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Editoriale

Cari lettori tra gli avvenimenti che hanno caratterizzato questa prima metà del 2010, dal punto di vista religioso, vi è stata senz’altro la solenne esposizione della Santa Sindone a Torino dal 10 aprile al 23 maggio. È stato un forte richiamo a cercare il volto di Gesù, volto che, in sintonia con il tema dell’ esposizione “Passio Cristi, passio hominis” ( passione di Cristo, passione dell’uomo), si può trovare e riconoscere nell’uomo che soffre. L’evento ha avuto un forte impatto nella devozione dei fedeli, affluiti in più di due milioni per “sperimentare il dono che si riceve quando si entra in sintonia di fede e preghiera con le sofferenze di Cristo”. Il giorno più bello è stato il 2 maggio, quando, come pellegrino illustre è giunto anche il Papa Benedetto XVI. Come dimenticare che quattro anni prima, il Sommo Pontefice è venuto a venerare il Volto Santo qui a Manoppello? Siamo ancora commossi. Un altro avvenimento importante per noi frati custodi del Santuario è stato il Capitolo Provinciale, una riunione plenaria dei frati cappuccini d’Abruzzo, per eleggere i nuovi Superiori. I nuovi eletti sono: Padre Carmine Ranieri (Ministro Provinciale), P. Orazio Renzetti (Vicario), P. Franco Berti, P. Luciano Antonelli, P. Fabrizio Di Fazio (Definitori). Ai nuovi eletti auguriamo, insieme ai lettori, un buon lavoro ed un proficuo apostolato, per portare entusiasmo tra i frati e tra i fedeli. Ringraziamo il precedente Ministro Provinciale, P. Domenico Del Signore, per tutto il lavoro svolto nei sei anni che è stato in cari-

P. Luciano, P. Orazio, P. Carmine (Ministro Provinciale, P. Fabrizio, P. Franco

ca, avendo sempre a cuore lo zelo del Volto Santo. Un altro importante avvenimento, che forse determinerà una svolta nelle future ricerche e studi, è stato il confronto internazionale promosso dal Centro Ricerche dell’ENEA di Frascati, dove eminenti studiosi provenienti da 13 paesi hanno preso in esame le più famose immagini acheropite del mondo: Sindone, Volto Santo e Tilma di Guadalupe. In questo numero del Bollettino troverete articoli di Heinrich Pfeiffer, di Antonio Bini e Lorenzo Bianchi. Da notare che tra i relatori che hanno presentato ricerche sul Volto Santo, si sono distinti tre professori polacchi: Zbigniew Treppa e Karolyna Aszyk, docenti di semeiotica delle immagini dell’Università di Danzica, e Jan S. Jaworski, docente di chimica dell’Università di

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continua “editoriale”

Il Papa parla del Volto di Dio Omelia della Santa Messa nella solennità di Maria SS.ma Madre di Dio e nella 43a Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2010)

Varsavia. A loro va il nostro plauso e l’augu- Quindi è la volta di Beppe Fidelibus che fa rio di sempre maggiori successi. Altri inter- rivivere una meditazione sulla passione di venuti: H. Pfeiffer, Giulio Fanti, docente di Gesù ispirandosi a un testo di G. Peguy. Misure Meccaniche e Termiche all’universi- Francesco Fava racconta l’esperienza della tà di Padova, Roberto Falcinelli, fotografo, Via Crucis per le vie di Manoppello con arriAndreas Resch, e suor Blandina Paschalis. vo al Volto Santo, avvenuta il giorno del VeIncominciamo questo numero con le parole nerdì Santo con il movimento regionale di del Papa che parla del volto di Dio e invita Comunione e Liberazione. Riportiamo i dia imitare Maria che è stata la prima a con- scorsi tenuti da suor Blandina e Paul Badde templare il volto di Gesù. Si prosegue con in occasione di riconoscimenti loro conferiti alcune parole significative del Card. Severi- dal Comune di Manoppello, la testimonianno Poletto, Arcivescovo di Torino, e di Pa- za di un capo scout e l’elevazione di Lala dre Federico Lombardi, direttore della sala Ambretta. Il portone di bronzo si arricchistampa del Vaticano. Ambedue mettono in sce di altre due formelle, Rai2 registra un relazione Papa, Sindone e Volto Santo. Poi programma televisivo nella nostra Basilica viene riportata la conferenza che l’Arcive- e fra Emiliano Antenucci, frate cappuccino scovo Metropolita di Chieti-Vasto Mons. abruzzese viene ordinato Diacono. A tutto Bruno Forte ha tenuto a Torino, nella quale questo, si aggiungono le visite illustri, le noè stata evidenziata l’importanza del volto tizie in breve ed una lunga lista di pellegridi Cristo per l’uomo d’oggi. Padre Heinrich naggi. Pfeiffer risponde alle domande di un gior- Buona lettura e buone vacanze. nalista e parla del volto di Gesù che sfida la scienza. Seguono due interventi importanti: P. Carmine Cucinelli Saverio Gaeta, che ha scritto il terzo libro in Rettore della Basilica del Volto Santo italiano sul Volto Santo, dove, come in un giallo, viene raccontata la storia della “Veronica” e Paul Badde, con la sua nuova opera in lingua tedesca: “Das Grabduch Von Turin”, di cui abbiamo anticipato un capitolo nello scorso numero del bollettino; ora è stata presentata l’edizione in lingua francese, con il titolo “L’autre Suaire”. Tutti i Frati che hanno partecipato al capitolo Provinciale

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Venerati fratelli, illustri signori e signore, cari fratelli e sorelle! Nel primo giorno del nuovo anno abbiamo la gioia e la grazia di celebrare la Santissima Madre di Dio e, al tempo stesso, la Giornata Mondiale della Pace. In entrambe le ricorrenze celebriamo Cristo, Figlio di Dio, nato da Maria Vergine e nostra vera pace! A tutti voi, che siete qui convenuti: Rappresentanti dei popoli del mondo, della Chiesa romana e universale, sacerdoti e fedeli; e a quanti sono collegati mediante la radio e la televisione, ripeto le parole dell’antica benedizione: il Signore rivolga a voi il suo volto e vi conceda pace (cfr Nm 6,26). Proprio il tema

del Volto e dei volti vorrei sviluppare oggi, alla luce della Parola di Dio - Volto di Dio e volti degli uomini - un tema che ci offre anche una chiave di lettura del problema della pace nel mondo. Abbiamo ascoltato, sia nella prima lettura – tratta dal Libro dei Numeri – sia nel Salmo responsoriale, alcune espressioni che contengono la metafora del volto riferita a Dio: “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto / e ti faccia grazia” (Nm 6,25); “Dio abbia pietà di noi e ci benedica, / su di noi faccia splendere il suo volto; / perché si conosca sulla terra la tua via, / la tua salvezza fra tutte le genti” (Sal 66/67,2-3). Il volto è l’espressione per eccellenza della persona,

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ciò che la rende riconoscibile e da cui traspaiono sentimenti, pensieri, intenzioni del cuore. Dio, per sua natura, è invisibile, tuttavia la Bibbia applica anche a Lui questa immagine. Mostrare il volto è espressione della sua benevolenza, mentre il nasconderlo ne indica l’ira e lo sdegno. Il Libro dell’Esodo dice che “il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico” (Es 33,11), e sempre a Mosè il Signore promette la sua vicinanza con una

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formula molto singolare: “Il mio volto camminerà con voi e ti darò riposo” (Es 33,14). I Salmi ci mostrano i credenti come coloro che cercano il volto di Dio (cfr Sal 26/27,8; 104/105,4) e che nel culto aspirano a vederlo (cfr Sal 42,3), e ci dicono che “gli uomini retti” lo “contempleranno” (Sal 10/11,7). Tutto il racconto biblico si può leggere come progressivo svelamento del volto di Dio, fino a giungere alla sua piena manifestazione in Gesù Cristo. “Quando venne la

pienezza del tempo – ci ha ricordato anche oggi l’apostolo Paolo – Dio mandò il suo Figlio” (Gal 4,4). E subito aggiunge: “nato da donna, nato sotto la legge”. Il volto di Dio ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e riconoscere nel figlio della Vergine Maria, che per questo veneriamo con il titolo altissimo di “Madre di Dio”. Ella, che ha custodito nel suo cuore il segreto della divina maternità, è stata la prima a vedere il volto di Dio fatto uomo nel piccolo frutto del suo grembo. La madre ha un rapporto tutto speciale, unico e in qualche modo esclusivo con il figlio appena nato. Il primo volto che il bambino vede è quello della madre, e questo sguardo è decisivo per il suo rapporto con la vita, con se stesso, con gli altri, con Dio; è decisivo anche perché egli possa diventare un “figlio della pace” (Lc 10,6). Tra le molte tipologie di icone della Vergine Maria nella tradizione bizantina, vi è quella detta “della tenerezza”, che raffigura Gesù bambino con il viso appoggiato – guancia a guancia – a quello della Madre. Il Bambino guarda la Madre, e questa guarda noi, quasi a riflettere verso chi osserva, e prega, la tenerezza di Dio, discesa in Lei dal Cielo e incarnata in quel Figlio di uomo che porta in braccio. In questa icona mariana noi possiamo contemplare qualcosa di Dio stesso: un segno dell’amore ineffabile che lo ha spinto a “dare il suo figlio unigenito” (Gv 3,16). Ma quella stessa icona ci mostra anche, in Maria, il volto della Chiesa, che riflette su di noi e sul mondo intero la luce di Cristo, la Chiesa mediante la quale giunge ad ogni uomo la buona notizia: “Non sei più

schiavo, ma figlio” (Gal 4,7) – come leggiamo ancora in san Paolo. Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Signori Ambasciatori, cari amici! Meditare sul mistero del volto di Dio e dell’uomo è una via privilegiata che conduce alla pace. Questa, infatti, incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell’altro una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione. Ma chi, se non Dio, può garantire, per così dire, la “profondità” del volto dell’uomo? In realtà, solo se abbiamo Dio nel cuore, siamo in grado di cogliere nel volto dell’altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una sfaccettatura dell’infinito mistero dell’essere umano. La nostra percezione del mondo e, in particolare, dei nostri simili, dipende essenzialmente dalla presenza in noi dello Spirito di Dio. E’ una sorta di “risonanza”: chi ha il cuore vuoto, non percepisce che immagini piatte, prive di spessore. Più, invece, noi siamo abitati da Dio, e più siamo anche sensibili alla sua presenza in ciò che ci circonda: in tutte le creature, e specialmente negli altri uomini, benché a volte proprio il volto umano, segnato dalla durezza della vita e dal male, possa risultare difficile da apprezzare e da accogliere come epifania di Dio. A maggior ragione, dunque, per riconoscerci e rispettarci quali realmente siamo, cioè fratelli, abbiamo bisogno di riferirci al volto di un Padre comune, che tutti ci ama, malgrado i nostri limiti e i nostri errori. Fin da piccoli, è importante essere educati

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al rispetto dell’altro, anche quando è differente da noi. Ormai è sempre più comune l’esperienza di classi scolastiche composte da bambini di varie nazionalità, ma anche quando ciò non avviene, i loro volti sono una profezia dell’umanità che siamo chiamati a formare: una famiglia di famiglie e di popoli. Più sono piccoli questi bambini, e più suscitano in noi la tenerezza e la gioia per un’innocenza e una fratellanza che ci appaiono evidenti: malgrado le loro differenze, piangono e ridono nello stesso modo, hanno gli stessi bisogni, comunicano spontaneamente, giocano insieme… I volti dei bambini sono come un riflesso della visione

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di Dio sul mondo. Perché allora spegnere i loro sorrisi? Perché avvelenare i loro cuori? Purtroppo, l’icona della Madre di Dio della tenerezza trova il suo tragico contrario nelle dolorose immagini di tanti bambini e delle loro madri in balia di guerre e violenze: profughi, rifugiati, migranti forzati. Volti scavati dalla fame e dalle malattie, volti sfigurati dal dolore e dalla disperazione. I volti dei piccoli innocenti sono un appello silenzioso alla nostra responsabilità: di fronte alla loro condizione inerme, crollano tutte le false giustificazioni della guerra e della violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo. Il mio Messaggio per l’odierna XLIII Giornata Mondiale della Pace: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, si pone all’interno della prospettiva del volto di Dio e dei volti umani. Possiamo, infatti, affermare che l’uomo è capace di rispettare le creature nella misura in cui porta nel proprio spirito un senso pieno della vita, altrimenti sarà portato a disprezzare se stesso e ciò che lo circonda, a non avere rispetto dell’ambiente in cui vive, del creato. Chi sa riconoscere nel cosmo i riflessi del volto invisibile del Creatore, è portato ad avere maggiore amore per le creature, maggiore sensibilità per il loro valore simbolico. Specialmente il Libro dei Salmi è ricco di testimonianze di questo modo propriamente umano di relazionarsi con la natura: con il cielo, il mare, i monti, le colline, i fiumi, gli animali… “Quante sono le tue opere, Signore! – esclama il Salmista –

Le hai fatte tutte con saggezza; / la terra è piena delle tue creature” (Sal 104/103,24). In particolare, la prospettiva del “volto” invita a soffermarsi su quella che, anche in questo Messaggio, ho chiamato “ecologia umana”. Vi è infatti un nesso strettissimo tra il rispetto dell’uomo e la salvaguardia del creato. “I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri” (ivi, 12). Se l’uomo si degrada, si degrada l’ambiente in cui vive; se la cultura tende verso un nichilismo, se non teorico, pratico, la natura non potrà non pagarne le conseguenze. Si può, in effetti, constatare un reciproco in-

flusso tra volto dell’uomo e “volto” dell’ambiente: “quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio” (ibid.; cfr Enc. Caritas in veritate, 51). Rinnovo, pertanto, il mio appello ad investire sull’educazione, proponendosi come obiettivo, oltre alla necessaria trasmissione di nozioni tecnicoscientifiche, una più ampia e approfondita “responsabilità ecologica”, basata sul rispetto dell’uomo e dei suoi diritti e doveri fondamentali. Solo così l’impegno per l’ambiente può diventare veramente educazione alla pace e costruzione della pace.

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Il Regina Cæli di Benedetto XVI

La visita di Benedetto XVI alla Sindone “Questo atto di venerazione aiuti tutti a cercare il volto di Dio.„

“La Vergine Maria più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù”. Al termine della Santa Messa celebrata in Piazza San Carlo a Torino, il Papa guida la recita del Regina Cæli. “Mentre ci avviamo a concludere questa solenne celebrazione, ci rivolgiamo in preghiera a Maria Santissima, che a Torino è venerata quale principale Patrona col titolo di Beata Vergine Consolata. A Lei affido questa Città e tutti coloro che vi abitano. Veglia, o Maria, sulle famiglie e sul mondo del lavoro; veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti i sofferenti; sostieni, o Aiuto dei Cristiani, i giovani, gli anziani e le persone in difficoltà. Veglia, o Madre della Chiesa, sui Pastori e sull’intera Comunità dei credenti, perché siano “sale e luce” in mezzo alla società. La Vergine Maria è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Lo ha visto appena nato, mentre, avvolto in fasce, era adagiato in una mangiatoia; lo ha visto appena morto, quando, deposto dalla croce, lo avvolsero in un lenzuolo e lo portarono al sepolcro. Dentro di lei si è impressa l’immagine del suo Figlio martoriato; ma questa immagine è stata poi trasfigurata dalla luce della Risurrezione. Così, nel cuore di Maria, è custodito il mistero del volto di Cristo, mistero di morte e di gloria. Da lei possiamo sempre imparare a guardare Gesù con sguardo d’amore e di fede, a riconoscere in quel volto umano il Volto di Dio. Alla Madonna Santissima affido con gratitudine quanti hanno lavorato per questa mia Visita, e per l’Ostensione della Sindone. Prego per loro e perché questi eventi favoriscano un profondo rinnovamento spirituale”.

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di Card. Severino Poletto Arcivescovo di Torino Il Volto di Dio è la meta di chi si incammina con fedeltà sulla via dell’amore. “Chi ha visto me ha visto il Padre”, afferma il Signore. Per vedere Dio, è quindi l’esortazione del Papa, “bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo spirito”: “Auspico che questo atto di venerazione aiuti tutti a cercare il Volto di Dio, che fu l’intima aspirazione degli Apostoli, come anche la nostra”. (Regina Caeli – 11 aprile 2010) La ricerca del Volto di Cristo era stato il cuore anche di un altro viaggio pastorale di Benedetto XVI: quello al Santuario abruzzese di Manoppello, all’inizio del suo Pontificato, il primo settembre del 2006:

“Insieme cerchiamo di conoscere sempre meglio il volto del Signore e dal volto del Signore attingiamo questa forza di amore e di pace che ci mostra anche la strada della nostra vita”. Contemplando l’icona del Volto Santo custodita a Manoppello, sottolineò il Papa, comprendiamo che per riconoscere il Volto del Signore in quello dei fratelli “sono necessarie mani innocenti e cuori puri”: “’Il tuo volto, Signore, io cerco’: ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; siamo infatti noi ‘la generazione’ che in questo tempo cerca il suo volto, il volto del ‘Dio di Giacobbe’. Se perseveriamo nel cercare il volto del Signore, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eterno gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre”.

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L’Ostensione della Sindone Riflessione di Padre Fedrico Lombardi S.I.

La visita di Benedetto XVI a Torino è servita a far sì che i cristiani comprendano meglio il valore della Sacra Sindone. Il Pontefice non ha usato il termine “reliquia”. Nella sua meditazione davanti al sudario ha parlato invece di “icona scritta col sangue” “in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù”. Il Santo Padre non ha parlato in alcun momento degli studi scientifici sulla datazione della tela, che in alcuni ambienti suscitano polemiche. Come aveva spiegato il Cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino, la fede dei cristiani nella resurrezione di Gesù non dipende da questo lenzuolo, che secondo la tradizione ha avvolto il corpo di Cristo nel Santo Sepolcro. Padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa della Santa Sede, aveva già spiegato nell’ultimo editoriale di “Octava Dies”, settimanale del Centro Televisivo Vaticano, il motivo per il quale il Papa presenta questo lenzuolo di più di quattro metri come un’”icona”. “Centinaia di migliaia di pellegrini sono affluite a Torino per passare pochi minuti in raccoglimento silenzioso davanti alla Sacra Sindone, contemplando l’immagine del corpo martoriato di un uomo crocifisso. Il fatto si ripete ogni volta che il grande antico lenzuolo viene esposto al pubblico; e anche gli ultimi Papi si sono uniti ai pellegrini devoti. Non è tanto l’origine misteriosa di questa immagine ad attrarre, quanto la sua rispondenza impressionante, in numerosissimi particolari, al racconto della Passione di Cristo dei Vangeli: le piaghe, il sangue colato, le ferite della corona di spine, i colpi dei flagelli. “Ecco

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P. Federico Lombardi, Direttore dell’Ufficio Stampa della Santa Sede (Roma)

l’uomo!” diceva Pilato presentando Gesù alla folla. Ecco l’uomo morto in croce per noi, ripetiamo a noi stessi sostando turbati e infine ammirati e di fronte all’immagine più concreta della Passione. E al centro il volto solenne del crocifisso, un volto che corrisponde agli schemi più antichi dell’ico-

nografia cristiana e a sua volta la conferma e la ispira. Desideriamo conoscere Dio e lo possiamo conoscere attraverso il volto di Cristo, ci ricorda continuamente Benedetto XVI. Per questo amiamo le immagini che la tradizione accredita come vie preziose per intravvedere quel volto, sia a Manoppello, sia a Torino. Sappiamo che dobbiamo guardare oltre l’immagine, desiderare di vedere faccia a faccia il volto del Risorto. Ma siamo umilmente grati dell’aiuto offerto ai nostri occhi terreni per contemplare l’amore senza riserve per noi, fino alla morte di croce”. Visitando il 24 maggio 1998 la Cattedrale di Torino, neanche Giovanni Paolo II aveva parlato della Sacra Sindone come di una reliquia, ma piuttosto come di una “provocazione all’intelligenza” per gli interrogativi che pone ai ricercatori, così come di “specchio del Vangelo”, per la sua capacità di riflettere i segni visibili della Passione e morte di Cristo. Le meditazioni dei due Pontefici si sono unite per offrire ai milioni di pellegrini che visitano la Sacra Sindone dal 10 aprile al 23 maggio il suo profondo valore, indipendentemente dagli studi scientifici che alcuni esperti rivendicano per continuare a chiarire i dubbi. “Come parla la Sindone?”, si è chiesto il Papa. “Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro”. “Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da

una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. È come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla”. In questo modo, ha osservato padre Lombardi, i pellegrini che accorrono a Torino hanno un obiettivo molto specifico: “Desideriamo conoscere Dio e lo possiamo conoscere attraverso il volto di Cristo”.

Il Duomo di Torino con la torre campanaria e la Cappella del Guarini

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Fra bellezza e dolore Il volto di Cristo per l’uomo d’oggi (Torino, 1° Marzo 2010)

di Bruno Forte Arcivescovo Metropolita Chieti-Vasto Quale volto di Cristo potrà parlare più intensamente all’uomo d’oggi, segnato dalla crisi dei “grandi racconti” ideologici e dalle inquietudini della cosiddetta post-modernità, refrattaria a ogni offerta di certezze? A questa domanda non esiterei a rispondere: il volto del “bel Pastore” (cf. Gv 10,11: “o poimén o kalós”). Che Cristo sia la Verità è fuor di dubbio per chi crede in Lui, ma potrebbe essere poco attraente per chi ha

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visto le ideologie usare la “verità” (la “pravda”!) come una clava per azzerare il dissenso. Che Cristo sia il bene è il fondamento di chi gioca la vita nella sequela di Lui, ma può risultare incomprensibile per chi non sa più che cosa sia il bene davanti alle troppe ed opposte pretese di definirlo nella “società liquida” (Zygmunt Bauman), in cui ci troviamo. Che Cristo sia bello e bella l’esperienza dell’amore in Lui offerto, questo mi sembra possa esercitare un maggior fascino sui naufraghi delle ideologie, cercatori di un senso al di là della caduta,

oltre ogni possibile rinuncia nichilista. La via della bellezza è, peraltro, quella dell’amore: “Non possiamo amare se non ciò che è bello”, scrive Agostino (“Non possumus amare nisi pulchra”: De musica, VI, 13, 38)! Certo, la bellezza di Cristo è singolare. Lo aveva ben intuito Fëdor Dostoevskij: al principe Myškin - il protagonista de L’idiota, enigmatica figura del Cristo, l’Innocente che soffre per amore di tutti - il giovane nichilista Ippolit, prossimo a morire di tisi, pone la domanda: “È vero, principe, che una volta diceste che il mondo sarà salvato dalla bellezza? ... Quale bellezza salverà il mondo?”. Lo spettacolo della sofferenza è tale che nessuna redenzione può essere cercata in un’armonica conciliazione, che salti sullo scandalo del dolore del mondo, soprattutto quando esso ci tocca in prima persona: “Che bisogno ho di tutta questa bellezza - afferma ancora Ippolit -, quando a ogni minuto, a ogni secondo, devo e sono costretto a sapere che persino questo minuscolo moscerino che mi ronza adesso accanto in un raggio di sole partecipa anch’esso a tutto questo banchetto e a questo coro, conosce il posto che gli compete, lo ama ed è felice, mentre io, io solo sono un reietto e soltanto la mia pusillanimità sinora non l’ha voluto capire?”. La bellezza, da cui il mondo sarà salvato, dovrà essere altra rispetto a tutti i sogni e i desideri possibili di armonia mondana: senza passare attraverso la sua negazione, che è lo scandaloso spettacolo del male che copre la terra, senza assumere su di sé il peso della miseria e del dolore del mondo,

nessuna bellezza potrà salvarsi e salvare. La bellezza di Cristo è salvifica perché egli si è assunto il peso del nostro peccato e l’infinito cumulo della sofferenza umana: proprio così la Sua bellezza è capace di consolare e di salvare. Il Volto del bel Pastore è quello di Chi si consegna per amore nostro all’abbandono dell’ora nona. Seguire Gesù sulla via dell’amore, vuol dire conoscere la bellezza vera, quella che non delude e che non tramonterà mai. L’incontro con Lui è inseparabilmente incontro con il Suo Volto di Pastore bello, segnato da dolore e amore, verità e bellezza che cambia il cuore e la vita. La Sua sofferenza è rivelazione della bellezza che salva, perché è “agàpe croci-

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fissa”, crocifisso amore. Proprio così è in grado di dare valore alla vita e alla storia. Al volto del Dio crocifisso, che assume su di sé il peccato, il dolore e la morte e proprio così ci salva da essi, a quel Volto di cui la Sindone (e in modo impressionantemente corrispondente il Velo di Manoppello in Abruzzo) è immagine eloquente, si rivolge allora la grande domanda del cuore umano, ferito dal male: perché il dolore del mondo? Perché l’immane negazione della bellezza, di ogni bellezza, rappresentata dalla sofferenza innocente, dall’ingiustizia che devasta la terra, dall’odio gratuito e dal male che lo motiva? È la domanda espressa da innumerevoli voci, che vorrei qui richiamare simbolicamente attraverso le parole drammatiche e nobili del pensatore che ha fatto del “sentimento tragico della vita” la molla della sua ricerca, Miguel de Unamuno: Perché, Signore, ci lasci soli nel dubbio della morte? Perché ti nascondi? Perché hai acceso nel nostro petto l’ansia di conoscerti, l’ansia che tu esista, per poi velarti ai nostri occhi? Dove sei, mio Signore, se ci sei? Che c’è al di là, Signore, di questa vita? Se tu, Signore, esisti, dicci perché e a che fine, diccene il senso! Di’ il perché del tutto. Vedi, Signore: sta sorgendo l’alba e io sono stanco di lottar con te come lo fu Giacobbe! Dimmi il tuo nome, il nome, la tua essenza!

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Dammi conforto! Dimmi che ci sei! Più non posso muovermi, mi arrendo. Qui ti aspetto, Signore, qui ti attendo sulla soglia socchiusa della porta, chiusa con la tua chiave. Ti chiamai, gridai, piansi per il dolore, mille voci ti diedi; ti chiamai e non mi apristi, non apristi alla mia agonia; qui, Signore, mi fermo, mendicante seduto sulla soglia, che aspetta un’elemosina; qui ti attendo. Tu mi aprirai la porta quando io muoia, la porta della morte, e allora vedrò la verità saprò se tu ci sei o dormirò nella tua tomba[1]. 1. Il triplice esodo di Gesù Davanti alla domanda radicale del dolore, del male e della morte sta, dunque, la figura del Pastore bello, consegnato alla morte per amore e risorto alla vita. La Sua vicenda si colloca al centro di un triplice esodo: l’esodo dal Padre, l’esodo da sé e l’esodo verso il Padre. Di questo esodo parlano la Legge e i Profeti: “Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme” (Lc 9, 30s). Fra “exitus a Deo” e “reditus ad Deum” si delinea la vicenda del Figlio dell’uomo e si rivela la Sua identità e la Sua missione fra noi: il Suo Volto sta tra due tenebre luminose, quella dell’Origi-

ne e quella del Destino; egli è la Parola tra due Silenzi, quello dell’Inizio e quello della Patria, il Padre e lo Spirito. Seguire Gesù sulla via di questo triplice esodo introduce il discepolo nel cuore della Trinità e realizza anche in lui il paradossale incontro fra bellezza e dolore, che è la via dell’amore fino alla fine, dentro e oltre la morte. a) In primo luogo, Gesù vive l’esodo dal Padre per amore nostro: Egli è la Parola eterna uscita dal Silenzio. Nella teologia dell’epoca moderna questo aspetto è stato come oscurato: la dialettica della rivelazione, fatta di apertura e di nascondimento, di parola e di silenzio, espressa nel termine re-velatio (re-velare vuol dire “togliere il velo” ed insieme “nuovamente velare”, analogamente a quanto esprime il greco apokálypsis) è stata sempre più obliata a favore dell’idea di rivelazione come apertura totale (Offenbarung in tedesco, da offen, aprire). Così si è spianata la via al trionfo dell’ideologia, e quindi a quella presunzione di comprendere tutto - anche il mistero di Dio! - che ha trionfato nella visione totalitaria del mondo, propria delle ideologie moderne e matrice di ogni possibile violenza sull’altro. Il Dio di Gesù Cristo è tutt’altro che questo Dio della manifestazione totale ed indiscreta: è il Dio che resiste ad essere risolto in formule ideologiche che pretendano di spiegare ogni cosa. Perciò, alla rivelazione non si risponde con l’arroganza ideologica, ma con l’atteggiamento che il Nuovo Testamento definisce come obbedienza della fede (upakoé tés písteos). Anche qui l’etimologia illumina e chiarisce: ob-audire,

ypo-akouein, vogliono dire ascoltare ciò che è sotto, dietro, nascosto. Alla rivelazione si risponde aderendo alla parola, come discepoli dell’unico Verbo di Dio: ma la Parola è porta, che ci introduce negli abissi del divino Silenzio. Perciò l’incontro col volto di Cristo nell’obbedienza della fede è invito a trascendere il visibile verso gli abissi dell’eterno Silenzio cui esso introduce, e proprio così è il no radicale ad ogni riduzione ideologica del cristianesimo. Si obbedisce, insomma, alla Parola ascoltando il Silenzio: “Il Padre pronunciò una Parola, che fu suo Figlio, e sempre la ripete in un eterno silenzio; perciò in silenzio essa deve essere ascoltata dall’anima” (S. Giovanni della Croce, Sentenze. Spunti d’amore, n. 21). Si contempla il volto di Cristo se in esso e al di là di esso ci si apre al mistero delle sorgenti eterne, della Sua divinità rivelata e nascosta attraverso la Sua umanità crocifissa e sempre eccedente rispetto ad ogni presunzione umana di cattura. Perciò, del Cristo si dovrà parlare tacendo e tacere parlando, nella forma di una testimonianza, che sgorghi dal silenzio e nel silenzio si nutra della Parola, che illumini la eloquenza silenziosa dei gesti e proprio così mostri il Volto di Colui che è in persona la Parola generata nell’eterno Silenzio... b) Gesù di Nazaret ci offre il dono della riconciliazione col Padre attraverso un ulteriore esodo: l’esodo da sé fino all’abbandono della Croce. Accettando di esistere per il Padre e per gli uomini, Gesù è libero da sé in maniera incondizionata. La Sua è libertà per amare: l’esistenza del Figlio nella

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carne è totalmente un’esistenza accolta e donata. Perciò, la caratteristica costante, che i Vangeli sottolineano del Profeta galileo, è quella di essere totalmente libero da sé, libero per il Padre e per gli altri. Significativamente, la sua vita pubblica si apre e si chiude con due grandi agonie della libertà: quella della tentazione e quella del Getsemani. Che cosa sono queste agonie se non il porsi di Gesù di fronte all’alternativa radicale, esercitando a caro prezzo la scelta della Sua libertà? Agostino commenta questo aspetto della vita del Cristo e del discepolo con una formula potente, che dice fin dove arriva la libertà di scelta: “L’amore di sé fino alla dimenticanza di Dio o l’amore di Dio fino alla dimenticanza di sé” (De Civitate Dei, XIV, 28). Cristo è colui che ha fatto la scelta radicale per Dio, libero da sé, libero per esistere per gli altri. Questa libertà giunge fino all’esodo da sé senza ritorno dell’ora della Croce: al vertice del suo cammino di libertà Gesù si offre come il Figlio abbandonato sulla croce. Nel silenzio del Venerdì Santo la scelta del Suo dono tocca il culmine: “In humilitate et ignominia crucis revelatur Deus” (Lutero)! Quando dimenticassimo il volto del Dio Crocifisso, dimenticheremmo il Vangelo del Suo amore. Questa stessa libertà Egli chiede ai suoi discepoli per entrare nel dono della vita divina e per portarlo al mondo: la Chiesa del Crocefisso lo annuncia perciò fedelmente anzitutto se si sforza di essere una comunità libera da interessi mondani, decisa a non servirsi degli uomini, ma a servirli per la causa di Dio e del Vangelo, una comunità

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che vive della sequela dell’Abbandonato, pronta a lasciarsi riconoscere nel dono di sé senza ritorno, anche se questo dovesse apparire improduttivo o alienante. Proprio così la Chiesa potrà riflettere il Volto del Suo Signore: libera da sé, non dovrà cercare successi e guadagni di questo mondo, libera per il suo Dio, dovrà tenersi pronta a pagare il prezzo più alto dell’amore per vivere l’obbedienza alla volontà del Signore. “Li amò sino alla fine” (Gv 13,1) sta a dire che l’amore del Cristo è l’amore per il quale egli accetta di essere totalmente gettato verso la morte, abbandonato per noi, pagando di persona fino alla fine: la Chiesa che annuncia al mondo il Cristo Salvatore dovrà farlo anzitutto come Chiesa della sequela del Crocifisso e dell’Abbandonato, come “Ecclesia Crucis”. c) Infine, Gesù è il Cristo, il Risorto, il Signore della vita, che vive l’esodo da questo mondo al Padre, il “reditus” alla gloria da cui è venuto. Egli è il testimone dell’alterità di Dio rispetto a questo mondo, dell’Ultimo rispetto a ciò che è penultimo, rivelato come tale nel giudizio della Croce e della Resurrezione. Egli è il datore dello Spirito Santo, l’acqua viva che sgorga dalle sorgenti eterne per attualizzare nel tempo il dono di Dio e condurre gli uomini alla gloria di Lui tutto in tutti. “Tu solus sanctus, tu solus dominus, tu solus altissimus”, canta la fede della Chiesa. QIl cristianesimo non è la religione del trionfo del negativo, ma la religione della speranza e della promessa, perché si fonda sulla certezza della finale vittoria di Dio tutto in tutti.

Anche in un mondo che ha perso il gusto a porsi la domanda del senso, i cristiani devono saper avere a cuore l’Eterno, continuando a guardare alla meta ultima ed a vivere e proporre la passione della Verità salvifica come senso della vita e della storia. Testimoniare l’orizzonte più grande, dischiuso dalla promessa liberante di Dio: questo è annunciare il Vangelo all’inquietudine senza senso del nichilismo postmoderno. La missione è annuncio della speranza che non delude, rivelata nel volto del Crocifisso Risorto! L’ultimo approdo delle onde del mare del tempo non è l’abisso del nulla, ma la sponda accogliente dell’eternità divina, dischiusa a noi nell’alba di Pasqua sul Volto del Risorto… Raccolgo il messaggio di questo triplice esodo del Figlio di Dio venuto nella carne nelle parole di un’antica preghiera, proveniente dal Medio Evo francese, che legge nel volto del Crocifisso la rivelazione dell’infinito amore, della bellezza che salva: Gesù Crocifisso! Sempre Ti porto con me, a tutto Ti preferisco. Quando cado, Tu mi risollevi. Quando piango, Tu mi consoli. Quando soffro, Tu mi guarisci. Quando Ti chiamo, Tu mi rispondi. Tu sei la luce che mi illumina, il sole che mi scalda, l’alimento che mi nutre, la fonte che mi disseta, a dolcezza che m’inebria, il balsamo che mi ristora, la bellezza che m’incanta.

Gesù Crocifisso! Sii Tu mia difesa in vita, mio conforto e fiducia nella mia agonia. E riposa sul mio cuore quando sarà la mia ultima ora. Amen! 2. Il triplice esodo del discepolo Fare proprio il dolore del tempo e portarne il peso con amore significa accettare la sfida a render ragione della speranza che è in noi, come discepoli di Gesù Crocifisso e Risorto, con dolcezza e rispetto per tutti (cf. 1 Pt 3,15). Per realizzare questo compito, per riflettere in sé e nella Chiesa il meno infedelmente possibile il Volto dell’Amato, il discepolo dovrà a sua volta seguire il Maestro nel Suo triplice esodo, facendosi con Lui discepolo dell’Unico, servo per amore, testimone del senso. a) Di fronte alla caduta del senso e alla rinuncia a porsi la domanda sul senso, i credenti sono chiamati anzitutto a indicare Dio come centro e senso della loro vita e del loro annuncio, qualificandosi credibilmente come discepoli del Figlio venuto nella carne, che solo libera e salva. Oggi più che mai occorre dire con la vita che ci sono ragioni del vivere e del vivere insieme e che queste ragioni non sono in noi stessi, ma in quell’ultimo orizzonte, che la fede ci fa riconoscere rivelato e donato nel volto di Gesù Cristo, bel Pastore. Si tratta di riscoprire alla scuola del Vangelo il primato di Dio nella fede, e perciò il primato della dimensione contemplativa della vita, intesa come fedele unione al Cristo di Dio, avendo il cuore attento all’ultimo orizzonte, che in Lui ci è rivelato ed offerto. Si tratta di vivere la me-

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moria del Dio con noi, giocando su di Lui tutta la nostra vita. C’è bisogno di cristiani adulti, convinti della loro fede, esperti della vita secondo lo Spirito, pronti a rendere ragione della speranza, che è in loro. In tal senso, la carità più grande che oggi viene chiesta ai discepoli del Crocefisso Risorto è quella di essere con la vita discepoli di Colui, che è il senso vero che non delude, testimoni innamorati della verità che salva apparsa dalle sorgenti eterne nel Suo Volto di Crocifisso Risorto. Occorre essere pronti anche a rinunciare a ciò che immediatamente può sembrare più sicuro, perché risplenda Dio in Cristo al centro del nostro cuore, al centro della Chiesa. Ci è chiesto di vivere il primato della fede, nascosti con Cristo in Dio, resi da ciò capaci di vivificare dall’interno con il Suo amore ogni comportamento ed ogni rapporto storico: come Francesco, di cui afferma la Vita Seconda di Tommaso da Celano che “non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso era tutto trasformato in preghiera vivente”, il cristiano dovrà tendere ad essere un “alter Christus”, riflettendo nelle proprie scelte e nel proprio agire il Volto dell’Amato, icona perfetta del Padre da cui procede. b) In secondo luogo, i cristiani oggi sono chiamati più che mai a farsi servi per amore, vivendo l’esodo da sé senza ritorno nella sequela di Gesù abbandonato, testimoni di libertà da sé per Dio e per gli altri, solidali specialmente ai più deboli e ai più poveri dei loro compagni di strada. Se Cristo è al centro della nostra vita e della vita della Chiesa intera, se Egli è colui al quale restia-

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mo appesi, avvinti alla Sua croce, illuminati dalla Sua risurrezione, allora non possiamo chiamarci fuori della storia di sofferenza e di lacrime in cui Egli è venuto e dove ha conficcato la Sua Croce per estendervi la potenza della Sua vittoria pasquale. I discepoli della Verità che salva devono vivere l’esodo da sé sull’esempio della libertà del Figlio dell’Uomo. Proprio così, essi non saranno mai soli: essi sono con Lui, il Signore crocifisso e risorto, al servizio del prossimo, vivendo così la compagnia del Dio con noi nel continuo esercizio della libertà che nasce dall’amore. Non si realizza, dunque, il compito missionario affidatoci dal Maestro, né si costruisce il domani di Dio nel presente degli uomini, abbandonandosi ad avventure solitarie o a fughe dalle responsabilità del servizio: ai cristiani è chiesto di testimoniare il Vangelo in maniera responsabile, corale, nella forza della comunione della Chiesa e della carità che la vivifica e cha da essa si irradia. Volerci Chiesa dell’amore è rendere la Chiesa comunità abitabile, accogliente, attraente, dove ci si senta accolti, rispettati, personalmente riconciliati nella carità: e questo è irradiare il Volto del Salvatore, affinché attragga a sé l’universale pellegrinaggio dei popoli annunciato dai profeti (cf. ad esempio Is 2,1-3; cf. Mi 4,1-3; Zc 8,20s.; 14,16; Is 56,6-8; 60,11-14). Il mondo uscito dal naufragio dei totalitarismi ideologici ha come mai bisogno di questa carità concreta, discreta e solidale, che sa farsi compagnia della vita e sa costruire la via in comunione, irradiando il Volto del Cristo Redentore. Certo, questo stile di ser-

vizio solidale comporterà anche la necessità di prendere posizione, di denunciare: amare concretamente gli uomini significa anche capovolgere il loro modo di agire. Si tratta di mettere al primo posto non un interesse mondano o un calcolo politico, ma l’esclusivo interesse alla causa della verità di Cristo e della sua giustizia; si tratta in nome di questo di giocare la nostra vita nella libertà che il Signore ci ha testimoniato e donato, se necessario portando la croce, cercando sempre la via in comunione. c) Infine, discepoli di Dio solo nell’“imitatio Christi crucifixi”, di fronte alla tragica mancanza di passione per la verità, diffusa nella nostra società “liquida”, ci viene chiesto di essere testimoni del senso più grande della vita e della storia, nella fede in Colui che ha compiuto il suo esodo verso il Padre e ci ha aperto le porte del Regno, quale Volto del Dio vivente. Ciò richiede di amare la Verità e di essere pronti a pagarne il prezzo nella quotidiana fatica che ci relaziona a ciò che è penultimo: solo così si potrà essere testimoni per gli altri. Occorre ritrovare la forza della passione per la Verità, in cui si fonda nella maniera più vera la dimensione missionaria della vita ecclesiale. Non si tratta solo di compiere una scelta per il senso della nostra vita e della storia rivelato in Gesù Cristo, ma di offrire anche una testimonianza decisa di speranza come servizio agli altri, avendo lo sguardo rivolto al Dio che viene.Amare la verità, testimoniarla come orizzonte di senso della vita e della storia, significa riflettere in noi il Volto di Gesù, compimento della promessa ed in-

sieme promessa del definitivo compimento, pronti a pagare il prezzo per la fedeltà a Lui e al Suo vangelo in ogni scelta. Lo esprimono le parole di questo testo di un Anonimo fiammingo del XIV secolo, che col passare dei secoli non hanno perso nulla della loro bruciante attualità: Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi. Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha labbra, ha soltanto le nostre labbra per raccontare di sé agli uomini di oggi. Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora siamo l’unico messaggio di Dio scritto in opere e parole. 3. Fra bellezza e dolore: la sequela di Gesù come “passio amoris” e “via pulchritudinis” Dov’è la bellezza in tutto questo? È un duplice dato evangelico ad aiutarci a scoprirlo. Il primo dato consiste nel fatto che il Pastore, che offre la vita per le Sue pecore, è “bello”: “il bel Pastore” (cf. Gv 10,11). L’ora pasquale rivelerà il volto di questa bellezza nell’Uomo dei dolori che si consegna alla morte per amore nostro. Ne è convinto Agostino, che scrive: “Due flauti suonano in modo diverso, ma uno stesso Spirito vi sof-

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fia dentro. Dice il primo: ‘Egli è il più bello tra i figli degli uomini’ (Sal 45,3); e il secondo, con Isaia, dice: ‘Lo abbiamo visto: non aveva più né bellezza, né decoro’ (Is 53,2). I due flauti sono suonati da un unico Spirito: essi dunque non discordano nel suono. Non devi rinunciare a sentirli, ma cercare di capirli. Interroghiamo l’apostolo Paolo per sentire come ci spiega la perfetta armonia dei due flauti. Suoni il primo: ‘Il più bello tra i figli degli uomini’; ‘benché avesse la forma di Dio, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio’ (Fil 2,6). Ecco in che cosa sorpassa in bellezza i figli degli uomini. Suoni anche il secondo flauto: ‘Lo abbiamo visto: non aveva più né bellezza, né decoro’: questo perché ‘spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana’ (Fil 2,7). ‘Egli non aveva bellezza né decoro’ per dare a te bellezza e decoro. Quale bellezza? Quale decoro? L’amore della carità, affinché tu possa correre amando e amare correndo... Guarda a Colui dal quale sei stato fatto bello”[2]. È l’amore con cui ci ha amati che trasfigura “l’uomo dei dolori davanti a cui ci si copre la faccia” (Is 53,3) nel “più bello dei figli degli uomini”: il crocefisso amore è la bellezza che salva. Nel Volto del “Dio compassionato”, come diceva l’italiano del Trecento, è il volto dell’Amato a lasciarsi riconoscere come sorgente di luce e di carità, che libera e salva. C’è poi un altro dato evangelico che fa riconoscere la bellezza del Volto di Cristo per l’uomo d’oggi nella vitae nella missione dei discepoli: a indicarlo è Pavel Florenskij,

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il “Leonardo da Vinci russo”, scienziato, genio del pensiero matematico, teologico e filosofico, sacerdote morto martire della barbarie staliniana. Commentando Mt 5,16 – “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” - egli osserva che “ ‘i vostri atti buoni’ non vuole affatto dire ‘atti buoni’ in senso filantropico e moralistico: ymòn tà kalà érga vuol dire ‘atti belli’, rivelazioni luminose e armoniose della personalità spirituale - soprattutto un volto luminoso, bello, d’una bellezza per cui si espande all’esterno ‘l’interna luce’ dell’uomo, e allora, vinti dall’irresistibilità di questa luce, ‘gli uomini’ lodano il Padre celeste, la cui immagine sulla terra così sfolgora”[3]. L’annuncio del Vangelo non è altro che lo sfolgorio della bellezza di Cristo negli atti del discepolo interiormente trasfigurato dallo Spirito: il Volto del Salvatore si manifesta nel triplice esodo vissuto dal discepolo nella sequela di Gesù. Infine, c’è un luogo dove il Volto sofferente e vittorioso del Pastore bello si offre al nostro cuore e al mondo intero come sorgente di luce e di vita: è la liturgia, gioia del cielo sulla terra, presenza dell’eternità nel tempo. È ancora Florenskij a indicarcelo significativamente: ricordando una delle sue celebrazioni nella Chiesa sulla collina Makovec, rivolta verso il grande Monastero (la “Lavra”) di Sergiev Possad, cuore del cristianesimo russo, così descrive la bellezza della liturgia, simbolo dei simboli del mondo: “Il Signore misericordioso mi concesse di stare presso il suo trono. Scendeva la sera. I raggi

dorati danzavano esultanti, il sole appariva come un inno solenne all’Eden. L’occidente impallidiva rassegnato, e verso di esso era rivolto l’altare, posto sulla sommità della collina... La lettura del canone pulsava ritmicamente… e al canto ‘Gloria a Te che ci hai mostrato la luce’ accadeva che la tenebra esterna, pure essa luce, calava, ed allora la Stella della Sera brillava attraverso la finestra dell’altare e nel cuore di nuovo sorgeva la gioia che non svanisce, quella gioia del crepuscolo della grotta. Il mistero della sera si univa con il mistero del mattino ed entrambi erano una cosa sola”[4]. Nella liturgia si affaccia il Volto di Colui che è in persona la Bellezza che salva: Volto segnato dal dolore, come quello della Sindone, ma non di meno trasfigurato dall’amore della consegna alla morte per noi, e manifestato in tutta la sua bellezza dall’amore vittorioso del giorno di Pasqua. Nella liturgia “il mistero della sera”, metafora della nostra condizione di abitatori del tempo, si unisce “con il mistero del mattino”, simbolo dell’eternità promessa e donata, ed entrambi divengono una cosa sola, nella gioia dell’esperienza di Dio sulla terra, anticipo del tempo in cui Egli sarà tutto in tutti e il mondo intero sarà la Sua patria. La liturgia non è che la carità di Cristo che attraverso la comunità che celebra l’Amato viene a farsi presente nelle opere e nei giorni degli uomini. In essa il Volto dell’Amato si offre e ci accoglie in tutto lo splendore della Sua bellezza, fatta inseparabilmente di dolore e di amore, di morte e di vittoria sulla morte.

1] Miguel de Unamuno, Salmo I (Ex 33,20): “¿Por qué, Señor, nos dejas en la duda, / duda de muerte?/ ¿Por qué te escondes? / ¿Por qué encendiste en nuestro pecho / el ansia de conocerte, / el ansia de que existas, / para velarte así a nuestras miradas? / ¿Dónde estás, mi Señor; acaso existes? / ... ¿Qué hay más allá, Señor, de nuestra vida? / Si Tú, Señor, existes, / ¡di por qué y para qué, di tu sentido! / ¡Di por qué todo! / ... ¡Mira, Señor, que va a rayar el alba / y estoy cansado de luchar contigo / como Jacob lo estuvo! / ¡Dime tu nombre! / ¡Tu nombre, que es tu esencia! / ¡Dame consuelo! ¡Dime que eres! / ... ya no puedo moverme, estoy rendido; / aquí, Señor, te espero, / aquí te aguardo, / en el umbral tendido de la puerta / cerrada con tu llave. / Yo te llamé, grité, lloré afligido, / te di mil voces; / llamé y no me abriste, / no abriste a mi agonía; / aquí, Señor, me quedo, / sentado en el umbral / como un mendigo que aguarda una limosna; / aquí te aguardo. / Tú me abrirás la puerta cuando muera, / la puerta de la muerte, / y entonces la verdad veré de lleno, / sabré si Tú eres / o dormiré en tu tumba”. [2] Sant’Agostino, In Io. Ep., IX, 9. [3] P.Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona, Adelphi, Milano 19997, 50. [4] Sulla collina Makovec, 20. 5. 1913, in Id., Il cuore cherubico. Scritti teologici e mistici, Piemme, Casale Monferrato 1999, 260s.

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L’altro volto di Gesù che sfida la scienza (e combacia con la Sindone) Intervista ad Heinrich Pfeiffer

amico da tempo: il docente della Pontificia Università Gregoriana, dove insegna Storia «La Sindone e il Volto Santo di Manop- dell’Arte cristiana, ascolta in silenzio, parla pello sono una sfida alla ragione umana». lentamente, argomenta in modo lineare e Il gesuita padre Heinrich Pfeiffer è cordia- razionale. Specie, poi, se si tratta di dedicale e sorridente come sempre. Ricorda, nei re un po’ di tempo all’argomento sul quale suoi modi di fare, Benedetto XVI, di cui è ha speso la sua vita di studioso: il volto di Gesù. In particolare, padre Pfeiffer è diventato uno P. Heinrich Pfeifer mentre parla al Convegno Internazionale di Frascati dei massimi esperti mondiali della riproduzione del viso di Cristo nell’arte cristiana, a partire dai due oggetti considerati “originali”: la sacra Sindone di Torino, la cui ostensione in questi giorni sta richiamando centinaia di migliaia di fedeli, e il meno noto - almeno per il grande pubblico - Volto Santo di Manoppello, il panno con l’immagine di Gesù custodito nel piccolo paesino in provincia di Pescara, dove papa Ratzinger si è recato in pellegrinaggio il 1° settembre del 2006.Se la Sindone è il telo che ha avvolto interamente il corpo di Gesù nel Sepolcro, il panno di Manoppello, secondo gli studi cui ha contribuito lo stesso padre Pfeiffer, è il fazzoletto posto sopra la Sindone: un’usanza antidi Piergiorgio Greco

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ca riservata a personalità importanti, considerato anche il fatto che è un panno di bisso, un tessuto particolarmente prezioso, che si utilizzava in situazioni del tutto speciali. Si tratta di due immagini di cui la trappista tedesca suor Blandina Paschalis Schloemer, che attualmente vive proprio a Manoppello in eremitaggio, ha dimostrato la perfetta sovrapponibilità, convincendo nel tempo lo stesso Pfeiffer, il cui contributo alla conoscenza del Volto Santo nel mondo è stato decisivo. Padre Pfeiffer, i due volti sono gli stessi? «Sono assolutamente identici, combaciano perfettamente, come ha dimostrato suor Blandina: la sovrapposizione è di 1 a 1. Dirò di più: i due reperti si leggono insieme: dalla loro sovrapposizione sono stati riconosciuti particolari importanti del volto di Gesù, come la barba, i capelli, le ferite e via dicendo. L’uno, in altri termini, ha bisogno dell’altro per essere letto». Suor Blandina, in particolare, ha individuato almeno dieci punti di perfetta sovrapposizione: «In realtà - spiega il gesuita - sono molti di più, quelli indicati da suor Blandina sono probabilmente i più evidenti. Ma nei lavori di sovrapposizione, vengono a galla sempre nuovi punti di identità». I due reperti sono mai stati accostati fisicamente? «No, in quanto si tratta di oggetti particolarmente delicati, e ogni manipolazione è sempre molto rischiosa. Le sovrapposizioni sono state fatte mediante immagini fotografiche fedeli».

In che anno lei è venuto a conoscenza del Volto Santo di Manoppello? «Era il 1986 quando organizzammo un piccolo pellegrinaggio in Abruzzo insieme ad alcuni amici e colleghi, dopo aver sentito parlare di questo panno. Giunto al santuario, sono rimasto semplicemente impressionato, e ho riconosciuto in quel volto quello della famosa “Veronica”, il panno conservato a San Pietro per secoli, scomparso durante il sacco di Roma nel 1527. Com’è noto, da quando è sparito, viene esposto ogni quinta domenica di Quaresima nella basilica petrina un panno completamente sbiadito, in cui non si vede assolutamente nulla, e questo perché i custodi della basilica, e gli stessi pontefici, avevano l’interesse a non interrompere il flusso di pellegrini che da sempre transitava a Roma per adorare quel volto». Come questo panno sia arrivato a Manoppello è ancora oggetto di studio, e non mancano ipotesi accreditate come quelle del giornalista Saverio Gaeta, che ha ricostruito i vari passaggi e i colpi di scena legati ad una sparizione e una riapparizione del velo che assumono i contorni di un vero e proprio giallo. Ma che cosa rappresenta il volto di Manoppello? «Si tratta del volto di Gesù al momento della sua resurrezione, mentre quello della Sindone ritrae Cristo sofferente dopo la sua passione. Entrambi i reperti sono un vero e proprio miracolo che sfida gli studiosi, in quanto sono fatti come se la luce avesse impressio-

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nato un supporto ma con due effetti diversi: nel caso della Sindone, come se avesse impressionato un negativo fotografico, in quello del Volto Santo, un positivo». «Come sia stato possibile, nel caso della Sindone spiega padre Pfeiffer - lo studio più accreditato rimane quello del professor Sebastiano Rodante, di Siracusa, il quale nel 1978 iniziò una serie di significativi esperimenti, a partire dal sudore di sangue. Le prove furono condotte su calchi, modellati a similitudine del volto sindonico, spruzzati di sudore di sangue, cosparsi di una miscela di aloe e mirra. La presenza di una soluzione di aloe e mirra ha poi liquefatto i coaguli di sangue

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sulla fronte del calco». «L’osservazione che i coaguli sulla Sindone - continua lo studioso - non potevano lasciare nessuna traccia sulla Sindone stessa, portò Rodante ad adoperare un telo imbevuto della soluzione acquosa di aloe e mirra. I risultati ottenuti si avvicinavano in modo suggestivo all’impronta sindonica, in quanto fornivano una impronta simile ai coaguli della Sindone. Poi, durante esperimenti fatti anni più tardi utilizzando un negativo fotografico del telo torinese, si sono riprodotte le tracce dell’immagine del negativo sindonico». «Insomma, la Sindone evidenzia al tempo stesso la natura umana e divina di Cristo, grazie alle macchie di sangue e all’immagine negativa. Quest’ultima, in particolare, per essere realizzata necessita di una fonte di energia, qualcosa che dirige i raggi e, infine, un supporto tipo una diapositiva. «Stesso discorso vale per Manoppello: si tratta di un’immagine creata in modo anomalo, nel senso che gli studi hanno dimostrato che il Volto Santo non è un dipinto, ma un’immagine fatta con una tecnica assolutamente sconosciuta in tutta la storia dell’arte. Solo con la fede, allora, è possibile spiegare questa energia dentro un corpo morto. Ecco perché i due reperti sfidano la ragione, dimostrando i limiti della scienza». Una delle cose che colpisce di più guardando i due volti è che la Sindone ha gli occhi chiusi, il Volto Santo li ha aperti: «In realtà - spiega Pfeiffer - non possiamo dire con certezza se la Sindone ha gli oc-

chi aperti perché dipende dalle aspettative che noi abbiamo guardando quel volto: se pensiamo che sia di un morto, li vediamo chiusi, se pensiamo che sia di un vivente, li possiamo anche vedere aperti. È solo una nostra interpretazione». La Sindone e il Volto Santo di Manoppello sono gli unici panni che hanno avvolto il corpo di Gesù? «No, c’è anche il sudario di Oviedo, in Spagna, e la cuffia conservata a Cahors, in Francia». Il secondo cingeva il volto di Gesù nel Sepolcro mentre il primo, secondo suor Blandina, era il panno utilizzato da qualcuno per asciugare il volto di Gesù ancora sanguinante, come dimostrano le impronte esterne di chi fece pressione sul naso per pulire il sangue e il siero fuoriusciti dal setto nasale. La cosa sensazionale, al riguardo, è rivelata ancora da padre Pfeiffer: «Su tutti, e non escludo anche Manoppello come potrebbero dimostrare studi ulteriori, è stato rintracciato sangue del gruppo AB positivo, dunque con grande probabilità della stessa persona». Il papa è stato a Manoppello nel 2006, e molti si aspettavano una sorta di “via libera” definitiva nell’identificazione del Volto Santo con la Veronica, ma così non è stato. Perché secondo lei? «Va detto che i due reperti ancora oggi non mettono del tutto d’accordo l’intera comunità ecclesiale. Penso che Benedetto XVI,

da padre di tutta la Chiesa, abbia evitato di alimentare dibattiti interni anche nell’episcopato». Padre Pfeiffer, un’ultima domanda: lei studia da sempre il volto di Gesù. Quali sono i caratteri di questo volto? «Il Volto Santo di Manoppello non è solo identico con la Veronica romana, ed esso non costituisce solo un’unica immagine con la Sindone, ma è anche uno dei due modelli fondamentali, rappresenta un prototipo per l’immagine di Cristo. Esiste un tipo classico dell’immagine del volto di Cristo così chiaramente delineato che, se visto anche solo una volta, lo si può riconoscere immediatamente in qualsiasi altra opera. Esso è caratterizzato da una testa alta con un naso lungo, da due bande di cappelli che cadono fino sulle spalle, da baffi e da una barba spesso bipartita. Gli occhi guardano leggermente in alto così da mostrare il bianco del globo oculare sotto la pupilla. Dobbiamo concludere, in contrasto con tanta ricerca degli studiosi dell’arte, che l’immagine di Cristo così individuale deve avere il suo modello. Per la struttura fortemente asimmetrica, il modello è la Sindone, o la Sindone insieme con il Volto Santo di Manoppello. Per gli occhi e tutti gli aspetti più vitali, l’unico modello è costituito dal Volto Santo”.

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Il “giallo” della Veronica

di Saverio Gaeta Nel libro “L’enigma del volto di Gesù” (Rizzoli) il giornalista Saverio Gaeta ha ricostruito l’affascinante “giallo” del cosiddetto «velo della Veronica», la reliquia che mostra l’immagine di Cristo risorto. Da secoli sull’altare maggiore del santuario cappuccino di Manoppello, in provincia di Pescara, si trova perennemente esposto un finissimo velo, sul quale è raffigurata un’immagine dai caratteri somatici mediorientali. Secondo la tradizione si tratta del vero volto di Gesù, impresso miracolosamente sul tessuto da un’energia soprannaturale lungo la via del Calvario, oppure nel momento della risurrezione all’interno del Santo Sepolcro: è questo il motivo per cui viene indifferentemente definito «velo della Veronica» oppure «Volto santo». Sin dai primi tempi del cristianesimo erano noti due “prototipi” dell’iconografia di Cristo, cui si possono ricondurre la Sindone di Torino e il Volto di Manoppello: la prima era custodita a Edessa, il secondo a Camulia. Di qui il velo fu traslato nel 574 a Costantinopoli, poiché l’imperatore Giustino II lo volle come stendardo a protezione delle proprie truppe. Agli inizi del 700 il Volto Santo giunse a Roma, dove presumibilmente lo portò il patriarca Callinico I, che era stato accecato ed esiliato dall’imperatore Giustiniano II per punirlo dell’appoggio dato al suo rivale Leonzio. Papa Giovanni VII, che nel 705 aveva fatto appositamente edificare in San Pietro l’oratorio della Veronica, custodì il velo con

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l’intento di riconsegnarlo in seguito al patriarcato di Costantinopoli. Ma le lotte iconoclaste, durante le quali in Medio Oriente

vennero distrutte innumerevoli immagini sacre, suggerirono di rinviare tale restituzione. A partire dallo scisma del 1054, con la reciproca scomunica fra papa Leone IX e il patriarca Michele Cerulario, la Santa Sede acquisì definitivamente la reliquia e diede avvio all’usanza di esporla alla devozione dei fedeli. Da quel tempo le testimonianze scritte concordano sul fatto che la basilica di San Pietro possedesse la «vera immagine del Signore». Nell’«immaginario collettivo» il Volto Santo ha sempre rivestito una grande importanza. Fu così soprattutto a partire dal 1300, quando venne proclamato il primo Giubileo della storia cristiana, che proprio nella frequente esposizione del cosiddetto «velo della Veronica» ebbe uno dei suoi aspetti più qualificanti. Oltre a diversi storici dell’epoca, ce lo documentano Dante Alighieri nella Divina Commedia («Qual è colui che forse di Croazia / viene a veder la Veronica nostra) e Francesco Petrarca nel Canzoniere («Movesi il vecchierel canuto e bianco / [...] e viene a Roma, seguendo ’l desio, / per mirar la sembianza di Colui / ch’ancor lassù nel ciel vedere spera»). Il 6 maggio 1527 si verificò a Roma uno dei momenti più tragici della sua millenaria storia: il cosiddetto «sacco» durante il quale i mercenari al servizio di Carlo V d’Asburgo costrinsero papa Clemente VII ad asserragliarsi in Castel Sant’Angelo e a fuggire poi a Orvieto. In quella tragica giornata Roma venne messa a ferro e fuoco e moltissimi oggetti preziosi furono depredati anche da San Pietro: fra essi ci fu certamente il Volto Santo. Il Vaticano, però, non ammise mai

questa sparizione, in quanto era in corso la costruzione della nuova basilica di San Pietro e occorreva far continuare l’afflusso dei pellegrini che giungevano per vedere il Volto Santo, le cui offerte erano indispensabili per far fronte ai costosissimi lavori. Improvvisamente, nel 1616, una lettera di Maria Costanza, regina di Polonia, scosse la quiete dei Sacri Palazzi. Indirizzata personalmente a papa Paolo V, conteneva una richiesta apparentemente innocua e facile da esaudire: il dono di una riproduzione del «velo della Veronica». Alla regina non si poteva opporre un rifiuto, ma nemmeno si poteva inviare un’immagine della quale non si era più in possesso. La strategia fu di realizzare un nuovo «prototipo» del Volto Santo, che però venne dipinto con gli occhi chiusi, mentre quello originale ha gli occhi aperti. Per evitare problemi, nel 1628 papa Urbano VIII emise un editto nel quale si obbligavano parroci e confessori a informare tutti i fedeli del divieto di riprodurre o di detenere copie dell’immagine, sotto pena di scomunica. Tutte le riproduzioni dovevano essere requisite e inviate in Vaticano, dove furono distrutte. La vera immagine di Cristo, trafugata a Roma, aveva intanto raggiunto il territorio abruzzese, probabilmente per iniziativa di Ferdinando de Alarçon, comandante dell’esercito spagnolo in Italia, che aveva il titolo di marchese della Valle Siciliana in Abruzzo. De Alarçon, durante il «sacco» del 1527, comandò la guarnigione che controllò Roma sino al febbraio del 1528 e dunque poté appropriarsi del Volto Santo razziato in

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Il volto meravigliosamente umano di Dio Intervista a Paul Badde, autore di “L’autre Suaire”

di San Pietro. Sul velo sono state fatte diverse analisi tecnico-scientifiche. Il professor Donato Vittore, dell’Università di Bari, ha fotografato l’immagine con un monitor che consente uno straordinario ingrandimento senza sfocare le immagini: «Nell’interspazio tra il filo dell’ordito e il filo della trama non si evidenziano residui di colore». Il professor Giulio Fanti, dell’Università di Padova, ha rilevato che l’immagine sui due lati del velo non è identica: «Per esempio la ciocca di capelli nel mezzo della fronte è una delle particolarità che giocano a favore delle ipotesi di un’immagine non realizzata da mano d’uomo. Non si spiega come un artista abbia potuto dipingere un segno sul volto di questo Il nuovo libro di Saverio Gaeta velo molto sottile e un segno diverso sul volto opposto». Indagini con la lampada di San Pietro e portarlo con sé al termine del Wood hanno inoltre consentito di affermare conflitto. A Manoppello il velo fu acquista- che sul tessuto non ci sono sostanze orgato dal dottor Donato Antonio De Fabritiis, niche naturali come olii, grassi e cere, trail quale nel 1638 lo donò ai cappuccini. Il dizionali leganti pittorici, mentre la spettro6 aprile 1646 fu esposto per la prima vol- scopia Raman ha evidenziato che la natura ta alla pubblica venerazione dei fedeli. Il 1° della fibra è di tipo proteico (come il bisso settembre 2006, durante la visita nel san- marino) e non vegetale (come sarebbe intuario, Benedetto XVI è stato il primo Papa vece il lino). a poter rivedere e venerare la reliquia mezzo millennio dopo la sparizione dalla basilica

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di Marine Soreau In aggiunta alla Sindone di Torino in mostra fino al 23 maggio, un altro telo, più piccolo, che rappresenta il volto di Cristo, è conservato nel santuario di Manoppello, in Abruzzo. Il giornalista tedesco Paul Badde, corrispondente da Roma del quotidiano Die Welt dal 2000, ha studiato per diversi mesi sul “segreto di Manoppello”. Si è chiesto da dove proviene la tela, come si è formata quell’immagine, se non sia il velo della Veronica e dei loro legami con la Sindone. E ha rilasciato le sue conclusioni in un libro intitolato “L’autre Suaire” (L’altro sudario), pubblicato in francese da Editions di Emmanuel - Editions du Giubileo. Lo stesso Benedetto XVI ha fatto un pellegrinaggio a Manoppello il 1° settembre del 2006, facendo la prima visita di un Papa al santuario. Recentemente, in un editoriale dedicato alla visita di Benedetto XVI a Torino per la ostensione della Sindone, il direttore del’Ufficio Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, gesuita, ha ricordato quelle immagini che accredita

come tradizione un modo meraviglioso per intravedere il volto di Cristo, ”a Manoppello o a Torino.” In breve, che cos’è il velo di Manoppello? Paul Badde: è un velo di lino finissimo, fatto di bisso in cui appare il volto di Cristo. Tuttavia, è tecnicamente impossibile dipingere questo tipo di tessuto fatto da filamenti di Pinna nobilis. Non ci sono pigmenti di pittura nel velo. L’aspetto del volto nel velo rimane un mistero, che evidenzia l’inspiegabile. Perché merita di essere conosciuto? Paul Badde: Principalmente dalla maestà del volto di Cristo in questo velo. Si tratta dell’icona per eccellenza di Cristo, l’antica Vera Ikon, il tesoro più prezioso del cristianesimo, considerato scomparso da secoli e ora riscoperto: il volto meravigliosamente umano di Dio. Secondo te, cosa potrebbe dimostrare che è il volto di Cristo? Paul Badde: E facile dimostrare che si tratta del velo chiamato della Veronica, che è stato a lungo venerato ed esposto in San Pietro a Roma. Come prova: le molte donne di quel periodo che hanno fornito testimonianza convincente. Tuttavia, più sorprendente è la constatazione che il velo deve essere identico a soudarion, vale a dire la Santa Sindone, a cui si riferisce l’apostolo Giovanni quando scopre, insieme all’apostolo Pietro, che Cristo è risorto dai morti. Molti indizi appoggiano questa constatazione. Si può immaginare un legame con la Sindone? Paul Badde: Sì, il velo rappresenta lo stesso volto, quello di Gesù di Nazareth. Però la Sindone lo rappresenta morto, mentre il velo lo rappresenta vivo, con le stesse fe-

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Le più famose immagini acheropite del mondo

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Convegno internazionale a Frascati

rite nel volto, ma guarite! I matematici hanno stimato una probabilità del 200 000 000 000 / 1 che la Sindone di Torino proviene dal Santo Sepolcro di Gerusalemme. In altre parole, questo è davvero uno dei “teli” trovati nella tomba e descritti da un testimone, l’apostolo Giovanni. Ma in questo passaggio estremamente importante, Giovanni si riferisce espressamente ad un piccolo velo “a parte” dagli altri teli, collocato in una posizione particolare della tomba. Questo non può essere altro che questo piccolo velo che si

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trova ora a Manoppello. Che cosa le ha affascinato tanto della tela per effettuare un’indagine come questa? Paul Badde: Questo velo ha un fascino unico. Non vi è nulla di simile su questa terra. Come giornalista, non sono stato in grado di resistere a questo fascino. I giornalisti sono sempre alla ricerca di uno scoop. Essi sono alla ricerca dell’incredibile. Io stesso avevo fatto molte scoperte nei paesi più diversi, sia in tempo di pace come in tempo di guerra. Ma non avevo mai visto nulla di paragonabile al velo, né prima né dopo. Perché ha dato la forma di thriller al suo lavoro? Paul Badde: Questo è esattamente come ho realizzato le mie ricerche. Non ho inventato nessuna frase, non pianificato nulla. Gli eventi si sono realizzati così come li ho scritti. Come interpreta la visita di Benedetto XVI a Manoppello? Paul Badde: questo potrebbe essere l’ultimo di questa serie di miracoli. Il Papa ha letto il mio articolo e ha deciso, nonostante la resistenza all’interno della Chiesa e del Vaticano, di andare a Manoppello. E’ stato il primo viaggio del Papa deciso da se stesso. Egli conosceva, naturalmente, la tradizione del Volto Santo classificata come acheiropoieta (che non è stata fatta da mano d’uomo). Pregare in silenzio davanti al velo il 1° settembre 2006, ha reintrodotto questa immagine nella storia e fino ai confini del mondo. E da quel momento, non smette di parlare del “volto umano di Dio”. E’ il segno del suo pontificato. [Tradotto dal francese da Patricia Navas e poi dallo spagnolo]

I relatori polacchi Zbgniew Treppa, Karolina Aszyk e Jan S. Jaworski

Il Convegno si è svolto nel Centro di Ricerca (ENEA) di Frascati dal 4 al 6 Maggio 2010. Sono state prese in esame quasi tutte le immagini che secondo la tradizione non sono state fatte da mani umane: Acairopoietos. Sindone, Volto Santo, Tilma di Guadalupe, Sudario di Oviedo. Per noi è stato molto importante il giorno 6 maggio, ultima giornata.

Diversi studiosi, tra gli altri temi, hanno parlato del Volto Santo. Il professor Avinoam Davin, ha trattato delle impronte dei fiori trovate sulla Sindone, rivelando che sono tutti fiori che si trovano esattamente nella zona intorno a Gerusalemme e che fioriscono tra marzo e aprile. E’ stata impressionante la ricostruzione sul volto di Cristo circonda-

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to da tutte corolle di crisantemi messi con cura e ancora oggi presenti sulla Sindone. Un altro emozionante dettaglio è stata la ricostruzione della corona di spine, che viene fuori da due differenti piante: Rhamnus lycioides e Ziziphus (spina – christi). Poi il professore Gilgert R. Lavoie, medicina forenze a Boston. Quando si è formata l’immagine sulla sindone l’uomo rappresentato era in forma verticale e la sindone piana. Quando prima si sono impresse le macchie di sangue, la sindone era in forma non piana e avvolgente, ma in posizione orizzontale. Con altre parole testimonia la Risurrezione. Prima si sono prodotte le macchie di sangue e queste si sono prodotte sul velo avvolgente, poi si è creata l’immagine in posizione verticale, e siccome questa immagine è una proiezione parallela, in quel momento la sindone era piana (piatta come una parete). Chi lo comprende comprenda. Diversi contributi si sono occupati direttamente del velo di Manoppello. Tra questi, Giulio Fanti che ha mostrato tutta una serie di immagini di cui la produzione era sempre diversa, ma mai spiegabile con la ragione umana: tilma di Guadalupe, la sindone e il nostro Velo. Il P. Heinrich Pfeiffer, gesuita, ha spiegato il concetto di Acheiropoietos, originalmente negli autori greci con il significato “naturale” in contrasto a “cheiropoietos come opera di mani umane. Nella Bibbia cheiropoietos è identico con “idolo”. Gli idoli non possono essere mai Dio perché fatti con mani umane. Anche il tempio può essere chiamato cheiropoietos, perché Dio non abita tra quattro mura. In questo significato troviamo tutti e

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due concetti cheiropoieto e acheiropoietos in Marco 14,58 quando i falsi testimoni dicono che Gesù avrebbe detto “distruggete questo tempio cheiropoietos e io edificherò in tre giorni uno acheiropoietos, non fatto con mani umane. Poi questo concetto è applicato dagli scrittori bizantini all’immagine camuliana, acheiropoietos perché non fatto come un tessuto né dipinta, ma di arte divina. L’immagine che corrisponde di più a tutte queste descrizioni bizantine dell’immagine di Camulia o Camuliana, è il velo di Manoppello. I fili sono un prodotto naturale (acheiropoietos), il velo è un prodotto di cultura umana (cheiropoietos). L’ immagine (a causa del cambiamento dei colori, che secondo le diverse angolature tra l’osservatore e l’oggetto e la diversa luce, appaiano una volta grigi e poi diventano marroni e perfino appare il leggero rosso sulle labbre e le piaghe sulle tempie ), si comporta come fosse di nuovo un prodotto naturale (acheiropoietos). Roberto Faccinelli ha abbandonato la sua tesi che cioè il volto santo di Manoppello sia un’opera di Duerer o di Raffaello, ha presentato invece due lettere inedite di Secondo Pia, del primo fotografo della Sindone, e i suoi studi sul manoscritto del Grimaldi sulla Veronica romana, letto per la prima volta da lui con cura, e anche la copia della Veronica dell’anno 1617, conservata a Chiusa Sclafani in Sicilia, e ha trovato una copia del tutto simile, dipinta dallo stesso canonico Strozza in una collezione privata a Bologna. Anche tre studiosi polacchi si sono interessati del Velo di Manoppello, il primo un chimico dell’Universi-

tà di Warsavia, Jan S. Jaworski, e poi Zbgniew Treppa e Karolina Aszyk, tutti e due dell’Università di Danzica. Il primo si è domandato quale processo chimico dà la colorazione dei fili del bisso, e quale processo fa alterare questi colori, e ha trovato che si tratta degli stessi processi che noi utilizziamo oggi per colorare i cappelli umani. Responsabili per i colori del bisso sono i melanini. Per cambiare i colori ci vogliono degli ossidanti e agenti che rendono più chiari questi colori, pheomelanini. Naturalmente non si sa come si crea con tali processi chimici un’immagine.

I due studiosi dell’università di Danzica hanno studiato la semantica del velo, il rapporto tra l’immagine e il contenuto di parole presenti in essa. I significati che sono nascosti per l’occhio umano possono essere rivelati con il mezzo della fotografia, e questo con diversi condizioni dell’illuminazione del velo. Si domanda se i diversi dettagli rivelati dalla fotografia non sono rilegabile con brevissimi momenti del tempo di impressione e se questi momenti possono essere ridotti nella loro sequenza cronologica. Possiamo costatare finalmente che la ricerca scientifica sul nostro velo è adesso iniziata e ci auguriamo che molti ricercatori specializzati faranno delle investigazioni secondo il loro campo scientifico. Tutto il “workshop” con presentazioni interessanti e vivaci discussioni tra i membri del simposio è stato fatto in lingua inglese. Qui abbiamo voluto dare una visione molto abbreviata e un po’ superficiale di alcune esposizioni presentate in questi tre giorni all’inizio del maggio. P. Heinrich Pfeifer

Le firme dei relatori partecipanti al Convegno

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La scienza studia le immagini sacre Riflessioni sull “International Workshop On The Scientific Approach To The Acheiropoietos Images” Centro Ricerche dell’ENEA Frascati (4-6 maggio 2010) Di Antonio Bini Promuovere un’ampia discussione scientifica sui recenti studi relativi agli aspetti chimici, fisici, meccanici, storici e di medicina legale delle più famose immagini acheropite (ossia, non fatte da mani d’uomo): la Sindone di Torino, la Tilma di Guadalupe e il Velo di Manoppello, questo l’obiettivo della Conferenza internazionale organizzata dall’Enea, presso il suo Centro Ricerche di Frascati dal 4 al 6 maggio, attraverso il confronto tra i differenti approcci di queste disciplina di una quarantina di scienziati e studiosi provenienti da Stati Uniti, Francia, Austria, Canada, Danimarca, Germania, Messico, Israele, Francia, Polonia, Spagna, Italia. L’ENEA – ente nazionale italiano per le nuove tecnologie e l’energia - ha dedicato all’iniziativa un apposito sito - solo

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in lingua inglese - per sottolineare il rilievo internazionale dell’evento -http://www. acheiropoietos.info/ - la cui realizzazione è stata prevista durante il periodo di ostensione della Sindone a Torino, cogliendo l’opportunità della presenza in Italia di molti studiosi stranieri. Può apparire molto singolare che un ente pubblico nazionale che si occupa a livello scientifico di energia e nuove tecnologie si impegni su questi temi, su un terreno complesso e apparentemente lontanissimo dalla sua attività istituzionale. In effetti, questo interesse è da mettere in relazione con la capacità dell’ENEA di riprodurre in laboratorio una colorazione simile a quella della Sindone, con le stesse caratteristiche di superficialità dell’immagine, grazie a speciali laser ad eccimeri. Il risultato è stato raggiunto irradiando con potenti lampi di luce ultravioletta tessuti di

lino. Una circostanza casuale, in quanto gli studiosi erano impegnati in ricerche relative ad applicazioni industriali. La ricerca è stata pubblicata nel 2008 sulla rivista americana Applied Optics. Ed è stato proprio il prof. Paolo Di Lazzaro, leader del laboratorio Eccimeri del centro di Frascati a svolgere il ruolo di coordinatore (chairman) del confronto internazionale che si è sviluppato sui seguenti temi: caratteristiche delle immagini; ipotesi di formazione delle immagini; datazione delle immagini; elaborazione delle immagini; nuovi strumenti di analisi; restauro e conservazione; confronto tra le diverse immagini acheiropoietos; aspetti storici; aspetti medico-legali. Il Workshop è stato preceduto da lavori preparatori da parte di un comitato scientifico internazionale e da un comitato organizzatore locale. Gran parte delle relazioni ha riguardato la

Sindone, con un nutrito numero di studiosi, soprattutto americani, tra cui la direttrice del Centro di Ricerche sulla Sindone di Richmond, Diana Fulbright. Elementi di interesse sono emersi da relazioni riguardanti gli aspetti medico-legali, ma l’impressione generale è stata che gli interventi ruotassero direttamente o indirettamente ancora sulle controverse questioni legate alla datazione del telo con la tecnica radiometrica del Carbonio 14, eseguita nel 1988 con esami di tre distinti campioni presso altrettanti laboratori di Zurigo, Oxford e dell’Arizona e quindi sull’incidenza dei fattori ambientali sulla contaminazione del telo di Torino. In un intervento di José Carlos Espriella Godinez, membro del Centro Messicano di Sindonologia, sono state illustrate le caratteristiche acheropite della Tilma di Guadalupe, fornendo elementi per inquadrare il miraco-

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Studi scientifici molto seri

Antonio Bini

lo nel contesto della storia del cristianesimo nel paese sudamericano. Evidente interesse ha suscitato il Volto Santo di Manoppello, le cui immagini – talvolta di grande qualità ed efficacia – sono state proiettate più volte sul grande schermo. La straordinaria divulgazione del Volto Santo di questi ultimi anni e il sempre più frequente accostamento con la più famosa Sindone trova nell’iniziativa organizzata dall’ENEA – un implicito riconoscimento della validità scientifica degli studi sin qui portati avanti da un ristretto numero di ricercatori, che ha avuto la possibilità di illustrare le proprie tesi di fronte ad una qualificata platea internazionale. Il prof. Heinrich Pfeiffer, pioniere degli studi sul Volto Santo, ha approfondito sotto il profilo storico-artistico il tema delle acheropite, soffermandosi sulle più note immagini sacre dell’antichità, costituite dal Mandylion di Edessa e da Kamulia (o Camulliana). A queste immagini corrisponderebbero peraltro la Veronica (Volto Santo) e la Sindone. Alcune inspiegabili peculiarità del velo sono state illustrate dal prof. Giulio Fanti, dell’Università di Padova, autorevole sindonologo, che da alcuni anni si è avvicinato con rispetto al Velo di Manoppello. Ma gli interventi più interessanti, anche per il loro carattere di novità, sono stati probabilmente quelli di tre docenti universitari polacchi, avvicinatisi di recente al Volto Santo. Zbigniew Treppa e Karolyna Aszyk, docenti di semeiotica delle immagini dell’Università di Danzica, che hanno illustrato i loro studi sulla sorprendente mutevolezza dell’immagine, soffermandosi in particolare sulla boc-

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ca, che mostra con maggiore evidenza i riflessi dei mutamenti dell’immagine, rispetto in particolare alla dentatura. Le tesi esposte sono state più ampiamente dettagliate in un libro uscito in Polonia lo scorso anno dal titolo “Fotografia z Manoppello”. Un significativo contributo è venuto da Jan S. Jaworski professore di chimica dell’Università di Varsavia, che ha sostenuto e documentato la tesi che il tessuto sul quale è impresso il Volto Santo è di bisso marino e che alle peculiari proprietà del bisso sia da attribuire la straordinaria trasparenza del Velo. Ricordo che l’ipotesi del bisso marino fu sostenuta il 1° settembre 2004 da Chiara Vigo, che vive nell’isola di Sant’Antioco in Sardegna, la quale è ritenuta l’ultima maestra di questa arte tessile dell’antichità ancora esistente nel Mediterraneo. Come è noto, la straordinarietà di questo particolarissimo tessuto, che deriva da un grande mollusco (pinna nobilis) è che si può tingere, ma su di esso non è possibile dipingere. L’idea che potesse trattarsi di bisso venne a suor Blandina, avendo casualmente tra le dita filamenti di cozze di mare dell’Adriatico, mentre le successive ricerche e il coinvolgimento della Vigo si deve al giornalista e scrittore tedesco Paul Badde. Roberto Falcinelli, fotografo romano, ha esposto i risultati di una propria ricerca sulla datazione dell’Opusculum di Jacopo Grimaldi, conservato in Vaticano, che documenta com’era la Veronica prima della sua scomparsa. Come è noto, le immagini rappresentavano il volto di Cristo con gli occhi aperti, contrariamente al mutato modello iconografico imposto nel

Seicento. Nella “Session Poster” è stata presentata da suor Blandina Paschalis Schloemer e dal prof. Andreas Resch un’ampia documentazione a dimostrazione della sovrapponibilità del Volto Santo con il Volto della Sindone. La documentazione è stata illustrata durante i tre giorni del Workshop ai vari studiosi presenti che hanno potuto chiedere chiarimenti ed informarsi sulle tecniche seguite. Nell’ultima giornata di lavori è stata anche esposta una settecentesca icona russa del Mandylion di Edessa, che ricorda il Volto Santo di Manoppello. Nel chiudere i lavori, il prof. Di Lazzaro, dopo l’interminabile sequenza di dati scientifici, grafici, formule e tabelle statistiche non ha potuto nascondere la propria “emozione per la fantastica esperienza di coordinare un workshop internazionale su queste straordinarie immagini”, che favorirà un maggior dialogo nella comunità scientifica internazionale impegnata in questi studi. Certamente la discussione su questi temi continuerà ancora per molto tempo, ma quello di Frascati rimane un evento probabilmente senza precedenti, considerata la tendenza a concentrare momenti di studio e di confronto limitatamente a singole immagini sacre. Un evento organizzato in modo serio, non aperto al pubblico, per evitare le semplificazioni e i facili sensazionalismi della comunicazione di massa, di cui tanto la fede quanto la scienza non hanno bisogno.

“Nel convegno sono emersi alcuni studi scientifici molto seri sulla formazione dell’immagine della Sindone, e questa è la cosa che è stata messa maggiormente in risalto. Ma anche sul Volto Santo ci sono state relazioni molto significative, anche se in parte già presentate in precedenza. Però a mio parere è importante soprattutto la relazione del prof. Jaworski; credo che possa essere una ottima prospettiva di ricerca nella direzione di ipotizzare una soluzione al problema della formazione dell’immagine. Naturalmente i dati che possediamo sono ancora pochi, per questo non è opportuno trarre ancora conclusioni che potrebbero rivelarsi affrettate. Ogni analisi dovrà essere riverificata con i risultati delle altre. Comunque credo anche che le conclusioni sul pigmento del prof. Fanti siano da ridefinire meglio, in ordine alla diffusione della colorazione e alla stessa natura del pigmento. Spero di poter presto presentare qualche risultato anche parziale delle mie ricerche. In ogni caso, come ho detto a padre Carmine, conto di venire a Manoppello, una volta sicuramente con qualche amico per pellegrinaggio, entro la fine del mese, e poi appena pronto con il tecnico e la macchina per alcune macro di dettaglio. Lorenzo Bianchi

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Véronique torna ad incontrare il Volto Santo Meditazioni per la Settimana Santa (da un testo di C. Péguy) La vigilia della Domenica delle Palme di quest’anno è stata veramente singolare alla Basilica del Volto Santo. Un centinaio di giovani universitari, con insegnanti e amici, appartenenti al movimento ecclesiale di “Comunione e Liberazione”, dietro l’ispirazione del prof. Beppe Fidelibus, hanno organizzato, in chiesa, una meditazione “sceneggiata” sulla Passione di Gesù. Il tema: “Véronique torna a incontrare il Volto Santo” è stato suggestivo, quasi a dire che qui al santuario, situato sul colle Tarigni, si può rivivere da vicino il Calvario. Molti testi sono stati tratti, oltre che dalla Bibbia, dal libro “Véronìque” di C. Peguy. La meditazione è stata una sorta di sacra rappresentazione con musiche, filmati, diapositive, luci soffuse, “occhio di bue”, regista, coro, lettori e solisti. Il tutto è durato due ore. Va sottolineata la compostezza, la serietà, l’impegno e la partecipazione dei circa 100 giovani che, di sabato sera, invece di andare a divertirsi

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in discoteca o altrove, hanno scelto di fare un momento di riflessione sulla passione di Gesù, per prepararsi degnamente alla Pasqua. Non si è mai parlato così cristiano… Si è espresso così – sul conto di C. Péguy e dei suoi scritti – colui che De Lubac ha definito “l’uomo più colto del nostro tempo”: H. Urs Von Balthasar. Di questo “parlare così cristiano” Véronique è, cronologicamente, la prima espressione scritta essendo stato composto quasi di getto nel 1909, dopo che lo stesso autore avrà confessato al suo fido amico Lotte: «Non ti ho ancora detto tutto: ho ritrovato la fede. Sono cattolico!» Conversione è per lui – tra i “grandi convertiti” della cultura francese del ‘900 – ritorno alla fede in grazia del provvidenziale incontro con Léon Bloy: incontro così affascinante da destarlo, quasi di schianto, all’attrattiva Gesù. Esso giunge più “rivoluzionario” degli ideali rivoluzionari per i quali aveva militato con sacrifici non

indifferenti. La trilogia sui misteri della fede cristiana seguiranno appena dopo, ma, prima, egli vuole rivivere dall’interno della sua vicenda il dramma che pervade l’intera avventura storica dell’uomo. Esso reca, divisa in due tempi, la forma del dialogo: «Il primo volume – spiega egli stesso – si chiamerà Clio, il secondo si chiamerà Véronique. È stupendo, vecchio mio, Clio (cioè la storia) trascorre il suo tempo a cercare delle impronte, delle vane impronte, e un’ebrea da nulla, una bambina, la piccola Veronica tira fuori il suo fazzoletto e sul volto di Gesù prende un’impronta eterna. Ecco ciò che sbaraglia tutto. Lei si è trovata nel momento giusto. Clio è sempre in ritardo». Tutta la storia si presenta come intenso dialogo con quel volto; di qui il dramma: “anima pagana” ed “anima carnale” vi si ritrovano come attori protagonisti di un dialogo che, interamente laico, viene giocato “a carte scoperte”. Il tempo stesso della storia è attraversato da questo dialogo: misterioso solo perché carnalmente dipanato alo cospetto del Mistero fatto carne. Esso raggiunge la sua massima tensione nel momento cruento del dolore di Gesù nell’orto degli ulivi: le parole sono carne e sangue della persona del Figlio di Dio in dialogo col Padre attraverso il cuore dell’uomo di sempre. Sono queste le pagine che sono state scelte per la meditazione tenutasi il 27 marzo scorso presso la Basilica del Volto Santo, debolmente illuminata per la circostanza ed alla presenza di fedeli convenuti in occasione di una quanto mai inedita apertura della Settimana Santa. Giovani lettori (universitari e

studenti di liceo) hanno corredato con immagini e scene incentrate sul volto di Gesù i testi dello scrittore francese. Il riaccadere a distanza dell’incontro fra Véronique ed il Volto Santo nel luogo ove quest’ultimo è custodito ha inoltre trovato nei canti (dalla tradizione gregoriana e medievale) il felice ingrediente ad una meditazione più prossima al clima della lirturgia cristiana che alla scenografica banalizzazione di un copione teatrale. La presenza del coro – interamente costituito da giovani – ha inoltre favorito il raccoglimento e l’immedesimazione entro un clima di silenzio consono alla presenza della Sacra icona del Volto Santo e facilitante per il semplice, realistico gesto della preghiera dei convenuti. Non si è mai parlato così cristiano…come quando la parola – tanto più quella in compagnia di Péguy – è ricaduta in preghiera sul cuore degli astanti in Basilica, all’inizio del tempo (Settimana Santa) di quella Passione che ha segnato la storia degli uomini con la commozione di Dio per la meschinità ed il tradimento da parte della sua umana creatura: «…Ma Gesù venne. Egli non perse i suoi anni a gemere ed interpellare la cattiveria dei tempi. Egli taglia corto. In un modo molto semplice. Facendo il cristianesimo»…Ed è subito Pasqua! Peppe Fidelibus

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Via Crucis dinanzi al Volto vero di Cristo Il Movimento di Comunione e Liberazione in Abruzzo

Uno stato di attesa comune investe tutte le persone, intanto il coro intona l’ultimo doloroso inno. La quinta stazione testimonia la vittoria della Croce sul mondo, tutto si è compiuto. Sono state due ore di cammino in cui si è meditato sui passi della Passione e morte di Cristo, attraverso i bei canti della tradizione della Chiesa, la contemplazione dei Misteri dolorosi, i brani tratti da Charles Péguy. Tutto questo ha permesso l’immedesimazione con il Mistero presente. Il valore di un’esperienza così intensa, viene sinteticamente espresso sul “volantone” di

di Francesco Fava La tradizionale Via Crucis promossa dal movimento di Comunione e Liberazione in Abruzzo ha coinvolto il 2 aprile scorso oltre 600 persone, accorse da tutta la regione nei dintorni della chiesa del Volto Santo a Manoppello. La prima evidenza è stata l’imbattersi nella realtà viva del Mistero di Cristo presente.Tristezza e speranza, dolore e certezza sono risuonate in ogni passo, in ogni silenzio, in ogni parola letta nel corso del gesto, il tutto dentro una cornice “speciale”: il Volto Santo. Una Via Crucis sicuramente diversa, come raccontano alcuni studenti universitari che vi hanno partecipato: “Ho potuto immedesimarmi, grazie anche alla semplicità degli strumenti tradizionali del gesto, nella carnale realtà passionista di Cristo, entrata a far parte ormai della mia esperienza.” Il gesto è iniziato con la meditazione all’interno della chiesa di San Nicola con l’ascolto dello “Stabat Mater “ di Pergolesi , per poi lasciar spazio agli inni intonati dal coro polifonico, ai testi di Péguy e alle letture del Vangelo, che hanno anche accompagnato il gesto in tutte e cinque le stazioni. All’uscita dalla chiesa la processione ha attraversato le vie del centro del paese; la nuda Croce di legno, portata a turno da alcuni partecipanti, precedeva imponente la moltitudine di gente al seguito. Le prime tre stazioni, scelte non a caso dal servizio d’ordine, sono state svolte lungo i tornanti che portano al Volto Santo. Osservando il volto di ogni persona che camminava, di tutte le età, grandi e

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piccoli, di quelli incontrati lungo la strada, era impossibile non essere commossi dalla passione e dall’amore che Cristo ha per ogni uomo. Il silenzio gridava e comunicava a tutti questa Presenza e ad ogni stazione, veniva dolcemente rotto dal canto del “Crux fidelis”. La quarta stazione è avvenuta davanti alla chiesa del Volto Santo. Qui padre Carmine, priore della chiesa, fa aprire l’imponente porta centrale, pronta ad accogliere la Croce al suo interno, davanti al sudario di Véronique, davanti al Volto vero di Cristo!

Pasqua 2010, dove lo stesso fondatore del movimento di “Comunione e Liberazione” don Luigi Giussani enuncia: “ Ecco dunque il punto: Dio si è commosso per il nostro niente. Non solo: Dio si è commosso per il nostro tradimento, per la nostra povertà rozza, dimentica e traditrice, per la nostra meschinità, come un padre e una madre che piangono di commozione, di un pianto totalmente determinato dal desiderio del bene del figlio, del destino del figlio. È una compassione, una pietà, una passione. Ha avuto pietà per me.”

Ultima stazione della Via Crucis davanti alla Basilica del Volto Santo

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La più bella città del mondo di Suor Blandina Paschalis Schlömer

Ogni volta che mi avvicino al Paese dalla grande strada che viene da Ponte Alba, vedo di fronte il massiccio della Maiella – in questo periodo così imponente con le cime arrotondate, brillanti di neve - le case di Manoppello ancora un po’ nascoste dietro gli alberi e le colline, sempre mi viene in mente la stessa frase e spesso la dico anche a alta voce: “Ci avviciniamo alla più bella città del mondo!” ispirandomi alle parole dell’ultimo capitolo del “Piccolo Principe”. E il cuore si apre, come ha detto anche la dottoressa De Stefanis una volta, si respira meglio. Perché? Siamo qui a casa, sì, e si sente bene.

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Ma non è questo soltanto! Manoppello è forse una città di grandi e meravigliosi edifici, famose opere d’arte, belle strade o parchi o altre attrazioni straordinarie? Qualcosa c’è, sì, ma non basta per un tale elogio. Ci sono città molto più decorose e significanti. Eppure Manoppello è per me la più bella città del mondo! Vorrei citare Antoine de Saint-Exupery nel suo Piccolo Principe, lì dove parla del mistero del deserto. Il Piccolo Principe dice: “Il deserto è bello!” e Exupéry, aggiungendo che ciò è vero, scrive: “...Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplen-

de in silenzio...” È così anche qui. Esteriormente, materialmente, umanamente visto non c’è quasi niente, è un piccolo paese, anche se a causa del gran territorio e della cifra della popolazione da diversi anni ha il rango di una città. È bello anche questo, sì. Ma la sensazione che mi riempie il cuore ogni volta che ritorno al Paese - o “in Città”!- ha una unica ragione, e potete certamente indovinarla. In questo momento speciale utilizzo le parole del Piccolo Principe per spiegarla. Dice lui: “Ciò che abbellisce il deserto… è che nasconde un pozzo in qualche luogo...” Lo sento così! Qui a Manoppello c’è un “pozzo”, una fonte di acqua viva, che “zampilla per la vita eterna”(Giov, 4,14): il Volto Santo! Il nostro mondo che si vanta di disporre di tutto, orgoglioso, superbo, in possesso di tanto denaro e di tante vanità, affogato nel fango delle immagini sporche e di parole menzognere è diventato un deserto per l’anima. Lo spirito, l’anima, non trovano il necessario per vivere. Il cibo avvelenato, offerto lungo la giornata e durante la notte attraverso la televisione e gli altri mass-media, uccide l’anima. Non se ne rendono conto se non poche persone del gran pericolo per lo spirito che viene da questa cattiva fonte. Chi vorrebbe bere acqua sporca, inquinata? Nessuno! Eppure non ci si cura per niente di ciò che guarda l’anima, lo spirito che ci è stato dato da Dio come dono tanto prezioso. Questa nostra anima ha sete dell’acqua viva e pura, ne ha bisogno per sopravvivere. La terra è diventata realmente un deserto. Una grande consolazione e speranza si trova-

no ancora nelle parole del Piccolo Principe, perché sono il riflesso di una realtà più grande: “Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo”. Dio ha previsto per l’umanità di oggi e ha istituito in “qualche luogo”, cioè qui a Manoppello, il “pozzo” necessario: Il vostro Volto Santo! “Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio”.ente indovinarla. Carissimi Manoppellesi, avete un tesoro straordinario, incredibile! Il bello e umile Volto del Figlio di Dio, fatto uomo! Una di voi, in un giorno di festa, mi diceva:”Sono un po’ geloso. Noi sappiamo che questo è il Volto di Gesù. Non abbiamo bisogno di Suor Blandina per saperlo!” Non so più cosa le ho risposto, ma ho pensato, e oggi lo dico a tutti: Lo so, non avete bisogno di me per saperlo, il Volto Santo è il vostro tesoro, lo amate e lo apprezzate molto. Ma bisogno dirlo al mondo intero, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini: “Il Volto di Cristo è qui! Venite e vedrete che grandi cose Dio ha fatto per noi!” Non siate gelosi, no! Aprite i cuori e le braccia per accogliere coloro che con la sete nell’anima vengono qui per attingere l’acqua della fonte del Salvatore. Sono i suoi occhi, il suo sguardo di benevolenza e bontà che attirano i popoli, gli uomini che hanno fame e sete della verità. Vi prego di non racchiudervi, ma di essere generosi e accoglienti, voi che già da secoli godete di questo tesoro immenso. Avete una vocazione! Gesù ha bisogno di voi! È Lui il primo cittadino onorario e vi domanda di aiutarlo. Come a Roma nel medioevo

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i Romani che sospiravano sotto il peso di milioni e milioni di pellegrini finalmente avevano compreso che c’era anche qualcosa da guadagnare, si mettevano a preparare e a costruire taverne e alberghi per soddisfare ai bisogni di tanti uomini provenienti da tutta l’Europa, così potete anche voi partecipare all’opera del Signore che si è alzato “per raccogliere le sue pecore”, (Ez 34,9 -31), come sta scritto nel profeta Ezechiele. Il Signore ha bisogno di ognuno di voi. Dovete essere le sue braccia per servire i fratelli e le sorelle che vengono a cercare il Volto del Signore. Come sarà bello quando un giorno sarete tutti uniti, occupati nel servizio per il vostro Re! Non forzati, ma in tutta libertà e con tutto il cuore, con amore. Sono sempre stata impressionata quando ho sentito parlare gli anziani con tanto rispetto e affetto del Volto Santo. Parlavano non di un quadro o di un ritratto o di un’immagine preziosa, ma di “Gesù Cristo”, della Sua presenza personale. Mi sono commossa. Provo la stessa cosa quando vedo i genitori portare bambini e anziani al Volto Santo, quando durante la festa lo toccano con emozione e riverenza, quando nella notte della Veglia qui a San Nicola tutti rimangano insieme, non pochi fino alla prima messa del mattino. Come è bello stare insieme col Volto Santo, intorno a Lui, come in una famiglia! E Lui è con noi secondo la Sua promessa antica: “Voi sarete il mio popolo e Io sarò il vostro Dio!” Abbiate coraggio! Il Signore è con voi! Ha scelto Manoppello per il Suo trono, come Sua Città! Per questo è “la più bella città del mondo”.

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Oggi che ricevo (ho ricevuto) il privilegio di essere anch’io cittadina ufficiale di Manoppello, la cittadinanza “onoraria”, sì, voglio soprattutto ringraziare. Ringraziare perché posso stare qui, perché sei anni fa mi avete accolta con grande cordialità, mi avete aiutato con tanti servizi e opere caritatevole. Ricordate? Non conoscevo una sola parola italiana! Vi ringrazio di cuore! Anche da parte del Comune ho ricevuto tanti segni di generosità. Grazie! Sono felice di appartenere a voi. È un po’ strano, certo, che io come Trappista, monaca di un Ordine di Clausura, sto qui da sola. Ci sono molte persone che non lo capiscono. Ho scelto però la vita eremitica per poter stare vicino al Volto Santo. Questa vita eremitica non mi permette di avere troppi contatti, non posso partecipare molto alle vostre attività. Ma siete per me la “mia Abbazia”, la mia comunità, e vi amo. Non mi vedete spesso, ma sono qui, e nella mia preghiera siete sempre tutti presenti. Quando dal mio Eremo vedo la “città” sulla collina, raggiante al sole, sono felice. “Manoppello, la città del gran Re!” Non si vede tanto, ma c’è una luce e c’è un sorriso del Signore! Il Volto Santo ama la sua città, la guarda e la benedice. Non dimenticate mai questo suo sguardo di predilezione! Sta con voi da almeno 500 anni, si è nascosto qui, in mezzo a voi! La bellissima veduta dal piccolo balcone dell’Eremo, la Basilica giù a sinistra, il Gran Sasso sopra di fronte e Manoppello a destra sulla collina, la vedo ogni giorno e spesso ripeto nel mio cuore le parole conclusive del Pic-

Monumento di Pietro Cascella nella Piazza dedicata ai Caduti di Marcinelle.

colo Principe: “Questo è per me il più bel... paesaggio del mondo!” Sì, è così, proprio così! Vedo “il Re nel suo splendore e un paese immenso” (Is 33,17) e ho una felicità nel cuore che non si può descrivere. Ma come è cominciato tutto? Che cosa mi ha spinto ad occuparmi del Volto Santo? Conoscete la mia storia, non ho bisogno di ripeterla. Ma una cosa devo dire: Non ho cominciato io, non ho voluto occuparmi io del Volto di Manoppello, ho dovuto! C’era

come una guida celeste che mi ha messo in mano il giornale, che mi ha obbligata a leggere contro la mia volontà, che mi ha fatto trovare tante cose utili per capire finalmente di che cosa, o meglio, di che miracolo si trattava. Una guida celeste mi ha spinto, attraverso tantissime difficoltà, a continuare con i lavori e con le ricerche su questo fenomeno incredibile, dove non c’è contraddizione tra il più grande telo sepolcrale della Sindone e il piccolissimo Velo trasparente

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del Volto Santo. Questa guida celestenon era soltanto nelle mani del Signore con i suoi Santi, secondo me, c’era coinvolta anche una persona che ha vissuto parecchi anni a Manoppello e che aveva il gran desiderio che il Volto Santo fosse conosciuto nel mondo e soprattutto visto insieme alla Sindone di Torino come reliquia della Passione e Resurrezione del Signore. È morto a Torino nello sforzo di creare un legame tra la reliquia più conosciuta di Torino e il Velo straordinario, ma totalmente sconosciuto, del Volto di Cristo a Manoppello: Padre Domenico da Cese. Quando ho letto un primo libro su di lui, ho pensato: Era lui allora che mi ha meritato la grazia di conoscere il Volto Santo! Era lui con il suo grande desiderio di far conoscere il Volto Santo e che diceva sempre che si trattava di Gesù risorto. È molto importante questa particolarità! Nella sua contemplazione davanti al Volto Santo si è reso conto della presenza del Risorto, del gran miracolo permanente della sua visibilità nascosta e discreta. Io sono stata mossa a fare tante cose che nemmeno io capivo. Ho dovuto lavorare senza sosta. Arrivata qui, in “Via Cese”- sebbene l’ufficio catastale ha riservato anche alla prolunga il nome “Contrada Cappuccini” - questa indicazione della mia nuova abitazione mi è stata simbolica e profetica: “Cese”, come il paese natìo di Padre Domenico. C’è stato sicuramente Padre Domenico dietro tutti i movimenti faticosi della mia vita. Padre Domenico aveva ragione, era infatti necessario studiare i rapporti tra il Volto Santo e la Sindone! Era anche indispensa-

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bile che io venissi qui per rendermi conto dell’evento del Volto Santo. Perché il Volto Santo non è una cosa, ma è un evento, una presenza, un miracolo permanente! Avete il Re dei re in mezzo a voi! Gesù stesso ve lo dice con le parole del suo Vangelo: ”Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete! Io vi dico, che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono.” (Lc 10,24) Il Volto Santo è una parola, è la Parola di Dio per il no-

stro tempo, per tutti gli uomini del mondo. Dobbiamo sentirla. Dio non è lontano, non si tiene a distanza dall’uomo. Ci guarda, ci ama, ci vuole salvare. So, che non tutti ci credono, tanti hanno dubbi, non sanno che pensare del Volto Santo; ma so anche che Gesù aspetta ogni uomo che desideri essere salvato. Lui guarda soltanto il nostro spirito, vuole aiutarci ad essere veramente uomini secondo l’immagine di Dio stesso. E questa immagine di Dio, per noi è percepibile nel Volto umano di Cristo, visibile

Vista panoramica di Manoppello

nel Velo. Il Volto umano di Dio secondo il Velo di Manoppello non ha niente di violento, di indiscreto, è umile e mite, amico degli uomini, vuole ascoltare, come dice il bel canto, e vuole parlarci. Per chiunque è necessario venire in silenzio e con calma, rimanere davanti a Gesù. Allora sì, può avere una sua parola, un suo incoraggiamento, un suo sguardo che entra dritto nel cuore e lascia colpiti da tanta bontà. Non è possibile che un uomo o una donna, che ha un cuore aperto, possa non essere toccato dall’amore personale che gli viene incontro! Sapete, e i giornali l’hanno ripetuto, che il mio lavoro principale consisteva nel paragonare il Volto con la Sindone. Sono 30 anni adesso che faccio questi studi (e Padre Domenico è morto 31 anni fa). Devo ripetere, che non ho cercato nella Sindone il Volto, non ho voluto credere che c’era una relazione, ho voluto dimostrare che questo Volto di Manoppello, fino allora per me sconosciuto, non ha niente a che fare con la Sindone che credevo l’unica autentica e vera. Però, tutto poi si è svolto diversamente. Ho trovato sempre qualcosa di nuovo a favore del Volto Santo. Per me erano e rimangono due immagini totalmente differenti. Il sorprendente è che ci sono mille e mille piccole corrispondenze che, una volta sovrapposte nel modo giusto, fanno vedere un unico volto e non si possono distinguere più quali tracce d’immagini vengono dalla Sindone e quali dal Volto Santo. È anche questo un fenomeno miracoloso. Ma non ci sono soltanto corrispondenze con la Sindone di Torino, c’è anche una corrispondenza particolare con

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il Sudario di Oviedo in Spagna. Tutte e tre sono reliquie della Passione, della Morte e della Resurrezione di Gesù Cristo. Il più importante però è il Volto Santo, il Volto vivo di Gesù Risorto. Senza questa testimonianza della sua Resurrezione nel Sudario di bisso, fatto che testimonia che Egli vive malgrado la morte subita, visibile anche nel Velo, gli altri teli sepolcrali certamente non sarebbero stati conservati, a causa delle prescrizioni severe della legge ebraica sulle cose impure, come osserva correttamente il giornalista Paul Badde nel suo nuovo libro. Tanto incredibile come è il fatto della Resurrezione di Gesù, nel Velo qui a Manoppello l’uomo può rendersi conto di questa realtà e farne l’esperienza personale. Gli studi devono continuare, senza dubbio, sono appena cominciati! È importante leggere bene questi documenti che il Cristo stesso ha lasciato, per sapere in modo approfondito, quanto ha sofferto per noi, per aumentare il nostro amore e il nostro rispetto verso di Lui - ci ha amato fino a morire per noi con una morte così crudele e diffamante – , ma per credere all’autenticità della reliquia non sono necessari. Esiste una nuvola di testimoni per la sua autenticità, e questo attraverso tutti i secoli! E Papa Benedetto XVI non è venuto a caso qui per onorare la reliquia nel suo primo viaggio in Italia. Del resto, basta avere qualcosa di Lui in noi e lo riconosciamo. Il Suo Spirito ci fa vedere e capire. Gesù Cristo sta per manifestarsi di nuovo. Noi, però, siamo impegnati con tante cose, come nella parabola: ognuno ha una scusa per non poter partecipare al

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pranzo delle nozze. Proviamo a fermarci un po’ per riflettere! A che cosa o a chi serve tutta la nostra attività – spesso anche la Domenica! –, se perdiamo le nostre anime e la vita eterna? C’è ancora tempo per convertirsi. Il Signore ci aspetta. Facciamo la festa a Lui con un amore sincero l’uno verso l’altro e con la nostra accoglienza per i pellegrini che cercano il Volto di Cristo qui a Manoppello, in questa “più bellacittà del mondo”! Affinché possano ritornare nei loro paesi con un cuore giubilante, annunziando ai loro amici con gioia come la Maddalena: “Ho visto il Signore!” Forse sarà anche necessario mettere il passato nelle mani di Dio, il passato con i nostri errori e peccati, ed orientarci verso un futuro nuovo sotto lo sguardo misericordioso di Gesù Cristo. Il futuro è Suo. Se vogliamo, possiamo collaborare con Lui. Anche una città intera può mettersi a sua disposizione. E sarà una gioia, se lo facciamo con tutta la nostra libertà. Dio è sempre più grande del nostro cuore. Possiamo soltanto guadagnarci. Ha detto il Signore a santa Gertrude che voleva sapere quale premio riceverà colui che - con piccoli servizi fatti con amore e di cuore – avesse corrisposto alla volontà di Dio: “Nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha sentito, e in nessun cuore è entrato ciò che Dio prepara per coloro che lo amano”(1 Cor, 2,9) (Messaggero dell’Amore Divino). Santa Gertrude del resto ha iniziato nella Chiesa la devozione al Volto del Signore, seguendo l’esempio della sua Maestra, l’altra Santa del suo monastero, Santa Matilde di Hacke-

born, e tutte le due avevano una conoscenza profetica della Veronica già nel tredicesimo secolo in Sassonia. Ha visto il Volto del Signore in tante visioni e parla sempre del “Vultus mellifluus”, del Volto di colore e di dolcezza e lucentezza del miele. Se posso, all’ultimo, vorrei chiedere un piccolo favore: Mi piacerebbe se la città onorasse anche il mio grande predecessore. Non si potrebbe intitolare la strada che va sulla collina, dove è il mio Eremo, “Via Domenico da Cese”? Mi farebbe felice. Grazie! Suor Blandina Paschalis Schlömer

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Grazie a tutti i manoppellesi 15 maggio 2010: Paul Badde riceve le chiavi della Città di Manoppello Grazie, grazie, grazie! Per me è una gioia infinita ricevere la chiave di Manoppello. Nonostante che io sia uno scrittore, nessuna soddifazione letteraria potrebbe darmi una goia tanto profondo, come la chiave della “Città più bella del mondo”, come Suor Blandina ha giustamente chiamato Manoppello: la città del grande re. – Senz’ alcun dubbio non ho mai ricevuto un tale onore. Vorrei quindi ringraziare di cuore il Signor Sindaco, il Presidente, il Consiglio, il Maestro D’Alfonso e i Frati Cappuccini, che hanno aperto tanto amorevolmente e con fiducia sia le porte delle loro case sia quelle del loro cuore. Infine desidero ringraziare tutti i manoppellesi e particolarmente Suor Blandina e Padre Domenico da Cese nel cielo; senza di lui, tutto ciò che oggi insieme celebriamo, non sarebbe mai accaduto. Non posso esimermi dallo scusarmi per il mio povero italiano, che fino ad oggi non mi permette di esprimere a pieno la mia goia. Ogni medaglia ha il suo rovescio. Il limite dalla mia capacità di comprensione,causato anche dal mio intenso lavoro con poco tempo a disposizione, mi ha permesso e costretto ad aprire occhi e cuore al mondo delle immagini. Se avessi studiato di più avrei guardato con gli occhi di tutti e tante sfumature importanti mi sarebbero sfuggite. Vi prometto di imparare la lingua di Dante e di Padre Pio come un de-

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cenne appena sarò arrivato alla pensione e cosi sarò capace di parlare con i manoppellesi come uno di voi. Perché la nostra comune storia non è finite, c’e ancora tanto da scoprire e da raccontare. Prima di tutto vorrei eliminare un malinteso fondamentale. Ho già detto che io ricevo questa chiave volentieri, perché sono giunto a questo momento in modo naturale e spontaneo, senza secondi fini. Mi chiedo come sarebbe potuto essere diverso? Non è stato uno sforzo, o un merito, ma fin dall’inizio un dono, un percorso predisposto da Dio. Lungo questo cammino ho già ricevuto numerose chiavi di tanti cuori sia qui a Manoppello, sia in Germania, in Polonia, in Olanda, in Francia e negli Stati Uniti. Questo cammino non finirá mai. È un dono puro. Adesso un immagine fantasiosa. Avrei preferito con questa chiave in mano non essere il “portiere” di Manoppello, ma un “pontefice” che con il primo libro è riuscito a costruire un ponte fra Roma e Manoppello e con l’ultimo libro un ponte fra Torino e Manoppello. Noi sappiamo bene che considerarmi tale è impossibile perché ‘Pontefice’ è soltanto Sua Santità a Roma: il sommo Pontefice. Qualcosa di strano però accade in questo contesto perché anche Pietro, il primo di tutti i Papi è sempre rapprenstato con due chiavi, per esempio nella Cappella Sistina a Roma in un capolavoro famoso del Perugi-

no, dove Gesù consegna due chiavi a Pietro. Una delle due chiavi è grigio-argento. È la chiave della terra. L’altra chiave invece è trasparente e dorata – quasi come il bisso marino del vostro Volto Santo. È la chiave della porta del cielo. Con questo sguardo arrivo alla fine del mio breve discorso. La vera figura-chiave di Manoppello è divenuta di nuovo Pietro, nel momento in cui ha mandato qui il suo successore. Il 1° settembre 2006 Papa Benedetto XVI ha riscoperto il Volto Santo per la consapevolezza di tutta la cristianità. La sera di quel giorno il Papa silenzioso, in preghiera, davanti al Volto Santo, ha catapultato la Vera Icona di Cristo in tutti gli angoli del mondo – quasi come un collegamento fra cielo e terra. Questo collegamento continua, come sostiene Padre Federico Lombardi, portavoce del Papa, quando afferma: “Desideriamo conoscere Dio e lo possiamo conoscere attraverso il volto di Cristo, ci ricorda continuamente Benedetto XVI. Per questo amiamo le immagini che la tradizione accredita come vie preziose per intravvedere quel volto, sia a Manoppello, sia a Torino. Sappiamo che dobbiamo guar-

dare oltre l’immagine, desiderare di vedere faccia a faccia il volto del Risorto. Ma siamo umilmente grati dell’aiuto offerto ai nostri occhi terreni per contemplare l’amore senza riserve per noi, fino alla morte di croce.” Queste parole possono ben considerato come un nuovo passo importante nello sviluppo della riscoperta del Santo Sudario del San Sepolcro a Gerusalemme qui a Manoppello. Infine vorrei esprimere tre desideri perchè io so che – come nelle favole – qui diventano realtà. 1 – Anche Benedetto XVI. deve ricevere la chiave di Manoppello come il più nobile cittadino onorario della città. 2 – Il parcheggio, dove il Papa ha messo piede per la prima volta, deve portare suo nome. 3 – Il desiderio più immodesto: alle fine dei nostri giorni gradirei riposare per sempre qui a Manoppello, con Ellen, mia moglie. Grazie a tutti dal profondo del cuore e ad Ellen che ha accompagnato tutti i miei passi come un angelo. Grazie, grazie, grazie! Paul Badde

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Che emozione forte stare alla presenza di quel viso! Gli Scout di Messina al Volto Santo di Manoppello

Esperienza di carità e fraternità, tempo di fatica e di riposo, occasione di riflessione e di approfondimento della fede. Tutto questo nella settimana di servizio che gli scout del Gruppo AGESCI Messina 6 hanno vissuto presso una delle tendopoli de L’Aquila. Il terremoto ha colpito molti fratelli e il cuore di tanti, soprattutto giovani, ha subito desiderato rendersi utile. Così, da Messina si giunge in Abruzzo e dopo aver preso le consegne dal gruppo di volontari uscente ci si mette all’opera. Le giornate passano veloci tra: turni in cucina, momenti di festosa animazione, pulizia del campo, ecc… Come si usa fare nelle attività scout, si è cercato un filo conduttore di riflessione e preghiera per le giornate di campo. Dopo una riflessione sul senso del

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dolore e il rapporto tra Dio e le calamità naturali, il tema scelto è stato “il volto”. Quanti volti incontrati sulla nostra strada… i volti amici di chi già conoscevamo e che si sono tuffati con noi in questa esperienza, i volti degli altri volontari provenienti da tante parti d’ Italia e i volti tristi ma pieni di speranza di chi ha perso tutto a causa del sisma. Come si poteva concludere nel migliore dei modi questa esperienza se non visitando il santuario del Volto Santo a Manoppello? Dopo esser stati ragazzi di azione siamo stati ragazzi di contemplazione. Abbiamo potuto contemplare quel volto che riassume tutti i volti incontrati in precedenza. È il volto di chi soffre ma è anche il volto che apre alla speranza. È il volto di colui che conosce l’abbandono, ma non lascia soli.

È il volto di chi prega e di chi esaudisce la preghiera. Che emozione forte stare alla presenza di quel viso! I tuoi occhi vengono attratti dai suoi occhi che trascinano in un abisso di dolcezza. Quella bocca sembra proferire parola e raccontare tutto di te, anche le cose più intime, come se quell’uomo ti conoscesse da sempre. Innanzi a quella immagine mi sono chiesto come pregare. Ho reputato che le parole migliori da usare per elevare lo spirito fossero quelle del vangelo. Innanzi ad un’immagine evangelica (evangelica perché di vangelo parla e all’età del vangelo risale) solo quelle parole non corrono il rischio di sfigurare. E così dal cuore salivano alcune invocazioni: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me»; «Mio Signore e mio Dio» e sgorgavano ripetuti atti di fede: «Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente». Anche le mie preghiere, assieme

a quelle dei tanti pellegrini che si pongono innanzi alla teca di vetro per scorgere un tesoro raro, sono penetrate tra la trama e l’ordito di quel telo. L’indomani sarebbe stato il terzo anniversario (1° settembre 2006) della visita di Papa Benedetto XVI al santuario. Il mio ricordo è andato a quelle immagini, viste alla tv, del Papa teologo che sosta estatico innanzi al Santo Volto. Quello sguardo, quell’atteggiamento e quel farsi pellegrino, dicono di un Pontefice che ha una profonda conoscenza spirituale e culturale di Gesù. Tale conoscenza non può che bramare che altri uomini lo conoscano e questa è certamente la motivazione che ho ha spinto, ad esempio, a scrivere quel prezioso libro su Gesù di Nazaret. Sono felice di aver potuto varcare la soglia del Santuario del Volto Santo che, non famoso come altri e fuori da rotte obbligate, si visita non per caso, ma volutamente. Sono lieto di aver potuto portare il mio gruppo di giovani che non conoscevano questa testimonianza della vita terrena di Gesù. I loro commenti sono stati quelli sperati: «Non conoscevamo una reliquia così importante»; «questa immagine fa riflettere»; «quando torneremo a casa non dimenticheremo quello che abbiamo visto». Sono ancora interiormente commosso per il momento di grazia vissuto a Manoppello. Lì ho fatto l’esperienza dei contemporanei di Gesù che, secondo i vangeli apocrifi, incontrandolo esclamavano: «Beati quegli occhi che hanno avuto la fortuna di un tuo sguardo!». Giacomo Sorrenti

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Il Portone in bronzo della Basilica si arricchisce di altre due formelle

Nuovo comunicatore della Parola di vita

Il parato figurativo del portale principale del Santo Volto si conclude con la sistemazione delle due ultime formelle poste in basso e collocate sul finire del mese di marzo 2010.

Fra’ Emiliano Antonucci ordinato Diacono Sua Eccellenza Monsignor Bruno Forte ordina Diacono Fra’ Emiliano

Formella n. 7 La formella di sinistra, suggerita da Mons. Bruno Forte Ordinario dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, mette in evidenza la traduzione della “Preghiera “ di Teresa di Lisieux al Volto Santo. Esprime tutta la forza del rapporto e l’intensità mistica che ella aveva con il Santo Volto. Forza ed intensità che le fa assumere questa effigie a proprio titolo il giorno della sua professione religiosa. Thérèse Françoise Marie Martin assunse infatti il nome di Teresa del Bambino Gesù del Santo Volto. La frase testualmente recita: “O Volto Santo di Gesù, bellezza che m’hai rapito il cuore. Imprimiti in me, sì che guardando me, Tu possa contemplare Te”. Teresina sarà dichiarata santa da Pio XI nel 1925 ed eletta Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo II nell’ottobre del 1997. Accompagna questa elegia struggente d’amore di Teresina verso Gesù, un cesello del simbolo francescano raffigurante le due braccia incrociate e stigmatizzate di Francesco e Gesù, memoria della storica custodia del Santuario del Volto Santo affidata ai padri Cappuccini fin da tempi antichi.

Formella n. 8 La formella di destra, vuole essere una memoria storica della visita di Sua Santità Benedetto XVI al Santuario di Manoppello avvenuta il 1° settembre 2006. Dal saluto del Santo Padre rivolto alla popolazione intervenuta, Mons. Bruno Forte ha suggerito la memoria di un pensiero che ne esprime la vitale paternità e l’incitamento ad essere insieme Chiesa viva in cammino: “Il Signore vi aiuti a conoscere sempre più il Suo Volto e a vedere così il Padre! In comunione di preghiera nella comune ricerca del Suo Volto!” Fa compendio al testo sopra riportato un prezioso cesello dello stemma papale inserito a memoria del dono preziosissimo fatto da Sua Santità a tutta la terra abruzzese: l’elezione a Basilica Minore del Santuario del Santo Volto. Eloquente, lo stemma di Benedetto XVI per il suo Pontificato; racconta la storia di una vita e indica la via sulla quale il Pontefice intende camminare. Nella parte centrale, una conchiglia, segno dell’essere pellegrini. A sinistra, la testa di un moro, espressione dell’universalità della Chiesa. Sull’altro lato, un orso caricato di un fardello. Tratto da un salmo: «Sono divenuto per te come una bestia da soma e così io sono in tutto e per sempre vicino a te». Osvaldo De Fabiis

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Il 23 maggio 2010, festa della Pentecoste, nella Basilica del Volto Santo di Manoppello è stato ordinato Diacono per le mani di S. E. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo della Diocesi di Chieti - Vasto, fra Emiliano Antenucci, nativo di Cupello (CH), frate cappuccino della Provincia d’Abruzzo. Evento ricordevole, purtroppo diventato sempre più raro. Alla celebrazione hanno partecipato 20 sacerdoti concelebranti, un diacono, i frati studenti di Assisi e di Spoleto, i novizi e tanto popolo. La liturgia, animata dai giovani frati, ha toccato momenti di intensa commozione. Nell’Omelia, l’Arcivescovo ha parlato dell’opera dello Spirito Santo nella nostra vita e si è rivolto di-

rettamente all’ordinando dicendogli fra l’altro: “Carissimo fra’ Emiliano, Tu dovrai essere il comunicatore della Parola di vita: siilo sempre nella forza dello Spirito, docile a Lui, perché Lui solo crea ponti fra le solitudini e stabilisce la comunicazione della verità che salva nell’arcipelago delle nostre paure e dei nostri egoismi. Col Tuo diaconato, sii sempre al servizio della vita secondo lo Spirito di chi Ti sarà affidato: apri a quanti potrai la via di Dio, e testimonia la bellezza e il gusto della novità cristiana, che nasce appunto dal vivere secondo lo Spirito nella sequela umile e innamorata di Gesù. Il Tuo servizio diaconale dovrà essere in tutto una “diakonia dello spirito”, perché la vita

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“Sulla via di Damasco”

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La televisione al Volto Santo. Conduttore Mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo dell’ L’Aquila, con la partecipazione di Saverio Gaeta.

Fra Emiliano davanti alla Basilica del Volto Santo con un gruppo di abitanti di Onna, insieme a p. Carmine, sr. Blandina e le suore della Presentazione, da 127 anni presenti nel piccolo borgo distrutto dal terremoto

Al termine della Messa Fra Emiliano ha voluto ringraziare l’Arcivescovo, i padri cappuccini, i genitori, gli amici intervenuti, ed in particolare un gruppo di abitanti di Onna, il piccolo paese interamente distrutto dal terremoto. Con emozione ha ricordato il periodo ivi trascorso, subito dopo il 6 aprile 2009. “Un periodo” - ha affermato - “in cui la mia fede si è rafforzata”.

nuova in cui hai creduto e che Ti sforzi di accogliere sempre di nuovo in Te, sia partecipata a tanti, nella fiducia, nell’annuncio del Vangelo e nella forza della preghiera e della carità vissuta. Lo chiediamo a Dio con le parole che Tu stesso hai scritto contemplando il Volto Santo di Manoppello e hai voluto inviarmi: Signore Gesù Cristo, davanti al Tuo Volto la mia bocca diventa muta, le mie orecchie diventano sorde al frastuono del mondo, i miei occhi si riempiono di lacrime per meglio vedere il cielo. Tu mi hai fissato e mi hai amato fin dall’eternità. Mi guardi come Pietro, che nonostante il canto del gallo fu raggiunto dal tuo perdono. Mi guardi come Giuda, che ti vendette per pochi denari, lasciando scorrere il sangue, che è il Tuo prezzo d’amore per me. Mi guardi come la Maddalena, che molto amò, davanti a cui il tuo Cuore si squarciò versando fiumi di tenerezza e di bontà. Mi guardi, mi ami, mi contempli come una stella del Tuo Cielo. Tu non cessi mai di contemplare e di amare la fragile creatura che sono. Oh Volto Santo, Volto misericordioso e buono di Gesù, fa’ che io sia un vangelo vivente per annunciare a tutti l’immensa bontà e la misericordia del Tuo cuore divino. Amen

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Fra’ Emiliano saluta parenti e amici convenuti all’ordinazione

Già due giorni prima del fatidico 27 aprile 2010, i tecnici della Rai hanno steso alcune centinaia di metri di cavi elettrici, fuori e dentro la chiesa, hanno piazzato in ogni dove una selva di fari, torrette, una gigantesca gru con telecamera affissa, perfino un binario lungo tutta la navata centrale, per far camminare il carrello trasportatore di una speciale telecamera. Hanno tolto via i banchi, le sedie… ecco allestito un set cinematografico. Alle ore 13,30 del martedì 27, quando la chiesa è chiusa, ecco tutto è pronto. C’è il regista, i due cameramen, il produttore, gli assistenti: “ciak si gira”. Prende la parola il presule Mons. Giovanni D’Ercole e comincia la trasmissione. Il tema è “Il volto di Gesù”. Viene intervistato prima il rettore della Basilica e poi il giornalista e scrittore Saverio Gaeta, il quale a più riprese, intramezzato da filmati e altri servizi, spiega il significato e la storia del Volto Santo di Manoppello, collegandolo alla Sindone di Torino, che si è trovata al centro dell’attenzione mondiale con la solenne esposizione al pubblico. Vari punti sono stati toccati nell’intervista. La Sindone ed il Volto Santo sono i due prototipi che hanno ispirato tutte le altre immagini del volto di Cristo e la storia dell’arte si è servita di queste due immagini per rappresentarci la persona di Gesù. Non si è riusciti finora a sapere come le due immagini si siano prodotte sui due panni. Poi come la Sindone mostra il volto di Cristo morto, il velo di Manoppello mostra il Cristo risorto. Si può pensare che il Volto Santo di Manoppello sia il sudario che stava nel sepolcro. Infatti c’è una

perfetta sovrapposizione tra i due volti ed il giornalista mostra la copertina del suo ultimo libro dove ha riprodotto con due foto sovrapponibili, tale confronto, tanto da far pensare che il Cristo morto della Sindone, riprende vita sul volto di Manoppello che ha gli occhi aperti. È di nuovo Cristo che ci guarda e ci propone la sua salvezza. Il Volto Santo di Manoppello è la Veronica del Calvario o il Sudario del sepolcro? Non ha importanza sapere quale sia, ci basti che sia il volto di Gesù. E comunque non bisogna fermarsi al segno, ma alla persona che questo segno ci rappresenta: Gesù. Sindone o Volto Santo ci portano alla persona di Gesù. Il volto di Gesù che oggi, anche su invito di Benedetto XVI, ricerchiamo, domani lo contempleremo. Saverio Gaeta è stato il primo scrittore italiano a pubblicare un libro sul Volto Santo di Manoppello. Prima con un volume edito da Famiglia Cristiana, intitolato “Il Volto del Risorto”, poi con una seconda edizione con l’Editrice Mondadori, “L’altra Sindone” e quest’anno, a metà marzo, ha pubblicato un nuovo libro con la casa Editrice Rizzoli, intitolato: “L’enigma del volto di Gesù”, dove ripercorre il percorso del Velo di Manoppello, mettendolo in relazione con il tragitto della Sindone, colmando alcune lacune storiche e sintetizzando magistralmente tutto ciò che finora del Volto Santo è stato scritto, studiato, ricercato e i risultati raggiunti. Ha voluto pronunciare, per così dire, una parola chiara sui tanti problemi di interpretazione. Padre Carmine Cucinelli

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Notizie in breve

Il Vescovo di Lourdes pellegrino al Volto Santo

pellegrini tedeschi. Nel suo messaggio ha sostenuto di “aver visto nel sofferto Volto di Manoppello le sofferenze della Madonna di Lourdes”, invitando i presenti ad “essere degni di questo straordinario tesoro di grazia”. La visita ha un valore fortemente simbolico per il Santuario di Manoppello per quell’ideale collegamento con il più frequentato santuario mariano d’europa che lo stesso mons. Perrier ha richiamato nella sua omelia e nella dichiarazione lasciata sul registro degli ospiti illustri. Presentazione del Volto Santo a Pescina (AQ)

Il vescovo della diocesi di Tarbes-Lourdes, mons. Philippe Perrier, ha visitato il 24 aprile scorso il Santuario del Volto Santo di Manoppello, accompagnato da una delegazione di cui faceva parte Francois Vayne, direttore di Lourdes Magazine e il dott. Alessandro De Franciscis, medico responsabile dell’organismo di documentazione e constatazione dei miracoli che avvengono nella città francese. Il vescovo francese è stato accolto dal Arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte e dal Rettore del Santuario p. Carmine Cucinelli. Mons. Perrier ha celebrato la messa in francese, sostando in preghiera dinanzi al Volto Santo. Tra i presenti anche un gruppo di

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Il 10 aprile presso il Centro Culturale Ignazio Silone, nell’ambito della conoscenza e dell’informazione sulla Sindone, in quei solennemente esposta al pubblico a Torino, è stato presentato il Volto Santo. Dopo la proiezione di alcuni spezzoni del film “The Passion” di Mel Gibson, dopo un documen-

tario sulla storia della Sindone, ha preso la parola il dott. Nicola Gallotti, medico cardiologo, che ha spiegato i particolari della morte di Gesù, la crocifissione e la deposizione. Il prof. Antonio Bini, riallacciandosi ai personaggi marsicani, ha inserito la storia del Volto Santo nella religiosità abruzzese e, servendosi di diapositive, ha esposto gli avvenimenti e le tappe che hanno caratterizzato la devozione alla sacra Reliquia. P. Carmine ha parlato della venuta del Volto Santo a Manoppello, ne ha ricordato l’itinerario storico, ha rilevato il significato e l’importanza della Sacra Immagine, oggi diventata molto popolare dopo la visita del Papa Benedetto XVI. Sono intervenuti anche il parroco don Giovanni Venti, ha moderato la dott.ssa G. Di Salvatore, e l’organizzatore, presidente del Circolo, dott. Franco Zazzara. Il folto e attento pubblico è intervenuto con numerose domande rivolte ai relatori. Concerto dell’Epifania al Volto Santo Il 6 gennaio scorso nella Basilica del Volto Santo di Manoppello, su iniziativa di Giorgio De Luca, Presidente del Consiglio Provinciale di Pescara, si è svolto il Concerto dell’Epi-

fania con canti di Natale e Musiche di Mozart, Rossini, Verdi, Puccini e Boito. Interpreti sono stati: Caterina Maria Di Tindari (soprano), Enrico Rotoli (baritono), Luciano Graziosi (basso), di Manoppello, Paolo Vanzini (pianoforte). Ha presentato Silvano Console. La chiesa è stata gremitissima di fedeli e di appassionati di musica. Un piccolo danno ad una vetrata

Le intemperie invernali hanno causato un danno alla Basilica. Un forte vento ha fatto rompere il vetro di protezione di una vetrata istoriata, alla parte alta della navata centrale, ed ha lesionato in più parti la vetrata stessa, ed alcuni pezzi sono caduti per terra, per fortuna quando non c’erano fedeli. Si è dovuto procedere alla rimozione dei pezzi di vetro, portare tutto in fabbrica ad Atri, restaurarla e rimetterla di nuovo al suo posto, questa volta con maggiori protezioni.

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continua da pag. 59

Aumentano i pellegrini ortodossi

Oltre venti coppie di sposi, della zona di Scafa (PE) e contrade viciniori, che hanno compiuto 50 anni di età, hanno desiderato festeggiare l’avvenimento con un incontro comunitario. Prima di andare tutti a cena hanno voluto celebrare una santa Messa di ringraziamento davanti al Volto Santo. Ha officiato il rettore della Basilica. Una lodevole e quanto mai spirituale iniziativa. Totem informativi

Sempre più numerosi vengono al Volto Santo i pellegrini di religione ortodossa. Per loro il Volto Santo è come un’icona, è la “Veronica”, che vuol dire proprio “vera icona”. In genere provengono dalla Russia, da altri paesi dell’Est o da alcune città d’Italia dove ci sono comunità di ortodossi, seguite dai loro sacerdoti. Quando celebrano le loro liturgie intonano bellissimi canti polifonici e indossano solenni paramenti. Cinquantenni intorno a Gesù

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Sono in piena attività i due totem elettronici, posti in fondo alla chiesa già dall’inverno dello scorso anno, e se ne servono i gruppi di pellegrini formati da poche persone che arrivano alla spicciolata e in orari di poca frequenza. Infatti, in otto minuti e in più lingue, è possibile ascoltare ed anche vedere dal monitor a colori, e quindi conoscere la storia ed il significato del Volto Santo e farsi un’idea di ciò che di straordinario sta dentro la chiesa: un velo con la vera immagine di Gesù. Nella breve esposizione si possono conoscere anche i recenti studi effettuati da esperti.

Un saggio sul Volto Santo di una iconografa di Torino L’iconografa Piera Bider di Torino, in occasione dell’esposizione della Sindone, ha scritto un opuscoletto per i pellegrini che, ospitati a Villa Speranza dai Padri Somaschi, si soffermano alla mostra di icone che vi hanno allestito. Il volume prende in considerazione la principale icona esposta alla mostra di Villa Speranza, ai piedi della Basilica di Superga. L’icona, della Scuola Stroganov, è titolata “Non piangere su di Me o Madre”. É interessante considerarla perché vi è rappresentato un telo. In alto è riportata una rappresentazione di Cristo, chiamata “Volto non dipinto da mano d’uomo”. In basso si nota l’espressione intensa e sofferente del Cristo, morto nel sepolcro. In alto, al contrario, si trova la grandiosa e serena raffigurazione del Volto Santo sul lino sostenuto dagli angeli. Si può riferire al Santo Volto di Manoppello. Il telo di Manoppello, afferma, vero volto del risorto, non è un dipinto, è il Salvatore acheropita. Dopo aver trattato vari aspetti riguardanti gli studi e le ricerche sul sacro Velo, su cui lei stessa ha intravisto delle lettere greche, come è stato visto sulla Sindone, si domanda: “È il telo un dono che il Signore ha voluto lasciarci?”

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Visite eccellenti

S.E. Mons. Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

S. E. Mons. Benedetto Tuzia, Vesc. titolare di Nepi, Nepeta - Ausiliare di ROMA

S.E. Mons. Salvatore Giovanni Rinaldi, Vescovo di Acerra.

Mons. Ernesto Mandara, Ausiliario di Roma. Mons. Luigi Moretti, Vicegerente e Assistente Nazionale UNITALSI

Deputati al Parlamento della Lega Nord: On. Mario Borghezio e On. Marco Rondini.

Raduno Regionale Associazione Alpini

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S.E. Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Teggiano – Policastro; S.E. Mons. Lucio Lemmo, nuovo Vescovo ausiliare della Diocesi di Napoli e S. E. Mons. Angelo Spina, Vescovo di Sulmona – Valva.

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Pellegrinaggi

NOVEMBRE 2009 1 Forlì 1 Pescara 1 Acireale (CT) 1 Gierałcice (Polonia) 1 Montemurlo (PO) 1 Vieste (FG) 1Montesilvano Lions Club (PE) 1 San Giovanni Teatino (CH) 1 Brianza (MI) 1 San Nicandro di Bari (BA) 1 Villafranca d’Asti (AT) 6 Roma 1 Villamagna (CH) 1 Francavilla (CH) 1 Agnone (IS) 2 Lanciano (CH) 1 Potenza 1 Avellino 1 Leszno (Polonia) 2 Napoli 1 Sopot (Polonia) 1 Civitavecchia (RM) 1 Pordenone 1 Treviso 1 Innsbruck (Austria) 1 Bologna 1 Rimini 2 Avezzano (AQ) 1 Tollo (CH) 1 Magenda (MI) 1 San Nicandro (BA) 3 Varsavia (Polonia) 1 Pavia 2 Kielce (Polonia) 1 Ortona (CH) 1 Mottola (TA) 1 Miglianico (CH) 2 Jawor (Polonia) 1 Capri (NA) 1 Lucerna (Svizzera)

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1 Gessopalena (CH) 1 Isernia 1 Vallepietra (RM) 2 Chieti DICEMBRE 2009 3 Varsavia (Polonia) 1 Trapani 1 San Giovanni Rotondo (FG) 1 Imola (BO) 4 Roma 1 Pozzuoli (NA) 1 Macerata 1 Borgo San Pietro (RI) 1 Ripi (FR) 1 Chiesina Uzzanese (PT) 1 Kopfing (Austria) 1 Empoli (FI) 2 Città varie (Messico) 3 Monopoli (BA) 1 Castelfrentano (CH) 1 Lanciano (CH) 1 Chieti Scalo 1 Tollo (CH) 1 Villamagna (CH) 1 Ortona (CH) 1 Chieti 1 Poznań (Polonia) 2 Treviso 2 Verona 2 Padova 1 Rovigo 1 Francavilla al Mare (CH) 1 Loreto (AN) 1 Penne (PE) 1 San Valentino (PE) 1 Farindola (PE) 1 Montebello (PE) 1 Roccaspinalveti (CH) 1 Montenerodomo (CH) 1 Atessa (CH)

1 Paganica (AQ) 1 Avezzano (AQ) 1 Luco dei Marsi (AQ) 1 Magliano dei Marsi (AQ) 1 Sulmona (AQ) 1 Teramo 1 Antroloco (RI) GENNAIO 2010 1 Chieti 3 Pescara 1 Incisa Val D’Arno (FI) 3 Bologna 1 Francavilla al Mare (CH) 1 Yecla (Spagna) 1 Murcia (Spagna) 1 Roma 1 Patrasso (Grecia) 1 Nowy Sącz (Polonia) 1 Bari 1 Gdańsk (Polonia) 1 Manfredonia (FG) 1 Chieti Scalo 1 S. Egidio val Vibrata (TE) FEBBRAIO 2010 1 Foligno (PG) 1 Trento 1 Terni 1 Velletri (RM) 1 Varsavia (Polonia) 1 Jelenia Góra (Polonia) 1 Napoli 1 Wrocław (Polonia) 1 Duszniki Zdrój (Polonia) 1 S. Giuseppe Vesuviano (NA) 1 Jarocin (Polonia) 1 Casalbordino (CH) 1 Pescara 1 Caravaggio (BG)

1 Żywiec (Polonia) 2 Roma 1 Mexicali (Messico) 1 Tollo (CH) 1 Villamagna (CH) 1 Chieti 2 Sante Marie (AQ) 5 Silvi Marina (TE) 1 Ravenna 1 Palermo 1 Carbonara (BA) 1 Rieti 1 Ancona 2 Casalincontrada (CH) 2 Notaresco (TE) MARZO 2010 1 Cesena 1 Mieścisko (Polonia) 2 Varsavia (Polonia) 2 Wrocław (Polonia) 1 Civitavecchia (RM) 1 Palombaro (CH) 1 Pennapedimonte (CH) 1 Gdańsk (Polonia) 1 Chęciny (Polonia) 1 Lanciano (CH) 1 Roccaspinalveti (CH) 4 Chieti 1 Cassino (FR) 1 Velletri (RM) 2 Roma 1 Pescara 1 Gajownik - Krzywda (Polonia) 1 Città varie (Russia) 1 Città varie (Ucraina) 2 Napoli 1 Lublin (Polonia) 1 Starachowice (Polonia) 1 Nazareth (Israele)

1 Friburg Breisgau (Germania) 1 Mikołajki (Polonia) 1 Molfetta (BA) 1 Celano (AQ) 1 Alfedena (AQ) 3 Bisceglie (BA) 2 Castelplanio (AN) 1 Nowy Sącz (Polonia) 1 Montesilvano (PE) 1 Tarnów (Polonia) 1 Ancona 1 Białystok (Polonia) 1 Marcellina (RM) 1 Città S. Angelo (PE) 1 Tollo (CH) 1 Miglianico (CH) 1 Manoppello Scalo (PE) 1 Ripa Teatina (CH) 1 Fiamignano (RI) 1 Succiano – Acciano (AQ) 1 Ascoli Piceno 1 Montopoli di Sabina (RI) 1 Pomezia (RM) 1 Andria (BA) 1 Colli al Volturno (IS) 1 Galatina (LE) 1 Scanzano (GR) 1 Foggia 1 Monte S. Angelo (FG) 1 Apricena (FG) 3 Varsavia (Polonia) 1 Miejska Górka (Polonia) 1 Brzeg (Polonia) 1 Montorio al Vomano (TE) 1 Tortoreto (TE) 1 Graz (Austria) 1 Collecorvino (PE) 1 S. Giovanni Teatino (CH) 1 Francavilla al Mare (CH) 1 Cracovia (Polonia) 1 St. Polten (Austria) 1 Brzesko (Polonia)

1 New Jersey (USA) APRILE 2010 2 Chieti 1 Bisceglie (BA) 1 Bayern (Germania) 6 Roma 1 Como 1 Avezzano (AQ) 4 Pescara 1 Ortona (CH) 1 Città varie (Croazia) 1 Graz (Austria) 1 Wildpoldsried (Germania) 1 Gaeta (LT) 1 Caracas (Venezuela) 1 Wrocław (Polonia) 1 Gugliate Fiabasco (VA) 1 Bytom Odrzański (Polonia) 1 Miejska Górka (Polonia) 1 Rzeszów (Polonia) 1 Chrzanów (Polonia) 1 Rzeszów (Polonia) 1 Gagliano del Capo (LE) 1 Pomorskie (Polonia) 1 Copignolo – Ticino (Svizzera) 1 Łódź (Polonia) 1 Świątniki (Polonia) 1 San Marino 2 Tortoreto (TE) 1 Grosseto 3 Colli del Tronto (AP) 1 Trani (BA) 1 Bisceglie (BA) 2 Foggia 1 S. Lucia di Piave (TV) 1 Częstochowa (Polonia) 2 Montegranaro (AP) 1 Ruvo di Puglia (BA) 1 Ascoli Piceno 1 Andria (BA)

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continua “Pellegrinaggi”

2 Jaworzyna Śląska (Polonia) 1 Morlupo (RM) 1 Porąbka (Polonia) 4 Linz – Vienna (Austria) 1 Solec Kujawski (Polonia) 2 Wadowice (Polonia) 1 Linz (Austria) 1 Szczecin (Polonia) 6 Varsavia (Polonia) 2 Anacapri (NA) 1 Warta (Polonia) 1 Gschnitz (Austria) 1 Hanau (Germania) 1 S. Giuseppe Vesuviano (NA) 1 Sant’Atto (TE) 1 Carovilli (IS) 2 Rzeszów (Polonia) 1 Prochowice (Polonia) 1 Cerveteri (RM) 1 Sulmona (AQ) 2 Gioia del Colle (BA) 1 Sidzina (Polonia) 2 Pianella (PE) 1 Broccostella (FR) 1 Cappelle sul Tavo (PE) 1 Folignano (AP) 1 Ostra (AN) 1 Casalincontrada (CH) 1 Spoltore (PE) 1 Tollo (CH) 1 Pretoro (CH) 1 Villalba di Guidonia (RM) 3 S. Teresa di Spoltore (PE) 4 Foggia 4 Giulianova (TE) 2 Taranto 1 Villamagna (CH) 1 East Haltford (USA) 4 Cracovia (Polonia) 1 Cervia (RA) 1 Kielce (Polonia) 1 Racibórz (Polonia)

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2 Manfredonia (FG) 1 Chojnice (Polonia) 1 Częstochowa (Polonia) 1 Mantova 1 Łowicz (Polonia) 1 Triggiano (BA) 1 Trani (BA) 1 Qualiano (NA) 1 Marino (RM) 1 Władysławowo (Polonia) 1 Olsztyn (Polonia) 1 Kroner Wilhelm (Austria) 1 Dobre Miasto (Polonia) 1 USMI sett. Ovest Roma 1 Montepagano (TE) 1 Nędza (Polonia) 1 Kielce (Polonia) 1 Tychy (Polonia) 1 Montecompatri (RM) 1 Lourdes (Francia) 2 San Severo (FG) 3 Filetta (SA) 1 Segni (RM) 1 Zamość (Polonia) 1 Matera 1 Bellaria (RN) 1 Osimo (AN) 1 Petacciato (CB) 1 Biebesheim (Germania) 1 Gorzów (Polonia) 2 Potenza Picena (MC) 1 Freiburg (Germania) 3 Poznań (Polonia) 1 Bari 1 Parigi (Francia) 1 Roitham (Austria) 1 Pozzuoli (NA) 1 Piano di Sorrento (NA) 1 Linz (Austria) 1 Nola (NA) 1 Biała Podlaska (Polonia) 1 Śląskie (Polonia)

MAGGIO 2010 4 Chieti 1 Montesilvano (PE) 1 Civitella del Tronto (TE) 2 Potenza 1 Celano (AQ) 1 Saviano (NA) 15 Roma 1 Cicciano (NA) 2 Varsavia (Polonia) 1 Skofije (Slovenia) 2 Martinafranca (TA) 1 Torremaggiore (FG) 1 Queietaro (Messico) 3 Teramo 4 Scafa (PE) 1 S. Onofrio di Campli (TE) 1 Valenzano (BA) 1 Trivento 1 Varsavia (Polonia) 1 Jaworzno (Polonia) 1 Krzeczyn Wielki (Polonia) 1 Andria (BA) 2 Porto S. Elpidio (AP) 1 Roseto degli Abruzzi (TE) 1 Leidinger (Austria) 1 Sarnano (MC) 2 Cracovia (Polonia) 1 Lublin (Polonia) 1 Międzylesie (Polonia) 4 Bari 1 Modica (RG) 1 Scerni (CH) 1 Scheblitz (Germania) 2 Bydgoszcz (Polonia) 1 Caiello di Gallarate (VA) 3 Varsavia (Polonia) 1 Cracovia (Polonia) 1 Raunheim (Germania) 1 Fregene (RM) 1 Segrate (MI)

1 Manfredonia (FG) 1 Rionero in vulture (PZ) 1 S. Giuseppe Vesuviano (NA) 1 Rheinhausen (Germania) 3 San Valentino (PE) 5 San Giovanni Rotondo (FG) 1 Afragola (NA) 1 Castelluccio dei Sauri (FG) 1 Casapulla (CE) 1 Lanciano (CH) 1 Atessa (CH) 1 Leninskiy (Russia) 1 Subiaco (RM) 1 Montefredane (AV) 1 S. Benedetto del Tronto (AP) 1 Montemurlo (PO) 1 Corato (BA) 1 Casalbordino (CH) 1 S. Pietro di Pesaro (PU) 1 Pesaro 1 San Gemini (TR) 1 Napoli 1 Kozienice (Polonia) 1 Avezzano (AQ) 1 Lima (Perù) 1 Trasacco (AQ) 2 Vasto (CH) 1 Sulmona (AQ) 1 Massafra (TA) 1 La Maddalena (OT) 1 Cepagatti (PE) 1 Tarnów (Polonia) 1 Ferrandina (MT) 2 Foggia 1 Brescia 1 Kraków – Tarnów (Polonia) 1 Verona 1 S. Marco dei Corsi (BN) 2 Lanciano 2 Vacri (CH) 3 S. Salvo (CH) 2 Jawor (Polonia)

1 Krums (Austria) 1 Frisa (CH) 2 Giulianova (TE) 1 Kremsidonau (Austria) 1 Sulmona (AQ) 1 Gallese Scalo (VT) 1 Mirabella (AV) 1 Carpineto della Nora (PE) 1 S. Egidio di Lanciano (CH) 1 Graz (Austria) 3 Città varie (USA) 1 Varsavia (Polonia) 1 Montebello di Bertona (PE) 1 Francoforte (Germania) 1 Roseto degli Abruzzi (TE) 1 Siena 1 Moscufo (PE) 1 Sulmona (AQ) 1 Rimini 1 Lębork (Polonia) 1 Magliano dei Marsi (AQ) 1 Padova 1 Bologna 1 Kidapawan (Filippine) 1 Mogliano Veneto (TV) 2 Perugia 1 Atina (FR) 1 Orta Nova (FG) 1 Popoli (PE) 1 Subiaco (RM) 1 Gravina (BA) 2 S. Benedetto del Tronto 1 Villazzano (TN) 1 Casoli (CH) 2 Cupello (CH) 1 Pozzuoli (NA) 1 Lauria (PZ) 1 Serramanna (CA) 1 Francavilla al Mare (CH) 1 S. Giovanni Teatino (CH) 1 Forlì del Sannio (IS) 1 Głogówek (Polonia)

1 Sora (FR) 1 Villa San Pietro (CA) 2 S. Giovanni rotondo (FG) 1 Mikołów (Polonia) 1 Cracovia (Polonia) 1 Wackerusburg (Germania) 1 Caracas (Venenzuela) 1 Scanno (AQ) 1 Moscufo (PE) 1 Ortona (CH) 1 Einsiedeln (Svizzera) 1 Biberach (Germania) 1 Sora (FR) 1 Cracovia (Polonia) 1 Rzeszów (Polonia) 2 Massafra (TA) 1 Stuflinger (Germania) 1 Popoli (PE) 2 Termoli (CB) 1 Foggia 2 Cittaducale (RI) 1 Napoli 1 Latina 1 Ruvo di Puglia (BA) 1 Andria (BA) 1 Montegiorgio (FM) 1 Valle Castellana (TE) 1 Villamagna (CH) 1 Velletri (RM) 2 Mottola (TA) 1 Conversano Monopoli (BA) 1 Margherita di Savoia (FG) 3 Pescara

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Notizie utili

Orario di apertura e chiusura della Basilica 6.00 - 12.00 15.00 - 19.00 (ora solare 18.00) In questi orari c’è sempre un sacerdote a disposizione per le confessioni. Presso la Basilica è allestita la mostra di Blandina Paschalis Schlömer: “Penuel. La Sindone di Torino e il Velo di Manoppello: un unico volto”.

Orario delle SS. Messe Prefestivo:

17.30 (ora solare 16.30) Festivo:

7.30 - 9.00 - 10.00 - 11.00 - 17.30 (ora solare 16.30) Feriale:

7.15 Concelebrazione Telefono Basilica +39 085 859118 Fax +39 085 8590041 voltosanto@tiscali.it info@voltosanto.it www.voltosanto.it Conto Corrente Postale 11229655 intestato a: Basilica del Volto Santo 65024 Manoppello (PE)

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Bollettino giugno - 2010  

Rivista della Basilica del Volto Santo di Manoppello

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