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La collaborazione a TOTEM è aperta a tutti, ed è sempre da intendersi a titolo gratuito. I lavori pubblicati, alla pari delle foto, riflettono il pensiero dei singoli autori, i quali se ne assumono le responsabilità di fronte alla legge. E’ vietata la riproduzione anche parziale dei contenuti, se non autorizzata. Organo Ufficiale Cooperativa Soc. Onlus Agorà - Squinzano

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Totem Giornale

distribuzione gratuita Invia commenti e proposte a: totem2012@libero.it

Anno III - N. 2 Febbraio 2014 Iscritto al numero 22/2012 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce Direttore Responsabile: Vincenzo Paticchio Direttore Editoriale: Eleanna Bello

/ EDITORIALE /

Beppe Longo

PASSERÀ ALLA STORIA COME L’ULTIMO ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI E ALLE PARI OPPORTUNITÀ DELLA PROVINCIA DI LECCE PRIMA DELL’ABOLIZIONE DEFINITIVA DELL’ENTE

LIBERI DI ESSERE: UOMINI E DONNE

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essuno metta in dubbio l’utilità della “festa della donna” che è sempre attuale, perché ogni volta è pensata da chi vive quella precisa ricorrenza. Così, inevitabilmente, è collegata all’attualità. In questo “8 marzo 2014” la donna vuole festeggiare la sua avvenuta libertà di genere. Ma libertà da chi? La libertà rischia di diventare un termine equivoco: gli uomini e le donne sono stati e rimangono una connessione tra necessità e libertà; il loro rapporto non deve essere condizionato dall’istinto, ma deve andare oltre; fra i due generi non devono mai prevalere gli impulsi: libertà è capacità di amare il rapporto, di controllare l’istinto e di dominare gli impulsi. La road map degli “otto marzo” racconta ancora storie tristi di ingiustizie e di soprusi, di cinico sfruttamento delle donne e di assurde e anacronistiche violenze contro di esse. Ma non possono essere questi i temi della “festa della donna”; caso mai sono il rovescio di una medaglia che nel suo dritto è un vero osanna al genere femminile e all’eroismo di quelle donne che vogliono avere una vita d’azione come gli uomini e non si sentono più chiuse nei cliché delle eroine del gentil sesso. L’epoca delle sterili rivendicazioni è finita. Oggi il mondo deve affrontare le sfide della libertà e dello sviluppo per l’intera società. A volte anche nel dissenso, che non è un disastro, ma un’occasione di crescita nel confronto e nel dialogo. Si è al tempo del “less is more”, del meno che diventa più, perché le ristrettezze fanno apprezzare il poco che si ha. Senza patriottismi di genere: gli uomini devono lavare le loro coscienze dai peccati di presunzione per considerarsi il “sesso forte”; le donne non devono solo urlare il loro grido di dolore contro le violenze e le disparità, ma concretizzare i loro sogni, da non rimandare più per non rischiare di “disseccarsi come chicchi d’uva al sole”. Largo alle donne, allora, alla loro capacità di amare e di comprendere e di avere e di infondere coraggio. Già la loro presenza colora di azzurro l’orizzonte: ciò è dovuto alla nostalgia per la civiltà della pace, ai protettivi pensieri per i figli, al calore per la casa e alla favola misteriosa per la famiglia. Questi valori non sono sogni o utopie, sono una piccola-grande rivoluzione privata per riscattare in qualche modo il grigiore del mondo moderno, magari per tornare - come sostiene nel suo ultimo film “In grazia di Dio” il regista salentino Edoardo Winspeare - ai valori della civiltà contadina, fatta di “bellezza e di senso della comunità”. Non per niente nella lingua povera dei contadini l’organo genitale femminile si chiamava “natura”, un nome assegnato per declamare il valore della terra-madre, nelle cui mani si depone il destino della stessa umanità. Ecco il senso dell’8 marzo, una festa per tutto l’anno. Per sconfiggere le infinite paure ancestrali che hanno segnato il rapporto di ciascuno di noi con la folla e con la gente che ci fa impressione. Ancora una volta sono state le donne ad indicare la soluzione per cancellare queste fobie, neutralizzate nei raduni surreali dei tanti “flash mob” (lampo di follia) organizzati per e mai contro. La differenza fra sconosciuti si trasforma in un sodalizio immediato, nel quale la percezione dell’altro cambia verso al rapporto individuale e collettivo. L’aria si carica di un’emotività positiva, stupefatta, amichevole e coinvolgente, al punto di sentirsi parte di un tutto irrinunciabile tanto che anche i più perplessi devono arrendersi. Facciamo della vita quotidiana un flash mob permanente. Così non vincono solo le donne, ma la società nella sua interezza.

FERNANDA

AI CELESTINI Il Grillo Parlante

T

BUON COMPLEANNO TOTEM

otem compie 2 anni il 21 marzo 2014. A due anni di distanza l’entusiasmo è sempre tanto, ma in più c’è la consapevolezza di aver costruito assieme un percorso culturale bellissimo e di essere maturati come esseri umani, portatori di buoni sentimenti. Il bello deve ancora venire: abbiamo tanto da dire e da scrivere, dobbiamo mantenere viva quella scintilla che alimenta la nostra e la vostra voglia di raccontare. È emozionante sentire le voci di tutti, l’espressione dei sentimenti e delle convinzioni. Si può cercare la verità solo insieme, con il confronto e la condivisione sui temi e gli aspetti che caratterizzano la nostra comunità. Un sincero grazie a chi ha deciso di camminare su questa strada. I giorni passati sono stati intensi e stimolanti, occasioni di crescita per tutti coloro che hanno collaborato: ascoltare gli altri è la sola via per aprirsi al mondo e alla vita.


DENTRO LA CITTÀ Anno III - N.2 - Febbraio 2014

MORIRE A VENT’ANNI. GLI AMICI RICORDANO RICCARDO SCOMPARSO TRAGICAMENTE PER UN INCIDENTE STRADALE

“SEI NELLA STANZA ACCANTO. OGNI TANTO BUSSEREMO AL TUO CUORE”

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“Vedi caro amico, Cosa ti scrivo e ti dico E come sono contento Di essere qui in questo momento. Vedi caro amico cosa si deve inventare Per poter riderci sopra, Per continuare a sperare.”

Lucio Dalla “L’anno che verrà”

“C

aro amico ti scrivo…” Cosa è stato?! Ecco… una delle tante domande che ci siamo poste. Il silenzio più totale cala sulle nostre bocche. Silenzio dovuto… che non fa dormire la notte, che fa pensare il giorno. Ti sei spento nel sonno, dopo mille battaglie. Tra le tante cose che di te ci hai lasciato rimane il dolce ricordo dei momenti trascorsi insieme, sempre troppo pochi… Chi ti conosceva bene, chi ti amava alla follia, chi ti ha incontrato almeno una volta sul suo cammino non dimenticherà mai la tua inesauribile energia nel portare avanti gli impegni di tutti i giorni, a lavoro come in famiglia e così tra gli amici di una vita. Impareremo dall’umiltà che avevi tu quando (nonostante dicessi sempre di essere in n° 1 e di non aver bisogno mai di nessuno) eri il primo a cercare conforto e consigli non solo dalle persone che ti volevano e ancora ti vogliono bene, ma anche dai perfetti estranei...si perché tu eri così: ci vedevi il buono nella gente e forse non sbagliavi… Cercheremo di imitare la tua infinita determinazione: quella ti avrebbe portato ad avere nella vita

un successo straordinario e te lo saresti potuto finalmente permettere quel Maserati per i tuoi 40 anni e godere della stima e rispetto che desideravi ti riconoscessero per quello che sei Tu…realmente… Ora sei un angelo accanto al Signore, bello come il sole, educato come pochi, con un sorriso da far invidia all’universo intero. La morte non esiste…sei soltanto passato dall’altra parte…è come se fossi nascosto nella stanza accanto…noi saremo sempre noi, tu sarai sempre tu…ti parleremo nello stesso modo affettuoso che abbiamo sempre usato… continua a ridere di quelle piccole cose che tanto ti piacevano quando

eravamo insieme…Prega, sorridi, pensaci!!! La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto per noi quando eravamo insieme: è la stessa di prima con una continuità che non si spezza. Per quale motivo dovremmo essere fuori dai tuoi pensieri o dalla tua mente solo perché sei lontano dalla nostra vista? Non sei lontano… sei dall’altra parte del muro, proprio dietro l’angolo…e il tuo sorriso è la nostra pace!!! Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta… Dedicato a te, dolce anima dal cuore puro... Gli amici “DI LUSSO” del gruppo “Per Riccardo <3 <3 <3”

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DENTRO LA CITTÀ Anno III - N.2 - Febbraio 2014

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LA STORIA DI LORENZO, MORTO DOPO UN INTERVENTO CHIRURGICO ALLA ROTULA LESIONATA PER UNA CADUTA

QUANDO SALVÒ LA VITA AI NIPOTINI CHE RISCHIARONO DI RESTARE FOLGORATI..

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di Daniela D’Anna

n ospedale si pensa, si va per guarire. Lorenzo Sabato avrebbe compiuto 50 anni il 2 febbraio se il suo intervento chirurgico alla rotula lesionata dopo una caduta, si fosse risolto con qualche giorno di convalescenza presso la clinica dove era stato ricoverato. La morte sospetta del nostro concittadino ha scosso tutta la nostra comunità che si stringe con affetto alla sua famiglia. Sulla sua improvvisa morte i medici non sanno darsi una spiegazione, ma

ora bisogna fare luce sull’accaduto e avere giustizia. La vita sin dalla nascita a Lorenzo ha lanciato una sfida, essere una persona “speciale” come lo sono tutti i ragazzi con la sindrome di down. Ora il vuoto incolmabile che ha lasciato potrà essere riempito solo dai ricordi meravigliosi e dall’amore che Lorenzo ha donato a tutte le persone che lo hanno conosciuto. “Amarti è stato facile, difficile dimenticarti” è l’epitaffio scritto sulla sua lapide. È andato via l’amico simpatico e

giocherellone, il fratello impegnato e vitale, lo zio premuroso e amorevole, l’uomo sportivo e dinamico. Se n’è andato come un angelo, senza disturbare. Tra i tanti racconti del fratello Franco e della sorella Rita riguardanti la sua esistenza, l’episodio che lo ha visto salvare la vita ai nipoti che rischiavano di rimanere attaccati alla presa elettrica. Tra i suoi hobby quello di divertirsi a montare e smontare aggeggi elettronici e la sua fede che lo vedeva presente spesso in Chiesa per rice-

vere l’Eucaristia. Lorenzo amante del ballo e delle belle ragazze, tifoso del Lecce, giocava a calcio, ascoltava la banda, amante del mare e dei tuffi , non si faceva mancare niente nemmeno la colazione ogni mattina al bar. Il suo impegno per avere una vita come tutti gli altri lo ha portato per 5 anni a Gagliano del Capo per imparare a leggere e a scrivere. Riposa in pace Lorenzo, hai raggiunto la tua mamma che non ti lascerà più.


CITTÀ APERTA Anno III - N.2 - Febbraio 2014

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QUINDICI ANNI E TANTA VOGLIA DI VIVERE: UN GENIO DEL COMPUTER, AMANTE DEL MARE E DEL BUON CIBO

MATTEO NE È LA PROVA: LA DIVERSITÀ NON ESISTE TANTO MENO A CAVALLO

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di Ilaria Bracciale

os’è la diversità? Qual è il criterio che stabilisce cos’è normale e cosa non lo è? È solo il pregiudizio, radicato nella società fin dai tempi più remoti, il motore che alimenta la paura del diverso. Ma diverso da chi? La storia di Matteo Poci, 15enne di Squinzano, ci dimostra chiaramente che non esiste disabilità o diversità che tenga! Simpatico, burlone, intelligente e capace. Solo qualche qualità di questo ragazzino che davvero con le mani in mano non ci sa stare. Hanno raccontato di lui i suoi premurosi e presenti genitori, William

e Daniela, sotto le orecchie attente di Matteo, che, mostrandosi indaffarato nei suoi giochi tecnologici, in realtà non si perdeva una parola! Tre volte a settimana va al Sogno di Geppetto, l’associazione volontaria nata nel 2002 per volere delle famiglie dei portatori di handicap, con l’intento di incontrarsi, discutere, confrontarsi e far vivere ai ragazzi esperienze di gruppo. Matteo, una volta finiti i compiti, è contento di andare a trovare i suoi amici e di preparare per loro la merenda, di giocare, divertirsi e passare del tempo in maniera produttiva, lavorando nei laboratori,

imparando le tecniche della pittura, del collage, disegnando e dedicando del tempo anche alla musica, come strumento per comunicare e sviluppare capacità motorie. Ma quello che più ha reso felice e orgoglioso Matteo, è stata l’esperienza con i cavalli al Centro Terapia Equestre, Ipposalento, a Lecce, dove ha potuto rapportarsi e creare un salutare e costruttivo rapporto con Sissi, il cavallo donato al centro dalle Forze Armate. La risposta positiva di Matteo ha motivato il papà a fargli vivere ancora quest’esperienza. Frequenta il primo anno all’Istituto Commerciale di San Pietro

V.co, è un genio del computer tanto che a volte è lui a insegnare ai professori e fa i compiti a casa rigorosamente da solo. È amante del mare e del cibo; mangia tantissimo, è un buongustaio, potrebbe rinunciare a tutto ma non a mangiare! Altamente tecnologico, non toccategli la sua playstation e in cucina il potere sul telecomando è suo! Gran giocherellone, furbo, all’inizio distaccato, ma una volta sondato il terreno e aver studiato la persona che ha di fronte, povera lei... diventa bersaglio dei suo scherzi, ma sarà poi ripagata dell’affetto che sa dare senza misura. Insomma, ma diverso da chi?


POLITICA LOCALE Anno III - N.2 - Febbraio 2014

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“NON GIUDICO LA SCELTA DI ELIMINARE LE PROVINCE, ADESSO CI STO E SVOLGERÒ AL MASSIMO IL MIO RUOLO”

FERNANDA METRANGOLO NUOVO ASSESSORE DELLA PROVINCIA DI LECCE

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di Veronica Notaro

a dottoressa Fernanda Metrangolo, Presidente del Consiglio comunale di Squinzano, ha raggiunto un altro importante traguardo, sottoscrivendo la delega di Assessore della Provincia di Lecce alle Politiche sociali e alle Pari Opportunità. Una meta ambita e conquistata con impegno e dedizione, che rappresenta un successo per la nostra concittadina e per tutta la comunità, come sottolineato dal Sindaco Mino Miccoli che, nell’augurare buon lavoro a Metrangolo, ha evidenziato l’importanza della carica in questione per l’intera città. Di certo la neo-assessore farà valere le sue molteplici attività lavorative e politiche che, nel corso degli anni, le hanno permesso di farsi conoscere e apprezzare dagli addetti ai lavori e non. Dal 1972 ha rivestito vari ruoli all’interno dell’Agenzia delle Dogane, tra cui funzionario direttivo, ispettore capo giro, capo servizio coordinatore dell’ufficio verifiche, capo della Dogana di Lecce. Tali mansioni hanno ben sposato l’istruzione e la formazione della Presidente, di chiaro stampo finanziario ed economico.

Tanti i corsi formativi frequentati (in comunicazione, informatica, contabilità, management) che hanno arricchito le sue conoscenze, spesso esposte e messe a disposizione dei professionisti tramite le attività di docenza che si sono susseguite dal 2002 al 2007. A coronare il percorso formativo è giunto il diploma di laurea in Giurisprudenza, conseguito nel 2006 presso l’Università LUM “Jean Monnet”. La stessa Metrangolo ha espresso, nelle parole che seguono, tutto il suo entusiasmo per la nuova avventura professionale: “la chiamata in giunta come assessore alle Politiche sociali e alle Pari Opportunità dell’Amministrazione provinciale di Lecce è un riconoscimento non solo alla mia persona, ma all’intero gruppo di amiche e di amici di Squinzano che da sempre, con lealtà e generosità, militano nel Pdl-Forza Italia. Solo per questo motivo non mi sono opposta all’invito da parte del presidente Antonio Gabellone e dell’intero gruppo dirigente provinciale di FI ad entrare nella giunta della Provincia, pur essendo consapevole del brevissimo tempo della durata dell’incarico. La scelta, poi, è caduta sulla mia

persona non come premio alla mia carriera politico-amministrativa, ma come attestato di stima per il mio impegno specifico che da sempre ho profuso in varie istituzioni che avevano particolare attenzione ai problemi delle categorie socialmente più deboli e del mondo femminile. D’impulso ho rifiutato di indossare i galloni dell’assessore provinciale per tre/quattro mesi, ma poi ho pensato che non potevo mortificare il senso complessivo dell’incarico e che dovevo tener conto dell’alto valore che esso poteva rappresentare per Squinzano. Senza dubbio è un errore ragionare ancora in termini campanilistici del mio nuovo mandato, ma Squinzano, la sua intera comunità, la sento fortemente presente nei miei pensieri e non riesco ad immaginare di operare delle scelte che non abbiano come punto di partenza i bisogni della gente del mio paese. Giuro che questa è l’ultima volta che io ragiono in termini campanilistici e da oggi in poi mi sforzerò di dare respiro provinciale al mio impegno di assessore della giunta Gabellone. Con l’aiuto di Dio e degli amici cercherò di non deludere le attese di chi

ha creduto nelle mie potenzialità di donna impegnata in politica; la mia azione sarà sulla scia di continuità rispetto a quanto fatto egregiamente da chi mi ha preceduto nella guida dell’assessorato alle Politiche sociali e alle Pari Opportunità. Sembra strano per una che fa il suo esordio in una nuova funzione affermare di sentirsi soprattutto impegnata a fare in modo di concludere come meglio è possibile il ruolo dell’Ente Provincia, al quale rimane solo una manciata di giorni di sopravvivenza istituzionale. Non spetta a me giudicare la scelta di eliminare le Province, io adesso ci sto come assessore e svolgerò il mio ruolo nella pienezza delle sue funzioni; magari con un pizzico di determinazione in più, proprio per non fare avvertire ai salentini il senso della fine. Approfitto per ringraziare il presidente Gabellone per la fiducia che ha dimostrato di avere in me e garantisco a tutti coloro che si rivolgeranno al mio assessorato che troveranno sempre una persona che non si tirerà indietro mai, neanche quando si è alla vigilia della conclusione di un mandato politicoamministrativo”.

È PARTITO IL CITYBUS LA CITTÀ È PIÙ VICINA

amico e riappropriarsi del proprio del proprio tempo. Al giorno d’oggi la vita troppo frenetica ci porta ad isolarci fino a diventare quasi nevrotici. Viaggiare con il Citybus diventa, invece, un modo piacevole per spostarsi senza la necessità di stressarsi tra traffico e parcheggi . Con il Citybus sarà conveniente non solo spostarsi durante la settimana in tutto il paese raggiungendo, uffici, supermercati, farmacie, ma, anche, la domenica per fare un salto a Casalabate per quattro passi sul lungomare o uno shopping al mercato. Sarà possibile andare il sabato sera a Lecce per vedere un film o perdersi nella movida leccese, il tutto con un prezzo assolutamente di favore che viene incontro a giovani, anziani e famiglie. Certo per sette mesi sarà un servizio sperimentale e sicuramente dovrà e potrà essere migliorato , ma mi auguro che alla fine del periodo la prova sia superata a pieni voti e che il Citybus possa diventare un servizio concreto utile per tutti i cittadini. 24

sono i punti vendita dei biglietti sparsi su tutto il territorio, quindi, non ci resta che provarlo gratis fino al 28 febbraio e poi correre subito a fare l’abbonamento (unica corsa a pagamento quella di sabato prossimo per Lecce). Il servizio nasce da una estensione del servizio di trasporto scolastico al fine di ottimizzare risorse e costi ed è stato curato dal consigliere delegato ai Trasporti e alla famiglia: Anna Rita Taurino in collaborazione con le ditte Valesio Viaggi e D’Anna Viaggi ”Elemi”. Il servizio è un punto di partenza e non di arrivo oltre a poter essere migliorato pertanto a giorni le manifestazioni di interesse per l’affidamento del servizio trasporto dei soggetti diversamente abili e per il trasporto da e per la marina di Casalabate durante i mesi di luglio e Agosto. Rilevanti le novità che interesseranno la nostra marina per mobilità urbana per meglio vivere la marina attraverso le Apitouristcar e il noleggio pubblico di biciclette.

E IL SABATO SERA TUTTI A LECCE...

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l Citybus è un opportunità per vivere meglio la nostra città. L’idea è quella di dare a tutti, ed, in particolare, a giovani, anziani e casalinghe, l’opportunità di spostarsi nella città senza ricorrere necessariamente ad un auto o ad uno che ci accompagni. Prendere l’autobus non è, però, solo un modo per risparmiare, migliorare la viabilità urbana e tutelare l’ambiente riducendo l’inquinamento, ma, è, anche, un modo per incontrare un


55 € 25 € 17 €

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REVIVAL Anno III - N.2 - Febbraio 2014

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L’EXPLOIT NEL NORD EUROPA, IL SUCCESSO IN DANIMARCA E IL RITORNO A SQUINZANO

QUANDO SUONAVA LA FAMIGLIA SERRATÌ. MUSICA D’ALTRI TEMPI

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di Giancarlo Sanò

i sono storie che per la loro unicità e genuinità andrebbero raccontate semplicemente per il piacere di farlo e quella che riguarda l’avventura musicale della Famiglia Serratì lo merita sicuramente. Lo spazio di un articolo non permette la messa a fuoco dei singoli avvenimenti, pezzi di vita irripetibili di cui parlerò abbondantemente in un altra occasione. Possiamo sintetizzare i numerosi anni di attività artistica ricordando le tappe più salienti. Angelo, il capofamiglia, apparteneva alla generazione dei giovani degli anni Cinquanta, quella che affamata e sorpresa scopriva la vita e lasciava alle spalle la guerra con le sue macerie. Era un ragazzo che amava la musica e giovanissimo lo troviamo tra i componenti delle formazioni ritmiche che allietavano le serate degli squinzanesi in quei giorni di rinascita. Sposò Antonietta, il grande amore della sua vita, dalla quale ebbe quattro figli: Vincenzo, Silvana, Salvatore e Fernando, bimbi fortunati che crebbero tra le note cullati da dolcissime nenie. Agli inizi degli anni Sessanta, con i ragazzi ormai cresciuti, il gruppo musicale formato strettamente da componenti della famiglia raggiunse la stabilità. Cominciò così un’intensa e appassionata attività musicale che fece del gruppo uno dei punti di riferimento, in ambito locale, per quanto riguardava la musica leggera, genere che attraversava il suo momento ma-

immagine fece capolino dalle pagine dei giornali e campeggiò su grandi cartelloni stradali e locandine poste all’ingresso di numerosi negozi. Il piccolo Fernando per la sua bravura e simpatia conquistò le telecamere della televisione. L’attività divenne ancora più intensa, seguirono altre serate in Danimarca e in Norvegia. Ebbero anche l’occasione di spiccare il volo verso il continente americano ma, a causa della paura del lungo gico. L’Italia era un brulicare di festival canori, la Famiglia Serratì non fu insensibile a tale moda e nel 1967 ne organizzò uno anche a Squinzano. Il successo di pubblico riscontrato li spinse a organizzarne altri sempre nella nostra provincia. Il 1967 fu per loro un anno abbastanza fortunato e appagante dal punto di vista artistico, invece sul versante dell’attività imprenditoriale, intrapresa da Angelo qualche anno prima, cominciarono ad addensarsi nubi sempre più cupe tanto da convincere il capofamiglia a chiudere l’attività e decidere di emigrare in Germania. Non abbandonarono la loro passione per la musica e quasi subito furono notati da un impresario locale che li ingaggiò per una serie di serate in Danimarca. L’eco del successo riportato giunse in Germania e al loro ritorno furono tanti i locali che se li contesero perché il loro nome era garanzia di “tutto esaurito”. Silvana divenne addirittura testimonial di prodotti italiani e la sua

viaggio in nave paventata da alcuni componenti del gruppo, il contratto per delle serate in Canada non fu firmato. Decisero allora di fermarsi in Danimarca dove, in una località portuale, gestirono un locale tutto loro continuando a esibirsi tutte le sere. La clientela , però, non era tra le più ricercate e spesso dovevano sedare risse che improvvisamente scoppiavano tra gli avventori. Questo e la

nostalgia per l’Italia che cominciava a farsi sentire portò alla decisione comune di ritornare a Squinzano; era il 1975. La parte della storia più recente è nota a tutti voi. Vi ricorderete sicuramente del locale Le Ruote che gestirono a Casalabate per tanto tempo. Alcune loro canzoni originali, Ridi pagliaccio e Ti penso mamma, incise in Danimarca divennero popolari da noi grazie anche alle neonate radio private che le trasmettevano in continuazione. Erano state scritte dal prolifico autore Vincenzo che qualche tempo dopo partecipò al Disco per l’Estate 1982 con Lacrimucce e piagnistei. Lo stesso anno un’altra sua canzone Viola e violoncello era stata selezionata per concorrere al Festival di Sanremo sarebbe dovuta essere eseguita da Sammy Barbot, ma per motivi mai chiariti del tutto ciò non avvenne. Oggi Angelo e Silvana non sono più tra noi ma il loro tenero ricordo è sempre presente e palpabile .

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DENTRO LA MARINA CASALABATE D’INVERNO

Anno III - N.2 - Febbraio 2014

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ERANO VERI UOMINI-IMPRESA, CHE NEL PRIMO E NEL SECONDO DOPOGUERRA HANNO SAPUTO INVENTARSI UN

GLI EROICI PIONIERI CHE F

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di Beppe Longo

on è più opportuno scrivere che Casalabate, vista come una entità amministrativa unica di Squinzano e Trepuzzi, sia una marina abbandonata da Dio e dagli uomini ed una “terra di nessuno”. Non esiste più questa forma di alibi letterario ed un po’ retorico, però Casalabate, al di là dei 30/40 giorni dell’alta stagione, continua a dare ancora l’impressione di essere una spiaggia respingente, che tenta disperatamente di venir fuori da un letargo durato molti decenni. Ad andare a mare d’inverno si rimane colpiti da uno spettrale vuoto cosmico; e viene da urlare contro il triste destino della marina e contro i responsabili di tanto spreco: ottomila abitazioni chiuse e abbandonate. Si rischia di rimanere come quella colomba che trovò vuoto il suo nido e per la terribile scoperta tentò di urlare al cielo, ma per il gran dolore era diventata muta. Anche per Casalabate c’è da rimanere ammutoliti. Però, non c’è dubbio che la situazione di Casalabate deve essere analizzata pacatamente, per non accrescerne il disvalore. È uno sforzo che s’impone a fatica, ma che va compiuto proprio per amore del “nostro mare quotidiano”, al quale non si riesce a rinunziare. Allora si evidenzi subito positivamente la tanto attesa realizzazione del progetto dell’Acquedotto pugliese di canalizzare quasi tutta Casalabate per portare l’acqua potabile, buona e sufficiente; non si interveniva con un progetto simile fin dai tempi del dott. Giuseppe Barbano, quando nel 1955 era assessore provinciale ai Lavori pubblici. E’ un’importante opera primaria che darà valore a tutto l’agglomerato urbano, per il quale bisogna continuare a completare le altre opere primarie: la pubblica illuminazione e la sistemazione degli assetti delle vie interne. Se ci saranno luce, acqua e strade si potrà parlare di un centro balneare che può pensare di candidarsi ad altri traguardi. (A proposito, quest’anno la Residenza di Torre Rinalda ha ottenuto uno degli “Oscar” eco-turistico alla Bit di Milano). Attenzione, però, a non

cadere nell’inopportuna distrazione di risorse economiche verso spese marginali o di pura propaganda. Se un “new deal” ci deve essere per Casalabate, che sia ragionevole; per prima cosa si pensi di farne una buona marina residenziale per le comunità di Squinzano, Trepuzzi e

Campi Salentina, decise ad avere finalmente una politica di civiltà per la loro marina. Così il senso di questa finestra aperta sul “mare d’inverno” è legato al ricordo di quei personaggi che nel tempo hanno saputo rompere l’eterno silenzio fra le dune e le paludi, ed hanno saputo dare i suoni e i colori alla marina più a Nord del Salento. Casalabate è nata per merito di un gruppo di pionieri che meritano di essere ricordati, almeno nella toponomastica della Marina. Erano veri uomini-impresa, che nel primo e nel secondo dopoguerra hanno saputo inventarsi un lavoro ed hanno posto le basi di attività che hanno dato lavoro e ricchezza a non poche famiglie. Valentino Isceri di Squinzano (9 aprile 189616 febbraio 1980) il fondatore del primo stabilimento balneare, il “Lido Valentino”, quello degli squinzanesi; Salvatore Mongiò di Trepuzzi (11 settembre 1909 – 5 febbraio 1976), fondatore del “Lido Mongiò” o quello dei trepuzzini; Angelo Trevisi di Campi

Salentina (12 novembre 1892 – 13 luglio 1983) costruì il “Lido Mar de Plata” o dei campioti; Raffaele (Uccio) Solazzo di Squinzano (25 marzo 1907 – 10 maggio 1977) costruì il “Lido Solazzo”, chiamato anche la “seconda rotonda”; Angelo Candido di Squinzano (9 luglio 1908 – 1° dicembre 2007) il patron del servizio di linea degli autobus che collegò Squinzano, Trepuzzi e Campi con Casalabate; e Cosimo Perlangeli di Trepuzzi (1° novembre 1908 – 21 gennaio 1999), l’imprenditore che costruì l’hotel La Perla. Sono stati loro a credere nelle potenzialità di un mare che aveva retaggi aggancianti alla Storia dei Messapi con la “Specchia di Calone”, dei Monaci Basiliani con l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, dei Re di Napoli con la costruzione delle Torri Costiere, con i vignaioli francesi Paul Picaut e Charles Michel Le Marchand che fecero della Badessa la più grossa azienda agricola che produsse su vasta scala, anche con esportazioni all’estero, del vino negroamaro. Anche se su Casalabate si raccontano tante leggende metropolitane, sicuramente è stata una terra che ha intrecciato le sue vicende con tutte le epoche storiche essenziali del Salento. Una storia fatta di “personaggi

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Anno III - N.2 - Febbraio 2014

N LAVORO ED HANNO POSTO LE BASI DI ATTIVITÀ CHE HANNO DATO LAVORO E RICCHEZZA A NON POCHE FAMIGLIE

FONDARONO CASALABATE minori”, di quelli che non hanno fatto la Storia, ma che sono stati i protagonisti di tante ministorie di un territorio, caratterizzandolo con una identità ben precisa. Casalabate è quella che è, non ha retropensieri e non vuole diventare “copia” di una qualche località “di grido” o “alla moda”. E questo potrebbe rappresentare un potente antidoto contro il rischio di scrivere sciocchezze o di progettare linee di sviluppo astratte, più o meno intellettualmente raffinate o ruffiane; però dovrebbe scuotere una pigrizia di fondo ed un mancato interesse per le vicende “minori”, che lasciano lontano dai mondi che si pretende di vivere appieno, magari senza conoscerli.

In questa logica non si capisce l’ignavia di tutte le istituzioni che stanno lasciando cadere a pezzi la vecchia Torretta di Casalabate, il vero “genius loci” della Marina. Non si conosce a quando possa risalire la costruzione della Torretta di Casalabate, che quasi sicuramente è stata costruita nell’Ottocento ed è stata realizzata dalla Regia Marina con gli stessi compiti militari che avevano tutte le altre torri costiere. Nel tempo si deve essere perduto il contatto visivo fra la torre Specchiolla e la torre Rinalda, con una

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pericolosa interruzione della linea di difesa proprio in un punto nevralgico della costa. Così fu presa la decisione di costruire una torre intermedia, anche per rinforzare quel cordone di difesa sanitaria contro il rischio di sbarchi di uomini contagiati dalla peste d’Oriente. Con questo obiettivo la Torretta di Ca-

salabate aveva un ruolo strategicamente decisivo per i tanti paesi dell’entroterra. Adesso è abbandonata a se stessa, dopo aver ospitato anche un’efficace postazione della Guardia di Finanza: nessuno sia sfiorato dall’idea di lasciarla cadere o addirittura di abbatterla, magari per fare di quello spazio aperto un approdo per qualsiasi forma di traffico illecito. Invece è apparsa quanto mai opportuna la decisione del sindaco Mino Miccoli di Squinzano di abbattere i vecchi locali della Nassa; perché, al netto della loro fatiscenza, andava rimosso il rischio ambientale per la presenza di una vasta copertura in eternit con amianto. Anche se abbattendo la Nassa si cancella la sua “piccola storia”: è stata una colonia gestita dalla Curia vescovile di Lecce ed ha ospitato per tante stagioni estive i figli delle famiglie meno abbienti di Squinzano. A quelle stagioni sono legati tanti sospiri d’amore e le languide avventure

A r t o i i g c i i a f i nale e s a

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dei primi fidanzamenti delle giovanissime insegnanti, assunte stagionalmente come assistenti dei bambini. Tutti insieme si andava sulle rotonde per fare il bagno, mentre dal juke-box partivano le note di “Magic moments” di Perry Como, “Only you” dei Platters, “Sapore di sale” di Gino Paoli, “Roberta” di Peppino di Capri o i più sdolcinati “Venus” di Frankie Avalon e “Monja” dei Communicatives. Casalabate ha una sua tradizione ruspante ed affascinante, legata a condizioni geografiche di privilegio: è un mare da vivere a tempo pieno, perché sa essere temperato anche con il caldo asfissiante del sol leone; e perché sa offrire giornate di grande relax, che ritemprano da qualsiasi stress. Non rimane nient’altro da fare se non quello di riaprire un album di vecchie foto d’epoca, perché meglio di una qualsiasi cronaca o storia sanno raccontare più in profondità l’umanità di una marina nata dal popolo e non voluta da freddi speculatori del cemento e devastatori dell’ambiente. Un invito va rivolto ai giovani amministratori: non lasciatevi sorprendere da effetti speciali, ma ispiratevi a quei protagonisti e a quegli episodi da tutti ritenuti minori, ma che hanno il calore delle nostre tradizioni e la grandezza d’animo dei vostri nonni e dei vostri bisnonni.

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SQUINZANESI NEL MONDO Anno III - N.2 - Febbraio 2014

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PER LUI IL VOLONTARIATO SANITARIO, IN GHANA, TANZANIA E OGGI IN MADAGASCAR È FORZA PER VIVERE

IN AFRICA, NEL REGNO DEI BAMBINI A REGALARE SORRISI E SPERANZA

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di Fernando D’Anna

el cuore, quando pare si raffreddi, stanco di vita,senti che quasi puoi farne a meno, che può anche fermarsi se vuole, come se non te ne fregasse piu’ niente di un giorno in più o un giorno in meno. Ma visto che c’è e anche se dentro pulsa male, ma pulsa nonostante tutto, cerchi di provare a non abbandonarlo e ci provi di nuovo, a scaldarlo come voleva che fosse chi te l’ha dato e con chi sei cresciuto fin da piccolo. E tutti familiari e vecchi e nuovi amici di Squinzano. Quindi quelle 12 ore di volo che ti portano di là, in quell’altro pianeta che è l’Africa, sia Ghana o Tanzania o adesso Madagascar, non ti pesano tanto; in fondo una volta eran 12 ore di treno per portarti da Squinzano a Padova o Venezia o altrove. Stesso tempo, ma era sempre stessa Italia, casa nostra. Quando invece arrivi di là le cose cambiano; non vedi l’ora di abbandonare valigie e bagagli che ti sei portato, pieni di roba utile al tuo lavoro, e metterti a camminare tra quella gente, tra quelle sempre sorridenti sagome scure, con loro per le loro strade polverose e aride a volte, oppure fangose,ma sempre fiorite d’umanità sotto cieli di colori incredibili. E stranamente scopri che respiri diverso, che lui si scalda, il cuore, puoi anche strapparlo, trapiantarlo sui piedi scalzi di un piccolo che corre via felicissimo a ritrovarsi

simo vitale tra quella gente silenziosa o chiassosa che sia, ma sempre indaffarata a cercare il niente. Perchè non c’è niente che merita quel loro camminare frenetico o quel disorientato cercare qualcosa. Ed invece sì, da quel niente quella gente riesce per miracolo ad estrarre sempre qualcosetta per campare un bini sempre allegri, giocosi, curiosi di capire come mai sei sciupato, pallido, bianco, diverso da loro. Quella terra, l’Africa, è il regno dei bambini. E ci torno sempre volentieri, da solo o con altri miei colleghi,a godermi il gusto del far qualcosa, del

IL PROFILO

FERNANDO D’ANNA MEDICO A VENEZIA È di Squinzano, medico,vive e lavora a Venezia. Si dedica al volontariato sanitario in Africa ed è stato ripetutamente in Ghana,Tanzania e Madagascar, impegnandosi a scopo umanitario. Attualmente e’ coinvolto con altri colleghi medici alla costruzione di un piccolo ospedale in Madagascar, nel circondario di villaggi con 60mila abitanti del tutto privi di qualsiasi struttura sanitaria. L’Associazione cui aderisce e’ Change-Onlus. www.change-onlus.org

una caramellina tra le dita o ad una giovane mammina che ne ha due presi per mano e un terzo infasciato sulle spalle. Ritorna a pulsare sanis-

giorno di più. Quel mondo allora ti è benefico, positivo: vedi che lui batte ancora nel petto ,che vuol misurarsi di nuovo e la mente ti si riaccende, ti riattivi e ti senti solidale a voler estrarre e valorizzare anche tu qualcosa da quel niente. E fai quello che puoi, che sai fare, sanità e non solo quella. E loro, i neri, si stupiscono del tuo altruismo, dei tuoi regali: non ci sono abituati, non sanno neanche cosa vuol dire generosità. La generosità è un lusso che non possono permettersi, ognuno impegnato da sempre a sopravvivere, giorno dopo giorno, per se stesso e per i suoi bambini. Ce ne sono a frotte, dappertutto,di bam-

dare,senza ancora averla ben capita l’indifferenza dell’uomo di qua verso l’uomo di là. Ma soprattutto a godermeli i sorrisi di quei bambini entusiasti a vedermi tornare da loro,come se mi aspettassero,da sempre. Per tutto questo riparto, perchè mi fa bene.


ARTE E CULTURA Anno III - N.2 - Febbraio 2014

merenda in mano: una mela che mangerà a morsi, senza sbucciarla. Sullo sfondo nnu traìnu e due biciclette, di cui una con

MOSTRA FOTOGRAFICA DI FEDERICO FUORTES

MENTRE FUORI PIOVEVA IL SESSANTOTTO

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conda edizione. In esso, con grande effetto chiaroscurale, Fuortes ha voluto abbinare alle trenta foto della mostra altrettanti racconti della sua infanzia di bambino ricco, sì, ma chiuso in un palazzo “senza amici e senza un pallone”. Un percorso di invidie incrociate che si risolve solo alla fine, grazie alla toccante postfazione di un giulianese, figlio di uno

di Monica Petrucci

ornato a vivere in Salento dopo quarant’anni e divenuto squinzanese di adozione, ha ritrovato - gelosamente custodito dalla figlia, anche lei fotografa - un réportage in cui aveva immortalato nel giorno dell’Epifania del ‘68 scene di vita dei bambini del Salento. Definite dallo stesso autore “anacronistiche”, perché non riflettono le turbolenze che si stavano affacciando in quel periodo, queste foto sono esposte fino al 9 marzo al Museo dell’Olio e del Vino di Piazza Plebiscito in una mostra intitolata “Mentre fuori pioveva il sessantotto”, che Fuortes ha già allestito varie volte in diversi Comuni salentini. In due sale del museo vedremo trenta immagini in bianco nero, ingiallite dal tempo, piene di bambini intenti a giocare con i regali della Befana o con i loro giochi di sempre: lu circhiu, la caffa, la

staccia. Ma anche di bambini affaccendati in lavori troppo pesanti per la loro età, o di bambini soli, immersi in pensieri che si capiscono essere già quasi adulti. Tutte immagini che sembrano appartenere all’immediato dopoguerra, ben lontane dalla rivoluzione dei figli dei fiori che stava iniziando in quel periodo. In una saletta attigua, poi, vedremo poche foto scelte tra quelle – coloratissime – che Paola Fuortes ha scattato quarant’anni dopo a bambini cambogiani, thailandesi e vietnamiti e che documentano le loro condizioni di vita, tuttora simili a quelle che abbiamo visto nelle vecchie foto della nostra terra. Diamo ora un’occhiata alle due foto a cui, durante la nostra intervista, l’autore ci ha confessato di essere particolarmente legato. Non lo capiscono proprio è uno scatto in cui una bambina immersa nei suoi pensieri passeggia tutta sola con la

GIANNA CALABRESE E MARCO LUCIA

ottimi risultati, Gianna Calabrese e Marco Lucia diversi mesi fa si sono incontrati all’ A.S.d. Time for Dance Salento di Lecce, diventando coppia nel ballo e cimentandosi nelle diverse specialità di liscio unificato, ballo da sala e danza standard. La loro partecipazione al trofeo “Mediterraneo”, li ha visti raggiungere un ottimo risultato con il primo posto nel liscio unificato e il secondo posto nel ballo da sala e danza standard. Altra partecipazione della giovane coppia è stata al Campionato Regionale tenutasi al Palazzetto dello sport di Cisternino, ottenendo la medaglia d’oro nel liscio unificato e la medaglia di

UNA COPPIA DAVVERO DA “SBALLO”

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di Rosalia Magno

opo aver partecipato sin dalla tenera età a diverse manifestazioni sportive di danza distinguendosi con

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le rotelline, lasciate tranquillamente per strada. In Quasi un volo vediamo una bambina vestita di bianco che sbuca dal lato sinistro della foto per correre spensierata verso altri bambini che, come si può notare dall’eterogeneità del loro abbigliamento, appartengono a vari ceti sociali ma sono accomunati dall’interesse per il contenuto di un’Ape: probabilmente si trattava di pesci ancora guizzanti, venduti per la strada come si usava in quei tempi. Questa immagine è poi diventata la copertina di Quasi un romanzo: libro che Federico ha pubblicato nel 2009 con la prefazione di Edoardo Winspeare e che è ora alla sua se-

di quei bambini che erano esclusi dal palazzo e che invidiavano lu signurinu, a sua volta escluso dalla loro compagnia. Accenniamo, infine, all’ultimo lavoro di Fuortes: “La ricetta del merlo sotto sale”. Un noir umoristico, ambientato in Salento in due paesi di fantasia: San Diano e San Filadelfio. Trentadue personaggi che si rincorrono in un turbine di situazioni solo in apparenza paradossali. Ma avremo modo di riparlarne in altra occasione.

bronzo nel ballo da sala. Dopo i primi successi Marco e Gianna guardano al futuro con grande speranza e ambizione, promettono grande impegno per poter raggiungere altri risultati più prestigiosi. I due giovani ballerini nelle loro esibizioni mostrano la loro passione, la gioia del loro animo e l’armonia del movimento dei loro corpi nello spazio con il ritmo della musica insegnatagli dal Maestro Mattia Casciaro, scopritore di talenti nuovi nel ballo che da subito si è impegnato a sostenere i due giovani. Un grazie particolare alle loro famiglie che seguono con trepidazione e amore e le loro esibizioni.

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DI TUTTO DI PIÙ Anno III - N.2 - Febbraio 2014

ESPERIENZA INDIMENTICABILE

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SCOUT A SQUINZANO

NEL BEL MEZZO DELL’INVERNO NOVANT’ANNI DI STORIA, DI PRESENZA IN SPIAGGIA CON RICHARD GERE DI FORMAZIONI DELLE GIOVANI GENERAZIONI

di Celeste D’Anna

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unedi 10 febbraio 2014 ero in spiaggia al lido Bizzarro Laghi Alimini e dietro di me indovinate chi c’era… Richard Gere. E chi l’avrebbe mai creduto! Chi l’avrebbe mai immaginato! Chi se lo poteva aspettare! Vabbe’ che ho fatto mostre di pittura, vabbe’ che ho vinto due trofei alla Biennale Nazionale, vabbe’ che qualche parola sul palco a teatro a Villa Cleopazzo e in piazza Sant’Oronzo l’ho detta, vabbe’ che ho fatto la comparsa nel film “Una donna per amica” di Giovanni Veronesi che sta per uscire il 27 febbraio nei cinema, ma di trovarmi nuda, vabbe’ dai in costume da bagno, per tutto il giorno in un lido ad un passo da Richard Gere e no! Non me lo sarei mai mai immaginato e vi giuro è stata una bellissima emozione. Per la seconda volta ho partecipato alla bando dell’agenzia Apulia Film Commission e per la seconda volta sono stata selezionata, questa volta per uno spot pubblicitario di una produzione giapponese che sponsorizzava una bibita prodotta in Francia e imbottigliata in Giappone. Naturalmente nel bando non c’era scritto che ci sarebbe stata la grande star e io l’ho scoperto da sola il giorno prima leggendo sui giornali che Richard Gere era in zona per lo spot. Mi sono presentata alle 5,40 a Lecce, eravamo in tanti e di tutte le età e abbiamo raggiunto il lido ai laghi Alimini, mare cielo e sole con bellissimi colori. Ad un certo punto è arrivato lui: affascinante, bello, sorriso ammaliante, occhi frizzanti, pelle chiara e capelli candidi, vestito con camicia e cappello bianchi. Wow!!!Guardarlo era un’emozione e pensavo: “Oh cavolo, sto a due passi da Richard Gere!” Chi l’avrebbe mai immaginato! Ad un certo punto il sole è diventato debole e si è alzato vento, faceva un freddo che te lo sentivi dentro. Il regista giapponese imperterrito non mollava un attimo, pronti si gira… questa è una prova… pronti si gira… Copritevi! Mettete gli accappatoi! Togliete gli accappatoi! Senza pausa caffè né pausa pranzo.. ci hanno portato da mangiare a sprazzi e come se non fosse una necessità, tutto questo fino alle 4 del pomeriggio e io pensavo: “ domani mi ammalo!”. Ricorderò questa giornata a vita per essere stata vicina vicina alla grande star, al famoso, al bellissimo Richard Gere sogno di tutte le donne.. oddio che bella emozione!”.

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di Ilaria Bracciale

o scoutismo a Squinzano è arrivato nel lontano 1924 e a maggio ricorrerà il suo 90º anniversario: 90 anni di storia, di esperienze, di alti e bassi, di persone che si sono alternate e che oggi sono arrivate ad essere una cinquantina di iscritti, tra lupetti, reparto e capi. LUPETTI: un ambiente fantastico. I piccoli scout dai 7/8 ai 10 anni sono definiti lupetti, come i Pulcini nell’ambiente calcistico, e per loro è proposta la vita nel Branco, dove si vive gioiosamente insieme agli altri facendo del proprio meglio in allegria, sincerità e bontà. Tutto è vissuto e giocato all’interno di una storia, un ambiente fantastico in cui i piccoli partecipanti vivono con lealtà e gioia, pensando agli altri come a se stessi, rispettando le regole, sempre con il sorriso e riproducendo un clima armonioso, familiare, fatto anche di danze e canti. ESPLORATORI E GUIDE :protagonisti dell’avventura. Il Reparto è l’unità di ragazzi e ragazze dagli 11 ai 16 anni, gli esploratori e le guide, che vengono divisi in 3 o 4 squadriglie e che progettano in modo autonomo attività e imprese. Parlare di scout fa saltare subito in mente l’immagine

dei fuochi sotto le stelle, le lunghe escursioni, la vita in tenda, ma oltre a questo c’è di più… il Reparto rappresenta il momento dell’Avventura, con la A maiuscola, di prove affrontate con giudizio e consapevolezza, dando attenzione alla formazione di competenze, quali la manualità, l’animazione, l’attività fisica, ecc. Lo scenario ideale di tutto ciò è ovviamente lo spazio aperto, all’aria fresca, dove, sempre attraverso il gioco e il divertimento, si va alla scoperta della natura, delle sue bellezze, ma anche delle difficoltà che essa può presentare. ROVER E SCOLTE: giovani capaci di impegno e solidarietà. Dal reparto si passa in noviziato, un periodo in cui i futuri rover e scolte ( scout più “anziani”), entrano nell’ultima fase del loro percorso educativo e, se si sentono pronti, passano dal noviziato al clan. È qui che prevale l’autonomia, il confronto reciproco, il mettere a frutto tutto ciò che si è sperimentato e appreso; si interiorizzano i valori comuni, si scopre il lato positivo delle cose, si mette in discussione il proprio essere, conservando sempre un ruolo attivo nella società. Il Clan prepara poi gli scout per l’ultimo passaggio, che decreta la conclusione del loro percorso formativo: la partenza, verso il mondo (attraverso l’associazionismo) o verso un’attività di consapevole restituzione di quanto si è ricevuto (divenendo capi a tutti gli effetti). Essere uno scout, quindi, è essere qualcosa in più, è essere protagonista attivo nel servizio al prossimo e nella ricerca della verità, è essere educato e formato nel modo più completo e ricco, è essere. L’associazione è ormai riconosciuta a livello nazionale per il massimo impegno profuso da tutti gli iscritti in caso di calamità e nelle situazioni più difficili; quindi tutto ciò che si impara si trasforma in atti pratici e competenti da donare al prossimo. È bello ricordare, a conclusione di questo viaggio nel mondo scout, una celebre frase del fondatore di questo movimento, Baden Powell: “ Procurate di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo avete trovato.”

TREPUZZI / LA CHIESETTA S. ANTONIO ABATE, LUOGO DEL CUORE

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ono ormai lontani i giorni della festa di Sant’Antonio Abate, il Santo del fuoco, i vari falò si sono spenti ma non si può stabilire quant’è grande la devozione che sta dietro ai voti. Per chi volesse ancora ravvivare la fiamma che ricorda il Santo orientale può recarsi alla chiesetta sita in Corso Umberto a Trepuzzi a pochi passi dalla Chiesa dell’Assunta. La preparazione della festa trepuzzina organizzata come di consueto da Emilio Miglietta ha lasciato tracce nel cuore degli abitanti di Trepuzzi che non lesinano ad andare a pregare nel restante periodo dell’anno nella suddetta Cappella. Giunta al 19° posto del FAI tra i “luoghi del cuore” nel censimento

nazionale, 5° in Puglia e 1° nella provincia di Lecce. È un piccolo capolavoro d’arte che appartiene all’Ordine Costantiniano, il cui stemma è posto alla sommità della porta d’ingresso. In affidamento al Cavaliere del Santo Sepolcro, Antonio Pezzuto che continua la tradizione iniziata dalla famiglia Metrangolo da cui discende. Nel piccolo vano sono presenti: un altare e l’unica pittura murale sopravvissuta con Sant’Antonio Abate, la Vergine Annunziata, l’Arcangelo Gabriele, il busto di Dio e la colomba dello Spirito Santo. Il Santo della Tebaide si fregia dei tradizionali attributi iconografici, quali il bastone dell’eremita, il segno del TAU sul mantello e il simbolo del fuoco sulla mano sinistra. (D.D.)

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Anna Per 11/12/2 rone 013

Dopo ta nt che que e battaglie ans stato ra to traguardo è ggiunto !!! Augur alla non na i conoscia più tenace che mo. I tu oi cari, sempre al tuo fi anco...

Stefano Allegr o 19/02/2014

Tanti auguri Amore Mi per i tuoi 31 anni.... o amiamo tanto.... DeborTi la tua piccola principesa e sa Noemi

Tolardo Giammarco 13/02/2014

Lucia Mazzeo 07/03/2014

De Nigris Federico 014 14/02/2

pre “Ti vogliamo così, sem on bella e sorridente! Bufacompleanno dalla tua to miglia. Ti vogliamo tan bene!”

Tantissimi auguri dagli zii Vincenzo e Barbara

Leonardo Bottazzo 28/02/2014

Tanti auguri al nostro piccolo ie Leonardo per i suoi 5 anni. Graz di tutta la gioia e l’amore che ci dai ogni giorno. Mamma e papy

Marco Lucia e Gianna Calabrese

Gigi M ane 19/02/2 lli 014

tri mag nifi chi vi v ci 50 anni aug uole be uri da ne

Un mon felicit do di auguri à dai t e uoi am di ici

Nicola Schipa 20/02/2014

Auguri amore per i tuoi 6 anni. Ti auguriamo ogni bene. Un grosso bacio da mamma e papà.

Pia D’Errico 19/02/2014

Chiara Greco 04/03/2014 Vincenzo Pagliara 23/02/2014

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Fernando Pres 08/02/2014

tuoi 80 anni Auguri per i a famiglia tu la a tt tu da

nno Federico Buon compleae dai nonni o zi dallo

Marce llo S 09/02/2 chipa 014

Per i vo s

Feder ico Pe 29/01/2 zzuto 014

Auguri a questi ragazzi per il successo ottenuto speriamo che in futuro consegnino migliori risultati. Mamma Rosalia e Francesco Pio

Via Brindisi SQUINZANO

Andrea Lombardo 15/02/2014

Per te che sei ... semplicemente sei... sostanza dei giorni nostri ... augurissimi, felice 24° compleanno da mamma papà e il tuo amore Dino e famiglia

Tantissimi auguri ai nostri carissimi amici dalla redazione di Totem.



02 totem febbraio 2014