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Con il termine prostituzione si indica l'attività di chi offre prestazioni sessuali, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro. L'attività, fornita da persone di qualsiasi orientamento sessuale, può avere carattere autonomo, professionale, abituale o saltuario. Strettamente legato alla prostituzione è il suo sfruttamento, o lenocinio, praticato per trarre profitto dall'attività di chi offre il servizio, da parte di persone che generalmente si presentano come protettori, o "lenoni". Inoltre vi sono altre figure legate al fenomeno della prostituzione per cui può configurarsi, al posto dello sfruttamento vero e proprio, il reato di favoreggiamento.


• La parola "prostituzione" deriva dal verbo latino prostituĕre (pro, "davanti", e statuere, "porre"), e indica la situazione della persona (in genere schiava) che non "si" prostituisce, ma che, come una merce, viene "posta (in vendita) davanti" alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno. • L'uso del termine non è univoco e a seconda del Paese, del periodo storico o del contesto socio-culturale può includere qualsiasi atto sessuale e qualsiasi tipo di compenso o indicare coloro che svolgono atti sessuali fuori dal matrimonio, o uno stile di vita simile a coloro che offrono le prestazioni o chi intrattiene atti sessuali disapprovati.


La prostituzione antica aveva una caratteristica più sacrale-rituale in quasi tutte le antiche civiltà del pianeta. Le donne offrivano il loro corpo come sacrificio alla divinità, che veniva identificata nei loro presunti messaggeri sulla Terra. Erano soprattutto Re, imperatori, grandi maestri di riti sacri, sia sotto spoglie antropomorfe che zoomorfe. Nella antica Babilonia le prostitute si concedevano sessualmente per la dea Militta, mentre il cliente, come atto simbolico, doveva offrire del denaro gettandolo sul ventre o sulle ginocchia della prostituta stessa. È forse in questi antichi rituali che il sesso si sarebbe poi trasformato formalmente a pagamento, e, ritenuto sacro, spesso legalizzato. La prostituta sacra, detta ierodula, seguiva dal primo all'ultimo cliente del giorno. Al termine, nessuno le poteva offrire più nulla per averla di nuovo. Le donne belle se ne tornavano presto. Quelle più brutte rimanevano lungo tempo senza poter soddisfare la prescrizione di legge, anche tre-quattro anni. L'attesa era dovuta al fatto che il periodo di prostituzione sacra, la iero-porneia, avveniva solo in alcuni giorni dell'anno. Fu poi successivamente, all'incirca al tempo della legge ebraica che la prostituzione fu indicata, per lo più, come un atto dissoluto e peccaminoso.


Il corpo di donne e bambini, e sempre di più anche quello degli uomini, è diventato un “prodotto”, oggetto di una commercializzazione senza limiti e fonte di favolosi profitti. Due fenomeni caratterizzano questo aspetto perverso della globalizzazione che va sotto il nome di mercato del sesso, controllato sia dalle organizzazioni criminali che dagli Stati. 1.Il primo è la forte crescita del traffico di esseri umani destinati ad alimentare il mercato della prostituzione: si stima che 0,5 milioni di donne e bambini destinati alla prostituzione, raggiungano ogni anno l‟Europa occidentale, provenienti dall‟Asia e dall‟Europa centrale e orientale. Spesso le ragazze vengono ingannate con la promessa di un lavoro e poi costrette a prostituirsi; a volte le famiglie stesse vendono un figlio sapendo che finirà a prostituirsi; molto spesso donne e bambini vengono rapiti per finire nel mercato del sesso. L‟epidemia di AIDS, poi, aumenta la domanda di prostitute sempre più giovani, perché i clienti esigono dei partner non contaminati. 2.Il secondo è l‟aumento del turismo sessuale, che permette ai clienti occidentali di raggiungere luoghi esotici dove possono approfittare di prezzi irrisori, dell‟anonimato, della povertà e della sottomissione di donne e bambini, che per la loro origine e condizione sono ancora più facilmente considerati non come esseri umani ma come semplici oggetti sessuali. Da tutto ciò risulta che la prostituzione è un fenomeno complesso, non riducibile a un fatto individuale, ma strettamente legato alle strutture di potere e all‟economia, e che riflette le relazioni disparitarie fra uomini e donne, adulti e bambini, Paesi ricchi e Paesi poveri


Le modalità di esercizio della prostituzione, che subisce sovente un forte ostracismo sociale e in molti Paesi è illegale, sono ampie e variegate. È molto comune la prostituzione di strada con l'esercitante che offre i suoi servizi sulla strada, o camminando o attendendo, generalmente, ma non nel caso di prostituzione maschile, abbigliato con vestiti appariscenti. La prestazione sessuale è sovente consumata in auto o in stanze in affitto in motel. Le prostitute di strada sono chiamate anche "lavoratrici di strada", meretrici, peripatetiche. Generalmente l'offerta di prostituzione di strada si concentra in ben determinate vie ad alta percorrenza o in quartieri periferici. In alcuni Stati vi sono zone dedicate all'esercizio della prostituzione, i cosiddetti quartieri a luci rosse. La prostituzione, in alcuni paesi è esercitata in luoghi deputati, chiamati bordelli, oppure gli esercitanti organizzano case di appuntamento. In Italia, dove sono illegali bordelli e case di appuntamento (case chiuse), sono stati denunciati numerosi sex club che ne facevano le veci. Un'altra modalità di esercizio della prostituzione è quella di accompagnatori ed accompagnatrici o escort, che si offrono con le più disparate modalità. Se autonomamente con annunci su internet o sulla stampa cartacea, o celati dietro agenzie di accompagnatori, anche se non tutte le agenzie di accompagnatori offrono servizi sessuali al cliente. Ad un contatto telefonico segue la prestazione che avviene sovente presso la residenza del richiedente del servizio o in motel. Anche dove la prostituzione è legale il servizio di escort è comune. Tra le modalità di fruizione della prostituzione è annoverato, infine, il turismo sessuale.


La prostituzione è da tutti ritenuta moralmente e umanamente inaccettabile, non solo priva l’atto sessuale del suo senso esistenziale profondo (l‟amore e il sostegno reciproci e la procreazio-ne), ma trasforma la persona stessa in un oggetto, privandola del riconoscimento di quell‟identità che imporrebbe una relazione di rispetto e di libertà. La condanna però non può prescindere da una riflessione sulla responsabilità: a volte anzi, prima di chiedersi se un comportamento è moralmente lecito, bisogna verificare che non sia l‟unica possibilità per la persona che lo ha adottato, perché una scelta obbligata, fatta in mancanza di reali alternative, ha un significato diverso per chi la compie e per chi la giudica. Diverse sono le considerazioni circa le responsabilità di chi sfrutta donne e bambini per accumulare enormi guadagni . Gli esseri umani non sono merci, i loro corpi non possono essere venduti e acquistati: di fronte alla mercificazione crescente bisogna avere il coraggio di condannare e combattere una mentalità che fa del sesso uno strumento di potere e di pro-fitto e di ripristinare una morale sessuale rispettosa della persona umana.


Un decreto del 1859, voluto da Camillo Benso conte di Cavour autorizza l'apertura di case controllate dallo Stato per l'esercizio della prostituzione in Lombardia. Il 15 febbraio 1860 il decreto fu trasformato in legge. Nascono le cosiddette "case di tolleranza", perchÊ tollerate dallo Stato. Ancora, il testo definitivo della legge Crispi, approvato il 29 marzo 1888 vietava di vendere cibo e bevande, e feste, balli e canti all'interno delle case di tolleranza e l'apertura di case in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane sarebbero dovute restare sempre chiuse. Da qui i bordelli presero il nome di "case chiuse". Nel 1900 si leva qualche voce per la chiusura delle case di tolleranza a seguito dell'attentato dell'anarchico Bresci a re Umberto I. Bresci avrebbe trascorso alcuni giorni a meditare in un bordello prima dell'attentato, ma le minacce di chiusura pronunciate dal Presidente del Consiglio Saracco rientrano. Sarà Filippo Turati, nel 1919 a riaprire la querelle, ma per tutto il fascismo non si registrarono variazioni di merito nella legislazione sulla prostituzione. Il 20 settembre 1958, a seguito di un lungo dibattito nel Paese, è stato introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione e le case di tolleranza sono state chiuse con la cosiddetta legge Merlin


La legge del 20 febbraio 1958 n.75 detta legge Merlin ha vietato l„ esercizio delle case di prostituzione e dichiarato illegale lo sfruttamento della prostituzione. La prostituzione in se stessa non costituisce un reato E‟ punito penalmente chi induca alla prostituzione un minorenne o ne favorisca o sfrutti la prostituzione. E‟ anche punito penalmente chi compia atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i sedici anni in cam-bio di denaro o di altra utilità economica. Il rapporto sessuale con minori di anni quattordici è sempre vietato e punito penalmente. Sono un reato I‟adesca­mento (chi in luogo pubblico o aperto al pubblico invita al liberti-naggio in modo scandaloso o molesto; chi segue per via le persone invitandole con atti o parole al libertinaggio) e lo sfruttamento della prostituzione. In merito alla lotta alle nuove schiavitù (art. 600 del Codice Penale) e al traffico di esseri umani (protocollo aggiunto alla Convenzione di Palermo) ogni Stato deve perseguire la condotta illecita della tratta intesa come “reclutamento, trasporto, ospitalità o accoglimento di persone con I‟ impiego o la minaccia della forza”. Interessanti sono le suggestioni provenienti dalla legge 269 del 1998 che ha introdotto I‟arti­colo 600 bis del Codice Penale il quale punisce molto severamente lo sfruttamento della prostituzio-ne e i fruitori delle prestazioni.


• Nell‟induismo la sessualità è finalizzata alla procreazione e all‟armonia della coppia, e va vissuta solo all‟interno del matrimonio. • La prostituzione, vesiya, è condannata perché è un comportamento sessualmente impuro, contraria alla disciplina religiosa che vieta lo sfruttamento di un‟altra persona. • Confucio non condannava la prostituzione, almeno dal punto di vista del maschio che poteva usufruirne a suo piacimento. Del resto le donne nel confucianesimo antico non solo non potevano esprimere un punto di vista, ma neanche averlo. • Tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio sono proibiti, in particolare il rapporto con le prostitute. Per evitare il rischio di non riuscire a controllare il desiderio sessuale, è fortemente raccomandato il matrimonio. • Nell‟ebraismo, la prostituzione è proibita perché favorisce l‟adulterio. Un figlio nato da una relazione con una prostituta è ritenuto un “bastardo” e non può celebrare un matrimonio ebraico


Il cristianesimo condanna la prostituzione per-ché rappresenta una sessualità vissuta al di fuori delle sue caratteri-stiche fondamentali di unione della coppia e di generazione. L‟immagine negativa della prostituzione è evidenziata da un bra­no del Nuovo Testamento dell‟apostolo Paolo che, nella prima let­tera ai Corinti, capitolo 6, versetti l5-20, dice: “Non sapete che i vo­stri corpi sono

membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sape-te voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un solo corpo [...] O non sapete che il vostro corpo è tempio del-lo Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartiene a voi stessi? [...} Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” IlCatechismo della Chiesa cattolica affronta il tema della prostituzione quando spiega il sesto comandamento. “La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. La prostituzione costituisce una pia-ga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche bambini o adole-scenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). 11 darsi alla prostitu-zione è sempre gravemente pecca­minoso, tuttavia l‟imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressio­ne sociale.” (Catechismo della Chiesa cattolica, 2355).



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