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PALERMO 2018 CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 14 12 2018 28 02 2019 PALAZZO AJUTAMICRISTO GIUSEPPE PATANÈ


PATROCINIO

PALERMO 2018 CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 14 12 2018 28 02 2019 PALAZZO AJUTAMICRISTO GIUSEPPE PATANÈ


Perché il toro Maria Antonietta Spadaro

Why the bull? Maria Antonietta Spadaro

Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà. Paul Valéry

Sin da epoche remote, nei paesi dell’area del Mediterraneo, il toro è stato al centro di varie espressioni e simbologie. In Egitto il toro celeste, adorato a Menfi come dio Api, personificava la forza divina che si rinnova continuamente nella natura. Nella mitologia greca lo stesso Zeus assunse le sembianze di un toro per rapire la principessa fenicia, Europa, portandola a Creta attraverso il mare. Così proprio a Creta, nella civiltà minoica, il toro divenne tema centrale: nel palazzo di Cnosso (sec. XV a. C.) un meraviglioso aff resco ci mostra la venerazione del toro attraverso un salto acrobatico, probabilmente rituale, di un uomo sul toro: un gioco pacifico, sebbene è probabile che in seguito il toro sia stato sacrificato. Più tarda è la cruenta corrida spagnola, dalle incerte origini storiche, dove sembra prendere vita l’ancestrale lotta tra l’uomo e l’animale: oggi gli animalisti e non solo ritengono insostenibile tale barbarie! 1 Il toro approda nei bestiari medievali cristiani dopo essersi liberato dai condizionamenti delle antiche mitologie; talvolta fu un essere fantastico, il toro alato. Animale sacrificale per eccellenza, fu simbolicamente identificato con Cristo, offertosi in sacrificio sulla croce per gli uomini. Divenne anche attributo iconografico dell’evangelista Luca. Più di recente, da Goya a Picasso, la tauromachia ha attraversato la storia dell’arte regalandoci capolavori grafici e pittorici straordinari: il tema ha quindi ispirato l’artista catanese Giuseppe Patanè, il quale lo ha elaborato in modo personalissimo con forza non disgiunta da eleganza. Egli, senza trascurare la sua principale attività di fashion designer (ecco emergere l’eleganza di cui si diceva) è passato alla pittura inserendosi di recente e con disinvoltura nell’ambiente dell’arte figurativa: dipingere comunque è stata sempre un’esperienza essenziale nel suo universo creativo. Oggi assistiamo alla scelta di campo di animali da parte di alcuni artisti: forse rimpiangiamo la capacità dei nostri cugini del mondo animale di vivere in modo autentico fuori dai sempre più distorti e contorti condizionamenti delle società umane? Lontano dalle shockanti provocazioni del britannico Damien Hirst - contestato per l’uso degli animali presentati in formaldeide -, l’artista andaluso Santiago Ydáñez ha presentato di recente a Palermo suoi dipinti nella mostra Santo Animal, nella quale aff ronta temi assoluti come la vita e la morte, anche attraverso il conf ronto umano/animale: uccelli, cani, cavalli, sono infatti messi in rapporto con figure umane. Che Patanè dipinga direttamente con le mani aff rontando così il supporto pittorico senza intermediari, un corpo a corpo con la pittura, fa riflettere sul particolare tipo di gestualità che non porta ad una stesura di getto, come avviene nell’informale, bensì ad un linguaggio figurativo controllato e fortemente coinvolgente, un modo di afferrare interamente l’ogge-

tto raffigurato: “le mani sono le prime e le ultime antenne della ragione”. Patanè usa per dipingere supporti diversi: non troviamo solo tele ma anche tessuti in jacquard o pelli di toro, ottenendo con squarci ed effetti cromatici, risultati di notevole effetto. Anche i colori usati non sono solo consueti colori ad olio o acrilici, bensì possiamo trovare calce, catrame o altro ancora. Nel dipingere egli non rinunzia alla necessità della narrazione, infatti i quadri della sua Tauromachia costituiscono frammenti di un sistema di storie, persino quando sfiora l’astrattismo: il toro nelle diverse fasi della corrida, anche quando viene annientata la sua proverbiale forza, il torero, la folla che assiste, come dimostrano anche i titoli delle opere. Nei volti troviamo tangenze proprio con i volti dipinti da Santiago Ydáñez, per quel prepotente e immanente risalto drammatico. Anche nelle opere tridimensionali di Giuseppe Patanè è sempre imprescindibile il toro, drammaticamente evocato. Legni invecchiati dal tempo, resi rugosi dalle intemperie, reggono corna taurine impreziosite dal colore verde brillante che allude ai veleni usati oggi in agricoltura. Patanè si inserisce in quella tradizione del moderno che evita di tradire la poesia insita nel linguaggio figurale, quello che si nutre della necessaria finzione dell’immaginazione, del ramificarsi del possibile, catturandoci nella dimensione passionale di una pittura senz’altro intrigante. Il nucleo della sua narrazione è nel mito più che nella realtà: il mito infatti, nato per ordinare il caos dei fenomeni e delle forme, affiora nei dipinti di Patanè, nei quali il tessuto immaginativo, esaltato da cromie sfumate e al contempo decise, non è mai prodotto di vuota fantasia ma lascia trasparire eventi, fatti, allusioni. Così nell’opera No Love, l’immagine metafisica di un cuore fa scattare allusioni complesse, che potrebbero tra l’altro connettersi all’arcano titolo della mostra, nel quale s’impone il numero 10 ovvero IO. Se io allude all’ego, con l’immagine taurina simbolo della forza assoluta, 10 è il numero che unisce maschile e femminile, il numero più completo e rassicurante, simboleggia l’universo, la perfezione, la vita ma anche gli opposti. Le dieci dita delle mani avviano la numerazione, dieci sono i Comandamenti di Dio, abbiamo il sistema decimale, dieci è il massimo voto nella valutazione scolastica … e infine il dieci ricorre nella vita del nostro artista, che lo considera una sorta di personale talismano. Il governo regionale della Catalogna aveva bandito la corrida otto anni fa, ma il divieto è stato annullato nel 2016 dalla Corte Costituzionale spagnola, affermando che la pratica è «un'espressione culturale che fa parte del patrimonio tradizionale comune». L’Onu ha quindi proposto di vietarne almeno la visione ai minori.

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A painter does not paint what he sees but what will be seen Paul Valéry

Bulls have been represented as key symbols in a number of expressions in the Meditterranean area since ancient times. In Egypt the celestial bull, also worshiped in Menfi as the god Api, symbolised the mutual renewing divine force in nature. In the Greek mythology, Zeus himself assumes the appearance of a bull and kidnaps Europe, the Phoenician princess; he takes her to Crete by crossing the Sea. Thus, it is in the Minoan civilization, pricisely in Crete, that the bull becomes a central figure: in the Knossos Palace (XV Century B.C.). A wonderful frescoe illustrates the cult of the bull: a bull man performing an acrobatic jump. It probably represents a ritual which, although being a peaceful game the bull was very likely sacrificed later. The bloody Spanish bullfighting appeared later, whose historical origin is unknown, and where the ancestral struggle between man and animal comes to life. Nowadays bullgifhting is considered an unstustainable barbarism and not only by animal activists! 1 The bull arrives in the Christian medieval bestiaries after getting rid of the conditioning of the ancient mythologies; it had sometimes appeared as the winged bull, a fantastic creature. The bull is the sacrifical animal par excellence, it was symbolically identified with Christ, who offerred himself on the cross for all men. The bull also became an iconographic feature for the Evangelist Luke. More recently, bullfighting has crossed art history from Goya to Picasso, offerring us extraordinay graphic and pictorial masterpieces. Giuseppe Patanè, the artist from Catania, who is strongly inspired by the bull and conceives it in a very personal way, in a true combination of energy and grace. Giuseppe Patanè does not neglect his main activity of fashion designer (where the previously mentioned elegance comes from). He has moved to painting only recently, introducing himself with ease in the world of figurative art. However, painting has been an existential experience in his creative universe for a long time. Animals are currently chosen topics by a number of artists: does man perhaps regret the way our relatives of the animal world are capable to live an authentic life free from the distorted and twisted conditioning of human society? He is far from the shocking provocation of Damien Hirst, the British artist who is criticized for presenting the use of animals in formaldehyde. The Andalusian artist Santiago Ydanez has recently presented his paintings in the exhibition ‘Santo Animal’, where he faces absolute topics such as life and death, also through the comparison man/animal: birds, horses, which are in fact, put in relation with human figures. The fact that Patanè paints directly with his bare hands, facing the pictorial support with no intermediary, a full contact with the painting, makes us think about the particular kind of gesture that is not delivered by a painting in one go, as it occurs when painting informally, but rather a controlled and involving figurative language, a way to grab the subject portrayed

completely: “hands are the first and last antennas of reason”. Patanè uses different supports to paint on: not only canvas but jacquard fabbrics as well or even bull skin, achieving a remarkable effect. The colors he uses are not only commonly used oil or acrylic colors but he also uses tar, lime and more. His paintings do not give up the need for narration, as a matter of fact, his paintings of bullfighting form fragments of a system of stories, even when he gets close to abstraction: the bull during several phases of the bullfight, even the moment when the animal’s famous force is defeated, the bullfighter, the audience watching the fight, as shown also in the titles of the works. The faces painted by Patanè have some tangencies with the faces painted by Santiago Ydànez, they are both powerful and are loaded with unescapable dramatic emphasis. The bull is a must also in Patanè’s three dimensional works, where it is extremely evocked. Pieces of wood, aged by time and made wrinkled by the weather, hold taurine horns embellished by a bright green color that alludes to the poisons used today in agriculture. Patanè fits in the modern tradition which does not betray the poetry inherent in the figural language, which is nourished by the necessary fiction of the immagination, of the ramification of the possible, he captures us in the passional dimension of an undoubtedly intriguing painting. The nucleus of his narration is in the myth more than in reality: the myth in fact, whose original function was to order the chaos of the phenomena and of the forms, emerges in Patanaè’s paintings, made of immaginative fabbric and exalted by colors that are nuanced and strong at the same time, are never empty fantasies. His painting allows events, facts and allusions to transpire. Thus, in the work titled ‘No Love’, the metaphysical image of a heart triggers complex allusions, which could, by the way, be related to the hidden title of the exhibition itself, where the number ‘10’ is imposed or ‘IO’ (self). If IO alludes to the ego, with the image of the bull symbolising the absolute force, the number ‘10’ combines masculine and feminine, being the most complete and reassuring number. Ten is the symbol of the universe, of perfection, of life but also its opposite. Ten is the number of the fingers of our hands , what we use when numbering; ten are the Commandements of God, as well as our decimal system; ten is the highest school mark…and finally , ten is the number that recurs in the life of our artist, who considers it as a sort of personal talisman. The regional govenment of Catalonia had banned the bullfighting eight years ago but the banning was revoked in 2016 by the Spanish Constitutional Court, by stating that the bullfighting is “a cultural expression and belongs to the common tratidional heritage”. Therefore, the UN has proposed to ban the vision to younger audiences.

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Fu per puro caso, un incontro inatteso nei colori caldi e netti di un pomeriggio estivo andaluso. Stava lì, imponente, ansimante, potente e fiero, ma al contempo solo, f ragile e inconsapevole del suo possibile destino. Incrociando il suo sguardo penetrante col mio, sembrava dirmi: io sono, esisto, sto per la vita, e “quando tutto ciò in cui speravamo sembra finire in nulla, ci siamo riavuti”. E così… ecco “ i miei Tori”! It was just by chance, an unexpected encounter beneath the warm and sharp colors of an Andalusian summer afternoon. It was standing there, so imposing, panting, power ful and proud, but - at the same time - alone, f rail and unaware of its possible destiny. By crossing its wild and penetrating glance with mine, it seemed to tell me: I am, I exist , I stand for life, and “ when what we hoped for came to nothing, we revived”. And thus... here are the bulls, “ i miei Tori”! Giuseppe Patanè


DON PEDRO 2016 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm


FRUSTRAZIONE 2016 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm


JOSELITO 2008 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm

GALLITO 2008 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm


VERBUM 2014 tecnica mista su pelle mixed technique on leather 117x160cm


MORILLO 2013 tecnica mista su tessuto jacquard mixed technique on jacquard 93x143cm

URLA DEGLI ASTANTI #1 2014 tecnica mista su tessuto jacquard mixed technique on jacquard 143x123cm


PASEILLO 2015 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x100cm

MANOLETE 2013 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x100cm


NOT TURNO 2008 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 120x120cm

L’AGONIA 2007 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 145x123cm


L’ATTESA 2011 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x100cm

ZITTO 2011 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x100cm


LA LOT TA 2007 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 110x200cm

SILENTE 2007 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 110x200cm


VARA 2013 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm


LOGOS 2014 tecnica mista su pelle mixed technique on leather 117x160cm


TURI 1999 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x150cm

ZEUS 1999 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 120x120cm


GAETANO 1999 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 170x90cm


LUI 2008 tecnica mista su OSB mixed technique on OSB 160x124 cm

EGO 2008 tecnica mista su OSB mixed technique on OSB 160x124 cm


RESPIRO 2004 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x120cm

BATTITO 2004 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 100x120cm


URLA DEGLI ASTANTI #2 2014 tecnica mista su tessuto jacquard mixed technique on jacquard 143x123cm

URLA DEGLI ASTANTI #3 2014 tecnica mista su tessuto jacquard mixed technique on jacquard 143x123cm


MINACCIA 1997 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 170x110cm


L’OBLIO 2014 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 170x110cm


L’ATTACCO 2014 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 123x143cm

L’ATTIMO 2014 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 123x143cm


URLA DEGLI ASTANTI #FOLLIA 2014 tecnica mista su tessuto jacquard mixed technique on jacquard 143x123cm

SANGUE NERO 2014 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm


GIOVE INNAMORATO 2007 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 90x167cm

PIULO 2000 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 59x85cm


NUDO 2014 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 70x50cm


SCULTURE / SCULPTURES

SANCHEZ 2017 elementi naturali e tecniche miste natural elements and mixed techniques 89x75x25cm


GARCIA 2017 elementi naturali e tecniche miste natural elements and mixed techniques 120x30x20cm

PEREZ 2017 elementi naturali e tecniche miste natural elements and mixed techniques 110x25x18cm


ORTEGA 2017 elementi naturali e tecniche miste natural elements and mixed techniques 93x22x15cm

RODRIGUES 2017 elementi naturali e tecniche miste natural elements and mixed techniques 98x40x20cm


NO LOVE 2017 tecnica mista su tela mixed technique on canvas 150x150cm


Coniugare bellezza, forza, dolore, passione e armonia non è sempre facile, sono necessarie capacità di scelta, valutazione e coraggio: tutte cose che l’ar tista e fashion designer Giuseppe Patanè è riuscito a coniugare nelle sue opere. Rivendicando continuamente l’origine del suo stile: la forza. Sembra quasi, riempire il segno, origine di tutto, di qualche cosa che un tempo al segno fu sottratto, in un andirivieni di pieni e di vuoti che diventano forma e sostanza insieme. La pittura di Patanè ascolta gli echi nascosti della passione confondendo i misteri delle tecniche: la lucidità dell’olio e le asperità del tessuto in jaquard, l’opacità dei pigmenti e l’inesorabilità di quel segno for te che designa lo sconfinamento delle sue opere dove prevalgono le tonalità calde del rosso come se fosse un magma incandescente nel quale l’animo umano, brucia intrappolato nella griglia delle passioni. Quello che resta infine dall’interpretazione della tauromachia del Patanè è un’immagine astratta che è il risultato della sottrazione dell’esperienza empirica alla realtà. Combining beauty, strength, pain, passion and harmony is not always easy, skills of choice, evaluation and courage are necessar y: all that the ar tist and fashion designer Giuseppe Patanè has managed to combine in his works. Continually claiming the origin of his style: strength. It almost seems, to fill the mark, the origin of ever y thing, of something that at one time was subtracted, in a coming and goings of fullness and emptiness that become form and substance together. Patane’s works listens to the hidden echoes of passion, confusing the mysteries of technique: the shininess of the oil and the roughness of the jacquard fabric , the opacity of the pigments and the inexorability of that strong sign, designating the encroachment of his works where warm tones of red prevail as if incandescent magma in which the human soul burns, trapped in the grid of passions. What ultimately remains f rom Patanè’s interpretation of Tauromachy is an abstract image which is the result of the subtraction of the empirical experience to reality.

Giorgio Gregorio Grasso

La passione, la solarità della terra, il bestiario che punta maggiormente sui tori carichi di forza e movimento, l’immagerie pagana che si commenta con i chiaroscuri e i segnali di convulsione or fico-immaginativa, la memoria colorata e testimoniale, un neo surrealismo magico e aggressivo, il fascino rituale della figura animale o umana, tutto ciò e non solo pare argomentare il vitalismo che l’ar tista occasiona nel suo lavoro. Narrazioni storiche, episodiche, geografiche, trafiggono il mare della visione esistenziale, così da far mostrare Giuseppe Patanè, pur se rivolto in taluni momenti ad ambiti diversi come la moda, l’allegoria e la derivazione barocca del suo procedere sul reale, il reper torio delle sue immagini proiettate su situazioni sospese, la struttura dei volumi e delle connessioni pittorico-esistenziali, ed anche il suo fer vore creativo, violento nei toni, eppure umanissimo. Passion, solarity of his lanci, the beast-world that points mostly to the bulls loaded with power and movement, the pagan imager y that is highlighted by the chiaroscuros and the signs of Orpheus-imaginative convulsion; colour ful and testimonial memor y, a magical and aggressive Neo-Surrealism, the ritual charm of the animai or human figure: all this, and even more seems to explain the vitality shown in the ar tist’s work. Historical, episodic , geographic narratives penetrate the sea of existential vision in such a way that Giuseppe Patanè can be aware, though orientateci at different moments to various fields such as fashion, allegor y and baroque derivation going into action. The galler y of his images focused on suspended situations, structure volume and paintingexistential connections as well as his creative ver ve, have violent, yet ver y human tones.

Carlo Franza


RINGRAZIAMENTI THANKS

Presidente della Regione Siciliana President of the Sicilian Region Nello Musumeci

Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana Councilor for Cultural Heritage of the Sicilian Region Sebastiano Tusa

Sindaco della Città di Palermo Mayor of Palermo Leoluca Orlando

Assessore Attività e Beni Culturali della Città di Palermo Councilor of Activities and Cultural Heritage of Palermo Andrea Cusumano

Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo - Responsabile Sezione Beni Architettonici Superintendent of Cultural and Environmental Heritage of Palermo - Head of Architectural Heritage Section Lina Bellanca


Introduzione / Introduction Storico dell’ar te / ar t historian Maria Antonietta Spadaro Curatrice / Curator Renata Scicali Saggio critico / Critical essay Carlo Franza Giorgio Gregorio Grasso Traduzioni / Translations Jennifer Macmillan Johnson Giusi Coppola Progetto grafico / Graphic design Turi Buda Relazioni Esterne / External Relations Cinzia Di Marco, Amici dei Musei Siciliani Ufficio Stampa / Press Office LUXURY PRESS Direzione Commerciale / Sales Depar tment MODA MODE E MODI +39 342 0201527 info@giuseppepatane.it giuseppepatane.it


© Ass. Culturale Corrimano Via Campolo 10, Palermo Mob. 333 6034299 - 339 6170772 www.corrimanoedizioni.it info@corrimanoedizioni.it Stampa Seristampa - Palermo Finito di stampare il 20 febbraio 2019 ISBN 978-88-99006-16-7

Tutti i diritti riser vati. Nessuna par te di questo libro può essere riprodotta o utilizzata sotto altre forme, elettroniche o meccaniche, inclusa la fotocopiatura o la ricerca, senza il permesso scritto dell’editore e dell'autore delle opere Giuseppe Patanè.

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Catalogo "10" Giuseppe Patanè  

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