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il periodico online per gli amanti della palla a spicchi d’oltre oceano

‘Incompreso’


All’interno FOCUS

I Phoenix Suns LA CULLA DEL BASKET

Chapter one: New York ed il Bronx MADE IN ITALY

La Stella dell’Angelico Biella, Fred Jones, e la Bancatercas Teramo


YOU CAN’T C ME ROOKIE TIME

La rubrica irriverente di SNS La sorpresa dei Kings: Evans

OCCHI PUNTATI SU...

Nb a ‘Tea m by T eam’


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Fonte foto: http://phoenix.fanster.com

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Torna a splendere il sole in Arizona FOCUS

DI

N ICOLÒ F IUMI

Mike D’Antoni allena a New York? Giusto. Boris Diaw è a Charlotte e Raja Bell lo ha appena salutato in direzione Golden State? Esatto. Steve Nash da qualche anno sembra avere perso un passo e lo sviluppo di Amarè Stoudemire pare aver subito un freno? Già. E allora perché a Phoenix il tempo sembra essersi fermato e tornato indietro di 3

anni? Se hai perso l’allenatore che ha creato un nuovo modo di vedere la pallacanestro, diversi giocatori giocatori chiave della squadra che per anni è stata ai vertici della Lega e la tua stella sembra cominciare ad accusare il peso dell’età, come puoi dopo 12 partite avere in carniere 10 vittorie, segnare 110.4 punti di media, non dare rife-


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Fonte foto: http://upload.wikimedia.org rimenti sul campo all’avversario, proprio come succedeva ai primi Phoenix Suns? La risposta, chiaramente non ce l’abbiamo noi. O perlomeno, non abbiamo una verità certa, ma possiamo analizzare quello che mostra il campo e quello che Alvin Gentry ha fatto dal momento del suo arrivo l’anno scorso a stagione inoltrata. Che a parole

risulta eccessivamente semplice, quasi banale. Ossia, restituire a Phoenix e soprattutto a Steve Nash quel tipo di gioco che Mike D’Antoni aveva portato nella terra dei Cactus. 7 seconds or less era il motto della squadra, esasperare l’uso del tiro da tre punti, aprire il campo con più tiratori possibili in campo, un lungo atipico come Diaw usato


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addirittura da centro, miscelato con un atleta del calibro di Stoudemire. Che è poi quello che sta succedendo quest’anno. «Stiamo vincendo in tante maniere diverse e in campo ci divertiamo molto. Per le squadre avversarie è difficile adattarsi a noi. Possiamo giocare il pick’n’roll o penetrare. Possiamo servire Amarè in area e sugli aiuti servire i tiratori sull’arco. Questo modo di giocare ci rende molto difficili da difendere, anche perché per ora stiamo tirando alla grande da tre». Così parlò un rinato Steve Nash e in poche parole ha spiegato tutto quello che è cambiato dagli ultimi due anni bui, in cui in Arizona c’è stata parecchia confusione, creata soprattutto da una dirigenza che stava sentendo lontano il fischio del treno che porta al Titolo. I Suns giocano nuovamente un basket arioso, hanno sempre o quasi 4 tiratori in campo, Nash ha carta bianca per liberare il suo genio e tutto d’un tratto, rimesso all’interno di un sistema di gioco a lui congeniale, si è scrollato di dosso i suoi anni. Attorno a lui c’è da dire che tutti stanno producendo ai limiti della perfezione. «E’ una nostra caratteristica quest’anno – dice sempre il canadese – ogni partita abbiamo grandi prestazioni da diversi giocatori. Siamo versatili e abbiamo profondità che è una delle chiavi nelle nostre vittorie». Dopo 12 partite, ognuna delle quali rigorosamente chiusa sopra i 100 punti segnati, sei giocatori diversi hanno chiuso come migliori realizzatori per i Suns, segno che tutti portano il loro contributo. Stoudemire, circondato di tiratori pericolosi, può fare disastri sul pick’n’roll con Nash, trovando spesso aree sgombre e, come detto in prece-

denza, in caso di aiuti servire fuori dall’arco i vari Richardson, Nash, Barbosa, Frye. Quest’ultimo la grande novità della squadra. Reduce da una stagione deludente a Portland è arrivato come free agent, dimenticato un po’ da tutti, a Phoenix, che ha provato a costruire un nuovo giocatore. Riuscendoci alla grande, se è vero che a questo punto della stagione Frye ha messo a segno già 35 triple (con high di sei in una partita e sette gare con almeno due canestri da tre a bersaglio), mentre nelle precedenti 278 partite giocate in carriera il totale arrivava a 20. E questa sua nuova dimensione rende il gioco dei Suns così efficace. A testimoniarlo le parole di Chris Paul, incontrato di recente dai Soli: «Sembrano i Suns di quando sono arrivato nella Lega. Channing Frye da 5 gli dà la possibilità di aprire il campo. Ora quando Stoudemire và verso canestro e aiuti per coprire il taglio, ti esponi al tiro da fuori dei tiratori». E quindi ancora una volta si torna sul concetto principale. Il gioco quasi elementare (pick’n’roll, sviluppo di questo con possibilità di palla al lungo, soluzione del playmaker o scarico sugli esterni) torna a dare i suoi copiosissimi frutti. Certo, ci vuole anche Steve Nash, che al momento sfiora i 12 assists a partita, ma può punirti anche col tiro e in penetrazione, particolare su cui riflette Alvin Genrty rimarcando i meriti di Frye e del lavoro svolto con lui: «Cerchiamo di metterlo in situazioni dove può tirare senza pensarci su. Stà ancora passando un periodo di transizione, ma migliora di giorno in giorno. Allarga il campo e questo dà la possibilità a Steve di penetrare più facilmente».

LE STATISTICHE DI STEVE NASH DATE

OPP

RESULT

MIN FG

11/1 11/3 11/4 11/6 11/8 11/9 11/11 11/12 11/15 11/17

Min @Mia @Orl @Bos @Was @Phi Nor @Lal Tor @Hou

W 120-112 W 104-96 L 122-100 W 110-103 W 102-90 W 119-115 W 124-104 L 121-102 W 101-100 W 111-105

36 37 22 36 35 36 23 24 37 37

5-12 11-15 5-11 5-11 4-9 6-9 5-6 5-10 10-21 2-10

PCT

3P

PCT

FT

PCT

.417 .733 .455 .455 .444 .667 .833 .500 .476 .200

2-4 4-5 2-4 3-6 1-4 1-3 1-11 2-4 1-6 0-1

.500 .800 .500 .500 .250 .333 .000 .500 .167 .000

2-2 4-4 0-1 3-4 2-2 8-8 1-1 1-1 2-2 8-9

1.000 1.000 .000 .750 1.000 1.000 1.000 1.000 1.000 .889

NUMERI A NOVEMBRE MIN 32.3

FG 58-114

PCT .509

3P 17-38

PCT FT .447 31-34

PCT .912

ASS 11,5

PTS 16,4

ASS PTS 14 8 4 12 17 20 10 5 9 16

14 30 12 16 11 21 12 13 23 12


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Fonte foto: http://cdn0.sbnation.com

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‘‘R Re e--b bo or rn n’’

Steve Nash non sembra essere l’unico ad avere fatto un fatto in tutto l’anno scorso e al momento è il collante della cura ricostituente quest’estate, visto che il 36enne Grant squadra e segna 12,5 punti con poco meno di 8 rimbalzi. Hill ha già messo assieme più doppie doppie di quanto L’ex Blue Devils porta la sua saggezza in campo al servizio


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di una squadra che, andando così di fretta, ogni tanto può rischiare il deragliamento. Epitome di questo è Jason Richardson. Atleta spaventoso dotato anche di buon tiro che, però, nel marasma dell’anno scorso sembrava essersi perso. E invece ora partecipa attivamente a questo platoon system (5 giocatori in doppia cifra e due a 9 punti di media). Gli alti e bassi rimangono, come dimostrano i 34 punti contro Boston seguenti a una serata senza canestri, ma ora sembra essere nel suo habitat naturale. Con il suo atletismo il gioco in campo aperto è pane quotidiano, ma al momento segna anche 2,6 triple a incontro, avvalendosi di una doppia dimensione che lo rende difficilmente leggibile dalle difese. Amarè e Frye formano la coppia sotto canestro e già abbiamo parlato della loro complementarità in precedenza, specie per quello che riguarda lo sviluppo del pick’n’roll. Stoudemira è una certezza e i suoi numeri e il rendimento attuale verranno certamente confermati nel proseguo della stagione. Da verificare è la tenuta di Frye. Se le

difese riusciranno a trovare un rimedio a questa soluzione tattica per Phoenix potrebbe essere una brutta gatta da pelare, ma a favore della squadra di Gentry c’è il precedente dei Suns di D’Antoni, contro i quali in pochi trovarono rimedi, se non abbassare drasticamente i ritmi. Anche perché ora, dietro ai cinque titolari c’è una panchina per davvero. D’Antoni ricevette molte critiche perché faceva giocare 7, al massimo 8 giocatori, e in molti sostenevano che questo portasse la squadra ad essere stanca quando il campionato si decideva. Ora invece la second unit è solida e produce punti (33.7 in media) e sostanza. Barbosa, entrato in ritardo per un infortunio, è il sesto uomo di energia ed entra per alzare, se possibile, ulteriormente il ritmo. Dragic appare più solido, e questo è fondamentale perché Nash non deve spremersi eccessivamente e può riposare per qualche minuto extra la sua schiena malandata in panchina. Jared Dudley è un'altra sorpresa. L’ex di Boston College e Charlotte Bobcats è un tuttofare che segna e porta giù un

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PACIFIC DIVISION

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TEAM W PHOENIX 10 LA LAKERS 8 SACRAMENTO 5 LA CLIPPERS 4 GOLDEN STATE 3

L 2 3 5 9 8

PCT .833 .727 .500 .308 .273

GB

1½ 4 6½ 6½


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buon numero di rimbalzi, oltre ad essersi adeguato al bombardamento di triple. Tra il 9 e il 12 novembre, in un arco di 3 partite, ha tirato con 10/12 dalla lunga. La “legna” la fanno Louis Amundson e Jason Collins, così il promettente rookie Earl Clark può crescere senza fretta. Parlare di difesa in questo contesto a trazione nettamente anteriore risulta un po’ difficoltoso, anche perché quando alzi così tanto il numero dei possessi è normale che si gonfino anche le statistiche degli avversari, ma in realtà Phoenix sembra sapere produrre lo sforzo necessario al momento giusto. La metà delle vittorie sono arrivate rimontando svantaggi in doppia cifra, e d’altronde parziali positivi e negativi sono un'altra conseguenza di questo stile di pallacanestro, ma soprattutto nelle vittorie Nash e compagni tengono gli avversari al 40% scarso dal campo. E così sono anche arrivati i primi scalpi

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illustri, come quello dei Celtics o degli ottimi Heat di questo periodo, peraltro a Miami in una partita che sembrava compromessa salvo un clamoroso quarto periodo di Nash, che quasi da solo ha rivoltato l’incontro con una naturalezza a tratti imbarazzante. Le uniche due sconfitte, peraltro, sono arrivate fuori casa e contro le ultime due finaliste, Lakers e Magic. Ed è un dato da non sottovalutare. Infatti, un’altra obiezione che veniva mossa al gioco che proponevano i Suns D’Antoniani era che in quel modo si vinceva tanto in regular season, ma ai playoffs non si faceva tanta strada o, comunque, non si arrivava fino in fondo. Da qui ai playoff e ancor più alle Finale manca tantissimo, ma è un aspetto sul quale lavorare. Perché a questo punto sembra veramente che il tempo sia tornato indietro, ma i tifosi si augurano vivamente di non vedere lo stesso finale di quella storia.

Fonte foto: http://phxsunsgameday.com

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LA SITUAZIONE SALRIALE DEL TEAM DELL’ARIZONA NO.

PLAYER

POS

AGE

HT

WT

COLLEGE

17 10 55 12 02 3 8 32 33 15 13 11 23 1 29

L.Amundson L.Barbosa Earl Clark Dan Dickau Goran Dragic Jared Dudley C.Frye Taylor Griffin Grant Hill Robin Lopez Steve Nash C.Powell J.Richardson A.Stoudemire A.Tucker

PF SG F PG PG SF C F SF C PG F SG PF SF

26 26 21 31 23 24 26 23 37 21 35 26 28 26 25

6-9 6-3 6-10 6-3 6-3 6-7 6-11 6-7 6-8 7-0 6-3 6-7 6-6 6-10 6-6

238 202 225 180 190 225 245 238 225 255 178 225 225 249 205

UNLV Louisville Gonzaga

SALARY $855,189 $6,600,000 $1,766,280 $1,836,000 $1,307,640 $1,990,000 $457,588 $3,000,000 $1,745,520 $13,125,000

Boston C. Arizona Oklahoma Duke Stanford Santa Clara South Carolina Michigan State $13,333,332 $16,378,325 Wisconsin $1,071,720


S TAR S ‘N’ STR I PES

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P hoe nix Su ns de pt h c har t

PF

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S T A R S ‘ N ’ S T RI P E S

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Fonte foto: http://media.commercialappeal.com

IL CASO

Iverson-Memphis è già tutto finito... DI

S TEFANO TEFANO PANZA ANZA

Ci risiamo. Iverson torna a far parlare di sé. Sono lontani i tempi in cui The Answer catturava le pagine dei giornali a forza di trentelli e quarantelli. Ormai dà risalto alle cronache soltanto per questioni che di tecnico

hanno ben poco. Per molti anni Iverson è stato un’icona del basket mondiale, celebrato e idolatrato in ogni parte del globo per il suo coraggio, il suo modo alternativo di approcciarsi al basket, oltre che, naturalmente, per il suo talento pressoché infinito. Adesso, tuttavia,se non è un giocatore finito, poco ci manca. L’unica arma di cui


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Fonte foto: http://www.slamonline.com può ancora servirsi per rilanciare l’ultima parte della sua carriera è il buon nome che porta, un nome che è ancora in grado di far tremare i muri. A quanto pare però, non riesce più a gestire neanche quello. In estate Iverson era free agent. Il tormentone su dove potesse andare a giocare ci ha accompagnati durante i nostri soggiorni sotto l’ombrellone, e alla fine la scelta è ricaduta su una delle destinazioni più improbabili: Memphis. I Grizzlies sono una squadra giovane, giovanissima, con una storia recente tutt’altro che gloriosa, ma sicuramente con un futuro roseo dinanzi a sè. A chi affermava – giustamente – che Iverson avrebbe potuto togliere minuti e tiri preziosi a giovani in rampa di lancio come Conley e Mayo, la dirigenza rispondeva che, in una piazza dallo scarso appeal come Memphis, un’icona come Iverson avrebbe certamente portato un po’ di entusiasmo non solo tra i tifosi, ma anche tra i media. Senza negare che comunque stiamo parlando di un giocatore tra i più forti in circolazione, almeno individualmente. Queste tesi in effetti non facevano una grinza. C’era dunque grandissima curiosità alla vigilia della stagione per stabilire chi avesse ragione. Nelle prime tre gare Iverson non è impiegabile per problemi fisici ed i Grizzlies ne vincono solo una. A Sacramento, il 2

Fonte foto: http://d.yimg.com novembre, c’è il suo esordio. Segna 11 punti ma Memphis perde 127-116. Contro Warriors e Lakers arrivano altre due batoste nonostante AI avesse firmato 18 e 8 punti. Tuttavia iniziano i primi screzi. Iverson non gradisce il fatto di essere partito sempre dalla panchina, così sabato 14 novembre non prende parte alla gara con i Clippers renstando fuori per “motivi personali a tempo indeterminato”. I rapporti con coach Lionel Hollins, si scopre, non sono mai stati idilliaci. Quest’ultimo ha addirittura affermato di non aver mai avuto una conversazione vera e propria con l’ex stella dei 76ers. I loro dialoghi li limitavano al campo, niente di più. Dunque Iverson ha ritenuto opportuno esternare alla stampa ciò che gli frullava in testa: "Voglio solo vincere, odio perdere più di quanto


STAR S ‘N’ STR I PES

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amo vincere. Perdere è una cosa frustrante. Non sono mai stato un perdente nella mia carriera e non voglio cominciare adesso. Non sto cercando di essere egoista o cose del genere, voglio solo vincere". Uscite obiettivamente molto discutibili. Innanzitutto se la squadra con lui ha perso tre gare su tre la colpa è anche sua. Inoltre, affermare di non essere un perdente appare alquanto bizzarro dopo che per un anno non si è parlato che dello scambio con Billups tra Denver e Detroit, in seguito al quale i Nuggets, liberatisi finalmente del fagottoIverson, si sono involati fino alle finali di conference, condannando invece i Pistons ad una stagione mediocre. The Answer nella sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti individuali (MVP nel 2001, Rookie dell’anno nel ‘97, miglior marcatore nel ‘99, ‘01 e ‘02), ma a livello di squadra non è andato oltre una finale contro i Lakers nel 2001 persa 4-1, quando indossava la casacca di Philadelphia sotto la guida di coach Larry Brown. Evidentemente Iverson si ritiene ampiamente soddisfatto per i successi ottenuti individualmente, coni quali crede di non meritare l’etichetta di perdente.

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Come prevedibile, è subito arrivato il taglio da parte di Memphis: da martedì 17 novembre Allen Iverson non è più un giocatore dei Grizzlies. Dei 3 milioni previsti dal suo contratto annuale, ne riceverà soltanto una piccola parte, ma almeno adesso è libero di firmare con chiunque voglia azzardare di reinserire Iverson nel proprio roster. I più interessati – se non gli unici – parrebbero i New York Knicks, che ben poco avrebbero ormai da perdere. La destinazione sarebbe ovviamente gradita dal giocatore. Si conclude così un’avventura forse mai davvero iniziata, nonostante tutti i buoni propositi che l’ex Georgetown aveva imbastito per iniziare al meglio la sua esperienza (“E’ Dio che mi ha fatto scegliere Memphis”). È anche vero però, a quanto risulta, che nessuno, al momento della firma, aveva specificato che Iverson dovesse partire dalla panchina. Giustificazione alquanto bizzarra, anche perchè difficilmente Memphis avrebbe dato le chiavi della squadra in mano ad un giocatore sulla via del tramonto – per quanto forte possa essere – piuttosto che a coloro che rappresentano il vero futuro della squadra.


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LA CULLA DEL BASKET DI

V INCENZO D I G UIDA In questo momento, novembre 2009, se sei un appassionato di basket e ti domandano di New York, la prima cosa che ti viene in mente è Danilo Gallinari. Poi, inizi a pensarci su…Mike D’Antoni, Knicks, 2010, Lebrone James. Facile, immediato, e corretto. Questa è una parte della storia (quella recente), ma non è la “storia”. Proviamo a partire da un’altra prospettiva. Cosa lega in maniera così viscerale New York e il basket? Domanda da un milione di dollari. I migliori autori hanno scritto pagine e pagine, alcune indimenticabili sul rapporto tra la grande mela (la culla del basket) e la palla a spicchi, e credo che in tutti, l’essenza possa essere ritrovata in un immagine: un pallone arancione che rimbalza sull’asfalto newyorkese. E’ da lì che viene tutto. Dall’asfalto, dalla strada, dal ghetto dove le storie su coloro che ce l’hanno fatta, si mischiano con quelle di leggendari semi dei alati che per un cavillo della sorte sono rimasti inchiodati all’angolo della strada. Il basket a New York non è il chiaroscuro del Madison Square Garden. Il basket a New York è prima quello dei quartieri nei quali si nascondono quei luoghi mistici che chiamiamo playground. Sull’asfalto dei blacktop si snoda il primo incrocio tra chi staccherà il biglietto per la gloria e la fama, e chi vedrà solo da lontano i lustrini della Nba, ma sarà chiamato a fortificare il mito dell’asfalto che incorona il nuovo “Skip to my lou”. New York è la capitale mondiale del basket, ma il posto più difficile in cui giocare a pallacanestro, figuriamoci sei a NY ci sei nato, rivolgersi a tale Stephon Marbury. Non immaginerete mai quanti giocatori nati a New York affollino oggi le arene Nba ed europee. Un numero impressionante. In tutti c’è un unico comun denominatore: il quartiere di provenienza, che si chiami Bronx, Queens, Brooklyn, Harlem o Giamaica. Questa è una storia (umile) breve dei giocatori newyorkesi e dei loro quartieri, perché se è vero come dicono Jay Z e Alicia Keys in “Empire State of Mind”, che ..”A New York i sogni sono fatti davvero di giungle”, allora ci vogliono dei guerrieri per attraversarle. The Chapter 1. Bronx New York City è divisa in 5 "boroughs" (municipalità) The Bronx, Manhattan, Brooklyn, Queens, Staten Island che a loro volta sono divise in infinite "neighborhood" (quartieri). New York è crudele, ti illude e poi ti strangola tra la miseria dei suoi quartieri poveri, e se c’è un posto dove la povertà abbonda è proprio il Bronx. Situato nella estremità nord di New York City, possiede molti parchi tra cui l'intramontabile Zoo, il più vasto degli Stati Uniti.. Il nome deriva dal danese Jonas Bronck che fu tra i primi a insediarsi nell'area nel 1639. In origine il Bronx faceva parte della contea di Westchester County. Divenne un borough e non un'isola quando s'unì alla città di New York nel 1898. Il Bronx ha continuato ad attirare immigranti e attualmente è la dimora di diverse minoranze etniche. Tra gli edifici famosi di

New Yo r k ed il Bronx

Primo episodio e c a p i t o l o d e l v i agg i o t r a i q u a r t i e r i ch e v i v o n o d i b a s ke t


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TEKSAB LED ALLUC AL

questo borough, la chiesa di St. Jerome (sulla 138a strada) e lo Yankee Stadium, sito sulla riva destra del fiume Harlem dal lato del Bronx. Storicamente il Bronx vanta di una cattiva fama, per la quale esso viene descritto come uno dei quartieri più violenti e pericolosi al mondo ma in realtà questo pensiero risulta essere frutto di un puro stereotipo poiché tuttora gran parte della criminalità è concentrata unicamente nell'area del South Bronx, il resto è relativamente tranquillo e paragonabile alle altre aree di New York. Immortalato in indimenticabili affreschi cinematografici come “ Bronx” di Robert De Niro, e “ I guerrieri del Brox” di Enzo Castellari, il Bronx è il quartiere che ha dato i natali a tale Rodney “ Hot Rod” Strickland. I primi passi nei playground del South Bronx, alla mitica “Gaucho Gym”, poi alla Harry S. Truman High School, prima di venir letteralmente salvato da quella strana e affascinante struttura che prende il nome di Oak Hill Academy di Mouth of Wilson, Virginia. Alla DePaul University, in 3 anni segna 16,6 punti di media a partita. Finita la carriera NCAA è nel draft NBA 1988 al primo giro con il numero 19 dai New York Knicks. Strickland (Bronx, 11 luglio 1966) ha giocato nella NBA 17 stagioni (13,2 punti e 7,3 assist a partita). Nell'anno d'esordio è stato incluso nel secondo miglior quintetto di matricole, mentre nella stagione 1997-98 è secondo miglior quintetto della intera NBA. Dopo aver chiuso con il basket giocato nel 2005, Strickland è stato assunto nell'estate del 2006 come vice-allenatore della University of Memphis, sotto coach John Calipari. Nel 2008 è diventato general manager della squadra dell'ateneo. Già Rod Strickland. Un uomo, un giocatore, il suo quartiere, un’unica identità. Figlio purissimo del South Bronx, gemma della Grande Mela, strappato alla strada dalla Oak Hill Academy (per maggiori informazioni rimando a: Oak Hill Academy: la scuola dei campioni, capolavoro dell’immenso Federico Buffa, in Black Jesus 1) e messosi in vetrina per i pro a De Paul. Playmaker che più newyorkese non si può, della serie “ i mosci tirano da fuori, io vado fino al ferro”. Giocatore dal talento abbacinante sorretto da visioni che solo chi ha assaggiato l’asfalto newyorkese può avere. Insieme a Mark Jackson tra il 1988 e il 1990 ha sperimentato sulla propria pelle molto tempo prima di Marbury, quanto sia complicato giocare nella Nba nella tua città, sopratutto quando la reputazione e le aspettative che ti accompagnano sono esagerate. Il feeling con i Knicks dura solo due stagioni, poi si passa a San Antonio. Nel 92-93 viaggia a 13.8 punti e 8.5 Gli anni migliori sono a Portland e Washington dove nel 1997 porta i Bullets , insieme a Chris Webber e Juwan Howard ai playoff. Peccato che in mezzo ci siano i Bulls del secondo Jordan che li sweepano 3-0. I Bullets nel frattempo diventati Wizards dovranno aspettare un altro grande play (proveniente dall’altra costa) per riaffacciarsi alla post season, tale Gilbert Areans. Nel 1998 vince la classifica degli assist con 10.5 assist. Nelle ultime stagioni quando le gambe non erano più quelle di una volta, la specialità della casa oltre il


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passaggio (preferibilmente no look).diviene: post basso contro un avversario piccolo, che spalle a canestro veniva ubriacato di finte. Movimento immortalato nell’ultima strofa del pezzo dei Wu Tang Clan “Thriumph”, quando il rapper Raekwon (grande amico di Hot Rod), chiude la canzona con ..”scivolo dentro, garantito, li faccio saltare come Rod Strickland” (then slide in. Guaranteed, made em jump like Rod Strickland). Basket e Hip Hop, connubio quasi matematico, con il Bronx che si collega in parallelo con Staten Island, patria dei Wu Tang, ma questa è un’altra storia. Nonostante non abbia mai raggiunto le vette che il suo talento gli avrebbe consentito, Rod resta un personaggio di culto a New York. Più per quello fatto al liceo e al playground, dove insieme ai grandi amici Mario Elie e Ed Pinkney, dava letteralmente spettacolo, perché se a New York i sogni sono fatti di giungle ci vogliono dei guerrieri per attraversarle. Hot Rod ma non solo. Altri che venendo dal Bronx ce l’hanno fatta: Malik Sealy (Bronx, 1970-2000). Altra leggenda del Bronx. Il nome gli deriva da Malik El Shabbaz, meglio conosciuto come Malcom X, al quale suo padre faceva da guardia del corpo. Grande carriera universitaria a St. John’s, fu 14esima scelta al draft del 1992 per gli Indiana Pacers. Guardia-ala di 203 cm, buon difensore gioca a Indiana, Los Angeles (sponda Clippers), Detroit e Minnesota. Sealy è stato anche un aspirante attore, ed ha avuto una parte importante, nel film sul basket 'Stacey Patton' interpretato da Whoopi Goldberg. Sealy è morto a St. Louis Park, Minnesota il 20 maggio 2000. Guidava a casa dopo essere stato alla festa di compleanno di Kevin Garnett, compagno di squadra e migliore amico di Malik. Nel centro di Minneapolis, il suo veicolo è colpito da un camioncino che viaggia contromano. Il camion era guidato dal 43 enne Phengsene sopravissuto all'incidente con la testa e lesioni al torace.. Gli esami del sangue hanno indicato che al momento dell'incidente, Phengsene guidava ubriaco, il suo contenuto di alcol nel sangue era 0,19%, più del doppio del limite legale in Minnesota. Si dichiara colpevole per l'accusa di omicidio colposo veicolare, è stato dato un mandato di quattro anni di carcere, ed è stato liberato dal carcere nel 2003. In onore Sealy, i Minnesota Timberwolves si ritirò la sua maglia # 2. Kevin Garnett come tributo ha scritto "2MALIK" nella parte interna della lingua sul Garnett 3 scarpe Adidas. Sealy è citato dal rapper AZ nella canzone “Flyest” contenuta nell’album “Stillmatic” di Nas, con il testo della canzone "Io sono amato come il grande Malik Sealy”, e dai Gang Starr nella loro canzone "Eulogy". Felipe Lopez (Santo Domingo, 19 dicembre 1974, guardia). Arriva con la sua famiglia nel Bronx all’eta di 12 anni. Alla Rice High School (la stessa di Lew Alcindor e Jenny Anderson), scuola di Harlem ma che gioca alla “Guacho Gym” nel Bronx, diventa un mito, tale da meritarsi nel 1994 la convocazione al Mc Donald’s All American, risultando l’mvp di quella edizione con 24 punti. L’università si chiama St. Jhons’s. Le aspettative sono enormi per questo magnifico giocatore da campo aperto, che chiude la stagione da freshman a 17.8

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punti, 5.7 rimbalzi e 2.8 assist meritandosi la copertina di Sport Illustrated. Le grandi pressioni fanno sì che una buona carriera collegiale costì al “El Senor” solo la 24esima chiamata al draft del 1998 da parte dei San Antonio Spurs che lo girano ai Vancouver Grizziels in cambio di Antonio Daniels. In Canada da rookie gioca la sua miglior stagione a livello realizzativo (9.2), ma la mancanza di un tiro da fuori affidabile e una certa melanconia dovuta alle aspettative mai realizzatesi ne hanno limitato una carriera poi evoluita in tante, troppe leghe minori. Tuttavia, nel Bronx per la sua gente resta una leggenda.

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stoiche e tendenze. Menzione d’onore: Allan Ray (Bronx, 17 Giugno 1984, guardia). Si mette in luce al St. Raymond's High School. Poi quattro anni a Villanova a furoreggiare con Randy Foye. Al draft del 2006 non viene scelto. Troppi i dubbi sui suoi infortuni e sul caratteraccio. A Boston fa intravedere buoni numeri. Nella sua parentesi italiana: Roma (2007-2009), Ferrara (2009) tante ombre poche, ma meravigliose luci.

Andre Barret (Bronx, 21 Febbraio 1982, play). Rice High School come liceo. Quadriennio a Seton Hall. Prototipo e Ed Pinckney: (Bronx, 27 Marzo 1963): Entra nella Nba nel stereotipo del playmaker newyorkese. Non scelto al draft 1985, scelto al numero 10 dai Phoenix Suns. Ala, il prototi- girovaga dal 2004 (Houston, Orlando, Chicago, Clippers)tra po del “tweneer”, gioco da 4, fisico da 3, non si è mai riusci- Nba e D-League. L’anno scorso in forza al Barcellona. to ad adattare davvero al gioco Nba, finendo per far solo la comparsa, nonostante il notevole talento. Girovaga nella Marty Conlon (Bronx, 19 gennaio 1968, ala-pivot). L’unico lega tra Phoneix (che lo sceglie al numero 10 del dfrat del bianco. Giocatore di culto, con una meccanica di tiro curio1985), Boston, Sacramento (dove nel 1998 gioca la sua sissima nonché efficacissima. Un duro, ma anche uno scienmigliore stagione a 11.5 punti di media), Milwaukee, ziato dl gioco. Meriterebbe un capitolo a parte. La sua carMiami, Toronto e Philadelphia. Si è ritirato nel 1997. riera Nba parte a Seattle nel 1991-1992 e si conclude a Miami nel 1997. Prima e dopo tanta Europa, con due indiS h a m m o n d W i l l i a m s : ( B r o n x , 5 a p r i l e 1 9 7 5 ) . Classica menticabili capatine all’ombra del Vesuvio. combo-guard. Nel Bronx ci rimane poco, il liceo lo fan nel Questi quelli che ce l’hanno fatta. Famosi e di talento. South Carolina. L’università al North Carolina con I Tar Eppure alcuni dicono che negli ultimi anni ce ne sia stato Heels di Vince Carter, Antwan Jamison, Ed Cota e Ademola uno che li metteva tutti in fila. Un certo Kareem Reid. Okulaja. Scelta n.34 dei Bulls, nella Nba gioca con Atlanta, Il nome non vi dice niente. E perché dovrebbe. E’ solo uno Seattle, Denver, New Orleas, prima di avere una proficua dei tanti figli del Bronx. Come Nick “Tricky” Mcnickle, carriera in Europa tra Spagna e Russia. Realizzatore spa- gente per il quale il rispetto del Rucker vakle più di un anelventoso alla Flip Murray, tanto per intenderci su caratteri- lo Nba.


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ROOKIE TIME

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La luce in fondo al tunnel di Sacramento: T yreke Evans

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G UGLIELMO B IFULCO

Li possono chiamare predestinati o salvatori della patria: certo è che agli albori dell’ estate appena trascorsa, precisamente il 25 giugno, in quel del Madison Square Garden di New York, teatro annuale del draft NBA, neppure il più ottimista in casa Kings poteva prevedere l’impatto rapido che avrebbe avuto Tyreke Evans nella lega di basket più spettacolare al mondo. E invece quella magica notte di inizio estate ha regalato alla franchigia della capitale californiana quello che probabilmente , assieme a Brandon Jennings dei Milwaukee Bucks, si sta mostrando come l’elemento più brillante dell’ultimo draft, in attesa del predestinato Blake Griffin; eppure l’affermazione immediata di Evans non è affatto un evento inaspettato considerando il grande credito riscosso dal nativo di ChesterPennsylvania fin dagli anni della high school. E proprio dagli anni del liceo partiamo col descrivere l’incredibile ascesa di questo ragazzo che , forte dell’ appoggio e della guida spirituale dei suoi 3 fratelli maggiori, fin dal secondo anno di scuole superiori ha iniziato a convivere con il paragone con una delle grandi stelle incompiute della NBA, Tracy McGrady. Paragone molto impegnativo se si considera che , infortuni e controversie caratteriali a parte, si sta parlando del giocatore più talentuoso degli ultimi venti anni, Kobe Bryant e LeBron James inclusi. Nonostante il peso di tale paragone, il giovane Tyreke ha legittimato le lusinghiere attese sul proprio conto, mantenendo nel suo anno da senior alla American Christian Academy HS medie di ben 32,1 punti, mettendosi in mostra nella vetrina di spicco dei liceali , il McDonald’s All American Game , come MVP del match, avendo messo a referto la bellezza di 21 punti, 10 rimbalzi e 4 assist. Luci della ribalta che si sono avvolte su di lui anche in occasione del documentario “ Gunning for that # 1 spot” diretto da Adam “ MCA” Yauch dei Beastie Boys, nel quale l’allora 16enne Evans fu reso partecipe. Forte di queste grandi attese, la giovane guardia ha flirtato con vari


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atenei, vedi Texas e Villanova , prima di sposare la causa della Univerity of Memphis, con la quale ha disputato nell’ annata da freshman una stagione molto controversa: inizialmente relegato in panchina da John Calipari , Tyreke ha saputo aspettare il proprio momento, che è arrivato nell’undicesimo match contro Cincinnati, nel quale , partendo da starter nel ruolo di playmaker ha contribuito alla vittoria con una prestazione maiuscola condita da 14 punti, 10 rimbalzi e 8 assists . Da quel momento la panchina è rimasta solo un dolce ricordo per la guardia, cosi come un amaro ricordo sono state le sconfitte della sua squadra, rimasta immacolata fino al torneo NCAA , quando Memphis è caduta per mano dei Missouri Tigers: il tutto condito da 8 affermazioni come Conference Rookie Of The Week. È bastato tutto ciò per palesare la quarta scelta assoluta nell’ultimo draft da parte dei derelitti Sacramento Kings, in odore di trasferimento nel Nevada, sponda Las Vegas. Dal punto di vista tecnico possiamo definire Evans come una combo guard dotata in primis di un ottimo ball handling e di una buona visione di gioco, ma soprattutto di una capacità di attaccare il canestro forse unica nel panorama dei rookie di questa annata: ed è probabilmente questo il punto che accomuna Tyreke al primo McGrady di Orlando, ossia un giocatore con una disarmante facilità nel lasciare sul posto il difensore sul

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perimetro con crossover o spin moves e nell’entrare in area concludendo con uno stile, una leggerezza , e una regalità nel gesto tecnico della conclusione , molto atipica nel panorama attuale NBA, dove l’atletismo esasperato e il lavoro in palestra hanno reso quasi obsoleta la purezza dei gesti tecnici. A queste doti il giovane King abbina un’ottima attitudine nell’offesa in transizione e un tiro più che discreto sia dalla media distanza che dall’arco del tiro da tre, privilegiando l’oramai defunto arresto e tiro dal palleggio. Lo scorcio iniziale di questa stagione recita per la combo guard 17,1 punti, 4,4 rimbalzi, e 4,3 assist, cifre molto più che dignitose soprattutto considerando che si parla di una matricola, che seppur predicando in un deserto come quello dei Kings, privi di Francisco Garcia e del leader Kevin Martin , sta comunque trascinando la propria franchigia al meglio delle proprie esigue e povere ambizioni. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino , è bene iniziare a considerare la figura di Tyreke Evans come quella di una rising star assoluta per i prossimi 15 anni di NBA che ci aspettano..sperando che il paragone con TMac sia solo un promettente punto di partenza per un futuro radioso.. diceva Notorious B.I.G.: “Sky is the Limit…Motherfucker” .. con i mezzi tecnici che si ritrova, Tyreke può intonare quella dolce melodia soul-rap anni 90 a squarciagola.


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OCCHI PUNTATI SU...


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Atlanta Hawks

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Una delle formazioni più in voga, più in forma e sicuramente più in palla di tutta la Nba. Il nome delle ‘aquile’ della Georgia, infatti, è finito in cima a quasi tutti i power ranking del mondo cestistico o se vogliamo specificamente quello mediatico che tratta di pallacanestro a stelle e strisce. Il motivo? Beh i numeri sono davvero una bella cosa a cui affidarsi in questo momento. Otto vittorie e due sconfitte (al momento di scrivere ma il tutto è sempre in continuo divenire ndr) testa di serie numero uno ad Est con una sconfitta in meno rispetto a quelli che sono stati fino a

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D OMENICO P EZZELLA

qualche tempo fa il. ‘team leader’ della costa orientale. L’eliminazione ‘brusca’ nei passati playoff contro i Cavaliers avevano fatto sorgere più di un interrogativo su quella che sarebbe potuto essere la stagione successiva degli Hawks, anche perché in aggiunta al roster collaudato dell’anno prima era arrivato tale Jamal Crawford. Non certo un giocatore timido, non certo l’ultimo a cui chiedere di restare in disparte dal gioco per favorire una situazione di insieme, non certo il giocatore a cui puoi impedire in campo di prendersi in qualsiasi momento un qualsiasi tipo di tiro. Una variabile impazzita che in alcuni casi – i playoff per esempio – ti potrebbe portare a vincere qualche contesa in più? Possibile ma non certo una sentenza inappellabile. Fatto sta che al momento l’ex Knicks e Golden State, dove l’arte del saper segnare non era certo quella che gli mancava per essere un Warriors, è il secondo miglior mar-

catore della squadra, il secondo realizzatore dietro ovviamente a Joe Johnson che con i suoi 20 di media abbondanti resta il terminale offensivo numero uno. Ma oltre ai 17,1 punti a sera, quello che rende più importante Crawford in questo contesto è la possibilità di togliere qualche piccola zavorra di responsabilità ai vari Bibby, ai vari Smith e via dicendo che in questo modo possono magari svolgere il proprio compito con più serenità rispetto alle tante pressioni del passato. Tanto ora quando il pallone scotta o pesa basta metterlo nelle mano del numero 11 e di sicuro lo si vedrà volare verso il ferro. Il risultato del tiro non certo quello duro dell’incocciare il primo ferro ma spesso e volentieri anche quello dolce del nylon accarezzato dallo spaulding arancione. Nei playoff sarà tutto diverso, ma si è ancora convinti che la corsa ad Est sia una corsa a 4? Come al solito: ‘Ai posteri l’ardua sentenza’.

TUTTI I NUMERI DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Joe Johnson 11 Jamal Crawford 11 Josh Smith 11 Al Horford 11 Mike Bibby 11 Marvin Williams 11 Maurice Evans 11 Zaza Pachulia 11 Jeff Teague 10 Joe Smith 11 R. Morris 4 Jason Collins 3 Totals 11 --Opponents 11

GS 11 0 11 11 11 11 0 0 0 0 0 0 -----

MIN PTS 37.8 23.0 28.9 16.6 33.6 16.3 34.3 13.5 30.5 11.2 27.7 8.5 14.9 5.8 13.6 5.5 10.7 3.3 9.1 3.1 3.3 1.8 2.3 0.0 107.2 --- 99.5

Rebounds OFF DEF 1.0 4.6 0.4 1.4 2.3 6.6 2.7 7.5 0.6 2.7 1.3 3.3 0.5 1.3 1.5 1.7 0.1 1.2 1.2 1.5 0.3 0.5 0.0 0.0 11.6 31.8 10.3 29.6

TOT 5.6 1.7 8.9 10.2 3.4 4.5 1.8 3.2 1.3 2.6 0.8 0.0 43.5 39.9

AST 4.8 2.7 3.9 2.0 4.5 1.0 0.4 0.4 1.8 0.2 0.0 0.0 21.5 21.5

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 0.82 0.09 2.8 1.71 0.64 0.09 1.6 1.67 1.73 2.55 2.0 1.95 0.82 1.91 1.5 1.29 0.73 0.00 1.5 3.06 0.73 0.73 0.9 1.10 0.55 0.09 0.2 2.00 0.27 0.36 1.0 0.36 0.80 0.10 0.7 2.57 0.00 0.36 0.4 0.50 0.00 0.25 0.0 0.00 0.00 0.00 0.3 0.00 7.00 6.36 13.1 1.64 6.73 3.91 15.1 1.42

PF TECH 2.0 0.0 1.7 0.0 3.0 0.1 2.5 0.1 2.0 0.0 2.0 0.0 1.8 0.0 2.7 0.0 1.4 0.0 1.6 0.0 1.3 0.0 0.0 0.0 21.2 0.5 22.7 0.7


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Miami Heat

Nba ‘Team by Team’

La prima inseguitrice delle ‘aquile’ in fuga nella Southeast per il semplice fatto di avere una sconfitta in meno rispetto agli Orlando Magic che invece hanno una vittoria in più. Fin qui però niente di anormale, niente di paranormale e niente al di sopra delle righe per una franchigia che dopo l’eliminazione della scorsa stagione aveva tutte le carte in regola per cercare di ripetersi. Anche perché il signore in maglia numero 3 degli Heat sembra essere più caldo che mai. Si passa sempre dalle sue mani, sempre dalle mani e dalla velocità di Flash per arrivare dove tutti sperano di essere a partire da aprile. DWade il suo contributo lo sta dando, ma prima o poi servirà anche quello degli altri. Notevole dopo i problemi psicologici della depressione estiva, quello di Beasley che addirittura sembra un altro giocatore (13 abbondanti di media), cosi come non sembra aver determinato scompiglio l’uomo che ha girato più maglie e squadra in una sola estate: Quentin Richardson e che invece sembra aver trovato cittadinanza e casa in Florida. La momentanea quarta miglior difesa dell’intera Lega, però, resterà tale per tutta la stagione oppure quanto conterà basterà da sola per evitare l’ennesima eliminazione al primo turno di playoff?

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TUTTI I NUMERI DELLA SQUADRA

Game Statistics NAME GP Dwyane Wade 11 J.O'Neal 10 M.Beasley 11 Udonis Haslem 10 Mario Chalmers 11 Daequan Cook 6 Q. Richardson 11 Carlos Arroyo 11 Joel Anthony 11 James Jones 4 S. Randolph 1 Dorell Wright 8 J. Magloire 1 Y. Diawara 1 Totals 11 --Opponents 11

GS 11 10 11 0 11 0 11 0 1 0 0 0 0 0 -----

MIN 38.6 31.9 30.0 31.4 30.3 20.5 28.5 17.0 15.6 5.0 15.0 9.9 5.0 6.0 94.8 ---

PTS 27.6 14.0 13.4 11.7 8.4 7.8 7.6 5.5 2.3 2.3 2.0 1.9 0.0 0.0 10.0 92.4

Rebounds OFF DEF 0.9 3.9 1.3 6.6 1.9 3.7 2.7 6.9 0.5 1.6 0.3 2.8 0.9 3.8 0.5 1.4 1.4 1.3 0.0 0.3 1.0 2.0 0.1 0.9 0.0 1.0 0.0 0.0 30.5 40.5 10.1 29.2

TOT 4.8 7.9 5.6 9.6 2.1 3.2 4.7 1.8 2.6 0.3 3.0 1.0 1.0 0.0 17.6 39.3

AST 5.2 1.5 0.8 0.9 4.5 1.3 1.3 1.9 0.5 0.0 0.0 0.9 0.0 0.0 6.27 16.3

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 2.09 1.18 3.5 1.50 0.30 1.10 1.5 1.00 1.00 0.73 1.6 0.50 0.10 0.30 1.4 0.64 1.73 0.18 2.0 2.23 0.33 0.33 1.2 1.14 0.55 0.09 1.1 1.17 0.27 0.00 1.0 1.91 0.00 1.27 0.6 0.71 0.00 0.00 0.0 0.00 0.00 1.00 1.0 0.00 0.13 0.25 0.5 1.75 0.00 0.00 1.0 0.00 0.00 0.00 0.0 0.00 5.18 14.5 1.22 21.0 6.82 5.27 14.2 1.15

PF TECH 2.3 0.2 3.6 0.2 3.0 0.0 2.0 0.0 2.5 0.0 1.3 0.0 2.9 0.0 1.7 0.0 1.9 0.0 0.0 0.0 3.0 0.0 0.6 0.0 0.0 0.0 2.0 0.0 1.3 21.3 1.2


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Orlando Magic

Nba ‘Team by Team’

Impossibile esprimere un giudizio. Impossibile proiettare questa squadra indietro nel tempo e paragonarla a quella arrivata fino in finale la scorsa stagione. Impossibile ma ancora per poco. Il termine essenziale per il paragone tornerà in campo dopo la squalifica che lo ho tenuto lontano dai campi tanto tempo ed allora si che il sistema dei Magic potrà essere valutato in maniera completa. Con Lewis in campo tante situazioni viste nella sfida

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verità contro Cleveland avrebbero assunto e sicuramente assumeranno un volto diverso. Il pick and roll o meglio il pick and pop con l’ex Sonics assumerà un sapore diverso da quello magari giocato con Gortat o con Brandon Bass. Cosi come avranno un peso diverso le spaziature sugli esterni con un giocatore che costringe il tuo lungo ad uscire troppo lontano dall’area o ad essere sempre attivo sullo ‘show’ per evitare di prenderti

triple sul groppone. Con una squadra non completa e con un sistema di gioco non completo nemmeno l’apporto di Carter può essere ben individuato se non come singolo. Insomma a partire dal prossimo numero i vari Magic potranno mettersi in mostra e li si potrà essenzialmente vedere se saranno almeno la stessa squadra della passata stagione. Al momento le sole tre sconfitte e le otto vittorie non sono davvero niente male.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Dwight Howard 11 Vince Carter 7 Ryan Anderson 7 Jameer Nelson 11 J.J. Redick 11 Rashard Lewis 1 Brandon Bass 10 Mickael Pietrus 9 Matt Barnes 11 Jason Williams 11 Marcin Gortat 10 A. Johnson 4 Totals 11 Opponents 11

GS 11 6 6 11 6 1 3 4 7 0 0 0 -----

MIN 31.9 28.9 24.0 29.6 28.7 34.0 22.5 30.4 29.7 18.4 19.1 6.3 -----

PTS 18.7 17.0 14.6 13.7 10.4 10.0 9.8 9.6 9.5 5.4 4.4 1.0 99.7 94.8

Rebounds OFF DEF 3.5 7.2 0.7 2.9 2.0 2.7 0.3 2.8 0.1 2.6 0.0 2.0 1.2 2.3 0.7 2.7 1.3 5.4 0.0 1.1 1.6 3.2 0.0 0.3 10.0 30.1 7.8 31.9

TOT 10.7 3.6 4.7 3.1 2.7 2.0 3.5 3.3 6.6 1.1 4.8 0.3 40.1 39.7

AST 1.5 2.0 1.0 5.5 2.5 1.0 0.8 0.7 2.3 4.0 0.2 1.0 19.5 16.5

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 0.82 1.82 2.7 0.53 0.71 0.29 1.3 1.56 0.57 0.14 1.0 1.00 1.09 0.09 2.4 2.35 0.36 0.00 0.6 3.86 1.00 0.00 3.0 0.33 0.50 0.60 0.6 1.33 1.11 0.33 1.2 0.55 1.09 0.55 2.5 0.93 0.36 0.00 0.8 4.89 0.30 1.20 1.0 0.20 0.00 0.00 0.3 4.00 6.27 4.64 13.5 1.44 7.00 3.82 13.9 1.19

PF TECH 4.1 0.3 2.4 0.1 1.6 0.0 2.5 0.0 2.1 0.2 5.0 0.0 2.0 0.0 1.8 0.0 2.6 0.2 0.9 0.0 2.1 0.0 0.5 0.0 20.6 1.6 23.5 1.1


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Charlotte Bobcats

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Nba ‘Team by Team’

Che le squadre di coach Larry Brown hanno sempre avuto una certa propensione alla difesa, prima ancora che all’attacco era un qualcosa di preventivabile e che poteva anche fare comodo alla franchigia della Carolina. Quello che forse non fa tanto comodo ne all’entourage societario ne a quello tecnico è il basso tasso offensivo che i Bobcats riescono a mettere in campo e che in generale è anche la prima, anche se non solitaria, spiegazione delle sole tre vittorie in nove partite disputate fino a questo momento. Addirittura per cinque volte consecutive Charlotte non è andata nemmeno oltre gli 80 punti realizzati, cosi come è capitato quando in una rara apparizione, Michael Jordan ha deciso di scendere sul campo per essere più vicino alla squadra. Il risultato? Beh 74 punti realizzati e sconfitta scontata. Nella stanza dei bottoni, però, non sono certo stati fermi a guardare che tutto accadesse e che tutto avvenisse stando li fermi ed inermi, anzi hanno cercato e trovato il modo di portare alla corte di coach Brown (e qui si accettano scommesse sul rapporto tra i due ndr) un attaccante nato. Un giocatore che con l’anello arancione c’ha sempre avuto un certo feeling: Stephen Jackson. L’ex Warriors è riuscito ad ottenere quello che voleva e cioè andare via da Golden State ma soprattutto da coach Nelson ed ora si ritrova a dover sollevare le quotazioni di una squadra che a livello offensivo è l’ultima della Lega.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA

Game Statistics NAME GP S. Jackson† 2 Boris Diaw 11 Gerald Wallace 11 Raja Bell† 5 5 Ronald Murray 7 Raymond Felton 11 D.J. Augustin 11 Tyson Chandler 11 N. Mohammed 11 V. Radmanovic† 8 S. Graham 9 Derrick Brown 7 G. Henderson 8 Alexis Ajinca 4 DeSagana Diop 2 Totals 11 Opponents 11

GS 2 11 11 31.4 1 11 0 11 0 0 3 0 0 0 0 -----

MIN 45.0 37.3 42.2 12.0 21.7 31.9 22.2 24.8 11.5 16.6 12.8 9.6 10.0 6.0 2.5 -----

PTS 19.5 13.2 13.2 1.0 11.3 11.2 7.0 6.1 4.9 4.9 3.6 3.3 3.0 2.5 0.0 83.4 89.1

Rebounds OFF DEF 2.0 5.0 2.4 3.0 2.5 9.0 3.2 4.2 0.6 2.7 0.6 2.3 0.1 1.2 2.2 4.3 1.5 2.3 1.0 2.6 0.4 1.0 0.4 0.9 0.3 1.1 0.3 0.3 0.0 0.0 12.1 30.3 9.2 30.0

TOT 7.0 5.4 11.5 2.0 3.3 2.9 1.3 6.5 3.7 3.6 1.4 1.3 1.4 0.5 0.0 42.4 39.2

AST 3.5 4.4 1.0 0.80 1.4 5.2 2.5 0.4 0.4 0.9 0.3 0.3 0.4 0.0 0.0 17.6 18.8

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 2.50 0.00 4.0 0.88 1.27 0.45 2.5 1.78 1.73 0.45 2.9 0.34 0.40 1.0 2.00 2.6 0.71 0.14 1.7 0.83 1.18 0.09 3.0 1.73 0.55 0.00 1.5 1.75 0.18 1.00 1.8 0.20 0.09 0.91 0.6 0.57 0.38 0.13 0.6 1.40 0.22 0.11 0.4 0.75 0.43 0.57 0.4 0.67 0.13 0.13 0.3 1.50 0.25 0.25 0.3 0.00 0.00 0.00 1.0 0.00 7.18 3.91 17.6 1.00 7.64 7.27 15.4 1.22

PF TECH 3.0 0.0 1.8 0.0 2.4 0.2 0.2 1.9 0.0 2.1 0.0 1.7 0.0 3.6 0.3 1.7 0.0 2.3 0.1 1.3 0.0 0.3 0.0 0.8 0.0 1.3 0.0 0.0 0.0 20.2 1.0 21.0 1.5


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Washington Wizards

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D OMENICO P EZZELLA

Nba ‘Team by Team’

Venti punti all’esordio dell’ex Virtus Bologna Earl Boykins e primo giocatori dal ritorno in campo di Michael Jordan nel 2001 a mettere più punti nella sua prima partita da Wizards da otto anni. Questa l’unica magra consolazione per una squadra tra le cui fila in estate si parlava addirittura di titolo. Per informazioni bastava chiedere a Jamison, bastava chiedere a Butler cosi come bastava chiedere ad Arenas che

era molto più eccitato rispetto alle altre volte su quello che potrebbe essere considerato come il suo ennesimo ‘come back’.Ed invece? Ed invece sono arrivate solo due vittorie e sette sconfitte di cui sei in fila. Sono arrivati solo infortuni come quello appunto di Jamison, di Oberto, di Foye e via dicendo con un inizio di stagione davvero mortificante anche per coach Saunders che tutto si aspettava tranne di essere

addirittura sotto gli Charlotte Bobcats. Ed ora? Beh ora l’unica cosa da fare è aspettare che tutti rientri all’interno della normalità, che tutti torni sano e guarito per provare a vedere se al completo i Wizards possono fare meglio di quelli di adesso. Non che ci voglia granché, ma almeno cominciare sarebbe cosa buona e giusta, visto che si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Gilbert Arenas 9 Earl Boykins 1 Caron Butler 8 Andray Blatche 9 B. Haywood 9 Randy Foye 8 Mike Miller 6 Mike James 1 D. Stevenson 9 JaVale McGee 7 Fabricio Oberto 9 Paul Davis 2 Nick Young 5 D. McGuire 8 Totals 9 Opponents 9

GS 9 0 8 2 9 2 6 0 1 0 7 0 1 0 -----

MIN 37.3 31.0 37.5 30.1 34.2 26.4 29.7 22.0 21.0 7.6 19.1 4.0 8.6 4.8 -----

PTS 23.4 20.0 16.8 14.1 11.4 11.3 10.3 6.0 3.7 2.6 2.6 2.5 2.4 0.5 94.2 98.9

Rebounds OFF DEF 0.2 3.3 0.0 1.0 2.1 5.6 2.0 5.0 4.3 6.2 0.3 2.1 0.7 6.7 0.0 1.0 0.3 2.4 0.6 0.6 1.0 1.4 0.0 0.0 0.2 0.6 0.3 0.8 11.2 31.4 11.8 30.8

TOT 3.6 1.0 7.8 7.0 10.6 2.4 7.3 1.0 2.8 1.1 2.4 0.0 0.8 1.0 42.7 42.6

AST 6.3 3.0 0.9 1.9 0.1 2.4 3.2 3.0 1.4 0.3 2.3 1.5 0.0 0.0 18.3 20.0

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.22 0.11 4.4 1.43 0.00 0.00 4.0 0.75 1.25 0.25 2.6 0.33 0.33 1.67 1.6 1.21 0.44 2.44 1.7 0.07 0.63 0.25 1.5 1.58 1.17 0.00 1.3 2.38 1.00 0.00 1.0 3.00 0.78 0.11 0.6 2.60 0.14 0.71 0.4 0.67 0.22 0.00 1.0 2.33 0.00 0.50 0.0 0.00 0.00 0.20 0.2 0.00 0.25 0.13 0.3 0.00 5.89 5.67 15.8 1.16 6.44 5.56 13.3 1.50

PF TECH 2.6 0.1 1.0 0.0 2.4 0.0 2.8 0.0 3.4 0.1 1.9 0.0 4.2 0.0 1.0 0.0 2.2 0.0 1.9 0.0 2.9 0.0 0.0 0.0 1.2 0.0 0.6 0.0 23.3 1.0 22.1 0.3


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Boston Celtics

Nba ‘Team by Team’

Scatto dai blocchi di partenza praticamente degno del miglior Husain Bolt. Allungo micidiale e che subito aveva fatto tremare la maggior parte dei corridoi Nba: con il rientro di Kevin Garnett, con il ritorno di The Big Ticket, le cose torneranno di sicuro quelle del 2008. Questo il messaggio che si era divulgato in tutta la Lega a suon di punti, a suon di prestazioni eccellenti (compresa quella dell’opening day contro i Cavaliers) e di vittorie su vittorie. Addirittura qualcuno aveva ipotizzato, spropositatamente e in maniera molto celere, che le due

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D OMENICO P EZZELLA

sconfitte casalinghe in quattro partite di Cleveland siano state il segnale che ormai ad Est c’era una sola squadra a dettar legge. Tre sconfitte negli ultime tre giorni e questione ridimensionata anche per merito di chi da altre parti della Eastern Conference sta mettendo in piedi uno show comunque degno dei piani alti (Atlanta ndr), ma non solo. Se la debacle contro i Suns lanciati ad altissima velocità, praticamente doppia di quella del team del Massachusetts in questo avvio, poteva essere un qualcosa di ‘possibile’ specialmente per il magic moment degli avversari, quello che non rientra nella normalità sono i 97 punti subiti dalle aquile di cui sopra per il sorpasso diretto in vetta alla Eastern e addirittura i 113 subiti dai Pacers per una difesa che generalmente ne stava concedendo fino a quel momento non più di 88 ad allacciata di scarpa. Un timido segnale di un primo cedimento strutturale? O qualche semplice campanellino di allarme a cui Doc Rivers

dovrà dare ascolto per evitare guai. Fatto sta che l’opera di integrazione dei vari Williams, Daniels e Wallace sembra essere ancora in fase di settaggio, anche se poi i picchi per il talento dei diretti interessati sono all’ordine del giorno. Ma nuovi elementi e ritorno di Garnett a parte, il nome più gettonato in questo ultimo periodo resta quello di Rajon Rondo. Considerato quasi ad unisono come l’anello debole della catena dei Celtics, l’ex Kentucky dopo il prolungamento del contratto a 55 milioni di dollari ha ulteriormente innalzato il proprio fatturato portando il tutto a 10 punti, 8 assist, due rubate e 3,5 rimbalzi di media. Niente male per un giocatore il cui peso offensivo resta quello di sempre in termini di pericolosità assoluto, ma almeno si è tolto il peso della scimmia dalla spalla, ovvero il rinnovo del contratto e quindi la fiducia della società, e visto il modo di giocare si doveva trattare di una grossa scimmia.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Paul Pierce 12 Ray Allen 12 Kevin Garnett 12 Rajon Rondo 12 K.Perkins 12 R. Wallace 12 M. Daniels 11 Eddie House 12 S: Williams 12 B. Scalabrine 6 Lester Hudson 8 J.R. Giddens 9 Bill Walker 1 Totals 12 Opponents 12

GS 12 12 12 12 12 0 0 0 0 0 0 0 0 -----

MIN 34.5 34.8 30.3 32.9 26.8 21.0 20.9 15.4 16.0 6.2 4.6 3.7 2.0 -----

PTS 18.4 15.2 13.5 10.9 10.5 9.6 6.5 6.5 6.4 2.3 1.4 0.3 0.0 99.3 88.8

Rebounds OFF DEF 0.7 4.1 0.7 1.9 1.5 5.8 1.3 2.6 1.4 5.7 0.4 3.0 0.7 1.4 0.3 0.9 1.6 3.5 0.0 0.0 0.1 0.3 0.0 0.7 0.0 0.0 8.5 29.4 10.1 27.8

TOT 4.8 2.6 7.3 3.8 7.1 3.4 2.1 1.2 5.1 0.0 0.4 0.7 0.0 37.9 37.9

AST 3.9 3.1 2.5 9.0 1.2 0.9 2.5 1.0 0.8 0.2 0.5 0.2 0.0 25.2 19.8

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.17 0.33 2.0 1.96 1.00 0.00 1.8 1.76 1.17 0.92 1.4 1.76 2.58 0.00 2.3 3.86 0.00 2.00 2.5 0.47 0.83 0.67 0.9 1.00 0.82 0.00 0.8 3.00 0.42 0.17 0.8 1.20 0.25 0.50 0.8 0.90 0.50 0.00 0.7 0.25 0.13 0.13 0.1 4.00 0.22 0.00 0.4 0.50 0.00 0.00 0.0 0.00 8.67 4.67 14.8 1.71 7.00 4.08 17.2 1.15

PF TECH 2.6 0.1 1.9 0.0 2.2 0.1 2.6 0.1 2.4 0.3 2.6 0.3 1.7 0.0 1.4 0.0 2.1 0.0 0.7 0.0 0.5 0.0 0.3 0.0 0.0 0.0 20.3 1.6 21.7 0.9


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Philadelphia 76’ers

Nba ‘Team by Team’

Non certo il risultato che tutti si aspettavano. Non certo lo stile ed il tipo di gioco che tutti si aspettavano. La venuta di coach Eddie Jordan ed il suo ‘motion offense’ sembrava poter entusiasmare un gruppo che al momento ha dimostrato una sola cosa importante: la mancanza di un playmaker di ruolo e di talento quale era lo scorso anno Andre Miller. Al momento l’esperimento di mettere il tutto nelle mani di Williams e dei vari Green e soci in attesa che Jrue Holiday possa fare il famoso ‘step up’ e poter scendere in campo per più dei pochi minuti concessi per lo più tra le mura amiche del Wachovia Center, può essere anche considerato come fallito. Cosi come mezzo fallito è quello di utilizzare Andre Iguodala come point forward cosi come fanno i

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D OMENICO P EZZELLA

Cavaliers con James o come facevano i grandi Chicago Bulls ai tempi di Scottie Pippen. Certo il tutto è ancora alla fase embrionale lo si sapeva, ma i numeri al momento non sono assolutamente dalla parte del team della città dell’amore fraterno. Cosi come i numeri di Elton Brand non sono quelli che due anni fa convinsero il front office di Phila ad offrirgli un bel po’ di presidenti spirati e portarlo alla corte dei Sixers. Al momento sono 9,8 i

punti e 5,3 i rimbalzi dell’ex Clippers per una delle scelte più mal riuscite degli ultimi anni. Ma ad andare verso il basso in questa stagione sono un po’ tutti compresi chi nella passata stagione non faceva altro che salire, come per esempio Thaddeus Young (14,3). Poteva mancare però il colpo di grazia? Assolutamente no ed ecco allora giungere l’infortunio di Speights che lo terrà fuori dai campi di gioco dalle 6 alle 8 settimane.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Andre Iguodala 10 Lou Williams 10 T.Young 10 M. Speights 10 Elton Brand 10 Jason Kapono 10 S. Dalembert 10 Willie Green 10 Jason Smith 7 Rodney Carney 9 Royal Ivey 7 Jrue Holiday 6 Totals 10 --Opponents 10 ---

GS 10 10 10 0 10 0 10 0 0 0 0 0 -----

MIN PTS 38.0 18.4 33.1 14.5 35.7 14.3 23.4 13.0 27.1 9.8 16.4 6.7 23.5 6.2 14.2 5.4 14.9 4.0 10.3 3.0 9.7 2.9 7.8 2.5 97.3 10.0 102.4

Rebounds OFF DEF 0.5 6.1 0.6 3.4 1.2 2.9 2.5 3.9 1.7 3.6 0.3 1.0 2.1 4.7 0.1 1.3 0.9 1.6 0.4 0.8 0.0 0.9 0.0 1.2 30.0 40.0 10.9 30.3

TOT 6.6 4.0 4.1 6.4 5.3 1.3 6.8 1.4 2.4 1.2 0.9 1.2 19.3 41.2

AST 5.5 5.0 2.5 0.6 0.9 0.5 0.7 1.6 0.7 0.4 0.7 1.0 8.30 23.6

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.80 0.60 2.7 2.04 1.60 0.30 1.5 3.33 1.10 0.20 2.4 1.04 0.40 0.90 1.3 0.46 1.20 0.60 1.8 0.50 0.30 0.00 0.6 0.83 0.20 1.80 2.3 0.30 0.50 0.10 0.7 2.29 0.29 0.71 0.7 1.00 0.44 0.44 0.3 1.33 0.57 0.14 0.1 5.00 0.33 0.00 1.0 1.00 5.50 15.2 1.27 20.2 6.40 3.60 16.2 1.46

PF TECH 1.5 0.0 2.1 0.0 1.4 0.0 2.6 0.0 2.2 0.0 1.9 0.0 3.6 0.0 1.3 0.0 1.9 0.0 1.3 0.0 0.9 0.0 0.8 0.0 0.8 21.3 0.9


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Toronto Raptors

Nba ‘Team by Team’

«Anche se arrivassimo ai playoff dovremmo fare qualcosa in più se non vogliamo che questa stagione venga considerata come una sorta di fallimento». Queste le parole di Andrea Bargnani durante la puntata di presentazione della Nba da parte dell’emittente via satellite più famose in Italia. Una dichiara-

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D OMENICO P EZZELLA

zione che dimostrava come quella iniziata con il botto battendo i Cleveland, fosse una stagione di partenza verso lidi migliori rispetto a quelli degli ultimi anni, in attesi di altri sviluppi. Quali? Ovviamente quelli legati al destino di Bosh un altro giocatore che potrebbe cambiare maglia addirittura prima della prossima estate per evitare che la franchigia canadese possa restare con le mani in mano nel prossimo luglio. Ma mercato e movimenti a parte quella dei Raptors, nonostante l’arrivo anche di Hedo Turkoglu, non è una stagione diversa da quelle passate. Cinquanta per cento il bottino in tasca in questo momento, parte della Eastern Conference non propriamente di primo piano ed un cantiere ancora in corso. Ma

se l’attacco di Toronto, specialmente quello a metà campo, può essere considerato come uno dei migliori in questo momento in tutta la Lega, a fare la differenza in termini negativi è la difesa. Una sorta di colabrodo, tanto per usare un eufemismo. Eppure sarebbero dovuto arrivare specialisti come Antoine Wright o Jarett Jack, ma le cose non sono cambiate, anzi (la schiacciata a difesa schierata stile Tracy McGrady dei bei tempi di Bonner nella sfida contro San Antonio la dice lunga sul tipo di gioco che concedono i Raptors nella loro metà campo). Sono 105,9 i punti concessi agli avversari e nome della franchigia più italianizzata del nord America che finisce nelle zone bassissime della relativa classifica.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Chris Bosh 12 A. Bargnani 12 Hedo Turkoglu 11 Jose Calderon 12 Marco Belinelli 12 Jarrett Jack 12 DeMar DeRozan 12 Antoine Wright 10 Mensah-Bonsu† 1 Amir Johnson 12 Sonny Weems 5 R. Nesterovic 8 P. O'Bryant 3 Marcus Banks 2 Totals 12 --Opponents 12 ---

GS 12 12 11 12 0 0 12 1 0 0 0 0 0 0 -----

MIN PTS 35.9 26.8 34.1 17.9 34.8 14.2 32.7 12.8 19.1 9.8 23.3 6.3 17.9 5.8 20.8 5.7 7.0 5.0 16.4 4.0 10.2 4.0 7.3 2.8 5.0 2.7 3.0 2.0 106.0 107.8

Rebounds OFF DEF 4.3 7.9 1.1 5.1 0.3 4.5 0.4 1.9 0.3 1.3 0.0 1.7 1.0 1.8 0.6 2.4 3.0 1.0 2.1 2.8 0.4 1.0 1.3 0.8 0.7 0.3 0.0 0.0 11.3 29.7 11.8 30.2

TOT 12.3 6.2 4.8 2.3 1.5 1.7 2.8 3.0 4.0 4.8 1.4 2.0 1.0 0.0 41.0 41.9

AST 1.9 1.1 3.5 6.3 1.6 3.0 1.0 1.4 1.0 0.3 0.8 0.5 0.0 1.0 20.6 23.8

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 0.50 0.92 1.8 1.05 0.50 1.25 1.8 0.59 0.73 0.64 1.6 2.17 0.83 0.25 1.5 4.22 0.75 0.17 0.9 1.73 0.33 0.08 2.0 1.50 0.58 0.67 0.8 1.20 0.20 0.30 0.6 2.33 1.00 0.00 1.0 1.00 0.58 0.42 0.4 0.80 0.20 0.20 0.2 4.00 0.25 0.50 0.3 2.00 0.33 0.00 0.3 0.00 0.00 0.00 0.5 2.00 5.33 5.00 12.2 1.69 6.67 4.25 12.3 1.93

PF TECH 3.0 0.2 3.4 0.0 2.9 0.0 2.7 0.0 1.3 0.0 1.8 0.0 1.8 0.0 3.3 0.0 0.0 0.0 3.2 0.0 1.2 0.0 1.5 0.0 1.7 0.0 0.5 0.0 24.6 1.0 21.4 0.6


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N e w Yo r k K n i c k s A LESSANDRO

Nba ‘Team by Team’

Una sola vittoria e nove sconfitte. Questo l’avvio disastroso della franchigia di New York. Va bene che l’anno chiave sarà il 2010, ma fare figure che definire magre sarebbe solo un eufemismo, per la squadra tra le più affascinanti della lega, non è certo un bello spot per i free agent dell’estate che verrà. Terrificante il rendimento del team di coach D’Antoni. Ci si augura che il management arancioblù gli abbia garantito la soddisfazione di allenare anche per il prossimo anno, indipendentemente dal record che si avvia a diventare il più basso della storia se

non ci sarà un’inversione di tendenza. Nel pollaio Knicks c’è solo il nostro ‘Gallo che canta a voce altissima: 15.8 punti di media, conditi con 4.3 rimbalzi catturati e 1.6 assist distribuiti. Gallinari sta lentamente esplodendo anche al di là dell’oceano; la scalata alla Statua della Libertà passa dal tiro da tre letale e dal suo talento strabordante. Prestazione top raggiunta contro i Golden State Warriors: 19 punti e

DELLI

DI

PAOLI

10 rimbalzi, prima doppia doppia tra i pro. La cosa più bella, oltre al nostro Danilo, sono i contratti in scadenza dei vari Harrington, Duhon, Hughes, Lee, Robinson, Milicic, discontinui come sempre nella loro carriera e certi di non rivestire più la canotta della ‘Big Apple’. Largo ai giovani, allora. Anche all’acerbo Jordan Hill. Tanto non c’è niente da perdere.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Al Harrington 11 David Lee 11 Danilo Gallinari 11 Larry Hughes 9 W. Chandler 11 Eddy Curry 1 Toney Douglas 10 Nate Robinson 5 Chris Duhon 11 Jordan Hill 6 Jared Jeffries 11 Marcus Landry 4 Darko Milicic 8 Totals 11 --Opponents 11 ---

GS 2 11 9 6 11 0 2 0 11 0 3 0 0 -----

MIN PTS 31.2 19.5 33.1 17.3 29.5 14.4 34.1 14.2 33.1 12.0 12.0 10.0 15.8 8.8 22.6 7.4 33.9 6.5 6.3 4.2 20.5 3.3 5.5 2.3 8.9 2.0 101.4 109.5

Rebounds OFF DEF 1.2 4.3 2.3 7.0 0.7 3.4 0.6 3.8 1.4 4.0 3.0 1.0 0.3 1.1 0.6 1.4 0.3 2.8 1.0 0.5 1.1 2.0 0.5 0.5 0.6 1.6 9.4 29.9 10.3 36.7

TOT 5.5 9.3 4.1 4.3 5.4 4.0 1.4 2.0 3.1 1.5 3.1 1.0 2.3 39.3 47.0

AST 1.4 2.5 1.5 4.6 1.8 0.0 0.8 3.6 6.1 0.2 1.4 0.0 0.5 21.1 20.9

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.18 0.45 2.5 0.54 1.18 0.45 2.2 1.13 0.64 0.64 1.4 1.07 2.22 0.56 1.9 2.41 0.55 1.09 1.6 1.11 0.00 0.00 3.0 0.00 0.40 0.00 0.9 0.89 0.60 0.20 2.0 1.80 1.27 0.09 2.2 2.79 0.50 0.33 0.7 0.25 0.36 0.91 1.2 1.15 0.00 0.00 0.0 0.00 0.50 0.13 0.3 2.00 8.27 4.45 15.5 1.36 7.45 4.27 17.5 1.19

PF TECH 3.4 0.0 3.5 0.0 2.3 0.0 2.6 0.0 3.6 0.0 4.0 1.0 1.8 0.0 3.0 0.0 1.5 0.0 1.3 0.0 2.2 0.0 0.8 0.0 0.9 0.0 23.5 0.7 20.5 0.6


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New Jersey Nets

Nba ‘Team by Team’

Ferma al palo ed in assoluto la formazione con il peggior record della Lega. Zero vittorie ed 11 sconfitte per la ‘green line’ di coach Frank che forse si aspettava una stagione difficile e ricca di sorprese, in negativo, ma non certo di queste proporzioni. Un anno di transizione. Bisogna soffrire per arrivare a quel benedetto 2010 quando il trasferimento definitivo a New York o Brooklyn, quando i dollaroni del magnate russo ed il mercato proveranno a portare ai Nets materiale umano e

DI

D OMENICO P EZZELLA

cestistico decente per poter competere con gli altri. Al momento si tratta di affidarsi ai Sophomore, alla stagione ben al di sopra delle righe di Brook Lopez (17,8 punti e 8,9 rimbalzi) ed aspettare l’effettivo e reale rientro di Devin Harris. Due, infatti le partite giocate dall’ex Mavericks e pietra miliare su cui contano tantissimo ai Nets. Due le partite in cui è sceso in campo

prima di abdicare cosi come Simmons, e lasciare tutto nelle sole mani del veterano Skip to My lue per quello che è il ruolo di chioccia dei tanti giovani rampanti. C’è Courtney Lee, c’è DouglasRoberts, il cinese ex Bucks Yi Jilian, ma di sicuro non basta per competere e di sicuro al momento non è bastato per poter sfogare almeno una volta la propria gioia.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP C.D.-Roberts 9 Brook Lopez 12 Devin Harris 2 Courtney Lee 6 Rafer Alston 12 T. Williams 12 Yi Jianlian 4 Trenton Hassell 8 Bobby Simmons 10 Eduardo Najera 8 Sean Williams 8 Josh Boone 12 Jarvis Hayes 1 Totals 12 --Opponents 12

GS 7 12 2 6 10 3 4 7 2 2 0 5 0 -----

MIN 35.1 35.9 32.0 35.8 35.5 29.1 29.8 36.4 21.6 16.6 12.6 18.1 2.0 84.4 ---

PTS 17.4 17.3 15.0 11.8 10.8 10.5 9.8 8.9 6.3 4.8 4.4 3.8 0.0 11.0 94.8

Rebounds OFF DEF 1.7 4.0 2.4 6.1 1.5 4.0 0.7 1.5 0.3 2.8 0.6 5.8 1.3 6.3 1.8 3.0 0.5 2.9 1.1 2.5 1.6 1.3 2.1 3.5 0.0 0.0 31.5 42.5 11.0 33.6

TOT 5.7 8.5 5.5 2.2 3.0 6.3 7.5 4.8 3.4 3.6 2.9 5.6 0.0 15.2 44.6

AST 1.6 1.5 7.5 2.0 4.9 2.1 0.5 1.0 0.7 1.8 0.0 0.7 0.0 6.17 20.4

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.11 0.33 2.1 0.74 0.42 2.58 2.9 0.51 1.50 0.00 2.0 3.75 2.17 0.67 1.0 2.00 0.92 0.17 3.1 1.59 0.67 0.00 2.3 0.93 0.50 1.25 2.3 0.22 0.25 0.00 1.4 0.73 0.40 0.30 1.1 0.64 0.75 0.25 1.0 1.75 0.50 0.50 1.1 0.00 0.42 0.75 0.8 0.80 1.00 0.00 0.0 0.00 5.25 16.7 0.91 20.7 8.92 5.42 14.2 1.44

PF TECH 1.9 0.0 3.6 0.0 4.0 0.0 2.3 0.0 2.0 0.0 1.8 0.0 3.0 0.0 2.8 0.0 2.6 0.1 2.6 0.1 2.0 0.0 1.8 0.0 1.0 0.0 0.5 19.0 0.6


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Cleveland Cavaliers

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D OMENICO P EZZELLA

Nba ‘Team by Team’

Lo shock della partenza handicap in una sfida di velocità quasi come un Bolt costretto a correre con un peso di 100 chili sulle spalle e che nella fattispecie è rappresentata dalle due sconfitte in fila in casa all’esordio stagionale, è stato superato. Certo coach Mike Brown con la nuova polveriera che si ritrova nelle mani fatta di tanti arrivi

nell’ultima estate per mettere in condizione Lebron di vincere e di restare, sta ancora cercando il settaggio giusto per i suoi Cavs, ma al momento il clima sembra essere sicuramente più disteso. Tante rotazioni ancora cosi come è solito fare il mentore ed il maestro di Brown, Greg Popovich, per trovare l’assetto giusto attorno a Lebron o meglio l’assetto che a partire dalla seconda parte di stagione sarà quello definitivo per andare fino in fondo. Tante le variabili: dalle due torri formate da Shaq ed Illgauskas, ad una sorta di ‘banda bassotti’ con lo stesso King James nello spot di numero 4 e squadra votata alla corsa. Che le due sconfitte iniziali fossero un incidente di percorso lo dimostra la partita di grande spessore e di grande concentrazione fatta contro gli Orlando Magic che per le poche pietre che ancora non lo sapessero sono stati i rei di aver buttato fuori a calci Lebron dagli scorsi

playoff. Il più assatanato di tutti è stato Mo Williams, lo stesso che nella serie di cui sopra aveva promesso dopo la prima sconfitta che in Finale Nba ci sarebbero andati loro e che una sconfitta non voleva dire niente. Il messaggio è stato rimandato ed ora si attende solo l’evoluzione definitiva dei nuovi Cavaliers che però devono fare i conti con il caso West e con l’inserimento nella seconda parte di stagione di un altro dei free agent arrivati dal mercato ovvero Leon Powe, anche se in compenso con la ritrovata fiducia di Gibson protagonista inaspettato di questo avvio di stagione. La corazzata sembra essere diversa in alcuni suoi punti, ma il comandante sembra già essere in possesso di tutte le redini per guidare la sua armata alla vittoria ed il grido ovviamente è: Ora o mai più, anche se poi a tenere banco nonostante tutto è la domanda più frequente nell’Ohio: dove andrà a finire Lebron?

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP LeBron James 12 Mo Williams 12 S. O'Neal 9 A. Parker 12 Zs Ilgauskas 12 A. Varejao 10 J.J. Hickson 12 Daniel Gibson 12 Delonte West 6 Jamario Moon 11 D.Jackson 6 Coby Karl 2 Daniel Green 2 Jawad Williams 3 Totals 12 --Opponents 12 ---

GS 12 12 9 12 3 6 6 0 0 0 0 0 0 0 -----

MIN 37.8 35.5 24.3 31.5 23.8 29.6 16.7 22.3 21.7 15.9 6.5 1.5 1.0 1.7 98.8 95.4

PTS 28.3 17.2 11.3 8.8 7.4 7.2 7.1 7.1 5.5 4.9 2.5 0.0 0.0 0.0 7.9 9.2

Rebounds OFF DEF 0.9 5.7 0.3 2.4 1.1 5.8 0.3 2.0 2.2 3.8 2.1 6.0 0.6 2.3 0.2 1.5 0.0 1.5 0.5 3.1 0.7 0.7 0.0 1.0 0.0 0.5 0.0 0.0 31.1 39.0 31.3 40.5

TOT 6.6 2.8 6.9 2.3 5.9 8.1 2.8 1.7 1.5 3.6 1.3 1.0 0.5 0.0 20.6 18.5

AST 8.1 4.6 1.7 1.8 0.4 1.0 0.3 1.2 3.0 0.5 0.2 0.0 0.0 0.0 7.92 6.25

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.67 0.83 3.8 2.16 0.92 0.33 2.5 1.83 0.33 1.56 1.4 1.15 1.25 0.42 1.4 1.29 0.33 1.17 0.8 0.56 1.30 0.80 0.7 1.43 0.33 0.17 1.0 0.33 1.08 0.00 0.8 1.40 0.83 0.67 1.7 1.80 0.45 0.36 0.3 2.00 0.33 0.33 1.0 0.17 0.00 0.00 0.5 0.00 0.00 0.00 0.0 0.00 0.00 0.00 0.0 0.00 5.58 14.3 1.44 21.9 4.08 14.2 1.31 20.3

PF TECH 1.8 0.1 3.2 0.1 3.4 0.0 2.1 0.0 3.7 0.1 3.5 0.1 1.6 0.0 1.8 0.0 1.3 0.3 1.2 0.0 1.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.3 0.0 1.0 1.3


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Chicago Bulls

Nba ‘Team by Team’

In estate sicuramente qualcuno si sarà chiesto se la partenza di Ben Gordon si sarebbe fatta sentire in casa Bulls nonostante la convinzione della società e della franchigia della Wind City di poter far bene anche senza il suo ex numero 7. La risposta al momento non può che essere positiva almeno per quanto riguarda la fase offensiva. Nove partite giocate e Bulls mai a quota o al di sopra dei 100 punti realizzati. A dire il vero il team di

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coach Del Negro è andato sopra ai 90 ancora meno volentieri, visto che il dato ufficiale a momento di scrivere dice 89,2 punti a partita e terzultimo attacco della Nba davanti ai soli Nets e Bobcats. Eppure non c’è troppo allarmismo. Perché? Ovviamente la difesa, una delle prime della classe con circa 90 punti subiti e l’exploit di colui che al momento è forse l’uomo simbolo dei

‘tori’ dietro Derrick Rose, Joakim Noah. Sei doppie-doppie in fila ed in generale 11,8 punti e 12 palloni raccolti sotto le plance a sera. Non il migliore della classe, visto che a capo di tutto c’è il britannico Loul Deng (17 punti, 9 rimbalzi e quasi 2 assist) in attesa che Derrick Rose si accenda e si prenda definitivamente e prepotentemente in mano la squadra.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Luol Deng 10 John Salmons 10 Derrick Rose 10 Joakim Noah 10 Kirk Hinrich 10 Brad Miller 10 Tyrus Thomas 4 Taj Gibson 10 Jannero Pargo 9 James Johnson 6 Lindsey Hunter 1 Totals 10 --Opponents 10 ---

GS 10 10 10 10 0 0 3 7 0 0 0 -----

MIN PTS 38.9 17.4 38.7 13.6 32.7 13.4 33.0 12.1 29.6 9.2 22.6 8.5 21.0 8.3 22.0 7.2 11.0 4.7 5.8 2.5 7.0 0.0 90.4 13.2 91.8 11.0

Rebounds OFF DEF TOT AST 2.9 6.4 9.3 1.7 0.5 3.6 4.1 2.5 0.7 2.2 2.9 5.5 4.6 7.8 12.4 2.1 0.4 2.6 3.0 4.7 1.0 3.6 4.6 2.0 1.3 4.0 5.3 0.3 2.1 2.5 4.6 0.6 0.0 0.7 0.7 0.7 0.8 0.5 1.3 0.0 0.0 0.0 0.0 1.0 31.2 44.4 19.9 7.20 32.1 43.1 20.0 7.30

Miscellaneous STL BLK TO A/TO PF TECH 0.90 0.80 1.5 1.13 1.5 0.0 2.20 0.70 1.8 1.39 2.0 0.0 1.00 0.50 2.9 1.90 1.2 0.0 0.40 2.00 1.6 1.31 3.0 0.1 1.00 0.30 2.4 1.96 2.4 0.0 0.30 0.20 1.5 1.33 2.4 0.0 0.75 1.75 0.8 0.33 1.8 0.0 0.80 1.00 1.3 0.46 3.2 0.0 0.33 0.11 0.7 1.00 1.0 0.0 0.00 0.17 0.5 0.00 1.7 0.0 0.00 0.00 1.0 1.00 2.0 0.0 6.40 14.8 1.34 18.5 0.7 5.70 16.2 1.23 19.7 0.3


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Milwaukee Bucks

Nba ‘Team by Team’

Con la trade estiva, con la perdita per infortunio di Michael Redd e gli ultimi exploit in termini di punti, l’analisi del team del Wisconsin non può non riguardare un solo uomo: Brandon Jennings. Catalogato come una sorta di evento mediatico promosso dal movimento cestistico statunitense vista la stagione non brillantissima, tanto per usare un eufemismo, in Italia con la maglia della

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Lottomatica Roma, il talento di Oak Hill Accademy ha dimostrato il reale motivo per cui prima di approdare nella capitale tricolore era considerato addirittura la papabile prima scelta assoluta dello scorso Draft. Come? Beh prima di tutto con una Summer League suntuosa e ricca di contenuti e poi con un esordio nella Lega fatto di 25,5 punti e 5 assist a sera con la chicca dei 55 punti nella sfida contro

i Golden State Warriors che lo inseriscono di diritto nel club esclusivo delle matricole ad andare oltre 50 punti. Un fuoco di paglia? Nessuno può dirlo, quello che si può dire è che sicuramente in tutto questo la stagione malandata con la Lottomatica Roma e la scelta alla numero 10 hanno fatto la fortuna dello stesso Jennings. Sliding Doors.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP B. Jennings 9 Andrew Bogut 9 Michael Redd 2 Luke Ridnour 9 Hakim Warrick 9 Ersan Ilyasova 9 Carlos Delfino 7 Charlie Bell 9 Mbah a Moute 8 Jodie Meeks 7 Dan Gadzuric 9 Kurt Thomas 5 Roko Ukic 7 Totals 9 --Opponents 9

GS 9 9 2 0 6 1 7 7 2 0 0 2 0 -----

MIN PTS 34.8 24.8 33.6 16.1 31.0 13.0 21.1 10.1 23.0 9.7 20.3 9.4 25.1 8.9 29.6 6.3 29.0 5.8 14.3 5.6 9.8 2.8 6.8 1.6 4.6 1.0 100.1 --- 94.8

Rebounds OFF DEF 0.7 4.0 2.6 6.7 0.5 4.0 0.3 1.6 2.4 2.8 2.2 4.3 0.6 3.6 1.0 2.6 2.6 3.6 0.0 2.4 1.2 1.7 0.4 1.4 0.0 0.0 13.6 33.1 9.4 31.4

TOT 4.7 9.2 4.5 1.9 5.2 6.6 4.1 3.6 6.3 2.4 2.9 1.8 0.0 46.7 40.9

AST 5.8 1.9 2.0 2.8 1.0 1.3 2.1 3.7 1.5 0.4 0.3 0.2 0.6 21.1 18.3

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.11 0.22 3.8 1.53 0.67 1.44 2.1 0.89 2.50 0.00 0.5 4.00 1.11 0.11 1.3 2.08 0.67 0.22 1.6 0.64 0.44 0.67 1.0 1.33 0.57 0.00 1.3 1.67 1.22 0.11 1.6 2.36 0.75 0.25 1.5 1.00 0.43 0.43 0.9 0.50 0.22 0.56 0.7 0.50 0.00 0.40 0.8 0.25 0.00 0.00 0.6 1.00 7.44 4.11 16.9 1.25 9.22 5.22 17.3 1.06

PF TECH 2.2 0.0 3.6 0.1 1.0 0.0 2.4 0.0 1.6 0.0 3.2 0.0 1.6 0.0 2.7 0.0 3.3 0.0 0.6 0.0 1.4 0.0 1.4 0.0 0.1 0.0 22.8 0.7 21.6 0.6


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Indiana Pacers

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Vittoria contro i Boston Celtics. E’ per questo tipo di giocate, per questo tipo di partite che il pubblico dell’Indiana deve vivere al momento, anche perché a scanso di una stagione che potrebbe portare alla vera rivelazione dell’anno, quella attuale dei Pacers potrebbe essere una sorta di annata fotocopia a quella della passata stagione. In campo la musica non è certo cambiata, dal momento che a dirigere le danze è sempre l’uomo con la ‘Batcaverna’ domiciliata nel New Mexico alias Danny Granger. Ormai il suo di status non è più nemmeno quello di rivelazione, ma dopo la stagione scorsa e quella attuale (24,9 punti, 6,6 rim-

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balzi e 2,7 assist) è quello di vera super star. A dargli manforte in una specie di rinascita offensiva è colui che lo scorso anno a Denver era impiegato per lo più come ‘stopper’ che come realizzatore ovvero Dontahy Jones. I 16,4 di media dell’ex Duke sono la sorpresa più piacevole per coach Jim O’Brien che in questo modo si ritrova due piccioni con una fava e cioè un giocatore capace di essere importante su entrambi le parti. Questo

può bastare per risalire la china e puntare alto? Non proprio. Nemmeno se a tutto questo poi ci aggiungiamo l’esordio in doppia cifra di media in tre partite di Psycho Tyler Hansbrough (a quota 10), la doppia cifra di Tj Ford (10,4) e la ripresa di Troy Murphy. All’appello manca ancora Dunleavy Jr., ma soprattutto un cast di supporto o meglio un secondo violino che sia tale per ripensare quanto meno alla post season.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Danny Granger 9 Dahntay Jones 9 Roy Hibbert 9 T.J. Ford 9 Earl Watson 9 T.Hansbrough 5 Troy Murphy 3 Brandon Rush 9 Luther Head 8 Solomon Jones 9 A.J. Price 4 J. McRoberts 5 Jeff Foster 2 Totals 9 --Opponents 9

GS 9 6 9 8 1 0 3 9 0 0 0 0 0 -----

MIN PTS 37.2 25.4 34.0 17.4 27.9 12.8 24.6 9.6 28.3 9.0 16.2 9.0 30.0 8.7 27.8 6.9 17.0 5.1 18.1 4.7 6.8 2.5 5.2 1.4 9.5 1.0 100.3 --- 99.2

Rebounds OFF DEF 0.8 5.9 0.4 4.0 3.9 5.6 1.1 3.3 0.6 2.0 2.4 2.2 2.3 7.3 0.4 4.2 0.3 1.3 1.4 3.1 0.0 0.3 0.6 0.6 0.0 2.5 11.3 33.9 12.0 33.1

TOT 6.7 4.4 9.4 4.4 2.6 4.6 9.7 4.7 1.5 4.6 0.3 1.2 2.5 45.2 45.1

AST 2.6 2.3 2.2 2.7 2.7 1.2 3.3 1.7 2.4 0.9 0.5 0.0 1.5 19.4 19.3

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.89 1.11 2.9 0.88 1.00 1.11 2.9 0.81 0.56 2.44 2.3 0.95 1.11 0.22 1.6 1.71 1.22 0.67 1.2 2.18 0.00 0.40 0.6 2.00 0.33 0.33 2.3 1.43 0.89 0.89 1.1 1.50 0.38 0.25 1.1 2.11 0.22 1.33 1.6 0.57 0.25 0.00 0.0 0.00 0.00 0.00 0.4 0.00 0.00 0.00 0.5 3.00 7.44 8.33 16.9 1.15 8.22 5.67 16.2 1.19

PF TECH 3.7 0.1 3.7 0.1 3.8 0.0 2.1 0.0 2.6 0.0 2.2 0.0 2.0 0.0 1.8 0.0 1.1 0.0 3.7 0.2 0.3 0.0 1.0 0.0 2.5 0.0 25.3 0.7 23.7 1.1


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Detroit Pistons

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Dignitoso. Certo non un inizio sfavillante, non un inizio con i fuochi d’artificio o di fuoco e fiamme, ma almeno il progetto di Joe Dumars ha preso corpo senza troppi intoppi o quasi. L’arrivo di Ben Gordon e Villanueva ha in un certo senso rivitalizzato un gioco che nel corso degli ultimi due anni si era un po’ inceppato. Un arrivo, ma soprattutto le partenze che hanno rivitalizzato giocatori come Bynum (14 di media con molto più spazio a disposizione sia a livello di minuti che a livello di dimostrazione del proprio talento cosi come ha mostrato con una giocata che in Europa aveva fatto già scalpore ovvero affondata una mano, con partenza in palleggio e sulla

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testa del difensore ndr), come Hamilton ritornato l’attaccante di sempre dopo la cura di sedativi chiamata Iverson con circa 25 di media, ma soprattutto ha messo nelle mani dei Pistons un giocatore, come il neo arrivato Gordon, che unisce in un progetto nuovo esperienza sia di regular season che di post season. Insomma una sinfonia ben eseguita almeno fino a che non si arriva alla nota stonata: la situazione Prince. Di sicuro il

tempo del giocatore che è stato il simbolo della Detroit vincente di qualche anno fa è terminata da un pezzo. I rapporti non sono più quelli idilliaci di una volta e tutto fa propendere verso un taglio anche prima della fine della stagione, anche perché Joe Dumars ha dimostrato di essere un uomo coerente e se quindi il progetto è quello di liberarsi delle ‘mele marce’ allora si deve eseguire anche per Prince.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP R.Hamilton 1 Ben Gordon 12 R.Stuckey 12 C.Villanueva 12 Will Bynum 12 T.Prince 3 Jonas Jerebko 10 Kwame Brown 12 Austin Daye 10 Jason Maxiell 11 Ben Wallace 12 D.Summers 5 Chris Wilcox 6 Chucky Atkins 2 Totals 12 --Opponents 12

GS 1 11 12 12 0 3 9 0 0 0 12 0 0 0 -----

MIN 36.0 37.7 37.9 27.8 27.3 38.7 22.4 16.1 11.4 16.4 29.3 7.2 9.0 4.0 92.3 ---

PTS 25.0 21.1 17.1 15.8 14.3 12.3 4.8 4.0 3.8 3.6 3.4 1.2 0.8 0.0 11.0 92.3

OFF 1.0 0.5 1.1 0.6 0.5 1.0 1.2 1.6 0.5 1.1 3.8 0.2 0.3 0.0 29.5 12.0

Rebounds DEF TOT 2.0 3.0 1.8 2.3 4.5 5.6 4.8 5.4 2.8 3.3 4.0 5.0 2.5 3.7 2.4 4.0 1.7 2.2 2.2 3.3 5.4 9.2 0.6 0.8 1.8 2.2 0.0 0.0 40.5 15.5 29.3 41.3

AST 4.0 3.3 3.8 0.3 4.2 2.3 0.3 0.7 0.2 0.2 1.6 0.4 0.0 0.5 6.00 20.7

STL 1.00 0.83 1.17 0.67 0.75 0.33 0.40 0.33 0.20 0.27 1.25 0.20 0.00 0.00 4.92 5.92

Miscellaneous BLK TO A/TO 0.00 0.0 0.00 0.08 1.7 1.95 0.17 2.4 1.55 0.92 1.3 0.27 0.17 2.2 1.92 0.00 1.7 1.40 0.50 1.1 0.27 0.17 0.9 0.73 0.40 1.0 0.20 1.00 0.9 0.20 1.58 0.7 2.38 0.20 0.2 2.00 0.17 1.2 0.00 0.00 0.5 1.00 13.4 1.16 24.0 5.00 13.5 1.53

PF TECH 2.0 0.0 2.4 0.0 3.3 0.1 3.4 0.0 2.6 0.0 3.0 0.0 3.2 0.0 2.2 0.1 1.3 0.0 2.5 0.1 2.0 0.0 1.2 0.0 1.5 0.0 0.0 0.0 0.6 23.3 1.0


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Dallas Mavericks

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L’infortunio di Josh Howard è un qualcosa a cui sicuramente i Mavericks sono abituati. Non è la prima volta che il talento ma fragile a livello fisico, del numero 5

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texano finisce nella lista infortunati lasciando una sorta di voragine nel roster biancoblù. Non questa volta. Molto più profonda, molto più pronta a far fronte alle esigenze la squadra di coach Rick Carlisle che dopo un anno di settaggi è riuscito ad infondere finalmente il proprio credo, fino in fondo, nei confronti di quella che attualmente potremmo definire la sua squadra. In tutto questo c’è anche il merito dei nuovi arrivati, Marion, Beaubois e via dicendo, ma anche e soprattutto di un ritrovato Dirk Nowitzki. Il biondo tedesco nonostante qualche passo falso sembra essere tornato quello di sempre (26,3 punti di media, 2 assist abbondanti e 1,2 palloni recuperati a sera ndr) con tiri in

transizione, canestri da tre e soprattutto buzzer beater che hanno portato Dallas al miglior record della Southwest Division con 8 vittorie e 3 sconfitte al momento di scrivere. Il resto lo fa il solito miglior e concreto sesto uomo della Lega, Jason Terry (con 17 abbondanti), mentre ancora in fase di assestamento The Matrix a quota 12,6 punti e 6,5 rimbalzi. Certo il bottino poteva essere molto più cospicuo se non si fosse perso con i San Antonio Spurs acciaccati, ma l’up and down è una prerogativa di una squadra pronta all’ennesimo attacco alla vetta della Western Conference e non solo, dal momento che l’onta del 2006 non è stata ancora vendicata.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Dirk Nowitzki 12 Jason Terry 12 Josh Howard 3 Shawn Marion 11 Drew Gooden 8 JJ Barea 12 R. Beaubois 8 Erick Dampier 9 Jason Kidd 12 Kris Humphries 11 Quinton Ross 11 J.Singleton 8 Tim Thomas 1 Matt Carroll 5 Totals 12 --Opponents 12

GS 12 0 3 11 3 0 5 9 12 0 5 0 0 0 -----

MIN PTS 38.5 27.5 34.3 17.0 22.3 12.7 32.1 12.6 23.5 9.1 23.7 8.9 12.3 7.6 27.0 7.6 35.9 6.4 14.4 5.8 14.9 2.4 7.8 2.3 13.0 2.0 4.2 1.0 101.0 --94.6

Rebounds OFF DEF 0.8 8.4 0.4 2.4 1.0 2.7 2.7 3.8 2.0 4.4 0.3 1.8 0.1 0.8 3.0 6.7 0.6 5.2 1.8 2.6 0.5 0.8 0.4 1.5 2.0 0.0 0.2 0.2 11.2 34.6 10.9 32.8

TOT 9.3 2.8 3.7 6.5 6.4 2.1 0.9 9.7 5.8 4.5 1.3 1.9 2.0 0.4 45.8 43.7

AST 2.6 3.2 0.7 1.5 0.1 3.7 1.1 0.4 8.9 0.4 0.3 0.1 0.0 0.0 21.7 19.6

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.08 1.58 1.5 1.72 1.58 0.08 1.6 2.00 1.33 0.00 0.7 1.00 1.18 0.82 1.3 1.14 0.38 1.13 1.0 0.13 0.17 0.17 1.3 2.75 0.38 0.25 1.3 0.90 0.22 2.22 1.0 0.44 1.67 0.33 3.0 2.97 0.36 0.45 0.8 0.44 0.18 0.27 0.0 0.00 0.38 0.25 0.6 0.20 0.00 0.00 0.0 0.00 0.20 0.00 0.2 0.00 7.42 6.33 12.9 1.68 7.25 4.58 14.5 1.35

PF TECH 2.2 0.1 1.6 0.0 1.7 0.0 1.6 0.0 3.5 0.0 2.1 0.0 1.4 0.0 3.1 0.0 1.7 0.0 2.2 0.0 2.1 0.0 1.8 0.0 2.0 0.0 0.6 0.0 20.5 0.5 23.6 1.4


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Houston Rockets

Nba ‘Team by Team’

Sicuramente non si può non partire dalla vittoria più importante: quella contro i Lakers. Una specie di capolavoro di una squadra che con tanti problemi che con tante assenze e con tanti comprimari sta facendo la sua onesta presenza nella Western Conference con 6 vittorie e 4 sconfitte in saccoccia. Chi se lo sarebbe aspettato? Beh forse nessuno,

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D OMENICO P EZZELLA

vista la conformazione di una squadra che ha essenzialmente esterni e con tutta una serie di mezzi lunghi o come generalmente vengono chiamati ‘lunghi atipici’ in una Conference notoriamente ‘alta’ e fisica, si sarebbe aspettato un inizio con 100 punti di media, 103 per la precisione, e una squadra capace di tenere il campo in maniera egregia in attacco (sono altrettanti, però, quelli subiti in difesa ndr) come non aveva mai fatto

dalla stagione ’95-’96. La dimostrazione è arrivata proprio contro i campioni in carica, è arrivata contro la squadra che più aveva subito l’atipicità dei texani almeno fino all’exploit di Kobe in gara7, lo stesso che non è arrivato questa volta determinando un risultato nettamente diverso. A ringraziare da dietro la panchina, ovviamente è Tracy McGrady che cosi può centellinare ogni energia prima del definitivo ritorno in campo.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Trevor Ariza 11 Aaron Brooks 11 Carl Landry 11 Luis Scola 11 C.Budinger 10 Shane Battier 11 Kyle Lowry 11 Chuck Hayes 11 David Andersen 11 Jermaine Taylor 3 Mensah-Bonsu† 4 Brian Cook 4 Totals 11 --Opponents 11 ---

GS 11 11 0 11 0 11 0 11 0 0 0 0 -----

MIN PTS 38.3 18.5 35.3 18.1 25.1 15.4 29.7 13.9 18.8 9.3 32.0 9.3 23.7 7.3 26.1 5.9 12.4 5.7 3.0 2.3 3.3 1.3 2.0 0.0 103.5 101.3

Rebounds OFF DEF 1.0 4.5 0.9 1.5 2.3 3.6 1.9 7.3 0.8 2.7 0.8 2.0 1.2 2.6 2.6 4.2 0.5 2.0 0.0 0.0 0.3 0.8 0.0 0.3 12.0 30.5 10.7 32.5

TOT 5.5 2.5 5.9 9.2 3.5 2.8 3.8 6.8 2.5 0.0 1.0 0.3 42.5 43.3

AST 4.2 6.5 0.6 1.8 1.5 2.5 4.8 1.4 0.3 0.0 0.3 0.0 23.6 20.5

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 2.18 0.55 2.7 1.53 0.45 0.27 3.3 2.00 0.45 1.00 1.0 0.64 0.82 0.45 2.5 0.71 0.60 0.10 0.8 1.88 1.00 0.82 0.7 3.50 0.82 0.45 1.7 2.79 1.73 0.73 1.1 1.25 0.18 0.27 0.6 0.43 0.00 0.00 0.0 0.00 0.25 0.25 0.0 0.00 0.00 0.00 0.3 0.00 8.27 4.73 15.1 1.57 7.27 7.45 16.1 1.28

PF TECH 2.8 0.1 1.8 0.0 3.3 0.0 3.4 0.0 1.6 0.0 2.0 0.0 3.0 0.0 2.8 0.0 2.2 0.0 0.0 0.0 0.8 0.0 0.5 0.0 23.2 0.5 22.2 1.1


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San Antonio Spurs

Nba ‘Team by Team’

Doveva essere l’anno decisivo per l’ultima chiamata dell’icona degli Spurs: Tim Duncan. Persino coach Popovich ne è convinto ed allora per tutti con la squadra al completo i texani dovevano essere il team da battere. Per squadra al completo prima del disastro e la

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moria delle vacche, cosi come avrebbe detto il principe della risate Antonio De Curtis, era riferito al ritorno in pieno dell’argentino Manu Ginobili. Negli ultimi tempi, però è stato il natio di Bahia Blanca a dover mettere una pezza alle assenze di Tony Parker e del natio delle Isole Vergini. Toppe riuscite solo in parte, dal momento che il neo arrivato Richard Jefferson non è certo

quello degli anni dei Nets, che l’ottimo Hill non è Tony Parker e che la stazza, la voglia di dimenticare un Draft maledetto di Dejuan Blair non valgono certo i punti, il carisma e in generale la presenza del numero 21 di San Antonio. Il risultato? 4 vinte e quattro perse con picchi come per esempio la vittoria sui Dallas Mavericks, ma per arrivare la titolo del ritiro serve ben altro.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Tim Duncan 7 R.Jefferson 9 Tony Parker 6 Manu Ginobili 9 George Hill 9 Matt Bonner 9 A.McDyess 8 DeJuan Blair 9 Michael Finley 9 Roger Mason 9 Keith Bogans 8 Theo Ratliff 5 Malik Hairston 2 Totals 9 --Opponents 9

GS 7 9 6 1 3 5 2 2 5 0 4 1 0 -----

MIN PTS 31.9 16.7 33.3 15.3 26.5 15.2 23.4 14.1 27.9 12.3 22.6 8.3 22.0 7.3 16.9 6.1 18.6 6.0 18.4 4.6 16.1 4.1 8.0 1.4 3.5 1.0 101.0 --- 99.8

Rebounds OFF DEF 2.9 9.0 0.9 4.2 0.2 2.0 0.8 1.9 0.9 2.1 1.2 3.6 2.1 3.1 2.0 3.9 0.1 1.3 0.1 1.1 0.0 1.4 0.2 0.6 0.0 0.5 10.3 30.9 11.3 30.4

TOT 11.9 5.1 2.2 2.7 3.0 4.8 5.3 5.9 1.4 1.2 1.4 0.8 0.5 41.2 41.8

AST 2.9 3.1 4.2 4.2 1.9 1.3 0.9 1.0 0.9 2.0 0.6 0.0 0.0 20.8 17.2

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 0.57 2.00 1.7 1.67 0.78 0.33 1.7 1.87 0.50 0.17 2.3 1.79 1.00 0.56 1.8 2.38 1.33 0.44 1.1 1.70 0.22 0.00 0.7 2.00 0.63 0.38 0.6 1.40 0.22 0.44 1.2 0.82 0.22 0.11 0.8 1.14 0.22 0.11 0.9 2.25 0.50 0.13 0.4 1.67 0.00 1.00 0.8 0.00 0.00 0.00 0.5 0.00 5.78 4.67 12.8 1.63 6.56 5.56 12.1 1.42

PF TECH 2.3 0.0 2.9 0.1 1.5 0.0 2.0 0.1 3.8 0.0 2.7 0.0 3.1 0.0 2.8 0.0 0.4 0.0 1.8 0.0 1.6 0.0 1.6 0.0 0.0 0.0 24.2 0.6 22.7 0.7


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New Orleans Hornets A LESSANDRO

Nba ‘Team by Team’

Rischia di essere una stagione ancor più deludente di quella passata. 3-8 il record e una serie di eventi negativi che vanno dall’esonero di coach Byron Scott, silurato dopo l’avvio negativo dei ‘calabroni’ (3 vinte e 6 perse), e, forse ancor più grave, l’infortunio capitato al leader del team, Chris Paul. La distorsione alla caviglia destra, procurata da Paul nella sconfitta, tanto per cambiare, contro i Portland Trail Blazers, lo terrà lontano

dal parquet per un po’ di tempo. Tutto questo non aiuterà di certo il nuovo coach Jeff Bower, che è passato direttamente dalla scrivania di GM alla panchina, portandosi con sé, come assistant coach, ma di fatto vero coach, l’ex Bulls Tim ‘Pink’ Floyd. I due dovranno combattere, oltre con l’assenza del faro CP3, con il rendimento calante di Peja Stojakovic (le sue percentuali al tiro sono al minimo storico: 35%), con un David West che ha smesso di segnare

DELLI

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PAOLI

come ai bei tempi (media punti scesa quasi ai 14,7 a partita, dai 21 della stagione precedente), e di un Emeka Okafor che deve ancora capire in quale Stato americano si trova. La musica, a New Orleans sembra essere passata da un blues potente e vigoroso ad un jazz classico. Si sa che il jazz è soprattutto improvvisazione. Ecco, gli Hornets di questi tempi sembrano piuttosto improvvisati. Occorre un cambio di registro.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Chris Paul 10 David West 12 Emeka Okafor 12 Peja Stojakovic 12 M.Thornton 7 Devin Brown 8 Bobby Brown 11 Darren Collison 8 M.Peterson 6 D.Songaila 12 James Posey 12 H.Armstrong 11 Julian Wright 12 Sean Marks 3 Totals 12 --Opponents 12 ---

GS 10 12 12 5 0 6 0 2 6 0 0 0 7 0 -----

MIN PTS 34.0 23.8 35.3 15.5 30.2 10.2 26.0 10.0 14.6 9.4 19.9 8.8 18.2 8.7 15.0 7.6 18.5 6.5 13.8 4.7 20.0 3.9 15.5 3.7 14.9 3.3 7.0 1.0 98.8 10.6 104.5

Rebounds OFF DEF 0.3 3.1 2.8 4.3 3.1 6.8 0.4 2.6 0.3 1.3 0.6 1.8 0.0 0.9 0.3 1.0 0.3 1.5 0.6 1.5 0.3 2.6 1.0 2.5 0.8 2.0 2.0 1.3 29.1 39.7 12.6 31.0

TOT 3.4 7.1 9.8 3.0 1.6 2.4 0.9 1.3 1.8 2.1 2.9 3.5 2.8 3.3 21.3 43.6

AST 9.2 2.3 0.6 0.9 0.9 1.6 2.3 2.4 0.3 1.1 1.4 1.3 0.7 0.3 7.42 24.4

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.70 0.00 2.1 4.38 1.08 0.42 1.8 1.27 0.50 1.92 1.8 0.33 0.50 0.17 0.6 1.57 0.57 0.00 0.4 2.00 0.63 0.00 1.4 1.18 0.45 0.09 1.5 1.56 0.88 0.00 1.1 2.11 0.17 0.00 0.2 2.00 0.58 0.25 0.8 1.30 0.67 0.17 0.7 2.13 0.73 0.45 0.6 2.00 0.17 0.25 1.2 0.57 0.00 0.33 0.7 0.50 3.75 13.3 1.61 21.7 5.42 4.67 13.9 1.75

PF TECH 2.8 0.2 2.0 0.0 3.2 0.0 1.3 0.0 1.6 0.0 1.4 0.0 1.9 0.0 0.9 0.0 1.7 0.0 2.2 0.0 2.0 0.0 2.5 0.0 0.8 0.0 2.0 0.0 0.6 22.2 0.4


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Memphis Griz zlies

Nba ‘Team by Team’

Di quello che è il caso extracestistico più in voga e sulla bocca di tutti dall’altra parte dell’oceano abbiamo dedicato un capitolo a parte. Quindi in questa sede ci limiteremo a parlare di basket giocato, di record di singoli attori e nuovi arrivati. Partendo proprio da quest’ultimo finalmente The Abuser Jamaal Tinsley tornerà a mettere piede in campo per una partita Nba nel vero senso del termine dopo il quasi esilio ad Indiana. Il ruolo è quello che doveva essere di Allen Iverson, o almeno lui cosi sperava, e che invece è stato di Conley prima e a turno dei vari Jaric e Williams. Ora con il newyorkese, la lista dei playmaker si allunga ancora di più, ma almeno Tinsley non avrà certo pretese di minutaggi e di spazio come The Answer. Con Iverson o senza Iverson chi di sicuro non aveva risentito di tutto questo è un altro giocatore che nel frattempo aveva affrontato un altro braccio di ferro con la società: Rudy Gay.

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Questa volta in questione più che i minuti ed il campo c’erano i soldi ed il contratto e la decisione di non accettare l’offerta dei Grizzliese non fa altro che mettere, per il momento e fino alla prossima occasione di negoziare, un altro free agent di lusso sul mercato con i suoi 20,5 punti, 6,3 rimbalzi e 1,8 assist a sera. Meno rumoroso, ma non per questo meno decisivo in campo anche OJ

Mayo che ha continuato a giocare come suo solito mettendone 18 abbondanti a discesa in campo poco avanti all’altro neo arrivato nel Tennessee ovvero Zach Randolph che sta viaggiando a quota 17,9. Sostanzioso come tra l’altro lo è stato lo scorso anno anche Marc Gasol che dal tip off non ha fatto altro che incrementare il proprio bottino arrivando agli attuali 14,9 punti e 8,1 rimbalzi.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Rudy Gay 11 Zach Randolph 11 O.J. Mayo 11 Marc Gasol 11 Allen Iverson 3 Mike Conley 11 D.Carroll 11 M.Williams 10 Sam Young 11 Steven Hunter 9 Trey Gilder 2 H. Thabeet 8 H.Haddadi 6 Jamaal Tinsley 1 Totals 11 --Opponents 11 ---

GS 11 11 11 11 0 11 0 0 0 0 0 0 0 0 -----

MIN PTS 39.5 20.5 35.0 18.2 37.2 17.9 35.6 14.9 22.3 12.3 28.9 8.0 19.0 5.1 16.0 5.0 12.2 4.6 8.0 2.1 2.5 1.0 6.8 1.0 3.7 0.7 6.0 0.0 100.2 107.1

Rebounds OFF DEF 1.3 4.8 4.5 5.6 1.0 3.6 3.1 8.0 0.3 1.0 0.3 1.7 1.1 2.2 0.3 0.9 0.4 1.3 0.8 1.2 0.0 0.5 0.6 1.3 0.5 0.5 0.0 2.0 13.4 30.8 10.5 28.1

TOT 6.1 10.2 4.6 11.1 1.3 2.0 3.3 1.2 1.6 2.0 0.5 1.9 1.0 2.0 44.2 38.6

AST 1.9 2.4 2.7 1.8 3.7 5.2 0.8 3.2 0.4 0.0 0.0 0.0 0.3 0.0 19.3 25.6

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.82 0.55 2.3 0.84 0.45 0.45 2.5 0.93 1.00 0.18 2.0 1.36 1.27 1.73 2.1 0.87 0.33 0.00 2.3 1.57 0.73 0.09 2.7 1.90 0.55 0.09 0.9 0.90 0.40 0.00 1.0 3.20 0.64 0.18 1.0 0.36 0.11 0.56 0.7 0.00 0.50 0.00 0.0 0.00 0.00 0.88 0.4 0.00 0.00 0.33 0.7 0.50 1.00 0.00 1.0 0.00 7.18 4.55 17.1 1.13 7.45 5.45 13.3 1.93

PF TECH 2.8 0.0 2.8 0.1 2.5 0.0 4.0 0.0 1.7 0.0 2.5 0.0 2.6 0.1 0.7 0.0 1.7 0.0 0.7 0.0 0.0 0.0 1.8 0.0 1.0 0.0 2.0 0.0 22.7 0.5 24.1 1.0


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Denver Nuggets

Nba ‘Team by Team’

Lo avevamo anticipato nello scorso numero: squadra che vince non si cambia. Uno slogan per dire che la finale di Conference della passata stagione è un risultato che obbligava il team del Colorado a restare tutti assieme appassionatamente per un nuovo tentativo. Alla fine cosi è stato sulla carta anche se qualcuno se ne è andato e qualcuno è arrivato da Draft e trade, ma non certo con uno spessore superiore o di gran lunga superiore a chi ha fatto parte della spedizione della passata stagione. Sulla carta. Cosi abbiamo definito qualche riga sopra il fatto di considerare i Nuggets come una

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squadra uguale ed identica in questa stagione rispetto a quella passata. Il sulla carta è d’obbligo se si pensa che rispetto ad un anno fa o meglio rispetto a quanto accaduto nemmeno qualche mese fa, d’altronde si parla di giugno, tra le fila di Denver l’unico nome rilevante che non si è visto è quello di JR Smith. Il perché non è certo un segreto o un qualcosa che si può nascondere dietro un dito e che è ormai patrimonio di tutti coloro che possono accedere al web e quindi ad internet. Sospeso per motivi disciplinari e per altro, il genio ribelle di coach George Karl, l’uomo dai tiri impossibili presi ovviamente uno più lontano dall’altro è stato costretto, quindi, a scendere in palestra, a sudare insieme ai compagni per poi essere costretto a guardare il tutto rigorosamente in giacca e cravatta ed ovviamente nelle retrovie della panchina. Sette partite la pena da scontare, sette partite in cui i Nuggets hanno dovuto fare a meno di uno dei più pericolosi ‘sesto uomo’ della passata stagione, anche se poi

alla fine si è trattata di una rinuncia a dir poco indolore rispetto a quanto ci si poteva aspettare al momento della stesura del calendario ed ancor di più quando la decisione della squalifica è divenuta una pura realtà. Sette partite in trasferta nelle prime dieci uscite stagionali a fronte delle sole 3 giocate al Pepsi Center davanti al pubblico amico. Sette partite cosi come le giornate inflitte all’altro super tatuato della squadra e cammino ‘on the road’ delle pepite conclusosi con 4 vittorie e 3 sconfitte in trasferta che unite alle 3 casalinghe fanno 7 successi in dieci partite. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo che in tre partite il fatturato del rientrante Smith è stato di 14 punti abbondanti (terzo miglior marcatore della squadra dietro a Anthony a quota 29,8 a Billups con 18,6 e davanti a Nenè Hilario a quota 13 abbondanti) nei quali spiccano proprio i 20 contro i campioni Nba in carica, il messaggio all’avversaria diretta per eccellenza, i Lakers, è ormai bello che mandato.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP C.Anthony 11 J.R. Smith 4 C.Billups 11 Nene Hilario 11 Kenyon Martin 10 Ty Lawson 11 0 Arron Afflalo 11 Chris Andersen 11 Joey Graham 8 Anthony Carter 9 R.Balkman 6 Johan Petro 4 Malik Allen 8 Totals 11 --Opponents 11

Rebounds GS MIN PTS OFF DEF 11 35.6 29.9 1.5 4.3 0 25.8 18.0 0.0 2.3 11 32.7 17.0 0.4 2.2 11 33.4 14.2 2.6 6.3 10 32.1 10.5 2.2 4.7 21.9 9.7 0.5 1.3 1.8 4 24.8 9.4 0.3 2.3 0 21.5 5.1 2.0 5.0 1 10.5 3.8 0.3 0.9 6 17.1 3.0 0.2 1.7 1 9.0 1.7 0.3 1.8 0 5.0 1.0 0.5 1.8 0 4.3 0.8 0.0 0.4 --- 108.4 10.1 30.3 --- --- 101.6 13.1

TOT 5.8 2.3 2.5 8.9 6.9 3.4 2.5 7.0 1.1 1.9 2.2 2.3 0.4 40.4 31.0

AST 3.0 1.8 5.9 2.3 2.2 1.09 1.8 0.4 0.1 2.1 0.5 0.0 0.3 21.6 44.1

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.64 0.36 2.8 1.06 1.50 0.25 2.0 0.88 1.36 0.09 1.7 3.42 1.09 1.18 2.1 1.09 1.10 0.80 1.4 1.57 0.00 1.3 2.64 1.1 0.45 0.36 0.9 2.00 0.45 1.27 0.6 0.57 0.00 0.50 0.5 0.25 0.67 0.22 1.0 2.11 0.50 0.00 0.7 0.75 0.00 0.25 0.5 0.00 0.00 0.00 0.1 2.00 8.45 4.73 13.5 1.61 20.9 6.55 6.55 14.8

PF TECH 2.8 0.2 2.8 0.0 2.5 0.0 3.6 0.0 3.5 0.2 0.0 2.3 0.0 1.7 0.0 1.4 0.0 1.2 0.0 2.0 0.0 1.3 0.0 0.8 0.0 22.4 0.6 1.41


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Por tland Trailblazers DI

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Nba ‘Team by Team’

Miller, Blake, Roy ed Aldridge. Questa la mossa tattica principale con la quale coach Nate McMillan ha inanellato ben sei vittorie consecutive. Anche per l’ex giocatori dei Seattle Sonics è stata resa necessaria una fase di transizione verso la nuova formazione, ma alla fine l’equilibrio tecnico-tattico è venuto fuori. Poi per vincere le partite e per portare a casa la ‘W’ si passa sempre per le mani dell’uomo franchigia del team dell’Oregon ed una costruzione di squadra diversa ovvero con un centro

meno esigente come Oden e più operaio come Prezbylla, ma poca importa, quello che importa è che i Blazers hanno messo in scena la miglior partenza della franchigia dal campionato 1999/2000 ovvero quello dei vari Sheed, dei Sabonis, dei vari Pippen e della famosa gara 7 contro i Lakers spediti verso il loro primo titolo dell’era Shaq. Ma il quintetto, gli attori protagonisti (uno dei principali della passata stagio-

ne, Rudy Fernandez, è sicuramente tra gli scontenti di questo avvio per l’arrivo di Andre Miller e per lo scarso minutaggio), quello che identifica Portland sono giochi espressi e messi in campo fino al 24 secondo dopo aver lavorato la difesa o anche da fermo come fa Aldridge ed una difesa che è la migliore della lega per punti concessi agli avversari: 88 punti di media concessi e circa 13 palle perse forzate agli avversari.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Brandon Roy 13 L.Aldridge 13 Andre Miller 13 Travis Outlaw 11 Greg Oden 13 Steve Blake 13 Rudy Fernandez 13 Martell Webster 13 Jerryd Bayless 6 Joel Przybilla 13 Juwan Howard 7 D.Cunningham 3 Totals 13 --Opponents 13

GS 13 13 8 0 13 13 0 5 0 0 0 0 -----

MIN 36.7 32.9 29.3 21.0 24.2 29.9 22.3 19.8 8.7 19.7 8.1 3.7 94.7 ---

PTS 20.3 15.1 10.7 9.9 9.5 8.3 8.2 6.7 5.5 3.4 2.1 2.0 10.5 87.5

Rebounds OFF DEF 0.6 4.2 1.8 6.2 1.1 2.4 1.2 2.3 2.6 5.9 0.1 2.4 0.6 2.0 0.3 1.9 0.2 0.8 2.3 5.1 0.0 0.6 0.0 0.0 32.7 43.2 10.7 27.6

TOT 4.8 7.9 3.5 3.5 8.5 2.5 2.6 2.2 1.0 7.4 0.6 0.0 20.2 38.3

AST 5.1 1.6 5.3 0.7 0.6 3.7 1.8 0.7 1.2 0.2 0.0 0.0 6.23 15.6

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 0.31 0.23 2.1 2.44 0.62 0.38 0.8 1.91 0.69 0.08 2.1 2.56 0.64 0.73 1.1 0.67 0.31 2.38 2.0 0.31 0.62 0.00 1.6 2.29 1.77 0.15 1.8 1.00 1.15 0.54 0.8 0.82 0.00 0.00 0.7 1.75 0.23 1.46 1.1 0.21 0.00 0.14 0.4 0.00 0.00 0.00 0.0 0.00 5.92 14.8 1.37 22.2 6.77 4.00 13.0 1.20

PF TECH 2.5 0.1 3.0 0.1 2.1 0.0 1.2 0.1 4.2 0.0 1.5 0.0 1.2 0.0 1.8 0.0 2.2 0.0 3.3 0.0 1.1 0.0 0.0 0.0 1.1 22.8 0.6


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Oklahoma Cit y Thunder

DI

D OMENICO P EZZELLA

Nba ‘Team by Team’

Dottor Jekyll e Mister Hide se ce ne uno. Una squadra capace di esplodere contro San Antonio, di mostrare attributi e valore in trasferta contro le cosiddette grandi e che invece riesce nel tentativo di perdere contro formazioni che di sicuro potremmo definire alla loro portata, vedi la sconfitta contro i Kings ed i Los Angeles Clippers (qualche giorno dopo averli battuti a loro volta e con alle spalle una vittoria contro i Magic ndr) che forse potrebbe

essere definita anche come la più sanguinosa delle due. Ma il tutto è dipeso dal semplice fatto che l’età media e l’esperienza dei Thunder non è ancora tale da permettere una sorta di filo conduttore continuo (il conto sarebbe 7-3 senza i due scempi citati in precedenza e partenza migliore di sempre). Il direttore d’orchestra è sempre lo stesso quello che se scelto da Portland in questo momento dominerebbe la

Lega insieme a Brandon Roy, ovvero Kevin Durant. Sono 28,1 i punti dell’ex Texas, 7,4 i rimbalzi catturati davanti all’amico di merenda Russel Westbrook che invece gira a quota 15 e 7 assist a discesa sul parquet. Il tempo, gli anni e la carta di identità sono dalla loro parte, ma ovviamente anche per quest’anno i Thunder continueranno ad essere la mina vagante della Lega nel bene e nel male.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Kevin Durant 12 R.Westbrook 12 Jeff Green 12 Kyle Weaver 1 Nenad Krstic 12 James Harden 12 T.Sefolosha 12 Nick Collison 12 Etan Thomas 12 D.J. White 3 Kevin Ollie 12 Serge Ibaka 6 S.Livingston 2 Totals 12 --Opponents 12

GS 12 12 12 0 12 0 12 0 0 0 0 0 0 -----

MIN 39.3 33.5 33.3 15.0 24.4 18.3 31.8 19.0 17.3 9.7 15.7 8.2 10.0 94.2 ---

PTS 27.1 15.8 14.7 11.0 9.3 7.3 5.5 4.4 4.0 3.3 3.1 2.0 1.0 10.1 92.4

Rebounds OFF DEF 1.4 5.7 1.4 3.3 1.1 4.3 0.0 2.0 1.7 3.3 0.4 2.3 0.9 4.9 1.7 2.3 1.1 2.7 0.0 2.0 0.2 0.9 0.5 2.0 0.0 1.5 31.6 41.7 10.0 30.3

TOT 7.1 4.7 5.4 2.0 5.0 2.7 5.8 4.0 3.8 2.0 1.1 2.5 1.5 17.9 40.3

AST 2.5 7.2 1.1 4.0 0.3 2.8 1.9 0.3 0.0 0.3 1.3 0.0 0.5 8.08 18.1

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.50 0.67 3.2 0.79 1.17 0.33 3.4 2.10 1.00 1.08 2.0 0.54 2.00 0.00 1.0 4.00 0.58 0.50 0.8 0.44 0.75 0.33 1.0 2.83 1.75 0.75 1.3 1.53 0.25 0.75 0.7 0.50 0.17 0.92 0.7 0.00 0.67 0.00 0.3 1.00 0.50 0.00 0.2 7.50 0.17 0.33 0.7 0.00 0.00 0.00 1.0 0.50 5.50 15.0 1.19 23.7 7.83 4.75 16.2 1.12

PF TECH 1.8 0.0 3.0 0.1 3.0 0.0 2.0 0.0 2.9 0.0 2.4 0.0 2.5 0.0 3.2 0.0 2.3 0.0 1.7 0.0 0.9 0.0 2.0 0.0 0.5 0.0 0.7 21.7 0.5


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U Utta ah h JJa az zz z

Nba ‘Team by Team’

Forse la squadra più difficile da analizzare e più controversa di questa Lega. Un roster che in termini assoluti dovrebbe essere come minimo tra le prime tre della Western Conference e che invece arranca nelle parti basse della stessa con addirittura un record al di sotto del 50%. Eppure la Utah che arrivò in finale di Conference nel 2007 non era tanto diversa da quella di adesso: pick and roll, Williams to Boozer e tutto è fatto. Ma il problema attuale di coach Sloan è che i fatti da quel 2007 non sono mai andati migliorando, anzi la situazione legata all’ex Duke in termini di contratto e qualche piccolo sbotto di Williams che dopo ogni eliminazione non si è mai tirato indietro nel mostrare la sua frustrazione ha portato a quello che è attualmente la Utah di

oggi. Una squadra che quando accende lo fa per davvero, che dipende assolutamente dalle mani di Williams (miglior marcatore della squadra a quota 20 punti e 9 assist e 5 rimbalzi), che negli ultimi tempi non sta certo attraversando un buon periodo a livello familiare, dura, tosta e massiccia sotto canestro, ma che ha ben poco in termini di talento assoluto e di uomini killer sugli esterni. Insomma una sorta di Houston

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D OMENICO P EZZELLA

al contrario. In più in tutto questo ci sarebbe anche la questione di uno che potremmo ormai definire una sorta di separato in casa da anni quale Andrei Kirilenko (13 punti, 5 rimbalzi e 3 assist). ‘Adda passà a nottat’ recita un vecchio detto napoletano e nella terra dei mormoni si spera che la nottata passi portando anche consiglio e magari qualche mela marcia in meno anche qui.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP

GS

Rebounds Miscellaneous MIN PTS OFF DEF TOT AST STL BLK TO A/TO PF TECH

Deron Williams Carlos Boozer Mehmet Okur A.Kirilenko Ronnie Brewer Paul Millsap Wes Matthews Eric Maynor Ronnie Price Kyrylo Fesenko Kosta Koufos Totals 10 Opponents 10

8 10 9 8 10 0 2 2 0 1 0 -----

39.4 20.4 35.0 17.6 31.1 14.3 36.3 13.4 35.9 12.0 24.4 9.3 20.1 7.6 13.5 6.4 12.0 3.4 8.0 2.9 3.6 1.9 100.5 101.9

8 10 9 10 10 10 10 8 7 9 7 -----

1.3 1.9 2.2 1.5 0.8 1.9 0.3 0.3 0.4 0.3 1.1 11.0 10.3

3.9 8.8 4.6 3.5 2.8 4.2 1.0 0.9 1.1 1.1 0.7 30.5 27.8

5.1 10.7 6.8 5.0 3.6 6.1 1.3 1.1 1.6 1.4 1.9 41.5 38.1

9.9 2.8 1.9 3.8 2.4 0.7 0.6 2.5 1.9 0.1 0.3 23.5 21.1

0.88 1.20 0.78 0.80 1.20 0.20 0.50 0.25 0.57 0.11 0.29 6.20 7.10

0.13 0.50 0.67 1.10 0.20 1.30 0.00 0.00 0.29 0.33 0.14 4.40 6.40

3.5 2.7 2.3 1.5 1.2 1.6 1.2 1.1 0.9 0.3 0.0 15.4 13.5

2.82 3.5 1.04 3.5 0.81 3.3 2.53 1.3 2.00 1.9 0.44 4.1 0.50 1.6 2.22 1.1 2.17 2.3 0.33 1.3 0.00 0.4 1.53 22.2 1.56 21.4

0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.0 0.4 0.5


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Minnesota T’Wolves

DI

D OMENICO P EZZELLA

Nba ‘Team by Team’

L’aver messo ko l’attuale peggior squadra della Nba, i New Jersey Nets, di certo non è un qualcosa di edificante, anche se quell’uno nella casella delle vittorie fa dei T’Wolves ‘solo’ la seconda peggior squadra della Lega. Se poi scorri le pagine delle statistiche generali della squadra e vedi che prima di tutto la discrepanza tra punti segnati (90,4) e quelli subiti (104,2) è di circa dieci punti e poi che tra quelle della squadra c’è il nome di Jonny Flynn come uno dei primi tre realizzatori (14,2 a sera), allora davvero puoi capi-

re come per Minnesota e Kurt Rambis ci sia tantissimo da lavorare. Tanto da lavorare specie se poi a mancare negli ultimi tempi sono il tuo migliore giocatore, Al Jefferson e Kevin Love, altro lungo che stava facendo abbastanza bene. Jefferson però resta a capo della spedizione offensiva dei ‘lupi’, mentre il figlio d’arte, Love, deve ancora trovare il tempo, tra un infortunio e l’altro, per scendere in campo.

La corte serrata a Ramon Session, che aveva anche rifiutato i Knicks in estate, sembrava poteva essere la risposta a qualche punto in più, ma l’ex Bucks sta attraversando la sua personale crisi rispetto al fuoco e alle fiamme della passata stagione nel Wisconsin. Sono solo 9 i punti di Session in circa venti minuti e posto in squadra preso prepotentemente da Flynn a suon di punti.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Al Jefferson 10 Jonny Flynn 12 Corey Brewer 12 Ryan Gomes 12 O.Pecherov 12 R.Sessions 12 Sasha Pavlovic 12 Ryan Hollins 12 Nathan Jawai 9 Wayne Ellington 11 Damien Wilkins 11 Brian Cardinal 10 Jason Hart 1 Totals 12 --Opponents 12 ---

GS 10 12 12 12 5 0 0 4 2 1 2 0 0 -----

MIN PTS 30.3 15.6 28.0 13.8 32.5 11.5 29.1 10.7 15.4 7.8 23.0 7.7 18.5 6.5 20.8 6.3 14.3 5.3 16.2 4.7 13.3 2.8 11.3 1.9 5.0 0.0 89.7 11.8 103.4

Rebounds OFF DEF 1.7 4.8 0.6 2.5 1.3 2.9 1.7 5.0 0.8 3.3 1.0 2.5 0.5 2.8 1.2 2.4 1.9 1.3 0.6 1.4 1.3 2.2 0.2 0.7 0.0 0.0 30.3 42.1 12.2 33.6

TOT 6.5 3.1 4.2 6.7 4.2 3.5 3.3 3.6 3.2 2.0 3.5 0.9 0.0 18.3 45.8

AST 2.6 3.2 2.5 1.6 0.4 3.3 1.3 1.1 0.3 0.9 0.9 0.9 1.0 9.08 24.5

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.60 1.00 1.5 1.73 1.25 0.08 3.6 0.88 2.25 0.75 2.5 1.00 1.00 0.17 1.5 1.06 0.17 0.42 0.8 0.50 0.75 0.00 1.8 1.90 0.33 0.17 1.0 1.33 0.33 0.83 1.5 0.72 0.33 0.22 0.7 0.50 0.55 0.00 0.9 1.00 0.64 0.18 0.9 1.00 0.30 0.20 0.2 4.50 1.00 0.00 0.0 0.00 3.75 17.0 1.08 21.1 9.92 6.08 17.1 1.43

PF TECH 2.3 0.0 1.3 0.0 2.5 0.0 2.3 0.0 2.0 0.0 1.5 0.0 1.5 0.0 3.1 0.3 1.8 0.0 0.5 0.0 1.5 0.0 2.1 0.0 0.0 0.0 1.2 17.8 0.8


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Los Angeles Lakers

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Prima o poi doveva accadere. Cosi come è successo per i Cavs di Lebron, per i Celtics del Big Three anche i gialloviola di Kobe Bryant sino incappati nella prima serie negativa anche se il tutto conta due sconfitte consecutive. Alcuni avrebbero da opinare il come e contro chi queste due sconfitte sono arrivate, ma fatto sta che nonostante il gruppo consolidato della scorsa stagione, i losangelini debbano ancora fare i conti con un innesto per niente facile. La frase: “l’hai voluto ed ora te lo gestisci tu” che pare che lo stesso Phil Jackson abbia detto a Bryant quando il figlio di Jelly Bean ha spinto per portare nella terra degli angeli Ron Artest, sia ancora di moda, ma l’ex Bad Boys per eccellenza degli ultimi anni non sembra

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essere l’unico problema. Già perché Artest o non Artest, integrazione o non integrazione i Lakers dipendono ancora da Kobe Bryant e quando quest’ultimo non gira non gira nemmeno tutta la squadra. Cosi è stato nella sconfitta contro Denver dove addirittura è rimasto a secco per tutto il secondo tempo, cosi è stato nella sfida contro i Rockets e dell’ex di turno Ariza che dopo aver ricevuto tutti gli onori del caso con la consegna dell’anello vinto lo

scorso anno, ha poi reso pan per focaccia in difesa con il numero 24 fermo a quota 18 anche e non solo per merito dell’ex numero 3 dei Lakers. I 30 punti a partita ne fanno ancora il migliore marcatore della Lega, ma attualmente Los Angeles con un Kobe delle ultime due sconfitte diventa una squadra del tutto normale e non la schiaccia sassi della scorsa stagione. Che Kobe si stia preservando per la seconda parte di stagione?

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Kobe Bryant 11 Andrew Bynum 9 Ron Artest 11 Lamar Odom 11 Shannon Brown 11 Josh Powell 11 Derek Fisher 11 Jordan Farmar 11 Luke Walton 9 D.J. Mbenga 10 Adam Morrison 6 Sasha Vujacic 11 Totals 11 --Opponents 11

GS 11 9 11 11 0 0 11 0 0 2 0 0 -----

MIN PTS 38.1 31.0 39.3 20.3 34.9 11.7 35.2 9.9 15.9 6.5 14.2 5.9 27.2 5.7 16.8 5.3 10.6 3.7 10.8 2.6 6.5 2.3 8.1 2.2 101.5 --- 98.5

Rebounds OFF DEF 1.9 2.9 3.7 8.1 1.3 3.7 2.0 6.8 0.4 1.4 0.8 1.8 0.3 2.4 0.5 1.7 0.4 1.2 1.3 2.5 0.3 0.7 0.4 1.1 12.3 32.1 13.9 31.7

TOT 4.8 11.8 5.0 8.8 1.7 2.6 2.6 2.3 1.7 3.8 1.0 1.5 44.4 45.6

AST 2.9 1.6 4.3 5.3 1.3 0.7 3.3 2.9 1.9 0.2 0.2 0.3 24.0 20.8

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 2.27 0.18 3.4 0.86 0.67 1.78 2.3 0.67 1.36 0.45 2.2 1.96 1.18 0.91 2.4 2.23 0.55 0.09 0.5 2.33 0.18 0.18 0.5 1.33 1.09 0.36 1.3 2.57 0.55 0.09 1.1 2.67 0.56 0.00 0.7 2.83 0.20 1.30 0.5 0.40 0.17 0.00 0.0 0.00 0.36 0.09 0.3 1.00 8.82 5.00 14.9 1.61 7.27 3.82 16.6 1.25

PF TECH 2.7 0.3 2.7 0.2 2.5 0.2 3.3 0.0 1.5 0.0 2.1 0.0 2.7 0.0 1.4 0.0 0.8 0.0 1.9 0.0 0.7 0.0 0.9 0.1 22.1 1.6 21.8 0.4


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Los Angeles Clippers

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D OMENICO P EZZELLA

Nba ‘Team by Team’

Oltre ventuno punti di media (21,8), 8,8 rimbalzi e 54% dal campo per Chris Kaman. Ecco la nota lieta, la nota positiva di una squadra che cosi come tutti potevano immaginare annaspa nelle zone medio basse della classifica della Western. Il liet motive è sempre lo stesso ovvero quello di una squadra con possibilità di giocare a mille all’ora e che invece è ‘costretta’ a rallentare il tutto cosi come preferisce coach Dunleavy e cosi come dimostra il 21esimo attacco della Lega a quota poco superiore ai 90 a partita.

L’oggetto di interesse per i cuginetti dei Lakers ovvero Blake Griffin, non è ancora sceso in campo per infortunio e quindi tutto resta normale o uguale alla passata stagione. Eppure qualcosina si muove come per esempio i più di 18 punti di Eric Gordon ed i 9,7 rimbalzi di Marcus Camby anche se la sua presenza ha tolto un po’ di ‘lavoro’ ad Al Thorton

fermo solo ed esclusivamente a quota 3,7. In attesa che torni il numero uno dello scorso Draft e in attesa, secondo alcuni, della decisione di Sterling di portare in panchina un nuovo coach, a Los Angeles i tifosi dei Clippers sono ancora costretti a bere e vedere la solita minestra, anche se almeno c’è chi sta anche peggio.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Chris Kaman 13 Eric Gordon 7 Baron Davis 13 Al Thornton 13 Rasual Butler 13 Marcus Camby 13 Craig Smith 13 Ricky Davis 6 S.Telfair 13 Steve Novak 9 D.Jordan 12 Kareem Rush 7 Mardy Collins 2 Brian Skinner 1 Totals 13 --Opponents 13 ---

GS 13 7 13 10 9 13 0 0 0 0 0 0 0 0 -----

MIN PTS 37.4 21.5 38.4 18.9 32.8 16.1 29.7 11.2 30.6 9.5 30.2 7.8 15.4 6.8 14.5 5.5 16.8 5.4 8.6 2.9 8.8 2.7 8.3 1.3 7.5 1.0 3.0 0.0 96.2 10.5 100.8

Rebounds OFF DEF 2.3 6.3 0.4 2.9 1.1 2.7 2.2 2.0 0.8 2.7 1.7 7.4 1.1 2.6 0.2 1.7 0.2 1.2 0.0 0.7 0.8 1.5 0.1 0.7 0.0 1.5 0.0 0.0 29.7 40.2 13.0 30.3

TOT 8.6 3.3 3.8 4.2 3.5 9.1 3.7 1.8 1.5 0.7 2.3 0.9 1.5 0.0 23.1 43.3

AST 1.5 4.0 7.2 1.2 1.5 3.3 1.0 1.8 3.5 0.3 0.1 0.6 0.5 0.0 7.54 21.8

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 0.62 1.46 3.4 0.45 1.71 0.29 2.0 2.00 2.08 0.69 2.7 2.69 0.54 0.46 1.7 0.73 0.31 0.54 0.8 1.82 1.08 1.92 1.2 2.69 0.69 0.31 1.1 0.93 0.17 0.17 0.8 2.20 0.54 0.08 1.3 2.71 0.33 0.11 0.0 0.00 0.33 0.42 1.3 0.07 0.29 0.43 0.4 1.33 0.00 0.00 0.0 0.00 0.00 0.00 0.0 0.00 6.38 16.2 1.43 22.1 8.00 4.31 14.0 1.55

PF TECH 2.4 0.2 2.1 0.0 3.3 0.2 3.1 0.0 2.3 0.0 2.4 0.0 2.3 0.0 1.3 0.0 1.8 0.1 0.3 0.0 1.9 0.0 1.1 0.0 0.5 0.0 1.0 0.0 0.7 21.8 0.8


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Sacramento Kings

Nba ‘Team by Team’

Un cantiere in continuo divenire. I tempi della Sacramento che impazzava nei playoff di cui il ricordo aleggia ancora tra le mura della Arco Arena ad ogni partita, è ancora un lontano fotogramma. Quello attuale dice che i Kings sono sempre alla ricerca della felicità, alla ricerca della chimica giusta per poter tornare, cosi come è stato negli anni di cui sopra (non propriamente la prima delle formazioni ad Ovest quando quasi per magia si ritrovarono assieme Bibby, Webber, Divac e tutto il resto della combriccola ndr), al centro dell’attenzione dei media, ma ovviamente dalla parte giusta e non da quella sbagliata. Il ricorso al Draft è stato inevitabile e dal quale nell’ultima pescata è arrivato Tyreke Evans che sta dando il proprio contribuito alla causa più di quanto ci si sarebbe aspettato facendo notizia tra i rookie ovviamente solo dietro le scorri-

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bande di Brandon Jennings (17,1 punti, 4 rimbalzi e 4 assist di media), ma soprattutto un tale Cassipi. Certo l’apporto dell’israeliano non è certo quello di Evans, anche perché gioca una decina di minuti in meno, ma di sicuro non una cattiva scelta al Draft. Dal Draft è arrivato anche l’attuale principale condottiero dei Kings, Kevin Martin (30,6 il fatturato), anche se l’esterno della California dovrà cercarsi qualcuno per una piccola benedizione

contro i tanti infortuni di cui è vittima. Al suo fianco coach Westphal ha messo assieme una serie di rotazioni e di giocatori, con la trovata di Hawes uscente dalla panchina per il partente Thompson , che possono quanto meno far divertire il pubblico in attesa che il tanto materiale (non solo a stelle e strisce ma anche International come per esempio Udrih e Nocioni) a disposizione possa crescere e divenire qualcosa di più del livello attuale.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP GS Kevin Martin 5 Tyreke Evans 10 J.hompson 10 Beno Udrih 9 Andres Nocioni 9 Spencer Hawes 10 Donte Greene 7 Omri Casspi 9 Ime Udoka 5 Sean May 6 S.Rodriguez 6 D.Mason 5 Jon Brockman 8 Kenny Thomas 6 Totals 10 --Opponents 10 ---

MIN 5 10 10 5 5 6 1 0 0 4 0 4 0 0 -----

Rebounds PTS OFF DEF 41.8 30.6 1.2 34.3 17.1 0.7 34.5 14.2 4.7 29.9 13.4 0.6 26.6 11.6 0.7 29.0 10.1 2.0 13.3 8.4 0.3 20.9 8.0 1.0 20.4 4.6 0.4 13.7 3.5 0.3 9.3 3.0 0.5 13.2 2.6 0.8 7.6 2.4 1.5 14.2 1.8 2.2 102.8 13.8 104.6 10.1

TOT 4.2 3.7 5.3 1.8 3.4 4.9 1.3 2.2 3.4 1.7 0.7 1.8 1.5 3.2 30.7 30.7

AST 5.4 4.4 10.0 2.3 4.1 6.9 1.6 3.2 3.8 2.0 1.2 2.6 3.0 5.3 44.5 40.8

STL 2.6 4.3 2.6 3.8 1.2 1.8 0.3 1.0 1.6 0.8 1.7 0.4 0.3 0.3 18.5 18.9

Miscellaneous BLK TO A/TO 2.00 0.20 1.4 1.50 0.40 2.6 0.70 1.30 1.8 0.67 0.11 2.0 0.67 0.33 1.1 0.70 1.30 2.0 0.86 0.14 0.7 0.67 0.44 1.6 1.40 0.20 1.0 0.83 0.17 0.8 0.50 0.00 0.5 0.20 0.20 0.8 0.00 0.00 0.3 0.17 0.67 1.2 8.00 4.70 15.4 6.80 6.60 14.9

PF 1.86 1.65 1.44 1.89 1.10 0.90 0.40 0.64 1.60 1.00 3.33 0.50 1.00 0.29 1.20 1.27

TECH 1.2 0.0 2.7 0.0 4.2 0.0 2.2 0.0 2.7 0.0 2.9 0.0 1.1 0.0 1.4 0.0 2.0 0.0 2.3 0.0 0.8 0.0 1.0 0.0 1.6 0.0 1.5 0.0 22.5 0.4 22.6 0.4


S T A RS ‘ N ’ S T R IP E S

51

Golden State Warriors

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D OMENICO P EZZELLA

Nba ‘Team by Team’

A dire il vero in questi ultimi tempio più che di basket, nella Baia di Oackland si parla molto di più di come, se e quando i Warriors metteranno fine al loro rapporto con il coach che da quando siede su quella panchina ha apportato un solo miglioramento quello nel 2007 ovvero quando la Golden State di Baron Davis e compagni upsettarono la finalista dell’anno precedente, i Dallas Mavericks, al primo turno di playoff. Dopo di che è stato più una specie di fuggi fuggi generale da quello che in generale poteva essere un sistema a prima vista confortante votato all’attacco e poco alla difesa, ma che forse a conti fatti dopo un po’ di tempo logora l’ego dei giocatori visto il numero basso di vittorie. Questo è quanto è accaduto anche a Stephen Jackson che dopo il nostro Marco Belinelli ha deciso di cambiare aria per provare a giocare seriamente a basket. A sbottare sul tipo di basket

che si mette in scena in campo è stato anche Monta Ellis e addirittura l’ultimo arrivato Stephen Curry. Insomma tutti contro tutti in una squadra in cui devi cogliere l’attimo cosi come stanno facendo, magari Anthony Randolph ed Anthony Morrow, anche se prima o poi dovranno decidere anche loro del loro destino. E la società? Alla società conviene perdere tutti questi talenti? Conviene cederli uno per volta quando forse sareb-

be meglio fare un solo cambiamento e forse anche buono? La risposta di sicuro non la sapremo mai, anche se le voci di corridoio della Lega parlano di un rapporto che dovrebbe terminare a fine stagione per poi voltare pagina. Altri invece pensano che il continuo lamentarsi dei giocatori potrebbe anche spingere la società a cambiare il tutto prima per evitare scossoni dell’ottavo grado della scala Richter.

TUTTE LE STATISTICHE DELLA SQUADRA Game Statistics NAME GP Monta Ellis 10 CMaggette 10 K.Azubuike 9 A.Morrow 10 A.Randolph 10 V.Radmanovic† 1 Stephen Curry 10 Acie Law 5 Andris Biedrins 4 C.J. Watson 7 Mikki Moore 9 Ronny Turiaf 2 Totals 10 --Opponents 10 ---

GS 10 0 7 4 1 1 7 0 4 0 6 1 -----

MIN PTS 37.5 19.7 22.8 16.3 25.7 13.9 29.3 11.9 20.5 11.9 34.0 11.0 27.7 8.9 13.2 6.2 23.0 6.0 15.3 5.9 16.6 4.2 21.0 3.0 111.2 113.7

Rebounds OFF DEF 0.9 3.9 1.1 3.6 1.3 3.2 0.7 2.8 1.9 4.9 2.0 3.0 0.3 2.2 0.0 0.4 1.5 5.8 0.3 0.3 1.1 1.7 2.0 3.0 9.1 28.3 12.7 33.0

TOT 4.8 4.7 4.6 3.5 6.8 5.0 2.5 0.4 7.3 0.6 2.8 5.0 37.4 45.7

AST 5.3 1.9 1.1 0.9 0.7 0.0 4.7 1.4 1.8 1.6 1.4 0.5 22.6 24.0

Miscellaneous STL BLK TO A/TO 1.90 0.40 3.2 1.66 0.90 0.00 1.6 1.19 0.56 1.00 0.8 1.43 0.90 0.50 1.2 0.75 0.80 0.90 1.2 0.58 1.00 0.00 2.0 0.00 1.10 0.20 2.0 2.35 1.20 0.00 0.4 3.50 0.50 0.75 1.0 1.75 1.00 0.29 0.4 3.67 0.44 0.44 1.0 1.44 0.00 2.00 2.0 0.25 9.50 4.80 15.5 1.46 8.20 6.40 18.8 1.28

PF TECH 2.6 0.0 3.4 0.0 1.8 0.1 3.0 0.0 3.0 0.1 3.0 0.0 3.2 0.0 1.0 0.0 4.0 0.0 0.6 0.0 2.2 0.0 3.5 0.0 23.9 0.9 23.5 0.8


S TAR S ‘N’ STR I PES

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Y Yo ou u c ca an n’’tt c c m me e

LA RUBRICA

A LESSANDRO

DI

DELLI

La nuova rubrica di Stars N Stripes su tutto quello che ruota attorno al mondo e alla pallacanestro a stelle e strisce

PAOLI

NUMBER 23 In questa storia Jim Carrey c’entra ben poco. Nel celebre film, l’attore americano era ossessionato dal numero 23 che, in un modo o nell’altro, era presente ed aveva condizionato la sua vita. Al di là del fatto che, il numero 23, può aver provocato la stessa ossessione a numerosi cestisti americani, chiedere informazioni ai vari Patrick Ewing, Karl Malone e Charles Barkely, per restare a quelli più importanti, questo numero è sicuramente il più gettonato tra i giocatori della NBA. La ragione, dell’ossessione per i summenzionati e della diffusione del numero, è semplice come la domanda su chi sia il miglior giocatore di tutti i tempi: Michael Jordan. ‘Air’, oltre ad aver condizionato un’epoca, impedendo a giocatori di qualità di provare la giogaia del titolo, ha influito su migliaia di ragazzini che, avvicinandosi al basket, sceglievano

proprio il numero 23 da sfoggiare sulla propria canotta. Tra questi, ovviamente, anche quello dotato di più talento, il prescelto, LeBron James. E proprio dal LBJ parte un’iniziativa che fu lanciata, in tempi non sospetti da Pat Riley. L’idea del coach più gelatinato della storia era quella di far ritirare, a tutte le franchigie della Lega, il numero 23, per celebrare e rendere omaggio ad ‘His Airness’. LeBron, nei giorni scorsi, ha rilanciato così: “In onore di Michael Jordan, sarebbe bello e corretto che nessuno vestisse più il #23!”. ‘The Choosen One’, dalla prossima stagione, darà l’esempio a tutti. Ha infatti deciso di abbandonare la jordaniana 23 e di vestire la maglia #6, numero che ‘veste’ nel Team USA. Chissà se l’iniziativa avrà successo, di sicuro è da apprezzare. The greatest number ever.

Fonte foto: http:/ estaticos02.cache.el-mundo.net

C’ERA UNA VOLTA IL WEST Ci immaginiamo una scena alla spaghetti western tra il ‘nostro’ Delonte ed il procuratore distrettuale della Prince George’s County, Glenn Ivey. Le musiche adrenaliniche di Sergio Leone e uno scenario da leggenda sullo sfondo. Lo sguardo dei due che si incrocia e il verdetto che pone fine alla poesia. Oddio, meglio un verdetto giuridico che uno scontro all’ultimo sangue, visto che l’arsenale di Delonte West è sempre temibile. La vicenda è ormai arcinota (vedi le precedenti puntate nei numeri scorsi di S ‘n’ S). Il mariachi West rischia un lungo

Fonte foto: http:/ cm1.theinsider.com

periodo di reclusione. Le accuse e i capi di imputazione formulati nei suoi confronti porterebbero ad una condanna di 18 anni. Praticamente impossibile che si giunga a ciò, però, si narra che il procuratore Ivey sia uno dei più duri e non intenda ‘trattare’ sconti di pena. Il rischio, per un processo che inizierà comunque quando partirà la prossima stagione agonistica, è che West vada a finire dietro le sbarre almeno qualche mesetto, mettendo così a serio rischio la sua carriera NBA. I Cavs nono rilasciano commenti in merito e coach Brown si stringe attorno al suo giocatore: . “Delonte è un bravo ragazzo, ovviamente gli siamo tutti vicini e speriamo che la situazione si risolva nel miglior modo possibile”. How the West was won.


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NBA NEWS

Frattura al piede sinistro per l’ala dei Portland Trailblazers. Ancora incerti i tempi di recupero. Due i mesi, invece, per Speights

Travis Outlow ancora fermo ai box Come già accennato nell’ultima edizione di stars and stripes, l’eterno scontento Stephen Jackson è stato accontentato e ceduto agli Charlotte Bobcats assieme ad Acie Law (contratto in scadenza) in cambio di Vladimir Radmanovic e Raja Bell ( in Scadenza).. queste le dichiarazioni di Higgins sul fronte Bobcats: “ Siamo molto contenti di accogliere in squadra un giocatore del calibro di SJ, un all star che può darci una mano su entrambi i lati del campo, che viene dalla migliore stagione della propria carriera e porta in carico un’ esperienza nei playoff e un titolo (a San Antonio)..In più abbiamo aggiunto Law, che è un giovane promettente che può dare maggiore profondità nello spot di point guard..”. I Toronto Raptors invece hanno rifirmato Pops Mensah –Bonsu, dopo la parentesi dello scorso anno..l’ala ex Treviso , Joventut, Mavs ,Spurs e Raptors era stata firmata dai rockets questa estate salvo essere stata tagliata pochi giorni fa.. Mentre la regular season procede a vele spiegate, purtroppo continua ad aggiornarsi la injured list con una frequenza e una regola-

rità spaventosa. Gli ultimi sfortunati ad aggiungersi alla lista sono l’ala dei Blazers Travis Outlaw ( frattura del piede sinistro, incerti ancora i tempi di recupero), Maurice Speights dei Sixers (lesione del legamento collaterale, ne avrà per almeno 2 mesi), Raja Bell neo Warriors (problemi ai legamenti, forse ne avrà per tutta la stagione), Kelenna Azubuike dei Warriors ( laceramento del tendine patellare) ,la superstar degli Hornets Chris Paul ( problemi alla caviglia, un mese di stop), Luke Walton dei Lakers (problemi alla schiena, almeno 6 settimane di stop), e purtroppo 2 giocatori che negli ultimi anni per motivi diversi non hanno potuto contribuire alla causa delle proprie squadre, ossia il fragilissimo Shaun Livingston dei Thunder ( problemi al ginocchio sinistro) , e Jameer Nelson, point guard dei Magic, che già la scorsa stagione si bloccò, salvo ritornare miracolosamente ( e inutilmente) per le Finals..il giovane play ne avrà almeno per 6 settimane, il che spalanca le porte del quintetto a White Chocolate Jason Williams, che, sempre per motivi di infortunio, era stato costretto pochi anni fa ad appendere le scarpette al chiodo.

Dikembe Mutombo nuovo ambasciatore della Nba Per la serie “ gone but not forgotten”.. L’intimidatore sotto canestro più rispettato degli ultimi venti anni , Dikembe Mutombo , ex Denver Nuggets, Atlanta Hawks, Philadelphia 76ers, New York Knicks e Houston Rockets, appese le scarpe al chiodo, causa il brutto infortunio della passata stagione, è stato nominato pochi giorni fa come ambasciatore globale della NBA, ruolo che gli calza a pennello, considerando il suo ammirevole impegno nel sociale, palesato anche durante gli anni di attività sul parquet.


S TAR S ‘N’ STR I PES

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Dopo l’addio alla formazione dei Memphis Grizzlies dopo nemmeno un quarto di stagione regolare, l’ex Sixers sembra essere seriamente tentato di puntare verso la ‘Grande Mela’

NBA NEWS

Quale la prossima dimora di Iverson? G UGLIELMO B IFULCO DI

L’avventura di Allen Iverson ai Grizzlies è durata pochi scorci di regular season..the Answer infatti , ritenendo poco rispettoso per le sue possibilità il suo impiego in quel di Memphis ha deciso di abbandonare la barca e cercare fortuna altrove: dove? In lista alle preferenze del nativo di Hampton sembrerebbero esserci i New York Knicks, allo sbaraglio totale in questa stagione,( almeno per quanta riguarda i risultati) che stanno avendo molto poco dalla point guard titolare Chris Duhon e che tecnicamente potrebbero offrirgli almeno per questa stagione uno spot da starter..Voci concrete lo vorrebbero in Europa , magari anche in Italia (l’ Olimpia Milano ??), ma in lista ai desideri dell’ex MVP della lega sembrerebbe esserci ancora il basket a stelle strisce.. Opinione personale: sarebbe tanto assurdo e irriverente vederlo come sesto uomo ai Sixers?

Fonte foto: http:/ www.studentsoftheworld.info

Fonte foto: http:/ www.celebrific.com


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NBA RUMORS

Dopo le ultime vicende e le ultime partenze il coach ex Dallas Mavericks sembra essere in procinto di appendere la lavagnetta al chiodo. Sarà vero?

Don Nelson medita anche il ritiro Stars ‘N’ Stripes ideato da:

Domenico Pezzella

scritto da:

Alessandro delli Paoli Leandra Ricciardi Nicola Argenziano Nicolò Fiumi

Sarà perché i suoi Golden State Warriors, con la partenza di Stephen Jackson, sono destinati a stazionare ai margini della lega, sarà l’età , ma sembra proprio che si stia per concludere la rispettabilissima e onorata carriera di Don Nelson nella NBA. Stanco oramai di insegnare basket ai giovani attuali dei Warriors e demotivato dallo scarso livello della squadra da lui allenata, uno dei precursori del celebre “run & gun” , stando a quanto dichiara il Contra Costa Times, sarebbe intenzionato ad abbandonare il lavoro di coach di basket a livello professionistico ,non prima , però, di avere superato nella graduatoria dei coach più vincenti di sempre ( in regular season eh..) Lenny Wilkens , in cima alla suddetta classifica con 21 lunghezze di vantaggio. L’impresa può essere proibitiva pensando a quello che sono gli attuali Warriors, ma da una vecchia volpe come Don è sempre lecito aspettarsi uno sprint d’autore..a prescindere dall’esito della rincorsa, tanto di cappello ad uno dei più innovativi, geniali e bizzarri coach della storia.

Domenico Landolfo Stefano Panza Vincenzo Di Guida Guglielmo Bifulco Alessio Caprodossi info, contatti e collaborazioni:

domenicopezzella@hotmail.it

Fonte foto: http:/ 4.bp.blogspot.com


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NBA RUMORS

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Dopo l’addio alla formazione dei Memphis Grizzlies dopo nemmeno un quarto di stagione regolare, l’ex Sixers sembra essere seriamente tentato di puntare verso la ‘Grande Mela’

Il ‘toto-Lebron’ non ha fine: spunta Miami Oramai si rischia di diventare ripetitivi e perdere di credibilità, ma le voci su LeBron James e gli altri free agents della prossima estate continuano a susseguirsi , e per onor di cronaca vanno sempre menzionate. Il Toronto Sun ha infatti diffuso un rumor alquanto inedito, secondo il quale i Miami Heat potrebbero accasare accanto a Dwyane Wade il Prescelto e Chris Bosh,a formare un trio sulla carta a dir poco devastante ( a basket, tuttavia, si gioca sempre e solo con un pallone, non dimentichiamolo mai)..la voce va presa per quella che è, ma c’è da considerare che le franchigie con molta disponibilità salariale hanno ben poco da offrire ai suddetti free agents in termini di competitività, almeno considerando il livello attuale e la futuribilità di squadre come i Lakers ed i Magic, per cui mettere assieme in quel della Florida i 3 of amerikaz most wanted (non me ne vogliano l’anima di 2pac e Snoop Dogg per la citazione storpiata) , vorrebbe dire avere a disposizione i mezzi e gli uomini per competere subito per l’anello, a ulteriore discapito del livello medio delle altre venti e più franchigie della lega. Il tempo è maestro e ci dirà la verità..Intanto diamo materiale per fantasticare e ,perché no? , sognare..

Fonte foto: http:/ blogs.ajc.com

La girandola degli scambi continua a correre, i Celtics sempre attivi Almeno fino alla trading deadline di febbraio dovremo abituarci a eventuali colpi di scena anche per quanto riguarda le contender all’anello : l’ultimo in ordine di tempo riguarderebbe un “three-way deal”, ossia un maxiscambio a 3 squadre che porterebbe Samuel Dalembert e J.R. Giddens in maglia Kings , Kenny Thomas , Brian Scalabrine e Tony Allen in quel di Philadelphia, e infine Andrei Nocioni alla corte di Doc Rivers nel Massachusetts ad agire dal pino assieme a Sheed e Marquis Daniels. Ancora nulla di ufficiale , ma la trattativa sembra ben avviata e in procinto di essere conclusa.


S T A RS ‘ N ’ S T R IP E S

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NBA STANDING ATLANTICDIVISION

BOSTON PHILADELPHIA TORONTO NEW YORK NEW JERSEY

WL 93 56 57 29 012

PCT .750 .455 .417 .182 .000

GB 3½ 4 6½ 9

CLEVELAND MILWAUKEE CHICAGO INDIANA DETROIT

WL 84 63 64 54 57

PCT .667 .667 .600 .556 .417

GB ½ 1 1½ 3

CENTRAL DIVISION

SOUTHEAST DIVISION W L PCT GB ATLANTA 10 2 .833 ORLANDO 9 3 .750 1 7 4 .636 2 ½ MIAMI WASHINGTON 3 7 .300 6 CHARLOTTE 3 8 .273 6 ½

SOUTHWEST DIVISION W L PCT GB DALLAS 9 3 .750 HOUSTON 7 5 .583 2 SAN ANTONIO 4 5 .444 3 ½ NEW ORLEANS4 8 .333 5 MEMPHIS 3 8 .273 5 ½

NORTHWEST DIVISION W L PCT GB DENVER 8 3 .727 9 4 .692PORTLAND OKLAHOMA CITY 6 6 .500 2 ½ UTAH 5 6 .455 3 MINNESOTA 1 11 .083 7 ½ PCIFIC DIVISION

WL PHOENIX 10 2 LA LAKERS 8 3 SACRAMENTO 5 5 LA CLIPPERS 4 9 GOLDEN STATE 3 8

PCT GB .833 .727 1 ½ .500 4 .308 6 ½ .273 6 ½


S T A R S ‘ N’ S T R IP E S

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EASTERN CONFERENCE

WL ATLANTA 10 2 BOSTON 9 3 ORLANDO 9 3 CLEVELAND 8 4 MILWAUKEE 6 3 MIAMI 74 CHICAGO 6 4 INDIANA 5 4 PHILADELPHIA 5 6 TORONTO 5 7 DETROIT 5 7 WASHINGTON 3 7 CHARLOTTE 3 8 NEW YORK 2 9 NEW JERSEY 012

PLAYER

PCT .833 .750 .750 .667 .667 .636 .600 .556 .455 .417 .417 .300 .273 .182 .000

GB 1 1 2 2½ 2 ½ 3 3½ 4½ 5 5 6 6 ½ 7½ 10

WESTERN CONFERENCE

WL PHOENIX 10 2 DALLAS 9 3 DENVER 8 3 LA LAKERS 8 3 PORTLAND 9 4 HOUSTON 7 5 SACRAMENTO 5 5 OKLAHOMA C. 6 6 UTAH 56 SAN ANTONIO 4 5 NEW ORLEANS4 8 LA CLIPPERS 4 9 GOLDEN STATE 3 8 MEMPHIS 3 8 MINNESOTA 111

PCT .833 .750 .727 .727 .692 .583 .500 .500 .455 .444 .333 .308 .273 .273 .083

GB 1 1½ 1½ 1½ 3 4 4 4½ 4½ 6 6½ 6½ 6½ 9

NBA STATS

SCORES

1. KOBE BRYANT, LAL 2. CARMELO ANTHONY, DEN 3. LEBRON JAMES, CLE 4. DWYANE WADE, MIA 5. DIRK NOWITZKI, DAL

POINTS

31.0 29.9 28.3 27.6 27.5

PLAYER

REBOUNDS

1. JOAKIM NOAH, CHI 2. CHRIS BOSH, TOR 3. GERALD WALLACE, CHA 4. CARLOS BOOZER, UTA 5. MARC GASOL, MEM

REBOUND

12.4 12.3 11.5 11.4 11.1

PLAYER

ASSISTS

1. STEVE NASH, PHO 2. DERON WILLIAMS, UTA 3. CHRIS PAUL, NO 4. RAJON RONDO, BOS 5. JASON KIDD, DAL

ASSIST

11.9 9.8 9.2 9.0 8.9


La lente di ingrandimento di Stars N Stripes sulla LegaA

L a S q u ad r a. . .

Fred Jones

L a S q u a d ra . . .

La Bancatercas Teramo


M A DE I N I T A LY

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Dalla Nba per por tare in alto Biella MADE IN ITALY -1 IL PERSONAGGIO

DI

D OMENICO L ANDOLFO

Tra le tante stelle NBA che sono approdate in Italia quest'anno sicuramente sotto le luci della ribalta c'è Fred Jones, uno che ha giocato più di quattrocento partite nella lega americana e di elevato livello. Nato l'11 Marzo del 1979 nella cittadina di Malvern in Arkansas, può però tranquillamente dirsi un abitante dell'Oregon a tutti gli effetti, giacchè sarà sia nella High School che nel college nello stato dei Ducks, dove nei quattro anni gioca sempre ad alto livello, migliorando sempre le sue statistiche anno dopo anno, partita dopo partita. Scelto da Indiana con la 14^ chiamata del primo giro, approda in Nba all'età di 23 anni in una delle squadre di alto livello, dove si inserisce fin da subito ai vertici, grazie al suo dinamismo e alla sua energia in attacco. L'inizio è traumatico, ma il suo carismo, e soprattutto la vicinanza di un grandissimo come Reggie Miller lo portano a crescere di testa e a cementarsi in un gruppo solido e ambizioso, di cui diviene uno dei leader emotivi, soprattutto perchè le sue schiacciate spettacolari lo rendono noto al pubblico di Indianapolis. Raggiungerà per tre anni con i Pacers i playoff, giocando anche una finale di conference, purtroppo persa. Si pone ai massimi livelli nel 2004 quando vince lo Slam Dunk Contest sorprendendo tutto e tutti con le sue giocate oltre il ferro, ma paradossalmente il suo punto più

alto rappresenta l'inizio della fase calante della sua esperienza americana, che lo vedrà girare varie piazze quali Toronto, Portland, New York e infine i Clippers, con contratti spesse volte a gettone e che non rendono onore a tale potenziale. E' la fine dell'avventura di Fred che in questa estate decide di trasferirsi a Biella e provare il basket europeo. Acciaccato e provato da un tipo di preparazione diversa il buon Jones ha un debutto traumatico in quel di Caserta dove raccimola poco, e con tante forzature, non partendo nenache in quintetto; man mano che però entra nel sistema di gioco italiano la sua consistenza aumenta e la sua presenza in campo diviene foindamenatale per la squadra di Luca Bechi, che trova in lui non solo un eccellente finalizzatore, ma anche una valida alternativa a Joe Smith nell'impostazione e nelle letture in attacco. La sua versalità in attacco, sia vicino a canestro che fuori dall'arco, condita ad una discreta attitudine alla difesa, nonchè alla sua grandissima dote di saltatore e schiacciatore nonostante il metro e 88 di statura, lo rendono un giocatore imprevedibile, che sa rendrsi utile e sa dare il suo contributo alla causa con sacrificio e dedizione. Dalla sua terra natia, che cestisticamnete è come detto l'Oregon quella voglia di fare sempre le cose in maniera particolare, distinguibile dagli altri, sempre con stile e classe. Probabilmente è la shooting guard con maggiore esperienza nba di quelle viste in Italia, arrivatoci seppur a trenta anni, ma con uno spirito diverso: quello di volersi dare degli stimoli nuovi, dopo che il suo tempo oltre oceano si è esaurito, per dimostrae, prima che ai suoi tanti fan, a se stesso, che il guerriero dentro di lui è ancora forte e combattivo, e che contro tutti e contro tutto, lui è ancora quel campione che 5 anni fa domaniva il mondo al di sopra dell'anello, e che ogni palcoscenico che calcherà sarà solo un nuovo passo verso l'ignoto, verso il futuro, che grazie al suo talento possiamo scommeterci sarà radioso. Regalaci ancora tante schiacciate, e continua a volare lassù Fred!!!


M A DE I N IT A LY

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La Bancatercas e la voglia di stupire ancora... MADE IN ITALY -2 LA SQUADRA

DI

N ICOLA A RGENZIANO

Quando raggiungi il miglior risultato della tua storia e accendi passioni e soddisfazioni sportive mai conosciute non c'è nulla di piu' difficile che ripetersi. Coach Andrea Capobianco all'inizio dell'anno era stato chiaro: “pensare di ripetere il terzo posto della stagione 2008/2009 è realisticamente difficile” e al contrario di ciò che si possa credere non si trattava di “vittimismo” generato dal timore di maggiori responsabilità. Il tecnico campano dopo aver speso una vita a formare giovani con gran successo nelle giovanili del basket Salerno, dopo aver vissuto la giu-

sta gavetta in quella che si chiamava all'epoca B2, dopo un gran lavoro svolto in quel di Jesi (risollevando una piazza sull'orlo del fallimento stagionale portandola al massimo vertice di Legadue), non ha bisogno di mezze parole o di qualsiasi forma di protezione. L'oggettività regna sovrana quando si parla della BancaTercas Teramo: una realtà piacevole ed affermata del panorama cestistico nazionale, un piccolo centro che vive di basket e che dei colori biancorossi ne fa un vanto cittadino, una squadra “operaia” che ha saputo con coraggio investire e lanciare giocatori di talento, italiani e non. Il lavoro certosino di tanti


M A D E I N IT A L Y

anni ha portato la piazza abruzzese ad un risultato eccezionale con quel terzo posto che è valso un posto in Europa e l'ingresso all'elìte del basket nazionale, ma si sa oltre gli onori in certe situazioni non si possono ignorare gli oneri. Un profondo rinnovamento infatti è stato oggettivamente necessario: la società teramana in questa stagione ha prima di tutto allungato e quindi sposato il progetto tecnico di Capobianco, il quale segue profondamente anche le vicende del vivaio, ma al contempo non è stato facile ricostruire un roster che giocoforza ha perso pezzi importanti, riuscendo

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comunque a salvarne altri; ha saputo dissuadere dalle sirene di team di prima fascia quel Peppe Poeta che partito dalla gavetta piu' “genuina” è riuscito a ritagliarsi un ruolo di assoluto protagonista (di fatto insieme a Di Bella è il playmaker italiano con piu' peso e costanza) che gli è valso un posto fisso con la maglia della nazionale, la quale seppur fallendo l'obbiettivo delle qualificazioni europee lo conserva come membro fondamentale del progetto azzurro. Al contempo ha dato e sta dando sempre piu' importanza allo scugnizzo gemello Amoroso, in pratica conservando l'anima della squadra, insomma ha cercato (riuscendoci sulla carta tutto sommato) ha limitare i danni causati (piacevolmente si intende) dall'enorme visibilità suscitata dai risultati. Non è stato altrettanto facile con altri due cardini dello schieramento teramano: Dave Moss (scoperto proprio da coach Capobianco) ha spiccato il volo e si è accasato alla Virtus Bologna con il particolare non indifferente di esser a tutti gli effetti un cardine futuro della Montepaschi Siena che ne gestisce il cartellino; Brandon Brown ha anch'egli seguito altre strade dopo un campionato di alto livello, due perdite non da poco soprattutto per come la compagine abruzzese aveva impostato suo gioco lo scorso anno. Ma si sa (e anche a Teramo lo sanno bene) che nell'attuale mercato cestistico queste sono perdite che possono accadere e così il management societario ha cercato di ovviare cercando di far quadrare il cerchio con l'arrivo di Bobby Jones, del fromboliere Diener e del versatile Jurak, oltre che del poco conosciuto Stanescu. L'inizio purtroppo è stato sfortunato e a tutt'oggi i 4 punti raccolti rappresentano un punto su cui ripartire con tranquillità in attesa che i giusti assetti tattici ricompaiano. Del resto le discriminanti sono piu' che comprensibili, se si cambia buona parte del motore il rodaggio va fatto piano e bene se si vuol far si che poi il motore non si rompa prima del dovuto. La sensazione è che la BancaTercas sia oggi un motore in fase di rodaggio con alcuni pezzi ancora non al meglio del loro potenziale: Thomas ad esempio sta patendo una condizione ancora “imballata”, lo stesso Amoroso è reduce da un infortuneo che ha rallentato il suo rendimento, Poeta sembra ancora affaticato dalle tossine di un'intera estate passata sul campo da gioco ed anche Jones non ha ancora trovato il bandolo della matassa per essere ciò che era...Moss. Sono altrettanti però i segnali che fanno ben sperare: Hoover e Diener sono partiti con buone percentuali e sembrano non pestarsi i piedi nel ruolo di specialista, Stanescu e Jurak si sono rivelati due innesti preziosi per gestire le rotazioni e la recente vittoria in rimonta contro Caserta quando ormai il match sembrava bello che andato lasciano intravedere sprazzi di futuro roseo per questa piccola grande realtà che vuole ancora far sognare, ma che di certo ci tiene a non illudere.



Stars 'N' Stripes N°17