maturità rappresenta solo una serie di “cose da sapere” per passare al livello successivo? Ci siamo mai chiesti invece se, dietro questa parola, ci sia qualcosa di più grande? La risposta è ovviamente si. La scuola non è (o non dovrebbe essere) ciò che vuole apparire dietro ad una massa di compiti, interrogazioni e nozioni puramente finalizzate ad un voto. Non è un totale di anni da trascorrere che termineranno con l’esame in cui sarà decretata tutta la nostra sapienza e saggezza. Lasciamo da parte questo tipo di immagine: non è la scuola che vogliamo. Il più delle volte abbiamo una sola possibilità nella vita per realizzarci e diventare le persone che vogliamo essere. La scuola svolge un ruolo fondamentale in questo, e perciò non dovrebbe essere prettamente “teorica” come si presenta: abbiamo bisogno di una scuola “pratica”, che ci insegni prima di tutto a vivere. Non vogliamo una scuola che ci butti giù al primo errore, ma una che ci insegni in primo luogo a perdere e a sbattere la testa contro un muro. Vogliamo una scuola che ci insegni a sperare e a credere nel futuro. Che ci garantisca che il meglio è sempre dietro l’angolo. Che ci insegni il significato del valore dell’amicizia e della cooperazione. Che ci lasci “il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina”. Una scuola che ci insegni ad

essere sicuri di noi stessi e che ci dia la certezza che la testa è il miglior strumento che abbiamo, da riempire di passione e di passioni. Una scuola che non ci rappresenti con numeri o giudizi, ma che ci insegni ad essere noi stessi e che ci identifichi semplicemente attraverso la nostra voglia di fare e di metterci in gioco.

Che ci dia la fiducia necessaria per esprimere le nostre idee, e credere fermamente in esse. Che ci diverta. Che ci insegni che il mondo è il miglior posto dell’universo, pieno di persone buone e oneste. Soprattutto una scuola che risvegli in noi quell’interesse, quella meraviglia della conoscenza e quella voglia di migliorarci, che spesso chi ci guida dimentica come sia alla base dell’insegnamento. Vogliamo appassionarci ed iniziare a guardare la scuola da una nuova prospettiva. PEPPERCORN

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G

GREEN

reen è il nome che ho scelto di darti perché parlare con un diario, con un qualcosa di inanimato mi sembrava una cosa da matti, e quindi fingo che mi ascolti davvero e che tu esista. E perché verde è speranza, e io, malgrado tutto, ancora ci sto provando, a sperare.”

Questo è per lei anche se non lo leggerà mai. Le scrivo spesso e il fatto che non lo sappia mi rassicura. Chiamala codardia Green, chiamala come ti pare, ma preferisco aspettare. Sono reduce da una delle tante sconfitte amico mio, le ferite sono così fresche e il fatto che anche solo un briciolo di felicità mi stia scuotendo il petto mi spaventa. Me ne sto buono in silenzio per non crearmi falsi miti. Intanto ecco a te, e a lei. “Chiedimi se tu sia bella e io ti dirò di no, ma tu, mia rosa lisergica, non crucciarti di questo perché sei molto di più. Tu sei il particolare, che vale il doppio dell’oggettivo, che è nel tuo modo di accostare le mani alle labbra e celarti dietro quel muro di carne, così labile che neanche lo sai. Che è nel tuo modo di osservare così dannatamente acuto, irreversibile, che crea prigioni senza fuga. Che è nel tuo modo di parlare, disegno d’onda che calma i battiti. Che è nei tuoi battiti di ciglia capaci di procreare tempeste e fidati quando ti dico che ci sono disastri invisibili e apocalittici in me se mi guardi. Chiedimi se tu sia bella e io ti dirò di no, perché sei molto di più. Sei il particolare, sei la meraviglia.” Con amore -Hope

ASSURDITA’ DA RECORD Nel mondo dello sport c’è chi ha fatto dell’originalità un’arte, rendendo imprevedibili anche quelle discipline che possiamo seguire tutti i giorni sugli schermi delle tv nelle nostre case e stabilendo record sportivi notevoli e un po’ particolari. Non fa eccezione il mondo dell’atletica leggera, in cui molti atleti si sono divertiti ad ideare inusuali varianti di alcune discipline. 14,82 secondi: appena 2,61 in più rispetto al record mondiale femminile. Questo è il tempo registrato in pista da Christopher Irmscher in una corsa sui 100 metri a ostacoli molto insolita: al posto delle scarpe da corsa l’atleta tedesco ha deciso di indossare un paio di pinne! (stabilendo tra l’altro un tempo più che dignitoso). Non da meno è stato il giapponese Kenichi Ito, che il 13 settembre 2008 a Colonia ha totalizzato un tempo 9 secondi più lento di quello di Bolt percorrendo a quattro zampe (con una tecnica inventata sulla base di studi sulle scimmie Patas dell’Africa Occidentale) 100 metri di pista in 18,58 secondi. Spesso si parla dell’imminente lancio di nuovi modelli di cellulari, ma a Savonlinna, in Finlandia, dal 2000 c’è chi questa cosa la pren-

de un po’ troppo alla lettera: ogni anno si tiene infatti il Mobile Phone Throwing World Championship, una competizione nata per sensibilizzare la gente sul modo più corretto di buttare via il vecchio telefonino dopo che è stato scoperto sul fondo dei laghi finlandesi un gran numero di cellulari, con conseguenti rischi ambientali.

A fine competizione i telefoni sono raccolti e spediti ad un impianto di riciclo. Il finlandese Eri Karjalainen ha stabilito l’ultimo record lanciando il suo cellulare a ben 101,46 metri di distanza. Dopotutto forse un po’ di follia è necessaria per rendere le sfide ancora più interessanti… ELISA GALLO II C

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PETROLIO

VERITA’ UFFICIALI, SPRECHI, GUERRE E DOLLARI Petrolio. Una sostanza chimica come tante altre, composta prevalentemente da carbonio e idrogeno, che però rappresenta la principale fonte energetica sfruttata dall’uomo sul pianeta Terra. Per l’esattezza, il 32,9% dell’energia consumata nel mondo è ottenuta dalla combustione dei derivati di questa miscela di idrocarburi, detta anche oro nero. Questo dato, come quelli che seguono, è tratto dal “BP Statistical Review of World Energy”, uscito il 18 giugno di quest’anno. La BP (British Petroleum) è il sesto gruppo economico dell’intero pianeta, con 83’900 impiegati, un fatturato annuo di oltre 396 miliardi di dollari (una cifra vicina al PIL dell’Austria) e utili che nell’ultimo anno hanno toccato i 23 miliardi di dollari. I dati diffusi dalla BP mostrano che il consumo di petrolio mondiale è aumentato dell’1,4% nell’ultimo anno. Gli Stati Uniti consumano da soli 18,89 milioni di barili al giorno, mentre il consumo italiano è calato nell’ultimo anno del 3,6%; la Cina, in aumento del 3,8% in un anno, è arrivata a consumare 10,8 milioni di barili al giorno. La produzione di petrolio non ha riscontrato un aumento pari a quello del consumo, fermandosi a +0,6%. Secondo la BP, di questo passo le riserve si esauriranno nel 2067, ma questa stima è da ritenersi poco affidabile; ricordiamo infatti che intorno al petrolio ruota un’industria da centinaia di migliaia di miliardi di dollari. Il prezzo del greggio, tra il 2000 e il 2008, è passato da 26 a 147 dollari al barile (+470%), e la media dell’ultimo anno si è aggirata sui 108 dollari. Tali interessi economici hanno causato innumerevoli tensioni tra Stati: un caso esemplare, l’Iraq. Riassunto: nel 2000 Saddam Hussein, dittatore del paese, dichiarò che l’Iraq non avrebbe più accettato pagamenti in dollari americani per il petrolio nazionale, e nel 2002 ritirò tutto il petrolio iracheno dal mercato. Casualmente nel marzo dell’anno seguente l’esercito degli Stati Uniti (sostenuto da numerosi paesi europei, tra cui l’Italia) invase l’Iraq, per “cercare armi di distruzione di massa”. Mai trovate, ma in compenso l’occupazione del paese consentì il controllo da parte delle grandi

compagnie occidentali del petrolio della zona. Perdite umane inestimabili. Danni ambientali. Nelle stime sulle risorse rimaste vengono inclusi giacimenti come quelli sabbiosi dell’Alberta, in Canada. L’estrazione di un barile di tale petrolio avviene tramite la deforestazione di ampie zone, l’estrazione delle sabbie bituminose presenti e il trattamento delle stesse, da cui si ricava il greggio.

La produzione di un solo barile di tale petrolio richiede l’estrazione di 2 tonnellate di sabbia e argilla, 6 barili d’acqua (viene usata per l’estrazione un quarto dell’acqua dolce della zona) e due terzi dell’energia prodotta. Inoltre, è causa di devastanti piogge acide. Ne vale davvero la pena? Uno scempio del genere, presto o tardi, avrà fine: se per la BP la data fatidica è il 2067, altre stime parlano del 2030 o del 2040, se il consumo di derivati del petrolio non verrà razionalizzato. Il solo esercito americano consumava nel 2006 (purtroppo non si trovano dati più recenti) una quantità pari a 117 milioni di barili, ovvero 51 milioni di litri al giorno, utilizzando veicoli come il carro armato Abrams, un mostro da 68 tonnellate, che necessita di 4 litri di carburante per percorrere un chilometro, o il bombardiere B-52, che consuma 12’000 litri di carburante in un’ora. Tutto ciò è davvero necessario? Il rischio è che anche altre risorse possano essere sfruttate in maniera scriteriata, fino ad arrivare al loro esaurimento in un futuro non troppo lontano: per il gas naturale la data di esaurimento è prossima, e poi sarà il turno dell’acqua potabile. MATTEO SANTI V F

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WAKE UP !! Come possiamo governare il mondo? Mentre molti di voi staranno già architettando piani dittatoriali, alcune delle più alte personalità di internet, del calibro di Zuckerberg, Jeff Bezos, Larry Page e Sergey Brin, si sono posti questa domanda durante il Burning Man Festival, tenutosi nel deserto del Nevada tra la fine d’agosto e l’inizio di settembre. Per arrivare a porsi questa domanda devono essere convinti di avere già un certo controllo su di noi, ma è davvero così? Immaginate di avere una cotta per una persona sconosciuta e di non poter controllare ogni due microsecondi il suo profilo Facebook, di esservi persi l’ultima puntata di Peppa Pig e non poterla guardare in streaming o addirittura avere una ricerca per una qualsiasi materia e di non poter usufruire dell’onnisciente Wikipedia! Impensabile! A nessuno di noi verrebbe mai in mente di presentarsi personalmente all’amore del momento, di leggerci un libro anziché fonderci il cervello con maiali parlanti e usare una di quelle enciclopedie impolverate che i nostri nonni custodiscono gelosamente tra i libri di cucina e le scatole di medicinali. E’ vero: internet ha conquistato il mondo, nel senso che si è diffuso ovunque ed è la “droga” della nostra generazione e tutto sembrerebbe molto più lento e difficile senza, ma noi saremmo cancellati se Mark ci eliminasse da Facebook? Saremmo perduti senza Google Maps?

Sapete come guadagnano nonostante utilizziamo le loro creature virtuali “aggratis”? State tranquilli che, sebbene siano servizi gratuiti, il loro stipendio annuale non è una cifretta insignificante, bensì una cifra che la maggior parte degli italiani vedono solamente sotto la scritta “sei il nostro milionesimo visitatore”, si parla di miliardi di dollari (solo Mark sarebbe in grado di distribuire, ogni anno, un dollaro per ciascun abitante del nostro pianeta!).

Ma come funziona tutto ciò? Prendiamo, per esempio, Facebook: mettendo “mi piace” o semplicemente inserendo i nostri dati personali, consentiamo a Facebook di vendere spazi pubblicitari che vengono utilizzati dalle aziende per una pubblicità mirata. Ad esempio: se io vendessi dolci, potrei sfruttare i dati personali degli utenti Facebook e fare in modo che la mia pubblicità raggiunga solo quegli utenti che hanno messo “mi piace” alla pagina “viva gli orsetti gommosi” o aggiunto alle info “mi piace la cioccolata”. Più la mia pubblicità riceve “like” o visualizzazioni, più Mark riceve soldi da me produttore. Conosciamo tutti le assillanti notifiche, che ti illudono di avere una vita sociale, e invece sono solo inviti a giocare a Farmville o Candy Crush. Anche quelle servono ad aggiungere “spiccioli” nelle tasche di Mark proprio per la pubblicità che queste notifiche fanno al prodotto. Diciamo che la risposta alla domanda “come guadagnano questi geni del web 2.0” siamo tutti noi. Quindi: possono davvero loro governare il monInternet è un servizio mondiale, non un buratti- do con un click? naio. Questi “padroni di internet” sono tali solo ELISABETTA FERRARO E GIULIA MIRANDA - III B grazie a noi che usiamo cosi assiduamente le loro geniali creazioni e sono loro che, senza di noi, andrebbero in rovina.

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RIVENDICA TE A TE STESSO Sono le 19 di una giornata prosperosa. Ho avuto due ore di latino, una di inglese, una di filosofia e così via, ma questo è poco importante. Mi sono intrattenuto nell’istituto nelle ore successive alle lezioni per partecipare al tè letterario; alla fine ho bevuto un’acqua calda, ma il dibattito su Leopardi è stato interessante. Finito l’incontro e risistemata la sala, ho avuto il piacere di parlare un po’ con dei compagni in cortile. È sera, sono passate ore dalla prima campana e fa un certo effetto vedere il buio intorno al Touschek. Esco per tornare a casa e mi vedo l’autobus passare davanti; faccio un cenno all’autista che molto gentilmente mi fa salire nonostante la fermata fosse ormai lontana 100 metri. Ti starai chiedendo perché un pazzo che beve acqua calda ti stia ammorbando con dati autobiografici di una giornata normale, che vuole far passare per chissà cosa. Alla fine torno a casa dopo quasi 10 ore a scuola.

occupazioni? Vogliamo essere felici scacciando lo spettro della scuola, ma sottovalutiamo il suo peso nella nostra vita. La fretta, la frenesia, i ritmi che ci impone la società contemporanea ci allontanano gli uni dagli altri. Userò un termine latino: humanitas. La socialità, la bellezza del dialogo, dei rapporti sociali, dello stare insieme sono uccisi dalla fretta di cosa? Dall’urgenza di andare a pranzare, di finire il programma, di studiare, di interrogare. Le pressione esterne sgretolano l’humanitas. Quando esco dall’edificio e il sole è già tramontato da un pezzo, non penso a ciò che dovrei studiare o agli orari dell’autobus, ma mi intrattengo con i miei amici a dialogare su cosa debba essere per me o per te la scuola, di cosa è per me o per te la vita. Penso a quanto è bello il Touschek di notte e che è appagante aver trascorso una giornata intera qui. Perché la scuola non è un carcere, né un manicomio; siamo noi, siamo persone! E troviamo la nostra felicità stando insieme. Non importa se ti conosco appena; se c’è un arricchimento reciproco nel dialogo, se vedo nei tuoi occhi il mio stesso fuoco che mi fa restare 10 ore a scuola e mi fa passare la voglia di lasciarla, non sei un mio compagno di scuola, sei un amico. Per questo è una giornata prosperosa: è un giorno passato nella gioia della socialità. Non mandiamo all’aria tutta l’humanitas che possiamo vivere perché alle 15 abbiamo una visita o perché alle 18 dobbiamo andare a fare la spesa. Non scappiamo dalle persone, piuttosto scappiamo dalla frenesia della società in cui viviamo. Rivendichiamo noi a noi stessi. Non siamo compagni di classe e di scuola, stuSì, la scuola, quella che nell’immaginario comune denti e professori, alunni e collaboratori. Siamo è un carcere, un’imposizione, forse l’unico osta- amici. colo tra noi ed una sfrenata felicità adolescenRICCARDO ROMITO V H ziale. La detestiamo, non vediamo l’ora finisca, quasi preghiamo di ammalarci per evitarla. Corriamo all’entrata affinché il dolore finisca presto, fuggiamo all’uscita per tornare alla nostra felicità lontana da lì. Corriamo nelle spiegazioni, nel prendere appunti, nel ragionare, nel parlare con gli amici nel corridoio, corriamo anche nei rari momenti di relax. Perché lo facciamo? Dobbiamo ritornare il prima possibile alle nostre TOUSCHEK TIMES | www.liceotouschek.it

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WOMEN’S RIGHTS ARE HUMAN’S RIGHTS. La figura femminile nella storia è sempre stata lasciata in disparte, perfino nella Rivoluzione Francese che sembrava essere pronta a cambiare radicalmente la società come la si conosceva la donna sembra essere stata dimenticata. Proprio nel quadro storico della rivoluzione in Francia si inserisce una prima rivendicazione dei diritti femminili; Olympe de Gouges, infatti, nel 1791 pubblica la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, che elenca sul modello de La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino tutti i diritti che dovrebbero spettare anche alla donna ma che nuovamente le sono negati. “La donna nasce libera e ha uguali diritti all’uomo”…Così Olympe de Gouges dava per la prima volta voce alla speranza che ogni donna anche incosciamente coltivava nel cuore.

Ad oggi dal punto di vista formale la donna sembra essere considerata al pari dell’uomo: in numerosi Paesi ha il diritto all’istruzione, al lavoro, a una casa e al voto. Inoltre in Italia dal 1974 è legale il divorzio e dal 1981 anche l’aborto, realtà che sembrano sottolineare le libertà conquistate dalle donne nel corso degli anni. Ciò che spaventa, però, è il pregiudizio che ancora oggi rende impossibile una REALE uguaglianza tra sessi, lo stesso pregiudizio che rende, in Paesi diversi dal nostro, la donna sottomessa a uomini retrogradi, incapaci di concepire un cambiamento; lo stesso pregiudizio che rende la donna meno affidabile sul lavoro solo perché potrebbe prima o poi avere un figlio; lo stesso pregiudizio che rende un uomo meno virile se in grado di esprimere i propri sentimenti. Un pregiudizio che serve esclusivamente a eludere le difficoltà ed ad evitare di guardare davvero la realtà, come scrive il filosofo tedesco Jaspers.

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Come ha recentemente detto Emma Watson, attrice divenuta celebre grazie al ruolo da lei ricoperto di Hermione nei film di Harry Potter, in un discorso alle nazioni Unite: “Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti.” La parità dei sessi sta nell’ammettere i propri limiti personali ed individuali e non di genere. La parità dei sessi sta nella liberta di essere ciò che siamo, indipendentemente dal nostro sesso. Tali libertà riguardano solo le donne? L’uomo non dovrebbe avere la stessa liberta di esprimere ciò che è, ciò che ama? A mio parere è fondamentale che lo faccia, è fondamentale che ognuno di noi lo faccia. Che ognuno trovi il coraggio di svelarsi perché solo quando avremmo la consapevolezza che tutti siamo diversi, unici solo allora riconosceremo come necessaria l’uguaglianza nei diritti. Prendendo spunto ancora dal discorso di Emma Watson ci tengo a sottolineare come lottare per i diritti delle donne non corrisponda ad odiare gli uomini, non si combatte per l’affermazione della superiorità di un sesso sull’altro, il desiderio di superiorità ed odio va messo da parte, si lotta piuttosto per il riconoscimento di una condizione di parità civile e sociale tra essi. Si combatte perché ognuno sappia di non essere limitato da concezioni che nascono lontane nel tempo, si combatte perché meritiamo tutti un futuro nuovo piuttosto che un passato “revisionato”. Smettiamola di ripetere modi di dire e di pensare imparati a memoria, cominciamo a farci domande piuttosto. Invito tutti ad ascoltare il discorso tenuto alle Nazioni Unite da Emma Watson, a supporto del movimento #HeForShe e a riflettervi. VITTORIA BARBIERI V F


L’IMPRENDIBILE: THEODORE ZACZYNSKI Solo terrorista o anche genio? Il criminale, denominato Unabomber, che ha terrorizzato l’America per 18 anni è stato il soggetto di una delle più importanti operazioni investigative dell’FBI.

Theodore Kackzynski nacque il 22 maggio 1942 da genitori di origine polacca. Già a 10 anni venne notato il suo intelletto: il suo quoziente intellettivo, infatti, era già di 170 punti, nettamente sopra la media. Finì le scuole superiori all’età di soli 16 anni e ad Harvard risultò il miglior studente del suo corso. Si laureò 4 anni più tardi e dal 1967 iniziò ad insegnare matematica, ma quest’impiego durò pochissimo, in quanto nel 1989 improvvisamente si licenziò e si trasferì in una capanna a Lincoln, nel Montana, senza elettricità, acqua corrente e con pochissimi soldi. Vivendo da “eremita” iniziò ad escogitare i suoi attentati. Le bombe da lui piazzate erano molto rudimentali in quanto fabbricate con materiali di scarto: la prima era addirittura formata da un tubo di metallo con al suo interno polvere da sparo, sigillato con due pezzi di legno. All’interno di tali bombe nascondeva minuziosamente degli indizi falsi che avrebbero fatto credere all’FBI di aver trovato una pista, ma lasciandola in realtà a mani vuote; nel 1995 spedì diverse lettere pretendendo che il suo manifesto, meglio noto come La Pillola Rossa, fosse stampato inalterato da uno dei principali giornali. All’inizio di questo manifesto, pubblicato dal New

York Times e dal Washington Post il 19 settembre 1995, afferma che la rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state disastrose per l’umanità, concetto che chiarirà ulteriormente all’interno dell’opera. Per lui la ricerca tecnologica avrebbe inevitabilmente portato alla fine della libertà umana. Prevedeva che: “se il sistema riuscirà ad acquistare controllo sufficiente sul comportamento umano abbastanza in fretta, probabilmente sopravviverà. In caso contrario collasserà”. Chiede, a questo punto, ai lettori che condividono i suoi ideali, di iniziare una rivoluzione AUMENTANDO GLI STRESS SOCIALI PORTANDO IL SISTEMA AL COLLASSO, oppure sviluppare e diffondere un’ideologia opposta alla tecnologia.

Nonostante i suoi modi di agire fossero evidentemente folli, diversi scrittori e pensatori furono costretti ad attestare la correttezza delle idee di Kaczynski, come Bill Joy che dichiarò: “Per quanto mi sia difficile riconoscerlo ho visto della ragione nel suo pensiero. Mi sono sentito costretto a confrontarmi con esso”. La pubblicazione della pillola rossa destò diversi sospetti nel fratello, che in seguito alla lettura del manifesto lo denunciò all’FBI. Questo fu l’ultimo capitolo scritto dall’imprendibile Unabomber, che con quasi nessun mezzo riuscì a controllare anche i più importanti giornali americani. Kaczynski venne imprigionato il 3 aprile 1996 e condannato alla pena di morte. DANIELE SETTEMBRE III H

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SAPERE AUDE! Ciascuno di noi ha bisogno di certezze, di punti di riferimento, senza i quali la nostra vita finirebbe nel levitare in una dimensione illusoria, priva di fondamento; per questo, abbiamo la necessità di porci delle domande, e magari trovare delle risposte, allargando sempre più gli orizzonti della nostra conoscenza del mondo. La filosofia nasce proprio da questo, dalla “Meraviglia” (Thaumazein, in greco), da un desiderio ardente nel ricercare la verità, situata nelle più vaste profondità della natura. La filosofia è un modo di vivere, fondata sull’indagine personale, del proprio essere, la quale ognuno di noi deve porre a fondamento della propria vita; come disse, anticamente, Orazio, in un’espressione divenuta celeberrima grazie al filosofo tedesco Immanuel Kant: “Sapere aude!” (“Abbi il coraggio di conoscere!”), poiché solamente da ciò, ognuno sarà in grado di emanciparsi dalle idee comuni e sviluppare un proprio pensiero critico. Da un po’ di tempo, sono stati tenuti incontri periodici di filosofia, nei quali ci si è riuniti in un ambiente caldo ed accogliente, per dialogare riguardo vasti temi, spaziando su piani di realtà differenti. Anche quest’anno questi incontri si ripropongono, questa volta tenuti e responsabilmente diretti da un gruppo di ragazzi accomunati dal desiderio e dalla volontà di andare a fondo su materie, per la maggior parte delle volte, trascurate; ognuno porta un libro, una poesia, un testo di una canzone, un frammento da condividere con gli altri, per poterne poi discutere in senso filosofico.

PER INFO: OGGETTO : INCONTRI DI FILOSOFIA LUOGO : ASSOCIAZIONE ARCOBALENO ROTANTE INDIRIZZO : PIAZZA DANIELE MANIN, 8 (MARINO)

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Gli incontri si terranno due volte al mese, le cui date verranno comunicate in seguito; suddivisi in un incontro prettamente dialogico, tramite l’instaurazione di un confronto di idee e di pensieri, ed un altro, nel quale si proiettano film ine-

renti al tema, per poi terminare con una discussione su quest’ultimo ed una gustosa cena. Questi incontri sono una grande opportunità per far evolvere il proprio essere, uscire da uno stato di minorità con lo sviluppo del proprio ingegno, emancipandosi da dogmi non veritieri, instaurare rapporti dialettici, conoscere punti di vista differenti da quelli propri, ampliare la propria mente proiettandosi verso un mondo più ampio ai nostri occhi ed alla nostra anima. VIANCA TANCIO QUINZON IV F

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

RIVOLGERSI

DIRETTAMENTE ALUNNI DEL 4F (AULA NUOVA), 5F, 5E

AGLI


EXCHANGE YEAR IN THE USA I arrived at the Detroit Metropolitan airport on August 21st,, 2013. Everything started that day. I remember every single moment: my host mom Karen and two of my three siblings, Ash and Violet, waiting for me with a colorful poster which said: ”Welcome home Giuseppe”. That poster didn’t lie. They made me a part of their family since the first day and I’m glad I lived my exchange year with them.At the beginning of this journey everything appeared different and new to me. There was a new world to discover. A new culture. New people. My family, the Twomeys, was composed by Karen, my host mom, Matt, my host dad, and my three siblings who I mentioned before: Ash, Violet and Ronan. Being an exchange student does not mean going on vacation. It means going to live in another country with another family. I was not a guest, but a family member to experience the joys, and the chores of American life. Believe it or not, you end up being bonded with these people. You end up feeling a part of their circle, a part of their lives. You end up loving them. The family is a really big stone of this experience and I have to say that I was really lucky to live with the Twomey family. I was lucky because we clicked since the first day, I was lucky because I felt loved and I was lucky because without their support anything would not have been as good as it had been. When I first arrived to Ferndale the biggest struggle was the language. In the first days I was basically nodding and smiling at everybody. After the first month I became used to speak English twenty four-seven, and now it is a part of who I am. In these kind of experiences the language is very important: it is the only thing you have to interact with others and to make them understand what you want. A really interesting aspect of this experience is the completely different school system. The Italian system is strictly academic. We do not have sports or relevant extracurricular activities connected with school. We just start our classes at 8:15 AM and we get out at 1:15 PM (2:15 PM in some cases). That’s all. Starting from this, the American school system appeared like a paradise to me. You can choose your classes (except for the ones required) and do a lot of different things. I took a class in Astronomy and

one in Economics, learning things that I would have never learnt here. You can play an instrument and take part in the orchestra, you can join a sport team or take part in all sort of clubs and activities. I joined my school soccer team and that has been a way to meet new people and make new friends. Another really good aspect of the American school is the relationship between students and teachers. Italian teachers always keep a sense of authority while American teachers and students collaborate together and have a friendly relationship. Students and teachers set and objective and they work together to reach it. Even though the school system gives American students more freedom, the American society does not help teenagers in finding something to do. I would point out that I was in Michigan and it was one of the coldest winters ever and these facts did not help at all, but in general American teenagers do not have much to do. As an exchange student I found it difficult at the beginning. I was used to the Italian lifestyle, in which you can go out drinking a beer with friends and you can go to bars and stay all together. I spent most of the winter inside of the house or inside of my friends’ houses. An advice that I want to give to all the exchange students (or future exchange students), is to keep your life busy. Do a lot, push yourself, meet people and do new experiences. I’m satisfied of my exchange year. I met wonderful people, I visited new places with my host family like Chicago, Niagara Falls, The upper peninsula, I went skiing with them and I went to Arizona with my best friend Nis (who was also an exchange student- he is from Germany) for spring break. What I can tell you now after a year spent in the USA is that our country looks even smaller. Be brave enough to leave your ordinary life behind for a year and live an extraordinary experience, which will change your life forever. GIUSEPPE CICCONE V B

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FOTOGRAFIE

FFRGRGRGRG

PH: PAMELA MACALUSO PH: JANA POSITANO

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RECENSIONI BIOLOGY - YEAR1 LOCANDINA FILM

DUEL

STEVEN SPIELBERG

DUEL

Se state solo pensando di fare un viaggio da soli per le strade dell’America, fermatevi. Pensateci due volte. Beh, è così no? Spesso vi capita di pensare “E se mi trovassi un’autocisterna lungo la strada pronta ad uccidermi?”…perché, ci pensate, no?! Ah, non ci pensate? Ma davvero? Davvero non ci pensate? Ecco allora che questo film fa proprio al caso vostro! “Duel”, il primo capolavoro firmato Steven Spielberg, datato 1971, offre una visione molto pericolosa del tranquillo viaggio di lavoro che chiunque farebbe. Il film, girato in soli 13 giorni, dà largo spazio all’immaginazione della follia umana mettendo sul palcoscenico del cinema un Dennis Weaver avvolto nel terrore della morte. Difatti, mentre percorre una sicura strada nel bel mezzo del nulla, si trova a dover fronteggiare un automobilista pazzo che a bordo di una au-

tocisterna sembra pronto a tutto pur di ucciderlo. Questa pellicola di un’ora e mezza fa rimanere il pubblico col fiato sospeso e con l’ansia in aumento, catapultandolo in una scomoda situazione da fronteggiare con astuzia e sangue freddo. David Mann, l’uomo a bordo della Plymouth, tenta il sorpasso di una lenta autocisterna che però sembra infastidirsi del gesto. È infatti dopo quest’azione del tutto normale per qualsiasi automobilista che l’autocisterna taglia più volte la strada, accelera e tampona la macchina, riducendola ad un catorcio fumante e ammaccato. David, colto da una paura tale da farlo tremare e sudare contemporaneamente, si trova costretto a fronteggiare il possente autocarro, accelerando e frenando bruscamente, rischiando più volte di uccidersi finendo fuori strada. MATTEO MEME’ IV B

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI COPERTINA LIBRO

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI ORWELL

‘La fattoria degli animali’ è un libro di Eric Arthur Blair, meglio conosciuto come George Orwell, pubblicato nel 1945. Orwell nasce nel 25 giugno 1903 a Mothinari, nel Bengala; ogni sua opera è di tipo autobiografico: un miscuglio di esperienza diretta con un messaggio politico. ‘La fattoria degli animali’ è, appunto, un opera satirica. Il romanzo è di per sè un allegoria della Rivoluzione Russa, e infatti ogni personaggio o fatto è riferito a dei ben precisi personaggi in ben precise situazioni. La storia è ambientata in una fattoria dove gli animali, stufi dell’esser schiavi dei comportamenti degli esseri umani verso di loro e dopo aver cacciato il proprietario

della fattoria, decidono di creare un nuovo ideale basato sull’uguaglianza. Nonostante tutto, dopo poco tempo, questo nuovo ideale viene piano piano frantumato dalla presenza dei maiali, che con molta furbizia, riescono a imporre un potere basato sulla tirannia. Possiamo ben notare che i maiali prendono via via un profilo sempre più umano e sono il simbolo di “un potere che perde ogni dignità”. Il libro è scritto in maniera semplice in modo che possa essere alla portata di tutti, è molto scorrevole, usando termini di facile comprensione e non risulta per nulla pesante nonostante le tematiche. FEDERICA CAPOMAGGI ­III I

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DCRUCIVERBA

Cristina Mormile e Luca Odorico 4B

REDAZIONE... Cari lettori del Touschek Times, sono molte le novità, soprattutto dal punto di vista grafico, apportate a questo nuovo numero del nostro giornalino scolastico. Vorremmo sentire le vostre opinioni a riguardo poiché le critiche, soprattutto se costruttive, possono aiutarci a migliorarlo. Bisogna ricordare inoltre che la partecipazione alla redazione è aperta sia per coloro che intendono esprimersi con la scrittura che per coloro che preferiscono farlo con l’arte. A tal proposito ringraziamo: I fotografi ,Marco Denni,Carolina Mastrosanti e Virginia di Giovanni per aver collaborato a rendere più colorato il nostro lavoro. La redazione del Toushek Times vi ringrazia per la vostra attenzione e vi invita alla lettura dei prossimi numeri!

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VERTICALI

1. Scienza che studia fenomeni collettivi di caratteri variabili 2. Segreto, mistero 3. Si usava per sigillare pacchi e lettere nel medioevo 4. Sillabe o vocali non accentate 5. Tratto dritto di un tracciato automobilistico 6. Appezzamenti di terreno coltivabili 7. Il Penn attore 8. Si dice a una persona sciocca e priva di cultura 12. Spezia usata come condimento e aromatizzante di liquori 13. Pesce che si consuma fresco o sott’olio 16. Salsa a base di senape e aceto 23. Dispari in MIO 25. Sigla di una storica etichetta discografica 28. Movimento dell’acqua in base all’attrazione verso sole o luna 30. Prefisso che fa riferimento a ciò che è nuovo 31. Organizzazione mondiale della sanità 33. Pari in OBOE 34. Possiedi, tieni 35. Repubblica Sociale Italiana 37. E’ pop quella di Andy Warhol 39. IMPERIA (sigla) 41. Capo e coda del TUTU’

ORIZZONTALI:

1. Zucchero formato da glucosio e fruttosio 9. Capo e coda del TIR 10. Spazio attraverso il quale si propagano le onde elettromagnetiche 11. Dispari in CITATO 14. Antonio Conte 15. Deposito di rottami 17. Il Quentin del cinema 18. Dispari in MANO 19. Dentro, all’interno 20. Un pronome personale femminile 21. Monte su cui fu costruita la città di Gerusalemme 22. Altro nome di un fagiolo cinese 24. Allegro, contento 26. Dispari in OCCHIAIA 27. Una congiunzione avversativa 29. Pronome personale 30. Genere che unisce il mistero al mito 32. Il gruppo sanguigno con più antigeni 34. Gruppo di femmine con i loro piccoli sul quale esercita il diritto di accoppiamento un unico maschio 36. Offrire, cedere 38. Vi ci razzolano le galline 40. Fare una pausa 42. Narrazioni sacre di avvenimenti relativi alle gesta di eroi 43. Tomografia assiale computerizzata

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