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CINECORRIERE - ISSN 1827-195 90006

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cinema & fiction n. 11/12 dicembre 2009


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Rivista illustrata di Cinema e Fiction fondata e diretta da Alberto Crucillà dal 1948 Autorizzazione del registro n. 473 del 31 ottobre 1948 Direttore Responsabile Fabrizio CERQUA f.cerqua@cinecorriere.it

editoriale D

ue buone notizie per il cinema italiano. Prima, la nascita di una nuova star dello schermo, Checco Zalone, che con il suo primo “miglior film”, Cado dalle nubi sta sbancando il botteghino. Una conferma che, quando ci sono le buone idee ci sono anche gli incassi. Onore a Zalone ma anche alla Taodue e Medusa che hanno creduto e realizzato il progetto. Seconda buona notizia l’arrivo sugli schermi dell’ormai immancabile “cinepanettone” che, se, come al solito avrà contro i critici illuminati che si esaltano soltanto su pellicole impegnate, avrà il merito di portare milioni di euro al cinema nazionale e competere con i colossi americani. De Sica e company sono una vera sicurezza. Per una volta parliamo anche di fiction o

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sommario

Hanno collaborato Luigi AVERSA, Giandomenico CELATA, Cristiano CENTI, F. Saverio CERQUA, Daria CIOTTI, Federico CONA, Luca MARENGO

meglio di un produttore, Carlo Bixio, figlio del grande autore Cesare Andrea, che ha composto più di 500 canzoni e 150 colonne sonore lasciandoci fra le tante Parlami d’amore Mariù. Carlo è ormai il re incontrastato del piccolo schermo. Ai molti successi del passato ha, negli ultimi due anni, prodotto due fictions che hanno toccato l’apice dell’auditel: I Cesaroni e Un medico in famiglia quest’ultimo si è permesso in quanto ad ascolti di battere nientepopodimeno che Il grande fratello. Bene ha fatto la giuria del 63° Festival del Cinema Internazionale e della Fiction di Salerno ad assegnarli il premio di produttore deln l’anno. Onore al merito.

Il critico

L’intervista

Il marketing del cinema

Il vero produttore è quello che rischia

di Giandomenico Celata

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Eventi

di L.A.

Concluse con grande partecipazione le Giornate Professionali di cinema

L’immancabile cinepanettone

I film che vedremo

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di Cristiano Centi

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30

di Daria Ciotti

Il personaggio

Il film del mese

Enrico Lucherini, l’artista della comunicazione

Sherlock Holmes come non l’avete mai visto di Daria Ciotti 32

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di Daria Ciotti L’intervista

Le fiction che vedremo

Davide Marengo: dal cinema alla televisione di Cristiano Centi 12

Natale a tutta fiction

Registi

Successo per il Festival della Fantascienza

L’alibi violato

di C.C.

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Salerno: il trionfo di Bixio di F. Saverio Cerqua

Natale 2009 di Luca Marengo

Film indipendenti? Costano meno

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Books

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Tratti & ritratti di L.M.

Emergenti

“Vorrei lavorare con Spielberg!” di Daria Ciotti

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TelefilmCult

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L’intervista

di Luigi Aversa

Eventi

di C.C.

Eventi

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di Federico Cona

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Il critico

Il marketing del Cinema

esploso il problema delle sale cinematografiche. Tutta la filiera cinematografica, dalla produzione alla distribuzione si è finalmente resa conto che la merce, cioè i film, non si vendono se non ci sono i negozi, ovvero le sale cinematografiche. E queste stanno diminuendo, in particolare quelle di città. Questo allarme va ascritto al merito di Riccardo Tozzi, Presidente dei produttori Anica, che ha anche ritagliato il profilo dello spettatore di questi cinema: adulto, femminile, di reddito medio, medio-alto, fidelizzato ai film europei e indipendenti americani. E sono proprio questi film ad aver sofferto la contrazione del box office di questo ultimo anno. La coincidenza non è casuale anche se le variabili in gioco sono più di una. Questo riscoperto ruolo diretto della sala nella costruzione delle revenue di un film non deve far dimenticare il suo ruolo indiretto. Difatti ormai il ricavo di una pellicola si costruisce sul mercato dell’Home Video, delle ormai tante televisioni e in prospettiva, se qualcuno in Italia si sbriga a capirlo, sul Web. Ma è nel box of-

E’

di Giandomenico Celata Docente di Economia dei Media e dell’ICT Sapienza Università di Roma

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fice che il valore specifico di un film viene identificato e trasferito alle altre forme di distribuzione e consumo. La sala cinematografica è una sorta di borsa valori che capitalizza in termini di future il valore specifico di un film. Non solo, ma mentre il mercato che si sta costruendo sul Web tende a depotenzia inevitabilmente quello dell’Home Video, ciò non accade verso la sala perché le motivazioni che portano il consumatore a pagare il prezzo del biglietto vanno aldilà della semplice visione del film. Riguardano l’uso del suo tempo libero, le sue relazioni interpersonali, il suo bisogno di socialità. Sale cinematografiche, mi riferisco specialmente a quelle di città, che vanno ripensate così come è avvenuto per le librerie. Il consumatore si è frammentato, quindi vuole avere più possibilità di scelta, quindi le monosale o bisale sono fuori mercato, Il consumatore è viziato, quindi la sala deve essere accogliente e confortevole. Il consumatore ha poco tempo libero, quindi deve spenderlo bene, quindi la sala deve essere facilmente accessibile. Il

consumatore sceglie come usare il suo tempo libero anche sulla base del suo costo, quindi politiche di pricing più coraggiose da parte degli esercenti. Cè una errata considerazione, anche se mai espressa esplicitamente, che la domanda di cinema sia rigida, cioè non sia in grado di cambiare in funzione del prezzo. Niente di più sbagliato! Come si può capire, si deve aprire uno spazio enorme, anche se non facilissimo, di marketing della sala in quanto tale che oggi è pochissimo esplorato. In proposito si tenga conto che il consumatore di cinema consuma Internet che è ormai la strumento su cui si costruisce la fidelizzazione e la concorrenza nello stesso tempo. Quanto prima la sala cinematografica imparerà ad usare questa cassetta degli attrezzi, prima acquisirà un vantaggio competitivo rispetto agli altri usi del tempo libero, tanto più ne guadagnerà il cinema nel suo complesso. Tutto ciò ha bisogno di investimenti e quindi risorse finanziarie. Dove trovarle? La risposta nel prossimo numero del Cinecorriere. nnn

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Concluse con grande partecipazione

di Cristiano Centi

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e Giornate Professionali di Cinema, organizzate dall’Anec (Associazione Nazionale Esercenti), dall’Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) e dai distributori dell’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive), si sono svolte quest’anno all’Hilton Palace di Sorrento con anteprime, incontri con gli operatori professionali, gli artisti e la presentazione dei film che usciranno nei prossimi mesi del 2010. E’ stata l’occasione, come ogni anno, per l’industria cinematografica italiana di incontrare “la domanda e l’offerta” anche perché l’evento si presenta come una kermesse, dove la componente settoriale e specialistica è affiancata a quella culturale e di spettacolo. Come ha dichiarato il presidente dell’Anec, Paolo Protti: «E’ il momento in cui si tirano le somme di un anno di lavoro e si guarda al futuro». Le Giornate Professionali di Cinema, alla 32° edizione, tramite le anticipazioni dei prodotti cinematografici di prossima uscita, conferenze e focus su importanti temi, incontri ed interviste con i più autorevoli registi e attori, accordano il lato tecnico del cinema, rivolto agli addetti a quello più spettacolare per il pubblico presente. Quest’anno hanno partecipano circa millecinquecento rappresentanti dell’industria cinematografica e moltissimi attori, registi, autori

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che hanno presentato i film in uscita e in lavorazione o hanno ricevuto i “Biglietti d’Oro” del cinema, il premio che l’Anec attribuisce alle pellicole di maggiore successo di pubblico. In questa aria di festa però, si è tornati anche a parlare della situazione del cinema italiano, che rispetto agli altri anni, ha avuto meno peso a livello di prodotto ma, più incassi nelle sale, grazie alla presenza del nuovo fenomeno del 3D, legato all’animazione, e di cui l’Italia detiene il primato europeo. Entrando più nello specifico questa edizione si è aperta con l’anteprima italiana del film d’animazione Disney, La principessa e il ranocchio, commedia musicale di Ron Clements e John Musker, seguita da una grande festa a tema organizzata dalla major, molto apprezzata dai piccoli ospiti presenti. Nei giorni successivi ci sono state molte anteprime: a partire da A single man di Tom Ford, con Colin Firth, Julianne Moore e Matthew Goode, già presente in concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, per continuare con Senti chi dice messa, commedia piena di gag tra sacro e profano di Roger Delattre, con Jean Marie Bigard, David Straijmayster e Thiam Aissto, Il piccolo Nicolas e i suoi genitori di Laurent Tirard, adattamento della serie Le Petit Nicolas, classico francese per l’infanzia, di René Gosciny e Jean Jacques Sempé con Valérie Lemercier, Sandrine Kiberlain e Michel Galabru, Tra le nuvole commedia di Jason Reitman con George Clooney, Vera Farmiga, Jason Bateman e l’acclamato Hachiko di Lasse Halstrom, appassionante storia di un cane e del suo padrone, con Richard Gere e Joan Allen. Anche il cinema italiano è stato ben rappresentato con le anteprime di L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, film di drammatica ricostruzione storica, con Alba Rohrwacher e Maya Sansa, La vita è una cosa meravigliosa, l’ultima commedia di Carlo Vanzina con Gigi Proietti, Nancy Brilli, Enrico Brignano e Vincenzo Salemme e La fisica dell’acqua film drammatico di Felice Fa11-12 dic. 2009


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n PREMIO “BIGLIETTO D’ORO” Primo Posto: L’era glaciale 3 L’alba dei dinosauri Secondo Posto: Madagascar 2 Terzo Posto: Natale a Rio n PREMIO “BIGLIETTO D’ORO” FILM ITALIANO PIÙ VISTO Primo Posto: Natale a Rio Secondo Posto: Il Cosmo sul Comò Terzo Posto: Italians n PREMIO “CHIAVI D’ORO” PROTAGONISTI DEL SUCCESSO AL BOTTEGHINO Christian De Sica, Carlo Verdone, Neri Parenti, Giovanni Veronesi, Massimo Ghini, Fabio De Luigi, Paolo Conticini, Aurelio De Laurentiis, Luigi De Laurentiis n PREMIO MIGLIORI CASE DI DISTRIBUZIONE Universal, Medusa Film, Warner Bros Italia n TARGA ANEC “CLAUDIO ZANCHI” GIOVANI ARTISTI Isabella Ragonese, Michele Riondino, Umberto Carteni n PREMIO “AGISCUOLA” La Siciliana Ribelle di Marco Amenta rina con Paola Cortellesi e Claudio Amendola e il piccolo Lorenzo Vavassori. In occasione del 35° anniversario della scomparsa di Pietro Germi è stata organizzata la proiezione speciale del documentario, Pietro Germi: il bravo, il bello e il cattivo di Claudio Bondi, prodotto dalla Blue Film e Ascent Film in collaborazione con La7, mentre nelle giornate successive sono stati proiettati i capolavori: Il ferroviere del 1956 e Signore e Signori, premiato nel 1966 con la Palma d’Oro a Cannes. Diversi anche gli incontri dedicati ad argomenti di particolare interesse, quali la pirateria audiovisiva e il marketing e il Magis (la mostra mercato della tecnologia ap11-12 dic. 2009

plicata alle sale di spettacolo), nonché molte convention delle maggiori case cinematografiche italiane e straniere. Per quanto riguarda i premi e i premiati: il Biglietto d’Oro per i film che hanno conseguito i migliori incassi dal 1° dicembre 2008 al 30 novembre 2009 sono andati a L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri, seguito da Madagascar 2 e Natale a Rio, che si è aggiudicato anche il “Biglietto d’oro italiano”. Invece i premi “Chiavi d’Oro”, attribuito ai protagonisti del successo al botteghino, sono andati agli attori Christian De Sica, Carlo Verdone, Massimo Ghini, Fabio De Luigi e Paolo Conticini, ai registi Neri Parenti e Giovanni Veronesi e ai pro-

n PREMIO “GIORNALE DELLO SPETTACOLO” Sergio Fabi per il sito internet cinemotore

duttori Aurelio e Luigi De Laurentis. Va poi ricordato il premio per le Migliori Case di Distribuzione vinto quest’anno dalla Universal, dalla Medusa Film e dalla Warner Bros Italia. Di particolare importanza la consegna del premio Agiscuola deciso dagli studenti, che è andato al film italiano La siciliana ribelle di Marco Amenta per gli importanti temi civili e storici espressi dalla pellicola. «Siamo molto soddisfatti dei film presentati dalle case di distribuzione qui a Sorrento e ciò ci fa ben

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sperare per il 2010. In particolare si è vista una variegata produzione italiana di ottima qualità e che riteniamo possa ottenere anche ottimi risultati di botteghino». Così ha commentato Paolo Protti, presidente dell’Anec, l’associazione esercenti, la conclusione delle Giornate Professionali di Cinema. Anche per Carlo Bernaschi, presidente Anem, associazione esercenti multiplex, i segnali sono tutti positivi: «Il prodotto presentato a Sorrento permetterà a tutte le strutture un forte rilancio. Osservo con piacere il forte ritorno alla commedia italiana ed un prodotto statunitense più in linea con i gusti europei. E’ necessario che il 2010 sia l’anno della svolta anche per i cinema di città ed il prodotto presentato aiuterà sicuramente a superare alcune criticità». E concludiamo con la dichiarazione di Michele Napoli, presidente dei distributori Anica: «L’augurio è che nel 2010 possa essere superato sia per frequenze in sala che per in-

cassi il risultato già stabile del 2009. Le premesse ci sono, nell’insieme tutti i generi di cinema sono ben rappresentati e sono anche molto promettenti i film italiani che sembrano in condizione di recuperare la flessione registrata quest’anno». Tanti gli ospiti arrivati a Sorrento, nelle varie fasi della manifestazione, vi segnaliamo: Raoul Bova, Stefano Dionisi, Claudia Pandolfi, Vincenzo Salemme, Micaela Ramazzotti, Enrico Brignano, Nancy Brilli, Luisa Ranieri, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Carlo Verdone, Laura Chiatti, Christian De Sica, Massimo Ghini, Gabriele Salvatores, Elio Germano, Paolo Virzì, Paolo Briguglia, Alessandro Gassman, Gabriele Muccino, Leonardo Pieraccioni, Claudio Amendola, Carlo Mazzacurati, Silvio Orlando, Kasia Smutniak, Federico Moccia, Pupi Avati, Enrico Vanzina, Fausto Brizzi, Paolo Conticini, Fabio De Luigi, Giovanni Veronesi, Neri Parenti, Silvio Soldini, Alessandro D’Alatri, Giambattista Avellino, Rocco Papaleo, Dario Bandiera, Emanuele Propizio, Max Gazzè. nnn

IL PREMIO DI VENANZO CHIUDE IN MUSICA Il 6 dicembre si è tenuto il Concerto della Banda di Montorio alla Casa di Riposo di Teramo Dopo la consegna degli Esposimetri d’Oro ai direttori della fotografia e dei riconoscimenti ai tanti personaggi del cinema che lo scorso 14 novembre, al cine teatro Comunale di Teramo, hanno partecipato alla serata di premiazione della 14ª edizione del Premio Internazionale per la Fotografia Cinematografica “Gianni Di Venanzo”, la manifestazione ideata e organizzata dall’associazione culturale “Teramo Nostra” ha proposto domenica 6 dicembre una sorta di appendice alle tante iniziative del Premio. Presso la Casa di Riposo De Benedictis di Teramo, si è infatti tenuto il concerto conclusivo del 14° Premio “Gianni Di Venanzo”: la Banda di Montorio al Vomano, diretta dal maestro Cristiano Formicone, ha proposto una lunga selezione di musiche da film. Con questa ulteriore iniziativa che ha avuto come teatro la Casa di Riposo, gli organizzatori del Premio hanno voluto ancora una volta rimarcare lo stretto legame con il territorio, con le istituzioni prestigiose, e soprattutto con la storia e la memoria delle persone e dei luoghi. n 8

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Il personaggio L’edizione 2009 della rassegna Primo Piano sull’Autore è stata dedicata all’uomo che ha creato il mestiere di ufficio stampa di Daria Ciotti

Lucherini l’artista della comunicazione

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nrico Lucherini e le sue “lucherinate”, come le definiscono i suoi amici e collaboratori più stretti, sono stati i protagonisti dell’edizione 2009 di Primo Piano sull’Autore, la rassegna che tutti gli anni, ormai da oltre un ventennio, si svolge a novembre nella splendida cornice della cittadina di Assisi. Organizzata da Franco Mariotti in collaborazione con il Comune umbro, la manifestazione vuole essere una celebrazione della figura dell’autore inteso non soltanto nel senso stretto del termine, ossia di “colui che scrive di cinema”, ma di chi a suo modo crea, inventa, e mette in atto, modi e maniere di vivere non solo il cinema ma tutto ciò che rappresenta le sue miriadi di sfaccettature. E chi meglio di Enrico Lucherini per festeggiare la nascita, oltre 30 anni fa, di uno fra i mestieri più divertenti nel mondo: quello del comunicatore. Attore mancato, Enrico Lucherini tantissimi anni fa decide che, non potendo fare il cinema “da dentro”, poteva però continuare a lavorare in questo ambiente prendendolo da un’altra angolazione. E dalla sua “postazione stradale” di Via Veneto ecco nascere quella che oggi è la professione dell’addetto stampa, ma che Lucherini ha sempre fatto a modo suo, in una maniera che nessuno al mondo saprebbe mai eguagliare. E come se non bastassero i successi ottenuti dagli eventi promossi dall’ormai storico Studio Lucherini-Pignatelli, a raccontare aneddoti, esperienze e momenti indimenticabili, nella tre giorni assisana si sono alternati non solo gli amici e collaboratori di Enrico Lucherini, ma lui stesso, sebbene spesso incal-

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zato dal pubblico presente, ha reso onore ad alcune delle sue trovate più geniali, le sue “lucherinate” appunto, raccontandole ai presenti. Come quando, ancora poco più che trentenne, dovendo promuovere l’immagine di Sophia Loren al Festival di Cannes, in Concorso con La Ciociara, decise di “indossare” un pungolo di ferro e infrangere, letteralmente, la vetrata del Palais du Cinema per poi far passare l’accaduto come «una folla così emozionata dalla presenza della Loren sulla Croisette da accalcarsi sulla vetrata del Palais con tanta foga da infrangerla». Enrico Lucherini è questo e molto più di questo: è un artista della comunicazione che svolge questa attività «con un passo più avanti rispetto agli altri». Parola del Sindaco di Assisi, che ha voluto rendere omaggio a lui ed a Franco Mariotti definendoli “pionieri” delle rispettive professioni. E’ l’uomo che «ci ha insegnato ad amare il cinema - ha detto di lui l’on. Francesco Giro - Ha inventato una professione che forse doveva nascere anche prima, e che grazie a lui ci ha dato la possibilità di conoscere il grande cinema». Una professione nata, come ha raccontato la viva voce di Lucherini stesso, dalla «passione sconfinata per la gente di cinema, della Tv e del teatro. Mi piace promuovere il cinema per la sua capacità di raccontare il mondo da angoli trasversali». Questo ha dichiarato il principe dei comunicatori, che ha ringraziato tutti i presenti per i complimenti, ed ha aggiunto che la sua fortuna in questo lavoro gli è arrivata dalla «passione che ho sempre avuto sin da bambino per il cinema. Mio padre mi voleva medico, ma dopo due anni di univer11-12 dic. 2009

sità ho ritenuto più giusto mollare e mettermi a fare l’attore, mestiere che poi ho lasciato da parte per mettermi a fare il comunicatore. Un mestiere che faccio ancora oggi grazie soprattutto ai miei collaboratori, senza i quali forse avrei smesso 20 anni fa». All’inizio della sua carriera di comunicatore, Lucherini lavorava «sui tavoli di Via Veneto. Ho iniziato con Mauro Bolognini, e devo dire che per fortuna ho iniziato al meglio questa attività in anni che sono stati di fermento e voglia di fare. Sono stato fortunatissimo ad iniziare negli Anni Sessanta, quando il cinema italiano era il cinema d’oro di tutto il mondo». Fra i tanti ricordi di Enrico Lucherini, l’episodio legato alla nascita della Dolce Vita. «Dovevo promuovere ‘La notte brava’, nel cui cast erano presenti le migliori attrici dell’epoca. Mi venne in mente - ricorda Lucherini - di buttarle in una fontana: tra di loro c’erano la Lualdi e la Schiaffino, e deciso di fotografarle e mandare le foto, molto sexy, ai giornali dell’epoca. E’ così che credo sia nata la Dolce Vita». Ma qual è la “filosofia” che risiede alla base del lavoro del comunicatore? Chiaramente non esiste un assunto generale, ma ci sono tante piccole sfaccettature di questo mestiere senza le quali non sarebbe possibile farlo al meglio. «Innanzitutto - ha detto Lucherini per lanciare al meglio un film bisogna amarlo, per poi farlo amare anche dal pubblico. E di sicuro bisogna trovare una foto che diventi, una volta per tutte, il ‘simbolo-logo’ di quella pellicola. Com’è successo per La Ciociara: quan-

do ho visto la foto di lei che tira il sasso dietro alla camionetta mi sono detto che quello era il simbolo di quel film». Risalendo a tempi più recenti, è stata sempre di Lucherini l’idea di lanciare il film Oggi sposi, al Festival Internazionale del Film di Roma, facendo sfilare i protagonisti, sul Red Carpet dell’Auditorium, in abiti da sposa. «Ho pensato che sui giornali dovesse uscire la foto dei protagonisti in abito da cerimonia e delle interpreti femminili che, una volta arrivate alla fine della passerella, lanciano il bouquet dietro di loro». In pratica, secondo Lucherini, «bisogna cercare delle trovate fino all’ultimo: e io mi sento ancora abbastannnn za forte per farlo».

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L’intervista

di Cristiano Centi

Davide Marengo si racconta: da Boris 3 a Crimini, passando per le sale

Dal cinema alla televisione l giovane regista romano Davide Marengo, dopo aver realizzato alcuni apprezzati cortometraggi e videoclip (per Daniele Silvestri, Negramaro, Carmen Consoli), ha esordito alla regia cinematografica nel 2007 con Notturno bus, la commedia noir interpretata da Giovanna Mezzogiorno e Valerio Mastandrea, che ha riscosso un ottimo successo di pubblico e critica. Nel 2009, è andata poi in onda su Rai Uno la sua prima serie televisiva, Il commissario Manara, composta da 12 episodi interpretati da Guido Caprino. Negli ultimi mesi, invece, Davide Marengo è stato impegnato con la regia della terza stagio-

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ne di Boris, la serie cult di Fox, che racconta il dietro le quinte e la vita di troupe di un set televisivo dove si sta girando la fiction Gli occhi del cuore. Ma non è tutto qui: Davide ha da poco terminato la realizzazione di due episodi della nuova serie di film Tv Crimini, per Rai Due, sceneggiata da famosi scrittori italiani. A che punto è la lavorazione di Boris? «La serie è attualmente in fase di montaggio. In questi giorni stiamo montando le prime puntate. In tutto saranno 14 e probabilmente andranno in onda a gennaio o febbraio del prossimo anno». 11-12 dic. 2009


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La regia della terza serie di Boris è contrassegnata dalla continuità con le due precedenti o ci saranno dei cambiamenti importanti? «Ho cercato una continuità con le passate serie, per non spiazzare il pubblico di appassionati, ma ci saranno anche moltissime novità che riguardano sia la scrittura che la messa in scena». A Roma, Boris è considerato un prodotto cult, a cui sono stati dedicati siti e blog. Come si è rapportato con la “romanità” della serie? «Io sono nato a Napoli, ma ho vissuto e vivo a Roma da tanti anni. Conosco bene i tempi comici romani, è una comicità che mi diverte molto». Quali personaggi ritroveremo e quali invece hanno lasciato la serie? «Ritroveremo tutti i protagonisti delle precedenti stagioni, ma vi posso svelare che ci sarà una nuova attrice protagonista, interpretata da Angelica Leo, che lavora con René Ferretti nella nuova serie che deve realizzare». Com’è stato dirigere un cast che aveva già alle spalle un’esperienza lavorativa di gruppo di ben due serie? «Con parte del cast avevo già lavorato in Notturno Bus, ed in particolare con Francesco Pannofino, Paolo Calabresi e Antonio Catania. Con il resto del cast si è creato un forte legame sin dai primi incontri, quando abbiamo letto insieme i nuovi copioni. Questo ha contribuito notevolmente al clima creativo che si è respirato sul set». Ha lasciato libertà di improvvisazione agli attori o ha lavorato solo sulla sceneggiatura scritta? «Entrambe le cose. Ho avuto molto rispetto per lo script degli autori, ma ho anche lasciato libertà di improvvisare a quegli attori che ne sentivano il bisogno. Però le sceneggiature erano scritte talmente bene che non è stato necessario fare grandi cambiamenti». Nelle prime due serie di Boris emergeva come sostanziale il 11-12 dic. 2009

ruolo di Arianna, interpretato da Caterina Guzzanti. In Boris 3 si evolverà il suo ruolo? «Sì, e lo farà in una direzione del tutto inaspettata. Comunque tutti i personaggi in questa terza stagione di Boris evolvono. Questo era uno degli obiettivi nella scrittura della nuova serie da parte degli autori».

In una sua intervista si è dichiarato fan della serie. Cosa o chi la fa più ridere in Boris? «Da spettatore tutti i personaggi di Boris mi divertono molto, perché funzionano nella coralità del contesto in cui agiscono e perché sono interpretati da attori molto bravi e perfetti nel loro ruolo. L’idea di base di Boris è la sua forza, quella cioè di raccontare, in chiave di satira sociale, un microcosmo di personaggi sul proprio luogo di lavoro, che ha le sue dinamiche aratterizzanti. In questo caso si raccontano i meccanismi di lavoro di una troupe Tv, ma la serie potrebbe essere ambientata in qualsiasi altro posto di lavoro, perché è uno spaccato realistico dell’Italia contemporanea».

Lavorare con Pietro Sermonti è come lavorare con Stanis La Rochelle di Boris o con Guido Zanin di Un medico in famiglia? «Sul set Pietro Sermonti ricorda un po’ il personaggio di Stanis, a causa del suo carattere istrionico e creativo. Posso aggiungere che lui è l’incubo delle segretarie di edizione, perché non fa mai la stessa cosa nel ciak successivo. Questo mi consente di avere molta scelta in fase di montaggio, anche se purtroppo non tutte le sue trovate possono essere inserite».

Sui siti dedicati alla serie, si vocifera di un approdo di Boris al cinema. Ne sa qualcosa? «Ne so poco, adesso mi occupo del montaggio della terza serie».

Nelle prome serie ci sono stati dei camei di attori e registi che si sono prestati volentieri (Giorgio Tirabassi, Roberto Herlitzka, Antonello Grimaldi). Ce ne saranno ancora? «Anche in questa serie ci saranno molte guest star. Posso anticiparvi Filippo Timi, Marco Giallini, Valentina Lodovini, Paolo Sorrentino, Laura Morante e molti altri».

Boris potrebbe essere considerato una terapia contro un certo modo di fare televisione? «E’ un bel modo di vederla. Sicuramente è un prodotto da annoverare nella “bella televisione”. Boris ha la possibilità di realizzare molto del potenziale, spesso inespresso, che ha in sé la televisione: libertà di scrittura, di realizzazione e stimolo critico per lo spettatore».

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vano un valigia piena di cocaina, e cercano di rivenderla senza sapere che dei loschi individui sono sulle loro tracce. Sono due film veri e propri, con dietro un grande lavoro di troupe. Ho cercato in entrambi i casi di avere un approccio cinematografico, pur trattandosi di film destinati alla televisione. La serie Crimini rientra in quei prodotti che puntano ad un intrattenimento televisivo di qualità estetica e di scrittura».

Le capita mai di sentirsi come René Ferretti? «Assolutamente sì!». Ha diretto il lungometraggio cinematografico Notturno bus, qual è la differenza tra dirigere un film e una serie? «Le differenze tra cinema e televisione sono molte. Risiedono soprattutto nell’esigenza, di certa televisione, di arrivare ad un pubblico molto vasto. Questo comporta dei limiti nella scrittura e nei tempi di realizzazione che condizionano la resa finale».

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mente dalla produzione, la Wilder, e dalla Fox stessa. La satira, che amo molto, rende vitale e diretto il rapporto con il pubblico». Boris e Crimini. Com’è stato il passaggio dal comico al giallo? «Credo di possedere due corde emotive e creative molto precise, che cerco di esprimere nel mio lavoro: una comica, l’altra noir, o comunque legata al mistero. In Notturno Bus ho cercato di unirle entrambe, come in Neve Sporca, uno dei due film che ho girato per la serie Crimini, che deve ancora andare in onda. Mi piace, dove è possibile, mischiare questi due generi».

Ci sarà un futuro per Gli occhi del cuore? «Ne dubito. Ma senza svelare troppo al pubblico, per non rovinargli la sorpresa delle tante novità, posso dire che se in Boris 1 e 2 l’incubo di René Ferretti era “l’assenza di qualità”, il suo nuovo terrore stavoltà sarà la “qualità”».

In Crimini ha diretto due episodi? «Sì, Little Dream, tratto da un racconto di Massimo Carlotto e Neve Sporca, da un racconto di Giancarlo De Cataldo».

A cosa imputa il successo di Boris? “Boris è una serie televisiva di profondo realismo, spesso nascosto nella prorompente comicità con cui è costruita. In questa nuova serie il realismo emerge in modo molto più evidente che nelle passate stagioni. Il grande successo di Boris è legato al suo tema di fondo: la satira sociale voluta dagli autori Vendruscolo, Ciarrapico e Torre, condivisa piena-

Che approccio registico ha ulitizzato con Neve Sporca e in che modo si discosta da Little Dream? «Little Dream è un noir ambientato a Trieste, dove seguiamo le indagini di un ispettore che cerca di scoprire le motivazioni dello strano omicidio di una ragazza. Neve sporca ha invece un intreccio corale, con molte implicazioni tragicomiche: è la storia di due ragazzi che tro-

Quella che cerca René Ferretti in Boris 3? «Già, l’incubo di Ferretti è la qualità, come dicevamo prima. Evidentemente non è il solo a desiderarla». Per Little Dream avete girato nel nord-est Italia, e parte della storia è ambientata a Trieste, mentre Neve sporca è ambientato a Courmayeur. Come le è sembrato girare in quelle zone, che atmosfera ha respirato? «Sono luoghi che non conoscevo prima di girare, e questo mi ha affascinato e dato la possibilità di avere uno sguardo puro. Ho trovato location molto belle ed evocative. Poi il mio obiettivo era quello di creare un clima da intrigo di provincia, più che da intrigo di città, e così ho scelto le mie location». Ha incontrato Massimo Carlotto, prima di iniziare le riprese? «Sì, ma già ci conoscevamo. Tra noi si è instaurato un bel rapporto. Abbiamo alcuni progetti comuni che spero si realizzino presto. Ho letto tutti i suoi libri e sono un suo grande ammiratore. Riesce ad unire il genere noir al romanzo d’inchiesta con una grandissima abilità». Ha incontrato anche Giancarlo De Cataldo prima di iniziare le riprese? «Sì, l’ho incontrato e anche con lui ho instaurato un bel rapporto che mi auguro si possa sviluppare presto». nnn 11-12 dic. 2009


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Registi

L’alibi violato

di Cristiano Centi

Torna alla regia dopo dieci anni Riccardo Sesani: sullo schermo con un film dalle tematiche di stretta attualità resentato all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Salerno, L’alibi violato è un legal thriller interpretato da Jun Ichikawa e Marco Di Stefano, che affronta il tema di grande attualità della violenza sulle donne. E lo fa raccontando la storia di un magistrato che segue le indagini sulla violenza subita da un’aspirante attrice per mano di un noto produttore. A dirigerlo è Riccardo Sesani, che torna dietro la macchina da presa dopo dieci anni Filmografia dalla sua ultima opera: Un n 1976 Un amore targato Forlì caso d’amore perverso. n 1981 Buona come il pane

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1983 Jocks 1984 Dance Fever 1986 Una donna da scoprire 1989 L’ultima emozione 1992 Belle da morire (solo regia) n 1996 Un caso d’amore n 1999 Una furtiva lacrima n 2009 L’alibi violato

Come nasce l’idea di questo film? «L’idea è nata nel 1996 mentre giravo Un caso d’amore perverso, collaborando attivamente con il Procuratore di Rimini (quello delle indagini della Uno Bianca, ndr), che mi ha raccontato una storia drammatica, legata a un caso di stupro. Io ho preso il suo racconto e l’ho spostato nel mondo dello spettacolo narrando la storia di un’attrice che, durante un provino, viene violentata da un produttore». Com’è arrivato alla scelta dell’attrice giapponese Jun Ichikawa per la parte della protagonista? «Attraverso i molti provini svolti. Sono rimasto letteralmente folgorato dalla sua

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bravura, inoltre recita perfettamente sia in inglese che in italiano. Dopo averla scelta per il ruolo ho riadattato il personaggio. Ci sono alcune scene del film in cui la sua interpretazione è straordinaria, per esempio mentre depone durante il processo ha davvero emozionato tutti i presenti a quella scena. Inoltre il suo ruolo è molto difficile e sicuramente l’ha provata molto». Il film affronta un tema molto forte e di stretta attualità. «Assolutamente sì, infatti per le tematiche che vengono affrontate ha avuto il patrocinio del Telefono Rosa, del Comune di Roma e della Regione Lazio. Però nel film si racconta anche una storia sentimentale, perché il magistrato che segue il caso nasconde un passato doloroso in cui ha perso la moglie vittima di un’aggressione subita da alcuni balordi. Allora il rapporto con la giovane attrice fa nascere tra i due una forte e improvvisa passione d’amore». Il suo film si può definire un legal thriller? Che tipo di regia ha utilizzato? «Nella mia carriera ho girato molti film ma la cifra registica è rimasta sempre la stessa. Ricordando quello che diceva Fellini, è come se, mentre si gira un film, qualcosa si impossessi di noi e ci conduca a realizzare quel lavoro fino alla fine. Comunque L’alibi violato ha un forte impianto teatrale essendo girato al 70% in interni». E’ girato in digitale? «Sì, è il mio primo film in digitale e in presa diretta. Sono un forte sostenitore di questa tecnica ed ormai, per il cinema di oggi, il passaggio al digitale è un percorso irreversibile. Poco tempo fa ho fatto dei provini utilizzando la nuova camera Red One, e mi ha molto colpito per la sua eccezionale qualità di resa. Ormai siamo succubi, specie in montaggio, delle mac-

chine che spesso sembrano avere un’anima propria, magari bloccandosi all’improvviso. Una volta dietro la moviola c’era il lavoro di un uomo. Oggi gli uomini sono rapiti dalle macchine e il montatore è dipendente dal computer e così lo è anche il regista». Che tipo di set è stato L’alibi violato? «Abbiamo avuto come location il tribunale della Cassazione di Roma, ma solo in alcune ore del giorno che andavano ottimizzate al massimo. Poi siamo stati sfortunati con gli esterni, in notturna, funestati dal maltempo». Quando uscirà il film? «Non lo so con certezza. Siamo in trattativa con la Fox». Il suo ultimo film, Una furtiva lacrima, è del 1999. Com’è cambiato il cinema in questi ultimi 10 anni? «Per gravi problemi familiari sono stato lontano dal cinema per dieci anni. Credo che il passaggio dalla pellicola al digitale abbia cambiato molte cose, ma non ha giovato del tutto: attori e registi, si affacciano al cinema spesso senza gavetta, affidandosi completamente alle capacità delle nuove tecnologie. Io ho fatto il mio film come se stessi girando in pellicola. Certo poi si potrebbe dire che il cinema è morente o, come disse Jean-Luc Godard, che ‘è il cinema’; oppure, per citare Ingmar Bergman, che ‘per fare il cinema bisogna avere tanta pazienza e la memoria breve’». A quale dei suoi film è più legato? «Sicuramente al primo, Un amore targato Forlì (1967), e all’ultimo, Una furtiva lacrima (1999). Sono collegati al mio intimo e quindi sono film a cui tengo molto». nnn

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Eventi

Salerno di F. Saverio Cerqua

il trionfo di Bixio Bilancio positivo per la 63a edizione del Festival Internazionale costiero

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pellicole in concorso, 9 sezioni, 11 film stranieri in concorso, più di 20 Case Cinematografiche, oltre 6.000 presenze nell’arco della settimana, 24 premi conferiti nell’edizione 2009 del Festival del Cinema di Salerno, questi i numeri di una appuntamento annuale che si conferma vetrina di promozione cinematografica e laboratorio per registi ed attori emergenti. Una manifestazione portata avanti con passione e difesa con non pochi sforzi dal Presidente Mario De Cesare e da tutta l’organizzazione, che ieri sera ha visto concludersi, al Cine-Teatro Augusteo, la 63a edizione del Festival con la cerimonia di premiazione condotta da Maria Monsè e Gaetano Stella.

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«Ogni anno - ha dichiarato il Presidente del Festival del Cinema di Salerno Mario De Cesare - è una nuova sfida tra mille difficoltà, ma la riconosciuta bontà del progetto culturale della manifestazione e le numerose crescenti presenze di addetti ai lavori e di pubblico danno l’entusiasmo per continuare e andare avanti». Alla serata di gala hanno preso parte molti nomi e volti noti del mondo dello spettacolo, ma anche tanti nuovi talenti tra attori, produttori e registi ai quali, com’è consuetudine, il Festival ha voluto dare un personale augurio per una proficua carriera futura. «Una carrellata di sentimenti che si rincorrono, si incontrano e si scontrano ma alla fine prevale un profondo segnale di libertà e di commozione con una vena profondamente poetica», è questa la motivazione che la giuria della 63a edizione del Festival Internazionale del Cinema di Salerno ha assegnato a Baarìa di Giuseppe Tornatore il 11-12 dic. 2009


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Gran Trofeo Golfo di Salerno “Ignazio Rossi”, decretandone la vittoria assoluta. Il film, prodotto e distribuito dalla Medusa Film ed interpretato da Francesco Scianna, Margareth Madè, Monica Bellucci, Enrico Lo Verso, Ángela Molina, Raoul Bova, Luigi Lo Cascio, Laura Chiatti, ha ricevuto anche il riconoscimento dalla rivista specializzata 35mm. Il Festival ha poi premiato per la sezione lungometraggi Oggi Sposi di Luca Lucini, per la categoria medio metraggi Arrivederci di Valeriu Jerenghi e per i corti Il re dell’Isola di Raimondo Della Calce. A Emilio Solfrizzi è stato assegnato il Celluloide d’oro per l’interpretazione in Piede di Dio di Luigi Sardiello mentre a Giorgia Wurth, Benedetta Vallanzano, Fabio Greco e Sara Tommasi è andato il trofeo per migliori attori emergenti. Il Premio della Giuria popolare è andato al film “torno a vivere da solo” di Jerry Calà. Arechi d’oro per le fiction Un medico in famiglia e I Cesaroni e Celluloide d’oro a Carlo Bixio quale produttore cinetelevisivo dell’anno. Un riconoscimento del Festival anche all’attrice Anna Falchi cui è stata consegnata la Medaglia d’oro della Provincia di Salerno. Per la sezione informativi la Targa del Festival è stata assegnata a La vita, le piazze, il sogno di Luigi Giuliano Ceccarelli prodotto da Rai Educational, per la sezione religiosi invece il 11-12 dic. 2009

premio è andato a Matteo Ricci. Un gesuita nel regno del Drago di Gjon Kolndrekaj. Per la sezione Videscuola, premio di categoria a Pescaturismo di Andrea Volpe prodotto dagli studenti dell’I.T.I.S. Focaccia di Salerno. Per la sezione “Un libro per il cinema. Il cinema per un libro” sono stati premiati I Riciclisti di Andrea Satta (Ediciclo Editore) e I ladri di favole di Rosa Tiziana Bruno (Edigiò Editore). nnn

Dall’alto.Giuseppe Garufi, Baarìa; De Cesare con Solfrizzi e Wertmuller; Maria Monsè e Sara Tommasi

Beatrice Fazi, Anna Falchi e Fabio Greco Pagina precedente, Carlo Bixio premiato con il Celluloide d’Oro

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L’intervista

di Luigi Aversa

Film indipendenti? Costano meno Conversazione con Ivan Pezza su cinema, pubblico e mercato

ove non arriva il budget arriva la fantasia” recita così la scritta che apre il sito della Miticom Production, uno slogan che sintetizza in maniera semplice ma efficace la filosofia della società di produzione di Ivan Pezza e Giovanni Giuliani, una compagnia piccola ma prolifica, votata alla qualità e soprattutto fieramente indipendente. Al recente Festival del Cinema di Salerno la Miticom ha portato due film: L’Alibi Violato, nella sezione competitiva, e Il Volo di Dio. «Questa seconda pellicola abbiamo dovuto presentarla fuori concorso - spiega Ivan Pezza - perché la regista era in giuria». Francesca Garcea ha comunque ricevuto la Targa del Rotary Club Salerno Est “per il simbolico viaggio spirituale che attraverso le immagini del film sostenute da una recitazione teatrale raggiungono un finale di promozione dell’uomo”. Mentre la protagonista de L’Alibi Violato, Jun Ichikawa, nota al pubblico televisivo per la serie Ris, è stata premiata come attrice rivelazione.

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Ivan Pezza, il problema delle produzioni indipendenti è che spesso o non si vedono proprio oppure fanno una fugace apparizione solo su pochi schermi. L’Alibi Violato, per esempio, avrà una distribuzione? «Ce l’ha in mano Osvaldo De Santis, direttore generale della 20th Century Fox, ma questo perché nel cast ci sono personaggi noti grazie alla tv come Jun Ichikawa, Edoardo Velo e altri». In un altro vostro film recente, Said, accanto alla Ichikawa invece ci sono tuti attori meno noti.

«Il protagonista è un ragazzo di colore, Kassim Yassim, che prima faceva il

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commesso. Nel film fa il boss, una volta tanto non abbiamo il solito “marocchino” sfigato». Quando verrà distribuito Said?

«Come al solito abbiamo trovato delle vendite internazionali ma non italiane. È l’annoso problema del cinema nostrano, in Italia ti chiedono sempre se ci sono nomi. Io sono convinto di una cosa e lo dice anche il pubblico: ci sono film come La Prima Linea che nonostante Scamarcio e la Mezzogiorno sono flop, non servono per forza attori famosi per fare un film». A proposito, cosa pensa del fatto che Occhipinti ha rifiutato i contributi statali per La Prima Linea?

«Che è stata una decisione coraggiosa. Stimo molto Andrea per questo». Said è un noir, un poliziesco a mano armata abbastanza inusuale per il cinema italiano contemporaneo.

«Ce ne abbiamo anche un altro in cantiere di lavoro inusuale. Sto per lanciare un giovane regista di un mediometraggio di 60 minuti da cui tireremo fuori un film ispirato a Metal Gear Solid, un video gioco della Play Station 3. Su internet in una settimana abbiamo avuto 200.000 contatti. Ma la questione anche qui è sempre la solita, tutti hanno detto che questa cosa è bellissima e però non si trovano contatti. Allora noi cosa faremo? Prenderemo questo film, lo gireremo in Italia e lo distribuiremo all’estero. Io sto cercando di smuovere questo sistema, voglio arrivare a far capire alle persone che il cinema indipendente conviene, perché costa di meno. Se fai un film come Baaria che costa 30 milioni di euro e ne incassa 9, vale solo per l’immagine. Allora perché l’hai fatto? Barbarossa è costato 29 milioni di euro e ne ha incassati appena 500.000...». Eppure di pubblicità ne hanno avuta tanta, di entrambi si è parlato per giorni sulla stampa.

«In Baaria hanno messo dentro Ficarra e Picone, a un certo punto c’è Raoul Bova, poi Monica Bellucci della quale per dieci secondi s’intravede il seno. In sala qualcuno ha detto “manca solo il Gabibbo”. Alla fine il pubblico non è cretino 11-12 dic. 2009

e non l’ha premiato, anche se dappertutto c’era solo Baaria. Allora si poteva fare il film con 20 milioni di euro e gli altri 10 investirli per 20 produzioni indipendenti a 700.000 euro. Può darsi che tra quei 20 un Sergio Leone lo trovi. Ce ne sono tanti di registi bravi che stanno nell’ombra perché non gli dà retta nessuno». Purtroppo il cinema indipendente ha poca visibilità?

«Perché c’è un pregiudizio di base: il cinema indipendente viene considerato sempre quello fatto da sfigati con una telecamerina. Non è così. Said è fatto in 35mm e anche gli altri. Per le riprese de Il Volo di Dio abbiamo perfino affittato una nave». Ed è costato tanto?

«No, macché, io adesso sono in grado di fare film in 35mm in 5 settimane con 800.000 euro scarsi». Quindi si può fare?

«Si deve fare. Said è costato 200.000 euro». E possono uscirne prodotti con mercato?

«Devono avere un mercato, ma non ce l’hanno». Lei come è arrivato alla produzione cinematografica?

«Ho cominciato come attore, ma non mi piaceva, non faceva per me. Un giorno dovevo avere i capelli biondi, un altro

neri. Io voglio quella libertà che con c’è nel fare l’attore. Poi ho lavorato come aiuto regista e da lì il passaggio alla produzione è stato quasi obbligato. È un errore pensare che da aiuto regista si diventa regista. Il ruolo dell’aiuto è quello di coordinatore, quindi più vicino alla produzione. Ho lavorato con Rizzoli che mi pagava un sacco di soldi ma a un certo punto ho deciso di mettermi in proprio». E ha scelto il cinema indipendente, una scelta di campo.

«Assolutamente sì». Come lo vede il futuro del cinema?

«In risalita se le persone indipendenti si uniscono e non si mettono in contrasto tra di loro. Un piccolo bagliore, un puntino di luce lo vedo se si troverà una distribuzione che anche con tre copie crederà in un film di un produttore indipendente. Fatto quello ci sono tanti tecnici in gamba che vogliono farlo questo mestiere e sono pronti a rischiare. Poi lasciamolo decidere al pubblico se siamo bravi oppure no». nnn

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Emergenti

di Daria Ciotti

“Vorrei lavorare con Spielberg!” La vita sul set di Gabriella Barbuti, da Troisi a Gibson, passando per Sofia Coppola e il set parigino di Marie Antoinette rindisina di nascita, bolognese di adozione, Gabriella Barbuti l’arte ce l’ha nel sangue. Da quando, ancora adolescente, ha deciso «all’improvviso che avrei fatto l’attrice». Ma forse ancora da prima, quando bambina ha intrapreso vari corsi: «Di chitarra, di canto... non mi è andata propriamente bene in queste discipline - ha ironizzato Gabriella - decisamente la recitazione mi è più congeniale visto che non sono diventata né ballerina, né chitarrista». Una carriera iniziata comunque all’insegna del sacrificio e dello studio: «La mia passione ha avuto ovviamente una formazione scolastica - dice - Ho esordito in teatro con la compagnia di prosa del teatro di Bibiena, per poi mettermi a studiare all’Accademia d’Arte drammatica di Bologna, alla fine degli Anni Ottanta. Ricordo con piacere quegli anni, quando nel 1990 ho iniziato i primi viaggi a Roma per effettuare i primi provini».

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Il primo in assoluto con il mai dimenticato Massimo Troisi, che Gabriella definisce «umile, buonissimo, semplice. Tre caratteristiche fondamentali del suo carattere, oltre alla simpatia e ad una purezza che per me lo rendevano un vero angelo sceso in terra. Fu lui stesso a provinarmi per Pensavo fosse amore invece era un calesse, mi scelse attraverso l’annuario degli attori al quale mi ero iscritta da poco, e sono stata davvero felice non solo di essere presa per la piccola parte nel film, ma anche di aver potuto mantenere i contatti con lui per almeno un altro anno dopo la nostra esperienza lavorativa insieme». Ma Massimo Troisi non è il solo “grande” del cinema con cui Gabriella ha lavorato nella sua carriera ormai ventennale. «Negli anni di lavoro cinematografico mi è capitato di collaborare con delle vere icone, come Mel Gibson con il quale ho lavorato a The Passion. Ricordo in particolare la sua simpatia, prima di girare trovava sempre un momento per scherzare con noi attori, metterci a nostro agio. L’atmosfera sul set era molto rilassata, nonostante la difficoltà di recitare in aramaico. Fortunatamente avevamo una dialogue coach molto brava che ci ha insegnato tutte le battute, che sono riuscita a recitare bene grazie al fatto che ho molto orecchio per le lingue straniere, anche quelle molto difficili». Del set di The Passion, una cosa è rimasta molto impressa nella mente di Gabriella: «Il protagonista, Jim Caviezel, passava la giornata seduto su una sedia, in disparte, con il Vangelo in mano. Pregava tutto il giorno, si alzava solamente quando era il suo turno di girare. E’ un episodio che mi ha colpita molto”. Donna e attrice dalla spiccata sensibilità umana, Gabriella Barbuti ha saputo trarre il meglio da ognuna delle altre sue esperienze di lavoro, come quella parigina sul set di Marie Antoinette, di Sofia Coppola. «A parte il fatto di lavorare con la figlia di Francis Ford, che spesso veniva a trovarla sul set, ho notato in Sofia Coppola una grande bravura legata ad una profonda semplicità. E’ stato bello ma soprattutto affascinante vivere il set di Marie Antoinette, anche per via dei costumi, delle ambientazioni, dei mille colori. Avevo un ruolo piccolo, ma difficilmente lo dimenticherò». Tra gli italiani con cui ha lavorato la Barbuti, incredibile il ricordo de L’inchiesta di 11-12 dic. 2009

Giulio Base, remake dell’omonimo film di Damiano Damiani, della fiction su Nerone, girata in Tunisia, della quale ricorda un aneddoto divertente. «Nella fiction ero la schiava di Laura Morante - racconta - La casting mi aveva detto che avrei dovuto girare di lì a un mese e, poiché stavo studiando all”università (da assistente sociale, ndr), ho continuato a studiare. Poi, per ragioni di cambio climatico, mi hanno telefonato per comunicarmi che avrei dovuto girare il giorno dopo, e che quindi avrei dovuto imparare la parte e trovarmi in Tunisia entra la sera stessa. E’ stata una notte allucinante, ma allo stesso tempo un’esperienza bellissima». Tra i progetti futuri che Gabriella ha per il cinema, «sicuramente due film in lingua inglese e alcune fiction, delle quali però non voglio dire troppo perché sto aspettando l’ufficialità. Di certo posso dire di aver appena terminato le riprese di una fiction dal titolo provvisorio Amici e Nemici, che uscirà nel 2010, con Max Tortora, Marina Massironi, Lino Capolicchio, Antonello Fassari. Recito il ruolo di un’avvocatessa truffatrice, degna comare di altre due colleghe, che collabora con tre investigatori altrettanto truffaldini. E’ una commedia divertente, che mi sono divertita a girare soprattutto grazie alla presenza di Max Tortora, un attore dal talento straordinario ma dall’innata simpatia e competenza». «Per quanto riguarda la fiction che ho fatto in passato - continua Gabriella - e ne ho fatta tanta!, una delle esperienze che ricordo con maggior piacere è quella con Massimo Dapporto, con il quale ho girato Casa Famiglia e che, prima di ogni ciak, raccontava una barzelletta per mettere tutti a proprio agio». Dopo tanti anni di carriera e duro lavoro, con alle spalle un curriculum del quale si fa fatica a ricordare a memoria tutti i titoli, tante sono state le esperienze di Gabriella Barbuti, cosa manca a questa attrice? «Mi piacerebbe ottenere un ruolo comico-ironico, una cosa difficilissima in Italia per gli attori donna. Nel drammatico direi che sono a posto, nel senso che di ruoli di questo genere ne ho fatti tanti, ma un ruolo propriamente comico... no! Forse in Via Zanardi ci sono andata molto vicina, in quell’occasione mi sono divertita da matti a dire il vero, dopodiché ruoli veramente comici no, non ne ho più avuti».

Sogni nel cassetto? «Vorrei lavorare con Spielberg! - dice convinta Gabriella - e tra i registi italiani con cui vorrei lavorare direi decisamente Gigi Proietti, con il quale ho avuto già la fortuna di collaborare. E’ bello stare sul set con lui, perché è come essere in teatro e, soprattutto, lui è una persona che ti aiuta, ti insegna mentre ti dirige. E con Giuseppe Tornatore, con cui ho avuto la fortuna di lavorare ne La Sconosciuta. Ma più di tutti mi piacerebbe lavorare al doppiaggio di qualcuno di questi nuovi cartoon di nuovissima generazione». Dall’emozione che le vibra nella voce si capisce che questo è il vero sogno sublimato di Gabriella, che aggiunge: «Chiaramente vorrei doppiare i protagonisti, anche se purtroppo non è facile, ormai anche nel doppiaggio, come nel cinema, si è creata una sorta di “nicchia protetta” e gli interpreti sono più o meno sempre gli stessi». Se preferisca la Tv o il cinema, Gabriella ha le idee chiare: «Mi manca fare più cinema: come dicevo, in questo settore si è creata una sorta di “casta” di interpreti che girano sui vari set, mentre in Tv ovviamente, anche perché si girano molti più prodotti, è più facile trovare posto e inserirsi. Mi piace il cinema sia perché penso regali molte più emozioni allo spettatore, sia per i tempi: più lunghi, dilatati, ci sono sicuramente attese maggiori da subire ed il messaggio che arriva al pubblico è meno immediato di quello trasmesso dalla Tv, ma è sicuramente più profondo». nnn

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L’intervista

di Luigi Aversa

Il vero produttore è quello che rischia l cinema italiano è malato e la causa della sua malattia si chiama distribuzione». Va subito al cuore del problema Giuseppe Milazzo Andreani, cantante e attore passato da qualche anno a occuparsi di produzione cinematografica. Come indipendente, naturalmente. Perché, e lo sottolinea lui stesso, «le tre o quattro grandi case di distribuzione, le major italiane, costituiscono un cerchio chiuso, in cui non ti fanno entrare. Io mi sono ritagliato uno spazio che potrebbe anche dare fastidio. Sono un indipendente, ma di lusso. Giriamo in 35mm e ogni cosa che facciamo non ci costa meno di 50.000 euro. Proprio in questi giorni a Roma, al cinema Caravaggio, abbiamo proiettato i nostri ultimi due lavori, due cortometraggi. Uno con la regia di Sergio Stivaletti, il mago degli effetti speciali, l’altro di un ragazzo di 17 anni veramente bravo, Cristian Patanè. Entrambi i film sono girati su pellicola».

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Come mai lei, cantante e attore, ha deciso di diventare produttore? «Come attore non ho mai ceduto a certe situazioni così ho aperto una produzione cinematografica, la Azteca. In cinque

L’attore e producer Giuseppe Milazzo Andreani spiega il rapporto fra cinema indipendente e distribuzione 22

anni, con i miei soci, abbiamo prodotto 18 cortometraggi di cui 6-7 in pellicola 35 mm». Una scelta importante. «Che mi ha consentito di scoprire un altro mondo. Ora vedo le cose in maniera diversa quando vado a recitare in un film. Ne ho appena finito di girare uno in lingua inglese, The Fall of Redemption, come attore coprotagonista». Una produzione americana? «No, una produzione indipendente italiana. È stato deciso di girare in lingua inglese perché il film è già venduto in America, Francia e Spagna. Rispetto a prima, io appena arrivo su un set adesso capisco subito tutto quello che funziona e ciò che non funziona. Sono diventato uno specialista, non un semplice attore che dice le battute e se ne va». Come è iniziato il suo percorso nel mondo dello spettacolo? «Sono nato in Sicilia, ma lì per chi vuole fare questo mestiere è dura. Il cinema e lo spettacolo sono a Roma e a Milano. Io ho cominciato come cantautore dieci anni fa e ho fatto subito Sanremo Rock. Ma visto che c’era tanta concorrenza e le case discografiche non volevano investire sui giovani, ho preferito dedicarmi al cinema. Ero già diplomato al Teatro Stabile di Catania e arrivato a Roma mi sono iscritto ai corsi di Beatrice Bracco». Al corso con lei c’era qualcun altro che ha fatto carriera? «C’era Brando De Sica, il figlio di Christian, e un sacco di persone che 11-12 dic. 2009


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uscivano dal Grande Fratello e credevano di trovare una guida. Ma se non sei portato per recitare non combini niente. Beatrice Bracco è molto brava». Insegna il “metodo Stanislavskij”? «Sì, ma non solo. Ci tiene molto che i suoi adepti, lei li chiama così, escano dai suo corsi con una preparazione adeguata». Come è nata questa sua passione per la recitazione e la musica? «Io non sono un figlio d’arte, mio padre fa il medico e mia madre la maestra, ma ho sempre avuto questa mania di recitare, forse perché sono egocentrico, mi piace stare al centro dell’attenzione, anche con gli amici. Ho iniziato a mandare foto alle agenzie, ma mi rispondevano “dove stai, a Roma o a Milano?”. Così facevo questi viaggi in treno che non finivano mai e alla fine ho deciso di scappare dalla Sicilia perché non mi poteva offrire niente». All’anagrafe lei si chiama Giuseppe Milazzo, da dove viene Andreani? «È un cognome aggiuntivo. Suonava bene quando ho fatto il primo disco, Ti Voglio Bene, una canzone pop scritta da me Massimo Ferlito e Massimo Luca. Una sera abbiamo deciso di cambiare il mio nome, poco musicale, in Andreani. Ricordava Grignani, Bersani... In quel periodo poi c’era la moda dei cantanti con un nome solo, c’era Tricarico, Pacifico. Abbiamo iniziato così, poi Andreani è rimasto come mio secondo cognome. Il primo l’ho anche rimosso dopo una brutta storia familiare. Mio padre voleva facessi il medico e non mi parla più da tanti anni». Lei ha fatto anche alcune fiction, La Squadra, Un Posto al Sole, La Luna di Roma… 11-12 dic. 2009

«Sì, ma due o tre puntate solo, per sbarcare il lunario. Alla fine mi sono dedicato solamente alle cose che producevo io». Con l’Azteca Produzioni ha in programma anche dei lungometraggi? «Stiamo preparando un film che s’intitola Quando si diventa grandi. Lo abbiamo presentato al ministero, chissà se ci aiuterà. La regia è di Massimo Bonetti e nel cast c’è Andrea De Rosa, che ha fatto Notte prima degli esami 1 e 2». Il film avrà una distribuzione? «Ci sono piccole distribuzioni indipendenti interessate, siamo in trattativa». Quando inizia la lavorazione? «Il primo giorno di set è il 14 dicembre». Ci sarà anche lei nel cast? «No, il grande egocentrismo che avevo prima l’ho veicolato verso la produzione. Se c’è un ruolo nelle mie corde lo faccio, se non c’è lascio fare agli altri. Mentre quando mi chiamano come attore, vado». L’anno scorso era in un film con Primo Reggiani. «Sì, Fratelli, regia di Andrea Di Bari. È uscito nel 2007». Nelle sale lo si è intravisto appena. Come si può fare per dare visibilità al cinema indipendente che si vede solo nei festival, nelle rassegne? «All’estero, per esempio in Francia si vedono e si vendono pure i cortometraggi. Hanno una loro commerciabilità. Io sono riuscito a piazzarne in giro nei festival e anche a vincere. I corti che produ-

ciamo sono un biglietto da visita per regista, attori, produzione. Perché si tratta di un film a tutti gli effetti con la macchina da presa giusta, la troupe, la preparazione, i contributi Enpals, le leggi da rispettare». Come si rientra delle spese necessarie per produrre un film? «Non si rientra mai. I veri produttori infatti siamo noi che abbiamo il coraggio d’investire, non quelli che invece sono sicuri della distribuzione del film e rientrano sicuramente. Il produttore è quello che rischia, perché vuole promuovere a tutti i costi un regista in cui crede, che sceglie attori bravi ma sconosciuti, non chi va a colpo sicuro. È facile fare un film distribuito da Medusa». Cosa si sente di dire ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera? «Che dovrebbero fare un altro lavoro. Purtroppo in Italia non c’è spazio». Invece all’estero questo spazio c’è, dal circuito indipendente arrivano piccoli capolavori come Little Miss Sunshine. «Sì, ma attenzione quando dicono film indipendente lì parlano di un budget che si aggira comunque intorno ai due milioni di dollari. Da noi si arriva al massimo a 300.000 euro. Ma lì il cinema è un’industria, qui no. In passato lo era, si producevano tanti film, ma poi è arrivata la crisi e il monopolio della distribuzione ha bloccato tutto. È questo che sta rovinando il cinema». nnn

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I film che vedremo

di Daria Ciotti

L’immancabile cinepanettone Natale a Beverly Hills con De Sica quest’anno affiancato anche da Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi

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urerà parecchie settimane il Natale cinematografico italiano, vista l’offerta di pellicole che invaderanno le nostre sale a partire dai giorni precedenti le festività fino ad almeno la prima settimana di gennaio, se non oltre. Dopo aver gustato a inizio mese la Christmas Carol di Robert Zemeckis, riedizione moderna della favola di Dickens, con Jim Carrey ormai avvezzo ai ruoli da “cattivo natalizio” (basti pensare al “Grinch”), a partire dalla settimana che precede Natale saranno davvero tanti i film tradizionalmente natalizi che affolleranno i cinema. A cominciare dall’ormai immancabile cinepanettone

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della Filmauro, che quest’anno festeggia il Natale a Beverly Hills, con Christian De Sica affiancato dall’ormai consolidato compagno di avventura Paolo Conticini, con Massimo Ghini, Michelle Hunziker, Sabrina Ferilli, e con addirittura Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi ad arricchire il cast. A rispondere per le rime esce in sala lo stesso giorno, il 18 docembre, Io e Marilyn, di Leonardo Pieraccioni. Una commedia divertente, come nel migliore stile del regista toscano, in cui trovano posto Rocco Papaleo, Luca Laurenti, Massimo Ceccherini, Biagio Izzo, Francesco Pannofino e Suzie Kennedy. La storia promette risate: Gualtiero, il protagonista, dopo aver evocato Marilyn Monroe con una seduta spiritica, se la ritrova... dentro casa! Dapprima intimorito da questa presenza “eterea”, tanto da scambiarla per una ladra, Gualtiero alla fine si abitua a questa nuova compagnia e, anzi, ne approfitta per farsi aiutare a riconquistare Ramo11-12 dic. 2009


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na, la sua ex moglie, scappata di casa insieme alla figlia Martina per andare a vivere con un domatore, Pasquale, che vive in un circo. Nella cornice delle commedia natalizie si inseriscono chiaramente anche i cartoni animati che tutti gli anni non possono mancare nell’offerta natalizia: dalla Disney arriva La principessa e il ranocchio, il 49° classico prodotto dal Walt Disney Animation Studios che si ispira alla favola Il principe ranocchio. A fare da contraltare a questa favola senza tempo, arriva il cartone animato della Eagle Pictures Astroboy, diretto da David Bowers, ispirato alle avventure di un robot bambino creato da uno scienziato per prendere il posto del figlio morto in tragiche circostanze. Ma il piccolo robot, dapprima convinto di essere un umano, quando scopre la sua vera natura ne subisce un forte shock, fino al momento in cui accetterà la sua duplice natura e la sua missione di salvatore del mondo. Proprio a ridosso del Natale, e più precisamente il 23 dicembre, arriverà in sala anche un altro cartoon, stavolta distribuito dalla Sony: Piovono Polpette in 3D. Diretto in coppia da Chris Miller e Phil Lord, il film di animazione della Columbia Pictures e della Sony Pictures Animation, ispirato a un libro per bambini (ovviamente!), è ambientato in una 11-12 dic. 2009

città in cui il cibo piove... dal cielo! E’ chiaramente molto più ricca di così l’offerta cinematografica, che si indirizza anche ai grandi oltre che ai più piccini. E’ prevista sempre per il 23 dicembre l’uscita di Amelia, la nuova fatica cinematografica di Mira Nair, con Hilary Swank nei panni di Amelia Earhart, la leggendaria pioniera dell’aviazione le cui avventure sono raccontate in questo film. Dopo essere stata la prima donna a sorvolare l’Atlantico, Amelia diventa famosa in tutto il mondo. Ma non smette di sognare la sua avventura più grande, il volo in solitaria intorno al mondo. Accanto alla Swank, un cast composto da Richard Gere, Ewan McGregor e Virginia Madsen. Ma la strenna natalizia per eccellenza, il film in uscita proprio il giorno di Natale, è l’attesissimo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, interpretato da Robert Downey Jr. nei panni del famoso investigatore

inglese e da Jude Law in quelli del fedela amico e collaboratore Watson. Un adattamento diverso dal solito delle avventure dell’investigatore ideato da Arthur Conan Doyle, che rivoluziona look e comportamenti dell’ispettore e del suo collaboratore. La trama è originale, non tratta dai racconti di Conan Doyle, ed anche il comportamento del protagonista è decisamente diverso da come lo vuole la tradizione: donnaiolo, amante delle risse, e decisamente attratto dal gioco d’azzardo. Dopo essere stato sui nostri schermi con Amelia, Richard Gere torna a farsi vedere il 30 dicembre con il nuovo film di Lasse Hallstrom, Hachiko, presentato all’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Il film, che vanta la presenza nel cast anche di Joan Allen, è l’adattamento di un racconto giapponese che narra le vicende di Hachi, un cane di razza Akita, e dell’amicizia particolare che lo lega al nnn suo padrone.

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Il film del mese

Sherlock Holmes di Daria Ciotti

come non l’avete mai visto Guy Ritchie porta sullo schermo, a Natale, la sua interpretazione delle avventure del detective inglese più famoso al mondo 32

herlock Holmes come non l’avete mai visto: è la strenna di Natale che il regista Guy Ritchie, l’ex “Mr. Madonna”, ha deciso di regalare ai suoi estimatori dopo aver sfornato pellicole come Snatch e il più recente RocknRolla, dove il protagonista era un supersexy Gerard Butler. Stavolta, i belli (bellissimo) del caso sono addirittura due: un Robert Downey Jr. più in forma che mai, dopo la “rinascita” grazie al ruolo di Tony Stark in Iron Man, e Jude Law, sempre più biondo, sempre più affascinante, sempre più... Jude Law!

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La scheda del film

IL REGISTA

Titolo: Sherlock Holmes Nazionalità: UK, Australia, Usa, 2009 Regista: Guy Ritchie Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly, Eddie Marsan Data di uscita: 25 dicembre 2009 Trama: Sherlock Holmes e il suo fedele amico e collega Watson ingaggiano una battaglia contro un nuovo temibile nemico, che trama un complotto per distruggere tutta l’Inghilterra.

Da due attori così fuori dalle righe, diretti da cotanto regista, non ci si poteva aspettare niente di diverso da quello che vedremo sullo schermo: uno Sherlock Holmes (al secolo Downey Jr.) sciatto, manesco, donnaiolo e dedito al gioco d’azzardo (con poca fortuna, sembra). Al suo fianco, l’alter ego Watson (Jude Law), qui in una veste decisamente più attiva e meno “succube” del capo-amico di quella che siamo abituati a vedere. Prodotto dalla Warner Bros. Pictures e dalla Village Roadshow Pictures, il film sarà nelle sale italiane proprio il giorno di Natale grazie alla distribuzione della Warner Bros. Italia, e racconterà le avventure del più celebre investigatore d’Inghilterra (e del mondo) così come non era mai successo prima. La pellicola, ispirata chiaramente dai classici di Sir Arthur Conan Doyle, non riprende le tipiche avventure di Holmes, la si rifà al comic book scritto da Lionel Wigram, in cui il detective e il suo fidato amico si trovano di fronte ad un nemico tutto nuovo e da scoprire, Blackwood (Mark Strong), e sicuramente di fronte alla loro “ultimate challenge”, la sfida suprema della loro vita. Rivelandosi un formidabile combattente, Sherlock Holmes insieme al veterano di guerra e amico Watson riuscirà, ovviamente, a sventare un complotto che, se mai fosse messo in 11-12 dic. 2009

Guy Ritchie Prima di realizzare Sherlock Holmes, il filmmaker inglese Guy Ritchie ha scritto, prodotto e diretto la action comedy RocknRolla, che ha avuto un gran successo al box office mondiale ed ha esordito nel Regno Unito al primo posto nella classifica degli incassi. Prima ancora, ha scritto e diretto Lock, Stock & Two Smoking Barrels, Snatch e Revolver.

I PROTAGONISTI

atto, distruggerebbe il mondo intero. Nella trama si inserisce anche un elemento femminile: si tratta di Irene Adler, interpretata da Rachel McAdams, l’unica donna tanto in gamba da riuscire a mantenere in piedi una lunga, quanto tormentata e fuori dai canoni, relazione sentimentale con Sherlock Holmes. Se per Downey Jr. l’approccio con Sherlock Holmes è stato del tutto nuovo, tanto da aver letto tantissime storie sul detective britannico per entrare meglio nel ruolo, altrettanto non si può dire per Jude Law, che già aveva recitato, molti anni fa, in The Case-Book of Sherlock Holmes (1991). Ma la scelta degli attori non è stata del tutto immediata per Ritchie, che soprattutto per i ruoli di Watson e Irene Adler ha avuto il suo bel da fare. Prima di Jude Law, infatti, Ritchie aveva pensato a Colin Farrell per il personaggio del fedele amico e collaboratore di Holmes, mentre a Sienna Miller era stata offerta la parte di Irene. Pare che, una volta saputo che il suo ex Jude Law avrebbe lavorato nel film, la Miller ha prontamente rifiutato. E, tra i rumours poi non confermati, girava voce che anche Brad Pitt fosse stato coinvolto nel progetto: gli sarebbe infatti stato proposto il ruolo di Moriarty, lo nnn storico avversario di Holmes.

Robert Downey Jr. - Sherlock Holmes Robert Downey Jr. ha vissuto un rilancio stellare della sua carriera interpretando il ruolo di Tony Stark nel blockbuster Iron Man, e partecipando alla commedia diretta da Ben Stiller Tropic Thundezr. Per la sua interpretazione del protagonista di Chaplin, Downey Jr. è stato candidato sia all’Oscar che al BAFTA Award. Fra i suoi prossimi film, il biopic The Soloits, al fianco di Jamie Foxx, ed i due sequel di Iron Man. Jude Law - Watson Candidato all’Oscar ed al BAFTA sia per Il talento di Mr. Ripley che per Cold Mountain, l’attore inglese veste i panni del fidato collaboratore di Holmes. Due stagioni fa, Law è stato uno dei protagonisti di Sleuth, diretto da Kenneth Branagh, e recentemente ha ereditato da Heath Ledger (insieme a Colin Farrell e Johnny Depp) il ruolo di Tony, uno dei personaggi dell’ultimo film di Terry Gilliam, Parnassus L’uomo che voleva ingannare il diavolo. Rachel McAdams - Irene Adler Rachel McAdams interpreta, in questo film, la compagna di Sherlock Holmes. Tra le pellicole girate dall’attrice nella sua carriera, ricordiamo la commedia adolescenziale Mean Girls, al fianco di Lindsay Lohan, Red Eye, il thriller in cui ha recitato al fianco di Cillian Murphy, Parnassus, di Terry Gilliam, e State of Play, al fianco di Russell Crowe e Ben Affleck.. Mark Strong - Lord Blackwood L’attore inglese che interpreta Lord Blackwood, il nuovo nemico di Sherlock Holmes e Watson, ha già lavorato con Guy Ritchie in RocknRolla e nel precedente Revolver. Ha ricevuto il BAFTA Television Award per la sua partecipazione alla serie “crime” per la BBC dal titolo The Long Firm.

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Le fiction che vedremo

Natale a tutta fiction di Federico Cona

Tanti prodotti già pronti, in attesa soltanto della messa in onda

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ome previsto in occasione della presentazione della stagione televisiva, il 2009-2010 si sarebbe contraddistinto per un’eccellente offerta di fiction da parte dei due principali broadcaster nazionali, Rai e Mediaset. E proprio con riferimento alla concessionaria del servizio pubblico, non si può non sottolineare il grandissimo successo in termini di ascolto delle serie Un medico in famiglia, giunto alla sesta edizione e Don Matteo, giunto invece alla settima. Certo era facile prevedere un successo di pubblico giocando sul velluto con personaggi conosciuti ed amati ma soprattutto, in una fase come questa di rallentamento degli investimenti pubblicitari, l’attestarsi intorno al 30% di share avrà fatto certamente felici gli investitori stessi. In casa Mediaset, oltre al prevedibile successo di Intelligence, bisogna registrare lo straordinario risultato ottenuto da Il sangue e la rosa, con Gabriel Garko e Isabella Orsini fra i protagonisti. Sempre rimanendo in casa del biscione la prima serie che vedremo al più presto è Nel Bianco, due puntate coprodotte dalla Constantin Television GmbH per

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ZDF (Germania) e della Palomar per RTI (Italia). E’ la vigilia di Natale e negli uffici della casa farmaceutica scozzese Oxenford, i dipendenti e gli scienziati si scambiano regali e auguri. La bella Toni Gallo (Isabella Ferrari), ex poliziotto, scrupolosa responsabile della sicurezza degli impianti, ordina un’ultima verifica delle scorte nei laboratori dell’istituto dove virus e antivirus vengono coltivati e testati in sicurezza. Ma se una sola provetta del virus Madoba, evoluzione del già temibile Ebola, cadesse nelle mani sbagliate?... Postproduzione in corso, invece per Il ritmo della vita, film Tv in un’unica puntata per la regia di Rossella Izzo. Prodotto dalla Ellemme Group SpA, racconta di Giulia che, dopo una cocente delusione d’amore, decide di abbandonare le gare di danza e dedicarsi esclusivamente alla gestione della sua scuola di ballo, la “Open Dance”. La scuola vanta una lunga tradizione familiare ed è molto accreditata nell’ambiente del “ballo da sala”. Purtroppo la sopravvivenza di questa piccola realtà viene messa in pericolo dallo “Starlive”, un nuovo, modernissi-

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mo centro sportivo con acclusa sala da ballo... Al via la terza stagione dell’ironica commedia con Virna Lisi, Giuliana De Sio e Valeria Milillo: Caterina e le sue figlie 3. La serie è prodotta dalla Ares Film Srl in otto puntate, per la regia di Alessandro Benvenuti. Il tempo è passato... L’azienda “Le leccornie della vedova del maresciallo”, nata dall’abilità di Caterina e Liliana e dall’intuito per gli affari di Cetty ed Agostina, va alla grande! Ha portato benessere a tutti ed è stata inaugurata una nuova, magnifica sede. Quale momento migliore per Attilio e Caterina di concedersi finalmente il tanto agognato viaggio di nozze?... E se Caterina non tornasse?! Quali e quante tempeste di sentimenti si potrebbero abbattere sulle vite delle nostre protagoniste e sue figlie prive del suo costante aiuto? Questa nuova serie è arricchita da un pizzico di thriller e di spy-story, un tocco di favola, una vena di follia per far da cornice a tanto divertimento. Lavori in corso e set aperto a Cinecittà invece per Ris 6 - Delitti imperfetti. Le 10 puntate prodotte dalla Taodue Film, prevedono diverse novità: Daniele Ghirelli (Fabio Troiano), in seguito allo scioglimento della squadra di Parma, dovuto alla promozione a Maggiore di Venturi, si trasferisce a Roma per unirsi a un nuovo gruppo di RIS di cui fa parte anche Flavia Ayroldi (Jun Ichikawa). Ghiro e Flavia, grazie all’esperienza nel famoso gruppo di Parma e date le loro specializzazioni in informatica ed entomologia, sono il punto di forza del nuovo RIS di Roma guidato dal capitano Lucia Brancato (Euridice Axen). A completare il gruppo troviamo il tenente Bartolomeo Dossena (Marco Rossetti), ufficiale pluridecorato con un passato da campione sportivo, laurea in chimica e specialista in esplosivi, il sottotenente Costanza Moro (Mary Petruolo), intel11-12 dic. 2009

ligente e spregiudicata, specializzata in genetica e il sottotenente Emiliano Cecchi (Primo Reggiani), giovane romano di borgata che ha investito tutto nella sua vita professionale per diventare un carabiniere e ora vede coronati i suoi sogni. Set aperto anche per una nuova fiction in 6 puntate interpretata da Manuela Arcuri e Gabriel Garko, Il peccato e la vergogna. Prodotto dalla Ares Film per la regia di Luigi Parisi e Alessio Inturri, è ambientato alla fine degli anni ’30 nella Roma fascista dove la sensuale e battagliera Carmen Tabacchi (Manuela Arcuri) conosce Nito Valdi (Gabriel Garko), mente diabolica e criminale, che si innamora follemente di lei. Non ricambiato, a causa della sua natura violenta, Nito inizia a perseguitarla ossessionato da un’inarrestabile passione. Intanto Carmen unisce il suo destino a quello dei Fontamara ricchi commercianti che, scoprendosi ebrei, conosceranno la spietatezza delle leggi razziali. Sentimenti forti e pulsioni profonde proiettate su uno sfondo storico tormentato e controverso. Amore, odio e vendetta si intrecciano con l’impegno politico e danno vita a una costruzione serrata di azione, intrighi, passioni e avvincenti colpi di scena. Sempre in casa Mediaset, che deve solo decidere quando mandarle in onda, ricordiamo: Due imbroglioni e mezzo, Tut-

ti per Bruno, Fratelli Benvenuti, I delitti del cuoco, Angeli e Diamanti e Squadra antimafia 2. Per quanto riguarda invece la Rai, non ci sono sostanziali novità. Sono sempre pronte per essere messe in onda Io e mio figlio - nuove storie per il commissario Vivaldi, Sangue pazzo, Sonetaula e Sant’Agostino, mentre fra le new entry del paniere si annoverano le fiction Codice Aurora e Amore Proibito. La prima è ambientata a Livorno, dove prima scoppia un incendio in un campo rom e poi avviene l’omicidio di un informatore della polizia, che muore dicendo una sola parola, carica di mistero: “Aurora”. Su queste basi, un procuratore della Repubblica, Margherita Borboni, apre un’inchiesta, convinta che si tratti di una semplice storia di droga. Si troverà a fare i conti con una vicenda in cui nulla è quello che sembra, le indagini si fanno via via più complesse e pericolose, e la verità si rivelerà molto diversa da quella che Margherita credeva. La prima sopre-

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anche se non lo fa di professione, anzi: è un poliziotto scansafatiche, allergico alla disciplina, e con l’hobby del poker. Durante la missione, Renzo imparerà il mestiere dell’infiltrato sulla propria pelle, rischiando la vita e, al tempo stesso, rinsaldando la vecchia amicizia con Massimo, sempre a cavallo di un confine sotti-

sa il procuratore l’avrà alla scoperta che nell’omicidio è coinvolto un suo amico di gioventù, Massimo Carlesi, oggi propietario di un night club di dubbia fama. Per ottenere qualcosa, Margherita deve infiltrare qualcuno. Ma il tempo è poco e Margherita si trova costretta ad infiltrare l’unica persona di cui Massimo Carlesi si possa fidare a prima vista: il suo migliore amico di gioventù, Renzo De Nardi. Quando avevano 18 anni, Renzo e Margherita erano fidanzati, e Renzo era il migliore amico di Massimo. Poi la loro storia finì all’improvviso, e Renzo sparì nel nulla. Strani casi della vita, Renzo è finito a fare il poliziotto (a Roma, in periferia), e Massimo è finito a fare il criminale. Sono due facce della stessa medaglia. Renzo si infiltra: fingendosi un fuorilegge in fuga, arriva alla discoteca dell’ex amico. Si infiltra

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le che divide la verità dalla menzogna, la realtà dalla finzione. Renzo conosce Sarace, un armatore, che nasconde sotto le apparenze da cittadino per bene i suoi traffici illeciti. Sarace è il capo di Massimo. Insieme riforniscono mezza Italia centrale di droga. Ma c’entra davvero la droga in questa storia? Restano oscuri i due aspetti più importanti della vicenda: cos’è Aurora? E perché c’è in corso questa guerra con la malavita slava, per cui è stato bruciato il campo rom all’inizio del film, e che prosegue, tra ritorsioni e vendette? Sembra che Sarace ci tenga molto ad avere l’arido terreno dove stanno accampati i Rom, ma perché? Incendi, omicidi, per la conquista di un pezzetto di terra brullo e periferico: a Renzo, questa storia ancora non quadra... Quando le indagini sembrano essere arrivate ad un punto morto, Renzo, viene presentato a un ricco magnate russo, Yuri, socio negli affari (poco chiari) di Sarace, e grande giocatore di poker. E’ proprio usando la sua grande abilità al gioco che Renzo riesce ad entrare nelle grazie del russo, che sospetta essere il vero capo della misteriosa operazione in corso... E quando Renzo scopre che la bellissima moglie di Yuri si chiama Aurora, capisce di aver preso la strada giusta... Ma una strada che porta dove? Cos’hanno in mano i nostri? In Amore proibito, la storia è molto intrigante: un Jet viene fermato per un controllo sulla pista di partenza, sembra un’operazione di routine, ma i tre uomi-

ni, vestiti come addetti dell’aeroporto, in realtà sono banditi. L’aereo trasporta un prezioso carico di diamanti. I rapinatori: Valerio, Marco e Claudio si impossessano del tesoro e scappano. Nella fuga, però, travolgono un poliziotto uccidendolo. Il commissario aeroportuale Spina riesce ad individuare e arrestare i rapinatori, ma sia l’auto che i diamanti sono scomparsi, per cui i tre vengono condannati solo per la rapina. Passano sette anni, una giovane volontaria, Emma, entra in prigione per un allestimento teatrale in cui recitano i detenuti con Valerio protagonista. Durante le prove Valerio fa un’improvvisa, appassionata, dichiarazione d’amore ad Emma: dopo sette anni di carcere Emma è una luce: guardarla, anche solo da lontano, gli è necessario per sopravvivere. Emma non sa rispondere, Valerio la spaventa e l’attrae. Dopo un corteggiamento fatto di sguardi, tra Emma e Valerio esplode l’amore, incuranti di poter essere scoperti. Nello stesso carcere sono rinchiusi anche Claudio e Marco, ma tra gli ex compagni non corre buon sangue, Valerio non ha mai perdonato a Marco il violento, inutile omicidio. Quando Claudio ottiene un permesso di lavoro all’esterno del carcere per buona condotta, nonostante la parola data agli ex compagni, va subito a cercare i diamanti, ma viene sorpreso dal commissario Spina, che l’ha fatto seguire. I diamanti però si rivelano falsi. Qualcuno nella banda ha tradito e li ha sostituiti prima di andare in prigione. Tra i tre rapinatori scoppia la guerra dei sospetti e Marco e Claudio si alleano contro Valerio. Spina interroga Emma e la mette al corrente del passato ambiguo di Valerio. La ragazza si rende disponibile per un confronto con cui spera di dimostrare l’innocenza di Valerio. Ma nel colloquio in carcere Valerio si mostra molto diffidente, si rifiuta di rivelare ad Emma il luogo in cui è nascosta l’auto della rapina, dichiarando così implicitamente di essere complice nell’omicidio. Scontata la pena i tre escono e la guerra tra di loro si riaccende più aspra. Emma viene rapita da Claudio e Marco e tenuta in ostaggio per costringere Valerio a consegnare i diamanti veri. Nel drammatico scambio Valerio rinuncia ai diamanti per amore, dimostrando finalmente una reale volontà di cambiamento, ma la situazione precipita, la polizia interviene e per Emma sembra nnn non esserci una via d’uscita. 11-12 dic. 2009


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Eventi i è concluso sabato 28 novembre, con grande successo di pubblico (11.000 spettatori) l’edizione zero/nove del Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste. La manifestazione, dedicata all’esplorazione dei mondi del fantastico, dei linguaggi sperimentali e delle nuove tecnologie nelle produzioni di cinema, televisione, arti visive, anche quest’anno ha avuto la presenza di grandi nomi del cinema che hanno partecipato per raccontarsi al pubblico presente. Nei primi giorni è stato ospite della manifestazione il regista premio Oscar Roger Corman, figura leggendaria del cinema americano, che ha ricevuto il Premio Urania d’Argento, assegnato ogni anno a personalità di spicco del cinema fantastico. A Roger Corman è stata dedicata anche la retrospettiva Fant’America, incentrata sui suoi film ispirati all’opera di Edgar Allan Poe, nel bicentenario della nascita dello scrittore, con le proiezioni dei film

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di Cristiano Centi I Vivi e i Morti, Il Pozzo e il Pendolo, I Maghi del Terrore e La Maschera della Morte Rossa. L’altro premio alla carriera Urania d’Argento è stato consegnato, nei giorni finali del Festival, a Christopher Lee, applaudito dal pubblico, che ha presentato a Trieste l’anteprima italiana di Triage film di Danis Tanovic. La giuria del Festival di quest’anno era presieduta dallo scrittore americano Bruce Sterling e composta dall’autore di fumetti Antonio Serra, dal critico francese Gilles Esposito, dallo sceneggiatore e produttore Andrea Magnani, dal produttore e critico Marcello Rossi e dal regista Enzo G. Castellari, di cui il Festival ha proiettato due importanti film: Fuga dal Bronx e Quel maledetto treno blindato. La giuria quest’anno ha assegnato due premi: il tradizionale premio Asteroide (per la sezione di concorso dei lungometraggi - Neon) al film d’animazione First Squad di Yoshiharu Ashino, Aljosha Klimov e Misha Shprits; e il pre-

mio Melies d’Argent (l’inedito premio necessario per concorrere al Melies d’Or all’European Federation of Fantastic Film Festival) al film inglese The Children di Tom Shankland. Anche il pubblico ha potuto dire la sua, decretando il premio andato al film americano Timer di Jac Schaeffer. Comunque notevole e di buona qualità la selezione di tutti i film che hanno partecipato al concorso principale, con titoli di rilievo come Metropia di Tarik Saleh, Shadow di Federico Zampaglione, Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn, e la trilogia 20th Century Boys di Yukihiko Tsutsumi. Infine, grande performance del gruppo musicale Massimo Volume che, nella serata inaugurale al teatro Miela, ha musicato dal vivo la proiezione del film del 1928 La chute de la maison Usher di Jean Epstein, con grande partecipazione nnn di pubblico.

Successo per il Festival della

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200 e vetrine dei negozi già sono addobbate a festa, babbo natale di diverse misure e versioni iniziano a comparire sulle confezioni dei prodotti per bambini, le vie del centro si affollano in un’ansia compulsiva da preshopping. E poi il panettone, le file di alberelli ai lati

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delle strade, i regali, decorazioni e fiocchi dorati. Natale, senza dubbio. Anche in televisione già si vedono le ennesime repliche di film ormai mag-

giorenni con protagonisti pupazzi di neve parlanti, renne volanti, e il solito adulto che prima non crede nella magia del Natale, poi invece sì. Eh già, il Natale si avvicina per tutti, sia per chi pigramente ma comprensibilmente affolla il palinsesto televisivo, sia per gli sceneggiatori di Hollywood che decidono di spegnere i computer, chiudere le penne nei cassetti e passare le festività natalizie a due passi dagli studios, magari al sole della sempre calda Malibu. Niente novità sotto l’albero, quindi. Bored To Death, del quale avevamo già parlato in questa rubrica, ha concluso la prima stagione dopo otto innovative e divertenti puntate, confermandosi probabilmente come miglior prodotto della stagione, i pilot di V e di The Prisoner sono stati all’altezza delle aspettative sia di critica che di ascolti, mentre le altre serie procedono con alti e bassi di puntata in puntata verso l’anno nuovo: Flash Forward convince ma non stupisce più come nei primi episodi, Fringe sembra


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numero

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di Luca Marengo

09 avvicinarsi a una svolta narrativa, Dollhouse probabilmente si perderà nell’abisso come gli ultimi progetti di Whedon, Smallville si trascina lentamente, House migliora di stagione in stagione, raggiungendo livelli di scrittura e interpretazione sempre più alti, Supernatural viaggia senza intoppi in questa sua quinta “apocalittica” stagione. A parte Community (la vita di un gruppo molto eterogeneo di studenti in un college pubblico), le nuove sit-com non reggono il confronto con gli standard comici di serial “veterani” come How I Met Your Mother (giunto alla quinta stagione) e The Big Bang Theory (alla terza): la Courtney Cox di Friends e Dirt interpreta una mamma neodivorziata alle prese con la vita da single in Cougar Town, tra battute passabili e trame banali; Hank, il ritorno alla vita provinciale di un milionario newyorkese dopo la bancarotta, 11-12 dic. 2009

viene cancellato dopo pochi episodi; Accidentally on Purpose, in cui Dharma di Dharma & Greg rimane incinta di un ragazzo molto più giovane di lui, potrebbe funzionare se non fosse per i meccanismi narrativi abbastanza ripetitivi. Per quanto riguarda le avventure della spia più nerd che si sia mai vista sullo schermo e i colpi geniali dei signori della truffa in puro stile british, sia Chuck che Hustle ricominceranno subito dopo la pausa natalizia, e ancora di più bisognerà aspettare per l’attesissimo Caprica.

Nell’apparentemente calma e narcolettica nevicata dicembrina che ha virtualmente coperto l’originalità televisiva almeno per il periodo delle feste, vale però la pena di parlare di due prodotti che sono riusciti a scavarsi una via d’uscita attraverso la neve, e che conviene recuperare, facendo scorta di pellicola per i periodi freddi. Sole cocente, mandrie al pascolo e

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paesaggi che si perdono a vista d’occhio, in un continuo alternarsi di campi di grano e campi di football: benvenuti a Dillon, in Texas, una piccola città in cui tutto ruota intorno al pallone ovale. Qui è ambientata la serie Friday Night Lights, che dopo tre stagioni tra fango, lacrime, sangue e molta incertezza riguardo il futuro, torna con una quarta serie. Regia sporca, fotografia cruda, recitazione iperrealista per un serial che odora di terra e pioggia, doloroso come un placcaggio violento, veloce come una birra ghiacciata, commovente come una vittoria inaspettata. Dal sole del Texas ci si sposta a quello della California: non la California di riflessi e paillettes di Hollywood, non quella preconfezionata di Beverly Hills, non quella modaiola e surfista di Malibu, ma la California selvaggia dell’entroterra, tra le Bad Lands e le distese di cemento. La California sudata e rumorosa delle bande di motociclisti, quella in cui si vive tra grasso e benzina, tra lame e proiettili, tra alcol e sangue. Nella seconda stagione di Sons of Anarchy tornano i motociclisti del Samcro, tornano amore e morte, tornano violenza e fratellanza. Alle prese con bande nemiche, agenti federali, odi razziali, drammi personali e prese di coscienza, i “figli dell’anarchia” si troveranno costretti a salvare le loro famiglie, la loro città, il loro mondo: ovviamente, alla maniera dei fuorilegge. Sperando che questo basti per superare il freddo inverno, resta da dire che il 2010 porterà con sé tante novità (tra cui Caprica, Human Target, Past Life). Da parte di Numero6, il solito buona visione il più classico degli auguri: buon natale e felice annnn no nuovo.

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BOOKS

leggere di cinema

di Luca Marengo

Tratti ritratti uando aprite Tratti & Ritratti di Luca Raffaelli, provate a far finta per un istante che non si tratti di un libro. Immaginate invece di avere tra le mani una chiave di carta e inchiostro, una chiave che scoprite essere in grado di aprire un vecchio baule: avete capito quale baule? Esatto, proprio quello che vi sembra di non aver mai aperto, quello che contiene la vostra vita e quella della vostra famiglia, i vostri ricordi sotto forma di ritagli e vecchie fotografie scolorite. Immaginate quindi di aver finalmente aperto quel baule impolverato e dimenticato e di aver da questo tirato fuori un gran numero di fotografie alla rinfusa: mentre sfogliate il libro, continuate a far finta che le pagine che girate siano in realtà scatti in bianco e nero, polaroid rovinate, istantanee stinte di giorni passati. Lì, tra pranzi di famiglia, divise e case al mare, dei piccoli particolari vi salteranno agli occhi, volti, voci, nomi e tratti distintivi di quelli che, alla fine, riconoscerete come vostri cari e vecchi amici: un orecchio che spunta in una foto di gruppo, un mantello che svolazza, un cappello poggiato su una sedia. E poi ancora il bagliore di un lampo verde, il suono di un pianoforte, l’odore del mare salato, fin quando vi accorgete che la stanza intorno a voi ha iniziato a mutare, che mattoni e cemento hanno la-

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11-12 dic. 2009

Giornalista e scrittore, considerato uno dei massimi esperti italiani nel campo dei fumetti e dei cartoni animati, Luca Raffaelli ci propone un viaggio critico e personale attraverso i grandi personaggi del fumetto.

sciato spazio a sconfinati deserti, a gotici grattacieli, a skyline futuristici, e dove prima c’era il soffitto ora orbitano, nella quiete cosmica, decine di pianeti colorati. E finalmente li vedete, mentre volano sopra di voi, si lanciano da palazzi altissimi, si trasformano, scappano, cavalcano, corrono ma soprattutto sognano, e voi con loro. “Dove eravate finiti?” vi troverete a domandare loro, “Dove vi eravate nascosti?”: perché li avevate visti ogni tanto ultimamente, scintillare nei film di Hollywood, districarsi tra le tele del web, ma non erano mai davvero loro, non erano mai davvero “i Fumetti”. Forgiati dalla palpitante china, nati dall’inchiostro amniotico, eroi bidimensionali di un mondo di carta, esploratori immaginari della nostra realtà. Ora, immersi in questo caotico e meraviglioso mondo, continuate a far finta che quello di Raffaelli non sia soltanto un libro, e che lui non sia soltanto uno scrittore: provate a raffigurarvelo vestito da esploratore d’altri tempi mentre con cartina e piccone scava per riportare alla luce quei personaggi che vi eravate persi per strada. O piuttosto, pensatelo come un investigatore privato vecchia scuola che, uno ad uno, rintraccia quei vecchi amici che non vedevate da tempo, quelli che anche se non c’è rete, o se ancora non siete passati al digitale terrestre, rimarranno sempre accanto a voi, pronti a portarvi in qualsiasi momento nel loro universo di sogni nnn stampati.

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Cinecorriere numero 11/12 - Dicembre 2009  

Cinecorriere numero 11/12 di Dicembre 2009

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