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Ticket sui medicinali, restrizioni per i veri invalidi, blocco per i contratti pubblici: ecco cosa ci stanno preparando

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www.ilfattoquotidiano.it

€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Domenica 23 maggio 2010 – Anno 2 – n° 146 Redazione: via Orazio n° 10 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

I DISOBBEDIENTI

Cresce il fronte dell’obiezione civile contro la legge bavaglio. Grillo, violerò le norme immorali.Reporters sans Frontières : pubblicheremo tutto sul nostro sito

Liberi di dire no di Bruno Tinti

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anti anni fa Sofocle scrisse di Antigone, di suo fratello Polinice, morto in battaglia, della legge emanata dal reggente di Tebe, Creonte, che vietava di seppellirlo: nemico dello Stato, doveva restare preda dei corvi. Ma Antigone lo seppellì e, processata e condannata, spiegò a Creonte che quella era una legge degli uomini e che però ci sono altre leggi, a queste superiori; e che lei di quelle temeva il giudizio e a quelle aveva obbedito. Nei miei anni di magistrato ho vissuto spesso questo conflitto; e sono felice di non doverlo vivere ora, chiamato ad applicare una legge vergognosa, emanata da una classe dirigente arrogante e tremebonda, impegnata in una lotta disperata per l’impunità e la sopravvivenza. Sono felice di essere libero di non rispettare la legge, di poter dire al giudice che mi processerà per aver raccontato ai cittadini i delitti commessi da quelli stessi che vogliono impedirmi di raccontarli, che sì, è vero, ho violato la legge di B, di Alfano, di Ghedini, dei tanti volenterosi protettori di capi e sottocapi colti con le mani nel sacco; ma che questa legge è ingiusta. Sono felice di poter chiedere al mio giudice di non condannarmi, perché la legge-bavaglio è contraria ai principi della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Sono felice di potergli chiedere il rinvio della legge alla Corte costituzionale perché, ancora una volta, sia evidente il disprezzo di B&C per i principi fondamentali del nostro ordinamento. Sono felice di poter chiedere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se mai sarà necessario (prima dovrei essere condannato), di dichiarare che questa legge è contraria alla Carta dei Diritti. E, alla fine, sarò felice anche se fossi condannato; perché con me saranno condannati centinaia di giornalisti, di direttori, di editori. E sarà questa la prova più evidente di quella verità ostinatamente negata da B&C anche dopo la pubblicazione (la pubblicazione, vedete?) delle intercettazioni di Trani, quando B. spiegava che a lui (a lui) non piaceva Annozero e che quindi nessuno (nessuno) avrebbe più dovuto vedere questa trasmissione: è una dittatura quella in cui Antigone deve ancora scegliere tra leggi dello Stato e leggi a queste superiori. Forse da qui inizierà il cambiamento.

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I finiani: grave errore porre la fiducia sul ddl intercettazioni. Se il testo uscisse invariato, per Napolitano sarebbe difficile da firmare Nicoli pag. 3 z

di Ferruccio Sansa

di Stefano Citati

ossono fare tutte le leggi che iamo pronti: non appena il diPdo non vogliono, ma se io non ci cre- S segno di legge sulle intercettale rispetto. Se imbrigliano zioni sarà approvato lì da voi, il la stampa, non mi fermo e nemmeno la gente della Rete. Poi ci saranno conseguenze per me, ma anche per chi fa queste leggi”. Così parla Beppe Grillo. pag. 2 z

nostro sito sarà disponibile ad accogliere tutti quei documenti che non saranno più legali da voi”, spiega il segretario generale di Reporters sans Frontières. pag. 3 z

MILANO x Il “re Mida” delle riqualificazioni ambientali

PER LA BONIFICA INCOMPIUTA ALTRI 50 MILIONI DA BERTOLASO

A sinistra, Guido Bertolaso (FOTO LAPRESSE). Cantieri e abitazioni nell’area MontecitySanta Giulia, nella zona sud di Milano (FOTO ANSA)

Giuseppe Grossi, già in carcere ad ottobre, doveva sistemare un’area a costo zero. Invece non l’ha fatto

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Minzolini, Anemone Tra droga, esercito e la casa del Vaticano: e sorprese, un voto “Pago solo l’affitto” rivoluzionario

Sasso pag. 5 z

Chierici pag. 10z

Tecce pag. 5z

Udi Alessandro Bergonzoni

W L’ITALIA DE STA O SOPITA come memoria, eroi, Cpi, oncetti sbarcare, conquista, princisacro, esempio, diritti e doveri, Patria, istituzione, libertà, come fanno ad atterrare in noi se per alcuni non stanno nè in cielo nè in terra? pag. 14 z

ncinema C’era una volta Cannes: il festival di Gianni Amelio Pagani pag. 12z

CATTIVERIE Lippi dirama la lista dei convocati per i Mondiali. Parecchi i vivi www.spinoza.it

Lasciatelo lavorare di Marco Travaglio

a legge-bavaglio deve passare al più presto, e nella sua versione peggiore. Prima passa, prima verrà cancellata dalla Corte costituzionale o dalla Corte di giustizia europea o da un referendum abrogativo che rischia seriamente di raggiungere il quorum. Ogni tentativo di emendarla per “migliorarla” è destinato a peggiorare le cose. Ed è davvero mortificante vedere giornalisti e presunti oppositori mendicare uno sconto di pena o di multa dai delinquenti che ci sgovernano per rendere un po’ meno inaccettabile la porcheria. Le porcherie sono inaccettabili e basta. Ma che cosa siamo diventati? Un branco di accattoni che piatisce un po’ di pietà da un regime putinian-criminale, quasi che la libertà di stampa si misurasse a centimetri come la verginità delle demi-vièrges? È soprattutto una questione di principio, oltreché di orgoglio e di dignità professionale: il governo e il Parlamento non possono vietare ai giornalisti di fare il proprio mestiere di informare i cittadini con notizie pubbliche e vere, punto. I politici non si devono permettere di decidere al posto nostro cosa si pubblica e cosa no, stop. Se lo fanno, verranno respinti dalla Costituzione e dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che tutelano come sacra e inviolabile la libertà di espressione e il diritto dei cittadini a essere informati. Se il capo dello Stato, impegnato nella solita felpata pantomima degli “alti moniti” e della “moral suasion” per rendere meno porca la porcata, la firmerà, sarà un’altra volta complice di chi l’ha ideata ed esporrà l’istituzione Presidenza della Repubblica a una figuraccia, l’ennesima, non solo dinanzi alla Consulta, ma dinanzi al mondo intero. Perché questa legge vergogna, più delle altre cento e passa approvate in questi 15 anni di democrazia privatizzata, sta facendo il giro del mondo, visto che non ha eguali nel pianeta. Ha già suscitato le reazioni indignate dell’Amministrazione americana, degli organismi internazionali da Reporters Sans Frontières a Freedom House. Ha persino costretto il Pd ad annunciare l’ostruzionismo, pratica abbandonata nel lontano 2003 con la Cirami, a parlare di “regime” (meglio tardi che mai) e a evocare la Spagna franchista (naturalmente il programma elettorale del Pd del 2008 prevedeva lo stesso bavaglio alla stampa della legge Al Fano, infatti nell’aprile 2007 destra e sinistra avevano votato unanimi la legge Mastella che, quanto a bavaglio, era pure peggio della Al Fano). Ha aperto nuove crepe nel Pdl fra berlusconiani e finiani. Sta suscitando la rabbia dei cittadini, di sinistra e anche di una parte della destra, quella che si era bevuta la frottola della sicurezza e ora capisce di chi era quella sicurezza: di Berlusconi e della sua banda. Ha fatto riscoprire un minimo di orgoglio professionale alla scalcinata categoria dei giornalisti, almeno di quelli veri (persino Feltri e Sallusti sono anti-bavaglio; Belpietro, Polito El Drito e Filippo Mèches invece sono pro, infatti fanno un altro mestiere, molto antico fra l’altro). Ha destato dal letargo Anm, Csm e persino il procuratore antimafia, l’equilibrista Grasso. Ha addirittura stanato gli editori più paraculi del mondo e financo il Corriere, che una volta tanto ha affidato i commenti non ai soliti pompieri incompetenti, ma a gente che ci capisce come Ferrarella, Sarzanini e Grevi. Appena gli atti d’indagine saranno merce proibita, susciteranno un interesse spasmodico nell’opinione pubblica, tanto più se i magistrati convocheranno una conferenza stampa al giorno per spiegare alla gente di non poter più scoprire l’autore di questo o quel crimine a causa della nuova legge. A noi giornalisti non mancheranno i canali per la disobbedienza civile: se la gente sarà davvero interessata a informarsi, riempirà le piazze e i teatri dove, consapevoli di violare una legge criminale e criminogena, useremo la tradizione orale per raccontare ciò che non potremo più fare sui giornali, salvo condannarli al fallimento. Per una volta che Berlusconi lavora per noi e si scava la fossa, lasciamolo lavorare.

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Schifani: no all’aumento delle sanzioni contro editori e giornalisti

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LEGGE BAVAGLIO incidente diplomatico tra Italia e Stati Uniti a causa delle dichiarazioni critiche del sottosegretario americano Lanny Brauer sulla nuova legge: “La smentita e le successive dichiarazioni di Breuer – ha detto – stanno a indicare che non intendeva riferirsi ai nostri provvedimenti legislativi, che non contemplano fin dalla loro prima stesura alcun intervento modificativo su reati di mafia e terrorismo internazionale”. Sulla stessa

l presidente del Senato, Renato Schifani, costretto ad ammettere l’esistenza di alcune criticità nel ddl-intercettazioni, sembra schierarsi con gli editori: “Due giorni fa il relatore ha ritirato un emendamento che addirittura aumentava le sanzioni per giornalisti ed editori e questo è stato un fatto che ho registrato positivamente”. Sempre in tema intercettazioni, per Schifani non c’è nessun rischio di

linea il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, secondo cui Brauer ha precisato di “non conoscere i provvedimenti legislativi in discussione” in Italia e di non aver fatto alcun riferimento al Ddl sulle intercettazioni in esame al Senato”. Maroni, inoltre, ha assicurato che con il nuovo ddl “le indagini su terrorismo e mafia potranno certamente continuare”.

“NOI NON CI FERMIAMO”

Grillo sul ddl intercettazioni: “Pronto a non rispettarlo Governo e Parlamento non rappresentano nessuno” di Ferruccio Sansa Genova

ossono fare tutte le leggi che vogliono, ma se io non ci credo non le rispetto. Io sono già al di fuori. Se imbrigliano la stampa, non mi fermo e nemmeno la gente della Rete. Poi ci saranno conseguenze per me, ma anche per chi fa queste leggi. Lo dico senza rabbia, con serenità. Se pago le tasse, se rispetto la legge, non è perché mi obbligano o per paura. Lo faccio perché mi sembra moralmente giusto. Mettiamola così… e se introducessero le leggi razziali, voi che cosa fareste?”. Grillo disobbedirà alla legge bavaglio? “Bondi, Matteoli, Lunardi... la gente che fa le leggi non rappresenta più nessuno. Lo Stato resiste perché ci sono questi medium che fanno da intermediari con l’aldilà. Ma io non faccio parte del loro Stato. Ma ci pensate? In America Obama sta facendo la riforma della finanza e noi abbiamo ancora Ligresti, Colaninno, Tronchetti Provera che siedono in dieci società contemporaneamente. Sono come Wil Coyote, il personaggio dei fumetti che cammina nel vuoto e non si accorge che gli è finita la terra sotto i piedi”. Beppe Grillo prima lancia un messaggio ai suoi amici della Rete: non ci faremo mettere il bavaglio. Poi sfiora toni catastrofici: “Il virus italiano si sta diffondendo”. Poi lancia una sfida continentale: “Metteremo in piedi una rete dei blog europei”. Grillo è appena tornato da Londra, sta lanciando il nuovo dvd (“Un grillo mannaro a Londra”) che racconta gli incontri con politici, economisti, professori universitari d’Oltremanica. E sprizza entusiasmo da tutti i pori, come un adolescente che ha scoperto la città dalle mille luci. “Ma vi rendete conto: abbiamo fatto i nostri incontri nei parchi. Così si fa: la città è di tutti. Ci sedevamo lì e parlavamo. Più di cento persone… che spettacolo Londra… genti diverse, culture che si incontrano, poi colori, profumi. Altro che da noi”. Grillo in Inghilterra, proviamo a importare un po’ di civiltà anglosassone? “No, macché. Saremo noi a contagiarli. Siamo noi i più pericolosi. Basta guardare indietro: è Mussolini che ha inventato Hitler, mica il contrario. E le mafie che dominano la criminalità organizzata in giro per il mondo di chi sono… nostre. Siamo contagiosi, basta che uno stia una settimana in Italia e resta fregato. Guardate che cosa è successo al povero presidente Topolanek. A casa sua era una persona seria, poi è venuto in Italia e zac… l’hanno fotografato nudo in mezzo alle ragazzine”. L’Europa berlusconizzata… è

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andato a Londra per mettere in guardia gli inglesi? “Mi sono trasformato nel ‘Grillo Mannaro’, ma in fondo sono buono, non divoro nessuno. Ululo alla luna nella City di Londra. Voglio fare paura ai politici e agli economisti inglesi con un racconto agghiacciante… una storia horror con personaggi come Berlusconi, Napolitano e Geronzi”. Il Cavaliere fa più paura del Mastino dei Baskerville?

“No, non mi credono. Roba da matti, se gli racconto l’Italia di oggi non si spaventa nessuno perché sembra una storia troppo incredibile. Metafisica. Berlusconi, Napolitano e Geronzi… all’estero nessuno crede alla loro esistenza. Entità che mettono a repentaglio la cultura occidentale. Ora può succedere anche a Parigi. Il virus si sta spargendo, Cameron lo troveranno con una pensionata di ottant’anni, la Merkel

con un quindicenne palestrato, Sarkozy con trans”. Qualcuno la rimprovera di disfattismo, di parlare sempre male dell’Italia… “Guardi… sono arrivato a Oxford e ho scoperto che l’insegnante di letteratura inglese è una signora di Napoli. Una con delle palle esagonali. E poi architetti, scienziati, economisti. No, io non parlo male degli italiani, anzi, noi abbiamo una fantasia che gli altri si sognano. Noi abbiamo delle marce in più. Poi, però, i nostri ragazzi devono lasciare il Paese e non tornano più. Qui devi vivere con 2.000 euro al mese. Qui ti spegni come una fiamma senza ossigeno, mentre all’estero puoi fare quello che hai studiato e sognato…”. Perché in Italia no? Colpa di Berlusconi? “No, non è soltanto lo psiconano. Non diamo tutte le colpe a lui, troppo facile. È il Paese che è fallito. Abbiamo 100 miliardi di interessi per il debito pubblico, un terzo delle industrie chiuse. Qui viviamo di grandi

Beppe Grillo visto da Emanuele Fucecchi

opere e di cemento. L’economia sta su sulla sabbia impastata, come i castelli della spiaggia. Qui devi delinquere per sopravvivere, ma tanti italiani non se la sentono più”. Va bene, ma se lei fosse al governo che cosa farebbe? “Tante riforme: tanto per cominciare le leggi tre mesi prima di entrare in vigore devono andare su Internet, poi vogliamo referendum propositivi validi anche senza quorum. E ancora: via le province, addio doppi incarichi. In economia via le stock option e introduzione di un tetto massimo e minimo per i salari di manager e operai. Ma devo continuare…? Perché qui non si finisce più, riforma della scuola, obbligo per tutti di studiare la Costituzione”. Basta così. Ma cambiare adesso, con la crisi, non è poi così facile… “E invece è proprio questa la grande occasione, il fallimento dell’economia che ci permette di riscrivere le regole”. Intanto cominciate con la rete europea. Ma il blog di Beppe Grillo è davvero esportabile? Sta per nascere Joseph Cricket e Joseph Grillon? “Sono stato in Francia, Olanda, Germania, Austria. Dappertutto ci hanno chiesto di raccontare come sono nate le nostre liste ci-

viche Cinque Stelle. C’è un comico, Mark Thomas, che è un Grillo inglese: chi entra ai suoi spettacoli vota sui problemi della città. Mark ha un blog con il suo pubblico, prende posizione, ha scritto un manifesto politico”. Ma quali problemi abbiamo in comune? Pensa che un tedesco si mobiliterebbe per noi? “Non ci conosciamo, i tedeschi non sanno niente di noi. E i bulgari? Sappiamo appena che esistono. Manca un’identità. Eppure ci sono tante battaglie da fare insieme. Prendete la Slovacchia dove l’Enel vuole costruire due centrali nucleari. Ci stiamo lavorando. Ancora: siamo in contatto con blogger indiani e serbi. Stiamo mettendo su un programma da condividere con la rete del resto d’Europa”. Così è nato “Il grillo mannaro a Londra”, un viaggio in Europa, chissà che idea si faranno gli altri di noi… “Non è uno spot su Londra, né una denigrazione dell’Italia. È un modo per raccontare che i sogni si possono realizzare. E poi le soluzioni si condividono, diventano patrimonio di tutti, grazie alla rete. Preparatevi, adesso dopo l’Italia puntiamo all’Europa. Insieme potremo affrontare tante battaglie, come quella sulla legge bavaglio”.

Informazione / Il segretario dell’Odg

“Forse non tutto è ancora perduto” di Enzo Iacopino *

i sono molti modi per farci del male. Cpeggiore: E i giornalisti stanno scegliendo il quello di polemizzare gli uni con gli altri anche sul provvedimento che riguarda le intercettazioni. La dissennata corsa alle dichiarazioni (alla quale sistematicamente mi sottraggo) provoca repliche e determina situazioni ridicole, come i commenti all’approvazione dell’emendamento sul raddoppio delle sanzioni ai giornalisti che non era stata votato dalla commissione del Senato. Venerdì ero in piazza Montecitorio. Me ne sono allontanato solo quando dietro il banchetto degli oratori è apparsa la bandiera di un partito (e sono tornato quando è stata ammainata). Sia chiaro, aborro il qualunquismo di chi criminalizza i partiti e i politici. Gli uni e gli altri non sono tutti uguali, ma in maniera trasversale c’è, ovunque, qualcosa che non va. Le generalizzazioni sono, però, il patetico alibi di chi diserta la battaglia per un impegno civile che è dovere d’ogni cittadino. Primi tra tutti i giornalisti che dovrebbero smetterla di parlare dei loro diritti sanciti dalla Costituzione che, invece, regola i diritti ai quali noi abbiamo il dovere di fornire una informazione completa e veritiera; corretta e rispettosa: sempre e di tutti.

Eccolo il nodo vero: il dovere, vivere l’informazione come un dovere per far crescere la società, per aumentare nel cittadino la conoscenza e metterlo in condizione di decidere e scegliere in maniera consapevole. Questo provvedimento lo rende impossibile perché per quanto eroici possano essere i giornalisti ci sarà un intervento degli editori che, legittimamente, non avranno voglia di pagare ammende per centinaia di migliaia di euro per ogni articolo che richiami perfino il contenuto delle intercetta-

diritti umani. Sì, perché quello di sapere è un diritto essenziale dell’individuo. Ci sarà tempo, per questo (e l’Ordine, senza cercare riflettori e autocelebrazioni ha fatto e farà quanto è suo dovere). Ora deve essere praticato il tentativo di spiegare le conseguenze per l’informazione, nella speranza che tra Senato e Camera ci sia lo spazio per una nuova consapevolezza. L’ipotesi della fiducia non deve essere vissuta come un incubo perché c’è la necessità di un voto successivo sul complesso del provvedimento, voto che nulla impedisce possa essere a scrutinio segreto. Antonio Padellaro ed io, nella nostra esperienza di giornalisti parlamentari, ne abbiamo viste di sorprese. O casi in cui è stato possibile per senatori e deputati recuperare l’autonomia di giudizio. Tra tanti possibili, affronto due argomenti: i danni che questo provvedimento comporta anche per quanti saranno coinvolti nelle inchieste e le sanzioni. Si potrà dire, assicura il relatore Roberto Centaro, che una persona è stata arrestata. Tutto qui. Perché è finita in manette? Quello no. In un Paese dalla fertile fantasia come il nostro, è facile immaginare quali e quante ipotesi fermenteranno nella testa di ciascuno.

L’ipotesi fiducia non è un incubo, se il voto fosse a scrutinio segreto potrebbe riservare delle sorprese (FOTO DLM)

zioni. Un doppio bavaglio, dunque. Non è il momento delle esibizioni muscolari, di ostentare i passaggi dei ricorsi alla Corte di Strasburgo (se il nuovo regolamento che scatterà il 1 giugno li renderà ancora possibili) o, più ragionevolmente, al commissario per i

Non sarebbe più logico consentire non già la pubblicazione integrale delle intercettazioni, ma la possibilità di riferirne il contenuto con una mediazione giornalistica che così potrebbe eliminare anche le parti estranee ai fatti d’accusa? Quanto alle sanzioni, Centaro assicura che, suvvia, un mese di carcere e fino a diecimila euro di ammenda non sono poi gran cosa e che nessuno, per condanne di quel tipo, va in prigione. Non capisco e mi indigno. Un mese di carcere non è nulla per un malfattore (ed è male che non finisca dietro le sbarre). Le persone perbene, invece, vivono l’idea della condanna, quale che sia l’entità, come un incubo. Nel mio amato Sud c’è un detto: “Io sono una persona perbene, non sono entrato in Tribunale neanche come testimone!” Diecimila euro poca cosa? Questo lo capisco, per chi ha redditi (senza scadere nel qualunquismo) pari a quelli dei parlamentari. Ma chi con tanta leggerezza parla di queste cifre, lo sa quanto vengono pagati i giovani giornalisti non contrattualizzati, cioè i più tra noi? Forse no, fino ad ora. La loro retribuzione in centinaia, migliaia di casi è di due euro netti ad articolo. Come dire che per pagare quell’ammenda debbono scrivere (e sperare che gli editori corrispondano loro il dovuto) cinquemila articoli. Qualcuno pensa che con questo doppio bavaglio si possa dire che l’informazione sarà libera? Io no. * Segretario Ordine nazionale dei giornalisti


Domenica 23 maggio 2010

Napoli si mobilita: digiuno a catena tra chi ha fame di notizie

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LEGGE BAVAGLIO

o sciopero della fame per protestare contro la legge sulle intercettazioni. L’iniziativa arriva da Napoli ed è organizzata da politici, intellettuali, mondo universitario e associazioni di volontariato. Tra i promotori, l’ex assessore provinciale ed esponente dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, il titolare della libreria Treves, Rino De Martino, e lo scrittore

Maurizio De Giovanni. “Ci alterneremo ogni giorno in centinaia – ha detto Borrelli – facendo una staffetta tra coloro che hanno fame di notizie. Non vogliamo una stampa imbavagliata e soprattutto genuflessa al potere. Vogliamo continuare a nutrirci di informazioni libere”. La partecipazione del mondo universitario allo sciopero della fame è spiegata da Andrea Sola, consigliere d’amministrazione degli

studenti all’ateneo Federico II: “Se non avessimo avuto le intercettazioni – ha detto Sola – certe brutte storie di baronaggio, di spartizioni e di raccomandazioni non sarebbero mai emerse. Ecco perché dobbiamo fare la nostra parte”. L’iniziativa, che segue quella di due giorni fa, quando in piazza Plebiscito alcuni cittadini imbavagliati hanno simbolicamente stracciato i giornali, partirà domani.

QUIRINALE

UN TESTO DIFFICILE DA FIRMARE (SE INVARIATO) I FINIANI CONTRO LA FIDUCIA di Sara Nicoli

i agitano le acque tra i fiSstione niani sull’eventuale quedi fiducia sul ddl inter-

(FOTO EMBLEMA)

di Stefano Citati

iamo pronti: non appena il disegno di legge sulle intercettazioni sarà approvato lì da voi, il nostro sito sarà disponibile ad accogliere tutti quei documenti che non saranno più legali da voi. Così saranno disponibili e si potranno consultare anche dall’Italia i contenuti proibiti. È un aiuto e un servizio che troviamo giusto e ci fa piacere fare, anche per i nostri confreres italiani, i nostri colleghi che si trovano sempre più in difficoltà. Ed è inoltre un’iniziativa che potrebbe anche portare il vostro governo a riflettere e – magari – ad apportare delle modifiche per rendere meno scandalosa questa legge”. Jean Francois Julliard, segretario generale di Reporters sans frontières conferma da Parigi al Fatto Quotidiano la volontà dell’organizzazione internazionale per la difesa della libertà di stampa di aprire il sito www.rsf.org alla pubblicazione degli atti giudiziari che saranno messi fuorilegge dalle nuove norme stabilite dal governo. Non temete di aprire un contenzioso legale con la giustizia italiana? Nessun timore. Siamo curiosi di vedere come può andare. Intanto noi apriamo il sito, come avevamo preannunciato il 3 maggio, in occasione della Giornata mondiale per la libertà di stampa, e poi staremo a vedere le conseguenze. Prima di tutto la pubblicazione su un sito straniero comporterà risposte da parte della vostra giustizia con modi e tempi che non sono scontati. E poi Rsf è pronta ad affrontare le conseguenze anche legali di questo gesto, la cui importanza e valore valgono certo la pena. È una risposta di civiltà nei confronti di una legge che è evidentemente retrograda, stupida, miope e che si dimostrerà controproducente. Non ci possono essere altri giudizi per quello che è un evidente attentato alla libertà di stampa. Cosa possono fare i giornalisti italiani contro questa minaccia? I colleghi italiani hanno già fatto molto in questi anni e in questi tempi tutt’altro che facili per i media e per l’indipendenza della loro professione. Molti hanno continuato a lavorare nonostante le difficoltà, e non penso solo a Berlusconi, ma anche e soprattutto alla mafia, alla criminalità

S

“Ospiteremo ciò che sarà vietato” Rsf: sul nostro sito gli atti illegali in Italia. Un segnale al governo organizzata. Certo, l’Italia non può essere paragonata ai paesi per cui Rsf si impegna da tempo e costantemente, come le dittature del Terzo Mondo, ma è vero che nelle nostre classifiche sulla misura delle libertà di stampa e le condizioni di sicurezza e lavo-

dei diversi paesi europei e sviluppare una sensibilità e solidarietà comune, grazie alla quale il mutuo sostegno in situazioni di difficoltà e critiche per la libertà di stampa sia garantito e automatico. Una rete che permetta di far “illuminare” i casi critici di

Vediamo se il nostro annuncio farà riflettere l’esecutivo e porterà a modificare la legge ro dei giornalisti il vostro paese occupa ormai stabilmente le posizioni di coda delle nazioni occidentali. Allo stesso tempo l’Italia è rappresentante di un fenomeno negativo europeo: ci sono paesi – mi vengono in mente la Bulgaria, la Slovacchia, ma anche la “mia” Francia in questi anni di presidenza Sarkozy – dove gli indicatori sulle condizioni che riguardano i media sono in peggioramento e si assiste a un’erosione delle libertà con aggressioni più o meno costanti e gravi. Quali suggerimenti ha per continuare il contrasto a questa legge e mantenere alta l’attenzione sulla vicenda? I confreres italiani devono poter contare sull’appoggio dei colleghi europei. Si deve poter creare una fratellanza tra i giornalisti

un paese dai mezzi d’informazione degli altri Stati, in modo da non far mai cadere l’attenzione e “abbandonare” i colleghi in prima linea. In fin dei conti con i nuovi mezzi d’informazione ciò può avvenire rapidamente e in modo capillare, senza che nulla, o quasi, sfugga e venga sottovalutato e si possono usare i media degli altri paesi come uno specchio che rifletta e rimandi la situazione nel paese d’origine. Dandoci una mano l’un l’altro renderemo ben più dura la vita di chi vuole il nostro silenzio.

cettazioni, ma i riflettori si spostano anche sulla Camera e sul Colle. Il capo dello Stato sta assistendo, con preoccupazione, a quanto avviene in Senato e alla trasformazione in peggio di un provvedimento che non lo aveva convinto neppure all’uscita in prima lettura alla Camera. In queste circostanze il Quirinale si mantiene a debita distanza dalle dichiarazioni ufficiali, ma appare certo che per lui sarebbe difficilissimo firmare il provvedimento come quello che si vedrà martedì mattina, all’uscita della seduta notturna della commissione Giustizia di Palazzo Madama. La realtà è che il capo dello Stato ha visto disattendere quelle che erano state le sue indicazioni a Berlusconi, quando cioè lo aveva sollecitato a modificare la parte dell’articolato che riguardava la magistratura e il libero esercizio dell’azione penale, lasciando tuttavia inalterata la parte sulla stampa, così come mediata alla Camera da Giulia Bongiorno. E per questo anche il rincorrersi di voci sul possibile ricorso alla fiducia (forse solo alla Camera, ma si vedrà) lo hanno messo in allarme. Insomma, è presto per dirlo, ma Napolitano – se le cose resteranno così o peggioreranno ulteriormente – potrebbe far sentire la sua voce. O far

Il presidente ha visto disattendere quelle che erano state le sue indicazioni a B.

MAXIEMENDAMENTI

“COSÌ SI COMPRIME IL PARLAMENTO” “B asta con i maxiemendamenti che stravolgono i decreti legge: comprimono il ruolo del Parlamento”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella lettera, indirizzata al presidente del Consiglio e a quelli di Camera e Senato, che accompagna la sua firma in calce al ddl in materia di incentivi contro l’evasione fiscale e a favore della ricerca di nuove risorse finanziarie. La firma c’è, quindi, ma fanno più notizia i rilievi che la corredano. A Napolitano, infatti, il decreto in questione non piace per niente. Il motivo? Sempre lo stesso: il testo originario è stato

mancare la firma. Un’ipotesi a cui ha pensato anche Berlusconi. Racconta Roberto Centaro, relatore della legge per il Pdl: “Berlusconi ha voluto da me una relazione sul provvedimento – dice – ma non abbiamo parlato di fiducia. È solo, come ho detto, che il governo può sempre ricorrere alla fiducia anche all’ultimo momento, se la situazione dovesse precipitare in qualche modo. Per ora, al Senato, non se ne ravvisa la necessità. Certo, il presidente Berlusconi ha fretta di chiudere il fascicolo il prima possibile, sono due anni che questo ddl sta in Parlamento, i tempi sono maturi”. Ma le acque in campo Pdl sono agitate. In aria finiana spira un vento di disobbedienza che un finiano di ferro come Carmelo Briguglio riassume così: “Secondo noi – ha scritto su Generazione Italia – va evitato un altro grave errore politico che si chiama voto di fiducia. Lo diciamo con chiarezza e per tempo. La legge sulle intercettazioni, per sua natura, deve avere un percorso squisitamente parlamentare, tormentato quanto si vuole, ma senza rischio di interventi liquidatori e ultimativi da parte del governo”. E ancora. “Cosa accadrebbe – si chiede Briguglio – se ciò che dovesse essere vietato alla stampa italiana dovesse trovare ampia ospitalità su Le Monde, sul Times o sui grandi media internazionali a cominciare dal network di mister Murdoch? Che faremo dinanzi al fenomeno inedito dell'espatrio della notizia? Grideremo al complotto?”. Una riflessione che acquista spessore se si pensa all’allarme lanciato ieri da Lenny A. Brauer, sottosegretario alla Giustizia dell’Amministrazione Obama, quando ha parlato di “intercettazioni indispensabili contro il crimine”. Insomma, è il leit motiv dei finiani, andiamoci piano con gli strappi e con il ricorso alla fiducia. Di cui, a sentir Bossi, non si è ancora parlato in Consiglio dei ministri, ma di certo “se ne parlerà” quando il provvedimento verrà calendarizzato per l’aula del Senato (succederà martedì). A Palazzo Madama, comunque, i finiani non sono un numero sufficiente a creare problemi alla maggioranza in caso di voto di fiducia, mentre qualche problema potrebbe esserci alla Camera, ma non sarà Fini con i suoi a far cadere il governo. Neppure sul ddl intercettazioni. A quel punto, però, tutti gli sguardi saranno rivolti a Napolitano. E alla sua fermezza nel tutelare la Costituzione.

profondamente modificato con l’inserimento di disposizioni che nulla hanno a che vedere con il contenuto principale. Ancora una volta, quindi, no secco del Quirinale ai maxiemendamenti approvati con il voto di fiducia. Tale pratica, sono le parole di Napolitano, “incide negativamente sulla qualità della legislazione”, elude “la valutazione spettante al presidente della Repubblica” e, soprattutto, realizza “una pesante compressione del ruolo del Parlamento”. Parole chiare: ma serviranno a scoraggiare una pratica governativa ormai P.g.c. radicatissima?


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Domenica 23 maggio 2010

“Insegnanti eroi e Gelmini rompicoglioni”: parola di Bersani

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INTERCETTAZIONI

nsegnanti “figura eroica”, mentre la Gelmini “gli rompe i coglioni”. Si lascia andare all’invettiva Bersani dal palco dell’Assemblea nazionale. Ne riceve in cambio un’ovazione da parte del suo partito, ma una serie di critiche dal Pdl. “Io sono per fare uscire da questa assemblea - dichiara Bersani - una figura eroica, i veri eroi moderni, gli insegnanti

che inseguono il disagio sociale in periferia, lottano contro la dispersione, mentre la Gelmini gli rompe i coglioni”. Pronta la replica della maggioranza: "Qualcuno spieghi a Bersani - dice il vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino - che lo scontro politico non esime dall’essere educati, soprattutto quando si critica un ministro donna come la Gelmini.

Auspichiamo che Bersani chieda scusa alla Gelmini per il tono usato". "Bersani - ha ribadito Giorgio Stracquadanio (Pdl) - quando parla di scuola, sembra Crozza nella parte del bue che dice ai somari: 'cornuti!'” Controreplica affidata a Giovanni Bachelet (Pd), che parla di "entusiastici messaggini” ricevuti da amici e parenti insegnanti.

I “SE” E I “MA” DEI DEMOCRATICI SUL BAVAGLIO Morando: “Un regalo a Berlusconi le intercettazioni di Trani” di Wanda Marra

struzionismo parlamentare” senza se e senza ma alla legge bavaglio: la linea del Pd sul ddl intercettazioni targata Alfano l’avrebbe data Bersani nell’intervento d’apertura dell’Assemblea nazionale. Ufficialmente il partito si dice compatto. I distinguo, però, arrivano non appena si entra nel merito delle questioni. E allora i no sono ben più sfumati. D’altra parte, l’atteggiamento è in linea con la parola d’ordine - unità - che echeggia un po’ in tutti gli interventi dal palco di sabato. La discussione è stata affidata ai gruppi di lavoro, che hanno trovato una mediazione da cui partire. E soprattutto è stata siglata una sorta di tregua tra i leader e tra la maggioranza e la minoranza, che permetta al partito di presentarsi unito in caso di necessità. Che si tratti di vera unità di posizioni è un’altra faccenda. “Il segretario è il segretario - dichiara Giorgio Merlo, membro della Commissione di Vigilanza Rai - ma non è detto che si debba arrivare all’ostruzionismo. Io sarei per cercare un confronto parlamentare con la maggioranza” sulla legge bavaglio. Perché in fondo la legge non va così male? “Bè, se tutti i giornali la criticano un motivo ci sarà. Però, non bisogna esporre le persone alla gogna”. Più complesso il ragionamento del liberal Enrico Morando: “Certo,

“O

l’ostruzionismo è doveroso. Ma per la mobilitazione di piazza, vediamo...”. Anche perché: “Le intercettazioni vanno fatte. Ma va tutelata la dignità della persona. Bisogna muoversi tenendo presenti questi due principi, e non uno solo dei due”. Morando si toglie anche un sassolino dalla scarpa: “La pubblicazione dell’indagine di Trani da parte del Fatto quotidiano è stato il più grande regalo che si potesse fare a Berlusconi in campagna elettorale, che così ha potuto fare la vittima”. Poi riassume la posizione del Pd, quella contenuta nel programma elettorale di Veltroni, che tuttora è la base degli emenda-

Tiepidi sulla piazza La linea Orlando “Prima facciamo l’ostruzionismo in aula” ti”. Dopodiché spiega: “Bisogna prevedere una proporzione tra le violazioni e le sanzioni. E il Pd non ha mai pensato al carcere per i giornalisti”. Non è

così vero: Mastella, quando era ministro della Giustizia del governo Prodi presentò un disegno di legge sulle intercettazioni che fu approvato nel 2007 dalla Camera con 447 voti favorevoli, 7 astensioni e nessun contrario (lo votò tutto il Pd) . Anche in quel testo, si proibiva la pubblicazione anche parziale, degli atti d’indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive. Anche nel caso in cui tali atti non fossero più coperti dal segreto, almeno fino alla conclusione delle indagini preliminari. Ed era previsto anche il carcere per i giornalisti, fino a 30 giorni. Felice Casson, oggi protagonista dell’ostruzionismo in

commissione Giustizia a Palazzo Madama: “Lo bloccammo io e Salvi in Senato. Perché era praticamente come il ddl Alfano”. Tra i proclami di Bersani e la sostanza delle posizioni, insomma, c’è un divario. E su molte questioni. Per esempio, su Santoro, D’Alema ha così risposto al Fatto: Presidente, possiamo farle una domanda secca?. “Secca in che senso? Vuol dire magra?”. No, netta. Cosa risponde alla richiesta di Michele Santoro al Pd di pronunciarsi su Annozero?. “Cosa?” Cosa risponde a Michele Santoro? “Chi?”. Santoro. “Niente”, scuote la testa e gira lo sguardo.

“Il governo ascolti chi lotta in prima linea” IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA, MINACCIATO DA COSA NOSTRA: “IL TESTO PUÒ ESSERE MIGLIORATO” di Antonella Mascali

e prime parole di Ivan Lo Lfindustria Bello, il presidente di conSicilia costretto a vivere scortato, per la sua azione antimafia, sono un atto d’amore per il giornalismo indipendente. E non perché lo abbiamo incontrato al festival del giornalismo di inchiesta a Marsala, ma perché – scopriamo – è un estimatore di “Propublic”, un media sociale americano che produce inchieste indipendenti per giornali: “Sono un

L’OUTING

LE BASI DI BONAIUTI outing è di quelli che fanno sorridere. Lo confessa candidamente agli schermi del Tg1 il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti a chiosa di un servizio sui giovani e la lettura : “Io sono cresciuto con Pinocchio, sono diventato giornalista grazie a un fumetto di Disney, Topolino giornalista...”, e poi invita a leggere, mentre noi si resta lì a riflettere sull’eco di un nuovo paesaggio che quelle parole ci stanno aprendo. Ebbene sì. Le basi sono quelle. Il burattino di legno di Collodi che dice bugie e gli cresce il naso, e un fumetto con il topo in braghe rosse di Walt Disney, che (spiegherà poi ai bimbi riuniti per la presentazione dell’invito alla lettura), assieme a Pluto e Pippo risolverà un caso nel vecchio West. Adesso sul comodino ha un saggio di Michel Winock sulla Rivoluzione Francese. Nel 1988 anche l’Unità pubblicò una cronaca delle rivoluzione francese di Winock. Che Bonaiuti non avesse il coraggio di rivelare una terza scomoda verità?

L’

menti: “Se il contenuto delle intercettazioni va a finire sugli organi di stampa deve risponderne il pm, che è il responsabile unico. Non si può rendere noto il contenuto delle intercettazioni fino a un certo momento”. Ovvero, fino “al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini”, come recita il programma. Andrea Orlando, responsabile Giustizia: “Il Pd non vuole l’utilizzo improprio delle intercettazioni né la loro diffusione irresponsabile”. E sull’ipotesi di una mobilitazione di piazza: “Prima facciamo l’ostruzionismo. E vediamo quanto il governo torna indietro. Non vorrei che fossimo strumentalizza-

Pier Luigi Bersani all’Assemblea Nazionale del Pd, ieri a Roma (FOTO DLM)

fan accanito di Propublic, finanziato da una fondazione no profit che garantisce libertà ai gioranilisti che ne fanno parte. Sogno che una realtà simile possa nascere nel Mezzogiorno. Ritengo il giornalismo di inchiesta un elemento di garanzia democratica in qualunque Paese e quindi un giornalimso importantissimo per un Paese complesso come il nostro. Ma il disegno di legge sulle intercettazioni, in via di approvazione definitva, cancella il diritto di cronaca. Ivan Lo Bello

(FOTO LAPRESSE)

Che ne pensa? L’auspicio che posso fare è quello che si trovi un punto di equilibrio fra due valori entrambi importanti: il diritto alla privacy e l’interesse pubblico che hanno i cittadini a essere informati. Anche i magistrati e gli investigatori, non solo i giornalisti, sono contrari a questa normativa perché compromette seriamente le indagini, comprese quelle sulla mafia e sui suoi complici. Condivide la loro posizione? È positivo che si sia aperto un grande dibattito su questo disegno di legge, che vede impegnati cittadini comuni, magistrati, giornalisti. Credo che il ddl possa essere migliorato sensibilmente per scongiurare alcuni possibili effetti della normativa prevista. Mi auguro che governo e parlamento ascoltino i suggerimenti di chi è impegnato in prima linea nel contrasto alla crimini-

nalità organizzata. Lo Bello ci tiene a sottolineare di parlare a titolo personale, i vertici di Confindustria non hanno preso posizione e di più non può dire. Ma nell’anniversario della strage di Capaci punta il dito contro la mafia e le protezioni di cui gode: “La mafia non è mai stata solo quella con la coppola e la lupara, cioè solo la componente militare, è sempre stata un pezzo della classe dirigente. Se la borghesia mafiosa non fosse egemone, non sarebbe ancora forte. Proprio Giovanni Falcone e il pool antimafia aveva ben chiara questa realtà e l’ha perseguita. È stato Falcone a far arrestare i cugini Salvo o Vito Ciancimino. Il suo isolamento, le denigrazioni e le calunnie che ha subito sono state causate anche dalle sue indagini sul sistema mafioso”. Sono passati quasi tre anni da quando, rompendo una tradizione di omertà e connivenze, il presidente di Confidustria Sicilia ha varato un codice etico che prevede la sospensione e

“Falcone aveva ragione, la mafia non è mai stata quella coppola e lupara”

l’espulsione di imprenditori che pagano il pizzo e non denunciano. O, peggio, fanno affari con cosa nostra. Ma c’è una parte del suo mondo di riferimento che lo contrasta: “Quello intrapreso è un percorso di innovazione complesso, che sta andando avanti. Ritengo che il nodo mafia-economia e mafia-politica sia centrale nella lotta alla criminalità organizzata. Io e i miei colleghi che abbiamo voluto questa svolta abbiamo creato un seguito, altrimenti non sarei stato confermato presidente. Non nego però che ci siano delle resistenze silenziose che sono molto insidiose” . A chi si riferisce? A chi invece di credere nel libero mercato fatto di concorrenza e regole, vuole un mercato protetto, fatti di favori e protezioni in cui si inserisce la mafia. Quante sospensioni di associati ci sono state fin’ora in Sicilia? Sicuramente decine, almeno 40. La maggioranza per complicità con Cosa nostra. Un’azienda è stata espulsa a Palermo perché la dirigenza era composta da persone condannate per mafia, una con sentenza definitiva. Invece le sospensioni per vicende legate al racket sono in minoranza, con la nostra azione abbiamo spinto diversi associati a denunciare. È questo il nostro obiettivo, non certo l’espulsione. Infatti c’è una bellissima sinergia con Liberofuturo, l’associazione antiracket di Palermo”.


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Lombardo ascoltato in Procura a Catania sulla fuga di notizie

I

AMICIZIE PERICOLOSE

l presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, è stato ascoltato ieri dalla Procura di Catania, in merito alla fuga di notizie che riguarda l’inchiesta in cui risulterebbe indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha reso noto lo stesso Lombardo attraverso il suo blog: “Ho reso spontanee dichiarazioni - spiega il Governatore e allegato ben 23 articoli di stampa, solo una sintesi di

quanto è accaduto dal 29 marzo ad oggi, da quando cioé si diede in pasto all’opinione pubblica la notizia di un’inchiesta per mafia sul governatore della Sicilia. Articoli relativi al tema, all’inchiesta, persino alla personalità del sottoscritto, alle presunte prove, consistenti in presunte intercettazioni, perché é tutto presunto in questa vicenda”. Poi, ribadisce la sua tesi: “Di certo c'è solo una contrapposizione politica di chi,

costi quel che costi, in tutti i modi, possibili e immaginabili, leciti o illeciti, vuole chiudere questa esperienza di governo della Regione”. E conclude: “Ho ribadito ai procuratori, in un momento nel quale ho invitato il mio partito a votare contro la legge che riduce le intercettazioni (e quindi gli strumenti per combattere la mafia), la mia piena fiducia alla magistratura”.

BONIFICA CON REGALO

La Protezione civile paga 50 milioni di euro per una riqualificazione ambientale che è già in ritardo di Michele Sasso

a fortuna non abbandona Giuseppe Grossi, il “re mida” delle bonifiche abituato a trasformare i rifiuti in oro. Ora arriva a dargli man forte anche la Protezione civile, che gli regala altri 50 milioni di euro. Gli affari di Grossi non si sono fermati nonostante lo scandalo dei fondi neri accumulati nei paradisi fiscali che lo scorso ottobre lo ha portato in carcere (assieme all’amica Rosanna Gariboldi, moglie del par-

L

lamentare Pdl Giancarlo Abelli) per l’inchiesta sulla bonifica del quartiere milanese Santa Giulia. L’aiuto della Protezione civile (e dei soldi pubblici) è ora arrivato per un’altra delle aree che Grossi dovrebbe bonificare, la ex Sisas di Pioltello e Rodano, alle porte di Milano. Su quel terreno sorgeva il polo chimico Sisas. Fallito nel 2001, ha lasciato il sito pesantemente inquinato. A chi tocca l’appalto per la bonifica? Alla Tr Estate Due di Grossi, forte di buone relazioni con il governatore della Lombardia

Roberto Formigoni e con l’ex assessore Giancarlo Abelli: è un lavoro da 120 milioni di euro, poi lievitati a 164, per la rimozione del fumo nero (scarto della produzione di acetilene mischiato con acqua) dalle discariche A e B della vecchia Sisas. Un affare diventato un problema di salute pubblica il 16 aprile scorso, quando la presidenza del Consiglio decide di decretare lo stato d’emergenza per mettere in sicurezza la zona ed evitare una colossale multa da 200 milioni di euro da parte del-

la Commissione europea per mancata bonifica. La Protezione civile di Guido Bertolaso, in virtù dell’emergenza, impone lo smaltimento del fumo nero in deroga alle leggi e dà un ulteriore aiuto alla Tr Estate Due. Come si è arrivati a questa soluzione? Nel 2006 viene firmato un accordo di programma tra ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, Provincia di Milano, comuni di Rodano e Pioltello. L’intesa prevede che la bonifica dell’area ex Sisas sia fatta dalla Tr Estate Due di Grossi,

LA LETTERA

Bondi: “Offeso e senza difese”

L

a lettera è “accorata”, come si conviene al personaggio. L’indirizzario è scelto: Quirinale, Palazzo Chigi e Palazzo Madama, saltando la Camera. L’autore è il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. La missiva dice: “Sono esposto da più di una settimana, e chissà quanto ancora continuerà questo incivile e violento trattamento, ad ogni genere di supposizioni, di sospetti, di insinuazioni e di vere e proprie diffamazioni, senza che io possa in alcun modo difendermi. Sospendo ogni giudizio sulla correttezza e sulla deontologia professionale di quotidiani e di giornalisti, compresi quelli che sono considerati di centrodestra. Saranno chiamati nei prossimi giorni a renderne conto in una sede giudiziaria”. Chiede di potersi difendere. Riceve la solidarietà di Capezzone, Rotondi e Malan.

Formigoni presenta la bonifica finita nell’inchiesta su Grossi (FOTO ANSA)

Il beneficiario è Giuseppe Grossi, finito in carcere a ottobre con la moglie di Abelli (Pdl)

a sue spese. In cambio, però, l’imprenditore ottiene la proprietà dell’area e un diritto a edificare 240 mila metri quadri, di cui 100 mila per un centro commerciale: il più grande d’Europa. Come garanzia, il re delle bonifiche deve però versare una fideiussione di 60 milioni di euro. Nel 2007 partono i lavori. Procedono a rilento. Due anni dopo, nel 2009, Grossi diventa proprietario dell’area. Ma “ad

oggi”, attacca Giorgio Fallini, assessore all’Ambiente del comune di Pioltello, “sono state portate via solo 30 mila tonnellate di fumo nero, su 300 mila”. I lavori rallentano ulteriormente durante l’inverno scorso, fino a scendere sotto la soglia delle 1000 tonnellate al giorno che garantirebbe di rispettare i tempi. Il 19 e 29 marzo, la Tr Estate Due comunica la “difficoltà di reperire idonei siti per lo smaltimento” e la sua “indisponibilità a corrispondere la fideiussione”. La Regione Lombardia prende atto e il 12 aprile manda la documentazione a Palazzo Chigi. Dopo soli quattro giorni, con un decreto del presidente del Consiglio, si dichiara lo stato di emergenza: viene nominato un commissario straordinario, Luigi Pelaggi, capo segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente. “Purtroppo era inevitabile”, dicono gli ex consiglieri regionali Carlo Monguzzi (Pd) e Mario Agostinelli (Sel) insieme al consigliere Pd Giuseppe Civati. “L’avevamo detto che Grossi non era in grado di eseguire la bonifica. Lo dice chiaramente il provvedimento firmato da Silvio Berlusconi, quando sottolinea che l’operatore ‘non è in grado di assicurare il rispetto del cronoprogramma e di corrispondere nei tempi utili alla procedura di infrazione comunitaria’. Eppure è stato pagato dalla Regione col diritto a realizzare una grande struttura commerciale”. I politici dell’opposizione chiedono che venga risolto il contratto con Grossi, che ha ormai ammesso

la sua incapacità a reperire siti idonei per i rifiuti e non ha mai versato la fideiussione. E premono anche per la revoca delle delibere regionali che avevano già fatto crescere gli stanziamenti pubblici per la bonifica, su richiesta dell’imprenditore, da 120 a 164 milioni. Ma la Regione di Formigoni va avanti. E Grossi incassa oggi due risultati: non versa la fideiussione e riceve un nuovo aiutino dalla Protezione civile. Invece di essere sanzionato perché non riesce a rispettare i tempi di bonifica, con il rischio di far pagare alla Regione la multa europea di 200 milioni, viene premiato con un’ulteriore contributo di 50 milioni. L’ordinanza d’emergenza permette infatti alla Protezione civile d’imporre lo smaltimento in discarica o l’incenerimento, agevolando il lavoro dei tecnici; ma dirotta anche sul commissario i fondi (circa 50 milioni, appunto) che erano stati stanziati nell’accordo di programma per la riqualificazione ambientale e infrastrutturale della zona (parchi, piste ciclabili, riconversione energetica degli edifici pubblici). “Ora non abbiamo più soldi da spendere”, spiega Fallini. Intanto il commissario Pelaggi il 19 maggio ha riunito i rappresentati di Regione, Provincia e comuni coinvolti. Assente Marcello Raimondi, l'uomo che nella scorsa legislatura era stato scelto da Formigoni per seguire la bonifica Sisas: ora è stato promosso, nonostante le polemiche e l'inchiesta giudiziaria, assessore regionale all'Ambiente.

Via dei Coronari, Minzolini alloggia da Propaganda Fide LA RISTRUTTURAZIONE FATTA DA ANEMONE. IL DIRETTORE DEL TG1: “ABITO LÌ DA QUASI DIECI ANNI”. I COMMERCIANTI: “NO, DA TRE” di Carlo Tecce

l vicolo degli antiquari. Via Ipiazza dei Coronari, due passi da Navona, Augusto Minzolini abita nei piani alti di una palazzina rosa di Propaganda Fide. Del Vaticano. L’ennesimo immobile finito nella lista di Anemone e ristrutturato cinque anni fa da una società del gruppo: un appunto del 2004, numero 57. C’era il nome di Marco Zanichelli, già amministratore delegato e direttore generale di Alitalia, ora presidente di Trenitalia. Non c’era il nome - scoperto da Repubblica - di Augusto Minzolini. Appartamenti un tempo grezzi che, cambiata la politica del Vaticano, diventano di pregio nelle sapienti mani di Anemone e la direzione dei lavori di Angelo Zampolini, l’architetto-cassaforte degli assegni per il mezzanino vista Colosseo dell’ex ministro Claudio Scajola. I personaggi

della Cricca tornano sempre: Anemone, Zampolini e Angelo Balducci, il consigliere di Propaganda. Nell’ampio e oscuro giro di soldi e favori della cricca, una semplice domanda è oramai di rito: chi ha pagato i lavori? La proprietà? “Mi pare evidente, io pago l’affitto. Sono lì da tanto, quando rientrai dagli Stati Uniti per la Stampa (prima del 2002, ndr). Ma sia chiaro: io con voi non parlo!”. E dunque Minzolini – a differenza di Bruno Vespa – evita di agitare fatture o ricevute. Resta sul vago. Non prende una posizione netta, stile editoriale del 18 febbraio scorso. Alla genesi dell’inchiesta sui “Grandi eventi”, commissionato un servizio sulla lettera delle figlie di Guido Bertolaso, il direttore del Tg1 intervenne con il sesto editoriale: “Condanna mediatica! Siamo in campagna elettorale e puntualmente, le inchieste sostituiscono i programmi

elettorali: è successo già l’anno scorso con la vicenda delle escort, mentre quest’anno il primo giorno della par condicio siamo stati inondati da un mare di intercettazioni”. Un’altra verità arriva prima delle elezioni regionali. Telefonate affettuose, inviti a cena, appuntamenti di Minzolini con Anemone e Balducci. E pure un’intervista sospetta a Lorenzo Balducci, attore nella serie Rai di “Io, don Giovanni”. Minzolini chiama persino Balducci per constatare di persona il gradimento del papà, gran capo dei lavori pubblici: “Allora, ti è piaciuto? Lui è contento? È stato proprio bello il servizio... È una specie di investitura sai…”. L’ex squalo de la Stampa è sempre gentile con Anemone: “Tu non mi disturbi mai, già lo sai...”. Minzolini taglia a suo modo l’evidenza: “Che male c’è? Erano mie fonti in Vaticano”.

Riprendiamo il filo di via dei Coronari. Una palazzina donata in lasciato alla Chiesa dai fedeli e che, almeno sino al Giubileo, ospitava famiglie da generazioni, anziane sole, inquilini comuni. I primi colpi d'intonaco di nove anni fa – ricordano i commerciati del vicolo – fanno scappare i più poveri: “Aumenta la pigione, passi dal bilocale rustico al lusso sfrenato”. Anche se l'ingresso è rovinato: pareti bucate, mattonelle rialzate. “Minzolini è qui da tre anni, non di più. - dicono contraddicendo il direttore del Tg1 - Prima c'era una signora sola, la Propaganda le ha proposto un'altra casa”. A Monteverde. La palazzina rosa è un cantiere e anche un porto di

mare: “Gente che entra, gente che esce”. La ‘Residenza domiziana’ accoglie turisti, operai al terzo piano dipingono l'ingresso. Lavorate per Anemone? “Sì, cioè no”. E' il solito effetto dissolvimento dell'imprenditore romano: c'è eccome, ma non si vede. “Forse l'avrò pure incon-

trato - dice un abitante della zona – posso dire con certezza che le sue ditte hanno messo a nuovo il palazzo dove vivono Minzolini e Zanichelli”. All’indomani delle dimissioni di Maria Luisa Busi, i giornalisti del Tg1 parlano del direttore e dell’ultima sorpresa (immobiliare).

Operai al lavoro nell’androne prima dicono sì Poi negano di lavorare per l’uomo della “cricca”


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CRONACHE

PROCESSO MORI, NUOVE ACCUSE SUL TESORO DI DON VITO CIANCIMINO La ribalta di Giovanna Livreri, testimone scomoda

L’ex sindaco di Palermo Don Vito Ciancimino e il figlio Massimo (FOTO ANSA) di Andrea

Cottone

a anni è stata risucchiata in un vortice giudiziario in cui, mentre veniva accusata di truffa da una sua cliente, denunciava alcuni magistrati della Procura di Palermo di aver avuto un occhio di riguardo per la famiglia Brancato nell’inchiesta sul cosiddetto “tesoro” di Vito Ciancimino. L’avvocato Giovanna Livreri, al processo per favoreggiamento alla mafia contro il generale Mario Mori e il colonnello dell’Arma Mauro Obinu, ha avuto il suo momento di ribalta. Con piglio deciso ha risposto alle domande del pm Nino Di Matteo puntan-

D

do il dito contro Giusto Sciacchitano, procuratore della Direzione nazionale antimafia, reo, a suo giudizio, di aver coperto le nefandezze che sottostavano alla Gas (Gasdotti azienda siciliana), holding energetica della famiglia Ciancimino e del docente di diritto tributario Gianni Lapis, suo cliente. LA VITTIMA. La Livreri si è dichiarata vittima di un sistema giudiziario deviato, “massacrata” per “toglierla di mezzo, sottrarle credibilità e autorevolezza e non farle più mettere piede in tribunale, almeno a Palermo. Per eliminare uno scomodo testimone di indagini deviate

perché “sa tante cose e può provare l’aggiustatina giudiziaria”. I suoi guai hanno inizio quando la sua cliente Maria D’Anna – vedova di Ignazio Brancato – la denuncia per truffa sostenendo di aver pagato parcelle per servizi non resi. “Un po’ per vendicarsi – spiega lei – e anche per mettermi a tacere di una serie di cose gravissime di cui ero venuta a conoscenza in relazione al rapporto stretto fra Vito Ciancimino e la famiglia Brancato, il vero intestatario fittizio delle quote della famiglia Ciancimino nelle società del gruppo Gas”. L’azienda che “non rientra neanche nel primo rapporto mafia-appalti, è stata tenuta nascosta da qualunque riflettore – sostiene la Livreri – era destinataria di contributi e poi affidava gli appalti alle società indicate da Cosa Nostra”. I BRANCATO. Dentro la società, secondo il legale, c’era il “gruppo Brancato”, titolare del 40 per cento delle quote detenute per conto di “Vito Ciancimino, Salvo Lima e Calogero Pumilia che aveva fatto avere il primo contratto”. L’altro punto di riferimento era Gianni Lapis con soggetti che “facevano riferimento a Carlo Vizzini”. Per la Livreri è una storia semplice. Nell’inchiesta a pagare sono stati Massimo Ciancimino e lo stesso Lapis, condannati in appello per riciclaggio e fittizia intestazione, ma non i Brancato. Non

riusciva, infatti, a darsi pace del fatto che le veniva chiesto di non esercitare la sua professione con troppo zelo. “La presenza costante che ho percepito – rivela ai giudici – era quella del dottore Giusto Sciacchitano. Attraverso la signora D’Anna e Lapis mi informava dell’andamento delle indagini, sui cantieri, sulle imprese e su altri soggetti. Era sempre lui che mi faceva pervenire attraverso Lapis l’indirizzo a tenere un profilo basso rispetto alla vicenda. Di mettere i miei clienti a disposizione dei magistrati per cercare di chiudere se c’erano situazione di indagini che potevano degenerare e quindi andare a riferire alla magistratura quello di cui aveva bisogno per mantenere il tutto senza grandi movimenti giudiziari”. IMMUNITÀ. A lei Lapis avrebbe assicurato che c’era una garanzia d’immunità. “Io dovevo attenermi alle mie indicazioni – racconta – mantenere un profilo basso che poi la cosa si sarebbe sistemata. Lapis mi diceva che questa cosa si chiuderà, gli interessa solo a qualche magistrato di prendersi la poltrona di procuratore da qualche parte facendo uscire questa storia che ha trovato il resto del tesoro di Ciancimino, ma non gliene frega del resto”. La causa, secondo la Livreri, sarebbe dovuta al fatto che Sciacchitano era stato da sempre molto vicino

a Vito Ciancimino e legato da vincoli di parentela con i Brancato. Il figlio del magistrato antimafia, infatti, sarebbe coniugato con Monia Brancato (figlia di Maria D’Anna) e avrebbe lavorato come dirigente in una delle società della Gas grazie a una “raccomandazione” che gli consentiva di guadagnare 200 milioni di lire l’anno. “Queste indagini della Gas non sono mai sfociate in processo – spiega – come non è mai stato fatto un vero processo ai fittizi intestatari del patrimonio. Si faceva solo il processo a Massimo Ciancimino e al professore Lapis, in relazione a degli investimenti fatti successivamente alla smobilizzazione della mega cupola della Gas”. “Queste cose io le dico da tre anni – conclude la Livreri – a Catania, Caltanissetta e Palermo” dove, a seguito delle sue dichiarazioni, sono state aperte inchieste contro i magistrati palermitani.

“L’azienda della famiglia Brancato prendeva contributi e affidava gli appalti a Cosa Nostra”

“STANNO DIFFONDENDO NOTIZIE FALSE SULLE INDAGINI” Lo Bianco e Sandra Rizza entre il livello delle inM dagini si alza entrando nel “cuore nero” dello Stato, con i riflettori puntati sui servizi segreti che avrebbero avuto un ruolo nelle stragi siciliane, ci sono suggeritori occulti che vogliono orientare l’informazione diffondendo notizie false? È la clamorosa preoccupazione espressa dalla procura di Caltanissetta, titolare delle inchieste sulle bombe del ’92, con una dichiarazione del capo dell’ufficio Sergio Lari che ieri ha denunciato l’esistenza di una manovra di disinformazione e ha chiesto “una pena esemplare” per chi diffonde notizie vere solo in parte sulle indagini, anche utilizzando “importanti testate” giornalistiche. I timori di Lari, a capo di un ufficio che negli ultimi due anni ha riaperto le indagini sull’attentato all’Addaura, sulle stragi di Capaci e su quella di via D’Amelio, sono stati raccolti e rilanciati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano che, scambiando l’allarme del magistrato per una critica ai giornalisti, ha colto la palla al balzo per scagliare l’ennesimo attacco alla libertà di

stampa: “Ci sono in giro – ha detto – troppi rivelatori di segreti d’ufficio, ladri, mercanti e ricettatori di verbali. Sono troppi e senza che vi sia alcun colpevole, poiché nonostante le sofisticatissime tecniche d’indagine a disposizione delle procure, non si è mai riusciti ad identificarne alcuno”. La paura di un’ennesima campagna di disinformazione si è manifestata dopo le indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi da quotidiani e settimanali sulle stragi del ‘92 e sul ruolo dei servizi segreti. Si tratta di “informazioni in parte infondate e solo in parte vere – sottolinea Lari – dannose per le nostre indagini. Se si identificassero gli autori di queste fughe di notizie, credo che la reazione dello Stato dovrebbe essere esemplare”. E l’aggiunto Nico Gozzo rilancia: “In questi giorni abbiamo assistito sgomenti alla pubblicazione di notizie false che possono gravemente danneggiare le nostre indagini”. Gozzo apre uno scenario inquietante alludendo alla presenza di fonti non titolate che diffondono notizie velenose: “Un maggiore senso di responsabilità – dice l’aggiunto – e il controllo delle proprie fonti (con il

GIOVANNI FALCONE

18 anni fa la strage di Capaci

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ono passati diciotto anni dalla strage di Capaci e dalla morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Palermo si prepara a commemorarli: ci sarà anche una manifestazione pacifica dei giovani provenienti da tutta Italia. Mentre ancora si cerca di far luce su ciò che accadde, 2500 studenti arriveranno per ricordare il giudice.

ASILO

Abusi sessuali su bimbi nei bagni

A

busi sessuali su bimbi nel bagno dell’asilo: è l’agghiacciante storia che è stata scoperta nel salernitano. Arrestato un bidello di 45 anni. L’uomo è ritenuto responsabile dei reati di pornografia minorile e violenza sessuale aggravata. Le indagini vennero avviate nel gennaio scorso, a seguito della denuncia presentata dai genitori di un bambino. ROMA

PROCURA DI CALTANISSETTA

di Giuseppe

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doveroso interpello di chi le tersi nel lavoro dei magistraindagini sta svolgendo, per ti chiedendo la visione degli verificare l’esistenza di atti coperti dal segreto, con eventuali dichiarazioni a ret- l’ obiettivo di fare chiareztifica) avrebbero evitato un za”. Ma un allargamento danno all'immagine di istitu- del segreto investigativo, sozioni del nostro Stato, e la stiene chi indaga, compropubblicazione di notizie metterebbe inevitabilmente che, in una fase fluida come lo sviluppo delle inchieste. quella delle indagini preli- Soprattutto in questa fase di minari, possono condurre alla vanificazione di prove in corso di raccolta”. La conclusione di Gozzo sulla pubblicazione di quelle che definisce notizie false e’ amara: “Se si voleva rendere un servizio alla democrazia – dice – lo si è invece reso a chi ha infedelmente servito lo Stato’’. Il pericolo di un’intossicazione dell’informazione, fanno notare al palazzo di giustizia di Caltanissetta, e la diffusione incontrollata di indiscrezioni non verificate Il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari (F A ) possono sabotare la segretezza delle indagini. “La confusione informativa, che mescola verità a false notizie – è la preoccupazione diffusa negli ambienti giudiziari – potrebbe spingere infatti organismi dello Stato a intromet-

Pubblicare fuori controllo indiscrezioni non verificate può sabotare l’inchiesta OTO

NSA

approfondimento del ruolo di esponenti delle agenzie di intelligence nella strategia stragista. Per questo Lari lancia “un appello al senso di responsabilità dei giornalisti”, in questa fase delicata delle indagini, sollecitandoli ad un più severo controllo sull’affidabilita’ delle fonti.

Spacciava vicino alla scuola

S

pacciava cocaina davanti una scuola elementare a Roma: per questo è stato arrestato dalla polizia del Commissariato San Lorenzo. In manette è finito D.G., pugliese di 59 anni, ben conosciuto alle forze dell’ordine, per detenzione e spaccio di droga.


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STORIE ITALIANE

IL CARCIOFO CHE HA SCONFITTO I BOSS PUGLIESI L’IMPRESA DI LIBERA TERRA GUIDATA DA ALESSANRO LEO di Nando

Dalla Chiesa

uando te lo vedi arrivare con la giacca di pelle nera e la camicia viola sembra un John Belushi di buon umore. Quando ci parli e gratti un po’ sui suoi studi, viene fuori il filosofo. Tesi di laurea sulla modernità liquida, una passione per Sartre e per Gramsci e, manuale di liceo alla mano, una smaccata preferenza per Platone e il Kant della ragion pratica. Anche se il suo gioiello, il trionfo del suo ingegno, è il violetto brindisino: un carciofo, un particolarissimo carciofo con tanto di Igp, ossia di Indicazione geografica tipica. Il filosofo contadino con sembianze d’attore si chiama Alessandro Leo, ha trentatrè anni e fa il presidente della Cooperativa Terre di Puglia-Libera Terra. Nativo di Francavilla Fontana, figlio di un dipendente dell’Enel e di una casalinga, Alessandro ha fatto questa scelta di vita alcuni anni fa. E da due, per mille euro al mese, fa il presidente della cooperativa, sorta su terreni sparsi per la provincia di Brindisi: Torchiarolo, San Pietro Vernotico e Mesagne, che fino a pochi anni fa era una specie di Corleone della Sacra Corona Unita. Poi i clan, almeno qui, hanno preso un po’ di batoste e la situazione è migliorata. “Lo so, tutti sorridono quando parlo come un innamorato del violetto brindisino. Ma davvero è stata una conquista. Già è considerato ot-

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Alessandro Leo (sopra) mentre riceve le chiavi della città di Torchiarolo dal sindaco Giovanni del Coco

timo per tutte le lavorazioni industriali, va bene a spicchi e va bene anche per i capolini. In più noi ne abbiamo prodotto la prima versione biologica con l’aiuto del Consorzio di difesa agrario. Ci hanno dato le piantine risanate e da lì son venuti i cardetti”.

non ci pensi più, o pensi al tuo fazzoletto di terra. Oppure pesa l’immagine-truffa di tante cooperative, di quelle cantine sociali che hanno tirato bidoni ovunque”.

Le foglie pungenti contro la mafia

“Il momento più bello di questa avventura?”. Negli occhi di Alessandro passa un lampo. “Senz’altro il primo vino. Quei vigneti erano dati per spacciati, non trovavamo operai, li prendemmo dalla provincia di Lecce; quando poi vedi il vino comparire nelle guide… Ne abbiamo due selezioni, rosso e rosato, uva negramaro, frutto proprio del vigneto bruciato, che resistette eroicamente. Lo abbiamo chiamato ‘filari di Sant’Antonio’, quasi per gioco. Perché l’incendio avvenne la notte di Sant’Antonio, santo del fuoco e dei miracoli (si era teorizzata l’autocombustione..); e perché il precedente proprietario, un cassiere della Sacra Corona locale, si chiamava Antonio”.

Sembra di sentir parlare un agronomo e in effetti Alessandro lo è diventato. Anche se batte in lui il cuore del militante: “E poi, lo sai?, il carciofo funziona benissimo per fare le lezioni di antimafia ai ragazzi che vengono da noi in gita d’istruzione. Basta mostrarglielo. Eccolo qui il carciofo, gli dico, tutto chiuso in se stesso, con le foglie che ti pungono appena lo tocchi. Sembra una macchina da guerra. Compatto, pronto a colpire chi si avvicina. Il contrario dell’apertura, di una vita generosa, dell’incontro. D’altronde mi dicono gli amici siciliani che la foglia di carciofo nel loro dialetto si chiama proprio ‘cosca’. Giuro che il messaggio funziona. Poi naturalmente non produciamo solo questo. Abbiamo trentacinque ettari a vigneto, venti a oliveto e ventidue a seminativo, con tanto di grano e pomodori”. “Siamo in dodici soci lavoratori. Poi ci sono venti lavoratori stabili, che stanno con noi tutto l’anno. E a questi bisogna aggiungere gli stagionali. Nei

L’esercito di giovani del vino di S.Antonio

“La sfida è chiara: la legalità conviene perché dà lavoro pulito e non porta alla galera” periodi di punta siamo una cinquantina, di cui il trenta per cento sono soggetti svantaggiati. E’ una bella impresa. Aumentano le bottiglie che mettiamo sul mercato, migliora la qualità dei nostri prodotti. La sfida è chiara: la legalità conviene. Dà lavoro e lavoro pulito, che non ci rischi la galera. Se abbiamo avuto intimidazioni? Certo, ma io le considero un rischio d’impresa. Dopo un mese e mezzo che incominciammo, prima ancora che nascesse formal-

mente la cooperativa, ci incendiarono i primi vigneti, poi toccò a dieci ettari di grano. E poi i tagli delle tubature, o dei fili portanti. E i furti. Anche un piccolo ordigno esplosivo fatto trovare sui terreni, quasi a intimidire gli operai. Ma spesso queste cose non le denuncio nemmeno più in pubblico, perché ormai ho capito come funziona. Semmai il problema è la mancanza di gente giovane disposta a lavorare con noi. La terra, la cooperativa, non li attirano. Noi soci siamo fra i trenta e i quarant’anni in genere. E per certe mansioni nei vigneti o nei campi di pomodori troviamo solo donne, secondo tradizione. Trionfa la cultura del lavoro a giornata, finisci e poi

Scout di Rosarno, il prete e le mamme difendono il gruppo “sciolto” per ‘ndrangheta di Chiara Paolin

nostri ragazzi non hanno più un po“I sto dove andare. A Rosarno non c’è nient’altro. Non c’è un cinema, un teatro, un luogo di aggregazione. Ora che non hanno più nemmeno il gruppo scout cosa potranno fare nelle loro lunghe giornate? Stare per strada? Finire nei guai? Diventare manovalanza per la mafia?”. Le mamme di Rosarno hanno scritto una lettera perché si sentono prese in giro ancora una volta e non è facile capire di chi sia la colpa. In città, dopo la rivolta degli immigrati, è tornato tutto come prima: i lavori negli aranceti, i braccianti ammassati nella periferia, lo “struscio” in centro tra i gas delle automobili e le chiacchiere

Il parrocco attacca don Luigi Ciotti, che risponde: “Quello dell’Agesci è un gesto coraggioso e corretto”

sugli ultimi fatti clamorosi. Come l’arresto per associazione mafiosa di Franco Rao nell’inchiesta All inside della Procura di Reggio Calabria contro il clan locale dei Pesce. Nomi e facce note a tutti, anche perché Rao era capo scout del gruppo che fa riferimento alla chiesa di Maria Santissima Addolorata, un centinaio di ragazzi iscritti e altrettante famiglie che ora si oppongono all’Agesci nazionale e regionale. L’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani ha infatti deciso di “decapitare” il gruppo rosarnese. Tecnicamente si è trattato di dimissioni, ma secondo il parroco della Santissima, don Carmelo Ascone, il guaio l’hanno combinato quelli di Libera (l’associazione contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti) e i vertici dello scoutismo nazionale: sono stati loro a dire che un uomo confidenzialmente chiamato “u puffu” dai membri di uno tra i più feroci clan del reggino, non poteva far altro che dimettersi assieme ai suoi colleghi. Don Carmelo però non ci sta: “I capi scout sono stati costretti, minacciati da qualcuno. Anche da un sacerdote referente di Libera, che è giustizialista. Questi ragazzi lavorano bene.

Anche se uno dei capi è stato arrestato non si può ancora giudicare se sia colpevole o no e comunque non è giusto sciogliere l’intero gruppo”. Don Ciotti, da parte sua, risponde che quello dell’Agesci “è stato un gesto corretto e coraggioso: nessuno sarà abbandonato, anche se capisco l’irruenta preoccupazione di don Carmelo”. Il parroco ha chiesto l’intervento di don Tarcisio Bertone, presidente della Cei, ma per ora ha avuto risposta solo dal suo vescovo, Luciano Bux: “Sono vicino alle famiglie e auspico che quanto prima si riformi il gruppo sciolto”. Sul fatto che un (presunto) mafioso fosse l’educatore di cento ragazzi zero voci di protesta, perché le mamme devono pensare ai loro figli al di là del bene e del male: “Siamo contro la ’ndrangheta e contro le cosche che hanno distrutto la nostra terra – si legge nella lettera –, ma anche contro le ingiustizie e i soprusi di tutti coloro che, nella società civile così come nella Chiesa e nello Stato, si arrogano il diritto di decidere al nostro posto. Nessuno osi strumentalizzare la nostra battaglia cercando ombre dove non ci sono: noi lottiamo ssolo per il futuro dei nostri figli”. Né dio né patria a Rosarno, solo famiglia.

Ora su quei terreni ferrosi, color rosso vivo, “che sembra di camminare su Marte”, arriveranno centinaia di giovani volontari. Cinquecento, in fila per le diverse settimane dell’estate. “E abbiamo dovuto mettere un tetto, perché le richieste erano molte di più. Tantissimi scout, studenti universitari, dal Veneto, dall’Emilia, dal Lazio. Ora siamo in grado di ospitarli. Li metteremo nella villa confiscata al boss, ci hanno dato le chiavi venerdì, dentro i terreni coltivati, stiamo preparando le brandine. Faranno tutti lo stesso programma. Lavoro al mattino dalle cinque-cinque e mezzo fino alle dieci e mezzo perché poi si muore dal caldo. Al pomeriggio incontri, scambi di esperienze, con noi, altre cooperative, amministratori di Mesagne. E la sera si sta insieme, tanto con gli scout ci sono sempre le chitarre. E si beve sotto le stelle. Se bevono? Ma se ne vanno via delle taniche con questi ragazzi! Senza contare che c’è il mare a pochi chilometri”. Come dire, anche così, che la legalità conviene.

LA CONVERSIONE DI FINI Viaggio in una destra senza Berlusconi SALVATORE MERLO www.vallecchi.it

Con Cuba per Cuba Brigata internazionale di lavoro "José Martí" Partenze da Milano 2 luglio – rientro 24 luglio 2010 Alla Brigata internazionale partecipano le delegazioni europee delle associazioni di Solidarietà con Cuba. Sono previste attività nel settore agricolo; corsi di lingua e di ballo; visite a scuole ed ospedali; spettacoli; incontri con organizzazioni sociali e politiche; escursioni al mare e all’Avana; alcuni giorni nella provincia di Pinar del Rio Quota 920 Euro e 340 CUC (Pesos Convertibili Cubani, circa 280 euro), comprende: volo, iscrizione, tasse , visto, assicurazione, vitto, alloggio, trasporti, escursioni. Ultimo giorno della brigata 20/7 - a seguire 3 giorni liberi (non inclusi nella quota) a gestione individuale sino alla partenza. Programma dettagliato su www.italia-cuba.it Iscrizione: Associazione Nazionale Amicizia Italia-Cuba via Borsieri 4 - 20159 Milano tel 02 680862 - fax 02 683037 - amicuba@tiscali.it e presso tutti i Circoli dell’Associazione


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Domenica 23 maggio 2010

Bresso e lo “scambio” (fallito?) con la Lega per una poltroncina

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CRONACHE

l 4 giugno il Tar del Piemonte si pronuncerà sull’ammissibilità del ricorso che chiede l’annullamento delle elezioni regionali. Mancherà la firma di Mercedes Bresso, che fino a pochi giorni fa tuonava contro “l’illegalità diffusa nel sistema politico italiano”. Una battaglia scioltasi nella riconferma dell’ex “zarina” a presidente del comitato delle Regioni

dell’Ue, con il sostegno garantito di Roberto Cota (vincitore per poco più di novemila voti). Ma gli altri firmatari non stanno al gioco dell’ex “zarina”, il segretario della Federazione dei Verdi Bonelli, il segretario amministrativo dell’Udc piemontese Striglia e Marco Riva, elettore della lista Verdi, andranno avanti: “Non ci ritiriamo – dichiara Riva – l’avvocato Piovano (coordinatore del pool di

legali che hanno presentato il ricorso, ndr) mi ha garantito che nulla cambia”. Nel mirino ci sono quattro liste presentatesi a sostegno del centrodestra, gli “usurpatori” Verdi-Verdi e le liste “Al centro con Scanderebech”, “Pensionati per Cota” e “Lista Consumatori”, accusate a vario titolo di irregolarità nella presentazione delle liste. (Stefano Caselli)

A TORINO “PROFUMO” DI FASSINO BERSANI CON L’EX SEGRETARIO DS Veltroni invece vuole il direttore del Politecnico (FOTO LAPRESSE)

di Diego Novelli* Torino

poco meno di un anno dalle elezioni comunali a Torino si è accesa, con particolare vivacità all’interno delle forze politiche, un’unica discussione: chi dovrà essere il futuro candidato a sindaco essendo l’attuale ineleggibile (Sergio Chiamparino è al secondo mandato)? Nel volgere di due settimane sulla passerella della politica cittadina sono già sfilati o evocati i possibili candidati, mentre alcuni dirigenti politici si sono sprecati in suggerimenti e consigli per fornire l’identikit del candidato ideale. E la bagarre non accenna ad attenuarsi, lasciando basita non solo la base e gli elettori delle singole coalizioni, ma tutta la cittadinanza, incentivando oggettivamente la disaffezione, il distacco tra il cosiddetto Palazzo e la strada. Un segnale forte di questo fenomeno negativo c’è già stato (anche) a Torino: alle ultime elezioni regionali circa il 40% degli elettori non ha espresso il suo voto: astenuti, schede bianche o nulle. Se non fosse una cosa seria ci sarebbe veramente da divertirsi, leggendo ogni mattina sulle pa-

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gine della cronaca cittadina il florilegio di tante banalità. Facciamo alcuni esempi riferiti al centrosinistra. Il candidato non deve avere più di quarant’anni, anzi meglio se trentenne. Deve essere espressione della società civile; oppure scelto tra il gruppo dirigente del partito purché tale scelta avvenga a livello locale, non imposta da Roma. Non serve più, come un tempo, una figura rappresentativa, di alto profilo morale: occorre un manager, un capo che decide, che sappia fare delle scelte coraggiose. E il prescelto, in caso di vittoria, dovrebbe scegliere due o tre punti programmatici, non di più, per caratterizzare la futura amministrazione. Ma le “primarie” si devono fare, oppure no? La discussione è in corso. Cosa dovrà essere Torino nei prossimi cinque anni? Ad esempio, sempre per il centrosinistra, la dinamica presidente del Teatro Stabile, Evelina Christillin, vorrebbe che Torino diventasse “la porta dell’America” (sic) sfruttando il nuovo rapporto privilegiato con gli Stati Uniti dopo l’accordo Fiat-Chrysler. Nel suo piccolo il Teatro Stabile porterà in tourneé negli Usa lo spettacolo realizzato a Torino dal regista-attore Turtur-

ro, che per la verità ha avuto scarso successo di pubblico. Ma non va dimenticato che secondo la signora delle Olimpiadi “oggi la città non è più una piramide ma una rete”. Alcuni esponenti del Partito democratico come l’ex presidente del Consiglio regionale Gariglio, uomo di punta dell’area cattolica, e l’onorevole Marino, già presidente del Consiglio comunale, entrambi aspiranti alla candidatura, propendono per un bis del progetto del 1993 che vide la vittoria di Valentino Castellani, perpetuando, però, forse involontariamente una mistificazione storica. Infatti, in quelle elezioni Castellani non ha battuto il centrodestra,

bensì, con i voti di tutto il centrodestra (Msi, Lega, monarchici, liberali, democristiani, socialdemocratici) sconfisse, al secondo turno, la sinistra. Il Pds, guidato allora da Chiamparino, al primo turno, raccolse meno del 10% dei voti. Paolo Peveraro, ex liberale oggi Pd, uomo di Enrico Salza, il banchiere estromesso recentemente da Banca Intesa Sanpaolo, si dichiara molto pessimista. A lui, assessore al bilancio nella precedente Giunta, viene attribuita parte della responsabilità del grave indebitamento accumulato dalla città in questi ultimi anni (oltre tremila miliardi), tanto da essere in materia di debiti in cima

alla classifica di tutte le città d’Italia. Le cause di questa pesantissima situazione vanno ricercate in alcune operazioni finanziarie discutibili (i famosi derivati) altre coraggiosamente effettuate per la realizzazione della prima linea della Metropolitana e per le Olimpiadi, che registrarono un grande successo, portando l’immagine di Torino in tutto il mondo. Ma il debito resta. Come sanarlo? L’ex sindaco Castellani, oggi presidente della Commissione per il programma elettorale del Pd, propone per chiudere il grosso debito, la cessione da parte del comune di quote partecipative che ha in diverse società. Ca-

Il sindaco Sergio Chiamparino con Piero Fassino (FOTO LAPRESSE)

Con il nome di Francesco Profumo, sparigliate le carte nel Pd e spaccate le due correnti

L’INTERVISTA Maurizio Ambrosini

Emergenza immigrazione? Quando serve di Corrado Giustiniani

cala il sipaIparlamprovvisamente, rio sugli immigrati. Non se ne quasi più, non sono più un problema. La lotta contro i clandestini è stata vinta, ripete trionfante da tutte le tribune il ministro dell’Interno Roberto Maroni. “Soprattutto si parla meno di criminalità e devianza legata agli immigrati. Un silenzio punteggiato da improvvisi scoppi di visibilità, come Rosarno o via Padova a Milano, con lo scontro tra sudamericani e nordafricani e l’egiziano rimasto sul campo”, spiega Maurizio Ambrosini, uno dei più acuti esperti di immigrazione, docente di Sociologia dei processi migratori all’Università di Milano e autore di saggi come Richiesti e respinti, appena uscito per Il Saggiatore. Come si spiega l’altalena di

L’esperto di processi migratori: “Ora all’improvviso per le tv governative c’è sicurezza”

eccessi e silenzi? Le analisi dell’Osservatorio di Pavia ci dicono che l’Italia è il paese in cui si parla più di cronaca nera in tv, e molto spesso questa viene legata all’immigrazione. Soltanto da noi un tg delle 20 annuncia: “Violentata da uno straniero”. Ma questa pressione mediatica è calata dopo il 2008, risalita prima delle elezioni regionali del 2010 e discesa nuovamente adesso. Oggi il governo e le tv ad esso legate conducono l’operazione opposta: convincere tutti che il paese è diventato sicuro. Ed è vero, che è più sicuro? Il ministero dell’Interno ha fatto sapere che negli ultimi due anni i reati si sono ridotti dell’11%. Ma non dice che la diminuzione è in corso da diversi anni. La devianza degli immigrati, poi, è proporzionalmente diminuita per due semplici ragioni: sono diminuiti gli irregolari perché la Romania è entrata nell’Unione europea e per la sanatoria di 300 mila persone (formalmente colf e badanti) del settembre 2009. Chi ha il permesso di soggiorno entra in una condizione meno marginale ed è meno esposto al rischio di devianza. Ma davvero i cosiddetti clandestini sono spariti? Assolutamente no. Si sono semplicemente ridotti, rispetto al decreto flussi del 2008, quando potevano essere stimati in 750

mila. Oggi, secondo i calcoli del professor Giancarlo Blangiardo dell’Ismu sono poco sopra i 500 mila. Merito della politica dei respingimenti in mare? Macché! Prendiamo l’anno di picco degli sbarchi, il 2008, con 36 mila. Bene, questi non costituivano che il 10-12 per cento degli arrivi irregolari nel nostro paese. Averli ridotti del 90 per cento nel 2009, significa dunque poco. E da dove e come giungono, allora, i migranti? In autobus dall’Europa, in aereo dal Sudamerica e dalla stessa Africa. Ma non sono irregolari in partenza, perché la grande maggioranza entra con visto turistico e diventa irregolare dopo. Oltre il 60% degli attuali regolari ha seguito questo percorso, ma non lo si vuole rivelare. Merito di un giro di vite sulle espulsioni? Anche in questo caso il governo vende fumo. Di espulsioni se ne fanno assai poche. Nel 2008 sono state appena 18 mila, ovvero il 3% dei clandestini stimati allora. Quanto ai Centri di espulsione, hanno 1.160 posti, quindi la decisione di allungare da due a sei mesi la custodia si rivela propagandistica. Vengono trattenuti nei Cie solo in pochi e nel 2008 solo il 41% di loro è stato espulso. Frattini favoleggiava di voli congiunti con altri Stati

(FOTO EMBLEMA)

per riportare i “clandestini” in patria: ne è stato organizzato solo uno, verso la Nigeria. Possiamo convivere con oltre 500 mila irregolari? Di fatto lo stiamo facendo, ma non è una politica lungimirante. L’aumento della legalità richiede altre politiche. L’Italia in 22 anni ha fatto sei sanatorie. Berlusconi è il più grande regolarizzatore d’Europa: ha battuto Zapatero, sanando 1 milione di clandestini. Ventidue Stati dell’Ue su 27 hanno varato sanatorie negli ultimi dieci anni, regolarizzando da 5 a 6 milioni di immigrati. Non basta insomma sanare colf e badanti... Capita che, nella stessa famiglia, lei colf può restare in Italia,

e il marito operaio edile rischia di essere sbattuto fuori. Quali altre misure raccomanda? Agevolare i ricongiungimenti familiari, come si fa in tutta Europa: sono arrivi regolari che creano stabilità psicologica. Il governo, invece, alza l’asticella del reddito e dei requisiti di alloggio. Crea stabilità anche la possibilità di professare la propria religione. Ecco perché negli Usa costruiscono tanti luoghi di culto. Ma con la crisi, gli immigrati non lasceranno il paese? La Spagna ha tentato di incoraggiare i rientri, ma senza successo. Nessuno dopo aver investito tutta la sua esistenza, torna in patria con un fallimento.

stellani individua inoltre nella cultura e nel turismo i due motorini per il futuro di Torino, invitando i suoi amici di partito di “smetterla con i giochi da pollaio o rischiamo di perdere”. A proposito di indebitamento, tre consiglieri comunali del Pdl hanno proposto invece di dimezzare lo stanziamento per la Cultura; contemporaneamente vorrebbero la chiusura del nuovo Museo d’Arte orientale, uno dei più belli a livello europeo, eliminando i costi di gestione. Per fare cassa, invece, vendere sul mercato privato tutte le collezioni contenenti alcuni pezzi di rara bellezza e ingente valore. Tornando alle candidature del Pd, un gruppo di dirigenti della corrente “Sinistra per” che fa riferimento a Bersani, ha in un primo momento proposto di dare un mandato esplorativo a Chiamparino. L’onorevole Salvatore Esposito, un giovane parlamentare dalla dichiarazione facile gli aveva chiesto di “fare l’allenatore di cavalli di razza per individuare un Varenne tra i giovani del Pd”. La risposta del sindaco, sempre più critico verso il suo partito, che ha accusato di soggiacere ai poteri forti in occasione della travagliata vicenda Imi-Sanpaolo, è stata sarcastica: “Da vecchio alpino preferisco allenare i muli. Per me, serve un nome nuovo al di fuori del partito”. E tutti hanno pensato alla Christillin. Veltroni di passaggio a Torino per il Salone del Libro, ha dato anche lui il suo contributo, suggerendo agli amici della sua corrente il prestigioso nome del rettore del Politecnico Francesco Profumo, mentre è ormai accertata la scesa in campo di Piero Fassino, sponsorizzato da D’Alema e Bersani. Buon ultimo è arrivato Aldo Corgiat, sindaco di Settimo, leader regionale della corrente bersaniana. Non ha perso tempo, ha sparato proprio contro tutti: Fassino, Livia Turco, Violante e il segretario regionale del Pd Morgando. L’irruente sindaco si permette di lanciare due nomi nuovi: Paola Bragantini, presidente di circoscrizione ed Enzo Lavolta consigliere comunale: fanno parte del partito dei trentenni. Dei problemi della città nessuno parla, tanto a sinistra quanto a destra. Il sogno dell’onorevole Ghigo, coordinatore del Pdl piemontese, è quello di “avere una città dove gli immigrati hanno più doveri” e “più attenzione alla sicurezza dei cittadini”. La concorrenza con la Lega nel centrodestra si fa sentire. Fuori dai partiti si muovono numerosi gruppi di giovani impegnati a radiografare il presente per cercare di formulare proposte di governo. Uno di questi gruppi ha scelto come slogan del suo programma “Vorrei vivere così”: esperienze che vedono impegnati Libera, Terra del Fuoco, Fiom, Nuovasocietà, studenti del Politecnico, di Architettura e delle facoltà umanistiche. *sindaco di Torino dal 1975 al 1985


Spinoza.it: Calderoli annuncia un taglio del 5% agli stipendi dei parlamentari. Senza però esporre il prezzo intero” a cura di Roberto Corradi

Annozero può terminare di Pietro Garimberti

a più parti mi chiedono la mia opinione sul caso di Annozero, che solo in queste ultime ore siamo riusciti a sopprimere. Il primo istinto è tacere. Non mi sono fatto dire i termini dell´accordo siglato, preferisco apprenderli dai giornali: a definirli pensano gli uomini che rispondono direttamente a Berlusconi (io con lui discuto solo quando ci incontriamo a Porto rotondo, e in quelle occasioni parliamo solo di Milan e di figa). Ciononostante, vorrei che mi si desse atto di essere sempre intervenuto contro Michele Santoro, ogni volta che ne ho avuto l´opportunità. Il ruolo che ricopro nell´azienda è quello di "presidente di garanzia": mi attengo scrupolosamente al mandato, anche se non è facile fingere sempre di non sapere chi devo garantire, e da chi. Noto con dispiacere che Santoro mi attacca, non capisco perché. Quando in Cda ci è stata sottoposto l´accordo che permette alla Rai di privarsi di uno dei programmi di maggiore successo e maggiore redditività pubblicitaria, abbiamo favorito l´intesa con un voto unanime. Ma nessuno può negare il nostro impegno nel fornire un trattamento simile anche agli altri programmi informativi che fanno ascolti importanti: siamo stati tempestivi nel mettere in discussione le coperture legali per "Report", "Presa diretta", e tutte le redazioni che svolgono attività di inchiesta, fiscali - non appena la Vigilanza che lo ha permesso - nell´oscurare i talk show informativi. Quando ho detto che la Rai rischiava di morire, ero conscio che occorreva raggiungere una certezza. Il nostro ruolo consiste nel concludere processo di smantellamento del servizio pubblico facendo in modo che gli italiani non se ne accorgano e mortificando quando possibile - le risorse che purtroppo continuano a essere presenti in azienda. Non è facile appaltare all´esterno le commesse più redditizie evitando che l´opinione pubblica se ne accorga, favorire società di produzione esterne che forniscono alla Rai i programmi che potrebbe produrre da sola (alla metà di quanto li paghiamo noi), patteggiare con Mediaset la desistenza dei palinsesti che permette a lei di batterci negli ascolti quasi sempre, e a noi di battere loro quando ospitiamo i pupilli della De Filippi. Abbiamo sfruttato al meglio la carta del ritorno della dentiera di Maurizio Costanzo, impegnandola in ben tre programmi, su due reti, per favorire la flessione sia nella fascia pomeridiana che in quella serale. Sì, Annozero può terminare. Ma questo importante risultato non ci fa deflettere dall´opera di smantellamento di tutta la Rai.

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(testo raccolto da Luca Telese e Malcom Pagani)

La ballata di Miche’ di Valdo Gamberutti

Fischian le frecce al curaro Non c’è più scampo perché Nella trincea di Anno Zero Hanno accerchiato Miche’ Dice: “Mi sento attaccato” Ripete: “Sì, me ne andrò Ma se mi voglion davvero Allora continuerò” Sa bene Miche’, che nessuno lo vuole perché Ha già rotto fin troppo i coglioni Ed è meglio si tolga dai pie’ Dal video Miche’, ha parlato di mafia e lacchè Fuor dal vaso l’ha fatta gridando “Comunque la gente è con me” Dicon: “Tu hai preso i milioni” Risponde: “Gli ascolti che fo Han reso più ricca l’azienda Che adesso abbandonerò” Da pensionato di lusso Chissà che cosa farà Anche se andrà ai giardinetti La folla fomenterà E quindi Miche’, tranquillizza il nanetto che tu Pur se fuori da Viale Mazzini La presa non molli mai più La Rete, Miche’, o un canale che ancora non c’è Ci hai pensato e già Vauro e Travaglio Son pronti a pisciare con te La Rai, che è un fantoccio di pezza Felice davvero sarà Ma il popolo del Paladozza Di certo più non la vedrà Appeso ad un Telesogno Il pubblico resta così Da tempo diserta con gioia Di Minzolini il Tg Riparti, Miche’, è il momento migliore per te Tra un mesetto senz’altro Il buon Masi sicuro cancella Rai Tre E tutti, Miche’, sono pronti a seguirti, cioè Gabanelli e Dandini si son prenotate a emigrare sul web omaggio a Fabrizio De André)


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Domenica 23 maggio 2010

“D'ALEMA E IL MOMENTO DECISIVO” di Bertolotti & De Pirro

di Marco

Vicari

è ansia per le borse europee. A Milano la parola d'ordine questa settimana non è stata "Vendi!" o "Compra!" ma "Baratta!". In Italia prevale comunque l' ottimismo perchè un bot italiano vale ancora 3 pecore (contro le 3 pelli di daino dei bot spagnoli, le 2 pelli di camoscio dei bot portoghesi e le 2 pelli di risparmiatori dei bot greci). Martedì Tremonti si è recato a Bruxelles per la riunione Ecofin. Accolto da una banda che ha suonato per lui l'inno italiano, il sirtaki, Tremonti ha illustrato la prossima manovra: "Dovranno preoccuparsi gli evasori e i falsi invalidi". La minaccia ha generato una terribile ansia negli evasori. Molti per lo stress sono diventati ciechi e ora percepiscono una falsa pensione di invalidità. Altri dopo aver sentito le parole del Governo si sono pentiti. C’è chi giura di aver visto evasori urlare: “La prossima volta col cavolo che vi rivoto!”. Dunque giro di vite contro gli evasori. Infatti non tutti potranno accedere al prossimo Scudo Fiscale. Solo i fortunati che lo vinceranno al Gratta e Vinci. Tra i condoni, invece, si pensa di fare cassa con quello sul conflitto di interesse. Il meccanismo pare sarà il seguente: la domanda la fa tua moglie, il condono lo paga tuo cognato e se fai la richiesta ma poi non paghi, pignorano tuo fratello (dopo tutto il conflitto di interessi è uno dei capisaldi della nostra economia. Presto sulla moneta da un euro italiana non ci sarà piu' l'Uomo di Vitruvio. Ma suo figlio). Sempre nella manovra pare vi saranno tagli alla Sanità. La notizia ha mandato subito al ribasso le azioni Novartis. Dopo la suina e l'aviaria pare infatti che l'Italia non potrà permettersi il vaccino per la prossima influenza unicornina (Una malattia gravissima che gli unicorni trasmetteranno agli uomini. Se non curata subito puo’ sfociare

l brand politico-simbolico di Michela Vittoria Brambilla ha subìto di recente una variazione strategica. Prima della nomina a ministro del Turismo, la ducessa dei Promotori della Libertà - fedelissimi alfieri del Verbo in comunione mistica col diversamente alto di Arcore - conscia della coscia sana, anzi sanissima, accavallava a ogni pié sospinto in tv. Abitino nero e calza velata mostrata fino all’autoreggenza bordata scura, un confine costruito apposta per esser valicato all’immaginazione pippaiola del teleutente tipo, fino all’ultimo interrogativo che avrebbe tormentato perfino un Sant’Agostino dopo la conversione: “Ma porta ella mutande? E, nel caso che non, si potranno mai scorgere riverberi piliferi di quel colore ramato che fieramente l’adorna sul capo?”. Questioni nodali: nell’universo semantico del dominio postmoderno fin dove si declinano l’osceno del politico e la perversione del desiderio gregario? Un domani vedremo in dibattito a “Ballarò” Maurizio Lupi con patta maggiorata dall’ovatta e ciò gli garantirà un surplus di applausi? Quesito sospeso, si tace pure l’Accademia dei Lincei. Perché con senso dello Stato, M. V. Brambilla da occupante di dicastero ha depistato gli sguardi in alto. Fine dello scoscio ( e quanto dev’esserle costato), cerimonia del giuramento davanti a Napolitano in tailleur pantalone argentato tipo Rockets e avanti nell’ufficialità con scollatura che focalizza un reggiseno blandamente push up, mitigato però da dieci centimetri di crocifisso Swarovski. Alè. Resta l’immagine di donna del fare, la Brambi non è bamba, è figlia di industriali lombardi dell’acciaio, ha gestito e sviluppato imprese di famiglia financo nel tormentato settore del salmone affumicato, prende iniziative, è adatta a decidere. Un concentrato di virtù agli occhi di Lui. Ma è attivismo che sul mercato neoprimitivo del consenso italiano funziona a mille solo se geneticamente irrobustito da aure ulteriori. Il Capo Silvio è guida di

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C'

nell’ipocondria). C'è poi la proposta di tagliare molti posti letto negli ospedali. E di sostituirli con posti auto. Il paziente viene operato in macchina con anestesia locale, per permettergli di controllare l'orario del parcheggio e, in caso, andare a mettere altri spiccioli. Si parla di "Ricovero Drive in" perchè mentre ti operano dentro la tua 600, con le gambe fuori dal finestrino, ti intrattengono proiettando sullo schermo pubblicità di cliniche private. Non solo tagli, pero'. Ci sarà anche la promozione: "Arrivi in Punto, Te ne vai in Mercedes". Verrà estratto un fortunato, tra le vittime della malasanità, che avrà gratis il servizio pompe funebri. Tagli anche nella scuola: congelati gli scatti di anzianità. Confermato il trend di sempre: la cultura non paga. Dopotutto gli unici in Italia che han fatto carriera grazie alla scuola sono stati gli agenti della Diaz.

governo e di partito, è entertainer, è guaritore, è ciulatore massimo: allo stesso modo M. V. non può essere una esponente del Pdl abbastanza sveglia e basta, deve veicolare altro, un fantasma di Bello Standard Piccantino spendibile tra la Brianza Felix e il tinello globale. La Brambi convince il Supremo perché ha curriculum ideale, da giornalista televisiva nel ‘91 frullava tra locali porcelli all around the world per “I misteri della notte” di Giorgio Medail su Canale 5, nell’86 il primo botto: cataputata alle finali di Miss Italia. È ministro oggi. E chi denigra il governo del turistico fare è, Brambilla dixit, “anti-italiano”. Tutto, tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi decolla negli anni Ottanta, laboratorio dei modelli neo-liberisti più ferini e patibolo di qualsiasi pensiero articolato sui bisogni sociali. Solo che in Inghilterra il via lo diede la Thatcher. In Italia, “Drive In”.


Domenica 23 maggio 2010

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di Stefano Ferrante

cco in esclusiva per il Misfatto le intercettazioni che non potrete più leggere se sarà approvata la “legge bavaglio”. FALSI INVALIDI SCAJOLA: Ma questa è una persecuzione! Ma allora Silvio ce l’ha con noi! VERDINI: Ma no è quel bischero di Tremonti; non sa dove prendere i soldi e si è inventato questa grullata dei falsi invalidi. Guarda che è preoccupato pure Gasparri, anche lui c’ha una pensioncina. SCAJOLA: Digli pure di stare tranquillo, che se viene l’ispet-

VERDINI: Sì e poi che fai tagli una gamba a tua moglie? SCAJOLA: Ma no. Noi siamo devoti di padre Pio. E’ un miracolo, le è ricresciuta, a mia insaputa. VERDINI: Guarda ho fatto meglio io. La pensione di invalidità l’ho intestata a una mia prozia. Se vengono a controllare posso sempre cavarle un occhio.

E

tore e ci scambia due parole gliela aumenta. Io comunque sono sereno. A casa c’abbiamo pure una gamba di legno.

RAPPORTI ISTITUZIONALI CAPEZZONE: Allora hai capito? E’ tutto chiaro? NAPOLITANO: Ora le ripeto tutto. Voi mi mandate la legge sulle intercettazioni… CAPEZZONE: Bravo… NAPOLITANO: Io la leggo…

ppassionato di rotte aeree perAil lavoro sonalizzate, ho da poco perso e la casa per uno spiacevole contrattempo: mi hanno scoperto. Non ho un buon carattere, ma di positivo c'è che me la prendo soprattutto con i morti. Cerco donna seria, colta ed elegante che paghi l'affitto a mia insaputa e con cui possa condividere l'hobby delle cariche delle forze dell'ordine in cui ci scappa il morto. Stravedo per il nucleare di trent'anni fa. Forse sono un po' timido, ma al momento giusto riesco a tirare fuori scuse così fantasiose che riescono a strappare un sorriso anche al giornalista più omologato. Vi aspetto numerose, per contatti telefonare al signor Anemone. passivo barese emiE sibizionista grato a Roma con posizione di prestigio cerca padrona anziana meglio se filiforme (gradito tutù) che lo insulti pubblicamente in luogo affollato, possibilmente un teatro. Non disdegna rapporti violenti in costume (preferibilmente camicia nera) con oggettistica funzionale (manganelli, molotov, olio di ricino) preferibilmente in compagnia di partner extracomunitari o comunisti. Max serietà, zona Campidoglio, citofonare Gianni. iao a tutti! :) Sono Maria Rosaria (ma per gli amici della buvette sono Mara), Csempre ho 35 anni e come hobby colleziono espressioni facciali monotone. Ho odiato gli omosessuali perché credevo che facessero piangere Gesù e offrissero minori opportunità di lavoro. Da poco ho capito che il mio era solo un pregiudizio che mi ha aiutato a fare carriera, ma ora sono pronta a trovare amiche ed amici gay che mi facciano conoscere la ricchezza del loro mondo. Mi piace un casino spettegolare al telefono con le amiche e scambiare con loro idee, consigli, opinioni...Ah, Sabina Guzzanti è una poveraccia. Un kiss a tutti, chiamatemi! ;)

CAPEZZONE: Ma allora non capisci un cazzo… Tu non devi leggere niente. Firma e basta. Intesi? NAPOLITANO: Mi scusi, mi scusi, ho sbagliato.

VOCE FUORI CAMPO: Ma Giorgio con chi stai parlando? NAPOLITANO: No niente Clio, volevo chiamare l’Oraesatta, ma ho sbagliato numero. (Sottovoce): Scusi Capezzone, la richiamo più tardi. CAPEZZONE: Ci siamo capiti? Se no… NAPOLITANO: Non si preoccupi. Mi saluti tanto il Presidente Berlusconi! RIMPASTO DI GOVERNO BERLUSCONI: Le dicevo, lei mi sembra la persona adatta a questo incarico.

N. S. : Ma come pensato me? BERLUSCONI: Mi ha parlato bene di lei Vladimir all’ultimo G8. E anche la stampa internazionale… N. S. : Stampa internazionale? BERLUSCONI: Quella copertina, su quella rivista americana… N. S. : Playboy? BERLUSCONI: Beh, sì. Comunque il ruolo è quello di ministro per lo Sviluppo. E lei mi sembra bella sviluppata, cara Natasha. NATASHA : E cosa io deve fare? BERLUSCONI: Non si preoccupi, signorina Smandrappova. Le spiegheranno tutto la Carfagna e la Gelmini. L’importante è che non si faccia comprare casa da nessuno. Finché non trova una sistemazione comunque può stare da me a Palazzo Grazioli.

(Bondi 3 - continua dalla puntata precedente) L’ultimo atto: nel Popolo della Libertà il congresso fondativo de “Il Popolo delDtoreopo la Libertà”, Bondi viene nominato coordinanazionale assieme a Ignazio La Russa e Denis Verdini: una sorta di remake grottesco de “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. Eletto senatore, nel 2008 diventa Ministro per i Beni e le Attività Culturali. Giotto, Dante Alighieri, e Leonardo Da Vinci si rivoltano nella tomba. Gli altri grandi del passato, più propensi a cogliere le sfumature umoristiche, si limitano a smascellarsi dalle risate. Ma ormai il dado è tratto. Bondi inizia un percorso di riforme strepitoso. Per valorizzare il Patrimonio Culturale Italiano (PCI) si affida a una figura manageriale di spicco: Mario Resca, ex amministratore delegato di McDonald's. Mette cioè a sovrintendere le sculture e i dipinti dei geni del Rinascimento, a promuovere le meraviglie archeologiche dell’Impero Romano, a dire la sua sui capolavori neoclassici, romantici e dell’arte contemporanea, uno che fino a ieri si occupava di carne trita, muffin e coca cola. Una mossa geniale. Di questo passo fra non molto avremo Lele Mora Rettore della “Sapienza” e Wanna Marchi responsabile della Galleria degli Uffizi… . Lo scenario futuribile non è difficile da immaginare. Resca potrebbe avviare un processo di svecchiamento dell’immagine dei Beni Culturali in linea con il marketing più moderno: Michelangelo non si chiamerà più così, ma – essendo il più grande - verrà denominato “Big

Mich” Francesco Bacone potrebbe essere ribattezzato Francesco Mac Bacon Achille non sarà più “piè veloce” ma potrebbe assumere il nome più accattivante di “fast foot” L’unico intoccabile resterà Mac Mahon, perché, in base ai nuovi standard, va benissimo così. Una bella revisione del panorama culturale non solo italiano ma globale. Tutto ciò servirà per avvicinare i giovani al sapere e per adattare i suddetti personaggi al ruolo di “testimonial” del lancio promozionale del nuovo franchising culturale. I musei, infatti, verranno denominati MacGallery, in luogo dei curatori verranno introdotte le hostess (perché la gnocca tira sempre e aggrega) e il resto del personale andrà a farsi friggere. In omaggio a tutti i visitatori cheeseburger e patatine. Contro la riforma e la nomina di Resca si è espresso il 18 novembre 2008, all'unanimità, il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, presieduto da Salvatore Settis Risultato: Resca è rimasto e Settis si è dimesso. Peccato non poterci dimettere anche noi dall’incarico di cittadini italiani. Cosa succederà? Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto il Vate continua a lavorare e ha bisogno di validi collaboratori a tempo pieno. Teniamo d’occhio Totti, è a fine carriera. Fine (speriamo)


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di Bebo

Storti

siamo gente sempliNstallaceoi piena, e senza pretese: la la moglie china sul desco ad approntare la cena, un egizio da inseguire la sera per attivare la digestione. Non gli facciamo niente, lo espelliamo al massimo, ma è sempre lui, lo abbiamo già espelluto un sacco di volte (o si dice espelso? Mah, io e la grammatica non siamo mai andati a limonare sotto un pioppo)

comunque lui non si lamenta. Anche perché è imbavagliato. Sta di fatto che questa storia del federalismo fiscale noi dopo anni di bombardamento mediatico( ho chiesto permesso al druido capo per queste parole ostiche. Anche per ostiche), comunque dopo anni nessuno di noi

c'ha ancora capito un beato bigolo. Anche perché leggere i giornali ai più di noi fa venire il sangue all'orecchio e il filo di bavetta da coma vigilato. Televisione solo se ci sono delle fighe, tipo la Maria de Filippi (che ha quel che di camionista croato che ricorda tanto il mondo del lavoro). Radio, a memoria d'uomo ,qui su da noi non se ne sono mai viste, ce n'è una al Camoscio Spellato(l'osteria) ma c'è dentro la foto di San Crapone (il patrono del paese) coi lumini e

tutto. Ne aveva una il medico ma dopo la sesta impeciata pubblica l'ha venduta. Quindi diciamo che i mezzi scarseggiano e le cervici non sono finissime. O per dirla con un proverbio delle nostre parti "il letame si è sciolto e la nutria sghia" dove sghia sta per scivola. Hanno allora deciso giù a valle, i nostri, di mandarci su un politico di peso e di struttura internazionale a spiegarci a noi teste di cinghiale il federalismo alla padana.


Domenica 23 maggio 2010

di Cecco

D’Ascoli

Aprosdoketon? Che fa Oreglio parla difficile? Sembra l’inizio di una poesia del ministro Bondi… E’ un termine greco che Bondi conosce sicuramente, il problema è che lui non lo applica mai. Perché significa “inatteso”, è la parola che spiega l’anima della comicità, la sorpresa. E Bondi purtroppo non ci sorprende mai. E’ una parola su cui studio dal 2004. Mi invitarono all’Università di Genova per un dibattito. Si confrontavano le mie poesie catartiche e gli epigrammi greci e latini. I meccanismi erano gli stessi: una, due o tre permesse, poi la conclusione a sorpresa. I meccanismi della comicità e della satira sono rimasti gli stessi. La satira utilizza ancora le stesse armi contro il potere? Sì, anche perché il potere è rimasto lo stesso, ha sempre la stessa natura, è prevaricazione, costringere le persone a fare qualcosa che non vorrebbero fare. E la satira si va a infilare nello spazio delle contraddizioni del potere. Per vedere le contraddizioni occorre il libero pensiero e l’anarchia intellettuale. La satira è loro figlia. La satira non è di sinistra, anche se ci fanno passare per comunisti, non può avere ideologie e non

Flavio Oreglio visto da Emanuele Fucecchi

di Tommaso

L E così una bella mattina di sabato di primavera è arrivata l'auto blu (ma era più nera, ha fatto notare Adelio detto il Precisetti, ma alla terza stretta di coglioni ha detto anche lui “BLU! VA BENE E' BLU!”) è arrivata in piazza con due civette di scorta (due civette impagliate attaccate con la colla al cofano), ha sgommato, fatto partire il ghiaino che ha rotto due vetri del municipio, e alla fine, spalancate le portiere, è saltato giù LA TROTA, Enzino, lui, il figlio di UMBI (continua...)

Rodano

a "sfida a singolar tensione" lanciata sul Misfatto della scorsa settimana ha scavato una breccia nelle coscienze del Paese. Un movimento d'opinione impensabile ha tratto spunto dalla nostra meritoria inchiesta sull'insostenibile pesantezza del bisturi e sulle ragioni profonde che spingono donne, ex donne, Baglioni, personaggi più o meno famosi e più o meno inquietanti a drammatiche ristrutturazioni facciali. Tra le migliaia, che dico?, milioni di missive con le quali avete contribuito al dibattito, abbiamo trovato conferma

Flavio Oreglio visto da theHand

può risparmiare nessuno. Berlusconi è una contraddizione vivente, come uomo, come politico, come imprenditore. Ma l’opposizione non scherza. Perché non fa quello che dovrebbe fare e contraddice il suo ruolo oppure perché chi parla da un pulpito poi nella vita personale non è coerente. Ma il potere ha paura dei comici, della satira? Guccini ha scritto “ A canzoni non si fanno rivoluzioni”: è vero per tutto quello che è spettacolo. Non cambi il mondo, ma tieni svegli i cervelli. Il potere teme la grande risorsa della comicità che è quella di creare attenzione in chi ascolta, qualsiasi argomento può essere reso comico. Ci sono i comici che raccontano per far ridere, quelli che fanno ridere per raccontare. Io cerco di fare la seconda cosa, ridere per pensare e non ridere per non pensare. Ma non c’è inflazione di satira? Mai tanta come ora in tv e sui giornali. Non è che in fondo vuol dire che il potere si è mitridatizzato, l’ha resa un veleno innocuo? Ma no. Se c’è tanta satira vuol dire che ci sono tante contraddizioni. E poi la comicità aiuta a capire come siamo fatti, persino il nostro cervello. Come? Io ho una formazione scientifica, sono un biologo. E facendo il comico non ho smesso di ricercare. E’il mio progetto “Siamo una massa di ignoranti. Parliamone”. Così nel libro ci sono 400 aforismi, ma anche un saggio di Pier Luigi Amietta. Può sembrare strano ma la cibernetica ora cerca di capire come è fatto il nostro pensiero. Capire i meccanismi della comicità è un passo importante.

del comune senso di smarrimento di fronte a labbra pneumatiche e zigomi rigidi come stalattiti. L'eco dell'interrogativo posto la scorsa settimana dal nostro Max Mayer rimbalza nelle vostre lettere, si ripete come un'ossessione: perché? Perché lo fanno? Quale ragione può spiegare la scelta di chi si affida a "grossolane e banali manipolazioni dell'aspetto fisico", che lo rendono "quasi sempre peggiore del pre-intervento"? Non sarà mica filantropia, come si chiede la nostra amica Federica? Parcelle milionarie corrisposte a chirurghi dalla mano pesante per far "muovere l'economia in un periodo di crisi". Oppure come prosegue la lettrice, si tratta di una perversa strategia per nascondersi; tutti uguali e indistinguibili, una "casta di 'Spartiati', caratterizzati dal gene del botox (trasmissibile chirurgicamente) e dalle armature sempre tirate a lucido". Forse, sostiene Fabrizio, l'esercito dei rifatti non è che l'avanguardia di una stategia eversiva, il simbolo del

"tentativo in atto di provocare una stimolazione sessuale continua nei telespettatori", secondo l'assunto, difficilmente confutabile, che "un pubblico di zombie costantemente arrapati è piu facile da accontentare". Ma in fondo, prosegue il nostro lettore aggiungendo una nota malinconica, la chirurgia plastica non è altro che il crepuscolo di chi culla "la più inutile delle illusioni, quella che il tempo si possa fermare". Tra chi chiede l'apertura di un gruppo Facebook, chi invoca addirittura un test d'intelligenza per i rifatti e chi ci rimprovera per aver escluso dall'elenco degli illustri restaurati il leggendario Renato Balestra (chiediamo venia), mancano purtroppo le testimonianze di chi quella scelta l'ha fatta e magari ci avrebbe potuto illuminare. "Ma queste persone non hanno uno specchio in casa?" si domanda Barbara "o forse si fanno il canotto per navigare più comodamente nella loro vita di stenti?". Ai poster l'ardua sentenza.


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Domenica 23 maggio 2010

Cose buone dal mondo

L’Artefatto: Evoluzionii Ministri d’Italia: un

mondo a sua insaputa

di Lia Celi

di RobCor Maestro del giudizio di Salomone - Intercettati e circospetti. Proprio mentre si stava per arrivare a stabilire un’identità per l’anonimo pittore seiecentesco di cui qui tessiamo le lodi, hanno approvato la Legge Bavaglio e vaffanculo a tutte le indagini. L’artista, che quindi per comodità chiameremo Mimmo (grazie, Governo, eh! No, dico, grazie!), fissa il momento in cui due parlamentari qualunque si traghettano da un sistema di comunicazione all’altro. Ancora non è chiaro se si potrà essere intercettati nuovamente, chi potrà farlo, quando. Il pittore vuole trasmettere l’idea di gente che, tolti i capi, vota a casaccio dando il consenso anche a banconote stampate su fette di pecorino, se richiesto dalla coalizione. E quindi, non sapendo bene quali conseguenze porterà la novità legislativa, nel dubbio procedono a gesti informandosi sullo stato dei pagamenti. Secondo alcuni storici dell’arte molto intuitivi, quello di destra starebbe dicendo: “ah, io non ho ricevuto ancora nulla” mentre quello di sinistra “ma come “no”? C’è il tuo nome qui nella lista” lasciando intendere che non solo molti in Parlamento votano a casaccio, ma ricevono emolumenti pure senza sapere da chi e perché. A loro insaputa, diciamo.

Che Picasso! Scajola furioso: «Chi ha appeso nel mio salotto i capolavori rubati a Parigi?» Quando i poliziotti glieli hanno additati, sapientemente collocati sulle pareti della sua villa di Imperia, l´ex ministro è caduto dalle nuvole. Sorpresa che si è tramutata in sdegno quando Claudio Scajola ha appreso che quei dipinti erano stati trafugati pochi giorni fa al Museo d´Arte Moderna di Parigi. «So solo che volevo coprire certe brutte macchie sul muro,» ha precisato, «e Diego Anemone ha detto che mi avrebbe mandato dei francesi.» Braque, Léger e Matisse? «E che ne so, non sono abituato a chiedere il nome agli imbianchini». L´esponente del Pdl si è detto esasperato da queste subdole e continue aggressioni: «Non posso girarmi, che mi si comprano case con vista Colosseo, mi si ristrutturano bagni, mi si riempiono le pareti di quadri d´autore senza avvertirmi. Dev´essere una nuova forma di terrorismo.» Le parole di Scajola hanno alleggerito la posizione del ministro della Cultura Bondi, finora l´indiziato numero uno del colpo parigino. A indirizzare su di lui i sospetti della polizia francese, era stata una frase del direttore del museo parigino: «Solo un imbecille avrebbe potuto rubare quadri così famosi». Salma d´Oro: Cannes, scandalo e applausi per «I funerali degli alpini italiani» Alcuni spettatori piangevano, altri ridevano istericamente, altri ancora sono usciti dalla sala in preda a conati di vomito. Ma i pochi cinefili che giovedì scorso hanno resistito fino alla fine de «I funerali degli alpini italiani» sono unanimi: la grottesca instant-comedy italiana sulle esequie di due militari periti in un attentato in Afghanistan è un capolavoro, degno di

Pasquale di Marlon De Sica (Italia/Francia/Belgio, 2012) con Mimmo Scarpellini e Silvia Capatoccia

asquale (Mimmo Scarpellini) vive nella periferia di Roma, in un caseggiato anonimo circondato solo da altre case anonime. Lavora come impiegato in Senato. Ogni mattina si sveglia all'alba, per raggiungere il centro della capitale e timbrare il cartellino alle 8. All'uscita dal suo impiego, spesso vaga per quella città in cui è nato ma in cui pare non avere amici. Beve da solo ai bar, va nei negozi ad osservare le persone. Non parla molto. In realtà Pasquale ha tagliato del tutto i ponti con la sua vita precedente da quando sua moglie Linda (Silvia Capatoccia) l'ha lasciato. La sera, quando torna in quella casa un tempo viva e ora vuota, il suo passatempo preferito è fare puzzle. Gli piacciono quelli con migliaia di pezzi piccolissimi, che impiega giorni a completare. E nella stanza dove dormiva con Linda, Pasquale ha ora una collezione di puzzle appesi alle pareti. Per lo più si tratta di paesaggi tropicali, tramonti, spiagge. Pasquale praticamente non dorme. Frequenta siti porno, vaga insonne per casa, ogni tanto nel cuore della notte fa telefonate a donne che non conosce. Una notte, in tv, Pasquale vede un film che non aveva mai visto: Taxi driver. Affascinato dalla figura del protagonista del film, Travis Bickle (interpretato da Robert De Niro), Pasquale decide di fare il tassista di notte. Solo che non ha la licenza. Ma Pasquale se ne frega e con la sua macchina inizia a fare il tassista abusivo con un'idea in testa: portare i senatori in giro. Alcuni, lo sa, vanno a puttane. Altri frequentano locali squallidi e

P

di SteFer & RobCor

COSTA SMERALDA - Il teleobiettivo dei paparazzi coglie Bruno Vespa mentre, come Mao Tse Tung nello Yangtze, si bagna nelle acque sacre di Villa Certosa. Appresa la notizia dell’imminente dipartita televisiva volontaria di Michele Santoro, l’anchorman di RaiUno si è precipitato a Civitavecchia dove si è tuffato con

foga insospettabile nuotando con una velocità di crociera intorno ai 16 nodi con rotta arenile berlusconiano. Un’esibizione di efficienza e vigoria fisica volta a convincere il Cda della Rai ad affidargli la prima serata del giovedì di RaiDue pur mantenendo l’interim di Porta a Porta. Vespa ha rischiato per due volte di finire nelle reti delle tonnare ma, riconosciutolo, i pescatori gli hanno tributato il gran pavese.

Fellini e Buñuel, e artisticamente molto superiore allo scialbo «Draquila» di Sabina Guzzanti. «Credevamo che gli italiani non sapessero più creare personaggi ribaldi e spudorati come quelli impersonati da Gassman e Sordi,» ha scritto un critico, «e invece ecco un ministro della Difesa che all´indomani di una strage di soldati pontifica sull´ultima partita dell'Inter, un monsignore che sostiene che per gli alpini saltare su una mina è una prova d´amore per il prossimo, un capo della Protezione civile che fra un massaggio brasiliano e l´altro va a spandere lacrimucce sui feretri col tricolore, un branco di politici di mezza tacca ansiosi solo di far figura. Nemmeno Age e Scarpelli dei

tempi d´oro avrebbero osato tanto.» Alla notizia che non si trattava di fiction, ma della vera diretta dei funerali del sergente Ramadù e del caporal maggiore Pascazio, i francesi si sono fatti una bella risata. «Scherzate sempre, vous italiens. Si vedeva benissimo che era solo una messa in scena: quando le bare sono uscite dalla chiesa la gente applaudiva. Come al cinema, n´est-ce pas?»

case “chiuse”. Pasquale si propone come autista particolare. E conoscerà luoghi a cui, alla fine, non resterà insensibile. Dopo Natale e il già annunciato Felice, il secondo capitolo della trilogia esistenzialista di Marlon De Sica pare avvilupparsi in un intellettualismo compiaciuto, tradendo la forza dell'esordio del 2011. A un primo film semplicemente perfetto, sobrio e freddo, segue un'opera seconda volutamente sgradevole, a tratti pornografica ma troppo densa e troppo compiaciuta. In ogni caso più interessata a omaggiare il cinema che il regista ama (co-produttore e co-sceneggiatore è Bruno Dumont, non a caso) che non ad appassionarci alla vicenda del “redentore” chiamato Pasquale. A volte la cinefilia eccessiva fa male. Perchè poi, se non c'è veramente “anima”, il film non arriva al cuore. Vien da chiedersi, inoltre, cosa tenga assieme stilisticamente le (fin troppo viste al cinema) brutte periferie delle nostre grandi città, il circo di personaggi che abitano gli “spaccati” romani – dal Senato fellininano alle degradazioni sessuali con echi pasoliniani – e alcuni tratti di comicità grottesca alla Ferreri. Troppa carne al fuoco. A discapito della glacialità che sembra essere, invece, il miglior tratto registico di Marlon De Sica. La metamorfosi di Pasquale in un redentore della corruzione – in cui prima sprofonda per poi emanciparsene – è molto interessante e costituisce la parte più bella del film. Anche se, va detto, la svolta alla “De Niro” sembra soprattutto una riflessione colta sul cinema (da Scorsese ad Abel Ferrara) che uno snodo narrativo solido e convincente. In concorso al festival di Cannes. Ma il film torna a casa a mani vuote. Ginetta Tuttibuoni


Domenica 23 maggio 2010

Siamo di Genova, al G8 mio nipote fu picchiato dalla polizia solo perché stava passando. Ora i massacratori della Diaz, dopo essere stati riconosciuti colpevoli, restano al loro posto. Anno 2001 Hanno dimostrato di meritarlo. Non mi rassegno al ddl sulle intercettazioni, a tutela della malavita pubblica e privata. Mi sono sfinito di commenti su facebook, ne chiedo uno anche a te. S.O.S. L’ha detto troppo bene Daniela Santanché. Difendendo con passione il diritto alla privacy del Padrino, le è scappato più o meno “Li lasciate lavorare o no, poveri mafiosi?”. Ho tanti sensi di colpa verso mia moglie… Sandro Comportati bene che ti passano.

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A Padova, dove abito, un prete ha cacciato dall’asilo una bambina di 4 anni per insolvenza. Un vescovo dice al giudice di non avere denunciato alla giustizia gli abusi di un sacerdote, perché non sapeva come si faceva “Non conoscevo l’iter…”. Questa è fedeltà alla propria missione? Shlomo Sì. La Chiesa cattolica è una multinazionale e come tale fa il suo dovere, difende la roba e se ne sbatte dei sacrifici umani. Sbaglia solo il logo: se invece della croce prendesse a simbolo il dollaro, una bella $ alla Paperone, finirebbe ogni scandalo.

42 anni, libero professionista, sempre meno libero perché non c’è lavoro, sono stato iscritto a un partito della sinistra, ma il suo tradimento mi ha disgustato, e a chi mi chiede se la prossima volta voterò, dico : assolutamente no! Designer (quasi ex) Tralascio il contenuto, che è nella forma: sarebbe più credibile dire ”no” e basta. Ma sì e no non lo dice più nessuno, fra un po’ nemmeno nel matrimonio- Vuoi sposare il tale?- si dirà “Assolutamente sì!” un sì preceduto dall’enfasi equivoca di un avverbio che annienta l’affermazione e la negazione, simile al losco “qui lo dico e qui lo nego”- ma quanto dev’essere bugiardo uno per non fidarsi più del suo sì o del suo no?

Mistress, cioè quelle che picchiano e torturano, e le aveva pure mollato 1200 euro per il servizio. Ma che gusto ci provano, che pigliano solo le botte e manco scopano? Julia, Perugia I maschi picchiano le moglie gratis, poi vanno a farsi menare a pagamento. O sotto, o sopra. Alla pari non ci sanno proprio stare. Spedite le vostre mail a: barbara.alber ti@ilmisfatto.it

Ferve il lavoro dell’esecutivo poiché persegue Silvio Berlusconi solo e sempre il medesimo obiettivo, di non finire mai nelle prigioni. Dopo avere spiato mezzo mondo, grazie a qualche suo amico birichino, per definir Di Pietro piemme immondo e sputtanare il povero Fassino, ora arriva il bavaglio ai giornalisti e il tappo nelle orecchie ai magistrati per evitar che i biechi comunisti scopran tangenti, malaffar, reati. Depotenziata l’intercettazione, sarà approvata, per salvar la faccia, la falsa legge anticorruzione che, senza ascolti, il crimine non schiaccia.

Il marito di mia sorella, che in casa è maleducato e violento, è tornato una sera pieno di graffi e lividi. Ha detto che lo avevano aggredito, ma poi si è scoperto che era stato a farsi conciare da una

La prudenza, si sa, non è mai troppa, pertanto, grazie ad Angelino Alfano, il costituzional lodo galoppa. Andasse tutto mal per il caimano, il piano “nuove carceri” si muove. Per l’emergenza e per la segretezza Anemone sarà, qui non ci piove, a vincere la gara e, con destrezza, si arricchirà nel ramo carcerario. In cambio, con assegni circolari, pagherà gli alimenti per la Lario al Berlusca in galera coi compari. Vivranno in celle-suite di gran beltà Scajola, Bertolaso e il Cavaliere con donne d’ogni tipo, in verde età. E Minzolini? Leccherà a dovere.

GIULIO TREMONTI E’ già un po’ di tempo che l’economia italiana è sul viale del Tremonti ( probabilmente, ve ne sarete accorti). Stavolta quasi nulla è trapelato sulla nuova manovra finanziaria da 25 miliardi in cantiere, tranne che il nostro geniale Ministro dell’Economia avrebbe avuto un’intuizione veramente innovativa: farla pagare agli olandesi. Se non se ne accorgono, il gioco è fatto. Nel caso malaugurato, comunque, è pronto un piano B per rilanciare la traballante fiducia dei risparmiatori nella finanza pubblica. Si tratta di un nuovo tipo di B.o.t., denominati B.o.t. di culo: l’investitore, insieme all’abituale cedola dei buoni ordinari del tesoro, riceve una boccetta di acqua di Lourdes, con cui li aspergerà settimanalmente, pieno di speranza. Misure concrete, non le fumose parole della sinistra. Qualora anche questa strategia dovesse fallire, Tremonti avrebbe in mente di proporre l’amputazione della gamba sinistra dei cittadini molisani al di sopra dei venticinque anni. “Del resto, per una manovra che si rispetti, qualcosa bisogna pur tagliare- ha detto Tremonti – Scuola e Sanità appaiono già ridotte all’osso, sono certo che a Campobasso e Isernia capiranno la necessità di un piccolo sacrificio”. BRUNO VESPA Sotto accusa in questi giorni il plastico più raccapricciante che Bruno Vespa abbia mai proposto al pubblico tele-

visivo: la propria faccia. L’onorevole Alessandra Mussolini, donna di squisita sensibilità, continua a fare con insistenza delle velate allusioni alla somiglianza tra Vespa e povero nonno, usando tra le altre, una delicata metafora che ricorda molto il poeta Guido Gozzano: “ Guardatelo, cazzo… è proprio sputato!”. “E’ vero – ha dichiarato stizzito Vespa alle principali agenzie – il tratto tra la narice e la bocca può far pensare al Duce, ma vi assicuro che il mio punto vita e soprattutto lo stacco di coscia sono identici a quelli di Isadora Duncan, che con Benito non ebbe mai nulla a che fare! La sola paternità cui posso venire ricondotto è quella di Arnaldo Forlani, che peraltro negli anni ottanta mi regalò due peluche e un pupazzo di Provolino”. Insomma, chi si aspettava che Bruno facesse outing, diventando il Cecchi Paone di Salò, è servito. Non c’è assolutamente nessuna somiglianza tra l’abile anchor man abruzzese e Mussolini. Ma vi diremo di più, per stroncare qualunque polemica residua: non c’è nessuna somiglianza neanche tra Bruno Vespa e un giornalista. IGNAZIO LARUSSA Hanno commosso l’intera nazione le belle parole che Ignazio ha pronunciato subito dopo la recente tragedia

dei nostri militari in Afghanistan : “Il Siena contro l’Inter ha fatto solo ostruzionismo, mettendo su un autentico catenaccione… vergogna!”. Quest’uomo è qualcosa in più di un semplice Ministro della Difesa: merita di diventare anche Ministro del Centrocampo e dell’Attacco, corbezzoli. Bravo. Umanità e profonda delicatezza d’animo trasudano dalla toccante frase di Larussa, ma soprattutto essa fa intendere chiaramente come, grazie a uomini di questo stampo, la riforma delle Istituzioni stia andando spedita verso un nuovo tipo di Stato: lo Stato pietoso. Siamo un Paese dilaniato dalle polemiche e dai particolarismi, ma nel momento della necessità sappiamo ancora individuare senza indugi le priorità, cioé il Campionato di serie A e, al limite, la Coppa Italia. Potranno succedere molte cose nei mesi a venire, magari crollerà l’economia e cresceranno le tensioni sociali, ma ora sappiamo che qualunque cosa accada, in qualunque emergenza il nostro Paese possa dibattersi, come un faro si leverà alta la voce di Ignazio Larussa, per dire forte e chiara: “ ‘A Totti, facce una pippa!” MICHELE SANTORO Il grande capo Santoro Seduto ha deciso, augh! Non sarà più un semplice dipendente Rai, ma la-

vorerà per l’azienda di viale Mazzini come collaboratore esterno. A una certa età è anche normale volersi mettere in proprio, per carità. Hanno cercato di allontanarlo, in passato, attraverso la censura e le pressioni politiche, senza capire che l’arma migliore per liquidarlo era la liquidazione: oltre due milioni di euro, a leggere quel che scrivono i giornali. Uno scivolo di queste dimensioni, neanche a Gardaland possono permetterselo. Del resto, Michele è sempre stato assolutamente corretto: presentava infatti “Anno zero”, mica “Costo zero”. La decisione di Santoro, in fondo, sta bene a tutti: al centrodestra, che non avrà più un rompiballe sempre pronto a metterlo in imbarazzo con le sue domande, e al giornalista salernitano, che potrà finalmente comprare quel trilocale sulla tiburtina. Santoro, sulla base dei recenti accordi, potrà sperimentare “nuovi generi televisivi”, tra cui un programma d’approfondimento in abiti tirolesi, e realizzare degli interessanti documentari, il primo dei quali dovrebbe occuparsi del rapporto tra l’oscillazione delle Borse orientali e le divertenti avventure di capitan Miki.

di Fulvia Abbate

amiche, quanLtrattaedomieditutte insieme si scegliere un argomento a caso, facile facile, si buttano sempre sul presidente dei senatori berlusconiani, Maurizio Gasparri. L´uomo, già di quelli che andavano in spolverino bianco sotto il tricolore del comizio di Almirante, ha perfino fatto il giornalista al "Secolo d´Italia", e addirittura, fra i suoi meriti, risulta d´essere stato un tempo Maurizio Gasparri, cioè se stesso. La spiegazione della loro scelta è semplice: parlare di Gasparri stabilizza l´umore, fa sentire tutte più alte, depilate, più adeguate alle prove del porco mondo contemporaneo, non sarebbe infatti la stessa cosa se, metti, dovessimo misurarci su ben più ostici campioni della politica attuale, un Capezzone, l´impronunciabile Stracquadanio, una Maria Vittoria Brambilla. Per queste semplici ragioni, le amiche si sono assai imbruttite scoprendo che il nostro, davanti alla sentenza d´appello che condanna i poliziotti del G8 di Genova, ha dichiarato "sconcerto e amarezza", come se, "intrisa di ideologia, fosse stata scritta dai no-global". Maurizio, non ti sarai messo in testa di diventare fascistone proprio ora che pensavamo di farci accompagnare da te alla pizzeria "Caffè Station" di Capalbio scalo, eh? www.teledurruti.it


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di Dario Vergassola e Marco Melloni

Sabato 15 maggio

- A settembre Bertolaso potrebbe andare a casa. Ma era quello che diceva anche dei terremotati. - A dieci anni dal film “Il Gladiatore”, Russell Crowe è tornato al Colosseo. Per vedere da vicino l’appar tamento di Scajola. - Calderoli propone un taglio agli stipendi dei parlamentari del 5%. Previsti, però, tempi lunghi per l’attuazione perché i calcoli li stanno facendo fare a Renzo Bossi detto il trota. Domenica 16 maggio - Secondo l’Osservatorio di Pavia, nei notiziari di Minzolini il PD risulta praticamente inesistente. Ancora

Domenica 23 maggio 2010

una volta il TG1 si conferma lo specchio fedele del Paese. - Bossi dice no all’ingresso di Casini nella coalizione di governo. Ha ragione. Dopo Scajola, un altro che vuole stabilirsi al centro!? - Dobbiamo trovare il modo di risparmiare 25 miliardi e Calderoli annuncia sacrifici per tutti: gli italiani tireranno la cinghia, Berlusconi tirerà su la lampo Lunedì 17 maggio - Bolzano va al centrosinistra. Certo che ‘sti tirolesi non perdono l’occasione per distinguersi dagli italiani, eh!? - Carla Fracci ha cazziato Alemanno, sgridandolo davanti a tutti. Almeno lo avesse fatto in punta di piedi… - Mourinho non ha iscritto i figli a

scuola. O lascia l’Inter o si è letto la riforma Gelmini. Martedì 18 maggio - Divorzio milionario, quello di Santoro con mamma Rai. Anche più di quello di Veronica con Papi Mediaset. - Malgrado le proteste in tutta Italia, la Gelmini afferma che la maggioranza degli studenti stanno con lei. A dimostrazione che l’Università non funziona. - La Santanchè chiede più rispetto per la privacy dei mafiosi. Qualcuno le spieghi la differenza tra Cosa Nostra e Cazzi Loro! Mercoledì 19 maggio - Divorzio milionario, quello di Santoro con mamma Rai. Anche più di quello di Veronica con Papi Mediaset. - Malgrado le proteste in tutta Italia, la Gelmini afferma che la maggioranza degli studenti stanno con lei. A dimostrazione che l’Università non funziona. - La Santanchè chiede più rispetto per la privacy dei mafiosi. Qualcuno le spieghi la differenza tra Cosa Nostra e Cazzi Loro! Giovedì 20 maggio - E’ scomparso l’inventore del Bancomat. Inutili i tentativi di inserire di nuovo il PIN.

- Dopo la tassa del 5% ai politici, definita "buona per un aperitivo", ora Tremonti vuole tassare del 10% i dirigenti pubblici. E si vede che hanno finito le noccioline. - Primo accordo tra la Lega e Di Pietro su come scrivere le nuove regole del federalismo. Non si useranno i congiuntivi. Venerdì 21 maggio - Sequestrato il super-yacht di Briatore. L’ipotesi di reato è contrabbando di gnocca. - Maria Luisa Busi rinuncia alla conduzione del TG1. Dispiaciuto Minzolini: “Peccato, perché come non le dava lei, le notizie, nessuno.” - La marea nera arriva anche in Sardegna. Berlusconi si è lavato i capelli.

Misfatto numero 13, 23 maggio 2010

I complici redazionali: Luca Bertolotti, Stefano Ferrante, Emanuele Fucecchi, Luca Telese Per tutte le segnalazioni scriveteci a: redazione@ilmisfatto.it

FATTO L’INGANNO, TROVATA LA LEGGE di Stefano Disegni


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ECONOMIA

ECCO I PRIMI TAGLI DI TREMONTI MA NON BASTERANNO Nella manovra la Protezione civile viene commissariata al Tesoro di Superbonus

ome previsto la Germania ha imposto la sua linea, la Banca centrale europea non favorirà l’inflazione stampando denaro per finanziare i deficit europei e tutti sono chiamati a lacrime e sangue. Guardandosi allo specchio, e parlando anche dell’Italia, Silvio Berlusconi ha detto: “Molti paesi dell’Unione europea sono consapevoli di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Siamo quindi alla resa dei conti: il Pdl che ci aveva promesso un’Italia con meno tasse e senza tagli si trova oggi a tentare di arginare il suo ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ha bisogno di 28 miliardi di veri risparmi o di nuove entrate per riportare sotto controllo i conti pubblici. La prima bozza della manovra, fatta filtrare ieri al Corriere della Sera, ha alcuni tratti di populismo, misure di dubbia costituzionalità e, pur essendo priva di cifre, sembra ancora lontana dagli obiettivi di riduzione della spesa che si è dato Tremonti.

C

TAGLI AI DIRIGENTI. Il populismo si osserva nelle riduzioni degli stipendi degli alti dirigenti della Pubblica amministrazione dei manager pubblici. C’è anche un dato politico che non dispiacerà all’opposizione: la Protezione civile viene di fatto commissariata. I grandi eventi tornano ad essere soltanto le catastrofi e quelli non prevedibili, a comandare sulla gestione sarà adesso il Tesoro e non più Palazzo Chigi, cioè Tremonti invece di Berlusconi e Gianni Letta. Sparisce anche la “Difesa spa” (che doveva snellire i rapporti del ministero in appalti e uso delle risorse), si ri-

nuncia a rifinanziare le regioni commissariate per la spesa sanitaria e si tagliano i trasferimenti agli enti locali che sforeranno il Patto di stabilità nel 2010 (saranno moltissimi). Ricompare una misura ad alto rischio di incostituzionalità: si rendono nulli i decreti ingiuntivi e i pignoramenti verso le Asl delle regioni commissariate reintroducendo una norma che lo stesso governo, nella persona del ministro della Giustizia Angelino Alfano, aveva bocciato nel 2007 alla Regione Campania che aveva provveduto con propria legge regionale. E questo sarà un problema per le imprese che non riescono a farsi pagare dalla sanità regionale. Si finisce con un taglio lineare (cioè non mirato a una riduzione delle risorse complessive)

I CONTI. Più che una manovra all’altezza delle aspettative della Commissione europea e dei mercati finanziari sembra lo specchio della disperazione di una classe dirigente che non vuole ancora prendere del tutto atto della realtà e dei sacrifici necessari, quindi della necessità di un nuovo patto sociale. Per la prima volta nella storia delle manovre finanziarie non si conoscono i risparmi associati ad ogni misura, probabilmente perché il conto finale non è ancora stato fatto davvero e, sommando quello che già si conosce, si arriverà a stento a 20 miliardi di euro. Ne mancano quindi ancora almeno altri otto per arrivare vicino a

Meno tasse ? Servono 28 miliardi di nuove entrate per riportare sotto controllo i conti pubblici quella che sarebbe la vera necessità per il solo 2011. Mentre infatti il governo continua a mantenere le sue previsioni di crescita per il 2011 all’1,4 per cento, le maggiori banche e istituzioni internazionali hanno abbassato le stime all’1,1 per cento per il prossimo biennio, riportando la lancetta dell’ammanco a 40 miliardi per due anni. NUOVI CONDONI. Si capisce quindi perché in questi giorni si moltiplicano le voci di nuove misure straordinarie per aumentare il gettito che nel 2009 aveva retto solo grazie allo scudo fiscale. Le idee sono le solite: condoni edilizi, condoni fiscali per le imprese

e via dicendo. Nessuna misura strutturale, nessun intervento per ridurre in modo permanente le spese nei prossimi anni. Si brancola nel buio con le mani in avanti sperando di non essere investiti da una crisi finanziaria che si avvicina a tutta forza. Chi sembra più consapevole del pericolo è proprio Tremonti che con i suoi scarni comunicati e le ripetute minacce di dimissioni, sapientemente fatte filtrare ai giornali, sembra oramai l’unico in grado di cambiare la rotta politica della manovra e del governo. Dopo le anticipazioni della manovra, Berlusconi ha subito smentito non il documento, ma i suoi effetti: “Non metteremo le

mani nelle tasche degli italiani, ma cercheremo con ogni mezzo di combattere le spese eccessive e naturalmente l’evasione fiscale”. Ma il ministro del Tesoro è consapevole che i mercati concederanno una tregua di sei-dieci mesi ai titoli del debito pubblico italiano per poi verificare l’efficacia della manovra e la consistenza della ripresa economica. Tremonti sa anche che entrambi questi dati rischiano di essere negativi e che a quel punto sarà in evitabile una resa dei conti nel governo e nel paese. Il calcolo di sostenibilità ci dice che servono 60 miliardi in tre anni di minori spese (strutturali) o di maggiori entrate (anche queste strutturali), che il nostro tenore di vita dovrà abbassarsi del 20 per cento ed assomigliare, anche in termini di prezzi al consumo e degli immobili a quello della Germania. La manovra estiva è solo l’inizio.

NELLA BOZZA

IL GOVERNO RISPARMIA SUGLI INVALIDI

Nella foto Luca Faccio, disabile di Caterina Perniconi

erlusconi ha annunciato Bziariaieri che la manovra finannon toccherà la sanità. Ma il ministro dell’Economia è di tutt’altro avviso, e per ora i conti non tornano. Le anticipazioni sulla manovra che Giulio Tremonti sta mettendo a punto, parlano infatti di ticket sui medici specialisti e di un giro di vite

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dell’8 per cento di alcune spese dei ministeri.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ( FOTO DLM)

sulle pensioni di accompagnamento per gli invalidi. Quest’ultimi, “non deambulanti” e “non autosufficienti”, se cumuleranno 25 mila euro lordi tra reddito (o pensione) e indennità, non potranno più avere i soldi per l’accompagnamento. Lo stesso se raggiungeranno quota 38 mila euro insieme al coniuge. “Le notizie sono ancora fumose, ma se si verificheranno sarà una catastrofe”, spiega Mauro Pichezzi, presidente dell’associazione “Viva la Vita Onlus”, che si occupa dei malati di sclerosi laterale amiotrofica. “Le famiglie dei malati di Sla finiranno sul lastrico, perché la situazione è già disperata. Non escludiamo un atto for-

te come un nuovo sciopero della fame dei nostri malati e una manifestazione di piazza per far sentire la voce di chi davvero vive in condizioni di indigenza”. Secondo uno studio commissionato dall’associazione, infatti, le famiglie sopportano un carico di circa 2 mila euro al mese a malato, principalmente per una badante e per i mancati guadagni di familiari impiegati nell’assistenza, con punte di 5 mila euro al mese a causa della carenza delle strutture pubbliche sanitarie e sociali. La situazione dei disabili è critica anche senza il ricorso a provvedimenti restrittivi. Luca Faccio è affetto da tetraparesi spastica, vive in Vene-

to, è invalido al 100 per cento e percepisce come pensione d’invalidità 256,97 euro. A queste somma 480,47 euro di accompagnamento, per l’assistenza e le cure. “In queste condizioni è impossibile vivere – spiega Faccio – io sono laureato in Scienze dell’educazione, risiedo nella culla dell’industrializzazione, ma non trovo lavoro. Hanno anche sospeso gli incentivi per l’assunzione dei disabili. L’unica cosa che mi hanno proposto è un tirocinio a due euro l’ora per quattro ore al giorno. Mi costa di più farmi accompagnare e riportare dal luogo di lavoro rispetto a quello che guadagno. E quando ho provato a chiedere a cosa mi serviva quel tipo di lavoro mi è stato

risposto: a socializzare. Io sono sposato, ho amicizie, il lavoro mi serve per vivere, non per socializzare. Pensate che in questo momento anche mia moglie è disoccupata. Come si fa a sopravvivere con 737,44 euro, comprese le cure?”. Una domanda che Luca Faccio ha posto al ministero dell’Economia e alla presidenza della Repubblica, anche tramite il suo blog www.lucafaccio.it. “Aspettiamo ancora la firma dei livelli essenziali di assistenza, in cui si elevano gli standard minimi – spiega ancora Pichezzi – altro che tagli. Abbiamo bisogno di maggiori risorse per i disabili, specialmente in questo periodo di crisi, per evitare catastrofi”.


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Domenica 23 maggio 2010

DAL MONDO

COLOMBIA, LA SFIDA IMPOSSIBILE CON UN OCCHIO AGLI USA Il candidato governativo Santos e il verde Mokus diversi in tutto di Maurizio

Chierici

a Colombia è il cardine della politica Usa nell’altra America. Fra qualche giorno vota il nuovo presidente e a Obama possono arrivare buone notizie: complicano la strategia ereditata da Bush ma avvicinano un popolo, immerso nel medioevo della violenza, alla partecipazione civile sulla quale costruisce il cambiamento l’inquilino della Casa Bianca. Mokus, sognatore pragmatico sembra favorito nell’ipotesi (ormai sicura) di un secondo ballottaggio. Due mesi fa le previsioni erano noiose: successore di Uribe (liberista che promettenva un fucile ad ogni contadino), sembrava Juan Manuel Santos, ministro della Difesa. Assieme al cugino (vicepresidente della Repubblica) controlla il grande giornale El Tiempo e poi riviste, radio, tv, impero coi piedi nel caffè e partecipazioni a network e case editrici degli Stati Uniti. Aveva affidato la campagna a José Rendon, venezuelano che si è fatto un nome “rumoreggiando”. Arma preferita l’insulto agli avversari di Chávez o ai concorrenti democratici della Florida. “Rivelazioni” atroci che lo trascinano in tribunale ma solo dopo il voto quando i suoi fuochi d’artificio hanno ormai raggiunto l’obiettivo. La scelta aveva avvilito le due americhe. E l’erede di Uribe lo ha liquidato. Due lauree a Harvard e nel Kansas, ministro dell’Economia nei governi conservatori, Santos è stato l’ uomo di ferro dell’Uribe intransigente. Con qualche peccato. Mancuso, capo dei paramilitari della destra dei massacri, mani bianche di coca, ha confessato nelle galere degli Stati Uniti che Santos gli aveva chiesto di organizzare un colpo di stato per rovesciare, anni fa, il presidente Sanper tentato di far pace con le Farc. Il sospetto sul quale sta indagando la Procura di Bogotà riguarda il suo coinvolgimento nei massacri extragiudiziari di popolazioni

sentazione della propria personalità”. Quando fa il rettore all’università nazionale, perde il posto per aver affrontato gli studenti in rivolta abbassando i pantaloni per mostrare il sedere. Non se la prende. Vola negli Stati Uniti. Collabora ai giornali, sbarca il lunario con conferenze (in lituano) nelle comunità lituane dell’altra America. Garcia Marquez consiglia i giornalisti stranieri di incontrarlo: “Incarnazione del realismo magico”. Mentre fa il sindaco si sposa in un circo. Arriva come un marajà a cavallo di un elefante, scambio degli anelli con due tigri alle spalle. Salvador Dalì della politica? Non proprio. Governa Bogotà con l’attenzione di un ragioniere. Costruisce senza indebitarsi e per far cassa aumenta la tassa sulla benzina. E per evitare il clamore delle notti insicure spegne caffè e discoteche. Ma costruisce case popolari, apre centri sociali e scuole per analfabeti. Parla alla

L

Uno rappresentante dell’establishment, l’altro parvenu e camaleontico: nelle urne il tema dei rapporti con Obama sperdute nei villaggi di confine tra il regno della guerriglia e le frontiere invisibili della legalità. Terra bruciata, donne e bambini dentro, per non dar fiato alla rivolta di chi da 45 anni controlla un quinto del paese nell’utopia di “liberare il popolo” da latifondo e corruzione. La scoperta di mille desaparecidos nelle fosse comuni sta inchiodando le forze armate guidate da Santos. Si difende con l’aplomb di un signore cresciuto nei giardini dei notabili che si alternano al potere. Conservatori o liberali non importa. L’ex presidente Andrés Pastra-

na, predecessore di Uribe, é un liberal figlio di presidente, con nonno presidente. La democrazia colombiana continua così. Ma un mese fa Antanas Mockus accetta la candidatura. Può un sognatore Verde guidare il paese della violenza ? 45 delitti ogni mille abitanti sfiorano i numeri delle tragedie afgane. Il ricordo delle disavventure di Ingrid Betancourt (nipote di presidente, figlia di un ministro e di una senatrice) e del suo partito verde Ossigeno sparito nel niente, lo rimpicciolivano davanti al monumento Santos. Due mesi dopo Mokus raggiunge la popolarità dell’avversario togato e se un colpo di teatro non lo affloscia potrebbe vincere al secondo turno. Lo specchio di Facebook conferma: 730mila entusiasti nell’ultima settimana. Mokus guarda al Brasile di Lula. “Ammiro Chávez ”, si lascia scappare in tv ma il giorno dopo corregge l’imprudenza. Non gli piacciono le 6 basi Usa dove riposano non aerei leggeri, cacciatori di narcos, ma superfortezze volanti che “vanno e

tornano dalla Terra del Fuoco senza rifornimento”. Adora Obama, eppure la sua vittoria aprirebbe un vespaio che compromette il controllo militare Usa sui paesi affacciati nel Pacifico. E Mockus, filosofo che adora Kant, diventa la bestia nera del Pentagono. 58 anni, genitori lituani. Quando l’ho incontrato nell’aprile 2004 era sindaco di Bogotà per la seconda volta. Signore robusto dalla barba rossa. Rispondeva alle domande disegnando qualcosa. Cosa? voglio sapere. Gira il foglio: farfalle. Risposte brevi. Parole che sono pietre.

Nella foto grande, Juan Manuel Santos (58 anni). Sopra, Antanas Mockus (58 anni), avversari nelle presidenziali di domenica prossima (FOTO ANSA)

gente impugnando una matita: “Sono il vostro sindaco perché so leggere e scrivere. Imparate”. All’improvviso si concede ‘un anno sabbatico’ in giro per il mondo. Torna nel 2001 per riprendersi la poltrona: “La gente avrà perdonato il colpo di testa?”. Ma la gente ricordava altre cose: lotta alla corruzione, attenzione per i deboli folla immensa in una capitale dai gironi infernali. Vorrebbe fare il presidente, non ce la fa. Si allontana dalla politica per immergersi nella realtà indigena. Ne impara lingue e abitudini. “Mi considero l’ultimo esploratore del Novecento”. Ormai la barba è corta, qualche filo bianco incornicia il viso come un girasole. Adesso vuol rovesciare il paese. Opinione personale: non so se glielo permetteranno.

Bolivia

ARRESTATO IL GENERALE CHE CATTURÒ IL “CHE”

Sedere, studenti e “realismo magico” Incanta la gente e il dubbio in chi lo osserva è la doppia personalità di un intellettuale dalla scrittura ermetica che diventa chiara quando fa politica. Sepolta in un cassetto la tesi irrespirabile del suo master: “Studio sulla nozione di rappresentazione orientato all’esame del proprio profilo nella comprensione definitiva della rappre-

Il generale a riposo Gary Prado, che nel 1967 comandava la compagnia dell’esercito della Bolivia che catturò Ernesto “Che” Guevara (nella foto, il cadavere del rivoluzionario argentino), è agli arresti domiciliari, con l’accusa di aver partecipato a una presunta rete terroristica separatista nella regione di Santa Cruz, bastione dell’opposizione contro il presidente Morales. Il generale sarebbe stato in contatto con il presunto capo terrorista, il boliviano-ungherese Rozsa Flores.


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DAL MONDO

Addio “Law&Order” chiude la serie tv dell’America liberal Per oltre vent’anni ha rappresentato la giustizia più democratica. Ma il pubblico ormai le ha voltato le spalle

N INDIA

Rogo aereo: 158 vittime, 8 si salvano

D

isastro aereo in India. Un Boeing 737 della Air India Express con a bordo 166 persone è andato fuori pista ed ha preso fuoco a Mangalore, sulla costa meridionale dell’India. Solo 8 passeggeri sono riusciti a salvarsi, balzando fuori dal velivolo dopo lo schianto, prima che le fiamme lo divorassero.

I protagonisti della serie tv “Law&Order” (FOTO ANSA)

a Nbc cancella Law and Order e manda in archivio vent’anni di storia televisiva americana e non solo (in Italia, il telefilm è trasmesso dal 1993). L'ultima puntata, la 456/a, della popolare serie che aveva debuttato nel settembre 1990 andrà in onda domani. Creata da Dick Wolf, Law and Order ha dato origine a due spin off, Special Victims Unit e Criminal Intent, che hanno superato in audience la ‘serie madre’. I negoziati per consentire a Law and Order di battere il record di Gunsmoke, un western che andò in onda fino al 1975, sono falliti a una stagione dal primato. È una stagione di sipari pesanti sui piccoli schermi degli Stati Uniti. Domenica finirà Lost, Abc, lasciando dietro di sé una ridda di misteri irrisolti, tanto la storia s’è complicata per continuare a essere ‘intelligente’. E la scure dell’audience si abbatte su titoli meno cult, ma comunque popolari: la Abc chiude anche Flashforward e Scrubs, la Nbc pure Heroes. C’entra la crisi, ma c’entra pure l’erosione di modelli e di personaggi. Law and Order s’era a lungo identificata, nell’area Law, con il pubblico ministero ‘Jack’ McCoy, alias Sam Waterston, già uscito di scena nel gennaio del 2009, dopo 333 apparizioni consecutive – roba che neppure Zoff in A –; era sopravvissuta alla morte di Jerry Orbach, il poliziotto sconfitto, nella vita, dal cancro; e aveva alimentato un'era di produzioni televisive tipicamente newyorchesi, identificandosi con la Grande Mela. E ora la Nbc chiede a Wolf di trasferire la serie a Los Angeles: quasi

L

un’eresia. Per vent’anni, Law and Order ha raccontato, con lo stesso schema, Americhe diverse: i due volti della giustizia, prima l’ordine, con il delitto e le indagini compiute a ritmo incalzante e con il gioco ‘buono / cattivo’ da due poliziotti; poi la legge, con il procedimento giudiziario. Il finale non era scontato: poteva succedere di tutto, che vincesse l’accusa, dal cui angolo la storia era sviluppata, o la difesa; che giustizia fosse fatta o che, più raramente, non lo fosse in modo palese. Talora, restava il dubbio: a McCoy e allo spettatore. Law and Order ha accompagnato e interpretato l’America uscita vincitrice dalla Guerra fredda, l’America delle interferenze umanitarie internazionali e delle contraddizioni di Bill Clinton, l’America della paura del terrorismo dell’11 Settembre e di George W. Bush, l’America della speranza di Barack Obama. Ha preso spesso i suoi casi a prestito dalle cronache più crude; ha avuto i volti di poliziotti uomini e donne, multietnici, irlandesi e neri, italo-americani e ispanici, ‘vecchio stile’ e tecniche moderne. La morale era quella che ti

aspetti: il delitto non paga (quasi mai). Ma poliziotti e magistrati di Law and Order, anche perché vivevano a New York, erano più democratici e più progressisti della media

Domani l’ultima puntata. Per New York, dove era ambientata, è una perdita anche economica

MAREA NERA Disastro lungo un mese A un mese dall’esplosione della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, la chiazza di petrolio si è estesa per oltre 50 mila chilometri quadrati. È ormai il peggior disastro ambientale dovuto al greggio della storia.

dell’Unione: la pena di morte era bandita – nello Stato di New York non esiste –; i sospetti erano trattati con durezza, ma con correttezza; le leggi speciali anti-terrorismo erano applicate con riserve. A un certo punto, un procuratore generale troppo ‘liberal’ venne sostituito da Fred Thompson, attore ed ex senatore repubblicano, che progettò di fare della partecipazione alla serie il trampolino di lancio verso la Casa Bianca nelle primarie 2008: operazione fallita. Per difendere il suo telefilm, New York s’è mobilitata: non solo gli attori e la gente di spettacolo, molti dei quali riescono a mantenersi a Broadway

MIS.

LOUISIANA

AL..

New Orleans

Piattaforma petrolifera esplosa FLORIDA

Scenario Peggiore BP 300 Scenario Wereley 240

Scenario minimo Mac Donald 130

New York

ndrew Cuomo ha affidato l’annuncio della sua candidatura alla carica di governatore dello Stato di New York, ad un video online in cui, richiamandosi alla battaglia contro la corruzione della politica che gli ha dato popolarità nazionale, ha promesso che ripulirà Albany dalla “cultura degli affari loschi” che ormai la contraddistingue. Il democratico, figlio dell’ex governatore di origini italiane, Mario Cuomo, nelle sue dichiarazioni non ha salvato né democratici, né repubblicani, entrambi ritenuti responsabili del dilagare della corruzione a livelli che “farebbero impallidire William “Boss” Tweed, l’amministratore più corrotto della storia dello Stato di New York, in carica un centinaio di anni fa. Dal

A

Al voto, favorito il premier Zenawi

C

irca 31 milionidi etiopi sono chiamati oggi alle urne per eleggere oltre 500 parlamentari. In lizza ci sono candidati di 63 partiti, ma secondo gli osservatori è poco probabile che il Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiopico (Eprdf) del primo ministro Meles Zenawi, 55 anni, che guida l’Etiopia da oltre 20 anni, perda posizioni. Anche perché il più importante leader dell’opposizione, una donna, Birtukan Mideksa, 36 anni, presidente dell’Unione per la democrazia e la giustizia (Udj), è in prigione, condannata al carcere a vita.

Appello registi per Panahi libero

Exxon Valdez 42

Miami

GOLFO DEL MESSICO

Stima dell’estensione della macchia in superficie Area chiusa alla pesca

Noaa 23

Corrente del Golfo

prossimo novembre, dunque, Andrew Cuomo, potrebbe avere il potere per mettere in pratica quanto promesso, andando a sostituire l’attuale governatore Paterson la cui preannunciata ricandidatura non era accompagnata da sondaggi positivi. Tant’è che lo stesso presidente Obama aveva, pubblicamente, scoraggiato Paterson (che aveva sostituito Eliot Spitzer travolto da un sexy gate) dal correre per un secondo mandato, dando il suo placet alla candidatura di Cuomo. Con l’annuncio online, sicuramente insolito per questo genere di competizioni, Cuomo ha voluto sicuramente avere l’opportunità di lanciare il suo messaggio ai newyorchesi focalizzandosi solo su ciò che intenderà fare, evitando l’effetto “distrazione” che poteva derivare da una conferenza stampa con domande relative a situazioni nazionali o di partito.

O

ttantacinque registi iraniani hanno chiesto in una lettera aperta alle autorità il rilascio del loro collega Jafar Panahi (Leone d’oro a Venezia nel 2000), in sciopero della fame in carcere a Teheran, dove è rinchiuso dall’inizio di marzo. Panahi (anche Orso d’argento a Berlino 2006) avrebbe dovuto far parte in questi giorni della giuria del Festival di Cannes.

di G. G.

SPIGOLO

Roma torna caput mundi per un giorno

ANDREW SI CANDIDA AL POSTO DI GOVERNATORE CHE FU DEL PADRE Vitaliano

ETIOPIA

IRAN

Stime sulla fuoriuscita del petrolio al 21 maggio

Cuomo e il destino di New York di Angela

grazie al lavoro assicurato da Law and Order, ma anche un’intera micro-economia cittadina, che sarà compromessa. Lo show e i suoi spin-off danno lavoro, direttamente o indirettamente, ad almeno 8.000 persone, con un giro di affari per le varie società coinvolte di circa un miliardo di dollari. Per la Abc, Law and Order è stata una gallina dalle uova d’oro. Ma ora ha un pubblico di appena 8 milioni di spettatori, la metà dell'audience di dieci anni or sono. La sentenza di morte, l’unica mai pronunciata in 456 puntate, pare senza appello. Però, c’è già chi ipotizza, senza conferme, traslochi nel mondo minore delle tv via cavo.

DISASTRO AMBIENTALE

(Milioni di litri)

di Giampiero Gramaglia

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a Città Eterna vuole tornare a essere Caput Mundi. Ma come? non lo è sempre stata? Articolo e photogallery a supporto della sua tesi, il Financial Times sostiene che Roma “è più conosciuta per le sue rovine” antiche e per i suoi tesori rinascimentali e barocchi che per l’arte contemporanea. Così, per colmare il ritardo, sono stati spesi almeno 150 milioni di euro. Risultato, venerdì prossimo il gotha dell’arte, e dello showbiz, mondiale sarà all’apertura del Museo nazionale dell’Arte del XXI Secolo, il Maxxi, disegnato al Flaminio da Zaha Hadid. Con un pizzico di malignità e di scetticismo, FT nota che il Maxxi è, per dimensioni,

la metà del New York's Museum of Modern Art, ma ammette che la festa del 28 sarà il maggiore appuntamento di questa stagione artistica. In realtà, si tratta di una sorta d’inaugurazione bis, perché un primo assaggio del nuovo museo era già stato offerto a un pubblico selezionato l’autunno scorso. Ma questa volta ci saranno proprio tutti, Sofia Loren e Miuccia Prada, i Borghese e gli Aldobrandini, quelli che hanno qualcosa da fare e quelli che hanno solo da farsi vedere. Il pubblico avrà accesso dal 30 maggio. Roberto Casiraghi, il direttore, ha ambizioni chiare: "Roma, Caput Mundi, ecco quell che vogliamo essere".


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

CINEMA CINEMA

C’ERA UNA VOLTA CANNES

Gianni Amelio, dietro le quinte del Festival di Malcom Pagani inviato a Cannes

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abbiani in volo, palme mosse dal vento, altri due film insulsi, gli ultimi, di una competizione dal cerimoniale inversamente proporzionale al valore delle opere. Il ventiduesimo titolo è in linea con il resto del programma. Dove una volta c'era un regista, stanzia oggi un satrapo inaridito. Nikita Michalkov chiude Cannes con un'opera appoggiata da Putin e costata più di 50 milioni di euro (lui sostiene 35), inseguito dall'ombra di una petizione firmata da più di ottanta colleghi (Sokurov, Gherman, Ioseliani). Gli danno del dittatore, insinuano che usi i denari della collettività a proprio piacimento e che da presidente dell'Unione dei cineasti russi, il nipote dell'autore dell'inno dell'Urss, suonasse so-

lo il proprio spartito. L'irritato Nikita, nervoso e rosso in volto, controbatte agitando le mani, inarca i baffi, smentisce, grida al complotto, evita di fornire dettagli: “Niet”. Se gli chiedono lumi sulla presunta passione per Stalin, Michalkov risponde che si tratta di un equivoco di natura “psichiatrica”. L'opera si intitola “L'esodo” e profetizza quello che lentamente, tra stand dismessi e aerei assaltati da folte claque deluse, accade nella realtà. Cannes 63 chiude e non crea brivido, ipotizzare chi tra Leigh, Iñárritu, Beauvois e un altro paio di outsider salomonicamente orientali e divisi tra Corea del Sud (sua la “Un certain regard” con Hong Sang-soo) e Thailandia, Tim Burton premierà stasera tra flash e prevedibili fischi.

Scorrono i titoli di coda su un’edizione sottotono: stasera la proclamazione del vincitore

CAMPIELLO Ecco la cinquina dei finalisti iuseppe Tornatore, il regista premio Oscar e presidenGcinquina te della Giuria dei letterati, ha proclamato a Padova la dei romanzi finalisti alla 48esima edizione del Premio Campiello per la narrativa. Il prossimo 4 settembre i titoli arrivati fin qui si contenderanno la finale al teatro La Fenice di Venezia. La giuria ha decretato, nell’ordine: Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori con 11 voti (unanimità) Gad Lerner, Scintille. Una storia di anime vagabonde, Feltrinelli con 8 voti, Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie Sellerio, con 7 voti, Laura Pariani, Milano è una selva oscura Einaudi con 7 voti, Michela Murgia con 6 voti, Accabadora, Einaudi. Philippe Daverio, membro della Giuria, ha preso le difese di Alain Elkann e del suo libro Nonna Carla che era stato accusato d’essere “spinto” dai rappresentanti di lobby editoriali. Il libro del giornalista torinese ha raccolto 3 voti.

Pessima edizione, con qualche speranza italiana per l'interpretazione di Elio Germano ne “La nostra vita” di Luchetti. Mentre il tedio trionfa, si discute di pronostici anche al bar e la questione algerina, come una macchia che non si pulisce, esce dalle pieghe della storia per colorare due film francesi in concorso, dall'Algeria, in un gioco di carambole e rimandi, rispondono i sessantacinque anni di chi a Cannes, fu applaudito e giurato, in due distinte occasioni a metà degli anni '90. Alle prese con “Il primo uomo” di Camus, il romanzo postumo ritrovato dalla figlia dello scrittore, Catherine, tra le lamiere dell'auto che spense la vita di Albert e di Michel Gallimard all'alba del '60, Gianni Amelio si presta al dialogo, al princìpio di un pomeriggio caotico. “Il problema della lontananza forzata di Camus dall'Algeria, non rappresentava per lui un mero gioco intellettuale. Significava di più. Camus e la sua famiglia erano nati lì, suo padre, come racconta il premio Nobel nel libro da cui ho tratto il mio film, era morto quando Albert era giovane, “per servire un paese che non era il suo”. Per questa ragione il rapporto con la madre patria per Camus era una questione essenzialmente umana che ne “Il primo uomo” prende la forma di un ritorno autobiografico nella terra d'origine”. Amelio discute con passione:

Sensi Rosella: De Rossi è della Roma e resterà alla Roma

Naomi Compie 40 anni: mega party sulla Costa azzurra

“Mi ritrovo nel mio solito conflitto, molto particolare, tra letteratura e cinema. Due arti complementari che soffrono in realtà di enormi differenze”. Amelio non è stupito dal ritorno dei pied noir al centro della tela. “Affrontare a più di mezzo secolo di distanza dagli eventi e a 50 anni dalla scomparsa di Camus, i fuochi alla radice della questione algerina, non mi lascia indifferente come capita agli autori di Cannes”. In Costa azzurra il tempo si è fermato. L'Algeria e il colonialismo francese hanno conquistato la scena. Non so nulla del programma di Cannes, né di quello che accade in Italia da molte settimane. Ho girato ad Algeri e poi mi sono spostato nel deserto. Mi trovo in un luogo lunare, distante da tutto. Non conosco l'arabo, non c'è la televisione, non arrivano giornali, tantomeno il segnale per navigare in Internet. Nostalgia? Scherza? È una sensazione meravigliosa. Covo un unico rimpianto, tra due settimane il film finirà e tornerò in Italia. Quindi la prego di non rivelarmi niente di troppo terreno. Ho ancora quindici giorni di solitudine e voglio godermeli fino in fondo. Dalla realtà, ogni tanto, è necessario proteggersi. Qui si chiedono cosa deciderà la giuria. Ci racconta la sua esperienza? A Cannes è legata una parte della mia vita. Nel 1995, partecipai al Festival in veste di giurato. Mi divertii moltissimo, dividendo due Gianni Amelio visto da Emanuele Fucecchi

Milan Vertice ad Arcore per la panchina: Allegri è in pole

settimane di lavoro con persone come Nadine Gordimer e Jeanne Moreau, una presidente che seppe addolcire e unire anche le visioni più diverse tra loro. Che Festival fu? La selezione era francamente straordinaria: partecipavano Angelopoulos, Kusturica, Jarmusch, Mario Martone con l'Amore molesto, John Boorman, Ken Loach, il Kassovitz de L'odio, Xavier Beauvois e anche il presidente di quest'anno, Tim Burton. Personalmente il suo Ed Wood mi sembrò un'opera magnifica. Fu dura scegliere? Da un certo punto di vista, durissima. C'era qualità in quasi tutte le pellicole in gara. Però procedemmo, magari discutendo, cercando di far valere ognuno il proprio ragionato punto di vista, ma senza litigare o peggio trascendere. La corsa finale premiò Kusturica. Per la Palma d'oro lottarono la visione onirica ma concretissima di Emir con Underground e Lo sguardo di Ulisse di Angeloupolos che alla fine, conquistò il secondo premio. Per Kusturica non ci fu l'unanimità, ma quasi. Il 1995, sulla scena internazionale e dell'ex Jugoslavia fu un anno di tensioni feroci e ci parve che Underground le sintetizzasse, parlando il linguaggio universale della storia e quello

Il regista che sta girando in Algeria: sono stato giurato nel ‘95 , con una selezione straordinaria capace di toccare le intime corde di ognuno di noi. Sulla scossa che ci provocò, fummo tutti d'accordo. Qualche delusione personale? I premi servono, ma non rappresentano il centro della mie passioni. Mi piacque profondamente Terra e libertà di Loach, ma non trovai sponde convinte al mio entusiasmo. Mi battei per Anna Bonaiuto che sfiorò il premio per la migliore interpretazione femminile, toccato poi a Helen Miller. Vita da giurato. Alle prese con curiosità morbose. Non esageriamo. In fondo passammo quindici giorni di privilegio assoluto, osservando la massima espressione di quello che ci piace di più al mondo, mangiando bene, dormendo

Mondiali L’avventura inizia oggi: raduno al Sestriere e allenamento

meglio e divertendoci. Il Festival di Cannes è un male necessario, proietta il cinema al di là dei propri confini, ma mitizzarlo o rendere sacrale l'agonismo è un po’ ridicolo. Non mi dica che non le chiedevano lumi. Amici, conoscenti, giornalisti. Certo, domandavano. Però non mi è mai venuto in mente di raccontare, svelare intenzioni di voto od opinioni sui film che vedevo. Sarebbe stato scorretto, poco etico, puerile. Avvertì la responsabilità? In parte sì, all'inizio sentii anche una sorta di timore. Però per tranquilizzarmi optai per un formidabile metodo di autocontrollo. Scelsi di osservare i film come uno spettatore qualunque, mettendo solo un'attenzione più analitica a quello che vedevo. Neanche una pressione esterna? Neanche una. Però, devo spiegare. In qualche modo, il giurato vive in clausura. Si sveglia presto, vede decine di film, deve essere lucido. Gli viene chiesto di concentrarsi su una sola cosa. Ragionare sulle immagini e sul significato nascosto delle stesse, sulla proiezione del messaggio. Durante i lavori poi, sono vietate le confessioni private, i giudizi sussurrati distrattamente e naturalmente le interviste. Le rimpiangeva? Nel non concederne, non soffrivo affatto. Però in quei dodici giorni, per attenuare l'accerchiamento, feci continuo ricorso al distacco e all'ironia. Lei a Cannes premiò e venne premiato. Per sollevare la palma al cielo è basilare portare in concorso un tema politico? Il cinema, anche quando parla d'altro, è un atto profondamente politico. Io vinsi il Premio speciale della Giuria con Il Ladro di Bambini. Un film che a una prima ricostruzione sembrava parlasse d'altro e che invece, nel 1992, in piena Tangentopoli disegnava la figura di un carabiniere diverso, esemplare. Un film politico quindi. In un certo senso, innegabilmente. Mi ricordo che Almodòvar pronunciò il titolo del film e il mio con emozione, modulando le vocali, alzando il tono, come se attraverso quell'omaggio, l'Italia che era sulle prime pagine per ragioni non commendevoli, potesse provare conforto, rialzarsi, affermare di essere diversa in un contesto internazionale. (Dialetti arabi, confusione, voci sovrapposte, Amelio saluta. Le ombre di Camus l'algerino, le contraddizioni inespresse, le lezioni letterarie che resistono al tempo, si confondono con il profilo di Cannes. Tramonto. Sipario. Smobilitazione).


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TELE COMANDO TG PAPI

Gli origami di D’Alema di Paolo

Ojetti

g1 Dove parla Berlusconi, fosse anche fra i cactus di villa La Certosa, lì c’è qualcuno del Tg1 che ne segue le mosse e ne assapora le parole. Ieri si esibiva davanti ai “promotori della libertà”. Chi sono i promotori? Dalla qualifica sembrerebbero essere signori che, penna e blocco notes alla mano, vanno cercando sottoscrizioni: “Scusi lei è favorevole o contrario alla libertà? Favorevole? Bene, firmi qui, che così aderisce alla nostra iniziativa, vedrà che si troverà bene”. Ovvero si tratta di quelli dei circoli della libertà di Michela Brambilla? No, quelli sono i circolari, altra cosa. In ogni caso, alle calcagna del premier è andata – tiriamo a indovinare – Sonia Sarno che ha raccolto le seguenti, sconvolgenti notizie: niente tasse, niente tagli alla scuola e

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alla sanità, nessuna macelleria sociale, non chiederemo niente a nessuno, siamo liberi e forti. E allora, essendo il governo alla ricerca di 25 e rotti miliardi di euro, restano solo alcune ipotesi: Berlusconi li tira fuori di tasca sua, Berlusconi li chiede al mago Forrest, Berlusconi sta scherzando. Ma Sonia Sarno, così vicina al “premier” non svela il mistero. g2 T Eppure il Tg2 incalza e a suo modo smentisce il collega maggiore. Dice che la manovra sarà di “27 o 28 miliardi”, più o meno, tanto paga sempre qualcun altro. Pagano gli statali con il blocco degli stipendi, delle liquidazioni, delle promozioni. Pagano i pensionati ai quali verranno chiuse le “finestre”, pagano – e qui è un delirio di risanamento moralizzatore – i “falsi invalidi”. Corretto, chi si spaccia per invalido non

merita alcuna pietà. Ma, a mente fredda, quanti sono i falsi invalidi? Immaginiamo per un momento che ci siano 1 milione di falsi invalidi, ed è già un’enormità. Ognuno di costoro, tolti gli altri tagli, dovrebbe costare alla mano pubblica almeno 5.000 euro per arrivare appena a 5 miliardi. Cerchiamo di essere seri, per favore. g3 T Meglio aprire con Napolitano e usare i suoi rilievi sull’uso anomalo e abnorme dei decreti legge e delle “fiducie” come “sponda” legalitaria. Non è la prima volta che il Quirinale brontola, ma gli effetti non sono poi così definitivi, il colpevole torna spesso e volentieri sul luogo del delitto. La polpa del Tg3 sta però tutta nelle conclusioni della conferenza del Pd. Pierluca Terzulli ci ritrova un clima nuovo, uno spirito unitario che avrebbe cancellato magicamente quella che doveva essere una “resa dei conti”. La telecamera sorvola la platea dei delegati e dei leader. D’Alema è impegnato negli origami, arte nella quale dovrebbe aver toccato vertici di perfezione. E’ un buon segno o un cattivo presagio? Terzulli non risponde all’angoscioso quesito.

di Fulvio Abbate

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

Fanfare e baionette

om’era bello, tanti anni, fa apprendere le storie del Risorgimento dalla televisione. Un po’ come sfogliare le pagine di un multicolore album di figurine uscito in occasione del centenario, 1961, quando a Torino realizzarono perfino l’avveniristica “monorotaia”. C’erano, innanzitutto, le camicie rosse del “dittatore” Garibaldi, un istante dopo nello stesso unico canale appariva invece l’incontro di Teano con i baffi a cavallo di Vittorio Emanuele: era la storia “en plein air”. Giungevano poi Anita morente, gli alamari degli ufficiali, le sciabole dei bersaglieri alla carica… C’era perfino un film d’autore pronto per l’occasione, “Il gattopardo”, ma anche, andando ancora indietro nel tempo “1860” di Alessandro Blasetti, e infine quell’altra pellicola di Rossellini con Mario Ricci sempre a cavallo; era davvero meraviglioso sentirsi figli di quella storia, rossa, mossa dal vento, dai grandi pronunciamenti: “Qui si fa l’Italia o si muore”, “Viva Verdi!”, “Nino, domani a Palermo”, così comunicò infatti l’Eroe dei due mondi al socio gallonato Bixio. Senza contare le emissioni filateliche: una meraviglia ocra, le 15 lire del 1960 che riproduChristiane Filangieri cevano proprio il protagonista “proclama di Garibaldi “Eravamo solo mille” di” ai suoi Mille. Adesso invece, colpa forse della Lega che non ne vuol sapere, o magari della crisi, sperare in un filo di vento risorgimentale dalle reti unificate sembra quasi un sogno, un miraggio impossibile. Ecco però che dopo lunga attesa m’imbatto fi-

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nalmente nel primo cenno di storia patria: è la replica di “Eravamo solo mille” di Stefano Reali, con l’ex Camilla (di un non meno remoto ormai spot della Tim), Christiane Filangieri in vestaglia bianca d’eroina procace ottocentesca. Un istante dopo è già battaglia garibaldina, dunque colma di fanfare e baionette, che però se guardo bene assomiglia, replica o non replica, al telefilm Zorro della mia infanzia. Già, nonostante le casacche vermiglie sembra che da un momento all’altro, accanto a Rosolino Pilo e a La Masa debbano giungere anche il sergente Garcia e il capitano Monastario, e forse perfino lo stesso don Diego de la Vega (che poi l’attore che lo impersonava di vero cognome faceva Armando Catalano, siciliano). Si tratta però di uno spicchio di storia, senza più pathos, senza più la necessaria vastità epica che ci saremmo aspettati. Dovremo quindi metterci nelle mani di Giovanni Minoli, alla cui struttura, Rai Storia, se leggo bene è stato demandato l’obbligo di inzeppare “La Storia siamo noi” di contenuti risorgimentali con venti puntate colme di immagini inedite, testimonianze dirette, documenti originali, dai moti carbonari alla breccia di Porta Pia, e ovviamente Garibaldi, Mazzini, Cavour e i Savoia. E l’inno di Mameli, il minimo in un paese che non è mai riuscito a mandarlo a memoria… Poi, improvvisamente, Rai2 manda in onda un vecchio numero di Carlo Verdone nei panni dell’ultimo reduce garibaldino in sedia a rotelle, dove si spiega che perfino sulla spedizione dei mille “la stampa ci ha ricamato sopra”, visto che in realtà “mica semo partiti da Quarto, no! Se semo trovati a Taormina”, e finisce che saranno proprio quei dieci minuti d’antologia comica la dedica più toccante per i 150 anni di un anniversario che forse nessuno vuol più ricordare, prendere sul serio. Almeno in televisione.


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FATTI di VITA

PIAZZA GRANDE Colombo

olleghi di buona reputazione e amici divenuti rapidamente ex amici si sono scostati negli anni di fronte all'ostinata persuasione di alcuni di noi che l'Italia, sotto Berlusconi, stava diventando un caso strano e pericoloso. L'egemonia di Berlusconi (forte quando governa e forte quando brevemente non ha governato) stava trasformando l'Italia in un Paese distorto e squilibrato. Certo, l'Italia era un Paese fragile, con molte ragioni di orgoglio (il lavoro, la cultura, un certo solidarismo ispirato più alla cultura cattolica che a quella civile, la discendenza illustre e rivendicata dal Risorgimento alla Resistenza) e molte ragioni di vergogna – dal clamoroso crimine organizzato che sfida apertamente lo Stato al silenzioso crimine di chi abilmente deruba lo Stato con evasioni e prelievi illegali detti tangenti. Era un Paese che aveva un di più di orgoglio (lo sentite quando Pannella parla di Altiero Spinelli, di Ernesto Rossi, di Sciascia) e un di più di vergogna, un Paese di pizzo e di tangenti, che dissangua se stesso. Vivevo in America quando sono stati assassinati (e assassinati in quel modo) Falcone e Borsellino. E quando è iniziata la stagione di Mani Pulite. In tutti e due i casi ero ospite frequente della CNN, la televisione internazionale allora dominante, per spiegare l'Italia. Nel dolore e nella confusione potevi spiegare. C'era l'Italia corrotta e l'Italia dei giudici. C'era chi rischiava e dava la vita per un'Italia pulita e chi profittava, da solo o in gruppo, e specialmente dentro i partiti, per farsi un tesoro a spese degli altri italiani, quelli che lavoravano e pagavano le tasse, ed erano orgogliosi dei loro giudici. Era il Paese del pizzo pagato in silenzio, ma anche di Danilo Dolci, di don Puglisi, di Peppino Impastato e di Libero Grassi. Era un'Italia di sangue, cupa e medievale. Era un'Italia giovane e libera, in cui i cittadini si raccoglievano in folla intorno ai tribunali per sostenere i giudici. Quando Giovanni Falcone è venuto a New York (è stato il ministro della Giustizia Martelli a farmelo conoscere) era già una leggenda. Agli occhi di magistrati (pubblici accusatori) come Dick, Martin e Rudolph Giuliani, era l'Italia che i discendenti dell'emigrazione hanno sempre sognato, l'Italia che si riscatta da sola e che combatte per prima e con eroismo il proprio crimine. Solo chi viveva negli Stati Uniti in quegli anni può sapere quale immenso valore aggiunto per l'Italia (non solo l'immagine, ma anche la fiducia nel Paese e dunque la qualità dei rapporti internazionali) siano stati il lavoro, il rischio, il coraggio, il prestigio dei giudici. Un'altra Italia, senza stereotipi e barzellette, stava nascendo, dalla percezione di Harvard a quella del coffee shop sotto casa. Berlusconi ha spezzato l'Italia in un altro modo. Una violenta frattura artificiale, in cui ha imposto paesaggi finti ma

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Quando è iniziata Mani Pulite vivevo in America ed ero ospite frequente della CNN per raccontare il mio Paese. Allora si poteva spiegare: c’era l’Italia corrotta e l’Italia dei giudici

paurosi. Da una parte gulag, foibe, comunisti in cerca di sangue da cui bisognava d'urgenza liberare il Paese, dall'altra una finta America di antica guerra fredda, che per difendere la libertà poteva anche uccidere la libertà, umiliare, limitare, escludere i diritti civili pur di salvare un finto mondo libero. L'originalità del fenomeno aveva due inediti punti di forza: una grande ricchezza, la cui origine non è stata mai rivelata (perché apparsa subito molto più vasta dei debiti e degli alti e bassi di qualunque impresa, per quanto fortunata) e il controllo molto esteso dell'informazione, prima le sue televisioni private, poi le televisioni di Stato, poi il dominio per intimidazione e attraverso i consigli di amministrazione, dei giornali liberi e delle case editrici. A questo punto Berlusconi è una strana anomalia italiana, da cui il mondo libero si tiene volentieri a distanza, anche per non aver nulla a che fare con il finto protagonismo e il finto scenario politico di questo strano leader. Tenersi alla larga, per i perplessi rappresentanti delle democrazie mondiali, era consigliabile anche a causa di una domanda che in 15 anni non ha trovato mai una risposta. Perché l'opposizione italiana, a fronte di un caso così grave e stralunato, è mite al punto da proporre, a scadenze quasi regolari, qualcosa da fare insieme per il bene degli italia-

ni? Che gioco è l'opposizione con i toni bassi, mentre il Paese perde libertà fondamentali e cambia volto nei rapporti col mondo (trattato militare con la Libia, una nuova stagione di rapporti con Putin e la Russia di Putin)? Certo, la Libia e Putin hanno attratto attenzione da quando è il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che fa dei diritti umani uno dei suoi impegni più alti e ha scoperto che l'Italia dei respingimenti in mare e del diritto di asilo negato non li tutela più. Ma nel momento in cui questo strano governo italiano (che, 20 anni dopo la caduta del Muro ha diviso l'Italia in comunisti e anticomunisti) pone mano a leggi essenziali (la parola è americana) per la lotta alla mafia, come l'uso delle intercettazioni, e si appresta a vietarle con misure di pesantissima repressione, salvando fin d'ora cosche, bande, progetti, delitti di mafia che non riguardano solo l'Italia, qualcuno nel mondo democratico, qualcuno impegnato nella lotta anticrimine interviene con decisione. Manda in Italia un autorevole messaggero, il viceministro americano della Giustizia per le questioni penali, che dice: “Non vogliamo che succeda qualcosa alla giustizia italiana”. Si tratta di sapere se se la sentirà la destra di Berlusconi di portare l'Italia fuori dal mondo democratico. O se ci sarà opposizione. O se ci sarà un'altra destra.

Poi c’è stata la frattura imposta dal premier: ora si tratta di sapere se la destra di Berlusconi se la sentirà di portarci fuori dal mondo democratico O se ci sarà opposizione

LA STECCA di INDRO

di Silvia

Truzzi

METTERCI LA FACCIA D

È arrivato l’ambasciatore di Furio

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Non sono mai riuscito a essere – ma, a dire il vero, non ho mai cercato di diventare – il proprietario dei miei giornali. Però mi pare che Scalfari abbia frainteso il senso delle mie parole. Dicendo che io non ho mai conosciuto altro padrone che il lettore, intendevo dire che ogni volta che mi metto a scrivere, interrogo mentalmente il lettore, e solo lui: cosa gl’interessa di sapere, quale linguaggio debbo usare perché lui mi capisca, e quali conclusioni il comune buon senso consiglia di trarne. Che cosa ne pensi il padrone patrimoniale del giornale, a me non importa un fico secco (e mi sembra che le disavventure della mia lunga e tribolata carriera lo dimostrino). Se pretende che, invece che a quello del lettore, io mi metta al servizio suo, me ne vado. Corriere della Sera, 4 dicembre 1996

La giornalista Maria Luisa Busi durante la presentazione del libro di Giulio Borrelli “Le mani sul Tg1” oggi a Roma (FOTO ANSA)

ov’è il paese reale? Se lo domanda Maria Luisa Busi nella lettera in cui ha annunciato l’abbandono della conduzione del Tg1. Si domanda dove sono le donne che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla. “Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c’è posto”. E poi commenta: “Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo”. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? “Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari? E i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord-est che si tolgono la vita perché falliti?”. Molte domande, una sola risposta: abitano le nostre stesse strade e piazze, ma non si fanno vedere perché danno fastidio. Chi ha visto la giornalista dopo le dimissioni, ha scritto di sigarette accese una dietro l’altra e occhi lucidi. Il pianto è spesso stupidamente inteso come manifestazione di debolezza. Ma c’è più forza nel gesto della Busi che nell’allegro restare dove si è senza farsi troppe domande. Il commento del direttore Minzolini (“Volevo spostarla al tg delle 13:30, l’avrà saputo”) non è ingeneroso. È un regalo dello specchio: lui se ne sarebbe andato per quello, per evitare una “retrocessione”, non certo perché la coscienza si rivoltava nello stomaco. Tendiamo ad attribuire agli altri – esercizio di superbia e intolleranza – le nostre debolezze. Lo stesso deve aver fatto Maurizio Lupi (Pdl) che ha dichiarato: “Fa la vittima per godersi venti minuti di notorietà”. Nemmeno si è reso conto che di popolarità la Busi, dopo 21 anni di telegiornali, forse non ha bisogno. Il paese reale non sta nel Tg1 e nemmeno lo guarda: ha perso quasi un milione e mezzo di spettatori da febbraio a oggi. Perché molti fanno come Milena Gabanelli che ha spiegato: “Non mi piace, semplicemente non lo seguo”. E come lei, evidentemente, tanti altri. Sarà disobbedienza civile anche questa? Nessuno ha pensato che gli editoriali del direttore, il suo uso disinvolto di presunti sinonimi (“assoluzione” per “prescrizione” nel caso Mills, non fa mai male ricordarlo) hanno allontanato anche gli abbonati. La lettera della Busi è piena di verità: mentre le cose vanno male, parliamo di danza del ventre, della dieta paleolitica per mantenersi in forma, di come si diventa “cacciatori di fulmini” o maggiordomi. Una professione, quest’ultima, che forse non le piaceva. Ha spiegato le sue ragioni, se n’è andata, ha tolto la sua (bella) faccia, si è presa il solito strascico dei commenti offensivi. Laura Chimenti, 34 anni, da poco approdata all’edizione delle 13:30, la sostituirà: la meno invidiabile delle promozioni. s .truzzi@ilfattoquotidiano.it

PATRIA E DINTORNI di Alessandro Bergonzoni

Il testo di Alessandro Bergonzoni è stato presentato al Festival del giornalismo d’inchiesta di Marsala

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oncetti come memoria, eroi, sbarcare, conquista, principi, sacro, esempio, diritti e doveri, Patria, istituzione, libertà, come fanno ad atterrare in noi se per alcuni non stanno nè in cielo nè in terra? Come fanno ad atterrare se l’aeroporto di certe intelligenze e di certe coscienze (e non si sa se certe) è corto o imballato di eroi del calcio che sfregiano la parola credere, di pubblico che applaude soprattutto ai funerali di Stato di un presentatore, di tre starlette che dello sbarcare conoscono solo il lunario e le rispettive isole famose, di intrattenitori che fanno miti della mitezza, di po-

W l’Italia, desta o assopita litici e imprenditori che confondono il sacro col propano, combustibile per fare aumentare soprattutto il prodotto interno lordo e il produrre lorde interiorità, trasmissioni che confondono prìncipi con principi, autori e allenatori che usano la parola conquista abbinata alla parola classifica, paparazzi che fanno agguati al senso e all’intelletto, direttori di rotocalchi che pensano che esistere significhi esserci e accoltellano la bellezza a suon di corpi e di paralizzati dalle tempie in sù. Pensanti che ci studiate, l’unità d’Italia non vuole che vi adeguiate, vuole che pensiate, che vi risvegliate, che non deleghiate, la più bella commemorazione della nostra unità comincia dalla nostra anima culturale, dal nostro oltre, dobbiamo essere l’esempio non cercarne, dobbiamo

essere il ritrovato non sperarlo…la speranza è l’ultima a morire ma quello che mi interessa è chi è il primo a rinascere! Nel calendario oltre due finte nude troveremo altre date, altre conquiste, altri giorni, altri quiz, altre cronache, altre storie, altri appuntamenti con la coscienza e le verità, altri morti. La differenza tra i morti di fama e i morti di fame, tra famosi e amati, la differenza tra noti e stimati, tra fermi di mente e infermi di mente, tra fuga di cervelli e corpi che purtroppo restano, la differenza tra essere avvenenti e saper avvenire, tra vivo e vivente, tra stato e stato confusionale, tra morte apparente e vita apparente, tra nazione e nazionale, c’è differenza, tra giusto e aggiustato, tra connivenza pubblica e ricerca interiore, tra unità e impunità, tra animali e anime. Allora, pensanti: smettiamola di piangere sul latte versato, cambiamo mucche! W l’italia, se desta, se assopita e sedata un po’ meno…


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MAIL Un incoraggiamento a Maria Luisa Busi

Disobbedienza civile contro il bavaglio Desidero esprimere al Direttore Padellaro il mio più sincero apprezzamento per il coraggioso, vibrante, e accorato editoriale sul giornale del 20 maggio. Editoriale al quale il mio sentimento è totalmente allineato. Per le parole chiare e la prospettazione di una dura, intransigente protesta di disobbedienza civile. Fino al punto di rischiare il carcere: “Se per una fotografia c’è chi si fa ammazzare, per una notizia si può rischiare anche un po’ di galera”. Luigi Morsello

Il caso Chomsky e la democrazia in Israele Il caso dell’ingresso negato a Chomsky in Israele e Palestina merita qualche considerazione. Non è un caso isolato, ma trattandosi di un personaggio di altissimo profilo ha avuto l’attenzione dei media. Centinaia e centinaia di giovani e non giovani attivisti che vogliono portare la loro solidarietà ai palestinesi vengono respinti all’ingresso in Israele e

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aro Furio Colombo, tutta l’attenzione si è spostata sui tagli. In questo modo il governo dello spreco e della mega-corruzione si ricrea una verginità. Tutto ciò che si sequestra con i tagli cade in una voragine senza rendiconto. Scuola, sanità, disabili, precari, operai sui tetti e nell’isola del cassaintegrati restano soli, restano esclusi. Non è vergognoso? Gisella

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LA TROVATA è da grande

imbroglio e meraviglia la patriottica adesione di tanti anche all’opposizione. La situazione indecente a cui siamo arrivati può essere ricostruita e descritta cosi: 1) Un cattivo governo orientato esclusivamente a spettacolo e immagine, usa e spreca risorse buttando all’aria ogni ordine e priorità nei conti dello Stato. Tutte le spese pubbliche salgono non per solidarietà, magari sbagliata o eccessiva, verso i più deboli ma per la gloria e la celebrazione del Capo, dalla presunta “instant” ricostruzione de L’Aquila al Ponte di Messina. 2) Una volta creati i buchi, i vuoti, gli squilibri che aumentano la spesa e dissestano il bilancio, occorre spostare la colpa. La vela del governo Berlusconi, il più disastroso degli ultimi vent’anni quanto ai conti pubblici, si lascia gonfiare dal vento dell’anti-politica. Non si tratta di giudicare quel vento. Esiste a causa di un Parlamento che nei decenni si è autogratificato ma che,

IL FATTO di ieri23 Maggio 1971 Di Franco Basaglia, “l’uomo che slegò i matti”, che si battè contro la violenza manicomiale, che dette vita alla controversa Legge 180, sappiamo molto. Conosciamo il coraggio della sua sfida per una psichiatria dal volto umano, l’ostinazione con cui smantellò le pratiche medievali in uso nei padiglioni del manicomio di Gorizia, dall’elettrochoc alle cinghie di cuoio ai piedi dei malati, dalle docce gelide, alle camicie di forza. Meno noti sono invece alcuni sofferti passaggi della vita professionale di Basaglia, accusato, nel ’68, di omicidio colposo, quando Alberto Miklus, uno dei “matti slegati” uccise la moglie a colpi di scure. Un episodio usato dai detrattori di Basaglia come conferma delle sue disastrose teorie e destinato a trascinarlo, assieme al suo storico collaboratore Antonio Slavich, in un avvilente iter giudiziario finito con l’assoluzione, il 23 maggio ’71. Grazie anche a Loris Fortuna, suo appassionato difensore al processo. Nonostante il verdetto favorevole, quella vicenda, tuttavia, non solo segnerà profondamente l’uomo Basaglia, ma determinerà la fine della sua avventura goriziana. Quella rivoluzionaria esperienza-pilota nata come uno scandalo e finita con una grande riforma. Giovanna Gabrielli

per 5 anni non possono più andarci. Ma il caso Chomsky ha una sua specificità: si tratta di un accademico della più alta istituzione americana, il MIT. Gli israeliani e i loro sostenitori, ma anche larghissima parte dei loro critici dinanzi alla proposta del boicottaggio accademico si inalberano inorriditi in nome della libertà di ricerca. Nel caso di Chomsky si è applicato un boicottaggio individuale, in quanto persona non gradita che si recava nella

A DOMANDA RISPONDO IL DISSESTO DEL DISSESTO

Furio Colombo

Forza Maria Luisa. Sei bella, intelligente e, in questa “ser va” Italia, hai dato prova di essere una professionista che ragiona con la propria testa. Complimenti e ad maiora. Santo

BOX

Palestina occupata e non in Israele. Un esempio che dovrebbe far riflettere quanti sostengono che Israele sia “l’unica democrazia in medio oriente”. Carlo Tagliacozzo

Draquila svela la dittatura più pericolosa Ho visto il documentario della Guzzanti e voglio esprimere tutta la mia riconoscenza ai

con Berlusconi, ha finito del tutto di funzionare. Infatti Berlusconi-Tremonti, in finto dissenso e stretto gemellaggio, spendono solo per le leggi di Berlusconi e impediscono al Parlamento di lavorare, bloccandogli tutti i fondi. Com’è noto la Costituzione vieta le leggi non finanziate. 3) Una volta spostata la colpa, occorre trovare denaro per tenere in piedi il governo e mascherare il malfatto. Dunque tutti i tagli, da quelli dovuti a quelli crudeli, da quelli necessari a quelli fatti per soddisfare le due antipolitiche (quella sacrosanta di chi non ne può più; quella di Regime che vuole svilire ogni voce che non sia la voce del Capo). 4) Data la gravità della situazione, il Capo ha deciso: basso profilo e tagli di tutti i tipi non per sostenere leggi e progetti ma per non crollare, dopo due anni di malapolitica. Un chiarimento è dovuto. Una cosa è limitare, anche con severità, spese e costi. Un’altra è il falso scopo della manovra. Non risana. Il suo unico fine è salvare un governo sbagliato e morente. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Orazio n. 10 lettere@ilfattoquotidiano.it

cosiddetti “comici” che sono in prima linea a fare informazione e a stanare le grandi porcherie italiane, al posto dell’opposizione latitante. Nel film non si ride, ma ci si arrabbia, per la surrettizia politica populista e demagogica, per la grande beffa ai cittadini aquilani, privati della loro identità, privati della loro città e ubicati in un grande condominio anonimo, senza storia, senza paesaggio, senza comunità e senza aggregazione sociale, ma costruito solo per erogare tanti e tanti soldi a un sistema disonesto e truffaldino. Non sapevo del regime dittatoriale nelle tendopoli, del clima militarizzato che le “milizie” imponevano ai loro abitanti, cancellando ogni determinazione e ogni volontà individuale. Trovo indecente la scelta politica di non occuparsi del centro de L’Aquila ma di costruire quartieri dormitori per accaparrarsi il titolo di benefattore di un popolo che non riesce a rendersi conto di essere stato svilito di ogni reazione umana. Questa è proprio la dittatura più pericolosa, quella che non si impone con la violenza e con la forza, ma cambia piano piano il pensiero, riduce l’uomo al maleficio di una pubblicità ingannevole che ci ha trasformati in meri consumatori. Donatella Petrino

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Rosina Lambertini

Diritto di Replica In merito all'articolo “Fascisti

LA VIGNETTA

L’abbonato del giorno LEONARDO TUCCINI Ecco un altro abbonato in erba, il piccolo Leonardo, assieme al papà. Un abbraccio dal Fatto a entrambi, e a tutti i lettori, grandi e piccini. “Sono ancora un po’ piccolo, ma mi sto allenando con papà a leggere i giornali liberi (scusate il plurale, ma sto imparando anche a parlare e mi capita ancora di commettere qualche piccolo errore). Continuate così!” Raccontati e manda una foto a: abbonatodelgiorno@ ilfattoquotidiano.it

sponde a verità l’affermazione secondo cui alcuni militanti del Blocco avrebbero aggredito alcune studentesse dell’Ateneo Tor Vergata, in marzo. È invece vero che esponenti della sinistra extraparlamentare hanno assalito alcuni studenti, mentre questi assistevano a una conferenza patrocinata dall’Ateneo stesso. Intendo sottolineare che Blocco Studentesco è presente nelle scuole e nelle università da diversi anni, promuovendo attività culturali e sportive, e collaborando serenamente con altre organizzazioni studentesche. Si precisa, infine, che l’associazione è sempre disposta a un pacifico e civile confronto nel rispetto della legalità e della democrazia. Francesco Polacchi responsabile Blocco Studentesco

La versione dei fatti riportata nell’articolo, come esplicitamente citato, fa riferimento alla conferenza stampa indetta dagli studenti della Fgci a La Sapienza. È anche nostro augurio che le organizzazioni studentesche possano collaborare serenamente . (C .Pe.)

Fare la maestra ai tempi della Gelmini Sono nel mondo della scuola ormai da 15 anni e sono cresciuta come maestra del Tempo Pieno, modulo orario, organizzativo e didattico nel quale credo fortemente. Dal prossimo settembre entrerò nella scuola anche come mamma: Leonardo inizierà la prima e io vivrò con lui l’avventura della scuola da una prospettiva per me nuova. Al momento delle iscrizioni non ho avuto dubbi: ho chiesto il tempo pieno. Ora, però, sono usciti gli organici e alla mia scuola non è stata data la terza classe a tempo pieno richiesta dai genitori. Così 25 bambini saranno dirottati in un modulo orario che non hanno chiesto; la segreteria stilerà una graduato-

Abbonamenti Queste sono le forme di abbonamento previste per il Fatto Quotidiano. Il giornale sarà in edicola 6 numeri alla settimana (da martedì alla domenica).

ria con criteri e punteggi decisi alcuni anni fa e mai utilizzati. Non so ancora a quale “scuola” sarà destinato mio figlio, ma sono comunque delusa e amareggiata per la situazione. Due anni fa si sbandierava questa “pseudo-riforma” come una razionalizzazione della spesa pubblica in nome della qualità. Per conciliare i tempi lavorativi con quelli familiari, dovrò anch’io chiedere al Preside di essere assegnata ad un modulo orario corto. Come farò a lavorare in una scuola che non tiene più conto della mia formazione? Fare la maestra vuol dire mettere in campo tutte le proprie risorse cognitive e relazionali, le classi in cui lavori ti assorbono tutte le energie, ogni bambino ha la sua peculiarità che va capita, sostenuta e guidata. Nella scuola senza compresenze, senza risorse, con supplenti che non sono pagate per mesi interi, con classi sempre più numerose e difficili, con un taglio sulle ore di sostegno per i bambini in difficoltà, come fa una sola maestra a costruire un progetto educativo ricco e stimolante? Alla scuola si chiede sempre di più, ma le si dà sempre meno. E tutto ciò ricade sui bambini e sul loro diritto a ricevere un’educazione all’altezza dei loro bisogni\.

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fuori dagli atenei. Appello con 200 firme” a firma Perniconi, da Voi pubblicato nel numero del 6 maggio 2010, alla pagina 10, preciso che non corri-

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SANDRO PARENZO PRESENTA

V I G G O

M O R T E N S E N

TRATTO DAL ROMANZO PREMIO PULITZER

ALL’IMPROVVISO IL MONDO CAMBIERÀ PER SEMPRE

“LA STRADA” DI CORMAC MCCARTHY AUTORE DI

“NON È UN PAESE PER VECCHI” EDITI DA EINAUDI

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Il fatto quotidiano - 23 Maggio 2010