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La sala concerti più grande d’europa

Zenith Music Hall Strasburgo

di

Massimiliano Fuksas

12.000 mq di tela traslucida per il rivestimento

Rotini Tommaso

Un opera di Land Art L’ultima idea di Massimiliano Fuksas, architetto e urbanista, è di color arancione. Una immensa «costruzione tessile», come l’ha definita il settimanale francese Le Moniteur


ZENITH MUSIC HALL

SOMMARIO La lanterna arancione Un’enorme ellisse metallica rivestita in stoffa traslucida arancio, così appare agli occhi dell’osservatore esterno l’imponente edificio.

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Il colosseo della musica Con i suoi 10 mila posti, è la più grande sala per spettacoli d’Oltralpe con il marchio Zénith, un nome che in Francia è sinonimo di concerti pop e rock.

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La Medaglia d’Oro All’Architettura Italiana 2009, per Massimiliano e Doriana Fuksas.

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Il Progetto Diciotto mesi di cantiere aperto per un costo complessivo di 48 milioni di euro

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Il nucleo di cemento armato e l’ossatura di acciaio

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Lo spazio diaframma e la membrana

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La periferia di Strasburgo si tinge di arancione. In un’anonima area di 26 ettari nel comune di Eckbolsheim, alla periferia ovest di Strasburgo, accanto all’autostrada, tra ipermercati e parcheggi a perdita d’occhio, una gigantesca ellisse arancione, ricoperta da una membrana di tessuto, rappresenta un nuovo polo dell’orizzonte, uno zenit, appunto.


Dall’autostrada, lo sguardo in rapido movimento fa si che si abbia l’impressione di un volume in perenne cambiamento. Gli elementi che hanno determinato la scelta del luogo sono stati tanti e tutti di grande importanza. Innanzitutto, la disponibilità e la misura del terreno, le autostrade, l’ulteriore espansione, il potenziale di sviluppo e il controllo del territorio. Il Comune di Eckbolsheim si è rivelato essere l’unico ad offrire le caratteristiche richieste, concedendo i ventisei ettari necessari per la costruzione dello Zenith. Situata nella zona occidentale della città, Eckbolsheim vanta delle condizioni di accesso ottimali che saranno rinforzate dall’estensione pianificata della linea tramviaria collegata alla rete infrastrutturale. La sua collocazione potrà contribuire, quindi, alla creazione di un nuovo polo urbano e farà da punto di riferimento come standard di qualità per le future infrastrutture che sorgeranno nel Parco delle Esposizioni.

A destra: vista aerea dell’auditorim In basso: pianta della città di Strasburgo con ubicazione dello Zenith


LA LANTERNA ARANCIONE

Una pelle di tessuto arancione avvolge il cuore cementizio del nuovo edificio a Strasburgo: un’architettura dinamica e sensibile alla luce. Con i suoi 10mila posti a sedere, il nuovo Zenith di Strasburgo, inaugurato a gennaio del 2008, conquista il primato di sala da concerti più grande d’Europa. Situato in una zona pianeggiante nel comune di Eckbolsheim, alle porte della città, lo Zenith rivela immediatamente l’intento progettuale degli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas: creare una scultura nel paesaggio, carica di dinamicità grazie alla sua forma ellittica e capace di magnifici effetti di luce arancione, grazie alla traslucenza dell’involucro tessile.


In basso e a destra: viste notturne con l’involucro illuminato

Entrando si ha la sensazione di un grande circo, ma manca all’appello il pilone centrale sostituito da un anello in acciaio sospeso che collega una intelaiatura di travi: un complesso che, da solo, pesa 70 tonnellate. E qui entriamo nel campo del segno urbanistico, della ragione di quella tela arancione prossima al Goretex che di notte si staglia nel comune di Eckbolsheim, alle porte di Strasburgo. Ridacchia l’architetto: «Già cominciano le leggende urbane. C’è chi giura di aver visto il chiarore arancione a venti chilometri di distanza. Non saprei dire se sia vero. So che l’ambizione è creare un’icona che renda immediatamente identificabile il luogo nell’immaginario collettivo. Un segnale per aree come queste: non più periferia, non più campagna, ma nemmeno città...».


A sinistra: planimetria con la viabilitĂ Sopra: vista dei parcheggi illuminati


Ideato come una scultura autonoma che comprende tutti gli elementi del progetto in un’unica soluzione, lo Zenith di Strasburgo, colpisce per l’assoluta semplicità dei materiali utilizzati: tela, cemento e acciaio. Con le sue ellissi prive di assi, l’ossatura esterna metallica circondata da una membrana di stoffa arancione conferisce luminosità e dinamismo alla costruzione. Questo rivestimento in tessuto con la sua forte illuminazione interna rivela la sala in un gioco di ombre cinesi. La curvatura delle tele tese sulle arcate accentua ulteriormente l’impressione di fluidità. Ne deriva un edificio moderno ed elegante, semplice e raffinato, dotato di grande unità compositiva.

La nuova arena per concerti Zenith sembra una lanterna cinese color arancione. Il Palazzo della Musica, è uno strano incrocio fra un edificio contemporaneo e un tendone da circo. La tecnologia della tensostruttura, solitamente utilizzata come copertura, è stata portata in facciata e costruita in modo da formare fasce continue ad inclinazione variabile, come, appunto, le pieghe di una lanterna. La forma architettonica, si avvicina a un oggetto di Land Art (come l’ha definita lo stesso Fuksas), e si allontana dalle tipologie a “tenda” o a “vela”, accompagnate da pennoni e tiranti, alle quali siamo abituati normalmente quando si parla di strutture per concerti.

Sopra: vista della sala interna; particolare della struttura metallica che sorregge la membrana arancione


IL COLOSSEO DELLA MUSICA

“La sala è concepita come nucleo scuro, protetto da un guscio duro, plasmato su linee di differenti raggi di curvatura, studiate per ottimizzare il rapporto tra massima capienza e migliore visuale e costruito in cemento armato per controllare al meglio le performance acustiche. Gli andamenti sinusoidali che servono a soddisfare i vincoli statici della tensostruttura a membrana trasformano lo Zenith in un’unica superficie scolpita sempre diversa a seconda del punto di osservazione e in continuo movimento”, spiega l’architetto.


Al centro: la sala concerti A destra e in basso: alcune immagini durante gli spettacoli

Ospiterà la musica d’oggi, promette Fuksas: «Cioè il rock, come anche il frutto della cultura Hip Hop. Ma sarà bello un eventuale contrasto con la produzione classica contemporanea, o la dodecafonia. È in assoluto la struttura più grande d’Europa nel suo genere ». Dice Fuksas: «Lo spettacolo e quasi un segnale del senso del luogo. In Europa siamo pieni di templi per la cultura “alta” e accademica. Siamo assai meno ricchi di spazi per la cultura “bassa”, più giovane e spontanea. Per troppo tempo abbiamo rubato le arene allo sport per questi appuntamenti. Un esempio per tutti, il Palazzo dello Sport all’Eur di Roma dove l’acustica è purtroppo disastrosa. È arrivato il tempo dell’autonomia della musica. Di un’acustica come si deve». A maggio 2008 sarà trascorso un quarantennio dal 1968. E la citazione è d’obbligo, per un ex ragazzo di Valle Giulia come Massimiliano Fuksas: «Per me esiste una continuità con l’utopia di quegli anni. Ora l’arte può rendere possibile un sogno. Ho saldato un conto personale». Che si concretizza in una sorta di Colosseo contemporaneo, curvato in una continua torsione. Altro richiamo classico è per la platea: «Nessuna divisione tra i posti disponibili, una specie di anfiteatro greco-romano dove tutti sono uguali di fronte all’evento. Basta con le fratture che certificano privilegi sociali». Nemmeno a dirlo, anche le poltroncine sono in color arancione: una tintalogo dell’intera cittadella musicale.

Il marchio “Zenith” Si tratta del 18esimo Zenith realizzato in Francia da quando, alla fine degli anni Settanta, il ministero della Cultura ha promosso la qualificazione degli spazi dedicati agli show dal vivo, consultando i professionisti dello spettacolo e redigendo insieme a loro una serie di requisiti essenziali per la progettazione di nuovi spazi per la musica. L’obiettivo è conciliare le esigenze di grande afflusso di persone per gli spettacoli rock e pop, con quelle di performance acustiche e comfort visuale richieste per altri tipi di concerto (orchestrali, jazz, danza). Le scelte architettoniche, così come quelle costruttive, sono tutte orientate a fornire un insieme efficiente e congruente con il marchio “Zenith”: ampi spazi per il pubblico, adeguati locali per gli artisti, acustica perfetta e buone visuali per la sala. Infine, la predisposizione, tipica di tutti gli Zenith, di luoghi d’accesso diretto allo spazio scenico da parte dei camion, per consentire il collegamento degli impianti audio-video delle singole produzioni e facilitare l’allestimento del palco. Zénith è un concept di sala da concerto ideato per ospitare soprattutto concerti pop e rock e la cui realizzazione viene finanziata dalle collettività locali. Per ottenere il marchio Zénith e accedere in questo modo alle sovvenzioni statali il progetto deve soddisfare precisi requisiti in materia di dimensioni (la sala modulabile deve disporre di almeno 3 mila posti), acustica, visuale, programmazione e gestione. La prima sala Zénith è stata inaugurata nel 1983 a Parigi, al Parc de La Villette. Negli anni gli Zénith sono diventati una tappa obbligata delle tournée degli artisti sia francesi sia internazionali. Quello di Strasburgo è il quindicesimo costruito in Francia. I prossimi Zénith sorgeranno a Saint-Etienne e Saint-Denis de La Réunion


LA MEDAGLIA D’ORO

20/05/2009 - La Triennale di Milano, assieme alla PARC, Direzione Generale per la qualità e la tutela del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea, ha nominato Massimiliano e Doriana Fuksasvincitori della III edizione “Medaglia D’Oro all’Architettura Italiana” con il progetto della Zenith Music Hall di Strasburgo (Francia, 2008).


Al centro e in basso a destra: la Hall di ingresso In alto a sinistra: immagine della cerimonia di premiazione In alto a desta: vista esterna del complesso

Nelle motivazioni ufficiali in merito all’attribuzione del premio si legge: “L’opera si segnala per le caratteristiche innovative d’intervento su un classico non-luogo della periferia metropolitana, che contribuisce a rivitalizzare attraverso un’architettura di grande impatto visivo. Lo Zenith...propone molte soluzioni innovative, a partire dall’idea della hall non situata in un unico punto, ma che circonda con andamento sinusoidale il nucleo interno della sala. In tal modo lo spazio, capace di contenere il grande afflusso di persone che caratterizza gli spettacoli rock, diventa il primo luogo d’incontro e d’interfaccia tra esterno e interno. L’originalità della soluzione a doppia pelle, con la conseguente enfasi sullo spazio intermedio di connessione, aiuta a definire in maniera originale una tipologia nuova di edifici per l’intrattenimento utilizzando un linguaggio appropriato alle culture giovanili e alle esigenze di ridefinire i simboli del periurbano in una condizione di grande dispersione.”


IL PROGETTO


Luogo Comune di Eckbolsheim, Strasburgo, Francia Committenza C.U.S.-Communitè urbaine de Strasbourg Committente Delegato Société d’Aménagement et d’Equipement de la Région de Strasbourg (S.E.R.S.) Progettisti Massimiliano e Doriana Fuksas Impresa generale Pertuy Construction , Strasbourg Progetto strutture e impianti Smep Design, Berau detudes Simon & Christiansen Ingénieurs Conseils SA (Strutture cemento armato e metalliche hall), Zwahlen & Mayr SA (Strutture metalliche sala) Progetto esecutivo involucro tessile e carpenteria Form TL Ingenieure für Tragwerk und Leichtbau gmbh; Canobbio spa Involucro facciata Interglas Progetto acustico Altia-Acoustice Illuminotecnica Pixelum Scenografia Architecture et Technique Controllo tecnico Veritas Tempi progetto Ottobre 2003 Tempi di realizzazione Marzo 2005- Gennaio 2008 Superficie lorda costruita 20.142 mq Superficie netta costruita 16.564 mq Costo opera 48 milioni di euro Costo complessivo 50 milioni di euro

Nella pagina a fianco: pianta dell’auditorium In alto: immagini del plastico di progetto

La costruzione dello Zenith vede l’impiego di materiali durevoli basati su materie prime rinnovabili, oppure materiali facilmente riciclabili. Il luogo della costruzione è stato organizzato e pianificato interamente in modo da limitare l’impatto ambientale e di ridurre al minimo l’inquinamento. Il design dell’edificio prevede una zona cuscinetto tra le tele esterne e l’ossatura in cemento. Questo spazio limita l’innalzamento e l’abbassamento della temperatura al fine di ridurre il consumo di energia. Per il riscaldamento e l’aria condizionata, i dispositivi utilizzati costituiscono un elemento molto importante in quanto dotati di notevole efficienza, riducendo, in tal modo, le emissioni dei gas serra.


«L’edificio a struttura ellittica», spiega Fuksas, «è stato pensato come un elemento scultoreo, autonomo, al quale, però, nonostante il volume monumentale ma semplice, sono stati dati una grande leggerezza e dinamismo grazie all’idea della traslazione e rotazione delle ellissi che costituiscono l’ossatura metallica esterna. La torsione e l’inclinazione della struttura esterna producono una grande tensione anche nelle pieghe del rivestimento dell’edificio, e in questo modo, secondo l’architetto che ha firmato il Palacongressi di Roma, la Nuvola, e progettato il polo espositivo della Fiera di Milano a Rho-Pero, si conferisce una maggiore vibrazione. Il telo si curva negli archi per accentuare la leggerezza e in questo modo dà la percezione di un volume in perenne cambiamento, capace, con le luci interne, di dare un’immagine teatrale grazie al gioco di ombre cinesi, e inoltre ha la funzione di uno schermo sul quale proiettare le informazioni sulla programmazione degli spettacoli. L’inclinazione segnala l’ingresso nell’edificio, collocato nella parete vetrata situata nel basamento dello Zénith, che fino a un’altezza di cinque metri è rivestito, all’esterno, in acciaio arancione per dare continuità cromatica alla parte superiore della costruzione. L’involucro esterno leggero e colorato nasconde la costruzione in cemento armato interna che ospita la sala per gli spettacoli, con il palcoscenico posto al centro, e crea lo spazio per la hall imponente (è alta cinque metri), per i corridoi ai lati della scena e per le aree a servizio dei professionisti dello spettacolo situate su tre piani. Per minimizzare i costi, un solo ascensore conduce ai vari livelli. Fluidi i percorsi all’interno della struttura grazie anche a una segnaletica chiara e onnipresente.

Di fianco: sezione longitudinale e trasversale


All’entrata del complesso architettonico, la hall fornisce indicazioni chiare ed efficienti al pubblico ed un accesso fluido alle gradinate. I collegamenti tra la hall e l’auditorium sono sufficientemente numerosi e ben distribuiti in modo da consentire agli spettatori di prendere posto in modo piuttosto rapido. Dalla hall i visitatori entrano nella sala attraverso degli ampi deambulatori, mentre larghe scale conducono direttamente alle gradinate superiori. All’interno, la sala degli spettacoli, con un’area che va dai seimila ai settemila metri quadrati. L’altezza dei soffitti in alcune zone raggiunge i sedici metri ed è commisurata agli eventi che si tengono nell’edificio. Il palcoscenico si adatta alle esigenze delle programmazioni. Alcune configurazioni consentono ad una parte del pubblico di sedersi sulle gradinate, mentre un’altra parte resta in piedi in platea. Altre configurazioni, invece, offrono solo dei posti a sedere. Tutti gli utenti possono fruire di un’ottima qualità acustica e visiva qualunque sia l’impostazione scenica. La flessibilità delle strutture, inoltre, permette di adattare le scenografie in base agli eventi organizzati: spettacoli di varietà, musica classica, commedie musicali, convention o partite sportive.


Il nucleo di cemento armato e l’ossatura di acciaio Il nucleo centrale dell’edificio-teatro, invisibile al primo sguardo, è costituito da un corpo edilizio in cemento armato: è un’arena a pianta ellissoidale e costruita sia internamente (gli spalti, i divisori degli ambienti di servizio) sia nelle pareti perimetrali in calcestruzzo armato. Su questo solido perimetro poggiano a incastro le travi della copertura realizzate in carpenteria metallica completata con pannelli in lamiera grecata. Le sottili pareti curve dell’arena sono costituite da altissimi setti di cemento completamente ciechi che, nell’insieme, formano il volume di una geometria astratta segnata solamente da alcuni fori irregolari e qualche finestra. Come negli antichi muri di mattoni dei castelli, così i fori sono stati utilizzati in una prima fase per l’aggancio dei ponteggi esterni e, in un secondo tempo, come punto d’ancoraggio per i bracci dell’ossatura esterna in acciaio.

A destra e in basso: alcune immagini del cantiere che rappresentano successive fasi di costruzione Nella pagina a fianco: immagini della struttura metallica di copertura della sala centrale


Attorno al corpo cilindriforme, lungo le pareti di cemento, si sviluppa una struttura, costituita da 22 putrelle (lunghe oltre 60 metri) che sorreggono una sorta di porticato a sbalzo. Questa tettoia, in parte ancorata alle pareti di cemento e in parte appoggiata al suolo, è stata ideata per costituire lo scheletro di supporto al materiale di rivestimento esterno: una membrana di tessuto arancione. Cinque giganteschi anelli orizzontali, costituiti da tubi di acciaio con una sezione di circa 50 cm posti a distanza di intervalli irregolari (posti in media a sei metri l’uno dall’altro) e inclinati secondo direzioni diverse, avvolgono il complesso come le orbite ellittiche di un pianeta. Essi hanno la chiara funzione di fare da supporto alla membrana composta dalle strisce di tessuto tese a cavallo degli stessi anelli.


Lo spazio diaframma e la membrana arancione Uno degli obbiettivi del progetto era quello di creare uno “spazio-diaframma”, cioè un atrio del teatro che fosse esterno all’arena ma contenuto all’interno del rivestimento in “tessuto”. Per creare questo spazio - ma anche per imprimere al complesso una forma dinamica capace di esprimere un movimento di torsione - il progetto si basa, in pianta, sul disegno di due ellissi traslate e ruotate fra loro una sull’altra. La prima ellisse che corrisponde alla forma dell’arena è traslata rispetto alla seconda che coincide con la tensostruttura che si sviluppa lungo il perimetro. Anche la sezione verticale assume una forma particolare: essa è svasata dal basso verso l’alto e lungo il perimetro - che misura ben 420 metri - assume più di 20 conformazioni diverse grazie al disassamento fra i centri delle due ellissi. Lo spazio-diaframma che si crea a tutta altezza fra telo e pareti di cemento si stringe e si allarga lungo tutto il perimetro. L’ingresso al complesso, infine, avviene attraverso una fascia a parete vetrata di basamento.

A sinistra e in basso: alcune foto dello spazio diaframma della Hall d’ingresso con i profili metallici ancorati a terra e alla struttura in cemento armato, a sostegno della membrana esterna di rivestimento


Questo vorticoso avviluppo tessile è governato da 22 antenne di acciaio, che sembrano quasi essere spinte fuori dal guscio di calcestruzzo dai bracci ancorati al guscio stesso, e caratterizzati da diverse lunghezze; altrettanto differenziate risultano, pertanto, le inclinazioni delle antenne della tensostruttura rispetto al perimetro esterno. La novità sta nell’aver superato completamente lo skyline tipico delle tensostrutture, una concezione statica “resistente per forma”: qui non c’è più traccia del contrappunto tra pali alti (le antenne) e punti di ancoraggio in basso. In questo caso, le antenne inclinate rappresentano un originale raccordo tra calcestruzzo e tessuto, dettando le regole di configurazione di uno spazio architettonico che accoglie gli spettatori e li stupisce con visuali a tutta altezza e di molteplici profondità. Gli andamenti sinusoidali necessari a soddisfare i vincoli statici della tensostruttura a membrana sono, quindi, completamente reinterpretati: ci appaiono come netti cambi di direzione del tessuto, esternamente percepibile come un’unica superficie arancione scolpita da rientranze e sporgenze sempre curve sull’orizzontale, quanto spigolose sulla verticale.

Per verificare la traslucenza (che raggiunge il 12,6%) e il colore del telo, oltre naturalmente a verificare le modalità di aggancio, si è resa necessaria la costruzione di un mock up, cioè un modello a grande scala in grado di riprodurre uno spicchio di tensostruttura. Per i progettisti verificare il comportamento del telo alla luce era molto importante: di notte, infatti, lo Zenith si illumina dall’interno e funziona proprio come una lanterna, un segnale riconoscibile da molto lontano; mentre di giorno, invece, la luce naturale colora di arancio lo spazio-diaframma dell’ingresso.

In alto: prospettiva della tensostruttura ellittica A sinistra: viste prospettiche


Nella pagina a fianco. In alto: particolari tecnologici delle antenne metalliche In basso: vista interna e particolare di ancoraggio al nucleo in calcestruzzo armato

In fase di montaggio, l’azienda italiana si è servita di uno stratagemma, cioè la creazione di una sorta di “barella” sulla quale stendere i teli per arrivare in quota con i pezzi pronti da montare. Questi sono stati montati a “secco” cioè agganciati con delle piattine ai cinque anelli tubolari della struttura di acciaio e pinzati fra loro. La forte componente siliconica ha reso i teli particolarmente malleabili, ed è stato facile maneggiarli senza creare danni da piegatura. Una volta completato il rivestimento, i teli-strisce sono stati tesi e tirati verso l’interno per mezzo di cavi, a loro volta rivestiti con una guaina arancione, in modo da raggiungere la particolare configurazione a lanterna. Il risultato visibile è una superficie esterna uniforme e continua che, all’esterno, non mostra in alcun modo gli elementi di fissaggio della membrana.

In alto: immagini di cantiere durante il montaggio del rivestimento A destra: particolari tecnologici dei nodi della struttura


Per l’azienda produttrice dei teli si è trattato di una commessa eccezionale non solo per la quantità di materiale da produrre (stiamo parlando di 16.000 mq di telo) ma soprattutto per il taglio dei singoli pezzi. La geometria complessa della “lanterna” ha determinato un’alta varietà dimensionale e formale fra un telo e l’altro. Le problematiche sono state tuttavia risolte brillantemente anche grazie alla consolidata collaborazione con la società di ingegneria tedesca FormTL, specializzata in tensostrutture - è opera loro, per citare un’esempio di particolare richiamo, l’ingegnerizzazione dell’opera artistica di Cristo per “l’impacchettamento” del Reichstag di Berlino. La progettazione integrata fra la struttura in carpenteria e quella dei teli, ha ridotto al minimo le difficoltà e le incongruenze in fase di montaggio che avrebbero compromesso la buona riuscita del risultato finale: una superficie liscia e tesa senza pieghe.

La membrana utilizzata per l’involucro è un composto di vetro e silicone (un tessuto in fibra di vetro) che riunisce in sé soluzioni estetiche e meccaniche. Oltre la già citata traslucenza, essa è altamente resistente alla tensione, ha un elevata resistenza al fuoco, è idrorepellente e molto malleabile. Prodotto in bobine alte tre metri, il telo è stato tagliato e giuntato a caldo nei laboratori dell’azienda produttrice italiana, la Canobbio. Il vetro silicone, considerato in ambito architettonico un rivestimento di tipo temporaneo, ha tuttavia una garanzia di durata di dieci anni e “un’aspettativa di vita” di almeno venti. Inoltre, vantaggio da non sottovalutare, non richiede manutenzione. Una volta confezionate le lunghe strisce che dovevano coprire le dieci fasce anulari orizzontali della “lanterna”, queste sono state trasportate in cantiere dove sono state agganciate alla carpenteria attraverso un “montaggio a secco”. Il cantiere francese ha funzionato alla perfezione e la produzione italiana ha dovuto procedere di pari passo con le fasi di montaggio a Strasburgo.


Rotini Tommaso

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Auditorium a Strasburgo di Massimiliano Fuksas

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