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5.000 copie distribuite

L’Isola del Fare n. 2/2020 marzo - testata registrata al Tribunale di Milano - n. 20 del 8/2/2016, bimestrale, distribuzione gratuita. Direttore responsabile: Giovanna Mazzoni. Editore: Excalibur Srl (via Salsomaggiore 12 - 20159 Milano - 026071964 - redazione@isoladelfare.it - info@excaliburmilano.it). Stampa: Pixartprinting SpA - Quarto d’Altino (VE) - Poste Italiane Spa - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - LO/MI

L’ITALIA CHIAMÓ ANCoS & Confartigianato rispondono

Edizione straordinaria online

UN RACC ONT GIALLO O DA LEG GERE


Editoriale

T

utto virtuale fino a nuovo ordine, non semplice. Queste sono le regole e si seguono non solo “per coscienza”, ma anche per rispetto di noi e degli altri. Seguire queste semplici e buone prassi ci aiuterà (non so quando) ad uscire da questo assurdo momento, paragonabile (anche se purtroppo non è cosi!) a un film degli anni Novanta, (Virus Letale del 1995 e altri 15 film usciti negli anni successivi). Le trame di questi ci hanno terrorizzato con microbi e virus che arrivavano dallo spazio o con animali modificati per infettare la nostra Terra! E allora eccoci qui. Si riparte! Noi di ANCOS siamo passione, condivisione, piacere di stare insieme, eventi, corsi, manifestazioni fieristiche, sportive, e ora siamo qui, davanti a un pc, a scrivere, a organizzare corsi on

line, a pensare a questo giornale che NON sarà stampato, non potremmo consegnarlo facendoci un chiacchierata o bevendoci un caffè... Noi di ANCOS siamo qui e desideriamo che i nostri associati, gli amici, gli altri Comitati Provinciali lo sappiamo e si possa collaborare tutti insieme, via web, perché “la squadra raggiunge obiettivi che nessuno può conseguire da solo”. La copertina è dedicata a tutti noi, ANCOS

Nazionale ha regalato 20 respiratori, l’articolo lo troverete nelle pagine successive. GRAZIE! Il giornale che state leggendo, è stato realizzato “in casa” gli autori e la redazione hanno lavorato a prescindere e a loro va il mio ringraziamento. I CORSI ON LINE Alcune nostre associate hanno messo a disposizione, gratuitamente, la loro professionalità, e stanno facendo un mega lavoro, creando i corsi on line, che vi illustriamo nelle

prossime pagine. GRAZIE! UN RACCONTO Un omaggio speciale, al termine del giornale… un racconto giallo tratto da un libro per voi, riscoprendo o vivendo il piacere di leggere. Il correre, la fretta a prescindere ci hanno fatto scordare tante “belle cose”; quando torneremo alla normalità, non dimentichiamolo, perché non saremo più gli stessi. Sicuramente torneremo a incontrarci ma con una consapevolezza diversa, speriamo migliore! Tutto questo per tenervi e tenerci compagnia, perché vogliamo credere CHE CE LA FAREMO. A presto, sperando che il prossimo numero possa essere… cartaceo!

Progettazione • conduzione • manutenzione impianti di Riscaldamento e Condizionamento

De Nicolo f.lli s.a.s. di De Nicolo Volpe Giacomo Via R. Margherita n. 25/27 • 20023 Cerro Maggiore (MI) 0331.51.60.65 (2 linee r.a.) • Fax 0331.42.43.50 E-mail: info@denicolo.it


Un nuovo anno con ANCoS

Iniziative al tempo del Coronavirus

Acquistare

ONLINE Vendo (versus) Rendo

Acquistare on-line: diritti e “trappole” Rendere un prodotto: quali sono le normative che tutelano il compratore Vendere on-line: i doveri di chi offre prodotti e i limiti per un privato o l’opportunità per un professionista.

ABC: usiamo Skype, Gmail e Google Drive

A

NCoS Milano ha deciso di trasformare questo momento di emergenza in un’opportunità per tutti i suoi associati. Ecco perché nascono i primi quattro percorsi online. Partiremo con un questionario che ci permetterà di capire il livello di conoscenza degli strumenti del web, dopo di che, in gruppi di massimo 12 partecipanti, partirà l’attività di formazione online. Gli associati che sono interessati a questo servizio gratuito, dovranno inviare una mail ad ancosmilano@gmail.com indicando il corso scelto, la segreteria invierà il questionario e successivamente, l’orario e le giornate del corso. L’obiettivo è quello di utilizzare questo periodo di quarantena per avvicinare o approfondire lo strumento del Web. Questi sono i primi percorsi ma tanti altri ne stiamo preparando... Inviaci una mail e ti aggiorneremo su tutte le nostre iniziative a distanza. E ricorda che insieme #andràtuttobene!

SOCIAL MEDIA

Facebook Instagram e LinkedIn uesti strumenti sono entrati nella nostra vita più per passaparola che non per scelta. È indispensabile conoscere le regole e le opportunità, vista la differenza dei tre strumenti, che ci offrono. Abbiamo quindi pensato che fosse utile capire che cosa fare, come farlo e soprattutto che cosa “non fare”

Q

P.A. Online

Che cos’è un PIN e come richiederlo. Orientarsi online sui siti INPS e Agenzia delle Entrate SPID che cos’è come richiederlo e utilizzarlo Pec e firma digitale, a cosa serve e come richiederli

Aprire un account Skype, partecipare a una call, condividere lo schermo Aprire e gestire un account Gmail, utilizzare correttamente la posta elettronica Google Drive: lavorare in condivisione su documenti, fogli di calcolo e presentazioni App per cellulare per creare scansioni in formato PDF


Progetti ANCoS

L’ITALIA CHIAMÒ: ANCOS RISPONDE

ANCoS e Confartigianato donano 20 respiratori pressometrici ai reparti di terapia intensiva degli ospedali italiani.

«V

ogliamo offrire un contributo concreto alla battaglia che tutto il Paese sta combattendo contro il virus, a cominciare dalle strutture sanitarie che sono in prima linea a fronteggiare l’emergenza. Siamo convinti che facendo tutti la nostra parte, uniti, responsabili e solidali al fianco delle persone e degli imprenditori, potremo superare l’emergenza sanitaria e costruire le condizioni della ripresa economica. In questo drammatico momento - dice Italo Macori, Presidente Nazionale di ANCoS - abbiamo sentito il dovere di aiutare il personale medico e infermieristico che senza sosta sta lavorando per garantire assistenza ai malati. Mai come ora sentiamo il richiamo alla

solidarietà, per la quale ci adoperiamo da sempre: ogni gesto che serva a salvare vite umane noi lo faremo , nei limiti delle nostre possibilità». L’Associazione che si occupa di progetti solidali, mette a disposizione delle strutture ospedaliere italiane impegnate nell’assistenza ai pazienti colpiti da coronavirus, 20 Ventilatori Polmonari Pressometrici. I primi sei respiratori saranno consegnati entro il fine settimana in Lombardia: tre all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e altri tre all’Ospedale Luigi Sacco di Milano. Nei giorni seguenti le apparecchiature saranno consegnate agli altri ospedali in difficoltà per la carenza della strumentazione indispensabile alla cura dei pazienti. Con tale iniziativa ANCOS fa un gesto concreto di aiuto alle situazioni più drammatiche con la caratteristica che li contraddistingue: fatti e non parole.

PRASSI DI PREVENZIONE


Eccellenze del territorio Abbiamo incontrato Silvana Monti, fondatrice dell’Accademia di Moda omonima, che si occupa di formazione a supporto di giovani, appassionati che vogliono trasformare arte e creatività in una professione.

«H

o cominciato quando la Moda non si definiva ancora fashion, ma la qualità del Made in Italy era sempre al centro della nostra idea imprenditoriale di sviluppo». È Silvana Monti che così inizia a raccontarci la sua fantastica avventura di protagonista , appunto, del mondo della Moda. Da sempre appassionata di Moda, ha dedicato la sua vita a sviluppare un progetto di stile, sperimentazione e creatività. Le sue collaborazioni con le case di Moda più famose non si contano: da Mila Schön a Krizia, solo per citare due eccellenze del fashion style. Chiediamo direttamente alla protagonista della nostra intervista di raccontarci la sua entusiasmante avventura di vita e di lavoro. • Chi è Silvana Monti? «È vero, fin da giovane mi sono interessata e ho sviluppato una vera passione per la moda, il costume e lo stile. Fin dai tempi dello studio e delle prime attività lavorative in atelier di moda italiana ho acquisito una buona praticità nella fase progettuale e sartoriale e, nel corso degli anni, ho imparato a utilizzare nuove tecnologie per facilitare la progettazione e

l’utilizzo di nuovi strumenti tecnologici quali il computer. Ricerca e sperimentazione sono da sempre fra i miei obiettivi per essere al passo con i tempi, anzi all’avanguardia perché lo stile e la moda non possono non essere all’avanguardia». • Come è nata la sua Accademia? «Nel 1996 ho deciso di fondare l’Accademia di moda, una vera e propria scuola non solo per giovani studenti, ma anche per persone adulte che volessero iniziare a conoscere o migliorare le loro conoscenze, le capacità tecniche e la voglia di sperimentazione sartoriale. Una scuola controcorrente non solo basata sulla pure teoria ma, soprattutto, sulle esperienze fuori dai banchi di scuola, per stimolare la propria curiosità, per avere modelli cui ispirarsi e per avere un approccio critico al lavoro. Ho sempre voluto che il clima delle aule di formazione dell’Accademia fosse partecipativo affinché la discussione fosse uno stimolo all’apprendimento. Anche per questo le nostre classi sono formate da non più di 8 allievi per poter facilitare una formazione a 360 gradi». • In tutti questi anni di scuola, come sono

I CORSI DELL’ACCADEMIA STILISTA MODELLISTICA SARTORIALE E INDUSTRIALE FASHION DESIGNER SARTORIA ALTA MODA TAGLIO E CUCITO COSTUMISTA TEATRALE MOULAGE DESIGNER SPOSA

DESIGNER BAMBINO DESIGNER INTIMO DESIGNER MODA MARE DESIGNER FITNESS DESIGNER BORSE, ACCESSORI E PELLETTERIA DESIGNER CALZATURE ILLUSTRATOR, PHOTOSHOP E CAD MODELLO

cambianti i vostri “studenti”? «Diciamo che al di là dei cambiamenti generazionali, in realtà, la voglia di creare con grande ricerca dello stile bel modello o dell’accessorio giusto non è cambiato. Ed è questo che con la mia Accademia ho cercato di fare: sviluppare tutte le competenze necessarie per fornire strumenti corretti affinché ogni singolo alunno riuscisse. Ora, pur offrendo una collaborazione, ho passato le mie esperienze a Orietta Ciccarelli, stilista e modellista che vanta un trascorso di impegno lavorativo notevole presso diversi brand, e sarà sua cura continuare quei progetti in cui io ho creduto. L’obiettivo è sempre formare professionisti capaci, seri e pronti a affrontare le sfide che il mondo del lavoro ci pone». PER SAPERNE DI PIÙ Accademia Silvana Monti Fashion School www.silvanamonti.it


Sport per tutti

ARTI MARZALI aL Legnano egnano

Arte e rispetto delle buone maniere attraverso le arti marziali: da Okinawa a Legnano una strada piena di esperienze di Federico Peri

L

a scuola Shorei Shobukan Karate Goju-ryu di Legnano nasce dall’esperienza maturata negli anni di studio e insegnamento e dall’esigenza di avere una scuola dove, pur tramandando e preservando i metodi e la tradizione del Goju-ryu di Okinawa, si vuole mantenere un confronto allo scambio con altre realtà e visioni del mondo del karate. Si è voluto creare un luogo dove, oltre alla tecnica, si cerca anche di fare cultura e nel quale la tecnica maturi passo passo con la consapevolezza della pratica. La scuola cerca, grazie alla guida dei maestri di riferimento, senza dimenticare chi ci ha formato e guidato negli anni passati, e degli yudansha (cinture nere) che continuano a praticare con impegno e dedizione, di diventare un vero e proprio dojo, ossia (JO) luogo dove si segue la via (DO). Tutto questo è possibile attraverso il DOJO-kun (regole del dojo), sei regole che ti indicano la via per diventare una persona migliore sia dentro che fuori dal Dojo. I maestri della scuola Shorei Shobukan, non insegnano solamente calci, pugni, parate e così via, bensì insegnano innanzitutto il rispetto del luogo e dei compagni.

Quando si varca la soglia della scuola, entrando nell’area di allenamento, si inizia la lezione con il saluto. Onegaishimasu: GRAZIE; bisogna ringraziare il luogo dove puoi praticare; bisogna ringraziare chi dedica il suo tempo a insegnare; bisogna ringraziare chi si allena con te, dall’esperto al meno esperto, aiutando anche chi si trova in difficoltà. Poi, quando l’allenamento termina e si esce dalla palestra, si finisce con il saluto. Arigatou Gozaimasu: saluto di congedo; si ringrazia il luogo dove si è potuto praticare; si ringrazia chi ha dedicato il tempo a insegnare; si ringraziano i compagni che ti hanno aiutato a migliorare. Da questo punto si ritorna all’inizio: arte e rispetto delle buone maniere attraverso le arti marziali. Oltre allo studio Goju-Ryu di Okinawa e Goju-Ryu Kenkyukai, si studia e si pratica: La via della Spada (Katori Shinto Ryu), Kobudo di Okinawa, Karate Contact, Sport Chanbara. Il Dojo propone una visione a 360 gradi, vuole ampliare il bagaglio di conoscenza di tutti i partecipanti alle attività proposte: questo è possibile grazie alla continua ricerca del Maestro Massimiliano Andreani e a tutti i suoi allievi che cercano e seguono questa via.

LE 6 REGOLE (DOJO-KUN) ☛ Sii sempre cortese e umile ☛ Coltiva uno spirito pacifico. ☛ Impara a essere paziente. ☛ Impegnati a diventare una persona migliore. ☛ Sviluppare nella stessa misura lo spirito e le tecniche del karate. ☛ Applica i principi del karate nella vita quotidiana.


Incontro con l’autore

Storie appassionanti C

on la sua capacità di ascolto degli altri, come afferma la stessa Barbara Nittoli nel descriversi, ci dà la chiave di lettura del suo essere scrittrice e del suo percorso, da Sete di latte, la storia di Lidia che vede trasformarsi la sua vita da un momento all’altro, al secondo volume Dei delitti e dei veleni, un vero thriller dove la protagonista, l’ispettore di polizia Caterina Levi, farà di tutto per svelare il colpevole. ≥ Quando e perché hai cominciato a scrivere? «Ho sempre provato amore per la scrittura e fin da bambina ho coltivato questa passione componendo racconti e poesie. Ero timida e silenziosa e scrivere era il mio modo di comunicare con il mondo. Questa mia passione unita alla curiosità e alla voglia di studiare e capire le emozioni mi ha portato alla creazione dei miei libri». ≥ Di cosa parla Sete di latte? «Sete di latte è un romanzo di narrativa che racconta la storia di una famiglia, attraverso le dinamiche psicologiche e relazionali descrive le pieghe dell’animo umano, soffermandosi soprattutto sul vissuto emotivo dei personaggi femminili. Ho preso spunto dalla storia della famiglia di mio padre e ho cominciato a scriverlo quando è nata mia figlia. Volevo, attraverso il romanzo, presentarle quella parte di famiglia che non ha potuto incontrare e ho pensato che raccontando le loro vite, le storie, le emozioni, le tradizioni e i ricordi di famiglia, li avrei in un certo senso resi immorta-

li, dando così a mia figlia la possibilità di conoscerli e amarli come li ho amati io. La protagonista del romanzo è Lidia una quarantenne che sta vivendo un periodo molto difficile della sua vita e decide di tornare al paese d’origine di suo padre, in occasione del funerale di una vecchia zia. Il viaggio si trasforma in un vero e proprio tuffo nel passato e nei legami familiari che le permetterà di ritrovare se stessa, in un crescendo di ricordi e sentimenti». ≥ Come è nato e di cosa parla Dei delitti e dei veleni? «In questo romanzo ho unito le mie passioni per la scrittura, il mistero, il passato e i libri gialli. Mi sono sempre chiesta se le nostre attitudini e le paure più recondite possano essere spiegate da eventi che trascendano la nostra infanzia. Se ci fosse qualcosa di più profondo, di innato, di apparentemente inspiegabile che ci fa sviluppare passioni, talenti, risorse, ma anche timori, blocchi o repulsioni? Cercando di rispondere a questa domanda ho scritto un romanzo giallo esoterico che affronta il tema della reincarnazione, ambientato tra l’idilliaco paesaggio della Valcamonica e Milano. La protagonista è l’ispettore di polizia Caterina Levi che, infiltrata nel gruppo di pazienti della psicoterapeuta Arianna Fiore, indaga su un traffico di droga. Caterina si ritrova con i compagni in una locanda alpina per un fine settimana intensivo di terapia: ma un membro del gruppo viene assassinato e l’ispettrice comincia ad indagare. Il giallo che si svolge nel presente si lega in modo misterioso alle vicende di personaggi di varie epoche storiche: una sacerdotessa egizia, l’aiutante di Leonardo da Vinci, un guerriero samurai, una sciamana lakota, un gangster irlandese a New York e un chimico tedesco, che rappresentano le vite precedenti dei protagonisti». ≥ Per chi fosse interessato ad acquistarli, dove si possono trovare i tuoi libri? «I miei romanzi sono entrambi editi da Macchione Editore e si possono trovare in tutte le librerie e negli store online». -

L’AUTRICE Sono nata a Breno, in provincia di Brescia, nel 1976. Mi sono laureata in Psicologia all’Università di Padova e mi sono specializzata in Psicoterapia Analitico Transazionale. Vivo a Legnano dove svolgo la professione di Psicoterapeuta nel mio studio privato. Sono una persona curiosa con l’attitudine all’ascolto e allo studio dell’animo umano. Per conoscerla: Barbara Nittoli Via Carlo Cattaneo, 45 Legnano Cellulare: 3497742612 Email: barbara. nittoli@libero.it


Un animale per amico ...al tempo del Coronavirus Ricordiamo che gli animali non trasmettono il Coronavirus. Con l’obbligo di stare a casa, abbiamo riscoperto il nostro amore per i nostri amici animali, che spesso la fretta quotidiana ci consentiva solo una carezza frugale e via di corsa; la sera qualche coccola, un po’ di gioco, ma troppo poco tempo perché è quello che manca sempre! Ora, il mondo sta cambiando, il nostro tempo è cambiato, abbiamo più tempo per noi, per loro, per rafforzare (se mai ce ne fosse bisogno) questo forte legame, possiamo coccolarli e loro ci ricambieranno con fusa e scodinzolate, ma quando tutto questo sarà passato, ricordiamoci di quanto ci hanno tenuto compagnia ritagliandoci comunque del tempo per loro anche quando, tornati ai “ritmi normali”, ne avremo di meno e soprattutto ricordiamocene prima delle vacanze!

Domande e risposte GLI ANIMALI TRASMETTONO IL VIRUS? No. Lo affermano tutti gli organismi sanitari. Sono membri della famiglia e ci aiutano con il loro affetto anche in questo momento difficile. POSSO PORTARE FUORI IL CANE? Sì, nelle vicinanze della tua abitazione e per il tempo necessario. Occorre essere muniti di autocertificazione. I GATTILI/CANILI POSSONO NON ACCOGLIERE PIÙ ANIMALI? No. È un servizio previsto per Legge, per cui non si può fermare l’attività di ricezione/conferimento nei casi di abbandoni e sequestri. Ciò deve avvenire nel rispetto delle misure sanitarie adeguate. LE GATTARE POSSONO CONTINUARE AD ACCUDIRE I GATTI? Sì, anche se la colonia non è registrata. Si tratta di una attività indispensabile a garantire la salute e la sopravvivenza degli animali. GLI ANIMALI TRASMETTONO IL VIRUS? No. Lo affermano tutti gli organismi sanitari. Sono membri della famiglia e ci aiuteranno con il loro affetto anche in questo momento difficile. ACCUDISCO UNA COLONIA FELINA IN UN COMUNE VICINO AL MIO, POSSO MUOVERMI? Sì, compilando l’autodichiarazione si può fare anche se la colonia non è registrata, perché il principio è quello della tutela degli animali, a pre-

scindere. È una dichiarazione personale, compilata sotto la propria responsabilità, consci che dichiarazioni mendaci al pubblico ufficiale sono sanzionate in base all’art. 495 del Codice penale. DEVO FAR OPERARE IL MIO CANE O IL MIO GATTO DA UN VETERINARIO. POSSO PORTARLO? Sì, compilando l’autodichiarazione: è una dichiarazione personale, compilata sotto la propria responsabilità, consci che dichiarazioni mendaci al pubblico ufficiale sono sanzionate in base all’articolo 495 del Codice penale. È sempre bene farsi trasmettere un certificato dal veterinario e tenerlo insieme all’autocertificazione. UNA MIA AMICA ANZIANA STA FINENDO IL CIBO PER I SUOI PET E LEI NON ESCE DA CASA, POSSO AIUTARLA? Sì, osservando le corrette norme di comportamento e di lavarti le mani dopo la consegna. SONO VOLONTARIO IN UN CANILE SITUATO IN UN ALTRO COMUNE. POSSO RAGGIUNGERE IL CANILE? Sì, riempiendo l’autodichiarazione: èuna dichiarazione personale, compilata sotto la propria responsabilità, consci che dichiarazioni mendaci al pubblico ufficiale sono sanzionate in base all’articolo 495 del Codice penale. L’ACCUDIMENTO DEGLI ANIMALI

NELLE STRUTTURE DI RICOVERO DEVE ESSERE GARANTITO? Sì, è un’attività indispensabile per garantirne la sopravvivenza. CHI SI PRENDE CURA DI UN ANIMALE IL/LA CUI PROPRIETARIO/A VIENE RICOVERATO/A PER IL COVID-19? Gli animali di proprietà di un ricoverato devono poter venire regolarmente accuditi da conviventi e/o parenti, e se questi non fossero disponibili per qualsiasi motivo, o avessero a loro volta disposizioni di quarantena, in anticipo per quanto possibile vanno presi accordi con vicini o  amici, dog e cat sitter, che possono essere incaricati, per iscritto, lasciando loro registrazione anagrafica e libretto vaccinazioni, nel rispetto delle generali norme sugli spostamenti e igienico sanitarie. In caso di impossibilità di accudimento è assolutamente necessario avvisare il Servizio veterinario pubblico e/o la Polizia Locale riguardo la presenza degli animali presso l’abitazione del ricoverato. Ai sensi della Circolare del Ministero della Salute del 12 marzo le pensioni per animali, equiparabili a canili e gattili in questo momento di emergenza, possono svolgere “le attività di accudimento e gestione degli animali”. Fonte https://www.lav.it/news/coronavirus-animali-faq


Le foto dei nostri amici ancos.milano@mail.confartigianato.it

RUFUS & PIPPO - Famiglia Nebuloni

MILĂš di ALBA

KIKKO di Nicolae

COME FARE PER ESSERE PUBBLICATI Da questo numero iniziamo a pubblicare le foto dei vostri amici animali. Potete inviarle via mail e pubblicheremo le piĂš simpatiche e quelle adatte per caratteristiche tecniche (alta risoluzione ad almeno 200 dpi e con un formato di 10x15 cm).

LEA di Lina

CARMEB di Luca


E IN CASA? CI AIUTA LA TECNOLOGIA!

Una nuova esperienza di coltivazione “smart” e con vasi super tecnologici è offerta da Plantui o accessori similari. Sono vasi intelligenti di coltivazione, con alloggiamenti per ospitare le piante, che possono essere introdotte già sottoforma di plantula oppure fatte germogliare direttamente su di un supporto in fibre di cocco. Le radici si svilupperanno nel supporto che sorreggerà le giovani plantule e si immergeranno in una riserva d’acqua in cui vi sono disciolti elementi nutritivi specifici, come azoto, fosforo e potassio, necessari alla crescita della pianta. L’acqua, che altrimenti ristagnerebbe creando cattivi odori e producendo sostanze tossiche per le piante, viene mantenuta in movimento e ossigenata grazie all’azione di una piccola pompa sommersa che, a cicli alterni e governata da un timer, si azione. La stessa cosa vale per il sistema di illuminazione posta, grazie ad un sostegno telescopico, al di sopra della vegetazione; queste lampade a luce led possiedono una specifica lunghezza d’onda che favorisce la fotosintesi clorofilliana per un corretto accrescimento e sviluppo della pianta. di Marco Nigro

#IOSTOACASA tra fiori e ortaggi I

n questi giorni in cui ci viene chiesto di restare a casa per combattere tutti insieme la diffusione del virus COVID-19, diventa una priorità riuscire a impegnare il tempo nel migliore dei modi per allietare la mente e mantenere il corpo in movimento.Quale miglior attività della “plants gym”, una vera e propria ginnastica per il nostro corpo e una vera e propria cura per la nostra mente. NELL’ORTO… UN TRIPUDIO DI PRIMIZIE Per chi possiede un piccolo giardino annesso e connesso alla casa inizia il divertimento! ✔ Frantumare la terra precedentemente lavorata profondamente e concimata nel periodo invernale, rendendola fine e soffice, così da preparare un letto di semina a grana fine e uniforme. ✔ Seminare piselli e ceci in postarelle di 3-4 semi ciascuno, distanti 10-15 cm sulla fila. ✔ Seminare a spaglio prezzemolo e carote. ✔ Per favorire il distanziamento tra i semi, prima della semina mischiare una manciata di sabbia. ✔ In un contenitore seminare cavoli per i raccolti estivi, lattughe, spinaci, barbabietole ✔ Trapiantare patate primizie in terreno fresco, soffice profondo. Piantarle a 30 cm di distanza sulla fila e a 60 cm tra le file. ✔ Si possono mettere a dimora i bulbilli di aglio distanti 10-15 cm sulla fila e 20 cm tra le file. Preparare delle prose leggermente rialzate se il terreno è argilloso e favorisce ristagni idrici. ✔ Trapiantare le piantine di cipolla a 15 cm di distanza sulla fila e 30 cm tra le file. ✔ Trapiantare lattughe e cicorie. Distanziare 25 cm sulla fila e 35 cm tra le file. ✔ Trapiantare aromatiche rustiche e resistenti a

possibili ritorni di gelata, come la menta, il timo e il rosmarino. Preferire piante giovani nel vaso di diametro 14, ben ramificate e radicate. Scavare una piccola buca non troppo profonda e interrare l’intero pane di terra senza sotterrare eccessivamente il colletto della pianta. ✔ Se nell’orto ci sono piante di cavolo o di spinacio per i raccolti invernali, zappare il terreno per renderlo più soffice e permeabile e concimare con solfato di ammonio. I cavoli sono aviti di zolfo e azoto. SUL BALCONE... Ecco alcuni suggerimenti per gli “ortolani da balcone o terrazzo”. ✔ Se abbiamo piante di fragola degli scorsi anni bisogna pulire le foglie secche, e staccando gli stoloni per produrne nuove piantine. Trapiantare gli stoloni in vasetti di 10 cm di diametro con terriccio a base di torba. Mantenerli umidi e consentirgli di prendere il freddo della notte che favorisce l’indurimento dei tessuti e l’induzione a fiore. ✔ Seminare in contenitori al riparo, peperoni e pomodori. Fagiolini, sedano, carciofi, fave, ceci, spinaci. ✔ Riattivare le cassette e balconette piantando giovani plantule di lattughe da taglio, cavoli di Bruxelles, bulbi di aglio e cipolla. ✔ Seminare, in vasi con sostegni per i rampicanti, i piselli. ✔ Seminare carote che diraderemo successivamente, in vasi profondi e con terricci a base di torba molto soffice. ✔ Prendiamoci cura delle nostre piante ornamentali, potandole, eliminando i rami secchi o

danneggiati dal freddo dell’inverno. ✔ Eliminare foglie morte e secche, che potrebbero essere veicolo di malattie fungine e fitofagi che svernano all’interno dei tessuti vegetali morti. ✔ Rabboccare i vasi con terriccio fresco per fioriere. Durante l’anno, soprattutto nei vasi molto grossi del balcone, la terra via via si consuma. Aggiungerla è un modo per temporeggiare i rinvasi delle piante più grosse. ✔ Concimare le piante sul terrazzo con concimi granulari bilanciati a lenta cessione per favorire un corretto risveglio vegetativo e una nutrizione equilibrata. ✔ Mantenere i vasi umidi e ben irrigati. Anche se di notte fa ancora freddo, bagnare nelle ore più calde della giornata per fornire alle piante un corretto approvvigionamento idrico.


I protagonisti del mondo che va al contrario

Siamo diversi... no MANCINI!

S

i stima che il 10-15% della popolazione mondiale sia mancina. Il mancinismo indica quelle persone che usano la mano sinistra per la stragrande maggioranza delle cose: scrivere, mangiare, giocare, lavarsi i denti, afferrare gli oggetti. Un tempo, senza andar troppo lontano, negli anni Sessanta del Novecento, la mano mancina era definita “la mano del diavolo” e, in molte scuole, veniva letteramente legata per obbligare a scrivere e a prendere oggetti con la destra, creando gravi conseguenze sull’organizzazione mentale del bambino. Infatti, sono di quel periodo tante persone mancine “corrette” che ora usano la destra o sono ambidestri. La definizione stessa di “sinistro” che indica sempre e comunque eventi negativi, per esempio “subire un sinistro”, “un sinistro presagio”, “presenze sinistre” , “un tiro mancino”: la parola stessa mancino deriva dalla parola latina mancus, composta da manus, che significa mano e dal suffisso cus, termine con il quale si indicava il portatore di difetti fisici (mutilati, storpi). Il termine mancino quindi, in origine, era sinonimo di diversità e quindi di handicap. AL di là del lessico, tuttavia, essere mancini, fino a poco tempo fa, era veramente difficoltoso: l’uso della stilografica era praticamente vietato ai mancini perché l’inchiostro non si asciugava e passandoci sopra la mano si sporcava tutto il foglio. Usare le forbici erano quasi peicoloso perché la lama era solo per chi impugnava la forbice con la destra, cosi anche i coltelli, dove spesso tagliare una bistecca diventava una vera battaglia! Il tempo è passato, in molti hanno notato caratteristiche particolari tipiche dei mancini e, finalmente, dall’essere considerate “persone differenti” ora i mancini sono diventati “personaggi dotati di intelligenza creativa, di intuizione” e di tanto altro. Einstein(Fisico geniale, fautore della teoria della relatività), Barack Obama ex presidente degli Stati Uniti, Vincent Van Gogh pittore di fama

mondiale, il tennista John McEnroe e ancora Napoleone, Bill Gates, Valentino Rossi, Neil Armstrong e Leonardo Da Vinci, solo per citare qualcuno. Inoltre, un famoso studioso ha affermato che i mancini potendo usare entrambi gli emisferi cerebrali, nel momento stesso in cui comunicano, riescono a formulare discorsi di gran lunga migliori. Con il cambio di passo degli anni più recenti, in cui sono state realizzare penne, forbici, righelli e tanto altro per chi usa la mano sinistra dando cosi la possibilità a tutti sia mancini che destrorsi di poter essere se stessi al meglio.


Confartigianato Alto Milanese informa

MODELLO 730/2020: SAPERNE DI PIÙ

G

li effetti dell’epidemia da coronavirus intaccano e cambiano (anche) il calendario fiscale. Il decreto-legge approvato dal governo dal  Consiglio dei ministri del 28 febbraio 2020 ha spostato i termini per la presentazione del Modello 730. Ci sarà tempo, quindi, per la presentazione del modello 730/2020, fino al 30 Settembre 2020. Mentre la data per il rilascio da parte dei datori di lavoro/ INPS della dichiarazione unica (CU) è spostata al 31 Marzo 2020; resta invariato il meccanismo dei rimborsi (a credito o debito), che sarà il mese utile successivo alla presentazione del modello.

Novità nel modello 730/2020 redditi 2019 ✔ Possibilità per l’erede di utilizzare il modello 730 per il deceduto. ✔ Limite di reddito per i figli a carico con età non superiore a 24 anni viene elevato a 4.000 € ✔ Aumento detrazione delle spese di istruzione a 800 € ✔ Proroga detrazione spese di ristrutturazione e risparmio energetico, acquisto mobili e arredo. Il CAAF Confartigianato di Legnano è a disposizione per l’elaborazione del modello 730/2020 di dipendenti e pensionati. Dal mese di aprile sarà possibile fissare l’appuntamento telefonando allo 0331/529111.

ALTO MILANESE

Ricordiamo inoltre le novità per i contribuenti in vigore dal 1 Gennaio 2020 La legge di Bilancio ha introdotto l’obbligo di utilizzare un metodo di pagamento tracciabile al fine del riconoscimento della detrazione degli oneri (pagamento tramite bancomat, carte di credito, assegno, bonifico. No contante). Tali regole sono applicabili alle seguenti spese a decorrere dai pagamenti 2020: ✔ Interessi passivi mutuo prima casa, intermediazione immobiliare per abitazione principale ✔ Spese mediche per visite private (anche dentistiche) ✔ Veterinarie ✔ Funebri ✔ Frequenza scuole ed

università ✔ Affitti studenti universitari ✔ Assicurazioni vita ✔ Erogazioni liberali ✔ Sport ragazzi ✔ Canoni abitazione principale ✔ Addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza ✔ Abbonamento servizi di trasporto pubblico

Per saperne di più Il CAF di Confartigianato Imprese Alto Milanese è a disposizione chiamando il numero 0331.529111


Collaborare&risparmiare

CONVENZIONI Le imprese e gli artigiani che volessero proporre servizi in convenzione possono inviare la propria candidatura con una breve descrizione della convezione proposta, alla mail: ancos.milano@mail.confartigianato.it Nell’oggetto deve essere indicato chiaramente: candidatura per convenzione Ancos Milano

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SOMMARIO EDITORIALE GIAN LUCA MARGHERITI

Mettere a punto la bicicletta

IL RACCONTO GIAN LUCA MARGHERITI

Nella mente dell’assassino

Il Cerchio Giallo - Narrativa digitale da quarantena- anno 1 numero 01 Editore: Excalibur - Copertina e illustrazioni interne: Carlo Jacono - Prezzo: Gratuito Hanno collaborato: Gian Luca Margheriti, Riccardo Mazzoni, Erica Arosio, Francesco G. Lugli, Marco Donna, Andrea Carlo Cappi, Edgar Allan Poe, Eugenio Camerini, Dan Levin, Arnold L. Hicks - Traduzioni: Catia Lattanzi - Impaginazione: Bob Schwartz


METTERE A PUNTO LA BICICLETTA di Gian Luca Margheriti

SAS: SUA ALTEZZA LA SPIA Nella pagina seguente la tavola originale realizzata da Carlo Jacono per segretissimo 403 del 19 agosto 1971 per la ventunesima avventura di Malko Linge. 4

Al giorno d’oggi leggere racconti è diventato sempre più difficile. Non vendono, così sentenziano gli editori come scusa per evitare la pubblicazione di antologie. E magari hanno anche ragione. Eppure il racconto è fondamentale per formare sia gli scrittori che i lettori. A leggere le biografie dei grandi autori americani troviamo in tutti una costante: gli inizi passati mandando racconti alle tante riviste disponibili sul mercato, racconti che all’inizio vengono sempre rifiutati, come è ovvio, ma per i quali l’editore, sant’uomo, si prodiga in consigli all’autore scritti in calce alla lettera standard di rifiuto. Grazie a quei consigli l’autore migliora, arriva alla pubblicazione del suo primo racconto e da lì ha inizio la sua carriera. Da noi non è così. Mai avuto (o avuto in pochissimi casi) riviste di racconti in Italia. Pochi anche i racconti che si pubblicavano sulle riviste di altro genere. Il Cerchio Giallo vuole riempire questo spazio. In un mondo in cui i racconti non vendono, con buona pace degli editori, qui si va contro corrente. Si rilancia qualcosa che da noi non ha mai avuto successo. Si spinge i lettori a riavvicinarsi a un genere che ha sempre avuto una sua dignità e una sua importanza. D’accordo, il racconto è la palestra dello scrittore. Prima di cimentarsi nella salita del Mont Ventoux, che possiamo paragonare alla stesura di un romanzo, ogni scrittore ha bisogno di farsi i muscoli, lavorare sul fiato, ma soprattutto mettere a punto la bicicletta. Il racconto gli serve a questo, regolare il cambio, tirare i freni, controllare la pressione dei pneumatici, tutto quello che è necessario per affinare la propria arte prima di sfogarla in qualcosa di lungo e impegnativo. Ma non è tutto qui: dall’altro lato il racconto è un genere di letteratura a sé stante, con una sua piena dignità, spesso più complesso da affrontare di un intero romanzo. Non è un caso che alcuni grandi scrittori non siano mai stati capaci di scrivere buoni racconti. E di contro che altrettanto grandi scrittori si siano limitati quasi esclusivamente a quelli, come Raymond Carver, che ha trasformato l’arte del “non detto”, che sta alla base di ogni buon racconto, facendogli raggiungere vette mai toccate in precedenza.


Il cerchio giallo

Ecco, il “non detto”, sta forse tutto qui. Il racconto è un genere in cui le cose non dette sono importanti tanto quelle che vengono messe sulla carta. Secondo lo scrittore Julio Cortázar scrivere un racconto è come scattare una fotografia. Quando scatto una foto decido di inquadrare solo una piccola porzione della realtà che mi circonda. E di scattare in un preciso momento. E agli amici a cui farò vedere la foto io mostrerò solo quella piccola parte della realtà, quella minima porzione di spazio e di tempo. Ma per scegliere cosa mostrare devo sapere bene cosa ho intorno e devo sapere cosa è accaduto prima e cosa accadrà dopo, solo così posso decidere quale parte mostrare agli altri. Per il racconto vale lo stesso discorso. Io racconto una parte di una vicenda, ma per farlo devo sapere bene tutto quello che c’è intorno a quella vicenda, solo così potrò scrivere un grande racconto. Un racconto che si trasformerà in un’apertura, una sorta di buco, che proietterà il lettore in un intero mondo che travalica i semplici fatti descritti nel testo. Insomma tutto questo per dire che Il Cerchio Giallo vuole essere da un lato una palestra per non far perdere l’allenamento a autori già affermati e un luogo in cui permettere a giovani promettenti di trovare uno sfogo a quello che hanno da dire. Ma dall’altro lato vuole essere anche un luogo in cui il lettore si possa confrontare con un genere letterario difficile da incontrare, un genere che qui può andare a seguire dai suoi inizi, grazie al lato Classic della rivista (partendo proprio da Poe, uno dei padri del racconto come grande forma di narrazione) per poi scoprire le sue più moderne declinazioni nella parte di rivista con i racconti dei nostri autori. Siete pronti per saltare in sella?

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NELLA MENTE DELL’ASSASSINO

Gian Luca Margheriti 6


Il bordo delle manette lasciava solchi profondi sui suoi polsi. La pelle abrasa, a contatto con il metallo, scottava come quando si prende troppo sole. Al mare, in spiaggia, al sole: strani pensieri per essere nella sua situazione. E i polsi bruciati non è che fossero il peggiore dei suoi problemi. Le manette erano attaccate a un tubo che correva lungo il soffitto e la costringevano in piedi con le braccia sollevate. Le spalle le dolevano e sentiva la schiena contratta e gonfia. Le gambe almeno non le facevano male, ma avvertiva che i muscoli erano prossimi a cedere e presto si sarebbe trovata appesa come un maiale morto a far gravare tutto il suo peso, per quanto esiguo, sui polsi stretti dalle manette. Intorno a lei non c’era nulla. Sembrava la brutta scena di un ancor più brutto thriller, con lei occupata a fare la vittima in una stanza con pareti di nudo cemento. Niente altro c’era in quella stanza, neppure una finestra, a parte i tubi che attraversavano il soffitto, una porta e una lampada al neon che gettava su tutto una luce truce e implacabile quanto una brutta notizia. La sua attenzione si concentrò su una macchia del pavimento, anche lui in cemento; una macchia color ruggine dai contorni frastagliati che si apriva sotto ai suoi piedi per un diametro di circa un metro. Si chiese cosa poteva essere; in un luogo del genere sarebbe potuta assomigliare a una macchia di qualche liquido automobilistico, come quelle che si trovano nei garage. Ma l’unico ingresso della stanza era una porticina di metallo troppo angusta per far passare un uomo stando dritto in piedi, figuriamoci un’auto. Solo allora, quando realizzò che cosa poteva essere la macchia sotto ai suoi piedi fu colta dal panico. L’essere rapita in piena notte mentre tornava a casa, l’essere stata narcotizzata e l’essersi risvegliata legata al soffitto in una stanza vuota non erano stati sufficienti. Da qualche parte dentro di lei credeva ancora che fosse tutto uno scherzo o un sogno con una parvenza di realtà un po’ più alta del normale. Ma quella macchia sotto ai suoi piedi che sembrava sangue rappreso, la riportò a contatto con la realtà. Una realtà che adesso la faceva soffocare. Cominciò a dimenarsi con la poca forza che i muscoli irrigiditi e le gambe sfinite le concedevano. Tirò con tutte le energie che aveva le manette che le serravano i polsi fino a trasformare le bruciature in tagli, fino a sentire una goccia di sangue che le colava lungo l’avanbraccio. Non urlò però. Non ce la faceva. La voce le si smorzava in gola e non arrivava fino alle corde vocali. Mentre si dimenava sentendo il panico montarle dentro come una frana che nel suo percorso discendente trascina con sé ogni ostacolo diventando sempre più grossa, la porta della stanza di cemento si spalancò con un urlo di cardini poco oliati. Sulla soglia, gobbo per cercare di passare dal piccolo pertugio, c’era un uomo. Non molto alto, ma neppure particolarmente basso. Non magro, ma neanche grasso. Con la faccia anonima del quadro aziendale, più abituato a parlare con un computer che con altri esseri umani. Smise di agitarsi e di tentare di urlare e lo fissò dritto negli occhi. Solo allora realizzò che non indossava niente che gli coprisse il volto, niente per nascondere quei lineamenti anonimi e banali, ma comunque riconoscibi-

GIAN LUCA MARGHERITI

gianlucamargheriti.com

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li. Niente che potesse evitare che lei, una volta libera, corresse alla polizia per denunciarlo. E allora capì che non sarebbe mai uscita viva da quella schifosa stanza di cemento macchiato. Che non avrebbe mai più abbassato le braccia da quella posizione scomoda. Che non avrebbe mai più potuto provare il sollievo di sedersi per far riposare le gambe. A sottolineare questo oscuro presagio il suo sguardo scivolò fino alle mani del suo carceriere attratto dal baluginio di un grosso coltello da cucina che rifletteva il neon liquido che inondava la stanza di luca verdastra. E allora anche la frana si arrestò, il panico se ne andò per lasciare spazio a una disperazione lucida e consapevole, l’idea di una fine imminente e ineluttabile che gli fece riempire gli occhi di lacrime che iniziarono a rotolare incontrollabili sulle sue guance. «Non piangere ti prego. È più difficile per me che per te. Prometto che cercherò di non farti soffrire.» Mentre pronunciava queste parole l’uomo sollevò il coltello e lo appoggiò sulla sua gola. Il metallo gelido le fece correre un brivido lungo il corpo che lo squassò fino alle ginocchia facendole perdere l’equilibrio. Si trovò a penzoloni con i polsi lacerati che schizzavano gocce di sangue tutto intorno e le spalle definitivamente bloccate che mandavano impulsi di lancinante dolore a tutti i recettori del suo cervello. Annaspò sul pavimento con i piedi nudi e riuscì a ritrovare un equilibrio solo quando lui la sorresse per 8

un fianco e la riportò in posizione eretta. Gli occhi che la fissavano non erano freddi o spenti, gli occhi dell’implacabile predatore, ma erano occhi liquidi e scoraggiati, quasi che la sua stessa disperazione si riflettesse sul volto di lui amplificandosi. Fu per questo che trovò il coraggio di parlare proprio nell’attimo in cui lui rialzava il coltello per riportarlo all’altezza della sua gola. «Perché mi stai facendo questo?» Vomitò fuori le parole come ghiaia che dai suoi polmoni risaliva fino in gola grattando tutto quello che poteva grattare. La voce arrivò nella gola arsa, si arrestò un attimo in bocca per poi fuggire all’esterno umida di bava e di paura. L’uomo si fermò con il coltello a mezz’aria. Quasi buffo con la sua corona di capelli ingrigiti su una testa calva che rifletteva il neon del soffitto più del coltello. Dopo un tempo che parve interminabile l’uomo abbassò l’arma. Insieme al braccio che scendeva qualcosa si sciolse anche sul suo volto e quell’espressione risoluta che fino a prima lo aveva contraddistinto fece pace con gli occhi, e si trasformò in qualcosa di più incomprensibile, ma decisamente meno inquietante. E un filo di speranza nel domani si fece spazio nella mente di lei. «È una storia lunga e molto difficile da raccontare» disse l’uomo. «Io non sono nessuno. Io non esisto. È difficile da capire come concetto, ma io non esisto.» Ora erano gli occhi dell’uomo che si stavano riempiendo di lacrime. «So che può sembrare


Il cerchio giallo

una banalità, ma è proprio così. Io non sono nessuno. Sono completamente solo: non ho amici. Figuriamoci una fidanzata. Quale donna vorrebbe uscire con un uomo come me?» L’uomo si fermò un attimo. Lei si chiese se a questo punto si aspettava qualcosa, una frase di conforto, il più banale degli antidolorifici, magari una bugia. Optò per un silenzio carico di significato, una sorta di vicinanza di disperazione. Quando gli occhi di lui, ancora bagnati di pianto, incontrarono i suoi, ricominciò a parlare. E lei capì di avere fatto la cosa giusta tacendo. «Qualche tempo fa è morta mia madre. E io sono rimasto completamente solo. Mio padre se ne andò tanti anni fa, quando ancora ero un bambino, e ormai sarà anche lui sotto due metri di terra. Altri parenti non ne ho mai avuti e quindi ora sono completamente solo» mentre diceva queste cose la voce dell’uomo cominciò a incrinarsi, quasi sfondata da un pianto sommesso che tentava in ogni modo di venire alla luce del neon. Lei spostò le mani e le braccia. Il corpo le faceva sempre più male. Dai polsi grondava sangue. L’uomo, spaventato da quei movimenti, alzò nuovamente il coltello. Non con fare minaccioso questa volta, fu più una sorta di riflesso incondizionato. «Liberami ti prego. Non ce la faccio più a restare in questa posizione» disse lei. «Tanto dove credi che possa andare. La porta è chiusa, finestre non ce ne sono.» L’uomo sprofondò la mano disarmata nelle tasche dei pantaloni di un colore che pareva la sua faccia, anonimo, ed estrasse la piccola chiave delle manette. Non appena i suoi polsi furono liberi si accasciò a terra contenta di poter finalmente sciogliere i muscoli delle spalle e delle gambe. Era un sollievo inarcare la schiena in avanti e combattere la contrazione dei muscoli costretti a stare in piedi da lunghe ore. Solo allora si accorse di essere seduta proprio al centro della macchia color ruggine e guardò l’uomo dritto negli occhi. «Pomodoro» disse l’uomo sedendosi al suo fianco e cominciando a giocare con il col-

tello come se, anziché uno strumento per uccidere, fosse una qualunque altra cosa, come si giocava con il filo del telefono quando un tempo i telefoni avevano ancora un filo. ­ «Questa è la cantina dell’appartamento dove abitavo con mia madre. Qui tenevamo barattoli e barattoli di conserva di pomodoro che la mamma produceva come se la fine del mondo fosse ormai prossima. Salsa di pomodoro che è rimasta qui a invecchiare per anni finché non ho deciso di ripulire tutto per fare, - qui fece una pausa per trovare la parola giusta - questa cosa. E proprio mentre stavo svuotando l’ultimo scaffale ho fatto cadere una bottiglia di conserva andata a male che ha rovinato il pavimento peggio dell’acido. Chissà cosa cavolo ci metteva mia mamma nella sua conserva di pomodoro?» Anche se la situazione stava diventando sempre più assurda, le sfuggì un sorriso. Probabilmente erano le endorfine che ormai circolavano impazzite per il suo corpo tentando di quietare i segnali dolorosi che arrivavano da ogni dove. «E io ora sono solo, solo come non sono mai stato» l’uomo riprese a parlare senza che lei gli chiedesse nulla. «Non so dirti neppure da quanto tempo non sento pronunciare il mio nome. Conosco il suono della mia voce perché mi costringo a parlare da solo, ma altrimenti mi potrei dimenticare anche di quello. Tu sei la prima persona con cui parlo da mesi.» I suoi occhi si bagnarono nuovamente. Lei allungò una mano per accarezzargli una spalla e lui si buttò sulla sua per farsi abbracciare. E nel farlo appoggiò a terra il coltello. «Io non esisto. Nessuno sa chi sono. Vivo in una casa di proprietà, quindi nessuno viene a reclamare un affitto. L’unico posto dove faccio acquisti è un supermercato con le casse automatiche in cui non è più necessario interagire con nessuno. Se vado al bar o al ristorante nessuno mi saluta e nessuno mi chiede nulla.» Lui era sempre appoggiato alla sua spalla. Lei lo accarezzava sulla nuca svogliatamente, ma forse quello era più di tutto l’affetto che quell’uomo avesse mai avuto nella vita. E così trovò il coraggio di parlare: «Ma non ce l’hai un lavoro?» 9


«La follia è questa. Lavoravo in una grande azienda, quei posti in cui non conosci nemmeno il tuo vicino di scrivania. E un giorno ho deciso di non andarci più. Nessuno mi ha telefonato, nessuno mi ha scritto, si sono dimenticati di me, perché semplicemente non hanno mai saputo chi ero. Per loro ero solo una delle tante rotelline di un gigantesco ingranaggio preposto a fare cose inutili; tanto inutili che il fatto che io non le faccia da più di sei mesi non ha preoccupato nessuno. E sai quel è la cosa ancora più assurda? Che continuo regolarmente a ricevere il mio stipendio.» Era incredibile che il mondo fosse divenuto un posto tanto squallido che un uomo poteva scomparire senza che nessuno se ne accorgesse. Eppure nessuno di noi parla più con i suoi vicini di casa, con le persone che incontra ogni giorno a fare la spesa o al bar. «Ho deciso di andarmene. Ho deciso che questa non è più vita. Prima però volevo lasciare una traccia, trasformare la mia vita di uomo insignificante in qualcosa che qualcuno, anche se solo poche persone, si sarebbe ricordato per tutta la vita.» Lei lo allontanò dalla sua spalla per guardarlo in faccia. Le lacrime gli rigavano il viso. Con la voce stentata continuò: «Tu sei una bellissima ragazza, avrai un fidanzato, tanti amici e dei genitori che ti amano. Se io ti uccidessi in un modo brutale, in un modo che non si può dimenticare, per tutta quella gente io esisterò per sempre. Io sarò sempre stato quel bastardo, pazzo, omicida che gli ha portato via la loro amata.» «Tu sei pazzo! Tu mi priveresti della vita solo per lasciare una traccia, minima, inutile,

su un giornalaccio di provincia e nel ricordo dei miei quattro amici?» «Certo uccidere una celebrità avrebbe fatto più impressione e scalpore. D’altronde siamo ancora tutti qui a parlare di Mark David Chapman, Lee Harvey Oswald o John Hinckley. Ma trovare una superstar qui da noi non è per niente facile e io non saprei nemmeno come avvicinarmi a un John Lennon o a un Ronald Reagan.» «Sì. E lo sai perché? Perché tu sei un pazzo!» Pronunciare quelle parole, sollevare il coltello dal pavimento macchiato e piantarglielo in gola fu praticamente una cosa sola. Schizzata del suo sangue si sollevò da terra e lo guardò un’ultima volta, in posizione fetale, sul pavimento di cemento che ora si stava macchiando di qualcosa di diverso dal pomodoro, mentre la vita lo abbandonava gorgogliando in un misto di sangue e vomito. Poi si voltò e se ne andò. Una volta fuori dalla cantina richiuse la cigolante porta di metallo a doppia mandata e gettò le chiavi in un cestino lì vicino. Che ci pensassero i suoi vicini a ritrovarlo una volta che la puzza della sua morte avesse invaso quei corridoi umidi e bui fino a diventare nauseante. E se questo non fosse accaduto, allora sarebbe stato dimenticato per sempre lì dentro, morto solo come aveva vissuto. L’unica pecca di tutto questo era qualcosa che la pizzicava dentro, fin nel profondo dell’anima, come quando ci viene prurito alla pianta dei piedi mentre indossiamo le scarpe e stiamo camminando per la strada e in nessun modo riusciamo a grattare quel prurito: lei non si sarebbe mai potuta dimenticare di lui. Per tutto il resto della sua vita.

GIAN LUCA MARGHERITI Nato a Milano nel 1976, è scrittore e fotografo. Ha curato per anni, con Francesca Belotti, la rubrica Milano segreta, sulle pagine on line de Il Corriere della Sera. Esperto di Milano ha pubblicato 1001 cose da vedere a Milano almeno una volta nella vita, Milano segreta, 101 storie su Milano che non ti hanno mai raccontato, 101 tesori nascosti di Milano da vedere almeno una volta nella vita, oltre a I personaggi più misteriosi della storia, editi da Newton Compton. È autore de La Milano dei miracoli, edito da Intra Moenia, e Lettere dall’Inferno, la storia di Jack lo Squartatore,(Il Melangolo) e de Le incredibili curiosità di Milano. Da settembre 2017 ha un canale YouTube dedicato alla leggende e delle curiosità di Milano: Milano in 90 secondi (o quasi). Nel 2018 ha curato l’antologia Delitti alla Milanse. 10


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I diritti d’autore su ogni copia venduta saranno devoluti all’Opera San Francesco per i Poveri

18/04/19 14:23

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L'isola del Fare 2/2020  

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