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PERIODICO della FIDAart N.4 - Aprile ANNO 2014

FIDAart


In copertina: Rosanna Cavallini, Pallone gonfiato, 1974, acrilico su tela, 100x100 cm


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FIDAart sommario Aprile 2014, Anno 3 - N.4

Editoriale

HJG, 12 artisti per Hansjӧrg Gruber

pag. 4

Politiche culturali

La collezione opere d’arte in Regione

pag. 5

Intervista ad un artista

Rosanna Cavallini

Mercato dell’arte?

Lucian Freud

pag. 20-21

Lucian Freud

L’inconscio di Freud (Lucian)

pag. 22-23

Italian Futurism 1909-1944

Arte & na’ tazzulella e’ cafè

pag. 24

Storia e arte

Ambient Art

pag. 25

pag. 6-19

News dal mondo Lucian Freud

Naked portrait (Kate Moss), 2002

pag. 28

Lucian Freud

Girl with a White Dog, 1950-51

pag. 29

Lucian Freud

Girl in Bed, 1952,

pag. 30

Lucian Freud

Painter Working, Reflection, 1993

pag. 31

Le facce della psiche, 2014

pag. 32

Omaggio a Lucian Freud

Copyright FIDAart Tutti i diritti sono riservati L’Editore rimane a disposizione degli eventuali detentori dei diritti delle immagini (o eventuali scambi tra fotografi) che non è riuscito a definire, nè a rintracciare


EDITORIALE

HJG - dodici artisti per Hansjӧrg Gruber dal 22 marzo al 22 maggio 2014 Grand Hotel Trento - Via Alfieri, 1 - Trento E’ stata inaugurata al Grand Hotel Trento la mostra “HJG” organizzata in ricordo dell’amico e socio FIDA Hansjӧrg Gruber scomparso nel maggio 2013, a cui hanno dato il loro contributo dodici artisti che avevano partecipato in passato alle esposizioni da lui curate presso l’Hotel. Hansjӧrg, nato a Rifiano in Val Passiria nel 1948, era stato funzionario presso la Regione Trentino Alto Adige dove, in quanto responsabile organizzativo della collezione delle opere d’arte dell’ente, aveva organizzato la loro catalogazione. Il lavoro riguardante circa 1200 opere di artisti trentini, sudtirolesi e ladini, effettuato dagli uffici regionali e curato dal professor Bruno Passamani e, poi, dallo storico d’arte Maurizio Scudiero, si era concluso nel 2005 con un importante libro ed una mostra pubblica che avevano mostrato ai cittadini una selezione della raccolta. L’incontro con il Prof. Passamani e la collaborazione con Scudiero avevano consentito a Hansjӧrg di ampliare le sue conoscenze nel campo dell’arte e di sviluppare rapporti diretti con molti artisti con i quali aveva curato una lunga serie di personali presso il Grand Hotel. Dal 2003 al 2011 ha coinvolto più di 50 artisti, trentini, italiani e alcuni a livello internazionale, oltre che numerosi critici d’arte che collaboravano con testi e conferenze. Va sottolineato che Hansjӧrg ha contribuito a valorizzare molti artisti prestando il suo lavoro instancabilmente e disinteressatamente, non per mestiere, ma solo per passione. Spinto dal suo amore per l’arte si era anche cimentato in piccole opere grafiche ottenendo un risultato prestigioso quando un suo acquerello era stato utilizzato per il francobollo emesso dalle Poste Austriache nel 2006 in occasione del gemellaggio ANMIC-OZIV. Nel 2010 Hansjӧrg si era iscritto alla FIDA, rifondata dopo la scomparsa del Presidente Renato Pancheri, suo grande amico, sia per onorarne la memoria ma anche per collaborare, fin che ha potuto, all’organizzazione di mostre tra cui l’ultima grande collettiva presso il Grand Hotel Trento. Paolo Tomio 4


POLITICHE CULTURALI

In questi tempi di spending review (revisione della spesa: perché in Italia si mascherano le fregature con termini anglosassoni?) dove sembra che si stia tagliando di tutto e di più, qualcuno, preso dal sacro fuoco del risparmio, spesso propone di evitare le spese “superflue” per l’acquisto di opere d’arte da parte degli enti pubblici. Nell’editoriale viene ricordato il bel volume “La collezione di opere d’arte della Regione Trentino Alto Adige” in cui sono pubblicate circa trecento opere d’arte, una selezione dei 1200 quadri e sculture di artisti regionali e nazionali acquisiti nel corso di cinquanta anni dall’Ente. Ebbene, scorrendo questo catalogo, non si può non rimanere impressionati sia dal valore artistico di gran parte delle opere pubblicate, sia dal valore economico che alcune di esse hanno nel frattempo raggiunto. Acquistate a prezzi normali sul mercato, seppur risultato di un’accumulazione condotta senza dei criteri artistici rigorosi oggi, oltre ad essere un patrimonio culturale che documenta il panorama storico dell’arte “autoctona” della nostra regione, è anche un ragguardevole patrimonio economico poiché queste opere d’arte oggi sicuramente valgono molto più di quanto siano state pagate. Non è stato denaro pubblico sperperato, anzi! Ricordiamo, ad esempio, i tre oli e quattro disegni di Depero, le 2 opere di Melotti, il piccolo olio di De Pisis, i 3 oli di Moggioli, le 36 opere di Guido Polo, le 20 di Buno Colorio, oppure le 12 di Othmar Winkler, Adolf Vallazza, Riccardo Schweizer e Cesarina Seppi. Quasi tutti gli artisti, figurativi e non, tradizionali o astratti che hanno operato in regione, sono rappresentati con una o più opere: Gino Pancheri, Eraldo Fozzer, Carlo Bonacina, Enrico Sartori, Iras Baldessari, Mariano Fracalossi, Wentwr-Marini, Nebl, Vallorz, Dallabrida, Gay, Lasta, Casetti, Belli, Andreani, Renato Pancheri, Caron, Remo Wolf, Gino Castelli, Aldo Schmid, Senesi. Moltissimi anche gli altoatesini e i ladini come Plattner, Bergmann, Ebensperger, Scherer, Aron Demetz, Valier, Sparer e tanti altri che è impossibile citare. Queste 1200 (!) opere d’arte rimaste a lungo sconosciute perché disperse negli uffici della Regione, meriterebbero di essere meglio valorizzate esponendole permanentemente al pubblico, magari nel nuovo Palazzo delle Albere riportato alla sua funzione originaria di Museo della città. 5


Intervista a ROSANNA CAVALLINI Chiedo nell’intervista, se esista un punto di vista femminile nell’arte. L’artista afferma decisamente che l’arte non ha genere, che non esiste alcuna differenza tra un’opera di un pittore e di una pittrice. Eppure, osservando i dipinti di Rosanna Cavallini, non si può non rimanere colpiti dal suo “approccio“ ai problemi e dalla sua sensibilità del tutto particolari nel rappresentarli. Spesso, per ragioni legate al polliticaly correct, si tende a negare le differenze negando con ciò diversità non solo culturali storiche ma anche psicologiche che non possono non incidere nella visione della vita e del mondo. Infatti, l’ironica immagine di copertina: “Pallone gonfiato”, non può che essere il punto di vista di una donna perché, se dipinta da un uomo, perderebbe tutta la sua carica provocatoria. D’altra parte, se si analizzano i lavori storici di Rosanna fino all’incirca agli anni 80, la forza, la vitalità, il coraggio e la capacità di provocazione che esprimono non corrispondono certo all’idea tradizionale di dolcezza che si suole attribuire al cosiddetto “gentil sesso”. Da questa dualità dell’animo che sa essere sensibile e delicato e, contemporaneamente, forte e deciso, quasi crudo nella sua voglia di denunciare le ingiustizie, sta la forza di un’artista, uomo o donna che sia. La capacità di comunicare sia la propria indignazione per il male, sia la speranza per un mondo più bello e, quindi, più giusto, stanno alla base del ruolo di un intellettuale che non si interessi solo al suo “particulare”. Rosanna Cavallini ha utilizzato lo strumento della pittura per osservare il mondo e, soprattutto, sè stessa; per descrivere con una figurazione personale ciò che la indignava e ciò che la portava in una dimensione altra, estetica e surreale, in cui era possibile distaccarsi dalla realtà delle cose. Allora diventa chiara la sua risposta: “Per me l’artista è colui che ha raggiunto il cielo”. Paolo Tomio A sinistra: Composizione, 1970, acrilico su tavola, 70x50 cm

In basso: Luoghi dell’eco, 2013, tecnica mista su tela, 60x80 cm


Quando e perché hai cominciato a interessarti all’arte e dedicarti alla pittura? Ancora bambina disegnavo sui vetri appannati della cucina e poi mio padre tipografo eseguiva a casa bozzetti grafici e io con vero piacere lo guardavo lavorare. Il formarsi delle immagini sulla carta mi sembrava miracoloso

Quali sono stati le correnti artistiche e gli artisti che più ti hanno influenzato? Non ho avuto particolari influenze, solo artisti che mi hanno emozionato facendomi meditare e dai quali ho tratto proficui insegnamenti Lo studente, 1978, acrilico e matite colorate su carta, 60x40 cm

Ecco, volevo sapere quali sono stati gli artisti che ti hanno emozionata e perché? Nel periodo scolastico ho amato molto le opere di Botticelli, Mantegna, Laurana e Donatello Quando ho iniziato l’attività artistica a Bolzano ho avvicinato l’arte di Karl Plattner restandone influenzata. Ho ammirato i suoi tagli compositivi e soprattutto ho amato molto la sensibilità, quasi una timidezza, di certi grigi e rosa della sua grafica. Ho amato molto anche Willy Valier per ragioni del tutto diverse, di lui ho apprezzato l’estro impetuoso delle sue composizioni. Sentivo di condividere con tutti e due il piacere di una memoria decorativa. Un altro artista che mi ha toccata profondamente è stato Renzo Vespignani, ho

A sinistra: Rosso profondo, 2007, acrilico e matite colorate su carta, 58x42 cm


guardavo lavorare gli artisti “importanti” e mi formavo opinioni non sempre positive

avuto una stima assoluta della sua sapienza tecnica. In campo internazionale, sembrerà strano, ma mi incantano i quadri di Mark Rothko. Per me il suo universo colorato è una sorta di liquido amniotico in cui immergersi per rinascere ogni volta.

Dopo gli inizi astratti, perché hai cominciato a sviluppare un linguaggio più figurativo? L’esperienza nell’astrattismo è stata di tipo scolastico. Il mio insegnante di decorazione pittorica Alessandro Pornaro diceva che dovevamo sperimentarci sui banchi di scuola per poi entrare nella professione certi delle proprie tendenze. Uscita dalla scuola ho capito che potevo esprimermi solo con la figurazione

Nel corso della tua carriera, hai conosciuto artisti locali o nazionali? Abitavo a Bolzano e frequentando la Galleria Goethe ho conosciuto artisti del calibro di Plattner, Valier, Adolf e Markus Vallazza, Scherer e molti altri. Ricordo con piacere e nostalgia le discussioni sull’arte…anche i litigi. Quando mi recavo a stampare presso la Galleria dell’Orso ho incontrato Vespignani, Cantatore, Sassu e molti altri. Di nascosto

Come definiresti il tuo stile? Quali sono, secondo te, le caratteristiche che ti rendono

Aiax, 1975, acrilico e matite colorate su carta

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riconoscibile? Una certa potenza espressiva mitigata da memorie decorative che non tralascio mai

Hai attraversato dei periodi caratterizzati da interessi e linguaggi diversi?

La sirenetta, 2004, plexiglas, smalti, paste vitree, 30x21x21 cm Soprasotto, 2004, plexiglas, smalti, carte colorate, paste vitree, 26x24x17 cm

Quando uscita dal periodo scolastico, dove le problematiche sociali erano attutite dall’urgenza del viversi, ho preso coscienza che “fuori” la vita presentava aspetti anche drammatici li ho espressi e interpretati nel mio lavoro. I tempi erano segnati da episodi gravi dai quali ogni artista a modo suo non poteva restare indifferente. Partecipai su invito a numerose mostre organizzate da Mario De Micheli, storico e critico d’arte. In seguito fui colpita personalmente da un evento tragico che mi ha segnata per sempre. Dopo un lungo periodo di inattività dovetti ricominciare a dipingere con il coraggio della disperazione. Per riaccostarmi alla pittura iniziai disegnando a matita e dal vero soggetti semplici come un fiore in un bicchiere.

Si può definire la tua, pittura femminile? Non esiste pittura femminile o maschile c’è solo l’indole di ogni singolo artista

Non esiste una diversa sensibilità? E’ difficile pensare che i quadri delle “anguane” possano essere dipinti da un pittore. Ma con questo ragionamento gli innumerevoli quadri con maternità per soggetto dovrebbero essere dipinti da artiste femmine, ti risulta vero?


Stilleben, 1990, acrilico su tavola, 100x100 cm Oggi, cosa ti interessa e cosa non ti piace dell’arte contemporanea? mi interesso solamente di artisti,esposizioni, eventi che ancora mi danno emozione.

Arte contemporanea è molto vago come termine e cosa esprime in fondo, l’arte di moda, quella miliardaria da mercato? Io, data l’età, credo di aver maturato la consapevolezza piena dei miei gusti quindi

L’arte contemporanea copre tutta l’arte realizzata dopo il 45, insomma, quasi 70 anni 11


lature. Non si deve dimenticare che ho studiato a Venezia città di acqua e l’acqua è una stratificazione di velature

Gli studi a Venezia condizionano ancora oggi il tuo modo di dipingere a Trento? Gli studi a Venezia sono stati fondamentali, ho ricevuto insegnamenti molto accurati soprattutto sul colore. Per incomprensione non mi sono sempre adeguata all’ambiente artistico che frequentavo e questo a volte mi ha isolata. Ricordo le lettere al limite della disperazione che scrivevo a Venezia al mio insegnante, la sua risposta era: meglio in compagnia di un buon libro piuttosto che perdere tempo a discutere con incompetenti. Ricordo che mi spedì l’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters.

Ti interessa rappresentare nelle tue tele concetti, emozioni o cos’altro? Sei interessato ad un “messaggio” nell’opera? Crocifissione, 1970, acrilico su tavola, 70x50cm

Direi emozioni

in cui gran parte dei concetti storici dell’arte sono stati rivoluzionati

Sei interessata ad un “messaggio” nell’opera? Da sempre, sia morale che estetico

Le rivoluzioni, scompigliano o sconquassano e poi si spengono. Oggi non vedo rivoluzioni nell’arte, magari ci fossero, per lo più c’è solo il banale desiderio di stupire.

Gran parte del tuo lavoro storico sembra improntato all’impegno civile e alla denuncia sociale

Nelle tue opere predomina il colore. Cosa rappresenta per te?

Infatti come ho spiegato in precedenza è stato impossibile per me, giovane artista, vivere escludendo gli eventi sociali, anch’io ho ritenuto fosse urgente partecipare e

Ho sempre lavorato con colore a ve12


mettere a disposizione il proprio lavoro per cercare di cambiare il mondo. Come mi ha riferito Philippe Daverio questo è quanto chiede di continuo ai suoi giovani allievi, ma purtroppo nulla si muove.

Come ti sembra il panorama dei pittori trentini d’oggi? Cosa manca al Trentino per poter A destra: Il diavolo in corpo, 2005, acrilico e matite colorate su carta, 48,5x36 cm

essere più presente sul mercato esterno? Un po’ più interesse dalle Istituzioni che hanno valorizzato poco i talenti locali. Ma fa parte del gioco, lavorare da soli da più soddisfazione

Ovviamente si lavora da soli nel proprio studio, però le istituzioni cosa potrebbero e


Composizione, 1970, acrilico e matite colorate su tavola, 50x70 cm

Colori acrilici e matite colorate. Nei teatrini elaboro tutto quello che mi attira al tatto e alla vista: plexiglas, fiori seccati, carte, perle in pasta vitrea e molto altro

dovrebbero fare dopo per valorizzare meglio i talenti locali? Hai frequentato anche le tecniche di incisione?

Per me sarebbe positivo creare più occasioni espositive. Penso che per un artista sapere di mostrarsi periodicamente ad un pubblico affezionato sarebbe uno stimolo importante per crescere e migliorarsi. In questo modo si formerebbe anche un pubblico preparato e attento alle ricerche degli artisti, alle loro ricerche e ai loro passaggi formativi.

Sì, ho lavorato a tirature di fogli in acquaforte e acquatinta per la Galleria Dell’Orso a Milano e per la Neue Muenchner Galerie di Monaco di Baviera

Quale è il senso delle tue piccole “sculture sotto vetro”? Qual’è la tecnica artistica che principalmente nella tua attività?

utilizzi Purtroppo sono legate a un periodo buio del14


la mia vita quando ho assistito mia madre nell’ultimo periodo della sua vita. Non potendo dipingere in studio mi sono dedicata a questi teatrini che potevo eseguire in casa. Poi mi ci sono affezionata

varie stanze espositive, i “Saperi femminili”

Tra i tuoi interessi c’è anche tutto quello che riguarda la storia e il lavoro delle donne; quando e perché hai iniziato questa ricerca?

Seguo abbastanza, ma ho imparato a stare in disparte

La delusione cocente e i comportamenti spesso offensivi degli addetti ai lavori verso una donna artista mi hanno convinto che era necessario creare un luogo per mostrare i talenti femminili. Per questo ho progettato Soggetto MontagnaDonna a Olle di Borgo Valsugana dove si possono ammirare, nelle

Cos’è la bellezza? E’ un valore che ricerchi o è subordinato ad altri valori?

Segui la “politica culturale” trentina? Pensi che si possa fare di più o meglio per il settore artistico?

Difficile da definire anche perché i canoni della bellezza variano di epoca in epoca.

Morti bianche, 1972, acrilico su tela, 100x100 cm


per me l’artista è colui che ha raggiunto il cielo.

In cosa è diverso questo “cielo” dall’amore, dalla scienza, dalla cultura ecc.? Faccio un esempio. Quando in presenza di un’opera d’arte antica o moderna, di immagine o di suono che sia, rimango paralizzata in una specie di trance da incanto, una magia che travolge i sensi, capisco che il cielo esiste e l’autore di tanta meraviglia lo ha raggiunto. In presenza del lavoro di certi artisti, una reazione che nasce dall’emozione, cui cerco in seguito di dare spiegazione riuscendo solo a comprendere che certe opere toccano corde che non so spiegare. Ad esempio alcuni brani musicali di Arvo Pärt, di Georges Brassens, di Chico Buarque de Hollanda, opere d’arte come l’auriga di Delfi, il busto di Isabella d’Aragona del Laurana o la Danae di Gustav Klimt, potrei sentirli e guardarli per giorni. E’ un dialogo con opere d’arte per me assolute che non sapendo esprimere altrimenti definisco opere che hanno raggiunto il cielo. Rosso carpiato, 2007, acrilico e matite colorate su carta, 58x42 cm E, per finire, cosa è per te l’arte? E’ chiaro che non esiste un concetto storicamente immutabile ma la domanda è rivolta ad un artista che opera oggi.

La faticosa strada per raggiungere quel cielo

Allora la bellezza è quel senso della perfezione che cerco, con fatica, di raggiungere nei miei lavori.

Chi è l’artista? Questa è una domanda difficile cui posso solo dare una risposta del tutto personale:

A destra: Luna Park, 1986, acrilico su tela, 70x50 cm 16


Firme 1978 Personale – Bolzano, Galleria Domenicani “Kunstaustellung Arbeitgemainschaft der Alpenlender” “Comunità di lavoro delle Regioni Alpine” – mostra itinerante 1980 “Continuità dell’impegno femminile nelle arti visive” – Roma, Terme di Caracalla 1981 “Il Presente Topico” – Bolzano, Museo Civico “Soggettiva, oggettiva visione del Sud” – Diamante, decoro murale “Indagine conoscitiva dell’attività artistica delle tre Venezie” – Venezia, Opera Bevilacqua La Masa 1982 “Arte e violenza” – Trento, Centro Rosmini 1987 Personale – Trento, Galleria Castello 1990 Personale “20 anni a colori” – Bolzano, Castel Mareccio 1991 “Quaderni Archivio di Documentazione Arte Contemporanea” – Trento, Palazzo delle Albere “Orizzonti d’Europa” – Berlino, Galleria Comunale 1995 “Drei Künstler aus Trento”, Halle(D) ZeitKunstGalerie Personale “Anders ist das Leben” – Weimar, Apolda “Omaggio a Dino Buzzati” – Tonadico, Villa Welsberg, decoro murale biblioteca, vano scale e sala proiezioni 1996 “Voli d’Artista” – Trento, Museo Caproni “Artista nell’Esterno” – Trento, Museo di Scienze Naturali “L’Abito come metafora” – Strà (Ve) Villa Pisani “Die Kleidung als Metapher” – Amburgo - Istituto Italiano di Cultura 2001 “Arte trentina del ‘900” – Trento, Palazzo Trentini 2003 “Arte trentina del ‘900” – Trento, Palazzo Trentini “Situazioni, Trentino Arte 2003” – Rovereto, MART 2006 “21 artiste per le 21 Costituenti,

ROSANNA CAVALLINI 1965 “Biennale di Bolzano” – Bolzano, Chiostro Chiesa Domenicani 1970 Personale – Bolzano, Galleria Goethe 1972 “Premio Suzzara” – Suzzara Personale – Milano, Galleria Ciovasso 1973 Personale – Monaco(D), Neue Münchner Galerie “Intergrafik “– Berlino (DDR), Altes Museum 1974 “Italienische Realisten 1945 bis 1974” – Berlino, Neue Gesellschaft Für Bildende Kunst und Kunstamt Kreuzberg 1975 “X Quadriennale” – Roma, Palazzo della Quadriennale Personale – Milano, Galleria dell’Orso Personale – Oderzo, Circolo Culturale 4 Cantoni 1976 Personale – Monaco (D), Neue Münchner Galerie Personale – Livorno, Galleria il Cavallo 1977 Personale – Bolzano, Galleria Leonardo Personale – Milano, Galleria Le 18


il volto umano della Repubblica” Trento, Palazzo Trentini 2007 “Collezioni particolari” – Trento, Galleria Castello 2011 “Passione civile,Arte e Politica, Artisti a Valenza tra gli anni Cinquanta e Ottanta” – Alessandria, Palazzo del Monferrato “Collezione d’Arte Contemporanea VALENTIA” – Valenza Po, Expopiemonte, 2012 Personale “Quarant’anni a colori” – Borgo Valsugana Opere pubbliche e private

Tutti i numeri 2012-2013 della rivista FIDAart sono scaricabili da: www.fida-trento.com/books.html Tutti i numeri 2012-2013-2014 della rivista FIDAart sono sfogliabili su: http://issuu.com/tomio2013

Decoro murale, Diamante (RC) – Madre Natura

FIDAart

Progetto vetrate Chiesa di Canova di Gardolo (TN) – I segni dello Zodiaco (Architetto Gino Pisoni)

copertina del N.4 2014 Periodico di arte e cultura della FIDAart

Progetto vetrate Birreria Pedavena, Trento – Gigli rosa Decoro murale Casa Morelli, Pergine (TN) – Figure

Curatore e responsabile Paolo Tomio

Decoro murale Villa Caumo, Levico – Primavera (Architetto Roberto Festi)

FIDAart

Decoro murale Villa Dargenio, Arco (TN) – Il lago immaginato Decoro murale Villa Welsberg, Tonadico (TN) – Salita al castello, Paesaggi, Il sole e la luna (Architetti Zeno Bampi e Benno Simma) PERIODICO della FIDAart N. 4 - Aprile ANNO 2014

Decoro murale Ristorante Di Pauli, Egna(BZ) – Angelo arcobaleno, Prendi la nuvola con le mani (Architetto Zeno Bampi) Decoro murale Hotel Bellavista, Cavalese (TN) – Dame e cavalieri Decoro murale Hotel Berghofer, Redagno(BZ) – Giardino di rose, Corno bianco e Corno nero (Architetto Zeno Bampi) 19


MERCATO DELL’ARTE ?

LUCIAN FREUD (1922-2011), "Head on a green sofa", 1960-61, olio su tela, 61,5x61,5 cm, Sotheby’s - Londra, 12 febbraio 2014. Stima base di 2,5-3,5 milioni di GBP; venduto a 2.994.500 sterline, pari a 4.939.800 dollari (3.591.000 Euro). La “testa” raffigurata è di Lady Lambton, amica e amante storica di Freud. Con Lucian Freud è scomparso nel 2011 l’ultimo dei pittori figurativi classicisti del secondo ‘900. Ebreo tedesco, figlio dell’architetto quartogenito del celeberrimo Sigmund, all’avvento del nazismo nel 33, fugge con la famiglia a Londra dove, poco dopo, prenderà la cittadinanza bri-

tannica. Se e quanto abbia pesato questa sua parentela con ifondatore della teoria sulla centralità delle pulsioni sessuali nei comportamenti umani, non si sa, lo si può solo ipotizzare vedendo la centralità del sesso sia nella sua vita irrequieta e che nella sua pittura. Lucian Freud, infatti, sembra non si sia fatto mancare nulla in un ansia onnivora o si può dire, psicotica, se sono veri i gossip fioriti sulla stampa dopo la sua scomparsa, sulle sue 500 avventure “amorose” e presunti 40 figli. Freud a 20 anni ottiene la sua prima personale e già a 32 espone alla Biennale di Venezia. Grande amico di Francis Bacon, suo modello di pittura e di vita bohémien borderline, dopo essersi frequentati quotidianamente per numerosi anni, si distaccano diventando rivali. Agli inizi della sua carriera sono evidenti i riferimenti alla pittura realista della Neue Sachlichkeit (Nuova oggettività) nei suoi ritratti “analitici“ caratterizzati da occhi esageratamente grandi in volti smarriti, malinconici, spaesati, come se avesse la necessità di cogliervi l’anima. (vedi pag. 29-30). Pittore ad olio tradizionale da cavalletto lavora solo nel suo studio con il modello impiegando mesi per concludere le tele e per questa ragione, nonostante la lunga carriera e le dimensioni spesso ridotte, i quadri eseguiti sono pochi e rari. Nel 1954 l’artista cambia la sua tecnica pittorica: non dipinge più seduto con sottili pennelli di pelo di martora ma passa a pennelli con peli grossi di maiale che meglio si adattano al nuovo stile più pastoso e spontaneo dotato di un’intensa carica espressiva. Progressivamente il pittore sposta il suo interesse dall’analisi della personalità del soggetto all’analisi della sua “carnalità” con un interesse quasi ossessivo verso una sessualità esibita ma


L’INCONSCIO DI FREUD (LUCIAN) non sensuale, poiché osserva che “senza vestiti gli esseri umani rivelano i loro istinti e desideri di base”. Per questa sua capacità di rappresentare i corpi umani nudi colti in posture che qualcuno potrebbe ritenere oscene con una crudezza che rasentava la crudeltà, quasi fossero nature morte oppure studi scientifici, è stato definito il “pittore della carne”. Particolare anche la sua cura per i tessuti: “Quando dipingo gli abiti, in verità dipingo figure nude coperte di vestiti”. I soggetti dei suoi dipinti sono limitati: donne e uomini, molto spesso nudi, con una presenza costante dei suoi cani. Quando dipinge i corpi dei suoi nudi maschili e femminili, con la loro fisicità imperfetta, la loro “animalità”, egli ricerca l’emblema stesso della natura umana, l’intima essenza del soggetto ritratto. Come un entomologo allestisce un repertorio di corpi, nudi o vestiti, di tutte le forme e tutte le età, ognuno però studiato secondo un impianto compositivo classico che recupera la lezione della ritrattistica dei grandi maestri del passato.

Freud si è esibito anche in ritratti non edulcorati di persone celebri come la bella modella Kate Moss (vedi pag. 28) oppure la regina Elisabetta la quale, con il tipico understatement, ha coraggiosamente accettato di farsi raffigurare da un pittore non proprio “accademico”. Nel suo autoritratto del 1993, eseguito all’età di 71 anni (vedi pag. 31), egli dipinge il corpo completamente nudo di un vecchio in piedi, a parte gli stivali senza lacci, guardando se stesso nello specchio in modo impietoso, o forse, come sua consuetudine, solo lucido e oggettivo: un vero e proprio testamento artistico. “Ora il minimo che posso fare è dipingere me stesso nudo ... hai il modo di provare a dipingere te stesso come un’altra persona. Con gli autoritratti la ‘somiglianza’ diventa una cosa diversa“. L’opera di Lucian Freud fino ad oggi più pagata è quella di una delle sue modelle preferite (vedi sotto) battuta nel 2008, quando era vivente, da Christie’s a New York per 33,640 milioni di dollari (24.420 mila Euro). LUCIAN FREUD: “Benefits Supervisor Sleeping”, 1995, olio su tela, 151,3x219 cm


ARTE & NA’ TAZZULELLA E’ CAFÈ

A febbraio, sponsorizzata dalla Lavazza, è stata inaugurata al museo Guggenheim di New York la più grande mostra americana sul Futurismo, l’avanguardia artistica nata in Italia nel 1909 e diffusasi a macchia d’olio in tutta Europa. La colpa che ha macchiato la storia di questo movimento è stata la sua adesione al Fascismo nel. Questa sua fama politica, in parte immeritata, ha impedito a lungo agli artisti futuristi di essere apprezzati in patria ma, anzi, di essere a lungo masochisticamente boicottati in tutto il dopoguerra. E’ indubbio che alcuni suoi esponenti furono accesi sostenitori del fascismo affascinati come spesso succede dal mito dell’uomo forte e dalle sue promesse di trasformazioni rivoluzionarie (cosa che, evidentemente, non tramonta mai in Italia). Sappiamo come è andata e, con il senno del poi, ci sembrano incredibili simili leggerezze e ingenuità. Leggendo oggi i Manifesti del Futurismo (vedi pag. 23) sembra impossibile che si potesse credere a simili corbellerie, ma questo vale anche per molta altra produzione culturale del passato e, purtroppo, del presente. Certo, alcuni di loro non brillarono di lungimiranza e

sagacia politica: pensiamo al “nostro” Depero il quale, qualche mese prima della caduta del Fascismo, dedicava un suo libro al Duce. Molti, poi, scoprirono a loro spese la cruda realtà della mitizzata guerra, “igiene del mondo”. Rimangono, invece e per fortuna, le opere d’arte realizzate dai futuristi: dipinti, sculture e architetture (solo disegnate), ma anche letteratura, musica e danza, poesia e “performance” teatrali che influenzarono tutte le nascenti avanguardie europee del ‘900 e infuocarono il dibattito culturale creando le premesse per quella che si sarebbe chiamata Arte Moderna. Pochi velleitari intellettuali dell’Italietta rurale, provinciale (e clericale) di allora riuscirono a invadere e sconvolgere il mondo (dell’arte). Constatato che, al giorno d’oggi, le ideologie sono morte, sarebbe auspicabile che almeno questo portasse a un qualche significativo ripensamento da parte delle istituzioni con la meritata valorizzazione di un movimento studiato e quotato internazionalmente. E, se per fare ciò, servirà la sponsorizzazione di un caffè, o di una mela o di una grappa, allora ben vengano questi finanziamenti. 22


MANIFESTO FUTURISTA


AMBIENT ART

Verso la metà degli anni 70 godette di una certa successo un genere musicale definito dal suo creatore, il compositore inglese Brian Eno, “Ambient music”. Eno utilizzò il termine “ambient“ per descrivere una musica di derivazione minimalista capace di creare un’ampia varietà di stati d’animo e di atmosfere e cambiare lo spirito dell’ascoltatore. A parte la genericità della definizione che si adatta perfettamente a tutta la musica in generale, egli individuava l’ambiente come un’atmosfera o un’influenza che ci circonda: una “tinta”.

Al contrario della convenzionale musica di sottofondo prodotta con l’intenzione di “far brillare” l’ambiente aggiungendogli stimoli, la musica Ambient intendeva creare uno spazio per pensare in cui l’atmosfera assumeva più importanza delle note per indurre un senso di calma e pace. Questo genere musicale era caratterizzato da suoni ampiamente naturali la cui funzione principale era quella di catturare lo stato d’animo dell’ascoltatore per farlo uscire dalla propria coscienza. Negli anni 80 poi, la musica Ambient subì una trasformazione influenzata da una nuova spiritualità tanto che venne spesso considerata come sinonimo di “New Age”. Un’evoluzione della Ambient si ebbe con la “Space music” utilizzata per sottofondi musicali e pensata per creare un’esperienza contemplativa spaziale ed evocare un senso di “continuum di immagini spaziali ed emozioni” con benefiche introspezioni. Un tipo di musica, per intenderci, figlia del tempo e finalizzata a favorire il rilassamento interiore, l’ispirazione, gli stati d’animo pacifici e la visione di paesaggi sonori.


STORIA E ARTE

L’artista multimediale anglo-indiano Billy Chandradhar che aveva mosso i suoi primi passi proprio all’interno dei gruppi sperimentali di Space music, ha presentato un’installazionevisiva site specific ispirata alla filosofia della Space music. Partendo dall’idea di trattare il colore alla stessa stregua del suono ambient, ha creato un sistema per trasformare gli ambiti fisici in spazi spirituali e liberarli dai vincoli delle pareti “smaterializzate” grazie alla sovrapposizione di uno schermo formato da una gamma di variazione cromatiche impercettibili e ininterrotte. Diversamente dagli artisti americani che operano “virtualmente” solo con la luce come James Turrell o Dan Flavin, Chandradhar interviene con “luce solidificata”, luce e colore trasferiti su un supporto materiale in grado di essere adattato a pareti, pavimenti e soffitti. L’artista è riuscito ad ottenere gli stessi effetti di luminosità, trasparenza, leggerezza ed immaterialità della luce pura grazie alle possibilità di stampa ad

alta definizione di effetti cromatici su superfici di dimensioni teoricamente illimitate. Il nuovissimo materiale plastico utilizzato come supporto del colore è caratterizzato da uno spessore di pochi micron ma da un’altissima resistenza alla trazione che gli consente di essere perfettamente teso su delle leggere strutture portanti oltre che parzialmente resistente al calpestio. La sottigliezza della membrana permette la sua retro illuminazione con luci colorate che valorizza ulteriormente l’intensità dele sfumature ottenibili. Le potenzialità di questa tecnica sono notevoli anche perché applicabile ad estese superfici in spazi pubblici o privati come stazioni, aeroporti, sale d’attesa o riunioni ecc. Chandradhar, coerentemente con la sua storia di compositore, ha creato una musica specificamente per questo allestimento: un’atmosfera ambient in sintonia con il sogno di una dimensione spaziale e psichica totale. 25


Aprile 2014, Anno 3 - N.4

News dal mondo Lucian Freud

Naked portrait (Kate Moss), 2002

pag. 28

Lucian Freud

Girl with a White Dog, 1950-51

pag. 29

Lucian Freud

Girl in Bed, 1952,

pag. 30

Lucian Freud

Painter Working, Reflection, 1993

pag. 31

Le facce della psiche, 2014

pag. 32

Omaggio a Lucian Freud

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LUCIAN FREUD, Naked portrait (Kate Moss), 2002, olio su tela, 152,7x122,2 cm

28


29

LUCIAN FREUD, Girl with a White Dog, 1950-51, olio su tela, 76,2x101,6 cm


LUCIAN FREUD, Girl in Bed, 1952, olio su tela, 30.5x45.7 cm

30


31

LUCIAN FREUD, Painter Working, Reflection, (autoritratto),1993, olio su tela, 101x82 cm


PAOLO TOMIO, Omaggio a Freud, 2104, “Le facce della psiche”

32


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FIDAart N.4 2014 Rosanna Cavallini  

Rivista di arte e cultura

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