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REALFISHING

FEBBRAIO 2012 ..carpfishing, e non solo, raccontato dai pescatori...

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..carpfishing,e non solo,raccontato dai pescatori...

IN QUESTO NUMERO... Luca Tribuzio, “Ritorno alle origini”

Williams Baccolini “A casa DD bait Prologic”

Tiziano Papais “La prima over del lago..””

Roberto Bussolari “piccole scelte”

E MOLTI ALTRI...


pensieri.... Eccoci qua.. quello che è nato per scherzo una sera si è trasformato in realtà, nemmeno io ci credevo ed invece...invece grazie a un gruppo di persone che ha accettato sapendo che in cambio avrebbero ricevuto solamente un grazie, che l’hanno fatto solo per passione e per raccontare le proprie emozioni, quello che era un mio sogno, una “rivista” che parla solo di pesca in acque libere, si è avverato! E pensare che mi era stato detto che sarebbe stato impossibile farlo! Non posso fare altro, ancora, che dirvi: grazie di cuore!! Tornando a noi, sicuramente questa “rivista” non potrà mai competere con la vecchia e cara carta, che ha sempre un suo fascino, inoltre, la faccio la sera come passatempo, quindi portate pazienza se l’impaginazione è quella che è , posso però garantirvi che i contenuti son veramente ottimi ed all’altezza

delle migliori riviste europee. Questo perchè a scrivere son dei “pescatori”, che ricadono in tutto e per tutto in questa definizione! gente che cerca e batte le carpe in quelle acque difficili, che spesso ci rispediscono a casa senza averci regalato nulla, acque libere appunto. Ambienti che vanno capiti, studiati, con pesci tutt’altro che facili da catturare. Pesci selvatici! Questi pescatori cercheranno di trasmettere le proprie emozioni, anche se spesso son difficili da raccontare, i pensieri, le proprie sensazioni,le proprie emozioni. Quelle che solo la pesca in acque libere sanno regalare. Inoltre nei prossimi numeri si inizierà anche a parlare di barbel fishing, e perchè no anche di altre tecniche specialistiche, come lo spinning, ma si vedrà, intanto spero che questa prima uscita sia di vostro gradimento. Ciao e.. Buona lettura.....


questi sono i pescatori che hanno reso possibile l’uscita di questo numero... Gentile Piernicola, Aka il Gobby per gli amici, ottimo conoscitore del mondo self made, non che consulente per Prologic per ciò che riguarda le esche i prodotti per la loro fabbricazione. il suo “angolo del Gobby” risulterà molto interessante a tutti gli amanti del self-made

Fabio Bianchi, in questo primo numero Fabio ci mostrerà come costruire un ottimo combi-stiff rig senza nodi e cambi di materiale. Combi-stiff a modo mio

Luca Tribuzio, ottimo pescatore in questo suo primo testo dimostra le capacità di pescatore che ha, tornando in un’acqua a lui molto familiare, e che lo riporta a ricordi lontani. Ritorno alle

origini

Federico Gennaro, chi dice che per fare carpfishing bisogna stare giorni sulle rive? ecco come velocizzare ed ottimizzare le poche ore a disposizione. Toccata e fuga

Williams Baccolini ottimo pescatore ed infaticabile cercatore di carpe ci porta in questo numero dentro l’azienda DD bait Prologic e ci racconta come nascono le famose ready made. A casa DD bait

Prologic

Matteo Petrassi, ottimo carpista e conoscitore dei laghi del centro, ci racconta una sessione veramente movimentata in quel di Bolsena. Dolce scirocco


Leonardo Bresolin, giovane carpista Trevigiano, fa delle short session la sua arma vincente, in questo suo primo scritto alcuni consigli a chi pensa che poco tempo significhi non catturare carpe. Iniziare

con stile

Riccardo delle Fratte, un ottimo carpista che sa trovare la sfida in ogni acqua con pesci di qualunque dimensione, ci insegna che la big è proporzionata all’ambiente che si affronta.

Mind is everithing

Tiziano Papais, grande carpista della prima ora e soprattutto grande avventuriero sempre in cerca di nuovi orizzonti, qui ci racconta della cattura di una magnifica regina in terra straniera tanto tempo fa.

La prima over del lago..

Fabrizio Morgagni e Fulvio Gavelli ci portano lungo le affascinanti rive del grande fiume in cerca delle big river carp. Freedom

Luca Ruzzenenti, caparbio carpista e spinnista, ci racconta le difficoltà che si incontrano qualora si voglia tentare la fortuna in grandi laghi.

Grandi spazi, grandi difficoltà

Roberto Bussolari, Non poteva mancare su queste pagine, e come sempre ci proporrà argomenti interessanti e riflessivi.

Piccole scelte

Maurizio Pelatelli, giovane carpista romano, ottimo esperto nella pesca e nella ricerca dei grossi pesci, qui ci racconta di una divertente sessione in compagnia di Luca Tribuzio.

Opposte fazioni


L’ANGOLO DEL GOBBY.....

PICCOLA RUBRICA DEL GOBBY, IL QUALE, OGNI USCITA RISPONDERA’ A 3 DOMANDE INERENTI IL MONDO DEL SELF MADE, CON LA SEMPLICITA’, LA CHIAREZZA E LA SERIETA’ CHE NEGLI ANNI L’HANNO SEMPRE CONTRADDISTINTO.

Voglio spendere due parole prima di iniziare questa avventura. Quando Willy mi ha prospettato questa iniziativa mi è subito sembrata bella. L’idea della piu’ totale liberta’ di “stampa” in totale buona fede mi sembrava meravigliosa. Ci sono persone, in queste pagine, di cui mi fido ciecamente in termini di serieta’, perchè con loro ho passato ore, anni, a discutere di tutto senza ipocrisia e con grande confidenza, a prescindere da cappelli e marchi. Quindi mi sento veramente in buona compagnia, come in famiglia. E ora partiamo.....mi piace citare una frase scritta del grande Leon in un suo libro, dice piu’ o meno cosi’ “ c’e’ stato un tempo in cui con carta, penna e calcolatrice cercavo di formulare l’esca perfetta e insieme a tanti altri ci siamo piantati”. Nulla di piu’ vero....dopo tanti, tanti anni a rimescolare farine e aromi alla ricerca della perfezione, posso dire che ho molto semplificato tante cose. Intendiamoci, non rinnego nulla in quanto tutto il tempo dedicato alle esche è comunque esperienza che rimane sempre tua, ma a un certo punto ti accorgi che tante esagerazioni o manie non sempre sono necessarie. Le carpe hanno sempre abboccato e continueranno a farlo.

1- Creare boiles con acqua è utile per ottenere esche più veloci? o è solo una mania di alcuni?

Acqua nelle boiles....qui la risposta mi pare molto semplice. Se noi usiamo il nostro mix impastandolo solo con l'acqua del lago e montato a mo' di polenta sull'amo, secondo te è piu' o meno veloce di una boile composta col medesimo mix a entrare in pesca? Mi pare ovvio...si'! Tralasciamo ovviamente tutto il contorno di durata sull'amo e di selezione che in questo momento non ci interessano. Quindi mettere acqua nelle boiles insieme alle uova, invece di tutto uovo ci sta' eccome. Tra l'altro gli aromi e il gusto migliorano molto perchè il sapore dell'uovo li condiziona parecchio. Non c'è nulla di strano, molte ready anche famose sono impastate solo con acqua, dipende dalle farine leganti, di più' o di meno....venivano anche commercializzati mix che si impastavano solo con acqua, non è una novita'.


2- Serve o non serve un mix complicato per catturare carpe? Per mix complicato dipende cosa si intende....un mix che per alcuni è complesso per altri può essere semplice o viceversa. E' il discorso che è complesso, ma in linea di massima non sono indispensabili “supermix” per assicurarsi catture, e detto da me è tutto dire....diciamo che bisogna dare al pesce quello che gli serve o che gli piace in quel periodo dell'anno e in relazione al posto inteso come alimento naturale disponibile....ma sono discorsi "filosofali" giustissimi che spesso vengono spacciati per dogmi o verita' assolute pur non essendo assolutamente cosi'. Magari ci fosse una scienza esatta....magari 2+2 facesse sempre 4. Non è cosi'. Poi....è chiaro che una boiles composta bene, "visibile" come segnale chimico e naturale e che possieda un buon gusto, che sono i primi fattori che condizionano una carpa a mangiare la nostra esca, è più facile che catturi rispetto a una che lavora peggio. La nutritivita' e la digeribilita' sono fattori che subentrano in un secondo tempo. Comunque, per onesta', bisogna dire che ci sono ingredienti che sicuramente sono più "attraenti" di altri ma in genere sono anche più costosi e bisogna capire se il loro uso è giustificato,dipende da dove si pesca. Pero' tornando alla domanda iniziale è ovvio che se devo rispondere alla domanda se è NECESSARIO usare un “supermix” per catturare...la risposta è no.

3- Aromi. In alcool o glicole? C è differenza o uno vale l altro?

.....aromi.....qui il discorso è molto semplice. In termine di dispersione gli aromi migliori sono quelli a base alcolica e quelli a base oleosa, questo perchè l'alcool assicura la dispersione, il segnale chimico migliore a tutte le temperature, mentre l'olio imprime gusto alla boiles. Quindi è la combinazione migliore. Il glicole è un compromesso, una via di mezzo molto usata nelle ready made anche per via del costo ma come resa è sicuramente inferiore, sia per solubilita' che per gusto impresso alla boile.

bene! queste erano le prime domande, molto semplici e classiche per chi si avvicina al self. Continueremo anche nella prossima uscita a parlare di selfmade, con altre domande inerenti questo mondo....


Combi-stiff rig a modo mio di

Fabio Bianchi

Fabio ci mostrerà come costruire un ottimo combi-stiff rig senza nodi o girelle di giunzione “rigido-morbido”. Questa soluzione è ottima sia se si pesca in fiume che in acque ferme anche con terminali corti, garantisce un’ottima e totale aderenza al fondo, e la massima tranquillità per quel che riguarda il lancio, vista la totale assenza di punti di groviglio.

per costruire questo semplice rig, servono poche cose, il trecciato che preferiamo, un pezzetto di nylon del 25 o 30 mm, del tubetto in silicone o guaina termorestringente,un conetto salvanodo, un’anellino in acciaio, del tubo in pvc, quello per la costruzione degli antitangle per capirci, misura foro 0,6 o 0,75, una girella ed ovviamente un amo, quello che preferiamo o che fa al caso nostro.

Prendiamo l’anellino in acciaio, e come prima cosa lo leghiamo col nostro trecciato, come vedremo alla fine qui andremo a legare la nostra boiles da innesco


una volta legato l’anellino,faremo passare il nostro finale attraverso un piccolo pezzetto di tubo in silicone o guaina termoretraibile, che andremo poi ad infilare sul gambo dell’amo, regolando la lunghezza del nostro capello in base alla dimensione della boiles che andremo poi ad innescare

A questo punto non ci resta che legare il nostro amo, in questo caso eseguendo un semplicissimo nodo senza nodo. Nel caso avessimo utilizzato della guaina termoretraibile per fermare il capello sul dorso dell’amo dovremo immergere il tutto in acqua calda, oppure scaldare con del vapore acqueo.

Taglieremo ora un pezzetto di tubetto in pvc per creare la parte “rigida” del combi-link, dopodichè faremo passare all’interno del tubetto il filo in nylon. Una volta che quest’ultimo sarà uscito da un’estremità, lo faremo riattraversare in senso inverso, creando un cappio da una capo del tubetto


Prendiamo il ora il capo del nostro trecciato dalla parte opposta all’amo legato in precedenza e lo facciamo passare per circa un paio di cm nell’occhiello ottenuto col nylon. In questo modo, tirando i lembi di nylon dall’estremità opposta a dove abbiamo ottenuto il cappio, faremo passare il trecciato nel nostro tubetto,velocemente e senza intoppi.

facciamo passare ora il filo attraverso il conetto salvanodo

non ci resta che creare un’asola con la quale ci andremo a legare alla girella. nel momento in cui andremo a creare il cappio, dovremo tener conto della lunghezza d trecciato che dovrà restare fuori dal tubetto e dove è gia legato l’amo. questa infatti sarà la lunghezza della parte “morbida” del nostro combi.


non ci resta che legare la girella, facendola passare nel nostro cappio.

Facciamo ora scorrere il nostro tubetto fin contro l’occhiello della girella, il nodo ci aiuterà a bloccare il tubetto.

Facciamo la stessa cosa con il conetto, avendo cura di inserirlo nell’occhiello della girella. Se il tubetto è un poco piccolo rispetto al foro del cono in gomma, potremo fermarlo aggiungendo una goccia di colla.


ecco come si presenta il nostro terminale una volta eseguite tutte le operazioni. pronto per essere utilizzato!

...ed ecco come lavora in pesca


Ho iniziato ad usare questa montatura perchè volevo i vantaggi di un combi-link ed allo stesso tempo eliminare il rischio di grovigli, un classico dei soliti combi nylon trecciato. Con questo terminale ho eliminato ogni problema e son tranquillo anche se pesco in corrente forte, e anche in fase di lancio non ho timore di essere in pesca con una lenza aggrovigliata magari al nodo di giunzione. Un altro particolare non di poco conto è che non ho nodi ulteriori che possono cedere in una zona calda del terminale, quella del basso di lenza, cosÏ anche con un combattimento violento ho un timore in meno. Fabio


Ritorno alle origini di Luca Tribuzio


Per inaugurare questa nuova rubrica dal nome REALFISHING, credo che niente sia più indicato di un semplice racconto di una sessione di pesca, una di quelle sessione di cui forse oggi si è perso un po’ il gusto, una sessione senza ricette miracolose, senza lunghi accampamenti sulle rive, senza nessuna big, senza nessuna cattura incredibile.. solo una breve sessione giornaliera in riva ad un fosso come ce ne sono tanti distribuiti sullo stivale e dove probabilmente molti da piccoli muovevano i primi passi verso la pesca. Tutto ha inizio qualche settimana fa, una settimana di inizio dicembre quando i normali impegni quotidiani, quali lavoro e famiglia, mi

pregiudicano la possibilità di passare qualche notte consecutiva a pesca. Un vero peccato, mi sarebbe piaciuto parecchio poter pescare per l’ultima volta del 2011, in quel giga lago tanto magnetico e affascinante, anche perché ultimamente aveva iniziato ad essere generoso con me.. pazienza appuntamento rimandato al 2012. Pure il meteo di inizio settimana fa di tutto per mettermi i bastoni tra le ruote.. le forti perturbazioni di scirocco, com’è solito nelle mie zone, hanno da una parte mitigato parecchio il clima portando le minima ben sopra i 10°c favorendo ottime condizioni per la pesca, ma dall’altra abbondanti


precipitazioni che hanno reso momentaneamente out i fiumi in cui solitamente pesco.. sfiga.. Tutto questo insieme di sfortune un po' di giramento di boilies me lo procura.. ma anche questo poco male,essendo alla fine un'ottimista di natura e sapendo di aver a disposizione per pescare almeno una mattina e un pomeriggio del fine settimana, che alla fin fine non è poco, non voglio certo mancare! La voglia di pescare è tanta e come dicevo sopra il tempo sempre meno.. non amo troppo vivere di rimpianti.. e quindi urge inventarsi qualcosa! Decido nelle pause pranzo di fare qualche sopralluogo per trovare qualche posto dove poter pescare senza problemi ed aver la possibilità magari di vedere anche qualche carpa. Gira di qua e gira di là, la vista del fossetto dietro casa, che oramai data l'esigua quasi insignificante portata aveva già smaltito la "piena", riportò nella mia testa immagini di un bel po' di anni indietro,quando con bigattini e mais insidiavo i primi pesci della "carriera" ..tra cui anche delle carpe!Infatti da lì.. tra carpette ,cappotti e qualche pesce più vigoroso che


ogni tanto spaccava la lenza ebbe inizio la mia storia di pescatore. L'idea di tornare a fare un tuffo nel passato,ma utilizzando l'esperienza e i "nuovi metodi" appresi durante questi anni non ci mise molto a balenarmi in testa.. inoltre probabilmente potevo vendicare tutte quelle incavolature e delusioni che subivo da piccolo,quando qualcuno di quei "mostri" mi strappava tutto!!E ancora questo genere di acqua, mi potrà permettere di sperimentare dei terminali che ho in mente di usare prossimamente in acque mosse con molto pesce di disturbo, senza il freno di perdere la carpa della vita.. insomma alla fine se si vuole gli stimoli si trovano! Tutto questo insieme di pensieri,da idee, in un nanosecondo si trasformarono in azione! Pasturai con circa 3kg di Crustacean & Belachan da 24mm, 400/500mt di fosso..tutte ben sparse,due di qui, tre là, altre due più in là e così via.. soddisfatto e fiducioso mangiai il mio panino,che all'aria aperta ha sempre un gusto migliore, fumai una sigaretta e tornai a


lavoro...il tutto nel giro di un'oretta scarsa. La mattina seguente,ancora a buio,arrivai sullo spot e con passo felpato e assoluto silenzio sistemai in pesca le mie 3 canne...i pesci di questi bassi e stretti fossi sono particolarmente sensibili ai rumori e un approccio silenzioso è sicuramente un grande vantaggio per catturare qualche pesce in più.. poi se vogliamo dirla tutta, pesca discrezione e silenzio sono un tris in simbiosi da secoli., dovrebbe essere sempre così.. anche se forse oggi qualcuno non se lo ricorda più! Decisi di sistemare queste 3canne su picchetti molto distanti tra loro,tipo 70/80mt per due motivi.. 1-in maniera da lasciare parecchia porzione di fosso tra una lenza e l'altra, così che il disturbo provocato ad ogni cattura non inficiasse la quiete e allarmasse le carpe in

avvicinamento sulle altre lenze. 2- per coprire più fosso e acqua possibile.. senza pescare con tutte le lenze appicicate in 20mt, che non aveva tanto senso. Pasturai con una decina di palline a canna,sempre crustacean & belachan e mi sedetti in attesa sulla sedia, sotto l'oval ,al riparo dalla pioggerella che cadeva a sprazzi, anch'esso montato a buona distanza dall'acqua,sempre per non disturbare le timide carpe dei fossi.. Intanto il sole iniziò a fare un po' di luce.. e come già sospettavo lo scenario che mi mostrò, niente aveva da invidiare a tanti blasonati posti che ho visitato in questi anni.. luci, colori e contrasti davvero da dipinto, che ogni volta riempiono di stupore gli occhi dei carpisti e di foto le macchine fotografiche. Ovviamente tutto un po' più in miniatura,


ma non per questo meno fascinoso! Pure le carpe non impiegarono molto a mostrarsi e nel giro di poche ore ne portai a guadino 4, catturando con tutte e tre le canne. Inevitabilmente, nonostante tutte le precauzioni sopra dette, quella frenetica azione sulla sponda seppur fatta nel modo più silenzioso possibile, portò ad un allontanamento momentaneo delle carpe dalle zone pescate e ad uno stallo delle catture. In quel momento di inattività decisi di non stare con le mani in mano e mi incamminai furtivo e silenzioso sull'argine, verso quei segnali di movimento in acqua (cerchi sulla superficie) che stavo osservando già da un'oretta buona .. percorsi l'argine per circa 300mt a monte da dove avevo il picchetto esterno di sinistra e una volta sulla zona, bollicine e strani movimenti, tradirono la presenza di qualche pesce! Ora l'acqua era tutto altro che limpida e anche se la profondità non era superiore al metro, i pesci non si vedevano, ma quei segnali erano inconfutabilmente di carpe!E ovviamente dovevo prenderle! Mi allontanai e tornai verso l'oval e le altre canne, ne recuperai una, la

ripreparai con uno striger e mi rincamminai silenziosamente verso il nuovo spot.. lanciai a pendolo a centro fosso, vabbè viste le dimensioni fu più un appoggiare che un lanciare.. lanciai una 15cina di palline sparse.. e via di nuovo indietro verso il picchetto e il segnalatore, posti laggiù verso l'oval a 300mt!...assurdo stavo operando una sorta di long range in un canale largo 7/8mt!!

Un long range senza barca ma a piedi!! Giuro non passarono più di 10minuti dalla "calata", che questa ultima lenza messa a 300mt era già in movimento!!Il segnalatore suonava e un'altra carpa nel guadino!Che divertente!!E che soddisfazione averla cattura così! Alla fine quel pomeriggio, anche grazie a questi semplici, ma spesso sottovalutati "escamotage" inventati lì per lì su due piedi, presi diverse carpe e percorsi pure diversi km a corsa su e giù per quel fosso.. Tra una canna e l'altra, tra una partenza e un'altra, da una carpa all'altra, divertendomi come un pazzo! Tra le tante di quella giornata credo pure di aver catturato un paio di quei "mostri" che spaccavano tutto e che sognavo di prendere da bambino. Delle carpe come tante, delle carpe dalla taglia forse insignificante per gli standard attuali ,ma delle carpe che per me un significato e grande ce l'hanno, e si chiama pura voglia di pescare! Ciao.


toccata e fuga

di Federico Gennaro

....short sessions Le nostre acque, grandi e piccole, contengono carpe in buon numero e spesso taglia. Federico ci mostrerĂ  come insidiarle avendo a disposizione solamente poco tempo per pescare, il vero problema di molti pescatori.


Entrando nei vari forum sul web, ed in molti negozi di pesca sportiva, ho sentito in piu’ di un’occasione, che la scorciatoia di chi non ha molto tempo da dedicare alla nostra passione, sia quella di rinchiudersi in qualche laghetto a pagamento, dichiarando che non avendo la possibilità di pasturare e preparare uno spot, sia l’unica soluzione per praticare la nostra disciplina. Per quanto riguarda i miei ideali ,ed il modo in cui vivo il carpfishing, questo ragionamento lo trovo soltanto una banale scusa per evitare di affrontare luoghi di pesca probabilmente piu’ difficili e meno generosi di altri . Detto questo, visto che non considero carpfishing, l’attività di pesca che si svolge in certi luoghi, in queste poche righe volevo dimostrare che con un minimo di spirito di sacrificio (a mio avviso indispensabile per considerarsi carpisti) si possano realizzare stupende pescate in acque libere, tenendo conto che il tempo libero da dedicare alla nostra passione, spesso e volentieri non supera le 12 ore. Chi parla di carpfishing si immagina eterne sessione con tanto di tende, barche, e molte notti a disposizione da passare fuori casa; non sempre è possibile vivere la nostra tecnica in questa maniera, ciò non vuol dire che questa pesca non faccia al caso nostro; basta cambiare un po’ la mentalità del carpista tradizionale, uscire un po’ dagli schemi, variare qualche piccolo dato tecnico et voilà, la ricetta giusta per un’uscita rapace che se saputa affrontare nel modo giusto ci potrà regalare grandi soddisfazioni. La passione per questa tecnica, mi ha spinto ad effettuare dei cambiamenti radicali, per quanto riguarda l’approccio nell’affrontare le mie sporadiche e sempre più brevi sessioni. Con il passare del tempo sono riuscito ad ottimizzare i tempi a mia disposizione, eliminando i cosiddetti

“tempi morti” tra un’ operazione e l’altra, sia durante l’azione di pesca, sia nell’organizzazione preventiva della pescata. Una volta arrivati in postazione, l’imperativo è uno solo: bisogna entrare in pesca nel minor tempo possibile. Selezionare lo spot Come nella maggior parte dei corsi d’acqua, delle cave e in tutti gli ambienti dove possiamo pescare per poche ore, la ricerca dello spot diventa fondamentale. Spesso quando riusciamo ad individuare uno spot produttivo


siamo a metà dell’opera. Determinare il posto giusto richiede tempo; io per esempio, utilizzo le pause pranzo, o le “alzatacce mattutine” prima di entrare al lavoro, per visitare i possibili spot. In questi casi a fare da esempio è la scuola dei più noti pionieri inglesi, che già da tempo si aggiravano preventivamente nei luoghi dove intendevano calare le proprie lenze, effettuando la famosa pursuit, ovvero la ricerca dei nostri amati ciprinidi. Durante queste escursioni, se è possibile facciamoci aiutare dalla limpidezza delle acque, e quando necessario, con l’ausilio di occhiali con lenti polarizzate, scrutiamo l’acqua, se saremo fortunati, riusciremo ad individuare le nostre rivali. Dove non si ha la possibilità di ricercare le nostre prede a vista, lasciamoci trascinare dal nostro istinto , fidiamoci di esso ed osiamo. Valutiamo se nei paraggi ci sono ostacoli, legnaie, erbai, prismate di roccia, o qualunque cosa, ci ispiri in particolar modo, qualsiasi cosa che ci convinca che nei dintorni si possa aggirare una carpa; spesso e volentieri le brevi sessioni hanno la loro svolta grazie a

intuizione istintive. Durante questi veri e propri sopraluoghi, è importante tenere in considerazione l’attività del pesce. In alcuni ambienti se il pesce è attivo lo si nota subito: codate, salti, rollate, bollate, ci accompagneranno durante la nostra permanenza sulle rive, e ci permetteranno di vedere le zone di transito del pesce, dandoci un idea chiara di dove possiamo mettere a bagno i nostri terminali. Ovviamente durante il corso dell’anno il pesce non avrà la solita vivacità, alternerà


momenti di completa attività (primavera ed autunno) a momenti di attività ridotta ( come succede in inverno e in alcuni momenti dell’estate). Per forza di causa maggiore consiglio sempre di selezionare spot che ci consentano di pescare a lancio e raggiungibili a piedi (evitare per quanto possibile l’uso dell’imbarcazione in questi casi è sempre un vantaggio), cosicché saremo piu’ agevolati sia per quanto riguarda la pasturazione preventiva, sia durante l’azione di pesca. Preparazione preventiva Una volta individuato uno spot, dovremmo tenerlo ben pasturato, sino a quando non intenderemo compiere la sessione di pesca. Giunti a questo punto, il resto dell’ organizzazione della nostra “fast session” si svolgerà a casa; per quanto mi riguarda, per esempio, passo intere serate, dopo cena, davanti alla tv a preparare terminali (innescati e non), sacchettini

(o retine) in pva e stringer. Prima di partire per una sessione di poche ore ,controlliamo che nel nostro astuccio porta terminali non manchi nulla, riempiamo un bel boilies bag di sacchettini in pva pronti all’uso e qualche stringer. Per velocizzare ancora di piu’ le operazioni, parto spesso di casa ,con terminali già innescati , messi in apposite bustine sigillate, affinché appena arrivati in postazione basterà “solamente” aprire le canne per essere in grado di iniziare la pescata. Per quanto riguarda la


preparazione dei terminali, preferisco utilizzare materiali rigidi o semirigidi, nell’intento di evitare spiacevoli ingarbugliamenti durante la fase di lancio, avendo l’accortezza di inserire nelle asole degli stessi uno speed link. Forando con uno stringer needle i sacchettini preparati anzitempo , sarà sufficiente passarvi all’interno il terminale già innescato prelevato dall’apposita bustina ermetica, ed il gioco sarà fatto; ora sarà sufficiente agganciare lo speed link alla girella legata sul leadcore, e nel minor tempo possibile saremo pronti ad entrare in azione. Per quanto la postazione ce lo consenta diamo la preferenza all’utilizzo dei banckstiks evitando l’utilizzo del rod pod, per 2 semplici motivi: il primo è che eliminiamo un peso inutile da trasportare (alle volte sono 5/6 kg circa in meno da portarci dietro) , il secondo motivo è che con i picchetti saremo ulteriormente piu’ dinamici , evitando di sprecare tempo inutile nell’apertura di un rod pod una volta arrivati sul posto.


Esche e inneschi Le mie personali esperienze sul campo, mi hanno portato a diverse conclusioni per quanto riguarda la scelta delle esche per le sessioni di breve durata. I migliori risultati li ho ottenuti su esche di importante granulometria e di piccolo diametro; per l’esattezza su inneschi che non superavano i 16 mm (sia singoli che doppi ). Un'altra piccola accortezza che alle volte è sinonimo di successo, è quella di innescare boilies spezzate. Le boilies spezzate “lavorano” piu’ rapidamente di quelle integre, diventando di maggior attrazione, in minor tempo. Un asso nella manica, che si puo’ utilizzare soprattutto nei periodi tardo primaverili ( anche se lo ritengo un po’ un all seasons ), è sicuramente il pellet da innesco, il quale in veramente poco tempo riesce ad attirare su di se una miriade di prede, rendendo le nostre sessione, piuttosto movimentate ed altrettanto divertenti. Un’ altra mossa strategica che non dimentico mai di mettere in pratica, è quella di utilizzare bait boosters, attrattori, e boilies dip. Delle tre soluzioni ,quella che preferisco è utilizzare bait booster combinati ad attrattori, perché adoro l’idea di lasciare una traccia amminoacidica ed intricante intorno alle mie palline. Solitamente le boilies con le quali intendo pescare vengono “bagnate” qualche giorno prima della pescata, da estratti di fegato liquido ,CSL, o qualsiasi attrattore liquido o bait booster ci ispiri maggior fiducia; effettuata questa operazione lasceremo asciugare le nostre palline in un luogo asciutto per qualche giorno, prima di utilizzarle in pesca. Per verificare l’efficacia di questa strategia, immergiamo dopo qualche giorno di asciugatura, le boilies in un bicchiere pieno di acqua; noteremo da subito che gli estratti dei bait dip e degli attrattori ,fuoriusciranno dalla pallina stessa; ciò ci farà capire come lavora rapidamente la nostra esca. Nei sacchettini non dimentichiamo di aggiungere alle immancabili boilies

spezzettate, anche dei pellets di piccolo diametro, che ci daranno una marcia in più nei paraggi dell’innesco per tutta la durata dell’azione di pesca. Se l’ambiente ce lo consente e troviamo in esso una scarsa presenza di disturbatori, (vedi cavedani, breme, carassi,ect…) l’utilizzo di granaglie miste ad eventuali particles, può fare la differenza. In certi periodi dell’anno come per esempio la primavera inoltrata o l’autunno avanzato, si denota che l’utilizzo di quest’ultime , aumenta nettamente le possibilità di cattura, soprattutto utilizzando in percentuali maggiori canapa e mais ben bolliti e dolcificati. Ovviamente è sottointeso dire che se l’habitat del nostro fiume, canale , o cava in cui decidiamo di pescare, possiede un elevato tasso di pesci di piccola taglia, è meglio evitare l’utilizzo delle particles in generale, eccezione fatta per le tiger nuts, le quali sembrerebbero di meno interesse per la maggior parte del pesce di disturbo, e piu’ efficaci in ambiente dove la pressione piscatoria è piu’ elevata. Detto questo volevo concludere dicendo che esistono carpisti che si possono permettere intere settimane di pesca consecutive, mentre altri se riescono a fare un’ uscita giornaliera una tantum , lo possono ritenere un miracolo. Il punto è che con tanto o poco tempo libero a disposizione la voglia di pescare deve rimanere immutata; da quando mi sono avvicinato a questa disciplina, ho capito una cosa: l’importante è pescare, farci le nostre esperienze, crearci delle nostre idee, magari condividerle, e soprattutto una volta trovata la nostra strada, crediamo in quello che facciamo, col tempo riusciremo a toglierci meravigliose soddisfazioni, vedrete… ciao alla prossima


A Casa DD bait ProLOGIC di Williams Baccolini


Credo che poter entrare in unʼazienda di produzione di boiles, sia il sogno di moltissimi carpisti, di sicuro era il mio, questo ve lo posso garantire. Dico era, perchè pochi giorni fa, grazie ad Enrico (Parmeggiani, product manager della nota azienda Svendsen Sports, che include anche Prologic e DD bait) sono riuscito a coronare questo sogno, ancora grazie Erri! Partenza martedì 28 dicembre da Bologna, il tempo vola, e lʼattesa la passiamo a discutere di eventuali nuovi articoli da produrre, miglioramenti a quelli esistenti e un po di sano cf-aggiornamenti, vista la lontananza dal nostro paese di Enrico, per i sopracitati impegni di lavoro che lo hanno portato a vivere in Danimarca dove ha sede, appunto, la Svendsen Sports. Poter portare la propria esperienza di pescatore, le proprie idee sui prodotti a chi poi produrrà i materiali stessi che andremo ad usare in pesca per me è la cosa più gratificante che possa capitare ad un pescatore, vedere un giorno uscire un articolo a catalogo dove alla base cʼè una propria idea, per quel che mi riguarda è una soddisfazione immensa, smisurata, e questo grazie ad Enrico e allʼamicizia che ci lega tutti noi del team è finalmente una cosa reale. Ma torniamo a noi. Arriviamo poco dopo le sei e mezza del pomeriggio, non fa per nulla freddo, e dire che siamo in un paese che mi hanno sempre descritto freddissimo.Proprio per questo Erri mi aveva preventivamente informato di portarmi da vestire perchè in azienda avrebbe fatto un freddo cane, cosa che non fu così grazie ai forni di cottura gia operativi. Usciamo in fretta dallʼaereoporto e subito incontriamo Pawel il titolare dellʼazienda di produzione. Erri in perfetto inglese inizia a scherzare con lui, dopodichè mi presenta, ed io sfoggio il mio famigerato inglese arrancato, ma per lo più cerco di stare dietro ai loro discorsi, che bene o male riesco a capire. Poichè non cʼerano voli per la città dove ha sede lʼazienda, Pawel ci era venuti a

prendere, ma ora dovevamo farci un paio dʼore di macchina, viaggio dove Enrico e Pawel hanno discusso sul lavoro da svolgere lʼindomani mattina, ma soprattutto sulla situazione economica europea, che volenti o nolenti, spaventa un po tutti. Finalmente arriviamo, cena in un bel ristorante greco, e poi dritti in albergo, lʼappuntamento è per la mattina seguente alle 9. Nemmeno il tempo di gustarmi il bel lettone che la sveglia suona, mi trovo con Erri a fare colazione, lui ha quasi finito, e poco dopo Pawel ci passa a prendere. Prima di andare in azienda ci fermiamo in un magazzino a comprare una 50 di kg di latte in polvere, un quantitativo minimo, utile solo a fare il lavoro che siamo venuti a vedere, ovvero la qualità della gamma di boiles dopo lʼaggiunta di nuovi ingredienti nei mix. Infatti, per poter far “lavorare” la catena, il quantitativo minimo da produrre è 50 kg di mix secco, quindi avremo dovuto produrre, in quella giornata, 50 kg di secco per ogni ready made a catalogo! Nel giro di poco tempo, arriviamo al capannone, percorrendo strade poco trafficate della prima periferia cittadina, in un classico cielo plumbeo nordico.


Appena aperta la porta, come un treno, vengo investito dallʼodore classico di mix, aromi, tipico dei luoghi dove si fanno le boiles, anche il mio garage in piccolo è così, peccato che qui il tutto sia amplificato per 100! scarichiamo i sacchi di latte e andiamo in ufficio, dove Pawel ci fa “sentire “ due tipi di fegati che ha trovato, sia in versione liquida, che in

polvere. Prodotti di alta qualità, derivanti da aziende di produzione di mangimi. Il primo era un fegato classico, con un buon gusto ed aroma, il secondo era lievemente speziato, con unʼimpronta gustativa molto forte, tanto da rimanerti in bocca soltanto avendolo annusato, per quel che mi riguarda il mio preferito dei 2,

ed anche Enrico era rimasto molto impressionato. Prendemmo le ricette da una cartellina e ci dirigemmo in reparto “produzione”, finalmente! Appena aperta la porta mi trovai di fronte un muro di cassoni contenenti una 50 di kg di esche appena sfornate a raffreddarsi per ognuno, ed un nastro che continuava a scaricare palline in uno di questi grossi contenitori, che spettacolo! Assieme ad Enrico ci dirigemmo allʼinizio del reparto, dove venivano miscelati ed impastati i vari mix. Mentre gli operai piazzavano la macchina Pawel mi portò nella stanza degli aromi, dove assieme ad Enrico “annusammo” alcune novità, e vecchie conoscenze, poi tornammo in reparto, i ragazzi erano pronti a partire, erano le 10 circa, uscimmo dalla fabbrica dopo le 11 di sera! Il prima boiles ad essere prodotta fu la scopex liver


crunch. La cosa che mi sento di dire subito, prima ancora di andare avanti e che mi ha veramente colpito, è che vengono fatte proprio come noi a casa, non cʼè nulla di “elettronico”, foglio con la ricetta in bacheca sopra la bilancia e due ragazzi che preparano le parti, uno quella liquida lʼaltro il secco. In quella giornata

passarono sotto i miei occhi, oltre alle classiche farine di base, provitamin digest, idrolizzati di pesce in quantità che io non potrei mai mettere nelle mie esche, lieviti, green lipped mussel, idem come sopra, farina di gambero, dal profumo intensissimo e talmente puro che se lo stringevi in pugno restava quasi agglomerato,

farina di belachan dallʼodore potentissimo, questo per quel che riguardava la parte secca. La parte liquida, che veniva miscelata in un secchio prevedeva aromi, attentamente misurati con una bilancia elettronica, vitamine, colorante naturale, legante ed acqua. Per i puristi del self made, esistono solo le uova, molti dicono che solo con le uova si hanno esche di alta qualità, allora ho domandato a Pawel come mai lui non le usasse. La risposta fu semplice ed ineccepibile. Le uova hanno un costo molto più alto di leganti come quello usato da lui, che altro non è che un insieme di lipidi e glucosio ( lo stesso sistema viene utilizzato per produrre sciroppi, e nellʼindustria alimentare umana) quindi per rimanere nella stessa fascia di prezzo utilizzando le uova avrebbe sistematicamente dovuto ridurre i quantitativi di idrolizzati, e farine di alto livello. Questo


avrebbe voluto dire fare boiles qualitativamente più scarse. Inoltre le uova hanno bisogno di esami veterinari per evitare la trasmissione di batteri e costi di mantenimento delle stesse più alti, ed anche questi sarebbero andati a ricadere sul prezzo della pallina finita. Una cosa che ho imparato ora, è che quando guardo il prezzo di una ready made in scaffale so che spalmati ci sono molti costi, che per forza non devono essere le farine, ma cʼè lo stoccaggio, il trasporto,il confezionamento, il costo stesso delle buste, questi sono i motivi dei prezzi che hanno. Logicamente più materiale cʼè più il costo cresce, meno cʼè meno costa, poi ovviamente sta ad ognuno di noi capire cosa si paga. Ma tornando al discorso legante, non voglio assolutamente dire che le uova non vanno bene, assolutamente, solamente che ogni azienda decide dove e come investire, e le uova resteranno sempre un ottimo prodotto! Unʼaltra particolarità che mi ha molto colpito, e forse è anche uno dei segreti degli ottimi risultati

che si sono ottenuti e si ottengono tuttʼora in tutta europa utilizzando queste ready made, è il fatto che una volta impastate e rollate, queste esche non toccano acqua mai! Infatti la cottura di queste esche è fatta mediante due forni, una che le cuoce ed una che le “secca”. Tutto questo è frutto dello studio di Pawel, che ha prodotto i macchinari stessi e fatto produrre da aziende quello di cui aveva bisogno, investendo denaro e tempo da oltre 10 anni, sì dieci anni di produzione di boiles! Il tutto avvalendosi della consulenza di ittiologi e professori veterinari dellʼuniversità, questo per mettere in commercio solo prodotti di qualità. Tornando alla cottura delle esche, il sistema utilizzato da Pawel ha 2 vantaggi, veramente molto importanti: 1- non venendo cotte in acqua o a vapore, tutte le sostanze solubili rimangono allʼinterno dellʼesca senza sprechi(contenimento dei costi) nella stessa misura di come sono state messe allʼinizio, a boiles finita insomma cʼè dentro il 100% di quello che è stato messo dentro allʼinizio.


2- questo sistema permette di non utilizzare conservanti chimici, in quanto la “cottura” stessa delle esche elimina tutta lʼacqua presente o quasi, stabilizzandole(anche grazie al legante), ed eliminando totalmente la formazione di muffe. Questo non vuol dire che le boiles non hanno scadenza , come tutti prodotti naturali hanno una loro vita, certo il come vengono conservate è fondamentale, tenute bagnate in un posto molto umido vuol dire trovare boiles ammuffite anche se ready in breve tempo! Tornando a quella mattinata, lʼimpasto secco veniva poi messo dentro una grossa impastatrice e facendola girare mixava tutti gli ingredienti secchi, dopodichè veniva versato il liquido impastando il tutto, aggiungendo più o meno acqua. Una volta raggiunta la consistenza, lʼimpasto veniva poi messo dentro due grossi cilindri oleodinamici collegati ad un estrusore. La centralina idraulica pressava lʼimpasto ad un elevato numero di bar, in modo da rendere omogenea e tutta uguale la consistenza e tessitura delle esche che poi vengono rollate tramite rulliera in alluminio. Una volta rullate, le palline vengono incanalate e finiscono nel primo forno, transitano allʼinterno ed escono dalla parte opposta per rientrare subito nel successivo per un tempo molto più lungo del primo. Una volta uscite dal secondo forno cadono nel cassone che le ospiterà fino a che non si saranno raffreddate, ed il gioco è fatto! Con questo sistema vengono prodotti quasi una tonnellata di esche al giorno!Tra una produzione e lʼaltra chiesi a Pawel il perchè le prime esche della nuova gamma avevano un tempo di dissolvimento molto veloce, tale da faticare a rimanere in pesca per più di di 12 ore in presenza di pesce di disturbo. Lui mi disse che era stata una questione di misure di leganti nella prima ricetta, e che ora, dopo le modifiche, la durata era aumentata. Mi disse comunque che unʼesca che si dissolve molto in fretta ha il vantaggio di non saturare di cibo il fondale ma sfaldandosi lascia nella zona solamente le parti sciolte e lʼimpronta aromatica, insomma il principio di un pellet, esca secondo lui( e riscontrato anche in mangimistica) principe per stimolare le carpe a cibarsi, e quindi la sua tendenza è quella di ispirarsi a questa fonte di alimento. Tra una chiacchiera e lʼaltra, un pasto a base di cose che nemmeno ho idea di cosa fossero e zuppe che non ho avuto il coraggio di assaggiare(vabbè, son un po viziato, dʼaltronde son abituato alla cucina emiliana ahaha) tra una ricetta ed un aneddoto di

pesca, finimmo le varie prove che erano passate le 11 di sera! Prima di uscire mi gustai il piacere di immergere le mani in vasche di boiles perfette appena fatte, immaginando cosa ci avrei fatto se avessi avuto la possibilità di produrne così anche a casa, oltre 400 kg di esche al giorno! Una volta fuori la prima cosa che mi saltò al naso fu lʼodore dellʼaria fresca!! infatti il mio naso era zeppo degli odori di mix aromi, così come qualsiasi cosa che indossavo, sopra e sotto, calzini inclusi!! Ecco perchè Erri mi aveva detto di portarmi una busta di plastica vuota, saggio il ragazzo!! peccato che proprio lui lʼabbia scordata a casa! Il giorno dopo con calma tornammo in Azienda il tempo necessario ad Erri di discutere con Pawel una nuova ricetta che potrebbe andare in produzione per la prossima stagione 2013, dopodichè partimmo per tornare in aeroporto. Durante il ritorno discutemmo di pesca, di come a volte siano più pesci i pescatori dei pesci stessi, e di altre leggende metropolitane, che però non posso raccontare.


A chi mi chiede cosa ho imparato in quei 2 giorni cosa rispondo? Che alla fine io Erri e Pawel la pensiamo uguale su tante cose, soprattutto sulle esche, che in questo paese si mangiano zuppe agghiaccianti, che il mio inglese continua ad arrancare e che Erri sotto i baffi si è fatto un sacco di risate ascoltandomi. E che potete usare esche dd bait Prologic con la massima fiducia poichè vengono migliorate e sviluppate continuamente, son fatte come a casa utilizzando materiali di prima qualità, ed in abbondanti quantità. Magari non sarò un tester prologic a vita, ma sicuramente sarò un pescatore a vita, e per quel che mi riguarda se dovrò comprare esche ready made, la prima scelta sarà sempre per queste esche, perchè almeno ho visto come vengono fatte e so cosa ci viene messo dentro. ciao Willy


DOLCE SCIROCCO di Matteo Petrassi

Per questo mio primo articolino ho intenzione di raccontarvi quella che è stata la sessione più divertente di questo 2011. E’ metà maggio, e in una delle tante telefonate con Maurizio, mi dice che il giorno dopo avrebbe montato in uno splendido spot a Bolsena insieme ad un suo amico e che dal venerdì sarebbe rimasto in pesca da solo, quindi mi invita a raggiungerlo. Non me lo faccio ripetere due volte, io adoro quel lago e la possibilità di pescarci al di fuori delle postazioni numerate è bassa così colgo la palla al balzo. Mentre io cerco di organizzarmi al meglio in pochi giorni mi tengo in contatto telefonico con Maurizio, il quale non mi rincuora molto; c’è tramontana da qualche giorno,fa freddo e di carpe se ne vedono ben poche, in 4 giorni portano a guadino 2 pesci sopra i 15 chili, che molti definirebbero “pesciotti” per Bolsena, ma che per me restano comunque due catture importanti.

Il venerdì mattina mentre seguo la lezione all’università sono con la testa da tutt’altra parte, rientro a casa all’ora di pranzo, un panino di corsa e, con la macchina caricata la sera prima, prendo la strada per il lago. Il tempo vola come sempre, alle 3.30 sono sulle rive del vulcano e mi trovo davanti una situazione del tutto diversa da quella che mi aspettavo, c’è scirocco, è caldo e ci sono belle onde che ci sbattono in faccia…l’adrenalina sale alle stelle perché queste situazioni sono sempre sinonimo di catture come mi conferma anche il socio che conosce bene lo spot. Purtroppo però non posso mettere in pesca le mie canne, non conoscendo il fondale voglio fare le cose per bene e, nonostante Maurizio conosca i fondali e mi sprona ad uscire in barca a calare, io preferisco aspettare per fare tutto al meglio e essere fiducioso al 100% della mia azione di pesca. Mentre aspetto monto il campo e innesco le mie 3 canne con 3 pop-up, su una metto una stracollaudata


mulberry del 20, sulla seconda una tangerine self del 24 e sulla terza decido di provare il mais gigante al mulberry che nell’estate precedente mi ha dato belle soddisfazioni pescando gli amur. Finalmente il vento cala e si esce in barca per scandagliare, il fondale è abbastanza pulito, non ci sono moltissime alghe a causa della stagione che è partita un po’ in ritardo quest’anno, ma riesco comunque a trovare 3 begli spot in cui calare i miei terminali, la prima canna innescata con la mulberry finisce vicino a un grande ciuffo sui 3,5 metri di profondita, la seconda col mais la calo in uno spot simile al primo ma in 5 metri di profondità e l’ultima la metto sotto uno scalino che passa dai 7,5 agli 11 metri, su questa pasturo con 5 chili di esche del 24/30 e decido di lasciarla in pesca finche non smonto in cerca di qualche grassa solitaria. Finisco di calare le canne quando il sole sta tramontando, mi fermo a fumare una sigaretta e a godermi lo spettacolo e dopo pochi minuti uno dei miei delkim rompe la magia !!!! non ci credo, dopo neanche 1 ora di pesca ho già un pesce in

canna che tira come un toro !!! dopo 10 minuti di combattimento tirato porto a guadino la mia prima carpa dell’anno a Bolsena, una splendida regina di 16,5 kg. Dopo le foto corriamo a ricalare la canna e ci rimettiamo in attesa, come abbiamo sempre fatto, la seconda partenza toccherà a Maurizio. Le canne del socio sono in pesca da ormai 2 giorni, le lasciamo ancora il tempo di mangiare qualcosa nella speranza di sfruttare il tramonto e dopo cena ci accingiamo a ricalarle negli spot che gli hanno reso pesce nei giorni prima. Finito di calare ci fermiamo per due chiacchiere prima di metterci a dormire e una bella reginotta di 10 chili viene a farci visita sempre sul mais.

La notte passa tranquilla come spesso accade in questo lago e alle 6 di mattina mi sveglio perché me la stavo facendo sotto, neanche il tempo di rientrare in tenda che parte la mia canna innescata con la pop-up mulberry, un’altra reginotta di una decina di chili che slamiamo dalla barca in modo da ricalare subito la canna senza perdere troppo tempo. La cosa strana è che questa carpa era stata allamata all’esterno, ma in quel momento non gli do troppo peso. Ci rimettiamo a dormire e la mattinata scorre tranquilla fino all’ora di pranzo, quando un’altra bella regina di 16 kg decide di aspirare la mia pop-up in 3,5 metri. Ricaliamo e mettiamo su l’acqua per la pasta, ignari del inferno che si stava scatenando !!! Infatti non passano neanche 10 minuti che riparte l’innesco sui 3,5 m, la teniamo 1 minuto in canna e si slama, un po’ amareggiati pensiamo di innescare mais anche su questa, nella speranza che migliorino un po’ le allamate. Non finisco di fare il nodo al dental flos che parte la canna accanto !!! increduli ci avviamo a recuperare una bella regina di 13 chili con la pancia piena di uova. Vista la grande attività non perdiamo tempo e corriamo subito a ricalare entrambe le


canne, sono oramai le 3.30 l’acqua bolle da oramai due ore ma ancora non abbiamo tempo di mangire, infatti quando stavamo per mettere la pasta uno dei miei delkim ricomincia ad urlare come un pazzo !!! questa volta siamo convinti di aver fatto il pezzo, infatti nonostante io avessi il torqueedo al massimo, Maurizio �� costretto a cedere filo al pesce che ci porta 200 metri oltre il segnalino !!! finalmente riusciamo a guadinare una bella regina di 16,5 kg che ci ha fatto sudare 7 camice e ci ha fatto credere per un po’ di aver agganciato il “tappo del lago” !!! Sono le 4.30 e decidiamo di mangiare prima di ricalare perché a me gira la testa per la fame. Tempo 20 minuti e siamo di nuovo in barca per calare, nelle due ore successive panico...prima partenza slamata con d-rig con amo del 4,metto un d-rig con amo dell' 1, altra partenza di nuovo slamata, ricalo ma sta volta uso un terminale più corto sperando che dipenda da quello, amo sempre dell'1...solita attesa di 30-40 minuti e riparte sempre lei, la canna a 5 metri...è un toro, tempo di mettere la portabote in acqua e lei non si ferma, continua a prendere filo con una velocità incredibile, la mia x-flite 3,5 è piegata parecchio e più di una volta per cercare di non farla arrivare allo scalino suglio 8 metri per poco non finisco con la canna dritta....salgo in barca la tengo altri 10 secondi e poi...taaacccc slamata anche lei....lo


sconforto mi assale e le parolacce si sprecano !! Decido di cambiare tutto, metto sotto un whity pool e innesco da amur, un chicco di mais al mulberry, una spugnetta e un sasso al posto del piombo...poi mi preparo un 360° rig così se slamerò anche col whity proverò con quello...poi abbiamo finito le idee !!!! Purtroppo è arrivato il tramonto, i continui salti che vedevamo nel pomeriggio sono spariti e con loro anche le partenze. Ricaliamo una canna del socio e ci prepariamo la cena, alle 10 dormiamo come sassi dopo 8 ore passate in barca correndo dietro ai treni di Bolsena !!! La mattina stessa storia, mi sveglio alle 7 per andare in bagno , esco e trovo Maurizio a ritirare le sue canne dato che essendo il primo giorno di chiusura avevamo deciso di lasciare le 3 che partivano così se avessimo preso un verbale ce la saremmo cavata con 75 euro a testa, neanche finisco di farla che parte la solita canna, il whity fà il suo lavoro ...una regina di 13 chili rilasciata dalla barca così da ricalare senza dover riuscire evitando di incontrare le guardie che in quel momento stavano prendendo servizio. Purtroppo gli spinnofili intorno a noi ci guardano con occhi strani mentre ricaliamo, facciamo tutto e torniamo a riva, caffè marlboro stiratina e due chiacchiere col socio, penso di riappoggiarmi sul lettino ma non ho tempo...riparte la solita canna dopo neanche mezz'ora !!! ci guardiamo increduli....altra regina di 10 chili rilasciata dalla barca e ricalata la canna sempre in un unica volta per evitare i carabinieri....

Rifaccio il caffè ma ecco che sentiamo una barca arrivare verso di noi a manetta...si ferma proprio davanti alla zona di pesca a 70-80 metri da riva 5 minuti poi ripartono e vanno verso il pontile, è Rambo !!!! dentro di me penso ecco il primo verbale dell'anno !!! fortunatamente ci graziano ma ci dicono di togliere subito le canne perchè li avevano chiamati gli spinnofili e se c'avessero rivisto in barca sta volta ci avrebbero fatto piangere !!!! Vanno via, io mi guardo il socio e ci capiamo al volo...togliamo la barca, ma le canne non si levano finche non partono !!! proveremo a recuperarle da riva tanto peschiamo con i sassi e dovrebbe essere fattibile !!! Avevamo spostato la canna a 11 metri a soli 20 metri da quella che partiva sempre con lo stesso innesco, ci rimettiamo in attesa e dopo neanche mezz'ora riparte sempre lei...una regina sui 10 recuperata da riva. Il vento comincia a caricare, l'acqua si increspa e i salti si fanno ancora più frequenti...peccato che la nostra super canna è già fuori !!!! ma c'è l'altra a pochi metri quindi siamo fiduciosi...passa un'ora ma ancora nulla, ci sono onde di 1 metro adesso !!! Intanto abbiamo smontato quasi tutto e la canna è ancora lì morta...passano ancora 15-20 minuti e finalmente parte !!! toccherebbe a Maurizio a ferrare ma io sono a 2 metri dal pod e ferro, dalle testate sembra sempre sui 9-10 chili, peccato che dopo circa un minuto anche lei si slama inaspettatamente...vabbè


pazienza...poco dopo togliamo anche la terza dato che le onde stanno esagerando rischiando di sommergere i delkim e stà anche per piovere !!!! Concludiamo così una sessione che difficilmente dimenticherò, 15 partenze in circa 30 ore di pesca, ferrate una volta ciascuno così da divertirci al massimo entrambi !!! GRAZIE BOLSENA….GRAZIE MULBERRY !!!!


iniziare con stile di

Leonardo Bresolin


Queste poche righe che mi trovo a scrivere sono

destinate ai giovani,a tutti coloro che si stanno avvicinando a questa tecnica e perché no…a chi la pratica già da un po’ ma ha voglia di mettersi in discussione e esaminare ciò che sta facendo. È un breve articolo dove cerco di dare qualche consiglio,esprimo il mio punto di vista a proposito di tutti coloro che da poco si sono buttati in questa avventura. Sono parole derivanti da qualche anno di carpfishing,dalle mie esperienze e dai miei errori,spero possano esservi utili!. Al giorno d’oggi,di articoli tecnici ne sono stati scritti a centinaia,qualsiasi persona navigando in rete o sfogliando qualche rivista può crearsi un bagaglio di conoscenze non indifferente(attenzione…ho parlato di conoscenze e non esperienze!!). nei forum tematici si può reperire in breve tempo qualsiasi informazione necessaria,chiarire dubbi e chiedere consigli. Tutto questo se usato con cognizione, è sicuramente un bene purtroppo però ci sono anche dei lati negativi. Parlando o sentendo parlare altri carpisti mi sono accorto che c’è spesso la tendenza, soprattutto tra i giovani, ad emulare ciò che i media o gli angler più esperti e “ammirati” passano, senza aver però ben chiaro il perché di certe azioni. Ecco quindi che si vedono folli rincorse alle carpe giganti per mostrare in giro la foto, si sprecano le ricette delle super palline e ogni pinco pallino qualunque può profetizzare la bontà di questo mix o quella farina, le pubblicità trivellano le menti con il nuovo super pod, gli

avvisatori con navigatore satellitare incluso e la tenda con annesso garage e bagno turco. Il nuovo carpista, di conseguenza, perde lo spirito della pesca alla carpa della pesca vera e propria, quella che si inizia in un canale/cava con i primi rig e le prime montature innescando mais e crede che per essere carpisti bisogna effettuare pescate di giorni e giorni, andare all’estero e mirare sempre e a volte senza scrupoli alle grossissime carpe. Io personalmente ammetto di essermi fatto coinvolgere a suo tempo, ma fortunatamente ho realizzato presto che è più bello passare un po’ di ore con le lenze calate piuttosto che davanti ad un pc, quello è solo un contorno alla mia passione!(queste righe tra l’altro sono scritte su un quadernetto mentre mi trovo a pesca!)senza dover imitare i personaggi “famosi” che tanto successo riscuotono tra il pubblico. Mi ripeto, spero che tra le persone che leggeranno queste righe vi sia qualcuno che si è avvicinato da poco alla pesca, e che abbia voglia di spendere 2 minuti a ragionare con la propria testa! Il primo punto che prendo in considerazione riguarda l’attrezzatura base per iniziare con le prime sessioni; questa non deve essere per forza all’ultimo grido o di fascia alta, dovrebbe essere scontato ma…. 2 canne sono più che sufficienti , le 3 lb coprono la maggior parte delle esigenze di pesca ed esistono ottimi modelli nella fascia di prezzo di circa 70-80 euro, canne


che possono un giorno essere rivendute nel caso si smettesse o si decidesse di passare a modelli più tecnici.. Stesso discorso vale per i mulinelli,di qualità a prezzi medio bassi se ne trovano molti,basta farsi consigliare dal proprio negoziante. Daiwa, Shimano,Quantum o Tica propongono modelli di qualità a cifre accessibili e decisamente ottimi per iniziare. Il pod invece riveste una parte cruciale nell’attrezzatura di un carpista. E’ da sempre un accessorio molto discusso, fatto stà che in moltissimi casi si rivela inutile e persino ingombrante; due picchi magari in acciaio coprono moltissime esigenze di pesca .Non è vero che senza non si faccia carp fishing, anzi!! Per gli avvisatori invece serve a mio avviso un occhio di riguardo,evitando oggetti troppo economici e di scarsa qualità,devono resistere a fattori climatici molto vari ed esigenze di pesca a volte diverse tra loro. Io personalmente trovo indispensabile la possibilità di modificare la sensibilità dell’avvisatore in quanto vario dalla pesca in fiume a quella a lunga distanza. La tenda e il lettino possono aspettare ed arrivare in un secondo momento,quando si è presa famigliarità con la tecnica, tanto i pesci si fanno anche in 5 ore, non solo in 5 giorni!!.piuttosto consiglio una buona sedia reclinabile che permette di godersi più comodamente l’attesa, magari con un ombrellone o un oval per ripararsi dal sole, dalla pioggia o dall’umidità. Passare notti a pesca è spesso tempo sprecato quando ancora non si è capito come fregare questi pesci!! Risparmiate infine quei 500 euro di rod pod e munitevi piuttosto di un OTTIMO materassino,meglio se a barchetta ed un guadino con manico in carbonio e rete a maglia fine: la leggerezza del manico renderà più agevole l’uso e la rete con quella caratteristica preverrà danni al pesce come pinne incastrate o squame che saltano. Ancora troppe persone ne fanno a meno o ne fanno un cattivo

uso, ancora più ridicoli sono quelli che lo portano con se ma…non lo usano perché poi in macchina puzza! Credetemi, con un bel materassino affianco alle canne farete senza dubbio bella figura!! Poi se proprio ci vogliamo sprecare,un disinfettante/sanitizzante per il pesce non è cosa brutta! Una borsa con un po’ di minuteria è quello che serve per completare il necessario per andare a pesca…e catturare! Ovviamente però necessitiamo di esche, ed anche qui di parole ne sono state spese moltissime,esistono molte scuole di pensiero e anche un infinità di “maestri”. Per chi entra nel mondo del “self made”,la fatica di studiarsi l’esca è minima;esistono moltissime ricette,ognuna con il suo perché, frutto a volte di lunghi studi e ricerche di farine ed ingredienti adatti, a volte invece del farneticare di improbabili biologi/scienziati/cuochi/decennali selfmaker. A tal proposito la carta stampata ed il web riveste un doppio ruolo perché, se da


una parte offre molti spunti di riflessione e consigli, dall’altra è capace di creare molta confusione, inculcando nelle “menti deboli” idee e convinzioni troppe volte frutto di strategie di vendita. E’ opportuno quindi riuscire a capire dove cogliere e dove lasciar perdere, ma soprattutto sporcarsi le mani e faticare un po’. Provare, rollare e soprattutto pescare!!. Per chi invece non è interessato alla creazione di un proprio mix, ma si diverte a rollare le proprie palline, esistono molti prodotti pronti dalle diverse caratteristiche. È così possibile creare boilies che coprono le proprie necessità o gusti, senza “intripparsi” troppo e dedicando il tempo rimasto ad altro come la ricerca di nuovi spot, la costruzione di terminali o… alla morosa, che così non potrà protestare se ci prendiamo una giornata per pescare! Chi decide invece di acquistare palline ready made , faccia attenzione a scegliere prodotti di qualità, certificati e sicuri per non dare da mangiare al pesce un prodotto molte volte scadente e nocivo! Arriviamo alla conclusione…è ora di andare a pesca!!


Mind is everything di

Non c'è nulla da fare: quando devi scrivere, l'inizio è sempre la parte più difficile! In questo caso poi lo è doppiamente perchè non solo dovevo iniziare questo articolo ( “dovevo”, perchè in realtà da bravo furbo me la sono cavata con una banale frase fatta ) ma devo pure iniziare nel modo giusto questa nuova avventura per una rivista che parte piano ma ha grandi ambizioni. Visto che ci siamo proseguo con ciò che dovrebbe arrivare alla fine ( quanto mi piace farmi le regole a modo mio! ) e voglio fare un ringraziamento più che doveroso a Willy che mi ha scelto per contribuire alla causa del carpfishing più autentico. Te l'ho già detto ma te lo ripeto: è un onore! Ultimo ma necessario preambolo: vi avverto subito che da parecchi anni pensavo che scrivere sarebbe stato terribilmente noioso. L'ho sempre pensato perchè in fondo sulle riviste si leggono quasi sempre le stesse cose e chi pesca già da qualche anno difficilmente trova spunti

Riccardo Delle Fratte

interessanti, i quali vengono quasi sempre dai soliti mostri sacri di questa tecnica. Ora io non sono affatto un mostro sacro ( ma non mi dire! ), cosa potrei mai scrivere di così interessante da non essere noioso e banale? La verità è che non lo so ancora bene ma ho deciso di tentare lo stesso. Vi racconterò questa tecnica a modo mio e sarà il modo di un carpista un tantino strano. Talmente strano che da anni ormai mi ritrovo quasi sempre solo sulle sponde perchè in fondo desidero carpe che gli altri non desiderano in luoghi che gli altri non frequentano. Pazienza. In fondo non siete obbligati a leggere e finchè il buon Willy non mi assesta un bel calcio nel culo io rimarrò al mio posto a tentare di raccontarvi qualcosa di decente! Poveri voi... Detto questo devo scegliere un argomento. Ce ne sarebbero tanti ma ho deciso di fare un discorso più generale. La tecnica è importante ma prima è bene inquadrare la


mentalità giusta altrimenti non si va tanto lontano. Lo spunto l'ho preso da una frase che ripetono sempre i bodybuilders e che trovo meravigliosa. La frase è appunto il titolo di questo articolo e nel loro gergo significa che quando sei determinato a dare il massimo spesso vai oltre quelli che pensavi essere i tuoi limiti. Questa frase è verissima anche se, come spesso accade con la lingua inglese, i significati possono essere molteplici. Nel carpfishing possiamo darle questo senso: “ prima di pensare a qualunque aspetto tecnico apri la mente. Se apri la mente e la fai funzionare i risultati andranno oltre a qualunque tua aspettativa”. Già vi vedo: “ ma tutta sta filosofia da quattro soldi dove vuole andare a parare?”. Molto semplice: la maggior parte dei carpisti sa costruire terminali complicatissimi ma non sa usare il cervello! Ovviamente non ho la presunzione di essere il genio che potrà illuminarvi ma cercherò di portarvi qualche esempio pratico di come una mentalità aperta e rigorosa possa portarci a catturare di più. Tante volte queste verità le ho imparate sulla mia pelle e devo sempre ringraziare tutti quelli che ancora oggi dopo anni mi impartiscono qualche sonora lezione. Vediamo qualche concetto basilare che però in troppi sottovalutano e che invece dovrebbe far parte dell'approccio mentale che fa di un carpista un carpista vincente. Fondersi con l'ambiente circostante. Mettetevi in testa che se sarete un corpo estraneo nell'ambiente, esso non vi rivelerà mai i suoi segreti. Inutile adottare tutte le migliori strategie se nel farlo fate un

fracasso incredibile. Gli animali ( carpe comprese ) non amano essere disturbati. In questo c'è una sorta di compensazione cosmica: voi fate casino e gli avvisatori restano muti. Inoltre il pesce a volte è difficilissimo da individuare e anche quando si manifesta spesso lo fa inviando segnali che solo una mente attenta può cogliere. Una volta ho portato a pesca la mia ragazza. Mentre parlava io guardavo il lago e ogni tanto le dicevo: “hai sentito? Quella era una carpa che saltava”. E lei: “ no, ma com'è che io non le sento mai?” E io:” le sentirai quando ti deciderai a tenere la bocca chiusa per un minuto”. Non l'ha presa tanto bene ma io ho catturato anche quella volta. Insomma: occhi aperti e orecchie tese perchè le donne si incazzano ma poi si calmano, un cappotto invece resta un cappotto. La pigrizia è un vizio che non vi potete permettere. Non avete idea di quante bastonate ho preso a pesca per il solo fatto di avere poca voglia di alzare il culo dal lettino! Io sono sempre stato un tipo pigro e se ora non lo sono più lo devo a tutti quelli che mi hanno dimostrato che darsi da fare paga sempre. Molti furbacchioni pensano che il vecchio detto “chi dorme non piglia pesci” sia da considerarsi non più valido dall'avvento dei segnalatori acustici. Si sbagliano. Potete stare certi che se montate l'attrezzatura e passate tutto il giorno a dormire o a gozzovigliare difficilmente imparerete qualcosa che vi aiuterà a catturare le carpe. Questa verità me l'ha insegnata il mio vecchio socio Paolo, il quale essendo di natura


iperattivo mi molestava ad ogni sessione impedendomi di dormire perchè voleva andare a cercare i pesci con la barca o a ricontrollare gli inneschi. Per parecchio tempo sono riuscito a restare nel mio sacco a pelo ( tranne quando mi ha svegliato sparando in tenda con la scacciacani! ), poi però i risultati erano spesso a suo favore perchè inevitabilmente imparava più cose di me. Così mi sono adeguato e gradualmente ho vinto la mia pigrizia. La morale della favoletta è: muovete le chiappe! Girate in barca, a piedi sulla sponda, scrutate l'orizzonte in cerca di salti e state attenti ad ogni rumore. Il vostro cervello deve sempre raccogliere ed elaborare dati. Il segreto di una grande sessione spesso è tutto qui. Ultima cosa: se i pesci non sono nel vostro settore semplicemente...spostatevi. Se serve fatelo anche più volte. Lo so che smontare e rimontare tutto è una vera rottura ma vi svelo un semplice trucco banale ma efficace. Quando non vi va di smontare ripete a voi stessi: “ci vuole più a dirlo che a farlo”. Funziona. Le cose vanno fatte per bene. Quante volte vi siete infilati in tenda pur pensando che la vostra lenza non fosse calata alla

perfezione o che il vostro terminale non fosse in ottime condizioni? Questi dubbi atroci possono tenerci svegli tutta la notte e se fondati possono costare una cattura. Essere meticolosi a pesca non è mai una pratica superflua. Personalmente non preparo mai i miei terminali sul luogo di pesca anche se in effetti questa è una pratica cara a molti angler. Preferisco infatti farlo a casa, su un bel tavolo pulito e con tutta la roba in ordine. Solo così posso essere attento ad ogni minimo dettaglio e avere la certezza di presentare ai pesci degli inneschi impeccabili. Poi ovviamente se siete più bravi di me e riuscite a fabbricarvi ottimi terminali durante le sessioni benvenga. Insomma fate un po'

come vi pare basta che fate le cose come si deve! Attenzione anche agli ami rovinati: controllateli sempre dopo ogni recupero e non esitate a cambiarli al minimo segno di cedimento. Le lime per affilarli lasciatele perdere perchè mai vi ridaranno un amo performante come se fosse nuovo. Stesso discorso vale per i fili e per tutte le componenti dell'attrezzatura in generale e in particolare per quelle che saranno a diretto contatto col pesce le quali vanno controllate spesso. Magari penserete che sono anche esagerato ma ne riparleremo il giorno in cui perderete un bel pesce davanti al guadino per non aver ricontrollato e sistemato bene l'attrezzatura. Ovviamente tutto questo non è un incitamento allo spreco e quindi vi esorto a riciclare tutto quello che è ancora buono. Detesto vedere quegli angler che buttano tutte le parti di un terminale solo perchè una di esse è usurata! Smontate e rimontate su un altro rig...

Ragionate con la vostra testa. Raccogliere le informazioni dagli altri angler è importante.


Altrettanto importante però è saper distinguere quelle buone dalle quelle non attendibili. Ve ne sarete già accorti: in giro è pieno di bugiardi, incapaci e soprattutto di sparacazzate. Non scartate uno spot solo perchè gli altri dicono che sia improduttivo. Se vi piace abbiate il coraggio di rischiare. Se non catturate avete imparato qualcosa togliendovi ogni dubbio, viceversa vi assicuro che la soddisfazione sarà doppia. Trovate una impostazione di pesca inizialmente efficace in ogni condizione ma sappiate all'occorrenza cambiare in corsa inventando cose nuove perchè spesso discostarsi dalla massa è la chiave del successo. Sun Tzu nel celebre trattato “l'arte della guerra” diceva: “combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari.” Diavolo di un cinese... Mai fermarsi alle apparenze. Questa è una cosa con la quale sono assolutamente fissato. MAI scartare un itinerario solo perchè “sembra” non poter ospitare delle belle carpe. Confesso di aver avuto bisogno dell'incoraggiamento di qualche vecchia volpe per pescare in fiumiciattoli che sembrano non poter ospitare nemmeno qualche minuscolo cavedano, salvo poi ritrovarmi con le carpe sugli inneschi in 40 centimetri d'acqua trasparente. Ma la sapete la cosa più bella? Le carpe non venivano dalla foce ma dalla sorgente, da una zona quindi dove c'erano 25 centimetri d'acqua. Ammetto che se me lo avessero raccontato avrei avuto grossissimi dubbi. Comunque vi prometto che di questo vi parlerò meglio in seguito perchè l'argomento merita parecchio. Mi limito a ricordarvi che

sono buoni tutti a prendere grossi pesci in un itinerario che ne è pieno zeppo. Prendere un grosso pesce in un luogo nel quale nessuno lo credeva possibile è un'altra cosa. Pensateci bene perchè spesso i posti snobbati sono la nuova frontiera per i carpisti che amano le sfide difficili. I chili non sono tutto. A tutti fa piacere catturare un grosso pesce ma ci sono situazioni in cui un pesce piccolo vale più di uno grande. Lanciare a casaccio e catturare un bestione non vi rende carpisti migliori. Scommettere su no spot improbabile e portare a guadino una piccola ma sudatissima carpa vi insegna invece moltissime cose. Dovete sempre cercare di catturare ovunque e di diventare più bravi. Sapete invece quanti carpisti inesperti ho sentito chiedere come catturare un bestione dicendo di essere arrivati a prendere solo “pesciotti” fino a 16 kg? Troppi. La cosa più grave però è che questi pescatori ancora non avevano capito come funzionava il loro itinerario ma erano già proiettati alla ricerca del record. Intanto una carpa da 16 kg non è un “pesciotto”, è un signor pesce e magari a prenderli spesso! Poi scusate ma cosa diavolo si vuole andare a trovare se ancora non si è capita una mazza di come funziona il posto in cui si pesca?! Non vado oltre altrimenti mi arrabbio di nuovo da solo davanti al pc. In conclusione la questione “peso” si risolve semplicemente catturando tante carpe e possibilmente in luoghi in cui ci siano tanti esemplari di grande taglia. Questa ricerca però deve essere un piacere e non una ossessione capace di far perdere gusto alla magia


di apprendere l'arte della pesca e alle catture di ogni giorno. Il segreto per durare in questa tecnica è sapersi godere anche le sessioni tutt'altro che memorabili ma soprattutto saperne trarre insegnamento Abbiate il coraggio di ammettere quando non siete in grado di capire le cose. Mai sentito qualche carpista lanciarsi in ardite farneticazioni circa i motivi dell'insuccesso o del successo di una sessione? Parlo dei tipi che sanno sempre perchè succedono le cose. “Se una carpa abbocca è perchè il Ph dell'acqua ha interagito con gli aminoacidi presenti nell'esca i quali grazie alla Luna nella costellazione del Toro hanno indotto il pesce alla frenesia alimentare”. Se lo dici tu... Bisogna sempre cercare di capire le cose ma a volte bisogna anche ammettere che non si hanno dati certi per farsi un'idea con un minimo di fondatezza. Un bel “non lo so” non costa nulla e vi fa anche apparire modesti. Poi in fondo il bello della pesca è anche il fatto di non avere sempre le risposte. Come si dice: “meglio stare zitti e sembrare stupidi piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio... Imparate ad assegnare il giusto valore ai vari aspetti della pesca. Inutile mentire: nella pesca non tutti gli aspetti hanno lo stesso peso. La prima cosa è conoscere l'avversario. A che scopo focalizzare l'attenzione

su esche assurde e terminali complicati se prima non capite dove passeranno le carpe? Potete andare a infoltire le fila di quelli che pescano solo col pc oppure potete uscire di casa e andare al lago per ascoltare le carpe che saltano e cominciare a capire dove poterle insidiare con maggiore probabilità di successo. A voi la scelta. Ricordatevi anche che nel carpfishing come in tutte le altre cose della vita le scorciatoie non portano da nessuna parte. Se sperate che un'esca miracolosa possa portarvi al livello di quegli angler che si sbattono molto più di voi per pescare allora siete proprio scemi. Quelli che anche con poche ore riescono a catturare sono i pescatori da prendere a modello, quelli che

bivaccano settimane sperando nel “tanto prima o poi una deve passare” lasciateli perdere. Vanno a dormire al lago, non a pesca... Se vi rodete il fegato ad immaginare quello che gira sotto i piedi del vicino...non vedete quello che passa sotto i vostri. Direi che questo non necessita di troppe spiegazioni. Occhio ai sottoriva. In poche parole: scordatevi la sindrome del “devo a tutti i costi pescare sotto la sponda opposta” perchè...se stavate dall'altra parte avreste calato esattamente dove siete ora e probabilmente avreste catturato lo stesso. Il mondo a volte è tutto questione di prospettiva. Stessa cosa vale per la sindrome del: “più pesco lontano e meglio è”. Non è tanto che non funziona...semplicemente è una stronzata colossale.

Prima di fare scemenze accendete il cervello. Vi è mai capitato il classico vicino di postazione che colto da profondo sconforto a causa dell'assenza di abboccate decide che sia cosa buona e giusta farsi prendere dal panico e buttare in acqua chili e chili di roba ogni 10 secondi sperando che la montagna di cibo attiri magicamente i pesci


di tutto il lago? Mi giocherei tutto quel poco che possiedo che sapete di cosa parlo. Ogni volta che incontriamo un tipo del genere siamo assaliti dalla voglia di malmenarlo e di scaraventarlo in acqua a ripescare tutta la roba in eccesso che ha sparso sul fondo. Purtroppo ciò sarebbe poco carino e sicuramente illegale quindi di solito mi limito a scuotere la testa rimuginando epiteti irripetibili o al massimo mi alzo a vado a farci due chiacchiere affinchè comprenda il suo terribile errore. Purtroppo molti da questo orecchio non ci sentono e questo è un altro dei motivi che mi spingono a cercare posti poco frequentati. Fatemi e fatevi una cortesia: evitate di comportarvi in questo modo perchè è odioso e controproducente. Prima di cambiare qualcosa nella condotta di pesca mettete in moto il cervello perchè altrimenti non potrete fare che errori. Ragionare costa meno fatica che pasturare in continuazione e produce sicuramente più partenze. Provare per credere... Il troppo stroppia. Sembra brutto lasciare alcune canne da pesca inutilizzate nel fodero durante una sessione. Eppure a volte è la cosa migliore da fare. Se si hanno ampi spazi a

disposizione è bene sondarli il più possibile ma in luoghi ristretti meglio darsi una regolata. Tanti pensano che con tre canne in acqua in uno spazio ristretto le possibilità di cattura si moltiplichino per tre. Dimenticano però che la pesca non è una equazione matematica e così il risultato è che le probabilità di cattura crollano allo zero assoluto a causa dei troppi fili che disturbano il pesce. Personalmente ho fatto alcune delle più belle pescate con una sola canna su un picchetto e in quei casi aggiungerne altre sarebbe solo servito a complicarmi la vita. Anche questo è un modo elastico di adattarsi alle esigenze della pesca senza farsi dominare da sovrastrutture mentali tanto

stupide quanto dannose. In queste situazioni quindi datevi una bella calmata, mettete in moto la materia grigia e piazzate come si deve quell'unica maledetta canna da pesca! Direi proprio che qualche spunto dovrei avervelo dato e visto che sono stanco morto direi anche che è ora di chiuderla qui. Anche perchè altrimenti poi mi brucio tutti gli argomenti! Ovviamente le prossime volte vi racconterò qualcosa di più specifico che magari vi aiuterà a capire meglio quello che ho scritto nelle righe qui sopra e lo farò citando esempi reali. Comunque queste semplici dritte cercate di tenerle a mente perchè sono preziose e impararle mi è costato spesso molto caro. Visto che poi è inevitabile per tutti fare qualche cazzata...fatela almeno usando la vostra testa. Ora però andate a pesca e ricordatevi sempre che...la mente è tutto!


LA PRIMA OVER DEL LAGO.... (ricordo di un vecchio carpista)

di Tiziano Papais


Questo è il semplice racconto di una battuta di pesca avvenuta oramai quasi 12 anni fa di cui per un insieme di motivi conservo ancora un meraviglioso e nitido ricordo; quello che leggerete quindi non è un articolo di tecnica o che altro ma è solo il tentativo di raccontare un insieme di emozioni, per quanto abbia la capacità di farlo con efficacia e per quanto sia possibile descriverle… 18 Settembre, sveglia programmata per le ore 07.00, che puntualmente suona ma io sono già sveglio da un bel po’, anzi sono sveglio da tutta la notte! Rapido passaggio in bagno per le obbligatorie operazioni mattutine, abbondante colazione consumata assai velocemente e rapida salita in macchina, precedentemente caricata di tutto il necessario (e più) per passare una settimana di pesca in riva ad un lago. L’appuntamento con Nico è per le 09.00 nell’ultima stazione di servizio autostradale prima del confine, mentre il terzo componente della battuta , Emanuele, ci raggiungerà direttamente sul posto di pesca. La destinazione scelta è un grande bacino naturale oltre confine; un lago che conosco assai bene per averci già fatto 5 battute della durata settimanale nei precedenti 2 anni. Gli stimoli sono fortissimi e, confesso, c’è il desiderio di passare finalmente la fatidica soglia dei 20 chili in quel lago (allora ambito traguardo simbolico) dato che nelle precedenti battute ci ero andato assai vicino. Questa volta sono deciso a sfruttare al massimo questa settimana di pesca sapendo che il

periodo è ottimo, le condizioni atmosferiche sono favorevoli e il lago in questione possiede una buona quantità di pesci di grossa taglia, inoltre, importantissimo, mi conforta l’esperienza maturata in quest’acqua nei precedenti anni che si traduce nel saper già che settore scegliere, a che profondità pescare, che esche usare, quanto pasturare ecc… Insomma non manca niente per il buon esito della battuta, solo un po’ di fortuna (che non guasta mai) per riuscire ad incappare in una delle ‘reginone’ che girano indisturbate in quella non indifferente massa d’acqua. Voglio però precisare, a scanso di equivoci e senza retorica, che il fine ultimo non è solo quello di catturare pesci di taglia ma anche e soprattutto di, semplicemente, passare una settimana in riva al lago, lontano da stress e noie del vivere quotidiano; per cui sotto quest’ottica le catture rappresentano per me solo ‘la ciliegina sulla torta’. Gli orari vengono rispettati e prima delle 10.00 siamo già sul lago; più precisamente nel campeggio precedentemente prenotato in cui stabiliremo il nostro ‘campo’ e partiranno le nostre insidie. Sembra tutto ok quando scorgiamo a circa 200-250 metri sulla nostra destra una barchetta ancorata a riva e sulla stessa un rod pod con 4 canne; sono 2 locali carpisti che pescano da un giardino privato direttamente sul lago e, conoscendo gli usi e costumi locali (leggi quantità e soprattutto qualità di pastura in acqua) , la cosa non ci fa per niente piacere. Ma le sorprese devono ancora finire; verso


mezzogiorno arrivano 2 autovetture di cui una con un bel gommone già pronto legato sopra. Per farla breve sono carpisti (tedeschi) che hanno pure loro prenotato in quel campeggio e per gli stessi giorni nostri! Il proprietario del campeggio si giustifica dicendo che c’è spazio per tutti; in effetti è vero solo che non capisce che pratichiamo il carpfishing e non la pesca al colpo! Essendoci noi già piazzati sulla parte sinistra del campeggio ai nuovi arrivati non resterebbe che mettersi alla nostra destra vicino ai 2 carpisti locali , praticamente dovrebbero pescare in mezzo in un raggio non più largo di 100 metri… saggiamente (per loro e per noi) decidono di lasciare il campeggio e di trovarne un altro, non prima di avere (giustamente) insultato il proprietario. Finalmente soli, e finalmente fuori in barca a scandagliare il nostro settore di pesca; come previsto si presenta un fondale uniforme che gradualmente scende fino a centro lago toccando i 12-13 metri di profondità a circa 4-500 metri da riva, la temperatura dell’acqua è attestata sui 17°-18° gradi. Decidiamo di pescare a circa 150-200 metri da riva in una profondità compresa tra gli 8 e gli 11 metri dove nello schermo dell’ecoscandaglio ci compaiono dei begli erbai. Posizioniamo 3 segnalini a triangolo: il destro e sinistro sui 7,5-8 metri d’acqua, mentre quello più lontano, ovverosia il centrale, sugli 11-11,5 metri; la distanza tra il segnalino di destra e quello di sinistra, cioè la larghezza del settore che

occupiamo è di circa 90-100 metri. L’idea base è quella di distribuire le esche in un tratto più ampio possibile (evitando le concentrazioni di pastura sempre deleterie in pescate di questa durata) cercando di intercettare più pesci possibile. Iniziamo subito la pasturazione che considerando la (allora) non rilevante pressione di pesca del lago (bei tempi quelli), le sue dimensioni e soprattutto le dimensioni dei branchi di carpe che girovagano in esso è, per le abitudini ‘medie’ nelle nostre acque, indubbiamente ‘pesante’; Finiscono subito in acqua 30-35 kg. di granaglie (allora servivano per velocizzare i tempi di entrata delle carpe in acque non troppo battute, in effetti questa è stata una delle ultime pescate in cui le ho usate in questo senso) e 9-10 kg di boiles distribuite sui 3 segnalini . Le esche scelte erano 2: una ready di comprovata efficacia (da usarsi ad inizio sessione) e una self prodotta con un supercollaudato birdfish mix. Visto il tardo orario e la quantità di pastura in acqua decido di non calare le canne mentre i miei due compagni invece si affrettano a portare fuori i terminali. La prima notte trascorre in silenzio così di primo mattino sono già attivo ed inizio subito le operazioni di innesco; purtroppo il tempo si è messo decisamente al brutto e piove tutta la mattinata, per fortuna poi le condizioni meteo saranno più o meno stabili per tutta la durata della battuta. Nel primo pomeriggio comunque ho già calato e, assieme agli altri attendo l’arrivo della notte


che in questo lago ha sempre rappresentato di gran lunga il momento migliore, almeno nelle precedenti sessioni. Verso sera ricevo una telefonata da Stefano, un altro mio allora abituale compagno di pesca, che mi preannuncia che gli ultimi 3-4 giorni ci avrebbe raggiunto se, ovviamente, ci fosse stato posto; ulteriori due canne potrebbero essere troppe ma Stefano è un amico e poi i locali alla nostra destra per fortuna se ne sono andati, per cui il parere alla fine è positivo. Ormai è buio, saranno le 20,00-20,30 e siamo tutti e tre sotto l’ombrellone a gustarci la cena (i soliti 2 etti di pasta a testa con relativo bicchiere di buon vino rosso) quando mi sembra di scorgere nella batteria di Emanuele uno swinger leggermente abbassato. Non ci faccio caso (anche perché il segnalatore non ha emesso nessun suono) e continuo a mangiare, finisco il vino e mi accendo una sigaretta volgendo lo sguardo verso le batterie di canne e… lo swinger di Emanuele mi sembra ulteriormente abbassato, anzi mi sembra proprio a ‘terra’! Questa volta avverto il proprietario e velocemente siamo sulle canne, puntiamo una pila e ci accorgiamo che il filo ha una direzione ben diversa da dove era stato calato il terminale! Parte una rapida ferrata a vuoto e mentre Emanuele recupera si accorge dell’ assenza di peso dall’altra parte, praticamente sta recuperando solo filo: il terminale con

relativa montatura e piombo risulta tranciato. Seguono ripetute imprecazioni condite da qualche deprecabile ma purtroppo prevedibile bestemmia; che razza di pesce fosse ce lo chiediamo tuttora, un pesce che aveva spostato di parecchi metri un piombo da quasi 200 gr senza far emettere un singolo suono al delkim! E comunque non finisce qui perché qualche ora più tardi, in piena notte, registriamo la prima vera mangiata su una canna di Nico, pronta ferrata e questa volta il pesce c’è! Gli chiedo se serve la barca ma mi risponde di no, è già vicino e non gli sembra un granché… arriva a portata di guadino e beh… non è certo un mostro ma non è nemmeno così piccola; una splendida regina che alla bilancia risulta avere una quindicina di chili abbondanti, non male come primo pesce! Il resto della notte e tutto il giorno dopo trascorre tranquillo, siamo quindi in attesa di un’altra notte, ma anche questa trascorre tranquilla, abbiamo invece 2 mangiate, una Nico e una Emanuele, nella tarda mattinata del giorno dopo con relativi pesci di taglia media; la mia batteria resta, purtroppo, in desolante silenzio. La stessa cosa si ripete il giorno dopo: ancora un paio di mangiate in tardo mattina sulle canne di Nico e Emanuele con pesci di taglia analoga ai precedenti mentre le mie continuano il loro mutismo e a questo punto non può essere un caso. Tutte le 6 mangiate


si sono avute nei pressi del segnalino centrale (quello più lontano, praticamente la ‘punta’ dell’immaginario triangolo) in un profondità compresa tra i 9 e i 10 metri, mentre io pesco stretto sul segnalino di sinistra tra i 7,5 e i 8,5 metri a circa 50-60 metri da dove si sono avute le mangiate. Evidentemente le nostre amiche sostano a centro lago per poi spostarsi alla ricerca di cibo seguendo rotte prestabilite e, quindi, vengono intercettate dalle canne posizionate alle maggiori profondità…non so darmi altre spiegazioni. I miei compagni di pesca si sono dati le stesse ragioni e Nico, di buon cuore, decide di stringersi un po’ per permettermi di infilare una delle mie canne più vicino alla zona ‘calda’, cosa che prontamente faccio. La sera arriva e, come preannunciato, arriva Stefano; passerà gli ultimi 3-4 giorni con noi posizionandosi alla estrema destra a circa 70-80 metri dall’hot spot. La quarta notte trascorre silenziosa e, memori delle due precedenti mattine, aspettiamo le 10-11,00, orario in cui avevamo (avevano) avuto le mangiate. Sono appena passate le 10,30, Stefano, il nuovo arrivato, ha già all’attivo un pesce della solita taglia (catturato nel primo mattino) e siamo intenti a berci un ulteriore caffè con relativa sigaretta quando avviene una partenza a dir poco fulminante: è la mia canna posizionata sui 9 metri vicino alla zona calda. Rapida ferrata e rapida salita in barca, il pesce non sembra male ed una volta guadinato in effetti rimango un po’ deluso: una bella regina di taglia analoga

alle precedenti catture, bel pesce ma pensavo meglio. Per la cronaca l’innesco era una tripla da 20 mm., 1 pop up e 2 affondanti rigorosamente self made. Ritornato a riva, peso, fotografo e rilascio subito il pesce; le carpe sono ancora lì e voglio ricalare al più presto il terminale esattamente nello stesso punto, cosa che faccio mentre il mio orologio (me lo ricordo ancora incredibilmente bene) segna le 11,30. Sempre per la cronaca l’innesco questa volta è costituito da una affondante da 24 mm. self made e una pop up da 20 mm. ready made. Non credo sia passata più di un’ora quando un singolo bip interrompe la conversazione in corso tra di noi; è ancora la mia canna, quella appena ricalata. Seguono altri 2-3 bip, corro sulla canna, il mulinello inizia a cedere lentamente filo e quindi ferro… mi accorgo subito che c’è qualcosa di pesante dall’altra parte, questa volta salgo sul gommone di Stefano, questa volta con lui come ‘autista’, recupero ma non c’è verso di far venire il pesce quindi ci spingiamo noi sopra di lui, è ancorato sul fondo e non vuol saperne di staccarsi da esso…momenti estremamente emozionanti… non sento testate o improvvisi cambi di direzione, sembra quasi che non si sia accorta di essere stata allamata, continua lenta ma imperterrita nella direzione scelta e non c’è verso di fermarla. Dopo circa una decina di minuti decido di forzarla e finalmente riesco a staccarla… la intravedo sott’acqua ed è grossa.…un ‘reginone’ tipico del lago; la


stimo leggermente al di sotto dei 20 kg, sicuramente un gran bel pesce, penso, ma di taglia analoga ad altre catture già effettuate in questo lago. La carpa comunque non si arrende e riparte improvvisamente verso il fondo, sono quindi costretto a cedere nuovamente filo; per almeno 4-5 volte riesco ad imbobinare quasi per intero i 15 metri di quicksilver per poi essere costretto a ricederlo tutto mentre il mio compagno alla guida del gommone coordina e segue i movimenti del pesce. Finalmente sembra esausta e riesco a portarla in superficie, Stefano mi passa il guadino e prontamente la infilo dentro la rete; la vedo meglio e mi sembra decisamente più grossa del previsto, sicuramente più ‘panciuta’. Aspetto ad esternare queste mie impressioni mentre il mio compagno di ‘battaglia’ continua a stimarla sotto la fatidica soglia dei venti… Torniamo a riva dove gli altri 2 compagni, avendo assistito al combattimento, ci aspettano impazienti. Il primo a scendere dal gommone sono io, Stefano mi passa il guadino con dentro il pesce, faccio per sollevarlo e… mamma mia quanto pesa… credo proprio sia ben oltre quanto precedentemente stimato! Stendo il pesce sul materassino e finalmente lo vediamo bene ed è decisamente grosso; finalmente la regina che sognavo e lì distesa nel materassino. Immediate le

operazioni di pesatura e mi appare quello che tanto speravo: è sopra la soglia dei venti di quasi 4 chili! Non sto più nella pelle e faccio fatica a contenere le emozioni; finalmente una delle ‘vecchie’ del lago è ‘mia’, una delle ambite grosse regine del lago. Pochi minuti, il tempo per scattare una serie di fotografie, e la carpa è di nuovo nel suo ambiente. La osservo felice mentre lentamente se ne va e non posso che restare, per l’ennesima volta, affascinato da questo pesce che tante emozioni sa donarci chiedendo in cambio solo il rispetto e la cura nel trattarlo che gli sono dovuti. Dopo questa cattura, nei tre giorni e 2 notti rimanenti non abbiamo più registrato attività sulle nostre canne, come se la cattura (e il rapido rilascio…) della ‘mia’ panciuta avesse in qualche modo spaventato e distolto dalla nostra pastura tutte le altre carpe presenti in zona… mah! Capirei avessimo pescato in canale o comunque in ambienti di non grande estensione, ma a 200 metri da riva e in un grande lago naturale… misteri (e fascino) del carpfishing! Il sabato successivo alla partenza, esattamente una settimana dopo, sono di nuovo in autostrada , questa volta in direzione opposta; mentre guido mi assalgono strane sensazioni, un senso di malinconia misto alla felicità per il buon esito della battuta e per l’imminente rivedere la mia ragazza (sarò romantico?...non l’avrei mai detto, comunque sia quella ragazza poi è diventata mia moglie). Ripenso inoltre ai miei compagni di pesca e all’amicizia ulteriormente consolidata, al fatto che se Nico non mi avesse lasciato un po’ di spazio per inserire una mia canna (spostandone una sua) la mia bella ‘reginona’ molto probabilmente me la sarei scordata o magari l’avrebbe catturata proprio lui… eppure nei suoi occhi e nel suo comportamento non ho letto nessuna invidia o ripensamento , anzi la sua contentezza era quasi pari alla mia. Queste sono le cose che aggiungono valore a questa fantastica disciplina, anche se purtroppo non è sempre così; le invidie e le ripicche esistono, ovviamente, anche nel nostro piccolo ‘mondo’, ma quando si riesce a selezionare un gruppo di persone e di amici esenti da egoismi, invidie e protagonismi fuori luogo (mantenendo nel contempo un po’ di sana individualità, indispensabile a mio parere per crescere tecnicamente come pescatori-carpisti), credo si creino i giusti presupposti per ottenere successi ovunque, ma soprattutto il carpfishing diviene non solo una semplice disciplina di pesca ma quasi una scuola di vita. Concludo scusandomi per la lunghezza di questo racconto con tutti voi che , incredibilmente, siete arrivati alla fine, ma ve lo avevo detto all’inizio che non mi è così facile descrivere le emozioni: ammesso che ci sia riuscito!


FREEDOM di Fabrizio Morgagni e Fulvio Gavelli


La pesca in Po si può riassumere ricordando un episodio di inizio dicembre. Fabrizio da qualche settimana stava pescando vicino a casa, il pesce rispondeva bene e la possibilità di prendere grosso era dietro l’angolo. Una sera ci troviamo davanti al pc guardiamo il livello del fiume (http://stazioni.agenziapo.it/ data/index.htm), le previsioni meteo a lungo termine e, sembra, che per il fine settimana successivo ci sia la possibilità di pescare in Delta. Il suo commento lo ricorderò per molto “è un suicidio piscatorio ma..... , ANDIAMO”. Spesso, anche durante i numerosi tragitti verso il Delta, ci chiediamo perchè perseverare (errare sarebbe umano..!) ad affrontare un ambiente del genere quando esistono opzioni sicuramente più produttive in fatto di risultati........si il basso Po è “imbottito” di belle carpe, e non è poi

difficile prenderle, ma a livello di pesci veramente over non è certo la scelta migliore, come del resto quasi tutti i fiumi. Siamo sempre stati coscienti di questo, ma allora cosa ci spinge e cosa spinge sempre più carpisti, sulle sponde del Grande Fiume? Forse proprio oggi che la natura recede sempre più dalla vita quotidiana della gente il Po esercita un fascino unico,


derivante dall'isolamento che, soprattutto nel delta, ancora lo contraddistingue, dal senso di libertà che sa infondere, dalla sua natura ancora selvaggia e relativamente alla pesca dal non riuscire mai a capirne veramente, fino in fondo, le dinamiche. Qua la sfida non è, come in tristi contesti.....agli altri pescatori, ma a pesci selvaggi e ad un ambiente scomodo, vastissimo e variabilissimo che mantiene sempre il fascino dell'ignoto....anche troppo! Un ambiente che, ogni qual volta si riesca a elaborare una teoria, sembra non aver meglio da fare che smentirla! Dove dopo anni di esperienza possiamo dire di non sapere ancora quasi nulla......e di non guidare mai il gioco con sicurezza, come in altri luoghi può avvenire. Non vogliamo certo dire che per noi la grossa cattura non abbia importanza, ci mancherebbe! Anzi uno dei motivi che rendono

Purtroppo i pesci grossi portano spesso segni inequivocabili … il Po affascinante è proprio la sicura presenza di pesci enormi, vogliamo solo dire che non è il posto dove è più probabile farli...insomma un posto per sognatori, i pragmatici vanno a Curton!! O peggio.... Uno degli aspetti più limitanti della pesca nel Po è la necessità di seguire (e capire) costantemente il mutevolissimo andamento del livello e della torbidità dell' acqua, necessità assoluta e dalla quale dipenderà in gran parte l'esito delle pescate. Siti internet, sopralluoghi, telefonate a chi ha la fortuna di vivere vicino al fiume divengono una costante imprescindibile. Purtroppo l’ideale sarebbe muoversi

Le reti non dovrebbero occupare più della metà del corso d’acqua..!? Notare le due boe rosse e il tramaglio che le unisce ….


appena ci sono le condizioni migliori, condizioni che nel delta sono rare e poco durature. Negli ultimi anni basta infatti una mezza giornata di pioggia in Lombardia o in Piemonte perchè parta un'onda più o meno torbida che percorre poi l'asta fluviale nei giorni e che bisogna monitorare per decidere se pescare o pasturare, decisione spesso non facile. Ciò rende impossibile programmare e quindi anche più difficile riuscire a conciliare questa pesca con gli altri impegni della vita, che si presume uno abbia... E' chiaro che in una situazione del genere chi abita vicino al fiume può meglio cogliere le, spesso fugaci, condizioni favorevoli e questo sarà sempre più determinante in futuro. Beh non volevamo spaventarvi …!! Se si ama il fiume si “lotta” e ci si toglie

anche delle belle soddisfazioni perchè le River Carp valgono doppio!! Noi continueremo...anche sul grande fiume, meglio perdersi nella passione che perdere la passione!! Tanto anche i lunghi tragitti sono diventati momenti Zen di carica interiore e quelle poche volte che peschiamo vicino a casa quasi ci mancano!!


Fatto il quadro, la prossima volta inizieremo, forse, a parlare di tecnica,...sicuramente pi첫 semplice.


GRANDI SPAZI, GRANDI DIFFICOLTA’ Di Luca Ruzzenenti


Nell’affrontare un grande lago, qualsiasi esso sia, è improponibile affidarsi al caso. Vi sono infatti molti libri tecnici,i quali avendo un minimo di tecnicità e buona volontà ci aiutano molto nel capire “cosa stiamo facendo”.Ebbene sembrerà una follia per molti , ma nella maggior parte delle volte tutte le consapevolezze che ci creiamo o che abbiamo preso per vere da riviste e amici ci portano a sonori cappotti. Questo innesca in noi inevitabili dubbi .Il vero bivio è proprio qui,nella gestione dei momenti positivi e di quelli molto negativi. Partiamo da qualche certezza. Fin dal primo momento in cui mi sono posto di fronte a una grossa massa d’acqua ho capito da subito quanto fossi ignorante e disorientato di fronte alla quantità di informazioni che ancora non conoscevo e altre, oltretutto, di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza. Leggo riviste anche estere di carpfishing e devo dire che al di là di qualche bell’articolo ogni tanto,è veramente raro imbattersi in carpisti perfezionisti. Certo la pesca è un’arte e una passione che ognuno di noi interpreta a modo proprio ,ma quando le nostre fantasie si spostano ad ambienti naturali selvaggi e molto estesi c’è poco ad essere allegri e felici .Andremo incontro a vere batoste morali e sofferenze talvolta fisiche se non avremo ragionato bene prima di partire da casa. Ogni lago è un mondo unico e irriproducibile. Non sempre saremo consapevoli di ciò che accade attorno a noi perché esistono troppe variabili indipendenti. Secondo la mia esperienza ho notato in modo netto come sia fondamentale capire i cicli biologici di un lago e


rapportarli ad un archivio meteo degli anni precedenti. In questo modo avremmo un’idea precisa delle temperature e delle precipitazioni nonché della pressione atmosferica presenti sulla massa d’acqua. Se avessimo inoltre una buona visione tridimensionale dei venti che più o meno ciclicamente spirano sul lago sarebbe più facile stabilire delle zone appetibili o meno alla pesca. In un grande lago esistono

movimenti fisici della massa d’acqua a livello superficiale (onde) e altri non visibili ai nostri occhi (sesse , sesse interne e correnti) le quali ciò nonostante influiscono su quel famoso equilibrio che io chiamo “bio-meteorologico” il quale pian piano farete vostro a secondo del lago che andrete ad affrontare. Il fattore spazio e tempo è importante. Sperare di catturare pesci nella migliore posizione invernale in piena estate è quanto mai una follia. Le

carpe nuotano molto in un lago aperto e questo ci aiuta perché questa mobilità talvolta indotta da fattori esterni gioco forza crea appetito ai ciprinidi che anche nei mesi invernali non saranno mai totalmente apatici e necessiteranno comunque di alimentarsi. Certo esistono zone di stazionamento ma in un grande lago comunque le carpe non rimangono ferme 24 ore al giorno! Il ritmo alimentare è determinato da numerosi fattori, tra i quali, in primo luogo, la velocità di digestione. Questa, a sua volta, è strettamente dipendente dalla temperatura dell'ambiente: così, in condizioni sperimentali, un pasto che attraversa l'apparato digerente di una carpa in 18 ore circa a 10 °C ne impiegherà solamente 4 e mezza circa a 26°C. Una grande disponibilità di cibo però comporta una notevole riduzione della quantità di alimento introdotta in un pasto ed in una sua incompleta utilizzazione. Questo ci fa ben capire perché solo in presenza di grossi banchi di pesce sarà opportuno pasturare molto o inevitabilmente allungheremo solo il tempo di abboccata dovuto alla polverizzazione dei piccoli branchi di carpe che si muovono in modo indipendente uno dall’altro. In ogni lago Italiano i pesci si comportano in modi totalmente differenti, talvolta inspiegabili all’occhio di noi semplici pescatori dilettanti,ma all’occhio di esperti e di pescatori di professione


d’annata ci sono segni che vengono interpretati in modo chiaro. Passare molte ore muovendosi e vivendo il lago che muta aiuta tantissimo, infatti prima di diventare esploratori del mondo, ognuno di noi dovrebbe fare esperienza con ciò che ha vicino casa per arrivare alla giusta consapevolezza che lo potrà spingere altrove. Che si parta con un lago piccolo o uno immenso cambia molto poco, ciò che conta è ottenere molte informazioni reali e statistiche di come si comporta non solo il pesce che andiamo a insidiare ma anche gli altri pesci, assicurandoci di non dimenticare nulla e annotando su una romantica agenda ogni mutamento e situazione meteo degna di nota. Molti carpisti hanno veramente la memoria corta! Vi stupirete scoprendo che anno dopo anno i pesci ricompariranno nello stesso luogo dove li avevate visti o catturati negli anni precedenti e se questo non accadesse potreste comunque anticipare le loro mosse seguendo l’andamento delle temperature in modo da anticipare e pasturare precedentemente ,ma non troppo, le tappe del loro orologio biologico. Saremo sempre un passo avanti e più passerà il tempo più saremo indipendenti da tempo e spazio. Conosco un paio di carpisti con molte catture over 20 e over 30 i quali non possiedono più nemmeno la tenda e il lettino,non gli serve perché sanno esattamente dove e come prendere un pesce che sia piccolo per divertirsi o alla ricerca di un pesce da record. Tra i molti fattori che voglio citare i quali costituiscono per me un ottimo presupposto per la cattura di carpe nei laghi naturali è quella della tranquillità al primo posto, ossia che vige la regola che le carpe grosse sono esattamente dove nessuno si sogna di andarle a

cercarle per la maggior parte dei casi. A seguire gioca un ruolo fondamentale ossia la temperatura dell’acqua. Sia come dato a se stante che come dato comparato. La carpa cercherà sempre una zona termicamente equilibrata ed essendo un pesce non in grado di sopportare elevate escursioni termiche nell'ambito di un clima rispettivamente freddo o caldo, (pesci stenotemi caldi), si spingerà istintivamente verso le fonti di calore e qualora quella fonte fosse anche fornita di cibo naturale, sarà un hot spot formidabile! L'azione del moto ondoso sul fondo è da considerarsi trascurabile a profondità superiori a 10-12 m, quindi il vento è per me un valido alleato solo in inverno per capire dove eventualmente non staziona il pesce, ma nel resto dell’anno non lo reputo eccessivamente dominante seppure sia un’utile sentinella per la pressione atmosferica e in quei laghi estesi ma con batimetriche mediamente basse. La pressione atmosferica riguarda un capitolo a parte infatti in alcuni laghi per assurdo anche l’alta pressione favorisce le catture, tuttavia in linea generale non è assolutamente sbagliato dire che nei momenti di cambiamento da alta a bassa e talvolta viceversa vi siano veri e propri picchi di catture e quindi di alimentazioni da parte dei ciprinidi. Parlando poi di carpe è bene osservare la morfologia del fondale e in maniera per nulla fantasiosa cercare di capire bene il nutrimento principale delle carpe in quel determinato lago. La dieta delle carpe a volte varia da lago a lago e io credo vi sia in questo non solo il fatto stesso della diversità degli ecosistemi di ogni lago , ma anche la morfologia e la tipologia di carpe


che lo vivono. Ad esempio in laghi dove vi è la presenza massiccia di gamberi della Luisiana è quasi da dare per scontato che essi saranno

un’ottima fonte di proteine e antiossidanti per i ciprinidi. I quali scelgono senza pensarci troppo su l’alimento che soddisfa a pieno le loro necessità e le loro carenze , ed è qui che entra in gioco la magia delle boiles. Perché altrimenti non si spiegherebbe come una carpa in un lago esteso e mai pescato preferisca cinque boiles veramente nutrienti e probiotiche rispetto al proprio cibo naturale presente in abbondanza. Istinto curiosità o necessità? Darei un 33% di ragione a tutte e tre le opzioni che ho elencato, purtroppo però le prove sul campo sono nettamente a favore del fattore necessità e questo si amplifica nei test che leggo vengono effettuati in cave dove la pressione di pesca è notevole. Dove ormai il pesce ha nettamente la percezione che l’esca è pericolosa, ma che può essere un’ottima forma di nutrimento e di ingrasso talvolta. Non rari sono i casi documentati di carpe cresciute di svariati kg a distanza di pochi anni tra una cattura e

l’altra. . Nei grandi laghi le carpe diventano abitudinarie. Seguono giornalmente percorsi che le hanno fatto crescere e stare tranquille fino alla soglia dei 10, 20, 30 kg e oltre ..questo significa che in questi percorsi trovano temperatura, cibo, pace. Se alle carpe togliete uno di questi fattori loro si sposteranno migrando o solamente deviando leggermente il percorso. Migrano quando la temperatura e altre condizioni che talvolta sfuggono dalla mia percezione di essere umano povero di sensi mutano o stanno per evolversi ,( cambio

stagionale – frega – nascita dei micro organismi di cui si cibano - etc.. ).Le carpe infatti sono dotate di straordinari organi di senso, ma anche di doti fisiche che le rendono specializzate nell’individuare del cibo che noi ad occhio nudo ne vediamo ne percepiamo. La bocca tubolare terminale o subterminale infatti, è protraibile in misura più o meno notevole. Ed essendo la carpa tra le specie bentofaghe essa permette un’efficiente ricerca della preda nei sedimenti del fondo con una


penetrazione massima oltre i 12 cm in fondali fangosi e sabbiosi. Non è raro infatti imbattersi in buche nella sabbia o nel fondale di notevole dimensione da cui potremmo evidentemente capire se nella zona vi siano carpe più o meno stanziali facendo una carrellata delle buche fresche (colore omogeneo e chiaro) e quelle di vecchia data ( scure al centro e con crescita talvolta di alghe all’interno). Altro segnale della presenza di alimentazione sarà anche la presenza di chiazze a macchia di leopardo di chioccioline d’acqua dolce completamente triturate le quali evidenziano l’attività di alimentazione prolungata nel tempo e la defecazione nello stesso luogo marchia il fondale per il passaggio di nuove carpe. In presenza di alghe e folte praterie è utile invece distinguere ove sia possibile il cambiamento di colore tra le alghe della stessa specie , in quanto nel passaggio continuo i pesci le schiacciano facendole morire ed evidenziando così una sorta di strada per un passaggio futuro oltre alle solite gallerie e strade al disotto delle coltri di ninfee e quant’altro. Qui il gioco si fa veramente duro e talvolta i pesci scavano delle vere tane sotto le

radici dei canneti ,ma a quel punto io alzerei bandiera bianca lasciando il povero pesce in pace e tranquillità giocando la mia partita dove le condizioni siano pari per entrambi e ci sia l’effettiva possibilità di salpare un pesce senza rovinarlo o impiccarlo per sempre ad un arbusto sommerso per la nostra negligenza! Ci sarebbero tante cose da scrivere sull’argomento e non vorrei annoiare e terminare come in una noiosa divagazione tecnica. Concludo solamente con poche righe: “Ognuno insegue i propri sogni e non sarò io a dirvi qual è il miglior modo di fare carpfishing !” Dovrete essere voi a cercarlo dentro voi stessi magari facendo tesoro di articoli come il mio o di altri articolisti e pescatori che troverete sulle rive. L’importante è il rispetto delle nostre amate carpe e dell’ambiente che le ospita, mettendo al primo posto queste due cose sono certo che tutti voi arriverete sempre alla stessa conclusione. Arrivederci sulle rive !


piccole scelte di Roberto Bussolari


Mai come in questa “rivista”, mi sembra appropriato parlare dei miei approcci verso le grandi acque libere. Un ringraziamento iniziale è doveroso al caro amico Willy che mi ha invitato a far parte di questo magnifico gruppo e ne sono orgoglioso. Ho intenzione di analizzare alcune mie teorie sull’impiego delle boilies in funzione della loro dimensione. Negli ultimi anni, o forse da sempre, lo stereotipo di “esca grande, pesce grande” è impresso nella mente dei pescatori. Purtroppo, o per fortuna, non è sempre così perché prendere per partito preso questo stereotipo popolare potrebbe veramente farci perdere l’opportunità di abbracciare molti pesci. Non nego assolutamente che per lungo tempo sono stato il primo che portava avanti

questa teoria. Inneschi grandi e voluminosi spesso mi lasciavano a bocca asciutta, ma la “leggenda” narrava che le carpe aspirano cozze dalle dimensioni spaventose e

quindi in me l’unica giustificazione plausibile era che le carpe non erano entrate in pastura o “mangiavano male”. Per anni ho coltivato le mie ingenue teorie ottenendo obiettivamente risultati appena sufficienti. Convinto delle mie idee ricercavo sempre i motivi dei miei insuccessi in fattori o avvenimenti non legati alla dimensione dell’esca. Sicuramente in molti, storcendo il naso, hanno già ben capito dove voglio parare ma ritengo sia giusto condividere con voi le mie esperienze e le mie teorie che hanno determinato negli ultimi anni tutti i miei approcci di pesca. Sono obbiettivo nel constatare che moltissimi carpisti pescano con inneschi voluminosi e comunque catturano carpe, anche di taglia notevole. Sono convinto però del fatto che quelle catture avrebbero potuto essere molte di più impiegando bocconi molto più piccoli. Molti di noi pescano tassativamente solo in acque libere per giusta libera scelta personale. Da questo punto di partenza possiamo sviluppare molteplici ragionamenti concatenati tra loro. Come si vede nella foto di corredo all’articolo, una bella carpa comune mi lascia durante la notte una manciata di piccole vongole di dimensioni variabili dal mezzo centimetro a forse due centimetri in origine quelle spezzate. Questo riscontro mi è capitato sia in grandi laghi che in grandi fiumi. Semplicemente non ricordo volta, pescando solo in acque libere abbastanza vaste, di aver trovato all’interno della sacca di contenimento, escrementi che mi potessero far supporre che la carpa catturata potesse aver inghiottito bocconi molto più voluminosi di quelli appena descritti. In alcune cave di grandi dimensioni ho trovato alcune


chele di gamberi e a mia memoria sono l’ultimo ricordo di residui voluminosi. Non escludo, anzi lo vorrei sperare per quei poveri pesci, che quelle chele le avessero vomitate. La carpa all’interno di quel carp sac nuota in un lago dove sui fondali sabbiosi vi sono molte cozze “solitarie” che lasciano simpatiche scie sul fondo, ma dei loro gusci rotti neanche l’ombra. Ho pescato diverse volte in quel lago ma mai le ho trovate. Come si spiega? Cozze di 3-7cm sono già troppo grandi e le piccole vongoline risultano più appetibili? Oppure è sempre stato solo un caso non averle trovate? Non credo molto al caso se la questione si ripete in modo sistematico. Per una ragione o per un’altra, apparentemente sembra che queste carpe inghiottano tendenzialmente bocconi di piccole dimensioni. Un motivo plausibile potrebbe essere quello sostenuto da Willy, e cioè che le carpe riescano ad aprire le cozze e mangiare solo il mollusco contenuto al loro interno, ma ancora non sappiamo come. Questo spiegherebbe perché non troviamo resti di gusci derivati da bivalvi di grosse dimensioni nelle

sacche, ma conferma anche il fatto che le carpe in realtà si nutrono di piccoli bocconi. In quelle acque, non solo per quel motivo, ho iniziato ad approcciarmi non più con inneschi doppi del 24, ma con dei doppi da 15mm ed ho ottenuto risultati più che gratificanti. La scelta di pescare quasi esclusivamente con questi inneschi in realtà fa parte del mio modo di pescare non solo in seguito a quell’osservazione, ma dopo aver iniziato a catturare, qualche anno fa, alcune belle carpe con boilies

piccole. L’innesco del 24 singolo affondante lo impiego solo quando pesco in un determinato lago per tutte le altre mie sessioni scelgo inneschi compresi tra il singolo 15mm e l’omino 20-15. A dire il vero, quello che mi ha fatto divertire di più è l’omino 15-15 che risulta meravigliosamente controbilanciato. Negli ultimi anni ho notato quindi che sugli inneschi piccoli le carpe cadevano più facilmente, sia pescando in lago che in fiume, dove in quest’ultimo ho avuto qualche soddisfazione veramente eccezionale. Ho riflettuto molto a lungo e ho trovato una infinita serie di buoni motivi per cui una carpa di taglia possa preferire e scegliere più velocemente una piccola esca. Innanzitutto il nostro obbiettivo è quello di catturare pesci eccezionali nel minor tempo possibile. Per prima cosa una piccola esca “sconosciuta” di dimensioni simili al cibo consueto delle carpe è sicuramente accettata


molto più velocemente di una biglia da 30mm o più. Inoltre, il nostro obbiettivo è portare velocemente le carpe sull’innesco. L’effetto “nocciolina” (scusate la

definizione stupida) di una piccola esca è enormemente maggiore rispetto ad una massiccia 30mm. Per avere il peso di una 30mm ci vogliono 8 boilies da 15mm. Capite

quindi che per avere lo stesso livello di sazietà una carpa mangerà molte più esche piccole e le probabilità di incappare nel nostro innesco sono matematicamente aumentate di 8 volte. A prescindere dalle statistiche, il principio vale anche per noi esseri umani, alimentarci poco per volta ci consente di mangiare molto di più rispetto ad azzuffarci sul piatto e riempirci la bocca deglutendo grossi bocconi. Quindi sicuramente una piccola esca abbassa molto velocemente le difese delle grosse carpe e la induce a mangiarne di più. Consideriamo inoltre che un pesce è portato a mangiare tanto più velocemente quanto più alimento trova, in quanto il suo metabolismo accelera per poter ingerire di più. Ovviamente questo a discapito sicuramente dell’assimilazione ma


sicuramente a nostro vantaggio e questo non è altro che istinto di sopravvivenza. Una piccola esca è veloce da inghiottire, spaccare ed ingerire. Un grossa boilies, magari un po’ dura, potrebbe richiedere alla carpa anche più di un minuto per essere interamente inghiottita e capite quanto questo rallenti la fase di alimentazione. In acque vergini il principio è lo stesso. Sicuramente l’impiego di piccole boilies è uno dei modi migliori per farle conoscere velocemente alle carpe. Altri vantaggi, come ad esempio la consistenza dell’esca piccola, ci aiutano ad entrare in pesca in modo sempre più rapido. Una boilies da 30mm molto dura creerà non poche difficoltà alla carpa per essere inghiottita. Piccole esche, anche se dure, verranno rotte molto più rapidamente e rallenteranno molto meno l’azione di alimentazione del pesce. Riassumendo, ritengo che esche di ridotte dimensioni destino sicuramente molti meno sospetti nelle carpe di taglia riuscendo anche a

generare piuttosto rapidamente una forte frenesia alimentare. Questo principalmente per la velocità con cui le carpe riusciranno a reperirle e ad aspirarle. Inoltre avranno necessità di molte più esche per essere sazie e questo può tornare solo a nostro vantaggio. Infine, molti si chiederanno come si può fare per selezionare la taglia con esche di ridotte dimensioni. Lo si può indubbiamente fare anche se la maggior parte delle difficoltà è affidata a noi pescatori e non più all’esca. Una grossa 30mm viene tralasciata da molti pesci

di disturbo, comprese carpette da 1-2kg. Ovviamente non avviene lo stesso per boilies da 15mm. Quindi, molte nostre esche verranno mangiate da pesce di disturbo. Anche se sembrerebbe scontato, ma non lo è, dovremo cercare di pescare in settori con elevata presenza di carpe di taglia. Non è facile individuarli ma con un po’ di esperienza sarà possibile capire quali zone ci potranno dare maggiori soddisfazioni. Inoltre con boilies piccole indubbiamente i quantitativi di esche da impiegare saranno sicuramente molti di più. Spesso è fondamentale, se non basilare, sfamare nel vero senso della parola, le piccole carpe per arrivare a quelle di mole maggiore. Mi spiego meglio. Con esche piccole l’azione di pesca sarà più rapida e non di rado inizierete catturando piccole carpe ma questo, anche se non è gradito a molti, è il modo migliore per far arrivare più velocemente i pesci più grossi in pastura. La cattura di piccoli pesci smarrisce il branco e le carpe di taglia si


possono avvicinare tranquillamente alla zona di pesca. Cosa che tendenzialmente non avviene se c’è molto pesce che le infastidisce. In presenza di molte esche grosse sul fondale che non riescono a produrre catture di piccole carpe, ci vorrà più tempo perché queste si allontanino in quanto non si spaventeranno da altre compagne allamate. In questa situazione le carpe più grosse tarderanno ad avvicinarsi all’area pasturata. Preferisco sempre iniziare con qualche cattura di poco rilievo per allontanare e sfamare il branco delle più piccole in attesa di un momento di quiete dove quasi sicuramente mi verrà a visitare qualche bell’esemplare. Quindi in realtà non esiste un vero metodo per selezionare la taglia con piccole boilies. Il lavoro duro lo dovremo fare noi interpretando la sessione e dosando adeguatamente i

quantitativi di pastura cercando proprio di portare ad un allontanamento delle carpe più piccole. Raggiunto questo obbiettivo, credetemi non sarà troppo difficile, se una grossa carpa arriverà nell’area pasturata e si troverà un piccola esca, ben presentata, difficilmente saprà resistergli.

L’impiego di piccole boilies mi ha veramente rivoluzionato il modo di pescare e negli ultimi anni sono riuscito ad avere meravigliose soddisfazioni. Con questo mio articolo non voglio né denigrare o criticare chi impiega esche di dimensioni generose, intendo solo sottolineare l’importanza che hanno nelle mie esperienze le piccole boilies.


OPPOSTE FAZIONI di Maurizio Pelatelli

Più o meno un mese fa mentre ero in giro per Roma, come al solito per lavoro, ricevo una chiamata del mio carissimo amico Luca Tribuzio, e mentre si parla del più e del meno mi dice che Willy sta lavorando ad un progetto on line, una sorta di “rivista/blog” e che se mi interessava avrei potuto far parte della famiglia. All'inizio non fui molto entusiasta, non essendo mai stato articolista e non essendo un “consumatore” di riviste del settore magari sarei potuto cadere nel banale, poi però mi è tornato in mente quello che alla fine Luca mi aveva detto, che sarebbe stata una cosa semplice creata dai pescatori per i pescatori, senza scopi di lucro per nessuno, senza vincoli di aziende o altro, ma che parli di esperienze di pesca in acque

libere, senza l’obbligo di mostrare pesci da fantascienza.. una cosa molto tranquilla insomma. L’input che mi diede il coraggio di intraprendere questa esperienza è stata la frase: "hai carta bianca, fai come vuoi"! Da lì mi sono buttato a capofitto su cosa scrivere, su cosa raccontare alla gente, tartassandomi il cervello di domande su cosa poteva essere interessante del mio approccio con il carpfishing, purtroppo non arrivando alla soluzione in nessun modo, e scartando ogni idea che mi è balenata in testa. Il problema era che non avevo ancora capito il trend del magazine RealFishing, il voler cercare di far arrivare ai propri lettori semplici emozioni di pesca, la


voglia di fantasticare con la mente in attesa di una pescata, senza la foto obbligata di una over, idea tra l’altro che abbraccio da sempre, e così ho iniziato a scrivere. E' il Carpitaly 2011 a Gonzaga, e finalmente conosco Luca Tribuzio di persona dopo esserci parlati “telematicamente” e telefonicamente, grazie a Bernardo Bruschi amico di sempre. Si fanno un sacco di chiacchiere, e ci si lascia a fine fiera con la promessa di una pescata assieme. Ci si organizza per un week end di inizio luglio, periodo ideale, visto che Luca voleva venire dalle mie parti per provare ad insidiare i giganti amur. Prendo il venerdì di ferie e insieme al mio amico e compagno di pesca Fabio Canteri mi reco il giovedì sera, dopo lavoro, nella postazione dove pesco solitamente, e dove mi avrebbe raggiunto Luca, per approfittare di una notte in più prima del suo arrivo, la mattina seguente. La prima notte passa tranquilla senza nessuna partenza nonostante ci sia stato rollio di pesce in continuazione. Luca ci raggiunge in mattinata e dopo qualche ora Fabio ci lascia per andare a lavorare. Il nuovo arrivato prepara tutti i suoi inneschi optando principalmente su granaglie e boilies pop up, sotto mio consiglio visto il fine della sessione; faccio preparare a Luca dei terminali con ami del 4 modello c4 hooks dell'azienda Prologic per poter innescare piccole boilies e granaglie viste le abitudini alimentari dell'erbivora. Secondo la mia esperienza infatti, non

serve un amo particolarmente grande, bensì una minima rotazione e la giusta lunghezza del rig stesso, il quale in molti casi, è risultato efficace non solo per gli amur, ma anche con le carpe. La prima pallina ad essere provata dal mio compagno, vista la sua velocità di entrata in pesca, è stata la Kiwi Crustacean, sul secondo innesco due chicchi di mais con due spugnette per renderlo pop up e sul terzo una tiger nut bilanciata: forata e riempita con del sughero, il tutto contornato con una palla di fioccato di solo mais, mescolato con un semplice method e posizionata su tutti e tre i piombi con il terminale infilato all'interno. Montando in barca con Luca discutiamo sul dove possa essere più proficuo calare.. a mani basse senza pensarci oltre, gli consiglio alcuni spot che hanno spesso reso bene: la prima canna, con mais pop up, viene posizionata a vista vicino la sponda su una profondità di 2,5 metri, con una spolverata di granaglie e boilies (circa mezzo kg) tutto intorno, la seconda, con tiger nut bilanciata, in prossimità di un albero sommerso sui 4,5 metri e la terza, con boilies pop up, su un leggero cambio di livello sui 7,5 metri; mentre stiamo posizionando l'ultimo innesco gli faccio presente che lo spot dove stavamo poggiando il terminale è sempre stato quello più prolifico della postazione. Per quanto riguarda le mie canne ho sentito durante la notte precedente continui salti vicino alla sponda in prossimità di un gruppo di grandi pietre, che ho


notato facilmente dalla barca senza ecoscandaglio, grazie all'acqua cristallina del lago, quindi decido di spostare una mia canna su una profonditĂ  di 3 metri proprio in

quello spot pasturando con un buon quantitativo di granaglie e circa 1 kg di boilies scoberry (Black Label Baits), invece le altre decido di lasciarle dove erano state posizionate la sera prima:

una con innesco affondante su di uno scalino a 5,5 metri con fondale particolarmente duro, in prossimitĂ  di alcuni sassi ed un'altra invece con mais pop up


verso i 9 metri di profondità su di un piccolo letto di alghe alte più o meno 15 cm. Parlando un po’ scherzosamente delle esche utilizzate per la sessione Luca mi fa notare di aver usato le kiwi crustacean ed esclama: stai attento che quando ci sono in acqua le kiwi le altre sono scansate dalle carpe! Ok staremo a vedere gli rispondo! Finito di posizionare le canne e parlando del fantastico lago dove stavamo pescando, faccio notare a Luca, che la postazione dove eravamo, ha regalato a me il personal best durante la sessione successiva a quella di Bernardo Bruschi e Manuele Benedetti, spiegandogli lo spirito di collaborazione, che c'è sempre stato tra noi, nonostante i diversi marchi che promuoviamo e lui non stenta un attimo ad abbracciare pienamente la nostra filosofia, l’amicizia prima di tutto. Come cala la luce, la canna di Luca, innescata con la pop up posizionata sul leggero cambio di livello, parte all' impazzata e dopo un discreto combattimento portiamo a guadino una bella regina e lui subito esclama scherzosamente: vedi le kiwi? Ok questa volta hai vinto tu, dopo aver ammirato la livrea e i colori del pesce catturato lo rilasciamo nel massimo della cura. Il mio compagno continua a dare fiducia alle boilies scelte in precedenza e dopo aver sistemato il terminale riporta quest'ultimo nello stesso spot aumentando leggermente la pasturazione a circa 1 kg di boilies e altrettante tiger nut, per fermare le carpe che continuano a rollare in superficie nella zona dell'innesco. Verso le 3 di notte, sulla mia canna spostata proprio la sera prima viene a far visita un amur che ingannato

dal mio innesco pop up dopo qualche violenta ripartenza viene a guadino. Ammiriamo per qualche minuto e qualche scatto il fantastico esemplare di erbivora che sprigiona tutta la sua potenza anche al di fuori del suo elemento naturale, infatti durante il rilascio, essendo un pesce che dà tutto se stesso nel combattimento, è molto stanco stenta a ripartire, così devo passare un po’ di tempo in acqua con lui per farlo riprendere correttamente non facendo l'errore di lasciarlo a se stesso; essendo tanto potente quanto delicato attendo che recuperi al cento per cento, aiutando l'eliminazione dell'aria ingerita, massaggiando dalla pinna anale salendo verso la bocca con una leggera pressione circa una decina di volte; effettuato questo "massaggio" e constatato il perfetto recupero lo rilascio nelle acque del suo lago. Purtroppo per la nostra sessione, non ci furono altre catture, nonostante i nostri tentativi di fermare il pesce concentrando la pasturazione sugli spot, le provammo tutte, ma non ci fu nulla da fare. Pesci a parte, che sono solo il coronamento degli sforzi fatti, porto con me il ricordo di una bella pescata, dove, smentendo ancora una volta le voci da bar che fra tester ci si faccia la guerra per far credere di avere le esche migliori a catalogo, e prendere sempre e solo big e non permettere a nessuno di pescare vicino, si è stati in armonia e amicizia, tra uno sfottò e l’altro sempre in tono scherzoso, veramente due piacevoli giornate. Due giornate, dove ho potuto conoscere meglio Luca, che avevo sempre solo sentito per via telematica, con il quale son sicuro dividerò ancora sessioni come questa, anche se siamo di "opposte fazioni". Ciao alla prossima.


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