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G e n n a ro M o n t u o r i

presenta

Il Giardino dei Semplici

in diretta

Giovedì su

alle ore

20,45

DIGITALE 14 SKY 888

repliche Venerdì alle ore 23,00 e Sabato alle ore 11,00

lealtà • passione• competenza • esperienza rispetto • trasparenza• amicizia Foto in studio:

Raffaele Esposito •

Assistente di studio:

Antonio Cicia

A n n a D i C h i a ra

Parrucchiere:

Pasquale Apreda presenta

Aspettando Tifosi Napoletani Lunedì alle ore 22,30 su

Martedì alle ore 17 e 0,30 su

Mercoledì alle ore 12,30 su


Direttore Editoriale

Gennaro Montuori

Hanno collaborato:

M. Carratelli Idris C. Montuori I. Perrone M. Pesce A. Pompameo N. Spina E. Tuccillo

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EDITORIALE

30 NAPOLI - PALERMO

6 MARADONA E CAVANI 34 FIORENTINA - NAPOLI

In redazione:

Cinzia Montuori I servizi fotografici sono di:

Raffaele Esposito Progettazione grafica, copertina, poster e impaginazione di:

Gennaro Uccello

COMANDAMENTI 8 I DIECI DI TIFOSI NAPOLETANI 38 PARMA - NAPOLI

12 TRADIMENTO

42 NAPOLI - CATANIA

16 CELEBRATION

46 LAZIO - NAPOLI

20 IL DIRICORDO CARLO JULIANO

LA 48 IMBRIANI: PARTITA PIÙ DIFFICILE

gennaro.uccello@libero.it 328.3359262

Per la pubblicità su questo mensile rivolgersi alla redazione di:

Tifosi Napoletani MUGNANO (NA) Via Cesare Pavese, III trav. 2/A tel/fax 081 745 14 33 Gli articolisti forniscono la propria prestazione a titolo spontaneo, gratuito e assumendosi la responsabilità.

Autorizzazione del Tribunale di Napoli n. 4267/92 del 28/3/92.

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52 ARMERO E ZUNIGA: MARADONA: 22 HUGO “NOI MAI RIVALI” IERI, OGGI E DOMANI E BERETTA 54 ABETE GIOCATORE DEL MESE 24 ILMORGAN I DUE RIELETTI DE SANCTIS SPAZIO 56 LODEI TIFOSI 28 LA FOTO DEL MESE

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T I F O S I N A P O L E TA N I

scrivi un’email a: info@tifosinapoletani.it e sarai contattato per un preventivo gratuito

TIFOSI NAPOLETANI è la rivista letta da più di 50.000 persone

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C

arissimi lettori, c’eravamo lasciati con la decisione della Disciplinare di infliggere i due punti di penalizzazione al Napoli e con le conseguenti squalifiche di Gianluca Grava e Paolo Cannavaro. Per fortuna la Corte di Giustizia Federale ha accolto il ricorso restituendoci i due punti in classifica ed assolvendo i due difensori partenopei. Tuttavia, non direi che è stata fatta giustizia, ma semmai affermerei che ci è stata tolta un’ingiustizia visto che quei due punti il Napoli li ha guadagnati sul campo. Non dimentichiamoci che con la faccenda della penalizzazione, per colpa dell’incidenza sul morale, abbiamo perso anche i tre punti contro il Bologna. Siamo facilmente portati a tessere le lodi a Paolo Cannavaro, capitano nonché bandiera di questa città, ma non possiamo non fare altrettanto con Gianluca Grava. A quest’ultimo vanno infatti riconosciute imprese che hanno contribuito a scrivere la storia del Napoli in questi ultimi anni. Quel salvataggio sulla linea di porta al San Paolo contro il Lecce, contribuì a centrare la promozione in Champions del Napoli, in un periodo di autentica crisi, dove sarebbe bastata una sconfitta, per giunta in casa, a cambiare l’intero corso di una stagione. Dispiace che contro la Lazio siamo riusciti a racimolare un solo punto tornando nuovamente a meno cinque dalla vetta, ma a breve la Juventus sarà ospite al San Paolo e a distanza di anni questa sfida torna a profumare di tricolore. Provate per un attimo ad immaginare come deve essere bello tornare a vincere lo scudetto dopo oltre vent’anni. Dispiace che il presidente Aurelio De Laurentiis abbia fatto davvero poco durante questa sessione di mercato. Con i nuovi innesti che sono arrivati, un margine di miglioramento c’è stato e la possibilità di vincere il tricolore è notevolmente aumentata, ma se fosse arrivata qualche soluzione in più tale percentuale di probabilità avrebbe subito un ulteriore impennata. A questo punto non possiamo che confidare in Mazzarri. Il Napoli può comunque farcela vista la mediocrità del campionato. Il tecnico azzurro è spesso bersagliato da critiche, ma va comunque detto che non esiste allenatore che ne sia esente. Inoltre, ritengo che bisogna prestare attenzione al Milan, soprattutto in considerazione del fatto che sono in tanti a volerlo piazzato nelle posizioni alte della classifica. Questo mese ci sarà anche il doppio turno Uefa, con un nuovo dispendio di energie, ed auguriamoci che tutto vada per il meglio. Ultimamente si parla tanto della possibilità di un ritorno di Diego Maradona a Napoli, e ne saremmo davvero tutti ono-

rati perché è un ritorno che gli spetta. Diego, oltre ad essere un grande sotto il punto di vista calcistico, lo è altrettanto sotto il profilo umano ed oltretutto è un caro amico. Infine, è doveroso da parte mia ricordare il mio grande amico Carlo Juliano, lo storico addetto stampa del Napoli, che conosceva tutti i segreti della Società Sportiva Calcio Napoli e che recentemente ci ha lasciato. In questo numero troverete il mio articolo dedicato a Carmelo Imbriani che in questi giorni sta disputando la sua partita più difficile; l’articolo della new entry Isabella Perrone su Hugo Maradona, mentre Nastasia Spina evidenzierà per voi le brillanti prestazioni del calciatore del mese Morgan De Sanctis e ci parlerà anche di Armero e Zuniga. Idris ci parlerà del presidente Ferlaino, mentre il grande Mimmo Carratelli di Maradona e Cavani. Infine Angelo Pompameo ha dedicato un articolo a Carlo Juliano. Vi rinnovo il consueto appuntamento televisivo con “Tifosi Napoletani” tutti i giovedì, a partire dalle 20.45, in onda dagli studi di Tv Luna Napoli, canale 14 del digitale terrestre e canale 888 di Sky. La trasmissione più seguita dal tifo partenopeo, con un parterre ricco di illustri ospiti e con la partecipazione canora del “Giardino dei Semplici”, sarà visibile su tutti i canali del bouquet Tv Luna (LunaSport, LunaMovie, LunaSat etc…). La trasmissione sarà visibile anche in streaming live sul sito www.lunaset.it. Durante la diretta potrete anche interagire con noi scrivendoci all’indirizzo di posta elettronica info@tifosinapoletani.it. Inoltre non dimenticate di visitare il nostro sito www.tifosinapoletani.it per poter godere di una sezione riservata alla News sempre aggiornata e per di più impreziosita da una nuova veste grafica. Un abbraccio a tutti voi e come sempre, dal profondo del cuore, forza Napoli. Stavolta concludo il mio editoriale con il ricordo di mia moglie Anna, di cui proprio questo mese è corsa la ricorrenza della sua dipartita. Insieme ai miei figli e in particolare con Cinzia, che le somiglia tantissimo, e me la ricorda ogni giorno. A proposito di mia figlia, volevo fare gli auguri a mia nipote Rosanna che questo mese compirà gli anni.


MARADONA

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avani 92 gol in due anni e mezzo col Napoli, Maradona 115 gol in sette anni. La sfida è sui gol. Nessun altro confronto regge. Tempi diversi, calcio diverso, Napoli diversi, ruoli diversi. E resta una differenza fondamentale. Se è vero che Maradona è meglio ‘e Pelè, se è vero che Maradona è la stella solitaria e irripetibile nel firmamento del calcio, e gli altri, i campioni, i campionissimi, i fuoriclasse, stanno sulla Terra, allora nessun giocatore può essere paragonato a Diego. Neanche Messi. Perché il pibe è stato la musica del calcio, l’incantesimo del football, l’incantatore di cuori, il Giocoliere sublime, lo Scugnizzo delle giocate, l’Alì Babà delle porte che schiudeva con tocchi di magìa. L’Unico. Diego inventava il calcio. Gli altri del grande cerchio dei fenomeni lo praticano, padroni del pallone con tecnica eccelsa, emuli straordinari, ma scudieri. Hanno bisogno del pallone per essere grandi. Il pallone aveva bisogno di Maradona per essere musicale e per portare la sua musica in tutti i continenti. Paesi interi hanno conosciuto il calcio quando hanno saputo di Maradona. Né prima, né dopo, c’è stato un uguale artista sui campi di calcio. Né prima, né dopo, un Artista Assoluto ha vinto con una squadra “terrestre” trasformandola in una squadra vincente. Pelé aveva il grande Santos e il grandissimo Brasile di tutti tenori, Crujff aveva il fantastico Ajax di tutti giocatori universali, Di Stefano aveva avuto la grande orchestra del Real Madrid di tutti primi violini, Puskas la strepitosa Honved e l’Ungheria. Bobby Charlton e Beckenbauer sono stati eccellenti direttori d’orchestra, Sivori un sublime solista, Platini un fuoriclasse egoista, Eusebio un “monumento” vivente, Zidane un campione essenziale, Falcao un principe. Nessuno con la capacità di Diego di

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conquistare il cuore e gli occhi in tutto il mondo. Tornando alla differenza principale, Diego Armando Maradona è stato il Messia di un calcio mai giocato da altri con uguale grazia, lealtà, passione, ispirazione e illuminazione celeste. Non ha mai irriso gli avversari. I suoi erano “giochetti” di delizia. E quando saltò con la mano contro l’Inghilterra arrivò dove non è arrivato nessuno: alla beffa da monello. Detto questo, ecco Cavani, il nuovo re di Napoli. Ecco il Matador che trascina una buona squadra verso alti traguardi. Qualcosa lo avvicina a Diego. La dedizione alla maglia azzurra e il proclamato amore per Napoli che fu per Maradona la “culla” della sua felicità ed è per Cavani il bozzolo ideale della sua affermazione. Napoli protagonista. Perché in nessun’altra città del mondo Maradona sarebbe diventato Maradona. Qui Diego era a immagine e somiglianza della città, la città dei sogni e delle delusioni, delle virtù e del peccato, della gioia e del dolore, delle vittorie rare e dei patimenti eterni, del genio e della perdizione. E qui Diego fu a casa sua (Napoli seconda mamma mia, cantava). Qui anche Cavani ha trovato casa, la “sua” casa, con Soledad e i bambini che nascono a Napoli, qui ha scoperto il calore, la passione, l’umanità, l’inventiva di un grande popolo tifoso. Ed è sincero, come lo era Maradona, quando dice che in questa città vive felice e a questa città vorrà lasciare un ricordo imperituro. Se Maradona era il capopopolo di una ribellione, di un riscatto, di rivincite sempre sognate, messaggero degli unici due scudetti del Napoli, Cavani è il condottiero di un sogno. Le rivincite sono esaurite, i tabù sono stati infranti. Non c’è la “rabbia” di un tempo, non c’è l’ansia per il traguardo più alto. Maradona ha spianato la strada, e non fa


E CAVANI nulla che gli scudetti siano stati soltanto due. Cavani la cavalca. Il sentiero è stato già tracciato. Maradona aveva i riccioli da scugnizzo, Cavani ha i capelli lunghi del profeta. Maradona era piccolo (1,68) e tosto. Cavani è alto (1,84) ed è una roccia. Diversissimi. Diego giocava come in un giardino, sfiorava i fiori, carezzava l’erba. Un ballerino del football con i suoi giochi d’anca, le finte malandrine, il passo morbido, il sorriso leale, il tocco fatato. Cavani è una tempesta di movimenti, di corse, di appostamenti, di sorprese, di sfondamenti. Grazia sublime era Diego, grazia possente è Cavani. Diversi nell’essere l’anima della squadra. Maradona era il creatore, l’inizio e spesso la fine del gioco, il paladino di tutti, il faro e il rifugio. Cavani è il terminale del gioco, la freccia (Diego era la balestra magica), il colpitore finale. Cavani gioca a tutto campo, attaccante e difensore, ma questo è il calcio moderno con ruoli sempre più duttili e universali. Maradona aveva la sua “mattonella”, forse neanche gli serviva correre perché era il pallone ad andare da lui, calamita d’oro. Pur nella sua generosa partecipazione di solidarietà alla squadra, Cavani ha un ruolo e un compito precisi: deve far gol. Maradona non aveva ruolo perché le partite ruotavano attorno a lui, gli avversari erano attratti dalle sue finte, i compagni attratti dal suo magnetismo, e lui dirigeva la musica. Ebbe Careca come finalizzatore, potrebbe avere oggi Cavani. Diego aveva la corsa “tonda”, l’affondo morbido, il passettino incantatore, l’invenzione assassina. Cavani ha il passo lungo (il mio cavallo alato), il vento nelle caviglie e nei capelli, la porta come obiettivo assoluto. La sfida è nei gol. Nei primi due anni e mezzo, Diego mise a segno 34 gol in campionato, Cavani è già al doppia (66 reti). Ma Cavani è l’uomo-gol e Diego era l’uomosquadra (al gol mandava Giordano e Carnevale, poi Careca). La sfida finale è aperta su queste cifre. Campionato: Maradona 81 gol, Cavani 66; Coppa Italia: Maradona 29, Cavani 7; Coppe europee: Maradona 5, Cavani 19. Ma il Matador è a meno del “cammino” di Diego. Due anni e mezzo contro sette. Maradona centrò i suoi massimi obiettivi al terzo anno in maglia azzurra (scudetto) e al quarto (capocannoniere della serie A con 15 gol). Erano campionati più corti (a 16 squadre i primi quattro tornei di Diego, a 18 squadre gli ultimi tre). Cavani ha più “spazio”, cioè più partite, in Italia e in Europa. Può arrivare ad eguagliare Maradona nella “casella” dei gol. Può superarlo se si lega al Napoli per gli stessi anni di Maradona. Intanto, il Matador fra i centravanti azzurri di tutti i tempi è già al quarto posto per numero di gol in tutte le competizioni, preceduto solo da Sallustro (111 gol), Altafini (101) e Careca (96) il più vicino. Con Diego si sognava a colori. Con Cavani si sogna ad occhi aperti. E questa è Napoli, una città che ha bisogno assolutamente di sogni.

Mimmo Carratelli

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I DIECI COMA DEL PARTERRE DI Caro presidente, stavolta a dettare i nuovi Dieci Comanda- poli. E’ la voce di calciatori che hanno calcato i campi, vinto menti sono stai alcuni dei campioni che hanno contribuito coppe e scudetti, messo a segno tanti gol, e regalato sorrisi a scrivere un pezzo di storia della Società Sportiva Calcio Na- e gioia ad un popolo da anni tribolato da insulti e problemi,

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ANGELO POMPAMEO - Nonostante sia un grande estimatore del presidente De Laurentiis, convenivo anch’io sulla necessità di acquistare due rincalzi, ma visto come sono andate le cose pensiamo a quello che abbiamo e cerchiamo di raggiungere l’obbiettivo con questi calciatori.

GUIDO POSTIGLIONE - Dovevamo acquistare qualche calciatore importante. Era un occasione storica e il presidente se l’è lasciata sfuggire. Auguriamoci di riuscire nell’intento con questa squadra, anche se personalmente ritengo che sarà difficile. Nel caso in cui le cose andassero diversamente la colpa sarà del presidente.

MASSIMO FILARDI - Con un altro centrocampista sarebbe stato tutto diverso. Nonostante tutto, ho fiducia in questa squadra e soprattutto in Mazzarri. Il presidente avrebbe potuto fare uno sforzo in più. Adesso dobbiamo restare vicini al Napoli.

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GIUSEPPE VOLPECINA - Lo scudetto è alla portata del Napoli, soprattutto se si poggia lo sguardo sul campionato che stanno disputando le altre. Ma per trasformare questa ipotesi in certezza il presidente avrebbe dovuto fare qualche altro sforzo. Quanto vorrei che il Napoli vincesse il terzo scudetto.

BEPPE SAVOLDI  Per vincere avremmo avuto bisogno di calciatori dal calibro di Hamsik, Cavani, Pandev ed Insigne. Solo cosi avremmo avuto a disposizione delle seconde linee in grado di sostituire degnamente i titolarissimi. A questo punto però bisogna guardare avanti, poi se ne riparlerà a giugno.

ENRICO TUCCILLO  È il terzo anno che lottiamo per i vertici. Il presidente deve alzare gli ingaggi. Sinora ha fatto qualcosa di quasi perfetto, ma manca sempre la ciliegina sulla torta.


NDAMENTI TIFOSI NAPOLETANI per questo tanto desideroso di riscatto. E’ questo ciò che per accarezza il tricolore che a mio avviso quest’anno è alla pornoi rappresenta il Napoli. La mia paura è che per colpa della tata vista la mediocrità del campionato, potremmo perdere sua politica del risparmio, mentre staremo ad un passo dall’ questa storica occasione per colpa dei mancati acquisti.

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SANDRO ABBONDANZA  Si ricordi di rispettare i tifosi che hanno fatto tantissimo per il Napoli ma soprattutto per lei. Ho un trascorso di più di vent’anni nel Napoli e questa maglia me la sento stampata sulla pelle.

GIOVANNI FRANCINI  Bisognava acquistare anche un altro centrocampista, perché in quel reparto del campo siamo un po’ corti. I sette anni passati nel Napoli sono indimenticabili e dal giorno in cui ho messo piede all’ombra del Vesuvio, l’azzurro mi è rimasto nel cuore. Sarò tifoso del Napoli a vita. Quanto vorrei festeggiare il terzo scudetto insieme ai tifosi napoletani.

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MARIKA FRUSCIO  Non lasciarsi scap-

pare Cavani il giocatore più forte in assoluto in quel ruolo. Si poteva acquistare qualche calciatore in più, ma sono una grandissima estimatrice di Mazzarri e confido in lui. Adesso cerchiamo di vincere il tricolore con quanto abbiamo a disposizione.

HUGO MARADONA  Bisognava acquistare i calciatori che voleva Mazzarri. Al di là di tutto sono un grande estimatore del mister. Sto seguendo il Napoli dagli spalti e mi auguro di festeggiare lo scudetto insieme ai tifosi.

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TRADIME

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aro Allenatore, ha visto quando imposta bene la squadra come vince! E Presidente, si rende finalmente conto che con le qualificate integrazioni che stiamo da sempre chiedendo, il Napoli potrebbe ancora raggiungere il traguardo sognato? Qualche settimana fa scrivemmo che il business spesso si rivela il peggiore avversario degli interessi sociali. Ma aggiungemmo anche che i grandi sanno garantire a se’ i business, soddisfacendo insieme gli obbiettivi popolari! Ora sottolineamo che le parole non seguite dai fatti a lungo andare potrebbero esasperare gli animi delusi, che non comprendono il perché dei comportamenti omissivi, continuati negli anni e che impediscono la realizzazione di quel sogno che la cieca fortuna ha offerto piu’ volte alla nostra squadra. Si potrebbe parlare di stupidità o di superficialità, ma questo non è evidentemente il nostro caso! Ma allora di che si tratta? Qual’e’ il mistero che avvelena in generale la vita napoletana e penalizza da anni anche il nostro sport preferito e la vittoria dei nostri colori? Ragioniamo, sgombrando subito il campo da falsi quanto fuorvianti temi come l’assenza di danaro. Mai come oggi questo dato non corrisponde al vero! Dunque potrebbe trattarsi di malanimo di chi dirige la Società che non gli ha portato il bene che si aspettava? No, no anche questo è da escludere! Come abbiamo detto le casse, anche quelle ufficiali, sono colme e l’immagine ancora di più. Persino quella dei campioni è nella esclusiva dell’ente. Ed anche quella che positivamente si riverbera nel tanto amato cinema dà segnali di positivo incremento! E allora? Qualche tempo fa accennammo a Paperon dei Paperoni la cui caratteristica è un peccato manco a farlo apposta definito “capitale”: l’avarizia! Fosse questo la causa dei mali? Certo tutto è possibile ma ipotizziamone altri! Comportamenti di

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sfruttamento non sono nuovi a Napoli, anzi sono antichi e continuati. Viceré ed Amministratori esosi e spietati si sono avvicendati nella meschina spoliazione del popolo napoletano! Persino Dumas nel Curricolo cita uno di questi squallidi personaggi che nell’allontanarsi dalla Città fu sentito profferire la frase: “ Gli ho tolto anche le mutande a questi stupidi napoletani”! Masaniello nel 600 si ribellò… fu tradito ed ucciso, la Sua meravigliosa Sposa fu costretta alla prostituzione per denigrare l’immagine del Pescatore che aveva fatto tremare le monarchie dell’epoca, nel 700 i Patrioti della Repubblica Partenopea tentarono di ridare protagonismo al Popolo che non comprese e artatamente suggestionato dalle trame inglesi consegnarono i loro Eroi ai sicari del pavido re e della triste, corrotta regina che ne fecero scempio: li impiccarono e consegnarono i teschi al vilipendio degli scugnizzi, ignari di disprezzare chi li aveva amati a rischio della vita. L’Ammiraglio Caracciolo, la Pimentel Fonseca, Pesacane, Cirillo, insieme a Preti, Scrittori, Artisti, tutta la Intellighentia napoletana fu miseramente uccisa… perché aveva fatto ancora una volta paura ai tristi e meschini circoli del potere internazionale, strumentalizzando l’ignoranza del Popolo! Lo so che il paragone appare sproporzionato! Ma la qualità dei fatti sembra la stessa! Allora attenzione! Se è vero che il Circo romano fu il luogo della gestione del consenso. Oggi lo stadio potrebbe diventare, improvvisamente, il luogo della comprensione e della comunicazione per il riscatto e l’affermazione della dignità di un Popolo!


NTO Enrico Tuccillo

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C E L E B R N

ell’ annoverare il 26° anno di programmazione non stop della seguitissima trasmissione “tifosi napoletani” record di ascolto regionale. Il conduttore Gennaro Montuori alias Palummella ha dedicato una puntata speciale al mitico presidente del Napoli scudettato Corrado Ferlaino . Ore 20.30 esterno notte: località Caserta sotto una fitta pioggia arriva il presidente accompagnato dalla bellissima ed elegante Signora ad accoglierli un nugolo di persone ospiti della puntata stessa baci e abbracci e via ai salamalecchi. Ore 20.45 interno notte: si accendono le luci, dalla regia lanciano la pubblicità e a schiaffo la sigla cantata dalla famosissima band musicale “Giardini dei semplici”. Io sono seduto al mio solito posto con accanto il presidente Ferlaino che indossava un’impeccabile vestito gessato di color blu notte. CIAAK SI GIRA, dopo la presentazione dei vari ospiti tra l’altro ex giocatori del Napoli Campione. Da Bruno Giordano passando a Beppe Savoldi, Gianni Francini, Antonio Capone, Sandro Abbondanza, Guido Postiglione, Hugo Maradona in rappresentanza del fratello Diego Armando Maradona che fu il principale artefice di quella famosa compagine. Lo studio è pieno zeppo come nelle grandi occasioni. Il mio fratello conduttore è in forma, LA SERATA SI ANNUNCIA BELLA ASSAI! Il presidente è in pasto alle raffiche di domande fatte dagli ospiti e da Gennaro stesso, roba da libro cuore, si passa da domande tipo “quanto è costato il transfert dal Bologna al Napoli di mister 2 miliardi del vecchio conio?”

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AT I O N

Idris

ha messo 2 ore per montare immagini durate 3-4 minuti una retrospettiva della Napoli scudettata un collage di immagini bellissime da amarcord con una sovraimpressione del volto del presidente commosso e fiero della sua impresa. Abbiamo persino scoperto che i grandi amori della sua vita sono il popolo, la città di Napoli e la sua squadra. Alla grande gioia dell’avvocato Tuccillo. E di aver costretto Maradona Senior a rimanere nel Napoli contro la sua volontà. Infine non poteva mancare la festa, e quando Gennaro organizza lo fa alla grande, scultura e torta gigante

(Beppe Savoldi ndr). Il presidente ci svela che in realtà il prezzo giusto era un miliardo e settecento milioni più 2 giocatori . Vi assicuro che le domande non erano fatte in ginocchio pensate che quando il meticoloso e pertinente Guido Postiglione detto “Il ragioniere” ha voluto infierire sui conti e i bilanci dell’attuale presidente De Laurentiis tirando fuori addirittura una pagina del giornale su cui c’erano i dati dei soldi guadagnati da quest’ultimo il signor Ferlaino con una flemma britannica glissò sull’argomento non volendo intervenire sull’operato del signor De Laurentiis. Le domande si fanno sempre più incalzanti ma il nostro illustre ospite si mostra sempre più lucido. Quando il direttore della rete Angelo Pompameo da buon giornalista li fece tuonò “perché era così distaccato dalla squadra sia quando si vinceva sia quando si perdeva?” lui imperturbabile rispose come sanno fare i grandi uomini. Alla mia domanda “come è riuscito a fare il colpo grosso con Maradona?” lui candidamente mi disse “era semplice perché nessuno delle grandi società era interessata a Maradona” ma il momento più bello della puntata è stato la magia del nostro tecnico che ci

che raffigurano il Presidentissimo che a dir poco era raggiante. Dulcis in fundo il pubblico in studio ha sventolato il poster del presidente con la scritta “Grazie Presidente”. Ma io dico grazie davvero per la conversazione franca e politicamente corretta. Si abbassano le luci, lui firma autografi e tutti lo vogliono per una foto ricordo. La trasmissione finisce con un rullo d’immagini toccanti della moglie di Gennaro, la Signora Anna scomparsa alcuni anni fa proprio nel giorno del compleanno del suo ultimogenito Diego. Auguri fratello Diego! ti vogliamo bene…

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Tra tante stelle brilla il Pocho


IL RICORDO DI CA U

n lungo applauso e il suono di una tromba cha accanto a lui invoca il silenzio; È terminata così la cerimonia per l’ultimo saluto a Carlo Juliano, indimenticabile capoufficio stampa del Napoli dei trionfi scomparso mercoledì 6 febbraio scorso a 71 anni. Gremita la chiesa di San Vincenzo Pallotti in corso Europa. Accanto alla moglie del giornalista, Anna, alle figlie Raffaella e Milena e alla nipotina Laura gli amici di Carletto nei trent’anni azzurri. In prima fila Luciano Moggi, Corrado Ferlaino, Antonio Juliano e Canè. Ma poi tanti, tanti amici di sempre. Tanti ex azzurri, oltre a Juliano e Canè: Enzo Montefusco, Gianni Improta, Sandro Abbondanza, Pino Taglialatela, Gennaro Scarlato. E poi l’ex direttore sportivo Gigi Pavarese, l’ex amministratore Gianmarco Innocenti, l’ex medico sociale Lino Russo, gli ex dirigenti Dino Celentano e Dario Boldoni, Filippo Fusco, Giulio e Luca Ferlaino, Angelo Borrello, che per anni ha curato l’organizzazione delle partite al San Paolo. E poi i procuratori Enrico Fedele e Mariano Grimaldi. L’amico di sempre Franco Campana ha letto una poesia dedicata a Carlo, mentre l’ex arbitro Massimo De Santis e Walter Novellino hanno ricordato i pellegrinaggi a Lourdes con la famiglia Juliano... Tra i numerosi giornalisti i presi-

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denti dell’Ordine, Ottavio Lucarelli, e dell’Assostampa, Enzo Colimoro. E poi tanti altri giornalisti, dai più giovani ai più anziani. Tutti hanno condiviso con lui ore ed ore di lavoro, fatte al telefono o negli uffici e anche sui campi di calcio, ovunque il Napoli giocasse. Carlo aveva una parola per tutti, un soprannome per tanti, uno sfottò personalizzato per chiunque incontrasse sulla sua strada. E di persone ne ha incontrato nella sua carriera, di problemi ne ha risolti tanti e a tutti, disinteressatamente, con il suo solito stile che era quello prima di negare, e poi concedere, acconsentire. Negli ultimi anni, spesso mi diceva che lui era stato il migliore in quel campo e quasi per sfottò contro se stesso forse, arrivava finanche a vantarsene per un attimo, ma solo per un attimo. riconoscendo poi l’importanza e la delicatezza del ruolo e del saper gestire tutto quanto c’è intorno ad un lavoro difficile. Carlo non spegneva mai il proprio cellulare, quel numero 3378003... non so quanto volte l’ho composto, e lui sempre a rispondere, a risolvere, a farsi carico dei tuoi problemi, ad affrontarli con una calma pazzesca, quasi da far in-

vidia. Non l’ho mai visto arrabbiato, ma quando c’era qualcosa che non andava te ne accorgevi perché restava in silenzio, sfilandosi con classe e con stile dalla risposta pepata che poteva farti capire la realtà. Quasi come un giocatore di poker, insomma, che non lascia leggere se stesso all’avversario di turno. Ho saputo poi che gli piaceva giocare a carte con gli amici, senza impegnar denaro sia chiaro, ma ho capito che le sue strategie di vita forse appartenevano un po’ al gioco. Io l’ho anche contrastato, per me che da giovane tifoso vivevo le prime esperienze di ufficio stampa, ma poi ne ho compreso con il tempo la professionalità e la classe che lo contraddistingueva. Tutti, ma proprio tutti, abbiamo avuto bisogno di lui, gli abbiamo chiesto l’impossibile e lui anche se pareva non volerti considerare poi, come un “mago”, ti aiu-


ARLO JULIANO

Angelo Pompameo

tava senza alcun interesse. L’unico era quello che non parlassi male del Napoli, della società, di Ferlaino. Il club su tutto, questa è stata la sua grande filosofia da capo ufficio stampa, ed è questo che lo ha reso grande. Ferlaino, il suo Presidente, difficile da gestire, ma proprio l’ingegnere, ai suoi funerali, ha mostrato un volto che non conoscevano giungendo finanche a parlare e ricordare Carlo ad un microfono durante la celebrazione. Avrebbe riso certamente Carlo, commentando con la sua solita ironia il discorso del Presidente, toccanti le sue parole. “Carlo, mi hai lasciato solo, con te se ne va un uomo buono”. Anche Luciano Moggi ha provato a ricordare Carlo, ma è stato vinto dall’emozione. La figura del giornalista è stata ricordata da Maurizio Romano in modo impeccabile. Raffaella poi, la figlia giornalista di Carletto, ha ringraziato tutti gli intervenuti al funerale: «Papà mi ha insegnato i valori della vita, non potrò mai essere come lui ma mi ha lasciato

un modello da seguire». E giù gli applausi per un uomo che non dimenticheremo mai. A poche ore dalla sua scomparsa ho lanciato l’idea di dedicargli alla sua memoria la Tribuna Stampa del San Paolo. Idea vincente. Il giorno dopo grazie all’intervento dell’USSI la richiesta ufficiale, poi il placet del Comune con l’Assessore Pina Tommaselli in testa. Non conta la paternità dell’iniziativa, conta piuttosto la realizzazione, e statene certi la cosa si farà certamente. Infine un ricordo personale. Il Napoli tornava in serie A, al San Paolo di scena la Juventus. Gara in notturna, arrivo tardissimo allo stadio. Le squadre entravano in campo ed io provavo a superare il varco

stampa inutilmente. Il mio accredito non c’era. Quante volte sarà capitato a tanti di voi, quante volte è intervenuto per risolvere il problema. Bene chiamai quasi senza speranza il numero di Carlo che nel frattempo sedeva in panchina con la squadra. Lui mi rispose, sentivo a malapena la sua voce dalla panchina azzurra, mi disse… passami questo controllo dicendogli… fallo entrare… La sua grandezza era quella, finanche dalla panchina e a pochi secondi dall’inizio di un Napoli Juventus da tutto esaurito lui riusciva a gestire e risolvere una situazione di emergenza. Non potrò mai dimenticarlo, cosi come lo ho stimato e voluto bene.

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HUGO MARADONA: IER A

lla serata di gala e beneficenza dell’International Organization for Diplomatic Relation “Corrispondenti Diplomatici” tenutasi a Roma presso Villa Miani il 25 gennaio dove arte e cultura sono state le padrone di casa, è stato conferito il premio Medditerraneo a vari ospiti. Onorificenza attribuita a coloro che si sono distinti in qualche ambito nel percorso della loro vita. Hugo Maradona è stato onorificato con il “premio alla carriera’’ che ha ritirato insieme al premio attribuito al fratello Diego Armando come miglior calciatore di tutti i tempi, i premi gli vengono conferiti dal Corrispondente Diplomatico Prof. Dott. Catello Marra. Fra i tanti famosi nomi intervenuti,per l’ambito sportivo oltre ad Hugo Maradona vi erano anche Giovanni Francini, Gennaro Montuori, Patrizio Oliva, etc… anch’essi onorificati con il premio alla carriera. Hugo, dinanzi ai tanti ospiti della serata, emozionionato rilascia un intervista esclusiva. Allora Hugo,Cavani è a quota 93 reti messi a segno con la maglia azzurra ma in cima alla classifica dei miglior goleador della storia del Napoli rimane ancora tuo fratello Diego. Può superarlo Cavani…..? “Cavani è un grande campione e sono sicuro che riuscirà a superare il numero di reti messi a segno da mio fratello Diego, ne sarei davvero contento. Cavani va però precisato che è una prima punta mentre Diego giocava da trequartista. Inoltre, il pibe de oro oltre ad aver segnato tanti gol forniva numerosi assist ai compagni di squadra.

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E vero Cavani gioca in un ruolo diverso da quello in cui giocava Diego, mio fratello è stato sempre un uomo squadra, e come tale condusse la squadra a vincere due scudetti, una coppa Uefa, una supercoppa italiana ed una coppa Italia. Penso che non sarà facile raggiungere gli stessi risultati, considerando che il Napoli di Diego riuscì per sette anni a confermarsi nelle posizioni alte della classifica, ma questo non vuol dire che è impossibile…… Qual è il tuo pensiero su questo grande campione? “Cavani è un ragazzo umile, disponibile con i tifosi con i quali spesso si lascia immortalare, in questo intravedo una certa somiglianza caratteriale con mio fratello Diego. In qualunque posto mi capiti di metter piede a Napoli, rimango colpito dalla presenza di foto e poster di mio fratello e questo mi rende felice e orgoglioso, A Cavani auguro non sono solo di poter superare i gol messi a segno da Diego ma anche di vincere trofei perché secondo me è un grande calciatore ed è entrato nei cuori dei tifosi partenopei”. Tornando al premio mi dici cosa hai provato nel condividere la gioia della premiazione insieme al tuo amico storico Gennaro Montuori? “Per me è stato un bel momento considerando l’amicizia che da quasi trenta anni ha legato e continua a legare le nostre famiglie. Abbiamo spesso condiviso tanti momenti festosi, consolidando così, un rapporto quasi familiare che persiste tutt’oggi. Hugo, qual è secondo te la differenza tra i calciatori di oggi e quelli di una volta?


I, OGGI E DOMANI

Isabella Perrone

La differenza è che quelli di ieri erano molto più attaccati ai colori sociali ed il pallone valeva molto più dei soldi, invece oggi, molti di essi si sentono più divi che calciatori, molto spesso evitano i contatti con i tifosi, le telecamere etc…. Il diritto di immagine ha superato la passione sportiva, il troppo busness ha fatto perdere di vista il vero significato di una partita di calcio. Sono tanti i campioni che han dimenticato il valore dei supporters che sono l’anima del mondo del calcio,con i loro soldi versati fan si che i calciatori divengono personaggi ricchi e famosi. La mia speranza è che questo calcio possa ritornare come i vecchi tempi “UNA PASSIONE” . Sei felice di lavorare ancora con il mondo del calcio? “Il calcio è una delle cose più belle della vita, chi non ha mai sognato di dare due calci ad un pallone? Inoltre è bello poter fare un lavoro che ti piace e che ti rende felice. Il calcio per me è un’università che impartisce lezioni di vita e fa bene alla salute. In tanti sin da piccoli sognano di poter giocare nella nazionale o nella propria squadra”. Quest’anno sei tornato allo stadio insieme a Gennaro, cosa hai provato? “È stato emozionante, anzi è stato fantastico perché in tutte le tre volte che sono andato il Napoli ha sempre vinto. Hugo un tuo giudizio sull’attuale squadra. “Mi spiace che De Laurentiis non abbia acquistato altri

due calciatori, sono un grande estimatore di Mazzarri che sta conducendo il Napoli in alto…. Cosa hai provato il 10 maggio del 1987….? “Il nostro Napoli vinse il primo scudetto della storia, io indossavo la tuta dei panchinari, non nascondo che avrei voluto essere in mezzo al campo, con il cuore vi assicuro ero lì. C’erano dei mostri sacri del calcio in campo vicino a mio fratello, come Giordano e Carnevale, Lo scudetto lo sentii dentro di me, e se mai la storia dovesse ripetersi sarei il primo a festeggiare con il pubblico di Napoli.

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IL GIOCATORE E

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DEL MESE L

a storia ci insegna che guadagnarsi la gloria nell’arena è cosa tutt’altro che scontata. Sono tanti i condottieri dalle grandi gesta, che ingiustamente al primo errore, si sono trovati a contare i pollici riversi verso il basso, ma questo non è il caso di Morgan De Sanctis, che risponde all’errore con delle prodezze. Il nostro portierone non è uno di quelli che si arrende. Carattere e determinazione sono sinonimi del suo nome. Il “San Gennaro dei pali azzurri” di miracoli in campo ne fa a volontà. Un kamikaze sulle uscite, un maestro tra i pali, De Sanctis è garanzia di sicurezza in porta. La papera all’Artemio Franchi contro la Fiorentina che ha mandato in gol Roncaglia, non pregiudica la sua rilevanza nel Napoli, e come potrebbe essere altrimenti. Eppure, come spesso accade, l’errore finisce per attivare gogne mediatiche, ed il destinatario delle critiche si vede rinfacciare lo sbaglio troppe volte. Ma Morgan è uno di quelli che se un attimo primo sbaglia, e bisogna precisare che questo avviene raramente, qualche istante dopo mette in scena parate che valgono quanto una vittoria. Mette sigilli ai risultati, suona la carica in mezzo al campo e quanto ci piace quando dopo una parata si esalta ed incita il pubblico. Se un attaccante si riscatta con un gol, un portiere lo fa negando la gioia all’avversario. La prodigiosa parata sulla bordata di Dossena contro il Palermo, la super parata su Lamela altrettanto da incorniciare, gettano acqua sul fuoco delle critiche. Che dire poi della stratosferica uscita su Destro. Corredo inestimabile della sua personalità è la foga, il carisma con il quale riesce a trascinare i compagni nei momenti di amnesie difensive. È uno di quelli che non si arrende mai, un leader, ed il suo forte amore per la squadra culmina spesso nella partecipazione alle mischie nell’aree avversarie, dove c’è in ballo una vittoria, o l’aggancio di un pareggio. Carisma a parte, le doti del nostro pirata sono soprattutto tecniche. Parate spettacolari tra i pali, messe in scena anche recentemente contro la Roma ed il Palermo, il coraggio che, Firenze a parte, lo ha visto protagonista di uscite da manuale. Una delle critiche che gli vengono rivolte è proprio quella di rimanere troppo spesso impalato nel proprio riquadro di campo.

Nastasia Spina

Sulle palle inattive, invece, sistema sempre correttamente la barriera ed una volta catturata la sfera partecipa all’offensiva rilanciando verso le punte. È difatti migliorata la gestione delle palle inattive ed il dato si evidenzia notevolmente se si rapporta lo scoore di reti incassate su calci piazzati quest’anno, con quello della scorsa stagione dove i gol su corner o punizione rappresentavano il vero tallone d’Achille della squadra.

Oggi Morgan sa districarsi meglio nelle varie fasi di gioco. Le giusta lettura delle situazioni pericolose lo rendono una garanzia per la porta azzurra. Nonostante gli errori, il passivo delle reti nella stagione corrente, è il dato più significativo. Come tentacoli le sue mani catturano palloni a volontà, come un istrione, un ribelle sprigiona carica da tutti i pori e della porta azzurra è una saracinesca. Morgan a Napoli ha dato e continua a dare tanto. Che sia un grande motivatore è cosa ben assodata, basta ascoltare quell’eloquio forbito di cui vanta, per subirne il fascino. Tra l’altro è doveroso ricordare che Morgan è colui che più di tutti ha sofferto lo striscione esposto nella gara contro il Siena. Il calciatore più adirato per il gesto dei tifosi fu proprio lui, che si scagliò con veemenza contro i mille sostenitori azzurri giunti in trasferta a Siena per chiarire subito la situazione. È un uomo di record, capace di registrare nelle statistiche primati di imbattibilità della porta azzurra (799’ minuti) superando quello di Luciano Castellini siglato nel lontano ’82, ma fa numero anche il totale delle presenze sul campo, un vero baluardo tra i pali. L’eleganza con cui nelle ultime partite riesce a sguizzare tra i pali e a far sua la sfera, a chiudere lo specchio della porta agli avversari, a leggere il pericolo e a scacciarlo via, è impossibile da non notare. A Cesare quel che è di Cesare, al nostro estremo difensore ciò che gli spetta, il titolo di calciatore del mese.

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foto di Raffaele Esposito

LA FOTO DEL MESE


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20a Giornata - 13 Gennaio 2013

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Gervasoni (Mantova)

De Sanctis Campagnaro Britos Gamberini (dal 78’ Fernandez) Maggio 29’ Behrami Inler 34’ Zuniga Hamsik (dall’86’ R. Insigne) Pandev (dal 68’ L. Insigne) 72’ Cavani A disp.: Rosati, Colombo, Uvini, Armero, Dzemaili, Mesto, Donadel, El Kaddouri. All.: Mazzarri

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Ujkani Morganella Von Bergen Aronica Garcia Dossena Anselmo Rios (dal 54’ Donati) Barreto Brienza (dal 65’ Dybala) Budan (dal 46’ Miccoli) A disp.: Benussi, Munoz, Brichetto, Kurtic, Sanseverino. All.: Gasperini

NOTE: 27.777 spettatori. Angoli: 8 a 3 per il Napoli. Recuperi: 0’ pt, 3’ st.

di Carmine Montuori

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21a Giornata - 20 Gennaio 2013

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Bergonzi (Genova)

Neto Roncaglia 33’ Rodriguez Savic Pasqual (dall’82’ Tomovic) Aquilani Borja Valero Romulo (dal 77’ Migliaccio) Cuadrado Jovetic Toni (dall’85’ Ljajic) A disp.: Viviano, Lupatelli, Camporese, Pizarro, Capezzi, Llama, Seferovic. All.: Montella

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De Sanctis Gamberini (dal 70’ Insigne) Britos Campagnaro Inler Maggio Behrami (55’ Dzemaili) Zuniga Hamsik Pandev 42’ Cavani A disp.: Rosati, Fernandez, Grava, Uvini, Mesto, Donadel, Armero, El Kaddouri, Calaiò. All.: Mazzarri

NOTE: 30.000 spettatori circa. Angoli: 4 a 3 per la Fiorentina. Recuperi: 1’ pt, 4’ st.

di C.M.

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prossima apertura nei p

L’ARTE, IL CULTO E IL POPOLO DELLA CARTIERA TEMPIO DELL’INTIMO E DELLE FIRME IN GRADO DI SO

L

a storia di “Non solo Pompea” nasce circa 10 anni fa, tra le incertezze e lo scetticismo di tante persone che scoraggiavano Catello Izzo dall’ avviare e far nascere un'attività nel centro di Pompei, dove è difficile concorrere nel commercio e creare le basi per un'attività stabile e rispettata. L'esperienza lavorativa di Catello cominciava circa 32 anni fa, quando affiancava suo padre nei mercati regionali. Il lavoro, seppur stressante, era soddisfacente e portava buoni introiti. Si lavorava sulla Costiera Amalfitana, a Sorrento e nel Cilento zone alle quali Catello è ancora legato. È stata, questa, un'esperienza non solo lavorativa ma anche di vita, che ancora oggi costituisce la spinta al miglioramento dell'impresa che con 4 punti vendita annovera brand italiani ed internazionali tra i più amati della clientela. Nonostante gli ostacoli e le avversità incontrate, Catello vince la sfida adottando i suoi principi fondamentali: onestà e rispetto .Dopo aver superato tanti ostacoli oggi, finalmente il suo nome è conosciuto, sia come marchio che come uomo. I suoi sani principi lo hanno sempre reso libero e rispettabile con una coscienza che è sempre emersa nel bene e nel rispetto degli altri, aiutando sempre chi ne aveva più bisogno. Un uomo vero non è solo colui che ha alle spalle concorsi vinti , studi effettuati o posti di lavoro prestigiosi, ma è anche colui che ha coraggio da vendere nel proclamo della verità, sempre e comunque, anche dinanzi ai propri errori…. Catello Izzo mi ha sempre fortemente seguito nella lotta contro la droga e la violenza. Accettava i mei consigli affermando sempre ed ovunque che

era un esempio da seguire e a dir la verità è stato sempre un grande passionale e fraterno amico, dai valori e dai sani principi, avendo sempre il coraggio di ammettere con umiltà i propri errori. Mi ricordo le tante volte che lasciò il lavoro per seguire la nostra squadra del cuore nelle tantissime trasferte del mitico commando ultrà della curva b. Anche lo stare insieme a dei campioni come Maradona Careca, Alemao e company Catello era presente per passione e non per mettersi in mostra. Oltre all’ amore per gli azzurri, Catello ha un’altra passione calcistica che è la Juve Stabia, la squadra del suo paese natio, che attualmente milita in serie b, facendosi cosi voler bene da tutti i suoi amici del posto. In questa nuova avventura del ‘’Respiro e battito azzurro ’’ è riuscito a coordinare gli amici di Pompei, di Castellammare e di molti altri paesi vesuviani. A Berlino, in occasione della vittoria della nazionale italiana nella coppa del mondo, è riuscito ad esporre lo striscione ‘’Respiro azzurro di Pompei’’ e anche il Metropolis ri-

VIA LEPANTO 205 - POMPEI (NA)- TEL. 08


pressi del Santuario

SONO UN VANTAGGIO PER NON SOLO POMPEA ODDISFARE ANCHE GLI SFIZI E I VIZI DEI DIVI E DEI VIP portò un articolo in cui si diceva che stavano coprendo lo striscione degli inglesi! tra i tanti tifosi francesi, festeggiando insieme a tutti gli italiani la straordinaria vittoria. Nel suo negozio c’è un simbolo che primeggia a favore del Napoli ed anche a favore di tutti gli amici cattolici, essendo lui un grande credente, che recita cosi ‘’Napule a Maronna t’accumpagne’’. Quello che mi ha colpito di questo grande amico e che ho avuto modo di costatarlo di persona, sono i tanti omaggi che mette a disposizione delle persone bisognose. In questa grandissima avventura imprenditoriale e di vita Catello è accompagnato da sua moglie Virginia, colei che gli ha dato dei figli splendidi e tanto amore, e che attualmente dirige con lui questa splendida azienda contribuendo a renderla prestigiosa. In un momento di crisi totale l’amico Catello porta tenacemente avanti il suo motto: creare, progredire e donare, ed ha il coraggio di investire per far crescere la propria azienda con l'apertura di altri punti vendita. A questo proposito, prossimamente nel centro di Pompei, tra la caserma dei carabinieri e il Santuario, aprirà una filiale per offrire alla gentile clientela l'opportunità di poter acquistare ulteriori ditte come Versace - Dolce & Gabbana - Blumarine - Rafh Laurent etc.. L'esistenza di un nuovo punto vendita scaturisce dalla necessità di doversi confrontare con le aperture di nuovi centri commerciali. Comunque non bisogna spaventarsi, perché suddetti centri finiscono con richiamare molti visitatori da tutta la Campania, e questo stimola la crescita e il benessere economico della città. Concludendo le aziende presenti nei punti vendita sono delle esclusività, pertanto stimoleranno curiosità ed acquisizione da parte del pubblico che visiterà "la Cartiera".

81.0482550 - FACEBOOK: NonSoloPompea Alfredo No Stress


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22a Giornata - 27 Gennaio 2013

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Rocchi (Firenze)

Mirante Rosi (dal 70’ Amauri) Santacroce (dal 28’ Lucarelli) Paletta Gobbi Marchionni Valdes Parolo Biabiany Belfodil Sansone 75’ (dal 78’ Benalouane) A disp.: Pavarini, Bajza, Morrone, Strasser, Palladino, Fideleff, Ninis, Pabon. All.: Donadoni

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De Sanctis Campagnaro Cannavaro Britos Mesto (dal 78’ Armero) Dzemaili Inler (dal 63’ Donadel) Zuniga 20’ Hamsik Pandev (dal 67’ Insigne L.) 85’ Cavani A disp.: Rosati, Colombo, Grava, Uvini, Fernandez, Gamberini, El Kaddouri, Calaiò. All.: Mazzarri

NOTE: 15.000 spettatori. Angoli: 12 a 6 per il Parma. Recuperi: 2’ pt, 3’ st.

di C.M.

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di Accetto Vincenzo & Francesco

Progettazione

Installazione

Realizzazione

Via Nazionale delle Puglie, 70 S. Vitaliano (Na)


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23a Giornata - 2 Febbraio 2014

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Calvarese (Teramo)

De Sanctis Grava Cannavaro 44’ Gamberini Mesto Behrami (dal 63’ Inler) Dzemaili Zuniga (dall’84 Armero) Hamsik 31’ (dal 67’ Insigne) Pandev Cavani A disp.: Rosati, Colombo, Rolando, Donadel, El Kaddouri Calaiò. All.: Mazzarri

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Andujar Bellusci Spolli Rolin Capuano Izco Lodi Biagianti (dal 72’ Almiron) Barrientos Bergessio Gomez A disp.: Frison, Terracciano, Augustyn, Potenza, Ricchiuti, Salifu, Keko, Doukara. All.: Maran

NOTE: 46.055 spettatori. Angoli: 9 a 4 per il Catania. Recuperi: 1’ pt, 4’ st.

di C.M.

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24a Giornata - 9 Febbraio 2013

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Orsati (Schio)

Marchetti Konko Biava Dias Radu Candreva Gonzalez (dal 90’ Saha) Ledesma Hernanes (dal 72’ Cana) Mauri (dal 18’ Lulic) Floccari 11’ A disp.: Bizzarri, Strakosha, Ciani, Pereirinha, Kozak, Rozzi. All.: Petkovic

De Sanctis Campagnaro Cannavaro Gamberini Mesto (dal 55’ El Kaddouri) Berhami (dal 45’ Insigne) Inler Zuniga (dall’83’ Calaiò) Hamsik Pandev Cavani A disp.: Rosati, Colombo, Grava, Britos, Rolando, Maggio, Donadel, Armero, Radosevic. All.: Mazzarri 87’

NOTE: 40.000 spettatori circa. Angoli: 9 a 5 per la Lazio. Recuperi: 5’ pt, 4’ st.

di C.M.

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IMBRIANI: LA PARTIT N

on sempre le partite si affrontano sul campo. Quelle vere, difatti, si affrontano nella vita, dove in palio non ci sono certo tre punti, dove la regola non è correre ma frenare, dove c’è in gioco la salvezza e non per quanto concerne il destino di una squadra, ma quello della propria vita. Carmelo Imbriani, classe ‘76 questo lo sa bene, e da mesi lotta con tutte le sue forze per sconfiggere il peggiore degli avversari. Non sono 90 i minuti su cui caricare la speranza, il cronometro in questo caso prosegue verso incognita direzione, incognita sorte, e la speranza è ossigeno puro, perché tutta la vita non vale tre punti come una vittoria. Era l’estate del 2011: un malore in ritiro, gli esami, la terribile diagnosi, la chemioterapia infine lo sfogo verbale del calciatore, un racconto toccante che decide di condividere con il mondo del calcio ed anche con quello formato da tutti quelli che come lui lottano per la stessa causa.

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Commovente e rincuorante al contempo, le sue parole scorrono sul filo del coraggio, quello che a Carmelo di certo non sembra mancare. Imbriani è cresciuto nel Napoli ed ha esordito nella massima serie all’età di 18 anni. Fu Marcello Lippi a mandarlo in campo nell’ultimo quarto d’ora di Napoli-Cagliari, ma la prima partita da titolare la disputa a Brescia schierato da Vujadin Boskov, dove ripaga la fiducia mettendo a segno una rete e fornendo un assist all’altro marcatore, Agostini. Corrado Ferlaino, su suggerimento dello stesso Boskov, rinunciò all’acquisto di Filippo Inzaghi forte della presenza in rosa di un giovane dal suo estro. Nella stagione 95/96, l’ultima in maglia azzurra, mette a segno due reti di cui una a Bergamo contro l’Atalanta e l’altra al San Paolo contro l’Inter. In totale 4 i suoi gol in azzurro, 32 presenze tra campionato e coppe ed una sfilza di assist. Sarebbero stati 5 se solo quel tacco straordinario contro la Juventus, non fosse stato neutralizzato dal portiere. Sarebbe stato un gol da cineteca, che avrebbe potuto cambiare la sua carriera. Il talento di un giovane del suo calibro non passò di certo inosservato, tant’è che quell’anno Cesare Maldini lo convoca nell’Under 21. A fine stagione passa alla Pistoiese, l’anno seguente ancora al Casarano, ma la tappa che sicuramente ha inciso sulle sue caratteristiche tattiche è stata quella a Genova con i grifoni. L’allenatore Cagni, infatti lo converte in esterno di centrocampo, ruolo a cui resterà fedele fino al giorno del suo ritiro nel 2011, quando aveva appena 33 anni ed indossava la maglia del Benevento. Ma tra Genova e Benevento intercorrono sei fermate, con ritorni a singhiozzo con i sanniti. Dapprima Cosenza, poi la prima esperienza beneventana nella stagione 2002/03, Salernitana e Foggia entrambe nel 2004, poi di nuovo il ritorno al Benevento ed un nuovo abbandono per vestire la maglia del Catanzaro. Seguono i sei anni nel già citato Benevento, gli ultimi vissuti da calciatore poi la decisione di intraprendere la carriera da allenatore. Imbriani sta affrontando in questi giorni la partita della vita, quella dove l’avversario non è un calciatore, ma il più atroce dei mali, quello che ti marca stretto e fai fatica a superare. Eppure Carmelo questa lotta la vuole vincere a tutti i costi. Cosi com’era sul campo quando con tenacia si batteva a viso aperto e lottava da vero gladiatore, cosi quello stesso impeto muove il suo spirito in questo momento. Tutto il Napoli è al


A PIU’ DIFFICILE

Gennaro Montuori

di incontrare quella che lui stesso definisce “la bestia”, duro avversario di turno che tuttavia non gli ha mai spento il sorriso. Di gol ne ha segnati tanti, di lezioni di calcio ne ha impartite e come, ma ciò che gli preme in questo momento è abbattere questo muro che si insidia dinanzi alla sua vita. Tempo fa hai detto “Segnerò un gol al destino” e siamo convinti che lo farai davvero campione. Un imbocca al lupo di cuore.

suo fianco, soprattutto i suoi ex compagni di squadra Fabio Cannavaro e Pino Taglialatela. Si è sempre contraddistinto per la sua disponibilità, infatti partecipava volentieri alle iniziative promosse dal nostro gruppo, e alla nostra sezione. “Diamoci forza!” questo il motto per affrontare questa dura battaglia come da lui stesso asserito nel tristissimo racconto della sua malattia. La forza, il motore della vita, quello che serve in mezzo al campo e quello che altresì serve quando si affrontano sfide di questo genere, quando dinanzi ti capita

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ARMERO E ZUNIGA:

H

a scelto di indossare la maglia numero 27 Pablo Armero, il nuovo esterno mancino azzurro, approdato al Napoli nel mese corrente per portare una ventata d’aria fresca sulla fascia sinistra. Classe ’86 nato a Tumaco in Colombia, arriva al Napoli in prestito con diritto di riscatto fissato alla metà del cartellino. La 27 la indossava già ai tempi dell’Udinese, lo stesso numero che nella piazza partenopea, tempo addietro, si stendeva sulla spalle di Fabio Quagliarella. Ancora una volta si dimostrano consolidatissimi i rapporti che intercorrono sull’asse Napoli-Udinese, dove da anni la gioielleria Pozzo sfodera diamanti e rubini.

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È il secondo colombiano della squadra, dopo Zuniga, e la sorte ha voluto che i due oltre a condividere la stessa provenienza territoriale, e tutto ciò che la condivisione di una terra e di una generazione comportano, si trovassero a condividere anche lo stesso reparto di campo. Nella gara d’esordio a Parma, nonostante abbia giocato appena quindici minuti ha comunque convinto. Difficilmente potremo vederli giocare insieme, cosi come è accaduto al Tardini, a meno che Mazzarri non riesca ad inventarsi qualche inedita soluzione che ne preveda la compresenza. Ma non parlate di rivalità!


“NOI MAI RIVALI” Nastasia Spina

Difatti, non trovano credito quelle teorie che vorrebbero i due colombiani impegnati in una spietata concorrenza. Tra i due c’è un connubio particolare, che è appunto l’amicizia, sentimento fraterno che persiste da tempo e che si palesa sia in mezzo al campo, che al di fuori di questo, dove Camilo e Pablo condividono anche il tempo libero. I tifosi hanno avuto modo di apprezzare quell’entusiasmante esplosione di gioia culminata in una danza di gruppo, quando l’eurogol di Inler contro la Roma ha fatto balzare dalle sedie i supporters azzurri entusiasmati ed increduli per quanto avevano appena visto. Le movenze da ballerino di Zuzù fanno spesso mugugnare i tifosi, ma il balletto messo in scena al San Paolo dopo la bordata dello svizzero ha contrariamente entusiasmato. Una delizia ammirare quel gol, uno spettacolo il festeggiamento collettivo messo in scena sul campo, dove il gruppo si è cimentato in una danza in cui, chiamato all’esibizione, c’era anche Pablo Armero. Massima espressione dell’unione e dell’armonia. Insomma, la squadra sembra essersi dimostrato disponibile ad internare il nuovo beniamino. È un calciatore dalle doti tecniche straordinarie, dotato di duttilità, abile nel ricoprire sia il ruolo più sbilanciato di esterno di centrocampo, che quello di terzino sinistro. L’intera fascia sinistra può considerarsi coperta se

in rosa c’è un calciatore dalle sue caratteristiche. Il dualismo con Zuniga gli farà bene, lo ha confermato lui stesso, parole sagge e mature che si sposano perfettamente con un gruppo che sino ad oggi ha fatto dell’equilibrio il suo punto di forza, dove tutti aspettano il loro momento per dare un contributo, senza troppe

pretese. Pablo ha anche voglia di riscatto ed ha deciso di vestire la maglia azzurra soprattutto per coronare il suo sogno, disputare la Champions, obbiettivo accarezzato con la squadra friulana in cui giocava prima, ma mai effettivamente centrato. Il pubblico di fede napoletana, ha già fatto breccia nel suo cuore. Il fascino della maglia azzurra non ha eguali, cosi come ha espressamente dichiarato non appena è approdato all’ombra del Vesuvio. “I tifosi mi hanno subito dimostrato affetto e calore”, e con queste parole si è subito guadagnato la loro simpatia. Vuole vincere Pablo Armero, e la sua filosofia cade a pennello con quella del suo nuovo allenatore Walter Mazzarri. I suoi compagni, il connazionale Zuniga in primis, lo hanno accolto conferendogli tutti gli onori. Zuzù ha confermato quanto di lui già pensavamo, ossia, che oltre ad essere un grande professionista è prima di tutto un uomo dall’animo nobile.

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ABETE E BERETTA “IL PRESIDENTE DELLA FIGC GIANCARLO ABETE È STATO RIELETTO ALL’UNANIMITÀ CON VOTO PLEBISCITARIO (94,34%) “Il Presidente Giancarlo Abete nell’assemblea federale che si è tenuta a Roma il 14 gennaio u.s. al Marriott Park Hotel è stato rieletto presidente della Figc con maggioranza piena, rimarrà in carica per i prossimi quattro anni. Unico candidato, in carica dal 2 aprile 2007, ha ottenuto al primo scrutinio una percentuale di voti pari al 94,34%, su un totale di 288 aventi diritto, si sono accreditati 256 e hanno espresso il voto 250, le schede bianche sono state il 5,66%, ha ottenuto l’unanimità dei voti della Lega di serie A (18 su 18), dell’Associazione Italiana Allenatori (24 su 24), dell’Associazione Italiana Arbitri (9 su 9), della Lega di serie B (18 su 19), della Lega Pro (44 su 48), della Lega Nazionale Dilettanti (79 su 88) ed in fine dall’Associazione Italiana Calciatori (43 su 44). Il Presidente Giancarlo Abete, nel suo tradizionale discorso assembleario ha illustrato il programma del prossimo quadriennio, mettendo in risalto i punti principali e più delicati che persistono nel nostro calcio. “Non siamo irresponsabili, il calcio non è il male d’Italia, non sono i presidenti a creare il debito pubblico, teniamolo sempre presente”, ha detto nel suo discorso precedente alla votazione. “È troppo facile criticare e basta - ha aggiunto - il calcio riceve un contributo di 64 milioni ogni anno, soldi che destiniamo all’attività dilettantistica, all’attività giovanile, al funzionamento dei diversi settori e del mondo arbitrale: le società professionistiche non ricevono un euro, ma versano allo Stato Italiano 900 milioni d’imposte. Ecco, quando si critica bisogna

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ricordare alcuni punti fondamentali chi siamo e cosa rappresentiamo, noi dobbiamo crescere, ma anche la nazione lo deve fare”. Il Presidente Giancarlo Abete ha detto che l’attestato di stima che ha ricevuto con la sua votazione sarà il suo ultimo mandato “perché crede nel ricambio generazionale”. Una volta terminata la votazione ed avuto ufficialmente l’incarico ha spiegato ai presenti all’assemblea che “sarà un quadriennio difficile e complesso. Cerchiamo di fare il massimo - ha aggiunto - da una parte c’è la consapevolezza della criticità del calcio, come razzismo, violenza e calcio scommesse, dall’altra la rivendicazione del fatto che apparteniamo a una realtà nella quale si riversano le realtà della nazione”. Riforma della giustizia sportiva, la legge sugli stadi e il rafforzamento della legge sulla frode sportiva, queste sono le priorità d’affrontare nel nuovo quadriennio. Il primo ad esprimere parole di stima, tra le tante attestazioni di stima ricevuti dalle personalità del mondo del calcio presenti all’assemblea, al Presidente Giancarlo Abete è stato il Presidente della Lazio Claudio Lotito: «Il Presidente Abete è la continuità nell’ottica del rinnovamento, con la sua conferma si sono create le condizioni e innescate dinamiche che possono portare delle novità. Ci sono tutte le condizioni per fare ripartire il calcio con un rinnovamento normativo e strutturale che possa essere d’ausilio alle squadre, per essere più competitive  in Italia e all’estero». Dal patron della Lazio arriva poi un commento sulla situazione della Lega di serie A, incapace, dopo due tentativi, di eleggere un presidente. «Da parte di tutti i presidenti c’è la volontà di trovare una soluzione che dia stabilità alla Lega le sue parole - riportando come ruolo centrale i singoli presidenti che dovranno rappresentare l’indirizzo politico dell’organismo stesso».


A I DUE RIELETTI Mario Pesce

IL PRESIDENTE MAURIZIO BERETTA RIELETTO ALLA LEGA CALCIO DI SERIE A - GALLIANI (MILAN) VICE - DE LAURENTIIS (NAPOLI) CONSIGLIERE - AGNELLI (JUVE) SENZA CARICHE Non ha ottenuto lo stesso plebiscito di Giancarlo Abete Maurizio Beretta rieletto Presidente della Lega Calcio di Serie A senza i voti di Juventus, Inter e Roma. Maurizio Beretta Presidente uscente ha ottenuto 14 voti, raggiungendo comunque il quorum per l’elezione. L’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani sarà il vicepresidente, mentre il presidente della Lazio, Claudio Lotito e il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti consiglieri federali. I consiglieri di Lega saranno Urbano Cairo (Torino), Massimo Cellino (Cagliari), Tommaso Ghirardi (Parma), Albano Guaraldi (Bologna), Antonio Percassi (Atalanta), Aurelio De Laurentiis (Napoli), Gino Pozzo (Udinese), Enrico Preziosi (Genoa) e Pietro Lo Monaco (Palermo). Il vicepresidente dell’Inter Angelo Mario Moratti: “Oggi si è deciso di sposare ancora la vecchia mentalità. Con la conferma di Beretta noi ci auguriamo che si facciano le riforme che devono essere fatte. Stiamo lì e aspettiamo”. Il rieletto presidente commenta così la sua elezione, ma anche quella di Galliani come vice: “È un segnale formidabile il ritorno di Adriano Galliani ai vertici della Lega. Oggi ha prevalso la necessità di arrivare con un assetto perfezionato all’insediamento del Consiglio Federale, per non ripetere l’esperienza dello scorso quadriennio quando non eravamo arrivati in tempo. È stato un confronto di democrazia, ma il lavoro che si vuole fare sarà nell’interesse di tutte e 20 le società e non solo di quelle che ci hanno votato. Questa era l’unica soluzione percorribile. Tutti avremmo auspicato un’elezione all’unanimità, in una o nell’altra direzione, ma non è stato possibile, almeno per il momento. Mandato a termine? Inutile fare ipotesi. Ora concentriamoci per i prossimi mesi cercando di diventare più forti a livello federale e facendo le riforme. Abbiamo appena parlato con Abete, il 22 saranno convocate le componenti del Consiglio Federale, in quella occasione metteremo sul tappeto i vari temi e soprattutto quello di un maggior peso della nostra Lega”. Aurelio De Laurentiis neo consigliere di lega avrà la facoltà di: convocare l’Assemblea della Lega nazionale calcio; attuare le proprie linee programmatiche; formulare programmi e proposte di attività e di formazione; approvare il bilancio preventivo e quello consuntivo della Lega calcio. Inoltre, insieme a gli altri consiglieri avrà il potere di:eleggere il Presidente; eleggere la Direzione su proposta del Presidente; eleggere il Presidente del Consiglio su proposta del Presidente;  eleggere il Vicepresidente vicario su proposta del Presidente; emanare norme e modificarle. Per il Presidente del Napoli è una grande vittoria con questa importante nomina, di primo piano nell’ambito della Lega di serie A, potrà dare più facilmente una linea organizzativa e contribuire alla crescita del calcio italiano facendo valere le proprie idee. Inoltre la sua nomina a consigliere di Lega è di buon auspicio per la vittoria finale sul campionato da parte della squadra del Napoli sulla Juve in quanto il Presidente Agnelli non ha vinto la sua partita in Lega di serie A in quanto era contrario alla conferma di Maurizio Beretta alla presidenza, sostenuto con tenacia e compattezza anche da Lotito e Galliani.

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LO SPAZIO DEI Per la gioia di Papà Nunzio (titolare della Baita del Re) vi presento il piccolo Giuseppe Illuminato insieme ad Hamsik

Auguri al piccolo Antonio Manco per il suo battesimo tifosissimo come papà Gaetano e mamma Titti Luca De Rinaldi vive a Milano ma il suo cuore è sempre più azzurro... Forza Napoli

Ciro de Mattia e Sasio Campanella Tedesco Angela festeggia il suo quarto compleanno insieme a amici di scuola entrambi suo fratello Renato entrambi grandi tifosi del Napoli tifosissimi del Napoli come papà Antonio

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Per la gioia di papà Vittori e della mamma Jessica il piccolo Angelo veste la tuta del Napoli e il basco dei paracadutisti. Buon sangue non mente


TIFOSI Toto  e Chichi allo stadio a tifare Napoli

Emanuela Manco piccola ma grande tifosa del Napoli Piccoli tifosi crescono Francesco Magrini e Salvatore Liberti

il piccolo Vincenzo La Daga tifosissimo come papĂ  Salvatore

Il super tifoso del Napoli Vincenzo Jr

Il piccolo Diego Cositore 100% scugnizzo napoletano

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Rivista tifosi napoletani febbraio 2013