Page 1


on

coloph

Sommario Caravaggio, misteri siciliani Il libro del mese Tri canti e un cuntu Metamorfosi Ora fatale ix Figlia I gelati di Leopardi Eventi

3 4 6 7 8 9 10 12

Tutela dei dati personali Il d.lgs 196/03 prevede la tutela di ogni dato personale e sensibile. Il trattamento dei dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e riservatezza. Ai sensi dell’art. 13 del d.lgs 196/03 informiamo che il trattamento che intendiamo effettuare verrà svolto per fini contrattuali, gestionali, statistici, commerciali, di marketing. Gli interessati potranno richiederne gratuitamente la cancellazione o la modifica scrivendo a: Giambra Editori, Viale Delle Terme, 69 – 98050 Terme Vigliatore (Me).

il tipografo Newsletter della casa editrice Giambra Editori Anno 2 – n. 3 Luglio 2013 Redazione e amministrazione Viale Delle Terme, 69 – 98050 Terme Vigliatore (Me) tel. 090 978 3002 – fax 090 978 3002 www.termegrafica.it/giambraeditori redazioneiltipografo@gmail.com


Caravaggio, misteri siciliani

Q

uesto numero è dedicato al “lancio” editoriale di un’opera che segna l’ingresso di Giambra Editori anche nel settore dei libri d’arte: Caravaggio in Sicilia. L’ultima rivoluzione – del quale troverete un’approfondita scheda nella sezione Il libro del mese. Un volume che ricostruisce il soggiorno del Caravaggio nella nostra isola. Una tappa ancora poco conosciuta, ma che riserva molte sorprese. Dalla lettura di qualsiasi biografia del pittore lombardo, infatti, emerge come quasi un anno di soggiorno dell’artista in Sicilia sia stato riassunto in poche battute. Quest’ultimo va inquadrato come periodo al contempo di rifugio, dalle carceri maltesi da cui il Caravaggio era riuscito rocambolescamente ad evadere, e di attesa, per l’auspicata amnistia che il pontefice sarebbe stato in procinto di concedergli in merito al delitto da lui commesso anni prima a Roma, e per il quale era stato costretto a lasciare la città. Caravaggio sarebbe sbarcato a Terranova, per poi andare a Siracusa, Messina e Palermo, lasciando come traccia del suo passaggio opere di inestimabile valore. Doppiamente latitante, Caravaggio avrebbe goduto della protezione dell’arcivescovo di Messina Frà Bonaventura Secusio, che in quanto ex Ministro Generale dei Minori Osservanti francescani, avrebbe assicurato al Caravaggio le principali committenze ricevute durante il soggiorno nell’isola, mettendolo nelle condizioni di poter esprimere la sua creatività

in maniera insolitamente libera, rispetto al passato, dai vincoli imposti dalle commissioni. Proprio l’esiguità delle notizie ha spinto Andrea ad intraprendere gli studi e le ricerche che hanno portato alla pubblicazione del libro. La scarsa quantità di notizie sul periodo siciliano di Caravaggio, ha spesso comportato a dei “fraintendimenti” e a delle semplificazioni nell’interpretazione delle sue opere, nonché a delle vere e proprie sottovalutazioni delle stesse. Le ricerche di Andrea, ricostruiscono o quantomeno aggiungono informazioni a quanto oggi si sa del percorso seguito dall’artista durante il periodo della sua permanenza, evidenziando come in molte di opere realizzate in Sicilia dal Caravaggio si ritrovassero particolari riferimenti ad altre opere e a personaggi del vissuto del pittore. Il soggiorno di Caravaggio in Sicilia, così come i significati di alcune sue opere, sembrano in definitiva, nonostante le ulteriori scoperte, ancora avvolti nel mistero. Così come un mistero rimane ancora la sorte della Natività, l’opera del Caravaggio rubata nel 1969. Grazie alle ricerche di Andrea, possiamo oggi aggiungere alle tradizionali tappe dell’artista a Siracusa, Messina e Palermo, un quadro d’insieme sugli artisti siciliani – a partire dal Rodriguez e dal Minniti - che hanno subito l’influenza di quella pittura nuova, intensa e rivoluzionaria.

il tipografo

3 il tipografo n. 3 luglio 2013


r e r b i l n i novità

ia

Il libro del mese

E

cco tornare anche a luglio l’appuntamento con la lettura dedicato a tutti gli amici de il tipografo con la rubrica “Il libro del mese”. In questa sezione vi terremo aggiornati dandovi una panoramica a 360° sul mondo della lettura: interviste, news, curiosità, recensioni, ritratti di autori! Con l’occasione volevamo anche ringraziare la Giambra editori, grazie alla quale riusciamo ad aggiornare questa rubrica mese dopo mese. Grazie, sono questi piccoli gesti che ci aiutano a mantenere vivo questo spazio dedicato a tutti gli amanti della lettura e non solo. Questo mese presentiamo la nuova uscita della Collana La Nostra Terra dedicata agli autori siciliani e ai temi della sicilianità: Caravaggio in Sicilia. L’ultima rivoluzione, il nuovo saggio del critico d’arte messinese Andrea Italiano. Vi ricordiamo che questo titolo come tantissimi altri sono a disposizione sul sito di Giambra Editori www.termegrafica.it/giambraeditori oltre che sui maggiori store online. Buona lettura e al prossimo appuntamento per una nuova puntata della rubrica “Il libro del mese”…


Andrea Italiano Caravaggio in Sicilia. L’ultima rivoluzione

Il libro indaga, con una linguaggio accurato ma al tempo stesso accessibile, la permanenza di Caravaggio in Sicilia tra il 1608 e il 1609, ricostruendone la vicenda umana e analizzando le opere (ancora presenti sul suolo siciliano o migrate altrove) dal grande pittore lombardo lasciate sull’isola. Dal Seppellimento di Santa Lucia alla Resurrezione di Lazzaro, dall’Adorazione dei Pastori alla perduta Natività di Palermo, Italiano si sofferma sui quadri per dare al lettore preziose indicazioni di analisi per meglio apprezzare i quadri merisiani. Lo studio, partendo dal Caravaggio, si dilunga poi sugli altri artisti presenti in Sicilia prima e dopo il 1609 e che hanno subito il fascino di quella pittura nuova, intensa e rivoluzionaria. La carrellata passa dunque ad analizzare i caravaggeschi siciliani (Rodriguez e Minniti), i pittori minori influenzati dal caravaggismo, per termiAndrea Italiano è nato a Barcellona Pozzo di Gotto nare con quelle figure di (Messina) il 21/09/1980. Nel 2006 si è laureato al artisti che sebbene non D.A.M.S. di Palermo con una tesi sul pittore messinese seicentesco Alonzo Rodriguez. I suoi studi recen- possano dirsi caravagti hanno riguardato soprattutto la pittura messinese del geschi hanno in qualche Seicento. Ha pubblicato su varie riviste specialistiche maniera modificato il loro saggi su Antonio Barbalonga, Jan Van Houbracken, stile in seguito al passagFilippo Jannelli. Ha partecipato come relatore a nu- gio del “mito”. Il libro è merosi convegni di storia dell’arte e storia del territorio messinese. Nel 2011 ha pubblicato una plaquette di impreziosito da oltre cinpoesie, dal titolo “Guerra alla tonnara” (Ladolfi Editore, quanta foto a colori, che ci fanno apprezzare appieno Borgomanero). i capolavori siciliani.

Caravaggio in Sicilia L’ultima rivoluzione (2013) pp. 132, € 20,00 ISBN 978-88-98311-04-0

Quel viaggiatore trafelato che sul fare dell’Autunno 1608 era stato notato al porto caricatore di Terranova (Gela) non era un fuggiasco qualsiasi: era Michelangelo Merisi da Caravaggio.

5 il tipografo n. 3 luglio 2013


tu n u c n nti e u

tri ca

Un passo dopo l’altro

C

arissimi amici della Community, siamo così giunti al secondo appuntamento dedicato a Tri canti e un cuntu. Tre mesi fa abbiamo iniziato insieme questo cammino che ci accompagnerà per tutto il 2013. Un progetto su cui la Giambra Editori ha investito molto in termini di tempo e risorse umane e che – ci auguriamo – possa culminare in un più ampio impegno editoriale. Le adesioni sono state numerose e, per motivi di spazio, non è stato possibile pubblicare alcuni contributi che appariranno su uno dei prossimi numeri.

tri canti e un cuntu è uno spazio letterario, artistico e culturale fatto da: Anna Anzellotti, Carlo Bramanti, Giorgia Catalano, Sara Conci, Sandra Fedeli, Marta Ferretti, Michele Gentile, Antonio Insardi, Giovanna Iorio, Antonio Lonardo, Teodoro Lorenzo, Marina Lovato, Fabio Mattiuzzo, Giampiero Mirabassi, Giuseppe Nalli, Claudia Palombo, Giuseppe Panzeca, Emidio Parrella, Teresa Regna, Felice Serino, Giuseppe Spiotta, Rocco Tassone, Flavio Vacchetta, Simonetta Vandone, Daniela Vasarri, Pietro Zerella.


Antonio Lonardo Metamorfosi

Era una pangea il suo linguaggio: concisa sintesi di un mondo sconosciuto, misterioso labirinto, edenico spazio riservato ad eletti. Era una pangea il suo pensiero: una terra senza confini di luoghi, tempi, immagini, inscindibile unicum di visi indistinti e meridiani senza clessidra. Era una pangea la sua vita: sorvolato tormento di calendari trascorsi, grumo di dolori vissuti nell’ansia di una forte rivincita. È un lessico in fiorente espansione di versatili pagine: intense esperienze finemente rilegate in crescendi dialoghi di occhi incrociati.

È la salita ripidamente inebriante , quasi salto verso l’ignoto, per conoscere il mistero: intuizione e lettura del libro aperto sulla pelle del mondo. È il romanzo di un’anima felice, sazia di orizzonti raggiunti: puntini fosforescenti, su linea protesa di un mosaico luminoso arduo a costruire.

Antonio Lonardo è nato il 30 settembre 1943, in piena 2a Guerra Mondiale, a Taurasi (Av). Ha frequentato gli studi classici, filosofici e teologici. Laureato in Pedagogia, presso la Facoltà di Magistero dell’Università degli studi di Salerno, ha insegnato Materie Letterarie, come docente di ruolo sia nelle scuole medie che negli istituti superiori, coinvolgendo anche i suoi studenti a scrivere sia racconti che poesie, con eccellenti risultati.

7 il tipografo n. 3 luglio 2013


Giuseppe Nalli Ora fatale ix dalla serie Giorno fatale

È una rincorsa desiderata solo una volta ma per tre volte rincorsa. È un tridente spuntato per affrontare le occasioni che il caso sorteggia per il resto dei giorni. Ceprano 31 gennaio 20 13 ore 1,13

Giuseppe Nalli è nato nel 1958 a Ceprano – l’antica Fregellae e culla di Argil, l’uomo più antico d’Europa – lavora presso la ASL di Frosinone. Ha vinto ed è risultato finalista in numerosi premi letterari di prestigio. Suoi lavori sono inseriti in riviste e antologie distribuite anche all’estero. È autore iscritto alla SIAE e si occupa anche di composizioni letterarie per canzoni. È stato ideatore e membro della giuria del premio letterario Pòlis Poìesis. Si è interessato a nuove forme espressive, producendo incisioni su pietra e legno e realizzando anche un gran numero di installazioni utilizzando spesso soltanto materiali di recupero. Ha pubblicato Anime fragili, Questa notte dopo vent’anni, A Giada, Il male di vivere, Quadretti rurali, Quattro candelabri di bronzo e ottone, La giostra della memoria 1980-1993, L’isolotto delle rondini, Nell’oblio degli anni (Appunti di fine millennio), Ceprano Una storia tante storie (con il fotografo Ennio Paniccia).

8

giuseppenalli@alice.it http://www.webalice.it/giuseppenalli

TRI CANTI


Sandra Fedeli Figlia

Nel lungo cammino che la vita ti da, tu ti avventuri con la speranza del mondo cambiar. Sei una leonessa, lotti agguerrita, ma alle volte ti trovi cerbiatta ferita. Non molli però, e il sogno della tua vita continui a perpetrar, con volontà. e sai che prima o poi arriverà. La giungla è folta, i pericoli tanti, le trappole poi sono in tutti gli anfratti.

Sai che è difficile, sola tra tanti, ma hai spalle coperte da chi ti ama e mai ti abbandonerà. Negli occhi tuoi belli, lampi di semplicità, di complice amore, di serenità. E questo cocktail sarà la tua forza che affrontare la vita e la melma se mai arriverà. Le onde del mare, sospinte dal vento, ti porta-n lontano, verso lidi tranquilli, dove potrai riposar, appena quel sogno realtà diverrà.

Sei anche caduta, ma la china hai sempre rialzato, e con caparbietà il percorso continui a far. Sandra Fedeli è nata e vive a Cecina (Li). Commessa in un supermercato, ama scrivere da sempre. Da circa un anno ha scoperto questa vena, per così dire, poetica. Lei ama definirli semplici pensieri: molto spesso anche in rima. Oltre a scrivere, ama la fotografia, definendosi “una dilettante: mi prometto sempre di fare un corso base, ma chissà se mai lo farò. Sono pigra per natura e, spesso e volentieri, non porto a fondo un progetto.” Ha pubblicato le sue poesie nel libro La casa sulla roccia (Del Bucchia, 2012), sulle riviste Orizzonti ed Euterpe, nelle antologie di Parole in fuga, Trosky cafè, Del Bucchia. Collaboro con la Quadratum editore per Love Story.

9 il tipografo n. 3 luglio 2013


Teodoro Lorenzo I gelati di Leopardi

10 UN CUNTU

Tutto quello che serviva al conte Monaldo e a sua moglie Adelaide era racchiuso nello spazio di poche decine di metri. Il palazzotto in cima alla salita dove abitavano, la piazzetta, e subito la chiesa, di lato, dove si recavano giornalmente per gli uffici del loro spirito. Il loro mondo era tutto lì, si misurava coi passi di un uomo. Hortus conclusus non aveva altri passaggi o sentieri che conducessero al di là di quel recinto. Il palazzo mostrava una faccia lunga e austera. Rimandava e faceva il paio con la personalità del suo proprietario, il conte, di nero vestito, reazionario fino al midollo, pseudo letterato dalle velleitarie ambizioni inseguite senza talento nel tempo lasciato vuoto dalle novene e dai rosari recitati instancabilmente in compagnia della moglie. Anche lei rigida e austera, come il marito e il palazzo. Uscire uscivano poco, appena lo stretto necessario. Fuori mancava l’aria. Boccheggiavano come pesci sulla sabbia. Solo dentro, nel loro palazzo, riprendevano a respirare, solo lì si sentivano al sicuro. Sbarrato in fretta alle loro spalle il portone d’ingresso lasciavano all’esterno la follia del mondo. Nulla di ciò che si trovava fuori doveva penetrare all’interno, nulla di nuovo, nulla di fresco doveva scivolare su quella muffa. Poi quelli erano anni difficili. Giravano strane idee da quando quell’armata stracciona guidata da un poco di buono corso, e meglio sarebbe dire corsaro, nel 1796 aveva valicato le Alpi inzaccherando le città d’Italia. Idee malsane, idee, pensate un po’, di libertà, di uguaglianza, per Monaldo di rivoluzione e di sovvertimento dell’ordine sociale. Il conte rabbrividiva al solo pensiero, e giù un’altra mandata di chiavistello al portone del palazzo di Piazza Montemorello. Sapeva che alla plebaglia bastava una scintilla per prendere fuoco, e di scintille cominciavano ad accendersene Teodoro Lorenzo è nato il 4 marzo 1962 a Torino dove esercita la professione di avvocato. Continua a coltivadappertutto. L’incendio infine divampò a re le sua passioni giovanili: il calcio (con gli amici, ma ha giocato anche nelle giovanili della Juventus e nelle serie Napoli nel 1799 e l’eco di quella minori) e la letteratura (per gli amici). Ha vinto o è stato rivoluzione oltrepassò i muri di segnalato in numerosi premi letterari ma non lo dice per palazzo Leopardi. pigrizia. Ha pubblicato Saluti da Buenos Aires, racconti di No, quello non era proprio sport (Bradipolibri, 2009), Campus Marie Curie, racconti il momento giusto per venire al di scuola (Edizioni Progetto Cultura, 2011). mondo. Ma evidentemente dove- “Potrò fare qualsiasi professione ma sono e rimarrò un va nascere sotto una cattiva stella, ex calciatore. Oggi faccio l’avvocato ma potrei fare il paed è un paradosso perché nessu- nettiere, l’astronomo o il venditore di giocattoli: mi sentirei pur sempre un ex calciatore.” no più di lui le amò. Giacomo nacque nel 1798, proprio nel bel mezzo del putiferio. La cupa atmosfera della famiglia Leopardi non era destinata a migliorare negli anni successivi. Alle vicende politiche, già foriere di lugubri pensieri, dovevano aggiungersi


un posto c’era dove il mondo esterno viveva e prendeva forma: la biblioteca di casa

i lutti privati: dei nove figli nati dopo Giacomo ne sopravvissero solo quattro, Carlo, Paolina, Luigi e Pierfrancesco. Il conte scoprì ben presto che almeno per il primogenito il DNA lo aveva tradito. I due non potevano essere più diversi. Di forza centripeta lui, centrifuga il figlio, se vogliamo usare le definizioni della fisica. Ogni energia il conte la consumava all’interno, Giacomo all’esterno. Lui aveva fame e sete di mondo, benché per l’ennesimo paradosso le composizioni più belle, quelle che gli diedero fama imperitura, le compose affacciandosi al balcone di casa. Nonostante i rigidi divieti in realtà un posto c’era dove il mondo esterno viveva e prendeva forma: la biblioteca di casa. Lì dentro il conte aveva concentrato tutto o quasi lo scibile umano, 16.000 volumi. Quella era la televisione di Giacomo; lì cambiava canale e storia, geografia, astronomia si avvicendavano ai suoi occhi ed il mondo presente passato e futuro gli scorreva davanti. Sette anni di studio matto e disperatissimo per diventare l’ uomo nuovo, l’onnisciente. Imparò il greco, il latino e l’ebraico, studiò filologia e tradusse i classici, i due prelati ai quali era stata affidata la sua educazione alzarono bandiera bianca e si ritirarono in buon ordine: non avevano più nulla da insegnargli, Giacomo era diventato di gran lunga più sapiente di loro. A 13 anni, quando si sa poco più che scrivere il proprio nome e già il dettato della maestra provoca preoccupanti batticuori, Leopardi aveva scritto due tragedie, Pompeo in Egitto e la Virtù indiana, a 14 aveva scritto le Dissertazioni Filosofiche, così, per svagarsi un po’, a 15, quando i ragazzi normali aggiungono un po’ di aritmetica, ma non troppa, scrisse La Storia dell’astronomia e a 17, quando non ci si rende neanche conto degli errori propri, aveva analizzato quelli altrui ne Il Saggio sopra gli errori degli antichi. Ebbe il tempo di fare il bambino? Crediamo di no, Leopardi non fu mai bambino. Giocava a volte, sì, con i fratelli Carlo e Paolina, i più vicini a lui per età, ma di sfuggita, di nascosto dalle occhiute attenzioni della madre che non voleva sentire risuonare in quella casa echi di risate e strilli gioiosi ma ammetteva solo voci sommesse di rosari bisbigliati. Per il resto era il deserto di amicizie, affetti, relazioni dal quale germinò come erba infetta la sua disperata visione della vita e del mondo. Ma bambini si diventa e Leopardi diventò bambino negli ultimi anni della sua vita, a Napoli. All’ombra del Vesuvio ce lo portò l’amico Antonio Ranieri per la salubrità della sua aria. Aveva incontrato Leopardi nell’autunno del 1830 a Firenze in uno stato di profonda prostrazione: “la sua immedicabile tristezza cresceva di dì in dì”. Era triste e disperato. “Cessa egli mi disse dalla vana speranza di consolare un disperato”. Ma durante la sua permanenza a Napoli succede qualcosa. “Su gli occhi di Leopardi vidi apparire un barlume di letizia che non gli avevo mai scorto dal dì che lo ritrovai tanto mesto in Firenze”. Letizia, e già questa parola, associata al nome di Leopardi, non pare vera.

11 il tipografo n. 3 luglio 2013


a Napoli Leopardi scopre il mare, quello vero, quello magico

12 UN CUNTU

L’aria e i gelati di Napoli avevano compiuto il miracolo. “… i medici vietavano le cose dolci, ed assolutamente, i gelati. Bramosissimo delle une e degli altri, egli, lasciata dall’un dei lati ogni apprensione, perseverava i più incredibili eccessi: il caffè, sciroppo di caffè; la limonea, sciroppo di limone; il cioccolate, sciroppo di cioccolate (e non senza le vainiglie, rigorosamente vietategli); e così via via. E quanto ai gelati, era un furore: forse che il morbo stesso lo spingeva! Più i medici minacciavano sputi sanguigni, bronchiti e vomiche, e più il furore cresceva…” La città partenopea tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento era diventata la capitale del gelato. Per primi i Borboni avevano apprezzato il piacere dei sorbetti e avevano concesso titoli nobiliari a numerosi maestri gelatai. Per esempio barone era diventato Vito Pinto, il gelataio di Leopardi, l’unico dal quale voleva essere servito. Anche quando,dietro insistenza del Ranieri si trasferì a Torre del Greco per scappare dal colera che si stava diffondendo a Napoli, pretendeva giornalmente i gelati del barone Pinto e poiché erano evidenti le difficoltà di rifornimento premeva per un celere rientro in città. “Ma a Leopardi si rizzavano i capelli in testa al solo pensiero che (i gelati) non fossero proprio di Vito Pinto, famoso sorbettaio alla Carità, divenuto ricchissimo e barone a furia di ottimi gelati”. Leopardi quindi durante il suo soggiorno a Napoli godette di letizia, almeno un po’, e di gelati, quelli tanti. Ma letizia e gelati sono i segni della infanzia, sono la loro carezza. E non solo, insieme ad essi, Giacomo scoprì altri due elementi tipici di questa età: il mare e la speranza. Nella poesia di Leopardi è la campagna il suo luogo mentale, e del resto idillio è parola greca che significa campagna. Né nei Piccoli Idilli (L’Infinito – La sera del dì di festa – Alla luna) né nei Grandi Idilli (A Silvia – Le ricordanze – Il sabato del villaggio – La quiete dopo la tempesta – Il passero solitario – Canto di un pastore errante dell’Asia) compare mai l’immagine del mare. E quando ne L’Infinito si legge, ultima strofa, “e naufragare mi è dolce in questo mare” Leopardi si trova sul Monte Tabor, dietro casa sua, e quello che vede e quello che pensa non è il mare ma la campagna, per l’appunto. Ma a Napoli Leopardi scopre il mare, quello vero, quello magico, e ce ne regala un’immagine da genio assoluto qual è stato. Lo fa ne La Ginestra, anno 1836, pochi mesi prima di morire: “Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle cui di lontan fa specchio il mare, e tutto di scintille in giro” Che incanto! Il mare come uno specchio sul quale si riflettono le stelle e lo scintillio d’attorno. Milioni di luci sopra, milioni sotto, sullo specchio del mare, e lui, e noi attraverso lui, in mezzo a tutto a quel fulgore. Finalmente il mare nella sua poesia, in lontananza,sì, ma pare di sentirne il profumo. Leopardi si sta spegnendo ma Napoli ha regalato a Giacomo quell’infanzia che gli era stata negata a Recanati. E qual è il sentimento principe di questa meravigliosa sta-


triste e inconsolabile ha conosciuto la letizia, lui afflitto e disperato ha incontrato la speranza

gione della vita? Non può non essere che quel sentimento che si proietta nel futuro, tipico di chi ne ha tanto davanti a sé, vale a dire la speranza. Lui triste e inconsolabile ha conosciuto la letizia, lui afflitto e disperato ha incontrato la speranza e ha voluto farla conoscere all’umanità intera attraverso La Ginestra. Non tutto è arido deserto; l’uomo nella sua fragile bellezza, come la profumata ginestra, può ancora ingentilire il paesaggio circostante e riaffermare la sua fiera dignità nonostante la finitezza della sua vita e la potenza nefasta dell’“empia natura”, per opporsi alla quale non resta che unire le forze e stringersi in una fratellanza universale. Magari davanti al mare, con un gelato in mano. Le parti virgolettate sono tratte da Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi di Antonio Ranieri (Giannini, 1880).

13 il tipografo n. 3 luglio 2013


eventi

Casalpalocco

Io e Simone di Valerio Nasetti vince il Premio Il Telescopio

I

l romanzo Io e Simone (Giambra Editori, 2012) opera prima di Valerio Nasetti ha vinto l’edizione 2013 del concorso letterario ‘Il Telescopio’. Il concorso rappresenta ormai da 13 anni un punto di riferimento tra le manifestazioni letterarie del municipio X e della Capitale. Dalla sua, ha la prerogativa di riuscire – sempre - a coinvolgere adulti e ragazzi delle scuole e chiunque abbia il sogno di rendere pubblico e condividere un momento di creatività che ha portato alla creazione di una poesia, di un racconto o addirittura di un libro. Come editori siamo orgogliosi del risultato conseguito dal nostro Valerio e ci auguriamo ancora molti altri successi per Io e Simone e gli altri romanzi che seguiranno. Il concorso letterario “Il Telescopio”, nato su iniziativa dell’omonima associazione culturale di Casalpalocco, è patrocinata da Roma Capitale e dal Consorzio di Casalpalocco. Quest’anno ha visto la partecipazione dei residenti del municipio X e degli altri quartieri romani, oltre che degli studenti di tutte le scuole.


N. Trifilò IL PRATO DEI GIUOCHI DIMENTICATI

P. Flandina GIUSEPPE CARUSO

A. Italiano CARAVAGGIO IN SICILIA

V. Nasetti IO E SIMONE

A. Insardi I CORRISPONDENTI

L. Capodaglio L’ESTATE DECISIVA

T. Regna IL CANTO DELLA MAGA

A. Ajello ALL’IMPROVVISO - OPERAZIONE MAGENTA SQUARE

S. Conci IL SOLE E IL PICCOLO FIORE

A. Insardi IL RICHIAMO DI AVEZZANO

V. Evangelou BUON VIAGGIO COWBOY

170 p. - Esaurito F.to 21x29 ISBN 978-88-907647-0-7

80 p. - € 7,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-5-2

54 p. - € 7,00 - F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-9-0

52 p. - Esaurito F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-1-4

348 p. - € 12,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-6-9

50 p. - € 6,00 F.to 12x17cm ISBN 978-88-98311-02-6

132 p. - € 20,00 F.to 17x25 ISBN 978-88-98311-04-0

182 p. - € 10,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-7-6

330 p. - € 12,00 F.to 14x21cm ISBN 978-88-98311-03-3

232 p. - € 12,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-8-3

302 p. - € 16,00 - ed. in greco F.to 14x21cm ISBN 978-88-98311-06-4

ordina su www.termegrafica.it/giambraeditori


M. Schiavone OCCHI DI MARE

80 p. - € 8,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-98311-07-1

R. Giurastante FRAMMENTI

M. Trifiiletti GRANELLI DI SABBIA

D. Ruggiero MR. ZEUS COLPISCE ANCORA

R. G. Tassone LEZIONI DI SCIENZE DELLA TERRA

AA. VV. UN TRIENNIO DI ALLUVIONI

L. Capodaglio LE STAGIONI COLORATE E ALTRE VERITÀ

50 p. - € 7,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-4-5

150 p. - ill.ni c. € 18,00 - F.to 14x21 ISBN 978-88-907647-3-8

64 p. - € 7,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-98311-00-2

274 p. - Esaurito F.to 21x29 ISBN 978-88-907647-2-1

44 p. - € 7,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-98311-01-9

A. Lonardo ORIZZONTI SCONVOLTI

142 p. - € 8,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-98311-05-7

136 p. - € 10,00 F.to 14x21 ISBN 978-88-98311-08-8

ordina su www.termegrafica.it/giambraeditori

il tipografo luglio 2013  

newsletter casa editrice Giambra editori

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you