Centenarie. Società sportive in Friuli Venezia Giulia

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CENTENARIE SOCIETÀ SPORTIVE IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Particolare dell’illustrazione realizzata da Alessandro Bimbatti per la copertina del libro “Centenarie. Società sportive in Friuli Venezia Giulia”.


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UNA STORIA SOCIALE DELLO SPORT

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C’è anche un indice sportivo per valutare la civiltà e lo sviluppo di un territorio. Oltre all’economia, all’industrializzazione, alle infrastrutture, alla sanità, all’istruzione, alla cultura, alla coesione sociale, all’identità territoriale e al tasso di criminalità, lo sport fornisce un indicatore ottimale per conoscere la situazione di un territorio, perché lo sport concentra tutti gli altri segnali della prosperità e dell’attitudine mentale. In Friuli Venezia Giulia, più che in ogni altra regione, lo sport è metafora di vita, è uno dei segni che ne contraddistinguono la storia, che ne caratterizzano e evidenziano il carattere. Uno di questi segni è la vita delle società sportive, la capacità di attraversare anni e eventi, di adeguarsi ai tempi e di accettare tutte le sfide del futuro, avendo però una bacheca piena di ricordi e valori. Radici solide per far crescere un albero robusto e rigoglioso. La vetustà di molte società sportive in Friuli Venezia Giulia non ha analoghi confronti in Italia. Lo sport non è solo gioco, divertimento, è parafrasi della vita e del suo scorrere nella storia. Portare nell’arena di Aquileia Traci, Daci, Norici, Veneti, Istri, Greci, Libici, Celti e Germani a combattere

nei giochi gladiatori e venatori significa parlare di immigrazioni e invasioni, di mescolamenti di etnie e culture di un grande impero del quale la provincia Venetia et Histria era centro propulsore. Ricordare che Fiore de’ Liberi di Premariacco fu il primo a codificare la scherma nel suo libro “Flos Duellatorum in armis, sine armis, equester e pedestres nel 1409, significa mettere in evidenza la lunga storia di guerre e battaglie che hanno funestato l’agro aquileiese per

secoli. E far emergere dalla memoria di uno dei giuochi antichi del calcio, quello di Venezia, con i palloni fra le calli e le prime scommesse significa ricordare Carlo Guerra, da Udine, morto il 4 settembre 1753 perché il pallone da lui calciato toccò un cornicione che cadendo lo colpì. Guerra, allora, era uno dei “calciatori” più famosi dell’epoca e uno dei primi “acquisti” di provenienza “foresta”. Scherma, tiro a segno, vela, canottaggio:

ASU - Un gruppo di ginnasti e schermidori della Società in una immagine del 1886.


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la Venezia Giulia austriaca accoglie le prime società sportive moderne a Gorizia e Trieste. Duecento anni fa! Il calcio arriva nel 1896 quando in seno all’Associazione Sportiva Udinese nasce la squadra di calcio che poi prenderà il nome di Udinese. Il gioco del pallone è praticato anche durante le prima guerra mondiale, con moltissimi giocatori che perdono la vita nelle trincee e parecchi si meritano medaglie al valor militare. Lo sport dovrebbe essere divertimento, ma è anche la strada più corta, per chi ha talento, di avanzare nella scala sociale e soprattutto guadagnare cifre inarrivabili nella miseria che impera nel Friuli Venezia Giulia. Lo sport diventa un valore globale ed è un veicolo formidabile di educazione e coesione soprattutto fra i giovani. Lo capisce per primo il clero, che fonda i suoi oratori con i quali attraverso lo sport fa catechesi. Se ne impossessa il fascismo facendone propaganda del suo nazionalismo e della purezza della razza. La seconda guerra mondiale (per gli studiosi la prosecuzione senza soluzione di continuità della prima) è solo un momento di pausa per riprendere subito con le complessità della situazione politica e geografica della ancora non nata regione Friuli Venezia Giulia. Il giro d’Italia viene fermato e deviato dai partigiani (partono pistolettate), l’incontro Musina Carnera (12 maggio 1946) serve agli alleati per “tenere

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Annibale Pelaschier in regata.


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Particolare dell’illustrazione realizzata da Alessandro Bimbatti per la copertina del libro “Centenarie. Società sportive in Friuli Venezia Giulia”.


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1863 SOCIETÀ GINNASTICA TRIESTINA ASD

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( M.C.) La Società Ginnastica Triestina nacque il 19 dicembre 1863 presentandosi sotto la guida del primo presidente Giuseppe Paolina come un ente volto a “promuovere gli esercizi ginnici onde giovare al bene morale e fisico della gioventù triestina”. In precedenza, il 7 novembre 1863, era stata approvata l’istanza di formazione della Società da parte della Luogotenenza austriaca e il 10 novembre 1863 era stato eletto il Consiglio direttivo. La bandiera sociale, nell’occasione, inaugurava il primo motto: “Mente sana in corpo sano”. Mentre scoppiavano nel 1864 i moti garibaldini del Cadore e del Friuli, la SGT veniva chiusa per aver acceso fuochi artificiali tricolori. Era la prima di una lunga serie di ordinanze che mascheravano, dietro le apparenze di infrazioni burocratiche, la volontà di sopprimere un’associazione di orientamento irredentista. La SGT rinasceva quattro anni dopo, il 30 dicembre 1868: venne allora inaugurata la nuova bandiera con l’alabarda in acciaio su campo rosso, tutt’ora conservata nel museo. Il moltiplicarsi delle attività e dei corsi sportivi incoraggiò la costruzione di

un’apposita palestra in via del Farneto, che passerà poi alla storia come via Ginnastica. L’edificio, costruito dall’architetto Feliciano Vittori (1871), su progetto di un concorso ideato da Giovanni Berlam ed Eugenio Geiringer, comprendeva tutto il necessario per una moderna palestra. A distanza di due anni esordiva inoltre lo storico giornale della Ginnastica -

“Mente sana in corpo sano – Indicatore per gli atti della Associazione Triestina di Ginnastica” - diretto dall’inventore della ginnastica moderna in Italia, il parenzano Gregorio Draghicchio. La morte di Garibaldi (2 giugno 1882) convinse la SGT a sospendere l’inaugurazione del giardino sociale. Un atto che funzionò da movente per l’ennesima chiusura. La società rinasceva

Archivio Società Ginnastica Triestina. Concorso Ginnico Nazionale Femminile, Milano. Elda Cividino in allenamento nella selezione preolimpica per Berlino 1936.


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sei mesi dopo con nuovo motto e nuova bandiera: “Unione Ginnastica Anno 1883 – Concordia e Costanza”. Una svolta decisiva, perché anticipò la Prima Regata dei Canottieri Triestini, così come i primi balli in costume e il primo carnevale (1884). Intanto la sezione scherma della SGT infiorettava un premio dopo l’altro con Napoleone Cozzi e Italo Mauro. La sezione nautica dal suo canto vinceva il “Premio delle Signore”, capolavoro liberty tutt’ora tra i pezzi più pregiati del Museo. La morte di Giuseppe Verdi (27 gennaio 1901) fu occasione di grandi commemorazioni... e grandi chiusure. La SGT non perse tempo e riaprì un anno dopo (1902), partecipando alle gare italiane a Venezia, Pavia e Firenze. Verso il luglio del 1904, un’altra chiusura, un’altra perquisizione; stavolta con accuse gravi, perché erano state rinvenute rivoltelle e munizioni nella sede. La SGT dovette aspettare, ma nello stesso anno in cui moriva uno dei suoi storici Presidenti (e sindaci di Trieste) Felice Venezian, veniva ufficializzata la sua riapertura (1907). Sei anni dopo la SGT festeggiava il suo primo, storico, anniversario: i primi cinquant’anni della Società Ginnastica Triestina (1° novembre 1913). La Prima Guerra Mondiale vide le forze represse contro la Ginnastica scatenarsi

con la distruzione della palestra della SGT, data alle fiamme da provocatori monarchici (15 giugno 1915). Vennero salvati solo il medagliere, il dipinto di Lorenzo Giuseppe Gatteri e la bandiera sociale. Il primo dopoguerra segnò una gloriosa rinascita per la storia dell’associazione che collezionava vittorie e riconoscimenti in tutta Italia, riempiendo di triestini le squadre italiane. Un impegno che trovò coronamento nell’occasione dell’XI Concorso Ginnico Nazionale, quando la SGT ospitò 87 associazioni

sportive provenienti da ogni parte d’Italia. Proprio in quell’occasione Vittorio Marchisio, un ex legionario f iumano e un caposquadra della società Goffredo Mameli di Genova, recapitò un messaggio alla Ginnastica Triestina. Una lettera autografa di Gabriele d’Annunzio che si congratulava con la SGT donandole il suo nuovo motto, adatto alla rinnovata modernità dell’associazione: Stricto Gladio Tenacius (col brando stretto tenacemente). Non c’era solo la scherma tuttavia, perché furoreggiavano anche le nuove 39

Archivio Società Ginnastica Triestina. Una veduta della palestra sociale, 1871.


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1864 CIRCOLO CANOTTIERI SATURNIA ASD

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(M.C.) Il Circolo Canottieri Saturnia è discendente diretto del cosmopolitismo commerciale della Trieste del XIX secolo e ha succhiato latte teutonico alla nascita e almeno fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Sì, perché il Saturnia di oggi nacque nel 1880 con il nome di Ruderclub Hansa, fondato da commercianti provenienti dall’area anseatica del nord della Germania (Amburgo, Kiel e dintorni) e stabilitisi in città già anni prima per fare affari grazie al Porto Franco e ai traffici marittimi. E non fu neppure la prima, perché l’Hamburger Ruderklub era nato addirittura nel 1844 e il Turnverein Eintracht vide la luce nel 1864. Il Saturnia, però, vanta 156 anni, dichiarando come anno di nascita il 1864: fu una dote portata

in dono dai soci dell’Eintracht, che quando conf luirono nell’Hansa alla fine del Primo Conflitto Mondiale, le regalarono anche la data di fondazione. In origine il Ruderclub Hansa trovò casa nell’area della Lanterna, vicino a magazzini generali Frigoriferi. Ma quando tutta la zona fu soggetta a un’ampia ristrutturazione per ampliare la stazione ferroviaria di Campo Marzio, ricevette lo sfratto. E fece una scelta radicale, lasciando la città e andandosene a Barcola, da dove non si è più spostato. Dopo aver rischiato lo scioglimento nel 1885 per un eccessivo assottigliamento del corpo sociale, mutò una prima volta il suo nome nel 1920, diventando Club Canottieri Hansa. E ormai completamente italianizzato, visto che dopo la guerra tedeschi e austriaci se n’erano tornati a casa loro, il sodalizio divenne def initivamente Circolo Canottieri Saturnia nel 1927: il regime fascista non gradiva nomi e termini non italiani, preferendo invece evocazioni imperiali romane. Nella fattispecie, si fece riferimento al Saturnia Tellus, uno dei quattro rilievi dell’Ara Pacis che nella sua

raffigurazione è auspice di pace in terra e in mare. Ma fu dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale che la Canottieri Saturnia si espanse repentinamente, sia dal punto di vista associativo, sia da quello agonistico. Il circolo si allargò verso il vicino terrapieno di Barcola, vennero realizzate nuove strutture per la pratica sportiva e per il deposito degli armi, ma anche per il tempo libero e la vita di relazione dei soci.

Una jole con equipaggio dei Canottieri Saturnia


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La sede del Circolo Canottieri Saturnia vista dal mare.


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1869 TIRO A SEGNO NAZIONALE SEZIONE DI UDINE (E.F.) Con nel cuore una radicata vocazione alpina, le origini del tiro a segno di Udine non sono ancora ben determinate. Certamente domenica 27 marzo del 1870 si riunì l’assemblea dei soci con all’ordine del giorno l’esame del consuntivo del 1869 e preventivo 1870. Quindi già nel 1869 esisteva la società di tiro a segno di Udine. Un

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Tullio Pittini storico presidente del poligono di Udine.

altro documento riporta che il 18 luglio 1883 venne costituita una Direzione provinciale per l’istituzione di una Società del tiro a segno nazionale per la quale il successivo 9 agosto si aprirono le iscrizioni presso la Società dei reduci. Il 28 dicembre la Direzione provinciale autorizzò la costituzione delle società per il Distretto di Udine e le elezioni del 24 febbraio 1884, completate dall’appendice del 9 marzo, nominarono presidente del nuovo club l’avvocato Giovanni Andrea Ronchi, affiancato da Luigi Puppi (sindaco della città), Domenico Pecile, Carlo Lupieri e Ernesto D’Agostini, con Giovanni Battista Rea segretario. Prima attività fu costituita dalle 11 lezioni di tiro nei pressi di Godia per le classi prossime alla chiamata alle armi, con una cinquantina di giovani a presentarsi all’appello. Dopo anni di peregrinazioni in varie sedi, venne scelto a Udine il terreno del poligono su un fondo D’Este, inaugurato dopo un prolungato iter burocratico il 15 agosto 1893. Nel nuovo direttivo, ad affiancare il presidente Ronchi furono fra gli altri anche il sindaco di Udine, il nobile Enrico Morpurgo,

La Bandiera Triveneta, preziosa per il valore sportivo e materiale, è stata vinta dalla sezione di Udine, dopo un intervallo che durava dal 1933. È il trofeo più prezioso del tiro a segno italiano. Da inistra in piedi: Luciano Morandini, Alessandro Bimbatti. Da sinistra seduti: Enzo Gasparutti, Pierluigi Lenarduzzi, Silvano Miani.


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Il gonfalone che rappresenta la conquista della bandiera triveneta con medaglia d’oro per la squadra della sezione di Udine negli anni 2000-2001-2002-2003.


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Zani), documenti e memorie di soci che capiscono l’importanza di creare di nuovo un centro di documentazione interno alla Saf. Oggi la Società Alpina Friulana è una moderna realtà associativa del terzo settore con centinaia di volontari e oltre 200 attività svolte nel corso dell’anno, fra corsi di alpinismo, roccia, arrampicata, scialpinismo, escursionismo e cicloescursionismo, uscite in ambiente, lezioni di cultura alpina, convegni, conferenze, progetti con le scuole, montagna terapia, spettacoli ed esibizioni corali. Oltre a essere la più antica sezione

del Club Alpino Italiano del Friuli Venezia Giulia, è anche la più numerosa, con oltre 2400 soci e cinque sottosezioni (Artegna, Palmanova, Pasian di Prato, San Daniele, Tarcento). Le sue finalità sono, come da statuto, l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane e la difesa del loro ambiente naturale. Fra le sue articolazioni ci sono le scuole di alpinismo e di escursionismo, il Comitato S c ient i f ico, l a C om m i s s ione cu lt u r a le e d iv u lg at iva, gl i

operatori naturalistici e culturali e di tutela dell’ambiente montano, la Commissione per l’alpinismo giovanile “Diego Collini, i gruppi seniores e di montagnaterapia, il gruppo alpinisti sciatori, il coro. Dal 2020 ha sviluppato il progetto “Una montagna di cultura” con molteplici attiv ità div ulgative, storiche, umanistiche e letterarie all’interno della sua missione di studio, informazione e formazione sulla natura e in particolare sui territori montani dal punto di vista naturalistico, antropologico, etnografico e storico.

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Tre tra i molti personaggi della Saf, da sinistra: Olinto Marinelli, Michele Gortani e Ardito Desio. Nella pagina a destra: un momento dei tanti corsi di sci alpinismo.


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ginnastica artistica e ritmica e una per la scherma, e molti giovani campioni ad emergere a livello nazionale e internazionale nelle varie specialità, fra gli altri Alexandra Agiurgiuculese nella ginnastica artistica e Mara Navarria, medaglia di bronzo nella scherma ai giochi di Tokyo 2020 e con un palmares che riporta oro mondiale nella spada individuale e tre bronzi con la squadra oltre a numerosi allori europei (tre ori) e in coppa del Mondo (tre vittorie). Pr im i ist r ut tor i, nel l’anno d i fondazione, furono Lorenzo Moschioni (per i soci) e Giuseppe Feruglio (per gli allievi), precursori di una nutrita serie di tecnici di altissimo livello che hanno contribuito alla crescita di campioni di atletica come Agosti, Palmano,

La squadra che partecipò all’incontro di calcio del Concorso Ginnastico Nazionale di Torino nel 1898.

Luglio 1949. Surza nel salto in alto durante il campionato regionale di Decathlon.

Ovidio Bernes, istruttore di atletica leggera al quale è stato intitolato il Palaindoor di Udine.

Craighero, Ferrassutti, Vecchiutti, Bertossi, Simeon e altri ancora. Ai giorni nostri, nella ginnastica ritmica, la slovena Spela Dragas è prima artefice dell’evoluzione tecnica di Alexandra Agiurgiuculese, prossima olimpionica a Tokyo, e della promettentissima figlia Tara Dragas, dopo un non lontano passato che ha visto brillare le stelle di Silvia Libanetti e Paola Porcini. Nel settore maschile di ginnastica, promosso in serie A, sta emergendo fra gli altri il talento dei giovani Magliocchetti e Basana. Nella scherma, che vide Spallanzani e Tiraboschi primi istruttori nel 1875, sul più alto

gradino vanno posti Romeo Concato, insegnante dal 1905 al 1917, prima della tragica morte dovuta all’epidemia di spagnola nel 1918, Giobatta Biaggini, successore di Concato fino al 1952, e Filippo Piraino, il cui spirito d’iniziativa produsse ottimi frutti soprattutto a favore dei giovani e giovanissimi (e con Bulleri in vetrina nei primi anni ’50) e la cui eredità è stata raccolta dal figlio Roberto, tuttora in primo piano nella società udinese. Nome di prestigio è stato anche quello di Andrea Magro, sotto le cui cure sono fioriti a livello internazionale talenti come Margherita Granbassi e Giulia Rizzi.


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Una foto del 1961. Da sinistra in alto. Il dirigente Surza, Adriano Buffon, Franco Colle, Dino De Anna, Silvano Simeon, Luciano Zanon, Cleante Zat, Paolo Degano, il dirigente De Pascal, Sergio Zanon, Giorgio Mattioni, Dino Rosso, Arveno Joan, Gianni Tomaello, Attilio Danelutti.


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Il capannone appena aperto a Monfalcone (Pietas Julia).

la propria residenza definitiva, quella attuale nella baia di Sistiana. Sarà un caso, o forse no, ma proprio da quando ci si concentrò solo sulla vela la Pietas Julia iniziò a plasmare giovani talenti e a farli diventare in qualche caso anche campioni di livello internazionale. Un impegno riconosciuto anche dal Coni, che nel 1989 ha insignito la Pietas Julia della Stella d’Oro e nel 2006 del Collare d’Oro al merito sportivo.

Una bella immagine di Francesca Ciabcich che, dopo aver vinto il Campionato Italiano in Laser Radial, viene selezionata come rappresentante per l’Italia alle Olimpiadi di Londra del 2012.


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Una bella immagine vista dall’alto di un’equipaggio canottieri.


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Particolare dell’illustrazione realizzata da Alessandro Bimbatti per la copertina del libro “Centenarie. Società sportive in Friuli Venezia Giulia”.


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1907 AUTOMOBILE CLUB TRIESTE (Aldo Ancona) Nei primi anni del XX secolo cominciano a vedersi sulle strade di Trieste le prime automobili. Nel 1905 risultano iscritte nei registri della Prefettura una trentina di veicoli, tra questi la possente Benz del barone

Alessandro Economo ed il cosiddetto “postiglione” del cavalier Onorato Gorlato, realizzato in legno sagomato come l’Adler dell’avvocato Emilio Richetti, automobili di costruzione e concezione tedesca, certamente non

popolari e non alla portata della gente comune. Pochissimi anni dopo l’interesse per questo mezzo di trasporto divenne tale che l’11 settembre 1907 fu creato l’Automobile Club Trieste, con la sua prima sede in via Nuova 30 (l’attuale via

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1959 - Edoardo Lualdi Gabardi su Osca MT4 2000 Sport. Lualdi alla sua prima stagione nella categoria Sport dopo l’esperienza con le gran turismo del cavallino.


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Corsa Trieste-Opicina, 15 giugno 1930, tre vittorie per la squderia Alfa Romeo con Canaito, Siena e Nuvolari, rispettivamente nelle classi 1500 e 2000.

Prove ufficiali del sabato. Sulla linea di partenza una bella Alfa Romeo 6c 2300.

Mazzini), e vi furono anche le iscrizioni di due dame, le signore Melania Weiss e la baronessa Nina Morpurgo, vere pioniere dei motori in Friuli Venezia Giulia. La passione per le vetture fu subito travolgente e ben presto si riversò sulle prime corse sportive. Già il 6 giugno 1911 l’interesse sportivo legato all’automobile portò a organizzare la gara in salita da Trieste a Opicina, vinta da Otto Hieronimus su vettura LaurentKlement, alla media allora notevole di 72, 24 km orari. L’Automobile Club, sempre nei primi decenni del Novecento organizzò anche rally, tra i quali il celebre Vienna-Trieste. Negli anni Cinquanta la città giuliana segnò il record italiano tra le città italiane nel rapporto abitanti/auto. L’Automobile Club triestino si distinse per l’organizzazione di “rally sportivi”, quali, nel 1965, la Trieste-Opicina e, negli anni Sessanta, il Rally del Biancospino, trasformato dopo il 1971 in Rally del Carso. Oggi l’Automobile Club Trieste, con la sua sede in via Fabio Severo, segue l’automobilista in tutte le sue necessità burocratiche, turistiche e del tempo libero.

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Una delle formazione della Triestina Calcio negli anni ‘50. 138

... una rara immagine di Carnera in veste di spettatore allo stadio di calcio durante una partita della Triestina.

L’Unione mantenne il professionismo fino al 93/94, stagione nella quale venne conquistata la Coppa Italia di Serie C ma che al termine vide il primo fallimento del sodalizio giuliano, costretto a ripartire dai dilettanti. La seconda metà degli anni ‛90 vide l’Unione militare in C2, con l’approdo in C1 più volte sfumato ai playoff. La salita verticale arrivò con l’inizio del terzo millennio, Amilcare Berti presidente ed Ezio Rossi in panchina. D ue pr omoz ion i c on s e c ut ive, conquistando la C1 nella doppia finale contro il Mestre e la tanto attesa B nello storico doppio confronto con la Lucchese, con il memorabile 3-3 al “Porta Elisa” che restituì ai giuliani la cadetteria dopo dodici anni di assenza. Ritorno in B col botto e campionato dominato a lungo, un calo nella second a met à del l a st a g ione impedì però ai ragazzi di Rossi di conquistare un clamoroso triplo salto consecutivo. Da Amilcare Berti a Flaviano Tonellotto, da quest’ultimo a Stefano Fantinel, il timone della società cambiò diverse volte e i risultati del campo furono altalenanti, portando alla ribalta bomber poco conosciuti come Pablo Granoche (attualmente ancora il più prolifico attaccante straniero della storia in cadetteria) e mantenendo comunque la B fino al 2010/2011.


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Nereo Rocco, detto “il paron”, è stata una delle figure caratterizzanti e simboliche del calcio triestino sia come giocatore che soprattutto nella veste di allenatore per squadre come il Padova e il Milan.

La formazione della Triestina Calcio del 2018, l’anno in cui la Società ha festeggiato il secolo della sua fondazione. La squadra è entrata in campo con questa formzione: Offredi, Formiconi, Malomo, Lambrughi, Ermacora, Paulinho, Lodi, Maracchi, Gatto, Gomez, Procaccio.

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1920 SOCIETÀ CANOTTIERI TIMAVO ASD

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(G.B.) Nel 1920 la fondazione. Nel 1923 i primi titoli italiani. Nel 1925 il primo titolo europeo. Ci mise davvero poco la Società Canottieri Timavo di Monfalcone a farsi conoscere nel mondo del canottaggio tricolore. E’ una storia ricca di successi sportivi, culminata con la prima storica medaglia olimpica della canoa azzurra, il bronzo conquistato a Barcellona ‘92 dal monfalconese Bruno Dreossi in coppia con il lecchese

1920-2020

delle Fiamme Gialle Antonio Rossi nel K2 500 metri, quella della società che oggi ha sede in via dell’Agraria. Una storia che muove i primi passi all’indomani della fine della prima Guer ra mond ia le quando, nel settembre 1920, si ritrovano all’albergo Al Cervo 54 appassionati, molti dei quali cantierini, per fondare la Società Canottieri Timavo. La loro prima barca è la jole a quattro “Piave” acquistata dalla Ginnastica Triestina.

1939 - L’ing. Amato Tocigl a prua di una jole a otto, lancia in acqua corone di alloro in memoria dei caduti del mare.

Apertura dell’anno sociale nei primi anni venti. Soci, familiari e amici in gruppo davanti alla prima sede canottieri.

Un anno dopo, con il varo di un’altra jole a quattro e di una jole a due, la “Timavo” e la “Isonzo”, arriverà anche l’affiliazione ufficiale al Reale Rowing Club Italiano, come all’epoca era denominata la Federazione.


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1923 - Il dott. ing. Alarico Ghezzi (primo a sinistra) con i soci Timavo presenti all’inaugurazione del monumento ai “Lupi di Toscana” eretto a San Giovanni di Duino.

Nel 1923, dunque, le vittorie tricolori sia nella jole a due (con anche secondo posto) e nella jole a quattro ( protagonist i Genzo, Pr iv ilegg i, Montegnacco, Grio con timoniere Martinelli: “Anima e Corpo” avevano ribattezzato il loro armo) e due anni più tardi, con i medesimi protagonisti, il trionfo agli Europei di Praga. Anni di successi ma anche di difficoltà economiche: il mutuo acceso per costruire, nel 1931, un nuovo capannone mette infatti in ginocchio la società. Seguiranno poi nel 1939 la rinascita con il nome di Dopolavoro Canottieri Timavo e quindi, il 16 maggio 1943, 161

1958 - L’otto “Vecchie glorie” in gara agli internazionali di Klagenfurt. Da sinistra: Renato Giurissa, Umberto Sanzin, Mario Tagliapietra, Aldo Persi, Elio Demarin, Vladimiro Bobig, Cesare Martinelli, Mario Chicco.



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