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VIVERE DI RICORDI Favola moderna di una donna Che vive nel passato

di TIZIANA MELE


IO Credo che, scoprire che la persona che ami di più, o almeno, in cui credi di riversare il tuo amore, ti tradisca sia la cosa peggiore che ti possa capitare…come fidarsi ancora? Come riuscire ad aprire ancora il proprio cuore? La mia storia inizia un giorno che, lo ricordo ancora, sembrava a tratti pieno di sole e a tratti triste, pieno di nuvole. I tipici giorni in cui non riesci a capire come devi vestirti, i tipici giorni in cui il tuo umore sbalza da momenti di piena felicità, a pianti interminabili. Ero di ritorno, dopo una settimana passata a casa dei mie genitori, dopo un paio di mesi d’assenza. Una settimana di vacanza dopo tanto studio, se non l’aveste ancora capito all’epoca ero una studentessa, mi ritenevo molto felice e credevo di non poter desiderare altro… Vivevo in una delle città più belle del mondo, Roma, la capitale, in cui studiavo psicologia, avevo una famiglia lontana che mi supportava e una vicina, fatta di amici che mi sopportava. Avevo conosciuto l’amore dopo anni di delusione, l’avevo incontrato per caso, in biblioteca, e dal momento in cui con un filo di voce ci siamo presentati, ho capito che era lui. Avevo incontrato l’uomo che avevo sempre desiderato incontrare. Due settimane dopo il primo incontro lui mi ha chiesto di comprare uno spazzolino per le notti passate a casa sua, quella stessa sera siamo stati insieme per la prima volta. Vi starete chiedendo come mai il discorso è impostato interamente al passato…semplice: perché è stato e non c’è più. Ora sono una psicologa, sposata, madre, ma estremamente infelice. Da anni mi chiedo “e se non l’avessi lasciato?” Lui era meravigliosamente bello, almeno lo era per me. Non troppo alto, abbastanza magro, con due occhi verdi, di un verde luminoso, pieno di luce; aveva un sorriso grande e sincero, il più bello che abbia mai incontrato per la mia strada; le sue mani erano grandi e dolci, era l’unico uomo in grado di capire quando avevo bisogno delle sue carezze e quando invece volevo che scomparisse. L’amavo…l’amavo di un amore profondo, fatto di pochissime parole, per la maggior parte sussurrate, così da vivercele solo in due, solo noi… Noi eravamo il nostro mondo, avevamo tantissimi amici, ma noi vivevamo solo per noi. Poi un giorno ho aperto una porta. Lui era a letto, nel nostro letto, con la mia coinquilina. In quel momento sul nostro mondo è caduto un enorme asteroide e ognuno ha preso la propria strada. Nessuno dei due a mai voluto spiegare, forse perché non c’era nulla da spiegare, dopo tanto amore ci eravamo fatti del male...troppo male. Non vedo Michele da sei anni, ma ogni volta che una nuvola arriva ad oscurare le giornate di sole lo ricordo. Come ho già detto sono sposata, da due anni…Lui è un uomo speciale, un bravo papà, un uomo attento alle mie esigenze, ma non è Michele. In realtà questa è una frase davvero stupida, nessuno potrà mai essere qualcun altro, ma quando l’ho incontrato ci ho sperato. Lui è più grande di me di due anni e l’ho conosciuto durante un congresso sulla psicologia dell’oppresso. Era il giovane, preparato e, soprattutto, affascinante relatore. Ci hanno presentato amici in comune e poi, visto che, da cosa nasce cosa, ci siamo frequentati per alcuni mesi e dopo un anno di fidanzamento ci siamo sposati. Dieci mesi dopo sono diventata mamma della mia piccola Anna, la creatura più dolce che abbia mai conosciuto. Anna ha compiuto un anno da poco, cammina e inizia a comunicare


con il mondo, anche se in realtà lo fa da sempre, con i suoi occhi grandi e celesti come il mare, quello pulito delle isole incontaminate… L’ho capito subito: Anna sarebbe stata la mia salvezza, la mia volontà di lasciare il passato alle spalle, e finalmente, guardare al futuro. L’ho capito quando ho scoperto di essere incinta. Dopo anni di vuoto interiore ho sentito un’emozione indescrivibile, ed ho pianto… non più di sofferenza ma di gioia. Anna è come un fiore nato sotto un manto di neve, una lastra di ghiaccio: la lastra del mio cuore. Anna è il mio sole, e ora vivo più per loro che per me. Infatti loro. Da pochi giorni ho scoperto di essere ancora in attesa, una nuova emozione, una nuova vita, un nuovo motivo per vivere. Che stupida non mi sono presentata. Sono Giada e ormai ho 27 anni. Non c’è molto da dire sul mio conto tranne che sono la regina delle emotive e mi capita di piangere per tutto: un film, un ricordo, una litigata. Piango sempre e per qualsiasi cosa, ma lo faccio sempre di nascosto. Tutti vedono in me la simpatica e forte Giada, in realtà l’esperienze non mi hanno rafforzato, ma mi hanno reso ancora più fragile. Ho il terrore degli addii, degli abbandoni. Ho sempre paura di perdere le persone a cui sono legata e ho iniziato a far finta di non vedere le cose che in realtà mi infastidiscono. Preferisco chiudere gli occhi piuttosto che soffrire. Ho sempre creduto che da quel giorno, di circa sei anni fa ho iniziato a non vivere, porto in giro una maschera come fosse un cane, e nessuno mai si è reso conto della mia sofferenza, forse perché nessuno ha mai conosciuto la mia anima. A soffrire è solo lei, lei che ha perso la sua metà, lei che, di Michele si nutriva. Non so neanche se la mia anima è ancora viva o è già morta. Io non l’ho più curata, ascoltata, accudita, l’ho abbandonata…in quel momento non credevo fossi in grado di provvedere a qualcun altro che non fossi io. Credo che da quel brutto lunedì la mia vita sia cambiata. Totalmente. Da quel momento vivere non era più quel bellissimo dono che avevo ricevuto dall’Alto, ma era un mestiere difficile, troppo difficile.


ANNA Ricordo che quel lunedì iniziai a correre per Roma, anche se in realtà non sapevo dove andare. Piangevo, correvo, e non avevo voglia di parlare con nessuno. Ad un certo punto mi ritrovai sotto casa di Anna, la mia più grande amica, suonai il campanello e lei sapeva… non mi chiese nulla, mi preparò un thè e mi tenne stretta tra le sue braccia per ore. Io in quelle ore piansi, fino ad addormentarmi sul suo divano. La mattina dopo mi obbligò a svegliarmi, prepararmi ed uscire con lei. Anna è stata la mia terapia, senza di lei non sarei più riuscita a vivere. Per questo appena ho saputo di essere incinta, appena ho sentito che finalmente avevo una ragione per vivere, ho deciso di dare alla mia bimba il nome del mio angelo. Si perché Anna è andata via, proprio come un angelo, mi ha salvata e poi è tornata a casa. Una sera, mentre ero a cena con Luca, il mio attuale marito, mi è arrivata una chiamata. Era lei. In realtà non mi ha detto nulla, mi ha fatto ridere un po’, ipotizzando al dopo serata e al fatto che molto probabilmente non sarei tornata, mi ha detto che mi voleva bene ed ha chiuso. Due ore dopo Francesca, una nostra amica, mi ha chiamata e mi ha detto che mentre andava a gettare la spazzatura un folle l’aveva investita. Assurdo perdere la vita per gettare la spazzatura. Ma questo era da lei. Viveva i momenti come fossero unici, quindi ogni momento era giusto per guardare il mondo, anche andando a gettare la spazzatura. Ma come sempre capita, non pensiamo che le persone a cui siamo legati possano andare via, e quando succede non ci crediamo, non crediamo che proprio lei, che proprio lui… Era inconcepibile per me. Lei che era l’unica che aveva capito la meraviglia della vita, la bellezza del sole e allo stesso modo, delle giornate di pioggia; lei che delle parole non aveva mai paura, ma che sapeva quando parlare e quando restare in silenzio; lei che si innamorava della genuinità e che leggeva negli sguardi delle persone le loro personalità,lei che aveva vissuto la sofferenza,quella vera, senza dire una parola, continuando ad amare… Perché lei? In quel momento ho capito “quella strana chiamata”, quell’addio. In quel momento ho capito che volevo essere migliore solo per lei, solo per ricordarla nelle cose che facevo, e visto che Anna è stata la cosa migliore che ho fatto finora, darle il nome più bello era doveroso per lei e per me. Dopo la morte di Anna sono rinata, e in quei momenti così difficili l’unico a starmi vicino è stato Luca. E anche in quel momento ho capito. Se non fosse stata per la morte di Anna, avrei lasciato Luca, ma proprio quella sofferenza ci ha avvicinati e ho capito che la mia vita poteva andare avanti. Poche settimane dopo Luca mi ha chiesto se avevo voglia di iniziare a pensare al matrimonio. Avevo paura e sapevo di non essere completamente innamorata, ma sapevo anche, che lui mi era stato consegnato dal destino e che in quel momento era la cosa migliore per me, per la mia vita. Ora ho praticamente tutto ma penso da un po’ di voler cercare Michele. Forse è solo curiosità ma ho voglia di farlo, ho voglia di sapere se lui è felice. Ho voglia di sapere cosa ha fatto in questi anni, se è sposato, se ha figli e soprattutto, se mi ha dimenticata. Se ha dimenticato il nostro meraviglioso mondo, la nostra vita che era tutto e che, poi, è diventata nulla. Non so, però, se è giusto, se questa è la cosa migliore da fare. Luca non lo merita, e forse sneanche io. Forse non merito di soffrire così tanto, e soprattutto non ne ho più la forza.


LA RICERCA Ho iniziato a cercarlo non sapendo cosa o chi realmente cercare. Navigavo in internet, mondo molto ostile nei miei confronti, e non sapevo cosa fare realmente. Potevo cercarlo inserendo soltanto il suo nome ma, ormai di questo ne sono certa, non avevo il coraggio di farlo. In quel momento il mio cellulare squilla, in realtà aspettavo una chiamata, quindi la cosa non mi ha sorpresa molto. Ho guardato il numero, non lo conoscevo ma ho comunque risposto. Era una voce di donna, mi ricordava qualcuno ma molto lontano… Infatti con una voce molto dolce mi ha detto: “Ciao Giada, non so se ti ricordi, sono Luisa. E’ da tanto che non ci sentiamo, ho chiesto il tuo numero alla prof.ssa Cardini, spero non ti dispiaccia” Non capivo se fosse un sogno. Come? Erano almeno due anni e mezzo che non sentivo Luisa. Perché proprio in quel momento? Era l’unica del gruppo “Michele” che avevo continuato a sentire e vedere. Ed era l’unica che di tanto in tanto, mi raccontava della vita di Michele, ma ormai da alcuni anni ci eravamo persi di vista; io avevo cambiato città e si sa i rapporti in equilibrio precario, a distanza si spezzano. Era una cosa troppo strana. “Ciao Luisa, mi fa piacere sentirti. Cosa mi racconti?” Sono state le uniche parole che sono riuscita a pronunciare. Dopo di che lei mi ha detto che stava preparando le ultime cose per il suo matrimonio, con il fidanzato storico, e io le ho parlato della mia Anna e del secondo bimbo. Poi, dopo quasi un’ora di conversazione ho trovato il coraggio per chiederglielo. “Sai sono curiosa di sapere come sta Michele? Hai notizie?” Che domanda…sono curiosa…volevo praticamente scomparire. “In realtà ci siamo persi un po’ di vista, anche se so che vive ancora a Roma, naturalmente non si è sposato, e credo non lo farà mai! Sta lavorando per un’agenzia pubblicitaria molto importante la…la Graphik credo” “Scusa Luisa devo andare, allora ci risentiamo, comunque credo di capitare a Roma tra pochi giorni. Ti avviso io! Ciao.” Non mi aveva dimenticato, in quel momento ne ho avuta la certezza. Io ormai vivevo a Milano, ma mi capitava spesso di andare a Roma per lavoro, e avevo sentito parlare di questa agenzia. Non potevo però presentarmi da loro così, senza un motivo. Quella sera mio marito mi ha detto che l’avevano incaricato di curare la pubblicità della sua associazione. Non poteva essere vero. Come curare la pubblicità? Aveva bisogno di un’agenzia? “Luca ho sentito parlare di un’agenzia a Roma. È una delle migliori in Italia. Visto che ci vado la prossima settimana posso procurarmi un appuntamento e magari posso iniziare ad aiutarti” “Si grazie amore, mi servirebbe un tuo aiuto” Mi sono davvero sentita un verme. Ma quale aiuto, lo stavo prendendo in giro e non avevo voglia di farlo. Non avevo voglia di farlo stare male, e sapevo che scoprendo quello che avevo deciso di fare, lui, avrebbe sofferto troppo. La mattina dopo ho chiamato in agenzia, ho illustrato il progetto e ho fissato un appuntamento: Lunedì alle 11.00.


L’INCONTRO Ancora un lunedì, ma questo ci avrebbe fatto incontrare, non più dividere. Dal momento in cui ho chiuso la chiamata con la segretaria il mio unico pensiero è stato quel lunedì, come sarebbe stato rivederlo. Ero praticamente entrata in una sorta d’agonia, dove la mia unica via d’uscita sarebbe stato rivederlo, solo un attimo, ma rivederlo. Quel lunedì, dopo giornate interminabili, è arrivato. Mi sono presentata all’appuntamento un quarto d’ora in anticipo, non riuscivo più a controllarmi. Un’assistente mi ha offerto un caffè, l’ho accettato perché io adoro il caffè. Mi sono un po’ rilassata, dopo qualche minuto sono uscita fuori per strada per rispondere ad una chiamata, quando sono rientrata la stessa assistente mi ha accompagnata ad un ufficio. Mi sono bloccata davanti alla porta chiusa, c’era una targhetta : M. Perseo. Era lui. Non ci potevo credere, avevo una di quelle sensazioni assurde, da prima elementare! È stato un attimo ma è durato un’eternità. Ho notato che la ragazza davanti a me era vestita in modo davvero elegante, e aveva uno smalto di un rosso acceso. Ho notato che le sue mani erano curate, ma che l’unghia dell’indice della mano destra si era spezzata. Ho notato il suo imbarazzo mentre apriva quella porta, e quindi, mentre non poteva più nascondere quel piccolo, ma enorme difetto. In quel momento lei ha aperto la porta, lui ha alzato lo sguardo e i miei occhi hanno incrociato i suoi. Nessuno dei due sapeva cosa dire. “Giada?” “Ciao” “Cavolo, sei sempre la stessa…Ma da quant’è che non ci vedevamo?” “Credo…credo sette anni, circa!” “E’ troppo strano, in questi giorni pensavo a te…” “Anche a me è capitato più volte di pensarti” “Ma sei in attesa, cavolo sei bellissima. Ti ricordavo meravigliosamente bella, ma non così” “Grazie. Sinceramente non so cosa dire” “Ti va un caffè?” “Veramente, l’ho già preso e non posso esagerare. Ma non preoccuparti non ho ancora perso il vizio di bere tanto, tantissimo caffè” “Anch’io. A causa tua ho iniziato ad amare il caffè, e gli amori profondi in realtà non finiscono mai…” Il mio sorriso di circostanza era imbarazzato e poco accomodante. “Quindi sei in attesa, che bello, io invece…Dopo te non ho avuto più nulla di buono dalla vita.” Il sorriso pian piano scompariva… “So che sono passati tanti anni ma il mio rimpianto più grande è quello di non averti cercato, e non averti chiesto di perdonarmi, so che molto probabilmente mi avresti dato un calcio nel culo, ma avrei dovuto farlo. Avrei dovuto provarci.” “E’ vero sono passati tantissimi anni e forse è meglio ricordare le cose belle della nostra storia . Io sono diventata una donna con te.” “Forse hai ragione tu.... Quindi conoscendoti ti sei sposata?”


“In realtà sono sposata da circa due anni e questo sarà il mio secondo bambino, infatti ho una bambina, Anna, di un anno.” “Anna…sei la solita. Ho saputo dell’incidente che ha avuto. Mi è dispiaciuto tanto. Ma com’è tua figlia?” “Meravigliosamente bella e intelligente, ma sono la sua mamma, quindi il mio giudizio è assolutamente parziale.” Ho tirato fuori dalla borsa una sua foto. “E’ carina no?” “Cavolo è bellissima” “E tu cosa mi racconti?” “Io? In realtà non sono più in grado di avere rapporti sentimentali. E poi il matrimonio senza la mia anima gemella non reggerebbe. Come potrei sposare un’altra donna sapendo che non è la mia metà? Il destino ci aveva fatto incontrare ma io sono stato troppo stupido”. Non ho avuto il coraggio di fare o dire altro. Gli ho preso la mano e l’ho stretta alla mia, “Sai, anche io non ti ho dimenticato, ma la vita va avanti. Dopo quel giorno pensavo che la mia vita era arrivata al termine, avevo deciso di morire. Ma poi ho incontrato delle persone, ho vissuto delle cose, che mi hanno fatto capire che potevo ricominciare. Dovevo ricominciare.” Non potevo essere io quella che pronunciava quelle parole. Qualcuno si era impossessato del mio corpo. Avevo finalmente capito, Michele non era l’uomo con cui avrei dovuto condividere la mia vita. Avevo voglia di tornare a casa, nella mia casa. Avevo voglia di abbracciare, finalmente, mio marito. Avevo voglia d’iniziare ad amarlo, iniziare ad amare la vita. In quel momento ho capito tutte le volte in cui Anna mi parlava della meraviglia degli incontri, si è vero ti fanno male, ma che senso avrebbe una vita con sole gioie.


LA NUOVA VITA Lui mi aveva detto tutto quello che volevo sentirmi dire, ma mentre lo faceva pensavo alla mia famiglia, a Luca, ad Anna e al mio bambino. Ho salutato Michele sapendo di non volerlo più incontrare. Mi ha chiesto quanto mi sarei dovuta trattenere. “Questo pomeriggio ho un incontro di lavoro, dopo di che torno a Milano. Buona fortuna Michele!” Non ho detto nient’altro, sono uscita da quell’ ufficio, con la ferma volontà di voler andare via, di voler iniziare la mia nuova vita, senza voltarmi a guardare il passato. Quando sono ritornata da mio marito abbiamo fatto l’amore…si, finalmente l’amore. Ho iniziato ad innamorarmi di lui. Non vi so spiegare il perché, i miei dubbi. Ho raccontato a Luca quello che avevo fatto, gli ho raccontato delle mie sofferenze, delle mie giornate immersa tra le lacrime. Non mi ha detto nulla, mi ha tenuta stretta tra le sue braccia e mi ha detto di essere innamorato di me. In quel momento ho capito. La mia vera anima gemella era lui, nessun altro. Lui aveva avuto il coraggio di accettarmi per come ero, e non per la maschera che mi accompagnava. Nei giorni di pianto era lui a starmi vicino, e nei momenti di felicità lo sentivo presente. Ho iniziato a vivere a 27 anni, dopo anni di depressione, di tristezza e di amarezza. Ma quegli anni mi hanno resa diversa, forse più forte. Ho iniziato a piangere sempre meno. Mi emoziono per qualunque cosa faccia Anna, e ogni volta che faccio un’ecografia il mio cuore si riempie di vita. È un maschietto, lo so da pochi giorni, anche se l’istinto di mamma lo aveva intuito dal primo momento. Ho pensato ad un unico nome: Michele. Non so perché ma Luca mi ha appoggiato. Ora sono innamoratissima, e lui lo sente. Sente che finalmente siamo un solo pianeta dove piccoli esseri stanno costruendo la loro identità. Ora sono felice, e ricordare Michele in questo modo non può che farmi bene. Ora sono pronta a guardare in faccia la realtà. Ora ho il coraggio di andare a gettare la spazzatura e di guardare il mondo in ogni momento. Ora finalmente ho capito il valore della mia vita, e ho capito quanto importante è ogni singolo, minimo, momento vissuto. Ora finalmente capisco la voglia, la gioia di Anna nei giorni di sole come nei giorni di pioggia. Ora vivo, respiro, tocco, ascolto, gusto, rido, guido, mi incazzo…e lo faccio davvero, senza paure, senza filtri, con la consapevolezza di voler vivere l’emozione nell’istante in cui arriva. Ora sono viva, grazie alle mie Anna, grazie ai miei Michele e soprattutto grazie a Luca.

Vivere di ricordi  

Racconto breve

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