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In viaggio con le fiabe di Calvino


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Nell'intraprendere il lavoro ci siamo poste anzitutto il problema di quale percorso scegliere tra quelli suggeriti dai promotori del progetto. Dopo un attento esame, abbiamo convenuto che la scelta dei colori poteva essere quella più motivante per i ragazzi e ci avrebbe consentito di lavorare sul linguaggio delle fiabe, che era poi il tema che ci stimolava maggiormente. Una volta deciso l'ambito di lavoro, non restava che coinvolgere i ragazzi. Abbiamo quindi iniziato il percorso scegliendo due fiabe del Nord, due del Centro e due del Sud Italia, in modo da avere a disposizione differenti registri linguistici su cui lavorare. Abbiamo proseguito leggendo in classe le fiabe prescelte, analizzandone poi il testo, i personaggi, le funzioni, e infine la lingua, sulla quale ci siamo naturalmente soffermati più a lungo, visti gli obiettivi che ci eravamo proposti di raggiungere. In questa fase abbiamo chiesto ai ragazzi di sottolineare parole poco note, dialettali o in disuso, e di cercare poi proverbi o modi di dire contenenti colori. La fase successiva ha comportato un impegno maggiore degli alunni, poiché è stato chiesto loro di "riscrivere" le fiabe, descriverne i personaggi ed illustrare alcune situazioni particolari o gli ambienti. Siamo andati poi alla ricerca di storie simili a quelle esaminate in altre regioni d'Italia e siamo stati fortunati, poiché abbiamo trovato proprio in Veneto la fiaba "L'amor dele tre naranse" che ha il suo corrispettivo in Abruzzo. Abbiamo infine chiesto ad alcuni nonni di "raccontare" ai ragazzi proprio la storia delle tre "naranse", inizialmente si sono detti disponibili ma in seguito non sono venuti, forse per timidezza, forse per insicurezza. Non abbiamo per questo abbandonato l’idea ma ci siamo resi conto che richiedeva un’ opera di valorizzazione e rassicurazione prolungata, così abbiamo deciso di riproporre l’idea in autunno. Questo, in breve, il percorso, che ha portato alla conoscenza, da parte dei nostri alunni, delle tradizioni popolari italiane, oltre che della lingua regionale delle fiabe prese in esame. I ragazzi si sono divertiti molto, si sono incuriositi, hanno lavorato con impegno e hanno realizzato un prodotto che è frutto di collaborazione tra la scuola primaria e la scuola secondaria del nostro Istituto. Un piccolo contributo alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Le insegnanti

Marjorie Crivelli, Patrizia Di Sabatino, Adalgisa Melica

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Lettura e prima riscrittura della fiaba Individuazione delle parole poco note o antiche e del loro significato Scelta dei punti da ampliare con descrizioni relative ai tre colori : verde, bianco e rosso Rielaborazione collettiva della fiaba con l’inserimento di descrizioni e variazioni della storia

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Lettura e prima riscrittura della fiaba Individuazione delle parole poco note o antiche e del loro significato Scelta dei punti da ampliare con descrizioni relative ai tre colori : verde, bianco e rosso Rielaborazione collettiva della fiaba con l’inserimento di descrizioni e variazioni della storia

classe prima A , scuola secondaria di 1° grado “L. Stefanini” Voltabarozzo     

Lettura ed analisi strutturale della fiaba di Calvino Ricerca di una fiaba simile nel Veneto Ricerca dei modi di dire legati ai colori Descrizione dei personaggi Insalata di fiabe

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classe prima D, scuola secondaria di 1° grado “L. Stefanini” Voltabarozzo  

Lettura ed analisi strutturale della fiaba di Calvino Descrizione dei personaggi Illustrazione dei personaggi

Classe prima C, scuola secondaria di 1° grado ” L. Stefanini” Salboro

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Lettura ed analisi della struttura del testo Individuazione dei colori legati agli stati d’animo, in particolare la rabbia La descrizione e reinvenzione dei personaggi Illustrazione dei personaggi Analisi linguistica dei modi di dire

Classe prima C, scuola secondaria di 1° grado “L.Stefanini” Salboro Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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 Lettura e analisi strutturale del testo  L’individuazione delle funzioni di Propp  Riscrittura secondo le indicazioni della “Grammatica della fantasia”

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C’era una volta , in un tempo lontano, un Re che viveva in un castello con alte mura di , circondato da un giardino dove crescevano quadrifogli,

e

tulipani. Il Re era vecchio e e portava una corona d’oro con

al

sole. In quei tempi il Re perse sua figlia: una notte gliela rapirono . Il Re mandò dei servi a fare le grida della scomparsa della figlia, su tutto il regno: chi riuscisse a trovarla sarebbe stato premiato con una ricompensa molto speciale. Non c’era posto al mondo che non avessero controllato. L’avevano cercata dappertutto, senza successo: nessuno ne sapeva niente. Siccome avevano controllato ovunque sulla terra, un capitano di lungo corso pensò che se la principessa non si trovava in terra , forse era in mare. Il capitano aveva capelli ricci, folti e scuri che spuntavano a ciuffetti dal suo

da capitano, dove era ricamata un’ancora rossa.

Sulla testa, sotto al cappello, nascondeva però solo tre miseri capelli, gli unici rimasti . Aveva dei baffi lisci, neri e sottili, arrotolati alla fine, piccoli occhi verdi e labbra sottili. Era furbo, bugiardo e imbroglione. Decise di armare una nave. La nave era grande e spaziosa: lo scafo era dipinto di verde e ave va delle

ma non riusciva a trovare un equipaggio . Non c’erano marinai

disponibili ad imbarcarsi: nessuno voleva affrontare quel viaggio perché non si sapeva quando si sarebbe tornati. Il capitano vide sul molo, con i cordami per attraccare navi e barche , Baciccin Tribordo, una specie di vagabondo con in mano una bottiglia di vino, e capì che era un uomo da bicchieri. Baciccin passava cioè il suo tempo nelle osterie, dove beveva molto. Era sudicio: indossava una

così stropicciata e sbrindellata da sembrare grigia,

strappati, bucati e ricuciti malamente a mano , un paio di vecchi stivaloni verdi. Era basso e portava degli occhiali tondi. Il capitano gli chiese se voleva salire a bordo con lui e lui accettò. Appena salì a bordo, tutti gli altri marinai lo seguirono , facendosi coraggio. Partirono. Sulla nave non c’era molto da mangiare e Baciccin se ne stava seduto con le mani in tasca, rimpiangendo le osterie del porto e lamentandosi di continuo perché non c’era niente da bere. Gli altri marinai lavoravano con molta fatica, brontolando contro Baciccin e il capitano, stanco di avere sulla sua nave un marinaio così che non faceva niente, tranne che pensare al vino, decise di abbandonarlo su un isolotto, così gli disse: “ Baciccin scendi su questa piccola scialuppa in mare ed esplora quell’isolotto in mezzo al mare, noi incroceremo qui vicino”. Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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e la nave si allontanò subito senza di lui. Tribordo remò fino all’isolotto. Era piccolissimo: una specie di grande scoglio appuntito che spuntava dal mare ma c’era anche una spiaggetta di

e una

vecchissima palma che con l sue foglie verdi copriva l’entrata di una grotta molto buia: si intravedevano solo gli occhietti chiari dei ragni che l’abitavano. Entrò nella grotta ed esplorandola trovò la figlia del Re, legata in fondo alla caverna dalle pareti coperte di una muffa verde. La principessa era molto bella, giovane ed affascinante. Aveva dei

La

sua . I suoi occhi erano verdi e luminosi. Le sue labbra erano carnose e rosse come ciliegie. Indossava un ampio e magnifico vestito rosso ricamato a , sopra La principessa gli spiegò che l’aveva rapita un polpo gigante che per tre ore al giorno si trasformava in triglia e poi in gabbiano. Baciccin si nascose dietro ad uno scoglio e attese il ritorno del polipo. Il polipo era gigantesco, con dei lunghi tentacoli che potevano circondare tutto l’isolotto. Era un polipo malefico dal corpo verde e due lunghe file di ventose su ogni tentacolo. Aveva una sopra uno dei suoi . Quando arrivò , sentì la presenza dell’uomo, allora si trasformò in una piccola triglia dalle squame di un rosso squillante e si gettò in mare, mescolandosi con gli altri pesci . Baciccin gettò più volte la rete per pescarla ma ci mise troppo tempo e quando finalmente la pescò , tra gli altri tipi di pesci, le diede un colpo con il remo ma la triglia si trasformò subito in un grande gabbiano dalle e la punta nera.

Aveva però un’ala rotta e non riuscì a volare via così si ritrasformò in polpo, pieno di ferite e dalle branchie perdeva un sangue nero. Baciccin lo finì a colpi di remo. La principessa , come segno di ringraziamento, gli diede il suo anello di diamanti: era un cerchietto di oro rosso in cui erano incastonati dei grossi Il capitano li fece salire a bordo, li festeggiò e fece bere Baciccin finchè cadde a terra ubriaco morto. Poi disse alla principessa: “Non vorrai dire a tuo padre che ti ha salvata questo ubriacone! Digli che ti ho salvato io!” La principessa non rispose ma pensò: “So io cosa dire.

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Quella notte stessa, per sicurezza, il capitano decise di liberarsi di Baciccin per la seconda volta e visto che era un traditore, bugiardo e imbroglione lo buttò in mare, svenuto com’era, per prendersi il merito di aver salvato la figlia del Re. All’alba, la nave arrivò in porto in porto e segnalarono che avevano la principessa a bordo. Quando scesero sul molo, ad aspettarli c’erano molte persone con vestiti di tutti i colori. repararono il corteo per le nozze del capitano con la principessa al castello del re. Stavano per celebrare le nozze ma dal mare uscì un uomo, tutto verde , ricoperto di alghe, che fermò la cerimonia. Tutti si agitarono molto quando lo videro e il Re gridò: “Arrestatelo!” ma lui alzò il braccio e brillò al sole. Allora la principessa lo riconobbe e disse:” Sì, è questo il mio salvatore: Baciccin!”. Il capitano si arrabbiò fino a diventare rosso di rabbia più di un gambero. Sapete che cos’era successo? Quando Baciccin era svenuto a terra, ubriaco, il capitano lo aveva buttato in acqua, sperando che morisse affogato. Mentre stava affondando nel mare, l’acqua fredda lo aveva svegliato facendolo tornare in sé ma sarebbe morto lo stesso, se non avesse incontrato una sirena. Questa gli aveva dato un

, molto speciale, per farlo respirare e UN VESTITO DI ALGHE VERDI per

coprirsi. Lo aveva poi aiutato a salire sul dorso di un delfino che lo aveva riportato a riva sano e salvo. Il re ordinò di prendere il capitano, e di imprigionarlo mentre Baciccin si mise vicino alla figlia del Re così com’era, erto di alghe e finalmente si sposarono

.

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BASTIMENTO Nome generico di ogni naviglio. BATTELLO Piccolo naviglio, che sta legato ad una nave più grande per le necessità che possono sempre sorgere. Viene dal battere continuo dei remi nell’acqua. BISCOTTO Pane cotto due volte per conservarlo a lungo. Alimento dei marinai nei lunghi viaggi. BONACCIA Lo stato del mare in calma e tranquillità. BORDEGGIARE Navigare contro vento, cambiando spesso di bordo. BORDO Parte della nave che dai fianchi sta fuori dell’acqua. ARMARE L’attività volta a fornire e mettere a bordo tutte le armi da guerra, i pezzi d’artiglieria, le altre armi da fuoco quali gli archibugi ed i moschetti, le armi da getto quali archi e balestre, le armi bianche (lance, scuri, pugnali, spade), le munizioni, l’attrezzistica di complemento. Può anche significare la messa a punta degli alberi, delle antenne, dei pennoni, delle vele, delle gomene, delle ancore, del vettovagliamento e del carico di tutte le pertinenze della nave. Il termine vale anche per l’equipaggio, vale a dire la messa a bordo delle persone necessarie per il governo, la navigazione ed il combattimento ARMATORE Colui che finanzia l’attività della guerra di corsa o di una nave da traffico. L’entità del denaro impegnato in una nave (dipendente dal suo tonnellaggio, dal numero dei membri dell’equipaggio e dalla lunghezza dei viaggi) impedisce quasi l’esistenza di un solo proprietario. Da ciò il ricorso a diverse forme di associazione o alla vendita di quote, dette carati. Ciascun bastimento armato è diviso in 24 carati, per cui ogni armatore possiede alcune quote di numero molto variabile, secondo i rischi che si vuole prendere. La proprietà di una o più navi è suddivisa tra esponenti della borghesia, della nobiltà, a volte tra i membri di una stessa famiglia. CAPITANO E’ il padrone assoluto di quanto vi è a bordo di una nave, delle cose e degli uomini. CARENA La parte dello scafo che resta immersa; la chiglia. CASSERO La parte superiore del vascello a poppa vicino al fanale.

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Un tempo a Venezia c’era una coppia, marito e moglie, gran signori, che non avevano figli. Il marito uscito da casa incontrò un Mago e gli chiese: “Come faccio ad avere figli?” Il Mago e gli diede una mela e gli disse: “ Fai mangiare la mela a tua moglie e tra nove mesi avrete un figlio.” Ritornò a casa e diede la mela alla moglie. Questa ordinò alla fantesca di sbucciarle la mela poi la signora mangiò la polpa mentre la fantesca si mangiò la scorza. Dopo nove mesi alla padrona nacque un figlio, Pomo, che aveva la pelle candida, candida come la polpa della mela e alla fantesca nacque un bambino che aveva le guance rosse, rosse e la pelle bianca, bianca come la buccia delle mele. Il signore li allevò tutti e due insieme, come figli suoi .Con il tempo diventarono grandi, andarono a scuola insieme: Pomo e Scorzo si volevano bene come due fratelli. Un giorno sentirono parlare della figlia di un Mago, una bellissima ragazza, bella come il sole, che però non usciva mai di casa. Pomo e Scorzo inventarono uno stratagemma per riuscire a vedere la figlia del mago. Si fecero costruire un grande cavallo di bronzo, con la pancia vuota, vi entrarono e andarono in giro , muovendo il cavallo con l’aiuto di ruote, suonando allegramente con una tromba e un violino. Arrivarono suonando sotto la finestra del palazzo del Mago, che si affacciò al balcone e quando vide il cavallo che suonava, ordinò ai suoi servi di portarlo in giardino per far divertire sua figlia. Pomo e Scorzo dentro al cavallo suonarono un po’ per la figlia del Mago, che si mise a ballare allegramente. Appena la ragazza rimase da sola decisero di uscire dal cavallo di bronzo. La ragazza si spaventò ma Pomo le disse: “ Che bella che siete! Non dovete avere paura. Se volete restiamo qui a suonare, se no ce ne andiamo via senza farci scoprire da nessuno.” Così i tre fecero festa e la figlia del Mago non voleva più lasciarli andare via. Pomo le chiese di sposarlo e di venire via con loro. Allora entrarono tutti e tre nella pancia del cavallo di bronzo e muovendolo con le ruote se ne andarono senza che nessuno se ne accorgesse. Al ritorno, il Mago non trovò più a sua figlia a casa allora chiese al guarda portone e lui disse che non era entrato o uscito nessuno. Il Mago capì che era fuggita, si invelenì, andò al balcone e lanciò tre maledizioni : “ Mia figlia deve incontrare tre cavalli, uno nero uno rosso e uno bianco, e lei che ama i cavalli bianchi sceglierà proprio quello e sarà lui a tradirla.” E poi: “Mia figlia deve incontrare tre cagnolini, uno nero uno rosso e uno bianco, e lei che ama quelli neri prenderà in braccio proprio quello e sarà lui a tradirla .” E ancora:“ Alla prima notte di nozze, quando mia figlia starà dormendo con suo marito, un biscione verde sarebbe entrato dalla finestra del balcone e ucciderà lei e il suo sposo” Tre vecchie fate , che passavano in quel momento, sentirono il Mago lanciare le tre maledizioni.

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Quella sera le tre fate arrivarono in una osteria, dove si fermarono a dormire. Trovarono la figlia del Mago, Pomo e Scorzo che dormivano sulle panche dell’osteria e si stupirono molto che fosse lì a dormire senza sapere delle maledizioni che le aveva lanciato il padre e senza sapere come fare per salvarsi: ”Solo se qualcuno taglierà la testa al cavallo al cagnolino e al biscione, la figlia del Mago si potrà salvare ma se svelerà questo segreto, pietra di marmo diventerà”. Scorzo che dormiva con un occhio e un orecchio aperti, sentì tutto ma non poteva dire niente per non diventare pietra di marmo. Il papà di Pomo voleva conoscere la sposa di suo figlio, allora mandò tre cavalli per gli sposi . la ragazza cercò di salire sul cavallo bianco ma Scorzò tagliò la testa al cavallo. L a ragazza gli chiese perché lo avesse fatto ma Scorzo non poteva dire niente allora le chiese di perdonarlo e lei lo perdonò.Una volta giunti a casa di Pomo, vennero loro incontro tre cagnolini , uno rosso, uno nero e uno bianco, la ragazza prese in braccio quello nero ma Scorzo tagliò la testa al cagnolino; la figlia del Mago a fatica lo perdonò anche questa volta. Durante la cena di nozze, Scorzo era strano. Con una scusa se ne andò subito a dormire ma non andò in camera sua: si nascose nella camera da letto degli sposi. Nella notte un biscione verde entrò nella stanza e Scorzo gli tagliò subito la testa, la ragazza si svegliò di colpo , vide Scorzo con la spada in mano e gridò :” All’assassino!”. Scorzo non poteva spiegare i motivi del suo comportamento per non diventare pietra di marmo così venne arrestato e portato in prigione per essere impiccato. Il giorno dell’impiccagione, Scorzo chiese di vedere la figlia del Mago e le raccontò perché si era comportato in modo così strano . Pian piano, segreto dopo segreto diventò pietra : prima i piedi e le gambe , poi il corpo fino al collo e infine tutta la testa. La ragazza , pentita, finalmente capì la generosità di Scorzo e disperata chiese perdono al padre Mago, che la amava moltissimo e la perdonò subito. Gli chiese allora di aiutare Scorzo. Il Mago le diede un balsamo con cui ungere Scorzo che ormai era diventato una statua e lo fece ritornare normale. Tutti fecero una gran festa per Scorzo.

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Il Re prima descrizione Il re del paese, era un ficcanaso, perché andava sotto le case degli abitanti per sentire quel che pensavano di lui. Era di statura alta ed era robusto, era muscoloso perché suo cugino gli dichiarava sempre guerra e quindi doveva combattere agevolmente con la spada pesante. Aveva i capelli castani chiari, ma non si vedevano per via della corona lucente e grande che distoglieva lo sguardo. Gli occhi erano piccoli, ma si poteva vedere il loro colore blu. La bocca ce l’aveva piccola, e il naso, invece, era largo ma corto. Indossava sempre una pelliccia imbottita con piume d’oca per stare al caldo, questo era di colore rosso con delle macchioline bianche. Sotto aveva una giacca e un pantalone blu. La corona era grande e maestosa, tutta d’oro, abbellita con perle e un diamante di fronte per dare l’impressione di ricchezza. Era molto gentile con la gente che incontrava, soprattutto con gli ospiti, lui invitava spesso persone a cenare nel suo castello. Come tutti i re, doveva svolgere il suo lavoro: doveva far rispettare le leggi, controllare che non vengano attaccati da nemici e che non scoppi un incendio o cose simili... Però non è sempre così gentile, infatti se qualcuno minaccia lui o qualcuno che gli sta a cuore è molto severo: fa mettere una giacca al colpevole e la incendia, ma a volte quando si sente bendisposto fa un eccezione e lascia scegliere la punizione al punito.

seconda descrizione

Si chiama Carlo Alberto, ha circa 50 anni e abita in Valle D’Aosta. E’ di corporatura robusta e di media statura, col viso tondo, gli occhi grandi e azzurri, il naso grosso, la bocca grande e quasi sempre seria, capelli neri e carnagione chiara. E’ molto ficcanaso, infatti gli piace curiosare dappertutto e a volte non è molto gradito. E’ socievole, ma anche irascibile e veste con un mantello di pelliccia rosso che gli copre tutto il corpo, scarpe nere e corona di velluto rosso ornata d’oro e pietre preziose.

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La regina prima descrizione La ragazza che ha sposato il re ed è diventata regina, era la più piccola e giovane della sua famiglia. Era magra e di statura bassa ma non poi così tanto rispetto alle sorelle. Aveva i capelli lunghi e neri, gli occhi grandi e verdi chiari, il naso era piccolo e corto come la bocca con le labbra poco carnose. Era molto gentile ed educata, non si arrabbiava quasi mai e manteneva sempre le promesse, e cercava di mantenere anche il sorriso ma in alcune occasioni proprio non ce la faceva. Indossava una maglia candida, lo era perché questo era il suo vestito preferito e quindi lo lavava sempre dopo averlo indossato, anche se non si era sporcato.

seconda descrizione E’ la più piccola e la più bella delle tre sorelle che abitano in una casupola di campagna ai confini del regno. Ha corporatura esile e statura bassa. Ha il viso ovale, occhi piccoli, azzurri e vispi, naso regolare e delicato, bocca sottile e sorridente, carnagione chiara e capelli castano-chiari. Di carattere è buona e gentile anche con gli estranei, ma se si arrabbia strilla ed è molto cattiva. E’ molto socievole e non si arrabbia facilmente. Veste con un completo bianco formato da una maglietta a maniche corte e una gonna lunga fino alle caviglie.

Le sorelle della regina prima descrizione Le due sorelle nemiche della regina, si assomigliavano parecchio, tranne che per il carattere, infatti litigavano spesso. Avevano tutte e due i capelli castani, erano alte quasi uguali, ma la maggiore di più. La maggiore, più grassa della sorella, non la mezzana non lo fosse... La maggiore pensava che se avrebbe fatto sparire la sorella regina avrebbe preso lei il titolo di regina e avrebbe lasciato il fornaio, quanto all’altra sorella, bè lei non pensava proprio. Si misero d’accordo con una vecchia che lo annegasse. La vecchia, era una signora che avrebbe fatto di tutto per guadagnarsi da vivere. Era gobba ma non le serviva un bastone per reggersi in piedi, andava sempre in giro incappucciata, perché voleva nascondere la sua bruttezza: era tutta rugosa in faccia, aveva gli occhi piccoli ma ci vedevano ancora, il naso era grande e adunco con un brufolo gigantesco a lato.

seconda descrizione Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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Sono gemelle e sono abbastanza belle. Hanno corporatura media, alta statura, viso ovale, occhi marroni, naso piccolo e a patata, bocca sempre sghignazzante, carnagione chiara e capelli castanoscuri. Sono cattive e prepotenti e prendono sempre in giro tutti. Sono poco socievoli, infatti da quando è nata la loro sorellina l’hanno sempre trascurata. Vestono male e non badano alla bellezza, quindi hanno vestiti da contadini, tutti strappati.

I due figli prima descrizione I due ragazzi partoriti dalla regina, avevano i capelli d’oro. Da grandi diventarono alti, forti e coraggiosi, come il re. Erano gentili ed educati, solo per il fatto che fuori da casa loro indossavano sempre un cappello per coprire i capelli d’oro. Il maggiore aveva gli occhi piccoli e blu, il naso largo e corto, come suo padre. Portava abiti regali come un mantello. Il fratello, invece, aveva gli occhi grandi e castani, il naso piccolo e lungo e la bocca piccola come il naso. Lui indossava abiti regali come il fratello. Aiutavano i poveri poiché erano ricchi per i loro capelli d’oro che si tagliavano i capelli a vicenda con la sorella.

seconda descrizione Pur non essendo gemelli, sono perfettamente identici. Sono di latte e sangue, coi capelli d’oro; sono di corporatura magra e di alta statura. Hanno gli occhi azzurro-verde, il naso piccolo e a patata, la bocca sottile e sempre sorridente. Sono di carattere dolce, gentile e temerario e sono pronti a fare tutto quello che gli chiedono. Sono molto socievoli; infatti all’invito del Re a cena, hanno subito accettato, divenendo suoi amici. Vestono elegante con uno smoking nero e con un cappello per nascondere i capelli d’oro.

La figlia prima descrizione La ragazza era uguale alla madre, di differente c’erano solo i capelli d’oro e la stella sulla fronte. Era generosa, infatti curava il giardino da sola e lo venerava perché era bellissimo e non mancava niente. Aiutava anche lei i poveri, e quando era gentile con altre persone, la stella sulla fronte si illuminava. Come la madre aveva un vestito favorito e pure lei lo lavava ogni giorno. Le piaceva essere invitata alle feste degli amici e ci andava volentieri quando poteva. La stella sulla fronte, si illuminava quando: lei faceva qualcosa di bello per gli altri, quando gli altri facevano qualcosa di bello e quando era soddisfatta.

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seconda descrizione E’ di corporatura esile e di media statura. E’ di latte e sangue, coi capelli d’oro e una stella in fronte. Ha gli occhi azzurri, il naso piccolo e la bocca sottile e sorridente. E’ di carattere gentile come i suoi fratelli, ma è anche molto permalosa e sensibile. E’ socievole come i suoi fratelli e veste con un completo rosso formato da gonna e maglia a maniche lunghe

L’Uccel Belverde E’ un uccello dalle piume verdi e azzurre miracolose che parla. Ha gli occhi di colore marrone scuro ed il becco piccolo e arancione; le zampe sono molto lunghe, anch’esse arancioni. E’ di carattere scherzoso e giocoso, ma molte volte è un buon conere.

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’era una volta un principe snello, alto, con un viso pallido e ovale, capelli biondi, occhi azzurri, labbra carnose e rosse, naso sporgente. Indossava vesti eleganti con rifiniture d’oro e aveva un carattere gentile, solare e chiacchierone. Un giorno mangiando la ricotta, si tagliò e una goccia di sangue cadde nella ricotta, decise di sposare una ragazza bianca come il latte e rossa come il sangue e si mise a cercarla. Un vecchio gli diede tre melagrane e gli disse di aprirle vicino a una fonte d’acqua. Lui ne aprì una e ne usci una bella ragazza che gli chiese dell’acqua, però dopo un po’ morì, allora ne aprì un’ altra, anche qui uscì una ragazza e anche lei morì, rimasto solo con la terza melagrana decise di aprirla, uscì una bellissima ragazza di nome Cenerentola: alta, snella, dal viso ovale, gli occhi marroni, i capelli castani e naso e bocca normali. Aveva un carattere allegro. E se ne innamorò, decise di sposarla facendo un ballo per il suo matrimonio e invitando tutto il regno. Mentre Cenerentola aspettava il principe che era andato a prendere la carrozza, passò di là una matrigna, che invidiosa della sua bellezza, la uccise, una goccia di sangue cadde a terra e si trasformò in una palombella e la matrigna si mise ad aspettare il principe al posto di Cenerentola. Il principe trovò la matrigna che con l’inganno gli fece credere che lei era la ragazza di prima trasformata dal sole, egli la portò a palazzo per sposarla. La palombella andava ogni mattina dal cuoco del castello chiedendo da mangiare e in cambio riceveva piume d’oro, la matrigna temendo qualcosa, la uccise e una goccia di sangue cadde al suolo e nacque un albero di melagrane curative che il principe dava alla gente più bisognosa. Rimasta l’ultima melagrana, il principe la consegnò alla vecchietta bisognosa di cure che ogni mattina passava davanti alla pianta.Per miracolo dentro quel frutto c’era Cenerentola, la vecchietta era una fatina che con una magia trasformò Cenerentola in una principessa facendola andare al ballo per il matrimonio del principe. Quel giorno il principe la riconobbe e venuto a conoscere tutta la storia si sposarono e la matrigna la mandò via dal suo regno per sempre, vissero tutti felici senza più bugie ed inganni.

“Insalata di fiabe” da L’amore delle tre melagrane

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'era una volta una bellissima ragazza di nome Cenegrana che era sempre sporca di cenere che durante il giorno faceva le pulizie per la casa e di sera verso le 20.00 andava dormire dentro un melograno. La brutta saracina e le sue figlie abitavano in una casa assai bella vicino ad un castello dove viveva un principe di nome Alberto di cui Cenegrana ne era affascinata dalla sua bellezza aveva occhi azzurri come la neve, capelli biondi non lunghi una bocca rossa come il sangue, sorridente il naso normale. Portava con se un mantello azzurro lungo fino alle caviglie, una giacca sempre azzurra di lino proveniente dall' oriente e scarpe in pelle di camoscio marrone. Abitava in un castello molto lussuoso con piscina, sauna, vasca idromassaggio e bagno turco, il principe stava cercando moglie che fosse bianca come la neve ma allo stesso tempo rossa come il sangue. Fece fare un ballo di gala dove venivano invitate tutte le ragazze del regno tranne la povera Cenegrana impedita dalla brutta saracina che era molto cattiva insieme alle sue sorellastre. Cenegrana però incontro una fata che la fece andare al castello con un incantesimo che la fece venire fuori dal melograno; questo incantesimo durava fino alle 24.00. Arrivata al castello, cominciò a ballare con il principe Alberto e la brutta saracina si ingelosiva ogni minuto che passava. Suonarono le 24.00 e Cenegrana andò via di corsa, mentre correva perse una scarpetta. Il giorno dopo il principe passò per tutte le case del regno e quando arrivò alla casa di Cenegrana le fece provare la scarpetta e le andava alla perfezione. I due si sposarono e vissero per sempre felici e contenti.

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era una volta un povero ragazzo che viveva in una piccola casa, insieme alla matrigna Magnini e i due fratellastri. Il giovane era costretto a fare ciò che gli ordinava la matrigna, altrimenti veniva lasciato senza cibo. Un giorno, dopo il lungo lavoro, cenò con un po’ di ricotta, ma si tagliò e cade una goccia di sangue. Allora decise che per uscire da quella tremenda vita, doveva sposarsi: voleva però una donna dalla pelle bianca come il latte e rossa come il sangue. Andò in città e nei villaggi vicini a chiedere se qualcuno conoscesse una giovane con quella caratteristica, ma le risposte erano sempre quelle: "Chi è bianca non è rossa e chi è rossa non è bianca" Finché un signore gli diede tre melagrane e gli disse: “Apri questi frutti vicino alla fontana e si avvererà ogni tuo desiderio.” Così il ragazzo andò vicino alla fontana, aprì la prima melagrana e ne uscì una bellissima principessa dalla pelle bianca come il latte e rossa come il sangue, con i capelli biondi e ondulati. Intanto i due fratellastri spiarono e si ingelosirono del fratello. Poco dopo fu indetto un ballo, a cui però la Magnini aveva vietato al poveretto di andare. Così il giovane si recò di nascosto di nuovo vicino alla fontana e disse: “Vorrei, vorrei, che da questa melagrana uscissero i vestiti, la carrozza e i cavalli per me, per andare al ballo. Se non mi aiutate non potrò andare perché sono troppo povero". E subito spuntarono gli oggetti desiderati e potè partire alla volta del palazzo reale dove si svolgeva l’ evento, ma dimenticò una melagrana sulla fontana, e la matrigna, che l'aveva spiato se la prese. Arrivato al palazzo, il ragazzo vide una bellissima fanciulla di cui s' ìnnamorò immediatamente, poiché era bianca e rossa, proprio come lui la desiderava. Così il giovane le chiese di ballare e lei accettò. I due giovani cominciarono a danzare, mentre i fratellastri e la loro madre se ne stavano seduti a fissare il giovane che si divertiva, finché uno disse: “Madre, visto che hai la melagrana, non potresti far scomparire nostro fratello?” “No, vorrei, vorrei uno spillo magico”. L’ oggettino comparve in mano della signora Magnini, che andò vicino al principe e gli bucò l’ orecchio. Immediatamente il ragazzo mutò, e si trasformò in una scarpetta di vetro. La giovane dalla pelle bianca come il latte e rossa come il sangue si disperò, prese la scarpetta e scappò. Passarono giorni e giorni, ma il suo amato non c’ era più e decise di andare dal vecchio che aveva la melagrana con lei dentro. Andò e gli chiese: “Buongiorno gentile signore, si ricorda di me? “ Lui rispose: ”Certo, di che cosa avete bisogno giovane donna?” “Il mio amore è stato trasformato in una scarpetta e il dolore della sua mancanza mi uccide”. “Allora tenete questa melagrana e desiderate che il vostro innamorato rinasca, e vedrete ciò che succederà.” Dopo aver ringraziato il vecchio la principessa eseguì le istruzioni e successe una cosa meravigliosa: un vortice di sabbia dorata e brillante le apparve e poi rivide il suo amato vestito come un vero principe. Insieme andarono dal re e gli raccontarono tutto. La matrigna e i fratellastri furono arrestati e loro vissero per sempre felici e contenti nella loro casetta.

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C’era una volta un principe, che voleva per sposa una donna bianca come il latte e rossa come il sangue; se non l’avesse trovata, si sarebbe comunque accontentato di una donna unicamente bianca. Così si incamminò e lungo la strada trovò un vecchio, al quale chiese dove avrebbe potuto trovare una sposa con quelle caratteristiche. Allora l’anziano gli diede due melagrane. Il principe ne aprì una e ne uscì fuori una donna così velocemente da non poterne distinguere i colori. Il figlio del re le gettò l’acqua in viso e solo così si accorse che quella donna, di nome Biancaneve, non era anche rossa come il sangue ma solo bianca. Quindi aprì il secondo frutto e, questa volta, ne uscì una ragazza proprio come lui desiderava. Così fu indeciso fra chi scegliere e dopo un lungo periodo di riflessione, a sua insaputa, passò da quelle parti la Brutta Saracina e le uccise entrambe, ma dai loro corpi nacquero sette nani. Il principe pensò che la Brutta Saracina fosse la trasformazione di quelle due bellissime fanciulle e la sposò. Gli sposi, accompagnati dai sette nani, si avviarono al castello e i nanetti cominciarono a pulire e a mettere in ordine la reggia come era loro solito. La Brutta Saracina, vedendo i nani confabulare con il cuoco e pensando che fossero suoi nemici, li uccise tutti e dai loro corpi nacque un albero di melagrane . L’anno dopo, passò in quel posto una vecchia, che staccò nove frutti dall’albero e li portò a casa. Poi si avviò a messa e, durante la sua assenza, le melagrane si aprirono, ne uscirono Biancaneve, i Sette Nani e una donna bianca come il latte e rossa come il sangue, e si misero tutti insieme a pulire la casa. Troppo presi dai lavori, non fecero in tempo a rientrare nei frutti dai quali erano usciti e così, quando la vecchia tornò, li vide, li ringraziò per le pulizie fatte e li ospitò nella sua abitazione. La settimana successiva, decisero di andare tutti insieme alla chiesa del villaggio per assistere alla messa e li incontrarono il principe che riconobbe Biancaneve, la donna rossa e bianca e i Sette Nani. Deciso a cambiare vita, non potendo più sopportare la Brutta Saracina come sposa, tornò al castello e la cacciò via dal suo regno. Subito dopo, raggiunse di nuovo la chiesa, dove lo stavano aspettando le due ragazze, e le sposò entrambe tra la gioia di tutti gli abitanti. Quando rientrarono dopo le nozze a palazzo, fu deciso che Biancaneve e i Sette Nani avrebbero pulito e riordinato la reggia, mentre la ragazza di colore bianco e rosso avrebbe governato assieme al principe. E vissero per sempre felici e contenti.

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C’era una volta un principe di nome Giacomo in cerca di moglie. Un giorno disse a sua madre :Mamma, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue!- Ma la madre gli rispose :Eh figlio mio!, chi è bianca non è rossa e chi è rossa non è bianca, ma cerca pure se la trovi. Cammina, cammina incontrò un vecchierello. :- Dove vai giovanotto? E Giacomo:- Cerco una donna bianca come il latte e rossa come il sangue!-: il vecchierello rispose :- Tieni queste tre melagrane, immergile nella fontana e vedrai che crescerà un enorme albero di melagrane, ti ci arrampicherai e quando sarai sopra vedrai un enorme castello, entraci e cerca tre melagrane, non sarà molto semplice riuscire a prenderle, un grosso ostacolo cercherà di impedirtelo! Un po’ stupito il principe non gli credette molto, ma incuriosito si avviò verso la fontana centrale del regno e vi lanciò le tre melagrane. Dopo qualche secondo non voleva credere ai propri occhi: lì davanti a lui era nato un enorme albero di melagrane. Subito si arrampicò timoroso e, arrivato in cima, vide solo un vasto paesaggio di nuvole candide; ma improvvisamente scorse il castello, grigio e imponente. Di corsa si avviò verso l'enorme edificio e, arrivato davanti alla gigantesca porta, riuscì a passare. Si imbatté subito in un enorme gigante che fortunatamente dormiva seduto sulla sedia e appoggiato al tavolo. Proprio sopra a quel tavolo vi era un enorme cesto di frutta con dentro ben tre melagrane; Giacomo si avvicinò senza far rumore al tavolo, ma purtroppo il gigante si svegliò, vide il ragazzo che provava a raggiungere le melagrane e volendo spostare i frutti li fece cadere. Una finì sotto la credenza, una volò sopra una mensola e l’ultima la prese in mano il gigante. Giacomo, per sfuggire al pericolo saltò giù dal tavolo e rotolò immediatamente sotto la credenza, il gigante provò subito ad acchiapparlo, ma le sue manone non passavano sotto il mobile. Il principe riuscì ad afferrare alla sua destra una melagrana, che con molta fatica aprì; subito ne uscì una fanciulla ignuda che disse :- Giovanotto dalle labbra d’oro, dammi da bere, se no io mi moro. Purtroppo nelle vicinanze non c’era acqua e la fanciulla svanì. Molto deluso il ragazzo uscì da sotto il mobile, e si accorse, con immenso stupore, che il gigante aveva ripreso a sonnecchiare. Si lanciò verso di esso, perché nella mano teneva la seconda melagrana. Riuscì a raggiungerla, ma quando la toccò il gigante si svegliò lasciando cadere il frutto che finì per terra, si ruppe, e la fanciulla morì in pochi secondi, dopo aver chiesto dell’acqua, che Giacomo non fece in tempo a porgerle. Il principe questa volta venne lanciato dal gigante fuori dalla finestra, ma il ragazzo riuscì ad aggrapparsi al ramo di un albero e si salvò. Poi rientrò nel palazzo cercando di non far rumore. Vide la terza melagrana, l'afferrò, ma prima di aprirla controllò che nelle vicinanze ci fosse dell'acqua, e si accorse che proprio vicino a lui c’era un grande secchio d’acqua; non perse tempo, spezzò la melagrana, ne uscì la bella fanciulla che, alla richiesta dell’acqua, si lasciò cadere nelle braccia del principe che velocemente le diede il prezioso liquido. I due passarono inosservati davanti al gigante, ed a uscire dal castello e corsero immediatamente all’albero, da cui scesero velocemente per tornare sulla terra. Giacomo immediatamente, dopo aver procurato degli abiti alla fanciulla, la presentò alla madre che tutta entusiasta cominciò a preparare le nozze per il mese successivo.

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Un principe cercava una ragazza bianca come il latte e rossa come il sangue. Lungo il cammino incontrò un vecchio che gli diede tre mele bianche e rosse, e gli disse di aprirle e vedere cosa veniva fuori. Il principe ne aprì due ed uscirono due bellissime ragazze che gli chiesero dell' acqua, ma lui non fece in tempo e così morirono. Alla terza il principe riuscì a darle l' acqua, e lei visse. Era bellissima e lui la chiamò Biancaneve. Il principe le disse di nascondersi finchè andava a prendere la carrozza per portarla al castello. Mentre aspettava si avvicinò una donna che era una strega. La strega vide che era bellissima ed ebbe invidia di lei, allora le offrì una mela avvelenata. Biancaneve la mangiò e morì. Cadendo a terra perse una goccia di sangue che si trasformò in uno scoiattolo e se ne andò.Il principe tornò e trovò nascosta la strega e le chiese perchè era così diversa da prima; lei rispose che era stato il sole a trasformarla, allora insieme andarono al castello. Lo scoiattolo ogni giorno si informava dal giardiniere del castello cosa faceva la strega col principe. La strega se ne accorse e un mattino uccise lo scoiattolo che cadde a terra, e lì nacque un albero di mele magiche. Tutti volevano quelle mele per guarire dalle malattie. L' ultima mela la prese un nanetto che abitava in una casetta con altri sei nanetti. Arrivato a casa mise la mela in cucina e se ne dimenticò. Ogni mattina i sette nani andavano a lavorare in miniera e lasciavano la casa vuota. Quando non c'era nessuno in casa dalla mela usciva Biancaneve e metteva tutto in ordine. I sette nani non capivano chi era che sistemava la loro casetta. Un giorno si accorsero che era la ragazza della mela, e lei raccontò a loro la sua storia. Dopo un po' di tempo, mentre era nel bosco con i nani, passò di lì il principe che la riconobbe e volle sapere come mai lei fosse lì. Sentita la storia il principe portò Biancaneve al castello e cacciò la strega che lo aveva ingannato.

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Il figlio di un Re stava mangiando a tavola quando, tagliando la ricotta, si ferì a un dito. E all’ improvviso, disse alla sua matrigna che desiderava una ragazza con i capelli color d’ oro, umile e che non fosse viziata. La matrigna, gli rispose, che non era semplice trovare nel regno una ragazza come la voleva lui. Il motivo era che nel regno c’erano solo principesse, che venivano con i loro genitori, per fare affari con il re. Cosi il figlio del Re si mise in cammino. Cammina cammina, incontrò una principessa molto anziana e prepotente che gli chiese :- Giovanotto, dove vai? -E sì, lo dirò proprio a te, che sei il contrario della ragazza che sposerò. Cammina cammina, incontrò un vecchierello molto umile che gli chiese: -Giovanotto, dove vai? -A te sì che lo dirò, magari conosci una ragazza come quella che voglio io. Il principe gli disse che desiderava trovare una ragazza con la carnagione bianca come la ricotta e rossa come il sangue. Il vecchietto disse che conosceva una ragazza come quella che desiderava. Questa fanciulla aveva perso da poco il padre, condivideva la casa con la matrigna e le sue due figlie. Queste due figlie erano molto brutte e invidiavano la ragazza. Per rendere felici le figlie, la matrigna, trattava la ragazza come una serva. Il principe disse al vecchietto : – Mi puoi accompagnare da lei? Il vecchietto rispose che, siccome era molto malato, non riusciva a muoversi facilmente. Il principe si dispiacque, ma il vecchietto, all’ improvviso gli diede tre topolini. Meravigliato il giovane chiese cosa doveva farsene dei topolini. Così il vecchio gli rispose: - Tu devi solo accarezzarli per tre volte sul musetto e devi avere in mente una poesia d' amore. Allora, il principe, si rimise in cammino pensando a una poesia. Quando gli venne in mente accarezzò sul musetto uno dei tre topolini ed esso si trasformò nella sua ragazza ideale. Appena la vide le recitò una poesia ma a lei non piacque e così morì. Il principe, disperato, continuò a pensare ad un’ altra poesia e quando fu pronto, accarezzò il secondo topolino, ma anche questa volta la ragazza morì. Il principe a questo punto era davvero distrutto, ma poi continuò a inventare un’altra poesia, e questa volta la cantò, ballò e interpretò. Così la ragazza visse . Il principe tornò a casa a raccontare tutto alla famiglia, senza la ragazza, che si nascose sul ramo di un albero, perché il principe doveva tornare in fretta alla reggia, poiché suo padre, in sua assenza, gli stava organizzando le nozze con una principessa molto avida. Nel frattempo, una delle due figlie della matrigna, Genoveffa, stava andando a prendere un po’ d’ acqua alla fontana per la madre che si era ammalata . Genoveffa in un primo momento non voleva andarci perché sosteneva che fosse compito della sorellastra. Poi, sbuffando, riempì il secchio, ma mentre stava per sollevarlo e allontanarsi, si vide riflessa nell'acqua (o così credeva!) e si trovò bellissima!!! Così, tornò a casa senza l’acqua, perché si era incantata a guardare la sua immagine. La sorella però la sgridò e la rimandò a prendere l’ acqua. Succede la stessa identica cosa. Dopo la terza volta, che la sorella mandava Genoveffa alla fontana, la ragazza-topolino non riuscì più a trattenersi e rise. Genoveffa si arrabbiò molto e convinse la ragazza a scendere dal ramo dell'albero su cui si era rifugiata, poi, con le sue lunghe unghie, la ferì all’orecchio ed ella morì, ma si trasformò in una palombella . Poi Genoveffa si nascose al posto della ragazza. Quando tornò il principe si spaventò della bruttezza della ragazza; ma Genoveffa riuscì a convincerlo che era sempre la stessa ragazza, diventata momentaneamente brutta per essere rimasta a lungo sull'albero. E così il principe le credette e insieme si incamminarono verso il castello. Nel frattempo la palombella, chiedeva al cuoco del castello dove dimorasse il principe , cosa facesse durante il giorno Genoveffa con il suo Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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innamorato e il cuoco le rispondeva :-Mangiano, bevono e dormono. Questo accadde per molti giorni ed un giorno il cuoco riferì tutto al principe. Ma Genoveffa che aveva ascoltato la conversazione di nascosto, si preoccupò e quindi appena vide la palombella l’ ammazzò. La palombella si trasformò in una pianta di limoni con i frutti di colore oro, come i capelli della ragazza. Questo frutto, mangiandolo, guariva da ogni malessere . Quando il principe seppe di questa pianta, portò un frutto al vecchietto, che era in fin di vita, per ringraziarlo di ciò che aveva fatto per lui. Cosi il vecchietto guarì. In quel limone stava la ragazza. Un giorno, il principe, andò a fare visita al vecchietto, ma lui dormiva. Nella sua casa incontrò la ragazza che si era trasformata e stava preparando da mangiare al vecchietto. La ragazza appena lo vide gli raccontò tutto. Alla fine i due si sposarono e Genoveffa fu la loro serva. La ragazza e il principe, furono molto contenti di essersi incontrati e innamorati.

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PRINCIPE Prima descrizione Il principe aveva gli occhi azzurri glaciali, una bocca rossa come il sangue con le labbra un po' screpolate. Il naso normale e con la punta all' ingiù. I capelli sono rossi con qualche sfumatura bionda, il mento normale ben proporzionato. Aveva la carnagione chiara.

Seconda descrizione Il principe lo immagino fisicamente prestante: alto, muscoloso, biondo e con occhi azzurri come un oceano infinito. Il suo volto è piccolo e ovale con un naso pronunciato e importante, la bocca è piccola, rosea e molto delicata. Il principe è pigro perché abituato ad essere servito e riverito. Egli possiede un castello molto lussuoso dove trascorre la maggior parte del suo tempo.

Terza descrizione Il principe si chiama Franco ed è il figlio del re di Francia. E' alto, magro e slanciato. Ogni ragazza del posto impazzisce per lui . Ha i capelli lisci, corti e di color biondo spento e gli occhi grandi e azzurri. Bocca rossa e guance leggermente arrossate. E' perfetto!!! Una delle sue tante qualità è che è umile e molto divertente. Per questo motivo è circondato da molti amici . Il suo hobby preferito è giocare a golf. Adora passare del tempo con la famiglia e con gli amici ed infine studiare. Quarta descrizione Il principe era castano, con i capelli lunghi. Aveva le guance magre e rosee. La bocca quasi non si vedeva perché era coperta da folti baffi marroni. Di statura era alto e anche robusto. Sulla testa portava una specie di cappello azzurro, guarnito da un lucido nastro giallo. Non era da tutti vestirsi così, ma chi meglio del principe può farlo ? Questo principe calzava degli stivali dorati e con un piccolo tacco. Indossava una veste bianca che appariva alla gente come una veste troppo delicata. Il principe era di carattere abbastanza schivo perché si vantava del suo aspetto maestoso. Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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Quinta descrizione Il principe è un ventitreenne, ama molto mangiare e adora gli animali, soprattutto il suo cane di nome PUNKY. Il figlio del re è un bel tipo e si veste con eleganza e ricercatezza. Nel tempo libero gli piace indossare una maglietta e dei pantaloni stretti di color verde a cui abbina una giacca chiara e degli stivali di cuoio. Ha gli occhi di un colore azzurro intenso, naso, orecchie e bocca regolari e i capelli biondo oro. E' di statura media e piuttosto magro. E' un tipo in gamba, gentile con le persone, estroverso, forse un po’ pretenzioso, ma decisamente bello!

Sesta descrizione Il principe si chiama Carlo, ha 30 anni ed abita nel castello del paese di Fènis, dove una volta c’era il regno di Savoia. E’ di corporatura piuttosto magra e di alta statura, ha il viso tondo, gli occhi grandi e azzurri, i capelli castani, lisci e ben pettinati, la bocca sorridente con labbra sottili, il naso piccolo e le orecchie regolari. La carnagione è chiara. Indossa una camicia azzurra con bottoni dorati ed un cappello blu con una penna rossa. Il colore dei pantaloni richiama quello del cappello ed i mocassini sono marroni. Ha modi di fare gentili e cordiali, soprattutto con gli ospiti che vengono a trovarlo al castello, ma sa anche essere severo con le persone che gli mancano di rispetto. Il suo hobby è l’equitazione e lo pratica tutti i giorni nelle ore mattutine quando va a controllare i suoi possedimenti. Ha l’abitudine di ospitare nella sua tenuta dame a cavallo per accompagnarle in piacevoli passeggiate. Si può dire che questo principe conduca una vita agiata, al sicuro da ogni rischio e pericolo e sempre a contatto con la nobiltà del suo paese. Settima descrizione Il principe è un 25enne con il viso rotondo, gli occhi azzurri la bocca, il naso e le orecchie ben proporzionati, i capelli biondi e a caschetto. Indossa un cappello verde con una piuma rossa. E’ alto e piuttosto magro, mani e piedi normali, torace, braccia e gambe muscolose, insomma un vero macho. Il carattere si può ricavare dal testo: è generoso perché diede a una vecchietta l’ ultima melagrana della vita rimasta sull’ albero, affettuoso e buono.

PRINCIPESSA Descrizione La principessa aveva gli occhi di un bel castano scuro, una bocca con le labbra rosate; la pelle rosea e morbida, il naso era piccolo. I capelli sono biondi con qualche ciocca castana, il mento ben proporzionato.

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Prima descrizione La ragazza delle melagrane è un personaggio fantastico, molto bella perché ha capelli biondi e lisci con occhi verde smeraldo che risaltano molto nel suo viso liscio con lineamenti dolci. Ha una carnagione olivastra che la rende particolarmente attraente e uno sguardo affascinante. Il suo fisico è magro e aggraziato nei movimenti. Con un carattere dolce a riservato si faceva amare.

Seconda descrizione La ragazza si chiama Melinda. Non è tanto alta ma è certamente molto magra . Ha i capelli color castano e gli occhi verde chiaro .La sua carnagione è bianca e delicata come la porcellana, con le guance rosee. La bocca è rossa come il fuoco. Il carattere è quello di una ragazza molto timida e riservata, che adora cantare e il suo canto è talmente dolce da rapire le persone che l'ascoltano. E' un tipo molto preciso e ordinato. Il suo sogno è quello di diventare una madre perfetta. Il suo passatempo preferito è cucire e riordinare. Non le piace dormire a lungo, perché secondo lei, è una perdita di tempo. Dietro alle persone che sembrano semplici in realtà, quasi sempre, si nascondono delle doti complicate.

La Brutta Saracina è piccola e gracile con un volto ovale , ma molto allungato ed occhi neri impenetrabili e dallo sguardo cattivo. I suoi capelli sono neri come la pece, lunghi e poco curati. Veste in maniera trasandata, con abiti vecchi e rattoppati. Il suo carattere è severo ed ha modi sgarbati con tutti, ecco perché viene definita brutta nel suo insieme.

Il vecchio signore che cede al ragazzino tre melagrane è così: i suoi capelli sono di un color bianco sfumato sul grigiastro, con gli occhi verde oliva e, nonostante la sua età, sono ancora lucenti quasi che ti trasmettano l'affetto. Il suo fisico è robusto e molto in forma. Il suo carattere è molto Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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generoso, affettuoso e gentile. I suoi vestiti assomigliano a quelli di un contadino: camicia e cappello e in mano il forcone per tirare su la paglia in mano. Però la cosa che caratterizza di più il suo carattere è un sorriso luminoso e schietto.

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Essere una mosca bianca Bianco come uno straccio lavato Avere la pelle bianca come il latte Mangiare in bianco Prendere bianco per nero Fare la settimana bianca Di punto in bianco… Avere carta bianca Diventare bianco per lo spavento Consegnare un compito in bianco Bianco Natale Alzare bandiera bianca

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ESSERE AL VERDE = Non avere denaro, essere senza un soldo. Origine : questo modo di dire, deriva, dal fatto che un tempo la parte finale della candela, era dipinta di verde. Quando la candela, stava finendo, restava solo la parte verde, cioè avere terminato la candela o i soldi. VERDE DI BILE= Pieno di rabbia impotente, d'invidia, di livore e così via, tanto da impallidire in volto assumendo quasi il colore verde della bile. Origine: nei primi del '300 si iniziò a usare questo modo di dire, riferito al colore della secrezione biliare cioè al colore che assume la persona quando si arrabbia.

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MODI DI DIRE … BIANCO -

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ANDARE IN ROSSO= Avere un'esposizione di denaro che supera la quota che hai in banca. Origine: fino a tempi recenti, il denaro che avevi in banca veniva riportato nelle partite di dare e avere rispettivamente in nero e in rosso. VEDER ROSSO COME I TORI :andare in collera Origine: in realtà, sembra che i tori non riescono a distinguere i colori, e vedano tutto con diverse tonalità di grigio. Anche il panno rosso agitato dai toreri potrebbe essere di qualsiasi altro colore; la reazione del toro è data dal continuo movimento del panno, oltre che dai maltrattamenti cui l'animale sopporta durante l 'arena. BIANCO E ROSSO= di colorito sano, di aspetto florido, quindi ben nutrito e in buona salute; Origine: Il suo significato è per bianco la nostra carnagione e invece per rosso per il sangue. Si dice insieme perché significa sta bene.

DIVENTARE GIALLO DI PAURA =Spaventarsi moltissimo. Origine: nella fisiologia, la paura si fa notare dalla modifica del colorito del volto. MALE GIALLO= Malattia a carico dell'apparato epatobiliare. Origine: Così chiamata perché fa diventare pelle e le mucose di colore giallastro, dovuta al deposito non normale dei pigmenti biliari presenti nel sangue. RARO COME UN CANE GIALLO= Molto raro, praticamente introvabile o inesistente. Origine : questo modo di dire è molto antico e ha contatti con la cultura cinese. Nella Cina del passato, infatti, il piatto tradizionale per l'equivalente del nostro Capodanno era lo spezzatino di cane. Si prediligeva che questo cucciolo di cocker, era appositamente allevato . Si trattava comunque di una prelibatezza da ricchi, e il suo alto costo spiegherebbe l'idea della rarità. Questo cocker aveva il pelo biondo.

GIORNATA NERA= Giornata in cui tutto va male.

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Origine: presso gli antichi Romani, la locuzione indicava un giorno del mese, considerato infausto, in cui bisognava astenersi da qualsiasi azione sia di guerra che del culto. Questo giorno cadeva una volta al mese. Sembra che l'usanza avesse radici nella proverbiale superstiziosità dei Romani, poiché era successo più d'una volta che dopo aver celebrato sacrifici in quei giorni l'esercito aveva riportato gravi sconfitte. In proposito si cita particolarmente la battaglia dell'Allia contro i Galli, che portò al sacco di Roma, nel 390 a.C. ESSERE SUL LIBRO NERO= Essere invisi o sgraditi a qualcuno, in particolare a un potente, e di conseguenza venire isolati e ostacolati in tutto. Origine: Il detto ha origini storiche che datano dalla Rivoluzione francese, quando su un fascicolo dalla copertina nera si segnavano i nomi delle persone sospette. Il termine fu adottato dalle posteriori istituzioni di polizia, per le quali costituiva l'elenco dei sospetti prima di reati politici e poi anche comuni. Di qui è entrato nell'uso quotidiano. UOMO NERO=Immaginario essere malvagio usato per spaventare per i bambini. Origine: l'immagine è legata all'omonimo gioco di carte che prevede il pagamento della posta da parte del giocatore che, dopo successive eliminazioni di altre carte secondo determinate regole, rimane con in mano il fante di picche o di bastoni, definito appunto “uomo nero”.

Età dell’ oro= Mitico periodo di felicità e di benessere che ogni civiltà immagina in momenti del passato molto diversi a seconda della propria cultura e della propria storia. Origine: periodo di massimo splendore di una civiltà, uno Stato, un filone artistico e così via. In senso più lato, periodo del presente molto fortunato, propizio o prospero. Gallina d’ oro= Persona, attività o situazione estremamente redditizia. Origine: Allude a una favola di Esopo, in cui si narra di una gallina che deponeva uova d'oro. Il suo proprietario decise di ucciderla convinto di trovare nelle sue viscere grandi quantità del prezioso metallo, ma scoprì che invece si trattava di una gallina come tutte le altre, e che uccidendola aveva perduto una fonte di ricchezza. Pagamenti in oro = a carissimo prezzo, riferito in genere all'acquisto di un bene, stimando il valore pari all'equivalente del suo peso in oro. Origine: era un tempo un pagamento effettivo e reale, previsto soprattutto dal diritto germanico come forma di risarcimento in certi casi d'omicidio. Era stabilito ad esempio che i congiunti della vittima rinunciassero alla vendetta qualora venisse loro pagato l'equivalente in oro del peso della vittima stessa. Si hanno inoltre testimonianze che in tempi diversi era abbastanza frequente rapire un alto personaggio per rilasciarlo solo a seguito di un riscatto in questa forma. Ancora, in molti Paesi orientali era uso che una volta all'anno il sovrano si facesse pesare in pubblico nel corso di una fastosa cerimonia; dopo di che veniva distribuito al popolo, come donativo, l'equivalente in Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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oro del suo peso. Un'usanza simile fu sporadicamente seguita anche da alcuni signorotti europei, di cui resta traccia grazie a soprannomi quali “pala d'oro” e simili, che sembra distribuissero al popolo quantità varie di monete soprattutto in occasione della nascita di un figlio, e in relazione al peso del neonato. Fare ponti d’ oro= Fare a qualcuno offerte o proposte molto vantaggiose, interessanti, proficue, in genere per assicurarsene i servigi o il lavoro, o per convincerlo a fare qualcosa. Si usa anche per una persona sgradita, o molesta, improduttiva o simili, per indurla ad andarsene e a lasciare la sua carica, le sue funzioni o altro. Oppure, offrire a un nemico tutte le facilitazioni per fuggire. L'immagine è quella di rendere allettante l'invito facendo camminare l'interessato su ponti d'oro. Pensare solo alla ricchezza, ai beni materiali in generale. In senso lato, perseguire un ideale che dietro un'apparenza positiva nasconde insidie, pericoli, peccato e così via. Origine: allude all'episodio biblico secondo il quale, quando Mosè discese dal monte Sinai con le Tavole della Legge ispirategli da Dio, trovò il suo popolo che, credendosi abbandonato, adorava un vitello di legno rivestito d'oro secondo l'usanza delle popolazioni con le quali era venuto in contatto durante il lungo viaggio nel deserto.

Combattere con lance d’ argento= Corrompere qualcuno per ottenere un risultato. Origine: in greco si usava la stessa parola per dire sia “argento” che “denaro”, e questi due termini sono divenuti sinonimi figurati anche per molti altri popoli. In questo caso l'espressione allude all' antico detto greco “combatti con lance d'argento e conquisterai tutto”, che secondo la tradizione fu la risposta di un Oracolo alle domande poste da Filippo il Macedone. Testimoniano poi Cicerone e Plutarco che il sovrano, afferrato bene il concetto, abbia poi affermato a sua volta che è possibile espugnare qualsiasi fortezza alla quale possa salire un asino carico d'oro. Nozze d’ argento = Il venticinquesimo anniversario di matrimonio di una coppia di coniugi. Origine: gli anniversari di matrimonio fanno sempre riferimento a qualcosa di prezioso, con andamento progressivo partendo dall'argento, benché si parli anche, ad esempio, di “nozze di ferro”.

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*

: Le armi da taglio sono chiamate così perché i soldati ,

quando avevano finito le munizioni per le pistole dovevano combattere con le armi.

*

: Non raggiungere il proprio scopo.

*

:Fare del male a degli

indifesi.

: Rimanere senza soldi. *

: gli anni della giovinezza

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L'arciprete è un uomo di statura bassa; la sua corporatura è robusta, la testa piccola con i capelli bianchi tagliati a spazzola, il volto è paffuto e pallido, le guance rosee, il naso aquilino e la bocca grande e apparentemente sorridente, gli occhi sono piccoli, tondi, verdi, furbi; la fronte bassa e stretta, le sopracciglia folte. Le gambe e le mani sono scheletriche, ha un'espressione bonaria che però si tramuta facilmente in rabbia, di solito indossa una lunga tonaca nera con una croce al centro e un berrettino bianco con una croce e due piccole scarpe nere. Si trasforma in un..........................

Quando si arrabbia arruffa le piume, aggrotta la fronte, inarca le sopracciglia che rendono il suo sguardo minaccioso e aggressivo; dalle orecchie escono fumi grigi e rossi come il fuoco, mentre il collo si allunga come quello di un tacchino e gli occhi diventano grandi e gialli. La pancia si ingrossa come una palla da bowling, le braccia che si agitano di continuo sembrano delle grandi ali ricoperte da penne nere. Attorno al collo ha un rosario che gli arriva fin sotto la pancia e non smette mai di muoversi a destra e a sinistra. Dalla fronte fuoriescono due corna bianche come il latte. Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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La serva più giovane è alta e snella, ha i capelli lunghi di colore castano dorato, viso ovale, occhi castani. La serva più anziana è bassa, di corporatura robusta, ha i capelli grigi e corti, è trasandata nell'abbigliamento poichè indossa sempre una tunica viola e delle grandi scarpe nere.

Si trasforma in...................................

E' un grosso uccello di colore marrone, con due possenti zampe da gallina. Il naso è simile a un becco ricurvo, la bocca è piccola e gli occhi tristi e piegati all'ingiù. I capelli sono scuri e abbastanza corti. Passa gran parte del suo tempo sopra il tetto della fattoria dell'arciprete a fare da guardia.

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Pirolo è il fratello minore di Giovanni e Fiore, dei tre è il più furbo e sicuro di sè. Pirolo è abbastanza basso e magro, ha la testa rotonda, con il volto affilato e dall'espressione felice. I capelli sono castani e corti, la fronte è alta e spaziosa, gli occhi sono grandi, celesti, espressivi e furbi. Il naso è piccolo, corto e appuntito, la bocca grande e sorridente con labbra sottili. Il mento è arrotondato, il collo è corto, le orecchie piccole, le mani grandi e forti mentre le gambe sono magre e lunghe. Pirolo di solito si veste con una giacca marrone scuro e sotto la giacca un pile beige. Indossa pantaloni lunghi e marroni, calza stivali neri e lucidi. A volte Pirolo indossa un cappello di paglia per lavorare nei campi. Nel finale della fiaba, quando deve andare a messa con l’Arciprete, si lava e indossa una camicia BIANCA. Il bianco diventa un colore simbolo di pulizia e purezza.

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LA MODI DI DIRE PER ESPRIMERE

Nella fiaba “A chi primo s’arrabbia” è presente l’espressione

essere di pessimo umore Il diavolo è colui che si ribella e quindi si arrabbia perché qualcosa non gli va bene. Proviamo a trovare altre espressioni che hanno a che fare con la parola diavolo avere il diavolo in corpo= essere molto agitato fare il diavolo a quattro= creare disordine, confusione; darsi molto da fare per raggiungere uno scopo. andare al diavolo=andare in rovina, in malora sapere dove il diavolo ha la coda= conoscere ogni inganno saperne una più del diavolo=essere furbo, scaltro abitare a casa del diavolo= abitare in un posto lontano e scomodo da raggiungere. Venire a patti con il diavolo = ottenere qualcosa con un patto o compromesso. Essere come il diavolo e l’acquasanta = persone o cose inconciliabili tra di loro Il diavolo ci ha messo la coda, le corna = cosa che va male Il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi= bisogna arrangiarsi

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Avere il diavolo nell’ampolla = persona abile che sa sempre come cavarsela

Nella fiaba di Calvino è presente l’espressione bestemmiare Il Turco è una persona non battezzata e quindi non cristiana, agli occhi dei cristiani appariva come persona selvaggia, barbara. Altre espressioni che contengono la parola Turco 

Parlare in turco = usare una lingua difficile, incomprensibile

Fumare come un turco= fumare troppo

Nella fiaba di Calvino sono presenti le espressioni

= chi è in preda a forze demoniache e quindi molto agitato.

= gridare e bestemmiare con tale forza da far cadere l’intonaco dai muri, come se ci fosse un terremoto. La rabbia esplode violenta come un terremoto che fa crollare i muri delle case.

In questa fiaba la rabbia è sempre associata al colore Chi si arrabbia si agita e questo provoca una maggiore irrorazione sanguigna e quindi il volto acquista un colorito rosso.

= arrossire violentemente. Grosso galliforme di origine americana. Il riferimento è al colore rosso della pelle Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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del tacchino e al bargiglio.

= lasciarsi trasportare dall’ira. La luce degli occhi è la facoltà visiva, perderla vuol dire diventare cieco, in questo caso essere accecato dall’ira che non fa vedere più nulla. = fare un balzo in preda alla rabbia, agitarsi = sfogarsi verbalmente in modo violento

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Proviamo a spiegare... Il cuculo è un uccello che canta in alcuni periodi dell’anno, probabilmente il riferimento è alla durata del contratto stagionale che veniva fatto ai braccianti. Non si poteva licenziare un bracciante prima della scadenza del contratto. Il canto del cuculo ci fa venire in mente il verso onomatopeico Cu cu cu cu, usato da chi si nasconde e poi si mostra ai bambini piccoli, dai bambini più grandi quando giocano a nascondino o da chi risponde scherzosamente ad una proposta assurda o svantaggiosa per indicare che non ci si lascia ingannare

Proviamo a spiegare... Probabilmente questo modo di dire vuole indicare una condizione di grande povertà, quando non si ha più niente da mangiare e si arriva a mangiare la “paglia sotto”, cioè la paglia usata per preparare il giaciglio sul quale si dorme.

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Proviamo a spiegare... Il grugno è il muso del maiale o del cinghiale. Avere il grugno o avere il muso lungo vuol dire essere arrabbiato, emettere grugniti, suoni poco comprensibili, borbottare. La cavezza è il finimento di cuoio o corda che si mette ai cavalli o alle mucche per poterle tirare. In questo caso forse vuol dire che è talmente arrabbiato da avere un muso lungo come quello di un cavallo o di una mucca.

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La fiaba dell’allievo del mago è di origine indiana. Questa fiaba è presente in molte regioni (Lombardia, Toscana, Marche, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sicilia). La versione pugliese (Spongano, Terra d’Otranto, Lecce) ha a che fare con la famosa università spagnola medioevale di Salamanca, famosa per la sua scuola . Le trasformazioni dell’allievo e del maestro a noi hanno fatto venire in mente quelle di Mago Merlino e Maga Magò nel cartone Disney “La spada nella roccia”. In questo caso Merlino riesce a vincere la gara di magia trasformandosi in qualcosa di molto piccolo, un virus che si impadronisce della povera Magò... Nella fiaba da noi analizzata ci è sembrato di poter individuare alcuni temi:  

Il valore e l’importanza dello studio per migliorare la propria condizione L’astuzia vince sempre, l’allievo supera il maestro in abilità e astuzia.

ABBIAMO SCELTO LA PAROLA D’ORDINE... O

ANALIZZANDO LA FIABA ABBIAMO INDIVIDUATO ALCUNE TRA LE FUNZIONI DI VLADIMIR PROPP        

IL PROTAGONISTA-EROE LA MANCANZA O DANNEGGIAMENTO LA PARTENZA DELL’EROE L’ANTAGONISTA L’OGGETTO MAGICO L’AIUTANTE LA LOTTA CON L’ANTAGONISTA LA VITTORIA DELL’EROE

PENSANDO A “LA GRAMMATICA DELLA FANTASIA” DI GIANNI RODARI ABBIAMO RISCRITTO LA FIABA, ECCO VI PROPONIAMO ALCUNI DEI NOSTRI LAVORI... Scuola secondaria di primo grado “L. Stefanini” (Voltabarozzo e Salboro), scuola primaria “Quattro Martiri”

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.....mentre si stavano celebrando le nozze di Reginella e del giovane all'improvviso il cielo si oscurò e iniziò a piovere, tuoni da far saltare le orecchie e in quel momento apparve Dragon, l'amico dell'ex maestro del giovane. Dragon iniziò a sputare fuoco dappertutto e in pochi minuti incendiò anche l'altare e le sedie. Gli invitati viola dalla paura scapparono terrorizzati dentro il castello e così fecero anche le guardie, la Reginella e il re. Il giovane, rimasto fuori, si trasformò dicendo: "Uomo sono e secchio d'acqua divento". E si trasformò in un secchio pieno d'acqua e bagnò le fauci del drago e successivamente disse: "Secchio d'acqua sono e spada divento!" E detto questo divenne una spada affilata e luccicante che uccise il drago. Finì improvvisamente di piovere e il cielo diventò sereno, il giovane si trasformò in uomo e la Reginella lo abbracciò e poterono finalmente sposarsi e vivere per sempre felici e contenti...

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C'era una volta un padre che aveva un figlio molto ottuso. Un giorno gli disse che era riuscito a mettere da parte cento ducati e che voleva farli raddoppiare ma non ne aveva voglia. Decise allora che lo avrebbe iscritto alla Scuola della Salamanca per fargli imparare tutto il sapere, così si incamminarono per la scuola. Arrivati ad un eremitaggio, trovarono un vecchio che chiese loro di tagliare le sue ciglia, ma i due si rifiutarono e costrinsero il vecchio a indicare loro la strada e a dare loro la bacchetta per far comparire il Maestro. Arrivati in cima alla montagna, batterono la bacchetta per terra e comparve il maestro. Il padre pagò cento ducati dell'iscrizione e se ne andò. Il ragazzo imparava lentamente e quando il padre tornò per riprenderselo il maestro gli disse che l'apprendistato non era ancora finito. Il genitore non volle aspettare e si riprese il ragazzo. Con le nuove tecniche imparate i due andarono e in paese alla fiera per guadagnare ma il Maestro trovò il ragazzo e lo costrinse a trasformarsi in un cavallo per fuggire. Arrivati a una locanda il ragazzo si trasformo in una colomba e cercò di sfuggire al maestro ma questi si lanciò all'inseguimento della colomba trasformandosi in un falco. Dopo giorni di volo la colomba precipitò in grembo alla Reginetta di Napoli trasformandosi in un anello. La sera la principessa trovò l'anello e giurò che avrebbe aiutato il ragazzo a scappare dal maestro. Un giorno il re si ammalò e arrivò da lontano un medico che lo curò. Il ragazzo scoprì poi che era il maestro e così si trasformò in un leone e lo mangiò insieme al re. Così i due salirono al potere e vissero per sempre felici e contenti.

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Tanto tempo fa un padre aveva un figlio sveglio e furbo, un giorno propose al padre di raddoppiare i loro averi andando alla Scuola della Salamandra per imparare tutto quello che c'era da sapere e diventare ricchi. Il padre, seppur di malavoglia, accettò, e l'indomani si misero subito in viaggio. Arrivati bussarono ad un portone a macchie gialle e nere. Aprì un vecchio che accettò subito la domanda di ammissione e scacciò via il padre, che se ne torno desolato in paese. Subito dopo che il portone si fu chiuso alle loro spalle, il maestro trasformò il ragazzo in una bellissima salamandra azzurra e nera e la rinchiuse in una gabbia insieme ad un suo simile. Quando il padre arrivò davanti alla porta di casa, vide che c'era un foglietto che con la scritta: "Scomparsa Ambra, la figlia del re. A chiunque la trovi spetterà una lauta ricompensa”. Intanto il ragazzo aveva fatto conoscenza con una stupenda salamandra rosa e argento che si chiamava Ambra: era la principessa del regno ed il giovane si propose subito di aiutarla a fuggire. Appena il vecchio aprì la gabbietta per dare il cibo ai due animali, Ambra fece finta di svenire, così il mago la prese e la poggiò sul tavolo per vedere che cosa aveva provocato quella reazione. Finchè la ragazza veniva sollevata, il giovane fuggì dalla prigione e diede un morso alla caviglia del vecchio che perse la presa sulla Salamandra. I due fuggirono attraverso un buco della finestra e, improvvisamente, ridivennero umani... Tornarono alla reggia del re e, dopo che il padre della ragazza si fu ripreso dall'emozione, gli raccontarono tutto. Il re mandò subito le sue truppe ad uccidere il vecchio. Il giorno dopo, quando arrivò conferma dell'uccisione del mago, le campane suonarono a nozze e la lauta ricompensa fu consegnata al padre del ragazzo che finalmente diventò ricco.

Larga la foglia, stretta la via... dite la vostra che ho detto la mia!

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Fiabe italiane 2011  

rielaborazione di alcune delle fiabe italiane raccolte da Calvino

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