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La Locomotiva PERIODICO D’INFORMAZIONE DELLA SINISTRA UNIVERSITARIA - UDU PERUGIA

LA PROPOSTA DI RIFORMA DEL MINISTRO PRESENATA IN ESTATE È PASSATA INOSSERVATA, MA ORA GLI STUDENTI SI PREPARANO ALLA MOBILITAZIONE.

Il sindacato UdU guida l’autunno caldo degli studenti.

UNIPG SPECIALE SETTECENTENARIO: continua il viaggio nella storia dell’ateneo. di Michele Foti pag.

Anno XIII - Numero 2 di Sirio Pomante Estate afosa, torrida, temperature da record, ma nella Roma che si andava svuotando, c’era ancora da fare nei Palazzi. Il 26 luglio, il Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi, presentava all’aula di Montecitorio la sua proposta di riforma dell’Università italiana. Ma perchè farlo così timidamente? non si è sentito volare una mosca! nessun dibattito, nessun confronto con il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari! Ci siamo chiesti il motivo di tutto ciò. L’abbiamo scoperto leggendo il testo del decreto ed ora vogliamo informarvi dei suoi contenuti. All’interno di questo numero de La locomotiva troverete l’articolo della nostra responsabile alla Didattica, Marta Miglietti, che traccia una panoramica sui punti più salienti e deludenti della proposta. E’ inutile, dopo la Moratti gli studenti attendevano una scossa, qulcosa di Sinistra, un cambiamento di rotta dell’Università italiana: più controlli sugli atenei per trasparenza dei corsi di laurea e per gestione delle risorse; maggiore mobilità degli studenti che spesso non si vedono completamente riconosciuto il proprio percorso di studi in un altro ateneo; grosso ridimensionamento dei corsi a numero chiuso, perchè crediamo che tutti debbsno avere le stesse opportunità e che una prova d’ingresso non possa decidere della vita di un ragazzo; riconoscimento degli studenti universitari come soggetto sociale ben definito e quindi riconosciuto dalle istituzioni come tale. Mussi ci ha deluso molto! Vogliamo una nuova università, dignitosa, che premi i meritevoli ma non escluda nessuno. Non si può ritoccare una riforma i cui presupposti erano sbagliati, la cui applicazione è avvenuta su vecchi quanto malsani sistemi accademici e che ha dato risvolti catastrofici gettandoci nella precarietà. Prepariamoci quindi a rivendicare i nostri diritti, prepariamo l’ennesimo autunno caldo.

UN SUCCESSO DELL’UDU PERUGIA: IL NUOVO CONTRATTO CONCORDATO PER STUDENTI. di Puma Scricciolo. pag.


La SINISTRA UNIVERSITARIAUNIONE DEGLI UNIVERSITARI di Perugia La Sinistra Universitaria UDU Perugia è un’associazione studentesca politico-sindacale apartitica; il suo scopo è da sempre quello di difendere e di promuovere i diritti degli studenti, obiettivo portato avanti sia tramite la rappresentanza all’interno dei diversi organi d’Ateneo, sia tramite un approccio vertenziale ai vari problemi che possono sorgere per uno studente nel corso della sua vita universitaria, e sia tramite l’offerta di servizi e l’organizzazione di attività culturali, da conferenze a cineforum, da gite a feste. La nostra è la storia di alcuni ragazzi che nel 1994 si costituirono autonomamente come gruppo per far sentire la propria voce all’interno dell’Ateneo perugino, spinti dalla necessità di costruire un soggetto sindacale in grado di dare una rappresentanza stabile e forte alla componente studentesca di Perugia. Nel corso degli anni l’associazione ha portato avanti i suoi progetti con due spiriti diversi ma concilianti: ha saputo attenersi alle sue linee guida originarie riuscendo però contemporaneamente ad evolversi con i tempi; da qui, in un’ottica di maggior incisività a livello nazionale, la decisione di entrare a far parte dell’UDU, Unione degli Universitari, confederazione nazionale di associazioni studentesche dei principali Atenei italiani. Allora come oggi, siamo mossi dalla convinzione che lo studente all’interno dell’Università debba potersi formare come persona completa e come cittadino pensante ed attivo, acquisendo da un lato le conoscenze del corso di laurea cui è iscritto e dall’altro uno spirito critico e un’autocoscienza tali da poter valutare autonomamente quanto gli accade intorno.

ORGANIGRAMMA Esecutivo Presidente Responsabile Stampa Coordinatore

Sirio Maria Pomante

3497349226

siriomaria.pomante@virgilio.it

Sarah Bistocchi

3491441737

sarah_bistocchi@yahoo.it

Vice-Coordinatore Responsabile Comunicazione Responsabile Organizzazione Responsabile Didattica Responsabile Diritto allo Studio Responsabile Fondi Responsabile Gruppi di Facolta'

Tommaso Bori

3337588599 3463918759

tommaso.bori@fastwebnet.it

Letizia Giovagnoni

misia982@yahoo.it

Marta Miglietti

martamiglietti@hotmail.it

Stefano Di Massa

stefanodima@hotmail.it

Daniele Chiappini

chiappinidaniele@alice.it

Ilaria Valeno

ilyval86@katamail.com

Coordinamento Giurisprudenza Scienze Matematiche, Fisiche

Azzurra Alberigo

3393778991

azzurra.alberigo@gmail.com

Scienze Politiche

Giuseppe Maggio

3208581943

giuseppemaggio86@virgilio.it

Scienze della Formazione

Alessandra Petasecca

3384771394

ale.petasecca@libero.it

Medicina Veterinaria

Massimiliano Marsili

3402629154

maxmarsili@hotmail.it

Medicina e Chirurgia

Aria Patacca

3280623035

ariapatacca@yahoo.it

Ingegneria ed Architettura

Amabile Fazio

3472920191

cupido1985@libero.it

Farmacia

Andrea Cenci

3397158170

realmajorca@hotmail.com

Economia

Claudio Severi

3280369459

svevo84@libero.it

3403597721

stepat@hotmail.it

3403533149

antodimauro81@hotmail.com

e Naturali

Lettere e Filosofia

Agraria Università per Stranieri

Antonella Di Mauro

Attualmente però sembra che la direzione presa Alice Belfiore 3288660010 fatinaska@hotmail.com sia quella contraria: scarsa considerazione delle Accedemia delle Belle Arti Andrea Agostini 3494264375 agostinho@tiscali.it necessità degli studenti, strapotere della classe Conservatorio di Musica baronale e, visto che al peggio non c’è mai fine, una sconfortante serie di riforme che sono La Storia della Sinistra Universitaria state in grado di affossare completamente il già agonizzante sistema universitario Sul sito dell’associazione [uduperugia.it] potrai italiano. Molti studenti non lo sanno, ma al momento della loro iscrizione all’Università trovare tutte le informazioni storiche per ricodiventano automaticamente portatori di struire il passato dell’associazione, tra cui i determinati diritti, riconosciuti ma troppo numeri passati de “La Locomotiva” (anche il spesso calpestati o ignorati; proponendoci Numero 0) e gli articoli della rassegna come sindacato studentesco, nostra priorità è la tutela di quei diritti già riconosciuti stampa, le foto delle iniziative e delle manifee tutto l’impegno necessario per farne stazioni, i video dei congressi passati, i accettare di nuovi. I terreni di scontro sono documenti, i volantini e le locandine. molteplici e le questioni spinose, ma gettare la spugna o sfoderare disinteresse non fa che peggiorare lo stato attuale di cose. La noncuranza e l’indifferenza sono gli strumenti di cui i baroni dell’Università si servono per farci stare buoni e renderci innocui: non glielo permettiamo! Informiamoci e prendiamo parte attivamente alla vita del nostro Ateneo, esercitando tutti i diritti di cui siamo portatori. L’Università è, o quantomeno dovrebbe essere, il trampolino di lancio per il nostro futuro: aiutiamola a migliorarsi, per migliorarci. Per discutere di questo e delle molteplici attività che la Sinistra Universitaria UDU Perugia propone ed organizza ci troverai ogni Mercoledì alle 19:00 in Aula E di Farmacia sotto il Rettorato. Le riunioni sono aperte a tutti ed ogni nuova voce, se pur polemica, è ben accolta, poiché soltanto con un confronto aperto, sano e leale è possibile crescere e migliorare.

Per maggiori Informazioni: Tutte le informazioni sulle attività dell’associazione negli Atenei della città e nelle singole facoltà si possono trovare sul nostro sito web: WWW.UDUPERUGIA.IT

www.alessioatrei.it


Sommario LA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’: DALLA MORATTI ALLA PROPOSTA MUSSI. di Marta Miglietti

UNIPG. CONSIGLIO DEGLI STUDENTI: TANA LOBERA TUTTI. di Sarah Bistocchi

pag.1

pag.8

IL PROCESSO DI OMOGENEIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO IN EUROPA.

DOVREBBERO GLI STUDENTI DEL 2000 RIMPIAN GERE IL TEMPO DEGLI ANTICHI “SCOLARI”?

di Stefano Di Massa

di Michele Foti pag.2

UN SUCCESSO DELL’UDUPERUGIA: IL NUOVO CONTRATTO PER STUDENTI. di Puma Valentina Scricciolo pag.3 DIRITTO ALLO STUDIO, un dovere costituzionale, un investimento in cultura e innovazione per la Regione Umbria. di Giacomo Chiodini pag.4 RIAPERTA FINALMENTE LA MENSA CENTRALE. di Stefano Marotta pag.5 RICORDANDO ANTONIO GRAMSCI A SETTANT’ANNI DALLA MORTE.

pag.9 INGEGNERIA: INGEGNERIA: STRANE PROPEDEUTICITÀ NON PERMETTONO AGLI STUDENTI DI SFRUTTARE TUTTI GLI APPELLI. di Amabile Fazio pag.10 LETTERE E FILOSOFIA:INTERVISTA AL PRESIDE BONAMENTE SULLA ORMAI “VENERANDA FABRICA” DELLA NUOVA BIBLIOTECA. di Jacopo Giovagnoni pag.10 ALTROCIOCCOLATO.TORNA A GUBBIO LA GRANDE MANIFESTAZIONE DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE. di Marco Casodi pag.11

di Letizia Giovagnoni pag.5 UNISTRAPG. PERUGIA ERASMUS PROJECT. di Valentina Serpentini

ARCIGAY. PICCOLI FASCISTI CRESCONO ALL'OMBRA DELLA TOLLERANTE PERUGIA. di Stefano Bucaioni pag. 12

pag.7

d irettore: Sirio Maria Pomante siriomaria.pomante@virgilio.it hanno collaborato a questo numero:Giovanni Cinti,Marta Miglietti,Stefano Di Massa, Puma Scricciolo,Giacomo Chiodini,Stefano Marotta, Letizia Giovagnoni,Valentina Serpentini,Sarah Bistocchi, MIchele Foti,Amabile Fazio,Jacopo Giovagnoni,Marco Casodi, Stefano Bucaioni. contatti: -> www.uduperugia.it -> locomotiva@reteperugia.com -> sinistrauniversitaria@reteperugia.com -> 393/6251171


LA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’: A M OR DALLA MORATTI ALLA PROPOSTA MUSSI F I R le modifiche del ministro sono troppo vaghe e poco incisive.

di Marta Miglietti Il 26 luglio è stato emanato dal Ministro dell'Università e della Ricerca, On. Fabio Mussi, il decreto recante le linee guida per la realizzazione della riforma degli ordinamenti universitari. Nelle intenzioni del Ministro si tratta "dell'atto di indirizzo che dà il via alla riprogettazione integrale di tutti i corsi di laurea di primo e di secondo livello”. Di certo l’università aveva bisogno di una “riprogettazione”, ma non siamo sicuri che il problema sia stato centrato. Facciamo il punto della situazione. La struttura del 3+2 era inevitabile. Con la convenzione di Bologna del 1997 l’Italia si è impegnata ad adeguare il proprio sistema Universitario ad un nuovo modello concordato con gli altri paesi dell'Unione europea. E’ stato scelto il modello anglo-americano dell’articolazione degli studi per cicli ed è stato accettato dai paesi Europei al fine di garantire la più ampia mobilità ai propri studenti e creare così lo Spazio Europeo di Istruzione Superiore. Sempre a tal fine è stato introdotto il nuovo sistema dei crediti, strumento fondamentale per facilitare il reciproco riconoscimento delle attività didattiche a livello nazionale ed internazionale. Nulla in contrario. Ma l’obiettivo è stato raggiunto? E’ passato diverso tempo dall’emanazione del Decreto 509 del 1999 che ha recepito la convenzione di Bologna portando al sistema del 3+2, la situazione è stata ulteriormente complicata dal DM Moratti 2004, ma non sono state ancora corrette le tendenze negative che si sono affermate.

ralizzato nel territorio nazionale, travolgendo completamente la logica della struttura per cicli. 3 Combattere la proliferazione degli atenei “sotto casa” e dei corsi delocalizzati, piccole realtà provinciali dove la qualità della docenza non sempre è di

Il ministero della pubblica istruzione, dell’università e della ricerca.

buon livello. Era necessario l’avvio di una fase di monitoraggio sull’applicazione della riforma, invece c’è stato lo stravolgimento radicale da parte della“controriforma Moratti”, in un clima di massima ostilità con la docenza, il personale di ricerca e, soprattutto, gli studenti. La riforma ha rafforzato l’autonomia degli atenei nella determinazione dei piani di studio, riducendo ulteriormente le possibilità di mobilità interna al territorio nazionale degli studenti e di trovare sensibili differenze, in termini di qualità, tra titoli conseguiti in atenei diversi. Il ministro Mussi ha dato attuazione al DM Moratti senza confrontarsi con le tante componenti della comunità universitaria che negli ultimi anni hanno fortemente contestato questa riforma. Non e’ ancora stata varata una legge nazionale di sistema sull’Università, ma solo decreti (quindi instabili e modificabili con estrema facilità) che lasciano ancora troppa libertà agli atenei.

Sicuramente il 3+2 ha portato dei vantaggi, sono stati, infatti, abbreviati i tempi di conseguimento del titolo di studio e sono stati fortemente ridotti gli abbandoni, ma siamo ancora lontanissimi dal raggiungimento degli obiettivi europei Ultimo di questi è il DM 26 indicati da Bologna. luglio 2007, un decreto dai Già di fronte alla riforma del toni vaghi, generici, spesso 1999, il mondo accademico si contraddittori che porta, era preoccupato di chiedere al nel complesso, un’incentiministero l’inserimento di vazione all’autonomia. Tra alcuni correttivi per razionalizgli obiettivi generali riprozare l’applicazione della nuova pone infatti “l’aumento normativa. Era già chiara l’esidegli spazi di autonomia genza di nella progettazione dei 1 contrastare l’ ecces- il ministro Fabio Mussi. curricula[…],la differenziasiva differenziazione dei piani di studio di primo livello tra gli atenei che zione delle offerte didattiche, la flessibilità di fatto rendeva(e rende!)impossibile o dei percorsi”. quanto meno poco probabile, la mobilità Si dispone, inoltre, che l’introduzione di degli studenti. nuovi percorsi possa “avvenire gradual2 evitare il gravissimo fenomeno mente”, lasciando così agli atenei la del meccanico trasferimento nei corsi possibilità di modificare nel tempo i propri triennali dei programmi delle vecchie ordinamenti senza limiti effettivi, ed lauree. Fenomeno che si e’, di fatto, gene- andando contro un’esigenza di sicurezza.

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In altri punti del testo troviamo, invece, la “necessità di una semplificazione e riduzione complessiva dell’offerta dei corsi di studio” , ma tali esigenze trovano poi riscontro in limitate misure d’attuazione. Aumenta quindi il numero minimo di docenti di ruolo necessario per poter attivare un corso di laurea o di laurea magistrale (si passa a 12 e 8), ma in concreto non si hanno altre importanti innovazioni a riguardo. Per quanto riguarda il tema della mobilità tra gli atenei, il decreto “assicura agli studenti il riconoscimento di almeno il 50% dei Cfu maturati nella sede di provenienza”. E’ una disposizione positiva, ma non sufficiente. L’effettiva promozione della mobilità viene lasciata all’adozione di “accordi tra università” che potranno stabilire tra esse il riconoscimento di Cfu in misura maggiore al minimo stabilito. Si permette così agli atenei di accordarsi (su quali basi?? Il decreto tace a riguardo!) ed indirizzare liberamente la mobilità degli studenti. Si afferma la libertà agli atenei anche nella disciplina degli sbarramenti (numero chiuso). Nonostante generiche finalità di “astenersi dal procedere in contrasto con una larga apertura delle lauree di primo livello” si ribadisce che “l’individuazione di standard di conoscenze-competenze adeguate per poter seguire proficuamente il corso è non solo auspicabile, ma richiesta dalla normativa vigente (D.M.270/2004)”. Per quanto riguarda i curricula di secondo

livello si afferma invece un quadro di direttive positive, seppur generiche. Si dovrà infatti evitare la ripetizione di medesime attività tra primo e secondo livello e descrivere in maniera precisa gli obiettivi formativi specifici delle specialistiche. Torna invece una logica di eccessiva discrezionalità anche nella valutazione della prova finale. Si dispone infatti, in termini vaghissimi che “Dovrebbe risultare condivisa la prassi che le commissioni preposte alle prove finali esprimano valutazioni riferite all’intero percorso di studi, i cui criteri potrebbero essere la coerenza tra obiettivi formativi e obiettivi professionali, la maturità culturale e la capacità di elaborazione intellettuale e personale”.

La Locomotiva - www.uduperugia.it - locomotiva@reteperugia.com - Anno XIII - Numero 2


Tra gli aspetti positivi va sottolineata la promozione di un diffuso monitoraggio sull’attività degli atenei, a tutti i livelli. “Occorre verificare, con il contributo delle commissioni didattiche paritetiche, che il numero di CFU attribuito ad ogni insegnamento od altra attività formativa corrisponda effettivamente all’impegno richiesto dallo studente;[…] sarebbe altresì opportuno uniformare la corrispondenza tra le ore di didattica in presenza ed i CFU assegnati”. E’ promossa anche l’autovalutazione degli atenei e l’attività dell’ANVUR (Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della

IVA T T PE PA S O PR EURO

Ricerca- ancora da costituirsi). Tale struttura avrà come riferimento gli standard europei di valutazione dei corsi di studio, spostando il baricentro della competitività tra gli atenei sulla qualità dell’offerta formativa. In definitiva, nonostante alcuni aspetti positivi, manca quel fondamentale e chiaro orientamento che dovrebbe regolare nel complesso l’Università italiana. Un orientamento che razionalizzi l’istituzione di lauree triennali, che ne favorisca la più ampia omogeneità a livello nazionale, unica garanzia di mobilità e di non

discriminazione tra i laureati orientati verso il secondo livello. Ci vogliono regole serie, binari definiti. Aspettiamo una legge, aspettiamo un ordine vero nel sistema universitario.

IL PROCESSO DI OMOGENEIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO IN

di Stefano di Massa ll Processo di Bologna rappresenta il percorso che i Ministri dell'istruzione superiore dei Paesi europei si sono impegnati a seguire per costruire lo spazio europeo dell'istruzione superiore, integrato a quello della ricerca. L'impegno preso in tal senso dai Governi è basato su principi chiave comuni che intendono orientare la ristrutturazione omogenea dei sistemi universitari europei. Si tratta di un sistema basato essenzialmente su due cicli principali, uno pre- e uno post-laurea. Per l’ accesso al secondo ciclo deve essere necessario il completamento del primo ciclo di studi che deve durare almeno 3 anni. Fino a qui tutto bene, se non fosse che tra i principi chiave della ristrutturazione ci sia il fatto che la laurea ottenuta dopo il primo livello “deve essere rilevante per il mercato del lavoro europeo come un adeguato livello di qualificazione”. Analizzando questo elemento ci si rende conto di quanto la nostra architettura dei corsi di laurea sia indietro su questo punto rispetto ai livelli europei stabiliti, non da qualche eminenza grigia che trama dietro le spalle della povera Italia, ma da una riunione di tutti i Ministri dell’istruzione superiore dei Paesi europei. Altro principio chiave del Processo è la trasparenza e leggibilità dei percorsi formativi e dei titoli di studio; il che equivale a dire che uno studente non debba fare un corso di crittografia e un indagine con i Ris di Parma per capire cosa offrono quei corsi di laurea con nomi esotici e intriganti. Secondo un indagine Esib, il 33% degli Stati aderenti al Processo di Bologna hanno mecca-

EUROPA.

nismi di selezione tra i cicli di studio. In Italia per il numero chiuso il sindacato studentesco ha fatto molto, con i ricorsi collettivi, per aumentare quella mobilità studentesca tanto esaltata a parole ma che in realtà si traduce in una moltiplicazione di barriere all’entrata nei cicli di studio di secondo livello. A conclusione della dichiarazione finale di Bologna veniva rilevata la necessità di una dimensione europea dell’ istruzione superiore, con particolare riguardo allo sviluppo dei curricula, alla cooperazione fra istituzioni, agli schemi di mobilità e ai programmi integrati di studio, formazione e ricerca. Aggiungo che ciò è necessario per il bene di tutto il Paese che, per poter competere in ambito internazionale, non può ostinarsi a tagliare il costo del fattore lavoro per cercare di arrivare ai costi del lavoratore indiano o cinese perché ciò è impossibile. Occorre far si che formazione e ricerca siano la nostra via di uscita alla precarizzazione della società e che l’ Europa della Conoscenza sia un insostituibile fattore di crescita sociale ed umana Al termine della Dichiarazione i Ministri affermano “ci aspettiamo da parte delle università una ulteriore pronta e positiva risposta ed un attivo contributo al successo del nostro impegno”. Quindi pare che non siamo solo noi studenti ad aspettarci un impegno delle Università nel miglioramento dei suoi corsi e della sua forma-

zione. L'Italia, sebbene abbia adottato un sistema di base 3+2, si discosta da tutti gli altri paesi europei per alcune peculiarità, cosa che ha spesso sollevato polemiche, visto che di fatto impedisce l'armonizzazione dei titoli accademici. Per esempio il grado di dottore viene conseguito in tutti gli altri paesi partecipanti solo dopo la conclusione di quello che in Italia viene denominato dottorato di ricerca mentre in Italia la laurea di primo livello è sufficiente; in questo modo il termine "dottore" ha un significato anche sociale notevolmente inferiore di quello che ha all'estero. Inoltre anche il termine master assume in Italia un valore differente che non nel resto del mondo: si tratta in Italia di un corso aggiuntivo post-laurea a livello universitario, mentre al di fuori dei confini nazionali per master si intende la laurea specialistica biennale. Va anche considerato che per diploma in molti stati europei si intende la laurea di primo livello, mentre in Italia si intende il titolo conseguito alla fine della scuola. La mancanza di armonizzazione con il sistema europeo è spesso causa di malintesi all'estero (dottore: 3 anni al posto di 8; master: 4 anni al posto di 5; diploma: scuola al posto di 3 o 5 anni di università). La Dichiarazione risale al 1999 e si pone l' obiettivo di ottenere l' armonizzazione del Sistema Europeo di Istruzione Superiore entro il 2010. Il che vuol dire che gli obiettivi dovrebbero essere prossimi alla realizzazione. La strada è ancora lunga ma non bisogna perdere le speranze ma continuare a lottare.

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IV Congresso

EQUAmente

1° Maggio

Play Loud Party

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fare

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UN SUCCESSO DELL’UDUPERUGIA: IL NUOVO CONTRATTO PER STUDENTI.

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intervista alla dott.ssa Piastrelli del Sindacato Inquilini della Cgil. di Puma Valentina Scricciolo A pochi mesi dalla sottoscrizione dell’accordo sugli affitti da parte di sindacati degli inquilini e degli affittuari con i rappresentanti degli studenti, dell’Adisu e del Comune, pare che già sette contratti su dieci vengano conclusi con la nuova formula siglata a marzo. Poiché il tema dell’alloggio, quasi sempre in nero, è un tallone d’Achille che affligge i molti studenti fuori sede, circa 18.000, siamo andati ad intervistare per loro Cristina Piastrelli, operatrice del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Affittuari). A spingere per arrivare ad una sintesi tra le esigenze delle parti in causa, cercando di creare un antidoto al dilagare della precarietà abitativa studentesca, era stata proprio la Sinistra Universitaria, che, rappresentata dall’ex coordinatore Giacomo Chiodini, più volte si era trovata al tavolo dei lavori senza riuscire a portare a casa l’accordo. Finalmente, nel marzo scorso, le anime dei diversi attori dell’iniziativa sono giunte ad un confronto produttivo ed è stato firmato il documento che fissa i criteri minimi di abitabilità degli appartamenti e si propone come calmiere dei prezzi degli affitti, ormai giunti alle stelle. Per completare dunque il tentativo di far luce sulla situazione degli studenti e per cercare di proporre consigli utili agli universitari, vi proponiamo alcuni quesiti ai quali ha risposto per la Cgil, Cristina Piastrelli. • E’ vero che ora 7 contratti su dieci vengono sottoscritti tramite l’accordo concordato sugli affitti? Da noi in Cgil il numero di contratti che seguono questa formula ha già raggiunto il 70% circa. Questo grazie alla pressione degli studenti che hanno fortemente voluto l’accordo, collaborando con il sindacato: è infatti per merito loro che oggi gli universitari sono più tutelati. • Quali sono i vantaggi per gli studenti? Innanzi tutto il contratto prevede la possibilità di subentri e il recesso concordato, dunque è finito il tempo in cui i ragazzi erano costretti a pagare l’affitto di case di cui non avevano più bisogno perché magari si erano laureati o avevano deciso di cambiare alloggio. Ma soprattutto c’è la novità che i proprietari sono obbligati a garantire un’abitabilità decorosa ai ragazzi, requisito che in passato non era dato per scontato. Mi è capitato più volte di ascoltare studenti che venivano a denunciare delle condizioni igienico sanitarie da terzo mondo, in cui addirittura mancavano i servizi minimi e dove la sicurezza delle case era un’utopia. Sto parlando di appartamenti senza riscaldamento, spesso senza salvavita, addirittura alcuni eccezionali casi in cui i servizi igienici erano esterni o dove mancava l’acqua corrente. Spesso poi, alcuni proprietari affittavano case-cantiere in cui promettevano che a breve sarebbero stati terminati i lavori di ristrutturazione, facevano firmare i contratti agli universitari, e poi lasciavano tutto com’era, giocando sull’ingenuità degli studenti che avevano sottoscritto un documento in cui

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accettavano la condizione fatiscente dell’immobile. • Cosa è cambiato riguardo ai prezzi? I proprietari a seconda dei requisiti del proprio immobile sono costretti ad inquadrarlo in fasce di costi delimitate dalla qualità dell’apparta-

mento e della sua posizione. Comunque il prezzo massimo di locazione annuale per metro quadrato è di 93,00 euro, limite che garantisce una battuta d’arresto all’impennarsi dei costi degli affitti. • Perché i proprietari dovrebbero accettare questo contratto? In realtà, purtroppo, non sono i proprietari ad accettarlo, anzi, sono loro a doverlo volere e chiedere agli studenti, perché non esiste legge che possa costringerli ad ottemperare a questa formula. E’ però importante che gli studenti cerchino di indirizzare il loro affittuario verso questa soluzione facendogli presente una condizione di favore concessa a chi si serve di questo accordo: il Comune riconosce a chi affitta con questa modalità un Ici pari a quello della prima casa, dunque uno sgravio davvero corposo. • C’ è una doppia faccia della medaglia per gli studenti? In effetti, spesso, i proprietari ufficialmente affittano gli appartamenti secondo il prezzo concordato con il Comune e le parti, ma poi chiedono a parte, in nero, soldi aggiuntivi. Inoltre a volte il chiedere un contratto di questo genere fa nascere la diffidenza degli affittuari nei confronti dei ragazzi, che finscono per non otte-

- SUNIA CGIL c/o CGIL Via del Macello 06100 Perugia, tel 07550669837/8 Responsabile Piastrelli Cristina Internet:www.cgil.it/umbria.it/ E-mail: umbria@mailcgil.it Orario ufficio: lunedì, martedì, venerdì - dalle ore 9,00 alle ore 12,30 e dalle ore 15,30 alle 18,00.

nere l’affitto della casa. Nel primo caso, c’è da dire che comunque, anche se illegale, la formula del contratto più un extra in nero consente tutti i diritti di tutela legati a subentro e recesso. Se invece ci si imbatte in un proprietario che storce il naso di fronte alla richiesta legittima di cercare di ottenere un contratto concordato, è bene che a farsi sospettosi siano gli studenti e non l’affittuario. • Quali sono i casi di soprusi che vengono denunciati più di frequente? In genere assisto allo sfogo di molti ragazzi, che però poi non scelgono il passo successivo, quello della denuncia, per un semplice fattore: i proprietari sono scaltri e sanno come tutelare i propri interessi, rendendo impossibile un’azione legale ai loro danni. Per farvi capire vi faccio un esempio: spesso gli universitari che subiscono ingiustizie credono di poter denunciare il proprietario perché non gli ha fatto la ricevuta dei pagamenti passati. In realtà questo risponderà dicendo che i ragazzi sono in ritardo e non gli hanno saldato l’affitto, ottenendo addirittura il risarcimento di arretrati inesistenti. Comunque i problemi a cui si va più spesso incontro sono che la casa, presentata come un gioiellino, solo dopo pochi giorni dalla firma del contratto, si riveli poco abitabile: macchie di muffa coperte con una tinteggiatura estemporanea, frigoriferi che si rompono dopo un mese, termosifoni e caldaie non adatte al riscaldamento, sanitari fatiscenti. Capita spessissimo inoltre che al momento della resa dell’appartamento, i proprietari non restituiscano la cauzione adducendo come giustificazione ipotetici danni subiti dalla mobilia o dall’immobile stesso, oppure che ricattino gli studenti che vogliono recidere il contratto di affitto minacciandoli di tenersi la suddetta cauzione. Purtoppo molti di loro approfittano del fattore psicologico, giocando sull’insicurezza che genera su di un ragazzo fuori sede l’idea di trovarsi senza un alloggio. • Quali consigli suggerisce agli studenti che si trovano a cercare casa? Per prima cosa, a costo di sembrare diffidenti, non firmare mai un contratto senza farlo controllare da qualcuno che se ne intenda, anzi, la cosa migliore è sempre quella di portarlo nei sindacati, come la Cgil. Va infatti ricordato che un atto privato ha valore legale e ciò che si firma va rispettato. Poi non si deve accettare la mancanza di ricevute dei pagamenti, mai. Si deve inoltre controllare che lo stato dell’appartamento dichiarato dall’affittuario corrisponda alla realtà. Una volta dentro se ci si accorge di un problema è bene denunciarlo subito, perché più passa il tempo e minore è la credibilità del disagio subito. • Ha infine qualcosa da chiedere lei agli studenti? Mi raccomando a tutti i ragazzi: siate pressanti, chiedete controlli sul nero e sull’abitabilità al Comune, perché è l’unica arma contro i soprusi.

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DIRITTO ALLO STUDIO,

un dovere costituzionale, un investimento in cultura e innovazione per la Regione Umbria.

di Giacomo Chiodini* Premessa E’ in base al dettato costituzionale dell’articolo 34 della Costituzione della Repubblica Italiana, nel quale si sancisce il diritto per tutti i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, a raggiungere i gradi più alti degli studi, che ogni regione d’Italia si è dotata di un proprio ente per il diritto allo studio. Lo scopo di queste istituzioni è quello di rimuovere, tramite sostegni finanziari e l’erogazione di servizi, ogni barriera sociale ed economica nel conseguimento del più alto livello di formazione scolastica ed universitaria. In Umbria tale compito è incarnato dall’Agenzia per il diritto allo studio universitario (Adisu), recentemente riformata dalla legge regionale n. 6 del 2006. L’ADISU Gli interventi svolti dall’Agenzia sono rivolti a tutti gli studenti universitari, in sede e fuorisede, che studiano nelle sedi universitarie della nostra regione: erogazione di borse di studio, contributi per la mobilità internazionale, servizi di ristorazione e abitativi, provvidenze per studenti diversamente abili, contributi straordinari per studenti provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione europea, attività culturali, agevolazioni per il trasporto pubblico, contributi a favore di studenti in particolari situazioni di disagio, servizi di medicina di base e di “cercalloggio”. Si tratta di una serie di funzioni determinanti ed insostituibili nel garantire alle migliaia di iscritti dell’Università degli Studi di Perugia, dell’Università per Stranieri, del Conservatorio di Musica, dell’Accademia di Belle Arti e di altri soggetti che rilasciano titoli parificati a quelli universitari, la possibilità di studiare. Il prezioso lavoro svolto in questi anni dall’Agenzia è in parte sostenuto da un importante stanziamento di fondi provenienti dalla Regione Umbria. Finanziamenti che, stando alle statistiche nazionali, sono stati spesi in modo corretto e proficuo. La nostra regione risulta infatti in questi ultimi due anni l’unica regione d’Italia, insieme alla Toscana, ad aver garantito la copertura del cento per cento del rapporto tra idonei alla borsa di studio e beneficiari. In altre regioni il rapporto tra chi ha diritto alla borsa di studio e chi effettivamente ne beneficia, cioè ottiene un sostegno finanziario reale per proseguire il proprio cammino di studi, è decisamente più basso. In Campania, per esempio, oltre la metà degli aventi diritto è escluso dalle borse di studio. Perugia deve continuare ad investire nelle politiche per il diritto allo studio, aumentando la soglia di reddito utile per accedere alle facilitazioni, riconoscendo ai pendolari una condizione di disagio quotidiano degna di ulteriori tutele e aumentando il numero di posti letto pubblici. Ma l’Adisu non può e non deve limitarsi alla semplice “somministrazione” di alloggi pubblici e borse, ma si deve rendere protagonista di un avvicinamento della città di Perugia alle esigenze degli universitari che vi vivono. Per esempio guidando il progetto di copertura wire-

less della città, in modo da offrire l’accesso ad internet a tutti gli studenti, e creando una “carta di cittadinanza universitaria” multifunzionale, con la quale accedere alla mensa, registrare gli esami, entrare con facilitazioni in luoghi pubblici (piscine, impianti sportivi, cinema, teatro, stadio, ecc. ecc.) e ottenere sconti su determinati esercizi commerciali convenzionati. Una scelta non solo di promozione di pari opportunità ed equità sociale, ma anche un buon investimento economico per la collettività. Gli studenti universitari fuorisede: una risorsa per la Regione Il numero di studenti fuorisede, oggi circa 17mila nelle sedi universitarie umbre, è in graduale ma continua crescita. Non si tratta un peso per le casse di Università e Regione, ma di un volano determinante per l’economia delle città che ospitano sedi universitarie: in particolare per la città di Perugia, in cui gli studenti che vivono nel capoluogo e che quotidianamente vi stanziano come pendolari, rappresentano quasi il 15 per cento della popolazione complessiva. Una sorta di riserva stabile di turisti, che prendono case in affitto, spendono per libri, per divertimenti e tempo libero, per i trasporti pubblici e che ravvivano il centro storico e le dirette periferie della città: non causando problemi di ordine pubblico, ma anzi garantendo con la loro presenza, un presidio delle aree urbane. Si pensi per un

attimo cosa sarebbe piazza IV novembre e le vie del centro un giovedì notte se non ci fossero gli studenti a “gozzovigliare”: un deserto in mano a spacciatori, dove chi ci vive avrebbe, stavolta sì, paura ad uscire. Nella competizione sempre più aspra tra gli Atenei italiani nell’assicurarsi iscritti, oltre che la qualità della didattica e della ricerca, anche la qualità della vita e dei servizi che la comunità ospitante sa offrire a chi studia hanno un peso. E’ per questo che l’investimento nell’Università e nel Diritto allo studio non può non dare buoni frutti: aumenta il tasso di laureati per popolazione complessiva, ancora troppo basso in Umbria; favorisce l’insediamento di aziende legate a produzioni in cui l’innovazione e la ricerca sono centrali; apre la comunità umbra verso altre culture – si pensi al ruolo dell’Università per Stranieri nella promozione internazionale della nostra regione e del suo capoluogo –; attira ricercatori e docenti da fuori regioni e dall’estero. Sono solo alcuni dei lati positivi che avere una Università in buona salute può realizzare. Si tratta di un investimento a medio e lungo termine destinato a dare i suoi frutti, ma che non si esaurisce con l’erogazione di borse di studio. Negli ultimi anni, in particolare a Perugia, si sta assistendo ad un preoccupante fenomeno, in costante crescita, di affitti irregolari, spesso in appartamenti di bassissima qualità. Le organizzazioni sindacali valutano intorno al 70 per cento il numero di locazioni abusive ed irregolari desti-

nate a studenti. Si affitta in nero, fingendo comodati d’uso, comminando prezzi astronomici, facendo pagare a letti e non ad appartamenti, riutilizzando talvolta vecchie botteghe e garage prive di autorizzazioni: talvolta non solo prive del riconoscimento di abitabilità, ma anche di agibilità. A fronte di questa triste condizione, che non fa onore a Perugia – principale sede universitaria della Regione – si assiste ad un rincaro degli affitti vertiginoso, ormai non lontano dai prezzi delle altre grandi città universitarie del centro Italia, come Firenze e Bologna. L’illegalità deve essere presto stroncata con controlli seri e approfonditi, mentre il caro affitti deve essere affrontato con politiche sugli alloggi pubblici e con forme di calmieramento ad hoc per studenti, così come fatto in altre realtà d’Italia. Il rischio è quello di perdere in competitività nel fronte della qualità della vita, da sempre considerata fiore all’occhiello della città di Perugia e del mondo accademico che vi ruota intorno. I rischi del decentramento delle sedi universitarie in Umbria La regione Umbria ha sempre interpretato il proprio assetto policentrico valorizzandone i lati positivi e riducendone al massimo i lati negativi. Negli anni passati si è scelto di promuovere in diversi centri, più o meno grandi, corsi di laurea distaccati dal corpo accademico perugino. Non sempre però questa scelta si è rivelata vincente. Dal punto di vista studentesco, frequentare corsi nelle sedi distaccate, non ha particolari risvolti positivi. Rispetto al grande insediamento di Perugia, con i suoi oltre 30mila studenti dell’Università degli Studi e i quasi 7mila dell’Università per Stranieri, e quello di terni, con oltre 3mila iscritti, nelle sedi distaccate ci sono meno servizi per gli studenti e si svolgono attività di ricerca minime. Si tratta perlopiù di realtà universitarie non competitive a livello nazionale, in termini di ricerca e innovazione, che assomigliano spesso a singole scuole di specializzazione prevalentemente isolate da un contesto accademico più ampio. La Regione Umbria dovrebbe non incentivare ulteriori esperienze di questo tipo, premiando la capacità di innovazione e ricerca che solo un grande campus cittadino può dare. Dove anche lo studente può a tutti gli effetti di godere di servizi e agevolazioni e dove la ricerca può essere effettivamente garantita in un circuito proficuo. Non si intende con questa impostazione fare un passo indietro verso le esperienze già avviate, anche se alcune andrebbero necessariamente ripensate. *consigliere della Sinistra Universitaria-UdU

nella Commisione di controllo studenti Adisu

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RIAPERTA FINALMENTE LA MENSA CENTRALE

dopo mesi sotto i tendoni gli studenti ritrovano una mensa all’ultimo grido di Stefano Marotta Lunedi 24 settembre , dopo un lungo periodo di attesa , alle ore undici è avvenuta l'inaugurazione della rinnovata mensa universitaria di Via Pascoli , sopra al “110 cafè” , in seguito a degli interventi volti a rendere gli ambienti ampi e funzionali e piacevoli, atti ad accogliere qualsiasi esigenza da parte degli studenti e non solo , sicuramente con una qualità superiore rispetto ai precedenti servizi provvisori. L'importanza di questo progetto si ritrova nella collaborazione che si è formata tra importanti enti come la Regione , il Comune , l'Adisu , l'Università e la CAMST , azienda che dirige anche altre mense a Perugia stessa come nel resto d'Italia . Durante la conferenza stampa abbiamo ascoltato i commenti e i ringraziamenti delle personalità che hanno contribuito alla riuscita dei lavori anche se in tempi esagerati. Il Commissario dell'Adisu Oliviero, che per primo ha preso la

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ruolo fondamentale esprimendo e trasmettendo le problematiche che gli studenti tutti desiderano risolvere , e questo dimostra che la dialettica tra studenti e organi universitari esiste, ma deve essere tenuta in maggior considerazione. Ci auguriamo che il rinnovamento di questa struttura sia il primo di una serie di risultati che partendo dall’importanza del Diritto allo Studio, miri al miglioramento delle condizioni degli studenti, che teniamo a ribadire essere il motore dell’Università e una parte fondamentale della città e dell’Umbria, per l’apporto non solo economico,

ma

soprattutto

intellettuale.

RICORDANDO ANTONIO GRAMSCI A SETTANT’ANNI DALLA MORTE.

di Letizia Giovagnoni. A settanta anni dalla sua morte, Antonio Gramsci è indubbiamente la figura più importante del marxismo italiano ed internazionale. Nato ad Ales (Oristano) nel 1891, grazie ad una borsa di studio si potè iscrivere, nel 1911, alla facoltà di lettere all'università di Torino, ma verso la fine del 1913 aderì al Partito Socialista e abbandonò gli studi per dedicarsi attivamente alla politica. Contrario alla linea riformista, salutò con entusiasmo la rivoluzione russa, da lui interpretata, specialmente in un articolo pubblicato sull' Avanti! del 24/12/1917 e intitolato “La rivoluzione contro il 'Capitale'”, come la dimostrazione che l'iniziativa rivoluzionaria può avere successo anche saltando fasi. Nel 1919 fondò il settimanale 'L'ordine nuovo' e appoggiò la costituzione dei consigli di fabbrica a Torino. Nel settembre 1920 ebbe luogo l'occupazione delle fabbriche e la lotta si estese in tutta la Penisola, mentre il Governo Giolitti mantenne una posizione neutrale(il cosiddetto Bienno Rosso). Al congresso del partito socialista tenutosi a Livorno nel 1921, Gramsci, Togliatti e Bordiga si fecero promotori della scissione che portò alla nascita del Partito Comunista Italiano. Nominato rappresentante del Pci presso la Terza internazionale visse per due anni a Mosca. Eletto deputato nel 1924, rientrò in Italia e, nello stesso anno, fondò il quotidiano “L’Unità”. In seguito all’emanazione delle leggi speciali contro le opposizioni, le cosiddette “leggi fascistissime, Gramsci venne arrestato e condotto a Regina Coli. Alla fine di maggio del 1928 venne condannato a vent’anni quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Nel 1929 ottenne il permesso di scrivere

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parola, ha sottolineato le nuove opportunità che vengono offerte agli studenti che per primi avranno la possibilità di collaborare. Anche il Presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti ha espresso pareri positivi rilevando come nel tempo l'Adisu sia passata dal trentaduesimo posto al secondo per qualità in Italia e la regione seppur piccola raggiunge i suoi obbiettivi per migliorare la vita degli studenti. La collaborazione che abbiamo visto è stato un importante passo in avanti. Dello stesso parere anche il Sindaco di Perugia Locchi che ha sottolineato come il ridimensionamento dell'università ricrea e rinnova anche alcune parti della città ; infatti molte facoltà verranno spostate in via del giochetto e questo porterà ulteriori lavori. Il rettore ha dato il suo contributo , ringraziando tutti coloro che hanno concorso alla realizzazione di questo progetto, mostrandosi felice per questa nuova sinergia che risolverà anche molti problemi fino ad adesso rimasti sospesi . Anche le associazioni studentesche hanno avuto un

in cella e iniziò la stesura dei famosi Quaderni dal carcere. Dal 1931 Gramsci cominciò a soffrire di varie malattie tra cui la tubercolosi. Cercò di reagire alla detenzione studiando ed elaborando le proprie riflessioni politiche, filosofiche e storiche, tuttavia le sue condizioni peggiorarono e in

dito di andare a curarsi altrove, perché il governo temeva una sua fuga. Solo il 24 agosto 1935 potè essere trasferito nella clinica "Quisisana" di Roma. Il 21 aprile 1937 Gramsci riacquistò la piena libertà ma era ormai gravissimo in clinica:morì all'alba del 27 aprile, a quarantasei anni, di emorragia cerebrale. Le sue ceneri sono conservate al Cimitero degli Inglesi, a Roma. Per celebrare questo importante anniversario per tutto il popolo di sinistra, è stato nominato il “Comitato per l'anno gramsciano” , presieduto da Renato Zangheri, su iniziativa del segretario dei Ds Piero Fassino. La ricorrenza non è nuova ma in vista del settantesimo anniversario della morte, il Comitato che si è insediato a Roma ha allestito un programma ricco e ampio, come spiega Piero Fassino durante l’apertura

agosto fu vittima di un'improvvisa e grave emorragia. Due anni dopo, per un ulteriore aggravarsi delle sue condizioni, venne trasferito in una clinica. Intanto tutti i tentativi diplomatici fatti da Mosca per ottenere la sua liberazione fallirono. La vita in carcere fu ulteriormente amareggiata dal deteriorarsi dei rapporti con il Pci. Per questo motivo si trovò ad essere totalmente isolato. Scrive in questo periodo: «Io sono stato abituato dalla vita isolata, che ho vissuto fino dalla fanciullezza, a nascondere i miei stati d'animo dietro una maschera di durezza o dietro un sorriso ironico». .Il 25 ottobre 1934 venne accolta da Mussolini la richiesta di libertà condizionata ma non era libero nei suoi movimenti, tanto che gli fu impe-

del gruppo che coordinerà le iniziative in Italia e nel mondo. Dice il segretario Ds: «Investirà i "luoghi" gramsciani: dalla Sardegna a Torino, da Ustica a Turi, oltre alle principali città italiane». Per ulteriori informazioni si può consultare il sito www.antoniogramsci.com. In conclusione si può ben dire che ciò che Antonio Gramsci ha generosamente lasciato alla cultura italiana e a tutti noi è un immenso patrimonio di idee e di intuizioni politiche. E noi studenti come possiamo celebrare questo grande personaggio? Magari seguendo una sua massima: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza”. ( L'Ordine Nuovo, maggio 1919)

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PERUGIA CARTA GIOVANI "Perugia Carta Giovani" è un progetto del Comune di Perugia. E' una tessera nominativa e gratuita che permette ai giovani di usufruire di SCONTI, SERVIZI E AGEVOLAZIONI presso i servizi ed attività commerciali della città di Perugia che hanno aderito all'iniziativa e che espongono l'adesivo o la vetrofania di Perugia Carta Giovani CHI NE HA DIRITTO: "Perugia Carta Giovani" è rivolta ai giovani studenti, residenti e lavoratori nella città di Perugia di età compresa tra 14 e 30 anni non compiuti. Non va rinnovata e sarà valida fino al compimento dei 30 anni.

DOVE • • •

VIENE DISTRIBUITA: Informagiovani, via Pinturicchio URP - Uffici Relazioni con il pubblico BibliotecheComunali

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Perugia Erasmus Project

la nuova associazione nata alla stranieri si presenta.

di Valeria Serpentini*

L'11 aprile 2007 si è costituita ufficialmente l'Associazione Perugia Erasmus Project, un'associazione dedicata all'accoglienza e al supporto di tutti quegli studenti che hanno la possibilità e la fortuna di partecipare a scambi universitari internazionali. Il PEP, così come viene chiamato da chi lo conosce, è nato dall'idea di un piccolo gruppo di studenti dell'Università per Stranieri di Perugia colpiti dalla famigerata "malattia Erasmus". Tra i suoi soci fondatori Serpentini Valeria (Presidente), Evangelista Matteo (VicePresidente), Alfinito Davide (Tesoriere), Commisso Elena (Segretario) e Luzzi Anna (Consigliere). Il rientro a casa dopo un'esperienza del genere si sa, non è dei più semplici. Basta frequentare un po' uno di quei forum in cui studenti in partenza e di ritorno si scambiano idee e informazioni per rendersi conto che l'Erasmus ha una potenzialità indescrivibile. Come ha fatto notare la prof.ssa Corradi attraverso un'intervista fatta ai primi studenti che hanno partecipato al Progetto Erasmus, questi sono i pensieri che girano nella testa di noi erasmiani: è una boccata d'aria che sprovincializza, si impara a sintonizzarsi sulla frequenza altrui, insegna a cavarsela nelle difficoltà contando solo sulle proprie forze, ma allo stesso tempo insegna a chiedere aiuto agli altri e ad ottenerlo, si acquista coscienza anche di nuove forme di solidarietà: nel momento del bisogno si riceve aiuto da persone da cui non lo si sarebbe mai aspettato, e queste sono cose che, dopo che sono avvenute, non si possono dimenticare, non dimentichiamo poi che i ricordi della vita studentesca sono cose che non si cancellano facilmente. Noi ragazzi del PEP abbiamo deciso di non considerare l'Erasmus come una parentesi limitata nel tempo e nello spazio, bensì come un punto di partenza per evolvere e per sentirci, giorno dopo giorno, un piccolo ingranaggio di una grande macchina chiamata Europa. Il 16 maggio 2007 è avvenuto il "debutto al grande pubblico" dell'Associazione. In occasione dei venti anni del Programma Erasmus, i ragazzi dell'Associazione PEP, hanno dato vita ad una Giornata Erasmus dal titolo "1987-2007: Erasmus tra presente e futuro", alla quale hanno partecipato il Rettore dell'Università per Stranieri di Perugia, prof.ssa Stefania Giannini, il Direttore della Commissione che nel 1987 creò il Programma Eramsus, attuale Direttore Generale Onorario della Commissione Europea e promo-

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tore dei programmi E-Learning, Socrates I e II, Leonardo da Vinci e Lifelong Learnig, dott. Domenico Lenarduzzi, la referente nazionale dell'Azione Erasmus, dott.ssa Clara Grano e, per concludere, la madre storica del Progetto, la prof.ssa Sofia Corradi, docente di Educazione Permanente all'Università degli Studi di Roma Tre e autrice del libro "Origine, pre-istoria e valenza educativa del Programma Erasmus", scaricabile da internet in modo del tutto gratuito al sito www.lifelong.it/library/erasmus_it.doc. Le tematiche principali della Giornata hanno riguardato il ruolo svolto dall'Erasmus nel processo di integrazione europea, la sua dimensione sociale e le sue possibili, future evoluzioni. La Giornata ha avuto degli esiti inaspettati quanto graditi. Un gran numero di studenti, italiani e non, hanno assistito alla conferenza. L'intero pubblico è rimasto piacevolmente colpito dal video che gli studenti Matteo Evangelista e Giulia Cecchini hanno realizzato

per l'Associazione PEP, allo scopo di immortalare in 15 minuti di video, foto e musica quella che è l'Esperienza Erasmus con la "E" maiuscola. Un'esperienza che accomuna più di un milione e mezzo di studenti europei. Già nei giorni successivi la macchina PEP si è messa in moto, dedicandosi all'accoglienza degli studenti Erasmus selezionati per i corsi di lingua Eilc's (corsi di lingua italiana della durata di un mese, che si svolgono presso l'Università per Stranieri di Perugia, per quegli studenti che

dovranno trascorrere il periodo Erasmus in un paese la cui lingua è considerata meno conosciuta, tra queste l'italiano, il polacco, il rumeno, ecc) Nei mesi di luglio e agosto sono state organizzate feste di benvenuto nei vari locali del centro, gite ad Assisi, Orvieto, Cascate delle Marmore, Arezzo, Firenze, giornate in piscina e partite di calcio. In generale il nostro obiettivo principale consiste nella creazione di un servizio di accoglienza e di un supporto informativo che provenga direttamente dagli studenti, da chi vive, o ha vissuto direttamente un'esperienza di mobilità. I servizi offerti dall'Associazione sono rivolti non solo a studenti Erasmus ma anche a tutti coloro che partecipano a scambi interuniversitari extraeuropei. Tra le altre finalità dell'Associazione ricordiamo l'organizzazione di eventi di richiamo locale, nazionale e internazionale e la collaborazione con altre associazioni studentesche nazionali e internazionali, cercando di contribuire così alla creazione di una rete di informazioni e contatti che agevolino la mobilità. Inoltre l'Associazione PEP richiederà presto l'inserimento in ESN (Erasmus Student Network), il network europeo delle associazioni studentesche Erasmus. Da qualche mese è attivo il sito dell'Associazione (www.perugiaerasmusproject.eu ) sul quale è possibile reperire contatti, informazioni e calendario delle attività. È inoltre presente un forum attraverso il quale poter prendere contatti con altri studenti per avere assistenza nel territorio o per conoscersi. Catapultarsi in una realtà completamente diversa da quella a cui si è abituati non è sempre facile. A cominciare dalla ricerca di un alloggio, la comprensione dello stile di vita della città in cui ci si trova per il periodo di studio all'estero e l'inserimento in una cultura e in una società sconosciuta sono solo alcune delle preoccupazioni dello studente viaggiatore. C'è chi riesce a passare le tappe senza troppe difficoltà e chi invece trascorre il primo mese all'estero cercando di capire e magari perdendo tempo prezioso per arricchire il bagaglio di esperienze. Il PEP vuole essere un supporto, un mezzo, per accelerare l'inserimento e creare la figura dello studente europeo. L'Associazione rimane a disposizione di chiunque ne avesse bisogno e di chi avesse idee e voglia di collaborare per rendere il soggiorno a Perugia un'esperienza indimenticabile. *presidente dell’associazione PEP

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CONSIGLIO DEGLI STUDENTI: TANA LIBERA TUTTI.

dalle elezioni di novembre facciamo il punto sul consesso in mano alle destre. di Sarah Bistocchi*

Mai sentito parlare di Consiglio degli Studenti? Probabilmente no. D’altra parte, perché avreste dovuto? Il Consiglio degli Studenti (CdS, in breve) è una di quelle cose di cui tutti parlano e a cui tutti fanno riferimento durante la campagna elettorale per il rinnovo della rappresentanza studentesca, quando Tizio, Caio o Sempronio vi si sono candidati e pertanto vi chiedono il voto. Il che, vista l’importanza istituzionale di quest’organo, sarebbe assolutamente legittimo. Peccato però - ed è questo il fatto curioso - che già il giorno successivo alle elezioni universitarie le parole d’ordine tra i corridoi delle Facoltà sono cambiate, e il Consiglio degli Studenti fa la stessa fine di quelle 10 pagine del libro che non siete riusciti a studiare e che leggete velocemente la mattina stessa dell’esame: cestinato e gettato nel dimenticatoio nel giro di 24 ore. E arrivederci alle prossime elezioni. Se volete applaudire alla serietà dei vostri rappresentanti che dedicano a quest’organo una media di attenzione di 3 settimane ogni 2 anni, io mi unisco volentieri. Però, visto che noi della Sinistra Universitaria - UDU le mani ce le sporchiamo spesso e volentieri, questa media così bassa proverò ad alzarla. Innanzitutto vediamo di capire che cosa sia questo misterioso Consiglio degli Studenti. Le definizioni da manuale che potrei rifilarvi sarebbero tante, ma preferisco essere chiara e comprensibile piuttosto che ampollosa ed astrusa; perciò state a sentire. Il Consiglio degli Studenti è un organo consultivo, il che significa che normalmente non ha poteri reali, ma che esprime soltanto pareri obbligatori ma non vincolanti sulle materie di “interesse studentesco” (come se solo un pezzo del mondo dell’Università fosse d’interesse degli studenti…). Un vero e proprio parlamentino, insomma, in cui le molteplici ed immancabili problematiche studentesche vengono prese in considerazione, esaminate, e discusse, ma a cui non sempre è possibile apportare soluzioni concrete, visto che manca di potere esecutivo. D’altra parte, vi ricordo che il CdS è l’unico consesso accademico la cui composizione è fatta esclusivamente da studenti… Un motivo dovrà pur esserci… Ma andiamo avanti: il Consiglio degli Studenti dell’Ateneo perugino è composto da 30 membri, che durano in carica 2 anni. Nello specifico, le ultime elezioni si sono tenute nel novembre 2006, quindi l’attuale CdS ha ancora un anno di vita (e, presumibilmente, di lavoro) davanti a se. Quanto alla composizione, la situazione è tragicomica (non fatemi essere più esplicita, questo è un giornale serio…), e rispecchia un paradosso che più di una volta si è verificato nel panorama politico italiano. In 13 anni di militanza politicosindacale e di rappresentanza all’interno dei vari organi d’Ateneo, quella del 2006 è stata per la nostra associazione la tornata elettorale più feconda e fortunata, raggiungendo risultati insperati e senza precedenti. Il Consiglio degli Studenti non ha fatto eccezione in questo posi-

tivo trend elettorale, riportando lo straordinario dato di 12 seggi su 30, senza alleati e senza associazioni-satellite (prassi ormai consolidata nel centrodestra), e riuscendo a far eleggere almeno un rappresentante per ogni Facoltà con la sola eccezione di Medicina Veterinaria (veterinari di tutto il mondo, unitevi (all’UDU)!). Una schiacciante maggioranza, quindi. Relativa, però. Non assoluta. Ed ecco che si profila il paradosso di cui vi accennavo prima: le altre associazioni studentesche che sono riuscite ad eleggere in CdS (destra, centrodestra, ed indipendenti), pur avendo avuto un consenso elettorale - e dunque un attestato di fiducia - di gran lunga inferiore rispetto a quello che abbiamo riscosso noi, alleandosi, sono riuscite a batterci numericamente, ad avere la maggioranza assoluta, e ad eleggere anche il Presidente (che, contemporaneamente, è anche Presidente dell’associazione Idee in movimento… Quando si dice che in Forza Italia il conflitto d’interessi è di casa…).

La nostra associazione, invece, premiata dagli studenti per il duro lavoro svolto negli ultimi anni, si è dovuta accontentare di una forte e vivace opposizione, causata dall’assenza o comunque dalla debolezza cronica dei soggetti politici a noi alleati. E’ proprio vero, dunque, che l’unione fa la forza. Ma lasciate che vi dica una cosa: non è necessario unirsi a qualcuno per essere forti e vincenti, se il proprio obiettivo non è una poltrona da scaldare, ma il bene degli studenti. Bieco populismo? Al contrario, onestà intellettuale. Mi spiego meglio, e lo farò con un esempio. Quello delle tasse universitarie per esempio. Probabilmente la gran parte di voi non sa che molti Atenei, stretti nella morsa del disinvestimento pubblico, si sono trovati costretti negli ultimi anni ad aumentare la contribuzione studentesca. Gli studenti dell’Ateneo perugino hanno assistito nell’anno accademico 2003/2004 ad un aumento delle tasse universitarie del 7% circa, e ben del 13% circa per l’anno accademico 2004/2005; il terzo ed inaccettabile tentativo di incrementare ulteriormente la tassazione per l’anno accademico 2005/2006 del 9% circa è stato invece bloccato dal secco e tempestivo ”no” pronunciato dalla Sinistra Universitaria - UDU in un’afosissima mattina di luglio in Piazza dell’Università. Questa piccola grande vittoria però non ci offuscò la vista, né tanto meno il cervello:

deponemmo bandiere e striscioni, ma non la volontà e la determinazione di andare a fondo di un problema ancora irrisolto e dietro l’angolo, pronto a ripresentarsi quando meno ce lo saremmo aspettato. Iniziò così all’interno della nostra associazione un lavoro minuzioso e ricercato, fatto di impegno, pazienza, e qualche sana discussione, sul nodo cruciale della questione: una riforma complessiva delle fasce di reddito nel bando d’iscrizione. Facciamo un passo indietro: attualmente l’Ateneo di Perugia prevede per gli iscritti ai corsi universitari un ventaglio di appena sette fasce di reddito, troppo poche per garantire un’efficace ed equa ripartizione dei costi per lo studio. Il sistema delle ”sette fasce” non convince in particolare nelle modalità di individuazione dei corrispettivi per i redditi più alti: nell’ultima fascia, infatti (quella che paga la retta per intero, tanto per intenderci), ci si rientra denunciando dai 40.000 euro in su; non sono previste invece diversificazioni per i redditi maggiori, che, in quanto tali, potrebbero sobbarcarsi una fetta più ampia della tassazione complessiva. Ed ecco il punto, dolente ma focale, del problema: il fatto che nell’area “privilegiata” della settima fascia vi rientri anche chi tanto privilegiato poi non lo è. La manovra fiscale che abbiamo pensato ed avanzato propone di frammentare in tre fasce quella più alta, ottenendo così un ventaglio di dieci fasce e rendendo la contribuzione studentesca ancora più progressiva rispetto ai redditi familiari. In termini squisitamente sindacali, l’Università riuscirebbe ad incassare più proventi senza però penalizzare i ceti bassi e quelli medi. Che fine ha fatto questa proposta? Troppo valida e degna di attenzione per essere scartata, è stata inglobata dalle politiche portate avanti al momento dal Consiglio degli Studenti, in attesa di un probabile (quasi certo) accoglimento da parte del Rettore. Morale della favola: la Sinistra Universitaria UDU ci lavora, il Consiglio degli Studenti si prende i meriti. Immagino già i commenti dei più pragmatici a questo strano e non sporadico fenomeno: soltanto degli stupidi lavorerebbero e alacremente, per di più - alla creazione di un prodotto sapendo fin dall’inizio che gli verrà poi applicato un marchio di fabbrica diverso da quello originale. E, ad essere sincera, io stessa, negli immancabili momenti di demoralizzazione, vengo assalita dallo stesso “pragmatismo”… Per fortuna, però, che, almeno a vent’anni, lo sconforto ha sempre vita breve, e che alla fine l’amore e la passione per quello che fai, soprattutto quando queste si sposano con il senso di responsabilità che ti da la rappresentanza, riescono sempre ad avere la meglio. E quando l’entusiasmo torna a casa, è fatta. Sotto col lavoro, dunque, e al diavolo la gloria. Parola di consigliere e di coordinatore. *coordinatrice Sinistra Universitaria-UdU Perugia e consigliere degli studenti per la facoltà di Scienze Politiche.

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DOVREBBERO GLI STUDENTI nt DEL 2000 RIMPIANGERE IL e c e t t se TEMPO DEGLI ANTICHI “SCOLARI”? rio a n e

Ecco brevemente come cambiano potere e associazioni all’interno dell’ università. di Michele Foti Giuseppe Ermini, il celebre rettore, nella sua “Storia dell’università di Perugia” fa coincidere l’età che nei nostri manuali di storia è chiamata –moderna- (XV-XVIII secolo) con una età di decadenza per l’ateneo perugino. Irregolarità e abusi da parte docenti e di chi li nominava e pagava, tumulti e “dissolutezze” degli studenti, malcontento della cittadinanza. Le autorità locali (che avevamo lasciato, alla fine della prima puntata di questa rubrica, ben disposte verso ateneo e studenti) furono accusate di soprusi e incapacità di gestire la crisi. La magistratura dei savi, preposta dal ‘300 al governo dell’ateneo si rivolse ripetutamente al papa per porvi rimedio. Le riforme arrivarono gradualmente, fino al nuovo ordinamento dettato da Urbano VIII nel 1625. Non possiamo tralasciare alcuni fatti che intanto erano accaduti alla città e all’istituzione comunale di Perugia che, come sappiamo, dopo pressanti richieste aveva orgogliosamente ottenuto il riconoscimento della sua università nel 1308. Dalla seconda metà del XIV secolo infatti la signoria pontificia si instaura a Perugia. Nel 1540 la guerra del sale sancisce la sudditanza politica della città al papa. Un governatore e un legato mandati da Roma gestiscono il potere. Il Consiglio dei priori (espressione della cittadinanza e delle corporazioni perugine) perde le sue prerogative e viene svuotato di significato. È chiaro che questo mutamento politico sconvolge anche le istituzioni e la gestione del potere all’interno dell’università, la quale perde progressivamente autonomia insieme al comune. I savi devono sottomettersi alle direttive e il controllo delle autorità pontificie e lo stesso avviene ovviamente per i docenti e per quella che oggi chiameremmo –didattica-. E gli studenti? Questi si erano organizzati fin dalle origini in un

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organismo chiamato -Università degli scolari- ed eleggevano un rettore che sovrintendeva alla disciplina interna e l’autogoverno della comunità studentesca. Evidentemente questa era legata da vincoli assai differenti da quelli attuali. Varie funzioni, immunità e privilegi spettavano a questa vera e propria istituzione all’interno del governo dell’ università, (Ermini lo definisce un organo direttivo, oltre che associazione studentesca) sarebbe bello metterla a confronto con gli organi attuali della rappresentanza studentesca. Bisogna purtroppo dire che questo istituto viene cancellato nel corso dell’età moderna e il “rettore degli studenti” non fu più eletto. Alla fine del ‘500 gli studenti si dividono in nationes, gruppi di riferimento corrispondenti solo in parte alle identità nazionali attuali. Ricordiamo una delle più famose a Perugia, quella tedesca, che comprendeva fiamminghi, belgi, polacchi, ungheresi, boemi, scozzesi, danesi, inglesi e francesi. Ogni nazione aveva la sua organizzazione interna composta da una assemblea, un consiglio e un priore. Vi faceva parte chi era iscritto alla matricola, così come gli iscritti al –Collegio della matricola degli scolari perugini-, un’ associazione che accoglieva gli studenti nati a Perugia e che funzionava come qualunque altra corporazione di arti e mestieri. Le nationes termineranno la loro esistenza nel corso del ‘600, secondo quella linea tracciata dagli storici che porta all’apogeo dello stato assoluto nei confronti delle organizzazioni della società civile, fino alla Rivoluzione francese. Così è per l’università e dovrebbe essere chiaro il rapporto tra forma di stato e istituzione in ogni tempo. Non scompaiono invece in questo periodo i collegi universitari (nel senso moderno di –casa dello studente-) chiamati anche –sapienze-. Questi erano nati nel ‘300 grazie all’intervento dei vescovi locali, che con i loro beni eressero degli edifici che avrebbero ospitato ed avviato agli studi giovani meno abbienti. Divenuti delle vere e proprie istituzioni parteciparono alla vita

dell’università con autonoma esistenza, con i loro statuti e le loro immunità. Perugia ne conobbe quattro, tra questi –La casa degli scolari di san Gregorio confessore- detto anche –Sapienza vecchia-. È curioso osservare come venivano assegnate le “borse di studio”. Il collegio poteva ospitare 40 o più scolari a seconda che le rendite lo permettessero, dovevano essere chierici poveri e forestieri. Sei dovevano essere avviati allo studio della teologia, 4 a quello del diritto civile, trenta al diritto canonico. La scelta competeva ai vescovi e ai capitoli delle diocesi. Potevano essere ammessi giovani già istruiti nella grammatica, di sani costumi e di buona volontà, con esclusione esplicita degli studenti locali, come si usava presso gli studi di Bologna, Parigi e Oxford.

E-Democracy, neologismo della lingua inglese che deriva dalla contrazione di Electronic Democracy ovvero Democrazia Elettronica, con cui comunemente si intende l'utilizzo delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione all'interno dei processi democratici. Questo è il nostro obiettivo, rendere partecipi gli studenti della vita politica e sindacale all’interno dell’ateneo. Per questo è stato deciso di creare un sito web che comprendesse un portale ed un forum condiviso da associazioni studentesche che vanno dalle superiori all’università. Qui è possibile trovare news sulle attività dell’associazione, foto e video delle iniziative, locandine e volantini utili, informazioni sull’organigramma, sulle facoltà, sui rappresentanti, documenti di tutti i generi, sezioni dedicate ai progetti, aree di informazione su “La Locomotiva” e la rassegna stampa. Inoltre il sito si è distinto per l’accesso alle informazioni politicamente rilevanti, l’offerta di luoghi di discussione pluralista, la possibilità per tutti di intervenire nei processi decisionali tramite i sondaggi e il forum.

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ingegneria STRANE PROPEDEUTICITÀ NON PERMETTONO AGLI STUDENTI DI SFRUTTARE TUTTI GLI APPELLI.

di Amabile Fazio. Da qualche tempo, alla facoltà di Ingegneria, vengono utilizzate delle strane propedeuticità nello stesso appello e per lo stesso esame. Nello specifico, ci sono esami, soprattutto alcuni fondamentali, dove è consentito sostenere solo il primo dei due appelli, di settembre e di chiusura corso, se il voto (al primo appello) non supera i dieci/trentesimi. E’ una preclusione assurda, i docenti a loro difesa sostengono che è impossibile colmare le lacune esistenti in così breve termine (tra un appello e l’altro). Tutti però sappiamo che spesso in un procedimento matematico lungo e macchinoso un semplice errore di segno può compromettere il risultato finale, una banale distrazione non significa certo che si possiede una preparazione insufficiente! Forse sarebbe opportuno che nella correzione degli elaborati venga dato un peso

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maggiore al procedimento e non al risultato finale dell’esercizio. Il Preside di Facoltà, Prof. Corradini, si è dimostrato più che solidale nei confronti degli studenti, ribadendo in Consiglio di Facoltà che ogni studente ha diritto di poter partecipare a 6 (sei) appelli annuali per ogni singolo esame, ma purtroppo la richiesta è stata ignorata da alcuni docenti. La Facoltà di Ingegneria è quella dove si applica il minimo ministeriale sul numero di appelli per anno accademico, cioè sei; sono infatti pochissimi i docenti che concedono appelli straordinari. Se dei sei appelli due vengono preclusi (per come detto prima) ci si riduce a quattro appelli annui in queste discipline. Inoltre, è opportuno che tutti i docenti rispettino l’orario di durata dell’esame ritirando gli elaborati all’ora stabilita.

Tenendo conto che, da settembre, l’anno accademico sarà strutturato in semestri, si avranno tre sessioni annue, dove ogni corso deve effettuare due appelli per sessione, tutto ciò comporta che lo studente, infine, potrà usufruire di tre appelli se si continua ad utilizzare il metodo precedente. Considerando che la Facoltà ha docenti validissimi, gli studenti sono certi che i loro diritti saranno rispettati senza problemi, anche tenendo conto che non comportano ai docenti nessun onere extra. Gli studenti vengono già penalizzati nella fase d’iscrizione con l’introduzione del numero chiuso, anche se non c’è tale necessità perché la struttura e i servizi possono soddisfare una affluenza superiore al numero prefissato.

lettere e filosofia

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INTERVISTA AL PRESIDE BONAMENTE SULLA ORMAI “VENERANDA FABRICA” DELLA NUOVA BIBLIOTECA. VEDIAMO A CHE PUNTO SONO I LAVORI.

di Jacopo Giovagnoni Nell'anno del settecentenario , gli studenti delle facoltà umanistiche attendono con ansia il termine dei lavori per la costruzione della biblioteca di studi umanistici. Di questa opera ancora si sa molto poco , ed è per questo , che abbiamo intervistato il preside della facoltà di lettere e filosofia : prof. Giorgio Bonamente per saperne di più. Signor preside la prima domanda è la più ovvia : quando termineranno i lavori? Posso dire sicuramente che lunedi (l’intervista è della seconda settimana di settembre) verrano in facoltà il rettore e l'ingegner Piscini per darci informazioni più dettagliate per quanto riguarda l'andamento del cantiere e per la definizione del l'arredamento degli interni. Personalmente vi posso dire che la consegna dei lavori era prevista per dicembre , ma pur vedendo un netto miglioramento nei tempi del cantiere , penso che per prima di pasqua non saranno visibili risultati tangibili. Per quanto riguarda invece l'effettivo utilizzo della struttura da parte degli studenti, penso che si dovrà attendere l'autunno prossimo , e già questo di per se è un ottimo risultato. Per quanto riguarda le sezioni che compongono la nostra biblioteca; con quale criterio sarannoscelte per entrare nella nuova sede? Il senato accademico ha da poco approvato l'accorpamento delle varie biblioteche che fanno parte di : filosofia , lettere , scienze della formazione. Questa unione formerà la nuova struttura sia

nella gestione che nell'amministrazione. Per l'effettivo numero di volumi che saranno dislocati all'interno, bisognerà in prima istanza vedere la capienza della struttura. Di certo una parte del patrimonio librario non potrà entrare. Sarà fatta una selezione dal punto di vista qualitativo: doppioni e quant’altro saranno isolati, cercando di far entrare tutto ciò che è oggetto di maggior consultazione. Saranno utilizzati dei criteri per cui volumi e riviste poco richiesti , verranno quasi certamente

posti in archivi o depositi per raggiungere il numero di volumi predisposto per la nuova biblioteca. Cosa cambierà all'interno dei vecchi spazi? Una parte dei volumi restanti , potrebbe rimanere nelle vecchie sedi restando sempre e comunque a disposizione degli studenti, che naturalmente potranno usufruire anche dello spazio adibito alla consultazione e allo studio che vi erano già in precdedenza ; ma questa è

una mia idea che proporrò più avanti. La nuova struttura restituirà agli studenti spazi associativi e di studio, a cui avevano rinunciato negli anni precedenti per far posto ai nostri uffici amministrativi , come ad esempio l'ufficio orientamento all'ingresso di palazzo Manzoni che negli anni passati era una aula studio. Avendo consultato in precedenza il Prorettore Pieretti , accennò alla formazione di un’ altra biblioteca a palazzo San Bernardo , riguardante cinema, teatro e spettacolo, cosa può dirmi di ciò? Insieme al Prorettore stiamo definendo un progetto per la creazione di un polo bibliotecario e multimediale legato al mondo dello spettacolo , connesso alla realizzazione di mostre e manifestazioni nel territorio, data l’attivazione negli ultimi anni di corsi inerenti a tali campi. Il progetto è stato pensato per il giardino interno e per il primo piano interrato del palazzo che fino ad ora erano liberi. Vi sarà una convenzione per finanziare questo centro sulla documentazione di cinema , teatro e spettacolo. Faranno parte di questa gli enti pubblici in primis con particolare attenzione dell'assessorato alla cultura , e il teatro stabile dell' Umbria. Il nostro territorio da sempre offre manifestazioni legate a questi ambiti, ed è per questo che l'università deve dare il proprio contributo anche con la ricerca.

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TI N E EV

Altrocioccolato Torna a Gubbio la grande manifestazione del commercio equo e solidale.

di Marco Casodi

* Altrocioccolato* è una manifestazione culturale promossa dall'Associazione Umbria equo Solidale giunta quest'anno alla settima edizione. Nel 2001, la coop. Monimbò, che gestisce la Bottega del Mondo di Perugia, promosse alcune iniziative di contrasto e contestazione a Eurochocolate, la fiera del cioccolato targata Nestlè che ogni anno si tiene a Perugia, in appoggio alla campagna di boicottaggio che da ormai 30 anni riguarda la multinazionale svizzera e contro un utilizzo puramente commerciale dello spazio pubblico cittadino, riunendole sotto l'insegna Equochocolate, poi diventata Altrocioccolato. Una scelta sicuramente minoritaria, allora come oggi, ma le cui ragioni di fondo restano valide, se è vero che anche recentemente, in occasione della festa cittadina del 20 giugno, il Comune di Perugia ha iscritto Nestlè all'Albo d'oro del Comune, massima onoroficenza cittadina (Vedi presa di posizione<http://www.altrocioccolato.org/LinkCli ck.aspx?link=155&tabid=133>di UES), nonostante lo stesso Consiglio comunale abbia nel frattempo approvato (Gennaio 2005) una delibera (vai a Documenti<http://www.altrocioccolato.org/LinkClick.aspx?link=150&tabid=133>) che recepisce in modo pressochè totale le ragioni del boiccottaggio, lasciandola però lettera morta. Recentemete anche Padre Zanotelli è intervenuto sul tema delle sponsorizzazioni, in polemica con il Comune di Roma (vedi articolo <http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_12271.html>); il tema è sicuramente complesso da affrontare, soprattutto in tempi di contrazione delle risorse pubbliche disponibili, ma è assolutamente necessario metterlo sotto i riflettori, se non si vuole una solidarietà solo di facciata e come fatto puramente testimoniale, che lascia però inalterate le dinamiche economiche. Negli anni successivi Altrocioccolato è stato promosso e organizzato da tutte le Botteghe del Mondo umbre, poi riunitesi nell'Associazione Umbria EquoSolidale, avendo tra i propri obietPROGRAMMA: 18 ottobre 2007 Ore 18.00 Piazza Quaranta Martiri Inaugurazione e taglio del nastro presso gli stand della fiera alla presenza di Arturo Paoli, Piccolo Fratello del Vangelo; Orfeo Goracci, Sindaco del Comune di Gubbio; Michele Stella, Presidente di Umbria EquoSolidale; Gianluca De Gennaro, Responsabile Ufficio Economia Solidale del Comune di Gubbio; Marco Casodi, Coordinatore Altrocioccolato. Ore 21,00 Sala Trecentesca del Palazzo Comunale Presentazione del libro di Arturo Paoli e Gianluca De Gennaro "Il dio denaro" (l'altrapagina 2007). Saranno presenti gli autori. 19 ottobre 2007 Ore 9,00 - 21,00 Piazza Quaranta Martiri e vie adiacenti Mostra-mercato dei prodotti equosolidali, biologici e artigianali Scheda Ore 10,00 Luogo da definire

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tivi quello di sensibilizzare il grande pubblico sulle tematiche inerenti la produzione, la trasformazione, la commercializzazione ed il consumo dei beni di cui siamo soliti fare uso, in particolare il cacao; promuovere il commercio equo e solidale (COMES) come modello di rapporti economici e sociali con il Sud del mondo centrati sulla promozione piuttosto che sulla prevaricazione e sullo sfruttamento; dimostrare la sostenibilità di un'economia alternativa a quella neoliberista, la reale possibilità di una diversa organizzazione dei rapporti Nord-Sud, la percorribilità di sentieri che portino a stili di vita diversi e alternativi rispetto a quello consumistico; sensibilizzare le Istituzioni al fine di giungere ad

propri prodotti, i propri problemi, i propri progetti, il proprio lavoro. Vengono presentati al pubblico realtà socio-economiche che stanno sviluppando progetti alternativi di produzione, dall'agricoltura biologica alla finanza etica, dal risparmio energetico alle fonti energetiche rinnovabili, sensibilizzando così l'opinione pubblica ed i consumatori sulle possibili alternative ai normali stili di vita e di consumo. Dal 2004, a seguito di una lettera inviata da padre Zanotelli al Sindaco di Perugia (vai a Lettera Zanotelli<http://www.altrocioccolato.org/LinkClic k.aspx?link=149&tabid=133>), la manifestazione si svolge stabilmente nella città di Gubbio, grazie al pieno sostegno fornito

un diverso utilizzo degli spazi pubblici e delle pubbliche risorse. Essere consapevoli delle proprie scelte di consumo è oggi forse il mezzo più efficace per influenzare le scelte politicoeconomico-sociali di governo, dal livello locale fino a quelli sovranazionali, nonchè le scelte politico-imprenditoriali del mondo dell'impresa, dalle società multinazionali fino al piccolo produttoretrasformatore artigiano. Attraverso eventi e iniziative, Altrocioccolato favorisce la conoscenza dei vari progetti di importazione del Comes, creando le condizioni per un suo sviluppo e allargamento e offrendo la possibilità ai produttori del Sud del Mondo di presentare i

dall'Amministrazione Comunale, che ne ha condiviso ragioni e merito. Il crescente successo delle ultime edizioni mette l'Associazione Umbria EquoSolidale di fronte alla sfida di confermare Altrocioccolato come una manifestazione centrale per la realtà italiana del COMES, nonchè luogo e occasione di festa e approfondimento in cui sia piacevole e interessante poter stare. Per questo il calendario sarà ricco di iniziative: momenti d'informazione, serate di festa e musica, spettacoli teatrali, confronti con altri soggetti del mondo dell'associazionismo e del no-profit, oltre ovviamente alla mostramercato.

Proiezione rivolta agli istituti superiore de "I cento passi" di Marco Tullio Giordana, con Luigi Lo Cascio. Scheda Ore 10,00-12,00 Incontro su "I distretti dell'economia solidale" Ore 15,00-18,30 Sala trecentesca Convegno: "La sovranità alimentare" Ore 18.00 Spazio info-culturale Piazza Quaranta Martiri Presentazione di "Manituana" (Einaudi 2007), l'ultimo libro del collettivo di scrittori Wu Ming, già autori di Q e 54. Ore 21.30 Voltone o Chiostro di San Pietro "Pontiac, storia di una rivolta" Reading-Concerto ispirato a Manituana A cura di Wu Ming 2 20 ottobre 2007 Ore 9,00 - 21,00 Piazza Quaranta Martiri e vie adiacenti Mostra-mercato dei prodotti equosolidali, biologici e artigianali Scheda Ore 9,30-18,30 Sala consigliare Assemblea soci AGICES

Ore 10,00 - 17,30 Sala Trecentesca di Palazzo Comunale Umbria EquoSolidale e Carta promuovono l'assemblea partecipativa: “L’altrapolitica scende in piazza” Dalle ore 14,30: strade e piazze di Gubbio (in caso di maltempo Piazzetta Oderisi) Festival di musica itinerante e arte di strada Scheda Ore 16,30 Piazza GrandeSpettacolo teatrale Oplas Teatro Ore 18.00 Sala Trecentesca Presentazione del libro "Volammo davvero. Un dialogo ininterrotto con Fabrizio De Andrè" (BUR 2007), a cura di Elena Valdini. Ore 21.30 Voltone o Chiostro di San Pietro Serata De Andrè: Shiloq! in concerto. Special guest Giorgio Cordini, già chitarrista di De André.

Mostra-mercato dei prodotti equosolidali, biologici e artigianali Ore 9,30-13,30 Sala consigliare Assemblea soci AGICES Ore 11,30 Saletta degli Affreschi o Sala Trecentesca Presentazione del libro "Il lupo mercante" (Rizzoli 2007) di Clara Sereni Sarà presente l'autrice Scheda Dalle ore 14,30: strade e piazze di Gubbio (in caso di maltempo Piazzetta Oderisi) Festival di musica itinerante e arte di strada ore 16.30 Sala Trecentesca Spettacolo Oplas Teatro ore 21.00 Centro Servizi S.Spirito Proiezione de “Il meglio di Beppe Grillo”

21 ottobre 2007 Ore 9,00 - 21,00 Piazza Quaranta Martiri e vie adiacenti

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arcigay PICCOLI FASCISTI CRESCONO ALL'OMBRA DELLA TOLLERANTE PERUGIA.

di Stefano Bucaioni* Manifesti offensivi affissi abusivamente, presidi ed iniziative nostalgiche al limite della legalità, muri imbrattati da scritte razziste e omofobe che recitano: “Immigrati fuori dall’Italia”, “Trans=Aids”, “Froci raus”, “Gay pedofili”. Ecco solo alcuni esempi di quello che la pacifica e tollerante Perugia è costretta a sopportare negli ultimi tempi, con buona pace, silenzio e immobilità dell’amministrazione comunale, della politica e delle forze dell’ordine. Gli autori di queste campagne d’odio sono i soliti gruppuscoli come Forza Nuova e altri di anonimi fascisti che, a Perugia come nel resto d’Italia, hanno ormai passato il limite della sopportazione democratica. Nonostante nella nostra città l’entità del fenomeno sia di gran lunga inferiore rispetto ad altre realtà italiane, nell’ultimo periodo è comunque in preoccupante aumento. Basta farsi un giro in città: nella zona industriale di Sant’Andrea delle Fratte, a San Sisto, tra i padiglioni dell’università e perfino in centro storico, per capire di cosa si sta parlando. Sembra quasi che gli anticorpi della Perugia resistente, laica e antifascista, che hanno contribuito negli anni passati a rendere questa città un posto accogliente e tollerante, si stiano pian piano indebolendo sotto il peso dell’odio razziale, dell’intolleranza omofoba e della più volgare indifferenza. Le maggiori responsabilità di queste campagne d’odio non sono però di questi gruppetti di esagitati, che ne rappresentano solo il braccio esecutore, ma vanno cercate nelle incaute dichiarazioni di esponenti politici e religiosi, che nelle parole e spesso anche nei fatti arrivano a legittimare comportamenti violenti e antidemocratici. Il clima e le dichiarazioni da guerra

santa, alimentate da un vittimismo gonfiato delle gerarchie vaticane contro il riconoscimento delle famiglie omosessuali, ne sono la dimostrazione più lampante. E mentre scritte e manifesti contro omosessuali e immigrati restano sui muri senza che nessuno alzi un dito neanche per indignarsi, nonostante le nostre lettere, i nostri esposti e le nostre telefonate, come se la cosa fosse ormai la normalità, un mese fa la scritta “Bagnasco vergogna”, ritrovata nei pressi di via Pievaiola, fu cancellata nel tempo record di un ora con tanto di articoli, foto e pubbliche indignazioni sui giornali locali.

offesi sui muri della nostra città, chiediamo rispetto e dignità per tutti: per chi ha un diverso colore della pelle, una diversa religione, una diversa etnia o un diverso orientamento sessuale. Ancora una volta lo chiediamo scrivendo, ma questa volta in assenza di risposte saremo costretti a scendere nelle strade, armati di vernice e pennelli, per cancellare da soli, con le nostre braccia, quegli slogan offensivi e ingiuriosi. Se non avremo risposte lo faremo, ma questa sarebbe l’ennesima sconfitta di un paese sempre meno civile e sempre più lontano dai bisogni dei suoi cittadini.

Visto che il silenzio e l’immobilità, alla lunga, assumono l’amaro sapore della complicità, chiediamo all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine di intervenire subito, ripristinando la

Omphalos Perugia ass. Arcigay e Arcilesbica

legalità e punendo l’intolleranza e l’omofobia ogni volta che esse si presentano, anche sottoforma di scritte e manifesti. A Forza Nuova e a questi nuovi gruppi di esaltati, bèh… non diciamo niente. Qualsiasi concetto leggermente più elaborato di una croce celtica sarebbe troppo per dei ragazzini che si divertono a giocare ai piccoli fascisti. Siamo stanchi di essere insultati e

Per entrare a far parte della REDAZIONE : * scrivi al direttore: siriomaria.pomante@virgilio.it * utilizza i contatti: www.uduperugia.it locomotiva@reteperugia.com sinistrauniversitaria@reteperugia.com 393/6251171 * Partecipa alle assemblee settimanali ogni MERCOLEDI’ ore 19:00 all’AULA all’AULA E di FARMACIA. FARMACIA.

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