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Foto Pasquale Spinelli

con la gente, per la gente


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Natura a Cavallo è legata a tutto ciò che riguarda l’ambiente naturale, cercando di entrare in sintonia con lo stesso, vivendolo serenamente in compagnia del cavallo, fedele compagno dell’ uomo sia nei momenti di svago, sia nella vita di tutti i giorni, nell’impegno quotidiano di lavoro, a volte anche faticoso. Ed il cavallo ha dimostrato validità e versatilità in ogni campo dove è stato chiamato ad operare, rappresentando, negli ultimi anni, il mezzo ideale per trascorrere il tempo libero. Così il cavallo, oggi come un tempo, merita rispetto e attenzione. Natura a Cavallo intende dare le corrette informazioni sul cavallo, evidenziando le sue caratteristiche principali, i problemi a cui può andare incontro e, in pratica, propone (onestamente) come si debba accudire un così splendido esempio della natura, che non è una moda e neppure oggetto sempre pronto all’uso! Il cavallo di Natura a Cavallo è pacato, sereno, tranquillo e guarda altrettanto serenamente un ambiente naturale da difendere e da preservare nei suoi diversi aspetti: le splendide Dolomiti con il gruppo della Schiara e la sua Gusela, il verde intenso delle Preal­pi ed il sacro fiume Piave. Chi meglio del cavallo può rappresentare il mezzo ideale per vivere e conoscere tutto ciò, per avvicinarsi alla naturale armonia del mondo in modo giusto e coerente, riscoprendo per incanto il gusto delle cose semplici e genuine? Natura a Cavallo rappresenta l’ideale fusione tra molti elementi: il sole caldo, il verde intenso, la città pulsante di attività, il lento scorrere del fiume. Tutto questo porta verso nuove sensazioni, insperati traguardi, nuove e stimolanti situazioni. Natura a Cavallo opera con intelligenza e rispetto, cercando di insegnare a tutti ad esprimersi in tal senso. Natura a Cavallo esiste ed è nata per ogni luogo e situa­zione dove si vuole mutare con consapevolezza il consueto modo di essere, di vivere e di conoscere.

Il Presidente di Natura a Cavallo ITALO D’Incà


In ogni luogo e in ogni occasione, cavalieri lo si è, non perché proprietari di un cavallo o perché abili nel montare, ma perché attenti a regole fondamentali di comportamento e di immagine.

AMICO DI natura a cavallo

Essere AMICO di Natura a Cavallo vuol dire sposare lo spirito dell’associazione che è quello di impegnarci a divulgare l’amore verso la natura, l’ambiente e la ricerca culturale e gastronomica, rispettando tutto quello che incontriamo, tramite il nostro migliore amico, il cavallo, che ci permette altresì di risvegliare nelle genti gli assopiti antichi valori e nuovi stimoli.

Portare una divisa, non perché obbligatoria, ma perché simbolo di un modo comune di essere. Agire senza danneggiare la natura, cercando di conoscerla più a fondo, ricordando che il domani sarà dei tuoi figli. Creare un rapporto di lealtà con il genere animale, e con il cavallo in particolare. Fare della comunicazione un proprio ideale. Rispettare le idee diverse dalle proprie in un confronto continuo con altri modi di pensare. Rispettare il lavoro degli altri, perché potrebbe essere il proprio. Ricordare che non si ha mai finito di imparare. Amico di Natura a Cavallo significa essere una persona perfetta? No! Disponibile, aperta e onesta Sì! Nei nostri centri la pulizia e l’ordine non sono forzati, ma conseguenza diretta delle persone che ci vivono e lavorano. Fieno abbondante e profumato, mangime in perfetto stato, sono la normalità di tutti i giorni. Cortesia, cordialità e rispetto unite a tutto il resto fanno la distinzione e l’orgoglio del nostro simbolo.

natura a cavallo vuole dare la possibilità, a quanti condividono i suoi sentimenti e la sua “filosofia”, di partecipare alle attività del gruppo proponendo nuove iniziative. non si richiede nulla di impossibile, ma solo un fermo impegno nel rispettare quei sani principi che hanno sempre accompagnato in questi anni l’attività di natura a cavallo.


Come orientarsi Sapersi orientare è più importante di quanto sembri a prima vista. Occorre tener presente che il cavallo, specie al trotto o al galoppo, copre molto terreno e quindi un errore di orientamento può portare molto lontano dalla destinazione desiderata. Il cavaliere si può orientare e quindi conoscere la direzione da prendere nei seguenti modi: Osservazione di punti di riferimento noti

I punti di riferimento sono in generale quei particolari del paesaggio che possono rimanere in vista durante una gran parte del percorso. Dallo Steeple chase (letteralmente “caccia al campanile”) sono nate le moderne corse a ostacoli, ma anche oggi un campanile, come anche una torre o la cima di una altura sono ottimi punti di riferimento quando si sappia che sono situati lungo il percorso o se ne conosca la posizione geografica. Allo stesso modo è utile l’osservazione di una linea ad alta tensione, di un fiume, di un’autostrada quando si sappia che per raggiungere la propria destinazione si devono o non si devono attraversare o si devono costeggiare. da “Il Turismo equestre per tutti” Vittorio De Sanctis Gremese Editore

Osservazione del sole

A seconda di dove la propria ombra si proietta nelle diverse ore del giorno è possibile ricostruire dove si trovino i punti cardinali ricordando che alle nostre latitudini, alle ore 6 (ora solare, non legale) la propria ombra è a Ovest, alle ore 9 è a Nord-Ovest, alle ore 12 è a Nord, alle ore 15 è a Nord-Est e alle 18 è a Est. Osservazione delle stelle

Come è noto, la stella polare indica il Nord e si trova nel cielo di notte osservando la costellazione detta Piccolo Carro o Orsa Minore di cui essa è l’ultima stella del timone.

Il cavaliere deve conoscere:  i principi dell’orientamento  i metodi per assumere informazioni valide  i principi della coltivazione dei campi e della silvicoltura

Osservazione della bussola

La bussola è ovviamente lo strumento più adatto per orientarsi. Occorrerà soltanto fare attenzione a tenerla in piano finchè l’ago possa muoversi liberamente e

 le andature di viaggio  le norme di legge per il turismo equestre  morfologia esterna: il piede  i principi del pronto soccorso.

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tenerla lontano da sostanze metalliche e linee elettriche. Per orientare con la bussola una carta topografica è bene disporre la carta in piano, posare la bussola su uno dei margini e far ruotare la carta fino a che la freccia della bussola sia diretta verso il Nord magnetico che è posto a pochi gradi a sinistra del Nord geografico. Osservazione dell’orologio (non digitale)

Diversi sono i metodi con i quali usare un orologio per orientarsi. Il più semplice è quello di disporre verticalmente uno spillo, una pagliuzza o un altro oggetto simile, al centro del quadrante: l’ombra che il sole proietterà sul quadrante dovrà combaciare, ruotando l’orologio, con la lancetta delle ore. Il Nord si troverà sul prolungamento della bisettrice dell’angolo formato dalla lancetta delle ore e dalla linea ideale fra il centro dell’orologio e le ore 12. Osservazione della carta topografica

Anche senza bussola, senza orologio e senza sole o stelle, una carta topografica può darci l’orientamento, tenendo presente che il lato alto della carta è sempre orientato verso il Nord e purchè si conoscano almeno due punti di riferimento. Si disporrà la carta in modo che sia orientata verso entrambi i punti noti sul terreno. Se si conoscono più di due punti di riferimento l’allineamento sulla carta delle direttrici di detti punti darà anche il punto sulla carta dove si trova l’osservatore (punto di stazione).

La coltivazione dei campi e la silvicultura La conoscenza della silvicoltura e della coltivazione dei campi è anch’essa molto importante al fine di sapersi muovere a cavallo. I boschi sono l’ambiente più difficile da attraversare mantenendo costantemente l’orientamento in quanto pochi sono i punti di riferimento e spesso è difficile l’osservazione del cielo. La circostanza, che tutti conoscono, del muschio che si forma sul lato Nord dei tronchi non è sempre un’indicazione sufficiente.

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Nei boschi inoltre non è sempre certo che una strada, anche ben marcata, significhi un attraversamento senza problemi. Il taglio della legna necessita oggi di strade rotabili che però spesso portano a un imposto (luogo di taglio) e non servono ad attraversare il bosco. A volte quindi è preferibile seguire un sentiero meno importante ma che sicuramente segna un itinerario permanente. I pascoli sono in teoria il migliore ambiente per il cavaliere ma occorre ricordare che sono generalmente ben recintati con cancelli chiusi da lucchetti e che gli allevatori non gradiscono che animali sconosciuti transitino nei loro recinti. Quando si abbia il permesso di attraversare un pascolo che ospita armenti ci si deve comportare in modo da non spaventare il bestiame (la stessa cura deve essere posta nel rispettare tutta la fauna, domestica o selvatica, che si incontra a cavallo) ed evitare che gli animali giovani (puledri, vitelli) seguano i cavalli allontanandosi dal branco. Le coltivazioni permanenti quali vigne, frutteti, pioppeti, normalmente non presentano problemi di attraversamento purché si faccia attenzione a non danneggiare le piante, specie se giovani. Le coltivazioni stagionali quali cereali, ortaggi, presentano maggiori difficoltà e in mancanza di capezzagne (strade di accesso lungo il margine dei campi) è opportuno evitare ogni attraversamento. Le strade che si percorrono possono essere pubbliche e private. Sulle strade private è bene evitare il transito senza chiedere preventivo permesso che tuttavia, normalmente, se chiesto con cortesia, viene accordato.

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Le norme di legge per il turismo equestre Lo sportivo è anche e sempre un cittadino e quindi non può dimenticare che ogni sua attività, ivi compreso il suo esercizio sportivo, si svolge nell’ambito delle leggi dello Stato e che queste devono essere conosciute e rispettate. Il turista equestre in particolare deve conoscere le norme che regolano il transito sulle strade aperte al pubblico e le responsabilità civili e penali che possono derivare dai danni che può provocare a terzi lo svolgimento della sua attività sportiva.

Queste responsabilità sono a volte solidali fra proprietario del cavallo e chi lo ha in uso per averlo avuto in prestito o in affitto. Le norme del codice civile e penale attinenti alla nostra materia sono le seguenti: Art. 2052 cod. civ.: Danno cagionato da animali

Il proprietario di un animale - o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso - è responsabile dei danni cagionati dall’animale; sia che sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito. Art. 672 cod. pen.: Omessa custodia e mal governo di animali

...Alcune norme! Art. 79: Requisiti per la condotta degli animali

Chi conduce animali deve essere idoneo per condizioni fisiche e psichiche e avere compiuto anni quattordici per condurre animali da tiro, da soma o da sella ovvero armenti, greggi, o qualsiasi moltitudine di bestie. Art. 104: Mano da tenere

I veicoli debbono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera. I veicoli sprovvisti di motore e gli animali debbono essere tenuti il più vicino possibile al margine destro della carreggiata.

Responsabilità civile e penale Il cavaliere in viaggio, in passeggiata, o in maneggio, sia o meno proprietario del cavallo, ha ovviamente delle responsabilità verso i terzi per i danni che può provocare il cavallo che monta.

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Chiunque lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta, è punito con l’arresto fino a tre mesi, ovvero con l’ammenda da d 25.80 a d 51.65 (c.p.p. 31).

Le andature di viaggio Una volta ben seduti in sella con un assetto comodo ma che non carichi eccessivamente le reni del cavallo, si parte al passo mantenendo questa andatura fino a che il cavallo non abbia scaldato muscoli e articolazioni. Il cavaliere in partenza deve far sentire al cavallo che è sotto controllo ma senza che l’intervento di mani e gambe sia tale da spaventarlo o innervosirlo. Il passo è l’andatura principale del turismo equestre e occorre insegnare al cavallo un’andatura a passo che sia comoda per lui e per il cavaliere e che copra terreno. E’ bene tuttavia, quando lo stato del terreno lo permette, rompere dal passo al trotto o al galoppo, perché i lunghi periodi al passo annoiano e affaticano il cavallo e possono provocargli fiaccature sulla schiena. Il trotto dovrà essere ordinario o di lavoro, sollevato, mai affrettato (trotto da carabiniere), sciolto e sostenuto. Il cavaliere alternerà i diagonali su cui trottare e questa andatura potrà essere conservata a lungo se il terreno lo permette. Il galoppo deve essere cadenzato e calmo. Un galoppo troppo allungato, oltre ad affaticare il cavallo, lo squilibra troppo in avanti e può provocare inarrestabili cariche con conseguenze sempre dannose. Le transizioni da un’andatura all’altra devono essere sempre progressive e mai brusche per evitare affaticamento specie ai garretti e ai tendini. Fra un trotto allungato e un canter (galoppo raccorciato) preferire sempre quest’ultimo che permette una maggiore decontrazione muscolare al cavallo. Le andature rapide devono essere tenute per tempi brevi e su terreni adatti e a queste è bene far seguire tratti al passo a redini lunghe che permettono al cavallo

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la ripresa della respirazione normale con la decontrazione e la discesa dell’incollatura. Durante la tappa, una volta che il cavallo si è inserito nel lavoro, si può tenere una posizione comoda in sella e mani e gambe possono evitare di intervenire continuamente a meno di necessità improvvise. Verso la fine della giornata, quando il cavallo è più stanco, si deve cercare di portare l’inforcatura più avanti e sostenere il cavallo con le gambe per evitare che inciampi, che fabbrichi (cioè che il cavallo batta con i ferri posteriori sui ferri anteriori) e che si intagli (che colpisca un arto con il ferro dell’arto opposto).

se un ferro perde qualche chiodo e si gira è meglio toglierlo del tutto per evitare intagliature pericolose o ferite della suola causate da una barbetta del ferro; smontare frequentemente e condurre il cavallo a mano per sciogliere i propri muscoli e, specie nelle salite e discese ripide, per non affaticare il cavallo; specie d’estate percorrere la mattina i due terzi della tappa e il restante cammino il pomeriggio sostando nelle ore calde del giorno e arrivando alla tappa prima del buio per governare il cavallo e organizzarne il ricovero notturno senza difficoltà. N.B. E’ indispensabile, doverosa e giusta, per il proprio e per gli altri cavalli, la vaccinazione trivalente nonché l’esecuzione del test di Coggins.

Comunque per quanto possibile si deve lasciare l’incollatura libera: questo rende il cavallo equilibrato e calmo e non lo affatica. Il buon cavaliere deve programmare le andature a seconda del terreno che si vede di fronte o che sa di dover attraversare in modo da utilizzare le andature più veloci dove queste sono possibili e non dannose al cavallo. Dopo aver attraversato terreni pesanti o sassosi è bene assicurarsi che la ferratura sia a posto e che nessun corpo estraneo si sia inserito fra ferro e suola. Durante una passeggiata o un viaggio occorre inoltre avere, fra le molte altre, le seguenti precauzioni: evitare che il cavallo prenda la cattiva abitudine di sfilare le redini al cavaliere per brucare l’erba, distraendosi dal lavoro e provocando arresti pericolosi ai cavalieri che seguono; evitare che il cavallo beva acqua troppo fredda, interrompendo spesso la bevuta; abituare il cavallo a non arrestarsi per fiandare, ma permettergli di orinare da fermo e con le redini libere dal peso del cavaliere;

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Le soste In prossimità di una sosta mettere al passo o meglio condurre il cavallo a mano. Ivi giunti, smontare rapidamente per non aggravare inutilmente sulle reni del cavallo, allentare le cinghie e tirare su le staffe. Se la sosta è sufficientemente lunga e comunque quando si deve lasciare il cavallo (libero in un box o in un prato o legato a una staccionata o a un anello) è bene dissellare e sostituire la tastiera con una cavezza. Se il cavallo è sudato non lasciarlo fermo specie se tira vento o se fa freddo. Se il cavallo è sudato sotto la sella fargli un massaggio con uno straccio o con della paglia o lasciarlo con la sella fino a che non si sia asciugato. Non abbandonare i cavalli liberi se non in recinti ben chiusi e senza pericoli e mai con altri cavalli se non si sia sicurissimi del reciproco comportamento. Non lasciare i cavalli, non abituati, in un prato ad “abboffarsi” di erba, specie se bagnata, che può provocare diarree e altri disturbi intestinali. Le soste devono essere effettuate a seconda delle necessità dei cavalli più che di quelle dei cavalieri. Evitare pertanto i luoghi ventosi o troppo assolati o infestati da mosche e tafani. La possibilità di abbeverare è la prima necessità a cui pensare

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quando si organizza una sosta. La seconda è quella di trovar modo di legare i cavalli o lasciarli liberi in modo comodo e sicuro. I cavalieri, durante le soste, una volta asciugati, dissellati e ispezionati i cavalli per controllare che non abbiano ferite e fiaccature, dovranno sempre organizzare fra di loro un turno di guardia evitando assolutamente di lasciare i cavalli senza controllo per lunghi periodi. Solo allora i cavalieri potranno pensare alle proprie necessità.

Il pronto soccorso Cassetta di pronto soccorso In un viaggio organizzato è opportuno che una sacca della sella di uno dei componenti il gruppo di cavalieri sia utilizzata come cassetta di pronto soccorso. Ecco di seguito le attrezzature e i medicinali più utili che non siano stati già completamente utilizzati e che non siano scaduti. Attrezzatura

I principi del pronto soccorso In campagna sia il cavaliere sia il cavallo possono essere soggetti a incidenti più o meno gravi e durante i viaggi possono accadere delle emergenze mediche per la lontananza da luoghi abitati e da strade rotabili possono avere conseguenze dannose se non si conoscono almeno le più semplici regole di pronto soccorso. PRINCIPI GENERALI La priorità assoluta è quella di mantenere l’infortunato in vita fino all’arrivo di un soccorso medico. In casi meno drammatici, adoperarsi affinché se sue condizione non si aggravino. Se il pericolo permane bisognerà evitare che faccia altre vittime. La prima decisione da prendere è quindi quella se prestare delle cure o lasciare l’infortunato e cercare soccorso. Comunque bisogna sempre ricordare i seguenti suggerimenti: 1. non spostare l’infortunato se non è assolutamente necessario; 2. non somministrare all’infortunato cibo e neppure acqua se non nei casi particolari come colpi di calore o di sole e negli avvelenamenti da cibi guasti; 3. in emergenze molto gravi controllare lo stato di coscienza dell’infortunato; 4. se non respira: effettuare la respirazione artificiale; 5. se non ha pulsazioni: effettuare la rianimazione cardiovascolare; 6. se si sospetta la presenza di fratture: mantenere immobile la parte infortunata; 7. se si sospetta la presenza di emorragie: controllare l’eventuale presenza di ferite occulte.

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Bende di altezza varia e di diversa lunghezza Cerotti medicati Cerotto adesivo alto 2 cm Compresse di garza di varie misure Compresse di garze grasse (per ustioni o abrasioni).Cotone idrofilo Cotone in triangoli (da usare come imbragatura, come bende per sospendere un braccio ferito o come fasciature emostatiche) Fasce elastiche Fiammiferi Forbici Laccio emostatico Lametta Lampada elettrica portatile Pinzette Siringhe sterili monouso Spille di sicurezza e laccio emostatico Termometri

Medicinali                 

Analettico (in caso di collassi e svenimenti) Antidiarroico Antinevralgico e antipiretico Antispastico (per coliche renali, epatiche, vescicali e dismenorrea) Antistaminico (per le allergie) Bicarbonato di sodio (come antiacido) Cardiotonico Collirio Cotone emostatico Disinfettante intestinale Disinfettante urinario Disinfettanti e detergenti vari (acqua ossigenata, alcool, ecc.) Polvere antibiotica Pomata antibiotica Pomata per gli ematomi Pomata per le scottature Siero antivipera

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I più comuni incidenti che possono verificarsi durante un viaggio a cavallo sono:  Colpi di calore Sintomi: cute pallida, sudorazione profusa, tachicardia, cefalea, vertigini, profonda astenia fino al collasso. Prime cure: spostare l’infortunato all’ombra in luogo fresco e ventilato, svestirlo, mantenergli i piedi più in alto della testa, fargli bere acqua non ghiacciata e leggermente salata.  Colpo di sole Sintomi: come per il colpo di calore ma con temperatura molto elevata (41 42°C). Prime cure: come per il colpo di calore ma con maggiore attenzione a rinfrescare il corpo per far scendere rapidamente la temperatura e a mantenere fresca la testa (se possibile borsa di ghiaccio altrimenti spugnature con un indumento intrisi d’acqua). Serve sempre il successivo ricovero in ospedale.  Avvelenamenti da ingestione o per contatto Sintomi: vomito, diarrea, dolori addominali, pallore. Prime cure: se sono state ingerite sostanze acide far bere latte, magnesia calcinata, bianco d’uovo senza provocare il vomito. Se sono stati ingeriti farmaci o cibi guasti far bere acqua e provocare il vomito con ogni mezzo. Se si tratta di funghi velenosi si deve procedere sempre al ricovero in ospedale.  Emorragie esterne Sintomi: perdite di sangue. Importante accertare anche l’esistenza di ferite nascoste. Prime cure: lavare la ferita con acqua e sapone e applicare un disinfettante; assicurarsi che il ferito sia in regola con la vaccinazione antitetanica. Per arrestare un’emorragia, si usa la compressione diretta sulla ferita (coperta da un tampone) con o senza bendaggio compressivo, se non dà esito positivo, va praticato il bendaggio emostatico che si effettua, quando la ferita è agli arti, legando un fazzoletto, una fascia, un pezzo di stoffa intorno all’arto leso a monte della ferita e stringendo con un bastoncino. La legatura va tuttavia allentata per qualche minuto ogni mezz’ora. In questi casi e nel caso di ferite infette o che hanno bisogno di punti di sutura si dovrà portare il ferito all’ospedale appena possibile.

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 Morsi di animali Sintomi: ferita da morso; accertare il punto preciso del morso. Se il morso è di un cane accertarsi che sia stato vaccinato contro la rabbia; se di un rettile accertarsi se l’impronta dei denti presenti o meno i segni dei due denti del veleno. Prime cure: pulire la ferita con acqua e sapone, applicare un disinfettante e se necessario controllare l’emorragia. Per i morsi da vipera far distendere il soggetto e incidere rapidamente i due punti dove il veleno è stato iniettato con due “X” di 2-3 cm di lunghezza e 5-6 mm di profondità. Fare uscire il sangue in abbondanza per eliminare anche il veleno. Si può succhiare la ferita solo se non si hanno ulcerazioni in bocca. Applicare poi sulla ferita compresse fredde e portare il ferito in ospedale. Se si ha il siero antivipera (non scaduto) dopo aver stretto un laccio più in alto del morso si inietta metà del farmaco in tante piccole zone intorno al morso e l’altra metà nella natica o alla radice dell’arto colpito.  Punture di insetti Sintomi: gonfiore o segno della puntura; accertare se l’insetto ha lasciato il pungiglione nella pelle. Prime cure: estrarre il pungiglione con una pinzetta. Nel caso l’insetto sia una zecca non cercare di estrarlo ma colpirlo con qualche sostanza grassa; in questo modo l’acaro, la cui testa è rimasta conficcata nella pelle assieme al pungiglione, privo d’aria, allenterà il morso e potrà essere asportato. Per punture d’api applicare una pasta di bicarbonato di sodio e ammoniaca diluita; per punture di vespe frizionare con aceto. Per lenire il dolore e limitare il gonfiore, compresse fredde e pomate al cortisone.  Traumi cranici Sintomi: contusione alla testa con o senza infossamento o sfondamento delle ossa craniche. Perdita di conoscenza o torpore, confusione mentale e senso di vertigine. Prime cure: mantenere il soggetto sdraiato sul dorso, coprire le ferite con un panno pulito senza detergerle, tamponate leggermente se c’è emorragia. Non somministrare né cibi né bevande. Se compare vomito mantenere il capo girato da un lato per evitare che questo venga inalato. Occorre mantenere costante l’apporto di ossigeno e quindi se vi sono difficoltà respiratorie fino a che l’infortunato non giunge all’ospedale occorre praticare la respirazione artificiale.  Traumi vertebrali Sintomi: se vi è sospetto di traumi alla colonna vertebrale non rialzare il cavaliere caduto ma accertarsi che possa muovere gli arti inferiori.

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Prime cure: non spostare l’infortunato a meno di pericolo di vita. Comunque non flettere il suo collo e il suo tronco. Mantenere il corpo immobile con coperte arrotolate o tavole lungo i fianchi immobilizzando anche la testa con un supporto morbido (indumento piegato) sotto il collo. Il movimento può provocare danni irreparabili fino alla paralisi.  Traumi del torace Sintomi: accertare se si tratta di semplice contusione o di schiacciamento con fratture costale o di ferite penetranti con pneumotorace (penetrazione di aria nel cavo pleurico). Prime cure: fasciare le contusioni e gli schiacciamenti con particolare cautela se vi sono fratture per evitare perforazioni di pleure e polmoni con frammenti costali. In caso di pneumotorace coprire la ferita con garze e cerotti per evitare ulteriore penetrazione di aria e praticare la respirazione artificiale.  Distorsioni, strappi, lussazioni e fratture Sintomi: la sintomatologia di questi incidenti è pressoché identica: dolore locale gonfiore ed ematoma intorno all’area traumatizzata e nel caso di fratture esposte una ferita dove l’osso è uscito. Prime cure: non tentare di ridurre le lussazioni o le fratture ma immobilizzare il segmento corporeo interessato e procurare un trasporto senza scosse. Le fratture alla spalla e al braccio si immobilizzano vicino al torace e si legano al collo. Nelle fratture al gomito e al ginocchio l’articolazione non va spostata dalla posizione in cui si trova. Nelle fratture alle gambe, legare tutta la gamba fra due tavole. Per le fratture al bacino inserire fra le gambe una spessa imbottitura, circondare il bacino con un’ampia fasciatura e trasportare il ferito su di un’asse piatta. Se vi sono ferite per fratture esposte pulire e disinfettare prima di immobilizzare l’arto.

Morfologia esterna: il Piede “No foot no horse” dicono gli inglesi. Non c’è proverbio più vero. Il cavallo zoppo non potrà essere impiegato in nessun modo e il novanta per cento delle zoppie è dovuta a difetti del piede o della ferratura. I piedi del cavallo pertanto devono essere l’oggetto di costanti cure e attenzioni. Il cavaliere dovrà controllarli molto spesso e sempre al rientro in scuderia, lavandoli con una spugna, accertandosi con un nettapiedi che non vi siano corpi estranei (sassi, vetri, eccetera), verificando che i ferri non siano spostati, che i chiodi siano

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tutti al loro posto e infine ingrassandone periodicamente la parete e la forchetta con un grasso speciale. Per conservare lo zoccolo, per facilitare il lavoro su terreni ghiaiosi e duri e a volte anche per modificare appiombi difettosi, si usa ferrare il cavallo. La ferratura deve essere rinnovata ogni trenta-quaranta giorni,pareggiando l’eccedenza di orlo plantare e di suola, ma lasciando sempre che la forchetta tocchi il suolo. Recentemente sono stati introdotti – con risultati non definitivi – ferri di materiale plastico, ferri non inchiodati ma incollati ai piedi con speciali mastici e ipposandali di gomma in sostituzione della ferratura tradizionale.

L’equipaggiamento Viaggiare a cavallo comporta il dover affrontare svariati problemi da soli e lontani dalle comodità e dai servizi che offre la moderna civiltà. Occorre quindi essere preparati ed equipaggiarsi prima di partire con materiale già collaudato. Queste sono alcune semplici regole:  a meno che non si viaggi accompagnati da un cavallo someggiato, ogni gruppo deve distribuire nelle sacche delle selle oltre agli equipaggiamenti individuali, una parte dell’equipaggiamento individuale, una parte dell’equipaggiamento di gruppo (materiale di pronto soccorso e di mascalcia, carte topografiche, bussola, binocolo).  La sella può essere equipaggiata con due bisacce fissate con campanella ai lati del seggio e con altre due sacche fissate davanti all’arcione. Con le stesse campanelle possono legarsi bagagli leggeri (quali impermeabile e pullover) di traverso all’arcione e dietro al seggio.

Per la sella affardellata fare attenzione a equilibrare il carico e cioè a disporre pesi uguali a sinistra e a destra e ad ottenere un equilibrio longitudinale tra sac-

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che poste davanti alla sella e bisacce, abiti o coperte poste dietro. Ogni squilibrio può essere grave per il cavallo: il sovraccarico posteriore stanca le reni. Un eccesso di peso davanti può provocare fiaccature al garrese. Quando la sella è equipaggiata di bisacce, queste ultime non devono strofinare sul fianco dal cavallo provocando il pericolo di fiaccature. Mettere sotto la sella una coperta ripiegata in quattro; il bordo ripiegato deve essere disposto verso la spalla del cavallo (la schiena del cavallo deve essere oggetto di tutta l’attenzione e di tutte le cure del cavaliere!). 

 Devono essere trasportate sui cavalli montati o sui cavalli someggiati: bussola, carte, borsa di pronto soccorso (per uomini e cavalli), strumenti di mascalcia, spugna, coltello, spago, matassina di filo di ferro, lampada elettrica, impermeabile, eventuale pullover o costume da bagno secondo le stagioni. Possono essere trasportati su automobili al seguito; attrezzi da governo, bardature di ricambio, bagagli individuali, razioni giornaliere, e così via. Quando i bagagli sono trasportati su cavalli, cercare particolarmente l’alleggerimento e il minimo ingombro e limitare allo stretto necessario gli oggetti personali.

Equipaggiamento individuale: impermeabile da cavallo o mantella impermeabile, pullover o costume da bagno a seconda delle stagioni, biancheria di ricambio, fazzoletti, materiale da toletta, coltello a più lame, carta e matita, borraccia. 

Bardatura di ricambio: cavezza, paio di redini, cinghia sottopancia, staffili. Non dimenticare il sapone da sella e una spugna per la manutenzione dei cuoi e possibilmente un piccolo corredo per le riparazioni sommarie lungo la strada (spago e ago da sellaio).  Strumenti da governo: striglia, brusca, spugna, curasnetta, secchio di tela. La curasnetta deve sempre essere portata con sé per il caso che un sasso vada ad incastrarsi tra il ferro e la forchetta lungo la strada. 

Attrezzi da mascalcia: gli strumenti indispensabili per sostituire un chiodo o levare un ferro (ed eventualmente per sostituirlo) cioè: martello, tenaglie, raspa, coltello da unghie. Disporre di una serie di ferri di ricambio perché in molte regioni ci sono ancora dei vecchi maniscalchi ma non hanno più ferri per i cavalli da

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sella. Strettamente indispensabili i chiodi. E’ consigliato disporre di un paio di ipposandali.

Il galateo del cavaliere L’abbigliamento Per viaggiare a cavallo non vi è una tenuta tradizionale o regolamentare. Quindi può essere usato ogni tipo di abbigliamento che sia adatto allo scopo, in ordine e non pericoloso. Meglio tuttavia orientarsi sulla tenuta classica. Per l’inverno: copricapo (cappello floscio, caschetto) giacca in tweed, camicia e gravatta o maglione a collo alto, calzoni da cavallo e stivali comodi e robusti marroni o neri (anche di gomma), guanti, speroni, frustino o bacchetta di legno. Per l’estate: copricapo leggero, camicia sahariana, e per il resto come già indicato per la tenuta invernale. In viaggio può essere anche adoperata la cosiddetta tenuta western, ma occorre evitare ogni mascherata! Per la sicurezza è comunque consigliabile in tutte le stagioni un cappello duro (casco o simili). Il comportamento a) Seguire scrupolosamente le regole della circolazione stradale (consultare il paragrafo sulle norme di legge per il turismo equestre). b) La scelta delle andature e dei terreni è ciò che distingue il vero viaggiatore dal neofita. Nei percorsi misti, quando il terreno lo permette, è bene utilizzare andature più veloci: non si sa mai cosa riserva la giornata. Smontare e condurre il cavallo a mano nelle salite e discese ripide e sui terreni pericolosi. Nel seguire una strada o un sentiero scegliere i bordi dove in genere il terreno è più soffice. c) Salutare cordialmente tutte le persone che si incontrano: si potrebbe avere bisogno del loro aiuto. Chiedere cortesemente il permesso di passare anche quando non ce ne sarebbe bisogno. In occasione di un secondo passaggio si potrebbero trovare chiuse anche strade che si credevano pubbliche. Non prendere mai frutti pendenti senza il permesso del proprietario.

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d) Se si è in compagnia preoccuparsi del proprio compagno come di se stessi. Se gli succede qualche incidente bloccherebbe anche il vostro viaggio. Controllare quindi periodicamente la ferratura del cavallo vicino e chiedere al compagno che faccia altrettanto. Non partire mai prima che tutto il gruppo sia a cavallo. Diminuire l’andatura se qualche componente del gruppo si trova in difficoltà con il proprio cavallo. e) Non lasciare mai il proprio cavallo libero. Anche il cavallo che segue sempre il padrone come un cane, può...scegliere la libertà in determinate circostanze. Un cavallo sciolto è pericoloso per sé e per gli altri. f) Chiudere con attenzione tutti i cancelli e le recinzioni in cui si è entrati. Se per caso qualche animale sfugge dalla recinzione, non ripartire prima di aver rimediato o avvertito il proprietario della mandria. Mettersi al passo quando si incontrano animali domestici o selvatici evitando di spaventarli. g) Se si è costretti ad attraversare un campo coltivato farlo lungo le capezzagne in fila indiana. Per certe culture, come l’erba medica, è a volte meglio attraversarle in ordine sparso perché le piante calpestate dal solo cavallo si riprenderanno facilmente mentre un gruppo di cavalli che attraversano un sol punto crea un danno permanente. h) Di fronte all’alternativa fra un passaggio facile e uno difficile o interno a una proprietà privata, scegliere il primo anche se comporta un allungamento del per-

corso. Un incidente o la discussione con il proprietario ritarderebbero molto di più l’andatura. i) All’arrivo pensare sempre prima al cavallo e poi alle proprie necessità. Dissellare, governare e sistemare il cavallo in scuderia in modo soddisfacente è assolutamente essenziale e sono operazioni che con il buio della sera si fanno sempre con difficoltà.

I punti sosta Nella natura a scoprire gli intensi sapori di questa terra. L’offerta dei punti di sosta e ristoro del Trekking si fa importante sia quando questi sono presenti nei circuiti che “accarezzano” i centri urbani che in quelli immersi nei boschi oppure nelle valli verdissime e profumate dove il silenzio è compagno ideale e fedele. E’ buona offerta per il cavaliere e per il cavallo. Per il destriero che, in molte strutture, potrà trovare tutto quello di cui ha bisogno.

Importante Si raccomanda a coloro che intendano intraprendere il Trekking a Cavallo di prenotare per tempo, indicando il percorso che intendono effettuare, le date relative ed il numero dei cavalieri. La prenotazione si rende necessaria al fine di garantire la fruizione dei servizi di assistenza predisposti, il ricovero dei cavalli ed il pernottamento nei vari punti sosta che dispongono di un numero limitato di posti.

Da ricordare Tutti i percorsi Trekking sono così tabellati:

FONDO GIALLO PROSEGUIRE DIRITTO FONDO ROSSO

SVOLTARE A DESTRA

FONDO BIANCO SVOLTARE A SINISTRA

Info Natura a Cavallo via Pialdier 86 - 32028 Trichiana (BL) - www.naturaacavallo.it

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