Page 1

EUTANASIA

Leo Gianluca 3c


ORIGINE E DEFINIZIONE IL termine eutanasia deriva dal greco eu (bene) e thanatos (morte) e significa letteralmene buoma morte. La parola indica un’azione intenzionale volta a causare la morte di una persona gravemente malata.

Il filosofo Francis Bacon introdusse il termine "eutanasia" nelle lingue moderne occidentali nel saggio ”Progresso della conoscenza”. In questo testo, Bacon invitava i medici a non abbandonare i malati inguaribili, e ad aiutarli a soffrire il meno possibile. Non vi era però,nella sua idea, il concetto esplicito di dare la morte. Allo stesso termine "eutanasia" Bacon attribuiva solo il significato etimologico di "buona morte" lo scopo del medico doveva essere quello di far sì che la morte, sopraggiunta in modo "naturale“, fosse non dolorosa. Il termine iniziò ad avere corso comune a partire dalla fine del XIX secolo, a indicare un intervento medico tendente a porre fine alle sofferenze di una persona malata.


TIPI DI EUTANASIA Oggi esistono tre differenti tipologie di eutanasia: 1.

eutanasia passiva, cioè la morte naturale ottenuta attraverso l’omissione di un atto o la sospensione di una terapia, quando cioè viene sospeso l’uso dei mezzi indispensabili a mantenere in vita il malato terminale, senza contrastare le leggi di natura (si lascia morire);

2.

eutanasia attiva, che è la morte anticipata procurata attraverso un’azione, ad opera di una terza persona su richiesta del malato terminale per diminuire le sue sofferenze (si “uccide”)

3.

suicidio assistito , che è una pratica legata all’eutanasia attiva; avviene quando un malato terminale viene messo in grado di porre fine alla propria esistenza in modo agevole.


L’EUTANASIA NELL’ANTICHITÀ La questione della correttezza morale della somministrazione della morte è un tema controverso fin dagli albori della medicina. Nel Giuramento di Ippocrate si legge: ”Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio”. D'altra parte, nel mondo classico, in determinate condizioni, il suicidio (e l'assistenza allo stesso) era spesso considerato con rispetto. Simili indicazioni etiche e deontologiche si possono rintracciare nel Codice di Hammurabi. .

Nell'Antico Testamento viene citato il caso di un suicidio assistito: quello del Saul nel quale un soldato uccide Saul su sua richiesta; ma David in seguito condanna quel soldato a morte per omicidio. Le correnti di pensiero nell'ambito della filosofia morale più diffuse in epoca classica precristiana, cioè l'epicureismo e lo stoicismo, consideravano il suicidio in linea di massima come un atto eticamente accettabile e degno di rispetto, in determinati contesti, senza trattare l'eutanasia medica come tipologia specifica. Un esempio di suicidio ritenuto ammirevole era quello di Seneca.


IL PROBLEMA ETICO Nessuna forma di eutanasia è considerata ammissibile da coloro che ritengono che l’uomo non possa decidere della propria morte. Alla base di questa posizione vi è l’etica della sacralità della vita: poiché l’uomo non può disporre della vita a suo piacimento, non potrà nemmeno decidere di interromperla. L’unica pratica consentita è l’interruzione di terapie sproporzionate rispetto ai risultati. Una posizione di questo tipo coincide con quella che è l’eutanasia passiva. All’etica della qualità della vita si richiamano invece coloro per i quali sia l’eutanasia che il suicidio assistito sono ammissibili. Di fronte al dolore fisico, alla mancanza di indipendenza, all’impossibilità di avere relazioni e alla perdita di dignità, ciascuno ha il diritto di decidere, in piena autonomia, se vivere o morire. Il testamento biologico, in cui si può indicare se e fino a che punto si vuole ricorrere a terapie straordinarie, risolve i casi di coma.


RAGIONI A FAVORE DELL’EUTANASIA

Libera scelta: la scelta è un fondamentale principio democratico. L'idea che il cittadino sia libero nelle sue opinioni e nel suo voto presuppone che egli sia anche sovrano in una sfera privata, dove i suoi valori di coscienza sono insindacabili. Qualità della vita: il dolore e la sofferenza che si sperimentano durante una malattia possono risultare incomprensibili ed insostenibili, anche se viene messa in atto una terapia contro il dolore. Chi non lo ha provato non può capire, e la decisione pertanto non può spettare ad un terzo. Ignorando poi il dolore fisico, può risultare insostenibile per un individuo far fronte alla sofferenza psichica conseguente alla perdita della propria indipendenza. Per questo la società civile non dovrebbe forzare nessuno a sopportare questa condizione. Dignità: la convinzione profonda di sentirsi senza alcuna possibilità di recuperare ciò che rende la vita degna di essere vissuta, ed anzi di dover pesare sui propri cari sempre di più e per tempi lunghissimi, rendendo pure a loro difficile condurre la loro stessa vita come prima.


RAGIONI CONTRO L’EUTANASIA

 

 

Giuramento di Ippocrate: come già visto la versione originale esclude esplicitamente l'eutanasia. Morale: per le convinzioni personali di alcune persone, l'eutanasia di alcuni o di tutti i tipi può essere moralmente inaccettabile. Questa visione morale di solito vede l'eutanasia come un tipo di omicidio e l'eutanasia volontaria come un tipo di suicidio, la moralità del quale è oggetto di vivo dibattito. Teologica: diverse religioni e moderne interpretazioni religiose considerano sia l'eutanasia che il suicidio come atti "peccaminosi“. Piena consapevolezza: l'eutanasia può essere considerata "volontaria" soltanto se il paziente è cognitivamente competente per poter prendere la decisione relativa, ovvero se ha una comprensione adeguata delle opzioni e delle loro conseguenze. In alcuni casi, tale competenza cognitiva può essere difficile da determinare. Necessità: se c'è qualche ragione per credere che la causa della malattia o della sofferenza di un paziente sia o possa essere presto risolvibile, compatibilmente con la sua situazione clinica una scelta potrebbe essere quella di sperimentare nuovi trattamenti, o dedicarsi a cure palliative. Desideri della famiglia: i membri della famiglia spesso desiderano passare più tempo possibile coi loro cari prima che muoiano; in alcuni casi, però, questo si può tradurre disfunzionalmente in una forma di incapacità di accettazione dell'inevitabilità del decesso


LA POSIZIONE DELLE RELIGIONI INDUISMO: è in genere contrario all’eutanasia, per il grande rispetto che ha della vita umana. Tuttavia lascia a ciascun individuo piena libertà di coscienza. BUDDISMO: Centro dell’insegnamento del Buddha è l’impermanenza dell’essere e la realtà della morte. Pertanto è inutile allungare la vita oltre il suo corso naturale con i mezzi e le tecniche che la scienza medica può offrire. Usare cure eccessive non serve ad altro che a rimandare la morte inevitabile. Di recente il Dalai Lama ha dichiarato lecita l’eutanasia: “Una mente pacifica al momento della morte è essenziale e quindi, prima che il dolore divenga intollerabile, l’eutanasia è giustificabile”. CONFUCIANESIMO: Secondo Confucio vita e morte sono al di là del governo umano. L’uomo deve adeguarsi alle leggi della natura, alle quali non può in nessun caso sottrarsi, tantomeno anticipando il momento della morte.


ISLAMISMO: L’eutanasia nell’islam è vietata perché la vita è sacra, come dice il CORANO “Non prendere alcuna vita che Dio ha reso sacra, tranne che per giustizia”. Inoltre l’eutanasia va contro il principio di non maleficenza: “Nessun male deve essere fatto o contraccambiato nell’Islam”. L’islam condanna anche l’accanimento terapeutico: il medico deve preservare il processo della vita, non quello della morte. EBRAISMO: Per il Talmud è meglio soffrire sette anni che morire di colpo. Le tradizioni ebraiche più ascetiche vedono il dolore come benedizione: l’ebreo non deve andare incontro alla morte con paura e terrore. L’unica paura è quella di andare incontro alla morte senza essere debitamente preparati. La Mishnah consiglia di convertirsi un giorno prima della morte cioè ogni giorno. Così come è proibito accelerare la morte, è proibito anche ritardarla con mezzi artificiali. L’indisponibilità per l’uomo della propria esistenza è dunque un concetto fondamentale anche nella visione ebraica.


CRISTIANESIMO: La Chiesa ortodossa condanna l’eutanasia come peccato mortale. Le Chiese protestanti e in particolare i valdesi, condannano l’omicidio e quindi l’eutanasia, ma nello stesso tempo si pongono il problema della sofferenza e del diritto individuale alla morte, diritto che deve essere riconosciuto. In particolare il documento del Sinodo Valdese (1998) ammette la domanda di suicidio assistito secondo il principio che la sua accoglienza “può essere assunta da un accompagnamento pastorale che tiene aperta la dimensione di conflittualità che tale decisione implica”. La Chiesa cattolica condanna sia l’accanimento terapeutico sia l’eutanasia. È ottimo impegnarsi in favore della salute e della vita senza mai tralasciare alcuna possibilità, soprattutto oggi che la scienza medica raggiunge obiettivi un tempo ritenuti impossibili. Ma, quando ogni cura è inutile, sono da condannare interventi fortemente invasivi e umilianti, che prolungano inutili agonie. “L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordina-rie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico’. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole vo-lontà e gli interessi legittimi del paziente”. Per il cattolicesimo la vita è un dono di cui solo Dio può disporre: per questo l’eutanasia è un vero e proprio omicidio.” Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l’eutanasia è moralmente inaccettabile.”

Eutanasia leo gianluca 3c