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L’ABORTO


L’ABORTO L'aborto è l'interruzione prematura di una gravidanza. Questa può avvenire per cause naturali (aborto spontaneo) o essere provocata artificialmente (aborto provocato o interruzione volontaria della gravidanza).


L’ABORTO La parola aborto deriva dal latino abortus, vocabolo composto dal participio passato del verbo orior, "nascere" e dalla particella negativa ab-, quindi letteralmente "morire nel nascere". In Italia, si definiva, in passato, come aborto un'interruzione della gravidanza avvenuta entro il 180º giorno dal concepimento. Attualmente tale indicazione in medicina è superata, e si preferisce indicare con tale termine l'interruzione della gravidanza in cui il feto non abbia raggiunto un peso minimo di 500 grammi all'atto dell'espulsione o estrazione dal corpo della donna, oppure, se il peso non è conosciuto, che non abbia raggiunto la 22ª settimana di gestazione o in alternativa l'altezza di 25 cm. Si parla invece di parto prematuro o nascita pretermine nel caso di un parto che si verifichi a partire dalla 22ª e prima della 37ª settimana di gestazione compiuta e, in caso di morte del feto in utero, dopo la 22ª settimana di età gestazionale non si parla più di aborto, ma di morte endouterina fetale.


L’ABORTO Si parla invece di parto prematuro o nascita pretermine nel caso di un parto che si verifichi a partire dalla 22ª e prima della 37ª settimana di gestazione compiuta e, in caso di morte del feto in utero, dopo la 22ª settimana di età gestazionale non si parla più di aborto, ma di morte endouterina fetale.


L’ABORTO In medicina si ritrovano molte sottodefinizioni legate all'aborto :


A seconda dei fattori • Aborto spontaneo se avviene per cause naturali; • Aborto provocato (interruzione volontaria della gravidanza, compresi sia i casi tutelati dalla legge che l'aborto clandestino.


A seconda delle modalità con cui si manifesta • Aborto completo, quando viene espulso completamente il feto; • Aborto incompleto, se parte di esso (solitamente la placenta) viene trattenuto nella cavità uterina; • Aborto interno o ritenuto, il feto muore senza che vi sia espulsione, (considerato tale entro 24 ore dalla morte del feto)


A seconda dell'età gestazionale in cui si manifesta • Aborto embrionale, (entro le prime sette settimane) • Aborto fetale, dall'ottava settimana • Aborto tardivo, dopo le 21 settimane di gestazione


Aborto spontaneo L'aborto spontaneo è molto più frequente di quanto comunemente si ritenga: i più recenti studi indicano che circa un terzo delle gravidanze termina con un aborto spontaneo. In particolare, Lohstroh, Overstreet, e Stewart hanno rilevato che la somma degli aborti spontanei precoci, che avvengono prima della sesta settimana dall'ultima mestruazione, e degli aborti spontanei successivi alla sesta settimana, fornisce una percentuale totale di aborti spontanei del 35,5% su 100 fecondazioni rilevate. Altre ricerche confermano il fatto che il livello percentuale di abortività spontanea delle gravidanze, rilevate mediante i livelli ematici di hCG (gonadotropina corionica umana, ormone prodotto in gravidanza), oscilla tra il 31% e il 35,5%. Il periodo a maggior rischio è il primo trimestre. Si parla di probabilità, di stima epidemiologica, visto che molte interruzioni spontanee di gravidanza passano inosservate, senza che assumano una dignità clinica.


L'aborto ripetuto (due casi di aborto) interessa il 3% delle coppie che cercano di avere figli. L'1% delle coppie ha avuto almeno tre casi di aborto consecutivi (aborto ricorrente).

Nel 12% dei casi clinicamente riconosciuti la madre ha meno di 20 anni, nel 27% più di quaranta. Secondo dati Istat del 1999 e 2005, in Italia il numero degli aborti spontanei registrati negli istituti di cura ogni 1000 nati vivi è cresciuto dagli 89,2 del 1982 ai 128,09 del 2005. Sempre secondo questi dati riferiti degli aborti spontanei del 1999: • il 36,7% è avvenuto fino alla 8ª settimana di amenorrea • il 32,4% è avvenuto tra la 9ª e la 10ª settimana. • il 17,2% è avvenuto tra la 11ª e la 12ª settimana. • il 5,4% è avvenuto tra la 13ª e la 15ª settimana. • il 3,9% è avvenuto tra la 16ª e la 20ª settimana. • l'1,7% è avvenuto tra la 21ª e la 25ª settimana. • il restante 2,7% in un periodo non precisato.


Sintomi e diagnosi La sintomatologia tipica dell'aborto spontaneo prevede perdite ematiche e contrazioni uterine. Tale sintomatologia tuttavia, piuttosto diffusa, raramente indica necessariamente un aborto: i sintomi sono in realtà poco specifici. La gravidanza può anche interrompersi in maniera del tutto asintomatica: in tal caso si parla, più propriamente, di aborto interno. L'embrione rimane nell'utero con la cervice chiusa, anche se ormai non c'è più battito cardiaco. L'aborto interno accade più spesso entro la dodicesima settimana ed è possibile accertare la situazione attraverso un controllo ecografico.


Cause Le cause di un aborto nel primo trimestre di gravidanza sono diverse dalle cause di aborto nel secondo trimestre di gravidanza. Nei due casi sono molte e varie, spesso difficilmente riconoscibili, principalmente dovute ad aberrazioni cromosomiche del prodotto del concepimento (embrione o feto), secondariamente a problemi della gestante, tra i quali: • utero anomalo (utero setto, bicorne, con presenza di fibroma...) • incontinenza cervicale • patologie endocrine e immunitarie • malattie infettive • malnutrizione • abuso di droga/alcool/farmaci • età materna a rischio (sotto i 20 anni e sopra i 35)


Terapia In passato la terapia più diffusa per l'aborto spontaneo era la dilatazione cervicale e lo svuotamento strumentale dell'utero, per prevenire infezioni che avrebbero potuto causare la sterilità o la morte della donna. L'aborto era spesso diagnosticato quando era già presente una forte emorragia o c'erano evidenti sintomi nella donna. La diagnosi in genere era "sanguinamento vaginale anomalo". Dagli anni '90 del secolo scorso, con l'avvento delle ecografie intrauterine e gli studi sull'ormone β-hCG, è possibile diagnosticare la morte del feto prima che si verifichi l'espulsione naturale.


Terapia L'approccio terapeutico per l'aborto ritenuto è di due tipi: attesa dell'espulsione spontanea del prodotto del concepimento oppure sua rimozione attraverso curettage chirurgico (raschiamento) o isterosuzione. Attualmente la terapia più accreditata è l'attesa sotto controllo medico, e in paesi come i Paesi Bassi, il Canada, il Regno Unito, è la strategia più applicata. Infatti l'aborto spontaneo spesso si risolve naturalmente con l'espulsione del materiale fetale e questo tipo di approccio, oltre a permettere di studiare l'evoluzione della patologia in modo più completo, evita i rischi connessi con la tecnica di svuotamento che potrebbe causare traumi all'utero con possibili complicazioni per le gravidanze future.


Terapia Altre terapie accreditate sono di tipo farmacologico, come l'uso delle prostaglandine e gli anti-progestinici, in tecniche analoghe all'interruzione volontaria di gravidanza. Questi farmaci favoriscono l'espulsione spontanea del materiale fetale, nel caso di aborto spontaneo, giĂ spento.


Effetti psicologici La donna che ha subito un aborto può aver bisogno di sostegno psicologico che aiuti a gestire il dolore della perdita. A qualsiasi epoca della gestazione avvenga, un aborto spontaneo può essere traumatico e può essere vissuto come un lutto. Talvolta la donna può provare un vero e proprio rifiuto dell'idea di avere altre gravidanze e, se già psicologicamente predisposta, può cadere in seri stati depressivi, ai quali è possibile rimediare mediante terapie psicologiche o psichiatriche. Può rivelarsi in ogni caso utile il sostegno alla donna da parte delle reti sociali e familiari in questa fase, anche per ottenere una maggiore partecipazione della stessa nei confronti delle terapie.


Aborto provocato L'Interruzione volontaria di gravidanza (IVG) o aborto provocato consiste nell'interruzione dello sviluppo dell'embrione o del feto e nella sua rimozione dall'utero della gestante. Può essere provocato per via chirurgica o chimica. La pratica dell'aborto volontario viene svolta in buona parte del mondo, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione. Può essere motivata da ragioni di ordine medico, come la presenza di gravi malformazioni al feto, di pericolo per la salute della madre, nel caso in cui il feto sia frutto di una violenza carnale ai danni della madre o per altri motivi indipendenti dalla condizione di salute della madre o del feto: come la condizione economica, familiare o sociale.


In alcuni contesti, specialmente in Asia e Africa, viene praticato l'aborto selettivo a scapito di embrioni e feti di sesso femminile. Le cause del fenomeno sono ragioni di carattere economico, socio-culturali, o la politica del figlio unico nel caso cinese. Alcuni paesi in cui il fenomeno è particolarmente diffuso adottano politiche per tentare di limitarlo, come aiuti economici a chi ha figlie femmine (India) o divieto di effettuare esami per determinare il sesso del nascituro a scopo selettivo (Cina).


Metodologie dell'aborto provocato • • • • •

Svuotamento strumentale Isterosuzione Dilatazione e revisione della cavità uterina Dilatazione e svuotamento Induzione farmacologica


Dati statistici sugli aborti in Italia


Discussioni In passato l’atteggiamento nei confronti dell’aborto rivelava in realtà la presenza di una doppia morale: considerato immorale e condannato dalla legge, veniva però largamente praticato in modo clandestino. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso si cominciò a parlare apertamente della legittimità dell’aborto, fino a giungere, in molti paesi, alla sua legalizzazione. Ma le discussioni relative alla sua liceità sono ancora oggi più che mai vive. Discutere di aborto significa porre la questione fondamentale dell’inizio della vita umana. L’embrione, parola greca che significa “crescere dentro” è un essere umano? In quale momento lo diventa? Comprendere quando inizia la vita dell’embrione, tuttavia, non esaurisce la questione dell’inizio della vita umana, perché alcune prospettive scientifiche individuano l’inizio della vita con la possibilità di considerare l’embrione come una persona umana.


Discussioni Dunque il problema etico si pone non solo intorno all’inizio della vita, ma anche intorno al concetto di persona: non è sufficiente sapere quando inizia la vita dell’embrione, ma piuttosto quando l’embrione diventa una persona Va da sé che la scienza non può stabilire se e quando la vita o la persona possono essere definite tali; questo sarà il compito dell’etica, della psicologia e del diritto. Al di là o al di qua di queste condizioni si porrà la possibilità o meno di praticare l’aborto, che sarà o meno interruzione della vita (o dell’esistenza di una persona).


Discussioni Molti scienziati concordano nell’individuare l’inizio dell’esistenza umana intorno al 14°-16° giorno, quando, con la formazione dell’asse cranico, l’embrione diventa un’entità distinta. Tuttavia esistono diversi punti di vista scientifici: 1.non esiste un momento in cui la vita ha inizio, i gameti sono vivi come qualunque altro organismo; 2.con la fecondazione, quando i patrimoni genetici dei due genitori si fondono; 3.dopo 14 giorni; si definisce fase pre-embrionale il periodo precedente, perché fino a che non si impianta nell’utero, non si sa che cosa ne sarà dell’embrione, se per esempio darà vita a due o più gemelli; 4.dopo 27 settimane, col manifestarsi dell’attività cerebrale; 5.dopo 25 settimane, quando il feto può vivere separato dalla madre; 6.al momento della nascita, quando subentra la capacità di riconoscere il sé dal non sé.


PROBLEMI ETICI La discussione sulla definizione di persona è fondamentale per decidere della liceità dell’aborto. Il termine persona ci fa pensare a una qualità la cui presenza differenzia l’uomo dagli altri esseri viventi. Perché un uomo è una persona mentre una pianta o un animale no? La risposta è che nell’uomo alle funzioni vegetative e sensitive, si aggiungono quelle intellettive, cioè la razionalità.


PROBLEMI ETICI Si possono distinguere due concezioni di persona: 1.la concezione funzionalista, secondo la quale una persona esiste solo se manifesta certe qualità o funzioni, come il pensiero e l’autocoscienza, che possiamo chiamare razionalità o anima. In questo caso l’embrione, almeno fino a gravidanza avanzata, non è una persona. La concezione funzionalista è alla base della posizione, condivisa da molti laici, che considera il processo riproduttivo come un progetto che si realizza per gradi finalizzato al la creazione di un individuo. A ogni tappa troviamo un organismo con nuove caratteristi-che. Solo quando si sviluppano le strutture cerebrali (4-6 mesi) e appaiono nuove funzioni come sensibilità e capacità di movimento, il feto diventa una persona, non prima


PROBLEMI ETICI 2.la concezione sostanzialista (o personalismo ontologico), secondo la quale una persona è tale anche se non esercita queste funzioni. Lo è per “natura”, perché l’anima o la razionalità sono presenti nella sua sostanza anche quando non si manifestano. Dunque anche l’embrione è una persona.


PROBLEMI ETICI La prospettiva adottata dal pensiero cristiano è quella sostanzialista: al momento del concepimento si forma un organismo umano che è composto di anima e corpo, cioè una persona. Alcuni teologi sostengono inoltre che l’embrione va rispettato come una persona e non perché è una persona. Non è necessario stabilire se l’embrione è una persona perché “basta che questa presenza dell’anima sia probabile (e non si proverà mai il contrario) perché to¬gliergli la vita significhi mettersi ne/pericolo di uccidere un uomo” (De abortu procurato, n. 19). Come si vede anche nel caso dell’aborto il disaccordo circa la sua liceità rimanda alla controversia fra l’etica della sacralità della vita e l’etica della qualità della vita. Riconoscendo l’opera creatrice di Dio si può affermare che l’embrione è una persona fin dal concepi¬mento, mentre in una prospettiva evoluzionista, che individua cioè uno sviluppo graduale, ci sarà un momento in cui l’embrione non è ancora una persona e un momento successivo in cui lo diventa.


PROBLEMI ETICI A queste riflessioni va aggiunta un’altra considerazione che potremmo definire di carattere “giuridico” (nel senso che riguarda i diritti di chi ancora non è nato): l’aborto viene praticato in base a una decisione presa sul feto da altri. La madre, il padre, entrambe i genitori, le famiglie, ecc. La vita del feto, in questo senso, dipende dalla volontà altrui. L’aborto solleva così un altro problema, che è quello della decisione volontaria di un individuo rispetto al feto. Quale deve essere il criterio che guida la scelta? Gli interessi del nascituro o dei genitori? E come si possono stabilire gli interessi di un essere che non ha potere di espressione? Le condizioni della scelta cambiano a seconda della posizione che si ha nei confronti dell’embrione (se sia o no una persona e da quale momento).


Posizione delle DIVERSE religioni HINDU E’ una colpa grave, poiché il feto è considerato una persona dotata di coscienza. E’ messo solo quello terapeutico


Posizione delle DIVERSE religioni BUDDHISMO Nel buddhismo l’aborto è condannato come un omicidio. Per i buddhisti tibetani, chi abortisce è destinato a rinascere 500 volte come un feto che verrà a sua volta abortito. L’unico caso in cui è consentito abortire è quando sono in pericolo la vita della madre e del bambino. Nel caso la nascita del figlio comportasse la morte della madre, la decisione di partorire garantirà alla madre una reincarnazione felice.


Posizione delle DIVERSE religioni SHINTOISMO L’aborto è proibito e condannato come colpa grave nei confronti dello spirito del nascituro, lo T’ai-shen.


Posizione delle DIVERSE religioni ISLAM In generale l’islam scoraggia l’aborto, perché avere molti figli è un obbligo morale. È tuttavia consentito quando è in grave pericolo la salute della madre e quando una donna è stata stuprata ed esistono gravi danni psicologici e fisici. Può essere praticato entro 120 giorni dal concepimento, perché secondo il è quello il momento in cui l’embrione riceve l’anima. Prima quindi non è da considerarsi una persona.


Posizione delle DIVERSE religioni EBRAISMO La legge ebraica, Halacha, permette l’aborto solo se esiste una diretta minaccia alla vita della madre sia nel portare a termine la gravidanza sia nel momento del parto. In questo caso il figlio è considerato come un rodef, cioè come colui che attenta alla vita della madre. Va comunque praticato entro le prime set-timane di gravidanza, poiché fino al 40° giorno l’embrione non è una persona. Dopo è il rabbino che, valutata la gravità della situazione, può autorizzare l’aborto.


Posizione delle DIVERSE religioni CRISTIANESIMO La Chiesa ortodossa condanna l’aborto come peccato mortale e lo ammette solo nel caso sia in pericolo la vita della madre. Le altre Chiese protestanti invece, pur non favorendolo, ammettono l’aborto. La religione cattolica si riallaccia al quinto comandamento ebraico di Esodo 29,13 “Non uccidere” e rifiuta l’aborto volontario sia come fine che come mezzo. L’essere umano infatti è persona fin dal suo concepimento e va rispettato e protetto in modo assoluto nella sua integrità. “La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l’essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Donum Vitae, I, 1). Secondo la Chiesa cattolica la questione dell’origine della vita umana non appartiene alla biologia, ma va compresa nel misterioso disegno che Dio ha per ogni sua creatura e che comincia con il dono della la vita.


Legislazioni sull'aborto L'ammissibilità morale dell'aborto o interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è in gran parte soggetta a convinzioni etiche, ad orientamenti religiosi o più in generale al modo in cui una cultura si pone di fronte a concetti come l'anima o la vita. A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, l'IVG è una pratica autorizzata per legge in buona parte del mondo, soprattutto in quello occidentale, a discrezione della donna nei primi mesi della gestazione.

Le motivazioni oggi ammesse sono diverse. In primo luogo i casi di salute della madre, di gravi malformazioni del feto, di violenza carnale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche nei paesi a dominanza maschile e di stampo conservatore, come l'Iran. In numerose nazioni si tiene tuttavia conto anche di istanze psicologiche e sociali, garantendo alla madre la possibilità di ottenere l'IVG in sicurezza ricorrendo a strutture mediche competenti. Le motivazioni ammesse sono, oltre a quelle qui sopra, il solo giudizio della donna sulla propria impossibilità di diventare madre ad esempio per giovane età, per rapporti preesistenti al di fuori dei quali è stato concepito il bambino, per timore delle reazioni del proprio nucleo familiare (o della società in genere) nei confronti di una gravidanza avvenuta fuori da quanto si percepisca come lecito. In diversi paesi, tra cui l'Italia, l'aborto è garantito anche alle minorenni, cui, in assenza dei genitori, viene affiancato un tutore del tribunale minorile. In altre nazioni ancora, l'aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il sesso. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Questa situazione è oggi nota per essere endemica in ampie zone dell'India e della Cina in quest'ultima il numero degli uomini ha superato quello delle donne per oltre 40 milioni di individui


Legislazioni sull'aborto • La legge 194 La legge italiana sulla IVG è la Legge 22 maggio 1978, n.194 (generalmente citata come "la 194") con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell'articolo 103 del T.U. delle leggi sanitarie. La 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.


Il prologo della legge (art. 1), recita: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio .L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite . Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.»


• L'art. 2 tratta dei consultori e della loro funzione in relazione alla materia della legge, indicando il dovere che hanno nei confronti della donna in stato di gravidanza: • informarla sui diritti a lei garantiti dalla legge e sui servizi di cui può usufruire; • informarla sui diritti delle gestanti in materia laborale; • suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi; • contribuire a far superare le cause che possono portare all'interruzione della gravidanza.


L’ABORTO E LA LETTERATURA «La maternità non è un dovere morale. Non è nemmeno un fatto biologico. È una scelta cosciente.» «L'amo con passione la vita, mi spiego? Sono troppo convinta che la vita sia bella anche quando è brutta, che nascere sia il miracolo dei miracoli, vivere: il regalo dei regali. Anche se si tratta d'un regalo molto complicato, molto faticoso, a volte doloroso.»

dal libro "Lettera a un bambino mai nato" DI ORIANA FALLACI


LAVORO SVOLTO DA: GIUSI FIORE

L’aborto fiore giusy 3e  
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