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CINECORRIERE - ISSN 1827-195 00001

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Anno 62 n. 1/2 maggio 2010 2,00 â‚Ź

cinema & fiction


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Rivista illustrata di Cinema e Fiction fondata e diretta da Alberto Crucillà dal 1948 Autorizzazione del registro n. 473 del 31 ottobre 1948 Direttore Responsabile Fabrizio CERQUA f.cerqua@cinecorriere.it

editoriale D

al confronto fra i finanziamenti elargiti dal MibAC nel 2008, e quelli del 2009, il risultato è che in un anno critico per l’economia italiana, un taglio agli “sperperi” statali è stato fatto, ma non per tutti. Partiamo da un dato certo: degli oltre 76 milioni di euro stanziati per il FUS (Fondo Unico Spettacolo) nel 2009, “solo” 7 erano destinati alle attività editoriali e festivaliere legate ad associazioni ed enti. Un milione e mezzo in meno rispetto al 2008. Il taglio dei finanziamenti a favore di enti e associazioni, per la promozione di attività cinematografiche (tra cui manifestazioni e rassegne festivaliere) non è però applicato in maniera equa e coerente. Nel confronto fra la ripartizione dei fondi nel 2009 e quella dell’anno

Direttore Editoriale Andrea SPLENDORE a.splendore@giroal.it Direttore Promozione e marketing Renato MARENGO r.marengo@giroal.it Coordinatrice redazionale Daria CIOTTI d.ciotti@cinecorriere.it In redazione Cristiano CENTI Hanno collaborato Luigi AVERSA, Giandomenico CELATA, Cristiano CENTI, Daria CIOTTI, Federico CONA, Flavio DELLA ROCCA, Simon Pietro GIUDICE, Luca MARENGO, Marcella PERUGGINI

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sommario

Progetto grafico Eleonora MAURIZI e.maurizi@servizieditorialicda.it Segretaria di redazione Mara DI LECCE m.dilecce@cinecorriere.it Tel. 06.8841611, 8841613, fax 06.85831141

precedente, risulta che molti avranno poche migliaia di euro in meno, pochi ne prenderanno molti di meno, a qualcuno è stata riservata la stessa cifra ed infine, solo a pochissimi, è stato riservato un aumento. tra questi ultimi il Festival Internazionale del film di Roma e il Trailers filmfest. Viceversa le sforbiciate più ampie le anno senz’altro subite il Festival del Cinema Africano di Milano e il Capalbio cinema. A ben vedere, dunque, nel passaggio dal 2008 al 2009, gli sperperi sono ridotti e altri hanno ricevuto un incremento notevole, forse giustificato, soprattutto rispetto all’incidenza che queste manifestazioni hanno per la promozione delle attivita cinematografiche, “Legge cinema” 2004. Ma questi ultimi incrementi sono (J.J.) di natura politica?

Il critico

Il Tax Credit è fatto. Facciamo il Cinema Italiano di Giandomenico Celata 5 Eventi

Cannes 2010. L’Italia di Luchetti e Guzzanti di Marcella Peruggini

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Intervista a Rita Rusic 8

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di D.C.

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di Federico Cona Le fiction che vedremo

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Eventi

Estate di produzione per l’autunno 2010 24

di F.C.

Cartoons on the Bay Rapallo a colori

In videoteca

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Blu-ray Disc e dvd 28

di Flavio Della Rocca

L’intervista

TelefilmCult

Teo Bellia: «Il doppiatore è e resta un attore» di Luigi Aversa

Pronti a vivere una “Notte folle a Manhattan”?

I “Crimini” di Valerio Alba

Giffoni Multimedia Valley Con l’Amore i sogni diventano realtà

di Simon Pietro Giudice

Il film del mese

L’intervista

Eventi

di Daria Ciotti

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di Daria Ciotti

Il personaggio di Luigi Aversa

I film che vedremo

Una primavera da Oscar

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Previously ON the next episode di Luca Marengo

30 1-2 maggio 2010


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Il critico

Il Tax Credit è fatto Facciamo il Cinema Italiano I

di Giandomenico Celata Docente di Economia dei Media e dell’ICT Sapienza Università di Roma

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l titolo, lo confesso, è tratto dalla famosa frase di Massimo Taparelli, più noto nei libri di scuola come Massimo d’Azeglio. Spero che a nessuno degli eredi, venga in mente di rivendicarne i diritti. Non si sa mai con quest’aria che tira sul copyright. Tra l’altro, l’uomo politico era soprannominato sporcaciun, per le sue frequentazioni erotiche al di fuori del matrimonio. La moglie era Giulia, la figlia di Manzoni. Come dire, quando si suggerisce di prendere l’esempio dai padri della patria c’è da andare cauti. Crispi era addirittura bigamo. E meglio tacere della prima moglie di Garibaldi. Per tornare al merito proprio del titolo, si può affermare che, dopo il decreto ministeriale, coi regolamenti per le sale cinematografiche e gli investimenti esogeni a favore della produzione che dovrebbero essere pubblicati a giorni, l’intervento sul Tax Credit si può definire completato. E’ vero, scade a fine 2010, ma immagino che a nessun Governo venga in mente di non reiterarlo per gli anni successivi. Nei titoli di coda di alcuni film già c’è l’indicazione che è stato utilizzato il tax credit endogeno ed è una gran bella cosa. E’ ancora vero che c’è stata qualche polemica circa il fatto che anche il cinepanettone Natale a Be-

verly Hills sia stato inserito tra quelli compresi accreditandogli contenuti culturali. Credo sia stato tolto anche se non c’è alcun dubbio che la sceneggiatura del film riguarda, come prescrive la lettera della tabella A allegata al decreto sul tax credit “tematiche sociali e/o culturali italiane”. Quello ritratto nel film è certamente un pezzo della società italiana. Minoritaria, perlomeno lo spero, ma reale. Che ce ne vergogniamo è un’altra storia. Ma sicuramente esiste. Basta leggere i giornali con le varie intercettazioni: dalla Puglia all’Abruzzo fino ad arrivare alla Lombardia. Nord, Centro e Sud finalmente unificati. Chissà cosa avrebbe detto D’Azeglio: obiettivo raggiunto? Comunque, fatto il tax credit si faccia il cinema italiano. C’è da dire che il cinema italiano si è messo da qualche tempo sulla buona strada. I dati del 2009 avevano fatto impensierire un po’ tutti: dopo un periodo di crescita, ma ancora più importante, dopo un periodo in cui gli spettatori italiani sono apparsi riconciliati con il cinema italiano, i dati del box office registravano un appannamento. I primi mesi del 2010 pare che allontanino questa paura: nonostante l’evento straordinario di Avatar, il cinema italiano risale la china e supera il 30% con le coproduzioni. Cala di qualche decimale l’incasso percentuale e di qualche milione quello in valore assoluto, ma anche questo è un dato da valutare con attenzione. Certamente questa riduzione è il risultato del calo del cinepanettone e della parziale delusione del film di Pieraccioni. Poteva andare peggio nel periodo di Natale, se non ci fosse stato il successo di Verdone nei primi due giorni di programmazione. Ma va comunque considerato un ulteriore warning per la struttura industriale della

produzione, della distribuzione e dell’esercizio. Gli autori, o almeno una parte (non so se maggioritaria ma comunque decisiva), hanno capito, anche grazie a dei produttori coraggiosi e intelligenti, il valore del mercato, che altro non è che la risposta degli spettatori. E’ questo un passaggio storico per il cinema italiano se pensiamo solo a qual era la situazione dieci anni fa. Ma la produzione, salvo casi ancora isolati, non è ancora in grado di garantire un flusso di prodotto costante negli anni e nelle diverse stagioni. Nel primo caso pesa la scarsa capitalizzazione delle società e l’appena avviato tax credit che darà ancora maggiori soddisfazioni una volta entrato a regime. Nel secondo caso pesa ancora la timidezza di distributori e produttori che fanno fatica a programmare per l’estate: un enorme buco che va ancora compiutamente riempito. E poi c’è il problema delle sale. Non si vende il prodotto se non c’è negozio. Le sale sono la drogheria dove si vende il film. Continuano a diminuire quelle di città e sono pressoché scomparse quelle di profondità. E poi ancora ci sono la post-produzione e le industrie tecniche che meriterebbero un discorso a parte, ugualmente importante. Queste criticità hanno bisogno di policy industriali che si affianchino al tax credit per far crescere l’industria italiana del cinema, da parte non solo del Governo ma anche di Regioni e Comuni. Molto gli enti locali stanno facendo, ma stanno seguendo schemi che ricalcano il Fus e l’intervento dello Stato. Non va bene. Le condizioni ci sono tutte. Avete notato come da qualche tempo le hit di libri e musica sono piene di autori italiani? Ebbene, forza cinema! nnn

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Eventi

Cannes 2010 L’Italia di Luchetti e Guzzanti

di Marcella Peruggini

Al via la kermesse cannense che quest’anno apre con Robin Hood e omaggia lo svedese Ingmar Bergman

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opo Sorrentino e Garrone, è la volta di Daniele Luchetti e Sabina Guzzanti. Questi i due nomi che rappresentano il cinema italiano al 63° Festival di Cannes (12-23 maggio). Il primo, che nel 2007 era nella sezione Un Certain Regard con il film Mio fratello è figlio unico, concorre per la Palma D’oro con La nostra vita (prodotto da Cattleya in collaborazione con Rai Cinema), interpretato da Elio Germano e Isabella Ragonese, in cui si narra la storia di un operaio romano che cerca di elaborare il lutto per la perdita di sua moglie, provvedendo ad offrire cose materiali alla sua famiglia, e per fare questo si mette in affari ai limiti della legalità. La Guzzanti con il documentario Draquila - L’Italia che trema (distribuito da noi dalla bim), racconta l’Abruzzo del dopo terremoto, della scossa all’Italia della speculazione edilizia e della corruzione. Ma non sono gli unici due nomi tricolore a Cannes. Nella giuria dei film in competizione c’è l’attrice Giovanna Mezzogiorno, che l’anno scorso ha pre-

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senziato al festival in veste di protagonista di Vincere di Marco bellocchio. E’ affiancata nel compito di giurata da un altro italiano, Alberto barbera, ex Presidente della biennale di Venezia e attuale Direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Altro nome a noi noto, che partecipa alla Quinzaine des Réalisateurs, è Michelangelo Frammartino, che porta a Cannes Le quattro volte (distribuito in Italia da Cinecittà Luce), un film a metà tra documentario e finzione, costituito da quattro episodi di cui è protagonista la Calabria Jonica. E non è tutto, perché a tenere la canonica lezione di cinema quest’anno sarà Marco bellocchio, il terzo italiano dopo Francesco Rosi e Nanni Moretti. Questa l’Italia a Cannes. Ma se di festival internazionale si parla, seppur di cinema d’autore, non si può non pensare che il cinema americano la faccia “da padrone”, anche solo con la presenza di un titolo imponente come Robin Hood di Ridley Scott - e con il suo protagonista Russell 1-2 maggio 2010


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Cinecittà Luce, Cattleya, Rai Cinema sull’Italia a Cannes

FESTIVAL DI CANNES 2010 IL PROGRAMMA COMPLETO

Per Roberto Cicutto, Presidente di Cinecittà Luce, è motivo d’orgoglio «che l’Italia sia rappresentata da due film diversissimi per genere e approccio, uniti nella tradizione del nostro cinema di impegno civile». La partecipazione in Concorso de La nostra vita, per Riccardo Tozzi, presidente della società di produzione Cattleya, rappresenta «una conferma della vitalità del nostro cinema d'autore, che si è già affermato in Italia e ora sta ricostruendo la sua immagine internazionale». E Caterina d’Amico, amministratore delegato di Rai Cinema, società coproduttrice del film, dichiara: «Il film di Luchetti racconta una storia che emoziona ed offre tantissimi spunti di riflessione sulla realtà e sull’attualità. Siamo orgogliosi di portare la bandiera dell’Italia sulla Croisette». Luciano Sovena, Amministratore delegato di Cinecittà Luce, sulla presenza nella Quinzaine di Le quattro volte dichiara: «Si tratta per noi di un’opera speciale, straordinariamente poetica nell’ispirazione, quanto rigorosa nelle scelte tecniche e stilistiche. Un’opera che apre una finestra su una realtà locale a una platea globale, con uno sguardo su una natura quasi senza tempo che, nel suo rapporto con l’uomo, è diventata un tema urgente, attualissimo». n

FILM IN CONCORSO

Crowe - il colossal hollywoodiano della Universal, che domina l’apertura festivaliera. Per il resto, il Made in Usa è presente con soli altri due titoli e Fuori Concorso, per You Will Meet a Tall Dark Stranger di Woody Allen e Wall Street Money Never Sleeps di Oliver Stone. Fuori concorso anche il britannico Stephen Frears (Tamara Drew) e Olivier Assayas (Carlos). Concorrono, invece, con il nostro Luchetti, i francesi Mathieu Amalric (Tournée), Xavier beavuois (Des Hommes et des Dieux) e bertrand Tavernier (La Princesse de Montpensier). I due maestri: l’iraniano Abbas Kiarostami (Copie Conforme) e il giapponese Takeshi Kitano (Outrage), e ancora il messicano Alejandro Gonzales Inarritu (Biutiful) e l’inglese Mike Leigh (Another Year). Partecipano alla kermesse anche altri due registi già passati a Cannes: il cinese Wang Xiaoshuai, Premio della Giuria qualche anno fa per Shanghai Dreams, e l’unghe1-2 maggio 2010

rese Kornél Mundruczó, che nel 2008, con Delta, concorreva per la Palma d’Oro. Da segnalare la partecipazioni di altri due grandi e inesauribili maestri come Jean-Luc Godard (Film Socialisme) e Manoel De Oliveira (O Estranho Caso de Angèlica) nella sezione Un Certain Regard (presidente della giuria dedicata alla sezione, la regista francese Claire Denis). Ad assegnare la Palma D’Oro, la Giuria Ufficiale che quest’anno è presieduta da Tim burton, ed è composta, oltre che dai già citati italiani Mezzogiorno e barbera, dagli attori benicio Del Toro e Kate beckinsale, dai registi Emmanuel Carrere, Victor Erice e Shekhar Kapur e dal compositore Alexandre Desplat. Tra gli eventi speciali, atteso anche il documentario del regista romeno Andrei Ujica L’autobiografia di Ceausescu, che sarà presentata in prima mondiale in una proiezione speciale fuori concorso. Il docufilm, che completa la trilogia (Videogrammi di una Rivoluzione e Out of the Present) dedicata al comunismo, contiene immagini inedite dell’ex dittatore Nicolae Ceausescu in famiglia, nei cantieri socialisti, in viaggio e nei congressi. nnn

n Mathieu Amalric Tournée n Xavier Beauvois Des hommes et des dieux n Rachid Bouchareb Hors la loi n Alejandro González Iñárritu Biutiful n Mahamat-Saleh Haroun Un homme qui crie n Im Sangsoo The Housemaid n Abbas Kiarostami Copie Conforme n Takeshi Kitano Outrage n Lee Chang-Dong Poetry n Mike Leigh Another Year n Doug Liman Fair Game n Sergei Loznitsa You. My Joy n Daniele Luchetti La Nostra Vita n Nikita Mikhalkov Utomlyonnye Solntsem 2 n Bertrand Tavernier La Princesse De Montpensier n Apichatpong Weerasethakul Loong Boonmee Raleuk Chaat

UN CERTAIN REGARD

n Derek Cianfrance Blue Valentine n Manoel De Oliveira O Estranho Caso De Angélica (Angelica) n Xavier Dolan Les Amours Imaginaires n Ivan Fund, Santiago Loza Los Labios n Fabrice Gobert Simon Werner A Disparu... n Jean-Luc Godard Film Socialisme n Christoph Hochhäusler Unter Dir Die Stadt (The City Below) n Lodge Kerrigan Rebecca H. (Return to the dogs) n Ágnes Kocsis Pál Adrienn (Adrienn Pál) n Vikramaditya Motwane Udaan n Radu Muntean Marti, Dupa Craciun (Mardi, Après Noël) n Hideo Nakata Chatroom n Cristi Puiu Aurora (Aurore) n Hong Sangsoo Ha Ha Ha n Oliver Schmitz Life Above All (La Vie avant tout) n Daniel Vega, Diego Vega Octubre (Octobre) n David Verbeek R U There n Wang Xiaoshuai Rizhao Chongqing (Chongqing Blues)

FUORI CONCORSO

n Woody Allen You Will meet a tall dark stranger n Olivier Assayas Carlos n Stephen Frears Tamara Drewe n Oliver Stone Wall Street - Money never sleeps (Wall Street – L’argent ne dort jamais)

PROIEZIONI DI MEZZANOTTE n Gregg Araki Kaboom n Gilles Marchand L’autre monde

PROIEZIONI SPECIALI

n Charles Ferguson Inside Job n Sophie Fiennes Over your cities grass will grow n Patricio Guzman Nostalgia De La Luz (Nostalgie de La Lumière) n Sabina Guzzanti Draquila - L’Italia che trema n Otar Iosseliani Chantrapas n Diego Luna Abel n Manaira Carneiro, Wagner Novais, Rodrigo Felha, Cacau Amaral, Luciano Vidigal, Cadu Barcelos, Luciana Bezerra 5 X favela por nos

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Il personaggio

di Luigi Aversa

Per Rita Rusic, produttrice di Scusa ma ti voglio sposare, in Italia c’è spazio sia per il cinema indipendente che per i blockbuster. «Ma è molto dura, la crisi c’è e si sente» e ha fatta di strada Rita Rusic dai tempi in cui recitava accanto a Diego Abatantuono in Attila flagello di Dio (1982). Appena ventiduenne, esordiva sul grande schermo con tutte le credenziali per stazionarvi in pianta stabile: bella, bionda, con un cognome esotico e soprattutto con la grinta giusta per sfondare in un mondo divoratore di volti, talenti e personaggi. Quella medesima grinta, la giovane Rusic ha saputo poi sfoderarla quando ha deciso di cercare gloria nel mondo della produzione, abbandonando prematuramente l’avventura artistica dopo aver recitato in altre pellicole, tra cui Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì (1985), di e con Adriano Celentano, e Russicum - I giorni del diavolo (1988), di Pasquale Squitieri. E i fatti hanno dato ragione alla ragazza di Parenzo, la città croata situata sulla costa occidentale della penisola istriana, dalla quale era partita qualche anno prima. Dal 1993, anno in cui ha affiancato l’allora marito Vittorio Cecchi Gori alla produzione, ha realizzato ben 58 lavori tra film e fiction, tra cui titoli di successo come Il Ciclone (1996) di Leonardo Pieraccioni o La vita è bella di Roberto benigni, premio Oscar 1997. Gli ultimi sei film poi non li ha firmati più come Rita Cecchi Gori ma con la sua nuova società di produzione, la Rita Rusic Company. Il più recente, Scusa ma ti voglio sposare, secondo capitolo della saga romantica di Federico Moccia tratto dal suo omonimo romanzo, è ancora nelle sale di tutta Italia.

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«Una cinematografia importante deve produrre anche film ad alto budget» 8

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Signora Rusic, come sta andando il film, uguale o meglio di Scusa ma ti chiamo amore, il primo capitolo della storia d’amore fra Raoul Bova-Alex e Michela Quattrociocche-Niky, che al box office del 2008 era stato il settimo titolo nella classifica degli incassi con quasi 13 milioni di euro totalizzati? «Sta andando molto bene. Quest’anno, la seconda parte della stagione è stata ed è molto competitiva». La Rita Rusic Company ha iniziato con commedie minori, Ogni lasciato è perso e Stregati dalla luna, per poi puntare a un pubblico di massa con i due Scusa ma... Come è nato il rapporto con Federico Moccia? «I titoli citati non direi fossero minori. Chiambretti, regista e protagonista di Ogni lasciato è perso, è un grande, ma il successo di un film dipende da molti fattori. Moccia lo conosco da sempre: sul set di Attila Flagello di Dio io ero la protagonista femminile e lui l’assistente alla regia del padre (Pipolo, al secolo Giuseppe Moccia, ndr). Ritrovarsi dopo anni, in ruoli diversi è stato bellissimo». Tranne Angela, i film da lei prodotti dal 2001 sono tutte pellicole romantiche: una scelta estetica o meramente commerciale? «Anche Angela di Roberta Torre è un film romantico, pur se drammatico e doloroso. Di sicuro è un film cui sono molto legata». Angela, comunque, rispetto agli altri era un film dal sapore “indipendente”. Perfino nella scelta delle regista, Roberta Torre. Come era nato il progetto? «Era nato dal desiderio di lavorare con un autore donna, molto interessante. E di soddisfazioni questo progetto ce ne ha riservate tante, come la partecipazione al Festival di Cannes nella Sezione Quinzaine des Realizateurs e al Sundance Film Festival». C’è spazio per un cinema indipendente oggi in Italia? 1-2 maggio 2010

«C’è sempre spazio per gli indipendenti, ma è molto dura, la crisi c’è e si sente». O è possibile fare film solo con l’aiuto di network televisivi e major? «Certo che è possibile. Nel cinema, comunque, le due componenti più importanti sono il prodotto e la distribuzione». Spesso dei piccoli capolavori sono nati proprio in circuiti come quello del Sundance, da lei citato. Un giovane produttore indipendente tempo fa mi ha detto che con i soldi di Bàaria si potevano fare 20 film a basso budget. E’ d’accordo? «Una cinematografia importante deve produrre anche film ad alto budget». Come Rita Cecchi Gori ha firmato tanti film di successo. Uno su tutti il premio Oscar La vita è bella. Una bella soddisfazione. Per questo motivo a un certo punto della sua carriera di attrice ha deciso di dedicarsi solo alla produzione? «Ho deciso di dedicarmi principalmente alla produzione quando ho capito che essere un’attrice, sposata con un produttore, avrebbe creato imbarazzo sia a me che a mio marito». Le ha fatto piacere tornare a recitare in Polvere, film-inchiesta del 2009 diretto da Massimiliano D’Epiro e Danilo Proietti? «Sì, mi sono divertita moltissimo a interpretare una donna così diversa da quello che sono».

«Se fosse autobiografico, avrei fatto solo quello nella mia vita». Se non avesse lavorato nel cinema cosa le sarebbe piaciuto fare? «Laurearmi in Lettere e Filosofia e scrivere». nnn

Farebbe un film tratto dal suo libro Jet Sex? «No. Mi piacerebbe farne una serie Tv». Come mai ha deciso di scrivere Jet Sex - Diario erotico sentimentale? «E’ stato naturale pensare di raccogliere i racconti pubblicati dal settimanale Chi, aggiungere altri inediti e farne un libro». E’ veramente autobiografico o si tratta di una biografia romanzata?

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occhio Giffoni Multimedia

Valley con l’Amore i sogni diventano realtà

Claudio Gubitosi ha annunciato l’inizio dei lavori, e presentato il quarantennale del Festival

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di Daria Ciotti

a convocazione straordinaria di una conferenza stampa da parte della “fabbrica Giffoni” dà immediatamente la sensazione di avere come oggetto qualcosa di importante. Claudio Gubitosi, direttore artistico del Giffoni Experience (18-31 luglio 2010) con l’immancabile presidente Carlo Andria al suo fianco e con l’onorevole Antonio bassolino, governatore della Regione Campania, sulla terrazza del Marriott Hotel di Via Veneto non ha deluso le aspettative: la Giffoni Multimedia Valley è diventata una realtà, grazie al finanziamento di oltre 20 milioni di euro che la Regione Campania, attingendo a fondi europei, ha messo a disposizione per la costruzione del centro polifunzionale dedicato alla produzione cinematografica a tutto tondo che Gubitosi, già nel 2002, aveva ideato in bozza e pensato di dedicare alla cinematografia per ragazzi. «L’idea della Multimedia Valley gli è venuta a Los Angeles nel 2002 - ha raccontato Antonio bassolino parlando di Gubitosi - Si è messo a scarabocchiare un abbozzo di come voleva fosse questo centro su di un tovagliolo, ed io mi sono subito detto disponibile a realizzare con lui questo sogno». «E pensare - ha aggiunto Gubitosi scherzando - che non so nemmeno disegnare. E ho avuto anche la pretesa di segnare i metri quadrati delle varie aree. Scherzi a parte, voglio ringraziare in primis l’on. Bassolino e tutti coloro che

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hanno creduto in questo progetto, che io definisco “semplice”. Io ho avuto l’idea, Bassolino ci ha creduto, ed il risultato è che tra qualche mese, le ruspe inizieranno i tanto attesi lavori». «La Regione Campania - ha aggiunto Bassolino in conferenza stampa - conferma il suo forte impegno a sostegno del Giffoni Film Festival proprio nell’anno in cui è giunto alla sua 40ª edizione. Si tratta di uno degli appuntamenti culturali per ragazzi più importanti a livello internazionale, che anno dopo è cresciuto e si è affermato. Noi vogliamo continuare a sostenerlo e a farne una realtà sempre più di rilievo. Complessivamente, con i provvedimenti di oggi, mettiamo a disposizione 24,5 milioni di euro, necessari al potenziamento delle infrastrutture e alla realizzazione di un festival di sempre maggiore qualità». 1-2 maggio 2010


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La Valley, che costerà in totale 31 milioni di euro e sarà pronta «per il Forum Internazionale delle Culture del 2013, a Napoli», questa la promessa e la speranza di Gubitosi e Bassolino, consterà di «una cittadella, che già esiste, e dove c’è la Sala Truffaut da 710 posti (che tra 15 giorni diventerà anche 3D), ma che sarà inserita in un contesto diverso. Avremo anche un museo - ha spiegato Gubitosi - che si chiamerà Testimoni del tempo, e dove raccoglieremo testimonianze di grandi autori come il premio Oscar Carlo Rambaldi con il suo E.T. Costruiremo altre due sale cinema-

tografiche da 500 posti ciascuna, ci sarà un’arena da 6.000 posti che, oltre a servire per le edizioni del Festival, sarà funzionale per i grandi eventi estivi della zona, che ora mancano di un luogo atto al loro svolgimento. In più ci saranno laboratori, uffici, aree parcheggio e tutte le strutture necessarie a far diventare la Giffoni Multimedia Valley una vera e propria cineteca, che finora nel Sud Italia è mancata, dedicata interamente ai ragazzi».

Un sogno che diventa dunque realtà, in un anno importante come quello del quarantennale del Festival. «Abbiamo già avuto qualche conferma per l’edizione di quest’anno (18-31 luglio, ndr) - ha detto soddisfatto Gubitosi - La Disney ci ha accordato l’anteprima de L’Apprendista Stregone, e non è detto che non lo utilizzeremo per inaugurare il Festival. Presenteremo poi i primi 10’ di Winx 2, in 3D in Sala Truffaut, tornerà gradito ospite Elijah Wood, che presen1-2 maggio 2010

zierà alla “Maratona degli Anelli”, mentre Giuseppe Tornatore non solo farà lezione di cinema ma ha promesso che si occuperà in prima persona dei ragazzi della Master Class. Anche il Capo dello Stato ci ha confermato la sua presenza all’edizione 2010 di Giffoni Experience, che avrà circa 2.800 giurati ed il cui tema sarà l’Amore». L’Amore declinato in tutte le sue accezioni: sarà questo sentimento il punto intorno al quale ruoteranno tutte le discussioni, gli incontri e le proiezioni dedicate ai giurati. I quattordici giorni del Festival saranno divisi in due parti: una prima settimana dedicata ai bambini dai 3 ai 12 anni, ed una seconda indirizzata ai giovani di età compresa fra i 13 e i 23 anni. Suddivisi in sei sezioni, a seconda delle diverse fasce di età, saranno gli stessi ragazzi, come di consueto, a guardare e a giudicare i film. Fra i primi titoli selezionati, The Indian di Ineke Houtman, Rafiki di Christian Lo, Garuda in my Heart di Ifa Isfansiah, Storm di Giacomo Campetto, The Perfect Game di William Dear, East and Angels di Lars berg, Oscar and the Lady Pink di Eric-Emmanuel Schmitt, Themba di Stefanie Sycholt, Blessed di Ana Kokkinos, 13 Semester di Frieder Wittich, e Cracks di Jordan Scott. Infine è confermato anche quest’anno il Premio assegnato in ricordo di Vittorio Mezzogiorno e promosso da sua figlia Giovanna che viene conferito all’attore, all’attrice o al regista emergenti con l’obiettivo di dare lustro e favorire il loro percorso lavorativo e nnn artistico.

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Eventi

Cartoons on the Bay Rapallo a colori

di Simon Pietro Giudice

al 15 al 18 aprile Rapallo si è trasformata. In occasione della 14ª edizione di Cartoons on the bay il Golfo del Tigullio ha moltiplicato i suoi colori. Il Festival Internazionale dell’Animazione Televisiva e Cross-mediale, organizzato da Rai Trade in collaborazione con il consorzio Terre di Portofino, ha portato quattro giorni di animazioni, e così la città è diventata un vero e proprio cartoon dal vivo. L’intenso legame con l’evento è stato testimoniato proprio dai colorati addobbi a tema sparsi ovunque, persino dai negozianti, che hanno rivestito i propri locali

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sfoggiando tantissime decorazioni e travestendosi come i protagonisti delle animazioni. In ogni angolo della città c’erano statue, poster, e persino i “cosplayer” dei personaggi più famosi dei cartoon e dei fumetti. Per le strade di Rapallo era possibile incontrare persino i componenti dell’esercito di Guerre Stellari. Dai più piccoli fino ai più grandi tutti sono stati pervasi dall’atmosfera di gioco emanata della kermesse. Persino il Presidente e i dirigenti Rai, insieme con i bambini e i volti noti dello sport e dell’imprenditoria, si sono messi in gioco, inaugurando la prima edizione della gara a crono Cartoons on the bike, affascinante e colorata competizione sulle due ruote. Da Portofino a Rapallo, 27 km da correre tutti d’un fiato. Il programma del Festival di quest’anno è stato davvero intenso, fatto di anteprime cinematografiche, tavole rotonde, eventi irripetibili e soprattutto sensazionali incontri. Il più importante è stato quello con il geniale Don bluth, al quale è andato il Premio Pulcinella alla carriera, uno dei più grandi autori dell’animazione mondiale. Il creatore di numerosissimi successi come Banjo, Dragon’s Lair, Fievel, Anastasia, Titan A.E. si è prestato agli incontri delle Master Class 1-2 maggio 2010


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con i giovani che si stanno affacciando nel mondo dell’animazione televisiva e

del videogame. Un’esperienza formativa di grande rilievo che ha ulteriormente arricchito il programma della manifestazione. Le famiglie che hanno portato i figli a questo Festival hanno potuto fare tappa sul lungomare al Cartoon Village, luogo magico popolato dai personaggi più amati dai ragazzi. Lì anche tanti giochi e videogiochi. Settemila circa sono state le presenze che hanno affollato il Villaggio. Tra i personaggi ospiti della rassegna c’era per i più piccoli anche Dodò, che ha festeggiato con i suoi fan i venti anni de L’albero azzurro, e per quelli che non sono più tanto piccoli c’è stato il ritorno di Carmencita. Insomma tante le generazioni riunite dai cartoon nel Golfo ligure. Impossibile, quindi non esser stati pervasi da questa atmosfera fantastica. Ma tra i numerosi incontri, gli spettacoli e le anteprime cinematografiche, si è respirato anche profumo d’Oriente, dibattuto riguardo il confronto tra culture e parlato di cross-medialità. La Cina, Paese ospite dell’edizione, e l’animazione cinese sono stati oggetto di dibattiti, retrospettive e mostre. Invitati al Cartoons on the Bay c’erano le delegazioni di produttori orientali, con i quali organizzare incontri e avviare sinergie 1-2 maggio 2010

con l’industria audiovisiva italiana, in virtù della capacità della manifestazione di promuovere i prodotti e le collaborazioni tra aziende, produttori e distributori. La Cina, protagonista di una tavola rotonda e di un case history dedicato alla produzione italo-cinese Marco Polo, ha anche ricevuto il Pulcinella Award come Paese dell’Anno. Al Cartoons on the bay è stato toccato anche un argomento sociale. Il tema dibattuto quest’anno era quello della Diversità. Diversità culturali, sociali e religiose, analizzate tramite i prodotti animati e multimediali rivolti a bambini e ragazzi. Numerose discussioni circa i molteplici aspetti con cui si può affrontare questa tematica attraverso l’animazione. In programma c’era anche il CrossMedia Day, fatto di incontri con i più grandi esperti mondiali di media incrociati come Christy Dena, pioniera del settore, che ha tenuto una lezione sugli Scenari Cross-mediali per l’Entertainment 3.0. Star internazionali e italiane hanno spiegato l’uso simultaneo di più mezzi di comunicazione per ideare e promuovere film, games e grandi serie dell’intrattenimento in tutto il mondo. Rai Fiction ha poi presentato le prime immagini di alcuni dei titoli di punta delle prossime stagioni Tv, oltre che lo special Giovanni & Paolo e il Mistero dei Pupi, dedicato ai giudici Falcone e borsellino. Il cartone racconta, in chiave di favola destinata ai bambini, una storia ambientata nella Palermo degli anni ’50: protagonisti due ragazzini che lottano per liberare il quartiere dalla presenza di un Mago malvagio, che toglie l’anima alle persone e le trasforma in “pupi”. Storia di fantasia che insegna i valori di dignità e di coraggio che i due magistrati hanno testimoniato nella loro vita. Ottimo prodotto dell’ingegno creativo italiano. Le cifre della manifestazione registrate sono in continua crescita: 500 le opere pervenute (quasi 100 in più dello scorso anno), ben 200 in concorso, arrivate da circa 40 paesi e valutate da una giuria internazionale. Al di là dei reali vincitori del concorso, hanno vinti tutti: i cartoni, i bambini (e non), i colori ed il buon umore emanato da questa splendida ed imperdibile festa. Appuntamento all’anno prossimo con la 15ª edizione, di nuovo a Rapallo, paese ospite nnn sarà il brasile.

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L’intervista

«Il doppiatore è e resta un attore» Teo Bellia ripercorre alcune tappe della sua carriera artistica e professionale che si dipana fra recitazione, giornalismo e insegnamento.

Un’attività tutta nel segno della “voce” 14

di Luigi Aversa ttore, doppiatore, giornalista, conduttore radiofonico, anchorman televisivo, insegnante: in una parola sola: comunicatore. E’ così che ama definirsi Teo bellia, artista la cui carriera professionale è tutta nel segno della “voce”.

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Ma cosa viene prima: il doppiatore o il giornalista? «Prima ancora viene l’uomo di comunicazione. Tutto è iniziato dalla radio, una radio pionieristica in cui si faceva un po’ di tutto, dal conduttore al giornalista, in certi momenti pensavi anche a organizzare l’oroscopo e a pulire i bagni. La formalizzazione della carriera giornalistica è arrivata alla fine degli anni ’80 con l’esperienza di Tmc. Ma dentro mi sento più attore». Nel suo curriculum di doppiatore ci sono tanti cartoni, dai Puffi a Ned Flanders dei Simpson. Passione per il genere o casualità? «Una fortunata casualità, che va d’accordo con una mia predisposizione a mettermi al servizio dei pupazzi. Una vena buffonesca che mi avvantaggia da questo punto di vista». Tra gli attori da lei doppiati c’è anche Michael J. Fox, ma solo per il primo Ritorno al futuro, non per i successivi. Come mai non si è legato a lui o a qualcuno in particolare? «In molti casi vanno a collidere esigenze artistiche molto diverse e circostanze del mestiere. E’ raro che tu non voglia rifare un attore, invece non capita di rifarlo per mille motivi. Essere fuori per un lavoro quando arriva il film, oppure la tua cooperativa di doppiaggio ha un’esclusiva diversa da quella che ha preso il lavoro, per esempio. Ma ci sono attori cui mi sento legato di più senza volerlo, come Tim Allen, perché le circostanze hanno fatto sì che non fosse mai complicato lo rifacessi io». 1-2 maggio 2010


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Chi la diverte di più? «Tim Allen mi diverte, ma mi stimola abbastanza poco. Mi è piaciuto molto il personaggio di Kellerman in Prison Break (Paul Adelstein, ndr), un ruolo a doppia faccia. Parte come killer spietato con l’aspetto da brava persona, alla fine messo alle strette riscopre la sua umanità».

Le grandi famiglie di doppiatori monopolizzano il mercato o c’è comunque spazio per tutti? «C’è spazio per chi ha talento. Per chi ha meno talento, avere un cognome importante può essere utile ma non è detto che non sia controproducente. Le aspettative crescono di più. Nel doppiaggio il merito è una categoria fondamentale».

Quale personaggio l’ha messa in difficoltà? «Ai tempi, fare Michael J. Fox non fu per niente facile. Seguire le sue incertezze, così estraniato dalla realtà in cui si trovava... Sul piano vocale aveva molta varietà di sfumature. Un’altra esperienza stimolante, mai più capitata di nuovo, fu doppiare Samuel L. Jackson in Jungle Fever di Spike Lee».

C’è differenza fra l’attore e il doppiatore? «I doppiatori probabilmente fanno l’unico mestiere dell’attore che ti permette di restare stanziale e mettere su famiglia. Fare l’attore tout court che gira continuamente è faticoso. Per chi ha famiglia il doppiaggio ti consente di stare nella stessa città. E non è poco».

Perché? «Dovevo attingere a un’area emozionale particolare: lì lui era un rapper sempre fatto di crack… Ma difficilmente oggi lo assegnerei a me. Farei fatica a starci dentro». Non lo assegnerebbe in qualità di direttore del doppiaggio? «Esatto. Il direttore del doppiaggio è un po’ il regista, il responsabile artistico del prodotto. E’ un lavoro che mi piace moltissimo, ormai lo faccio da vent’anni, è un ruolo di responsabilità, la cerniera fra l’impresa a livello economico e l’interlocutore artistico che è il canale tv o il produttore cinematografico». Lei ha anche una scuola, non è vero? «Mi occupo di formazione dal ’94. Mio padre ha insegnato tutta la vita ed evidentemente il gene del comunicare agli altri quello che sai me l’ha trasmesso lui. Insegno dizione, recitazione, doppiaggio, impostazione della voce. Faccio anche corsi di giornalismo e di public speaking». Ha avuto allievi poi divenuti famosi? «No, famoso sarebbe troppo. Ho qualche allievo che mi dà la soddisfazione di vederlo inserito, che sta lavorando con continuità. Famosi non direi, ma è difficile diventarlo restando nel settore del doppiaggio». 1-2 maggio 2010

Chi stima di più fra i suoi colleghi doppiatori? «Tra le colleghe forse Chiara Colizzi, per la sua sensibilità, per la sua capacità di mettersi al servizio dell’attrice per cui sta lavorando. Tra i colleghi uomini di pari età ho diversi amici che stimo molto. Credo di poter dire che Francesco Prando sia uno dei più versatili ed emozionanti. Alleggerendo un po’ di età, un altro amico di qualità straordinaria è Francesco Pezzulli. Ma faccio un po’ fatica a dare dei nomi, sono molti di più dei tre citati, che reputo di assoluto spicco. Non sono i soli per fortuna». Chi è stato il suo maestro? «C’è stata una persona che mi ha dato una chance e che poi ha avviato la mia carriera. E’ Sonia Scotti, straordinaria attrice, voce di Whoopi Goldberg e Glenn Close. Mi scoprì perché era una mia ascoltatrice radiofonica. Un giorno chiamò alla radio. In quel periodo lavoravo a Radio M100 stereo, radio leader a Roma nel ’79-’80. Mi disse: “Faccio la direttrice di doppiaggio, sento che tu hai delle capacità che forse potrebbero essere adatte a questo mestiere”. Quello era un momento favorevole, la fine degli anni ’70 con il boom del doppiaggio per-

ché erano partite le Tv private e la richiesta di nuove voci era aumentata esponenzialmente. Ebbi l’opportunità di fare un provino, d’inserirmi, di capire i meccanismi e in breve tempo, grazie a Sonia e alla sua cooperativa, la Sincrovox, di cui aveva fatto parte anche il grande Emilio Cigoli, la voce di John Wayne, iniziai a lavorare». Cosa consiglierebbe a un ragazzo che vuole entrare nel mondo del doppiaggio? «Di considerare sempre che va chiarito un equivoco fondamentale: il doppiatore è, e resta, un attore. Pensare che possa essere indice di qualità o di capacità riuscire a dire le battute quando le dice quello del telefilm non ha niente a che vedere con il recitare. Che invece vuol dire proporre qualcosa di tuo, di nuovo, senza riferimenti precedenti. La recitazione come strumento per entrare in dimensioni diverse da quella propria quotidiana. E’ già un mestiere difficile recitare calandosi in una situazione solo a livello virtuale, è ancora più difficile non avendo gli strumenti dell’attore: il set, il trucco, gli altri attori. Nel doppiaggio si sta in una sala asettica davanti a un video e si deve entrare fisicamente in quella scena, viverla. Bisogna capire che recitare è necessario al doppiaggio come le equazioni per un ingegnere. E uscire dalla dimensione hobbistico-artigianale. Con la tecnologia ormai tutti a casa possiamo fare e montare un filmino, ma non per questo siamo Steven Spielberg». nnn

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I film che vedremo

di Daria Ciotti

Una primavera

da Oscar a stagione cinematografica invernale è stata decisamente ricca di sorprese e belle produzioni. A cominciare da The Hurt Locker, il film che ha reso Kathryn bigelow la prima regista donna a vincere l’Oscar in questa categoria, che si è accaparrato la statuetta quale Miglior Film dell’anno, e che ha ottenuto tutto questo nonostante non sia stato un successone di incassi. L’esatto contrario di Avatar, diretto da James Cameron (peraltro ex marito della bigelow), che ha realizzato incassi record in tutto il mondo, è stato distribuito in centinaia di copie in tutta Italia, ma che agli Academy Awards non ha rimediato che poche statuette, e tutte per le categorie tecniche. Con l’arrivo della primavera, l’offerta di film continua ad arricchirsi con pellicole di ogni genere possibile: commedie, noir, thriller, gioielli di tecnologia tridimensionale, sequel e action movie. Per non parlare del riadattamento tecnologico di alcune pellicone in 2D, come i

Russell Crowe torna L a lavorare con Ridley Scott: in sala a maggio Robin Hood. E a giugno tornano le ragazze di Sex and the City

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primi due capitoli della saga Toy Story, rimaneggiati con il 3D e ridistribuiti per fare da “apripista” alla terza avventura di Woody e Buzz, intitolata La grande fuga, la cui uscita è prevista nelle sale italiane il prossimo 7 luglio. In attesa di assistere alle nuove avventure dei giocattoli più amati da grandi e piccini, non ci sarà comunque da annoiarsi. Il 7 maggio arriverà in sala a farci compagnia la comicità di Steve Carell e Tina Fey, protagonisti della commedia Notte folle a Manhattan, affiancati da Mila Kunis, Mark Wahlberg, Leighton Meester, James Franco e Kristen Wiig. I due interpretano Claire e Phil Foster, una tipica coppia suburbana la cui vita, compresa la loro periodica uscita serale, è diventata pura routine. Per rivitalizzare la fiamma matrimoniale, decidono di andare in un locale alla moda a Manhattan dove però uno scambio di identità li proietterà in una notte da incubo. 1-2 maggio 2010


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E non bisognerà aspettare che una settimana per assistere al ritorno sugli schermi della coppia formata da Russell Crowe e Ridley Scott, che dopo il successo de Il Gladiatore tornano a sfornare un prodotto sicuramente di successo. Si tratta di Robin Hood, film epico di azione e di avventura prodotto da brian blazer e sceneggiato da brian Helgeland, che ha già firmato lo script di L.A. Confidential. Una pletora di Premi Oscar per la realizzazione di un nuovo capitolo dedicato al ladro gentiluomo di Nottingham, che ruba ai ricchi per dare ai poveri, raccontato però da una nuova e originale angolazione. Robin Hood racconta infatti la vita di un esperto arciere dell’esercito di Re Riccardo I, inizialmente preoccupato solamente di sopravvivere agli scontri con i francesi. Alla morte del re, Robin si reca a Nottingham, città afflitta dalla corruzione e sull’orlo della carestia a causa delle tasse imposta dallo sceriffo locale. Là si innamora di Marion, una vedova risoluta e forte, scettica riguardo le sue vere intenzioni. Nell’intento di salvare il villaggio e di conquistare la sua amata, Robin mette insieme una banda che darà battaglia alla corruzione che dilaga nel paese. Insieme a Russell Crowe, che ovviamente interpreta il protagonista, nel cast troviamo Cate blanchett nei panni di Marion, William Hurt in quelli di

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Guglielmo il maresciallo, Mark Strong in quelli di Sir Godfrey, Danny Huston nel ruolo di Re Riccardo Cuor di Leone e Max von Sydow in quello di Sir Loxley. Accanto a loro gli astri nascenti Matthew MacFayden, già visto in Frost/Nixon, nel ruolo dello Sceriffo di Nottingham, e Scott Grimes, Kevin Durand e Alan Doyle nelle vesti degli uomini di Robin. Direttamente dal videogioco, arriva sullo schermo Prince of Persia - Le sabbie del vento, storia avventurosa che racconta le vicende del principe Dastan, interpretato da Jake Gyllenhaal, e della Principessa Tamina (Gemma Arterton), che nel sesto secolo si alleano per recuperare le Sabbie del Tempo che danno il titolo al film, un dono degli dei che consente di controllare il tempo, dalle mani del malvagio nobile Nizam, interpretato da Sir ben Kingsley. Il film, diretto da Mike Newell (Harry Potter e il calice di fuoco), vanta la presenza nel cast anche di Alfred Molina, è liberamente ispirato al videogioco omonimo ed uscirà nelle sale il 19 maggio. Si parla del 4 giugno dell’uscita di Sex and the City 2. Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda tornano a farci compagnia e le ritroviamo dove le avevamo lasciate: a festeggiare il matrimonio di Carrie e Mr. Big, con Miranda rappacificata con Steve, Charlotte neomamma e Samantha neosingle. Cosa accadrà in que-

sta nuova avventura? Poco si sa della trama, finora tenuta segretissima, ma dai trailer che circolano in Internet e dalle indiscrezioni si sa che ci sarà la presenza di un “elemento di disturbo” che ha le fattezze di Penelope Cruz, che lascia prevedere non pochi guai, che le quattro ragazze faranno un viaggio nientemeno che a Dubai, dove Carrie incontrerà nientemeno che Aidan, uno dei suoi grandi amori, e che i colpi di scena non mancheranno di sicuro. Ed infine il 30 giugno ecco finalmente arrivare in sala Eclipse, terzo capitolo della Twilight Saga, con Robert Pattinson ancora nei panni del vampiro “vegetariano” Edward Cullen, sempre innamorato di Bella (Kristen Stewart), la quale è alle prese con un grosso dilemma: sposare Edward, che l’ha appena chiesta in moglie, e rinunciare così all’amicizia di Jacob (Taylor Lautner), per il quale nutre comunque sentimenti profondi? Resta fisso il cast ma cambia il regista della terza avventura tratta dalla saga letteraria realizzata da Stephenie Meyer. Se il primo film era stato diretto da Katherine Hardwicke, e il secondo da Chris Weitz, la direzione del terzo è stata affidata al quasi esordiente David Slade, recentemente nelle sale italiane con 30 giorni di buio, prodotto da Sam Raimi. nnn

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Il film del mese

di Daria Ciotti

Pronti a vivere una Notte folle a Manhattan? Shawn Levy porta sullo schermo una action comedy i cui protagonisti sono Tina Fey e Steve Carell

ettere insieme Shawn Levy, maestro dell’action comedy moderna e autore di successi come Una notte al museo 1 e 2, Tina Fey e Steve Carell, può avere imprevedibili, ed esilaranti, effetti collaterali. Ne è la riprova il film Notte folle a Manhattan, nelle sale italiane il 7 maggio distribuito dalla 20th Century Fox, la commedia d’azione in cui una normale serata di una coppia sposata si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Phil e Claire Foster sono una coppia sposata, con due bambini, che vive nella provincia del New Jersey. Nel tentativo di rivivere l’emozione dei loro primi ap-

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puntamenti, i due si concedono una serata a settimana per andare a cena fuori, ma ritrovarsi sempre nello stesso ristorante non aiuta a ritrovare l’atmosfera di un tempo. Phil decide allora di cambiare le carte in tavola, portando Claire a Manhattan nel ristorante più alla moda della città. I Foster non hanno però una prenotazione, e nella speranza di riuscire a sedersi prima di mezzanotte, “rubano” il tavolo a una coppia che ha prenotato ma non si è presentata. Phil e Claire sono adesso i Tripplehorn... ma i veri coniugi sono in realtà una coppia di ladri braccata da due poliziotti corrotti. Costretti alla fuga, Claire e Phil si imbarca1-2 maggio 2010


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no in una serie di pericolose e allucinanti situazioni per salvare non solo le loro vite, ma anche il loro matrimonio. L’idea per questo film è venuta a Shawn Levy proprio durante la cena fuori settimanale che da anni condivide con la moglie. «Stavo iniziando a lavorare al sequel di Una notte al museo, e come se fosse una specie di rito io e mia moglie andavamo a cena fuori una volta la settimana. Nel mezzo della cena, ho detto a mia moglie: “Non sarebbe divertente fare un film su un appuntamento come questo in cui semplicemente viene fuori qualcosa di completamente diverso? A quel punto si incasina tutto, tanto che la tua

vita e il tuo matrimonio sono minacciati, e stanno succedendo un mucchio di cose assolutamente folli”». Trovato immediatamente uno sceneggiatore, Josh Klausner, e deciso il titolo (che in originale è Date Night), Levy si è messo al lavoro su questo film che lui stesso definisce «una commedia d’azione nello spirito di film, che ricordo con affetto, come Un piedipiatti a Beverly Hills. Notte folle a Manhattan ha un’atmosfera ibrida, perché è prima di tutto una commedia. Ha anche una massiccia dose d’azione, così come tanto sentimento, perché parla di cose con cui la gente ha a che fare all’interno delle loro relazioni». 1-2 maggio 2010

La scelta dei protagonisti è stata, se possibile, la fase più facile da realizzare. Quando Levy ha saputo che Tina Fey e Steve Carell cercavano un progetto in cui lavorare insieme, ha capito di aver trovato la sua coppia per Notte folle a Manhattan. Ma poiché i due sono impegnatissimi con le riprese delle serie Tv di cui sono protagonisti, 30 Rock per la Fey e The Office per Carell, era necessario iniziare subito la lavorazione, altrimenti i due avrebbero potuto non prima di altri sei mesi. E

così, mentre Levy solitamente prende una pausa tra la fine delle riprese di un film, e l’inizio di quelle del successivo., stavolta si è trovato pronto per Notte folle a Manhattan mentre ancora stava girando Una notte al museo - La fuga. «Non ho preso pause, ma ho fatto una commedia con Steve Carell e Tina Fey, che sono due tra le persone più intelligenti e interessanti tra quelle che lavorano oggi nella commedia. Nella loro esperienza, Claire e Phil Foster incontrano una sfilata di personaggi che si trovano su entrambi i lati della legge. L’intenzione di Levy era infatti quella di fornire al film un’esperienza alla Mago di Oz. «Sei insieme ai tuoi eroi - spiega - ma lungo la via finiranno per essere colpiti e cambiati dalle persone che incontrano, e ho pensato che sarebbe stato divertente se ad ogni angolo della strada si rimanesse sorpresi da chi improvvisamente appare nel film». I “comprimari” di Tina Fey e Steve Carell sono tutti attori di prim’ordine scelti non a caso, ma pescati tra coloro che avevano voglia di lavorare con la coppia comica. C’è Mark Wahlberg (E venne il giorno, The Departed), che nel film veste i panni di un vecchio cliente dell’agenzia immobiliare di Claire, a cui i due vanno a chiedere aiuto nel cuore della notte. «Interpreto un tipo che si chiama Holbrooke Grant, un esperto di sicurezza - ricorda Wahlberg - Purtroppo lo beccano in un brutto momento, perché lui è in compa-

gnia della sua bellissima ragazza israeliana». Ma la fuga dei Foster finirà per sconvolgere anche la serata di Holbrooke. Ad aiutare i coniugi Foster c’è anche Taraji P. Henson (nominata all’Oscar per Il curioso caso di Benjamin Button), nei panni della detective Arroyo del NYPD, la quale sebbene non creda totalmente alla storia di Claire e Phil inizia a sospettare di un paio di suoi colleghi. Il cast è completato da Common e Jimmi Simpson, nei panni dei delinquenti Collins e Armstrong, e da Ray Liotta, che veste i panni del minaccioso boss di Collins e Armstrong, a cui i Tripplehorn hanno apparentemente rubato qualcosa di molto importante, che lui rivuole indietro. Nei panni dei “veri” Tripplehorn ci sono invece James Franco (Spider Man) e Mila Kunis. Ed infine, Mark Ruffalo e Kristen Wiig, nei panni dei Sullivan, una coppia di amici dei Foster che stanno per separarsi. Tutti i membri del cast sono rimasti soddisfatti dall’abilità del regista di bilanciare azione e commedia, una cosa che ha permesso agli attori di avere la libertà di sperimentare le loro gag. «Questo è l’unico modo con cui puoi permetterti di trovare il tempo di girarci attorno o improvvisare e fare qualche ciak in più - sostiene la Fey - E succede solo se tutti, specialmente il tuo regista, sanno esattamente quello che stannnn no facendo».

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L’intervista

I “Crimini” di Valerio Alba di Federico Cona

Dopo l’impegno nella fiction Rai lo vedremo in Rex

i recente lo abbiamo visto in Tv sulla Rai impegnato nella fiction Crimini 2 (da un racconto di Carlo Lucarelli) nei panni di Luca Fallà. Presto lo vedremo fra i protagonisti delle nuove puntate della fortunata fiction Rex: vestirà i panni di Tommaso Rossi. Abbiamo incontrato Valerio Alba un sabato pomeriggio di fine aprile, in una caffetteria al centro di Roma. Forse sarà stato per il luogo, inusuale per un’intervista del genere, o forse sarà stato a causa di quella primavera romana che comincia a scaldare i cuori dopo un lungo e piovoso inverno, o più probabilmente sarà stata la sorprendente umanità del personaggio. Sta di fatto che quanto stiamo per raccontare è la sintesi di un paio d’ore incoraggianti e non solo per il cinema italiano. Simpatico, fisico atletico e spigliatezza che mette a tuo agio. Complice la giornata primaverile e la cornice che solo il centro di Roma è in grado di regalare, l’inizio della nostra chiacchierata verte proprio sulle bellezze della città eterna.

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Valerio, parli con tanta suggestione di Roma, ma tu non sei nato qui? «Vivo a Roma da dieci anni circa, è la mia città d’adozione, una città ricca di storia e monumenti, di teatri, insomma la adoro ma... la mia terra è la Sicilia, che porto sempre nel cuore. Sono originario della provincia di Catania, di Caltagirone per la precisione». Cittadina famosa per la ceramica. «Senz’altro, ma non solo. La mia terra (Valerio usa spessa questa espressione per riferirsi alla sua regione natia, ndr) è stata per tutto il ’900 un incubatore di forti passioni e sentimenti politici, e ha espresso al tempo stesso personaggi di notevole rilievo a livello nazionale. Basti solo pensare a

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Luigi Sturzo, Mario Scelba o Silvio Milazzo, politici che hanno dato lustro alla storia e alla cultura di questo paese». I tuoi riferimenti evidenziano una sensibilità culturale rara rispetto allo stereotipo di giovane attore in carriera. Quanto è importante per te essere consapevole di quanto succede nel mondo? «Tantissimo, sono una persona che ama vivere la consapevolezza del proprio tempo e che riconosce il ruolo importante e significativo della storia. E oggi certe tematiche sembrano riprendere quota». A cosa ti riferisci? «L’attuale momento storico-politico è abbastanza delicato, per usare un eufemismo. La forza generata dalla lega Nord non può non far riflettere. Il Mezzogiorno avrebbe proprio bisogno di un’ampia e responsabile autonomia e la Sicilia in particolare dovrebbe veder attuato una volta per tutte il suo Statuto Speciale anche perché la drammatica condizione socio-economica e di ordine pubblico del Sud testimonia il fallimento del centralismo assistenziale. Una maggiore autonomia, collegata alla disponibilità di risorse legate alla produttività del territorio, spingerebbe tutte le amministrazioni meridionali a razionalizzare la spesa e soprattutto ad aumentare le entrate». C’è qualcuno verso cui ti senti grato per quanto fatto finora o che comunque ti senti di ringraziare? «Assolutamente sì, i miei genitori! Per me la famiglia è il centro del mio mondo e mio padre e mia madre sono per me figure importantissime, come allo stesso modo lo è mia sorella Nadia, una ragazza seria e davvero in gamba». Quando e come hai iniziato a capire che il mondo dello spettacolo poteva essere il “tuo” mondo? «La passione per la recitazione è nata fin da piccolissimo. La formazione artisticoprofessionale è iniziata nei teatri catanesi e poi proseguita e perfezionata con l’arrivo a Roma. Mi sono appassionato molto e di conseguenza ho studiato e approfondito i vari metodi di recitazione: Stanislavskij, Strasberg, Vactangov, Suler, P. brook, Growtowsky e ho anche insegnato diverse 1-2 maggio 2010

materie fra cui recitazione, espressività e improvvisazione, e poi drammaturgia, scenografia, dizione, emissione vocale ed ortoepia, presenza scenica, scrittura cinematografica. Mentre imparavo e insegnavo il mestiere sentivo dentro di me di aver fatto la scelta giusta per la mia vita». Anche se ancora giovanissimo hai già lavorato con registi del calibro di Spike Lee e Gabriel Salvatores.

«Sì è vero, ed è superfluo sottolineare quanto lavorare con certi personaggi sia gratificante. Però consentimi di ricordare anche altri registi e artisti con i quali ho lavorato e a cui sono molto legato. Penso a Marco Serafini, Gabriele Muccino, Alexis Sweet, Michael Apted, Giano Sironich, Vittorio Sindoni, Emidio Greco, Riccardo Donna, Tiziana Aristarco. E poi ancora Franco battiato, Genovese&Miniero, Claudio Fragasso, Vincenzo Terracciano, Guido Chiesa, Marco Ponti, Luigi Perelli e l’elenco potrebbe continuare». Quello dello spettacolo è veramente un mondo difficile dove il “compromesso” è all’ordine del giorno? «Non è certo il migliore dei mondi possibile, ma in fondo non è altro che una proiezione di certe pratiche comuni alla società considerata nel suo insieme. Personalmente ho sempre cercato di tirar dritto per la mia strada, avendo in testa solo l’obiettivo di far bene. Sono partito dalla mia terra con il mio book non conoscendo nessuno. Tutto quello che ho avuto me lo sono sudato. Certo, nei limiti di quanto la vita ti permetta, ho cercato di evitare programmi “stupidi” e comparsate inutili. Ho cercato di sopperire aggiungendo altre competenze alla mia professionalità». Ti riferisci al fatto che sei anche stuntman?

«Assolutamente, ma anche al lavoro del doppiaggio. Professionalmente ritengo più gratificante e significativo monetizzare fornendo un servizio, che rimediare qualche comparsata inutile, buona solo a far cassa. Per quanto poi riguarda lo stuntman è stata una naturale evoluzione di quelle che sono le mie passioni per le due e le quattro ruote e l’amore sempre coltivato per le arti marziali. Il passo di prendere il brevetto di guida e seguire corsi di tecniche di caduta è stata una logica conseguenza». Valerio, in conclusione, qual è il tuo sogno nel cassetto e cosa ti senti di dire ai tanti giovani che faticano a trovare una dimensione in una società complessa come la nostra? «(Sorride) La prima risposta è immaginabile: un ruolo da protagonista in un film sulla mia terra. Per quanto riguarda la difficoltà della mia generazione a trovare una collocazione in una società sempre più complessa, non posso far altro che suggerire quello che ho imparato sulla pelle. Non arrendersi mai dinanzi a nulla, perché la vita è una cosa meravigliosa e va vissuta al meglio». nnn

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Le fiction che vedremo

Estate di produzione

per l’autunno 2010 di Federico Cona

a stagione televisiva volge al termine. Una stagione caratterizzata da diverse produzioni di rilievo, che confermano l’importanza strategica del segmento fiction in Italia. L’approssimarsi della stagione estiva consente ai principali broadcaster nazionali di riproporre le serie di maggior successo, o diversamente di fidelizzare il pubblico con titoli che vedranno, nella prossima stagione, nuovi e avvincenti episodi. Ciononostante, sono già molte le serie in produzione che vedranno la luce in seguito. Sul versante dell’operatore commerciale, Mediaset, dopo una lunga attesa, è previsto per il 9 maggio il lancio de I delitti del cuoco. Nelle sei puntate prodotte dalla Smile production, Carlo banci (bud Spencer) è un ex commissario di polizia che ha deciso di aprire un ristorante nella splendida cornice dell’isola d’Ischia, facendosi affiancare da sue tre vecchie conoscenze. Il burbero chef, che in realtà non ha perso la sua passione per la giustizia e la difesa dei più deboli, collabora alle indagini che coinvolgono suo figlio adottivo (anch’esso poliziotto) Francesco (Enrico Silvestrini). Tutto verrà sconvolto dall’arrivo di Elsie (Sasha Zacharias).

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Sul versante dei grandi classici targati Mediaset, negli studi di Cinecittà a Roma sono in corso le riprese sia della quarta serie dei Cesaroni che di Distretto di Polizia, giunto alla sua decima edizione. Per quanto riguarda il primo, set blindatissimo per i nuovi venti episodi. Quello che è trapelato induce a ritenere che sarà una stagione di grandi cambiamenti per tutti i protagonisti. Marco ed Eva non avranno di certo tempo di annoiarsi, alle prese con pannolini, pappe e biberon; rincontreremo Giulio e la sua famiglia mai come quest’anno allargata; Ezio e Stefania con il loro miracoloso equilibrio e Cesare e Pamela con le difficoltà di una nuova vita insieme. Anche sul versante di Distretto di Polizia si annunciano rilevanti novità. Il X Tuscolano rischia di essere accorpato con un altro commissariato. Ma a causa di una serie di attentati che sconvolgono il quartiere, le “alte sfere” sembrano convincersi del contrario, ed anzi rinforzano il presidio. Le 13 puntate previste sono realizzate dalla Taodue Film. Post produzione per un altro grande successo Mediaset, rivolto ad un target ben identificato con quello degli adolescenti alle prese con i problemi tipici della loro età. Ci riferiamo naturalmente a I Liceali 3, anche questo prodotto dalla Taodue Film in 8 puntate per la regia di Francesco Miccichè. Sempre post produzione in corso per altre due serie Tv: Due mamme di troppo (la serie) e Il peccato e la vergogna. La prima, per la regia di Antonello Grimaldi (Produzione Ranieri Made e 1-2 maggio 2010


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Fuscagni comunicazione Srl) è articolata in 6 puntate e vede la storia divertente di due consuocere, interpretate da Lunetta Savino e Angela Finocchiaro. La fiction è tratta dal film Tv Due mamme di troppo, dove le due protagoniste occupano un diverso ruolo all’interno della gerarchia sociale. I loro figli non trovano di meglio da farsi che innamorarsi e sposarsi. Ne Il peccato e la vergogna recitano come protagonisti principali la bella e brava Manuela Arcuri (nei panni della sensuale e battagliera Carmen Tabacchi) e Gabriel Garko (nei panni di Vito Valdi, mente criminale, che si innamora follemente della prima). Ambientato nella Roma degli anni trenta, vede sentimenti forti e pulsioni profonde proiettate su uno sfondo storico tormentato e controverso: amore, odio e vendetta si intrecciano con l’impegno politico e danno vita ad una costruzione serrata di azioni, intrighi e passioni. Lavori in corso per una brillante mini-serie in due puntate, con la divertente coppia Fassari/Tortora per la regia di Giulio Manfredonia: Nemici amici. Prodotto da Publispei, narra le vicende di un ex truffatore in cerca di un lavoro onesto e di un ex poliziotto che si ritrovano a collaborare in un’agenzia investigativa. Sul versante della concessionaria del servizio pubblico non sembrano appalesarsi novità rispetto a quanto già visto. Rimangono “in produzione” e di prossima programmazione Sangue pazzo, Sonetàula, Codice Aurora e Amore proibito. Della prima, un film movie, va necessariamente ricordato il prestigioso cast (Monica bellucci che interpreta Luisa Ferida e Luca Zingaretti che interpreta Osvaldo Valenti, su tutti) e l’importanza e delicatezza della storia narrata. E’ l’alba del 30 aprile 1945, 5 giorni dopo la fine della guerra quando vennero trovati i cadaveri di Luisa Ferida e Osvaldo Valenti nella periferia nord di 1-2 maggio 2010

Milano, giustiziati poche ore prima dai partigiani. La coppia era stata protagonista di quel cinema dei telefoni bianchi che il fascismo aveva incoraggiato, incarnando di preferenza personaggi anarcoidi e dissoluti. Quando il paese si spaccò in due per l’armistizio, Valenti e Ferida risalirono al nord per schierarsi con la Repubblica di Salò. La seconda è una storia “forte” ambientata in Sardegna fra il 1937 e il 1950. Sonetàula (Francesco Falchetto) ha 12 anni all’inizio della storia e 25 al suo tragico epilogo. Servo-pastore nell’adolescenza, il padre al confino, cresce figlio di bosco, con le splendide figure del nonno (Serafino Spiggia) e di zio Giobatta (Giuseppe Cuccu) come guida. A diciotto anni Sonetàula reagisce a un affronto sgarrettando il gregge del provocatore. Non risponde alla chiamata dei carabinieri, sceglie la latitanza e diventa bandito: assalti stradali, ammazzamenti, vita randagia da fiera inseguita, paura, solitudine... e la vendetta sull’uomo che aveva incolpato il padre di un delitto non commesso. Codice Aurora è in programmazione su Rai 2. Il genere di questo prodotto audiovisivo è più vicino al noir che al vero e proprio film di spionaggio. E’ un noir nel ritmo e nella caratterizzazione dei personaggi, mai del tutto buoni o cattivi, ma sempre in quello spazio sfumato di grigio in cui anche gli eroi hanno delle debolezze e fanno errori. La storia prende avvio con un incendio in campo Rom in cui muore un informatore della polizia, che prima di morire dice una sola parola: Aurora. Su queste basi, un procuratore della

Repubblica, Margherita Borboni, apre un’inchiesta, convinta che si tratti di una semplice storia di droga. Si troverà a fare i conti con una vicenda in cui nulla è quello che sembra, le indagini si fanno via via più complesse e pericolose, e le verità si rivelerà molto diversa da quella che Margherita credeva. La prima sorpresa il procuratore ce l’ha quando scopre che è coinvolto nell’omicidio un suo amico di gioventù, Massimo Carlesi, oggi proprietario di un night club di dubbia fama. Per ottenere qualcosa, Margherita deve infiltrare qualcuno. Ma il tempo è poco, e Margherita si trova costretta ad infiltrare l’unica persona di cui Massimo Carlesi si possa fidare a prima vista: il suo migliore amico di gioventù. Renzo De Nardi. Quando avevano 18 anni, Renzo e Margherita erano fidanzati. E Renzo era il migliore amico di Massimo. In Amore proibito un jet viene fermato per un controllo sulla pista di partenza, sembra un’operazione di routine, ma i tre uomini, vestiti come addetti dell’aeroporto, in realtà sono banditi. L’aereo trasporta un prezioso carico di diamanti. I rapinatori si impossessano del tesoro e scappano. Nella fuga, però, travolgono un poliziotto uccidendolo. Interessante e arricnnn chito di diversi colpi di scena.

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In videoteca

di Flavio Della Rocca

Blu-ray Disc e dvd

Finalmente disponibile il cofanetto della Trilogia degli anelli

na fetta di mercato che inizia a salire oltre il 5% sul totale, la speranza di un raggio di sole contro le tenebre della Pirateria che sta falcidiando l’industria cinematografica in generale, e quella dell’Home Entertainment in particolare. I Blu-ray disc, nuovi standard che, dal 19 febbraio 2008, veicolano ufficialmente l’Alta Definizione audiovideo a livello domestico, restano prodotti ancora confinati ad una nicchia di intenditori e amanti della tecnologia, ma grazie alla diffusione delle consolle in grado di riprodurli, quale la Playstation 3, fanno i primi passi per lo sdoganamento verso un pubblico più ampio. In questo senso, anche i dischi di catalogo di tutte le case di distribuzione operanti in Italia stanno raggiungendo un numero interessante, tale da offrire alla più ampia gamma di consumatori un ventaglio di titoli tra i quali nnn scegliere.

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Il Piccolo diavolo (BD) Uno dei primissimi titoli di catalogo italiani a fare il salto in HD è questo vero e proprio ‘cult’ del 1988, dal genio comico di Roberto Benigni, che qui duetta con un compagno di avventura d’eccezione come Walter Matthau. Sceneggiato a quattro mani con Vincenzo Cerami, il film arriva in videoteca per l’occasione in versione integrale, con circa 6’ in aggiunta rispetto all’edizione già disponibile in dvd. David di Donatello alla prova attoriale dell’attore toscano, questa esilarante storia d’amore e di esorcismi, conserva intatta tutta la sua carica di divertimento. Peccato per l’assenza totale di extra! n

TRIAGE Presentata in concorso all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, l’ultima fatica del regista Premio Oscar (per No Man’s land) Danis Tanovic, racconta le difficili esperienze di due fotografi di guerra inviati in Kurdistan, e degli effetti che quella vita marcherà in maniera diversa, ma comunque definitiva, su di loro. Colin Farrel è il protagonista di questa storia di denuncia sulle follie belliche e sui suoi danni collaterali, a partire dall’omonimo romanzo dell’ex corrispondente estero Scott Anderson; Paz Vega e Christopher Lee completano il prestigioso cast. Approfittando di un tema tanto delicato e attuale, 01 Distribution lega all’uscita in videoteca un interessante concorso, in collaborazione con l’ISFCI, Istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata di Roma, presso il quale il dvd è stato presentato, accompagnato dalle testimonianze di Francesco Zizola, uno dei maggiori fotografi sui conflitti degli ultimi vent’anni, e del giornalista RAI Franco Di Mare, inviato dai TG nelle zone di guerra, a partire da quella dei Balcani. All’interno del dvd è presente la cartolina per partecipare a “Diventa fotoreporter con Triade”, attivo dal 24 marzo al 18 maggio, e che mette in palio un voucher da spendere presso lISFCI, un corso di Photoshop, e 100 dvd del catalogo di 01 Distributio. Buona fortuna! n

Trilogia - Il Signore degli Anelli (BD)

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E’ l’oggetto del desiderio del momento questo elegantissimo cofanetto a 6 dischi, che racchiude la trilogia completa firmata da Peter Jackson, qui proposta nella più nota (e breve) versione cinematografica. Disponibile contemporaneamente con gli Stati Uniti, queste magniloquenti avventure senza tempo, tornano a stupire con tutto lo splendore delle immagini in Alta Definizione a 1080p, con un nuovo master supervisionato dallo stesso regista ed una traccia audio italiana proposta nella codifica Dolby True HD 5.1, che ci farà rivivere le stesse emozioni della sala.

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Planet Terror (BD)

Sherlock Holmes (BD+Dvd)

Ha fatto da terzo incomodo nella battaglia degli incassi Segue di poco l’uscita in HD del primo canatalizi, piazzandosi, alla fine, al quinto posto degli inpitolo della minisaga di Grindhouse, il secassi stagionali italiani con circa 20 milioni di euro. condo film della folle coppia TarantinoL’ambientazione è quella cupa e pericolosa della LonRodriguez, qui alle prese con il revaival dra dell’800, dove malavita e disperazione vengono cirdegli z-movie anni ’70. Planet Terror, diretto coscritte dalle imponenti opere del periodo vittoriano. dal regista di Sin City e C’era una volta in In questo contesto, reso decisamente coinvolgente Messico, è una summa dello sci-fi splattedall’abile regia di Guy Ritchie, spicca la figura di uno rone a basso costo, che tanti spettatori riuSherlock Holmes diverso. niva nei cinema di terz’ordine dove gli inBrillante e geniale come queltervenuti erano pronti a seguire interminalo raccontato dal suo creatore bili maratone a tema. Un’esplosione di teroriginario, ma anche molto inrore, azione e adrenalina, si mescolano in consueto sotto il profilo caratuna cittadina invasa da un ignoto e devateriale, malinconico ed introstante virus, al quale nessuno sembra esspettivo, con una predisposisere immune. Ottima la qualità video della zione per le arti marziali. Perversione Blu-ray, capace di esaltare i detmeato dal fascino inesauribile tagli più macabri anche nelle scene poco del protagonista Robert illuminate che si susseguono con contiDowney Jr., questa ultranuità nel film. Molto calda la resa dei colomoderna rivisitazione delle inri, che rispetta da vicino le particolari scelte di fotografia della pellicola, vestigazioni del più astuto decurate dallo stesso Rodriguez. Ad aggiuntective della storia della lettegere terrore a terrore, le due tracce audio Jennider’s Body (Dvd e BD) ratura, nato dalla penna di multicanale in DTS-HD master audio, che vi Un inconsueto e decisamente originale sexy-horSir Arthur Conan Doyle, faranno scorrere più di un brivido sulla ror dallo humour malizioso, scritto dalla sceneggiunge in videoteca nella schiena. giatrice premio Oscar per Juno e interpretato dal- versatile edizione combo Contenuti extra: Ricco il parco delle fea- la prorompente Megan Fox (Transformers), qui ture aggiuntive, tutte presenti in Standard nei panni di Jennifer, la cheerleader più popolare pack. Si tratta di un prodotto Definition. Si parte con l’immancabile run- della scuola. Sacrificata a satana da un gruppo che racchiude, ad un prezzo ning commentary da parte del regista, per rock, risorge posseduta da un demone affamato vantaggioso, la doppia verpoi immergersi negli special Pupe da urlo, I di uomini e si trasforma in una sexy vampira as- sione del film (in Blu-ray e in ragazzi di Planet Terror, L’amico, il dottore e setata di sesso e sangue. Intanto Needy (Aman- dvd), utile a chi ancora non l’agente immobiliare, e un documentario sul da Seyfried), la sua migliore amica, che a lungo ha deciso di compiere il prilavoro degli stuntman. Si passa, quindi, da ha vissuto nella sua ombra, sarà costretta ad usci- mo passo verso l’Alta Definiuna breve lezione di cinema alla conferenza re allo scoperto per difendere i ragazzi della città, zione, e altrettanto per chi lo ha già fatto, con il vantaggio stampa di presentazione del film, per poi ap- compreso il suo migliore amico, il nerd Chip... profondire il profilo di Rodriguez. Chiude il Contenuti extra: Immagini a 1080p e audio DTS di una seconda copia da detrailer. n 5.1 per questo Blu-ray di ottima fattura e ricco di stinare ai più diversi impieghi contributi aggiuntivi. L’immancabile sequenza con (la camera dei ragazzi, una gli errori commessi sul set, affianca ben 6 mini- casa al mare, in viaggio...). backstage divisi in: Ragazzi Morti, Jennifer è disgu- Contenuti extra: su tutti Una pioggia di Oscar - ben 17 in totale! - per stosa, Needy affronta Jennifer, spicca la spiegazioi tre film che hanno consacrato il talento reCindy Crawford chi è?, Needy sfine del regista e di gistico di questo impavido cineasta neozeda la band, Sesso soldi o erba... Robert Downey Jr. landese, ora alle prese con la pre-produziodi come è stato ne del tanto atteso dittico sugli ‘Hobbit’, per ‘reinventato’ nel film zione di questo sogno di celluloiil quale dovremo attendere, ancora, almeno il personaggio di de. Quanto alle feature in HD, sono un anno. La Compagnia dell’Anello, Le due Sherlock Holmes. presenti i trailer dei film e dei viTorri e Il ritorno del Re sono disponibili, per Presenti, inoltre, deogame ad essi legati. E ancora, chi volesse, oltre che nel suddetto box ‘Denella versione Bluin ordine sparso: affascinanti doluxe Edition’, anche in edizioni singole. ray ulteriori extra, tra cumentari, tra cui lo speciale del Contenuti extra: se tutto è stato detto sul- National geographic e dello cui quelli godibili le pellicole ed inutile ci pare ogni altra possi- SCI-FI Channel Il viaggio verso la grazie alla funzionabile aggiunta, è bene concentrarsi sul parco Terra di Mezzo; galleria di filmati lità BD-Live, e il fanextra, composto da tre dvd che recuperano che evidenziano la creazione del mondo fan- tastico Maximum Movie Mode, tecmolto del materiale già compreso nelle più tastico di J.R.R. Tolkien e come gli attori si nologia che consente di guardare ricche edizioni già circolate in videoteca. In siano avvicinati ai personaggi; video musica- contenuti speciali durante la visione particolare, vanno segnalate le oltre 6 ore di le Enya May It Be; Trailer cinematografici e del film attraverso la modalità Pictudietro le quinte, alla scoperta della realizza- Spot TV. n re-in-Picture. n 1-2 maggio 2010

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6 Previously numero

telefilmcult

ante cose da dire in poche righe, perciò entriamo subito nel vivo e cerchiamo di capire cosa è successo finora, cosa sta succedendo e cosa succederà. Gli spettatori più attenti avranno sicuramente capito, dopo oramai sei stagioni, che il mondo del dottor Gregory House è costellato di citazioni, rimandi e ammiccamenti alla vita e alle gesta del più grande investigatore del mondo (nonché fonte d’ispirazione dei creatori di House), Sherlock Holmes. A sua volta, fonte d’ispirazione del buon vecchio Holmes, era il brillante medico inglese realmente esistito Joseph Bell. Non stupisce

T

quindi che nella recente trasposizione cinematografica firmata dal britannico Guy Ritchie (non solo ex marito di Madonna) le movenze e la recitazione dell’investigatore, interpretato da Robert Downey Jr., e di Jude Law nei panni del fido Watson, ricordino in maniera piuttosto sfacciata la coppia House-Wilson. Quale conclusione possiamo trarre da tutto ciò? Che la vita, soprattutto quella cinematografica e letteraria, è fatta di cicli di infiniti ritorni, e che alcuni serial televisivi si sono trasformati da puro intrattenimento di nicchia a fenomeno allargato di costume. Ma questo in realtà noi di Numero6 lo sapevamo già. Quello che invece non sapevamo era che nella seconda stagione di Fringe (da poco in onda su Italia1 subito dopo House) ci sarà un episodio cantato e ballato. Effetto di un qualche parascientifico esperimento o semplicemente effetto Glee? Ma c’è un mistero ben più profondo da risolvere. Sappiamo che gran parte della trama di Fringe si sviluppa intorno alla teoria (rivisitata in chiave J.J. Abrams) degli universi paralleli; sappiamo, poiché viene fuori in un episodio, che nel mondo filmico “fringiano”, così come nel nostro, è presente e ben conosciuta la serie televisiva/cinematografica Star Trek; sappiamo infine che il dottor William Bell è interpretato da Leonard Nimoy, già Spock nella serie precedentemente citata. E se William Bell dovesse vedere per caso un episodio di Star Trek? L’universo imploderebbe? Sarebbe un buon finale per Fringe, pensateci bene.

ON the next di Luca Marengo

Numero6 ha deciso che la HBO è ufficialmente la sua rete televisiva americana preferita. Finisce il 2009 con quel piccolo capolavoro di comicità e poesia cittadina che è Bored to Death, recentemente approdata sulla rinnovata FX, ora inizia il 2010 con How to make it in America, una serie fresca e innovativa, portata sullo schermo dallo staff creativo della serie Entourage, ambientata nel cuore vivo e pulsante della città di New York. Racconta le avventure, le passioni, le aspirazioni di un gruppo di giovani ragazzi, tra cui Brian Greenberg, protagonista del prematuramente scomparso October Road, in bilico tra sogni di gloria e affitti da pagare. La cura per la ricerca dei brani della colonna sonora, che spazia dal soul alla new wave, dall’hip hop all’elettronica, prendendo nomi noti e non degli ultimi trent’anni, è davvero impressionante, oltre che ben sottolineata nel sito della stessa HBO, dal quale è possibile scaricare diversi mixtape con i brani della serie. Come se già non bastassero questi titoli a far meritare alla HBO il premio come Best Network of the Year, la rete ha annunciato l’inizio delle riprese di Luck, serial ambientato nel mondo delle corse dei cavalli scritto da David Milch (autore tra le altre serie, di Deadwood), girato da Michael Mann (Miami Vice, Collateral, Heat) e interpretato da Dustin Hoffman. Grazie dunque alla HBO, piccola isola satellitare di qualità e innovazione in un mare in tempesta di ripetività. nnn

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Cinecorriere - Maggio 2010