Issuu on Google+


2


Direttore Editoriale e Responsabile: Gennaro Montuori Vice Direttore: Carmine Montuori Hanno collaborato: M. Carratelli S. Caiazza A. Petrella R. Sambuca M. Barbaro S. Nicolò In redazione: Carmine Montuori Cinzia Montuori I servizi fotografici sono di: Agenzia Mosca Enzo Calone Foto Esposito Aurelio Talpa Archivio Enzo Festa Copertina e poster di: Pietro Mosca Redazione e Amministrazione: Via Cesare Pavese III Trav. 2/A int. 14 MUGNANO (NA) Tel. 081.7451433 Impaginazione e ideazione grafica: Michele Montuori Stampa: Grafiche San Benedetto Via Vicinale Latina Località Case Diana 03030 Castrocielo (FR) tel 0776 3741 fax 0776 374500

Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. 4267/92 del 28/3/92.

EDITORIALE 5 IL MATCH 8 DI GENNARO MONTUORI

PRESENTAZIONE DI NAPOLI - BARI

10 14 17

NAPOLI - BARI VISTA DAI DOPPI EX IL COLPO: EDISON CAVANI

LA FOTO DEL MESE

18

NAPOLI WOLFSBURG

20

NAPOLI ELFSBORG

22

ELFSBORG NAPOLI

24

FIORENTINA NAPOLI

28 30 34 36 40 44

INCREDIBILE MA VERO... FABIO E’ BIANCONERO!

GENNARO RAMBONE IL GABBIANO DELLA SANITA’

MADJUGORIE, UNA VERA ESPERIENZA DI VITA

IL MERCATO AZZURRO VISTO DA FILARI

SETTORE GIOVANILE LUCI E OMBRE PER CAFFARE

TUTTI I CLUB DEL RESPIRO AZZURRO

Distribuzione EVENT’S AGENCY

14 Per la pubblicità su questo mensile rivolgersi in redazione

Event’s Agency s.a.s. MUGNANO (NA) • Via Cesare Pavese, III trav. 2/A tel/fax 081 745 14 33 Gli articolisti forniscono la propria prestazione a titolo spontaneo, gratuito e assumendosi la responsabilità.

18

30

Per ricevere a casa UltrAzzurro basta pagare le spese di spedizione inviando un vaglia postale di € 30,00 intestato a: EVENT’S AGENCY s.a.s. Via Cesare Pavese, III Trav. n° 2/A - 80018 Mugnano (NA). Riceverai il mensile periodicamente a casa tua per un anno (escluso Luglio e Agosto). la spedizione in 24/48h lavorative è a cura del corriere espresso:

36


C

arissimi amici, riprendiamo le pubblicazioni dopo la pausa estiva. Archiviate le prime gare ufficiali, già da stasera, con il Bari, il Napoli è chiamato a una prova di sicuro non facile contro la squadra dell’ex Ventura che ha battuto la Vecchia Signora nel turno inaugurale. Risultati positivi a parte, la stagione è iniziata tra non poche polemiche, culminate nella cessione di Quagliarella alla Juventus, a detta di molti preparata a tavolino e non frutto di un accordo concluso in poche ore. In ogni caso, il campionato che è appena cominciato, il quarto in A, deve sancire la definitiva consacrazione del club azzurro tra le grandi del calcio italiano ed europeo. Speriamo che i programmi della società non deludano le aspettative della tifoseria. In questo numero, vi proponiamo, oltre alla presentazione della sfida odierna a cura di Salvatore Caiazza, un ricordo del vulcanico Gennaro Rambone -scomparso all’improvviso, quest’estate- attraverso il racconto dello storico del calcio azzurro Mimmo Carratelli. Inoltre, spazio al calciomercato con un’analisi dettagliata del nostro opinionista Massimo Filardi, e ampi servizi su Cavani e Quagliarella. Non perdete il calendario del campionato e la fotocronaca delle gare sin qui disputate. Come sempre, non abbiamo tralasciato gli azzurrini, con un bilancio sul primo anno da dirigente del settore giovanile di Gigi Caffarelli. Sul fronte del tifo, stiamo crescendo con il progetto del Respiro Azzurro. Chi è interessato ad aderire può trovare tutti i recapiti all’interno. Infine, ma non perché sia meno importante il resoconto di una bellissima esperienza di fede che ho fatto a luglio scorso a Medjugorie. Consiglio a tutti di andare in questo luogo di pace e serenità. Nel salutarvi, vi ricordo, infine, l’appuntamento con “Tifosi Napoletani”, che da quest’anno va in onda sempre il giovedì (ore 20.45) ma sulle frequenze di Tele A e Sky 868, con replica il venerdì (ore 22.30) su Tele A+ e Sky 929 e il sabato (ore 10) su Sky 868 e Tv Capital. Per tutti gli aggiornamenti potete sfogliare il nostro sito www.tifosinapoletani.it. Un bacio alle persone che soffrono. Buona lettura e Forza Napoli.


IL MATCH

8


di SALVATORE CAIAZZA

C

i risiamo. Dove c’eravamo lasciati al San Paolo? Ah, alla partita contro l’Elfsborg che permise al Napoli di vincere la prima sfida ufficiale della stagione. Quella dei play off di Europa League. In campionato, invece, era la domenica della festa contro l’Atalanta. Un successo che valse la conquista del sesto posto e la retrocessione degli odiati bergamaschi in serie B. Stasera gli azzurri si ripresentano davanti al proprio pubblico per affrontare i cugini del Bari. A Fuorigrotta si ripresenta Ventura che nella stagione scorsa ci fece tanto penare. Ma alla fine, grazie all’allora “partenopeo” Quagliarella, si riuscì a conquistare la vittoria. Il pari di Firenze ha mostrato un Napoli stanco dalle fatiche di Coppa ma tutto sommato il risultato è da chiudere in cassaforte per come si erano messe le cose nella ripresa. Il popolo del San Paolo aspetta con ansia di rivedere all’opera Edinson Cavani che in due match ha segnato già tre gol. Un ottimo score per un nuovo arrivato anche molto criticato. Fatto sta che El Matador ha dato prova di essere un grande realizzatore e se dovesse continuare su questa strada potrebbe anche essere quel bomber da venti gol che tutti hanno sempre reclamato. Non solo l’uruguagio è atteso. C’è Lavezzi, per esempio, che è in gran forma. Il Pocho si è “liberato” da quei musoni che soffrivano molto la sua leadership con i tifosi. E’ lui l’uomo in più di Mazzarri e se cominciasse a

segnare con una certa continuità diventerebbe quel campione completo che tutti vogliono apprezzare. Inutile parlare di Marekiaro. Hamsik è reduce dalle due ottime prestazione con la sua Nazionale. La Slovacchia, infatti, ha già incassato sei punti nelle qualificazioni europee battendo prima la Macedonia e poi la Russia. Via via vengono tutti gli azzurri che hanno accettato il “verbo” di Mazzarri e non vedono l’ora di stupire. A partire da Dossena, passando per Gargano e finendo a Maggio. Dei nuovi arrivati si potrebbe vedere qualche piccolo assaggio di Sosa, ma anche di Yebda. Con Blasi squalificato e con Pazienza non al top, sarebbe l’occasione per il franco algerino di fare conoscenza con il nuovo tifo. C’è, poi, Lucarelli che sembra avere un conto aperto con la torcida delle Curve. Non è stato mai dimenticato quel gesto poco educato di qualche tempo fa nei confronti del settore partenopeo. Nel calcio, però, tutto può cambiare da un momento all’altro. A mettere tutti d’accordo sono solo le vittorie e contro il Bari ne serve una a tutti i costi. Pure perché inizia un ciclo terribile che dirà le vere qualità del Napoli. Giovedì, infatti, si andrà di nuovo in campo per affrontare l’Utrecht nella prima gara di Europa League. E lì il San Paolo si vestirà a festa per vivere una grande emozione e per tornare a sognare come ai vecchi tempi.

9


IL MATCH di SALVATORE CAIAZZA

L

a storia degli incontri di Napoli-Bari è ricca di aneddoti e sfide di ex. Uno tra tutti nel match contro i pugliesi è senza dubbio l’attuale allenatore dei pugliesi. Gianpiero Ventura è stato il primo tecnico dell’era delaurentissiana. Marino in fretta e furia lo chiamò a guidare un gruppo organizzato in fretta e furia che si doveva allenare senza campo e senza palloni. Gli si chiedeva la luna a quel tempo senza pensare a ciò che gli avevano consegnato tra le mani e di conseguenza venne esonerato. Napoli, però, quell’uomo del mare non l’ha mai dimenticata. Nonostante quella coltellata alle spalle è rimasto legata alla gente e pure ai colori azzurri. “Fu bello quel periodo – ha raccontato – poiché avendo tanti problemi di organizzazione riuscimmo a fare un piccolo ritiro e a scendere in campo in uno stadio stracolmo contro il Cittadella. Sessantamila spettatori per una gara di C1 credo

che non si siano mai visti. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Il Napoli è cresciuto, è maturato e oggi si ritrova in Europa League. E’ bello rivedere quei colori nel calcio internazionale. E’ naturale che io dovrò cercare di vincere al San Paolo…”. ranco Mancini è un altro ex che in riva al Golfo ha fatto la sua bella figura. Pugliese doc, venne accolto bene dai tifosi. Pupillo di Zeman, non tradì le attese anche se capitò nel solito periodo no economico del club. Allora con Ferlaino le cose non andavano mai molto bene e quindi si dovevano costruire squadre al risparmio. Mancini fu un puntello importante tra i pali. “Sono stato molto bene in azzurro – ha raccontato – poiché c’era un gruppo che era sereno. Avremmo potuto fare tantissime cose, pure in serie A con Zeman ma poi la situazione si complicò. Anche per la

F

Napoli-Bari vist

10


ta dai doppi ex questione dei due presidenti. Sono felice per l’attuale momento che vive il Napoli. I tifosi azzurri sono unici e meritano di stare in Europa. La seguo con interesse questa squadra come credo ogni giocatore che in passato ha vestito la maglia azzurra”. iorgio Perinetti, adesso al Siena, è stato l’artefice della rinascita barese. Il ds è stato due volte in forza al club partenopeo e per forza di cosa è diventato napoletano acquisito. Si era parlato anche di un suo ritorno con la partenza di Marino, ma non se ne è fatto mai niente. “Ero al Bari ma non mi potevo muovere – ha spiegato – ma è normale che faceva piacere questo accostamento. Sarei tornato volentieri, ma poi non se ne è fatto più nulla. Bellissime le mie esperienze partenopee, inutile negare che sono tifoso di questa squadra. Non a caso torno sempre in città perché ho tanti amici. Credo che il Napoli si sia rinforzato al di là della partenza di Quagliarella. Potrà dire la sua sia in campionato che in Europa League”. ure Guido Postiglione è un doppio ex di questa partita. Il primo vero numero 9 napoletano che ha vestito la maglia azzurra andò via dal Golfo con molta amarezza ma si fece valere anche altrove. A Bari ha lasciato un ottimo ricordo. “Sono stato bene altrove – ha affermato – anche nel Napoli non era male ma come al solito Nemo profeta in patria e quindi è successo quelli che tutti sanno. Mi è dispiaciuto molto per il caso Quagliarella, è stato trattato male”.

G P

11


IL COLPO di MARIA BARBARO

S

arà pure per la data di nascita, il 14 febbraio, di un anno fortunato per la storia azzurra, il 1987, che tra Edinson Cavani e la tifoseria partenopea è stato amore a prima vista. Ingaggiato per completare il tridente, dopo qualche settimana l’attaccante uruguaiano si è ritrovato ad essere il principale terminale offensivo della squadra. Tre gol in altrettante partite, di cui una doppietta, all’Elfsborg, per far innamorare una folla che ha sempre avuto un debole per i giocatori latinoamericani. In alcuni movimenti ricorda Antonio Careca: per averne conferma andate a rivedere la prima rete realizzata nel match di ritorno in Europa League e confrontatela con i gol del bomber brasiliano, segnati nelle trasferite Uefa contro Paok Salonicco e Bayern. Ha scelto il n. 7 proprio come Careca al primo anno dell’avventura napoletana. Bene ha fatto il Pocho Lavezzi a cederglielo. Anche questo è un segnale di maturità e di unità dello spogliatoio. Con l’ingaggio del giocatore uruguagio, il Napoli ha messo a segno uno dei più importanti colpi di mercato della stagione, assicurandosi le prestazioni di un protagonista degli ultimi mondiali. Punta centrale o esterno, Cavani è utilizzabile su tutto il fronte d’attacco. Con queste premesse, non dovrebbe avere problemi a essere titolare inamovibile. In coppia con Lavezzi, Lucarelli o nel tridente, i napoletani sono certi di poter contare su un giocatore che raggiungerà senza problemi la doppia cifra -possibilmente con più di 15 reti- evitando di andare in letargo per poi svegliarsi a primavera inoltrata. Ogni riferimento è puramente casuale. Ovvio. Di certo, quello che possiamo dire ora, dopo averlo visto all’opera in più di una circostanza con la maglia azzurra è che il giocatore dà del “tu” al pallone e ha raggiunto un’ottima intesa con i compagni. Scambi, dribbling, colpi di testa, assist illuminanti, per non parlare dei suoi ritorni in difesa a dar manforte ai compagni, fanno di Cavani il giocatore che i napoletani aspettavano con l’acquolina in bocca. Bari, Utrecht, Samp, Cesena e Steaua: le prossime cinque avversarie degli azzurri costituiranno un bel banco di prova per tutto il Napoli e in particolare per El Matador che dovrà confermare quanto di buono fatto vedere in questo primo mese e mezzo di militanza in azzurro. Le premesse ci sono tutte.

14


15


LA FOTO DEL MESE

L’ultima immagine di Fabio Quagliarella in azzurro, quella sulla panchina dell’Elfsborg per la gara di Europa League disputata in Svezia il 26 Agosto

foto di: Pietro Mosca


18


Guida di Torre Annunziata De Sanctis (1’ st Iezzo) Grava Cannavaro (37’ st Rullo) Aronica (27' st Vitale) Zuniga Pazienza (42’ st Liccardo) Blasi (1’ st Maggio) Dossena (19’ st Rinaudo) Hamsik (32’ st Maiello) Quagliarella (35’ st Insigne) Lavezzi (42’ st Ciano) All. Mazzarri

41’ R 61’

Benaglio Riether Kjaer (32' st Gicerci) Barzagli Schafer Josuè (24' st Hasebe) Cicero (24' st Madlung) Ziani (1' st Dejagah) Kahlenberg (26' st Misimovic) Mandzukic Dzeko 54’ R All. Mac Claren

NOTE: Spettatori 35mila circa. Ammonito Pazienza. Recupero 1' pt; 3' st. Prima della gara osservato 1’ di raccoglimento in memoria delle vittime di Afragola.

di ROSA SAMBUCA

F

esta, spettacolo e vittoria. Una bella serata per la squadra di Mazzarri, che, nella “prima” stagionale al San Paolo, batte 2-1 il Wolfsburg in amichevole. A segno Dossena ed Hamsik, su rigore per i partenopei e Dzeko, anche lui dal dischetto, per i tedeschi. Serata speciale per la presentazione del nuovo Napoli, in particolare dell’ultimo rinforzo, l'uruguaiano Edinson Cavani che ha fatto il suo ingresso sull’erba del San Paolo insieme al presidente Aurelio De Laurentiis tra l’entusiasmo del pubblico che gli ha riservato applausi e cori. I giocatori sono entrati uno per uno, annunciati dallo speaker e accompagnati dal boato del pubblico. Nell'occasione sono state presentate anche le nuove divise. Dopo solo tre giri di lancette arriva la prima emozione con un insidioso traversone dalla destra di Zuniga. Spazza via la difesa del Wolfsburg che schiera come centrali due vecchie conoscenze del nostro campionato, gli ex del Palermo Andrea Barzagli e Simon Kjaer. Al 38’ primo affondo del Wolfsburg: Mandzukic fa la torre per Kahlenberg che cicca di sinistro. Il risultato si sblocca al 40’: Zuniga tocca per Dossena che fa partire un pallonetto morbido di sinistro che supera il portiere Benaglio. Napoli 1, Wolfsburg 0. Al 42’ è un super Lavezzi a sfiorare il raddoppio con un destro dal limite che finisce alto. L’uomo della serata è senza dubbio il ‘Pocho’, che manda in crisi la difesa biancoverde a suon di scatti e finte: nemmeno Kjaer e Barzagli riescono ad arginarlo. Al 9’ della ripresa arriva il pareggio tedesco con un dubbio calcio di rigore concesso per un fallo di Grava e Cannavaro su Dzeko che dal dischetto trasforma. Al 14’ il Napoli si riporta in vantaggio grazie ad un nuovo rigore concesso per fallo di Benaglio su Lavezzi. Dal dischetto Hamsik fa 2-1. Finisce così, con gli ultimi minuti che passano tra le sostituzioni e l'euforia del San Paolo per la bela prestazione degli azzurri.

19


20


Kakos (Grecia) 6 De Sanctis 6.5 Grava 6 Cannavaro 6 Aronica 6 Maggio 6.5 Pazienza 6 (16’ st Cavani 6.5) Gargano 6 Dossena 6 (38’ st Zuniga sv) Hamsik 6 (31’ st Blasi sv) 45’ Lavezzi 7 Quagliarella 6 A disp.: Iezzo, Campagnaro, Santacroce e Maiello. All. Mazzarri 6

Christiansen 6.5 Klarstrom 6.5 Lucic 6 Jonsson 6 Floren 6 Mobaeck 6.5 Svensson 6.5 Larsson 6.5 (24’ st Jawo) Ishizaki 6 (43’ pt Ericsson 6) Keene 5.5 (41’ st Karlsson sv) Avdic 6 A disp.: Covic, Nordmark, Kurbegovic e Wikstrom. All. Haglund 6

NOTE: Spettatori: 33mila circa. Angoli 6-1 per il Napoli. Recupero: pt 1’; st 4’. Osservato 1’ di raccoglimento in memoria dell’ex presidente della Repubblica, Cossiga.

di MARIA BARBARO

U

n lampo di Lavezzi illumina la notte del Napoli al debutto in Europa League contro gli svedesi dell’Elfsborg. Ma c’è un grande rammarico: il non aver chiuso il discorso-qualificazione già al San Paolo, perché il Napoli ha costruito almeno una ventina di palle-gol, senza, però, riuscire a concretizzarle. (videosintesi) Alla distanza è venuta fuori una condizione atletica ancora non ottimale, cosa che invece ha potuto vantare, insieme a un discreto collettivo, l’Elfsborg, già in forma-campionato. Primo sussulto all’8’: cross di Hamsik dalla destra, sul secondo palo interviene Dossena che spedisce fuori. Immediata la replica degli uomini di Haglund: all’11’ ci prova Ishizaki dalla distanza, ma De Sanctis respinge. La gara inizia a vivacizzarsi: al 13’ lancio in profondità di Pazienza, Quagliarella in rovesciata impegna il portiere avversario. L’Elfsborg potrebbe sbloccare il punteggio al 18’ ma Keene da posizione favorevole calcia alla destra di De Sanctis. Fioccano le chances per gli azzurri, intervallate ogni tanto da qualche sortita offensiva degli svedesi, ma il gol tarda ad arrivare. Bisogna attendere la fine della prima frazione quando il Pocho mette letteralmente a sedere Christiansen depositando la sfera nel sacco. Nella ripresa spazio a Edison Cavani che sfiora il gol almeno in due circostanze (pregevole la rovesciata al 36’) e al tridente con Hamsik. Ma dura appena un quarto d’ora, poi lo slovacco lascia il posto a Blasi per una maggiore copertura a centrocampo. Nel finale prima Zuniga di testa poi il Pocho mancano il raddoppio da pochi passi, mentre Karlsson, all’ultimo assalto, spreca la palla del pari calciando oltre la traversa. Finisce 10. Tra una settimana il ritorno in Svezia. Non sarà facile, c’è anche l’insidia del campo in erba sintetica da dover superare.

21


22


Ennjimi (Fra) 5.5 Covic 6 Klarstrom 5.5 (25’ st Karlsson 5,5) Andersson 5 (20’ st Wikstrom 5.5) Lucic 5 M. Floren 6 Mobaeck 5.5 Svensson 6 Larsson 6 Ericsson 5.5 Keene 6 (31’ st Jawo sv) Avdic 5 A disp.: Wulff, Hult, Rennie e Nordmark All.: Haglund 5

De Sanctis 6.5 Grava 6 Cannavaro 6.5 Aronica 6.5 Maggio 6 (10’ st Zuniga 6) Pazienza 6 Gargano 6.5 Dossena 6.5 Hamsik 7 (18’ st Blasi 6) Lavezzi 7 (27’ st Campagnaro 6) 38’ Cavani 8 28’ A disp.: Iezzo, Santacroce, Maiello e Quagliarella All.: Mazzarri 7

NOTE: Spettatori 15.000 circa, di cui circa mille di fede azzurra. Angoli 5-2 per il Napoli. Recupero: pt 2’; st 2’.

di ROSA SAMBUCA

N

el giorno del possibile addio di Fabio Quagliarella, il Napoli supera gli svedesi dell’Elfsborg e passa alla fase a gironi di Europa League. Protagonista è Edinson Cavani, autore della doppietta decisiva che consente agli azzurri di chiudere nel primo tempo il discorso qualificazione. La squadra di Mazzarri parte un po’ in sordina e subisce la fiammata iniziale degli svedesi, ma poi riparte ed al 20’ Dossena sfiora il palo con un tiro rasoterra. Due minuti dopo Lavezzi è solo davanti al portiere ma calcia centralmente. Poi arriva Cavani che sblocca il risultato al 30’: Maggio in contropiede serve Gargano che vede Cavani scattare sulla sinistra. Un gioco da ragazzi per l’atleta di Cristo che incrocia il secondo palo con il portiere in uscita per l’1-0 azzurro. Pochi minuti più tardi, Lavezzi potrebbe chiudere i conti ma l’argentino scivola al limite dell'area. Al 38’, ancora un contropiede perfetto del Napoli ad opera della coppia GarganoHamsik con cross perfetto dalla destra dello slovacco per Cavani che di testa non sbaglia. Nella ripresa il Napoli controlla il doppio vantaggio senza troppe difficoltà. Keene impegna De Sanctis con un gran tiro dal limite al 49’ e sul capovolgimento, è ancora Lavezzi a fallire il gol da ottima posizione. La girandola delle sostituzioni accompagna la gara al termine. Mazzarri dà tregua a Maggio, Hamsik e Lavezzi. Entrano Zuniga, Blasi e Campagnaro. E’ qualificazione. Il sogno continua.

23


24


Gervasoni di Mantova 4.5 Frey 6 De Silvestri 5 Natali 6 Kroldrup 5.5 Pasqual 5.5 Montolivo 7 Zanetti 6.5 Marchionni 6 D’Agostino 7 50’ (26’ st Cerci 6) Vargas 5.5 Gilardino 6 (40’ st Babacar sv) A disp.: Boruc, Donadel, Felipe, Ljajic e Comotto All.: Mihajlovic 6.5

De Sanctis 7 Campagnaro 5 Cannavaro 6 Aronica 5.5 Maggio 5.5 Blasi 5 Gargano 6.5 Dossena 6.5 (43’ st Grava sv) Lavezzi 6.5 (44’ st Lucarelli sv) Hamsik 6 7’ Cavani 7 (36’ st Zuniga sv) A disp.: Iezzo, Santacroce, Ciano e Maiello All.: Mazzarri 6

NOTE: Spettatori 25mila circa. Espulsi: al 22’ st Vargas per gioco falloso, al 28’ st Blasi per doppia ammonizione. Angoli: 7-6 per la Fiorentina. Recupero: pt 1’; st 3’.

di MARIA BARBARO

P

artita ricca di occasioni nella prima giornata di campionato al Franchi tra Fiorentina e Napoli che, alla fine, concludono sull’1-1. Nella prima frazione di gioco azzurri in vantaggio con el Matador Cavani, ma nella ripresa i viola ristabiliscono l’equilibrio grazie ad un gol firmato D’Agostino. Formazione a sorpresa per il Napoli: Campagnaro in campo dal primo minuto, al posto di Grava. Nella Fiorentina Frey vince il ballottaggio con Boruc. La squadra di Mazzarri ci impiega solo 7’ per passare con Cavani che di testa, su cross di un ottimo Dossena, indirizza la palla nel centro della porta. La palla non entra completamente, ma l’arbitro, su suggerimento del proprio collaboratore, assegna la rete al Napoli. Dopo il gol gli azzurri subiscono l’avanzata dei padroni di casa, soprattutto sull'asse Vargas-Pasqual che fa soffrire la retroguardia partenopea. Il Napoli si fa pericoloso in contropiede in almeno tre occasioni, che avrebbero meritato di certo miglior sorte. Al 32’ azzurri vicini al raddoppio con una splendida azione orchestrata da Cavani, ma Hamsik tira altissimo da ottima posizione. Al 35’ risponde Marchionni con un tiro di destro da centro area che viene bloccato da De Sanctis. Pochi minuti dopo ci pensa Lavezzi, su assist di Cavani, a far tremare la traversa con un tiro da fuori area. Nel finale passaggio filtrante di Gargano per Hamsik ma il suo destro termina sotto la traversa. In avvio il forcing della Fiorentina è premiato e arriva il pari con D’Agostino che tira al volo su sponda di Gilardino: la palla s’insacca nell’angolino e De Sanctis che nulla può. I ritmi della gara si alzano, la Fiorentina spinge in avanti mentre il Napoli cerca di attutire al meglio l’offensiva avversaria. Finisce 1-1 al Franchi, con un ottimo pareggio per il Napoli, alla luce di una partita combattuta ed estremamente dura, con due espulsioni, una per parte. Considerando anche l’impegno europeo di Boras, Mazzarri può ritenersi soddisfatto della risposta dei suoi ragazzi.

25


IL FATTO

28


Incredibile ma vero... Fabio e‘ bianconero! L

a cessione-lampo di Fabio Quagliarella alla Juventus va inquadrata in quel calcio globalizzato, che pare non essere sfiorato dalla crisi economica, dove continuano a pullulare tanti bei milioni, e che ha sempre il fine di un’esasperata e sfrenata corsa verso il profitto (sic!). Dunque, alla luce di questa premessa, può starci tutta. Ciò che i tifosi contestano agli attori di questa vicenda ancora da decifrare è la mancanza di chiarezza. Del presidente De Laurentiis e del giocatore Come mai, in 24 ore si è proceduto a privarsi di un calciatore che aveva ben figurato ai mondiali seppur nel poco spazio concessogli? Dov’è finito l’amore infinito di Quagliarella per la maglia azzurra? Perché non si è detto, a inizio stagione, che l’acquisto di Cavani era stato portato a termine per sostituire l’attaccante stabiese che prima o poi sarebbe stato ceduto? Sono solo alcuni degli interrogativi che i tifosi azzurri continuano a porsi, anche in queste ore, ormai a distanza di oltre quindici giorni dal passaggio del giocatore in bianconero. Quello che ha fatto imbestialire di più il pubblico azzurro che difficilmente dimenticherà un simile “affronto” è il comportamento del giocatore il quale aveva più volte giurato amore eterno al Napoli baciando ripetutamente la maglia azzurra e l’aver scelto di andare via per accettare la proposta dell’odiata Juventus. Praticamente, un fulmine a ciel sereno. Non sono bastate le smentite di suo padre, in esclusiva al nostro sito tifosinapoletani.it, che Fabio non è un traditore e amerà per sempre la casacca del club campano. Alle parole del patron, invece, ormai non crede più nessuno. De Laurentiis, come si dice dalle nostre parti, è “carta conosciuta” per cui le sue parole, nel bene o nel male, non vengono più

prese in considerazione dai sostenitori azzurri i quali gli continuano a contestare -giustamente- che Napoli non è un limone da spremere (vedi le partite estive di nuovo vendute in pay per view e i prezzi dei biglietti delle gara di Coppa al San Paolo, di certo non alla portata di tutte le tasche). La sensazione è che comunque si stia liberando di quei calciatori sia ingaggiati da Marino che di quelli che gli fanno ombra, oscurando, talvolta, in termini di popolarità la sua immagine. Evidentemente, per il presidente, la vita è un set dove può a suo piacimento sostituire gli attori il regista e finanche il pubblico. Basterebbe davvero poco per tornare a farsi amare dalla gente: portare la squadra ad allenarsi al San Paolo, come accadeva ai vecchi tempi, una volta a settimana per consentire a giocatori e tifosi di abbracciarsi idealmente. Ai napoletani, popolo emotivo come pochi al mondo, piace ogni tanto essere “fatto fesso e contento”. Mazzarri, dal canto suo, ha così spiegato, l’accaduto: “Probabilmente Quagliarella era stimolato da una nuova avventura. In questo inizio di stagione l’ho schierato titolare e consideravo l’arrivo di Cavani un arricchimento della rosa per far crescere all’interno della squadra una sana competizione. Chi ha scelto di andar via lo ha fatto in piena coscienza. Ma io non tratterrò mai qualche giocatore che esprime la volontà di cambiare squadra”. In molti sono pronti a giurare che Mazzarri non abbia digerito le offese rivoltegli dal giocatore dopo lo 00 di Catania dello scorso anno, all’atto di una sua sostituzione. In ogni caso, ora Quagliarella non è più un giocatore del Napoli. Almeno per quest’anno. “Muore un papa e se ne fa un altro”. I proverbi, pur se vecchi, non vanno mai in pensione.

ANDREA PETRELLA

29


IL RICORDO

GENNARO RAMBONE Il gabbiano della Sanità

U

n ragazzo napoletano della Sanità, il quartiere popolare dove nacque Totò, era Gennaro Rambone, classe 1935, patito di pallone con un sogno: giocare nel Napoli. Ci riuscì, ma non ebbe grande fortuna. Si definiva “un gabbiano”. Volava con i sogni. Gennarino Rambone era ’nu bello guaglione e dentro aveva il fuoco e la fantasia. Così dotato, inseguì due cose inconciliabili al tempo del football ruspante, il pallone e le donne. Ala ambidestra, quando pesava 60 chili ed era un filino di giovanotto, moro e appassionato, sfuggiva agli abbracci dei terzini e finiva volentieri tra quelli delle ragazze. La sua vita è stata un film. Nacque al numero 20 di Vico dei Venti che finisce dove comincia l’Orto botanico, alla spalle di via Foria. Il padre, Vincenzo, partì per la guerra, sottufficiale di Marina nel battaglione San Marco, e non fece ritorno, catturato a Suez dagli inglesi e fucilato. La mamma, Antonietta Longo, rimase con cinque bambini da accudire più nonno Francesco. Gennarino fu mandato “dalle monache” e non ne uscì un angioletto tra i disagi e la fame del guerra. Le strade della Sanità erano piene di scugnizzi che rovistavano dappertutto in cerca di cibo e vestiti vecchi. Gennarino fece la sua parte. La madre ricordava il marito nella bella divisa della Marina e sognava che Gennaro prendesse la stessa strada. Lo mandò in collegio al Nautico di Sabaudia. Ma quando si trattò di andare a Livorno ed entrare in Accademia, Gennarino disse di no. Rientrando da Sabaudia, scoprì la sua vera accademia al campo delle Fontanelle, mitico terreno e culla di giovani calciatori. Prese a giocare da attaccante in una squadretta di Porta Capuana, la Pro Uries Arditi, duemila lire di premio-partita. Passò poi in un’altra squadra, la Miracolis. Lo scovò Mimì De Nicola, leggendario talent-scout dai bei capelli ondulati, bruno, distinto, che lo portò nelle “giovanili” del Napoli. I ragazzini azzurri aspettavano la domenica per fare da raccattapalle allo stadio del Vomero quando giocava il Napoli. Fece il raccattapalle, Rambone, sognando che un giorno la folla dei tifosi avrebbe urlato il suo nome così come invocava con tanta passione “Geppesonne, Geppesonne”. Mimì De Nicola, trasferitosi al Cral Cirio, portò Gennaro Rambone con sé, niente ingaggio e stipendio, bicchieri di latte a volontà, in regalo l’abbonamento al tram perché prendesse il 54 da via Foria a San Giovanni a Teduccio. Rambone rimase cinque anni al Cral Cirio. Il patron della Cirio lo mandava spesso nella fattoria dell’azienda a Teggiano Sassano, in provincia di Salerno, perché si > nutrisse bene e acquistasse peso. “Tra un pasto e l’altro, mungevo le vacche” ricordava Gennaro. Il Cral Cirio lo cedette al Catanzaro. Nella città calabrese, su un monte tra due valloni, spazzato dal vento, Rambone dette fuoco per disperazione agli spogliatoi. Ma rimase e giocò tre campionati, 85 partite e 26 gol, rivaleggiando con Fanello di Pizzo Calabro, idolo locale. Si sentiva già “un gabbiano” volando sui campi di calcio, ma soprattutto posandosi sulle scogliere del piacere, le donne e la buona tavola, due richiami irresistibili. A Napoli si innamorò di una ragazza che vendeva dolcetti in via Roma, all’angolo della Standa, Maria Paolucci, uno splendore da passerella, eletta “Stella di Napoli” nei concorsi di bellezza di quei tempi. L’aveva conosciuta quando De Nicola, al sabato, portava la squadra del Cral Cirio a passeggiare in via Roma. Gennaro prese ad accompagnarla ogni sera con la metropolitana. Lei abitava a Bagnoli. Si sposarono nel 1960 quando, Gennaro, al colmo di ogni felicità, fu ingaggiato dal Napoli. Ebbero tre figli, Egidio, Gino e Maria Rosaria. Gennaro aveva 24 anni e capitò in uno dei periodi più travagliati della storia del Napoli, stagione 1959-60. Lauro gli disse: “Tu sei napoletano e devi firmare il contratto in bianco”. Era una bella > squadra con Vinicio, Bugatti, Del Vecchio, Di Giacomo, Pesaola. “Per poco non

30


finimmo in serie B, salvi per due punti” raccontava Rambone. La squadra era dilaniata dalle rivalità tra i giocatori. Fu l’anno delle “quattro giornate” di Frossi: tanto durò il tecnico friulano sulla panchina azzurra. Portava gli occhiali e lo chiamavano “il dottore”. “Il ritiro precampionato lo facemmo in città” raccontava Rambone nelle lunghe serate “Al Sarago”, il ristorante di Nando Pennino in Piazza Sannazaro, dove si riuniva una allegra comitiva di giornalisti, tecnici e giocatori per parlare di calcio e ascoltare i racconti di Rambone. “Non c’erano soldi e Frossi aveva deciso che saremmo rimasti a Napoli. Ci allenavamo al Vomero, sudamericani contro napoletani, questo era tutto, e poi i giri di campo, quindi ognuno a casa sua, salvo qualche cena insieme al “Ragno d´oro”. Amadei era stato degradato a fare l’allenatore e fremeva per tornare ad allenare il Napoli”. Gennaro debuttò nella prima partita di campionato. Il Napoli incassò tre gol dalla Spal. “Un disastro. Andai in campo con la febbre a 39 per l’emozione. Fui messo subito fuori. Tornai in squadra alla dodicesima giornata. Ci eravamo trasferiti al ‘San Paolo’. Feci gol al Bari che ci rimontò nella ripresa. Giocai a Genova la domenica successiva. Vincemmo contro la Sampdoria. Feci gli assist per i due gol di Vinicio. Non bastò. Frossi se n’era andato ed era tornato Amadei. Mi relegò tra le riserve. Fui uno dei primi napoletani a conquistare la prima squadra, ma non me ne andò bene una. Mia madre tentava di convincermi di partecipare a un concorso per un posto nelle Poste”. Otto partite in tutto nel Napoli. “Volevo spaccare il mondo. Non ci riuscivo e mi lascia andare. Facevo notte a Mergellina con i pescatori, andavo al night. Cercavo di rubare la vita fuori dal campo visto che in campo la vita mi rubava ogni sogno. Erano bei tempi a Napoli con i night del lungomare. Poi successe quella cosa con Gioacchino Lauro”. Una sera, al “Trocadero”, Rambone attrae al suo tavolo un’avvenente ballerina francese, Lele Fiò. Un cameriere si avvicina dicendo alla ragazza che un cliente molto importante la vuole al suo tavolo. Rambone protesta, la ragazza rimane con lui. Il cameriere torna con un assegno e lo mostra alla ballerina invitandola ancora a raggiungere il cliente importante. Rambone trattiene la ragazza che non fa nessuna resistenza e dice al cameriere che nessuna cifra gli avrebbe portato via la francese. Il giorno dopo, Rambone fu svegliato all’alba da Paolo Uccello, l’indimenticabile segretario spilungone del Napoli. “Il Comandante ti aspetta nella sua villa a via Crispi”. Gennaro si vestì e andò alla villa. “Tu vai troppo al night” l’aggredì Lauro. “Io, veramente, non ci vado mai” mentì Gennaro con bella faccia tosta. “Rambone, tu vai al night, a me nun me fai fesso. E ti prendi anche le ragazze che piacciono a mio figlio”. Stoccata micidiale. Il cliente importante che, al “Trocadero”, voleva la compagnia della ballerina francese era Gioacchino Lauro. Fu in quell’anno in cui giocò nel Napoli che Rambone, che bazzicava il mondo dello spettacolo a Roma, conobbe Sylva Koscina, l’attrice nata a Zagabria. Fu una grande passione? “La raggiungevo a Roma in corso Italia dove abitava. Voleva essere coccolata, ma era un po’ fredda nell’intimità. Non mi feci più vedere quando capii che si stava innamorando di me”. Così raccontava Gennaro. I viaggi a Roma si interruppero la volta che ci andò con Del Vecchio sulla macchina del brasiliano. Al ritorno, all’alba, l’auto ebbe un guasto e i due arrivarono in ritardo all’allenamento della mattina. Amadei perdonò Del Vecchio, ma non Rambone. Gennaro la raccontava così: “Dovevo andar via da Napoli, per me non c’erano speranze. E non potevo andare e venire da Roma in continuazione. Non c’era ancora l’autostrada. Mi arresi. Con la rabbia nel cuore, tornai a Catanzaro. Così mi allontanavo anche da Sylva Koscina”. A Catanzaro giocò due splendidi campionati. Poteva andare alla Juventus, ma finì al Brescia. Poi giocò un anno a Venezia. A 29 anni, a Salerno, decise di smettere. Cinquantadue gol in carriera e mille scappatelle. Inguaribilmente infedele, si riscattò negli ultimi tempi. “Quattro anni accanto a Maria, aggredita dal cancro. Forse, e dico forse, alla fine mi perdonò”. Un giorno si seppe di Rambone e Vanna Marchi. “Una gran donna che sapeva caricarmi e mi dava fiducia. Voleva realizzare una Casa di riposo sulla costiera sorrentina. Aveva sempre idee grandiose. Ma trovò un fabbricato con 132 scalini. La dissuasi. I vecchi, anziché riposarsi, sarebbero morti prima di arrivare al cinquantesimo gradino”. Era un piacere sentirlo raccontare perché ci metteva sempre tanta passione e ironia. Ci parlava del contratto che gli fece Tapie assumendolo come preparatore atletico all’Olympique Marsiglia. L’avventura di un anno. “Poteva essere la mia fortuna, ma Tapie fu travolto da una serie di scandali e tornai a Napoli”. Tornò anche alla ribalta collaborando con Pesaola alla salvezza del Napoli nella stagione 1982-83, l’ultimo suo atto d’amore per la squadra azzurra. Nei momenti di amarezza, soleva rifugiarsi in un convento molisano, a Cercemaggiore. Con i frati raccoglieva le castagne, curava l’orto. “Mi riempivo i polmoni dell’aria profumata del fieno appena falciato”. Era un romantico, Gennaro, che ha scritto anche un libro sulla sua vita e composto tante canzoni. E’ stato un gran personaggio delle trasmissioni televisive napoletane. Aveva le sue verità e le urlava con tutta la passione che aveva dentro per il Napoli e per il calcio. Il suo vocione andava dritto al cuore dei tifosi.

MIMMO CARRATELLI

31


IL VIAGGIO

Medjugorie, una vera esperienza di fede

“A

Medjugorie ho vissuto cose bellissime. Quando la veggente Marja ha avuto la visione della Madonna, la luce che filtrava tra gli alberi disegnava sul muro due collinette e la figura della Regina della Pace. Pregavamo tutti insieme, poi si è fatto un silenzio impressionante. All'improvviso. C'erano tanti napoletani, ci aiutavamo tutti tra noi, una fratellanza che non ho mai conosciuto, pronti a sacrificarci l’uno per l’altro”. E’ una delle immagini rimaste scolpite nella mente del nostro direttore Gennaro Montuori che quest’estate ha vissuto un’esperienza bellissima, che ha solidificato senza dubbio il suo rapporto con la fede. “Ho pregato per tutti, per i miei figli Carmine, Michele, Cinzia e Diego, i miei nipotini Genny e Martina, per i miei familiari (tra questi Carmine Palumbo, figlio di mia sorella Anna che ha passato un brutto momento lo scorso anno), i miei amici, tutta la gente che porto nel cuore, tutte le persone che soffrono e per una donna paralitica che non conoscevo e ho incontrato lì, in cima al monte delle apparizioni, dove siamo saliti più o meno all’alba. Ho pianto, lei mi ha regalato un sorriso che non dimenticherò mai. Questa donna mi ha ricordato molto il calvario di mia moglie Anna: è principalmente per la mia compagna di una vita che sono andato a Mediugorie, insieme alle mie sorelle Anna e Grazia e alle loro famiglie. Ho pregato anche per una donna che ha vissuto quindici lunghi anni di sacrifici per assistere il figlio Francesco”, racconta Gennaro, che da anni porta allo stadio il quadro della Madonna di Pompei e porta sempre con sé la corona del Rosario. “Sentivo sempre parlare della ‘montagna delle apparizioni’. Ho sentito l'improvviso impulso di andare lì. Ho deciso in un attimo, dopo aver riempito in fretta e furia una valigia, e mi sono aggregato al pullman che avevano organizzato Fausta, padre Ivan e padre Enzo. All’arrivo -continua Montuori- ho trovato una pace così profonda che non saprei descrivere. Ho pregato sempre, Ci tornerò”. Ma la fede non dovrebbe darle tranquillità pure qui? “Sono anni che vado al Santuario di Pompei, e quando il Napoli, che è la mia seconda fede, doveva vincere lo scudetto,

34


mi recai alla basilica per affidare alla Madonna la squadra. E il Napoli trionfò. E poi, quando i giocatori non ricevevano gli stipendi, all’epoca di Lippi, io donai a tutti la corona del Rosario e loro entravano in campo con la coroncina appesa al collo. Le cose si sono messe bene, poi...”. Cosa è successo? “Un grande dolore nella mia vita privata. Ho perso mia moglie un anno e mezzo fa, al termine di una malattia durata cinque anni. Insieme a lei sono stato a Fatima, ho chiesto la sua guarigione. Ma lei non è guarita. Però al suo fianco ho camminato nella fede, comprendendo il senso della sofferenza. Ed è stata lei a ‘portarmi’ a Medjugorie”. La fede nella Madonna e quella nel Napoli. Come le vive Gennaro Montuori? “Si tratta di due cose completamente distinte, il Napoli è la fede sulla terra. Quella nella Madonna e in Gesù va oltre”. Negli anni, come è cambiato il suo rapporto con la Fede? “E’ cresciuto nel tempo. All’inizio, qualcuno mi chiamava ‘padre Gennaro’ perchè allo stadio combattevo contro droga e violenza, ma nessuno mai ha osato prendermi in giro per le Fede in Maria e Gesù. Sono valori che ho sempre messo al primo posto, insieme alla famiglia, il lavoro, la solidarietà”. Frequento la Dives Misericordia, lo facevo già con mia moglie, con i volontari fratel Tony e fratel Rosario e Pasquale Borrelli. Ma prima ero meno assiduo. Ora ho capito che bisogna essere testimoni della nostra fede. Dobbiamo portarla anche agli altri. È un messaggio d’amore che bisogna diffondere”. Quando tornerà a Medjugorie? “Alla fine del campionato, organizzerò un pullman perché possano venire con me tutti i miei familiari e amici”.

35


IL MERCATO di ROSA SAMBUCA

S

’è conclusa la sessione estiva del calciomercato ed il Napoli, fatta eccezione per Edinson Cavani, ha fallito tutti gli obiettivi più importanti che si era prefissato. Gokhan Inler, Cristian Ledesma, Fred sono solo alcuni dei nomi che sono stati accostati alla maglia azzurra ma che non sono mai arrivati. Con l’addio a Cigarini e l’arrivo di Yebda, 25 anni proveniente dal Portsmouth, il centrocampo del Napoli ha cambiato fisionomia. Mazzarri ha preferito un elemento con maggiore forza fisica all’ex atalantino che non è mai riuscito ad esprimere appieno le sue potenzialità. L’acquisto di José Ernesto Sosa, colui che non dovrebbe far rimpiangere la cessione di Quagliarella, non ha entusiasmato gli animi, soprattutto dopo l’arrivo a Castelvolturno del 35enne Cristiano Lucarelli, preferito ai vari Trezeguet e Toni, considerati “troppo vecchi” da Aurelio De Laurentiis. L’ultimo giorno di mercato ha visto, inoltre, altri due ingressi: Emilson Cribari e Nicolao Manuel Dumitru. Il primo arriva è arrivato a Napoli dopo essere passato dalla Lazio e dal Siena ed il secondo è un giovane e

36

promettente attaccante proveniente dall’Empoli. Tirando le somme del calciomercato azzurro, si può oggettivamente dire che, senza Cavani, questa campagna acquisti è stata appena mediocre. “Contradditoria”, la definisce Massimo Filardi, ex difensore azzurro ed opinionista di Tifosi Napoletani. “In questo periodo il presidente De Laurentiis ha lanciato diversi slogan: ‘Non venderò mai i miei gioielli’ e cosa ha fatto? Ha preso un grande calciatore come Cavani ma ne ha venduto uno del calibro di Quagliarella. Vogliamo continuare? ‘Il Napoli ai napoletani’ è un’altra frase famosa del patron. Più che napoletani o italiani, sembra che il Napoli attuale sia in mano agli stranieri, ai sudamericani in particolare. E poi: ‘Non prenderò mai un calciatore oltre i 30 anni’. E’ andato via Denis, 29 anni, è arrivato Lucarelli, 35”. Ce ne sono ancora? “Sì, sì. ‘Investirò sul settore giovanile’, un altro motto del numero uno azzurro. E’ stato preso un giovane classe ’91, Dumitru, pagato sei milioni di euro. E’ una bella somma che poteva essere destinata al settore giovanile, per un buon centro sportivo con l’obiettivo di sfornare giovani talenti napoletani.


Infine, ‘Prenderò tre calciatori che faranno la differenza e faranno fare il salto di qualità al Napoli, con l’obiettivo di centrare la Champions’. Analizziamo bene la situazione degli arrivi e delle partenze -conclude Filardi-. L’arrivo di Cavani è stato un po’ annullato dalla cessione di Quagliarella. A centrocampo sono stati dati via tre giocatori tecnici, Cigarini, Bogliacino e Datolo. Sono arrivati Blasi, Yebda e Sosa. I primi due sono giocatori muscolari, l’unico più tecnico è Sosa. Così facendo il reparto che aveva più bisogno di una calciatore di qualità si è indebolito. In difesa è andato via Rinaudo, al suo posto Cribari, più o meno lo stesso livello. Tirando le somme, da questa operazione di mercato, il Napoli ne esce indebolito, considerando che rispetto all’anno scorso c’è una competizione in più e sperando che, durante l’anno, né Cavani né Lavezzi abbiano problemi. Ci manca qualcosa a livello numerico, gli acquisti e le cessioni si equilibrano”. Calciomercato a parte, contraddittorie sono state anche le dichiarazioni sull’Europa League, che il patron azzurro considera una “coppetta” (come ha spesso dichiarato, ndr), competizione che però farà affluire alle casse del calcio Napoli fior di quattrini tra acquisto di biglietti, trasferte e abbonamenti televisivi. Il popolo vuole una grande squadra che lotti per lo scudetto, è Napoli che lo chiede.

37


SETTORE GIOVA H

o seguito per tanti anni il settore giovanile del Napoli e ne ho viste di tutti i colori, ultima stagione compresa. Sono stato uno di quelli che per un anno intero ha parlato bene degli ex azzurri che lavorano nel Napoli e di quelli che dovrebbero essere ingaggiati, vista la loro esperienza. Però, sono necessarie alcune precisazioni in questa fase, per quanto accaduto. Innanzitutto, mi sarei aspettato che Gigi Caffarelli, appena arrivato alla corte di De Laurentiis come responsabile del settore giovanile, avrebbe mandato via l’allenatore Ivan Faustino, che non sarà certo ricordato per il suo operato, sia dal punto di vista umano che professionale (non ha mai ottenuto risultati concreti) nei confronti dei giocatori. Non posso mai dimenticare gli schiaffi da lui dati a Renato D’Ascia e quando usò maniere e parole sicuramente non oxofordiane nei confronti del talentuoso Insigne. Cose del genere, in passato si erano verificate solo con i tecnici Antonio Porta e Vito Tammaro, i quali non erano riusciti a costruire un buon rapporto con i ragazzi. Questo modo di fare di Faustino, sotto il profilo umano, era noto in società. Perché Caffarelli ha atteso un anno per sollevarlo dall’incarico? Un segnale indiretto del cattivo operato dell’allenatore viene dal fatto che un

40


ANILE giocatore che aveva litigato con lui e messo alla porta, aveva debuttato in B a Frosinone. Alla fine, meno male che Peppe Santoro è riuscito a non far scappare verso altri lidi i vari Maiello, Ciano, Varriale, Liccardo, Insigne ecc. Gigi Caffarelli, inoltre, ha mostrato di non avere un minimo di autonomia nella scelta del nuovo allenatore della Primavera, facendosi imporre il nome di Miggiano: la guida della formazione giovanile più importante l’aveva promessa a Ciro Muro, che poi ha dovuto ripiegare sugli Allievi nazionali. Un direttore del settore giovanile dovrebbe avere le mani libere per operare essenzialmente per il bene della società per la quale lavora. Probabilmente, Caffarelli si è dimenticato che, come lui, anche Ciro Muro è stato campione d’Italia e ha un pizzico di esperienza al di sopra della media. Idem per Carannante, che il buon Gigi avrebbe potuto coinvolgere nel progetto se non altro per il grande lavoro svolto all’epoca del fallimento del Napoli, evitando che parecchi giovani si perdessero per strada. Da una persona perbene come Gigi Caffarelli non mi sarei mai aspettato una defaillance del genere. Sono molto rammaricato, soprattutto perche ho sempre elogiato il suo operato nel mio programma televisivo. Per concludere, ha consentito a calciatori, che si sono contraddistinti per mancato rispetto delle regole e scarso attaccamento alla maglia azzurra, di continuare a vestire la maglia dell’amato Napoli, chiudendo di fatto le porte in faccia ad altri talenti. Se accade tutto ciò, vuol dire che il calcio sta veramente finendo. Ora mi rivolgo a te in prima persona: “Tu che hai costruito una bella famiglia con tua moglie e i vostri figli, non puoi consentire tali comportamenti ai giovani atleti che ti sono stati affidati. Bisogna anche saper dire di no in alcune circostanze, anche se ciò comporta il rischio di un fallimento che sarebbe solo apparente. Questo lo possono fare persone senza sentimenti, non uno come te. Un po’ più di attenzione, il calcio non è solo una questione di tecnica personale dei singoli atleti, ma si fonda anche sul rapporto umano e sul rispetto del prossimo. Ti auguro lunga vita da dirigente sportivo”.

GENNARO MONTUORI

41


AZZU

44


URRO V

a avanti l’ambizioso progetto del Respiro Azzurro. Pochi mesi dopo la costituzione ufficiale dell’associazione internazionale dei tifosi del Napoli, presieduta dal nostro direttore Gennaro Montuori, sono arrivate tantissime adesioni, non solo dall’Italia. Sono già tanti i club che hanno risposto positivamente all’iniziativa, compreso il Napoli Club dei militari italiani

in Libano. L’obiettivo è quello di coinvolgere tifosi e appassionati pure all’estero, in modo da avere un riferimento anche organizzativo per le trasferte del Napoli. Coloro che fossero interessati ad aderire al “Respiro Azzurro” possono inviare una mail a info@tifosinapoletani.it oppure contattare il responsabile organizzativo Salvatore Nicolò (Sezione Bolzano) al numero 347/4759466.

45


Bari-Lazio Brescia-Udinese Cagliari-Inter Catania-Napoli Cesena-Parma Juventus-Lecce Milan-Chievo Palermo-Bologna Roma-Genoa Samp-Fiorentina

Bologna-Juventus Chievo-Cesena Fiorentina-Bari Genoa-Catania Inter-Sampdoria Lazio-Cagliari Lecce-Brescia Napoli-Milan Parma-Roma Udinese-Palermo

Bari-Udinese Brescia-Napoli Cagliari-Bologna Catania-Fiorentna Cesena-Sampdoria Genoa-Inter Milan-Juventus Parma-Chievo Roma-Lecce Palermo-Lazio

Brescia-Roma Cagliari-Samp Catania-Cesena Genoa-Fiorentina Inter-Bari Juventus-Palermo Lazio-Milan Lecce-Parma Bologna-Udinese Napoli-Chievo

Bari-Brescia Chievo-Lazio Catania-Bologna Cesena-Napoli Juventus-Cagliari Milan-Genoa Roma-Inter Sampdoria-Udinese Palermo-Lecce Fiorentina-Parma

Chievo-Cagliari Genoa-Bari Inter-Juventus Lazio-Brescia Lecce-Catania Parma-Milan Udinese-Cesena Bologna-Sampdoria Fiorentina-Palermo Napoli-Roma

Bari-Juventus Chievo-Catania Milan-Lecce Parma-Brescia Roma-Cesena Sampdoria-Lazio Uudinese-Genoa Palermo-Cagliari Bologna-Inter Fiorentina-Napoli

Brescia - Palermo Cagliari-Roma Catania-Parma Cesena-Milan Genoa-Chievo Inter-Udinese Juventus-Samp Lazio-Bologna Lecce-Fiorentina Napoli-Bari

Bari-Cagliari Chievo-Brescia Cesena-Lecce Milan-Catania Parma-Genoa Roma-Bologna Sampdoria-Napoli Udinese-Juventus Palermo-Inter Fiorentina-Lazio

Bari-Parma Bologna-Brescia Cagliari-Genoa Fiorentina-Cesena Inter-Milan Juventus-Roma Lazio-Napoli Palermo-Catania Sampdoria-Chievo Udinese-Lecce

Brescia-Juventus Cagliari-Napoli Catania-Udinese Cesena-Lazio Chievo-Bari Genoa-Bologna Lecce-Inter Milan-Palermo Parma-Sampdoria Roma-Fiorentina

Bari-Milan Inter-Brescia Juventus-Cesena Lazio-Roma Sampdoria-Catania Udinese-Cagliari Palermo-Genoa Bologna-Lecce Fiorentina-Chievo Napoli-Parma

Bari-Bologna Chievo-Palermo Catania-Inter Cesena-Genoa Fiorentina-Brescia Lazio-Lecce Milan-Udinese Parma-Cagliari Sampdoria-Roma Napoli-Juventus

Bari-Palermo Chievo-Juventus Catania-Brescia Cesena-Cagliari Lazio-Udinese Milan-Roma Parma-Bologna Sampdoria-Genoa Fiorentina-Inter Napoli-Lecce Bari-Cesena Bologna-Chievo Brescia-Genoa Cagliari-Lecce Inter-Parma Juventus-Fiorentina Lazio-Catania Palermo-Roma Sampdoria-Milan Udinese-Napoli

Catania-Juventus Cesena-Bologna Chievo-Roma Fiorentina-Cagliari Lazio-Inter Lecce-Genoa Milan-Brescia Napoli-Palermo Parma-Udinese Sampdoria-Bari

Brescia-Cesena Cagliari-Milan Genoa-Lazio Inter-Napoli Juventus-Parma Lecce-Bari Roma-Catania Udinese-Chievo Bologna-Fiorentina Palermo-Sampdoria

Bologna-Milan Brescia-Sampdoria Cagliari-Catania Genoa-Napoli Inter-Cesena Juventus-Lazio Lecce-Chievo Palermo-Parma Roma-Bari Udinese-Fiorentina

Brescia-Cagliari Catania-Bari Cesena-Palermo Chievo-Inter Genoa-Juventus Lecce-Sampdoria Milan-Fiorentina Napoli-Bologna Parma-Lazio Roma-Udinese


52



Ultr'Azzurro Settembre 2010